Sei sulla pagina 1di 5

FRANCESCO PETRARCA

Vita
E' nato ad Arezzo il 20 luglio del 1304 da genitori fiorentini, guelfi di parte bianca in esilio ad
Arezzo dopo l'avvento al potere dei guelfi neri (1301), che costo l'esilio anche a Dante. Quando nel
1309 la sede papale fu spostata ad Avignone anche la famiglia si spost perch il padre
di Petrarca era impiegato in pontificio. Francesco, per volere del padre, intraprese gli studi di legge
(studi a Montepellier a Bologna), che abbandon dopo la morte del padre (1326). Cominci a
studiare poesia e gli autori classici come Virgilio e Cicerone, e scopr le Confessioni di
Sant'Agostino.
Il 6 aprile 1327, venerd santo, incontr per la prima volta Laura de Noves, la donna amata a cui
cant le sue opere in volgare. Consumando il patrimonio paterno divenne chierico (1330)e, grazie
alla sicurezza economica, pot viaggiare in Italia e in Europa alla ricerca dei testi classici. Nel 1337
si stabil in Valchiusa a contatto con la natura, studiando e scrivendo opere in latino e liriche che
faranno parte del Canzoniere. Nel 1341 fu incoronato poeta in Campidoglio (prima di lui lo
fu Dante).
La vita di Petrarca fu segnata dal conflitto interiore tra una vita mondana e una vita dedita
all'elevazione spirituale. Di questo dissidio interiore ne fu aperta testimonianza anche la nascita di
due figli che riconobbe come propri, Giovanni e Francesca.
Petrarca non manifest interesse per gli eventi politici della sua epoca. Nel 1348 mor Laura a
causa di una epidemia di peste. Nel 1350 si rec a Roma in occasione dell'anno Santo e, sia
all'andata che al ritorno, si ferm a Firenze dove conobbe Boccaccio con il quale divenne amico.
Nel 1353 Petrarca decise di stabilirsi inItalia: fu ospite dei Visconti (Milano) e dei Da Carrara
(Padova) che gli donarono una casa sui colli Euganei (esempio di letterato di
corte).
Mor il 18 luglio 1374, alla vigilia del suo 70esimo compleanno, accudito dalla figlia.

Opere
Francesco Petrarca scrisse opere in latino e volgare. Tra le opere in latino ricordiamo: De vita
solitaria(1346) e De otio religioso (1347) che esaltano la solitudine, il Secretum (1347 1353),
dialogo tra Petrarca e S.Agostino che riflette la crisi interiore dell'autore, Epistole (1325 1361), un
raccolta in 24 libri che
contengono 350 lettere che si suddividono per argomento: familiari, metriche, senza titolo, senili
(cio che riguardano la vecchiaia).
Le Epistole non sono scritte come intrattenimento, ma sono frutto di elaborazione. In questi 24 libri
vi il ritratto ideale dell'intellettuale: una guida degli uomini del suo tempo. Infine tra le opere
in latino troviamo anche il poema epico Africa (ricalca l'Eneide di Virgilio). Tra le opere in volgare
invece ricordiamo il Canzoniere (scritto tra 1335-1374), e Trionfi (1353).
Il Canzoniere, il cui titolo originale Renum volgarium fragmenta (Frammenti di cose volgari),
una raccolta di liriche in volgare scritte in occasioni diverse. I titoli dell'opera pi diffusi dalla
tradizione sono, oltre a quello di Canzoniere, Rime o Rime sparse (quello da cui si ricava il primo
verso del sonetto che funge da proemio: Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono). Si tratta di 366
componimenti poetici scritti da Petrarca dal 1335 fino alla sua morte e distribuiti in due parti: vita e
morte di Laura, la donna che am anche dopo la sua scomparsa. L'amore per Laura inappagato
e tormentato. Laura cantata dal poeta con espressioni che ricordano lo Stil Novo, ma rimane
sempre un essere umano, una creatura di questo mondo.
Petrarca inaugura un modello di lirica amorosa nuovo rispetto a quello della tradizione guinizelliana
e dantesca (fondatori del Dolce stil novo). La figura di Laura quella di una donna vera, piena di
fascino.
La lirica di Petrarca ricca di richiami al paesaggio ma privi di concretezza realistica
ed usa vocaboli generali ed universali, c', quindi, un unilinguismo rispetto alla Divina
Commedia di Dante, dove c', invece, un plurilinguismo.

Petrarca, tra Medioevo e Umanesimo
L'ideale letterario e artistico di Petrarca si basava sull'imitazione dei modelli letterati del mondo
classico, principalmente Virgilio, Cicerone, Livio e Seneca, autori vissuti tra il I secolo a.C. e il I
secolo d.C. che il poeta considerava suoi maestri. Lo studio e la cultura furono il legame tra
passato e futuro. CosPetrarca definisce l'impegno etico dell'uomo di studio.
La tecnica che Petrarca usa per conoscere la cultura antica fu la filologia, che significa amore per
la parola, che nel Quattrocento sarebbe diventata la disciplina degli umanisti. La figura
di Petrarca pu essere considerata l'emblema di un momento storico di passaggio che
apparteneva alla generazione successiva a quella di Dante: non partecipava alla vita politica della
propria citt e viveva nelle corti. Petrarca non partecipava alla vita politica perch viaggiava
sempre da una citt all'altra e questo lo faceva sentire un cittadino del mondo.
Petrarca anticip, quindi, la sensibilit umanistica e incarn anche la figura dell'intellettuale
cortigiano che sarebbe fiorita solo nel 400.


Chiare, fresche e dolci acque.
SCHEMA METRICO: Canzone di 5 strofe (stanze) formate da 13 versi endecasillabi e settenari. La
fronte costituida da due piedi a rime. Il congedo finale ripete gli ultimi tre versi della sirma (DfF).

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.
S'egli pur mio destino,
e 'l cielo in ci s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l'alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo;
ch lo spirito lasso
non poria mai in pi riposato porto
n in pi tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l'ossa.
Tempo verr ancor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
et l ' ov' ella mi scorse
nel benedetto giorno
volga la vista disiosa et lieta,
cercandomi: et, o pieta!,
gi terra infra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
s dolcemente che merc m'impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.
Da' be' rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra 'l suo grembo;
et ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta gi de l'amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le trecce bionde,
ch'oro forbito et perle
eran quel d, a vederle;
qual si posava in terra, e qual su l'onde;
qual, con un vago errore
girando, parea dir: Qui regna Amore
Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Cos carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e 'l dolce riso
m'aveano, et s diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
Qui come venn'io, o quando?;
credendo esser in ciel, non l dov'era.
Da indi in qua mi piace
questa erba s, ch'altrove non ho pace.
Se tu avessi ornamenti quant' hai voglia,
poresti arditamente
uscir del bosco e gir in fra la gente.

PARAFRASI
Limpide, fresche e dolci acque
dove immerse le sue belle membra
colei che unica per me merita il nome di donna
delicato ramo al quale le piacque
di appoggiare il suo bel corpo
( me ne ricordo sospirando )
erba, fiori che ricoprirono
il suo leggiadro vestito ed il suo corpo,
atmosfera limpida, fatta sacra dalla sua presenza
dove Amore attraverso i suoi begli occhi mi trafisse l'animo
ascoltate voi tutti insieme
le mie tristi ultime parole.
Se mio destino dunque,
ed in ci si adopera il volere del cielo,
che Amore chiuda questi occhi piangenti,
qualche favore divino faccia s
che il mio corpo sia sepolto tra voi,
e l'anima ritorni sciolta dal corpo al cielo.
La morte sar meno dolorosa
se reco questa speranza in vista di quel pauroso momento:
poich l'anima stanca
non potrebbe in pi riposata quiete
n in pi tranquillo sepolcro
abbandonare il corpo travagliato da mille angosce.
Verr forse un giorno
in cui all'abituale meta
ritorner la donna bella e crudele,
e a quel luogo dove ella mi vide
nel benedetto giorno dell'incontro
volga i suoi occhi pieni di desiderio e di letizia,
cercando di me, e, divenuta pietosa,
vedendomi polvere tra le pietre del sepolcro,
venga ispirata da Amore
cos da sospirare
tanto dolcemente e ottenere la misericordia divina
piegando la giustizia celeste,
asciugandosi gli occhi con il suo bel velo.
Dai rami scendeva ( dolce nel ricordo )
una pioggia di fiori sul suo grembo;
ella sedeva umile in tanta festa della natura,
coperta da quella pioggia di fiori, ispiratrice d'amore.
Un fiore cadeva sull'orlo della veste,
un altro sulle bionde trecce,
che quel giorno a vederle.
parevano oro fino e perle
Un altro si posava in terra ed un altro ancora sull'acqua;
infine un fiore
volteggiando nell'aria
pareva suggerire: "Qui regna Amore "
Quante volte dissi,
preso da grande stupore:
costei certo nata in Paradiso.
Il suo modo di procedere quasi divino;
il suo volto, la sua voce e il suo sorriso
mi avevano fatto dimenticare a tal punto dove mi trovavo
e fatto allontanare talmente dalla realt,
che mi chiedevo sospirando come
fossi potuto pervenire in un luogo simile e quando vi ero giunto.
Perch credevo di essere giunto in Paradiso
non in Terra dove mi trovavo
Da quel momento in poi amo questo luogo
cos che non ho pace in nessun altro.
Se tu, mia canzone, fossi bella e ornata, quanto desideri,
potresti coraggiosamente
uscire dal bosco e andare tra gli uomini.

Commento
IL TEMA: Il ricordo di Laura e la sofferenza per l'amore inappagato sono i temi della poesia, e si
alternano continuamente tra un tono severo, leggermente velato di malinconia nelle strofe (prima e
quarta) dedicate alla donna, e un tono triste e angoscioso in quelle che esprimono lo stato d'animo
del poeta. Il testo costruito sulla rappresentazione di un istante indimenticabile, guardato nella
prospettiva del ricordo, che il poeta ha vissuto contemplando la bellezza di Laura illuminare, con la
sua presenza, tutta la natura circostante. La natura descritta solo per esaltare la bellezza della
donna; i luoghi non hanno nome n consistenza reale fuori dall'immaginazione del poeta e il
passato che riemerge trasfigurato dal ricordo.
LA STRUTTURA: I piani temporali si intrecciano in un perfetto equilibrio. Nelle prime tre stanze i
tempi verbali si succedono secondo la linea passato- presente- futuro; nelle due strofe successive,
lo schema invertito e con una scansione molto pi ravvicinata: futuro- presente- passato. Questa
successione cronologica contribuisce a rendere l'idea di indeterminatezza della scena, collocata in
una dimensione extratemporale che ne accentua il fascino. Nella prima stanza, tutti gli elementi
invocati delineano il paesaggio che fa da sfondo ai ricordi del poeta, che stato testimone, un
tempo, della presenza della donna amata. Nella seconda stanza, viene sottolineata la
trasformazione dell'amore, da passione ed emozione diretta, in amore spirituale, in
contemplazione e ammirazione. Nella terza stanza, collocata in una dimensione futura, il poeta
immagina che Laura, ritornata in quei luoghi, mossa da piet ottenga dal cielo il perdono dei
peccati commessi da lui. Nella quarta stanza, il poeta ci riconduce al passato, al momento
dell'incontro con Laura. La bellezza della donna trasfigura lo sfondo naturale in una visione
sublime e celestiale. La quinta stanza inserita in una dimensione irreale di sogno. Il congedo ci
riporta al presente, nella consapevolezza del poeta che i suoi versi non sono all'altezza
dell'argomento trattato.



FRONTE: Nella canzone lirica antica, la prima parte della strofa.

SIRMA: Seconda parte della strofa di una canzone, collegata alla prima parte (fronte) con un verso
(chiave) e divisibile a sua volta in due parti.

CONGEDO: Strofa pi breve che conclude la canzone petrarchesca, detta
anche commiato o licenza.