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Elena Maggio

Metodologia della ricerca filosofica: l'Archeologia del sapere di Foucault


[Vedi anche Foucault - Metodologia filosofica]

L'Archeologia del sapere, opera pubblicata nel 1969, si presenta come un libro diverso rispetto a
tutti quelli scritti da Foucault. E' un libro che l'autore stesso definisce "di metodo", in quanto ha
voluto esporre in esso i fondamenti teorici del suo lavoro e spiegare quale strada ha seguito per
costruire i libri precedenti (1.
!e Le parole e le cose Foucault aveva dichiarato che il suo intento nello scrivere la Storia della
follia era stato quello di tracciare "una storia dei limiti", ossia di quelle esperien"e che, sebbene
emarginate e poste tra parentesi nel presente storico, costituiscono lo sfondo da cui si d# la
possibilit# stessa della storia. $crivendo una storia della follia, Foucault ha voluto studiare l'insieme
di istitu"ioni, di misure etiche, giuridiche, amministrative e poli"iesche che hanno imprigionato la
follia e "costruito la ragione".
%a cosa significa tracciare la storia di queste esperien"e&limite' (he cosa significa affermare che la
ragione moderna si ) costituita a partire da un gesto che ha escluso e poi disegnato la follia come
oggetto, di volta in volta, del sapere medico, giudi"iario, etico, ecc.'
*er dare risposta a questi interrogativi, seguiremo passo passo la riflessione sviluppata da Foucault
nell'opera L'archeologia del sapere, mantenendo l'ordine e la titola"ione proposti dall'autore.

Introduzione
!ell'introdu"ione all'Archeologia del sapere (+, Foucault osserva che a poco a poco nel lavoro
degli storici si ) reali""ato uno spostamento dell'atten"ione, dalla ricerca delle vaste unit# che si
descrivevano come "epoche" o "secoli" verso i "fenomeni di rottura". -l grande problema che si apre
in ogni analisi non ) pi. quello di rintracciare una tradi"ione compatta, un unico disegno sottesi alla
molteplicit# degli eventi, "ma quello della frattura e del limite, non pi. quello del fondamento che si
perpetua, ma quello delle trasforma"ioni che valgono come fonda"ione e rinnovamento delle
fonda"ioni" (p. /.
0uesta posi"ione comporta una serie di conseguen"e. -nnan"itutto Foucault parla di un "effetto di
superficie", ossia del moltiplicarsi delle fratture nella storia delle idee ("effetto di superficie" nel
senso che non bisogna andare alla ricerca di qualcosa di pi. profondo e veritiero rispetto a ci1 che
appare appunto alla superficie, ma proprio dei diversi livelli, delle varie rela"ioni che compaiono in
superficie, il metodo proposto implica l'impossibilit# di individuare una lineare catena di cause per
definire le rela"ioni tra i fatti. (i1 che si presenta al nostro sguardo sono invece delle serie di
avvenimenti di cui dobbiamo definire di volta in volta gli elementi, i limiti, i rapporti. (i1 conduce
alla denuncia di qualsiasi ricerca storica che chiami in causa la cronologia continua della ragione, il
continuismo fondato sull'idea di una coscien"a che produce e progredisce linearmente.
Foucault introduce poi la no"ione di "discontinuit#". $e per la storia classica la discontinuit#
coincide con l'insieme di avvenimenti dispersi & dal punto di vista della loro colloca"ione temporale
e del loro senso & che devono venire delimitati e ricompresi nell'ori""onte di una continuit#
progressiva, ora invece essa ) intesa come l'oggetto di studio liberato da qualsiasi pretesa
teleologica e, contemporaneamente, come lo strumento stesso della ricerca, essa diventa quasi un
concetto operativo. E' la stessa discontinuit# che individua le diverse aree da studiare, che "delimita
il campo di cui rappresenta l'effetto" (p.12.
-ni"ia perci1 a perdere for"a il progetto di una "storia globale", ossia di quella storia che vuole
rintracciare il significato comune alla base di tutti gli avvenimenti di uno stesso periodo, una rete
fissa di causalit# capace di spiegare linearmente i fatti. 3lla storia come continuum narrativo&
documentario si oppone la "storia generale" che problemati""a gli scarti, le fratture, i diversi tipi di
rela"ione esistenti4 che rifiuta di riportare i fenomeni ad un unico centro, ad un'unica visione del
mondo, ma che "dovrebbe invece mostrare tutto lo spa"io di una dispersione" (p.15.
(i1 che finora ha ostacolato lo sviluppo di una "storia generale" ) stata la paura di veder frantumata
la sovranit# della coscien"a. 6a storia alla ricerca della continuit#, dell'origine e del principio unico
ha garantito la sovranit# della coscien"a umana, restituendo ad essa, sotto forma di coscien"a
storica, l'unit# ed il dominio su tutto ci1 che appariva lontano, indipendente da essa, "fare
dell'analisi storica il discorso della continuit# e fare della coscien"a umana il soggetto originario di
ogni divenire e di ogni pratica, costituiscono i due aspetti di uno stesso sistema di pensiero" (p. 1/.
$ono state le ricerche della psicanalisi, della linguistica e dell'etnologia, dopo il colpo mortale
inferto dalla genealogia niet"schiana, a decentrare ulteriormente il soggetto dal suo luogo di signore
della storia, della natura, dei suoi desideri, del suo linguaggio e a metterne in crisi la presunta
attivit# sintetica.
$i colloca in questo ori""onte il progetto dell'Archeologia del sapere, Foucault tenta di individuare
le trasforma"ioni nel campo della storia, eliminando quella che definisce la "sogge"ione
antropologica", ossia quel riferimento alla fun"ione fondatrice del soggetto come custode di no"ioni
quali quelle di tradi"ione, sviluppo, evolu"ione, spirito, autore, opera finali""ate a costruire delle
sintesi poste sotto il segno dell'identit#, dell'unit# e della continuit#. 0ueste sintesi sono in realt#
delle costru"ioni che devono venire problemati""ate, attraverso un movimento che riconduca i
concetti dal piano della produ"ione ideale a quello dei sistemi enunciativi che ne producono la
formula"ione. -l terreno in cui si muove Foucault ) dunque quello dei discorsi, scritti e pronunciati,
ma non dei discorsi intesi come il risultato ultimo di un'elabora"ione linguistica e teorica che
avverrebbe altrove (nel campo della lingua o del pensiero, ma come sistemi caratteri""ati da
precise regole di emergen"a e di esisten"a che esercitano una fun"ione concreta nella storia delle
idee e delle istitu"ioni. 6a teoria dell'enunciato arriver# a scardinare i comuni concetti di
soggettivit#, scien"a, storia, mostrando il loro reale terreno di radicamento e le loro regole di
esisten"a. 7edremo in seguito come Foucault approfondisca e precisi sempre pi. il concetto di
enunciato e di sistema enunciativo.
-n quale modo spiegare per1 un tale spostamento teorico' $e queste sintesi non sono evidenti, e
neppure posseggono una struttura concettuale rigorosa, ma esercitano una funzione ben precisa, sar#
allora necessario individuarne le condi"ioni di emergen"a e le regole di esisten"a e fun"ionamento.
$olo mettendo in questione queste forme "immediate" di continuit#, si libera "tutta una folla di
avvenimenti nello spa"io del discorso8 $i delinea in tal modo il progetto di una descrizione pura
degli avvenimenti discorsivi come ori""onte per la ricerca delle unit# che vi si formano" (p. 29.

1. Le regolarit discorsive
1.1. Le unit del discorso
-l progetto di Foucault si presenta quindi come un lavoro negativo teso a smascherare la vera natura
di quei concetti che da sempre hanno costituito il fulcro del tema della continuit#,
il concetto di "tradi"ione", la cui fun"ione ) stata quella di pensare la dispersione degli
avvenimenti storici sotto il segno dell'identit#4
il concetto di "influen"a" che ha permesso di applicare la rela"ione di causalit# a fenomeni
vicini nel tempo e simili nella costitu"ione4
i concetti di "sviluppo" e di "evolu"ione" con cui si ) raggruppata una successione di eventi,
collocati tra un'origine e una conclusione lontane da noi, secondo un unico principio
organi""atore che doveva conferire loro coeren"a e consequen"ialit#4
il concetto di "spirito" che ha permesso di istituire una unit# di senso tra diversi fenomeni,
riportandone la spiega"ione alla sovranit# di una coscien"a collettiva.
(i sono inoltre due altre unit# concettuali, che a prima vista appaiono come le pi. immediate da
accettare, che bisogna smontare, la no"ione di "libro" e quella di "opera". -l libro ) un'unit#
materiale ed economica debole che rimanda sempre ad altri testi, ad altre frasi, che si costituisce
quasi come il nodo di un reticolo, a partire da un complesso campo del discorso. 6'opera, come
somma di testi, viene pensata come l'espressione del pensiero, dell'esperien"a, dell'immagina"ione,
dell'inconscio del suo autore. %a questa unit# non ) assolutamente evidente ed immediata, e tanto
meno omogenea, essa si costituisce piuttosto a partire da un'opera"ione interpretativa.
$econdo Foucault ) necessario abbandonare due atteggiamenti, il primo che va alla ricerca di
un'origine segreta e che cos: rifiuta la possibilit# dell'irru"ione improvvisa degli avvenimenti4 il
secondo, collegato al precedente, che cerca di rinvenire dietro ad ogni discorso manifesto un "non
detto" che lo condannerebbe ad essere sempre interpreta"ione di altro. ;isogna, invece, accogliere
gli eventi e i discorsi nel momento del loro apparire, accettare la loro irru"ione, "non bisogna
rimandare il discorso alla lontana presen"a dell'origine4 bisogna affrontarlo nel meccanismo della
sua istan"a" (p. 25. 0uesto significa che il piano dell'indagine si sposta verso l'analisi di queste
costru"ioni, verso la domanda che chiede ragione delle regole e delle condi"ioni della loro
emergen"a ed esisten"a, verso il campo dei fatti discorsivi (2 a partire da cui esse si sono costituite.
$e Foucault si propone di affrontare il discorso nella limitate""a e singolarit# del suo essere evento,
ossia cogliendolo nel momento stesso del suo farsi realt#, allora l'atten"ione dovr# necessariamente
spostarsi sui meccanismi della sua emergen"a ed esisten"a, bisogner# cio) occuparsi degli enunciati
effettivi che sono comparsi, ossia dell'insieme finito e concretamente individuato degli enunciati che
sono stati formulati. 0uesto programma non coincide con quello che appartiene all'analisi della
lingua, la lingua ) infatti un insieme finito di regole che permettono un numero infinito di
produ"ioni. -l campo degli eventi discorsivi, invece, rappresenta "l'insieme sempre finito e
attualmente limitato delle sole sequen"e linguistiche che siano state formulate" (p. 29. 3nche le
domande che i due campi di analisi si pongono sono profondamente diverse, mentre l'analisi della
lingua si chiede quali sono state le regole di costru"ione di un determinato enunciato e come,
quindi, a partire da esse sia possibile costruire altri enunciati simili, la descri"ione degli eventi
discorsivi si chiede come mai sia apparso in un certo momento proprio un determinato enunciato e
non un altro, ossia qual ) la ragione della sua comparsa, della sua esisten"a. < per questo che
l'analisi del campo discorsivo si differen"ia dalla storia del pensiero, mentre questa va alla ricerca
dell'inten"ione di un soggetto parlante o dell'attivit# inconscia che ) all'origine di una certa
produ"ione, l'altra tenta di studiare l'enunciato nella singolarit# e nelle condi"ioni del suo emergere,
delimitandone lo spa"io effettivo di esisten"a, individuando le sue rela"ioni con gli altri enunciati e
rispondendo, perci1, ad una precisa domanda, "qual ) dunque quella esisten"a singolare che viene
alla luce in quello che si dice, e non mai altrove'" (p. 29.
(ercare di cogliere quella che ) stata definita la "singolarit#" di un enunciato non significa, per1,
isolarlo facendone quasi una nuova unit# autonoma o cercando in esso un qualche discorso segreto,
ma significa, invece, poterlo descrivere nei meccanismi di rela"ioni in esso e fuori di esso.
%a come scampare al pericolo che sembra sempre incombente di riutili""are quelle stesse categorie
che abbiamo sottoposto a profonda critica' (ome essere certi che non ci riferiremo nuovamente alle
no"ioni di opera, autore, spirito, evolu"ione, insomma a tutte le vecchie categorie antropologiche'
$econdo l'autore, l'unico modo, forse, per sottrarsi a questa tirannia consiste nell'anali""are gli
enunciati attraverso i quali queste stesse categorie si sono costituite, "l'insieme degli enunciati che
hanno scelto come "oggetto" il soggetto dei discorsi (il loro soggetto e si sono messi ad anali""arlo
come campo di conoscen"a" (p.=1
$i spiega cos: la preferen"a, comunque provvisoria, accordata da Foucault ai discorsi appartenenti
al campo delle "scien"e dell'uomo", in esse i differenti enunciati sembrano mostrare pi.
chiaramente le rela"ioni che li legano4 l'analisi di ampi campi del sapere pare favorire la rinuncia
alle cosiddette "categorie antropologiche"4 e, infine, il soggetto dei discorsi si trasforma in oggetto
da studiare.
-ni"iamo allora a vedere pi. da vicino che cosa sono queste forma"ioni discorsive.

1.. Le for!azioni discorsive
!ella descri"ione degli enunciati si presentano subito una serie di problemi. 0uando si parla di
quelle unit# come la grammatica, la medicina, l'economia politica, a cosa ci si sta effettivamente
riferendo' (he tipo di legami si instaurano tra gli enunciati che le contraddistinguono'
6a prima ipotesi ritiene che diversi enunciati formino un unico insieme in quanto si riferiscono ad
uno stesso oggetto, ad esempio l'oggetto "pa""ia" per la psicopatologia. %a si tratta sempre e
veramente dello stesso oggetto' $econdo Foucault questa convin"ione ) frutto di una pura illusione,
in quanto ogni oggetto di cui parliamo si forma in modo diverso a seconda degli enunciati che lo
nominano, lo spiegano, lo delimitano. -l problema subisce quindi una curvatura, non consiste pi.
nella ricerca dell'unicit# e della persisten"a di un oggetto, ma nell'individua"ione "dello spa"io in
cui si profilano e continuamente si trasformano diversi oggetti." (p. =5. 0uindi l'unit# di un
discorso non si baserebbe pi. sull'esisten"a di un oggetto determinato e classificato una volta per
tutte, ma consisterebbe nel "meccanismo delle regole che rendono possibile per un dato periodo la
comparsa di oggetti" (oggetti individuati, quindi, da meccanismi di repressione, da pratiche
quotidiane, dalle regole della giurispruden"a, ecc.. E allora descrivere un insieme di enunciati
assume paradossalmente la forma di una descri"ione della loro "dispersione", ossia delle
trasforma"ioni che si producono nella loro presunta identit# nel corso del tempo.
6a seconda ipotesi individua l'unit# di un gruppo di enunciati nella loro "forma" o
"concatena"ione", ossia nel loro comune riferimento ad uno stesso vocabolario, ad un medesimo
stile enunciativo, ad una stessa modalit# di guardare le cose ossia di stile percettivo. -n realt# si deve
abbandonare anche questa ipotesi perch> continuamente cambiano le scale di riferimento, i tipi di
sguardo verso gli oggetti, i sistemi di informa"ione.
3ltra ipotesi, gli enunciati potrebbero avere il loro filo conduttore nei concetti permanenti e coerenti
da essi utili""ati. %a se ad esempio pensiamo ai concetti utili""ati dalla grammatica, vediamo che
no"ioni come quelle di soggetto, attributo, verbo, parola, sufficienti forse per descrivere le analisi
fatte dagli autori di *ort&?o@al, risultano addirittura incompatibili con gli studi successivi. Forse
tale unit# non ) tanto da cercare nella permanen"a dei concetti, nella loro architettura pi. o meno
nascosta, quanto nella loro differen"a, distan"a, nell'analisi di ci1 che Foucault definisce "il
meccanismo delle loro appari"ioni e della loro dispersione" (p. =9.
Altima ipotesi proposta ) quella della ricerca della persisten"a e identit# dei temi. -n realt# ad
un'attenta analisi, considerando ad esempio il tema evolu"ionista, si scopre che lo stesso tema
conduce a discorsi differenti (il tema evolu"ionista nel B7--- secolo considerava come centrale il
continuum della specie prestabilito fin dall'ini"io o costituito nel tempo4 lo stessa tema nel B-B
secolo partiva, invece, dalla descri"ione di gruppi discontinui e dalle modalit# di intera"ione tra
organismi simili e l'ambiente circostante. Forse non nella persisten"a dei temi, ma proprio nella
descri"ione di questi momenti di rottura, di dispersione, si possono individuare delle correla"ioni fra
gli enunciati, uno spa"io comune, un collegamento nelle loro trasforma"ioni.
!el caso in cui si possa descrivere un simile sistema di dispersione, individuandone le regolarit# &
un ordine, delle trasforma"ioni, delle correla"ioni, dei fun"ionamenti &, allora avremo di fronte una
formazione discorsiva. 6e condi"ioni di esisten"a a cui rispondono gli elementi di questo insieme
saranno le regole di formazione che caratteri""ano una data riparti"ione discorsiva. 0uesto ) il
campo che Foucault si propone di studiare.

1.". La for!azione degli oggetti
3 questo punto ) necessario riempire queste regole di formazione con dei contenuti, per capire quali
sono state le modalit# di comparsa degli oggetti, le ragioni della loro esisten"a come oggetti di
discorso. Foucault parla innan"itutto di "superfici di emergen"a" dei concetti che cambiano a
seconda delle epoche4 poi di "istan"e di delimita"ione", riferendosi ai vari campi del sapere che
individuano in modo differente e cos: delimitano gli oggetti4 e infine di "griglie di specifica"ione",
ossia di quei "contenitori" a cui ci si riferisce parlando di un certo oggetto (ad esempio l'anima, il
corpo, la vita e la storia degli uomini, i meccanismi delle correla"ioni neuro&psicologiche come
griglie del discorso psichiatrico del B-B secolo.
%a il discorso non coincide solamente con il luogo in cui si sovrappongono e si incontrano degli
oggetti gi# precedentemente strutturati, "l'oggetto non aspetta nel limbo l'ordine che lo liberer# e gli
permetter# di incarnarsi in una visibile e loquace oggettivit#4 non preesiste a se stesso, quasi fosse
trattenuto da qualche ostacolo alle soglie della luce. Esiste nelle positive condi"ioni di un complesso
ventaglio di rapporti". (p. 61. 0ueste rela"ioni, in cui emergono le condi"ioni di esisten"a degli
oggetti e che si stabiliscono tra istitu"ioni, processi economici e sociali, forme di comportamento,
norme, ecc., non determinano l'oggetto nella sua trama interna, non ne definiscono la ra"ionalit#
immanente, ma ci1 che permette ad esso di apparire e di apparire in quel determinato modo.
6e rela"ioni discorsive, allora, non sono qualcosa di interno al discorso, quasi un'architettura o una
gerarchia che si instaura tra le proposi"ioni4 ma non sono neppure esterne, quasi fossero delle forme
di costri"ione applicate al discorso, esse caratteri""ano, invece, il discorso in quanto pratica, ossia
"determinano il fascio di rapporti che il discorso deve effettuare per poter parlare di questi e di
quegli oggetti, per poterli trattare, nominare, anali""are, classificare, spiegare, ecc." (p. 62.
0uesto non significa cercare oltre il discorso, fare di esso il segno di qualcos'altro, ma an"i farlo
emergere in tutta la sua ricca complessit#, dimenticare in qualche modo le cose che si darebbero
prima del discorso, a favore delle forma"ioni degli oggetti che si danno, invece, solo al suo interno4
non considerare insomma solo i significati degli oggetti stabiliti dai soggetti parlanti, ma la pratica
discorsiva come luogo in cui si forma e si deforma, compare e scompare un certo insieme di oggetti.
-l compito che Foucault si propone, dunque, ) quello di mostrare che i discorsi non sono un
semplice intreccio di cose e parole, di realt# e lingua. 3nali""ando i discorsi si scopre l'esisten"a di
un insieme di regole che non concernono la muta realt# degli oggetti, ma il loro stesso regime di
esisten"a, ci1 significa non poter pi. considerare i discorsi come un insieme di segni che si
riferiscono a dei contenuti o a delle rappresenta"ioni gi# date, ma come delle pratiche che formano
gli stessi oggetti di cui parlano.

1.#. La for!azione delle !odalit enunciative
0uali sono le domande che bisogna porsi per trovare le leggi degli enunciati'
a. (hi parla' Cssia qual ) lo status & legato alle competen"e & posseduto da coloro che sono
autori""ati a pronunciare un certo discorso'
b. 0uali sono le posi"ioni istitu"ionali da cui le persone tengono i loro discorsi (ad esempio
l'ospedale pubblico o l'ambulatorio privato per il medico'
c. 0uali sono le posi"ioni dei soggetti in rapporto ai campi o ai gruppi di oggetti (soggetti che
parlano, che guardano, che ascoltano, che utili""ano determinati strumenti, ecc.'
(ome si vede dal tipo di domande formulate, non si possono riferire le differenti modalit# di
enuncia"ione all'unit# del soggetto e alla sua sintesi unificatrice4 an"i, i diversi enunciati rimandano
piuttosto alla sua "dispersione", alla differen"ia"ione continua dei piani da cui esso parla, "perci1
rinunceremo a vedere nel discorso un fenomeno di espressione, la tradu"ione verbale di una sintesi
operata altrove, vi cercheremo piuttosto un campo di regolarit# per diverse posi"ioni di
soggettivit#". (p. 9=.
$e quindi n> le parole n> le cose possono definire una forma"ione discorsiva, adesso possiamo
anche affermare che neppure il ricorso a una soggettivit# psicologica o a un soggetto trascendentale
) in grado di definire il regime delle enuncia"ioni.

1.$. La for!azione dei concetti
-l problema ancora una volta non ) tanto quello di costruire un edificio i cui mattoni sarebbero i
concetti, quanto quello di descrivere l'organi""a"ione del campo di enunciati in cui i concetti
compaiono. Foucault individua alcuni piani di questa organi""a"ioneDdescri"ione,
a. le forme di successione, ossia i diversi tipi di dipenden"a degli enunciati (ipotesi&verifica,
legge&applica"ione, ecc., gli schemi retorici secondo cui si combinano gli enunciati
(rapporti di dipenden"a, dedu"ione, ecc.4
b. le forme di coesistenza (enunciati gi# formulati che vengono ripresi o rifiutati o accettati
implicitamente4
c. le procedure d'intervento che si applicano ai vari enunciati sotto forma di tecniche di
riscrittura di enunciati gi# esistenti adottando altri schemi o quadri classificatori, di metodi
di trascrizione secondo linguaggi pi. o meno formali""ati, di modi di traduzione degli
enunciati qualitativi in quantitativi e viceversa.
$ono tutti questi elementi che concorrono a costruire una forma"ione concettuale. %a ancora una
volta Foucault precisa che attraverso essi non si ricostruisce la genesi dei concetti nello spirito degli
uomini o la loro articola"ione interna, quanto la loro dispersione in opere e testi, dispersione che
definisce tra i concetti rela"ioni di dedu"ione, coeren"a, incompatibilit#, esclusione, ecc., "una
simile analisi concerne E8F il campo in cui i concetti possono coesistere e le regole a cui questo
campo ) soggetto" (p. /G, non rimandando quindi a un ori""onte di idealit# posto o scoperto da un
gesto fondatore e neppure ad un a priori collocato ai confini della storia, ma allo spa"io di
emergen"a, di forma"ione dei concetti e alle regole effettivamente in fun"ione che caratteri""ano
una pratica discorsiva. 6e regole di cui parliamo si collocano quindi nel discorso stesso, nella sua
determinata e specifica realt#, sen"a rimandare ad alcun ori""onte ideale.

1.%. La for!azione delle strategie
6e "strategie" sono delle organi""a"ioni di concetti4 potremmo pensare ad esse come ad una sorta
di temi e teorie, che sorgono all'interno di certi discorsi, ad esempio la grammatica del B7--- secolo
diede luogo al tema della lingua originaria, la fonologia del B-B secolo al tema della parentela tra
tutte le lingue indoeuropee. -n che modo sorgono e si distribuiscono nella storia queste "strategie"'
< una necessit# che le fa sorgere o si tratta di incontri casuali tra diverse idee' 3nche in questo caso
Foucault afferma che dietro esse non esiste una scelta originaria, un progetto unitario che
determinerebbe in anticipo i discorsi e i temi, bisogna invece mostrare come esse derivino, pur nella
loro diversit#, da uno stesso meccanismo di rela"ioni, come siano modi differenti di trattare gli
stessi oggetti del discorso.

1.&. 'sservazioni e conseguenze
6'obie"ione che pu1 venire immediatamente avan"ata a questo discorso riguarda proprio il tema
dell'unit#, se fin dall'ini"io ci si ) mossi nella dire"ione della critica alle sintesi operate dal pensiero,
non tanto per proibirle, quanto per descriverne la forma"ione, perch> introdurre nuovi tipi di unit#,
di raggruppamenti' E non si era inoltre affermato che in discorsi come quelli della medicina clinica
o dell'economia politica ci si imbatteva piuttosto in una dispersione di elementi'
-l fulcro della risposta sta proprio nella no"ione di dispersione, se essa viene descritta nella sua
singolarit#, l'unit# che allora si individua non risiede in una sorta di coeren"a visibile degli elementi
che la compongono, ma nel sistema che rende possibile e governa la forma"ione dei suoi stessi
elementi (le scelte strategiche, i concetti, le modalit# di enuncia"ione, nel loro essere posti in una
determinata rela"ione da parte della pratica discorsiva.
0uesti sistemi di forma"ione non sono delle gabbie originate dai pensieri e dalle rappresenta"ioni
degli uomini e neppure sono delle determina"ioni che si formano nei diversi campi del sapere e che
costringono, quasi dal di fuori, il discorso, essi, al contrario, sono insiti nel discorso stesso. "*er
sistema di forma"ione si deve dunque intendere un complesso fascio di rela"ioni che fun"ionano
come regola, esso prescrive ci1 che si ) dovuto mettere in rapporto, in una pratica discorsiva, perch>
essa si riferisca a questo e a quell'oggetto, perch> essa faccia intervenire questa e quella
enuncia"ione, perch> essa utili""i questo e quel concetto, perch> essa organi""i questa e quella
strategia." (p. 9/.
6'analisi delle forma"ioni discorsive si distingue, pertanto, da tutti gli altri tipi di descri"ioni, in
quanto non ricerca ci1 che dovrebbe stare, nascosto, dietro o oltre i discorsi, racchiuso in una sorta
di silen"io pre&discorsivo, appartenente al puro pensiero o ad una pura coscien"a che poi lo
trascriverebbero sulla superficie del discorso, questo genere di analisi rimane, invece, nella
dimensione del discorso, definendo le regole che esso applica in quanto pratica e scoprendo non "la
vita ribollente, la vita non ancora catturata, ma un immenso spessore di sistematicit#, un folto
insieme di molteplici rela"ioni." (p. 1G1.

. L(enunciato e l(archivio
.1. definire l(enunciato
Foucault ha interrogato il discorso a livello delle regole della sua forma"ione, questo significa
dunque chiedersi secondo quali regole di volta in volta un insieme di segni costituisce un campo
definito di significati. Finora per1 il termine "discorso" ) stato utili""ato in molti modi, in
riferimento a tutti gli enunciati o a certe pratiche che individuano determinati enunciati. <
necessario dunque definire prima di tutto che cosa si intenda esattamente quando si parla di
"enunciato".
6'enunciato ) identificabile con quell'unit# elementare del discorso che potrebbe coincidere con la
proposi"ione' $econdo Foucault no, perch> mentre le proposi"ioni possono essere tra loro
equivalenti in rela"ione al significato anche al variare di alcuni elementi che le compongono, non lo
stesso si pu1 dire rispetto alla loro enuncia"ione. 6e proposi"ioni "!essuno ha sentito" e "< vero
che nessuno ha sentito" non differiscono rispetto al loro significato, ma in quanto enunciati non
svolgono la stessa fun"ione n> possono occupare lo stesso posto nel discorso. "$e si trova la
formula "!essuno ha sentito" nella prima riga di un roman"o, si sa, fino a nuovo ordine, che si tratta
di una constata"ione fatta o dall'autore o da un personaggio (ad alta voce o sotto forma di un
monologo interiore4 se si trova la seconda formula "< vero che nessuno ha sentito", ci si pu1
trovare soltanto all'interno di un complesso di enunciati che costituiscano un monologo interiore,
una discussione muta, una contesta"ione con se stessi, o un frammento di dialogo, un insieme di
domande e di risposte." (p. 1G/
< forse l'enunciato identificabile con la frase' !eppure questo ) vero, perch> vi pu1 essere un
enunciato laddove ci sia una frase, ma non vale il contrario, in quanto ) possibile enunciare
qualcosa sen"a aver bisogno di alcuna struttura fraseologica. "An albero genealogico, un libro
contabile, le stime di una bilancia commerciale sono degli enunciati, dove sono le frasi'" (p. 1G9
6'enunciato non ) neppure un atto illocutorio (= (lo speech act degli analisti inglesi, ossia l'atto di
formula"ione, si riferisce a quelle espressioni come la preghiera, il giuramento, l'ordine, la
promessa, il contratto e simili, dove non ) in questione l'inten"ione del parlante, n> l'effetto prodotto
dall'espressione, ma il fatto stesso della formula"ione in quanto si ) prodotto nel modo in cui si )
prodotto, se questo si risolve nella sua formula"ione, non lo stesso si pu1 dire per il suo senso che
ha bisogno a volte, per apparire, di una reitera"ione, "Hiuramento, preghiera, contratto, promessa,
dimostra"ione richiedono il pi. delle volte un certo numero di formule distinte o di frasi separate,
sarebbe difficile rifiutare a ciascuna di esse lo statuto di enunciato con il pretesto che tutte quante
sono attraversate da un unico atto illocutorio" (p. 111.
%a allora che cos') veramente un enunciato' Iobbiamo pensare forse che qualunque serie di segni
dia luogo ad un enunciato' 6a tastiera di una macchina da scrivere non ) un enunciato, ma la serie
di lettere 0, J, E, ?, K, scritta in un manuale di dattilografia rappresenta l'enunciato dell'ordine
alfabetico adottato dalle macchine italiane.
- primi risultati sono ancora solamente negativi, l'enunciato non richiede una costru"ione linguistica
regolare, ma neppure ) sufficiente, perch> esso esista, un semplice insieme materiale di elementi
linguistici.
6'enunciato non ) quindi una struttura che mette in rela"ione degli elementi variabili, ma ) invece
"una fun"ione di esisten"a che appartiene in proprio ai segni e a partire dalla quale si pu1 decidere
successivamente E8F se essi "hanno senso" oppure no, in base a quale regola si succedano o si
sovrappongano, di che cosa siano segno e quale tipo di atto si trovi ad essere effettuato gra"ie alla
loro formula"ione." (p. 116.
< questa "fun"ione di esisten"a" che ora Foucault si propone di descrivere, nelle sue regole, nelle
sue condi"ioni e nel campo in cui si effettua.

.. La funzione enunciativa
-n che modo singolare l'enunciato esercita la sua fun"ione d'esisten"a' Foucault ripropone l'esempio
delle lettere della tastiera della macchina da scrivere. < il fatto di ricopiarle su un foglio che le fa
diventare un enunciato e non un gruppo aleatorio di lettere' < l'intervento di un soggetto' -n realt#
il problema consiste nella speciale rela"ione che si instaura tra queste due serie di lettere. %a non
potrebbe questo rapporto consistere in una semplice rela"ione tra significante e significato, tra nome
e suo referente, tra frase e suo senso' $econdo Foucault il rapporto tra l'enunciato e ci1 che esso
enuncia ) qualcosa di diverso. %entre un nome pu1 occupare diverse posi"ioni all'interno delle
varie costru"ioni grammaticali, un enunciato, anche se ripetiamo i nomi, le parole e le frasi da cui )
composto, non sar# necessariamente lo stesso enunciato.
An enunciato ha un rapporto diverso con ci1 che enuncia anche rispetto a quello esistente tra la
proposi"ione ed il suo referente. -nfatti mentre la proposi"ione "6a montagna d'oro ) in (alifornia"
risulta priva di referente, non lo stesso possiamo dire dell'enuncia"ione di cui essa potrebbe far
parte, "$upponiamo infatti che la formula"ione "6a montagna d'oro ) in (alifornia" non si trovi in
un manuale di geografia n> in un racconto di viaggi, ma in un roman"o, o in una inven"ione
qualunque, le si potr# riconoscere un valore di verit# o di errore (a seconda che il mondo
immaginario a cui si riferisce autori""i oppure no una simile fantasia geologica e geografica." (p.
119. 6'enunciato sembra essere allora l'antecedente della proposi"ione, nel senso che ) esso a
fissare lo spa"io ed il tipo di rela"ione tra questa ed il suo referente.
-l rapporto tra l'enunciato e ci1 che esso enuncia non ) poi neppure identificabile con il rapporto tra
la frase ed il suo senso. $e consideriamo, infatti, una frase sen"a senso, stiamo gi# pensando ad una
precisa possibilit# di esisten"a, ad esempio ad una realt# visibile, in cui tale frase ) appunto priva di
senso. $ignifica che abbiamo gi# stabilito il piano della sua enuncia"ione, se fossimo, infatti,
all'interno di un sogno o di un testo poetico, quella frase avrebbe una precisa e diversa rela"ione con
il suo senso, possederebbe, ad esempio, il senso datole dall'appartenere all'enuncia"ione del sogno.
%a allora come spiegare la fun"ione svolta dall'enunciato prescindendo dai rapporti di senso e dai
valori di verit# a cui solitamente ci si riferisce' Iopo aver escluso che il correlato dell'enunciato
possa essere un individuo o un oggetto singolo identificato da un nome oppure uno stato di cose che
verificherebbe la validit# di una proposi"ione, ) possibile affermare che "ci1 che si pu1 definire
come correlato dell'enunciato ) un insieme di campi in cui possono apparire simili oggetti o si
possono determinare simili rela"ioni" (p. 1+1. Foucault intende dire con questo che l'enunciato non
ha di fronte a s> un correlato come qualcosa di immobile e gi# dato4 l'enunciato cio) non si riferisce
a delle cose, a degli oggetti, a delle realt# precostituiti, ma apre esso stesso un ori""onte di
possibilit# di esisten"a per gli oggetti, "6a referen"ialit# dell'enunciato forma il luogo, le
condi"ione, il campo di emergen"a, l'istan"a di differen"ia"ione degli individui o degli oggetti, degli
stati di cose e delle rela"ioni che vengono messe in opera dall'enunciato stesso4 definisce le
possibilit# di appari"ione e di delimita"ione di ci1 che d# il senso alla frase, e alla proposi"ione il
suo valore di verit#" (p. 1++. 0uesta referen"ialit# ) propriamente ci1 in cui consiste il livello
enunciativo della formula"ione e che si distingue tanto dal livello grammaticale quanto dal livello
logico.
Foucault passa poi ad anali""are la speciale rela"ione tra l'enunciato ed il suo soggetto. -l soggetto
dell'enunciato coincide forse con l'individuo reale che ha scritto o pronunciato una frase' $econdo
Foucault il soggetto dell'enunciato si distingue dall'autore di una formula"ione. *rendiamo
l'esempio di un trattato di matematica, sicuramente nella spiega"ione del perch> il trattato sia stato
scritto, in quali circostan"e, con quali metodi, ecc., il soggetto coincide con l'autore di tali
formula"ioni4 ma se si considera la proposi"ione "Iue quantit# uguali ad una ter"a sono uguali tra
di loro", il soggetto dell'enunciato ) la posi"ione neutra, indifferente al tempo e allo spa"io, identica
in qualsiasi sistema linguistico e che ogni individuo occupa quando pronuncia una simile
proposi"ione. (i1 che Foucault vuol dire ) che il soggetto di un enunciato non ) identico all'autore
di una formula"ione, n> ) la causa o l'istan"a inten"ionale che articola gli enunciati facendoli
comparire alla superficie del discorso. Esso ) piuttosto "un posto determinato e vuoto che pu1
essere effettivamente colmato da individui differenti8" (p. 1+9.
Iescrivere quindi una formula"ione non significa anali""are il rapporto tra l'autore e ci1 che ha
detto, ma determinare quale sia la posi"ione che ogni individuo pu1 occupare per esserne il
soggetto.
3ltro carattere della fun"ione enunciativa anali""ato da Foucault ) quello dell'esisten"a di un campo
associato. *er determinare quando siamo in presen"a di una proposi"ione o di una frase, )
sufficiente individuare se esse rispettano determinate regole (ad esempio un certo ordine sintattico
dei loro elementi. 0uesto sistema di regole non ) per1 un campo associato quanto piuttosto un
qualcosa che viene supposto affinch> si possa costruire una proposi"ione o una frase. %a quando
parliamo di fun"ione enunciativa, non ) sufficiente considerare una frase o una proposi"ione in
rapporto ad un soggetto o ad un campo di oggetti affinch> si dia un enunciato. 0uando parliamo di
enunciato ) necessario riferirsi a tutto un campo pi. vasto che non coincide semplicemente con il
contesto, in quanto ) proprio questo pi. ampio campo a rendere possibile il contesto. -l campo
associato ) qualcosa di pi. complesso,
") costituito dalla serie delle altre delle altre formula"ioni all'interno delle quali l'enunciato
s'inscrive e di cui costituisce un elemento E8F4
) costituito anche dall'insieme delle formula"ioni a cui l'enunciato si riferisce
(implicitamente o no sia per ripeterle, sia per modificarle o adattarle, sia per opporvisi, sia
per parlarne a sua volta E8F4
) costituito anche dall'insieme delle formula"ioni di cui l'enunciato predispone l'ulteriore
possibilit#, e che possono venire dopo di lui come sua conseguen"a E8F4
) costituito dall'insieme delle formula"ioni di cui l'enunciato in questione condivide lo
statuto, tra cui prende posto sen"a considera"ioni d'ordine lineare, con cui si canceller# o
con cui invece verr# valori""ato, conservato, sacrali""ato e offerto, come oggetto possibile, a
un discorso futuro E8F" (p. 121&12+.
!on esiste quindi alcun enunciato che si trovi libero da tutto un campo di coesisten"a, di fun"ioni,
di ruoli4 ed ogni frase ed ogni proposi"ione non possono venire anali""ate se non a partire dal
campo enunciativo in cui esistono.
Altima condi"ione affinch> una sequen"a di segni linguistici possa essere considerata un enunciato
) che essa deve avere un'esisten"a materiale. 6'enunciato ha sempre bisogno di una voce che lo
articoli, di una memoria, di uno spa"io dove esistere ed ) proprio questa materialit# dell'enunciato
che fa s: che una frase cambi a seconda che compaia in una pagina stampata, sia pronunciata da una
voce, ecc. *arlando di materialit dell'enunciato Foucault non si riferisce alla materialit# sensibile
(ad esempio le diverse edi"ioni di un libro o le diverse copie di una stessa edi"ione non danno luogo
a differenti enunciati, ma ad un pi. complesso regime di istitu"ioni materiali. Facciamo degli
esempi, un enunciato pu1 essere lo stesso se scritto su un manoscritto o pubblicato in un libro4 non )
pi. lo stesso quando un roman"iere pronuncia una frase nella vita quotidiana e poi la attribuisce ad
un personaggio in un libro. (on questo Foucault intende dire che la materialit# di un enunciato non
) da riportare tanto alle coordinate spa"io&temporali, quanto piuttosto all'ordine dell'istitu"ione che
definisce le possibilit# di trascri"ione e di reiscri"ione (la stessa frase "i sogni reali""ano i desideri"
non costituisce lo stesso enunciato in *latone e in Freud4 e al contrario un testo in inglese e lo stesso
testo tradotto in un'altra lingua costituiscono lo stesso enunciato.
3ncora una volta appare la fondamentale importan"a di saper collocare un enunciato in un
determinato campo di utilizzazione, saper individuare i modi e le condi"ioni della sua ripetibilit#, il
suo statuto, il reticolo di rela"ioni in cui vive e in cui la sua identit# si conserva o scompare.

.". La descrizione degli enunciati
!el corso dell'analisi la descri"ione dell'enunciato ha assunto una nuova prospettiva, non pi.
descri"ione dell'enunciato atomico, ma del campo d'esisten"a della fun"ione enunciativa.
$orgono a questo punto due domande, come intendere ora il progetto ini"iale della descri"ione degli
enunciati' -n che modo si intrecciano la teoria dell'enunciato e l'analisi delle forma"ioni discorsive'
-ni"iamo con la prima domanda.

a -nnan"itutto ) necessario precisare il vocabolario utili""ato,
Performance linguistica, l'insieme di segni prodotti da una lingua naturale o artificiale4
Formulazione, l'atto che fa apparire questo insieme di segni su un materiale e secondo una
certa forma4
Frase o proposizione, le unit# riconosciute dalla grammatica o dalla logica4
Enunciato, le modalit# di esisten"a di questi insiemi di segni4
Discorso, insieme di sequen"e di segni & di enunciati & caratteri""ate da particolari modalit#
di esisten"a.
(i1 che Foucault si propone di dimostrare ) che quello che finora ha chiamato formazione
discorsiva ) la legge degli enunciati, della loro dispersione e riparti"ione e che quindi il termine
discorso costituisce "l'insieme degli enunciati che appartengono a uno stesso sistema di forma"ione4
in questo modo potr1 parlare di discorso clinico, di discorso economico, di discorso della storia
naturale, di discorso psichiatrico" (p. 1==.

b Iescrivere un enunciato significa allora non isolare un elemento come si pu1 fare con una
proposi"ione, ma individuare le condi"ioni di attua"ione di una fun"ione che ha dato luogo ad una
serie specifica di segni. %a come ci appare l'enunciato' Foucault afferma che esso )
contemporaneamente non visibile e non nascosto, non nascosto perch> caratteri""a le modalit# di
esisten"a di un insieme di segni effettivamente prodotti a cui si chiede non ci1 che non hanno detto
o che tengono celato, "ma in che modo esistano, che cosa significhi per loro esser state manifestate,
aver lasciato delle tracce e forse restare l: per una eventuale riutili""a"ione, che cosa significhi per
loro essere apparse proprio loro, e nessun'altra al loro posto" (p. 1=9, ci1 che si guarda ) insomma
l'eviden"a del linguaggio effettivo (e se anche scopriamo pi. sensi e significati, lo sfondo
enunciativo pu1 essere il medesimo o comunque essi possono dipendere proprio dalle precise
modalit# di enuncia"ione in cui si nascondono.

c %a l'enunciato ) anche non direttamente visibile, nel senso che non si offre immediatamente alla
nostra perce"ione. 0uesto perch> esso non si trova accanto alle proposi"ioni, non caratteri""a ci1
che si trova in loro, ma il fatto stesso che esse si diano e che si diano in un certo modo. 3nche se il
linguaggio sembra sempre rimandare ad altro (a degli oggetti, ad un senso, ad un soggetto esterni e
lontani, dobbiamo invece soffermarci sulla sua dimensione attuale che determina la sua stessa
esisten"a singola e limitata, lo spa"io della sua possibilit#.

6a comparsa di una frase, di una proposi"ione, di un senso non provengono da quella che Foucault
chiama ironicamente "la primitiva notte del silen"io". < vano cercare un campo libero da qualsiasi
forma di positivit# dove si librerebbe un soggetto autonomo o dove si rivelerebbe l'apertura di una
qualche destina"ione trascendentale, prima di tutto esistono le condi"ioni in base alle quali si
effettua la fun"ione enunciativa.
(onsideriamo ora la seconda domanda che riguarda la rela"ione che si viene a creare tra la
descri"ione degli enunciati e l'analisi delle forma"ioni discorsive, Foucault vuole cio) mostrare
come l'analisi delle forma"ioni discorsive si centri proprio sulla descri"ione degli enunciati nella
loro specificit#.
3bbiamo visto come parlando di enunciato ci siamo riferiti ad una posi"ione occupata dal soggetto,
ad un campo associato, ad una materialit#. Iescrivere gli enunciati significa descrivere la fun"ione
enunciativa che essi esercitano e a cui obbediscono i gruppi di performances verbali. 6e quattro
dire"ioni in cui si ) anali""ato il livello enunciativo (forma"ione degli oggetti, delle posi"ioni del
soggetto, dei concetti, delle scelte strategiche corrispondono anche ai campi in cui questo livello
esercita la sua fun"ione.
For!azione degli oggetti, (ampo di forma"ione degli oggetti (superfici di emergen"a, griglie di
specifica"ione, istan"e di delimita"ione
)osizione del soggetto, (ampo di regolarit# per diverse posi"ioni di soggettivit# (status, posi"ioni
istitu"ionali, ecc.
For!azione dei concetti, (ampo di emergen"a dei concetti (forme di successione, forme di
coesisten"a, procedure d'intervento
For!azione delle scelte strategiche, (ampo delle rela"ioni tra temi e teorie (incompatibilit#,
equivalen"a, appropria"ione da parte di un determinato gruppo di individui
E se le forma"ioni discorsive si sono liberate dalle vecchie unit# rappresentate dal testo,
dall'architettura deduttiva, dalla figura dell'autore, questo ) potuto succedere perch> esse implicano
il livello enunciativo con tutti gli elementi che lo caratteri""ano.
3 partire da qui ) possibile avan"are una serie di conclusioni,
1. la descri"ione dell'enunciato e dei modi della sua esisten"a permette l'individua"ione delle
forma"ioni discorsive e viceversa l'individua"ione delle forma"ioni discorsive permette
l'enuclea"ione dei diversi enunciati4
+. la regolarit# degli enunciati ) definita dalla forma"ione discorsiva stessa "poich>, per gli
enunciati, essa costituisce non una condi"ione di possibilit# ma una legge di coesisten"a" (p.
1594
2. il discorso sar# allora quell'insieme di enunciati che appartengono alla stessa forma"ione
discorsiva e che sono caratteri""ati dalle medesime condi"ioni di esisten"a4
=. ) possibile ora specificare che cosa si intende per "pratica discorsiva", essa non ) tanto
l'opera"ione con cui un soggetto formula un'idea, ma ") un insieme di regole anonime,
storiche, sempre determinate nel tempo e nello spa"io che hanno definito in una data epoca,
e per una data area sociale, economica, geografica o linguistica, le condi"ioni di eserci"io
della fun"ione enunciativa" (p. 15/.
*rima di indagare che cosa sia possibile scoprire attraverso questo genere di analisi, quali
conseguen"e scaturiscono per il campo della storia delle idee, vediamo di descrivere che cosa sia
necessario e che cosa escluda l'analisi del campo enunciativo.

.#. *arit+ esteriorit+ cu!ulo
-l pi. delle volte l'analisi del discorso tenta di riportare la molteplicit# degli enunciati ad un unico
senso che dovrebbe emergere al di sotto di questa prolifera"ione. 6'analisi degli enunciati, invece,
va in dire"ione opposta, essa vuole descrivere il principio che ha fatto apparire solo quegli insiemi
significanti che sono stati enunciati. Foucault chiama questo principio legge di rarit. 7ediamo di
cosa si tratta.
$i parte dalla consapevole""a che non si dica mai tutto, ossia che rispetto alla combinatoria
illimitata del linguaggio, gli enunciati non esauriscano tutta la gamma di possibilit#. 6a
forma"ione discorsiva appare allora come "principio di scansione" dei discorsi e come
"principio di vacuit#" nel linguaggio.
$i tratta di studiare gli enunciati nel momento e nei modi in cui sorgono, a partire
dall'esclusione di altri enunciati, non perch> rimasti non detti o nascosti, ma perch> ci1 che
interessa ) un limitato sistema di presen"e. !on si va dunque alla ricerca di un testo
sottostante, in quanto il campo enunciativo ) tutto quanto in superficie, si tratta di vedere
come esso si ramifichi, quale sia la posi"ione occupata dai singoli enunciati.
6'analisi delle forma"ioni discorsive si rivolge proprio a questa rarit#, prendendo come oggetto il
valore degli enunciati, determinato non dalla loro verit#, ma dalla loro posi"ione, dalle loro
trasforma"ioni, dai loro rapporti.
3ltra caratteristica della descri"ione degli enunciati, questi vengono trattati nella forma
dell'esteriorit. $e la storia tradi"ionale ha sempre cercato di passare da queste esteriorit# & intese
come pura contingen"a o dato materiale & ad una essen"iale interiorit#, al nucleo della soggettivit#
fondatrice, ad un 6ogos che scorrerebbe sotto la storia manifesta (ci1 che Foucault definisce "tema
storico&trascendentale", l'analisi enunciativa tenta di liberarsi da tutto ci1, descrivendo gli enunciati
nella loro dispersione "per anali""arli in una esteriorit# indubbiamente paradossale poich> non
rimanda a nessuna forma contraria di interiorit#. E...F *er riafferrare proprio la loro irru"ione, nel
luogo e nel momento in cui si ) prodotta. *er ritrovare la loro inciden"a di evento" (p. 162.
(i1 significa che il campo enunciativo non deve essere considerato come la tradu"ione di qualcosa
che ha la sua origine in un altro luogo (nel pensiero o nell'inconscio degli uomini considerati il
modello di ci1 che diventa visibile, ma come un campo effettivo di rela"ioni, di regolarit#, di
avvenimenti. 6'analisi degli enunciati si effettua sen"a alcun riferimento ad un cogito, non chiama
in causa colui che parla o che si nasconde dietro ci1 che viene detto, essa si colloca piuttosto in quel
piano che Foucault definisce "livello del "si dice"", non da intendersi come una sorta di opinione
comune o collettiva o di grande voce anonima, ma come "l'insieme delle cose dette, le rela"ioni, le
regolarit# e le trasforma"ioni che vi si possono osservare, il campo che con certe figure, con certe
interseca"ioni indica la posi"ione particolare di un soggetto parlante che pu1 ricevere il nome di
autore. "(hiunque parla", ma quello che dice, non lo dice da una posi"ione qualunque. <
necessariamente implicato nel meccanismo di una esteriorit#." (p.165.
Altimo carattere dell'analisi enunciativa, essa si rivolge a delle forme di "cumulo" che non si
presentano n> come ricordo n> come totalit# di documenti. -n realt# non si tratta di far risvegliare
dal loro sonno o dal loro passato gli enunciati, si tratta, invece, di seguirli lungo la loro vita, per
scoprire che cosa li caratteri""a in quanto conservati, riutili""ati, dimenticati o anche distrutti.
0uesto tipo di analisi presuppone che gli enunciati vengano considerati,
nella loro persistenza (non da cercare nel campo della memoria, ma sotto forma di
strumenti, istitu"ioni, tecniche attraverso cui essi si sono conservati o meno4
nella loro additivit (intesa come modo specifico di raggruppamento degli enunciati4
nella loro ricorrenza (gli enunciati comportano un campo di elementi antecedenti in
rapporto ai quali si situano e che riorgani""ano e ridistribuiscono.
E' necessario liberarsi dalla figura del ritorno come recupero della pure""a della parola e del
linguaggio non immersi ancora in nessuna materialit#4 dalla figura della soggettivit# come origine o
inten"ione a cui obbedirebbero gli enunciati4 dalla figura dell'origine come totalit# o punto "ero da
cui deriverebbero tutti gli enunciati e a partire da cui tutti sarebbero interpretabili. Hli enunciati
devono invece essere considerati nello spessore del cumulo in cui si trovano e che continuano a
modificare, ci1 "significa stabilire quel che volentieri chiamerei una positivit". (p. 16/.

.$. L(a priori storico e l(archivio
0uesta positivit non ) ci1 che permette di stabilire, ad esempio, quale di due discorsi possiede la
verit#, ma ci1 che consente di definire tra essi uno spa"io di comunica"ione ossia di manifestare
delle identit# formali, delle continuit# o discontinuit# tematiche, " -n tal modo la positivit# riveste il
ruolo di quello che si potrebbe chiamare un a priori storico. E8F (on esse Equeste due parole
giustapposteF intendo designare un a priori che sia non condi"ione di validit# per dei giudi"i, ma
condi"ione di realt# per degli enunciati" (p. 19G.
0uesto concetto qui introdotto per la prima volta ) fondamentale per capire cosa Foucault intenda
per positivit# e in che modo abbia finora concepito il suo progetto di descri"ione dei sistemi
enunciativi.
Foucault specifica che la ricerca non deve voler rintracciare ci1 che rende legittima una
afferma"ione, ma eviden"iare le condi"ioni di emergen"a degli enunciati, la specificit# della loro
esisten"a, le leggi di coesisten"a con altri enunciati, i principi delle loro trasforma"ioni. -l termine
"a priori" si riferisce alla storia che si ) effettivamente data, alle cose che sono state effettivamente
dette e non ad una verit# o ad un divenire estranei alla storia specifica. *roprio per questo l'a priori
di cui parla Foucault non ) estraneo alla storicit#, non costituisce una struttura atemporale che
domina dall'alto gli avvenimenti, esso pu1 essere definito come l'insieme di regole che
caratteri""ano e che appartengono ad una certa pratica discorsiva. "6'a priori delle positivit# non )
soltanto il sistema di una dispersione temporale4 ) esso stesso un insieme trasformabile" (p. 191 e
questo proprio perch> ) storico, assolutamente empirico a differen"a di tutti gli a priori formali.
!on vi sono pi. pensieri costituiti che si traducono in parole, ma si hanno, nelle pratiche discorsive,
dei sistemi che instaurano gli enunciati come degli eventi. Foucault chiama questi sistemi di
enunciati con la parola archivio. "6'archivio ) an"itutto la legge di ci1 che pu1 essere detto, il
sistema che governa l'appari"ione degli enunciati come avvenimenti singoli". (p. 192. Esso ) ci1
che fa s: che le cose dette sorgano secondo certe regolarit#, inserite in un sistema enunciativo che
predispone determinate possibilit# di esisten"a per esse. 6'archivio ) ci1 che definisce il modo di
esisten"a attuale dell'enunciato, costituendone il sistema di fun"ionamento. Esso si distingue dalla
lingua, se questa stabilisce il sistema di costru"ione delle frasi possibili, l'archivio definisce il
campo di una pratica che fa sorgere determinati enunciati, ) insomma "il sistema generale della
forma"ione e della trasforma"ione degli enunciati" (p. 19=, costituendo quindi per l'enunciato&
evento il sistema della sua enunciabilit#.
6'archivio non ) per1 descrivibile nella sua totalit# in quanto noi stessi parliamo al suo interno,
siamo dentro le sue regole, le sue possibilit#. Esso si d# invece per frammenti, per regioni. -n questo
senso ) possibile affermare che esso ci delimita, stabilendo delle soglie di esisten"a che via via
cambiano, compaiono e scompaiono. Ecco perch> Foucault afferma che l'archivio spe""a il filo di
tutte le telelologie trascendentali, dissipa la categoria antropologica della soggettivit# sovrana ed
autonoma, proprio perch> storico ed empirico, esso "fa brillare l'altro e l'esterno. E8F $tabilisce che
noi siamo differen"a, che la nostra ragione ) la differen"a dei discorsi, la nostra storia la differen"a
dei tempi, il nostro io la differen"a delle maschere. (he la differen"a non ) origine dimenticata e
sepolta, ma quella dispersione che noi siamo e facciamo. " (p. 195&196.
6a descri"ione mai definitiva dell'archivio rappresenta l'ori""onte che abbraccia l'analisi delle
forma"ioni discorsive, l'analisi delle positivit# e del campo enunciativo. 0uesto tipo di ricerca
assume il nome di "archeologia", non come rinvenimento di un origine lontana, ma come
descri"ione del gi# detto a livello dei modi della sua esisten"a, come descri"ione dei discorsi in
quanto pratiche specifiche appartenenti all'archivio.

". La descrizione archeologica
".1. ,rcheologia e storia delle idee
Ana volta introdotte tutte queste nuove no"ioni, queste nuove unit#, questi nuovi campi di indagine,
) necessario per1 anali""are cosa effettivamente sia in grado di offrire, a differen"a di altri tipi di
descri"ioni, l'"archeologia". 0uesta analisi si differen"ia veramente da quella che finora ) stata
chiamata "storia delle idee" (come tipo di analisi che reinterpreta le diverse discipline, che va alla
ricerca dell'esperien"a originaria nascosta dietro i discorsi, della continuit# e del progresso lineare
dietro la differen"a dei temi e dei discorsi'
6a storia delle idee, e con essa anche molti tipi di analisi storica, ) caratteri""ata dalla ricerca della
genesi, della continuit# e della totali""a"ione4 l'archeologia ) invece proprio abbandono della storia
delle idee e delle sue procedure. $ono quattro le principali differen"e individuate da Foucault tra i
due tipi di analisi (si vedano le pagine 1/=&1/5,
1. 6'archeologia non vuole descrivere ci1 che si cela dietro i discorsi & inten"ioni, pensieri,
rappresenta"ioni & ma proprio i discorsi in quanto pratiche governate da precise regole. !on
per1 i discorsi in quanto documenti interpretabili, in quanto segni di qualcos'altro, ma i
discorsi nel loro spessore concreto e specifico.
+. 6'archeologia si presenta come un'analisi differen"iale delle modalit# del discorso, essa
vuole cio) definire i discorsi nella loro specificit#, mostrando i sistemi di regole che li
governano e non cercando di risalire ad una identit# unica e costante sottesa ad essi.
2. 6'archeologia non si rif# alla figura dell'opera, ma si riferisce a delle pratiche discorsive che
attraversano le singole opere, rifiuta cos: l'istan"a del soggetto creatore come principio di
unit# e ragione d'essere dell'opera.
=. 6'archeologia, infine, non cerca di rinvenire ci1 che si ) effettivamente pensato, desiderato,
immaginato con un certo discorso4 non cerca un'identit# che sarebbe stata squarciata e persa
dal discorso. Essa ) invece una sorta di riscrittura di un discorso fatto oggetto, di ci1 che )
stato detto o scritto.

".. L(originale e il regolare
3bbiamo visto come secondo Foucault nella storia delle idee sia centrale la problematica
dell'origine. 0uesta ricerca apre da subito due problemi metodologici, quello della "somiglian"a" e
quello della "precessione". 6a storia delle idee ritiene che tutti gli avvenimenti e i discorsi siano
collocabili in un'unica grande serie in grado di fissare dei punti di riferimento cronologici
omogenei, che tra i vari dati sia possibile, cio), distinguere l'elemento originario, primario dal punto
di vista temporale (tema della precessione e l'elemento somigliante o identico tra i diversi tipi di
formula"ioni (tema della somiglian"a. $econdo Foucault non ) possibile parlare allo stato puro n>
di precessione n> di somiglian"a, in quanto entrambe sono rinvenibili solo a partire dall'analisi del
campo discorsivo in cui le si rintraccia. 6'archeologia non vuole stabilire tra le varie frasi una
gerarchia, ma rinvenire le "regolarit#" degli enunciati, regolarit# intesa non come ci1 che si ripete
opponendosi a ci1 che ) apparso per la prima volta in modo originario ed unico, ma come l'insieme
delle condi"ioni secondo cui si esercita ogni fun"ione enunciativa. 6a regolarit# non consiste in una
sorta di indice di frequen"a o di probabilit#4 essa specifica, invece, un campo effettivo di
appari"ione. (i1 che si contrappone non ) la regolarit# di un enunciato all'irregolarit# di un altro
(che sarebbe pi. innovativo, singolare, ma le diverse regolarit# che caratteri""ano gli enunciati le
quali concernono, quindi, tanto le afferma"ioni che fanno apparire qualcosa di nuovo, quanto quelle
che riprendono ci1 che ) stato detto. "-l campo degli enunciati non ) un insieme di plaghe inerti
scandito da momenti fecondi4 ) un campo attivo da cima a fondo" (p. 191.
!el momento in cui l'archeologia si interessa ai campi delle regolarit# enunciative sta dunque
differen"iandosi tanto dall'analogia linguistica (ossia la traducibilit# degli enunciati quanto
dall'identit# o equivalen"a logica, possono esserci, infatti, frasi equivalenti dal punto di vista
grammaticale o logico che si differen"iano per1 per la pratica enunciativa a cui appartengono. (i1
non significa che ogni enunciato apre un nuovo campo discorsivo, in quanto molti enunciati
derivano, all'interno dello stesso discorso, da altri che costituiscono degli "enunciati rettori" i quali
definiscono le strutture osservabili, il campo degli oggetti, i codici percettivi. 0uesto sistema di
deriva"ione non ) da confondere con una struttura deduttiva in cui i significati delle esperien"e e
delle concettuali""a"ioni verrebbero fatti derivare da un certo numero di assiomi o da un nucleo
filosofico originario, "6'ordine archeologico non ) quello delle sistematicit# n> quello delle
successioni cronologiche" (p. 195, anche se tra questi diversi ordini possono esserci dei
parallelismi.
6'analisi delle forma"ioni discorsive in Foucault non vuole essere un tentativo di periodi""a"ione
totalitaria, come se in un certo periodo tutti pensassero allo stesso modo pur con delle differen"e di
superficie. 6'archeologia descrive dei livelli di omogeneit# enunciativa, individuando degli ordini,
delle rela"ioni, delle gerarchie e non, invece, una sincronia globale e data una volta per tutte.

".". Le contraddizioni
6a storia delle idee di fronte alle contraddi"ioni, all'incompatibilit# tra le proposi"ioni o
all'irregolarit# nell'uso delle parole ha sempre cercato di restituire al discorso la sua unit#, la sua
coeren"a. %a questa coeren"a ed unit#, proprio perch> spesso non esplicite, sono il risultato della
ricerca e dell'analisi le quali le hanno dovute supporre, dare per certamente esistenti al di l# delle
superficiali contraddi"ioni, per poterle ricostruire, si possono cercare a livello del soggetto parlante,
il cui discorso per1 non ) stato capace di rivelare4 o si possono cercare nelle strutture utili""ate,
anche inconsciamente, dall'autore, o nell'epoca, nelle tradi"ioni a cui un individuo appartiene. 6a
coeren"a cos: trovata mostrerebbe che ci1 che ci ) ini"ialmente sembrato contraddittorio non ) altro
che "luccichio superficiale4 e che bisogna ricondurre ad un unico centro focale tutto questo insieme
di bagliori dispersi" (p. 199. 6'analisi proposta dalla storia delle idee vuole smascherare questa
contraddi"ione e ricondurla alla pacifica"ione di un'unit# e una coeren"a nascoste.
Iopo questo lavoro, per lo storico delle idee rimangono o delle contraddi"ioni accidentali oppure la
contraddi"ione fondamentale, che consiste nello scontro all'origine del sistema stesso di princ:pi e
postulati tra loro incompatibili, il primo genere di contraddi"ioni ) ci1 che bisogna superare facendo
emergere l'unit# profonda del discorso che rappresenta, quindi, la figura ideale da rinvenire al di l#
degli elementi accidentali4 l'altro tipo di contraddi"ione ) ci1 che emerge attraverso il discorso, il
quale ne diventa cos: la figura empirica. 3nali""are il discorso significa allora far scomparire alcune
contraddi"ioni e renderne manifeste altre.
*er l'analisi archeologica le cose cambiano radicalmente, le contraddi"ioni non devono essere n>
superate in quanto accidentali n> eviden"iate in quanto principi segreti da portare alla luce, sono
invece degli oggetti da descrivere, da collocare in un luogo preciso di emergen"a e di esisten"a. !on
si cerca di scoprire dietro esse una tematica comune, ma la misura del loro divario, "-n rapporto a
una storia delle idee che voglia risolvere le contraddi"ioni nell'unit# semioscura di una figura
globale, o che voglia trasferirle in un principio generale, astratto ed uniforme d'interpreta"ione o di
spiega"ione, l'archeologia descrive i differenti spazi di dissenso" (p. +G+. 6'archeologia studia
quindi i diversi tipi di contraddi"ione, i diversi livelli in cui esse si possono rintracciare e le diverse
fun"ioni che possono esercitare.
Ana forma"ione discorsiva, quindi, non ) un testo lineare, privo di contraddi"ioni o in grado di
risolverle riportandole ad un qualche tipo di unit# pacificante, essa ) invece uno spa"io di dissensi,
di trasforma"ioni di cui l'archeologia si propone di descrivere i livelli ed il fun"ionamento. "$i tratta
insomma di mantenere il discorso nelle sue molteplici asperit#4 e conseguentemente di sopprimere il
tema di una contraddi"ione uniformemente perduta e ritrovata, risolta e sempre rinascente,
nell'elemento indifferen"iato del 6ogos" (p. +G6.

".#. I fatti co!-arativi
!el descrivere le forma"ioni discorsive, l'archeologia deve confrontarle, contrapporle, fissarne i
limiti cronologici, presentandosi cos: come uno studio al plurale e distinguendosi allo stesso tempo
da tutti gli altri tipi di descri"ione. 0uando infatti si comparano diverse forma"ioni discorsive non si
va alla ricerca di forme generali, ma di configura"ioni particolari (ad esempio, confrontando la
Grammatica generale, l'Analisi delle ricchezze e la Storia naturale nell'epoca classica non si ricerca
la mentalit# generale o la forma di ra"ionalit# a loro sottesa, ma gli insiemi determinati di
forma"ioni discorsive che posseggono specifici rapporti descrivibili. 0ueste configura"ioni si
trovano poi in rela"ione con altri gruppi di discorso formando quella che Foucault definisce una
"configura"ione interdiscorsiva". Ii conseguen"a, questa analisi non vuole essere esaustiva, proprio
perch> il suo obiettivo non ) la descri"ione dello spirito di un'epoca, del volto di una cultura ma la
descri"ione di una "regione d'interpositivit#"4 e proprio perch> sceglie solo alcune delle forma"ioni
discorsive esistenti tra tutte quelle appartenenti ad una data epoca, essa presenta solo uno degli
insiemi descrivibili, "6'ori""onte a cui si rivolge l'archeologia, non ) una scien"a, una ra"ionalit#,
una mentalit#, una cultura4 ) un groviglio d'interpositivit# di cui non si possono fissare di colpo i
confini e i punti d'incontro. 6'archeologia, un'analisi comparativa che non ) destinata a ridurre la
diversit# dei discorsi e a delineare l'unit# che li deve totali""are, ma ) destinata a suddividere la loro
diversit# in figure differenti. -l confronto archeologico non ha un effetto unificatore, ma
moltiplicatore" (pp. +1G&+11.
%a cosa vuole effettivamente mettere in luce l'analisi archeologica' Essa vuole anali""are il
meccanismo delle analogie e delle differen"e che caratteri""ano le forma"ioni discorsive cos: come
esse appaiono a livello delle regole di forma"ione. 0uesto significa,
mostrare gli isomorfismi archeologici (come elementi discorsivi differenti si formino a
partire da regole analoghe4
definire il modello archeologico di ogni forma"ione (come le regole si applichino o meno, si
concatenino o no nei vari tipi di discorso4
mostrare l'isotopia archeologica (come concetti diversi occupino un posto analogo nei
diversi sistemi di positivit#4
mostrare i divari archeologici (come un'unica no"ione abbracci due elementi
archeologicamente distinti4
individuare le correlazioni archeologiche (come tra diversi gruppi di positivit# si possano
stabilire rapporti di subordina"ione o complementariet#.
(i1 che interessa alla descri"ione archeologica non sono tanto le influen"e, gli scambi, ma piuttosto
ci1 che li ha resi possibili. $i descrive cio) il campo che ha costituito la condi"ione di possibilit#
storica per tutti questi scambi.
6'archeologia vuole anche studiare i rapporti tra le forma"ioni discorsive e quelle non discorsive (le
istitu"ioni, gli avvenimenti politici, i processi economici. Essa per1 non cerca di rinvenire le
motiva"ioni di un certo insieme di fatti enunciativi (ricerca del contesto di formula"ione e neppure
ci1 che si esprime in esso (compito dell'ermeneutica, ma vuole individuare i modi in cui si
articolano questi due generi di forma"ioni.
?ela"ioni di causalit#, di riflesso, di simboli""a"ione si possono individuare, secondo l'analisi
archeologica, soltanto dopo la descri"ione delle positivit# e delle regole di forma"ione di queste
positivit#. %a se l'archeologia rifiuta la ricerca delle cause come metodo del suo lavoro, se non
vuole vedere nel discorso la superficie di riflesso di avvenimenti che accadono altrove, se vuole
eliminare il ricorso alla figura di un soggetto&padrone , non ) per affermare di contro l'assoluta
indipenden"a del discorso, ma per scoprire che questo non possiede uno statuto puramente ideale e
astorico, ma vive all'interno di un vasto campo di istitu"ioni, di processi economici, politici e di
rapporti sociali.

".$. Il ca!.ia!ento e le trasfor!azioni
6'archeologia pare per1 in qualche modo pietrificare la storia nella miriade di unit# che vuole
descrivere, spesso prescindendo dalle loro concatena"ioni temporali, "*i. eternit# che si succedono,
un complesso di immagini fisse che si eclissano a turno, tutto ci1 non reali""a n> un movimento, n>
un tempo, n> una storia"(p.+19.
6a descri"ione delle regole di forma"ione degli enunciati, del campo in cui esse fun"ionano, non
elimina l'elemento temporale, ma mette semplicemente da parte l'idea che la successone sia un
assoluto, eviden"iando invece le diverse forme di successione che si intersecano nel discorso.
6'archeologia vuole liberarsi di due modelli, il modello lineare della parola secondo il quale gli
avvenimenti si succedono gli uni agli altri e il modello del flusso della coscien"a in cui il presente )
considerato come conserva"ione del passato e apertura del futuro. -l discorso considerato
dall'archeologia non consiste in una coscien"a che esterna il suo progetto sotto forma di linguaggio,
ma ) una pratica che presenta determinate forme di concatena"ione e di successione.
$econdo aspetto che dobbiamo specificare, l'archeologia, come abbiamo visto, invece di riannodare
i fili che dovrebbero unire i discorsi, gli avvenimenti, ricerca piuttosto le differen"e, le discontinuit#
e cerca di anali""arle, di differen"iarle. %a in quale senso avviene questo'
-nnan"itutto l'archeologia distingue diversi piani di eventi, quello degli enunciati, dei concetti, degli
oggetti, delle scelte strategiche4 in secondo luogo li anali""a, ma riportandoli non al modello
teleologico o psicologico e cio) riferendosi non in modo generale al cambiamento, ma
anali""andone le trasforma"ioni (gli elementi di un sistema, i rapporti tra le regole di forma"ione,
tra le diverse positivit#, ecc.. Krasforma"ioni che non implicano la scomparsa improvvisa dei
concetti, degli oggetti, delle enuncia"ioni, ma il sorgere di nuove regole di forma"ione (che,
ripetiamo, ) il principio della molteplicit# e della dispersione dei concetti e degli oggetti e non della
loro determina"ione. !on c') opposi"ione tra continuo e discontinuo, quasi che il secondo fosse
sinonimo di irra"ionalit#, l'archeologia vuole "mostrare come il continuo si formi secondo le stesse
condi"ioni e in base alle stesse regole della dispersione4 e che esso rientra E...F nel campo della
pratica discorsiva" (p. ++9. 6a frattura non deve quindi essere vista come un'interru"ione rispetto a
due epoche, essa ) una discontinuit# tra due positivit# caratteri""ata da specifiche trasforma"ioni.
6'archeologia non si concentra allora n> solo sulle epoche, che non rappresentano pi. il suo
ori""onte ed unico oggetto, n> solo sulle fratture come confine dell'analisi condotta, ma sulle
pratiche discorsive che attraversano con le loro trasforma"ioni le epoche e i discorsi.

".%. /cienza e sa-ere
%a l'archeologia, con i nuovi concetti introdotti, le nuove unit# di riferimento, che rapporto pu1
instaurare con l'analisi delle scien"e'
a Positivit, discipline, scienze
$i potrebbe forse credere che l'archeologia con i termini "forma"ione discorsiva" e "positivit#" non
sia in grado di affrontare l'analisi del discorso scientifico, concentrandosi piuttosto su altri tipi di
discipline. -nsomma l'archeologia parrebbe poter anali""are quelle discipline che non sono delle
vere e proprie scien"e, ma degli abbo""i di scien"e future. $econdo Foucault, al contrario,
l'archeologia non descrive delle discipline ma delle positivit#, delle forma"ioni discorsive, che in
alcuni casi possono coincidere con delle discipline ma in altri no. !on c') infatti alcuna rela"ione
biunivoca tra le discipline istituite e le forma"ioni discorsive (questo ) quanto scoperto, ad esempio,
nella $toria della follia, in cui anali""ando la nuova disciplina psichiatrica comparsa nel B-B secolo
sono emerse una serie di forma"ioni discorsive, di rela"ioni tra istitu"ioni che non si sono potute
descrivere come semplici elementi di una disciplina, tutte queste pratiche oltrepassavano la
disciplina stessa appartenendo a diversi campi & a quello dell'amministra"ione, della filosofia e della
letteratura, dell'organi""a"ione del lavoro e dell'assisten"a, ecc..
%a allora ci1 che ) stato indicato con il nome di forma"ione discorsiva non potrebbe essere il
nucleo delle futura scien"a' 6'archeologia non andrebbe cos: alla ricerca di tutti quegli elementi
eterogenei che andranno poi a costituire la base da cui prender# avvio una scien"a' 3nche qui
Foucault d# una risposta negativa, ci1 che ad esempio ) stato chiamato grammatica generale non
comprende tutto ci1 che poi si ) detto sul linguaggio o di cui si ) occupata la filologia. %a allora la
rela"ione tra le positivit# e le scien"e ) cronologica o forse di esclusione' $e non si possono
identificare le forma"ioni discorsive con le scien"e ma neppure con le discipline in generale e se
neppure ) lecito escludere una qualche rela"ione tra esse, quale rapporto esiste tra le positivit# e le
scien"e'
! "l sapere
6e positivit# non definiscono una forma di conoscen"a e neppure il grado raggiunto da una
conoscen"a in un dato momento, "anali""are delle positivit# significa mostrare in base a quali
regole una pratica discorsiva possa formare dei gruppi di oggetti, degli insiemi di enuncia"ioni, dei
complessi di concetti, delle serie di scelte teoriche" (p. +29. Esse non costituiscono n> una scien"a
n>, per1, delle conoscen"e eterogenee e raggruppate insieme magari da un soggetto. *ossiamo
pensare ad esse come la condi"ione preliminare di ci1 che in seguito si riveler# e fun"ioner# come
conoscen"a o errore, acquisi"ione o perdita. "0uesto insieme di elementi, regolarmente formati da
una pratica discorsiva e indispensabili alla costitu"ione di una scien"a, bench> non necessariamente
destinati a darle vita, si pu1 chiamare sapere." (p. +2/. 6'archeologia segue un cammino diverso da
quello coscien"a&conoscen"a&scien"a, essa infatti segue il percorso pratica discorsiva&sapere&scien"a
in cui il soggetto non ) pi. il fulcro ma ) sempre situato e dipendente (posi"ione del soggetto. Ecco
perch> ) necessario distinguere tra campi scientifici e territori archeologici, allo stesso campo di
scientificit# appartengono le proposi"ioni che rispettano determinate leggi di costru"ione4 i territori
archeologici attraversano invece testi letterari, scientifici, filosofici perch> il sapere non corrisponde
solo alle dimostra"ioni ma comprende anche testi fantastici, racconti, decisioni politiche. 6a pratica
discorsiva allora non coincide con l'elabora"ione scientifica che pu1 sorgere da essa, piuttosto si
pu1 dire che le scien"e appaiono sullo sfondo di un sapere.
$i aprono cos: nuovi problemi a cui Foucault non dar# risposta, ma proporr# una dire"ione di
analisi, come collocare e definire la fun"ione di una regione di scientificit# all'interno di un
territorio archeologico' $econdo quali processi emerge una regione di scientificit# in una
forma"ione discorsiva'
c Sapere e ideologia
Ana scien"a una volta costituita non assorbe in s> la forma"ione discorsiva in cui era comparsa, ma
neppure la cancella, essa svolge la sua fun"ione collocandosi in un campo di sapere e modificandosi
insieme alle trasforma"ioni delle forma"ioni discorsive. 6'analisi archeologica vuole studiare il
rapporto tra scien"a e sapere, mostrando come la prima fun"ioni all'interno del secondo. *roprio in
questo spa"io si determinano i rapporti tra l'ideologia e le scien"e, ossia nel punto di contatto tra il
sapere e le scien"e, laddove queste modificano e insieme confermano il sapere. Foucault porta come
esempio quello dell'economia politica, essa svolge una precisa fun"ione all'interno dell'economia
capitalistica che pu1 essere rinvenuta nella difesa degli interessi della societ# borghese4 ma ci1 non
basta per descrivere a fondo i rapporti tra la struttura epistemologica dell'economia e la sua fun"ione
ideologica, sar# necessario "passare attraverso l'analisi della forma"ione discorsiva che le ha dato
luogo e dell'insieme degli oggetti, dei concetti, delle scelte teoriche che ha dovuto elaborare e
sistemati""are" (p. +=+, oltre che attraverso l'analisi dei rapporti con le altre pratiche discorsive e
non discorsive con cui ) entrata in contatto.
d Le diverse soglie e la loro cronologia
*er una forma"ione discorsiva si possono descrivere diverse soglie di emergen"a,
soglia di positivit quando una pratica discorsiva s'individuali""a e a partire da cui si ini"ia
ad impiegare un unico sistema di forma"ione degli enunciati4
soglia di epistemologizzazione quando un insieme di enunciati vuole far valere delle regole
di verifica e coeren"a4
soglia di scientificit quando la figura epistemologica cos: formata non obbedisce solo a
regole archeologiche di forma"ione, ma anche a leggi di costru"ione delle proposi"ioni4
soglia di formalizzazione quando il discorso svilupper# l'intero edificio formale (assiomi
necessari, strutture proposi"ionali, trasforma"ioni.
6o studio di queste soglie e della loro cronologia (che non ) automatica, in quanto non tutte le
forma"ioni discorsive passano attraverso tutte queste soglie e non sempre secondo lo stesso ordine
costituisce un importante campo di studio per l'archeologia.
e " diversi tipi di storia delle scienze
3d ognuna delle soglie individuate corrisponde un diverso tipo di analisi storica.
6'analisi del livello di formali""a"ione ) ad esempio quella reali""ata dalla storia che la
matematica racconta di se stessa nel processo continuo della sua elabora"ione, in quanto
essa non cancella mai come non scientifico ci1 che ) stata in un dato momento, ma
continuamente lo ridefinisce al suo interno.
6'analisi che interessa la soglia della scientificit# si chiede come sia possibile che un
concetto si sia liberato di tutte le risonan"e non ancora scientifiche per assumere statuto
scientifico. < quindi un tipo di storia che racconta l'opposi"ione tra errore e verit#, tra
pure""a e impurit#, tra scientifico e non scientifico.
6'analisi che parte dalle soglie di epistemologi""a"ione cerca di individuare le pratiche
discorsive che danno vita ad un sapere che assumer# in seguito lo statuto di scien"a4
significa cio) partire dalla descri"ione delle pratiche discorsive per far vedere come si sia
giunti a delle norme di scientificit#, e a volte anche alla soglia della formali""a"ione.
"6'analisi delle forma"ioni discorsive, delle positivit# e del sapere nei loro rapporti con le
figure epistemologiche e le scien"e, la si ) chiamata E8F l'analisi dell'episteme. E8F
6'episteme non ) una forma di conoscen"a o un tipo di ra"ionalit# che, passando attraverso
le scien"e pi. diverse, manifesti la sovrana unit# di un soggetto, di una mente o di un'epoca4
) l'insieme delle rela"ioni che per una data epoca si possono scoprire tra le scien"e quando si
anali""ano al livello delle regolarit# discorsive" (p. +5G&+51.
6a descri"ione dell'episteme non pu1 dunque mai dirsi conclusa4 e cos: pure l'episteme stessa non
costituisce un campo immobile, proprio perch> ) l'insieme mobile di rela"ioni tra le positivit#, le
pratiche discorsive, le figure epistemologiche e le scien"e. 0uesto tipo di analisi si differen"ia
quindi da tutte quelle che individuano il diritto di una scien"a a ritenersi tale nel fondamento
costituito dal soggetto trascendentale, in quanto essa guarda invece all'esisten"a stessa della scien"a
e ai suoi processi in quanto pratica storica.
f Altre archeologie
Altimo problema esaminato da Foucault, ) proprio necessario che la descri"ione archeologica
guardi sempre all'episteme, ai discorsi scientifici o pu1 interessarsi anche ad altre regioni'
Foucault prende come esempio un possibile studio futuro sulla sessualit# (vedi le pagine +5+&+52.
-nvece di anali""are come siano sorte le figure epistemologiche della sessualit# elaborate dalla
biologia o dalla psicologia, ci si potrebbe chiedere quale pratica discorsiva fosse implicata dai
comportamenti e dalle rappresenta"ioni sessuali4 ossia se la sessualit#, al di fuori del discorso
scientifico, costituisse un campo di oggetti di cui parlare, un campo di enuncia"ioni (liriche,
giuridiche o altro, un insieme di concetti e di scelte. An'analisi archeologica di questo tipo si
chiederebbe come i divieti, i limiti, le manifesta"ioni verbali e non concernenti la sessualit# possano
essere legate a una determinata pratica discorsiva. E mostrerebbe come un certo modo di parlare
possa essere una delle forme, anche se non scientifiche, secondo cui descrivere la sessualit#, in
questo caso, ad esempio, l'analisi non andrebbe in dire"ione dell'episteme, quanto piuttosto
dell'etica.
3ltro esempio, l'analisi di un quadro. *er anali""arlo ) possibile indagare il discorso non detto del
pittore, la sua nascosta visione del mondo, l'epoca in cui si trov1 a vivere e operare. 6'analisi
archeologica, invece, segue un'altra dire"ione, considera se lo spa"io, i colori, la luce, le
propor"ioni, ecc. non siano stati concettuali""ati e enunciati in una certa pratica discorsiva, secondo
precise forme di insegnamento, di tecniche. Essa non vuole far vedere come la pittura sia un modo
di dire che non ricorre alle parole, ma dimostrare che la pittura ) una particolare pratica discorsiva
caratteri""ata da tecniche ed effetti, "8 la pittura non ) una pura visione che si debba poi
trascrivere nella materialit# dello spa"io4 tanto meno ) un gesto nudo i cui significati muti e
infinitamente vuoti debbano venire enucleati da ulteriori interpreta"ioni. Essa ) permeata tutta
quanta & e indipendentemente dalle conoscen"e scientifiche e dai temi filosofici & dalla positivit# di
un sapere." (p. +5=.
< vero. Finora Foucault ha indagato in dire"ione dell'episteme, ma solo perch> le forma"ioni
discorsive nelle nostre culture tendono ad epistemologi""arsi. %a come gi# detto all'ini"io si tratta
solamente di un punto di parten"a provvisorio e preferen"iale per l'archeologia, non di certo
obbligato.

0onclusione
!ella conclusione del libro Foucault presenta una serie di possibili obie"ioni che potrebbero
venirgli mosse.
Foucault sembra non aver voluto utili""are gli strumenti proposti dallo strutturalismo, n>
alcun tipo di formali""a"ione nelle sue descri"ioni, lasciando intendere, quasi
implicitamente, che il campo studiato si sottraeva a qualsiasi schema. %a non ) forse questa
una sorta di impoten"a che ha voluto darsi il nome di metodo, ricorrendo di volta in volta
all'uso di nuovi termini (positivit, formazioni, pratiche discorsive, ecc.' E l'aver rifiutato il
ricorso alle varie categorie antropologiche, la figura del soggetto parlante, e soprattutto il
riferimento del discorso alla sua temporalit#, non coincide forse con l'incapacit# di vedere il
discorso come qualcosa di essen"ialmente storico'
Foucault riconosce di aver rifiutato di riferire il discorso ad una soggettivit#, ma questo per
far apparire i diversi livelli possibili di analisi, per far vedere come i discorsi non
nascondessero delle leggi o delle forme applicate da tutti i soggetti in una data epoca, ma
come diversi individui nella stessa epoca potessero parlare di oggetti differenti, usando
concetti differenti. Foucault non ha voluto evitare il problema del soggetto, ma ha voluto
affrontarlo definendo le posi"ioni e le fun"ioni da esso assolte nella diversit# del discorso,
"!on ho negato la storia, ho tenuto in sospeso la categoria generale e vuota del
cambiamento per far apparire delle trasforma"ioni di livelli differenti4 rifiuto un modello
uniforme di temporali""a"ione per descrivere di ogni pratica discorsiva le regole di
accumulo, di esclusione, di riattiva"ione, le forme particolari di deriva"ione e i modi
specifici di inserimento in successioni diverse". (p. +61.
$e anche ormai ) possibile accettare che vi siano delle leggi di struttura che governano la
lingua, l'inconscio e l'immagina"ione degli uomini, non si pu1 invece accettare di anali""are
i discorsi nella loro successione sen"a riferirli ad un'attivit# costitutiva, sen"a supporre un
progetto originario o una teleologia che li legherebbe tutti. < lecito s: indagare sulle
rela"ioni, sugli elementi singoli, sulle discontinuit#, ma non "risalire fino alle forme del
discorso che le rende possibili e mettere in discussione il luogo stesso da cui noi parliamo
oggi. 6a storia di quelle analisi in cui si evita la soggettivit# conserva dentro di s> la propria
trascenden"a" (p. +62.
Foucault traduce l'obie"ione avan"ata in questi termini, "(erto, ormai dobbiamo accettare
che l'analisi dei discorsi, delle opere, dei sistemi filosofici non sia pi. riportata
esclusivamente alla storia dell'anima o a un progetto d'esisten"a, ma a delle strutture
secondo cui i vari campi della realt# si articolano. %a la sovranit# della coscien"a, il tema
storico&trascendentale potranno essere recuperati in seconda istan"a attraverso l'analisi di
tutte queste analisi, la ricerca della loro origine, della loro destina"ione, del loro senso che
sar# sempre e comunque fissato dalla ragione e dalla sua intrinseca designa"ione
trascendentale" Foucault ha voluto spingersi oltre proprio questa posi"ione e "affrancare la
storia del pensiero dalla sogge"ione trascendentale. E8F $i trattava di anali""are questa
storia in una discontinuit# che non fosse ridotta in anticipo da nessuna teleologia4 di
rintracciarla in una dispersione che non potesse essere racchiusa da nessun ori""onte
preliminare, di lasciare che si manifestasse in un anonimato a cui nessuna costitu"ione
trascendentale imponesse la forma del soggetto4 di aprirla a una temporalit# che non
promettesse il ritorno di nessuna aurora" (p. +6=&+65. 6a vera opposi"ione a questa nuova
proposta di analisi viene, secondo Foucault, proprio dalla volont# di garantire il ruolo fino
allora svolto dalla coscien"a, il suo potere costitutivo. Kutto il misconoscimento del metodo
di lavoro e del significato dell'archeologia (il considerarla come una ricerca fallita
dell'origine, degli atti fondatori, o come un'analisi delle totalit# culturali incapace di cogliere
l'ori""onte empirico, a differen"a del lavoro del vero storico appare coerente con il tentativo
di salvare le vecchie categorie antropologiche. Ed ) anche fun"ionale all'attacco rivolto allo
strutturalismo il quale, nel tentativo di applicare i suoi metodi a tutti i campi del sapere,
correrebbe il rischio di cadere in una sorta di ontologia della struttura. -n realt# il rifiuto
dell'archeologia ) teso a mascherare la crisi di tutte le forme di filosofia trascendentale, di
tutte le ideologie umanistiche che si fondavano sullo statuto del soggetto.
%a come si possono legittimare le analisi di Foucault nel momento in cui rifiutano il ricorso
ad un soggetto costitutivo' (ome si sottraggono all'accusa di non essere altro che un genere
ingenuo di positivismo' E poi a che campo appartengono, a quello della storia o della
filosofia'
Foucault risponde che per ora il suo discorso non determina il luogo da cui parla, in quanto )
discorso su dei discorsi4 non va alla ricerca di leggi nascoste o di un'origine dimenticata, ma
effettua una "diagnosi", che non vuole riconoscere un privilegio ad alcun centro, ma far
invece emergere le differen"e, anali""andole in quanto oggetti e concetti. $e la filosofia )
ricerca dell'origine lontana, allora Foucault afferma che la sua indagine non pu1 essere
definita filosofica4 e se la storia ) ricerca di questo filo unificatore, allora la sua ricerca non
pu1 neppure essere chiamata storica.
$i pu1 pensare allora che per come ) stata presentata l'archeologia, essa non possa essere
considerata una scien"a, ) una descri"ione di cui non si esplicitano i fondamenti scientifici e
per questo ) destinata a scomparire.
< sicuramente vero che l'archeologia non ) mai stata presentata come scien"a. %a il suo
campo di indagine (performances verbali, enunciato, archivio, regolarit# enunciative,
positivit#, ecc. si pone in rapporto con le scien"e e le analisi di tipo scientifico, le quali
costituiscono per l'archeologia delle scien"e&oggetto, essa si pone delle domande che
riguardano le altre scien"e (la domanda sul soggetto coinvolge la psicanalisi4 la ricerca delle
regole di forma"ione dei concetti riguarda il problema delle strutture epistemologiche4 lo
studio dei campi di forma"ione dei concetti e dei discorsi interessa l'analisi delle forma"ioni
sociali. Foucault ritiene che sia ancora impossibile stabilire se l'archeologia costituisca una
disciplina specifica o se sia solamente uno dei modi di sollevare e affrontare un determinato
gruppo di problemi.
Foucault, costringendo i discorsi e le a"ioni degli individui entro sistemi ben precisi di
regole, non avrebbe negato qualsiasi tipo di libert#, qualsiasi spa"io di a"ione in cui
muoversi per intervenire nella realt#'
$econdo Foucault affermando questo si sta commettendo un duplice errore che riguarda
tanto le pratiche discorsive quanto la libert# umana. 6e positivit# descritte non devono
essere pensate come delle costri"ioni che si impongono dall'esterno al pensiero o che
risiedono in esso da sempre, esse sono invece l'insieme di condi"ioni secondo cui si esercita
una pratica che d# luogo a determinati enunciati. !on sono dei confini, ma il campo in cui la
pratica esiste, le regole secondo cui essa si articola, le rela"ioni che instaura. (i1 significa
che parlare non vuol dire solo esprimere quello che si pensa o far fun"ionare le strutture di
una lingua, ma significa compiere qualcosa di pi. complesso che comporta delle condi"ioni
e delle regole4 che un cambiamento nel discorso non presuppone solo delle idee nuove, ma
delle trasforma"ioni concrete all'interno di una pratica. E per quanto riguarda l'idea di
libert#, non ) proprio la ricerca ostinata del senso, del progetto, del soggetto costitutivo, del
6ogos sotteso agli avvenimenti che impediscono di pensare al tema del cambiamento' 0uale
paura si nasconde nella ricerca del destino storico&trascendentale al di l# delle trasforma"ioni
e delle fratture' Foucault sostiene che a questa domanda forse l'unica risposta sarebbe di
tipo politico e per il momento ne sospende l'approfondimento.
Foucault ) consapevole della difficolt# della sua indagine e delle conseguen"e che essa comporta
per quanto riguarda il colpo assestato alla coscien"a e alla visione della storia come continuum.
3fferma di capire coloro che si oppongono al suo discorso a difesa del loro potere totale su ci1 che
pensano, dicono, immaginano. %a a costoro rimane da dire solamente che "il discorso non ) la vita,
il suo tempo non ) il vostro, in lui non vi riconcilierete con la morte4 ) possibile che abbiate ucciso
Iio sotto il peso di tutto quello che avete detto4 ma non illudetevi di costruire con tutto quello che
dite, un uomo che vivr# pi. di lui" (p. +95.

1i.liografia
-ndichiamo qui i testi disponibili in italiano sulla Archeologia del sapere. *er una bibliografia
generale su Foucault si veda E. )anaccione+ Introduzione allo studio di Foucault+ 1i.liografia
%ichel Foucault, L'archeologia del sapere, trad. it. di H. ;ogliolo, ?i""oli, %ilano, 199=.
33.77., Effetto Foucault, a cura di *. 3. ?ovatti, Feltrinelli, %ilano, 19/6.
$tefano (atucci, "ntroduzione a Foucault, 6ater"a, ;ari, +GGG.
Hilles Ieleu"e, Foucault, trad. it. di *. 3. ?ovatti e F. $ossi, Feltrinelli, %ilano, 19/9.
$alvatore !atoli, Linguaggio e discorso# L'enunciato e l'archivio in Foucault in $eatro
filosofico, Feltrinelli, %ilano, 1991.
(arlo $ini, Foucault in Semeiotica e filosofia, -l %ulino, ;ologna, 199/, in particolare le
pagine 195&+12.

2ote
(1 $i veda anche il Lessico dell( Archeologia del sapere . *er una presenta"ione generale dell'opera
di Foucault, si veda E. )anaccione+ Introduzione allo studio di Foucault.
(+ Kutte le cita"ioni che d'ora in avanti saranno riportate, con lLindica"ione tra parentesi del numero
di pagina, sono tratte da %ichel Foucault, L'archeologia del sapere, trad. it. di H. ;ogliolo, ?i""oli,
%ilano, 199=.
(2 (ome vedremo seguendo Foucault nel suo percorso, il rapporto tra le parole, i discorsi e la realt#
non ) una semplice corrisponden"a, in quanto comporta delle precise regole di emergen"a e di
fun"ionamento, presenta delle precise rela"ioni che si instaurano tra gli enunciati stessi, insomma
tutto un complesso "campo di esisten"a".
(= -llocutorio o illocutivo, detto di ogni enunciato che reali""a o tende a reali""are l'a"ione in esso
citata.