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Grand Tour locuzione francese codificatasi in ambito

linguistico inglese; venne usata per la prima volta nel 1636 per
il viaggio in Francia di Lord Granborne. La si trova quindi
sotto la penna di Richard Lassels nel Voyage of Italy: or a Com-
pleat Journey Through Italy (1670), e da allora sino alla fine del
Settecento design il viaggio di formazione intrapreso dal fior
fiore dellaristocrazia e dellintellighenzia europea segnata-
mente inglese, francese e tedesca attraverso la Francia e, so-
prattutto, lItalia.
Il Grand Tour ha una sua precisa periodizzazione, una sua
non meno precisa topografia e altrettanto codificate scansio-
ni temporali. LItalia era stata a lungo, su tutto larco del Me-
dioevo, meta di ferventi pellegrinaggi. Cristiani di tutta Eu-
ropa (i romei) confluivano a Roma per visitare i luoghi sa-
cri. Schiere di scolari varcavano le Alpi per studiare negli ate-
nei di Bologna, di Padova o Pavia. Una prima cesura segna-
ta, nellinverno 1510-11, dal viaggio di Martin Lutero, col qua-
le Roma cambia improvvisamente segno, rivelandosi non gi
culla della cristianit ma centro dellapostasia. Con le sue No-
vantacinque tesi rese pubbliche a Wittenberg il 31 ottobre 1517
affisse sulla porta della chiesa del castello (Schlokirche), se-
condo la tradizione il monaco tedesco innesc una svolta
epocale nella storia dellEuropa moderna che ebbe conse-
guenze decisive anche per la storia del viaggio in Italia.
Ben presto, non saranno pi motivazioni eminentemente
religiose o accademiche a spingere gli europei a percorrere la
penisola. Di l a qualche anno, nel 1559, il trattato di Cateau-
Cambrsis concluso tra la Francia e la Spagna segner per qua-
si due secoli e mezzo la fine di una lunga e tormentata ra di
spedizioni militari: i conflitti fra le grandi potenze europee si
dislocano a nord delle Alpi e lItalia pu diventare lo spazio
privilegiato di viaggi di formazione, pur subendo ancora, spo-
radicamente, disastrosi saccheggi (come quello perpetrato dal-
le truppe imperiali ai danni di Mantova, nel 1630, durante la
guerra del Monferrato). Nello stesso torno danni, con lo svi-
luppo delle pi importanti universit europee in particolare
nei paesi di religione riformata lItalia perde il monopolio
del sapere universitario. I santuari della cattolicit restano tap-
pe ineludibili del viaggio, ma vengono guardati con un altro
occhio, critico se non scientifico (proto-etnologico); e accan-
to alle basiliche di SantAntonio a Padova e di San Pietro a
Roma, o accanto alla Santa Casa di Loreto, si stagliano con
sempre maggior nitidezza altre mirabilia: larena di Verona, le
rovine di Roma antica, ma anche la Villa dEste di Tivoli, gli
edifici palladiani di Vicenza e di Venezia, i grandi palazzi fio-
rentini e romani, le collezioni darte e le biblioteche che sin
dal Cinquecento aprivano le loro porte a personalit di rango.
Per unlite aristocratica di colti, se non per umili masse di
pellegrini cattolici, il viaggio in Italia diventa laico ed erudi-
to. Con alcune variazioni di percorso a seconda della prove-
nienza dei viaggiatori, dalla Germania o dalla Francia, si codi-
fica una nuova mappa che contempla alcune tappe obbligate.
LItalia del Grand Tour si configura come una piramide
rovesciata che culmina a Napoli, e la cui spina dorsale costi-
tuita dalla direttrice Firenze-Roma-Napoli. Arrivando da
ovest, i francesi e gli inglesi generalmente raggiungono Firen-
ze passando da Genova, Livorno e Pisa, oppure da Milano e
Bologna, e si fermano a Venezia alla fine del periplo. I tede-
schi invece, entrando in Italia pi a est (dal Brennero), inizia-
no litinerario con la visita di Verona, Padova e Venezia (e
spesso anche di Mantova). La via del ritorno conduce da Na-
poli nuovamente a Roma, dove pertanto la stragrande maggio-
ranza dei viaggiatori soggiorna due volte. Da Roma si pu ri-
salire verso Firenze, oppure (con tappe a Terni, Spoleto e Foli-
gno) biforcare verso Loreto e risalire lo stivale lungo la costa
adriatica, fermandosi ad Ancona, Urbino, Rimini, San Ma-
rino, Ferrara. Mancano si sar notato localit a sud di Na-
poli: fino alla seconda met del Settecento lItalia finisce con
lantica Partenope, e tutto il resto Africa, come dir anco-
ra nel 1806 Augustin-Franois Creuz de Lesser nel suo Voya-
ge en Italie et en Sicile en 1801 et 1802. Centro e fulcro Ro-
ma, unica citt comune e universale (Montaigne), capita-
le del mondo (Goethe), ma anche citt doltretomba (Cha-
teaubriand), e quindi scenario privilegiato di rveries sia clas-
siche che romantiche.
Per quanto riguarda il calendario dei viaggi, si arriva in
Italia a settembre, a Firenze ad ottobre, a Roma a novembre;
il primo soggiorno romano si protrae, con escursioni ai colli e
nellAgro romano, fino a Pasqua; si prosegue poi per Napoli,
dove ci si sofferma fino a giugno (per ascendere il Vesuvio e
visitare, a partire da met Settecento, Pompei ed Ercolano);
dopo il secondo soggiorno romano, si risale la penisola durante
Il Grand Tour da Montaigne a Heine

lautunno e si arriva a Venezia nel febbraio successivo, prima
di tornare a nord. Sono ovviamente possibili tabelle di mar-
cia pi serrate, in modo da ridurre il viaggio allarco (minimo)
di un anno.
Se il terminus post quem coincide col trattato di Cateau-
Cambrsis, il terminus ad quem costituito dalla campagna dIta-
lia avviata da Napoleone nel 1796-97, che segna come ben
intuirono Stendhal nella Chartreuse de Parme e Ippolito Nievo
nelle Confessioni dun italiano la fine dellancien rgime nel-
lItalia centro-settentrionale: il Grand Tour finisce con il tra-
monto improvviso della forma di vita aristocratica che ne ave-
va legittimato leccentrico ma pianificato svagamento, non-
ch con la dispersione di ci che Goethe chiam il corpo ar-
tistico (Kunstkrper) dellItalia. Allo scadere della rapinosa
epopea napoleonica, vennero alla luce alcune tra le maggiori
testimonianze di quellirripetibile stagione, prima fra tutte la
Italienische Reise di Goethe (1816-17), come a fissare nella me-
moria europea un patrimonio perduto per sempre.
Perch partire? Molti si mettono in viaggio per comple-
tare la propria formazione. Ma c chi parte per scappare. Il
signore di Montaigne, Michel Eyquem, autore degli Essais, la-
sci il suo castello presso Bordeaux il 22 giugno 1580, seguen-
do un tortuoso itinerario che lo condusse a traversare la Fran-
cia settentrionale e la Germania meridionale prima di scon-
finare in Italia (fig. 1). La Francia era dilaniata dalle guerre
di religione, e al desiderio di conoscere altri paesi si mischia-
va, come annota il segretario redattore della prima parte del
diario, un po di passione del disprezzo del proprio paese,
che aveva in odio e in uggia per altre considerazioni. Anche
Goethe scappa oltralpe, abbandonando segretamente, il 3 set-
tembre 1786, i bagni termali di Karlsbad, in Boemia: non per
fuggire da guerre civili, ma cercando un esito allimpasse nel-
Il Grand Tour da Montaigne a Heine 717
Roma
Narni
Spoleto
Foligno
Loreto
Ancona
Urbino
Trento
Verona
Vicenza
Padova
Ferrara
Bologna
Firenze
Siena
Pisa
Lucca
Piacenza
Pavia
Milano
Torino
Venezia
Bolzano
Bressanone
Innsbruck
Tivoli
Ostia
[Monaco di Baviera]
Figura 1. Michel Eyquem de Montaigne (22 giugno 1580 - 30 novembre 1581).
la quale sentiva di essersi ingolfato con laver intrapreso, al
servizio del duca di Sachsen-Weimar, una febbrile attivit am-
ministrativa che intralciava lo sviluppo della sua opera lette-
raria. In questi due casi, altamente significativi, il viaggio in
Italia scaturisce da una forte sensazione di disagio, che si espri-
me letteralmente e metaforicamente in patologie mediche:
Montaigne tormentato dal mal della pietra e si fermer in
svariati luoghi di cura, primi fra tutti i Bagni di Lucca, inven-
tariandone meticolosamente le propriet terapeutiche. Goethe
confessa di aver sofferto per anni di una strana malattia che
gli impediva, pena orrendi dolori, di guardare un qualsivo-
glia autore latino, di considerare qualsiasi cosa rinnovasse in
[lui] limmagine dellItalia. Gi gli inglesi di et elisabettia-
na consideravano il viaggio in Italia come una medicina per
guarire la malinconia: un viaggio, dunque, taumaturgico e te-
rapeutico.
Come viaggiare? Il poeta inglese John Milton, che intra-
prende il Grand Tour fra il maggio del 1638 e lagosto dellan-
no successivo (fig. 2), sottolinea con fierezza la peculiarit del-
la sua iniziativa, esibendo la propria qualit e la propria fede:
Milton infatti non era un nobile (costituisce quindi lesempio,
assai raro in quei tempi, di un viaggiatore borghese), n era
cattolico bens protestante (come Goethe, del resto). La bal-
danza con la quale manifest le proprie convinzioni, anche in
ambienti ecclesiastici, non manc di impensierire i suoi ami-
ci italiani, tra i quali, a Firenze, Jacopo Gaddi, Carlo Dati e
Antonio Francini, e a Roma Giovan Battista Manso, gi ami-
co e poi biografo di Torquato Tasso. A Firenze, o meglio ad
Arcetri, nella tarda estate del 1638, Milton rende visita a Ga-
lileo, da anni agli arresti domiciliari, come ricorder nel suo
Paradise Lost (I, 287-91) e soprattutto nellAreopagitica: l
che trovai e visitai il celebre Galileo, invecchiato, prigionie-
718 Let di Milano
Roma
Napoli
Verona
Vicenza
Ferrara
Bologna
Firenze
Siena
Pisa
Livorno
Lucca
Nizza
Genova
Milano
Venezia
[Ginevra]
Figura 2. John Milton (maggio 1638 - agosto 1639).
ro dellInquisizione, perch in astronomia pensava diversa-
mente dai suoi censori francescani e domenicani. Ricordo
che suona come un monito ai compatrioti, affinch salva-
guardino la libert: di fatto, il viaggio in Italia consente a Mil-
ton di definirsi come inglese e come esponente di una nazio-
ne filosofica.
Montaigne, che viaggia a cavallo accompagnato da una
dozzina di persone (il fratello, il cognato, due amici e vari do-
mestici), cerca invece di conservare lincognito in modo da
non rendersi rimarchevole per qualche atteggiamento nemi-
co del gusto di coloro che lo vedevano. Vuole insomma pas-
sare inosservato, ma per meglio osservare e agevolare il con-
tatto con la gente: con artigiani, gentiluomini, eruditi italiani,
polacchi, francesi, con medici e poeti (si sa che rese visita a
Torquato Tasso prigioniero a Ferrara, ma non se ne trova men-
zione nel Journal de voyage, bens nellApologie de Raymond
Sbond). Soprattutto, Montaigne vuole provare del tutto la
diversit dei costumi e dei modi, adattandosi di volta in vol-
ta alla cucina del luogo e agli usi domestici.
Cos anche Goethe, che viaggia sotto il falso nome di Filip-
po Miller, spacciandosi per pittore e vivendo come un italia-
no. Durante la visita del santuario di Santa Rosalia sul mon-
te Pellegrino, presso Palermo, un monaco lo prender per un
genovese. Lamico Johann Gottfried Herder si stizzir di que-
sto mimetismo, temendo che nascondesse un vero e proprio
mutamento identitario. E infatti nel corso dei due anni vis-
suti in Italia Goethe rinacque italiano, malgrado avesse ini-
zialmente sentenziato che gli abitanti della penisola stanno
troppo discosti da noi: uomini di natura che sotto lo splen-
dore e la dignit della religione e delle arti non sono affatto
diversi da come sarebbero nelle caverne e nelle foreste. Giun-
to a Napoli, forse alludendo agli ozi trascorsi a Capua da An-
Il Grand Tour da Montaigne a Heine 719
Spoleto
Tolentino
Macerata
Foligno
Loreto
Ancona
Verona
Vicenza
Padova
Bologna
San Marino
Cesena
Rimini
Fano
Senigallia
Modena
Mantova
Firenze
Siena
Pisa
Lucca
Parma
Milano
Novara
Lago Maggiore
Torino
Venezia
Graz
Innsbruck
Genova
Portofino
Portovenere
Savona
Vado
Spotorno
Noli
Finale
Alessandria
Livorno
Roma
Napoli
Trento
Rovereto
[Monaco di Baviera]
[Vienna]
Figura 3. Charles-Louis de Montesquieu (agosto 1728 - luglio 1729). DallItalia si dirige verso lInghilterra, dove soggiorna tutto il 1730.
nibale, confessa di essersi dimenticato di se stesso, e di ricono-
scersi a malapena: gli sembra di essere un uomo completa-
mente diverso. Nel giro di qualche mese, Goethe s comple-
tamente assimilato. A Roma non frequenta soltanto gli espo-
nenti della colonia tedesca, ma anche scrittori e intellettuali
italiani, come Vincenzo Monti. Il 4 gennaio 1787 viene ammes-
so nellAccademia degli Arcadi col nome di Megalio Melpo-
menio. A Napoli incontra il giurista Gaetano Filangieri, il qua-
le gli consiglia di leggere gli scritti di Giambattista Vico.
Come e cosa guardare? Ne LItalie en 1818, Stendhal
propone di distinguere coloro che sinteressano ai costumi
(murs), ovvero ai pregiudizi e alle diverse maniere di cer-
care la felicit di un popolo, da coloro che vedono soltanto i
muri (murs). Acutamente il romanziere francese individua co-
s i due tipi fondamentali di viaggiatori in Italia, due tipi che
sembrano coesistere piuttosto che avvicendarsi nel corso dei
secoli: da un lato gli esponenti del viaggio scientifico, i quali
palesano unattenzione antropologica per la popolazione (at-
teggiamento che si accentua durante lilluminismo); dallaltro
gli esponenti del viaggio di formazione culturale ed estetica,
per i quali la penisola prevalentemente un museo a cielo aper-
to. Stendhal non assegna allosservazione del paesaggio una
valenza differenziale, e i testi gli danno ragione, bench la sen-
sibilit per la natura si fosse acuita, estetizzandosi, nel corso
del Settecento.
Fra i primi Stendhal colloca soltanto Charles de Brosses,
ma avrebbe potuto aggiungere alla lista per lo meno Mon-
taigne e Montesquieu. In effetti, pur ammirando la facciata
della Certosa di Pavia, i parchi di Pratolino e della villa di Ca-
stello, o i paesaggi dellUmbria, Montaigne osserva con insa-
ziabile curiosit costumi e istituzioni politiche, considerando
lItalia alla stregua di un libro di storia e di un laboratorio po-
720 Let di Milano
Roma
Firenze
Siena
Milano
Torino
Napoli
Bologna
Gaeta
[Lione]
Figura 4. Franois-Ren de Chateaubriand (maggio 1803 - gennaio 1804).
litico. Fedele al compianto amico tienne de La Botie, per
il quale i veneziani incarnavano lideale delle libert politi-
che, Montaigne vuole vedere a tutti i costi Venezia. E, al ri-
torno, conferma lipotesi dellamico: aveva ragione. Simil-
mente Montesquieu concepisce il suo iter come un viaggio di
studio sul campo: giunge a Venezia da Graz, nellImpero asbur-
gico, il 14 settembre del 1728, e da l deviando verso occiden-
te attraversa lItalia settentrionale fino a Torino, quindi si ri-
congiunge con la via maestra dei viaggiatori francesi transi-
tando da Genova (da dove fa una puntata in feluca a Savona,
Vado, Spotorno, Noli e Finale), per proseguire alla volta di
Livorno e Firenze (fig. 3).
Come ebbe a dire dAlembert nellloge de M. le Prsident
de Montesquieu pubblicato nellEncyclopdie, lautore dellE-
sprit des Lois intraprese i suoi viaggi con lintenzione di nutri-
re le proprie opere di storico e teorico delle istituzioni: Il suo
obiettivo era di esaminare dappertutto il fisico e il morale, di
studiare le Leggi e la costituzione di ogni paese, di visitare i
Sapienti, gli Scrittori, gli Artisti celebri. E infatti gli appunti
italiani di Montesquieu pullulano di meticolose e penetranti
notazioni di sociologia, di topografia e di geografia, di geolo-
gia, di climatologia e di idrometria, di diritto costituzionale e
di storia politica. A Venezia osserva che gli stranieri non so-
no ammessi nei cazins nei quali i veneziani incontrano le
loro dame; sempre a Venezia discetta sui modesti emolumen-
ti riservati al doge e sulla limitatezza dei suoi poteri. A Tori-
no si stupisce, viceversa, dellampiezza delle prerogative che
il sovrano s arrogate a danno della nobilt, nonch dei suoi
interventi sul mercato agricolo, a profitto dei propri interes-
si economici e imprenditoriali. A Genova constata che tutti
i nobili sono dei veri mercadans gelosi delle loro immense ric-
chezze, tant vero che negli sfarzosi palazzi sovente alloggia
una sola serva che fila. Come a Montaigne e a Milton, pre-
me a Montesquieu incontrare studiosi e filosofi: Antonio Con-
ti a Venezia, Bernardo Lama a Torino, Ludovico Antonio Mu-
ratori a Modena, Scipione Maffei a Verona. Gli preme anche
ricorda ancora dAlembert studiare i capolavori della pit-
tura italiana, allo stesso modo in cui studiava la natura. Am-
mira s la grande maniera del Giudizio universale di Miche-
langelo e la fusione dei colori nel Correggio, ma il pittore
che pi gli congeniale Giulio Romano: negli affreschi del
Palazzo Te a Mantova, tutto cos ben ordinato che non c
nulla di confuso. Locchio vede tutto e tutto dun colpo. Esat-
tamente come nei libri di Montesquieu.
Del secondo tipo di viaggiatori Stendhal si limita a trac-
ciare lidentikit, senza far nomi. Avrebbe potuto citare i gran-
di viaggiatori inglesi fra Sei e Settecento: John Evelyn, Ri-
chard Lassels o Joseph Addison. Non c dubbio tuttavia che
intendesse celiare Chateaubriand, il cui Itinraire de Paris J-
rusalem (1811) abbondava in descrizioni di rovine greche.
Stendhal aveva certo presenti anche le lettere scritte a Louis
de Fontanes e a Joseph Joubert da Roma e Napoli durante la
missione diplomatica del 1803-804 (fig. 4), uscite sul Mer-
cure de France nel 1806 e destinate a essere raccolte in volu-
me soltanto nel 1827, nellambito delledizione delle uvres
compltes: testi nei quali Chateaubriand, indulgendo a una
bozzettistica neoclassica di maniera, compone preziosi idilli e
landscapes che sembrano (per prendere a prestito un celebre
motto di Czanne) rifare Poussin sulla natura.
Laltro bersaglio era probabilmente Goethe, di cui Sten-
dhal conosceva il Viaggio in Italia, ma di seconda mano: giu-
dizio che appare peraltro, alla luce di quanto sinora espo-
sto, alquanto parziale. Coglie tuttavia laltra dimensione del-
la Italienische Reise, quella per cui il libro goethiano divenne
il breviario della Italiensehnsucht tedesca. Infatti, se Goethe
dedica alle murs degli italiani (e segnatamente dei romani)
celebri pagine, attraverso la rabdomantica lettura dei muri,
ma anche delle pietre e della flora, che rieduca progressiva-
mente il proprio sguardo per affondarlo nellessere, seguendo
un itinerario che dal fisico conduce al metafisico: dal singolo
fenomeno alla legge, dal presente contingente allorigine. Ge-
nio tutto occhi, e memore dellinsegnamento di Winckelmann,
Goethe concepisce il viaggio in Italia come unalta scuola
della vista: in Italia tutto da vedere perch vi si vede il tut-
to, in una sorta di panopticum che minaccia di stordire il mal-
capitato viaggiatore. Di fronte al sovraccarico di stimoli ester-
ni, bisogna disimparare tutto per poi riapprendere tutto, ope-
rando una vera e propria conversione epistemologica. Solo a
questo patto si pu sostenere la luce che irradia dalle tele di
Tiziano, e la visione gigantesca di Michelangelo. Grazie alle
nuove potenzialit acquisite dalla vista, il poeta pu puntare
uno sguardo ai raggi X sulla Citt Eterna, per sviscerare lan-
tica Roma dalla nuova: voglio vedere la Roma immutabile,
non la Roma che trapassa con ogni secolo.
Ad aiutarlo saranno le letture dei classici latini e greci, rin-
novate sul posto. Goethe sembra, in questo, reiterare un luo-
go comune della letteratura di viaggio in Italia, attestato da
Richard Lassels e Joseph Addison. Ma contrariamente ai suoi
predecessori, il poeta tedesco non rilegge Tacito in loco per ca-
pirlo, bens per ri-conoscerlo, come attraverso unanamnesi pla-
tonica: inizia una nuova vita quando si vede con gli occhi il
tutto che in parte si conosce nel pi profondo intimo. Il con-
tenuto di verit, anzi lintero patrimonio di senso della tradi-
zione classica, risulta cos restaurato e presentificato. Grazie
a questa operazione gnoseologica, Goethe guarisce dalla ma-
lattia di cui soffriva in Germania e riesce al contempo a sa-
nare nella ricostruzione retrospettiva della scrittura la frat-
tura della civilt europea diagnosticata da Friedrich Schiller
nel saggio ber naive und sentimentalische Dichtung (Sulla poe-
sia ingenua e sentimentale, 1795). Unoperazione che culmina
in Sicilia, dove Goethe scopre la natura intatta dei poemi ome-
rici, ovvero la Natura.
Esaminando campioni mineralogici presso il monte Pelle-
grino, e trascurando i ragguagli storici della guida che lo ac-
compagna, il poeta tedesco riesce a farsi unidea delle vette
eternamente classiche dellantichit della terra. Non esiste
miglior commento allOdissea: in presenza degli arcaici pae-
saggi siciliani, e anzi avendone presente per sempre nellani-
Il Grand Tour da Montaigne a Heine 721
Roma
Spoleto
Terni
Velletri
Gaeta
Capua
Civita Castellana
Foligno
Assisi
Perugia
Trento
Rovereto
Torbole
Malcesine
Verona
Vicenza
Padova
Ferrara
Bologna
Firenze
Milano
Como
Venezia
Innsbruck
Brennero
Vipiteno
Bolzano
Spluga
Cento
Napoli
Paestum
Palermo
Alcamo
Segesta
Castelvetrano
Sciacca
Agrigento
Caltanissetta
Catania
Messina
Taormina
Salerno
Modena
Parma
[Coira]
[Monaco di Baviera]
Figura 5. Johann Wolfgang Goethe (3 settembre 1786 - 18 giugno 1788).
Roma
Foligno
Loreto
Ancona
Padova
Ferrara
Bologna
Firenze
Siena
Milano
Venezia
Trieste
Napoli
Palermo
Agrigento
Licata
Gela
Ragusa
Catania
Siracusa
Messina
Terni
Rimini
Forl
Fano
Graz
[Zurigo]
Macerata
Sinigallia
Spoleto
Modena
Parma
Piacenza
[Vienna]
Figura 6. Johann Gottfried Seume (6 dicembre 1801 - 24 agosto 1802).
ma ogni singolo rilievo, la parola di Omero gli diventa una
parola viva. Non sfuggir il singolare paradosso della posi-
zione di Goethe nellambito della letteratura di viaggio in Ita-
lia: tra i primi, dopo Johann Hermann von Riedesel (1766)
e Patrick Brydone (1770), ad avventurarsi oltre Paestum e lo
stretto di Messina, ma la sua Sicilia quella di Ulisse (fig. 5).
Novello Ulisse, in un giardino nei pressi della rada di Paler-
mo si sente trasportato sullisola dei Feaci. Per assistere alla
scoperta della Sicilia e dellItalia reale bisogna aprire lo Spa-
ziergang nach Syrakus im Jahre 1802 (1803) dellilluminista ple-
beo Johann Gottfried Seume, primo viaggio risolutamente ri-
volto allosservazione, spesso disincantata, della societ civi-
le e del territorio, e in questo senso come ebbe a dire una
studiosa vero e proprio controviaggio in Italia (fig. 6).
Come rendere testimonianza del Grand Tour? Scrivendo
testi sperimentali, che segnano spesso una svolta nellopera di
ciascun autore, perch elaborano un nuovo modo, intentato,
di fare letteratura di viaggio (non a caso resteranno a lungo
inediti i diari di viaggio di Montaigne e di Montesquieu). Mon-
taigne scrive il suo Journal allo stesso modo in cui viaggia: mol-
tiplicando le digressioni, tornando sui propri passi e comple-
tando o correggendo, a distanza di pagine, notazioni incom-
plete o rivelatesi errate. Ma forse era il viaggio stesso a rical-
care il ritmo della scrittura saggistica gi sperimentata nella
prima edizione degli Essais (1580): il segretario di Montaigne,
che redige la prima parte del diario, racconta che quando ci
si lamentava con lui che guidasse la truppa per vie e contrade
diverse, ritornando spesso in prossimit del luogo da cui era
partito (ci che faceva ora avendo notizia di qualche cosa de-
gna desser vista, ora cambiando parere a seconda delle occa-
sioni), rispondeva che, in quanto a lui, non andava in altro
luogo se non in quello in cui si trovava, e che non poteva fal-
lire n torcere il cammino, non avendo altro progetto se non
quello di andare a zonzo attraverso luoghi sconosciuti. Si-
724 Let di Milano
Roma
Loreto
[Vienna]
Verona
Brescia
Vicenza
Trento
Bolzano
Padova
Ferrara
Cento
Bologna
Firenze
Pisa
Pavia
Milano
Torino
Venezia
Mantova
Livorno
CORSICA
Genova
Modena
Napoli
Parma
Bastia
Figura 7. Gotthold Ephraim Lessing (aprile-dicembre 1775).
Il Grand Tour da Montaigne a Heine 725
milmente, nel diario di Montesquieu frequenti sono i ripen-
samenti e le aggiunte inserite fuori contesto: nel capitolo su
Pisa, lo scrittore certo giocando sulliperetimologia riferi-
sce di aver assistito in quel di Savona alla fabbricazione del
sapone (savon); un appunto stravagante su Genova interca-
lato nel capitolo su Roma.
Ma ladeguazione della scrittura allesperienza del viaggio
investe la lingua stessa. Goethe osserva che di fronte alla stra-
ripante ricchezza delle impressioni bisognerebbe scrivere con
mille stili (ossia con mille penne). Ad altri non basta una so-
la lingua. Montaigne, che dal soggiorno romano in poi si fa ca-
rico in prima persona della stesura del diario, adotta improv-
visamente litaliano durante il primo soggiorno ai Bagni di Vil-
la presso Lucca, nel maggio del 1581; torner al francese solo
nel novembre dello stesso anno, varcando il Moncenisio. Lo
stesso metodo che orienta il viaggio il saggiare e il saggiar-
si regge luso della lingua straniera: Assaggiamo di parlar
un poco questa altra lingua massime essendo in queste con-
trade dove mi pare sentire il pi perfetto favellare della To-
scana. Anche Montesquieu, in misura minore e saltuaria,
oscilla tra il francese e litaliano, ad esempio nelle pagine de-
dicate alla gestione della spesa pubblica a Lucca, citando le
sue fonti direttamente in italiano, senza tradurle, e usando poi
litaliano al posto del francese: Habbiamo visto due gallerie
di quadri. La [sic] del signor Alessandro Bonvisi, nobile fami-
glia di questa citt. Un altro esempio viene dal diario di
viaggio di Gotthold Ephraim Lessing da Vienna a Napoli
(aprile-dicembre 1775; fig. 7), nel quale costante landiri-
vieni fra il tedesco e un italiano impiegato per lo pi per lin-
nesto di citazioni e di frammenti di parlato.
La fine del Settecento registra dunque il momento di mas-
sima simbiosi tra lintellighenzia europea dAntico Regime e
lItalia intesa e presa nella sua complessa realt politica, so-
ciale, economica, culturale, linguistica. NellOttocento do-
po Napoleone e dopo il Congresso di Vienna lItalia non sar
pi il locus amoenus nel cui alveo un ceto vario ma ristretto di
nobili e di ricchi borghesi percorreva le tappe di un itinerario
iniziatico, obbedendo a una spinta interiore: al richiamo del-
larte, dellarcheologia, della musica, della natura. Il viaggio
moderno, organizzato o meno, si qualifica ormai come viag-
gio devasione, di vacanza, orientato verso mete circoscritte
e avulse da un pi ampio contesto culturale.
Nellestate del 1828 Heinrich Heine si fermer come
Montaigne ai Bagni di Lucca, dopo avere attraversato la pia-
nura padana in una diligenza accuratamente chiusa da ogni
parte per riparare i viaggiatori dal polverone delle strade lom-
barde, negando cos al poeta la vista del paesaggio italiano evo-
cato dallincantatorio Lied di Mignon nel Wilhelm Meister di
Goethe: Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni? Il
Giro di Heine toccher quindi Firenze, Bologna, Ferrara, Pa-
dova e Venezia, ma di queste tappe il diario nulla dice (fig. 8).
Finisce cos, sardonicamente, la tradizione del Grand Tour,
prima di essere volgarizzata e commercializzata, ormai nel No-
vecento, dai tour operator di mezzo pianeta.
Trento
Verona
Bologna
Firenze
Lucca
Milano
Venezia
Bolzano
Innsbruck
Padova
Ferrara
Pavia
Bergamo
Brescia
Genova
Livorno
Pietrasanta
Marengo
[Monaco di Baviera]
Figura 8. Heinrich Heine (luglio-dicembre 1828).
edoardo costadura
726 Let di Milano
j. milton, The Reason of Church Government against Prelacy (1641-
1642), Areopagitica (1644) e Pro Populo Anglicano Defensio secunda
(1654), ora in id., Complete Prose Works of John Milton, a cura di
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