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Istituzioni di Linguistica 2001-2002

Paola Beninc.
Parte II - Fonologia sincronica
1. Lo strutturalismo
Tra il metodo storico-comparativo e i metodi usati attualmente nell'analisi del linguaggio, si inserisce una fase
storica e concettuale molto importante: lo Strutturalismo, che ha concentrato su di s un lungo periodo di ricerca
linguistica ed ha avuto un influsso profondo su altre discipline umane, come l'etnologia, l'antropologia, la sociologia, la
critica letteraria. Tutte queste discipline hanno preso dallo Strutturalismo concetti, prospettive e terminologie,
adattandoli ai rispettivi campi di ricerca; per questo, la corrente strutturalista importante non solo nella storia della
linguistica ma anche come fase della storia della cultura in generale.
Il fatto che lo Strutturalismo aia avuto applica!ione anche in altri amiti culturali ha fatto s" che si diffondessero
termini linguistici specialistici come struttura e sistema, che sono stati usati - talvolta for!ando il loro significato
tecnico - come metafore di un nuovo modo di vedere i prodotti dell'attivit# umana: non pi$ solo nel loro sviluppo
storico, prospettiva che aveva dominato l'%ttocento, ma innan!itutto ciascuno innan!itutto in s e per s, come una
struttura sincronica.
Il risultato fondamentale, su cui ancora si asa la linguistica moderna, l'aver diretto la ricerca verso
l'individua!ione delle unit di rappresentazione del linguaggio, sia in fonologia che in morfologia e in sintassi. &a
linguistica precedente 'compresa la grammatica descrittiva tradi!ionale( aveva operato come se le unit# di
rappresenta!ione 'i suoni, le parole, le radici, le desinen!e( fossero delle entit# evidenti, esistenti di per s
indipendentemente dalle analisi linguistiche. In un certo senso vero, cio aiamo tutti un'idea pi$ o meno precisa
facilmente rintracciaile su ase intuitiva, che permette di andare piuttosto avanti nell'osserva!ione dei fenomeni del
linguaggio: ma lo strutturalismo ha stimolato la riflessione esplicita su questo punto, mostrando che le unit# del
linguaggio non sono cos" chiaramente individuaili e che il lavoro per arrivare a defini!ioni conclusive tutt'altro che
semplice e anale: in molti casi si vide che era necessario elaorare ulteriori analisi sistematiche per comprovare una
scelta piuttosto che un'altra e superare aporie definitorie.
Il declino del metodo storico-comparativo come unica teoria di riferimento 'non come metodo di analisi,
ovviamente, tuttora insuperato( ha ini!io intorno al )*++, paradossalmente quando raggiunge risultati di grande rilievo
coi ,eogrammatici e quando il diattito semra vivacissimo, in un momento quindi di innegaile sviluppo. %rmai, tutto
ci- che questo metodo poteva dire sul linguaggio umano 'non sulle singole lingue( era stato detto e dimostrato: esso
aveva cio dimostrato che la forma fonologica delle lingue umane muta in modo regolare, cosicch le lingue
)
imparentate, per la parte fonologica, possono essere messe in rela!ione reciproca mediante regole fonologiche
diacroniche.
.ossiamo indicare almeno alcuni dei fattori che mutarono la posi!ione della grammatica storico-comparativa:
a( quando entrano fra i temi di ricerca i dati delle lingue vive, vengono alla luce fenomeni, come la varia!ione
minutissima delle lingue, che semrano contraddire in modo vistoso la teoria della regolarit# del mutamento: il metodo
non ha me!!i teorici all'alte!!a dei prolemi che si presentano;
( dopo aver dimostrato che il mutamento fonologico regolare, il prolema da affrontare quello dei fattori
responsaili del mutamento; questa parte era sempre stata lasciata all'intui!ione e non viene esplicitata. /isogna dire che
all'interno di tale modello non possiile dire il motivo per cui le lingue mutano e neppure quale pu- essere un
mutamento possiile: questo prolema pu- essere affrontato dopo che si sia elaorata una teoria sincronica del
linguaggio, e questo quanto sosterr# lo strutturalismo, da Saussure in poi;
c( i ricercatori di grammatica storica, con le armi del metodo, trovarono un campo infinito e affascinante di ricerca
nell'etimologia 'ossia la ricerca della radice delle parole(. 0uesta area di ricerca un'applica!ione del metodo storico-
comparativo: da esso l'etimologia ricava le solide asi per tracciare la storia di una lingua e del suo popolo; tuttavia la
ricerca devia cos" l'atten!ione oiettivi pi$ generali, da una parte una miglior comprensione del fenomeno del mutamen-
to linguistico, dall'altra una analisi del linguaggio umano in s.
,on va dimenticato per- che l'analisi etimologica continua anche oggi ad essere un momento preliminare
indispensaile per la compara!ione di forme, anche per la linguistica sincronica: con una teoria pi$ complessa e
definita, le informa!ioni che provengono dall'etimologia sono di grande importan!a e aiuto nell'analisi. Si noti per-, di
nuovo, che in questa prospettiva ci interessano le forme regolari, le pi$ sistematiche, mentre per chi si occupa esclusiva-
mente di etimologia al contrario sono le forme marginali, isolate, non sistematiche, quelle su cui si concentra con
maggiore interesse. In questo senso l'etimologia, se diventa l1area prevalente di ricerca, pu- portare a deviare l1interesse
del ricercatore, dall'individua!ione dei principi generali caratteristici di una lingua - che sono pi$ rilevanti per una teoria
del linguaggio - a fattori 'singolari' e fenomeni peculiari, che interessano piuttosto la storia e altre discipline collaterali
alla linguistica.
2lcuni aspetti teorici preliminari dell'analisi storico-comparativa restavano dunque inespressi. ,on a caso il metodo
nasce come studio di lingue scritte, an!i spesso morte; le lingue prese in esame erano gi# state in qualche modo
anali!!ate, se non altro perch scrivere una lingua presuppone una sua analisi implicita o inconscia. ,otiamo fra pa-
rentesi che le scritture ortografiche tradi!ionali sono state molto svalutate come modo di rappresentare una lingua: si
sono criticati inoltre i primi glottologi come /opp e 3rimm, che parlavano di evolu!ione di lettere e non di evolu!ione
di suoni. 4ome ha notato successivamente il linguista &uis 56elmslev, in realt#, non camiano n le let tere n i suoni:
camiano le rappresenta!ioni astratte che vengono rese con determinate lettere dell'alfaeto nel momento in cui una
lingua viene scritta, oppure reali!!ate con determinati suoni. Sotto molti punti di vista, la scrittura di una lingua un
modo ottimale di rappresentare la sua fonologia, la sua morfologia e il suo lessico, anche se appare incoerente e im-
precisa come rappresenta!ione della sua fonetica. 0uesto sar# forse pi$ chiaro quando tratteremo di fonologia
sincronica.
.er tutti questi motivi, dunque, il metodo storico-comparativo in quanto paradigma di ricerca sul linguaggio era
concluso sul finire dell'%ttocento. In quanto studio di ricostru!ione storica di una lingua, il metodo storico-comparativo
considerato in stretta rela!ione con il 7omanticismo ottocentesco, e in un certo senso legato al suo destino. 0uesta
interpreta!ione diventa fuorviante, se si vuole svalutare il metodo vedendolo esclusivamente come frutto di un periodo
8
storico e delle ideologie dominanti. I suoi risultati vanno valutati indipendentemente dal suo conformarsi agli interessi
dell'epoca, ed esso resta tuttora, anche per la linguistica sincronica, uno strumento importantissimo di analisi
preliminare dei fatti linguistici per la compara!ione fra lingue e fra stati storici di una lingua.
). ). 5ermann .aul, uno dei teorici del metodo storico comparativo, nel )999 affermava che :l1unica spiega!ione
scientifica possiile nello studio del linguaggio la spiega!ione storica;. %ggi per molti questa afferma!ione risulta
sorprendente; oggi non si ammette che la spiega!ione storica sia l'unica spiega!ione possiile. Il diverso orientamento
nella ricerca stato provocato dalla riflessione del ginevrino Ferdinand de Saussure ')9<=-)*)>(; dal suo contriuto
teorico part" fase del pensiero linguistico che etichettata come strutturalismo, da cui si sviluppa la linguistica moderna.
Saussure autore di un fondamentale lavoro di grammatica comparata, la tesi dottorale sul sistema delle vocali
indoeuropee: Mmoire sur le systme primitif des voyelles dans les langues indo-europennes '&ipsia )9=*(. Si tratta di
uno studio che contriu" fra l'altro a dimostrare definitivamente che il sistema vocalico dell'indoeuropeo non
conservato meglio dal sanscrito 'che , an!i, pi$ innovativo in quest'area( ma da lingue come il latino o il greco. 4ome
fa intuire anche il titolo, pur essendo un lavoro perfettamente inserito nella metodologia storico comparativa, questo pu-
essere considerato anche il primo lavoro di fonologia strutturale, per l'importan!a centrale che vi hanno i rapporti fra
elementi linguistici all'interno dei singoli sistemi, rispetto ai rapporti fra i singoli elementi isolati nelle diverse lingue
considerate. 3li stessi ,eogrammatici, come %sthoff e /rugmann, che avreero potuto partecipare all'elaora!ione
teorica di questa rivolu!ione mantenendola all'interno della comunit# scientifica, accolsero con qualche ostilit# e
diffiden!a le conclusioni di Saussure, contriuendo in modo decisivo alla frattura fra linguistica diacronica e linguistica
sincronica.
Saussure non pulic- altri lavori di una certa ampie!!a oltre a questo Mmoire e alla successiva 'tesi di dottorato',
presentata sempre a &ipsia nel )99+, che trattava un argomento pi$ vicino alla sintassi, il genitivo assoluto del sanscrito.
?ue suoi allievi ginevrini - 4harles /all@ e 2lert Secheha@e - pulicarono postumi, con il titolo di Cours de lin-
guistique gnrale ')*)A(, gli appunti dei suoi tre corsi di linguistica, tenuti a 3inevra ad anni alterni fra il )*+A e il
)*)). Si creato, fra l'altro, un campo di ricerca filologica intorno a Saussure, prima di tutto per definire quanto sia
stato effettivamente detto da Saussure e quanto, invece, derivi dall'elaora!ione degli allievi, anch'essi linguisti di
spiccata personalit# 'a questo scopo sono stati pulicati volumi dell'edi!ione critica degli appunti dei diversi quaderni
degli allievi(, .i$ interessante la pulica!ione di lavori incompiuti, su svariati argomenti di linguistica generale, di
filologia, grammatica storica, ecc.
8. .rima di tornare a 3inevra alla fine del secolo, Saussure aveva insegnato a .arigi, dove aveva formato gli studiosi
che, come 2ntoine Beillet, impostarono la ricerca nel campo della grammatica storico-comparativa in Crancia. 2nche il
pensiero di un linguista comparatista come Beillet, per esempio, va quindi correttamente inquadrato tenendo conto dei
temi di riflessione introdotti da Saussure, e lo stesso lavoro di ricostru!ione indeuropeistica di Saussure pu- essere
meglio compreso come parte dell'innova!ione teorica dello strutturalismo.
Il pensiero di Saussure impone dunque un significativo camiamento di prospettiva alla teoria linguistica e segna la
conclusione della ricerca del metodo storico-comparativo propriamente detto. .olo importante di questo nuovo
orientamento sar# il Circolo Linguistico di Praga, che si riuniva settimanalmente e di cui facevano parte, tra gli altri, il
francese Andr Martinet, che influ" sulla linguistica americana con la sua attivit# nel circolo linguistico di ,eD EorF, i
russi Roman Jao!son 'poi vissuto stailmente negli Stati Gniti( e il principe "iola# Serge#e$i%&ru!eco#, morto a
Hienna durante l'occupa!ione na!ista.
>
?ei numerosi temi di riflessione del circolo di .raga, quello che maggiormente ci interessa qui, e che ha avuto
sviluppi di particolare rilevan!a, fu la fonologia, alla cui elaora!ione contriuirono soprattutto IaFoson e TruecFo6;
all'interno del 4ircolo vennero elaorate le fondamentali Tesi di Praga, che ponevano le asi teoriche della fonologia
sincronica: furono presentate al I 4ongresso Interna!ionale dei &inguisti tenutosi a &12ia nel )*89 e pulicate nel
)*8*.
Gna corrente strutturalista con caratteri originali si sviluppata poco dopo negli Stati Gniti, in gran parte
indipendentemente dagli sviluppi europei, ad opera di Jduard Sapir, Cran! /oas, &eonard /loomfield. 0uesto 'ramo1
dello strutturalismo ha caratteri distinti rispetto a quello europeo, sviluppati a contatto dei prolemi connessi con lo
studio di lingue non indeuropee, in particolare amerindiane; ma semra certo che sia stato ispirato anch'esso, almeno in
parte, nella fase ini!iale dal pensiero di Saussure.
?i alcuni di questi studiosi vedremo pi$ avanti alcuni contriuti importanti per la ricerca successiva.
).>. Tutte le correnti dello strutturalismo hanno in comune il fatto di aver spostato l'interesse dal confronto fra lingue
imparentate per determinare le leggi del mutamento, alla riflessione sul linguaggio come facolt umana, affrontato
partendo dall'esame di una lingua in s vista come un oggetto da spiegare, un sistema di elementi collegati da rela!ioni.
Tale orientamento prende avvio dalla riflessione di Saussure, che considerava la lingua come un sistema di fatti e
fenomeni interrelati: il Cours de Linguistique gnrale si concludeva con una frase divenuta famosa 'e in fondo, poco
importa che sia stata effettivamente pronunciata da Saussure, o che sia stata introdotta dagli allievi, che pensavano di
sinteti!!are cos" il pensiero del Baestro(: Kla linguistique a pour unique et vritale o6et la langue, envisage en elle-
mLme et pour elle-mLmeK 'la linguistica ha per unico e vero oggetto la lingua - o meglio, la langue - considerata in se
stessa e per se stessa( ossia sen!a tenere conto della sua evolu!ione storica e prescindendo anche dalla parole, cio dai
fenomeni casuali, isolati che si riscontrano nell'uso effettivo.
3i# in questi primi cenni sono state introdotte alcune delle dicotomie individuate e definite da Saussure riguardo allo
studio del linguaggio. 0uesto modo di procedere rivela l'oiettivo principale della riflessione saussuriana, che era quello
di definire esplicitamente i concetti e gli oggetti di studio della disciplina, distinguendo e separando quello che nella
ricerca precedente restava implicito o era ancora informe e confuso.
In contrapposi!ione ai neogrammatici, che vedevano nella dimensione diacronica l'unico modo di studiare
scientificamente il linguaggio, Saussure indica come preminente la dimensione sincronica della linguistica: capire il
fun!ionamento di una lingua indipendente dalla conoscen!a di come essa era in un momento storicamente precedente,
cos" come chi usa una lingua non ha normalmente nessuna idea di come essa era nel passato. 0uando un linguista
anali!!a fenomeni diacronici invece, utili!!a necessariamente un'idea, anche intuitiva, di cosa sia una lingua, e di come
fun!ionino le lingue che prende in esame nella compara!ione, e lavora con no!ioni intuitive delle unit# di
rappresenta!ione, come :fono 'o fonema, o suono linguistico(, parola, desinen!a, frase;. ?ev'essere possi ile, quindi,
trovare le ragioni dei fenomeni linguistici nel meccanismo di una lingua sen!a ricorrere alla sua storia, mentre
anali!!ando l1evolu!ione di una lingua necessario avere una no!ione teorica preliminare della lingua stessa e delle sue
componenti.
Gna seconda dicotomia operata concettualmente da Saussure quella tra langue 'sistema astratto di riferimento( e
parole 'la lingua come viene effettivamente usata(. K&o studio del linguaggio comporta dunque due parti: l'una,
essen!iale ha per oggetto la langue 0uando affrontiamo l'analisi di una lingua doiamo partire dal presupposto che
essa un sistema, una struttura in cui, che nella sua essen!a sociale e indipendente dall'individuo; questo studio
unicamente psichico; l'altra, secondaria, ha per oggetto la parte individuale del linguaggio, vale a dire la parole, ivi
M
compresa la fona!ione; essa psicofisicaK 'p. >=(. K &a lingua esiste nella collettivit# sotto forma d'una somma di
impronte depositate in ciascun cervello, a un di presso come un di!ionario del quale tutti gli esemplari, identici, siano
ripartiti tra gli individuiK 'p.>9(. KIn che maniera presente la parole nella collettivit#N Jssa la somma di ci- che la
gente dice,,,K 'p.>*(. ,elo studio del linguaggio come sistema, doiamo partire necessariamente considerando elementi
concretamente reali!!ati, elementi della parole, ma anche intui!ioni e giudi!i su elementi nuovi.. 3li elementi
osservaili tratti dalla parole vanno ricondotti alle loro rela!ioni con tutti gli altri elementi, ricostruendo la langue, il
sistema a cui appartengono e che spiega il loro fun!ionamento. 'Si noti che,, come fa intuire l'esempio del vocaolario,
il concetto di lingua o langue ancora in Saussure un insieme di parole, con la loro morfologia e fonologia: la sintassi
considerata esplicitamente parte della stilistica e della varia!ione individuale(.
Il concetto saussuriano forse pi$ ricco di sviluppi - anche metaforici, in discipline diverse dalla linguistica - quello
di segno: una lingua un sistema di segni. Il segno linguistico mette in rela!ione un'immagine acustica, il signi'icante,
con un concetto, il signi'icato 'la parte concettuale(. &a rela!ione fra significante e significato aritraria, anche se
conven!ionale, cio accettata da una comunit# linguistica: su questa rela!ione l'individuo in quanto tale non ha nessun
potere, normalmente, per modificarla, a meno che non riesca ad influire sulla comunit#. &e due facce del segno sono
inscindiili, inseparaili, e connesse in modo assolutamente aritrario: non c' alcuna ragione per cui la sequen!a
OOOuOOeO sia associata al concetto KueK; in altre lingue infatti sequen!e diverse sono associate a questo stesso concetto
KueK. &a cosa semra ovvia e semplice, ma stata discussa in ogni sua piega dopo Saussure, sempre con l'oiettivo di
Kstailire che cosa aia veramente detto SaussureK: l'aritrariet# va vista per Saussure, fra significante e significato, o
fra segno e referente 'cio, fra elemento linguistico e 'oggetto' reale corrispondente(N Inoltre, si osservato, camiando
lingua, non camia solo il significante, ma anche il significato: le lingue non sono soltanto un insieme di significanti
diversi attaccati allo stesso elenco di concetti, ma organi!!ano in modo diverso la rappresenta!ione cognitiva della
realt#. Sviluppi autonomi della questione del segno si eero da parte del linguista danese &uis 56elmslev che elaor-
una teoria molto astratta, le cui possiilit# empiriche non sono state esplorate, la glossematica; da qui hanno origine
nuove riflessioni filosofiche, dette semiologia; antecedenti importanti sono identificaili, ad esempio, in .latone, che
nel Cratilo discuteva argomenti connessi col significato linguistico, o nei filosofi francesi del '=++- 9++, che pure
trattarono la rela!ione fra segno e significato; posi!ioni molto fini e vicine a queste saussuriane sono in un saggio
incompiuto di 2lessandro Ban!oni, Della lingua italiana, pulicato postumo da .oma e Stella 'Bondadori, )*=M((.
Il rapporto aritrario fra significante e significato inoltre il presupposto indispensaile della grammatica storica nel
modello storico comparativo: la giustifica!ione per cercare e ipoti!!are leggi di mutamento fonologico regolare deriva
dal fatto che non c1 altra ragione per cui un dato significato accoppiato a un dato suono 'o Psignificante1(. &1unica
ragione il fatto che in un momento storicamente antecedente il significato era accoppiato a un altro significante, che
in realt# lo stesso con diverse regole fonologiche. Se il rapporto non fosse aritrario, potreero esserci motivi diversi
dalla trasmissione fedele alle genera!ioni successive di un materiale a cui si applicano delle regolari trasforma!ioni
fonologiche.
Gn'area di riflessione connessa all'aritrariet# del segno, in un certo senso una sua radicali!!a!ione, quella nota
come 'relativismo linguistico1 'o 'ipotesi di Sapir-Qhorf(: le diverse culture non solo usano denominare diversamente i
concetti, ma segmentano diversamente la realt#. &e diverse culture differiscono in modo a volte appariscente, ad
esempio, riguardo ai colori concettualmente rilevanti: alcuni popoli hanno solo due o tre termini per i colori, e ciascun
termine copre un'area dello spettro dei colori pi$ ampia di quella di termini usati in culture che hanno un repertorio di
termini pi$ ricco. Si cita spesso anche il caso degli eschimesi che hanno una grande ricche!!a di termini specifici per
indicare diverse situa!ioni fisiche della neve, mentre popola!ioni dell'India, ad esempio, hanno un unico termine che
viene usato sia per la nostra neve che per il nostro ghiaccio. %sserva!ioni come quelle qui esemplificate hanno portato a
<
teori!!are una stretta interdipenden!a tra linguaggio e conce!ione del mondo, fino a supporre una influen!a del
linguaggio sulla mente e sul suo modo di procedere nelle attivit# fondamentali del pensiero. 0uesta teoria porteree a
concludere che possiile che culture diverse siano reciprocamente incomprensiili, anche per aspetti asilari del
linguaggio. &e conoscen!e della psicologia della perce!ione e della cogni!ione, da una parte, e della linguistica
dall'altra consentono di superare questo tipo di prolemi alla luce del fatto che le possiili varia!ioni nella struttura!ione
della realt#, come nelle possiilit# delle grammatiche e dell'organi!!a!ione del lessico delle lingue, non sono varia!ioni
casuali ma sempre all'interno di un numero molto limitato di possiilit#: il limite costituito da una dota!ione innata di
facolt# psicologiche che predeterminano, sia pure solo in parte, sia la perce!ione del mondo che la forma particolare
delle lingue. Gn liro recente discute in modo chiaro e attraente questi Pfalsi prolemi1 che sono stati posti alle teorie
universalistiche del linguaggio: Steven .inFer, Te Language !nstinct, 'trad. ital. purtroppo non accurata, L"istinto del
linguaggio, Bondadori, Bilano(. Si pu- vedere anche un interessante articolo di Bassimo .iattelli .almarini in Le
lingue del mondo, :0uaderni di P&e Scien!e1, a cura di 3iuseppe &ongoardi, giugno )***, dove si portano le prove
sperimentali del fatto che anche la varia!ione del lessico ristretta all1interno di un amito molto limitato di oscilla!ioni
possiili, condi!ionata cio da principi innati e universali del nostro sistema cognitivo.
Infine, una dicotomia individuata da Saussure che ha importanti riflessi metodologici contrappone i rapporti
associativi 'detti poi paradigmatici o in a#sentia( ai rapporti sintagmatici 'o in presentia$.
In sintesi, i rapporti sintagmatici riguardano gli elementi linguistici in quanto Pappaiono insieme1 in una data
sequen!a; i rapporti paradigmatici o associativi riguardano gli elementi che possono Pstare al posto di1 altri elementi in
un dato punto della sequen!a.
In un enunciato, cio, si possono osservare i rapporti fra elementi compresenti nell'enunciato, come fonemi o parole
che compaiono in uno stesso enunciato 'r. sintagmatici(; oppure si pu- riflettere sulle possiili sostitu!ioni con elementi
non presenti nell'enunciato, ma che fanno parte del sistema e potreero essere sostituiti a quelli presenti, nella stessa
sede 'r. paradigmatici(. Saussure esemplifica soprattutto con casi di morfologia deriva!ionale:
la parola dfaire si pu- anali!!are come un composto d%faire: questo si stailisce istituendo rapporti paradigmatici
fra dfaire e parole come d-coller, d-placer, ecc., individuando cos" il prefisso d-; e con parole che contengono faire,
come lo stesso faire, e re-faire, contre-faire, ecc., e individuando faire come secondo memro del composto. KSoltanto
nella misura in cui le altre parole fluttuano intorno alla parola dfaire, questa pu- venire decomposta e apparire come un
sintagma. Se le altre parole sparissero dalla lingua, dfaire saree inanali!!aile; non saree pi$ che un'unit# semplice
e le sue parti non sareero opponiili l'una all'altra.
.er fare un esempio fonologico, prendiamo la parola O1sF6RnaO 'sciena(: aiamo una serie di fonemi 'suoni
sistematici( che hanno tra loro rapporti sintagmatici. Se consideriamo i fonemi OnO, OaO, vediamo che OnO ha
un'articola!ione dentale, perch in italiano OnO con articola!ione posteriore 'velare( '( non pu- trovarsi davanti ad una
vocale 'alcuni dialetti piemontesi e liguri, ad es., invece non hanno questa restri!ione(. 4os" l'articola!ione di OFO davanti
a O6O considerevolmente pi$ avan!ata che l1articola!ione dello stesso fonema OFO davanti ad OaO, ad esempio in OFa!aO
'casa(, o davanti ad OuO, ad esempio in OFupoO.
Invece, anali!!ando la stessa parola dal punto di vista dei rapporti paradigmatici, diciamo che il secondo fonema
di OsF6enaO potree essere sostituito da alcune consonanti 'non, per esempio, da O!O o OO, o OO(, e da qualsiasi vocale:
possiamo dire questo, naturalmente, se non teniamo conto del significato: la parola risultante da questa sostitu!ione avr#
normalmente un significato diverso, o addirittura - ma questo accettato solo da alcuni strutturalisti - non avr# un
significato nella lingua, ma sar# solo una diversa parola possiile.
&a stessa opera!ione si pu- fare con i sintagmi veri e propri 'i costituenti sintattici(, come vedremo meglio pi$
avanti. .er esempio, nella frase !l cane mangia una #istecca, possiamo osservare i rapporti sintagmatici fra le KparoleK,
o meglio, come vedremo suito, fra gli elementi della prima articola!ione: il si accorda con cane, mangia ugualmente si
accorda con il cane, non posso camiare l'ordine fra il e cane, fra una e #istecca, ecc. Se considero i rapporti
paradigmatici degli stessi elementi, osservo che a il cane posso sostituire &iorgio, !l gatto, L'orso, ecc., mentre se
sostituisco !l tavolo, ottengo una frase dove sono violati alcuni principi semantici legati al vero: in questo caso,
aiamo il vero mangiare, che richiede un 'soggetto animato1, un requisito che non normalmente soddisfatto con un
A
nome come tavolo. 2 il posso sostituire un, con un significato pragmatico diverso: non mi riferisco pi$ a un cane en
preciso, oppure alla classe universale dei 'cani in quanto tali', ma a un cane indeterminato; cos" posso sostituire la a una,
con camiamenti di significato pragmatico analoghi e simmetrici. Se a cane sostituisco invece gatta, scatta un requisito
morfologico che impone di accordare l'articolo al femminile, e cos" via. 2l posto di cane non posso sostituire un vero
flesso, per esempio correr, ecc.
I rapporti paradigmatici individuano dunque le scelte possiili in un dato punto e le conseguen!e pragmatiche,
semantiche, morfologiche e sintattiche collegate. In particolare, permettono di classificare insieme elementi che
possono essere sostituiti nella stessa posi!ione, portando ad individuare delle Pcategorie1 di elementi linguistici.
Gtili!!eremo questo procedimento soprattutto in sintassi.
).M. Sulla metodologia dei rapporti paradigmatici 2ndr Bartinet 'citato sopra( ha sviluppato una riflessione molto
importante, che si orientata a individuare i diversi livelli di articolazione del linguaggio, l1individua!ione delle unit#
Pmodulari1 ai diversi livelli di rappresenta!ione 'articulus :memretto, modulo;(. Gna lingua umana si materiali!!a
sotto forma di un flusso sonoro continuo, che sia all'analisi del linguista che alla riflessione dell'utente della lingua si
rivela come articolato, formato da una successione di unit# di due livelli: questo lo caratteri!!a e lo distingue da
qualsiasi altro sistema di segni o di linguaggio. Si noti che questa Particola!ione1 non in alcun modo rilevaile in
maniera oiettiva, anche con sofisticati strumenti, ma solo in maniera indiretta, partendo dall1intui!ione introspettiva.
&a teoria dello studioso francese stata esposta nella rivista Travau( du Cercle Linguistique de Prague, nel )*M*. I
due livelli di articola!ione del linguaggio cui si riferisce Bartinet sono:
). i monemi, unit# della prima articola!ione, gli elementi minimi dotati di significato.
Sono costituiti dalle asi lessicali e dagli elementi morfologici. .er esempio, nella frase: il #am#ino aveva mal di
testa la parola #am#ino composta da due monemi: l'elemento lessicale '#am#in-( e l'elemento morfologico '-o$; cos"
per il vero aveva: av- costituisce la ase lessicale, -eva l1elemento morfologico.
0uindi il monema la minima unit del linguaggio dotata di significato) in questo modo, le radici lessicali e gli
elementi morfologici appartengono allo stesso livello 'secondo Bartinet e gran parte dei linguisti strutturalisti(; il tipo di
significato di cui sono dotati semra tuttavia di tipo diverso.
8. 'onemi, unit# della seconda articola!ione, sono le minime unit# distintive della catena fonica; esse non hanno
significato di per se stesse, ma se vengono sostituite da un'altra unit#, camiano la forma del monema, cio producono
un camiamento di significato. Il 'onema strutturalista quindi la minima unit di rappresenta*ione, distintiva di
significato e oppositiva+ sostituita in una data sede, cam#ia il significato, dando luogo a coppie minime.
Il fonema si individua appunto mediante la sostitu!ione e la individua!ione di coppie minime, di nuovo sfruttando il
concetto di rapporto paradigmatico fra le unit# del sistema. .er esempio, nella parola testa i fonemi sono in rela!ione
paradigmatica con altri fonemi, indicati qui sotto in colonna:
t e s t a t e s t a t e s t a t e s t a
f o n o
l a
m
d
Se sostituiamo l'elemento t con un altro 'f, l, m, d, ecc.( otteniamo ogni volta una parola con diverso significante e
diverso significato, e l'opera!ione si pu- ripetere con altri elementi della catena, ogni volta ottenendo una coppia
minima, due parole che differiscono per un unico segmento. ,on possiile ottenere sempre una nuova parola: per
=
individuare tutti i fonemi di una lingua necessario ripetere l'opera!ione con vari elementi del lessico. 4iascuno degli
elementi sostituiti quindi un fonema in quella lingua, una unit# del livello di seconda articola!ione. 0uesta opera!ione
pi$ significativa, come vedremo suito, quando le unit# differiscono minimalmente, come in testa - desta, dove OtO S
OdO differiscono solo per la sonorit#, e sono due fonemi, in quanto distinguono parole di diversa forma e diverso
significato.
Se la sostitu!ione non camia il valore del monema o della parola, significa che le due unit# foniche non sono
fonemi ma $arianti. Se sostituiamo ad esempio OtO ini!iale con Ot
h
O, con una occlusiva sorda spirata, ottengo in italiano
una pronuncia particolare 'che pu- essere ad esempio regionale( ma non ottengo una parola diversa: OtO e Ot
h
O non sono
due fonemi in italiano, non distinguono parole. In inglese OtO e Ot
h
O sono in distriu!ione complementare: Ot
h
O si trova solo
in posi!ione ini!iale di sillaa seguito immediatamente da vocale accentata 'questo vale per tutte le occlusive
sorde: O1t
h
a6mO time O1t
h
a6pO type OIn-Pta6rO entire, O1p
h
a6pO pipe, ,#e-
h
%!O #ecause, ecc. Ba ci sono lingue in cui i due
foni OtO e Ot
h
O sono due fonemi, quindi distinguono parole 'il thai, lingua della Thailandia, per esempio(.
Si dice allfono una diversa reali!!a!ione del fonema che non produce opposi!ione.
&1allofono una variante facoltativa nel caso di pronunce personali o stilistiche, o regionali, ecc. 'Op S p
h
O, Or S 7O(;
una variante cominatoria quando in distriu!ione complementare nei diversi contesti 'le diverse reali!!a!ioni di OnO
condi!ionate dal contesto: si tratta di un insieme di allofoni in italiano, mentre sono considerati fonemi in senso
strutturalista per l1inglese: vedremo come questo argomento sia interessante per andare ad un livello pi$ astratto di
quello superficiale delle opposi!ioni(.
0uando un certo contesto annulla le opposi!ioni di fonemi 'ad es., la posi!ione finale di parola annulla
l1opposi!ione sorda sonora per le consonanti ostruenti del tedesco( si ha allora un arcifonema, indicato con la lettera
maiuscola corrispondente, risultato di neutrali**a*ione dell1opposi!ione.
&o studio di monemi e fonemi stato quello che ha dato i risultati pi$ interessanti nello strutturalismo, arrivando a
una individua!ione formalmente esplicita delle unit del linguaggio. Sempre all'interno della teoria strutturalista,
7oman IaFoson ha individuato un ulteriore fra!ionamento del fonema: i tratti, che stanno alla ase dello sviluppo del-
la fonologia generativa 'per Bartinet il fonema non era ulteriormente divisiile(. I tratti sono quindi ad un ter!o livello
di articola!ione, e la loro composi!ione produce il fonema. In questo caso aiamo una occorren!a simultanea di
elementi, a differen!a che con gli altri due livelli, in cui - con i monemi e i fonemi - restavamo sempre in un piano di
successione lineare.
&'intui!ione che il fonema il risultato della comina!ione di elementi pi$ piccoli deriva da un enorme lavoro
descrittivo condotto da TruecFo6 sui sistemi fonologici delle lingue del mondo e sulle loro caratteristiche generali,
unito a una riflessione molto spinta riguardo ai tipi possiili di opposi!ioni fonologiche: quando due fonemi si
distinguono per una sola caratteristica, per esempio la sonorit# nell'opposi!ione di OtO S OdO, o l'arrotondamento delle
lara come in OiO S O@O, si pu- arrivare a concepire queste caratteristiche, o tratti, come gli elementi costitutivi del
fonema: il passo successivo compiuto da IaFoson fu quello di supporre che esista una lista chiusa universale di tratti
fonologici, piuttosto piccola, e che la loro comina!ione possa produrre tutti i possiili fonemi di tutte le lingue del
mondo. 0uesta saree la comune ase della fonologia delle lingue umane. &'idea stata elaorata successivamente con
alcuni camiamenti dalla fonologia generativa, ma la sua ase resta tuttora valida.
.er quanto riguarda il primo livello, quello dei monemi, esso sar# molto sviluppato dallo strutturalismo americano
'si veda per un esempio, in /eninc#-&ongoardi la lettura Morfologia di &eonard /loomfield, un capitolo del suo
ellissimo manuale Language(. Successivamente a Bartinet, si sono adottate terminologie alternative; noi
distingueremo i monemi che si riferiscono al lessico dotato di significato vero e proprio chiamandoli lessemi, dai
monemi che, pi$ che di un significato, sono dotati di un valore fun!ionale, esprimono rela!ioni morfologiche 'accordo,
9
tempo, casi, preposi!ioni ecc.(: li chiamiamo mor'emi. 0uest'area di ricerca porter# all'elaora!ione della teoria
sintattica e morfologica generativa.
Gn1introdu!ione alla linguistica strutturale molto en fatta 3iulio 4. &epsch@, La linguistica strutturale, Jinaudi.
Il fatto di considerare la lingua come un sistema di segni con fun!ione di comunica!ione ha portato lo Strutturalismo
verso il Funzionalismo, sviluppatosi in Crancia ad opera di Andr Martinet..
Bartinet ha approfondito l'aspetto della lingua come sistema di comunica!ione ed ha cercato di trovare nella
fun!ione della comunica!ione la ragione dei fenomeni del linguaggio. 0uesta teoria sul piano empirico si rivela poco
interessante, in quanto non in grado di affrontare la spiega!ione di fenomeni precisi e dettagliati. Il fun!ionalismo si
concentra su un aspetto del linguaggio che evidentemente importante, la fun!ione comunicativa, ma che,
contrariamente a quanto potree semrare, non affatto centrale per render conto della forma specifica delle diverse
lingue. Se riflettiamo sul fatto che tutte le lingue umane hanno questa fun!ione, e tuttavia sono diversissime, non pu-
essere l" la ragione della forma precisa che hanno le lingue, mentre proprio questo ci- di cui si occupa la linguistica.
2 proposito del fun!ionalismo- come pure dell'idea che la fun!ione comunicativa sia primaria nel linguaggio - pu-
essere interessante citare un passaggio del Cours di Saussure quando, commentando i diversi stadi della metafonesi
germanica, dice K4ontrariamente all'idea falsa che noi volentieri ce ne facciamo, la lingua non un meccanismo creato
e ordinato in vista dei concetti che deve esprimereK 'p. )88(.
8. Strutturalismo e fonologia generativa
2lcune difficolt# concettuali dello strutturalismo e alcuni prolemi descrittivi che questo modello incontra vengono
meglio in luce se confrontati con uno sviluppo successivo di questa teoria del linguaggio, la grammatica generati$a,
che imposta un quadro di assun!ioni pi$ nettamente empiriche concernenti l'oggetto della linguistica.
?ello strutturalismo restano le idee fondamentali: ci proponiamo di studiare la lingua, ovvero la langue, il sistema
astratto di riferimento di una comunit# linguistica, sia Kin se stessa e per se stessaK, sia in quanto reali!!a!ione della
facolt# del linguaggio propria degli esseri umani.
.i$ precisamente, ci proponiamo, come gli strutturalisti, di individuare in una data lingua quali sono gli elementi
della prima e della seconda articola!ione 'rispettivamente, i lessemi- morfemi e i fonemi( e di scoprire le regole secondo
le quali questi elementi si cominano e interagiscono per formare le parole, le frasi, gli enunciati, ecc. Gtili!!eremo le
rela!ioni paradigmatiche e sintagmatiche fra elementi fonologici e morfologici per stailire le loro propriet#;
utili!!eremo l1analisi in tratti delle unit# di seconda articola!ione, partendo dalla rielaora!ione dei tratti fatta da ,oam
4homsF@ T Borris 5alle in Te .ound Pattern of /nglis ')*A9(.
4onsideriamo che fonologia, morfologia, sintassi, siano componenti autonome della grammatica, ciascuna con
propri principi; pensiamo per- anche che esse si devono integrare, e che, in qualche punto da precisare in ase ai
fenomeni linguistici osservati, si KvedonoK reciprocamente e interagiscono. &e diverse componenti inoltre devono
integrarsi in maniera armoniosa in un unico KoggettoK, la grammatica di una lingua, che deve render conto dei dati di
quella lingua e - in prospettiva - essere in armonia con i dati di qualsiasi lingua umana.
4ome gli strutturalisti, riconosciamo che lo scopo della linguistica di descrivere le propriet# della langue, e che
l'accesso alla langue possiile solo a partire dalla parole, i dati concreti. Ba aggiungiamo una precisa!ione
importantissima per le conseguen!e che ne derivano: la langue - come pensava Saussure ma diversamente da quanto
prevede lo strutturalismo classico - la competenza linguistica del parlante nativo, concepita come la codifica!ione
della lingua che esiste fisicamente nella mente di un qualsiasi parlante che parla una data lingua come lingua materna.
0uindi la lingua intesa come sistema, secondo la teoria generativa, codificata nella mente del parlante nativo sotto
forma di una Kgrammatica generativaK: questo significa che codificata come un insieme di rappresentazioni e di
*
regole che, applicate alle rappresenta!ioni, generano le forme e le frasi della lingua. Scopo della ricerca sar# allora
costruire ipotesi sulla forma precisa della codifica!ione della fonologia nella grammatica, cio la forma delle
rappresenta!ioni e delle regole.
,el controllo della corrette!!a della teoria dovremo accuratamente distinguere - come aiamo visto per la
grammatica storica - le forme 'e le frasi( che sono sistematiche da quelle che sono improduttive: sappiamo che molta
parte di una qualsiasi lingua costituita da elementi idiosincratici 'o irregolari(, che cio non sono prodotti da regole
generali ma vanno appresi singolarmente; si tratta sia di residui storici appartenenti a stadi grammaticali diversi, sia di
prestiti da altre lingue, sia anche di crea!ioni isolate fissate accidentalmente: questi elementi andranno possiilmente
individuati e tenuti distinti, in quanto non possono essere spiegati da regole dello stesso tipo degli elementi sistematici.
Betodologicamente, in linguistica come nelle altre scien!e, importante per- che l'interpreta!ione di un dato come
idiosincratico o accidentale si aia solo dopo che si sono esplorate le possiilit# di spiegarlo in modo sistematico.
4onsiderare un dato come accidentale una scelta euristicamente deole, improduttiva, se fatta prima di aver
controllato accuratamente la possiilit# pi$ interessante, che cio esso aia una motiva!ione sistematica; una scelta
necessaria e corretta solo se viene presa quando l'analisi ci porta ad escludere motivatamente altre possiilit#.
(.1. .er presentare il modello di fonologia della grammatica generativa e introdurre il metodo di analisi, prenderemo
in considera!ione alcuni casi di analisi strutturaliste classiche mostrando i punti in cui appaiono insoddisfacenti;
vedremo di volta in volta una possiile solu!ione dei prolemi raggiunta ipoti!!ando
). un livello di rappresenta!ione pi$ astratto ma empiricamente preciso, il livello di rappresenta!ione mentale;
8. una o pi$ regole fonologiche che danno luogo alla forma reale ovvero superficiale.
In questo modo si vedr# come possono essere messe in rela!ione forme collegate in una lingua tramite la morfologia,
che camiano perch la morfologia produce un camiamento del contesto fonologico 'come si gi# visto in fonologia
diacronica(. I fenomeni considerati appartengono a inglese, francese, tedesco.
Successivamente, vedremo di dimostrare che la rappresenta!ione astratta usa i tratti fonologici per rappresentare
fonemi e regole: per farlo utili!!eremo un esperimento molto semplice riportato da Borris 5alle.
I tratti sono, come tutta la teoria, sottoposti a controllo empirico. &a lista dei tratti di 4homsF@ e 5alle derivano da
quella di IaFoson, con modifiche dipendenti dalla teoria e dai suoi scopi; a sua volta la lista di 4homsF@ T 5alle
stata successivamente modificata sulla ase di fenomeni linguistici di lingue diverse e di processi linguistici di ogni
tipo.
Infine, introdurremo una modifica della teoria generativa classica che rivede la forma della rappresenta!ione
facendo un1ipotesi pi$ precisa sul rapporto fra segmento superficiale 'il fonema, possiamo dire( e i tratti della sua
rappresenta!ione astratta o profonda 'la relativa matrice di tratti(.
(.1.1.. Fonologia e Fonetica
.er introdurre la riflessione metodologica, premettiamo una ricapitola!ione della differen!a fra fonologia e fonetica, una
distin!ione che lo strutturalismo ha portato alla luce e reso esplicita e lo strutturalismo ha ulteriormente precisato.
In un modo pi$ generale, cio sen!a far riferimento a una specifica teoria linguistica, si pu- dire che la fonetica si
occupa dell'aspetto fisico del suono 'quello che pu- essere esaminato con strumenti, per esempio( mentre la fonologia si
occupa della fun!ione che i suoni linguistici hanno in una lingua naturale, dei loro aspetti sistematici. &a differen!a fra
gli scopi della fonetica e della fonologia stata approfondita in particolare da ,iFola6 TruecFo6.
,ella grammatica generativa la 'onologia si propone di ricostruire la parte della grammatica che riguarda
l'aspetto fonico della lingua: si propone di ricostruire, per una data lingua, quale sia la rappresenta!ione mentale 'cfr.
l1immagine acustica;( dei suoni che formano gli elementi che compongono il lessico 'sia i lessemi che i morfemi( e
)+
quali regole agiscano su queste rappresenta!ioni dando luogo di volta in volta alle forme superficiali osservate, cio alla
loro reali!!a!ione 'onetica.
3li strutturalisti hanno messo in luce che, dal punto di vista fisico, un qualsiasi enunciato linguistico un continuum
sonoro, interrotto da pause di vario genere, che per- non contiene elementi fisici, concreti, osservaili, che permettano
direttamente di individuare le unit# di prima articola!ione 'parole, morfemi-lessemi(, e neppure le unit# di seconda
articola!ione 'fonemi o foni(. 2nche lo strumento pi$ sofisticato non ci permette di vedere segni fra un fono e l'altro, o
fra una parola e l'altra. &e pause segmentano eventualmente l'enunciato in unit# pi$ grandi della parola, e non
sistematicamente.
.er individuare le unit# che compongono il linguaggio necessaria una riflessione cosciente e un certo grado di
astra!ione dalla realt# fisica.
?efiniamo il 'ono come l'unit# di seconda articola!ione considerata dal punto di vista delle sue propriet# fisiche 'di
questo si occupa la fonetica(, mentre consideriamo il 'onema come l'unit#, sempre di seconda articola!ione, ma
considerata dal punto di vista della sua fun!ione nel sistema, o nella grammatica. Gn primo processo di astra!ione gi#
necessario per arrivare alla rappresenta!ione fonetica della lingua, cio per cogliere i foni: noi non pronunciamo una
stessa parola sempre allo stesso modo, inoltre persone diverse pronunciano la stessa parola in modi leggermente diversi,
che tuttavia non ci impediscono di riconoscere i suoni e le parole. Sono differen!e di reali!!a!ione fonetica da cui
necessario fare astra!ione per arrivare alla rappresenta!ione fonetica della lingua. 0uesto significa costruire un
inventario dei suoni che quella lingua usa nella costru!ione delle parole e delle frasi.
2scoltando sequen!e come OpinoO OfD%FoO individuiamo le unit# utili!!ate OpO OiO OnO OoO, OfO ODO O%O OFO OoO: questo
possiile solo se trascuriamo lievi differen!e con tutte le altre OpO, OiO, OnO ecc., che aiamo ascoltato nella nostra vita e
soprattutto, se ci fidiamo della nostra intui!ione che riconosce nella parola OpinoO una sequen!a di unit# pi$ piccole che
possiamo trovare in altre sequen!e, sia pure con lievi differen!e. &a OFO di OfD%FoO sar# certamente di versa dalla OFO di
OFa!aO o di OF6amaO, tuttavia noi riconosciamo le stesse unit# anche se in contesti diversi sono reali!!ate in modo
lievemente diverso. 2rriviamo cos" all'individua!ione dei 'oni e ne facciamo una trascri!ione fonetica: questa pu-
arrivare a distinguere con segni appropriati anche lievi sfumature di articola!ione contestuale, pu- indicare per esempio
il fatto che OFO davanti a O6O articolata nella parte anteriore del palato, mentre davanti a OoO articolata nella parte
posteriore 'potremmo quindi scrivere Oc6amaO invece di OF6amaO per render conto del diverso punto di articola!ione(: in
linea di principio non c' limite all'accurate!!a di una trascri!ione fonetica, anche se normalmente la trascri!ione
fonetica tiene conto di quelle differen!e fra suoni che producono differen!e di significato, quindi tiene conto in qualche
modo del sistema di cui trascrive i suoni. In italiano se io pronuncio la OFO di OF6amaO con l'occlusione nella parte
posteriore del palato 'il che articolatoriamente molto difficile( non produco una parola diversa o incomprensiile: per
questa ragione si trascura di indicare con precisione l'articola!ione, si usa cio normalmente una trascri!ione fonetica
larga.
Ba differen!e che in una lingua sono solo contestuali, o caratteristiche fonetiche dell'arti cola!ione di un fono che
non producono opposi!ioni, possono, naturalmente, produrre opposi!ioni in un'altra lingua: dal punto di vista fonetico,
la OsO dei veneti 'o ancor pi$ degli emiliani( OO, cio ha una articola!ione palatale 'la lingua non occlude sugli alveoli
ma verso il palato(: questa l'unica maniera di produrre una OsO in questi sistemi, quindi non andr# rappresentata in una
trascri!ione fonetica Plarga1, o Pfonemica1. &a stessa articola!ione palatale in un sistema diverso, ad es. nell1italiano, o
nel friulano della 4arnia, deve essere indicato in una trascri!ione fonetica anche larga, perch in questi sistemi produce
un'opposi!ione: in italiano aiamo l1opposi!ione O1semiO S O1emiO, O1es:iO S O1e:iO; nel friulano carnico, alcune parole
maschili che finiscono in OsO dentale formano il plurale palatali!!ando la consonante finale: aiamo quindi Ona:sO 'naso'
))
che fa il plurale Ona:O; d1altra parte, parole femminili che finiscono in OO formano il plurale camiando la consonante
finale in OsO: quindi OFro:O 'croce' plurale OFro:sO.
&a trascri!ione fonetica, in conclusione, non tiene conto in linea di principio del 'onema, non considera cio se le
unit# individuate hanno una fun!ione nel sistema; tuttavia, nella pratica, una trascri!ione fonetica larga operer#
semplifica!ioni che rispettino le distin!ioni fonemiche.
(.1.(. )l concetto di 'onema* strutturalismo e re$isione generati$a
4ome si detto, per lo strutturalismo, il 'onema si individua attraverso le prove di sostitu!ione e l'individua!ione
delle opposi!ioni: esso rappresenta l'unit minima con fun*ione distintiva0
2 livello fonetico possiamo individuare per esempio tre modi di articolare una consonante nasale con occlusione
orale 'cio all'interno della occa; OmO pure una consonante nasale, ma con occlusione laiale(: una nasale dentale OnO,
una nasale velare OO e una nasale palatale OUO. OUO e OnO in italiano sono due fonemi: distinguono parole in qualsiasi
posi!ione: in posi!ione ini!iale possiamo citare On%F:iO Knodi nel legname degli aleriK opposto a O+%FFiO Ktipo di
pastaK, in posi!ione interna Oso+:oO S Oson:oO, se consideriamo che OUO sempre lunga nella pronuncia standard
dell'italiano 'oppure opposto a OsonoO Kpres. ind. > pl. del vero essereK, se consideriamo OUO reve, come nella
pronuncia settentrionale(.
Spesso per individuare i fonemi secondo i principi strutturalisti necessario ricorrere a parole molto marginali nella
lingua, perch devono essere a!!erate tutte le altre differen!e allo scopo di ottenere una Kcoppia minimaK: OnomiO S
OU%miO ad esempio non utile per individuare l'opposi!ione OnO S OUO perch non una coppia minima: oltre alle diverse
nasali, la o chiusa nella prima parola e aperta nella seconda. &a fonologia generativa, avendo scopi diversi, pu-
utili!!are invece coppie di parole in cui la distin!ione si osservi semplicemente nello stesso contesto immediato:
posi!ione dell'accento e rela!ioni con altri fonemi, considerati esclusivamente rispetto alla loro appartenen!a a classi
fonologiche, come consonante, vocale, sordo, sonoro, anteriore, posteriore, ecc. 0uello che interessa in questo caso se
in contesti fonologici diversi il fono in esame possiile o suisce delle modifica!ioni per influsso dei fono circostanti.
Si pu- proporre quindi un'interpreta!ione pi$ astratta nell'individua!ione delle coppie minime 'come fa, ad es. I.
&@ons, nel suo manuale Le*ioni di linguistica, &ater!a(: la fun!ione oppositiva va allora limitata alla differen!a di
forma, indipendentemente dal fatto che a questa Kdiversa formaK corrisponda un 'diverso( significato; si tratta di
osservare se la sostitu!ione produce una 'parola possiile' nella lingua. Ha notato che in questo modo si ricorre
all'intui!ione del parlante, un passo che non compatiile con la teoria strutturalista. 0uesta solu!ione pu- essere molto
utile in certi casi, in cui una data parola, necessaria per istituire una coppia minima, pu- mancare puramente per caso in
una lingua, e questo impediree l'individua!ione di un dato fonema. In italiano molto prolematico individuare due
parole che si oppongano isolando i fonemi OiO e O6O, oppure OuO e ODO: ingegnosamente, sono state proposte le opposi!ioni
nelle coppie minime lacuale, OlaFu'aleO, un aggettivo derivato di lago 'una variante, dotta e un po' peregrina, di
lacustre(, contro la quale, Ola'FDaleO, pronome relativo; per l'altra coppia, si proposto Opi'anoO 'derivato del nome
proprio Pio(, contro O'p6anoO, il pi$ comune nome o aggettivo. Ba si pu- osservare che la quale contiene un confine di
morfema; inoltre, come si pu- dedurre anche dall'indica!ione dell'accento nella trascri!ione fonetica data sopra,
qualcuno ha osservato che le coppie non sono proprio minime, perch le parole di ogni coppia hanno struttura
diversa: O'p6anoO e Ola'FDaleO hanno una sillaa in meno rispettivamente di Opi'anoO e OlaFu'aleO. Il prolema quindi
circolare, e semra in definitiva concettualmente poco interessante: le propriet# delle semivocali non semrano essere
meglio comprese per il fatto che riusciamo a stailire se questi segmenti sono o no dei fonemi in senso strutturalista;
sen!'altro pi$ significativo, per esempio, il fatto che esse sono molto simili alle vocali tranne per il fatto che non sono
)8
nucleo della sillaa, ma soltanto attacco o coda; d'altra parte, esse mostrano anche propriet# analoghe alle consonanti,
come si vede nello sviluppo diacronico 'una consonante diventa sonora se si trova fra due vocali, ma non se si trova fra
una vocale e una O6O o una ODO(.
(.,. -sempi di analisi a con'ronto
(.,.1. Lo statuto 'onemico di ./. in inglese. &a differen!a fonetica fra OnO dentale e OVO velare o posteriore non
produce in italiano coppie minime: i due foni sono in distri!uzione complementare. Si dice allora che non sono due
fonemi ma due varianti cominatorie o contestuali di un unico fonema nasale, la cui reali!!a!ione fonetica
determinata dal contesto: OnO dentale appare davanti a vocale e davanti a consonante dentale, OVO velare si trova
esclusivamente davanti a consonante velare, o in fine di parola nelle variet# di italiano in cui ammesso. In inglese
invece i due foni possono trovarsi nello stesso contesto, precisamente in posi!ione finale di parola o di morfema, e
distinguono parole. .er renderci conto di questa interpreta!ione strutturalista, doiamo fare astra!ione dalla grafia
dell'inglese e limitarci all'osserva!ione della reali!!a!ione fonetica: le coppie minime OsinO KpeccatoK e OsiVO KcantareK,
OinO KsottileK e OiVO KcosaK, ODinO KvincereK e ODiVO KalaK, mostrano parole che foneticamente si distinguono soltanto per la
diversa articola!ione della nasale finale. 0uindi per un fonologo strutturalista OnO dentale e OVO velare in inglese sono due
fonemi distinti; in una parola come quelle indicate sopra 'ting, 1ing, ecc.( il segmento OgO che compare nella grafia
semplicemente non esiste: solo un me!!o grafico per indicare la pronuncia della nasale. 3i# negli anni '8+, un
linguista americano di imposta!ione strutturalista, Jduard Sapir, trovava questa interpreta!ione intuitivamente inac-
cettaile: in un articolo apparso nel primo numero della rivista K&anguageK ')*8<, pp. >=-<)( commentava lo statuto di
fonema di OVO criticando fra l'altro la seguente serie di opposi!ioni, asate sulla presen!a o assen!a di nasalit#, che
veniva sostenuta dai fonologi-fonetisti:
! * m 0 d * n 0 g * /.
%iettava che nessun parlante inglese pu- essere indotto a Ksentirselo nelle ossaK che le cose stanno cosi: l'intui!ione
non accetta di porre OVO sullo stesso piano delle altre consonanti della serie perch questo segmento non lieramente
moviile in sedi diverse della parola: in particolare, nessuna parola comincia per OVO. Jsso viene sentito
psicologicamente come ng, e messo piuttosto in una rela!ione come la seguente, in cui i foni nasali sono accoppiati ad
occlusive, che ne condi!ionano il punto di articola!ione,
nt * nd 0 n * ng 0 mp * m! 0 m' * m$.
&'oie!ione, pur esposta da Sapir come un argomento 'ingenuo', importante: da un punto di vista distriu!ionale,
resta non spiegato perch i due fonemi nasali in inglese non si alternano lieramente in tutti i contesti. &a nasale velare
infatti non si trova mai in posi!ione ini!iale di parola, ma solo in fine di parola oppure in fine di morfema: si confronti
longer OloVWerO 'comparativo dell'aggettivo long OloVO( Kpi$ lungoK dove OVO si trova al confine di morfema, contro linger
OliVgerO Kpassare il tempoK che non contiene confini di morfema. Bolte variet# dialettali inglesi inoltre presentano la
pronuncia OVgO in posi!ione finale, esattamente come gli italiani, e nell'ortografia, infine, il fonema OVO sempre reso con
ng.
2lcuni indi!i importanti nello stesso senso provengono anche dai lapsus. &a linguista Hictoria CromFin ha riportato
un lapsus molto significativo di un parlante inglese, che invece di pronunciare il nome proprio 4hucF Eoung OtF 6VO,
disse OtVF 6gO. Il fenomeno del lapsus ha origine da un camiamento di ordine 'a volte, da una duplica!ione( di elementi
fonologici, o morfologici, o lessicali: in questo lapsus non si comprende da dove provenga la OgO finale della seconda
parola, che non saree presente nella sequen!a di fonemi in senso strutturalista che il parlante voleva produrre. Gn
errore come questo mostra che OgO, anche se non viene pronunciata ma fornisce soltanto alla OnO finale un punto di
)>
articola!ione velare, esiste nella rappresenta!ione mentale, tanto che occasionalmente pu- comparire da sola 'separata
dalla nasale finale(, per un lapsus, in una posi!ione diversa della sequen!a fonologica: in questa posi!ione, trovandosi in
un diverso contesto, non viene cancellato ma viene articolato pienamente.
2iamo motivo di credere che la rappresenta!ione 'mentale' di ./. $elare in inglese sia quindi pi$ ricca della
reali!!a!ione superficiale, e sia piuttosto simile a OngO, con una nasale non specificata per quanto riguarda l'articola!ione
orale..
.roviamo a rappresentae il passaggio dalla rappresenta!ione astratta alla reali!!a!ione superficiale con regole
'onologic1e 'vedi avanti per regole pi$ formali, usando i tratti(:
due regole fonologiche ordinate rendono conto della resa superficiale:
). una prima regola assegna alla nasale una specifica!ione di 'articola!ione velare' davanti a consonante velare
sonora, cio specifica il tratto XposterioreY che diventa XZ posterioreY;
8. una seconda regola cancella la occlusiva velare in posi!ione finale, se preceduta da nasale con la stessa
articola!ione..
&a descri!ione proposta semra complicare la rappresenta!ione fonologica dell'inglese, ma isogna valutare po-
sitivamente il fatto che rende conto in modo pi$ completo dell1insieme dei dati dell1inglese: la pronuncia di [ng in
inglese varia da O/gO a O/O a seconda delle variet#; Sapir riportava un giudi!io intuitivo di inadeguate!!a
dell1opposi!ione O/ 2 n O; Hictoria CromFin ha riferito un interessante lapsus; O/O si oppone a OnO solo in fine di parola.
J' importante infine osservare che le regole che vengono proposte per passare dalla forma Pprofonda1 OnO 'una nasale
non specificata( a O/O non sono specificatamente richieste solo per il fenomeno considerato, ma casi particolari di
fenomeni pi$ generali dell'inglese: la nasale infatti si assimila a tutte le occlusive che seguono 'p, , t, d(; le occlusive
sonore finali precedute da nasale assimilata spariscono in molte variet# '- in inglese standard, cfr. lam# OlamO, com#
OcomO; -d nell'inglese parlato, ad es, americano(. 0ueste stesse regole ritornano in varie forme in molte altre lingue:
assimila!ione dell'articola!ione delle nasali alla consonante seguente, cancella!ione di segmenti per uguaglian!a o
grande somiglian!a 'nei termini di condivisione di tratti fonologici( con segmenti contigui(, indeolimento o spari!ione
delle consosnati finali.
8.>.8. La neutralizzazione della distinzione sordo.sonoro in posizione 'inale in tedesco. Gn secondo argomento
critico per un'imposta!ione strutturalista dell'analisi fonologica pu- essere tratto dal tedesco. Il tedesco reali!!a
foneticamente nell'identico modo due parole differen!iate nella grafia, Ora:tO KragioneK '2at( e Ora:tO KruotaK '2ad(. In
posi!ione finale infatti in tedesco tutte le consonanti sono reali!!ate come X-sonoroY; quindi la opposi!ione fonologica
fra i fonemi OtO e OdO, che in altre sedi pertinente 'cfr. OdanFO Kringra!iamentoK contro OtanFO KseratoioK, ecc.( in
posi!ione finale viene neutrali!!ata; per- quando formo il plurale, camia il contesto, e riemerge la distin!ione: Ora:tO
'2ad( ha il plurale OrJderO '23der(, mentre Ora:tO '2at( ha il plurale OrJteO '23te(. Il procedimento strutturalista porta a
rappresentare le forme lessicali in modo da rendere impredici!ile l'alternan!a morfologica: non c' nulla nella
rappresenta!ione ottenuta con la teoria strutturalista che mi permetta di mettere in rela!ione sistematica il singolare con
il plurale e altri casi morfologici del tedesco, in esempi come quelli visti ora. 0uesto un caso in cui si potree
scegliere di considerare il plurale come totalmente idiosincratico nel tedesco, e saree una scelta prematura e poco
interessante: alcuni dettagli delle forme declinate restano tuttora idiosincratiche, ma ci sono molti elementi che possono
essere ricondotti a regole produttive, come vedremo.
)M
Se la teoria prevede un livello pi$ astratto, avremo OradO e OratO nella rappresenta!ione mentale: quella che gli
strrutturalisti consideravano una restri!ione 'le consonanti ostruenti devono essere sorde in fine di parola( diventa allora
il risultato dell'applica!ione di una regola, che proponiamo introducendo le conven!ioni simoliche:
Z conson.
-- sonort X-- sonoroY O \\\ WW
&eggendo i simoli da sinistra a destra, 'leggiamo' la regola data come segue: un segmento che contenga nella sua
matrice i tratti XZ consonantico, - sonoranteY 'vale a dire qualunque consonante eccettuate l, r, m, n, cio un'ostruente(
diventa X-- sonoroY, cio sorda, se si trova 'O nel contesto( davanti al confine di parola 'WW(. Si noti che la linea
ori!!ontale \\\ indica la precisa posi!ione del segmento interessato rispetto al contesto specificato 'in questo caso il
confine di parola(.
8.>.>. )l 'emminile degli aggetti$i in 'rancese. ?a un punto di vista tassonomico stretto - che parte dalla
reali!!a!ione fonetica rappresentata dalla trascri!ione fonetica - gli stessi prolemi si incontrano nella morfologia
francese. ] un argomento tipico di una prospettiva strutturalista tassonomica sostenere che la -s del plurale in francese
puramente grafica:
&e coppie mot KparolaK e mots pl. KparoleK, oppure savant Kdotto, sapienteK e savants KdottiK, o grand sg. grands pl.,
solo graficamente sono distinte dall'aggiunta di -s; nella pronuncia ho solo OmoO o Osav^O o Ogr^O in tutti e due i casi. Ba
facile trovare delle difficolt# da opporre a questo punto di vista: nell'uso effettivo le parole compaiono in contesti
diversi; quando la s del plurale si trova davanti a vocale, in certi contesti sintattici, si pu- o si deve pronunciare 'si tratta
del fenomeno detto tradi!ionalmente liaison OliP!_O KlegamentoK(. Il contesto sintattico determinante in modo alquanto
sottile. .er es., se applico la liaison in Ode sav^ !-italiLO savant necessariamente aggettivo 'cio significa K degli italiani
coltiK(, mentre sen!a liaison pu- essere 'anche( sostantivo 'e italiens agg.(: significa allora Kdelle persone colte che sono
italianeK. &a -s del plurale va pronunciata se appartiene all'articolo definito les, al pronome soggetto ils, elles, al
partitivo des, al possessivo mes, ecc. 'sempre, naturalmente che la parola seguente cominci per vocale(. ?iremo quindi
che il morfema O-sO del plurale esiste sempre, ad un certo livello astratto di rappresenta!ione: la sua pronuncia regolata
in ase a condi!ioni sia fonologiche, sia sintattiche.
.arallelamente, la forma!ione del femminile degli aggettivi, che la grammatica tradi!ionale descri veva come
Kaggiunta di e muta, che rende pronunciaile la consonante finale del maschile, che altrimenti non si pronunciaK
'masch. grand Ogr^O femm. grande Ogr^dO( nell'analisi tassonomica diventa un processo idiosincratico, cio del tutto
irregolare e imprediciili, di aggiunta di consonante 'vedi in &. /loomfield, Il Linguaggio, il capitolo Morfologia,
pulicato separatamente in /eninca1 [ &ongoardi, Paradigmi &lottologici, pp.)M=-9(. /asandoci infatti sulle forme
prese in isolamento, avremmo molti casi come i seguenti:
Basch. Cemm.
vert OvrO verte OvrtO KverdeK
long Ol_O longue Ol_gO Klungo, -aK
lanc Ol^O lanche Ol^O Kianco, -aK
)<
&a forma!ione del femminile appare in molti casi come un processo che aggiunge una consonante, completamente
imprediciile, alla forma del maschile. Gna scelta, che suggerita dallo stesso /loomfield, consiste nel dire che in
questi casi si parte dal femminile, e dal femminile si forma il maschile sottraendo una consonante. 4os" otterremmo
automaticamente un risultato corretto e una regola che fun!iona. Tuttavia il processo risulta descritto in modo poco
soddisfacente, sia dal punto di vista teorico, sia, come vedremo, dal punto di vista descrittivo o empirico. ?al punto di
vista teorico possiamo osservare che, per lo meno nelle lingue indeuropee, la forma di ase da cui si parte 'la forma di
cita!ione di un aggettivo, per esempio( il maschile; il maschile inoltre la forma non marcata, usata cio quando
l'aggettivo non ha accordo di genere 'per esempio quando si riferisce a un indefinito, come in Ci stanco , 4stanca000,
ciunque sia stanco000, nessuno stanco0.., ecc.(. 7isulta, insomma, contrario all'intui!ione, e inaspettato su ase
comparativa, supporre che l'irregolarit# di quest'area della morfologia francese sia di questo tipo, consista cio nel fatto
che la forma di ase degli aggettivi sia il femminile.
?al punto di vista descrittivo, si pu- osservare innan!itutto che la consonante finale del maschile pu- essere
pronunciata se l'aggettivo seguito da un nome che comincia per vocale: il est fort Oil f%rO, ma il a un fort inter5t Of%rt-
^tereO; il est grand Ogr^O, ma un grand ar#re Ogr^d-arreO. 0uindi la consonante finale, che secondo l'ipotesi di
/loomfield non esiste, compare imprevediilmente in certi contesti.
4i sono vari casi, inoltre, che mostrano che l1ipotesi di /loomfield descrittivamente inadeguata:
sec OsJFO sche OsJO Ksecco, -aK
vif OvifO vive OvivO Kvivo, -aK
,el primo esempio, se partiamo dal femm. OsJO, togliendo la consonante finale otteniamo un ipotetico masch OsJO,
che non quello voluto; nel secondo caso, se togliamo la consonante finale del femm. OvivO otteniamo un masch. OviO,
che di nuovo non quello voluto. Se un femminile finisce per [r, -l, come nei casi seguenti, percepiile una vocale
indistinta in posi!ione finale , e si nota che il maschile si forma eliminando l1appoggio vocalico:
Ofor1mJlO Ofor1mJlO
OJrO OJrO
Se ignoro lo s1 ed elimino la consonante finale, ho di nuovo risultati scorretti.
Gn ultimo caso significativo quello in cui un femm. finisce con consonante nasale dentale: secondo la regola
ipoti!!ata, dovremmo formare il masch. eliminando la consonante nasale finale; nella forma maschile appare invece una
nasali!!a!ione della vocale. Hediamo, negli esempi seguenti, la forma prodotta in ase all'ipotesi di /loomfield e la
forma realmente esistente:
Cemm. Basch. '/loomf.(Basch. Pvero1
onne O%nO ` O%O on O_O KuonoK
pleine OplJnO ` OplJO plein Opl aO KpienoK
fine OfinO ` OfiO fin OfaO KfinoK
0uesto mostra che la consonante nasale non viene eliminata per formare il mascile, ma diviene la coda della
silla#a finale, nasali!!ando la vocale secondo una regola generale del francese.
Se usiamo un modello che prevede una forma pi6 astratta di quella direttamente osservaile 'sempre ricostruiile su
dati osservaili( e una serie di regole 'il pi$ semplice e verosimile possiile( che trasforma la rappresenta!ione astratta
)A
nella sua forma superficiale realmente pronunciata, il prolema si chiarisce. &a forma astratta con cui gli aggettivi sono
codificati nel lessico del parlante francese solo casualmente spesso uguale al femminile superficiale.
.artiamo dall'ipoti!!are come regola generale del francese la regola seguente, che rende conto del fatto che le
consonanti ostruenti non vengono pronunciate in fine di parola, ma riappaiono se la parola seguita da una parola che
ini!ia per vocale ed ad essa strettamente connessa dal punto di vista sintattico. Tralasciamo il caso di -f, -v, per
semplificare la discussione, dando per scontato che, come con le sonoranti, le possiamo escludere dall'applica!ione
della regola; nel caso di Of vO aiamo solo la desonori!!a!ione della consonante, non la sua spari!ione; tralasciamo
anche il caso di OFO finale di sec e di altri elementi del francese: questo un prolema generale che riguarda tutto il
sistema, e che pu- essere descrittivamente risolto rendendo pi$ precise e dettagliate le regole. Ba non un prolema
che riguarda la forma!ione del femminile degli aggettivi. .er familiari!!arci col formato delle regole fonologiche
proponiamo la seguente regola per il francese, anche se di fatto troppo generale:
Z conson.
- sonort b O \\\ WW
&eggendo i simoli da sinistra a destra, 'leggiamo' la regola data come segue: un segmento che contenga nella sua
matrice i tratti XZ consonantico, - sonoranteY 'vale a dire qualunque consonante ostruente( diventa b 'scompare( se si
trova 'O nel contesto( davanti al confine di parola 'WW(. 0uindi la regola dice semplicemente che :una consonante
ostruente non viene pronunciata in fine di parola;. Se questa regola fa parte della grammatica del francese, possiamo
supporre che il maschile corrisponda alla forma cos" come si trova nel lessico, sen!a elementi morfologici specifici. Il
maschile compare in superficie sen!a la consonante finale, perch essa viene cancellata dalla regola appena illustrata.
&a consonante finale risulta nella posi!ione di coda sillaica; le sonoranti l, r vengono pronunciate, mentre le nasali, di
nuovo in ase a una regola generale del non vengono articolate ma nasali!!ano la vocale del nucleo. 0uesta regola di
nasali!!a!ione una regola che non si applica solo in questo caso 'per cui potremmo essere accusati di immaginare
regole artificiose(: si applica anche all1interno di parola, in tutti i casi in cui la nasale una Pcoda sillaica1.
&a morfologia del francese contiene una regola che forma il femminile aggiungendo una vocale, che possiamo
supporre come specificata o anche non specificata: il risultato fonetico uno s1,, cO, che viene o meno pronunciato a
seconda dello 'stile' di pronuncia. &'importante che si tratta di un elemento sillaico:
XCemm.Y XZ sillaicoY O W\\\
O

&a consonante finale dell'aggettivo acquista cos" nel femminile un elemento sillaico che la copre e la rende
pronunciaile, nel senso che ne impedisce la cancella!ione: la consonante infatti nella forma femm. non si trova pi$ in
posi!ione finale.
0uesto spiega immediatamente il caso della nasale: come aiamo detto, nel masch., corrispondente alla forma
astratta, la nasale finale coda sillaica; l'aggiunta di XZ sillaicoY nel femminile camia la struttura sillaica, perch la
consonante diventa ini!io della sillaa di cui nucleo la vocale aggiunta. &a nasale non quindi pi$ coda sillaica e
viene pronunciata come nasale dentale, cio come tutte le nasali seguite da vocale. Il fatto che lo s1 del femminile
)=
non si pronunci normalmente affatto risulta da una regola fonologica molto superficiale, che non distrugge la posi!ione
di nucleo sillaico ma soltanto la sua articola!ione fonetica. Si noti che l'ortografia riflette una pronuncia antica, diversa
da quella attuale, ma preserva meglio la struttura sillaica della parola.
(.,.3. Sorde e sonore nella mor'ologia deri$azionale del tedesco. &o stesso /loomfield affronta un caso in cui
non pu- ricorrere all'artificio che aveva suggerito per il francese e deve discostarsi dalla forma effettiva, costruendo,
egli dice, una forma artificiale sottostante, che rende conto delle forme derivate 'p.)M*(.
Il caso si presenta con derivati in tedesco da parole terminanti con -s:
7aus OhaDsO KcasaK; ausen 'vero( OhaD!enO KdimorareK
&ras Ogra:sO KeraK; grasen 'vero( Ogra!enO KpascolareK
.pass Ospa:sO Kscher!oK; spassen 'vero( OspasenO Kscher!areK
auss OausO KfuoriK ; aussen 'avver.( OaDsenO Kdi fuoriK
.ossiamo supporre che esista nel lessico del tedesco un lungo elenco di parole che trasformano OsO in O!O davanti al
suffisso Wen, oppure ricostruiamo una forma sottostante con distin!ione fra O sO e O!O in posi!ione finale, e facciamo
ricadere la desonori!!a!ione del segmento sonoro finale 'ad es. in Ogra!O --d XgrasY( nella regola generale 'gi# vista
sopra per OradO e OratO( per cui le consonanti sonore diventano sorde in tedesco quando si trovano in posi!ione finale.
Z conson X- sonoroY O \\\ WW
- sonort O
0uesta seconda solu!ione, che quella proposta da /loomfield, molto vicina a quella che adotteree un fonologo
generativo: la differen!a fondamentale che per /loomfield la forma sottostante 'ad es. Ogra!O( artificiale, una
costru!ione del linguista che rende pi$ semplice la descri!ione. .er un generativo, questa forma non affatto artificiale:
poich essa rende pi$ semplice e naturale la descri!ione diventa la miglior approssima!ione alla forma in cui l'elemento
lessicale registrato nel lessico mentale di un parlante del tedesco.
(. 3. Alcune conclusioni generali
3li argomenti che aiamo proposto si riferiscono a un tema molto diattuto fra strutturalisti e generativisti: quello
di individuare il livello di astra!ione corretto per cogliere le unit# fonologiche. &a diversit# delle solu!ioni dipende
naturalmente dai diversi scopi delle due teorie: le unit# fonologiche per i generativisti sono quelle da utili!!are in quella
parte della grammatica interiorizzata che si riferisce alla componente sonora della lingua; lo strutturalismo partiva
invece dall'osserva!ione fonetica fisica e su questo livello osservativo costruiva le astra!ioni che considerava pertinenti.
?al punto di vista generativo, che qui adottiamo, ci interessa individuare un livello di rappresenta!ione che renda
conto di come possiamo produrre le forme della nostra lingua in tutte le loro occorren!e, e che renda conto anche delle
rela!ioni fra forme o fra parole in una data lingua. Bentre lo strutturalismo si impone di non supporre nulla che non sia
direttamente osservaile, noi cerchiamo di ricostruire qualcosa che non direttamente osservaile, cio come gli
elementi del lessico siano rappresentati nel nostro lessico mentale dal punto di vista del loro suono: ricostruiamo
)9
qualcosa di astratto, ma lo facciamo partendo da quello che possiamo osservare e lo controlliamo di nuovo osservando i
dati.

(.3.1. 4ra'ia 'onetica e ortogra'ia
?al punto di vista che aiamo illustrato sopra, la rappresenta!ione di una lingua che fornita dalla sua propria
grafia tradi!ionale pi$ significativa, pi$ vicina al nostro oiettivo che non la trascri!ione fonetica che si propone di
rappresentare coerentemente lo stesso suono sempre con lo stesso simolo, costante per tutte le lingue. Se una
trascri!ione fonetica come quella asata sull'alfaeto fonetico interna!ionale 'I.2( pi$ corretta per quanto riguarda la
realt# fisica del suono, una grafia sviluppatasi naturalmente per una lingua naturale ci offre una rappresenta!ione del
suono che pi$ simile a quella che il parlante ha della sua lingua.
&a teoria strutturalista ha fortemente svalutato - del tutto correttamente, dal punto di vista della sua teoria - i sistemi
grafici prodottisi per sele!ione naturale in varie lingue del mondo, e staili!!atisi per ragioni socioculturali, le cosiddet -
te ortografie. &o strutturalismo ha messo in luce il fatto che le ortografie tradi!ionali sono sistemi del tutto inadeguati di
rappresenta!ione dei suoni di una lingua. 2nche una lingua con grafia aastan!a vicina alla reali!!a!ione fonetica
come l'italiano presenta casi di una caratteristica generale delle grafie naturali: uno stesso suono viene rappresentato con
simoli diversi, uno stesso simolo pu- rappresentare suoni diversi. Il segno c nella grafia italiana rappresenta OFO in
casa, cuoco, rappresenta OtO in cena, cinese; il segno g rappresenta OgO in gola, riga, guanto, rappresenta OdO in gelo,
ginestra. 0uesto cessa di essere un difetto, se vediamo le grafie naturali non come modi di registrare la fonetica di una
lingua, ma piuttosto legati alla sua rappresenta!ione ad un livello pi$ astratto. Il difetto indicato, l'incoeren!a di simoli
grafici e suoni, diventa an!i un vantaggio, perch queste apparenti incongruen!e con la fonetica permettono di man-
tenere unitaria e fissa la rappresenta!ione della ase lessicale di una parola in tutte le sue varianti morfologiche: amic-
resta invariato nei vari contesti 'amici, amic-e, amic-i*ia, amic-evole, amic-one(, sia che la sua pronuncia cami o
meno; le alternan!e della pronuncia sono prediciili da chi conosce la lingua. &e grafie naturali sono costruite infatti,
isogna ricordarlo, per chi conosce la lingua, mentre le grafie fonetiche rappresentano il suono in modo univoco anche
per chi non sa nulla di una lingua. 4hi conosce la lingua sa le regole fonologiche generali, e le applica automaticamente:
non gli serve perci- una rappresenta!ione dettagliata, mentre gli serve riconoscere comunque la parola anche se le
regole fonologiche la camiano nei vari contesti morfologici.
&a grafia fonetica, che utili!!a universalmente i simoli dell'2lfaeto Conetico Interna!ionale 'I.2(, i quali
permettono di rappresentare in modo univoco i suoni di qualsiasi lingua, sono un me!!o indispensaile nell'uso
scientifico: le grafie naturali sono tuttavia una fonte pre!iosa di intui!ioni linguistiche e sono frutto di una analisi
inconscia della fonologia e della morfologia di una lingua. Jsse costituiscono un modo sotto molti aspetti ottimale di
rendere la rappresenta!ione astratta della lingua, sono quindi molto pi$ vicine che una trascri!ione fonetica alla
rappresenta!ione che ricostruiamo col modello generativo. 0uesto punto di vista stato proposto nel lavoro che sta alla
ase della fonologia moderna, Te .ound Pattern of /nglis 'K&a struttura fonologica dell'ingleseK( di ,.4homsF@ e
B.5alle ')*A9(.
I comparatisti 'ad es. I.3rimm( parlavano di Kmutamenti di lettereK, in un primo tempo: poi questa formula stata
aandonata 'poteva far pensare a un mutamento puramente dovuto a conven!ioni grafiche, per esempio(, ma non era
affatto una formula!ione sciocca: si asava sull'intui!ione che pi$ che quanto riguarda il suono fisico in s, per una
teoria del mutamento rilevante il mutamento delle rappresenta!ioni astratte dei suoni, e delle regole che rendono conto
della loro reali!!a!ione superficiale. &e 'lettere' potevano quindi essere dei simoli del tutto adeguati per queste entit#.
Gna rivaluta!ione di questo modo di esprimersi stata sostenuta dal linguista &uis 56elmslev.
)*
0uando ci si orientati a ricostruire la fonologia come parte della grammatica, costituita da rappresenta!ioni e
regole, si potuto vedere che le grafie alfaetiche naturali 'o perfino quelle sillaiche( rispecchiano meglio delle grafie
fonetiche questo punto di vista. ,aturalmente, doiamo ricordare che nelle grafie naturali sono presenti anche elementi
di ragione solo storica, conven!ionalmente conservati per trasmissione culturale: una grafia fissata conven!ionalmente
tenden!ialmente conservativa, e mantiene rappresenta!ioni superate dalla evolu!ione della lingua.
Se capiamo ene che cosa rappresenta la grafia di una lingua naturale, capiamo anche perch le prime intui!ioni sul
linguaggio sono legate allo studio e alla compara!ione di lingue morte, le cui uniche documenta!ioni erano scritte in
grafie naturali. Gna lingua scritta con una grafia alfaetica naturale una lingua di cui stata fatta una - in gran parte
inconsapevole - analisi fonologica, del lessico e della morfologia. &e grafie delle lingue naturali sono quindi imperfette
come rappresenta!ioni fonetiche superficiali, ma rappresentano invece in modo quasi ottimale la forma fonologica, la
rappresenta!ione mentale del lessico e della morfologia. &e apparenti incoeren!e fonetiche, rivelano invece le regole
fonologiche e mantengono staile la forma fonologica della parte lessicale.
0ualcuno sostiene che la conoscen!a della grafia che influen!a le nostre intui!ioni sulla lingua: ma si confronti il
ellissimo aneddoto riferito da Jduard Sapir 'tradotto in /eninc#- &ongoardi( riguardo all'informatore Ton@, illetterato,
che, una volta addestrato a usare simoli grafici, spontaneamente trascrive un suffisso con la sua forma fonologica
profonda, trascurando la reali!!a!ione fonetica superficiale 'e si veda il commento dello stesso Sapir a p. )=+, trad. it.(.
,. )l terzo li$ello di articolazione* i tratti 'onologici.
2iamo presentato alcuni argomenti per stailire che il livello superficiale in cui si colgono le opposi!ioni
fonologiche non il livello significativo per l'analisi della fonologia come parte di una grammatica. ?oiamo spostarci
ad un livello pi$ astratto: a questo livello sono pertinenti tutte le informa!ioni che ci provengono dalle diverse forme
alternanti della morfologia di un elemento lessicale 'come aiamo visto, per un semplice esempio, per il tedesco: la
forma del plurale di 23der ci suggerisce di porre una OdO nella rappresenta!ione sottostante di 2ad, anche se la sua
reali!!a!ione fonetica superficiale Ora:tO(.
2nche riguardo ai tratti fonologici, gli elementi costituivi del fonema, si parte dalle asi concettuali e fattuali poste
dagli strutturalisti. ,iFola6 TruecFo6 ha dato un contriuto fondamentale allo sviluppo della teoria concentrandosi sui
'tipi di sistemi fonologici' e sui 'tipi di opposi!ioni fra fonemi' 'in particolare ricavati dalle lingue dell'Juropa %rientale(.
.er fare un esempio semplice, quando constatiamo che molti sistemi hanno serie simmetriche di opposi!ioni del tipo
seguente, detto da TruecFo6 Kpropor!ionaleK:
t * d 0 p * ! 0 * g
possiamo arrivare intuitivamente ad isolare la 'qualit#' che distingue, nei rapporti dati sopra, i primi memri dai
secondi memri: questi ultimi sono sonori, mentre i primi non lo sono. &a qualit# della sonorit# si presenta come un
componente del fonema. 4os" per altri componenti come 'continuo' rispetto a 'non continuo', ad esempio in
t * s 0 p * '0 * 1
In questa serie di opposi!ioni il primo elemento di ogni coppia si distingue dal secondo per il modo 'continuo'
presente nel secondo elemento e non nel primo. %ppure per 'arrotondato' rispetto a 'non arrotondato', ad es. in
i * 5 0 e * 6 0 7 * 8
dove i primi memri si oppongono ai secondi memri per assen!a S presen!a dell'arrotondamento selle lara.
7oman IaFoson svilupp- le osserva!ioni di TruecFo6 formulando l'ipotesi che tutti i fonemi delle lingue del mondo
risultino da diverse comina!ioni di un insieme piuttosto piccolo 'circa 8+( di elementi 'primitivi', i tratti fonologici. 3li
8+
elementi articolatori 'e acustici, per IaFoson( che compongono il fonema fanno parte di una lista chiusa, valida a
livello universale, dalla quale attingono tutti i sistemi linguistici delle lingue del mondo. 0uesta ipotesi apr" un
'paradigma di ricerca' di cui la fonologia generativa 'a partire da 4homsF@ T 5alle )*A9( un naturale sviluppo.
.er lo strutturalismo classico, la corrette!!a degli elementi individuati, sia i fonemi che i tratti, va valutata a livello
della descri!ione delle lingue e della 'verosimiglian!a' 'difficile da definire( dei sistemi individuati. &e scelte, in questo
quadro, mirano ad ottenere un sistema economico: il minor numero possiile di tratti che rendano conto di tutte le
opposi!ioni. Il modello generativo, in ase ai suoi assunti, giudica l'economicit# in un modo pi$ complesso, scegliendo
a volte un maggior numero di tratti, se cos" facendo si pu- render conto meglio dei processi fonologici.
&a teoria generativa considera il fonema l'unit# di rappresenta!ione fonologica e i tratti gli elementi che
compongono il fonema, sempre a livello di rappresenta!ione mentale nella grammatica interiori!!ata dal parlante di una
lingua. 0uesta differen!a fondamentale alla ase delle differen!e fra l'inventario dei tratti proposto da IaFoson e
quello proposto ini!ialmente da 4homsF@ T 5alle ')*A9( e successivamente elaorato e modificato sulla ase della
teoria, quindi sulla ase di analisi ulteriori di altre lingue e altri processi fonologici attestati. I tratti vanno quindi
considerati istru!ioni agli articolatori: i fonemi sono costituiti da matrici, o fasci, di tratti fonologici. 3li elementi del
lessico sono quindi codificati come sequen!e di fasci 'o matrici( di tratti fonologici.
,.1. La !ase empirica della teoria 'onologica. 4onsiderare scopo della ricerca la ricostru!ione della grammatica
come rappresenta!ione mentale, aumenta la ase empirica per il controllo delle ipotesi: il corpus comprende non solo i
dati osservaili, ma anche le intui!ioni e i giudi!i dei parlanti nativi della lingua in esame. Inoltre, d# un peso diverso
all'osserva!ione delle modalit# di acquisi!ione della fonologia nel amino, alla registra!ione di fatti patologici 'afasie(
o occasionali 'lapsus(, inoltre delle costanti che si osservano nel confronto fra sistemi linguistici su ase universale.
2nche queste osserva!ioni erano state introdotte da IaFoson; in !l farsi e il disfarsi del linguaggio 'trad. dal tedesco,
8indersprace, 9pasie und allgemeine Lautgeset*e, Gppsala )*M)( ha notato che i fonemi e i tipi di sillaa pi$
universalmente diffusi sono anche quelli che il amino produce per primi e quelli che rimangono pi$ staili quando si
verificano patologie del linguaggio o traumatiche o senili 'afasie(. Si possono stailire, tramite ampie osserva!ioni,
delle scale di marcate!!a universali, secondo le quali ad esempio se in una lingua sono presenti consonanti pi$ marcate
devono essere presenti anche le consonanti meno marcate.
4i si aspetta che quello che marcato sia anche pi$ raro, e quello che non marcato sia pi$ comune: questo
corrisponde ai risultati delle osserva!ioni su un gran numero di lingue del mondo, ma in linea di principio questi
concetti sono imprecisi; per poterli usare correttamente dovremmo avere a disposi!ione un campione ponderato, mentre
le osserva!ioni riportate, per quanto estese, sono casuali e riguardano un numero molto asso di lingue in rapporto alla
grande quantit# di variet# linguistiche esistenti.
Tutte le lingue hanno consonanti sorde, non tutte hanno consonanti sonore. Se, per esempio, cominciamo ad
anali!!are una lingua sconosciuta e troviamo che essa ha consonanti sonore, possiamo assumere 'o prevedere( che in
essa dovranno esserci anche consonanti sorde. &a presen!a in una data lingua di un elemento pi$ marcato implica in una
lingua la presen!a di un elemento meno marcato. .rincipi e osserva!ioni di questo tipo possono essere sfruttati molto
ampiamente nella linguistica storica ricostruttiva: un mutamento ipoti!!ato non dovree comunque mai contravvenire
a principi universali en consolidati. Se ricostruiamo, per es., un sistema con solo consonanti sonore, doiamo
sospettare di aver ricostruito un sistema irreale, impossiile. Gn mutamento linguistico, d'altra parte, dovree essere
en ricostruito quando si ha un mutamento da un sistema pi$ marcato a un sistema meno marcato: ma la valuta!ione in
questo caso diventa pi$ complessa, perch non va valutato il singolo punto dove avviene il mutamento, ma una parte
coerente della grammatica.
0uesti principi dipendono strettamente dall'idea che la lingua umana sia un oggetto la cui forma strettamente
dipendente da principi psicologici cognitivi innati, forse specifici per il linguaggio, certamente specifici dell'uomo.
Tutte le lingue, in quanto lingue umane, condivideranno caratteristiche molto precise. Gna teoria di questo tipo ha un
grande peso nella comprensione degli universali fonologici e delle rela!ioni implica!ionali fra le propriet# dei sistemi
fonologici delle lingue del mondo.
&e osserva!ioni tipologic1e sui sistemi fonologici delle lingue del mondo eero, come aiamo detto, un forte
impulso dalle descri!ioni del principe TruecFo6 e trovarono anch'esse espressione pi$ sistematica e ricca di spunti
teorici generali in una serie di saggi illuminanti di 7oman IaFoson: Ioseph 3reenerg, che ha dato ini!io a un
programma molto ampio di rileva!ioni tipologiche a partire dagli anni 'A+, riconosce spesso che l'ispira!ione per il vasto
programma di ricerca sugli universali linguistici da lui diretto alla Stanford Gniversit@ '4alifornia( gli venne proprio dai
lavori di IaFoson.
8)
,.(. ) tratti nella rappresentazione 'onologica. ,ella fonologia generativa il fonema pu- continuare ad essere
considerato l'unit# di rappresenta!ione fonologica, ma nei termini di codifica!ione mentale del lessico, saltando il
livello delle opposi!ioni fonologiche osservate a livello superficiale e facendo intervenire le regole fonologiche per
ottenere la rappresenta!ione 'o la reali!!a!ione( superficiale. Il fonema strutturalista l1unit# della seconda
articola!ione, ottenuta segmentando la stringa superficiale e controllando la fun!ione oppositiva degli elementi
individuati; in questo quadro, i tratti fonologici non sono direttamente rilevanti per l1analisi dei processi, ma -
semplificando molto - riguardano piuttosto la riflessione sui diversi sistemi fonologici. Il fonema generativo una
matrice di tratti fonologici, che possono risultare in superficie modificati o cancellati da regole fonologiche; rappresenta
il codice con cui il parlante codifica le unit# del lessico per quanto concerne il loro aspetto sonoro.
&'inventario dei tratti resta anche nella grammatica generativa, universale come pensava IaFoson: ogni lingua
sceglie quelli da utili!!are per la rappresenta!ione del suo lessico, in ase alle restri!ioni specifiche della lingua stessa
'sulla struttura possiile della sillaa, sulle possiili configura!ioni di tratti( e quindi sulla ase delle conven!ioni che
derivano da tutto questo. I tratti sono inoltre concepiti in forma strettamente 'inaria', specificati con ZO- a seconda,
grosso modo, se presenti o assenti. I tratti della grammatica generativa non sono Pqualit# del suono1 ma precisamente il
codice con cui sono impartite :istru!ioni agli organi articolatori per produrre un certo suono;. &e modifiche al sistema
di tratti ipoti!!ato possono essere proposte quando l1analisi di sistemi fonologici e di processi fonologici lo suggerisca.
,.,. 9n esperimento in 'a$ore della rappresentazione in tratti. Hediamo ora un argomento per sostenere che i
tratti fanno parte della nostra grammatica, che il 'comportamento fonologico' di un parlante pu- essere meglio descritto
e spiegato se supponiamo che la rappresenta!ione fonologica sia costruita con i tratti fonologici. 4oncepire la
grammatica come dispositivo generativo permette di costruire un tipo di esperimento molto illuminante per testare la
corrette!!a di ipotesi astratte sulla forma della grammatica stessa e sulle unit# utili!!ate. 3iudi!i molto interessanti si
hanno ponendo i parlanti di fronte a dati nuovi, per esempio chiedendo di giudicare se una parola possiile o
impossiile nella loro lingua, indipendentemente dal fatto che sia una parola realmente esistente. 2d esempio, sen!a che
nessuno ce l'aia espressamente insegnato, sappiamo che una parola come OrustO una parola incompatiile con i
principi dell'italiano 'consonante finale(, cos" OrtoO, impossiile in qualsiasi lingua, a meno di non avere una r sonante
che forma apice di sillaa 'altrimenti se fosse un'unica sillaa #rto violeree una restri!ione universale sulla struttura
sillaica, come vedremo(; le sonoranti con valore sonante sono inesistenti in italiano.
,oi sappiamo inoltre giudicare che OritoO una parola possiile, ench 'forsee( inesistente in italiano. Jsperimenti
di questo tipo permettono di sostenere che aiamo un'idea inconscia di quali sono i segmenti possiili 'fonemi( e quali
sono le loro possiili comina!ioni.
Gtili!!eremo un esperimento di questo tipo - riferito da Borris 5alle - a sostegno dell'idea che gli elementi del
lessico sono rappresentati nella mente del parlante non sotto forma di sequen!e di segmenti fonologici 'fonemi
inanali!!ati( ma utili!!ando una rappresenta!ione con fasci :o matrici$ di tratti fonologici: per ottenere questo,
l'esperimento vuole precisare ulteriormente il livello pertinente di rappresenta!ione della fonologia, cio intende provare
che le regole fonologiche 'di cui si avvale anche la morfologia( sono opera!ioni che hanno luogo non sui segmenti
fonologici, ma sui loro sottocomponenti, i tratti. Indirettamente, questo un argomento anche contro l'esisten!a di un
livello di rappresenta!ione corrispondente al fonema strutturalista, il livello in cui, come si detto sopra, si osservano le
opposi!ioni fonologiche tramite le coppie minime. 0uesto livello talvolta utile al linguista, come prima rileva!ione dei
suoni di una lingua, ma non corrisponde a un livello di rappresenta!ione reale, non fa parte della grammatica.
88
4onsideriamo la regola di forma!ione del plurale inglese: 'vedi 2Fma6ian et alii, Linguistica( tranne alcuni casi
irregolari 'cild, pl. cildren, o i resti dell'antica metafonesi, che avremo occasione di vedere pi$ avanti(, il plurale
produttivo si ottiene aggiungendo alla forma della parola 'il singolare( un elemento morfologico che assume forme
diverse: OsO, O!O, OI!O. 2iamo ad es.:
.s.: cat KgattoK pl. cats OFftsO; lip KlaroK pl. lips OlIpsO; ran- :fila; pl- ran-s OrfVFsO) mont KmeseK pl. monts
OmgnhsO, puff :soffio; pl. puffs OpgfsO ecc.;
/z. dog, :cane;, pl. dogs Od%g!O; ne1 :nuovo; On6uO pl. neDs On6u!O :novit#;; #ell :campana; pl. #ells OJl!O; can
:lattina; pl. cans OFfn!O
.)z. #us pl. #uses; fo( OfoFsO :volpe;, pl. fo(es; #us OuO :cespuglio;, pl. #uses OuI!O; #eac Oi:tO :spiaggia; pl.
#eaces Oi:tI!O; pase OfR6!O pl. pases OfR6!I!O, #adge OadiO, pl. #adges OadiI!O.
J1 importante notare che la stessa allomorfia si osserva in altri due morfemi inglesi, ortograficamente s come il
plurale: ;s del genitivo sassone e <s della >. sg. del vero lessicale al presente indic.
1. .artiamo dall1ipotesi pi$ deole: pu- essere che la forma!ione del plurale si apprenda memori!!ando una per una
le singole parole col loro pluraleN &1intui!ione lo escluderee, ma possiamo anche molto facilmente dimostrare che
non cos" che fun!iona la lingua. Gn parlante inglese infatti sa formare sen!a alcuna difficolt# il plurale di parole
nuove, che non ha mai sentito prima. .ossiede quindi nella sua grammatica un meccanismo produttivo che gli permette
de comportamenti linguistici coerenti anche di fronte a compiti nuovi.
(. Si pu- fare allora un1ipotesi un po1 pi$ generale e supporre che il parlante faccia come chi impara la lingua da
adulto su una grammatica descrittiva usuale: memori!!a una lista di fonemi che sele!ionano le diverse forme di
desinen!a: Op, t, F, ,O e inoltre OfO 'non sempre(, aggiungono OsO; le vocali, le consonanti O, g, d, r, l, m, n, jO e le
semivocali O6, DO aggiungono O!O; Os, !, , ,t, dO aggiungono OI!O. In questo modo il parlante inglese impareree a formare
il plurale imparando ad aggiungere morfemi diversi alla parola, sele!ionati sulla ase del 'onema finale della parola.
,. Gna ter!a ipotesi, pi$ astratta e legata alla teoria fonologica, susggerisce invece che il parlante raggruppi invece i
fonemi in classi e codifichi in ase a questa classifica!ione la forma del morfema di plurale. 7ivediamo i casi
esemplificati e ipoti!!iamo delle classi fonologiche:
O-!O dopo qualsiasi segmento sonoro, cio dopo vocali, sonoranti e consonanti sonore 'dog, pl. dogs Odog!O, ne1 On6uO
pl. On6u!O, #ell, pl. #ells, ecc.(;
O-sO dopo ostruente sorda non siilante 'cat KgattoK pl. cats, lip KlaroK pl. lips, mont KmeseK pl. monts, ecc.(;
O-I!O dopo ostruente siilante, sorda o sonora '#us pl. #uses, fo( OfoFsO pl. fo(es, #us OuO pl. #uses OuI!O, #eac
Oi:tO pl. #eaces Oi:tI!O, pase OfR6!O pl. pases OfR6!I!O, #adge OadiO, pl. #adges OadiI!O, ecc. (;
Ba il nostro modello ci d# il me!!o per esprimere in modo formale una classe fonologica: l1insieme che contiene
tutti e solo i segmenti che contengono un tratto o un insieme di tratti. Cacciamo allora l1ipotesi che il parlante utili!!i la
codifica!ione in tratti sele!ionando la forma del morfema a seconda del tratto caratteristico del segmento finale della
parola interessata.
,el fenomeno considerato, sono interessate le seguenti classi di suoni 'si vedano pi$ avanti le matrici dei tratti(:
-- tutti e solo i foni contenenti la configura!ione XZ coronale, Z striduloY, aggiungono OI!O;
-- sottratti la classe dei foni XZ coronale, Z striduloY, i rimanenti foni contenenti il tratto XZ sonoroY aggiungono O!O
-- tutti gli altri foni, aggiungono OsO.
8>
4he questa ipotesi sia la pi$ soddisfacente lo si pu- di nuovo dimostrare sperimentalmente, come ha fatto Borris
5alle qualche anno fa; si chieder# ad un parlante nativo di inglese di formare il plurale di una parola non solo non
appartenente all'inglese, ma che aia come segmento finale un 'onema c1e non 'a parte dei 'onemi dell:inglese 'e
che quindi non pu- essere stato memori!!ato nella sua ipotetica lista(; se il parlante non produce nessun plurale, non
aiamo prove per la nostra ipotesi; ma se il parlante produce un plurale, si pu- ricavare un indi!io importante.
?ei cognomi si pu- formare in inglese il plurale riferendosi alla famiglia o a pi$ persone della stessa famiglia: si pu-
chiedere quindi il plurale di =ac OakO Ki /achK, per riferirsi per esempio a Iohann Seastian e ai suoi figli. Il parlante
inglese forma il plurale di quella parola sen!a particolari difficolt#, producendo OaksO, una OsO sorda. Jgli non si asa
quindi sul fonema finale, ma sul tratto di sonorit del fonema finale; identifica nel fonema OkO il tratto X- sonoroY, e
aggiunge OsO. 0uesto ci fornisce un oindi!io in favore dell1ipotesi che il parlante nativo aia a disposi!ione una
grammatica codificata in termini molto semplici e astratti, altamente produttivi di fronte a casi KnuoviK. 0uesto sar#
dunque il livello di rappresenta!ione delle unit# pertinenti a cui tenter# di giungere una analisi fonologica, il livello dei
tratti fonologici.
Si noti che la copula alla >. sg. is OI!O e il genitivo sassone 's mostrano un comportamento identico a quello del
morfema di plurale 'vedi anche il gi# citato capitolo di /loomfield, Morfologia(. Gn interessante argomento fra
fonologia e morfologia saree l'individua!ione della forma precisa del morfema di plurale da prendere come forma
lessicale da cui partire: se fosse OI!O, dovremmo supporre regole per la cancella!ione della vocale e l'assimila!ione alla
consonante finale sorda nei casi richiesti; se fosse OsO, dovremmo avere invece regole per l'inser!ione della vocale e
l'assimila!ione alla consonante finale sonora; se fosse O!O saree necessaria una regola di inser!ione della vocale e di
assimila!ione al segmento finale sordo. 3li argomenti in favore dell'una o dell'altra solu!ione vanno valutati in rapporto
al complesso della fonologia dell'inglese.
2iamo trascurato un caso pi$ marginale, nel senso che semra interessare pochi elementi che forse sono resti
irregolari di un sistema fonologico diverso: come per il francese vif, vive, riguardano [f, -v '-nife :coltello; Ona6fO pl.
Onaiv!O, Dife :moglie; pl. ODaiv!O, Darf :nano; pl. ODarv!O o ODarfsO, ecc.(.
&'esempio di esperimento appena visto, pu- illustrare anche i vari livelli di adeguate!!a della ricerca rispetto al
fenomeno linguistico, cosi come in altre discipline rispetto ad altri oggetti di ricerca; l' adeguatezza osser$ati$a, che
consiste nel fare un elenco degli elementi che definiscono un fenomeno, come, nel caso anali!!ato, un elenco dei
fonemi che sele!ionano l'uno o l'altro morfema di plurale. &'adeguatezza descritti$a, invece, si raggiunge, nel nostro
caso, notando che la regola fun!iona sulla ase dei tratti di sonorit#. Infine, un livello pi$ astratto di principi
grammaticali quello dell'adeguatezza esplicati$a, che fa derivare le regole da principi generali universali della gram-
matica, dandone cos" una spiegazione. ,el nostro caso, questa si raggiungeree appunto arrivando a determinare
l1unica forma del morfema e le regole motivate che danno luogo alle varie allomorfie superficiali.
?i fronte a un fenomeno doiamo proporci di raggiungere almeno l'adeguate!!a descrittiva, dato che quella
esplicativa richiede una serie di conoscen!e indipendentemente raggiunte, che in molti casi non sono disponiili.
&'osserva!ione e la descri!ione affrontano in molti casi aree della grammatica rispetto alle quali la riflessione teorica
non ancora adeguatamente sviluppata per poterne ricavare una spiega!ione. In aree poco studiate, a volte necessario
arrestarsi all'adeguate!!a osservativa, se mancano elementi conoscitivi per andare oltre.
,.3. La scelta dei tratti 'onologici pertinenti.
8M
Gna volta che aiamo deciso che la nostra analisi fonologica deve esprimersi tramite tratti fonologici, la ricerca si
dirige a scoprire quali siano i tratti pertinenti da utili**are. &a risposta , ancora una volta, dipendente dal controllo
empirico: andranno scelti i tratti che sono pi$ adatti a rappresentare il comportamento fonologico degli elementi
lessicali nella lingua, quelli che esprimono meglio il comportamento dei suoni anche su ase interlinguistica, quelli che
sono pi$ adatti a raggruppare i suoni in classi naturali, vale a dire in gruppi di suoni che mostrino di comportarsi, in una
lingua o in pi$ lingue, come un'unit#.
3uardando alla fonologia diacronica ottocentesca, aiamo sempre visto che le regole fonologiche diacroniche non
riguardavano singoli suoni, ma classi di suoni, espresse in modo formalmente non esplicito, ma che alludevano in
maniera che ancora ci appare corretta a caratteristiche articolatorie comuni a gruppi di suoni: avevamo cos" regole che
colpivano le Kocclusive sonoreK trasformandole in sorde, o le velari con articola!ione laiale, trasformandole in velari
pure, o le velari con appendice palatale trasformandole in palatali, ecc. &a teoria fonologica deve darci i me!!i formali
di render ragione da un lato di queste intui!ioni, dall'altro di spiegare in modo interessante rela!ioni diacroniche o
sincroniche fra classi di suoni 'regole fonologiche diacroniche o sincroniche, propriet# interlinguistiche dei sistemi
fonologici(.
,.3.1 IaFoson aveva proposto un inventario di tratti ricavati dalla osserva!ione di sistemi fonologici
nelle lingue del mondo: le opposi!ioni fonemiche utili!!ano alcuni tratti di un insieme molto circoscritto di
caratteristiche del suono linguistico. IaFoson, che vedeva la lingua e le sue componenti come un oggetto,
considerava i tratti sia dal punto di vista della produ!ione, cio come caratteristiche articolatorie, sia dal
punto di vista della perce!ione o del loro effetto sonoro, cio come caratteristiche acustiche da percepire:
considerava il suono cio dal punto di vista dell'emittente e del ricevente, vale a dire del parlante e dell'ascol -
tatore. &a fonologia generativa ha scopi diversi da quelli dello strutturalismo, e questo porta a scelte diverse.
Gn esempio molto chiaro viene dal confronto dei tratti fondamentali utili!!ati da IaFoson per classificare i
suoni nei due grandi gruppi di KconsonantiK e KvocaliK con la revisione proposta da 4homsF@ T 5alle ')*A9(.
I tratti di IaFoson prevedevano, per la classifica!ione pi$ ampia dei suoni del linguaggio, i tratti XZO-
consonanticoY e XZO- vocalicoY: con questi due tratti possiile ottenere le opposi!ioni necessarie fra le
tradi!ionali classi di suoni, come nello schema seguente:
vere consonanti vocali liquide:l,r$ semivocali
:nasali incluse$
Z conson - conson Z conson - conson
- vocalico Z vocalico Z vocalico - vocalico
4iascuna classe era distinta dalle altre da una coppia di tratti.
In questo modo si coglievano anche alcune caratteristiche comuni di classi che condividono dati tratti: le
consonanti 'fra queste IaFoson poneva anche le nasali( hanno in comune con le liquide il tratto XZ
consonanticoY, mentre le vocali hanno in comune con le semivocali il tratto X-consonanticoY, d'altra parte
vocali pure e consonanti pure non hanno niente in comune, e nessun tratto in comune: avremmo perci- delle
classi di consonanti e liquide XZ consonY, di vocali e semivocali X-consonY, di consonanti e semivocali X-
vocalicoY, di vocali e liquide X- consonY. ?ovremmo aspettarci di trovare regole fonologiche che riguardano
8<
le classi cos" individuate. &a proposta di revisione di 4homsF@T5alle si concentr- proprio su questo punto.
Hedremo che sotto questo profilo, i tratti scelti da IaFoson, sulla ase di criteri di economia, non sono
soddisfacenti.
&e nasali sono secondo IaFoson da considerare vere consonanti, in quanto nell'articolatore orale 'la
occa( aiamo una occlusione completa 'noi le consideriamo sonoranti per la presen!a di sonorit#
spontanea, anche se questa sonorit# avviene per l'effetto di un passaggio di aria che ha luogo non nella occa
ma nel naso(. .ossiamo proporre di spostare le nasali con le liquide nella classe delle XZ conson., Z vocal.Y;
altre modifiche devono dar modo di raggruppare i segmenti che possono essere nucleo della sillaa
escludendo quelli che non possono esserlo, utili!!ando uno o pi$ tratti che solo essi aiano in comune.
&a forma non marcata di sillaa nelle lingue del mondo data dallo schema 4H4H: se vediamo quali
classi possono occupare le posi!ioni di 4 e di H rispettivamente, avremo consonanti, liquide e semivocali
nella posi!ione 4, vocali e sonoranti nella posi!ione H: ma i tratti di IaFoson XZO- consonY e XZO- vocalicoY
non ci danno modo di raggruppare le classi come vorremmo per descrivere questa tipologia generale; in
particolare, non c' un tratto - o una coppia di tratti - che sia condiviso dalle tre classi che costituiscono
l'ini!io della sillaa e possa unirle in un'unica classe; le semivocali e le liquide sono le une X- conson., -
vocal.Y, le altre XZ conson., Z vocal.Y, hanno cio segni opposti riguardo a questi tratti molto generali,
semrano, in ase a questi tratti, appartenere a classi completamente diverse.
Sulla ase di considera!ioni di questo tipo, 4homsF@ T 5alle hanno proposto di sostituire il tratto XZO-
vocalicoY con due tratti, XZO- sonoranteY XZO- sillaicoY: il tratto sonorante indica la poten*ialit di un dato
segmento di essere nucleo della sillaa, il tratto sillaico indica la fun!ione di nucleo attuali!!ata in un dato
sistema. 2iamo quindi modo di contrapporre con il tratto XZ sonoranteY vocali, semivocali, liquide e nasali
contro le consonanti vere 'o ostruenti(, mentre X-sillaicoY raggruppa tutti i segmenti che non sono nucleo
sillaico 'semivocali, consonanti e sonoranti non sillaiche(. &iquide e nasali possono appartenere quindi sia
alla classe dei foni sillaici, sia alla classe dei foni non sillaici, a seconda se la loro poten!ialit# di fungere
da nucleo sillaico attuali!!ata o no; condividono comunque con vocali e semivocali la caratteristica di XZ
sonoranteY.
.er IaFoson l'oiettivo avere tratti tali da poter descrivere tutti i sistemi oppositivi delle lingue del
mondo, 4homsF@ T 5alle hanno esigen!e diverse, che spiegano la scelta rispetto a questi tratti e in molti
altri casi. &o scopo quello di descrivere non i sistemi linguistici in se stessi, ma la competen!a fonologica
in generale e in particolare, il comportamento dei segmenti 'o dei parlanti che li usano( rispetto a regole
fonologiche. 0uindi pu- essere preferiile avere un sistema con un maggior numero di tratti 'quindi
apparentemente pi$ complesso( rispetto a quello di IaFoson, se questo serve a isolare correttamente classi di
suoni che mostrano caratteristiche simili rispetto a regole fonologiche.
Il loro carattere empirico spiega come siano state modificate molte delle originarie classifica!ioni di
4homsF@ T 5alle, in seguito ad analisi dettagliate di lingue diverse. Hedremo suito un elenco di tratti e
segmenti che saranno utili!!ati per descrivere alcune regole fonologiche, in parte gi# considerate in maniera
non formale 'o diversamente formale( nella prima parte del corso.
8A
,.;. Illustrazione dei tratti. .resentiamo ora la matrice generale dei tratti fonolgici. &a ase il lavoro di
4homsF@ T 5alle ')*A9( e revisioni successive. Il principio fondamentale che, diversamente da quelli di IaFoson, i
tratti nella fonologia generativa alludono, in modo formale, a atteggiamenti articolatori reali. Gn modo per
comprenderli e memori!!arli consiste quindi nell'osservare la loro corrisponden!a con la nostra articola!ione dei suoni.
&e consonanti sono caratteri!!ate dal luogo in cui si ha l'ostru!ione 'ZO-anteriore, ZO-posteriore, ZO-alto, ZO-asso(,
dall'organo articolatorio che la effettua 'ZO-coronale( e dalla modalit# dell'ostru!ione stessa 'ZO-continua(; le sonoranti
inoltre sono caratteri!!ate dal luogo in cui si produce il passaggio continuo d'aria con risonan!a 'ZO-nasale; ZO-laterale(.
.er le vocali caratteristico il punto in cui si eleva il dorso della lingu, e l'arrotondamento delle lara 'ZO-arrotondato(.
?iamo separatamente i tratti per le consonanti e per le vocali, anche se va tenuto presente che gli stessi tratti sono
validi per tutti i segmenti: alcuni tratti sono per- rilevanti solo per le vocali, altri solo per le consonanti: ad esempio,
come si gi# detto, il tratto XZanterioreY indica suoni articolati nella se!ione della occa che va dagli alveoli dei denti in
avanti: ne deriva che nessuna vocale sar# XZanterioreY, per cui questo tratto non va specificato per le vocali, in quanto si
prevede che sar# sempre X-anterioreY; le vocali saranno solo XZO- posterioreY, a seconda se la lingua si eleva
anteriormente o posteriormente rispetto alla parte mediana del palato. &e vocali sono tutte X-coronaleY per cui se un
suono X- consonanticoY non va specificato anche come X- coronaleY, perch quest'ultima specifica!ione implicata
dalla precedente. Il tratto XassoY invece rilevante per le vocali 'OaO identificata da XZassoY( ma lo molto poco per
le consonanti 'caratteri!!a la spirante OhO ed altri suoni non presenti nelle lingue pi$ familiari agli europei(.
&e vocali rilassate 'o aperte( sono qui, e anche altrove nel testo, indicate con vocali maiuscole 'la OJO indicata,
anche nel testo, con il simolo OO dell'2lfaeto Conetico Interna!ionale 'I.2(, che usa per O%O un simolo diverso O O.
Il tratto X2T7Y 'l 9dvanced Tongue 2oot, radice della lingua avan!ata( o XtesoY si riferisce a una tensione del
muscolo linguale che modifica la sua forma e di conseguen!a lo spa!io nella occa, con risonan!a nel retroocca o
faringe. 0uesto tratto distingue fra le vocali medie e, o, le aperte e le chiuse: le aperte corrispondono, in questo sistema,
alle rilassate 'cio X-2T7Y( mentre le chiuse sono tese 'cio XZ 2T7Y(: In questo modo possiamo mantenere una
classifica!ione inaria anche per le vocali, mentre nel passato si era discusso questo aspetto, prospettando la possiilit#
di introdurre tratti graduali o continui relativamente all'alte!!a della lingua nelle vocali. ,on chiaro con quali tratti
distinguere i diversi tipi di OaO, tutti uniti e distinti dalle altre vocali dal tratto XZ assoY: va tenuto presente che all'interno
di ciascun sistema linguistico il prolema, dal punto di vista fonologico, si semplifica, perch non si trovano
normalmente sistemi che distinguano pi$ di due vocali asse, per cui il tratto XZO- posteriore Ypu- essere sufficiente 'non
risulta esistere un sistema che distingue Ouna vocale XZassaY secondo il tratto XZO- tesoY.
&e vocali indicate con I, G sono XZ alto, -2T7Y, una configura!ione marcata, presente ad esempio in inglese nelle
vocali revi. Si confronti, ad esempio, l'alternan!a di tensione nella coppia morfologicamente connessa di'vne [
di'vnity, in cui l'aggiunta del suffisso -ity provoca l'areviamento della vocale tonica OiO per una restri!ione generale
che impedisce una vocale lunga seguita da due sillae. In di'vne OiO tonica lunga e produce un dittongo: Odi:$a#nO, in
divinity la OiO tonica diventa reve e rilassata, cio X-2T7Y: Odi:$)nitiO 'trascuriamo per chiare!!a le altre vocali della
parola, che sono atone e tutte ugualmente rilassate(.
Il tratto XZ coronaleY indica l'intervento dell'orlo anteriore della lingua; si avr# quindi la specifica!ione del tratto X-
coronaleY sia quando la lingua non attiva ma attivo l'articolatore laiale 'come per Op, O ecc.(, sia quando interviene
il dorso della lingua 'come in OFO OgO, o nelle vocali(. 2lcuni ricercatori hanno classificato le consonanti palatali come X-
coronaliY; qui, come hanno proposto altri, classificheremo le palatali come XZ coronale, Z alto, - anterioreY, una scelta
che ci semra rendere pi$ naturale la rappresenta!ione dei processi di palatali!!a!ione 'vedi m A, facoltativo(. 2
8=
differen!a di vari manuali, non utili!!iamo il tratto XaffricatoY o Xrilascio ritardadatoY per OtsO, OpfO, ecc., come non
distinguiamo con un tratto i segmenti consonantici laiali!!ati o palatali!!ati 'cfr. le velari ricostruite da 2scoli -
>
- g
>
- e
-
1
-, g
1
-(. Tratteremo questi elementi come segmenti complessi, comina!ioni di fonemi 'o di matrici(.
C?@.?@9@T!
p ! t d g ' $ s z
conson < < < < < < < < < < < < < < < <
sonort = = = = = = = = = = = = = = = =
silla! = = = = = = = = = = = = = = = =
continuo = = = = = = < < < < < < < < < <
strid = = = = = = < < < < < < = = = =
sonoro = < = < = < = < = < = < = < = <
coron = = < < = = = = < < < < < < = =
anter < < < < = = < < < < = = < < < <
poster = = = = < < = = = = = = = = = =
alto = = = = < < = = = = < < = = = =
!asso = = = = = = = = = = = = = = = =
nasale = = = = = = = = = = = = = = = =
later = = = = = = = = = = = = = = = =
interrotto = = = = = = = = = = = = = = = =
m n / + l r > # c # ? @ 1 A
conson < < < < < < < = = < < < < < <
sonort < < < < < < < < < = = = = = =
silla! = = = = = = = = = = = = = = =
contin = = = = < < < < < = = < < < <
strid = = = = = = = = = = = = = = =
sonoro < < < < < < < < < = < = = = <
coron = < = < < < < = = = = = = = =
anter < < = = < < = = = = = = = = =
poster = = < = = = = < = = = < = < <
alto = = < < = = < < < < < < < < <
!asso = = = = = = = = = = = = = < =
nasale < < < < = = = = = = = = = = =
later = = = = < = < = = = = = = = =
interr = = = = = < = = = = = = = = =
89
VOCALI
a B C e i ) u 9 o D 6 7 5
conson = = = = = = = = = = = = = =
sonort < < < < < < < < < < < < < <
silla! < < < < < < < < < < < < < <
alto = = = = = < < < < = = = = <
!asso < < < = = = = = = = = = = =
poster = = < = = = = < < < < < = =
teso EA&RF = < = = < < = < = < = < = <
arrotond = = = = = = = < < < < < < <
,.;.1. -sempi di regole. 3li esempi prolematici che aiamo esaminato nel capitolo precedente sono resi quindi in
modo pi$ naturale e interessante con una descri!ione a due livelli: al primo livello, quello della rappresenta!ione astratta
o codifica!ione mentale, aiamo una serie di fonemi sotto forma di matrici di tratti, al livello superficiale la
rappresenta!ione risulta diversa, modificata da regole fonologiche. 2ad e 2at hanno due rappresenta!ioni sottostanti
diverse, che praticamente corrispondono all'ortografia; una regola molto generale rende conto della loro effettiva
pronuncia e delle differen!e che emergono nelle forme derivate morfologicamente. 4os" ./. $elare inglese OngO nella
rappresenta!ione sottostante, come nella grafia tradi!ionale; due regole fonologiche rendono conto della resa
superficiale: la nasale assume l'articola!ione velare davanti a consonante velare sonora, e l1occlusiva velare scompare
quando preceduta da una nasale con articola!ione assimilata. &e forme morfologicamente derivate che aiamo tratto
dal francese e dal tedesco mostrano inoltre come un livello di rappresenta!ione pi$ astratto come punto di parten!a
permetta di collegare in modo semplice le varie forme rendendo conto allo stesso tempo della varia!ione fonologica,
che dipende dalle regole e dalle varia!ioni del contesto nelle deriva!ioni.
,.;.1.1. 4ominciamo dalla rappresenta!ione lessicale di Rad /rat/ e 2at OratO: nonostante l1identica reali!!a!ione
superficiale le due forme sono registrate nel lessico mentale con due rappresenta!ioni sottostanti diverse, praticamente
corrispondenti a quelle date nella grafia tradi!ionale. 4iascun segmento superficiale 'fonema( definito da una matrice
di tratti fonologici:
Zconson -conson Zconson Zconson -conson Zconson
Zsonort Zsillaico -sonort Zsonort Zsillaico -sonort
Zcoron Zasso Zanter Zcoron Zasso Zanter
Zinterrt Zcoron Zinterrt Zcoron
Zsonoro -sonoro
OrO OaO OdO OrO OaO OtO
4iascun fonema un fascio di tratti fonologici 'una matrice( e le regole intervengono sulla forma sottostante
modificando le specifica!ioni 'ZO-( dei tratti. Il tedesco ha una regola fonologica che fa diventare X- sonoroY un
8*
segmento fonologico consonantico non sonorante in posi!ione finale. 7appresentiamo questo processo con una regola
formale 'che, come vedremo, pu- essere ulteriormente semplificata(:
Z conson.
- sonorante X - sonoro Y . GGG HH
2l primo posto aiamo la matrice di tratti che individua il segmento interessato dalla regola 'una consonante
ostruente(; la freccia si legge KdiventaK ed seguita dalla matrice del tratto 'o dei tratti( che vengono specificati dalla
regola; la arra oliqua si legge Knel contestoK, la linea ori!!ontale locali!!a il punto nel contesto in cui si deve trovare
il segmento per essere colpito dalla regola; i segni finali indicano il confine di parola: quindi il segmento, in questo
caso, deve essere o diventare sordo quando si trova davanti al confine di parola, ovvero in posi!ione finale. &a regola ha
il formato pi$ generale possiile; non si limita al caso in questione, ma descrive il processo in generale: tutte le ostruenti
diventano sorde in quel contesto.
&a regola data sopra non si applica, ovviamente, se il segmento non in posi!ione finale, perch in questo caso il
contesto non quello previsto dalla regola: quando aiamo la forma plurale, in cui si aggiunge una desinen!a 'es.:
23der(, la consonante non si trova pi$ in posi!ione finale, il contesto non corrisponde alla descri!ione data nella regola
e la regola non si applica, cio la consonante rimane sonora, come nella forma sottostante. 0uesto produce
correttamente il risultato voluto.
,.;.1.(. .ng. in posizione 'inale in inglese.
Hediamo le matrici in tratti corrispondenti ai due segmenti ini!iali:
Zconson Zconson
Zsonort -sonrt
Znasale Zalta
Zpost
OnO OgO
?iamo la regola in forma specifica, ma ricordiamo che in realt# essa un caso particolare di una regola generale di
assimila!ione delle nasali alla consonante seguente 'per cui, ad esempio, una nasale si articola come OmO se seguita
da OO o OpO, e come OnO se seguita da OtO, OdO, ecc., assume cio lo stesso punto di articola!ione della consonante
seguente(.
Z conson. Zconson
Z sonort XZ posterioreY . GGG -sonort
Z nasale Zposter
&a regola rende conto dell1assimila!ione della nasale a OgO e anche a OFO; si noti che usiamo i tratti necessari e
sufficienti a identificare il segmento interessato e a descrivere il fenomeno; non occorre specificare XZalto, -continuoY
perch in inglese non esistono altre consonanti posteriori in questo contesto.
>+
,ell1inglese standard, OgO viene poi cancellata da una seconda regola, che sar#
Z conson. Z conson.
- sonorante b . Z sonorante GGGGGHH
Z posteriore Z nasale
Z sonoro Z posteriore
4io, una occlusiva velare sonora 'OgO( scompare se si trova in posi!ione finale, preceduta da una nasale velare.
2nche questo in realt# un caso particolare di un fenomeno pi$ generale dell'inglese, per cui ad esempio anche OO in
posi!ione finale non si articola se preceduto da una nasale articolata nello stesso punto 'cio OmO(.
Il fenomeno quindi non specifico per OgO ma pi$ generale 'in variet# di inglese interessa anche la nasale seguita
da una coronale sonora OdO(. Si potreero fondere le regole individuando la classe di segmenti interessati 'le nasali e le
occlusive sonore rispettivamente articolate nello stesso punto di articola!ione(. 2vendo capito il processo, possiamo
ridurre all'essen!iale le specifica!ioni ridondanti, ricavandone una regola pi$ semplice e generale:
)( assimila!ione della nasale a una qualsiasi consonante seguente:
Z conson. coron. Z conson.
Z nasale anter. O \\\ - sonorante WW
poster coron
anter
poster
8( cancella!ione di OO o OgO in posi!ione finale se precedute da nasale assimilata:
Z conson.
- sonorante Z conson.
- continuo b O Z nasale \\\\ WW
Z sonoro -- coronale
-- coronale anteriore
anteriore poster
poster
Se la prima regola si applica prima della seconda, non aiamo isogno di specificare che la nasale deve essere
assimilata perch la consonante finale possa sparire. Se vogliamo evitare regole ordinate, dovremmo invece mantenere
la regola nella forma pi$ esplicita. &e due diverse scelte dipendono dagli scopi della descri!ione.
,.I. LA CLASS- J-LL- CDRD"AL). ,ell1esperimento riportato al paragrafo precedente, sulla forma!ione del plurale
inglese, aiamo identificato l1insieme dei foni che sele!ionano il morfema OI!O come l1interse!ione di due insiemi, la
classe delle continue coronali e la classe delle continue stridule; il tratto XZO- striduloY non ha una chiara descri!ione
>)
articolatoria, non definito in modo soddisfacente, ma l1aiamo utili!!ato per escludere le interdentali O, O, che
consideriamo delle coronali. 0uesta decisione pu- essere controllata empiricamente, individuando un processo che
interessi in generale le coronali e controllando se colpisce anche O, O; se il controllo avr# esito positivo, la scelta che
aiamo fatto, ench presenti degli aspetti non chiari, risulter# raffor!ata.
,ella parte che segue tratteremo fenomeni fonologici osservati in lingue diverse, che ci offrono prove empiriche a
sostegno dell1esisten!a di una classe naturale di fonemi caratteri!!ati dal tratto XZcoronaleY.
,.I.1. 9"A CARA&&-R)S&)CA J-LLA PRD"9"C)A A"4LD=AM-R)CA"A.
&'intera!ione della classe delle coronali con O6O d# luogo ad un fenomeno fonologico che distingue l'inglese
d'2merica dall'inglese ritannico. ,ell'inglese ritannico, O6O non viene pronunciato dopo un piccolo sottoinsieme della
classe delle coronali, identificato con i tratti X Z coronale, Z sonorante, - nasaleY, cio dopo Or, lO; in inglese d'2merica la
stessa regola di cancella!ione di O6O ha luogo dopo tutte le coronali di quella lingua. Gna delle origini di O6O Ou:O
sottostante, che dittonga in O6uO in sillaa aperta, tranne quando preceduto da coronali, qualsiasi coronale in anglo-
americano, solo le sonoranti non nasali in inglese ritannico. 2iamo cos" le seguenti differen!e sistematiche di
pronuncia, a seconda dei contesti e delle variet# 'la trascri!ione semplificata per tutto quanto non riguarda il fenomeno
in questione(:
2BJ7. /7IT.
O X-coronY \\\ pure Op6uaO Op6uaO
cute OF6utO OF6utO
feD Of6uO Of6uO
music Om6u!iFO Om6u!iFO
ecc.
2BJ7. /7IT.
Z coron luFe OluFO OluFO
O Z sonort \\\ rude OrudO OrudO
- nasale
2BJ7. /7IT.
O XZcoronY \\\ tune OtunO Ot6unO
due OduO Od6uO
neD OnuO On6uO
assume Oa1sumO Oa1s6umO
presume Opre1!umO Opre1!6umO
,ella regola di forma!ione del plurale, aiamo considerato la classe delle XZ striduloY come quella che mostra una
vocale inserita prima della desinen!a. ,on aiamo potuto utili!!are semplicemente XZ coronale, Z continuoY perch era
necessario separare le interdentali, che invece non inseriscono la vocale. &e interdentali inoltre non sono normalmente
interessate dalle regole di palatali!!a!ione che colpiscono le coronali: vanno quindi escluse utili!!ando i tratti
appropriati, quando necessario 'vedi m A(. .ossiamo controllare ora con la regola di cancella!ione di O6O se le interdentali
fanno veramente parte delle coronali.
I casi rilevanti sono pochissimi, e tutti termini dotti, ma mostrano la stessa differen!a di pronuncia fra inglese
ritannico e anglo-americano 'ancora pi$ significativa in termini dotti, dato che la pronuncia ritannica pi$
prestigiosa(. 0uindi le interdentali sono convenientemente classificate con le coronali, ed corretto eliminarle dalla
sottoclasse che suisce palatali!!a!ione, quando necessario. 3li esempi sono:
#ritann0 amer.
thurifer Kporta-incensoK O6urifcO OurifcO
Thule Kmitica regione del ,ordK O6ulIO OulIO
thulium KmineraleK O6ulicmO OulicmO
0ueste alternan!e 'che aiamo potuto trovare solo per l1interdentale sorda( ci confermano che le interdentali sono
un sottoinsieme delle coronali caratteri!!ate da XZcoronale, Zcontinuo, -striduloY.
>8
Se non anali!!assimo i suoni in componenti elementari, cio in tratti, non potremmo mettere insieme in modo
motivato questi suoni che si comportano come delle unit# in tutte le lingue, indipendentemente da rela!ioni di parentela
o contatto. I tratti ci danno il modo di mostrare che i suoni si comportano rispetto alle regole fonologiche secondo la
loro composi!ione in tratti, e le regole stesse sono motivate dai tratti fonologici. Il rapporto di necessit# fra causa ed
effetto non un rapporto di necessit# nel senso che il fenomeno dea necessariamente reali!!arsi se si danno le
condi!ioni, ma solo che se si reali!!a, avr# quelle date modalit# e non altre. &e classi naturali individuate in ase ai tratti
fonologici, il fatto che nelle regole compaiono solo classi naturali di suoni 'come gi# avevano intuito i linguisti storici,
pur sen!a formali!!are queste propriet#(, sono indi!i molto forti in favore dell'analisi in tratti dei suoni linguistici.
,.I.(. Assimilazione totale nellKarticolo ara!o. Hediamo ora una regola che caratteri!!a la morfologia dell'arao:
l'articolo arao al si modifica assimilando completamente l alla consonante ini!iale della parola che segue quando
questa consonante Ot, d, s, !, , r, l, nO. 2iamo cos", per esempio 'diamo gli esempi arai in una translittera!ione
semplificata(:
al Fitta Kil liroK ma ad dars Kla le!ioneK
al firaash Kil lettoK ar ru! Kil risoK
al aa Kla portaK az za@t Kl'olioK
al faras Kil cavalloK an naars Kil popolo;
al qamar Kla lunaK aL Lams Oa amsO Kil soleK
&e consonanti che vengono sottoposte alla regola 'nei nostri esempi ne aiamo trascurate alcune( sono tutte e solo
le coronali dell'arao. Scriviamo la regola in modo formale:
Zconsonante
Zsonorante O Zconsonante
Zcoronale X trattiY O \\\ W Zcoronale
Zlaterale O tratti
7icordiamo il valore dei simoli nella regola: la prima matrice individua il segmento che camia, dopo la freccia
sono indicate le nuove specifica!ioni dei tratti interessati dal processo, da cui ricaviamo il risultato dell'applica!ione
della regola; la sarra va letta Knel contestoK e quello che segue la sarra la descri!ione del contesto in cui il segmento
camia; il simolo \\\ indica la posi!ione del segmento che camia rispetto al contesto: in questo caso il segmento che
camia si trova davanti a un confine di morfema 'si tratta infatti di un articolo( seguito da una consonante coronale. &a
nota!ione secondo la conven!ione ' lalfa( indica che i tratti che seguono il simolo hanno lo stesso segno ZO- che si
trova per quei tratti nel segmento dove indicato un altro : nel nostro caso tutti i tratti di l si assimilano ai tratti della
coronale che segue; indica quindi Kaccordo di trattiK. 4ome avremo occasione di esemplificare pi$ avanti, - indica
Pdiscordan!a di segno1.
&a prima matrice molto ridondante, ci sono tratti che non sono necessari per identificare il segmento: saree stato
sufficiente indicare XZ lateraleY, in quanto una laterale , in molte lingue come in arao, necessariamente una consonante
>>
coronale sonorante. In molti casi, ma non sempre, semplificare le specifica!ioni importante per capire ene il
processo. In altri casi, preferiile dare la descri!ione in forma ridondante, perch appare pi$ chiaro che il processo
assimilativo viene innescato dal fatto che i due segmenti hanno molti tratti in comune.
I grammatici arai chiamano 'consonanti solari' quelle che provocano l'assimila!ione della OlO dell'articolo, e
Pconsonanti lunari1 quelle che non provocano l'assimila!ione: questo dipende dal fatto che il nome che significa 'sole',
cio Aams ini!ia con una coronale, mentre il nome che significa 'luna', cio qamar, ini!ia con una consonante non
coronale. 2nche questa regola mnemonica si asa su un concetto implicito di 'classe di suoni' identificata sulla ase di
elementi articolatori non espressi formalmente ma solo intuiti: consonanti lunari e solari significa, a en vedere,
'consonanti che sono, a qualche livello, come l'ini!iale di Aams e di qamar'.
0uesta regola ha dei riflessi sul lessico spagnolo, comparato con quello italiano, ad esempio. 2medue queste lingue
hanno nel loro lessico molti elementi di origine araa: lo spagnolo ha preso i termini arai con l'articolo agglutinato Eil
fenomeno detto anche tradi!ionalmente concrezione dellKarticoloF mentre l'italiano 'e vari dialetti, in particolare
siciliani( hanno preso i termini sen!a l'articolo. Si riscontra cos" che i prestiti arai nello spagnolo ini!iano in generale
con la vocale a; ini!iano con al se segue una consonante X-coronaleY. &o spagnolo cio mostra l'articolo assimilato se
l'ini!iale della parola in arao era una coronale, come si vede negli esempi seguenti:
ar. al haruf, ital. carciofo, spagn. alcachofa
ar. al mah!in, ital. maga!!ino, spagn. almacen
ar. al qutun, ital. cotone, spagn. algodon
ar. az zafaran, ital. !afferano, spagn. azafran
ar. an naura, ital. noria, spagn. anoria 'elevatore d'acqua(
ar. ar ru!, 'ital. riso(, spagn. arro!
ar. ad duDan, ital. dogana, spagn. aduana
&a forma degli araismi in spagnolo riflette la fonologia dell1arao, mostrando l1assimila!ione della consonante
dell1articolo con la consonante seguente, ini!iale del nome, quando questa una coronale.
&a parola alge#ra, un prestito medievale dall'arao, un prolema interessante: l'origine, al-na6r presenta oggi una
consonante che dovree causare l'assimila!ione. &a ragione proailmente che quella pertinente la pronuncia
antica, oggi regionale, in cui il fono ini!iale era non un'affricata coronale ma un'occlusiva palatale O # O.
,.M. ) t r a t t i e l e c l a s s i n a t u r a l i * a l c u n e c o n c l u s i o n i
&'utili!!a!ione dei tratti ha un immediato risultato 'che anche un modo di controllare tutta l'ipotesi( nel fatto che i
tratti sono un modo formale per indicare le classi naturali di suoni. In modo pi$ informale le regole fonologiche
diacroniche del metodo storico comparativo consideravano molto spesso mutamenti non di singoli foni 'o suoni, ecc.(, o
di gruppi eterogenei di suoni, ma di classi di suoni. ,on si ha mai occasione di incontrare regole che riguardano Op, a,
rO, ma soltanto suoni che hanno caratteristiche articolatorie in comune: aiamo visto regole che riguardavano le
occlusive sorde, le sonore aspirate, le sorde spiranti 'Lautverscie#ung(, oppure le velari '2scoli(, o le liquide e nasali
'vocali!!a!ione delle sonanti(. In quest'ultimo caso particolarmente evidente il vantaggio di poter individuare un
insieme di tratti che isola un gruppo di suoni in un sistema fonologico e lo distingue da tutti gli altri suoni di quel
sistema: con i tratti di 4homsF@ T 5alle i suoni il cui sviluppo era stato individuato da %sthoff e /rugmann sono
caratteri!!ati dall'insieme di XZ consonante Zsonorante ZsillaicoY. ,el .roto-indeur. questa configura!ione era
>M
ammessa, nelle lingue indeur. derivate 'tranne il sanscrito( la configura!ione non pi$ ammessa: questi sistemi
prevedono un filtro che esclude `XZconsonantico, ZsillaicoY e interviene un mutamento fonologico a rendere gli
elementi del sistema precedente compatiili con i principi dei sistemi derivati. ,ei sistemi derivati tutte le consonanti
devono organi!!arsi correttamente intorno ad un nucleo sillaico che deve essere un elemento X-consonanticoY, per cui
la regola fonologica diacronica produce una vocale nuova. 0uesta regola fonologica camia la rappresenta!ione
fonologica dell'elemento lessicale nella singola lingua.
Gna classe naturale di suoni formalmente un gruppo di suoni che sono individuati nel loro insieme da un numero
di tratti inferiore ai tratti necessari ad individuare ciascun memro della classe. .er individuare le sonoranti studiate da
%sthoff e /rugmann servono tre tratti, come aiamo visto; per individuare un memro della classe, ad es. OlO,
doiamo aggiungere specifica!ioni ulteriori XZ anter, Z coronY.
Se dovessimo individuare con i tratti il gruppo di suoni Op, a, rO indicato sopra, dovremmo praticamente sommare i
tratti necessari per individuare ciascun memro: avremmo quindi un gruppo di suoni che sono individuaili con una
serie di tratti pi$ ampia di quella necessaria per individuare ciascun memro. Op, a, rO quindi non costituiscono una
classe naturale. ] del resto, come aiamo detto, molto improaile che ci troviamo a trattare un mutamento che
interessa questi suoni e non altri. &e classi naturali sono infatti insiemi di suoni che ritornano come parte di regole
fonologiche in lingue diverse e indipendenti geneticamente.
4. I segmenti complessi e la rappresentazione autosegmentale
2 differen!a di vari manuali, non utili!!iamo il tratto XZaffricatoY per OtsO, OpfO, ecc., come non distinguiamo con un
tratto XZlaialeY le consonanti velari laiali!!ate OF
D
O, Og
D
O, n con un tratto XZ palataleY o simili le velari F
6
g
6
'cfr. la
ricostru!ione delle velari di 2scoli(. 0uesti suoni si trovano classificati in molti manuali come segmenti occlusivi con
particolari transi!ioni articolatorie: queste caratteristiche sono, in queste classifica!ioni, espresse con un tratto aggiunto
ai tratti del fonema: nel caso delle affricate, da un tratto XZrilascio ritardatoY 'in ingl. XZdela@ed releaseY o
semplicemente XZaffricatoY: le affricate infatti appaiono come delle occlusive il cui momento di esplosione viene
prolungato in una articola!ione continua; anche le consonanti laiali!!ate vengono considerate nei manuali spesso come
fonemi velari con un tratto aggiunto, ad esempio XZlaialeY o XZarrotondatoY nel caso di F
D
-, g
D
. .arallelamente
'simmetricamente( le consonanti e le vocali lunghe sono state spesso distinte con l1aggiunta di un tratto XZlungoY.
0ueste solu!ioni presentano delle difficolt# che sono spesso state notate: questi foni 'o fonemi( hanno, in sostan!a,
comportamenti amigui, che mostrano che non si tratta di fonemi analoghi agli altri ma di segmenti realmente
complessi: anche se per certi aspetti semrano dei fonemi singoli, per altri versi appaiono come se fosssero due. 2d
esempio, il comportamento delle affricate ha una dire!ione, un lato destro e un lato sinistro. &1affricata OtsO, OtO, ecc. per
es. una occlusiva a sinistra e una continua a destra; nella forma!ione del plurale in inglese, OtO fun!iona come una OO per
quanto riguarda la sele!ione della forma appropriata del morfema.
4ome le consonanti lunghe, in tutte le lingue del mondo un1affricata mostra resisten!a a diventare sonora quando si
trovi fra due vocali, a differen!a delle ostruenti semplici che mostrano una generale tenden!a a diventare sonore se sono
intervocaliche 'assimila!ione alla sonorit# intrinseca delle vocali(. ?a un punto di vista generale, inoltre importante
notare che questo saree un caso in cui i tratti non si riferiscono a caratteristiche che compaiono simultaneamente nel
segmento, ma a caratteristiche che si manifestano in successione nel tempo. 2vevamo visto invece che proprio del
><
ter!o livello di articola!ione individuare elementi 'i tratti fonologici( che, diversamente dai fonemi e dai morfemi,
compaiono simultaneamente.
Tuttavia ci sono naturalmente delle ragioni per vedere una affricata come diversa da una unione di occlusiva pi$
continua: l'inglese per esempio ammette la sequen!a OtsO, ma solo come esito di aggiunta di OZsO morfema di plurale o di
>. singolare a una parola che termina per OtO: nessuna parola inglese registrata nel lessico con la sequen!a OtsO. Il
tedesco invece ammette amedue i casi. In inglese non esiste quindi l1affricata, ma esiste la sequen!a dei due fonemi
autonomi. Si sono avute varie discussioni, in amito strutturalista, per stailire lo statuto fonemico dei segmenti
complessi: questo tipo di discussione venuta meno in amito generativo, ma si sono messi in eviden!a gli aspetti
amigui e prolematici di questi segmenti.
Gno sviluppo relativamente recente della teoria fonologica 'fine anni =+( detto teoria autosegmentale, permette di
rappresentare questa amiguit# gra!ie alla migliore defini!ione di un aspetto che era stato precedentemente trascurato,
cio la rela!ione fra matrice e spa!io dove i tratti escono in superficie 'fra gli studiosi che continuano a sviluppare
questa teoria citiamo Borris 5alle e 2ndrea 4alarese, di cui vedremo pi$ avanti un''analisi autosegmentale della
metafonesi(. 2iamo dato finora per scontato che la rela!ione fra matrice dei tratti e segmento superficiale sia una
corrisponden!a iunivoca, cio che a un segmento 'fonema( corrisponda una matrice e viceversa. In effetti, nulla ci
impone questo. .ossiamo supporre che in superficie si aia uno spa!io, che pu- essere concepito come una durata
temporale: in questo spa!io esce l'informa!ione contenuta nella matrice sotto forma di suono articolato. Ba possiamo
avere una sola matrice che si prolunga per due 'spa!i temporali' 'per i segmenti, vocali o consonanti lunghi(, e d'altra
parte due matrici possono confluire in un unico 'spa!io di tempo'.
.er quanto riguarda dunque i segmenti lunghi 'o doppi(, quello che graficamente si scrive, per es. - tt- come in gatto
e in grafia fonetica si scrive Ot:O, fonologicamente si pu- rappresentare come una matrice 'ovvero un fascio di tratti( che
specificano OtO come collegato con due segmenti superficiali, due spa!i, indicati nella figura seguente con o:
Zconson.
-continuo
Zcoronale
-sonoro
.N
. N
. N
O O
Ot:O
.er le affricate, come pure per gli altri segmenti complessi OFDO, OgDO, o i dittonghi, si ha una rappresenta!ione
simmetrica: avremo cio due matrici - ovvero due distinti fasci di tratti - collegate con un unico segmento fonologico,
un unico spa!io di tempo nella catena parlata. 2iamo quindi i tratti di OtO e i tratti di OsO, in OtsO, come pure in OFDO
aiamo i tratti di OFO e i tratti di ODO, ecc.
>A
Zconson. Zconson.
-continuo Zcontinuo
Zcoronale Zcoronale
-sonoro -sonoro
N .
N .
N .
N .
N .
N .
N.
O
.ts.
Il secondo punto di interesse della teoria autosegmentale l'organi!!a!ione dei tratti fonologici, che nella teoria di
4homsF@ T 5alle erano concepiti come un elenco di istru!ioni in ordine casuale: secondo i nuovi studi invece, la
rela!ione fra i tratti di nuovo una rela!ione in una struttura gerarchica. &o spa!io in cui si colloca la matrice
tridimensionale, i tratti sono marcati su piani diversi, strutturati gerarchicamente, raggruppati sotto categorie pi$ ampie
come B%?%, &G%3%, S%,%7IT21, ecc. In questo modo si apre una possiilit# di considerare in modo pi$ naturale
un altro aspetto en noto, cio casi di assimila!ione a distan!a, come l1armonia vocalica, o la metafonesi che vedremo
pi$ avanti. Si tratta di processi di assimila!ione fra segmenti che non sono adiacenti. Se i tratti delle vocali sono
collocati sul loro specifico piano, in quel piano sono adiacenti, e una loro influen!a reciproca diventa pi$ naturale.
&a teoria fonologica autosegmentale sar# considerato solo revemente in questo corso introduttivo, ma ne
utili!!eremo alcuni spunti interessanti per l'interpreta!ione di fenomeni en noti. In generale, la rappresenta!ione
autosegmentale illuminante per l'interpreta!ione del mutamento fonologico. Se supponiamo piani diversi per matrice
dei tratti e 'spa!io' superficiale, diventa pi$ naturale un mutamento che comporta un aumento di segmenti: la
dittonga!ione, un fenomeno cos" ampio nella diacronia come nella sincronia, comporta la distriu!ione dei tratti su due
matrici, lasciando intatto lo spa!io superficiale 'un dittongo pu- essere visto come due vocali che occupano lo stesso
spa!io di una(. 4os" i processi di palatali!!a!ione distriuiscono i tratti di OcO su due matrici OtO, per poi tornare spesso ad
una sola matrice OO; segmenti complessi come OFDO, rappresentati come due matrici con un solo segmento superficiale,
facilmente danno luogo ad una fusione OpO 'si ricordi il caso di ind.-eur. `-
1
- che d# p in alcune lingue; il latino OFDO
d# OO in sardo : aqua d a##a; `-in-1e d -im#e(.
3.1. ASS)M)LAP)D"- PARP)AL- "-LL- QDCAL)* LA METAFOE!I
&a metafonesi un fenomeno fonologico sincronico, che era stato descritto gi# dai fonologi storico comparativi
'3rimm, nella Deutsce &rammati-, l'aveva indicato col nome, divenuto tradi!ionale, di Bmlaut(.
2lla luce di una teoria fonologica sincronica formalmente pi$ sviluppata, vedremo che possiile semplificare la
descri!ione del meccanismo della regola, e metterne in eviden!a la naturale!!a come processo di assimila!ione.
&a metafonesi l: assimilazione Eparziale o totaleF di una vocale tonica a una vocale finale; in maniera un po' pi$
formale diciamo che la metafonesi una regola che muta di segno un tratto 'o anche pi$ d'uno( della vocale tonica
rendendolo identico al tratto corrispondente della vocale finale. 2 questa opera!ione della regola di metafonesi si
accompagnano aggiustamenti particolari, che non dipendono direttamente dalla regola, ma dal sistema vocalico della
lingua in cui la regola agisce.
Hedremo due casi di metafonesi da lingue diverse: nel primo, esemplificato con due esempi dell'area italiana, il
tratto interessato XZaltoY, nel secondo, riguardante le lingue germaniche, il tratto interessato X-posterioreY.
>=
3.1.1. Meta'onesi romanza 1.* il tipo $eneto. Gn tipo di metafonesi sistematica e chiara nel suo meccanismo
osservaile nei dialetti dell'area di .adova, Hicen!a e 7ovigo. I dati essen!iali, presenti con completa regolarit# nella
flessione del nomeOaggettivo maschile e del vero, sono i seguenti 'dal dialetto dell'area di .adova(:
ome e aggettivo masc"ile+
singolare plurale
Of6oreO KfioreK Of6uriO
OFar'tonO KcartoneK OFar'tuni
O'rosoO KrossoK O'rusiO
OFava'retoO KcaprettoK OFava'ritiO
OperoO KperaK OpiriO
OveroO KvetroK OviriO
Ome!eO KmeseK Omi!iO
Ver#o+
C0 singolare D0 singolare
O'FredoO KcredoK Ote 'FridiO
O'vedoO KvedoK Ote 'vidiO
O'ForoO KcorroK Ote 'FuriO
O'moroO KmuoioK Ote muriO
%sservativamente: OeO, OoO toniche 'cio la classe delle vocali X-alto, -asso, ZtesoY( diventano rispettivamente OiO, OuO
'cio XZalto, '-asso(, ZtesoY quando la vocale finale una OiO 'cio una vocale XZalto, -posteriore, '-asso(, ZtesoY.
?iversamente dai casi appena visti, gli esempi seguenti non mostrano camiamenti nella vocale tonica:
ome e aggettivo masc"ile*
singolare plurale
O'fDsoO Kfosso OfDsiO
O'DsoO KossoK ODsiO
O'pDroO KporroK O'pDriO
O'pDstoO KpostoK OpDstiO
Ol-toO KlettoK Ol-tiO
Om-!oO Kme!!oK Om-!iO
Ov-roO KveroK Ov-riO
OFaroOKcaro, carroK OFariO

Ver#o:
C0 singolare D0 singolare
O'l-!oO KleggoK Ote 'l-!iO
O'sp-toO KaspettoK Ote 'sp-tiO
O'spDstoO KspostoK Ote 'spDstiO
O'maUoO KmangioK Ote maUiO
O'pasoO Kpasso Ote pasiO
0uesti esempi mostrano che il fenomeno non si verifica se la vocale tonica una OaO, cio se ha la specifica!ione
XZassoY, oppure se OJO, O%O, cio una vocale X-tesaY; la vocale tonica inoltre non camia al plurale se una OiO oppure
una OuO:
sg. O'muroO pl. O'muriO, ecc.
sg. O'ri!oO pl. Ori!iO, ecc.
Jliminando le specifica!ioni ridondanti, possiamo ottenere una regola aastan!a semplice della metafonesi veneta:
considerando i casi dove c1 un camiamento, possiamo descriverlo con la seguente regola:
>9
Zsillaico
=alto
-asso X<altoR O \\\\ 4p '4( W Zsillaico WW
Zteso XZaccentoY <alto
I simoli 4p '4( sono un modo per rappresentare la presen!a di un confine di sillaa 'potemmo usare anche il
simolo conven!ionale Z(. 4ome si vede, si ha un'assimila!ione per quanto riguarda il tratto di alte!!a. 0uesto
fenomeno semra verificarsi, per-, solo con certe vocali: cerchiamo di darne una spiega!ione. %sservando i casi nei
quali il fenomeno non si verifica, proviamo a semplificare la regola e renderla pi$ generale, lasciando a principi
indipendenti della lingua o della fonologia in generale, il compito di loccare l'a!ione della regola di metafonesi nei casi
osservati.
)( .ossiamo sistemare suito il caso in cui la vocale sia gi# XZaltoY, cio OiO, OuO; possiamo non escludere questo caso
dal contesto lasciando che la regola si applichi $acuamente, e semplificare la specifica!ione:
Zsillaico
-asso X<altoR O \\\\ 4'4( W Zsillaico WW
Zteso XZaccentoY <alto
.er comprendere la ragione delle altre esclusioni, il caso in cui la vocale tonica sia XZassoY oppure X-tesoY,
guardiamo Suale sare!!e il risultato se la regola si applicasse:
8( se l'assimila!ione di alte!!a si verificasse con una OaO, avremmo come risultato una vocale contenente la
configura!ione di tratti impossiile `XZalto, ZassoY; possiamo dire che questa configura!ione viola un filtro assoluto,
che nessuna lingua viola; una matrice non pu- contenere questi due tratti, i quali comportereero che l'articolatore
lingua si trovi contemporaneamente sollevato e in posi!ione di riposo;
>( se la regola si applicasse a una vocale X-tesaY, avremmo come risultato una matrice contenente la configura!ione
X`Z alto, -tesoY, che impossiile non in assoluto ' possiile in inglese, era possiile in latino( ma impossiile in
veneto 'come in italiano, e inoltre nei dialetti meridionali che considereremo pi$ avanti(.
Se supponiamo che questi filtri che eliminano le configura!ioni impossiili facciano parte in qualche modo della
grammatica del veneto, possiamo formulare la regola di metafonesi in un modo ancor pi$ generale, lasciando ai filtri il
compito di eliminare i risultati non voluti. .ermettiamo cio alla regola di applicarsi sen!a restri!ioni: l'applica!ione
sar# vacua nel caso che la vocale tonica sia gi# alta, mentre sar# loccata negli altri casi dai filtri X` Zalto, ZassoY e X`Z
alto, -tesoY. &a regola sar# quindi:
XZ sillaicoY X<altoY O \\\\ 4p '4( W Zsillaico
TZ accentoY <alto WW
2iamo cos" meglio compreso la metafonesi come una regola generale di assimila!ione della vocale tonica sulla
vocale finale, e aiamo contemporaneamente spiegato perch la regola in certi casi non produce alcun effetto.
>*
3.1.(. Meta'onesi romanza (.* il tipo italiano meridionale. Hediamo il tipo di metafonesi che si riscontra in molti
sistemi fonologici dell'Italia meridionale: anche qui la regola produttiva nella morfologia del nome e del vero, ma il
contesto appare in superficie oscurato. ,./. Indico con una vocale indistinta 'sce1(.
I dati della morfologia dell'aggettivo in un dialetto tipo '.uglia meridionale, 4ampi Salentina, prov. &ecce(, tratti da
vari lavori del fonologo 2ndrea 4alarese, sono i seguenti:
sing. plur0
')( f0 Farc Farc Kcara, careK
m0 Farc Farc Kcaro, cariK
'8( f. Frudc Frudc Kcruda, crudeK
m. Frudc Frudc Kcrudo, crudiK
'>( f. primc primc Kprima, primeK
m. primc primc Kprimo, primiK
'M( f. ros:c ros:c Krossa, rosseK
m. rus:c rus:c Krosso, rossiK
'<( f. nerc nerc Knera, nereK
m. nirc nirc Knero, neri
'A( f. n%vc n%vc Knuova, nuoveK
m. nDJvc nDJvc Knuovo, nuoviK
'=( f. Jl:c Jl:c Kella, elleK
m. 6Jl:c 6Jl:c Kello, elliK
&e vocali finali sono tutte ridotte a vocale indistinta OcO in questo dialetto 'in altri dialetti della !ona le vocali hanno
conservato le distin!ioni in questa posi!ione(. Sappiamo che in latino il tratto che distingueva le vocali dei masch. sing.
e plur. da quelle dei femm. negli aggettivi della prima classe era il tratto XZaltoY: -u m.sg., -i, m.pl., sono vocali con il
tratto XZaltoY, -a, f.sg., -e,as, f.pl., sono vocali X-altoY; nessun altro tratto adatto a separare le vocali delle desinen!e che
ci interessano in due gruppi che rispecchino lo schema morfologico visto sopra. &a conoscen!a del latino ci suggerisce
una via interpretativa dei dati, ma doiamo tenere distinti i due livelli di analisi, e cercare di dare una ridefini!ione
sincronica di questa conoscen!a diacronica, che non pu- far parte di per s della grammatica di queste variet#. 2nche la
conoscen!a delle variet vicine ci possono suggerire di ricostruire in questo modo le vocali di questo dialetto; ma anche
in questo caso doiamo tenere distinto il livello interno alla lingua dalla sua compara!ione con variet#
presumiilmente simili. .er ricostruire le differen!e fra le vocali finali su ase interna alla lingua rimasto forse un
indi!io sincronico importante per i parlanti nella forma dell'articolo, che ha una vocale che non del tutto priva di
accento 'ha un accento secondario( e conserva quindi in questi dialetti un timro pi$ preciso delle altre vocali finali:
l'articolo molto frequentemente OluO e OliO per il masch. sing. e plur., OlaO e OleO per il femm. sing. e plur. Si noti
comunque che la memoria di vocali che non compaiono in superficie e provocano tuttavia la metafonesi deve essere
supposta per la flessione del vero: la seconda sing. ha una vocale sottostante -i finale che provoca metafonesi, ad es., in
pugliese merid.: io -or+:o$ tu -ur+:i$, io #ev:o$, tu #iv:i$, ecc. 0uindi la morfologia inserisce un morfema rappresentato
da tratti che escono in superficie solo se sono assoriti dalla vocale tonica, che si modifica .
4ontinuando ad osservare i dati nel paradigma dato sopra, vediamo che se la vocale tonica XZ altoY nel femminile
sing. 'ess. 8, >(, resta invariata in tutto il paradigma; la vocale tonica resta invariata anche se XZassaY 'es.)(; se invece
M+
una vocale X-alto,-assoY, essa suisce delle modifica!ioni nel masch., sing. e plur. 0ueste modifica!ioni sono diverse
a seconda se la vocale inoltre XZ2T7Y ovvero chiusa 'ess.M, <( o X-2T7Y ovvero aperta 'ess.A, =(.
I linguisti storici 'vedi ad es. 2scoli, nell1Introdu!ione al primo volume dell19rcivio &lottologico !taliano )9=>,
ristampata in /eninc#-&ongoardi( anali!!avano questi casi riconoscendovi una metafonesi provocata da una
caratteristica della vocale finale del latino 'o del latino volgare( scomparsa nel dialetto attuale: essi collocavano l'a!ione
della regola in un momento storico anteriore al passaggio a vocale indistinta delle vocali finali: 2scoli dice
espressamente 'a p.8A( che la metafonesi in questi dialetti un effetto che sopravvive alla sua causa. ,oi vorremmo
per- lasciare questa interpreta!ione a casi come quello dell'inglese, in cui la regola non pi$ produttiva. ,ei dialetti
meridionali invece questa regola tuttora completamente produttiva, sia nel nome che nel vero. Horremmo render
conto di questo, escludendo naturalmente l'ipotesi che un parlante dea apprendere singolarmente tutte le parole
pertinenti con il loro plurale, e non ne ricavi una regola produttiva e una rappresenta!ione adatta nel lessico e nella
morfologia. Ha ricordato infatti che la metafonesi in questi dialetti si applica anche alle parole nuove.
&a metafonesi deve essere dunque provocata dal tratto XZaltoY di una vocale finale legata al maschile sing. e plur. 'e
alla 8. persona del vero(. &e alternan!e sono codificate sotto forma di un morfema costituito dall'informa!ione X-
conson., ZaltoY. I tratti di questo morfema, inserito in posi!ione finale, influiscono sul tratto XaltoY della vocale tonica,
che diventa 'o resta, se lo era gi#( XZaltoY. %tteniamo in questo modo i casi esemplificati con 8, >, M, <.
&e forme riportate in A, = mostrano differen!e pi$ complesse, che possono essere spiegate sen!a complicare la
regola, se facciamo uso della teoria dei filtri e inoltre se concepiamo la rela!ione fra matrice fonologica e segmento
superficiale nel modo autosegmentale, cui aiamo accennato sopra: un segmento superficiale, concepito come un'unit#
di tempo, pu- essere collegato con una o con pi$ matrici fonologiche, come vedremo suito 'e come aiamo gi# visto
per le consonanti affricate e laiali!!ate(. &a ragione della differen!a osservaile in 'A, =( deve essere connessa 'come
aiamo visto per il veneto( con il tratto X-tesoY: la regola produrree in questi casi delle vocali toniche contenenti i
tratti XZalto, -tesoY, cio una vocale alta e KapertaK ovvero rilassata: vocali di questo tipo, OIO, OGO, non esistono in questi
dialetti 'esistono, come si detto, in inglese, ed esistevano in latino(. Cormali!!iamo questo dicendo che in questi
dialetti 'come pure in italiano, in veneto, ecc.( attivo per le vocali un 'iltro come il seguente:
`XZ alto, -tesoY
0uesto filtro pu- produrre l'effetto di loccare semplicemente la regola 'oltre al veneto, visto sopra, ci sono variet#
meridionali in cui casi come A, = hanno il maschile uguale al femminile, sen!a alternan!e metafonetiche(; oppure
produce quanto si osserva in A, =, cio un dittongo: il dittongo viene prodotto dalla scissione dei due tratti incompatiili,
i quali generano due vocali, ciascuna prodotta da uno dei due tratti: il tratto XZaltoY genera la ODO in A e la O6O in =, il tratto
X-2T7Y genera OJO in amedue i casi. &a regola di metafonesi produrree, rispettivamente agendo su OJO e O%O toniche(
le seguenti matrici:
input ouput
- alto < alto
- asso - asso
- 2T7 = A&R
- poster. - poster.
input output
- alto < alto
- asso - asso
- 2T7 = A&R
Z poster. Z poster.
M)
OJO `OIO O%O `OGO
,elle matrici a destra delle frecce violato il filtro `XZalto, -2T7Y, e la viola!ione viene risolta in questo dialetto
distriuendo i due tratti incompatiili su due matrici distinte, ottenendo invece di una vocale un dittongo:
< alto - alto < alto - alto
- asso - asso -asso - asso
Z 2T7 = A&R Z2T7 = A&R
- poster - poster Zposter - poster.
OiO OJO OuO OJO
I tratti eviden!iati in grassetto vengono completati da altri tratti necessari a dar luogo a un segmento, in ase a
principi in parte generali, in parte specifici della variet# 'molti dialetti hanno un dittongo OuoO invece di OueO, ad
esempio(; inoltre, per costruire la sillaa sen!a aumentare le sillae della parola, solo una delle vocali prodotte deve
essere il nucleo sillaico, l'altra sar# una semivocale O6O, ODO.
4on questi me!!i formali, possiile formulare la regola in modo molto semplice; saranno principi
indipendenti della fonologia generale e le caratteristiche della fonologia 'e della morfologia( della lingua a loccare gli
esiti non attestati e a produrre gli esiti complessi. &a regola pu- essere come la seguente:
Zsillaico - XZ altoY O \\\\ 4p '4(W Zsillaico WW
O XZaccentoY Z alto
&a regola identica a quella ipoti!!ata per il padovano: le differen!e derivano dal fatto che il padovano l1unica
desinen!a X- conson., ZaltoY rappresentata da OiO, poich non ha OuO in posi!ione finale; inoltre, il filtro `X-conson.,
Zalto, -tesoY in padovano locca la regola, mentre in pugliese la locca solo per OaO, ma negli altri casi agisce sul
risultato della regola, rimediando alla viola!ione con un dittongo che produce la separa!ione dei tratti incompatiili.
] interessante che nella variet# di padovano usata nel )<++ da 7u!ante la metafonesi produceva un camiamento,
oltre ai casi tuttora vivi nell'area padovana, anche nelle vocali X-alto, - tesoY OJO, O%O, lo stesso effetto che si vede nei
dialetti salentini, cio dittonghi molto simili a questi: oltre a casi come marceto pl. marciti, elo pl. igi, rosso pl. russi
ecc. troviamo #on pl. #uoni, ocio pl. uoci Kocchio, -iK, vegio pl. viegi Kvecchio, -iK, #elo pl. #iegi Kello, -iK. .ossiamo
ricostruire che si trattava di vocali fonologicamente rilassate 'aperte( sulla ase della loro origine da vocali medie revi
'rilassate( latine.
2nche il caso esemplificato sopra con ')( deriva dallo stesso meccanismo: la regola di metafonesi produrree un
segmento vocalico con i tratti `XZalto, ZassoY, che corrisponde a un filtro inviolaile in assoluto. ,el dialetto
esaminato e nella maggioran!a dei dialetti meridionali 'oltre che nel veneto( il filtro locca la regola, e non aiamo
alternan!e 'cio non si ha metafonesi di O'aO. In alcuni dialetti viene prodotta una vocale possiile operando sempre sui
tratti incompatiili della matrice risultante dalla metafonesi: tipologicamente, la metafonesi di OaO molto pi$ rara, il
tratto XZassoY in una vocale in conflitto con molti tratti in numerose lingue.
Il lavoro pi$ recente di 4alarese sull1insieme di questa teoria, con analisi di vari fenomeni fonologici fra cui la
metafonesi del Salentino, si trova nella rivista Linguistic !nquiry, num. 8A, > ')**<(.
2iamo ritradotto il processo diacronico in un processo sincronico, che richiede un certo grado di astra!ione:
aiamo ipoti!!ato che la morfologia inserisca segmenti che non compaiono come tali in superficie, ma i cui effetti
M8
sono osservaili con coeren!a. &'astra!ione era del resto presente anche nell'analisi diacronica, dove si ipoti!!ava un
segmento cancellato da regole di mutamento diacronico, i cui effetti sono ancora osservaili in sincronia in modo
produttivo. ,oi, d'altra parte, vorremmo anche render conto in modo verosimile dell'uso del linguaggio: la nostra ipotesi
semra ingloare le intui!ioni della linguistica storica e fornire anche una descri!ione verosimile dell'uso linguistico, in
sostan!a del fatto che questa regola ancora del tutto produttiva, cio una regola della fonologia sincronica.
3.1.,. Meta'onesi germanica* il tedesco. ,ella flessione del nome 'con varie idiosincrasie: pi$ produttivamente nel
maschile e nel neutro( e del vero, come pure in parte nella morfologia deriva!ionale 'con assoluta regolarit# nella
forma!ione dei diminutivi tramite il suffisso -cen, che camia anche il genere( il tedesco presenta modifica!ioni della
vocale tonica quando si aggiunge un morfema contenente una vocale OeO 'o OiO(. .rendiamo esempi dalla flessione del
nome maschile e neutro, che sono sufficienti per avere i casi rilevanti.
.ingolare Plurale
das /uch OukO KliroK /qcher O@rerO
der Cuss OfusO KpiedeK Cqsse Of@seO
der Sohn Oso:nO KfiglioK Sshne OSt:neO
der Crosch Ofr%O KranaK Crssche OfrueO
der 3ast OgastO KospiteK 3vste OgJsteO
das ?ach OdakO KtettoK ?vcher OdJerO
Il fenomeno non ora pienamente produttivo, ha isogno di aggiustamenti lessicali 'cio, appresi per singole
parole(, ma sufficientemente automatico nelle sue linee generali: inoltre completamente automatico nei diminutivi
con -cen.
Il tratto della vocale finale che provoca il mutamento il tratto X-posterioreY; le vocali toniche col tratto
XZposterioreY diventano infatti X-posterioreY. .ossiamo esprimere questo mutamento sincronico, che ha luogo nella
morfologia del tedesco, con una regola molto semplice:
XZsillaicoY X- posterioreY O \\\\\ 4p'4( W Zsillaico '4(WW
O XZ accentoY -poster.
0uesta regola dice che un segmento sillaico 'cio, in tedesco, qualsiasi vocale( assume il segno - per il tratto
posteriore se seguita da una vocale X-posterioreY nella sillaa finale '4p indica qualsiasi numero di consonanti, '4(
indica una consonante facoltativa: questo un modo per indicare una sillaa aperta o chiusa; ci sono modi pi$ semplici,
che richiedono per- formalismi un po' diversi(. .ossiamo formulare la regola in modo cos" semplice se lasciamo a
principi indipendenti generali e specifici del tedesco il compito di agire e dare l'esito voluto. Intanto non aiamo
definito l'insieme delle vocali che mutano; possiamo lasciare che la regola agisca anche se la vocale tonica gi# X-
posterioreY: in questo caso la regola agir# vacuamente, la vocale ha gi# il tratto X-posterioreY e non camier# per effetto
della regola. .ossiamo non specificare ulteriormente la vocale finale che provoca il mutamento: OeO l'unica vocale X-
posterioreY che compare nella flessione e nella modifica!ione 'diminutivo, ecc.( del nome. Sulle vocali posteriori la
regola ha l1unico effetto di mutare il segno del tratto XposterioreY, lasciando invariati tutti gli altri tratti: l'esito appunto
una vocale X-posteriore, ZarrotondatoY.
M>
input output input output input output
OuO O@O OoO OtO O%O OuO
<poster =poster <poster =poster <poster =poster
ZaltoZalto -alto -alto -alto -alto
'-asso( '-asso( -asso -asso -asso -asso
Z arrot. Zarrot. Zarrot Zarrot Zarrot Zarrot
'Z2T7( 'Z2T7( Z2T7 Z2T7 -2T7 -2T7
Il tedesco infatti una lingua in cui sono presenti sia vocali XZposter.,Zarrot.Y, sia vocali X-poster.,Zarrot.Y. Si sa
dall'osserva!ione delle lingue che questa non la situa!ione non marcata: tutte le lingue hanno l'arrotondamento che si
accompagna alla posteriorit#, solo alcune lingue ammettono che l'arrotondamento sia presente in una configura!ione
che contiene X-posterioreY.
Gna teoria asata sui filtri suppone che lo stato ini!iale della grammatica universale sia una serie di configura!ioni
in ordine decrescente di marcate!!a: si deve apprendere, dall'esposi!ione alla lingua, che un dato filtro violato in
quella lingua; per chi apprende la lingua, fino a prova contraria, una vocale X-posterioreY non pu- essere XZarrotondataY.
Gn filtro parallelo, ma autonomo, escluder# la configura!ione simmetrica
`X- conson., Zposteriore, -arrotondatoY
0uesta una configura!ione ammessa solo in un insieme marcato di lingue, nelle quali sempre ammessa anche la
configura!ione con i segni concordi.
Si noti che non pu- astare un unico filtro che escluda tutti insieme i casi di segno discordante di posteriorit# e
arrotondamento, come il seguente:
`X posteriore, - arrotondatoY
0uesto filtro 'da leggere Kuna configura!ione che contenga alfa posteriore e non-alfa arrotondato esclusaK(
impedisce che posteriore e arrotondato aiano tratti discordi: se, durante l'apprendimento, ho prove per neutrali!!are
questo specifico filtro, per dire cio che nel sistema sono ammesse configura!ioni in cui i due tratti sono discordanti,
dovrei ammettere contemporaneamente sia O@, uO, X-post, Zarrot.Y, che OwO e OO, XZpost., -arrot.Y: questo non corrisponde a
quello che si osserva nei sistemi linguistici, le due serie non vanno insieme: il tedesco ha infatti solo X-posteriore
ZarrotondatoY, mentre il rumeno, al contrario, ha solo XZposteriore -arrotondatoY.
Infine, i filtri concepiti nel modo che aiamo detto, hanno un ruolo attivo che agisce nella grammatica della lingua,
come nei casi che aiamo illustrato, loccando risultati di processi morfologici che producono risaultati contrari al
filtro, o rimediando a questi risultati in alcuni modi en precisi, come lineari!!ando su due matrici diverse i tratti
incompatiili.
Ba non aiamo parlato della metafonesi di OaO in tedesco. Se la vocale tonica OaO l'esito fonetico finale OJO: a
quanto pare, la vocale tonica non solo diventata X-posterioreY, ma anche X-assaY; semra che doiamo applicare qui
la regola in una forma pi$ complessa. Ba possiamo evitarlo se lasciamo ai principi della fonologia del tedesco il
compito di riempire la matrice in modo appropriato. Il tedesco, non ha due vocali asse, distinte per il tratto X-
posterioreY vs. XZposterioreY; quando OaO acquista la specifica!ione X-posterioreY, modifica gli altri tratti per dar luogo a
MM
una vocale del sistema tedesco: diciamo, semplificando, che esce una vocale che conserva il tratto X-altoY della OaO ed
elimina il tratto XZassoY per poter reali!!are il X-posterioreY: aiamo cos" una OJO, sen!a che sia necessario specificare i
tratti nella regola.
3.1.3. Meta'onesi germanica nella mor'ologia dellKinglese. ,ell'inglese aiamo resti di questa regola fossili!!ati
nel lessico: possiamo accettare l'idea che vadano appresi singolarmente, ma possiamo tentare di anali!!arli e
comprenderli come un esempio della stessa regola, il cui contesto stato cancellato irrecuperailmente dal mutamento
fonologico. Horremmo sostenere che, anche se la regola non produttiva 'appare solo in una lista chiusa di elementi
lessicali( tuttavia la rela!ione della vocale del singolare con quella del plurale non la rela!ione fra due vocali qualsiasi,
ma che pu- essere espressa con il camiamento di un unico tratto, da XZposterioreY a X-posterioreY. 3li esempi sono i
seguenti:
Singolare Plurale
foot Ofu:tO KpiedeK feet Ofi:tO KpiediK
tooth Otu:O KdenteK teeth Oti:O KdentiK
goose Ogu:!O KocaK geese Ogi:!O KocheK
mouse Oma>sO KtopoK mice Oma#sO KtopiK
man OmfnO KuomoK men OmJnO KuominiK
Il quadro complicato dalla rota!ione vocalica, di cui non possiamo occuparci. ,elle sue linee essen!iali pu- essere
visto nel modo seguente: a differen!a che in tedesco, le vocali toniche non solo diventano X-posterioreY, ma perdono
anche l'arrotondamento. Inoltre, la vocale finale X-posterioreY che provoca l'assimila!ione, stata cancellata dal
mutamento. &a perdita delle vocali finali il processo che ha reso la regola di metafonesi non pi$ attiva in sincronia: il
contesto non pi$ recuperaile. Ba la rela!ione fra vocale del singolare e vocale del plurale esprimiile con la stessa
regola del tedesco, un mutamento del segno attriuito al tratto XposterioreY: la perdita dell'arrotondamento pu- essere
lasciata inespressa, in quanto verr# indipendentemente prodotta da un filtro come quello di cui aiamo parlato sopra,
che fa parte del sistema fonologico dell'inglese. In inglese non esistono vocali X-posteriore, ZarrotondatoY, quindi in
questa lingua attivo il filtro `Xposteriore, - arrotondatoY; quando la regola agisce mutando nel plurale il segno del tratto
XZposterioreY dando luogo a una vocale X- posterioreY, il filtro automaticamente agir# permettendo solo una vocale che
aia lo stesso tratto anche per XarrotondatoY, cio X-arrotondatoY.
.er OaO la solu!ione pi$ complessa che per la OaO del tedesco, in quanto la OaO inglese foneticamente X-posterioreY.
Tuttavia, possiamo, almeno intuitivamente, dire che la specifica!ione X-posterioreY va posta a livello fonetico, mentre
fonologicamente la OaO inglese una vocale assa sen!a altre specifica!ioni. Sempre a questo livello poco formale,
possiamo far valere osserva!ioni sulla pronuncia dell'inglese da parte di italiani: per rendere la vocale OaO noi facciamo
spesso l'errore di articolare una OJO: questa pronuncia distura molto la comprensione di un parlante inglese, che non
affatto disturato se noi invece pronunciamo una OaO italiana, trascurando l'articola!ione X-posteriore Y. 4i- significa che
anche per la OaO inglese, ci- che distintivo il tratto XZassoY; quando deve reali!!are il tratto X-posterioreY con valore
distintivo, come appunto il caso per la metafonesi, la fonologia dell'inglese produce una OJO. Il discorso non , alla
fine, molto diverso da quello fatto per la metafonesi di OaO in tedesco.
M<
3.1.;. Alcune conclusioni riassunti$e. &a marcate!!a di segmenti, o meglio di configura!ioni, espressa con filtri
che eliminano le configura!ioni impossiili, permette di avere regole molto semplici, lasciando alle conven!ioni valide
per le singole lingue il compito di modificare l'esito finale. I filtri ipoti!!ati devono d'altra parte avere un amito
universale, la loro validit# e la rela!ione implicativa con altri filtri deve essere controllata su molte lingue, in rela!ione
all'apprendimento linguistico e alla forma degli KalfaetiK fonologici delle lingue. In questo campo il lavoro dei tipologi
pu- trovare precisi stimoli e fornire importanti contriuti.
2iamo visto che in inglese il contesto 'la vocale finale( stata eliminata dal mutamento fonologico, e questo ha
prodotto una morte della regola come regola produttiva nella morfologia. ] tuttavia verosimile, a mio parere, che la
rela!ione fra le due forme, rispettivamente il singolare e il plurale, non risulti, per chi apprende l'inglese da amino,
come una rela!ione casuale fra due forme fonologiche qualsiasi: anche se le regole non sono produttive di forme nuove,
la rela!ione fonologica che il parlante stailisce fra la vocale del singolare e la vocale del plurale, possiile che sia
tuttora molto simile alla regola di metafonesi che aiamo supposto per uno stadio precedente dell'inglese: la differen!a
che la regola interpreta esclusivamente le forme, sen!a generarne di nuove. Gn1interpreta!ione di questo tipo esclude
che le alternan!e singolare plurale con alternan!a della vocale tonica possa essere considerata una forma di apofonia:
mentre l1apofonia una sostitu!ione fra due vocali che non hanno rela!ioni fonologiche, vorremmo sostenere che
l1alternan!a vocalica nel plurale inglese conserva traccia di una rela!ione fonologica fra una vocale XZposterioreY e la
corrispondente vocale X-posterioreY, che ha perso per motivi generali indipendenti anche l1arrotondamento.
Gn caso di mutamento linguistico si ha quando si passa da un sistema che aveva eliminato determinati filtri ad un
sistema pi$ restrittivo, meno marcato: se confrontiamo le sopravviven!e di metafonesi in inglese con il sistema
dell'antico inglese, vediamo che in antico inglese non solo c'era il contesto, ma c'era anche la possiilita di avere vocali
X-posteriore, ZarrotondatoY, come nel tedesco: l'inglese diventata poi una lingua meno marcata, in cui diventato
attivo il filtro `Xposterior,-arrotondatoY.
4os" il mutamento descritto riguardo alle sonoranti nel passaggio dal protoindeur. alle lingue indeur. una serie di
conseguen!e particolari di un unico mutamento, di nuovo verso sistemi meno marcati: nel proto-i.e. erano possiili
elementi con la configura!ione XZconson., ZsillaicoY cio le sonoranti con valore sonante, le lingue derivate sviluppano
vocali d'appoggio perch attivo in esse il filtro `XZconson. Zsilla.Y: la viola!ione di questo filtro viene Primediata1
nelle ligue indeuropee distriuendo su due matrici i tratti in conflitto; il tratto XsillaicoY da1 luogo a una vocale 'che
infatti diversa nelle varie lingue(, mentre il tratto consonantico resta attriuito alla consonante sonorante originaria,
che soltanto non pi$ sillaica.
Cacciamo notare infine che la metafonesi un argomento molto importante in favore della teoria fonologica
autosegmentale. Se concepiamo le matrici di tratti fonologici come una successione su un piano, diventa difficile
spiegare in modo semplice e formale come possano le vocali non adiacenti 'vedersi' e influen!arsi, producendo
assimila!ione. Gna teoria come quella autosegmentale suppone invece che i tratti siano collocati in piani autonomi: il
tratto XZ sillaicoY sar# quindi adiacente al successivo tratto XZsillaicoY, perch i tratti delle consoinanti che si
interpongono si troveranno su piani diversi: ne deriva che una vocale, nella rappresenta!ione tridimensionale di una
parola, si trova ad essere adiacente alla vocale della sillaa successiva, per cui l'assimila!ione un processo del tutto
naturale.
; . L a S i l l a ! a
MA
I filtri di cui aiamo revemente parlato, oltre che una diversa formula!ione delle conven!ioni di marcate!!a,
ritraducono anche alcune di quelle che tradi!ionalmente venivano dette Krestri!ioni segmentaliK, restri!ioni sui segmenti
ammessi come possiili in una data lingua. 0uelle che invece sono dette Krestri!ioni sequen!ialiK o fonotattiche,
restri!ioni sulle compatiilit# fra segmenti vicini e gruppi di segmenti, possono essere meglio espresse con una teoria
della sillaa. 2n!i, parlare di 'restri!ioni sequen!iali' semra suggerire che si tratta di incompatiilit# che si verificano
nella sequen!a lineare, il che non vero descrittivamente, come vedremo suito.
2nche per la sillaa si osservano condi!ioni universali di marcate!!a. %gni lingua ha come sillaa possiile la
sillaa costituita da una consonante sorda seguita da una vocale: questa la forma meno marcata di sillaa, la forma che
qualsiasi lingua deve ammettere. Gna possiilit# ulteriore consiste nell'avere una sillaa costituita da una sola vocale.
&a vocale la componente centrale della sillaa; poich non esistono lingue sen!a consonanti 'sorde(, ne deriva che 4H
deve essere in ogni caso una sillaa possiile.
&e restri!ioni sui componenti possiili della sillaa, qualunque sia il modello formale con cui vogliamo esprimerle,
partono da una osserva!ione fondamentale: le rela!ioni fra suoni in una sequen!a linguistica non vanno considerate in
ase alla successione e alla vicinan!a lineare; i suoni sono organi!!ati in unit#, pi$ piccole della parola, ed entro queste
unit# sono legati da rapporti esprimiili con una struttura gerarchica.
Gna sequen!a O`rtenoO chiaramente impossiile in italiano, si saree tentati di dire Pperche la sequen!a O`rtO
impossiile1, mentre possiile OtrO, e infatti OtrenoO perfetta. Ba la sequen!a OrtO non di per s agrammaticale in
italiano; agrammaticale se questa sequen!a costituisce l'ini!io di una sillaa. &a posi!ione di un elemento
consonantico 'o pi$ generalmente X-sillaicoY( nella sillaa si stailisce locali!!ando il nucleo vocalico a cui 'si
appoggia' 'che non sempre, come si vedr#, quello pi$ vicino nella sequen!a lineare(. In italiano, la sequen!a OrtO
possiile solo se si distriuisce su due sillae, quindi deve appoggiarsi a due nuclei vocalici, uno che segue e uno che
precede la sequen!a, per esempio in Oar-teO; in inglese, sufficiente un solo nucleo vocalico, che necessariamente deve
precedere, come in OartO, perch l'inglese ammette sillae con una coda complessa di questo tipo in posi!ione finale; la
sequen!a OrtO ini!iale di sillaa, in una posi!ione in cui l'unico nucleo vocalico disponiile un nucleo alla destra della
sequen!a, impossiile in qualsiasi lingua, a meno che non si tratti di una lingua con OrO sillaica 'o sonante(: in questo
caso la OrO dovr# necessariamente essere sillaica. &a restri!ione universale che descrive questi effetti si definisce come
scala di sonorit: torneremo suito su questo argomento.
&a sillaa va dunque concepita come una unit# di raggruppamento dei suoni, che si organi!!ano non linearmente
ma con rela!ioni esprimiili con una struttura inaria: la componente indispensaile il nucleo '"( 'la vocale(,
preceduto facoltativamente da un elemento non sillaico 'consonante o semivocale(, detto onset 'D( 'in italiano anche
attacco o ini!io(:

Ox
O x
% ,
y y
Op aO

0uesta la struttura elementare della sillaa: l'onset pu- essere costituito da qualunque elemento non sillaico
'costruendo sillae en formate come ta, pe, ra, 1o, >e, ecc.(. Spesso troviamo lingue che, come l'italiano, ammettono
sillae pi$ complesse: il nucleo appare allora un ramo di una struttura inaria, detta rima 'R(, che comprende il ,ucleo
M=
e una Coda 'C( facoltativa, costituita da un segmento non sillaico 'consonante o semivocale(. Sillae come OparO, OsJ6O,
Oma:O, avranno la seguente rappresenta!ione strutturale:

O x
O x
% 7
y O x
y , '4(
y y y
Op a rO
Os e 6O
Om a :O

&a coda pu- essere dunque costituita sia da un elemento non sillaico sia da una parte della durata della vocale del
nucleo, quando questa una vocale lunga 'con lunghe!!a fonologica, come in latino classico, o in friulano(.
2nche l'onset pu- essere complesso, come vedremo suito, ma le conseguen!e fonologicamente rilevanti derivano
dalla complessit# della coda, che determina il 'peso' di una sillaa. &'onset pu- inoltre facoltativamente mancare, mentre
il nucleo non pu- mancare. Tuttavia, una sillaa sen!a onset instaile. In posi!ione ini!iale, se atona, tende in varie
lingue a sparire; in posi!ione interna tende ad essere assorita dalle sillae vicine 'cfr. nella grammatica storica roman!a
il camiamento di struttura di parole come lat. Ofi-1li-o-lusO d it. figliolo Ofi1oloO, in cui le due sillae Oli-oO si sono fuse in
Ol6oO, con la successiva palatali!!a!ione di Ol6O; Ofa1se-o-lusO d fagiolo Ofa-1do-loO o Ofa-1o-loO, con Ose-oO d O!6oO e
successsiva palatali!!a!ione; cfr. anche le pronunce correnti sagliate Ou1Fra6-naO invece di Ou-Fra-1i-naO, in cui la sillaa
accentata sen!a onset; o O1gDa6-naO invece di OgDa-1i-naO, di nuovo perch la sillaa accentata sen!a onset.
Gna prova della realt# della rima come costituente della sillaa data proprio dalla rima in poesia. ?ue parole
rimano se sono identiche a partire dalla rima della sillaa tonica: spon$de rima con on$de e con fe-con$de: le tre parole
sono identiche a partire dal nucleo vocalico della sillaa tonica, quindi della sillaa tonica conta solo il costituente
rima. 'Il concetto di costituente, sottoparte propria di una struttura, sar# sviluppato in sintassi(. Inoltre il 'peso' di una
sillaa, che determina per es. in latino la posi!ione dell'accento, dipende dalla complessit# sillaica della rima, cio
dalla presen!a di una coda; la distin!ione di sillaa aperta o sillaa chiusa, che regola in italiano la dittonga!ione di OO
O%O latine, si asa sulla struttura della rima. Tutti questi fenomeni non 'vedono' l'onset, non sono sensiili alla sua
maggiore o minore complessit#.
Sillae come OtratO, o OgDa6O, avranno questa struttura:

O x
O x
% 7
O x O x
y y , 4
y y y y
Ot r a tO
Og D a 6O
Gna restri!ione universale, detta scala di sonorit, regola le possiili posi!ioni nella sillaa dei segmenti fonologici:
essa dice che la quantit# di sonorit# dei segmenti che fanno parte di una sillaa deve decrescere a partire dalla periferia
verso il centro, che costituito dal nucleo. Il nucleo ha il massimo di sonorit#, e questa decresce verso la periferia destra
e sinistra in modo uniforme. OtratO quindi una sillaa possiile, mentre O`rtatO non lo : partendo da r e andando verso il
centro la sonorit# decresce, perch OtO meno sonoro di OrO.
M9
&a vocale rappresenta la massima sonorit#, e all'interno delle vocali OaO la pi$ sonora. &e sonoranti e le semivocali
vengono suito dopo, in questa scala universale di sonorit# 'le sonoranti, infatti, in alcune lingue possono svolgere il
ruolo di nucleo sillaico(; seguono poi le continue in genere e alla fine le occlusive. In una sillaa complessa quindi le
occlusive possono trovarsi solo ai confini destro e sinistro; l'ecce!ione pi$ diffusa costituita per- dalle stridule, in
particolare da Os, !O, che possono aggiungersi esternamente all'onset di una sillaa precedendo anche un'occlusiva sorda:
questa possiilita marcata, e solo alcune lingue la ammettono come viola!ione della scala di sonorit# 'vedi il paragrafo
seguente per una riflessione sull1italiano in rapporto a altre lingue roman!e(.
Gn altro principio descrittivo riguardante la sillaa, che semra universale, quello detto del Massimo ?nset 'o
Massimo !ni*io(: esso stailisce che quando, all'interno di parola, un segmento pu- essere sia coda della sillaa
precedente che onset della sillaa seguente, allora va attriuito all'onset. 0uesto principio semra anche essere in
qualche modo connesso con il fatto che le code sono pi$ rilevanti degli onset, hanno pi$ importanti effetti fonologici,
come aiamo detto.
,ella parola italiana OFaneO, la sonorante OnO potree, in teoria, essere la coda di OFaO come in OFan-toO, ma poich
pu- essere l'onset di OeO sar# da attriuire alla sillaa seguente 'OFa-neO(; cos" in OmetroO, potremmo ipoti!!are di
attriuire OtO alla coda della prima sillaa, ottenendo cos" due sillae Omet-roO, che sono due sillae en formate 'cfr.
Omet-tiO, One-roO(. Ba poich posso attriuire OtO all1onset della sillaa che segue ottenendo -tro 'cfr. tro-vo(, dovr-
scegliere questa seconda solu!ione, che massimi!!a l1onset '0uesto caso era trattato nella metrica latina come Pmuta
cum liquida1(.
Si noti che una consonante lunga, costituita da due unit# temporali, si distriuisce per met# della sua durata nella
coda della sillaa che la precede, e per met# nell1onset della sillaa che la segue.
;.1. Particolarit silla!ic1e di .s. &e lingue possono variare per quanto riguarda la possiile ricche!!a della
struttura sillaica: alcune lingue ammettono solo onset e nucleo e hanno possiilita ristrettissime per la coda 'per.es. il
giapponese(, altre hanno onset complessi e rime con coda; le viola!ioni alla scala di sonorit# sono molto limitate, forse
possiili solo con le coronali stridule Os, !, , O, fO;
4omparando le restri!ioni sequen!iali di spagnolo e italiano, si osserva che in spagnolo Os4O 'cio, sZconsonante(
non pu- far parte dell'onset e viene separato in due sillae; se in posi!ione ini!iale si crea un appoggio vocalico. In
italiano invece Os4O possiile; in francese c' stato un mutamento in questo punto: anticamente si aveva come in
spagnolo un appoggio vocalico, inoltre s veniva cancellata in questo contesto: aiamo stare, stella it., estar, estrella
spagn., t'zest :stato;, participio(, tat ':stato; sost.(, toile, p :spada;, pais :spesso 'agg.(;. 2ttualmente il
francese ammette come l'italiano Os4O in posi!ione ini!iale, come mostrano i prestiti e le parole dotte: structure
Ostr@F't@rO, stupide Ost@'pidO.
?iciamo che la condi!ione non marcata prevede che s- non possa trovarsi davanti a consonante: questa condi!ione
pu- essere violata, aumentando la marcate!!a del sistema.
2nche l'italiano, che semra ammettere tranquillamente, in confronto allo spagnolo, sZ4 come onset sillaico, se
osservato in modo un po1 pi$ sistematico, mostra alcune strane!!e riguardo a questo onset: si concluder# che s pu- venir
appesa all'onset come ultima risorsa, se non pu- essere diversamente sillaificato come coda di una sillaa precedente.
%sserviamo i seguenti fatti:
<.).). Se Os4O fosse un onset en formato come Otr-O la vocale della sillaa precedente aperta, se accentata, dovree
essere 'leggermente( lunga: i dati sperimentali mostrano infatti che aiamo in italiano O'pa:dre, 'me:tro, 'Fa:praO, in cui
la vocale lunga 'leggermente( come in altre sillae aperte 'pa:pa, me:ta, Fa:ne(; ma l1allungamento della vocale non si
M*
verifica in contesti come quello di O`'fe:sta, `Fo:staO, ecc.: aiamo qui una vocale reve come nelle sillae chiuse 'ad
es. O'For- toO, O'Fan-toO(.
<.).8. In italiano centrale e meridionale 'toscano, romano, ecc.( esiste inoltre un fenomeno utile per questo
argomento, il 7addoppiamento Sintattico: una parola che termina per vocale accentata 'anche i monosillai poco
accentati a, , tre oltre ad alcune preposi!ioni come a, sopra - da anali!!are come composto di sopr%a -, ecc.( provoca
l'allungamento 'raddoppiamento( della consonante ini!iale della parola che segue, suordinatamente ad alcuni requisiti
sintattici, che non sono ancora sufficientemente chiari 'ad esempio aiamo Omange'ro p:aniniO, con raddoppiamento
di OpO dopo vocale finale accentata, ma Omange'ro panini col salameO, sen!a raddoppiamento. Semra chiaro comunque
che si tratta di restri!ioni sintattiche, ritraduciili in maggiore o minore vicinan!a strutturale(. 0uesto fenomeno utile
per mostrare una particolarit# di sC, che in posi!ione ini!iale di parola non pu- mai suire raddoppiamento sintattico, in
nessuna variet#, diversamente da altri nessi che rappresentano onset corretti, e che quando sono preceduti da vocale
accentata raddoppiano in posi!ione ini!iale di parola la prima consonante: aiamo quindi Oa t*rapaniO, come Oa
r*omaO, Oa s*6JnaO ecc., ma non Oa Us*pelloO; Osa'ra t*ardiO, Osa'ra s*oloO, Omande'ra t*rop:oO ma non Osa'ra Us*tancoO
Il 7addoppiamento Sintattico avviene dopo vocali accentate che erano seguite, in latino, da una consonante poi
caduta: nel lessico queste parole conservano la Ptraccia1 di questa consonante caduta sotto forma di una unit# di tempo
vuota, disponiile ad essere occupata da una consonante: la consonante ini!iale della parola che segue si allunga e va ad
occupare la posi!ione temporale vuota
,el caso che la parola che segue cominci con s%C, la stessa s, che non stailmente attaccata all1onset successivo,
ad usufruire della posi!ione temporale vuota per essere sillaificata in modo en formato.
<.).>. Gn altro indi!io dato dalla forma dell'articolo, sia indeterminato che determinativo, che davanti a s%C deve
apparire come un allomorfo terminante in vocale, come davanti a parole che ini!iano con le consonanti affricate o
complesse: aiamo infatti lo,uno stupido, lo,uno gnocco, lo,uno *oppo. 0uesto non succede con tutti i nessi
consonantici 'cfr. il treno, il premio, ecc.(. &a vocale finale dell'articolo Olo, unoO semra avere lo scopo di fornire un
nucleo vocalico a cui si appoggia come 4oda parte della consonante che segue, proveniente da consonanti complesse:
OpsO, OO, OtsO, Od!O sono ammesse all1ini!io di parola ma sono non del tutto en formate 'come ps, pn( oppure hanno un
peso eccessivo 'che si rivela nel fatto che sono lunghe in posi!ione interna(. &1articolo il e il dimostrativo quel 'anche
l'aggettivo #el, ecc.( appaiono in una forma che termina con un nucleo sillaico; su questo nucleo si pu- scaricare il
peso delle consonanti complesse. Se la stessa forma dell1articolo appare anche davanti a s%C, 'lo, #ello, #uono, quello
stato) e non `il , quel, #el, #uon stato significa che anche in questo caso la s ha isogno di un nucleo vocalico a cui
attaccarsi come coda, sillaificandosi correttamente, mostrando cos" di non far parte stailmente dell1onset che segue.
<.).M. Infine, un argomento per lo statuto speciale di OsO rispetto al nucleo viene dalla fonologia diacronica. 2iamo
mostrato 'a proposito dell'analogia morfologica che ostacola l'applica!ione di regole fonologiche( che esiste nell'italiano
una regola di dittonga!ione di OJ, %O accentate in sillaa aperta, che ha portato tutte le e, o revi del latino, passate ad
OJ, %O aperte nel protoroman!o, a un dittongo O6J, D%O se sono in sillaa aperta tonica: aiamo
quindi O'p6JdeO, O'fD%FoO ma O'pJrdoO, O't%rtoO: la J di perdo non diventata O6JO, e la % di torto non diventata OD%O
perch la sillaa chiusa da una consonante. Se la OsO potesse essere sillaificata con la consonante seguente, la sillaa
della vocale tonica di parole come fsta, psca, Este, tEsto dovree essere una sillaa aperta, e dovremmo avere un dit-
tongo, quindi `O'f6JstaO `O'p6JsFaO `O'D%steO `O'tD%stoO, forme che invece non sono mai attestate nell'italiano: e reve e
o reve latine non dittongano mai se si trovano davanti a s%Cons., in italiano. 0uesto dice che la s davanti a consonante
coda della sillaa precedente, che quindi una sillaa chiusa: per questo non ammessa la dittonga!ione di OJO O%O in
questo contesto.
<+
.ossiamo concludere queste osserva!ioni dicendo che s%C in italiano ha evidentemente uno statuto diverso che in
spagnolo, dato che l'italiano, a differen!a dello spagnolo, ammette di aggiungere OsO all'onset formando una sillaa
marcata in alcuni casi 'ini!iale assoluta(. Ba questo ammesso solo come ultima risorsa: la OsO aggiunta all'onset ha
sempre uno statuto instaile e, appena possiile 'per esempio, usando un allomorfo dell'articolo(, la sillaa assume la
forma non marcata assegnando la OsO alla coda di un nucleo sillaico precedente. Si pu- osservare che questo spiega il
fatto che questo punto dell1ortografia italiana sia prolematico, sia nei amini che negli adulti: dividere in sillae s%C
presenta sempre una certa difficolt#: ma diremmo che la regola ortografica dell1italiano che impone di unire s alla
consonante che segue aia un suo fondamento: infatti, in ini!iale assoluta s%C ammessa, e questa la ase della
sillaifica!ione italiana, che si conforma anche al principio osservativo del Massimo ini*io.
&o statuto speciale di Os O nella sillaifica!ione si pu- del resto osservare anche nell'inglese, che nell'ortografia
sillaifica sZ4 come coda della sillaa precedente, ammette [s in fine di parola 'e quindi di sillaa(, ma ammette s-
ini!iale preconsonantica. Se sZ4 in posi!ione interna fosse comunque da sillaificare come coda, la consonante che
segue OsO dovree essere un onset; come tale, se si tratta di una occlusiva sorda seguita da vocale tonica, dovree
essere aspirata come in tutti gli altri casi. 2iamo infatti come regola dell'inglese che una occlusiva sorda seguita da
vocale accentata viene aspirata, sia in ini!iale di parola che in posi!ione interna:
cause OF
h
o!O; ecause Oi'F
h
o!O; pose O'p
h
o!O; impose Oim'p
h
o!O; propose Opro'p
h
o!O;
?ovremmo quindi avere spite Ospa6tO ma despite `OdIs'p
h
6a6tO. Invece non cos": in posi!ione interna appare chiaro
che s- si appoggia alla consonante seguente, cosicch la consonante seguente non si comporta come le altre consonanti
in posi!ione ini!iale di sillaa e non viene aspirata nei contesti previsti.
<)
I. )nterazione 'ra struttura silla!ica e tratti* la palatalizzazione
4on il termine tradi!ionale di palatali!!a!ione si intende in generale lo spostamento verso la parte centrale del
palato: poich questa parte anche la pi$ alta, il fenomeno pu- essere visto sia come uno spostamento verso la parte
anteriore del palato, che coinvolge quindi il tratto X-posterioreY, oppure come uno spostamento verso l'alto, con
interessamento dell'insieme di tratti X- posteriore, ZaltoY. Gna consonante 'o una vocale( palatale deve contenere nella
sua configura!ione di tratti il sottoinsieme X-anteriore, -posteriore, ZaltoY. .er le coronali, che contengono tutte il tratto
X-posterioreY 'a meno che, ovviamente, non siano gi# palatali!!ate( la palatali!!a!ione provocata da un segmento che
contiene i tratti XZalto, - anteriore, -posterioreY: cio dall'insieme Oi, I, 6O. %ltre alle coronali, anche le velari sono
consonanti che in molte lingue sono sottoposte a processi di palatali!!a!ione; la palatali!!a!ione delle velari 'OFO, OgO,
che sono XZposteriore, ZaltoY( provocata da elementi X-posterioreY, cio Oi, I, 6, e, JO, quindi da un insieme pi$ ampio di
vocali o semivocali; questo tipo di palatali!!a!ione ampiamente attestato nel passaggio dal latino alle lingue roman!e
'tranne il sardo(, dove le velari davanti a Oe, i, J, I, 6O hanno dato come risultato un segmento palatale che possiamo
supporre fosse OcO sordo e O6 O sonoro; da questo stadio ini!iale comune si sono avute poi diverse reali!!a!ioni: OtO, OtsO,
OsO, OO, e le corrispondenti sonore. 0uesta varia!ione pu- essere utilmente osservata nei dialetti, come pure in un altro
insieme di lingue ricco di palatali, cio le lingue slave 'nelle quali anche OrO viene palatali!!ata con le coronali(.
0uesta casistica diversa nella palatali!!a!ione delle velari rispetto a quella delle coronali, osservata da tempo dai
ricercatori nelle lingue del mondo, viene en rappresentata utili!!ando i tratti fonologici, che permettono di esprimere in
modo formale le caratteristiche articolatorie e di eviden!iare quindi la semplicit# sottostante ai processi fonetici,
assimilatori e dissimilatori.
Il risultato della palatali!!a!ione delle velari e delle coronali 'comprendendo qui anche OnO e OlO( quindi
un'assimila!ione a un segmento adiacente, in particolare vocalico. &'assimila!ione trasforma il segmento 'sia esso velare
o coronale( in un segmento che contiene nella sua matrice la configura!ione X-posteriore, -anteriore, ZaltoY; per una
velare, sar# sufficiente, come si visto, un elemento X- posterioreY per avere palatali!!a!ione 'in quanto la velare
contiene gi# i tratti X-anteriore, Z altoY, per una coronale invece necessario un elemento X-posteriore, Z altoY: la classe
dei segmenti che provocano palatali!!a!ione delle coronali quindi pi$ ristretta della classe degli elementi che
provocano palatali!!a!ione delle velari.
&a palatali!!a!ione come tale un processo naturale di semplifica!ione 'i tratti della consonante diventano, in parte,
uguali a quelli del segmento adiacente( ma il suo risultato non semplice: il segmento palatali!!ato pu- risultare
articolatoriamente complicato, si deve supporre: si osserva quindi che il segmento palatali!!ato 'c, 6, , U, ( spesso nelle
lingue distriuisce i suoi tratti su due matrici: con il modello autosegmentale questo processo aastan!a semplice da
configurare.
Si pu- osservarlo innan!itutto nei prestiti: lingue che mancano nel loro inventario di segmenti palatali!!ati, li
ritraducono con segmenti complessi: l'inglese ha preso dal francese parole con U, e ha ritradotto questo segmento in una
sequen!a di O6nO 'cfr. fr. montagne ingl. mountain, fr. gagne ingl. gain( dove O6O esprime l'articola!ione palatale. I parlanti
inglesi hanno spesso difficolt# a pronunciare questi segmenti, e rendono ad esempio l'italiano campagna con
OFampan6aO, ma questo fenomeno molto rappresentato anche nei parlanti settentrionali non accurati che rendono
l'italiano OO con Os6O come in Os6entsaO o Os6oF:oO, e articolano una 6 dopo la OO ad es. in OpaiaO 'paglia(.
] inoltre comune che la palatali!!a!ione nel mutamento si perda completamente: questo si osserva in molti dialetti,
ma innan!itutto nel francese e nello spagnolo, proprio negli esiti di OFi, Fe, gi, geO latini, che arrivano in francese a OsO
<8
per le sorde 'ma OO per le sonore( a interdentali 'o OsO( in spagnolo 'ma per la sonora anche qui l'esito diverso(. Sono
fenomeni molto complessi e molto significativi per studiare le restri!ioni fra tratti compresenti in una matrice.
0uindi, quando si parla di processi di semplifica!ione nel mutamento linguistico isogna aver en chiaro che si
tratta di processi molto complessi, cio che quella che una semplifica!ione ad un certo livello 'assimila!ione
articolatoria( pu- dar luogo ad articola!ioni marcate 'ad es. Oc, 6O( che richiedono ulteriori semplifica!ioni: i tratti si
distriuiscono su due matrici dando luogo ad affricate 'ad es. Ot, dO(, che restano collegate a un solo segmento
superficiale, e possono venire ulteriormente semplificate 'per es. OtO --d OO --d OsO, oppure OtO --d OtsO --d OsO(.
2nche Op, O possono suire palatali!!a!ione: si tratta di un caso marcato, come evidente se si considera che non
contengono nessuno dei tratti propri dei segmenti palatali!!ati: sono infatti X-poster., - coronale, - altoY. 0ueste
palatali!!a!ioni avvengono solo in presen!a di O6O: la ragione, che O6O condivide con la consonante che lo precede la
posi!ione di attacco della sillaa 'o eventualmente di coda, se si trova in fine di parola(: questa situa!ione predispone i
due suoni a fondersi per dare un attacco sillaico 'ottimale', pi$ semplice.
Gn caso facilmente accessiile presente nei dialetti meridionali, come esito dal latino o proto-roman!o:
lat. haeo `a6o it. merid. OadoO 'aggio( 'l'italiano corrispondente o, che presuppone una evolu!ione diversa,
forse analogica sui veri atematici come do, sto,so: a#eo ao E(;
lat. sap>o it. merid. OsatoO 'saccio( 'l'it. ha, di nuovo come sopra, so F sao+ cfr. i placiti di 4apua, il pi$ antico testo
italiano: sao -o -elle terreG0HSo che quelle terre{.;(.
Si pu- quindi sostenere che il termine it. piccione lat. pip>onem 'una parola in origine onomatopeica, che
imitava cio il verso dell'animale designato( un elemento lessicale di origine ital. meridionale.
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