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Funzioni reali

Estremi di funzioni reali


Definizione: se ed : , si dice che un elemento

lestremo superiore di , e si scrive


= sup, se lestremo superiore dellimmagine di , cio se = sup(). Diciamo che limitata
superiormente se sup . Analoghe definizioni valgono per inf , max e min . Se = max e
(
0
) = , si dice che
0
un punto di massimo per e che il valore massimo di , e analogamente per
il minimo.
Se poi , si dice estremo superiore di su , e si scrive sup

, lestremo superiore dellimmagine di


tramite , cio sup(). Analoghe definizioni valgono per inf

, max

e min

,nonch per i punti di


massimo e minimo di in .
Osserviamo che sup ed inf esistono sempre (sono estremo superiore ed inferiore di un sottoinsieme non
vuoto di ), mentre non possiamo dire lo stesso per max e min, quindi il problema di stabilire se una
funzione ha massimo e minimo non banale.
Proposizione 4.1: se , : e , () () allora
inf inf, sup sup. (4.5)
Se : e non vuoto, si ha
inf inf
B
sup
B
sup. (4.6)
Funzioni monotone
Passiamo ad occuparci di unimportante classe di funzioni, quelle monotne.
Definizione: se A ed : , si dice che crescente se
, , [ < () < ()];
si dice che debolmente crescente (o non decrescente) se
, , [ < () ()];
si dice che debolmente decrescente (o non crescente) se
, , [ < () ()];
infine, si dice che decrescente se
, , [ < () > ()].
Se verifica una delle quattro propriet precedenti, si dice che monotna; se crescente o se
decrescente si dice che strettamente monotna.
Dunque una funzione crescente una funzione che conserva lordine: se due punti e sono in un certo
ordine, le loro immagini sono nello stesso ordine; invece, una decrescente inverte lordine. Osserviamo che
una funzione crescente anche debolmente crescente, e una decrescente anche debolmente
decrescente; a volte si parla di funzioni strettamente crescenti anzich semplicemente di funzioni crescenti
(e lo stesso per le decrescenti), per sottolineare ancora di pi la disuguaglianza stretta.
Definizione: si dice che una funzione crescente su un insieme se la restrizione |

crescente (e
analogamente per i tre andamenti).
Proposizione 4.4: se monotona dello stesso tipo sugli intervalli (, ] e [, ) allora monotona su tutto
lintervallo (, ).
Proposizione 4.5: la somma di due funzioni crescenti ancora una funzione crescente; un multiplo positivo
di una funzione crescente crescente, mentre un multiplo negativo di una funzione crescente decrescente.
Proposizione 4.6: la composizione di due funzioni monotone monotona; se sono entrambe strettamente
monotone, la composizione strettamente monotona; se sono entrambe debolmente crescenti o entrambe
debolmente decrescenti, la composizione debolmente crescente; se una debolmente crescente e laltra
debolmente decrescente, la composizione debolmente decrescente.
La dimostrazione immediata se si pensa che una funzione crescente mantiene lordine tra due punti e le
loro immagini, una decrescente inverte tale ordine; la regola, non a caso, somiglia a quella del segno di
un prodotto, e si generalizza facilmente: la composizione di un numero qualsiasi di funzioni monotone
risulta debolmente crescente, o debolmente decrescente, a seconda che il numero di funzioni debolmente
crescenti nella composizione sia pari oppure dispari.
La proposizione precedente ci permette di dimostrare la monotonia di un gran numero di funzioni.
Proposizione 4.7: una funzione strettamente monotona iniettiva.
DIMOSTRAZIONE: vi sono due casi: strettamente crescente, oppure strettamente decrescente. Nel
primo caso, presi due punti distinti , uno dei due sar minore dellaltro (lordine su totale), e
possiamo supporre che sia < ; allora () < (), e in particolare () ed () sono diverse, dunque
iniettiva. Il caso rimanente pressoch identico.
Osserviamo che il risultato non vero in generale se debolmente crescente (o debolmente
decrescente): basta pensare che le funzioni costanti sono monotone.
Proposizione 4.8: se : monotona e invertibile allora
1
: () monotona dello stesso
tipo.
La dimostrazione ricalca quella della proposizione precedente.

Funzioni pari e dispari
Unaltra propriet interessante di alcune funzioni la simmetria. Ricordiamo che un insieme si dice
simmetrico (rispetto allorigine) se = , cio se , .
Definizione: sia un insieme simmetrico, e sia : ; si dice che una funzione pari se
, () = (),
mentre si dice che una funzione dispari se
, () = ().
Il nome dovuto al fatto che le potenze pari di sono funzioni pari, le potenze dispari sono funzioni dispari.
Dire che una funzione apri equivale a dire che il suo grafico simmetrico rispetto allasse delle ordinate,
mentre dire che una funzione dispare equivale a dire che il suo grafico simmetrico rispetto allorigine
degli assi.
Osservazione: facili propriet delle funzioni pari e dispari sono le seguenti: la somma di due funzioni pari
definite sullo stesso insieme, o un multiplo di una funzione apri, ancora pari; la somma di due funzioni
dispari definite sullo stesso insieme, o un multiplo di una funzione pari, dispari; ogni funzione dispari che
definita per = 0, si annulla in questo punto. Il prodotto di due funzioni pari o di due funzioni dispari,
definite sullo stesso insieme, apri, mentre il prodotto di una funzione pari e una dispari dispari.

Funzioni elementari: potenze
Iniziamo lo studio delle funzioni elementari partendo dalle pi facili, le potenze intere positive di .
Proposizione 4.9: sia
+
; se apri la funzione

positiva su {0}, crescente su


+
e
decrescente su

; se dispari la funzione

crescente su , positiva su
+
e negativa su

.
DIMOSTRAZIONE: proviamo per induzione su che tutte le potenze sono positive e crescenti su
+
; perch le
altre affermazioni sono facili conseguenze: per = 1 tutto ovvio, pertanto supponiamo che la funzione

sia positiva e crescente su


+
, e dimostriamo la stessa cosa per la funzione
+1
. Se
0 < < , abbiamo per lipotesi di induzione che 0 <

<

. Moltiplicando questa disuguaglianza per il


numero positivo otteniamo
0 <
+1
<

;
daltra parte, moltiplicando la disuguaglianza di partenza 0 < < per

, che positivo per lipotesi di


induzione, ricaviamo
0 <

<
+1
,
che unita alla disuguaglianza precedente ci d la tesi 0 <
+1
<
+1
per la propriet transitiva.
Proposizione 4.11: sia
+
; esiste la funzione inversa della funzione

: [0, +[ [0, +[, che si


chiama radice -esima,

: [0, +[ [0, +[. La radice -esima di un numero non negativo lunico


numero non negativo la cui potenza -esima vale .
Se dispari, esiste linversa di

: , che

: .
importante ricordare che la radice quadrata non linversa della funzione
2
, che non neppure iniettiva,
bens linversa della restrizione di
2
a [0, +[, pensata come funzione a lavori in [0, +[; infatti, non
vero che =
2
, e neppure che =
2
: basta provare con = 1; queste uguaglianze sono vere se
e solo se 0. Dopo aver introdotto il valore assoluto, potremmo scrivere qualcosa in pi.

Funzioni elementari: valore assoluto
Il valore assoluto una funzione sulla quale si concentra una buona fetta degli errori pi frequenti.
Definizione: la funzione valore assoluto (che ha dominio e codominio uguali a ) definita come quella
legge che a ogni numero associa || = max{, }.
Notiamo che la funzione valore assoluto ben definita, perch un sottoinsieme finito e non vuoto di ha
sempre massimo.
Dalla definizione otteniamo le principali propriet del valore assoluto.
Proposizione 4.12: per ogni ,
1) ||
2) || = se 0, mentre || = se 0
3) || 0
4) || = 0 = 0
5) || = ||
6) || ||
7) || (4.8)
8) || [( ) ( )]
9) || < < <
10) || > [( > ) ( < )].
DIMOSTRAZIONE: le prime sei propriet sono molto facili.
Mostriamo la formula (4.8): || max{, } , il che equivalente a dire che un maggiorante
di {, }, ovvero che un maggiore o uguale di entrambi; questo si scrive ( ) ( ), che
possiamo riscrivere ( ) ( ), o anche . Poich tutto i passaggi che abbiamo svolto
sono delle equivalenze, abbiamo provato entrambe le implicazioni.
Le successive tre propriet sono simili alla precedente.
Generalmente la 2) viene presa come definizione di valore assoluto, ma osserviamo che con la nostra
definizione le dimostrazioni risultano spesso pi facile, ed chiaro che il valore assoluto una funzione,
cio assume un solo valore. Un errore che si trova molto frequentemente ritenere che il valore assoluto di
un numero sia pi o meno , cos che |2| = 2; un altro, scrivere che || = +: questo vero se
0, ma falco se < 0.
Una conseguenza facile della proposizione precedente una versione equivalente della definizione di
insieme limitato, valida in .
Proposizione 4.13: un insieme limitato se e solo se esiste > 0 tale che
, || .
DIMOSTRAZIONE: se limitato esistono due constanti , tali che per ogni si abbia ;
scelto allora = || +|| abbiamo e , quindi anche , ovvero || per
la propriet (4.8). Viceversa, se per ogni si ha || basta scegliere = e = per avere
.
Osservazione: la proposizione precedente implica che una funzione : limitata se e solo se
> 0: , |()| .
Le prossime propriet hanno uninterpretazione geometrica nel contesto degli spazzi vettoriali euclidei.
Proposizione (disuguaglianze triangolari) 4.14: se , ,
1) | +| || +||
2) || || | |.
DIMOSTRAZIONE: osserviamo che la propriet 6) della proposizione 4.12

|| ||
|| ||

e quindi, sommando membro a membro,
(|| +||) + (|| +||).
A questo punto, basta applicare la formula (4.8), con + al posto di , e || +|| al posto di .
Per provare 2), osserviamo che dalla disuguaglianza appena dimostrata segue
|| = |( ) +| | | +||,
da cui
|| || | |; (4.9)
analogamente
|| = |( ) +| | | +|| = | | +||,
dove abbiamo usato il fatto che il valore assoluto di un numero uguale a quello del suo opposto; da
questa disuguaglianza ricaviamo
| | || ||,
che unita alla formula (4.9) d
| | || || | |.
Da questa si ottiene subito la seconda disuguaglianza triangolare, utilizzando ancora la formula (4.8).
Se decidiamo di prendere come distanza tra due numeri reali e la differenza tra il pi grande e il pi
piccolo, notiamo subito che tale differenza | |, indipendentemente da quale dei due fosse il
maggiore: dunque, usiamo il valore assoluto della differenza come definizione di distanza fra numeri reali.

Funzioni elementari: funzioni trigonometriche
Per quanto riguarda le funzioni trigonometriche, si potrebbe darne una definizione precisa, che non utilizza
disegni, angoli e intuizione geometrica, dopo aver studiato un po di equazioni differenziali, o quantomeno
dopo aver introdotto le derivate. Tuttavia, la fatica richiesta a questo punto sproporzionata, quindi ci
limitiamo ad assumere la definizione abituale del seno e del coseno di un angolo, nonch della tangente,
rapporto tra seno e coseno.
Se individuiamo sulla circonferenza goniometrica, cio la circonferenza centrata nellorigine del piano
cartesiano e avente raggio 1, il punto corrisponde ad un angolo , le coordinate di sono (cos , sin).
Se non sullasse delle ordinate (cio se cos 0), la retta che passa per e per lorigine degli assi
interseca in un punto la retta tangente alla circonferenza nel punto di coordinate (1,0). Facili
proporzioni mostrano ce le coordinate di sono (1, tan ). Indichiamo poi con il punto di coordinate
(cos , 0).
Osserviamo che i valori di seno e coseno si ripetono ogni 2: questa la caratteristica delle funzioni
periodiche.
Definizione: se e > 0, una funzione : si dice periodica di periodo , o -periodica, se
1) , [ + ]
2) , () = ( +).
Osserviamo che la funzione seno verifica la condizione precedente con = 2, ma anche con = 4, =
6 eccetera: facile verificare che una funzione periodica di periodo ance periodica di periodo per
ogni = 2,3,4, ; in particolare, se -periodica allora
() = ( +) , .
Se il minimo tra tutti i possibili valori del periodo di una funzione (non sempre il minimo esiste), diciamo
che ha minimo periodo .
Se una funzione (che per comodit pensiamo definita su tutto ) -periodica, basta conoscerla
sullintervallo [0, [ per determinarla su tutto : infatti ogni numero si pu scrivere = + con
e [0, [, quindi () = (). Si pu anzi vedere facilmente che dato un qualsiasi numero si
pu scrivere = + con [, +[ , dunque per determinare una funzione -periodica
sufficiente conoscerla su un intervallo [, +[.
Ricaviamo immediatamente dalla definizione del seno e del coseno alcune propriet che ci saranno utili in
seguito: anzitutto, la funzione seno dispari e la funzione coseno apri, cio
sin = sin(), cos = cos() ;
poi,
1 sin 1
1 cos 1 ; (4.15)
in particolare, dato che 1 < 2 ,
sin <

2
. (4.16)
Per 0 < < 2 , la lunghezza dellarco , e le lunghezze dei segmenti ed sono
rispettivamente sin ed 1 cos (questo non vero per tutti gli ), mentre la lunghezza del
segmento tan. Poich un segmento di tangente relativo allarco , pi lungo di esso,
dunque
tan > 0 < <

2
; (4.17)
d'altra parte larco pi lungo della corda , che lipotenusa del triangolo rettangolo ed a sua
volta pi lunga dei cateti ed , cio
sin < 0 < <

2
(4.18)
1 cos < 0 < <

2
. (4.19)
Dal (4.16) e (4.18) ricaviamo
sin < > 0. (4.20)
Poich la funzione pari dispari, da questa disuguaglianza otteniamo subito
sin > < 0. (4.21)
Dato che sin > 0 > per 0 < < 2 , mentre sin 1 > 2 per 2 , abbiamo
anche
sin > > 0,
quindi da (4.20) e (4.8), usando anche il fatto che il seno dispari, ricaviamo
|sin| < || 0
|sin| || . (4.22)
In modo analogo, partendo da (4.15) e (4.19), otteniamo
1 || cos 1 . (4.23)
Da (4.17) e (4.20) otteniamo anche
0 < sin < < tan 0 < <

2
, (4.24)
quindi
1 <

sin
<
1
cos
0 < <

2

e anche
cos <
sin

< 1 0 < <



2
. (4.25)
Poich il coseno una funzione pari ed il seno dispari, otteniamo subito che questa formula, vera anche
per 2 < < 0.
Per quanto riguarda monotonia ed invertibilit, chiaro che seno, coseno e tangente non sono monotone,
e neppure iniettive (come tutte le funzioni periodiche). Tuttavia, la funzione seno strettamente crescente
(dunque iniettiva) in tutti gli intervalli della forma 2

2
, 2 +

2
al variare di . Uno di tali
intervalli ad esempio

2
,

2
; la restrizione della funzione sin a questo intervallo iniettiva, ed ha
valori compresi tra 1 e 1, che sono rispettivamente il suo valore minimo e il suo valore massimo. Linversa
di questa funzione (non linversa della funzione seno) si chiama arcoseno; il numero arcsin indica lacro,
compreso 2 e 2 , il cui seno . La funzione arcsen allora definita su [1,1], ha immagine

2
,

2

e risulta strettamente crescente, perch inversa di una funzione strettamente crescente.
In modo analogo si pu trattare la funzione coseno: essa non invertibile, ma la sua restrizione
allintervallo [0, ] strettamente decrescente e biunivoca, quindi ammette inversa. La funzione arco
coseno strettamente decrescente.
Di nuovo, la funzione tangente -periodica, quindi non iniettiva, ma la sua restrizione allintervallo

2
,

2
strettamente crescente e biunivoca, quindi ha inversa arctan che anchessa strettamente
crescente.