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Serie e Trasformata di Fourier

1 Motivazioni
1.1 Lequazione del calore
Largomento che tratteremo costituisce il primo capitolo di un pi u ampio progetto noto
come Analisi di Fourier; con tale termine si abbracciano varie tecniche attraverso le quali
una funzione puo essere rappresentata come somma o, pi u in generale, come integrale di
funzioni di semplice struttura.
Per precisare un po meglio cosa intendiamo dire consideriamo un problema relativo alle-
quazione del calore, problema dal cui studio hanno preso le mosse molte delle questioni di
cui ci occuperemo.
Lequazione del calore `e una equazione a derivate parziali che descrive la diusione di
energia termica in un mezzo omogeneo. Nella sua versione pi u semplice essa assume la
seguente forma
u
t
=

2
u
x
2
(1)
con x, variabile spaziale, appartenente ad un intervallo, e con la variabile temporale t che
assume valori non negativi; u(x, t) rappresenta la temperatura misurata in x al tempo t.
In particolare la (1) descrive levoluzione nel tempo della temperatura di una sbarra,
rappresentata per esempio dallintervallo [0, ], isolata in modo tale che il calore possa
uire solo attraverso gli estremi. Se assumiamo che la temperatura a tali estremi venga
mentenuta costantemente uguale a zero si ha
u(0, t) = u(, t) = 0 , t [0, [ . (2)
Bisogna inne assegnare la seguente ulteriore condizione
u(x, 0) = f(x) , x [0, ] (3)
che descrive la distribuzione della temperatura allistante iniziale t = 0.
Per risolvere il problema (1), (2), (3) utilizzeremo il classico metodo della separazione delle
variabili.
Cerchiamo innanzitutto soluzioni dellequazione (1) della forma
u(x, t) = X(x) T(t) . (4)
Sostituendo in (1) si ha
X(x) T

(t) = X

(x) T(t)
1
da cui
T

(t)
T(t)
=
X

(x)
X(x)
. (5)
Poiche il primo membro dipende solo da t mentre il secondo solo da x i due membri di (5)
devono essere costanti; si ha cio`e
T

(t) +AT(t) = 0 (6)


e
X

(x) + AX(x) = 0 (7)


con A costante opportuna.
Le soluzioni di (6) sono date da
T(t) = c
0
exp(At) , c
0
R,
quelle di (7) da
X(x) = c
1
cos(x) +c
2
sin(x) , c
1
, c
2
R
dove
=

A. (8)
Le condizioni al bordo (2) comportano che
X(0) = X() = 0
da cui si ottiene c
1
= 0 e, dovendo risultare sin() = 0,
= n, n = 1, 2, 3,
ovvero, per la (8), A = n
2
.
Quindi le soluzioni del problema (1), (2) che assumono la forma (4) hanno la seguente
espressione
u
n
(x, t) = b
n
e
n
2
t
sin(nx) (9)
con n intero non negativo e b
n
costante arbitraria.
Ovviamente una combinazione lineare di soluzioni del tipo (9) `e ancora soluzionie di (1)
cos` come `e soluzione di (1) una funzione del tipo

n=1
b
n
e
n
2
t
sin(nx) (10)
purche ci si accerti che tale serie converga e che sia lecito derivare termine a termine.
Per quanto riguarda la determinazione dei parametri b
n
il loro calcolo esplicito `e da colle-
garsi alla condizione iniziale (3) sempre che il dato iniziale f possa esprimersi nella seguente
forma
f(x) =

n=1
b
n
sin(nx) . (11)
2
1.2 Lequazione delle corde vibranti
La procedura utilizzata per lequazione del calore puo essere adattata allequazione delle
corde vibranti

2
u
t
2
=

2
u
x
2
. (12)
In questo caso la funzione u rappresenta lo spostamento in verticale dalla posizione di
riposo di una corda elastica ssata agli estremi di un intervallo che, come nel caso prece-
dente, consideriamo sia [0, ]; sono allora soddisfatte le condizioni al bordo (2). Poiche
ora stiamo trattando una equazione del secondo ordine nella variabile t, alla condizione
iniziale (3) bisogna aggiungerne unaltra relativa alla derivata di u rispetto alla variabile
temporale
u
t
(x, 0) = g(x) , x [0, ] . (13)
Cerchiamo innanzitutto soluzioni del tipo (4); si ha
X(x)T

(t) = X

(x)T(t)
e quindi
X

+AX = 0 , T

+AT = 0 .
Sfruttando le condizioni al bordo (2) su X si ha ancora una volta A = n
2
e, quindi, in
denitiva
X(x) = c sin(nx)
nonche
T(t) = a
n
cos(nt) +b
n
sin(nt) .
La soluzione del problema va quindi ricercata tra quelle che assumono la forma

n=1
sin(nx) [a
n
cos(nt) + b
n
sin(nt)] . (14)
La determinazione dei parametri che compaiono in (14) `e demandata alle due condizioni
iniziali (3) e (13). Da queste si ricava infatti che deve sussistere la (11) e, ignorando per
il momento le dicolt`a che la derivazione termine a termine comporta,
g(x) =

n=1
nb
n
sin(nx) . (15)
Siamo quindi arrivati a inquadrare lobiettivo: caratterizzare le funzioni per le quali sus-
siste uno sviluppo quale quello indicato in (11) o (15) e assicurarsi che per le funzioni che
si rappresentino mediante uno sviluppo tipo (10) o (14) sia possibile procedere con le nec-
essarie derivazioni termine a termine. Sar`a questo lobiettivo che proveremo a raggiungere
nei prossimi paragra.
3
1.3 Lequazione di Laplace
Se nel piano si ontroduce un sistema di coordinate polari (, ) loperatore di Laplace
assume la seguente forma
u =

2
u

2
+
1

+
1

2
u

2
. (16)
Cerchiamo funzioni armoniche che assumano la forma
u(, ) = R()T() . (17)
Inserendo la funzione (17) in (16) si vede che deve necessariamente essere

2
R

+ R

R
=
T

T
= A,
con A costante opportuna. Dobbiamo quindi risolvere le equazioni dierenziali ordinarie

2
R

+R

AR = 0 (18)
e
T

+AT = 0 . (19)
Poiche le funzioni T sono periodiche di periodo 2 si ha necessariamente A = n
2
con n
intero non negativo; deve pertanto risultare
T() = a
n
cos(n) +b
n
sin(n) .
In corrispondenza di A = n
2
lintegrale generale di (18) diventa
c
1

n
+ c
2

n
.
Essendo interessati a soluzioni regolari deve essere ovviamente c
2
= 0.
In denitiva le soluzioni del tipo (17) hanno la seguente espressione

n
(a
n
cos(n) + b
n
sin(n)) .
Come nei casi illustrati precedentemente siamo interessati a soluzioni della forma

n=0

n
(a
n
cos(n) +b
n
sin(n)) (20)
sempre che per tale serie sia possibile derivare due volte sotto il segno di serie.
I valori delle costanti a
n
, b
n
si possono determinare se si assegna una condizione al bordo
tipo Dirichlet
u(1, ) = () .
4
2 Sistemi ortonormali
Fissato un intero n consideriamo il seguente polinomio trigonometrico
P
n
(x) = a
n
cos(nx) + b
n
sin(nx) , x [, ] .
Ovviamente la funzione P
n
e periodica di periodo 2. Il graco di tale funzione ha an-
damento sinusoidale con frequenza n(2)
1
; cio vuol dire che nellintervallo [, ] la
sinusoide compie n cicli completi.
Posto
H
n
=
_
a
2
n
+ b
2
n
, (21)
sia

n
=
a
n
H
n
,
n
=
b
n
H
n
; (22)
esiste allora un unico valore
n
] , ] tale che

n
= sin
n
,
n
= cos
n
. (23)
Si ha pertanto
P
n
(x) = H
n
sin(nx +
n
) .
Il graco di P
n
e quindi unonda sinusoidale con frequenza n(2)
1
, ampiezza H
n
e fase

n
dove per fase si intende il punto iniziale del ciclo della sinusoide. In denitiva assegnare
le due costanti a
n
, b
n
signica di fatto individuare due grandezze quali lampiezza e la fase
dellonda.
Cio premesso, data una funzione f periodica di periodo 2, ci chiediamo quando una
tale funzione si possa esprimere come somma, eventualmente innita, di polinomi trigono-
metrici, cioe quando risulti
f(x) =
a
0
2
+

n=1
[a
n
cos(nx) + b
n
sin(nx)] . (24)
La (24) dice che unonda, il cui prolo `e rappresentato dal graco di f, si ottiene dalla
sovrapposizione di innite onde sinusoidali ognuna delle quali ha frequenza n(2)
1
e
ampiezza e fase iniziali legati ai valori a
n
, b
n
mediante le formule (21), (22) e (23).
Lespressione a secondo membro di (24) prende il nome di serie trigonometrica.
Osservazione 2.1 In alcune situazioni puo rivelarsi pi u comodo utilizzare una scrittura
diversa della serie trigonometrica che faccia riferimento alla funzione esponenziale nel
campo complesso. Ricorrendo infatti alle classiche formule di Eulero la serie trigonomet-
rica a secondo membro di (24) si puo scrivere nel seguente modo
+

n=
c
n
e
inx
(25)
dove
c
0
=
a
0
2
, c
n
=
a
n
ib
n
2
, c
n
=
a
n
+ib
n
2
. (26)
5
La (24) diventa allora
f(x) =
+

n=
c
n
e
inx
. (27)
Se la convergenza in (24) e uniforme e possibile ottenere delle formule che collegano alla
funzione f i valori dei coecienti a
n
, b
n
.
Moltiplichiamo entrambi i membri della (24) per cos(mx), m 0, e integriamo sullinter-
vallo [, ]. Per la convergenza uniforme e possibile integrare termine a termine: si ha
pertanto
_

f(x) cos(mx) dx =
a
0
2
_

cos(mx) dx
+

n=1
_
a
n
_

cos(nx) cos(mx) dx +b
n
_

sin(nx) cos(mx) dx
_
.
In modo analogo, moltiplicando entrambi i membri di (24) per sin(mx), m 1, e proce-
dendo come sopra si ottiene
_

f(x) sin(mx) dx =
a
0
2
_

sin(mx) dx
+

n=1
_
a
n
_

cos(nx) sin(mx) dx + b
n
_

sin(nx) sin(mx) dx
_
.
Osservato che
_

cos(mx) dx =
_

sin(mx) dx = 0 , m N ,
e tenuto conto che
_

cos(nx) cos(mx) dx =
_

_
0 se n ,= m
se n = m,= 0
_

sin(nx) sin(mx) dx =
_

_
0 se n ,= m
se n = m,= 0
_

cos(nx) sin(mx) dx = 0 ,
si ha
a
n
=
1

f(x) cos(nx) dx , n 0 , b
n
=
1

f(x) sin(nx) dx , n 1 . (28)


La serie trigonometrica a secondo membro in (24), con i coecienti a
n
, b
n
dati dalle formule
(28), prende il nome di serie di Fourier di f.
Se sussiste la (24) si dice che f e sviluppabile in serie di Fourier.
6
Osservazione 2.2 Nel caso in cui la serie trigonometrica assume la forma esponenziale
(27) i coecienti di Fourier di f hanno la seguente espressione
c
n
=
1
2
_

f(x)e
inx
dx , n Z . (29)
Le questioni che ora si pongono sono le seguenti: `e proprio necessario richiedere che la
convergenza sia quella uniforme? una volta che si sia accertato che la serie di Fourier di f
in qualche senso converge, chi ci assicura che sussiste la (24)?
Per dare una risposta a tali quesiti proviamo a impostare il problema in una forma astratta
che fa riferimento ad alcune interessanti propriet`a degli spazi di Hilbert.
Denizione 2.1 Una successione v
k
di elementi di uno spazio di Hilbert H dicesi
sistema ortonormale se si ha
< v
h
, v
k
>=
hk
=
_

_
1 se h = k
0 se h ,= k .
(30)
Si dice che il sistema ortonormale `e completo se, per ogni v H, esiste una successione
di numeri reali o complessi c
n
tale che, posto
s
n
=
n

k=1
c
k
v
k
, (31)
si ha
v = lim
n
s
n
(32)
o, pi u sinteticamente,
v =

k=1
c
k
v
k
. (33)
Per quanto precedentemente osservato il seguente sistema trigonometrico
1

2
,
cos(nx)

,
sin(mx)

, n, m = 1, 2, . . . (34)
`e un sistema ortonormale, cos come `e un sistema ortonormale la successione bilatera
1

2
e
inx
, n Z . (35)
Dimostreremo pi u avanti che tali sistemi sono completi; tale risultato ci consentir`a di dare
una risposta positiva ad alcune questioni poste in precedenza in relazione al signicato da
attribuire alle identit`a (24), (27).
Prima di concludere tale paragrafo e passare a studiare in dettaglio il sistema trigonomet-
rico (34) ovvero il sistema (35), osserviamo che esistono altri sistemi ortonormali completi
utili in varie questioni.
Ricordiamo che il classico procedimento di Gram-Schmidt consente di costruire un sistema
ortonormale completo a partire da una successione costituita da elementi le cui combi-
nazioni lineari generano tutto lo spazio. Tale `e, per esempio, la successione dei polinomi
7
x
n
per il noto Teorema di Weierstrass. Si ottengono in tal caso i cosiddetti polinomi di
Legendre
_
2n + 1
2
1
2
n
n!
d
n
dx
n
(x
2
1)
n
;
essi costituiscono un sistema ortonormale completo di L
2
([1, 1]).
Altro importante esempio di sistema ortonormale completo `e costituito dal sistema di
funzioni di Haar. Tali funzioni si deniscono nel modo seguente
H
00
(x) = 1 , H
n,k
(x) =
_

_
2
n/2
se
k1
2
n
x <
k
1
2
2
n
2
n
se
k
1
2
2
n
x <
k
2
n
0 altrove .
Tali funzioni, contrariamente a quelle che intervengono nei casi precedenti, sono discon-
tinue. Tale caratteristica si rivela utile per lo studio di alcuni problemi, per esempio
quelli relativi alla ricostruzione di immagini, per la cui natura le funzioni da approssi-
mare presentano discontinuit`a. Esse inoltre hanno un ruolo importante nella teoria delle
wavelets.
3 Identita di Parceval
Sia v
k
un sistema ortonormale, non necessariamente completo, di uno spazio di Hilbert
H. Se per un vettore v di H sussiste la (33) allora si ha
c
k
=< v, v
k
>, k ; (36)
c
k
`e la proiezione di v su v
k
.
Osserviamo innanzitutto che
lim
n
< s
n
, v
k
>=< v, v
k
> (37)
dove s
n
`e la somma parziale (31). Si ha infatti
[ < s
n
, v
k
> < v, v
k
> [ = [ < s
n
v, v
k
> [
(per la disuguaglianza di Schwarz)
|s
n
v||v
k
| = |s
n
v|
da cui ovviamente (37) in quanto, per la (32), si ha
lim
n
|s
n
v| = 0 . (38)
Abbiamo pertanto
< v, v
k
>= lim
n
< s
n
, v
k
>= lim
n
_
n

h=1
c
h
< v
h
, v
k
>
_
= lim
n
_
n

h=1
c
h

hk
_
= c
k
8
cio`e (36).
Le (36) riproducono le formule (28) nel caso in cui il sistema ortonormale assegnato sia il
sistema trigonometrico (34). C`e da osservare che le (28), ottenute in ipotesi di convergenza
uniforme, in tale contesto richiedono la pi u debole ipotesi di convergenza in L
2
.
In analogia con quanto detto nel caso del sistema trigonometrico (34) i coecienti (36)
prendono il nome di coecienti di Fourier di v rispetto al sistema ortonormale v
k
e la
serie

h=1
< v, v
h
> v
h
(39)
viene chiamata serie di Fourier di v.
Dimostriamo ora la seguente disuguaglianza di Bessel

h=1
[ < v, v
h
> [
2
|v|
2
. (40)
Se s
n
denota la somma parziale (31) e c
k
le quantit`a (36) si ha
|s
n
|
2
= < s
n
, s
n
>=<
n

h=1
c
h
v
h
,
n

k=1
c
k
v
k
>=
n

h,k=1
c
h
c
k
< v
h
, v
k
>
=
n

h,k=1
c
h
c
k

hk
=
n

h=1
[c
h
[
2
.
Risulta inoltre
< v, s
n
>=
n

h=1
c
h
< v, v
h
>=
n

h=1
[c
h
[
2
.
In denitiva si ha
|v s
n
|
2
= |v|
2
< v, s
n
> < s
n
, v > +|s
n
|
2
= |v|
2

h=1
[c
h
[
2
(41)
da cui ovviamente (40).
Dalla (41) si deduce anche che sussiste la (33) se e solo se nella diseguaglianza di Bessel
(40) vale il segno di uguaglianza. Possiamo quindi enunciare il seguente risultato.
Teorema 3.1 (Identit`a di Parceval) Il sistema v
k
`e completo se e solo se, per ogni
v H, sussiste la seguente identit`a di Parceval

k=1
[ < v, v
k
> [
2
= |v|
2
. (42)
Dalla (42) si deduce che la successione dei coecienti di Fourier, rispetto a un sistema
ortonormale completo, di un vettore v H appartiene allo spazio
2
e che la norma
2
di
tale successione coincide con la norma di v in H.
9
Sia ora d
k
una successione di
2
. Posto
s
n
=
n

k=1
d
k
v
k
si ha, se n < m,
|s
n
s
m
|
2
=
m

k=n+1
[d
k
[
2
. (43)
La successione s
n
`e quindi di Cauchy. Essendo H completo tale successione ha limite:
sia
v =

k=1
d
k
v
k
.
Si ottiene allora che le quantit`a d
k
sono i coecienti di Fourier di v; per essi vale allora la
(42).
In denitiva, se H `e uno spazio di Hilbert dotato di sistema ortonormale completo, lap-
plicazione di H in
2
che ad ogni vettore v H associa la successione dei suoi coecienti
di Fourier `e unapplicazione biunivoca che, per la (42), conserva la norma; un tale tipo
di applicazione prende anche il nome di isometria. Possiamo quindi concludere che ogni
spazio di Hilbert dotato di un sistema ortonormale completo puo essere identicato con
lo spazio
2
.
Il seguente teorema fornisce un utile criterio per riconoscere se un sistema ortonormale `e
completo.
Teorema 3.2 Dato un sistema ortonormale v
k
le seguenti aermazioni sono equivalenti
(a) Il sistema v
k
`e completo.
(b) Per ogni v H e per ogni > 0 esiste una combinazione lineare di vettori del
sistema
w =
n

k=1
d
k
v
k
(44)
tale che
|v w| < . (45)
(c) Se i coecienti di Fourier di un elemento v H sono tutti nulli allora v = 0.
(a) = (b) - Tale implicazione segue in modo banale dalla denizione di sistema completo:
le combinazioni lineari (44) essendo in questo caso le somme parziali (31).
(b) = (c) - Sia v un elemento di H i cui coecienti di Fourier siano tutti nulli. Si ha,
utilizzando la disuguaglianza di Schwarz e la (45),
|v|
2
= |v|
2
< v,
n

h=1
d
h
v
h
>=< v, v w > |v||v w| |v| .
Si ha quindi |v| da cui, data larbitrariet`a di , v = 0.
10
(c) = (a) - Se v H, la successione delle somme parziali della serie di Fourier (39) `e di
Cauchy: per rendersi conto di ci o basta ragionare come nel caso di (43).
Sia
u =

k=1
< v, v
k
> v
k
;
u e v hanno gli stessi coecienti di Fourier; (uv) ha pertanto coecienti di Fourier tutti
nulli. Deve allora essere u = v da cui lasserto.
4 Completezza del sistema trigonometrico
Proviamo ora che il sistema trigonometrico (34) `e completo. Per vericare cio faremo
vedere che tale sistema verica la condizione (c) del teorema 3.2.
Sia quindi u una funzione di L
2
([, ]) tale che tutti i suoi coecienti di Fourier siano
nulli.
Cominciamo ad analizzare il caso in cui u `e una funzione a valori reali la quale, prolungata
a tutto R per periodicit`a, risulti continua in R.
Se u , 0 allora u ha massimo; possiamo sempre supporre tale valore massimo positivo e
assunto in 0. Esiste allora un > 0 tale che
u(x) >
u(0)
2
, x ] , [ . (46)
Consideriamo la funzione
v(x) = 1 cos + cos x .
Si ha ovviamente
1 < v(x) 2 cos x ] , [ (47)
e
[v(x)[ 1 , x [, ]], [ . (48)
Essendo
v(x) = 1 cos +
e
ix
+ e
ix
2
ogni potenza nma di v `e combinazione lineare di elementi del sistema (35) ovvero del
sistema (34); quindi v
n
`e ortogonale ad u essendo questa per ipotesi ortogonale alle funzioni
appartenenti ai due sistemi sopra richiamati. Si ha allora
0 =
_

u v
n
dx +
_

u v
n
dx +
_

u v
n
dx = I
1
+ I
2
+I
3
. (49)
Per la (48) si ha
[I
1
[ + [I
3
[ 2 max[u[ . (50)
Per la (47) `e possibile determinare m ]1, 2 cos [ e un intervallo [a, a] ] , [ tale
che risulti
v(x) m, x [a, a] ;
11
si ha allora, ricordando (46),
I
2

_
a
a
u v
n
dx u(0) m
n
a
Quindi, essendo m > 1 la quantit`a I
2
puo rendersi grande a piacere al divergere di n; cio,
insieme alla (50), `e in contrasto con la (49). Deve pertanto essere u 0.
Liberariamoci ora dellipotesi iniziale di continuit`a.
Premettiamo la seguente
Denizione 4.1 Una funzione f, denita in R, dicesi assolutamente continua se ad ogni
> 0 corrisponde un > 0 tale che, comunque si ssino intervalli in numero nito a due
a due disgiunti ]a
i
, b
i
[(i = 1, , k) con

k
i=1
(b
i
a
i
) < , si abbia
k

i=1
[f(b
i
) f(a
i
)[ < .
Richiamiamo ora il seguente risultato che estende al caso delle funzioni integrabili secondo
Lebesgue il classico teorema fondamentale del calcolo integrale.
Teorema 4.1 Sia f L
1
([a, b]). Fissato x
0
[a, b] la funzione integrale
F(x) =
_
x
x
0
f(t) dt
`e assolutamente continua e si ha F

(x) = f(x) q.o. in [a, b]. Vale inoltre la seguente


formula di integrazione per parti
_
b
a
F(x) g

(x) dx = F(b)g(b) F(a)g(a)


_
b
a
f(x) g(x) dx (51)
per ogni g C
1
([a, b]).
Poniamo
U(x) =
_
x

u(t) dt .
Essendo u ortogonale al sistema trigonometrico (34) si ha
U() =
_

u(t) dt = 0 . (52)
Utilizzando la regola di integrazione per parti (51) e la (52) si ha
_

U(x) sin(kx) dx =
1
k
_

u(x) cos(kx) dx = 0 .
In modo analogo si dimostra che
_

U(x) cos(kx) dx = 0 .
12
Abbiamo quindi mostrato che U `e ortogonale a tutti gli elementi del sistema trigonometrico
(34) ad eccezione del primo. Se allora poniamo
C
0
=
1
2
_

U(x) dx ,
la funzione (UC
0
) `e ortogonale a tutte gli elementi del sistema trigonometrico (34). Essa
inoltre `e continua e, per la(52), il suo prolungamento per periodicit`a R resta continuo.
Per quanto dimostrato al passo precedente deve pertanto essere UC
0
= 0. Per il teorema
4.1 si ha allora
0 = (U C
0
)

= u , q.o. in ] , [
da cui lasserto.
Resta da analizzare il caso in cui u sia una funzione a valori complessi; il risultato si ottiene
ragionando separatamente sulla parte reale e sulla parte complessa.
Siamo in grado quindi di enunciare il seguente risultato.
Teorema 4.2 Se
S
f
N
(x) =
N

n=N
c
n
e
inx
(53)
denota la somma parziale di indice N della serie di Fourier di f L
2
([, ]), allora la
(27) va intesa nel senso che
lim
N
_

f(x) S
f
N
(x)

2
dx = 0 . (54)
Nel caso del sistema trigonometrico lidentit`a di Parceval (42) assume la seguente forma
1
2
_

[f(x)[
2
dx =

n=
[c
n
[
2
=
[a
0
[
2
4
+
1
2

n=1
_
[a
n
[
2
+ [b
n
[
2
_
. (55)
Dalla (55) si ottiene il seguente noto teorema di Riemann-Lebesgue.
Teorema 4.3 Le successioni a
n
, b
n
e c
n
dei coecienti di Fourier di una funzione
f L
2
[, ]) sono innitesime.
Osservazione 4.1 Poiche le somme parziali della serie di Fourier di una funzione di
classe L
2
sono ovviamente funzioni continue, dal precedente risultato si riottiene la pro-
priet`a di densit`a di C
0
in L
2
.
5 Formula integrale di Poisson
Riprendiamo lo studio dellequazione di Laplace u = 0 e associamo ad essa la condizione
al bordo di Dirichlet
u = su D (56)
dove, al solito, con D si intende il disco unitario del piano con centro nellorigine.
13
Ricordando lespressione (20) che ci si aspetta abbia la generica soluzione dellequazione
di Laplace, imponendo la condizione (56) per r = 1, si ha che il modo pi u ragionevole di
scegliere i valori dei coecienti a
n
, b
n
sta nel prenderli uguali ai coecienti di Fourier di
. Si ha pertanto
u(r, ) =
1
2
_
2
0
(t)dt +
1

n=1
r
n
_
2
0
(t) cos[n( t)]dt .
Se r < 1 la serie

n=1
r
n
(t) cos[n( t)]
`e totalmente e, quindi, uniformemente convergente; si ha allora
u(r, ) =
1
2
_
2
0
(t)
_
1 + 2

n=1
r
n
cos[n( t)]
_
dt .
La serie sotto il segno di integrale `e la parte reale della serie geometrica di ragione re
i(t)
privata del primo termine. Si ha allora

n=1
r
n
cos[n( t)] = '
_
re
i(t)
1 re
i(t)
_
=
r cos( t) r
2
1 +r
2
2r cos( t)
da cui
u(r, ) =
1
2
_
2
0
(t)
1 r
2
1 +r
2
2r cos( t)
dt
che non `e altro che la formula integrale di Poisson. Per la verica che tale funzione risolve
il problema di Dirichlet si rimanda a quanto gi`a detto in precedenza.
6 Convergenza puntuale
Il risultato di convergenza in L
2
della serie di Fourier contenuto nel teorema 4.2, per quanto
possa ritenersi elegante data la sua generalit`a, si presenta per certi versi inadeguato.
`
E
possibile pervenire ad un risultato, per certi veri pi` u preciso, che riguardi la convergenza
puntuale o, meglio, uniforme? Vedremo che cio `e possibile se si fanno opportune ipotesi
di regolarit`a su f.
A tal ne premettiamo alcune denizioni.
Denizione 6.1 Si dice che una funzione f, denita in ] , ], `e continua a tratti se
(i) f `e convergente agli estremi e ;
(ii) f `e continua in ] , [ tranne che in un numero nito di punti x
1
, , x
m
;
(iii) in ogni punto x
k
la funzione f ha limite destro e limite sinistro niti
lim
xx

i
f(x) = f(x

i
) ,= lim
xx
+
i
f(x) = f(x
+
i
) .
14
Osservazione 6.1 Una funzione continua a tratti `e quindi una funzione il cui graco pre-
senta un numero nito di salti.
`
E utile sottolineare il ruolo che hanno in tale denizione i
limiti di f agli estremi dellintervallo cio`e f(
+
), f(

). Infatti quando si prolunga per


periodicit`a una funzione denita in ], ] a tutto R, perche la funzione risultante sia con-
tinua non basta che la funzione da cui siamo partiti non presenti discontinuit`a allinterno
dellintervallo ] , [; bisogna anche assicurarsi che sia soddisfatta la condizione
f() = f(
+
) = f(

) = f() . (57)
Denizione 6.2 Una funzione f continua a tratti dicesi regolare a tratti se essa `e deriv-
abile tranne che in un numero nito di punti e la sua derivata f

`e continua a tratti.
Osservazione 6.2 In sostanza una funzione f `e regolare a tratti se il suo graco presenta
al pi u un numero nito di salti e un numero nito di spigoli. Va sottolineato che se si
restringe la funzione f ad uno degli intervalli in cui f

`e continua allora le ipotesi fatte


comportano che, prolungata per continuit`a f agli estemi di tale intervallo la funzione
risultante `e dotata di derivata in tali estremi.
Siamo ora in grado di enunciare il seguente risultato relativo alla convergenza puntuale
della serie di Fourier di una funzione.
Teorema 6.1 Sia f una funzione, denita in ] , ], regolare a tratti. Allora la serie
di Fourier di f converge a
1
2
_
f(x
+
) + f(x

nei punti appartenenti allintervallo aperto ] , [, converge a


1
2
_
f(
+
) +f(

negli estremi dellintervallo. In particolare la serie di Fourier converge a f nei punti di


continuit`a della funzione.
Ricordando lespresssione (29) dei coecienti di Fourier c
n
di f la somma parziale (53) si
scrive nel modo seguente
S
f
N
(x) =
1
2
N

n=N
_

f(t)e
in(xt)
dt =
1
2
N

n=N
_

f(t)e
in(tx)
dt
dove nellultimo passaggio si `e semplicemente mutato n in n. Con il cambio di variabili
t x = , usando la periodicit`a delle funzioni presenti negli integrali, si ha
S
f
N
(x) =
1
2
N

n=N
_
+x
+x
f(x +)e
in
d =
_

f(x +)D
N
()d (58)
dove
D
N
() =
1
2
N

n=N
e
in
; (59)
15
tali funzioni sono note come nuclei di Dirichlet.
Con semplici calcoli si ha
D
N
() =
1
2
e
iN
_
1 + e
i
+ + e
i2N
_
=
1
2
e
iN
e
i(2N+1)
1
e
i
1
da cui
D
N
() =
1
2
e
i(N+1)
e
iN
e
i
1
. (60)
Moltiplicando numeratore e denominatore per e
i/2
e ricordando le formule di Eulero si
ha la seguente espressione per i nuclei di Dirichlet
D
N
() =
1
2
e
i(N+
1
2
)
e
i(N+
1
2
)
e
i

2
e
i

2
=
1
2
sin
_
N +
1
2
_

sin

2
.
Dalla (59) si ha
D
N
() =
1
2
+
1

1
cos n
da cui
_

0
D
N
()d =
_
0

D
N
()d =
1
2
. (61)
Dalle (58) e (61) si ha
S
f
N
(x)
1
2
_
f(x

) + f(x
+
)

=
_
0

_
f(x + ) f(x

D
N
()d +
_

0
_
f(x + ) f(x
+
)

D
N
()d .
Utilizzando lespressione (60) del nucleo di Dirichlet si ha
S
f
N
(x)
1
2
_
f(x

) + f(x
+
)

=
1
2
_

g()
_
e
i(N+1)
e
iN
_
d (62)
dove
g() =
_

_
f(x + ) f(x

)
e
i
1
se < < 0
f(x + ) f(x
+
)
e
i
1
se 0 < < .
La funzione g ha la stessa regolarit`a di f per ,= 0; daltra parte per la regola di de
lHopital si ha
lim
0
+
g() = lim
0
+
f

(x + )
ie
i
=
f

(x
+
)
i
e, analogamente,
lim
0

g() =
f

(x

)
i
.
16
Quindi g `e regolare a tratti; in particolare essa `e di classe L
2
. Dal teorema di Riemann-
Lebesgue i suoi coecienti di Fourier
C
n
=
1
2
_

g(t)e
int
dt
tendono a zero al tendere di n a + e . Poiche lespressione a secondo membro in
(62) non `e altro che C
(N+1)
C
N
si ottiene lasserto.
Consideriamo ora alcuni esempi. Premettiamo il seguente risultato di semplice verica.
Teorema 6.2 Se f e pari la serie di Fourier di f si riduce ad una serie di soli coseni,
mentre se f e dispari essa diventa una serie di soli seni.
Esempio 6.1 Consideriamo la cosiddetta onda quadra
f(x) =
_

_
1 se x ] , 0[
1 se x [0, [.
Poiche f e dispari la sua serie di Fourier e una serie di soli seni; si ha
b
n
=
2

_

0
sin(nx)dx =
_

_
0 se n e pari
4
n
se n e dispari .
La serie di Fourier di f ha allora la seguente espressione

n=0
4
(2n + 1)
sin(2n + 1)x .
Tale serie, per il teorema 6.1, ha per somma 1 in tutti i punti x ]0, [. In particolare,
ponendo x = /2 si ha

4
=

n=0
(1)
n
2n + 1
.
Se inoltre si applica alla funzione f lidentit`a di Parceval (55) si ha

2
8
=

n=0
1
(2n + 1)
2
.
Esempio 6.2 Consideriamo la funzione
f(x) = x
2
, x [, ] .
Essendo tale funzione pari la sua serie di Fourier e una serie di soli coseni. Risulta
a
0
=
1

x
2
dx =
2
2
3
17
e
a
n
=
1

x
2
cos(nx) dx = (1)
n
4
n
2
, n ,= 0 .
Poiche tale funzione `e continua e agli estremi soddisfa la condizione di raccordo (57) si
ha, sempre per il teorema 6.1,
x
2
=

2
3
+ 4

n=1
(1)
n
n
2
cos(nx) , x [, ] .
In particolare, se x = , si ha

2
6
=

n=1
1
n
2
e, utilizzando (55),

4
90
=

n=1
1
n
4
.
Esempio 6.3 Se
f(x) =
_

_
0, se x ] , 0[
x, se x [0, ] ,
risulta
a
0
2
=

4
, a
n
=
(1)
n
1
n
2

, b
n
=
(1)
n+1
n
.
Si ha allora
f(x) =

4

2

n=0
cos(2n + 1)x
(2n + 1)
2

n=1
(1)
n
n
sin(nx) , x ] , [
e per x = 0

2
8
=

n=0
1
(2n + 1)
2
.
7 Derivazione termine a termine
In tale paragrafo assumeremo che f `e regolare a tratti e continua in R secondo quanto
indicato nellosservazione 6.1.
Per una siata funzione si puo dimostrare che vale la seguente regola di integrazione per
parti
_
b
a
f(x)g

(x) dx = f(b)g(b) f(a)g(a)


_
b
a
f

(x)g(x) dx (63)
dove g `e una funzione di classe C
1
.
Siano a
n
, b
n
i coecienti di Fourier di f e denotiamo con a

n
, b

n
quelli di f

n
=
1

(x) cos(nx) dx , b

n
=
1

(x) sin(nx) dx .
Sussiste il seguente risultato.
18
Lemma 7.1 Sia f regolare a tratti e continua in R. Allora tra i coecienti di Fourier di
f e f

sussistono le seguenti relazioni


a

n
= nb
n
, b

n
= na
n
. (64)
Si ha
a

n
=
1

(x) cos(nx) dx
(per la (63))
=
1

[f() cos(n) f() cos(n)] +


n

f(x) sin(nx) dx
(per la (57))
=
n

f(x) sin(nx) dx = nb
n
da cui la prima delle (64); la seconda si ottiene in modo analogo.
Osservazione 7.1 Nel caso in cui si usi per la serie di Fourier la forma esponenziale
allora la relazione tra i coecienti di Fourier c
n
di f e c

n
di f

`e
c

n
= inc
n
. (65)
Siamo ora in grado di dimostrare il seguente risultato di derivazione termine a termine.
Teorema 7.1 Supponiamo f continua e regolare a tratti; se anche f

`e regolare a tratti
allora la serie di Fourier di f

`e

n=1
[nb
n
cos(nx) na
n
sin(nx)] . (66)
Tale serie ha per somma f

(x) in tutti i punti in cui f `e derivabile ovvero


1
2
_
f

(x
+
) + f

(x

(67)
nei punti in cui il graco di f presenta uno spigolo.
In base al lemma 7.1 la serie di Fourier di f

si ottiene derivando formalmente termine


a termine la serie di Fourier di f. Poiche per ipotesi f

`e regolare a tratti `e possibile


applicare il teorema 6.1 alla funzione f

. Si ha
f

(x) =

n=1
[nb
n
cos(nx) na
n
sin(nx)]
nei punti in cui f `e derivabile; inoltre la serie (66) ha per somma (67) nei punti in cui f

presenta una discontinuit`a.


19
Se f `e sucienemente regolare, per esempio di classe C
2
(R), e se il suo coeciente di
Fourier a
0
`e nullo dalla (55) e dal Teorema 7.1 si ha
_

[f[
2
dx =

n=1
_
[a
n
[
2
+[b
n
[
2
_
e
_

[f

[
2
dx =

n=1
n
2
_
[a
n
[
2
+ [b
n
[
2
_
.
Si ottiene allora la seguente Disuguaglianza di Wirtinger
_

[f[
2
dx
_

[f

[
2
dx . (68)
In vale ovviamente luguaglianza solo se tutti i coecienti di Fourier a
n
, b
n
con n 2 sono
nulli; cio si verica solo se f `e combinazione lineare delle funzioni seno e coseno.
Si `e parlato n qui di sola convergenza puntuale; per recuperare la convergenza uniforme
`e utile ricordare il seguente risultato.
Teorema 7.2 Supponiamo f continua e regolare a tratti; allora la serie di Fourier di f
converge a f assolutamente ed uniformemente.
Ragioniamo sulla forma esponenziale della serie di Fourier. Osserviamo che sussistono le
(65) e che la successione c

n
appartiene a
2
, in quanto f

L
2
([, ]); si ha, applicando
la disuguaglianza di Schwarz,

n=
[c
n
[ = [c
0
[ +

n=0

n
n

[c
0
[ +
_
_

n=0
1
n
2
_
_
1/2
_
_

n=0
[c

n
[
2
_
_
1/2
< +.
Essendo

c
n
e
inx

[c
n
[
la serie di Fourier di f `e totalmente convergente; come tale essa `e sia assolutamente
convergente che uniformemente convergente.
Osservazione 7.2 La convergenza assoluta della serie il cui termine generale `e c
n
`e con-
seguenza delle ipotesi di regolarit`a sulla funzione f; infatti nei casi riportati negli esempi
6.1 e 6.3, in cui le funzioni non sono continue, le rispettive serie dei coecienti di Fouri-
er non convergono assolutamente in quanto i loro termini generali, in valore assoluto, si
comportano come la classica serie armonica. Al contrario nellesempio 6.2, in cui la fun-
zione soddisfa le ipotesi del teorema 7.2, la serie dei coecienti di Fourier `e assolutamente
convergente in quanto confrontabile con la serie armonica generalizzata di esponente due.
Riprendiamo lo studio del problema (1), (2) e (3).
A titolo esemplicativo supponiamo f di classe C
1
([0, ]) e tale che
f(0) = f() = 0 .
20
Prolunghiamo f allintervallo [, ] in modo che la funzione cos ottenuta sia dispari;
si puo dimostrare che una siatta funzione `e di classe C
1
. Per quanto detto nel teorema
6.2 per f sussiste uno sviluppo in serie di soli seni; la successione a
n
in (11) appartiene
ovviamente a
2
e, come tale, `e innitesima. La convergenza `e inoltre uniforme per il
Teorema 7.2.
Occupiamoci ora del problema della derivazione termine a termine della serie (10) candi-
data a essere la soluzione del problema. Osserviamo che

a
n
e
n
2
t
sin(nx)

Ce
n
2
d
, se t d > 0
dove C `e una costante che maggiora i coecienti della successione innitesima b
n
. Poiche
la serie

n
e
n
2
d
`e convergente si ha che la serie (10) `e totalmente e quindi uniformemente convergente.
Daltra parte, se si scrive la serie che si ottiene dalla (10) derivando termine a termine
una volta rispetto alla variabile t oppure due volte rispetto alle variabile x, si osseva
che essa esibisce al posto n-mo il fattore extra n
2
. La comparsa di tale fattore non d`a
preoccupazioni perche, ragionando come prima, la serie cos ottenuta `e maggiorata dalla
serie

n
n
2
e
n
2
d
che `e ancora convergente data la presenza provvidenziale dellesponenziale. Quindi dai
classici teoremi di derivazione delle serie di funzioni si puo dedurre che eettivamente
la somma della serie (10) `e derivabile termine a termine e quindi, per quanto detto nel
paragrafo iniziale, essa `e soluzione dellequazione del calore (1).
Resta ora da controllare lultima questione: vericare che la soluzione ottenuta si raccorda
bene con il dato iniziale. Non c`e dubbio che per t = 0 la soluzione (10) rid`a il dato iniziale
(3); noi vorremmo pero che la soluzione u convergesse al dato iniziale f. A tale questione
si puo dare una risposta osservando che, per quando detto nella dimostrazione del teorema
7.2, la serie il cui termine generale `e b
n
`e assolutamente convergente. Poiche la serie (10) si
maggiora con tale serie numerica si ha che (10) `e uniformemente convergente nellinsieme
(x, t) [ 0 x , t 0;
cio comporta ovviamente la continuit`a della soluzione in tale regione e quindi lasserto.
Resterebbe da vericare che la soluzione trovata `e anche unica; su cio pero non `e possibile
soermarci.
Occupiamoci ora dellequazione delle onde e del relativo problema (12), (2), (3), (13).
Contrariamente a quanto accade nel caso dellequazione del calore in questo caso la ques-
tione relativa alla convergenza della serie (14) `e pi u delicata in quanto manca il fattore
esponenziale e ancora pi u complesso `e il problema della derivazione termine a termine.
Infatti se anche (14) convergesse, dierenziando formalmente la serie due volte, compar-
irebbe un fattore n
2
che crea non pochi problemi. Per ovviare a cio di solito si impongono
opportune ipotesi di regolarit`a sulle funzioni f e g. Si puo infatti dimostrare che se f `e di
classe C
3
e la sua derivata terza `e regolare a tratti, se g `e di classe C
2
e la sua derivata
21
seconda `e regolare a tratti, e se inne f, g, f
(2)
, g
(2)
sono nulle agli estremi dellintervallo
[0, ] allora
[a
n
[ = 0(n
4
) , [b
n
[ = 0(n
3
) .
In tal caso, se si dierenzia due volte la serie (14), la serie in tal modo ottenuta, essendo
controllata dalle serie armonica di esponente due, `e totalmente convergente; cio assicura
la possibilit`a di eseguire le dovute derivazioni sotto il segno di serie. Ovviamente le ipotesi
sopra riportate, se da una parte risolvono il problema matematico, non sono soddisfacenti
dal punto di vista delle applicazioni in quanto sembrano un mero espediente tecnico che
serve ad aggirare una dicolt`a non sostanziale. Daltra parte, se si osserva che la funzione
(14) puo essere riscritta nella forma seguente
u(x, t) =
1
2

n=1
a
n
sin(n(x +t)) +
1
2

n=1
a
n
sin(n(x t))
+
1
2

n=1
b
n
cos(n(x t))
1
2

n=1
b
n
cos(n(x + t))
=
1
2
[f(x +t) + f(x t)] +
1
2
[G(x +t) + G(x t)]
dove G`e una primitiva di g. Abbiamo ottenuto una formula alternativa per la soluzione del
nostro problema, formula che funziona solo se f `e due volte derivabile e g una volta sola.
Non siamo ancora arrivati a condizioni soddisfacenti sui dati ma abbiamo un sostanziale
indebolimento di ipotesi.
8 Trasformata di Fourier
8.1 Motivazione
Le serie di Fourier si prestano bene a rappresentare funzioni periodiche di periodo 2 o di
qualsiasi altro periodo. Supponiamo ora che f sia denita su tutto lasse reale e che non si
ritenga conveniente procedere con una sua troncatura ad un qualsiasi intervallo limitato.
Quale procedura seguire per provare a scomporre la funzione analogamente a quanto fatto
nel caso delle serie di Fourier?
Sia f L
1
(R); ssato T > 0, se f `e sucientemente regolare, si ha (cfr. per esempio il
Teorema 6.1)
f(x) =
a
0
2
+

n=1
_
a
n
cos
_
nx
T
_
+b
n
sin
_
nx
T
__
, x [T, T] (69)
dove
a
n
=
1
T
_
T
T
f(t) cos
_
nt
T
_
dt , n 0 , b
n
=
1
T
_
T
T
f(t) sin
_
nt
T
_
dt , n 1 .
Sostituendo tali valori dei coecienti a
n
, b
n
in (69) si ha
f(x) =
1
2T
_
T
T
f(t) dt +

n=1
1
T
_
T
T
f(t) cos
_
n
T
(x t)
_
dt
22
Cosa succede se facciamo divergere il periodo T?
Osserviamo innanzitutto che, poiche f L
1
(R), risulta
lim
T
_
T
T
f(t) dt =
_

f(t) dt ;
si ha quindi
lim
T
1
2T
_
T
T
f(t) dt = 0 .
C`e allora da aspettarsi che si abbia
f(x) = lim
T

n=1
1
T
_
T
T
f(t) cos
_
n
T
(x t)
_
dt . (70)
Posto = T
1
e

n
=
n
T
= n ,
si ha

n=1
1
T
_
T
T
f(t) cos
_
n
T
(x t)
_
dt =

n=1

_
T
T
f(t) cos [
n
(x t)] dt . (71)
Se poniamo
h() =
1

_
T
T
f(t) cos[(x t)] dt ,
lespressione a secondo membro in (71) diventa

n=1
h(
n
) .
Si tratta di una sorta di somma di Riemann relativa allintegrale
_

0
h() d.
Facendo tendere a zero, ovvero il periodo T a innito, ricordando (70), (71), `e
ragionevole allora attendersi che
f(x) =
1

_

0
__

f(t) cos[(x t)] dt


_
d . (72)
La (72) puo essere riscritta nella forma pi u espressiva
f(x) =
_

0
[a() cos(x) + b() sin(x)] d, (73)
con
a() =
1

f(t) cos(t) dt , b() =


1

f(t) sin(t) dt . (74)


23
Tali formule, nella loro struttura, ricordano rispettivamente la (24) e le (28) relative alle
serie di Fourier. Esse di fatto ne rappresentano la versione continua: un integrale sostitu-
isce infatti la sommatoria e i valori discreti n vengono sostituiti dal parametro continuo
.
Se, invece di prendere le mosse dalla serie (69), se ne considera la forma esponenziale
f(x) =

n=
c
n
e

inx
T
(75)
con i coecienti c
n
che in questo caso assumono la forma
c
n
=
1
2T
_
T
T
f(x)e

inx
T
dx , n Z , (76)
si perviene alla seguente formula
f(x) =
1
2
_

__

f(t)e
it
dt
_
e
ix
d . (77)
Lintegrale interno si denota nel modo seguente
T[f]() =

f() =
_

f(t)e
it
dt . (78)
Tale integrale, che ha sicuramente senso nel caso in cui f L
1
(R), prende il nome
trasformata di Fourier di f.
La (77) allora puo essere interpretata come una formula di inversione
f(x) =
1
2
_

f()e
ix
d , (79)
una formula cio`e che consente di risalire alla funzione originaria f una volta che ne sia
nota la trasformata di Fourier.
Esempio 8.1 Consideriamo la funzione
f(t) =
_

_
0 se t < 0
e
t
se t 0 .
Poiche
lim
t
e
(1+i)t
= 0 ,
si ha

f() =
_

0
e
t
e
it
dt = lim
r
_
r
0
e
t
e
it
dt =
1
1 + i
.
Si osservi che essendo
[

f()[ =
1

1 +
2
,

f non appartiene a L
1
.
24
Esempio 8.2 Consideriamo la funzione
t R f(t) = e
|t|
.
Si verica allora che

f() =
2
1 +
2
.
In tal caso la trasformata

f `e sommabile; si puo dimostrare allora che sussiste la formula
di inversione (79).
Esempio 8.3 Sia
a
la funzione caratteristica dellintervallo [a, a]. Si ha allora

a
() =
_
a
a
e
it
dt =
e
ia
e
ia
i
= 2
sin(a)

.
Anche in questo caso la trasformata di Fourier non `e sommabile.
Esempio 8.4 Consideriamo la funzione
h(t) =
_

_
0 se t / [1, 1]
1 [t[ se t [1, 1] .
Poiche h `e pari si ha

h() = 2
_
1
0
(1 t) cos(t) dt =
_
2

sin
_

2
__
2
.
8.2 Propriet` a della Trasformata di Fourier
Alcuni degli esempi proposti mettono in evidenza che non sempre la trasformata di Fourier
di una funzione `e sommabile. Tale inconveniente suggerisce particolare cautela quando si
vuole dare signicato alla formula di inversione (79). In compenso pero almeno localmente
la trasformata di Fourier presenta interessanti propriet`a di regolarit`a; sussiste infatti il
seguente risultato noto come teorema di Riemann-Lebesgue.
Teorema 8.1 Se f L
1
allora

f `e uniformemente continua in R; si ha inoltre
lim

f() = 0 . (80)
Limitiamoci qui a dimostrare che

f `e limitata e continua. Per quanto riguarda la limi-
tatezza basta osservare che risulta
[

f()[
_

[f(t)[ dt < .
Per quanto riguarda la continuit` a si ha
[

f( + )

f()[ =

f(t)e
it
[e
it
1] dt

.
25
Essendo

f(t)e
it
[e
it
1]

[f(t)[

e
it
1

2[f(t)[ ,
per il teorema sulla convergenza dominata si puo passare al limite sotto il segno di integrale
e ottenere in tal modo
lim
0
[

f( + )

f()[ = 0 .
Riportiamo nel seguente teorema un elenco delle principali propriet`a della trasformata di
Fourier.
Teorema 8.2 Sia f L
1
(R).
(i) Se a R, posto

a
f : x R f(x a) ,
si ha
T[
a
f]() = e
ia

f() .
(ii) Se f `e continua e regolare a tratti e se f

L
1
si ha
T[f

]() = i

f() ; (81)
se la funzione
: x xf(x)
`e sommabile allora risulta

() = i

() . (82)
(iii) Se f, g L
1
allora
T[f g] =

f g . (83)
La propriet`a (i) `e di facile verica.
Dimostriamo la propriet`a (ii). Si osserva innanzitutto che, essendo
lim
t
f(x) =
_

0
f

(t) dt +f(0) ,
f converge allinnito; poiche f sommabile tale funzione deve allora essere innitesima
per t che diverge positivamente. Lo stesso risultato ovviamente si ottiene se t diverge
negativamente. Si ha allora
lim
x
f(x) = 0 . (84)
Cio premesso risulta
T[f

]() =
_

(x)e
ix
dx
(integrando per parti e sfruttando la (84))
= i
_

f(x)e
ix
dx = i

f() ,
26
cio`e (81).
Essendo
x e
ix
= i
d
d
e
ix
si ha
_

xf(x)e
ix
dx = i
d
d
_

f(x)e
ix
dx = i

()
ovvero (82).
Dimostriamo inne la propriet`a (iii). Si ha
T[f g]() =
_

__

f(x y)g(y) dy
_
e
ix
dx
=
_

e
iy
g(y) dy
_

e
i(xy)
f(x y) dx
=
__

e
iz
f(z) dz
___

e
iy
g(y) dy
_
=

f() g()
cio`e (83).
Esempio 8.5 Consideriamo la classica funzione di Gauss
t R G(t) = exp
_

a
2
t
2
_
.
Si ha ovviamente
G

(t) + a t G(t) = 0 ,
da cui, ricordando (81) e (82),
a

G

() +

G() = 0 .
Risolvendo tale equazione dierenziale si ottiene

G() = C e

2
2a
.
Per determinare il valore della costante C basta osservare che
C =

G(0) =
_

at
2
2
dt =
_
2
a
.
Si ha in denitiva

G() =
_
2
a
e

2
2a
.
Per quanto riguarda la formula di inversione (79) sussiste un risultato analogo a quello
illustrato per le serie di Fourier nel teorema 6.1.
Teorema 8.3 Se f L
1
(R) `e regolare a tratti risulta
lim
r
1
2
_
r
r

f()e
ix
d =
1
2
[f(x

) +f(x
+
)] . (85)
Se inoltre

f L
1
(R) allora f `e continua e risulta
f(x) =
1
2
_

f()e
ix
d . (86)
27
8.3 La Trasformata di Fourier in L
2
Quando si `e introdotta la Serie di Fourier una particolare enfasi `e stata riservata alla teoria
L
2
; solo in una fase successiva ci si `e soermati sulle propriet`a di convergenza puntuale
o uniforme. Questultimo punto di vista ci ha n qui guidato nel proporre le pricipali
propriet`a della Trasformata di Fourier. Vogliamo in questo paragrafo illustrare, per la
Trasformata di Fourier, un approccio che puo essere messo in relazione con la teoria L
2
delle Serie di Fourier.
Sia f L
2
(R); poiche non `e detto che f sia anche sommabile la denzione di trasformata
di Fourier per una tale funzione richiede una certa attenzione.
Consideriamo la restrizione di f allintervallo [r, r] con r R. Tale restrizione appartiene
a L
1
([r, r]); si ha infatti per la disuguaglianza di Schwarz
_
r
r
[f(x)[dx
__
r
r
[f(x)[
2
dx
_
1/2
__
r
r
dx
_
1/2
= (2r)
1/2
|f|
L
2 . (87)
Ha senso quindi calcolare la trasformata di Fourier

r
() =
_
r
r
f(t)e
it
dt . (88)
Cosa succede se facciamo divergere r? si puo dimostrare che le funzioni (88) convergono
in L
2
(R) ad una funzione che denotiamo con

f; si ha cio`e
lim
r
|
r


f|
L
2 = 0 .
Tale funzione

f `e per denizione la Trasformata di Fourier di f.
Una volta denita la trasformata di Fourier di una funzione di L
2
si puo dimostrare che
sussiste la seguente identit`a, nota come identit`a di Plancherel, che fa le veci della classica
Identit`a di Parceval (42).
Teorema 8.4 Se f L
2
(R) allora anche la sua Trasformata di Fourier appartiene a L
2
;
si ha inoltre
|

f|
L
2 =

2|f|
L
2 . (89)
Consideriamo due funzioni f, g tali che esse e le loro trasformate di Fourier appartengano
a L
1
L
2
. Tenendo presente la formula di inversione (86) si ha
2
_

f(x)g(x)dx =
_

f(x)
_
_

g()e
ix
d
_
dx
=
_

f(x)
__

g()e
ix
d
_
dx
=
_ _
R
2
f(x)e
ix
g() dxd
=
_

g()
__

f(x)e
ix dx
_
d =
_

f() g() d
Se f = g si ottiene la (89). La dimostrazione nel caso in cui f appartiene a L
2
si ottiene
usando argomenti di densit`a. Osserviamo per concludere che per funzioni di classe L
2
vale
28
anche una formula di inversione (79); tale formula va pero correttamente interpretata.
Poniamo

r
(x) =
_
r
r

f()e
ix
d ; (90)
si puo dimostrare che, al tendere di r ad innito, la famiglia di funzioni (90) tende in L
2
a f. Quindi la formula di inversione (79) in un certo senso continua a sussistere purche si
interpreti nel modo giusto il simbolo di integrale.
9 Applicazioni
Riprendiamo lo studio dellequazione del calore (1) cui imponiamo la condizione iniziale
u(x, 0) = f(x) , x R;
non ci sono condizioni al bordo che vanno sostituite da ipotesi che assicurino che la
soluzione u e il dato iniziale f tendano a zero in modo sucientemente rapido per [x[
che diverge.
Se, per ogni ssato valore della variabile t, si applica la trasformata di Fourier allequazione
(1), ricordando la (81), si ha
u
t
(, t) +
2
u(, t) = 0 .
Per ogni ssato abbiamo quindi una equazione dierenziale ordinaria del primo ordine
nella variabile t. Se si aggiunge la condizione iniziale
u(, 0) =

f()
si ottiene
u(, t) =

f() exp(
2
t) .
Dobbiamo adesso risalire allespressione della soluzione u del nostro problema.
Si osserva innanzitutto (cfr. Esempio 8.5) che exp(
2
t) `e la trasformata di Fourier della
funzione
K
t
(x) =
1

4t
exp
_

x
2
4t
_
.
Risulta allora
u(, t) =

f()

K
t
() .
Ricordando la (83) si ottiene allora
T[u] = T[f K
t
]
da cui
u(x, t) = [f K
t
](x) =
1

4t
_

f(y) exp
_

[x y[
2
4t
_
dy .
Abbiamo in tal modo ottenuto una espressione per la soluzione del nostro problema; che
tale funzione sia eettivamente la soluzione cercata `e oggetto di verica.
Terminiamo tale veloce rassegna dei principali risultati relativi alla Trasformata di Fourier
riportando il seguente teorema, noto come Sampling Theorem, molto utilizzato in Analisi
dei Segnali.
29
Teorema 9.1 Supponiamo che f L
2
sia a banda limitata, risulti cio`e

f() = 0 , per [[ T
con T costante opportuna.
Allora f `e completamente determinata dai valori che essa assume nei punti
x
n
=
n
T
, n Z ;
pi` u precisamente si ha
f(x) =

n=
f(x
n
)
sin(Tx n)
Tx n
. (91)
Lutilit`a di un tale risultato `e evidente; un segnale infatti puo essere ricostruito sem-
plicemente facendo rilevazioni su un insieme discreto di valori della variabile temporale.
Consideriamo la restrizione di

f allintervallo [T, T] e sviluppiamo tale funzione in serie
di Fourier nella sua forma esponenziale

f() =

n=
c
n
e

in
T
. (92)
In tale formula i coecienti hanno la forma (76); si ha pertanto
c
n
=
1
2T
_

f()e
in
T
d .
Lipotesi che

f sia di quadrato integrabile comporta (cfr. (87)) che tale funzione `e anche
sommabile. Si ha quindi, applicando la formula di inversione (86),
c
n
=

T
f
_
n
T
_
. (93)
In denitiva, sempre per la formula di inversione (86), utilizzando (92) e (93), risulta
f(x) =
1
2
_
T
T

f()e
ix
d =
1
2T
_
T
T

n=
f
_
n
T
_
e

in
T
e
ix
d
=
1
2T

n=
f
_
n
T
__
T
T
e

in
T
e
ix
d =

n=
f
_
n
T
_
sin(Tx n)
Tx n
cio`e (91). Si osservi che nei precedenti passaggi abbiamo proceduto invertendo il simbolo
di serie con il simbolo di integrale. Tale operazione `e lecita in quanto, indicata con S
N
la
somma parziale Nma della serie (92) la successione S
N
converge in L
2
a

f. Quindi si
ha
_
T
T

f()e
ix
d = lim
N
_
T
T
S
N
()e
ix
d
= lim
N
N

n=N
c
n
_
T
T
e

in
T
e
ix
d
=

n=
c
n
_
T
T
e

in
T
e
ix
d .
30