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Psicologia dell'et senile

Introduzione
La definizione di vecchiaia non univoca nelle diverse epoche storiche e
presso le varie civilt{, per cui gli antropologi affermano che non esiste una
vecchiaia in s ma essa un prodotto culturale. Infatti le societ{
collettivistiche, come quelle cinesi o africane, tendono a valorizzare la vecchiaia,
mentre quelle occidentali, che si basano sull'efficienza individuale, tendono a
svalorizzarla come una condizione di handicap. Naturalmente, con l'avanzare
dell'et{ avvengono delle trasformazioni fisiche e fisiologiche: comunemente
si suppone che le caratteristiche dell'et{ anziana siano da attribuire ad un lento
declino di tutte le funzioni fisiche, psichiche e sociali. Il miglioramento generale
delle condizioni di vita e i progressi della medicina hanno determinato in
Occidente un generale allungamento della vita media, per cui, invece di
parlare genericamente di vecchiaia, si distinguono due periodi dell'et{ anziana:
il periodo tra i 60 e i 75 anni, definito tarda maturit o terza et, e il periodo
successivo ai 75 anni, definito quarta et.
Lo sviluppo del welfare state in molti paesi industrializzati ha reso possibile
l'abbassamento del momento di cessazione dell'attivit lavorativa,
introducendo la pensione di anzianit{ accanto a quella di vecchiaia.
I cambiamenti pi rilevanti sono relativi agli apparati sensoriali e locomotore:
sono molto comuni nell'et{ anziana i deficit della vista, dell'udito,
dell'apparato scheletrico e muscolare, che compromettono non tanto la
motricit{ globale quanto la rapidit{ e la coordinazione dei movimenti. Da un
punto di vista psicologico abbiamo dei fenomeni di compensazione: la
memoria recente tende a divenire meno precisa, mentre la memoria a lungo
termine rimane inalterata, cos come la capacit{ di usare conoscenze gi{
stabilizzate, e il declino cognitivo si collega piuttosto a componenti emotive e
affettive, oppure a patologie cerebrali; inoltre influiscono sull'anziano dal punto
di vista emotivo determinati avvenimenti, quali l'uscita dei figli da casa, lutti,
malattie che spesso portano all'ansia, alla depressione e all'isolamento
emozionale.
Dal momento che la nostra societ{ caratterizzata da una tendenza a
valorizzare la produttivit{ e il lavoro, una persona si identifica con il suo ruolo
lavorativo, per cui l'estromissione dal mondo del lavoro, che avviene con il
pensionamento, pu condurre a difficili adattamenti in quelle persone che nel
lavoro avevano trovato una forte realizzazione. Inoltre il pensionamento
coincide anche con un abbassamento del tenore di vita perch il reddito
diminuisce; per di pi difficile per un anziano accettare i cambiamenti di
ruolo all'interno della famiglia: infatti molto spesso si verifica che il genitore,
il quale prestava cure e attenzione ai figli, diventa colui che chiede attenzioni e
cure e certamente non accetta ben volentieri questo stato di cose. Ritornando ai
cambiamenti fisici e mentali, precisiamo che l'invecchiamento un processo
graduale in cui si verifica un calo delle funzioni vitali, e tale processo
potenziato dalle malattie, dai traumi, e dagli stress sia fisici che mentali.
Molti cambiamenti avevano avuto gi{ luogo negli anni della maturit{, tuttavia la
perdita pi consistente della funzionalit{ del sistema nervoso e sensoriale si ha
negli anni della tarda maturit{ (60-75 anni). I cambiamenti pi sensibili dovuti
all'invecchiamento sono quelli a carico degli organi di senso. Gli organi della
vista, a partire dai 45 anni, perdono parte della loro funzionalit{ e si ha una
difettosa messa a fuoco degli oggetti vicini (presbiopia) e una maggiore
sensibilit alla luce abbagliante; a partire dai 50 anni si comincia a perdere la
capacit{ di udire i toni molto alti e i toni molto bassi; anche il gusto e l'olfatto
subiscono sensibili trasformazioni nell'et{ avanzata e alcuni studi dimostrano
che la sensibilit{ per il sapore salato e il sapore amaro diminuisce con l'et{, con il
rischio alcuni individui siano portati ad un uso eccessivo del sale con problemi a
carico della pressione sanguigna. Inoltre, con l'avanzare dell'et{, le persone
cambiano gradualmente il proprio aspetto fisico: ad esempio l'altezza, che
si riduce di alcuni cm; il corpo che si incurva, la pelle che perde elasticit{; inoltre
i gesti si compiono pi lentamente, l'anziano si affatica pi facilmente, si sveglia
pi spesso durante la notte, si sveglia presto al mattino e durante la giornata fa
diverse pause di sonno.
Per quanto riguarda l'intelligenza dell'anziano, i dati pi recenti indicano che
nella soluzione di problemi sia concreti che astratti gli anziani possono essere
superiori ai giovani, proprio perch si avvalgono di un'esperienza pi
consolidata e ricca, compensando la diminuita velocit di risposta agli
stimoli ambientali. In verit{ l'intelligenza flessibile, cio quella intelligenza
necessaria per risolvere nuovi problemi, se mantenuta in esercizio, decade
molto lentamente, per cui utile coltivare nuovi interessi e cimentarsi in
apprendimenti nuovi. Gli psicologi hanno condotto numerosi studi sulla
memoria e sull'apprendimento degli anziani: durante la vecchiaia, i fatti e le
esperienze del passato vengono conservati e ricordati con facilit{, mentre
presente un declino nel ricordare esperienze recenti, per cui mentre
difficoltoso trattenere e mantenere la memoria a breve termine, risulta facile
mantenere la memoria a lungo termine.

La malattia nell'anziano
Anche se il fatto di avere una certa et{ non significa necessariamente avere
qualche patologia, la situazione di malattia risulta essere frequente in et
anziana; nell'individuo anziano molto spesso si presentano
contemporaneamente pi patologie che possono interessare pi apparati,
per cui possono essere compromesse diverse aree funzionali e possiamo dire che
possono essere presenti patologie specifiche dell'et{ come ad esempio la
demenza senile e problemi tipici dell'et{ come ad esempio le cadute a terra.
Risulta fondamentale in questi casi una risposta sanitaria e assistenziale
adeguata, in considerazione del fatto che in genere i problemi fisici si collegano
con quelli psicologici e sociali e si reputa indispensabile valorizzare al
massimo le funzioni residue del soggetto anziano, affinch egli non
perda l'autosufficienza. Infatti il fatto di essere anziano di per s una
situazione di handicap, nel senso che spesso egli si trova limitato a compiere da
solo le attivit{ della vita quotidiana, per cui si trova in uno stato di dipendenza
dagli altri, e lo stato funzionale di salute si misura in base a diversi paramenti,
tra cui la capacit{ di compiere le attivit{ quotidiane connesse alla cura della
persona, come ad esempio lavarsi, vestirsi e preparare i pasti, le attivit{
essenziali per mantenere l'indipendenza al di fuori dell'ambito domestico, come
ad esempio fare la spesa, maneggiare denaro e utilizzare mezzi di trasporto
pubblici, oppure in base alla capacit{ di compiere attivit{ sociali o fisiche che
dipendono dagli interessi della persona, come praticare uno sport o coltivare
interessi culturali.

Le demenze nell'anziano
Le demenze rappresentano una patologia molto frequente nell'anziano e sono in
continuo aumento, considerato anche l'allungarsi della vita media degli
individui; la caratteristica della demenza senza dubbio la perdita delle
facolt intellettive, per cui si assiste a un progressivo deterioramento delle
funzioni mentali. Molti sintomi sono simili all'insufficienza mentale, ma esiste
una differenza, poich, mentre nell'insufficienza mentale le cause possono
essere fatte risalire all'et{ evolutiva, e non c' stato uno sviluppo completo della
psiche, nelle demenze la persona perde delle funzioni che aveva gi
sviluppato, di solito a causa di alterazioni cerebrali. Inoltre la demenza pu
essere considerata un handicap psichico che determina una disintegrazione
della personalit, che incide in maniera evidente e in termini negativi nello
svolgimento delle attivit{ quotidiane. Le demenze sono di diverso tipo, e quelle
pi diffuse sono le demenze primarie e quelle vascolari. Le demenze primarie
sono chiamate cos perch sono il risultato di una degenerazione del tessuto
cerebrale e non derivano da altre cause accertate. Le pi frequenti sono il
morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson. Le demenze vascolari o
secondarie invece dipendono da lesioni ischemiche che hanno determinato
la distruzione di una parte del tessuto cerebrale, e spesso sono associate ad
aterosclerosi.
Sintomatologia. Indipendentemente dal tipo di demenza, i sintomi che si
evidenziano nel comportamento sono: decadimento della memoria e delle
funzioni cognitive, modificazioni della personalit e alterazioni del
comportamento nelle attivit quotidiane. Nell'anziano demente
compromesso il funzionamento della memoria a breve termine e per questo
motivo non riesce a ricordare bene gli avvenimenti accaduti il giorno stesso o
poche ore prima, per cui si parla di perdita globale della memoria recente; al
contrario i ricordi che sono stati immagazzinati prima della malattia non vanno
perduti, e si parla di prevalenza della memoria remota; ma il fatto di
dimenticare avvenimenti recenti molto frequente anche nell'anziano sano, e
per questo difficile una diagnosi precoce della demenza poich si pensa che la
smemoratezza sia legata all'et{. La perdita di memoria incide anche sulla
capacit di orientamento spazio-temporale, per cui l'anziano spesso si
perde anche in luoghi familiari e dimentica il giorno della settimana, il mese e
confonde il giorno con la notte. Incontra anche notevoli difficolt ad
affrontare compiti nuovi, cos come perde la capacit di giudizio e ogni
forma di autocontrollo. Nella demenza viene particolarmente compromesso il
linguaggio, per cui si pu manifestare afasia, aprassia e agnosia. L'afasia un
disturbo nella comprensione o nella formulazione di messaggi verbali, quale
conseguenza di disfunzioni corticali; l'aprassia consiste nell'incapacit{ di
eseguire movimenti finalizzati ad uno scopo, come ad esempio allacciarsi gli
indumenti oppure ordinare la sequenza di gesti per vestirsi. L'agnosia
l'incapacit{ di dare un significato agli stimoli provenienti dall'ambiente, cio il
soggetto non riconosce pi la funzione che hanno gli oggetti, i volti delle
persone, i suoni, ecc.
Le modificazioni a livello della personalit sono quasi sempre presenti nella
demenza: generalmente si assiste ad un progressivo cambiamento delle
caratteristiche tipiche della persona, vale a dire persone che solitamente sono
attive e piene di interessi possono diventare apatiche, quasi in uno stato
letargico, oppure, molto pacate e tranquille, divengono trasgressive e aggressive,
come pure molto ordinate e pulite diventano trascurate nell'igiene e
nell'abbigliamento; inoltre si dimostrano particolarmente vulnerabili a
situazioni che possono provocare stress come lutti o pensionamenti. Agli esordi
della malattia, i deficit sono maggiormente rilevanti in quelle attivit{ che
richiedono competenze pi specializzate, come ad esempio utilizzare il denaro o
prepararsi i cibi; quando la demenza progredisce emergono anche difficolt{
nelle attivit{ di base, come ad esempio lavarsi, vestirsi o mangiare. La perdita di
controllo della motricit{ volontaria e delle funzioni del proprio corpo segna il
passaggio ad una fase di totale dipendenza dall'assistenza degli operatori. Le
forme di demenza vanno da quella lieve a quella moderata, fino alla demenza
grave: nella demenza lieve generalmente il soggetto perde gradualmente
la memoria a breve termine, appare apatico con frequenti cambiamenti di
umore, ma ciononostante ancora sufficientemente autonomo nelle attivit{
pi specializzate; nella demenza moderata, oltre a perdere la memoria a
breve termine e a compromettersi in parte la memoria remota, il soggetto
vede compromesso anche l'orientamento spazio-temporale, per cui si
presenta frequentemente in giro senza meta, confabulando in un eloquio senza
senso, inoltre diventa facilmente irritabile e a volte anche aggressivo. Nella
demenza grave si perde completamente sia la memoria a breve termine
che la memoria a lungo termine, la persona completamente
disorientata, non riconosce la funzione degli oggetti, perde
completamente il senso del pudore e della dignit e ha bisogno di aiuto
anche nelle attivit pi semplici.

Il morbo di Parkinson
Il termine morbo di Parkinson si applica in senso stretto ad una patologia
degenerativa che intacca i neuroni dopaminergici e che colpisce
prevalentemente i soggetti intorno ai 50 anni, per cause ancora sconosciute,
anche se la demenza caratteristica nei soggetti pi anziani. Si parla invece di
parkinsonismo secondario quando la sintomatologia simile a quella del
Morbo di Parkinson, ma deve essere attribuita a cause di altro tipo, come
quelle vascolari o l'uso prolungato ed eccessivo di sedativi. La malattia quindi
dev'essere imputata a squilibri dei neuroni, a causa di un'evidente
diminuzione del mediatore chimico dopamina.
Sintomatologia. I sintomi che caratterizzano la patologia principalmente sono:
rigidit, bradicinesia, tremori a riposo, alterazioni posturali. Con il
termine rigidit{ si intende la rigidit{ muscolare che si osserva quando i tenta
di far piegare un arto al paziente e alla resistenza che oppone la muscolatura al
movimento; la bradicinesia (dal greco bradys che significa lento lento e
kynesis, movimento) si manifesta con un evidente rallentamento dei
movimenti e spesso si associa ad acinesia, cio a difficolt{ ad iniziare il
movimento stesso. Gli arti, soprattutto superiori, presentano un tremore lento,
che si manifesta quando l'arto a riposo e tende a scomparire con il movimento,
mentre assente nel sonno. Inoltre la paura che si ha, per la tendenza a cadere
all'indietro, fa s che il paziente cammini portando il tronco in avanti, e questa
posizione porta ad alterazioni della postura (camptocormia) che spesso
determinano forme di gravi artrosi. Oltre a queste manifestazioni a carico della
motricit{, vi sono anche sintomi vegetativi, come l'ipersudorazione, ed alcune
complicanze psicologiche, come la depressione. importante informare il
paziente sulla natura della malattia, sul suo carattere cronico ed evolutivo; al
malato devono essere spiegati i principi e i limiti della terapia, perch possa
imparare a convivere con la sua malattia. Malgrado gli indiscutibili progressi
della terapia farmacologica, i farmaci a disposizione per questa patologia sono
sintomatici, cio limitano il presentarsi dei tremori e degli altri sintomi,
ma non hanno alcuna azione sui processi patologici della malattia; per questo
motivo molto importante associare alla terapia farmacologica un piano
assistenziale globale che cerchi di migliorare le capacit{ motorie, l'efficienza
nelle attivit{ quotidiane e i rapporti sociali. Tutto questo importante non solo
per rallentare il progredire della disabilit{ motoria, ma per aumentare il tono
dell'umore, ed bene ricorrere al fisioterapista che insegner{ al paziente
alcuni gesti da compiere da solo quotidianamente, inoltre bisogna ricorrere
anche ad una dieta alimentare ricca di fibra e di calcio per ridurre il rischio di
osteoporosi. Per migliorare la fonazione, risulta utile leggere ogni giorno
alcune pagine ad alta voce, sotto il controllo di un familiare o di un amico.
Questi pazienti hanno anche problemi di mimica facciale, ed opportuno che
siano eseguiti ogni giorno movimenti facciali, come ad esempio sorridere: tutto
questo dev'essere diretto ad impedire che il soggetto abbassi il proprio livello di
autostima a causa della malattia, e invece venga favorito il contatto sociale.
Pertanto, accanto all'intervento del fisioterapista sono necessari anche alcuni
accorgimenti da parte dei familiari o operatori assistenziali, come ad esempio
sfruttare i momenti della giornata in cui il paziente si sente meglio, invitare il
soggetto a camminare mantenendo il proprio baricentro in asse, predisporre un
ambiente tranquillo per i pasti, proprio perch il tremore e la bradicinesia
possono incidere sulla capacit{ di alimentarsi in modo autonomo. Come
abbiamo detto, il paziente perde la capacit{ di comunicare con espressivit{,
perch, a causa del morbo di Parkinson, la voce diviene flebile e poco espressiva
e anche l'aspetto del volto statico e privo di movimenti. Di fronte ad una
persona con questa patologia, l'interlocutore speso avverte l'impressione di
parlare con una persona alla quale non interessa comunicare: a tutto questo
bisogna aggiungere anche la difficolt{ nella scrittura, che si presenta con
caratteri sempre pi piccoli, fino a divenire illeggibile. Pertanto, al fine di un
intervento assistenziale, necessario per far mantenere al soggetto sufficienti
livelli cognitivi, opportuno programmargli le giornate, privilegiando i contatti
con le persone per lui pi importanti, cercando di favorire la sua partecipazione
a quelle situazioni in cui egli pu esprimere il proprio parere. altrettanto utile
invitare il paziente ad avere molta cura della propria persona, sempre al fine di
mantenere alto il suo livello di autostima.


Il morbo di Alzheimer
Il morbo di Alzheimer consiste in deficit cognitivi multipli, manifestati dalle
seguenti condizioni:
1- deficit della memoria con compromissione delle capacit{ di apprendere
nuove informazioni o di ricordare informazioni gi{ acquisite;
2- una o pi delle seguenti alterazioni cognitive: afasia (alterazioni del
linguaggio), aprassia (compromissione della capacit{ di eseguire attivit{
motorie nonostante l'integrit{ della funzione motoria), agnosia (incapacit{ di
riconoscere gli oggetti malgrado l'integrit{ della funzione sensoriale), disturbo
delle funzioni esecutive (organizzare e ordinare in sequenza delle attivit{).
Durante un congresso psichiatrico tenutosi nel 1906, Alzheimer presenta il caso
di una donna di 51 anni che soffre di una grave forma di demenza progressiva
iniziata con disturbi del comportamento, delle memoria e
disorientamento spazio-temporale; la paziente muore quattro anni dopo e
l'autopsia rivela un'atrofia della corteccia cerebrale e alterazioni dei
neuroni cos gravi da averne provocata la morte. Nel 1919 questa forma di
demenza viene definita malattia di Alzheimer, dal nome del suo scopritore.
Nello stadio precoce della malattia i cambiamenti del comportamento
sono minimi, come l'astenia, cio la debolezza diffusa, irritabilit, anoressia
e perdita della memoria a breve termine; tali sintomi vengono attribuiti
erroneamente al processo di invecchiamento; il morbo di Alzheimer si associa ai
disturbi dell'umore nel 25% dei casi, e questi disturbi possono trasformarsi in
forme depressive; nello stadio intermedio si sviluppa l'incapacit di
orientarsi nel tempo e nello spazio, aumenta la compromissione della
memoria e diminuisce notevolmente la capacit{ di gestire le attivit{ quotidiane.
Nel terzo stadio la personalit del malato si disintegra e abbiamo gravi
disturbi del linguaggio, della capacit{ di coordinare i movimenti, della
deglutizione e l'incontinenza. Il paziente in grado di vivere da solo nello stadio
precoce della malattia, poi necessaria un'assistenza continua: in genere se
vive in famiglia nasce nei familiari un senso di impotenza di fronte al
progressivo aggravarsi della patologia, e spesso ci si interroga su eventuali
responsabilit{ rispetto allo stato del genitore, sviluppando un senso di colpa, che
viene alimentato ancora di pi dalla decisione, alcune volte inevitabile,
dell'istituzionalizzazione dell'anziano. Attualmente non ci sono farmaci
che possano guarire questa malattia, essi per ne rallentano la progressione e
riducono i sintomi quali l'aggressivit, l'ansia, i deliri e le allucinazioni.
Per mantenere un buon rapporto con l'ammalato essenziale la
comunicazione empatica, e le persone che lo assistono, oltre che aiutarlo nei
bisogni fondamentali lo devono stimolare a fare passeggiate, a svolgere semplici
azioni e devono insegnare all'anziano a scrivere tutto ci che pu essere utile
ricordare, come i numeri di telefono e l'indirizzo della propria abitazione, e, se il
soggetto non riesce pi a leggere, si pu fare uso di etichette con illustrazioni. Le
persone che si prendono cura dell'anziano devono sapere che, a causa della
malattia, egli non si rende conto dei propri limiti e pu mettersi in situazioni
pericolose; ma proteggerlo dai pericoli non significa limitarlo nella sua libert{,
cos bisogna lasciarlo libero di scegliere il proprio abbigliamento e di vestirsi
autonomamente. Nel territorio nazionale i servizi assistenziali e sanitari non
sono sufficientemente diffusi, per cui il peso principale della gestione del
paziente ricade sulla famiglia, e l'unica alternativa alla famiglia la Residenza
Sanitaria Assistita, possibilmente con presenza di moduli specializzati, e in
alcune citt{ si stanno realizzando altri servizi per favorire la permanenza
dell'anziano nel proprio ambiente di vita, come ad esempio l'assistenza
domiciliare integrata e l'ospedalizzazione domiciliare.