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Journal of Teaching and Education,

CD-ROM. ISSN: 2165-6266 :: 1(7):1319 (2012)


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LITALIANO, IL FRANCESE E LE ALTRE LINGUE ROMANZE NEL
CELEBRE PARALELISM NTRE LIMBA RUMN I ITALIAN DI ION
HELIADE RDULESCU
Elena Prvu
Universit di Craiova, Romania
Respinto dagli studiosi non solo a causa delle esagerazioni in direzione italianista, ma
soprattutto a causa del contesto politico e linguistico del tempo, il celebre Paralelism ntre
limba rumn i italian (Parallelismo fra le lingue romena e italiana) di Ion Heliade
Rdulescu offre, come afferma Popescu-Sireteanu (1973: 25-26), numerosi dati per lo studio
del lessico ereditato dal latino e per la sua classificazione tra diverse famiglie e ha, fra laltro,
anche il merito di aver messo in circolazione un grande numero di neologismi, la maggior
parte di origine italiana. Il presente lavoro riporta le considerazioni di Ion Heliade Rdulescu
sullitaliano, il francese e su altre lingue, per mostrare come litaliano abbia rappresentato un
modello per il romeno in un periodo in cui la cultura francese esercitava una grande influenza
sui Principati Romeni e sulla lingua romena.
Keywords: Ion Heliade Rdulescu, Paralelism, Italiano, Francese, Romeno.
Litaliano, il francese e le altre lingue romanze nel celebre Paralelism ntre limba rumn i
italian di Ion Heliade Rdulescu
Ion Heliade Rdulescu (1802-1872), personalit complessa e contraddittoria, segn con la sua
attivit quasi tutti i campi dellattivit culturale della sua epoca: lingua, letteratura, politica
culturale, politica propriamente detta.
Il suo nome indissolubilmente legato allaffermazione dellinsegnamento nazionale, agli
inizi della stampa in Valacchia e agli esordi del movimento teatrale in romeno. Nel 1828
pubblica la Gramatic romneasc (Grammatica romena), scritta in romeno in caratteri cirillici,
in cui esprime le sue idee relative allortografia e alle principali modalit di modernizzazione del
lessico romeno. Nel 1829 fonda il Curierul Rumnesc (1829-1848), primo giornale della
Valacchia; nel 1836 la prima rivista letteraria rumena: il Curierul de ambe sexe (1836-1847)
1
.
Per quanto riguarda il celebre Paralelism di Heliade Rdulescu, questo costituito da due
parti: la prima parte, a cui ci riferiremo nel presente lavoro, intitolata Paralelism ntre limba
rumn i italian
2
(Parallelismo fra le lingue romena e italiana), appare sul Curierul de ambe

1
Infatti, come scrive Adriana Senatore (2011: 305), Le sue molteplici iniziative hanno aperto la strada alla
diffusione delle forme di una cultura moderna, indissolubile dalla rinata coscienza nazionale.
2
Per il presente lavoro ci serviremo del testo riprodotto in I. Heliade Rdulescu, Opere, Tomo II, edizione critica,
con introduzione, note e varianti di D. Popovici, Bucureti, Fundaia regal pentru literatur i art, 1943, pp. 245-
318.
13
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sexe, III, 1840, pp. 1-84, edizione IIa, pp. 1-71; la seconda parte, intitolata Paralelism ntre
dialectele romn i italian. Partea II. Forma sau gramatica acestor dou dialecte (Parallelismo
fra i dialetti romeno e italiano. Parte II. Forma o grammatica di questi dialetti), appare solo nel
volume, nel 1841, preceduta dalla parte I (con limpaginazione dalla rivista) e con 88 + 158
pagine (cfr. Popescu-Sireteanu 1973: 181).
Respinto dagli studiosi non solo per le esagerazioni in direzione italianista di Heliade
Rdulescu, ma anche a causa del nuovo contesto politico e linguistico del tempo, questo lavoro
offre, come afferma Popescu-Sireteanu (1973: 25-26), numerosi dati per la ricerca del lessico
ereditato dal latino e per la sua classificazione in diverse famiglie e ha, fra laltro, anche il
merito di aver messo in circolazione un grande numero di neologismi, la maggior parte di origine
italiana.
Comunque, sembra che a suo tempo il Paralelism, lavoro scritto in romeno, in caratteri
latini, abbia fatto una impressione straordinaria, se attira lattenzione delle principali riviste
romene del tempo: nella rivista Dacia literar (Dacia letteraria, I, 1840, p. 297), che annuncia
la sua apparizione, se ne chiede la pubblicazione in volume a se stante; il che, come abbiamo
visto, avvenne dopo non molto tempo. Frammenti del Paralelism furono riprodotti nelle riviste
Foaie pentru minte, inim i literatur (Foglio per la mente, il cuore e la letteratura), III,
1840, p. 329-333, 337-339, 349-352, e Albina romneasc (Ape romena), XIII, 1842, p. 33-
36, in questultima con il titolo Paralelismul limbei romneti i acei italiene (Paralelismo della
lingua romena e di quella italiana); nella rivista Arhiva romneasc (Archivio romeno) I,
1840-1841, pp. 372-373, Mihail Koglniceanu, un altro grande rappresentante della vita politica
e culturale dei Principati Romeni, pubblica una nota elogiativa su lavoro di Heliade Rdulescu
(cfr. Popescu-Sireteanu 1973: 181).
Il principale problema che preoccupa Heliade Rdulescu nel Paralelism che, nel suo
processo di coltivazione, la lingua romena soffriva di numerose pesti letterarie: Noi mai
abbiamo avuto come norma la lingua latina; fino a un certo punto quella slava, poi quella greca,
e adesso il francese che maledizione! Come resistere ancora, come coltivare ancora la povera
lingua dopo tante pesti letterarie! I romeni della Transilvania la riempiono di forestierismi
ungheresi e tedeschi, quelli della Moldavia di russismi, grecismi e francesismi, e noi qua, dopo
essere impazziti per i grecismi, adesso siamo stati presi dal mal francese in tutte le articolazioni e
le giunture della lingua (Cfr. Heliade Rdulescu 1943, II: 281).
Cercando una soluzione per la situazione, Heliade Rdulescu offre nel suo saggio tutte le
prove che possono sostenerlo nellidea di proporre, sulla base dellaffinit del romeno con
litaliano, il modello italiano per la lingua romena, nel pieno di un periodo in cui si afferma
lindirizzo francese.
Nel numero 53 del Curierul rumnesc del 1839 si visto un dialogo fra un rumeno e un italiano,
entrambi contadini, entrambi figli della natura e senza altre conoscenze che quelle degli oggetti di
prima necessit. Queste due lingue o meglio dialetti sono una sola, e non hanno altra differenza
che quella che ha potuto fare la cultura in quella italiana attraverso i suoi autori, e la strada che
hanno preso loro nella coltivazione della lingua del popolo italiano. I Romeni [i Romani n.d.a.]
vennero in Dacia con la lingua del popolo italiano, e la differenza di pronuncia che si vede nelle
diverse provincie della Romania o Dacia dovuta semplicemente al fatto che le colonie romane
in Dacia non provenivano da una sola provincia dellItalia. Molto pi vicini siamo stati noi
valacchi ai moldavi (con cui abbiamo sempre avuto collegamenti stretti) che i romeni della
Macedonia, e nonostante ci vediamo in questi due popoli quasi la stessa parlata o pronuncia su
b, v, m, p, f in g, , c, gn, h. Nessuno pu pensare che le popolazioni italiane stanziatesi in
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Moldavia e in Macedonia fossero originarie dalla stessa provincia dellItalia o di province che
parlavano lo stesso dialetto. (Heliade Rdulescu 1943, II: 245).
Sviluppando lidea, Heliade Rdulescu (pp. 245-246) scrive: I Romeni della Macedonia e i
Romeni di questa parte del Danubio hanno avuto poche relazioni fra di loro... Nonostante ci,
vediamo che entrambe le parti, di padre in figlio, hanno mantenuto lo stesso meccanismo della
lingua; da dove si vede che tutti sono venuti con lo stesso meccanismo dallItalia, che una tale
lingua parlava allora tutto il popolo dellItalia (questo per quanto riguarda limpalcatura della
lingua) e la differenza fra la nostra lingua e quella di allora dellItalia non che quella che hanno
potuta produrre i cambiamenti di quasi duemila anni; e la differenza fra la nostra lingua e
litaliano letterario del giorno doggi consiste semplicemente nel fatto che la nostra lingua
rimasta allo stadio iniziale nella misura in cui ha potuto farlo un popolo perseguitato dalla sorte e
dagli eventi, mentre quella italiana, coinvolta per un certo periodo da molte invasioni barbariche,
gi da parecchi secoli ha cominciato ad essere coltivata dai suoi autori e dai suoi poeti.
E un po in l, alla pagina 246: Se ritorniamo a Dante, troviamo molte parole nella sua
lingua o nel suo secolo proprio come in romeno, come loco, foco, omo, ecc. invece degli odierni
luogo, fuoco, uomo. Se qualcuno girer per lItalia, sentir tante popolazioni pronunciare alla
romena tutte le parole che contengono la u, che gli autori italiani, per avvicinare la loro lingua a
quella classica dellItalia, hanno cambiato in o; per esempio le parole: nome, fronte, monte,
ponte, morire, ci sono delle popolazioni in Italia che le pronunciano come noi: nume, frunte,
munte, punte, murire.
Secondo Heliade Rdulescu (p. 246), se retrocediamo agli anni pi lontani, vedremo che la
lingua francese o gallica anche nella costruzione e nella ortografia e nella pronuncia delle lettere
pi vicina a quella italiana; vediamo: teste, nostre ecc., invece di tte, notre di oggi.
Allepoca per, per Heliade Rdulescu, i romeni e i francesi hanno la stessa pronuncia per u,
j e o: ci accordiamo con loro sulla pronuncia di u, j e o (p. 247).
Secondo Heliade Rdulescu, per parlare della materia e della forma della lingua romena e
italiana, egli non deve fare che un vocabolario e un abbreviamento della grammatica di queste
lingue (p. 248). Il risultato sar che questo lavoro, di per se stesso, dar a ciascuno unidea
chiara sul carattere e sulla natura del romeno; le realt naturali, le cose il cui carattere non
sparisce con i secoli, fin dallinizio il romeno le ha nominate cos come le ha sentite dai suoi
progenitori che si sono stabiliti in Dacia (Ibidem).
Cos, lobiettivo della prima parte del lavoro, il vocabolario, quello di dimostrare che il
romeno e litaliano parlano la stessa lingua nelle cose che n luno n laltro ha perso di vista e di
fornire la possibilit di conoscere le parole la cui origine non si trova nel latino:
Questo vocabolario tratter delluomo, dei suoi bisogni, della natura e degli elementi, e
mostrando che il romeno parla la stessa lingua dellitaliano nelle cose che n luno n laltro ha
perso di vista, fornir loccasione per conoscere la storia di ogni parola straniera la cui origine
non si trova nella lingua del popolo romano... (Idem: 249).
Invece, lobiettivo della seconda parte del Paralelism, la grammatica, di far vedere che, tra le
lingue romanze, la lingua romena quella che meglio ha conservato il carattere di una lingua
coltivata una volta, che ha avuto i suoi casi:
E per quanto riguarda la forma o la grammatica dei romeni di questa parte del Danubio...
vedremo che la lingua romena, tra tutte le lingue sorelle della famiglia latina, ha conservato
maggiormente il carattere della lingua usata una volta, la quale aveva i suoi casi (Ibidem).
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La parte introduttiva del Paralelism si conclude con un frammento che ci fa pensare che al
momento in cui fu scritta lintroduzione lidea di Heliade Rdulescu fosse di usare il parallelismo
con la lingua italiana, la lingua pi vicina al romeno, ma anche la lingua di Dante, Tasso,
Metastasio ed Alfieri, cio la lingua di autori classici ben conosciuti nei principati romeni, non
solo in chiave linguistica, per sostenere la latinit e la forza della lingua romena (che, secondo
lui, e lunica, tra le lingue sorelle che conserva sia la forza, sia la semplicit, sia luguaglianza,
sia la libert, sia lenergia della lingua latina), ma anche in chiave patriottica, come lascia
intravedere lavvicinamento delle tre lingue latine: il francese, litaliano e lo spagnolo e la frase
finale del frammento:
E qualora litaliano, il francese, lo spagnolo avessero avuto la sorte del romeno di non essere
praticate fino ad oggi, tra tutte allora il romeno sarebbe la pi grande e la pi ricca, anche se oggi
le sue sorelle la superano nellabito, ma non nella sostanza. Unica, la lingua romena conserva sia
la forza, sia la semplicit, sia luguaglianza, sia la libert, sia lenergia della lingua latina. I soli
romeni parlano ancora e parleranno col tu, anche nel numero singolare, verso la seconda
persona... essi hanno ancora un residuo di casi per i pronomi, i nomi e gli aggettivi femminili...
Tutti questi tratti insieme non li possiedono la lingua francese, italiana o spagnola. Essi
costituiscono lo scheletro della lingua; e lo scheletro della nostra lingua grande, classico. Se i
secoli le daranno un Dante, un Tasso, un Metastasio, un Alfieri, si vedr che cosa sapranno farne.
Si tolgano dal francese, italiano e spagnolo i termini delle scienze e delle arti che queste lingue
hanno preso dalla lingua greca, si tolgano anche le parole che hanno prese da altri popoli, e si
vedr se possono rimanere con il capitale e la capacit che ha la lingua del popolo romeno
(Idem: 249-250).
Passando a parlare della materia della lingua romena e italiana, cio del vocabolario di prima
necessit delle due lingue
3
, Heliade Rdulescu annuncia che presenter anche la materia romena
attraverso la sua stessa materia, cio presenteremo le parole romene attraverso le vecchie lettere
romene dei nostri avi (Idem: 249), fatto per cui, per preparare i lettori, per primo presenta
lalfabeto romeno [latino] corrispondente a quello slavo usato al rispettivo tempo dai romeni, e le
regole generali per la pronuncia dei fonemi latini, in chiave contrastiva, latino - slava (Idem:
250).
Subito dopo, nel capitolo Modificazioni (pp. 251-252) presenta le differenze fonetiche fra
litaliano e il romeno che gli si presentano allepoca
4
.

3
Ricordiamo che alla p. 249 Heliade scrive: Questo vocabolario tratter delluomo, dei suoi bisogni, della natura e
degli elementi, e mostrando che il romeno parla la stessa lingua dellitaliano nelle cose che n luno n laltro ha
perso di vista, fornir loccasione per conoscere la storia di ogni parola straniera la cui origine non si trova nella
lingua del popolo romano. La religione del romeno di oggi non pi uguale a quella del romano dei tempi di
Cicerone e di Vergilio; le arti sono decadute, i mestieri li ha persi e ne ha imparati altri da altre nazioni; nella
nomenclatura di questi oggetti, il romeno di oggi ha altre parole, usa altri nomi.
4
Tra le differenze fonetiche ricordate da Heliade Rdulescu, riteniamo le seguenti:
i nomi, i verbi e i participi che in italiano finiscono in o, in romeno finiscono in u, come: locu, focu, bunu,
rogu, cntndu; loco, foco, bono, rogo, cantando.
o, dentro le parole, quando breve in italiano, noi lo manteniamo, come abbiamo detto, come anche altri
popoli dellItalia, come u, come: nume, putere ecc.; quando per in italiano lunga, noi possiamo saperlo
meglio anche dellitaliano stesso, perch lo pronunciamo oa o , come: morte, sorte, forte che noi
pronunciamo moarte, soarte, foarte o mrte, srte, frte.
la d, italiana o latina, noi la pronunciamo z o , come: icu, eu; dico, deus.
LItaliano, Il Francese E Le Altre Lingue Romanze Nel Celebre... 17
Il vocabolario che segue, diviso per gruppi tematici (qualit fisiche e morali, abbigliamento,
alimenti, famiglia, tempo, giorni della settimana, animali, alberi e cos via) e grammaticali
(aggettivi, pronomi, numerali, verbi, preposizioni, avverbi, congiunzioni ed interiezioni), che
vale a dimostrare laffinit, se non lidentit del lessico di prima necessit dei due dialetti,
corredato di note esplicative, alcune fondate, altre del tutto gratuite (cfr. Senatore 2011: 194).
Rimanendo allargomento del nostro lavoro, ci soffermiamo in breve su alcune delle note
esplicative che accompagnano il vocabolario. Cos, in Nota al I del vocabolario, cio alla parte
che riguarda le qualit fisiche e morali, cercando di spiegare il numero ridotto dei termini di
origine latina riguardanti le qualit morali, le scienze, le arti, i mestieri, e il fatto che nelle chiese
romene la messa veniva celebrata in slavo, non in latino, a un certo punto Heliade scrive (pp.
278-279): Immaginiamoci ora i primi romeni [romani n.d.a.] che arrivarono in Dacia venendo
dallItalia; essi arrivarono con la lingua del popolo romano, con la lingua volgare, e il loro
dizionario lo lasciarono in eredit ai loro figli, questi alla seguente generazione e cos via. Le
scienze, le arti, i mestieri non furono pi coltivati in Dacia.
Immaginiamoci in pi che sarebbe stata anche la lingua italiana se sul territorio dellItalia
non sarebbero state coltivate in nessun modo le scienze e le arti. Senza dubbio una lingua pi
simile alla nostra, una lingua senza termini tecnici e con tropo poche parole morali; diciamo
inoltre che lItalia avrebbe avuto sempre le vicende della Dacia, sempre la lingua slava avrebbe
regnato nelle sue chiese, sempre con i turchi, gli ungheresi, i polacchi e i russi avrebbe avuto da
fare; senza dubbio allora si sarebbe parlato in Italia lo stesso dialetto che parliamo noi ora.
Qualche pagina dopo, scrivendo che adesso venendo il tempo della rigenerazione del
romeno e della sua lingua (p. 280), Heliade Rdulescu d come esempio e ha solo parole di lode
per i greci, perch essi hanno saputo vedere che cosa appartiene loro e ai loro avi e che cosa non
appartiene loro, e le persone istruite hanno avuto come norma la lingua ellenica antica, e cos
hanno portato fino ad oggi la loro lingua parlata, cos che con la stessa grammatica si possono
imparare entrambe (p. 281). Per quanto riguarda i romeni, Heliade Rdulescu scrive (p. 281):
Noi mai abbiamo avuto come norma la lingua latina; fino a un certo punto quella slava, poi
quella greca, e adesso il francese che maledizione! Come resistere ancora, come coltivare
ancora la povera lingua dopo tante pesti letterarie! I romeni della Transilvania la riempono di
forestierismi ungheresi e tedeschi, quelli della Moldavia di russismi, grecismi e francesismi, e
noi qua, dopo essere impazziti per i grecismi, adesso siamo stati presi dal mal francese in tutte le
articolazioni o le giunture della lingua. La lingua francese la si vede in tutte le case insieme a
tutta la sua morale o la sua immoralit; la lingua francese nelle scuole, nel collegio, e la lingua
latina solo in una classe nel collegio, a dimostrazione di quanto la disdegniamo, quanto non la
conosciamo... e la lingua italiana da nessuna parte, a riprova del fatto che non sappiamo n chi
siamo stati n chi siamo.
Dopo un nuovo frammento in cui loda la saggezza del lavoro fatto dai dotti greci per la loro
lingua, Heliade Rdulescu scrive (p. 282): Cos sarebbe con noi se chiudessimo gli occhi a tutto
quanto hanno fatto altri uomini di una nazione e una famiglia con noi, e abbracciassimo dei
mezzi che non ci spettava adoperare che settecento anni fa. La nostra lingua adesso rassomiglia
al latino solo nella materia o nel dizionario, non per anche nella forma o grammatica. La lingua

La l alcune volte la cambiamo in r e altre volte la addolciamo in i, come: sale, sare, sole, sore; lepre,
iepure; voglie, voie.
qu e c, italiano e latino, noi le cambiamo spesso in p, come: quatru, patru; aqua, ap; quaressime,
presimi; pectus, peptu; pt, gli italiani lo fanno tt: lapte, latte; peptu, petto; copte, cotte; mn lo fanno nn:
somnu, sonno.
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latina ci stata insegnata solo come lingua dotta che ha relazione con la nostra e quello che
dovevamo fare noi settecento o mille anni fa, lo hanno fatto i nostri fratelli italiani; essi hanno
avuto come norma il latino e hanno coltivato la lingua del popolo romano, come diremmo anche
la nostra; dunque sbaglieremmo molto se lasciassimo un lavoro finito e ritornassimo indietro di
mille anni per cominciare anche noi da dove hanno cominciato gli italiani e per essere sempre
mille anni dietro di loro. Siccome hanno lavorato gli italiani al nostro posto, non dovremmo dare
unocchiata per vedere quello che hanno fatto?
Invece di dare una risposta alla domanda, Heliade Rdulescu continua con un frammento in
cui rimpiange linfluenza del francese sulla lingua e i costumi dei romeni, perch quelli che la
insegnano o la imparano non leggono i libri della letteratura francese classica, ma i romanzi pi
spudorati e soprattutto perch, secondo lui, la filosofia e la letteratura francese non fecero i
passi che dovevano fare nella prima parte del XIX secolo:
bene che seguiamo la lingua francese cos povera, cos anormale, cos atta a corrompere la
nostra, come la corrompe da circa dodici anni? La lingua francese ci ha corrotto la lingua, le teste,
i costumi, la religione, perch pochi di coloro che la imparano si rompono il capo con gli autori
classici e i romanzi pi spudorati si vedono nelle mani dei giovani. Questo lo so da me, perch
allet di 19 anni mi insegnava il francese il cavaliere de Flaublas, e forse questa sar la causa per
cui non ho imparato molto bene il francese; con tale insegnante, tale libro, tali costumi. Grande
danno porta questa lingua sia allo spirito sia al cuore sia alla lingua romena, perch in
nessunaltra lingua sono stati scritti tanti libri pervertitori e appassionanti dello spirito e del cuore
delluomo. Questa lingua quasi non si pu imparare, n a parlare n a scrivere senza laiuto di
unaltra lingua, almeno dellitaliano, una lingua povera di parole e ricca di frasi, in cui qualcuno
vede il carattere di un uomo che pensa poco e parla molto; una lingua in qui la filosofia e la
letteratura non hanno potuto fare i passi che dovevano fare nel nostro secolo; infine una lingua
simile a una civetta di gusto che sa adornarsi con cose straniere, senza occuparsi di cose serie e
degne di una matrona, ma solo come piacere per sedurre i suoi corteggiatori (pp. 282-283).
Subito dopo questo frammento Heliade Rdulescu continua (p. 283): Niente peggio e pi
storpio di un uomo o un popolo che dimentica se stesso per seguire comportandosi come una
scimmia i costumi di un altro uomo, un altro popolo. Noi volendo imitare i francesi, la loro
lingua pu insegnarci genuinamente solo quello che essi hanno di peggio e di pi corrotto delle
altre nazioni; perch la morale forte della parte sana dei francesi non la potremo imitare e
acquisire dai libri ma solo dai modelli, vivendo in mezzo a loro e avendo come maestri coloro
che costituiscono la parte sana della nazione.
Nel finale del nostro lavoro, presentiamo gli ultimi tre frammenti del Paralelism in cui
Heliade Rdulescu mette a confronto il romeno con litaliano, il francese ed altre lingue, in tutti e
tre i casi la situazione del romeno sembrandogli superiore alle situazioni delle altre lingue.
Il primo frammento (p. 286), la Nota a IV del vocabolario che accompagna il
Paralelism: Nellarticolo della parentela si vedono tutti i nomi di origine latina ed alcuni meglio
conservati nella lingua del romeno che nella lingua dellitaliano, come unchiu, zio; inoltre altri
che si vedono persi e non usati nelle lingue italiana, francese... si trovano nella lingua romena;
come finu da dove viene la parola afinitate, affinit in italiano e affinit in francese.
Questa osservazione si pu fare in genere nella lingua del romeno, perch molto spesso
incontreremo in essa parole di origine latina, che non si trovano n in francese n in italiano... e
viceversa.
Il secondo frammento (p. 289), la Nota a XVI dello stesso vocabolario: Nellarticolo
per le arti, le scienze e i mestieri molto povera la lingua del popolo romeno, cio non n sotto
LItaliano, Il Francese E Le Altre Lingue Romanze Nel Celebre... 19
n sopra la lingua di qualsiasi popolo. Tanti termini di scienze, arti e mestieri sa il contadino
romeno quanti sa il contadino greco, francese, italiano, tedesco... Noi finora non abbiamo parlato
della lingua dei letterati romeni, ma della lingua del popolo della Dacia. I letterati si fabbricano
da soli i termini quando acquisiscono le idee, e la gente segue coloro che hanno dato alla lingua
termini e forme adatti al suo carattere.
Infine il terzo frammento (pp. 289-290), parte della Nota sugli aggettivi: Per quanto
riguarda gli aggettivi numerali, in questi i romeni sono stati pi filosofi delle altre nazioni,
perch in tutti i termini numerali si vede applicato il sistema decimale. Cos il romeno legge i
numeri proprio secondo il loro grado e il loro prezzo. Si osservi che nella lingua romena ogni
grado di cifre verso la sinistra prende un suo nome e non cambia pi, come non cambia neanche
il prezzo della cifra: per esempio unit, decine, centinaia, migliaia... Quando il romeno legge 20,
molto coerente con il sistema decimale e dice dou-zeci... Mentre il greco, il latino, litaliano, il
francese ecc. leggono il numero in modo corrotto per un accordo mal introdotto e legiferato
senza corrispondere alla filosofia del sistema decimale.
Bibliografia
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Fundaia regal pentru literatur i art, pp. 245-318.
2. Iorga, N. (1983), Istoria literaturii romneti n veacul al XIX-lea. De la 1821 nainte, vol. I, Epoca lui
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