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Appunti di Archeologia

Sardegna nuragica 1
Collana
Appunti di Archeologia
Giovanni Lilliu
SARDEGNA NURAGICA
Cura editoriale
Paola Sotgiu
Guida ai siti a cura di Giulio Concu
Glossario a cura della redazione Il Maestrale
Progetto grafico e impaginazione
Nino Mele
Imago multimedia
2006, Edizioni Il Maestrale
Redazione:
via Monsignor Melas 15 - 08100 Nuoro
Telefono e Fax 0784.31830
E-mail: redazione@edizionimaestrale.com
Internet: www.edizionimaestrale.com
ISBN 88 - 89801 - 11 - 5
La casa editrice esperite le pratiche per acquisire tutti i diritti relati-
vi al corredo iconografico della presente opera, rimane a disposi-
zione di quanti avessero comunque a vantare ragioni in proposito.
Giovanni Lilliu
Sardegna nuragica
Il Maestrale
SARDEGNA NURAGICA
Nuraghe Losa,
Abbasanta
A
lla met del secolo XVI
Sigismondo Arquer, in
Sardiniae brevis histo-
ria et descriptio, tabula choro-
graphica insulae ac metropolis
illustrata (Cosmographia Uni-
versalis di S. Mnster), tra le
curiosit della Sardegna, de-
scrive, per primi, i nuraghi.
Antichissime rovine egli dice
costruite a somiglianza di
torri rotonde, ristrette in alto,
fatte di grossissimi sassi, pre-
sentano porte strettissime e,
dentro lo spessore del muro,
scale che portano alla sommi-
t. Le rovine che gli abitanti
dellisola chiamano nuraghos,
a forma di fortezza sono forse
resti delle opere di Norax, il
dux venuto in Sardegna con
gli Iberi-Hispani, fondatori
della citt di Nora. Dopo que-
sto scritto e sino alle soglie
dell800, gli autori che si sono
occupati delle antichit sarde
hanno avuto interesse soltanto
per il nuraghe. Nella conce-
zione metastorica che avevano
del pi remoto passato (del
periodo congetturale, si di-
ceva allora), essi si incuriosiva-
no per il monumento a se stan-
te, vistoso nella sua architettu-
ra. Nessuna idea del contorno
ambientale e culturale in cui la
forma fisica era nata e si era
specchiata, costituendo lele-
mento di maggiore attrazione
e significato.
Le domande alle quali si
tenta di dare risposta sono
quelle sul popolo (o popoli)
che avrebbe fatto erigere tan-
ti e cos singolari edifici e sul
tempo della loro costruzione,
nonch sulla loro destinazio-
ne. Secondo le inclinazioni
delle varie epoche, gli autori
ne hanno dette delle belle.
Nel secolo XVII, come ar-
tefici di nuraghi sono chiama-
ti in causa i grandi demiurghi
nazionali sardi (oltre No-
rax, Iolaos e il suo architetto
Dedalo); ma anche i Titani-
Etiopi (entra in ballo lele-
mento favoloso dei popoli-gi-
ganti). Nel secolo XVIII, la
influenza della letteratura bi-
blica porta a fantasticare di
genti antidiluviane; taluno,
per, scende terra terra ve-
dendo lintervento di Greco-
Sardi o di vari popoli locali
foederati ac socii. Da ultimo
spunta la feniceria, di gran
moda nel dibattito ottocente-
sco sui nuraghi e altre cose
della cosiddetta antistoria.
Sardegna nuragica _ 7
STORIA DELLE SCOPERTE E DEGLI STUDI
Tomba di Giganti
Sedda e Sa Caudeba,
Villanovaforru
Quanto allet delle torri, si
brancola nel buio. Per i pi,
tempi antichissimi e mitici,
quelli degli eroi, dei giganti,
dei paladini, degli orchi, e an-
che del diluvio. Il gesuita Mat-
teo Madao (secolo XVIII) az-
zarda una data: il 1227 a.C.; ci
azzecca per un periodo dello
sviluppo dei nuraghi. Ribassi-
sta Stanislao Stefanini (stesso
secolo), che scende al tempo
delle guerre tra i Sardi e gli
eserciti punico e romano.
Opinioni tra le pi dispara-
te sulla destinazione del mo-
numento: fortezza, sepolcro
(mausoleo, trofeo, casa dabi-
tazione, silos. A formare que-
sta girandola di pareri, per lo
pi di gusto retorico e lettera-
rio (non passa la minima idea
sul contenuto della costruzio-
ne in cultura materiale), con-
tribuisce anche la pretesa di
dare soluzione etimologica al
nome di nuraghe. E qui si as-
siste alla pi accesa e fanta-
siosa, quanto inutile, gara di
proposte: nuraghe dalleroe
Norax e da Nora, o dal greco
noeros (memorialis) e necra-
ces-necros (defunctum), o dal
fenicio nura=fuoco. Un gioco
etimologico da eruditi di pro-
vincia, che nulla sanno e capi-
scono di archeologia profes-
sa e militante.
Il tentativo che si fa di tro-
vare le ragioni esplicative del
monumento anche nel con-
fronto con forme architetto-
niche esterne alla Sardegna fi-
nisce nel generico, perch
assolutamente superficiale la
conoscenza che se ne ha. Obe-
lischi, tholoi, letrusca Grotta
(o Tanella) di Pitagora, sono
portati a riscontro, senza un
qualche giusto nesso formale
e storico.
Su questo sfondo conosciti-
vo, di tono classicheggiante,
barocco, ma soprattutto miti-
co creatosi intorno ai nuraghi
dal secolo XVI al XVIII, l800
introduce un modo positivo
di guardare al fenomeno nura-
gico. Si avverte cio la presen-
za dellocchio archeologico,
anche se restano non poche
incrostazioni, alimentate dal
clima romantico dellepoca,
del passato favoleggiare. Al
movimento contribuisce lin-
gresso della cultura laica, seb-
bene continui lapporto, una
volta esclusivo, di uomini di
chiesa di spiccata intelligenza
(Vittorio Angius e Giovanni
Spano). Linteresse altres
ravvivato dal contributo dei
viaggiatori stranieri che giun-
gono alla ricerca delle meravi-
glie dellisola dimenticata.
Essi svelano ai locali il megali-
tismo atlantico e mediterra-
neo, recano il messaggio pe-
lasgico presunto nel ciclopi-
smo di Micene e italo-etru-
sco, n si fanno scrupolo di
stabilire approcci tra il colos-
sale nuragico e la monumen-
talit di piramidi, ziqqurath,
8 _ Sardegna nuragica
Su Nuraxi,
Barumini
10 _ Sardegna nuragica Sardegna nuragica _ 11
(nella materia venne purtrop-
po anche linganno di centina-
ia di falsi orripilanti, che fece-
ro mostra privilegiata di s nel
Museo Archeologico e Scien-
ze naturali di Cagliari, sorto
nel 1802 e vi restarono sino a
quando non li cacci via Etto-
re Pais alla fine del secolo). Fu
Alberto della Marmora, che
alla passione ornitologica e di
geologo e allattenzione per la
storia e le tradizioni dellisola
associava linteresse per le sue
antichit a svestire i monu-
menti nuragici e il nuraghe pi
di tutti dei veli (o per meglio
dire degli spessi e impenetra-
bili panni) del mito.
Visitandone una quantit,
disegnandoli, descrivendoli,
mettendoli sulla carta topo-
grafica, egli dimostr che le
antichissime torri sarde non
erano castelli in aria, sperduti
in una sorta di deserto dei
teocalli, tumuli anatolici, to-
pes dellAfghanistan, torri
del fuoco dellIndia e chi pi
ne ha pi ne metta.
Accostamenti epidermici
vero, pure impressioni talvol-
ta nello stile del viaggiatore,
ma tali da spingere linteresse
ad allargare positivamente la
comprensione del sino ad allo-
ra isolato patrimonio monu-
mentale sardo pi remoto.
Gi allinizio del secolo ci si
accorge che questultimo non
fatto soltanto di nuraghi.
Il padre agostiniano Gelasio
Floris, per primo, addit la
presenza di pietre fitte (men-
hirs in lingua bretone). Pi
tardi, a comporre la comples-
sa tematica nuragica, vennero
la scoperta di tombe di Gigan-
ti, di pozzi (per i quali si favo-
leggi di carceri e altre ameni-
t), e lindividuazione della
piccola plastica in bronzo
Tomba dei Giganti
di Madau, Fonni
Tartari, ma fabbriche legate a
precisi territori e a forme di
vita con cui facevano tuttu-
no. Dimostr anche (ma gi
laveva scritto V. Angius, pro-
ponendone una classificazio-
ne) che la costruzione non
era rimasta eternamente un
isolato volume a secchio di
sabbia rovesciato, ma aveva
maturato col tempo, aggre-
gando torri minori alla mag-
giore delle origini, una com-
plessa storia architettonica e
civile. A entrare nel-
la trama di questa
storia, compatta e
arruffata, prov
G. Spano, con
laiuto dello scavo
(anche di quello
stratigrafico, che mi-
ra a leggere le sequenze
delle culture e dei tempi) e
dei materiali restituiti allin-
terno e allesterno dei nura-
ghi e di altri edifici megalitici.
Sullonda del Congresso in-
ternazionale di paleontologia
celebratosi nel 1871 a Bolo-
gna, un congresso festoso, do-
ve tirava laria nuova delluni-
t nazionale (accolse i con-
gressisti la banda cittadina),
egli propose tre et o strati
della presenza delluomo in
Sardegna nel periodo preisto-
rico, pur restando ancora alla
idea biblica delle prime stirpi
nel quadro duna storia uma-
na monogenetica e allappor-
to caldeo-cananeo. Il che sta-
va bene con tutta la cornice
orientale, e fenicia particolar-
mente, nella quale il secolo
XIX colloc il dipinto, per la
verit assai monotono, del-
lantistoria della Sardegna.
Cos forte era, allora, lideolo-
gia fenicia, che Alberto del-
la Marmora, pur essendo uo-
mo di stampo positivista, si
lasci andare al sogno dun
impero cananeo esteso dal-
lAsia alla Scozia (al che altri
rispondeva col disegno fanta-
stico di una comunit
pelasgica diffusa
dalla Bitinia alla
Celtiberia).
Con la triparti-
zione in Et della
Pietra, del Bronzo
e del Ferro, caratte-
rizzata da diversi ele-
menti di cultura materiale, G.
Spano saldava la preistoria
sarda a quella europea, spro-
vincializzava lo studio delle
testimonianze dellepoca co-
siddetta congetturale la
quale ora non lo era pi a cau-
sa delle nuove acquisizioni
metodologiche e scientifiche,
per quanto limitate esse fosse-
ro. In particolare, riguardo ai
nuraghi, che il canonico di
Ploaghe riteneva abitazioni
(altri suggerivano ipotesi al-
ternative di tempio, sepolcro
e fortezza), limmagine mito-
logica cade definitivamente.
Inserite e legate al territorio
che si tenta di delimitare,
Sardegna nuragica _ 13
Nuraghe S. Antine,
Torralba
14 _ Sardegna nuragica
espresse dalla struttura eco-
nomica di un paesaggio forte-
mente antropizzato, le grandi
torri, con i prossimi villaggi,
sono opera dice Spano di
uomini non barbari o selva-
tici, ma inciviliti e agricoli.
Col tramonto del secolo ce-
de anche il mito pi resistente,
lideologia fenicia, letnico
cananeo. Lo rimuove Etto-
re Pais, che cerca di comporre
archeologia nuragica e storia,
fondandosi sulla tradizione
letteraria che la schiarisce,
sebbene a intermittenza. Egli
d il merito dellorigine e dello
sviluppo della protostoria iso-
lana ai veri protagonisti, ossia
ai sardi indigeni, ritenuti di
estrazione occidentale, di ma-
trice etnica e linguistica libio-
ibero-ligure (ci che giusto,
ma solo in parte). Nella peren-
ne dialettica della storia antica
mediterranea di Oriente e Oc-
cidente, lOccidente viene re-
cuperato ed enfatizzato, rove-
sciando lideologia.
Ma il risultato pi importan-
te dello studio del grande sto-
rico romano resta lidentifica-
zione di una civilt locale, con
un marchio specifico, molto
singolare. Di questa civilt egli
non legge ancora le singole vi-
cende, per quanto tenti di in-
dividuare due fasi inseguendo
un certo progresso nella me-
tallurgia. La fase pi antica,
originale, la suggerirebbero i
bronzi non figurati; della pi
recente, tributaria del merca-
to fenicio-punico, sarebbero
segno statuette e navicelle in
bronzo, oggetti di ferro, paste
vitree e ambra. Lombra dei
Fenici, che il Pais aveva rimos-
so dai nuraghi, si fa nuova-
mente corpo come decisa ed
esclusiva influenza sulla pro-
duzione materiale dei Proto-
sardi.
Come si vede, il terreno
preparato, sotto il duplice se-
gno dellarcheologia e della
storia, per il grande sviluppo
che la nuragologia (intesa nel-
la globalit dei suoi contenuti)
ha avuto e ha in questo secolo.
Esso comincia felicemente
con un volume di sintesi di
Giovanni Pinza (Monumenti
primitivi della Sardegna). An-
che per il Pinza la civilt nura-
gica si produce lungo le Et
del Bronzo e del Ferro. Egli
studia le classi dei monumen-
ti, i materiali, affronta i pro-
blemi cronologici, che riman-
gono per fondamentalmente
irrisolti. Insomma, una visio-
ne dinsieme della protostoria
della Sardegna che, per quel
momento, non poteva essere
migliore. Il capitolo sui nura-
ghi abbastanza elaborato;
pi in profondit va lesame
sui prodotti metallurgici, nei
quali riconosciuta una corri-
spondenza di tipologia mani-
fatturiera e di formule stilisti-
che con la produzione etrusca
cosiddetta di arte orientale.
Interno del Pozzo sacro
di S. Cristina, Paulilatino
di tempo-spazio dello stesso.
Isolamento, autoctonia, per
cui scrive ancora Taramelli
fu assai minore la somma
di realt e di affetti utili che la
gente sarda pot gettare nel
mondo. A parte questa otti-
ca limitante, la stagione tara-
melliana (trentanni dal 1903
al 1933) fu fervidissima di
opere. Scavi di villaggi, dei
pi grandi nuraghi, di tombe
megalitiche, di santuari e di
pozzi sacri. E poi nutrite ri-
cerche da campo, la carta ar-
cheologica e poi ancora una
quantit di pub-
blicazioni scienti-
fiche e di divul-
gazione. Infine,
la realizzazione
dei nuovi musei
archeologici na-
zionali di Cagliari e Sassari.
Dallinsieme appare un di-
segno di attivit articolata e
diffusa nel territorio, mirata a
risolvere problemi dellar-
cheologia nuragica. Non solo:
indirizzata anche, nel possibi-
le, a esplicare le opere e i gior-
ni di un piccolo mondo antico
che per i pi era ancora una
sfinge. Premeva altres di sve-
lare i risvolti intricati duna
civilt straordinaria che sem-
brava non avere avuto proie-
zioni allesterno, mentre dopo
la ricerca risulter che ce nera-
no state, e non poche.
Le esplorazioni topografi-
che mettevano in evidenza un
assetto durbanismo per di-
stretti, con villaggi diffusi nel
territorio il cui centro direzio-
nale di vita e di lavoro era il
nuraghe nelle forme pi com-
plesse, ritenuto un vero e pro-
prio fortilizio-reggia (Palmave-
ra-Alghero, Santu Antine-Tor-
ralba, Losa-Abbasanta, Lugher-
ras-Pauliltino: nuraghi scava-
ti, tutti, dal Taramelli).
Apporto nuovissimo ed ec-
cezionale fu quello della ricer-
ca nei santuari (Abini-Teti,
Santa Vittoria-Serri) e nei tem-
pli a pozzo, sicch si poterono
chiarire vari aspet-
ti dellarchitettura
sacra e della reli-
gione nuragica, fon-
data prevalente-
mente sul culto
delle acque. Il rin-
venimento di ricchi ripostigli
di bronzi duso (Monti Idda-
Decimoputzu) e figurati (San-
ta Vittoria) consent di studia-
re tecniche fusorie, classifica-
re forme e individuare stili di
una produzione di grande ri-
lievo per affermare la presen-
za di un florido artigianato lo-
cale e, nello stesso tempo, il
collegamento con centri me-
tallurgici di altre regioni medi-
terranee (Etruria, Cipro, Cre-
ta, ecc.) e atlantiche. Dunque
strutture nuragiche aperte,
comunicanti. Una visione in
contrasto con quella che il Ta-
ramelli offre in generale della
civilt protosarda.
Il Pinza individua nella Sar-
degna dei nuraghi una certa
indipendenza culturale, una
identit regionale, e anche un
luogo di conservazione nella
mobilit mediterranea, una
sorta di scrigno di fenomeni
prototipici duri ad aprirsi
alle novit e al progresso. Im-
magine monolitica, chiusa a
riccio, della civilt nuragica.
Alla concezione di un pro-
cesso nuragico senza scosse,
basato sulla forza della tradi-
zione di un continuum, resta
fedele anche Antonio Tara-
melli, il maggiore archeologo
sardo della prima met di
questo secolo.
Lantropologia, come la fi-
sionomia etnica e monumen-
tale, figlia della terra e del-
lambiente, egli scrive con
accento deterministico. La ci-
vilt sarda antica gli appare
un qualcosa senza precedenti,
conclusa in se stessa e nei suoi
principi, radicata sulla pro-
pria identit quasi immutabi-
le. Una sorta di misticismo et-
nico ed etico del popolo nura-
gico, un senso di indivisione
Sardegna nuragica _ 17
Betili da Tamuli, Macomer
quali si potevano leggere e ri-
costruire le vicende di vita e
di lavoro duna comunit nu-
ragica dalla met del II mil-
lennio alla fine del VI secolo
a.C. Cos si dissolveva lidea
del monolitismo, della com-
pattezza e del continuum uni-
lineare della civilt dei nura-
ghi, cara agli studiosi del
passato. Gli altri grandi scavi
di fortilizi-regge, che oggi si
stanno praticando a Genna
Maria-Villanovaforru e a Pi-
scu-Suelli, confermano e pre-
cisano la storia nuragica di
Barmini. Non minore lat-
tenzione per gli abitati.
In quelli di Palma-
vera-Alghero, SUrba-
le-Teti, Bruncu Mdu-
g u i - G s t u r i ,
Seruci-Gonnesa, le di-
visioni del terreno ar-
cheologico mostrano
laspetto materiale e non sol-
tanto materiale del vissuto nel
declinare del II millennio
a.C.; ma si colgono anche esi-
ti successivi. Situazione ana-
loga nellarce di Antigori-Sr-
roch, dove uno scavo ha
messo in luce apporti di cera-
miche micenee insieme a pro-
dotti locali. Anche il tema
delle architetture sepolcrali,
precipuamente nella forma
della tomba di Giganti, sta-
to approfondito, chiarendone
levoluzione: dal tipo pi an-
tico, con la stele arcuata, a
quello di struttura nuragi-
ca, alla variet pi recente
con fregio a dentelli (in tutto
circa 800 anni di svolgimen-
to). Ampliato il quadro e ana-
lizzati pi nellintimo sono gli
aspetti della religione, con
laggiunta di scoperte di altri
santuari (S. Cristina-Paulilti-
no) e di templi a pozzo tra i
quali eccellono, per architet-
tura e suppellettile, quelli di
S. Cristina e di Su Tempiesu-
Orune. Ma presentano ele-
menti di interesse struttivo
pure i semplici pozzi di Sa Te-
sta-Olbia, Cuccuru Arrus-Ca-
bras e Tatinu-Nuxis. Il pro-
gresso negli studi
segnato dalla pubbli-
cazione di singoli mo-
numenti o di generi
monumentali (nura-
ghi, templi, tombe),
artistici (statuette) e
usuali (prodotti me-
tallurgici). Ma sono i lavori di
sintesi sulla civilt nuragica
che oggi ne consentono una
conoscenza nel complesso,
dilatata allesterno.
Ora non si pu dire pi, co-
me una volta, che la preistoria
sarda un mondo bello, stra-
ordinario, il quale per non
esce dal proprio guscio per
confrontarsi. Diverse mostre
lhanno portata nella penisola
e allesterno ed quasi dob-
bligo affrontarne i problemi in
congressi, seminari e altre ma-
nifestazioni scientifiche che si
rivolgono ad aspetti protosto-
Linteresse puntuale sulle
antichit nuragiche, proposte
a studiosi di tutta Europa,
cadde in occasione del Con-
vegno archeologico interna-
zionale, tenutosi a Cagliari
nel 1926. Il Convegno, voluto
dal Taramelli, apr e accredit
larcheologia sarda a un vasto
pubblico e fece conoscere,
nello stesso tempo, unimma-
gine distinta e gratificante
della Sardegna in un periodo
oscuro della sua storia recen-
te. Le speranze e il fervore di
rinnovamento dellultimo do-
poguerra hanno destato un
forte slancio di iniziative nel
dominio della nuragologia.
Da una parte la mostra dei
bronzetti, esposti nellagosto
del 1949 a Venezia a un pub-
blico internazionale che li ac-
colse con favore (seguirono
altre mostre in diverse citt
europee), conferm il valore
dellantica arte sarda, e stimo-
l ad approfondirne il segre-
to, tenendo conto della fortu-
na del segno col quale le
figurine erano state presenta-
te nel catalogo: il segno,
appunto, dellanticlassico o
del barbarico. Dallaltra
parte, nel 51, durando i lavo-
ri sino al 55, veniva dissepol-
to il grande nuraghe Su Nura-
xi, a Barmini. Uno scavo
fondamentale, perch dentro
il fortilizio e nel contiguo vil-
laggio di capanne si present
una stratigrafia architettonica
e culturale esemplare. Spicca-
va la sequenza di livelli, nei
Sardegna nuragica _ 19 18 _ Sardegna nuragica
Ricostruzione
di capanna circolare
rici e storici di culture medi-
terranee ed europee.
La nuragologia si avvicina
pian piano ai fasti delletru-
scologia. Insomma la civilt
nuragica non pi fuori del
mondo, circola (e di pi do-
vrebbe circolare) per largo
spazio nella conoscenza degli
studiosi e nel dominio del
pubblico colto. A ci valso
e vale un insieme di fattori fa-
vorevoli: c la puntuale at-
tenzione sugli studi nuragici
delle universit sarde nelle
quali esiste linsegnamento
delle antichit sarde, perfe-
zionato nella Scuola di spe-
cializzazione in studi sardi;
c pure una migliore orga-
nizzazione culturale (oltre
che di tutela) nelle soprinten-
denze; sono cresciuti numeri-
camente e in qualit gli ar-
cheologi.
La presenza di riviste spe-
cializzate che trattano anche la
nuragologia (Studi sardi,
Nuovo bullettino archeolo-
gico sardo, Quaderni della
Soprintendenza di Sassari), la
divulgazione a livello di asso-
ciazioni e di scuola, lesistenza
di musei pure in piccoli centri
hanno accresciuto linteresse e
la sensibilit del pubblico.
Oggi la conoscenza della civil-
t nuragica interviene altres
come fatto di memorie, di
storia sarda, utile per figu-
rare e rafforzare lidentit po-
litica e morale dellisola.
20 _ Sardegna nuragica
Su Nuraxi, Barumini
22 Sardegna Nuragica
C
aduta lidea del blocco
e la mitologia cronologi-
ca, il mondo dei nuraghi,
secondo gli studi attuali, si pre-
senta come un insieme diversifi-
cato, dinamico, articolato nello
spazio e nel tempo, con una vi-
cenda storica lunga e peculiare,
peraltro non astratta dalle cose
esterne. Vi si riconoscono, per
singoli periodi, caratteri e modi
di pensare e di vivere differenti,
dovuti a contributi personali
delle comunit, a inclinazioni e
a comportamenti depoca, an-
che a contatti o apporti etnici di
fuori. Mille e trecento anni di
storia nuragica (dal 1800 al 500
a.C., senza contare gli strasci-
chi) recano in se stessi dimen-
sioni tali da moltiplicare eventi
e rivolgimenti, rispecchiati,
daltra parte, dalle forme visibili
giunte sino a noi (monumenti e
avanzi di cultura materiale).
Appunto individuando lo stile
diverso dei monumenti e il va-
riare dei materiali (spie di
cangianti modi di produzione
degli uomini di allora), sono sta-
te identificate e proposte cin-
que fasi attraverso le quali
passato lo svolgimento, sempre
progressivo, della civilt dei Pro-
tosardi. Gli stessi dati archeolo-
gici e quelli provenienti dalla
misurazione di radioattivit di
sostanze organiche rinvenute
negli scavi (prova del carbonio
14) offrono il supporto per defi-
nire, con una certa approssima-
zione al vero, i limiti cronologici
di ciascuna fase.
Ecco le cinque tappe nuragi-
che, con il riferimento alle tra-
dizionali et della preistoria, e i
termini di tempo:
fase I: 1800-1500 a.C.
(Bronzo antico);
fase II: 1500-1200 a.C.
(Bronzo medio);
fase III: 1200-900 a.C.
(Bronzo recente e finale);
fase IV: 900-500 a.C. (Ferro
antico);
fase V: 500-238 a.C. (Ferro
recente).
I 600 anni delle fasi I-II ve-
dono lo sviluppo della cultura
cosiddetta di Bonnnaro e il
suo passaggio alla facies Sub-
bonnnaro. Nei 300 della fase
III fiorisce la bella et dei nu-
raghi. La stagione delle aristo-
crazie occupa i quattro secoli
della fase IV. Infine, la fase V
corrisponde a tempi nuragici di
pura sopravvivenza e di resi-
stenza conservativa nelle zone
interne e libere, mentre in quel-
le conquistate dallimperiali-
smo cartaginese la civilt nura-
gica appare completamente de-
culturata.
Sardegna nuragica _ 23
SEQUENZA E CRONOLOGIA
DELLA CIVILT NURAGICA
Fronte Mola - Thiesi Friarosu - Mogorella
Corongiu e Maria - Nurri S. Sabina - Silanus
Molineddu - Oristano Palmavera - Alghero

Quello che si vede, qui,


discende direttamente
dalla preistoria, ha scrit-
to Manlio Brigaglia riferendo-
si al paesaggio agrario sardo,
un paesaggio archeologico.
Un blocco nel quale oriz-
zontalmente si sono integrati
tutti i successivi assetti storici
e che dimostra di essersi sapu-
to adattare alle varie realt am-
bientali ed economiche del
tempo nuragico e prenuragi-
co. Circa settemila nuraghi e
centinaia di villaggi e di tombe
megalitiche di et nuragica
rappresentano da un lato me-
morie importanti e significati-
ve di epoche che furono, dal-
laltro segnano allantica,
nel contemporaneo, i vasti e
silenti spazi sui quali insistono
da millenni. Compongono un
paesaggio alla grande, sia per-
ch grande, nei volumi e nel-
le pietre che li formano, la mi-
sura delle costruzioni (megali-
tismo), sia perch la maglia ur-
banistica si diffonde in grandi
campi, disegnando un insieme
coerente tra artificio e natura:
grandi monumenti di pietra in
unisola di pietra.
La irregolare costellazione
che trapunta, soprattutto di
torri, lintero territorio del-
lisola si cominci a formare
nel Bronzo antico. Ma fu nel
Bronzo medio, con lintensifi-
carsi dei nuraghi monotorri, e
nel Bronzo recente, quando
dai castelli-regge partirono
impulsi organizzativi, che essa
si and dilatando sino a defi-
nirsi in un assetto e arredo ur-
banistico appagante i bisogni
essenziali della vita. Fonda-
mento economico-sociale ne
era il ruralismo e quella del
villaggio la cultura.
Gli studi non sono giunti al
punto da riconoscere precisi
disegni del territorio, nella
partizione economica dei suo-
li e nei suoi limiti. N possi-
bile, al momento, indicare
uno o pi sistemi agrari, i qua-
li, comunque, dovettero esse-
re di livello non superiore a
quello voluto da una societ
essenzialmente di pastori e
contadini, a seconda della vo-
cazione naturale dei luoghi di
residenza. per certo (e ci
si desume dalla disseminazio-
ne dei nuraghi ai quali tanto
spesso sono associati nuclei di
abitazione) che luomo era le-
gato alla terra, in modo da far-
la fruttare al meglio.
Sardegna nuragica _ 25
URBANISMO ED EDILIZIA
Nuraghe Palmavera, Alghero
Purtroppo la ricerca non
cos avanzata da suggerire do-
ve il lavoro fosse libero (quan-
do indirizzato al sostentamen-
to di piccole comunit?) o ser-
vile (quando imposto dal pro-
fitto di classe dei principi di-
moranti nelle regge-castelli,
risultato della fatica di folta
manodopera dipendente?).
stato fatto un calcolo teo-
rico dello spazio di terreno
coltivabile e di pascolo costi-
tuente il patrimonio rurale di
un villaggio plurinucleare nu-
ragico della zona pastorale.
Sette nuraghi, con relativo nu-
cleo abitativo, del comune di
Mamoiada (Nuoro), occupa-
no insieme unarea di circa
270 ettari. Ciascun nucleo
aveva a disposizione 38 ettari
di terra per circa 35 abitanti.
Ciascun gruppo familiare (di
10 persone) fruiva di poco pi
di tre ettari per gli usi regolati
dalla comunit. Nello stesso
territorio di Mamoiada, un va-
sto tratto di campagna privo
di abitazione umana sarebbe
stato il salto di godimento col-
lettivo dei pascoli. Nientaltro
che una supposizione stimo-
lante per una ricerca di econo-
mia agraria e di demografia
nuragica. Sempre in via di ipo-
tesi, calcolando 30/35 unit
presso ogni nuraghe e molti-
plicando la cifra per settemila
nuraghi che si conoscono tra
conservati e distrutti in tutta la
Sardegna, questa avrebbe
avuto, nel periodo di maggior
fiore della civilt nuragica,
210/245 000 abitanti, pi o
meno quanti lisola ne contava
alla fine del secolo XV d.C., in
seguito al grave depaupera-
mento demografico dovuto al-
la guerra sardo-catalana.
I tasselli dellassetto urbani-
stico-economico del territorio
si componevano allinterno
dellordine politico e, per cos
dire, di governo che stato ri-
conosciuto dai pi nel sistema
cantonale. Tanti piccoli reami-
stato, con a capo sovrani nel
Bronzo recente e finale e si-
gnori destrazione gentilizia
(ristoi) nella prima et del
Ferro. Ci escluse il formarsi
di ununit regionale e tanto
meno nazionale e, per con-
tro, accentu la divisione, cui
contribu pure la geografia
dellisola dalla natura frantu-
mata. Questa segmentazione
territoriale e politica, realizza-
ta in organismi plurimi tanto
spesso in conflitto tra di loro,
sar costante in Sardegna in
tutti i periodi, tranne quelli in
cui potenze imperialistiche
(punica, romana, iberica) la ri-
composero in forzata unit. La
presenza nel territorio, di tan-
to in tanto e in punti di valore
strategico ed economico, di
nuraghi-castelli sorta di capi-
tali dove risiedevano i majores
(un termine medievale sardo
che calza), conferma specular-
mente la struttura descritta.
26 _ Sardegna nuragica
Nuraghe Losa,
Abbasanta
elementi domestici staccati
tra di loro che danno lidea di
minuscoli vicinati. Unaggre-
gazione fisica fuori dellordi-
ne classico, differente an-
che dallimmagine dei centri
abitati mediterranei, tortuosi,
con scale e vicoli, con case fat-
te a scatola addossate le une
alle altre e con distacco fra
quartieri di abitazione e sedi
principesche.
Intrico dinsieme abitativo,
ma limpidezza nella singola
casa di abitazione. La dimora,
dal perimetro circolare, ha
per fulcro lampio cortile sco-
perto, e talvolta tramezzato
(Bruncu Mdugui), al quale
convergono a raggiera i vani
protetti da tetto di legno e fra-
sche, al modo delle attuali ca-
panne dei pastori, le pinnettas
(o pinnettus), costituenti pre-
zioso patrimonio etnografico.
Nel cortile talvolta c il
pozzo (Serra rrios) e nel va-
no della cucina si disegna il
focolare di forma rettangola-
re, come sa forredda dellanti-
ca casa sarda rimasta sino a
tempi recenti (Bruncu Mdu-
gui) o rotondo, col pavimento
di argilla che si cotta per
lazione del fuoco (SUrbale-
Teti). Altri vani, aventi sedili
in pietra alla base della pare-
te, si possono individuare co-
me soggiorno e quelli provvi-
sti di uno o pi nicchioni a
muro (Su Nuraxi-Barmini,
Bruncu Mdugui, Seruci-Gon-
nesa) saranno stati stanze da
letto, dove il letto era costi-
tuito da semplice giaciglio di
pelli o strame. Il cortile poi
era lo spazio in comune, di
aggregazione cos degli ele-
menti architettonici come
delle espressioni materiali dei
componenti la famiglia (an-
che il luogo delle parole per-
dute).
Dunque una casa che nasce
con la propria famiglia, se-
condo la lunga tradizione so-
ciale sarda, che accoglieva un
gruppo familiare patriarcale
di due generazioni (dal nonno
28 _ Sardegna nuragica Sardegna nuragica _ 29
Il nuraghe-castello si ergeva,
pi da vicino, ma separato da
muraglia per tutelare la priva-
cy del principe e della famiglia
e, nello stesso tempo, segnare
il potere ai sudditi, in prossi-
mit quando non in contiguit
del borgo. I palazzi-fortilizi di
Palmavera-Alghero, Losa-Ab-
basanta, Su Nuraxi-Barmini,
Genna Maria-Villanovaforru,
Seruci-Gonnesa e altri sono
esemplari al riguardo. Spirano
unaria di Medioevo in antici-
po di duemila anni.
Preparato nel Bronzo me-
dio, il tipo del borgo nuragico
si perfeziona nella fase III
(1200-900 a.C.), quando tro-
va, oltre quello del nuraghe, il
complemento del tempio
(uno e anche due) e/o dei se-
polcri megalitici nella forma
della tomba di Giganti.
Un assetto complesso, ten-
dente allordine, quasi urbano
se non lo precludesse la fun-
zione dellinsieme mirato e
stretto al rurale, e di ruralit
improntato anche nella roz-
zezza e nella grossolanit delle
strutture compositive. Lordi-
to piuttosto arruffato e affa-
stellato, senza vie n spiazzi, a
Tempio a megaron
a Serra Orrios, Dorgali
al nipote) costituito di una
decina di persone. Una casa
per la sua forma centripeta
racchiusa in se stessa, dove
lintimit sottolineata dal
comporsi rotondo del peri-
metro e dei singoli vani (che
sono tante capanne riunite a
tangenza), rotondit che d
lidea di qualcosa di avvolgen-
te, di guscio protettivo, quasi
di grembo materno come
stato detto in linguaggio psi-
canalitico.
il modo di costruire a li-
nea curva, applicato in tutte
le forme dellarchitettura nu-
ragica (nuraghi semplici e
complessi, templi a pozzo e in
antis; esedre e absidi di tombe
di Giganti). Prodotto di un
vedere e sentire collettivo per
circolarit; secondo un con-
tinuum, un non compiuto,
linfinito; geometria rotonda,
conservatasi sino a noi nel-
ledilizia rurale. Questa forma
di casa, definita nel Bronzo
recente, si evolve gi, agli ini-
zi dellEt del Ferro (IX seco-
lo a.C.), sempre conservando
lo schema introverso e centri-
peto, e raggiunge la perfezio-
ne nellimpianto e nella strut-
tura verso la met del VII se-
colo a.C. (Su Nuraxi-Barmi-
ni). Limpianto regola meglio
la generale disposizione e
composizione dei vani, ora
per lo pi quadrangolari co-
ordinati al centro non pi dal
vasto cortile ma da un piccolo
ed evidente, cio non esiste
pi lo spazio con duplice uso
di soggiorno e di riposo: in-
fatti mancano i sedili di pietra
e i nicchioni a muro. Nel
maggiore vano della cucina,
nel quale erano riposti, oltre
gli oggetti culinari e da men-
sa, gli attrezzi per la panifica-
zione (macine, contenitori di
terracotta, ecc.), appare un
piccolo forno (la bassa capa-
cit calorica consentiva la
cottura soltanto dun pane a
sfoglia, come quello sardo
detto oggi pane carasau o car-
atrio lastricato di precisa linea
rotonda, provvisto alle pareti
di stipi, talvolta col pozzo. Al-
latrio converge pure dal peri-
metro circolare landito die-
tro lingresso, avente ai lati se-
dili internati nel muro (forse
anche armadietti) e, non sem-
pre, lo stanzino riservato al-
lospite indipendente dagli
spazi di residenza della fami-
glia, che non sembra essere,
come invece era prima, di ti-
po patriarcale.
La specifica funzione degli
ambienti pi determinata
ta da musica), che fungeva
anche da focolare.
Altro elemento di novit, in
pi del forno, uno stanzino
distinto per la raffinata co-
struzione, rotondo, con cupo-
letta in pietra (lintera casa era
invece protetta da un vasto
tetto a scudo di legno e fra-
sche, aperto in alto in corri-
spondenza dellatrio, per dare
aria e luce). Lo stanzino sta
dietro la cucina e il forno. Le
pareti a filaretti di quadrelli li-
tici; il pavimento ben lastrica-
to; un sedile di conci, limitato
30 _ Sardegna nuragica Sardegna nuragica _ 31
Il complesso di
Genna Maria, Villanovaforru
Il villaggio di Barumini
da braccioli allestremit del
giro interrotto allingresso,
sufficiente al nucleo familiare;
una conca di pietra sostenuta
da base a poggiapiede, perfet-
tamente lavorata a scalpello:
ecco laspetto e gli ingredienti
del minuscolo e riposto vano.
Laccuratezza costruttiva (il
resto degli ambienti di fattu-
ra per lo pi grezza) e la com-
posizione raccolta, quasi da
penetrale, offrono limma-
gine di luogo destinato a un
rito domestico: lustrazione
collettiva con preghiere del
nucleo familiare, o battesimo
di bambini con acqua tiepida
o in ambiente tiepido perch
sta dietro il forno, o consumo
sacro in comune dun cibo o
duna bevanda contenuta nel
bacile al centro del sedile?
Laspetto evoluto, civile, co-
modo riguardo i tempi, della
casa si riproduce nellordito
del villaggio della prima Et
del Ferro. Sebbene il tessuto
edilizio giochi ancora sullag-
gregazione non proprio ordi-
nata delle case unifamiliari se-
parate, queste ora sono colle-
gate tra di loro da vie strette e
tortuose, come comandava la
circolarit del perimetro delle
singole dimore. Vi sono inol-
tre spiazzi e pozzi comuni,
embrionali fognature, collet-
tori di spurgo dellacqua pio-
vana per non invadere viuzze
e case. Insomma il privato fa
delle concessioni al pubblico,
cosa apprezzabile anche nella
presenza di servizi artigianali:
laboratori di pietre, di cera-
miche. La tessitura del muro,
curata in genere, raggiunge
talvolta assetto di sapore este-
tico e funzionale nello stesso
tempo. il caso della fattura
elegante degli stanzini per lu-
strazione e degli inserti nel
grezzo murario di fasce con
pietre composte a spina di pe-
sce in alcuni tratti di case del
villaggio di Barmini dove,
meglio che altrove (Genna Ma-
ria, Mandra de sa jua-Ossi), si
pu apprezzare nella sua inte-
rezza ed evidenza il nuovo or-
dine edilizio. Insomma il vec-
chio megalitismo nuragico del
II millennio a.C. se ne va, an-
che se resistono gli schemi es-
senziali di quella robusta ar-
chitettura. Al suo posto sor-
gono forme di arredo urbani-
stico e finezze tecniche ade-
guate e pretese da esigenze di
comunit, da bisogni colletti-
vi di una societ articolata.
possibile che a ci abbiano
contribuito stimoli e veri e
propri contatti con esperien-
ze e culture esterne assai pro-
gredite e a livello di citt. N
ci stupisce che il tempo del
rinnovamento edilizio corri-
sponda a quello in cui in Sar-
degna comandavano gli ri-
stoi (capi gentilizi).
Sardegna nuragica _ 33
D
ellottica protosarda
che si fonda sul co-
struire in rotondo
(ottica barbarica nel senso
che non classica, il classi-
co va sullortogonale), il nu-
raghe la forma esemplare, la
pi vistosa, la veramente ar-
chitettata.
Il paesaggio sardo colpisce a
prima vista per la pleiade di
volumi fisici rotondi che si
succedono in continuit insi-
stenti, martellanti tanto da fis-
sarsi nellocchio e nella mente
dei visitatori come elemento
assolutamente caratteristico di
una terra e duna civilt straor-
dinarie, dallapparenza miti-
ca, come una sorta di simbolo
e di bandiera dun popolo.
Questi volumi rotondi sono i
volumi dei nuraghi. E i nura-
ghi significano fascino di Sar-
degna, oltre la natura vergine
e sconfinata, oltre il mare.
Gi il fatto che se ne abbia-
no circa settemila (senza con-
tare quelli distrutti) desta la
maggiore sorpresa. un
qualcosa per parecchi versi
ancora misterioso o difficil-
mente esplicabile, questo pul-
lulare di torri in ogni parte
dellisola, dalle coste alla
montagna, in climi, morfolo-
gie, suoli ed economie diver-
si; questo adattarsi di una for-
ma costruttiva rimasta nel
nucleo simile a se stessa, a
tanta variet di contorno na-
turale e di uomini, e per lun-
go tempo. Evidentemente,
una volta maturato, lo stan-
dard resse alla prova risultan-
do perfettamente funzionale
I NURAGHI
Il Nuraghe Is Paras, Isili
ai luoghi e ai bisogni differen-
ziati dei territori e alle stesse
vicende storiche. Il fattore
economico e le realt fisiche
pi o meno produttive hanno
determinato la diffusione qua
pi fitta (o fittissima), qua
meno dei nuraghi. Hanno in-
fluito anche la disponibilit e
la qualit del materiale da co-
struzione (pi numerosi gli
edifici dove la roccia offre
blocchi a spigolo facili a col-
locarsi a secco, in numero mi-
nore dove il masso si stacca in
elementi arrotondati meno
idonei a fare muro). Rari i nu-
raghi nelle zone alluvionali di
pianura, prive di materiale li-
tico. Uno studio sui fattori
geografici della distribuzione
di 768 torri in circa 3963 kmq
della Sardegna nord-occiden-
tale porta la densit di un nu-
raghe ogni 4,81 kmq. Ma vi
sono densit che superano un
nuraghe per kmq, come nei
territori dei comuni di Siddi e
Sini, nella ferace regione del-
la Marmilla.
Il popolo chiama nuraghe
ogni grosso accumulo di rude-
ri in grandi pietre, riferendosi
perci non tanto a una forma
costruttiva determinata quan-
to invece a un aspetto vistoso
di rovina megalitica. Di fatto il
radicale nur di nuraghe si col-
lega con la denominazione
nurra che vuol dire mucchio,
accumulo e anche il suo ro-
vescio cavit, calanca. Il
doppio senso di nurra ha spin-
to taluno ad applicarlo pure
alla forma originaria del nura-
ghe che, in verit, nelle strut-
ture pi grezze altro non sem-
bra che una costruzione venu-
ta su per accumulo di grosse
pietre, mentre nellinterno a
camera cupolata offre limma-
gine come di grotta, appunto
di cavit.
Perci oggi ci si abituati, in
sede scientifica, a chiamare
propriamente nuraghe (che
poi una parola della lingua
sarda di sostrato appartenente
al ceppo mediterraneo prein-
deuropeo) la forma della torre
troncoconica con lo spazio in-
teriore voltato. Lestensione
del termine ad altre forme me-
galitiche per certi elementi so-
miglianti (ad esempio gli pseu-
donuraghi, o nuraghi a corri-
doio o a galleria) non corret-
ta. Il nuraghe, al suo nascere,
un edificio di volume a cono
tronco (ossia ristretto alla
sommit piana), robusto per-
ch di muratura molto spessa
composta a secco con grosso
materiale litico, decrescente in
dimensioni e viceversa aumen-
tante in qualit di taglio (que-
sto si dice per le torri di mi-
gliore fattura tecnica, quella a
filari) dal basso verso lalto.
Tale la figura esterna.
Le stesse caratteristiche mu-
rarie, fatte salve la misura infe-
riore delle pietre e spesso la
maggiore grossolanit di lavo-
36 _ Sardegna nuragica
Interno del nuraghe
Santu Antine, Torralba
ro e di messa in opera delle
stesse, si ripetono nella parte
interna. Qui il vano terreno e
quelli superiori (da uno a due
quando esistono) sono roton-
di, conformati a sezione ogiva-
le, ossia con le pareti progres-
sivamente inclinate e dimi-
nuenti nel diametro dei cerchi
litici che le compongono sino
al culmine, dove il giro del sof-
fitto non si chiude, ma lascia
un foro coperto da leggere la-
stre orizzontali. la classica
forma di vano a falsa volta
(tholos degli antichi Greci).
Alla stanza a piano terra, illu-
minata debolmente dalla luce
che filtra dallesterno, intro-
duce un andito, di solito prov-
visto sul lato destro duna nic-
chia (cosidetta garetta) e di
una scala contrapposta in mu-
ratura, che sale a chiocciola
continuamente, a tratti schia-
rita da finestrini, alle camere
to dalla sezione duovo volge a
quella a trapezio e a rettango-
lo, questultima con solaio pia-
no. La porta dingresso, espo-
sta ai quadranti da est a sud-
ovest per avere pi luce e sole,
mostra larchitrave con spira-
glio di scarico, cos come i fi-
nestroni delle stanze in eleva-
to, nei quali talvolta lo spira-
glio rettangolare varia al profi-
lo a triangolo come nei monu-
menti micenei (nuraghe Oes-
Giave).
Questa modulazione, come
il cambiamento di indici (rap-
porto tra diametro base-altez-
za dei vani, rapporto massa-
spazio della struttura, ecc.), se
si deve riferire al modo di co-
struire di maestranze diverse,
si spiega anche col fattore cro-
nologico, perch lo svolgi-
mento articolare della forma
originaria della torre ha avuto
luogo in un lunghissimo pe-
riodo (600 anni).
A questo punto il lettore
vorr sapere in che modo e
con quali attrezzature si co-
struivano i nuraghi, portando
a notevole altezza massi cos
grossi. La risposta stata sem-
pre quella generica suggerita
per le piramidi egizie e per al-
tre moli megalitiche, luso cio
dun piano inclinato di terra e
pietre, facendo scorrere i ma-
teriali su rulli. Ma osservazioni
fatte nelle torri dei nuraghi
Corbos-Silanus e Succoronis-
Macomr, dove il muro ester-
superiori e infine al terrazzo.
Nelle torri nuragiche pi anti-
che, la scala invece si apre, a
notevole altezza dal pavimen-
to, nella camera bassa, spez-
zando la spirale del percorso
intermurario, per entrare in
ogni vano superiore cui d lu-
ce un finestrone. La stanza
dingresso nei primi tempi si
contiene nel semplice contor-
no circolare, poi si arricchisce,
via via, di minori spazi: di uno
o pi nicchioni (sino a quat-
tro) internati nella parete e,
nellultimo sviluppo, di un de-
ambulatorio concentrico al
vano principale, ricavato nello
spessore del muro (Santu An-
tine-Torralba).
Mentre la sezione dei vani
principali (anche di quelli su-
periori) costantemente ogi-
vale, i profili dei nicchioni e
delle scale passano dallogiva
al taglio trapezoidale, e landi-
no fa vedere profondi e larghi
incavi disposti obliquamente
per lelevato, hanno indotto a
supporre limpiego duna sor-
ta di robusto scalandrone di
legno, lungo il quale saliva il
carico di pietre e laltro occor-
rente per comporre la struttu-
ra. Questa, infatti, oltre che di
materia lapidea, aveva biso-
gno a protezione del terrazzo,
nelle porte e finestre, nelle
stesse camere, di manufatti di
carpenteria (resti ne sono stati
rinvenuti nella stanza a piano
terra e nella scala della torre
principale di Su Nuraxi-Bar-
mini). Per dare unidea della
dimensione monumentale, il
caso di fare conoscere qualche
misura metrica di torri e came-
re libere da macerie. Sono le
misure della torre centrale di
tre nuraghi costruiti in periodi
successivi. La torre di Barmi-
ni si elevava, quando era inte-
gra, per m 18,60 su una base di
circa m 10 di diametro (volu-
me stretto e slanciato). Il vano
inferiore, ampliato da due nic-
chioni e con scala sopraeleva-
ta, misura m 4,80 x 7,76 dal-
tezza (indice diametro-altezza
Sardegna nuragica _ 39
di 0,61); il vano superiore di
m 2,40 x 5,90 (indice 0,40). Il
tronco di cono del nuraghe
Losa raggiungeva lelevato di
circa una ventina di metri sulla
base di m 12,50. La stanza ter-
rena, provvista di tre nicchioni
(la scala sta nellandito), misu-
ra m 5,20 x 7,60 (indice dia-
metro-altezza di 0,68), quella
alta m 2,60 x 3,80 (indice dia-
metro-altezza 0,68). Nel tor-
rione di Santu Antine, si misu-
rano alla sommit m 23 sulla
base di m 15,47. Il vano a fior
di suolo contornato da deam-
bulatorio (la scala sale dallan-
dito) di m 5,46 x 7,93 (indice
0,68), quello rialzato di m 4,81
x 5,33 (indice 0,90).
I passaggi di tempo sono
ovvi dal primo nuraghe sino
al terzo. Il primo (Su Nuraxi)
si data al Carbonio 14 al 1460
200 a.C.; una torre co-
suggerire la funzione civile e
quotidiana degli edifici. Vi si
viveva (soprattutto nei piani
alti arieggiati e illuminati) e vi
si vigilava, alloccasione, sulle
risorse del territorio (biade,
bestiame e altro). Quando i
nuraghi si infittiscono e si
compendiano in una certa de-
limitazione, si tratta di nuclei
abitativi (non mancano le ca-
panne intorno alle torri) di
uno stesso clan. In periodo di
emergenza, se il clan veniva al-
le mani con altri clan limitrofi,
la gente inerme, mentre i vali-
di lottavano, trovava provvi-
sorio rifugio nelle torri. Sino a
tempi non lontani, in Sarde-
gna, i conflitti tra gruppi (di
pastori e di contadini) per ra-
gioni di possesso (fossero pa-
struita agli inizi del Bronzo
medio. Gli altri (Losa e Santu
Antine) sono da supporre
eretti nel periodo medio e fi-
nale rispettivamente dellet
medio-bronzea. Si fatta la
ipotesi di includere e conclu-
dere in questa et tutti o qua-
si tutti i nuraghi monotorri.
Quanto alla loro origine, si
sale al Bronzo antico. Il Trobas
di Lunamatrona (un bel volu-
me di m 13 di diametro ester-
no con vano provvisto di due
nicchioni di m 6,10 x 10,77,
indice 0,56, e scala dandito)
sarebbe un esempio della pri-
ma fase costruttiva.
Quale fu (ci si chieder) la
destinazione di queste torri e
torrioni? La posizione, lam-
biente, la vicinanza allacqua,
la convenienza di suoli, la ro-
busta struttura e lelevazione
sono elementi che portano a
scoli o terreni seminati) erano
allordine del giorno. Unin-
terpretazione di tal genere per
le migliaia di nuraghi mono-
torri sparsi a grappoli nelle
campagne di tutta lisola, se
non del tutto certa, molto ra-
gionevole. Qualche piega del-
lenigma si risolve. Nel Bronzo
recente e finale, i nuraghi pre-
sentano un singolare e straor-
dinario nuovo fenomeno, nel
quale si deve leggere una sto-
ria complessa, come comples-
sa diviene la figura dei monu-
menti. A un buon 30% delle
antiche torri isolate (i nuraghi
monotorri) si addossano, fa-
sciandole e rinforzandole, al-
tre torri minori in vario nume-
ro, producendo schemi archi-
tettonici differenti, sempre vi-
stosi e non di rado colossali.
40 _ Sardegna nuragica Sardegna Nuragica 41
Gli elementi aggiunti al nu-
cleo di massima si contengono
in un sol piano, talvolta se ne
presentano due (Su Nuraxi-
Barmini); le camere manten-
gono la forma ogivale, rara-
mente hanno nicchioni, spes-
so, invece, feritoie che fungo-
no anche da finestrini per la
luce. Dallinsieme risulta un
nuraghe che si pu chiamare
plurimo o aggregato o polilo-
bato, nel quale le strutture di
addossamento, unite tra di lo-
ro da cortine rette o curvili-
nee, formano una massa domi-
siali prospettano direttamente
sul mastio (Monte e sorcu
Tueri-Esterzili). La stessa ad-
dizione frontale talvolta pren-
de sviluppo laterale, consi-
stente in due torri minori,
congiunte da cortina, che si
espandono lateralmente al nu-
cleo; la compagine di addossa-
mento lascia scoperta in parte
la torre centrale, talvolta pro-
segue in giro sino a contenerla
tutta.
nata al centro dalla torre mag-
giore (la torre antica) assomi-
gliabile a un mastio.
Lintegrazione della massa
avvolgente al nucleo pu av-
venire in tre modi: frontal-
mente, di lato, e a giro intero o
parziale. Nelladdizione fron-
tale, un semplice cortile prece-
de la torre maggiore (Giba e
scorca-Barisardo), oppure un
cortile racchiuso allestremit
opposta da una torre minore
(Molineddu-Sneghe); altri-
menti due torri minori coas-
Spesso un cortile coordina
gli accessi allinsieme delle
torri (nuraghe Sa mura e maz-
zala-Scano Montiferru); in al-
tri nuraghi ad addizione fron-
tale con espansione laterale
elemento di raccordo lin-
gresso della torre centrale
prolungato nella struttura ag-
giunta, verso cui convergono
lunghi corridoi dalle camere
delle due torri minori (Crasta-
Santu Lussrgiu).
42 Sardegna Nuragica Sardegna Nuragica 43
Ricostruzione
ipotetica del complesso
nuragico di Barumini
sconde larte di introdurre in
edifici dallapparenza cos
massiccia e compatta giochi e
soluzioni architettoniche che
li articolano in modo da ren-
dere appagante la fruizione e,
nello stesso tempo, offrire
unimmagine in qualche mo-
do estetica, comunque di for-
te impressione. Il fascino de-
riva, nei nuraghi di superiore
architettura, da particolari
meglio studiati e ostentati, nel
pur rigoroso tessuto generale
della costruzione. Dico delle
grandi gallerie, assimilabili a
quelle di Tirinto, nel nuraghe
Santu Antine; dellalto terso e
fluido, spettacolare catino del
cortile del Su Nuraxi-Barmi-
ni; dello spartito, in questo
come in altri nuraghi (Santu
Antine, Genna Maria, Orru-
biu, ecc.) dei mensoloni, a li-
vello del terrazzo, che sospen-
devano il balcone del piom-
batoio, modulando la scarna e
severa struttura muraria.
Laddizione laterale tangen-
ziale d luogo a variet note-
vole di schemi integrati: com-
binazione di nucleo e una tor-
re (Pliga-Loceri), o due torri
(Su Concali-Tertena), o una
torre e cortile (Mudegu-M-
goro), o due torri e due cortili
(Santa Sofia-Gspini) e infine
tre torri (Noddule-Nuoro). Il
fasciame concentrico sviluppa
forme polilobate, nelle quali i
lobi sono dati dagli elementi
turriti periferici. Si hanno cos
nuraghi trilobati a torri margi-
nali sporgenti, unite da corti-
ne rettilinee (Pranu Nuracci-
Siris) o curvilinee (Longu-C-
glieri), oppure con sequenza
continua ad andamento con-
cavo-convesso di torre e corti-
le (Santu Antine, Losa, Logo-
mache-Fonni). In altri nuraghi
lo schema concentrico qua-
drilobato, con andamento di
torri e cortine spezzato (Su
Nuraxi) o a sinuosit continua
(Santa Barbara-Macomr). In-
fine si hanno impianti di av-
volgimento pentalobati (Orru-
biu-Orroli) ed esalobati (Gen-
na Corte-Lconi).
In queste moli di pianta co-
s complessa, con ingegnose
soluzioni architettoniche, fu
impiegata una grande massa
di manodopera (da supporre
servile) guidata da maestran-
ze specializzate, in un disegno
organico di fabbrica cui sot-
tesa una direzione mirata al-
luso funzionale di tali monu-
menti. Colpisce, intanto, la
variet delle forme di aggre-
gazione delle partiture ag-
giunte al nucleo antico, che
denota creativit e adegua-
mento ai luoghi e ai tempi.
Una flessibilit che non na-
Nuraghe S. Barbara,
Macomer
Sardegna nuragica _ 47
Miracoli di ingegneria se
rapportati allepoca, ai quali
sta dietro una salda organiz-
zazione.
Matura ingegneria e disegno
funzionale che si esplicano
nel completamento dei nura-
ghi polilobati con cinte avan-
zate (antemurali), costruite a
protezione dei baluardi inter-
ni. Le lizze, che si lasciano
dietro lo spazio necessario per
il passaggio, la manovra e, al-
loccasione, il rifugio di per-
sone e di cose, si snodano in
torri (sino a sette) con unico o
doppio ordine di feritoie e
cortine di congiunzione, pur
esse munite di feritoie, cui si
addossano allinterno le scale
in muratura per salire al piano
di ronda: il duplice accesso
guardato da saettiere (Palma-
vera-Alghero, Su Nuraxi, Gen-
na Maria, Orrubiu e altri).
Nellantemurale di nuraghe
Losa fu applicato un dispositi-
vo a cremagliera con feritoie a
tiro incrociato. In una delle
torri della cremagliera, inter-
na alla ridotta (una ridotta a
tenaglia sporge invece dalla
lizza di Su Nuraxi), ricavato
un pozzo a muro, non essen-
docene dentro il baluardo a
tre lobi, a differenza dei pozzi
presenti nel cortile e in camere
dei nuraghi Santu Antine, Su
Nuraxi, Lugherras-Pauliltino,
Orrubiu. A Losa si osserva an-
che, eccezionalmente, la gran-
de muraglia esterna che inclu-
de nuraghe e villaggio, una
cinta megalitica assai rozza
daspetto, di m 292 x 133,
provvista di due torrette, un
saliente e sette accessi (quat-
tro posterule e tre porte a dipy-
lon aperte in torricelle con tet-
to a falsa volta).
Se chi mi legge ricostruir
mentalmente in insieme ma-
stio, baluardo polilobato e an-
temurale turrito, e terr pre-
sente che le tre partizioni ar-
chitettoniche si elevano a quo-
te diverse (circa a m 20, 15 e
10) non avr difficolt a rico-
noscere, in queste terrazze
degradanti dal centro alla pe-
46 _ Sardegna nuragica
riferia, un sistema fortificato
di difesa, caratteristico della
guerra dassedio. Ci e tutto
laltro che stato detto circa la
forma, la struttura e i congegni
dei nuraghi plurimi rende per-
suasi sulla ragione ultima di
queste imponenti e formida-
bili costruzioni: che sono ca-
stelli e, nello stesso tempo, se-
di di abitazione e governo di
signori e di principi. Sono pa-
lazzi-fortilizi (regge se si vuole
dire altrimenti), rispondenti
pienamente alla storia e alle vi-
cende traversate da conflitti
interni ed esterni, nel tempo
della bella et dei nuraghi
(cos si pu chiamare il tratto
di secoli dal 1200 al 900 a.C.) e
negli inizi della stagione delle
aristocrazie (900 - met VII se-
colo a.C.).
Diversa cosa dai nuraghi so-
no gli pseudonuraghi o nura-
ghi a corridoio o a galleria. Ci
che li accomuna soltanto la
tecnica costruttiva a grosse
pietre senza malta; di superfi-
cie, se non casuale, qualche al-
tra rispondenza di dettaglio.
Di pseudonuraghi se ne con-
tano oggi centottanta. Sono
strutture rozze e basse, molto
inclinate al filo esterno. Il con-
torno varia dal rotondo allel-
littico, al subquadrato e al ret-
tangolare (Cnculu-Scano M.,
Gianna Uda-Bonarcado, Tan-
ca Manna-Tempio, Fronte Mo-
la-Thiesi).
Linterno, al piano terra, si
presenta con uno o pi corri-
doi a solaio piano, che diven-
tano gallerie quando attraver-
sano in lungo o in largo la
costruzione, che allora mo-
stra due ingressi contrapposti
(Tusari-Bortigali, Sneghe-Su-
ni, Budas-Tempio). Al lato o
ai lati del corridoio si aprono
cellette in coppia, talora ripe-
tute, cos da formare uno
schema a transetto (citati Tu-
sari, Sneghe, Fronte Mola) e
partono scale in muratura, a
zig zag, che mettono al piano
unico superiore dove spesso
stanno i vani di dimora, ro-
tondi o quadrangolari, col
tetto in legno e frasche (Brun-
cu Mdugui, Fronte Mola).
Eccezionale, e in ogni caso
embrionale, la falsa cupola li-
tica (Friarosu-Mogorella, Pep-
pe Gallu-Uri, questultimo con
ingresso sopraelevato dal suo-
lo). Sembra che la forma dello
pseudonuraghe abbia prece-
duto nellorigine quella del
nuraghe con la tholos, il quale
peraltro ha premesse nella tor-
re circolare a copertura lignea
dellet del Rame (Sa Corona-
Villagreca, Taro o Corte Broc-
ci-Giara di Gsturi).
Lo pseudonuraghe si affer-
ma nel periodo del Bronzo an-
tico, mostrando per piante di
corridoio (a elle, a transetto) in
Corsica, in Bretagna e in In-
ghilterra gi presenti in tombe
dellet dei primi metalli (o
Calcolitico). Del resto in que-
stultima et (verso la fine) pa-
re essere stato costruito lo pseu-
donuraghe di Bruncu Mdugui,
a tener conto della cronologia
a C14 intorno al 1820 a.C.
In un certo momento (Bron-
zo medio) si nota la fusione
di nuraghe a tholos e pseudo-
nuraghe, esemplificata dagli
edifici di Albucciu-Arzachena
(cronologia a C14 del 1220
circa a.C.), Tanca Manna-Fon-
ni, Gurti Aqua-Nurri, Su Moli-
nu-Villanovafranca, ecc.
Sebbene altrove lo schema a
corridoio dello pseudonura-
ghe trovi esclusiva applicazio-
ne in sepolcri, in Sardegna fa
luogo a costruzioni che si de-
vono ritenere destinate ad uso
corrente: ad abitazione, come
dimostrano le camere al piano
superiore o i terrazzi, la pre-
senza dei quali, taluni provvi-
sti di balconcini su mensole
(Albucciu), suggerisce anche
una certa funzione di vigilan-
za, come semplice avvistamen-
to di turbative o pericoli relati-
vi alla terra e alle sue risorse
produttive.
A questo punto occorre ri-
cordare, sia pure di scorcio, le
colline e montagne fortificate
da recinti contenenti il nura-
ghe, torri minori e nuclei di ca-
panne nellOgliastra (Serbissi-
Osini, Scer-Ilbono), in Gallu-
ra e altrove.
In particolare, poi, non si
pu omettere un cenno allar-
ce di Antigori-Srroch. Qui
una collina isolata coronata
da una roccaforte a sistema di
cinque torri e di cortine colle-
gate col dirupo naturale, aven-
te al culmine dellarea terraz-
zata un nuraghe monotorre.
Insieme a ceramiche locali, vi
si sono rinvenuti un centinaio
di vasi micenei, del Miceneo
III b (1340-1210) e c (1200-
1110 a.C.). ovvia limpor-
tanza dellinsediamento nura-
gico in un punto strategico del
golfo di Cagliari, e cos il signi-
ficato dei ritrovamenti per la
storia dei contatti tra Sardi in-
digeni e popolazioni esterne
del Mediterraneo.
Sardegna nuragica _ 49
Nuraghe Albucciu,
Arzachena
L
a civilt nuragica eredi-
ta alcuni tipi tombali
dal Neolitico e dal Cal-
colitico, e altri li elabora origi-
nalmente. Tra i primi c il ti-
po dellipogeo, detto popolar-
mente in lingua sarda domu
de janas (casa di fate). In et
prenuragica si costruirono a
migliaia le grotticelle a comin-
ciare dal Neolitico medio (cul-
tura di Bonuighinu: 3730-3300
a.C.), per infittirle nel Neoliti-
co recente (cultura di Ozieri:
3300-2490) e continuarle nel
Calcolitico (culture di Abealzu,
Monte Claro e corrente del
vaso campaniforme: 2490-
1800).
Nel Bronzo antico (ossia
nella prima fase della civilt
nuragica: cultura di Bonnna-
ro), luso dellipogeo si dira-
da, limitato a territori del Sas-
sarese e del Goceano nella
Sardegna settentrionale, men-
tre nel resto dellisola cessa
completamente, per far luogo
alle tombe in costruzione me-
galitica.
I poco pi di trenta ipogei
di questo periodo (il 75,7%
costruiti ex novo, i restanti ria-
dattati) si distinguono per due
caratteristiche.
La prima (relativa alla mag-
gioranza di essi) che la pian-
ta resta conclusa in ununica
celletta di forma rotonda, per
lo pi con soffitto concavo
(per esempio San Giorgio-Sas-
sari) o rettangolare ed ellitti-
co-ovale (per esempio S. Ma-
ria de iscalas I-Osilo, Chercos-
Usini, Sas Puntas o Binza de sa
Punta-Tissi). Alcune grotticel-
le a cameretta rettangolare mo-
strano una banchina perime-
trale, che include una fossa in-
torno alla quale si girava per
non calpestare i defunti, e nic-
chiette sovrastanti per offerte
(Molaf-Sassari, Siscia e sas
piras I-Usini). Sono simili a ipo-
gei dellisola di Maiorca (per
esempio Son Sunyer 5-Palma)
del Bronzo antico balearico
(dal 1800 al 1500 a.C.).
La seconda caratteristica
consiste nellarchitettura della
facciata che presenta, scolpita
nella roccia, una stele ricurva
sopra la porticina dingresso
ai cui lati, talvolta, si rilevano
dei sedili. Inoltre, sullalto del
prospetto allinizio della co-
pertura esterna talora confor-
mata a sezione di botte (Cam-
pu Lontanu-Florinas), figura-
no costantemente tre incavi
Sardegna nuragica _ 51
LE TOMBE
Tomba di Giganti
Campu Lontanu, Florinas
contenenti altrettanti betilini
di pietra a coronamento deco-
rativo e simbolico della tomba
(i betilini sono stati trovati an-
cora in posto nellipogeo VIII
di Sos Furrighesos-Anela).
Profilo arcuato della faccia-
ta, stele, banchina, incavi so-
no particolari architettonici e
di arredo che si riscontrano
nella tomba megalitica detta
di Giganti. Ci dimostra la
contemporaneit degli ulti-
missimi e segregati prodotti
dellipogeismo sardo con le
prime manifestazioni di una
tipica forma isolana di se-
polcro, destinata a diventare
costante nelluso, essendone
durata la costruzione per al-
meno 800 anni.
Appunto il megalitismo la
nota dominante nellarchitet-
tura funeraria del tempo dei
nuraghi. Senza escludere la per-
sistenza del dolmen semplice,
conosciuto in Sardegna sino
dal Neolitico recente, la forma
derivata della alle couverte
(viale coperto), anche essa
presente durante lo svolgersi
delle culture di Ozieri e di
Abealzu (Sa Corte noa e Sa cor-
te e pranu maore-Lconi), si
afferma e si diffonde nella pri-
ma fase della civilt nuragica
(Bronzo antico). Alles a lun-
go vano rettangolare per lo
pi interrato, limitato e coper-
to da rozzi lastroni, la facciata
rettilinea, il tutto nascosto da
tumulo di terra e pietre (i mor-
ti inumati collettivamente),
furono costruite, in questo pe-
riodo, in diverse parti della
Sardegna. Basti ricordare i se-
polcri megalitici, con struttura
ortostatica, di Li Lolghi e Cod-
du Vecciu-Arzachena, di Mon-
te de sape-Olbia, di Su Cuad-
du de Nixis-Lunamatrona,
poi trasformati in tombe di
Giganti con stele arcuata nel
mezzo dellesedra, nellandan-
te Bronzo antico e nei primi
tempi del Bronzo medio. Nel-
la prima fase nuragica furono
fabbricate le alles di San Mi-
chele e Tramassunele-Fonni,
che si distinguono per essere
fornite nel prospetto di lar-
ghissima stele trapezoidale col
portello scolpito alla base. Ma
nel Bronzo antico nasce e si
sviluppa soprattutto la tomba
di Giganti, di stile dolmenico-
ortostatico. Questa si differen-
zia dalla alle per il disegno
del prospetto a esedra conca-
va, definita da lastroni infitti
verticalmente che vanno cre-
scendo in elevazione dalle e-
stremit delle ali al centro do-
ve domina, con valore archi-
tettonico e significato simboli-
co, lalta stele monolitica o bi-
litica, con uno o due listelli
trasversali, talvolta con incavi
(finestrelle finte) al lato della
porticina ricavata al piede del-
la stessa stele. Esempio assai
antico la tomba di Giganti di
Aiodda-Nurallao, con stele ar-
cuata a finestrelle finte (come
52 _ Sardegna nuragica
Tomba di Giganti
Su Cuaddu de Nixis, Lunamatrona
nella stele di Su Cuaddu de Ni-
xis).
Il vano a naveta, di sezio-
ne ovale, strutturato a filari
di pietre in gran parte ricavate
da spezzoni di statue-menhirs
armate, di et calcolitica
(cultura di Abealzu?): misura
dal fondo allinterno del por-
tello m 8,93 di lunghezza x m
1,96 / 1,06 di larghezza. Sta-
tue-menhirs non armate ma
provviste dun oggetto in for-
ma di paletta (forse simbolo
di potere e di comando) iden-
tico a quello recato alla vita
da sculture eneolitiche del
Mezzogiorno francese, stava-
no nellesedra, a protezione
dei morti (in questo caso par-
rebbero grandi capi di trib),
della tomba di Pedras Dola-
das-Silanus. Le statue sarde
sembrerebbero pi recenti di
quelle francesi e contempora-
nee al sepolcro che si ritiene
essere stato costruito agli inizi
del Bronzo antico.
contenitore, con altre forme
vascolari, fu deposto nella si-
mile tomba di Palatu-Brori
(corpo di m 14,50 e m 4,00 di
lunghezza e larghezza rispet-
tivamente, vano di m 11,55 x
1,10). Le analisi di idratazio-
ne di campioni dossidiana,
facenti parte della suppellet-
tile funeraria, hanno fornito
datazione di 1588 200 e
1334 126 a.C.
Nello stesso tempo, nella
Sardegna centro-meridionale,
fa la sua apparizione e si svi-
luppa un altro tipo di tomba
di Giganti, a struttura pro-
priamente nuragica, cui non
estranea la grande voga che
prende il nuraghe monotorre.
Permane la sagoma a corpo
rettangolare absidato con ese-
dra (schema che sembra sim-
bolizzare la testa del toro).
Per sparisce il tumulo, cos
che la struttura litica diventa,
per cos dire, solare e offre
alla vista e allattenzione spiri-
tuale le belle linee scandite a
filari nei fianchi rettilinei e
nella dolce curva dellabside.
Nellesedra non c pi la ste-
le o altro ornato, rimane la
nuda ed elegante prospettiva
del muro concavo ordinato a
file di pietra. Il portello aper-
to nel muro; dietro sta loscu-
ro e impressionante vano tom-
bale. Al lettore presento due
esemplari di tale tipo di tom-
ba, se mai gli venisse voglia di
fare una visita.
Il tipo dolmenico-ortostati-
co della tomba di Giganti
continua a svolgersi durante
il Bronzo medio (facies Sub-
bonnnaro: 1500-1200 a.C.),
in particolare nella Sardegna
centro-settentrionale. ben
nota di questo periodo la
maggiore delle tombe di Go-
ronna-Pauliltino. Una mo-
numentale costruzione in ba-
salto lunga m 24,60, camera
di m 18,25 di lunghezza x m
1,31 di larghezza (superficie
mq 23,90); una lastra della
copertura misura mc 2,16 e
pesa t 6,78. Trovati fra laltro,
a corredo dei defunti, un vaso
con ansa a processo ascifor-
me e un contenitore biconi-
co a tesa interna, decorato a
specchi riempiti di punti im-
pressi col pettine. Nellesedra
un betilo conico di basalto,
dun tipo presente anche in
altre tombe di Giganti del ge-
nere (vedi capitolo Monu-
menti di culto). Un analogo
54 _ Sardegna nuragica Sardegna nuragica _ 55
Sulla giara di Siddi (un al-
topiano dal paesaggio arcaico,
quasi un fossile) spicca la tom-
ba di Sa domu e sorcu la casa
dellorco. La mole megalitica
si allunga per m 15,20, la fac-
ciata ricurva si apre per m 18,
la copertura offre limmagine
duna chiglia di nave rovescia-
ta. Forte linclinazione della
continua ritmica muratura, a
filari di basalto e lava: (da 20 a
30). La camera, di sezione tra-
pezoidale con aggetto di 8,
copre la lunghezza di m 9,72 x
1,24, con elevazione di metri
2,45/2,36; la chiudono lastro-
ni da 4,16 a 1,59 mc e del peso
da 12,48 a 4,77 t. V una cel-
letta, a sinistra di chi entra, so-
praelevata sul pavimento ac-
ciottolato. Figura e struttura
interna ed esterna trovano ri-
scontro speculare in naus o na-
vetas di Minorca, nelle Baleari
(ad esempio Rafal Rub-Ma-
hn): lo stesso respiro megali-
tico, un clima depoca, un mo-
do di vedere e costruire medi-
terraneo-insulare.
Laltra tomba che propongo
per la visita quella, in grani-
to, sita in localit San Cosimo-
Gonnosfandiga chiamata Sa
grutta de Santu Giuanni la
grotta di San Giovanni. la
pi grande che si conosca a
oggi in Sardegna: 30 m di lun-
ghezza, compresa la crepidine
che la sostiene, e 24,10 di lar-
ghezza allesedra. Vano a se-
zione tronco-ogivale, lungo m
Ricostruzione ideale
di Tomba di Giganti
16,50, largo 1,40 (superficie
mq 23), alto 1,90. Interessante
il corredo includente, tra le al-
tre forme vascolari, contenito-
ri a tesa interna con decorazio-
ne a punteggiato e nervature,
come a Goronna e Palatu (da
qui la contemporaneit del ti-
po di tomba di Giganti nura-
gico e di quello dolmenico-
ortostatico con stele arcuata).
Furono rinvenute anche perle
di pasta vitrea, gioielli dim-
portazione (micenea, egizia,
europea?).
Mentre il tipo nuragico
perdura nel Centro-sud del-
lisola per tutto il tempo del
Bronzo recente e finale (1200-
900 a.C.), quello dolmenico-
ortostatico del Centro-nord
viene gradatamente a cessare e
lo sostituisce un altro tipo di
tomba di Giganti che si carat-
terizza per la raffinata lavora-
zione a scalpello della struttu-
ra muraria e la precisa colloca-
zione in opera delle singole
membrature architettoniche,
dove si alternano ortostati e fi-
lari, e per la presenza costante,
al centro dellesedra, di una o
due pietre sagomate e fregiate
con una partitura di quattro
dentelli separati da tre incavi
(un elemento decorativo e an-
che simbolico incentrato sul
concetto religioso ternario).
Di natura simbolica sono al-
tres le lastre di fondo del vano
funerario aventi un rilievo
quadrangolare (Bhatos-Sdi-
lo), Sa Mrghine-Talana, Roja
de murta-Bauladu: la lastra di
questultima tomba con perni
dincastro nelle fiancate e nel
tetto; lo sono inoltre le pietre
quadrangolari e pentagonali
con rilievi a ogiva, a triangolo
e in quadro, da interpretarsi
forse come chiusini (Tamuli-
Macomr).
Sino ad ora conosciamo una
trentina di tombe di Giganti
con fregio, estese dalla Gallu-
ra allaltopiano di Abbasanta e
dalla Planargia alle Baronie e
allOgliastra per il Marghine e
la Barbagia.
Eccezionale la presenza nel
Sud: la tomba di Su nidu e su
crobu-S. Antioco, nella quale il
monolite trapezoidale con i
dentelli fu integrato successi-
vamente nella struttura in
opera poliedrica di roccia vul-
canica del sepolcro pi antico.
Vorrei invitare chi mi legge a
fare una visita al gruppo di
quattro tombe di Giganti di
Madau-Fonni, dove venivano
sepolti gli abitanti di tre pros-
simi villaggetti situati nella
Tomba di Giganti
Madau, Fonni
bella valle del riu Gremanu,
sotto il passo di Corru e boe
(sarcu de corru e boe chia-
mato in sardo, perch ha la
forma di corna di bue: vi si ve-
deva il segno della divinit
taurina al modo che gli Egizi
visualizzavano Apis, il grande
dio di Menfi?).
Spicca nel gruppo la mag-
giore tomba, un monumentale
mausoleo di preziosa architet-
tura. Eleganti e levigate le strut-
ture, in granito.
Lungo m 22,20 dallabside
alla corda dellesedra ampia
24 m, il corpo murario com-
posto a sfoglie contiene il va-
no funerario, di pianta trape-
zoidale (m 9 x 1,20/1,00), ogi-
vale in sezione con pareti a fi-
lari di conci strapiombanti e
coperte allaltezza di m 1,50
da lastrine di schisto.
Nel pavimento sono stati re-
impiegati lastroni, taluni con
incavi, appartenuti alle fianca-
te o al soffitto duna pi antica
tomba di Giganti (del Bronzo
medio), della quale sono stati
messi in opera nella nuova an-
che un grosso spezzone della
stele arcuata, che fa da soglia
al portello, e squadroni della
muratura formanti il bancone
delle offerte. Un chiusino di
cm 64 x 57/52 ferma il portel-
lo, che era sovrastato dal fre-
gio a dentelli (qui ricavato in
due elementi litici sovrappo-
sti): unico ma distinto e signi-
ficativo segno, messo a modu-
lare, nellesatto centro, la mo-
stra tersa della facciata, com-
posta da filari orizzontali re-
golari di conci sulla base orto-
statica di lastroni di perfetta fi-
nitura. Davanti al portello sta
il focolare rituale di purifica-
zione. La facciata emerge tutta
in vista sino dalla base che nel
resto della tomba nascosta
da un tumulo di terra e pietre
di rincalzo alla struttura dim-
pianto, inclinato verso lester-
no per facilitare lo sdoccio del-
lacqua piovana (allinterno del
tumulo sono stati rinvenuti
mazzuoli, asce a gola, percus-
sori di pietra dura, gettati l in
pezzi, dopo aver servito a ta-
gliare e rifinire il materiale liti-
co delle strutture della nuova
tomba).
Il tumulo si ferma allaltezza
duna crepidine che gira intor-
no al vano sepolcrale, e fa luo-
go alla sofisticata sovrastrut-
tura di coronamento che risal-
ta in bella evidenza architetto-
nica con la sagoma a naveta
(simbolo della barca dei mor-
ti e del viaggio ultraterreno)
per laltezza di m 1,50 sopra la
platea. Elementi del corredo
funerario (cote, braccialetto di
bronzo, fuseruola fittile), oltre
le ceramiche, suggeriscono la
presenza di morti dei due ses-
si. Assidua era la presenza dei
parenti nellarea cerimoniale
dellesedra, e copiosa lofferta
di cibo e bevanda contenuti in
vasi di terracotta lisci e deco-
Sardegna nuragica _ 59
Interno della Tomba
di Giganti di Madau, Fonni
thos-Sdilo, Elighe Onna-San-
tu Lussrgiu e di Su Nidu e su
crobu (corni litici in roccia tu-
facea). Lultima forma di tom-
ba nuragica non pi megali-
tica. I sepolcri individuali del-
la stagione delle aristocrazie
(dal 900 al 500 a.C.) sono a
pozzetto e a cassone. Nei poz-
zetti di Monti Prama-Cabras i
morti erano stati inumati in
posizione seduta.
La suppellettile tutta di
cultura geometrica e orien-
talizzante (statuette e armi in
bronzo, ceramiche, gioielli).
rati con la tecnica dellimpres-
sione a pettine tipica dellepo-
ca, rinvenuti in pezzi per esse-
re caduti dal bancone su cui
erano stati deposti allorigine.
Si aggiungono, tra i doni, ma-
cine e pestelli di pietra asso-
ciati allofferta di grano e orzo,
e betilini di trachite, simboli
forse della divinit taurina (o
di altra divinit) protettrice
dei defunti, oppure aventi si-
gnificato scaramantico. Simili
oggetti rituali sono stati trova-
ti anche nelle tombe di Gigan-
ti con fregio a dentelli di Ba-
Tomba di Giganti
di Sena e Tomes, Dorgali
L
a grandiosit, lattrez-
zatura e la simbologia
fanno delle tombe me-
galitiche veri e propri monu-
menti di culto: del culto dei
morti, fossero questi perso-
naggi di prestigio (capi ante-
nati eroizzati dei quali parla la
tradizione letteraria, dicendo-
li capaci di erogare salute a
chi incubava presso i loro
sepolcri), fossero componenti
di un gruppo o duna comuni-
t in cui si riassumevano le vir-
t determinanti la devozione
dei vivi. Il megalitismo dei se-
polcri fissa in grande le me-
morie, e d il senso che si sia
costruito per leternit: ci fa
parte dellidea religiosa e del
culto.
Pi chiara diventa questa
concezione quando si ha pre-
sente lassociazione alla tom-
ba di arredi rituali (li abbiamo
addietro indicati) ma soprat-
tutto di semata (segni) figu-
rati che attengono al sacro. Tra
gli ultimi risaltano i btili, co-
nici e troncoconici, alti da uno
a due metri: i conici legati alle
tombe di Giganti del Bronzo
medio, gli altri ai sepolcri del
Bronzo recente e finale. Se ne
conoscono una cinquantina,
quasi tutti in basalto, una roc-
cia scura adatta, come le for-
me stilizzate e astratte, al do-
minio dellaldil. Significativi
appaiono i btili conici fallici e
con mammelle (Tamuli-Maco-
mr), nei quali facile ricono-
scere lentit maschile e quella
femminile che, coniugandosi
presso la stessa tomba, simbo-
leggiano la copulazione di di-
vinit dei due sessi al fine di ri-
creare la vita spenta nei morti.
Ierogamia sessuale allusa an-
che nellaccoppiamento di se-
gni di falli e mammelle in altre
tombe di Giganti.
Quanto ai btili tronco-co-
nici, ve ne sono con incavi
scolpiti tutto allingiro poco
sotto la sommit in numero di-
spari (da tre a cinque). Gli in-
cavi rappresentano occhi e,
nellessenza, il monolite sub-
antropomorfo vuole figurare
una divinit guardiana dei de-
funti, una sorta di Argo panop-
ts, cio dai numerosi occhi
(sar la dea degli occhi neo-
litica, sar un essere assimilabi-
le al mostro dai quattro oc-
chi e quattro braccia, due spa-
de e due scudi effigiato in sta-
tuine di bronzo del santuario
di Abini-Teti?).
Sardegna nuragica _ 63
MONUMENTI DI CULTO
Betili da Tamuli, Macomer
gli ex voto in bronzo e altra
materia. Circa un migliaio di
armi e oggetti enei, tra cui un
centinaio di statuette, vennero
raccolti nel secolo scorso, co-
stituendo la pi ricca stipe vo-
tiva del tempo dei nuraghi.
Vennero fusi in unofficina
prossima al luogo di culto, co-
me dimostrano elementi di
stagno, rame e di lignite usata
come combustibile; vi si trat-
tava pure il piombo e il ferro.
Fervore di fede, di lavoro e,
nelloccasione festiva, di mer-
cato. Ancora oggi la gente bar-
baricina favoleggia di demoni
della pioggia che si aggirano
a frotte tra rupi di granito e
boschi, nella convalle e nelle
montagne circostanti e la fa-
vola aumenta la suggestione
del sito.
Nel santuario di S. Cristina-
Pauliltino, steso su un alto-
piano tra antichi olivi, poco
distante dal nuraghe e dal pic-
colo borgo nuragico, fa spetta-
colo il meraviglioso pozzo sa-
cro, contornato dalle casette
Di grande interesse sono ap-
punto i santuari, il cui tessuto
religioso si incentrava per lo
pi sul tempio a pozzo, dove si
venerava la (o le) divinit del-
lacqua di vena e che, talora, si
arricchiva di altri sacelli. Il
santuario di Abini, situato nel-
la remota e solitaria valle di Sa
badde de sa domo e di Sa bad-
de de sa bidda (la valle della
casa e la valle del paese,
nome derivato dalla presenza
di alcune capanne circolari del
villaggio nuragico), era fre-
quentatissimo dalla gente di
montagna, soprattutto nella
prima Et del Ferro; ma la vita
vi documentata sin dal Bron-
zo medio e in quello recente.
La festa vi si doveva celebra-
re sul finire della primavera o
allinizio dellestate, quando
limpetuoso fiume Taloro con-
sentiva laccesso sicuro. Nel
duplice recinto del sacello del-
le acque, costruito in eleganti
blocchi di trachite, stavano
esposti, appesi alle pareti o im-
piombati su piedistalli litici,
Sardegna nuragica _ 65 64 _ Sardegna nuragica
Pozzo Sacro di
Santa Cristina,
Paulilatino
per i novenanti e dai posti di
mercato.
Si vedono inoltre lampio
vano della sacrestia e il recinto
per la fiera del bestiame. Gi
verso il IX secolo a.C., come
testimoniano le statuette in
bronzo fenicie e indigene, il
sacro vi esplodeva, come av-
viene ancor oggi nel muriste-
ne presso la chiesetta rustica
della santa, che, nella forma
circolare, imita lantico.
Ma in quello di S. Vittoria
di Serri, visibile quasi da ogni
parte situato com in un pae-
saggio dincanto sullaperta e
dominante giara, che appa-
re completa lorganizzazione
del santuario. Il disegno edili-
zio e architettonico consta di
parti diverse, mirate a compor-
re festa religiosa e civile, mer-
cato e assemblea politica. C,
ben distinta, la zona templare
(un tempio a pozzo e un sacel-
lo rettangolare).
Gli spassi e i giochi festivi e
gli affari del mercato si svolge-
vano in un vasto recinto ellitti-
co, con porticato e vani roton-
di per il soggiorno dei festaioli
e coi posti per i rivenditori. In
disparte, presso un gruppo di
dimore stabili destinate alle
famiglie che avevano cura del
santuario, spicca lampia ro-
tonda coperta dellassemblea
dei prncipi (larredo duna
bacinella e dun btilo in cal-
care e il ritrovamento di sta-
tuette bronzee di animali tra i
resti di cenere e carbone indi-
cano una cerimonia sacrificale
di propiziazione del buon esi-
to della seduta o di suggello
sacro del patto politico).
In questo santuario si coglie
il massimo sforzo organizzati-
vo, tendente a far coagulare la
solidariet popolare e nazio-
nale della societ del tempo.
Qualcosa di vicino al modo
dei Greci che recuperavano la
nazione morale, pur scontan-
do la divisione politica, nei
celebri santuari panellenici.
Posto fortificato da un nura-
ghe complesso nel Bronzo re-
cente e finale, S. Vittoria di-
vent luogo pacifico, neutra-
le, quando vi si costru il san-
tuario allinizio della stagione
delle aristocrazie. Un santua-
rio pansardo che visse a lun-
go, celebratissimo, come di-
mostrano i numerosi e prezio-
si ex voto (si pensi alle qua-
ranta e pi figurine di bron-
zo), e cadde soltanto quando
ne fecero un rogo i conquista-
tori cartaginesi.
Oltre che nei santuari famo-
si, la profonda religiosit dei
Sardi nuragici si esplic diffu-
samente in luoghi minori con
edifici di culto, nei villaggi e
nelle campagne. Tipica co-
struzione sacra dellepoca il
tempio a pozzo. Se ne contano
attualmente una quarantina.
Presentano uno schema ugua-
le in tutto il territorio isolano,
mantenendolo costante, salvo
66 _ Sardegna nuragica
Pozzo Sacro di
Santa Vittoria, Serri
un corpo costruttivo, orienta-
to da nord-nord-ovest a sud-
sud-est, lungo m 17,47. Vesti-
bolo di pianta trapezoidale di
m 2,62 x 1,87, scala di 17 gra-
dini, vano del pozzo di m 1,25
di diametro, altezza al culmi-
ne della pseudocupola m 6,81
con 28 filari di schisto; lo co-
pre unintercapedine in origi-
ne voltata. Eccezionale il cor-
tile esterno, circolare, con se-
dili alla base delle
pareti, accessi-
bile dal piano
di campagna
scendendo
una scala di
quattro gradini.
Forse ledificio fu
costruito nei secoli fi-
nali del II millennio
a.C., ristrutturato verso il
IX-VIII secolo. Nel VII-VI vi
fu esposta in voto una statuet-
ta lignea. Il pozzo di S. Ana-
stasia, contornato da recinti e
vani rotondi con sedili, nic-
chie, focolari e un btilo, un
edificio lungo m 12 circa,
atrio rettangolare di m 3,50 x
2,10, scala di 12 gradini, tho-
los di m 3,55 di diametro x
5,05 daltezza. Cos era verso
il XIII-XII secolo a.C.
Poi, intorno al IX secolo, fu
ristrutturata la facciata in cal-
care, tutta scolpita con fregi
geometrici a zig zag, spina di
pesce, cerchielli concentrici,
bozze mammillari sulla tra-
beazione a conci dentellati e
dipinti e nello spazio triango-
lare del timpano avente al
centro una testa di toro in ba-
salto. Alla sommit del pozzo
un muro basso limita unarea
rotonda lastricata per le ceri-
monie (la stessa si osserva nel
pozzo di S. Cristina). Gran
quantit di offerte, in bronzo,
ceramica liscia e decorata
geometricamente, anche con
plastiche antropomorfe, a S.
Anastasia. Ancor
oggi la gente
ritiene saluta-
ri le acque del
tempio, che
chiamato Sa
funtana de is do-
lus, la fonte che
cura i dolori reumati-
ci. Su Tempiesu un gio-
iellino darchitettura. Una
nota gentile in un paesaggio
aspro, di macchia, nascosto
su un costone, oggi solitario,
che guarda lontano il mare
Tirreno. Conci di trachite
bollosa, perfettamente squa-
drati, compongono la struttu-
ra: la facciata con coronamen-
to a cuspide sormontata da
un fascio di spade di bronzo, i
fianchi di forte inclinazione,
lestradosso a doppio spio-
vente. Lo scalpello ha moda-
nato a scanalature e sgusci le
ali del timpano, ha rilevato
bozze mammillari in alcuni
conci del prospetto, ha polito
il semplice lineare profilo del
resto delle murature.
il progressivo affinamento tec-
nico, dal Bronzo recente, nel
quale si constatano i primi
esemplari, allet del Ferro,
periodo del massimo svilup-
po. Ledificio manifesta unit
di pensiero e di pratiche reli-
giose che coinvolgono lintero
popolo (o tutti i popoli) della
Sardegna, ad onta della divi-
sione cantonale. La predile-
zione del tipo dimostrata
non soltanto dalla diffusione
generalizzata, ma anche dal
vederlo moltiplicato, talvolta,
in una stessa localit (Matzan-
ni-Vallermosa, Musuleu-San
Nicol Gerri).
Il disegno costruttivo del
tempio a pozzo consta di tre
parti essenziali: vestibolo a
fior di suolo di varia figura
planimetrica, scala coperta da
solaio di architravi digradanti,
vano voltato a falsa cupola che
fa da pozzo dacqua sorgiva o
che ricopre un pozzo sotto-
stante fungendo da camera
daria. Il pozzo il centro ma-
teriale e ideale dellinsieme ar-
chitettonico, il cui carattere di
penetrale segnato dal re-
cinto (sorta di tmenos) che lo
racchiude. La parte sopraterra
delledificio sacro si compone
di una struttura a tamburo
bombato in corrispondenza
del pozzo che si lega in conti-
nuit a un corpo rettilineo a
doppio spiovente includente
scala e atrio; in questo si espo-
nevano gli ex voto e figurano
attrezzature per i sacrifici (va-
schetta, banconi, ecc.). A giu-
dicare da un esempio rimasto
quasi integro (Su Tempiesu-
Orune) la facciata, avente nel
mezzo la porta dingresso ar-
chitravata, finiva a timpano
nelle forme pi elaborate, con
trabeazione, specchio triango-
lare e culmine decorati. Nei
pozzi di Santa Vittoria e Santa
Anastasia-Srdara, sul fronto-
ne spiccavano teste taurine in
rilievo. Allesterno dei templi
cera poi tutto un contorno di
arredi rituali e simbolici in
pietra lavorata (btili, altarini
fregiati, cippi capitellati).
Possono dare idea del tipo
di edificio i pozzi sacri di Sa
Testa-Olbia e di S. Anastasia,
e quelli di Su Tempiesu e S.
Cristina. I primi due, che so-
no pi antichi, fanno vedere
un fabbricato di tecnica nura-
gica vera e propria, con pietre
appena sbozzate ad apparec-
chiatura grezza e irregolare
(le camere dei pozzi sembra-
no camere interrate di nura-
ghe). I due secondi sono co-
struiti in pietra da taglio, a
profili precisi, e dimostrano
sensibilit artistica raffinata e
moderna. Pare di poterli ri-
collegare ai monumenti a tho-
los di ritmo perfetto, che gli
scrittori antichi oppongono
alle costruzioni sarde fatte al-
la maniera arcaica dei Greci,
intendi Micenei.
Il pozzo di Sa Testa presenta
Sardegna nuragica _ 69 68 _ Sardegna nuragica
Dallestro e dallabilit con-
sumata degli artigiani nato
un piccolo edificio lungo m
7,70, largo al prospetto m
3,55, alto al colmo m 6,65.
Il vestibolo di m 1,55 x
1,07/1,30, di m 3,27 daltez-
za, strapiomba nelle fiancate
provviste di sedili e stipi sotto
il soffitto ad archi monolitici.
Nel pavimento le lastre si uni-
scono con giunti esatti per via
di piombo colato negli inter-
stizi, e sottostante alle lastre
corre un canaletto per il de-
flusso dellacqua del pozzo. A
questo scende la scala (m
0,45 x 0,87 di larghezza) con
appena quattro gradini salda-
ti con grappe plumbee.
La tholos in miniatura (m
0,60 di diametro di base, al-
tezza m 2) integralmente
conservata nei suoi undici
anelli di pietra squadrata.
Precedono il sacello due cor-
tili, uno esterno e uno inter-
no, costruiti in tempi diversi
come dimostrano il materiale
e la tecnica differenti. In un
tratto del muro del cortile in-
terno ricavata unapertura
che ora fa passare al di fuori
lacqua proveniente dal-
latrio, ma che in origine da
supporre fosse stata lingres-
so duna fonte protetta da cu-
poletta, ossia il primo im-
pianto del luogo di culto che
dette poi occasione alla co-
struzione pi elaborata del
tempietto. Il resto delle mu-
rature dei cortili, in filaretti di
schisto, venne successivamen-
te a questultimo. Cos linsie-
me delle strutture rivela tre
fasi edilizie: la prima del
Bronzo recente, il sacello del-
la prima et del Ferro e la ter-
za (il riadattamento) pi tar-
diva. I materiali archeologici
(gran quantit di bronzi
duso e figurati e ceramiche)
Fonte Sacra di
Su Tempiesu, Orune
Sardegna nuragica _ 71
me in uno scrigno, lelemento
liquido prezioso per i campi, il
bestiame, luomo stesso, e la
siccit (sa siccagna la chiama-
no oggi i Sardi): male antico
come la peste, la carestia e la
fame.
Quale, o quali, divinit o es-
seri supremi le genti nuragi-
che evocavano per contrastare
questo ciclo infernale? Cer-
tamente lo spirito infernale,
sotterraneo, che esse riteneva-
no albergasse nei pozzi e nelle
fonti, ossia il toro. Le teste tau-
rine scolpite sulle facciate dei
templi di Srdara e Serri ne so-
no, pi che indizi, prove. Si
aggiungono, a conferma, ma-
teriali in bronzo e terracotta
che figurano o recano segni
dellanimale divino.
Nella stipe del pozzo sacro
di Camposanto-Olmedo, sta-
va un idoletto bronzeo in for-
ma di protome taurina; vasi
votivi del pozzo di Serri pre-
sentano la superficie segnata
da corna bovine stilizzate; dal
pozzo di Srdara viene il resto
di unanfora piriforme, dove
uno strano essere antropo-
morfo stringe al petto unasta
cornuta (qui anche, tra i vasi
rituali, ce n uno avente il col-
lo conformato a fallo, sim-
bolo che si addice al toro fe-
condatore al pari dellacqua).
Dio-Toro salutare, inoltre.
Lo dicono le denominazioni
di Sa funtana de sos malvidos
di Orani e di Sa funtana de is
dolus di Srdara, e lo ribadi-
scono gli autori antichi quan-
do ricordano le virt mediche
fisiche e psichiche delle acque
di vena.
possibile che lo stesso es-
sere infernale entrasse nel
giudicare i malvagi. In quei
tempi lontani non esisteva il
diritto positivo. Svelare la col-
pevolezza o linnocenza si rite-
neva appartenesse al sovra-
sensibile, che si estrinsecava
attraverso misteriosi fenome-
ni naturali. Sulleffetto di que-
sti si fondava la pena o lasso-
luzione del reato. Le fonti an-
tiche narrano che in Sardegna
il giudizio di Dio fosse affidato
alle acque calde (le stesse che
curavano e guarivano le malat-
tie degli uomini), cio al dio
delle acque. lordalia del-
lacqua, di cui esiste un inte-
ressantissimo documento ar-
cheologico.
Presso la chiesa rurale di
Santa Lucia (si badi, la santa
degli occhi, della luce) a Bo-
norva, sgorgano dal suolo tra-
chitico numerose polle di ac-
qua termominerale, efferve-
scente. Una volta un insieme
fitto di tali risorgive era rac-
colto dentro un recinto circo-
lare, aperto, di m 35 x 36 di
diametro, conformato a cavea
come un anfiteatro, su cui se-
deva la folla in qualit di testi-
mone collettivo della cerimo-
nia ordalica.
Al giudizio di Dio veniva
confermano questi tre mo-
menti della storia delledifi-
cio, conveniente, nel nucleo
tecnicamente pi ricercato
tanto da sembrare di stile
classico, alla stagione delle
aristocrazie.
Principesco il pozzo di
Santa Cristina, che rappresen-
ta il culmine dellarchitettura
dei templi delle acque. cos
equilibrato nelle proporzioni,
sofisticato nei tersi e precisi
paramenti dellinterno, stu-
diato nella composizione geo-
metrica delle membrature, co-
s razionale in una parola da
non capacitarsi, a prima vista,
che sia opera vicina al 1000
a.C. e che labbia espressa lar-
te nuragica, prima che si affer-
massero nellisola prestigiose
civilt storiche. Nel pozzo di
Santa Cristina splende vera-
mente la Magistra Barbaritas.
Un recinto ellittico chiude il
sacro edificio, lasciando luni-
co ingresso coassiale allatrio.
Raccolto in questo modo, il
tempio sviluppa il muro peri-
metrale nella continuit retto-
curvilinea di ali del vestibolo e
di tamburo del pozzo. La scala
monumentale, aperta a venta-
glio verso latrio, luminosa, si
restringe gradatamente e pe-
netra a poco a poco nella pe-
nombra, come scende sotto il
soffitto gradonato al mistero
dellacqua. Londa si manife-
sta al fioco chiarore dellorifi-
zio della cupola composta a gi-
ri concentrici di pietre levigate
di basalto, scanditi con forte
rigido aggetto nel lucernario
cilindrico terminante nella
ghiera esterna.
Allarchitettura dei templi a
pozzo si avvicina, in tono mi-
nore, quella delle fonti sacre le
quali, in certi casi (Su Tempie-
su, ma anche Su Cccuru de is
Arrus, Abini) li hanno prece-
duti. Se ne conoscono una de-
cina, le pi in zone montane
meno povere dacqua. Lele-
mento che le distingue dai
pozzi la mancanza della sca-
la, perch il vano con la vena
sta a fior di suolo. La pi anti-
ca conosciuta la fonte di Sos
Malvidos-Orani (i malati),
del Bronzo medio. La pi nota
quella, in basalto, di Su Lu-
marzu a Rebeccu-Bonorva.
Questa ha latrio rettangola-
re con sedili di m 5,15 x 2,45 e
la celletta rotonda con cupola
tagliata di m 1,36 di diametro
x 1,90 daltezza. Nella parete
sinistra del vestibolo si osserva
uno stipo per riporvi la ciotola
per bere lacqua, in legno o su-
ghero. Vi si rinvenne unollet-
ta piriforme con duplice ansa
e falso colatoio, una forma ce-
ramica del IX-VIII secolo a.C.
Templi e fonti sono testimo-
nianze significative di religio-
ne cui sottesa la penuria di
acqua. Architetture che evo-
cano insieme larte di cui fu
capace la civilt nuragica per
raccogliere e conservare, co-
Sardegna nuragica _ 73 72 _ Sardegna nuragica
di Cuccuredd-Esterzili sono
confinanti in remoti luoghi
campestri, nelle vicinanze di
poche altre strutture funzio-
nali al servizio religioso.
Tipico schema di mgaron
presenta il tempio di Cuccu-
redd, sulla montagna di Santa
Vittoria, alta m 978. La gente
lo chiama Sa domu e Orga,
la casa di Orga nome duna
maga irosa in sardo arrabio-
sa tramutata in pietra per
antica maledizione: una sorta
di Niobe nuragica che sugge-
risce forse una dea. Dentro
unarea ellittica di m 48,5 x
28, si allunga per m 22,5 ledi-
ficio tripartito, con struttura a
file di regolari pietre di calca-
sottoposto il sospettato di fur-
to (labigeato, antica inglorio-
sa virt del pastore sardo).
Dopo il giuramento del fer-
mato, gli addetti al rituale ne
immergevano la testa nellac-
qua calda e frizzante.
Concludono gli autori anti-
chi dicendo che, se lindiziato
non riusciva a sopportare il
terribile effetto, diventava cie-
co per aver spergiurato, e ne
risultava cos la colpevolezza;
se invece lo superava e anzi ci
vedeva pi chiaro, voleva dire
che non aveva giurato il falso
ed era innocente.
Non tutti gli edifici di culto
protosardi sono collegati con
lacqua. Ve ne sono anche di
quelli nei quali la devozione si
rivolgeva ad altri fenomeni
naturali cui sottostavano spi-
riti o esseri divini diversi. Il
che sembra indicare che vi-
gesse una sorta di politeismo,
dove forse spiccava una divi-
nit superiore alle altre (il
Dio-Toro, cui era dedicata la
maggioranza grandissima dei
templi?).
Sta di fatto che non cono-
sciamo la divinit che si ado-
rava in un singolare tipo di
tempio, di pianta rettangola-
re, con partizioni o meno al-
linterno e allesterno prolun-
gato in antis.
Laspetto assomiglia a quello
degli edifici micenei e anatoli-
ci chiamati mgara (questi per
altro sono abitazioni signorili).
Sembra una novit venuta da
fuori. Lapplicazione ne assai
modesta, limitata, come appa-
re, a pochi luoghi del Centro-
nord dellisola, presso taluni
gruppi isolati. Eccetto i mga-
ra di Serra rrios, che sono
inseriti organicamente nel
tessuto dellabitato, quelli di
Sos Nurattolos-Al dei Sardi e
Sardegna nuragica _ 75 74 _ Sardegna nuragica
Ricostruzione del villaggio
nuragico di Serra rrios
re, largo m 7,79, compreso lo
spessore murario di m 1,31. I
tre vani, tutti di pianta rettan-
golare con larghezza costante
di m 5,15 comunicano tra di
loro per mezzo di porte ra-
stremate coassiali, larghe m
1,50. Il vestibolo scoperto, li-
mitato dalle due ali anteriori,
lungo m 5, la sala maggiore
m 8 e lo stanzino pi interno
(il penetrale sacro) m 3,55. Le
ante posteriori racchiudono
uno spazio di 2 m di lunghez-
za x 5,15 di larghezza. Si ipo-
tizza un tetto a doppio spio-
vente di legno e frasche, op-
pure una copertura
in pietra con forte
aggetto a carena del-
le pareti.
Il lettore immagi-
ni lambiente come
era quando il tem-
pio era frequentato
dai Galillenses, una
trib fiera di pastori
che, ancora nel 69 d.C., scen-
devano a razziare nelle fertili
terre dei Patulcenses campa-
ni. Immagini la festa montani-
na sul fare dellestate. Un
gruppo di capanne rotonde e
un vasto recinto, al margine
del tempio, accoglievano i
pellegrini, una limpida e fre-
sca fonte coperta al modo nu-
ragico li dissetava dopo la lun-
ga salita al santuario, la terra
odorava tuttintorno di timo.
Scambi di cose tra contadini e
pastori, cessate le bardane.
di fondo che fungeva da altare
(vera lidolo aniconico?).
Quattro nicchiette a muro
accoglievano gli oggetti ceri-
moniali, una finestrella illumi-
nava fiocamente il penetra-
le, copertura a doppio spio-
vente in legname e strame. Le
strutture sanno molto di ma-
niere costruttive coeve della
vicina Corsica. una piccola
cosa il sacello di Malchittu, di
una sparuta e povera comuni-
t vivente, peraltro, in uno
splendido paesaggio di rocce
e di macchia.
Bisogna tornare a S. Vittoria
E grandi mangiate collettive
per scontare la fame di tutto
lanno.
Quale let dei mgara sardi,
svoltisi in autonomia dai mo-
delli di Troia II e VI, e di Mi-
cene, Tirinto e Pylos? La tar-
da Et del Bronzo, il tardo el-
ladico III b, cui questi si ascri-
vono (1340-1210 a.C.), pu
valere anche per i tempietti
isolani. Nel villaggio di Serra
rrios, che include due sacelli
a mgaron, sono state raccolte
ceramiche a pettine in voga
nel Bronzo recente occidenta-
le (1200-1000 a.C.). Non sono
secoli molto lontani
da quelli che la da-
tazione a C14 (920
70 a.C.) assegna
a un altro piccolo
tempio, un po di-
verso dai preceden-
ti: quello di Malchit-
tu-Arzachena.
Emerge nella mon-
tagna di granito, vicino a un
gruppuscolo di capanne cir-
colari e a uno pseudonuraghe
che si annette due ripari sotto
roccia. un edificio ellissoide
nel perimetro (m 12,70 x 5),
ricurvo nella parete posterio-
re, i muri laterali rettilinei
prolungati sulla fronte a re-
cingere il vestibolo rettango-
lare. Lunico vano, di pianta
ellittica, lungo 8 m e largo 4,
presenta il focolare rituale al
centro del pavimento e un
bancone addossato alla parete
di Serri per vedere altri tipi di
luogo di culto e supporre altre
divinit che li avrebbero abita-
ti, secondo il pensiero di genti
portate istintivamente alla ma-
gia e al mito. Nel recinto pi
interno rispetto a quello che
separa dal profano il tempio a
pozzo sta una cappelletta ret-
tangolare, in origine coperta a
duplice spiovente, in regolare
opera di calcare, cui si aggiun-
gevano grandi e levigati pezzi
modanati di basalto di spoglio
di unantica costruzione (tom-
ba?) del Bronzo recente. Luni-
co vano, fornito di banconi su
76 _ Sardegna nuragica Sardegna nuragica _ 77
Tempio
di Malchittu,
Arzachena
cui erano deposte lastre con
incavi e piombature di ex voto
in bronzo, lungo 5 m e largo
4,80. Vi si accede da due por-
te, una a sud e laltra a nord
che immette in una serie di
spazi rotondi recintati, da sup-
porre riservati al personale re-
ligioso (sacerdoti e accoliti).
Gli arredi e gli stessi ex voto
erano custoditi nella sacrestia
aderente a un lato dellaula di
culto. Si riconoscono due fasi
costruttive. Del primo impian-
to, forse del Bronzo finale o
degli inizi dellEt del Ferro
(X-IX secolo a.C.?), sono ri-
maste poche tracce murarie
scampate al fuoco. Del tempo
sono anche gli oggetti votivi,
rinvenuti in mezzo a ceneri e
carboni sotto il pavimento del
sacello interamente rifatto (se-
conda fase costruttiva: met
VII-VI secolo a.C.). Si tratta di
figurine umane e danimali di
armi, utensili e gioielli di
bronzo, di monili doro, avo-
rio e ambra, materiali che indi-
cano la durata della prima co-
struzione sino allVIII-prima
met del VII secolo a.C. Un
btilo decorato in calcare, rin-
venuto in mezzo al crollo, ci
restituisce lidolo del sacello;
ma purtroppo, aniconico co-
m, non spiega la natura della
divinit che simbolizzava. Va
detto che, a cominciare dall-
VIII-VII secolo a.C., alcuni
nuraghi parzialmente distrutti
(Pitzinnu e San Pietro-Posada,
Albucciu, Nastasi-Tertena, ecc.)
vengono trasformati in edico-
le con stipi votivi (statuette e
vasi di lusso in bronzo, figuri-
ne di terracotta). Si prestava-
no culti anche nellintimit
della famiglia. Nel maggior va-
no duna casa di S. Vittoria, di
faccia alluscio segnato da due
pilastrini, era situato un singo-
lare pezzo scultoreo in calca-
re. Una base trapezoidale sor-
regge una specie di altare-si-
mulacro, composto da due co-
lonnine troncoconiche con-
giunte da fascia orizzontale
modanata a guisa di cornice
architettonica, con motivi or-
namentali-simbolici di listelli
e leggeri incavi simulanti fine-
strelle. Sui fusti e sulla cornice
si notano, infissi con piombo,
resti di ex voto in bronzo. Si ri-
conosce un idolo domestico,
in forma di doppio btilo. Un
analogo simulacro miniaturi-
stico in bronzo parzialmente
antropomorfo, da Abini, fa
ascrivere la scultura in grande
di Serri al IX-VIII secolo a.C.
In un altro vano allinterno del
recinto delle feste e del merca-
to di S. Vittoria stato suppo-
sto il culto dellascia, poich si
rinvennero insieme una bi-
penne di bronzo e un pilastri-
no cilindrico di calcare con
sommit a corona dentata. Su
questa si sarebbe incastrata la
bipenne, come in famose rap-
presentazioni cretesi del tardo
Minoico III (sarcofago dipin-
78 Sardegna Nuragica Sardegna nuragica _ 79
Ricostruzione ipotetica di
Sa Sedda e sos Carros-Oliena
to di Haghia Triada). Pura
supposizione, forse. Sta di fat-
to che presso il presunto idolo
della labris sono venuti in luce
oggetti votivi: il resto della ma-
no chiusa a pugno duna figu-
rina antropomorfa in terracot-
ta e frammenti di statuette di
bronzo datate tra il IX e lVIII
secolo a.C.
Ho gi detto delle piccole
rotonde per lustrazione delle
case della prima Et del Ferro
presso il nuraghe di Barmini.
Infine, c il culto in grotta (Su
Benatzu-Santadi, Sa grutta e i
caombus-Morgongiori, Sa Pre-
ione e sorcu-Siniscola). Il sa-
cro speco di Santadi si svilup-
pa nel calcare per circa 180 m
sino alla profondit di 150. Un
intrico di corridoi e di conca-
merazioni porta alla grande
camera delle stalattiti (10/15
m di diametro, da 2,50 a 4 dal-
tezza). Sulla parete di fondo
scala sociale agli ultimi. Gli
ristoi ostentavano il lusso del-
loggetto doro (sono stati rin-
venuti anellini, brattee, botto-
ni) e di bronzo figurato (un
bellissimo tripode dimitazio-
ne minoico-cipriota, barchet-
te). La povera gente si illudeva
che la divinit si contentasse
duna minuscola lucerna di ar-
gilla grezza fatta a mano.
Ingente la quantit di ex vo-
to: 109 oggetti metallici, circa
della sala una stalagmite funge
da altare, avente al piede un
pozzetto con lacqua lustrale;
poco discosto il focolare sa-
crificale. Qui si era formato un
deposito stratificato di 50 cm
con i resti delle offerte, misti a
ceneri e carboni.
Unurna conteneva avanzi
di ossa di animali bruciati sulle
fiamme. Olocausto intenso, ri-
petuto tanto che il fumo aveva
annerito le pareti dellantro. A
questo si accedeva schiarendo
il cammino con fiaccole; le
stesse, i roghi, le lampade di
terracotta e di bronzo illumi-
navano la grotta. Uno spetta-
colo suggestionante, oltre lar-
cano delle tenebre. La gente
affluiva da ogni parte, a prega-
re, offrire doni e chiedere gra-
zie (presagi, salute, cibo) alla
divinit sotterranea. Tutti gli
abitanti del Sulcis e dintorni
venivano, dai pi grandi nella
1500 esemplari di vasi, di tan-
te forme. Ci suggerisce la
lunga durata del santuario sul-
citano. Si cominci a frequen-
tarlo nel Bronzo medio, conti-
nu la venerazione nel Bronzo
recente-finale sino alla massi-
ma celebrazione nella stagio-
ne delle aristocrazie, cui si ri-
ferisce la quasi totalit dei do-
ni. Per questultimo periodo
abbiamo due datazioni a C14:
820 e 730 a.C.
80 _ Sardegna nuragica Sardegna nuragica _ 81
Ricostruzione ipotetica
del tempio di S. Vittoria-Serri
Il Tempio di
S. Vittoria-Serri
Q
uanto detto sullar-
chitettura dimostra
che la civilt nuragica
ebbe attitudini e realizz cose
importanti sotto laspetto ar-
tistico. Uguale il tono della
scultura, soltanto la pittura
non gli fu gradita, a parte il
colore rosso dato talvolta a
partiti architettonici, a statue
in pietra e a vasi. Ci non
sembra casuale, se si tiene
conto della predilezione del
bianconero, dellenfasi
xilografica ancor oggi
caratteristica degli
artisti sardi.
La proiezione este-
tica dei Protosardi si
afferma di pi nei pro-
dotti scultorei in pietra e in
bronzo; di pi qualitativa-
mente e per quantit di opere,
rare invece in terracotta e sco-
nosciute in altre materie. In
tutti i lavori darte si coglie
una costante anticlassica o
barbarica, una visione pla-
nare legata alla concezione
astrattiva della figura che per
non viene negata. Dopo secoli
di simbolismo e di aniconicit
durante il Bronzo antico e me-
dio, a cominciare dal Bronzo
recente e finale, scultori e ra-
mai recuperano lantropo-
morfismo neolitico e calcoliti-
co e lo onorano di elevate e si-
gnificative manifestazioni in
coincidenza con la stagione
delle aristocrazie.
Sono queste, appunto, che
suscitano e promuovono i va-
lori artistici, anche per osten-
tare prestigio e potere e avere
consenso sociale.
Influisce molto pure la con-
cezione arcaica del mondo di
allora, lemotivit pro-
pria dello stato na-
scente, il metastorico
che premia i fanta-
smi magici e la sug-
gestione mitico-reli-
giosa. Nonostante ci
succede, non raramente, che
la rappresentazione artistica
guardi di scorcio la natura,
cos da far venire fuori lim-
magine duna societ reale,
calata nei contenuti di vita e
nel suo tempo.
La cifra geometrica gi
presente nel btilo di basalto
di San Pietro di Golgo-Baunei,
avente scolpito nel mezzo una
testa umana, e nelle protomi
taurine, gi citate, dei templi
di Serri e Srdara. Uomo e
animale non sono rappresen-
Sardegna nuragica _ 83
LARTE, LECONOMIA E LA SOCIET
Spada votiva con arciere su
doppia protome di cervo da
Abini-Teti; Cagliari, Museo
Archeologico Nazionale
Sardegna nuragica _ 85
sia lorganizzazione politico-
sociale preurbana dominata
dagli ristoi espressi da grandi
famiglie gentilizie. Lautoin-
censamento e il culto popola-
re della personalit ne fecero
degli eroi, forse persino degli
di. Si pensi al mito, racconta-
to dagli antichi scrittori, del-
leroe demiurgo Iolaos, dalla
Grecia venuto in Sardegna a
recare civilt, sulla cui tomba
la sua gens (gli Iolei) eresse un
tempio, deificandolo.
Dunque le statue di Monti
Prama sono strettamente or-
ganiche (anche nelle grandi e
grandissime proporzioni) al
cosmo aristocratico e al fatto
religioso e del culto. Lo sono
anche nello stile duro, linea-
re, le masse e i volumi corpo-
rei estesi in superfici chiare li-
mitate da crude e scolpite
geometrie dei particolari ana-
tomici e dellabbigliamento.
Lo sono nel frontalismo,
mezzo ideologico-stilistico del-
lostentazione. Lo sono nel-
lastrazione (creano una sorta
di spazio metafisico e atem-
porale) propria del carattere
eroico, come il colore che en-
fatizza la visione di primo
piano, lepifania.
Pur non estraniandosi a un
certo clima depoca (apprez-
zabile nella monumentalit
che spira in generale nella sta-
tuaria mediterranea del perio-
do cosiddetto orientalizzan-
te), i simulacri del Sinis sono
lo specchio duna visione stili-
stica sarda, di un sistema sar-
do di cultura eccellente e
competitivo. Manifestano la
condizione etnico-etico-stori-
ca nazionale nuragica, par-
lano duna Sardegna nuragica
a storia maggiore. Nel tem-
po delle statue (e con le sta-
tue) lisola giunse al culmine
del suo sviluppo e raggiunse il
meglio dellassetto economico
e sociale. Le grandi immagini
di pietra, scolpite tra VIII e
VII secolo a.C., lo dimostrano
in modo originale e perfetto.
Uno scritto non sarebbe sta-
to pi eloquente e persuasivo.
tati ancora nellinterezza fisi-
ca. Completa invece la figu-
ra nellaltorilievo della stele in
arenaria, forse di tomba, di
Cann e Fadosu, dove un per-
sonaggio maschile sembra ar-
rampicarsi sul muro dun nu-
raghe. Per limmagine non
riesce a liberarsi interamente
dalla pietra, a realizzarsi in
tutto tondo, anche se la posi-
zione di scorcio rivela tenden-
za statuaria.
Vere e proprie statue sono
la ventina e pi di simulacri
di arenaria gessosa, rinvenuti
a Monti Prama, nel Sinis di
Cabras, non lontano dal sito
della stele. Si tratta di una del-
le pi importanti e spettacola-
ri scoperte archeologiche
in Sardegna. Sono docu-
menti di eccezionale va-
lore nella storia della for-
ma artistica e della cul-
tura nuragica, di-
ciamo anche
della scultura
occidentale del-
lepoca tra il geome-
trico e lorientaliz-
zante. Opere di gran-
di artigiani locali, scol-
pite proprio quando
in Grecia nasceva la
statuaria monumenta-
le in pietra, sotto la
spinta orientale.
Le statue, di altezza natura-
le e anche superiore, stavano
dentro un tmenos (recinto
sacro), ritte sopra basi che se-
gnavano tombe a pozzetto
con scheletro seduto e pochi
oggetti di corredo locali ed
esotici. Il lettore si rappresen-
ti questo affollamento di stra-
ordinari kolossoi (nel senso
etimologico e pregnante del
termine), rigidi e severi nel
portamento, vistoso lab-
bigliamento, tutti colo-
rati di rosso. Una teo-
ria di figure maschili,
in tenuta militare di
gala: opliti, arcieri,
personaggi che solleva-
no sopra il capo lo scu-
do con una mano e han-
no laltra fasciata da un
guanto armato. Prin-
cipi-guerrieri, e anche
antenati duna dinastia
cantonale, forse
la pi importan-
te di quelle
governanti
i molti
staterel-
li del-
lisola.
Il luogo
era una sorta
di heroon (luogo
sepolcrale di personag-
gi eroici). Le statue
esprimono visibil-
mente ed enfati-
camente lo sta-
tuto eroico, os-
Coppia di guerrieri
da Abini-Teti; Cagliari,
Museo Archeologico Nazionale
Arciere da Abini-Teti;
Cagliari, Museo
Archeologico Nazionale
te componenti etniche e cul-
turali. I due stili, appunto, so-
no quello geometrico o di
classe, con due variabili, una
privilegiante la struttura e la li-
nea, laltra la decorazione; e
quello istintivo o sponta-
neistico, che gioca sul movi-
mento (lo si chiama anche
mediterraneizzante). In ta-
lune statuine essi mostrano vi-
cendevole influenza e perci si
tende a considerarli pi o me-
no contemporanei. In unarte
per certo verso cortigiana la
rappresentazione del sovrano
era dobbligo. Figurine di Uta,
Serri, Abini, SArrideli sono
appunto immagini stereotipa-
te di principi. Veste e attributi
precisano il ruolo di classe: ca-
lottina sul capo, manto che
scende sino ai polpacci con
ampio giro, lo scettro (un ba-
stone da pastore) impugnato e
presentato con la mano sini-
stra, mentre la destra atteg-
giata al saluto-preghiera. Tut-
to rende manifesta la regalit
del personaggio.
A quella del capo gentilizio
si accompagna la rappresen-
tazione dei militari, che lo
esprimono e lo sostengono.
Corpi vari, differenziati da
armi e insegne, usuali e di ga-
la. Opliti, arcieri, frombolieri,
di aspetto severo, pose misu-
rate, forme scandite geome-
tricamente, come conviene al
rigore della casta.
Gli opliti, nerbo delleserci-
to, sono effigiati in piedi, a se
stanti o in gruppo. Sul capo
elmi di foggia diversa (preva-
le quella a corna bovine: ri-
cordo del Dio-Toro?) con
guarnizioni, goliera, spallacci,
corazza e schinieri. Presenta-
tarm con spada, daga o stoc-
co impugnati in una mano,
laltra saluta. In qualche figu-
rina, lungo il collo scendono
treccioni, un modo di agghin-
darsi fastoso, in sintonia con
la preziosit decorativa di ar-
mi e vesti, un far mostra di s,
rispettosa, alla divinit (e
marcare il proprio prestigio
ai ceti inferiori).
Se nella statuaria in pietra si
esprime, nella misura e nel to-
no conformi, il punto pi alto,
quasi transumanato, della rap-
presentazione sociale, le cin-
quecento e passa figurine di
bronzo descrivono la societ
totalmente e, vorrei dire, og-
gettivamente se non vi fosse
lispirazione artistica a sottrar-
le dal verismo. Ruoli, funzioni,
professioni di ceti e di classi
differenziate, e forse anche se-
parate in caste, risaltano alla
prima lettura, tanto diretto il
discorso estetico. Le singole
raffigurazioni hanno riferi-
mento e valore in un
tutto ambientale.
Gli atti e i gesti si
mescolano ai sen-
timenti, le prati-
che vivono insie-
me alle opzioni.
Attributi, indumenti, armi
e ogni altro elemento visibile
esternano e qualificano un
piccolo mondo variegato, sof-
ferto e vivo pur attraverso lo
stile che ama astrarre e cifrare i
reali contenuti. questo spiri-
to popolare (non folkloristi-
co), religioso (si tratta di ex vo-
to) e laico nello stesso tempo,
intrinseco alle statuine, che
ne fa non soltanto soggetti ap-
prezzabili esteticamente (si ca-
pisce, con occhio non clas-
sico) ma anche e soprattutto
documenti di cultura e di sto-
ria, specchio delle opere e dei
giorni dei loro lontani com-
mittenti. Gli artigiani metal-
lurghi le modellarono a cera
persa, fondendo rame locale
e stagno importato (dalla Cor-
novaglia) e dalle Scilly le
Cassiteridi o dallEtruria?),
operando alle dipendenze di
corti e santuari, o in autono-
mia. Forse questo diverso sta-
to giuridico, che li portava a
lavorare secondo rigorose
norme auliche o in piena liber-
t espressiva (sino al picare-
sco e al caricaturale), spie-
ga i due filoni stilistici profon-
damente differenziati che so-
no stati riconosciuti nelle figu-
rine. Meno persuasiva appare
lipotesi duna regionalizza-
zione stilistica, legata a distin-
Sardegna nuragica _ 87
Principe in preghiera da Teti; Cagliari,
Museo Archeologico Nazionale
Arciere con gonnellino orientale
da Sa costa, Sardara; Cagliari, Museo
Archeologico Nazionale
Nel repertorio iconografico
spiccano per numero gli arcie-
ri, ad affermare il loro peso
nella gerarchia e nella forza
militare. Sono rappresentati
in piedi, frontalmente o di la-
to, in riposo o in atto di scoc-
care la freccia da grandi e pic-
coli archi, poggiati a terra o
sollevati, alle spalle il turcasso
e altri oggetti sussidiari. Testa
nuda o protetta da elmo, gor-
giera, corta e leggera corazza
sopra la tunica, schinieri. Sul-
laddome una spessa piastra di
cuoio per attutire il rinculo
dellarco. Due arcieri da Sr-
dara si distinguono totalmen-
te dalle altre congeneri statui-
ne, per avere una calottina sul
capo, una lastra metallica a ri-
paro del lato sinistro della fac-
cia, giustacuore, grembiule al-
lorientale (interessante il ri-
scontro col caftan degli ar-
cieri assiri, col grembiule dei
sagittari ciprioti, colla veste
dei guerrieri Sherdanw scolpi-
ti nei monumenti egizi).
vinit) siriaci. Una figurina da
Padenti de Bacci-Lanusei
presenta gli occhi enorme-
mente dilatati, vitrei. Sar
una maga, pratica di sortilegi
e fatture, una bitia? Scri-
ve di queste foeminae Solino
(I, 101) che avevano due pu-
pille per occhio e soltanto
con unocchiata uccidevano,
se per caso in preda allira
guardassero una persona.
lunico ricordo di donne sar-
de nella letteratura antica,
sintomo di come le conside-
rasse la classe maschilista
greco-romana.
Non sappiamo quale misura
di dipendenza passasse tra
laristocrazia privilegiata e i
ceti medi e bassi della scala so-
ciale. Certo la condizione in-
feriore di questi ultimi indi-
cata nelle statuine dal fatto
che solo a prezzo di doni voti-
vi riescono a strappare un fa-
vore alle divinit, mentre gli
Altri soldati sono figurati
che sollevano lo scudo oblun-
go a protezione della testa e
con la mano guarnita da guan-
to armato (corpo speciale
per la scalata ai nuraghi e lotta
ravvicinata a sorpresa in spa-
zio angusto?). Una statuina da
Uta fa vedere un fromboliere,
che stende con ambe le mani
la fionda di fune ritorta. I
frombolieri operavano sullal-
to dei nuraghi, come suggeri-
scono i numerosi proiettili di
pietra ivi trovati, ma pure in
campo aperto facendo luogo,
dopo una prima intensa scari-
ca di palle, al nerbo della fan-
teria pesante.
Ed ecco la nobile terza clas-
se: sacerdoti e sacerdotesse,
con copricapi a petaso e ad
apex, simili a quelli degli aru-
spici etruschi e dei preti (e di-
ristoi sembrano avere lo stato
di grazia gi in s per natura,
poich non presentano nulla
al di fuori della propria figura
prestigiosa e altera. Il reperto-
rio di immagini degli umili
fatto di pastori, contadini e
artigiani, con vesti e attributi
che li qualificano singolar-
mente. Bastoni, borse per
companatico, recipienti per li-
quidi. I pastori offrono arieti
portati a spalla e pelli essicca-
te ripiegate. Un contadino
porge il piatto con dentro
chicchi di grano o dorzo. Gli
uni e gli altri presentano spia-
ne e taglieri contenenti for-
maggelle, focacce, taralli, dol-
ciumi e frutti. In una statuina
di Aidomaggiore rappresen-
tato un pellettiere o calzolaio,
seduto, intento a trinciare una
pezza di cuoio sul dischetto
appoggiato ai ginocchi.
E le donne? Ci sono, figura-
te con le stesse differenti posi-
zioni sociali viste per il mondo
maschile. Quale il loro stato in
Oggetti e utensili dal Complesso
nuragico di Janna e Pruna-Irgoli;
Antiquarium di Irgoli
88 _ Sardegna nuragica Sardegna nuragica _ 89
generale? Non davvero quel-
lo libero concesso alle donne
etrusche che partecipavano a
feste e banchetti in completa
parit col marito. Ma nemme-
no quello che contraddistinse
il destino della donna greca di-
visa tra il modello di Penelope
e lopposto eterico-conviviale
proprio della societ oplitica.
Le signore sarde della haute
indossano tuniche unite che
terminano a balza sopra i pie-
di, al modo mediterraneo, e
mantelli trapunti a disegni geo-
metrici. Sul capo, sempre co-
perto per devozione, calottina
o velo, e anche un copricapo
conico a tesa; un fazzoletto o
un lembo arcuato e plissato
fungeva da pettorale. Al collo,
talvolta, gorgiere. Sono scalze
tutte le donne, come la massi-
ma parte degli uomini, poich
la norma religiosa vietava di
portare calzari nei luoghi di
culto. Nessuna ostentazione
di gioielli, in conformit della
morale schiva e di gusti sem-
plici. La dignit risiedeva nel
valore interiore, non nelleste-
riorit delleffimero ornamen-
tale, per quanto prezioso. Co-
me segno di classe bastava il
portamento severo, distacca-
to, principesco.
Rompono questo aplomb le
donne del popolo, disinibite,
un po sguaiate, plebee. In una
statuina da Villasor effigia-
ta una contadina con la corba
sulla testa, piena di cose da
vendere. In altra da Olbia, la
popolana che va mostrando
con le poppe il petto trattie-
ne sul capo, con ambedue le
mani, lanfora di terracotta.
Immagini di vita quotidiana,
tuttaltro che idilliaca. Infatti,
altre figure femminili ci porta-
no sul piano della sofferenza,
quando non della tragicit.
Statuina di essere
soprannaturale
(eroe o divinit)
con quattro occhi,
quattro braccia,
due spade e due scudi
da Abini-Teti;
Cagliari, Museo
Archeologico Nazionale
90 _ Sardegna nuragica
Due bronzetti da Serri mo-
strano delle madri sedute con
in grembo il bambino malato,
un esserino gracile, le mem-
bra tutte abbandonate, inte-
ramente nudo perch pi di-
retto ed efficace lo toccasse il
mana guaritore della divinit
supplicata. nota, per la for-
za figurativa e il muto e inten-
so tormento che la attraversa,
la statuina di Urzulei detta
Madre dellucciso, per altri
una sorta di Madonna nura-
gica. Qui il figlio che la ma-
dre tiene in grembo, nudo al
solito, adulto e morto, forse
in un duello rusticano, forse
per una faida di famiglie nel
villaggio (che era tutto il mon-
do). La madre impetra ven-
detta, dedicando il morto agli
di infernali. Un mistero do-
loroso, unenfasi tragica ed
eroica nel gruppo di Urzulei,
pervaso di alto lirismo.
Dalle immagini terrestri si
va al piano del sovrasensibile,
alluniverso magico-reli-
gioso. Non senza influen-
za di stimoli o modelli as-
siri, nord-siriani,
urartei, luristani,
insomma del-
lideologia orien-
tale, i ramai ci re-
stituiscono in sem-
bianze imperscrutabili
favole e miti nuragici.
Chi ci dar mai lesatta
spiegazione degli esseri so-
vrumani da Abini, nei
mato, la civilt industriale lo
ha appena intaccato) possia-
mo idealmente ricollocare
quasi tutta la fauna effigiata
nelle statuine.
Ecco nelle case e nelle cam-
pagne dei contadini gli anima-
li da lavoro (buoi, vacche), in
quelle dei pastori maiali, scro-
fe, montoni, pecore, capre per
lo pi allo stato brado. Nei
cortili di entrambi galli, co-
lombi. C poi la fauna selvati-
ca, fonte di nutrimento come
quella domestica, salvezza nei
periodi di grande fame. Sta-
tuine di muflone, cinghiale,
cervo, daino, volpe. Anche
scimmie e antilopi, oggi spari-
te come il daino. Non manca il
cane, che attraversa tutti i luo-
ghi e le economie: custodia
della casa, del bestiame, cac-
cia della selvaggina. Nei bron-
zetti il mondo animale viene
riprodotto con acuta sensibili-
t, dovuta alla consuetudine
quotidiana della vita rurale.
quali la veemenza eroica-guer-
riera ostentata da quattro oc-
chi, quattro braccia, due spa-
de e due scudi, e da tutto
laspetto fantastico-demonia-
co? O quella del mostro di
Nule, un ibrido di testa e brac-
cia umane e corpo di animale?
E chi riuscir a penetrare tutto
loscuro simbolismo che ema-
na dalla composizione tripli-
ce (magia del dispari?) dello
stendardo cerimoniale di P-
dria (una lastra a schema di
edificio significato da due
sportellini che si aprono e si
chiudono alternativamente
dalle due facce, custodito da
guardiani-cervi e difeso da ar-
mi); oppure quello dei lunghi
stocchi da Abini che infilzano
protomi cervine in stilizzazio-
ne araldica, sormontate da un
arciere armato di tutto punto
(transfert di demone o nume
della caccia)?
Sono le figurine di animali a
riportarci dalla nebulosit dei
misteri dellalto e degli in-
feri alla terra, alla sua na-
tura: boschi, pascoli,
campi coltivati, zone
umide, mare. Un
paesaggio che cam-
bia continuamente
di forme, suoli, co-
lori, tra i pi straordi-
nari e affascinanti del
Mediterraneo.
In questo ambiente
antico (luomo lo ha
scarsamente trasfor-
Modellate in modo ora
schematico ora naturalistico,
le figurine evocano la terra e i
suoi mezzi di produzione, e
voci, pause, movimenti, con-
flitti, paure, un certo linguag-
gio comunicativo tra uomo e
bestie. Infine il mare. Settanta
e pi navicelle in bronzo, rin-
venute in Sardegna e anche
nella penisola italiana (Tosca-
na, Lazio) stanno l a dire che
i sardi nuragici ne ebbero sen-
so e rapporto continuo.
Poi limperialismo cartagi-
nese e romano e i successivi
dominatori storici lo vietaro-
no ai Sardi. Vennero anche i
tempi lunghi del rapporto
schizofrenico: un popolo sul
mare senza mare, lodio-amo-
re per il mare, mare nemico
perch dal mare approdano
diavoli e ladri che sono la
stessa cosa, gli uomini della
riserva montana che sogna-
no il mare come frontiera-
paradiso.
In basso a sinistra: Bronzetto da Abini-Teti;
Cagliari, Museo Archeologico Nazionale
Navicella votiva in bronzo;
Nuoro, Museo Civico Archeologico
92 Sardegna Nuragica
Sardegna nuragica _ 93
Sardegna Nuragica 95
Nelle navicelle, di linea sem-
plice o barocca, la prua or-
nata da protomi di animali del
posto (bue, ariete, cervo), de-
corati pure di elementi zoo-
morfi alberi (gabbiano), fian-
cate (buoi, maiali o cinghiali,
mufloni, volpi, cani) e scafo
(scimmia), si riconoscono le-
gni da corsa e da carico. Fatto
salvo il complesso simbolismo
dellornamentazione, dovuto
pure alla funzione di lampade
ex voto delle barchette, il nu-
cleo delloggetto indica lesi-
stenza duna vera e propria
marineria nuragica. Il surplus
degli ristoi protosardi pot
provenire in parte dalla loro
mobilit anche sul mare, come
quella dei principi etruschi
dellVIII-VII secolo a.C. (pe-
riodo al quale si ascrive la mas-
sima parte delle navicelle).
La tradizione di Eforo sulla
momenti di carestia, forse lo
suppliva. C poi un seconda-
rio che si alimentava dalla col-
tivazione delle miniere e dalla
metallurgica del rame, del
bronzo, del piombo, del ferro,
forse dellargento.
Dunque si ricostruisce uno
stato economico articolato
nelle risorse, nella trasforma-
zione e nel prodotto, aperto
alla comunicazione e allo
scambio. Una condizione nel
pi autosufficiente (non au-
tarchica) non solo a livello
cantonale, ma anche a grado
regionale, perch si integra-
vano a vicenda le specifiche
attivit economiche dei can-
toni. In pi cera il tributo
esterno, compensato con le
esportazioni in materie prime
e manufatti. Una situazione
ottimale, che stava portando
lisola dei nuraghi alla condi-
zione e alla forma urbana.
Queste si sarebbero rag-
giunte, se limperialismo puni-
co non avesse rotto la struttu-
ra della civilt nuragica e, dun-
que, non avesse spezzato un
popolo. Alla fine del VI secolo
a.C. la Sardegna fu divisa in
due. Vi fu da una parte la Sar-
degna dei maquis resistenti
rinchiusi in una sorta di riser-
va montana, e vi fu, in una
pi vasta area, la Sardegna in-
tegrata nella cultura del vinci-
tore.
stato questo il pi grande
dramma storico dellisola. La
pirateria etrusca trova specu-
lare riscontro in Sardegna nel-
la notizia di Strabone sulla pi-
rateria dei Sardi montanari
lungo le coste di Pisa. Notizia
storica avvalorata dalle cose
nuragiche (navicelle, figurine,
oggetti ornamentali in bronzo
e ceramiche) finite, per mer-
catura, nellEtruria marittima
e dellinterno. Economia di
scambio e contatti (anche arti-
stici, culturali, forse persino
diplomatici) tra Etruria villa-
noviana e orientalizzante e
Sardegna nuragica della sta-
gione delle aristocrazie. Eco-
nomia di scambio e contatti
non minori di quelli con Feni-
ci e successivamente, in perio-
do arcaico, con Greci orienta-
li e occidentali.
Dallesame dei bronzetti
emergono testimonianze si-
gnificative per leconomia dei
Protosardi. Questa si fondava
su un primario di agricoltura e
allevamento di bestiame.
Lagricoltura conosce lara-
tro e il carro veicolare e da ca-
rico. Si immagina una zootec-
nia progredita, con selezione
di animali da riproduzione e
per macello, con una piccola
industria del cuoio e della pel-
le a valle dellallevamento.
Leconomia di caccia era
sussidiaria del primario e, in
perdita dellunit nazionale
morale dei Sardi. Oggi lisola
sta recuperando lunit e la
sua identit di popolo e di cul-
tura. tornata al mare, ricon-
quistando la frontiera-para-
diso.
Siamo allinizio di una nuo-
va storia. Vi concorre anche il
riacquisto dun mondo smar-
rito, qui ripresentato come te-
stimone dun periodo nel qua-
le i Sardi hanno contato co-
me vogliono contare nella
storia del Mediterraneo. In
fondo questo il senso del mio
scritto, lo comprender me-
glio chi, con una nuova confi-
denza legata a unimmagine
differente da quella stereoti-
pata, verr a vedere e a cono-
scere la strana, antica e invi-
tante terra dei nuraghi.
94 _ Sardegna nuragica
Bronzetti da Abini-Teti;
Cagliari, Museo
Archeologico Nazionale
Guida ai siti a cura di Giulio Concu
Nuraghe Longu, Tertenia
Carta dei siti
. Complesso nuragico
Su romanzesu - Bitti
Come si arriva: Dalla SS 131 DCN
in direzione Nuoro prendere il
bivio per Bitti. Superato il paese
si continua lungo la SS 389 in di-
rezione Buddus. Allaltezza del
km 54,200 si svolta a sinistra e si
seguono le indicazioni per il sito
archeologico. Il sito gestito da
una cooperativa.
I
l complesso si trova su un alti-
piano granitico, in zona ricca
dacqua, poco lontano dalle sor-
genti del fiume Tirso. Si estende
per 7 ettari ed circondato da
un bosco di sughere: gli alberi
crescono allinterno delle ca-
panne del sito, molto probabil-
mente un villaggio-santuario. A
testimoniare la sacralit del com-
plesso restano una misteriosa
costruzione labirintica che non
ha eguali in Sardegna, due tem-
pli a megaron, un edificio ret-
tangolare di incerta funzione
(forse un tempio) e un pozzo sa-
cro con un anfiteatro. Il labirin-
to ha andamento a spirale: si
suppone che vi si svolgessero ri-
ti di purificazione e che il cam-
minamento a cerchi concentrici
servisse ad attraversare diverse
fasi durante la cerimonia. I dub-
bi sulla sua reale funzione sono
accresciuti dal fatto che nel cer-
chio centrale, dove si trova un
focolare in pietra forse utilizza-
to a scopi rituali, furono trovati
un modellino di nuraghe in ter-
racotta e ciottoli in quarzo ros-
so, pietra assente nellaltipiano
di Bitti. Il quarzo testimonia del
senso estetico del popolo nura-
gico che lo utilizzava per fare
collane e ninnoli, forse a scopo
apotropaico. Il pozzo sacro si
trova nei pressi della sorgente al
centro dellarea sacra. Ben con-
Sardegna nuragica 99
Sardegna Nuragica 101
to. significativo che lArcu de
Correboi, passo montano del
Gennargentu il cui nome deriva
dalla conformazione a corna di
bue, si trovi in linea con lin-
gresso delle tombe: lesedra del-
la necropoli riproduce senza
dubbio la forma a corna di toro
dellarco montano. A 1 km dal-
larea funebre si trova il villag-
gio di Gremanu che conserva
lunico esempio di acquedotto
nuragico.
03. Fonte sacra
Su Tempiesu - Orune
Come si arriva: Lungo la SS 131
DCN in direzione Siniscola pren-
dere linnesto per Orune, al km
12. Seguire poi la SP 51 fino al
paese. Seguire le indicazioni per
la Fonte sacra Su Tempiesu.
Una volta giunti al cimitero del
paese svoltare a sinistra e se-
guire una strada asfaltata che si
addentra fra le colline per circa
3 km. La strada termina davanti
alla struttura della cooperativa
che gestisce il sito.
I
l monumento sorge in una
aspra e selvaggia valle nelle
campagne di Orune, ancora og-
gi regno dei pastori del paese.
Celato per secoli da una frana
che lo preserv intatto fino ai
nostri giorni, fu scoperto solo
nel 1953 dai proprietari del ter-
reno, nel corso dei lavori di ca-
nalizzazione dellacqua. La fon-
te sacra, datata alla fine del II
millennio a.C. e frequentata si-
no allEt del Ferro, unica nel
suo genere in Sardegna. Addos-
sata ad una ripida parete di roc-
cia scistosa (i nuragici captaro-
no ed incanalarono lacqua sor-
giva che alimenta ancora oggi la
fonte), presenta una originale
copertura a doppio spiovente,
con un vestibolo rettangolare
coperto da due archetti. La par-
te anteriore del tempio costi-
tuita da un timpano triangolare
che culmina in un blocco di pie-
tra di forma piramidale: secon-
do gli archeologi presentava de-
gli alvei in cui erano inserite
spade votive di bronzo fissate
con piombo fuso. Dal vestibolo
una scaletta di 4 gradini (la cui
funzione evidentemente sim-
bolica), conduce al vano coper-
to da una piccola tholos, dove
veniva raccolta lacqua. La tho-
los realizzata con conci in tra-
chite perfettamente intagliati,
servato, presenta diciannove fi-
lari di granito. Landamento ag-
gettante delle pareti indizio di
una copertura a tholos. Tre beti-
li sui lati rappresentano la divi-
nit legata ai riti di fertilit. Al-
limboccatura del pozzo si apre
un canalone in blocchi di grani-
to lungo 42 m che portava lac-
qua della sorgente fino allanfi-
teatro: un ampio bacino circola-
re con tribune su cui potevano
trovare posto molte persone.
Forse i nuragici vi praticavano i
mitici riti dellordalia, descritti
dagli storici Solino, Prisciano e
Isidoro, per chiedere linterven-
to divino nel giudizio dei reati,
in particolare quelli contro la
propriet. Gli accusati bagnava-
no gli occhi con lacqua e, se col-
pevoli, divenivano ciechi. Tal-
volta la volont divina veniva pi-
lotata avvelenando lacqua con
sostanze capaci di far perdere la
vista. Il villaggio, un centinaio
di capanne circolari datate al
periodo del tardo nuragico, si
estende tutto intorno alle strut-
ture sacrali.
. Tomba di Giganti
di Madau - Fonni
Come si arriva: Da Nuoro si
percorre la SS 389 in direzione
Lanusei. Si imbocca il bivio per
Fonni e dopo alcuni chilometri si
svolta a sinistra seguendo le in-
dicazioni per la localit Prato-
bello. Si prosegue sulla vecchia
provinciale n. 2 per Lanusei, si-
no al km 7,2. Le tombe sono sul-
la destra della strada, segnalate
da un cartello in legno.
I
l sito si trova in localit Prato-
bello, ai piedi del Gennar-
gentu, in una fertile valle tra
Fonni, Orgosolo e Mamoiada,
ricca di sorgenti e siti archeolo-
gici. La necropoli costituita da
quattro tombe dei giganti con
camera rettangolare, disposte
ad anfiteatro. La prima tomba
anche la pi grande ed estetica-
mente perfetta: definita tom-
ba con facciata a filari litici. La
seconda, probabilmente la pi
antica, edificata su una preesi-
stente tomba dolmenica: la ca-
mera sepolcrale, quasi intatta,
costruita con blocchi squadrati.
Nella necropoli sono stati ritro-
vati interessanti reperti: brac-
ciali in bronzo, vasellame, perli-
ne per collane in pasta vitrea.
La realizzazione risale al perio-
do evoluto del tardo nuragico
(XII-XI secolo a.C.), come te-
stimonia la perfezione della
squadratura dei conci in grani-
Provincia di Nuoro Provincia di Nuoro
100 Sardegna nuragica
05. Nuraghe rolo - Bortigali
Come si arriva: Dalla SS 131 in
direzione Sassari svoltare al km
149,500 per la localit Mulargia.
Dopo la frazione percorrere altri
2 km e proseguire per il paese di
Bortigali. Dopo 600 m prendere
una strada bianca sulla destra,
indicata dal cartello per il cam-
po di tiro rolo, proseguire in
salita per circa 600 m sino ad un
bivio, e prendere la strada a de-
stra. Si continua per altri 400 m
sino al nuraghe. Si pu giungere
anche dal paese di Bortigali se-
guendo le indicazioni per Mular-
gia, e poi per rolo.
I
l monumento domina un ma-
gnifico panorama sulla piana
di Abbasanta, dalla Valle del
Tirso fino al Gennargentu, e poi
verso nord sino ai vulcani del
Meilogu. Sia per lottimo stato
che per limponenza delle sue
strutture in blocchi di basalto,
un eccellente esempio di nura-
ghe trilobato. Conserva quasi
per intero la torre centrale di 15
me due camere a tholos sovrap-
poste. Si penetra nel monumen-
to tramite un corridoio su cui si
aprono due torri laterali inglo-
bate in un bastione. Sulla destra
del vestibolo si apre la scala e
sulla sinistra la nicchia dandito.
Lingresso alla camera del piano
terra caratterizzata da un im-
menso architrave ribassato. Tra-
mite la buia scala si accede alla
camera superiore, che presenta
un finestrone in direzione sud e
due vani a pozzo ricavati entro
lo spessore murario e aperti sul
pavimento: forse si tratta di ri-
postigli accessibili solo con at-
tezzatura retrattile. Intorno al
monumento vi sono le tracce
del villaggio. Il nuraghe rolo
doveva rappresentare il sito pi
importante in un territorio mol-
to ricco e fertile. Pi a monte del
nuraghe si trovano le domus de
janas mentre a valle si indivi-
duano le sagome di altri nume-
rosi nuraghi.
pietra non presente nelle colline
di Orune. Il pozzo venne im-
permeabilizzato con del piom-
bo fuso inserito tra le giunture
dei blocchi. Dal pozzo lacqua
defluisce in un piccolo canale e
si riversa in un pozzetto esterno,
dotato di una mensola di pietra
per le offerte, e forse riservato ai
fedeli che non potevano entrare
nel tempio. Durante gli scavi
del secondo pozzetto sono stati
trovati numerosi oggetti votivi
in bronzo, fra cui spilloni, spade
e figure di offerenti, conservate
presso il Museo Archeologico
Nazionale di Nuoro. Il sito ge-
stito da una cooperativa che ha
realizzato sentieri e pannelli di-
dattici per descrivere larea ar-
cheologica e le caratteristiche
botaniche e faunistiche del ter-
ritorio. A monte del sito vi la
struttura della cooperativa con
un piccolo museo che raccoglie
le riproduzioni dei reperti di Su
Tempiesu e unoriginale rico-
struzione di un tempio dedicato
al culto delle acque.
04 Nuraghe
Santa Barbara- Macomer
Come si arriva: Il sito si trova
lungo la SS 131, in direzione di
Sassari allaltezza del km 145,
subito dopo Macomer. ben vi-
sibile sulla destra. Una stradina
sale sul costone dove situato il
nuraghe. Si lascia lauto e si
prosegue a piedi dopo aver su-
perato i ruderi della chiesa di
Santa Barbara.

uno dei nuraghi pi impor-


tanti della Sardegna centra-
le, edificato in localit Padru
Pizzinnu, in posizione strategi-
ca su un gradino dellaltipiano
di Campeda. un edificio com-
plesso, di tipo tetralobato, e di
dimensioni considerevoli. co-
stituito da una torre centrale al-
ta 15 m che risale al I millennio
a.C., e da un bastione con 4 tor-
ri laterali databili al IV sec. a.C.
Le torri angolari sono simmetri-
che rispetto alla torre centrale e
unite fra loro da un cammina-
mento o cortine murarie curvi-
linee. Da un cortile si dipartono
degli ingressi che per mezzo di
scale conducono alle torri prov-
viste di nicchie e feritoie. Allin-
terno la bella tholos della torre
centrale alta 9 m e intatta. At-
traverso una scala ricavata nello
spessore della muratura, si ac-
cede alla cella del secondo pia-
no, ridotta rispetto a quella in-
feriore. Nonostante il sito sia
degradato conserva intatto il fa-
scino di un monumento mille-
nario, posto a guardia di un va-
sto territorio, dalla piana del
Campidano a sud allarea basal-
tica del Meilogu in direzione
nord.
Provincia di Nuoro Provincia di Nuoro
102 Sardegna nuragica
pamenti e guarnigioni nella sot-
tostante valle di Lanaitto, e si
suppone infatti che il villaggio
sia stato costruito allepoca del-
la conquista romana dellisola.
Lingresso alla dolina difficile
da individuare e per questo il
luogo ha conservato intatto il
fascino imperscrutabile e il si-
lenzio di un ambiente misterio-
so. Le capanne del villaggio di
pietra e fango, circa 40, sono
state edificate a ridosso delle
pareti della dolina. Sono in gran
parte crollate, ma si possono
notare ancora le fondamenta e
si pu senza dubbio affermare
che la tecnica costruttiva con
cui furono realizzate diversa
da quella utilizzata per gli altri
villaggi nuragici. Le capanne ad
uso abitativo si trovano nel lato
est; solo una di esse conserva in
parte la piccola cupola e lin-
gresso con un piccolo architra-
ve di ginepro. Nella volta della
dolina, in direzione nord-est un
ampio foro consentiva luscita
del fumo del villaggio ed era un
ottimo punto di vedetta sulla
valle circostante. Le capanne
del lato ovest erano probabil-
mente utilizzate come magazzi-
ni e dispense per il cibo. Allin-
terno della dolina resiste un mi-
croclima che ha consentito la
crescita di un ambiente vegeta-
le unico, con giganteschi alberi
di lentisco e di terebinto, nor-
malmente classificati come spe-
cie arbustive della macchia me-
diterranea.
06. Villaggio nuragico
Tiscali - Dorgali
Come si arriva: Per giungere al
sito archeologico bene farsi
accompagnare dalle guide loca-
li, poich necessario seguire
uno dei sentieri tra il Supramon-
te di Oliena e quello di Dorgali,
non molto semplici da individua-
re. I sentieri sono percorribili in
circa 1h30, ma richiedono buon
allenamento e senso dellorien-
tamento. Lingresso a paga-
mento.
I
l villaggio nuragico meta
prediletta degli escursionisti,
oltre che degli appassionati di
archeologia. stato costruito
infatti allinterno di una vasta
dolina di origine carsica sulla
cima del monte Tiscali (m 515),
lungo il confine tra il territorio
di Oliena e quello di Dorgali. I
sentieri che consentono di rag-
giungerlo sono molto affasci-
nanti perch penetrano nel cuo-
re del Supramonte fra boschi di
leccio e corbezzolo: un territo-
rio selvaggio dove la natura si
conserva intatta da millenni. E
proprio lasprezza dei monti
carsici ha preservato il sito per
secoli. Cos sulle sue origini re-
gna ancora il mistero. Ritrova-
menti riferibili allet medieva-
le dimostrano la lunga frequen-
tazione della dolina. Probabil-
mente le popolazioni nu-ragi-
che la utilizzarono come rifugio
per sfuggire alle persecuzioni
dei romani, presenti con accam-
Provincia di Nuoro Provincia di Nuoro
Sardegna Nuragica 107
Nuraghe
Albucciu - Arzachena
Come si arriva: Da Arzachena
seguire la SS 125 in direzione Ol-
bia; dopo 600 m dalluscita del
paese un viottolo sulla destra,
segnalato da un cartello, condu-
ce al nuraghe. Dallaltro lato del-
la strada si trova il parcheggio e
la biglietteria. Di recente stato
istituito un servizio di guide.
S
orge in un territorio caratte-
rizzato da imponenti mas-
sicci granitici e da vaste sughe-
rete. uno dei siti archeologici
pi importanti del Nord Sar-
degna. Si caratterizza per il fat-
to che si appoggia ad un grosso
sperone roccioso con il quale
forma un unico corpo. ben
conservato e presenta una com-
mistione di elementi del nura-
ghe a corridoio e del nuraghe a
tholos semplice. Dei due piani
originali solo quello inferiore
ancora visibile e visitabile. Dal-
lingresso si accede ad un corri-
doio che presenta soffitto a
mensole. Nella parete opposta
allentrata c la scala che porta
al bastione, ricavata nello spes-
sore del muro. Ancora pi a si-
nistra si apre un lungo cunicolo
cieco. Sulla destra del corrido-
io si trova una camera ovale
con una celletta e un cunicolo,
scavato nella roccia viva, che
porta allesterno. La muratura
esterna coronata da mensolo-
ni in pietra che avevano la fun-
zione di sostenere i balconi di
legno. In base a materiali rin-
venuti la costruzione databile
al 1600 a.C. Fra gli oggetti in
bronzo conservati al Museo
Sanna di Sassari, spiccano una
statuetta di orante, una situla e
un pugnale. Intorno al nuraghe
sono visibili i resti delle capan-
ne del villaggio.
. Tempio a pozzo
Sa Testa - Olbia
Come si arriva: A pochi km da
Olbia sulla strada litoranea n. 82
che conduce a Golfo Aranci. Al
km 3,3 un cartello sulla destra
segnala il sito posto allinterno
di una area recintata.
I
l monumento, discretamente
conservato, stato scoperto
intorno agli anni 30 del secolo
scorso dopo essere rimasto in-
terrato per secoli. Si trova in
una valle riparata, in posizione
strategica lungo la linea litora-
nea e al centro di un territorio
molto ricco di siti archeologici.
datato ai secoli finali del II
millennio a.C. Antistante al tem-
pio, un grande cortile circolare
dal diametro di circa 8,30 m
delimitato da un muro che se-
gna il limite di quella che dove-
va essere larea sacra. Il cortile,
con pavimento lastricato e ca-
naletta di scolo delle acque che
lo attraversa per intero, intro-
duce al vestibolo del pozzo. Il
vestibolo presenta alcune pan-
che lungo le pareti, destinate ai
fedeli e alle loro offerte, e d ac-
cesso al vano scala dal quale si
discende alla camera. Nella ca-
mera del pozzo, coperta da una
volta a tholos alta 6,80 m, si tro-
va la sorgente ancora oggi atti-
va. A testimonianza dellintensa
frequentazione del luogo sacro
nei secoli, nel 1969, nel corso di
un intervento di restauro, ven-
nero ritrovati materiali databili
complessivamente in un arco
cronologico che va dallet nu-
ragica a quella romana.
Provincia della Gallura Provincia della Gallura
mente ha cambiato destinazio-
ne nel corso dei secoli. Recenti
e affascinanti teorie ipotizzano
che fosse utilizzato come osser-
vatorio astronomico e come tem-
pio per i riti di adorazione del
sole, e che sia stato progettato e
realizzato in base alla direzione
che i raggi solari seguono du-
rante solstizi ed equinozi.
. Nuraghe
Palmavera - Alghero
Come si arriva: Da Alghero im-
boccare la SS 127 bis in direzio-
ne Porto Conte e procedere per
circa 12 km. Il sito sulla de-
stra, segnalato da cartelli.
F
u edificato lungo un percor-
so che anche anticamente
univa il golfo di Alghero con la
baia di Porto Conte, in un terri-
torio caratterizzato dallalto nu-
mero di siti nuragici. Il monu-
mento un bellesempio di nu-
raghe complesso, edificato sulle
falde del colle omonimo a 64 m
di altitudine. il risultato di
una serie di interventi costrutti-
vi operati dal XV allVIII seco-
lo a.C. La torre centrale, la pi
antica e risalente al Bronzo Me-
dio, conserva un alzato di circa
8 m. Venne rifasciata con una
muraglia ellittica che racchiude
una torre secondaria, un cortile
e il corridoio dingresso. La ca-
mera principale, coperta a tho-
los, ancora intatta. Una scala,
aperta allinterno di una nicchia
situata a 3 m daltezza e raggiun-
gibile attraverso scale a pioli,
portava al piano superiore. In-
torno al nuraghe si notano i re-
sti del villaggio. Tra le capanne,
quella chiamata delle riunioni al
cui interno, sopra un basamen-
to centrale, venne trovato un
modellino di nuraghe. Linse-
diamento fu abbandonato alla
fine dellVIII secolo a.C. Diver-
si reperti in ceramica e bronzo,
compreso il modellino origina-
le del nuraghe, sono custoditi
nei Musei archeologici di Sassa-
ri e di Cagliari.
. Reggia nuragica
di Santu Antine - Torralba
Come si arriva: Dalla SS 131 in
direzione Sassari svoltare allo
svincolo per Torralba posto al
km 173,200. Si procede nella di-
rezione opposta al paese, verso
la stazione; dopo poche centina-
ia di metri si scorge il nuraghe
sulla destra.
I
l complesso sorge al centro
di una vasta piana vulcanica
chiamata oggi Valle dei nuraghi.
uno degli insediamenti pi
grandiosi e meglio conservati
dellepoca nuragica. Il suo no-
me deriva dalla presenza, nelle
vicinanze, della chiesa dedicata
a Santu Antine, nome sardo del-
limperatore romano Costanti-
no. Nella tradizione locale
sempre stato chiamato Sa Domo
de su Re (la casa del re), per via
della sua imponenza che faceva
supporre si trattasse del castello
di un principe o capo trib. Co-
struita in trachite tra IX e VIII
secolo a.C., la reggia costituita
da un nuraghe di tipo trilobato
con tre torri agli angoli che rac-
chiudono un cortile. Si entra dal
lato sud-est, tramite un ingresso
architravato con due nicchie la-
terali. Lampio cortile conserva
un pozzo profondo 20 m. La
torre centrale alta 17,5 m.
Costruita probabilmente nel
1500 a.C., originariamente do-
veva raggiungere i 20-22 m.
Conserva tre camere sovrappo-
ste con la copertura a tholos. La
camera al piano terra circon-
data da un imponente corridoio
percorribile in tutta la sua lun-
ghezza. Le volte dei collega-
menti tra le torri, realizzati con
dei corridoi lungo le mura, sono
un perfetto esempio della raffi-
nata tecnica costruttiva nuragi-
ca, che richiama le tecniche ci-
clopiche micenee. La presenza
di feritoie, da cui si pu control-
lare distintamente lesterno del
nuraghe, fa pensare a un utiliz-
zo a scopo militare del comples-
so. Ai piani superiori si accede
per mezzo di due scale aperte
sul cortile. La tholos e un sedile
in pietra che segue landamento
della parete caratterizzano la se-
conda camera. Della terza resta
ben poco e serve oggi da terraz-
za da cui si pu godere un ma-
gnifico panorama. Allesterno
del nuraghe si trovano i resti del
villaggio realizzato in epoche
successive. Restano molti dubbi
sulla reale funzione del sito, che
si presenta come un castello o
una fortezza ma che probabil-
Provincia di Sassari Provincia di Sassari
108 Sardegna nuragica
Sardegna nuragica 111
le cui volte sono state realizzate
con grossi blocchi di basalto
lavorati in modo grezzo, ma in-
castrati a formare un equilibrio
statico perfetto. Della torre
principale visitabile anche il
piano superiore, a cui si accede
per mezzo di una scala ricavata
nello spessore murario. La sca-
la conduce infine a un secondo
piano di cui restano pochi fasci
murari e che serve oggi da ter-
razza. La torre posteriore in-
vece si raggiunge da un accesso
secondario. Lintera struttura,
che oggi svetta fino a 13 m, in
origine raggiungeva altezze su-
periori ai 20 m. Sul lato sud, di
fronte allingresso principale,
si trova un ambiente circolare,
forse utilizzato come capanna
delle riunioni. La presenza di
urne cinerarie di et imperiale,
oggi visibili allingresso del-
larea archeologica, rivela la
lunga frequentazione del sito,
abitato in et romana e addirit-
tura fino al VII secolo d.C. In
conseguenza del suo andamen-
to ondulato, il profilo esterno
del nuraghe trilobato uno dei
pi affascinanti e ingegnosi tra
quelli progettati e messi in ope-
ra dagli ingegneri nuragici.
Presso il monumento allestita
uninteressante esposizione di-
dattica che ripropone alcuni
momenti della civilt nuragica
con pannelli, disegni e immagi-
ni di diversi nuraghi. Del nu-
raghe Losa sono esposti alcuni
reperti rinvenuti durante gli
scavi.
. Pozzo sacro di
Santa Cristina - Paulilatino
Come si arriva: Il sito di trova
lungo la SS 131, al km 114,300,
segnalato da cartelli ben visibili.
Larea ben curata e attrezzata
con un punto di ristoro. Ingresso
a pagamento.
I
mmersa in un bosco di ulivi e
querce, larea archeologica di
Santa Cristina si estende per cir-
ca un ettaro in una zona ricca di
testimonianze della civilt nura-
gica. Il suo nome deriva dalla vi-
cina chiesa campestre di Santa
Cristina. Comprende un san-
tuario, un nuraghe, un villaggio
e diverse costruzioni dislocate
intorno alla chiesa cristiana. Il
. Nuraghe Losa - Abbasanta
Come si arriva: Il nuraghe si tro-
va lungo la SS 131, tra il km 123 e
il km 124. visibile dalla strada,
sulla sinistra in direzione di Sas-
sari. Larea archeologica ben
segnalata e curata da una coo-
perativa. Ingresso a pagamento.

fra i pi imponenti e me-


glio conservati siti archeo-
logici della Sardegna. Sorge su
un vasto altopiano basaltico al
centro dellisola, zona fertile e
destinata da sempre al pascolo.
Realizzato con blocchi di basal-
to, comprende un maestoso nu-
raghe trilobato, un villaggio, un
antemurale e una cinta muraria
che racchiude interamente il si-
to. Il nuraghe risale ai secoli
XV-XIV a.C. del Bronzo Me-
dio; presenta una torre princi-
pale unita ad altre tre torri tra-
mite una muratura esterna. Un
vestibolo consente laccesso al-
la torre centrale e alle due torri
laterali. Le camere interne pre-
sentano grandi nicchie di scari-
co e volte a tholos, intatte e rese
suggestive dalla sapiente illu-
minazione moderna. Lassenza
di un cortile interno il dato
che differenzia il nuraghe Losa
da tutti gli altri importanti
complessi nuragici. Le torri so-
no collegate da corridoi interni,
Provincia di Oristano
condato dalle capanne proba-
bilmente riservate ai sacerdoti,
ai pellegrini e ai mercanti. Nei
pressi del pozzo si trova la co-
siddetta Capanna delle riunioni
con ampio sedile. A sud-ovest
dellarea archeologica si trova-
no il nuraghe e altre capanne.
Di grande interesse i ritrova-
menti dellarea: una navicella
nuragica in bronzo, bron-
zi siro-palestinesi del
II-I millennio a.C. e
fibule enee del IX e
VII secolo a.C. Re-
centi studi ipotiz-
zano che il pozzo
sia stato realizzato
in base a precisi cal-
coli che tenevano conto
della posizione della luna e del
sole. stato mostrato come un
affascinante fenomeno, confer-
mi la maestria dei costruttori
nuragici e la sacralit del luogo:
nei mesi di dicembre e di feb-
braio infatti, a mezzanotte,
possibile vedere la luna piena
filtrare attraverso il foro alla
sommit della tholos e riflettersi
sullacqua allinterno del pozzo.
. Nuraghe
Lugherras - Paulilatino
Come si arriva: Dalla SS 131
prendere il bivio per Paulilatino;
prima di giungere al paese
prendere la SP 11 per Bonarca-
do. Dopo 6 km si incontra il car-
tello per il nuraghe. Si continua
sulla strada sterrata per circa
1,5 km, fino al nuraghe.
I
l monumento, immerso nella
macchia mediterranea in una
zona ricca di siti archeologici,
molto importante per via del
rinvenimento al suo interno di
numerose lucerne votive roma-
ne (in sardo lugherras),
che testimoniano luso
del nuraghe, come
tempio e area di se-
poltura in epoca
punico-romana.
Ledificio ha una
struttura comples-
sa, con una torre cen-
trale alta 12 m e tre tor-
rette cuspidali. La torre da-
tata al X secolo a.C. circa, il ba-
stione quadrilobato con il corti-
le fu edificato tra il IX e il VII
secolo a.C., e lantemurale con
le quattro torri furono innalzati
tra il VII e il VI secolo a.C. La
camera della torre centrale con-
serva la bellissima tholos e due
nicchie. Nel cortile, a sinistra
dellingresso, si trova un pozzo
profondo oltre 10 m. Tutto in-
torno il villaggio nuragico for-
mato da capanne circolari. Il
nuraghe fu abitato dai nuragici
sino agli inizi del V secolo a.C.,
quando i Cartaginesi lo trasfor-
marono in tempio. Durante la
dominazione romana sulla cima
della torre centrale fu edificato
un tempietto dedicato a Deme-
tra, la dea della rinascita, di cui
resistono oggi poche tracce.
monumento pi importante
un tempio a pozzo ipogeo, per-
fettamente conservato, risalen-
te allet del Bronzo Finale.
realizzato con conci di basalto e
rappresenta il vertice costrutti-
vo ed estetico dellarchitettura
sacra nuragica. Latrio a venta-
glio contornato da muretti e
da unellisse di pietra che sono i
resti di una copertura andata
perduta. Oltre il vestibolo vi
una scalinata per laccesso al
pozzo, formata da 25 gradini
perfettamente squadrati men-
tre, di solito, gli architetti nura-
gici utilizzavano conci lavorati
in modo grossolano. Frutto del-
lingegno e di un avanzato senso
estetico, il vano della scala pre-
senta una volta realizzata come
una scala al rovescio, elemento
decorativo e simbolico che
giunge fino alla volta del pozzo.
Ai piedi della scala c la fonte
sacra, un pozzetto sotterraneo
con copertura a tholos alta 7 m:
ha un foro in sommit che fa fil-
trare la luce fino allo specchio
dacqua. Il luogo di culto cir-
Sardegna nuragica 113
Provincia di Oristano Provincia di Oristano
112 Sardegna nuragica
. Nuraghe Is Paras - Isili
Come si arriva: Al km 21,900
della SS 131 imboccare la SS
128 al bivio per Senorb. Dopo
circa 47 Km si giunge a Isili. Il
nuraghe situato alla periferia
del paese, ben visibile allinizio
della strada per Nurallao.
I
l nuraghe venne edificato in
posizione dominante su una
fertile valle. una costruzione
di tipo trilobato, realizzata con
filari di calcare bianco. La torre
centrale, la parte pi antica, fu
edificata tra il XV e il XIV seco-
lo a.C. e conserva solo il piano
inferiore dei due originali. Si di-
stingue per la maestosa volta a
tholos perfettamente conserva-
ta, che con i suoi 11,80 m la
pi alta della Sardegna. Al cen-
tro della camera vi un pozzo
circolare. Sulla parete destra, ad
unaltezza di 5 m, si apre lin-
gresso del vano scala. In una
seconda fase (secoli XIII-XII
a.C.) fu edificata una torre pi
piccola davanti alla principale
e, tra le due torri, un cortile.
Nella terza fase (XII-XI secolo
a.C.), furono aggiunte altre due
torri, unite tra loro da muri ret-
tilinei. Questa fase la meno
nota perch le torri a nord e a
ovest risultano ancora interrate.
Lintera struttura fu circondata
da un antemurale munito a sua
volta di torri. Tutto intorno si
estende un grande villaggio di
capanne circolari, ancora da
portare alla luce. Larea fu abita-
ta anche in epoca romana e al-
tomedievale. Si trova a poche
centinaia di metri dalla linea del
Trenino Verde, il treno turistico
della Sardegna.
. Nuraghe Arrubiu - Orroli
Come si arriva: Da Orroli seguire
la SP 10 per Escalaplano. Giunti
al km 9 svoltare a sinistra in una
strada che conduce allarea ar-
cheologica dopo circa 3 km.
I
l complesso megalitico si-
tuato a circa 500 m di altitudi-
ne, su un altopiano ai piedi della
Giara, che domina i paesini di
Nurri ed Orroli. Si estende per
circa 3 ettari in un paesaggio ca-
ratterizzato dalla macchia me-
diterranea e da aspre colline.
. Necropoli di
Montessu - Villaperuccio
Come si arriva: Da Villaperuccio
si prende la strada per Narcao.
Dopo 1,5 Km dal ponte sul Riu
Mannu svoltare a sinistra, in cor-
rispondenza del cartello che in-
dica la necropoli. Si percorre poi
una strada asfaltata per circa 1
km fino al parco archeologico.
Ingresso a pagamento.
S
ulla sommit della collina
trachitica di Montessu, al-
linterno di un suggestivo anfi-
teatro di roccia a nord di Villa-
peruccio, si estende la pi gran-
de necropoli dellet neolitica
della Sardegna: circa quaranta
domus de janas di differenti ti-
pologie, che sono testimonian-
za delle diverse fasi del neolitico
sardo. I reperti ritrovati vanno
dalla cultura di Ozieri a quella
di Abealzu-Filigosa, Monte Cla-
ro, Vaso campaniforme, Bonna-
naro. Qui i popoli di cacciatori
e allevatori seppellivano i de-
funti affidandosi ai rituali mi-
sterici legati al culto del Dio
Toro e della Dea Madre. Tra le
tante celle funerarie due sono
considerate delle vere e proprie
tombe-santuario: Sa Cresiedda
(la chiesetta) e Sa Grutta de Is
Procus (la grotta dei porci). Si
distinguono dalle altre per le
notevoli dimensioni e per lar-
chitettura piuttosto elaborata:
la tomba di Sa Cresiedda carat-
terizzata da due colonne cilin-
driche, oggi spezzate, scavate
con maestria nella roccia. Molte
delle tombe conservano, incisa
o in rilievo sulle pareti, tutta la
simbologia funebre tipica del-
let neolitica: petroglifi, spirali,
denti di lupo, teste taurine,
simboli della Dea Madre. In al-
tre tombe sono ancora visibili
tracce di pittura rossa e giallo-
ocra, con cui venivano rivestite
le pareti delle domus de janas.
Sardegna nuragica 115
Provincia di Cagliari Provincia del Sulcis Iglesiente
serva un villaggio con numerose
abitazioni ed edifici di uso co-
mune, datato nel suo insieme al-
la fine del II millennio a.C., e
che si compone in diversi setto-
ri. Una zona, chiamata Recinto
delle feste, con un diametro di
ben 75 metri, fa supporre che il
complesso avesse funzione di
villaggio-santuario, uno dei pi
frequentati dellisola: ospitava
un porticato ed era circondata
da piccoli vani nei quali si ritie-
ne venissero ospitati i pellegri-
ni. Lampio Recinto delle riunio-
ni formato da cinque grandi
capanne, di cui tre circolari (Re-
cinto dellascia bipenne, Recinto
con sedile, Fonderia) e due qua-
drate (Casa del focolare e Cuci-
na), e da uninsieme di stanze
addossate al muro di cinta. Al di
fuori del recinto delle riunioni
si trova la capanna chiamata Ca-
panna dellaltarino e pi avanti
la Casa del capo, finemente lavo-
rata, forse un tempio. Oltre una
cortina di pietre si trova il tem-
pio a pozzo: la cupola che lo ri-
copriva doveva essere alta 2-3
m, e di due colori, bianco e ne-
ro, come indicano i resti dei
conci lavorati, dei fregi e due
protomi taurine in calcare bian-
co. Vicino al pozzo vi un tem-
pio rettangolare circondato da
tre capanne e pi avanti la chie-
setta di Santa Vittoria, costruita
sopra i resti di un nuraghe a cor-
ridoio. Unaltro nuraghe si tro-
va a fianco del tempio rettango-
lare. In questa parte del sito so-
no stati ritrovati i reperti pi ce-
lebri di Santa Vittoria: il bron-
zetto del capo trib, quello della
madre col bimbo in braccio e
frammenti di modellini di nura-
ghi in pietra. Unaltra zona com-
prende abitazioni e la capanna
pi grande dellintero sito chia-
mata Curia, utilizzata probabil-
mente per le riunioni della co-
munit: presenta dei sedili lun-
go il muro interno, sopra i quali
c una corona di pietre infisse
nel muro, una vasca di calcare e
un betilo conico. Intorno al be-
tilo sono stati trovati resti di
animali e di statuine votive rap-
presentanti animali. Vicino alla
Curia c il Recinto di Giusti-
zia dove si suppone si praticas-
sero i riti per ottenere il giudizio
degli Dei.
Edificato tra il XIII e il IX seco-
lo a.C., il pi grande e impo-
nente nuraghe finora scoperto
in Sardegna, lunico pentaloba-
to, anche se da alcuni modellini
di nuraghi, come quello a otto
torri ritrovato a Monti Prana,
presso Cabras, si presume che
dovessero esisterne di pi mae-
stosi. circondato da poderose
mura, il che fa pensare un utiliz-
zo a scopo militare o perlomeno
difensivo del complesso. I liche-
ni rossi ricoprono i grandi massi
del nuraghe, dandogli una colo-
razione caratteristica da cui il
monumento prende il nome.
Arrubiu significa infatti ros-
so. Presenta una torre centrale
che in origine doveva essere alta
almeno 30 m (oggi svetta fino a
unaltezza di 16 m), circondata
da un bastione a cinque torri,
con mura molto spesse. La torre
centrale conserva intatti il piano
terra e il primo piano con le bel-
le e imponenti tholos.
Sulla sommit della torre, gi
ostruita dai crolli, in et romana
fu impiantato un centro vinario,
rimosso e poi ricostruito alla de-
stra dellingresso dellarea ar-
cheologica per poter permette-
re la prosecuzione degli scavi.
La torre e il bastione sono cir-
condati da una seconda cinta
muraria formata da sette torri,
visibili solo in parte, fasciate e
unite da un muraglione. Sono
ancora individuabili i resti di
una terza cinta, rafforzata da al-
tre cinque torri. Oltre le cinta
murarie vi sono i resti di un va-
sto villaggio di capanne circola-
ri. Il complesso visitabile tutti
i giorni con accompagnamento
di guide. possibile visionare
un interessante studio multime-
diale che propone unipotetica
e suggestiva ricostruzione del
complesso e delle sue torri.
. Santuario nuragico
di Santa Vittoria - Serri
Come si arriva: Allingresso del
paese di Serri seguire le indica-
zioni per laltipiano della Giara,
dove si trova il santuario nuragi-
co, a circa 4 km dal centro abita-
to. Il sito gestito da una coope-
rativa.
I
l complesso si estende su una
area di 4 ettari, su unaltura
difesa da bastioni naturali, in
posizione dominante sullalti-
piano della Giara di Serri. Con-
Provincia di Cagliari
116 Sardegna nuragica
. Complesso nuragico
Su Nuraxi - Barumini
Come si arriva: Lungo la SS 131
imboccare il bivio per il paese di
Barumini al km 40,900. Da Ba-
rumini seguire la strada per il
paese di Tuili. Dopo 1 km si in-
travede il complesso nuragico, a
sinistra della strada. Larea
gestita da una cooperativa con
un servizio di visite guidate.
I
l complesso si trova su un ter-
razzamento marnoso e domi-
na la fertile conca di Pardu e
seda, da tempo immemorabile
coltivata a grano. La zona
chiusa da alcune colline, tra cui
quella del Castello giudicale di
Las Plassas. I nuraghi presenti
nelle colline intorno alla giara di
Gesturi formano un sistema
con Su Nuraxi al centro. Ci di-
mostra limportanza del com-
plesso che si ergeva a difesa di
una sorta di citt o di un canto-
ne. La scoperta del complesso
archeologico Su Nuraxi stata
una delle pi clamorose del XX
secolo. Il sito si presentava in-
fatti completamente interrato e
formava una collina artificiale
che i locali da sempre chiamava-
no Su Nuraxi e che nel corso dei
secoli fu saccheggiata per rica-
vare materiale da costruzione.
Gli scavi condotti da Giovanni
Lilliu tra il 1951 e il 1956 porta-
rono alla luce un possente ba-
stione quadrilobato, con quat-
tro torri disposte ai punti cardi-
nali attorno ad una torre centra-
le. Il bastione a sua volta cinto
da un antemurale con sette tor-
ri. Il villaggio di capanne, circa
50, riferibili alle fasi finali del-
let del Bronzo e alla prima et
del Ferro, costituito da strut-
ture a pianta complessa, con al
centro un cortile su cui si affac-
ciano vari ambienti. Nelle abita-
zioni spesso riconoscibile la
cucina e talvolta persino il for-
no, il pozzo e il focolare. Ve ne
sono due che presentano una
panca e un grande bacino di pie-
tra, forse utilizzato per riti do-
mestici legati al culto dellac-
qua. Interessante anche la Ca-
panna delle riunioni, caratteriz-
zata anchessa da una panca di
pietra e da nicchie. Il villaggio
circondato da una cortina mu-
raria costruita nellet del Ferro
(IX-VIII secolo a.C.). In realt
si tratta di una modifica ad un
antemurale che ingloba il pi
Sardegna nuragica 119
Provincia del Medio Campidano
. Complesso nuragico
di Serbissi - Osini
Come si arriva: Dal centro di
Osini si seguono le indicazioni
per la Scala di San Giorgio. Si
procede in salita fino a raggiun-
gere la stretta gola, percorribile
in auto fino ad arrivare ad un bi-
vio. Si svolta a destra seguendo
le indicazioni per il nuraghe. Si
segue la stradina asfaltata e, al
termine di questa, si dipartono
due piste. Si prende la strada a
destra e si procede per 3 km fino
a giungere ai piedi dellaltura do-
ve sorge il nuraghe. Da qui ci si
incammina in salita lungo il sen-
tiero, dove un cartello indica lin-
gresso della grotta, fino ad arri-
vare al complesso nuragico.

stato edificato ad unaltitu-


dine di 963 m, sullaltopia-
no calcareo di Taccu, ed parti-
colarmente suggestivo grazie
alla sua posizione che domina
le alture circostanti. Sorge sulla
volta di una grotta naturale uti-
lizzata in passato come magaz-
zino per le derrate alimentari.
La grotta presenta due grandi
sale di forma circolare. La cro-
nologia del sito va dal Bronzo
Medio al Bronzo Recente.
formato da quattro torri, inglo-
bate in un poderoso bastione e
collegate allinterno della strut-
tura da un corridoio, probabil-
mente costruite in diverse fasi.
Nella prima fase fu realizzata la
torre centrale composta da due
piani: in quello inferiore la tho-
los ancora intatta. La camera
superiore, quasi del tutto crol-
lata, raggiungibile tramite una
scala a sinistra del corridoio di
ingresso. Nella seconda fase fu
costruita la torre posta a sud.
Nella terza fu costruito il ba-
stione che ingloba tutta la co-
struzione. Ad una fase ancora
successiva appartengono le ca-
panne circolari che sorgono at-
torno al nuraghe.
Provincia dellOgliastra
Glossario
Fonti delle illustrazioni
Da leggere poi
Musei Archeologici della Sardegna
antico settore del villaggio (et
Bronzo Tardo, XI-X secolo a.C.).
Il sito, cos come dimostrano i
cospicui reperti punici e roma-
ni, il risultato di una frequen-
tazione durata quasi 2000 anni.
I numerosi ritrovamenti databi-
li alle diverse fasi della civilt
nuragica sono conservati al Mu-
seo Archeologico Nazionale di
Cagliari e al Museo Archeologi-
co di Villanovaforru. Il com-
plesso di Barumini iscritto
nella lista del patrimonio mon-
diale UNESCO.
. Nuraghe e villaggio di
Genna Maria - Villanovaforru
Come si arriva: Lungo la SS 131
svoltare al bivio per il paese di
Villanovaforru al km 50,50. Dopo
5,6 km, prima di entrare in pae-
se, si gira a sinistra verso il pae-
se di Collinas. Dopo 450 m si
svolta ancora a sinistra nella
strada per il Parco Archeologico.
Il sito ben segnalato da cartelli.
I
l nome del sito significa Porta
dei mari; forse deriva dalla
sua collocazione geografica, su
unaltura ai piedi della Giara da
cui possibile ammirare parte
della piana del Campidano e,
nelle belle giornate, il mare del
golfo di Cagliari. Linsediamen-
to costituito da un nuraghe
trilobato, da un antemurale tur-
rito e dal villaggio di capanne.
Al Bronzo Medio risale la gran-
de torre centrale, in seguito fa-
sciata con un bastione triloba-
to. Fu costruita con scadente
materiale di cava, tenera roccia
locale, e per questo in stato non
ottimale. Resistono solo gli ar-
chitravi e altre parti costruite in
materiale vulcanico. Il villaggio
fu abbandonato intorno all800
a.C. a causa di un violento in-
cendio. Allinterno del villaggio
sono stati rinvenuti numerosi
oggetti di uso quotidiano ab-
bandonati dagli abitanti a causa
della fuga precipitosa. Il villag-
gio fu riutilizzato in et storica
fino alla dominazione romana,
con funzione di luogo sacro al
culto di Demetra e Core, come
attestato dagli ex-voto rinvenu-
ti nella torre centrale. Gli og-
getti rinvenuti sono esposti nel
Museo Archeologico di Villa-
novaforru.
Provincia del Medio Campidano
120 Sardegna nuragica
fusione separata delle varie par-
ti poi unite o saldate, e, nel tem-
po, perfezionata.
Dolmen
Sepolcro megalitico il cui nome
deriva dal bretone tol, tavola, e
men, pietra. Si tratta di un mo-
numento destinato a sepolture
multiple (ma di dimensioni mo-
deste rispetto ai confronti ex-
trainsulari), costituito, nella sua
forma pi semplice, da due o tre
lastre verticali che sostengono
una lastra orizzontale. proba-
bile che linsieme fosse coperto
da un tumulo di pietra e terra.
Lalle couverte sepolcro al-
lincirca coevo e comunemente
definito come frutto dellallun-
gamento del dolmen, lalle si
evolve a sua volta nella Tomba
dei Giganti. I dolmen sono dif-
fusi soprattutto nella zona cen-
tro settentrionale della Sarde-
gna.
Domus de janas
Ipogei il cui nome significa
case di fate o streghe. Sono
detti anche di forru o furreddos
(forno, fornelli), o di conca o
conchedda o percia (precca) per
la figura cava del loro interno.
Sono grotticelle artificiali sca-
vate sotto terra o nella roccia
tenera, che presentano tre tipi
di ingresso: a corridoio, il terre-
no scende gradualmente verso
i piani del sottosuolo dove
scavata la tomba; a pozzetto,
con ingresso dallalto e piccolo
vestibolo che d accesso alla
tomba vera e propria; a portel-
lo, scavata a balza rocciosa, con
ingresso praticamente orizzon-
tale. Si possono presentare iso-
late, in piccoli gruppi o in vaste
necropoli. Ve ne sono sia di ti-
po semplice, monocellulare, a
pianta rotonda o quadrata, sia
di tipi pi complessi con diver-
si ambienti collegati da corri-
doi che si sviluppano in piano
dietro lapertura di finestrelle
rettangolari su balze rocciose
verticali. Gli ambienti sono di-
sposti intorno a una camera
centrale; i tetti tendono a ri-
produrre quelli di capanne o di
case; le pareti sono spesso di-
pinte (di rosso o color ocra),
scolpite o decorate con false
porte, pilastri, protomi taurine,
spirali, colonne e nicchie.
Esedra
Ambiente a forma di semicer-
chio aperto verso uno spazio
pi ampio.
Facies
Aspetto locale di un complesso
culturale a pi ampia diffusio-
ne.
Heroon
Luogo sepolcrale di personaggi
eroici.
Ipogeo
Vano sotterraneo prevalente-
mente adibito a sepoltura, co-
stituito in genere da uno o pi
Sardegna nuragica 123
Glossario
Abside
Struttura architettonica a pian-
ta semicircolare o poligonale
coperta a volta (vedi, in questo
glossario, volta), che emerge
dalla parete perimetrale di un
edificio.
Alle couverte
Viale coperto, galleria coperta.
Architrave
Elemento architettonico oriz-
zontale sostenuto da colonne,
pilastri o stipiti.
Betilo
Il termine significa casa della
divinit. una statua stilizzata
in pietra, risalente al periodo
nuragico. I betili pi antichi
hanno forma generalmente co-
nica e frequentemente presen-
tano forme antropomorfiche,
tanto che possono distinguersi i
betili femminili da quelli ma-
schili. I betili pi recenti assu-
mono quasi tutti la forma tron-
co-conica e presentano sulla
parte mediana della superficie
laterale due o pi incavi circola-
ri da interpretarsi come occhi
aperti. La funzione rituale asse-
gnata ai betili, generalmente si-
stemati lungo larco dellesedra
delle tombe dei giganti o nei
pressi di essa, era quella di vigi-
lare sulla incolumit della tom-
ba e sulla pace dei morti.
Bronzetto
Scultura in bronzo di piccole
dimensioni.
Cera persa
una delle tecniche di fusione
dei metalli, utilizzata per la rea-
lizzazione di sculture. Un mo-
dello di cera (inizialmente pie-
no, poi fornito di unanima di
terra e rafforzato da unarmatu-
ra) veniva ricoperto con uno
strato di terra (forma). Questa
copertura - fornita di un siste-
ma di canali per far defluire la
cera sciolta, e di sfiatatoi per far
uscire aria e vapori di fusione -
era fissata al nucleo di terra at-
traverso chiodi metallici. La
massa veniva cotta in un forno
che consentiva alla cera di scio-
gliersi e di essere eliminata at-
traverso i canali. La intercape-
dine creatasi tra le due masse di
terra era riempita di metallo fu-
so. Una volta solidificato il me-
tallo, si rimuovevano la forma
esterna (o tonaca) e lanima.
Questa operazione venne sem-
plificata con ladozione della
122 Sardegna nuragica
GLOSSARIO
unarchitettura priva di fonda-
zioni, che talvolta supera i 23
metri daltezza. La copertura a
falsa volta ottenuta dal pro-
gressivo restringersi dei filari di
pietre; le pareti sono progressi-
vamente aggettanti e la costru-
zione si presenta con una sezio-
ne ogivale. Nella sua forma es-
senziale si sviluppa singolar-
mente come una torre (in mura-
tura ciclopica, o subquadrata o
isodoma senza alcuna aggiunta
di malta o legante), a forma di
tronco di cono (mastio), che d
grosso modo lidea di un sec-
chio rovesciato: linterno cavo
occupato da una o pi celle cir-
colari sovrapposte su pi piani.
Tra il Bronzo recente e la prima
et del ferro questo tipo di nu-
raghe si arricchisce dando ori-
gine ad una forma pi comples-
sa, ottenuta essenzialmente at-
traverso tre tipi di addizione:
frontale, laterale e concentrica;
ossia lunione di torri (o appen-
dici o lobi) attraverso cortine
murarie che vanno a costituire
il cosiddetto bastione. Nel pri-
mo caso laddizione pu essere
costituita anche da un semplice
cortile; nellultimo le costruzio-
ni, di notevole complessit e di-
mensioni, presentano pi torri.
Pinnettas
Dette anche pinnettus o pinnet-
tos, sono capanne a pianta cir-
colare ricoperte da rami di gi-
nepro nella zona del Supra-
monte, di leccio e corbezzolo
nella Barbagia e, nellaltopiano
di Campeda, di pietre.
Protome
Testa o busto umano, di anima-
le o di mostro.
Statua-menhir
Si differenzia da un semplice
menhir perch sulla pietra sono
scolpite spade, corna taurine,
occhi. Ha carattere votivo: si
pensa che non rappresenti la di-
vinit, ma pi probabilmente i
guerrieri mitici. In questo mo-
do i fedeli celebravano il ricor-
do degli eroi, della loro vita leg-
gendaria e della loro essenza so-
prannaturale.
Stele
Lastra di forma rettangolare in
pietra o marmo disposta verti-
calmente nel terreno o poggian-
te su una base, con iscrizione,
incisa o scolpita, con funzione
funeraria, votiva o commemo-
rativa.
Temenos
Recinto sacro in cui sono lalta-
re, il tempio e altri edifici in-
torno.
Tholos
Costruzione circolare con co-
pertura a falsa cupola (o falsa
volta).
Tomba dei Giganti
Tomba collettiva in muratura
costituita da un lungo corridoio
Sardegna nuragica 125
Glossario
ambienti comunicanti tra loro,
in cui venivano sepolte pi
persone.
Mgaron
Ambiente rettangolare chiuso.
Menhir
Dal bretone men, pietra e hir,
lungo. Monumento litico, di va-
ria altezza (pu arrivare fino ai 6
m circa), infisso verticalmente
nel terreno. I menhirs possono
essere collocati singolarmente o
in gruppo in prossimit di mo-
numenti funerari, di antichi abi-
tati e di crocicchi forse a prote-
zione dei viandanti. Si distin-
guono in aniconici ed antropo-
morfi. I primi sono pietre natu-
rali appena sbozzate, a forma di
parallelepipedo o di prisma -
tendente a restringersi alla som-
mit a volte appuntita, a volte
tronca - oppure ogivale con se-
zione piano-convessa; possono
avere attributi maschili (simbo-
lo fallico) e femminili (coppelle
in positivo o in negativo). I se-
condi, invece, sono lavorati in
modo da rappresentare la figu-
ra umana. Nellet dei metalli,
questa sar rappresentata attra-
verso vere e proprie statue-
menhir o betili.
Nuraghe a corridoio
Edificio dalla forma allungata i
cui ambienti interni sono para-
gonabili a corridoi o gallerie di
diversa lunghezza. La struttura
esterna si caratterizza per una
possente e tozza massa muraria
a pianta di solito irregolare
(spesso ellissoidale, talvolta ret-
tangolare o circolare). Nella
gran parte dei casi le strutture
murarie si impostano diretta-
mente sulla roccia o inglobano
emergenze rocciose. Ledificio
ha una forma particolarmente
schiacciata, base larga (nei nu-
raghi a pianta circolare rag-
giunge anche i 18 m di diame-
tro), altezza modesta (sembra
non superi i 10 m). Presenta
una o pi porte dingresso: ne
sono state attestate due versio-
ni: trapezoidale, con porta sor-
montata da un architrave, e ogi-
vale (larchitrave qui assente).
Linterno si articola in corridoi
o gallerie che assumono forme
differenti, articolate con nic-
chie ampie e profonde. Dal cor-
ridoio si aprono le scale che
conducono al terrazzo o ad
eventuali piani superiori.
Nuraghe a tholos
Monumento costituito da mu-
rature imponenti, solide, ma
anche agili e slanciate. Al con-
trario dei nuraghi a corridoio,
che prediligono come sito dim-
pianto emergenze rocciose a
cui addossare le strutture mura-
rie, il nuraghe a tholos si impo-
sta su banchi di roccia ben spia-
nati e adattati per sostenere il
peso delle imponenti strutture.
Piano dappoggio e base solida
e regolare sono condizioni indi-
spensabili per la stabilit di
Glossario
124 Sardegna nuragica
Foto:
Alessandro Contu (Archivio Imago Multimedia) pp. 10-11, 28-29,
82, 83, 84, 85, 86, 88, 89, 90, 91, 92, 94, 95, 96-97; 99, 100, 103, 106.
Renato Brotzu (Archivio Imago Multimedia) pp. 4-5, 6, 12-13, 20-
21, 24, 30-31, 44-45, 46 (in alto), 47 (in basso), 53, 87, 93, 102, 109,
120.
Franco S. Ruiu (Archivio Imago Multimedia) pp. 9, 15-16, 27, 32,
33, 34, 35, 37, 46 (in basso), 47 (in alto), 48, 50, 56-57, 58, 60-61, 62,
64-65, 67, 69, 70, 76, 77, 101, 104, 105, 107, 108, 110, 111, 112, 113,
114, 115, 116, 117, 119.
Disegni:
Francesco Carta pp. 18, 74-75
Francesco Corni pp. 22, 38, 39, 40, 41, 42-43, 78.
p. 54 tratto da La civilt nuragica, Electa, Milano 1990
pp. 80, 81 tratto da Ichnussa. La Sardegna dalle origini allet classi-
ca, Garzanti-Scheiwiller, Milano 1993
Carta dei siti:
Nino Mele
Sardegna nuragica 127
coperto (la vera cella funeraria)
preceduto da unesedra semi-
circolare o circolare, nel cui
centro si trova un portello. La
costruzione delle tombe dei gi-
ganti fu realizzata seguendo due
stili principali, pi un terzo fi-
nale: la tomba dei giganti dol-
menica-ortostatica, quella nura-
gica o con facciata a filari e, in
pochi esemplari, quella con fre-
gio a dentelli. Lo stile di costru-
zione dolmenico-ortostatico si
caratterizza per lesedra conca-
va (schema che sembra simbo-
lizzare la testa del toro, diviniz-
zato dalle popolazioni preistori-
che), definita da lastroni infitti
verticalmente che crescono in
elevazione dalle estremit al
centro. Qui domina la stele mo-
nolitica o bilitica, con uno o due
listelli trasversali, talvolta con
incavi (finestrelle finte) al lato
della porticina ricavata al piede
della stessa stele. A contorno
dellesedra, in alcune tombe so-
no ancora visibili i sedili utiliz-
zati dai parenti dei defunti o
probabilmente utilizzati duran-
te il rito dellincubazione. Se-
condo tale rito, sui sedili si siste-
mava chi desiderava comunica-
re con lo spirito dei defunti ed
ispirarsi ad essi attraverso i so-
gni; si pu dedurre che i morti
inumati nelle tombe dei giganti
venissero considerati eroi della
trib, divinizzati dalla fantasia
popolare. Nella tomba dei gi-
ganti a struttura propriamente
nuragica, permane la sagoma
a corpo rettangolare absidato
con esedra ma sparisce il tumu-
lo. Nellesedra non c pi la
stele, rimane perci la prospet-
tiva del muro concavo ordinato
a file di pietra. Il portello aper-
to nel muro, e d accesso al vano
tombale.
Urna
Vaso di varie forme contenente
le ceneri del defunto.
Volta
Si tratta di una copertura a su-
perficie ricurva di un ambiente
o di una campata.
Glossario
126 Sardegna nuragica
FONTI DELLE ILLUSTRAZIONI
Museo Archeologico ed
etnografico G.A. Sanna,
SASSARI, via Roma 64,
tel. e fax 079.272203
Antiquarium Turritano
Statale, PORTO TORRES (SS)
via Ponte romano,
tel. 079.514433
Museo Archeologico e
Paleobotanico, PERFUGAS (SS)
via Nazario Sauro,
tel. 079.564241
Museo Archeologico
VIDDALBA (SS)
via G.M. Angioy,
tel. 079.580514/564241
Museo Archeologico
OZIERI (SS), ex convento
di San Francesco,
tel. 079.787638
Civico Museo
Archeologico ed etnografico
ITTIREDDU (SS)
via San Giacomo 3,
tel. 079.767623
Museo della Valle dei
Nuraghi, TORRALBA (SS)
via Carlo Felice,
tel. 079.842798
Museo Archeologico
PADRIA (SS) Monte Granatico,
tel. 079.807018
Museo Archeologico
NUORO, Via Mannu 1,
tel. 0784.31688
Museo Archeologico
DORGALI (NU), via Lamarmora,
tel. 0784.927200
Museo Archeologico
OLIENA (NU), palazzo comuna-
le, tel. 0784.287240
Museo Archeologico
TETI (NU) via Roma 1,
tel. 0784.68120
Antiquarium di Irgoli
IRGOLI (NU) via S. Michele, 14
tel. 0784 979074
Antiquarium Arborense
ORISTANO, Piazzetta Corrias,
tel. 0783.791262/74433
Civico Museo Archeologico
CABRAS, (OR), via Tharros,
tel. 0783.290636
Museo delle Statue Menhir
LACONI (OR), via Amsicora,
tel. 0782.866216
DA LEGGERE POI
Si consiglia la lettura dei seguenti scritti dinsieme:
GIOVANNI LILLIU,
La civilt dei Sardi dal paleolitico allet dei nuraghi, [1963] Nuo-
ro-Roma, Il Maestrale Rai Eri 2004;
MASSIMO PALLOTTINO,
La Sardegna nuragica, [1950], Nuoro, Ilisso 2001;
AA.VV.,
Kunst und Kultur Sardiniens von Neolithikum bis zum Ende der
Nuraghenzeit, Karlsruhe, Verlag C. Mller 1980;
AA.VV.,
Nur. La misteriosa civilt dei Sardi, Milano, A. Pizzi 1980;
AA.VV.,
Ichnussa. La Sardegna dalle origini allet classica, Verona, V.
Scheiwiller 1981;
GIOVANNI LILLIU,
La civilt nuragica, Firenze, C. Delfino 1982;
GIOVANNI LILLIU,
Origini della civilt in Sardegna, Torino, Eri 1985.
128 Sardegna nuragica Sardegna nuragica 129
MUSEI ARCHEOLOGICI DELLA SARDEGNA
INDICE GENERALE
Sardegna nuragica
Storia delle scoperte e degli studi 7
Sequenza e cronologia della civilt nuragica 23
Urbanismo ed edilizia 25
I nuraghi 34
Le tombe 51
Monumenti di culto 63
Larte, leconomia e la societ 83
Guida ai siti 97
Carta dei siti 98
Glossario 122
Fonti delle illustrazioni 127
Da leggere poi 128
Musei Archeologici della Sardegna 129
Civico Museo
Archeologico Villa Abbas
SARDARA (MD), piazza Libert,
tel. 070.9386183
Museo Archeologico
VILLANOVAFORRU (MD)
piazza Costituzione,
tel. 070.9300050
Civico Museo
Archeologico Nazionale
CAGLIARI, piazza Arsenale
tel. 070. 655911/60518245
Civico Museo Archeologico
Sa domu nosta
SENORB (CA),via Scaledda 1,
tel. 070.9809071
Civico Museo
ArcheologicoVilla Sulcis
CARBONIA, via Napoli 4,
tel. 0781.64044/665037
Museo Archeologico
SANTANTIOCO (CI)
via Regina Margherita 113,
tel. 0781.83590/800596
Museo Archeologico
PULA (CA)
tel. 070.9209610
Museo Archeologico navale
N. Lamboglia
LA MADDALENA, (OT)
loc. Mongiardino,
tel. 0789.790660
Musei Archeologici della Sardegna
130 Sardegna nuragica Sardegna nuragica 131