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ANTONI O GRAMSCI

VI TA
Nasce ad Arles, in Sardegna, nel 1891. un politico, filosofo e intellettuale del suo tempo. Negli
anni universitari matura un'ideologia socialista e si avvicina al pensiero marxiano. uno dei
fondatori del Partito Comunista Italiano. Nel 1928, durante il regime fascista, viene arrestato e
condannato a oltre vent'anni di reclusione per opposizione politica. Nel 1929 nel carcere di Turi
inizia la stesura dei Quaderni del carcere.

PEDAGOGIA
Il compito di educare spetta al partito, il quale si presenta come educatore collettivo, che nel suo
sforzo pedagogico segue il criterio del conformismo, cio dellorganizzazione della cultura, in
modo tale da investire ogni cittadino, modellandolo sul progetto politico-culturale del partito stesso.
il problema politico diviene educativo tanto che la volont centrale dello Stato deve essere rivolta
ad educare gli educatori e la stessa societ.
La cultura centro di questa rivoluzione, che libera dal folklore, integra le classi. Legemonia
culturale si costruisce attraverso la scuola ed altre istituzioni.
A. Gramsci ci consente di comprendere i limiti sia del neoidealismo, imposto dal fascismo, sia
dellattivismo. All'epoca in cui Gramsci scrive, la situazione scolastica regolamentata dalla
vecchia riforma Casati che prevedeva un'eccessiva frattura fra indirizzi: classico-umanistico,
scientifico-tecnico e pratico-professionale. Fu poi introdotta, nel 1923, la Riforma voluta da G.
Gentile, che prevedeva unulteriore e pi pericolosa frattura fra i diversi gradi di scuola: elementari,
medie e superiori, Universit.
Egli avversario della filosofia idealista e contro la riforma scolastica sopra. Riteneva, infatti, quel
tipo di scuola classista, discriminante, culturalmente arretrata che seleziona la sua classe dirigente
allontanandola dalla massa, che a sua volta deve produrre, lavorare, deve essere, insomma,
schiavizzata. La scuola del regime presupponeva la figura dellallievo come ascoltatore passivo
di nozioni astratte, meccanicistiche, di fronte ad una scissione assurda fra educazione e istruzione.
Una scuola che si era posta in conflitto con la stessa societ dellepoca, non rispondendo alle
esigenze di allora. Inoltre G. contro ogni forma di ideale metafisico e contro una scuola
professionale che impedisce al ragazzo di crescere, di maturare una sua creativit, in quanto lo
indirizza precocemente a un lavoro manuale e meccanico, segnandone il suo futuro, quello della
classe operaia che aliena se stessa e il proprio lavoro a terzi.
Egli teorizza, invece, una scuola di base uguale per tutti fondata su un nuovo modello educativo in
cui si uniscono sia lattivit intellettuale, con la riscoperta delle fonti classiche, che quella manuale
attraverso il lavoro, cos da stimolare lallievo alla crescita verso unetica di lavoro. Una scuola,
quindi, di cultura, non di tipo politecnico, ma che sia sempre lavoro, impegnata in una
trasformazione della realt. Egli era sensibile e attento ad una pedagogiapopolare, volta
allemancipazione delle classi povere. Proponeva una scuola media unica, obbligatoria fino a 14
anni, ma che si richiamava, appunto, ad uno esplicito <conformismo>, basato su un inevitabile
nozionismo, necessario per superare il dogmatismo, il senso comune.
L'unit che Gramsci va cercando nella scuola italiana quella tra:
- Scuola e vita.
- I struzione ed educazione
- I struzione e lavoro (inteso come capacit di collegare attivit teorica con vita pratica).
- Acquisizione di capacit di produrre/dirigere.
Per Gramsci ora occorre riformare sistematicamente il sistema scolastico italiano, trovando il nuovo
fulcro della scuola formativa partendo dalle incontestabili considerazioni che lo studio sia e debba
essere:
- disinteressato (almeno all'inizio) e che quindi non abbia scopi pratici immediati;
- formativo ma al tempo stesso istruttivo (cio ricco di nozioni concrete);
- attivo, creativo, libero, disciplinato e soprattutto NON SPONTANEI STI CO.
E' parlando di spontaneismo che Gramsci critica J. J. Rousseau e il principio della natura libera e
buona delluomo, in quanto sostiene che leducazione naturale porta gli adulti a non assumersi le
proprie responsabilit. Lasciare fare alla natura significa anarchia, invece luomo va educato,
formato, istruito, abituato al sacrificio, al lavoro, in maniera graduale, con la disciplina, non solo
esteriore, ma anche interiore. Questa educazione interiore porta allautodisciplina anche
intellettuale. Non c spazio, dunque, per lo spontaneismo, che Gramsci definisce come teoria
dello sgomitolamento.
Il bambino non un gomitolo di lana da sgomitolare, ma la parte del complesso mondo
storico su cui lambiente e la societ esercitano la loro coercizione.
Il rapporto educativo, in altre parole, secondo Gramsci, non consiste nel tirar fuori, socraticamente,
ci che gi sarebbe insito nel bambino. Il soggetto, invece, va formato dallesterno. Gramsci vede
perci nel fanciullo, valori storici e non solo valori naturali.
Cos ci che apparentemente, nel tipo di educazione spontaneistica, pu sembrare una grande
democrazia e libert nei confronti dello scolaro, in realt si dimostra un torto grave ai danni della
sua formazione culturale che sar cos lasciata in balia dell'ambiente di crescita, spesso provinciale
e particolare, sotto la guida di un maestro per nulla dogmatico e coercitivo. E' per tali motivi che
considera il maestro come guida, mediatore tra scuola e vita. A questo problema si lega
implicitamente quello della preparazione culturale del corpo docente, infatti: In realt un mediocre
insegnante pu riuscire ad ottenere che gli allievi diventino pi istruiti, ma non riuscir ad ottenere
che siano pi colti.
Lintellettuale, secondo laccezione gramsciana, coincide con il principio della formazione umana e
il maestro, nel pi ampio significato di insegnante, non colui che impartisce nozioni, saperi e
contenuti astratti, ma chi insegna ad interpretare la realt sociale e a divenire cittadini autonomi.
Gramsci contro ogni facilitazione, per una scuola che richiede impegno e sforzo, sacrifici, solo
cos si assicura alla classe lavoratrice un nuovo strato di intellettuali. Lo studio un mestiere
faticoso, basato su un tirocinio non solo intellettuale ma anche muscolare e nervoso.
La scuola deve essere formativa, esigente e innovativa, deve riconoscere chi meritevole,
indipendentemente dalla classe di appartenenza, quindi una scuola per tutti. Tutti devono avere la
possibilit di studiare. Fin dallinfanzia deve permettere la formazione, la crescita, lo sviluppo del
carattere; una scuola, dice Gramsci che non ipotechi lavvenire del fanciullo e costringa la sua
volont, la sua intelligenza a muoversi entro un binario a stazione prefissata. Insomma una scuola
umanistica, come lo era quella classica o rinascimentale.
La scuola deve tendere al pensiero creativo che permette di raggiungere lemancipazione,
lautonomia morale. Questa propria del soggetto, il quale sceglie e non si fa imporre il proprio
pensiero. Il cammino pedagogico porter a liberarsi da tutte le schiavit materiali, morali,
culturali, fino a una formazione omnilaterale, che investe, cio, luomo (inteso sempre come
gruppo) in tutti i suoi lati, i suoi aspetti, integralmente fino a giungere alla liberazione e
alleguaglianza sociale. In questo senso Gramsci richiama il principio delleducazione integrale di
Quintiliano il quale sosteneva una educazione completa dellallievo, senza alcuna
settorializzazione, attraverso lo studio classico e con la mediazione del formatore che deve istruire e
formare lallievo. Luomo che ha in mente Antonio Gramsci finisce, perci, con lessere un nuovo
Leonardo da Vinci. A proposito delleducazione dei figli, che pur dal carcere segu con particolare
premura, poteva scrivere il 1 agosto alla moglie Giulia: Luomo moderno dovrebbe essere una
sintesi di quelli che vengono ipotizzati come caratteri nazionali: lingegnere americano, il filosofo
tedesco, il politico francese, ricreando, per cos dire, luomo italiano del Rinascimento, il tipo
moderno di Leonardo da Vinci, divenuto uomo di massa, pur mantenendo la sua forte personalit e
originalit individuale (da A. Gramsci, Lettere, Torino, Einaudi, 1965, p. 654).
La lezione pedagogica di Antonio Gramsci quindi esercita nella cultura italiana ed europea un
grande influsso, in quanto ha visto nella ideologia un elemento utile per educare attraverso metodi
pedagogici che producono mutamenti nella vita individuale e collettiva.
Il limite di Gramsci quello di non avere riconosciuto il valore della persona, come singolo, nel
processo educativo. Egli si riferisce sempre e comunque alluomo inteso come gruppo sociale,
ridimensiona quindi la figura delluomo, perch ci che conta non tanto la persona, ma il gruppo
sociale, collettivo a svantaggio dei singoli, che Gramsci considerava come cani sciolti, capaci di
fare prevalere le proprie posizioni personali, lindividualismo, a fronte di una struttura monolitica,
granitica del Partito, dove il militante ne sposa la causa.