Sei sulla pagina 1di 8

8.

Petrolio e geopolitica nel bacino del Mar Caspio

Nel corso degli ultimi dieci-quindici anni, il bacino del Mar Caspio ha accresciuto la sua importanza come potenziale fonte di approvvigionamento di petrolio e gas naturale per i mercati mondiali; allo stesso tempo, aumentata la competizione internazionale per il controllo di queste risorse strategiche. Geograficamente, il Mar Caspio una massa dacqua chiusa, che si estende per circa 1.120 km da nord a sud e per 320 km da est a ovest; completamente racchiuso fra gli Stati dellAsia centrale, la Russia, le repubbliche transcaucasiche e lIran. Le sue acque salate sono collegate al Mar Nero tramite i fiumi Volga e Don, il canale artificiale Volga-Don e il Mar dAzov, una porzione del Mar Nero. Nel 1991 (ancora ai tempi dellUnione Sovietica) solo due Stati indipendenti, lUnione Sovietica e lIran, si affacciavano sul bacino del Mar Caspio; successivamente a questi si sono aggiunti tre nuovi paesi: lAzerbaigian, il Kazakhstan e il Turkmenistan. Il bacino del Mar Caspio situato nel centro dellEurasia, una regione dalla grande variet di popoli, nazioni e culture. I nuovi Stati dellarea sembrano macchie sulle carte geografiche, piccoli punti alle spalle di Russia, Turchia e Iran. Nelle rappresentazioni della stampa occidentale questi paesi appaiono come sede di disastri naturali e genocidi (Armenia), cavalieri selvaggi e centenari sorridenti (Georgia), musulmani stranieri e barbari (Azerbaigian, Caucaso settentrionale e Turkmenistan). Ma questa una visione storicamente limitata dellarea, la cui cultura e storia preesistono a gran parte di quanto esiste in Europa. L immaginario positivo che permane legato alla memoria romantica degli itinerari mercantili della Via della Seta, che collegavano lEuropa settentrionale e quella orientale allAsia Minore e alle colonie greche migliaia di anni fa. Gli Argonauti furono i primi turisti stranieri, per cos dire, a toccare la regione del Caspio e Prometeo, che port il fuoco agli uomini sfidando Zeus, secondo la leggenda sarebbe stato incatenato a una roccia in questi luoghi (Owen, 1975; McLaurin, 1896).

Migliaia di anni sono passati da allora, ma le persone sono ancora attratte dal bacino del Mar Caspio. Nei tempi moderni, linteresse stato rivolto alle risorse naturali della regione, in particolar modo alle sue abbondanti riserve di petrolio e gas naturale; essa, gi molto tempo prima della met del 19 secolo, era uno dei pi noti produttori di petrolio al mondo. Nel periodo precedente la conquista russa, lestrazione di petrolio avveniva secondo metodi rudimentali: per secoli i commercianti hanno estratto il greggio utilizzando stracci e secchielli. Nel 1871, allepoca del governo degli Zar, cominci a delinearsi la moderna industria petrolifera, con le perforazioni effettuate in quel che poi divenuto il giacimento giant di Bibi-Eybat, in Azerbaigian. Alla fine del 19 secolo, si ebbe il primo contatto con i capitali occidentali: le grandi compagnie straniere fecero il loro ingresso nellarea e due famiglie, in competizione tra loro, cominciarono a dominare lindustria petrolifera del Caspio. I fratelli Nobel arrivarono per primi, seguiti dal ramo francese dei Rothschild (Tolf, 1976) e, nel 1898, la Russia divenne il pi grande produttore mondiale di petrolio, mantenendosi tale fino al 1902, con oltre la met del petrolio mondiale prodotto nella zona del Caspio (Gokay, 2001). Dopo il crollo dellImpero zarista, la guerra civile divamp nella regione, finch i rivoluzionari bolscevichi non presero il potere nel 1921 (Gokay, 1997). Durante il primo Piano quinquennale di Stalin nel 1927, lo Stato sovietico si assunse la piena responsabilit della produzione del petrolio caspico, occupandosi della pianificazione centrale, definendo i siti, organizzando la produzione e provvedendo al trasporto. La produzione di petrolio si riprese prontamente dagli effetti della guerra, della rivoluzione e della guerra civile, superando, nel 1928, il precedente picco del 1901. La rapida crescita dellindustria petrolifera sovietica prosegu nel decennio successivo, con la maggior parte della produzione proveniente dallarea caspica (Goldman, 1980).

VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI

423

I PAESI PRODUTTORI-ESPORTATORI

Il petrolio di questa regione rivest un fondamentale ruolo strategico nel corso della Prima e della Seconda Guerra Mondiale: la protezione dei giacimenti petroliferi del Mar Caspio fu sempre una priorit per la Russia, poi Unione Sovietica, e gli Alleati. La leadership tedesca ne riconobbe apertamente limportanza per le proprie ambizioni espansionistiche e per la propria concezione di guerra meccanizzata. Inizialmente, la Germania tent di avere accesso al petrolio mediante negoziazioni e, grazie al patto tedesco-sovietico del 1939, il greggio proveniente dalla regione arriv a rappresentare almeno un terzo delle importazioni tedesche di petrolio. Quando il processo di riavvicinamento fra Germania e Unione Sovietica fall, a causa dellinvasione di questultima da parte di Hitler, lesercito nazista si pose come obiettivo specifico il petrolio del bacino caspico. La tenace resistenza opposta dallArmata Rossa allattacco condotto dalle forze naziste sul fronte meridionale, che neg alla Germania il prezioso combustibile, fu uno dei fondamentali punti di svolta della Seconda Guerra Mondiale. Dopo il crollo dellUnione Sovietica, nel 1991, le abbondanti risorse di petrolio e gas del Mar Caspio sono tornate disponibili per soddisfare gli interessi delle compagnie occidentali. iniziata cos una gara fra i colossi petroliferi transnazionali per assicurarsene il controllo e, con lassistenza dei pi influenti paesi occidentali, sono state definite le politiche per procedere in questa competizione. Lesplorazione condotta nel corso del decennio, a partire dallingresso delle compagnie occidentali nella regione, ha confermato che il bacino del Mar Caspio contiene almeno tra i 70 e i 200 miliardi di barili di petrolio, ossia circa il 10% delle riserve mondiali. Si ritiene, inoltre, che il pi grande giacimento non sfruttato di petrolio e gas al mondo possa trovarsi nellarea che comprende Kazakhstan, Azerbaigian e Turkmenistan, repubbliche meridionali della ex Unione Sovietica, che occupano la maggior parte del bacino della regione caspica. Bench i rapporti sulle riserve presunte e quelle provate varino considerevolmente, linteresse nei confronti dellarea continua ad aumentare. In gioco ci sono infatti i miliardi di dollari di ricavi derivanti da petrolio e gas naturale, ma anche gli enormi vantaggi geopolitici e militari che andranno alla singola potenza o alle diverse potenze che si assicureranno una posizione dominante nella regione (Fenyvesi, 1998). Due questioni basilari emergono a proposito delle ricchezze petrolifere del Caspio. A chi appartengono le considerevoli risorse di petrolio e gas naturale presenti nella zona? Chi avr il controllo sul loro trasporto verso i mercati mondiali? Le risposte a queste domande avranno uninfluenza decisiva sul modo in cui leconomia mondiale evolver nel 21 secolo e su chi sar a capo dellordinamento globale che la governer.

8.2.1 Geopolitica del petrolio caspico


Il petrolio diventato il perno da cui dipendono la guerra e la pace. Ci coerente con la consuetudine storica per cui il controllo dei minerali preziosi ha sempre, direttamente o indirettamente, causato guerre. Solo nel 20 secolo, il petrolio ha avuto un ruolo chiave in almeno dieci dei dodici principali conflitti internazionali.1 Ne deriva che fra tutti gli elementi fondamentali e cruciali per la modernizzazione nel 20 secolo, il petrolio rappresenta la causa dei pi grandi conflitti fra Stati e, con la diminuzione delle riserve, la sua importanza non potr che crescere nei decenni a venire (Homer-Dixon, 1999). Secondo le stime, la produzione mondiale di petrolio comincer a raggiungere il picco approssimativamente nel 2008 (Hirsch, 2005; Porter, 2005; Gokay, 2006a), il che significa che stanno diminuendo le riserve di petrolio a un tasso del 6% lanno. Allo stesso tempo, la domanda sta aumentando del 2% annuo, pertanto lindustria petrolifera mondiale dovrebbe scoprire ogni anno lequivalente dell8% di nuove riserve per mantenere lequilibrio nei mercati petroliferi (Benner, 2004; Owens, 2007). Purtroppo, i ritrovamenti non stanno tenendo questo passo, principalmente a causa della mancata scoperta di nuovi grandi giacimenti: anche in caso di nuove scoperte, ci sarebbe un considerevole intervallo temporale fra il ritrovamento e leffettivo utilizzo del petrolio come fonte energetica. Bench risparmio energetico e fonti rinnovabili siano spesso oggetto di discussione sulla stampa, la realt che nessuna di queste opzioni pu verosimilmente incidere sulla costante crescita delle domanda di prodotti petroliferi in maniera significativa. In questo contesto energetico sempre pi delicato, la concorrenza per le riserve provate e presunte crescente e il bacino del Caspio, con i suoi grandi giacimenti di petrolio non sfruttati, divenuto il punto focale del nuovo grande gioco(Gokay, 2006b). Il libero accesso a fonti energetiche disponibili sempre stato un primario interesse strategico degli Stati Uniti, lunica superpotenza rimasta nel mondo dopo la fine della Guerra Fredda. La sua dipendenza dalle importazioni di petrolio aumentata a partire dal 1972, quando la produzione interna raggiunse il picco di 11,6 milioni di barili al giorno (Deffeyes, 2001). Da quel momento, la produzione statunitense andata diminuendo e la dipendenza dalle fonti estere di petrolio e gas aumentata continuamente.

1 In particolare il Medio Oriente, dove si trovano molti dei giacimenti mondiali di petrolio, si trovato al centro di tensioni geopolitiche e militari nel corso della seconda met del 20 secolo (il petrolio fu, per es., una delle cause che spinsero il Giappone in guerra contro gli Stati Uniti nel 1941; lOPEC mise in atto una sorta di blocco petrolifero in seguito alla Guerra dello Yom Kippur negli anni Settanta).

424

ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI

PETROLIO E GEOPOLITICA NEL BACINO DEL MAR CASPIO

Per ragioni di strategie mondiali e di controllo sulle risorse naturali, lamministrazione degli Stati Uniti decisa ad assicurarsi un ruolo dominante in Eurasia. Il primo compito della potenza statunitense nella instabile Eurasia stato identificato in quello di garantire che nessuno Stato o combinazione di Stati possa riuscire a espellere gli Stati Uniti o anche a ridurne il ruolo decisivo (Brzezinski, 1997). Gli obiettivi dichiarati della politica statunitense comprendono: la fine del monopolio russo sulle vie di trasporto di petrolio e gas; la promozione della sicurezza energetica nazionale mediante la diversificazione degli approvvigionamenti; gli incentivi alla costruzione di numerose condotte in territori controllati dagli Stati Uniti; limpedire ad altri possibili concorrenti di esercitare una pericolosa influenza sulle risorse di petrolio e gas naturale dellAsia centrale.2 Questa una lotta disperata per il monopolio delle risorse energetiche, che mostra chiaramente come il petrolio sia ancora la linfa vitale della moderna economia mondiale. Lo status di superpotenza degli Stati Uniti rende necessario il loro controllo sul petrolio in ogni fase: dalla scoperta allestrazione, alla raffinazione, alle reti di trasporto mondiali e, infine, alla commercializzazione. L American Petroleum Institute di Washington, voce dellindustria petrolifera statunitense, ha indicato il bacino del Caspio come larea dal maggior potenziale di risorse al di fuori del Medio Oriente (Cohn, 2000; Dekmejian e Simonian, 2001; Gokay, 2002a; Sukhanov, 2005). Nel 1998, quando Dick Cheney (divenuto poi Vicepresidente degli Stati Uniti) ricopriva un ruolo chiave nellindustria petrolifera degli Stati Uniti utilizz le seguenti parole per descrivere il bacino del Caspio: Non riesco a pensare a unepoca nella quale una regione si sia trovata cos improvvisamente a essere tanto strategicamente importante quanto il Caspio.3 In questa competizione la posta in gioco molto pi alta del destino delle risorse del bacino. Il petrolio del Caspio petrolio non-OPEC, il che significa che le forniture provenienti da questa regione sono meno influenzate dalle politiche di prezzo e dofferta applicate dal cartello esportatore di petrolio (Gokay, 2007). Il flusso di consistenti volumi di petrolio caspico attraverso territori non-OPEC ridurrebbe il potere dellOPEC, la sua capacit di mantenere alti i prezzi del combustibile e di utilizzarlo come strumento di ricatto politico (Shaffer, 2001). Le preoccupazioni dellOccidente riguardo lOPEC risalgono allo shock petrolifero del 1973, che ha generato una crisi delleconomia mondiale. Prima della fondazione di questa organizzazione, le grandi compagnie petrolifere occidentali dominavano il mercato del petrolio; esse trattenevano spesso il 65% o pi dei ricavi generati da un bene prodotto su territorio altrui. Quindi, nel 1960, molti dei paesi produttori del Medio Oriente e di altre aree costituirono un cartello, lOPEC, per salvaguardare i propri interessi. Ne sono membri Algeria, Indonesia, Iran, Iraq,

Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela. Ecuador e Gabon hanno interrotto la loro affiliazione, rispettivamente, nel 1992 e nel 1994. LArabia Saudita ha tradizionalmente dominato lorganizzazione, grazie alle sue enormi riserve di petrolio. I membri dellOPEC producono circa il 40% del greggio mondiale. Grandi produttori non-OPEC, come Messico, Norvegia e Russia, si allineano talvolta alle posizioni del giorno del cartello (Gokay, 2006b). L OPEC si prefiss un obiettivo chiaro e apparentemente semplice: far fronte comune nelle negoziazioni con le grandi societ petrolifere, le quali, a loro volta, operavano a stretto contatto. In questo modo, lOPEC pose le basi per un nuovo corso, nel quale i paesi produttori avrebbero eventualmente preso il controllo di alcune delle attivit svolte dalle compagnie, almeno nella produzione, e trattenuto una quota significativa dei ricavi. Nella prima fase della sua esistenza, dalla sua costituzione nel 1960 fino al 1973, lOPEC ebbe un impatto ridotto. Poi, nellottobre del 1973, scoppi il finimondo. Nel 1973, gli Stati Uniti e il resto dellOccidente si trovarono nel mezzo di una spirale inflazionistica. Il mondo divenne altamente vulnerabile ai cartelli delle merci, poich ventanni di prosperit e di accelerazione della crescita della popolazione avevano creato una forte domanda di risorse energetiche. Negli Stati Uniti, i prezzi al consumo rincararono dell8,5%, mentre i tassi dinflazione in altri paesi erano spesso molto pi alti. La domanda di petrolio mediorientale crebbe in tutto il mondo industrializzato e il suo fabbisogno aument ben pi rapidamente della produzione. In questo periodo, lOPEC divenne sempre pi potente e determinata a incrementare la propria quota di profitti e la sua influenza sulla politica mondiale (EIA, 2006). Il 17 ottobre 1973, i paesi OPEC annunciarono che non avrebbero pi inviato petrolio agli Stati che avevano appoggiato Israele nel suo conflitto con lEgitto, ovvero agli Stati Uniti dAmerica e ai suoi alleati in Europa occidentale. Quasi nello stesso momento, i membri dellOPEC si accordarono per sfruttare la loro influenza sui meccanismi di fissazione dei prezzi mondiali del petrolio, allo scopo di incrementarli fortemente. La completa dipendenza del mondo industrializzato dal petrolio, gran parte del quale si trova sotto la superficie dei paesi del Medio Oriente, divenne dolorosamente evidente ai paesi industrializzati occidentali e al Giappone e rappresent un momento di rottura nelle loro relazioni con gli Stati produttori. Limpennata dei prezzi decisa dal-

2 Il Segretario statunitense per lEnergia Bill Richardson ha dichiarato a Stephen Kinzer che: Sul trasporto via oleodotti del petrolio caspico, gli Stati Uniti ribadiscono che la via pi economica e pi breve non la migliore (Kinzer, 1998). 3 S. Gowans (2001) Getting the pipeline map and politics right. Swans, 12 November 2001, http://www.swans.com/library/art7/gowans10.html

VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI

425

I PAESI PRODUTTORI-ESPORTATORI

lOPEC caus un forte incremento dellinflazione in tutti i paesi importatori.4

8.2.2 Oleodotti
Portare il petrolio dallarea caspico-caucasica ai mercati mondiali non agevole, poich il bacino del Caspio privo di sbocchi sul mare. Dopo il crollo dellUnione Sovietica, nel 1991, le compagnie petrolifere multinazionali e i Governi delle principali potenze mondiali hanno messo a punto unintricata rete di oleodotti in concorrenza tra loro, realizzando unoperazione nella quale hanno ricoperto un ruolo di primo piano British Petroleum (BP) e Amoco, fuse nel 1998, UNOCAL, Texaco, Exxon e Pennzoil; le compagnie hanno investito complessivamente pi di 30 miliardi di dollari in nuovi impianti produttivi (Kleveman, 2003). Questa struttura di trasporto del petrolio rappresenta una mappa di condotte intorno alle risorse di petrolio e gas naturale della regione, che collegano larea dai Balcani, a ovest, allAfghanistan, a est (Mendes, 2005). Il dibattito sulla identificazione del percorso da utilizzare per le considerevoli riserve petrolifere del Caspio ha dato luogo, data laltissima posta in gioco, a gravi momenti di tensione fra i paesi della regione. La principale via desportazione operativa segue la direttrice Baku-Groznyi-Tikhoretsk-Novorossiysk. Le esportazioni di petrolio lungo questo percorso dipendono dal trasporto con le petroliere attraverso gli stretti della Turchia. La migliore alternativa a questo oleodotto russo la via turca, sostenuta dagli Stati Uniti, che va dal Mar Caspio al Mediterraneo. L oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), per il trasporto del greggio estratto dalla piattaforma del Mar Caspio fino al bacino del Mar Mediterraneo, stato inaugurato il 25 maggio 2005 nei pressi di Baku, capitale dellAzerbaigian.5 La costruzione di questo oleodotto stata avviata nel 2001 e il suo costo finale ha superato i 3 miliardi di dollari originariamente previsti. Il BTC si estende per 1.760 km, di cui 440 attraverso lAzerbaigian e 250 attraverso la Georgia. L oleodotto progettato per trasportare il petrolio estratto nella porzione azera del Mar Caspio da un consorzio internazionale comprendente undici compagnie. Le banche, facendo ricorso a prestiti, hanno fornito il 70% dei 3,3 miliardi di dollari spesi per la costruzione. Gran parte di questo credito proviene da istituti finanziari pubblici, guidati dallInternational Finance Corporation (IFC), ossia la divisione della Banca Mondiale che effettua prestiti alle compagnie, piuttosto che dai Governi e dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Ci ha anche permesso alla BP di assicurarsi il finanziamento addizionale di investimenti privati da banche come Citigroup. Il restante 30% stato erogato sotto forma di capitale netto (da parte delle societ che detengono quote nel progetto). Il colosso petrolifero

inglese BP possiede una quota del 30% del consorzio che gestisce loleodotto. Altri membri del consorzio sono la compagnia di Stato dellAzerbaigian SOCAR, Amerada Hess, ConocoPhillips, Eni, Inpex, Itochu, Statoil, Total, TPAO e UNOCAL.6 Tuttavia, molti allinterno dellindustria petrolifera sono preoccupati dalla soluzione delloleodotto unico (che si affida a un solo oleodotto principale), a causa delle varie tensioni nella regione, e preferirebbero una strategia basata su pi oleodotti, inclusa una via principale attraverso lIran. A causa dei rapporti tesi fra Stati Uniti e Iran, il percorso iraniano appare incerto. Eppure, data la realt commerciale, una qualunque apertura politica potrebbe modificare molto rapidamente i termini del dibattito sulloleodotto (Gokay, 2001).

8.2.3 I bombardamenti NATO in Iugoslavia e il petrolio del Caspio


I paesi balcanici sono strategicamente importanti per tutti i percorsi degli oleodotti, poich il petrolio destinato allEuropa occidentale deve passare attraverso uno di essi, da una parte o dallaltra (Yannopoulos, 2001). Durante la guerra del Kosovo, nel 1999, alcuni di coloro che criticavano i bombardamenti NATO in Iugoslavia sostenevano che gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali stavano cercando di rendere sicuro il transito per il petrolio proveniente dal Mar Caspio (Gokay, 2002b; Stone, 2005).7 Questa posizione venne derisa dal Segretario agli Esteri britannico, Robin Cook, il quale osserv che non c petrolio in Kosovo (Lloyd, 1999; Monbiot, 2001a). Ovviamente, ci vero ma irrilevante; i fatti sono in realt molto diversi. Nel 1997, BP e il colosso texano delle costruzioni Halliburton proposero la realizzazione di un oleodotto che partendo da Burgas (Bulgaria) potesse giungere attraverso Skopje (Macedonia) fino al porto di Valona (Albania) (Monbiot, 2001b). Il 2 giugno 1999, lAgenzia degli Stati Uniti per il Commercio
http://news.bbc.co.uk/1/hi/business/689609.stm Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) Caspian pipeline. Hydrocarbons-technology.com, March 2007, http://www.hydrocarbons-technology.com/projects/bp/ 6 M. Katik (2003) Amid risk, Baku-Ceyhan pipeline edges forward. Eurasianet.org, 1 December 2003, http://eurasianet.org/departments/business/articles/eav120103. shtml; Baku-Tbilisi-Ceyhan crude oil pipeline: milestones along the way. Middle East Economic Survey, Vol. XLIX, n. 29, 17 July 2006, http://www.mees.com/postedarticles/oped/v49n29-5OD02.htm; Baku-Tbilisi-Ceyhan pipe is being filled with oil. Russian News and Information Agency NOVOSTI, 25 May 2005, http://en.rian.ru/world/20050525/40411950.html 7 http://www.ncpa.org/bothside/krt/krt041901a.html
4 5

426

ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI

PETROLIO E GEOPOLITICA NEL BACINO DEL MAR CASPIO

e lo Sviluppo, che aveva finanziato gli iniziali studi di fattibilit, annunci di aver assegnato alla Bulgaria una donazione di mezzo milione di dollari, per realizzare uno studio di fattibilit relativo a un oleodotto che attraversa i Balcani (Wihbey, 1999). Sembra, in sostanza, che la loro posizione faccia dei Balcani uno snodo strategico regionale per gli interessi petroliferi in Eurasia (Zemenides, 1997). Nel 1996, il quotidiano bulgaro Continent aveva reso noto che lAlbanian, Macedonian and Bulgarian Oil (AMBO) aveva deciso di avviare la costruzione di un oleodotto destinato a collegare il Mar Nero col Mar Adriatico. Loleodotto, lungo 907 km, doveva trasportare il petrolio da Russia, Azerbaigian e Kazakhstan con una capacit di 750.000 barili al giorno.8 La costruzione, secondo le stime fatte, sarebbe costata 825 milioni di dollari, e lAMBO aveva gi ottenuto i diritti desclusiva dai Governi dei tre Stati interessati a portare avanti il progetto. In base a quanto affermato da Gligor Tashkovich al vertice dellAMBO, il grande vantaggio di questo percorso che attraversa lintera penisola balcanica, eliminando perci completamente il rischio di fuoriuscita di petrolio nellEgeo. Nello stesso periodo, molti commentatori avevano anche sostenuto che il principale obiettivo delle operazioni NATO in Kosovo, guidate dagli Stati Uniti, fosse quello di pacificare la Iugoslavia cos che le compagnie petrolifere transnazionali potessero assicurarsi le vie di trasporto del petrolio dal Mar Caspio allEuropa centrale (Schwarz e Layne, 1999; Gowan, 2000; Fouskas e Gokay, 2005).9 Tre settimane dopo linizio della guerra, il generale Michael Jackson, comandante delle KFOR (Kosovo FORce) in Macedonia e poco dopo in Kosovo, confid al quotidiano italiano Sole 24 Ore: Oggi, le circostanze che abbiamo creato qui sono cambiate. Oggi, assolutamente necessario garantire la stabilit della Macedonia e il suo ingresso nella NATO. Ma resteremo qui sicuramente a lungo cos da poter garantire la sicurezza dei corridoi energetici che attraversano questo paese.10 Dopo la campagna di bombardamenti NATO, terminata nel marzo del 1999, gli Stati Uniti hanno speso 36,6 milioni di dollari per la costruzione di Camp Bondsteel, nel sud del Kosovo, la pi grande base militare estera statunitense mai costruita dalla guerra del Vietnam. Camp Bondsteel stata realizzata dalla Brown and Root, una divisione della Halliburton, la pi grande compagnia al mondo di servizi petroliferi guidata, al tempo, dallattuale Vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney. Le rivalit in atto nel bacino del Caspio avranno un impatto decisivo nel modellare lEurasia post-comunista e nel determinare il peso degli Stati Uniti sullo sviluppo della regione (Race [...], 1997). Ci produrr anche effetti su scala mondiale, non solo regionale. Per es., lespansione dellinfluenza statunitense in Eurasia pone una diretta e immediata sfida alla Cina, poich, fra gli altri

fattori, la crescita delleconomia di questo paese dipende direttamente dallaccesso al petrolio. Si prevede che i suoi fabbisogni petroliferi quasi raddoppieranno nel 2010: le importazioni arriveranno a essere il 40% della domanda, mentre nel 1995 erano pari al 20% (Luft, 2007). La crescente domanda di petrolio da parte della Cina sui mercati mondiali ha costituito uno dei principali motivi del rialzo del prezzo del petrolio e sar lelemento decisivo che ne determiner i prezzi futuri. La Cina il secondo consumatore mondiale di petrolio dopo gli Stati Uniti e, dal 2000, ha contribuito per il 40% alla crescita della domanda mondiale di greggio; le sue riserve provate arrivano a 18,25 Gbl,11 mentre le importazioni coprono un terzo dei suoi consumi. Tuttavia, in risposta allespansione della domanda di energia, il Governo cinese ha: incrementato le attivit di esplorazione allinterno dei propri confini; avviato la diversificazione del settore energetico per utilizzare anche altre fonti di energia; valutato attivamente lo sviluppo di nuovi impianti nucleari; rivalutato luso di carbone e gas naturale; puntato sullo sviluppo di energia rinnovabile; promosso il risparmio energetico e incentivato gli investimenti in tecnologie pi efficienti dal punto di vista energetico, come le celle a combustibile alimentate a idrogeno e la gassificazione del carbone. Tutte queste strategie promosse dal Governo fanno parte di uno sforzo concertato per supportare un tasso di crescita dell8-10% del prodotto interno lordo (Berthelsen, 2003; China [...], 2005). La Cina divenuta parte attiva in questo nuovo grande gioco facendo della sicurezza dellaccesso alle riserve di petrolio e gas del bacino caspico un caposaldo della propria politica economica. Nel 1997, la China National Petroleum Corporation (CNPC), che ha pi di 1,5 milioni di occupati, ha acquisito il diritto di sviluppare due giacimenti di petrolio potenzialmente redditizi in
8 http://www.gasandoil.com/goc/news/nte30402.htm 9 S. Federici e G. Caffentzis (2006) War and globalisation

in Yugoslavia. Oliveworks, January 2006, http://www.thing.net/~oliveworks/federicicaffentzis.html 10 evidente il riferimento di Jackson al Corridoio 8, ossia lasse est-ovest che dovrebbe congiungersi alloleodotto che trasporta le risorse energetiche dallAsia centrale ai terminali del Mar Nero e allAdriatico, collegando lEuropa allAsia centrale. Da est a ovest, il Corridoio 8 collega il porto bulgaro di Burgas (situato pure sul Mar Nero e in competizione con Costanza) a Skopje (Macedonia) e al porto albanese di Durazzo. E, da l, si collega con due porti italiani: Bari e Brindisi (Sole 24 Ore, 13 aprile 1999); http://www.iacenter.org/warcrime/mcollon.htm 11 Hassan-Yari (2004) Analysis: energy geopolitics in the Caspian. Eurasianet. org., 19 October 2004, http://www.eurasianet.org/departments/business/articles/pp1019 04.shtml

VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI

427

I PAESI PRODUTTORI-ESPORTATORI

Kazakhstan, mettendo fuori gioco le compagnie petrolifere statunitensi ed europee. Il pi lungo oleodotto della Cina si sviluppa lungo 4.200 km, dal bacino del Tarim nella Provincia di Xinjiang alla rete di oleodotti e gasdotti di Shanghai, la principale metropoli della costa orientale; esso entrato in funzione nellagosto del 2004. Nellottobre dello stesso anno, stata avviata la costruzione di un oleodotto di 988 km, da Atasu a nordovest del Kazakhstan ad Alatau Pass nello Xinjiang, che trasporter 10 milioni di tonnellate di petrolio lanno, una volta completato. Sono in corso anche studi di fattibilit relativi alla costruzione di oltre 3.000 km di gasdotto, dal Turkmenistan allo Xinjiang; il Governo cinese sta anche contribuendo alla realizzazione di giacimenti petroliferi in Uzbekistan e di progetti a energia idroelettrica in Kirghizistan e Tagikistan (Glenny, 2003). Nel bacino del Caspio stanno emergendo alcuni gruppi di potere sovrapposti, che hanno un comune interesse nello sfruttamento delle risorse di petrolio e gas della regione. Teoricamente, gli oleodotti e i gasdotti che collegano la Cina con il Turkmenistan e il Kazakhstan potrebbero essere estesi per congiungersi alle reti delle condotte in Russia e in Iran. Questo modello stato battezzato Pan Asian Global Energy Bridge, una rete eurasiatica di condotte che collega le risorse energetiche del Medio Oriente, dellAsia centrale e della Russia alla costa cinese sul Pacifico. La rete delle condotte cinesi ha anche le potenzialit per favorire un significativo riallineamento strategico nella regione. La Cina riceve il 13,6% delle proprie importazioni dallIran; nel marzo del 2004, stato siglato un accordo tra questi due paesi dal valore di 100 milioni di dollari: la Cina importer 10 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto, in un periodo di 25 anni, in cambio di investimenti cinesi in Iran nel settore dellesplorazione di petrolio e gas. Le crescenti relazioni sino-iraniane stanno compromettendo le sanzioni statunitensi contro lIran; lAmministrazione Bush ha sanzionato 62 volte le compagnie cinesi per aver violato controlli statunitensi o internazionali sul trasferimento di tecnologie belliche allIran e ad altri Stati (Berthelsen, 2003; China [...], 2005). La Russia il quinto maggior fornitore di greggio della Cina; la Lukoil ha sostituito la Yukos come principale fornitore di petrolio russo in Cina. Pechino prevede dimportare almeno 10 milioni di tonnellate di petrolio dalla Russia nel 2005 e 15 milioni nel 2006. Le relazioni energetiche fra Cina e Russia sembrano rispecchiare, allo stesso tempo, relazioni politiche e militari. Questa crescente cooperazione tra Pechino e Mosca sembra aver riportato in auge lidea dellex Primo Ministro russo Evgenij Primakov di costituire un triangolo strategico tra Russia, India e Cina. Questi tre Stati, insieme allIran, sono reciprocamente vincolati da interessi comuni, ossia promuovere un mondo multipolare, rispettare i principii della sovranit nazionale e del non-intervento nei confronti dei rispettivi movimenti

separatisti in Cecenia, Kashmir e Xinjiang (Berthelsen, 2003; China [...], 2005; Gokay, 2006a). La Russia controlla la maggior parte delle vie desportazione del petrolio del bacino del Caspio. Secondo lidea espressa dal Ministro per la Difesa russo Igor Sergeev nel novembre del 1999, la politica occidentale una minaccia per la Russia, ha lobiettivo di indebolirne la posizione internazionale e di estrometterla da regioni strategicamente importanti (Gokay, 2002a). Contese sul petrolio sono state alla base delliniziale decisione della Russia di dichiarare guerra alla Cecenia, nel dicembre del 1994, poich il suo unico oleodotto in funzione per il petrolio del Caspio, loleodotto Novorossiysk che attraversa i turbolenti Dagestan e Cecenia, era minacciato da forze separatiste islamiche (Towner, 2001). Reindirizzare il petrolio intorno alla Cecenia avrebbe comportato costi addizionali in caso di persistenza della ribellione e gli investitori stranieri sarebbero stati diffidenti rispetto a un qualunque investimento di lungo periodo. Le preoccupazioni russe riguardo la Cecenia sono aumentate anche in seguito alla guerra Stati Uniti-NATO contro la Serbia, nel 1999, e con la successiva occupazione del Kosovo da parte della NATO; con lavvio della campagna militare in Cecenia le tensioni interne alla Russia sono cresciute. In questo contesto, lintervento russo in Cecenia del 1999 pu essere letto come un avvertimento destinato agli Stati Uniti, alla NATO e a ogni provincia ribelle per chiarire che la Russia era ancora una forte potenza militare. Dopo lascesa al potere di Vladimir Putin, la Russia ha continuato a perseguire una politica aggressiva, volta a ripristinare il controllo russo sullEurasia centrale. In seguito allelezione di Putin, il bacino del Caspio stato dichiarato dal Consiglio Nazionale di Sicurezza della Russia il punto focale della politica estera russa.12 Il bacino del Mar Caspio, con le sue immense riserve di petrolio, gas naturale e con la sua posizione strategica, rappresenta unarena di scontro strategicamente importante tra Stati Uniti, i pi importanti paesi europei, la Russia, il Giappone e la Cina. Tutte le principali potenze, assieme ai giganti petroliferi transnazionali, hanno cercato alleanze, concessioni e possibili vie di oleodotti nella regione. Nel mezzo di questa crescente competizione, un aperto conflitto fra Stati Uniti e Cina sembra probabile in quanto il crescente affidamento della Cina sul petrolio eurasiatico la porter, alla fine, a un confronto diretto con gli Stati Uniti, il maggior consumatore energetico al mondo (Norton-Taylor, 2001; Wolfe, 2004; Leverett e Bader, 2005).
12 Vi sono recenti congetture circa lesistenza di uno scambio di favori tra le Amministrazioni di Stati Uniti e Russia: questultima fornirebbe supporto di intelligence alle truppe statunitensi in Afghanistan, mentre gli Stati Uniti chiuderebbero un occhio sulla brutale occupazione russa in Cecenia (Burke, 2000).

428

ENCICLOPEDIA DEGLI IDROCARBURI

PETROLIO E GEOPOLITICA NEL BACINO DEL MAR CASPIO

Bibliografia citata
Benner K. (2004) Oil: is the end at hand?, CNNMoney.com, 3 November. Berthelsen J. (2003) Asia starts to gasp for energy, Asia Times Online, 21August. Brzezinski Z. (1997) A geostrategy for Eurasia, Foreign Affairs, 76, 50-64. Burke J. (2000) Russia seems to be planning civil unrest in Georgia, Georgia Daily Digest, 2 May. China development brief reporting the latest news on Chinas social development (2005), China Development Brief, 24 November. Cohn M. (2000) Cheneys black gold, The Chicago Tribune, 10 August. Deffeyes K.S. (2001) Hubberts peak. The impending world oil shortage, Princeton (NJ), Princeton University Press, 2-13. Dekmejian R.H., Simonian H.H. (2001) Troubled waters. The geopolitics of the Caspian region, London, Tauris, 3-18. EIA (Energy Information Administration) (2006) World oil market and oil price chronologies: 1970-2005, Washington (D.C.), EIA. Fenyvesi C. (1998) Caspian Sea: US experts say oil reserves are huge, RFE/ RL, 5 May. Fouskas V.K., Gokay B. (2005) The new American imperialism, London, Praeger Security International, 152156. Glenny M. (2003) To hell and Baku, The Observer, 2 November. Gokay B. (1997) A clash of empires: Turkey between Russian bolshevism and British imperialism, 1918-1923, London, Tauris, 73-76. Gokay B. (2001) The background: history and political change, in: Gokay B. (edited by) The politics of Caspian oil, Basingstoke, Palgrave, 1-19. Gokay B. (2002a) Battle of the Black Gold. Oil, war and geopolitics from Kosovo to Afghanistan, Journal of Southern Europe and the Balkans, 4, 5-13. Gokay B. (2002b) The most dangerous game in the world: oil, war, and US global hegemony, Alternatives. Turkish Journal of International Relations, 1, Summer. Gokay B. (editor) (2006a) The politics of oil. A survey, London, Routledge, 3-10. Gokay B. (2006b) The power shift to the East: the American Century is ending, Pravda, 18 May. Gokay B. (2007) Iraq, Iran, and the end of the petrodollar. The waning influence of the U.S. in the Asian century, Eurasian Studies Network, Keele University, New Castle under Lyme, January. Goldman M.I. (1980) The enigma of Soviet petroleum, London, Allen and Unwin, 21. Gowan P. (2000) The Euro-Atlantic origins of NATOs attack on Yugoslavia, in: Ali T. (edited by) Masters of the universe? NATOs Balkan crusade, London, Verso, 3-45. Hirsch R.L. (2005) Shaping the peak of world oil production. The bell curve has a sharp crest, and you cant see it coming, WorldOil.com, October. Homer-Dixon T.F. (1999) Environment, scarcity and violence, Princeton (NJ), Princeton University Press, 138.

Kinzer S. (1998) On piping out Caspian oil, US insists the cheaper, shorter way isnt better, The New York Times, 8 November. Kleveman L. (2003) The new Great Game, The Guardian, 20 October. Leverett F.L., Bader, J.A. (2005) Managing the China-US energy competition in the Middle East, The Washington Quarterly, Winter, 187-200. Lloyd J. (1999) Robin Cook interviewed by John Lloyd, New Statesman, 5 July, 19. Luft G. (2007) Fueling the dragon: Chinas race into oil market, Istitute for the Analysis of Global Security, March. McLaurin J. (1896) Sketches in crude oil. Some accidents and incidents of the petroleum development in all parts of the globe, Harrisburg (PA), Publ. by the author, 8. Mendes A. (2005) A pipeline too far! Oil and oil pipelines: why the US invaded Afghanistan, Global Research, Centre for Research on Globalization, 29 April. Monbiot G. (2001a) Yes, it was about oil, The Guardian, 15 February. Monbiot G. (2001b) A discreet deal in the pipeline, The Guardian, 15 February. Norton-Taylor R. (2001) The new Great Game, The Guardian, 5 March. Owen E.W. (1975) Trek of the oil finders. A history of exploration for petroleum, Tulsa (OK), American Association of Petroleum Geologists, 1. Owens L. (2007) Peak oil: what is it and why should I care?, Natural Choice Directory, March. Porter A. (2005) Peak oil enters mainstream debate, BBC News, 10 June. Race to unlock Central Asias energy riches (1997), BBC News, 29 December. Schwarz B., Layne C. (1999) The case against intervention in Kosovo, The Nation, 19 April. Shaffer B. (2001) A Caspian alternative to OPEC, The Wall Street Journal, 11 July. Stone B. (2005) The US-NATO military intervention in Kosovo. Triggering ethnic conflict as a pretext for intervention, Global Research, Centre for Research on Globalization, 29 December. Sukhanov A. (2005) Caspian oil exports heading East, Asia Times, 10 February. Tolf R.W. (1976) The Russian Rockefellers: the saga of the Nobel family and the Russian oil industry, Stanford (CA), Hoover Institute Press, 141. Towner A. (2001) The Russians, Chechens and the black gold, in: Gokay B. (edited by) The politics of Caspian oil, Basingstoke, Palgrave, 199-215. Wolfe A. (2004) Chinas demand for energy is reshaping power structures around the world, Power and Interest News Report, February 25. Yannopoulos D. (2001) A chequerboard of oil minefields, Athens News, 28 September. Zemenides E.D. (1997) The next Balkan war, National Strategy Reporter, Fall.

Blent Gkay
School of Politics, International Relations and Philosophy Keele University Keele, Staffordshire, Regno Unito

VOLUME IV / ECONOMIA, POLITICA, DIRITTO DEGLI IDROCARBURI

429