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INDICE

Influenza dello strain-rate sul comportamento meccanico dei materiali strutturali

Indice

INTRODUZIONE

EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI 7
1.1 IL CALCESTRUZZO 1.1.1 EFFETTI SUL COMPORTAMENTO MECCANICO DEL CALCESTRUZZO 1.1.2 FATTORI CHE INFLUENZANO IL COMPORTAMENTO DINAMICO DEL 10 10

13 CALCESTRUZZO 1.1.3 COMPORTAMENTO DINAMICO DEI CALCESTRUZZI FIBRO-RINFORZATI SFRC 19 19 1.1.4 VELOCIT DI DEFORMAZIONE APPENDICE 1.A - CONFRONTO TRA DUE CALCESTRUZZI DI UGUALE RESISTENZA 24 CONFEZIONATI IN MODO DIVERSO 27 1.2 I METALLI 27 1.2.1 EFFETTI SUL COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI METALLICI 1.2.2 FATTORI CHE INFLUENZANO IL COMPORTAMENTO DINAMICO DEI MATERIALI 34 METALLICI 1.3 I MATERIALI POLIMERICI FIBRORINFORZATI: GLI FRP 40 1.3.1 EFFETTI SUL COMPORTAMENTO MECCANICO DEGLI FRP 40 1.3.2 FATTORI CHE INFLUENZANO IL COMPORTAMENTO DINAMICO DEGLI FRP 45

METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

48

49 2.1 LA SPLIT HOPKINSON PRESSURE BAR 2.1.1 ASPETTI TEORICI ALLA BASE DEL FUNZIONAMENTO DELLA BARRA DI 50 HOPKINSON 2.1.2 LA JRC UNIVERSAL MODIFIED HOPKINSON BAR (MHB) PER PROVE AD ALTE 53 VELOCIT DI DEFORMAZIONE 57 2.1.3 SET-UP PER ESPERIMENTI SU PROVINI DI CALCESTRUZZO E DI ACCIAIO 63 2.2 LA DROP-WEIGHT IMPACT MACHINE 65 2.3 LA HYDRO-PNEUMATIC MACHINE

INDICE

INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

68

69 3.1 LO STRAIN-RATE NEI LEGAMI COSTITUTIVI SPERIMENTALI 69 3.1.1 MODELLO DI COWPER-SYMOND 70 3.1.2 MODELLO DI JONES 71 3.1.3 MODELLO DI JOHNSON & COOK 3.1.4 CONFRONTO TRA I MODELLI COSTITUTIVI DI COWPER-SYMONDS, JONES E 72 JOHNSON & COOK 73 3.2 LO STRAIN-RATE NEI LEGAMI COSTITUTIVI DEL SOFTWARE LS-DYNA 3.2.1 ELASTIC-PLASTIC WITH KINEMATIC HARDENING (MAT 003) 76 3.2.2 ELASTIC-PLASTIC WITH TERMAL SOFTENING (MAT 011) 76 3.2.3 JOHNSON & COOK PLASTICITY MODEL (MAT 015) 76 3.2.4 PSEUDO TENSOR CONCRETE/GEOLOGICAL MODEL (MAT 016) 77 3.2.5 POWER LAW ISOTROPIC PLASTICITY (MAT 018) 80 3.2.6 STRAIN-RATE DEPENDENT ISOSTROPIC PLASTICITY (MAT 019) 80 3.2.7 PIECEWISE LINEAR ISOTROPIC PLASTICITY (MAT 024) 80 3.2.8 KINEMATIC/ISOTROPIC ELASTIC-PLASTIC GREEN-NAGHDI RATE (MAT 035) 82 3.2.9 USER DEFINED MATERIAL MODEL (MAT 041-050) 82 3.2.10 STRAIN-RATE SENSITIVE POWER-LAW PLASTICITY (MAT 064) 82 3.2.11 MODIFIED ZERILLI AND ARMSTRONG (MAT 065) 83 3.2.12 CONCRETE DAMAGE MODEL (MAT 072) 83 3.2.13 PLASTIC WITH DAMAGE (MAT 081) 84 3.2.14 MECHANICAL THRESHOLD STRESS MODEL (MAT 088) 84

LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE NELLE NORMATIVE TECNICHE


4.1 LO STRAIN-RATE NELLE NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI 4.2 LO STRAIN-RATE NEL CEB FIP MODEL CODE 1990 4.3 LO STRAIN-RATE NEL TM 5-1300

85
86 88 92

INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M - PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO 97
99 5.1 IL LEGAME M- IN CONDIZIONI QUASI-STATICHE 5.2.1 LEGAME M- AL VARIARE DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE PER RAPPORTO 111 DI SFORZO ASSIALE COSTANTE 5.2.2 ENERGIA SPECIFICA AL CRESCERE DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE PER RAPPORTO DI SFORZO ASSIALE COSTANTE 115 5.2.3 LEGAME M- PER TRE DIVERSI VALORI DEL RAPPORTO DI SFORZO ASSIALE A 116 VELOCIT DI DEFORMAZIONE COSTANTE 5.2.4 ENERGIA SPECIFICA PER TRE DIVERSI VALORI DEL RAPPORTO DI SFORZO 121 ASSIALE A VELOCIT DI DEFORMAZIONE COSTANTE 125 5.2.5 TABELLE RIEPILOGATIVE DELLE SIMULAZIONI NUMERICHE

CONCLUSIONI

129

INDICE

RINGRAZIAMENTI BIBLIOGRAFIA SITOGRAFIA INDICE DELLE FIGURE INDICE DELLE TABELLE

133 134 137 138 142

INTRODUZIONE

Introduzione
Il XX secolo stato indelebilmente segnato da conflitti dalle straordinarie proporzioni e dallinnaturale barbarie che hanno fatto crescere nella coscienza delluomo civile linestricabile ossimoro tra desiderio di pace e bisogno di protezione. Dopo le grandi guerre, infatti, se in un senso la civilt si impegnava a costruire basi solide e durature per una pace universale nellaltro le potenze, assetate di nuovi domini materiali, davano vita a tacite battaglie che localmente sconvolgevano gli equilibri solidali. In questo scenario instabile, senza prospettive certe, il mondo dellingegneria strutturale ha sviluppato un approccio progettuale per la protezione degli edifici nei confronti di carichi accidentali con alte velocit di applicazione, basato sullindagine sperimentale derivante da prove su strutture in scala reale. Nei primi anni del XXI secolo, per, lassottigliamento dei gi precari equilibri, che con fatica le civilt del globo avevano costruito nel tempo, ha fatto s che questo tipo di progettazione risultasse antieconomica. Infatti, alle grandi guerre, successo il terrorismo e la sua inaudita logica del terrore che ha spostato la sensibilit degli obiettivi dagli edifici militari verso quelli civili. la fase in cui la civilt ha perso fiducia in se stessa, in cui il mondo non ha paura pi del futuro ma del presente, in cui una borsa dimenticata fa scattare allarmismi spesso insensati ed esagerati. In una civilt che attraversa questo momento storico il senso di protezione diventa fondamentale e, quindi, la logica della sensibilit dellobiettivo perde significato rendendo ogni struttura, militare o civile che sia, vulnerabile e quindi da proteggere. Da 50 anni, ormai, in cui sono stati mossi i primi passi in questo senso, sospinti da eventi quali la guerra fredda, il Vietnam,

INTRODUZIONE

la crisi in Medio-Oriente, il terrorismo internazionale, la ricerca prima e la progettazione poi hanno cominciato ad orientare gli sforzi verso la conoscenza della risposta dinamica dei materiali. Agli aspetti bellici poi, sono andati affiancandosi i sempre crescenti interessi di ampi settori industriali che hanno cominciato a concentrare la loro attenzione e, conseguentemente, importanti sforzi economici nello sviluppo della conoscenza del comportamento dinamico di materiali e strutture. Grande importanza, quindi, hanno assunto anche gli impatti di veicoli con strutture, gli urti tra veicoli (ad es. tutte le tematiche crash), la sicurezza industriale (come la mitigazione dei rischi derivanti da esplosioni in cabine di trasformazione, in impianti chimici, ecc). Importante risultato stato la presa datto che molti materiali di interesse nel campo dellingegneria civile quali il calcestruzzo, lacciaio o ancora i compositi fibro-rinforzati esibiscono comportamenti meccanici fortemente influenzati dalla dinamicit della causa sollecitante. Ancora pi importante per il fatto che la differenza di risposta non riguarda esclusivamente la resistenza del materiale, ma interessa la risposta meccanica ed il meccanismo di rottura dello stesso che ne risultano profondamente mutati. Questo lavoro si divide sostanzialmente in due parti fondamentali: una riguardante lo stato dellarte sulla sensibilit alla velocit di deformazione dei materiali strutturali di interesse per lingegneria civile (calcestruzzo, acciaio e compositi fibro-rinforzati); laltra, invece, propone un avanzamento di natura teoricosperimentale concentrando lattenzione sugli effetti dello strain-rate sul legame M- di una sezione in calcestruzzo armato. Nel primo capitolo saranno affrontati gli effetti che la velocit di deformazione provoca nella risposta meccanica dei materiali strutturali ed i fattori intrinseci da cui questa viene influenzata. Nel secondo capitolo lattenzione si porter sulle metodologie sperimentali di indagine della sensibilit allo strain-rate concentrandosi sulle apparecchiature tecnologiche che permettono alla ricerca lavanzamento e la convalida delle teorie dinamiche sul comportamento dei materiali.

INTRODUZIONE

Nel terzo capitolo saranno analizzati i legami costitutivi empirici pi importanti e pi diffusi nella pratica sperimentale e, successivamente, saranno illustrate le leggi costitutive con cui il software LS-Dyna, codice di calcolo per le analisi dinamiche, modella i materiali strutturali. Nel quarto capitolo, invece, si esamineranno i testi normativi e le istruzioni tecniche di riferimento per la progettazione dinamica delle strutture evidenziando il modo con cui ciascuno di essi porta in conto gli effetti dello strain-rate nelle analisi dinamiche. Nel quinto capitolo, infine, si implementeranno analisi numerico-sperimentali tese alla costruzione dei legami M- per una sezione tipo in calcestruzzo armato ordinario portando in conto gli effetti della sensibilit alla velocit di deformazione dei materiali costituenti. Le analisi saranno condotte secondo due variabili principali quali: la velocit di deformazione e la pre-sollecitazione assiale derivante dalla configurazione statica in cui il generico elemento inserito. A chiusura di questo elaborato di tesi saranno tratte le conclusioni del lavoro svolto cercando di evidenziare con la massima chiarezza e praticit di consultazione gli aspetti fondamentali dei risultati a cui si perverr.

Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Capitolo I
Effetti della velocit di deformazione sul comportamento meccanico dei materiali strutturali
I carichi impulsivi, come impatti o esplosioni, che inducono alte velocit di deformazione nei materiali, sono eventi che raramente possono avvenire durante la vita utile delle strutture. Tipico esempio di sollecitazioni impulsive sono le collisioni tra veicoli, navi o aeromobili con ponti, banchine, edifici o sovrastrutture, esplosioni nelle vicinanze o allinterno delle strutture, gli effetti delle schegge o delle onde scaturite dallesplosione di ordigni. Durante lapplicazione di questi carichi dinamici, alle strutture sono imposti elevati strain-rate racchiusi in un intervallo che pu essere anche molto ampio. Tipicamente si spazia da velocit di deformazione dellordine di ~10-2 s-1 per i terremoti a strain-rate di ~102 s-1 che si realizzano per forti esplosioni. Quindi, diventa sempre pi necessario che gli effetti della sensibilit alla velocit di deformazione nella risposta meccanica dei materiali siano considerati per prevedere in modo realistico la risposta strutturale [1].

Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Cases of loading

aircraft landing creep traffic earthquake pile driving blast and hard impact

quasi-static testing gas explosions

Strain-rate

10-8

10-7

10-6

10-5

10-4

10-3

10-2

10-1

100

101

102

s-1

very low strain-rates

low strain-rates

medium strain-rates

high strain-rates

Figura 1. 1 - Strain-rate relativi alle differenti condizioni di carico

Quando una struttura viene sottoposta ad unazione impulsiva, lenergia trasmessa non agisce immediatamente in tutte gli elementi costituenti la struttura. Infatti, le deformazioni e, quindi, le tensioni, generate dal carico accidentale si propagano attraverso la struttura sottoforma di disturbo come onde di tensione e deformazione. Questa costituisce la differenza pi importante tra i cosiddetti carichi quasi-statici e quelli impulsivi. Come risultato, il comportamento delle strutture differisce notevolmente se i carichi sono dinamici anzich statici. Infatti, per esempio, per il calcestruzzo, in caso di basse velocit di deformazione, il processo di apertura e allargamento delle fessure si origina da micro- e macrodifetti esistenti. Ci avviene poich tale processo si svolge in un intervallo di tempo abbastanza ampio da permettere la scelta dei percorsi caratterizzati dalla minima energia di frattura richiesta, cio intorno agli aggregati e nelle zone pi fragili della matrice legante. A causa del basso livello globale di tensione ed al rilassamento del materiale, lestensione delle micro-fessure ad altre aree con resistenza maggiore piuttosto limitata. In condizioni di carichi impulsivi di trazione molta pi energia viene introdotta allinterno della struttura in tempi ristretti e le fessure apertesi in un punto sono costrette a svilupparsi lungo il percorso pi breve caratterizzato da pi alta resistenza, attraversando laggregato stesso e le zone in cui la matrice legante pi forte. Lincremento globale delle tensioni di trazioni in maniera molto rapida causa, quindi, lestensione del

Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

fenomeno di fessurazione anche in altre aree, senza che, in tempi di apertura delle fessure cos brevi, si possa sviluppare il rilassamento. Nel processo progettuale occorre conoscere le caratteristiche dei materiali ed il loro conseguente comportamento meccanico per un intervallo di velocit di deformazioni ampio, in particolare la stima eseguita con gli strumenti a disposizione (un codice informatico per esempio) bisogna che sia ratificata secondo gli stessi strain-rate. Tra i parametri meccanici che importante conoscere ci sono: la resistenza a trazione, la deformazione ultima, il diagramma costitutivo tensioni-deformazioni, le caratteristiche di frattura del materiale. In passato nellanalisi strutturale la resistenza a trazione del calcestruzzo stata trascurata ma, indirettamente, la risposta meccanica ne risultava migliorata perch questa influenzava positivamente la resistenza a fessurazione, le propriet a flessione delle barre di rinforzo ed il comportamento sotto sollecitazione di taglio. In particolare, quando le strutture vengono impattate, queste sono prima soggette ad unonda di compressione che pu essere spesso riflessa negli elementi strutturali come unonda di trazione, causa pi importante della rottura del calcestruzzo. In generale, le onde di tensioni che si propagano allinterno della struttura modificano la risposta meccanica dei materiali ad elevati strain-rate innescando un cambiamento della microstruttura che differisce cos da quella che si avrebbe con velocit di deformazione quasi-statiche. Questi cambiamenti nella microstruttura possono causare una variazione del legame costitutivo tensionedeformazione del materiale ad elevati strain-rate rispetto a quello in condizioni quasi-statiche.

Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

1.1 Il calcestruzzo
1.1.1 Effetti sul comportamento meccanico del calcestruzzo
In letteratura e dalle attivit sperimentali, che vengono condotte su elementi in calcestruzzo, si evince la forte dipendenza delle propriet di questo materiale dalla velocit di deformazione (strain-rate) dello stesso o, in maniera equivalente, dalla velocit di applicazione del carico. La conoscenza del comportamento del calcestruzzo sottoposto a tali azioni veloci di grande importanza per lingegneria moderna perch consente di valutare il comportamento di strutture civili da progettare o da ristrutturare. Dai dati sperimentali oggi a disposizione si nota a riguardo, in trazione e compressione: un incremento della resistenza ultima (ultimate stress) [4]; un incremento della deformazione ultima, seppur in maniera meno marcata della resistenza (ultimate strain) [4]; un incremento del modulo elastico dellordine di qualche unit percentuale (Youngs modulus) [2];

Figura 1. 2 - Incremento del modulo elastico del calcestruzzo in compressione in funzione della velocit di deformazione

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 3 - Differenza curva teorica/curva sperimentale della risposta del calcestruzzo in trazione

unevoluzione del quadro fessurativo non concentrato su di un unico meccanismo locale ma esteso a tutto il provino con microfratture che si innescano contemporaneamente in diverse zone [3];

95 92 89 92

95

89 89 83 86

89

92 86 92 89 95 95

Figura 1. 4 Isocrone di fessurazione in condizioni di alta velocit di deformazione

un miglioramento del comportamento del materiale sia in trazione ed in compressione che in stati tensionali indotti da flessione [4][5];

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 5 - a) Comportamento del calcestruzzo in trazione per elevate velocit di deformazione

Figura 1. 6 - b) Comportamento del calcestruzzo in compressione per elevate velocit di deformazione

Figura 1. 7 - c) Comportamento del calcestruzzo in flessione per elevate velocit di deformazione

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

1.1.2 Fattori che influenzano il comportamento dinamico del calcestruzzo


Individuati gli effetti che la dinamicit dei fenomeni provoca sul calcestruzzo, risulta ancora pi importante studiare i fattori intrinseci ed estrinseci che influenzano la risposta del materiale. I fattori di seguito riportati influenzano il calcestruzzo indipendentemente dal confezionamento dello stesso, avvenuto in tutti i test in ugual modo, per rispondere alle comuni necessit di lavorabilit, presa, ritiro e indurimento che questo materiale presenta in cantiere.

Assortimento granulometrico degli aggregati lapidei [6]

In condizioni quasi-statiche la fessurazione prima ed il collasso poi del provino avvengono per fratture localizzate allinterfaccia tra la matrice cementizia e la superficie degli aggregati. Quando la velocit di deformazione aumenta, le fratture non seguono le superfici preferenziali di interfaccia ma interessano laggregato stesso che chiamato in causa a reagire con la propria resistenza; questo fenomeno sembra essere tanto pi vero quanto pi la pezzatura degli aggregati si mantiene intorno a valori relativamente piccoli (dellordine dei 5 mm) e, in generale, il contributo allaumento di resistenza globale del provino diminuisce allaumentare della granulometria degli inerti (10 e 25 mm).

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


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max. dynamic tensile strength / max. static tensile strength

5 mm (cube 60 mm side) 10 mm (cube 60 mm side) 10 mm (cube 200 mm side) 25 mm (cube 200 mm side)

0 10 -7

10 -5

0.001

0.1

10

STRAIN RATE [ s -1 ]

Figura 1. 8 - Massima tensione di trazione per calcestruzzi con aggregati diversi in funzione dello strain-rate

Grado di saturazione [7]

Altra variabile che caratterizza la risposta dinamica del calcestruzzo il grado di saturazione del materiale. Per indagare linfluenza di questo parametro sono stati confezionati dei campioni di calcestruzzo che vengono lasciati a maturare tutti nelle stesse condizioni per un tempo T1, dopodich vengono assoggettati a differenti condizioni di umidit relativa e temperatura (curing) in cui, a seconda del condizionamento, differenziano le propriet meccaniche finali: infatti, provini completamente saturi (stagionati immersi in acqua quindi R.H. 100%), presentano una risposta migliore rispetto a provini in condizioni standard (20 C e 50% R.H.) o completamente asciutti (R.H. 0% con condizionamento a 50 C). Non sono, quindi, il rapporto a/c o lacqua di lavorabilit ad influire sulla risposta dinamica del provino perch il confezionamento del calcestruzzo avviene in tutti i casi allo stesso modo; la causa di questo miglioramento del comportamento sotto elevate velocit di deformazione da ricercare, allora, nel fatto che i pori del calcestruzzo, essendo totalmente/parzialmente saturi di acqua oppure del tutto riempiti di aria, contrastano, in maniera rispettivamente sempre meno marcata, la trazione del provino a causa della depressione che si viene a creare allinterno dei pori dissipando energia per mezzo dellattrito interno (viscosit).

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


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10 0% 50% 100% R.H. (dried specimens) R.H. R.H. (wet specimens)

STRESS [MPa]

2 -7 10

10

-5

0.001
-1

0.1

10

STRAIN RATE [ s ]

Figura 1. 9 - Massima tensione di trazione per calcestruzzi con diverso contenuto d'acqua in funzione dello strain-rate

C da dire per, che se dal punto di vista dinamico lacqua libera contenuta allinterno dei pori migliora la risposta a sollecitazioni applicate velocemente, in condizioni quasi-statiche il comportamento risulta influenzato in maniera negativa. Infatti, come si nota dalla figura di seguito riportata, nellintervallo di velocit di deformazione 10-610-2 s-1, lenergia specifica di frattura subisce un calo iniziale prima di risentire degli effetti benefici dello strain-rate [8]. Questo tipo di risposta in termini di energia di frattura, del tutto assente o quantomeno trascurabile nel caso di provino asciutto, ed imputabile al meccanismo fisico di migrazione della miscela acqua-vapore acqueo dai micropori verso le fessure. Infatti, la miscela bifase, trovandosi in equilibrio allinterno dei micro-pori, stabilisce una tensione superficiale dovuta alla capillarit dei meati che imprime al calcestruzzo una pre-sollecitazione di trazione. Se la velocit di deformazione sufficientemente bassa da permettere, durante la formazione delle prime fessure, la migrazione della miscela bifase, questa durante il suo percorso verso lesterno del provino imprime una pressione sulle pareti dei canalicoli abbattendo lenergia di frattura. Se, invece, la velocit di deformazione elevata la miscela, essendo dotata di massa e quindi di una certa inerzia, non riesce a fuoriuscire dai micro-pori: quindi il provino saturo esibisce dapprima un comportamento simile a quello asciutto e poi, per velocit sempre pi spinte,

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

partecipando anche lacqua libera al meccanismo di dissipazione dellenergia di deformazione, la risposta meccanica registra un miglioramento significativo. Il meccanismo di dissipazione dellenergia di deformazione ad elevato strain-rate, che lacqua innesca durante il processo di fessurazione, ben interpretato dalleffetto Stefan, per il quale un liquido con viscosit , interposto tra due lastre perfettamente piane poste a piccola distanza luna dallaltra, oppone una certa resistenza alla separazione delle due superfici [8].

Figura 1. 10 - Andamento dellenergia di frattura per calcestruzzi con diverso contenuto dacqua in funzione dello strain-rate

Unulteriore interpretazione della sensibilit da parte del calcestruzzo nei confronti della velocit di deformazioni in funzione della presenza di acqua libera nei pori pu essere proposta a partire dalla teoria della propagazione delle onde elastiche [7]. Infatti, se in condizioni quasi-statiche il principale meccanismo di rottura del materiale rappresentato dallevoluzione del processo di fessurazione, ad elevati strain-rate la propagazione delle onde elastiche rappresenta lunica strada per interpretare correttamente il fenomeno. Nelle prove condotte ad alte velocit di deformazioni con la barra di Hopkinson il parametro che governa la trasmissione dellonda limpedenza acustica dei materiali a contatto e le espressioni delle onde incidente, trasmessa e riflessa, dopo alcuni passaggi matematici, acquistano la seguente forma:

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

A1, 1, c1 A2, 2, c2 I , uI R , uR T , uT

Figura 1. 11 - Rappresentazione schematica della propagazione dellonda elastica per due generici corpi a contatto

T =
R =

2 A1 2 c2 I A1 1c1 + A2 2 c2
A2 2 c2 A1 1c1 I A1 1c1 + A2 2 c2

(1) (2)

dove

I T R
A

la tensione provocata dallonda incidente; la tensione provocata dallonda trasmessa; la tensione provocata dallonda riflessa; la superficie della sezione trasversale; la densit del materiale; la velocit del suono nel mezzo; sono i pedici che identificano i due materiali a contatto.

c
1

e2

Dallanalisi di queste due relazioni, valide globalmente per lintero sistema di prova e localmente per sezioni adiacenti in ciascun materiale, si pu notare come londa incidente, arrivata sulla superficie di un vuoto la cui densit approssimabile a zero (2=0), viene totalmente riflessa. Ci provoca un incremento locale di tensione che porta il provino a rottura per valori prossimi a quelli in condizioni quasi-statiche. Se, invece, i vuoti sono riempiti di acqua (introdotta nella fase di curing) lequazione (1) diversa da zero e, per gli usuali valori di densit e velocit di propagazione del suono nel liquido, una quantit non trascurabile.

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

10 satured concrete 20 - 50 % R.H. cured concrete 50 C dried concrete 8

STRESS [MPa]

0 0 5 10
-5

0.0001

0.00015

0.0002

0.00025

TIME [s]

Figura 1. 12 Curva di risposta tempo-tensione durante la prova dinamica su calcestruzzi con diverso contenuto dacqua

Grado di costipamento
In virt di quanto detto sopra, una migliore costipazione del calcestruzzo ridurrebbe la concentrazione e la dimensione dei pori allinterno dello stesso migliorandone il comportamento sotto azioni dinamiche. Questo concetto pu essere portato in conto attraverso la densit relativa di impacchettamento, cio, il rapporto tra la densit effettiva degli aggregati e quella corrispondente al massimo impacchettamento
g . infatti, quando questo rapporto tende a 1, minore la g*

possibilit che si creino micro-pori perch lo spazio contenuto allinterno della struttura di aggregati tutto riempito dalla fase legante [2].

Quantit di silicati di calcio idrati e rapporto a/c [2]

Altro parametro individuato da studi sperimentali condotti in Francia, la quantit di silicati di calcio idrati espressa in kN/m3. Linfluenza di questo parametro pu essere spiegata dal particolare processo chimico che subiscono i silicati di calcio di cui formato la polvere di cemento durante le reazioni di idratazione. Ci

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

influisce, seppur indirettamente, sul rapporto a/c perch le reazioni di idratazione tendono a svilupparsi sempre di pi in caso di aggiunta di acqua in quantit non stechiometriche.

1.1.3 Comportamento dinamico dei calcestruzzi fibro-rinforzati SFRC


Per la loro crescente diffusione allinterno della gamma di materiali strutturali dellingegneria civile risulta doveroso porre lattenzione sui calcestruzzi di ultima tecnologia nati dallaccoppiamento con fibre di rinforzo di diversa natura. In particolare, gli SFRC (steel fibre reinforced concrete) sono universalmente riconosciuti tra i calcestruzzi ad alta resistenza come i pi applicati per le loro qualit e caratteristiche. Dal punto di vista dinamico, gli SFRC esibiscono una certa sensibilit alla velocit di deformazione seppur in maniera meno marcata dei conglomerati cementizi ordinari con miglioramenti funzione della quantit ed orientamento delle fibre metalliche. Proprio per il carattere di avanguardia sia della tematica della sensibilit dei materiali alla velocit di deformazione che della tecnologia delle fibre di rinforzo possono essere prospettati nuovi studi mirati alla conoscenza di questi particolari conglomerati dalla grande resistenza e dalle innumerevoli capacit di progetto.

1.1.4 Velocit di deformazione


Lincremento delle propriet meccaniche, dal punto di vista quantitativo viene computato mediante un coefficiente denominato DIF: dynamic increase factor dato dal rapporto tra le tensioni dinamica e statica
DIF =

d s

dove

d s

la tensione dinamica; la tensione statica;

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

i cui valori sono frutto delle numerose attivit sperimentali gi condotte sullargomento. Riferendoci al caso del calcestruzzo, infatti, facendo variare lassortimento granulometrico della miscela cementizia o i valori del condizionamento termico ed igrometrico (curing) si ottengono coefficienti diversi tra loro anche di qualche unit ma tutti contenuti allinterno dello stesso ordine di grandezza. Al variare della pezzatura di aggregati utilizzati, facendo riferimento a tre diametri significativi 5-10-25 mm ed a tre possibili velocit di deformazione corrispondenti a sollecitazioni di interesse ingegneristico, si ottengono, in trazione e compressione, i seguenti risultati [4]:

Max aggreg. Sollecitazione Strain-rate Resistenza DIF 5 mm Compressione


tipo [s-1] [MPa] [#]

Quasi-statica Soft-impact Hard-impact Quasi-statica Soft-impact Hard-impact

10

-6

60.50 99.60 139.80 2.97 9.20 11.80

1 1.65 2.31 1 3.10 3.97

1 10 10-6 1 10

Trazione

Tabella 1. 1 - DIF per calcestruzzo con max aggregati di 5 mm

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Max aggreg. Sollecitazione Strain-rate Resistenza DIF 10 mm Compressione


tipo [s-1] [MPa] [#]

Quasi-statica Soft-impact Hard-impact Quasi-statica Soft-impact Hard-impact

10-6 1 10 10-6 1 10

62.00 101.60 143.80 3.61 7.38 10.50

1 1.64 2.32 1 2.04 2.91

Max aggreg. Sollecitazione Strain-rate Resistenza DIF 25 mm Compressione


tipo [s-1] [MPa] [#]

Trazione

Tabella 1. 2 - DIF per calcestruzzo con max aggregati di 10 mm

Quasi-statica Soft-impact Hard-impact Quasi-statica Soft-impact Hard-impact

10-6 1 10 10-6 1 10

56.10 84.70 99.60 3.09 6.28 7.99

1 1.51 1.78 1 2.03 2.59

Per quanto riguarda le condizioni di stagionatura riferendosi alle tre condizioni ipotizzate nella pratica sperimentale asciutto - R.H. 50 % - saturo ed a tre possibili velocit di deformazione, si ottiene in trazione [6]:

Trazione

Tabella 1. 3 - DIF per calcestruzzo con max aggregati di 25 mm

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Provino asciutto Trazione

Sollecitazione Strain-rate Resistenza DIF


tipo [s-1] [MPa] [#]

Quasi-statica Soft-impact Hard-impact

10-6 1 10

3.28 4.03 5.16

1 1.23 1.57

Tabella 1. 4 - DIF per calcestruzzo asciutto

Provino R.H. 50% Trazione

Sollecitazione Strain-rate Resistenza DIF


tipo [s-1] [MPa] [#]

Quasi-statica Soft-impact Hard-impact

10-6 1 10

3.53 5.51 6.56

1 1.56 1.86

Tabella 1. 5 - DIF per calcestruzzo con R.H. 50%

Provino saturo Trazione

Sollecitazione Strain-rate Resistenza DIF


tipo [s-1] [MPa] [#]

Quasi-statica Soft-impact Hard-impact

10-6 1 10

3.03 6.70 9.26

1 2.21 3.06

Tabella 1. 6 - DIF per calcestruzzo saturo

In conclusione si pu asserire che il coefficiente di incremento dinamico dipende oltre che dalla velocit di deformazione (in maniera crescente) anche dalle caratteristiche del provino di calcestruzzo (stagionatura e assortimento granulometrico) e dal tipo di sollecitazione (trazione e compressione, con valori pi bassi nel secondo caso).

22

Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Particolare aspetto, per, del fattore di incremento dinamico DIF e la non-linearit che lo caratterizza indipendentemente da qualsiasi variabile intrinseca del materiale: infatti, landamento di questo coefficiente amplificativo in funzione
&della velocit di deformazione ha un aspetto bi-lineare nel piano logaritmico

DIF con cambio di pendenza situato in prossimit dei 30 s-1 [10]. La non-linearit del DIF rende, quindi, indispensabili le attivit sperimentali orientate allo studio del comportamento dinamico dei materiali per una conoscenza pi accurata della reale risposta meccanica sotto azioni con elevato
strain-rate non altrimenti ricostruibile se non utilizzando relazioni sperimentali

affette da una naturale approssimazione dei risultati [10].

23

Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Appendice 1.a - Confronto tra due calcestruzzi di uguale resistenza confezionati in modo diverso
Un esempio lampante di quanto possa essere importante lo studio del comportamento del calcestruzzo sottoposto ad azioni con elevate velocit di applicazione pu essere il confronto tra due tipi di miscele cementizie diverse che hanno uguale resistenza in condizioni quasi-statiche, ma che esibiscono comportamenti diversi in condizioni di elevate velocit di deformazione. Per eseguire il calcolo adottiamo il metodo del Faury perch meglio risponde alle nostre esigenze permettendo di utilizzare assortimenti granulometrico che si discostano dalla curva di riferimento o curva ideale di distribuzione degli inerti.

Esempio numerico:
I componenti base nelle due diverse miscele sono gli stessi cos da concentrare lattenzione sulla variabile sotto esame:
Rbk 25 MPa;

=30 mm;
DMAX=25 mm;

inerti a spigoli arrotondati; consistenza ferma del calcestruzzo e pistonatura accurata in fase di getto; sabbia caratterizzata dalla seguente distribuzione:

Diametro del vaglio


[mm]

% in peso del passante


[%]

0.1 0.4 1.6 6.3 12.5

2% 35 % 75 % 92 % 100 %

Tabella 1. 7 - Assortimento granulometrico della sabbia utilizzata per confezionare i due conglomerati cementizi

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

I) miscela con inerti grossi Dallanalisi granulometrica degli aggregati grossi la percentuale in peso del passante al vaglio risulta:

Diametro del vaglio


[mm]

% in peso del passante


[%]

1.6 6.3 12.5 25.0

8% 16 % 42 % 100 %

Tabella 1. 8 - Assortimento granulometrico degli aggregati utilizzati per confezionare il calcestruzzo con inerti grossi

II) miscela con inerti fini Nel caso, invece, di un assortimento di aggregati pi fini la percentuale in peso del passante al vaglio risulta

Diametro del vaglio


[mm]

% in peso del passante


[%]

1.6 6.3 12.5 25.0

4% 63 % 96 % 100 %

Tabella 1. 9 - Assortimento granulometrico degli aggregati utilizzati per confezionare il calcestruzzo con inerti fini

Le due miscele cos confezionate esibiscono lo stesso comportamento in termini di resistenza in condizioni quasi-statiche con un valore ultimo pari proprio al dato di progetto: 25 MPa. Non cos per le risposte a sollecitazioni applicate con alte velocit di deformazione perch, in questo caso, il DIF che compete alle due miscele

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

sensibilmente diverso variando in questo modo il comportamento dei due calcestruzzi. Se, ad esempio, paragonassimo il comportamento in compressione e trazione di due provini confezionati con le due miscele diverse sottoponendoli a condizioni di impatto ed esplosione otterremmo:

aggregati grossi aggregati fini


(tipo A) (TIPO B)

Resistenza di progetto cond. quasi-statica (MPa) Compressione DIFimpatto Resistenza ipotizzata cond. impatto (MPa) DIFesplosione Resistenza ipotizzata cond. esplosione (MPa) Resistenza di progetto cond. quasi-statica (MPa) DIFimpatto Trazione Resistenza ipotizzata cond. impatto (MPa) DIFesplosione Resistenza ipotizzata cond. esplosione (MPa)

25 1.51 37.75 1.78 44.50 1.94 1.70 3.30 2.55 4.95

25 1.64 41.00 2.32 58.00 1.94 2.09 4.05 3.93 7.62

9%

30 %

23 %

54 %

Tabella 1. 10 Incremento percentuale di resistenza a compressione e trazione tra i due provini con aggregati diversi

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rispetto al tipo A

Provino con

Provino con Differenza %

Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

1.2 I metalli
1.2.1 Effetti sul comportamento meccanico dei materiali metallici
Cos come accade per il calcestruzzo, anche le propriet dei metalli mostrano una sensibilit alla velocit di deformazione da cui risultano positivamente influenzate al crescere della stessa. I miglioramenti delle caratteristiche meccaniche per, in questo caso, sono di diversa natura essendo totalmente differenti dal punto di vista chimico-strutturale i due materiali. Infatti, mentre nel caso del calcestruzzo la sensibilit alla velocit di deformazione da imputare soprattutto alla variazione dello sviluppo del processo fessurativo se sottoposto ad azioni veloci, nel caso dellacciaio il ruolo pi importante rappresentato dalle dislocazioni e dalla loro evoluzione durante il percorso deformativo ad elevato strain-rate. Proprio a causa della forte dipendenza del comportamento meccanico a scala macroscopica (dellordine del cm) dai processi che si sviluppano a scala meso- e microscopica (dellordine rispettivamente del mm e del m), non possono essere trascurati gli elementi cardini alla base della teoria dei metalli. Lo studio dei materiali metallici strutturato su diverse fasi corrispondenti ai distinti livelli di osservazione; a scala nanoscopica i metalli si presentano come atomi fortemente legati dal punto di vista chimico e molto vicini gli uni agli altri a formare pacchetti di diversa forma e disposizione interna. E sono proprio queste ultime caratteristiche che forniscono il grado di impacchettamento del materiale cio la misura di quanto gli atomi sono costipati allinterno del reticolo cristallino delineando gi il comportamento finale del metallo a scala reale. Passando ad un livello visivo pi alto, i pacchetti si uniscono formando dei fogli piani che, sovrapponendosi, cominciano a dare forma a quello che poi sar il risultato finale a scala macroscopica, un unico elemento solido dotato di spessore. a questo punto, a scala microscopica, che difetti di assemblaggio dei fogli originano le cosiddette dislocazioni, piccolissime imperfezioni geometriche che per hanno un grande peso nella determinazione delle propriet meccaniche finali

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

del metallo. Le dislocazioni possono essere di diverso tipo a seconda che siano contenute nel singolo piano o che, al contrario, interessino pi piani adiacenti: rispettivamente si hanno le dislocazioni a spigolo (o edge dislocation) e le dislocazioni a vite (anche dette screw dislocation). Unimportante caratteristica di queste imperfezioni se sottoposte ad azioni deformative la loro relativa libert di movimento allinterno del materiale che determina a scala macroscopica una maggiore o minore rigidezza del metallo. In aggiunta, per livelli deformativi spinti in campo plastico, la nascita di nuove imperfezioni delluno o dellaltro tipo, rispettivamente a causa di rottura totale o parziale dei fogli metallici, ed il loro scorrimento allinterno degli stessi, determina le caratteristiche di duttilit di questi materiali. A livello mesoscopico, a seguito dei processi termici a cui i metalli sono sottoposti nella fase di forgiatura o nei vari trattamenti (processing) tesi a definire le caratteristiche di qualit del metallo, le dislocazioni presenti si muovono raggruppandosi allinterno del materiale e dando vita ad una trama di grani di diversa dimensione, forma ed orientazione. Di riflesso, come le dislocazioni, cos anche i grani contribuiscono alla determinazione delle propriet meccaniche del metallo influenzando oltre che la rigidezza e la duttilit, anche le propriet elettroniche e magnetiche. La combinazione di tutto quanto avviene alle diverse scale di visione si riflette in quello che il comportamento finale del materiale a scala macroscopica con le sue caratteristiche meccaniche ed il suo comportamento rispetto alle azioni statiche o dinamiche. Gli effetti positivi che si risentono sulla risposta meccanica dei metalli sottoposti ad azioni applicate con elevate velocit di deformazione sono principalmente:

un incremento della tensione di snervamento (yield stress); un incremento della tensione di rottura (ultimate stress); un incremento della deformazione in condizioni di rottura (ultimate strain) [12]; un incremento della deformazione uniforme [12]; un incremento della duttilit del materiale.

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 13 - Evoluzione del legame costitutivo dellacciaio in funzione dello strain-rate

Rimane invece inalterata, a differenza di quanto avveniva per il calcestruzzo, la rigidezza elastica del materiale che non risente della sensibilit alla velocit di deformazione: questa indifferenza pu essere soprattutto imputata al fatto che il comportamento elastico del metallo da attribuire alla densit di dislocazioni presenti o, a scala mesoscopica, alla dimensione e forma dei grani che costituiscono la trama del materiale, fattori indipendenti dallo strain-rate [11]. La velocit di deformazione, invece, influenza solo il prolungamento della fase elastica, dovuto ad una maggiore apertura delle dislocazioni presenti, e per quanto riguarda il ramo plastico, il ritardo dello sviluppo di nuovi difetti allinterno del metallo: in alcun modo influisce la risposta elastica in termini di rigidezza del materiale. Inoltre, non possono essere trascurati due ulteriori importanti fenomeni che condizionano la risposta meccanica dei provini metallici ad elevati strain-rate:

leffetto Joule; la corrispondenza tra curva sforzo-deformazione ingegneristici e reali.

Infatti, la lettura dei dati a valle dellattivit sperimentale, senza opportuni interventi correttivi che tengono conto di questi effetti, potrebbe dare adito a conclusioni erronee sulleffettivo comportamento dei materiali ad elevati strainrate.

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Il primo dei due consiste nel fatto che durante i test, se la velocit di deformazione sensibilmente elevata (dellordine di 1023s-1), il provino subisce una trasformazione non isoterma a causa della trasformazione dellenergia meccanica in flussi di calore. Per questo motivo, il legame costitutivo presenta due distinti valori di snervamento che si susseguono dopo la caduta di tensione provocata dal decadimento delle caratteristiche meccaniche.

Figura 1. 14 - Tensione di snervamento dellacciaio con effetto Joule

Ci dovuto al fatto che allinterno del campione, la grande quantit di energia sviluppata, provoca un innalzamento della temperatura (effetto Joule) che porta al peggioramento delle caratteristiche meccaniche ed, in alcuni casi, fino al rammollimento del materiale. Quindi, nel caso in cui non fossimo interessati alla reale risposta del materiale con annessi gli effetti provocati dal riscaldamento del provino, ma lo studio fosse orientato alla conoscenza dei meccanismi alla base della risposta meccanica del metallo dovremmo operare una correzione dei risultati sperimentali rendendo il modello teorico indipendente dalla temperatura. La revisione in tal senso viene effettuata in due stadi: dapprima identificando la relazione che intercorre tra velocit di deformazione, temperatura e tensioni nel provino mediante unanalisi termica a differenti temperature di prova e poi calibrando un modello analitico (usando il legame costitutivo di Johnson & Cook) che possa descrivere landamento della risposta meccanica del metallo [11].

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 15 - Correzione della tensione di snervamento dellacciaio dalleffetto Joule

Laltro aspetto da non trascurare per la corretta interpretazione della sensibilit allo strain-rate levoluzione del processo deformativo ed il fenomeno della strizione che, pur presentandosi in modo relativamente diffuso nel provino, presenta diverse velocit di assottigliamento con un massimo nella parte centrale. Questi due aspetti fanno si che il diagramma delle effettive tensioni nel provino sia sensibilmente diverso rispetto a quello senza correzioni restituito dalle prove: infatti, se come risultato dei test si ottengono curve decrescenti dopo il picco di snervamento, apportando le dovute correzioni alla reale superficie resistente durante tutto il processo, il legame costitutivo riacquista la forma tipica incrudente con ramo plastico crescente [13]. La corrispondenza tra valori ingegneristici e valori reali della curva tensionideformazioni si esplica secondo le seguenti relazioni

la true-stress definita come

=
dove

F A

(1)

F A

la forza agente; la sezione istantanea sollecitata;

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

la true-strain, prima che nel provino incorra la strizione, data da

= ln
dove

L L0

(2)

L L0

la lunghezza istantanea anche detta gauge length; la lunghezza iniziale del provino;

la engineering stress, invece. definita come

s=
dove

F A0

(3)

A0

la sezione iniziale del provino;

la engineering strain, infine, data dalla relazione

e=
dove

L L0

(4)

la variazione di lunghezza del provino pari a L-L0.

Fintanto che la deformazione del provino uniforme lungo la gauge length, la

true-stress e la true-strain corrispondono ai valori ingegneristici di tensione e


deformazione. Si possono allora ricavare le relazioni che legano i valori reali ed ingegneristici: imponendo, infatti, che la trasformazione sia isocora si ha che

L0 A0 = L A
per cui

(5)

A0 L = A L0
e quindi esplicitando L

(6)

A0 L0 + L = = 1+ e A L0
riscrivendo la (1) come

(7)

F A0 F A0 = A A0 A0 A

ed inserendo al suo interno la (3) e la (7) si arriva a

= s (1 + e )

(8)

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Infine, sostituendo la (7) nella (2) si ottiene

= ln (1 + e )

(9)

La (8) e la (9) restano valide nellintervallo di processo in cui la deformazione resta uniforme distribuita lungo tutto il provino. Quando comincia la strizione per la true-stress continua a valere la (1) mentre per calcolare la true-strain deve essere misurata larea della sezione alla base dellassottigliamento tranne che nel caso in cui, noti L ed L0 durante tutto il processo, la strizione posizionata al centro di esse. Infine, essendo la (5) valida anche nella gauge section la true-strain potrebbe essere calcolata dalla relazione

= ln
dove

A0 A

(10)

larea della sezione alla base della strizione.

Figura 1. 16 - Differenza tra le curve - ed s-e per un acciaio da carpenteria

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

1.2.2 Fattori che influenzano il comportamento dinamico dei materiali metallici


I fattori che influenzano il comportamento dei materiali metallici ad alta velocit di deformazione e che, quindi, determinano risposte meccaniche diverse a seconda del metallo considerato sono molteplici e possono essere individuati ordinatamente facendo riferimento ai differenti cicli di produzione a cui sono sottoposti. In questa sede si tratteranno solo i metalli di interesse per lingegneria civile e, quindi, saranno analizzati quelli derivanti dalla trasformazione dei minerali di ferro: ferro, acciaio e ghisa. Partendo dal processo di trasformazione degli ossidi di ferro (magnetite ed

ematite) il primo importante fattore da considerare la presenza di elementi


diversi che, costituendo delle impurezze allinterno dei minerali di base, si inseriscono nella struttura cristallina modificano le propriet meccaniche dei metalli ferrosi. Gli elementi che possono inizialmente far parte della struttura di questi materiali sono: il carbonio C, il silicio Si, il manganese Mn, il fosforo P e lo zolfo S. Anche altri elementi possono trovarsi allinterno dei metalli ferrosi per aggiunta di rottami dacciaio, alluminio e calce che, a vario titolo, intervengono per purificare il materiale da tenori troppo elevati degli elementi inizialmente presenti. Esaminando i vari casi possiamo dire che il crescente tenore di carbonio aumenta la sensibilit e quindi le prestazioni ad elevati strain-rate ostacolando la formazione di nuove dislocazioni o la loro ridistribuzione [14]. Ordinatamente sono riportate le scansioni effettuate al microscopio elettronico di acciai con basso, medio ed alto tenore di carbonio a seguito di due prove con diverse velocit di deformazione rispettivamente di 1.1103 e 5.5103 s-1. Come si pu notare, la crescente percentuale di carbonio ostacola sempre pi la formazione di trame articolate di difetti dando luogo, a rottura, ad accumuli di difetti poco sviluppati e quindi grani di grosse dimensioni.

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 17 - Fotografia al microscopio elettronico di un acciaio con basso tenore di carbonio (low carbon steel)

Figura 1. 18 - Fotografia al microscopio elettronico di un acciaio con medio tenore di carbonio (medium carbon steel)

Figura 1. 19 - Fotografia al microscopio elettronico di un acciaio con alto tenore di carbonio (high carbon steel)

Acciai legati con atomi di silicio e manganese per basse velocit di deformazioni registrano un miglioramento delle caratteristiche meccaniche effetto per che non si mantiene costante anche per alti valori di strain-rate. Infatti, la presenza di questi atomi fa s che aumenti la sensibilit nei confronti della temperatura e che, quindi, per strain-rate elevati, la sensibilit alla velocit di deformazione si riduca. Un ulteriore peggioramento si pu notare in termini di duttilit del materiale con allungamenti che, nel caso quasi-statico, possono spingersi sino al

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

6070 % ma che, per elevati strain-rate, regrediscono a valori pi contenuti


dellordine del 4550 % [15].

Figura 1. 20 - Diagramma sforzo-deformazione per un acciaio con precipitazioni di Si e Mn per differenti strain-rates

Per gli acciai prodotti con laggiunta di atomi di nichel, rame ed alluminio possiamo introdurre un discorso pi ampio per cui se da un lato la sensibilit alla velocit di deformazione molto meno pronunciata rispetto ad un acciaio senza precipitazioni, dallaltro tale perdita di sensibilit compensata dallaumento della capacit duttile di qualche unit percentuale [16].

Figura 1. 21 - Diagramma true stress-strain per un acciaio con precipitazioni di Ni, Cu e Al per differenti strain-rates

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Prova a sostegno della scarsa variabilit della risposta meccanica allo strain-rate per acciai con la presenza di tali precipitazioni rappresentata dallanalisi comparativa al microscopio elettronico delle superfici di rottura del metallo per due diverse velocit di deformazione (rispettivamente 1 s-1 e 7.18102 s-1). Si nota, infatti, per le diverse velocit di deformazione, che la struttura rimane sostanzialmente invariata sia dal punto di vista della densit superficiale delle rugosit sia per quel che riguarda la loro altezza.

Figura 1. 22 - Fotografia al microscopio elettronico della superficie di frattura di un acciaio con precipitazioni di Ni, Cu e Al in condizione quasi-statiche e per elevato strain-rate

Altro importantissimo fattore che influenza la sensibilit alla velocit di deformazione il particolare processo di produzione seguito dallacciaio/ghisa. In particolare risulta rilevante la fase di raffreddamento che laustenite (prima forma del metallo ferroso dopo la fusione dei minerali) subisce e che determina la trasformazione in martensite (attraverso velocit di raffreddamento superiore al limite critico) o perlite (composto stabile di ferrite-cementite ottenuto con modeste velocit di raffreddamento). Nel caso della martensite il congelamento della struttura austenitica e, quindi, il mancato sviluppo e/o movimento delle dislocazioni, determina la qualit di durezza superficiale ma, allo stesso tempo, fragilit e scarsa tenacia. La perlite, invece, rappresenta un compromesso tra propriet elastiche e resistenza meccanica in quanto, durante la fase di raffreddamento eseguita a modeste velocit, si creano le condizioni favorevoli per la nascita e lorganizzazione delle dislocazioni. Le conseguenze per la sensibilit alla velocit di deformazione delle due diverse strutture dovrebbero portare nel

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

primo caso ad un miglioramento contenuto in fase elastica, ma una buona crescita delle capacit duttile ed incrudente. Al contrario, per il secondo caso il miglioramento pi significativo sarebbe ipotizzabile per la fase elastica mentre, in campo plastico la struttura pi ordinata d luogo a minori ostacoli per lo sviluppo di una trama ordinata. Infine, ruolo altrettanto importante rivestito dai trattamenti termici di ricottura,

normalizzazione, tempra e rinvenimento a cui il metallo, con la voluta percentuale


di ciascun elemento, spesso viene sottoposto per migliorare una o pi caratteristiche meccaniche. Nel caso della tempra, spesso accompagnata anche dal rinvenimento (processo di

bonifica) accade che, a seguito del trattamento termico subito, lacciaio presenti
una grana pi fine. Ci, ad elevate velocit di deformazione, prolunga la risposta elastica ritardando lo sviluppo di nuove dislocazioni e migliora il ramo plastico evitando lallineamento dei difetti. Facilmente, dalle scansioni effettuate con il microscopio elettronico, si pu notare che se per la prova monotona quasi-statica la dispersione delle dislocazioni si presenta abbastanza regolare e strutturata secondo una trama con un orientamento preferenziale, nel caso di strain-rate elevato i difetti presenti amplificano le loro dimensioni ma non si riesce ad individuare una trama regolare delle dislocazioni [17]. infatti presente un minor numero di piani di scorrimento probabilmente gi esistente prima della prova e, si intravedono piccoli difetti che tuttavia non riescono a determinare nuovi piani di scorrimento.

Figura 1. 23 - Fotografia al microscopio elettronico della superficie di frattura in condizione quasi-statiche per un acciaio temprato

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 24 - Fotografia al microscopio elettronico della superficie di frattura ad elevata velocit di deformazione per un acciaio temprato

Come lacciaio cos anche la ghisa gode della positiva sensibilit allo strain-rate esibendo, per velocit di deformazione crescenti, resistenze sempre maggiori. Lalta percentuale di carbonio inglobata allinterno della struttura, per fa si che la duttilit si riduca e la rottura rimanga di tipo fragile [18].

Figura 1. 25 - Legame costitutivo della ghisa per diverse velocit di deformazione

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

1.3 I materiali polimerici fibrorinforzati: gli FRP


1.3.1 Effetti sul comportamento meccanico degli FRP
Lo sviluppo della tecnologia dei polimeri, orientato alla produzione di materiali da applicare nel campo delle strutture, ha fatto si che negli ultimi decenni gli FRP (fiber reinforced polymer) abbiano conquistato una posizione di interesse allinterno dei materiali usati nellingegneria civile. Si venuto cos a creare una vasta gamma di materiali caratterizzata dalla grande versatilit capaci di adattarsi a molte situazioni progettuali. In questo contesto poi, la crescente attenzione dellingegneria civile verso lo studio del comportamento dei materiali sottoposti ad azioni dinamiche ha fatto s che anche i compositi fibro-rinforzati siano stati oggetto dindagine. La natura composita ed i vari sistemi di applicazione di questo tipo di materiali hanno indirizzato la ricerca verso lo studio distinto del comportamento dei singoli componenti, per capire linfluenza di ognuno allinterno del comportamento globale del sistema FRP. In questo senso, numerose sono le attivit sperimentali condotte per studiare il comportamento della resina e del composito nella sua interezza, scarsi risultati, invece, si sono avuti nellindagine della risposta delle sole fibre a causa delle difficolt tecniche nelleffettuare i test. Possiamo allora distinguere gli effetti che lo strain-rate provoca nei confronti della resina e del materiale composito nel seguente modo: per la resina (epossidica) in compressione, a seconda delle condizioni di polimerizzazione (a caldo o a freddo) si ottiene [19]:

un miglioramento della rigidezza elastica (Youngs modulus); un consistente miglioramento del limite elastico; per strain-rate dellordine di 15002000 s-1, una lieve riduzione della capacit duttile del provino; anomalia di forma a rottura.

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 26 - Anomalia di forma in condizioni di rottura della resina epossidica in compressione

Figura 1. 27 - Legami sforzo-deformazioni in compressione delladesivo epossidica polimerizzato a caldo e a freddo

Analizzando le curve di risposta del materiale, concentrandosi in particolar modo sul solo tratto plastico, si pu osservare che essi differiscono per un fattore di scala legato alle diverse velocit di deformazione.

Figura 1. 28 - Ramo plastico dei legami tensione-deformazione in compressione con strain-rate per ladesivo epossidica polimerizzato a caldo e a freddo

Ponendo, quindi, DIF =

dynamic static

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

possiamo diagrammare il fattore di incremento dinamico in funzione dello strain-

rate

Figura 1. 29 - Coefficiente di incremento dinamico della tensione in compressione per la resina epossidica

in trazione, invece, si osserva [19]:

un incremento della resistenza ultima (ultimate stress); il cambiamento della modalit di rottura da duttile a fragile; un lieve miglioramento della rigidezza elastica (Youngs modulus)

Figura 1. 30 - Legami sforzo-deformazione in trazione con strain-rate delladesivo epossidico

Anche in questo caso possiamo relazionare le tensioni di rottura ottenute per elevati strain-rate a quelle del caso statico ottenendo il coefficiente di incremento dinamico in trazione

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 31 - Coefficiente di incremento dinamico della tensione in trazione per ladesivo epossidico

Per il sistema composito FRP, infine, sia in trazione che in compressione con fibre orientate nella direzione dellazione esterna, si nota [20] [21]:

un miglioramento della resistenza ultima; un incremento della rigidezza elastica; una riduzione della deformazione di rottura.

Figura 1. 32 - Risposta meccanica in compressione del sistema composito con fibre orientate nella direzione dellazione sollecitante

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 1. 33 - Risposta meccanica in trazione del sistema composito con fibre orientate nella direzione dellazione sollecitante

per

trazione

compressione,

invece,

con

direzione

deviata

rispetto

allorientamento delle fibre [22]:

un miglioramento della resistenza ultima; una diminuzione della capacit deformativa.

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

1.3.2 Fattori che influenzano il comportamento dinamico degli FRP


Per quanto riguarda lo studio dei fattori che influenzano il comportamento dei sistemi FRP, un discorso esauriente potrebbe essere fatto solo se si disponesse dei dati relativi alla sensibilit alla velocit di deformazione di ciascuno dei suoi componenti. Con i risultati a disposizione, per, pu comunque essere formulata unipotesi coerente che spiega bene il comportamento finale del sistema composito. Allinterno del complesso FRP le fibre hanno il compito di assorbire e, quindi, contrastare le sollecitazioni imposte ed hanno un meccanismo di rottura basato sul collasso dei legami chimici che tengono uniti gli atomi del materiale. Alla resina, invece, affidato il compito di distribuire alle fibre i carichi rendendole solidali e costituendo un sistema meccanicamente omogeneo dal punto di vista macroscopico. Associando a queste osservazioni i risultati dei dati condotti sulla resina e sul composito FRP si pu ipotizzare che la sensibilit alla velocit di deformazione del sistema sia imputabile al solo comportamento della resina ai diversi strainrate. Questo perch anche nelle prove con direzione di trazione diversa dallorientamento delle fibre, laddove cio le fibre giocano un ruolo marginale, si pu comunque notare un miglioramento della risposta meccanica. Le resine universalmente usate sono quelle epossidiche ed appartengono alla categoria dei polimeri cio materiali formati a livello microscopico da catene di molecole costituite da un gruppo di base ripetuto. A seconda del processo di polimerizzazione, condotto a caldo o a freddo, questi materiali subiscono cambiamenti a livello microscopico. Nel primo caso, la struttura pi ordinata determina un comportamento migliore al crescere dello strain-rate. Infatti, anche in questo caso, come gi accadeva per il calcestruzzo e per i metalli, la rottura si origina dallevoluzione di imperfezioni strutturali gi esistenti che sono molto pi numerose nelle resine prodotte attraverso il processo di polimerizzazioni a freddo; per questo motivo, nelle risposte meccaniche sopra illustrate, il comportamento

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

delle resine con polimerizzazione a freddo restituiva risultati pi scadenti rispetto a quelle con polimerizzazione a caldo. Altro punto su cui focalizzare lattenzione la riduzione della tensione di rottura che si registra nei sistemi compositi. Apparentemente risulta strano questo fenomeno perch, se la sensibilit alla velocit di deformazione imputabile alla matrice resinosa ed il processo di crisi delle fibre si origina per rottura del legame chimico interno, la deformazione ultima dovrebbe rimanere la stessa. Se, per, inquadriamo bene il problema, ragionando in termini di sistema composito e quindi di ruoli dei singoli componenti, possiamo spiegare questa apparente incongruenza. Infatti, la rottura attivata a livelli di deformazione pi bassi potrebbe essere la conseguenza del fatto che, nel trasferire gli sforzi alle fibre mettendole in compartecipazione, la resina non riesce ad assolvere la sua funzione completamente a causa dei tempi brevissimi in cui il processo avviene. Il risultato, quindi, quello di avere zone di concentrazione delle tensioni in cui la crisi si sviluppa prima senza che le altre fibre pi lontane possano intervenire nel meccanismo. Nellintento di portare a termine un discorso esaustivo, per, non si pu prescindere dallinvestigare in tutte le direzioni e sotto tutti gli aspetti possibili ciascun elemento alla base dei sistemi FRP. per questo motivo che per convalidare le supposizioni formulate sarebbero necessarie attivit sperimentali in questo senso soprattutto mirate allo studio del comportamento delle fibre di rinforzo. A tal proposito, in attesa di campagne di prova con l intento di accertare linsensibilit allo strain-rate per le fibre, possiamo gettare le base analitiche a sostegno della sperimentazione proponendo un semplice modello che metta in relazione il DIF della deformazione ultima del sistema FRP con i parametri meccanici della resina e del composito. La rigidezza del sistema pu essere calcolata con la media pesata delle rigidezze dei singoli elementi:

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Cap. I EFFETTI DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL


COMPORTAMENTO MECCANICO DEI MATERIALI STRUTTURALI

Ec =
dove

Er r A + E f f A A

= Er r + E f f

(1)

E A

il modulo di Young larea totale del composito con i pedici c, r ed f si indicano rispettivamente i termini riferiti al composito, alla resina ed alle fibre.

r ed f sono le percentuali di area rispettivamente della resina e delle fibre

La resistenza statica e dinamica del composito data (i termini dinamici sono contraddistinti dallapice):
f c = f r + f f = u ( Er r A + E f f A ) = u A ( Er r + E f f ) f c ' = f r '+ f f ' = 'u ( E 'r r A + E f f A ) = 'u A ( E 'r r + E f f ) nellipotesi che le fibre non siano sensibili allo strain-rate. Se rapportiamo la resistenza dinamica a quella statica otteniamo il DIF del sistema: DIF = f c ' 'u A ( E 'r r + E f f ) 'u = = fc u u A ( Er r + E f f ) E 'r r E f f + E Ec c (4)

(2)
(3)

ed esprimendo il secondo termine in parentesi mediante la (1) si ha:

DIF =

E ' r Er r 'u E 'r r E r ' + 1 r = u 1 + r r Ec u Ec u Ec

(5)

A questo punto non resta che attendere di validare questa espressione attraverso il confronto con i dati ottenuti dalle attivit sperimentali.

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Capitolo II
Metodologie sperimentali per la misura delle caratteristiche tenso-deformative dei materiali sottoposti a regimi dinamici
Ogni regime di velocit di deformazione ha delle sue criticit che devono essere rispettate specie nellattrezzatura sperimentale che si adotta. Nello schema seguente sono riportate le criticit e le tecniche sperimentali idonee alla misura nei diversi intervalli di velocit.

Strain-rate Basso Medio Alto

Intervallo di strain-rate [s-1]


10-7 10-4 10-4 100 > 100

Criticit
- allineamento del sistema - rigidit della macchina - inerzia - effetti delle vibrazioni - propagazione delle onde

Tecnica sperimentale
macchina universale macchina idro-pneumatica Hopkinson bar

Tabella 2. 1 - Schema delle metodologie di indagine per i diversi strain-rate con indicazioni sulle tecniche sperimentali utilizzate e le relative criticit

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

2.1 La Split Hopkinson Pressure Bar


La tecnica della Barra di Hopkinson (Hopkinson bar technique) scientificamente riconosciuta quale metodo di prova pi idoneo per la misura delle propriet meccaniche dei materiali con lutilizzo della propagazione delle onde. Con essa si generano carichi impulsivi controllati che provocano la propagazione di onde piane elastiche di pressione nel materiale oggetto della prova. La versione tradizionale della barra di Hopkinson risale ai pionieristici lavori di ricerca condotti nel 1914 da Bertram Hopkinson (figlio di John Hopkinson, che fu il primo negli ultimi anni dell800 a verificare sperimentalmente lincremento di resistenza dei materiali soggetti ad impatto), nel 1948 da R. M. Davis, nel 1949 da H. Kolsky e pi recentemente da U.S. Lindholm.

Figura 2. 1 - Schema della barra di Hopkinson classica per prove di compressione

Figura 2. 2 - SHPB della University of California San Diego

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

La barra di Hopkinson classica consiste praticamente nella generazione di onde di tensione (di compressione o di trazione) provocate dallimpatto di un proiettile lanciato su una barra solitamente di sezione trasversale circolare chiamata input bar o barra incidente, la quale trasferisce limpulso al provino inserito tra la input bar ed unaltra barra detta output bar o barra di trasmissione; durante il test, il provino si deforma plasticamente fino a rottura mentre le barre, incidente e di trasmissione, rimangono in campo elastico. Il proiettile viene generalmente sparato per mezzo di un piccolo apparato pneumatico a gas. Quando il proiettile impatta la barra incidente viene generato un impulso di compressione di ampiezza costante allestremo della barra incidente e del proiettile. Londa elastica piana di compressione incidente si propaga lungo linput bar, raggiunge linterfaccia barra-provino e carica dinamicamente questultimo. Il risultato dellinterazione tra onda incidente e provino governata dalle rispettive impedenze acustiche dipendenti dal materiale e dalle sezioni. Parte dell'onda viene riflessa, parte, invece, continua a viaggiare nel provino e nella barra di trasmissione.

2.1.1 Aspetti teorici alla base del funzionamento della Barra di Hopkinson
Il rispetto delle seguenti ipotesi di base sono necessarie nel permettere misurazioni accurate delle propriet meccaniche dinamiche dei materiali attraverso la barra di Hopkinson: il diametro delle barre deve essere piccolo rispetto alla lunghezza dellimpulso in modo che la trasmissione delle onde avvenga senza alcuna dispersione (le barre rimangono sempre in campo elastico); la lunghezza del provino deve essere piccola in modo che il tempo impiegato dallonda per propagarsi al suo interno trascurabile rispetto alla durata totale del test. Questa condizione permette allinterno del

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

provino le riflessioni necessarie per raggiungere una distribuzione omogenea delle tensioni e delle deformazioni in tutta la lunghezza del provino, il che significa anche condizioni di equilibrio delle forze agenti sulle estremit del provino. Rispettando le due condizioni sopraccitate e rimanendo le due barre in campo elastico, pu essere applicata la teoria della propagazione delle onde elastiche al sistema input bar-provino-output bar. In questo modo si possono ottenere le tre relazioni che permettono di calcolare la tensione, la deformazione e lo strain-rate nel materiale del provino in funzione del tempo misurando in maniera diretta limpulso incidente, riflesso e trasmesso di ampiezza rispettivamente I, R ed T. Si consideri la seguente figura che rappresenta il sistema input bar-provino-output bar

Input strain-gage measuring:

I and R
v1

L v2

Output strain-gage measuring: T

Input bar
A0 , 0 , C0

specimen
A , , C

Output bar

Figura 2. 3 - Schema del provino inserito tra la barra incidente e riflettente per una prova con la barra di Hopkinson

dalla teoria della propagazione delle onde uni-dimensionali si ha

= vC
dove

(1)

la tensione; la densit del materiale; la velocit della particella; la velocit del suono nel mezzo;

v C

lequazione costitutiva del materiale in campo elastico

=E

(2)

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

essendo poi
C2 = E

(3)

sostituendo la (1) nella (2) si ottiene


v = C

(4)

da questa relazione, misurando lI e lT possibile calcolare la velocit dellimpulso alle due estremit del provino interfaccia 1 v1 = C0 I interfaccia 2 v2 = C0 T (per t=0) (5)

per t>0 la velocit allinterfaccia 1 decresce perch parte dellonda incidente viene riflessa; cos si ha interfaccia 1 v1 = C0 ( I R )
d v1 ( t ) v2 ( t ) = dt L

(per t>0)

(6)

la velocit di deformazione pu essere espressa come


&=

(7)

sostituendo la (5) e la (6) nella (7)


&=

d C0 ( I R ) C0 ( T ) C0 = = ( I ( t ) R ( t ) T ( t ) ) dt L L

(8)

da cui si pu calcolare facilmente la deformazione del materiale integrando rispetto allintervallo di tempo [0;t]
C0 L

( t ) ( t ) ( t ) dt
0 I R T

(9)

per ottenere la tensione agente nel provino si impone lequilibrio delle forze agenti allinterfacce per cui si ha
F1 ( t ) F2 ( t ) 2A

(10)

le due forze si calcolano come interfaccia 1 F1 = A0 E0 ( I + R ) interfaccia 2 F2 = A0 E0 ( T ) (11)

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

da cui sostituendo la (11) nella (10) si ottiene

A0 E0 ( I + R + T ) 2A

(12)

sussistendo lequilibrio nel provino risulta I + R = T per cui

A0 E0 T (t ) A

(13) (14)
(15)

=
&=

2C0 L

( t )dt
0 R

2C0 R (t ) L

che sono le formule utilizzate per la costruzione dei legami costitutivi dei materiali soggetti ad alte velocit di deformazione.

2.1.2 La JRC Universal Modified Hopkinson Bar (MHB) per prove ad alte velocit di deformazione
La barra di Hopkinson classica stata usata principalmente per prove di compressione ad elevata velocit di deformazione soprattutto per piccoli provini di metallo. Una versione innovativa della barra di Hopkinson stata sviluppata presso il Joint Research Center (sito di Ispra) della Commissione Europea, in modo da poter essere usata lesecuzione di prove di trazione, compressione e taglio su provini polimerici o di metallo sia a temperatura ambiente che per valori molto bassi o estremamente elevati. Questo tipo di apparecchiatura permettere di eseguire prove negli intervalli di velocit di deformazione che vanno da 100 a 2000 s-1 (estendibili a 50 s-1 per il limite inferiore e fino a 50000 s-1 per sollecitazione di taglio). Quattro esemplari di MHB sono installate nel laboratorio DynaMat dellUniversity of Applied Sciences of Southern Switzerland di Lugano.

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Figura 2. 4 - Esemplari di MHB del laboratorio DynaMat dellUniversity of Applied Scienses of Southern Switzerland

Lo sviluppo della MHB stato necessario per disporre di ununica macchina capace di lavorare in trazione, compressione e taglio, generando onde di lunga durata indispensabili per condurre test intorno ai 100 s-1 imponendo grandi deformazioni prima della rottura del provino in metallo duttile. Infatti, per esempio possiamo considerare il caso di un test dinamico a strain-rate di 100 s-1 per un provino con deformazione a rottura del 50% in cui la durata dellonda deve essere di 5 ms per deformare il provino prima della rottura. Usando la barra di Hopkinson classica equipaggiata per test dinamici sarebbe necessario lanciare un proiettile lungo pi di 10 m per ottenere unonda di durata pari a qualche ms, compito difficile in particolar modo per la realizzazione dellimpatto piano tra il proiettile e la input bar. Questultima, infatti, costituisce una condizione assolutamente necessaria per generare onde piane elastiche di tensione necessarie per la corretta analisi dei dati della barra di Hopkinson attraverso la pi importante teoria della propagazione delle onde elastiche piane. Lo schema della MHB in trazione

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Figura 2. 5 - Modified Hopkinson bar per prove di trazione

La MHB consiste in una barra pretesa (che sostituisce il proiettile utilizzato nella versione classica della Hopkinson bar) che costituisce unappendice solidale della input bar, seguita dalloutput bar e dal provino inserito tra le due. Il funzionamento della MHB basato sullaccumulo di un certo quantitativo di energia meccanica elastica nella barra di pretensione. La barra pretesa bloccata per mezzo di un sistema di blocco mentre laltro estremo collegato ad un attuatore idraulico per la messa in tensione. Una volta immagazzinata lenergia meccanica lungo la barra pretesa ed inserito il provino tra le due barre incidente e trasmittente, il meccanismo di blocco viene sganciato mediante la rottura fragile di un elemento, a questo punto si ha la generazione di due contemporanee onde elastiche piane: unonda di compressione che si propaga, alla rottura del pezzo fragile, dal sistema di blocco verso la sinistra della barra pretesa scaricandola; unaltra onda, ma di trazione, si propaga dal sistema di blocco lungo la input bar, il provino e loutput bar portando il provino a rottura. La durata dellimpulso che carica il provino corrisponde al valore del tempo che londa di scarico impiega per coprire la distanza tra la sezione libera della barra e lattuatore idraulico e ritornare indietro; lampiezza dellimpulso di tensione generato pari alla met del valore stabilito della pretensione statica nella barra realizzata a mezzo dellattuatore idraulico. Usando una barra pretesa di 6 m di lunghezza possibile generare onde di trazione di lunghezza 2.5 ms permettendo la deformazione fino alla rottura di un provino in materiale molto duttile sotto elevati strain-rate. In questo caso necessario utilizzare una barra trasmittente di lunghezza corrispondente a quella

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

pretesa per riuscire a leggere deformazioni del provino senza il disturbo provocato dalla sovrapposizione dellonda riflessa dalla barra finale che potrebbe rendere molto complicata lanalisi dei dati registrati nel corso della prova. Il meccanismo di blocco permette di ottenere una rampa di salita del carico molto rapida dellordine dei 30 s assicurando cos che la propagazione dellonda di tensione nel provino posto innanzi alla barra incidente sia piana ed elastica senza componenti di flessione. Infine, il diametro piccolo (circa 10 mm) rispetto alla lunghezza delle onde generate che sono dellordine di qualche metro, realizza le condizioni per la propagazione senza dispersione n assorbimento, lungo le barre incidente e trasmittente, alla velocit C0. Sulle barre incidente e di trasmissione, ad una certa distanza dal provino, vengono applicati degli estensimetrici elettrici a resistenza in semi-conduttori per registrare le deformazioni I provocate dallimpulso incidente, le deformazioni R causate da una parte dellonda incidente riflessa allinterfaccia input bar-provino, le deformazioni T provocata dallaliquota di onda incidente che viene sopportata dal provino e, quindi, trasmessa nelloutput bar. Nella figura successiva vengono mostrati i dati di una prova dinamica di trazione realizzata con la MHB in cui possibile osservare che: il chiaro andamento delle onde incidente, riflessa e trasmessa; il preciso piccolo intervallo dellonda incidente dellordine dei 30 s; lampiezza costante dellonda incidente; la caratteristica similitudine tra dati dellonda trasmessa con la relazione tensione-tempo registrata mediante un convenzionale test di trazione.

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

1.4 10

1.2 10

input output

1 10

Pulse [N]

8000 incident pulse

6000

4000

2000

-2000 0 0.0002 0.0004 0.0006 0.0008 0.001

Time [s]

Figura 2. 6 - Registrazione delle onde incidente, riflessa e trasmessa misurate sullinput ed output bar durante una prova con la barra di Hopkinson modificata

2.1.3 Set-up per esperimenti su provini di calcestruzzo e di acciaio


Per determinare le propriet meccaniche del calcestruzzo e dellacciaio sotto carichi con elevata velocit di applicazione si usano tre differenti configurazioni della modified Hopkinson bar: la prima costituita da barre con diametro dellordine dei 10 mm ed stata utilizzata per prove dinamiche di campioni dacciaio, le altre due vengono, invece, usate per testare provini di calcestruzzo rispettivamente di 20 e 60 mm.

Set-up per provini di acciaio


Il sistema consiste in due barre cilindriche di acciaio ad alta resistenza aventi diametro di 10 mm e lunghezza di 9 e 6 m rispettivamente per la barra incidente e trasmittente. Il provino metallico di diametro pari a 3 mm viene sagomato con le estremit filettate e poi avvitato tra le due barre provviste di controfilettatura

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transmitted pulse

reflected pulse

Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Figura 2. 7 - Provino metallico sagomato ed avvitato tra le due barre incidente e di trasmissione per una prova con la barra di Hopkinson modificata

Le due barre vengono strumentate mediante strain-gage in materiale semiconduttore che misurano le onde incidente, riflessa e trasmessa agenti nella sezione trasversale del provino. Come barra di pretensione viene utilizzata una parte della barra di input. La prova con la MHB si articola in due fasi descritte di seguito: per prima cosa per mezzo dellattuatore idraulico, con capacit massima di carico pari a 600 kN, viene messa in trazione la parte pretesa (6 m) della barra incidente del diametro di 10 mm; la pretensione accumulata nella barra viene trattenuta a mezzo di un sistema di blocco; come seconda operazione, viene rotto il bullone fragile del sistema di blocco rilasciando un impulso meccanico di trazione della durata di 2.4 ms con velocit di carico lineare nellintervallo di tempo, che si propaga lungo le barre incidente e trasmittente portando a rottura il provino metallico.

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Figura 2. 8 - Set-up della barra di Hopkinson modificata per test su provini metallici

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Set-up per il provino di calcestruzzo con diametro di 60 mm


Il sistema consiste in due barre circolari di alluminio aventi lunghezza pari a 3 m e diametro di 60 mm in cui il provino di calcestruzzo inserito ed incollato con una resina epossidica (resistenza a trazione > 30 MPa). In questo caso, il provino di calcestruzzo ha lo stesso diametro delle barre le quali vengono strumentate mediante lapplicazione di strain-gage in materiale semi-conduttore cos da ottenere le necessarie misurazioni delle onde incidente, riflessa e trasmessa agenti nella sezione trasversale del provino. Il test con la MHB viene condotto come segue: per prima cosa con lattuatore idraulico, con massima capacit di carico di 1 MN, viene caricata una barra di acciaio maraging ad alta resistenza della lunghezza di 3 m e del diametro di 35.8 mm; la pretensione accumulata nella barra stata trattenuta da un dispositivo di blocco; seconda operazione quella di rompere il bullone fragile del dispositivo di blocco cos da generare un impulso di tensione meccanica della durata di 1200 ms con velocit di carico lineare durante questo brevissimo tempo, che si propaga lungo la barra incidente e trasmittente riportando la frattura del provino in calcestruzzo.

Figura 2. 9 - Set-up della barra di Hopkinson modificata per test su provini in calcestruzzo 1. attuatore idraulico; 2. barra dacciaio ad alta resistenza per laccumulo dellenergia (3 m); 3. dispositivo di blocco; 4. barra incidente; 5. strain-gage per la misurazione dellonda incidente e riflessa; 6. provino; 7. strain-gage per misurare londa trasmessa; 8. barra di trasmissione

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Lalluminio viene scelto come materiale per le barre incidente e trasmittente a causa della sua impedenza acustica, non molto lontana da quella del calcestruzzo. La lunghezza della barra incidente e trasmittente connesse al provino sono tali che la riflessione dellonda dallestremo pi lontano non raggiunge il provino prima della rottura permettendo la raccolta dei dati senza interferenze. Il provino di calcestruzzo viene anchesso strumentato mediante uno strain-gage utilizzato per misurare ed analizzare gli effetti della propagazione dellonda al suo interno.

Figura 2. 10 - Provino in calcestruzzo con strain-gage applicato pronto per una prova con la barra di Hopkinson modificata

Prima della prova le superfici del calcestruzzo vengono levigate al fine di permettere un corretta applicazione alle barre di input e output.

Set-up per il provino in calcestruzzo con diametro di 20 mm


Il sistema consiste in due barre cilindriche di alluminio di diametro pari a 20 mm di lunghezza 3 e 6 m rispettivamente per la barra incidente e trasmittente. Il provino in calcestruzzo, dello stesso diametro delle barre, viene incollato tra di esse a mezzo di una resina epossidica (resistenza a trazione > 30 MPa). Le barre di input ed output vengono strumentate mediante strain-gage in materiale semiconduttore che misurano le onde incidente, riflessa e trasmessa agenti nella

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

sezione trasversale del provino. La barra pretesa in acciaio ad alta resistenza ed connessa saldamente alla barra incidente. La prova con la MHB viene condotta nel seguente modo: per prima cosa, per mezzo dellattuatore idraulico, con capacit massima di carico pari a 600 kN, viene messa in pretensione la barra di acciaio ad alta resistenza di lunghezza pari a 6 m e diametro di 12 mm; la pretensione immagazzinata nella barra viene trattenuta mediante un sistema di blocco; successivamente, viene rotto il bullone fragile del sistema di blocco che sprigiona limpulso meccanico di trazione della durata di 2.4 ms con velocit di carico lineare durante questo breve intervallo di tempo, che si propaga lungo le barre di input ed output portando a rottura il provino in calcestruzzo.

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

2.2 La Drop-weight impact machine


La Drop-weight Impact Machine unapparecchiatura dalle dimensioni rilevanti (anche se ne esistono versioni in scala ridotta che hanno per capacit limitate in termini quantit di energia trasmessa al provino) capace di simulare alte velocit di deformazioni sfruttando lenergia cinetica di caduta di una massa battente. La macchina nel suo complesso alta 3.50 m, poggia su una base di forma quadrata in pianta in calcestruzzo armato alta 0.90 m e larga 1.50 m ed munita di un ariete rigido del peso di circa 3.38 kN provvisto di sistema frenante pneumatico.

Figura 2. 11 - Schema di funzionamento della drop-weight impact machine

La Drop-weight Impact Machine costituita dai seguenti componenti: la base munita di due appoggi strumentati, su cui viene alloggiato il provino, capaci di registrare sia la reazione verticale che orizzontale in modo da avere un quadro statico completo del processo; un ariete rigido provvisto di maglio la cui caduta da altezza nota, allimpatto con il provino da testare, trasferisce energia che lo deforma fino a portarlo a rottura;

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

le guide che permettono allariete di scorrere secondo la direzione verticale impedendo svergolamenti e strumentate con fotocellule in modo da registrare i parametri del moto di caduta;

gli accelerometri installati lungo la semilunghezza della trave a distanza nota che permettono di ricostruire la deformata ed il moto di deformazione del provino.

Figura 2. 12 - Drop-weight impact machine di un laboratorio tedesco Figura 2. 13 - Versione di dimensioni ridotte di drop-weight impact machine

Quando la prova ha inizio, lariete viene fatto cadere da altezza nota quindi il maglio impatta la trave e ne provoca la deformazione fino a rottura; durante lesperimento le fotocellule registrano il moto di caduta, gli accelerometri leggono lo spostamento dei punti della trave su cui sono installati e, per interpolazione, ricostruiscono il processo di deformazione dellintera trave, infine, questi dati, mediante il principio dei lavori virtuali, vengono elaborati per calcolare lenergia di frattura d la risposta meccanica dellelemento [5].

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Figura 2. 14 - Provino in calcestruzzo armato dopo il test con la drop-weight impact machine

2.3 La Hydro-pneumatic Machine


Per investigare circa il comportamento dei materiali in condizioni di strain-rate intermedi viene utilizzata unapparecchiatura denominata Hydro-pneumatic Machine [23]. Essa stata sviluppata e brevettata presso il JRC di Ispra ed presente presso il laboratorio DynaMat di Lugano. Come si pu vedere dalla foto di seguito riportata, si tratta di un macchina dalle dimensioni contenute con funzionamento di base idro-pneumatico e che permette di condurre test su provini di acciaio con velocit fino a 50 s-1.

Figura 2. 15 - Hydro-pneumatic machine per prove a media velocit di deformazione

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

Il corpo macchina della hydro-pneumatic formato da tre organi sostanzialmente: un serbatoio cilindrico diviso da un pistone a perfetta tenuta in due camere luna riempita di gas a pressioni elevate, laltra contenente acqua che allatto di dare inizio alla prova viene evacuata attraverso un orifizio calibrato a mezzo di un elettro-valvola rapida; unasta cilindrica collegata rigidamente al pistone in comunicazione con lesterno della camera riempita di gas a mezzo di una guarnizione ermetica da un lato e dallaltro connesso al provino da testare; in prossimit dellattacco pistone-provino una piastra solidale col pistone permette di registrare i movimenti di questultimo attraverso un trasduttore di spostamento non a contatto; una barra elastica di cui un estremo incastrato rigidamente al supporto fisso della macchina e laltro viene connesso al provino metallico; la funzione di questa barra strumentata per la lettura delle deformazioni a mezzo di uno strain-gage quella di leggere durante la prova il carico sopportato dal campione testato. Il funzionamento della hydro-pneumatic machine consiste nellimprimere con elevata velocit una forza al pistone provocando una differenza di pressione nel serbatoio cilindrico svuotando la camera riempita di acqua. Schematicamente pu essere descritto come di seguito: le due camere del serbatoio vengono riempite luna di gas e laltra di acqua stabilendo lo stesso valore di pressione e quindi senza che siano applicate delle forza sulle facce del pistone che resta in equilibrio; il provino viene fissato tra le due barre, quella collegata al pistone e quella elastica fissa strumentata; attivando lelettro-valvola rapida che tappava la camera riempita dacqua la si mette in comunicazione con lesterno e la forza esercitata dalla pressione del gas sulla faccia del pistone prevale. Il pistone comincia cos ad accelerare riducendo le dimensioni della camera colma di acqua e provocando, simultaneamente, la fuoriuscita a velocit costante del liquido attraverso lorifizio calibrato e lapplicazione al provino di un carico con

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Cap. II METODOLOGIE SPERIMENTALI PER LA MISURA DELLE CARATTERISTICHE TENSO-DEFORMATIVE DEI MATERIALI SOTTOPOSTI A REGIMI DINAMICI

deformazioni che si evolvono a strain-rate costante. Il movimento del pistone a velocit costante e, quindi, la costanza della velocit di deformazione durante tutta la prova sono legati principalmente allapplicazione della forza esercitata dal gas sulla superficie del pistone in modo costante. In questo senso buoni risultati possono essere raggiunti limitando la variazione di volume della camera riempita di gas e quindi, conseguentemente contenendo la diminuzione di pressione al suo interno. Questo obiettivo pu essere perseguito limitando lescursione del pistone intorno a circa il 10% del volume della camera piena di gas; il carico impresso al provino viene letto attraverso la barra dinamometrica elastica strumentata mentre lallungamento viene registrato a mezzo del trasduttore di spostamento applicato sulla piastra collegata alla barra solidale con il pistone.

Figura 2. 16 - Schema della hydro-pneumatic machine

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

Capitolo III
Interpretazione analitica della sensibilit alla velocit di deformazione dei materiali strutturali
Dal punto di vista computazionale nellattivit di progettazione, il miglioramento del comportamento meccanico dei materiali interessati dal fenomeno della sensibilit alla velocit di deformazione viene tenuto in conto inserendo allinterno delle relazioni costitutive dei fattori correttivi. Questi ultimi vengono espressi, in modo diverso, a seconda della teoria di base a cui ci si riferisce ed hanno espressioni pi o meno complesse in funzione del numero di variabili da considerare per la corretta analisi del comportamento del materiale oggetto di studio. Nel seguito verr fatta una panoramica dei legami costitutivi, frutto delle attivit sperimentali, che contemplano la sensibilit alla velocit di deformazione e, successivamente, saranno illustrati, relativamente ai materiali oggetto di questo lavoro, le relazioni contenute allinterno del codice di calcolo LS-Dyna ed utilizzate dal programma per modellare il comportamento meccanico ad elevati strain-rate dei materiali.

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

3.1 Lo strain-rate nei legami costitutivi sperimentali


Lo sviluppo delle attivit sperimentali e di conseguenza levoluzione delle conoscenze in materia di sensibilit alla velocit di deformazione ha consentito la formulazione di nuove principi che potessero interpretare questo fenomeno. Si cos assistito alla nascita talvolta di complesse teorie multi-disciplinari, talaltra di semplici equazioni che potessero assecondare i risultati sperimentali e permettere la formulazione di previsioni sul comportamento dei materiali. La rassegna che segue di interpretazioni matematiche della sensibilit alla velocit di deformazione non ha lintento di compilare lo stato dellarte di questo argomento bens viene elaborata per illustrare senza alcun ordine temporale o di importanza quelle relazioni a cui maggiormente ci si riferisce per ipotizzare la risposta dinamica dei materiali da testare.

3.1.1 Modello di Cowper-Symond


[24] Il modello di Cowper-Symonds un legame costitutivo di natura semiempirica ed la relazione pi nota ed utilizzata in virt della sua semplicit di applicazione e della grande disponibilit di dati in letteratura. Il suo utilizzo presuppone la conoscenza di due parametri funzione del materiale e si presenta in due forme sostanzialmente identiche:
& = q ln 1 + ln D ln 0

oppure, in maniera equivalente & q = 1+ 0 D dove


1

0
&

la tensione di snervamento statica; la tensione di snervamento dinamica; la velocit di deformazione;

q e D sono due parametri funzione del materiale.

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

Per quanto riguarda la relazione di Cowper-Symonds ci sono due aspetti da mettere in evidenza: il primo si riferisce ai parametri caratteristici del materiale ed in particolar modo il coefficiente D che risulta essere funzione del livello deformativo attinto dal provino. Per una corretta interpretazione dei dati, quindi, sarebbe necessario introdurre nella formula del legame costitutivo tale dipendenza. A questa soluzione si preferisce, per, una diversa opzione e cio quella di calcolare questo parametro per diversi valori della tensione corrispondenti a stati di deformazione via via crescenti; il secondo riguarda il modo di applicare il modello e vengono proposte due procedure differenti:
o una che consiste nellamplificare la sola tensione di snervamento e

traslare tutti i punti del tratto plastico del legame costitutivi di una stessa quantit pari alla differenza tra il valore della tensione di snervamento statica e quella dinamica (modo I);
o laltra, invece, applica il modello costitutivo a tutti i punti della

curva - nel tratto plastico (modo II).

3.1.2 Modello di Jones


I problemi di cui affetto il modello di Cowper-Symonds vengono parzialmente risolti da quello di Jones ed in particolare per laspetto riguardante la dipendenza dallo stato deformativo del materiale [24]. Lespressione di questo tipo di legame molto simile a quello di CowperSymonds ma prevede lintroduzione di un terzo parametro C caratteristico del materiale: & q = 1+ 0 B + C dove
1

la tensione di snervamento statica; la tensione di snervamento dinamica;

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&

la velocit di deformazione;

q, B e C sono tre parametri funzione del materiale. Per non aggravare lonere computazionale, per, attestata la contenuta variabilit del parametro q, lo si mantiene costante durante tutta lapplicazione di questo tipo di legame. In letteratura, inoltre, dai numerosi dati disponibili si evince che non vengono apportati miglioramenti sostanziali rispetto al precedente modello anche perch il parametro B risulta molto prossimo al D della relazione di CowperSymonds ed il prodotto C spesso trascurabile.

3.1.3 Modello di Johnson & Cook


La legge costitutiva di Johnson & Cook fu proposta dagli autori nel 1983 con lobiettivo di inglobare in ununica relazione sia gli effetti della velocit di deformazione e dellincrudimento che la dipendenza dalla temperatura [24]. Secondo questo modello lespressione della tensione di snervamento dinamica si esprime come T 300 m & 1 + C ln 1 T 300 & 0 f

= A + B ( p )
dove A

il limite elastico del materiale; del materiale;

B e n sono costanti caratteristiche del tratto plastico e dellincrudimento C una ulteriore costante che esprime la sensibilit alla velocit di &0 (suggerita dagli deformazione rispetto al valore di riferimento autori pari a 1 s-1); T Tf m la temperatura ambiente in scala assoluta; la temperatura di fusione del materiale in scala ssoluta; un parametro caratteristico del materiale.

A questa forma bisogna per apportare delle modifiche di tipo analitico che riguardano linsieme di definizione delle velocit di deformazione: infatti, per &0 la relazione di Johnson & Cook restituisce valori al di sotto valori al di sotto di

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

& estremamente bassi, dati addirittura della tensione di snervamento statica e, per

negativi. Quindi, apportando le dovute correzioni, si ottiene che la relazione assume la seguente forma
& 1s 1 = 0 T 300 m n & 1 & > 1s = A + B ( p ) 1 + C ln 1 T 300 & 0 f

dove

la tensione di snervamento statica.

3.1.4 Confronto tra i modelli costitutivi di Cowper-Symonds, Jones e Johnson & Cook
Tra i tre modelli appena descritti, il confronto pi interessante che si evince da unanalisi comparata delle previsioni ottenute mediante questi legami costitutivi riguarda la legge di Cowper-Symonds e quella di Johnson & Cook. Il modello di Jones, invece, per la scarsa carica innovativa e la sostanziale similitudine con quello di Cowper-Symonds non risulta interessante [24]. Per quanto riguarda il confronto tra gli altri due, si pu dire che a fronte di una maggiore semplicit ed una pi rapida convergenza del modello di Johnson & Cook nello stabilire il valore dei parametri caratteristici dei materiali necessari allutilizzo delle formule, il legame di Cowper-Symonds interpreta meglio i dati sperimentali specie per valori molto elevati della velocit di deformazione prossimi a 103 s-1 [18]. Lo svantaggio principale, per, del modello di Cowper-Symonds risiede nel fatto che, soprattutto nellapplicazione al caso dei materiali metallici, trascurare linfluenza della temperatura nellevoluzione del processo dinamico non consente di interpretare correttamente tutti gli aspetti che concorrono nella realt a definire la risposta meccanica del materiale. Ma, ci nonostante, quello di Cowper-Symonds risulta il modello maggiormente applicato per la migliore corrispondenza tra dati analitici e risultati sperimentali.

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3.2 Lo strain-rate nei legami costitutivi del software LSDyna


Il programma LS-Dyna si propone come software applicativo principe nel panorama dei codici di calcolo strutturale per le potenzialit offerte e per le innumerevoli opzioni di modellazione disponibili [25]. Tra queste, quella di maggior interesse per le analisi dinamiche, la possibilit di modellare le azioni e la risposta meccanica degli elementi in funzione diretta o indiretta del tempo. Pi specificamente, di grande importanza risulta, per i nostri scopi, la possibilit di poter descrivere il comportamento costitutivo di un materiale in funzione della velocit di deformazione. Questa opzione articolata dal programma fondamentalmente in tre diversi modi: 1. attraverso lassegnazione di fattori amplificativi derivanti da diverse teorie tipo quella di Cowper-Symonds oppure quella di Johnson & Cook; 2. mediante linserimento della relazione che intercorre tra il DIF e la velocit di deformazione; 3. per mezzo della specificazione della famiglia di curve tensionedeformazione parametriche secondo le velocit di deformazione. Nel primo, lo strain-rate entra in gioco una volta raggiunta la superficie di snervamento modificando lespressione della tensione mediante un fattore amplificativo del tipo
& p 1+ C
1

dove

&

la velocit di deformazione;

C e p sono due costanti caratteristiche del materiale; o anche del tipo


&' 1 + C ln

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

dove

&' =

&p la velocit di deformazione plastica rapportata alla velocit di &0 deformazione iniziale; una costante funzione del materiale.

Nel secondo modo, invece, nella fase di input dei dati, si definiscono i fattori di scala amplificativi della tensione di snervamento in funzione della velocit di deformazione cosicch, durante lanalisi, il programma pu attingere al valore corrispondente allo strain-rate del processo. Infine, ulteriore alternativa, quella di specificare i legami costitutivi del materiale a diversi strain-rate cos da formare una famiglia di curve
& ) a cui il programma fa riferimento durante tridimensionali nello spazio ( ; ;

lanalisi.

& nello spazio ( , , &) Figura 3. 1 - Legame costitutivo plastico in funzione di

Al primo di questi tre modi di concepire il fenomeno, per completezza, possono essere talvolta aggiunte delle opzioni allinterno della sezione VP: Formulation for rate effects utilizzabili dal programma per meglio interpretare la modellazione che si sta effettuando dello strain-rate. Le opzioni attivabili dallutente sono: scale yield stress; viscoplastic formulation;

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dove con la prima la tensione del materiale si ottiene semplicemente moltiplicando la tensione statica per il fattore correttivo derivante da una qualunque delle teorie di base proposte; con la seconda opzione, invece, la tensione dinamica il risultato della somma di quella statica corrispondente e di unaliquota della tensione di snervamento statica. Le due opzioni fanno si che, ipotizzando un materiale elasto-plastico incrudente sensibile allo strain-rate, il legame costitutivo dinamico sarebbe

Viscoplastic Formulation r r y = y r y r y

Scale Yield Stress

Figura 3. 2 - Formulation for rate effect - possibili applicazioni degli effetti dello strain-rate al ramo plastico di un legame costitutivo

Questi tre modi di interpretare la dipendenza dallo strain-rate del materiale con le relative opzioni possibili fanno si che lutente abbia, di volta in volta, a seconda del caso particolare che si trova a risolvere, lopportunit di scegliere luno o laltro strumento per meglio modellare il comportamento reale del materiale. Quanto di seguito riportato costituisce unanalisi dei legami costitutivi utilizzati dal software LS-Dyna tesa allindividuazione del modo con cui lo strain-rate viene portato in conto dal programma di calcolo e dei principali parametri che lo caratterizzano. A partire da quanto riportato nel manuale duso del software, lanalisi delle leggi costitutive disponibili nel database riguarder esclusivamente quelli applicabili in caso di strain-rate.

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3.2.1 Elastic-Plastic with Kinematic Hardening (MAT 003)


Questo modello adatto a descrivere il comportamento di travi, piastre e/o elementi tozzi di materiale a legame plastico incrudente, sensibile oppure no allo velocit di deformazione. Lo strain-rate viene tenuto in conto mediante il modello teorico di Cowper and Symonds attraverso lintroduzione di un fattore amplificativo della tensione di snervamento del tipo
& p 1+ C
1

dove

&

la velocit di deformazione;

C e p sono due costanti caratteristiche del materiale. Al momento dellinserimento dei dati nelle card del programma anche possibile selezionare lopzione Viscoplastic Formulation o Scale Yield Stress allinterno della sezione VP: Formulation for rate effects cos da applicare in modo appropriato lo strain-rate alla parte plastica del legame costitutivo.

3.2.2 Elastic-Plastic with Termal Softening (MAT 011)


Questo legame si presta alla descrizione di elementi solidi che si deformano con strain-rate molto elevati (dellordine di 105 s-1) e la cui tensione di snervamento funzione della temperatura o della pressione: infatti, risulta indispensabile per il corretto funzionamento del modello linserimento dellequazione di stato del materiale. Gli effetti della velocit di deformazione vengono computati in campo plastico mediante un coefficiente

&p ,T ) YT = f (

dove

&p
T

la velocit di deformazione plastica; la temperatura a cui avviene il processo.

3.2.3 Johnson & Cook Plasticity Model (MAT 015)


Questo modello usato per elementi solidi di materiale sensibile alle azioni dinamiche ed alla temperatura nel caso particolare in cui lelevato strain-rate e

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

lincremento di temperatura adiabatica, dovuto al riscaldamento prodotto dalla deformazione plastica (effetto Joule), ne causano il rammollimento. Gli effetti della sensibilit alla velocit di deformazione sulla tensione di snervamento sono tenuti in conto mediante un fattore amplificativo del tipo
&' 1 + C ln

dove

&' =

&p la velocit di deformazione plastica rapportata alla velocit di &0


deformazione iniziale; una costante funzione del materiale.

Anche in questo caso possibile nellinserimento dei dati selezionare lopzione Viscoplastic Formulation o Scale Yield Stress nella sezione VP: Formulation for rate effects cos da specificare il comportamento plastico pi appropriato per il materiale da modellare ad elevati strain-rate. In aggiunta, per una maggiore precisione della modellazione, possono essere utilizzate forme quadratiche del fattore amplificativo del tipo

& ') + C 2 (ln & ') 1 + C1 (ln


Symond
& p 1+ C
1

oppure forme esponenziali, proposte da vari autori, tra cui quella di Cowper-

o, ancora,

(&')c

3.2.4 Pseudo Tensor Concrete/Geological Model (MAT 016)


Questo legame ben si presta a descrivere il comportamento di materiali, tipo i terreni o il calcestruzzo armato, sottoposti ad azioni dinamiche per i quali, essendo i parametri di resistenza funzione della pressione, necessario introdurre lequazione di stato a cui il programma fa riferimento durante lanalisi. A seconda del settaggio dei parametri di input del software, si pu scegliere di utilizzare questo modello in due modi: come semplice relazione tra superficie di crisi e pressioni al contorno (adatto principalmente ai terreni) oppure, in maniera pi elaborata, come legame doppio tra due diversi limiti di snervamento, riferiti a

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

fasi diverse del materiale, ed il regime tensionale presente, con la possibilit di far migrare gli sforzi verso uno dei due (quindi adatto per il calcestruzzo armato). Nel primo modo viene adottato il criterio di crisi di Mohr-Coulomb con i limiti di Tresca quindi il calcolo viene condotto in termini di coesione ed angolo di attrito fino al limite elastico rappresentato dallinvariante

1 3
2 come mostrato in figura.

Figura 3. 3 - Superficie di crisi di Mohr-Coulomb con limiti di Tresca utilizzati dal MAT 016

Nel secondo, invece, si hanno due curve che rappresentano la soglia di danno e la soglia di rottura, e la crisi del materiale avviene a seconda dello stato di sollecitazione (in termini di pressione esterna) passando attraverso una di queste superfici.

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

Figura 3. 4 - Curve di danno e di rottura utilizzate dal modello MAT 016

possibile, inoltre, selezionare opzioni aggiuntive riguardanti la modellazione del calcestruzzo armato che tengono conto di relazione aggiuntive tra i parametri meccanici proprie di questo composito e dellinterazione delle diverse fasi una volta specificata la percentuale di rinforzo. Infatti, allinserimento manuale di tutti i parametri caratteristici di questo modello da inserire nella card di input dei dati si pu prediligere lassegnazione della sola tensione di rottura del calcestruzzo non confinato fc lasciando al programma stesso il compito di derivare tutte le costanti da questunico valore. Per questo modello la dipendenza dallo strain-rate viene espressa in maniera diretta attraverso lassegnazione di curve che esprimono la risposta del materiale in funzione della velocit di deformazione e la definizione dellequazione di stato per cui i parametri dipendono direttamente dalla pressione a sua volta legata alla deformazione volumetrica. questo il modo pi corretto di trattare il fenomeno ma, al tempo stesso, costituisce un ulteriore difficolt perch presuppone la conoscenza del legame che intercorre tra tensione e velocit di deformazione e dellequazione di stato del materiale.

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3.2.5 Power Law Isotropic Plasticity (MAT 018)


Questo legame interpreta il comportamento di un materiale elasto-plastico incrudente con strain-rate ed usa, per tener in conto di questo fenomeno, il fattore amplificativo proposta dalla teoria di Cowper and Symonds
1+ C & p
1

dove

&

la velocit di deformazione;

C e p sono due costanti caratteristiche del materiale.

3.2.6 Strain-rate Dependent Isostropic Plasticity (MAT 019)


Questo modello ben interpreta il comportamento di materiali che sono interessati dallo strain-rate in ogni loro aspetto. Infatti, nella procedura di input dei dati viene richiesta limmissione delle relazioni che intercorrono tra la tensione di plasticizzazione, quella di crisi secondo Von Mises, il modulo di Young ed il modulo tangente con la velocit di deformazione. Quindi, adatto a tutti quei materiali con una spiccata sensibilit allo strain-rate delle caratteristiche meccaniche come avviene nel caso del calcestruzzo, dellacciaio e dei componenti alla base dellFRP. Lalgoritmo di risoluzione si fonda su un semplice modello che, procedendo per step temporali fissati dallutente, studia le interazioni tra le variabili meccaniche funzioni del tempo per mezzo della sensibilit alla velocit di deformazione escludendo dallanalisi gli elementi che, in quellistante, hanno raggiunto la tensione di rottura. Al momento dellinserimento dei dati nelle card del programma anche possibile selezionare lopzione Viscoplastic Formulation allinterno della sezione VP: Formulation for rate effects per meglio interpretare gli effetti dello strain-rate nella parte di legame costitutivo interessata.

3.2.7 Piecewise Linear Isotropic Plasticity (MAT 024)


Questo modello adatto per materiali elasto-plastici con legame tensionideformazioni qualsiasi e dipendenza dallo strain-rate arbitraria. Il comportamento

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

elasto-plastico viene tenuto in conto adottando una curva di risposta meccanica bilineare definita attraverso il modulo elastico ed il modulo tangente; per lo strain-rate, invece, si pu scegliere una delle tre opzioni contemplate dal software. Se si utilizza il modello di Cowper-Symonds la tensione di snervamento viene amplificata mediante il coefficiente
& p 1+ C
1

dove

&

la velocit di deformazione;

C e p sono due costanti caratteristiche del materiale. Se viene selezionata lopzione scale yield stress, si ha la possibilit di inserire nelle curve di carico un fattore di scala costante lungo tutto il tratto plastico che amplifica la resistenza del materiale dopo lo snervamento. Ulteriore possibilit quella di immettere unintera famiglia di legami plastici in funzione della velocit di deformazione come mostrato in figura, cosicch il programma adotti la legge appropriata per qualsiasi valore di strain-rate.

& Figura 3. 5 - legame costitutivo plastico tridimensionale secondo

Infine, possibile scegliere lopzione Viscoplastic Formulation cos da interpretare in altro modo gli effetti che lo strain-rate ha sulla parte di legame costitutivo che segue lo snervamento.

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

3.2.8 Kinematic/Isotropic Elastic-Plastic Green-Naghdi Rate (MAT 035)


Questo modello applicabile per elementi in muratura (brick elements) a comportamento elasto-plastico con dipendenza dalla velocit di deformazione per la quale si adotta la formulazione di Cowper-Symonds per mezzo del fattore
& p 1+ C
1

dove

&

la velocit di deformazione;

C e p sono due costanti caratteristiche del materiale.

3.2.9

User Defined Material Model (MAT 041-050)

Allinterno del database del programma esiste una sezione composta da 10 modelli dedicata alla personalizzazione delle caratteristiche dei materiali da modellare mediante la definizione di legami costitutivi con propriet arbitrarie da parte dellutente.

3.2.10 Strain-rate Sensitive Power-law Plasticity (MAT 064)


Questo legame adatto per materiali elasto-plastici incrudenti sensibili allo strainrate; la dipendenza dalla velocit di deformazione viene tenuta in conto nel modello mediante una struttura del tipo (nel caso monodimensionale):
& = k

dove

la tensione del materiale; la costante elastica; la deformazione plastica; la velocit di deformazione plastica normalizzata.

&

Al momento dellinserimento dei dati nelle card del programma anche possibile selezionare lopzione Viscoplastic Formulation allinterno della sezione VP: Formulation for rate effects.

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

3.2.11 Modified Zerilli and Armstrong (MAT 065)


Questo modello applicabile nel caso di materiali sensibili alla velocit di deformazione ed ai gradienti termici. La dipendenza dallo strain-rate tenuta in conto mediante la definizione nei dati di input di una velocit di normalizzazione

&0 e, nella formula della tensione del materiale adottata dal programma, attraverso
il coefficiente amplificativo
eT ( C3 +C4 ln (& ))

dove

T C3 e C4

la temperatura; sono costanti del materiale; la velocit di deformazione normalizzata.

&* =

& &0

Anche per questo modello possibile selezionare lopzione Viscoplastic Formulation allinterno della sezione VP: Formulation for rate effects.

3.2.12 Concrete Damage Model (MAT 072)


Il Concrete damage model un modello di legame costitutivo elaborato dal Prof. J. Malvar e si presenta come unevoluzione del Pseudo tensor concrete/geological model (MAT 016). Questo legame si riferisce al calcestruzzo armato con barre di acciaio sottoposto a carichi impulsivi e permette di studiare il fenomeno dello strain-rate in maniera disaccoppiata per i due materiali di base. Infatti, nella fase di inserimento dei dati, per quanto riguarda la definizione dei parametri che tengono conto della sensibilit dei materiali alla velocit di deformazione, si deve specificare la relazione riferita al materiale principale (il calcestruzzo) ed al materiale di rinforzo (lacciaio). Anche in questo caso, come per il MAT 016, necessario introdurre lequazione di stato, del tipo EOS 8 o 9 riportate nel manuale del programma, che fornisce il valore corrente della pressione come funzione della deformazione volumetrica.

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Cap. III INTERPRETAZIONE ANALITICA DELLA SENSIBILIT ALLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE DEI MATERIALI STRUTTURALI

3.2.13 Plastic with Damage (MAT 081)


Questo modello si applica per materiali a comportamento elasto-visco-plastico con un qualsiasi legame tensione-deformazione ed unarbitraria dipendenza dalla velocit di deformazione. Lo strain-rate viene applicato in diversi modi: attraverso il fattore amplificativo della formulazione di Cowper-Symonds
& p 1+ C
1

dove

&

la velocit di deformazione;

C e p sono due costanti caratteristiche del materiale; oppure attraverso la definizione delle curve di carico in funzione del gradiente di deformazione cos da amplificare la superficie di crisi secondo le due opzioni: scale yield stress oppure Viscoplastic Formilation.

3.2.14 Mechanical Threshold Stress Model (MAT 088)


Questo modello basato sul concetto delle dislocazioni meccaniche riguardanti i materiali duttili quindi i metalli e si fonda su un teoria di stato interno chiamata MTS - Mechanical Threshold stress. La dipendenza dallo strain-rate non direttamente esplicitata, ma inglobata nel modello di base dal momento che le tensioni interne in questa teoria sono funzione diretta della velocit di deformazione oltre che della temperatura e delle caratteristiche meccaniche.

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Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

Capitolo IV
Linfluenza della velocit di deformazione nelle normative tecniche
Le attivit dellingegneria strutturale sono legate inscindibilmente ai modelli che la teoria tecnica, nei vari secoli di evoluzione, ha creato per interpretare ci che effettivamente accade nellattivit pratica. Semplici codificazioni della realt o elaborate interpretazioni dei fenomeni, i modelli hanno accompagnato nel passato, e continuano tuttora a farlo, la pratica progettuale delle discipline tecniche confermati e rinnovati dalle evidenze sperimentali e dai risultati pratici. Ma la validazione dei modelli teorici, in quanto strumenti di base per la guida della progettazione, passa per un ulteriore indispensabile stadio: la contemplazione degli stessi da parte dei testi normativi. Questi ultimi, infatti, costituendo lelemento cardine per la convivenza civile in ogni paese evoluto, si presentano come invalicabili limiti nellidentificare tutto quanto permesso operare sul territorio. Per questo motivo lo stato dellarte fin ora compiuto per quanto riguarda la sensibilit alla velocit di deformazione dei materiali di interesse dellingegneria civile non poteva trascurare il modo in cui questo fenomeno viene contemplato nei codici normativi. Nel seguito, quindi sar illustrato come la normativa italiana per le costruzioni, il codice europeo e le disposizioni dellagenzia americana per le armi trattano lo strain-rate nellintento di completare il quadro descrittivo dellargomento.

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Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

4.1 Lo strain-rate nelle Norme Tecniche per le Costruzioni


Le Norme Tecniche per le Costruzioni [26] costituisce lattuale codice normativo di riferimento per lingegneria strutturale in cui sono racchiuse le prescrizioni tecniche da seguire per la progettazione ed esecuzione di una struttura. In questo senso, si presenta come strumento a disposizione dei tecnici nello svolgimento delle loro attivit con le importanti caratteristiche di praticit e facile consultazione. Meno esauriente invece, si presenta sul fronte della sensibilit alla velocit di deformazione che viene appena accennata in sole due occasioni: nel paragrafo 2.3 riguardante i modelli utilizzabili nello studio delle strutture e nel capitolo 4 quando vengono trattate le azioni accidentali derivanti da esplosioni (4.2) ed urti (4.3). Per quanto riguarda il primo dei tre il riferimento alla velocit di deformazione limitato alla sola considerazione: I procedimenti dellingegneria strutturale introducono ipotesi sulla relazione tra tensioni e deformazioni, ovvero tra forze (e momenti) e deformazioni (o velocit di deformazione). Non presente alcun richiamo agli effetti dello strain-rate sui materiali n al modo in cui questi effetti possano essere portati in conto nellanalisi strutturale. Nei paragrafi 4.2 e 4.3, cio in quelli relativi alle esplosioni ed agli urti lattenzione pi concentrata sulla classificazione delle azioni mediante larticolazione in 3 categorie in funzione delle conseguenze negative (limitate, medie e gravi) delle azioni accidentali. Nel caso che il danno atteso sia di media o grave entit, la normativa prescrive di fare analisi dinamiche o studi in campo non-lineare ma rimane molto vaga sul modo in cui condurre questo tipo di progettazione. Nella normativa, infatti, si pu leggere di dover adottare metodi di calcolo di riconosciuta affidabilit senza per alcun riferimento esplicito ad approcci concernenti lo strain-rate. Solo nel sottoparagrafo 4.3.3 relativo alla rappresentazione delle azioni derivanti da urti tra la struttura e corpi dotati di massa e velocit (veicoli, treni, imbarcazioni ed aeromobili) viene direttamente chiamata in causa la rate-sensitivity: devono essere presi in considerazione, se opportuno, gli effetti della velocit di deformazione.

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Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

Con maggiore dettaglio sono invece illustrate le azioni che agli eventi accidentali causano sulla struttura con particolare interesse, nei confronti delle esplosioni, verso gli effetti delle esplosioni interne di gas naturale e, per quanto riguarda gli urti, verso le collisioni con mezzi i di trasporto. Nel caso delle esplosioni, il primo punto su cui il testo concentra lattenzione il fatto che, nellottica della gerarchia delle resistenze, la normativa prevede che agli elementi chiave giunga una sollecitazione depurata dellenergia assorbita da eventuali pannelli di sfogo (quali possono essere le tamponature). Quindi, le formule della pressione di progetto pd fanno tutte riferimento alla pressione pv in corrispondenza della quale i pannelli di sfogo cedono con un limite superiore fissato in 20 kN/m2 e per volumi fino a 1000 m3.
p 0.04 pd = max 3 + pv ;3 + v + 20 2 ( Av V )2

(1)

dove

pv Av V

ha il significato anzidetto; larea delle componenti di sfogo in m2; il volume dellambiente in m3.

Per gli urti, invece, la normativa assume un carattere molto prescrittivi elencando, per ogni mezzo di trasporto considerato (veicoli, treni, imbarcazioni ed aeromobili) nei vari casi ipotizzabili (urto sopra o sotto un ponte, direzione parallela o ortogonale al senso di marcia, etc.), le azioni di progetto Ad da prendere in considerazione senza trascurare area di carico (estensione e posizione) e angolo di incidenza della sollecitazione. Da evidenziare il fatto che, nel caso di urti tra strutture ed aeromobili, la normativa si limita a considerare il solo caso di elicotteri in situazione di atterraggio demergenza qualora sulla copertura sia prevista una piattaforma. In questo caso lazione di progetto Ad risulta pari a
Ad = A m

(2)

dove

A m

pari a 100 kNton -0.5; la massa in ton dellaeromobile.

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Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

Purtroppo la normativa italiana si mostra poco sensibile agli effetti dello strainrate nellambito della progettazione strutturale, cosa sicuramente deprecabile se si pensa che si tratta di un testo dalla genesi molto concitata e dallelaborazione recente. Lascia per la possibilit, in casi straordinari di edifici di particolare rilevanza o di esplicita richiesta da parte del committente, la possibilit di ricorrere a scenari progettuali pi approfonditi e modelli di calcolo pi elaborati con implicito rimando alle normative europee.

4.2 Lo strain-rate nel CEB FIP Model Code 1990


Il CEB (Comit Euro-International du Bton) assieme al FIP (Fdration Internationale de la Prcontrainte) sono stati riuniti nel 1998 nellunica organizzazione denominata International Federation for Structural Concrete anche detta FIB (Fdration Internationale du Bton) che si dedica alla coordinazione internazionale di tutto quanto concerne lo studio e la progettazione di opere strutturali in calcestruzzo. Prodotto finale dei lavori organizzati da questo comitato sono i bollettini dinformazione, rapporti di sintesi in cui vengono raccolti ed argomentati i risultati degli studi effettuati da una commissione su un particolare tema di interesse comune. In questo ambito, sar fatto riferimento al bollettino dinformazione n 187 dellAgosto 1988 [27] che tratta il comportamento delle strutture in calcestruzzo sottoposte ad impatti e ad azioni impulsive proponendo le linee guida per un corretto approccio al problema ed una progettazione includente gli aspetti dinamici. Questo testo, dopo aver formulato le definizioni dei principali elementi trattati, comincia subito col discorrere delle propriet dei materiali alla base del c.a. (calcestruzzo, acciaio da armatura lenta e da precompressione) in funzione della velocit di deformazione (strain-rate) o di applicazione degli sforzi (stress-rate). Il bollettino presenta poi i principi generali per la progettazione dinamica sottolineando, nei vari casi di sollecitazione presi in considerazione, gli aspetti peculiari da tenere in considerazione per un corretto studio del problema. Infine, al termine del documento vengono proposti esempi di calcolo dinamico applicati a

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Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

possibili situazioni di impatto, esplosione e penetrazione di elementi strutturali per mezzo di corpi con diverse rigidezze o ordigni di varia natura. Nel seguito sono riportate le formule proposte dal bollettino CEB per il calcolo delle caratteristiche meccaniche del calcestruzzo e dellacciaio e le linee guida per una corretta schematizzazione di un evento dinamico impulsivo. Per il calcestruzzo, per sollecitazioni di compressione fino a velocit dellordine 3102 s-1, il testo propone per quanto riguarda il calcolo della resistenza ultima dinamica rapportata a quella statica del materiale la seguente formula in termini di strain-rate:
& fd = &0 fs
1.026

& 30s 1 per


per & > 30s 1

(1)

& fd = 3 &0 fs

(2)

dove

fd fs
&

la resistenza dinamica; la resistenza statica; la velocit di deformazione; pari a 3010-6 s-1;


e

&0

1 9f 5+ s f0 dove

log = 6.156 2

sono due coefficienti funzione della resistenza del calcestruzzo; f0

posto pari a 10 MPa.

Per lincremento di rigidezza, valido indipendentemente per calcestruzzi appartenenti a qualsiasi classe di resistenza:
0.026

& Ed = &0 Es
dove
Ed Es

(3)

il modulo elastico dinamico; la rigidezza statica;

& e &0 hanno lo stesso significato prima esposto.

89

Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

Per lincremento della deformazione ultima, applicabile sia in compressione che in trazione ed, anche in questo caso, valido per qualsiasi classe di resistenza:
u & d = u &0 s 0.020

(4)

dove

u d

la deformazione ultima per sollecitazioni dinamiche; la deformazione ultima in condizioni statiche;

su

& e &0 hanno lo stesso significato prima esposto.

Per sollecitazioni di trazioni, invece, il bollettino suggerisce per le caratteristiche meccaniche rispettivamente di resistenza ultima, rigidezza e deformazione a rottura in termini di strain-rate:
1.016

& fd = &0 fs

& 30s 1 per


per & > 30s 1

(5)

& fd = 3 &0 fs

(6)

dove

& e &0 f d , f s,

hanno il significato visto prima;

1 6f 10 + cs f0 dove

log = 7.11 2.33

sono due coefficienti funzione della resistenza del calcestruzzo;


fcs f0

la resistenza statica a compressione del calcestruzzo; posto pari a 10 MPa.

Per lincremento di rigidezza, valido indipendentemente per tutte le classi di resistenza del calcestruzzo:
0.016

& Ed = &0 Es
dove
& e &0 Ed, Es,

(7)

hanno il significato visto prima.

In aggiunta viene fornita dal bollettino anche una relazione che lega la resistenza a trazione con quella a compressione in campo dinamico:
f tm = 0.20 3 f cm
2

(8)

90

Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

Nel passare agli acciai da armatura lenta e da precompressione, il bollettino n187 concentra lattenzione sulla sola risposta dinamica in trazione di unampia gamma di acciai formati a caldo, a freddo o di alta qualit (da precompressione) e introduce due modelli teorici che interpolano in maniera soddisfacente i dati sperimentali. I risultati in termini di tensioni e deformazione di snervamento, resistenza ultima, deformazione plastica uniforme e deformazione a rottura (sulla base di 5 e 10 diametri) vengono, quindi, proposti scegliendo una delle due formulazioni sperimentali (in particolare secondo il modello di Johnson and
Cook) che interpreta meglio i dati raccolti dai test condotti su questo tipo di

materiale. Si ottengono cos, per un tipico acciaio da carpenteria laminato a caldo le seguenti formulazioni:
f yd f ys 6.0 & ln = 1+ f ys &0
7 .0 & fd ln =1+ f & fs s 0 1 .5 & f ud ln =1+ &0 f us f us 0 .3 & dp ln =1+ p p &0 s s
5 0 .2 & ud ln =1+ 5 5 &0 us us

tensione di snervamento

(9)

tensione massima

(10)

tensione di rottura

(11)

massima deformazione plastica

(12)

deformazione ultima calcolata su 5 diametri

(13)

10 0 .1 & ud ln =1+ 10 10 deformazione ultima calcolata su 10 diametri (14) us us &0

dove

fyd fys
&

la tensione di snervamento dinamica; la tensione di snervamento statica; la velocit di deformazione; pari a 510-5 s-1; la massima tensione dinamica; la massima tensione statica; la tensione ultima dinamica;

&0
fd fs fud

91

Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

fus

la tensione ultima statica; la massima deformazione plastica dinamica; la massima deformazione plastica statica;

dp sp

5 la deformazione ultima dinamica calcolata su 5 diametri; ud


5 us la deformazione ultima statica calcolata su 5 diametri; 10 ud la deformazione ultima dinamica calcolata su 10 diametri;

10 la deformazione ultima statica calcolata su 10 diametri. us

Da evidenziare risulta, infine, il fatto che per il modulo elastico e per tutte le caratteristiche di resistenza degli acciai da precompressione viene puntualizzata linsensibilit allo strain-rate considerando trascurabili le lievi variazioni che in campo dinamico si riescono ad apprezzare. Vengono fornite delle relazioni per gli acciai armonici solo per la deformazione plastica uniforme e per gli allungamenti a rottura su 5 e 10 diametri molto simili a quelle degli acciai da armatura lenta. Per quanto riguarda la progettazione, invece, il testo introduce in primis le possibili cause che provocano nelle strutture alte velocit di deformazione distinguendo tra esplosioni, urti ed impatti (hard e soft impact a seconda che il corpo impattante sia rispettivamente pi o meno rigido dellelemento impattato) e fornisce le relazioni analitiche per la prevenzione dei fenomeni di perforazione e penetrazione. Infine, sono proposti numerosi esempi di calcolo riguardanti elementi strutturali di diversa natura e composizioni sottoposti ad azioni tipo esplosioni, impatti, urti e carichi impulsivi.

4.3 Lo strain-rate nel TM 5-1300


Il TM 5-1300 [28] un manuale tecnico redatto dal Departments of the Army, the
Navy and the Air Force degli Stati Uniti (Dipartimento delle Armi, della Marina e dellAeronautica) che tratta la protezione delle strutture in calcestruzzo armato ed

in carpenteria metallica nei confronti di esplosioni accidentali. Si tratta di un articolato compendio in cui vengono minuziosamente trattati gli effetti provocati

92

Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

da esplosioni accidentali sia dal punto di vista analitico, per quanto riguarda la schematizzazione degli eventi impulsivi mediante analisi dinamiche, che dal punto di vista pratico, con la definizione di linee guida per la progettazione e lo svolgimento di numerosi casi esemplificativi. Dopo una prima parte in cui sono illustrate le strutture di interesse del manuale, i tipi di eventi accidentali trattati e le basi principali dellanalisi dinamica delle strutture, il TM 5-1300 concentra lattenzione sui due materiali pi largamente usati nellingegneria civile statunitense: il calcestruzzo armato e lacciaio da carpenteria metallica, con maggiore interesse rivolta verso questultimo per la sua notoria diffusione. Limpostazione globale, per, molto votata allapplicazione pratica quindi sono poco i riferimenti agli effetti che lo strain-rate in senso stretto provoca nei materiali mentre molto pi ampia risulta la trattazione della risposta meccanica ad eventi accidentali quali le esplosioni. In questottica, il manuale quindi propone di utilizzare coefficienti di incremento dinamico alla stregua dei coefficienti parziali di sicurezza in funzione dellevento accidentale, a seconda cio che lesplosione sia lontana (far) o interna (close-in), e della sollecitazione caratteristica dellelemento. Si ottengono in questo modo le seguenti tabelle, per il calcestruzzo armato
Far design range fyd/fys fud/fus fdc/fc

Type of stress
Bending Diagonal Tension Direct shear Bond Compression

Close-in design range


fyd/fys fud/fus fdc/fc

Reinforcing bars Concrete Reinforcing bars Concrete 1.17 1.00 1.10 1.17 1.10 1.05 1.00 1.05 1.19 1.00 1.10 1.00 1.12 1.23 1.10 1.10 1.23 1.13 1.05 1.00 1.00 1.05 1.25 1.00 1.10 1.00 1.16

Tabella 4. 1 - Valori del DIF per il calcestruzzo in compressione e per le barre dacciaio in funzione del tipo di esplosione e della sollecitazione agente

e per lacciaio da carpenteria metallica, per la tensione di snervamento

93

Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

Material A 36 A 588 A 514

Bending 1.29 1.19* 1.09 1.36 1.24* 1.12

Tension or Compression 1.19 1.12* 1.05 1.24 1.15* 1.07

Low pressure High pressure Low pressure High pressure

Tabella 4. 2 - Valori del DIF per la tensione di snervamento dellacciaio in funzione della sollecitazione e del tipo di acciaio

e per la tensione ultima Material A 36 A 588 A 514 c 1.10 1.05* 1.00

Tabella 4. 3 - Valori del DIF per la tensione di rottura dellacciaio per diverse tipologie di barre

dove

fdc fc fyd fys fud fus

la tensione ultima dinamica di compressione del calcestruzzo; la tensione ultima statica di compressione del calcestruzzo; la tensione di snervamento dinamica dellacciaio; la tensione di snervamento statica dellacciaio; la tensione ultima dinamica dellacciaio; la tensione ultima statica dellacciaio; il coefficiente di incremento dinamico (DIF) per la tensione ultima dellacciaio; indica valori stimati per interpolazione.

c *

Ulteriori indicazioni progettuali vengono poi fornite in una tabella per il calcestruzzo armato in merito alla composizione delle tensioni dei due materiali di base da utilizzare in fase di calcolo nelle analisi dinamiche in funzione della sollecitazione agente e della capacit duttile della sezione

94

Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

Type of stress

Maximum support 0 < m 2

Dynamic design stress

rotation m (in gradi ) Reinforcement fds Concrete fdc


fyd fyd+( fud- fyd)/4 (fyd+ fud)/2 fyd fyd fyd fyd fyd+( fud- fyd)/4 (fyd+ fud)/2 fyd fyd+( fud- fyd)/4 (fyd+ fud)/2 fyd fdc

Bending

2 < m 5 5 < m 10 0 < m 2 2 < m 5 5 < m 10 0 < m 2 2 < m 5 5 < m 10 0 < m 2 2 < m 5 5 < m 10 (4)

(2) (2)
fdc fdc fdc fdc fdc fdc fdc

Diagonal tension (stirrups)

Diagonal tension (lacing)

Direct shear

(3) (3)
fdc

Compression

Tabella 4. 4 - Tensioni di calcolo per analisi dinamiche in funzione dello stato di sollecitazione

dove

fdc fyd fud

la tensione ultima dinamica di compressione del calcestruzzo; la tensione di snervamento dinamica dellacciaio; la tensione ultima dinamica dellacciaio; la massima rotazione supportata dalla sezione; rottura del calcestruzzo quindi contributo nullo; il contributo del calcestruzzo viene trascurato affidando la capacit portante alla sola armatura di rinforzo; indipendente dalla capacit rotazionale.

m
(2) (3) (4)

Per quanto riguarda le tensioni diagonali si pu notare come il manuale tratta diversamente i casi in cui allinterno dellelemento sia o meno inserita apposita armatura a taglio. Infatti, particolare attenzione viene posta sullarmatura a taglio

95

Cap. IV LINFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE


NELLE NORMATIVE TECNICHE

per limportanza che questo tipo di rinforzo riveste in condizioni dinamiche e nella modalit di rottura fragile o duttile. Per lacciaio da carpenteria metallica, invece, importanti riferimenti vengono indirizzati alle diverse classi di duttilit del materiale ed alle modalit di rottura secondarie, cio quelle dovute allinstabilit dellelemento o al meccanismo fragile localizzato. Nel caso della duttilit, nel rispetto della gerarchia delle resistenze, il manuale suggerisce di progettare in base alla resistenza dellelemento per classe di duttilit bassa (10) o in funzione della capacit plastica nellaltro caso (>10). Per le modalit di rottura secondarie, invece, il primo dei due viene ulteriormente scisso in due sottocasi distinguendo il meccanismo di instabilit globale della struttura innescabile a seguito di carichi simmetrici (ad es. esplosioni interne) rispetto al fenomeno di instabilit di un elemento della struttura provocato da carichi disposti non simmetricamente. Alla fine del TM 5-1300 vengono riportati esempi progettuali riguardanti intere strutture o singoli elementi, con capacit resistenti e deformative che li rendono atti a sopportare gli effetti delle esplosioni, senza trascurare pratiche soluzioni progettuali e dettagli costruttivi.

96

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Capitolo V
Influenza della velocit di deformazione sul legame M - per sezioni in calcestruzzo armato
La risposta meccanica di una struttura sottoposta a carichi statici acquista fondamentale importanza quando ad essa si collega una certa probabilit di perdita di vite umane. Cos, allora, grande importanza comincia ad essere rivolta alle riserve di energia a cui la struttura pu attingere nelleventualit che, raggiunto il limite elastico, essa debba continuare a deformarsi per dissipare gli effetti delle sollecitazioni agenti. In questottica, quindi, ci si cominciati a concentrare sulla duttilit di una struttura a tutti i livelli in cui questa si manifesta:
duttilit dei materiali, preferendo rotture lato acciaio anzich per

schiacciamento del calcestruzzo;


duttilit di sezione, optando per collassi con grandi escursioni in termini di

curvatura;
duttilit di elemento, prediligendo meccanismi di rottura per flessione e

non per taglio;


duttilit di struttura, privilegiando una certa distribuzione delle cerniere

plastiche che possa innescare labilit agli elementi trave scongiurando la configurazione di piano soffice;

97

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Ancora pi importante, per, diventa la possibilit di poter disporre di riserve di duttilit nel caso in cui gli eventi sollecitanti non siano pi di natura statica ma dinamica. Questo perch, proprio a causa della rarit dellevento dinamico, la bassissima probabilit di accadimento mista allindiscutibile entit della sollecitazione fa s che la struttura sia sottoposta ad eccezionali richieste di resistenza e rende accettabile lattingimento di deformazioni in campo plastico. Quando viene raggiunto e superato il limite elastico, la struttura comincia a dissipare le riserve di duttilit disponibili ai vari livelli, ma tra tutti quelli appena illustrati rivestono grande importanza i primi due perch sono indipendenti dai criteri di progettazione di una struttura. Infatti, se per garantire la duttilit di struttura basta rispettare la gerarchia delle resistenze tra colonna e trave e per quella dellelemento prediligere una rottura per flessione anzich per taglio, la duttilit dei materiali e della sezione sono intrinseci una volta scelti appunto i materiali (e la percentuale di armatura) e la geometria della sezione trasversale. Di seguito, invece, sar trattata in maniera approfondita la duttilit di sezione mediante lanalisi del legame M- in condizioni statiche e dinamiche: nel primo caso saranno evidenziati gli elementi caratterizzanti di questa relazione concentrando lattenzione sullevoluzione della risposta meccanica; nel secondo, invece, saranno introdotte le influenze della sensibilit alla velocit di deformazione per ricostruire un legame M- dinamico funzione dello strain-rate del processo.

98

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

5.1 Il legame M- in condizioni quasi-statiche


La curva caratteristica di una sezione generica nel piano -M descrive la relazione che intercorre tra la capacit rotazionale e la resistenza flessionale della stessa. Per costruire questa curva a partire da una sezione qualsiasi si utilizza il cosiddetto
metodo a fibre che si fonda sulle ipotesi di:

conservazione delle sezioni piane; perfetta aderenza tra i materiali costituenti la sezione; legame costitutivo del calcestruzzo di forma parabolo-rettangolo; legame costitutivo dellacciaio elasto-plastico ideale senza incrudimento; calcestruzzo non reagente a sollecitazioni di trazione.

Per quanto riguarda lultima delle ipotesi appena formulate, per i nostri scopi sar utile rimuoverla perch, anche se in condizioni quasi-statiche il contributo del calcestruzzo in trazione trascurabile, in condizioni dinamiche gioca un ruolo fondamentale per i considerevoli valori di resistenza e rigidezza raggiunti specialmente nella definizione dello stato di incipiente fessurazione (cr-Mcr). Sotto queste ipotesi, il metodo a fibre consiste nel discretizzare la sezione trasversale in un numero pi o meno folto di strisce (appunto le fibre) e, per ogni valore di curvatura i, assegnare una posizione dellasse neutro di tentativo e ricercare lequilibrio (1) per integrazione delle tensioni agenti nella sezione assegnando, ai materiali costituenti le strisce, i valori corrispondenti, nel legame costitutivo, al livello deformativo raggiunto.

Figura 5. 1 - Schema applicativo del metodo a fibre per sezione generica

99

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Una volta raggiunto lequilibrio, con la fissata posizione dellasse neutro, si calcola (2) il momento resistente Mi della sezione identificando cos il punto nel piano -M.
N = c c ( y ) b ( y ) dy + s s ( y ) As asse neutro 0
h

(1) (2)

M = c c ( y ) b ( y )( y yn n ) dy + s s ( y ) As ( y yn n ) 0
h

Nella costruzione e nella consultazione di un diagramma M- interessante conoscere alcuni punti singolari e riconoscere diversi aspetti sostanziali del comportamento in flessione della sezione. Il legame M- si costruisce su tre punti fondamentali coincidenti con la fessurazione in zona tesa del calcestruzzo Mcr, lo snervamento delle armature di acciaio in trazione My ed la condizione ultima corrispondente alla rottura di entrambi i materiali Mu.

30

My EJ EJ

Mu

25

20

15

Mcr

10

0 0 0,01 0,02 0,03 0,04 0,05 0,06 0,07

Figura 5. 2 - Punti fondamentali della risposta della sezione nel piano -M

Nel passaggio da Mcr a My si pu notare anche dalla figura precedente un cambio di rigidezza flessionale causato dalla differenza delle inerzie della sezione interamente reagente e fessurata, cambio di pendenza che nel nostro caso risulta molto marcato e, quindi, facilmente individuabile per aver rimosso lipotesi sulla

100

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

resistenza a trazione del calcestruzzo. In condizioni normali, invece la curva si presenta come di seguito riportata ed il punto Mcr posizionato in prossimit dellorigine

Figura 5. 3 - Punto di incipiente fessurazione in condizioni quasi-statiche

Dalla lettura della risposta flessionale nel piano -M facile notare la modalit con cui la sezione perviene alla rottura dalla lunghezza del tratto plastico e dalla posizione del punto (u-Mu). Le diverse condizioni di rottura della sezione sono determinate da molti fattori tra i quali la resistenza dei materiali, la sollecitazione applicata, la forma della sezione, etc. e proprio in riferimento a questultima viene riportato di seguito un grafico che ne mostra appunto le differenze.

Figura 5. 4 Confronto tra le modalit di rottura duttile e fragile per due sezioni diverse

101

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Figura 5. 5 - Esempio di rottura fragile per schiacciamento del calcestruzzo in zona compressa

Figura 5. 6 - Esempio di rottura duttile per trazione nelle armature inferiori

Ultimo aspetto interessante da notare la variazione del legame M- a seguito dellapplicazione dei coefficienti parziali di sicurezza proposti dal metodo di verifica semi-probabilistico agli stati limite che la normativa vigente prescrive di adottare.

102

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Analizzando il grafico ottenuto da questo confronto riportato nella figura seguente e riferito a travi in c.a.p. con sezione a T dritta e rovescia, si pu notare il carattere conservativo che lapplicazione di tali coefficienti attribuisce alla risposta flessionale della sezione molto pi stringente nel caso di rottura fragile (sezione a
T rovescia a destra) rispetto alla rottura duttile (sezione a T dritta a sinistra).

Figura 5. 7 - Confronto tra le risposte flessionali di una sezione in c.a.p. con e senza lapplicazione dei coefficienti parziali di sicurezza

In condizioni ordinarie e, quindi, per velocit di deformazione quasi-statiche, il legame M- influenzato, come gi prima accennato, a vario titolo da quattro variabili principali:

la geometria della sezione; i valori delle resistenze e delle deformazioni ultime dei materiali costituenti lelemento; la forma dei legami costitutivi dei materiali; lo sforzo normale applicato.

La prima interviene soprattutto mediante laltezza utile della sezione determinando un valore pi o meno grande del braccio della coppia interna rispetto al quale viene calcolato il momento resistente. Di seguito possiamo notare dal punto di vista grafico linfluenza della forma della sezione resistente, per elementi in calcestruzzo armato, nella definizione del diagramma M-.

103

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Figura 5. 8 - Influenza della forma della sezione resistente sul legame M-

Come si pu chiaramente notare le curve di risposta migliori si ottengono per sezioni ottimizzate dal punto di vista geometrico e delle caratteristiche dei materiali. Infatti, per sezioni a T dritta, in cui la centrifugazione della parte in calcestruzzo nel lato delle compressioni e quella dellacciaio nel lato delle trazioni, si raggiungono i massimi valori del momento a parit di curvatura. Nel grafico di destra si pu notare che, con calcestruzzi ad alta resistenza, oltre ad un incremento di duttilit generale risultano migliori le risposte di elementi con sezioni a T rovescia per cui la distribuzione dei materiali resistenti non ottimale. Per quanto riguarda le resistenze dei materiali costituenti lelemento, la curva M- non beneficia di incrementi in termini di momento ma ne risulta positivamente influenzata dal punto di vista della duttilit se la rottura avviene lato acciaio (e quindi, di solito, con acciai tradizionali e calcestruzzi a media o alta resistenza come mostrato precedentemente) o negativamente nel caso contrario di rottura lato calcestruzzo (cio, in generale, con acciai ad alta resistenza come di seguito mostrato).

104

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Figura 5. 9 - Influenza della resistenza dei materiali sul legame M-

Ultimo fattore ad influenzare il legame M- in condizioni quasi-statiche la forma dei legami costitutivi utilizzati per schematizzare la risposta meccanica dei materiali utilizzati. Se, per esempio, ci riferiamo al caso di una sezione rettangolare in calcestruzzo armato e confrontiamo le risposte adottando per il calcestruzzo due diversi modelli, quello parabolo-rettangolo usato dalla normativa italiana ed il legame di Sargin proposto dal CEB,

Figura 5. 10 - Legame parabolo-rettangolo utilizzato dalla normativa italiana

Figura 5. 11 - Legame costitutivo di Sargin utilizzato dal CEB

105

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

si ottiene

Figura 5. 12 - Influenza del legame costitutivo dei materiali sulla curva M-

Infine, linfluenza sulla definizione del legame M- dello sforzo assiale agente nella sezione riguarda soprattutto la pre-sollecitazione che la caratteristica assiale imprime al calcestruzzo (elemento debole della sezione). Dalla figura di seguito riportata si pu notare come allaumentare del rapporto di sforzo assiale diminuisca il massimo valore di momento flettente e si riduca la duttilit della sezione per schiacciamento del calcestruzzo.

Figura 5. 13 Influenza dello sforzo normale sul legame M-

106

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

5.2

Il legame M- dinamico per sezioni in calcestruzzo armato

Quando ci spostiamo dalla condizione statica e ci addentriamo in campo dinamico, il legame M- subisce delle modifiche sostanziali a causa della sensibilit alla velocit di deformazione dei materiali costituenti la sezione. Per elevati strain-rate, infatti, riferendoci ad una sezione in calcestruzzo armato ordinario, le caratteristiche meccaniche del conglomerato cementizio e dellacciaio subiscono un miglioramento quantificabile secondo il coefficiente amplificativo DIF, distinto per ciascun parametro meccanico del materiale. Assistiamo, cos, ad una positiva trasformazione della risposta meccanica del singolo materiale che globalmente si riflette in un miglioramento della resistenza flessionale della sezione. I risultati di seguito riportati sono stati calcolati sfruttando le formule proposte dal
CEB [27] applicate per un calcestruzzo di tipo Rck 25 ed un acciaio Feb44k con le

seguenti caratteristiche statiche:

Calcestruzzo Rck 250


Rck
MPa

Acciaio Feb44k
Ect
MPa

fcd
MPa

fctfk
MPa

Ec
MPa

0
#

u
#

u
#

fsk
MPa

fsd
MPa

y
#

Es
MPa

25,00 11,02 1,94 27000 0,0020 0,0035 13500 0,00015 440,00 382,61 0,0018 210000
Tabella 5. 1 - Caratteristiche meccaniche dei materiali in condizioni quasi-statiche

Le analisi del comportamento dinamico di una sezione generica presentate in questo paragrafo sono state realizzate con il Biaxial, un software di calcolo freeware elaborato dal DIST - Dipartimento di Ingegneria Strutturale dellUniversit di Napoli Federico II e disponibile sul sito della RELUIS - Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica, opportunamente modificato per i nostri scopi. I materiali utilizzati sono stati modelli dal programma secondo i legami costitutivi proposti dalla normativa vigente e,quindi, per il calcestruzzo parabolo-rettangolo

107

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

univocamente descritto dai tre parametri 0, u ed fcd e per lacciaio elasto-plastico lineare descritto dal solo valore y.

Figura 5. 14 - Legame costitutivo del calcestruzzo parabolo-rettangolo

Figura 5. 15 - Legame costitutivo dellacciaio elasto-plastico ideale

Nella tabella 5.2 che segue si possono apprezzare quantitativamente gli incrementi in termini di resistenza, rigidezza e deformazioni limite per quanto riguarda il calcestruzzo, e per il solo limite elastico nel caso dellacciaio, dei valori utilizzati.

Dati utilizzati per lanalisi dinamica


Strain-rate
d/dt #

Calcestruzzo Compressione
0
# fcd MPa

Trazione
u
# Et MPa

Acciaio
y
#

cu
#

3,00E-05 1,00E-04 1,00E-03 1,00E-02 1,00E-01 1,00E+00 1,00E+01 1,00E+02

0,00200 0,00208 0,00225 0,00243 0,00261 0,00281 0,00301 0,00322

11,02 11,97 14,03 16,44 19,26 22,56 26,43 42,58

0,00350 0,00358 0,00375 0,00393 0,00411 0,00431 0,00451 0,00472

14007 14279 14815 15371 15948 16546 17167 17811

0,000157 0,000160 0,000168 0,000176 0,000184 0,000193 0,000202 0,000212

0,00182 0,00192 0,00198 0,00205 0,00211 0,00218 0,00225 0,00231

Tabella 5. 2 - Dati utilizzati per le elaborazioni numeriche dinamiche fatte con il software Biaxial

108

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Per una comprensione pi immediata di seguito si riporta il grafico comparativo dei fattori di incremento dinamici dei parametri meccanici considerati nellanalisi.

3,5

fcd

t cu

u y

DIF

Et

2,5

1,5

1,00E-05

1,00E-04

1,00E-03

1,00E-02

1,00E-01

1 1,00E+00

1,00E+01

1,00E+02

strain-rate [s ]
Figura 5. 16 - Andamento del DIF dei parametri meccanici del calcestruzzo e dellacciaio utilizzati per le analisi numeriche

-1

Il problema stato affrontato per il caso di una sezione quadrata con lato di dimensioni 250 mm armata con 412 [29],

Figura 5. 17 - Sezione trasversale della colonna utilizzata nelle analisi numeriche

sottoposta a tre differenti condizioni di rapporto di sforzo assiale crescente pari a 0.15, 0.25 e 0.50, e per 8 ordini di grandezza della velocit di deformazione:

109

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

condizione quasi-statica 310-5110-4; condizione di terremoto e/o impatto lieve (soft-impact) 110-3110-1; condizioni di esplosione 11001102.

Le analisi sono state indirizzate secondo due linee di condotta: 1. la prima tesa a confrontare gli effetti dello strain-rate per rapporto di sforzo assiale costante; 2. la seconda orientata a paragonare le conseguenze, per ogni intervallo di velocit di deformazione, per tre valori crescenti del rapporto di sforzo assiale. In tutti i casi presi in esame, i risultati sono stati estrapolati in termini di legame
M- e di energia specifica della sezione; altres i grafici costruiti per strain-rate

costante sono stati omogeneizzati per tipo di evento di carico secondo la distinzione fatta prima in tre gruppi con ugual scala di rappresentazione.

110

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

5.2.1 Legame M- al variare della velocit di deformazione per rapporto di sforzo assiale costante
Come si pu vedere dal confronto delle figure 5.17, 5.18 e 5.19 allaumentare della velocit di deformazione in ogni caso aumenta la resistenza flessionale della sezione. Per quanto riguarda la capacit rotazionale ultima, invece, si pu notare che per sforzi assiali crescenti e strain-rate bassi si ha una diminuzione della capacit duttile, mentre, per alte velocit di deformazione si ha un miglioramento della rotazione ultima fino a valori prossimi allo 0.0650 m-1. Questo perch per intervalli di velocit bassi, il calcestruzzo risente ancora poco del miglioramento apportato dal DIF e, quindi, il meccanismo di rottura tende verso il collasso fragile della sezione per schiacciamento del conglomerato nella zona compressa. Perci, dalle considerazioni appena tratte, si potrebbe asserire che per elementi caricati tipicamente per sforzo normale, quali le colonne, condizioni di esplosione o di impatto violento sono meglio sopportate rispetto a carichi quasi-statici.

60.00

= 0,15
50.00 40.00 30.00 20.00 10.00 0.00 0.0000
= 1 10 -2 = 1 10 -3 = 1 10 - 4 = 3 10 -5 = 1 10 2 = 1 10 1 = 1 10 0 = 1 10 -1

M [kNm ]

0.0100

0.0200

0.0300
-1 [m ]

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

Figura 5. 18 - Legame M- al variare della velocit di deformazione con =0.15

111

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

60.00

= 0,25
50.00

M [kNm ]

40.00 30.00 20.00 10.00 0.00 0.0000


= 1 10 -2 = 1 10 -3 = 1 10 - 4 = 3 10 -5 = 1 10 2 = 1 10 1 = 1 10 0 = 1 10 -1

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m ]

-1

Figura 5. 19 - Legame M- al variare della velocit di deformazione con =0.25

60.00 50.00

= 0,50
40.00

M [kNm ]

30.00 20.00 10.00 0.00 0.0000


= 1 10 -2 = 1 10 -3 = 1 10 - 4 = 3 10 -5 = 1 10 2 = 1 10 1 = 1 10 0 = 1 10 -1

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m ]

-1

Figura 5. 20 - Legame M- al variare della velocit di deformazione con =0.50

Per meglio comprendere il significato delle curve appena riportate e quindi riuscire a recepire prontamente le informazioni che ci trasmettono risulta di ausilio associarvi levoluzione della profondit dellasse neutro e delle deformazioni a rottura del calcestruzzo e dellacciaio in funzione della velocit di deformazione. Con questa ulteriore informazione, infatti, si comprende meglio il perch del fatto che al variare dello strain-rate nei tra casi di rapporto di sforzo assiale crescente si abbiano curvature ultime variabili.

112

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

250

Distanza asse neutro dal lembo mm teso ]

200

150

100

=0.15 =0.25 =0.50


50

0 1.00E-05 1.00E-04 1.00E-03 1.00E-02 1.00E-01


-1

1.00E+00

1.00E+01

1.00E+02

strain-rate [s ]

Figura 5. 21 - Variazione della distanza dellasse neutro dal lembo teso in funzione della velocit di deformazione nei tre casi di rapporto di sforzo assiale considerati

0,012

0,01

Deformazione a rottura [#]

0,008

acciaio
0,006

calcestruzzo defomazioni limite

=0,15

0,004

0,002

0 1,00E-05

1,00E-04

1,00E-03

1,00E-02

1,00E-01
-1

1,00E+00

1,00E+01

1,00E+02

strain-rate [s ]

Figura 5. 22 - Variazione della deformazione limite nel calcestruzzo e nellacciaio in funzione della velocit di deformazione per =0.15

113

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

0,012

0,01

Deformazione a rottura [#]

0,008

=0,25
0,006

0,004

0,002

acciaio
0 1,00E-05 1,00E-04

calcestruzzo defomazioni limite


1,00E-03 1,00E-02 1,00E-01 1,00E+00 1,00E+01 1,00E+02

strain-rate [s -1 ]

Figura 5. 23 - Variazione della deformazione limite nel calcestruzzo e nellacciaio in funzione della velocit di deformazione per =0.25

0,012

0,01

Deformazione a rottura [#]

0,008

=0,50
0,006

0,004

0,002

acciaio calcestruzzo defomazioni limite


0 1,00E-05 1,00E-04 1,00E-03 1,00E-02 1,00E-01 1,00E+00 1,00E+01 1,00E+02

strain-rate [s -1 ]

Figura 5. 24 - Variazione della deformazione limite nel calcestruzzo e nellacciaio in funzione della velocit di deformazione per =0.50

114

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

5.2.2 Energia specifica al crescere della velocit di deformazione per rapporto di sforzo assiale costante
Confrontando i grafici 5.20, 5.21 e 5.22 che seguono si pu subito cogliere il sensibile aumento di energia specifica durante il processo deformativo. Anche in questo caso si pu notare che il comportamento della sezione migliora allaumentare del rapporto di sforzo assiale fatta eccezione per quei casi, per basse velocit di deformazione e valori di N elevati, in cui si attinge prima la rottura lato calcestruzzo e quindi bassa la capacit rotazionale ultima e lenergia specifica.

3.5 3

= 0,15
2.5

= 1 10 -2 = 1 10 -3 = 1 10 - 4 = 3 10 -5

= 1 10 2 = 1 10 1 = 1 10 0 = 1 10 -1

E [kNm/m ]

2 1.5 1 0.5 0 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m ]

-1

Figura 5. 25 Energia specifica al crescere della velocit di deformazione con =0.15

3.5 3

= 0,25
2.5

= 1 10 -2 = 1 10 -3 = 1 10 - 4 = 3 10 -5

= 1 10 2 = 1 10 1 = 1 10 0 = 1 10 -1

E [kNm/m ]

2 1.5 1 0.5 0 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m -1 ]

Figura 5. 26 - Energia specifica al crescere della velocit di deformazione con =0.25

115

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

3.5 3

= 0,50
2.5

E [kNm/m ]

2 1.5 1 0.5 0 0.0000

= 1 10 -2 = 1 10 -3 = 1 10 - 4 = 3 10 -5

= 1 10 2 = 1 10 1 = 1 10 0 = 1 10 -1

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m -1 ]

Figura 5. 27 - Energia specifica al crescere della velocit di deformazione con =0.50

5.2.3 Legame M- per tre diversi valori del rapporto di sforzo assiale a velocit di deformazione costante
I grafici che seguono sono ordinati per velocit di deformazione crescente e sono raggruppati secondo la suddivisione fatta precedentemente in base alle 3 tipologie di condizioni di carico, cio:

condizione quasi-statica 310-5110-4; condizione di terremoto e/o impatto lieve (soft-impact) 110-3110-1; condizioni di esplosione 11001102.

I primi due diagrammi riportati si riferiscono al caso di azioni quasi-statiche e per cui al crescere del rapporto di sforzo assiale si assiste al cambio di modalit di rottura da duttile a fragile. Confrontandoli, poi, si percepisce, seppur non in maniera molto evidente, lincremento di resistenza flessionale al crescere della velocit di deformazione ed una sostanziale costanza della capacit rotazionale ultima della sezione.

116

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

40.00 35.00 30.00

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

M [kNm ]

25.00 20.00 15.00 10.00 5.00 0.00 0.0000


- fessurazione - snervamento - rottura

= 3 10 -5

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m -1 ]

& Figura 5. 28 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 310-5 s-1
40.00 35.00 30.00

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

M [kNm ]

25.00 20.00 15.00 10.00 5.00 0.00 0.0000


- fessurazione - snervamento - rottura

= 1 10 - 4

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m ]

-1

& Figura 5. 29 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-4 s-1

Nei tre diagrammi che seguono, costruiti per lintervallo di velocit di deformazione tipico di eventi quali i terremoti e gli impatti lievi 110-3110-1, si cominciano ad apprezzare in maniera crescente gli effetti benefici del miglioramento delle caratteristiche meccaniche dei materiali. Infatti, oltre allaumento della resistenza flessionale dellordine del 20%, si pu notare come si conserva il meccanismo di rottura duttile seppur con capacit rotazionali inferiori al caso statico.

117

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

55.00 50.00 45.00 40.00


= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

M [kNm ]

35.00 30.00 25.00 20.00 15.00 10.00 5.00 0.00 0.0000 0.0100 0.0200 0.0300 0.0400 0.0500 0.0600 0.0700
- fessurazione - snervamento - rottura

= 1 10 -3

[m ]

-1

& Figura 5. 30 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-3 s-1

55.00 50.00 45.00 40.00


= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

M [kNm ]

35.00 30.00 25.00 20.00 15.00 10.00 5.00 0.00 0.0000 0.0100 0.0200 0.0300 0.0400 0.0500 0.0600 0.0700
- fessurazione - snervamento - rottura

= 1 10 -2

[m -1 ]

& Figura 5. 31 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-2 s-1

118

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

55.00 50.00 45.00 40.00


= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

M [kNm ]

35.00 30.00 25.00 20.00 15.00 10.00 5.00 0.00 0.0000 0.0100 0.0200 0.0300 0.0400 0.0500 0.0600 0.0700
- fessurazione - snervamento - rottura

= 1 10 -1

[m ]

-1

& Figura 5. 32 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con -1 -1 costante pari a 110 s

Per questi ultimi 3 grafici, riferiti allintervallo di velocit di deformazione caratteristico delle esplosioni violente 11001102, la cosa importante da evidenziare che lo sforzo normale comincia ad esercitare un effetto benefico nei confronti sia della resistenza flessionale che della capacit rotazionale della sezione fino a registrare i massimi valori di entrambe le variabili nel caso di
strain-rate pi elevato.

70.00 60.00 50.00

M [kNm ]

40.00 30.00 20.00 10.00


= 1 10 0
- fessurazione - snervamento - rottura = 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

0.00 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m ]

-1

& Figura 5. 33 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 1100 s-1

119

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

70.00 60.00 50.00

M [kNm ]

40.00 30.00 20.00 10.00


= 1 10 1
- fessurazione - snervamento - rottura

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

0.00 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m ]

-1

& Figura 5. 34 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con 1 -1 costante pari a 110 s
70.00 60.00 50.00

M [kNm ]

40.00 30.00 20.00 10.00


= 1 10 2
- fessurazione - snervamento - rottura

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

0.00 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m -1 ]

& Figura 5. 35 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 1102 s-1

Prima di passare allesame dei risultati ottenuti in termini di energia specifica del processo deformativo, opportuno sottolineare limportanza degli effetti che la dinamicit delle azioni provoca sui materiali ed indirettamente sul legame M-. Paragonando, infatti, i miglioramenti ottenuti in condizioni quasi-statiche per incremento del rapporto i sforzo assiale con quelli risultanti dalle azioni dinamiche (riferiti agli estremi dellintervallo [310-5; 1102] per N costante), si pu notare come questi ultimi sono maggiori dei primi. Questo risultato afferma

120

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

con decisione limportanza di conoscere meglio e, quindi, di conseguenza, considerare correttamente gli effetti dinamici senza trascurare alcun aspetto nella risoluzione del problema meccanico

5.2.4 Energia specifica per tre diversi valori del rapporto di sforzo assiale a velocit di deformazione costante
Di seguito sono riportati i diagrammi dellenergia specifica del processo deformativo al crescere del rapporto di sforzo assiale per tutte le velocit di deformazione dellintervallo [310-5; 1102]. Come gi visto nei grafici precedenti anche in questo caso si pu notare come il comportamento ottimale della sezione si realizza per valori di strain-rate e rapporto di sforzo assiale crescenti per cui i materiali, in virt delle accresciute capacit, vengono sfruttati al meglio delle loro potenzialit.

2 1.8 1.6 1.4 = 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

E [kNm/m ]

1.2 1 0.8 0.6 0.4 0.2 0 0.0000

= 3 10 -5

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m ]

-1

Figura 5. 36 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale & costante pari a 310-5 s-1 con

121

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

2 1.8 1.6 1.4

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

E [kNm/m ]

1.2 1 0.8 0.6 0.4 0.2 0 0.0000

= 1 10 -4

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m -1 ]

& Figura 5. 37 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-4 s-1

2.5

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

E [kNm/m ]

1.5

1
= 1 10 -3

0.5

0 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m -1 ]

& Figura 5. 38 Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con -3 -1 costante pari a 110 s

122

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

2.5

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

E [kNm/m ]

1.5

= 1 10 -2
0.5

0 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m -1 ]

& Figura 5. 39 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-2 s-1

2.5

E [kNm/m ]

1.5

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

1
= 1 10 -1

0.5

0 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m -1 ]

& Figura 5. 40 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-1 s-1

123

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

3.5 3 2.5

= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

E [kNm/m ]

2 1.5 1

= 1 10 0
0.5 0 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

[m ]

-1

& Figura 5. 41 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 1100 s-1

3.5 3 2.5
= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

E [kNm/m ]

2 1.5 1
= 1 10 1

0.5 0 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

[m -1 ]

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

& costante pari a Figura 5. 42 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con 1101 s-1

124

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

3.5 3 2.5
= 0.15 - - - - = 0.25 = 0.50

E [kNm/m ]

2 1.5 1
= 1 10 2

0.5 0 0.0000

0.0100

0.0200

0.0300

[m -1 ]

0.0400

0.0500

0.0600

0.0700

& Figura 5. 43 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 1102 s-1

5.2.5 Tabelle riepilogative delle simulazioni numeriche


Di seguito vengono riportate le tabelle riepilogative contenenti i risultati delle analisi numeriche effettuate col software Biaxial in funzione della velocit di deformazione e del rapporto di sforzo assiale applicato. Le tabelle si riferiscono alla curvatura ed al momento flettente per le condizioni di incipiente fessurazione, snervamento delle armature tese e a rottura; inoltre, sono riportati anche i dati dellenergia specifica del processo deformativo ed il loro incremento in relazione ai valori quasi-statici.

Curvatura in condizioni di incipiente fessurazione cr


(s-1) 310-5
m-1

110-4
m-1

110-3
m-1

110-2
m-1

110-1
m-1

1100
m-1

1101
m-1

1102
m-1

(#)
0.15 0.25 0.50

0,0024 0,0024 0,0024 0,0023 0,0023 0,0023 0,0022 0,0016 0,0033 0,0033 0,0029 0,0031 0,0031 0,0024 0,0023 0,0022 0,0062 0,0058 0,0058 0,0046 0,0044 0,0038 0,0033 0,0030

Tabella 5. 3 - Tabella riepilogativa dei valori della curvatura in condizioni di incipiente fessurazione cr in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale

125

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Curvatura in condizioni di snervamento dell'armatura tesa y


(s-1) 310-5
m-1

110-4
m-1

110-3
m-1

110-2
m-1

110-1
m-1

1100
m-1

1101
m-1

1102
m-1

(#)
0.15 0.25 0.50

0,0152 0,0157 0,0154 0,0152 0,0150 0,0147 0,0151 0,0144 0,0175 0,0177 0,0168 0,0168 0,0165 0,0161 0,0158 0,0149 0,0119 0,0149 0,0233 0,0217 0,0207 0,0196 0,0192 0,0168

Tabella 5. 4 - Tabella riepilogativa dei valori della curvatura in condizioni di snervamento dellarmatura tesa y in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale

Curvatura in condizioni ultime u


(s-1) 310-5 110-4
m-1

110-3
m-1

110-2
m-1

110-1
m-1

1100
m-1

1101
m-1

1102
m-1

(#)
0.15 0.25 0.50

m-1

0,0608 0,0605 0,0593 0,0585 0,0577 0,0567 0,0558 0,0534 0,0415 0,0466 0,0579 0,0624 0,0611 0,0598 0,0586 0,0551 0,0221 0,0240 0,0288 0,0356 0,0440 0,0544 0,0656 0,0600

Tabella 5. 5 - Tabella riepilogativa dei valori della curvatura in condizioni ultime u in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale

Momento flettente in condizioni di incipiente fessurazione Mcr


(s-1) 310-5 110-4
kNm

110-3
kNm

110-2
kNm

110-1
kNm

1100
kNm

1101
kNm

1102
kNm

(#)
0.15 0.25 0.50

kNm

10,47 13,39 21,34

11,11 14,11 21,82

12,20 15,78 23,20

13,17 16,68 23,68

13,59 15,77 26,54

14,83 17,48 26,42

15,87 19,27 26,72

17,51 20,13 32,89

Tabella 5. 6 - Tabella riepilogativa dei valori del momento flettente in condizioni di incipiente fessurazione Mcr in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale

126

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Momento flettente in condizioni di snervamento dell'armatura tesa My


(s-1) 310-5 110-4
kNm

110-3
kNm

110-2
kNm

110-1
kNm

1100
kNm

1101
kNm

1102
kNm

(#)
0.15 0.25 0.50

kNm

26,38 31,85 30,12

27,50 33,34 35,06

28,61 34,11 44,22

29,33 35,65 47,63

30,27 36,87 49,67

30,99 37,94 51,79

32,30 38,92 53,82

33,93 41,33 57,83

Tabella 5. 7 - Tabella riepilogativa dei valori del momento flettente in condizioni di snervamento dellarmatura tesa My in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale

Momento flettente in condizioni ultime Mu


(s-1) 310-5 110-4
kNm

110-3
kNm

110-2
kNm

110-1
kNm

1100
kNm

1101
kNm

1102
kNm

(#)
0.15 0.25 0.50

kNm

27,84 33,60 35,27

28,87 35,04 39,14

24,94 36,59 44,56

30,65 37,71 48,19

31,59 38,77 51,42

32,67 39,82 54,25

33,62 40,89 56,50

35,40 43,48 60,14

Tabella 5. 8 - Tabella riepilogativa dei valori del momento flettente in condizioni ultime Mu in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale

Energia specifica E
(s-1) 310-5
kNm/m

110-4
kNm/m

110-3
kNm/m

110-2
kNm/m

110-1
kNm/m

1100
kNm/m

1101
kNm/m

1102
kNm/m

(#)
0.15 0.25 0.50

1,500 1,155 0,549

1,544 1,372 0,662

1,574 1,843 0,950

1,594 2,077 1,361

1,621 2,100 1,884

1,646 2,124 2,552

1,666 2,145 3,296

1,683 2,143 3,286

Tabella 5. 9 - Tabella riepilogativa dei valori di energia specifica in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale

127

Cap. V INFLUENZA DELLA VELOCIT DI DEFORMAZIONE SUL LEGAME M- PER SEZIONI IN CALCESTRUZZO ARMATO

Incremento di energia specifica E


(s-1) 310-5 110-4 110-3 110-2
%

110-1
%

1100
%

1101
%

1102
%

(#)
0.15 0.25 0.50

2,93 18,79 20,58

4,93 59,57 73,04

6,27 79,83 147,91

8,07 81,82 243,17

9,73 83,90 364,85

11,07 85,71 500,36

12,20 85,54 498,54

Tabella 5. 10 - Tabella riepilogativa dei valori di incremento di energia specifica in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale

128

Cap. VI CONCLUSIONI

Capitolo VI
Conclusioni
La curiosit che dallinizio dei tempi ha costituito per lessere umano il motore della conoscenza e la ricerca delluomo moderno orientata a soddisfare la naturale necessit di sicurezza attraverso la conquista di un senso di protezione fanno s che lattenzione comune volga il suo sguardo a quanto ancora la natura che ci circonda ha da offrirci. su queste premesse che si fonda questo elaborato di tesi tutto incentrato sul comportamento dei materiali strutturali dellingegneria civile sottoposti ad azioni con elevate velocit di deformazione. Nel capitolo I, in cui vengono minuziosamente studiati gli effetti dello strain-rate sul calcestruzzo, lacciaio ed i compositi FRP ed i fattori intrinseci che ne influenzano il comportamento, si visto come la velocit di deformazione influisce positivamente sulla risposta meccanica di questi materiali in termini di rigidezza, resistenza, capacit deformativa, duttilit, modalit di rottura e dissipazione dellenergia specifica. Nel capitolo II, invece, lattenzione stata rivolta alle metodologie sperimentali utilizzate per la misura delle caratteristiche tenso-deformative dei materiali sottoposti a regimi dinamici per cui sono state analizzate dal punto di vista tecnologico le attrezzature, il loro funzionamento e le criticit intrinseche, le apparecchiature idonee per condurre test ad elevati strain-rate.

129

Cap. VI CONCLUSIONI

Nel capitolo III sono state illustrate le relazioni tensione-deformazione di natura sperimentale che meglio si adattano allo studio dei processi deformativi dinamici ed i legami costitutivi contenuti nel software LS-Dyna applicazione principe per quanto concerne i codici di calcolo per la modellazione dinamica delle strutture. Sono stati cos analizzati i modelli di Cowper-Symonds, Jones e Johnson & Cook e nel confronto sono stati estrapolati i loro lati positivi e negativi trascurando il modello di
Jones

poco

innovativo

dal

punto

di

vista

analitico

contemporaneamente poco utilizzato nella pratica sperimentale. Nel capitolo IV lattenzione ha riguardato la sensibilit nei confronti di questa attuale ed innovativa tematica e, quindi, linteresse dedicatovi da parte dei codici normativi e delle istruzioni tecniche correntemente pi usate. Si fatto, perci, riferimento alle Norme Tecniche per le Costruzioni italiane, al Bollettino n187 del 1988 ed al Model Code del 1990 redatti dal CEB-FIP ed alle TM 5-1300 americane, le pi allavanguardia ed esaurienti in questo settore e con un carattere estremamente votato alla progettazione. Il capitolo V rappresenta, infine, il cuore di questo elaborato di tesi con la sua carica sperimentale e la grande importanza dei risultati raggiunti. Infatti, implementando analisi numeriche con laiuto del software Biaxial si giunti alla costruzione di legami M- con allinterno gli effetti della velocit di deformazione gettando, in questo modo, le basi per la costruzione di modelli applicabili ad elementi frame per analisi di tipo dinamico non-lineare che tengano conto del fenomeno dello strain-rate. Altro apprezzabile risultato raggiunto riguarda limportanza stessa di non trascurare gli effetti che la velocit di deformazione ha sui materiali strutturali: infatti, dalle analisi implementate si visto come la sensibilit allo strain-rate abbia un peso maggiore, in termini di legame M-, del rapporto di sforzo assiale applicato al generico elemento. Da un analisi comparata dei dati a evidenziare risulta il fatto che per valori di strain-rate crescenti le migliori risposte meccaniche si avevano per valori di sforzo normale crescente per cui, se in caso di azioni quasi-statiche elementi colonna poco caricati erano avvantaggiati, in caso di carichi dinamici con elevate velocit di deformazioni le

130

Cap. VI CONCLUSIONI

sollecitazioni pre-esistenti giovano alla risposta meccanica nellassorbimento di tali eventi. Da non trascurare, poi, laspetto energetico per cui i miglioramenti apportati dal considerare gli effetti della dinamicit delle azioni possono essere considerevoli fino a valori del 30%. In conclusione, possiamo dire che lattenzione nei confronti di questo particolare quanto importante aspetto del comportamento di questi materiali non pu essere assolutamente trascurato per affrontare in modo completo e corretto le problematiche riguardanti le azioni dinamiche. Per, se da un lato si sono avuti risultati soddisfacenti sul piano della conoscenza, dal punto di vista tecnologico la ricerca soffre la scarsa diffusione di idonee metodologie ed apparecchiature. Infatti, dal comportamento in condizioni quasi-statiche, studiato con le comuni attrezzature di laboratorio per caratterizzare dal punto di vista meccanico un materiale, non possibile risalire alla risposta che lo stesso darebbe sotto alte velocit di deformazione: questo imputabile alla non linearit del coefficiente di incremento dinamico DIF in cui viene quantitativamente sintetizzato il comportamento ad elevate velocit di deformazione. Daltra parte, allimpossibilit di derivare il comportamento dinamico da quello quasi-statico, si aggiunge lincapacit delle macchine, convenzionalmente usate per i test standardizzati sui materiali, di modulare azioni applicate con elevate velocit di deformazione. Nella pratica sperimentale, anche in quella tesa allo studio del comportamento delle strutture soggette ad azioni sismiche, si sempre stati soliti applicare campi di spostamento, talvolta ciclici, con velocit basse e, quindi, poco utili al nostro scopo. Dalla tecnologia sono arrivate risposte in questo senso soprattutto racchiuse in macchine sperimentali ad urto o a trasmissione di onda energetica quali possono essere, rispettivamente, la Drop-weight Impact Machine e la Hopkinson bar nella versione standard o modificata. Ma proprio per il carattere sperimentale fortemente allavanguardia e, quindi, poco diffuso la ricerca si trova ad affrontare un problema di uniformit dei metodi sperimentali e dei dati che da queste esperienze vengono tratti. Lassenza, infatti, di pratiche standardizzate o di

131

Cap. VI CONCLUSIONI

protocolli sperimentali che possano fungere da linee guida o da vere e proprie istruzioni per condurre le prove in laboratorio, d luogo ad una disomogeneit dei risultati pregiudicandone la comparabilit, caratteristica fondamentale per un dato scientifico per una corretta interpretazione del fenomeno. Quanto detto finora sottolinea limportanza sempre pi pressante della necessit di standardizzare i risultati ottenuti sperimentalmente attraverso tecnologie diverse, talvolta anche non comparabili, per fare un riassunto costruttivo della situazione; quindi, porre un punto di partenza per lo sviluppo di una sperimentazione orientata allo studio del comportamento dei materiali sottoposti ad elevate velocit di deformazione.

132

RINGRAZIAMENTI

RINGRAZIAMENTI
Desidero a questo punto ringraziare quanti hanno reso possibile la stesura di questo elaborato di laurea. Il primo ringraziamento va al mio relatore Prof. Ing. Gaetano Manfredi, al DIST (Dipartimento di Ingegneria Strutturale) ed al correlatore Prof. Ing. Andrea Prota per la possibilit che mi hanno dato nel prendere parte ad un progetto cos importante ed affascinante. Un sentito grazie di cuore per lamichevole quanto competente e spesso determinante guida va al mio correlatore Ing. Domenico
Asprone che ha saputo accompagnarmi in questa ultima fase della mia carriera

accademica. Un ringraziamento speciale lo voglio indirizzare al mio correlatore


Prof. Ing. Ezio Cadoni del SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) di Lugano (CH) che con la sua esperienza e competenza ha

saputo seguirmi, seppur separati da enormi distanze, ed assistermi affinch questo elaborato fosse pregno di contenuti. Per la pronta ed efficace assistenza nelle modifiche e nellutilizzo del software adoperato per le analisi numeriche non posso altro che ringraziare lIng. Ivano Iovinella. Grazie ancora alla mia famiglia per le opportunit, non solo economiche, che mi hanno dato per poter raggiungere questobiettivo e ad Anna che ha saputo con incondizionato appoggio ed amorevole comprensione starmi accanto. Un ringraziamento particolare va ai colleghi di corso, quelli con cui ho condiviso i momenti belli e brutti della mia esperienza universitaria, quelli che mi sono stati vicino, ed io a loro, di fronte agli scogli che ogni tanto affiorano su questa rotta e che hanno saputo condividere con me le gioie che ne sono risultate. Infine, un grazie va agli amici pi cari, allequipaggio di Anahita ed al gruppo giovanissimi di A.C., co-educatrice compresa, per tutti i momenti belli che hanno saputo ritagliare per me allietando questo periodo di grande concentrazione e dedizione.

133

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137

INDICE DELLE FIGURE

INDICE DELLE FIGURE


Figura 1. 1 - Strain-rate relativi alle differenti condizioni di carico ________________ 8 Figura 1. 2 - Incremento del modulo elastico del calcestruzzo in compressione in funzione della velocit di deformazione __________________________ 10 Figura 1. 3 - Differenza curva teorica/curva sperimentale della risposta del calcestruzzo in trazione________________________________________ 11 Figura 1. 4 Isocrone di fessurazione in condizioni di alta velocit di deformazione 11 Figura 1. 5 - a) Comportamento del calcestruzzo in trazione per elevate velocit di deformazione ________________________________________________ 12 Figura 1. 6 - b) Comportamento del calcestruzzo in compressione per elevate velocit di deformazione ______________________________________________ 12 Figura 1. 7 - c) Comportamento del calcestruzzo in flessione per elevate velocit di deformazione ________________________________________________ 12 Figura 1. 8 - Massima tensione di trazione per calcestruzzi con aggregati diversi in funzione dello strain-rate ______________________________________ 14 Figura 1. 9 - Massima tensione di trazione per calcestruzzi con diverso contenuto d'acqua in funzione dello strain-rate_____________________________ 15 Figura 1. 10 - Andamento dellenergia di frattura per calcestruzzi con diverso contenuto dacqua in funzione dello strain-rate ____________________ 16 Figura 1. 11 - Rappresentazione schematica della propagazione dellonda elastica per due generici corpi a contatto ___________________________________ 17 Figura 1. 12 Curva di risposta tempo-tensione durante la prova dinamica su calcestruzzi con diverso contenuto dacqua _______________________ 18 Figura 1. 13 - Evoluzione del legame costitutivo dellacciaio in funzione dello strainrate ________________________________________________________ 29 Figura 1. 14 - Tensione di snervamento dellacciaio con effetto Joule_____________ 30 Figura 1. 15 - Correzione della tensione di snervamento dellacciaio dalleffetto Joule ___________________________________________________________ 31 Figura 1. 16 - Differenza tra le curve - ed s-e per un acciaio da carpenteria _____ 33 Figura 1. 17 - Fotografia al microscopio elettronico di un acciaio con basso tenore di carbonio (low carbon steel) _____________________________________ 35 Figura 1. 18 - Fotografia al microscopio elettronico di un acciaio con medio tenore di carbonio (medium carbon steel) _________________________________ 35 Figura 1. 19 - Fotografia al microscopio elettronico di un acciaio con alto tenore di carbonio (high carbon steel)____________________________________ 35 Figura 1. 20 - Diagramma sforzo-deformazione per un acciaio con precipitazioni di Si e Mn per differenti strain-rates _________________________________ 36 Figura 1. 21 - Diagramma true stress-strain per un acciaio con precipitazioni di Ni, Cu e Al per differenti strain-rates __________________________________ 36 Figura 1. 22 - Fotografia al microscopio elettronico della superficie di frattura di un acciaio con precipitazioni di Ni, Cu e Al in condizione quasi-statiche e per elevato strain-rate ____________________________________________ 37 Figura 1. 23 - Fotografia al microscopio elettronico della superficie di frattura in condizione quasi-statiche per un acciaio temprato __________________ 38 Figura 1. 24 - Fotografia al microscopio elettronico della superficie di frattura ad elevata velocit di deformazione per un acciaio temprato____________ 39 Figura 1. 25 - Legame costitutivo della ghisa per diverse velocit di deformazione__ 39 Figura 1. 26 - Anomalia di forma in condizioni di rottura della resina epossidica in compressione ________________________________________________ 41 Figura 1. 27 - Legami sforzo-deformazioni in compressione delladesivo epossidica polimerizzato a caldo e a freddo ________________________________ 41

138

INDICE DELLE FIGURE

Figura 1. 28 - Ramo plastico dei legami tensione-deformazione in compressione con strain-rate per ladesivo epossidica polimerizzato a caldo e a freddo ___ 41 Figura 1. 29 - Coefficiente di incremento dinamico della tensione in compressione per la resina epossidica ___________________________________________ 42 Figura 1. 30 - Legami sforzo-deformazione in trazione con strain-rate delladesivo epossidico ___________________________________________________ 42 Figura 1. 31 - Coefficiente di incremento dinamico della tensione in trazione per ladesivo epossidico ___________________________________________ 43 Figura 1. 32 - Risposta meccanica in compressione del sistema composito con fibre orientate nella direzione dellazione sollecitante ___________________ 43 Figura 1. 33 - Risposta meccanica in trazione del sistema composito con fibre orientate nella direzione dellazione sollecitante ___________________________ 44 Figura 2. 1 - Schema della barra di Hopkinson classica per prove di compressione _ 49 Figura 2. 2 - SHPB della University of California San Diego ____________________ 49 Figura 2. 3 - Schema del provino inserito tra la barra incidente e riflettente per una prova con la barra di Hopkinson ________________________________ 51 Figura 2. 4 - Esemplari di MHB del laboratorio DynaMat dellUniversity of Applied Scienses of Southern Switzerland _______________________________ 54 Figura 2. 5 - Modified Hopkinson bar per prove di trazione ____________________ 55 Figura 2. 6 - Registrazione delle onde incidente, riflessa e trasmessa misurate sullinput ed output bar durante una prova con la barra di Hopkinson modificata __________________________________________________ 57 Figura 2. 7 - Provino metallico sagomato ed avvitato tra le due barre incidente e di trasmissione per una prova con la barra di Hopkinson modificata ____ 58 Figura 2. 8 - Set-up della barra di Hopkinson modificata per test su provini metallici ___________________________________________________________ 59 Figura 2. 9 - Set-up della barra di Hopkinson modificata per test su provini in calcestruzzo _________________________________________________ 60 Figura 2. 10 - Provino in calcestruzzo con strain-gage applicato pronto per una prova con la barra di Hopkinson modificata____________________________ 61 Figura 2. 11 - Schema di funzionamento della drop-weight impact machine _______ 63 Figura 2. 12 - Drop-weight impact machine di un laboratorio tedesco _____________ 64 Figura 2. 13 - Versione di dimensioni ridotte di drop-weight impact machine _______ 64 Figura 2. 14 - Provino in calcestruzzo armato dopo il test con la drop-weight impact machine ____________________________________________________ 65 Figura 2. 15 - Hydro-pneumatic machine per prove a media velocit di deformazione ___________________________________________________________ 65 Figura 2. 16 - Schema della hydro-pneumatic machine _________________________ 67

& nello spazio ( , , & ) ____ 74 Figura 3. 1 - Legame costitutivo plastico in funzione di
Figura 3. 2 - Formulation for rate effect - possibili applicazioni degli effetti dello strain-rate al ramo plastico di un legame costitutivo ________________ 75 Figura 3. 3 - Superficie di crisi di Mohr-Coulomb con limiti di Tresca utilizzati dal MAT 016 ___________________________________________________ 78 Figura 3. 4 - Curve di danno e di rottura utilizzate dal modello MAT 016 _________ 79 & ______________ 81 Figura 3. 5 - legame costitutivo plastico tridimensionale secondo Figura 5. 1 - Schema applicativo del metodo a fibre per sezione generica __________ 99 Figura 5. 2 - Punti fondamentali della risposta della sezione nel piano -M _______ 100 Figura 5. 3 - Punto di incipiente fessurazione in condizioni quasi-statiche ________ 101

139

INDICE DELLE FIGURE

Figura 5. 4 Confronto tra le modalit di rottura duttile e fragile per due sezioni diverse ____________________________________________________ 101 Figura 5. 5 - Esempio di rottura fragile per schiacciamento del calcestruzzo in zona compressa__________________________________________________ 102 Figura 5. 6 - Esempio di rottura duttile per trazione nelle armature inferiori _____ 102 Figura 5. 7 - Confronto tra le risposte flessionali di una sezione in c.a.p. con e senza lapplicazione dei coefficienti parziali di sicurezza ________________ 103 Figura 5. 8 - Influenza della forma della sezione resistente sul legame M- _______ 104 Figura 5. 9 - Influenza della resistenza dei materiali sul legame M- ____________ 105 Figura 5. 10 - Legame parabolo-rettangolo utilizzato dalla normativa italiana ____ 105 Figura 5. 11 - Legame costitutivo di Sargin utilizzato dal CEB _________________ 105 Figura 5. 12 - Influenza del legame costitutivo dei materiali sulla curva M- _____ 106 Figura 5. 13 Influenza dello sforzo normale sul legame M- __________________ 106 Figura 5. 14 - Legame costitutivo del calcestruzzo parabolo-rettangolo __________ 108 Figura 5. 15 - Legame costitutivo dellacciaio elasto-plastico ideale _____________ 108 Figura 5. 16 - Andamento del DIF dei parametri meccanici del calcestruzzo e dellacciaio utilizzati per le analisi numeriche ____________________ 109 Figura 5. 17 - Sezione trasversale della colonna utilizzata nelle analisi numeriche _ 109 Figura 5. 18 - Legame M- al variare della velocit di deformazione con =0.15___ 111 Figura 5. 19 - Legame M- al variare della velocit di deformazione con =0.25___ 112 Figura 5. 20 - Legame M- al variare della velocit di deformazione con =0.50___ 112 Figura 5. 21 - Variazione della distanza dellasse neutro dal lembo teso in funzione della velocit di deformazione nei tre casi di rapporto di sforzo assiale considerati _________________________________________________ 113 Figura 5. 22 - Variazione della deformazione limite nel calcestruzzo e nellacciaio in funzione della velocit di deformazione per =0.15 ________________ 113 Figura 5. 23 - Variazione della deformazione limite nel calcestruzzo e nellacciaio in funzione della velocit di deformazione per =0.25 ________________ 114 Figura 5. 24 - Variazione della deformazione limite nel calcestruzzo e nellacciaio in funzione della velocit di deformazione per =0.50 ________________ 114 Figura 5. 25 Energia specifica al crescere della velocit di deformazione con =0.15 __________________________________________________________ 115 Figura 5. 26 - Energia specifica al crescere della velocit di deformazione con =0.25 __________________________________________________________ 115 Figura 5. 27 - Energia specifica al crescere della velocit di deformazione con =0.50 __________________________________________________________ 116 & costante Figura 5. 28 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con pari a 310-5 s-1 ______________________________________________ 117 & costante Figura 5. 29 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con pari a 110-4 s-1 ______________________________________________ 117 & costante Figura 5. 30 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con pari a 110-3 s-1 ______________________________________________ 118 & costante Figura 5. 31 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con pari a 110-2 s-1 ______________________________________________ 118 & costante Figura 5. 32 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con -1 -1 pari a 110 s ______________________________________________ 119 & costante Figura 5. 33 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con pari a 1100 s-1 ______________________________________________ 119 & costante Figura 5. 34 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con pari a 1101 s-1 ______________________________________________ 120 & costante Figura 5. 35 - Legame M- per tre valori del rapporto di sforzo assiale con 2 -1 pari a 110 s ______________________________________________ 120

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INDICE DELLE FIGURE

Figura 5. 36 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale & costante pari a 310-5 s-1 __________________________________ 121 con & Figura 5. 37 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-4 s-1 _______________________________________ 122 & Figura 5. 38 Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-3 s-1 _______________________________________ 122 & Figura 5. 39 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 110-2 s-1 _______________________________________ 123 & Figura 5. 40 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con -1 -1 costante pari a 110 s _______________________________________ 123 & Figura 5. 41 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 1100 s-1 _______________________________________ 124 & Figura 5. 42 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con costante pari a 1101 s-1 _______________________________________ 124 & Figura 5. 43 - Energia specifica per tre valori del rapporto di sforzo assiale con 2 -1 costante pari a 110 s _______________________________________ 125

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INDICE DELLE TABELLE

INDICE DELLE TABELLE


Tabella 1. 1 - DIF per calcestruzzo con max aggregati di 5 mm __________________ 20 Tabella 1. 2 - DIF per calcestruzzo con max aggregati di 10 mm _________________ 21 Tabella 1. 3 - DIF per calcestruzzo con max aggregati di 25 mm _________________ 21 Tabella 1. 4 - DIF per calcestruzzo asciutto __________________________________ 22 Tabella 1. 5 - DIF per calcestruzzo con R.H. 50% _____________________________ 22 Tabella 1. 6 - DIF per calcestruzzo saturo ___________________________________ 22 Tabella 1. 7 - Assortimento granulometrico della sabbia utilizzata per confezionare i due conglomerati cementizi ____________________________________ 24 Tabella 1. 8 - Assortimento granulometrico degli aggregati utilizzati per confezionare il calcestruzzo con inerti grossi __________________________________ 25 Tabella 1. 9 - Assortimento granulometrico degli aggregati utilizzati per confezionare il calcestruzzo con inerti fini ____________________________________ 25 Tabella 1. 10 Incremento percentuale di resistenza a compressione e trazione tra i due provini con aggregati diversi________________________________ 26

Tabella 2. 1 - Schema delle metodologie di indagine per i diversi strain-rate con indicazioni sulle tecniche sperimentali utilizzate e le relative criticit __ 48

Tabella 4. 1 - Valori del DIF per il calcestruzzo in compressione e per le barre dacciaio in funzione del tipo di esplosione e della sollecitazione agente 93 Tabella 4. 2 - Valori del DIF per la tensione di snervamento dellacciaio in funzione della sollecitazione e del tipo di acciaio ___________________________ 94 Tabella 4. 3 - Valori del DIF per la tensione di rottura dellacciaio per diverse tipologie di barre _____________________________________________ 94 Tabella 4. 4 - Tensioni di calcolo per analisi dinamiche in funzione dello stato di sollecitazione ________________________________________________ 95

Tabella 5. 1 - Caratteristiche meccaniche dei materiali in condizioni quasi-statiche 107 Tabella 5. 2 - Dati utilizzati per le elaborazioni numeriche dinamiche fatte con il software Biaxial _____________________________________________ 108 Tabella 5. 3 - Tabella riepilogativa dei valori della curvatura in condizioni di incipiente fessurazione cr in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale __________________________ 125 Tabella 5. 4 - Tabella riepilogativa dei valori della curvatura in condizioni di snervamento dellarmatura tesa y in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale__________ 126 Tabella 5. 5 - Tabella riepilogativa dei valori della curvatura in condizioni ultime u in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale _______________________________________________ 126 Tabella 5. 6 - Tabella riepilogativa dei valori del momento flettente in condizioni di incipiente fessurazione Mcr in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale _________________________ 126

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INDICE DELLE TABELLE

Tabella 5. 7 - Tabella riepilogativa dei valori del momento flettente in condizioni di snervamento dellarmatura tesa My in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale__________ 127 Tabella 5. 8 - Tabella riepilogativa dei valori del momento flettente in condizioni ultime Mu in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale _____________________________________ 127 Tabella 5. 9 - Tabella riepilogativa dei valori di energia specifica in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale 127 Tabella 5. 10 - Tabella riepilogativa dei valori di incremento di energia specifica in funzione della velocit di deformazione per i tre livelli del rapporto di sforzo assiale _______________________________________________ 128

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