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La Giornata

* * * * * *
In Italia Nel mondo
consensosiapur defilatodi Amatoattraverso
la Fondazione Italiani/europei, tramontata.
Poi DAlema riuscito a far fischiare i socia-
listi di Enrico Boselli al nome di Amato, pro-
vocatoriamente citato dalla tribuna congres-
suale di Fiuggi. Oggi Amato si fida cos poco
di tutti, chenonacasoharipresoainsegnare
allIstituto universitario europeo di Firenze:
implicitamente, il messaggio che nonconsi-
derascontataunasuapermanenzainpolitica
a breve. La sua diffidenza salita a tali livel-
li che anche nei confronti degli amici rifor-
misti guidati da Michele Salvati ha qualche
freddezza, dopo che sono entrati con Enrico
Morando nella segreteria di Walter Veltroni.
ParteciperauniniziativaaNapoli conGior-
gio Napolitano e Umberto Ranieri, piuttosto
che aderire a iniziative interne che portereb-
bero ancor pi acqua a Veltroni.
Lindebolimento di via XXSettembre
Ambienti del ministeroreplicanoperche
nulla di tutto ci spiega lapparente freddez-
za concui il ministro assiste allindebolimen-
to del Tesoro. E un fatto che dei quattro di-
partimenti del Tesoro quelli ad avere rile-
vanza politica sono tre. Edi questi lunico ad
avere ripreso pubblicamente quota la Ra-
gioneria generale di Andrea Monorchio, con-
siderato da sempre con grande rispetto ma
culturalmente estraneo alla temperie che ha
dominatoinviaXXSettembreinquesti anni.
Non neanche un mistero che il professor
Draghi da mesi abbia manifestato lintenzio-
ne di andarsene. Il cinquantatreenne profes-
sore controlla con mano ferma la direzione
delle analisi economico-finanziarie e delle
privatizzazioni, quella del debito pubblico
che ha reso le emissioni ita-
liane le pi tecnicamente
apprezzatenel mondo, quel-
la dei rapporti finanziari in-
ternazionali, quella dei rap-
porti col sistema bancario e
finanziario, cio Bankitalia
e Consob, quella valutaria e
infine quella del contenzio-
socomunitario. Conafianco
uno stato maggiore compo-
sto da dirigenti generali co-
me Vittorio Grilli, Roberto Ulissi e Lorenzo
Bini Smaghi, il cuore operativo del mini-
stero sui mercati. Ed conquesti uomini che
Draghi dovresaminarelesceltedelicateche
attendono il Tesoro nei prossimi mesi: quan-
do si tratter di decidere come assumere le
partecipazioni pubbliche non dismesse dal-
lIri allatto della sua chiusura prevista per
giugno, e laggiudicazione di importanti gare
come quella per Grandi stazioni, gli aeropor-
ti e le licenze Umts dei telefonini: gare cui
concorre lintero gotha economico e finanzia-
rio italiano.
Ma, pur essendoci tuttoquestodafare, Dra-
ghi se ne vuole andare. Il suo nome continua
arisuonareper il Fmi, per quantodifficilesia
che lItalia si aggiudichi una tale casella
avendoRomanoProdi allaguidadellUnione
europea. E qualcuno dice anche che forse,
sempre che al professore interessasse, in as-
senzadi incarichi internazionali i grandi azio-
nisti di un importante banca subalpina po-
trebberooffrirglienelaguida, vistochegli at-
tuali vertici verrannoinprospettivacongeda-
ti. Voci, come quelle che al Tesoro sorridono
sulla tendinite di cui il professor Draghi sof-
fre, con innocenti battute del tipo anche il
nostro Achille ha un punto in cui vulnera-
bile.
Quanto poi al terzo dipartimento, quello
per lePolitichedi coesioneallosviluppo, su
questo che si appuntano molti crucci dei no-
stalgici. Il suo avvio nelle mani di Fabrizio
Barca, strappato allufficio studi di via Nazio-
nale, era un fiore allocchiello per Carlo Aze-
glio Ciampi. Scettico sul carrozzone di Svi-
luppoItalia, cheavrebbedovutorimettereor-
dine tra le otto societ pubbliche compete-
tenti di quanto restava dellintervento straor-
dinarioal Sud, Ciampi avevaaffidatoaBarca
il compitodi innalzarelaquotadi utilizzode-
gli aiuti comunitari edi realizzareunaretedi
competenze sul territorio, finalmente in gra-
dodi realizzareleistruttorie
dinvestimento con procedu-
re di costi/beneficio e non
piper convenienzapolitica.
Il primorisultatoadireil ve-
ro stato trionfalmente rag-
giunto, passando da meno
del 20 e pidell80 per cento
in un anno. Il secondo si ve-
dr solo col tempo. Ma un
fatto che Amato stato sem-
pre scettico. Non ha reagito
allemergere di difficolt. N ha levato la vo-
ce quando Palazzo Chigi, un mese fa, ha riaz-
zerato e fatto ripartire Sviluppo Italia affi-
dandola a Carlo Borgomeo invece che a Pa-
trizioBianchi. N, insedecomunitaria, hare-
spinto le osservazioni molto critiche che la
Commissione europea esporr ufficialmente
a Roma luned prossimo. Ecos Barca si di-
messo, eal suopostostatonominatoFranco
Passacantando, reduce dalla Banca mondia-
le: ex di Bankitalia cresciuto sotto Perluigi
Ciocca. La squadra perdente, diciamo cos,
a Bankitalia in questi anni. I fan di Amato,
numerosi tra i grand commis della Seconda
repubblica, fanno notare che se la politica
italianasarcos avaraversounodei suoi mi-
gliori esponenti, sar Amato, pi che Barca o
Draghi, aricoprireprestootardi qualchepre-
stigioso incarico nei fori internazionali.
OGGI ILGOVERNODISCUTELASTRA-
TEGIA ANTI-REFERENDUM. Nonostante
il vertice conviviale di mercoled sera (me-
nutargatoVissani), i segretari dellamaggio-
ranzasonoancoralontani daunintesa. Pier
Luigi Castagnetti (Ppi) insiste: Il governo
deve costituirsi davanti alla Corte costitu-
zionaleperchvenganodichiarati inammis-
sibili i quesiti sociali. Daccordo Armando
Cossutta (Pdci) e il ministro del Lavoro Ce-
sareSalvi. AncheEnricoBoselli (Sdi) nonha
dubbi: Sonocontrarioatutti i referendum.
MassimoDAlema, per, restascettico: be-
ne che il governo rimanga imparziale. An-
che perch scatenare lira dei Radicali, a
meno di cento giorni dalle Regionali, po-
trebbe essere politicamente rischioso. Mar-
coPannella, infatti, hadecisodi aspettarele
16 di oggi (dopoil Consigliodei ministri) per
dire in quali Regioni correr la Lista Boni-
no. Invece di una presa di posizione forma-
le dellesecutivo, insomma, la soluzione che
si delinea un meno impegnativo docu-
mento politico della maggioranza.
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Gli avvocati minacciano lo sciopero contro
il decreto legge sul giusto processo. Con un
durissimo documento, lUnione camere pe-
nali chiede a Carlo Azeglio Ciampi di non
controfirmare il provvedimento e invita tut-
ti i penalisti adeccepirnelincostituzionalit
(cos da bloccare i processi).
Mercoled 12 audizione delle Camere pe-
nali incommissione Giustizia, allaCamera.
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Ds verso le assise di Torino, traWashington
e Sofia. Dopo aver scelto uno slogan anglo-
sassone (I care, mi faccio carico, me ne
preoccupo), Walter Veltroni ha preparato
per i 2.700 delegati del congressounacoreo-
grafia blu e argento. Tra i candidati per la
colonna sonora c anche Bruce Spring-
steen. Francesco Cossiga, per, non apprez-
za le sfumature yankee e rifiuta linvito al
Lingotto: Non vado a congressi bulgari.
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Abbandonato in ospedale un neonato con
ungravehandicapal cervello: i genitori (che
hanno saputo della malformazione al setti-
mo mese di gravidanza) non lo vogliono ri-
conoscere. Il piccolonatoquattrogiorni fa
ad Augusta (Siracusa), si chiama Francesco
e pesa quattro chili. E destinato a una vita
davegetale. Il padrehalasciatoinospedale
dueborsoni conil corredoehadettoagli as-
sistenti sociali: Non lo registrer a mio no-
me. Gi avviate le procedure di adozione.
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Arrestato il pentito-latitante Paolo Balsa-
mo, del clan catanese dei Cursoti. Dopo un
inseguimento sullautostrada Genova-Livor-
no, stato catturato in un autogrill. Sotto
protezione, era fuggito nel 92.
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Morti. A Sasso Marconi, nel bolognese,
una vedova di 78 anni stata uccisa con un
colpo dascia alla testa: viveva con il figlio,
il primo a scoprire il cadavere. A Torino un
ventottenne incensurato stato trovato car-
bonizzato nel bagagliaio della sua auto. A
Milano una ragazza di 29 anni stata inve-
stita sulla tangenziale; a Pontedera (Pisa)
unauto che usciva da un passo carrabile ha
urtato uno scooter facendo cadere il quat-
tordicenne che lo guidava, poi travolto e uc-
ciso da unauto pirata. A Roma un carabi-
niere morto, investito dallauto di un col-
lega slittata sul ghiaccio, mentre stava fa-
cendo i rilievi di un incidente stradale. A
Ovindoli (LAquila) un venticinquenne ro-
mano ha perso il controllo degli sci ed
precipitato lungo la pista del Canalone.
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Borsa di Milano. Indice Mibtel ancora in
ribasso: 26.439 (-1,52%). Leuro (1,0388) gua-
dagna 0,0020 punti sul dollaro.
FRANCIA, LA PILLOLA DEL GIORNO
DOPO E DISPONIBILE NELLE SCUOLE.
La possono somministrare i medici scolasti-
ci senzainformarelefamiglie. Gidagiugno
in vendita libera nelle farmacie (la Fran-
cia stata il primo paese nel mondo).
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Borse, in Europa terzo giorno in negativo.
Perdono Londra, Parigi, Francoforte e Am-
sterdam. Stabile Madrid, Zurigo lunica a
guadagnare. Peggio i mercati asiatici: Tokyo
-2,02%, Hong Kong addirittura -4,38%.
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Il Papa consacra 12 vescovi, la Cina 5. Po-
che ore prima della cerimonia in Vaticano,
la Chiesa patriottica cinese (riconosciuta
soltanto dal governo comunista) ha celebra-
to le sue ordinazioni nella cattedrale del-
lImmacolata Concezione. Pechino lancia
comunque messaggi concilianti: Vogliamo
relazioni diplomatiche con il Vaticano. La
Santa Sede invece minaccia di interrompe-
re ogni dialogo.
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Russia, Putin sostituisce un ministro, ta-
glia il tasso di sconto e appoggia la proposta
della Banca centrale di convertire obbliga-
toriamente in rubli tutti i guadagni delle
esportazioni. Cambio al ministero delle Na-
zionalit, posizione chiave per la crisi cece-
na: se ne va Vyacheslav Mikhailov e arriva
Alexander Blokhin. Sul fronte diplomatico,
il ministro degli Esteri Igor Ivanov, a Geru-
salemme con Eltsin per il Natale ortodosso,
annuncia un incontro di pace per il Medio
Oriente a Mosca, in febbraio. Gennadij Zju-
ganov ha confermato la sua candidatura al-
le presidenziali; Evgenij Primakov invece
tace. Il quotidiano inglese Independent so-
stiene di avere le prove che gli attentati a
Mosca dello scorso settembre sono opera
dei Servizi segreti russi.
A Grozny Mosca recupera posizioni e
conquista la stazione, ma con gravi perdite:
almeno 80 negli ultimi giorni. Ormai anche
Eltsin dice che la citt non cadr prima di
due mesi. Nel Sud della Cecenia, intanto, i
russi sono entrati aVedeno: eralapisalda
delle roccaforti cecene.
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Israele-Siria: il negoziato arranca, ma con-
tinuer fino a domenica. Lo ha detto il go-
vernoisraeliano. Ieri aShepherdstowntor-
nato Clinton. La Siria ribadisce la sua ri-
chiesta: ritiro totale dal Golan. Israele non
cede e rilancia: maggiori garanzie per la si-
curezza. Chi pensa che tre giorni di collo-
qui in una piccola citt della Virginia pos-
sano risolvere tutti i problemi, non capisce
nulla di Medio Oriente, ha detto HaimRa-
mon, collaboratore di Barak.
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Airbus dirottato, quattro arresti in India,
sarebbero i basisti: due pakistani, un nepa-
lese ed un indiano. Masood Azhar, il leader
separatista kashmiro liberato su richiesta
dei pirati, ha detto a Karachi che i cinque
dirottatori erano indiani.
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Indonesia, Guerra Santa contro i cattolici.
Cinquemila musulmani, vestiti di bianco,
hannosfilatoaGiakartaconunacrocedi le-
gno bagnata nel sangue di una capra sgoz-
zata. Urlando Jihad, Jihad, hanno chiesto
le dimissioni della vicepresidente Megawa-
ti Sukarnoputri, incaricata di riportare la
pace tra le due comunit (quattromila mor-
ti da agosto nelle isole Molucche).
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La banca Lazard Freres vuole Clinton. E
disposta a pagarlo 10 milioni di dollari al-
lanno(19 miliardi di lire). Soltantolagenda
del presidentevarrebbe4 milioni di dollari.
Pensione di un ex presidente in America:
151.800 dollari lanno (300 milioni di lire),
pi i benefit.
Londra. Che cosa hanno in comune le se-
guenti cinque persone? Robert Ayling ben
conosciutocomeil combattivocapodellaai-
ling (malaticcia) ma sempre egemonizzante
British Airways; lex cantante rock sir Bob
Geldof celebre per aver organizzato quel
miracolo civico-umanitario di Live Aid; Jen-
nie Page da sempre una delle pi efficaci
civil servant della burocrazia statale bri-
tannica; lavvocatoCharlieFalconer unvec-
chio amico del premier e Mike Lockett orga-
nizzai congressi dei Tory. Eallora?Dacinque
giorni sono le cinque persone pidetestate e
criticate nel Regno Unito, a causa dei loro
ruoli nel disastroso coordinamento dei fe-
steggiamenti per il nuovomillennioaLondra.
Come capo della BA, Ayling gi alla ber-
lina per il clamoroso fallimento della BA
Millennium Eye, la ruota da luna park che
giganteggia sul lungotamigi. Come presiden-
te della New Millennium Experience Com-
pany, chehacostruitoegestitoil Dome, il me-
gatendone di Greenwich, responsabile, in-
siemeconladirettricegeneraleJenniePage,
per il fiasco non solo dellinaugurazione alla
vigilia di Capodanno, ma anche del suo com-
plessivo insuccesso: allinterno della cupola
ci sono state file di due ore per poter vedere
lediversezone (padiglioni) dedicateatemi
di scarso interesse per adulti o gente colta,
nelle quali si obbligati comunque a uscire
dopo undici minuti precisi.
La ditta di Lockett attaccata dai media
per aver bloccato, al freddo e in piedi per
quattro ore, mille ospiti fra vip (compreso il
nuovo dg della Bbc, un furibondo Greg Dyke)
e cittadini comuni nella sterminata stazione
metro di Stratford, a causa del mancato fun-
zionamento dei macchinari di sicurezza pre-
stati da Scotland Yard (il cui capo, sir Paul
Condonstatoancorapiveementenellesue
critiche) per loccasione. E, inoltre, inogni ca-
so, per non aver recapitato a casa in tempo i
tremilainviti. Geldof sottotiroperchlasua
Big Time, che aveva preparato limponente
spettacolo dei fuochi dartificio sul Tamigi
(per la Cnn il migliore del pianeta), aveva co-
munque promesso di meglio. Come il muro
di fuocodi trentametri chedovevaalzarsi al-
la velocit del suono: un flop per i due milio-
ni di spettatori inattesa sulle rive, e che han-
no avuto disagi anche igienici oltre la decen-
za (come il festival di Woodstock allinterno
di un gulag siberiano, secondo un parteci-
pante deluso). Equesto senza contare la spe-
sa, intorno ai sessanta miliardi di lire. Mal-
grado il plauso degli anchormen di Atlanta,
gli inglesi hanno votato i fuochi di Sydney o
della Torre Eiffel come i migliori.
La patetica Faith zone
Poi nonbisognaescluderei costi faraonici
del Dome (quasi tremila miliardi), coperti
dalla lotteria nazionale e da una pletora di
sponsor. I due fratelli miliardari indiani, gli
Hinduja dellomonima dinastia di acciaio,
che hanno pagato di tasca propria la Faith
zone (il pallido e pateticamente politically
correct padiglione sulla fede religiosa) sono
rimasti molto seccati di essere rimasti bloc-
cati a Stratford. Molte altre ditte importanti,
dalla Boots alla Tesco, adesso vogliono rine-
goziare il contratto da sponsor, per pagare di
meno, o addirittura rompere il rapporto.
Per sua fortuna (col senno di poi) lo scan-
dalo del mutuo facile di unanno fa ha causa-
to lallontanamento di Peter Mandelson dal
suo Dome, ma ha lasciato tutto limbarazzo
politico del caso nelle mani del suo compe-
tente e pacioso successore, il ministro Falco-
ner, ribattezzato negli (ottimistici) mesi della
vigilia the Dome Secretary, e che ieri ha
vergatounpenosomeaculpa sullIndepen-
dent incui, conunulterioregaffe, chiedescu-
sa ai Vip and ordinary people (come se in
democrazia una tale distinzione sia appro-
priata) per i disagi subiti.
I giornali sono zeppi di articoli e lettere
sulla pessima qualit dei contenuti del Do-
me. Pochi risparmiano unparagone allo sti-
le e al contenuto del governo Blair. La nazio-
ne che ha reso famoso il nome del rione lon-
dinesedi Greenwich comeil centrodel tem-
po, ora lha trasformato nella nuova Water-
loo. La pigrande metropoli europea nonha
ancora un sindaco: ci fosse, sarebbe luomo
pi inviso dEuropa. Ma i londinesi si conso-
lano: il Giubileo, almeno, non lo fanno qui.
Roma. La Seconda repubblica non avr
superato Tangentopoli e nonha ancora risol-
to il nodo delle riforme istituzionali. Ma una
cosa lha fatta. E riuscita a stupire il mondo
checi davafuori dallEuropamonetaria, eha
privatizzato pi di ogni altro paese europeo.
Con leccezione, si capisce, del Regno Unito
dellasignoraThatcher. Questogiudizio, sec-
coeprecisoquantoaffabi-
le il tono del collaboratore
del presidentedellaRepub-
blica che lo pronuncia, con-
tiene tutti gli elementi per
analizzare un punto che ap-
passiona pochi osservatori,
edinvececentrale. Checo-
sa sta avvenendo al ministe-
ro del Tesoro? Che bilancio
tirare di questi anni? Che
prospettive si muovono? LI-
taliapolitica, tornataconil governoDAlema-
bis alle contese tutte interne, non sembra
porreattenzioneallinterrogativo. Equestoal
Quirinaledispiace. Anchesenonvienedetto
che attraverso garbate e allusive perifrasi.
Che non intaccano, naturalmente, la stima e
la considerazione per lattuale ministro del
Tesoro, Giuliano Amato. Ma segnalano laf-
fioraredi unproblema: unimprovvisocalodi
tensione.
Il Tesoro stato negli anni 90 una macchi-
na da guerra. Nonsoltanto per le dimensioni
cospicue, con i suoi 24 mila dipendenti dopo
lannessionedel Bilancio. Maancheper lim-
pattodelledecisioni assunte. Per il Tesorogli
anni dellaSecondarepubblicahannocoinci-
so con lavvento di un trio di prima grandez-
za. Amato: presidente del Consiglio della cri-
si dellaliranel 92, dellaFinanziarialacrime
e sangue da 90 mila miliardi e della trasfor-
mazioneduncolpodegli enti pubblici inspa,
nel corso di una notte. Lamberto Dini: mini-
strodel Tesoroprimaepresidentedel Consi-
glio poi, con la direttiva sulle dismissioni
bancarie da parte delle Fondazioni e la sfor-
tunata proposta di riforma previdenziale. In-
fine Carlo Azeglio Ciampi: presidente del
Consiglio prima e ministro del Tesoro poi al-
lingresso nelleuro, oggi al Quirinale.
Di questatriade, al Tesorosonovenerati il
primoe(pidi tutti) lultimo. QuandoCiampi
lanno scorso coron leuro con lelezione al
Quirinale, vi chi lo paragon a Turgot, il fi-
losofo economista controllore delle Finanze
nella Francia del 1774. La Repubblica italia-
na, si aggiungeva, stata pi riconoscente
dellamonarchiafrancese, checostrinseil ba-
rone di Aulnes a dimettersi per gli interessi
che aveva colpito con le sue riforme.
Qualcuno, al ministero di Via XX settem-
bre, invecechecoi ministri preferiscedatare
gli anni Novanta come gli anni di Mario Dra-
ghi: a fine 80, dopo le dimissioni da direttore
generale del puntuto Mario Sarcinelli, sta-
to proprio lui nellalternarsi dei ministri la
mente e la mano che ha dato continuit sino
a oggi alle manovre per raggiungere leuro e
ritirare la mano pubblica dalleconomia.
La politica frena lazione riformista
Il bilancio 99 di Amato, in effetti, stato
quello che la politica ha re-
so di fatto possibile. Non un
granch. Sul fronte della fi-
nanza pubblica, lesordio fu
un atto di sfiducia verso la
possibilit di mantenere il
fabbisogno pubblico annua-
le entro il 2 per cento: con-
trattinsedeEcofinunosfo-
ramentodi quattrodecimali
che attir sullItalia frizzi e
lazzi comeai vecchi tempi, e
che, inoltre, alla prova dei fatti si dimostra-
to superfluo. Di questo per la prima volta in
Italia il merito non del Tesoro ma delle Fi-
nanze, viste le decine di migliaia di miliardi
di entrate suppletive ottenute da Visco, in
parte anche conla lotta allevasione. Lo stes-
so Visco che, sullUnit due giorni fa, addos-
sando conuna punta di veleno al Ragioniere
dello Stato Monorchio la colpa della sbaglia-
ta previsione, in realt attacca Amato reo di
non averla respinta.
Quanto alla Finanziaria, nessuno ricor-
der quella appena approvata come partico-
larmente impegnativa: i suoi effetti genero-
samentecalcolati in15milamiliardi sonopo-
co piche neutri. Sulle privatizzazioni, il mi-
nistro non ha sposato le critiche che qualcu-
no aveva pur espresso, al momento giusto,
quando si trattato di scegliere prezzo e
quantitativi del collocamento sul mercato
della prima tranche Enel. Col risultato che il
titolo sta sotto, replicando cos la performan-
ce della quarta tranche dellEni. E su Tele-
com, lasualineapolemicaversoPalazzoChi-
gi, reo di eccessivo appeasement nei con-
fronti di Roberto Colaninno, nonha prodotto
sinora alcun risultato.
Amato, dalla sua, ha pi di un argomento.
Pivoltehaespresso, ancheal Quirinale, la-
marezzaper esser statolasciatosolo, quando
ha rilanciato sulla previdenza. Non da Mas-
simo DAlema, riconosce sempre. Ma dal se-
gretario dei Ds, interessato a stringere con
SergioCofferati unaccordoper isolareil pre-
mier. Questo spiega perch Amato conlealt
ha smentito tempestivamente ogni ipotesi di
successione a DAlema, quando Francesco
Cossiga adombr tale ipotesi.
Solo che col tempo la prospettiva politica
di DAlemaper i Ds, lacostruzioneciodella
Cosa2 cheinqualchemodoavevaottenutoil
IL FOGLIO
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: LARGO CORSIA DEI SERVI 3 - 20122 - MILANO
quotidiano
TEL 02/771295.1 - SPED. ABB. POST. - 45%- ART. 2 COMMA 20/b LEGGE 662/96 - FIL. MILANO
Questo numero stato chiuso in redazione alle 19,45
ANNO V NUMERO 5 DIRETTORE GIULIANO FERRARA VENERD 7 GENNAIO 2000 - L.1500
Caro Tesoro
Friederich Schneider dellUniversit di
Linz ha mandato a Giuliano Amato e a Ce-
sare Salvi, una delle prime copie del suo
saggio Shadow economies around the
world (Il giro del mondo attraverso le
economie sommerse) pubblicato in di-
cembre nella serie Stockholm Network Pa-
per. Nello studio si esaminano lincidenza
e le determinanti delle economie sommer-
se sulla base dei dati di 17 paesi Ocse su un
lungo arco di anni. Alcuni dati salienti so-
no apparsi sui giornali italiani, in partico-
lare quelli relativi alla vasta estensione
del sommerso. Nella nota di accompagna-
mento, per, Schneider sottolinea come
queste statistiche rappresentino solo la
punta di un iceberg molto complesso di cui
il suo saggio sviscera le cause utilizzando
un metodo innovativo: lelevata pressione
tributario-contributiva e il grado di regola-
mentazione del mercato del lavoro. Quan-
to pi il fisco opprime e il mercato del la-
voro ingabbiato in una ragnatela di leggi,
tanto pi si espande il sommerso. E pro-
prio lipotesi sembra suggerire lanalisi
di Schneider su cui poggiano i referen-
dum sociali proposti dai Radicali. Il mini-
stro del Lavoro vorrebbe che il governo si
opponesse ai sette quesiti su lavoro e im-
presa anche in via giudiziaria. Quello del
Tesoro, Bilancio e Programmazione econo-
mica, invece, tace.
Schulziana
F
orse Charles Schulz non doveva farcelo.
In una tavola domenicale del 1999 ha
dato un volto e un nome
a un mito fino ad allora
misterioso e solo va-
gheggiato: la ragazzina
dai capelli rossi, oscuro
(ma soprattutto ignaro)
oggetto del desiderio di
Charlie Brown, coltiva-
tore e amante di rose
non colte. Si chiama
Peggy Jeanlaragazzinaacui CharlieBrown
il giorno di San Valentino inviava biglietti-
ni galanti ma rigorosamente anonimi, ac-
contentandosi di sospirare per lei in silen-
zio, vittima di un amore infelice ma certo
ricco di infiniti ed esaltanti riferimenti let-
terari. Lui al campeggio estivo, natural-
mente solo, seduto su un pontile e perso in
una malinconica contemplazione delloriz-
zonte. Accanto a lui compare, come per ma-
gia, la mitica ragazzina, le fulve chiome il-
leggiadrite da un vezzoso nastro. Con il cuo-
re in tumulto, Charlie tenta un goffo ap-
proccio, subitovanificatodalei chelolascia
per raggiungere il suo ragazzo al campo
di calcio. E Charlie Brown telefona a casa
per sentire una voce amica. Snoopy, natu-
ralmente.
La Giornata realizzata in collaborazione con Chilometri
GIULIANO AMATO
ANDREA MONORCHIO
CARLO CIAMPI
MARIO DRAGHI
I
l Sindaco di Napoli, ministro del Lavoro
nel primo governo DAlema, ritiratosi in
citt sotto la tenda municipale, voleva do-
minare il Mezzogiorno e affermarsi, nel suo
clamoroso doppio incarico, come grande
della sinistra e della nazione. Non ce lha
fatta. Si ritirato in cattivo ordine, sotto il
cielo grigio piombo dellattentato mortale
bierre a un suo collaboratore, pronto a fo-
mentare eventuali disordini. A Palazzo Chi-
gi non lo amano e dicono di non temerlo,
suggeriscono che alla fine far il candidato
Governatore della Campania, e che la sua
riluttanzaalasciarelaguidadi Napoli (con-
fermata ufficiosamente anche al Foglio)
solo un modo per negozia-
re meglio le condizioni del
passaggio. Coltiva ora il si-
lenzio, Antonio Bassolino,
come stile e programma.
Ma al Congresso parler.
Minaccia un discorso dei
suoi: icastico, appassiona-
to, comiziesco, con una
punteggiaturarigidaeclas-
sica, una tecnica oratoria
cui non estranea una vec-
chia, leggera balbuzie. Ha una vasta popo-
larit personale, alla napoletana, dunque
indiscussa. Ha un apparato e un sistema di
potere, esterno e interno al partito in cui
milita, a Napoli e in Campania, di robustez-
za eccezionale. Agganci seri con la Fiat e
con i grandi notabili Barracco vicini al Cor-
riere della Sera
(sebbene lunica
spina nel fianco
sia il Corriere
del Mezzogiorno
con i suoi intel-
lettuali insubor-
dinati). DellecosefattecomeSindacovafie-
ro come delle idee che gli si attribuiscono
(riformatore del welfare, Tony Blair italia-
no); quelle non fatte o sbrindellate le can-
cella dietro lo schermo dei ludi metropoli-
tani e di un controllo eccezionale dei me-
dia. Ha ispirato in Campania una maggio-
ranza non dalemiana (sinistra pi Veltroni
pi amici di Famiano Crucianelli), ma il se-
gretarioGianfrancoNappi, suoamabileclo-
ne, in condominio con il premier. A Napo-
li e provincia regna con il proconsole Nico-
la Oddati. Il modernizzatore Roberto Bar-
bieri, deputato che conta e lo legava a DA-
lema e allo staff per le grandi scelte econo-
miche metropolitane, ora molto amico
suo. Il rivale dalemiano purissimo, Antonio
Napoli, si indebolito in Albania, da dove
precipitosamente rientrato rimettendo
uno strano incarico di governo. Ha uomini
suoi dappertutto, sebbene non disponga di
truppe nazionali. E spregiudicato: al con-
gresso regionale ha votato la mozione na-
zionale, ma i suoi (Massimo Paolucci, Mar-
cello Chessa) li ha mandati con la sinistra.
Ospite misterioso, taciturno,
ammaccato, potente, conteso.
Sar Governatore? S, no, ni
Antonio Bassolino
I GENERALI 3
Da Padova a Palermo
a Roma, un filo conduttore:
in politica contano le manette
Pietro Folena
S
tudente padovano, figlio di un grande fi-
lologo, Pietro Folena nella met degli
anni Settanta fu travolto dalla bufera che
nella citt scaten lAutonomia. Folena
spaesato si rifugi nel Pci. Da segretario lo-
cale della Fgci collabor con i magistrati
del posto per spezzare la spirale della vio-
lenza. Ottenne qualche risultato. Al costo
per di qualche degenerazione dello stato
di diritto che avr vita lunga e conseguenze
dolorose per molti. Folena si convinse allo-
ra che i problemi politici si risolvono es-
senzialmente con le manette?
Feceil segretariodellaFgci nazionalenel
periodo dellinvoluzione di Enrico Berlin-
guer: questione morale e
diversit genetica dei co-
munisti, lotta contro gli eu-
romissili, contro lo Sme,
contro la revisione della
scala mobile, contro il rifor-
mismo istituzionale.
Nel delicato periodo della
formazione ricevette uno-
verdose di cultura propa-
gandistica da cui non si ri-
prese pi. Venne, in segui-
to, speditoinSicilia, doveportil partitoco-
munistaai minimi storici. Combattlamafia
con alcuni ottimi risultati: la cattura della
cupola corleonese figlia di quel periodo.
Ma anche con esiti devastanti: di cui il pro-
cesso Andreotti solo un emblema.
Dopo Berlinguer, Folena si affid a Mas-
simoDAlemachenegli ultimi tempi riusci-
va talvolta a limitarne la manettomania.
Ora ha una specie di co-leadership del par-
tito assieme Walter Veltroni: approfittando
della cricca generazionale di cui ogni ex
segretario della Fgci dispone, cerca di met-
tere suoi uomini dappertutto. Ma leffetto
dateladi Penelope: i dirigenti fatti di gior-
nosi disfanodi notte. Il problemachei Ds
non sono ancora come il Ppi: per comanda-
rerichiestocarisma. ChemancaaFolena.
Al suo posto punta sul giustizialismo di una
sinistra disperata. Con qualche successo.
PIETRO FOLENA
ANTONIO BASSOLINO
I COLONNELLI 3
DIVAGAZIONI
PEGGY JEAN
OGGI NEL FOGLIO QUOTIDIANO
SI CHIAMA SLOTERDIJK,
E UN FILOSOFO INCENDIARIO
LUOMO NUOVO? IN PROVETTA.
Le tesi di Peter Sloterdijk, filosofo
tedesco, incendianolintellighenzia
europea da sei mesi e sono scono-
sciute in Italia. Sostiene che luomo
si imbestialito nella civilizza-
zione di massa, e che il parco uma-
no o lo zoo umano ha bisogno di
regole per una nuova selezione: la
genetica. Niccianesimo e ideologie
totalitarie volevano la riforma del-
luomo con mezzi profetici o politi-
ci. Ora si pu, ma con la scienza.
(Marina Valensise, pagina due)

Il sorprendente fallimento
del Capodanno sul Tamigi
E successo di tutto, tranne il nostro
pollaio. Disagi. I cinque colpevoli
I Rutelli di Londra
Qualche amarezza per Amato
Dopo il magico decennio degli anni Novanta
al Tesoro si avvertono segni di un calo di tensione
Barca se n andato, Draghi se ne andrebbe. Solo Monorchio ha ripreso quota
Anche al Quirinale si ascoltano espressioni preoccupate
eXistenZ di David Cronenberg, con Jennifer
Jason Leigh, Jude Law, Ian Holm, Willem
Dafoe, Don McKellar
eXistenZ (minuscolo tranne la X e la Z,
il registaci tiene) nonuntitolomaunmar-
chio di fabbrica. Sotto letichetta, in unepo-
caimprecisatamanonlontanadallanostra,
viene messo in vendita un sofisticatissimo
videogioco. Basta dare unocchiata ai co-
mandi: via il guscio di plastica rigida e i po-
melli che nel gergo si chiamano joystick.
Per muoversi nella realt virtuale, bisogna
ora affondare le dita in un brandello di car-
nemollicciaerosea, chefremeesussultaal
minimo sfioramento. I protagonisti dellul-
timo delirio fantabiologico firmato David
Cronenberg si collegano al giocattolo con
un lungo cordone ombelicale dalla vena
ben visibile, innestato nel sistema nervoso
attraversounabioporta. Facilecomefarsi il
buconellorecchio(loperazioneaffidataa
un sinistro Willem Dafoe, tuta sudicia e un-
ghie nere da meccanico). Il regista canade-
se torna cos allepoca di Videodrome,
quando James Woods si infilava le video-
cassette nella pancia invece che nel regi-
stratore. A quasi ventanni di distanza, il
mondo post umano e post organico si raf-
finato, passando attraverso Crash, giardi-
no di supplizi e delizie cromate. E anche at-
traversogli strumenti ginecologici per don-
ne mutanti che i due gemelli in camice
verde maneggiavano nel film Inseparabi-
li. La lezione di anatomia, nervi e polpe al-
lo scoperto, prosegue con una ripugnante
serie di bestiole a due teste, e con una pi-
stola ricavata da un cranio (spara denti in-
vece di proiettili). Il divertente e futuristico
armamentario illustra per una storia anti-
ca e cartesiana. Non siamo sicuri di niente,
se non del fatto che pensiamo, sosteneva il
filosofo gi nel Seicento. Tutto il resto po-
trebbe essere lo scherzo di undio malvagio,
oforsebirichino. Lincubo, riverniciatoeag-
giornatoconunmegacomputer al postodel-
ladivinit, lostessocheispiravaMatrix.
Il rimedio come al solito risulta peggiore
del male: una feroce brigata di guerriglie-
ri della realt che, mitra alla mano, uccide
in nome del realismo. Ora il nemico sono i
videogiochi. Ma una volta erano i romanzi,
pericolosa miniera di invenzioni e falsit.
007 IL MONDO NON BASTA di Michael Ap-
ted, conPierce Brosnan, Sophie Marceau, Ro-
bert Carlyle, Robbie Coltrane, Maria Grazia
Cucinotta (nelle sale dal 14 gennaio)
Cambiano i registi, cambiano gli attori,
cambia perfino mister Q, che nel nuovo
Bond ha il volto dellex Monty Python John
Cleese invece del caro vecchio Desmond
Llewelyn. Ma la spia con licenza di uccide-
re rimane fedele al suo personaggio, privi-
legio che tocca solo ai miti. Puntualmente,
ogni paiodanni, torniamoal cinemaper ve-
dere chi il cattivo di turno, per scoprire la
nuova Bond girl, per sentir pronunciare il
fatidicoMi chiamoBond, James Bond, ve-
ro tour de force per il povero Pierce Bro-
snan(lemalelinguesostengonochenonriu-
scisse a dire la battuta senza ridere, e se lui
restava serio e compunto, il fou rire coglie-
va qualcuno della troupe, obbligando a ri-
petere la scena). Girato da Michael Apted,
regista della vecchia scuola, lultimo 007 ha
scene dazione e dialoghi cos bondiani da
far venire il sospetto dellautoparodia, ag-
gravato dalla presenza di Maria Grazia Cu-
cinotta, prima massaia poi perfida assassi-
na. La affiancano Sophie Marceau e Denise
Richards, sempre conla maglietta grondan-
te acqua sopra il seno esplosivo (professio-
ne nel film: fisico nucleare). Il cattivo Ro-
bert Carlyle, serissimo nel ruolo come il ca-
po delle spie, Judi Dench, che, dopo tanto
Shakespeare, al suo secondo Bond.
KIRIK E LA STREGA KARAB di Michel
Ocelot, musiche di Yossou NDour
Bambini, bambini gorgheggiava lor-
ribile Robert Mitchum in La morte corre
sul fiume, mentrei piccini scappavanocon
la bambola imbottita di soldi. Il richiamo
ora arriva dalle sale cinematografiche, zep-
pe come mai di cartoni animati. La maggior
parte sono per fabbricati per la gioia dei
grandi, come il Toy Story 2 di John Lasse-
ter (uscir a febbraio), troppo veloce e zep-
po di citazioni per divertire quelli che han-
no meno di 30 anni. E come South Park,
dove appare un Grande Clitoride interroga-
to come un oracolo. Anche Michel Ocelot
cerca la sua collocazione in zona anti-Di-
sney. Non tanto per la vicenda, ambientata
in un villaggio africano. N per leroe. N
per la morale, che invita a capire le ragioni
degli altri. La differenza sta nel paesaggio,
nel disegno e nei colori, strettamente ispi-
rati ai quadri del pittore Henri Rousseau,
detto il Doganiere.
ANNO V NUMERO 5 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO VENERD 7 GENNAIO 2000
I L CAS O S L OT ERDI J K
Parigi. Volete luomo nuovo? Volete rea-
lizzare il grande mito delle ideologie del
Novecento? Potreste fabbricarvelo in pro-
vetta. E lultima provocazione intellettua-
le che circola in Germania, la nazione pi
tragica e pi filosofica dEuropa, che oggi
affronta la scienza delle biotecnologie e le
possibili manipolazioni
della vita umana.
A lanciarla, nella terra do-
ve a discutere di clonazio-
ne e tecnica genetica non
sono solo scienziati che
cercano nuove vie per la
ricerca e opinionisti catto-
lici che difendono il miste-
ro dellamore, ma filosofi,
Peter Sloterdijk, enfant
terrible della filosofia te-
desca, che parla di Regole per lo zoo uma-
no. Noto al pubblico per un trattato dal ti-
tolo kantiano, Critica della ragione cini-
ca (1983), e per varie sue prese di posizio-
ne che toccano unampia gamma di temi,
dallEurotaoismo alla Gnosi, dalla metafi-
sica dei film di Arnold Schwarzenegger, al
materialismo di Friedrich Nietzsche, Slo-
terdijk nato nel 1947, e dunque immu-
ne, se non apertamente refrattario, alla
koin democratico-antifascista invalsa nel
dopoguerra nella generazione nata nelle-
poca di Hitler e affetta da comprensibili
sensi di colpa verso il nazismo.
Il nostro filosofo nietzscheano dispi-
razione, heideggeriano di formazione, neo-
coservatore radicale per elezione: dunque
medita molto sul tramonto dellOccidente.
Particolare diabolico: ha un passato di
estremista di sinistra.
Sloterdijk anche passabilmente vani-
toso, tanto da accettare di esibirsi a fianco
di Oskar Lafontaine sul palcoscenico di un
teatro di Vienna, per discettare in pubbli-
co contro il pensiero unico del neolibera-
lismo incontrollato e lanciare strali con-
tro il predominio dei media. Salvo poi ca-
dere in bala di quello stesso mondo del-
lapparire in cui proibita lautenticit,
come dice lex ministro delle Finanze silu-
rato da Gerhard Schroeder. Laccademia
non perdona: Sloterdijk ha dovuto perfino
rinunciare a candidarsi alla presidenza
della Karlsruher Hochschule fr Gestal-
tung, dove attualmente insegna, per lo
scandalo provocato dal recente suo inter-
vento sulla fine dellumanesimo e le bio-
tecnologie.
Tesi provocatorie (e allinizio trascurate)
Allinzio, per quanto ambigue e provo-
catorie, le sue tesi erano passate inosser-
vate. LeavevaesposteinunconvegnoaBa-
silea due anni fa, senza che nessuno bat-
tesse ciglio. Ma bastato che le ripropo-
nesse in un simposio sulla filosofia alla fi-
ne del secolo, organizzato dal Centro
Franz Rosenzweig di Gerusalemme e dal
Leer Institut nel castello di Elmau, in Al-
ta Baviera a luglio dellanno scorso, perch
scoppiasse un putiferio destinato a durare
e a gonfiarsi in una polemica chiassosa
non meno che feroce.
Gi il titolo dellintervento-saggio, mu-
tuato da un dialogo platonico, annunciava
un che di inquietante: Regeln fr den
Menschenpark, che in italiano suona Re-
gole per il parco uomini o per lo zoo
umano. Scritto in puro stile oracolare, con
citazioni di classici giustapposte in forma
di discorso indiretto e sapienziali ellissi
nellordine logico, lintervento voleva esse-
re una risposta alla Lettera sullumanesi-
mo che Martin Heidegger scrisse nel 1946
al discepolo francese Jean Beaufret, teo-
rizzando la fine dellumanesimo classico e
il trionfo della tecnica, foriero dellimpo-
verimento simbolico culturale delluma-
nit moderna. Ma ha trovato uneco di mas-
sa inconsueta alla speculazione filosofica:
copertina del settimanale Der Spiegel,
intere pagine dei quotidiani europei, re-
portage tv e persino un sito Internet
(www.sloterdijk.de) con tanto di conteggio
dei visitatori.
E nata cos la prima grande guerra di
idee nella Germania del dopo Muro: dopo
il famoso Historikerstreit, quando gli sto-
rici revisionisti misero in discussione il ca-
none di interpretazione del nazismo e del
bolscevismo, ecco il Philosophenstreit.
Sulle orme di Martin Heidegger
Come mai tanto clamore? Tenendosi sul-
le orme di Heidegger, Sloterdijk sera mes-
so a riflettere sul destino delluomo con-
temporaneo, lontano dallhomo legens del-
lantichit classica, influenzato da una cul-
tura di massa che si costruisce su basi po-
stletterarie, postepistolari e quindi postu-
manistiche. Questuomo moderno, si chie-
deva Sloterdijk, pu mai sperare di supe-
rare le attuali tendenze allinselvatichi-
mento, che da sempre accompagna i gran-
di dispiegamenti di potere, si tratti della
brutalit guerresca o della quotidiana be-
stializzazione ad opera del divertimento
disinibente dei mass media?. Lumanesi-
mo ha fallito nelladdomesticare gli istinti
animali dellumanit. Ma se cresce ogni
giorno il potenziale di barbarie della ci-
vilt e la bestializzazione quotidiana risul-
ta irreversibile, quale educazione, quale
allevamento, quale addestramento possia-
mo immaginare per luomo a venire? Il ri-
medio per Sloterdijk viene forse dalla ge-
netica che potr purgare luomo dalla be-
stialit. Ma la vera risposta per lui si trova
in un mito del passato, nel libro pi letto e
controverso di Friedrich Nietzsche: Cos
parl Zarathustra; e in particolare nelli-
potetica costruzione del superuomo, coa-
diuvata dalla scienza e dalla tecnica, die-
tro la quale facile intravvedere un de-
miurgo mezzo pazzo e molto metodico, di
ispirazione faustiana.
E tipico della nostra epoca tecnologica
e antropotecnica, scrive infatti Sloterdijk,
che la gente si ritrovi sempre pi sul ver-
sante attivo e soggettivo della selezione,
senza aver scelto volontariamente il ruolo
di selettore () Quando le possibilit
scientifiche si sviluppano in un campo po-
sitivo, la gente avrebbe torto di lasciare
agire, al suo posto, un potere superiore, sia
Dio, il destino o gli altri. () in avvenire si
dovrebbe giocare attivamente la partita e
formulare un codice delle antropotecnolo-
gie. Questo codice verrebbe a modificare il
significato dellumanesimo classico, dimo-
strerebbe infatti che lhumanitas non so-
lo lamicizia delluomo con luomo, ma im-
plica anche, e in modo sempre pi esplici-
to, che luomo rappresenti il potere supre-
mo per luomo.
Tono moderato, conclusioni esplosive
Nonostante la moderazione nel tono e il
freno del condizionale, le sfumature com-
piacenti e lattendismo prudenziale, il
trionfo della tecnica comporta secondo
Sloterdijk un interrogativo radicale. Resta
infatti da sapere se levoluzione porter
a una riforma genetica della specie uma-
na, se lantropotecnologia del futuro arri-
ver alla programmazione deliberata di
caratteri genetici; se lumanit sar capa-
ce di passare dalla fatalit della nascita
alla nascita scelta sulla base di una sele-
zione prenatale. Insomma, un uomo di
bel nuovo costruito dalla scienza faustia-
na, la devastante e finale vittoria della cul-
tura illuminata sulla natura e sulla stessa
Rivelazione.
Di fronte allabisso aperto da questipo-
tesi, tutta la moderazione retorica di Slo-
terdijk saltata subito per aria, sotto il
fuoco di fila delle reazioni a cominciare
da quella di Saul Friedlnder, storico de-
gli Ebrei sotto il nazismo, presente a El-
mau, che si detto costernato per il di-
scorso di Sloterdijk. Sulla Zeit di Am-
burgo, Thomas Asseheur ha bollato il di-
scorso di Elmau come scandaloso, pun-
tando lindice sul tre-
mendo realismo della
fantasia di selezione.
Sullo Spiegel,
Reinhard Mohr ne ha
stigmatizzato la reto-
rica fascista. Ac-
cerchiato da tante
critiche, Sloterdijk
ha tentato di passa-
re al contrattacco. Ha
scritto una lettera
aperta alla Zeit,
chiamando in causa Jrgen
Habermas e accusandolo di essere lispi-
ratore occulto della campagna di stampa
contro di lui, e decretando la fine della
teoria critica. Apriti cielo.
La reazione spietata di Habermas
Il sociologo adorniano, ex marxista ma
fautore di un heideggerismo democrati-
co, guru della teoria dellagire comunica-
tivo, che serve a pensare luniversalismo
alla tedesca, ha risposto senza giri di pa-
Cinema
La spia che non tradisce mai
e un nuovo gioco assai cartesiano
e molto post umano
role. Ha accusato Sloterdijk daver supe-
rato la soglia di quello che era un tab per
tutti gli intellettuali adulti e responsabili,
e di aver tenuto un discorso fascista, razzi-
sta, antidemocratico e illiberale. Rotti gli
argini, la stampa tedesca ed europea, con
la sola eccezione fin qui dellItalia, ha ca-
valcato la polemica in un clima di grande
eccitazione. Sloterdijk ha reagito al gia-
cobinismo neomarxista di Habermas, co-
me se fosse un Salman Rushdie della li-
bert di pensiero. Ha parlato di fatwa
lanciata contro di lui dallayatollah Ha-
bermas, e ha replicato alle accuse alzando
il velo del conformismo intellettuale nella
Germania di oggi. Per lui infatti il conflitto
con Habermas non esprime solo lo scontro
tra due scuole di pensiero, ma tra due ge-
nerazioni.
Da un lato, la generazione ipermorali-
sta dei fondatori della Germania federa-
le, che hanno concepito la democrazia cer-
cando di superare lo sgomento vissuto nel-
linfanzia, assumendo sensi di colpa per
crimini che non avevano mai commesso,
ma che erano stati commessi dai padri,
che erano spesso nazisti come quello di
Habermas. Dallaltro la nuova generazio-
ne, normalmente morale, che uscita
dallombra col dopo Muro e non vuole af-
fatto dimenticare il passato, ma pensarlo
in piena autonomia. E la generazione del-
la Repubblica di Berlino, che non cono-
sce pi lopposizione irriducibile tra de-
stra e sinistra, progresso e reazione, ma
condannata a vivere nel grigiore del cen-
tro estremo imposto dallera Kohl e nei
valori neutri della societ di massa: dana-
ro, potere dei media, star system. E la
stessa generazione di Sloterdijk, che spe-
ra di rianimare lo spazio pubblico, dando
sfogo a tesi radicali con accorte strategie
massmediologiche.
Marina Valensise
E vero che I care in-
traducibile in italiano. In
italiano va forte il contrario:
me ne frego.
PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri
AGENZIA
CROLLO. Di
tutto questo fior fiore di
commentatori economici
(in quanto che costano poco) non hanno
spiegato il vero motivo del crollo delle
borse, asiatiche e transoceaniche, dico
transoceaniche. Il fatto , come voi ben
sapete, che questo anno c stata una
grande moria delle vacche. E quindi, di
questi economici commentatori, non si
pu dire altro che si son fidanzati con la
Tributaria.
AGENZIA ALBIONE. Intervistato
dalla tiv inglese, laspirante gentle-
man, Gianluca Vialli, allenatore della
squadra londinese del Chelsea, stava
per dire nel suo idioma ormai quasi
scespiriano: They have to show if they
are men or. Avrebbe voluto dire, ca-
porals, ma tosto si rese conto che nes-
suno avrebbe capito. Ecco perch Al-
bione perfida e Dio (e magari anche
Allah) deve maledirla: perch non sa
nemmeno chi il profeta Tot.
IL RIEMPITIVO
di Pietrangelo Buttafuoco
In Europa da sei mesi ci si batte con passione e acrimonia sulle idee
di un doctor Faustus che propone di fare un uomo nuovo in provetta
Sul baco delle Borse di inizio Duemila
circola nel mondo finanziario internaziona-
le una spiegazione, forse un po dietrologica
ma certamente non priva di fondamento. Si
tratta di questo. Le banche, i fondi e i grandi
investitori istituzionali che hanno alla voce
titoli una posta importante dei loro bilan-
ci, indicano i valori delle azioni detenute in
portafogliosecondoi prezzi segnati nellulti-
mogiornodi contrattazioni dellanno. Questo
spiegherebbe perch a dicembre abbiamo
assistito a un vero e proprio forcing in Ita-
lia, inparticolare, il mercato si scrollato di
dosso lo zero dei primi undici mesi e im-
provvisamentehasuperatoLondraeMadrid
eraggiuntoAmsterdameNewYork conre-
cordstorici degli indici borsistici stabiliti un
po ovunque. Conquei prezzi, i bilanci erano
pi che sistemati, perci le mani forti del
mercato hanno mollato, tanto i loro scopi
erano stati raggiunti. Daltra parte, agli ope-
ratori professionali interessava anche crea-
re nuove opportunit di guadagno, e la cosa
non poteva che passare attraverso una to-
sata, con ribassi forti e generalizzati. Se a
tutto questo si aggiunge il fatto che nel corso
del 99 si era formata unenorme bolla spe-
culativa legata ai titoli hi-tech e internettia-
ni, evidente che il botto nonpoteva che es-
sere rumoroso, come stato. Per, se vero
che in tutto il mondo si scatenata una cor-
sa a questo genere di azioni, anche vero
chenontuttelespeculazioni sonouguali. Per
esempio, lepicentrodel sismail Nasdaq, il
mercato di Wall Street dove sono trattati i ti-
toli tecnologici. Ora, molte performance che
si sonoregistratenegli ultimi tempi sonoap-
parse esagerate, e pur essendo fondato il ra-
gionamento di chi dice che quello che oggi
pusembrareesageratodomani sardel tut-
to normale perch leconomia digitale ci po-
ne di fronte a un cambia-
mentoepocaledel capita-
lismo globalizzato, tutto
ci non toglie che ci sia
stato un eccessivo gon-
fiamento dei prezzi di
questotipodi societ. E
dunque normale che og-
gi si parli di una riduzio-
ne dellindice del Nasdaq di
almeno il 20%.
Ma ci che successo in Italia ben pi
grave. Non soltanto si esagerato con quei
pocchissimi titoli cheavrebberodirittodi cit-
tadinanza al Nasdaq, ma soprattutto si con-
sentito che fosse attribuita la patente di
web-share a quelle societ che di tecnolo-
gicoavanzatoedi internettianononhannoal-
tro che un qualche strumentale riferimento.
Ed questa la vera bolla speculativa di Piaz-
za Affari che ha cominciato a scoppiare in
questo inizio di secolo. Panna montata che si
sta inevitabilmente e giustamente squa-
gliando come neve al sole. Cos sono stati 100
mila i miliardi bruciati in queste quattro
sedute di contro-follia ribassista, e non
sembra finita. Come dimostra la giornata di
ieri, dominata, comel8 dicembrescorso, dal-
le contrattazioni on-line. Solo che laltra vol-
ta il popolo dei risparmiatori web era pre-
dadelleuforiarialzista, mentrenellagiorna-
ta della Befana ha fatto circolare solo carbo-
ne nero. Quello di ieri stato un test impor-
tante, perchhaconsentitodi capiregli umo-
ri dei risparmiatori pi evoluti. I quali sono
sembrati giustamente poco propensi a torna-
re a comprare, ma nel contempo hanno mo-
strato una certa maturit, evitando che pre-
valesse la grande paura e selezionando me-
glio di quanto nonavessero fatto a dicembre.
In tutti i casi, il processo di ridimensiona-
mento dei corsi di tutte le Borse mondiali e
di Milano in particolare, non certo finito.
Ma non sempre tutto il male viene per nuo-
cere. Infatti, sperabile che questa sia loc-
casionegiustaper fareaPiazzaAffari unsal-
todi qualit. Di frontealledegenerazioni del-
le settimane scorse, occorre che tutti, a co-
minciaredai responsabili dellaBorsastessa,
contribuiscanoafarechiarezza. Borsaspa, la
societ che gestisce Piazza Affari, ha sicura-
mente contribuito ad allargare, professiona-
lizzare e modernizzare il mercato azionario
italianodopodecenni di arretratezza. Manon
basta: bisogna anche assumersi la responsa-
bilitdi mettereinguardia, di segnalarei pe-
ricoli, di individuarei fenomeni speculativi e
di indicarli ai risparmiatori, affinch siano
consapevoli di cosastannomaneggiando. Ma-
gari selezionando di pi e meglio i nuovi ar-
rivi al listino. Unesempio? Si faccia la Borsa
hi-tech sul tipo del Nasdaq non il Nuovo
mercato che si fatto finora trasferendovi
dufficio quelle societ che davvero hanno i
requisiti giusti. E tutto il resto che si preten-
de web senza esserlo lo si bolli come frega-
tura.it. Senza remissione.
Enrico Cisnetto
Linevitabile e salutare botto
fatto dal baco delle Borse
La conseguenza delle speculazioni
Ma in Italia la situazione pi grave
Tre palle, un soldo
OGGI Al nord parzialmente nuvo-
loso con locali e deboli precipitazio-
ni. Nebbia in pianura. Al centro e
sulla Sardegna cielo poco nuvoloso.
Cielo sereno al sud e sulla Sicilia: in
serata annuvolamenti su Campania e
Molise. Temperature in lieve dimi-
nuzione.
DOMANI Cielo sereno al nord con
annuvolamenti temporanei su Ligu-
ria e Piemonte. Al centro e sulla Sar-
degna cielo poco nuvoloso. Sereno al
sud e sulla Sicilia. Temperature in
diminuzione.
IL FOGLIO quotidiano
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http://www.ilfoglio.it e-mail: lettere@ilfoglio.it
ISSN 1128 - 6164
PETER SLOTERDIJK
Churchill, De Gaulle e i revisionisti
N
on per fare un ennesimo torto alle
buone intenzioni di Walter Veltroni,
ma se il secondo governo DAlema ha po-
tuto permettersi il lusso di esistere, il suo
buon auspicio lo ha avuto in un me ne
frego, quello pronunciato da Romano
Misserville quando, per togliere dimba-
razzo la maggioranza che non poteva so-
stenere la suggestione cromosomica del
me ne frego e di un ritratto del Duce
che il comandante ciociaro avrebbe vo-
luto far transitare nelle austere stanze
del centrosinistra, rinunci - rinunci
per se stesso - al sottosegretariato, e se
ne and. E allora, non per fare il solito
torto alla caritatevole formula adottata
dal segretario dei Democratici di Sini-
stra, ma questo benedetto I care (mi
sta a cuore, mi preoccupo), non solo
un omaggio a don Lorenzo Milani, che
peraltro fu uno straordinario reaziona-
rio, un ceffo doscurantista come pochi,
ma uno slogan fatto con la masticogna
kennediana che svela la svolta New Age
e provinciale della sinistra e lepilogo di
quel furioso ideologismo che fu il buoni-
smo, la terapia indolore con cui i post-co-
munisti sono sprofondati nella socialde-
mocrazia senza limbarazzo di una tappa
anticomunista.
Pi che spargere miele dunque, si
sparge la vaselina del gna gna fariseo.
E il motto intraducibile dei giovani
americani migliori - scriveva don Mi-
lani nella Lettera ai giudici - il con-
trario esatto del motto fascista me ne
frego. Errore blu. Qualche opinionista
ha cominciato a prenderci gusto e quin-
di opportuno ricordare che il motto
me ne frego essenzialmente un gri-
do dellaltruismo antiborghese. E le-
satto contrario del menefreghismo ita-
liota. E infatti il fregarsere di se stessi
che fa la differenza con il fottetenne.
DAlema infatti, non dice me frego,
ma me ne fotto. La canzonaccia, che
ci permettiamo di citare senza alcuna
intenzione di torto, si completa nella
strofa cos: Me ne frego il nostro mot-
to, me ne frego di morire.
E il mettersi da parte del s rispetto
alla morte, alla carriera, alla buona sor-
te. E il me ne frego di me stesso, la pi
stravagante patente di autenticit di
quei giovanotti dello squadrismo che fu-
rono tutti attualisti gentiliani e perci
heideggeriani inconsapevoli. La cura,
per chi ascolta le canzoni di Battiato e ha
pratica di cattive letture, die Sorge.
Direbbe Achille Starace: Stare fuori dal
proprio poter essere del presente e pro-
tendersi nel futuro. Non ce ne voglia
Beppe Severgnini, a cui non vorremmo
rubare il mestiere, ma take care, si-
gnifica abbiti cura, statte bbuono, un
pi partecipato bye bye che troppo si-
mile a un vaffanculo kennediano. Me ne
frego, allora, il pi bel motto.
I
l ministro delle Finanze Visco non ha
mancato di fare alcune cose buone per
ridurre il fiscalismo che imperversa in
Italia, qualche volta anche a causa di
norme da lui stesso introdotte come lI-
rap o i divieti di detrazione di spese co-
me quella dellIci in sede di tassazione
dei redditi. Una buona cosa, ad esempio,
stata la riduzione al 10% dellIva per i
lavori di manutenzione edilizia e relati-
vi materiali: si sono ridotti i costi per i
privati, che non hanno partita Iva, e si so-
no aiutate a far emergere non poche at-
tivit sommerse. In questi giorni, poi, Vi-
sco ha ammesso che la legge cosiddetta
manette agli evasori, introdotta nel
1982 su pressione dellala giustizialista
del Pci, non funziona e ha varato un de-
creto che rimedia a errori peraltro pro-
prio da lui propugnati una ventina dan-
ni fa. Lazione penale scatter solo per
dichiarazioni infedeli di almeno 150 mi-
lioni di imposta evasa, per almeno il 10
per cento del reddito imponibile. Al di l
delle buone intenzioni, questa depena-
lizzazione non rimedia, per, alla vera
anomalia della legge del 1982: il calcolo
della supposta evasione lasciato allar-
bitrio della Guardia di Finanza o di altri
organi fiscali, con accertamenti induttivi
e presunzioni di falsi in bilancio. Sulla
base di interpretazioni delle leggi tribu-
tarie e civiliste spesso cervellotiche. Nel-
la discussione sulla legge manette agli
evasori del 1982 era stato proposto un
emendamento per risolvere questo pro-
blema che fu respinto con il voto deter-
minante del partito di cui Visco fa parte.
Unaltra buona cosa approntata dal
ministro delle Finanze consiste nelle li-
mature di oneri fiscali per 10 mila mi-
liardi, soprattutto a favore delle famiglie.
Nel frattempo per il fisco, mediante le
operazioni di ampliamento degli impo-
nibili, ha raccolto, nel 1999, 35 mila mi-
liardi in pi del previsto. Lintroito fisca-
le aumentato dell8 per cento mentre il
prodotto nazionale cresciuto di un 3
per cento. Quel 5 per cento in pi di en-
trate rispetto allandamento del pil ha
consentito allItalia di raggiungere il tra-
guardo del 2 per cento di deficit sul pil,
nonostante la crescita eccessiva delle
spese. Per imitare la Germania, per, nel
campo fiscale, non bastano le mezze mi-
sure: ci vogliono azioni assai pi incisi-
ve. Tenendo presente anche che il siste-
ma economico italiano ha una minor
produttivit di quello tedesco e che,
quindi, avrebbe bisogno di alleggeri-
menti maggiori di quelli proposti dal
cancelliere Gerhard Schroeder.
G
li inglesi, si sa, sono pragmatici e
possono permettersi di fare la storia
(loro dicono anche i giornali) con i fatti
prima che con le interpretazioni. Per
questo, senza paura di accuse di revi-
sionismo, il Reale archivio ha tirato fuo-
ri dopo i trentanni regolamentari (Solo
se decidiamo di assassinare il Papa, il se-
greto pu durare sessanta o novantan-
ni, dice un amico inglese) i documenti
che dimostrano che, su richiesta degli
americani, Winston Churchill nel 1943
voleva buttare a mare il generale Char-
les De Gaulle, allora esule a Londra, a fa-
vore di Henri Giraud, residente ad Alge-
ri e pi gradito al Dipartimento di Stato.
A nulla sono servite le proteste dellam-
basciatore inglese a Parigi che ha detto:
La mia vita sar ancora pi difficile.
Il fondatore della Francia libera, so-
stenuto dalla maggioranza del Gabinetto
di guerra britannico, sopravvisse a quel-
lostilit e Churchill dovette accettare la
decisione del suo governo, contraria al
suo parere. Lostilit reciproca fra i due
vincitori europei della guerra antifasci-
sta, viene documentata in modo inoppu-
gnabile. Le rivelazioni odierne servono a
illustrare meglio la personalit di due
grandi personaggi della storia dEuropa,
che non vengono affatto diminuiti dalla
rivelazione dellasperit dei loro contra-
sti. Al contrario, il fatto che Churchill
avesse compreso gi allora che De Gaul-
le sarebbe stato lostacolo pi efficace a
quella comunit transatlantica cui aspi-
rava (e che tuttora tratto significativo
della politica britannica) testimonia del-
la sua lungimiranza. La preoccupazione
gaulliana di evitare legemonia anglosas-
sone sullEuropa postbellica, mentre an-
cora Parigi subiva loccupazione nazista,
sembrava allora effetto di megalomania,
ma appare ora una prova di coerenza e di
impressionante ampiezza di visione poli-
tica. Insomma Churchill e De Gaulle re-
stano figure gigantesche nella storia eu-
ropea non malgrado ma anche per i
loro celebrati e topici contrasti. Solo gli
italiani hanno dovuto aspettare un seco-
lo perch lo scandalo revisionistico
della lotta fra i padri della patria ( Ca-
millo Benso di Cavour e Giuseppe Gari-
baldi) fosse conosciuto. Da noi il revisio-
nismo un reato intollerabile. Si prefe-
risce il falso in atto pubblico.
EDITORIALI
ANNO V NUMERO 5 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO VENERD 7 GENNAIO 2000
Ma Visco non Schroeder
Me ne frego
SanSebastian. DavidMcTaggard, il miliar-
dario finanziere canadese che 28 anni fa
fond Greenpeace, ci sar rimasto di stucco.
Dal prossimo febbraio il nuovo capo dellor-
ganizzazione ecologista pi famosa del pia-
neta(tremilioni di soci in32 paesi) saril ba-
sco di San Sebastian Jos Mara Mendiluce
Pereiro, 48 anni, eurodeputato socialista dal
94. In barba agli statuti che definiscono la
Ong indipendente e apolitica, lorganizza-
zione sar cos guidata da un politico puro,
che non sa distinguere una foca da un delfi-
no ma che vuole trasformare Greenpeace in
una Redpeace che si occupi pi di diritti
umani e di giustizia sociale che delle tradi-
zionali balene.
Il curriculumdi Mendiluce, figlio di ricca
famiglia della borghesia basca, agli antipo-
di di quellodei suoi quattropredecessori. Di
ecologia neanche lombra. Solo politica, con
la P maiuscola. Nel profilo che ne offre il si-
to web di Greenpeace Espaa (www.green-
peace.es) il neopresidentevienecos ritratto:
Il suoantifranchismoloportamilitaregio-
vanissimo nel movimento studentesco, di cui
Proprio i Balcani saranno la piattaforma
di lancio verso la fama internazionale. Men-
dilucetestimoneaZvornik, inBosnia, della
pulizia etnica dei serbi: un camion scarica
davanti a lui decine di cadaveri di donne,
bambini, anziani, in una fossa comune. E da
alloracomincialasuacrociatacontroil boia
di Belgrado. Felipe Gonzlez non se lo la-
sciascappare, eloconvinceapresentarsi co-
me indipendente alle Europee del 94 (sar
rieletto nel 98) nelle file del Psoe. Diventa
primovicepresidentedellaCommissioneeu-
ropeadegli Affari esteri. Attualmentemem-
bro delle commissioni Sviluppo e Coopera-
zione e Diritti umani dellUe, oltre che vice-
presidente dellAssemblea paritaria Ue-Acp
(Africa, Caraibi e Pacifico).
Che centra un politico cos con un movi-
mento ambientalista specializzato in ker-
messe verdi ad alto impatto mediatico?
Niente, verrebbe da dire. Non fosse che la
svolta preannunciata con la sua nomina si
pu forse inserire nel nuovo clima dopo
Seattle che lega sempre pistrettamente le
tematiche ecologiste con quelle pi tradizio-
nalmente di sinistra. Appena nominato pre-
sidente di Greenpeace, Mendiluce ha fatto
subito sapere che non si dimetter da Stra-
sburgo: Il mioseggiosocialistanonincom-
patibile con Greenpeace. Secondo, che eco-
logia e giustizia sociale devono coincidere. E
chebisognalegareindissolubilmentelalotta
per la difesa dellambiente con quella per i
diritti umani. In altre parole: rafforzare il
concetto di peace su quello di green.
Mendiluce ha pubblicato il manifesto di
Redpeace sul Pas. Teorizzandounnuovo
internazionalismo ispiratoallafilosofia an-
ti Wto: A Seattle sorto un internazionali-
smo civile che grida: il pianeta non una
merce. Il capitalismo neoliberale, la ricerca
dellutilecomeunicoorizzonteil grandepe-
ricolo della umanit. Alla Wto i diseredati
del pianeta hanno richiesto un senso al non-
senso del neoliberismo. Greenpeace vuole
essere il catalizzatore di sforzi e iniziative ri-
belli concrete. Con due obiettivi inseparabi-
li: lapacetragli esseri umani elapaceconil
pianeta. Perch la pace, diceva Camus, lu-
nica cosa per cui vale la pena lottare.
fu uno dei leader, della Universit Complu-
tensedi Madrid, dacui venneespulsomentre
completavai suoi studi inScienzepolitiche.
Manca, guardacaso, unparticolaremoltoim-
portante, che invece viene sottolineato dal-
lirriverente El Mundo: Mendiluce milit
nella trotzkista Lega comunista rivoluziona-
ria e fu militante dellorganizzazione terrori-
sta Eta. E visse in clandestinit cinque anni,
dal 69 al 74. Lapotenzaeconomicadellafa-
miglia probabilmente lunica ragione che
puspiegarecomemai Mendiluce, chenonsi
nemmeno preoccupato di laurearsi, abbia
ricevuto il prestigioso incarico di addetto
commerciale della ambasciata spagnola in
Olanda nel 1978. Poi, nell80, il gransalto: en-
tra, nonsi saper qualetitolo, nellAcnur, lAl-
tocommissariatodelleNazioni Uniteper i ri-
fugiati. Equi lexetarrasi daungrandafare:
prima in Angola, poi in Namibia, Nicaragua,
CostaRica. Nel 90 Mendiluce, tuttoramarxi-
sta convinto, viene nominato condirettore
della divisione delle Relazioni esterne del-
lAcnur a Ginevra. Nel 91 inviato speciale
nei Balcani e coordinatore dellOnu.
der terrorista si cela dietro il nome di bat-
taglia Abu Jihad.
La rete di Bakri non si ferma comunque
al Fronte, come dimostra il sito Internet
allindirizzo www.obm.clara.net che colle-
ga il teologo rivoluzionario a una rivista
estremista, a una scuola coranica, alla Lega
islamica mondiale, allAssociazione degli
avvocati musulmani e soprattutto lAl
muhajiroun, unorganizzazionegifinitanel
mirinodelleautoritinglesi. FondataaJed-
da, in Arabia Saudita, dallo stesso Bakri,
questa associazione raggruppa tutti gli esi-
liati musulmani, che si considerano senza
terra, perch i loro paesi sono governati da
infedeli o musulmani troppo blandi. Lo-
biettivo di Al muhajiroun impiantare
lAl-Khilafah(loStatodellIslam), lacui po-
litica estera la conquista del mondo inte-
roattraversolaJihad(GuerraSanta), come
si legge testualmente nellatto di fondazio-
ne dellorganizzazione.
I senza terra collaborano attivamente
coni seguenti movimenti dellagalassiaisla-
mica: i Fratelli musulmani, lAl Jamaat ul
Islamiyah, il Tanzem ul Jihad, il Tableeghi
Jamaah e altri ancora, in alcuni casi consi-
derati fuorilegge da diversi governi. Gli
adepti dellAl muhajiroun credono nella
Jihad, come il solo mezzo per liberare le
terremusulmanesottooccupazionecomela
Palestina, il Kashmir, lIndia, la Cecenia, la
Bosnia ecc.. Gli uffici dellorganizzazione
appaiono capillari in Inghilterra, da Not-
tingham a Birminghan, a Cardiff e Londra,
ma sono state intraprese iniziative anche in
Francia, Stati Uniti, Libano, Arabia Saudi-
ta, isole Mauritius, Pakistan, Bangladesh,
Afghanistan e Malaysia.
Il leader per il Regno Unito Anjem
Choudary, che crede nella rivoluzione isla-
mica mondiale e nel sito Internet del grup-
po (www.almuhajiroun.com) ha stabilito il
compito principale dellorganizzazione:
Raccogliere fondi per aiutare la rete dei
movimenti islamici che si batte contro i re-
gimi corrotti e gli occupanti stranieri. Il
mese di Ramadan, il rituale digiuno islami-
co, che scadr fra venerd e sabato servito
per sensibilizzare i musulmani allestero
sullargomento e convincerli ad aprire il
portafoglio. Il denaro arriva successiva-
mente a vere e proprie organizzazioni ar-
mate, e difatti lAl muhajiroun stato pi
volte accusato dai governi algerino, egizia-
no, saudita e pakistano di finanziare o addi-
rittura ispirare il terrorismo islamico. Li-
mam Gazi Mohammed, che si appoggia a
questa confraternita, parlando del dirotta-
mento dellaereo indiano rimasto otto gior-
ni nella mani dei terroristi kashmiri, aveva
preannunciato unazione contro Mosca in
unintervista al Giornale: Qualsiasi pro-
priet dei governi contro i quali conducia-
mo la Guerra Santa in pericolo, dai veli-
voli delle compagnie di bandiera alle am-
basciate, oppure altri uffici pubblici. Ricor-
diamo a tutti che la nostra battaglia non si
combatte solo in Kashmir, ma anche in Ce-
cenia e altri paesi dove i musulmani sono
oppressi. Quindi non solo le autorit india-
ne devono stare molto attente, ma pure
quelle russe. Cinque giorni dopo un giova-
ne palestinese si sacrificava nellattacco
contro lambasciata di Mosca a Beirut.
Da Roubaix a Montreal
Accanto alla minaccia globale del Fronte
sta assumendo contorni sempre pi inquie-
tanti la scoperta di una cellula terroristica
del Gruppoislamicoarmato(Gia), lafazione
pi estremista della guerra civile algerina,
negli Stati Uniti. Lultimo arresto a
Brooklyn, prima di Capodanno, dellalgeri-
no Abdel Ghani ha convinto le autorit
americane che esisteva un piano terroristi-
coper colpiregli Stati Uniti nel 2000. Il cam-
panello dallarme era suonato a met di-
cembre, quando Ahmed Ressam finiva in
manette tentando di passare il confine fra
Canada e Usa con unautomobile zeppa di
materiale esplosivo, timer e detonatori.
Uninchiesta del New York Times ha sco-
perto che la nuova cellula del Gia si era for-
mata a Montreal e derivava da sanguinose
esperienze sul territorio francese. La trama
inizia il 29 marzo 1996, quando i corpi spe-
ciali della gendarmeria francese fecero ir-
ruzione in un appartamento di Roubaix, uc-
cidendo quattro algerini. Sul primo mo-
mento si era pensato a una banda crimina-
lededitaarapine, mainrealtsi trattavadi
una cellula del Gia, che ha tuttora ramifica-
zioni in Belgio, Inghilterra, Italia e Bosnia,
dove i terroristi ottengono armi e passapor-
ti con nuove generalit.
Londra. I nostri nemici sono sempre gli
stessi: dalla Russia che massacra i fratelli
ceceni, allIndia che occupa il Kashmir, fino
agli Stati Uniti che stazionano con le loro
truppe nel Golfo Persico. I mujaheddin si
battono contro queste forze di occupazione
e le azioni a cui abbiamo assistito, dal di-
rottamento dellaereo indiano in Afghani-
stan allassalto allambasciata russa a Bei-
rut, credo siano solo linizio delloffensiva
islamica. A formulare il cupo presagio
scheik Omar Bakri Mohammed, portavoce
del Fronte internazionale islamico per la
Guerra Santa, una sigla che raccoglie at-
tualmente almeno sette movimenti dei
guerrieri di Allah. Bakri un esule siriano
che vive a Londra ed considerato una sor-
ta di padre spirituale del magma fonda-
mentalista. Ha fondato il Fronte nel 1993.
Lanovitdi oggi stanel fattochepochi gior-
ni fa lorganizzazione ha deciso un piano di
battaglia, siglato dalle formazioni di
mujaheddin, comevengonochiamati i guer-
riglieri islamici, che si battono in Birmania,
Cina, Kashmir, Azerbajdzan, Caucaso del
Nord, Libano e Israele. Manca allappello il
nemico pubblico numero uno degli Stati
Uniti, lo sceicco saudita Osama bin Laden,
che a sua volta ha fondato un Fronte isla-
mico per la Guerra Santa contro i crociati e
gli ebrei assieme ai fondamentalisti egi-
ziani. Siamo in contatto con scheik Osama
e speriamo che accetti di unire le forze per
combattere gli invasori in nome dellIslam
garantisce Bakri dal suo quartier generale
londinese. Questo dunque lo scenario in-
ternazionale in cui vanno inquadrati i due
atti terroristici in Afghanistan e in Libano
che hanno segnato gli ultimi giorni del 1999
e i primi del nuovo secolo.
Unideologia sempre pi aggressiva
E possibile entrare pi nel dettaglio. Il
nuovo piano dei mujaheddin riguarda una
pianificazione comune delle azioni; uno svi-
luppo delle comunicazioni tramite appa-
recchi satellitari e reti di computer non in-
tercettabili; e ovviamente i finanziamenti,
da raccogliere soprattutto fra la diaspora
islamicanei paesi occidentali. Si stannoget-
tando insomma le basi di una rete globale,
in grado di colpire ovunque nel mondo gli
interessi dei paesi considerati nemici.
Una delle basi, apparentemente legale, del
Fronte internazionale islamico per la
Guerra Santa lInghilterra, da dove li-
mam Gazi Mohammed, rintracciato attra-
verso Bakri, aveva parlato alla stampa ita-
liana a nome dei guerriglieri kashmiri del-
lHarakat ul mujaheddin, proprio nei giorni
in cui i terroristi stavano tenendo in ostag-
gio i passeggeri dellaereo indiano decolla-
to da Katmandu alla vigilia di Natale. E an-
che la rivendicazione dellattacco suicida
allambasciata russa di Beirut, da parte del
grupposunnitaestremistaUsbat al Ansar al
Islamiya, giunta per prima in Inghilterra,
per poi venir diramata dagli uomini di Bak-
ri. Non solo: sempre da Londra ha parlato il
responsabile del Fronte, che organizza lin-
vio dei volontari islamici nei campi di ad-
destramento in Pakistan e Afghanistan,
compresi diversi europei convertiti. Il lea-
Come funziona (via satellite) il network della nuova Jihad
E dopo Seattle, Greenpeace si trasforma in Redpeace
Il dirottamento in Afghanistan e lassalto di Beirut: Solo linizio,
dice lo sceicco Bakri, leader del Fronte internazionale islamico. La
Russia, nuovo nemico. Lallarme americano per le inquietanti presenze
del Gia algerino in Canada. Alleanza in vista con Bin Laden
Gli altri membri del gruppo terroristico,
che era ben pi ampio dei quattro morti di
Roubaix, deciserodi abbandonarelEuropa
creando una nuova base in Canada, soprat-
tutto nelle province dove si parla francese.
I Servizi segreti canadesi, informati da Pa-
rigi, tenevano saltuariamente sotto control-
lo gli algerini, ma con scarso successo. Di-
fatti il giovane Ressam, nel 1998, ha diviso
lappartamento alla periferia di Montreal
con Fateh Kamel, un trentanovenne in con-
tatto con il Gia, poi arrestato in Francia per
reati di terrorismo. Secondo gli inquirenti
francesi Kamel era una sorta di leader spi-
rituale del gruppo di Roubaix, che si stava
ricostituendo in Canada con nuovi adepti
come Ressam. Non solo: un numero di te-
lefono del giro algerino a Montreal venne
trovato nellagenda di Christophe Caze, un
ventottenne di Lille, citt non lontana da
Roubaix. Cazesi eraconvertitoallIslaman-
dando a combattere con una brigata di vo-
lontari musulmani in Bosnia. Dopo lo scon-
tro a fuoco di Roubaix il guerriero di Allah
dOltralpe fugg in Belgio, dove rimase uc-
ciso a un posto di blocco.
Il misterioso caso Garofalo coinvolge Roma
I contatti internazionali della cellula al-
gerina, che tentava di infiltrarsi negli Usa,
sembrano essere comprovati anche dallar-
resto dellitaliana Lucia Garofalo, fermata
al confine con il Vermont. Il procuratore
che indaga sul caso lha accusata di aver
collaborato con Ressam, ma le prove sono
rimaste segrete. Un dossier sulla trentacin-
quenne italiana probabilmente giunto da
Roma, dove i funzionari dellUcigos si sono
rifiutati di rispondere, per ora, ai misteri
del caso Garofalo.
Ladomandapiinquietante, rimastasul-
lo sfondo, perch il Gia abbia deciso di
agire negli Stati Uniti, dato che il suo cam-
po di operazioni sempre stato concentra-
to nel bacino mediterraneo. Probabilmente
la risposta va ricercata negli ultimi, perico-
losi, sviluppi della situazione interna alge-
rina. Il presidenteAbdelaziz Bouteflika, ap-
poggiato anche dagli americani, si trova in
serie difficolt, perch il suo progetto di pa-
cificazione nazionale attraverso unamni-
stia generale non sta procedendo secondo
le previsioni (sebbene proprio mercoled
lalaarmatadel Frontedi salvezzaislamico,
il Fis, abbia deciso di consegnare le armi
rientrando nella legalit alle condizioni
proposte da Bouteflika). In novembre sta-
to assassinato un rispettato leader islamico,
Abdelkader Hachani. Le autorit hanno
puntatoil ditocontroil Gia, manonsi esclu-
de una trama pi complessa. Hachani ave-
va criticato proprio la parziale resa del
braccio armato del Fis, non concordata con
i leader politici. Quindi si sospetta che sia
statolesercito, assiemeadalcuni capi guer-
riglieri, a gioire maggiormente per lelimi-
nazione di Hachani. Il risultato che il ben
pi pericoloso e fondamentalista Gia sta al-
zando il tiro, con le sue cellule pronte a col-
pire gli Stati Uniti. Di qui i ripetuti allarmi
lanciati da Washington nelle scorse setti-
mane. E il perdurare della guerra in Cece-
nia non promette nulla di buono.
UNA FEDERAZIONE DI GRUPPUSCOLI PRONTI A TUTTO. DOLLARI, TECNOLOGIE E OBIETTIVI COMUNI. LA CENTRALE DI LONDRA
A
nne Preston, vedova affascinante e
bellissima, si trova sul banco dei te-
stimoni per subire il severo controinter-
rogatorio dellavvocato Charles Coventry,
rappresentante della signora Jane Am-
berley contro il marito Michael. Laccusa
adulterio, lo scopo ottenere il divorzio.
Non ci sono prove, tranne la testimo-
nianza di un detective di scarso credito.
Lesito del processo dipende tutto dalla-
bilit dellavvocato Coventry, che tenter
di far crollare Anne, incalzandola con le
domande a sorpresa e spesso imbaraz-
zanti. Signora Preston, chiede lavvoca-
to nel brillante incipit del libro, lei af-
ferma di non aver mai commesso adulte-
rio con il marito della mia cliente, il si-
gnor Amberley. Posso chiederle perch
no?. Anne si dimostra da subito arguta,
capace di tener testa al tenace Coventry,
al punto che il botta e risposta si prolun-
ga per oltre duecento pagine. Quando le
viene chiesto se ritenga ladulterio una
colpa grave, replica: Come diavolo posso
rispondere a una domanda simile? Pren-
da un uomo che commetta adulterio con
una donna diversa una dozzina di volte
lanno o pi. E importante la dodicesima
volta che commette adulterio?.
La vicenda sembra di continuo essere a
un passo dalla soluzione per poi compli-
carsi di nuovo. Succede che, nel bel mez-
zo del duello verbale, lavvocato scopra di
desiderare la bella testimone che invece
dovrebbe stroncare. La schermaglia pro-
cessuale allora assume i toni di una sin-
golare relazione amorosa, in cui lunico
contatto era col pensiero e con lo sguar-
do. Un lungo abbraccio a distanza fra
le secche raffiche di battute al posto del-
le pi convenzionali frecce di Cupido.
Nellimmaginazione di Coventry (e del
lettore) intanto si fa strada un ritratto
sfuggente della bella Anne: accattivante
dark lady che mescola candore e furbizia,
disponibilit e ritrosia, una che non gli
avrebbe dato la pace che gli dava sua mo-
glie... Non ci sarebbe stata felicit con An-
ne. Cose sensazionali, s. Estasi, s. Ma se-
guite da angosce e paure. Pian piano sal-
gono alla ribalta della vicenda anche altri
personaggi. Sempre e comunque costruiti
per coppie antitetiche. Si passa cos dal-
lansiosa seriet di Tarrington (il legale
della difesa) alla giuliva cialtroneria del
detective privato Brown, dallottusa bono-
mia di George Litlington (collaboratore
dellaccusa) alla lucida prontezza di Ca-
roline Seaford, (altra collaboratrice della
difesa). Ogni figura schizzata con gusto,
rapide apparizioni incluse. E il caso de-
gli anziani genitori di Amberley, raffigu-
rati con tocco felice in uno dei capitoli mi-
gliori del libro.
Profondo conoscitore del sistema giu-
diziario inglese, lautore, Henry Cecil
(1902-1976), nella vita svolgeva la profes-
sione forense, fu uno degli scrittori prefe-
riti dal grande Pelham Grenville Wo-
dehouse. E non a caso. Nelle sue mani
questo legal-thriller si trasforma spesso in
una divertente sciarada dove appare e
scompare un po di tutto. Stessa confusio-
ne organizzata per quanto riguarda lin-
treccio vero e proprio, dove dapprima la
moglie tradita sembra la vera cattiva,
ma poi laccumulo delle coincidenze met-
te in guardia da soluzioni troppo a porta-
ta di mano.
Per fortuna a presiedere il processo c
un saggio vero: Brace. Un giudice brusco
ma equilibrato, che segue la causa con di-
sincantata attenzione, consapevole che la
giustizia spesso pretende troppo dagli uo-
mini (Si dovrebbe cambiare il giuramen-
to. La gente giura di dire la verit, e non
la sa, tutta la verit, e nientaltro che la ve-
rit, il che chiedere troppo a chiunque.
I testimoni dovrebbero giurare di fare del
proprio meglio per dire la verit).
Deus ex machina, Brace, grazie a un
colpo di scena, risolve il busillis, alla fine
del terzo grado.
LIBRI
Henry Cecil
UNA DONNA DI NOME ANNE
244 pp. Sellerio, Lire 25.000
7 GENNAIO1950
I cinesi invadono il Tibet: le truppe di
Mao, dotate di armi modernissime di fab-
bricazionesovietica, superanosenzaincon-
trarealcunaresistenzail confineconlanti-
co stato teocratico. Il Dalai Lama, che non
dispone di un esercito vero e proprio, ordi-
na comunque la mobilitazione di 20 mila
uomini per fronteggiare linvasione.
Illuminata la pista della Malpensa: il nuo-
vo impianto, interamente fabbricato in Ita-
lia, salvo che per gli strumenti ottici, acqui-
stati negli Stati Uniti, viene inaugurato dal
ministro del Tesoro, Giuseppe Pella. Porr
lo scalo intercontinentale di Milano sullo
stesso piano dei principali aeroporti euro-
pei e di Ciampino. Laeroporto della Mal-
pensa funzioner quindi anche dopo lim-
brunire. Finoragli aerei indifficoltdi not-
te, al di quadelleAlpi, eranocostretti arag-
giungere Roma o a spingersi a Nizza.
Il Pci accusa Tito di tradimentoelofacon
un articolo di uno dei suoi giornalisti di
punta, Davide Lajolo, che in unimprobabi-
lericostruzionestoricastabiliscechefindal
1942-43 il primo ministro britannico Win-
stonChurchill puntava sul capo della Resi-
stenzajugoslavaper insinuareuncuneonel
fronte comunista. Il legame tra Churchill e
Tito spiegherebbe anche perch gli alleati
consentirono agli jugoslavi di entrare per
primi a Trieste.
5 0 ANNI FA
ANNO V NUMERO 5 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO VENERD 7 GENNAIO 2000
venti Longhi della Federazione nazionale della
stampa, hasolidarizzato conme, siaperch ledi-
tore dellIndipendente (su cui mi guadagnai la
citazione di Previti), nonesiste pi, e mi toccapa-
gare risarcimento e avvocati di tascamia. Il pro-
blema non vietare per legge le denunce ai gior-
nalisti. E inventare unmeccanismo di tutela le-
gale che ci consenta ancora di fare nomi e co-
gnomi di uncerto livello, senza dover poi lavora-
re per pagare le aragoste aPreviti. Sono felice, co-
munque, di avergli fatto ritrovare la fiducia nel-
la magistratura. Le cause civili saranno anche,
come dice lui, lente, mainesorabili. Peccato che
i processi penali siano soltanto lenti, e niente af-
fatto inesorabili. Almeno per chi pu contare su
immunit, prescrizioni, giusti processi, pacifica-
zioni nazionali. Tant che indagato dal 95 e
nonabbiamo ancoraavuto il piacere di veder ini-
ziare il dibattimento. La causa contro di me, al
contrario, fuavviatanel gennaio 96, ed giap-
prodata a sentenza.
Marco Travaglio
Signor direttore - Resto sorpreso sia dalla vi-
rulenzaverbale dellestensore dellarticolo del Fo-
glio (5 gennaio) e di quello firmato da Paolo Li-
guori sia per linconsistenza delle accuse che re-
spingo totalmente. Negli ultimi tre anni ho ma-
nifestato in decine di occasioni il mio pensiero e
la mia preoccupazione per il fenomeno, accre-
sciutosi nellultimo anno e mezzo, delle condan-
ne nei confronti di giornalisti con pesanti risar-
cimenti dei danni morali e materiali. Intre oc-
casioni sono intervenuto sullargomento delle in-
chieste promosse dal Giornale sullavicenda. Non
pretendo che si tenga conto delle dure dichiara-
zioni fatte alle agenzie di stampa su condanne
precedenti a quella del collega Marco Travaglio,
masi potrebbe almeno ricordare che il sottoscrit-
to e altri dirigenti del Sindacato dei giornalisti so-
no intervenuti pivolte indifesadei colleghi con-
dannati, di tutti, nessuno escluso e certamente al
di l dello schieramento politico e delle opinioni
che i loro giornali esprimevano. Sono intervenu-
to e interverr ancora a difendere la libert di
informare, contro ogni intimidazione del potere
politico e della magistratura, contro le centinaia
di iniziative giudiziarie. A marzo la Fnsi orga-
nizz un convegno nazionale sul problema della
causa civile per diffamazione e sui risarcimenti
danni, conlapartecipazione di Oscar Luigi Scal-
faro, Luciano Violante e Oliviero Diliberto. Al
convegno, insieme al sottoscritto, ai dirigenti del-
lUnione cronisti e altri, erano relatori Alessan-
dro Caprettini, del Giornale con il quale abbia-
mo tentato di mettere insieme unpool di colleghi
condannati per ottenere unalegge effettivadi tu-
tela Roberto Martinelli, Vittorio Sgarbi, Paolo
Graldi, Arturo Diaconale, Giampaolo Cresci ecc.
Segu a giugno una iniziativa dellOrdine dei
giornalisti alla quale parteciparono Paolo Li-
guori, Caprettini e il sottoscritto (il cui interven-
to, evidentemente, il direttore di Studio Aperto
non ricorda) con tanti altri colleghi. Rilanciam-
mo la proposta di legge annunciata da Violante
e simile a quella presentata dal senatore Milio e
chiedemmo al ministro Diliberto di costituire il
gruppo di lavoro da lui stesso annunciato. Pur-
troppo fino a questo momento liniziativa legi-
slativa rimasta carente per responsabilit del
Parlamento e del governo e per questa ragione
dobbiamo proseguire nella nostra iniziativa. Al-
loraperch questaaggressione del Foglio? Perch
ignorare la nostra battaglia contro lindiscrimi-
nata richiesta di risarcimenti danni ai giornali-
sti? Evidentemente, la vis polemica e lo scontro
politico annebbiano la memoria e fanno brutti
scherzi. Se per esiste lastessaconsapevolezzadei
rischi che corre il giornalismo e, quindi, c la di-
sponibilit del tuo quotidiano per una battaglia
noncorporativa indifesa della libert di stampa
possiamo superare le polemiche e metterci a la-
vorare. Deve essere per chiaro che la battaglia
va combattuta anche nei confronti degli editori,
che hanno interrotto quellaanticaconsuetudine
che prevedevalacoperturadelle somme richieste
in base alle condanne della magistratura. Que-
sto problemalabbiamo posto conlapiattaforma
del rinnovo del contratto perch odioso che gli
editori rifiutino, anche con la stipula di apposite
polizze assicurative, interventi finanziari a soste-
gno dellautonomia delle loro stesse testate. Non
chiedo la pubblicazione di questa lettera ai sensi
della legge sulla stampa, ma chiedo che sia pos-
sibile replicare agli attacchi non fondati. Grazie
Paolo Serventi Longhi, segretario Fnsi
Signor direttore - Finora ho taciuto. Per ca-
rattere. Oraringrazio lesimio e insostituibile Ser-
venti Longhi e la Fnsi tutta per due motivi. Per
difendere linnocente e ingenuo Marco Travaglio
e, quindi e soprattutto, per nonaver difeso me e i
colleghi della giudiziaria del Giornale. Capitava
di subire nellastessagiornataunpaio di interro-
gatori, la solita querela, perquisizioni a casa e in
redazione coni carabinieri che pietivano: Dotto,
ci dia qualche carta. Capitava persino di essere
chiamato in giudizio da omonimi di persone ci-
tate nei pezzi e processato per articoli scritti daal-
tri. Non mi dato sapere se allepoca Serventi
Longhi fosse al mare. Di certo non ci ha spedito
nemmeno un telegramma, una cartolina.
Gianluigi Nuzzi, del Giornale
Non necessario capire subito come stan-
no le cose, sapersi comportare bene. Lo si
pu fare anche inritardo, almeno incerti ca-
si. Dora in avanti Serventi Longhi ci difen-
der tutti, butter sangue per noi. E lira del
mansueto. Haaspettato, valutato, scrutinatoi
singoli casi, si fattopianopianounideacon-
vegnodopoconvegno, eora, unavoltapartito
dal caso piforte, Serventi Longhi difender
i pideboli a nome della corporazione cui ci
onoriamo di appartenere. Travaglio ritiene
sacrosanto che un cittadino quereli se trovi
cheil suoonorestatooffeso. Cunpartico-
lare, chenongli sfuggir: sequel cittadinoha
la toga, un altro cittadino in toga giu-
dicher. Alui quereleintoganonar-
rivano mai. Chiss perch. Anoi s.
Signor direttore - Il presidente Luciano Vio-
lante migliora a vista docchio. Gi era conci-
liante, conciliatore, conciliato, pacificante, quasi
pacificato, tollerante e pi che tollerato, ma con
il suo Le due libert - Contributo per lidentit
dellasinistra (Laterza, 15 milalire), andato ol-
tre. Ricorda, severo, Violante: Dice Wysinskij ai
giudici del processo Bucharin: il nostro popolo e
tutti gli uomini onesti del mondo aspettano il vo-
stro giusto verdetto. Ma non si fa, ma non si di-
ce cos, ci ammonisce il presidente. Che infatti ag-
giunge: Durante lo stalinismo i giudici che aves-
sero smentito gli accusatori erano destinati a di-
ventare a loro volta imputati. Superbo: stava
pensando a Corrado Carnevale, Violante, e a un
vecchio dossier contro di lui, o a Francesco Pin-
tus, a Michele Coiro e chiss a quanti altri magi-
strati finiti male a causa di una vigilanza pre-
giudicata. E riusciva a dircelo senza dirlo. Altro
che conciliante, signor direttore: il presidente del-
la Camera gi approdato ai lidi sublimi del-
lautoironia.
Andrea Marcenaro
Signor direttore - Congratulations! Youare the
first evidence I have seen of Y2Kscrew-ups! No,
this is not 1900! Its nowone hundredyears later!
Its the year 2000. Join the 21st century!
W. L. Plumb, NewYork
Come si dice in inglese facchi!?
Signor direttore - Sul sito internet del Foglio la
datadellanno indicatain1900 anzich in2000.
La prego di far correggere il piccolo bachino!
Antonio Garbagni, via Internet
Grazie per le magnifiche rose.
Signor direttore - Mi ospita, ancoraunavolta?
Nonvorrei dover cominciare aquerelare anchio.
Il Suo giornale mi definisce pignorato di sinistra.
Ho imparato allascuoladi Indro Montanelli: ci
che scrivo su Micromega, lEspresso e la Repub-
blica in tema di giustizia lo stesso che scrivevo
nel 94 sulla Voce. Di sinistra sar Lei. Il patetico
direttore di Studio Aperto mi manda al diavolo,
e ne sono onorato: la sua eventuale solidariet
mi avrebbe messo addosso limbarazzante dubbio
di aver torto. Invece, sar testardo, ma ho ragio-
ne. E ho sufficiente fiducia nella magistratura
per confidare di vedermelo riconosciuto inappel-
lo. Credo che chiunque si senta diffamato abbia
il sacrosantodirittodi querelare il giornalistapre-
sunto diffamatore. Io ho querelato due sole per-
sone in vita mia. La prima fu un dirigente della
Juventus che mi avevaparagonato aMino Peco-
relli: siccome io sono amico dei magistrati, co-
stui stato assolto con la decisiva motivazione
che Pecorelli, per un giornalista, un compli-
mento. LasecondafuTizianaMaiolo, che mi ave-
vadefinito pubblicamente pennivendolo: i miei
presunti amici della procura di Milano, a tre an-
ni di distanza, non hanno neppure avviato la
pratica. Io non ho scritto che Previti un golpi-
sta, assassino, mafioso, ladro, come molti quere-
lati e pignorati hanno detto e scritto inquesti an-
ni di Caselli, Borrelli, Colombo, Davigo, Boccas-
sini, Di Pietro. Ho scritto che era amico di Craxi
e Berlusconi, e che era indagato quando era in-
dagato (nonuna, madue volte: aBresciae aMi-
lano). Ringrazio Vittorio Feltri: dei direttori non
si pensa mai bene a sufficienza. Grazie anche a
Mattia Feltri, ma anti-juventino sar lui. Io
amo cos tanto la Juve da augurarmi che qual-
cuno, prima o poi, le dia nuovi dirigenti. Ho at-
teso a lungo che ci pensasse lAvvocato. Ora spe-
ro inGuariniello. Piuttosto, Mattia, tuche ti dici
granata, avresti dovuto opporti contutte le forze
allignobile elogio di Gaucci, bestia nera dei veri
granata fin dallincrescioso Perugia-Torino di
due anni fa. Amenoche tunonsiaungobboma-
scherato. Grazie anche a Filippo Facci, per la so-
lidariet a doppio taglio. Per quel che vale, la ri-
cambio di cuore. Immagino che, se Paolo Ser-
Lautoironia di Violante, un bel facchi dal 900, e i prossimi ruggiti di Serventi Longhi
Tutte le suites degli alberghi a cinque
stelle di Torino risultano esaurite per la
prossima settimana. E in arrivo il con-
gresso dei Ds e la grande nomenklatura
ulivista vuole godersi lo spettacolo. Molte
le dame romane. Da Sonia Raule in
su e in gi.
Alta Societ