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Venga il tuo Regno!

Tema duodecimo ed atta del seminario sul Fedone


La filosofia pu aiutarci nel cammino della liberazione. Come? (83a-c)

Professore: P. Fernando Pascual, L. C. Alunno: Fr. Luis Fernando Hernndez Arana, L. C.

La filosofia pu aiutarci nel cammino della liberazione. Come? (83a-c)


Introduzione In questa esposizione ci proponiamo di esporre per primo il contesto del dialogo riguardo al tema suggerito per poi far notare alcune somiglianze e possibili influssi nel testo De consolatione philosophiae di Boezio. Una quasi personificazione della filosofia Nel 82e il dialogo ci colloca di fronte a un Socrate che sta spiegando a Simmia e Cebete com che la filosofia pu aiutare a avviarsi verso gli dei o il divino (puro, immutabile, semplice e indissolubile) dopo essersi purificati e allontanati dal corpo. A questo punto i nostri giovani non sanno come sia possibile questo aiuto affermato cos saldamente dal maestro Socrate e perci Cebete gli chiede di spiegarglielo. Nella spiegazione Socrate afferma che gli amanti della conoscenza, , sanno che la filosofia prende cura della loro anima che veramente incatenata e anzi incollata al corpo. E poco dopo, nel 83a, utilizza unaltra immagine per descrivere questa cura della filoso fia: essa incoraggia, esorta lanima e tenta di liberarla dalle catene del corpo. Sono quindi tre i verbi principalmente utilizzati da Platone in questo testo per descrivere la sollecitudine della filosofia verso gli amanti del sapere: (prender cura di qualcuno), (incoraggiare, esortare) e (tentare, fare lo sforzo di). Questi tre verbi denotano una certa personificazione non esplicita della filosofia. Infatti, la prosopopea non ignota per Platone, poich la vediamo usata nel Critone, quando le leggi parlano a Socrate. Perci manteniamo le virgolette nel parlare di personificazione. Il resto del testo ci riferisce il giudizio negativo nei riguardo dei sensi, nel senso che questi sono ritenuti pieni dinganno. La parola in greco un po pi esplicita: (frode, imbroglio, inganno, trucco). I sensi menzionati sono: La vista

Ludito E gli altri sensi

Questultimo elenco non superfluo per la nostra analisi, dato che saranno riportati poi due aggettivi per definire il tipo dinganno: che luomo indotto a pensare che il piacere e la tris tezza sono in qualche modo levidentissimo (riferibile alla vista) e il verissimo (riferibile alludito), non essendo cos. Questo soltanto pu essere conosciuto dallanima quando questa raccolta in s stessa, allontanatasi dalle cose sensitive e mutevoli. Per ultimo, non meno importante sottolineare quali siano i mali1 che Platone riferisce nel brano, dai quali bisogna che lanima si allontani: 1) 2) 3) 4) I piaceri Le cure o cupidigie Le tristezze I timori

Detto ci, potremmo passare alla seconda fase della nostra analisi che non altro che una comparazione con una delle grande opere dellet imperiale romana e che segna il fine dellet classica delle lettere latine e linizio dellepoca filosofica medievale e cristiana: il libro De consolatione Philosophiae di Boezio. Paragone: De consolatione Philosophiae di Boezio (c. 480-524) In un primo approccio ci sembra vedere una probabile comparazione nel fatto che tutta questopera una prosopopea della Filosofia, e cos appare chiaro la somiglianza con quella forma platonica di parlare della filosofia, che prende cura e incoraggia gli amanti del imparare e del sapere. In questopera di Boezio tuttavia difficile trovare un passaggio identico a quello che stiamo commentando, ma comunque si pu fare il paragone con lopera intera. Questo che stiamo affermando si pu corroborare dal fatto che nel testo di Boezio, per esempio, non appare neanche una sola volta la parola consolari riferita alla Filosofia, anche se ha come titolo De consolatione. Infatti tutta lopera De consolatione Philosophiae come carica delle tre attivit che fa la filosofia nel Fedone: prende cura di Boezio, allontanando da lui le Muse che non lo possono aiutare veramente; lincoraggia a riprendersi; e durante tutto il dialogo tenta di persuaderlo della verit delle cose. Si legga, per esempio, questo brano: sed abite potius Sirenes usque in exitium dulces meisque eum Musis curandum sanandumque relinquite (De consolatione, I, 1p) In seguito presentiamo alcuni testi di Boezio che sono riconducibili a quella classifica dei mali dai quali il filosofo si deve allontanare, in modo che appaia pi chiaramente il paragone:
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Nel 64e Socrate aveva proposto un altro elenco di mali da scartare da parte del filosofo che viene allargato e ampliato nel brano che stiamo commentando. Questi mali erano: 1) i piaceri del cibo e la bevanda; 2) i piaceri amorosi; 3) le cure del corpo; 4) la possessione di tuniche suntuose, di sandali, degli altri ornamenti.

1) [Piacere] In questo brano in cui la Filosofia sta parlando della vera felicit che pu esser acquistata solo nel sommo bene, si scoprono due somiglianze; da un canto il paragone con le catene dei piaceri e dallaltro il fatto stesso che si menzionino i piaceri: Huc omnes pariter venite, capti, Quos fallax ligat improbis catenis Terrenas habitans libido mentes. (III, 10 v.) 2) [Cupidigia] Boezio dice alla Filosofia mentre gli spiega la sua situazione: Atqui et tu insita nobis omnem rerum mortalium cupidinem de nostri animi sede pellebas et sub tuis oculis sacrilegio locum esse fas non erat (I, 4 p., 38). 3) [Tristezza] La Filosofia si lamenta della tristezza che trova in Boezio: Tum illa propius accedens in extrema lectuli mei parte consedit meumque intuens vultum luctu gravem atque in humum maerore deiectum his versibus de nostrae mentis perturbatione conquesta est (I, 1 p., 1). Tutti i versi che seguono parlano delle conseguenze cattive della tristezza. 4) [Timori] Alla fine del primo libro la Filosofia insiste a Boezio che faccia da un lato i timori: Sed quoniam firmioribus remediis nondum tempus est et eam mentium constat esse naturam, ut, quotiens abiecerint veras, falsis opinionibus induantur, ex quibus orta perturbationum caligo verum illum confundit intuitum, hanc paulisper lenibus mediocribusque fomentis attenuare temptabo, ut dimotis fallacium affectionum tenebris splendorem verae lucis possis agnoscere [...] Gaudia pelle, Pelle timorem Spemque fugato Nec dolor adsit. Nubila mens est Vinctaque frenis, Haec ubi regnant. Conclusione La risposta quindi pi sistematica alla domanda del tema 12 sarebbe questa: La filosofia pu effettivamente liberare lanima del filosofo, mediante lallontanamento dai piaceri, dalle cupidigie e cure corporali, dai timori e dalle tristezze. Questo necessario perch tutti questi mali sono di natura mutevole e dunque sottomessi al mondo dei sensi e dellinganno, perch appunto non sono immutabili. Siccome lanima pi simile al divino e quindi pi elevata, il corpo e i suoi bisogni devono essere sottomessi al dominio dellanima che opera e agisce mediante lintelligenza (in contrasto con i sensi). Con ci crediamo che diventi pi palese il possibile avvicinamento tra questi due autori, cos distanti nel tempo e non poco nello spazio, ma cos vicini nelle fondamenta filosofiche.

Discussione
Si chiesto il chiarimento di quali sarebbero i mali di cui il filosofo si deve allontanare, e quindi quelli dai quali la Filosofia libera il filosofo. Abbiamo gi fatto lelenco nella nostra esposizione scritta (cf. sopra). Laltra domanda rivolta stata intorno al tema della possibile o no bont del corpo umano, cio, si domandato se questo cattivo o no per Platone. Non c stato tempo per una risposta soddisfacente, ma noi chi inchiniamo verso una risposta che in genere sarebbe questa: Platone non concepisce il corpo come un elemento necessariamente cattivo, ma piuttosto come un elemento inferiore rispetto allanima e che dunque gli devesser sottomesso.