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AMBIENTE

Lecologismo di domani si fonda sulle radici


A CURA DI

MATTEO COLAONE

A colloquio con Paolo Pirola, dellAssociazione culturale Brianze, per discutere di nuove sfide per una tutela integrale dellecosistema insubre, di identit e di ambiente.

nel pensiero popolarare, vi limmagine del militante verde, un po utopista e spesso troppo progressista, senza attaccamento particolare a un territorio, magari pi attento ai disastri che avvengono in altri continenti del Globo che ad altrettante sfortune di casa nostra; altre volte, visto con gli occhi della politica locale, il rompiscatole, rappresentante del sempre minoritario partito del NO, accusato da destra di intralciare la libera impresa, e da sinistra di essere ostacolo al progredire del genere umano. Non desideriamo tornare ancora su queste pagine sulla necessit di una condivisa strategia di difesa dallurbanizzazione delle nostre aree agricole e boschive, tema che - giocoforza - diverr sempre pi presente nelle agende politiche, non tanto perch dinamica legata alla sopravvivenza del nostro ambiente e del nostro popolo, quanto pi per la crescente intolleranza da parte della popolazione per un territorio iper-urbanizzato e sovrappopolato; la questione piuttosto se il radicamento e il riconoscersi in una identit (storica, linguistica e sociale), siano il punto di partenza o di arrivo per lecologismo. Vediamo come la pensa Paolo Pirola, da decenni attivissimo sul duro fronte della tutela del territorio brianteo, gi fondatore nel 1975 di La nstra tera, uno dei primi gruppi ecologisti dInsubria. Commerciante a Briosco, ora presidente dell'Associazione culturale Brianze, per cui cura lomonima rivista, che consigliamo [www.brianze.it]. Il nostro ospite, per la sua esperienza sul campo del cosidetto ambientalismo, rappresenta bene un percorso di sensibilit ecologista in Insubria, la nostra terra, che ci ci auguriamo continui ad essere aperta a nuove sperimentazioni e pronta, quando serve, ad abbattere confini mentali, intellettuali ed ideologici, cos come ci insegna Paolo. Caro Paolo... sei un ecologista, un ambientalista? Oppure quale altra definizione, se fosse necessaria? Traditore. Scherzando, ma non troppo, mi piace pensare che tradizione e tradimento abbiano lo stesso etimo.
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Tra i pregiudizi pi comuni che affliggono la discussione ecologista fuori da certi ambiti e

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Dal latino trdere, composto da trans e dre, quindi dare, consegnare oltre, al di l... A la fin de la fera mi sento uno di paese che cerca di trasmettere la propria cultura e lamore per la propria terra a chi viene dopo e a chi mi sta vicino. Ma anche a chi lontano... Facciamo un salto nel passato. Qual stata la tua esperienza in quegli anni in cui anche nella tua Brianza si iniziato a fare ecologismo? Quali erano le formule operative e il genere di persone che fece da pioniere a questo sentimento? Erano i primi anni Settanta: io ero il pi giovane della compagnia, composta da sessantottini di provincia. Un misto di anarchia e di oratorio, sempre allegri. Cominciammo aderendo a una campagna promossa dai Lions della Brianza, Pulita Brianza, volta a sensibilizzare sul problema dei rifiuti abbandonati nei boschi e nei prati. La formula operativa era semplicemente fare qualcosa di concreto, muovere le mani, per salvare dal degrado i nostri luoghi. Parlando e vivendo in dialetto, ci venne poi naturale chiamare il gruppo La nstra tera, che poi riprendeva la canzone pi amata del cantautore Francesco Magni (anche lui della banda), la mitica La mia Terra, che regolarmente cantavamo al fuoco, nei boschi, la domenica sera finito il lavoro di volontari. E non eravamo in pochi: con noi agricoltori, operai, coi bambini e le mogli. Raccogliemmo quintali e quintali di rifiuti, che portavamo coi trattori e con un motocarro Guzzi in una discarica vicina. Mentre in citt stentava a fiorire lecologismo politico nei boschi della provincia spuntavano in silenzio associazioni, movimenti, persone, teste di cavolo che se ne fregavano del cosiddetto buon senso: e che sceglievano i sensi buoni regalataci dalla madre terra... Chiss, forse qui si iniziato a formare lhumus che avrebbe fatto nascere movimenti politici come la Lega Nord. Mi pare che anche Bossi in quegli anni componesse poesie in dialetto dedicate ai Ria e alla distruzione della natura. Ma questo compito dei politologi. Noi, ancora oggi, continuiamo testardamente a raccogliere rifiuti e a recuperare sentieri perduti. Come sono cambiati oggi i modi per essere radicati a un territorio, monitorarlo, viverlo e difenderlo? Comitati, associazioni, riviste, libri, sentieri, internet: quali i metodi validi? Tutto fa ben, tutto fa brodo... recitava una vecchia pubblicit. Va bene tutto quando hai chiaro quello che vuoi, quando hai una idea di futuro, un senso di appartenenza a una comunit, a un luogo. Oggi personalmente considero chiusa lesperienza delle associazioni tradizionali: quelle con statuto, soci, assemblea, ecc. come era La nstra tera anni fa. Vanno bene, sfruttando lopportunit di comunicare in tempo reale con internet, aggregazioni temporanee su temi specifici. Con laffermazione di leader a termine e a scopo.
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Oggi, pur non disdegnando limpegno diretto in difesa della nostra terra, io e altri amici siamo da tempo impegnati con Brianze. Editiamo da anni un periodico bimestrale, oggi trimestrale, giunto al traguardo del cinquantesimo numero. Produciamo CD come Scigula e Balada del Balabiott del gi citato Francesco Magni. Pubblichiamo ristampe di libri dellOttocento lombardo: buon ultimo il Diario del viaggio in Brianza di Stendhal. E molto altro. Suggerisco di visitare il nostro sito, per chi fosse minimamente interessato allargomento. Insuma... siamo diventati una piccola struttura editoriale indipendente. E il nostro socio di riferimento, vero e proprio azionista di maggioranza, la Brianza! Con le sue tradizioni, con la sua storia, con i suoi suoni e colori. La vicenda della possibile speculazione edilizia allOrrido di Inverigo, in piena Valle del Lambro, si recentemente chiusa con una sentenza che decreta la sconfitta dellimmobiliare Victory, dopo decenni di lotta. stata una battaglia simbolo degli ecologisti brianzoli, ma anche della popolazione locale. Potresti riassumerci e storicizzare la vicenda? La sentenza Victory latto ultimo, temo non conclusivo, di una storia nata negli anni Sessanta. Larea conosciuta come lOrrido di Inverigo, in provincia di Como, copre una superficie di circa un milione e mezzo di metri quadri! Avete capito bene: si parla di una stupenda area verde recintata, includente il fiume Lambro, a nord di Milano e dalla dimensione ormai rara. Una sorta di Parco di Monza senza nemmeno lautodromo. Solo alcuni ruderi di grandi cascinali abbandonati testimoniano la presenza delluomo in anni passati. Orbene, nel corso dei decenni, diverse immobiliari hanno tentato ripetutamente di portare a termine progetti speculativi. Sempre han trovato la forte opposizione di comitati locali e delle associazioni ambientaliste; qualche volta anche delle amministrazioni comunali e del Parco Valle del Lambro. Recentemente la Corte dappello del Tribunale di Milano ha respinto la richiesta di un risarcimento milionario (41 milioni di euro) chiesto dalla societ Victory, fino a poco tempo fa proprietaria dellarea, nei confronti del Comune di Inverigo. Per una volta possiamo cantare vittoria! quindi singolare che fino allaltro ieri molti casi di speculazione edilizia e sfruttamento del territorio si siano potuti fermare o tamponare grazie alla collaborazione fra comitati e amministrazioni comunali. Inverigo, ma anche linutile progetto dellautostrada Pedegronda negli anni Novanta, ne sono esempi. Credi anche tu che questo non sia pi lo scenario attuale?
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Fotografia di Sergio Mozzanica

Fotografia di Sergio Mozzanica

Non sono un sociologo. Posso solo dire che a fine anni Ottanta, inizio anni Novanta, riuscimmo a far deliberare a circa 25 comuni, perlopi compresi tra il Lambro e lAdda, un documento in cui si respingeva fermamente lipotesi di attraversamento del proprio territorio ad opera dellautostrada Pedemontana. Queste delibere vennero approvate dai consigli comunali allunanimit: maggioranze e minoranze tutte assieme. In genere la maggioranza era rappresentata dalla Democrazia Cristiana. Ovvio che dietro ci fu una spinta impressionante di associazioni e comitati locali antipedemontana: raccogliemmo 25.000 firme! Pazzesco. Avremo fatto centinaia di assemblee: piccole, grandi, calme, infuocate. In ogni frazione dove sarebbe potuta passare la Pedemontana, inventammo qualcosa: dai cacciatori (mitico Bonacina della Libera Caccia) agli apicoltori, dai protoleghisti (il compianto Graziano Barbonetti) ai veterocomunisti. Una sola parola dordine: vogliamo che la Brianza diventi come Cinisello? Mi chiedi se lo scenario attuale sia cambiato: temo di s. Temo che la cinisellizzazione delle terre a nord di Milano sia in corso. Molti paesi hanno perso identit: che cavolo dovrebbero difendere ormai? La citt metropolitana - un continuum di supermercati, capannoni, condomini, superstrade, totalmente snaturata, nel senso pieno del termine - si presenta come il solo modello vincente. Ma anche questo un discorso troppo serio: lasciamolo agli intellighenti del Politecnico. Negli ultimi anni hai denunciato in modo provocatorio ma serio, linutilit dei Parchi nella tutela del territorio della Regione Lombardia: posizione anomala per un ecologista. Ci spieghi come mai e quale soluzione legislativa proporresti per arrestare il consumo di suolo? Anche qui, devo usare la sintesi. I Parchi, da strumento, sono diventati fine. Quando raccoglievamo le firme, sempre alla fine degli anni Settanta, per istituire il Parco Valle del Lambro e quello di Montevecchia, vedevamo in questi enti lunico modo per fermare la cementificazione della nostra terra. Allora, nei Comuni, non cerano nemmeno i piani regolatori! Oggi vediamo che il Parco diventato un soggetto burocratico, servo della politica, volto spesso ad automantenersi. Si spendono pi soldi per stipendi di ragionieri, architetti, consulenti dogni genere che non per accudire i sentieri, i boschi, i corsi dacqua, leducazione dei bambini! Come ho gi scritto tempo fa: il nostro sogno tornare a fare il bagno nel Lambro, nelle Bevere, nellOlona... abbracciare con lo sguardo il Resegone e il Monte Rosa. Non edificare templi laici dove si pratica il mesto rituale dello sviluppo compatibile. Meglio un volo di un macaone nei prati che decine di inutili culi di pietra nelle lussuose sedi dei consorzi-parco.
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Cosa propongo in alternativa? Continuiamo a girare attorno al cuore della questione. Intanto credo che non ci sia mai una soluzione legislativa e, tantomeno, giudiziaria ai problemi seri. Se in Brianza vengono ad abitare due milioni di persone cosa volete che faccia un Parco? Disegner i fiori sui capannoni o rinverdir le rotonde ai megaincroci delle superstrade. Il problema del ruolo dei Parchi lo stesso di quello dei Comuni, se parliamo di questione ambientale e di consumo del suolo in particolare. Briosco, il paese dove vivo e sono nato, ha meno di 6.000 abitanti, in un territorio di circa 6 kmq. Quindi nemmeno 1.000 abitanti per kmq. un paese davvero vivibile, con ancora un certo respiro, una dimensione a misura duomo, come si diceva una volta. Verano, comune confinante sullaltra sponda del Lambro, ha pi di 9000 abitanti su una superficie di 3,5 kmq. Quindi quasi 3000 abitanti per kmq! Ditemi voi quale politica ambientale possiamo sviluppare in quel di Verano. Al massimo la riduzione del danno. Allora bisogna fermare questantropizzazione forsennata, fissare un limite nel rapporto tra abitanti e territorio, tra risorse sfruttabili (acqua, aria, suolo) e sfruttatori, cio noi. Direi che per la nostra realt, i 1.000 abitanti a kmq sarebbero il massimo. Punto. Quindi la questione passa dallufficio urbanistica allanagrafe: e i comuni che faranno questa scelta andrebbero premiati, non penalizzati dalle mancate entrate degli oneri di urbanizzazione! Dal suo avvento nellagenda politica italiana, lecologia stata considerata un patrimonio della sinistra. Daltro canto la cultura di destra ha permesso lecologismo di Alain De Benoist; estranei alla sinistra sono le teorie bioregionaliste, il tema della descrescita, leconazionalismo. In altri stati europei i Verdi sono riusciti a non ideologizzarsi. Pensando ai problemi quotidiani, forse vero che lambientalismo di sinistra non pu pi essere compreso dalla gente, e che il futuro sar nella trasversalit e nelle contaminazioni? Tu mi fai questa domanda perch mi conosci e mi provochi... E gi sai la risposta, da come mi comporto. Mi sento di sinistra ma insubre: parlo e penso in lingua locale, il brianteo. Poi amo Jnger, Rigoni Stern, Thoreau, Tolkien, Fenoglio, Recls, il grande paolotto Corti e il suo mirabile capolavoro, Il cavallo rosso. E in effetti mi sento un po anomalo come uomo di sinistra. Ma non sto a menarmela troppo: voto a sinistra ma mi piace lidea di unInsubria indipendente, ad esempio. Non mi entusiasma - ed un eufemismo - la prospettiva di una societ multietnica. Perch semplicemente penso non sia un bene per la mia terra, per il mio
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Fotografia di Sergio Mozzanica

Fotografia di Sergio Mozzanica

popolo. I Verdi, mi chiedi. Malati di sociopolitica pi che di ideologia, direi. Lideologia ha una dimensione tragica che manca totalmente a questi comprimari della vita pubblica nazionale. Troppo distanti dal popolo, troppo patologici e poco logici... Potrebbe darsi che a breve anche da noi, come in Francia, possano avere un successo elettorale, sfruttando limpatto mediatico: ma la sostanza non cambia. Sul territorio non esistono. Troppo parlare e poco camminare: temo che molti convinti ambientalisti rischino di passare pi tempo in discussioni, riunioni, analisi di leggi e testi tecnici che a ritargliarsi uno spazio per conoscere il territorio che vorrebbero salvaguardare. Aveva forse ragione Thoreau? Anchio, come Thoreau nel suo Maine, ho molto viaggiato in Brianza. A piedi e in bici. E pensando allo Jnger del Trattato del ribelle, forse ogni tanto andare nel bosco la risposta migliore. Camminare implica un rapporto diretto con la terra, senza mediazioni se non la para delle scarpe. Un mondo inaspettato si rivela ogni qual volta abbandoniamo il borgo: ogni qualvolta smettiamo di essere borghesi, appunto. Parliamo della rivista Brianze e della tua attivit editoriale. Quando iniziasti, che obiettivi avevi? Lidea che identit e ambiente siano temi strettamente legati era fra questi? Semplicemente s, almeno da parte mia. Poi Brianze un progetto che vede coinvolti molti soggetti, dalle molteplici visioni e aspettative. E tutti collaborano a titolo gratuito, mossi solo dallamore per la propria terra. Delle cose fatte ho gi parlato prima: mi piacerebbe parlare delle cose da fare. Scatenare campagne per salvare gli ultimi lembi di natura superstite: come abbiamo fatto assieme per Salvmm i Carigg, la grande zona umida tra Briosco, Renate e Veduggio. Dare spazio a giovani narratori, legati al territorio ma che non siano i tristi cantori della scighera, della cassoeula e dei bei tempi andati. Sto arrivando a odiare la poesia dialettale: non sopporto pi la puzza di cadavere che spesso accompagna questa forma di espressione cosiddetta popolare. Non potevo che chiudere in malo modo, cos da far incazzare un po di gente. Scusatemi.
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