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il manifesto

MERCOLED 6 NOVEMBRE 2013

CULTURE

SAN FRANCESCO
Marco Dotti

on voleva ridurre il vangelo a misura duomo. Non voleva essere ragionevole. Apparteneva a quella razza di uomini che non vogliono sapere nulla e che il mondo finisce per spezzare finch sono sulla terra, ma che riescono vittoriosi al di l della morte. San Francesco dAssisi mai stato pi vivo di oggi, a differenza dei grandi personaggi del suo tempo?. Cos, nel suo Frre Franois, pubblicato dalle Editions du Seuil nel 1983, lo scrittore cattolico Julien Green, ammirato da Walter Benjamin e massimamente amato da Paolo VI, concludeva un affresco dedicato al Vangelo come forma vitae del santo. Un santo umanizzato, sottratto allaneddoto, ma proprio in forza di questo ancor pi legato a quel carisma che, secondo Green, avrebbe potuto, in nome del doppio movimento altissima povert umanissima speranza, contribuire al progetto di un complessivo reincanto del mondo. Francesco, concludeva Green, voleva salvare il mondo, ma ha salvato la speranza. A Francesco si sono rivolti in tanti e la letteratura non stata immune nei suoi picchi e nelle sue cadute dal richiamo attualizzante del santo, specie quando anche nel suo ambito apparentemente angusto e formalizzato si ripresentata con forza una domanda per tanti, troppi anni

Un contestatore pieno di speranza

La letteratura non mai stata immune dal richiamo attualizzante della sua personalit
elusa in altri contesti, non necessariamente pi vitali: Che fare?. Quella domanda a cui molti lo scriveva lultimo Pasolini, nei rifacimenti della Meglio giovent hanno sovrapposto e infine sostituito un pi rassicurante (per loro) e irridente (per tutti noi) che farci?, seguito dalla conseguente alzata di spalle. A un rigore francescano sembrano indubbiamente ispirarsi anche i versi del suo Appunto per una poesia in terrone, in cui il poeta bolognese scrive: Torniamo indietro, col pugno chiuso, e ricominciamo daccapo. () Nessun compromesso. Torniamo indietro. Viva la povert. Viva la lotta comunista per i beni necessari. Ma davvero Francesco il santo della speranza oppure, come lo stesso Pasolini suggeriva, ai suoi attimi di solitaria disperazione che bisogna guardare? Sarebbe dunque ancora, sempre e soltanto per noi e mai per laltro, che si spera? Ecco dove si pone, per Green, la questione del che fare: oltre il dubbio tecnico, va salvata la speranza. Ma quale speranza? A un secondo polo delle riflessioni su Francesco sembra cos collocarsi la piccola, ma interessante variazione e in corso dopera di Marguerite Yourcenar. Interrogata da Matthieu Galey proprio sul che fare? dinanzi ai problemi del mondo ancora a Francesco e al tema della speranza (che in questo caso coincide con una non-speranza) che la Yourcenar fa ricorso. Non lattesa in s, non lo sperare qualcosa espoir a cui inevitabilmente consegue il dsespoir ma una esperance senza oggetto che rinasca dopo che ogni attesa stata consumata. Il passaggio da esperance a espoir reso, in tutta la sua tensione, dal contrario di espoir che dsespoir ovvero disperazione, mentre non c disperanza. Per questo esperance sembra rientrare tra quelle parole che, in qualche modo, oppongono resistenza, non cedono. Scrive la Yourcenar: Non ci si salva da soli. () Francesco il maestro di tutti, () il contestatore di tutti i contestatori, colui che gettava le sue vesti in faccia al padre, ricco mercante di stoffe, che amava la povert per se stessa come alcuni di noi imparano nuovamente ad amare. E non dimentichiamo

STIGMATE DI SAN FRANCESCO DI JAN VAN EYCK, 1428-1429

Per Pasolini, ai suoi attimi di solitaria disperazione che bisogna guardare, per Yourcenar alla sua forza di resistente. Il santo di Assisi raccontato da Giovanni Miccoli, nel libro edito da Donzelli
SCAFFALE Servire gli altri di Jorge Mario Bergoglio, per Jaca book
che Francesco si rotolava nudo nelle spine per vincere le debolezze della carne, cosa che la maggior parte di noi non accetterebbe d fare. Ma lo capisco: voleva essere libero anche nei confronti della propria carne. Francesco, prosegue la Yourcenar, ci indica una necessit: Bisogna imparare di nuovo ad amare la condizione umana qual , accettare i suoi limiti e i suoi rischi, avere un rapporto diretto con le cose. Anche se impossibile, bisogna provare a farlo. Nella Bhagavad-Gita, c un passo in cui Krishna dice a Arjuna: Lotta, come se la lotta servisse a qualcosa; lavora, come se il lavoro servisse a qualcosa. E vicino a noi ricordiamo il motto di Guglielmo dOrange: Il nest pas ncessaire desprer pour entreprendre. Non necessario sperare per intraprendere. a questo grumo di domande che, pur nella divergenza apparente delle letture, ogni volta rimanda quel Francesco che, come voleva Green, non mai stato pi vivo di oggi. Forse mai come oggi, infatti, sottolinea Giovanni Miccoli nella premessa al suo Francesco. Il santo di Assisi allorigine dei movimenti francescani (Donzelli, pagine 288, euro 18,50), assistiamo a una attenzione particolare, persino inedita come fatto di massa per i tempi recenti. Attenzione rivolta proprio al carisma del Santo e alle implicazioni del suo modo di essere e del suo messaggio. Il denso lavoro di Miccoli riprende alcuni suoi saggi gi editi in volume nel 1991, per i tipi dellEinaudi, sotto il titolo Francesco dAssisi. Realt e memoria di unesperienza cristiana. Viene qui aggiunta una interessante e stimolante introduzione di poche pagine, titolata Otto

Quel pontefice che convoca tutti


M. D.

secoli dopo: il santo e il Papa, sulla quale impossibile non soffermarsi. Che anche in apertura di un corposo e rigoroso saggio di storiografia ci si ponga la domanda , evidentemente, segno che la domanda non pu essere elusa: perch ancora Francesco? Dopo che il 13 marzo scorso, in quinta votazione, il Conclave ha eletto papa il gesuita Jorge Mario Bergoglio e questi ha scelto proprio il nome Francesco, la questione si carica di nuove intensit. A fronte del carisma e della popolarit, infatti, in otto secoli nessun papa si era mai arrischiato a assumere quel nome. A quali aspetti del Francesco storico guarda Bergoglio? Quali le ragioni profonde della scelta? Dove affondano le proprie radici? A quali speranze essendo speranza, nella sua doppia declinazione, una delle parole chiave di questi suoi primi mesi di pontificato guarda? Come leggere, infine, le parole del gesuita Pedro Arrupe che, nellagosto del 1976, al congresso eucaristico internazionale di Filadelfia ammoniva: il mondo doggi ha bisogno di un nuovo Francesco? Domande che rimangono sullo sfondo complessivo di un lavoro di alta storiografia come quello di Miccoli ma che, non di meno, proprio perch oltre alle cose esistono le situazioni e i contesti, non cessano di interrogare il lettore, specialista o non, che dal libro di Miccoli pu trarre non poche, sicure indicazioni per affrontare seriamente una riflessione sul tema della povert come forma vitae. Sabato 16 marzo, in Aula Paolo VI, davanti ai rappresentanti dei media, il nuovo Papa offriva una ricostruzione semplice, breve, persino autoironica e apparentemente di basso profilo della sua scelta: Nellelezione, io avevo accanto a me larcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico! Quando la cosa diveniva un po pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene lapplauso consueto, perch stato eletto il Papa. E lui mi abbracci, mi baci e mi disse: Non dimenticarti dei poveri!. E quella parola entrata qui: i poveri, i poveri. Subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco dAssisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco luomo della pace. E cos, venuto il nome, nel mio cuore: Francesco dAssisi. per me luomo della povert, luomo della pace, luomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione

che si divora le membra. Per Bergoglio la democrazia vitalizzata dal popolo, dinamizzata dalle a stanchezza e la delusione non ci fanno vesue speranze e dai suoi conflitti. Per questo non dere il pericolo, impediscono il discerni mai, n mai pu essere, neutrale dal punto di mento, confondono la rassegnazione con vista etico, anche quando le procedure e le forla pacificazione, la crudelt con la vitalit del me dellesperienza democratica appaiono sotto conflitto. Cos parlava lallora cardinale Jorge Maassedio, messe in scacco dalla proliferazione dei rio Bergoglio, in unomelia pronunciata nella centri di interesse e dalla progressiva autonomizcattedrale di Buenos Aires il 25 maggio 1999. zazione etica degli stessi. Ed proprio questa Lattuale processo di globalizzazione, osservanon neutralit a collocare il cittadino/popolo va, stato capace di mettere a nudo molti paranel ruolo chiave: senza cittadinanza attiva, nel dossi, su tutti quello della crescita del potere senso di attivamente orientata a scelte etiche e economico e di un linguaggio capaal bene comune, non si ha n dinace di mascherarlo e sostenerlo. mismo sociale n democrazia, ma Le omelie Proprio alla parola e al recupero un sistema inerte che della democradi una parola profetica fa appello zia ha solo la maschera tecnocratica. incentrate Bergoglio, in unanalisi dura, preciOgnuno di noi, scrive Bergoglio, su crisi sa, che provoc non poco scalpore e deve recuperare sempre pi concreche viene ora raccolta in un volumete cittadinanza tamente la propria identit personato edito da Jaca Book con il titolo Serle come cittadino, ma orientato al beda rifondare vire gli altri. Memoria e cammino di ne comune. Etimologicamente, citsperanza (euro 12, pp. 91). Contro tadino viene dal latino citatorium, questi linguaggi, servono parole che mobilitino, per questo cittadino il convocato, il chiamache smuovano, parole che si compiano nel moto al bene comune, convocato perch si associ mento stesso in cui vengono pronunciate. in vista del bene comune. Cittadino, osservava Cuore del libro sono le omelie pronunciate fiBergoglio, non il soggetto preso individualno al 2004 dallarcivescovo di Buenos Aires, inmente, come se lo presentano i liberali classici, centrate sulla crisi e sul senso di una cittadinann un gruppo di persone indistinte, ci che in za da rifondare, pure in senso etico, rispetto e antermini filosofici si definisce lunit di accumuche contro istituzioni dalle fattezze sempre pi lazione. Si tratta di persone convocate a creacrepuscolari, capaci di imporre il proprio potere re ununione che tende al bene comune, in cerproprio mentre scuotono in noi la fede nel loro to modo ordinata; ci che viene definito lunit potere. Una vecchia massima, ricordata a suo di ordine. Il cittadino entra in un ordinamento tempo dallo storico Iohan Huizinga, vuole che armonico, talora disarmonico a causa delle criRegna regnis lupi. Ovvero, proprio quando si si e dei conflitti, ma comunque un ordinamencrede immune e autonomo da ogni giudizio to, finalizzato al bene comune. Per formare coesterno, anche se si crede e si definisce demomunit ciascuno ha un munus, un ufficio,un cratico uno Stato finisce per divorare se stescompito, un obbligo, un darsi, un impegnarsi, so. Listituzione senza popolo come un lupo un dedicarsi agli altri.

Le sicure indicazioni per affrontare una riflessione sul tema della povert come forma di esistenza
non tanto buona, no? luomo che ci d questo spirito di pace, luomo povero. Il santo viene cos letto attraverso tre aspetti della sua vicenda: Francesco uomo di povert; Francesco uomo della pace; Francesco uomo che ama e custodisce il creato. Ma Bergoglio sembra auspicare qualcosa di pi e di diverso riferendosi al desiderio di una Chiesa povera e non solo accanto ai poveri (come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!). Altre domande, altre questioni: che cosa significa una Chiesa povera? Domande che rimangono aperte, cos come lo erano per San Francesco che, abbandonando labito da eremita che pur era riconducibile a una categoria sociale e indossandone uno senza garanzie, simile a quello dei comuni laboratores, si rivolse per tre volte al Vangelo, trovandosi finalmente dinanzi tre passi (cos almeno stando alla Legenda Maior S. Francisi di Bonaventura: Matteo 19,21; Luca 9,3; Matteo 16,24) che gli fecero dire: Questa la nostra vita e la nostra regola.