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home approfondimenti tecnici Aggregati per calcestruzzo: normativa di riferimento e utilizzo di aggregati riciclati

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utilizzo di aggregati riciclati
di Federica Esposito, collaboratrice Atecap
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Tra le normative di riferimento per la commercializzazione e l’uso degli aggregati per calcestruzzo, funge da base di partenza il
recente Regolamento 305/2011/Ue, entrato in vigore lo scorso 24 aprile, il cui obiettivo è principalmente rivolto a “stabilire
In Concreto
disposizioni armonizzate per la descrizione della prestazione di tali prodotti in relazione alle loro caratteristiche essenziali e per
l’uso della marcatura CE sui prodotti in questione”. Il Regolamento fissa, quindi, le nuove condizioni armonizzate per la
commercializzazione dei prodotti da costruzione all’interno del mercato europeo, elimina gli ostacoli regolamentari e tecnici che
impediscono la libera circolazione dei prodotti da costruzione nello spazio economico europeo e definisce ulteriormente gli aspetti
relativi alle caratteristiche tecniche da dichiarare a cura del fabbricante.
La principale novità avviata dal Regolamento è l’introduzione del requisito di “uso sostenibile delle risorse naturali” secondo il
quale “le opere di costruzione devono essere concepite, realizzate e demolite in modo che l’uso delle risorse naturali sia
sostenibile”. Viene quindi posta grande attenzione alla durabilità delle opere ma anche alla riciclabilità dei materiali impiegati e
all’uso di materie prime e secondarie che siano “ecologicamente compatibili”.
Il Regolamento 305/2011/Ue sostituisce in pieno la direttiva europea 89/106/CEE. Il mandato della UE M/125 ha stabilito che
anche gli aggregati per calcestruzzo devono essere sottoposti a tale direttiva e, in particolare, che tutti gli inerti messi in
commercio dopo il 1 giugno 2004 devono riportare la marcatura CE. In Italia la direttiva 89/106/CEE è stata recepita con il d.P.R.
21/4/1993, n. 246 “Regolamento di attuazione della direttiva 89/106/CEE relativa ai prodotti da costruzione” (G.U. n. 170 del
22/7/93), così come modificato dal d.P.R. 10/12/1997, n. 499.
Gli aggregati immessi sul mercato ai sensi della direttiva 89/106/CEE prima del 1° luglio 2013, sono da considerarsi conformi al
nuovo Regolamento; per tale data è da intendersi l’inizio della piena operatività del Regolamento.
Il Decreto Ministeriale 11 aprile 2007 “Applicazione della direttiva n. 89/106/CE sui prodotti da costruzione, recepita con decreto
del Presidente della Repubblica 21 aprile 1993, n. 246, relativa alla individuazione dei prodotti e dei relativi metodi di controllo
della conformità di aggregati” individua per ogni prodotto la relativa norma armonizzata di riferimento (UNI EN 12620 per ciò che
riguarda gli aggregati per calcestruzzo) e specifica il sistema di attestazione della conformità per le diverse applicazioni del
prodotto. Più precisamente, per gli aggregati per calcestruzzo si rende necessario il sistema di tipo 2+ (certificazione del controllo
di produzione in fabbrica da parte di un organismo terzo abilitato) nel caso di uso strutturale e di tipo 4 (attestazione di conformità
a cura del fabbricante) nel caso di uso non strutturale. Il decreto definisce inoltre le caratteristiche tecniche da dichiarare a cura
del fabbricante.
La norma UNI EN 12620, Aggregati per calcestruzzo, definisce i criteri di classificazione del materiale secondo caratteristiche
geometriche, fisiche e chimiche e prescrive un sistema di controllo della produzione che porti a soddisfare i requisiti necessari a
soddisfare la marcatura CE. In Italia, per l’applicazione della EN 12620, si fa riferimento alla UNI 8520 parte1 e parte 2. La parte 1
definisce le caratteristiche che devono essere dichiarate e garantite dal produttore, mentre la parte 2 definisce i requisiti minimi
necessari per gli aggregati destinati al calcestruzzo.

Cenni sull’uso di aggregati riciclati


L’impiego di aggregati riciclati, nel panorama nazionale ed internazionale della produzione di calcestruzzo, è una pratica che negli
ultimi anni sta diventando sempre più frequente. Le motivazioni sono molteplici e sono dettate prevalentemente da scelte di
politica di tutela ambientale che hanno portato alla emanazione di una serie di provvedimenti legislativi che ne favoriscono
l’utilizzo.
Gli aggregati riciclati che vengono usati nella produzione di calcestruzzo si distinguono in tre tipologie, a seconda della loro
provenienza: aggregati da costruzione e demolizione (C&D), aggregati da calcestruzzo reso e aggregati da scavo. Gli aggregati
da C&D sono quelli ricavati dai rifiuti da costruzione e demolizione, i quali rappresentano una gamma molto ampia di materiali. La
loro classificazione varia in funzione della modalità di generazione del rifiuto. La seconda tipologia di aggregati da riciclo è quella
proveniente da calcestruzzo reso, o calcestruzzo di risulta, ovvero il calcestruzzo avanzato dal getto e quindi non utilizzato
dall’acquirente e restituito al produttore. La terza categoria di aggregati da riciclo è quella derivante dalle terre e rocce da scavo
e, attualmente, è quella che trova il minor impiego nella produzione di calcestruzzo. Per terra e roccia da scavo si intende il suolo
proveniente da attività di scavo privo di sostanze pericolose contaminanti e/o materiale ultroneo (materiale plastico, macerie, cls,
metalli ecc.).
Dal punto di vista normativo, il primo passo nella legislazione italiana verso una più consapevole gestione dei rifiuti è stato
compiuto con il Decreto Ronchi (D.M. n°22 del 5 febbraio 1997 - Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui
rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio) che getta le basi per la riduzione della produzione di rifiuti e
la promozione del loro recupero. Il D.M. 22/97 pone infatti una serie di indirizzi (demandati poi, ad una successione di decreti
attuativi) che portano al riciclo di rifiuti non pericolosi.
Il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 5 febbraio 1998, Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure
semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n° 22, afferma la posizione

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privilegiata del comparto delle costruzioni, e in particolare dell’industria del calcestruzzo, nel potenziale assorbimento di rifiuti inerti
e definisce le attività, i procedimenti e i metodi di recupero degli stessi.
Il Decreto del Ministero dell’Ambiente dell’8 maggio 2003 n°203 sancisce, per gli enti pubblici e per le società a prevalente
capitale pubblico, l’obbligo di utilizzare a copertura di almeno il 30% del fabbisogno annuale, manufatti e beni realizzati con
aggregati riciclati. La successiva Circolare del Ministero Ambiente del 15 luglio 2005 n° 5205 fornisce le indicazioni per
l'operatività nell’uso di aggregati riciclati nel settore edile, stradale e ambientale, ai sensi del D.M. 203/2003.
Il D.Lgs. 152/2006 recante Norme in materia ambientale è la normativa principale di riferimento relativa ai rifiuti. In particolare ha
abrogato il Decreto Ronchi e nella sua “Parte quarta” ha sostanzialmente confermato la necessità di impegnare le pubbliche
amministrazioni ad adottare misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo o ogni altra azione intesa ad
ottenere materie prime secondarie. Su questa scia si pone la Direttiva 2008/98/CE, recepita a livello nazionale con il D.Lgs.
205/2010, il quale è andato a modificare il d.lgs. 152/2006, portando al 70% la quota minima di rifiuti inerti da riciclare. Il d.lgs.
205/2010 ha inoltre semplificato il fondamentale concetto di “sottoprodotto” ovvero di qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa
tutte le seguenti condizioni:
a) la sostanza o l’oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non
è la produzione di tale sostanza od oggetto;
b) è certo che la sostanza o l’oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di
utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
c) la sostanza o l’oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica
industriale;
d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i
prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.
Infine, nelle Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14 gennaio 2008) vengono posti dei limiti per l’uso di aggregati grossi
provenienti da riciclo sulla base dell’origine del materiale e sulla classe di resistenza del calcestruzzo al quale sono destinati
(Tabella 1).

L’utilizzo di aggregati riciclati, nella produzione di calcestruzzo ha una doppia valenza in termini di benefici ambientali: da un lato,
la diminuzione del volume di rifiuto da destinare alle discariche, dall’altro la preservazione dei giacimenti naturali. Al fine di
rendere preponderante l’uso di aggregati da riciclo nella produzione di calcestruzzo assume particolare importanza la
qualificazione tecnica e l’accertamento del raggiungimento di prestazioni soddisfacenti: l’uso di aggregati riciclati deve
rappresentare un valore aggiunto dal punto di vista ambientale e non portare ad un compromesso con le caratteristiche
prestazionali.
È oramai opinione diffusa che cosiddetti rifiuti da costruzione e demolizione, noti anche come CDW o C&D (construction &
demolition waste), rappresentino un’importante fonte recuperabile. Eppure, nonostante questa convinzione, dal Rapporto Cave
2011 di Legambiente, recentemente pubblicato, emergono dati impressionanti: nel 2010 i rifiuti da demolizione e costruzione
prodotti in Italia ammontano a 55 milioni di tonnellate, dei quali, il 90% è stato conferito in discarica e solo il 10% ha trovato spazio
come aggregato riciclato nella filiera delle costruzioni, a prova del fatto che gli obiettivi che ci prepone l’Europa sono ben lontani
ed è necessario lavorare ancora molto in questa direzione.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Bringiotti M. (2005) – Calcestruzzo: componenti e mix design. Ed. Pei


Collepardi M. (1991) - Scienza e tecnologia del calcestruzzo. Ed. Hoepli.
Coppola L. (2008) – Manuale del calcestruzzo di qualità. Ed. Il Sole 24 Ore
De Rosa B., Cicerani S., Grillo N. G. (2007) – Rifiuti da costruzione, demolizione e scavi. Ed Geva.
Ferrari G., Morotti A. (2008) - Prospettive d'impiego dei calcestruzzi confezionati con aggregati riciclati. Recycling, Ed Pei.
Linee guida per la marcatura CE degli aggregati. A cura di: ATECAP e A.N.E.P.L.A. Ed. Edizioni Pei srl.
Raccolta di linee guida su calcestruzzo preconfezionato, calcestruzzo strutturale ad alta resistenza, calcestruzzo strutturale. A
cura di: Presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici – Servizio Tecnico Centrale. Ed La Fiaccola srl.
www.anpar.org
www.aggman.com
www.enco-journal.com
www.uepg.eu

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