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LINGUA NOSTRA

IL NUMERO DEI FONEMI IN ITALIANO IN CONFRONTO


CON LO SPAGNOLO
Le differenze fra i diversi trattatisti (I) in
quanto al numero di fonemi in italiano consi-
stono nell'inclusione, come fonemi indipen-
denti, delle vocali aperte [, ], della s sOIlora
[s], delle consonanti doppie o rarrorzate e
delle due semiconsonanti [j, wJ. Nella diversit
di sistemi fonologici esistenti nell'ambito della
penisola italiana, quello basato sul fiorentino
colto coincide con la norma fonetica letteraria,
accettata, senza grandi contrasti, in tutta la
nazione. E se istintive reazioni di carattere
sono comprensibili nel-
l'italiano noni toscano, insensibie a certe sfu-
mature delI"! pronuncia di questa regione,
gli studiosi stranieri di questi problemi non
possono non accettare come solida base l'ita-
liano letterario, il quale coincide essenzial-
mente con la pronuncia fiorentina colta. Re-
stano fuori, naturalmente, le caratteristiche e
le sfumature della pronuncia vernacola, che
ogni forestiero ril.::'va non appena entra in
Toscana (2).
Circa l'ammissione dell' e aperta ed e chiusa,
u apert" ed o chiusa, come quattro fonemi
(I) Adopero il termine semiconsol/ante per riferirmi al
primo elemento [j, w] del dittongo. e Quello di se17livocnle
per designarne il secondo [i. \1].
Circa i segni fonetici, potendo purtroppo servirmi
del metodo seguito dalla Ren'sta de filologia espalola (II. 1<)15,
pp. 374-376) perch la tipografia non dispone dei caratteri
necessari. indico con s e Z le esse e zeta sonore, con \ la la-
terale palatale, con , la nasale palatale, con , , . 6 le vocali
e, o aperte e chiuse.
(2) Ricorder due testimonianze spagnole. della fine del
Settecento. che fanno riferimento alla tipica gorgia toscana.
Il primo di Juan Anronio Gonzalez de Valds, Ortopeia
ulliversalo arte de pronunciar, :\Iadrid. Ibarra. I785 : li Quanr:a
rliferencia hay entre un Inl;ls, Que silvando fonna cn la
extremidad de sus labios todas sus palabras, y un Florentin
que las forma todas al principio de su garganta' ., (p. 99).
- L'altro del poeta e commediografo Lcandro F. de ),'[0-
ratin. ne: suo Vz'aje de ltalt'a. iniziato nell'agosto del I793:
A las cuatro postas de Bolonia se entra eo la Toscana, Y
se cmpieza a notar el ceceo cl:: Ios Horentinos. fastidioso (;0
10s honlbres. eo las nlujcres, particulannente si san
bonitas, por et pri\'ilegio especial que g(Jza esre scxo de
convertir en gracia 105 defectot; rnlsm.os 'i (Obruj pr.;stumas, 1,
p. 330, i\Iadrid. Rivadeneyra, (867). Curiosa, d'al.trondc,
questa confusione tra il li eeceo andaluso e la gorgia toscana.
(l1versi, non ci sono grandi divergenze. Il
fatto che le comuni grammatiche normative
adoperate nella scuola italiana diano sempre
la serie di parole che hanno nel toscano una
opposizione fonologica secondo la loro pro-
nuncia con \'ocale aperta o chiusa, segno di
una accettazione generale che, almeno in sede
teorica, non si discute, Ammessa ia norma
fiorentina, bisog:1a dunque riconoscere all'ita-
liano sette fonemi yocaliei in posizione tonica,
ridotti a cinque (coincidenti con gli spagr'.oli)
irl sillaba atona.
A pi complessi problemi danno luogo la
s e la z, la cui particolareggiata spiegazione
sarebbe qui fuori di luogo (3). Basti rir.ordare
che, contro G. Ponu - che interpreta ia s
sorda e la s sonora come varianti combinatorie
dello stesso fonema, considerano normale la
s sonora in posizione intervocalica - B. :;\Ialm-
berg considera le due s come fonemi diversi (.'!-).
Infatti, la normale pronuncia fiorentina di-
stingue la s sorda [s] dalla s sonora [:3] tra vo-
cali. con opposizione fonologica tra fuso [fuso]
e il participio di ({ fondere fuso [fso]; e d;
conseguelza ::".:2 solo reI' la della
consonante sorda, 1'opposizione casa i cassa, Il
che per un settentrionale rientra l'.,::la serie di V
opposizioni tra sonora e sorda [Id.sa i kasa]. I
Simili difficolt presentano le due::;, sorda e
sonora, ma la loro interpretazione come due
fonemi pi chiara, sia perch in tutt,,_ l'Ita-
lia esistono i due suoni - mentre la s sonora
ignorata dai meridionali - sia perch la
z inizi;:l1e pu essere sorda o sonora, posizione
in cui la s, se seguita da vocale, nO:1 mai so-
nora. E ancora, sebbene in ra::-i casi, la -zz-,
secondo la S\.la sordit o sonorit, pu dar
luogo a opposizioni distir'lti\-e : raz-:::a [n'rzza!
razza], mezzo [mzzo ! mzio].
(3) Ci basti ricordare P. Fiorelli..' l-na sibilante e due
campane n, in nostra, XII. 3. 1951, pp. 8r-R6.
(.J.) D. li A propos dti systl:lne
dc l'italiea l'. in Acta linguistica, Copcnaght:n, III. 1942-r94:.i.
pp. 3.+-.+3.
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, LINGUA
Anche la lingua spagnola di quattro secoli
fa possedeva una s sorda e un'altra sonora, ed
altri due suoni equivalenti alla z affricata ita-
liana sonora e sorda. 1\la il sistema fonetico
de! castigliano ha perduto la sonorit della s
tra vocali, ed ha soltanto una sonorit condi-
zionata, meramente meccanica, davanti a con-
sonante sonora, come accade anche alla s ita-
liana preconsonantica. La perdita dell'altra
distinzione spagnola ridusse i due suoni af-
fricati della z alla fricativa interdentale sorda
[6]. Allo stato presente delle due lingue, l'in-
segnamento fonetico non pu permettere la
grave mutilazione che alcuni, a scopo pratico,
consigliano, lasciando da parte la s sonora
nell'insegnamento dell'italiano agli spagnoli e
ispanoamericani, e raccomandando agli ita-
liani, nello studio dello spagnolo, la pronuncia
della interdentale c o z come s, data la diffu-
sione del seseo)} nelle nazioni americane di
lingua spagnola (5). Le caratteristiche che
hanno color locale)} sono legittime in una
certa area, ma non possono essere generalizzate.
(.) Prima di discutere il problema delle conso-
nanti rafforzate e delle semiconsonanti, ve-
diamo il numero di fonemi che sono stati asse-
gnati all'italiano. Bruno lVIigliorini, in un'agile
operetta di carattere divulgativo, ha accennato
'1 28 o 30 suoni-tipo (6). (Egli allude certo ai
21 fonemi consonantici, inciusa ia sonora, pi
i sette vocalici, lasciando aperto il proble-
ma delle due semiconsonanti). Dall'elenco di
R. A. Hall viene fuori un totale di 27 fonemi,
perch egli non tiene conto n delle semiconso-
nanti n della s sonora (7). Anche W. Belardi, a
proposito della differenza tra la s sorda e la so-
nora come delle opposizioni tra le vocali aperte e
chiuse, dice che hanno importanza non tanto
per l'essenziale distinzione semantica, quanto
per l'eleganza della dizione )} (8), il che significa
negare a questi suoni il carattere di fonemi
(5) Come fa Giovanni l\leo 2i1io. "Notas de Fono- y
Auto-fonodidactica italo-hispanica". in Anales del Illstituto
de Prolesores Artigas. 2. Montevideo. 1957.
(6) B. l\oligliorini. Pronunzia fiorentilla o promLllzi" ro-
malia? Sansoni. Firenze. pp. 70-7 I.
(7) R. A. Hall. Jr.. " Italian phunemes and orthography '.
in Italiea. XXI. 2. 1944. pp. 72-82; e Descriptive Italian
C,ammar. Ithaca. \ew York. 1948, pp. 7-17.
(8) \V. Belardi. Illtroduziolle alla IOllologia. Roma. 1952.
p. 189 (cit. da Castellani. vedi nota seguente).
NOSTRA
indipendenti. Il Dizionario Endclopedico [t{l-
liano pubblicato dall'Istituto dell'Enciclopedia
Italiana, nelie Avvertenze )} premesse al voI. I
(Roma, 1955), d tra l'altro un'esposizione sin-
tetica dei capisaldi del sistema fonologico adot-
tato tipico per la lingua italiana, e coin-
cidente con quello dell'uso fiorentino: tali
capisaldi sono la qualit del suono)} che
determina la reciproca opposizione di 30 fo-
nemi )}, la durata del suono )} che determina
la distinzione in doppie e scempie )} di 15 con-
sonanti, e l' accento d'intensit )}.
Anche A. Castellani la pronuncia f:o-
rentina, indiscussa daflpertutto in ci che ha
di essenziale, comprende dal punto di -;'ista
puramente qualitativo)} 30 fonemi, e cio 7
vocali toniche, 2 semiconson:l11ti e 21 ronemi
consonantici: tuttavia, tenendo conto dei
dinemi consonantici e dell'accento )}, bisogr..a
aggiungere 5 vocali atone e 15 consonanti con
due dinemi, vale a dire co:! due gradi di ener-
gia diversi, capaci di differenziare un signifi-
cante da un altro significante ; il
giunge cos a un inventario di 50 unit fone-
matiche (9). In un importante commento al
ricco articolo del Castellani, P. am-
mette, anche lui, che i fonemi sono trenta,
com' noto )}, ma con i dinemi (e insieme cro-
nemi) consonantici e con l'accnto, si sale a
cinquta un: disti.ntive ') (IO}.
Dal confronto con il sistema fonologico spa-
gnolo e dalle conclusioni tratte dagli studiosi
delle due lingue, possiam::> tentare un nuovo
conteggio che differisce parzialmente dai pre-
cedenti.
Lo spagnolo, ortografic<'T.ente !1ariando, am-
mette un'opposizione fonematica tra conso-
nanti semplici c doppie solo in due casi: con
r e con n. l\la queste dl:e geminazioni non si
presentano allo stesso modo alla coscienza del
parlante. Le limitatissime opposizioni n / lln
rappresentano una vera gemina:>:ione ch ap-
pare in rar forme dotte, o, fortuitamente, in
(9) A. Castellani. Fonotipi e fonenli in n, i11
Studi di Filologia Iialialla. XIV. 1956. pp. 435-453.
(IO) P. Fiorelli. "Degli elementi del parlar toscano".
in Lingua Nostra. XVIII. 1957. p. II5. Il Fiorelli a\'e\"a
gi pubbli:':::1to un inventario somInario dd 'l trenta fonelni
italiani. secondo la pr.Jnunzia di Firi::nze, nell'articolo It Snso
e premesse d'una fonetica fiorentina Il, in Lingua
XIII. 1952. p. 60.
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LI NGU A
parole composte (1 r). La rr invece viene con-
siderata da Abrcos un vero e proprio fonema
a parte. I suoi argomenti sono convincenti:
la TI' esiste in spagnolo in posizione iniziale,
dove non si hanno mai consonanti doppie;
nella delimitazione sillabica, inoltre, appartiene
per intero alla sillaba seguente. I due fonemi
vibranti spagnoli (r, rr) si possono includere
nella distinzione generale di debole / forte che,
con la sonorit, oppone le coppie [bip, d/t,
g/k], parallelismo confermato dal fatto che
anche la r, come le occlusive b, d, g, ha una va-
riante fricativa e rilassata [.1] (12). La questione
in italiano diversa: la r iniziale toscana
sempre semplice. (Lasciamo da parte che la
:r iniziaI: sent: i.n
Ignorata moiqualslaSlposlzlOne dal settentno-
nali; la prpnuncia della r scempia in luogo
di rr si ;diffusa nel secolo scorso anche a
Roma). Invece, nella separazione delle sillabe,
la -rr- si comporta come in spagnolo, malgrado
l'ortografia italiana, car-ro, di fronte alla spa-
gnola ca-rro, giustificata da un senso di coe- .
renza entro il proprio sistema ortografico. Il
sopraccitato fonologo spagnolo (13) crede in-
vece che, per quanto concerne l'italiano, solo
la r semplice debba essere considerata unit
fonematica, perch la rr da interpretare
c.mc 1:1 sua geminazione. Infatti, quasi tutte
le consonanti italiane ammettono un grado raf-
forzato che, fonologicamente, si oppone ai
cosiddetti gradi tenue e medio. evidente che
la spiegazione fonologica della rr, se considerata
nell'ambito delle relazioni entro il proprio si-
stema, sar diversa in italiano e in spagnolo;
tuttavia non pare ben giustificato negare l'au-
tonomia fonematica alla Tr italiana.
Si pu, a rigore di termini, parlare di ge-
(I l) Mi riferisco a opposizioni del tipo canna "gnero
de plantas cami.ceas Il I cana; annal medida de peso filipina Il /
anal; pCllllado li pnado Il ..' penado: anllado \( ant.. hijastro u I a
nado; cannata K nacicio al' tiempo de otro 1/ / conato. '
(12) E. Alarcos Llorach, ' Derniers travaux rcents ans
le domaine de la phontiQue espagnole " in PllOnetim. III.
4, 1959, pp. 2J8-246; e Problllles de phol/ologie romal/e,
relazione presentata d 'ColioQue International de Civilisa-
tions. Littratures et Langues ron1anes ". Bucarest. 1959.
Anche Bertil \-lalmbcrg, tt<des stlr la pllOl/tiqlle de l'espagnol
parl en Argentine. Lund. 1930. afferma: t: -Yr- est senti
comme un phonme part, qualitativement diffrenci de
-r-. (P. 197).
(I J) Alarcos, cito
NOSTRA
minate quando nella maggior parte delle con-
sonanti italiane chiamate doppie c' soltanto un
rafforzamento quantitativo, un allungamento
della stessa articolazione? La distribuzione
in una o due sillabe delle consonanti doppie
dipende, foneticamente, dal modo d'articola-
zione dela consonante: le occlusiye restano ve-
ramente divise dal brevissimo inten'allo ri-
chiesto nella loro pronuncia; ma le fricative
e le affricate solo ortograficamente: si pm;sonc)
interpretare come geminate.
rlrr in italiano da inquadrare nella serie delle
opposizioni semplici / rafforzate, di cui parte-
cipano quasi tutte le consonanti. :.\'Ia alcune am-
mettono solo il grado rafforzato, come le tre
palatali laterale [\ J, nasale [l. J e lricativa [s];
sono anche di grado rafforzato o medio, non mai
tenue, i suoni rappresentati da una z o. due
zz. Invece, la s sonora [sJ manca:';'rle1 grado
rafforzato. Circa la possibilitii del rafforza-
mento consonantico iniziale, esiste pure nor-
malmente nella pronuncia toscana in deter-
minate condizioni - senza che 1'ortografia
ce lo indichi - ma, si badi, solo in priilcipio
di parola e nOi;. di gruppo fonico, come accade
con la l' spagnola. La serie delle vpposizioni
consonantich breve / lunga, indispensabili nel-
la determinazione del sistema fonologico ita-
liano, abbraccia -- di fronte alla sola oppsi-
in spngnolo (parajparra,
perra, torero/torrero) - le quindici conso-
nanti seguenti: :'.
[b] : libra/:ibbra; Ebro/ebbro - [e] : micia/
miccia; cacio/caccio - [d] : cade/cadde; Ada!
Adda - [f] : tufo/tuffo; Carafa/caraffa - [g] :
fuga/fugga; mughi/mugghi - [g] : agio/aggio;
mogio/maggio - [k] : eco/ecco; roca/rocca -
[1]: mole/molle; pala/palla - [mJ: camino/
cammino; fumo/fu mmo -- [nJ : nono/nonno;
ceno/cenno - [pJ : rupe/ruppe; copia/coppia
- [r] : aringa/arringa; caro/carro - [sJ : casal
cassa; poso!posso - [t]: bruto/brutto; dita/
ditta - [y] : bevi/bevvi; <lyito!avvito.
Ortograficamente ci pu essere anche cam-
biamento di significato nella sostituzione di
-z- per -z:::;-, ma nella pronuncia non ne
percettibile la differenza: si confronti vizi con
'Vizzi. l\Iagrado dunque la-grafia e il nome di
sesondi membri dell'opposizione distinti"a
(vengano chiamati lunghi, rafforzati, geminati
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LINGUA
o doppi), non possiamo dimenticarne le pro-
priet fonologicamente rilevanti che danno loro
piena autonomia funzionale nel sistema.
Resta, per ultimo, il problema delle semi-
consonanti. In genere gli studiosi italiani ten-
dono a considerarle fonemi indipendenti dalle
yocali i, 11. La stessa idea viene precisata e
confermata nel recente ed ottimo Dizionario
Enciclopedico Italiano, s. v. semiconsonante, dove
si indicano parole con opposizione fonologica
distintiva secondo la loro pronuncia con vocale
piena o con semiconsonante; cos, piallo tri-
sillaba [pi-a-no] se derivato da Pio, mentre
la pronuncia della stessa parola nel suo signi-
ficato abituale [pj ano]. Con la u abbiamo
la quale [la kwale] e lacuale [laku ile] de-
ri"ato da lago . :Ma si riconosce a queste
opposizioni scarso rendimento funzionale e si
ammette la coesistenza delle due pronunce an-
che in parole di uso frequente: A-ri-o-sto
c A-rio-sto. La fonologia spagnola, invece, nel
suo massimo rappresentante, E. Alarcos Llo-
rach, considera i suoni [j, i, w, \l] dei dittonghi
clstigl::mi, come varianti dei fonemi vocalici
[i, u], di fronte a coloro che li interpretano
come varianti dei fonemi consonantici [y, w].
La loro indipendenza fonematica non viene
nemmEno discussa. Alarcos, considerando i
dittonghi gpagnoli come difonen1:ltici, deter-
mina la relazione tra i due suoni che li com-
pongono e i corrispettivi fonemi vocalici, di
indubbia somiglianza fonetica. Le semicon-
sonanti sono, per lui, varianti prenucleari
di sillaba, come le semivocali sono postnu-
c1eari ; i, 11, invcce, funzionano come nucleo
sillabico: san sonidos que no se oponen en
cl sistema, sino que s610 COlltrastan en el
decurso (14).
Arrigo Castellani, dal canto suo, dopo aver
citato esempi come arguire [ar-gu-i-re] e Trieste
[Tri--ste] di fronte a eseguire [esegwire] e de-
(14) Alarcos.' Semi"oca!es y semiconsonantes espanolas '.
in Archi'!:,,,". IX. Oviedo, 1959. p. 181. I concetti di opo.':.:idn
e cOl/lraste si tro\'ano anche ncll'ultima edizione della FOl/o-
logia. dello stesso autore. ma non nelle due precedenti:
, ResenJmos oposicion para designar estas diferencias entre
eIcmcntos que pueden aparecer en el mismo contexto, dife-
rencias entre un clenlento que realmente esta en el decurslJ
hablado y otro Que s6lo es ",irtua!. En cambio. las diferencias
(Ontrc cIelnentos sucesivos en el dccun.. o hablado senin
llamadas contrasles " (E. Alarcos Llorach, Fonologia Espallola.
3' ed.. :\Iadrid. Gredos. 1901, p. 37).
NOSTRA
striere (destrjre] , conclude che [w] e [u], (j] e
[i] sono fonemi iversi perch intercambia-
bili in contesti equi\'alenti (15), secondo la
norma fonolugica per cui le varianti di uno
stesso fonema non appaiono mai nello stesso
contesto. L'impostazione del problema e le
conclusioni sono divergenti nei due trattatisti.
Eppure, le ragioni addotte dal fonologo spa-
gnolo sono applicabili in italiano. In questa
lingua, come in spagnolo, la [j] e la [w] ros-
sono solo elemento iniziale di una combi-
nazione monosillabica di vocali; e la [1] e la
[\l] solo elemento finale. Ci che differenziale
nei gruppi di vocali degli esempi del Castel-
lani il loro carattere tautosillabico e etero-
sillabico,' dal che conseguentemente,
la semiconsonante o la vocdle. Non mi pare
che si possa parlare, a rigore, dello stesso con-
testo, quando la distribuzione sillabica non
coincide esattamente nelle due parole. Esiste
certamente una differenza fl)netic:l subordinata
alla connessione dei suoni ma, anche per gli
stessi italiani, la distinzione tra le vocali [i]
e [u] e le semiconsonanti [j] e [w] lion sempre
facile a farsi) (16). giusto far notare che in
italiano non ci sono le alternative spagnole
fra [-,\'i-ui] e [jU-Il"l] come nell'avverbio lIlUY e,
pi rar::z.rilr:nt, lle1a p:l:-ol:1 Dtda. lvla ci si
deve alla maggiore stabilit delle vocali ita-
liane: si metta a confronto la sopraccitata
alternativa [mui] e [mwi] spagnola e la netta
differenziazione fonologica dell'italiano tra cui
e qui, dove non rilevante tanto il valore voca-
lico o semiccnsonantico della u qU:into l'accento.
In spagnolo, Imi [u-i] e fzuy! [ui] non si tro-
vano nello stesso caso perch la chiara opposi-
zione distintiva qui segnata non solo dall'ac-
cento ma dal carattere eterosillabico e tauto-
sillabico, rispettivamente, dei due gruppi vo-
calici. Aggiungo anche che la fiattura iri due
sillabe del gruppo di vocali (debole atona +
forte tonica) molto pi frequente in italiano
che non in spagnolo, il che costituisce una delle
differenze fonetiche pi importanti fra le due
lingue. iVla, eccezionalmente, si pu anche ci-
tare qualche opposizione spagnola di questo
gener.e: (pjjpi-6], il nome del piee e la
('5) A. Castellani. Fonotipi. cit .. p. 450.
('6) Castellani. FOllolipi. cit.. p. 445.
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LINGUA
forma del verbo piar pigolare l), in un signi-
ficativo contrasto che non giunge ad alterare la
sostanza fonetica della i, variante semiconso-
nantica nel primo caso e fonema vocalico atono
nel secondo (e anche si potrebbe aggiungere
la forma del eongiuntiyo pie, con valore silla-
bico della i tonica). Un'ultima osseryazione :
i suoni suddetti - secondo la regola IV di
Trubetzkoy, ricordata pure da Alarcos - non
si com1Jinano fra di loro, non esistono cio i
gruppi *[ji, ii, W11, ul}] che darebbero alle va-
rianti indipendenza fonologica. E non sono
un'eccezione a questa regola le forme italiane
finii, zii,lpii, ecc. perch in esse la seconda i
non ma vocale piena.
In cOllc1usione : in confronto ai cinque fo-
nemi vocalici del castigliano, indipendente-
mente dall'accento, il toscano presenta sette
fonemi in sillaba tonica, ridotti a cinque in
sillaba atona con la neutralizzazione delle op-
posizioni l, 6/. Nell'italiano letterario, inol-
tre, la s sorda e la s sonora sono due fonemi
diversi. In quanto alle cosiddette consonanti
doppie, sono a interpretare come elementi
essenziali del sistema fonologico italiano, come
unit fonematiche indipendenti da cui deriva
il caratteristico chiaroscuro rrcustico, gene:","!')
dagli alternatiyi rafforzamenti articolatori.
Invece, tanto in italiano come in spagnolo le
semiconsonanti non sono che semplici varianti
fonetiche delle vocali i, u.
Restano dunque 15 fonemi consonantici
coincidenti in entrambe le lingue: [b], [e],
Cd], [f], [g], [k], [1], [], [m], [n], [il], [p], [r],
[s], [t]. Ma, mentre sono tre i fonemi spagnoli
[6, x, y] che mancano in italiano, questo ne pre-
'senta sei che non esistono in castigliano [g;
5, v, il, z, z]. Ai 18 fonemi consonantici elencati
per lo spagnolo, dobbiamo aggiungere la l'I'
che ha i caratteri di un fonema a parte; in totale
sono 19 e in pi le cinque vocali. La lingua na-
zionale italiana accresce i 21 fonemi consonan-
tici inventar iati con altri 15 rafforzati o lunghi,
funzionalmente autonomi, che fanno 36 pi
i sette fonemi vocalici.
Donde, ii numero di 43 fonemi che si po-
trebbero assegnare all'italiano letterario, di
fronte ai 24 cl:.: formano il sistema fonologico
della lingua spagnola.
JOAQuiN ARCE.
NOSTRA
VOCI GIORNALISTICHE
Il giornalismo, come qualunque mestiel e o
professione, ha una terminologia che pu ':a-
riare con il tempo; il giornalista - o chi vuoi
diventarlo - conia o usa i vocaboli tecnici
inerenti al suo lavoro.
Dall'ampio e interessante yolume di Gior-
gio lVlottana, Il giornalismo e la sua tee'zica
(Milano, G. Miano, 1960) si possono dt-
durre molti vocaboli e modi di dire usati dai
giornalisti: Il giornalista deve avere dimesti-
chezza con i vocaboli tecnici del mestiere
(p. 43)
Lo spoglio di altri libri del genere potrebbe
essere utile per documentare l'evoluzione sto-
rica di certi vocaboli, il loro affermarsi o il
loro decadere; ma il risultato di una tale ri-
cerca - non facile -- forse non compenserebbe
adeguatamente la fatica.
Questo del Mottana , cronologicamente,
l'ultimo volume del genere apparso in Italia, e
per la sua impostazione strettameme tecnica
consente una' valutazione attuale degli ele-
menti linguistici in uso nel giornalismo; quindi
pu avere un vdlore anche storico.
:=. qualche rilie',l-a somm8:-o de-
dotto dalle s c h e de:
a) Si sottolinea la crescente specializza-
zione del mestiere o della professione per cui
oggi si parla di vari tipi di c l' o n a c a e di
diverse specialit del c r o n i s t a; si hanno
diversi settori di applicazione della p t, b -
b l i c i t , ecc.
b) Si elencano i diversi tipi di giornali
oggi diffusi (cinegiornale, radiogiornale, tele-
giorn<lle); si sottolinea l'esigenza del pubblico
che reclama giornali al mattino, nel pomeriggio,
a sera; si precisano i nuoyi procedimenti di
stampa che consentono il rotocalco ecc.
e) Si prospettano le diversit di scrit-
tura a seconda che si tratta di scrivere un
libro o di collaborare al giornale per cui si
hanno scrittori-giornalisti aCC:lllto a giornalisti-
scrittori; la variet dello stile giornalistico in
r"elazione all'articolo: di fondo, di terza pa-
gina; la differenza del carattere tipografico in
relazione alla posizione dell'articolo; di aper-
tura, di spalla, ecc.
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