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Transcendence, ! intelligenza artificiale, calcolo quantistico e nanotecnologie !

artificiale, calcolo quantistico e nanotecnologie ! Trascrizione dell’intervista con David Orban andata in

Trascrizione dell’intervista con David Orban andata in onda nella puntata del 19 aprile 2014 di 2024 su Radio24. !

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Enrico Pagliarini: Adesso parliamo di alcune tecnologie che vedremo nei prossimi anni. Non tecnologie imminenti potremmo dire così ma sicuramente cose che cambieranno la nostra

vita e il mondo in cui viviamo in maniera molto forte. Prendiamo spunto da un film che è us- cito in questi giorni dalle sale che si intitola “TRANSCENDENCE". Un film dove si raccon- tano alcune tecnologie che vedremo nei prossimi anni. Ci facciamo aiutare, anche perché è

lui che mi ha suggerito questo tema, da David Orban che è amministratore delegato di Dot-

sub, ma sopratutto è advisor e docente alla Singularity University. !

Dunque tu mi hai telefonato qualche settimana fa, e mi hai detto: “Guarda che c’è un film che sta per uscire che ci potrebbe dare il là per parlare di alcune cose, io l’ho già visto questo film e quindi potrebbero esserci alcuni spunti interessanti.” !

Di cosa stiamo parlando e sopratutto perché dici che in questo film ci sono alcuni spunti tec-

nologici interessanti? !

David Orban: Assieme agli amici di Axelera, e alla Singularity University, abbiamo organizza- to un’anteprima di questo film il 15 aprile che è andata molto bene e ha avuto un grande successo, ha raccolto molte persone che vogliono occuparsi di questi temi. Il film è un film hollywoodiano—e senza fare degli spoiler, naturalmente va tutto male, deve se no il film non diverte attraverso i conflitti che rappresenta—racconta in modo sorprendentemente accurato quelle che sono le frontiere della ricerca tecnologica. C’è uno scienziato che si occupa di intelligenza artificiale, di calcolo quantistico, di nano-tecnologie. Ad un certo punto viene at- taccato dagli eco-terroristi e prima di morire compie, con l’aiuto della sua ragazza, un esper- imento estremo, trasportando attraverso una scansione oggi ancora fantascientifica molto approfondita del proprio cervello l’intero stato di autocoscienza in un computer dove quindi si risveglia. E poi appunto va tutto a catafascio…!

Cioè fa l’upload del proprio cervello? !

Il mind uploading è proprio il termine di questa ipotesi di lavoro, che le nostre menti siano indipendenti dal substrato. La nostra mente gira sul nostro cervello come hardware, ma se capiamo come funziona in termini di programma, potrebbe altrettanto girare su un substrato diverso di silicio o di altri materiali.!

Trascrizione a cura di Jacopo Orban.

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Questa prospettiva possiamo dire certamente lontana? !

Allora il punto è proprio questo: queste tecnologie, come ci siamo abituati attraverso la legge

di

Moore negli ultimi 40/50 anni, si sviluppano esponenzialmente. Partono lentamente e poi

irrompono nella coscienza comune attraverso delle prestazioni e delle capacità che chi non

le

osservava non può rendersi conto quanto rapidamente appunto possano arrivare e dif-

fondersi.!

Quindi è lontana questa possibilità? !

Sicuramente, però ci sono già persone che ci stanno lavorando, ci stanno lavorando attiva- mente. Dove per esempio la tomografia funzionale del cervello, che analizza e registra i meccanismi biologici ed elettromagnetici sottostanti il nostro cervello arriva a risoluzioni sempre migliori in termini spaziali ed in termini temporali. !

Allora ci siamo spinti forse un po’ troppo in avanti, adesso facciamo un salto un po’ più ravvicinato, parlando di quello a cui tu hai accennato e cioè l’intelligenza artificiale. Questo è un tema di cui parliamo da tanti anni. Si parla di intelligenza artificiale ma probabilmente, molti dei nostri ascoltatori potrebbero descrivere alcune delle cose che ci stanno attorno che usiamo su internet, come un’espressione dell’ intelligenza artificiale. Definiamo questo am- bito e poi raccontiamo che probabilmente entro pochi anni vedremo in maniera dirompente. !

Quando è nato il calcolo, la cibernetica degli anni 40-50, von Neumann, Enrico Fermi, Alan Turing e altri scienziati che lavoravano insieme desideravano già allora capire fin dove pote- vano spingere i computer nelle loro capacità di analizzare e risolvere i problemi. Negli anni ’50-’60-’70-’80 si parlava di intelligenza artificiale in termini molto ben definiti e verticali. È stato famoso per esempio il match tra Kasparov e Deep Blue, dove il computer per la prima volta ha battuto un campione in carica di scacchi. Oltre all’intelligenza artificiale specializza- ta, oggi si parla anche di intelligenza artificiale generale che è un sistema oggi appunto ipotetico, che non risolve un particolare problema, ma è in grado di analizzare ed affrontare un qualunque tipo di problema eventualmente riprogrammandosi, in modo da essere adatto a quello scopo.!

Quindi imparando? !

Imparando dall’ambiente, imparando attraverso l’autoanalisi, l’auto osservazione e il miglio- ramento di se stesso, cose che noi attribuiamo alle capacità superiori umane di autoco- scienza. A quel punto entra in gioco il classico test di Turing, cioè la domanda: “Come fac- ciamo a sapere se il computer è autocosciente?” E la risposta è che di fatto non lo sappi- amo, così come non lo sappiamo di uno dell’altro. Abbiamo l’esperienza per dirlo, e così per i computer arriveremo a capirlo man mano. !

Quindi diciamo oggi abbiamo molti esempi di intelligenza artificiale specializzata. !

E’ così. Il passaggio che dobbiamo fare è quello di avere intelligenza artificiale distribuita

ovunque. Una capacità generale di affrontare problemi diversificati in modo da potergliene dare uno qualunque e sapendo che il sistema saprà adattarvisi. Quando negli anni ’90 sono usciti i programmi di dettatura per esempio, e oggi li abbiamo nei nostri cellulari, questi era- no all’avanguardia. Domani potremo eventualmente descrivere un problema molto comp- lesso, che oggi potrebbe sembrare irrisolvibile, come amministrare al meglio una città con venti milioni di abitanti, e con l’aiuto dei computer sapremo risolvere problemi appartenenti a

questa classe di sfide che abbiamo davanti, così come l’ambiente che cambia, il cambia- mento climatico eccetera.!

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Anche qui ti faccio una domanda, è una prospettiva molto distante da noi? !

Il consenso tra gli specialisti, ha una sua curva di distribuzione, e se tu fai il sondaggio su chi se ne dovrebbe intendere, non sono tutti d’accordo, se addirittura ci sarà mai. Però è inter - essante, perché ormai sono 20-30 anni che questa domanda gliela si rifà, e continua a diminuire il numero di persone tra gli specialisti che rispondono mai, e continua ad accorcia- rsi, o diciamo ad addensarsi la distanza tra le opinioni, e ci sono molte persone che pensano che entro una ventina d’anni avremo questi sistemi fra di noi.!

Quindi diciamo che la prospettiva non è ravvicinata? !

Se oggi non cominciamo a chiederci quali siano le conseguenze di condividere il pianeta, non con un altra, ma possibilmente con milioni di specie intelligenti, saremo spazzati via.!

Perché tu dici i computer potrebbero trasformarsi in specie viventi quasi, cioè a che tipo di specie fai riferimento? !

La specie umana ha avuto l’illusione anche rappresentata graficamente di essere in cima alla catena evolutiva, e abbiamo trattato il resto del pianeta in modo sicuramente poco

rispettoso. L’abbiamo sfruttato, abbiamo sterminato altre specie animali, e tuttora riteniamo

di poter fare tutto quello che vogliamo. Nel momento in cui avremo davanti sistemi dove non

saremo in grado di dire come reagiscono, perché saranno molto intelligenti, anche molto po-

tenti rispetto alle capacita che gli attribuiamo, dovremo trattarli necessariamente con rispet- to. Una delle domande è se gli attribuiremo diritti autonomi. Oggi per esempio un aereo può decidere di compiere delle manovre di emergenza. Abbiamo attribuito ai sistemi automatici

di navigazione dell’aereo la capacità di dire: ”No io invece di cascare faccio qualcosa di mia

decisione”, e in futuro sistemi che salvano possibilmente invece che 200-300, due tre milioni

di

persone, decideranno altrettanto autonomamente.!

Quindi questo pone anche dei problemi di carattere etico e anche legale, perché bisognerà decidere quando, e questo è un problema che ci si sta ponendo anche nella guida automati- ca degli autoveicoli, se l’automobile o l’aereo decide una determinata azione, chi è l’eventu- ale responsabile delle conseguenze? !

È

un dilemma morale classico proprio delle scuole dove si studia questo tipo di pensiero. Se

io, non necessariamente una macchina, se io invece di andare addosso ad uno scuolabus potenzialmente ferendo o uccidendo 20 bambini, decido di girare a destra e uccido un ci- clista. Ecco un dilemma morale… Come le macchine affrontano questo tipo di decisioni sarà una cosa fondamentale e importante di campo morale, e come tu hai detto giustamente an-

che in campo legale. E anche in termini politici, di politica economica. Già oggi abbiamo vis-

to come due anni fa Foxconn che assembla gli iPhone ha avuto una serie di suicidi, e il

presidente di Foxconn ha installato una serie di reti per prevenire, non tanto che la gente si buttasse, quanto che si facesse male—poi perché si buttassero rimaneva, sembra, ir- risolto—ma non solo, ha anche dichiarato che il suo obbiettivo è di installare sulle catene di montaggio uno o due milioni di robot, in sostituzione degli esseri umani. Allora la tensione che c’è tra la possibilità di una diffusa disoccupazione tecnologica provocata dalla au- tomazione sempre più intelligente e il desiderio naturale delle società di creare opportunità per i propri membri, è un altro ambito che tocca questo argomento.!

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Si questo argomento è oltre che molto interessante anche molto importante. Oggi già siamo abituati a molti processi produttivi automatizzati, ma ancora potremmo, direbbero alcuni es- perti, non abbiamo ancora visto nulla. Quando l’intelligenza artificiale diventerà molto più

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performante, molto più intelligente rispetto a quella di oggi, potremo virtualmente sostituire qualsiasi umano, e questo chiaramente creerà un problema molto molto grande. Del resto però difficilmente, anzi e impossibile fermare la tecnologia, David.!

Noi 10.000 anni fa abbiamo deciso di avviarci su una strada tecnologica, e da qualche mil- ione di persone siamo passati a qualche miliardo di persone sul pianeta. Siamo liberi di rin- unciare alla tecnologia fintantoché decidiamo chi sono i 999 su mille che devono morire. Perché senza tecnologia non sapremmo come nutrire tutti gli altri. Quindi anche andando avanti la probabilità che ai nostri problemi la risposta sarà la tecnologia, dal mio punto di vista è altissima. Le invenzioni non si possono disinventare, anche perché in un mondo con- nesso come quello che abbiamo oggi, è sufficiente che un solo gruppo arrivi ad una qualche soluzione, e tutti glia altri con mezzi legali, come prendere in licenza la loro invenzione, op- pure copiandola diffonderanno questa stessa su tutto il pianeta con velocità crescente.!

Questi scenari, queste evoluzioni che sono altamente probabili, poi vedremo quali saranno le dinamiche con le quali si svilupperanno, sono basate su alcune tecnologie, non so se definirle tecnologie, come per esempio il calcolo quantistico, senza farla troppo difficile, sti- amo parlando di cosa? E in che rapporto è questa tecnologia con l’intelligenza artificiale? !

Non sappiamo esattamente qual è la soglia, superata la quale i nostri computer saranno ab- bastanza potenti per codificare sufficientemente il funzionamento di qualcosa di così comp- lesso come il cervello umano. La tradizionale Legge di Moore che permette da cinquant’anni a questa parte di raddoppiare la densità di componenti del transistor, sta arrivando ad un punto dove i fenomeni delle dimensioni piccolissime, a livello di atomi, appunto i fenomeni quantistici, non possono essere più schermati. Invece di essere visti come qualcosa da elim- inare, quando vengono abbracciati e sfruttati per effettuare calcoli ancora più potenti, ecco quello è il regno del calcolo quantistico, che necessariamente dovrà arrivare se vogliamo computer più potenti in futuro. !

Ecco la definizione finale è computer molto più potenti.!

Basati su concetti radicalmente diversi da prima. !

Le nanotecnologie in questo caso, visto che nel film si fa riferimento anche all’uso di nano- tecnologie, come entrano in questo scenario? !

La nostra manifattura tradizionale si basa su un assemblaggio macroscopico, di pezzi di fer- ro, di pezzi di roccia, di vetro, di silicio eccetera. La nanotecnologia invece, prendendo spun- to da quella che è la capacità anche delle nostre cellule e dei nostri corpi, parte dal basso, da componenti atomici, per creare sistemi invisibili ad occhio nudo come potrebbe essere un robot appunto nano-tecnologico, che nuota nelle nostre vene, per pulirle dagli effetti della calcificazione, oppure addirittura corpi di dimensione macroscopica attraverso dei processi progressivi di assemblaggio dal basso. L’ultimo acronimo che viene usato adesso è Atomic Precision Manufacturing, cioè manifattura a precisione atomica.!

Questo vuol dire che è una specie di Additive Manufacturing, un po’ come la stampa 3D ma molto più in piccolo, ma con la possibilità di creare pezzi anche grandi? !

Con il piccolo trucco che nella stampa 3D la stampante è esterna all’oggetto che fabbrica, mentre la nanotecnologia include stampante e oggetto al proprio interno, in un unica unità.!

Anche in questo caso la domanda è: quanto vicini o lontani siamo da questa prospettiva? !

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Molte di queste cose: intelligenza artificiale, calcolo quantistico, nano-tecnologia ed altre tecnologie con la promessa enorme ma anche rischi dipendono dai finanziamenti che ricevono. Negli Stati Uniti per esempio dieci anni fa forse anche quindici, c’è stata una Na- tional Nanotechnology Initiative cioè una Iniziativa Nanotecnologica Nazionale che ha dato

tre miliardi di dollari da distribuire nei vari centri ricerca. Peccato che la persona a capo di quella iniziativa fosse, per carità un premio Nobel, ma un chimico, che non credeva nella possibilità di questo autoassemblaggio, e quindi questi finanziamenti sono andati a, adesso

io

dico arrogantemente, ricerca di tessuti che non si macchiassero.!

Quindi cose abbastanza poco utili.!

E

quindi la rapidità con cui queste cose arrivano, dipende da quanto oculatamente e quali

soldi vengono spesi. Gli investitori americani, che sono molto desiderosi di incentivare gran-

di cambiamenti, invece che la nuova app per gestire le fotografie o la messaggistica come

succede di questi tempi, come Draper Fisher Jurvetson per esempio, che ha finanziato con centinaia di milioni di dollari iniziative di questo tipo inclusa la società D-Wave di Vancouver Canada che ha costruito un computer quantistico comprato dalla NASA, e comprato da Google che hanno stabilito la Quantum AI Laboratory, quindi il Laboratorio per l’intelligenza artificiale quantistica, ecco queste sono scommesse importanti che vanno nella direzione di accelerare questi sviluppi.!

Tutte queste cose le vediamo bene o male nel film TRANSCENDENCE, pronuncio bene il film? !

Lo pronunci bene: tralaltro la parola richiama un po’ la filosofia del transumanesimo, che è la corrente filosofica che definisce l’uomo come entità che analizza e supera i propri limiti. Noi

le

nostre sfide le vediamo davanti e non c’è garanzia che le risolviamo, e solo se le affronti-

amo in modo deciso e chiaro, solo allora potremo avere una chance di superarle.!

Quello che ti ha stupito, mi sembra di aver capito quando ci siamo parlati la prima volta, e che poi ci ha fatti incontrare per fare questa chiacchierata, che effettivamente va un po’ oltre ai temi di cui parliamo spesso a 2024 ti ha stupito il fatto che nel film fosse tutto molto rig- oroso. Devo dire che ultimamente Hollywood ci ha stupito anche con GRAVITY, mentre un tempo si facevano alcune esagerazioni, alcune traduzioni cinematografiche anche un po grossolane dell’uso della tecnologia, questo ti ha un po stupito? !

Si, indipendentemente dalla trama, ovviamente io non sono un critico cinematografico, ma la

validità della rappresentazione tecnologica, proiettata in avanti è veramente elevata. Eviden- temente i creatori del film hanno avuto consulenza molto precisa. C’è un cameo nel film molto interessante, che magari alcuni degli ascoltatori ti manderanno un’email per confer- mare quale sia, e nella prossima puntata annuncerai se qualcuno l’ha beccato. E questo tipo

di

presa di coscienza da parte di Hollywood di come la tecnologia nel quotidiano delle per-

sone stia giocando un ruolo fondamentale, penso anche dal punto di vista alla fine di mar- keting sia una cosa corretta e utile, altrimenti si distanzierebbero da un audience che vuole andare a vedere film che toccano le loro esigenze e i loro interessi. Se abbiamo tutti i cellu- lari, se comunichiamo tutti via Internet in video a banda larga, se conosciamo le macchine robotiche e vogliamo che arrivino al più presto, almeno io le vorrei subito, ecco vogliamo quindi film che riconoscano queste tendenze.!

Si da un certo punto di vista potremmo dire che, è vero che in passato abbiamo visto film che hanno raccontato cose che ancora oggi non vediamo, sopratutto quelli legati al mondo dello spazio, perché andare nello spazio è ancora molto complicato, però in altri ambiti le

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intuizioni si sono avverate molto velocemente. Io ho visto recentemente un film di parecchi anni fa che raccontava tutto quello che noi oggi sappiamo della National Security Agency, e probabilmente, Nemico Pubblico è il film, quando lo avevamo visto molti potevano credere che fossero cose fantascientifiche. In realtà tutto questo sistema di controllo che non fa solo la National Security Agency ma anche tutte le altre Intelligence in giro per il mondo, è una realtà oramai industrializzata e affidabile.!

! Solo perché qualcuno è paranoico non vuol dire che non abbia ragione, così come
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Solo perché qualcuno è paranoico non vuol dire che non abbia ragione, così come statisti-
camente parlando e generalizzando, molte previsioni possono avverarsi. È bravo colui che
va oltre ad azzeccare statisticamente le cose, ed è affidabile nelle sue previsioni. Ci sono
istituti di ricerca che si occupano proprio di questo: Singularity University, Institute for the
Future, e anche Axelera in Italia che appunto assembla gli ex studenti e simpatizzanti della
Singularity University, offrono delle analisi e dei metodi per decifrare un futuro che individui,
aziende, istituti governativi in tutto il mondo impiegano per decisioni importanti attorno a noi.!
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Bene David, grazie per essere stato con noi, buon lavoro a presto.!
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Grazie a te.

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