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Una forma di resistenza | La dimora del tempo sospeso

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La dimora del tempo sospeso


Non potendo cantare il mondo che lo escluse, Reb Stein cominci a leggerlo nel canto.

Una forma di resistenza


Di Francescomaro a About these ads (h p://en.wordpress.com/about-these-ads/)

(h p://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/b/b6/Intervista_-_Fellini.JPG) ,

La poesia: una forma di resistenza


Intervista al poeta Francesco Maro a a cura di Evanghela Polmou (h p://rebstein.wordpress.com/category/evanghelia-polimou/)

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Una forma di resistenza | La dimora del tempo sospeso

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1. Signor Maro a, Le do il benvenuto nel sito di Poiein (h p://www.poiein.gr/). Che cosa la poesia per Lei e quale ruolo gioca nella Sua vita? Innanzitu o grazie per la enzione e linvito, veramente un onore e un piacere essere ospiti sulle pagine di Poiein (h p://www.poiein.gr/archives/22835/index.html). La poesia , dunque. Essenzialmente essa per me, alla luce di quanto sono venuto maturando nel corso degli anni, durante i quali ho sempre mantenuto in spazi contigui, no a renderli quasi inseparabili, lo studio e la riessione insieme alla pratica testuale, una tra le pi alte forme espressive di resistenza , in primo luogo al potere, ai suoi emblemi, ai suoi simulacri, alle sue maschere e ai suoi rituali: insomma, opposizione a tu o ci che da sempre nega lumano in ogni sua manifestazione e diversit. Il poeta, se tale, deve farsi portatore cosciente di tempesta e sovversione, per citare il pensiero di un autore che mi particolarmente caro, Ren Char; deve utilizzare il linguaggio per scardinare, insieme agli asse i precostituiti del reale, anche la resa del linguaggio stesso alle logiche che concorrono alla denizione di quegli asse i e di quel reale: ma, perch ci sia ee ivamente possibile, egli deve essere capace di stabilire un singolare e duraturo rapporto etico con la parola, senza il quale lesercizio della scri ura diventa puro calligrasmo, un ricamo sulla pelle del nulla . Leticit, in questo caso, non vuole so endere unicamente un richiamo al messaggio del testo e alle sue implicite o esplicite valenze inter-relazionali, quanto piu osto un riconoscimento della libert , della necessit di esistenza dellaltro, vale a dire della parola in quanto tale: non pi unicamente uno strumento, ma un essere , nelle cui profondit sedimentano e dimorano istanze inconciliabili con la pura rappresentazione del dato: la metamorfosi e loltranza , dunque, contro lipostasi, cio la negazione di tu o ci che, inarrestabile, trascorre oltre le gabbie statiche, rigidamente violente ed escludenti, della visione dominante. S, la poesia ha un ruolo sicuramente rilevante nella mia vita, ma non la esaurisce, questo no, anche se da essa che prende le mosse e uisce, non fosse altro perch proprio il radicamento diale ico nelle contraddizioni della realt socio-economica nella quale sono nato, unitamente alla sostanza eticopolitica dei valori nei quali sono cresciuto, ad alimentare, anche se in forme tu e mie, quella ricerca, quellincessante experimentum mundi a raverso e dentro la parola al quale ormai non saprei in nessun modo rinunciare.

2. La poesia, a Suo parere, coinvolge in primo luogo la conoscenza o il sentimento? Credo che la parola poetica possa dire tu o, e che in questo tu o si esprima unassoluta libert senza ragione , unincessante scoperta di sensi altri, di suoni-voci-volti che aggiungono, ad ogni tappa della ricerca , nuove note e nuovi tasselli alla partitura e al mosaico interminabili dellesistenza umana. E un cammino di ordine sostanzialmente gnoseologico, se si vuole, ma tracciato su una mappa aa o inconsueta, fuori controllo e fuori dallordine di ro e predenite, che ha come estremi skpsis e hairesis, e nessunaltra nalit che non sia lascolto di quanto, insieme a noi, tracima in altre forme , senza certezze in merito a presunte verit assolute, date o da scoprire: un percorso alimentato e sorre o unicamente dalleco dei passi, dalleco che si fa fuoco di segni sulla pagina, dal fuoco che il cuore pulsante di una interrogazione senza inizio e senza ne. Il sentimento, allora, come qualsiasi altra istanza (emozionale, istintuale, intelle uale, sociale, politica, civile) non pu essere estraneo a questo peregrinare, ma non pu costituirne lunica ragion dessere: nel senso che se una poesia nasce intenzionalmente per commuovere, per dare libero sfogo a un bisogno, per convincere, per sostenere una tesi o quantaltro, essa semplicemente non--pi in quanto tale: sar un manufa o, un ogge o, una produzione , un testo apprezzabile per tanti versi e in tanti ambiti, ed anche di egregia sostanza, ideazione e stru ura, perch no, ma non pi poesia , in quanto lintenzione, proprio quella espressa e non unaltra, escludendo il molteplice che la totalit della sua natura plurale , le nega ogni statuto di esistenza.

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3. Nella poesia Fino allultima sillaba dei giorni (h p://rebstein.wordpress.com/2007/09/15/grazie/), si rappresenta la passione della scri ura come una necessit dellesistenza umana, un destino mandato dal cielo: scrivere un destino covato dallombra delle ore / scrivere unora covata dal destino. Poeti quindi si nasce o si diventa a raverso la pratica quotidiana? Sono nato, e ho vissuto per parecchi anni, in un mondo contadino sperduto alle periferie dellesistenza e della storia, invisibile e inascoltato, un mondo le cui profondit e i cui silenzi mi si sono straticati addosso, giorno dopo giorno, no a costituire quasi una seconda pelle, una seconda natura diventata col tempo praticamente indistinguibile, in a i e pensieri, da tu o quello che ero e sono, che potevo essere e che sono diventato. E questa la matrice originaria, la fonte primaria del mio poetare: un destino che non un mandato celeste (unidea del genere mi risulta totalmente incomprensibile), ma un lascito, un compito partorito da una vicenda e da una condizione esistenziale e sociale concreta, dall ombra delle ore passate a scrutare e a cercare di interpretare le gure e le le ere di una comunicazione, potente come le zolle e viva come la dignit del sudore che le fa orire, fa a unicamente di gesti e di sguardi, a decodicare e a memorizzare quellalfabeto immaginale di silenzi . Ecco perch la trama allegorica che la mia scri ura viene tessendo di testo in testo sempre costellata di metafore di ordine naturalistico metafore che pi che il fru o di elaborazione retorica o stilistica sono elementari visioni vissute nellinfanzia e nelladolescenza e riaorate sulla pagina quasi in forza di un moto proprio, che dice soltanto quanto esse siano tu uno col carico di esperienze che mi porto addosso e con il linguaggio che utilizzo per dargli voce. La poesia non un dono innato, ma un esercizio continuo, quotidiano, fa o di a enzione, volont di superamento e coraggio: il coraggio che serve per inseguire i segni di una vicenda tu a iscri a nellorizzonte vertiginoso della nostra nitudine , la traccia che resta del nostro svanire allapprodo.

4. LItalia ai a, anche se a pi bassa intensit che in Grecia, da problemi economici e sociopolitici. Ritiene che questi problemi abbiano posto nella tematica della poesia moderna, o Lei condivide lopinione che lispirazione poetica il fru o dellisolamento del poeta? Qual il ruolo e il contributo dellarte poetica nella societ contemporanea? Nessuna poesia, anche quella apparentemente pi lontana da queste problematiche, pu esserne immune, rimanere estranea alle vicende del mondo in cui nasce e al quale, in forme e con ni i pi diversicati, comunque si rivolge e risponde. Non credo nellisolamento e nellispirazione: sono termini che ho sempre visto con profondo sospe o perch ingenerano lidea di una nascita quasi divina, mistica, del fare poetico che ne esce circonfuso da unaura di sacralit e di inviolabilit, di separatezza e inaccessibilit, mentre invece il poiein la pi terrestre e la pi elementare delle a ivit umane: una perenne creazione di forme che, so ra e alle destinazioni duso delle categorie dellutile, si pongono per la loro stessa natura in opposizione costante verso ci che tende a ridurre lesistenza nellalveo soocante di quelle stesse categorie elevate a sistema. La poesia sempre, da questo punto di vista, un fa o eminentemente politico. Quindi, si pu fare, anzi si deve fare, una poesia di opposizione , eretica , dissenziente , radicale, politica , e tante modalit, in questa direzione, sono state ampiamente esplorate, esperite, praticate. Rimane, per, un malinteso sostanziale, un nodo teorico non risolto nella maggioranza di queste enunciazioni, che, a mio parere, condiziona non poco le intenzioni e la pratica scri oria di tanti pur validissimi poeti, fre olosamente etiche ati, in particolare in Italia, come civili: e cio che la denuncia passa invariabilmente a raverso la riproposizione, a parametri rovesciati, di quello stesso reale reicato contro cui ci si pone, dando luogo a delle rappresentazioni che utilizzano, sul piano della comunicazione, quello stesso linguaggio che genera e veicola il degrado, la mercicazione, lipostatizzazione dellesistente. Il risultato , nella migliore delle ipotesi, una poesia consolatoria , doccasione, da santini laici, che ha la stessa inconsistenza, su un piano solo presuntivamente alternativo, di tu e le poetiche impastate di aneliti estatici al sovrasensibile e accensioni spirituali variamente assortite.
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Io provo, nei limiti del possibile, a fare, o almeno a ipotizzare, un percorso diverso, rischiando loscurit pi totale, lerranza perpetua del senso, pur di sfuggire a queste logiche auto-assolutorie che normalizzano, loro s, la mercicazione omologante delle belle forme e delle belle anime. Cos, in buona sostanza, che perme e al potere di perpetuarsi a raverso il controllo, la rimozione delle diversit, il seppellimento ancora in vita di ogni forma di alterit, nellarte come nella vita concreta di tu i i giorni, qui e ora? Nientaltro che il linguaggio, le forme canonizzate ed etero-dire e della comunicazione, una parola priva di vita, che non nomina e non ricrea il mondo ma lo ingabbia nellogge ualit senza sguardi e senza voce dei simulacri da cui siamo soocati. Ed qui che va speso almeno un tentativo, pregurata almeno una possibilit di alternativa: riandare a una parola primigenia , essenziale, disincrostata; restituire alla parola la sua libert, quella di essere , prima di signicare ; farle parlare la lingua delle cose al loro primo apparire, prima che il circuito della rappresentazione/signicazione la rinchiuda, a raverso i meccanismi tipici della tradizione museicata e della complicit accademica ociante, nel tritacarne delle etiche e, degli schemi, delle omologanti articiali pulsioni alla visibilit senza suono e senza sostanza. Mi interessa chi si espone, giorno dopo giorno, nelle strade, nei luoghi dove si cova il coni o, la diale ica; chi si immerge nelle contraddizioni e nelle lacerazioni e le vive sulla sua pelle; chi si ritrova parte, e ha coscienza di esserlo, della stessa umanit emarginata e senza voce; non mi interessa minimamente chi crede di avere assolto il suo compito etico, civile, sociale, aermando una distanza solo presunta dai luoghi del domino che genera emarginazione e dolore, facendo il suo bel compitino in versi e, in questo modo, me endo a tacere, anestetizzandola di buoni proponimenti, la sua coscienza. Se mi cara la condizione degli ultimi, io con gli ultimi ci vivo e ci consumo la mia esistenza, non gli oro una poesia, sia pure ben scri a e politicamente corre a , che dica ecco, per voi: se sono poeta, e lo sono a partire da quella scelta radicale , io me o i miei strumenti a disposizione di un proge o consapevole di scardinamento delle stru ure su cui il potere si regge, cio delle stru ure della comunicazione che perpetuano il controllo. Leresia, il dissenso, lopposizione sono qui: perch la poesia, quella vera, quella che chiede alla parola di essere, nasce come vocazione sovversiva : sovversione dellordine di segni a raverso il quale il potere perpetua da seimila anni controllo e dominio. Ren Char, tanto per fare un esempio che forse pu spiegare meglio il mio pensiero, non ha scri o pagine belle o utili sulla resistenza, ma la resistenza lha fa a , in armi: e mentre comba eva per restituire allumano (cio in primo luogo a se stesso) la sua dignit ferita e umiliata, da poeta scavava n nelle viscere delle parole, no a disperderne il senso, contrapponendo oscurit a oscurit, alla ricerca di quegli squarci di esistenza inaerrabili dove la vita riscopre labisso e la cima , il furore e il mistero: lirripetibile nitudine delle sue radici e dei suoi rami. Le sue pagine sulla Maddalena del lumino di Georges de la Tour sono fa e di parole levate per leternit contro ogni forma di totalitarismo e di oppressione; cos come loscurit del mandorlo di Celan splender per sempre, come un monito a futura memoria, contro ogni forma di violenza e di negazione della vita e delle sue diversit. La poesia politica questa: un corpo di parole che parla di speranza e futuro ma lo fa, come ogni arte che sia tale, con strumenti che sono solo i suoi, quelli che la distinguono da ogni altra forma delloperare umano. Chi crede che le poesie cambieranno il mondo, sta semplicemente ingannando se stesso e coloro che lo leggono: il mondo si cambia, lesistente reicato si rovescia e si abba e solo con la forza della volont e delle idee e con lazione concreta dellimpegno quotidiano e della lo a : le poesie possono solo ricordarci, quando cercheremo di ricostruirlo, il mondo, quali sono i ma oni che non possiamo assolutamente fare a meno di utilizzare, quali quelli da scartare per evitare che domani tu o crolli di nuovo.

5. Per Lei la Grecia De o senza nessuna retorica: la terra delle mie radici. La scoperta, a sedici anni, del grande patrimonio rappresentato dalla poesia tragica , in particolare dellopera di Sofocle, ha indirizzato
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irreversibilmente la mia esistenza e il mio sguardo sul mondo. E una grande madre alla quale, da allora, non sme o di fare ritorno e dalla quale continuo ad a ingere a piene mani voci e suggestioni.

6. vero che le buone traduzioni sono piu osto scarse. Consapevole del rischio che comporta la traduzione della poesia, ho deciso che vale la pena di prendere il rischio e tradurre in greco, alcune sue poesie. Anche Lei un tradu ore. Pensa che sia facile riportare lo spirito di un poeta in unaltra lingua? Un discorso sulla traduzione , che e rimane unarte sempre in eri, sarebbe dicile da esaurire in poche righe senza correre il rischio di banalizzarlo oltremodo, sopra u o oggi quando le opzioni teoriche alle quali a ingiamo sono immediatamente fruibili e non pi patrimonio esclusivo degli specialisti in materia. E impossibile, allora, immaginare di poter dire qualcosa di nuovo e di diverso rispe o a quanto il diba ito specico dellultimo mezzo secolo non abbia gi messo ampiamente in luce. Penso, comunque, che almeno lesistenza di una metodica di riferimento, se non di una teorica vera e propria, sia un problema che non pu essere mai eluso da parte di chi acce a il rischio di trasporre un testo o unintera opera in unaltra lingua. In caso contrario, si sta facendo qualcosa daltro magari aascinante e commovente , ma siamo comunque fuori dallorizzonte tradu ologico, che impone rigore ed esclude a priori ogni forma di improvvisazione . Allora, dato per scontato (almeno per me) che una traduzione perfe a non esiste e non potr mai esistere, e che una traduzione le erale sempre poca cosa, a voler essere buoni, quando non si risolve in una vera e propria aberrazione lessicale e sinta ica, credo che il rigore lologico e linterpretazione del testo in questione (operazioni che non possono in alcun modo fare a meno della conoscenza preventiva della poetica dellautore ) siano conditio sine qua di ogni possibile procedura. Va da s che il ne di ogni lavoro del genere, fosse anche di ordine meramente divulgativo, non pu prescindere dalla coscienza che si tra a, alla resa dei conti, di approssimazioni, di tentativi, di forzature , di piccoli continui smo amenti verso un centro che non si d, perch, semplicemente, sempre un passo oltre il risultato raggiunto.

7. Le indagini in Grecia e in Europa mostrano che gli studenti si annoiano a leggere delle poesie. Come Insegnante di Filosoa e Storia nelle scuole dIstruzione Secondaria, ritiene che sia responsabile il modo dinsegnare? A suo parere, si insegna la poesia? La pratica e la divulgazione della poesia sono stati miei obie ivi primari da insegnante di le eratura, nel tentativo, spesso riuscito, di avvicinare i ragazzi al cuore vivo e pulsante, sempre a uale e contemporaneo, di quella che larte sicuramente pi antica: dire il mondo in forma di canto. Anche oggi, da docente di Filosoa, utilizzo abbondantemente il testo poetico nelle mie lezioni, non fosse altro che per veicolare e rendere accessibili conce i altrimenti astrusi, destinati a rimanere, il pi delle volte, nel campo delle formulazioni ni a se stesse, completamente inutilizzabili, da parte del giovane, nel processo di elaborazione del proprio immaginario e della propria crescita umana e culturale. Tanto per fare un esempio: molte volte, per avvicinare gli studenti alla complessit del proge o gnoseologico kantiano della Critica della Ragion Pura , parto dalla le ura-analisi-discussione de Linnito di Giacomo Leopardi Resta il fa o, comunque, che, pur prendendo a o di eventuali successi individuali, e nonostante la buona volont di tanti docenti capaci di innovare allinterno di percorsi dida ici deniti dallalto, la scuola, sopra u o in Italia, uno dei maggiori responsabili dellallontanamento dei giovani dalla poesia e dalla le eratura in genere: essa al centro di un proge o politico di restaurazione, di consapevole destabilizzazione, distruzione ed emarginazione di tu o ci che si richiama a pratiche di sapere critico, allautonomia del sogge o discente, al riconoscimento della sua specicit in quanto portatore di bisogni
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culturali altri rispe o allesistente, bisogni ai quali occorerebbe dare voce . La poesia non si insegna: si possono insegnare le tecniche, le retoriche, le forme, i generi, le convenzioni, se ne pu seguire lo sviluppo storico, linterazione con altri campi espressivi, la teorizzazione estetica, il susseguirsi di poetiche: ma solo a posteriori, perch questo armamentario si riduce a puro deposito di nozioni senza vita, se prima non si desta lo stupore , se prima non avviene lincontro con questo sguardo altro sul mondo e sulle cose che tu i, inconsapevolmente, ci portiamo dentro e che nessuna archite ura teorica potrebbe mai esprimere senza che ci si imba a, vi si precipiti e se ne sia avvinti, nel vivo della pagina che ci parla .

8. Quali poeti, italiani o stranieri, e quali libri preferiti, vorrebbe suggerire ai le ori greci? Per rispondere a questa domanda dovrei ripercorrere lintera galleria dei tantissimi autori incontrati negli anni sul mio cammino, perch tu i, a vario titolo e in varia misura, hanno contribuito a denire il perimetro allinterno del quale ho avuto modo di riconoscere la mia voce e la sua estensione, le sue possibilit e le sue derive . Mi limito per ovvi motivi di spazio al solo panorama italiano (ma un paio di nomi di poeti stranieri irrinunciabili credo comunque di averli fa i), segnatamente allultimo secolo, non senza preme ere che, tranne pochissime eccezioni, non ho mai amato particolarmente la le eratura canonizzata e museicata in antologie e repertori, perch ho sempre creduto (e oggi pi che mai lo penso) che ogni operazione del genere muove dalla rimozione consapevole , da parte di certa critica accademica, delle voci pi refra arie, pi dicilmente inquadrabili, pi inaccessibili e appartate ma, per me e per mia formazione, assolutamente indispensabili, fonti inesauribili di un confronto che continua ininterro o da ormai qualche decennio. Parlo di poeti alla cui opera sono visceralmente legato, come Emilio Villa, Amelia Rosselli, Patrizia Vicinelli, Corrado Costa, Lorenzo Calogero; e, venendo a tempi a noi pi vicini, Nanni Cagnone, Giuliano Mesa, Flavio Ermini, Cristina Annino, Luigi Di Ruscio, Ida Travi, Mariella Be arini, Biagio Cepollaro a mio parere le punte pi alte della produzione poetica italiana dellultimo trentennio. Ci aggiungerei una decina di autori pi giovani, tu i di o imo livello, ma preferisco non fare nomi per evitare qualche imperdonabile dimenticanza del momento. Molti, comunque, sono ampiamente presenti sulle pagine del mio blog.

9. Qual il posto dellamore nella poesia e nella Sua vita? Se la poesia la o di una parola che si ore nella gratuit del suo darsi e in essa trova la radice primaria del suo essere libert e destino di libert, quella o essenzialmente amore, cio apertura e sguardo, e le forme in cui il circuito di questo dono si a iva sono innite, e interminabilmente incodicabili, esa amente come le forme in cui si presenta la vita . Quale che sia la forma in cui si manifesta e si declina, quale che sia logge o su cui si indirizza, per assorbirlo e/o lasciarsene assorbire, la parola amore mi ha sempre richiamato una suggestione maturata nella prima giovinezza, leggendo e rileggendo il Decameron, la madre di tu e le narrazioni (perch lamore racconto, rcit, pome , teatro, dialogo, incontro): che si tra i di una forza metamorca che fa tu uno con lesistenza nella sua pienezza, di un movimento incessante che si manifesta in un sentire , sintomatico o stru urato, desiderante , che so ende una tensione interminata verso laltro, verso quella diversit che sola dice il nostro nome, ci denisce come volti e voci, crea lalfabeto e la mappa dellinterrogazione che ci dimora. Non pu amare , anche riempiendosene la bocca e sbandierandone le intenzioni ai qua ro venti, e quindi non vive , chi ha cancellato lalterit dalla visuale dei suoi giorni, chi non riconosce quellassenza come uno spazio del suo essere, sico e psichico, da colmare, da abitare lasciandosene contemporaneamente colmare e abitare.

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10. Lei il fondatore di unimportantissima iniziativa per lavanzamento della poesia su internet, della rivista ele ronica RebStein. Inne, qual il rapporto tra poesia e internet? Sono sicuramente soddisfa o del lavoro svolto con RebStein, sopra u o per ci che riguarda la diusione di voci e di esperienze altrimenti destinate a rimanere ai margini del diba ito poetico. Eppure, negli ultimi tempi, guardando al panorama dei lit-blog italiani e alle autentiche derive in senso identitario-autoritario che stanno travolgendo un po tu i, in particolare i maggiori, sono abbastanza perplesso e ragionevolmente sce ico sul futuro dellinterazione poesia-rete. In tu a sincerit, penso che il respiro a uale della rete le eraria sia diventato consustanziale, e ho paura che il processo sia ormai irreversibile, al clima articiale che alimenta liperfetazione bulimica delle merci-libro sugli scaali dei centri commerciali: pile sterminate di pacco iglia in bit e les in concorrenza con pile di cianfrusaglie in pagine a stampa. Fino a un paio danni fa, ero fermamente convinto che il web potesse davvero rappresentare un punto di svolta rivoluzionario, capace di far saltare gli equilibri esistenti, pregurare la possibilit di una mappatura dal basso delle esperienze pi dinamiche e innovative, creare le premesse per una fruizione intelligente e critica della scri ura poetica, proporre percorsi di approfondimento, favorire il piacere della scoperta e della condivisione, infrangere le logiche e le protervie degli arroccamenti accademici, ge are le basi per unalternativa al sistema editoriale e culturale dominante. Oggi, invece, ci credo molto meno, quasi niente e mi accorgo, con profondo rammarico e disagio, di essere stato vi ima, in questa che si sta rivelando, alla prova dei fa i, una vera illusione , della mia stessa passione e del mio stesso fervore. Lavvento dei social networks, della comunicazione mordi e fuggi, del disimpegno, ha nutrito no allesplosione incontrollata e ipertroca la tendenza latente allapparire , allesserci a tu i i costi, alla ricerca del posto in prima la alla sacra rappresentazione dellemero e dellinconsistenza, assunti in brevissimo tempo a criteri di valutazione insormontabili e ineludibili dellesistente.

11. La Sua ultima raccolta di poesie porta il titolo Esilio di voce. Qual la storia della loroscri ura? Esilio di voce (h p://rebstein.les.wordpress.com/2013/03/francesco-maro a-esilio-di-voce-2011.pdf) (2011) viene a chiudere un percorso iniziato nel 2006 con Per soglie dincreato (h p://www.feaciedizioni.it/testiPdf/Soglie-I-02-04.pdf) e proseguito nel 2008 con Impronte sullacqua (h p://rebstein.les.wordpress.com/2013/06/francesco-maro a-impronte-sullacqua-2008.pdf). Lopera ha natura e stru ura poematica , esa amente come le altre due, perch questa la dimensione che credo pi congeniale al mio sentire e pi funzionale a rendere ragione della mia ricerca sia teorica che creativa. Lossessione che anima e domina questo tri ico la stessa che da sempre guida i miei passi nella scri ura: esplorare lo spazio interminato che si distende tra pensiero e canto, osservare il sogge o svanire tra i segni del mondo e, contemporaneamente, costringere la parola a dirsi indipendentemente dallo sguardo che ordina le cose e invariabilmente le indirizza verso la categoria dellutile, costringerla a mostrarsi nella sua nudit fa a di immagini e suoni, a rivelare i suoi alfabeti refra ari alle logiche e alle coordinate categoriali della pura rappresentazione, che sono da sempre quelle che il potere utilizza per espletare le sue pratiche di dominio e di controllo. Per soglie dincreato deniva listanza conce uale e la calava nel magma di un mondo al suo primo apparire, nello specchio della prima nominazione inglobando in questa descensio albale il sogge o e la sua pupilla; Impronte sullacqua recuperava in qualche modo il sogge o, ma solo per farne un medium di a raversamento, un canale linfatico a raverso il quale la parola si dice nella sua dissolvenza ; Esilio di voce si cala in quel bianco e chiede alla traccia segnica di parlare dallultimo margine l dove lassenza si fa respiro, vento, libert di essere e passare in uno con la terrestre nitudine degli esseri.

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12. Quale o quali versi si desidera dedicare ai le ori greci? Non mi viene in mente nientaltro allinfuori di questi versi che traggo da un testo di molti anni fa, Testimoni silenziosi (h p://rebstein.wordpress.com/2008/06/10/testimoni-silenziosi/), conuito poi nella raccolta Hairesis (h p://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/MarotHaiTes.pdf) (). intorno al collo portavano eri il fazzole o nero che li consacra per sempre compagni di ogni pena gli orli fasciati di rosso per costruire legami nel colore che annulla le distanze Ve li dedico in forma di saluto, di auspicio e di speranza: che lutopia che quegli uomini liberi coltivavano nei loro cuori e nelle loro menti, continui a bussare alle porte delle nostre vite, riprenda il posto che le abbiamo negato per farsi ancora linfa di futuro.

Grazie tante.

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Tag: evanghela polmou (h p://rebstein.wordpress.com/tag/evanghelia-polimou/), francesco maro a (h p://rebstein.wordpress.com/tag/francesco-maro a/), poiein (h p://rebstein.wordpress.com /tag/poiein/), una forma di resistenza (h p://rebstein.wordpress.com/tag/una-forma-di-resistenza/) Questa voce stata pubblicata il luglio 26, 2013 alle 6:00 am ed archiviata in evanghela polmou, fm, poesia, poetiche, scri ure, testimonianze. Segui i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.

18 Risposte a Una forma di resistenza


natlia castaldi Dice:

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luglio 26, 2013 alle 11:26 am | Replica Grazie ad Evanghela per questa intervista a un uomo-poeta che tanto da sempre d alla causa della poesia, con tenacia e resistenza appunto, che sempre si rinnova e lo a con la forza dellanimo puro che dona senza mai chiedere nulla in cambio, nanco senza mai chiedersi quanto ne valga realmente la pena, giacch di fa o trova la sua stessa epifania nellamore del gesto, del dono della parola sua propria e nella diusione di quella dellaltro, di tantissimi altri, presenti e spariti nel tempo, come la vita insegna sempre nostro malgrado. a Francesco rinnovo la gioia di averlo sentito e guardato negli occhi solo ieri, incontro che speravo e che mi ha ridato la voglia e la forza di r-esistere. un abbraccio nc Massimiliano Damaggio Dice: luglio 26, 2013 alle 11:43 am | Replica Credo che la parola poetica possa dire tu o, e che in questo tu o si esprima unassoluta libert senza ragione, unincessante scoperta di sensi altri, di suoni-voci-volti che aggiungono, ad ogni tappa della ricerca, nuove note e nuovi tasselli alla partitura e al mosaico interminabili dellesistenza umana. Carla Dice: luglio 26, 2013 alle 12:08 pm | Replica che bella sorpresa, mi sono salvata lintervista su un foglio che legger nella mia casa in montagna dove ultimamente ritirarmi , oltre che un piacere, una necessit. grazie e un abbraccio grande! c. Pier Franco Dice: luglio 26, 2013 alle 1:40 pm | Replica bre di sentieri/ lati dal telaio degli alberi. Poeta autentico! Grazie pfu francescotomada Dice: luglio 26, 2013 alle 7:13 pm | Replica Ritrovo da lontano, dove mi trovo ora, le parole di una persona straordinaria a cui voglio bene. Francesco t. Giorgio Dice: luglio 26, 2013 alle 7:19 pm | Replica Grazie. E una gioia incontrare parole che non solo dicono quello che anche noi sentiamo, ma che ampliano e approfondiscono i limiti del nostro sentire. Evangelia Polymou Dice: luglio 26, 2013 alle 11:55 pm | Replica Voglio ringraziare dal profondo del cuore Francesco Maro a per avermi concesso con gentilezza questa interessante intervista. stato per me un vero onore conoscere meglio una persona straordinaria ed un poeta unico che merita di essere le o e conosciuto Francesco Maro a, La poesia: una forma di resistenza | La poesia e lo spirito Dice: luglio 27, 2013 alle 8:01 am | Replica [] Leticit, in questo caso, non vuole so endere unicamente un richiamo al messaggio del testo e alle sue implicite o esplicite valenze inter-relazionali, quanto piu osto un riconoscimento della
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libert, della necessit di esistenza dellaltro, vale a dire della parola in quanto tale: non pi unicamente uno strumento, ma un essere, nelle cui profondit sedimentano e dimorano istanze inconciliabili con la pura rappresentazione del dato: la metamorfosi e loltranza, dunque, contro lipostasi, cio la negazione di tu o ci che, inarrestabile, trascorre oltre le gabbie statiche, rigidamente violente ed escludenti, della visione dominante. (continua qui) [] Francesco Maro a, La poesia: una forma di resistenza | Poeme Sur Le Web Blog Dice: luglio 27, 2013 alle 8:35 am | Replica [] Leticit, in questo caso, non vuole so endere unicamente un richiamo al messaggio del testo e alle sue implicite o esplicite valenze inter-relazionali, quanto piu osto un riconoscimento della libert, della necessit di esistenza dellaltro, vale a dire della parola in quanto tale: non pi unicamente uno strumento, ma un essere, nelle cui profondit sedimentano e dimorano istanze inconciliabili con la pura rappresentazione del dato: la metamorfosi e loltranza, dunque, contro lipostasi, cio la negazione di tu o ci che, inarrestabile, trascorre oltre le gabbie statiche, rigidamente violente ed escludenti, della visione dominante. (continua qui) [] rosaria di donato Dice: luglio 27, 2013 alle 12:41 pm | Replica Rimgrazio Evanghela Polmou e Francesco Maro a per lintervista La poesia: una forma di resistenza: Condivido quanto sostiene Francesco e, in particolare, ldea che la parola sia non pi uno strumento, bens un essere che consente di dire il mondo in forma di canto. Questo testo, nella sua, brevit intenso e pregnante e lo porrei come premessa di un mio libro di poesie, anzi come dichiarazione programmatica di tu a la mia ar ivit di umanista. Un caro saluto, Rosaria Di Donato valentina Dice: luglio 27, 2013 alle 10:03 pm | Replica questa intervista, questa forma di resistenza, allarga il cuore, d speranza. non tanto per una speranza di poesia, gi consolidata, gi sedimentata in tanto lavoro in questi archivi, quanto per la folle utopia che la rete, sempre pi violenta, narcisista, autocelabretiva, possa ancora resistere ai marosi del nulla, traghe ando la bellezza, prendendola a bordo, come si prendono a bordo i naufraghi, i reie i, coloro che hanno lurgenza del dire e non dellapparire. vm enrico de lea Dice: luglio 28, 2013 alle 8:13 am | Replica unintervista doverosa e splendida ad un grande ciao Francesco! robertoplevano Dice: luglio 28, 2013 alle 9:39 am | Replica Grazie Francesco per la splendida intervista. enzocampi61 Dice: luglio 29, 2013 alle 3:37 pm | Replica Lha ribloggato su le eraturanecessaria. carla Dice: luglio 30, 2013 alle 6:52 am | Replica Caro Francesco, trovo splendido questo tuo pensiero, che condivido pienamente: La poesia non si insegna: si possono insegnare le tecniche, le retoriche, le forme, i generi, le
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convenzioni, se ne pu seguire lo sviluppo storico, linterazione con altri campi espressivi, la teorizzazione estetica, il susseguirsi di poetiche: ma solo a posteriori, perch questo armamentario si riduce a puro deposito di nozioni senza vita, se prima non si desta lo stupore, se prima non avviene lincontro con questo sguardo altro sul mondo e sulle cose che tu i, inconsapevolmente, ci portiamo dentro e che nessuna archite ura teorica potrebbe mai esprimere senza che ci si imba a, vi si precipiti e se ne sia avvinti, nel vivo della pagina che ci parla. Pu valere anche per la critica, questo discorso? una buona critica deve contenere qualcosa di personale, al di la del giudizio critico in s? ricercare sempre qualcosa che risvegli lo sguardo, questo uno stimolo importante marco ercolani Dice: agosto 1, 2013 alle 11:38 pm | Replica Grande la gioia per unintervista bellissima. Un abbraccio a te, Francesco. Alessandro Ghignoli Dice: agosto 2, 2013 alle 3:42 pm | Replica bellissima intervista. nel colore che annulla le distanze un abbraccio margherita ealla Dice: agosto 7, 2013 alle 4:19 pm | Replica la parola come essere , irrinunciabile e sovversivo, come canto, fuori dallomologante. La poesia (e lessere) di Francesco Maro a a testimoniarlo. Molto bello rie ere sulle domande e sulle risposte dellintervista. Grazie. Un caro abbraccio

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