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Introduzione

Il fermento che si va sviluppando attorno alla questione del reddito minimo garantito sembra derivare da unesigenza diffusa di partecipazione ai diritti di cittadinanza. In Italia, lelaborazione sorta attorno al reddito minimo garantito legata innanzitutto al lavoro di Bin Italia e alla ricerca condotta sui beni comuni1. Ci sembrerebbe confermare che il problema resta confinato in ristrette nicchie intellettuali che riportano in auge, forse in maniera artefatta, un problema estraneo al tessuto sociale italiano. In realt, il reddito minimo garantito ha da tempo evaso i margini della discussione dlite, traendo le proprie ragioni da esigenze sociali di grande urgenza. Basti pensare alla proposta di legge di iniziativa popolare per listituzione del reddito minimo garantito, che ha raccolto oltre cinquantamila firme2. importante sottolineare che, parlando di reddito minimo garantito o di reddito di cittadinanza, intendia1 Si vedano, a proposito, le tesi proposte dallex colletivo UniNomade, in gran parte riprese nel volume Il diritto del comune, a cura di S. Chignola, ombre corte, Verona 2012. Le tesi saranno approfondire nel corso del nostro studio. Liniziativa stata annunciata sulla Gazzetta Ufficiale del 8 Giugno 2012 n. 132.

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mo riferirci, in questo studio, a un reddito minimo universale, ossia ad un reddito indirizzato a tutti i cittadini, incondizionatamente, cumulabile con ogni altro reddito. Nonostante la variet dei sistemi di welfare e di reddito minimo, a livello mondiale, tale strumento non ancora stato attuato, ad eccezione dellAlaska, la cui allocazione universale attuata ricorrendo ai dividendi del petrolio. La resistenza opposta in generale in Italia al reddito minimo, anche nella formula condizionata da determinati parametri reddituali e o diretta ai soli casi di marginalit sociale, deriva innanzitutto da una serie di resistenze concettuali, radicate nella cultura economica e giuridica. Certamente uno dei fattori che si oppongono in maniera precipua allidea di un reddito elargito in maniera incondizionata lorigine lavorista della cittadinanza sociale, come la definisce Chiara Saraceno3. La relazione che legherebbe strutturalmente il reddito monetario e il lavoro non ha impedito di sottrarre alcuni servizi al mercato, tramite il welfare state. Tuttavia Marshall ad affermare, come ricorda la Saraceno, che i diritti sociali sono determinati da due condizioni: adempiere ai doveri di cittadinanza e appartenere alla comunit nazionale. Il primo requisito dipende proprio dal lavoro e pagamento delle tasse. I minori e le donne adulte verrebbero ugualmente inclusi in quanto potenziali lavoratori i primi o dipendenti da un lavoratore4. Il parametro del mercato continua a costituire la fonte eminente di integrazione sociale, contribuendo a vanificare ogni idea di staccare il reddito dal lavoro5. A
3 4 5 Si veda la prefazione a P. Van Parijs e Y. Vanderborght, Il reddito minimo universale, Universit Bocconi Editore, Milano 2006. Cfr. T.H. Marshall, Citizenship and Social Class, Cambridge University Press, Cambridge 1950. Anche lestensione del riconoscimento di attivit lavorativa al lavoro volontario non universalmente accettata, proprio perch esterna al mercato.

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tale questione intendiamo riferirci eminentemente nel presente lavoro, evidenziando limportanza del reddito di cittadinanza come condizione indispensabile dellesistenza libera e dignitosa, al di l di una dimensione redistributiva. In tale scia sembrano muoversi, del resto, le riflessioni di Bauman e di Stefano Rodot, che lega lattuazione del diritto allesistenza allaccesso ai beni comuni6. Come afferma Rodot,
uno degli effetti principali della qualificazione di un bene come comune pu consistere nel fatto che la sua accessibilit non necessariamente subordinata alla disponibilit di risorse finanziarie in quanto non rientra nellambito del calcolo economico. [...] Considerati da questo punto di vista i beni comuni affrancano i diritti di cittadinanza dalle politiche redistributive7.

In tal senso, il ricorso al reddito di cittadinanza incondizionato consiste nel riconoscimento della libert dellindividuo al di fuori del mercato8. Pi che determinare il riassorbimento dellindividuo allinterno del modello economico sussistente, con leliminazione della marginalit, il reddito di cittadinanza poich affrancherebbe i cittadini dallincertezza che avvolge la loro ricerca dei mezzi per sopravvivere, potrebbe renderli liberi di cercare i loro diritti e doveri repubblicani9. In questo senso, il reddito di cittadinanza non rappresenta una formula diretta a realizzare un preciso modello valoriale, ma consiste propriamente in un dispositivo teso
6 Cfr. S. Rodot, Il diritto di avere diritti, Laterza, Roma-Bari 2013. Per un focus sulla questione, con particolare riferimento al libro di Rodot, si veda di L. Pannarale e G. Pisani, La sinistra al bivio, in MicroMega, maggio 2013. S. Rodot, Il diritto di avere diritti, Laterza, Roma-Bari 2013, p. 137. Sulla questione, si veda L. Pannarale e G. Pisani, Oltre il reddito di cittadinanza, in Filosofie.it, febbraio, 2013. Z. B auman, La solitudine del cittadino globale, Felitrinelli, Milano 2011, p. 185.

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a erodere la stabilit totalizzante del sistema socio-economico sussistente, aprendo possibilit di decisione libera da parte degli individui. Senza obliare lesposizione costitutiva degli individui al sistema sociale, che costituisce lambito della storicit, il reddito di cittadinanza consente allindividuo, al contrario, di assumere tale storicit e, liberandolo dal problema della sopravvivenza, di aprire spiragli di autonomia nella propria esistenza. Esso contribuisce dunque a demolire lastrazione delle strutture sociali sussistenti, rimettendole al rapporto dialettico con gli individui in carne e ossa. Impendendo, insomma, la determinazione unilaterale dellesistenza da parte del mercato e delleconomia turbo-capitalista. In questo senso, certamente rinvenibile unaderenza fra il reddito universale e le tesi marxiane, ma in un senso pi dinamico rispetto a quello messo in evidenza da Van Parijs e Vanderborght. Secondo i due,
nello spirito di Marx (1975) il socialismo, definito come la propriet collettiva dei mezzi di produzione, non costituisce un fine in s, ma un mezzo per raggiungere il comunismo, a sua volta definito con il principio da ognuno secondo le sue capacit, a ognuno secondo i suoi bisogni10.

Rispetto a tale definizione, emerge una giustificazione marxista del reddito di cittadinanza, che coprendo i bisogni comuni a tutti, permetterebbe, avvicinandosi gradualmente al reddito medio, di ridurre il lavoro astratto fino ad annullarlo, come nel comunismo, in cui il lavoro richiesto per soddisfare i bisogni annullato. In realt in tale passaggio sembra emergere una definizione troppo rigida del comunismo marxiano, che costituendo il movimento reale che supera lo stato di cose presente, pi che un modello ideale e assoluto, presenta
10 P. Van Parijs e Y.Vanderborght, Il reddito minimo universale, cit., p. 92.

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un dinamismo costitutivo che impedisce qualsiasi forma di ipostatizzazione. Marx rileva come la reificazione dei rapporti sociali di produzione, determinando ciecamente lesistenza degli individui, nega la storia stessa11. Essa impedisce allindividuo di assumere la storicit delle categorie astratte che determinano la propria esistenza, per progettarsi in possibilit autonome. Per Marx, insomma, la natura umana risiede nella sua stessa storicit, nella sua mediazione col mondo esterno, nel rapporto dialettico fra individuo e storia. Per questo, non esiste un modello sociale, ovvero un momento determinato della storia, in cui possiamo dire pienamente realizzata lessenza umana12. In tal senso, il reddito di cittadinanza pu essere uno strumento che scardina la modulazione delle categorie sociali, per aprirvi spiragli di rielaborazione, che pur non si sottraggono allambito storico che fa la stoffa della nostra identit. vero infatti, come sostenevano i teorici dellAutonomia, che non ci sono possibilit di esprimere creativit nel sistema, ma contro il sistema13, ma tale sistema costituisce il nocciolo della nostra stessa formazione, al di fuori della quale si rischia di incorrere in nuove assolutizzazioni. Il limite dei movimenti antagonisti stato forse, in Italia, proprio quello di porsi in alternativa radicale rispetto allordine vigente, arroccandosi in nuove forme di rigidit identitarie, che si sono inevitabilmente poste a conferma del paradigma dominante.
11 Per un approfondimento della questione si vedano i miei Tecnica ed esistenza nella postmodernit, in Polisofia, a cura di A. Nizza e A. Mallamo, Nuova Cultura, Roma 2012, pp. 119-132 e Il gergo della postmodernit, Unicopli, Milano 2012. 12 Si veda, a tal proposito, di I. Meszaros, La teoria dellalienazione in Marx, Editori Riuniti, Roma 1976, e di K. Marx, Lineamenti fondamentali di critica delleconomia politica, La Nuova Italia, Firenze 1978, in particolare il volume II. 13 G. Guiso, Luomo senza diritti, Librirossi, Milano 1977, p. 59.

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Come scriveva Giannino Guiso, nel 77,

non c evoluzione infatti dai sistemi imperialistici al socialismo; c una rottura storica, drammatica, rivoluzionaria. necessario costruire un insieme di rapporti sociali e di istituzioni, in definitiva una qualit della vita non in funzione della vita del capitale, ma in funzione dellallargamento progressivo, senza limiti, di bisogni delluomo e del dispiegamento di tutte le potenzialit di cui luomo depositario14.

Tale impostazione rischia appunto di ipostatizzare il movimento dialettico che lega lindividuo alla storia, introducendo una dicotomia insuperabile fra lindividuo e il mondo esterno, con le sue strutture sociali e giuridiche. Qualsiasi ipotesi di superamento che parta dallincommensurabilit delle proprie categorie rispetto al paradigma socio-giuridico vigente, si vota ingenuamente alla-storicit, non assumendo di fatto la propria stessa relativit e pronunciandosi per una nuova strutturazione tecnica assoluta, determinata a priori. Staccata, cio, dalla prassi, che lega strutturalmente individuo e storia. In tal modo, qualsiasi ipotesi antagonista, immemore della propria storicit, viene sussunta entro il paradigma dominante, ponendosi a conferma di esso15, in quanto negativo. Grazie alla rigidit che caratterizza limpostazione dei movimenti antagonisti, il paradigma sociale dominante li ingloba nei posti disponibili dalla configurazione tecnica in cui si articola lorganismo sociale, e sfugge a qualsiasi forma di mediazione in grado di rimettere tali categorie al vaglio dei cittadini. Proprio a livello giuridico emblematica lesperienza dellantagonismo italiano, negli anni Settanta. noto che

14 Ivi, p. 60. 15 Su tale argomento, ben si espresso Franco Rella in Il mito dellaltro. Lacan, Deleuze, Foucault, Feltrinelli, Milano 1978.

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la posizione degli antagonisti di netto rifiuto del diritto borghese. Secondo tale visione,

il diritto, come sovrastruttura, serve nella societ capitalistica per mascherare e nascondere la diversit dei rapporti di classe, dei rapporti di potere, dei rapporti di sfruttamento. il diritto di una parte contro laltra che appare come diritto di tutti. il diritto borghese che fa simile il cittadino che vende la propria forza-lavoro e il cittadino capitalista che la compra a basso prezzo16.

In tal modo, nessuna mediazione possibile con i rappresentanti del diritto borghese, che legittima e sostiene il modello di sfruttamento capitalistico. Da ci derivava il rifiuto, da parte dei detenuti politici, di farsi difendere dagli avvocati di ufficio, avvocati di regime, che traducendo le ragioni del detenuto nel gergo delle istituzioni borghesi, divenivano parte organica e attiva della controrivoluzione. Non possibile il dialogo quando i due linguaggi partono da punti di vista incommensurabili.
Risponde un detenuto politico: Nessuno pu parlare a nome della guerriglia se non la guerriglia stessa. Il processo politico quindi non esiste: un falso letterario, un falso ideologico con il quale si vuole ingabbiare e distruggere il messaggio rivoluzionario17.

Ma sappiamo bene quanto il diritto sia ben pi che un involucro astratto che separa ci che lecito da ci che non lo , e quanto determini comportamenti, valori, modi di fare, venendo a sua volta da questi condizionato, in una compenetrazione che impedisce di ricadere in un dualismo astratto. Votarsi fuori dal diritto vigente significa in realt ignorare la nostra stessa costitutiva finitezza, che ci espone, ad ogni livello, alla complessit dei sistemi sociali. Questi, per quanto astratti ed alienati, richiedono che la soggettivazione passi piuttosto per unapertura del
16 G. Guiso, Luomo senza diritti, cit., p. 63. 17 Ivi, p. 94.

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modello sociale dominante, attraverso unassunzione dei bisogni degli individui in carne e ossa. Il reddito di cittadinanza, nella sua natura dialettica, dinamica, costituisce un interessante motore di riattivazione dellindividuo, in grado di scavare un varco fra le macerie, di penetrare nelle categorie formali del diritto per innestarvi i mutamenti reali che investono le soggettivit. Queste ultime, non possono essere viste come individualit disincarnate, astratte dallorganismo sociale. Il movimento di riappropriazione deve appunto evadere il rischio di un riduzionismo di tal sorta, considerando lindividuo e il diritto nella loro reciproca co-appartenenza, evitando il rischio dellappiattimento su uno dei due poli e rifuggendo qualsiasi forma di ipostatizzazione. La proposta del reddito di cittadinanza non trae la propria legittimit da un principio di natura logica, ma dalla necessit di far fronte alle esigenze delle persone, demolendo loggettivit astratta del diritto e decentrandone la produzione verso lindividuo nella sua natura sociale. In questo senso, risulta interessante la proposta legata al diritto del comune, secondo la quale
flessibilizzare il comando, svuotare dalla loro centralit gli spazi della rappresentanza e i luoghi della democrazia formale, decentrare la produzione del diritto, cooptare in nuove forme di partecipazione settori organizzati della societ civile, quanto appare allora utile per aggirare la crisi dello Stato e innestare profondamente dallinterno dei processi sociali dispositivi di regolazione in grado di adeguarli ai mutamenti che investono la produzione di soggettivit e i nessi materiali che ne organizzano la composizione18.

La prospettiva dei teorici del comune sar presa in esame nel corso della trattazione. Per ora ci limitiamo ad affermare che sicuramente il reddito di cittadinanza funziona bene come una sorta di
18 S. Chignola (a cura di), Il diritto del comune, cit., p. 10.

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grimaldello per decostruire alcune categorie fondamentali della teoria sociale del diritto moderna, in modo da farvi penetrare frammenti di rielaborazione, che mettano in crisi la razionalizzazione dei sistemi sociali decentrandone il fulcro verso i bisogni delluomo, in tutta la sua ricchezza.