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Analisi Matematica I

Appunti delle lezioni tenute dal Prof. A. Fonda


Universit`a di Trieste, CdL Fisica e Matematica, a.a. 2013/2014
Lezione 1 del 2/10/2013:
I numeri naturali e il principio di induzione
Descriviamo linsieme N dei numeri naturali elencandone le principali caratte-
ristiche.
I)
`
E denita una relazione dordine con le seguenti propriet`a:
per ogni scelta di m, n, p in N,
a) n n,
b) [m n e n m] m = n,
c) [m n e n p] m p ;
inoltre, tale relazione dordine `e totale:
d) m n o n m.
Se m n, scriveremo anche n m. Se m n e m ,= n, scriveremo m < n
oppure n > m.
II) Esiste un primo elemento 0 : si ha 0 n per ogni n N.
III) Ogni elemento n ha un successivo n

: si ha n < n

e non esiste alcun


elemento m tale che n < m e m < n

.
Si introducono i simboli 0

= 1, 1

= 2, 2

= 3, ecc.
IV) (Principio di induzione) Se S `e un sottoinsieme di N tale che
i) 0 S ,
ii) n S n

S ,
allora S = N.
`
E sottinteso che la condizione ii) deve valere per n N qualsiasi. Possiamo
quindi leggerla in questo modo:
ii) se per un certo n si ha che n S, ne consegue che anche n

S .
Il principio di induzione pu`o essere usato per denire una successione di oggetti
A
0
, A
1
, A
2
, A
3
, . . .
Si procede in questo modo (denizione per ricorrenza):
1
j) si denisce A
0
;
jj) supponendo di aver denito A
n
per un certo n, si denisce A
n
.
In tal modo, se indichiamo con S linsieme degli n per cui A
n
`e denita, si ha
che S verica i) e ii). Quindi S coincide con N, ossia tutti gli A
n
sono deniti.
Ad esempio, possiamo denire le operazioni di addizione e moltiplicazione
in N.
Dato a N, vogliamo denire a + n, per ogni n N. Poniamo
j) a + 0 = a ,
jj) a + n

= (a + n)

.
Si vede in questo modo che a + 1 = a + 0

= (a + 0)

= a

(quindi, da ora in
poi, per ogni n N, scriveremo indierentemente n

o n + 1).
Dato a N, vogliamo denire a n, per ogni n N. Poniamo
j) a 0 = 0 ,
jj) a n

= a + (a n) .
Si vede in questo modo che a 1 = a 0

= a + (a 0) = a + 0 = a,
a 2 = a 1

= a + (a 1) = a + a, e cos` via.
Nella pratica, spesso si omette il nella moltiplicazione. Inoltre, si usa scrivere
c = b a se c + a = b, e c =
b
a
se c a = b, con a ,= 0.
Possiamo inoltre denire le potenze a
n
ponendo, per a ,= 0,
j) a
0
= 1 ,
jj) a
n+1
= a a
n
.
Si vede in questo modo che a
1
= a a
0
= a 1 = a, a
2
= a a
1
= a a, e cos`
via. Se a = 0, si pone 0
n
= 0 per ogni n 1, mentre resta non denito 0
0
.
Inne, deniamo il fattoriale n! ponendo
j) 0! = 1 ,
jj) (n + 1)! = (n + 1) n! .
Il principio di induzione pu`o inoltre essere usato per dimostrare una successione
di proposizioni
P
0
, P
1
, P
2
, P
3
, . . .
Si procede in questo modo (dimostrazione per induzione):
j) si verica P
0
;
jj) supponendo vera P
n
per un certo n, si verica P
n+1
.
Se indichiamo con S linsieme degli n per cui P
n
`e dimostrata, si ha che S
verica i) e ii). Quindi S coincide con N, ossia tutte le P
n
sono dimostrate.
In questo modo si possono dimostrare le varie propriet`a delle operazioni di
addizione, moltiplicazione e delle potenze, che supporremo da ora in poi note.
Esempio 1. Dimostriamo la seguente uguaglianza: se a > 1,
P
n
:
n

k=0
a
k
=
a
n+1
1
a 1
.
2
Vediamo P
0
:
0

k=0
a
k
=
a
1
1
a 1
;
essa equivale allidentit`a a
0
= 1 e pertanto `e vera. Supponiamo ora che P
n
sia
vera, per un certo n N; allora
n+1

k=0
a
k
=
n

k=0
a
k
+ a
n+1
=
a
n+1
1
a 1
+ a
n+1
=
a
n+2
1
a 1
,
per cui anche P
n+1
`e vera. Abbiamo quindi dimostrato che P
n
`e vera per ogni
n N.
Lezione 2 del 3/10/2013:
Il principio di induzione e la formula del binomio
La formula dimostrata nellEsempio 1 si pu`o generalizzare: se a > b > 0,
n

k=0
a
k
b
nk
=
a
n+1
b
n+1
a b
.
La dimostrazione `e analoga.
1
In particolare, si ha:
a
2
b
2
= (a b)(a + b) ,
a
3
b
3
= (a b)(a
2
+ ab + b
2
) ,
a
4
b
4
= (a b)(a
3
+ a
2
b + ab
2
+ b
3
) ,
a
5
b
5
= (a b)(a
4
+ a
3
b + a
2
b
2
+ ab
3
+ b
4
) ,
. . .
Esempio 2. Vogliamo dimostrare che, presi due numeri naturali a e n, si ha
la seguente disuguaglianza di Bernoulli:
P
n
: (1 + a)
n
1 + na .
Vediamo che vale P
0
, essendo sicuramente (1 + a)
0
1 + 0 a. Supponiamo
ora vera P
n
per un certo n e verichiamo P
n+1
:
(1+a)
n+1
= (1+a)
n
(1+a) (1+na)(1+a) = 1+(n+1)a+na
2
1+(n+1)a ,
per cui anche P
n+1
`e vera. Quindi, P
n
`e vera per ogni n N.
1
Riportiamo qui unaltra dimostrazione, in cui per`o non si fa solo uso di numeri naturali:
n

k=0
a
k
b
nk
=
n

k=0
a
k
b
n
b
k
= b
n
n

k=0
_
a
b
_
k
= b
n
(
a
b
)
n+1
1
a
b
1
=
a
n+1
b
n+1
a b
.
3
In alcuni casi potrebbe essere comodo iniziare la successione delle proposi-
zioni, ad esempio, da P
1
invece che da P
0
, o da una qualsiasi altra di esse. Il
principio di dimostrazione resta naturalmente lo stesso: se ne verica la prima
e si dimostra che da una qualsiasi di esse segue la successiva.
Altri esempi ed esercizi. Si possono dimostrare per induzione le seguenti
formule:
1 + 2 + 3 + . . . + n =
n(n + 1)
2
,
1
2
+ 2
2
+ 3
2
+ . . . + n
2
=
n(n + 1)(2n + 1)
6
,
1
3
+ 2
3
+ 3
3
+ . . . + n
3
=
n
2
(n + 1)
2
4
.
Si noti luguaglianza
1
3
+ 2
3
+ 3
3
+ . . . + n
3
= (1 + 2 + 3 + . . . + n)
2
.
Deniamo ora, per ogni coppia di numeri naturali n, k tali che k n, i coe-
cienti binomiali
_
n
k
_
=
n!
k!(n k)!
.
Verichiamo che, per 1 k n, vale la formula
_
n
k 1
_
+
_
n
k
_
=
_
n + 1
k
_
;
abbiamo infatti:
_
n
k 1
_
+
_
n
k
_
=
n!
(k 1)!(n k + 1)!
+
n!
k!(n k)!
=
n!k + n!(n k + 1)
k!(n k + 1)!
=
n!(n + 1)
k!(n k + 1)!
=
(n + 1)!
k!((n + 1) k)!
.
Dimostreremo ora che, per ogni n N, vale la seguente formula del binomio
(di Newton):
P
n
: (a + b)
n
=
n

k=0
_
n
k
_
a
nk
b
k
.
Nota. In questa formula si supporr`a che a
0
= 1, b
0
= 1 e (a + b)
0
= 1 anche
nei casi in cui risultino del tipo 0
0
.
4
Iniziamo con il vericare che la formula vale per n = 0:
(a + b)
0
=
_
0
0
_
a
00
b
0
.
Per n 1, procediamo per induzione. Vediamo che vale per n = 1:
(a + b)
1
=
_
1
0
_
a
10
b
0
+
_
1
1
_
a
11
b
1
.
Ora, supponendo vera P
n
, per un certo n 1, vediamo che vale anche P
n+1
:
(a + b)
n+1
= (a + b)(a + b)
n
= (a + b)
_
n

k=0
_
n
k
_
a
nk
b
k
_
= a
_
n

k=0
_
n
k
_
a
nk
b
k
_
+ b
_
n

k=0
_
n
k
_
a
nk
b
k
_
=
n

k=0
_
n
k
_
a
nk+1
b
k
+
n

k=0
_
n
k
_
a
nk
b
k+1
= a
n+1
+
n

k=1
_
n
k
_
a
nk+1
b
k
+
n1

k=0
_
n
k
_
a
nk
b
k+1
+ b
n+1
= a
n+1
+
n

k=1
_
n
k
_
a
nk+1
b
k
+
n

k=1
_
n
k 1
_
a
n(k1)
b
(k1)+1
+ b
n+1
= a
n+1
+
n

k=1
__
n
k
_
+
_
n
k 1
__
a
nk+1
b
k
+ b
n+1
= a
n+1
+
n

k=1
_
n + 1
k
_
a
nk+1
b
k
+ b
n+1
=
n+1

k=0
_
n + 1
k
_
a
n+1k
b
k
.
Abbiamo cos` dimostrato che P
n
`e vera per ogni n N.
Ricordiamo che risulta talvolta utile rappresentare i coecienti binomiali
nel cosiddetto triangolo di Tartaglia (o di Pascal)
1
1 1
1 2 1
1 3 3 1
1 4 6 4 1
1 5 10 10 5 1
. . .
5
Come casi particolari della formula del binomio, abbiamo quindi:
(a + b)
2
= a
2
+ 2ab + b
2
,
(a + b)
3
= a
3
+ 3a
2
b + 3ab
2
+ b
3
,
(a + b)
4
= a
4
+ 4a
3
b + 6a
2
b
2
+ 4ab
3
+ b
4
,
(a + b)
5
= a
5
+ 5a
4
b + 10a
3
b
2
+ 10a
2
b
3
+ 5ab
4
+ b
5
,
. . .
Lezione 3 del 4/10/2013:
I numeri reali
Non ci soermeremo sulle ragioni di carattere algebrico che portano, a partire
dallinsieme dei numeri naturali
N = 0, 1, 2, 3, . . . ,
alla costruzione dellinsieme dei numeri interi relativi
Z = . . . , 3, 2, 1, 0, 1, 2, 3, . . . ,
e dellinsieme dei numeri razionali
Q =
_
m
n
: m Z, n N, n ,= 0
_
.
Ci interessa per`o far notare che linsieme dei numeri razionali non `e suciente
a trattare questioni geometriche elementari, quali ad esempio la misurazione
della diagonale di un quadrato di lato 1.
Teorema. Non esiste alcun numero razionale x tale che x
2
= 2.
Dimostrazione.
2
Per assurdo, supponiamo che esistano m, n N non nulli tali
che
_
m
n
_
2
= 2 ,
ossia m
2
= 2n
2
. Allora m deve essere pari, per cui esiste un m
1
N non nullo
tale che m = 2m
1
. Ne segue che 4m
2
1
= 2n
2
, ossia 2m
2
1
= n
2
. Pertanto anche
n deve essere pari, per cui esiste un n
1
N non nullo tale che 2n
1
= n. Quindi
m
n
=
m
1
n
1
e
_
m
1
n
1
_
2
= 2 .
Possiamo ora ripetere lo stesso ragionamento quante volte vogliamo, conti-
nuando a dividere per 2 numeratore e denominatore:
m
n
=
m
1
n
1
=
m
2
n
2
=
m
3
n
3
= . . . =
m
k
n
k
= . . .
dove m
k
e n
k
sono numeri naturali non nulli tali che m = 2
k
m
k
, n = 2
k
n
k
.
Quindi, essendo n
k
1, si ha che n 2
k
, per ogni numero naturale k 1.
In particolare, n 2
n
. Ma la disuguaglianza di Bernoulli ci dice che 2
n
=
(1 + 1)
n
1 + n, e ne consegue che n 1 + n, il che `e palesemente falso.
2
Dimostrazione non svolta a lezione.
6
Si rende pertanto necessario estendere ulteriormente linsieme dei numeri
razionali.
`
E possibile costruire linsieme dei numeri reali R a partire dai razionali. Es-
sendo per`o tale costruzione piuttosto laboriosa, ci limiteremo qui ad enunciare
le principali propriet`a di R.
1)
`
E denita una relazione dordine totale (vedi le propriet`a enunciate per
i numeri naturali).
2)
`
E denita unoperazione di addizione + con le seguenti propriet`a:
per ogni scelta di x, y, z in R,
a) (associativa) x + (y + z) = (x + y) + z ;
b) esiste un elemento neutro 0 : si ha x + 0 = x = 0 + x;
c) ogni elemento x ha un opposto x: si ha x + (x) = 0 = (x) + x;
d) (commutativa) x + y = y + x;
e) se x y, allora x + z y + z .
3)
`
E denita unoperazione di moltiplicazione con le seguenti propriet`a:
per ogni scelta di x, y, z in R,
a) (associativa) x (y z) = (x y) z ;
b) esiste un elemento neutro 1: si ha x 1 = x = 1 x;
c) ogni elemento x ,= 0 ha un reciproco x
1
: si ha x x
1
= 1 = x
1
x;
d) (commutativa) x y = y x;
e) se x y e z 0, allora x z y z ;
ed una propriet`a che coivolge entrambe le operazioni:
f) (distributiva) x (y + z) = (x y) + (x z) ;
4) (Propriet`a di separazione) Dati due sottoinsiemi non vuoti A, B tali che
a A b B a b ,
esiste un elemento c R tale che
a A b B a c b .
Dalle propriet`a elencate qui sopra si possono ricavare tutte le propriet`a
algebriche dei numeri reali, che supporremo gi`a note.
Ritroviamo linsieme N dei numeri naturali come sottoinsieme di R: 0
e 1 sono gli elementi neutri di addizione e moltiplicazione, dopodiche si ha
2 = 1 + 1, 3 = 2 + 1 e cos` via, per ricorrenza.
Nel seguito, ometteremo quasi sempre il nella moltiplicazione. Scriveremo,
come `e noto, z = yx se z+x = y, e z =
y
x
se zx = y, con x ,= 0. In particolare,
x
1
=
1
x
.
Le potenze a
n
si deniscono come nella Sezione 1 per ogni a R e, se
a ,= 1, continua a valere la formula per la somma delle potenze ivi dimostrata
(Esempio 1 e sua generalizzazione). La disuguaglianza di Bernoulli risulta
valida per ogni a > 1 e la formula del binomio di Newton continua a valere
se a, b sono numeri reali qualsiasi.
7
Un sottoinsieme E di R si dice limitato superiormente se esiste un R
tale che, per ogni x E, si ha x ; un tale `e allora una limitazione
superiore di E. Se in pi` u si ha che E, si dir`a che `e il massimo di E
e si scriver`a = max E.
Analogamente, E si dice limitato inferiormente se esiste un R tale
che, per ogni x E, si ha x ; un tale `e allora una limitazione inferiore
di E. Se in pi` u si ha che E, si dir`a che `e il minimo di E e si scriver`a
= min E.
Diremo che E `e limitato se `e sia limitato superiormente che limitato
inferiormente.
Teorema. Se E `e un sottoinisieme non vuoto di R limitato superiormente,
linsieme delle limitazioni superiori di E ha sempre un minimo.
Dimostrazione. Sia B linsieme delle limitazioni superiori di E. Allora
a E b B a b ,
e per la propriet`a di separazione esiste un elemento c R tale che
a E b B a c b .
Ci`o signica che c `e una limitazione superiore di E, e quindi c B, ed `e anche
una limitazione inferiore di B. Pertanto, c = min B.
Se E `e limitato superiormente, la minima limitazione superiore di E si
chiama estremo superiore di E: `e un numero reale s R e si scrive s = sup E.
Esso `e caratterizzato dalle seguenti propriet`a:
i) x E x s ,
ii) s

< s x E : x > s

.
Se lestremo superiore s appartiene ad E, si ha che s = max E; succede spesso,
per`o, che E, pur essendo limitato superiormente, non abbia un massimo.
Analogamente a quanto sopra, si pu`o dimostrare il seguente
Teorema. Se E `e un sottoinsieme non vuoto di R limitato inferiormente,
linsieme delle limitazioni inferiori di E ha sempre un massimo.
Se E `e limitato inferiormente, la massima limitazione inferiore di E si
chiama estremo inferiore di E: `e un numero reale i R e si scrive i = inf E.
Esso `e caratterizzato dalle seguenti propriet`a:
j) x E x i ,
jj) i

> i x E : x < i

.
Se lestremo inferiore i appartiene ad E, si ha che i = min E; non `e detto,
per`o, che E, pur essendo limitato inferiormente, abbia un minimo.
8
Lezione 4 del 7/10/2013:
I numeri reali - continuazione
Nel caso in cui E non sia limitato superiormente, useremo la scrittura
sup E = +.
Teorema. sup N = +.
Dimostrazione. Supponiamo per assurdo che N sia limitato superiormente, e
sia s = sup N. Per le propriet`a dellestremo superiore, esiste un n N tale che
n > s
1
2
. Ma allora n + 1 N e
n + 1 > s
1
2
+ 1 > s ,
in contraddizione col fatto che s `e una limitazione superiore per N.
Nel caso in cui E non sia limitato inferiormente, useremo la scrittura
inf E = .
Ad esempio, si ha che inf Z = .
Ci sar`a utile, anche in seguito, la seguente propriet`a dei numeri reali.
Lemma. Se 0 < , allora
2
<
2
.
Dimostrazione. Se 0 < , si ha
2
= < =
2
.
Dimostreremo ora che esiste un numero reale c > 0 tale che c
2
= 2.
Deniamo gli insiemi
A = x R : x 0 e x
2
< 2 ,
B = x R : x 0 e x
2
> 2 .
Si pu`o vedere che
a A b B a b ;
(altrimenti avremmo 0 b < a, quindi, per il Lemma, b
2
< a
2
, mentre `e a
2
< 2
e b
2
> 2, impossibile). Usando la propriet`a di separazione, esiste un elemento
c R tale che
a A b B a c b .
Si noti che, essendo 1 A, sicuramente c 1. Vogliamo ora mostrare che si
ha proprio c
2
= 2.
Per assurdo, se c
2
> 2, allora, per n 1,
_
c
1
n
_
2
= c
2

2c
n
+
1
n
2
c
2

2c
n
;
quindi, se n > 2c/(c
2
2), si pu`o vericare che c
1
n
> 0 e (c
1
n
)
2
> 2, e
pertanto c
1
n
B. Ma allora deve essere c c
1
n
, il che `e impossibile.
9
Supponiamo ora, sempre per assurdo, che c
2
< 2. Allora, se n 1,
_
c +
1
n
_
2
= c
2
+
2c
n
+
1
n
2
c
2
+
2c
n
+
1
n
= c
2
+
2c + 1
n
;
quindi, se n > (2c + 1)/(2 c
2
), si ha che (c +
1
n
)
2
< 2, e pertanto c +
1
n
A.
Ma allora deve essere c +
1
n
c, il che `e impossibile.
Non potendo essere ne c
2
> 2 ne c
2
< 2, deve quindi essere c
2
= 2.
Il Lemma ci assicura inoltre che non ci possono essere altre soluzioni positive
dellequazione
x
2
= 2 ,
la quale pertanto ha esattamente due soluzioni, c e c.
Lo stesso tipo di procedimento pu`o essere usato per dimostrare che, qualun-
que sia il numero reale positivo r, esiste un unico numero reale positivo c tale
che c
2
= r. Questo si chiama radice quadrata di r e si scrive c =

r. Si noti
che lequazione x
2
= r ha due soluzioni: x =

r e x =

r. Si pone inoltre

0 = 0, mentre la radice quadrata di un numero negativo resta non denita.


Studieremo ora la densit`a degli insiemi Q e RQ nellinsieme dei numeri
reali R.
Teorema. Dati due numeri reali , , con < , esiste un numero razionale
tra essi compreso.
Dimostrazione. Consideriamo tre casi distinti.
Primo caso: 0 < . Scegliamo n N tale che
n >
1

,
e sia m N il pi` u grande numero naturale tale che
m < n .
Quindi
m
n
< , e resta da vedere che
m
n
> . Per assurdo, sia
m
n
; allora
m + 1
n
+
1
n
< + ( ) = ,
ossia m + 1 < n, in contraddizione col fatto che m `e il pi` u grande numero
naturale minore di n.
Secondo caso: < 0 < . Basta scegliere il numero 0, che `e razionale.
Terzo caso: < 0. Ci si pu`o ricondurre al primo caso cambiando i segni:
0 < , per cui esiste un razionale
m
n
tale che <
m
n
< . Allora
<
m
n
< .
10
Teorema. Dati due numeri reali , , con < , esiste un numero irrazionale
tra essi compreso.
Dimostrazione. Per il teorema precedente, esiste un numero razionale
m
n
tale
che
+

2 <
m
n
< +

2 .
Ne segue che
<
m
n

2 < ,
con
m
n

2 , Q.
Scopriremo ora una sostanziale dierenza tra gli insiemi Q e R Q. Con-
sideriamo la seguente successione di numeri razionali non negativi:
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 . . .

0
1
1
1
1
2
2
1
1
3
2
2
3
1
1
4
2
3
3
2
4
1
1
5
2
4
3
3
4
2
5
1
. . .
Come si vede, essa `e costruita elencando i numeri razionali in cui la somma
tra numeratore e denominatore `e 1, poi 2, poi 3 e cos` via. Essa `e sicuramente
suriettiva, in quanto tutti i numeri razionali non negativi compaiono prima o
poi nella lista. Possiamo ora modicarla per trovarne una biiettiva, eliminando
i numeri che compaiono gi`a in precedenza:
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 . . .

0
1
1
1
1
2
2
1
1
3
3
1
1
4
2
3
3
2
4
1
1
5
5
1
1
6
2
5
3
4
4
3
5
2
6
1
. . .
A questo punto, `e facile modicarla ancora per ottenere tutti i numeri razionali:
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 . . .

0
1
1
1
-
1
1
1
2
-
1
2
2
1
-
2
1
1
3
-
1
3
3
1
-
3
1
1
4
-
1
4
2
3
-
2
3
. . .
In questo modo, abbiamo costruito una funzione : N Q biiettiva. Diremo
quindi che Q `e un insieme numerabile.
Vediamo ora che R non `e un insieme numerabile, ossia che non esiste una
funzione : N R biiettiva. Infatti, se per assurdo esistesse una tale fun-
zione, potrei elencare i numeri reali in una successione e, scrivendoli in forma
decimale, avrei
0
0
=
0,0
,
0,1

0,2

0,3

0,4
. . .
1
1
=
1,0
,
1,1

1,2

1,3

1,4
. . .
2
2
=
2,0
,
2,1

2,2

2,3

2,4
. . .
3
3
=
3,0
,
3,1

3,2

3,3

3,4
. . .
4
4
=
4,0
,
4,1

4,2

4,3

4,4
. . .
. . .
11
(qui tutti gli
i,j
sono numeri naturali e, se j 1, sono cifre comprese tra 0
e 9). Posso ora costruire un numero reale diverso da tutti gli
i
della lista.
Basta prendere gli elementi della diagonale
0,0
,
1,1
,
2,2
,
3,3
,
4,4
, . . . e
modicarli uno a uno: scelgo un numero naturale
0
, tra 0 e 9, diverso da
0,0
,
poi un
1
, tra 0 e 9, diverso da
1,1
, poi ancora un
2
, sempre tra 0 e 9, diverso
da
2,2
, e cos` via, con laccortezza di non prenderli tutti uguali a 9, da un
certo punto in poi. A questo punto, il numero reale avente forma decimale
=
0
,
1

4
. . .
non pu`o essere uguale ad alcuno dei numeri
i
. La funzione non pu`o pertanto
essere suriettiva.
Avendo visto che Q `e numerabile e che R non lo `e, possiamo dedurne che
nemmeno R Q pu`o essere numerabile.
Lezione 5 del 8/10/2013:
Intervalli e prime propriet`a di R
N
Chiamiamo intervallo un sottoinsieme non vuoto I di R con la seguente
propriet`a: comunque presi due suoi elementi , , linsieme I contiene anche
tutti i numeri tra essi compresi.
Si pu`o dimostrare che gli intervalli sono di uno dei seguenti tipi, con le
rispettive notazioni:
[a, b] = x : a x b ,
]a, b[ = x : a < x < b ,
[a, b[ = x : a x < b ,
]a, b] = x : a < x b ,
[a, +[ = x : x a ,
]a, +[ = x : x > a ,
] , b] = x : x b ,
] , b[ = x : x < b ,
R, talvolta denotato con ] , +[ .
I primi quattro sono limitati (sia superiormente che inferiormente), gli altri
no. Nella lista si possono anche includere gli insiemi costituiti da un unico
punto, cio`e del tipo [a, a]. In tal caso, si tratta di un intervallo degenere. Gli
intervalli del tipo [a, b] si dicono chiusi e limitati, quelli del tipo ]a, b[ aperti
e limitati.
Teorema (di Cantor). Consideriamo una successione di intervalli chiusi e
limitati I
n
= [a
n
, b
n
], con a
n
b
n
, tali che
I
0
I
1
I
2
I
3
. . .
Allora esiste un elemento c R che appartiene a tutti gli I
n
.
12
Dimostrazione. Deniamo gli insiemi
A = a
n
: n N ,
B = b
n
: n N .
Preso un elemento a
n
di A e un elemento b
m
di B (non necessariamente con
lo stesso indice), vediamo che a
n
b
m
. Infatti, se n m, allora I
n
I
m
,
per cui a
n
a
m
b
m
b
n
. Se invece n m, si ha I
m
I
n
, per cui
a
m
a
n
b
n
b
m
. In ogni caso, a
n
b
m
. Possiamo quindi usare la propriet`a
di separazione, e troviamo un c R tale che
a A b B a c b .
In particolare, a
n
c b
n
, cio`e c I
n
, per ogni n N.
Iniziamo ora lo studio dellinsieme R
N
, costituito dalle Nuple di numeri
reali (x
1
, x
2
, . . . , x
N
). Indicheremo i suoi elementi con i simboli x, x

, x

, . . .
per distinguerli dai numeri reali.
Cominciamo con lintrodurre unoperazione di addizione in R
N
: dati due ele-
menti x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) e x

= (x

1
, x

2
, . . . , x

N
), si denisce x+x

in questo
modo:
x +x

= (x
1
+ x

1
, x
2
+ x

2
, . . . , x
N
+ x

N
) .
Valgono le seguenti propriet`a:
a) (associativa) (x +x

) +x

= x + (x

+x

) ;
b) esiste un elemento neutro 0 = (0, 0, . . . , 0): si ha x +0 = x = 0 +x;
c) ogni elemento x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) ha un opposto
(x) = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
): si ha x + (x) = 0 = (x) +x;
d) (commutativa) x +x

= x

+x.
Pertanto, (R
N
, +) `e un gruppo abeliano. Normalmente, si usa scrivere xx

per indicare x + (x

).
3
Deniamo ora il prodotto di un elemento di R
N
per un numero reale: consi-
derati x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) e un numero reale R, si denisce x in questo
modo:
x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) .
Valgono le seguenti propriet`a:
a) (x) = ()x;
b) ( + )x = (x) + (x) ;
c) (x +x

) = (x) + (x

) ;
d) 1x = x.
Pertanto, con le operazioni introdotte, R
N
`e uno spazio vettoriale. Chia-
meremo i suoi elementi vettori; i numeri reali, in questo ambito, verranno
chiamati scalari.
3
Durante la lezione, ci siamo soermati sullinterpretazione geometrica di R
2
e delle
operazioni di addizione e sottrazione. In queste brevi note ci limiteremo solamente agli
aspetti analitici.
13
Lezione 6 del 9/10/2013:
Lo spazio R
N
- continuazione
`
E utile introdurre il prodotto scalare tra due vettori: dati x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
)
e x

= (x

1
, x

2
, . . . , x

N
), si denisce il numero reale x x

in questo modo:
x x

=
N

k=1
x
k
x

k
.
Il prodotto scalare `e spesso indicato con simboli diversi, quali ad esempio
x[x

) , x, x

) , (x[x

) , (x, x

) .
Valgono le seguenti propriet`a:
a) x x 0 ;
b) x x = 0 x = 0;
c) (x +x

) x

= (x x

) + (x

) ;
d) (x) x

= (x x

) ;
e) x x

= x

x;
A partire dal prodotto scalare, possiamo denire la norma di un vettore
x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) :
|x| =

x x =

_
N

k=1
x
2
k
.
Valgono le seguenti propriet`a:
a) |x| 0 ;
b) |x| = 0 x = 0;
c) |x| = [[ |x| ;
d) |x +x

| |x| +|x

| .
Per dimostrare la d), abbiamo bisogno della seguente disuguaglianza di
Schwarz.
Teorema. Presi due vettori x, x

, si ha
[x x

[ |x| |x

| .
Dimostrazione. La disuguaglianza `e sicuramente vericata se x

= 0, essendo
in tal caso x x

= 0 e |x

| = 0. Supponiamo quindi x

,= 0. Per ogni R,
si ha
0 |x x

|
2
= (x x

) (x x

) = |x|
2
2x x

+
2
|x

|
2
.
Prendendo =
1
x

2
x x

, si ottiene
0 |x|
2
2
1
|x

|
2
(x x

)
2
+
1
|x

|
4
(x x

)
2
|x

|
2
= |x|
2

1
|x

|
2
(x x

)
2
,
da cui la tesi.
14
Dimostriamo ora la propriet`a d) della norma, usando la disuguaglianza di
Schwarz:
|x +x

|
2
= (x +x

) (x +x

)
= |x|
2
+ 2x x

+|x

|
2
|x|
2
+ 2|x| |x

| +|x

|
2
= (|x| +|x

|)
2
,
da cui la disuguaglianza cercata.
Notiamo ancora la seguente identit`a del parallelogramma, di semplice
verica:
|x +x

|
2
+|x x

|
2
= 2(|x|
2
+|x

|
2
) .
Deniamo ora, a partire dalla norma, la distanza euclidea tra due vettori
x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) e x

= (x

1
, x

2
, . . . , x

N
) :
d(x, x

) = |x x

| =

_
N

k=1
(x
k
x

k
)
2
.
Valgono le seguenti propriet`a:
a) d(x, x

) 0 ;
b) d(x, x

) = 0 x = x

;
c) d(x, x

) = d(x

, x) ;
d) d(x, x

) d(x, x

) + d(x

, x

) .
Questultima viene spesso chiamata disuguaglianza triangolare; la dimo-
striamo:
d(x, x

) = |x x

|
= |(x x

) + (x

)|
|x x

| +|x

|
= d(x, x

) + d(x

, x

) .
Lezione 7 del 14/10/2013:
Spazi metrici
Dato un insieme non vuoto E, una funzione d : EE R si chiama distanza
(su E) se soddisfa alle seguenti propriet`a:
a) d(x, x

) 0 ;
b) d(x, x

) = 0 x = x

;
c) d(x, x

) = d(x

, x) ;
d) d(x, x

) d(x, x

) + d(x

, x

)
(la disuguaglianza triangolare). Linsieme E, dotato della distanza d, si dice
spazio metrico. I suoi elementi verranno spesso chiamati punti.
15
Abbiamo visto che R
N
, dotato della distanza euclidea, `e uno spazio metrico
(nel seguito, parlando dello spazio metrico R
N
, se non altrimenti specicato
sottintenderemo che la distanza sia sempre quella euclidea). Nel caso N = 1,
abbiamo la distanza usuale su R : d(, ) = [ [.
`
E per`o possibile considerare diverse distanze su uno stesso insieme. Ad
esempio, presi due vettori x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) e x

= (x

1
, x

2
, . . . , x

N
), la
funzione
d
1
(x, x

) =
N

k=1
[x
k
x

k
[
rappresenta anchessa una distanza in R
N
. Lo stesso dicasi per la funzione
d
0
(x, x

) = max[x
k
x

k
[ : k = 1, 2, . . . , N .
Oppure, si pu`o denire la seguente:

d(x, x

) =
_
0 se x = x

,
1 se x ,= x

.
Anche questa `e una distanza, per quanto strana possa sembrare.
Dati x
0
E e un numero > 0, deniamo la palla aperta di centro x
0
e
raggio :
B(x
0
, ) = x E : d(x, x
0
) < ;
analogamente deniamo la palla chiusa

B(x
0
, ) = x E : d(x, x
0
)
e la sfera
S(x
0
, ) = x E : d(x, x
0
) = .
In R, ogni intervallo aperto e limitato `e una palla aperta e ogni intervallo
chiuso e limitato `e una palla chiusa: si ha
]a, b[ = B
_
a + b
2
,
b a
2
_
, [a, b] =

B
_
a + b
2
,
b a
2
_
.
Una sfera in R `e quindi costituita da due soli punti.
In R
2
, con la distanza euclidea, una palla `e un cerchio: la palla aperta non
comprende i punti della circonferenza esterna, la palla chiusa si. Una sfera `e
semplicemente una circonferenza.
Se in R
2
consideriamo la distanza d
1
denita in precedenza, una palla sar`a un
quadrato, con i lati inclinati di 45 gradi, avente x
0
come punto centrale. Una
sfera sar`a il perimetro di tale quadrato. Se invece consideriamo la distanza d
0
,
la palla sar`a ancora un quadrato, ma con i lati paralleli agli assi cartesiani.
16
Se invece prendiamo la distanza

d, su un qualsiasi insieme E, allora
B(x
0
, ) =
_
x
0
se 1 ,
E se > 1 ,

B(x
0
, ) =
_
x
0
se < 1 ,
E se 1 ,
per cui
S(x
0
, ) =
_
E x
0
se = 1 ,
se ,= 1 .
Un insieme U E si dice intorno di un punto x
0
se esiste un > 0 tale
che B(x
0
, ) U; in tal caso, il punto x
0
si dice interno ad U. Linsieme dei
punti interni ad U si chiama linterno di U e si denota con U

. Chiaramente,
si ha sempre U

U. Si dice che U `e un insieme aperto se coincide con il suo


interno, ossia se U

= U.
Teorema. Una palla aperta `e un insieme aperto.
Dimostrazione. Sia B(x
0
, ) la palla in questione; prendiamo un x
1
B(x
0
, ).
Scelto r > 0 tale che r d(x
0
, x
1
), si ha che B(x
1
, r) B(x
0
, ); infatti,
se x B(x
1
, r), allora
d(x, x
0
) d(x, x
1
) + d(x
1
, x
0
) < r + d(x
1
, x
0
) ,
per cui x B(x
0
, ). Abbiamo quindi dimostrato che ogni punto x
1
di B(x
0
, )
`e interno a B(x
0
, ).
Lezione 8 del 16/10/2013:
Spazi metrici - continuazione
Diremo che il punto x
0
`e aderente allinsieme U se per ogni > 0 si ha che
B(x
0
, ) U ,= . Linsieme dei punti aderenti ad U si chiama la chiusura
di U e si denota con U. Chiaramente, si ha sempre U U. Si dice che U `e un
insieme chiuso se coincide con la sua chiusura, ossia se U = U.
Teorema. Una palla chiusa `e un insieme chiuso.
Dimostrazione. Sia

B(x
0
, ) la palla in questione; prendiamo un x
1
,

B(x
0
, ).
Scelto r > 0 tale che r d(x
0
, x
1
) , si ha che B(x
1
, r)

B(x
0
, ) = ;
infatti, se per assurdo esistesse un x B(x
1
, r)

B(x
0
, ), allora si avrebbe
d(x
0
, x
1
) d(x
0
, x) + d(x, x
1
) < r + ,
in contrasto con la scelta fatta per r. Quindi, nessun punto x
1
al di fuori
di

B(x
0
, ) pu`o essere aderente a

B(x
0
, ). In altri termini,

B(x
0
, ) contiene
tutti i punti ad essa aderenti.
Consideriamo ora tre esempi particolari: nel primo, linsieme U coincide
con E; nel secondo, U `e linsieme vuoto; nel terzo, esso `e costituito da un unico
punto.
17
Ogni punto di E `e interno allinsieme E stesso, in quanto ogni palla `e per
denizione contenuta in E. Quindi, linterno di E coincide con tutto E, ossia
E

= E. Questo signica che E `e un insieme aperto. Inoltre, essendo E il nostro


insieme universo, ogni punto aderente ad E deve comunque appartenere ad E
stesso. Quindi, la chiusura di E coincide con E , ossia E = E. Questo signica
che E `e un insieme chiuso.
Linsieme vuoto non pu`o avere punti interni. Quindi, linterno di , non
avendo elementi, `e vuoto. In altri termini,

= , il che signica che


`e anchesso un insieme aperto. Notiamo inoltre che non esiste alcun punto
aderente allinsieme . Infatti, qualsiasi sia il punto x
0
, per ogni > 0 si ha
che B(x
0
, ) = . Quindi, la chiusura di , non avendo elementi, `e vuota.
In altri termini, = , il che signica che `e un insieme chiuso.
Linsieme U = x
0
, costituito da un unico punto, `e sempre un insieme
chiuso. In generale non `e un insieme aperto (ad esempio in R
N
con la distanza
euclidea), ma pu`o esserlo in casi particolari (ad esempio, se si considera la
distanza

d, oppure, in generale, se x
0
`e un punto isolato di E).
Teorema. Linterno di un insieme `e un insieme aperto.
Dimostrazione.
4
Se U

`e vuoto, la tesi `e sicuramente vera. Supponiamo allora


che U

sia non vuoto. Sia x


1
U

. Allora esiste un > 0 tale che B(x


1
, ) U.
Vogliamo vedere che B(x
1
, ) U

. Preso x B(x
1
, ), essendo B(x
1
, ) un
insieme aperto, esso `e un intorno di x; siccome U contiene B(x
1
, ), anche U
`e un intorno di x, per cui x U

. Ci`o dimostra che B(x


1
, ) U

e pertanto
ogni punto x
1
di U

`e interno a U

.
Teorema. La chiusura di un insieme `e un insieme chiuso.
Dimostrazione.
5
Se U = E, la tesi `e vericata. Supponiamo quindi che sia
U ,= E. Sia x
1
, U. Allora esiste un > 0 tale che B(x
1
, ) U = . Vediamo
che anche B(x
1
, )U = . Infatti, se per assurdo ci fosse un x B(x
1
, )U,
essendo B(x
1
, ) un insieme aperto, esisterebbe un r > 0 tale che B(x, r)
B(x
1
, ). Siccome x U, dovrebbe essere B(x, r) U ,= e quindi anche
B(x
1
, ) U ,= , in contraddizione con quanto sopra. Quindi, nessun punto
x
1
al di fuori di U pu`o essere aderente a U. In altri termini, U contiene tutti
i punti ad esso aderenti.
Cercheremo ora di capire le analogie incontrate tra le nozioni di interno e
chiusura di un insieme, e quelle di insieme aperto e chiuso.
Teorema. Valgono le seguenti relazioni:
6
(U = (U

, ((U)

= (U .
4
Dimostrazione non svolta a lezione.
5
Dimostrazione non svolta a lezione.
6
Denotiamo con (U il complementare di U in E, ossia linsieme E U.
18
Dimostrazione. Vediamo la prima uguaglianza. Se (U = , allora (U = ,
per cui U = E; allora U

= E, e pertanto (U

= . Luguaglianza `e cos`
vericata in questo caso. Supponiamo ora che sia (U ,= . Si ha:
x (U > 0 B(x, ) (U ,=
> 0 B(x, ) , U
x , U

.
Questo dimostra la prima uguaglianza. Possiamo ora usarla per dedurne la
seguente:
(((U)

= (((U) = U .
Passando ai complementari, si ottiene la seconda uguaglianza.
Abbiamo quindi che
U = (((U) = (((U)

, U

= (((U

) = (((U) .
Come immediato corollario, abbiamo il seguente.
Teorema. Un insieme `e aperto [chiuso] se e solo se il suo complementare `e
chiuso [aperto].
Si pu`o dimostrare la seguente implicazione:
U
1
U
2
U
1

U
2

.
Da essa segue che U

`e il pi` u grande insieme aperto contenuto in U: se A `e un


aperto e A U, allora A U

.
Analogamente, si ha:
U
1
U
2
U
1
U
2
.
Da questa segue che U `e il pi` u piccolo insieme chiuso che contiene U: se C `e
un chiuso e C U, allora C U.
Si denisce la frontiera di un insieme U come dierenza tra la sua
chiusura e il suo interno:
U = U U

.
`
E bene essere prudenti su alcune conclusioni che possono esserci suggerite
dalla nostra intuizione basata sulla distanza euclidea. Ad esempio, la chiusura
di una palla aperta non sempre coincide con la palla chiusa dello stesso raggio
(come si vede ad esempio se si considera la distanza

d). Ciononostante, in R
N
con la distanza euclidea questo `e vero:
B(x
0
, ) =

B(x
0
, ) , B(x
0
, ) = S(x
0
, ) .
19
Lezione 9 del 21/10/2013:
Funzioni continue - I
Intuitivamente, una funzione f : A B `e continua se f(x) varia gra-
dualmente al variare di x nel dominio, cio`e quando non si vericano variazioni
brusche nei valori della funzione. Per rendere rigorosa questa idea intuitiva,
sar`a conveniente focalizzare la nostra attenzione ssando un x
0
nel dominio A
e provando a precisare cosa intendiamo per
f `e continua in x
0
.
Procederemo per gradi.
Primo tentativo. Diremo che f `e continua in x
0
quando si verica la cosa
seguente:
se x `e vicino a x
0
, allora f(x) `e vicino a f(x
0
).
Osserviamo subito che, sebbene lidea di continuit`a vi sia gi`a abbastanza
ben formulata, la proposizione precedente non `e una denizione accettabile,
perche la parola vicino, che vi compare due volte, non ha un signicato
preciso. Innanzitutto, per poter misurare quanto vicino sia x a x
0
e quanto
vicino sia f(x) a f(x
0
), abbiamo bisogno di introdurre delle distanze. Pi` u
precisamente, dovremo supporre che il dominio e il codominio della funzione
siano due spazi metrici.
Siano quindi E ed E

due spazi metrici, con le loro distanze d e d

, ri-
spettivamente. Sia x
0
un punto di E e f : E E

una funzione. Possiamo


riformulare il tentativo di denizione precedente come segue.
Secondo tentativo. Diremo che f `e continua in x
0
quando si verica la
cosa seguente:
se la distanza d(x, x
0
) `e piccola, allora la distanza d

(f(x), f(x
0
)) `e piccola.
Ci rendiamo subito conto che il problema riscontrato nel primo tentativo
non `e stato aatto risolto con questo secondo tentativo, in quanto vi compare
ora per due volte la parola piccola, che non ha un signicato preciso. Ci
chiediamo allora: quanto piccola vogliamo che sia la distanza d

(f(x), f(x
0
))?
Lidea che abbiamo in mente `e che questa distanza possa essere resa piccola
quanto si voglia (purche la distanza d(x, x
0
) sia sucientemente piccola, sin-
tende). Per poterla misurare, introdurremo quindi un numero reale positivo,
che chiameremo , e chiederemo che sia d

(f(x), f(x
0
)) < , qualora d(x, x
0
)
sia sucientemente piccola. Larbitrariet`a di tale ci permetter`a di prenderlo
piccolo quanto si voglia.
Terzo tentativo. Diremo che f `e continua in x
0
quando si verica la cosa
seguente: preso un qualsiasi numero > 0,
se la distanza d(x, x
0
) `e piccola, allora d

(f(x), f(x
0
)) < .
20
Adesso la parola piccola compare una sola volta, mentre la distanza
d

(f(x), f(x
0
)) viene semplicemente controllata dal numero . Quindi, almeno
la seconda parte della proposizione ha ora un signicato ben preciso. Potrem-
mo allora cercare di fare altrettanto con la distanza d(x, x
0
), introducendo un
nuovo numero reale positivo, che chiameremo , che la controlli.
Quarto tentativo (quello buono!). Diremo che f `e continua in x
0
quan-
do si verica la cosa seguente: preso un qualsiasi numero > 0, `e possibile
trovare un numero > 0 per cui,
se d(x, x
0
) < , allora d

(f(x), f(x
0
)) < .
Questultima proposizione, a dierenza delle precedenti, non presenta alcun
termine impreciso. Le distanze d(x, x
0
) e d

(f(x), f(x
0
)) sono semplicemente
controllate da due numeri positivi e , rispettivamente. Riscriviamola quindi
in modo formale.
Denizione. Diremo che f `e continua in x
0
se, comunque preso un numero
positivo , `e possibile trovare un numero positivo tale che, se x `e un qualsiasi
elemento del dominio E che disti da x
0
per meno di , allora f(x) dista da
f(x
0
) per meno di . In simboli:
> 0 > 0 : x E d(x, x
0
) < d

(f(x), f(x
0
)) < .
In questa formulazione, spesso la scrittura x E verr`a sottintesa.
Si pu`o osservare che una o entrambe le disuguaglianze d(x, x
0
) < e
d

(f(x), f(x
0
)) < possono essere sostituite da d(x, x
0
) e d

(f(x), f(x
0
))
, ottenendo denizioni che sono tutte tra loro equivalenti. Questo `e dovuto al
fatto, da un lato, che `e un qualunque numero positivo e, dallaltro lato, che se
limplicazione della denizione vale per un certo numero positivo , essa vale
a maggior ragione prendendo al posto di quel un qualsiasi numero positivo
pi` u piccolo.
Una rilettura della denizione di continuit`a ci mostra che f `e continua in
x
0
se e solo se:
> 0 > 0 : f(B(x
0
, )) B(f(x
0
), ) .
Inoltre, `e del tutto equivalente considerare una palla chiusa al posto di una
palla aperta; risulta inoltre utile la seguente formulazione equivalente, per cui
f `e continua in x
0
se e solo se:
per ogni intorno V di f(x
0
) esiste un intorno U di x
0
tale che f(U) V.
Lezione 10 del 23/10/2013:
Funzioni continue - II
Nel caso in cui la funzione f sia continua in ogni punto x
0
del dominio E,
diremo che f `e continua su E, o semplicemente f `e continua.
21
Vediamo ora alcuni esempi di funzioni continue.
1) La funzione costante: per un certo y E

, si ha che f(x) = y, per ogni


x E. Essendo d

(f(x), f(x
0
)) = 0 per ogni x E, tale funzione `e chiaramente
continua (ogni scelta di > 0 va bene).
2) Supponiamo che x
0
sia un punto isolato di E: esiste cio`e un > 0 per
cui non ci sono punti di E che distino da x
0
per meno di , tranne x
0
stesso.
Vediamo che, in questo caso, qualsiasi funzione f : E E

risulta continua in
x
0
. Infatti, dato > 0 qualsiasi, prendendo = , avremo che B(x
0
, ) = x
0
,
per cui f(B(x
0
, )) = f(x
0
) B(f(x
0
), ).
3) Siano E = R
N
ed E

= R
N
. Fissato un numero R, consideriamo
la funzione f : R
N
R
N
denita da f(x) = x. Vediamo che `e continua.
Infatti, se = 0, si tratta della funzione costante con valore 0, e sappiamo che
tale funzione `e continua. Sia ora ,= 0. Allora, ssato > 0, essendo
|f(x) f(x
0
)| = |x x
0
| = |(x x
0
)| = [[ |x x
0
| ,
basta prendere =

||
per avere limplicazione
|x x
0
| < |f(x) f(x
0
)| < .
4) Siano E = R
N
ed E

= R. Vediamo che la funzione f : R


N
R denita da
f(x) = |x| `e continua su R
N
. Questo seguir`a facilmente dalla disuguaglianza

|x| |x

|x x

| ,
che ora dimostriamo. Si ha:
|x| = |(x x

) +x

| |x x

| +|x

| ,
|x

| = |(x

x) +x| |x

x| +|x| .
Essendo |x x

| = |x

x|, si ha che
|x| |x

| |x x

| e |x

| |x| |x x

| ,
da cui la disuguaglianza cercata. A questo punto, considerato un x
0
R
N
e
ssato un > 0, basta prendere = per avere che
|x x
0
| <

|x| |x
0
|

< .
Enunciamo ora alcune propriet`a delle funzioni continue.
Teorema. Se f, g : E R sono continue in x
0
, anche f + g lo `e.
Dimostrazione.
7
Fissiamo > 0. Per la continuit`a di f e g esistono
1
> 0 e

2
> 0 tali che
d(x, x
0
) <
1
[f(x) f(x
0
)[ < ,
d(x, x
0
) <
2
[g(x) g(x
0
)[ < .
7
Dimostrazione non svolta a lezione.
22
Quindi, se = min
1
,
2
, si ha
d(x, x
0
) < [(f +g)(x)(f +g)(x
0
)[ [f(x)f(x
0
)[+[g(x)g(x
0
)[ < 2 .
Data larbitrariet`a di , ci`o dimostra che f + g `e continua in x
0
.
Teorema. Se f, g : E R sono continue in x
0
, anche f g lo `e.
Dimostrazione.
8
Fissiamo > 0. Non `e restrittivo supporre 1, in quanto
possiamo sempre porre

= min, 1 e procedere con

al posto di . Per la
continuit`a di f e g esistono
1
> 0 e
2
> 0 tali che
d(x, x
0
) <
1
[f(x) f(x
0
)[ < ,
d(x, x
0
) <
2
[g(x) g(x
0
)[ < .
Notiamo che, essendo 1, da [f(x)f(x
0
)[ < segue che [f(x)[ < [f(x
0
)[+1.
Quindi, se = min
1
,
2
, si ha
d(x, x
0
) < [(f g)(x) (f g)(x
0
)[ =
= [f(x)g(x) f(x)g(x
0
) + f(x)g(x
0
) f(x
0
)g(x
0
)[
[f(x)[ [g(x) g(x
0
)[ +[g(x
0
)[ [f(x) f(x
0
)[
([f(x
0
)[ + 1) [g(x) g(x
0
)[ +[g(x
0
)[ [f(x) f(x
0
)[
< ([f(x
0
)[ +[g(x
0
)[ + 1) .
Data larbitrariet`a di , ci`o dimostra che f g `e continua in x
0
.
Teorema. Se f, g : E R sono continue in x
0
, anche f g lo `e.
Dimostrazione.
9
Segue immediatamente dai due teoremi precedenti e dal fatto
che ogni funzione costante `e continua, in quanto f g = f + (1) g.
Teorema (della permanenza del segno). Se g : E R `e continua in x
0
e
g(x
0
) > 0, allora esiste un > 0 tale che
d(x, x
0
) < g(x) > 0 .
Dimostrazione. Fissiamo = g(x
0
). Per la continuit`a, esiste un > 0 tale che
d(x, x
0
) < g(x
0
) < g(x) < g(x
0
) + 0 < g(x) < 2g(x
0
) .
Naturalmente, un analogo enunciato vale se g(x
0
) < 0.
Teorema. Se f, g : E R sono continue in x
0
e g(x
0
) ,= 0, anche
f
g
`e continua
in x
0
.
8
Dimostrazione non svolta a lezione.
9
Dimostrazione non svolta a lezione.
23
Dimostrazione.
10
Si noti che, per la propriet`a di permanenza del segno, esiste
un > 0 tale che il rapporto
f(x)
g(x)
`e denito almeno per tutti gli x di E che
distano da x
0
per meno di . Essendo
f
g
= f
1
g
, baster`a dimostrare che
1
g
`e
continua in x
0
. Fissiamo > 0; possiamo supporre senza perdita di generalit`a
che <
|g(x
0
)|
2
. Per la continuit`a di g, esiste un > 0 tale che
d(x, x
0
) < [g(x) g(x
0
)[ < .
Ma allora, essendo <
|g(x
0
)|
2
, anche
d(x, x
0
) < [g(x)[ > [g(x
0
)[ >
[g(x
0
)[
2
.
Ne segue che
d(x, x
0
) <

1
g
(x)
1
g
(x
0
)

=
[g(x
0
) g(x)[
[g(x)g(x
0
)[
<
2
[g(x
0
)[
2
.
Per larbitrariet`a de , questo dimostra che
1
g
`e continua in x
0
.
Consideriamo il caso in cui E = R ed E

= R. Sappiamo da quanto sopra


che le funzioni costanti sono continue, cos` come la funzione f(x) = x. Usando
i teoremi precedenti, abbiamo quindi che tutte le funzioni polinomiali sono
continue, cos` come le funzioni razionali, denite dal rapporto di due polinomi.
Pi` u precisamente, esse sono continue sul loro dominio, ossia sullinsieme dei
punti in cui il denominatore non si annulla.
Vediamo ora come si comporta una funzione composta di due funzioni
continue.
Teorema. Siano f : E E

continua in x
0
e g : E

continua in f(x
0
);
allora g f `e continua in x
0
.
Dimostrazione. Fissiamo > 0 e poniamo, per comodit`a, y
0
= f(x
0
). Per la
continuit`a di g in y
0
esiste un

> 0 tale che


d(y, y
0
) <

d(g(y), g(y
0
)) < .
Posto

, per la continuit`a di f in x
0
esiste un > 0 tale che
d(x, x
0
) < d(f(x), f(x
0
)) <

.
Mettendo assieme le due implicazioni,
d(x, x
0
) < d(g(f(x)), g(f(x
0
))) < ,
per cui g f `e continua in x
0
.
10
Dimostrazione non svolta a lezione.
24
Lezione 11 del 24/10/2013:
Funzioni continue - III
`
E molto importante la seguente propriet`a delle funzioni continue.
Teorema (degli zeri). Se f : [a, b] R `e una funzione continua tale che
f(a) < 0 < f(b) oppure f(a) > 0 > f(b) ,
allora esiste un c ]a, b[ tale che f(c) = 0.
Dimostrazione. Considereremo il caso f(a) < 0 < f(b), essendo laltro del tutto
analogo. Scriviamo I
0
= [a, b] e consideriamo il punto medio
a+b
2
dellintervallo
I
0
. Se f si annulla in esso, abbiamo trovato il punto c cercato. Altrimenti,
f(
a+b
2
) < 0 o f(
a+b
2
) > 0. Se f(
a+b
2
) < 0, chiamiamo I
1
lintervallo [
a+b
2
, b]; se
f(
a+b
2
) > 0, chiamiamo invece I
1
lintervallo [a,
a+b
2
]. Prendendo ora il punto
medio di I
1
e ripetendo il ragionamento, possiamo denire un intervallo I
2
e,
per ricorrenza, una successione di intervalli I
n
= [a
n
, b
n
] tali che
I
0
I
1
I
2
I
3
. . .
e, per ogni n, f(a
n
) < 0 < f(b
n
). Per il teorema di Cantor, esiste un c R
appartenente a tutti gli intervalli. Dimostriamo che f(c) = 0. Per assurdo,
se f(c) < 0, per la permanenza del segno esiste un > 0 tale che f(x) < 0
per ogni x ]c , c + [ . Ma siccome b
n
c b
n
a
n
e, per n 1,
b
n
a
n
=
ba
2
n
<
ba
n
, prendendo n >
ba

si ha che b
n
]c , c + [ . Ma
allora dovrebbe essere f(b
n
) < 0, in contraddizione con quanto sopra. Un
ragionamento analogo porta a una contraddizione supponendo f(c) > 0.
Come conseguenza del teorema degli zeri, abbiamo che una funzione con-
tinua manda intervalli in intervalli:
Corollario. Sia E un sottoinsieme di R e f : E R una funzione continua.
Se I E `e un intervallo, allora anche f(I) `e un intervallo.
Dimostrazione. Escludendo i casi banali in cui I o f(I) consistono di un unico
punto, prendiamo , f(I), con < e sia tale che < < . Vogliamo
vedere che f(I). Consideriamo la funzione g : E R denita da
g(x) = f(x) .
Siano a, b in I tali che f(a) = e f(b) = . Essendo I un intervallo, la
funzione g `e denita su [a, b] (o [b, a], nel caso in cui b < a) ed `e ivi continua.
Inoltre, g(a) < 0 < g(b) e quindi, per il teorema degli zeri, esiste un c ]a, b[
tale che g(c) = 0, ossia f(c) = .
Consideriamo ora, per ogni k = 1, 2, . . . , N, la funzione kesima proiezio-
ne p
k
: R
N
R denita da
p
k
(x
1
, x
2
, . . . , x
N
) = x
k
.
Teorema. Le funzioni p
k
sono continue.
25
Dimostrazione. Consideriamo un punto x
0
= (x
0
1
, x
0
2
, . . . , x
0
N
) R
N
e ssiamo
> 0. Notiamo che si ha
[x
k
x
0
k
[

_
N

k=1
(x
k
x
0
k
)
2
= d(x, x
0
) ,
per cui, prendendo = , si ha:
d(x, x
0
) < [p
k
(x) p
k
(x
0
)[ = [x
k
x
0
k
[ < .
Supponiamo ora f : E E

con E

= R
M
. Consideriamo le componenti
della funzione f denite da f
k
= p
k
f : E R, con k = 1, 2, . . . , M, per cui
si ha
f(x) = (f
1
(x), f
2
(x), . . . , f
M
(x)) .
Teorema. La funzione f `e continua in x
0
se e solo se lo sono tutte le sue
componenti.
Dimostrazione. Se f `e continua in x
0
, lo sono anche le f
k
in quanto composte di
funzioni continue. Viceversa, supponiamo che le componenti di f siano tutte
continue in x
0
. Fissato > 0, per ogni k = 1, 2, . . . , M esiste un
k
> 0 tale
che
d(x, x
0
) <
k
[f
k
(x) f
k
(x
0
)[ < .
Posto = min
1
,
2
, . . . ,
M
, si ha
d(x, x
0
) < d(f(x), f(x
0
)) =

_
M

k=1
(f
k
(x) f
k
(x
0
))
2
<

M ,
il che, per larbitrariet`a di , completa la dimostrazione.
Teorema. Ogni applicazione lineare : R
N
R
M
`e continua.
Dimostrazione.
11
Osserviamo che, essendo le proiezioni p
k
lineari, le compo-
nenti
k
= p
k
dellapplicazione lineare sono anchesse lineari. Consideriamo
la base canonica (e
1
, e
2
, . . . , e
N
) di R
N
, con
e
1
= (1, 0, 0, . . . , 0) ,
e
2
= (0, 1, 0, . . . , 0) ,
.
.
.
e
N
= (0, 0, 0, . . . , 1) .
11
Dimostrazione non svolta a lezione.
26
Ogni vettore x = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) R
N
si pi`o scrivere come
x = x
1
e
1
+ x
2
e
2
+ . . . + x
N
e
N
= p
1
(x)e
1
+ p
2
(x)e
2
+ . . . + p
N
(x)e
N
.
Quindi, per ogni k,

k
(x) = p
1
(x)
k
(e
1
) + p
2
(x)
k
(e
2
) + . . . + p
N
(x)
k
(e
N
) ,
per cui
k
risulta essere combinazione lineare delle proiezioni p
1
, p
2
, . . . , p
N
. Es-
sendo queste ultime continue, anche
k
`e continua. Avendo tutte le componenti
continue, `e pertanto continua.
Lezione 12 del 28/10/2013:
La funzione esponenziale
Indichiamo con R
P
linsieme dei numeri reali positivi:
R
P
=]0, +[ = x R : x > 0 .
Enunciamo senza dimostrare il seguente risultato.
Teorema. Dato a > 0, esiste ununica funzione continua f : R R
P
tale
che, per ogni x
1
, x
2
,
a) f(x
1
+ x
2
) = f(x
1
)f(x
2
) ,
b) f(1) = a .
Se inoltre a ,= 1, tale funzione `e invertibile.
La funzione f si chiama esponenziale di base a e si denota con exp
a
. Se
a ,= 1, la funzione inversa f
1
: R
P
R si chiama logaritmo di base a e si
denota con log
a
. Si ha quindi, per x R e y R
P
,
exp
a
(x) = y x = log
a
(y) .
Dalle propriet`a dellesponenziale
a) exp
a
(x
1
+ x
2
) = exp
a
(x
1
) exp
a
(x
2
) ,
b) exp
a
(1) = a ,
seguono le corrispondenti propriet`a del logaritmo
a) log
a
(y
1
y
2
) = log
a
(y
1
) + log
a
(y
2
) ,
b) log
a
(a) = 1 .
Siccome la funzione costante f(x) = 1 verica a) e b) con a = 1, si ha che
f = exp
1
; in altri termini, exp
1
(x) = 1 per ogni x.
Vediamo ora alcune propriet`a della funzione esponenziale. Notiamo che
exp
a
(1) = a
1
,
exp
a
(2) = exp
a
(1 + 1) = exp
a
(1) exp
a
(1) = a a = a
2
,
e, come si pu`o vedere per induzione,
exp
a
(n) = a
n
,
per ogni n 1. Inoltre, siccome exp
a
(1) = exp
a
(1+0) = exp
a
(1) exp
a
(0), si ha
che exp
a
(0) = 1. Per queste analogie con le potenze, spesso si scrive a
x
invece
di exp
a
(x).
27
Se scriviamo
a = exp
a
(1) = exp
a
_
1
2
+
1
2
_
= exp
a
_
1
2
_
exp
a
_
1
2
_
=
_
exp
a
_
1
2
__
2
,
si vede che, essendo lesponenziale positivo,
exp
a
_
1
2
_
=

a .
Si verica poi per induzione che, per ogni n 1,
exp
a
(nx) = (exp
a
(x))
n
,
e in particolare
a = exp
a
(1) = exp
a
_
n
1
n
_
=
_
exp
a
_
1
n
__
n
.
Pertanto, exp
a
_
1
n
_
risolve lequazione x
n
= a. Tale x `e la radice n-esima di
a e si scrive x =
n

a : si ha quindi
exp
a
_
1
n
_
=
n

a ,
e pertanto, se m N,
exp
a
_
m
n
_
= exp
a
_
m
1
n
_
=
_
exp
a
_
1
n
__
m
=
_
n

a
_
m
.
Notiamo che, se b =
n

a, si ha a
m
= (b
n
)
m
= b
nm
= (b
m
)
n
, da cui b
m
=
n

a
m
.
Possiamo quindi anche scrivere
exp
a
_
m
n
_
=
n

a
m
.
Scrivendo
1 = exp
a
(0) = exp
a
(x x) = exp
a
(x) exp
a
(x) ,
vediamo che vale inoltre la formula
exp
a
(x) =
1
exp
a
(x)
.
Enunciamo inne le seguenti tre propriet`a dellesponenziale:
(ab)
x
= a
x
b
x
,
_
1
a
_
x
=
1
a
x
= a
x
, (a
y
)
x
= a
yx
.
La prima segue dal fatto che la funzione f(x) = a
x
b
x
verica la propriet`a a)
e f(1) = ab, per cui f = exp
ab
. La seconda `e analoga, prendendo f(x) =
1
a
x
;
per la terza, si prenda f(x) = a
yx
.
28
Concludiamo con due utili propriet`a del logaritmo:
log
a
(x
y
) = y log
a
(x) , log
b
(x) =
log
a
(x)
log
a
(b)
.
Verichiamo la prima: poniamo u = log
a
(x
y
) e v = log
a
(x). Allora a
u
= x
y
e
a
v
= x, da cui a
u
= (a
v
)
y
= a
vy
. Ne segue che u = vy, che `e quanto volevasi
dimostrare. Un procedimento analogo permette di vericare anche la seconda.
Diremo che una funzione f `e:
crescente se [ x
1
< x
2
f(x
1
) f(x
2
) ];
decrescente se [ x
1
< x
2
f(x
1
) f(x
2
) ];
strettamente crescente se [ x
1
< x
2
f(x
1
) < f(x
2
) ];
strettamente decrescente se [ x
1
< x
2
f(x
1
) > f(x
2
) ].
Diremo che `e monotona se `e crescente o decrescente; strettamente mono-
tona se `e strettamente crescente o strettamente decrescente.
Esempio. La funzione f : [0, +[ R denita da f(x) = x
n
`e strettamente
crescente. Il caso n = 2 `e stato stabilito nel Lemma della lezione 6. Il caso
generale si vede per induzione.
Teorema. Siano I e J due intervalli e f : I J una funzione invertibile.
Allora
f `e continua f `e strettamente monotona .
In tal caso, anche f
1
: J I `e strettamente monotona e continua.
Dimostrazione.
12
Supponiamo f continua e, per assurdo, non strettamente
monotona. Allora esistono x
1
< x
2
< x
3
in I tali che
f(x
1
) < f(x
2
) e f(x
2
) > f(x
3
) ,
oppure
f(x
1
) > f(x
2
) e f(x
2
) < f(x
3
) .
Consideriamo il primo caso, laltro essendo analogo. Scegliendo R tale
che f(x
1
) < < f(x
2
) e f(x
2
) > > f(x
3
), per il corollario al teorema degli
zeri si trova che esistono a ]x
1
, x
2
[ e b ]x
2
, x
3
[ tali che f(a) = = f(b), in
contraddizione con liniettivit`a di f.
Supponiamo ora f strettamente monotona, ad esempio crescente: laltro
caso `e del tutto analogo. Preso x
0
I, vogliamo dimostrare che f `e continua
in x
0
. Considereremo due casi distinti.
Supponiamo dapprima che x
0
non sia un estremo di I, e pertanto y
0
= f(x
0
)
non sia un estremo di J. Fissiamo > 0; possiamo supporre senza perdita di
generalit`a che [y
0
, y
0
+] J. Poniamo x
1
= f
1
(y
0
) e x
2
= f
1
(y
0
+),
per cui x
1
< x
0
< x
2
. Essendo f(x
1
) = f(x
0
) e f(x
2
) = f(x
0
)+, prendendo
= minx
0
x
1
, x
2
x
0
, si ha
d(x, x
0
) < x
1
< x < x
2
f(x
1
) < f(x) < f(x
2
) d(f(x), f(x
0
)) < ,
12
Dimostrazione non svolta a lezione.
29
per cui f `e continua in x
0
.
Consideriamo ora leventualit`a che x
0
= min I e quindi y
0
= min J. Fissia-
mo > 0; possiamo supporre senza perdita di generalit`a che [y
0
, y
0
+ ] J.
Poniamo come sopra x
2
= f
1
(y
0
+). Essendo f(x
2
) = f(x
0
) +, prendendo
= x
2
x
0
, si ha (per ogni x I)
d(x, x
0
) < x
0
< x < x
2
f(x
0
) < f(x) < f(x
2
) d(f(x), f(x
0
)) < ,
per cui f `e continua in x
0
. Il caso eventuale in cui x
0
= max I si tratta in
modo analogo.
Inne, si pu`o vedere che
f strettamente crescente f
1
strettamente crescente ,
f strettamente decrescente f
1
strettamente decrescente .
Quindi, se f `e strettamente monotona, anche f
1
lo `e, e pertanto `e anche
continua.
Esempi. 1) La funzione esponenziale exp
a
: R R
P
, con a ,= 1, essen-
do continua e invertibile, `e strettamente monotona. Siccome exp
a
(0) = 1 e
exp
a
(1) = a, avremo che
exp
a
`e :
_
strettamente crescente se a > 1;
strettamente decrescente se 0 < a < 1.
Lo stesso dicasi per il logaritmo log
a
.
2) La funzione f : [0, +[ [0, +[ denita da f(x) = x
n
`e invertibile. La
sua inversa f
1
: [0, +[ [0, +[ `e la radice nesima, f
1
(y) =
n

y . Per
quanto visto sopra, essa `e continua.
Lezione 13 del 30/10/2013:
Le funzioni trigonometriche
Vogliamo ora introdurre le funzioni trigonometriche, in un modo analogo a
quanto fatto per la funzione esponenziale.
Dato T > 0, una funzione f : R R si dice periodica di periodo T se
f(x + T) = f(x) ,
per ogni x R. Chiaramente, se T `e un periodo per la funzione f, anche
2T, 3T, . . . lo sono. Diremo che T `e il periodo minimo se non ci sono periodi
pi` u piccoli. Enunciamo senza dimostrare il seguente risultato.
Teorema. Dato T > 0, esiste ununica coppia di funzioni f, g : R R,
continue e periodiche di periodo minimo T, tali che
a) (f(x))
2
+ (g(x))
2
= 1 ,
b) f(x
1
+ x
2
) = f(x
1
)f(x
2
) g(x
1
)g(x
2
) ,
c) g(x
1
+ x
2
) = g(x
1
)f(x
2
) + f(x
1
)g(x
2
) ,
d) f
_
T
4
_
= 0 , g
_
T
4
_
= 1 .
30
Chiameremo le due funzioni trigonometriche f e g rispettivamente coseno
di base T e seno di base T e scriveremo
f(x) = cos
T
(x) , g(x) = sin
T
(x) .
Concentriamo lattenzione sullintervallo [0, T]. Vediamo che
cos
T
(0) = 1 , sin
T
(0) = 0 ,
cos
T
_
T
4
_
= 0 , sin
T
_
T
4
_
= 1 ,
cos
T
_
T
2
_
= 1 , sin
T
_
T
2
_
= 0 ,
cos
T
_
3T
4
_
= 0 , sin
T
_
3T
4
_
= 1 .
Infatti, si ha
0 = cos
T
_
T
4
+ 0
_
= cos
T
_
T
4
_
cos
T
(0) sin
T
_
T
4
_
sin
T
(0) = sin
T
(0) ,
1 = sin
T
_
T
4
+ 0
_
= sin
T
_
T
4
_
cos
T
(0) + cos
T
_
T
4
_
sin
T
(0) = cos
T
(0) .
Inoltre,
cos
T
_
T
2
_
= cos
T
_
T
4
_
cos
T
_
T
4
_
sin
T
_
T
4
_
sin
T
_
T
4
_
= 1 ,
sin
T
_
T
2
_
= sin
T
_
T
4
_
cos
T
_
T
4
_
+ cos
T
_
T
4
_
sin
T
_
T
4
_
= 0 .
Similmente si calcolano i valori in
3T
4
.
Verichiamo che la funzione cos
T
`e pari, mentre sin
T
`e dispari. Infatti, dalle
1 = cos
T
(x x) = cos
T
(x) cos
T
(x) sin
T
(x) sin
T
(x) ,
0 = sin
T
(x x) = sin
T
(x) cos
T
(x) + cos
T
(x) sin
T
(x) ,
moltiplicando la prima per cos
T
(x), la seconda per sin
T
(x) e sommando, si ha
cos
T
(x) = [(cos
T
(x))
2
+ (sin
T
(x))
2
] cos
T
(x) = cos
T
(x) ,
mentre moltiplicando la prima per sin
T
(x), la seconda per cos
T
(x) e sottraendo,
si ha
sin
T
(x) = [(sin
T
(x))
2
+ (cos
T
(x))
2
] sin
T
(x) = sin
T
(x) .
Indichiamo con S
1
la circonferenza in R
2
centrata nellorigine di raggio 1 e
deniamo la funzione circolare h
T
: R S
1
in questo modo:
h
T
(x) = (cos
T
(x), sin
T
(x)) .
`
E una funzione continua e Tperiodica:
h
T
(x + T) = h
T
(x) ,
per ogni x R. Dimostreremo ora che la sua restrizione allintervallo [0, T[ `e
biiettiva.
13
13
Dimostrazione non svolta a lezione.
31
Dimostriamo che, se h
T
() = h
T
() con , [0, T[ allora = . Infatti,
si ha
cos
T
( ) = cos
T
() cos
T
() sin
T
() sin
T
()
= cos
T
() cos
T
() + sin
T
() sin
T
()
= (cos
T
())
2
+ (sin
T
())
2
= 1 ,
sin
T
( ) = sin
T
() cos
T
() + cos
T
() sin
T
()
= sin
T
() cos
T
() cos
T
() sin
T
() = 0 .
Supponiamo ad esempio < ; dalle
cos
T
(x + ( )) = cos
T
(x) cos
T
( ) sin
T
(x) sin
T
( ) = cos
T
(x) ,
sin
T
(x + ( )) = sin
T
(x) cos
T
( ) + cos
T
(x) sin
T
( ) = sin
T
(x) ,
si vede che sarebbe un periodo di cos
T
e sin
T
, contraddicendo la mi-
nimalit`a del periodo T.
Vediamo ora che
cos
T
(x)
_

_
> 0 se 0 < x <
T
4
< 0 se
T
4
< x <
3T
4
> 0 se
3T
4
< x < T
, sin
T
(x)
_
> 0 se 0 < x <
T
2
< 0 se
T
2
< x < T
.
Ad esempio, per x ]0,
T
2
[ , non si pu`o certamente avere sin
T
(x) = 0, perch`e
altrimenti i valori in x di cos
T
, sin
T
coinciderebbero con i valori in 0 o in
T
2
, mentre abbiamo visto che, se per , [0, T[ si ha cos
T
() = cos
T
()
e sin
T
() = sin
T
(), allora = . Pertanto, per la continuit`a, sin
T
dovr`a
essere sempre positiva o sempre negativa in ]0,
T
2
[ (teorema degli zeri). Essendo
sin
T
_
T
4
_
= 1, deve essere sempre positiva.
Per concludere, dimostriamo che la restrizione della funzione circolare h
T
allintervallo [0, T[ , a valori in S
1
, `e suriettiva (abbiamo gi`a dimostrato prima
che `e ivi iniettiva). Prendiamo un punto P = (X
1
, X
2
) S
1
. Si ha che
X
1
[1, 1]. Sappiamo che cos
T
(
T
2
) = 1, cos
T
(0) = 1 e che cos
T
`e una
funzione continua e Tperiodica. Per il corollario al teorema degli zeri, esiste
un x [0, T[ tale che cos
T
( x) = X
1
. Allora
[ sin
T
( x)[ =
_
1 (cos
T
( x))
2
=
_
1 X
2
1
= [X
2
[ .
Abbiamo due possibilit`a: o sin
T
( x) = X
2
, per cui h
T
( x) = P, oppure sin
T
( x) =
X
2
, nel qual caso
h
T
( x) = (cos
T
( x), sin
T
( x)) = (cos
T
( x), sin
T
( x)) = (X
1
, X
2
) = P .
Ci`o mostra che h
T
`e suriettiva su S
1
.
32
Lezione 14 del 31/10/2013:
Altri esempi di funzioni continue e non
Deniamo la funzione tangente di base T:
tan
T
(x) =
sin
T
(x)
cos
T
(x)
.
Il suo dominio naturale `e linsieme x R : x ,=
T
4
+k
T
2
, k Z. Essendo seno
e coseno funzioni continue, anche la tangente lo `e (sul suo dominio). Inoltre,
essa `e periodica: il suo periodo minimo `e
T
2
.
Sono interessanti le funzioni iperboliche:
cosh
a
(x) =
a
x
+ a
x
2
, sinh
a
(x) =
a
x
a
x
2
,
con a > 0 ssato. Esse soddisfano le seguenti propriet`a, di facile verica:
a) (cosh
a
(x))
2
(sinh
a
(x))
2
= 1 ,
b) cosh
a
(x
1
+ x
2
) = cosh
a
(x
1
) cosh
a
(x
2
) + sinh
a
(x
1
) sinh
a
(x
2
) ,
c) sinh
a
(x
1
+ x
2
) = sinh
a
(x
1
) cosh
a
(x
2
) + cosh
a
(x
1
) sinh
a
(x
2
) .
Ricordiamo qui le analoghe propriet`a delle funzioni trigonometriche:
a) (cos
T
(x))
2
+ (sin
T
(x))
2
= 1 ,
b) cos
T
(x
1
+ x
2
) = cos
T
(x
1
) cos
T
(x
2
) sin
T
(x
1
) sin
T
(x
2
) ,
c) sin
T
(x
1
+ x
2
) = sin
T
(x
1
) cos
T
(x
2
) + cos
T
(x
1
) sin
T
(x
2
) .
Queste analogie non sono aatto casuali. Per comprendere lo stretto legame
che intercorre tra le funzioni iperboliche e le funzioni trigonometriche, bisogna
addentrarsi nel mondo dei numeri complessi, e denire la cosiddetta funzione
esponenziale complessa, cosa che verr`a fatta in un corso successivo.
Analogamente a quanto visto sopra, si denisce la funzione tangente iper-
bolica:
tanh
a
(x) =
sinh
a
(x)
cosh
a
(x)
.
Essa `e denita su tutto R, ed `e ivi continua.
Vediamo ancora alcuni esempi, di funzioni continue e non. Cominciamo
con la funzione f : R R, denita da
f(x) =
_

_
sin
T
_
1
x
_
se x ,= 0 ,
0 se x = 0 .
Se x
0
,= 0, la funzione f `e continua in x
0
, essendo composizione di funzioni
continue. Se invece x
0
= 0, essa non `e continua in x
0
, perch`e in ogni intorno
di 0 ci sono valori di x per cui f(x) = 1, mentre f(0) = 0.
33
Modichiamo ora la funzione precedente e consideriamo la seguente:
f(x) =
_

_
x sin
T
_
1
x
_
se x ,= 0 ,
0 se x = 0 .
Questa funzione `e continua su tutto R. Infatti, se x
0
,= 0 la situazione `e simile
ala precedente. Se invece x
0
= 0, `e utile osservare che
[f(x)[ [x[ , per ogni x R.
Ecco allora che, ssato > 0, basta prendere = per avere che
[x 0[ < [f(x) f(0)[ < .
Per concludere, introduciamo una funzione davvero sorprendente:
f(x) =
_

_
0 se x / Q,
1
n
se x =
m
n
.
(Qui la frazione
m
n
si suppone non semplicabile.) Si pu`o dimostrare che la
funzione f `e continua in tutti i punti x
0
irrazionali, mentre non `e continua se
x
0
`e razionale.
Lezione 15 del 4/11/2013:
La nozione di limite
Consideriamo due spazi metrici E, E

, un punto x
0
di E ed una funzione f :
E x
0
E

, non necessariamente denita in x


0
. Ci poniamo il problema
se sia possibile estendere la funzione nel punto x
0
in modo che tale estensione
risulti continua in x
0
.
Sappiamo che, se x
0
`e un punto isolato, questo `e certamente possibile,
perch`e in tal caso ogni funzione risulter`a continua in x
0
. Il problema non
presenta pertanto alcun interesse in questo caso. Supporremo quindi che x
0
non sia un punto isolato. Diremo allora che x
0
`e un punto di accumulazione
(per E) se ogni intorno di x
0
contiene punti di E distinti da x
0
stesso. Nel
seguito, supporremo sempre che x
0
sia un punto di accumulazione per E.
Denizione. Se esiste un l E

tale che la funzione



f : E E

denita da

f(x) =
_
f(x) se x ,= x
0
,
l se x = x
0
risulti continua in x
0
, si dice che l `e il limite di f in x
0
, o anche limite di
f(x) per x che tende a x
0
e si scrive
l = lim
xx
0
f(x) .
34
In altri termini, si vede che l `e il limite di f in x
0
se
> 0 > 0 : x E 0 < d(x, x
0
) < d(f(x), l) < ,
o equivalentemente,
V , intorno di l U, intorno di x
0
: f(U x
0
) V.
Talvolta si scrive anche f(x) l per x x
0
.
Si noti che la denizione di limite non cambia se la funzione f `e denita
anche nel punto x
0
. Infatti, se cos` fosse, il valore della funzione f nel punto x
0
non avrebbe nessuna inuenza n`e sulleventuale esistenza del limite, n`e sul suo
valore. Nel seguito supporremo quindi indierentemente che sia f : Ex
0

E

oppure f : E E

.
Per cominciare, verichiamo lunicit`a del limite.
Teorema. Se esiste, il limite di f in x
0
`e unico.
Dimostrazione. Supponiamo per assurdo che ce ne siano due diversi, l e l

.
Prendiamo =
1
2
d(l, l

). Allora esiste un > 0 tale che


0 < d(x, x
0
) < d(f(x), l) < ,
ed esiste un

> 0 tale che


0 < d(x, x
0
) <

d(f(x), l

) < .
Sia x ,= x
0
tale che d(x, x
0
) < e d(x, x
0
) <

(tale x esiste perche x


0
`e di
accumulazione). Allora
d(l

, l) d(l, f(x)) + d(f(x), l

) < 2 = d(l

, l) ,
una contraddizione.
Il seguente teorema `e una riformulazione del legame stretto che intercorre
tra i concetti di limite e di continuit`a.
Teorema. Considerata la funzione f : E E

, si ha che
f `e continua in x
0
lim
xx
0
f(x) = f(x
0
) .
Dimostrazione. In questo caso, si ha che la funzione

f coincide con f.
Iniziamo a vedere le propriet`a dei limiti che vengono direttamente ereditate
dalle funzioni continue. Nei due teoremi seguenti, con relativo corollario, le
funzioni sono denite su E o su E x
0
, a valori in E

= R.
Teorema (della permanenza del segno). Se
lim
xx
0
g(x) > 0 ,
allora esiste un > 0 tale che
0 < d(x, x
0
) < g(x) > 0 .
35
Corollario. Se g(x) 0 per ogni x in un intorno di x
0
, allora, qualora il
limite esista, si ha
lim
xx
0
g(x) 0 .
Naturalmente, si hanno enunciati analoghi qualora g sia di segno opposto.
Teorema. Se
l
1
= lim
xx
0
f(x) , l
2
= lim
xx
0
g(x) ,
allora
lim
xx
0
[f(x) + g(x)] = l
1
+ l
2
,
lim
xx
0
[f(x) g(x)] = l
1
l
2
,
lim
xx
0
[f(x)g(x)] = l
1
l
2
;
se l
2
,= 0,
lim
xx
0
f(x)
g(x)
=
l
1
l
2
.
Consideriamo ora una funzione composta g f. Abbiamo due possibili
situazioni.
Teorema 1. Sia f : E x
0
E

tale che
lim
xx
0
f(x) = l .
Se g : E

`e continua in l, allora
lim
xx
0
g(f(x)) = g(l) .
In altri termini,
lim
xx
0
g(f(x)) = g( lim
xx
0
f(x)) .
Dimostrazione. Riguardando la denizione di limite, si ha che

f : E R ivi
denita `e continua in x
0
e g `e continua in l =

f(x
0
). Pertanto, g

f `e continua
in x
0
, da cui
lim
xx
0
g(f(x)) = lim
xx
0
g(

f(x)) = g(

f(x
0
)) = g(l) .
Teorema 2. Sia f : E x
0
E

tale che
lim
xx
0
f(x) = l .
36
Supponiamo che l sia un punto di accumulazione per E

e che g : E

l E

sia tale che


lim
yl
g(y) = L.
Se f(x) ,= l per ogni x E x
0
, allora
lim
xx
0
g(f(x)) = L.
Dimostrazione. Osserviamo innanzitutto che, in queste ipotesi, si ha che l
`e un punto di accumulazione per E

. Consideriamo nuovamente la funzione

f : E E

, continua in x
0
con

f(x
0
) = l. Analogamente, consideriamo la
funzione g : E

cos` denita:
g(y) =
_
g(y) se y ,= l ,
L se y = l .
Essa `e continua in l con g(l) = L. Consideriamo la funzione composta g

f, che
per quanto sopra `e continua in x
0
con g(

f(x
0
)) = g(l) = L. Essendo f(x) ,= l
per ogni x, si ha che, per x E x
0
,
g(f(x)) = g(f(x)) = g(

f(x)) ,
e pertanto,
lim
xx
0
g(f(x)) = lim
xx
0
g(

f(x)) = g(

f(x
0
)) = L.
Lezione 16 del 6/11/2013:
Ancora sul limite
Alcune considerazioni sullultimo teorema dimostrato. Si noti che la sua con-
clusione si riassume con la formula
lim
xx
0
g(f(x)) = lim
ylimf(x)
xx
0
g(y) .
Spesso si dice che si `e operato il cambio di variabile y = f(x). Riguardando
inoltre le ipotesi dello stesso teorema, si vede subito che `e suciente richiedere
che sia f(x) ,= l per gli x tali che 0 < d(x, x
0
) < . Ci`o `e dovuto al fatto che
la nozione di limite `e, in un certo senso, di tipo locale. Questa osservazione
vale in generale e verr`a spesso usata in seguito.
In alcune situazioni risulta utile il seguente teorema dei due carabinieri.
37
Teorema. Siano f
1
, f
2
: E x
0
R tali che
lim
xx
0
f
1
(x) = lim
xx
0
f
2
(x) = l .
Se f : E x
0
R `e tale che, per ogni x,
f
1
(x) f(x) f
2
(x) ,
allora
lim
xx
0
f(x) = l .
Dimostrazione. Fissato > 0, esistono
1
> 0 e
2
> 0 tali che
0 < d(x, x
0
) <
1
l < f
1
(x) < l + ,
0 < d(x, x
0
) <
2
l < f
2
(x) < l + .
Se = min
1
,
2
, allora
0 < d(x, x
0
) < l < f
1
(x) f(x) f
2
(x) < l + ,
il che dimostra la tesi.
Corollario. Se f, g : E x
0
R sono tali che
lim
xx
0
f(x) = 0 ,
ed esiste un C > 0 tale che [g(x)[ C per ogni x, allora
lim
xx
0
f(x)g(x) = 0 .
Dimostrazione. Si ha
C[f(x)[ f(x)g(x) C[f(x)[ ,
e il risultato segue dal teorema precedente.
Finora abbiamo considerato due spazi metrici E, E

, un punto x
0
di ac-
cumulazione per E e una funzione f : E E

o f : E x
0
E

. Si pu`o
vericare che tutte le considerazioni fatte continuano a valere per una funzione
f :

E E

con dominio

E E x
0
, purche x
0
sia di accumulazione per

E: ogni intorno di x
0
deve contenere inniti punti di

E. In eetti, linsieme

E x
0
pu`o essere considerato esso stesso uno spazio metrico, con la stessa
distanza di E.
Nel caso in cui sia f : E E

o f : E x
0
E

, possiamo comunque
considerare la restrizione di f a

E x
0
: `e la funzione

f :

E x
0
E

i
cui valori coincidono con quelli di f: si ha

f(x) = f(x) per ogni x

E x
0
.
Talvolta si scrive

f = f[

E
.
38
Teorema. Se esiste il limite di f in x
0
e x
0
`e di accumulazione anche per

E,
allora esiste anche il limite di

f in x
0
e ha lo stesso valore:
lim
xx
0

f(x) = lim
xx
0
f(x) .
Dimostrazione. Segue immediatamente dalla denizione di

f.
Il teorema precedente viene spesso usato per stabilire la non esistenza del
limite per la funzione f: a tal scopo, `e suciente trovare due diverse restrizioni
lungo le quali i valori del limite dieriscono.
Esempi. La funzione f : R
2
(0, 0) R, denita da
f(x, y) =
xy
x
2
+ y
2
,
non ha limite per (x, y) (0, 0), come si vede considerando le restrizioni alle
due rette (x, y) : x = 0 e (x, y) : x = y. Pi` u sorprendente `e la funzione
denita da
f(x, y) =
x
2
y
x
4
+ y
2
,
per la quale le restrizioni a tutte le rette passanti per (0, 0) hanno limite 0, ma
la restrizione alla parabola (x, y) : y = x
2
vale costantemente
1
2
.
Dimostriamo invece che
lim
(x,y)(0,0)
x
2
y
2
x
2
+ y
2
= 0 .
Fissiamo un > 0. Dopo aver vericato che
x
2
y
2
x
2
+ y
2

1
2
(x
2
+ y
2
) ,
risulta naturale prendere =

2, per avere che


d((x, y), (0, 0)) <

x
2
y
2
x
2
+ y
2
0

< .
Sia ora E R. Possiamo considerare le due restrizioni f
1
e f
2
agli insiemi
E
1
= E] , x
0
] e E
2
= E [x
0
+ [ . Se x
0
`e di accumulazione per E
1
,
chiameremo limite sinistro di f, quando esiste, il limite di f
1
(x) per x che
tende a x
0
; lo denoteremo con
lim
xx

0
f(x) .
Analogamente, se x
0
`e di accumulazione per E
2
, chiameremo limite destro
di f, quando esiste, il limite di f
2
(x) per x che tende a x
0
; lo denoteremo con
lim
xx
+
0
f(x) .
Teorema. Se x
0
`e di accumulazione per E
1
e per E
2
, il limite di f(x) per
x che tende a x
0
esiste se e solo se esistono sia il limite sinistro che il limite
destro e hanno lo stesso valore.
39
Dimostrazione.
14
Sappiamo gi`a che, se esiste il limite, tutte le restrizioni
devono avere lo stesso limite. Viceversa, supponiamo che esistano e coincidano
i limiti sinistro e destro, e sia il loro valore. Fissiamo un > 0. Allora esistono

1
> 0 e
2
> 0 tali che, se x E,
x
0

1
< x < x
0
d(f(x), ) < ,
x
0
< x < x
0
+
2
d(f(x), ) < .
Preso = min
1
,
2
, abbiamo quindi che, se x ,= x
0
,
x
0
< x < x
0
+ d(f(x), ) < ,
per cui il limite di f in x
0
esiste ed `e uguale a .
Esempio. La funzione segno
f(x) =
_
_
_
1 se x > 0
0 se x = 0
-1 se x < 0
non ha limite in x
0
= 0, essendo che lim
x0

f(x) = 1 e lim
x0
+
f(x) = 1.
Lezione 17 del 7/11/2013:
La retta ampliata
Consideriamo la funzione : R ] 1, 1[ , denita da
(x) =
x
1 +[x[
.
Si tratta di una funzione invertibile, con inversa
1
: ] 1, 1[ R, denita da

1
(y) =
y
1 [y[
.
Inoltre, `e continua, quindi strettamente monotona. Essa `e strettamente
crescente. Questa funzione permette di denire una nuova distanza su R:

d(x, x

) = [(x) (x

)[ .
`
E importante notare che gli intorni di un punto x
0
R rimangono gli stessi
di quelli deniti dalla distanza usuale in R. Infatti, per la nuova distanza, la
palla aperta di centro x
0
R e raggio `e data da

B(x
0
, ) = x : [(x) (x
0
)[ < .
14
Dimostrazione non svolta a lezione.
40
Essendo continua in x
0
, per ogni
1
> 0 esiste un
2
> 0 per cui
d(x, x
0
) <
2
[(x) (x
0
)[ <
1
,
ossia
]x
0

2
, x
0
+
2
[

B(x
0
,
1
) .
Viceversa, essendo
1
continua in y
0
= (x
0
) ] 1, 1[ , per ogni
1
> 0 esiste
un
2
> 0 per cui
[(x) (x
0
)[ <
2
(x) ] 1, 1[ e [
1
((x))
1
((x
0
))[ <
1
,
ossia

B(x
0
,
2
) ]x
0

1
, x
0
+
1
[ .
Da quanto visto, si deduce che ogni intorno per la nuova distanza `e anche
intorno per la vecchia distanza, e viceversa.
Ci serviremo della funzione per introdurre una distanza sulllinsieme

R,
denito come unione di R e di due nuovi elementi, che indicheremo con
e +:

R = R , + .
Il nuovo insieme

R risulta totalmente ordinato se si mantiene lordine esistente
tra coppie di numeri reali e si pone inoltre, per ogni x R,
< x < +.
Consideriamo la funzione :

R [1, 1], denita da
(x) =
_
_
_
1 se x = ,
(x) se x R,
1 se x = +.
Essa `e invertibile, con inversa
1
: [1, 1]

R denita da

1
(y) =
_
_
_
se y = 1 ,

1
(y) se y ] 1, 1[ ,
+ se x = 1 .
Deniamo, per x, x



R,

d(x, x

) = [ (x) (x

)[ ;
si verica facilmente che

d `e una distanza su

R. In questo modo,

R risulta uno
spazio metrico. Vediamo ad esempio cos`e una palla aperta centrata in +:
B(+, ) = x

R : [ (x) 1[ < = x

R : (x) > 1 ,
41
e quindi
B(+, ) =
_
_
_

R se > 2 ,
] , +] se = 2 ,
]
1
(1 ), +] se < 2 ,
dove abbiamo usato le notazioni
]a, +] = x

R : x > a =]a, +[ + .
Possiamo quindi aermare che un intorno di + `e un insieme che contiene,
oltre al punto +, un intervallo del tipo ], +[ .
Analogamente, un intorno di `e un insieme che contiene, oltre a ,
un intervallo del tipo ] , [ .
Vediamo ora come si traduce la denizione di limite in alcuni casi in cui
compaiono gli elementi + o . Ad esempio, sia E R, E

uno spazio
metrico e f : E E

una funzione. Considerando E come sottoinsieme di



R,
si ha che + `e punto di accumulazione per E se e solo se E non `e limitato
superiormente. In tal caso, si ha:
lim
x+
f(x) = l E

V intorno di l U intorno di + :
f(E (U +)) V
> 0 R : x > d(f(x), l) < .
Analogamente, se E non `e limitato inferiormente, si ha:
lim
x
f(x) = l E

> 0 R : x < d(f(x), l) < .


Si noti che
lim
x+
f(x) = l lim
x
f(x) = l .
Vediamo ora il caso in cui E sia uno spazio metrico ed E

= R, considerato
come sottoinsieme di

R. Supponiamo che x
0
sia di accumulazione per E e
consideriamo una funzione f : E R, o f : E x
0
R. Si ha:
lim
xx
0
f(x) = + V intorno di + U intorno di x
0
:
f(U x
0
) V
R > 0 : 0 < d(x, x
0
) < f(x) > ;
analogamente,
lim
xx
0
f(x) = R > 0 : 0 < d(x, x
0
) < f(x) < .
Si noti che
lim
xx
0
f(x) = + lim
xx
0
(f(x)) = .
42
Le situazioni considerate in precedenza possono talvolta presentarsi assie-
me. Ad esempio, se E R non `e limitato superiormente ed E

= R, si
avr`a
lim
x+
f(x) = + V intorno di + U intorno di + :
f(E (U +)) V
R R : x > f(x) > ;
analogamente,
lim
x+
f(x) = R R : x > f(x) < .
Se invece E R non `e limitato inferiormente ed E

= R, si avr`a
lim
x
f(x) = + R R : x < f(x) > ;
analogamente,
lim
x
f(x) = R R : x < f(x) < .
Lezione 18 del 11/11/2013:
Operazioni con i limiti + e
Qualora i limiti siano +o , non si possono usare i teoremi sulle operazioni
con i limiti. A titolo illustrativo, enunciamo alcuni teoremi validi in questi casi.
Iniziamo con laddizione:
Teorema. Se
lim
xx
0
f(x) = +
ed esiste un R tale che, per ogni x in un intorno di x
0
,
g(x) ,
allora
lim
xx
0
[f(x) + g(x)] = +.
Dimostrazione. Fissiamo R. Considerato

= , esiste un > 0 tale


che
0 < d(x, x
0
) < f(x) >

.
Quindi,
0 < d(x, x
0
) < f(x) + g(x) >

+ = .
43
Corollario. Se
lim
xx
0
f(x) = + e lim
xx
0
g(x) = l R ( o +) ,
allora
lim
xx
0
[f(x) + g(x)] = +.
Dimostrazione. Se il limite di g `e l R, esiste un > 0 tale che
0 < d(x, x
0
) < g(x) > l 1 .
Se invece il limite `e +, esiste un > 0 tale che
0 < d(x, x
0
) < g(x) > 0 .
In ogni caso, si pu`o applicare il teorema precedente per concludere.
Come regola mnemonica, scriveremo brevemente
(+) + l = +, se l `e un numero reale ;
(+) + (+) = +.
In modo del tutto analogo, si possono enunciare un teorema e il relativo
corollario nel caso in cui il limite di f sia . Come regola mnemonica,
scriveremo allora
() + l = , se l `e un numero reale ;
() + () = .
Similmente per quanto riguarda il prodotto:
Teorema. Se
lim
xx
0
f(x) = +
ed esiste un > 0 tale che, per ogni x in un intorno di x
0
,
g(x) ,
allora
lim
xx
0
[f(x)g(x)] = +.
Dimostrazione.
15
Fissiamo R. Possiamo supporre che sia > 0. Posto

, esiste un > 0 tale che


0 < d(x, x
0
) < f(x) >

.
Quindi,
0 < d(x, x
0
) < f(x)g(x) >

= .
15
Dimostrazione non svolta a lezione.
44
Corollario. Se
lim
xx
0
f(x) = + e lim
xx
0
g(x) = l > 0 ( o +) ,
allora
lim
xx
0
[f(x)g(x)] = +.
Dimostrazione.
16
Se il limite di g `e un numero reale l > 0, esiste un > 0 tale
che
0 < d(x, x
0
) < g(x) >
l
2
.
Se invece il limite `e +, esiste un > 0 tale che
0 < d(x, x
0
) < g(x) > 1 .
In ogni caso, si pu`o applicare il teorema precedente per concludere.
Come sopra, scriveremo brevemente
(+) l = +, se l > 0 `e un numero reale ;
(+) (+) = +,
con tutte le varianti del caso:
(+) l = , se l < 0 `e un numero reale ;
() l = , se l > 0 `e un numero reale ;
() l = +, se l < 0 `e un numero reale ;
(+) () = ;
() () = +.
Passiamo ora a un altro tipo di risultati.
Teorema. Se
lim
xx
0
[f(x)[ = +,
allora
lim
xx
0
1
f(x)
= 0 .
Dimostrazione. Fissiamo un > 0. Posto =
1

, esiste un > 0 tale che


0 < d(x, x
0
) < [f(x)[ > .
Quindi,
0 < d(x, x
0
) <

1
f(x)
0

=
1
[f(x)[
<
1

= .
16
Dimostrazione non svolta a lezione.
45
Teorema. Se
lim
xx
0
f(x) = 0
e f(x) > 0 per ogni x in un intorno di x
0
, allora
lim
xx
0
1
f(x)
= +.
Se invece f(x) < 0 per ogni x in un intorno di x
0
, allora
lim
xx
0
1
f(x)
= .
Dimostrazione.
17
Vediamo solo il primo caso, essendo il secondo analogo.
Fissiamo R; possiamo supporre > 0. Posto =
1

, esiste un > 0 tale


che
0 < d(x, x
0
) < 0 < f(x) < .
Allora,
0 < d(x, x
0
) <
1
f(x)
>
1

= .
Continua a valere il teorema dei due carabinieri, con possibili generalizza-
zioni, come ad esempio la seguente.
Teorema. Sia f
1
tale che
lim
xx
0
f
1
(x) = +.
Se f `e tale che, per ogni x in un intorno di x
0
,
f
1
(x) f(x) ,
allora
lim
xx
0
f(x) = +.
Dimostrazione. Ponendo g(x) = f(x) f
1
(x), si ha che g(x) 0 per ogni x in
un intorno di x
0
e f(x) = f
1
(x) + g(x). Il risultato segue quindi direttamente
dal primo teorema visto a lezione.
Nel caso in cui il limite sia , si ha lanalogo
Teorema. Sia f
2
tale che
lim
xx
0
f
2
(x) = .
17
Dimostrazione non svolta a lezione.
46
Se f `e tale che, per ogni x in un intorno di x
0
,
f(x) f
2
(x) ,
allora
lim
xx
0
f(x) = .
Calcoleremo ora alcuni limiti elementari per x che tende a + o .
Consideriamo la funzione
f(x) = x
n
,
dove n `e un numero intero. Si pu`o vericare facilmente che
lim
x+
x
n
=
_
_
_
+ se n 1 ,
1 se n = 0 ,
0 se n 1 .
Tenendo poi conto che
(x)
n
= x
n
se n `e pari , (x)
n
= x
n
se n `e dispari ,
si vede che
lim
x
x
n
=
_

_
+ se n 1 `e pari ,
se n 1 `e dispari ,
1 se n = 0 ,
0 se n 1 .
Consideriamo ora la funzione polinomiale
f(x) = a
n
x
n
+ a
n1
x
n1
+ . . . + a
2
x
2
+ a
1
x + a
0
,
dove n 1 e a
n
,= 0. Scrivendo
f(x) = x
n
_
a
n
+
a
n1
x
+ . . . +
a
2
x
n2
+
a
1
x
n1
+
a
0
x
n
_
e usando il fatto che
lim
x+
_
a
n
+
a
n1
x
+ . . . +
a
2
x
n2
+
a
1
x
n1
+
a
0
x
n
_
= a
n
,
si vede che
lim
x+
f(x) =
_
+ se a
n
> 0 ,
se a
n
< 0 ,
mentre
lim
x
f(x) =
_
+ se [n `e pari e a
n
> 0], oppure [n `e dispari e a
n
< 0] ,
se [n `e pari e a
n
< 0], oppure [n `e dispari e a
n
> 0] .
Consideriamo ora una funzione razionale
f(x) =
a
n
x
n
+ a
n1
x
n1
+ . . . + a
2
x
2
+ a
1
x + a
0
b
m
x
m
+ b
m1
x
m1
+ . . . + b
2
x
2
+ b
1
x + b
0
,
47
dove n, m 1 e a
n
, b
m
,= 0. Similmente a quanto sopra, scrivendo
f(x) = x
nm
a
n
+
a
n1
x
+ . . . +
a
2
x
n2
+
a
1
x
n1
+
a
0
x
n
b
m
+
b
m1
x
+ . . . +
b
2
x
m2
+
b
1
x
m1
+
b
0
x
m
,
possiamo concludere che
lim
x+
f(x) =
_

_
+ se n > m e a
n
, b
m
hanno lo stesso segno ,
se n > m e a
n
, b
m
hanno segno opposto ,
a
n
b
m
se n = m,
0 se n < m.
Pu`o risultare utile osservare che
lim
x+
f(x) = lim
x+
a
n
b
m
x
nm
.
In modo analogo si vede che
lim
x
f(x) = lim
x
a
n
b
m
x
nm
,
con tutta la casistica che ne consegue.
Lezione 19 del 14/11/2013:
Il numero di Nepero
Vedremo ora che la monotonia di una funzione f permette di stabilire lesi-
stenza del limite sinistro e del limite destro. Vediamo dapprima il caso di una
funzione crescente. Qui E `e un sottoinsieme di R.
Teorema. Sia f : E ] , x
0
[ R una funzione crescente e x
0
un punto di
accumulazione per E ] , x
0
[ . Allora
lim
xx

0
f(x) = sup f(E ] , x
0
[) .
Dimostrazione. Sia s = sup f(E ] , x
0
[). Se s R, ssiamo > 0. Per
le propriet`a dellestremo superiore, esiste un y f(E ] , x
0
[) tale che
y > s . Quindi, preso x E ] , x
0
[ tale che f( x) = y, per la crescenza
di f abbiamo
x < x < x
0
s < f(x) s ,
il che completa la dimostrazione in questo caso.
Se invece s = +, ssiamo un R. Allora esiste un x E ] , x
0
[
tale che f( x) > . Per la crescenza di f,
x < x < x
0
f(x) > ,
per cui lim
xx

0
f(x) = +.
48
Si osservi che il teorema precedente include anche il caso in cui x
0
= +.
Se f `e decrescente, si ha un teorema analogo in cui sup viene sostituito da
inf. Analoghi enunciati si hanno per il limite destro, includendo anche il
caso in cui x
0
= .
Sia E

uno spazio metrico e (a


n
)
n
una successione in E

. Abbiamo quindi una


funzione f : N E

denita da f(n) = a
n
. Considerando N come sottoinsieme
di

R, si vede che lunico punto di accumulazione `e +. Pertanto, spesso il
limite di una successione si denota semplicemente con lim
n
a
n
, sottintendendo
che n +.
Per quanto riguarda le successioni di numeri reali, possiamo enunciare il
seguente
Teorema. Ogni successione monotona di numeri reali ha limite.
Dimostrazione. Se (a
n
)
n
`e crescente, allora
lim
n
a
n
= supa
n
: n N ,
e questo limite pu`o essere un numero reale o +. Similmente, se (a
n
)
n
`e
decrescente, il limite sar`a un numero reale o .
Consideriamo ora la successione (a
n
)
n
, cos` denita per n 1:
a
n
=
_
1 +
1
n
_
n
.
Vediamo che `e crescente:
a
n+1
a
n
=
_
1 +
1
n+1
_
n+1
_
1 +
1
n
_
n
=
_
n + 2
n + 1
_
n+1
_
n
n + 1
_
n+1
n + 1
n
=
_
n
2
+ 2n
(n + 1)
2
_
n+1
n + 1
n
=
_
1 +
1
(n + 1)
2
_
n+1
n + 1
n
,
quindi, per la disuguaglianza di Bernoulli,
a
n+1
a
n

_
1 + (n + 1)
1
(n + 1)
2
_
n + 1
n
= 1 .
Analogamente, consideriamo la successione
b
n
=
_
1 +
1
n
_
n+1
.
49
Si ha che a
n
< b
n
, per ogni n 1. Vediamo che (b
n
)
n
`e decrescente:
b
n
b
n+1
=
_
1 +
1
n
_
n+1
_
1 +
1
n+1
_
n+2
=
n
n + 1
_
n + 1
n
_
n+2
_
n + 1
n + 2
_
n+2
=
n
n + 1
_
(n + 1)
2
n
2
+ 2n
_
n+2
=
n
n + 1
_
1 +
1
n
2
+ 2n
_
n+2

n
n + 1
_
1 + (n + 2)
1
n
2
+ 2n
_
= 1 .
Pertanto, le successioni (a
n
)
n
e (b
n
)
n
hanno entrambe limite nito. Essendo
lim
n
b
n
a
n
= lim
n
_
1 +
1
n
_
= 1 ,
possiamo concludere che le due successioni hanno lo stesso limite, un numero
reale. Esso si chiama numero di Nepero e si denota con e. Scriveremo
e = lim
n
_
1 +
1
n
_
n
.
Si pu`o dimostrare che `e un numero irrazionale:
e = 2.7182818284590452353602874713526624977572470936999595 . . . . . .
Dimostriamo ora che, al variare di x in R,
lim
x+
_
1 +
1
x
_
x
= e .
Consideriamo, per x 0, il numero naturale n(x) tale che
n(x) x < n(x) + 1
(detto parte intera di x). Allora, per x 1,
_
1 +
1
n(x) + 1
_
n(x)
<
_
1 +
1
x
_
n(x)

_
1 +
1
x
_
x
<
<
_
1 +
1
x
_
n(x)+1

_
1 +
1
n(x)
_
n(x)+1
.
50
Notiamo che lim
x+
n(x) = +, quindi
lim
x+
_
1 +
1
n(x)
_
n(x)+1
= lim
n
_
1 +
1
n
_
n+1
= lim
n
_
1 +
1
n
_
n
_
1 +
1
n
_
= e 1 = e .
e analogamente
lim
x+
_
1 +
1
n(x) + 1
_
n(x)
= lim
n
_
1 +
1
n
_
n1
= lim
n
_
1 +
1
n
_
n
_
1 +
1
n
_
1
= e 1 = e
Per il teorema dei due carabinieri, si ha che anche il limite cercato vale e.
Dimostriamo ora che si ha anche
lim
x
_
1 +
1
x
_
x
= e .
Infatti,
lim
x
_
1 +
1
x
_
x
= lim
y+
_
1
1
y
_
y
= lim
y+
_
1 +
1
y 1
_
y
= lim
z+
_
1 +
1
z
_
z+1
= lim
z+
_
1 +
1
z
_
z
_
1 +
1
z
_
= e 1 = e .
Possiamo ora enunciare il seguente importante
Teorema. Si ha
lim
x0
log
a
(1 + x)
x
= log
a
(e) , lim
x0
a
x
1
x
=
1
log
a
(e)
.
Dimostrazione. Abbiamo che
lim
x0
+
log
a
(1 + x)
x
= lim
y+
y log
a
_
1 +
1
y
_
= lim
y+
log
a
_
1 +
1
y
_
y
= log
a
(e) ,
e lo stesso vale per il limite sinistro. Inoltre,
lim
x0
a
x
1
x
= lim
y0
y
log
a
(1 + y)
=
1
log
a
(e)
.
51
Si noti che la scelta della base a = e semplica le espressioni: si ha
lim
x0
log
e
(1 + x)
x
= 1 , lim
x0
e
x
1
x
= 1 .
`
E per questo motivo che, da ora in poi, sceglieremo come base dellesponenziale
e del logaritmo il numero di Nepero e, che viene anche chiamato la base na-
turale. Scriveremo exp(x) (o anche exp x) invece di exp
e
(x) e ln(x) (o anche
ln x) invece di log
e
(x). Potrebbero essere utili le formule seguenti:
a
x
= e
xln(a)
, log
a
(x) =
ln(x)
ln(a)
.
Anche le funzioni iperboliche verr`a sempre scelta la base e, e scriveremo cosh(x)
(o anche cosh x) invece di cosh
e
(x) e sinh(x) (o anche sinh x) invece di sinh
e
(x).
Lezione 20 del 18/11/2013:
Il numero
Deniamo la successione (
n
)
n
in questo modo:
l
1
= 2 ,
n+1
=
_
2
_
4
2
n
.
(Geometricamente, si pu`o vedere che
n
corrisponde alla lunghezza del lato di
un poligono regolare di 2
n
lati inscritto ad una circonferenza di lato 1.) Si ha:

2
=

3
=
_
2

4
=
_
2
_
2 +

5
=
_
2
_
2 +
_
2 +

2

Poniamo
a
n
= 2
n1

n
.
(Geometricamente, a
n
corrisponde al semiperimetro di tale poligono.) In modo
analogo, deniamo, per n 2,
b
n
= 2
n

n
_
4
2
n
.
(Geometricamente, si pu`o vedere che b
n
corrisponde al semiperimetro di un
poligono regolare di 2
n
lati circoscritto alla circonferenza di lato 1.) Si ha che
52
a
n
< b
n
per ogni n 2. Ecco come si sviluppano le due successioni:
a
2
= 2

2 b
2
= 4
a
3
= 4
_
2

2 b
3
= 8

2+

2
a
4
= 8
_
2
_
2 +

2 b
4
= 16
q
2

2+

2
q
2+

2+

2
a
5
= 16
_
2
_
2 +
_
2 +

2 b
5
= 32
r
2
q
2+

2+

2
r
2+
q
2+

2+

2

Vediamo che la successione (a
n
)
n
`e strettamente crescente:
a
n+1
a
n
= 2

n+1

n
= 2
_
2
_
4
2
n

n
=
2
_
2 +
_
4
2
n
>
2

2 + 2
= 1 .
Inoltre, la successione (b
n
)
n
`e strettamente decrescente:
b
n
b
n+1
=
1
2

n
_
4
2
n
_
4
2
n+1

n+1
=
1
2

n
_
4
2
n
_
2 +
_
4
2
n
_
2
_
4
2
n
=
1
2
2 +
_
4
2
n
_
4
2
n
=
1
2
_
2
_
4
2
n
+ 1
_
>
1
2
(1 + 1) = 1 .
Pertanto, le successioni (a
n
)
n
e (b
n
)
n
hanno entrambe limite nito. Essendo
quindi
lim
n

n
= lim
n
a
n
2
n1
= 0 ,
si ha
lim
n
b
n
a
n
= lim
n
2
_
4
2
n
= 1 ,
per cui possiamo concludere che le due successioni hanno lo stesso limite,
un numero reale, che chiameremo pi greco e denoteremo con . Si pu`o
53
dimostrare che `e un numero irrazionale:
= 3.1415926535897932384626433832795028841971693993751 . . . . . .
Torniamo ora a considerare la funzione circolare h
T
: R S
1
denita da
h
T
(x) = (cos
T
(x), sin
T
(x)) .
Poniamo x
n
=
T
2
n
e
n
= h
T
(x
n
). Dimostriamo per induzione che, per n 1,

n
= d(
n
, ) ,
dove abbiamo scritto per indicare il punto (1, 0). Verichiamo che vale per
n = 1 : si ha
1
= 2 e
d(
1
, ) = d
__
cos
T
_
T
2
_
, sin
T
_
T
2
__
, (1, 0)
_
= d ((1, 0), (1, 0)) = 2 .
Supponiamo ora che
n
= d(
n
, ), per un certo n 1, ossia

n
=
_
(cos
T
(x
n
) 1)
2
+ (sin
T
(x
n
) 0)
2
=
_
2 2 cos
T
(x
n
) ,
da cui
cos
T
(x
n
) =
2
2
n
2
.
Essendo x
n
= 2x
n+1
, dalla
cos
T
(x
n
) = cos
T
(x
n+1
+ x
n+1
)
= cos
T
(x
n+1
) cos
T
(x
n+1
) sin
T
(x
n+1
) sin
T
(x
n+1
)
= (cos
T
(x
n+1
))
2
(sin
T
(x
n+1
))
2
= 2(cos
T
(x
n+1
))
2
1 ,
abbiamo
cos
T
(x
n+1
) =
_
1 + cos
T
(x
n
)
2
=

1 +
2
2
n
2
2
=
1
2
_
4
2
n
.
Quindi,
d(
n+1
, ) =
_
2 2 cos
T
(x
n+1
) =
_
2
_
4
2
n
=
n+1
,
il che completa la dimostrazione.
Essendo lim
n
2
n1

n
= , possiamo scrivere
lim
n
d(h
T
(x
n
), )
x
n
=
2
T
,
ossia
lim
n
_
2 2 cos
T
(x
n
)
x
n
=
2
T
.
54
Inoltre,
lim
n
sin
T
(x
n
)
x
n
= lim
n
_
1 (cos
T
(x
n
))
2
x
n
= lim
n
_
1 cos
T
(x
n
)
x
n
_
1 + cos
T
(x
n
)
=
1

2
lim
n
_
2 2 cos
T
(x
n
)
x
n
lim
n
_
1 + cos
T
(x
n
)
=
1

2
2
T

2 =
2
T
.
Questi fatti ci portano a congetturare il seguente
Teorema. Si ha
lim
x0
1 cos
T
(x)
x
2
=
1
2
_
2
T
_
2
, lim
x0
sin
T
(x)
x
=
2
T
.
La sua dimostrazione risulta piuttosto complicata a questo livello e viene
pertanto omessa. Si noti che la scelta della base T = 2 semplica le espressioni
dei limiti: si ha
lim
x0
1 cos
2
(x)
x
2
=
1
2
, lim
x0
sin
2
(x)
x
= 1 .
`
E per questo motivo che, da ora in poi, sceglieremo come base delle funzioni
trigonometriche il numero 2: scriveremo cos(x) (o anche cos x) invece di
cos
2
(x) e sin(x) (o anche sin x) invece di sin
2
(x). Si vede allora che
cos
T
(x) = cos
_
2
T
x
_
, sin
T
(x) = sin
_
2
T
x
_
.
|
Note aggiuntive. Riportiamo qui una dimostrazione del teorema precedente che
per`o presume la conoscenza dei numeri complessi. Scriviamo pertanto
h
T
(x) = cos
T
(x) +i sin
T
(x) .
Le propriet`a b) e c) delle funzioni trigonometriche si traducono quindi in:
h
T
(x
1
+x
2
) = h
T
(x
1
)h
T
(x
2
) .
Vogliamo dimostrare che
lim
x0
+
[h
T
(x) 1[
x
=
2
T
,
dopodiche il risultato segue in modo analogo a quanto gi`a fatto sopra lungo la
successione (x
n
)
n
, con x
n
=
T
2
n
. Ora lo vedremo dapprima per x nellinsieme
F =
_
mT
2
n
: m Z, n N
_
,
55
che `e denso in R. Consideriamo come sopra i punti
n
= h
T
(
T
2
n
). Per le propriet`a
di h
T
,
h
T
_
mT
2
n
_
=
_
h
T
_
T
2
n
__
m
=
m
n
.
Sia quindi x =
mT
2
n
> 0. Allora,

[h
T
(x) 1[
x

2
T

[
m
n
1[
mT
2
n

2
T

2
n
[
n
1[
T
[1 +
n
+
2
n
+. . . +
m1
n
[
m

2
T

2
n
[
n
1[
T

[1 +
n
+
2
n
+. . . +
m1
n
[
m
1

2
n
[
n
1[
T

2
T

2
T

1 +
n
+
2
n
+. . . +
m1
n
m
1

2
n
[
n
1[
T

2
T

2
T
[
n
1[ +[
2
n
1[ +. . . +[
m1
n
1[
m
+

2
n
[
n
1[
T

2
T

.
Le potenze successive di
n
sono equidistanti:
[
m+1
n

m
n
[ = [
m
n
[[
n
1[ = [
n
[
m
[
n
1[ = [
n
1[ .
(Geometricamente, i punti
m
n
costituiscono linsieme dei vertici di un poligono
regolare di 2
n
lati inscritto alla circonferenza di centro lorigine e lato 1.) Pertanto,
essendo [
n
1[
2
2
n
, si ha
[
2
n
1[ [
2
n

n
[ +[
n
1[ = 2[
n
1[ 2
2
2
n
,
e cos` via, no a [
m1
n
1[ (m1)
2
2
n
. Usando la formula
1 + 2 + 3 +. . . + (m1) =
(m1)m
2
,
abbiamo
[
n
1[ +[
2
n
1[ +. . . +[
m1
n
1[
m

1
m
_
2
2
n
+ 2
2
2
n
+. . . + (m1)
2
2
n
_
=
1
m
(m1)m
2
2
2
n
=
(m1)
2
n
<

T
mT
2
n
.
In conclusione, se x =
mT
2
n
> 0, si ha:

[h
T
(x) 1[
x

2
T

2
T

T
mT
2
n
+

2
n
[
n
1[
T

2
T

.
Al tendere di x =
mT
2
n
a 0, si ha che necessariamente n tende a +, e il risultato
segue dal fatto che 2
n
[
n
1[ tende a 2.
Consideriamo ora il limite per x 0
+
senza ulteriori restrizioni su x e, per
assurdo, supponiamo che non esista o non sia uguale a 1. Allora esiste un > 0 e
una successione (t
n
)
n
tale che t
n
0
+
tale che, per ogni n,
[h
T
(t
n
) 1[
t
n
,
_
2
T
,
2
T
+
_
.
Per la continuit`a della funzione
|h(x)1|
x
e la densit`a di F in R, per ogni n su-
cientemente grande si pu`o trovare un t

n
F positivo in modo che [t
n
t

n
[
1
n
e
|h(t

n
)1|
t

n
,
_
2
T
,
2
T
+

, in contraddizione con quanto visto nella prima parte


della dimostrazione.
|
56
Lezione 21 del 20/11/2013:
Limiti e successioni
1. Vogliamo calcolare
lim
x+
a
x
x

,
con a > 0 e R. Ricordiamo che
lim
x+
a
x
=
_
_
_
+ se a > 1 ,
1 se a = 1 ,
0 se a < 1 ,
mentre, scrivendo x

= exp(ln x

) = exp(ln x), si vede che


lim
x+
x

=
_
_
_
+ se > 0 ,
1 se = 0 ,
0 se < 0 .
Ci interessa dapprima il caso indeterminato a > 1 e > 0. Cominciamo con
il dimostrare che
lim
n
a
n
n
= +.
Infatti, scrivendo a = 1 + b, con b > 0, si ha che
a
n
= (1 + b)
n
= 1 + nb +
n(n 1)
2
b
2
+ . . . + b
n
>
n(n 1)
2
b
2
.
Quindi,
a
n
n
>
n 1
2
b
2
,
da cui segue il risultato.
Vediamo ora che, per ogni numero intero k 1, si ha che
lim
n
a
n
n
k
= +.
Infatti, scrivendo
a
n
n
k
=
_
a
n/k
n
_
k
=
_
(
k

a)
n
n
_
k
,
si pu` o usare il fatto che lim
n
(
k

a)
n
n
= + e concludere.
Siccome siamo interessati a calcolare un limite per x +, supporremo
ora x 1. Siano n(x) e n() i numeri naturali tali che
n(x) x < n(x) + 1 , n() < n() + 1 .
57
Ponendo k = n() + 1, per x 1 si ha
a
x
x


a
x
x
n()+1
=
a
x
x
k

a
n(x)
(n(x) + 1)
k
.
Inoltre,
lim
x+
a
n(x)
(n(x) + 1)
k
= lim
n
a
n
(n + 1)
k
=
1
a
lim
n
a
n+1
(n + 1)
k
=
1
a
lim
m
a
m
m
k
= +.
Ne segue che, se a > 1 e > 0,
lim
x+
a
x
x

= +.
A maggior ragione, il risultato continua a valere anche per 0. In partico-
lare,
lim
x+
e
x
x

= +, per ogni R.
Lasciando ora da parte il caso semplice in cui a = 1, notiamo che, se a < 1,
ponendo a =
1
a
e = , si ha che a > 1, per cui lim
x+
a
x
x

= +, e quindi
lim
x+
a
x
x

= lim
x+
x

a
x
= lim
x+
_
a
x
x

_
1
= 0 .
2. Dimostriamo che
lim
x+
ln x
x

= 0 , per ogni > 0 .


(Se 0, tale limite vale +, in quanto il numeratore tende a +.) Con il
cambio di variabile y = ln x, si ha
lim
x+
ln x
x

= lim
y+
y
(e
y
)

= lim
y+
_
y
1/
e
y
_

= lim
y+
_
e
y
y
1/
_

= 0 .
3. Dimostriamo ora che
lim
n
a
n
n!
= 0 .
Possiamo assumere n > n(a) e scrivere
a
n
n!
=
a
1

a
2

a
n(a)

a
(n(a) + 1)

a
(n(a) + 2)

a
n
= C
a
(n(a) + 1)

a
(n(a) + 2)

a
n
.
Allora
a
n
n!

Ca
n
,
da cui segue il risultato.
58
Consideriamo ora due spazi metrici E, E

e una funzione f : E E

.
Vogliamo caratterizzare la continuit`a di f in un punto x
0
E, facendo uso delle
successioni. A tal ne, riscriviamo la deinizione di limite per una successione
in E:
lim
n
a
n
= > 0 n N : n n d(a
n
, ) < .
Teorema. La funzione f `e continua in x
0
se e solo se, presa una successione
(a
n
)
n
in E, si ha
lim
n
a
n
= x
0
lim
n
f(a
n
) = f(x
0
) .
Dimostrazione. Supponiamo che f sia continua in x
0
, e sia (a
n
)
n
una succes-
sione in E tale che lim
n
a
n
= x
0
. Per il Teorema 1 sul limite di una funzione
composta,
lim
n
f(a
n
) = f(lim
n
a
n
) = f(x
0
) ,
cosicch`e una delle due implicazioni `e dimostrata.
Ragioniamo ora per contrapposizione, e supponiamo che f non sia continua
in x
0
. Questo signica che esiste un > 0 tale che, per ogni > 0, esiste
almeno un x E per cui d(x, x
0
) < e d(f(x), f(x
0
)) . Prendendo
=
1
n+1
, per ogni n N esiste pertanto un a
n
in E tale che d(a
n
, x
0
) <
1
n+1
e d(f(a
n
), f(x
0
)) . Ne segue che lim
n
a
n
= x
0
, ma sicuramente non pu`o
essere che lim
n
f(a
n
) = f(x
0
).
Consideriamo ora il caso in cui x
0
sia un punto di accumulazione e f :
E x
0
E

una funzione. Come immediata conseguenza del teorema


precedente, otteniamo il seguente
Corollario. Avremo che
lim
xx
0
f(x) = l
se e solo se, presa una successione (a
n
)
n
in E x
0
, si ha
lim
n
a
n
= x
0
lim
n
f(a
n
) = l .
Lezione 22 del 21/11/2013:
Successioni e sottosuccessioni
Sia U un sottoinsieme di uno spazio metrico E. Possiamo caratterizzare la
nozione di punto aderente a U facendo uso delle successioni e i loro limiti.
Teorema. Un punto x E `e aderente a U se e solo se esiste una successione
(a
n
)
n
in U tale che lim
n
a
n
= x.
59
Dimostrazione. Se x `e aderente a U, allora, per ogni n N, lintersezione
B(x,
1
n+1
) U `e non vuota, per cui posso sceglierne un elemento, che chiamo
a
n
. In questo modo, ho costruito una successione (a
n
)
n
in U, ed `e facile vedere
che essa ha limite x. Una delle due implicazioni `e cos` dimostrata.
Supponiamo ora che esista una successione (a
n
)
n
in U tale che lim
n
a
n
= x.
Allora, ssato > 0, esiste un n N tale che
n n d(a
n
, x) < ,
ossia a
n
B(x, ). Quindi, B(x, ) U `e non vuoto, e questo dimostra che x
`e aderente a U.
Faremo uso delle successioni per studiare particolari propriet`a di R (e
di R
N
). A tal ne, incominciamo con lintrodurre la seguente nozione.
Una sottosuccessione di (a
n
)
n
si ottiene selezionando una successione
strettamente crescente di indici (n
k
)
k
e considerando la funzione composta
k n
k
a
n
k
.
Teorema. Se una successione ha limite, tutte le sue sottosuccessioni hanno lo
stesso limite.
Dimostrazione. Essendo gli indici n
k
in N, dalla n
k+1
> n
k
si deduce che n
k+1

n
k
+ 1 e, per induzione, che n
k
k, per ogni k. Ne segue che lim
k
n
k
= +.
Pertanto,
lim
k+
a
n
k
= lim
n lim n
k
k+
a
n
= lim
n+
a
n
.
Ci proponiamo ora di dimostrare la seguente
Propriet`a di BolzanoWeierstrass. Ogni successione (a
n
)
n
in [a, b] possie-
de una sottosuccessione (a
n
k
)
k
che ha limite in [a, b].
A tal scopo, abbiamo bisogno della seguente propriet`a.
Lemma. Sia E un sottoinsieme limitato di R. Se E ha inniti elementi, allora
possiede almeno un punto di accumulazione.
Dimostrazione. Sia I
0
= [a, b] un intervallo che contiene E. Consideriamo il
punto medio
a+b
2
di I
0
. Chiamiamo I
1
uno dei due intervalli [a,
a+b
2
] e [
a+b
2
, b] che
contenga inniti punti di E. Consideriamo ora il punto medio di I
1
, procediamo
in modo analogo per denire I
2
, e cos` via, per ricorrenza. Abbiamo cos` una
successione di intervalli I
k
= [a
k
, b
k
] tali che
I
0
I
1
I
2
I
3
. . .
e, per ogni k, lintervallo I
k
contiene inniti punti di E. Per il teorema di
Cantor, esiste un c R appartenente a tutti gli intervalli. Dimostriamo che
c `e di accumulazione per E. Fissiamo un > 0. Siccome lim
k
(b
k
a
k
) = 0 e
a
k
c b
k
per ogni k, esiste un

k tale che, se k

k, allora I
k
]c , c +[ .
Quindi ci sono inniti punti di E in ]c , c + [ .
60
Possiamo ora passare alla dimostrazione della Propriet`a di BolzanoWeier-
strass.
Dimostrazione. Se la successione (a
n
)
n
assume uno stesso valore x innite
volte, basta prendere la sottosuccessione costantemente uguale a x. Altrimenti,
linsieme a
n
: n N, contenuto in [a, b], ha inniti elementi ed `e limitato,
per cui ha un punto di accumulazione c R : esso `e un punto aderente ad
[a, b], che `e un insieme chiuso. Quindi, c [a, b]. Ora pongo n
0
= 0 e, per
induzione, supponendo di aver scelto n
k
, per un certo k N, scelgo n
k+1
in
modo che n
k+1
> n
k
e a
n
k+1
]c
1
k+1
, c
1
k+1
[ . Ci`o `e possibile in quanto,
essendo c di accumulazione, per ogni k linsieme ]c
1
k+1
, c +
1
k+1
[ contiene
inniti elementi di a
n
: n N. Chiaramente, si ha che lim
k
a
n
k
= c, e la
propriet`a di BolzanoWeierstrass `e cos` dimostrata.
Lezione 23 del 25/11/2013:
Insiemi compatti
In uno spazio metrico E, diremo che un sottoinsieme U `e compatto se ogni
successione (a
n
)
n
in U possiede una sottosuccessione (a
n
k
)
k
che ha limite in U.
Abbiamo visto che, se E = R, gli intervalli del tipo U = [a, b] sono compatti
(propriet`a di BolzanoWeierstrass).
Nel seguito, diremo che una funzione f : E R `e limitata superiormente
se lo `e la sua immagine f(E). Analogamente dicasi per espressioni del tipo f
`e limitata inferiormente, f `e limitata, f ha massimo, f ha minimo.
Nel caso in cui f abbia massimo, chiameremo punto di massimo ogni x
per cui f( x) = max f(E); analoga denizione per punto di minimo.
Teorema (di Weierstrass). Sia E uno spazio metrico, e U un suo sottoin-
sieme compatto. Se f : U R `e una funzione continua, allora f ha massimo
e minimo.
Dimostrazione. Sia s = sup f(U). Dimostreremo che esiste un punto di
massimo, ossia un x U tale che f( x) = s.
Notiamo che `e possibile trovare una successione (y
n
)
n
in f(U) tale che
lim
n
y
n
= s: se s R, per ogni n 1 possiamo trovare un y
n
f(U) per cui
s
1
n
< y
n
s; se invece s = +, per ogni n esiste un y
n
f(U) tale che
y
n
> n.
In corrispondenza, possiamo trovare una successione (x
n
)
n
in U tale che
f(x
n
) = y
n
. Essendo U compatto, esiste una sottosuccessione (x
n
k
)
k
che ha
un limite x U. Siccome lim
n
y
n
= s e y
n
k
= f(x
n
k
), la sottosuccessione (y
n
k
)
k
ha anchessa limite s e, per la continuit`a di f,
f( x) = f(lim
k
x
n
k
) = lim
k
f(x
n
k
) = lim
k
y
n
k
= s .
61
Il teorema `e cos` dimostrato, per quanto riguarda lesistenza del massimo.
Per il minimo, si procede in modo analogo (oppure, si considera la funzione
continua g = f e si usa il fatto che g ha massimo).
Come immediata conseguenza del teorema, ricordando che un intervallo
[a, b] `e compatto in R, abbiamo il seguente
Corollario. Ogni funzione continua f : [a, b] R ha massimo e minimo.
Prendiamo ora una funzione f : E x
0
R
M
, dove x
0
`e un punto di
accumulazione per E. Siamo interessati a studiarne il limite. Consideriamo le
sue componenti f
k
: E x
0
R di f, con k = 1, 2, . . . , M, per cui si ha:
f(x) = (f
1
(x), f
2
(x), . . . , f
M
(x)) .
Teorema. Il limite lim
xx
0
f(x) = l R
M
esiste se e solo se esistono i li-
miti lim
xx
0
f
k
(x) = l
k
R, per ogni k = 1, 2, . . . , M. In tal caso, si ha
l = (l
1
, l
2
, . . . , l
M
). Vale quindi la formula
lim
xx
0
f(x) = ( lim
xx
0
f
1
(x), lim
xx
0
f
2
(x), . . . , lim
xx
0
f
M
(x)) .
Dimostrazione. Segue direttamente dal teorema sulla continuit`a delle compo-
nenti di una funzione continua.
Come caso particolare, sia (a
n
)
n
una successione in R
M
. Essa ha pertanto
M componenti:
a
n
= (a
1
n
, a
2
n
, . . . , a
M
n
) R
M
.
(abbiamo messo gli indici 1, 2, . . . , M in apice per non avere doppi indici in
basso).
Corollario. La successione (a
n
)
n
ha limite in R
M
se e solo se tutte le sue
componenti hanno limite in R. In tal caso, si ha
lim
n
a
n
=
_
lim
n
a
1
n
, lim
n
a
2
n
, . . . , lim
n
a
M
n
_
.
Possiamo ora caratterizzare i compatti di R
M
. Nel seguito, diremo che un
insieme U `e limitato se esiste una palla che lo contiene.
Teorema. Ogni insieme compatto di uno spazio metrico E `e chiuso e limitato.
Se E = R
M
, un insieme `e compatto se e solo se `e chiuso e limitato.
Dimostrazione. Supponiamo dapprima che U sia compatto. Preso un x U,
esiste una successione (a
n
)
n
in U tale che lim
n
a
n
= x. Essendo U compatto,
esiste una sottosuccessione (a
n
k
)
k
che ha limite in U. Ma, essendo una sot-
tosuccessione, deve essere lim
k
a
n
k
= x, per cui x U. Quindi, ogni punto
aderente di U appartiene ad U, per cui U `e chiuso.
62
Fissiamo ora un x
0
U qualsiasi e dimostriamo che, se n N `e sucientemen-
te grande, allora U B(x
0
, n). Per assurdo, se cos` non fosse, potrei trovare
una successione (a
n
)
n
in U tale che d(a
n
, x
0
) n, per ogni n N. Ma, essendo
U compatto, esiste una sottosuccessione (a
n
k
)
k
che ha un certo limite x U.
Usando la disuguaglianza triangolare, si ha che
[d(a
n
k
, x
0
) d( x, x
0
)[ d(a
n
k
, x) ,
da cui segue che lim
k
d(a
n
k
, x
0
) = d( x, x
0
), mentre dovrebbe essere
lim
k
d(a
n
k
, x
0
) = +,
una contraddizione. Pertanto, U deve essere limitato.
Sia ora E = R
M
e supponiamo ora che U sia chiuso e limitato. Supporremo
per semplicit`a M = 2. Allora U `e contenuto in un rettangolo
I = [a
1
, b
1
] [a
2
, b
2
] .
Sia (a
n
)
n
una successione in U. Si ha a
n
= (a
1
n
, a
2
n
), con a
1
n
[a
1
, b
1
] e a
2
n

[a
2
, b
2
]. Per la propriet`a di BolzanoWeierstrass, esiste una sottosuccessione
(a
1
n
k
)
k
che ha un limite l
1
[a
1
, b
1
]. Consideriamo la sottosuccessione (a
2
n
k
)
k
,
con gli stessi indici di quella appena trovata. Per la propriet`a di Bolzano
Weierstrass, esiste una sottosuccessione (a
2
n
k
j
)
j
che ha un limite l
2
[a
2
, b
2
].
Allora
lim
j
a
n
k
j
= (lim
j
a
1
n
k
j
, lim
j
a
2
n
k
j
) = (l
1
, l
2
) .
Il punto l = (l
1
, l
2
) `e aderente ad U. Essendo U chiuso, l appartiene ad U.
Lezione 24 del 27/11/2013:
La nozione di completezza
Sia E uno spazio metrico. Diremo che (a
n
)
n
`e una successione di Cauchy in
E se
> 0 n : [ m n e n n] d(a
m
, a
n
) < .
Lo spazio metrico E si dir`a completo se ogni successione di Cauchy ha un
limite in E.
Si vede facilmente che, se (a
n
)
n
ha un limite l E, allora `e di Cauchy.
Infatti, ssato > 0, per m e n grandi si avr`a che
d(a
m
, a
n
) d(a
m
, l) + d(l, a
n
) < 2 .
Il viceversa non `e sempre vero (ad esempio, Q non `e completo). Lo `e per`o
in R.
Teorema. R `e completo.
63
Dimostrazione. Sia (a
n
)
n
una successione di Cauchy in R. Prendendo nella
denizione = 1, si ha che esiste un n
1
tale che, scegliendo m = n
1
, per ogni
n n
1
si ha
d(a
n
, a
n
1
) < 1 .
Se ne deduce che la successione (a
n
)
n
`e limitata (gli indici che precedono n
1
sono in numero nito). Quindi (a
n
)
n
`e contenuta in un intervallo del tipo [a, b].
Per la propriet`a di BolzanoWeierstrass, esiste una sottosuccessione (a
n
k
)
k
che
ha un limite c [a, b]. Vogliamo dimostrare che
lim
n
a
n
= c .
Fissiamo > 0. Essendo la successione (a
n
)
n
di Cauchy,
n : m n e n n d(a
m
, a
n
) < .
Inoltre, essendo lim
k
a
n
k
= c e lim
k
n
k
= +,

k : k

k d(a
n
k
, c) < e n
k
n.
Allora, per n n, si ha
d(a
n
, c) d(a
n
, a
n
k
) + d(a
n
k
, c) < + = 2 ,
il che completa la dimostrazione.
Possiamo ora dimostrare il risultato seguente.
Teorema. R
M
`e completo, per ogni M 1.
Dimostrazione. Sia (a
n
)
n
una successione di Cauchy in R
M
. Allora
> 0 n : [ m n e n n] d(a
m
, a
n
) < .
Essendo
d(a
m
, a
n
) =

_
M

k=1
(a
k
m
a
k
n
)
2
,
si ha che, per ogni k = 1, 2, . . . , M,
[a
k
m
a
k
n
[ d(a
m
, a
n
) ,
e da quanto sopra si deduce che le successioni (a
k
n
)
n
sono di Cauchy in R.
Essendo R completo, ciascuna di esse possiede limite in R. Avremo pertanto
lim
n
a
1
n
= l
1
, lim
n
a
2
n
= l
2
, . . . , lim
n
a
M
n
= l
M
.
Ponendo l = (l
1
, l
2
, . . . , l
M
), abbiamo che l R
M
e
lim
n
a
n
= l .
64
Considereremo ora brevemente un esempio di spazio vettoriale normato
di dimensione innita, che indicheremo con
2
, costruito in analogia con R
N
,
i cui elementi sono, lo ricordiamo, del tipo x = (x
1
, x
2
, . . . , x
n
). Si tratta
di cosiderare un insieme formato da elementi del tipo x = (x
1
, x
2
, x
3
, . . .), o
meglio da successioni (x
k
)
k1
di numeri reali. Possiamo denire, in analogia
con quanto fatto per R
N
, la somma di due elementi x = (x
1
, x
2
, x
3
, . . .) e
x

= (x

1
, x

2
, x

3
, . . .), in questo modo:
x +x

= (x
1
+ x

1
, x
2
+ x

2
, x
3
+ x

3
, . . .) .
La moltiplicazione per un numero reale `e denita da
x = (x
1
, x
2
, x
3
, . . .) .
Per denire la norma, per`o, dovremo imporre una condizione sugli elementi
del nostro insieme: per ogni elemento x = (x
1
, x
2
, x
3
, . . .) di
2
deve esistere
una costante C
x
tale che
x
2
1
+ x
2
2
+ . . . + x
2
N
C
x
, per ogni N 1 .
Ecco allora che la norma si pu`o denire come
|x| =
_
lim
N+
(x
2
1
+ x
2
2
+ . . . + x
2
N
) .
Denendo inne la distanza
d(x, x

) = |x x

| ,
abbiamo che
2
`e uno spazio metrico. Si pu`o dimostrare che esso `e completo.
Vedremo ora che, in questo spazio, una palla chiusa, pur essendo un insieme
chiuso e limitato, non `e un insieme compatto. Consideriamo ad esempio la palla
B(0, 1). Sia (x
n
)
n1
la successione cos` denita:
x
1
= (1, 0, 0, 0, . . .)
x
2
= (0, 1, 0, 0, . . .)
x
3
= (0, 0, 1, 0, . . .)
. . .
Si tratta di una successione in B(0, 1) che non pu`o avere alcuna sottosucces-
sione che abbia limite in
2
. Infatti, due elementi qualsiasi della successione
hanno una distanza tra loro uguale a

2, per cui nessuna sottosuccessione `e


di Cauchy.
Lo spazio
2
cos` denito `e il prototipo di un certo tipo di spazi di dimen-
sione innita che si usano in diverse teorie della matematica e della sica: ad
esempio, nella Meccanica Quantistica.
65
Lezione 25 del 02/12/2013:
La derivata
Sia E un sottoinsieme di R, dominio di una funzione f : E R, e x
0
E un
punto di accumulazione per E. Se x `e un punto di E diverso da x
0
, possiamo
considerare il rapporto incrementale
f(x) f(x
0
)
x x
0
;
si tratta del coeciente angolare della retta nel piano passante per i punti
(x
0
, f(x
0
)) e (x, f(x)).
Denizione. Qualora esso esista, chiameremo il limite
lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
derivata di f nel punto x
0
, e lo denoteremo con uno dei seguenti simboli:
f

(x
0
) , Df(x
0
) ,
df
dx
(x
0
) .
Si dice invece che f `e derivabile in x
0
qualora la derivata sia un numero
reale (e non + o ). In tal caso, la retta nel piano passante per il punto
(x
0
, f(x
0
)) con coeciente angolare f

(x
0
), di equazione
y = f(x
0
) + f

(x
0
)(x x
0
) ,
si chiama retta tangente al graco di f nel punto (x
0
, f(x
0
)).
Si noti che, in alcuni casi, la derivata di f in x
0
potrebbe essere solo un
limite destro o un limite sinistro. Questo si verica tipicamente quando E `e
un intervallo e x
0
coincide con uno degli estremi.
Osserviamo inoltre che si ha
f

(x
0
) = lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
= lim
h0
f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
.
Esempi. 1) Sia f : R R denita da f(x) = mx + q. Allora
f

(x
0
) = lim
xx
0
(mx + q) (mx
0
+ q)
x x
0
= m.
La retta tangente, in questo caso, coincide con il graco della funzione. Il caso
particolare in cui m = 0 ci mostra che la derivata di una funzione costante `e
sempre nulla.
66
2) Sia f(x) = x
n
. Allora
f

(x
0
) = lim
xx
0
x
n
x
n
0
x x
0
= lim
xx
0
_
n1

k=0
x
k
x
n1k
0
_
= nx
n1
0
.
Lo vediamo anche in un altro modo:
f

(x
0
) = lim
h0
(x
0
+ h)
n
x
n
0
h
= lim
h0
1
h
_
n

k=0
_
n
k
_
x
nk
0
h
k
x
n
0
_
= lim
h0
_
n

k=1
_
n
k
_
x
nk
0
h
k1
_
= nx
n1
0
.
3) Sia f(x) = e
x
. Allora
f

(x
0
) = lim
h0
e
x
0
+h
e
x
0
h
= lim
h0
e
x
0
e
h
1
h
= e
x
0
.
4) Sia f(x) = cos x. Allora
f

(x
0
) = lim
h0
cos(x
0
+ h) cos(x
0
)
h
= lim
h0
cos(x
0
) cos(h) sin(x
0
) sin(h) cos(x
0
)
h
= cos(x
0
) lim
h0
h
1 cos(h)
h
2
sin(x
0
) lim
h0
sin(h)
h
= sin(x
0
) .
5) Sia g(x) = sin x. Allora
g

(x
0
) = lim
h0
sin(x
0
+ h) sin(x
0
)
h
= lim
h0
sin(x
0
) cos(h) + cos(x
0
) sin(h) sin(x
0
)
h
= sin(x
0
) lim
h0
h
1 cos(h)
h
2
+ cos(x
0
) lim
h0
sin(h)
h
= cos(x
0
) .
Il seguente teorema ci fornisce una caratterizzazione della derivabilit`a.
Teorema. La funzione f `e derivabile in x
0
se e solo se esiste un numero reale
per cui si possa scrivere
f(x) = f(x
0
) + (x x
0
) + r(x) ,
dove r `e una funzione tale che
lim
xx
0
r(x)
x x
0
= 0 .
In tal caso, si ha = f

(x
0
).
67
Dimostrazione. Supponiamo che f sia derivabile in x
0
. Allora
lim
xx
0
f(x) f(x
0
) f

(x
0
)(x x
0
)
x x
0
= 0 .
Quindi, ponendo r(x) = f(x)f(x
0
)f

(x
0
)(xx
0
), essa verica le propriet`a
richieste, con = f

(x
0
).
Viceversa, supponiamo che f(x) = f(x
0
) + (x x
0
) + r(x), con
lim
xx
0
r(x)
x x
0
= 0 .
Allora
lim
xx
0
f(x) f(x
0
) (x x
0
)
x x
0
= 0 ,
da cui
lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
= .
Vediamo ora che la derivabilit`a implica la continuit`a.
Teorema. Se f `e derivabile in x
0
, allora f `e continua in x
0
.
Dimostrazione. Si ha
lim
xx
0
f(x) = lim
xx
0
_
f(x
0
) +
f(x) f(x
0
)
x x
0
(x x
0
)
_
= f(x
0
) + f

(x
0
) 0 = f

(x
0
) ,
il che `e equivalente a dire che f `e continua in x
0
.
Lezione 26 del 04/12/2013:
Alcune regole di derivazione
Vediamo ora alcune regole di derivazione che si usano abitualmente.
Teorema. Se f, g : E R sono derivabili in x
0
, anche f + g lo `e, e si ha
(f + g)

(x
0
) = f

(x
0
) + g

(x
0
) .
Dimostrazione. Si ha:
lim
xx
0
(f + g)(x) (f + g)(x
0
)
x x
0
= lim
xx
0
_
f(x) f(x
0
)
x x
0
+
g(x) g(x
0
)
x x
0
_
= lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
+ lim
xx
0
g(x) g(x
0
)
x x
0
.
68
Teorema. Se f, g : E R sono derivabili in x
0
, anche f g lo `e, e si ha
(f g)

(x
0
) = f

(x
0
)g(x
0
) + f(x
0
)g

(x
0
) .
Dimostrazione. Si ha
lim
xx
0
(f g)(x) (f g)(x
0
)
x x
0
= lim
xx
0
_
f(x) f(x
0
)
x x
0
g(x
0
) + f(x)
g(x) g(x
0
)
x x
0
_
= lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
g(x
0
) + lim
xx
0
f(x) lim
xx
0
g(x) g(x
0
)
x x
0
,
e si conclude, ricordando che lim
xx
0
f(x) = f(x
0
), essendo f continua in x
0
.
Il caso particolare in cui g `e costante con valore R ci fornisce la formula
seguente:
(f)

(x
0
) = f

(x
0
) .
Inoltre, scrivendo f g = f + (1)g, si ha:
(f g)

(x
0
) = f

(x
0
) g

(x
0
) .
Teorema. Se f, g : E R sono derivabili in x
0
e g(x
0
) ,= 0, anche
f
g
lo `e, e
si ha
_
f
g
_

(x
0
) =
f

(x
0
)g(x
0
) f(x
0
)g

(x
0
)
[g(x
0
)]
2
.
Dimostrazione. Si ha che
f
g
= f
1
g
, per cui dimostreremo dapprima che
1
g
`e
derivabile in x
0
:
lim
xx
0
1
g
(x)
1
g
(x
0
)
x x
0
= lim
xx
0
g(x
0
) g(x)
(x x
0
)g(x)g(x
0
)
=
g

(x
0
)
[g(x
0
)]
2
.
Quindi,
_
f
g
_

(x
0
) = f

(x
0
)
1
g
(x
0
) + f(x
0
)
_
1
g
_

(x
0
) =
f

(x
0
)
g(x
0
)
f(x
0
)
g

(x
0
)
[g(x
0
)]
2
,
da cui la tesi.
Esempio. Consideriamo la funzione tangente:
h(x) = tan x =
sin x
cos x
.
Prendendo f(x) = sin x e g(x) = cos x, si ha:
18
h

(x
0
) =
f

(x
0
)g(x
0
) f(x
0
)g

(x
0
)
[g(x
0
)]
2
=
cos
2
(x
0
) + sin
2
(x
0
)
cos
2
(x
0
)
=
1
cos
2
(x
0
)
.
18
Qui e nel seguito scriveremo cos
2
(x) e sin
2
(x) per indicare (cos(x))
2
e (sin(x))
2
,
rispettivamente. Anche in questo caso, si pu`o scrivere cos
2
x e sin
2
x.
69
Vediamo ora come si calcola la derivata di una funzione composta.
Teorema. Se f : E R `e derivabile in x
0
, e g : E

R `e derivabile in
f(x
0
), dove E

`e un sottoinsieme di R, contenente f(E), per cui f(x


0
) `e di
accumulazione, allora g f `e derivabile in x
0
, e si ha
(g f)

(x
0
) = g

(f(x
0
))f

(x
0
) .
Dimostrazione. Ponendo y
0
= f(x
0
), si ha
f(x) = f(x
0
) +f

(x
0
)(x x
0
) +r
1
(x) , g(y) = g(y
0
) +g

(y
0
)(y y
0
) +r
2
(y) ,
con
lim
xx
0
r
1
(x)
x x
0
= 0 , lim
yy
0
r
2
(y)
y y
0
= 0 .
Introduciamo la funzione R
2
: E

R cos` denita:
R
2
(y) =
_

_
r
2
(y)
y y
0
se y ,= y
0
,
0 se y = y
0
.
Si noti che R
2
`e continua in y
0
. Allora
g(f(x)) = g(f(x
0
)) + g

(f(x
0
))[f(x) f(x
0
)] + r
2
(f(x))
= g(f(x
0
)) + g

(f(x
0
))[f

(x
0
)(x x
0
) + r
1
(x)] + r
2
(f(x))
= g(f(x
0
)) + g

(f(x
0
))f

(x
0
)(x x
0
) + r
3
(x) ,
dove
r
3
(x) = g

(f(x
0
))r
1
(x) + r
2
(f(x))
= g

(f(x
0
))r
1
(x) + R
2
(f(x))(f(x) f(x
0
)) .
Quindi, essendo f continua in x
0
e R
2
continua in y
0
= f(x
0
) con R
2
(y
0
) = 0,
lim
xx
0
r
3
(x)
x x
0
= g

(f(x
0
)) lim
xx
0
r
1
(x)
x x
0
+ lim
xx
0
R
2
(f(x)) lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
= 0 .
Ne segue che g f `e derivabile in x
0
con derivata g

(f(x
0
))f

(x
0
).
Esempi. 1) Sia h : R R denita da h(x) = cos(e
x
). Si ha che h = g f,
con f(x) = e
x
e g(y) = cos y. Fissato x
0
R, si ha che f

(x
0
) = e
x
0
. Se
y
0
= f(x
0
), abbiamo che g

(y
0
) = sin y
0
. Pertanto, la derivata di h in x
0
`e
h

(x
0
) = g

(f(x
0
))f

(x
0
) = sin(e
x
0
) e
x
0
.
2) Sia ora h : R R denita da h(x) = e
cos x
. Allora h = g f, con
f(x) = cos x e g(y) = e
y
. Fissato x
0
R, si ha che f

(x
0
) = sin x
0
. Se
y
0
= f(x
0
), abbiamo che g

(y
0
) = e
y
0
. Pertanto, la derivata di h in x
0
`e
h

(x
0
) = g

(f(x
0
))f

(x
0
) = e
cos x
0
(sin x
0
) .
Vedremo ora come calcolare la derivata dellinversa di una funzione inver-
tibile.
70
Teorema. Siano I, J due intervalli e f : I J una funzione invertibile
strettamente monotona. Se f `e derivabile in x
0
e f

(x
0
) ,= 0, allora f
1
`e
derivabile in y
0
= f(x
0
) e
(f
1
)

(y
0
) =
1
f

(x
0
)
.
Dimostrazione. Applicando il teorema del limite di una funzione composta,
abbiamo
lim
yy
0
f
1
(y) f
1
(y
0
)
y y
0
= lim
xlimf
1
(y)
yy
0
x x
0
f(x) f(x
0
)
;
Essendo f
1
continua, si ha che lim
yy
0
f
1
(y) = f
1
(y
0
) = x
0
, da cui la tesi.
Esempio. Se f(x) = e
x
, si ha che f
1
(y) = ln y, per cui, essendo y
0
= e
x
0
,
(f
1
)

(y
0
) =
1
f

(x
0
)
=
1
e
x
0
=
1
y
0
.
Lezione 27 del 05/12/2013:
La derivata come funzione
Supponiamo ora che E sia un intervallo
19
e che f : E R sia derivabile in ogni
punto di E (diremo semplicemente che f `e derivabile). Ad ogni x E, resta
associato il numero reale f

(x), per cui `e ben denita una funzione f

: E R,
detta funzione derivata. Abbiamo la seguente tabella:
f(x) f

(x)
x
n
nx
n1
e
x
e
x
ln x
1
x
cos x sin x
sin x cos x
tan x
1
cos
2
x

Nella prima funzione f(x) = x
n
, abbiamo che n `e un intero positivo. Notiamo
per`o che la stessa formula vale anche per n negativo. Infatti, ponendo m = n,
si ha che f(x) = 1/x
m
, con m positivo, e quindi, se x ,= 0,
f

(x) =
mx
m1
[x
m
]
2
= mx
m1
= nx
n1
.
19
Nel seguito considereremo solo intervalli non degeneri, ossia non ridotti ad un solo punto.
71
Sia ora un numero reale e h : ]0, +[ R la funzione denita da h(x) = x

.
Essendo
x

= e
ln x
,
si ha che h = g f, con f(x) = ln x e g(y) = e
y
. Allora
h

(x) = g

(f(x))f

(x) = e
ln x

1
x
= x

1
x
= x
1
.
Quindi, la stessa formula continua a valere anche per un esponente non
intero.
A titolo di esercizio, calcoliamo anche la derivata delle funzioni iperboliche.
Dcosh x = D
e
x
+ e
x
2
=
1
2
(De
x
+ De
x
) =
1
2
(e
x
e
x
) = sinh x ,
Dsinh x = D
e
x
e
x
2
=
1
2
(De
x
De
x
) =
1
2
(e
x
+ e
x
) = cosh x ,
Dtanh x = D
sinh x
cosh x
=
cosh
2
x sinh
2
x
cosh
2
x
=
1
cosh
2
x
.
Ci si pu`o ora chiedere se la funzione derivata sia a sua volta derivabile in
qualche punto di E. Se f

`e derivabile in un punto x
0
, chiameremo la sua
derivata (f

(x
0
) derivata seconda di f in x
0
e la denoteremo con uno dei
seguenti simboli:
f

(x
0
) , D
2
f(x
0
) ,
d
2
f
dx
2
(x
0
) .
Si pu`o procedere per induzione e denire, in generale, la derivata n-esima di f
in x
0
, che denoteremo con uno dei seguenti simboli:
f
(n)
(x
0
) , D
n
f(x
0
) ,
d
n
f
dx
n
(x
0
) ;
si ha f
(n)
(x
0
) = (f
(n1)
)

(x
0
).
Se una funzione f possiede derivata n-esima in un punto x
0
per ogni n 1,
si dice che essa `e derivabile innite volte in x
0
. Ad esempio, la funzione
esponenziale f(x) = e
x
lo `e, in ogni punto x
0
R. In questo caso, si ha
D
n
e
x
= e
x
, per ogni n 1 .
Consideriamo ora, a titolo di esempio, la funzione f : R R denita da
f(x) =
_

_
x
2
sin
_
1
x
_
se x ,= 0 ,
0 se x = 0 ,
e calcoliamone la derivata. Se x ,= 0, abbiamo
f

(x) = D
_
x
2
sin
_
1
x
_
_
= 2x sin
_
1
x
_
+ x
2
cos
_
1
x
_

1
x
2
= 2x sin
_
1
x
_
cos
_
1
x
_
,
72
mentre, se x = 0,
f

(0) = lim
x0
f(x) f(0)
x 0
= lim
x0
x
2
sin(
1
x
)
x
= lim
x0
x sin
_
1
x
_
= 0 .
La funzione `e quindi derivabile. Notiamo che non esiste il lim
x0
f

(x), per
cui la funzione f

non `e continua (e pertanto nemmeno derivabile) in 0. La


derivata seconda f

(0) quindi non esiste.


Diremo che x
0
E `e un punto di massimo locale per la funzione f : E
R se esiste un intormo U di x
0
per cui x
0
`e punto di massimo della restrizione
di f a U. Essendo E un sottoinsieme di R, avremo, equivalentemente, che
> 0 : x ]x
0
, x
0
+ [ f(x) f(x
0
) .
Analogamente per punto di minimo locale.
Iniziamo con il calcolo della derivata nei punti di massimo o di minimo
locale interni al dominio.
Teorema (di Fermat). Se f : E R ha un punto di massimo o di minimo
locale E

(interno ad E) ed `e ivi derivabile, allora f

() = 0.
Dimostrazione. Se `e punto di massimo locale, per x in un intorno di
contenuto in E si ha che
f(x) f()
x
_
_
_
0 se x < ,
0 se x > .
Siccome f `e derivabile in , abbiamo che esiste il limite del rapporto incremen-
tale e coincide con i limiti destro e sinistro:
f

() = lim
x
+
f(x) f()
x
= lim
x

f(x) f()
x
.
Da quanto sopra,
lim
x
+
f(x) f()
x
0 lim
x

f(x) f()
x
,
e quindi deve essere f

() = 0. Nel caso in cui sia un punto di minimo locale,


si procede in modo analogo.
Supponiamo che I sia un intervallo non degenere contenuto in E. Diremo
che la funzione f : E R `e derivabile su I se `e derivabile in ogni punto
x
0
I.
Teorema (di Rolle). Se f : [a, b] R `e una funzione continua, derivabile su
]a, b[ e tale che
f(a) = f(b) ,
allora esiste un punto ]a, b[ tale che f

() = 0.
73
Dimostrazione. Per il teorema di Weierstrass, f ha massimo e minimo in [a, b].
Consideriamo un punto di massimo e un punto di minimo. Se almeno uno
dei due `e interno allintervallo, per il teorema di Fermat in quel punto la
derivata di f `e nulla, e abbiamo nito. Altrimenti, sia il punto di massimo
che il punto di minimo stanno agli estremi dellintervallo [a, b]. Ma allora,
essendo f(a) = f(b), la funzione deve essere costante su tutto lintervallo [a, b]
e pertanto la derivata si annulla in tutti i punti di ]a, b[ .
Lezione 28 del 09/12/2013:
La derivata delle funzioni monotone
Nel seguente teorema si aerma che la derivata di una funzione derivabile
ha una propriet`a analoga a quella vista, per le funzioni continue, nellenunciato
del teorema degli zeri.
Teorema (di Darboux). Se f : [a, b] R `e una funzione derivabile tale che
f

(a) < 0 < f

(b) oppure f

(a) > 0 > f

(b) ,
allora esiste un c ]a, b[ tale che f

(c) = 0.
Dimostrazione. Consideriamo il primo caso. Sia c un punto di minimo di f, la
cui esistenza `e garantita dal teorema di Weierstrass. Essendo f

(a) < 0 < f

(b),
si vede che il punto c deve essere interno a [a, b], e il teorema di Fermat ci dice
che f

(c) = 0. Se invece f

(a) > 0 > f

(b), si ragiona in maniera analoga,


considerando un punto di massimo anziche di minimo.
Come conseguenza del teorema di Darboux, abbiamo che la derivata di una
funzione derivabile manda intervalli in intervalli.
Corollario. Sia E un intervallo in R e f : E R una funzione derivabile. Se
I E `e un intervallo, allora anche f

(I) `e un intervallo.
Dimostrazione. Escludendo i casi banali in cui I o f

(I) consistono di un unico


punto, prendiamo , f

(I), con < e sia tale che < < . Vogliamo


vedere che f

(I). Consideriamo la funzione g : E R denita da


g(x) = f(x) x .
Siano a, b in I tali che f

(a) = e f

(b) = . Essendo I un intervallo, la


funzione g `e denita su [a, b] (o [b, a], nel caso in cui b < a) ed `e ivi derivabile.
Inoltre, g

(a) < 0 < g

(b) e quindi, per il teorema di Darboux, esiste un c ]a, b[


tale che g

(c) = 0. Essendo g

(x) = f

(x) , si ha che f

(c) = .
Enunciamo ora una generalizzazione del teorema di Rolle.
Teorema (di Lagrange). Se f : [a, b] R `e una funzione continua, deri-
vabile su ]a, b[ , allora esiste un punto ]a, b[ tale che
f

() =
f(b) f(a)
b a
.
74
Dimostrazione. Deniamo la funzione
g(x) = f(x)
f(b) f(a)
b a
(x a) f(a) .
Si ha che g : [a, b] R `e una funzione continua, derivabile su ]a, b[ e tale che
g(a) = 0 = g(b) .
Per il teorema di Rolle, esiste un punto ]a, b[ tale che
g

() = f

()
f(b) f(a)
b a
= 0 ,
da cui la tesi.
Corollario. Sia I un intervallo e f : I R una funzione continua, derivabile
su I

. Si ha che:
a) se f

(x) 0 per ogni x I

, allora f `e crescente;
b) se f

(x) > 0 per ogni x I

, allora f `e strettamente crescente;


c) se f

(x) 0 per ogni x I

, allora f `e decrescente;
d) se f

(x) < 0 per ogni x I

, allora f `e strettamente decrescente;


e) se f

(x) = 0 per ogni x I

, allora f `e costante.
Dimostrazione. Dimostriamo a): siano x
1
< x
2
in I. Per il teorema di
Lagrange, esiste un ]x
1
, x
2
[ tale che
f

() =
f(x
2
) f(x
1
)
x
2
x
1
.
Quindi, essendo f

() 0, si deve avere che f(x


1
) f(x
2
). Questo dimostra
che f `e crescente.
Le altre si dimostrano in modo analogo.
Si noti che, se f `e crescente, allora ogni rapporto incrementale di f `e sempre
maggiore o uguale a zero e quindi f

(x) 0 per ogni x I

Quindi in a), e
cos` anche in c) ed e), vale anche limplicazione opposta. Ma cos` non `e per b)
e d): se f `e strettamente crescente, in generale non `e vero che f

(x) > 0 per


ogni x I

: la derivata potrebbe annullarsi in qualche punto (vedi ad esempio


f(x) = x
3
).
Tenuto conto della formula per la derivata e delle propriet`a di segno delle
funzioni trigonometriche, abbiamo che
cos x `e
_
_
_
strettamente decrescente su [0, ] ,
strettamente crescente su [, 2] ,
sin x `e
_

_
strettamente crescente su
_


2
,

2
_
,
strettamente decrescente su
_

2
,
3
2
_
.
75
Consideriamo le funzioni F : [0, ] [1, 1] e G : [

2
,

2
] [1, 1] denite
da F(x) = cos x e G(x) = sin x. Sono strettamente monotone, quindi iniettive.
Inoltre, essendo continue, la loro immagine `e un intervallo e, siccome F() =
1 = G(

2
) e F(0) = 1 = G(

2
), deve coincidere con [1, 1]. Esse sono
pertanto biiettive. Chiameremo le due funzioni F
1
: [1, 1] [0, ] e G
1
:
[1, 1] [

2
,

2
] rispettivamente arco coseno e arco seno e scriveremo
F
1
(y) = arccos y , G
1
(y) = arcsin y .
La prima `e strettamente decrescente, la seconda strettamente crescente. Cal-
coliamone le derivate: ponendo y = F(x), per x ]0, [ si ha
(F
1
)

(y) =
1
F

(x)
=
1
sin x
=
1

1 cos
2
x
=
1
_
1 y
2
,
mentre ponendo y = G(x), per x ]

2
,

2
[ si ha
(G
1
)

(y) =
1
G

(x)
=
1
cos x
=
1
_
1 sin
2
x
=
1
_
1 y
2
.
Si pu`o notare che la funzione arccos +arcsin ha derivata nulla e pertanto `e
costante. Calcolandola in 0, si trova quindi che
arccos y + arcsin y =

2
, per ogni y [1, 1] .
Consideriamo ora la funzione H : ]

2
,

2
[ R denita da H(x) = tan x.
Per lo stesso tipo di considerazioni, essa risulta invertibile. Chiameremo la
funzione H
1
: R ]

2
,

2
[ arco tangente e scriveremo
H
1
(y) = arctan y .
Essa `e strettamente crescente e si ha:
lim
y
arctan y =

2
, lim
y+
arctan y =

2
.
Calcoliamone la derivata: ponendo y = H(x), per x ]

2
,

2
[ si ha
(H
1
)

(y) =
1
H

(x)
= cos
2
x =
1
1 + tan
2
x
=
1
1 + y
2
.
Passiamo ora alle funzioni iperboliche. La funzione sinh : R R `e
strettamente crescente e invertibile. Si vede infatti che
sinh
1
(y) = ln(y +
_
y
2
+ 1 ) .
La derivata `e
Dsinh
1
(y) =
1
_
1 + y
2
.
76
La funzione cosh : R R non `e ne iniettiva (`e una funzione pari) ne suriettiva:
si ha cosh x 1 per ogni x R. Daltra parte, la funzione F : [0, +[
[1, +[ , denita da F(x) = cosh x, `e strettamente crescente, invertibile e la
sua inversa F
1
: [1, +[ [0, +[ `e data da
F
1
(y) = ln(y +
_
y
2
1 ) .
Essa si denota spesso, impropriamente, con cosh
1
. La sua derivata `e
Dcosh
1
(y) =
1
_
y
2
1
.
La funzione tanh : R R, denita da
tanh x =
sinh x
cosh x
=
e
x
e
x
e
x
+ e
x
,
non `e suriettiva: si ha 1 < tanh x < 1 per ogni x R. Daltra parte,
la funzione H : R ] 1, 1[ , denita da H(x) = tanh x, `e strettamente
crescente, invertibile e la sua inversa H
1
: ] 1, 1[ R `e data da
H
1
(y) =
1
2
ln
_
1 + y
1 y
_
.
Essa si denota spesso, impropriamente, con tanh
1
. La sua derivata `e
Dtanh
1
(y) =
1
1 y
2
.
Riassumiamo nella tabella sottostante le derivate delle funzioni elementari n
qui trovate.
f(x) f

(x)
x

x
1
e
x
e
x
ln x
1
x
cos x sin x
sin x cos x
tan x
1
cos
2
x
cosh x sinh x
sinh x cosh x
tanh x
1
cosh
2
x
f(x) f

(x)
arccos x
1

1 x
2
arcsin x
1

1 x
2
arctan x
1
1 + x
2
cosh
1
x
1

x
2
1
sinh
1
x
1

x
2
+ 1
tanh
1
x
1
1 x
2

77
Lezione 29 del 12/12/2013:
Convessit`a e concavit`a
Sia I un intervallo non degenere e f : I R una funzione.
Denizione. Diremo che f `e convessa se, comunque presi tre punti x
1
<
x
2
< x
3
in I, si ha che
(a)
f(x
2
) f(x
1
)
x
2
x
1

f(x
3
) f(x
2
)
x
3
x
2
.
Vediamo che sono equivalenti ad (a) le seguenti:
(b)
f(x
2
) f(x
1
)
x
2
x
1

f(x
3
) f(x
1
)
x
3
x
1
,
(c)
f(x
3
) f(x
1
)
x
3
x
1

f(x
3
) f(x
2
)
x
3
x
2
.
Infatti,
f(x
2
) f(x
1
)
x
2
x
1

f(x
3
) f(x
2
)
x
3
x
2

(f(x
2
) f(x
1
))(x
3
x
2
) (f(x
3
) f(x
2
))(x
2
x
1
)
(f(x
2
) f(x
1
))(x
3
x
1
+ x
1
x
2
) (f(x
3
) f(x
1
) + f(x
1
) f(x
2
))(x
2
x
1
)
(f(x
2
) f(x
1
))(x
3
x
1
) (f(x
3
) f(x
1
))(x
2
x
1
)

f(x
2
) f(x
1
)
x
2
x
1

f(x
3
) f(x
1
)
x
3
x
1
,
per cui (a) (b); analogamente si vede che (a) (c).
Osserviamo che f : I R `e convessa se e solo se, per ogni x
0
in I, la
funzione rapporto incrementale F : I x
0
R, denita da
F(x) =
f(x) f(x
0
)
x x
0
,
`e crescente. Infatti, presi x, x

in I x
0
tali che x < x

, si ha F(x) F(x

),
e questo accade in tutti e tre i casi possibili: x < x

< x
0
, oppure x <
x
0
< x

, oppure x
0
< x < x

. A questo punto, diventa naturale la seguente


caratterizzazione della convessit`a.
Teorema. Se f : I R `e continua, derivabile su I

, allora f `e convessa se e
solo se f

`e crescente su I

.
Dimostrazione. Supponiamo che f sia convessa. Siano < due punti in I

.
Se < x < , per (b) si ha
f(x) f()
x

f() f()

,
78
da cui, essendo f derivabile in ,
f

() = lim
x
+
f(x) f()
x

f() f()

.
Analogamente, per (c) si ha
f() f()


f() f(x)
x
.
da cui, essendo f derivabile in ,
f

() = lim
x

f() f(x)
x

f() f()

.
Ne segue che f

() f

(), il che dimostra che f

`e crescente.
Viceversa, supponiamo f

crescente. Presi x
1
< x
2
< x
3
, per il teorema di
Lagrange abbiamo che

1
]x
1
, x
2
[ : f

(
1
) =
f(x
2
) f(x
1
)
x
2
x
1

2
]x
2
, x
3
[ : f

(
2
) =
f(x
3
) f(x
2
)
x
3
x
2
.
Essendo f

crescente, si ha che f

(
1
) f

(
2
); ne segue (a).
Diremo che f `e strettamente convessa se, comunque presi tre punti x
1
<
x
2
< x
3
in I, si ha
(a

)
f(x
2
) f(x
1
)
x
2
x
1
<
f(x
3
) f(x
2
)
x
3
x
2
.
Equivalentemente, possiamo scrivere le analoghe
(b

)
f(x
2
) f(x
1
)
x
2
x
1
<
f(x
3
) f(x
1
)
x
3
x
1
,
(c

)
f(x
3
) f(x
1
)
x
3
x
1
<
f(x
3
) f(x
2
)
x
3
x
2
.
Vale la seguente caratterizzazione.
Teorema. Se f : I R `e continua, derivabile su I

, allora f `e strettamente
convessa se e solo se f

`e strettamente crescente su I

.
Dimostrazione. Dovremo modicare un pochino la dimostrazione del teorema
precedente. Supponiamo che f sia strettamente convessa e siano < due
punti in I

. Se < x <
1
2
( + ), per (b

) si ha
f(x) f()
x
<
f(
+
2
) f()
+
2

<
f() f()

,
79
da cui
f

() = lim
x
+
f(x) f()
x

f(
+
2
) f()
+
2

<
f() f()

.
Analogamente, se
1
2
( + ) < x < , per (c

) si ha
f() f()

<
f() f(
+
2
)

+
2
<
f() f(x)
x
.
da cui
f

() = lim
x

f() f(x)
x

f() f(
+
2
)

+
2
>
f() f()

.
Ne segue che f

() < f

(), il che dimostra che f

`e strettamente crescente.
Viceversa, supponiamo f

crescente. Presi x
1
< x
2
< x
3
, usando il teore-
ma di Lagrange, esattamente come per il teorema precedente si dimostra che
vale (a

).
Diremo che f `e concava se la funzione (f) `e convessa o, equivalente-
mente, se vale (a) ma con il segno di disugualianza invertito. Diremo che f `e
strettamente concava se la funzione (f) `e strettamente convessa o, equiva-
lentemente, se vale (a

) ma con il segno di disugualianza invertito. Si possono


scrivere, naturalmente, gli analoghi teoremi che caratterizzano la concavit`a (o
la stretta concavit`a) di f con la decrescenza (o la stretta decrescenza) di f

.
Arriviamo quindi al seguente corollario, che trova spesso applicazione in
situazioni pratiche.
Corollario. Sia I un intervallo e f : I R una funzione continua, derivabile
due volte su I

. Si ha che:
a) se f

(x) 0 per ogni x I

, allora f `e convessa;
b) se f

(x) > 0 per ogni x I

, allora f `e strettamente convessa;


c) se f

(x) 0 per ogni x I

, allora f `e concava;
d) se f

(x) < 0 per ogni x I

, allora f `e strettamente concava.


Analogamente a quanto gi`a osservato per le funzioni monotone, anche qui in
a) e c) valgono anche le implicazioni opposte: se f `e convessa, allora f

(x) 0
per ogni x I

, e similmente se f `e concava. Ma cos` non `e per b) e d) (vedi


ad esempio f(x) = x
4
).
Esempi. 1) La funzione esponenziale f(x) = e
x
`e strettamente convessa: si
ha
f

(x) = e
x
> 0 ,
per ogni x R. La sua inversa ln(x), il logaritmo naturale, `e una funzione
strettamente concava.
80
2) Tenuto conto delle derivate delle funzioni trigonometriche, si ha che:
cos x `e
_

_
strettamente concava su
_


2
,

2
_
,
strettamente convessa su
_

2
,
3
2
_
,
sin x `e
_
_
_
strettamente concava su [0, ] ,
strettamente convessa su [, 2] .
I punti che separano un intervallo in cui si ha convessit`a da un altro in cui si
ha concavit`a si chiamano punti di esso.
Analoghe considerazioni si possono fare per le altre funzioni elementari n
qui studiate.
Abbiamo inoltre dimostrato la seguente propriet`a delle funzioni convesse
derivabili: in breve, essa dice che il loro graco sta sempre al di sopra delle
rette ad esso tangenti.
Teorema. Se f : I R `e convessa e derivabile in un punto x
0
I, allora
f(x) f

(x
0
)(x x
0
) + f(x
0
) ,
per ogni x I.
Dimostrazione. La disguaglianza `e sicuramente vericata se x = x
0
. Se x > x
0
,
preso h > 0 tale che h < x x
0
, per la convessit`a si ha
f(x) f(x
0
)
x x
0

f(x
0
+ h) f(x
0
)
h
.
Passando al limite per h 0, si ha
f(x) f(x
0
)
x x
0
f

(x
0
) ,
da cui la disuguaglianza cercata.
Se x < x
0
, preso h < 0 tale che [h[ < x
0
x, per la convessit`a si ha
f(x
0
) f(x)
x
0
x

f(x
0
) f(x
0
+ h)
h
,
e si conclude analogamente.
81
Lezione 30 del 18/12/2013:
Le regole di de lHopital
Iniziamo con lintrodurre la seguente generalizzazione del teorema di Lagrange.
Teorema (di Cauchy). Se f, g : [a, b] R sono due funzioni continue, deri-
vabili su ]a, b[ , con g

(x) ,= 0 per ogni x ]a, b[ , allora esiste un punto ]a, b[


tale che
f

()
g

()
=
f(b) f(a)
g(b) g(a)
.
Dimostrazione. Consideriamo la funzione h : [a, b] R denita da
h(x) = (g(b) g(a))f(x) (f(b) f(a))g(x) .
Si vede che essa `e continua, derivabile su ]a, b[ , e h(a) = h(b). Per il teorema
di Rolle, esiste un punto ]a, b[ tale che h

() = 0. Ne segue la tesi.
Il seguente risultato `e noto come regola di de lHopital nel caso indeter-
minato del tipo
0
0
.
Teorema. Sia I un intervallo
20
contenente x
0
e f, g : I x
0
R due
funzioni derivabili, con g

(x) ,= 0 per ogni x I x


0
, tali che
lim
xx
0
f(x) = lim
xx
0
g(x) = 0 .
Se esiste il limite
lim
xx
0
f

(x)
g

(x)
,
allora esiste anche il limite
lim
xx
0
f(x)
g(x)
,
e i due coincidono.
Dimostrazione. Sia l = lim
xx
0
f

(x)
g

(x)
(possibilmente l = + o ); estendiamo
le due funzioni anche al punto x
0
ponendo f(x
0
) = g(x
0
) = 0. In questo modo
f e g saranno continue su tutto I. Per il teorema di Cauchy, per ogni x ,= x
0
esiste un punto
x
]x
0
, x[ (che dipende da x)
21
tale che
f

(
x
)
g

(
x
)
=
f(x) f(x
0
)
g(x) g(x
0
)
=
f(x)
g(x)
.
Se x x
0
, si ha che anche
x
x
0
, per cui, usando il teorema sul limite di
una funzione composta,
lim
xx
0
f(x)
g(x)
= lim
xx
0
f

(
x
)
g

(
x
)
= lim
yx
0
f

(y)
g

(y)
= l .
20
Qui e in seguito si sottintende che lintervallo I sia non degenere.
21
Qui e nel seguito, nel caso in cui x sia minore di x
0
, con il simbolo ]x
0
, x[ si intende
indicare lintervallo ]x, x
0
[ .
82
Il teorema precedente non esclude la possibilit`a che x
0
sia un estremo
dellintervallo I, nel qual caso si parler`a di limite destro o limite sinistro.
La regola di de lHopital si estende anche ai casi in cui x
0
= + o .
Vediamo qui il primo caso.
Teorema. Sia I un intervallo non limitato superiormente e f, g : I R due
funzioni derivabili, con g

(x) ,= 0 per ogni x I, tali che


lim
x+
f(x) = lim
x+
g(x) = 0 .
Se esiste il limite
lim
x+
f

(x)
g

(x)
,
allora esiste anche il limite
lim
x+
f(x)
g(x)
,
e i due coincidono.
Dimostrazione. Sia l = lim
x+
f

(x)
g

(x)
; denendo le due funzioni F(x) = f(x
1
) e
G(x) = g(x
1
), si ha che G

(x) ,= 0 per ogni x e


lim
x0
+
F(x) = lim
x0
+
G(x) = 0 .
Inoltre,
lim
x0
+
F

(x)
G

(x)
= lim
x0
+
f

(x
1
)(x
2
)
g

(x
1
)(x
2
)
= lim
x0
+
f

(x
1
)
g

(x
1
)
= lim
y+
f

(y)
g

(y)
= l .
Per il teorema precedente, si ha che anche lim
x0
+
F(x)
G(x)
= l; pertanto,
lim
x+
f(x)
g(x)
= lim
u0
+
f(u
1
)
g(u
1
)
= lim
u0
+
F(u)
G(u)
= l .
Risulta talvolta utile il seguente
Teorema. Sia I un intervallo contenente x
0
e f : I R una funzione,
continua in x
0
, e derivabile in ogni x ,= x
0
. Se esiste il limite
l = lim
xx
0
f

(x) ,
allora esiste anche la derivata di f in x
0
e si ha f

(x
0
) = l.
Dimostrazione. Siano F(x) = f(x) f(x
0
) e G(x) = x x
0
. Abbiamo che
lim
xx
0
F(x) = lim
xx
0
G(x) = 0 ,
83
e
lim
xx
0
F

(x)
G

(x)
= lim
xx
0
f

(x) = l .
La regola di de lHopital ci dice quindi che
lim
xx
0
f(x) f(x
0
)
x x
0
= lim
xx
0
F(x)
G(x)
= l ,
ossia f

(x
0
) = l.
Vediamo ora che le regole di de lHopital continuano a valere anche nei casi
indeterminati del tipo

, dove pu`o essere + o . Ad esempio, nel caso


in cui x
0
sia un numero reale, si ha il seguente
Teorema. Sia I un intervallo contenente x
0
e f, g : I x
0
R due funzioni
derivabili, con g

(x) ,= 0 per ogni x I x


0
, tali che
lim
xx
0
f(x) = , lim
xx
0
g(x) = .
Se esiste il limite
lim
xx
0
f

(x)
g

(x)
,
allora esiste anche il limite
lim
xx
0
f(x)
g(x)
,
e i due coincidono.
Dimostrazione.
22
Sia l = lim
xx
0
f

(x)
g

(x)
. Supponiamo dapprima l R, e che x
0
non
sia lestremo destro dellintervallo I. Fissiamo > 0. Allora esiste un
1
> 0
tale che
x
0
< x < x
0
+
1

(x)
g

(x)
l


2
.
Per il teorema di Cauchy, per ogni x ]x
0
, x
0
+
1
[ , esiste un
x
]x, x
0
+
1
[
tale che
f

(
x
)
g

(
x
)
=
f(x
0
+
1
) f(x)
g(x
0
+
1
) g(x)
,
per cui
x
0
< x < x
0
+
1

f(x
0
+
1
) f(x)
g(x
0
+
1
) g(x)
l


2
.
Possiamo inoltre supporre che
1
sia tale che
x
0
< x < x
0
+
1
f(x) ,= 0 e g(x) ,= 0 .
Scriviamo
f(x
0
+
1
) f(x)
g(x
0
+
1
) g(x)
= (x)
f(x)
g(x)
,
22
Dimostrazione non svolta a lezione.
84
e osserviamo che
lim
xx
0
(x) = lim
xx
0
1 f(x
0
+
1
)/f(x)
1 g(x
0
+
1
)/g(x)
= 1 .
Pertanto, esiste un ]0,
1
[ tale che, se x
0
< x < x
0
+ , allora
(x) > 0 , (x)(l + ) l +

2
e (x)(l ) l

2
.
Quindi, se x
0
< x < x
0
+ , si ha
l
1
(x)
_
l

2
_

1
(x)
f(x
0
+
1
) f(x)
g(x
0
+
1
) g(x)

1
(x)
_
l +

2
_
l + ,
da cui

f(x)
g(x)
l

.
Abbiamo cos` dimostrato che
lim
xx
+
0
f(x)
g(x)
= l .
In modo del tutto analogo si dimostra che, se x
0
non `e lestremo sinistro
dellintervallo I, allora
lim
xx

0
f(x)
g(x)
= l ,
per cui il teorema `e dimostrato, nel caso in cui l R.
Supponiamo ora l = + e che x
0
non sia lestremo destro dellintervallo
I. Fissiamo > 0. Allora esiste un
1
> 0 tale che
x
0
< x < x
0
+
1

f

(x)
g

(x)
2.
Procedendo come sopra, possiamo dedurre che
x
0
< x < x
0
+
1

f(x
0
+
1
) f(x)
g(x
0
+
1
) g(x)
2.
Possiamo inoltre supporre che
1
sia tale che
x
0
< x < x
0
+
1
f(x) ,= 0 e g(x) ,= 0 .
Deniamo (x) come sopra. Esiste un ]0,
1
[ tale che
x
0
< x < x
0
+ (x)
1
2
.
Quindi, se x
0
< x < x
0
+ , si ha
1
(x)
f(x
0
+
1
) f(x)
g(x
0
+
1
) g(x)

1
(x)
2 ,
85
da cui
f(x)
g(x)
.
Abbiamo cos` dimostrato che
lim
xx
+
0
f(x)
g(x)
= +.
In modo del tutto analogo si dimostra che, se x
0
non `e lestremo sinistro
dellintervallo I, allora
lim
xx

0
f(x)
g(x)
= +,
per cui il teorema `e dimostrato, nel caso in cui l = +. Il caso l = `e del
tutto analogo al precedente.
Anche nel caso indeterminato del tipo

si possono scrivere gli analoghi


teoremi se x
0
= + o . Vediamo il primo caso.
Teorema. Sia I un intervallo non limitato superiormente e f, g : I R due
funzioni derivabili, con g

(x) ,= 0 per ogni x I, tali che


lim
x+
f(x) = , lim
x+
g(x) = .
Se esiste il limite
lim
x+
f

(x)
g

(x)
,
allora esiste anche il limite
lim
x+
f(x)
g(x)
,
e i due coincidono.
La dimostrazione `e analoga a quella del caso
0
0
.
Lezione 31 del 19/12/2013:
La formula di Taylor
Il seguente teorema ci fornisce la cosiddetta formula di Taylor con resto di
Lagrange.
Teorema. Siano x ,= x
0
due punti di un intervallo I e f : I R una funzione
derivabile n + 1 volte su I. Allora esiste un ]x
0
, x[ tale che
f(x) = p
n
(x) + r
n
(x) ,
dove
p
n
(x) = f(x
0
) +f

(x
0
)(x x
0
) +
1
2!
f

(x
0
)(x x
0
)
2
+. . . +
1
n!
f
(n)
(x
0
)(x x
0
)
n
`e il polinomio di Taylor di grado n associato alla funzione f nel punto x
0
e
r
n
(x) =
1
(n + 1)!
f
(n+1)
()(x x
0
)
n+1
`e il resto di Lagrange.
86
Dimostrazione. Osserviamo che il polinomio p
n
soddisfa alle seguenti propriet`a:
_

_
p
n
(x
0
) = f(x
0
) ,
p

n
(x
0
) = f

(x
0
) ,
p

n
(x
0
) = f

(x
0
) ,
.
.
.
p
(n)
n
(x
0
) = f
(n)
(x
0
) .
Applicando il teorema di Cauchy, troviamo un
1
]x
0
, x[ tale che
f(x) p
n
(x)
(x x
0
)
n+1
=
(f(x) p
n
(x)) (f(x
0
) p
n
(x
0
))
(x x
0
)
n+1
(x
0
x
0
)
n+1
=
f

(
1
) p

n
(
1
)
(n + 1)(
1
x
0
)
n
.
Applicando di nuovo il teorema di Cauchy, troviamo un
2
]x
0
,
1
[ tale che
f

(
1
) p

n
(
1
)
(n + 1)(
1
x
0
)
n
=
(f

(
1
) p

n
(
1
)) (f

(x
0
) p

n
(x
0
))
(n + 1)(
1
x
0
)
n
(n + 1)(x
0
x
0
)
n
=
f

(
2
) p

n
(
2
)
(n + 1)n(
2
x
0
)
n1
.
Procedendo per induzione, troviamo n + 1 elementi
1
,
2
, . . . ,
n+1
tali che
f(x) p
n
(x)
(x x
0
)
n+1
=
f

(
1
) p

n
(
1
)
(n + 1)(
1
x
0
)
n
=
f

(
2
) p

n
(
2
)
(n + 1)n(
2
x
0
)
n1
.
.
.
=
f
(n+1)
(
n+1
) p
(n+1)
n
(
n+1
)
(n + 1)!(
n+1
x
0
)
0
.
Se x > x
0
, si ha
x
0
<
n+1
<
n
< . . . <
2
<
1
< x ,
mentre se x < x
0
si ha lordine opposto. Essendo la derivata (n + 1)esima
di un polinomio di grado n sempre nulla, si ha che p
(n+1)
n
(
n+1
) = 0 e ponendo
=
n+1
si ottiene la tesi.
Si noti che il polinomio di Taylor p
n
potrebbe in realt`a avere un grado
inferiore a n; ci sono addirittura delle funzioni non costanti per cui esso risulta
di grado 0 (cio`e p
n
`e una funzione costante) per ogni scelta di n.
Esempi. Determiniamo il polinomio di Taylor di alcune funzioni considerando
per semplicit`a il caso x
0
= 0.
1) Sia f(x) = e
x
. Si ha:
p
n
(x) = 1 + x +
x
2
2!
+
x
3
3!
+ . . . +
x
n
n!
.
2) Sia f(x) = cos x. Allora, se n = 2m o n = 2m + 1,
p
n
(x) = 1
x
2
2!
+
x
4
4!

x
6
6!
+ . . . + (1)
m
x
2m
(2m)!
.
87
3) Sia f(x) = sin x. Allora, se n = 2m + 1 o n = 2m + 2,
p
n
(x) = x
x
3
3!
+
x
5
5!

x
7
7!
+ . . . + (1)
m
x
2m+1
(2m + 1)!
.
Teorema. Per ogni x R, si ha che
e
x
= lim
n
_
1 + x +
x
2
2!
+
x
3
3!
+ . . . +
x
n
n!
_
.
Dimostrazione. La formula `e chiaramente vera se x = 0. Se x ,= 0, per la
formula di Taylor con resto di Lagrange, esiste un ]0, x[ tale che f(x) =
p
n
(x) + r
n
(x), con
r
n
(x) = e

x
n+1
(n + 1)!
.
Vogliamo dimostrare che lim
n
r
n
(x) = 0. Osserviamo che
[r
n
(x)[ e
|x|
[x[
n+1
(n + 1)!
,
e sappiamo che, per ogni a > 0, si ha lim
n
a
n
n!
= 0. Ne segue la tesi.
Scriveremo brevemente
e
x
=

n=0
x
n
n!
,
la serie di Taylor associata alla funzione esponenziale nel punto x
0
= 0.
Con analoga dimostrazione, si ha pure il seguente
Teorema. Per ogni x R, si ha che
cos x = lim
m
_
1
x
2
2!
+
x
4
4!

x
6
6!
+ . . . + (1)
m
x
2m
(2m)!
_
,
sin x = lim
m
_
x
x
3
3!
+
x
5
5!

x
7
7!
+ . . . + (1)
m
x
2m+1
(2m + 1)!
_
.
Scriveremo brevemente:
cos x =

m=0
(1)
m
x
2m
(2m)!
, sin x =

m=0
(1)
m
x
2m+1
(2m + 1)!
.
Ringraziamento. Questo corso `e stato aancato da una serie di lezioni di
esercitazione, tenute dal dott. Giampiero Palatucci. Desiderlo ringraziarlo per
il lavoro svolto.
88