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I Rituali della Morte

di Nannai

La vita degli individui di tutti i popoli sia del Presente che del Passato da sempre scandita da importanti avvenimenti che coinvolgono non solo il singolo individuo ma tutto il gruppo a cui questo individuo appartiene. Ogni individuo qualcosa di unico per il gruppo di cui fa parte e l'accettazione nel gruppo avviene solo dopo che questo ha superato alcune prove. Queste possono coinvolgere attivamente o passivamente l'individuo. Passiva sicuramente la prova che i nuovi nati, in una popolazione primitiva, devono affrontare per essere accettati dal gruppo. Prima che ci avvenga, il neonato deve superare il primo anno di vita perch possa venir accettato sia dai genitori che dal gruppo e solo allora gli verr assegnato un nome con cui chiamarlo. I momenti importanti della vita di un individuo sono la nascita, l'iniziazione all'et adulta, l'unione coniugale e la morte . Tutti questi momenti sono sempre profondamente segnati da pericoli che possono anche portare alla morte. Cos noto che, in molte trib del passato, al momento della pubert dei ragazzi, quest'ultimi si sottopongano a cerimonie di iniziazione; e una delle pi comuni quella di fingere di ucciderlo per poi riportarlo in vita. Una volta rinato gli viene anche assegnato un nuovo nome e con questo nuovo nome verr chiamato dagli altri appartenenti al gruppo. Questo rito che probabilmente memoria di antichi rituali in cui il ragazzo doveva affrontare realmente delle prove pericolose si trasformato in una forma pi attenuata in cui la morte solo simbolica. E' opinione di molti che questi fenomeni non avvengano pi nella nostra societ occidentale. Questo vero solo in parte, alcune forme sono andate attenuandosi fino a scomparire ma riti di iniziazione avvengono continuamente in gruppi di fratellanze come la massoneria o nell'inserimento in gruppi religiosi. Anche in questi casi comune osservare un rituale in cui compare una morte simbolica e subito dopo la rinascita. Come pu, ormai, apparire evidente in tutte queste tappe della vita di un individuo sempre presente la morte. Questa parola ormai tab nella opulenta e longeva societ occidentale. Nella nostra societ questo fenomeno sempre pi relegato in luoghi appartati e lontani dalla comunit a cui il defunto apparteneva e spesso lontano anche dalla famiglia. La morte del corpo fisico rappresenta la vera morte. E' il momento in cui l'individuo lascia realmente la comunit: egli l'abbandona lasciando un vuoto in essa e nei cuori

dei suoi componenti. E' dunque, un fenomeno cruciale per la sopravvivenza stessa del gruppo. Quest'ultimo deve quindi porre in atto alcuni rituali per fare s che esso sopravviva e il defunto percorra la sua strada senza intoppi. Anche in Sardegna si possono osservare questi fenomeni, in particolare per quanto riguarda i rituali funebri. Per poter parlare di queste usanze sar utile riportare alcuni esempi relativi a questi riti. Per fare ci mi voglio avvalere di un saggio di recente pubblicazione della giovane sociologa Stefania Mattana, intitolato "Ritualit della Morte in Barbagia". Il saggio si presenta come un ottimo lavoro di raccolta delle testimonianze relative alla morte nella societ contemporanea della Sardegna e in particolare della Barbagia. Esso si inserisce tranquillamente tra i migliori studi antropologici ed etno-sociologici relativi alle usanze e ai riti della Sardegna. Il suo valore aumenta per la recente pubblicazione in quanto mette in evidenza quali usanze e riti continuano a venir mantenuti e quali sono andati perduti. Della Sardegna si dice che in essa vi si possano trovare delle antiche credenze ancora vive. Non sempre cos, ma forse per quanto riguarda le usanze funebri sembra che sia vero. Il saggio della Mattana riporta fedelmente quali sono i rituali che ancora oggi vengono compiuti nella Sardegna contemporanea. Quello che pi mi ha impressionato che nei racconti dei testimoni e degli intervistati vengono ricordate figure come S'Accabadora, le Panas, le Rias e le Prefiche. Tra tutte, le Prefiche sono quelle che mi hanno permesso di richiamare alla memoria letture passate sulle usanze funebri che venivano svolte nell'antico mondo euromediterraneo. Il compito delle Prefiche era quello di ricordare solennemente le azioni compiute in vita dal morto attraverso un canto tragico e lamentoso. Dai sardi vengono chiamate "Attitadoras", e come si pu leggere nel saggio della Mattana, esse sono come delle "sacerdotesse dell'aldil che evocano la morte, interagendo con gli elementi infausti e tetri". Queste figure erano sempre di sesso femminile, raramente si ricordano uomini, in genere parenti strette del defunto o altre volte semplici vicine di casa. Ad esse si univano le lamentatrici di "professione", chiamate per intonare i loro antichi canti composti da parole in versi che rasentavano la composizione poetica. Ma ci che pi incuriosisce, e in un certo senso affascina, sono le azioni compiute da queste donne durante il loro triste canto. Ed ,proprio, nel loro agire che si riesce a trovare un filo conduttore con il passato:
"Esse iniziavano sommessamente il loro pianto, in un tono crescente che le portava ad urlare, strammazzare in terra o stare sulle ginocchia, a graffiarsi le guance, strappandosi la chioma, battendosi il petto e lacerando con i denti i fazzoletti con cui si asciugavano le lacrime...."

da: "Ritualit della Morte in Barbagia" di Stefania Mattana Zna Editrice

Questo passo, tratto dal saggio della Mattana, richiama alla memoria un ben pi famoso pianto. Il lamento di uno degli eroi della Guerra di Troia, Achille pi veloce che si strazia per la morte del suo caro amico e compagno, Patroclo, caduto in battaglia per mano del valoroso Ettore. Come si pu leggere nel passo, che riporto qui sotto, numerosi sono i punti di contatto che richiamano alla mente il lamento delle Attitadoras sarde, testimoniando che le azioni compiute da queste donne si sono fossilizzate nel tempo all'interno di un rito che non mutato nei millenni. "Mentre che questi pensieri agitava nel sangue e nel cuore, ecco gli venne vicino il figliulo di Nestore chiaro, lagrime calde versando, e messaggio parl di dolore; Ahim, figlio di Peleo guerriero, che tristo messaggio ascolterai! quale cosa, che no, non doveva accadere! Patroclo giace atterrato, ed al morto si battono intorno! nudo! che l'armi Ettore ha, il guerriero dell'elmo ondeggiante. Disse; e colui del dolore la nuvola nera coperse: con le due mani egli prese la polvere del focolare, e sulla veste odorata aderiva la cenere nera. Esso gigante cos nella polvere lungo disteso tutto giaceva, la chioma strappandosi con le sue mani, mentre le ancelle che Achille avea prese con Patroclo, in guerra, tutte dolenti nel cuore strillavano forte, e via, fuori corsero intorno ad Achile guerriero, e l tutte con mano si percottevano il petto, e si sciolsero a tutte i ginocchi. D'altra parte versava le lagrime Antiloco, a goccie, con nelle proprie le mani d'Achille, che muto gemeva; ch'esso temea non la gola cos si tagliasse col ferro." Iliade, Liber XVII, 15-34. Il lutto un altro momento particolare dei riti funebri sia per la famiglia che per la comunit; un momento in cui la comunit matura ed elabora la mancanza della persona scomparsa. Quello che pi impressionante che, anche, a questo livello si pu individuare quello che abbiamo messo in rilievo per il singolo individuo. Nei riti, di cui abbiamo parlato pi sopra, abbiamo sempre visto che dopo la morte simbolica dell'individuo questa veniva seguita da una rinascita. Cos, anche nel caso della morte fisica, della vera morte che sottrae il proprio caro alla famiglia e alla comunit, nei

diversi popoli si sviluppata la convinzione nell'immortalit dell'individuo oppure nella sua capacit di rinascere in una nuova vita. Ed solo quando tutti i rituali che accompagnano il lutto sono stati compiuti, e che servono alla comunit per elaborare la perdita, solo allora il defunto veramente libero. Il suo viaggio verso l'altro mondo andato a buon fine grazie ai riti.

Bibliografia - Gregory Smyth -Il Cannibalismo. Due esempi amazzonici.- Loescher Editore Torino 1983 - James Frazer - Il Ramo d'Oro - Newton&Compton Editori - Stefania Mattana - Ritualit della Morte in Barbagia - Zna Editrice di Mario Murru, 2010 - Omero - Iliade. Liber XVII, 15-34