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stizia nelle favole, piuttosto che lasciarla esposta alle dispute.

In-

fatti, prima che si

gorninciasserc

dl td

ge-

si m

prema, ma potere con zione degli n9n rnisuravano la giustizia con leggi dello Stato, no. erano mantenuti in pace da discussioni, ma dalla forza del potere. Anzi, veneravano la potest suprma, sia che risiedesse in un solo uomo, o vinit
per

non si
tuota, s teria, Ia dello St

ra davvero capace di una pace e I'et dell'oro, che non ebbero fine finch, cac-ciat nb, si cominci ad inseprendere gnare contro i re. Sembra, innon solo si siano accorti di tutto questo, somm nel modo migliore in una delle loro favole. ma 1o

immaginare di nsn s6nerV vati. La semplicit di quei sciocchezza tanto dotta, Uo

non
essi

Racco

Issione,

invitato a banchetto da Giove,


equina,

a ricevuto il suo aspetto; e


Parte urnana ed in parte

sedutla. lYIa aL posto della dea,


ne

Mutati i nomi, cme se avesa consiglio sulle supreme queno sottomettere al loro giudizio
-generato

una sua immagin e, falsae vuota, .'"ti'. i dogmi biforrni dei filosofi rrrorali, in parte retti e belli, in parte stolti e brutali, causa di og,i lotta di ogni strage. Poich simili opinioni nascono ogni g i desse quelle nubi, s rnsstrasge, in base non viono dottrine aurcntiche del gius e del male, eccetto le leggi istituite nessuno deve ricercare 5e un'azione- sat giusta o ingiusta, buona o cattiva, eccetto chi ha ricevuto dallo tato l'incaiico di interpretare le sue-leggi; costui non solo indicherebbe la via regia della pace, ma anche i sendert oscxrl e te.nebrosi della sedizione. E non si pu immaginare nulla di piri utle.

:'-T3:;fiflSrT:ff*:

ttono e negano Ia stessa cosa? an9 a parole quanto ammet_ che tutd gli Stati,.-nche lcmi, proteggono i propri con_

essl ammettono il timore e Ia ussioni Io _negano; cio, p;; se stessi..D,alffa parte alcuni

Era
70

Zeus.

_ '' Cfr. E 1: Concerni llrr'r i .ii.*" tyr.-n i,,rr rhe u.ry matiei ot c r'rtrr)rr, and form, and the
<<

suficient to use a .,tf;!::["L,no-t ia-,tr,,o.l"rrt.ll" TSt::l[q justice


.

71

in ld...guerra tutti haruro dirit"to . ,*,.-i. cose. tutti, e che euindi, che , tutti gli uomid, p.r necessit defla -:- aY-*:,* !"t- ---.4:!rslqt Y\rruL,lIU LlLlfe ' ""r*ra. uogu-orroJ;
,

di natura), non altro che

una. guerra

di tutti contro

,..J4/'
I

Sacre s( precedenti ho razionalmente dim

bri in contrasto ion i.

Nell'ultima parte, intitolata Religione, pr evitare che

sem_

l,,.io; iI (imore,t le dtre dtre ,,,fira, \llar F L,iy ,e le_ $Iio) il gimore,r
ssere

animali, -senza con ci 1 1 -passioni -osf cattivi per tura. Restando saldo il fondamento da.-/ g9- potto, mostr!, primo-, che la condizione degli uomini fuori della societ civile (condizione che si pu ber; chiamare stato
thing with
oe .

comanda sui cristi ani atttaverso

ttlt:

tazione comunemente accolta,

72

7i

Nota

, e un torto nei confronti di Dio.

27. Poich la maggior parte degli uomini non affatto di-

2s.G lAni uaiAti'ono-;

Quindi si deve concludere che la legge di natura obbliga sempre e dovunque nel loro interno, cio,li coscieflza, -. rn sem.pre nel loro esterno, bensf soltanto quando lo si possa fare in
sicurezza.

_i

30' Da quantg si finora detto ,ir,rlt. chiaro,,_co're so$o facili da osseri.* 1; i;'i"oororo;..h-ii.edono sortanto ,no ? La piecisazione: in statu nanuali stata aggiunta n L3.
111

110

cittadini,

il fatto di non essere tutti ammessi alle deliberazioni pubbliche. 10. Le deliberazioni civili non sono oppottunamente afrdate a grandi adunanze, pet l'inesperienza dei piri. 11. Pet l'eloquenza. 12. Per le fazioni. 11. Per l'instabilita dele leggi. L4. Per la maflc t:rz^ di segretezza. 15.

tanto peggiore, quanto piri se ne allontana.

o diritto di

il

cui si, succede al penser cosi che il


succes-

padre non abbia

x.

Conlronto delle tre specie di Stato, riguardo agli suantaggi di


ciascuna

di

esse

deruocrozia, l'aristouazia e la quale di esse confronhndole, accertare, ora Dovremo monarcbia. a procurare e pace la mantenere piri a adatta sia generale i in primo luogo, in Ma vantaggi. loro -fli che sia creda Staio, dello svantaggi . vantaggi costiche sto proprio a a ciascuno vivJre megt6tui uno Stato. Fuori del stato civile, ciascuno ha una libert del tutto comPleta, D sterile, poich chi,-per la sua libert, fa tutte le cose t.ro arbittio, per la libert degli altri patisce -tutte " altrui. Invece, una volta costituito lo Stato, le cose, ad arbitrio ciascuno dei cittadini consefva tanta libert, quanta basta per vivere bene e con ranquillit; e agli alui ne viene tolta tarfia, da non renderli piti temibili. Fuori aeilo Stato ciascuno ha diritto di nessuna di esse. Nello a tutte le cose, ma nessuno pu godere -sisxezza di un diritto limitato. Stato, invece, ciascuno gode-con Fuori dello Stato, chiuque pu essere legittimamente spogliato e ucciso da chiunque altio. Nello Stato, soltanto da uno. Fuori dello Stato, siamo protetti soltanto dalle nostre f.orue. Nello Stato, dalle f.orze'di tutti. Fuori dello Stato, il frutto dell'indusffia non sicuro per nessuno; nello Sta Stato, il potere delle la bruttu ra, la solitudine, Stato, il potere della ragione, lo splendore, la societ, la taffi

1. Si detto che cosa sono la

piri pesanti sotto il potere del popoto, che sotto un t ottdrca. 7. I cittadini innocenti sono meno esposti a punizioni sotto ui moflarca, che sotto il popolo. 8. La libet dei singoli ittadini non minore sotto trfi ttottarca, che sotto il popolo.9. Non costi,tuisce uno svantaggio per i
tasse sono

2. Aristotele,
l
u Sed

nel libro 7, capitolo !'4, della Politica

', sostiene

Aristotele, Politica, -iperi",

"i commoditatem refertur dterum ad parentis

YlI, 14. Cfr. Politicorum Libti VIII, cit., p.867: rupetioribus libris memoravimus, alterum ad imperantis,
.

166

t67

che sono me vostr

vaghati,
23. Infine, la

o giogo, e imparate da me
e troverete riposo alle anie e il mio carico leggero >.
se

Potere

come ho detto,
legge

di natura, cio
enunci

latto, viene

vatore, Matteor T. 12: dunque, tutte le cose che voi volete gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro >.

per adulterio, che fu addotto da Cristo come spiegazione della legge divina positiva, contro gli ebrei che non interpretavano correttamente la legge nosaica). Ho detto che tutta la lgge di Cristo viene esposta in quei capitoli: non tutta la dottrina. Infatti, una parte della dottrina cristiana la fede, che non viene compresa sotto il nome di legge. Le leggi riguardano le azioni, che seguono la nostra volont, non le opinioni nla fede, che sono fuoridella nostra potest, e non seguono la nostra volont.

24. Come tutta la legge di natura diaina, cosi, per conversione,_anche la legge di Cristo (che viene interamente esposta nei capitoli 5, 6,7, di Matteo) tutta dottrina di natura (eccetto l'unico comandamento che non si possa sposare la donna ripudiata

V.

Cause

e generazione dello

Stato

1' Le leggi natarari non sono sufEcienti a conservarc ra pace. 2. leggi di natilta tacciono nello iiato ai natui. ,.1^ sicurezza di vivere c,ondo.le leggi di natura -nriri. nella con di molti non abbastanza;;;;;,. fini il govetno di certi animali ;i-;*. ai sulla
.

Ii
se-

utiao.

C,osa sia Ia persona ci_ saddito. 12. Due generi

,otonta. propliasicurezzaec nasco


prop.i.' e
che in cu

di

"f:i )');r*::'Tl* 'h' tu' ;I";;."dIii. 'oss


'i'
t la

l. di oer _s evidente' 9-h. re azioni degri uomini derivano dalla volonti . r, ,rrira"dJl. rr;;;'J.drt timore. quindi,

d;i.Hi un

gatanziacontrot,.,rr!31':fl:?:'.

prowedere a se stesso in qu.Iri;rt;;d" a tutte le cose, o diritto di jorrro.


..2 Cft. E L: well

jllr'*r,i'l
Ed

;
s

lQ. LtedL2: u lfnin" understood, doe not

ir}I..r,

though

t22
123

;s-c, l-o! - 0",

L.t tie.l-'u

,o

r_,

.,.,-

1.

..

r, r.:_

non esistono. La verit della proposizione, cosf intesa, risulter per il lettore memote dimostrata a sufficienza nei parugrafi immediatamente precedenti. Ma poich in certi casi la dureza della conclusione cancella il ricotdo delle Prelqesse, qoglio riqssumere l'argomenrtazione, perch possa essere conidetdta con un-sOf sguaril-Ciascuno ha it diritt di corrseru"rri, per il paragtafo 7. Perci gli spetta il dititto di usare di tutti i mezzi necessari i tale fne, per il paragrafo 8. Ma sono mezzi necessari quelli che egli stesso giudichet essere tali, per il paragrafo 9. Perci gli spetta il diritto di fare e possedete tutto ci che giudicher essere necessario alla conservazione di s. Perci quello che viene fatto, fatto a buon diritto o meno, a giudizio di chi lo fa: quindi fatto a buon diritto. perci vero che nello stato di meta natuta, ecc. Se poi qualcuno pretende che riguardi la sua conservazione quello che neppure lui titiene la riguardi, pu peccare contro le leggi naturali, come spiegato ampiamente nel terzo capitolo. Qualcuno ha obiettato: se il figlio uccide il padre, commette o no un torto nei suoi conftonti? tispondo che il figlio non si pu considetare nello stato di natura, petch, non appena rrato, si trova in potest e sotto il potere di colui cui deve la propria conservazione, cio della madre, o del padre, o di chi lo nutre: come dimosrato nel nono capitolo.

nessun uomo; ma non che in tale stato sia impossibile Dio, o violare le leggi natutdi. Infatti l'ingiustizia nei confronti degli uomini presuppone le leggi umane, che nello stato naturale

nei conftonti

di

Peccare contro

.,1 !._l , ^

r ^ lr)

11.. si- giudicher facilmente. quanto poco una gaerra perpetua sia idonea alla conservaziorie del umano, e di ienere osua ciascun individuo. Ma. glesg natura perpetua, ryg-Ira per conclursi .6, ,.rr,rr, ,i;;;;,';'.il; del_ B:t.h,lor plr fuguagli?Ma dei contendenti: infatti, anche sui vincitori incombe sempre il pericolo, e si deve considera.. .r, miracolo per quanto forte, muore di vecchiaia. ur. sempi; ;;;;.uno,

di g".ia ci e nei tempi ili, ma alloia


sporche, pri-

\.

utile agli uomr.nr, llav_efe_ avuto le cose.Infata4'effetto di qui se non esistesse alcun diritto. seb-' dire di ogni cosa, questo nio, non ne poteva godere a causa del vicino, che con uguale diritto, . ,,.$.f e uguale f.otza pretendeva che la stessa cosa fosse sua.
12. Se alla naturale inclinazione degli uomini a provocarsi essi derivano dalle passioni q_ q9_s, si aggiunge il diritto di tutti a

rimanere nero ,,..o 1? :.?i?,ff*1",1.11: se stesso. Infatti ciascuno desidera p.. n..Lssit di ,rrt,r." ii ,.ro bene, e nessuno pensa che sia ii r;'b;; ;"grrra dt tutti contro -ir.r.") p.. natura legata a tale staro. cosf aEcade .h.;,p;; :lll1, recrproca) pensiamo che si debba uscire da tale sta;,t!-eJtcrre tei*oi, affinch, se si deve ,ff-"i...-lJ'go'rrro, non sia contro tutti, n senza aiuti.

3;'6;"'3ti:$:

rhorr'-,t

Ci attacca Con I'intenzione

di

altri; e la difficolt di.pre-' he risorse, confio- un nmico che


schiacciarci ed opprimerci', non si

n _ognuno continui tifuori

.(O

(^/t'

? Cfr. El: And how hard a thing it is to provide against an enemy invading us, vith an intention to oppresse, and ruine, though he come with a small number, and no great provision . Sembra trattarsi ancle in questo caso,

di un errore di

traduzione.

86

87

pid a desiderare il dominio che lir .societ. Si deve quindi stabiliie che le societ grandi e durevoli hanno tlajto origine non dalla benevole; ;.G;.. agii uomini, ma.dal timore reciproco **.
Note

l, ,,,*, ilttlt rn llrr*r r), rlr ,tllt t, lrrrrllos ,h'rrr' ,lulrit:u' ;,rrr:rri .lalla

COn lraiuto

minio sugli

CUi n.n Si sarebbero

Io stato: se combattono, aaua vittolill"

t.i_." .rq l lJru qeue X:ff volte con Ie arrni :,:?:, S,::r.-,, 11: a--_-t-----*, ' pil" e altri 1i strumenti di difesa: ,nde che, osando farsi irrcontro all,altm^ rnrssrn^ ^^^o^as^ l^ r:_.awiene

HH:.T:'?"::T'j:"',::1.:i''i::,-T.1.;;-i;"r.J':;.:Llilll.:l: tf ;; i;." ilf *:: '3[T;,T:':::i::::':"1',;-i'p';'i;#;H::'""r,:::#:::il"ffi


^

degli stati vicini; e anche !,.:Ifl? 5__ __-_-' 6. elruLr.llr ur ,:r,..:lfu",i"l"rlll;* ,p-...^,.,.Tji: sri oaflaglla, ::::t",**o,,till:*,1,,:'1'^'::i-.d"";",i;,ilffi per timore della fona reciproca, e di "i#;."'fl?,;.il:n*'ri Pace, p., essere vinti. p.,r."- gi :
-

.:::.:

;'r'f';::";d;;rTi

';

111T

ll#rlj::

reciproca tconsiste

'

I Atlo per nascita - Poich vediamo che la societ gi costiruita in atto fra gli uomini, e che nessuno vive fuori della societ, e Ltti desidetano i rapporti e la convemazione reciproca, pu sembrare una stupidaggine straordinaria avere posto sulla stess soglia della dottrina civile una simile pietra d'inciampo per i lettori: I'uomo non atto per nascita alla socie. Si deve dunque dire con maggiore chiarezza che in vrit l'uomo per narura,
i

'

dizione di
accettare

non se ne curano. chiato dunque che tutti gli uomini (essendo bambini) sono per nascita inadatti a a societ; e che molti, noltr. (forse ".ti la parte), vi restano inadatti p.. toti, la vita, p.; ;;; mdattia -maggior dell'animo o ione. Ma sia i bambini .h. gli adulti hanno natura reso atto alla societ ,ron d^U" n._ tura, ma dall' he se l,uomo fosse per nascita in con_ ..

come la loto utilit Io resta a chi non conosce i danni che derivano dalla rnancanza della societ. Per cui, i primi, non comprendendo cosa sia la societ, non possono entrare in essa, e i secondi, iinorandone i vantaggi,

aggtegazioni, ma nlTeanze, per strin La forua di questi patti e fede rest

urezza,.n.di garantirc.r" s. in_ uomini adulti, e considerir. "Bi"rrril qr"a el corpo ymano (la cui ,.i#r.]lJi.r, sia .o, gore, sapienza), e con quanta facilit sa ucciderne uno pi f,i.te, n* -.;U un mo_ fidando nelle ,ue ftrze, ,i ...d1--r,p.rio.. ono uguali coloro che possono 'altro. Ma coloro che possono fare cose farc il ;;;; -o""; suprema, cioe uccidere, possono tutti gli uomini sono per narura ugylffare-.;;; "srrii. r, al"..". La disug uagrianza ora presente stata introdotti d^11^ I.gge .iuil..
4.r La volont di nuoce.' p..sente in tut natura, ma non per Ia stessa- causa, n ugual Uno infatti, recondo t,ug"4ir"Tri' n'^ir*rJ] pe ette a se stesso (e questo valuta esattament. l. proprie forze). Un riore agli altri, v,role ce Io1" ;"ili,tutto un onore mfggiore degli altri (e questo o tracotante). La volont di nuol.... di que dalla.vanag-lo1ia, e da una irf"r, ,ri_, IIa del, plilro, Zu;i|^ necessit di difendere averi e Ia libert u.
5

'

, in parte nella volont di- nuocersi che non sjamo in g.rdo ne ai at_

in parte

nell,ugua_

desiderare

. ]

le condizioni pu i.** Dal tinzore reciproc, stato obiettato che gli uomini sono tanto lontani dal costituirsi in societ civile per paura che,-se si temessero reciprocamente, l'uno non potrebbe sopportare la vista dell'al6o. Chi muove questa obiezione ritiene, a rnio patere, che temere non sia altro che essere teto{azati. Io invece intendo con questo termine una previsione del male futuro; e ritengo che_ sia_ptoprio d.i chi ha paura non olo il fuggire, ma anche il sospettare, il diffidare, lo stare in guardia, n f.ar s( di rin avere nulla da temere. chi va a dormire, chiude Ia porta, chi viaggia, si atma: petch temono i ladri. Gli Stati sono soliti dfendere i lor"o" confini con

idoneo ad entrare in derano infatti la socie

bbe alt , ' Per

nascita
Desi_

ano di

derivano

'

rnoltre, la. Iotta ingegni Ia pi aspra, e da essa di necessit Ie 4:gti dirardi:;; ;#il m questo caso in_
sque enim vel secundus aequalitat
g,uae

.sibi . .I.:,.nts tgltur voluntas laedendi est

[. . .],_vel ,"p..ir-.rn'J.

luts ex

necessitate

res suas et

82i 8l

r1('r (onltlrrrti tli nessun uomo; ma non che in tale stato sia impossibile lx'('('nrc coDtro Dio, o violare le leggi natutali. Infatti l'ingiustizia nei confronti degli uomini presuppone le leggi umane, che nello stato naturale non esistono. La verit della proposizione, cosf intesa, risulter per il lettore memote dimosttata a sufficienza nei paragrafr immediatament precedenti. Ma poich in certi casi la durezza della conclusione cancella il ricordo delle Premesse, v-oglio tiassumere l'argomentazione, perch possa essere considerata con un solo sguard: Ciascuno ha il diritto di .orrrerv"rsi, per il paragrafo 7. Perci gli spetta il didtto di usare di tutti i mezzi necessari a tale fine, per il paragrafo 8. Ma sono mezzi necessari quelli che egli stesso giudichet essere tali, per il parugrafo 9. Perci gli sptta il dirit di fare e possedete tutto ci che giudicher essere necessario alla conservazione

pu negare che lo stato nat


r,

ti. AS
on

petua

13. Si giudicher facilme

ciascun perch

I'uguag
sempre

confron perch, deve la


nutfe:

I I

nello stato di natura,


potere padre,

di colui cui o di chi lo

ve di societ rimane

passati, dalle nazioni che efano , fa

per quanto forte, muore viene fornito, nel nostro

il

pericolo, e si deve con

g[

re.

in per necessit di natura il suo bene 7a gueta di tutti contro to. Cosf accade che, per paura uscire da tale stato, -e cercare ntare 7a gaerta' non sia contro

11. Ma non stato afratto utile agli uomini, l'avere avuto un simile diritto comune su tutte le cose. Infatti l'effetto di questci, diritto quasi lo stesso, che se non esistesse alcun diritto. Seb-' bene infatti ciascuno potesse dire di ogni cosa, questo mio, non ne poteva godere- a causa del vicino, che con uguale diritto, e uguale forua pretendeva che la stessa cosa fosse s;.

tutti, n senza aiuti.

la

14. forza, servirlo,

obusto

di un

liilri
i
I

ci

attacca con l'intenzione

di

schiacciarci ed opprimerci', non si


is-

vuole nostro

I I

. ',. lnvadl i, fii


86

oppresse, and ruine, though ision >. Sembra trattarsi anche

a thing it

to provide

against an enemy he come with

in

quesro

caso,

rarci 7a sicutezza che cerchiamo, tosto che tentare di recuperarlo

nostra conservazione utilizzarc

il

87

tura ruzionale. Chi ha adempiuto a tutto ci cui era obbligato,


giusto.

31. Tutti gli autori ammettono concordemente che la legge naturale lo stesso che la legge morale. Vediamo perch questo vero. Si deve sapere che bene e male sono nomi imposti alle cose per significare il desiderio o l'avversione di coloro che ^ttribuiscono tali nomi. Ma i desideri degli uomini sono diversi per la diversit dei loro temperamenti, lonsuetudini, opinioni: come possiamo vedere nelle cose percepite con i sensi, ad esempro il gusto, il tatto, l'olfatto; ma ancora di piri nelle cose che si tiferiscono alle azioni comuni della vita, dove quello che uno loda', cio, chiama buono, viene biasimato da un altro come cattiuo; e anzi, spessissimo, uno stesso uomo loda e biasima la stessa cosa in tempi diversi. Finch gli uomini fanno cosi, di necessit nascono discordie e lotte. Si tiovano dunque nello stato di guerra per tutto il tempo che, a causa della diversit dei desideri presenti, misurano il bene e il male con metri diversi. Ma finch si trovano in questo stato, tutti riconoscono facilmente che cattivo; e, di conseguenl:a, che la pace buona. Dunque, coloro che non potevano mettersi d'accordo sul bene presente, si accordano circa il futuro; )e questo opera della ragione, perch si percepiscono le ose-presenti con i sensi, quelle luture unic_4-mente con la ragione. Insegnando la ragione che la pace buona, segue, dalla stessa ragione, che sono buoni tutti i mezzi necessari alla pace, e che la modestia, l'equit, \a lealt, l'ananit, la nisericordia (che abbiamo dimostrato essere necessarie alla pace) sono dei costurni, o abitudini, buoni, cio, delle airtil. La .legge, dunque, per il f.atto stesso di prescrivere i mezzi per la pace, prescrive i buoni costurni, o airtil. Perci viene detta morale.

natura ruzionale, da cui deriva

rtL

i i

ii
rll
rrl
l

tttl

lrl

ll

32. Poich gli uomini non possono liberarsi del desiderio cui preferiscono i beni presenri (cui sono legati, per inevitabile conseguenza, molti mali imprevisti) a quelli fuiuri, avviene che, sebbene tutti consentano nel lodare la virt ora
furazionale per

rli

a, et ut prudens definiret

: Est igitur virtus h-bitus in ea mediocritatg posifi;

Aristotelis. Etbicorum Nico


rll

ll
l

.
il

tt2

tt3

rl
I

ptomissorio, ffia, a volte, affirmatorio: infatti chi ruffotza una propria afrermazione con un giaramento, promette di dire il vero. Se poi in alcuni luoghi era costume dei sudditi giurare per i loro re, questo venuto dal fatto che quei re volevano ch fosInfatti il giuraruento stato introne e il timore della potenza divina parola data, una pauru maggiore di gli uon ini (cui le nostre azioni possono restare nascoste)

III. Le altre lrgg, di

natara

if)

1' Seconda legge di natuta: si deae stare ai tti.2.Si deve rispettare Ia parola data con tutti, seiza eccezione. l. c-os il torto.4. si pu fare totto solo a colui, con cui abbiamo fatto un .*o.,,o. 5. Distinzione della in giustizia- degri aominri e dere oz;onj.-z'. Esame de[a distinzione !:t:!:: tD comt iltatioa e distribatiaa. 7. Non si f. tor contro chi ro vuore. g. Tetza Iegge di natura, suu'ingratitudlne, t. a";; Iegge di narura, che ciae t)erso gti dttl. e"i"ra legge di natuta, sulla e di naturl, che _l. le peru goorii"oo ,oti

giuramento deve essere reso in una formula di cui fa uso chi giura. Infatti inutile costringere qualcuno a giurare per un dio in cui non crede, e che dunque non teme. Anche se per lume naturale si pu sapere che Dio esiste, nessuno crede di dovere giurare con una formula o per un nome diversi da quelli contenuti nei precetti della sua rligione, cio (come uede chi giura) della religione vera.

2L Segue che il

i'1otoro.

Tredi primogenitara e la prima occupazione. 19. sull'incohmita dei mediatori'ii- porr. 20. sall'istituzione de,'arbitro. 2r. sJl*rirl regge
essere arbitro deua sua :ailsa. 22.

salle cose cbe si d-eaono possedere'in comune. 17. salle cose cbe si deootto iridrrl" a'sorte.lg.

di,natura, sull,eqaitA o .orrrroT, panialit. L6.

contro ta superbia. 14.K::T

\:;;r";,

{:ff::,'rlrl

22.Da questa definizione di giurarnento si pu comprendere cJre un semplice patto, non obbliga meno di un patto su cui abbiamo giurato. Infatti il patto che ci lega; il giaranefio si riferisce alla punizione divina, che sarebbe vano invocare, se la violazione del patto non fosse di per s illecita. Ma non sarebbe illecita, se il patto non obbligasse. Inoltre, chi rinuncia alla misericondia divina non si obbliga alla pena: sempre lecito distogliere da s una pena, anche se la si invocata su di s; e godere dell'indulgenza divina, se ci viene concessa. Quindi, l'effetto del giaranenro soltanto che gli uomini, inclini per natura alla violazione della parola data, abbiano maggiore motivo di paura.1._3)

non deaono sperare nessrt, prenii i;;;;;;';; c4as4' 2). Diciottesima r.gg. di nahrra, sai testinoni. 24. Diciannovesima Iegge di natura, non si ari,
sia o meno contro la legg tanto in foro intemo. 2g. conforme ad esse. 29. Le

Diciasr.r,.riff"

I.gr di natura, gli arbitri ;;irr" d.i cui giadicano la

di

liffi.t:*;:'^;'!,i"!rn
orr.*.i.

iir-tessnt

patto con yarbitro.25.ventesima t'uso detk ,osi*,. ze. llo che stiamo per fare
gi

di natura obbligano soldi natura con un atto

legge naturale non- ^propriam.i pr.t.#;;;r'l.gg., viene insegnata nelh Scr. ,..ittrrr.

.T,'.?;i; Iegge morale. 32. per qu;; ,;rir" ci che ,i -.tto suna legge naturare non coincide con quello che i f.losofi insegnano irrirro
31.

si sforza ai

iJ+,

di natura.

La,#Tlj';i.';
,.

alle virtri. 33. La non in quanto

patti non pu restare nascosta, o chi riceve la promessa non manca del potere di punire, significa f.arc pif di quello che necessario alla difesa di s, e mani: esta l'intenzione e il desiderio non del proprio bene, ma del male altrui. Per la sua stessa formula, il giaramento mira a suscitare l'ira di Dio; cio dell'onnipotente, contro coloro che violano la parola data, perch confidano nella propria potenza per sottrarsi alle pene ,r*rn.; e delT'onnisciente, contro coloro che sono soliti violare la parcla data, perch sperano di restare nascosti agli occhi degli uomini.
98

23. Esigere un giuratnento quando l'eventuale violazione dei

tolo precedente, che I legge di

1. La seconda legge natur palti,v rispettare la parola da


ama patto,.quando tale ffasferi-

a conseguire Ia pace, che abbiamo patiuito tili se non Ii ii man_ rispettare la parola data, neceseg

Y
mento della legge naturale, che si abbia l'animo pronto alla pace, quando Ia si pu avere.

de, che I'aggiungersi di pochi uomini ai nemici non sia per loro decisivo ai fini detta vitria.

2. un luogo comune che le leggi tacciano t'ro le armit; eci vero, non solo per le leggi ciuili, ma anche per la legge naturale, se Ia si riferisce non all'animo, fra alle azioni, in base al parugrafo 27 del capitolo 3; e se si intende la guerra come guerra di tulti conuo tutti quale lo stato di sol'a nitoro; sebben-e nella guerra di una nazione conmo L'altra si sia soliti rispettare una certa misura. Cosi nei tempi antichi era una regola di vita, quasi un'economia, quello che chiamavano )"r1otpuxri. uiuere di rapina, che in quello stato di cose non era contrario alia legge di natura, n privo di glotia per chi 1o praticava con valore, ma senza crudelt o. Era costume inf.atti di prendersi le altre cose, ma risparmiare la vita, e non portare via i buoi da arutro e tutti gli strumenti agricoli. Ci tuttavia non va inteso come se vi fossero costretti dall,a legge di natura, ma perch si preoccupavano della propria gloria, e di evitare che l'eccessiva crudelt fosse presa per un segno di paura.

). Poich dunque l'esercizio della legge naturale necessario a conservare la pace, e all'esercizio della legge naturale necessaria la sicurezza, si deve considerare che cosa possa procurare tale sicutezza. A tal fine non si pu escogitare altro, se non che ciascuno si provveda di aiuti adeguati, che rendano I'aggressione dell'uno contro l'altro cosi rischiosa, da far preferire ad entrarnbi di stare al proprio posto, piuttosto che attaccar lite. Ma evidente, in primo luogo, che il consenso di due o tre non procva aff.atto questa sicurezza, perch l'aggiunta alla parte awersa di uno o pochi uomini basta a rendere certa e indubitabile la vittoria, e quindi induce l'avversario ad attaccare. Cosi necessario, per ottenere la sicutezza che cerchiamo, che il numero di coloro che concordano nel darsi aiuto reciproco sia tanto gran3 Cicerone, Pro Milone lV. Cfu. M. Tulli Ciceronis Orationum Tomus lII, cit., p. 224: Silent enim leges inter arma, nec se expectati iubent, cum ei, qui veliq ante iniusta poena luenda sit, quam iusta repetenda . expectare - { Tucidide, I,5. Cfr. Thucydidis De Bello Peloponnesiaco Libri VIII, Parisiis, 1588, p. 4: Nam et Graeci olim et Barbarorum quicumque in continente
<< <<

unico oggetto: non (come unica. In verit, in queste e I'appetito, il conseiso de tenerlo, e (di conse geenza
5 Cfr.

maritimi, erant [...] ad latrocinium convetsi sunt, ducibus viris mediocris potentiae [...]. Atque adoti civitates muro vacantes, vicatimque habitatas, diripiebant, ac maximam victus partem hinc comparabant; nullo ob id pudore, nonnihil potius

sibi gloriosum >.

fiHl'll. 6

est, quod

1 ed

Aristotele, politica,

L ? u(qual consistit in eo ranlurn, ut praecedente sectione ".tion.=r';;;;.' .e ;;"d;;-'i,i.*, et bonum co?/tt,,ut e


I, 2.
125

L24

c' bisogno d'almo che del loro Ie cose stanno diversamente.

,!,;;:';^'

appetit .fot.ti,

uomini

fua gli

g[,:li

differisce dal bene privato. L quasi nient'altro ch ci in cu

non fra gli animali. api e creature simili e, che fta ^^e Ioro '"^' non b.rr.
qual-

ne degli uomini, ve ne sono saggi degli altri, si sforzano innovatori, innovano in modi
comunicare fua

dono dono delle

di loro Ie loro

tuonasse, fulminasse

quinto luogo, gli nio, per cui, finch si trovano ce..gli uomini sono tanto piri piti possono stare in ozio. innon hanno vinto la
il.consenso di quelle create ru soto per patto, cio artific

'. fn

get_

battagha

gliare se qli.uomini hanno bisogno di qualcosa di pi per vivere pace. Quindi i\ consenro, ovvero una societ costituita ;; una potest comu-ne, per me?.zo.delb quale i singoli ,ono I*ernati con il timore della pena, non suffic'iente alla-sicurezza"richiesta per I'esercizio della - giastizia naturale.

in

1.1

126

r
gu_elto rnio, piuttosto che debba essere aitribuita alla o molti vi hanno consentito), quanti sono gli uomini. Sebb yna grande sedizione, che il Ie armi, ci vero solo di co essi consentono. Infatti lo Snt prendere Ie armi contro se stes da una moltitudine va inteso corne fatto da ciascuno di coloro ^;;nche la compongono. E chi, trovandoti ;;Irt*Jir;, ha ,

mane

ll^lljr,j, ro

:fl:::l:
.luogo

trova

perch non

essere necessaria all'esercizio delle leggi naturali.

il mio e il tuo che si chiama, -propriet e d.ominio, vi ancora Ia sicure zza che ,u^i.-o ,op.. tor,rr,o

nica nel modo che si detto, per_ tut, le cose sono di tutti, e non

il";il ,'J,:L.frTTj.*jil,,?di*i;

olti uomini, che

sono cittadini

ciascuno della moltitudine ../. tuire), deve consentire con li in assemblea da chiunque

uello che vorr Ia maggor esserci nessuna voloni di per disposizioni

Nota

la moltitudine degli uomini tura dello Stato tale che solo comanda, ma j"+. sottoposta a chi .o*"=ria.] euesto per secondo sensi diversi. credevo di spiegato a sufficiena tare'difi.r.-., "u... ccorgo che non cos(, dalle obiezioni -i parso bene di aggiungere 9 la spiegazione. Si intende che mol_
significa molte cose, per cui una mololti uomini. Ma lo stesso termine, essendo di numero sing-,olate, significa una cosa sola, cioe una sola molti_ tudine' Ma in nessuno dei due modi si intende che la moltitudine

Moltitudine, ecc., sui cittadini dipene quasi

e, gli

di lui. Di ei confronti di chi dissente _ diritto di gaerr+ corne nei


senza

alri

pos-

., ..

una volont unica data dalla natura, bensi ciascuno ha ra deve esserle attribuita un'azione unica, q.r.lrrrqr. ers"

rr.. ou-que non ,i". c.osl una mol_

abbia

6, abbiamo det_ richiede non solo il convolont nelle cose neces_ unione o sottomissione ora vedere quali cose, discusse e siabilite in t sono tutte contenute nella alla pace e alla io alla pace che

parugraf,o

;,jl::t','ffi,1':'il'Jfr';
,fr:.IJ,,.:,T f,Hffi,,:: nponenti concludono utro per uno. il patto { ,:l-... per volont di tutti la volont di un uomo, o le volont concordi della maggior parte di loro. Infatti cos e quindi pu compiere azioni volonrarie, come
acquistare e masferire

altri, che possa

causa

di

temrer

diritti, ecc.; e allora

viene

sr sot-tomettono

-agli

altti; e se non vlen e gamntita, non si

pu

130
131)

c' bisogno d'altro che del loro appetito naturale. Negli uomini le cose stanno Infatti, in Brimo' luogo, fua gli uomini si trova l'onore e la dignfit, e fra gli animali no; quindi idia, da cui nascono la sedizione e la guetra, sono presenti fua gli uomini, e non fua gli animali. In secondo luogo, gli appetiti naturali delle api e creature simili sono conformi, e condueono al bene comune, che fua loro non differisce dal bene privato. L'uomo invece non stima come bene quasi nient'aluo che ci in cui si trova, per chi lo possiede, qualcosa di distinto. e di superiore rispetto a quello che possiedono gli altri. In terzb,luogo,-gli animall privi di ragione nn vedono o non credno di vedere alcun difetto nell'amministrazione delle loro repubbliche. Ma nella moltitudine degli uomini, ve ne sono parecchi che, stimando di essere piri saggi degli altri, si sforzano di inrodutre novit; e i diversi innovatori, innovano in modi diversi, ci che causa discordia e guerra civile. In quarto)luogo, gli animali, pur potendo usare in qualche modo della voce per comunicare fua di loro le loro passioni, mancano di quell'arte della patola, che necessaria per suscitare i turbamenti dell'animo, e grazie alla quale si rappresenta all'animo il bene come migliore, e il male corne peggiore, di quel che sono in realt. La lingua dell'uomo una tromba di guerra e di sedizione; e si dice che un tempo Pericle, con le sue otazioni, tuonasse, fulminasse e gettasse lo scompiglio in tutta la Grecia '. fn quinto luogo, gli animali non distinguono fra torto e danno, per cui, finch si trovano bene, non biasimano i soci. fnvece gli uomini sono tanto pi dannosi per la repubblica, quanto piti possono stare in ozio. Infatti non sono soliti scendere in lizza per l'onore pubblico, finch non hanno vinto la battaglta contro la fame e il freddo. (lnfine, ) il consenso di quelle creature animali naturale, quello degli uo-mi:ni solo per patto, cio artificiale. Dunque non ci si deve meravigliare se gli uomini hanno bisogno di qualcosa di piti per vivere senza in pace. Quindi il consenro, ovvero una J ernati una potest comune, per me?.zo della quale i hiestal'y) non sufficiente con'il timore della pna, ' ') per I'ese rcizio della giasiizia naturale. ? Plutarco, Pericle, 8, L4. Cfu. Vitae lllustrium Viroram, cit., f. 50 vo: Ex
qui docuerunt eo tempore, multa serio, multe per ioctrm de dixerunt, apparct propter orationem potissimum id ei mgnomentum factum
comoediis, quas
soprannome

desimo fine non basa

6. Poich dunque ir cospirare morte voront ad un me_ ala conservazione dela pace e ad una di-

cose necesChiamo poi corirsr?iro t,rJ,rn;;; di piri uomini che delibetano su quello .h. ;'"..f..L-;-;;?are per il bene comune di tutti. r-

in modo che sia considerato come aolont singolo., quello che costui aar irtii, ii!,r..do alle sarie alla pace_comune.

artro (perch si iniende che egri .lli: ra vioLnza). 'riu,chiamata u.iron. La volont der consigiro ,i 'ii,.*r.' E viene ' ,i, .h. uolont della maggior parte dlt cui composto il consiglio.
serva
.. -qu9 il diritto di difendersi con*o

ciascuno stere alla tomesso; cltezze, c

lont di

7. Questa sottonissione defle uoront di tutti roro afla ao_ r


ando resi-

t9t-

";;;i;

stessa volon tatia, ma solo iI plincinio delle azioni uoi*trri. essa (iliatti

8. sebbene Ia aoront non sia

u, tuttavia chi sottomette trasferisce a quest,altro il ce se gli alui fanno lo disporr di tante f,orze da

ma lare),. e quindi

non cada

^{iitto;;* i, _

scitato da esse, Ia volont degli individui


che persona

all,u

con
tt

e alla.oo*ial.

i[ terrore.isu_

9. L'unione cosi fatta si chiama stotg, o societ ciaile,e an_ .. ciaile. Infatti, .*.nio ;;*-i;itoront di tutti, deve o,, distinta e ricono-

di Olimpius 1. Haec enim de eo habent, in concionibus eum tonare ac fulgurare, horribile fulmen in lingua ferte .Pluarco si riferisce ad Atistofane, Acancsi.

til

eo

va ritenuta come Ia

una persona anica,

r26
127

r
\
ogna confutare l,opinione

di

chi

essere considerata come


usare

le

volo

difesa

prese

grafo

compresa nella volont

rr

del s

Ma la volont di iascun

servo

quanto possibile illustre e -potente rendere la propria famiglia -legar a s degli alt-ri,- con benefici, per per ricch rrr, a anche raff.orzarsi. Il monarca pu in gran parte soddisfare i suoi ministri e amici, che non sono numefosi, senza sPese per i cittadini, conferendo loro le cariche di guema e di pace. Nella democrazia, dove a dovere essere saziati sono in molti, e sempre nuovi, questo senza opprimere i cittadini.' Il ttoll.nrca, p-ur chi indegno, spesso non lo vuole fare. Nella si deve pnsare che tutti gli oratori vo-gliano farlo sempre, perch vi too cosretti. Almimenti infatti la potenza di queili^che fossero i soli a farlo, crescerebbe al punto di diventare temibile non solo per gli alri, ma per lo Stato.

7. Un altro svantaggio del potere supremo che il gontinuo timore della mortJaa cui Cve essere tormentato chiunque pensi che chi ha il potere pu non soltanto stabilire le pene

n sono piri sottoposti ai signori, , come si mostrato sopr, ca_

he urole per i peccaii che vuole, ma anche sopprimere per piacere o per ira di citt.dini innocenti, che non hanno fatto nulla

detiene,

6. uno degli svantaggi del potere supremo che chi lo ol*e al denaro ..*rrio' .it.-,i!:. p"uui.rr., .i"a a a costruire e difendere le fore la propria
suo piacere,

un grave svantaggio,' in tutte erifica (lo svantaggio ha luogo verificarsi); ma costituisce un

odalatori. Si svantaggio: ma di quelli che


e,

ia. Inf.atti anche se il- mooorca perch soltanto suoi. fnvece in

?yi,

sono

piti

sopportabili

Iam qui
pednrm
difieme, Pauemmagna

t
170

J:', :: fi: ,x': *i il regno di sotto frequenti meno perq giuste di cittadini sono "un accaniscono re si i Inf.atti popolo. del rego il uo*o, che sotto e si intempestivi, consigli cn li aisturbasoltanto contro chi fanno e volont; la con o insultanti, parole oppo* loro con in-modo di rendere innocua la cittadino ha su un altro. Cosi, di un Nerone, non Pu soffrire essi noto, come i cortigiani, oPP rica; e neppure tutti costoro, qualcosa che il re desidera avere. o'--inrrrtirto il f, Poi, sono puniti giustamente. Dunque,. nella rnonarcbla, chiunque sia il re, chi vuole vivere nell'oscurit non corre pericoli. Solo gli ambizi dai torti dei potenti. Ma sotto essere tanti Neroni, quanti sono Infatti, ciascuno di loro Pu q si favoriscono reciProcamente hanno ucciso a torto un concittadino, Per odio privato o per
L71

f^';::;,", il::

t'

11. Fra le passioni sediziose da elencare anche la speranza aincere. Siano pure gli uomini quanto si vuole penetrati di opinioni ostili alla pace e al governo civile; siano, quanto si pu essere, offesi e tormentati con torti e insulti da coloro che detengono l'autorit: se tuttavia non vi speranza di oincere, o non sembra sia suficiente, non seguir nessuna sedizione; i singoli faranno finta di niente, e preferiranno sopportare dei c richi gravosi, piuttosto che altri, piri gravosi ancora. Per questa speranza, sono necessarie quattro cose: il nurnero, gh stramenti, la liducia reciproca, i capi. Resistere ai magistrati pubblici, senza essere in gtan nut ero, non sedizione, fr disperazione. Per strumenti intendo le arrui e gli approuaigionarnenti, senza di cui il nurnero non conta nulla; come neppure le armi, senza la liducia reciproca; e tutte queste cose, senza l'unione sotto un capo, cui obbediscano spontaneamente, non perch obbligati, pr essersi sottomessi al suo comando (infatti abbiamo supposto in questo capitolo che tali uomini non riconoscono di essere obbligati oltre quello che sembra a loro stessi retto e buono); ma per stima della sua virtri e prudenza militare, o per \a somiglianza delle loro passioni. Se degli uomini che male sopportano lo stato di cose presente, e misurano secondo il proprio giudizio il diritto delle loro azioni, si rovano a disposizione queste quattro cose, non manca nulla alTa sedizione e al disordine dello Stato, se non che qualcuno li inlianrui e li inciti.

di

la vittoria. Entrambi hanno il I

ch innovazioni, lo si comprende faci

il PoPolo a comPito che costoro hanno di fron. Infatti, non Potrebbero far penetrare nel p6;t" quelle opinioni assurde e contiarie alle pace e alla societ iiuil., ,. ,o., t fott.to persuasi essi stessi; e questa un'ignoedioremente saggio, chi ignora leggi? Quali sono le regole del to,--bene, tnale? Cosa concilia

La

':^;!,:;::,:

si pu trovare in un

saggio.

Di, e cosa la distrugge; cosa vuole che gli sia fatto (Per fare

L2. Il carattere di Catilina, che pi di chiunque altro fu atto alle sedizioni, fr, secondo Sallustio, di avere << molta eloquenza, poca saggezza >>'. Sallustio distingue la snpiefiza dal|'eloquenza, atfiibuendo la seconda come necessaria ad un uomo nato per i disordini; e negandogli la prima, perch prescrive la pace. Ma lteloquenza .duplice. Una l'esposizione chiara ed elegante dei pareri e dei concetti dell'animo; e nasce in parte dalla contemplazione delle cose stesse, in parte dall'intelligenza delle patole, accolte secondo un significato proprio e definito. L'altra

di stare Peggio, e che stare male; di ingrandire Ie oltre quanto ragionevole, 1o quella che espone le cose cosl c turbando le enti, fa apparire tutte le cose quali essi stessi le hanno concepite, nei loro animi gi turbati.
credano

di

B. A disporre gli animi dei cittadini alle sediziloni collaborano, per igno r^n i, anche molti di coloro che sono ben di,porti u.ro io Strto, quando insegnano. agli adolescenti nelle ,..role, e a tutto il popolo dr lle cattedre, una dottrina conforme alle opinioni suddette. C atto questa disPosizione, i.P bizion, prima nel legare in

le passioni dell'animo (come la speranza, il tiruore, l'ira, la nisericordia), e nasce da un uso metaforico, e adattatb
sommuove

nel governo dello Stato, secondo quello che sembra loro utile'
190
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