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Democrazia e talassocrazia Mentre Atene conduceva con successo l azione contro la Persia, al suo interno si s viluppavano i germi democratici

contenuti nella costituzione di Clistene. Nel 48 7/486 la tendenza radicale ispir una riforma che riduceva l arcontato a un mero org ano amministrativo; un ulteriore incremento di potere deriv al demos dalla riform a militare e dalla riorganizzazione della flotta. L onere delle costruzioni venne f atto gravare sui cittadini pi ricchi, mentre per l armamento si dovettero reclutare gli equipaggi fra i teti: sicch fatalmente la legge sulla flotta, che doveva far e di Atene una potenza navale di prim ordine, portava ad una democratizzazione, se non della costituzione, almeno della vita dello stato (1). La direzione della ma rina venne assunta dalla boul e gli strateghi occuparono una posizione superiore a quella di tutti gli altri magistrati. vero che spesso gli strateghi appartenev ano a famiglie antiche ed insigni, ma essi dovevano sottostare alla volont del de mos, dalle cui file provenivano gli uomini di mare. Inevitabile, dunque, che le richieste di potere del demos fossero direttamente proporzionali all egemonia mari ttima di Atene. Con Pericle, avvenne che il sistema politico diventasse ancor pi d emocratico; egli infatti tolse agli Areopagiti alcune prerogative e soprattutto spinse la citt a diventare una potenza navale, sicch ne consegu che la massa, diven tata arrogante, concentr ancor di pi in se stessa tutto quanto il potere politico ( 2). Cos leggiamo nella Athenaion politeia (Costituzione degli Ateniesi) di Aristo tele, secondo il quale l avere indotto Atene ad accrescere il proprio dominio sul mare e l aver concesso un indennit ai giudici furono iniziative demagogiche, tali da favorire la corruzione della polis. Dopo la morte di Pericle e la crisi che ad essa segu, il movimento antidemocratico si svilupp rapidamente quanto pi grave diventava la situazione militare. Esso era stato del resto preparato nel campo del pensiero dalla sofistica, che aveva sot toposto a severe critiche la democrazia, e da Socrate, il quale aveva invocato u n governo di uomini competenti, non di funzionarii estratti a sorte: tanto che a l tempo di Tucidide uomini colti giudicavano la democrazia come una pazzia (3). P azzia generalmente riconosciuta, homologoumene anoia, infatti la definizione del la democrazia attribuita da Tucidide ad Alcibiade (4). Prima che nella Athenaion politeia aristotelica, il tema del rapporto fra democr azia e talassocrazia era stato abbordato in un opuscolo omonimo (dodici pagine n ell edizione teubneriana di E. Kalinka del 1914) che ci pervenuto, assieme alla Co stituzione degli Spartani, nel corpus delle opere di Senofonte. Per, come dimostra no sia gli elementi dello stile, sia i riferimenti cronologici, sia l intenzione i deologica (5), l autore di questo pamphlet politico va cercato altrove, tant che alcu ni hanno creduto di poterlo individuare in Tucidide di Melesia, il capo della fa zione oligarchica ostracizzato nel 443, altri nell oratore e logografo Antifonte d i Ramnunte, che guid il colpo di stato oligarchico del 411, altri addirittura nel capo dei Trenta Tiranni, Crizia. Secondo quest ultima ipotesi (6), Crizia avrebbe scritto la Athenaion politeia durante il suo esilio in Tessaglia, quando, d intes a con gli aristocratici ivi al potere, attaccava ogni genere di democrazia e acc usava gli Ateniesi delle colpe pi gravi (7). Il soggiorno di Crizia in Tessaglia risale agli anni 409-404; per nulla impedisce di pensare che Crizia scegliesse di ambientare il suo dialogo sul sistema politico ateniese in una situazione storic o-politica non immediatamente attuale, ma recente e viva nel ricordo di tutti: q uella appunto del predominio marittimo di Atene (8). Si anche pensato allo storic o Tucidide, poich l anonimo autore dell opuscolo gli si avvicina non solo per la fredd ezza del ragionare e per lo sforzo di celare le passioni che pur lo agitano, ma anche in certo senso per la scrittura, volutamente aspra e inconcinna, mirante s olo al fatto, senza concessioni alla forma (9). Se la paternit dello scritto un mis tero che rimarr insoluto fino a quando non verr fuori la prova obiettiva (10), una cosa appare fuori d ogni dubbio, ossia che l autore fu un aristocratico, seguace conv into del principio che solo dagli aristoi deve essere detenuto il potere, ad evi tare imprudenze politiche, foriere di danni per tutti, ricchi e poveri (11). A parte la suddetta datazione del 409-404, altri, come Santo Mazzarino, ipotizza no il quinto decennio del V secolo, e altri ancora indicano il 411, anno del col po di Stato oligarchico. Tuttavia si tende per lo pi a far risalire la composizio

ne dell opera al periodo compreso tra il 429, anno della morte di Pericle, e il 42 4, anno in cui furono rappresentati i Cavalieri, la satira aristofanea del creti nismo democratico, ossia al periodo in cui il sistema politico ateniese sembr rea lizzarsi nei termini di una dittatura del proletariato ante litteram, se proprio v ogliamo riprendere l analogia proposta da un filologo tedesco che cerc di interpret are la democrazia moderna sulla base della storia antica (12). L opera un dialogo tra due personaggi, che potrebbero essere un Ateniese e uno Spartano; oppure due Ateniesi di orientamento politico diverso: pi precisamente, un fuoruscito che si limita ad esprimere una ovvia condanna dei valori democratici (13) ed un Vecchio O ligarca che con un analisi fredda e realistica mette lucidamente a fuoco la coerenza dell odiato sistema e del suo funzionamento (14). L opuscolo sottopone a un analisi cruda e spietata l ordinamento democratico ateniese, del quale vengono evidenziate le caratteristiche salienti: la preminenza e il p repotere della canaglia (i kakoi), l immoralit e la miseria culturale della classe politica, il dominio dell incompetenza, l irresponsabilit eretta a sistema, l eccessiva libert concessa a schiavi e meteci, la lentezza e la corruzione dei tribunali, l e donistica passione per le feste finanziate dal denaro pubblico, l azione di rapina praticata a danno delle poleis alleate. Tuttavia, per quanto edificata su fondamenta cos perverse, la democrazia ateniese funziona; anzi, talmente salda che un eventuale colpo di Stato sarebbe condanna to al fallimento. Questo perch sono proprio la perversione, la malvagit e l ignoranz a a costituire il fondamento della democrazia: esse appaiono le necessarie virt di c hi vuol governare soltanto per il proprio profitto e la propria libert (15). Il demo s infatti apistos (16), privo di lealt , ma non affatto alogos, privo di ragione , tut ltro: la mancanza di fede per il demos razionale garanzia di dominio. Possiamo di re ingiusti i cattivi che hanno conquistato l arch, ma nient affatto incoerenti o irre sponsabili rispetto al proprio fine. Essi operano bene il malgoverno (17). Da un ana lisi come questa risulta che sarebbe condannato in partenza il tentativo di abba ttere la democrazia; mobilitare contro di essa i fuorusciti e tutti coloro che e ssa ha privato dei diritti non servirebbe a nulla. La talassocrazia il pi forte s ostegno della democrazia ateniese. Quello che l opuscolo dice sul potere marittimo di Atene riflette i dibattiti di qu el periodo e spiega anche la coincidenza con Tucidide (18), il quale sottolinea p ure lui i vantaggi che ad Atene derivano dal detenere il controllo del mare. Gran cosa la talassocrazia! (Mega gar to tes thalasses kratos), esclama il Pericle tu cidideo (19), la cui strategia bellica si fonda sulla supremazia marittima di At ene e sull inattaccabilit del sistema di fortificazione ateniese. Nel contesto di q uel discorso, Pericle intendeva convincere gli Ateniesi che la signoria del mare arma sufficiente per la vittoria (20) e che perci nel quadro strategico dell imminen te conflitto il territorio dell Attica rivestiva scarsa importanza. Agli occhi di Pericle, tuttavia, la talassocrazia di Atene non perfetta, poich per lui l ipotesi ideale sarebbe quella di una posizione geografica insulare: Se fossimo abitatori di un isola, chi sarebbe pi inespugnabile di noi? (21). Fatto sta che Atene non era un isola, sicch ogni anno le truppe spartane potevano invadere l Attica e ne devastav ano sistematicamente le colture. La classe dei piccoli contadini, che fino allor a aveva fornito ad Atene non soltanto il nerbo delle sue truppe di opliti, ma cos tituito anche nell assemblea un fattore stabilizzante, ( ) venne sradicata e costret ta ogni anno a cercare per lunghi mesi difesa entro le mura ateniesi, esposta al l impoverimento e alla proletarizzazione. ( ) la popolazione rurale venne strappata dai suoi costumi e dalle sue abitudini e and perduta l autonomia morale del ceto co ntadino. Cos la classe sociale finora pi sana si vide colpita per cos dire al cuore (22).

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Pietro de Francisci, Arcana Imperii, Bulzoni, Roma 1970, II, 238. Aristotele, Athenaion Politeia, XXVII, 1. Pietro de Francisci, op. cit., p. 249. Thuc., VI, 89, 6.

5 Dario Del Corno, Letteratura greca, Principato, Milano 1995, p. 365. 6 L attribuzione dell opuscolo a Crizia, sostenuta da August Boeckh fin dal 1850, st ata discussa da Luciano Canfora in Studi sull Athenaion Politeia, Memorie dell Accade mia delle Scienze , Torino, V, 4, 1980 e in Quaderni di storia , 22, 1985, pp. 5-8. P ubblicando una traduzione commentata del testo (Anonimo ateniese, La democrazia come violenza, Sellerio, Palermo 1982), Canfora non faceva propria l ipotesi di Bo eckh, ma qualche anno dopo, in un manuale scolastico (Storia della letteratura g reca, Laterza, Bari 1986, p. 305), presentava l Athenaion politeia come opera di C rizia. 7 kathaptomenos men demokratias hapases, diaballon d Athenaious, hos pleista anthro pon hamartanontas (Philostr., Vitae sophistarum, I, 16). 8 Luciano Canfora, Storia della letteratura greca, cit., p. 305. 9 Antonio Garzya, Storia della letteratura greca, Paravia, Torino 1984, p. 177. 10 Raffaele Cantarella, Letteratura greca, S.E.I., Milano-Roma 1961, p. 312. 11 Carlo Del Grande, Storia della letteratura greca, Loffredo, Napoli 1964, p. 2 24. 12 Hans Bogner, Die verwirklichte Demokratie. Die Lehren der Antike, Hanseatisch e Verlangsanstalt, Hamburg 1930. 13 L. Canfora, La democrazia come violenza, cit., p. 47. 14 L. Canfora, ibidem. 15 Massimo Cacciari, Geofilosofia dell Europa, Adelphi, Milano 2003, p. 51. 16 Thuc., VIII, 70,2. 17 M. Cacciari, op. cit., ibidem. 18 Albin Lesky, Historia de la literatura griega, Gredos, Madrid 1985, p. 483. 19 Thuc., I, 143, 4. 20 Giulia Franchina, Introduzione a: Tucidide, Demegorie di Pericle, Signorelli, Milano 1994, p. 22. 21 Thuc., I, 143, 5. 22 Fritz Schachermeyer, Pericle, Salerno editrice, Roma 2004, p. 281.