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PRIMO PIANO

venerdì 30 ottobre 2009

2 PRIMO PIANO venerdì 30 ottobre 2009 LA NUOVA EPIDEMIA. L’ASSESSORE SANTANGELO: NON LEGATA ALLA PROFESSIONE

LA NUOVA EPIDEMIA. L’ASSESSORE SANTANGELO: NON LEGATA ALLA PROFESSIONE LA MORTE DEI MEDICI. IL VIRUS NON È DIVENUTO PIÙ VIRULENTO

POSIZIONI DISCORDI. CASTALDO (FIMMG): I DECEDUTI ERANO GIÀ MALATI. TRIASSI: NESSUNA PANDEMIA

Il primario Faella: non scherziamo, vediamo cosa succede

NAPOLI. Procedere con calma, senza panico. «La mortalità è ancora inferiore a quella per complicazioni dell’influenza stagionale - dice la professoressa Maria Triassi, docente di Igiene nel Policlinico federiciano e componente del comitato pandemico della Regione Campania - Non bisogna guardare i singoli casi, ma i denominatori come la densità di popolazione di una città come Napoli prima di creare allarmismi». Quindi afferma che si tratta di numeri ancora molto bassi per poter fare una statistica. I bersagli del virus H1N1 sono soprattutto le donne incinte, gli obesi e coloro che soffrono di patologie croniche. Per queste persone è consigliabile il vaccino». «Le ulteriori 90mila dosi sono state distribuite ai distretti vaccinali -

conclude la Triassi - Le persone che rientrano nelle categorie a rischio possono recarvisi muniti di tessera sanitaria per vaccinarsi». Per la Federazione italiana medici di medicina generale, i medici di famiglia, in questo momento, hanno il dovere di tenere sotto controllo il panico che si è creato, bisogna evitare la corsa al Cotugno per fare il test. «A Napoli - tranquillizza ancora la Fimmg Campania - i decessi hanno riguardato pazienti che presentavano fattori di rischio eclatanti». Non la pensa così Francesco Faella, primario del reparto di infettologia del Cotugno: «Tre morti in tre giorni? Non so che senso abbia tutto questo, ma l’influenza ormai colpisce duro e fa male. Non è uno scherzo. Dobbiamo vedere cosa succede nei prossimi giorni».

LA VITTIMA

LA VITTIMA DIRETTORE SANITARIO DEL “LEONARDO BIANCHI”, DA 4 ANNI LAVORAVA IN UNA CLINICA A PORTICI

DIRETTORE SANITARIO DEL “LEONARDO BIANCHI”, DA 4 ANNI LAVORAVA IN UNA CLINICA A PORTICI

LA VITTIMA DIRETTORE SANITARIO DEL “LEONARDO BIANCHI”, DA 4 ANNI LAVORAVA IN UNA CLINICA A PORTICI

Campanile, è lutto nella sanità

IN UNA CLINICA A PORTICI Campanile, è lutto nella sanità Diversi ammalati sono stati ricoverati al

Diversi ammalati sono stati ricoverati al Cotugno. Sale piene di pazienti in attesa dello screening. Molti arrivano da altre regioni

sono stati ricoverati al Cotugno. Sale piene di pazienti in attesa dello screening. Molti arrivano da

di Piero Piras

NAPOLI. La vittima del virus A più conosciuta a Napoli, deceduta ieri nell’ospedale Cotugno, si chiama-

va Eugenio Campanile, di 72 anni.

Originario di Napoli, sposato con

tre figli, era direttore sanitario da quattro anni della clinica privata Leonardo Bianchi di Portici. Soffri-

va di problemi respiratori e non ave-

va mai smesso di fumare. Aveva avvertito un malore durante una crociera nel Mediterraneo, ve- niva da Ibiza; appena sbarcato si era fatto ricoverare per accerta- menti nel reparto di pneumologia

dell’ospedale Cardarelli, dove però

le sue condizioni si sono progressi-

vamente aggravate. Di qui, merco- ledì, il suo trasferimento al Cotugno, dove ieri è avvenuto il decesso. Professionista e padre esemplare,

era il cognato dell’ex ministro Lui-

gi

Scotti. Il presidente della clinica

di

Portici lo ricorda come un medi-

co

di grande esperienza, con «enor-

me competenza nei problemi della organizzazione e della igiene dei luoghi di cura, a cui si accompa- gnava un enorme senso di umani- tà, non solo nei confronti dei mala-

ti ma anche dei colleghi, della fa-

miglia e dei dipendenti». I funerali

si tengono oggi alle 11 nella chiesa

dei Fiorentini in piazza degli Artisti,

a Napoli.

«Le morti di medici colpiti da in- fluenza A? Non sono legate in al- cun modo alla professione svolta - sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Campania, Mario Santangelo, anche lui medico - Non c’è alcun motivo di accresciuto al- larme, né nella categoria medica né tra gli altri cittadini».

«In tutti i casi - prosegue - si è trat- tato di pazienti particolarmente de- boli, fortemente debilitati da altre patologie.

Non è che il virus sia

mutato o di- venuto più virulento:

aumentan-

do però il

numero dei contagi cresce anche quello dei de- cessi, stimato per l’H1N1 in 4 su 10mila contro i 7 su 10mila della normale influenza». Fondamentalmente d’accordo si di-

ce la Fimmg Campania: «Ma l’uni-

co caso che lascia perplesso è quel-

lo del collega del Policlinico dece-

duto nei giorni scorsi, il chirurgo di 56 anni, morto pur non soffrendo di

alcuna patologia. Il suo caso ha ri- svegliato le coscienze, un medico che viene in contatto con tanti pa- zienti ha il dovere di sottoporsi al vaccino».

È questa l'unica vera arma contro

l'influenza A, ribadisce lo stesso Santangelo: «In Campania - sotto- linea - ci sono 130mila dosi già di- sponibili, prima tranche delle 800mila complessive che potremo erogare». Inutile, secondo Santan-

gelo, intasare gli ospedali ai primi sintomi in-

fluenzali: «Se è vero che il Cotugno è punto di ri- ferimento per tutta la

Campania, non va as- saltato». E, in effetti Raffaele Pem- piniello, primario della IV Divisione malattie infettive del nosocomio, evidenzia la carenza del personale e il sovraffollamento del pronto soc-

corso.

Si

era sentito male in crociera,

di ritorno da Ibiza. Inizialmente

ricoverato al Cardarelli, poi il trasferimento già intubato. L’as- sessore alla Sanità Santangelo:

l’unica “arma” è vaccinarsi

LE URGENZE

LE URGENZE PROMISCUITÀ TRA DEGENTI. PAZIENTE “SBALLOTTATO” IN 3 REPARTI

PROMISCUITÀ TRA DEGENTI. PAZIENTE “SBALLOTTATO” IN 3 REPARTI

LE URGENZE PROMISCUITÀ TRA DEGENTI. PAZIENTE “SBALLOTTATO” IN 3 REPARTI

“Impreparato” il San Giovanni Bosco

di Davide Gambardella

NAPOLI. In box adibiti a stanze, di- visi solo da una tenda blu, prima di sopportare una trafila in tre reparti senza essere isolati, nei quali po- trebbero essere contaminati nella promiscuità con gli altri ammalati. È quello che sono costretti a vivere i degenti del San Giovanni Bosco in questi giorni di piena emergenza

scandita dalla virulenza dell’influen-

za A. Hanno deciso di raccontare in-

viando alla nostra redazione due fo-

to eloquenti in cui si vede come so-

no suddivisi i posti letto all’interno

del pronto soccorso del nosocomio

di Calata Capodichino.

Dal Cardarelli al San Giovanni Bosco:

ancora una volta le strutture sanita- rie napoletane risultano imprepara-

te a fronteggiare una pandemia che inizia ad uccidere pazienti debilita-

ti. Non riuscendo nemmeno ad as- sicurare agli ammalati una degna as- sistenza. È il caso di Salvatore Man- na, 30 anni: domenica si accorge di avere la febbre alta. Dopo due gior- ni di riposo a casa, martedì, intorno alle 14, si reca

al pronto soc- corso del San Giovanni Bo-

sco.

Il presidio è di-

viso nell’area chirurgica ed in quella internistica. E Salvatore in prima battuta viene de-

stinato alla zona chirurgica. Ma do- po accurate analisi per la verifica pa- tologica, intorno alle 19.30 viene “spedito” a quello internistico, dove

viene ricoverato all’interno di uno de-

gli otto box del pronto soccorso: so-

lo in serata verrà poi trasferito in me-

dicina d’urgenza, e nel frattempo

Salvatore è stato internato in tre re- parti senza mai essere isolato.

In medicina d’urgenza viene sotto-

posto al tampone faringeo, dove sco-

90enne affetto da gravi patologie ed

uno operato di aneurisma celebrale

attaccato ad una sacca nutriziona-

le. Mentre Salvatore viene tenuto al-

la meglio lontano da altri pazienti,

nelle corsie del San Giovanni Bosco

scoppia il terrore: dopo il ricovero del 30enne - che solo ieri è stato tra-

sportato al Cotugno

- alcuni tra portan-

tini ed infermieri manifestano sin- dromi influenzali.

I camici bianchi si

sentono in pericolo:

lavorano senza grembiuli usa e get-

ta e mascherine valvolate, tra pa-

zienti ammassati in totale promi- scuità. Come al Cardarelli di Napoli,

Foto scattate dai degenti: box adibiti a stanze, divisi solo da una tenda blu. Anche al Cardarelli di Napoli si temono focolai epidemici. Il personale sanitario lavora senza grembiuli usa e getta e mascherine valvolate

pre di essere infetto dal virus A H1N1. Viene così ricoverato all’in- terno di una camera non attrezzata

dove vi sono gli spogliatoi dei medi-

IL PRIMO È IL DIRETTORE GENERALE PEDICINI

dei medi- IL PRIMO È IL DIRETTORE GENERALE PEDICINI ci e senza dispositivi di sicurezza, anche

ci

e senza dispositivi di sicurezza,

anche al San Giovanni Bosco si te- mono focolai epidemici.

 

assieme ad altri 4 pazienti, tra cui un

Una delle due foto inviate in redazione dai degenti del “San Giovanni Bosco”

assieme ad altri 4 pazienti, tra cui un Una delle due foto inviate in redazione dai
 

L’ALLARME

L’ALLARME LE MANI SPORCHE DI INFERMIERI E MEDICI DIFFONDONO GERMI

LE MANI SPORCHE DI INFERMIERI E MEDICI DIFFONDONO GERMI

L’ALLARME LE MANI SPORCHE DI INFERMIERI E MEDICI DIFFONDONO GERMI

I vaccini al “Pascale”

NAPOLI. Ieri alla Fondazione G. Pascale è partita la campagna per vaccinarsi contro il virus dell’Influenza H1N1. Il primo è stato il direttore generale Tonino Pedicini (nella foto), che alla presenza degli operatori sanitari di turno si è sottoposto all’iniezione. Oggi lo stesso programma di profilassi e prevenzione dal virus A è scattato al II Policlinico. Ovviamente la “partenza” si era registrata al Cotugno. Più in generale, le dosi di vaccino stanno arrivando, ma non si è ancora entrati a pieno regime: lo denuncia Angelo Castaldo, segretario regionale Fimmg Campania.

Angelo Castaldo, segretario regionale Fimmg Campania. Il viceministro Fazio: in Italia peggio di altri Paesi

Il viceministro Fazio: in Italia peggio di altri Paesi europei

ROMA. L’Italia balza in testa, un po-

co invidiabile primato. È il paese in percentuale con il maggior numero

di casi insieme alla Spagna, circa 380

per 100mila abitanti. Lo ha detto il viceministro della Salute. Ferruccio Fazio ha spiegato che dal 19 ottobre

«sono state attivate le reti dei “me- dici sentinella”, che ci consentono

fluenza A - dice - continua a restare leggera». E insiste: «Non andate ad

tevi dal medico di famiglia in caso

tare su una grande arma, le mani dei dottori. Dauna ricerca condotta dal

intasare i pronto soccorso ma reca-

Pasteur Institute di Parigi è risultato infatti che le mani sporche di medi-

di

contagio». Il vaccino è consiglia-

ci

e infermieri sono un conduttore

to

soprattutto per i pazienti con ma-

potenziale per la diffusione dei ger-

lattie croniche». Sul fronte sportivo oggi si tiene un incontro con il presidente del Coni,

mi. La scoperta, pubblicata sulla ri- vista Proceedings of the National Academy of Sciences, si fonda su un

modello matema- tico elaborato da Didier Guillemot, ricercatore a ca- po dello studio e dai suoi colleghi del Pasteur Insti-

tute. «Abbiamo costruito un modello matematico di una unità di cure intensive, con uno staff di 22 persone. Abbiamo potuto visualizzare come i germi si diffon- dono, e come il non lavarsi le mani

dia un grosso contributo a questa

diffusione - ha detto Guillemot - In particolare abbiamo visto che basta che una persona non si lavi mai le

mani per diffondere incredibilmen-

te virus e batteri. Le infezioni si dif-

fondono a un ritmo superiore a quan-

do tutti quanti tendono a lavarsi le mani ma a dimenticarsene saltua- riamente». E gli

ospedali di solito riescono a moni- torare il lavaggio delle mani dal rit- mo di consumo

di prodotti come

sapone e creme. «Tuttavia, in questo caso sarebbe

meglio una sorveglianza personale

di ogni elemento dello staff», ha sug-

gerito Guillemot.

di

fare un paragone tra il nostro e gli

Gianni Petrucci, sull’ipotesi di vac-

altri paesi europei che prima non era

cinare non solo i calciatori. «Posso

possibile e facile realizzare». In tal senso, aggiunge Fazio, «i dati ci di- cono che la Spagna ha un numero di casi simile al nostro, che la Francia

comunque dire fin da ora che non vogliamo fare in modo che vengano decimate le rappresentanze italiane alle Olimpiadi invernali - ha conclu-

si

attesta un po’ più in basso (216 ca-

so Fazio - quindi sicuramente da

si

per 100 mila abitanti), mentre l’In-

questo punto di vista qualcosa fare-

ghilterra risulterebbe avere un dato

mo». Notizie poco rassicuranti arri-

10 volte inferiore (39 casi in rappor-

vano dagli Stati Uniti d’America e ri-

to

allo stesso numero di abitanti), ma

guardano chi si trova in ospedale,

è probabilmente è sottostimato. Fa- zio smorza le preoccupazioni: «L’in-

degenti in testa. La nuova influenza e gli altri germi, infatti, possono con-

«Eviteremo che vengano

decimate le rappresentan-

ze italiane alle Olimpiadi

invernali, quindi sicura- mente da questo punto

di vista qualcosa faremo»