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Nico Bolla

Dispense: 1.5. Disegno

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1.5. 1.5.1.

Disegno Tema figura 00 Il disegno lo strumento primario sia per comunicare il progetto che per idearlo. Il pensiero ha sempre bisogno di un linguaggio e linguaggi diversi determinano modi diversi di pensare, sia nei contenuti e nelle concatenazioni che nel livello di profondit e di acume. Su questo pare aver detto parole definitive un pensatore viennese del primo Novecento: forzando al quale la mano, si pu sostenere allora che esiste un rapporto diretto tra la padronanza del linguaggio e la qualit del pensiero. Diversi sono peraltro i linguaggi di competenza umana, come insegnano i semiologi: al diffuso, ovvio e maltrattato linguaggio verbale si affiancano altri linguaggi che solo per linvadenza di quello vengono tutti riassunti nella classe unica dei linguaggi non verbali. Tra questi una particolare attenzione meriterebbero almeno i linguaggi grafici ed i linguaggi del corpo, che hanno entrambi la caratteristica di essere preculturali, con quanto di animalit unita a sensi di paradise lost questo comporta. Noi, che siamo architetti e non danzatori, siamo particolarmente interessati al linguaggio grafico: se il disegno il linguaggio per pensare il progetto, la padronanza sicura di quello la precondizione per la pertinenza, la coerenza, la consistenza di questo.

1.5.2.

Variazioni 01. Avere padronanza del linguaggio grafico non significa essere disegnatori dotati in senso accademico. Come un animale mitologico, un centauro, una sirena, la scuola di Architettura in Italia si forma forzando a coesistere un troncone di belle arti con uno di ingegneria civile. Tanto che a Venezia il primo corso speciale di Architettura trova alloggio in alcune stanze dellAccademia di Belle Arti, dove rimane per una quarantina di anni. Eppure molti architetti, anche di prima grandezza, anche decisivi per la storia stessa dellArchitettura, avrebbero frequentato con difficolt unaccademia.

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Se la capacit grafica si riducesse al talento nellornato, allora molti architetti anche importanti dovrebbero essere giudicati disegnatori meno che mediocri. Il disegno dellarchitetto non orna, ma esprime: in senso stretto un linguaggio per comunicare e per pensare; e come tale non manca di cadenze dialettali, predilezioni o idiosincrasie lessicali, abitudini dialettiche. figura 01 02. Padronanza del linguaggio grafico significa saper essere espressivi con disegni molto piccoli, saper concentrare molte informazioni in poco spazio. Tempo fa un famoso professore veneziano mostrava ai suoi studenti un normale foglio di carta (A4) dicendo: comportatevi come se questo foglio costasse un milione ... ... di lire italiane, ma quando lo diceva con una simile somma (poco pi di 500 euro) una famiglia viveva un anno. Il disegno minuto elegante ed aiuta la concentrazione della mente; ma soprattutto consente di abbracciare con un solo sguardo, senza muovere gli occhi, il proprio prodotto; e quindi essere in grado di giudicarne la coerenza, la compiutezza, il grado di sintesi raggiunto. Nel formulare la prima ipotesi compositiva, larchitetto disegna linsieme e poi verifica se pu essere scomposto in parti coerenti e funzionanti; non costruisce mai linsieme come somma di parti; linsieme non ci che risulta, ma ci che viene prima. figura 02 03. Padronanza del linguaggio grafico significa disegnare con sicurezza a mano libera su carta bianca opaca. Sebbene sia desiderabile (indispensabile) che gli elementi di un edificio siano disposti secondo criteri geometrici regolari e semplici, vanno bandite carte quadrettate, rigate o in qualunque modo facilitanti. Meno perentoria pu essere lindicazione che la carta sia bianca ed opaca: potrebbe anche essere colorata o (pi o meno) trasparente, anche se il ricorso a tali supporti pare essere motivato pi dalla ricerca di una grafica accattivante ed originale che dallidea che essi possano facilitare la riflessione compositiva. Del resto non sono pochi gli architetti che ricavano un utile anche dalla vendita dei loro disegni; o che, con minore venalit, tengono anche alla qualit grafica del loro archivio (e, soprattutto, non gettano via nulla).

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Essenziale invece il ricorso alla mano libera; e lagilit di mano solo questione di allenamento, per il quale peraltro, come per ogni tipo di allenamento, bisogna essere motivati. Lagilit di mano consente luso di matite dalla mina tenera, con la possibilit di affidare solo al controllo del peso della mano una gerarchia dei segni nella quale si pu riflettere la pensata gerarchia interna del progetto. E solo se la mano davvero molto agile, allora pu starci anche luso di un righello o una squadretta, che completano labilit grafica e in nessun modo suppliscono alla sua mancanza. figura 03 04. Il disegno a mano libera consente un immediato ed ineguagliabile feed back delle proprie azioni. Si spesso osservato come larchitetto sia un artista sfortunato, perch non pu controllare la crescita della propria opera mentre la fa; un pittore o uno scultore verificano in tempo reale gli effetti del loro lavoro: quando questo finito, anche lopera lo ; pure un musicista pu ascoltarsi fin che compone. Un architetto non pu costruire mentre progetta: tra il progetto e la costruzione esiste una inevitabile discontinuit, nella quale ultimamente si sono gettate nuove e non sempre convincenti professionalit, senza che peraltro al progettista ne sia venuto qualche vantaggio. Larchitetto controlla la sua opera attraverso i suoi disegni; produce disegni, ma si figura ledificio: quindi nella sua mente esiste gi un processo di decodifica del linguaggio grafico che con lesperienza avviene in maniera subconscia, ma che comunque la occupa e la affatica. Per questo utile che la verifica del disegno sia immediata, che alla gi osservata discontinuit tra il disegno e ledificio non se ne aggiunga unaltra tra locchio ed il disegno: e questo possibile solo col disegno a mano libera. figura 04 05. Limmediato feed back che il disegno a mano libera consente non invece consentito dal disegno eseguito col computer. Disegnando con il computer la fatica aumenta, perch alla inevitabile discontinuit tra il foglio e ledificio si aggiunge quella tra lo schermo ed il foglio. Essa soprattutto dovuta alla diversa percezione delle proporzioni che quello induce, non solo a causa della facilit con la quale si pu zoomare avanti ed indietro, ma anche perch (pi o meno consapevolmente) lo schermo interpretato come una finestra su di un mondo pi vasto.

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Il disegno sulla carta finisce, mentre quello sullo schermo sentito come illimitato. A questo si aggiunge la difficolt di attribuire ai segni sullo schermo spessori differenziati e luso simbolico piuttosto che iconico del colore. N paiono ancora convincenti alcune soluzioni trovate dai produttori di software, come lo spazio carta (layout) di quello che va per la maggiore. Questo non significa che laffermarsi del disegno al computer abbia in qualche modo danneggiato la ricerca progettuale in Architettura: al contrario, labilit nelle cosiddette nuove tecnologie un requisito ormai indispensabile a tutti i livelli. Ma necessario comprendere che esse non possono essere pensate come strumenti sostitutivi, ma integrativi di quelli preesistenti, che conservano la loro valida efficacia, pur ridefinendo il loro campo di applicazione e la loro stessa utilit. figura 05 06. I modi duso del computer nel progetto possono essere di due tipi. Al primo tipo appartengono i modi che interpretano il computer come uno strumento per allargare il campo della ricerca progettuale, sfruttandone le capacit di simulazione e di velocissima raffigurazione di spazi, non importa (quasi) quanto complicati. Per qualcuno tali modi sono gli unici degni di essere presi in considerazione: a che serve, argomentano costoro, una nuova tecnologia, se non apre nuovi orizzonti di ricerca? E la cosa, messa cos, pare convincente. Peccato che leccesso di facilit con il quale il computer consente le pi cervellotiche manipolazioni dello spazio immaginato ne faccia sovente perdere di vista il carattere virtuale e faccia ritenere che esso possa essere sempre e comunque attualizzato. Peccato che leccesso di facilit con il quale il computer consente le pi ridondanti rielaborazioni grafiche induca a sovraccaricare i disegni (e talvolta anche gli edifici rappresentati) di orpelli decorativi superflui, materialmente e (soprattutto) spiritualmente non necessari. Il primo caso conduce a sperimentazioni decostruenti che sembrano perdere di vista la semplice fisica che governa gli edifici; la quale perci, viene ipocritamente occultata, non potendo nel mondo reale essere abolita, come lo pu in quello virtuale.

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Il secondo caso conduce a rendering stucchevoli e ripetitivi, che paiono fondali dismessi di videogiochi vetusti, essendosi anche lultimo borghese da sorprendere ormai abbastanza smaliziato. figura 06 07. I modi duso del computer nel progetto possono essere di due tipi. Al secondo tipo appartengono i modi che interpretano il computer come un grande tecnigrafo, uno strumento per disegnare che riassume in s i tanti strumenti dun tempo (dal compasso al tratteggigrafo), per di pi permettendo unaccuratezza ed una precisione allora sconosciute. Per qualcuno tali modi sono, senza mezzi termini, indegni, in quanto riduttivi ed incapaci di cogliere la carica innovativa che il computer possiede. Per altri, favorevoli al lavoro, ma contrari alla fatica, qualunque strumento che consenta di ridurla, recuperando energie per il pensiero, un fattore di progresso. In fondo il pensiero non ha bisogno di mezzi tecnici, tranne che di un linguaggio; mentre di mezzi tecnici hanno sovente bisogno i prodotti del pensiero: e quanto pi questi sono efficienti, tanto meglio , tanto pi il pensiero sar libero. E cos anche i vecchi strumenti di disegno divenuti obsoleti saranno guardati con commozione, come tappe di un illimitato processo di liberazione che anche attraverso di essi sar passato. figura 07

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