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Come si configura oggi il potere?

di Bruno Montanari
I profondi rivolgimenti che hanno investito let contemporanea hanno recato con s anche la trasformazione del lessico politico-giuridico pi tradizionale. La sequenza territorio ordine sistema stata sostituita da quella di globalit complessit equilibrio. Allimmagine piramidale del potere si sostituisce quella della rete, trama orizzontale e senza confini, determinata dalla forza dei suoi nodi

1. Il comune cittadino, italiano e non solo, quotidianamente sommerso da una


cascata di notizie, che, per intensit di conseguenze, talora solo potenziali, appare somigliare ad un vero e proprio bombardamento. E del bombardamento, questo affluire incessante di notizie eventi produce i suoi effetti pi scontati: macerie. Tra le macerie c chi continua a vivere e chi muore; nella esperienza che investe lattuale ambiente sociale ci che appare esser morto lidea stessa di societ, di opinione pubblica, di diritto, di ordinamento giuridico, di legittimit istituzionale. Appaiono essere morte, cio, quelle figure concettuali attraverso le quali il pensiero politico della modernit aveva stabilizzato la relazione tra gli uomini e il potere, imprimendo allinterpretazione di questultimo una direzione sempre pi funzionale, sostituendo via via gli aspetti padronali. Contemporaneamente, a supporto di una tale direzione, era emerso forte il consolidarsi di una idea di societ come opinione pubblica, con la quale chi detiene il potere deve fare i conti[1]. Il Novecento, proprio nella sua brevit, segnato da questo movimento di forte interazione tra potere e societ, che trova la sua manifestazione, ora pacifica ora tragicamente conflittuale, nelle vicende politiche del secolo e nelle relative manifestazioni giuridico ordinamentali. Tutto ci appare ora in macerie; si ergono solo le bandiere logore e stracciate, gli spezzoni di edifici ricordi di un mondo che ha subito la distruzione di un uragano; di un uragano umano. In questo nuovo mondo sopravvive solo leffettivit potere ed in una conformazione di nuovo padronale. Riferendomi ad un altro tempo storico, avrei specificato il senso delleffettivit del potere come controllo di un territorio o di un ambiente sociale. Non credo, invece, che oggi questa terminologia sarebbe appropriata, per la ragione che il territorio non pi un parametro rilevante e perch in corso una frantumazione dellidea di societ a vantaggio di individualismi, di singoli o di gruppi. Ci che sopravvive, insomma, un potere nuovamente padronale, la cui iconografia del tutto inedita, ma perfettamente aderente a quella trasformazione epocale che pu essere riassunta sotto lespressione governance della complessit.

Liconografia moderna del potere poteva essere testimoniata da tre immagini: quella classica che avvolge ( il caso di dirlo) il frontespizio delledizione del 1651 del Leviatano, o quella delluomo seduto sul trono di fronte ad una platea di uomini sotto-posti, alla Canetti, o, infine, quella della piramide, che esprime lesistenza di un ordine costituito da un vertice e da una base. Comunque si voglia raffigurare il potere, ci si avvede che nella modernit e fino al Novecento, nella sua accezione breve, il fattore costitutivo del potere un confine, che delimita e determina la sua effettivit. Sia questo costituito dal corpo del Leviatano, dalla sala di un trono o dalle linee di una struttura burocratica, leffettivit del potere non appare disgiunta dallesistenza di uno spazio chiuso, dove la sua chiusura coincide con il determinarsi di un sistema, la cui origine nell idea di ordine e il cui fine nel fatto della stabilit. In altre parole, lidea di confine, che evoca, come riferimento immediato, il territorio, ci che nella cultura della modernit un fattore costitutivo delleffettivit del potere, cos scontato ed indiscutibile che non sfiora nessun pensatore la possibilit teorica di prenderlo in considerazione, se non come ovvia determinazione. Nel secolo che viviamo, che indicato dal numero romano XXI, liconografia del potere cambia, riflettendo la radicalit di mutamento dei fattori costituenti. Non pi territorio ordine sistema, ma globalit complessit equilibrio. Il tratto distintivo dellimmagine che ne scaturisce il suo essere senza confine; tale immagine la rete, che nella sua versione inglese network largamente usata nel lessico comune, per indicare fenomeni di connessione diffusa e plurima. In effetti la rete, come oggetto fisico, caratterizzata dal non avere un ambito oggettivamente pre-determinabile; essa si estende fin l dove la si vuol far arrivare e si pu continuamente intervenire per modificarne lampiezza. La rete, cio, individua un oggetto di grandezza indeterminata, che dipende da due fattori: dalla orizzontalit dello svolgersi della trama e dai nodi che ne sorreggono la struttura. Trama e nodi sono elementi che si implicano a vicenda: se non ci fossero i fili non potrebbero costituirsi dei nodi e senza i nodi non si formerebbe una trama. In pi: ogni nodo intersezione di diversi fili, alcuni dei quali, rimanendo gli stessi, vanno a connettersi con altri per mezzo di nuovi nodi. Ecco, questa limmagine del potere cos come si presenta oggi nel mondo globale: non pi un trono o una piramide, che protegge e ordina, ma una rete, la cui trama include ed esclude. C chi appartiene alla rete, e raccoglie puntualmente i frutti della pesca, e chi ne fuori, e nuota liberamente nel mare aperto, cibandosi di ci che il mare nella sua naturale, ma anche intermittente, generosit offre. Per rimanere nella metafora, non vanno esclusi neppure gli allevamenti artificiali, dove la rete il mezzo che assicura la raccolta del prodotto e lautoriproduzione, lontano da fattori di interferenza ambientale. Lambiente sociale risulta cos diviso a met in senso orizzontale, tra chi appartiene alla rete e chi non vi appartiene; non una

separazione di censo o di cultura, n di classi sociali, ma una semplice divisione tra lessere dentro la trama oppure restarne fuori. La conferma negli scoop quotidiani dei mass media, che mettono in mostra un ambiente social nel quale, come si usa dire, si conoscono tutti tra di loro, come in una enorme comitiva ludica, dai politici agli attori, agli sportivi, ad alcuni industriali, a magistrati e professionisti, fino agli alti burocrati, ai managers, pubblici e privati, ai banchieri. Limmagine della rete modifica, allora, il paradigma tradizionale del potere, in quanto funzione della politica, rispetto a quello rappresentato dallimmagine della piramide. Modifica anche, e radicalmente, l idea che del diritto hanno gli attori del nuovo spazio reticolare: non pi apparato di controllo delle decisioni politiche e della loro compatibilit con lordinamento giuridico, ma semplice appendice tecnico normativa delle decisioni economiche. Liconografia della piramide mette in chiaro come vertice e base siano tra loro posti in relazione reciproca come i due lati di una sezione triangolare. A buon diritto, pu essere considerata come la rappresentazione di quel paradigma relazionale tra societ e organi di governo tipico delle democrazie rappresentative, delle quali il partito costituiva il principale luogo di formazione del progetto politico e la cinghia di trasmissione del consenso, strumento insostituibile questultimo della legittimazione delle istituzioni di governo. Vi da aggiungere un particolare, niente affatto trascurabile: la struttura piramidale, in virt della sua forma chiusa allusiva dellordine giuridico politico, consente di racchiudere al proprio interno la dialettica tra movimento e istituzione, propria dellagire politico, ideale e progettuale. Limmagine della rete rende visivamente palpabile un paradigma del tutto diverso, poich il fattore caratterizzante non pi costituito da un elemento che per la sua forma fisica possa veicolare lidea di una relazione tra vertice e base: la rete, infatti, non ha lati, ma la sua trama opera una divisione tra un dentro e un fuori. E una immagine che annulla ab origine lidea di una relazione tra ambiti sociali: il potere, come luogo della raccolta, dentro; lambiente sociale, genericamente inteso, ci che fuori. Di qui una serie di conseguenze sostanziali, che risultano del tutto estranee alla semantica formale del proceduralismo politico tradizionale. Le pi evidenti sono due: la prima consiste nellevaporare dellidea di partito politico in favore dellaffermarsi di comitati affaristico elettorali, centrati sulla figura di un leader, che assicura la funzionalit dellessere in rete; la seconda, nellemergere di un alto astensionismo elettorale, che la testimonianza pi evidente della frattura che attraversa orizzontalmente lambiente sociale. Oltre a queste due principali conseguenze, la novit del paradigma consente di coglierne altre, come corollari. In particolare, la disaffezione sociale per le istituzioni si converte in un diffuso individualismo di massa, che pervade coloro che non

appartengono al tessuto reticolare, cui corrisponde, al di qua della rete, il formarsi di una struttura di potere di origine burocratica e tecnocratica, evocata, ma al tempo stesso nascosta, dal termine governance, che come ormai noto, di incerto significato e per questo assolutamente privo di traducibilit[2]. In un paradigma cos strutturato, privo cio di strutture politicamente e sociologicamente relazionali, ci che si delinea una frattura tra la dimensione movimentista (di tipo populista) e quella istituzionale, che politica e diritto, nella connotazione che assumono nella nuova versione reticolare (che mostrer di qui a poco), non sono in grado di comporre, metabolizzare, in una parola, ordinare. Aggiungerei un ulteriore corollario, che mostra un inedito nella storia del potere: un potere reticolare impedisce la possibilit di una sua imputazione soggettivamente determinata. In altre parole, con una frase ad effetto, a chi si potrebbe tagliare la testa? Al pi, si possono fare buchi nella rete, ma, come ogni esperto pescatore sa, la rete si pu sempre riparare, aspettando il giorno che sia cos logora che ripararla sar impossibile. Lo svolgersi attuale di questo paradigma ha il suo immediato antecedente nel modello socio-epistemologico allestito negli anni 70 da Niklas Luhmann, che conosciuto come sistemico funzionalistico. Fin da ora voglio sottolineare, tuttavia, che tra quel modello e il suo attuale svolgimento reticolare vi una specifica differenza: quella conseguente allaffermarsi di una linea di pensiero materialistico pragmatica, centrata sulla diffusione applicativa della categoria, di origine economicistica, costi benefici. Il richiamo a Luhmann mi sembra tuttavia indispensabile per due ragioni: la prima, perch legittima lo spostamento del ragionamento attorno al potere su quel piano epistemologico che contrappone ordine a complessit; la seconda, perch la differenza tra la versione originaria luhmanniana, detta sistemica, e lattuale conversione in una governance reticolare, mette in luce quale mutamento culturale lavvento della globalizzazione economica abbia determinato rispetto al paradigma tradizionale che ha legittimato le democrazie parlamentari.

2. Le immagini con le quali ho descritto metaforicamente il potere, tra modernit e


globalizzazione, rimandano a mondi culturali, nei quali si avvicendano figure concettuali, quali ordine e complessit, che corrispondono, come ho sottolineato, a percorsi epistemologici radicalmente diversi, sui quali incide, e in modo determinante, qualcosa che sulle prime non appare avere alcuna relazione con il potere: mi riferisco allidea di verit. Ma una qualche relazione diviene intuibile se si coniuga quellidea con un altra: quella di realt. Il nesso verit realt ci che salda lambito epistemologico ai modelli pratico comportamentistici inscritti nellalternativa ordine complessit; a questo punto, il modo di determinare il potere, in quanto effettivit, dipende dallo svolgimento di questo nesso.

Intendo dire che registrare leffettivit del potere a partire da un modello epistemologico fondato sul concetto di ordine, e sulla figura della piramide (vertice e base), il contrario che assumere come chiave epistemologica il concetto di complessit e vederne la sua proiezione pratica nella rete. Ne derivano due rappresentazioni della realt sociale cos diverse da condizionare il connotarsi stesso delleffettivit. Nel primo caso, essa coincide con un sistema di comando, mentre, nel secondo, consiste in un meccanismo di raccolta. Il passaggio dall ordine alla complessit lesito, come ho detto, dellavvicendarsi di due modelli epistemologici, che si svolgono secondo quelle sequenze concettuali sopra indicate. Il primo modello consiste nella sequenza ordine sistema ordinamento, il secondo in quella: complessit equilibrio governance. Si notino i contrappunti: cos come allordine corrisponde la complessit, allidea di sistema corrisponde quella di equilibrio e, infine, alla nozione giuridica di ordinamento quella di governance. E proprio facendo centro su tali contrappunti, che rinviano a rappresentazioni concrete del mondo umano, che si mostra la relazione tutta epistemologica tra verit e realt, che pu riassumersi nella espressione comune, che funge spesso da premessa direttivo comportamentistica: poich le cose stanno cos, allora. La profondit del passaggio tale che non configurabile come un mero aggiornamento nozionistico-semantico, determinato dalla contaminazione di un lessico sociologico con uno specificamente giuridico e politico, come il prevalere del termine governance su quello di ordinamento lascerebbe intendere (esemplare la prevalenza della nozione di portatori di interessi al posto di legittimazione soggettiva). Ben altrimenti, si tratta dellemergere di una sottesa e diversa modalit di conoscenza della realt, che trova poi specifico svolgimento nella forma regolativa detta appunto governance. Stabilendo il contrappunto tra due sequenze concettuali, intendo sottolineare quanto sia indispensabile cogliere, proprio nelle epoche segnate da forti mutamenti, il nesso tra il piano epistemologico e quello della realt, consegnata ad una rappresentazione umano sociale. In tali epoche, infatti, la necessit di realizzare immediati adattamenti teorici e pratici, in particolare socio politici e giuridici, pu non lasciare il tempo di soffermarsi, con lattenzione necessaria, sulla portata effettiva del cambiamento in atto, con il rischio di perderne il controllo e di ritrovarsi in un nuovo mondo, senza aver capito n il come n il perch. La differenza tra le due sequenze prospettate ha, dunque, il suo centro contrappuntistico nei termini ordine e complessit. Il termine ordine fa pensare a qualcosa che si offre come un dato oggettivo, che rinvia a qualcosa di posto e, in pi, come ulteriore ed immediata conseguenza

logica, posto da qualcuno. In altre parole, lordine implica il porre in ordine e questultimo apre, nella logica umana, alla domanda circa il chi pone. questo il modello proprio del pensiero antico, che ha il suo centro epistemico nella ricerca di un Principio ordinatore, come origine del mondo che si presenta alluomo. la tematica che ruota attorno a due termini filosoficamente complessi: Logos e Demiurgo, attraverso i quali luomo investiga il senso umano della realt nella quale immerso. Al tempo stesso, per, traccia una distanza incolmabile tra la sua umanit empirica e la dimensione di quel Principio, che il Tutto comprendente: meraviglia ed enigma ad un tempo[3]. Al pensiero moderno si attaglia propriamente il termine sistema, che connota quel meccanismo della ragione secondo il quale conoscere la realt, significa scoprire la verit del mondo, che si traduce nel formalizzarne le leggi che consentono di stabilire in modo costante il succedersi degli eventi. Tale operazione cognitiva conduce alla determinazione della realt come fenomeno, sintesi questultimo di una relazione causale, razionalmente elaborata e stabilita, tra eventi empiricamente osservati. In definitiva, il termine sistema, nel suo concetto, va posto in relazione al termine che lo precede: ordine. Entrambi i termini esprimono una idea di verit: conoscerla significa capire che le cose stanno proprio come devono stare o perch sono state disposte cos a partire da unidea di principio (ordine), o perch il pensiero umano ne coglie i nessi causali, sotto il profilo razionale e logico (sistema). Tuttavia, nella continuit tra pensiero antico e moderno un differenza non va sottaciuta. Se il pensiero antico manteneva la distanza, sopra accennata, tra la mente umana e la Verit del mondo, giocando sullintersezione di enigma e disvelamento (aletheia); nella modernit, invece, la Verit diviene lapprodo di un percorso metodico della ragione sistematica. Essa il prodotto di quelloperazione mentale che, a partire dalla esperienza empirica, elabora concetti, trasformando la mera successione di eventi in relazioni causali che la ragione si rappresenta come necessarie. Si comprende, di conseguenza, come il concetto moderno di sistema svolga una funzione euristica ed epistemica: solo se si ricostruisce lo svolgersi degli eventi, o delle cose umane pi in generale, secondo una forma sistematica, si pu cogliere l ordine che al fondo regge il Tutto. La Verit dei moderni si realizza nel colmare, tramite la ragione, la distanza antica tra la mente umana e la meraviglia di fronte al Principio. Ordinamento il terzo termine, quello cui giunge, nellambito giuridico, la sequenza moderna.

Nella sua specificit concettuale, esso individua la compattezza e organicit razionali dellattivit normativa, posta in essere dallo Stato o da altri soggetti dotati legittimamente o legalmente di tale potere. Nella sua idea di fondo, esso si pone in continuit con due possibili direzioni speculative: da un lato, con una idea di diritto, secondo la quale il giuridico la traduzione normativa dellordine che costituisce il mondo umano (la tradizione della scientia juris sia nella sua versione giusnaturalistica, sia in quella storica); dallaltro, con una definizione di ordine squisitamente positiva, che si realizza, tuttavia, secondo una sistematicit razionale della volont normativa (la teoria del diritto nella sua versione principalmente novecentesca, nel suo insieme e nelle sue diverse e specifiche articolazioni). Vi un elemento, che contraddistingue la sequenza ordine sistema ordinamento, e che occorre mettere in luce al termine della sua spiegazione. Tale elemento costituito dalla categoria tempo[4], poich proprio sul rilievo che assume tale categoria che pu tracciarsi la differenza pi evidente con la seconda sequenza: complessit equilibrio governance. Anticipando qui, per mere ragioni di contrappunto espositivo, ci su cui torner pi avanti, dico subito che complessit una nozione epistemologica di tipo meramente osservativo, per la quale il fattore temporale si fissa nella stabilit di una situazione di equilibrio attuale, la sola che pu rendere osservabile una casuale disposizione di eventi. In altre parole, lequilibrio, oltre ad essere un dato osservativi, funziona anche da categoria epistemologica che fa coincidere ci che realt con uno stato denominato complessit. Se ne ricava unidea di stabilit che, essendo fondata sulla contingenza dellosservazione, rende insignificante limmagine di una relazione causale tra eventi, che per definizione meramente congetturale e non empirica. E proprio la nozione di stabilit che mette in relazione temporalit e potere. La stabilit infatti il pi evidente tra gli elementi costitutivi delleffettivit del potere; ci che muta storicamente la condizione alla quale si registra tale stabilit. In tutto larco della modernit essa consisteva nellidea di sistema, come sintesi razionale di progetto politico e normativit legale: la figura della piramide, nella quale vertice e base si reggono reciprocamente, ne trasmette il senso. Con il concetto di complessit la stabilit , invece, lesito dell equilibrio, che una figura epistemologica strettamente dipendente dalla reiterazione di costanti osservative aventi ad oggetto un ambiente fisico. In altre parole, la stabilit, che individua lesserci effettivo del potere, coincide con quellespressione tutto si tiene, che indica la presenza materiale di un determinato stato di fatto, la cui permanenza si offre come tale alla possibilit di essere osservato. Lo stato di equilibrio, che fonda leffettivit del potere, tradotto nellespressione pragmatica tutto si tiene, ha nella rete la sua immagine pi incisiva, ma anche la sua differenza dal funzionalismo sistemico luhmanniano.

3. Le anticipazioni svolte risulteranno maggiormente comprensibili attraverso la


svolgimento della seconda sequenza: complessit equilibrio governance Ci da cui si deve prendere le mosse, per cogliere il passaggio dalla prospettiva dell ordine a quella dellequilibrio, tipica delle societ complesse, costituito dalla svolta epistemologica novecentesca, per il fatto che essa mette gradualmente in discussione la onnicomprensivit della valenza euristica del nesso di causalit e conseguentemente rende impensabile la categoria razionale di sistema. In particolare, sul piano dellaccertamento empirico del fatto, le teorie della conoscenza contemporanee[5] hanno variamente dimostrato come nellindagine scientifica non sia possibile astrarre dalla interazione, che diviene cognitivamente costitutiva, tra osservatore e oggetto osservato. Ci significa che losservatore fa parte del sistema osservato e il metodo non pu essere pensato separatamente dalloggetto indagato. Si passa, insomma, dalla costitutivit della ragione alla costitutivit della osservazione. Ed su questo passaggio che entra in gioco la categoria tempo, alla quale ho gi fatto cenno. Lequilibrio, infatti, una dimensione contingente che rilevabile nel momento dell osservazione; esso contiene quelleccesso di possibilit fattuali, che individua la struttura paradigmatica della complessit, in generale, e di quella sociale, in particolare. In altre parole, il fatto, cos come viene determinato nellistante dellosservazione, non pu essere come tale oggetto di una pre-visione, essendo una possibilit tra le tante; sarebbe un fatto diverso, se osservato in un istante diverso. La categoria della complessit richiama proprio quel contesto epistemologico caratterizzato dalla mera possibilit di interazioni in sospensione bilanciata, che tutto il contrario, dal punto di vista epistemologico, della categoria della relazionalit causalistica. Sicch l equilibrio nella interazione, che costituisce la condizione per losservabilit della complessit, coincide con una situazione strutturalmente imprevedibile, che si pu soltanto constatare nel suo darsi materiale nella contingenza. Il fatto, strettamente legato al momento della osservazione, al tempo stesso soggettiva e contestuale, non pu essere pi isolato nella sua purezza. Di qui la perdita di significato del nesso di causalit, a tutto vantaggio di quelle categorie epistemologiche della imprevedibilit ed incertezza, che sono il tratto comune su cui si fondano le teorie della complessit sociale. Per comprendere, allora, il sociale, in quanto ambiente stabile, occorre svolgere, teoricamente, unopera di riduzione delle possibilit, al fine pratico di contenere e gestire la complessit stessa entro i limiti della contingenza, la quale rimane sempre aperta, tuttavia, allinterazione con lambiente. Di conseguenza, lequilibrio che deriva dalle operazioni di riduzione della complessit, d luogo a punti di

stabilit possibile entro un apparato di interazioni dal profilo piatto e orizzontale, radicalmente diverso da quella gerarchia verticale, che caratterizza lordine istituzionale tipico della Stato moderno. Ho gi detto come si debba a Niklas Luhmann lapplicazione della epistemologia della complessit alla comprensione delle dinamiche sociali e alla definizi one di ambiente sociale. Ho anche aggiunto come ritenga, io, di dover sottolineare una differenza tra lepistemologia luhmanniana degli anni 70 80 del secolo scorso e lattuale pragmatismo della globalizzazione. Lepistemologia luhmanniana, infatti, ha il suo punto di forza, ancora, nellidea razionalistica e storicistica di sistema, con una declinazione, per, del tutto inedita, che si riflette nella variazione semantica dellaggettivo: da sistematico a sistemico. Significativa proprio questa relazione tra continuit concettuale e variazione semantica. Sul piano puramente formale, la presenza del sistema nellorizzonte di pensiero di Luhmann sta a dimostrare leredit hegeliana propria della sua formazione francofortese; tale profilo biografico-formale conduce ad una questione epistemologicamente sostanziale. Sta a mostrare, cio, come rimanga ferma lidea che la comprensione di ci che pu definirsi realt resti legata alla possibilit di ricondurre il molteplice allunit, come appunto il riferimento concettuale al sistema certifica. Il nuovo significato che rende ragione della variazione semantica: sistematico sistemico conseguenza del radicale abbandono di un qualsiasi riferimento non empiristico. Il nuovo modello per una comprensione unitaria non si realizza in una forma di trascendimento del molteplice nellunit del Tutto, ma, pi empiricamente, in una riduzione di variabili; ci a beneficio della possibilit di abbracciare con un unico atto osservativo, con un unico sguardo dunque, la molteplicit degli eventiforze, clti nel loro contingente equilibrio. Se questa la lettura luhmanniana, che viene normalmente classificata come funzionalistico-sistemica, essa allora ha un esito epistemologico che mostra la sua differenza con lattuale pragmatismo. Il mondo di Luhmann aveva come orizzonte i confini dello Stato, che contenevano la politica e lordinamento giuridico; quello attuale della governance si svolge nello spazio privo di confini, dominato dai potentati economici, pi forti della progettualit ideale della politica. La differenza tra i due mondi si coglie attraverso lesempio offerto dal rapporto tra potere e ordinamento istituzionale. In Luhmann la permanenza categoriale della dogmatica giuridica, sia pure riletta nella sua funzione di confine semantico del sottosistema giuridico, realizza una

autosufficienza di questo rispetto a quello politico. Ci consente di tener ferma la funzione di controllo critico propria del giuridico nei confronti di una normativit, che sia manifestazione immediata delle pretese del politico[6]. Nellempirismo pragmatico contemporaneo, al contrario, la complessit non d luogo a modalit di comprensione unitaria, ma conduce lo sguardo verso una situazione composta da una molteplicit di intersezioni, che fanno somigliare lambiente sociale, pi che ad un sistema unitariamente comprensibile, ad un tessuto reticolare[7]. Lattuale, diversa comprensione della realt conduce allevaporazione della categoria della politica, storicamente e concettualmente legata alla forma della sovranit statuale, in favore della dominanza della categoria economica, che, in uneconomia di mercato, transnazionale e sovrastatuale. E in questultimo contesto che ritengo vada collocata la attuale nozione di governance, nella quale la visione di un ambiente sociale complesso in equilibrio deve essere rimodulata secondo una immagine di tipo puntistico-reticolare. La governance implica, quindi, una considerazione, ancora diversa, sia del riferimento al funzionamento di fatto del complesso istituzionale, in generale, sia di quello, specifico, relativo ad un determinato ambito di regolazione normativa. Il modello che si delinea, attraverso questa prospettiva regolativa, infatti, non sol o non verticale, ma neppure sistemico la Luhmann; esso orizzontale e aperto, come orizzontale e aperta limmagine di una rete composta da una molteplicit, a priori indeterminabile, di intersezioni tra eventi fattuali che realizzano un equilibrio compensativo. La differenza tra i due modelli tale da mettere in crisi la configurazione classica delle istituzioni rappresentative elaborate dalla modernit, che Luhmann ( bene sottolineare) non aveva messo in discussione, pur se rilette in chiave funzionalistico-sistemica[8].

4. Evaporato il nesso Stato politica diritto, ne segue, sul piano istituzionale, la


problematica tenuta concettuale dellidea di Stato di diritto e di democrazia rappresentativa e, su quello giuridico, della categoria di ordinamento e della gerarchia delle fonti. In particolare, utilizzare, sul piano politico, i modelli di governance come equilibrio reticolare, d luogo ad un esito paradossale, quale quello costituito dalla contemporanea presenza di due fenomeni strutturalmente antitetici, che non riescono a disporsi in continuit tra loro e neppure a dialogare, sia pure secondo una modalit dialettica. Da una parte, avanzano e chiedono spazio le prassi di democrazia immediatamente partecipativa, attraverso il diretto coinvolgimento, nei processi

decisionali, di coloro che alle decisioni pubbliche dovranno attenersi. Dallaltra, emergono, con sempre maggiore capacit performativa, istanze tecnocratiche, espressione diretta degli interessi di soggetti che, per la loro struttura socioeconomica, non hanno per proprio fine il perseguimento del bene pubblico[9]. Sul piano giuridico, la crisi della democrazia rappresentativa si traduce nella crisi della legge democratica come fonte privilegiata dellordinamento, e quindi nella crisi degli elementi strutturali della generalit, dellastrattezza, della pubblicit. Ci conduce allesaltazione di modalit contrattuali e giudiziarie che, snaturate rispetto alla loro classica funzione ordinamentale, si presentano come le matrici del nuovo diritto. Con una formula sintetica, si pu dire che al criterio giuridico-politico della soggettivit legittima o, detta altrimenti, della legittimazione soggettiva, si sostituisce la presa datto della pressione fattuale di entit portatrici di interessi abbastanza forti da avere, nella competizione, una capacit di negoziazione. Ci trova riscontro, ad esempio, nel darsi di prassi di governance in cui soggetti, la cui originaria costituzione pubblica o privata diviene indifferente, entrano in una relazione contrattuale in quanto meri portatori di interessi, con il fine di produrre una regolazione idonea a comporre tali interessi, in una maniera che si ritiene pi rapida e soddisfacente di quanto non possano fare gli strumenti ordinamentali. La crisi della democrazia rappresentativa indotta dal modello di governance comporta la crisi della categoria del politico, poich elimina la possibilit di ideare un progetto; e ci non senza una ragione epistemologica, che riguarda quella categoria del tempo alla quale ho gi accennato e che ora intendo approfondire. La situazione di equilibrio, sulla quale si costruisce la governance, coincide, sotto il profilo temporale, con una osservazione puntuale, la cui stabilit si apprezza solo in quanto gi cos si offre allosservatore. Proprio in quanto solo osservabile, non possibile progettarla. La temporalit quella istantanea dell osservazione . Qui risiede la differenza strutturale con la sequenza concettuale ordine-sistema, che si proietta nel concetto di ordinamento giuridico. Tale sequenza, infatti, attraversata razionalmente da una idea di tempo strutturata dalle categorie di mutamento e durata, da cogliersi epistemologicamente secondo la chiave della continuit. Come dire che la discontinuit dellosservazione esperienziale viene trasformata in una continuit prodotta dalla elaborazione razionale[10]. Basti pensare alla nozione, gi messa in luce, di relazione causale, che dispone secondo continuit, a fini cognitivi, i diversi eventi del reale, per cui la conoscenza il prodotto mentale di un percorso tra un prima e un dopo. Un tale modello di ragionamento consente mentalmente di stabile una funzione causale tra un evento ed un altro evento, che diviene un esito conseguenziale del primo; il presente diviene cos lo snodo di una continuit causale tra passato e futuro. La chiave della temporalit risulta evidente negli elementi strutturali del diritto

concepito secondo una prospettiva ordinamentale. Basti pensare al concetto di norma che sintetizza semanticamente un nesso razional-causale, e quindi temporalmente dislocato, tra prescrizione, dovere e responsabilit. Lesempio pi facile e scontato proprio nella struttura di quellatto normativo denominato legge. Essa un atto il cui fine durare nel tempo: il durare nel tempo il fattore razionale, che consente di emancipare latto dai soggetti fisici che lo pongono in essere, di considerarlo, cio, un in s, indipendentemente da quelli. La legge non esprime un equilibrio nellistante, ma il suo fine strutturale un dover essere nel tempo. Il senso della transizione mi sembra che possa essere raccolto nella seguente sottolineatura: come lordinare era stato il fine pratico del diritto fondato appunto sul concetto di ordine come principio teoretico, filosofico e culturale; cos lequilibrio rappresenta lobiettivo pratico di una attivit regolativa la governance conseguente al modello epistemologico della complessit sociale. La governance, praticata con una disinvoltura pericolosamente ignorante della costituzione epistemologica della sua nozione, la causa non contingente della crisi della categoria del politico ed il mezzo che consegna il potere alla tecnocrazia economico-finanziaria, che per sua costituzione, a- democratica. E il potere acefalo della rete.

5. Liconografia della piramide e quella, opposta, della rete mettono in luce grafica
qualcosa di sconcertante, destinato a riflettersi sulla vicenda umana in modo incalcolabilmente rischioso. Il potere, dallavere una testa, divenuto acefalo. Il vertice della piramide inscindibile dai suoi assi portanti, in salita ed in discesa, che sia un trono o unaula parlamentare: in ogni caso quel vertice indica una precisa individuazione soggettiva. Esiste un responsabile del potere. Pu farsi lo stesso ragionamento per i nodi e i fili che tessono e armano una rete? Ci che rilevante non sono i soggetti, quanto il loro annodarsi e riannodarsi: leffettivit del potere risiede proprio in questo tenersi in modo indefinitamente plurimo e diffuso. Se la piramide ha reso spesso crudele il potere, la rete lo rende privo della umanit soggettiva del corpo. Ci si mostra in tutta la sua inquietante portata se solo si presta attenzione alla circostanza della saldatura tra le tecnologie ciberneticoinformatiche e la rete: la decisione umana visibile sostituita dalla anonima performativit dellalgoritmo, in virt del quale lumano certamente non scompare chi costruisce infatti gli algoritmi e il loro modo di operare? ma diviene invisibile. Luomo non vede neppure i dati che scatenano la performativit dellalgoritmo, cos come i piloti americani che sganciarono la bomba non videro i corpi ardenti delle vittime, migliaia di metri sotto di loro. Lalgoritmo fa sentire la sua fredda, oggettiva, non-umana performativit dalle operazioni finanziarie a quelle belliche: un incrocio virtuale di dati sufficiente a

scatenare una tempesta monetaria o a far giungere un drone tra le montagne dellAfghanistan. NOTE [1] Basta aver presente il classico J. Habermas, Storia e critica dellopinione pubblica, tr. it. Roma Bari 1974. [2] Per unanalisi delle ambiguit concettuali del termine governance e della sua intraducibilit semantica cfr. soprattutto S. Maffettone, La pensabilit del mondo. Filosofia e governanza globale, Milano 2006. [3] Cfr., su questa sconfinata tematica, il bel saggio di E. Berti, In principio era la meraviglia, Bari 2007; cfr., anche, il recentissimo F.Cavalla, Allorigine del diritto al tramonto della legge, Napoli 2011. [4] Su questa categoria, nella sua ampiezza ermeneutica, cfr. il bel testo di J. T. Fraser, Time. The Familiar Stranger, Amherst, 1987, tr. it. Milano 1992; per un assaggio assai gustoso cfr. anche il recentissimo M. Dorato, Che cos il tempo? Einstein, Gdel e lesperienza comune, Roma 2013 . [5] Cfr. alcuni testi da considerarsi classici per tale tema: H. Hahn-O. Neurath-R. Carnap, Wissenschaftliche Weltauffassung. Der Wiener Kreis, Wien 1929, tr. it. Bari 1979; M. Bunge, La causalit. Il posto del principio causale nella scienza moderna, Boringhieri, Torino 1970; P. K. Feyerabend, Against Method. Outline of an Anarchistic Theory of Knowledge, London 1975, tr.it., Milano 1981, in part. p. 30 e ss.; M. Baldini, Teoria e storia della scienza, Roma 1975, pp. 9-27; W. Heisenberg, Tradition in der Wissenschaft, Mnchen 1977, tr. it., Milano 1982; I. Prigogine-I. Stengers, La Nouvelle Alliance. Mtamorphose de la science, Paris 1979, tr.it., Torino 1981; Idd., La fin des certitudes. Temps, chaos et le lois de la nature, Paris 1996, trad. it. Torino 1997.

[6] Cfr. N. Luhmann, Rechtssystem und Rechtsdogmatik, Stuttgart 1974, tr. it., Bologna 1978. [7] Negli ultimi anni lapplicazione della metafora, o del paradigma, della rete allo studio delle relazioni sociali e in particolare giuridiche divenuta corrente: tra i testi fondamentali anche per un approccio filosofico-giuridico v., a titolo esemplificativo, M. Castells, The Rise of the Network Society (The Information Age: Economy, Society and Culture, vol. I), Cambridge-Oxford 1996, trad. it. La nascita della societ in rete, Milano, 2002; A-L.Barabsi, Linked: How Everything is Connected to Everything Else and What it Means for Business, Science, and Everyday Life, New York 2002, trad. it. Link. La scienza delle reti, Torino 2004; F. Ost-M. van de Kerchove, De la pyramide au

rseau? Pour une thorie dialectique du droit, Bruxelles 2002; P. Heritier, Urbe-Internet. La rete figurale del diritto. Materiali per un ipertesto didattico, vol. 1, Torino 2003; U. Pagallo, Teoria giuridica della complessit. Dalla polis primitiva di Socrate ai mondi piccoli dellinformatica: un approccio evolutivo, Torino 2006 (spec. pp. 135-171); A. Calbucci (a cura di), La complessit del diritto. Nuovi itinerari del pensiero giuridico contemporaneo, Napoli 2009. Molto in anticipo sullemersione del fenomeno di Internet, Enrico di Robilant applicava al diritto il modello della rete gi in Il diritto nella societ industriale, Rivista internazionale di Filosofia del diritto, L, 1973, pp. 225262. [8] V. Politische Planung, Opladen 1978; tr. it., Stato di diritto e sistema sociale, Napoli 1990. Peculiari sviluppi della teoria di Luhmann si trovano, come noto, nel pensiero di Gnther Teubner. A tal proposito cfr. il suo Recht als autopoietisches System, Frankfurt am Main 1989, tr. it., Milano 1996. [9] Nel linguaggio comune si usa il termine interesse in modo promiscuo, i n relazione, cio, sia al privato che al pubblico. Nelle righe del testo, invece, ho volutamente utilizzato il termine interesse per la sfera dei soggetti privati, destinando il termine bene al fine pubblico. Questo perch l interesse legato al concetto di bisogno e il criterio di valutazione soggettivistico-utilitaristico, proprio della sfera privata; il bene, invece, evoca un ambito valutativo di tipo oggettivistico (per quanto ambigue ed epistemologicamente problematiche siano sia la categoria dell oggettivit sia quella di bene), che mi appare pi appropriato per soddisfare la sfera pubblica. Per questa ragione, la costituzione pubblica del soggetto-attore una garanzia indispensabile, sia pure solamente formale (ma non potrebbe esserlo diversamente), rispetto alla plausibile finalit sociale degli atti performativi. [10] Cfr., sul tema continuit/discontinuit, quale emerge in un contesto strettamente scientifico-epistemologico, E. Schrdinger, What is Life? The Physical Aspect of the Living Cell, Cambridge 1944, tr. it. Milano 1995, p. 86 e ss.