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DIMENSIONI E DIRETTRICI DEL MUTAMENTO SOCIOECONOMICO IN PROSPETTIVA TERRITORIALE DAL 1951 AD OGGI

Domenico Maddaloni, Fiorenzo Parziale*

Premessa A partire dagli anni 70 nelle scienze sociali si innescato un dibattito di grande rilievo in merito alle relazioni tra territorio e processi di mutamento e, in ultima analisi, di sviluppo: dibattito che conosciuto momenti di particolare originalit proprio grazie al contributo di studiosi italiani. In questa prospettiva il lavoro di agnasco sulle !re Italie " agnasco, #$77% appare tuttora come uno spartiacque, che ha diviso uno stadio precedente segnato soprattutto dallanalisi del dualismo regionale, nelle due ottiche opposte e simmetricamente speculari dellarretratezza socio culturale e della dipendenza politico economica, ed uno successivo in cui si attribuita importanza ai connotati strutturali e dinamici, socioeconomici e socioculturali dei contesti locali. &i' ha contribuito ad innescare mutamenti di grande portata anche nella politica per il (ezzogiorno, con la transizione dallintervento straordinario alla )*uova programmazione+ che ha prevalso nel corso degli anni $0 e 00 ",iesti, -00.%. /i recente, tuttavia, si sono moltiplicati segnali di ripensamento da parte di ricercatori di diversa provenienza disciplinare e di di00erente a00iliazione culturale. Il 0atto che, in ultima analisi, il processo che ha condotto allemersione della !erza Italia non si tradotto che in una ulteriore con0erma ed in un incremento del divario economico e sociale tra le due ripartizioni principali del 1aese. /opo le tre Italie, si tornati al dualismo tra la parte ricca ed avanzata e quella povera ed arretrata del 1aese "/un0ord, 2reco, -003%.

* Il saggio deriva da un paper presentato al convegno Per un Mezzogiorno possibile. Nuove opportunit di sviluppo a 150 anni dallUnit , D.A.D.A.T.- Facolt di Scienze Politiche, Universit degli studi di Napoli Federico II, 18-19 ottobre 2012. Il testo il risultato di un lavoro comune; per le consuete finalit si precisa che Domenico Maddaloni autore del paragrafo 1, Fiorenzo Parziale del paragrafo 2.

/omenico (addaloni, 4iorenzo 1arziale

In questo lavoro ci proponiamo di ritornare sulla questione dei processi di mutamento economico e sociale che attraversano i contesti locali e le ripartizioni territoriali del nostro 1aese. 5o strumento di cui ci serviremo una strategia di ricerca che combina la tecnica dellanalisi delle componenti principali a due stadi "/i 4ranco, (arradi, -00.% a quella della regressione lineare multipla. /a serie di dati inerenti a quattro momenti chiave nella vicenda recente del (ezzogiorno e del 1aese 6 il #$7#, il #$7#, il #$$#, il -007 6 trarremo innanzitutto altrettante )0otogra0ie+ delle dimensioni che maggiormente contribuiscono a spiegare la struttura delle serie di variabili da noi selezionate. 8uestultima viene assunta a sua volta ad indicatore della variabilit di condizioni economiche e sociali delle province italiane. In un secondo momento ci s0orzeremo di identi0icare un modello di regressione che spieghi la con0igurazione dei risultati al -007, considerata variabile dipendente, sulla base delle relazioni tra questa e i 0attori emergenti in ciascuno dei momenti in precedenza ricordati. 9biettivo 0inale del lavoro, che peraltro non che il primo stadio di un programma di ricerca pi: ampio, pervenire ad una migliore comprensione dei processi che hanno condotto allo sviluppo del dualismo territoriale nel nostro 1aese. 1. Le dimensioni del m !amen!o e"onomi"o e so"iale *el tentativo di ricostruire il modello del mutamento economico e sociale in prospettiva territoriale abbiamo raccolto ; serie di dati a livello provinciale #, che si ri0eriscono ad altrettanti momenti di grande rilevanza per la vicenda recente del (ezzogiorno. In particolare abbiamo selezionato il #$7# quale punto di partenza dellanalisi, in quanto corrisponde allinizio della politica repubblicana per il (ezzogiorno: la ri0orma agraria e lavvio della &assa per il (ezzogiorno si erano avuti in0atti lanno prima. Il #$7# corrisponde, allincirca, allapogeo della politica di crescita industriale per aree e nuclei di sviluppo, che si veri0ica per la precisione nel corso del #$7;. Il #$$# coincide invece con il concludersi dellesperienza della &as(ez, lesaurirsi della politica di in0rastrutturazione straordinaria "dopo< terremoto, dopo<bradisismo, pre<(ondiali #$$0%, la stagnazione economica e linizio del processo di convergenza istituzionale segnato dai pilastri dei )parametri di (aastricht+. &on ri0erimento a ciascuno dei momenti suindicati abbiamo selezionato delle serie di dati estrapolati dai &ensimenti della 1opolazione e dellIndustria, che abbiamo poi tras0ormato in indicatori di struttura delleconomia e delloccupazione. 2li indicatori in parola sono stati integrati da alcune variabili di natura geogra0ica 6 la distanza del capoluogo provinciale dal centro economico della nazione, ovvero (ilano-, e la quota del territorio provinciale in pianura, in collina o in montagna 6 e demogra0ica, come la densit della popolazione. A completare la
1 Per ciascuna delle rilevazioni effettuate il riferimento territoriale alle 92 province italiane esistenti allatto dei Censimenti 1951. 2 Distanza in chilometri o in chilometri equivalenti (per i capoluoghi delle isole).

Le dimensioni del mutamento economico e sociale in prospettiva territoriale

serie abbiamo poi calcolato alcuni indicatori di rilevanza del motivo della rendita 0ondiaria nella 0ormazione del reddito delle classi superiori, resi possibili dal 0atto che nel &ensimento della 1opolazione del #$7# lIstat 0a ri0erimento ad un segmento particolare della popolazione non attiva, ovvero i )benestanti+. *on essendo poi ancora disponibili i dati relativi ai &ensimenti del -0##, ci siamo ri0eriti al -007 quale temporaneo punto di arrivo del cambiamento strutturale 6 in questa circostanza i dati sono stati estratti dal Datawarehouse Istat. ,a da s= che, non provenendo i dati in questione dalla medesima 0onte statistica, il con0ronto tra i momenti prescelti non pu' assumere un valore totalmente probante pur se, a nostro avviso, mantiene un interesse non puramente limitato ad una 0unzione descrittiva. Allo scopo di evidenziare le dimensioni della struttura economica e sociale prevalenti a livello territoriale in ciascuno dei momenti, abbiamo sottoposto ognuna delle serie di indicatori ad unanalisi delle componenti principali condotta con la tecnica dellA&1 a due stadi "/i 4ranco, (arradi, -00.%. 8uesta prevede lestrazione e la00inamento separato delle componenti principali, identi0icate mediante una prima analisi. 9biettivo dellA&1 a due stadi pervenire a identi0icare componenti che siano in grado di riprodurre una quota la pi: elevata possibile della varianza degli indicatori che sopravvivono al processo di selezione. Aspetto rilevante della tecnica messa a punto da /i 4ranco e (arradi che il 0attore pu' rimanere de0inito da due piccole serie di variabili, che lo connotano tanto in termini positivi che negativi, in maniera da 0arne risaltare meglio i caratteri che lo identi0icano e permettono di dargli senso utile per gli obiettivi conoscitivi della ricerca. 1.1. Lanalisi al 1951 1assando a considerare i risultati ottenuti con limpiego della tecnica descritta in precedenza, possiamo osservare che lanalisi al #$7# ha permesso di estrarre un primo 0attore che appare legato alle seguenti variabili "i valori tra parentesi si ri0eriscono alla matrice dei component score coefficients, ovvero ai coe00icienti di regressione tra le variabili e il 0attore%: #% > addetti industria mani0atturiera sul totale degli attivi "0,#70% -% > unit locali da 7# a 700 addetti sul totale delle unit locali "0,#3?% .% > unit locali con pi: di 700 addetti sul totale delle unit locali "0,#3-% ;% > addetti industria mani0atturiera nella provincia sul totale nazionale "0,#.#% 7% > lavoratori autonomi sul totale degli attivi in condizione pro0essionale "<0,#-#% 3% > abitazioni occupate di propriet sul totale delle abitazioni occupate "<0,#.;% 7% > unit locali con 0<# addetti sul totale delle unit locali "<0,#7;% ?% > attivi in agricoltura sul totale degli attivi in condizione pro0essionale "<0,#7.%, 8uesto 0attore stato identi0icato come un indice di presenza della grande e media industria, e spiega il 37> della varianza allultima iterazione dellA&1. I valori correlati in maniera positiva si ri0eriscono in0atti alla rilevanza dellindustria

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di tras0ormazione, alla presenza di unit locali dellindustria di medie e grandi dimensioni, al grado di concentrazione territoriale degli addetti allindustria mani0atturiera. I valori correlati in maniera negativa si ri0eriscono invece alla persistente rilevanza delloccupazione agricola, alla di00usione del lavoro autonomo e della microimpresa, alla di00usione 6 nel #$7# 6 della propriet dellabitazione. 5a presenza industriale, in altri termini, in quanto opposta alla persistenza di uneconomia tradizionale che si 0onda prevalentemente sul lavoro autonomo in agricoltura e sulla piccola propriet. *ella graduatoria provinciale relativa a questa componente, -. delle prime -7 posizioni sono in0atti occupate da province del &entro, escluso il 5azio, e del *ord, le uniche due eccezioni essendo costituite dalle aree di @oma e di *apoli. ,iceversa sono meridionali -- delle ultime -7, con gli inserimenti di 1esaro, (acerata ed Ascoli. Il secondo 0attore estratto invece appare legato alle seguenti variabili: #% > attivi in agricoltura sul totale degli attivi in condizione pro0essionale . "0,-.7% -% > abitazioni occupate di propriet sul totale delle abitazioni occupate "0,-#;% .% > lavoratori autonomi sul totale degli attivi in condizione pro0essionale "0,#$7% ;% > imprenditori e pro0essionisti sul totale degli attivi in condizione pro0essionale "<0,#?.% 7% densit della popolazione "<0,#$.% 3% > dirigenti e impiegati sul totale degli attivi in condizione pro0essionale "<0,-;0%. 8uesto 0attore stato identi0icato come un indice di ruralit "3-,.> della varianza%: i valori che lo connotano in termini positivi riguardano le variabili che rappresentano leconomia contadina sopra citataA quelli negativi si ri0eriscono invece ad una densit demogra0ica e ad una struttura occupazionale che appaiono tipicamente urbane. 9vviamente il grado di correlazione tra i due indici estremamente elevato "<0,?;;%, ad indicare il 0atto che i 0enomeni che essi rappresentano sono due aspetti di un unico processo pi: generale: a 0ar data nel #$7#, dove c industria, non c campagna, e dove c campagna, non c industria. /ove per campagna si intende 6 in maniera pi: speci0ica 6 leconomia della 0amiglia impresa contadina "anche, ma non soltanto, nelle 0orme tipiche della 0utura !erza Italia%, per industria si intende la media e grande impresa mani0atturiera. In questa prospettiva opportuno notare, a proposito del secondo 0attore, che questo non discrimina tra province "centro%settentrionali e meridionali tanto rigorosamente quanto la prima delle due componenti. /elle prime -7 province in graduatoria, 7 sono non meridionali "(acerata, Asti, &uneo, Bondrio, 1esaro%. /altro canto, si trovano nel (eridione 7 delle ultime -7 province in graduatoria " ari, 1alermo, &atania, @oma, *apoli%. Abbiamo sottoposto i punteggi 0attoriali relativi a ciascuna delle due componenti ad unanalisi della regressione lineare. I primi risultati di questa mostrano una
3 Diversamente che nella versione tradizionale dellanalisi delle componenti principali, nellACP a due stadi proposta da Di Franco e Marradi possibile che una stessa variabile possa contribuire allestrazione di pi fattori.

Le dimensioni del mutamento economico e sociale in prospettiva territoriale

rilevanza notevole della variabile geogra0ica distanza dal centro, al netto dellin0luenza esercitata dalla % di imprenditori e professionisti "sul totale della popolazione attiva in condizione pro0essionale%, nel riprodurre i risultati. Il diagramma a nube di punti relativo alle $- province mostra appunto che la distribuzione di queste esattamente quella che ci si poteva attendere: (ilano che )tira+, seguita da !orino e 2enova, pi: ,arese, pi: @oma e *apoli. In connessione con quanto osservato pi: sopra, si nota che le province situate sullaltro versante della coda non sono necessariamente quelle meridionali, ma vi una presenza signi0icativa anche del &entro "Arezzo, (acerata, Ascoli, 4rosinone, @ieti%. ,ediamo di proporre unermeneutica apprezzabile per questi risultati. In prospettiva territoriale, al #$7# il modello di sviluppo italiano si presenta ordinato secondo un gradiente che combina la vicinanza al centro principale delleconomia nazionale allesistenza di una realt urbana di dimensioni notevoli, che sia in grado di esprimere, insieme con la domanda, uno00erta di produzioni mani0atturiere "e di servizi% e dunque un ceto di imprenditori e pro0essionisti in grado di cogliere le opportunit in parola. &i' si traduce in un diverso grado di presenza industriale e di strutturazione urbana, che 6 sempre al #$7# 6 )spiega+ in misura rilevante le diseguaglianze territoriali. 1.2. Lanalisi al 1971 I risultati ottenuti dallanalisi relativa al #$7# si collocano, rispetto ai precedenti, in un rapporto tanto di continuit che di innovazione. Il primo 0attore estratto appare in0atti legato alle seguenti variabili: #% > addetti industria mani0atturiera sul totale degli attivi "0,-.7% -% > unit locali da #0 a ;$ addetti sul totale delle unit locali "0,#$7% .% > unit locali da #00 a ;$$ addetti sul totale delle unit locali "0,#$3% ;% > abitazioni occupate di propriet sul totale delle abitazioni occupate "<0,#?;% 7% > unit locali con 0<# addetti sul totale delle unit locali "<0,-0?% 3% > addetti imprese commercio sul totale degli addetti "<0,-#0%. Abbiamo identi0icato il primo 0attore come un indice di presenza della piccola e media industria "37,3> della varianza%, con un mutamento signi0icativo della scala dimensionale delle attivit che ne connotano in positivo lemergenza. Il versante negativo di questa dimensione invece costituito da un reticolo di attivit che, pur se hanno superato la condizione rurale, non vanno oltre la di0esa ad oltranza dellautonomia economica dei nuclei 0amiliari 6 microimpresa, commercio "che al #$7# ha ancora una connotazione tipicamente al dettaglio e di quartiere%, propriet dellabitazione. In questa prospettiva non appare casuale che non ci sia alcuna provincia del (eridione "incluso il 5azio% tra le prime -7 della graduatoria relativa alla componente, e che al contrario siano meridionali tutte le ultime -7. In altri termini, questo il 0attore rispetto al quale comincia a comparire pi: chiaramente una distinzione tra &entro *ord e (ezzogiorno, dovuta in particolare alla di00usione

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dellindustria mani0atturiera nelle aree del *ord Cst e del &entro. 5intensi0icarsi del dualismo tra i territori passa attraverso la !erza Italia e lo sviluppo della piccola impresa. 8uanto al secondo 0attore, le variabili che )pesano+ sulla sua de0inizione appaiono le seguenti: #% > addetti alle unit locali nellindustria mani0atturiera sul totale degli addetti alle unit locali "0,.-?% -% tasso di attivit "0,.0?% .% > addetti alle unit locali nel credito sul totale degli addetti alle unit locali "< 0,-7.% ;% > addetti alle imprese nei servizi sul totale degli addetti alle imprese "<0,.-;%. Invece che ad un indice di ruralit come nel caso del #$7#, ci troviamo qui di 0ronte ad un 0attore che sembra rappresentare una variazione sul tema della prima componente. 5addove in quella la presenza della piccola e media industria era contrapposta alla persistenza di attivit marginali, in questa lopposizione tra la presenza dellindustria di tras0ormazione in generale ed attivit che rientrano, pi: di quelle considerate in precedenza, nel concetto di economia dei servizi. &hiameremo pertanto la componente in questione, che spiega il 37,7> della varianza, indice di economia industriale vs. economia dei servizi. D importante osservare che, nella graduatoria provinciale relativa a questa componente, -- delle ultime -7 posizioni si rivelano occupate da province del (ezzogiorno "compreso il 5azio%. 5e tre province non meridionali presenti in questa parte della classi0ica sono 2rosseto, Imperia e !rieste. &ome gi accaduto per la prima componente, nessuna provincia dellItalia meridionale invece inclusa tra le prime -7 di questa graduatoria. Inoltre possibile constatare che anche il coe00iciente di correlazione tra i due 0attori particolarmente elevato "0,3-;%, pur essendo meno elevato rispetto alla rilevazione precedente. A 0ar data al #$7#, dove c economia industriale c meno economia dei servizi: ma questa contrapposizione assume due volti relativamente distinti. /a una parte in0atti abbiamo la linea di 0aglia che oppone la crescita della piccola e media impresa industriale alla sopravvivenza di attivit ai margini delleconomia. /allaltra troviamo la polarit che oppone, come si detto, leconomia industriale in senso pi: generale ad unarmatura di servizi che connotano particolarmente i centri urbani: (ilano, ad esempio, al primo posto nella graduatoria relativa alla prima componente, ma al ventunesimo in quella del secondo 0attore. 1assando allanalisi della regressione, questa sembra identi0icare nella distanza dal centro la variabile indipendente che spiega landamento tanto della prima componente "peso beta <0,?-;%, quanto della seconda "peso beta <0,3-.%. Anche qui, e per entrambi i 0attori, un certo ruolo svolto anche dalla % di imprenditori e professionisti. 5a rappresentazione gra0ica dei risultati conseguiti a livello provinciale, per quanto meno limpida rispetto allanalisi al #$7#, torna ad evidenziare che al #$7# il dualismo territoriale ormai chiaramente stabilito. *el

Le dimensioni del mutamento economico e sociale in prospettiva territoriale

quadrante in basso a sinistra della medesima, quello segnato da economia dei servizi e scarsa presenza della piccola e media industria, compaiono in0atti .. province, -$ del Bud "compreso il 5azio% e delle Isole, e ; soltanto del &entro<*ord, ovvero Bavona, (assa &arrara, 5a Bpezia, Imperia. 1.3. Lanalisi al 1991 Il quadro dei risultati dellanalisi al #$$# si presenta invece alquanto diverso da quello precedente. In rapporto, in0atti, a questa data, che segna certamente un salto di qualit nella crisi del )modello di sviluppo+ italiano, il primo 0attore estratto legato alla serie di variabili sotto elencata: #% > dirigenti e impiegati sul totale degli attivi in condizione pro0essionale "0,--0% -% > unit locali da #00 a ;$$ addetti sul totale delle unit locali "0,-#0% .% > addetti negli esercizi pubblici sul totale degli addetti alle imprese "0,-0-% ;% > operai e assimilati sul totale degli attivi in condizione pro0essionale "<0,#73% 7% > lavoratori autonomi sul totale degli attivi in condizione pro0essionale "<0,#3?% 3% > abitazioni occupate di propriet sul totale delle abitazioni occupate "<0,-07%. Il primo dei due 0attori estratti pu' essere identi0icato come un indice di presenza dei ceti medi alle dipendenze, in cui alle 0orme organizzative ed alle occupazioni caratteristiche di questa 0ascia sociale tipica delle economie avanzate si contrappongono le 0orme di attivit manuale sia autonoma che dipendente "la varianza spiegata dalla componente del 7.,#>%. A 0ar data nel #$$#, dunque, una dimensione rilevante della struttura economica e sociale in prospettiva territoriale costituita dallopposizione tra le 0orme assunte dalla prestazione lavorativa, per e00etto dello sviluppo delle pro0essioni impiegatizie in contrasto con quelle che poggiano ancora sul lavoro manuale "operai, commessi, inservienti, ma anche coltivatori o artigiani%. *ella graduatoria provinciale che ne scaturisce, ? dei $ centri urbani maggiori del 1aese 0igurano nelle prime #- posizioni, leccezione essendo costituita da 4irenze, al --E posto in classi0ica. *elle ultime posizioni di questa graduatoria troviamo invece molti centri urbani minori sia del Bud e del &entro Italia che del *ord. Anche il secondo dei due 0attori estratti emerge da sei variabili correlate con esso: #% > addetti in imprese del commercio sul totale degli addetti alle imprese "0,-;$% -% > addetti in imprese dei servizi sul totale degli addetti alle imprese "0,-;;% .% > unit locali con 0<# addetti sul totale delle unit locali "0,--;% ;% > unit locali da #0 a ;$ addetti sul totale delle unit locali "<0,#.$% 7% > unit locali da . a 7 addetti sul totale delle unit locali "<0,#77% 3% > addetti industria mani0atturiera sul totale degli attivi "<0,-77%.

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&i sembra ragionevole de0inire il secondo 0attore in termini di opposizione strutturale tra un terziario debole che agisce soprattutto da )spugna+ delleccesso di o00erta di lavoro e leconomia industriale di piccola impresa In ultima analisi possiamo considerare la componente come un indice di arretratezza strutturale, che spiega il 77,7> della varianza in rapporto alle variabili citate in precedenza. *ella graduatoria provinciale relativa a questo 0attore, i primi -7 posti si rivelano tutti occupati da aree del (ezzogiorno, con lunica eccezione di Imperia "#3E%. 5e ultime -; posizioni relative a questa classi0ica si rivelano occupate da province del &entro e del *ord, e la prima dellItalia meridionale a comparire @oma. 5analisi della correlazione tra le due componenti mostra un certo legame tra esse "<0,.07%, ma questo risultato appare dovuto alla presenza di due outliers, le province di ,icenza e di ,iterbo in cui prevalgono i ceti medi alle dipendenze ma non sembra esservi un ruolo centrale per il terziario debole e marginale che connota larretratezza strutturale di cui sopra. Bcorporando questi due casi estremi la correlazione scompare: unelevata rilevanza dei ceti medi alle dipendenze nella struttura delloccupazione pu' essere legata tanto ad una presenza industriale, in particolare della piccola industria, quanto allarretratezza strutturale. 5analisi della regressione lineare evidenzia, in0ine, che la prima componente )spiegata+ bene dalla variabile % di imprenditori e professionisti "peso beta 0,?;$%. A 0ar data nel #$$#, unelevata concentrazione di imprenditori e pro0essionisti nel contesto sociale locale legata in maniera diretta e lineare ad unelevata presenza di attivit terziarie e di occupazioni caratteristiche dei ceti medi o comunque associate alla presenza di questiA e ovviamente viceversa. 1er quanto riguarda invece la seconda componente, questa legata anche alla distanza dal centro "peso beta <0,?0.%: quanto maggiore la distanza del contesto locale dal centro economico della nazione, tanto pi: 0orte larretratezza strutturale. In rapporto a questultimo 0attore la variabile % di imprenditori e professionisti svolge invece un ruolo di contrappeso. 1.4. Lanalisi al 2 7

1assando in0ine a considerare i risultati dellanalisi relativa al -007, opportuno innanzitutto un invito alla cautela nel valutare questo segmento del processo di ricerca, in ragione del 0atto che la 0onte dei dati cui si ri0eriscono gli indicatori qui presi in esame non pi: il &ensimento generale, ma il Datawarehouse dellIstat. &i' posto, questa base dati ci ha permesso di elaborare una serie di variabili che appare analoga a quelle impiegate negli altri momenti. In relazione, dunque, al -007, lanalisi delle componenti principali a due stadi ha consentito di 0ar emergere un 0attore che appare correlato alle seguenti variabili: #% > imprese nellistruzione sul totale delle imprese "0,-;?% -% > imprese nella sanit e nei servizi sociali sul totale delle imprese "0,-;0% .% > addetti alle unit locali nei trasporti sul totale degli addetti alle unit locali "0,-.$% ;% > addetti alle unit locali nellindustria mani0atturiera sui residenti "<0,-73%

Le dimensioni del mutamento economico e sociale in prospettiva territoriale 7% > imprese nellindustria sul totale delle imprese "<0,-7-%.

Il primo 0attore estratto pu' essere identi0icato come un indice di rilevanza del terziario ur!ano e pu!!lico, in quanto contrapposta alla presenza di uneconomia industriale. /etta componente spiega il 3.,.> del totale della varianza. 5opposizione delineata da questo 0attore dunque tra contesti segnati da unarmatura urbana che consente, se non altro, la presenza di una vasta gamma di servizi, e aree che si distinguono soprattutto per la presenza dellindustria mani0atturiera. !ra le prime -7 posizioni nella graduatoria provinciale troviamo in larga misura aree del 5azio, del Bud e delle Isole, ma anche 3 province segnate dal declino industriale "!rieste, 2enova, 5a Bpezia, 5ivorno, !erni, 1avia%. *elle ultime -7 invece troviamo soltanto realt del &entro<*ord, dal 1iemonte alle (arche. In ultima analisi dunque si potrebbe anche de0inire la componente in questione nei termini di un indice di de!olezza industriale. 8uanto invece al secondo 0attore, questo emerge dalle seguenti variabili: #% > addetti alle unit locali con -;$ addetti ed oltre sul totale degli addetti alle unit locali "0,;0?% -% > imprese nel credito sul totale delle imprese "0,;0?% .% > addetti alle unit locali nellindustria mani0atturiera sulla popolazione attiva "0,.-#% ;% > inattivi benestanti al #$7# su imprenditori e pro0essionisti al #$7# "<0,-??%. 8uesto 0attore sembra essere un indice di centralit politico economica, che si oppone, ovviamente, ad una condizione di peri0ericit identi0icata tuttavia, ancora nel -007, dalleredit di una struttura sociale basata sulla ricerca della rendita. /a una parte, dunque, dovremmo trovare i contesti locali segnati dalla grande impresa e dal terziario avanzato, dallaltra quelli nei quali queste attivit e 0orme organizzative si rivelano pi: rare0atteA e la variabile inerente alla 0orza relativa della rendita rispetto allattivit imprenditoriale agli inizi del percorso storico da noi esaminato ci lascia intravedere, almeno parzialmente, il perch= di un simile connotato della struttura socioeconomica provinciale. In pratica, la graduatoria provinciale al -007 relativa a questo 0attore mostra che nelle prime -7 posizioni 0igurano @oma, (ilano, !orino, ologna, 2enova, *apoli, ma anche altre realt provinciali del &entro<*ord, pi: 4rosinone, 5atina e &hieti che rientrano nella de0inizione di (ezzogiorno qui adottata. Agli ultimi -7 posti invece si trovano invece quasi sempre province meridionali, ma anche 2rosseto, olzano, @ovigo. &ome gi accaduto con i dati al #$$#, la correlazione tra i due 0attori estratti in rapporto al -007 praticamente inesistente "0,0.7%. Il 0atto che un contesto locale sia distinto da unelevata rilevanza del terziario pubblico non , di per se, indice di centralit politico economica. 8uanto allanalisi della regressione, con ri0erimento al primo dei due 0attori anche qui emerge un ruolo per la distanza dal centro "peso beta 0,;?.%. 8uanto minori gli e00etti di di00usione della crescita economica per mezzo del decentramento organizzativo eFo imprenditoriale, tanto pi: probabile che

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il contesto locale si distingua nel -007 per unelevata rilevanza del terziario pubblico. 5a relazione si presenta della medesima 0orza, ma di segno negativo "peso beta <0,;77% per quanto riguarda il secondo 0attore. Alla distanza geogra0ica del contesto locale dal centro economico della nazione sembra corrispondere pertanto una sua minore rilevanza politico economica.

#. Le dire!!ri"i del m !amen!o so"ioe"onomi"o delle $ro%in"e in I!alia dal 1951 al #&&' Gna volta estratti e identi0icati gli ? 0attori relativi alla struttura economica e sociale delle province italiane nei quattro momenti suindicati 6 #$7#, #$7#, #$$#, -007 6, abbiamo sottoposto i risultati cosH ottenuti alla tecnica di analisi della regressione lineare multipla, in maniera di costruire modelli causali in grado di indicare alcuni dei sentieri percorsi dal mutamento socioeconomico in prospettiva territoriale. A questo scopo abbiamo distinto gli e00etti causali diretti da quelli indiretti "&orbetta, 2asperoni, 1isati -00#%, partendo dal considerare i 0attori del #$7# come variabili endogene, e quindi solo indipendenti, ed i 0attori del -007 come variabili esogene solo dipendenti. 2li altri 0attori sono stati considerati come variabili esogene, sia dipendenti che indipendenti. Abbiamo analizzato modelli causali alternativi, eliminando i 0attori collineari perch= 0ormati da variabili in comune: ci' ha permesso di evitare che i coe00icienti di regressione risultassero arti0icialmente elevati. Allo stesso tempo abbiamo ipotizzato modelli causali separati per ognuna delle due variabili dipendenti, essendo i 0attori del -007 pressoch= non correlati tra loro. Gn primo risultato emergente dallanalisi che i due modelli pi: validi hanno le medesime variabili indipendenti. /ue 0enomeni di00erenti, quali la collocazione centrale nel contesto politico economico nazionale e il peso rilevante nelleconomia di una societ locale dei servizi pubblici tipici della citt "trasporti, sanit, servizi sociali%, risultano connessi agli stessi 0attori di mutamento socioeconomico dei territori, almeno per quanto concerne il paniere di variabili da noi considerato. Bi tratta della componente relativa alla ruralit nel #$7# e di quella relativa alla presenza industriale, in particolare della piccola e media impresa, nel #$7#. *el primo modello "0igura #% il 0attore ruralit nel #$7# ha un e00etto causale totale di segno negativo sulla centralit politico economica di una provincia nel -007A il coe00iciente di regressione beta <0,7?0. !ale e00etto pu' essere scomposto in diretto "<0,-70% e indiretto "<0,.#0%: quello indiretto leggermente pi: alto, dato il ruolo centrale di variabile interveniente giocato dalla presenza della piccola e media industria nel #$7#.

Le dimensioni del mutamento economico e sociale in prospettiva territoriale

##

Il modello sta ad indicare che il livello di centralit politico economica di una provincia nel -007 pu' essere spiegato innanzitutto dalla presenza della piccola e media industria al #$7#, e quindi, e inversamente, dal grado di ruralit del #$7#. Il 0attore ruralit allo stesso tempo importante perch= incide negativamente "<0,3#0% sulla presenza industriale al #$7# in misura maggiore delle00etto positivo "0,7#0% esercitato da questultimo 0attore nei con0ronti della variabile dipendente ;. 4igura # < Il primo modello causale

In sintesi, la presenza industriale del #$7# dipende in buona parte da quella del #$7# "peso beta 0,?7;%, considerando la quale il 0attore ruralit perde signi0icanza. !uttavia, dallanalisi della regressione multipla si evince che la centralit politico economica delle province al -007 dipende, inversamente, dal loro grado di ruralit e non, direttamente, dalla presenza dellindustria al #$7#. 5o stesso discorso vale per il secondo modello "0igura -% in cui gli e00etti causali delle due variabili indipendenti risultano ancora pi: 0orti. In questo secondo modello causale il 0attore ruralit nel #$7# esercita un e00etto totale sulla presenza del terziario urbano e pubblico, 73 anni dopo, pari a <0,.;3. 8uesto valore scomponibile in un e00etto diretto molto alto, pari a <0,?33, ed in un e00etto indiretto, mediato dallo sviluppo industriale nel #$7#, di 0,7-0. 5a presenza industriale al

,ale la pena aggiungere che anche il 0attore presenza industriale nel #$7# esercita un e00etto diretto positivo "0,-$$% sulla centralit politico economica al -007, al netto delle00etto della ruralit del #$7#. (a questultimo 0attore esercita un e00etto netto maggiore e di segno opposto "<0,.7;%. 8uando si considera il 0attore relativo alla piccola e media industria nel #$7#, la componente relativa alla presenza industriale del #$7# perde importanza e signi0icativit nel modello causale.

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#$7# esercita un e00etto diretto altrettanto elevato, di segno negativo "peso beta <0,?77%. 5imputazione causale alla base di questo modello che la presenza di uneconomia contadina nel #$7# in0luenza in maniera negativa la rilevanza del terziario urbano e pubblico nel -007. Al tempo stesso, la comparsa di una struttura industriale di piccola e media impresa al #$7# esercita un e00etto negativo della medesima 0orza sulla stessa dimensione. In questa prospettiva, il coe00iciente di regressione negativo tra il 0attore ruralit al #$7# e il 0attore presenza industriale al #$7# ribadisce come nelle 0ormazioni sociali tradizionali, il lavoro autonomo, in particolare nellagricoltura, di00icilmente si sia tras0ormato in una moderna attivit di impresa.

4igura - 6 Il secondo modello causale

5a ruralit al #$7# ha, per', un e00etto indiretto positivo "0,7-0% sul terziario urbano e pubblico attraverso la mediazione del 0attore industria al #$7#. &i' sta a signi0icare che, l dove il livello di ruralit nel #$7# era elevato a tal punto da inibire nel tempo lo sviluppo dellindustria, si avuta una crescita del terziario urbano e pubblico: il caso di diverse province meridionali, come le calabresi @eggio &alabria e &osenza, o le campane Balerno e &aserta. Al contrario, province rurali nel #$7# come Ascoli 1iceno, Arezzo, @eggio Cmilia, !reviso hanno intrapreso il sentiero della crescita mani0atturiera. 5a relazione indiretta positiva tra ruralit al #$7# e terziario urbano e pubblico al -007, mediata dalla presenza industriale al #$7#, non concepibile come completamente lineare.

Le dimensioni del mutamento economico e sociale in prospettiva territoriale

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Avanziamo lipotesi che molto sia dipeso da come si storicamente con0igurato, in una dato contesto locale, il rapporto tra citt e campagna, dalla collocazione geogra0ica della provincia e dalle dinamiche di redistribuzione politica a livello nazionale. Ad esempio, la provincia di *apoli, a bassa ruralit gi nel #$7#, nel #$7# aveva una presenza industriale discreta, ma nel -007 si caratterizza per un rilevante terziario urbano e pubblico, indice come si detto in precedenza anche di debolezza industriale. 5e province di Balerno e &aserta, con un grado intermedio di ruralit negli anni I70, sono state coinvolte dal processo di urbanizzazione che ha portato i due capoluoghi ad espandersi nellhinterland e a tras0ormarsi nei due poli estremi dellarea metropolitana di *apoli.

!abella # 6 &orrelazioni tra la distanza dal centro e gli ? 0attori individuati dallA&1 a due stadi 1resenza grande e media industria #$7# @uralit #$7# 1resenza piccola e media industria #$7# Cconomia industriale vs. economia dei servizi #$7# 1resenza di ceti medi alle dipendenze #$$# Arretratezza strutturale #$$# 1resenza terziario urbanoFpubblico "debolezza industriale% -007 &entralit politico economica -007 <0,30$ 0,.#. <0,7$<0,3?<0,0$7 0,;3$ 0,;77 <0,;77

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/omenico (addaloni, 4iorenzo 1arziale

A questo proposito ci sentiamo di avanzare unulteriore ipotesi da controllare in uno stadio successivo della ricerca. *ella spiegazione del mutamento socioeconomico italiano i 0attori endogeni, che rimandano al la cultura dominante in una data 0ormazione sociale 6 ad esempio la 0iducia, la civicness, il capitale sociale a carattere sia pubblico che privato 6 svolgono certamente un ruolo importante. (a oltre a ci' unattenzione particolare dovrebbe essere rivolta anche a comprendere quali opportunit e risorse sono state, e vengono, o00erte dalla societ nazionale alle 0orze imprenditoriali locali per innovare la struttura delleconomia e delloccupazione e promuovere lo sviluppo. In questo quadro le dinamiche di sviluppo economico nazionale potrebbero rilevarsi a scarsa di00usivit "(Jrdal, #$7$%, ossia centripete, al punto da 0avorire un processo di divergenza tra le societ locali. A corroborare questa ipotesi vi lalta correlazione che la variabile distanza dal centro ha con 7 degli ? 0attori ottenuti per i quattro periodi considerati "tabella #%. Be vero che la correlazione, pur mantenendosi alta, tende a diminuire nel tempo, altrettanto vero che la correlazione pi: elevata riguarda il 0attore presenza industriale al #$7#, ossia la variabile che risulta centrale nei due modelli causali individuati. &i' vale in particolare per il primo modello, con il quale abbiamo considerato i sentieri che portano una provincia italiana a rivestire o meno una centralit politico economica nel contesto nazionale attuale. No!e "on"l si%e In questo saggio abbiamo provato a ricostruire alcuni aspetti salienti del mutamento socioeconomico italiano dal #$7# al -007 secondo una prospettiva territoriale. Abbiamo ricavato quattro )0otogra0ie+ che rendono conto del passaggio della societ italiana da agricola a terziaria, concentrando lattenzione sul dualismo territoriale tra province del *ord e del Bud Italia. !ale dualismo appare persistere, se non addirittura accentuarsi, in 0unzione della distanza geogra0ica delle societ locali dal centro economico del 1aese, (ilano. &i' evidenzia quanto sia importante appro0ondire lanalisi delle relazioni politico economiche tra i diversi contesti locali, senza le quali relazioni non possibile comprendere quali siano le condizioni storico sociali che permettono agli attori di una data 0ormazione sociale di intraprendere un percorso di sviluppo piuttosto che un altro. Allo stesso tempo, limportanza della variabile relativa alla percentuale di inattivi benestanti rispetto al totale dei pro0essionisti ed imprenditori nel #$7# nella costruzione dellultimo 0attore, indica che non va sottovalutato il peso che il passato esercita sul presente, ossia il ruolo che la struttura sociale preesistente svolge nellattivare o meno le risorse provenienti dalla societ esterna, nazionale ed europea. 8uesti due risultati saranno appro0onditi lungo un programma di ricerca, orientato allindividuazione di una nuova prospettiva teorica nellinterpretare la relazione tra 0attori endogeni ed esogeni per comprendere il mutamento socioeconomico in prospettiva territoriale. Bi tratta di una linea di ricerca che ci

Le dimensioni del mutamento economico e sociale in prospettiva territoriale

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appare promettente in un contesto nel quale globalizzazione e regionalizzazione si rivelano sempre pi: due 0acce della stessa medaglia "Arrighi, -00.%. (i)lio*ra+ia A@@I2KI 2., -00., Il lungo XX secolo. Denaro, potere e le origini del nostro tempo , Il saggiatore, (ilano "ed. or. #$$;%. A2*AB&9 A., #$77, re Italie. La pro!lematica territoriale dello sviluppo italiano , Il mulino, ologna. &9@ C!!A 1., 2AB1C@9*I 2., 1IBA!I (., -00#, "tatistica per la ricerca sociale, Il mulino, ologna. /I 4@A*&9 2., (A@@A/I A., -00., #nalisi fattoriale e analisi in componenti principali, onanno, &atania. /G*49@/ (., 2@C&9 5., -003, #fter the hree Italies. $ealth, Ine%ualit& and Industrial 'hange, lacLMell, 9N0ord. (O@/A5 2., #$7$, eoria economica e Paesi sottosviluppati , 4eltrinelli, (ilano "ed. or. #$77%. ,ICB!I 2., -00., #!olire il Mezzogiorno, 5aterza, ari. No!e s *li a !ori: /omenico (addaloni e 4iorenzo 1arziale sono, rispettivamente, pro0essore associato assegnista di ricerca di Bociologia presso il /ipartimento di Bcienze 1olitiche, Bociali e della &omunicazione dellGniversit degli studi di Balerno.