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THE LIBRARY BRIGHAM YOUNG UNIVERSITY

PROVO,

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LA PITTURA

LA MINIATURA

NELLA LOMBARDIA
DAI PI ANTICHI MONUMENTI ALLA MET DEL QUATTROCENTO

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FRONTESPIZIO DELLA BIBBIA DI NICCOL
l'ouscA, FtttiikA k

III

d'ESTE
Ulrico Hoepli
Editotii, Milatco

MiyiATVKA j.ombarda

ROMA, BIBL. vaticana: MS. BARB. LAT.

613

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f7

7/

Pietro Toesca

LA PITTURA E LA MINIATURA
NELLA LOMBARDIA
DAI PI ANTICHI MONUMENTI ALLA MET DEL QUATTROCENTO
CON 481 INCISIONI E 35 TAVOLE

Ulrico Hoepli
EDITORE libraio DELLA REAL CASA

MILANO

1912

PROPRIET LETTERARIA

TIPOGRAFIA SOCIALE

Milano, Via Goffredo Mameli,

5.

AD ADOLFO VENTURI
CON PROFONDO AFFETTO

Milano
ho ricercato
regione,
i

e le terre vicine
i

formano

il

nucleo della regione della quale

monumenti

e Papera nella Pittura e nella

Miniatura

vasta

cui confini variano

nel corso

dei secoli, e

sovente sono poco

determinati, sia nella Storia, sia nell'Arte,

Per

il

periodo

pii antico,

quando ancora non era

il

nome

di

Lomle
ri-

bardia, la scarsezza

stessa dei

monumenti

consigli di

rivolgere
il

cerche a

un

pili

ampio

terreno, del quale

Milano era

centro
i

mag-

giore, e di giungere sino al

mare

ligure

pei tempi pi recenti

variabili

termini vennero indicati dal vario estendersi delle forme artistiche imperanti nella regione eh' nucleo del territorio esplorato.

Gli studi raccolti in questo

volume riguardano una lunga epoca


nei quali sono

sinora poco nota; giungono sino ai tempi


schiarate,

gi state

ri-

almeno per buon

tratto,

le

vicende dell'Arte.

Della Pittura confido di non aver trascurato nessun monumento di


vera importanza. Per la Miniatura, chi conosce
le difficolt dello

studio

dei manoscritti miniati, cagionate soprattutto dalle deficienze dei catalogi,

non

si attende ch'io

abbia soddisfatto in modo pieno


stabilito dei capisaldi sicuri

il

mio proposito.
la conoscenza

Spero nondimeno di avere


della

per

Miniatura lombarda.

E
la

ho fiducia che

risultati delle

mie

ricerche, certamente tenui

per

comprensione delle

pili

elevate creazioni del genio, siano utili per la

storia dell'Arte e dell'attivit artistica nostra.

INDICE GENERALE

Gap.

I,

pi antichi

monumenti.

Memorie

della Pittura a Milano nei primi secoli cristiani.

e di S. Vittore in ciel d'oro.

venna,

Aquilino Relazioni della Liguria con l'Oriente e con RaI

mosaici di

S.

mosaici del battistero d'Albenga

pag.

Gap. il

Secoli oscuri.

Incerti ricordi e vestige della Pittura nell'et longobardica.


rolingia.
di S.
al

Vicende della tecnica della Pittura sino al secolo X. Giovanni di Mnster, della grotta di S. Nazaro a Verona, di
di Givate

Influenze dell'Arte ca-

Gli allreschi
S.

Renedetto
pag.

monte

29

Gap.

III.

Monumenti

della Pittura nel secolo XI.

Gli affreschi dell'epoca di Ariberto

da Intimiano nella chiesa di S. Vincenzo di Galliano. S. Fedelino a Novale, e nella basilica ambrosiana. pi recenti dipinti della chiesa di Galliano, e altri avanzi di inferiori opere
Affreschi nell'oratorio di

41

pittoriche

pag.

Gap. IV.

La Miniatura
X

dal sec.
al Xll.

al XII.

- I

mosaici dei pavimenti.

La Miniatura

miniati nella Lombardia: mss. bobbiesi; mss. liturgici ambrosiani; mss. vari. Le bibbie atlantiche. I mosaici dei
in Italia dal secolo

Manoscritti

pavimenti nell'et romanica.

Pavimenti

istoriati di chiese

lombarde

pag.

69

Gap. V.
Svolgersi dello

Monumenti
il

della Pittura nel secolo XII.

stile fra

sec.

in S. Michele di Oleggio, in

S. Pietro al monte di bardia: iconi della Madonna; dipinti vari;

XI e il XII: avanzi di affreschi in S. Giorgio di Gonio, S. Carlo di Prugiasco. Gli affreschi della chiesa di L'influenza bizantina sulla Pittura nella LomGivate.

il

mosaico dell'abside della basilica


pag.
95

ambrosiana

INDICE GENERALE

Q^p yi

_ La Pittura e la Miniatura nel Dugento e sugli inizi del Trecento.


:

Persistere e svolgersi dello stile bizantineggiante affreschi vari; rispondenze con la Saltuaria influenza dello stile gotico affreschi vari. Pittura dell'Italia centrale. Gli affreschi del castello Manoscritti miniati di probabile origine lombarda. P^g- 135 di Angera

Gap. vii.

La Pittura

e la

Miniatura nella prima met del Trecento.

Svolgersi di forme Ultime derivazioni dello stile bizantineggiante: affreschi vari. Inffussi dell'Arte toscana. S.Pietro. Castel nuove: affreschi di Como, Lodi, Varese, Manoscritti miniati Relazioni con l'Arte oltramontana: affreschi del Piemonte. pag. 171 lombarda origine di sicura e di probabile

Gap. Vili.

La Pittura

nella seconda

met

del Trecento.
:

affreschi vari. I dipinti Influenza dell'Arte giottesca nella prima met del Trecento Giovanni da Milano. II problema delle del tiburio della chiesa di Viboldone. Gli affreschi di Solaro, Viboldone, Bellinzona, ecc. sue origini artistiche. Svolgersi originale della Pittura raffronti con le opere di Giovanni da Milano.

lombarda

gli

affreschi di Mocchirolo, Leniate, Albizzate, ecc.


. .

Rapporti con

la

Pittura nelle regioni circostanti

pag. 206

Gap. IX.

La Miniatura

nella seconda

met

del Trecento

Suoi rap-

porti con la Pittura.


Il miniatore delGiovanni di Benedetto. Mss. miniati della met del Trecento. Giovannino de' Grassi. I suoi l'uTiziolo di Parigi (Bibl. Nazionale: ms. lat. 757). Pietro da Pavia, de' Grassi. Salomone Giovannino e miniati da Mss. disegni.

Anovelo da Inibonate

Il " Tanumerosissimi anonimi miniatori lombardi. cuinum sanitatis . Raffronti cogli aifreschi di Franco e Filippolo de Veris. RoRaffronti manzi cavallereschi miniati. Svolgersi della illustrazione dei romanzi. gli affreschi di S. Maria dipinti vari tra le miniature e gli affreschi lombardi di Lodi pag. 275 Francesco di S. di Cremona, del duomo in Selva di Locamo,

Gap. X.

L'

Ouvraige de Lombardie

La Pittura

loro dominio Miniatura lombarda degli ultimi decenni del Trecento L' " ouvraige nell'Italia Superiore. Relazioni loro con l'Arte franco-fiamminga. de Lombardie . I miniatori lombardi e le " Trs riches Heures del duca pag. 407 di Berry
e
:

Gap. XI.
Arte e
artisti a

La Pittura

sugli inizi del Quattrocento.

Milano fra il sec. XIV e il XV. Il duomo. La Scultura: tramutarsi del suo stile. Rapporti fra gli scultori e i pittori. Pittori lombardi del principio Relazioni del Quattrocento. Michelino da Besozzo. Disegni di artisti lombardi.

fra la Pittura

lombarda

e quella di altre regioni d'Italia e d'oltralpe

pag. 429

Gap. XII.

La Pittura

nella

prima met

del Quattrocento.

Dipinti vari. Antonino de Feraris da Pavia.

Leonardo da Besozzo. La sua Cronaca

figurata.

artistica.

Gli affreschi della casa

Borromeo

discendenti di Michelino da Besozzo. Gli Zavattari. Loro origine Affreschi rurali pag. 469 di Milano.

INDICE GENERALE

XI

Gap. XIII.

La Miniatura
la Pittura. bibl.

nella prima
vari.

met

del Quattrocento.

Sue rispondenze con


del

II miniatore miniatore dell'ufiziolo di Filippo Maria Visconti. Sua influenza. Dissolversi della vecchia maniera nella seconda met del Quattrocento. Manoscritti vari pag. 517

Manoscritti

Tarocchi miniati.

ms.

it.

131 della

Nazionale di Parigi. Suoi seguaci.

Il

Gap. XIV.

Vecchi Quattrocento.

nuovi pittori sugli

inizi della

seconda met del

Persistere della vecchia maniera oltre la met del Quattrocento. Cristoforo de' Moretti. Dipinti e maestri vari. Primi seguaci dello stile del Rinascimento. Donato de' Bardi. Influenze della Pittura padovana. Paolo da Brescia. Benedetto

Bembo. Bonifacio Bembo. Vincenzo Poppa


Aggiunte e correzioni
Indice dei luoghi Indice dei nomi e delle cose principali Indice delle abbreviazioni bibliografiche meno ovvie

pag. 554

pag. 581

583
591

595

Errata- Corrige

,,

597

Fig.

1.

Milano,

S.

Aquilino

Cristo fra gli Apostoli.

PI ANTICHI

MONUMENTI

Memorie

della Pittura a Milano nei primi secoli cristiani.

mosaici di
1'

S.

Aquilino

e di S. Vittore in ciel d'oro.

Relazioni della Liguria con

Oriente e con Ra-

venna.

mosaici del battistero d'Albenga.

Nel

pomerio

di

Milano antica, verso occidente,

si

stendeva un'area

sacra ai primi cristiani della citt; vi erano sepolti molti dei


le

loro defunti, vi riposavano anche

vittime delle persecuzioni


stati

Gervasio e Protasio, Naborre, Felice e Vittore erano

col pietosala

mente deposti dopo

il

martirio ^ Nei vesperi

il

luogo campestre, che

tradizione chiam horliis Philippi, risuonava delle acclamazioni dei credenti che libavano sulle

tombe

dei

martiri, forse

decorate di cancelli

marmorei
'

e di

titilli

^.

F.

Swio,

.sa;i/i

martiri di Milano (Riuisla di scienze storiche, 1905, pag. 240 e segg.

1906,

pag. 121

e seguenti).
^ "

in vesperani bibunt
cfr.

Haec vota ad Deuni pervenire iudicant qui calices ad sepulchra martyruni deferunt atque illic S. Ambuogio (Palr. lai., XVH, 62). L'antica usanza fu proibita da -S. Ambrogio:
:

AudusTiNi Confessiones (Patr. Za/., XXXU, 719). Alla fine del IV sec.i vecchi cristiani milanesi ricordavano ancora di aver veduto il titolo dei SS. Gervasio e Protasio G. B. De Hossi, Dei sepolcreti cristiani (Bull, di Arch. crisi., H, 1864, pag. 29 e segg.).
:

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Volgendo verso mezzod, lungo


geva ad

le

mura
:

della citt

romana,

si

giun-

altre regioni cimiteriali cristiane


la

una

delle quali era nel luogo

ove pi tardi sorse


S.

chiesa dei SS. Pietro e Paolo, poi consacrata a

Nazaro. Quivi furono dissepolte, l'anno 1845, alcune tombe \

Erano sepolture terragne, composte


della
fossa,

di mattoni, che nel lato interno

verso
vi era

il

cadavere, recavano

diverse

pitture.

In

una
in
^;

delle

tombe non
terza,

che una coloratura di fnto


i

marmo; ma

altra, si

credette di ravvisare dipinti

segni e

gli

strumenti del martirio


di Cristo,

in

una
il

riapparvero alla luce


il

il

monogramma
pitture'',

pavoni,

stelle,

mistico gallo,

Redentore

in atto di risuscitare Lazzaro.

Perdutosi ogni avanzo di quelle

non possiamo determinarne non

con certezza
dubbia per
i

l'et

lo

stile;

ma

la

loro remota antichit appare

simboli che vi erano espressi: figurazioni semplificate, d'insi

tendimento funerario, quali


stiani,

ritrovano dappertutto, nei primi secoli cri-

a decorare
ci

sepolcri.

dato di osservare in altri

monumenti
superiore
*.

della Pittura

il

primo

diffondersi della

nuova fede

nell' Italia

Quando Milano

fu assunta a sede imperiale, essa di cose,

che
di

al

poeta gallico
^,

Ausonio apparve mirabile d'uomini e

emula

Roma

parte-

cip intensamente al grande rivolgimento verso l'idea cristiana, divenne


in breve metropoli religiosa d'una regione vastissima
lirio,
si
:

dalle Gallie

all' II-

estese allora la giurisdizione


irradi,

dei

suoi vescovi; l'autorit morale


S.

del suo episcopato

per opera di

Ambrogio, anche

l'

Oriente,

combatt
brogio
si

supremi

sforzi del
i

paganesimo

in

Roma

intorno ad

Am-

stringevano
di

santi vescovi delle citt vicine. Felice di


di

Como,

Rassano

Lodi, Savino

Piacenza, Gaudenzio di Novara, Vigilio di

Sui primi cimiteri crsliani a Milano, cfr. V. Forcella, Iscrizioni crisi, in Milano. Codogno, 1897, tombe di S. Nazaro, L. Biraghi, Sopra alcuni sepolcri scoperti presso la basilica degli Apostoli, Milano, 1845; G. B. De Rossi, Roma soli., I, 29 e segg. 2 Ripr. da L. Biraghi (op. cit.) e da R. Garrucci (Storia dell'Arte crisi., Prato, 1873, 11, tav. 1056).
'

pag. VII-IX. Sulle

3 Non mi fu possibile di ritrovare nemmeno le copie che vennero tratte da quelle pitture quando furono scoperte. * Unico avanzo, a Milano e nelle regioni vicine, di pittura dell'et romana, forse del 1 sec. d. Cr., il basamento dipinto con figure di divinit conservato nel Museo Civico di Milano, importante monumento, sebbene alterato da restauri, di una tecnica raffinata nella quale non sono ancora le audacie, e le trascuratezze, della pi tarda pittura ellenistico-romana. Cfr. F. Malaguzzi- Valeri, Milano, Bergamo, 1906, 1, 13. * AusoNii Ordo nobiliuni urbiuni :

Et Mediolani mira omnia: copia rerum innumerae cultaeque domus, facunda virorum ingenia et mores laeti
C. Cipolla, Della giurisdizione metropolitica della chiesa milanese nella regione
1897, pag. 75 e segg.).

X (Ambrosiana, Milano,

PI ANTICHI

MONUMENTI

Trento, cooperando a rinnovare la coscienza e la vita morale, in quello


spegnersi della civilt antica.

Sorgevano, nella
sacri al

citt

splendida ancora di paganesimo,

gli

edifci

nuovo

culto.
la

Gi prima di Ambrogio, era stata edificata


miirana, presso
il

basilica
il

maior

iiitra-

luogo

ove poi doveva ergersi


dei martiri,
si

Duomo.

L'hortiis

Philippi, santificato dalle

memorie

era popolato di chiese;

accanto a minori
e Felice, la

sacelli, vi si

trovavano una basilica dedicata a Naborre


ch'era
detta di Fausta.
basilica,

basilica

Porziana e un'altra chiesa

Poi, sulla stessa area,

Ambrogio costrusse una nuova


le basi di
S.

che

dal

popolo fu detta ambrosiana ^


Se
scavi
le

fondazioni e

colonne che furono rimesse in luce dagli

nella
IV,

odierna chiesa di

Ambrogio, appartengono veramente

al

secolo

possiamo ricostruire con l'immaginazione quella basilica ^


il

Seguiva essa
la

tracciato della chiesa attuale;

due

serie di tredici

colonne

dividevano in tre navate, e sostenevano, per mezzo d'una trabeazione,


di archi, le

pareti

della
nelle

navata centrale

le

quali, probabilmente, si

ergevano
1

alte,

come

pi antiche basiliche cristiane di

Roma,

sotto

lacunari del

tetto, e traforate di

ampie

finestre.

Sul vasto spazio di quelle pareti, la Pittura espresse ai fedeli le nuove


figurazioni sacre.

Non prima
un tempo
stiane,

del secolo
basilica

XVI

si

ebbe notizia di alcuni


^,

distici

inscritti
il

nella

ambrosiana

certamente a dilucidare
di

conte-

nuto di rappresentazioni dipinte. Gli antichi raccoglitori


i

epigrafi crialtri

quali pur ci

tramandarono
;

carmi che fregiavano


chi

edifici

di Milano, di indicare
altri.

non
il

li

avevano ricordati
li

primo
n

li

divulg non ebbe cura


fu

codice dal quale


noi,

traeva,

questo

mai veduto da

Giungono pertanto a

quei

versi,

con
i

scarsissimo corredo di

prove

esteriori d'autenticit, cos


;

da legittimare
s
il

molti dubbi che

li

cir-

condano
chit
:

tuttavia essi portano

in

pi

valido
fra
il

documento
vecchio e

di antiil

sono inspirati

ai concetti di

comparazione

nuovo

Di alcune chiese cristiane anteriori a S. Ambrogio <N. Bull. d'Arch. crisi., 1896, pag. 163 e seLe basiliche di Milano al tempo di S. Ambrogio (Atti della R. Accad. delle Scienze di Torino, 1904, XXXIX, 888 e segg.) L. Biraghi, / tre sepolcri santambrosiani, Milano 1865. ^ G. La.ndria.ni, La basilica ambrosiana, Milano, 1889; L. Beltrami, La basilica ambrosiana {Ambrosiana, op. cit.). Secondo T. Rivoiua (Le origini dell'archit. lombarda, Milano, 1908, pag. 286) le basi ritrovate non risalgono che al tempo di Angilberto II. 3 Cfr. G. B. De Rossi, Inscript. christ., II, I, 184. Nel codice dal quale li ricav F. Juret i distici portavano l'intestazione " incipiunt disticha sancii Anjbrosii de diversis rebus quae in basilica ambrosiana
1

F. Savio,
;

guenti)

Id.,

gcripta sunt

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


gi erano diffusi nel
di
S.

Testamento che

perci rispecchiano la mente

V secolo e non soltanto Ambrogio, ma hanno anche frasi e


IV e nel
;

idee che ricorrono pi volte negli


tati

scritti del

sacro dottore.

Se non dete

da Ambrogio

stesso,

possono ritenersi opera del suo tempo,


a

com-

posti per dichiarare le pi antiche pitture che fregiarono la sua basilica \

Che

distici

siano

stati

scritti
titilli,

commento

di

rappresentazioni
contenuto.

figurate, e

abbiano servito

di

appare dal loro stesso

Ora sembrano voler semplicemente richiamar l'attenzione del riguardante


sull'episodio dipinto,
e
:

lo

descrivono

sotto

la

scena del banchetto di

Abramo, soggiungono

hospitio largns Christum

quoque

suscipit

Habran

Sarra pndore latens fida pietate ministrai.

Ora esplicano
riflettono
:

il

senso mistico delle scene

e intorno all'arca di

No,

arca
qui

Noe nostri typus est, et spiritus ales pacem populis ramo praetendit olivae.
un ordine continuato negli episodi
sacri

Se non

si

ritrova

che

essi

illustrano, ci
ricavati, o

pu venire imputato a lacune del codice dal quale furono


all'essere stati raccolti dal trascrittore

anche

quando

gi

molte
i

delle iscrizioni degli affreschi ambrosiani erano diventate illeggibili per

danni del tempo

^.

Una
gelo
le
:

parte di essi

si

riferisce al

vecchio Testamento,

l'altra al

Vanune

forse sulle pareti della navata maggiore della

basilica

ambrosiana,
le

scene della nuova Legge e dell'antica erano dipinte dirimpetto

alle altre,

formando una
cenno nei

serie continuata di riquadri.

Fra
le

questi,

oppure

entro clipei inscritti nei peducci degli archi, stavano


delle quali
distici
:

figure dei profeti,

Giona, Isaia, Geremia, Elia e Daniele.

diverse opinioni intorno all'autenticit dei distici ambrosiani cfr. E. Dobbert, Das Abendder bild. Kunst (Rep. f. Kiv., 1891, pag. 180 e segg.) Id., Zur Gesch. der altciristl. Kunst (Rep. f. Kiv., 1898, 12); L. Bihaghi, Inni sinceri di S. Ambrogio, Milano, 1862; Baunaru, Hisloiie de St. Ambroise, Paris, 1872, pag. 307; R. Garrucci, op. cit., I, 461 e segg.; G. B. De Rossi, / versi atlribiiili a S. Ambrogio (Bull. d'Ardi, crisi., 1893, pag. 152 e segg.) E. Steinmann, Die Tituli und die kirclil.Wandmal., Lipsia, 1892 S. Merkle, Die ambrosianische Tiluli (Rm. Quartalschrift, 1896, pag. 185 e segg.) F. X. Kraus, Gesch. d. christl. Kunst, Freiburg i. B., 1896, l, 386. Cfr. anche L. Tuaube, De Ambrosii Tilulis (Hermes, 1892, pag. 158
'

Per

le

mahl

Clrisli in

e segg.).

Nei dipinti murali d'ogni epoca del Medioevo accade sovente di trovare quasi svanite le iscrizioni il resto della pittura conservato. Ci deriva dall'essere state, le iscrizioni, dipinte da ultimo quando l'intonaco gi disseccato non assorbiva pi il colore.
^

mentre

PI ANTICHI

MONUMENTI

Cos, gi sul finire del

secolo
S.

IV

la

basilica

di

Ambrogio ebbe un am-

plissimo tesoro di rappresentazioni cristiane.

Non
tali

ci

consentono
di

//-

ambrosiani

ricosl'ico-

truire

con sicurezza

nografia degli episodi rappresentati, n

danno

di sta-

bilire se essa avesse caratteri particolari rispetto agli

schemi iconografici

usati in

altre regioni dalla primitiva

arte

cristiana
il

^
;

tuttavia

ragionevole
i

credere che

pittori

avessero derivato

le
cli

loro composizioni da ci-

pi antichi, quali l'Arte

gi

doveva avere elaborato,


nel

soprattutto
libri sacri.

miniare

Sono preziosa
d'

relicpiia
i

uno
a

di tali
d'

libri

iramritro-

menti
vati

una bibbia

Quedlingburg,
^.

ora

conservati a Berlino

'

Il

DoBBERT

(Rep.

f.

Kw.,

1891,

pag. 181) osserv che il distico relativo all'Ultima Cena riferisce che Giovanni

era rappresentato in atto di tenere

il

cdpo sul petto

perch tale particolare non ha analogie con pitture anteriori al sec. Vili, concluse che i distici non possano appartenere all'epoca ambrosiana. In quella rappresentazione invece convien forse vedere
di Cristo e,

Fig.

2.

Berlino, Bibl. Beale: miniatura dei frammenti


di Quedlingburg.

una

caratteristica
S.

iconografica locale
stesso, in

perch
2

Ambrogio

una sua
il

epistola, s'indugia a esplicarne


V.

significato

con

gli stessi

concetti esposti dal distico


,

cfr. S. Meiki.f-, op. cit.


,

Gescb. rf. EvangeSCHULTZE, Die Qnedlingbiirger Itala-Miniaturen Monaco, 1898; S. frammenti al i assegnare ad propende Schultze Lo lienbcher, Freiburg i. B, 1906, pag. 82 e segg.
Beissei,

secolo IV.

6
Il

LA PITTIRA E LA MINMATIRA NELLA LOMBARDIA


loro testo tratto dalla versione detta
Iliila,

che

fu

se>iita

anche
proha-

da

S.

Ambrogio;
della

e,

per quanto noto intorno

ai

luo}<hi
',

nei (|uali (|uella

traduzione
lilif

Milihia fu niaj<}>iormente
all'Italia
nell'

diflusa
al

vi (jualche

che ai)parten<>ano
religiosa
il

superiore,

territorio
essi

la

cui

me-

tropoli

era Milano,
il

epoca

alla

((uale
le

sono da asse-

gnare; tra

IV e

secolo.

Possono perci,

loro miniature, sug-

gerire qualche rillessione intorno all'iconografia dei dijjiuti della basilica

ambrosiana.
Nei
testo
fogli miniati, divisi

ognuno
:

in quattro ri([uadri, l'illustrazione del

biblico copiosa

rapida

sono

storie

di

Saul,
;

di

Samuele, di
diluci-

David composte con grande semplicit, sobriamente

iscrizioni

dano
qua
e

il

significato di ogni parte delle scene.

Le

scritte,

che s'intravedono

l,

intese

ad avvertire
a

il

miniatore
l'artista

di

ci ch'egli
fosse

doveva rappreda canoni

sentare,

inducono

credere

che

non

stretto

iconografici gi irrigiditi, anzi ch'egli


le

potesse

ideare con qualche libert

sue composizioni
Si

(fig.

2)

*.

atteggiano vivacemente
l'et

le figure,

sono improntate
riassumere

allo stile

dif-

fuso durante

imperiale

in

tutto

il

inondo ellenistico-romano, con


in
tratti

una tecnica
chiamarsi
I

che,

per
di

le

sue audacie

nel

es])ressivi

ogni sensazione

luce

d'ombra
e,

di

distanza di movimento,

pu bene

Impressionistica;

forse,

meglio

si

direbbe: compendiaria'.

dipinti della basilica

ambrosiana ebbero probabilmente un'iconopi complessa.

grafia altrettanto libera,


ch'essi eseguiti

ma

Fuor

di

dubbio furono anmidella

con

lo stile

compendiario, che prevaleva dappertutto, e tanto,


la

che dalla pittura esso era passato a coiupiistare anche


rabile

|)lastica

documento

di ci

la

ca])sella

argentea ritrovata

nell' altare

'

A. Cbiuani, Le rfcensioni
S.

(Iti

L\X

e la uersiotie

latina delta Itala (Rendiconti del


1,S93,

li.

Istituto

LombardOt

1886,

XIX, 206 e segg.i;

BEiu^eii,

Ilistoire de la

Vulgate. Parigi,

pag.

6.

conveniente ricordare

che non abbiamo ar^^oinenti per i>tal>ilire con assoluta cerle/.za la provenienza del manoscritto. ^ Le scritte indicano niiniiziusamenle particolari che il miniatore doveva introdurre nella scena. .. K. g. dove Saul ritrova le asine, presso il monv,mestvm haliiel, si legge: ' facis inonumenlum ' Cfr. F. WicKnoFF, lite Wiener Genesis, Vienna, 1895. Fu, quella tecnica, un prodotto dell'arte romana, come il Wicjthoir s'ingegna a dimostrare, o non piuttosto dell'arte ellenistica? La seconda opinione, della quale valido sostenitore .1. Stuzvgowski iOrient oder Roni^ Lipsia, 1901), ci sembra assai pi prol>abile della prima. Anzi ci domandiamo se essa non possa trovare una nuova prova, e di grande importanza, in un passo di Petronio che sin qui non ha richiamata l'attenzione, a mio sapere. Sul principio del Sa/yricon, fra tiiolti lamenti per il degenerare delle altre arti, si dei>lora anclie la decadenza della Pittura * postquam Aegyptioruni audacia tam magnae artis conipendiariani invenit ,. Di certo, lo scrittore allude non all'arte egizia antica ma a quella <li lenipo prossitno al suo, dell'et ellenistico-romana. Nella quale soltanto la maniera illusionistica ci sembra * audace e compendiaria . come Petronio lamenta essere diventala la Pittura. L'Kgtlo era allora centro cosi attivo di arte e di cultura che non a meravigliarsi dell'allermazione di Petronio, la quale conferma le opinioni pii^ moderne della critica. Qualora l'interpretazione che proiiongo risponda al vero, sarebbe opportuno di sostituire al termine, usalo dal WickhotT, di * stile illusionislico , quello di * stile compendiario ,.
i
:
. .

PI ANTICHI

MONUMENTI
il

7
lui

chiesa

milanese di
'.

S.

Xazaro,

in

cui

rilievo

un

as])ctto

del tutto

pittorico

Sarebbe ozioso
tiva basilica

l'indiioiare in altre con}>etture sui dijinti della primi-

ambrosiana, dei quali tuttavia giova serbare ricordo, perch


citt fra le

furono nella

prime

es])licazioni

monumentali

della

nuova ma-

teria artistica cristiana, e

poterono avere influenza nel susseguente svolgersi della Pittura a Milano, lungo primi secoli del Medioevo. Dei quali, non
i

soltanto

mancano

monumenti ma anche
Sapiiamo
bens,

le

notizie che attestino dell'atle


tristi

tivit degli artisti.


civilt,

significare
di Milano,
le

vicende della

che quando Attila s'impadron


un'aula
del

avendo

egli

veduto rapbarbare
dipinto
-.

presentale in

palazzo

imperiale

])rovince
il

che
cos

ollerivano tributi a un imperatore romano, fece alterare

che

vi

apparissero
la

romani

in atto di far

omaggio a un Barbaro
molti

Ma, ])assata

devastazione unna,
e

la citt
\'I
;

risorse durante la seconda


editici

met del secolo V


ricostrutti, si

sul principio

del

furono allora

adornarono.

quel rinnovamento di vita civile e di attivit


:

artistica
Il

ebbe un suo cantore

Magno
ji-ofana,

Felice

Ennodio

'.

diacono Knnodio, vescovo poi


le oj)ere
il

di Pavia,

celebrava

volentieri

nei

suoi carmi

dell'arte

coppe

cesellate, missoria,

dipinti
rifioriva

rappresentanti
in

mito di Pasife;
fede,

ma
e

pi egli esaltava l'aite che


nella
Utjiiria tutta K

servigio
di
:

della

Milano

Onorato, vedi

scovo

Novara, consacra una basilica cristiana sull'area


il

un tempio

j)agano

poeta

compone

l'epigrafe

dedicatoria

dell'edificio.

Un
un

certo
batti-

Armenio costruisce ad Agello forse in luogo campestre stero Ennodio canta le pitture che decorano quel luogo,
:

nelle quali

Cristo cui

gli

angioli presentano
spiranti
vita.
;

il

figliuoletto

del
e

fondatore,
le

stanno
:

martiri

quasi

Milano restaura

orna

sue chiese

il

diacono

le fregia di versi

inscrive un suo

epigramma

sotto

ognuna

delle

figure dei vescovi dipinte nell'abside della chiesa dei SS. Pietro e Paolo,

poi detta di

S.

Nazaro

H. Giuevbx, fin allchrisll. SilbcrF. UE Mely, Le cotTret de SI. Sa:aire (Momimenh Piol, 19011; Haseloff (Coilex Gerka3lea (ZeUschr. /. chrisll. K., 1899). Non ci sembrano giuslincall i ilublii mossi da .\. Irudianus, Treviri, 1901, png 49; intorno allaulenlicili'i Iella capsella ili .S. Nazaro. Oxford, 1896, III, 42. ' riferita da Siii<la: cfr. IIiimiKix, llalij ami Iter Iiwaders.
> <

M.

La notizia F Ennoui

Oliera ed.

reni|>la

Vojel. Clr. M. MniT[is, Gesch. ,1. chrisllich-laleiii. deo faciens ymnis decoruvit et auro

l'aesie,

Stutlgart.

1891.

et paries functi docmata nunc loquitur . pag. 83 e segg ). C Mbi.kel, Lepilallo .11 fnno.do Meni. deliAccvI. dei l.mcei. 1895, A quanto appare dai versi, le ligure dei Cfr i carmi di Ennodio relativi olle pitture ricordate. di caratteri Individuali forse come vescovi dipiate in S. Noiaro dovevano essere fortemente Improntate Paolo fuori le mura. poulcllci dipinti, circa il medesimo tempo, a Roma in S. 1 ritratti clipeati di

dice repllalo di Ennodio

clr

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Nulla

rimasto delle pitture cantate da Ennodio, e di altre che orgli edifci sacri di

narono allora
fiorente
i

Milano,
vS.

ma

sono monumento

di quell'era
S.

mosaici dell'oratorio di

Aquilino, presso la chiesa di

Lo-

renzo

11

sacello di
-,

wS.

Aquilino, che prohahilmente

in

origine

fu

dedicato

wS.

Genesio

nella

sua forma ottagonale, con nicchioni quadrangolari


a un tipo architet-

alternati di ahsidiole, coperto di cupola, corrisponde

tonico dilfuso

gi

nel

IV

secolo anche

nell'Italia

settentrionale;

n vi
al

sono ragioni valevoli per contradire

alla

tradizione

che lo assegna

secolo Y, asserendo anche eh' esso sia stato fondato

da Galla Placidia ^
ch'era rag-

Le
che
la

pareti,

un tem])o incrostate

di

marmi,

e la cupola,
:

giante di mosaici, sono ora spoglie d'ogni

ornamento

non

vi

conservata

decorazione delle conche di due absidi ^


lato,

Da un

entro l'oscura cavit emisferica di un'absidiola,


(fg. 1).

si

schiude

una scena solenne


segnato di candido
pallio

Cristo siede fra gli apostoli sopra


gli

un

rialzo del

terreno: intorno al capo giovanile, imberbe,

splende un nimbo azzurro,


mistiche
;

monogramma
la

e delle

lettere

vestito

di

di l)ianca tunica, listata di

davi purpurei
sua

tiene

schiuso

nella

sinistra

un rotulo, mentre alza


fiso dall'alto (fg. 3).

destra

mano con ampio


la

gesto oratorio,

guardando

Grandeggia

fgura nel fondo del


gli
:

mosaico d'oro. In basso, a


fra
1

lato del
i

Redentore, stanno seduti

apostoli,

quali agevole riconoscere

due primi, Pietro


e

Paolo

tutti

bian-

covestiti,

con tuniche ornate


al Cristo

di

davi

con

pallii a
(fg.

fmbrie litteratae, essi


4)
.

formano intorno

un consesso solenne

' Molti problemi circoiulaiio ancora la storia della cliiesa di S. Lorenzo e degli edifici attigui: cfr. specialmente J. Komte, Die Kirche S. Lorenzo (Zeitschrift f. Bauiveseii, 1890, pag 12 e segg.) J. Strzygowski, Mschatla {Jahrb. d. pi: Kstslgn., 1904, pag. 232 e segg.). Ad essi potr venire qualche luce dagli scavi ora ini;

ziati in quelli edifici.


2

Doz[0,

Memorie

sul

cullo di S. Aquilino,

Milano,

1856.

Il

Kohte

{op.

cit.,

pag

22)

nega che

il

sacello abbia avuto ufficio di battistero, e crede pi probabile che fosse dapprima destinato a mausoleo: soltanto uno scavo potrebbe risolvere il dubbio. Sulla origine e difl'usione delle costruzioni poligonali, V.: J. Strzydowski, Kleinasien, Lipsia, 1903, pag. 70 e segg.

Allegranza, Spiegazioni sopra alcuni monumenti, Milano, 1757; diss. I. Latuaim, Descrizione di Milano, Milano, 1737, III, 313. La descrizione di G. Pennotto riferita dal Latuada, non concorda bene con quella lasciataci da Goffredo da Busser che pur scriveva nel XIV sec.
^

G.
S.

^ Nella ripr. data dall' Allegranza (op. cit., diss. II.) sotto i piedi del Cristo si vedono scaturire i quattro mistici fiumi ma di ci non v' traccia nel mosaico i piedi del Cristo posano sopra un soppedaneo orlato di rosso. Il mosaico restaurato in pi parti, e specialmente nelle vesti del Ciisto e nel viso di S. Paolo: l'ornato della fascia inferiore rifatto in molti luoghi a stucco dipinto. Sarebbe inutile trattenersi su alcune vecchie erronee interpretazioni cfr.: R. Garruccf, op. cit.,; F. X. Kraus, op. cit., I, 426 D. Ainalof, Mosaici del secolo IV e V, Pietroburgo, 1895, pag. 156 e segg.
;
:

PI ANTICHI

MONUMENTI

Ma non
zionali
e

deriva

la

maest della rappresentazione da forme convenrealt

fuori

della

quali

domineranno

])oi

l'Arte

medioevale.

Fig.

3.

Milnno,

S.

Aquilino: Cristo.

Ancora nel mosaico


il

terreno

e se gi realismo dell'Arte ellenislico-romana sfondo di oro vi appare segnato in modo schematico, se lo

il
;

10

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


le

compatto,
schiera,

figure

vivono ancora d'una vita

reale. Collocati in
gli
il

doppia

non senza
et,

giusta distinzione dello spazio,


atti
:

apostoli sono im-

prontati d'individualit nei visi e negli

presso
di

Cristo, sereno efebo,

sono vari di

di

espressione

taluno

essi

ha lineamenti cos

personali da sembrar ritratto dal vero.

Fig.

4.

Milano,

S.

Aquilino: Apostoli.

Al concetto va concorde l'esecuzione. Ancora predomina nel mosaico


la tecnica

compendiaria. Rari
a

contorni a segnare

le

forme
e

corpi sono

modellati rapidamente,

grandi
il

masse

di

ombre

di luci,

con forte
S.

rilievo. F"ra le altre figure,

giovine
;

apostolo
i

che sta presso

Pietro

ha

il

viso colorito con tessere brune

tratti

della sua bocca,

del naso,

degli occhi

non sono

delineati minuziosamente, anzi risaltano, indicati con

l'energica e sprezzante

maniera propria
le

alla pittura ellenistico-romana

un

tenue chiarore illumina la sua fronte,

mento rotondo e saldo. Soltanto certe esagerate luci bianche, che pervadono le vesti, accennano gi al trasformarsi dello stile che avremo agio di seguire nella Pittura
guance,
il

medioevale.

PI ANTICHI

MONUMENTI

11

Il

mosaico
destra,

dell'altra
5).

absidiola

deturpato da restauri, e da vastis-

sime lacune

(fg.

nella

conca

dell'abside,

al

figurata

una fonte che sgorga

copiosa dalla roccia, e forma un rivo

quale

si

appressa una pecorella,

seguita dal suo nato. Presso la fonte, sul terreno azzurrognolo, un giovine

pastore giace in atto di riposo,

guarda

le

accpie

veste

una tunicella
Nella parte
si

bianca, ombreggiata d'azzurro e fregiata di davi, una clamidetta purpurea;

ha fasce crurali rosse,

distinte

di
il

strie

azzurrine
del

(fg.

G) K

mediana
che
le

della

conca,
dei

caduto
d'

resto

mosaico,

non

scorgono
se-

tracce

piedi

una figura che incedeva verso

sinistra,

Fig.

5.

- Milano,

S.

Aquilino: scena pastorale.

guta

da una pecora

un restauratore, traendo
di
sinistra,

partito da tali avanzi,


al

vi raffigur

un

altro pastorello in atto di accennare

giovine giacente

presso la fonte. Nel lembo

da

un'altra rupe sgorgano altre

acque

sul terreno, costellato di fiori, pascolano

due agnelle

un pastore

alza la destra

reca al
lette

compagno che, vestito di lunga tunica, sottili nuvobraccio un vaso pastorale. Lo sfondo montuoso
parlando
al

suo

solcano

il

cielo,

rosseggiando quasi per tramonto ^

'

Il

pastorello tiene nella sinistra

un oggetto bianco che non

si

riesce a distinguere che sia, forse

una

niappiila.
2

della scena e del cielo

Del mosaico intieramente perduta la fascia superiore degli ornati, grande parte del mezzo le parti conservate, le lacune furono malamente riparate con stucco dipinto sovrapposte. anzich detergerle, si cerc di avvivarle con tinte
:

12

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Delle molte interpretazioni del mosaico, proposte a pi riprese, nes-

suna persuade interamente.


episodio
pastori, o

Non

vi

ragione di vedere nella scena un


o

della
il

vita

di

Giuseppe
S.

ebreo,
;

l'annuncio

dell'angiolo

ai
il

martirio di

(enesio

supponiamo che anche quando


altri tratti

mosaico era integro, non presentasse

iconografici

che lo ren-

Fig.

6.

Milano,

S.

Aquilino: scena pastorale.

dessero
tazione

pii

perspicuo ^ Forse esso non intende che ad una rappresendella


vita

generica

pastorale, quale

la

primitiva arte cristiana

Lo AiNALOF
cit.,

(op.

cit.,

pag. 159) dichiara incomprensibile

il

soggetto del mosaico

il

Gauuucci

(op.

l'annuncio ai pastori; il Cavalcaselle (S/ori'a deZ/a Pittura, Firenze, 1886, 1, 51) il sacrificio d'Abramo il Dozio (op. cit), il De Dartein (Elude sur i Ardi, lombarde, Parigi, 1865-1882, II, 5 e segg), il Dobbeut (Rep. f. Kiv., 1898, 13 e segg.) vi vedono il martirio di S.
storia di
;

IV, 41) vi scorge

una

Giuseppe ebreo

altri

Genesio

PI ANTICHI

MONUMENTI

13

am
zione

raffigurare,

simbolo della innocenza delle anime, o anche rievocadel

della

immagine
il

pastor bonus ^
alla stessa

Di certo,
se

mosaico appartiene

epoca e

allo stesso stile

Lo
di

non

al

medesimo mosaicista

cui

spetta
gli

quello dell'altra absidiola.


realistici

E anche
sfondo

pi chiari sono in esso

intenti

dell'Arte.

non
sotto

chiuso
cielo

da

uno

strato

di

oro,

anzi

dal

digradare
dalla

monti

un

vespertino ^

Le acque
luci
;

scaturienti
;

rupe,

azzurrine e bianche nei giochi delle

le

pecore

il

giovine pastore
il

che giace ozioso nell'antico atteggiamento


col braccio,

di

quiete,

cingendosi
:

capo

sono eseguiti con sicura maniera

illusionistica

nel suo

comche

plesso, la

composizione
in

compenetrata
molte
delle

di tale

sentimento
del

agreste

rievoca quello effuso

miniature

Vergilio

Vaticano,

opera del secolo V.

Ma
ad

se siffatti caratteri, in
li

entrambi

mosaici di

S.

Aquilino, accennano

alta antichit, e

congiungono

alla cultura

ed

all'arte classica, essi

non

bastano a determinare con molta precisione


rate le

l'et

in

cui

furono

deco-

due absidiole.
il

L'iconografia denuncia specialmente


storale

secolo V,
di

che

la

scena pa-

trova

parallelo

appunto

in

mosaici
di

quel
gli

tempo, a
apostoli

Roma;

e d'altra

parte, la rappresentazione

Cristo

fra

tema
sia

diffuso

dappertutto nel primo

evo

cristiano

pu essere comparata
secolo

sjDecialmente

con

pitture

cimiteriali

romane
il

del

IV e V,

per l'aspetto giovanile del Cristo, sia per


e
il

libero atteggiarsi delle figure


si

loro

disporsi in duplice
S.

schiera

^.

Se

rilletta

poi che la maniera


dei mosaici

dei

mosaici di

Aquilino

non pareggia per vigore quella


affinit

del secolo IV,

ed ha invece maggiore
di

coi mosaici del secolo V,

quali

nel

mausoleo
al

Galla Placidia

Ravenna, appare

ragionevole

attribuirla

tempo

di questi ultimi.

E sembra

contradire a una data-

Prudenzio vide un mosaico raffigurante un pastore che conduacqua le pecore. Anche se il sacello di S. Aquilino fosse stato costrutto per mausoleo tale figurazione, che ha parallelo nel mausoleo di Galla Placidia, non sarebbe stata fuor di luogo. Cfr. G. B. De Rossi, Mosaici cristiani, Roma, 1899; G. Wilpeut, Roma sott., Roma. 1903, pag. 212 e segg. Nelle pitture cimiteriali romane sempre fra le pecore un solo pastore, ma nel mosaico del battistero lateranense, ove la scena aveva significato pi semplicemente idillico, come in S. Aquilino, vi erano fra
'

Nel battistero del Vaticano,

ceva

all'

gregge parecchi pastori. ^ Le nubi disposte sul cielo in fasce orizzontali si ritrovano in mosaici del secolo IV e V: rappresentate dapprima con sentimento naturalistico, quali sono nell'abside di S. Pudenziana e dei SS. Cosma e Damiano, a Roma, persistono poi, ridotte in forma del tutto convenzionale, nei mosaici medioevali romani. ' AiNALOF, op. cit., pag. 158. Per altre simili composizioni, cfr. Wilpert, op. cit., II, tav. 126, 148.2, 152, 155. 2, 177. 1. 2, 193, 225 e per il gesto oratorio del Cristo, non ancora irrigidito nella forma della benedizione, v. ibid. II, tav. 148, 2, tav. 153,
il

14

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

zione anteriore al secolo

V anche
altri

lo

stile

degli

ornati,

nei

fregi

delle

due conche absidali ^ Il confronto poi con


mosaici di

monumenti

di Milano, che

non

si

possono
i

credere molto pi recenti della fine del secolo V, induce ad attribuire


S.

Aquilino

alla

met del secolo


tradizione

stesso, all'incirca,

consenle

tendo in ci

con

l'antica

che riferisce a Galla Placidia

origini del sacello.


I

mosaici di
Pittura

S.

Aquilino sono
nella

il

pi antico
^.

della

cristiana

Liguria
e
S.

monumento a noi rimasto N potremmo desiderare una


Arte
quali

pi vivida

imagine della cultura


gloriosa
di

dell'

furono
la

nell'

epoca

che succedette all'era

Ambrogio, quando

nuova fede

aveva gi riportato
imagini profane,

le

sue ultime vittorie,

ma

persistevano, care tuttavia,

come intravediamo anche


le

nei carmi di Ennodio, le abitudini estetiche, le del

idee

mondo

classico

che stava per dileguare.


lo

Ancora in
spirito

S.

Aquilino,
nella
i

entro la

nuova materia iconografica, traluce


pastorale,
i

antico,

serena

rappresentazione

nell'
:

apollineo

Cristo seduto fra


artisti

suoi apostoli

come

filosofo fra

discepoli

ancora

gli

ritraggono nei

modi

antichi la Realt.
S.

Molto diversi da quelli di

Aquilino

mosaici di

S.

Vittore in ciel

d'oro, presso la basilica ambrosiana.

il

controverso se

il

sacello di

San Vittore sorga sull'area

di

quella

basilica Fausta nella quale

Sant'Ambrogio depose per una notte, dopo

loro ritrovamento,

corpi dei SS. Gervasio e Protasio.


il

E anche

dif-

ficile

reintegrare idealmente nella sua forma primitiva


le

piccolo edificio,

ora racchiuso fra

costruzioni
il

attinenti alla basilica

ambrosiana, non
l'absidiola,

essendosene conservato che


coperto di una cupola
^.

vano quadrangolare che precede

La cupola, emisferica, mente dissipate da riflessi


si

tutta

mosaicata d'oro, piena d'ombre raraconcavit dorata

di luce. Al vertice della sua

libra

una grande ghirlanda, composta

di frondi verdi-azzurre

con pomi

sulla quale si svolge

mosaico rappresentante Cristo fra gli apostoli fregiato nel basso con una fascia rosso cupa un ornato curvilineo composto di un nastro variopinto, con lemnisci terminati da foglie lobate. L'altro mosaico limitato da una fascia d'oltremare con fregio di cerchi d'oro campiti d'azzurro e di rosso. Tali motivi d'ornamentazione si ritrovano anche nei mosaici di Ravenna. Serbiamo il nome della regio romana per questo periodo nel quale l'influenza di Milano varc, come abbiamo osservato, anche i limiti della vastissima Liguria.
'

Il

''

"

L'edifcio attuale, nelle sue parti pi antiche,

non sembra anteriore

al secolo

cfr. G. L.vndriani,

op.

cit.,

pag. 41 e segg.

T. Rivoira, op.
:

cit.,

pag.

18.

L'absidiola fu ricostruita

nel 1857!

Intorno al

ti-

tolo primitivo del sacello, cfr.

Milano, 1861; A. Ratti, martiri, op. cit. passim.

Il

Biraghi, Ricognizione dei gloriosi corpi dei SS. Vittore, Mauro, ecc., pi antico ritrailo di S. Ambrogio {Ambrosiana, Milano, 1897); F. Savio, / Santi
L.

Tav.

I.

Milano,

S.

Vittore, in ciel d'oro

mosaico della cupola.

PI ANTICHI

MONUMENTI
dagli aculei
;

15
d'oro, stretta
il

di cinabro, di fiori,

di di

racemi,

di

spighe

da

rosse bende, adorna


vecchio.
stito di
Il

una grossa

gemma

circonda

busto
:

di

un
ve-

personaggio, lievemente barbato, canuto, guarda intento

tunica bianca, listata di davi, e di


lil)ro

manto azzurrino;
la

nella

nistra

ha un

aperto

inscritto

con

parola

victor,

mano sinella mano

destra una piccola croce


croce,

monogrammatica. Alla sua


ove sul fondo
d'

sinistra sta un'altra

ansata
il

^
;

dall' alto,

oro due leggiere nuvolette inI).

dicano
Il

cielo, la

mano

divina protende una corona sul suo capo (tav.


suggerisce
essere
in
S.

santo, che l'iscrizione del libro


il

Vittore,

dal
la

quale

sacello

ha nome, appare

cos

glorificato

cielo,

recando

croce della quale egli era stato atleta.

Lo
rarono

stile
S.

del mosaico ben diverso da quello degli artefici che deco-

Aquilino.

Non una
il

sintetica rappresentazione

coloristica

delle

cose, bens

una minuziosa ricerca

di segnare

con precisione ogni partipropositi del mosaicista.


partito

colare, e di seguire
Il

digradare delle

tinte, nei

viso del santo, pur modellato robustamente,

non dimostra un

largo di
rito

ombre

e di luci

profilato

d'un grosso contorno nero, colo-

unitamente di carnicino. Soltanto alcune tessere di cinabro ne avvila fronte, la bocca, le

vano

guance, con qualche rapidit di tocco.


l'esecuzione

Pi sommaria invece, anzi interamente compendiaria,


degli ornati, sia nella ghirlanda carpofora che circonda
sia nella fascia
il

busto del santo,


l'artista

che orla in basso

la

cupola dorata.

Quivi

com-

pone, con grande audacia di coloritore, sopra


fregio
di

ombracoli

bianchi

avvivati

un fondo oltremarino un da racemi d' oro, con gemme


figurine di Eroti,
alla

entro le quali sono espressi vigorosamente, a macchia,


visi
saici

umani,
di
S.

uccelli.

in ugual

modo, comparabile

maniera dei mo-

Aquilino,

clipei coi profili

sono pur eseguiti in altra parte quattro piccoli degli evangelisti, di monocromato, a forti luci bianche ^

Nella composizione della prima croce si pu ravvisare il monogramma 1 H Ihesus; cfr. L. Traube, Sacra, Monaco, 1907, pag. 151 e segg. Nell'asta orizzontale della seconda croce un'iscrizione che essere slata rispettata dai restauratori. L'Ainalof (op. cit pag. 163) la lesse gi abbastanza esattamente PANEGiRtAE FAVSTiNi il BiRAGHi (IUcogiiizione, op. cit., pag. 12) la decifr in modo del tutto arbitrario. " ecclesia Faustini e Essa potrebbe corrispondere, derivando la prima parola dal greco, al titolo non forse fuor di luogo il rammentare l'epigrafe inscritta nel libro del Redentore nel mosaico di S. Pudenziana ( Dominus conservalor ecclesiae pudentianae ,) per congetturare che anclie questa possa unirsi
'
:

Nomina sembra
:

al

nome
' Il

inscritto sul libro del santo e significare:


ipotesi.

"

Vittore (patrono) della chiesa di Faustino

,.

Ma

tutto ci

noi

non esponiamo che per

motivo ornamentale degli ombracoli o padiglioni ricorre anche nei pi antichi mosaici

ra-

vennati.
^
I

10.

tondi coi profili degli evangelisti recano inscritti in forma abbreviata i loro nomi: m.- mar.- lvcsimboli degli evangelisti furono rifatti interamente cfr. F. M. Rossi, Cronaca dei restauri e delle
:

scoperte fatte nella basilica di S.

Ambrogio dal 1857

al 1876.

16

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Ma
laterali
si

nelle figure dei santi, che


il

occupano

sommo

delle pareti

che sostengono la cupola,


della figura di

ritrova lo stile

S. Vittore.

Entro
alte

gli

angusti spazi, fra


i

le

finestre \ stanno

santi,

di

fronte:
di essi

non hanno nimho; ognuno


ha
il

iscritto

a lato, in grandi
Il

capitali,

proprio nome.

ter-

reno appena accennato da qualche linea schematica

lo

sfondo

di

azzurro uniforme, e su di
si

esso
di

profilano le figure, prive


plasticit.

qualsiasi

Le
le

vesti,

tutte sbiancate,

hanno

rigide strie

di

ombra, a segnare

pieghe

nascondono
tanto
di

la struttura dei corpi,


le

ne deformano
i

proporzioni. Sol-

visi

hanno qualche calore


di

vita,

improntati

carattere

personale

non meno

che

nella

figura del vecchio S. Vittore.

Nel mezzo della parete


nistra, fra

di sile

Gervasio e Protasio,

cui reliquie egli aveva ritrovate,


sta
S.

Ambrogio

ambrosivs.

La

sua tozza figura, coperta dalle vesti

liturgiche,
:

informe

senza
nelle

rilievo

non ha movimento

membra

impacciate, e malamente
il

posa coi piedi sopra

terreno

ma
Fig.
7.

nel viso contorto,

meschino,

Milano,

S.

Vittore in ciel d'oro

S.

Ambrogio.

dagli occhi diversamente dilatati,

essa spira tanta bont e tanta vita individuale che, con giusto entusiasmo.

' Le finestre sono senza strombatura. Una di esse decorata di un nastro variopinto, su fondo bianco, quale nel mosaico di S. Aquilino un'altra fregiata d'una ghirlanda di foglie lumeggiate d'oro sul fondo azzurro.
;

PI ANTICHI

MONUMENTI

17

fu

proclamata

il

pi
(fig.

verace
7) \

ritrailo del

Santo

Carattere vario

si

ritrova
altre
fi-

anche nei
gure,
i

visi delle

le

quali

rappresentano
alla

santi

pi

cari

antica

Chiesa milanese,

Gervasio e
(fi-

Protasio, Nahorre, Felice

gura 8) e Materno

ma

ci

non vale a nascondere quanto


i

corpi

ne

siano

deformi e

senza
sone.
Il

vita,

larve pi che per-

disegno, in gran parte,


degli

segue

schemi

conven-

zionali.

La maniera impressio-

'

A. Ratti, op.

cit

pag. G e segg

La figura del santo ha pur grande


porlanza per
gico.

ini-

la storia del vestiario litur-

La veste superiore comunemente creduta essere una ccisiihi o pianeta (cfr. L. Ambivuiu, La cappella di S. Vittore in
:

laccoia

Arte, 1887, pag. VI

milanese di Storia Geografia ed .1. Braun, Die lilurgische Gewandiing, Freiburg . B., 1907, pag. 388), e
;

sarebbe anzi nel mosaico la iii antica produzione di tale indumento; ma per
versi particolari quella veste
si

ri-

di-

difTerenzia

dalla casula quale fgurata in

del sec. VI,

nei mosaici dei

monumenti SS. Cosma e

Damiano,

in

risvolto che

una

fibula

essa munita di un sembra trattenuto sul petto da a forma di croce ("cfr. anche A.
:

Roma

Ratti, op. cit., pag. 41 e segg.). In origine il santo doveva essere rappresentato in atto di tenere un rotulo ma il rotulo scomparso poi nei restauri subiti dal mosaico.
:

Ai

lati

della figura di

S.

Ambrogio,

nella parete di sinistra, sono rappresentati

GERVAsivs (giovane, imberbe, vestito di manto e di tunica chiara con davi bruni, munito di rotulo) e PROTAsivs (canuto, vestito come Gervasio e in atto forse di tenere sulla Fig. 8. Milano, S. Vittore in ciel d'oro: S Felice. sinistra, velata, una corona) Circa la difTerente et dei due santi, altra volta alTfrniati essere gemelli, cfr. A. Ratti, op. cit. Nella parete di destra rappresentalo nel mezzo il vescovo MATERNVS, con indumenti simili a quelli di S. Ambrogio. Ai suoi lati sono navor (canuto, con la palma destra dinanzi al petto, recante un libro aperto e inscritto nella sinistra) e i-elix (vestito anch'esso di tunica, di manto e con un libro aperto e inscritto). 11 Biia(;hi (Ricognizione, op. cit.) lesse in modo fanSi potrebbe osservare un leggiero tastico le iscrizioni dei due libri, decifrabili soltanto in piccola parte. variare di maniera nelle diverse figure, tra quelle pi improntate di carattere personale e altre, come sono quelle di Materno e di Protasio, miserrime nella espressione e nelle forme.

if

18

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

nistica antica cede quasi

interamente

e pi

che nella figura di

S.

Vite,

tore

Per

a un'altra tecnica
il

che insiste poco nelle impressioni plastiche


le

trascurando

modellare, riduce quasi


i

forme a contorni

lineari.

tale aspetto,

mosaici di

S.

Vittore in ciel d'oro

sono da asse-

gnare, nelle vicende dell'Arte, a

uno stadio pi lardo


^
.

di quello al quale

spettano

mosaici

di

S.

Aquilino

Tuttavia

altri

argomenti

il

carattere delle iscrizioni, l'assenza

del
al

nimho
secolo
il

dell'appellativo

sanctus

non permettono

di attribuirli
la

che

al

principio del VI.

Anche giova a precisarne


istituire

data,

confronto

stilistico

che

si

pu

con alcuni dei mosaici ravennati, giustificato pur dalle relazioni

molteplici che furono nel

e nel

VI secolo tra Milano e Ravenna


qualche
somiglianza
le

^.

Come

mosaici di

S.

Aquilino hanno

di

stile

con quelli del mausoleo di Galla Placidia, e anche con


tiche della decorazione di
di
S. S.

parti

pi an-

Apollinare

Nuovo
la

di

Ravenna, cos quelli


opera forse

Vittore

possono compararsi coi pi recenti mosaici della stessa


e

basilica ravennate

specialmente

con

teoria

dei santi,

dell'epoca dell'arcivescovo Agnello, ove la rappresentazione dello spazio

ugualmente manchevole,
neari e
i

il

modellare appar senza vigore, e


i

contorni
S.

li-

colori piatti gi sono prevalenti. Tuttavia

mosaici di

Vittore in

ciel d'oro,

sebbene in qualche aspetto pi schematici che non siano quelli

inferiori della basilica ravennate, si distinguono

da questi per l'espressione

individuale delle figure,


si

anche per
cos

la

rapidit di tecnica che ancora

trova

negli

ornamenti,
e,

da

potere

essere

attribuiti

ad epoca

alquanto pi precoce,

con verisimiglianza, alla

fine del secolo

al

principio del secolo successivo.

E come
le

le

diverse zone dei mosaici di


i

S.

Apollinare

Nuovo
il

rispetto
S.

une

alle altre, cos

mosaici di

S.

Vittore rispetto a quelli di

Aqui-

lino dichiarano quanto sia stato rapido, nel corso di

un

secolo,

mutarsi
le

del contenuto

della

forma
:

dell'Arte,

dimostrano

in regioni

diverse

stesse vicende dello stile

un precipitoso mancare del naturalismo antico,


costituirsi di

un rapido e progressivo

canoni convenzionali che sostitui-

argomenti raccolti ingegnosamente da A. Ratti (op. cit pag. 17) per dimostrare clie i mosaici appartengono al sec. V e siano piuttosto anteriori che contemporanei a quelli di S. Aquilino, non sembrano sufficienti a far trascurare le ragioni dello stile. La mancanza del nimbo e dell'appellativo sanctus anche in monumenti del sec. VI. - Ci sembra tuttavia poco provata l'opinione di T. Rivoiha (op. cit., pag. 2) che al principio del S3c. V, trasferita la sede imperiale da Milano a Ravenna, le maestranze di arteflc milanesi, anch'esse (si noli) del tutto ipotetiche, lasciassero la vecchia per la nuova capitale! Confronti fra mosaici milanesi e quelli di Ravenna furono gi istituiti dall'AiNALOF (op. cit., pag. 166), il quale afferm che le figure dei mosaici di S. Vittore derivino direttamente dallo stile monumentale ravennate.
'

Gii

di S. Vittore

PI ANTICHI

MONUMENTI
vero,

19

scono l'osservazione diretta e rinnovata del formule sulla concezione personale


vicende dello
dell'artista.

un

prevalere delle

Nella forma e nel conte-

nuto dell'Arte s'imponeva ognora pi l'astrazione.

Di
fra
i

tali

stile

mosaici
si

di

Milano

e di in

Ravenna sono
territorio
si

pi chiari documenti. Esse tuttavia


l'Italia

svolgevano

ben

pi vasto che

superiore

nel

nel VI secolo

succedevano
forse
fu

rapidamente a
il

Roma
attivo

a Napoli e in quell'Oriente cristiano che


del del
e
di

fattore

pi

profondo

tramutarsi

modo

di

concepire

rappresentare

le cose.

Milano aveva avute relazioni di cultura e d'arte

^^^K~"

'

W^*^^"**

con l'Oriente

anche pri-

ma
nisse

che Ravenna acqui-

stasse

importanza

e dive-

tramite a Bisanzio.

^^^b
Fig. 9.

^^

'

x ^

**^

Pot perci accelerarsi in


essa,

per influssi orientali,


la

prima che a Ravenna,


trasformazione
stilistica

Milano,

S.

Ambrogio: incrostatura marmorea.


1'

che doveva addurre


stessa

Arte ai mosaici di

S.

Vitil

tore in ciel d' oro.

Poi, la vicinanza

dei luoghi, e forse anche

Gi sulla fine del IV secolo, quando S. Ambrogio si recava nella lontana Sirniio a consacrarvi e alzava i suoi rimproveri per fatti commessi sin nella Mesopolamia, influenze della cultura e delle usanze orientali irradiavano Milano (cfr. Augustini Confessiones, IX, va). Nel secolo V la sede milanese ebbe vescovo Marolo " extrenjae potator Tigridis undae ,, e altri vescovi venuti di Grecia e d'Oriente furono in altre citt dell'Italia settentrionale: cfr., per siffatte relazioni, L. Buiiier, Les colonies d'Orientaiix en Occident (Byz. Zeilschrift, 1903). Fra le Arti TArchiteltura soprattutto fu compenetrata d'influssi orientali cfr. J. Stuzygowski, A'/ei/iasien, op. cit., pag. 131 e segg. Id., Mschalla, loc. cit., pag. 232 e segg. Nella Plastica sono troppo scarsi i monumenti di sicura provenienza per giudicare s'essa abbia avuto a Milano un aspetto suo proprio gli studi recenti hanno disgregata quella serie di avori che si alfermavano lavorati da artefici milanesi: cfr. G. Stuiilfauth, Die altchristl. Elfenbeinplastik, Freiburg i. B., 1896, pag. 66 e segg. A. Haseloff, Ein altchristl. Relief (Jahrb. d. pr. Kstslgn. 1903,1); controversa l'origine delle imposte lignee della basilica ambrosiana (A. GoLDSCHMiuT, Die liirchenlir des hi. Ainbrosiiis, Strasburgo, 1902; J. Stuy(;c;o\vski, Kleinasien, op. cit., pag. 212). Alcuni sarcofagi di Milano accennano a forme distinte da quelle di sarcofagi di Roma, della Gallia, di Ravenna: un sarcofago nella chiesa di S.Ambrogio, nella cappella di S. Savina, e un altro nella chiesa di S. Maria presso S Celso. Altri sarcofagi hanno somiglianze di forme con quelli dell'Emilia e Un periodo di pi foi-te indell'Illirio: tale il sarcofago trovato a Lambrate, ora nel Museo Civico di Milano. lluenza orientale in Milano, e in tutta la Liguria, pot essere quello in cui la citt, liberata dai Goti, nel 568, fu restaurala da Narsete: c-fr. J. Kohte, Milano restaurata da Narsete (Raccolta milanese di Storia Geografa ed Arte, 1887, pag. VI) ma per quanto abbiamo osservato intorno alle precedenti influenze orientali, non crediamo necessario di ricorrere al tempo del diretto dominio bizantino (anno 555-567) per spiegare le forme stilistiche che prevalgono nei mosaici di S. Vittore e le loro relazioni coi mosaici di Ravenna. Anche l'importazione di piccoli oggetti d'arte pot favorire le influenze dello stile di regioni lontane; vedi

un vescovo

la pisside di

Bobbio e

la capsella di Brivio,

probabilmente lavori

siriaci

cfr. Pii.

Lauer, La

"

capsella

de

Brivio {Monunients Piot, XIII, 229 e segg.).

20
trasmigrare di

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


artisti dall'

una

all'

altra citt,

pot favorire a Milano e a

Ravenna

il

sorgere successivo, e quasi coordinato, di forme artistiche af-

fini tra di loro,

sebbene non del tutto identiche.


si

Anche
Milano e
le

nella decorazione

pu trovare

traccia

delle

relazioni che

regioni circostanti ebbero allora con

Era

diffusa l'usanza di ricoprire le pareti


le

Ravenna e con l'Oriente. con incrostature marmoree (fig. 9)

o con pitture che

simulassero, quali sono quelle ritrovate all'esterno


S.

dell'abside dell'antica basilica di

Pietro, a

Como,

sotto

il

piano

dell'at-

Fig. 10.

Milano,

S.

Ambrogio

tarsia

marmorea.

tuale chiesa di
le pitture

S.

Abbondio

K Ora, nell'abside della basilica

ambrosiana,

decorative fngevano

marmi

variopinti

commessi insieme con


del battistero

disegni affini appunto a quelli del rivestimento


degli Ortodossi a
le tarsie

marmoreo

Ravenna e della basilica Eufrasiana di Parenzo. E anche marmoree che, nello zoccolo dell'abside stessa, dovevano figurare
di candidi agnelli
di

una schiera
un mosaico

semplice simbolo che


al

si

ritrova pur in
di Rre-

pavimento sottostante

suolo

della

Rotonda

'

Bullett.

Non mi
2

d'Ardi, cristiana, 1882, pag. 89; C. BoiTO, Arcliiteltura del Medio Euo, Milano, 1880, pag. 27. fu possibile trovar traccia di altre pitture che furono rinvenute negli scavi dell' antica basilica. F. De Dautiin, op. cit., 1, 59. L'abside attuale di S. Ambrogio generalmente ascritta al sec. VllI-IX,

sebbene la volta a botte che la precede abbia aspetto di pi remota antichit. Se quella datazione esatta, convien credere che nella ricostruzione dell'abside siano state copiate fedelmente le incrostazioni ole pitture che decoravano l'abside primitiva. Le pitture decorative furono del tutto ridipinte negli ultimi restauri,

PI ANTICHI

MONUMENTI

21

scia

(fg.

15)

delle quali fu ritrovato

un frammento, traevano forse


(fg.

modello da decorazioni di chiese ravennati ed orientali

10).

Dove
orientale,

poi,

nella

Liguria,

pi

direttamente

pot

irradiarsi

l arte

troviamo

pi recenti di

un documento, anche pi chiaro che nei mosaici Milano e di Ravenna, del progrediente mutarsi dello stile
delle

per l'impulso

tendenze che avevano

guidato

l'Arte

dalla

deco-

razione del mausoleo di Galla Placidia a quella della hasilica classense,


dai mosaici di
S.

Aquilino a quelli di

S.

Vittore in ciel d'oro.

Nella

vetusta

Albenga,

in

riva

al

mare
sta

ligure,

piena ancora delle

memorie

della sua floridezza negli ultimi tempi dell'Impero,


i

quando pot
l'antico

vantarsi propugnacolo contro

Barbari,

presso

la cattedrale

battistero semisepolto dalle alluvioni.

Gi creduto del secolo Vili o del IX-,


assai

l'edifcio

opera di epoca
nei

pi

remota,

che

molti

particolari,
al

venuti

in

luce

recenti

felici restauri,

concorrono ad assegnarlo
quadrangolari
e

secolo V. Ottagonale nell'inalternati,

terno,

con

nicchioni

semicircolari

coperto

forse in origine di cupola, dovette essere

un tempo riccamente decorato.

Nel mezzo del suo pavimento, variato di marmi, era incavata una vasca
ottagonale adorna, probabilmente, di un ciborio sostenuto da otto colonne;
le pareti, in

ogni angolo delle quali sorge una colonna di


capitello,

granito bigio

con un candido
sotto la cupola

erano forse dipinte tutte a imitazione di marmi

di diverso colore.
;

La
si

luce scendeva dall'alto, da grandi aperture arcuate,

diffondeva anche
delle

da altissime fnestre nello sfondo


rettangolari,
di
i

dei nicchioni.

In

una

nicchie

fronte

all'ingresso
(fg.

maggiore, sorgeva l'altare: splendevano all'intorno

mosaici

11)^.

Pochi avanzi della decorazione antica restano sulla fronte del nicchione.
Quivi, sul fondo azzurro, orlato di fasce

verdi e bianche,

si

svolgevano

'

L'ornato che riquadra


E.

il

mosaico

e la

forma della iscrizione designano ancora


Albenga
{Alti della

il

sec. V.
di Torino,
la

Mella,

Batlisteri di Agrale-Contiirbia e di

Soc. d' Arch. e Belle Arti


I,

1883, pag. 57 e segg.);

Dehio-Bezolo, Die
sec.)

kirclil.

Baukiinst, Stullgart, 1887, Ali.

tav. 3.

A escludere

data

determinata dal Mella (VIII-IK

sufficiente

l'osservare che le transenne delle finestre, scolpile se-

del sec. Vili e IX, furono eseguite quando gi le finestre stesse erano state dimezzate in epoca perci di rimaneggiamento della costruzione primitiva. I restauri, compiuti da A. D'Andraoe {Relazione dell'Ufficio Reg. per la Conservazione dei Mon. del Piemonte e della Liguria, Torino, 1899, pag. 151) hanno rimesso in luce il piano primitivo, la vasca battesimale, la struttura dell'edificio, dando al battistero nuova importanza. La vera epoca della costruzione fu gi intraveduta

condo

lo

stile

della loro altezza:

da H. HoLTztNGER (Die altchrisll. Archilektur, Stoccarda, 1889, pagina 214). ' Nel pavimento della nicchia furono trovate le tracce di un cippo che doveva servire di sostegno alla mensa dell'altare. Le pareti, nel basso, sembra fossero decorate di uela dipinti. I mosaici vennero
restaurati nelle parti lacunose degli ornamenti.

22

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


e sulle
foglie

ampi fogliami verdi


sinistra, fra gli

posavano

diversi

uccelli.

Ancora a
:

avanzi degli ornati, s'intravedono


:

alcune lettere

scs.

destra sta scritto

fecit

.i.'^ss^^^^ -os^TTR: :

Fig. 11.

Albenga, battistero: mosaico.

L'archivolto del nicchione decorato di

una larga

fascia d'oltremare,

racchiusa fra

liste di

carminio, ingemmate di

smeraldi rettangolari che


nella decorazione

s'alternano con turchesi ovali, secondo

un uso persistente

PI ANTICHI

MONUMENTI
fascia salgono
pistilli.

23

dei mosaici medioevali

suirazzurro della

due ghirlande

di foglie d'alloro e di calici bianchi

con lunghi

Al

sommo,
ai

entro
alle

una

cartella,

un'iscrizione

la

quale,
fatti

avendo riguardo

nessi,

abbreviazioni, e anche agli errori


cagionati poi da restauri,

originariamente dal mosaicista, o


(fig.

pu essere

cos decifrata

12)

NOMINAMVS

QVORVM

HIC RELIQVIAE SVNT ^

Pi in basso un'altra epigrafe, ch' da collegare con quella, contiene


l'elenco dei santi le cui reliquie erano state riposte entro l'altare
^
:

STEFANI

S.

IHOANNIS

LAVRENTI

NAVORIS
FELICIS

^ROTASI
GERVASI.

EVANGEL-

La

volta a botte, che ricopre

il

nicchione,

la

lunetta della parete


si

di fondo,
di foglie

sono riquadrate di fasce bianche sulle quali

svolge un ornato

con

steli

di carfiori

minio e con
cruciformi. Nel

grandi

mezzo

della

volta, sull'azzurro intenso,

sparso

di

stelle

bianche

splende una singolare rappresentazione


:

aureo, con
sta

lumeggiature bianche, vi

un monogramma
zurro

di Cristo
Fig. 12.

Albenga, battistero: iscrizione di mosaico.

entro un alone di tenue az;

intorno a questo, quasi per riflesso

lontano e ingrandito, appare

l'orlo di

un

altro alone di azzurro pi intenso, segnato del

monogramma;

e dietro ai

due primi, un terzo alone

si

espande, anche pi vasto e pi


(fg.

cupo

di tinte,

con delicata armonia di colori

13)

^.

Intorno alla mi-

steriosa

meteora stanno dodici bianche colombe,

fra le quali, in alto,

un piccolo disco azzurro crocesignato. Nella parete


netta, si erge dal terreno fiorito

di fondo, entro la lu-

una rossa croce lumeggiata

d'oro, coperta

latines

Intorno agli errori coinniessi in epigrafi antiche, cfr. E. Le Blvnt, Palcographie iles Inscription du III siede la fin da VII {Reviie Ardi., XXIX, pag. 177 e segg.). Che la prima letlera sia una q ma convalidata dal nomessa da restauri, o male eseguita, non par dubbio. L'interpretazione " reliqiiiae catalogo dei santi nella susseguente iscrizione. - Anche dalla disposizione dei colori appare che le parole della epigrafe sono da accoppiare
'
:
:

,.,

verticalmente.
^

11

di colore bianco;

primo monogramma ha nel suo centro una gemma rossa, il secondo ha lettere d'oro, il terzo rossastre.

e ai

due

lati le

due mistiche

lettere,

24
di

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

gemme;
(fg.

ad essa muovono due pecorelle. Dall'ampia


la

finestra,

ornata

anch'essa di lauro,
tazioni
14).

luce splende sugli ornati, sulle mistiche rappresen-

L'alta antichit dei mosaici del hattistero di

Albenga

manifesta a

molti segni.

Fig.

13.

Albenga, battistero

mosaico.

Singolare

in

essi

l'uso dei fondi bianchi negli ornati

che,

derivato

probabilmente dalla
S.

decorazione

dei

pavimenti,

e
^

praticato ancora in
in

Costanza a Roma, e nella chiesa di Casaranello

Terra

d'

Otranto,

scompare poi dalla tecnica dei mosaicisti.


'

A. Haseloff, / mosaici di Casaranello (Bull. d'Arie, 1907).

PI ANTICHI

MONUMENTI
di nessi

25
complicati,
cosi
la

Le

epigrafi,

commiste

di onciali e

da non
libera

poter essere attribuite ad

et

troppo

remota,

accennano per
al

forma delle loro


senza

capitali rustiche al secolo

VI
dei

d'altro

lato, l'as-

dell'appellativo

sanclus,

dinanzi

ai

nomi
la

santi,
^

pu

invo-

carsi per escludere

una datazione pi tarda del secolo VI


si

Anche

lo stile

accorda
I

nel

designare

fine

del secolo V, o
la fronte

il

principio del successivo.

girali di

acanto che ornano

del nic-

chione sono composti con larghezza,

ma

le

schematiche

e rigide

le

colombe, intorno

al

hanno gi forme disco monogrammatico, appalor


foglie

Fig. 14.

Albenga, ballislero: mosaico.

tono eseguite con certa rapidit,


nere
;

ma
i

sono contornate
fiori

di profili di tessere

nella lunetta

dello

sfondo,

hanno aspetto

del tutto

orna-

mentale.
Il

contenuto delle rappresentazioni indica anch'esso


gi fu osservato dall' Ainalof
^,

la

medesima

et.

Come
con
le

esso
il

ha rispondenze iconografiche vescovo Paolino fece eseguire


si

decorazioni

che,

nel

secolo V,
:

nella chiesa nolana di S. Felice

cpiivi

pure

vedeva

il

monogramma

Sul carattere epigrafico nell'Italia superiore durante i primi secoli del Medioevo, v. C. Cii'oi.i.a, Sull'appellativo sanclus, v. A. Ratti, op. cit.; esso acII., III, 220 e segg.). compagna soltanto il nome di S. Giovanni, nella forma abbreviata gi in uso sin dai primi secoli (L.
'

//

velo di Classe (Gallerie Naz.

Traube, op.
2

cit.,

pag.

194).
d'

D. AiNALOF, / mosaici del Ballislero

Albenga (Vizant. Vrenuii.,

1901,

pag. 520); cfr. anche

Bijzani.

Zeitschr., 1905, pag. 621.

26

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

di Cristo, racchiuso entro

un lucido globo
si

e circondato

da dodici colombe.
al

mosaici di Casaranello, che

possono assegnare

secolo V, offrono

anch'essi qualche riscontro a quelli di Albenga, che anche al

sommo

della

cupola dell'antico sacello di Terra d'Otranto sta


cielo azzurro, sparso di grandi stelle radiate ^

il

disco crocesignato, sul

Potrebbero adunque
S.

mosaici di Albenga essere coevi


S.

quelli di

Vittore in ciel d'oro e di

Aquilino
;

ma

essi ci

richiamano ad una

sfera di concezioni assai diversa

segnano uno stadio molto pi inoltrato


stile.

nel

cammino

dell'Arte

verso

un nuovo
Redentore,
il

La

realt

vi

sostituita

ormai intieramente dal simbolo.


Gli Apostoli circondano
il

ma non come

nel sereno con-

sesso figurato in
cesignato,
i

S.

Aquilino

Cristo rappresentato da

un disco croaudacia

discepoli sono in figura di dodici colombe.


!)

E (nuova

dell'Arte a esprimere concetti trascendenti


stoli figurata la

dentro
i

il

cerchio degli Apo-

Divinit trina ed una:

che

tre

dischi, sovrapposti e

fregiati del

monogramma, vogliono
come
nei

significare

l'astratta

idea

teologica.

pi la beatitudine celeste espressa con la lieta

immagine

della vita

pastorale,

mosaici

di

S.

Aquilino, bens simboleggiata dal,

l'aurea croce trionfale, cui, sul terreno fiorito


di agnelli.

vengono

gli Eletti, in

forma
cos

L'Arte

si

tutta

tramutata nella sua stessa sostanza

e in

modo

profondo, che forse non ha uguale in nessun altro tempo.

Di certo, una delle principali cagioni

di

tanto trasformarsi furono

le

nuove credenze;

e l'affermarsi

dappertutto della coscienza cristiana, pot


simili effetti.

indurre nell'Arte d'ogni

luogo

Ma

nella elaborazione delle


fior la civilt cri-

nuove forme
nostre
colle

l'Oriente,

ove dapprima pi liberamente

stiana, dovette

avere

una parte preponderante,


ebbe vincoli pi
stretti,

cos
la

che nelle regioni

quali

esso

nuova

estetica

si

svolse pi rapidamente, e trionf pi presto.


fatto

Le prove pi note

di tale

sono nei monumenti di Ravenna;


offerte dai

ma

altre,

non meno

chiare,

ven-

gono

monumenti

dell'Italia

meridionale, e anche dai mosaici

del battistero

di Albenga.
gi le altre

Quando

parti

della

Liguria

erano

in

mano
e
vi

dei

Lon-

gobardi, la riviera ligure rimase in dominio di Bisanzio,

dur sino

stare di

pag. 16. La rappresentazione del cielo, nel mosaico di Albenga, sembra consecondo l'iconografia orientale (cfr. W. de Gruneisen. Sltuli iconografici in Archivio della Soc. romana di Si. patria, 1908, pag, 443 e segg.) lo spazio azzurro in cui sono le colombe occulta in parte le stelle della restante zona del cielo.
'

A Haselokf,
due zone

op.

cit.,

distinte,

PI ANTICHI

MONUMENTI
prese,

27
nelle

a che, nell'anno 641, Rotari


citt K

non

la

desolandola tutta

sue

Tale sua dipendenza politica pot addurvi meglio l'influsso della


la

cultura e dell'arte orientale. Al quale essa era esposta anche per


situazione geografica
;

sua

che

il

mare era tramite


secondo
le
si

diretto

verso l'Oriente

come pure

lo era stato
^.

per

le Gallie,
^

geniali intuizioni dello


tracce, pii lontane

Strzygowski

In

Sardegna

possono trovare

da

noi, e pi antiche, di quella corrente orientale che, pi oltre,

ha lasciato
di

vasto segno di s nel Mezzogiorno d'Italia. L'iconografa dei mosaici

Albenga richiama appunto

alle decorazioni della basilica di S. Paolino, a


i

Nola, in Campania. Pi verso l'Oriente, in Terra d'Otranto,


saranello

mosaici di Ca-

hanno con

quelli somiglianze

non

trascurabili di

composizione

sembrano derivati dall'arte siriaca^, anche i mosaici di Albenga accennano alla stessa fonte, sia nella loro rappresentazione della croce gemmata, che ritrae la croce trionfale eretta sul Golgota, sia per
e di stile; e se essi
la figurazione della Trinit,

che forse corrisponde a quella ricordata da


il

Coricio di Gaza, scrittore del VI secolo,

quale vide l'abside d'una chiesa

di Palestina decorata di cerchi crocesignati e congiunti insieme \

Tali pi diretti contatti con l'Oriente, possono chiarire perch


saici

moVI,

d'Albenga, della

fine

del

secolo
di

o del principio
nell'irrigidirsi

del

secolo

precedano quelli di Ravenna e

Milano

della

tecnica in
astratti

procedimenti convenzionali, nella ricerca di dare forma a concetti


e trascendenti, nel volgersi dalla realt verso
il

simbolo.

Ch. Diehl, Etudes sur l'adiiiinistr. bijzant., Parigi, 1888. Id., Hellenislische u. koptisclie Kunst (Bull, de I. Strzygowski, Kleinasien, op. cit., pag. 206 e segg. la Soc. d'Archol. d'Alexandrie, 1902, p. 69); Id., Der Doni zu Aacheu, Lipsia, 1904, pag. 44 e segg. ' Nella struttura e nei dipinti di una dimenticata costruzione sotterranea dei dintorni di Oristano nel territorio di Cabras cfr. D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna^ Cagliari, 1907, pag. 23. * Pei rapporti dell'Italia meridionale con l'arte siriaca, v. A. Haseloff, Der Psaller Erzbischof Egberts, Treviri, 1901, pag. 139; P. Toesca, Reliquie d'arte di S. Vincenzo al Volturno (Bull. dell'Ist. Stor. II.,
'

XXV, 7); A. MuNOz, / mosaici del Battistero di S. Giovanni in Fonte (L'Arte, 1908, pag. 433 e segg.). ' D. AiNALOF, / mosaici, op. cit., pag. 523; Ch. Bayet, Rcherches pour servir a l'hist. de la peinture, Parigi, 1879, pag. 60. Il passo di Coricio di Gaza tuttavia di interpretazione dubbia, e non si pu affermare

che

le pitture descritte

corrispondessero appieno

ai

mosaici d'Albenga.

m^y^mKo^

d|#Ar'^^^^*'HGlHHHHB9BMii^r'**^

:^^|P|1

#
1

^^^^M^^II^J^yp??!
a^^2J2^a^g^^^^^^

Fig. 15.

Brescia,

Rotonda

mosaico di pavimento.

Fig. 16

Miinster, S. Giovanni: affresco (da

Zemp-Durrer, Le Couvenl de

Si.

Jean).

SECOLI OSCURI

Incerti ricordi e vestige della Pittura nell'et longobardica.


rolingia.
di S.
al

Influenze dell'Arte ca-

Vicende della tecnica della Pittura sino al secolo X. Giovanni di Miinster, della grotta di S. Nazaro a Verona, di
di Givate.

Gli affreschi
S.

Benedetto

monte

Si

prdono poi per pi

secoli le tracce

delle

vicende della Pit-

tura nella regione circtimpadana.


Usciti dalla guaina delle loro abitazioni
i

Longobardi invasero
1'

e devastarono molta parte d' Italia, vi


della civilt antica ^

sollecitarono

ultimo

dissolversi

forse pi

profondamente
il

ferita

d'ogni altra fu la
e conservarlo per

regione del Po che doveva poi far proprio

loro

nome

sempre; per pi di cento anni


nata la loro sede,

vescovi di

Milano lasciarono abbandoparte della

vissero a Genova, terra di Bisanzio, con


:

popolazione milanese

di certo

con

la parte pi eletta ^

'

"

Effera

est,

atque
2

humanmn

Langobardorum gens de vagina suae habitalionis educta, in nostrani cerviceni grassata genus, quod in liac terra prae niniia multitudine quasi spissae segetis more surreferitate
,

xerat,

succisum aruit . Gregori Magni Dialogi, III, 38. Ancora nel 593 molti dei milanesi, " coacti barbarica ^IAGNI Epistiila ad Cqiistantiuiii,

risiedevano

a Genova. Gregori

30

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Quali siano state allora
le sorti delle Arti

nei

luoghi

percossi e tedi altre

nuti dai Longobardi, oscuro: cos sono oscure le vicissitudini

forme della
seco
dalla

civilt attraverso

quei tempi \

Gli invasori

non portavano
consentite
;

lecito congetturare
vita,

che

le

umili industrie

loro
e la
essi

nomade

foggiare armi

ed ornamenti della persona


le

suppellettile restituita dalle lor

tombe dimostra quanto


che

forme che
fra

amavano

differissero

da quelle

ancora

trovavano

noi:

nella

terra ove, con operosit di secoli,

l'Arte

aveva materiato ogni pi com-

plesso Vero, fu con quelle nuove turbe l'apparire di larve mostruose, di

cose amorfe

^.

Come

scrutare

fino

qual

segno l'immissione delle inculte


del terreno antico, o
il

stirpi
I

abbia affrettato allora

l'isterilirsi

suo alterarsi?

Longobardi ebbero probabilmente una scarsa azione,

diretta, nell'Arte,

ma

influirono molto sui suoi destini con la loro stessa presenza

barbarie.

Alle Arti pot tuttavia venire qualche impulso dai luoghi ove le condizioni
della

cultura favorivano ancora


si

il

loro sussistere.

E quando
Teodolinda

in

Paolo

Diacono
^,

legge

delle

pitture

della

reggia
artefici,

di

Monza
di

da pensare ch'esse fossero opera di

eredi forse ancora

una

superstite tenue tradizione locale,

ma

pi probabilmente educati
e

dall'arte

che

persisteva

nell'Italia

centrale,

doveva

gettar

riflessi

nell'Italia superiore, favorita

ormai dalle relazioni della corte longobarda

con

Roma
si

*.

Nel secolo
barie,
S.

VII,

uscendo ognor pi

Longobardi dalla primitiva barnella

risollevarono le condizioni della cultura


allora
i

regione

padana.

Colombano guidava

rosa dell'Appennino.

monaci a Bobbio, nella quiete opeMilano accoglieva di nuovo i propri vescovi, fra
suoi

Cfr. specialmente C. Cipolla, Della supposta fusione degli Italiani coi Germani (Rendic. della R. Accad. dei Lincei, 1901). ^ Cfr. P. ToEscA, Suppellettile barbarica nel Museo di Lucca {Ausonia, 1, 60 e segg.), e la bibliografa
ivi raccolta.
' Pauli Historia Lang., IV, 39: "in qua picliira manifeste oslenditur, quomodo Langobardi eo tempore comam capitis tundebant, vel qualis illis vestitus qualisve habitus erat.... . Le pitture descritte da Paolo Diacono, singolari per la determinazione etnica che vi avevano i personaggi, sono scomparse da gran tempo. Di tempo pi antico, forse della fine del sec. VI, potevano essere quelle ritrovate in certe tombe di Longone, in Brianza: cfr. S. Tagliasacchi, Tombe romane di Longone (Rio. Arch. per la prou. di Como, 1877, pag. 17). Ma il proprietario del luogo afferma non esisterne pi nessuna traccia. ^ Sono noti i doni inviati da papa Gregorio a Teodolinda, fra i quali una theca Persica (cfr. O. Dalton, On some points in the History of inlaid Jewellery in Archaeologia, vai, 237 e segg.); e probabilmente anche le ampolline, o eulogiu, del Tesoro di Monza che poterono servire a trasmettere nell'Italia superiore notizia dell'iconografa orientale, riproducendo composizioni di mosaici e di immagini venerate nella Palestina: J. Reil, Die frihchristl. Darstellung. d. Kreuzigung, Lipsia, 1904, pag. 35 e segg.; ma cfr. A. Sepulcri, / papiri della basilica di Monza (Arch. Si. Lombardo, 1903, XIX, pag. 241 e segg.). Intorno al ventaglio detto della regina Teodolinda, nello stesso Tesoro di Monza, cfr. A. Varisco, L'epigrafe del ventaglio monzese (Studi medioev., I, pag. 417 e segg.): gli ornati miniati sulla pergamena del ventaglio hanno scarsa importanza, e carattere incerto.

SECOLI OSCURI
quali fu Benedetto Crispo

31
arti

che

tenne scuola delle sette

liberali

^
;

essa rifioriva nel

mezzo

della placida pianura,

con

la

sua cinta romana,


le

cogli acquedotti antichi,

con

le

chiese

che

attraverso

epoche oscure
^
:

avevano serbato fulgori


haec
est

dell'arte classica, celebrata dal

ritmo

urbium

regina,

mater adque patriae

que praecipuo vocatur nomine metropolis

quam
Con
la
il

conlaudant universi naciones saeculi.


artisti e

rinnovata cultura, l'avvento di


dittico di

l'importazione di opere

quali

Boezio miniato probabilmente a

Roma
^

sul principio

del secolo VII da artefice che s'inspir

a modelli orientali
artistica.
si

dovettero

dare incitamento ed esempio a nuova attivit

Presso Milano, un nuovo centro di cultura e d'arte


citt

era formato nella

che dal
"

meraviglioso
flavia

fiume
'^.

aveva avuto nome Ticino, detta dai


i

Longobardi:

Papia

Le molte chiese che

re longobardi
S.
il

vi

costrussero, furono decorate anche di pitture. Nella chiesa di


si

Michele
;

vedeva

il

Salvatore in atto di conculcare

il

drago, l'aspide,

basilisco

si

trovava, in altra parte, un ciclo di dipinti che illustravano l'Apocalisse.


S.

Nella chiesa di
figurante
il

Pietro esisteva, forse nel secolo Vili,


;

un mosaico

rafla

santo sopra un'aurea rupe

un carme greco commentava

rappresentazione \ In altra basilica, per voto fatto in una pestilenza, era


stato effigiato S. Sebastiano,

come

Roma,

in quella di S. Pietro in Vincoli ^

Nei dintorni di Pavia, forse nel luogo detto ora Corte Olona, Liutprando
innalz accanto
e l'adorn di
al

proprio

palagio

una chiesa dedicata a


visitatori \

S.

Anastasio,
ri-

marmi,

di colonne, di mosaici portati

da Roma, come

cordano

le epigrafi trascritte

da antichi

A. Dresdner, Kiilliir iind Sitlengesch. der ital. Geisllichkeil, Breslau, 1890, pag. 238. E. DuMMLEU, Polae latini aevi car., Berlino, 1880, I, pag. 21 e segg. ^ Cfr. R. Garrucci, op. cit., lU, pag. 94 e seg.; J. Kurth, Die clirisll. Kunst unter Gregor d. G., Halle, \97, pag. b6 e segg.; A. MvNOz, Le pitture del dittico di Boezio (N. Bulletl. d'Arci. crisi., XIII;. Il Garrucci credette di poter leggere, sotto antiche rasure, inscritti nel verso del dittico i nomi dei vescovi bresciani ma di quei nomi non abbiamo trovato traccia. Lo stile delle miniature suggerisce che il dittico
'

dipinto in luoghi ove l'influenza orientale fosse fortissima, quali erano Roma e l'Italia meridionale A. MuNOZ, Ice. cit.) che il dittico sia stato portato ben presto in altre regioni e probabilmente nell'Italia superiore, indizio nei nomi barbarici che abbiamo decifrati, scritti anch'essi in onciale del Non indugio sul celebre PentaVII sec, nel suo verso: " vvyryca betgum; tatbug uuricom; uuadde... . (T/ie Palceographical settentrionale all'Italia attribuito teuco di Ashburnam, del sec. VII, sebbene gi Society, II, tav. 231 O. von. Gebhardt, The Miniatiiries of the Ash. Peni., Londra, 1883) perch tale provesia stato
(cfr.
:

nienza gi stata giustamente negata.


^

L. M. G. B.

Hartmann, Gesch.

Italiens injMittelalt., Gotha, 1900,


II,
I,

II,

294.

'^

G. B.

'

G. B.
,

De De De

Rossi, Inscript. chrisL, Rossi, Mosaici crisi.


Rossi, Inscript. chrisl.,

155-168

33.

II,

I,

178; A. Riccardi,

Le vicende, l'area

gli

avanzi del

"

Regium

Palatium

a Corte Olona, Milano,

1889.

32

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Scarne notizie;

le

quali tuttavia possono confermarci nel congetturare


fosse esercitata,

che

la Pittura

non soltanto
e vi
si

ma
nel

rifiorisse

in

quei

secoli

nella
tistica

Lombardia,

svolgesse

non

senza rapporti
largo

con

l'attivit ar-

che nello stesso tempo era a

Roma,

rilluirvi

dell'arte

orientale e bizantina.

Brescia, nella chiesa del

S.

Salvatore, la cui
Vili,

costruzione

pu

ri-

ferirsi alla

seconda met del secolo

sono alcuni
riquadri

sbiaditi avanzi di

affreschi che

probabilmente spettano a quell'epoca


storie, in

stessa.

Le

pareti della

navata maggiore erano decorate di

separati

da

fasce

rosse e illustrati con iscrizioni di lettere capitali, molto serrate insieme,


e allungate

come

si

vedono appunto
tali clipei,

in

monumenti
di

del

secolo

Vili

^
;

nei peducci degli archi stavano clipei

con busti

santi.

Ancora, in uno di
giata con largo disegno

si

discerne a stento una figura, tratteg-

ma

rigidamente, cos da potere essere confrontata

con
nel

gli

affreschi della navatella di sinistra della chiesa di S.


istoriati

Maria Antiqua

Foro romano. Dei riquadri

non s'intravedono che brevi


deposizione
la cinta di

e scolorati frammenti: alcune figure intente alla

di

un cacitt ^;

davere entro un sarcofago, altre in atto di costrurre


n dai poveri avanzi
essi
si

una
le

pu dar giudizio intorno


e

allo stile.

Pur sembrano
relazioni

comprovare

le

congetture suggerite dalle fonti storiche:

d'arte della

Lombardia con Roma

con Bisanzio ^

Non
avuto
all'arte

minore

la

penuria di documenti per

la

storia

della
1'

Pittura
ufficio

nei secoli IX e X, nei quali


dall'Italia

molto importerebbe
e
in

di

conoscere

superiore,
fior

particolare

dalla

Lombardia, rispetto

che allora

rigogliosa nella Francia e nella Germania.

Si

pu

tuttavia credere che, nel secolo IX, l'arte carolingia, la quale


nell'Italia

penetr sin
nell'Italia

meridionale \ abbia esteso la sua influenza anche superiore (ove lasci monumento mirabile l'altare di Wolvinio

'

Per r architettura del

S. Salvatore, v.

T. Rivoira. Arch. loinb., op.

cit.,

161 e segg.

Per l'epigrafia

pittorica, cfr. le iscrizioni nella cappella dei SS. Quirico e Giulitta in S.

M. Antiqua, e quelle delle pitture

nella base del campanile di S. Prassede, a

Roma

{Bull, di arch. crisi., 1878, pag. 52). Soltanto poclie lettere

ormai

possono decifrare nelle iscrizioni del S. Salvatore. ^ Nella scena del seppellimento, sul fondo bruno sorgono costruzioni gialle ornate di leniae rosse sono discretamente conservate le figure di alcune donne che assistono alla sepoltura. Le quali hanno il viso dipinto con preparazione di tinte giallastre, con rapidi lineamenti di ombre scure e di luci biancorosate. Avanzi di affreschi, anche pi evatiidi, si scorgono sulla parete dirimpetto. 3 Nelle monete tali relazioni appaiono chiaramente: cfr. L. M. Hartmann, Gesch. Italiens, op. cit., 11,32. * P. TOESCA, Reliquie d'arte della Badia di S. Vincenzo al Volturno (Bollett. dell' Ist. St. It., 1901, pag. 39).
si
:

SECOLI OSCURI
nella basilica ambrosiana)
^

33
pi ancora, sulla Miniatura,

sulla

Pittura

e,

nella c[uale la sua attivit fu pi fervida. Di tale influenza

prova anche nei codici


Novalesa, nei
Francia, e
gli

trascritti
le

allora nei monasteri

di

pu trovar Bobbio e della


si

([uali

appaiono

nuove forme

di

scritture

elaborate
sostituiti

in

ornamenti rozzissimi dei

secoli anteriori

sono

da

ornati che imitano quelli dei codici carolingi


^.

Tra
della
il

rari nostri

monumenti
secolo
IX,

Miniatura

del

il

pi cospicuo
della

Liber

ca-

loinim

Biblioteca
scritto

Vallie

celliana di

Boma,

mi-

niato

verisimilmente
'l

nell'Italia

superiore
In
tinti

due dei suoi grandi

fogli

di porpora,

vergati di ca-

pitali e di onciali d'oro, fregiati

di iniziali

con intrecci di nastri


si

e di racemi,

riflette

tutto lo

splendore della ornamentazione'


carolingia; e in alcune delle sue

forme pi particolari
altri

(fg. 17).

In
il Fig. 17.

due

fogli

rappresentato

Roma,

Bibl. Vallicelliana: cod. A-5, ce. 33

b.

Concilio degli apostoli. Le figure


si

curvano,

si

torcono in

strani

modi, convulse, avvolte in drappi che


:

s'increspano, colorite di tinte opache, con forte rilievo

hanno

il

gesti-

colare disordinato, l'agitarsi frenetico,

il

manierismo

di disegno e di colore
(fg.

che proprio delle opere dei miniatori della scuola di Beims


Il

18)

*.

miniatore del Liber canoiuim, che non

v'

ragione

suffciente di crei

dere venuto egli stesso d'oltralpe, ebbe per certo di Francia


delli; e
li

propri

mo-

imit, alterandoli, spogliandoli della loro forza.


dell' arte

Influssi

carolingia

appaiono anche

in

affreschi

ritrovati

' Intorno all'et dell'aliare di Wolvinio consento con A. Ventuiu {Storia, anche: E. A. Stuckklbeikj, Der Aitar uoii S. Ambrogio (Moiiatsh. f. Kiv., 1910, 383 Vedi al capitolo IV.
'-

II,

pag. 232 e segg.). Cfr.

e segg.).

3 P. ToESCA, Il " liber canonum della Bibl. Vali. (L'Arte, 1902, pag. 229 e segg.). Riflettendo alle frequenti relazioni della Lombardia con le Gallie, e all'altare di Wolvinio, splendida esplicazione dello stile carolingio, si pu congelturare che anche le miniature del Liber canonum siano state eseguite nella regione lombarda. * A. VENTuni, Storia, II, 314 e segg.

34

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


S.

nella chiesa del convento di


gioni, in

Giovanni a Miinster, nel Cantone dei Gri-

luogo che dipendeva un tempo dalla giurisdizione ecclesiastica milanese, unito alla Lombardia dal passo dello Spinga ^
Sull'arco trionfale
dell'abside
della chiesa
si

veggono alcuni fram-

un affresco che rappresentava forse l'Ascensione. Il Redentore sta entro un disco sostenuto da angioli i quali accennano verso di lui, che gli Apostoli guardano in atti di agitazione l Le pareti della navata
menti
di

maggiore,

scompartite

in

ricpiadri

fitti,

erano decorate d'ima minuziosa


16fe
19).

illustrazione del Vecchio

Testamento

(fg.

'

\^:v'^^-'^''i'*^^^*^i^'''*^*''''^'' ''.'ijt^

Fig.

18.

Homa,

Bibl. Vallicelliana: coti. A-5, ce. xvi-xvii,

In questi e negli altri affreschi della chiesa, che


alla fine del secolo IX,
i

si

possono assegnare
di

moti scomposti e dinoccolati

alcune figure

hanno rispondenza con

l'arte carolingia in

una

delle sue qualit pi sin-

golari, nell'esagerazione dei

movimenti.

Ma
si

negli ornamenti, a grandi fa-

sce fiorite intercalate con mascheroni,

ritrovano forme che non cono-

sciamo

in

quell'arte:

pi

ancora nella tecnica del colorire. Negli


a

affreschi di

Mnster non

l'impressionismo antico,

larghe

masse

di

ombre

e di luci,

che sovente persiste,

per imitazione di modelli antichi

J.

karol.

Wandnial.
^

Zemp-R. DuRREn, Le Converti de SI. Jean a Mnsler. Ginevra, 1906; A. Schmarsow, Ueber die zi M. (Monatsh. f. Kw. 1908); E. A. Stjckelberg, Genuanisclie Friihkiinst {Monatsh. f.
lo

Kw.,

1909, 117 e segg.).

Secondo

Zemp

(op. cit., pag.

2,5

e segg.)

il

dipinto rappresenta una

iiiaiestas

domini.

SECOLI OSCURI

35

od

orientali,

nelle

miniature carolingie
variare
:

nemmeno
in
altre

si

ritrova la
dei

minuprimi
i

ziosa

ricerca

del

delle

tinte,

come

pitture

secoli del
visi

Medioevo

invece

un disgregarsi
maniera

di tutte le tinte,

cos che

ove meglio appare

tale

sono dipinti a macchie di

colori diversi, convenzionali in parte, senza nessuna fusione fra di loro.

Uguale
hadia di
S.

modo

di colorire si
al

vede anche negli affreschi della remota

Vincenzo

Volturno, eseguiti verso la

met del secolo

IX,

Fig.

19.

Miinster, S. Giovanni; affresco (da

Zemp-Durrer, Le Couvent de

Si.

Jean).

e nei mosaici

romani del tempo


o

di

Pasquale

I,

nei quali
;

il

colorito del
dirsi

tutto disfatto in chiazze e contorni di tinte

diverse

pu

essere
illusio-

ultima conseguenza,
nistica.

alterazione

estrema,

dell'antica
tratti

maniera

Della quale intravediamo, e per certi


:

conosciamo,

le seguenti

vicende

il

colorire rapido, compendiario,

originato

da una fervida viil

sione delle cose, dovette fissarsi gradualmente in formule, perdere poi

suo significato, nell'universale decadere dell'Arte, giungere alfine dalla instahile

unione
pi

di tinte,

che aveva dato agli


le

artefici

antichi

di

esprimere

nel

modo
I

complesso

loro
tristo

vibranti

sensazioni

della luce, della

forma, del movimento, a tale

guazzabuglio di colori.
i

mosaici delle basiliche di


le

Roma documentano

diversi

stadi di

tali

vicende del colorire,

quali procedono anche pi oltre negli affre-

36
scili di S.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Vincenzo

al

Volturno e di

S.

Giovanni di Miinster nel secolo IX,


estremi K
stato di disgregazione pi progredita,
i

e aiungeranno nel secolo

ai loro limiti

Ritroviamo quel colorito,


a

in

uno

Verona
si

negli affreschi della grotta detta dei SS. Celso e Nazaro,

quali,

sebbene

trovino oltre

confini del territorio che esploriamo,


la

sono essere trascurati nelle ricerche di un periodo in cui


propria priva d'ogni avanzo di pitture.

non posLombardia

Fig. 20.

Verona, grotta dei

SS. Celso e

Nazaro

affresco.

La
tufo,

grotta, ora

dimezzata,
Il

tutta

incavata

entro

un grande masso

di

aveva forma di croce.


;

suo suolo era decorato di un mosaico pa-

vimentario, a cerchi
pi
volte
di
gli

le

sue pareti, nel corso dei secoli, furono rivestite


e

intonaco,

dipinte.

L'intonaco pi antico, liberato dagli

strati

che

erano

stati

sovrapposti, reca un complesso di affreschi e

un'iscrizione con la data del 996 l Nel

sommo
sul

della

volta,

due angioli
seduto

sostengono una mandorla, entro


in trono
il

la quale,
:

fondo
i

stellato, sta

Redentore benedicente

erano all'intorno

simboli degli evan-

'

P. ToEscA, Reliquie d'arie, loc. C. Cipolla,

Una

iscrizione del

mento della cappella ci sembra gono tracce di un'altra decorazione pi

pag. 46 e segg. 996 e le pi antiche pitture veronesi (Ardi. Veneto, 1889). Il pavianteriore d'assai al sec. X; ed a notare che sotto l'intonaco del 996 si scorcit.,

antica.

SECOLI OSCURI
gelisti.

37
di angioli, di serafini,

In altra parte della grotta,

si

veggono figure
e

l'immagine della Madonna dentro un tondo,


altra
visi di

meglio conservati d'ogni


ingemmati
(fg.

pittura

due busti

di

santi

entro clipei

20) ^

queste due figure, preparati di terra gialla, hanno intorno alle guance

un

forte

contorno di verde intenso;

il

naso

segnato da una stria bianca


chiaro,
dall'altro
;

sottolineata,
stria di

da un

lato, di

rosso e

di

verde

di

una

verde intenso ombreggiata di verde pi


di

chiaro

le

sopracciglia

sono formate

due curve, l'una

rossa, verde l'altra;

le

guance recano

larghe chiazze di tinta rosata; la bocca segnata di rosso cupo e di una


larga pennellata di bianco.
si

Le forme

si

sfasciano in quelle ligure,

il

colorito

decompone in tinte diverse, intieramente dissonanti Al medesimo periodo stilistico, ma ad artisti di che non fosse nei pittori
della grotta dei SS. Celso
e Nazaro,

e slegate fra di loro.

cultura pi elevata

vorremmo

asse-

gnare alcuni affreschi conservati in

uno dei luoghi


trovato
in

pi belli che la vita claustrale

abbia

Lombardia,

sull'altura re-

mota

di

S.

Pietro

di

Gi-

vate, presso Lecco,

ove gi

nel secolo Vili fioriva

un

^
%,.-

convento benedettino

^.

Accanto
l'

alla chiesa delFig. 21.

antico

monastero sorge
sacelli che, in

Givate, S. Benedetto

inlenio.

ancora uno dei


i

forma diversa,
esso

si

solevano costrurre entro


S.
l'

recinti delle

comunit benedettine; ed ha nome da


con
tre absidiole,

Benedetto.

Di

schema

centrale,

antiche cellae trichorae, ma, per la

pu ricordare forma delle finestre


non pu essere

icnografa delle

a doppia stromattribuito

batura e per

altri caratteri
^.

costruttivi,

ad

et

troppo remota

Riflettendo poi alle vicende del monastero, che forse sul


i

principio del secolo XI fu abbandonato dai monaci,

quali

si

trasferirono

La volta tutta messa a dischi di colore rosato, orlati di nero, in ognuno dei quali inscritta la mezza figura d'un angiolo. Sebbene gli alTreschi siano guastissimi, cliiaro che essi furono dipinti da diversi artisti: nella volta l'esecuzione pi rozza che altrove. 2 L. Traube, Textgesch. der Regala S. Benedica (Abhandl. de k. buyer. Akad. Hist. CI. XXI, 642). ' Sono singolari nella struttura interna del sacello le lesene semitonde addossate agli angoli, le quali parebbero essere state costrutte per formare il sostegno d'una cupola; ma il vano del sacello
'

coperto a

tetto.

38
al

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

piano di Givate, sembra verisimile che

la costruzione
(fig.

non

sia pi re-

cente di quel

tempo

e risalga al secolo

21).

Le

pareti dell'oratorio sono spoglie

d'ogni

decorazione,

ma

l'antico

altare di muratura, che sorge


vestiti tutti di afTreschi.

ancora nell'abside mediana, ha

tre lati ri-

Nella sua faccia anteriore, orlata di fasce


di

rosse,

azzurre e gialle con lievi ornati bianchi, sullo sfondo

due zone so-

Fig. 22.

Givate,

S.

Benedetto

altare.

vrapposte,
fra

tinte di
il

ocra e di celeste,
(fig. 22).

dipinto

il

Cristo

ritto

in

piedi
egli

Maria ed

Battista

In aspetto di

uomo

maturo, barbato,

|iHS xps|

benedice
:

con lvx

la

destra e tiene aperto nella sinistra un mvndi.

libro

inscritto

ego

svm

Ha

tunica

azzurrina,

illuminata

con

densa

tinta bianca,

manto rosso cupo con

luci azzurrastre,

sovrapposte

anch'esse rigidamente alla tinta del fondo.


di tunica ocracea e di

La Vergine
in

[sca maria] vestita

manto purpureo, ha avvolte


si

un panno verde

le

spalle e

il

capo

colorita in viso di ocra chiara

con lumeggiature bianche

e con lineamenti verdastri,

volge verso

il

Cristo

protendendo

le

mani

SECOLI OSCURI
nello
viso,

39
il

stesso

gesto

del

Battista fscs iohs bap]

quale,

nelle

vesti

e nel

ha

il

medesimo vivace

e stridulo miscuglio di tinte.

Nel lato destro

dell'altare, sul

campo formato d'un


e
gialle,

velo bianco a ri-

cami
rale e

neri, e

riquadrato di fasce rosse


in

sta

S.

Benedetto |hene-

DiCTVS scs]

tunica

bianca

munita
:

di cocolla azzurrina;

ha

il

pasto-

un

libro aperto,

con
i

la scritta

ego svm benedictvs aba

(fg. 23).

Nel

suo viso vigoroso, per


late

tratti
i

rapidi dei lineamenti, per bianche pennel-

che

lo

illuminano,

colori sono disgregati co-

me

nelle altre figure.

N
dipinto

in
S.

altro

modo
[scs

Andrea

An-

dreas] sullo sfondo bianco


del terzo lato dell'altare:
di di

aspetto

senile,

vestito e di
le

tunica

cerulea

manto
larghe

giallo, sul

quale

pieghe sono segnate con


strie

rosse,

tiene

alto nella sinistra


tulo, e reca

un ro-

sull'omero una
(fg.

breve croce

24).

La rapida ed
maniera
di

efficace

eh' nelle figure

dei due santi, dipinte fuor

dubbio dal medesimo

pittore che decor la fronte dell'altare,

superiore
Fig. 23.

a quella delle informi pitture veronesi, con le quali


tuttavia

Civaie, S. Benedetto

allresco dell'altare.

ha comune

l'uso di colori interamente disgregati;

che pensiamo

che

gli

affreschi dell' altare

appartengano ad epoca alquanto pi antica


di

del XI secolo, sebbene

non troviamo modo

determinarne meglio

l'et, sia

per

la

mancanza

di altri

monumenti che possano


sembrano accennare

servire quasi di caposaldo


si

nella cronologia, sia per le malcerte deduzioni che

possono

fare delle

forme

epigrafiche, le quali

al

principio del secolo X.

Anche, differiscono

gli affreschi dell'altare di

Givate da
li

quelli

della

grotta veronese per la pi elevata cultura artistica che

informa. In essi

40
si

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

trovano

inag<Jori

elementi derivati dall'arte bizantina,

sia

nell'esecu-

zione, sia nell'iconografa.

Se
S.

gli

affreschi
al

dell'altare
il

di

Givate

non

furono,

come

quelli
al

di

Vincenzo

Volturno,

prodotto d'una attivit artistica ristretta

mo-

nastero benedettino lombardo,


rosit diffusa nella
teri,

ma

ebbero riscontro in una pi vasta opeopere improntate


ai loro stessi caratla fine del

Lombardia, e

in

ora scomparse, riesce facile intendere

come verso

sepit-

colo l'imperatore Ottone chiamasse ai propri servigi in


tore

Germania un

lombardo

ed

ragionevole

credere che dalla Lombardia pervele

nissero ai pittori e ai

miniatori di Germania

forme derivate dall'ansi

tica tradizione cristiana e dall'arte bizantina

che

ritrovano allora nelle

opere loro

^.

^ RuPERTr Cliroiiicon (Moti, fenii. H. SS. VIH, 21)0 e segg.) Giovanni " gente Longobai-dus, ordine episcopus, et arte pictor egregiiis , fu cliianiato da Ottone III a decorare il Duomo di Aquisgrana. Il Clenien {Die romanische Wancmal. der Rlieinlande, Diisseldorf, 1905, tav. 3 e 4) congettura che sieno opera sua gli affresclii dei quali nel Duomo di Aquisgrana restano alcune tracce, ma cosi svanite da non potersene dare un ragionevole giudizio.
:

Vedi

il

capitolo seguente.

Fig. 24.

Givate,

S.

Benedetto:

all'resco dell'altare.

Fig. 25.

Galliano, S. Vincenzo

ornato.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XI

Gli affreschi dell'epoca di Ariberto

da Intimiano nella chiesa di S. Vincenzo di Galliano. Affreschi nell'oratorio di S. Fedelino a Novale, e nella basilica ambrosiana. pi recenti dipinti della chiesa di Galliano, e altri avanzi di inferiori opere

pittoriche.

Dalla penoml^ra
dia
;

che abbiamo attraversato esce alfine la Lombar-

e in tanto

tumulto di

vita, ch'

da pensare
che

si

fossero apallora, le
civilt

prestate nei secoli

oscuri le energie

erompono

quali resteranno perenni in essa, facendola

continuo

fermento di

fra le altre regioni dell' Italia superiore. Nell'Arte, sul principio del

nuovo

periodo sta un
le ingiurie

monumento
non

di tale valore
l'

da confermarci nel credere che

del tempo,

inerzia delle et, siano state cagione della

penuria di 'monumenti del

triste

evo trascorso.
si

Gi nei primi anni del nuovo millennio, la vita


in

esplica

a Milano
fra
6

violento

lottare

soverchiarsi

di

classi.

Campeggia allora

lo

42

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

scompiglio cittadino una grande figura, ostile dapprima alle cose nuove,
poi partecipe di esse e guida
:

Ariberto da Intimiano

^.

Prima
di

di giungere al soglio episcopale,

quando

egli

non era che

suddiacono della chiesa milanese, Ariberto teneva

la cura, o la custodia,

una pieve campestre,

col titolo di S. Vincenzo, nel luogo di Galliano,

non lungi dal suo paese


di

origine.
il

Col rimane
ricordo di
lui,

tuttavia

del

primo periodo della


vita,

sua

quand'egli

era

per gettarsi nella tempesta civile e

per dominarla.

Galliano, nella quiete

dei dintorni di Cant, in

mezzo

alla regione

coma-

sca che fior d'arte in ogni

tempo, sorge ancora un


vecchio battistero, edificio
Fig. 2G.

Galliano,

S.

Vincenzo:

ambone

di
e scalea.

forme

assai

studiate,

sebbene rozzamente costrutto

forse per

mano

di maestri

inesperti

^.

Il

rustico
il

casamento vicino
battistero serviva

occupa
(fig.

in parte, e nasconde, la chiesa

plebana cui

26).
Il

6 luglio del 1007 la chiesa, probabilmente tutta


la traslazione delle reliquie di S.
le

ricostruita

allora,
le

venne dedicata con


quali
sbiteri

Adeodato, presso

erano state ritrovate


,

tombe

di Ecclesio e di

Manifredo

"

pre-

e del diacono Savino. Essa poi tenne

per molti secoli

l'ufficio

di pieve. Dissacrata

nel

1801^;

distrutto

il

suo altare, nel cui capitello,

sorreggente la mensa, furono rinvenute alcune reliquie avvolte in un foglio

' L'energica figura di Ariberto risalta fortemente nelle cronache milanesi del sec. XI cfr. ArnulPHi Gesta Arch. Med.; Landulfi Historia Med. (Mon. Genn. H. SS. Vili, 11 e segg., 57 e segg.). V. anche: PuRicELLi, Ainbros. Med. Busilicae Monumenta, Milano, 1645, 1, 420 e segg. Giulini, Memorie, II, pag. 40 e segg.; G. Annoni, Monumenti della prima met del sec. XI spettanti all'are. Ariberto, Milano, 1872 opera di scarsa
:

critica.

T. RivoiRA, Arch. lomb., pag. 232 e segg. Circa lo stato della chiesa nel 1760, cfr. Allegranza, Opuscoli eruditi, Cremona, 1781, pag. 193 e segg. Sulle susseguenti vicende: C. Annoni, Monumenti e fatti politici e religiosi del borgo di Canturio, Milano, 1834; G. Moretti, La Conservazione dei Monumenti della Lombardia, Milano, 1908, pag. 191 e segg. Da molti mesi la Sovrainlendenza dei monumenti della Lombardia giunta a redimere anche gli avanzi della chiesa e ne ha intrapreso il restauro nel quale speriamo non siano per nulla completati
^
3
;

alterati

resti degli atTreschi.

Qui manteniamo

la

descrizione della chiesa quale la tracciammo in pi

visite, tra

il

1905 e

il

1907.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO

XI

43
chiesa
di

d'un vetustissimo codice di Giovenale; portate nella prossima

Cant

le epigrafi

che narravano della sua dedicazione e attestavano delle


(fig.

antiche sepolture

41) \ soltanto la sua


altre parti

cripta rimase aperta alla de-

vozione dei

villici.

Le

dell'edificio

furono allora

distrutte, o

acconciate ad uso di abitazioni.


vise

La chiesa aveva

tre navate, a tetto, di-

con archi sostenuti


monolitici,
e
^.

da

pilastri

terminate con tre absidi

Furono demolite
telle

le

nava-

le
gli

absidi

laterali,

murati

archi e le
della

am-

pie finestre

navata

maggiore; l'interno della


quale, lungo
stro, fu
il

fianco de-

occupato dalle di-

more
parte

di contadini.

Ancora
giore. Al
sta,

sgombra una

della navata

magFig. 27.

termine di quedi

Galliano,

S.

Vincenzo: interno

(1906).

un'

ampia scalea
27).

nove gradini, che a


sbiterio
Il

sinistra

un tempo aveva

1'

ambone, ascende

al

pre-

(fig.

luogo

augusto

sebbene profanato
di

il

pavimento che circondava

l'altare

ancora commesso
la

marmi;

tre

ampie

finestre,

le

antiche,

illuminano

concavit dell'abside coperta ancora di lacerti d'affreschi.

Nell'alto, la

conca absidale

orlata di

un largo fregio che simula un

nastro complicato, tinto di giallo, di rosso, di azzurro, animato di figure


d'uccelli,

prestamente segnate di bianco

nel basso, di un

meandro
e

giallo

e azzurro, limitato

da zone di carminio, ornate di perle


della conca, tutto oltremarino,

di

fuseruole

bianche.

Il

campo
e

ha nel piano inferiore


grandeggia,

due zone
il

orizzontali, l'ima ocracea, l'altra rossastra, la quale rappresenta

terreno

reca

bassi

cespugli

fioriti;

nel

mezzo,

ritto
il

in piedi, entro

un' aureola

azzurra,

circoscritta di

fasce

multicolori,

Cristo

(fig.

28).

'

L'iscrizione funebre di
si

della dedicazione

Adeodato era originariamente sull'altare della cripta della chiesa; quella trovava sulla fronte dell'altare stesso cfr. Puricelli, Ainbros. Med. Basilicae Monu:

menta,
^

I,

336.

Cfr. T, RivoiRA, Arch. lomb., loc. cit.

44
In

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


gran
;

parte

la

figura del Redentore

scomparsa nel corrodersi

dell'intonaco

ma

del suo antico aspetto ci serbano

memoria vecchie de(fig.

scrizioni e riproduzioni, sebbene di

dubbia esattezza

29) K

II

Cristo,

che ancora
ergeva

si

scorge in atto di alzare le destra, con


sinistra
'^.

ampio

gesto solenne,
:

nella

un grande

libro

aperto e inscritto
la

ego pastor
di

OVIVM

RONVS

Il

suo

manto

bruno

tunica,

fregiata
gialli

larghi

davi

ingemmati,

solcata di pieghe ondeggianti, colorate di

azzurro

quasi metallico, nelle luci,

di

carminio
Sotto
la

nelle

ombre.

granin

de figura sta
nobili

scritto

capitali:

ecce ds

cvivirtvtv sva (Iu)mina

splendent.
Si

prosternano

di-

nanzi
feti

al

Redentore

pro-

Geremia

[ieremias]
sinistra,

ed

Ezechiele.

l'arcangelo Michele [Mi-

chael] con le grandi

ali

aperte, col labaro; e pro-

tende verso

il

Cristo
:

un

rotulo inscritto

peticio.

A destra,

sorgeva un tem-

po r arcangelo Gabriele,
con un rotulo segnato:
Galliano,
S.

Fig. 28.

Vincenzo: abside.

posTVLATio

^.

ai

due

arcangeli seguivano altre figure, ora scomparse o quasi scolorate.

Meglio che altrove, nella figura di Geremia ancor dato di intendere

C. Annoni, Monumenti di Canlurio, op. cit., pag. 71, tav. Vili. L'Allegranza (op. cit., pag. 196 e segg.) lesse sul libro di Cristo le parole: " Pastor ovium-agnus L'Annoni (loc. cit.) ha due varianti dell'iscrizione, fra le quali la suddetta ci sembra meno probabile. * Quando, nel 1760, l'AUegranza visit la chiesa di Galliano era gi svanito il nome dell'arcangelo di destra che, per molti raffronti con altre consimili composizioni, a credere fosse l'arcangelo Gabriele: ancora nel suo rotulo si leggeva la parola ' postulatio . Presso Geremia si vedevano allora " due reali figure nimbate l'una maschio l'altra femmina con la loro corona in mano quasi in atto di offrirla , e l'AUegranza, seguito poi dall'Annoni, congettur ch'esse potessero rappresentare Enrico 11 e Cunegonda. Ma le tracce di nimbo rotondo che ancora si veggono nel luogo occupato dalla prima figura tolgono ogni verisimiglianza a quell'opinione: i personaggi rappresentati presso gli arcangeli erano dei santi.
'

Tav.

II.

Galliano,

S.

Vincenzo: Geremia.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


lo stile dell'affresco (tav.
si
II). Il

XI

45

vegliardo, quasi esterrefatto nello sguardo,

prosterna tendendo

le

mani, possente nell'aspetto per la rigidezza stessa

delle sue
alla

membra:

e la

maniera del dipinto, senza

finezze,

sembra dar
sebbene
sovrap-

sua figura un maggior vigore.


Sull'intonaco levigato la pittura fu eseguita a

buon

fresco,
state
Il

alcune poche tinte

il

bianco,

specialmente

siano

poste alle altre quando gi lo scialbo era

meno umido.

viso fu dap-

Fig. 29.

Galliano, S. Vincenzo: affreschi dell'abside (da Annoni, Monumenti,

ecc.).

prima preparato con un colore ocraceo uniforme


fili

e segnato poi

con pro-

di

carminio

nei

suoi

lineamenti.

Ombre
la

di

verde trasparente, non


il

diffuse, bens limitate in tratti precisi,


forti luci, di

modellano
fronte
:

naso
le

gli

occhi

bianco schietto, irradiano

guance.

Con

fatri-

tura consimile

sono

coloriti

anche

panni

la

tunica

ha pieghe
che fascia

gide, quasi poliedriche, tinte di azzurro intenso nel loro interno,

lumegstrettratti

giate fortemente di bianco nell'esterno

il

manto

rosso,

tamente

femori e l'addome del profeta, illuminato di bianco, con

secchi e del tutto convenzionali.

46

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


In ugual

modo

di-

pinta la figura dell'arcangelo Michele nei panni, che


ornai
to,
si

discernono a sten-

e nel viso, cui l'esage-

razione quasi grottesca dei

lineamenti d certa maest


nella

solida

larghezza di
si-

forme, nei grandi occhi


curi
(fg. 30).
Il

medesimo

pittore de-

cor anche la parte inferiore della conca absidale.

Quivi, sopra

un

alto

zoc-

colo bianco, dipinta, con


lieta

vivezza di colori, una


:

fascia di ornati
gialli e

due

listelli

verdi racchiudono
sulla quale

una zona rossa


si

svolgono, l'una dall'al-

tra,

cornucopie variopinte;
si

e fra queste
celli

posano ucdei

cibarsi

pomi

multicolori.

Le

tre finestre,

che

si

aprono pi

in alto,

nella curva dell'abside, so-

no orlate
con doppia

di

fasce

rosse

fila di

gocciole

bianche alternate di grossi


smeraldi: e tra luna e
tra
l'al-

finestra stanno

riqua-

dri

con storie del


della

santo
,

titolare
S.

chiesa

di

Vincenzo,

La prima
Flg. 30.

storia, a si-

Galliano,

S.

Vincenzo

S.

Michele.

nistra,

quasi

del

tutto
d'

perduta a cagione
porta che venne praticata nel

una

muro ma
;

chi la descrisse

quando era an-

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO

XI

47

Cora integra, vi scorse rappresentato Daciano che assisteva alla llagellazone del santo, e vi lesse la scritta:
xpiani vero vvlnera eivs oscvla-

BANTUR ^

E
VBI SCS

invece sufficientemente conservato

il

secondo
Il

affresco,
|s.

inscritto

CVM GVTTAS PLVBEAS VSTUS AFLICTVS EST.

SantO

VINCENTIVS]

Fig. 31.

Galliano, S. Viacenzo

martirio di

S.

Vincenzo.

coperto
sostiene

soltanto
i

di

un

perizoma,

sospeso

supino.
il

Un

carnefice ne

piedi con una fune, un altro ne trattiene


attizza
il

capo con un forcipe,


ministri]
gli

un terzo
sul petto,

fuoco sotto di
il

lui,

due
:

altri
|

versano

da

un'olla,

piombo

fuso [penaJ

in alto,

da un

lato,

un

gio-

'

L'

Allegranza

(op.

lenda

dell'ufficio di S.

cit.), osserva che Vincenzo.

le

parole dell'iscrizione corrispondono a quelle della psal-

48

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


la

vane tende
[xpiANi]

mano

verso

il

martire, e dietro a s ha la turba dei fedeli


di crani. Sul
la

accennata con

un indistinto rotondeggiare

campo

azzurro dell'affresco, ora volto in verde, sorge, a


di

sinistra,

torre rosea

un

edificio

(fg.

31).

La scena

composta ingegnosamente nei


;

particolari,

non senza quala

che ricerca di prospettiva

e nelle figure, dai corpi rigidi e robusti, dagli

esagerati lineamenti, vi appar chiaro


dell'affresco della

uno

stile

del

tutto simile

quello

conca absidale.
il

Non
CENTivs

diverso pei suoi caratteri


IN

contiguo riquadro:
Sulla riva
del

vbi

scs

vin-

arena inventvs
il

sepvltvs EST.

mare,
vicino

giace
gli

presso due alberi


il

cadavere del santo


la leggenda,

[scs vincentivs], e
gli

sta
;

corvo che, secondo


il

ne tenne lontani

animali

voraci

a destra, entro

mento ivi coprono di


:

medesimo riquadro, figurata la scena del seppellisotto un loggiato, prossimo a un edificio a e tre fedeli un panno il sarcofago [sepvlchrvm] mentre altri tiene un cero,
|

.]

il

sacerdote, vestito di casula, asperge


Ili)
^.

il

corpo con l'acqua lustrale contermine destro


la

tenuta entro un'ampolla (tav.

Perdute ora sono

le pitture

che coprivano

il

della
si

curva dell'abside, fiancheggiando una nicchia bifora sotto


geva: HAEC est domvs DEI ET PORTA CAELi
^.

quale
rcsta

leg-

Di cssc uou

clic

un
un

frammento strappato dal muro,


la parte superiore della

e conservato nella Biblioteca ambrosiana,

figura di
di S.

Ariberto

[aribert

svbdiac
in

],

tempo dipinta presso quella


e
santi,

Adeodato che stava


gli

atto di prei

sentare al Redentore grandeggiante in alto fra


i

arcangeli, fra

profeti

il

custode della chiesa


il

(fig.

32).
il

Si inchina

suddiacono, nelle sue vesti liturgiche, offerendo


^
:

mo-

dello di
alto

una costruzione sacra


il

della chiesa di
dilatati,

S.

Vincenzo. Volge in
quelli
e

verso

Cristo

suoi

occhi

come
conca;

dell'arcangelo
viso,
dirsi

Michele e del profeta Geremia dipinti

nella

nel

dai

li-

neamenti

larghi,

ma

rigidi,

corrugato di bianche

luci,

pu

impronin

tato piuttosto d'una generica solennit che di espressione personale.

Potrebbe alcuno dubitare che Ariberto

sia stato

raffigurato
egli

tale

modo perch
ordinate

ricostruttore della chiesa,

non

gi

per averne

stesso

le pitture,

ma

il

dubbio

dissipato

da

un'iscrizione di grandi

' Fu asportata, figura di destra.

non sappiamo dove,

la

parte d'intonaco sulla quale era dipinta


cit.,

la testa

dell'ultima

* ^

C. Annoni,
Il

Monumenti

di Canturio, op.

pag. 84.
sia

RivoiRA (Arch.

lonib., loc. cit.)

pensa che nel modello offerto da Ariberto

rappresentato anche

il

pronao del

battistero attiguo alla chiesa.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


lettere
capitali,

XI

49
a
stento,

ora

quasi illeggibile, che


le storie
. .

potemmo
VSVM

decifrare

torno torno l'abside, sotto


....... TRIBV(S)

di
.

S.

Vincenzo^: ornat
;

x templi
DI

QVIA TE DECET

SE PER

VIRTVS MULTA
I

VEL

PLVRES VNDIQVE
DI

QVI TIRI SVRSISTVNT TE QVERVNT ATQ' PERORN'


FECI.

ONOREM

EGO ARIBERTVS (subda)CO PINGERE

Fig. 32.

Milano, Biblioteca Ambrosiana: Ariberto Intimiano.

Le quando

pitture furono
egli era

adunque certamente eseguite per cura


il

di Ariberto,
in

ancora suddiacono, forse circa

1007,

anno
guasti

cui la

chiesa venne dedicata.


Sull'arco
parte,

trionfale

dell'abside

altri

affreschi,
il

ora

per gran
occultato

compievano

la decorazione. In alto, sotto

frontespizio

'

L'Allegranza

(loc. cit.) lesse

soltanto in piccola x^arte, e

non nel

tratto

pi importante,

l'iscri-

zione dedicatoria.

50
dalle

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


travature del tetto,
si

svolgeva
la

un meandro vivamente
crosta
di

colorito.

Nello spicchio di sinistra,

fra

spessa
il

polvere,

si

pu

ri-

conoscere
al

la figura del profeta Elia

quale,

simile

per forma del viso

Geremia dipinto entro


i

l'abside, stringe le redini dei cavalli della biga

rosseggiante, e volge

grandi occhi verso la

mano

divina benedicente,

cui effluvi lo colpiscono in fronte.

Un

mirabile ornato circonda la bocca

dell'abside

fra

due zone

di colore roseo, sottolineate di

verde e di bianco,

racchiusa

una larga
luci

fascia

bruna sulla quale sono


lievi

dipinti di colore d'ocra,


si

con rapide

bianche e con

ombre

verdi, pesci che

torcono,

tartarughe che annaspano, chiocciole che fanno capolino, serpi, nicchi; e


fra gli esseri acquatici

sorgono dei grandi vasi


la chiesa era

di cristallo

(fg.

25).

Nei suoi tempi migliori

ornata di pitture in ogni parte;

anche l'ambone

di

muratura, forse alquanto


simboli

meno

antico del resto della


saet-

costruzione, aveva figure sacre,


tanti: le pareti della

degli

evangelisti, centauri
tutte,

navata maggiore erano affrescate

dai peducci

degli archi, ove stavano

immagini
si

clipeate, al

fastigio,

ove nei meandri


pa-

d'un nastro variopinto ancora


triarchi, e distinte in tre

veggono

intercalati alcuni busti di

zone
quasi
i

istoriate ^ Sulla parete di sinistra le pitture

sono scomparse o rese

irriconoscibili dalla polvere:

vi

si

vedeori-

vano, nella zona superiore,


ginale,
la

primi

fatti
il

della Genesi
di

il

peccato
e

cacciata

dal

Paradiso,

lavorare

Adamo

d'Eva
di

nella seconda

zona vi erano, probabilmente,


leggenda di
le
S.

altre

scene bibliche;

nella
destra,

terza, era esposta la

Margherita.

Sulla parete

cui

vennero addossate
maggiore,

abitazioni rustiche che


gli

invadono parte della


delle

navata

sono

ancora numerosi

avanzi

antiche
della

de-

corazioni. Si elevava nel mezzo, per quasi l'intera


la figura gigantesca di S. Cristoforo,

altezza

parete,
all'in-

vestito di

vesti

ingemmate:

torno, nelle tre zone, era narrata la leggenda del

santo.

Nella zona su-

periore, le rappresentazioni sono frammentarie, e stinte, cos che difficile

riconoscerne lo
riquadri
si

stile

o intravederne la composizione

^.

Tuttavia in uno dei


fanciulla in atto

ritrova ancor bene conservata

una

figura di

L'Annoni, descrisse abbastanza accuratamente le pitture della navata quali pot vederle, gi molto deteriorate: err tuttavia nel voler collegare certa schiera di cavalieri dipinta nella parete di sinistra, forse a rappresentare un fatto biblico, con le supposte figure di Enrico li e di Cunegonda che si credevano dipinte nell'abside. * Dubitiamo molto delle interpretazioni che l'Annoni diede di queste pitture, i cui avanzi non potemmo decifrare con sicurezza perch troppo interrotti dai tramezzi della costruzione addossata alla parete. Forse i riquadri della prima zona si riferivano anch'essi, come quelli della parete dirimpetto, a fatti del Vecchio e del Nuovo Testamento. In uno di essi si legge: " in altro: ed concipies
'
.
. .

"

manne

MONUMENTI DKLLA PITTURA NEL SECOLO


di parlare

XI

51

con un vecchio seduto, vestita


Il

di tunica

chiara, ornata di

una

bianca benda nei capelli rossigni.

suo viso colorito con tecnica molto


incarnato
e luci

diversa da quella del pittore dell'abside, perch, preparato di


ocraceo,

reca
pii

due chiazze rosse

sulle

guance,

ombre verdine
(fg.

bianche

disgregate che nelle pitture dell'abside. Anche, appare


33).

meno

energica che in queste tutta la struttura del corpo

Pi conservate sono

le

composizioni

di alcuni riquadri della

seconda

zona nella medesima parete. In

uno

di essi in

il

santo

[scs xP0F0Rvs|,

aspetto

d'uomo maturo,
da
l'

condotto

tre satelliti dinanzi alassistito

imperatore che,

da due seguaci, siede sotto

un

loggiato.
la

Le

figure

non
di

hanno

forma robusta
coi

quelle degli affreschi dell'abside;


visi

segnati

rozzamente, coloriti di tinte


rosee, verdi e bianche, ac-

cozzate insieme senza fusione,

sono incerte nei moe


ristrette

vimenti,

entro
(fi-

spazi troppo

angusti

gura

34).

Il

medesimo
nei

stile

si

ritrova
l'

riquadri

delFig. 33.

ultima zona ove dapfigurato


d'
il

Galliano,

S.

Vincenzo: affresco nella navata.

prima
balia

santo in
;

uno sgherro
re,

poi, in

atto di preghiera
altri

mentre due

carnefici,

al

cenno del

versano olio sul rogo. In


la

riquadri,

ora scomparsi, la

narrazione seguiva docilmente

leggenda popolare nel succedersi delle


i

prove del martirio; e terminava raffigurando


poltura
il

fedeli

che recavano in se-

corpo del santo.


tali storie di S.

Le

differenze di tecnica e di stile tra


dell'abside,

Cristoforo e

gli

affreschi

potrebbero

credersi derivate
cicli di affreschi,

non da

diversit di

epoche nella esecuzione dei due


zione di due artefici di diversa

bens dalla collaborafra di

maniera sebbene contemporanei

52
loro, se

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

un

indizio,

estraneo allo

stile,

non inducesse ad assegnare

di-

pinti della navata

maggiore a tempo pi recente


della chiesa

di quello in cui fu de-

corata

l'alside.

Al

sommo
ora

del lato destro

si

vedono,

dall' esterno,

deli-

neate nitidamente quattro grandi finestre, ad arco tondo e senza strombatura,


accecate,
e

simili

nella

forma a quelle che ancora sono


furono

aperte nell'abside.

Non

tutte quelle finestre

murate nelle ultime

Fig. 34.

Galliano, S. Vincenzo: storie di

S. Ci-istoforo.

tristi

vicende della chiesa, anzi due di esse furono chiuse prima che
le storie di S. Cristoforo, le quali

si

di-

pingessero all'interno

perci

si

stendono

anche
giore
essi

sul loro vano.

consimile sorte ebbero altre finestre dell'opposta


gli

parete ^ Si pu pertanto atfermare che

affreschi

della navata

mag:

non appartengono

al

periodo della prima costruzione della chiesa

furono eseguiti in epoca alquanto pi tarda,

quando

fu turbato

il

Cfr. Annoni, Monitni. di Canturio, tav. X. Quivi la storia di dipinta in parte sopra una finestra murata.
:

Adamo

d'Eva

intenti al lavoro

appar

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO

XI

53

ritmo armonioso delle ampie aperture che, come nelle antiche basiliche,

davano copiosa luce


vennero chiuse.

alla chiesa di Ariberto, e alcune delle antiche finestre

Non crediamo
same
dallo stile

tuttavia che quelli se

affreschi

siano

di

molto pi re-

centi degli altri nell'abside. Anzi,

non avessimo

altro criterio che l'ela

saremmo dubbiosi
due

se

non
:

si

debba piuttosto invertire


S.

classificazione cronologica dei

cicli

perch nelle storie di

Cristo-

foro la maniera del colorire pi


e di S.

affine a quella dei

dipinti di

Verona

Giovanni di Munster che non negli affreschi dell'abside, nei quali

essa invece pi prossima a quella che prevarr nel secolo XI e nel XII.

Causa

di tale inversione,

come

in altri

casi,

da trovare nella diversa


parti distinte della decol'

elevatezza d' arte


razione, r

ch'era

nei pittori delle

due

una

delle quali

improntata di intensa cultura,

altra

sem-

bra derivata da quella pi umile tradizione d'arte, che in sguito ricer-

cheremo.

A
per
i

decorare l'abside della sua pieve rurale Ariberto da Intimiano adomigliori artefici della regione, se pur

non

li

trasse

da Milano
i

stessa,

ove

egli risiedeva; e l'opera loro

pu

dirsi insigne fra tutti

monumenti
pi brillanti

della Pittura del secolo XI.

Nella cavit dell'abside furono raccolte in toni profondi


tinte
:

le

si

stese

ampio
e

lo
;

sfondo di azzurro oltremarino, stretto fra zone di


splendettero
di
il

colori intensi

vivaci

giallo

e
le

il

bianco negli ornati


fra

gemme
sto,

e perle

ornarono

cornici preziose
il

finestre. Nell'alto,

due giganteschi arcangeli appariva


chiamare a
s
i

Cristo, e

sembrava, con ampio gei

fedeli;

santi gli offrivano corone;

profeti,

quasi

atterriti, si

inchinavano

al suolo. Sotto la celeste

apparizione, era narrata


alla chiesa;
al
il

in limpidi episodi la leggenda del martire che

dava nome

santo del quale Ariberto aveva onorate le reliquie, presentava


tore
il

Reden-

pio suddiacono.
alla nobile

E una lunga

scritta,

rosseggiante sul fondo bianco,

acclamava

opera compiuta.

Gli affreschi dell'abside della chiesa di Galliano rivelano meglio tutta


la loro

importanza

all'analisi del

contenuto e dello

stile,

e alla

compara-

zione con dipinti della


L'

medesima epoca
vi

in altre regioni.
i

esame iconografico

pone

in chiaro

vari

elementi che essi ac-

colgono e fondono insieme. Nell'affresco della conca absidale l'apparizione del Cristo fra Gabriele e Michele trae origine da uno schema eia-

54

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


cristiana e

borato gi dalla primitiva arte

persistente

nel

Medioevo

^
:

anche

in altri affreschi di

dai due arcangeli.

Lombardia si ritrover il Redentore assistito Questi hanno l'ufficio che le credenze religiose asseS.

gnavano
tale a

loro, e

che l'Arte espresse gi nel mosaico dell'abside di


fra

Vi-

Ravenna: sono intermediari


i

l'Uomo
del

e la Divinit;

presentano

perci al Cristo

rotuli delle preghiere inscritti

con

le

parole

postvlatio

PETicio. Cos in certe pitture,


di S.

forse

XII secolo, che un


le
:

tempo

si

vedevano nella chiesa


scritte sui labari dei

Lorenzo fuori
le

mura, a Roma, erano in"

due arcangeli

parole

peticio

"

precatio

^.

Consentanee

alle

diffuse

tradizioni

iconografiche sono
S.

anche

le figure

dei santi che offrono al Redentore le loro corone e di

Adeodato che pre-

senta

il

committente dell'opera
altri inusitati

^.

Tuttavia a
espressi

siffatti

elementi tradizionali se

ne uniscono

non

in

monumenti che siano per-

venuti a noi, cos che l'affresco dell'abside ha ora una propria originalit
iconografica.

Come

nei mosaici di

Roma,

il

Cristo in solenne atto oratorio:

ma

qui

egli cinto d'un'aureola, e ai suoi lati

s'inchinano Geremia ed Ezechiele

secondo una composizione ch' senza raffronto altrove. Nelle basiliche di

Roma profeti non sono figurati tra ma appariscono sull'arco trionfale;


i

santi, entro la

concavit dell'abside,
Galliano
essi

nei

dipinti

di

fanno

parte della celeste apparizione e ne accrescono la solennit

apocalittica.

Lo
con

stile si

accorda con
;

il

contenuto iconografico integrando l'aspetto

originale degli affreschi


criterio oggettivo
le

ma

conviene
richiesto
le

sia considerato,

per essere inteso,

come
a
noi,

da molte opere dell'Arte medioabitudini di giudizio


e
i

evale,
estetici

quali,

vedute attraverso

concetti

pi
si

consueti

sogliono

apparire

quasi spregevoli, mentre


si

talvolta
altro

potrebbero comprendere ed ammirare, se


e

osservassero in

modo, con attenzione

con simpatia

^.

Nell'affresco absidale della chiesa di Galliano la celeste e ultraterrena

visione rappresentata da un'Arte che per esprimerla

si

giova di mezzi

' Il tema iconografico del Cristo fra i due arcangeli gi nei mosaici di Ravenna, persiste poi nella Pittura e nella Miniatura inedioevale cfr. G. Stuhlfautu, Die Engel in dar allchristl. Kh/is*, Freiburg i. B., 1897 H. v. d. Gabelentz, Die kirchl. Kiinst in Hai. Mittelalter, Strassburg, 1907, pag. 59.
; ;

2 Bulletl. d'Arch. crisi., I, 47. Neil' abside della chiesetta di S. Eldrado, alla Novalesa, in vai di Susa, Redentore rappresentato seduto fra Michele e Gabriele. Sul cartello d'uno degli arcangeli si legge " parce de populo proprio quem sanguine cfr. C. Cipolla, Antichi inventari del monastero della No valesa (Mem. della R. Accad. delle Scienze, di Torino, 1894, XLIV, 172). ' G. B. De Rossi, Musaici cristiani, passim H. v. d. Gabelentz, op. cit., pag. 43. * Conviene intendere a dare ai monumenti medioevali non soltanto un valore storico, ma a vederli nella loro luce estetica, quali opere che a lor tempo soddisfecero ed espressero le comuni aspirazioni

il

artistiche.

e 0) u

a
o e

a.

e o o

o
e a
"3

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


adatti, e suoi propri, raffinata ornai

XI

55
si

da una tradizione nella quale essa


Aquilino, per trovare quelle che
irreale.

era

spogliata

poco a poco delle forme naturalistiche che ancora veal

demmo
le

imporsi

mosaicista di

S.

medi

glio rispondessero al

suo contenuto

E bene

a questo convengono
di

forme convenzionali degli

affreschi
:

dell'abside

Galliano

come
il

tanti altri

monumenti medioevali

l'azzurro compatto del cielo,


gli

terreno

manchevole, l'assenza dello spazio,


narsi d'ogni cosa

atteggiamenti uniformi, l'allonta-

dal reale per adattarsi a

schemi

ideali,

danno

al

di-

pinto una grandiosit ieratica


avere.

che in altro

modo non avrebbe

potuto

Se non varca la cerchia


del suo tempo,
stiche che gli
la
il

delle

forme tradizionali comuni nell'Arte


ha certe qualit
si

pittore della chiesa di Galliano

stili-

sono particolari. Nella figura del Redentore non


il

trova

compostezza consueta: immenso,

Cristo

si

aderge per tutta

la

conca

dell'abside, e la sua persona, stretta dalle vesti, esorbita fuor dell'aureola

con

gesto immoderato, anche pi vivace per l'ondeggiare

del

manto

della tunica. Nella figura dell'arcangelo Michele la larghezza dei tratti d


al

viso,

che quasi

ne

deforme,

una sua maest: con l'esagerazione


e aspre,

delle forme,
tagliarsi

con una tecnica rigida per luci bianche


dei

per

il

ri-

delle pieghe

panni,

il

pittore

imprime

in essa,

come

nella

figura
golare.

di

Geremia
negli

e in quella di Ariberto

da Intimiano, una forza sinVincenzo


:

Anche
stilistica e

affreschi
si

delle

storie

di

S.

la

tradizione
schematici,

iconografica

scorge in molte parti

negli sfondi

nella disposizione dei diversi piani delle scene, negli atteggiamenti delle
figure
;

ma
di

le

forme

moti vi sono

espressi

con insolito vigore.


singolare
sulla

Si

osservi soprattutto la storia del

seppellimento del Santo,


del

per

studio
gia,

prospettiva

nella

figura

cadavere

giacente

spiag-

enei due alberi digradanti quasi per varia distanza; originale per
struttura

r energica
loro
atti.

dei

seppellitori,

per

la

composta

gravit

dei

Donde deriva
nell'arte

il

pittore di Galliano

'?

Quale luogo spetta all'opera sua

medioevale?
si

Non

pu disconoscere

negli

affreschi dell'abside

una larga azione

Non abbiamo modo di determinare sino a qual punto il pittore si sia giovato di tradizioni iconografiche nel rappresentare le storie di S. Vincenzo. Per l'iconografia del martirio del santo cfr. le sculture della cattedrale di Basilea {Muse de Sculpture du Trocadro, II, 239) e certe pitture, del XIII sec, a mezzo della navata maggiore di S. Frediano di Lucca.
'

56

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


la

dell'arte bizantina

dimostrano molti raffronti di


i

stile e di

iconografa,

che dovrebbero convincere anche


di quell'arte fra noi ^

pi

restii

ad ammettere un influsso
del
Xwpo?,

La

figura

dell'arcangelo

Michele fasciata

stola

in-

gemmata, com'

di consueto nell'iconografa bizantina e in


;

quella

occi-

dentale quando risente dell'influsso dell'arte di Bisanzio

questo sia immune, essa appare diversa, quale


delle

nelle
ciel
l'

quando da sculture lombarde


che,

chiese di

S.

Michele

di

S.
^.

Pietro

in

d'oro

Pavia ove

ha aspetto
il

e vestire assai differente


Tcpoaxuveat?

Nei profeti

atteggiamento ripete
e
il

gesto

della

proprio

all'arte

bizantina,
si

tipo

dei

visi

risponde appieno a quello che in essa ben presto

form a rappresenle

tare le figure senili. Infine, le forti lumeggiature bianche,

pieghe pro-

fonde e poliedriche dei panni dimostrano anch'esse che


note le forme e
i

al pittore

erano

canoni

artistici bizantini

^.

Ma
pitture,

tali

elementi, che concorrono a dare

una grandiosit

ieratica alle

non possono nascondere quanto


essi
si

vi di particolare nello stile del


alterati dall'artista;

pittore:

trasformano, esagerati

l'opera ha

un proprio carattere nel racconto vivace,

nelle

forme robuste.
singolare. In

Anche l'ornamentazione ha qualche


nelle fasce

tratto

molte

parti,

ingemmate

delle finestre, nei


si

meandri
diffusi

e nei nastri variopinti,

essa

si

giova di ornati che

ritrovano

per tutto

nella

Pittura

medioevale,
concetti.

ma

nel fregio della curva dell'abside ci sorprende con nuovi


la fantasiosa serie degli

Forse

animali acquatici, col dipinti, fu

ispirata al pittore

da qualche mosaico classico che raffigurava l'Oceano


di

o aveva semplice scopo

decorazione; e

dallo

stesso

modello pote*.

rono essere ricavati

grandi vasi vitrei collocati fra

gli esseri acquatici

noto quanto siano conlroversi i giudizi intorno all'influenza bizantina nell'arte occidentale. Rifuggendo a nostro potere da ogni preconcetto, cercheremo di affrontare il problema in ogni suo caso non per mezzo di impressioni generali ma con l'analisi di particolari stilistici e iconografici. Per l'arte bizantina, cfr. ora specialmente Cu. Diehl, Manuel d'Art byzanlin, Paris, 1910. ^ La foggia del X^poi cos comune nelle pitture medioevali italiane che non varrebbe a dimostrare una particolare influenza bizantina negli afl'reschi di Galliano se non contrastasse appunto con le rappresentazioni dell'arcangelo Michele nelle sculture lombarde. A Pavia, nella porta di S. Michele, l'arcangelo rappresentato vestito di lunga tunica, con globo e palma. 3 Per l'atteggiamento dell'adorazione bizantina, o 7r/->o7zjvsc;t; cfr. J. Strzygowski, Bj/zanf. Denfcnjd/er, III, 51, Vienna, 1903. Nel tipo dei visi specialmente la forma arcuata del naso corrisponde a un carattere saliente e comune delle figure bizantine. Per la forma delle pieghe dei panni e per le sue relazioni con l'arte bizantina, cfr.: Diehl, Manuel, passini. Nella tecnica del colorire le lumeggiature bianche applicate sopra le tinte del fondo si ritrovano in molti monumenti occidentali, ma soprattutto in quelli pi improntati all'arte bizantina che us e svolse quel procedimento nei modi pi raffinati: cfr. Toesca, /{e/igui>,
'
,

Anagni, passim. L'arte ellenistico-romana in mosaici e in opere di toreutica, si compiacque di rappresentare naturalisticamente gli esseri dell'acqua. Anche i grandi vasi di cristallo si veggono in decorazioni parietarie romane cfr. gli ornati del triclinio nella Casa di Livia sul Palatino.
41
;

Id., Affreschi di
*

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO

XI

57

La

tecnica stessa dimostra in quel fregio tale scioltezza che

pu essere

in-

dizio dell'influenza di

un esemplare

antico.
altri atTreschi

Non
gione

tuttavia

senza riscontro in

medioevali quell'imipitture della re-

tazione di ornati classici, anzi trova paragone in molte

romana
S.

e soprattutto ^

in

quelle, del secolo XI, nella chiesa sotter-

ranea di

Clemente

E siamo
monumenti

perci condotti
della

domandarci quale
di

rapporto ahl)iano
quelli e

gli affreschi

dell'ahside

chiesa

Ariberto

con

con

altri

coevi

della Pittura occidentale.

Richiama
l'intiera

alla

mente
le

le pitture di

Roma
come

e dell' Italia Centrale

anche

composizione della conca dell'abside,


somiglianze,
gli

ma
gi

se si cerchi di deter-

minare con precisione


nello
stile,
si

nell'iconografa

anche

scorge

come
S.

affreschi

di Galliano

non siano da porre


secolo

in diretta relazione

con quelle.
Bastianello
S.

Gli

affreschi

di

sul Palatino

del

X
di

^,

quelli
Celio,

delle storie di S. Alessio e di

Clemente nell'antica basilica del


^,

anteriori allo
di

scorcio
di

del

secolo XI

molti della

chiesa
di

S.

Elia
rigo-

Nepi,

ancora

incerta

datazione,

che

sono

prova

un

glioso fiorire della Pittura a

Roma

nei

suoi dintorni

durante

il

se-

colo

e XI,
;

dimostrano anch'essi, in diverso grado, complesse influenze

bizantine

e anch'essi
si

hanno
gli

forti caratteri originali

ma

per quelle che

per questi

distinguono dai dipinti di Galliano.


affreschi della chiesa sotterranea di S. Cleagili

Differiscono da questi

mente perch pi
e

liberi
gli

da influenze bizantine, pi
artistica dei loro
S.

nella

tecnica

nella

narrazione;
la

affreschi di S. Bastianello e quelli di S. Elia di


autori.

Nepi per
r Umbria,
se

minore cultura

dipinti

della nel-

navata maggiore nella chiesa della Badia di


si

Pietro di Ferentino,

possono avvicinare a quelli della remota chiesa lombarda


saltuarie somiglianze
altre
*.

non per

Trascorrendo sulle

parti
le

dell'Italia
si

Centrale

Superiore, che
al secolo XI,

troppo sono povere di pitture

quali

possano assegnare

'

Cfr.

anche

gli

ornati

negli antichi affreschi

ora

nel

Museo lateranense

quelli

in

S.

Elia

di Nepi.

Fedele, S. Maria in ' Pullara (Arch. della Soc. Romana di St. Patria, XXVI, 343-380). recentemente (Le Moyen Age, 1910) posta in dubbio la data, che noi accogliamo, di questi e di molti altri affreschi medioevali italiani, ma con tali argomenti che sarebbe ozioso combattere. Che suddetti affreschi di S. Clemente siano anteriori alla costruzione della basilica di Pasquale II appare
2

P.

stata

sicuro, perch essi furono mutilati, nella loro


^

zona superiore, dal pavimento della nuova chiesa. Pietro di Ferentino, di data incerta, ma forse non posteriori al principio del sec. XII, pu compararsi cogli affreschi di Galliano il riquadro rappresentante No che riceve l'ordine di costrurre l'arca, ma il parallelo non pone in evidenza che certa generica somiglianza nella
Negli affreschi della chiesa di
S.

robusta struttura delle figure.

58

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


stile

conviene osservare se vi siano rapporti di


liano e l'arte che fioriva oltralpe, nel
attivit di pittori e di miniatori.

tra

gli

affreschi di Gal-

e nel

XI secolo, con una vasta

Fra

codici miniati in

Germania

nel periodo ottoniano, fra le opere

della scuola di Ratisbona e di Reichenau, le miniature del sacramentario

Fig.

35.

Monaco,

Staatsbibl., cod. lat. 4456;

Enrico

II

incoronato.

di Enrico

II

\ eseguite nell'epoca stessa degli affreschi di Galliano, possono


sia

compararsi con questi

per
(fig.

molti elementi bizantini


35).

come per

la

pode-

rosa struttura delle figure

Ma

lo stile
sia

degli

affreschi

lombardi
al-

ha una

libert nel disegno,

anche dove

maggiormente improntato

Cfr. G.

SwARZENSKi, Die Regensbiirger Buchinalere, Lipsia,

1901, tav. VII,

VIH.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


l'arte bizantina,

XI

59
ci

superiore molto a quella delle miniature tedesche; e

sembra del
sia

tutto inverisimile

che del suo essere grandioso e monumentale


di quelle miniature.

da cercar ragione in un'influenza

Anzi quelli affreschi giovano a confermare con nuovi argomenti un'ipotesi gi

esposta dal Kraus e dallo Swarzenski

^:

che spetti specialmente

Fig. 36.

Milano, Tesoro del

Duomo:

rilegatura dell'evangelario di Ariberlo.

all'Italia di

avere trasmesso in Germania

le

forme bizantineggianti che

vi

appaiono nel

e nel

XI secolo.
la

Si

potrebbe anche affermare che in

tali

scambi

di

forme

artistiche

Lombardia abbia avuto un'azione preva-

F. X. Kraus, Die Wandgem. der Swarzenski, op. cit., pag, 38 e segg.

St.

Sylvesterkapelle zu

Goldbach, Monaco, 1902, pag. 9 e segg.

G.

60
lente, essa

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

che era in

continui rapporti
Pittura,

con

paesi

d'oltralpe, e prosi

fondamente compenetrata, nella


la

da influenze bizantine quali


rifluire

trovano negli affreschi di Galliano ^ Sembrano

d'oltralpe

verso

Lombardia opere e influenze artistiche soprattutto nelle arti minori, negli avori (come pu dimostrarlo la sitiila del Duomo di Milano che
in
intagli

ha paragone
negli
lario

eburnei

dell' et

ottoniana

^)

nelle
di

oreficerie

smalti

(com'

provato dalla

preziosa rilegatura
alla

un evange-

donato dallo stesso Ariberto


36)
^
;

chiesa
forse

metropolitana milanese
nell' Architettura,

(figura

nella

Pittura

invece,

come

una

corrente

inversa
^.

sembra ascendere dalla Lombardia verso


della Pittura
si

le

regioni

oltramontane

Anche

nei

monumenti

murale

in

Germania, negli

affre-

schi di Oberzell e di Reichenau

trovano forme non senza analogie con


il

quelle degli affreschi di Galliano,

ma

raffronto conduce a conclusioni


^.

non

diverse da quelle suggerite dalle miniature


I

dipinti dell'abside della chiesa di Ariberto recano


alla

adunque elementi
rivelano

nuovi e importanti

storia

della
sul

Pittura

medioevale. Essi
aprirsi del

come
nio,

fiorisse nella
stile

Lombardia, gi
elevato,

primo
di

nuovo millenintensa,

uno

assai

prodotto

una cultura

artistica

originale.

Tale

in

essi

la

perfezione

di

tecnica,

l'equilibrio

sicuro

delle

L'influenza bizantina nella Lombardia era favorita anche dai facili rapporti della regione col col Levante. Non mancarono anche delle occasionali, e pi dirette, relazioni tali le ambascerie di Liutprando di Cremona e di Arnolfo arcivescovo di Milano a Costantinopoli. Arnolfo al suo ritorno don alle chiese di S. Ambrogio e di S. Maria dei palili d'oro e d'argento ch'egli probabilmente aveva portato di Levante (Landulfi Hist. Mediai, in Mon. Gerin. H. SS. Vili, 55). ^ Il secchiello liturgico offerto dal vescovo Goffredo (cfr. Giulini, Memorie, I, 619-620), forse alla basilica ambrosiana sulla fine del secolo X, pu attribuirsi ad intagliatore tedesco, se si confronti con l'avorio della collezione Trivulziana rappresentante l'imperatore Ottone. ' Gli smalti della rilegatura dell'evangeliario di Ariberto possono mettersi a confronto con quelli di altra rilegatura, gi nella Badia di S. Denis, ora nel Museo del Louvre: numero D. 7. 11; vedi: L. Courajod, Exposilion iiiteni. de Milan (Gaiette des B-Arts, 1875, pag. 338 e segg). Il crocifisso di lamina lavorata a sbalzo, ora nel Duomo di Milano, ove rappresentato Ariberto |arib rt ind arc .| pu invece assegnarsi ad artista lombardo, il quale nella figura dolorosa del Redentore s'inspirava all'iconografia bizantina. Il crocifisso non pu essere lo stesso che Ariberto colloc sul suo carroccio, poich quello era dipinto (Arnulphi Gesta, loc. cit., pag. 16 cfr. Giulini, Memorie, II, 251) ma che esso sia opera posteriore ad Ariberto, ed eseguita in memoria di lui, escluso dalle parole dell'epigrafe (" indignus ar'

mare

chiepiscopus

) (fig. 37).

III sul finire del X sec. chiamasse in Germania dalla LomGiovanni che forse lavorava oltralpe ancora dopo il 1016 (cfr. Swarzenski, op. cit., pag. 38 e segg.). Lo Swarzenski inclina a credere che l'influenza dell'Italia sull'arte tedesca tra il X e il XI sec. abbia avuto ragione soprattutto nei mosaici e nei monumenti dell'antichit cristiana ch'erano allora fra noi: ma gli affreschi di Galliano mostrano che quell'influsso pot provenire da un'attivit pi vitale, che

E anche da ricordare come Ottone


il

bardia

pittore

persisteva in Italia.
^ 11 Kraus {Die Wandgem., op. cit., loc. cit.) afferma che gli affreschi di Oberzell, del X sec, rivelino l'inlluenza dell'arte benedettina italiana, anzi dell'Italia meridionale. Egli non conobbe gli affreschi di Galliano. Cfr. anche A. Schmarsow, Die Kompositionsgesetze in der Reichenauer Wandgem. (Rep. f. Kiv..,
:

1904, 260-281).

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


composizioni, che
artistica
li

XI

61
di

si

debbono credere non primi

tentativi

un'attivit

senza tradizioni,

ma

frutto d'una lunga preparazione.

per vero

congiunge ancora

all'arte carolingia

qualche carattere del disegno, e speche


nella

cialmente
di S.

l'agitarsi eccessivo

delle

figure,
i

scena del martirio


negli
affreschi

Vincenzo pu compararsi con

movimenti espressi

Fig.

37.

Milano,

Duomo

crocifsso di Ariberto.

di Miinster ^

Nei quali, come poi nei dipinti dell'altare di Givate, gi

si

ritrova l'uso delle lumeggiature bianche sovrapposte alle tinte di fondo che
il

pittore di Galliano segue

con

tanta larghezza.

Ma

cogli elementi derivati

da una tradizione locale precedente, della

La comune relazione con

1'

arte carolingia

pu concorrere a spiegare

rapporti fra

gli affreschi

di Galliano e le pitture d'oltralpe.

62

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


altri

quale abbiamo scarsissime tracce, essi ne adunano

nuovi,

tratti

da

una pi profonda conoscenza


originale.

dell'arte bizantina; si inspirano ancbe, negli

ornati, a esemplari antichi; suggellano la varia materia in

un complesso

Altri dipinti, d'incerta data,

possiamo coordinare con quelli


Lario,

di Galliano.

Sul limite settentrionale del bacino del


Valtellina, isolato fra rupi granitiche,

presso

le

fauci
e
il

della

un torrente alpestre

piccolo
S.

lago

di

Mezzola,

nel luogo
il

ove

antiche leggende narrano che


sta

Fe-

dele abbia ottenuto

martirio,

un vetusto sacello detto


sepolcro
le

di S.

Fe-

delino ^

Gi Ennodio, nel secolo V, ricorda che


col

il

del

martire

era

venerato,

al

termine
gli

del

lago,

sotto

rupi

caliginose^.

Circa

l'anno 964

raccontano

antichi atti di traslazione

il

vescovo co-

mense fu avvertito miracolosamente di ricercare nel sacello, gi da lungo tempo dimenticato, le reliquie del martire. Ascese egli coi fedeli sopra una nave, e a lampade accese, con inni e cori, attraverso il quieto lago
pervenne all'oratorio; donde, ritrovate dietro
ritorn festosamente a
l'altare le reliquie sepolte,
^.

Como

riportandole seco

La

chiesetta, privata delle reliquie,

non cadde
traslazione,
alle

tuttavia subito in absi

bandono:

anzi, pochi anni

dopo quella

ritrova

nominata
le sorti e

col titolo di pieve.

Poi, obliata, erosa fino

fondamenta dalle acque

del torrente, resistette ai secoli finch la piet

non ne assicur

non

la restitu alla

sua forma primitiva.


ci

Quale essa ora


sacello dal quale
il

appare non d ragione di escludere che

sia lo stesso

vescovo di Como, nella seconda met del secolo X,

trasse le reliquie del martire antico.

E una

piccola costruzione di massi

non bene squadrati, formata

di un'angusta cella rettangolare

con abside

fregiata di lesene e di archetti pensili.

La muratura

incerta, le porte di-

sadorne, una finestra a tutto sesto

senza strombatura,

concordano a
il

rendere verisimile
secolo

l'

attribuzione
si

dell'oratorio

ad epoca antecedente

sebbene non

abbiano elementi architettonici che con-

sentano di meglio precisare quella data, ricorrendo alle notizie storiche.

Storia, 1903, 6)

A. Cavagna Sangiuliani, Il tempietto di S. Fedelino, Pavia, 1902; Perrone, Chiesetta di S. Fed. {Arte e P. Buzzetti, Il millenario tempietto di S. Fed. {Rio. Arch. per la Prov. e antica Diocesi di Como, 1906, pag. 115 e segg.).
'
; '^

Ennodi Opera

(iVfo/i.

Ger/n. //.SS., ed. Vogel, pag. 187):

"

llic

inserta nubibus vertice

mons

coruscat

,.

P. Buzzetti, loc. cit.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


si

XI

63
dalle scorrerie

pu

ritenere che

il

sacello

primitivo,

distrutto forse

dei barbari in quei luoghi, sia stato riedificato

nel

secolo

VII od Vili a

contenere

le reliquie di S.

Fedele col sepolte.

L' interno,

coperto di volta a crociera, era rivestito di un intonaco


gola
di

che

la furia dei venti in quella

montagna ha corroso quasi


si

in-

teramente. Soltanto nella parete frontale

veggono

le

vestige

di

uno

zoccolo dipinto con riquadri marmorei e con larghi intrecci tra fasce di

carminio e

di verde, ornate di grosse perle

bianche

al di

sopra del quale

Fig. 38.

Novale,

S.

Fedelino: affresco.

rimangono tracce

delle estremit inferiori di

figure che

un tempo erano
alcuni
santi,

dipinte sulla parete.


Nell'abside, a lato d'una
forse gli apostoli,
cattivo restauro
ritto in piedi fra
^
;

fnestruola,

stavano

schierati

ma

gli

avanzi

delle

loro figure furono guasti

da un
Cristo,

in alto, entro la breve


sul

conca absidale, sorge

il

due angioli adoranti,

fondo azzurro sparso di

stelle

bian-

che e limitato di zone gialle e rosse.


Il

Redentore

il

cui aspetto

alterato dal tempo,

e forse pi dal

'

la sola

opera poco lodevole compiuta nel ben riuscito restauro del sacello.

64
restauro

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

....

vestito di tunica azzurra a

davi

gialli

ricamati, e di

manto
le ali,

rosso, benedice con la destra e tiene nella sinistra


scritto
:

un

libro aperto e in-

ET VITA. Ai suoi
le

lati

s'inchinano

due angioli aprendo

protendendo

mani

velate. Nella figura dell'angiolo di sinistra, che fu


le

meno
con

danneggiata dal restauro,

pieghe
tinte

del
del

manto sono lumeggiate


tondo
;

luci vive e rigide

sovrapposte alle

e sia

la

forte

struttura delle

membra

poderose, sia quella tecnica di lumeggiare hanno

Fig. 39.

Milano,

S.

Ambrogio:

airresco.

non dubbie somiglianze


L'ornato di
dell'oratorio, che
listelli

coi dipinti di Galliano.


(fg.

N mancano
una parte

nell'affresco

larghi segni d'influenza bizantina


intrecciati
si

38) \
in

dipinto
altre

dello

zoccolo

non

ritrova

in

pitture

lombarde del periodo

romanico, potrebbe suggerire un'et molto remota,


suo complesso
lo stile degli affreschi

ma esaminando
Pu

nel

ragionevole assegnarli a
di

epoca

non molto

distante

da quella degli affreschi

Galliano.

credersi

' Nella composizione del Cristo fra i due angioli, la quale ha parallelo in quella di Cristo fra Michele e Gabriele; nell'atteggiamento degli angeli; nella disposizione dei drappeggi e nelle loro lumeggiature.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


che, avvenuta la traslazione delle reliquie a
dall'oblio, rifiorisse
e,

XI

65
sacello, tratto
:

Como, lantico

destinato a pieve, fosse fregiato delle sue pitture

Fig. 40.

Milano,

S.

Ambrogio:

aflresco.

le quali, nel loro cattivo stato,

ormai hanno valore soltanto per l'iconoaffreschi

grafa,

non pi per
di

la storia dello stile.


gli

Pi chiare somiglianze sono tra

di

Galliano

alcuni

frammenti
siana

pitture

conservate in quella parte


alla

della

basilica

ambro:

che

anteriore

ricostruzione

avvenuta nel secolo XI

sul
9

66

LA PITTURA E LA MLNIATURA NELLA LOMBARDIA


1'

grande arco che precede

ultima campata

della

navatella di sinistra K
di foglie, stretta

Entro due

clipei azzurri circondati di


il

una ghirlanda

con fasce ingemmate, sono


di

busto di un giovane santo

(fig.

39)

e quello
clipei
si

un vecchio tonsurato, insignito del


del tutto svanita

pallio episcopale. Sotto

aprono grandi cespi d'acanto dai quali

come

si

vede ove

la

decorazione
la

non

due cornucopie azzurre sorgevano a formare


(fg.

cornice di riquadri figurati

40).

Gli elementi classicheggianti di tali ornati ci

riconducono allo stesso

stadio della ornamentazione che

si

trova nel fregio, classicheggiante, della

chiesa di Galliano.

E anche
epoca

busti dei

due
Si
i

santi

hanno grandi
in
essi
i

affinit

con

gli affreschi

dell'

di

Ariberto.

osservino

grandi

occhi sbarrati, le bianche luci irradianti

visi

come
:

nelle figure dell'aril

cangelo Michele e di Geremia nell'abside di Galliano

disegno

meno

ampio,

ma

le

somiglianze sono

tali

che non esitiamo ad attribuire anche


secolo XI,
e

gli affreschi

ambrosiani
al

al principio del

giudicarli opera

di artista

prossimo

nobile decoratore che lavor nella chiesa di Ariberto.

Ricomponendo omai insieme, piuttosto per qualit interne che nel loro succedersi cronologico, i monumenti della Pittura medioevale sin qui
ritrovati nella

Lombardia,

si

possono riunire

in

un gruppo

gli

affreschi

dell'altare di Givate, dell'oratorio di S. Fedelino, dell'abside di Galliano e

della navatella della basilica

ambrosiana come quelli che appartengono


di cultura.

ad una stessa elevata sfera d'arte e


cuni di essi
si

Per qualche carattere


carolingia,

alle

ricongiungono alla florida


gli

arte

mentre per

qualit loro principali, per

elementi

sempre pi complessi
si

ch'essi

adunano, preparano
del secolo XII.

le

forme

stilistiche

che

svolgeranno nella Pittura

D'altra parte
di

gli

affreschi di S.

Nazaro a Verona

e quelli della chiesa


artistica
le

Mnster nei Grigioni possono


sebbene per qualche

attribuirsi

ad una sfera

infe-

riore,

tratto essi

pur giovino a esplicare

forme
ese-

che appaiono nel primo gruppo di pitture.


nire
guiti
gli

tali

dipinti
di

conviene riuGalliano,

affreschi

della

navata

maggiore della chiesa

certamente dopo quelli dell'abside

ma

in

un periodo non troppo

'

Cfr. L.
'^

evidente il distacco di quell'arco dalla prima delle volte del sec. XI nella navatella di sinistra. Beltuami, La basilica ambrosiana {Ambrosiana, op. cit ). Presso il busto si veggono avanzi di un'iscrizione [io la cui forma paleografica indica un'et
. .

molto antica.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


tardo del secolo XI,

XI

67

come

si

potr dedurre dal raffronto con altre pitture

del secolo XII. Persiste in essi l'umile e inculta


degli affreschi della grotta veronese,
trattate
il

maniera adoperata
le

in parte

colore disgregato,

forme sono
negli
af-

con

facilit volgare. L'arte narrativa,

nobile e corretta

freschi della leggenda

di

S.
si

Vincenzo,

si

fa

rozza

disordinata

nella

leggenda di

S.

Cristoforo,

dimostra tutta povera

nelle

composizioni

delle scene della Genesi.


I

fatti

del

nuovo

e del

vecchio

Testamento,

le

leggende dei

santi,

formarono nella
berto,

basilica di Galliano, gi nobilitata dagli affreschi di Arie varia decorazione,


d'Italia,

una complessa
in

quale doveva essere comune,

come
di

altre

part

anche nella Lombardia, pur nelle minori


chiesa plebana di Agliate, in regione

pievi rurali. Tale era quella della

Como,

cui avanzi furono guasti da


di

un pessimo ridipintore ^
Lorenzo
di

Altri affreschi del battistero

Agliate riapparsi di sotto gli strappi


S.

della calce; e altri, ritrovati nella chiesa di

Mantova, pos-

sono essere

riuniti anch'essi ai suddetti dipinti

secolo XI, di scarsa cultura, poco partecipi del

come opere di pittori del movimento pi complesso


future.

ed elevato ch'era nell'Arte

ne preparava

le

forme

'

Gli avanzi degli affreschi di Agliate,

che per

gli

ornati rassomigliano assai a quelli della navata

dopo il restauro subilo, non hanno altra importanza che del contenuto iconografico. Nella Creazione di Adamo, Cristo, barbato, impone la destra su Adamo che gli sta dinanzi ignudo: nel fondo, due edilci. Nella Creazione d'Eva, Cristo prende per mano la donna che sorge dal fianco di Adamo dormiente. Nell'Annunciazione l'angiolo ad ali aperte, dinanzi alla Vergine che sta ritta in piedi presso uno sgabello munito d'un pulvino. I riquadri della Visitazione e della Nativit, alla quale pur unita la
della chiesa di Galliano,

scena dell'annuncio

ai pastori,

sono molto frammentari.

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STO DIS

sm^
Fig. 41.

''^'^

Cant, chiesa parrocchiale: iscrizione dedicatoria della basilica di Ariberto.

Fig. 42.

S.

Benedetto di Polirone, chiesa: mosaico del pavimento.

LA MINIATURA DAL SECOLO X AL


I

XII

MOSAICI DEI PAVIMENTI

La Miniatura

in Italia dal secolo


;

al

Xll.

Manoscritti

miniati nella Lombardia:

mss. bobbiesi mss. liturgici ambrosiani; mss. vari. Le bibbie atlantiche. I mosaici dei pavimenti nell'et romanica. Pavimenti istoriati di chiese lombarde.

Dal
lia;
s

secolo

alle

X al XII nella Lombardia la Miniatura pi affine forme meno colte della Pittura che a quelle pi disciplinate
N
in
il

e complesse.

Lombardia

soltanto,

ma

quasi per tutta Ita-

che sarebbe vano

voler congetturare da essa quale sia stata la


si

Pittura murale ^ Di rado le condizioni della Pittura vi

riflettono esat-

tamente, anche nei luoghi ove

1'

opera dei miniatori fu pi continuata e


meridionale
;

fervorosa, anche nelle badie benedettine dell' Italia


nei libri liturgici delle chiese di
ficienti del rigoglioso

come

Roma non

si

trovano che indizi insufe

fiorire dell'Arte negli affreschi

nei mosaici delle

basiliche urbane

^,

cos

non

vi nei codici

loml)ardi nessuna miniatura

Fra noi, in ogni tempo, la Pittura murale dovette prevalere su tutte le altre arti figurative, mentre ove essa era anche meno favorita dalle condizioni del clima, ebbe forse minore importanza e lasci pi campeggiare la Miniatura. ^ Inutilmente cercammo a lungo nei manoscritti romani, eseguiti tra il secolo XI e il XIII, qualche traccia del mirabile divenire di stile che fu a Roma nella Pittura dagli affreschi della chiesa sotterranea di S. Clemente a quelli di P. Cavallini. Pei codici dell'Italia meridionale, alcuni dei quali corrispondono bene alle condizioni della Pittura, cfr. E. Bertaux, L'Ari dans l'Ilalie meridionale, Paris, 1904, pag. 201 e segg.
'

oltralpe,

70

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


lo stile

che richiami alla mente

dei nobili dipinti

eseguiti

per Ariberto

da Intimiano.

Le miniature
sembrano opera
tecnica
colorire

dei manoscritti italiani anteriori al secolo XIII molte volte piuttosto di calligrafi che
stessa rinuncia agli
di

miniatori.
ricercati

Vi prevale una
dai
pittori
;

che per s
pastoso,
al

effetti

al

modellare plasticamente, a rappresentare in

modo
tintegdi

naturalistico gli sfondi delle scene. Sulla


giata,

pergamena,

di solito

non

cose

figure

sono profilate con semplici contorni

di

penna,

rado colorite di acquerello, pi raramente ancora modellate con qualche

cenno delle

luci.

Anche
cos

oltralpe
tra noi
;

si

ritrova la stessa

maniera \

ma non
i i

prevalente
miniatori

come

che a Reichenau, a Treviri, a Ratisbona


la Pittura
ci

emularono, ed incitarono anche,

adoperando
che
del

suoi stessi mezzi.

Ma
l'Italia

sebbene rozza, quella tecnica

ha pur

lasciato opere importanti


le

per ITngenua, e quasi popolare, spontaneit


meridionale,

impronta.

Tali,

per

molte

delle

miniature

Clironicon
e

Vulturnense
;

ornato nel secolo XII da

artefici di varia abilit

cultura

per ITtalia
ca-

settentrionale, le miniature di alcuni preziosi codici della Biblioteca

pitolare dlvrea, eseguiti al

tempo

del vescovo

Warmondo,

sulla fine del

secolo

o sul primo inizio del secolo susseguente, che debbono credersi

prodotti in
l'arte

uno

stesso scriptoriiim, nel quale

non mancavano

influssi del-

oltramontana,
^.

ma

anche

si

erano

costituiti dei caratteri tutti

par-

ticolari
Il

messale donato

da

Warmondo
*

alla cattedrale ch'egli

aveva ricocomplessa,

strutta,

ricchissimo di miniature
vi

pu

dirsi

esempio

tipico di quella

maniera. Talora
chiesastica,

sono

rappresentazioni di un'iconografia

dettata

da

sottili riflessioni sulle

sacre scritture. Nella scena

Il pi bel monumento della maniera " lineare della quale parliamo dovette essere l' Hortus deliciarum in esso l'influenza bizantina costituiva talora uno stile molto simile a quello dei miniatori italiani pi bizantineggianti cfr. C. M. Engelhardt, Hortus deliciarum, Stuttgart, 1818 Stuaub-Keller, Horlus del., Strassburg, 1901. ^ P. ToESCA, Reliquie d'arte, op. cit., pag. 76. Nulla ho da mutare nei risultati delle mie ricerche: V. A. MuNoz, Le miniature del Cliron. Vulturnense (Boll, dell' Ist. St. It. XXX). Singolarissimo documento di tale maniera nell'Italia meridionale tra il sec. XII e il Xlll il poema di Pietro da Eboli nell'Italia superiore, i manoscritti, rozzi ma caratteristici, della Vita Malhildis (Roma, Bibl. Vat.: cod. vat. lat. 4922; Lucca, Bibl. Gov. cod. 2508). 3 Sui codici di Warmondo (969-1001, 1002), cfr. Carta-Cipolla-Frati Atlante paleografico-artistico. Torino, 1889, pag. 21 e segg. L. Delisle, Mnioire sur d'anciens Sacramentaires (Mm. de l'Inst. Nat. de
:

France: Inscript. et B. Lelires, XXXlll, n. 90); Ebner, Geschichte d. Missale romanum, pag. 52 e segg.; C. Contessa, Un inventario della Bibl. Capii, di lurea (Atti della R. Accad. delle Scienze di Torino, XLIV). ^ Bibl. capii. cod. 86. Che il codice sia stato donato da Warmondo, ed eseguito appunto per lui, risulta dalle iscrizioni a e. 1, dalla miniatura rappresentante il vescovo stesso, cinto il capo del nimbo quadrato, e da quella che rappresenta l'imperatore Ottone incoronato (e. 160 v.) " pr bene defenso Warmondo Caesar diadematis Otto .
:

LA MINIATURA DAL SECOLO X AL


della

XII

71

Circoncisione di

Cristo

il

fatto

materiale non indicato che dalla

figura della

simile alle
e nella
gine,

Madonna la quale Madonne bizantine

sta ritta, velata, col


:

bambino
lato,

in

braccio,

invece

lumeggiato ci che nell'antica

nuova Legge risponde a quel


figurato

fatto, e

da un

presso la Veril

Abramo con
il

il

coltello del sacrifcio, dall'altro

fonte

battesimale. Talora

testo offre

occasione
:

al

miniatore

di

vivaci

rap-

presentazioni di scene della vita quotidiana


dei morti, le miniature

quali, a illustrare la liturgia

dell'agonia e
forse

delle

esequie ^
del

Ma

il

vario contericavato

nuto,

sia

esso

derivato

dalla

dottrina
la

clero,

da

osservazioni del vero, esposto con


tolosa
:

consueta tecnica, semplice,


le figure

fret-

sul

fondo della pergamena, non tinteggiata,

sono contor-

nate a penna e tinte largamente di verde, di giallo, di rosso, senza accordi


di colori, senza

nessun rilievo di luci o di ombre.

Anche
di ornare
i

nella

Lombardia, dal secolo


adoperata ora da
elette

al XII, fu

comune

tale

maniera

codici,

artefici sui

quali

ebbero qualche

azione
le cui

le

forme pi

ch'erano nella Pittura, ora da rozzi calligrafi

opere

sono del

tutto

informi

ma come

in altre nostre

regioni,

l'attivit dei miniatori,

troppo saltuaria, non riusc a costituirvi una tra-

dizione artistica bene definita la quale abbia caratteri locali.

Nello stesso
la

monastero

di

Bobbio,

ove

fior

il

trascrivere

codici,

Miniatura sembra non essere stata esercitata in


altri

modo

continuato, non
facile

ebbe quell'aspetto suo proprio che

potrebbe supporre
i

for-

marsi in luogo cos appartato, nel quale


duti dai

vetusti codici

irlandesi posse-

monaci avrebbero potuto


i

offrire dei

modelli singolarissimi ^

Fra
luoghi

codici bobbiesi fregiati di qualche ornamento, quelli dei primi

secoli della badia


^.

non vanno

distinti nella loro

rozzezza dai codici di

altri

Nell'evo carolingio poi, e nel corso del secolo X, sebbene la scritbellezza


le

tura vi abbia forme di vera

miniature

raramente risentono

della nobile arte oltramontana

come

in alcuni codici della Biblioteca di

Torino

(fg.

43)

*,

Rarissimo

riflesso della

miniatura germanica della fine

'

206 V.)
2

Le miniature che illustrano le preghiere dei morti (ce. 191, 193, 198 v., 200 v., 201 v., 203 v., 205 v., sono documento di estrema importanza sia per la storia del costume sia per lo stile, che rivelano
vero.
Cfr.

una singolare osservazione del


:

specialmente C. Cipolla, Codici bobbiesi, Milano, 1907, tavv. XXXIX-XLI. ^ Cfr. e. g. nel quale le iniziali, zoomorfiche, hanno il ms. B, 159 sup. della Biblioteca ambrosiana colorature rozze e stridule come nei peggiori mss. merovingici v. The Palaeographical Society, II, 121. * Cfr. C. Cipolla, Codici bobbiesi, tav. Lll, LX, LXIII, LXXIV.
;

72
del secolo
(cod.
1).

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

sono
inf.)
^

in
le

un messale bobbiese della Biblioteca ambrosiana


pagine

84

purpuree

inscritte

d'oro,

gli

ornati

delle

iniziali e

specialmente

la Crocifissione (fig. 44).

Ma
l'Italia

di solito, fuorch in tali casi singolari, le miniature eseguite nel-

superiore dal secolo

al XII,

anche a Bol)bio, e negli

giori centri di cultura,

pur nei manoscritti pi accurati,

magmantengono una
altri

povera semplicit

di tec-

nica e dipendono dall'u-

mile maniera che abbiamo


descritto.

In

un

salterio

ambrosiano della Biblioteca

vaticana

(cod.
fra
il

Yat.

lat. 83), scritto

secolo

XI con bella scrittura

carolingia, gli ornati ver-

miformi

di alcune iniziali

accennano a qualche inlluenza degli intrecci bizzarri che

ornano
^;

codici

irlandesi

le figure

sono

profilate a penna,
giate di
stridenti,

tinteg-

colori a

guazzo,

senza rilievo. Nel

foglio che rappresenta, se-

condo

l'iconografa tradi-

zionale di tal soggetto, Da-

vide seduto fra


Fig. 43.

cori,

la

Torino,

liilil.

nazionale: cod. F, IV,

miniatura
12.

campita
n

di

verde,
lorate
di
tinte acri,
i

le

vesti

sono col'oro,

visi

sono imbrattati di colori diversi;


nascondere
la

profuso
lorire

in varie
45).

parti,

riesce a

rozza imperizia del

co-

(fig.

Fu certamente miniato
salterio della Biblioteca di

in

Lombardia

sul principio del secolo XI,


:

un

Monaco

(Staatsbibl.

cod.

lat.

343) che ha molte

'

attribuito al sec. XI dal Delisle, (Mmoire, op.


:

cit.,

n. 112).

Vattasso e Franchi be' Cavalieri, Codices Vat. Latini: cod. 83. L'influenza degli antichi inss. irlandesi posseduti dalla badia di Bobbio si scorge anche in qualche altro codice: Cfr. C. Cipolla, Codici bobbiesi, tav. LX.
^

Cfr.

LA MINIATURA DAL SECOLO X AL


affinit

XII

73

con quello della Biblioteca vaticana ^


i

Per

la

miniatura rappre-

sentante Davide fra

cori l'artista prese anch'egli a


il

modello un esemplare
seggio,
la tunica del
(tav. IV).

antico, ne ritrasse l'arcata che riquadra la scena,

profeta ornata di

ociili,

e l'intiero

schema

della

composizione

Anche

gli

ornati e le

iniziali,

composte

di

figure,
;

dimostrano nel miil

niatore una cultura artistica non dispregevole

ma

disegno, pur nitido

ed espressivo,
loro

guasto dalle stridule tinte guazzose e disgregate fra di

non meno che


i

siano

colori nei pi
afTreschi
di

inculti

Verona
(fig.

e di Galliano

46 e 47).

Fra

manoscritti
superiore,

dell' Italia

miniati con vario gra-

do
al

di rozzezza dal

XII sec, opporsol-

tuno ricordarne

tanto alcuni di quelli

che sono da attribuire

con certezza

alla

regione lombarda.

Un

libro di varie

orazioni che da cre-

dere sia stato scritto

per l'arcivescovo Arnolfo (998-1018), pre-

decessore di Ariberto
Fig. 4J.

Milano, Bibl. ambrosiana: cod. D,

84, inf.

da Intimiano, ha miniature delineate a penna,


cremisi, di porpora,
e

con

colori a guazzo di azzurro, di giallo, di


d'oro,
di
le

con tocchi

quali possono essere

com48)
^.

parate a quelle nei coevi manoscritti

Warmondo

d'Ivrea

(fig.

Certi messali, ora conservati nella Biblioteca ambrosiana,

possono dar

' Che il ni'), provenga dalla Lombardia appare dalle molte note censuarie del sec. XI, inscritte " ambezago, a e. 1, nelle quali ricorrono nomi di piccoli luoghi dei dintorni di Milano cavanaco, caponago, concorezo, arculi, belusco, ronco, uximate, calugate ......
:

in parte

Burlington F. A. Club; Exhibition of illuminateci Mss., Londra, 1008, pag. 4. 11 ms., gi posseduto da Carlo Emanuele III re di Sardegna, appartiene ora al sig. C. W. Dyson Perrins. Non abbiamo ancora avuto occasione di studiarlo direttamente.
^

10

74

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

saggio della povert d'illustrazione nei libri liturgici delle pievi rurali. Nel

pi antico di essi (cod. A. 24

ini",

bis), forse

ancora del secolo IX, proveniente

dalla chiesa di Biasca nel Canton Ticino,

non

vi

sono che

iniziali, rozze,

incomposte, tinteggiate malamente a penna; in quello,


secolo XI, gi della chiesa di Lodrino (cod. A. 24
inf.),

del principio del


si

trovano

iniziali

disegnate da artisti di varia

abilit, e di fronte al

canone
il

rozzamente
tra

delineato
la

crocifisso
il

Vergine e

Battista

men-

tre

sono disegnate con mag-

gior correttezza, e

non sendi

za qualche
flusso

traccia

in-

bizantino, le

figure
(fi-

dei donatori del codice

gura 49) ^ Nel terzo messale

ambrosiano

(cod. D. 87

sup.),

che appartenne alla


S.

chiesa di

Vittore di Be-

dero
spetta

in

Val Travaglia, e

ad epoca alquanto
di

pi

recente

quello

di

Lodrino, l'influenza bizantina nella rappresentazione

del crocifisso
e
si

maggiore,

manifesta anche nelle

due protome d'angioli che


appaiono
croce,
al di
l'

sopra della

ma

esecuzione

trascurata, informe.
Fig.
-15.

Nel corso del secolo XII


Roma,
Bibl. vaticana: cod. vat.
lai. 83.

manoscritti miniati nella


soltanto per
colore, acco-

Lombardia risentono delle fiorenti condizioni della Pittura una maggiore fermezza del disegno e per il migliorarsi del
In

gliendo sovente anche pi l'azione della diffusa influenza bizantina.

un grande volume

di vario contenuto,

composto per

la cattedrale

Cfr. L. Delisle, Minoire, op. cit., n. 72; Ebner, Gescli. cedente questo ms. contiene non l'intiero messale ma soltanto sacramentario. Nella miniatura della Crocifissione (e. 182 v.) tracciate da mano pi sicura.

op. cit., pag. 71. Come il preorazioni da recitare nella messa; un le figure dei due ofTerenti sembrano essere
d. Missale,

le

Tav. IV.

Monaco, Staalsbibl.

cod

lat. 343.

LA MINIATURA DAL SECOLO X AL


di

XII

75

Piacenza circa l'anno 1146 \

le iniziali

sono miniate sottilmente, con


dorati,

racemi multicolori su fondi


figurate la

tinteggiati
:

ma

nelle

illustrazioni

maniera consueta
miniature

profili a

penna, tinte guazzose e vivaci,


nella
le

senza studio di rilievo; qualche accenno all'iconografia bizantina,


serie

delle

delle

maggiori

feste

dell'anno

pi

frequenti

composizioni di un'inge-

nua

libert, tali

da ramminia-

mentare anche

le

ture del messale di

War-

mondo Un

d'Ivrea.
salterio della ba-

dia di Polirone, ora nella

Biblioteca civica di
tova,

Mandi

ha illustrazioni

singolare importanza iconografica, in alcune delle

quali

si
il

afferma chiara-

mente

consueto

stile,

nel tratteggiare calligrafico delle

figure, nel co-

lorito

in altre

nelle

due maggiori, rappresentanti


(fig.

Davide
50),

fra
il

musici

trasporto

dell'Arca

un'insolita
di
;

ricchezza

tinte

di

lumeggiature

in
il

altre

s'intravede che

miniaFig. 46.

tore intende ad imitare,

Monaco, Staalsbibl.

cod.

lat. :l3.

con procedimenti pi
torici,

pitci

un esemplare bizantino: raro codice che


famosa badia
(fig.

palesa la varia attivit

artistica ch'era nella

51)

^.

Saltuariamente, e in
tistica costante, si

modo

che non danno indizio d'una corrente arstile

trovano miniature di fattura pi accurata e di


i

pi

complesso

in altri codici dei quali giova ricordare soltanto

pi importanti.

' Bibl. capitolare, cod. 65. A. Venturi, Storia, antica nota dell'obituario contenuto nel volume.

III,

pag. 453.

Ricaviamo

la

data del

1146 dalla

pi
1905.

A. Venturi, Storia,

III,

pag. 448

R. Bellodi, //

monastero

di S.

Benedetto in Polirone. Mantova,

76

LA PITTURA E LA MLNIATURA NELLA LOMBARDIA

Un
colta,

manoscritto

dell' Archivio della basilica

ambrosiana

di

Milano ha
racsolita

qualche iniziale imitata da modelli

bizantini. In altro, della stessa


S.

una miniatura rappresentante


calligrafica,

Ambrogio

tracciata nella
di tinte

maniera

ma
52) ^

colorita con

una variet

che tende a

mouna

dellare le

forme
inf.),

(fg.

Una grande

bibbia, della Biblioteca

ambrosiana
d'

(cod. B. 48

eseguita forse per la chiesa

milanese

^,

ornata
:

composizione grandiosa quasi fosse ricavata da pittura murale


vi

il

Cristo

troneggia

tra

simboli

degli

Evangelisti,

venerato

da due devoti.

ro PNE
DAVID
1
i
,1
'

.j cizz

u^xu tr cino tLOTu

m uou tv d txcoo
cod.
lat. 343.

k.;*.

itrvcrvtfro

invxherM^^uLum dortiuirn^t^^
Staatsbibl.
:

Fig. 47.

Monaco,

dalla

Madonna

e dal Battista

atteggiati

secondo

lo

schema

della

orjats.

il

disegno, soprattutto nella nobile figura del Redentore, dimostra una

Il primo ms. contiene i Moralia di S. Gregorio il secondo, in due volumi, le opere di S. Ambrogio:' entrambi sono senza segnatura. Nel ms. delle opere di S. Ambrogio la miniatura (fig. 52) rappresenta prostrato ai piedi del santo il canonico Martino che fu preposto della basilica ambrosiana a mezzo il secolo XII. ^ Nel frontespizio si afferma che la bibbia secondo il rito ambrosiano ma non sappiamo per quali argomenti. Possono unirsi alla bibbia, per correttezza di forme e per influenza bizantina, un messale della Basilica ambrosiana {sec. Xl-XII), e un altro della Bibl. capitolare di Novara (cod. LIV) nel quale un'iniziale figurata ripete una composizione ch' pure nel precedente (fig. 54), e la crocifissione fortemente improntata all'arte bizantina (cfr. Cauta-Cipolla-Frati, Atlante paleografico, op. cit., pag. 28) un terzo della Bibl. ambrosiana (cod. T. 120 sup.), e infine, un altro messale della Bibl. capitolare di Piacenza (cod. 42), della seconda met del sec. XII, ove in una miniatura il Cristo troneggiante sull'oltremare vi'
;

vamente colorato d'oro

e d'argento nelle vesti

(fig. 55).

LA MINIATURA DAL SECOLO X AL

XII

77

larga influenza dell' arte bizantina sul miniatore, che stimiamo operasse
nel secolo Xll
(fig.

53).

Ma
quale

notevole sopra ogni

altro

documento

del riflettersi delle

forme
del

dominanti nella Pittura anche su opere eseguite col semplice


abl)iamo
raccolto alcuni esempi,
^

stile

il

rotulo

membranaceo

della

Biblioteca capitolare di Vercelli

nel quale, sul principio del secolo XIII,


la chiesa di S.

furono

ritratte le pitture

che ornavano

Eusebio in quella

^.

ij>trtc-xit

'"
-T:

>prcc-4.w^

, .*

,\Kiir!Xl1

i^iy>C

per

Fig. 48.

Londra, Bibl. del

sig.

Dyson Perrins: messale.

citt.

In quei disegni delineati

leggermente di penna, senza colori,

la fa-

cile

spontaneit propria a

siffatta

maniera va congiunta con una corretall'

tezza di forme quale nelle opere pi inspirate

arte bizantina, quale

era probabilmente nei dipinti copiati dal disegnatore.

Giova infine non trascurare


noscritti

in questa parziale

enumerazione
^

di

ma-

lombardi

le

miniature del Martirologio di Adone,

scritto l'anno

e.

Cipolla, La pergamena rappresentante


1901).

le

antiche pitture della

bas.

di

S.

Eusebio (Misceli, di

St.

patria,
^

XXX, Torino,
F.

NovATi, Descrizione del Martirologio di Adone {Ardi.

st.

lombardo,

1876, XII, pag. 514 e segg.).

78
1180 per la
nelle quali
il

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


cattedrale di

Cremona, rappresentanti
la

le

figure

dei mesi;

disegno tortuoso e

maniera del colorire sono segni pre-

coci, sel)bene

appena

sensibili, del

nuovo

stile

gotico

(fg.

56).

Si volle attribuire alla

Lombardia anche un numeroso gruppo

di

mae

noscritti

che sono uniti insieme da molti caratteri comuni: bibbie in for-

mato

atlantico, vergate in

doppia colonna di grande scrittura del XI

del XII secolo, ornate con iniziali di

forma particolare per


variopinti
e

loro lacunari
pei
fogliami,

talora fregiate anche di mi-

niature figurate

^;

ma non
di

troviamo
tare
sia

modo
la

accerorigine

che

loro

lombarda.
Vi
tuttavia

ragione

di credere

che

gli

enormi
scritti e

volumi siano
sima regione
ora,

stati

miniati tutti in una


:

medeper

la quale,

non

si

pu determiche fosse

nare con sicurezza sebbene


vi sia a sospettare

nell'Italia centrale. Il colo-

rito

grossolano delle minia-

ture di molte di quelle bibbie

rammenta infatti

quello

dei dipinti delle chiese di


S.

Paolo presso Spoleto e

Fig.^49.

di S. Elia di
Milano, Bibl. ambrosiana
:

Nepi

nel

cod. A. 24 inf.

raffronto

pur da osseri

vare una particolarit curiosa

sia

miniatori dei volumi atlantici che

'

S.

Berger, Hisloirc de

la

Vulgate, Paris, 1893, pag. 137 e segg.

Il

ficazione delle bibbie soprattutto (lall'esame del testo.


al

Avendo riguardo

Berger trasse motivo alla classialle miniature, si possono riunire


:

cfr.

R. Bibl. cod. 386 1) Parma, ch'egli credette di origine milanese, anche altri volumi atlantici Garta-Cipolla-Fra.t[, Atlante paleografico, op. cit., pag. 29. 2) Monaco, Staatsbibl, cod. lat. 13001 Bibbia 3) Roma, Bibl. Val.: cod. vat. lat. 10405. Bibbia donata da Enrico IV al monastero di Hirsau (fig. 57). cod. B. 47 inf. Bibbia. 5) Milano, Bibl. Anibr. proveniente da Todi. 4) Milano, Arch. di S. Ambrogio

gruppo

6)

Genova, Bibl. Civica: Bibbia


;

(sec. XII). la

cipio del sec. XIII

bibbia della Bibl. di Perugia (cod. L. 59), che si pu assegnare al prindi alcune sue iniziali corrisponde agli ornati del suddetto gruppo. 2 Cfr. tale particolare nella bibbia tubertina (Cod. vat. lat. 10405) e in quella della Bibl. di Parma, che proviene probabilmente dall'Italia centrale.
Di tipo assai pi sviluppato

ma

ancora

la

forma

LA MINIATURA DAL SECOLO X AL


pittori di quelli affreschi

XII

79

cadano nello stesso strano


i

e volgare errore co-

lorando

di

tinte diverse in diverse parti

manti delle figure quasi che


per ornati, una bibbia atlanil

non
tica

si

trattasse di

un solo indumento.
e

DifTerisce

da quei volumi, per fattura

della Biblioteca

ambrosiana (cod.
agilit

B. 27 inf.) nella quale

testo

commentato con molta


qualche tinteggiatura.
^

in

leggieri

disegni,

avvivati

talvolta di

La precisione del disegnare pu


compararvisi a quella dei
migliori codici ornati nell'Italia
il

~-r^r"vr-e..--r.-~y..'.-.-r'^*ieT'--^-.n:it.7*,

meridionale durante

XII secolo,

ma non
eh' essa

si

pu escludere

po-

tesse essere posseduta an-

che da un artista
superiore, ove
i

dell'Italia

disegni del
di

rotulo

della

cattedrale

Vercelli, eie miniature nelle

quali

si

scorgono pi chiari

segni della influenza bizantina,

potrebbero essere in-

vocate a confronto.

Anche nella Pittura murale si hanno tracce della


tecnica che prevaleva nella

Miniatura, sia in lavori di


Fig. 50.

Mantova,

Bibl. civica: cod. C, IH, 20.

decorazione
eseguiti

sia in

quelli
si-

pi trascuratamente. Nella basilica ambrosiana, nel pilastro a

nistra dell'altare

maggiore

dipinta

su rozzo intonaco bianco una figura


,

creduta di un'antica diaconessa, la quale non

per vero dire, che

l'effgie

d'un chierico, tonsurato, vestito di tunica, in atto di portare un panno, forse

un velo

liturgico. Grossi contorni

bruni proflano

la figura, ch'

modellata

'

Il

ms. pu attribuirsi alla fine del sec. XII: esso va distinto dalle altre bibbie anche per

il

genere

degli ornali.
2 Anche a Siisa nella base del campanile di S. Giusto, del sec. XI (T. Rivoira, Origini, pag. 228), che sembra racchiudere avanzi d'una pi antica costruzione, le pareti hanno tracce di vela dipinti con figure di cavalieri profilate semplicemente di nero.

80

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


leggiera

soltanto con qualche


nica,

ombreggiatura: e nella povert della tecviso, vi si riconosce


(fg.

ma

pur nel brioso aspetto del

una maniera

si-

mile a quella che

comune

nelle miniature
stile

58).

Pi

si

esplicava intanto quello

in

altro

genere di decorazioni,

ijiT^-^rv

D\

\J

Fig.

5L

Mantova, Bibl. civica

cod. C,

III, 20.

che non

si
il

potrebbe disgiungere dalla Pittura: nei mosaici dei pavimenti.

Era
lora
citt,

tempo
di

in cui
la

la

vita

civile

rifiorente
il

per ogni plaga d'Italia

materiava ed esternava
vari

propria forza e
regione,
le

proprio carattere, gi sin d'al-

regione

in

nelle

cattedrali

che sorgevano

nelle

nelle pievi che

popolavano

campagne.

la

Lombardia innalzava

LA MINIATURA DAL SECOLO X AL

Xll

ai

mirabili costruzioni, dalle auguste basiliche di Milano, di


alle cattedrali di

Como,

di Pavia,

Cremona,

di Piacenza, alle

minori chiese della pianura


i

padana, per opera di


di

artefici

che apprestavano forse


Allora,

princpi
la

fecondi
Scultura

nuove forme

d'architettura.

dopo

secoli,

anche
le cose,
;

riacquistava fra noi la dimenticata virt di plasmare

ascendendo

per intimo sforzo, non senza qualche impulso esteriore

e nella regione

Fig. 52.

Milano, Archivio di

S.

Ambrogio: Opere

di S.

Ambrogio.

circumpadana, dalle rudi decorazioni delle chiese di Milano e di Pavia, merc Wiligelmo, Nicolao e i maestri che uscivano dal bacino del lago
di

Como,

giungeva

all'

austero

possente

naturalismo

di

Benedetto

Antelami.
Sulle facciate delle cattedrali
storie della Genesi,
le
gli

scultori raffigurarono

profeti,

le

vite

dei santi patroni, lo zodiaco e le opere dei


;

mesi, la varia fortuna


loghi morali
:

umana

fecero cenno di leggende eroiche, di apo-

l'arte loro trasse

materia dalla cultura e dalle credenze pi

82

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

diffuse e la espose agli sguardi di tutti. Nell'interno, l'arte espresse, in forriia

non meno semplice,


segnamenti che
che Siccardo
la chiesa
^,

al

popolo prosternato

le stesse

cose familiari, o
:

gli in-

la cultura

pi elevata imbandiva alle turbe


disse

il

pavimento,

di

Cremona

immagine

del volgo,

il

quale sostenta

fu tutto istoriato di variate figure.


tutta l'Italia
;

Ancora per

superiore

restano

avanzi

di

pavimenti di
Marche, se

chiese lavorati a mosaico

ve ne sono nelle

Romagne

e nelle

ne ritrovano anche nell'estremo

lembo meridionale d'Italia ^, s che non


si

pu attribuirne
alla

l'

uso

specialmente
bardia,

Lom-

sebbene essa ne

abbia alcuni dei pi importanti.

Composti

di

tessere
e nere,

marmoree bianche
talvolta avvivati

anche

di

marmi

d'altri colori, essi


il

coprivano per lo pi
presbiterio
,

talora

tutta

r area della chiesa, quasi


preziosi tappeti, con loro

varie figurazioni e con


ornati

gli

che

li

riquadraespressi
bi-

vano.

Vi erano

raramente dei soggetti


blici
Fig. 53.

o delle semplici scedi

ne
Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. B. 48 inf.

genere
le

pi

freri-

quenti cavate da nozioni diffuse


leresche,
notizie
di

figurazioni

detriti di mitologia, favole,

leggende cavalle
i

geografa e

di

cosmologia
la

comuni
o

rappreconcetti

sentazioni riguardanti pi strettamente

vita

quotidiana

' SiCARDi Mitrale {Pati: lat. CCXIII, 40 e segg.): pavimentum, quod pedibus calcatur, vulgus est, cuius laboribus Ecclesia sustentatur ,. 2 Cfr. Bonn, 1873; E. Mntz Etndes E. Aus'm Werth, Dei- Mosaikboien in St. Gereoii zi Cln L'Art dans l'Italie meridionale, Bertaux, iconograpliques, Paris, 1887; A. Venturi, Storia, 111, 421 e segg.; E. op. cit., pag. 483 e segg.
,
,

MOSAICI DEI PAVIMENTI


Vizi e le Virt, le

83
arti.

morali
plici

l'Anno, l'avvicendarsi dei mesi,


le
i

Sem:

contorni per lo pi vi delineano


essi la

forme,

come

nelle miniature

non hanno
si

fermezza di segno e

canoni

stilistici

che

si

trovano
i

nella Pittura murale, anzi sovente

una rapidit sommaria

cos che

visi vi

deformano,

movimenti
e vi

vi
s'

appaiono disordinati
intravede

un certo

spirito

incolto, popolare, qual' nelle

miniature.

Conviene confessare che,


per tale loro
assai
stile,

diffcile
i

distribuire

mosaici

dei pavimenti in

una sicura
,

successione

cronologica

anche,

molte volte,

deter-

minarne
molto
secolo.

la data entro limiti

ristretti

del XI e XII

ci

scarso

aiuto
delle
iscri-

pu venire dall'esame
forme epigrafche nelle
zioni che sovente
si

trovano

nei mosaici, perch esse of-

frono criteri di giudizio non

meno
niti

incerti

di

quelli

for-

dallo
del

stile.

Nei

framdel

menti

pavimento

duomo
rali

di Ivrea le Arti libe^,^^;P^;.(1KE1K=';^-"^

sono tracciate con una


che
Fig. 54.

spontaneit di disegno
li

Novara,

Bibl. capitolare: cod. LIV.

rende simili

alle

miniature

dei manoscritti del vescovo

Warmondo
di

essi

potrebbero
tra
il

perci risalire

all'epoca

della

ricostruzione
e
il

quel

duomo,
i

secolo

e XI. Pi

complessi per tecnica,

pi recenti,

mosaici del
forse,

duomo

di

Acqui

ove sono rappresentati

volo

d'Icaro,

curiose

scene

di g-

' F. Patf.tta, Studi storici e note sopra alcune iscrizioni medioeuali (Ment. della R. Acc. di Se. Leti, ed Arti di Modena, 1909, pag. 247 e segg.). La data del 1067 inscritta nel pavimento si riferisce alla consacrazione del duomo di Acqui, ma probabile che il mosaico sia stato eseguito in tempo non molto po-

steriore a quell'anno.

84

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


vivacit

nere segnate con grande


presso
il

anche meno antichi quelli

ritrovati

duomo

di

Torino con figurazioni della Fortuna, dell'oceano, dei


e gli
altri,

Venti, riunite in

armonioso complesso decorativo \

di varia

tf>ronifcrdominiticnibu9

Cwq^ on\\ milttu cdcftif?rcit^.


bymnu

S c^. S^ dn^d tbaorf?. pimi furrr c^ et tm


diccntcs,

^ tuf
S
clr.

onim^, fme fItl^

tua. onnaincccelfif.B cncdtctu

qui umrr itfnoTc-dmpfajitu in


OCCCI119

V.

- ....

. ,

.. ..-

"r-V

4>;

Fftnanrtcsnnt. |>ntt^^ Sifmtii;


J^.

Fig. 55.

Piacenza, Bibl. capitolare: cod.

42.

epoca, nella cattedrale di Aosta

'^

ove sono

Fiumi

del Paradiso, animali,

mostri diversi, e l'Anno troneggia fra

le figure dei

mesi improntate con

Torino (Bull. d'Arte, 1910, I e segg.). mosaici di Aosta furono assegnati all'et romanica da Aus'm Werlh e dal Venturi; i quali tuttavia non osservarono come essi appartengano a due epoche distinte e come la parte pi rozza con figurazioni dei Fiumi e di animali fantastici sia la pi recente: cfr. P. Toesca., Aosta {Catalogo
'

P. ToESCA, Vicende di un'antica chiesa di

'

Giustamente

generale delle cose d'arie

e d'antichit del

Regno

d'Italia,

Roma,

1911).

MOSAICI DEI PAVIMENTI

85

l'ingenua e fresca osservazione del vero che esse


dei codici e nelle sculture delle cattedrali

hanno nelle miniature romaniche (fg. 59). Vari per loro


al secolo

epoca sono

mosaici delle chiese emiliane, da assegnare

XI e

XII,

nei quali ricorrono gli stessi elementi iconografici che nei mosaici del Pie-

monte

le

figure

dell'Anno, dei mesi, immagini di mostri, scene di ge-

nere ed anche rappresentazioni tratte da leggende \

Forme, contenuto,
regione lombarda.

et

non

diversi

hanno

mosaici dei pavimenti della

flttrtit

yf '^''

ta^caefti&*

\J^

Fig. 56.

Cremona,

Bibl. capitolare: cod. di

Adone.

Milano, nella chiesa

di

S.

Salvatore

in

Xenodochio sorta presso

un ospizio di

trovatelli fondato dal prete

Dateo nel secolo Vili

glorioso
il

raggio di umanit nell'epoca oscura

era un mosaico rappresentante

battesimo di un fanciullo, persone che distribuivano elemosine, un maestro

che insegnava a leggere; e un'iscrizione commentava:


sancte
liane

memento deus quod

condidit iste datheus


^.

aulam miseris auxilium pueris

' Coi pi noti mosaici di Piacenza, nella chiesa di S. Savino, ricordiamo il piccolo ritrovato nella chiesa di S. Eufemia, rappresentante un cavaliere che assalta un drago.

frammento,
abbia asse-

^ Per la forma dei versi e per l'iconografia, crediamo clie gnato a buon diritto quei mosaici, ora perduti, all'evo romanico.

il

Giuuni (Memorie,

1,

50-51)

86

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Vercelli,

il

pavimento
funerale

di S.

Maria Maggiore
i

fu istoriato

con scene
la scritta:

bibliche,

con

la figura di
il

Davide
della

fra

musici
finta

vi si vedeva,

con

AD RiDENDVM,

volpe,

morta, celebrato

dalle gal-

CtrrhJbat ditTn/3:WtnixrjprrrT* Lr^pnr

ihurrt

ecmuciom ntxcumciectwmlnj

mmcatmx^cvLm nuncfixjrAnm c^at^^hx, cuUim f{Tcamwttr'dumadp(intrd'pi curhtfhnirp tipcf^h^bUani^t^auwi mficumppt flqnifuenraitd.tnt. ft0ma\om^ acua.eie$M>utwte:gtTma^i crdeMczeua

tnXTJt^n pTzCma qatA

imcntftnenr ctn^X^niAat' tp^nuchtmcr'cecir/nreft


-

xn^'^^nfuclinlm 'auifcicinc^M*hoetripcrr'* gnn^lini^Lf erasxur.c CudAffc netudei

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y y rumuolrnr drfpitunr-, ^rwnToypa


.nuJiUo

mirUfyatjhlhdwf'fl'cnrt

V^^ptcuaiaJifrptcgrAuiWtauiaa'

Fig. 57.

Monaco,

Staatsbibl.: cod. lat. 13001.

line ^

Ancora nella cattedrale

di

Novara

il

presbiterio

ornato di un
:

vasto mosaico nel quale riunita una varia materia iconografica

il

Pec-

' perduto il mosaico rappresentante David e i cori; molti frammenti di altre composizioni si trovano murati nell'atrio d'una casa di Vercelli altri giacciono, ancora scomposti, in un'arca del Chiostro di S. Andrea. Lo stile non d ragione di contestare (A. Venturi, Storia, 111, 433) la data del 1040: cfr. G.
;

Colombo, Docuin.

e notizie

intorno agli

artisti vercellesi, Vercelli, 1883, pag. 14.

MOSAICI DEI PAVIMENTI

87 Venti
la
i

cato originale nel Paradiso, figurato coi quattro


degli evangelisti tra ornati che riquadrano

Fiumi

simboli

organicamente

decorazione,

con meandri nei quali

come

nella Pittura

murale

sono intercalati

Fig. 58.

Milano,

S.

Ambrogio:

affresco.

immagini

di animali diversi,

con dischi segmentati, con racemi


il

la

forma

delle cui foglie indizio che

mosaicista conobbe

le

forme ornamentali
i

bizantine ^

Nella chiesa di Sant'Evasio a Casale Monferrato

mosaicisti

'

le parli

mosaici di Novara sono fra recentissime dalle antiche.

pi rozzi nel disegno delle figure

conviene distinguere in

essi

88

LA PITTURA A LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

rappresentarono storie di

Abramo

e di

Giona con disegno

e fattura

tra-

scurata, con ingenua iconografa nella quale


di pi antiche, ora di pi eulte figurazioni
;

pur
e

si

sentono risonanze ora


alle scene bibliche

unirono

immagini
denze o

di

"

monstra

di

giocolieri,

di

lottatori,

attingendo alle cre(fg.

alle predilezioni della cultura pi divulgata

60) ^

Pi corretto nella fattura, pi elevato anche nel contenuto iconogra-

Fig. 59.

Aosta, cattedrale: mosaico di pavimento.

fico,

il

mosaico della chiesa

di

San Benedetto

di Polirone

recante la

data del 1151, con figure delle Virt tracciate in sobrio e preciso disegno

quale nelle miniature di codici polironiani, con ornati

di

meandri,

con
delle

dischi figurati di mostri e inspirati probabilmente alle decorazioni

preziose

stoffe

lavorate

oculi che dall'Oriente


tutto e gli

dall'Italia

meridiosovente
di

nale

commerci diffondevano per

antichi inventari
(fg.

ricordano conservate nei tesori delle chiese

42)

^.

L'imitazione

' Nei mosaici di Casale il colore pi vario che nei tessere rosse e gialle; alcuni particolari di tessere rosse. * Aus'm Werth, op. cit., pag. 15.

precedenti:

le

carni di alcune figure sono di

>

MOSAICI DEI PAVIMENTI

89

simili modelli

appare anche in parte dei mosaici di Pieve Terzaghi che


attrii)uiti

possono essere
quanegra

anch' essi

all'

et

romanica \ ed

in quelli di

Ac-

sul Chiese.
affinit tra loro
i

Per caratteri tecnici e iconografici hanno


istoriati di
Il

pavimenti

Cremona
"

e di Pavia.

mosaico del

camposanto

.,

di

Cremona appartenne

forse

ad un

edificio anteriore alla ricostruzione della cattedrale, del principio del XII

secolo

non pu
i

tuttavia riferirsi

ad epoca diversa da quella degli


le

altri

mosaici perch

suoi ornati

e,

in parte,

sue

figurazioni

mostri, un tappeto a dischi annodati

come

in stoffe orientali

meandri, non sono

Fig. 60.

Casale Monferrato,

S.

Evasio: mosaico di pavimento.

dissimili dalle consuete.


il

Ma

la fattura

vi

pi

complessa che altrove

mosaicista vi adopera una policromia assai ricca.


clic lotta

Fra

altro, lo

strano

CENTAVRVS
lineati

coutro un demone, segnato di contorni neri sottole

di

giallo,

ha colorate di giallo e di nero


i

gambe. N meno

si

differenziano dagli altri

mosaici di Cremona per alcune loro figurazioni,


:

che discendono da fonti antiche


LiTAS

entro un riquadro, due giovani [crvdel'un


l'altro,

iMPiETASJ

trafiggono

mentre un' eroina

[fides]

Aus'm Werth, op.

cit.,

tav. VII.

12

90
uccide
distinto

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

con

l'

asta

la

discordia,

ed appar coronata di diadema

giallo

con dischi di porfido e di serpentino, vestita di lunga tunica

grigia orlata di fascia

ingemmata

(fg.
il

64).

Ricco di colori diversi era pure


di
S.

pavimento della chiesa cremonese


d'ornati,

Agata

^
;

anche a Pavia

fu

adoperata una varia policromia nel

mosaico di

S.

Pietro in ciel d'oro, ch' rozzissimo di forme e

e in quello di S.

Michele ove figurato Teseo che uccide

il

Minotauro,
e di cla-

Davide

e Golia,

l'Anno seduto in trono, vestito di tunica rosea


dei

mide azzurra,

tra le personificazioni

mesi

(fig.

61)

^.

Fig. 61.

Pavia, S. Michele: mosaico di pavimento.

Nei frammenti del grandioso pavimento della chiesa pavese di Santa

Maria del Popolo non soltanto


quella del

il

colorito
le

gareggiava

di

ricchezza con
della
lotta

mosaico
s'

di

Cremona ma

rappresentazioni
alla

dei

Vizi e delle Virt

inspiravano anch' esse

Psychomacha

di

Pru-

denzio

^.

sono ora nel Museo di Cremona. Dall'Acqua, La basilica di S. Michele, Pavia, 1875; C. Brambilla, La basilica di S. Michele, Pavia, 1876, pag. 42 e segg. Per il pavimento di S. Pietro in ciel d'oro cfr. Arie il. decorativa e ind., 1895. Secondo il Cipolla (Il velo di Classe in Gallerie Naz. II., Ili, 240) le date dei mosaici di Pavia e di Casale oscillano, per caratteri paleografici, tra il X e l'XI sec. ^ C. Brambilla, La basilica di S. Maria del Popolo e il suo mosaico, Pavia, 1876.
'

frammenti del mosaico

di S.

Agata

ornati a
II,

meandro
;

^ I.

CiAMPiNi, Veler Monimeiita,

Roma,

1699,

3 e segg.

G.

MOSAICI DEI PAVIMENTI

91

A
un

tale serie di

pavimenti

si

aggiunto
il

test,

per fortuita scoperta,

altro vasto

mosaico che decorava

termine della navata maggiore

della chiesa di S.
attuale.

Colombano di Bobbio assai pi bassa, un tempo, della Frammentario e lacunoso, diviso in pi zone istoriate, fregiato
di

dei consueti ornati

meandri

di

dentellature.

Vi

erano figurati in
^
;

doppio ordine

mesi dell'anno insieme coi loro segni zodiacali

vi

si

veggono anche delle figurazioni fantastiche, un centauro che combatte la chimera, un essere mostruoso |lemnasj che assale un drago (fg. 62). La maggior parte del mosaico occupata da alcune storie tratte dal Libro
dei Maccabei, le quali sono eseguite

con

singolare

variet di tinte e di

Fig. 62.

Bobbio,

S.

Colombano: mosaico

di pavimento.

particolari

cavalli, di diverso colore,

hanno anche
varie,

delle

gualdrappe

variegate

guerrieri, muniti di

armature

con elmi multicolori e

Dei Mesi, cii'erano figurali sotto una serie di arcate, non conservata che la figura dell'Agosto con Novembre col Sagittario, e un tratto del Gennaio. Non sappiamo trovar ragione dell'apparente disordine in cui son disposte le figure. ^ Le scene bibliche occupano tutta una zona del mosaico, e si estendono anche per met della zona soprastante a quella. Nel mezzo della zona principale una citt munita di mura e di torri |antiochia| dentro la quale stanno alcuni saettatori mentre altri armati escono in gruppo a difendere le porte dai nemici [pagani] che muovono all'assalto coi cavalieri e con un elefante. Ad un estremo della stessa zona figurato Antioco [antiochvs rex| sotto un padiglione; all'altro estremo sta una figura seduta, forse Matatia, in atto di parlare a cinque armati: ma di tali parti, che furono scoperte nel 1911, non ho conoscenza diretta. Nella zona superiore i cavalieri di Giuda [ivdas macuabevs] inseguono quelli di Gorgia [gorcias] che riparano, fuggendo, entro una citt.
'

la Vergine, del vicino

92

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


visi,

scudi adorni, sono profilati di nero nei loro


nicino, avvivato

ma

tinteggiati

di

car-

anche

di

qualche tessera di scarlatto, sulle guance


il

(fg. 63).

Per

la

vivacit del suo colorito

mosaico

di

Bohhio

da riunire

coi mosaici di

Cremona

di Pavia,

ma

li

supera, sehhene

non possa

essere assegnato ad epoca diversa dalla loro. Anch'esso dimostra lo stesso

Fig. 63.

Bobbio,

S.

Colombano:

difensori di Antiochia.

stile

spontaneo, quasi incolto, degli

altri

mosaici, composti or con tecnica


il

pi semplice, ora con studio pi accurato dei colori, ch'era

pi

comune

anche nelle miniature dei manoscritti

^.

' Ricordiamo in questo luogo, a mo' di aggiunta, alcuni importanti manoscritti della biblioteca Capitolare di Vercelli di probabile origine lombarda (cfr. R. Pasti';, Ulto Eusebiano neVArchivio vercellese

MOSAICI DEI PAVIMENTI

93

Id., Manoscritti miniati della B ibi. Capitolare nelV Archiuio cit., 1910). Il cod. CLXV per l'iconografia e per lo stile dei disegni delle sue prime quattro carte. I quali si possono attribuire al secolo X-Xl, ma sembrano derivati, per la loro ampia maniera, da un esemplare assai pi antico, soprattutto nelle figure dei SS. Pietro e Paolo (ce. 2) e del Cristo, che seduto fra due angioli. Elena e Coslantino (ce. 4). Il cod. LXII del secolo Xl-XIl, anch'esso ornato di disegni a penna, con qualche tinteggiatura e in alcune parti (ce. 22 verso) dimostra, negli atteggiamenti contorti delle figure, l'inllusso di un esemplare carolingio. Il eod. CXXXVI della fine del secolo XII, fortemente bizantineggiante nel disegno della Crocifissione. Non potemmo esaminare il cod. CXLVII.

di Storia

ed Arie, 1909;

singolare

Fig. 64.

Cremona, cattedrale: mosaico di pavimento.

Fig. 65.

Milano,

S.

Ambrogio: mosaico

dell'abside.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO XII

Svolgersi dello

stile fra

il

secolo XI e

il

XII: avanzi di affreschi in S. Giorgio di

Como,

in S. Michele di Oleggio, in S. Carlo di Prugiasco.

Gli affreschi della chiesa di

S. Pietro al monte di Givate. L'influenza bizantina sulla Pittura nella Lombardia iconi della Madonna; dipinti vari; il mosaico dell'abside della basilica ambrosiana.
:

Rare
di

e dimenticate reliquie di affreschi si

possono riunire a indizio

una continua

attivit dei pittori

nella
;

Lombardia durante
tempo ha

due primi

secoli del

nuovo millennio
i

valgono a congiungere
il

insieme, sia pur tenuemente,

grandi

monumenti che
gli

ri-

sparmiato soltanto a lunghi intervalli


Nel Borgo Vico di Como, presso
Giorgio nasconde
colo XVII
gli

uni dagli
riva
del

altri.

la

lago, la chiesa di

San

avanzi di un'antica basilica che fu demolita nel seI

per far luogo alla costruzione presente.

ruderi

del

vecchio

edilzio allora
il

furono distrutti soltanto sino


alto,

al

piano ove doveva sorgere

nuovo, assai pi in

per

il

continuo sollevarsi del terreno; e rimasero

96

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMRARDIA

nascosti nelle macerie sino a che recenti indagini

non
'.

li

restituirono alla

luce

sorte

comune

a molti resti di antiche chiese


e
le

Le due absidole

paraste che

le

separano dall'abside maggiore

riapparvero, negli scavi, decorate di


figure di apostoli seduti,

affreschi. Nell'abside di destra

sono

ma

acefale, e ricoperte in parte

da un pi recente
;

affresco rappresentante la

Madonna

col

bambino adorata da devoti


indecifrabili
di

nella

vicina

parasta,

rimangono alcune vestige quasi

molte

storie di

un santo vescovo, entro


^.

stretti riquadri, e

un'epigrafe che enu-

mera
fasce
tutte,

reliquie di santi

Nell'abside di sinistra, sul fondo dipinto a larghe


^.

sovrapposte stanno otto sante

La

figura

meglio

conservata

fra

appare vestita di lunga tunica con amplissime maniche fregiate di


;

orli

ingemmati

il

manto

le

copre a stento
al

gli

omeri, secondo
;

il

costume

sovente riprodotto nell'arte dal XI

XIII secolo

una benda bianca sfugge


tiene nella destra

dalle sue chiome, dense intorno al viso.


sottile croce, e

La santa
di

una
:

apre

la

mano
e

sinistra innanzi al petto


profili

con atto di preghiera

ha

lineamenti del volto

ampi, a

rosso cupo, modellati con

leggiere

ombre verdi
(fig.

con brusche

luci

bianche sul fondo di incarnato

ocraceo

66).

Sulla parete presso l'absidiola di sinistra,

sul

medesimo
una

strato di

intonaco nel quale sono


zione
:

gli altri affreschi, si

veggono

altri resti di

decoradi

un grande meandro variopinto nel quale

inserita
;

figura

giovane seduto, intento a soffiare entro due tube


bianco, scritto in grandissime capitali
:
. .

pi in basso, sul fondo

vnicorni ....*. Sulla fronte

della parasta contigua all'absidiola sta dipinta

una grande

figura col capo


il

avvolto in un velo bianco, quasi di profeta


e alza le braccia, simile

volge in alto

viso barbato,

per colorito e per

stile alle figure

delle

sante

degli apostoH

(fig.

89).

prima della sua ricostruzione (1644), cfr. S. Monti, Visita di Ninguarda I, Como, Como, 1902, 107. Gi nel 1876 era slata scoperta una parte dei ruderi {Riv. Arch. della prou. di Conio, IX, 4) nel 1906, accondiscendendo alle mie preghiere, il benemerito architetto A. Giussani prosegu gli scavi con ottima fortuna (cfr. foglio comasco L'Ordine, 1906,
'

Sull'aspetto della chiesa

118 e 120; Io., Storia ed arte nella provincia di

14 ottobre).
2

n Barelli

{Riv. Arch. di

Como,

loc. cit.) attribu al sec.

XIV quelle

pitture che,

tulio discolorate, si

possono giudicare contemporanee, come

le

epigrafi, ai

sebbene quasi del pi antichi affreschi ritrovati

negli scavi recenti.

Le otto figure rappresentano probabilmente le otto sante le cui reliquie erano deposte entro secondo l'iscrizione dipinta sull'attigua parete: ". Aldegundis Liberate et scar. Aff Fausline Paule Laurentie Veronce Cristine . * Forse il favoloso unicorno era figurato nello zoccolo sottostante all'iscrizione. Il velo bianco che avvolge il capo della figura d motivo di credere ch'essa rappresenti un profeta; e ripensando all'alfresco dell'arco trionfale di Galliano, si pu congetturare che il dipinto rappresenti Eliseo in atto di contemplare Elia rapito in cielo cfr. l'affresco di tale soggetto in una delle volte della cripta della Cattedrale di Anagni (P. Toesca, Gli affreschi della cattedrale di Anagni in Gallerie Naz. II., V).
^

l'altare,

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO

XII

97

L'et dei dipinti della chiesa di San Giorgio in Borgo Vico

pu essere
fram-

determinata con qualche precisione.

Uno
....

degli elenchi di reliquie,

mentario, inscritto sullo smalto bianco


nistra

dei

due

lati

della parasta di si-

incomincia con
.

le

parole

naldo cvmano episcopatvs eivs

XXI

nelle quali certamente la terminazione del


il

nome

del vescovo

di Gonio, Rainaldo,

cui episcopato dur per ventitre anni, sino al 1084 ^

L'epigrafe, e gli affreschi che

sono coevi ad

essa,

dovrebbero pertanto

essere

attribuiti

ad epoca anteriore all'anno 1082.

Ma

l'iscrizione

po-

trebbe avere uno scopo semplicemente

commemorativo

della deposizione

Fig. 66.

Como,

S.

Giorgio: Sanie.

delle reliquie,

non essere sincrona


altari,

quel fatto: e crediamo appunto

che la decorazione sia stata eseguita a qualche intervallo di tempo dalla


consacrazione degli
verso
il

principio del secolo XII,

come sembra
la

indicato dalle forme epigrafiche, e consentito dai caratteri

stilistici.

Al confronto degli affreschi


fattura degli affreschi di

dell'epoca
pi

di

Ariberto
pii

da Intimiano

Como
la

complessa,
far

penetrata di quella
col

influenza

dell'arte

bizantina

che

si

sempre maggiore
del
tibicine

proce-

dere del tempo.

Ancora

bizzarra

figura

inserita fra gli

'

Fra

vescovi coiiiensi

il

cui

nome potrebbe convenire

quella terminazione soltanto Rainaldo

ebbe un episcopato pi che vicennale.


13

98

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


di
sinistra
viso,

ornati, e quella del vecchio profeta dipinta sulla parasta

pole

trebbero essere

messe a riscontro, per


;

tratti

enormi del
sebbene

con

figure dell'abside di Galliano


affreschi di

ma

in quella,

in ogni altra parte

degli

Como,

l'esecuzione

pi

accurata,
e
ai

meno

vigorosa,

risponde gi interamente

canoni tecnici e
si

stilistici

che

affermeranno

sem-

pre pi nel corso del secolo XII e XIII.


dei visi

Le forme
l'o-

non hanno pi
di

riginalit

aspetto

eh'

nelle pitture dell'abside di

Galliano

sono pi comsi

poste; gi
tro

adagiano enva-

uno schema che non


colorito,

rier poi per


Il

molto tempo.
sebbene man-

tenga la distinzione di luci


e di

ombre verdastre
fusione
sui

sulle

carni,

tende ad una mag;

giore

vesti-

menti esso ha gradazioni


pi
ricche,
e
le

consuete
ap-

lumeggiature

bianche

plicate con rigidezza sopra


le tinte di

fondo.
nel
tratto

Oleggio,

del piano novarese ch' do-

minato dalla visione delle


Fig. 67.

Oleggio,

S.

Michele: Abramo.

montagne

dei

laghi

lom-

bardi, la vetusta
S.

chiesa di

Michele, nel recinto del cimitero, conserva avanzi di antichi affreschi,

una vastissima decorazione sotto la calce che ne ricopre le pareti. Per sue forme architettoniche l'edifcio risale al XI secolo, ma le pi ane forse

tiche fra le pitture di varia epoca che

si

veggono nell'abside sono senza


della costruzione, poich ri-

dubbio posteriori

di

alquanto

al

primo tempo

coprono

lo spazio di

alcune fnestruole che vi furono accecate. Rappre-

sentano esse una scena non bene decifrabile, con due gruppi di cavalieri

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


che s'inseguono; e nel loro tratto meglio conservato
figura giovanile

XII

99

frammento d'una

mostrano

tinte vivaci, verdi e rosee,

non molto fuse

insieme, cos che ricordano


il

gli affreschi

della navata di Galliano, sebbene

disegno vi abbia maggior fermezza.


Sulla parete frontale della chiesa, dal lato interno, probabilmente era

affrescata

una grande rappresentazione del Giudizio universale, poich a


scorgono ancora dipinte sotto
:

sinistra della porta si

tre arcate, dalle quali

pendono corone
quali tiene
nel

votive, tre figure senili, barbate

tre patriarchi,
il

uno

dei

suo

grembo alcune animule, secondo

modo,

diffuso

Fig. 68.

Prugiasco,

S.

Carlo: Cristo e

gli

apostoli (dal Rahn, Wandgeni.).

probabilmente
seno di

dall'arte
(fig.

bizantina,
Il

di

rappresentare

defunti accolti nel


il

Abramo

67) ^

digradare del colore, pi tenue, e


altri

disegno,

pi corretto, fanno congetturare che tale affresco, ed

che s'intravedono

nelle pareti della chiesa, siano di epoca alquanto pi tarda di quelli dell'abside
essi
:

nel tipo delle figure

dei

patriarchi, e in ogni altro particolare,


lo stesso
S.

sono fortemente improntati dall'arte bizantina. La quale, circa


si

tempo,

manifestava anche negli affreschi dell'antica chiesa di

Carlo

di Prugiasco nel

Canton Ticino

(fig.

68)

^,

dove

le figure degli apostoli

sono

'

Vedi

le figure dei patriarchi nel


11

Giudizio universale del

duomo

di Torcello e in quello del batti:

stero di Firenze.

loro tipo diffuso anche nell'arte occidentale durante l'et romanica efr. A. Haseloff, Eine thiiringisch-sdchs. Malerschule des XIII Jahrh., Strassburg, 1897, pag. 183 e segg. ^ J. R. Rahn, Die miltelaU. Wandgem. in der ital. Schiveiz (Mitth. d. antiq. Gesellsch. in Zirich, XXI, 6). Per la forma delle iscrizioni propendiamo ad attribuire gli affreschi di Prugiasco al sec. XI-Xll.

100

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

formate sopra stampi bizantini

ed estendendosi sempre pi, preparava

uno dei maggiori monumenti la Lombardia.

della Pittura

medioevale che ancora abbia

Dinanzi
costa della
l'oratorio
d'affreschi.

alle

ardue cime del Resegone e delle Alpi, a mezzo


quale

la brulla

montagna
di
S.

di Givate sorge la chiesa di S. Pietro, presso quel-

Benedetto

del

gi

osservammo
farsi

l'altare

coperto

Quando

costumi dei Longobardi presero a

pi miti

la vita

ecclesiastica pot rifiorire


e tranquilla sorse

anche nella Lombardia, su quell'altura remota


^
:

un monastero benedettino
laghi

forse lass Paolo


al

Diacono
cospetto
cielo
^.

compose

il

suo inno in lode del Lario, limpida eco vergiliana,


e

dei monti

dei

che delle loro acque fanno

specchio

al

Poi, cresciuta la

pace dei luoghi, un altro monastero benedettino fu co-

strutto a' piedi del

monte

e ricevette le reliquie di S. Calocero, tolte

ad

Albenga ^ E pot
di

sin d'allora la sede alpestre diventare


il

meno numerosa
stabile
e

monaci mentre
Sul

convento

del

piano

offriva

pi

agiata

dimora.

monte non rimangono che poche

incerte

tracce delle antiche

costruzioni monastiche
di sostegno col
di

il

vestige

del

recinto del convento, grandi

muri

dove

terreno dirupa in un precipizio profondo, avanzi

una torre
S.

fra le quali

sorgono l'oratorio di

S.

Benedetto e l'ampia

chiesa di

Pietro.

Le vicende
che
dato
il

della

comunit monastica rendono verisimile l'opinione


cui, fon-

la chiesa, nel

suo complesso, non sia posteriore all'epoca in


di

monastero

San Calocero nel piano


^
.

di Givate,

il

monastero del
la

monte dovette scadere d' importanza venne trasformata, in parte e se non


;

In

tempo pi tardo

chiesa

si

vuole credere ch'essa gi in ori-

' G. Longoni, Memorie storiche della chiesa di S. Pietro al Monte, Milano, 1856; V. Barelli, S. Pietro monti di Civaie (Riv. Arch. della prouincia di Como, 1881); M. Magistretti, S. Pietro al monte di C. {Arch. st. lombardo, \896, VI, 321 e segg.) Id., Appunti storici nell'abazia di C. (Ibid., 1899); D. Sant'Ambrogio S. Pietro al monte (Monitore tecnico, 1904). 2 L. Trauue, Textgesch. d. Regala s. Renedicli (Abhandl. d. k. haijer. Akad. Hist. CI. XXI, 1898, pag. 642. ^ Su tale traslazione, cfr. F. Savio La legende des SS. Faustin et Jovile (Analectu Boll., XV, 24). Secondo il Savio il trasferimento dei monaci dal monastero di S. Pietro a quello di S. Calocero al piano avvenne probabilmente tra l'anno 841 e il 1018; secondo il Magistretti (S. Pietro al Monte, Ice. cit., p. 329)

ai

gi nel sec. IX.


*

Cfr. F.

Origini,
chiarite,

pag.

ma

l'architeclure lombarde, Parigi, 1865-1882; pag. 82 e segg.; T. Rivoira, Le vicende architettoniche della chiesa di S. Pietro non sono ancora intieramente qui non opportuno trattarne se non per quanto ha rapporto col nostro argomento.
210.

De Dartein, Etudes snr

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


gine avesse una doppia abside,

XII

101

come

altre chiese benedettine,


dell'edifcio,

da

rite-

nere che allora

sia

stata

mutata l'orientazione

costruendo

una nuova abside nel luogo ove dapprima era


porta nell'abside antica

l'ingresso,

ed aprendo una

che ne fu
fu

tutta alterata nel suo interno ^

All'esterno quest'abside

circondata di un'esedra a due piani per


Un'erta scalea ascende ancora al piano
il

dare accesso
superiore ove
bifore e nel

alla
si

nuova

porta.

aprono, rivolte verso

vasto orizzonte e la valle, alcune

mezzo

della curva al)sidale l'entrata maggiore della chiesa.


:

La

parete della porta tutta dipinta

presso

gli stipiti,

in alto, di

un meandro multicolore ha
le

(fig.

69). Sull'arco,

marmi sopra un campo lia


fnti
;

stato di fasce orizzontali azzurre verdi e gialle,

appare a mezza fgura

il

Re-

dentore
siccie
;

sta di fronte

il

viso triste, colorito

duramente con
di strie rosse
le
;

tinte ros-

la

sua barba

chiome sono segnate

sul

suo

manto
trite,

e sulla tunica rossastra ornata di

un davo verde,
Pietro
e

pieghe
a

sono

con

luci

che

le

irradiano rigidamente.
le

Paolo,

lato del
le

Redentore, protendono
e
il

mani coperte d'un

velo, per ricevere

chiavi
di

libro

loro

visi,

segnati di profli tortuosi,


i

hanno

forti contrasti

colore, tra

il

rosso che esagera

muscoli delle guance,

il

verde
li

che
ri-

ombreggia

la fronte e gli occhi,

mentre vive lumeggiature bianche

schiarano. Tal

modo
e

di colorire

non

sostanzialmente diverso da quello

degli affreschi dell'abside di Galliano

ne differisce soprattutto per magdi


tinte.

giore fusione

per una particolare intensit


i

Sulle

vesti,

le
ri-

quali fasciano strettamente

corpi, le lumeggiature

sono sovrapposte
quasi

gidamente

ai colori del

fondo, hanno contorni

frastagliati

fossero

applicate dal pittore per

mezzo d'un cartone traforato, non altrimenti che nell'abside di Galliano, e a Como, e ad Oleggio. Al sommo dell'affresco una lunga scritta, della quale non restano che
poche tracce
l'arco
si
:

illeggil)ili,

illustrava forse l'atto del

Redentore

intorno al-

legge ancora l'invocazione: nos


.
.

intrare ivbe donatos mvnere

CVLPE

STI TIRI
la

AS PETRO PAVLOQVE DICATAS.

Spalancata

porta

consunta,

ecco

l'interno.

La chiesa ha una
quale sorge alto
il

sola
ci-

navata con una piccola abside dietro


borio
;

l'altare sul

le pareti

sono scialbate
si

non

v'
il

decorazione che a principio della


nartece
alla
(fg.

navata, nel luogo che


origine l'abside

potrebbe dire
e

70).

Quivi era in

amplissima,

sovrastava

cripta

che ancora nel

Magistretti,

S.

Pietro al Monte, op.

cit.,

pag. 327; A. Feigel, S. Pietro in

duale (Monatsh.

f.

Kiv.,

1909, pag. 206 e segg.).

102

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

piano inferiore

per ragioni a noi ignote,

il

suo vano fu chiuso poi con

un muro sostenuto da
lo spazio

tre arcate, e nell'interno della concavit absidale

venne suddiviso

in tre basse volte a crociera

riserbando

la

cam-

pata di
spetto

mezzo per l'accesso alla porta e praticando due absidiole in prodelle campate laterali. Tale icnografia pu suggerire che la trasfor-

-''"

"'

;^

i'-

.^^';4sls>

1
U
'A

rig. 69.

Givate, S. Pietro: Cristo e

SS. Pietro e Paolo.

mazione

sia

stata
si

fatta

appunto quando, aperta


pi
al
i

la

porta

nell'abside,
proftto

questa non

prestava

culto,

ma

pur

si

volle

trarre

d'ogni suo spazio.

Le colonne,

capitelli, le scorniciature, le

transenne che

fiancheggiano l'andito della porta furono allora formate o rivestite di stucchi con ornati ricchissimi; le pareti e le volte fuono coperte di affreschi.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


Nell'andito, ai
giato
di

XII

103

due

lati

della porta, sopra

un

alto zoccolo bianco fre-

un grande meandro, sono due riquadri quasi

identici

nella

loro

composizione \

destra,

sul

campo verde

e azzurro, sul terreno

Fig. 70.

Givate,

S.

Pietro: nartece.

ocraceo, dinanzi a un edificio variopinto, sta un giovane santo

ar-

CELLVS A

vestito Uturgicameute d'


I

una lunga
col

alba, di tunica verde,


egli

di casula rossa, col pallio pontificale

pastorale:

accenna con

Entrambi

gli affresclii

sono

stati liberati soltanto

incompletamente dalla calce di cui furono

coperti.

104

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


o di benedizione,

la destra, in atto oratorio

verso
lui
;

un gruppo
le

di

fedeli

che, intenti,

protendono

le

mani verso
una grande

di

e
:

sue

parole

sono

espresse, sotto l'affresco, in

iscrizione

AVDITE

FILII

ET INLVMINAMINI ET SA

Fig. 71.

Givate, 8. Pietro:

S.

Gregorio e

penitenti.

sinistra,

sopra uno sfondo consimile, sta

S.

Gregorio [scs gregorivs]


:

in aspetto giovanile, vestito delle stesse vesti liturgiche

anch'egli reca
in

il

pastorale, ed in atto di parlare ai fedeli,

quali, stretti
:

gruppo, lo

ascoltano protendendo le mani. Dice l'iscrizione

venite

FILII

AVDITE ME TIMORE DNI DOCEBO VOS

e ci rivela la ragione dei

due affreschi

(fg.

71).

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


Nel giorno
della

XII

105
di

Coena Domini, ricorda Siccardo vescovo


i

Credalla

mona

si

assolvevano

penitenti

e coloro
Il

che erano

stati espulsi

chiesa vi erano accolti di bel nuovo.


sulle porte spalancate del tempio,

sacerdote veniva in quel giorno


i

ove giacevano prosternati

peccatori, e

si

Fig. 72.

Givate,

S.

Pietro:

S.

Gregorio.

volgeva ad

essi e

li

chiamava dicendo
.

"
:

venite venite

flli,

audite me,

timorem domini docebo vos

E appunto

per rammentare

ai fedeli la

ne-

cessit dell'assoluzione del peccato

furono raffigurate presso

la porta, sul

SiCARDi Mitrale (Patr.

lat.,

CCXIII, 301-302).
14

106

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

cui esterno gi un'iscrizione alludeva alle colpe

umane,

le

due scene della


ove,
se-

riconciliazione

dei

peccatori con la chiesa

proprio nel luogo

condo

il

cerimoniale liturgico, ogni anno essa avveniva.


alto, nella volticina

in

che sovrasta

le

due pareti cos

dipinte, fu

rappresentata la heatitudine celeste.

Fig. 73.

Givate, S. Pietro: la

Gerusalemme

celeste.

'

Entro un recinto poligonale munito di alte torri, sorgono dal terreno azzurro due alberelli giallastri, fra i quali siede sopra un globo verde il
Cristo, in aspetto

d'uomo maturo,

vestito di tunica ocracea

verdastro, tenendo nella destra


libro inscritto
:

un bastone pastorale

e nella

manto sinistra un
di

q(u) sitit veniat

poich un rivo sgorga presso l'agnello che

gli sta

dinanzi

(fig.

73).

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


Il

XII

107

viso del Redentore segnato

di

forti

contorni rossastri sulla sua

tinta scialba, del tutto diversa


stanti, nei quali
i

da quella degli affreschi delle pareti sotto-

visi,

preparati con tinta carnicina, sono avvivati di larghe


il

chiazze rosee sulle guance, di pennellate rossastre lungo

naso, e

hanno

ombre verdoline che ne modellano saldamente

le

forme.

Nella cerchia delle mura, colorate di rosso e di verde, un angiolo fa

capolino da ognuno degli archi degli interturri; su ciascun arco incastonata una

gemma

distinta

col

nome

di

una

delle dodici simboliche

pietre preziose, e sotto

ciascun

angiolo stanno alcune

enigmatiche ini-

Fig. 74.

Givate, S. Pietro:

mistici Fiumi.

ziali ^

la

celeste

Gerusalemme quale
si

fu

descritta

nell'Apocalisse di
tratto

Giovanni ^ Nell'affresco

ritrova

tuttavia

qualche

estraneo

al

'

Si

leggono ancora

nomi

delle pietre preziose,


:

abbiamo potuto penetrare

il

significato

diaspis

s.\p

accompagnati da quelle chalcedonivs rv


.
.
.

iniziali, delle

quali

non

SiMauagdvs sardonix
nella basilica
in
Hai.

SARDIVS
2

Apocal.
di S.

urbana
laller,

.... SPI .. .... PI .. CHRISOPRASSVS IACINT'. La celeste Gerusalemme, gi raffigurata nei mosaici del sec. IX Prassede, fu tema caro alla poesia (cfr. H. v. d. Gabelentz, Die kirchl. Kiinst.
CIIRISOLIT ..
.

XVI.

Mille-

Strassburg, 1907, pag. 123 e segg.) e all'arte medioevale (cfr. A. Delaborde, Les Mss. peintures de la Cit de Dieu, Paris, 1909, tav. IV; e per la Pittura, J. v. Schlosser, Quellenbuch. z. Kunstgesch. d. abemilnd. Mittelalt., Vienna, 1896, pag. 182 e segg.). Intorno alla rappresentazione delle pietre preziose, che ha sua ragione nell'Apocalisse, v. Barbier de Montault, Fragments d'un Physiologus dii siede a Monza {Reviie de l'Art chr., 1901, pag. 321 e segg.).

MI

108

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


differisce la stessa

sacro testo, dal quale fra altro

figura del Cristo

(fi-

gura

73).

Ai quattro angoli della cerchia turrita, quasi a formarne

il

fondamento,

sono

scritti

nomi

delle quattro Virt [fortitvdo


;

(tem)pERANTiA

nei

PRVDENTiA

\-

ivstitia]

altre

epigrafi
:

riquadrano

commentano,

suoi particolari, l'affresco. L'una dice

CELO .... SPONSO SOTIATVR ET ...... AGITVR VNVS

l'altra

VISIO

QVE TERNA FACIS VIRTVTE QUADRATA;


fiume che nasce presso
il

la terza si riferisce al

Redentore ed

simbolo

degli evangelisti

QVATTVOR

IN

TOTVM

DIVISVS PERFLVIT ORBEM.

Nell'attigua volticina, sotto la quale prosegue l'andito, sono


figurati
i

appunto

quattro Fiumi del

Paradiso. Al
di

sommo
dal

vi inscritto entro
si

un

disco

il

bianco

monogramma

Cristo,

quale

dipartono quattro

fasce gialle con ghirlande di calici bianchi e bruni a dividere la volta in

quattro crociere. Entro ciascuna

di

queste,

sul

consueto fondo azzurro


i

orlato di fasce verdi e rosse, stanno inginocchiati

quattro Fiumi
livide,

[geon

EVFRATES

TiGRis

fison] Seminudi,

con

le carni,

ombregdelle loro

giate di verde e lumeggiate di bianco;

effondono acque
di

fuor
e

urne. Meandri multicolori, fasce rosse ornate

fuseruole
la

di

gemme
della

bianche, rivestono

sottarchi
(fg.

della

volta,

accrescono

vivacit

variopinta decorazione

74).
il

A
gelisti,

chiarire anche meglio

significato mistico dei quattro Fiumi, nella


i

volta dinanzi all'absidiola di destra, furono dipinti


dei quali
i i

simboli degli

evan-

Fiumi erano

figura

poi,

attingendo pi direttamente
volta dinanzi all'absidiola

all'Apocalisse,
di sinistra
i

decoratori raffigurarono nella

quattro angioli che danno fiato alle tube. Quivi, in ciascuna

crociera, sopra

un campo d'oltremare intenso, orlato

di

verde e di rosso

vivo, splende la figura di


giallo,
i

uno

degli angioli

(fig. 75).

Sui nimbi, colorati di

loro visi
le

hanno un

colorito vivissimo, con forti

ombre
i

verdi che

cerchiano

guance,

con schiette macchie di rosso sulla fronte e sugli

zigomi, con nitide lumeggiature bianche. Le tuniche azzurre,


o rosati, che fasciano le

manti
tratti

gialli

membra, sono

solcati nelle pieghe

da

bruni,

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


e lumeggiati

XII

109

nei

piani con larghi

strati
^
:

candidi,

orli frastagliati.

Nei

sottarchi, rivestiti d'ornati, si legge

ECCL(es)lE VARIOS (con)FLICTVS ATQ(ue) LABORES

(Poten)TIS SEMPER MODERAMINA REGIS

HOSTES ANTIQVOS SCELERIS CVNCTIQ(ue) MINISTROS


SPIRITVS ECCE TVBIS (horr)ENDO

PERTONAT ORE

Entro

la

conca dell'attigua absidiola di


li

sinistra s'intravedono, sotto la

calce che ancora


di
il

ricopre,

un grande nimbo crocesignato,


:

la

figura

un cheruinno

tutto coperto delle proprie ali

di certo quivi era dipinto

Cristo seduto in gloria fra

due angioli

esialati

cos

come Siccardo
^
;

di

Cremona

ricorda essere stata consuetudine di rappresentarlo


nella

e a far

corteo al Redentore,

parete sottostante dell'abside furono espresse


figurata

tutte le gerarchie celesti.


gioli
;

Ogni gerarchia
mostra con

con una triade di an-

dei

quali l'uno

si

tutta la persona, di fronte, e alza le


le

mani

in atto di orazione,

mentre dietro

sue

ali si
visi,

affacciano

due suoi

compagni. Tutti sono modellati rapidamente nei


rosse e verdi che
e
si

con

la variet di tinte la

ritrova nelle figure dipinte


nei

entro

vicina volta

pur

sulle

vesti

nimbi,
le

nei

quali

il

colore
si

varia di gruppo

in

gruppo,
pili

di
(fig.

figura
76).

in

figura,

tinte

diverse

accordano

nei

toni

vivi

La decorazione
rete,

dell 'absidiola di destra,

anche pi guasta dal tempo,


:

corrispondeva a quella dell'absidiola di sinistra

rappresentava nella pasanti,

con

triadi di figure, le diverse

categorie

dei

forse seguendo

l'ordine stabilito nelle preghiere liturgiche.

Ancora
coreti
[.
.
.

si

scorge, fra gli strappi

dell'

intonaco,

il

gruppo degli anascialbe con


della

choreteJ in abito monastico


Nei

(fig. 77),

e quello dei pontefici in

vesti sacerdotali, insigniti di pallio.


forti
profili,
tali

visi, coloriti di tinte

figure

possono compararsi a quelle

dell' affresco

Gerusalemme celeste. Si compie il ciclo


dell'antica abside.

apocalittico nell'ampia

lunetta
tutta

che chiude l'arco


la

Quivi la decorazione prodig

sua ricchezza,
di

negli ornati di stucco, nelle pitture. Gli stucchi rivestono


attorcigliate le colonne, fioriscono in

scanalature
nei

morbide

foglie di acanto

capi-

'

Le lacune delle

iscrizioni si
lat.,

possono completare con quanto

vi lesse il

Longoni (op.

cit.,

pag.

7).

SiCARDi Mitrale (Patr.

CCXIII, 40 e segg.).

110
telli,

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

circondano
quasi

le

arcate di fuseruole, di palmette intrecciate


in

e di

fibre
al

sottili

lavorate

metallo,

incorniciano

riquadrano l'arco,

Fig. 75.

Givate,

S.

Pietro: angiolo apocalittico.

sommo

del

quale,

entro un disco,

modellato
(fg.

il

mistico agnello.

Le

pitture ricoprono tutta la lunetta vastissima

78).
si

Sul campo, messo

zone di diverso colore,

snoda un

enorme

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


drago [drago] dalla cui cervice rampollano

XII

111

sei teste di idra ^

La

bestia

sembra
cella,

svellere con la

coda

le stelle di

una parte del


sopra

cielo

mentre con
ed ha

le fauci saettanti si
il

protende a divorare un bambino offertole da un'an-

nato di una donna che giace, velata,

una

coltrice

Fig. 76.

Givate, S. Pietro: triadi angeliche.

ai

propri piedi la luna falcata [lvna], sul capo


lei

il

disco del sole [sol] che

stende su di

un padiglione
il

di raggi.

Ma

ecco apparire in alto


:

Cristo troneggiante

entro

un'aureola fra
il

la coorte degli angioli

e mentre

uno

di

questi

gli

presenta

neonato

' Secondo Tu. Fuimmel (Die Apokalipse in den BilderliaiKschi: d. Millelalt., Vienna, 1885) tale maniera di rappresentare il drago distingue le figurazioni italiane da quelle tedesche, nelle quali il mostro rappresentato con sette lunghi colli che spuntano dal torso.

112

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Michele,
gli altri

sottratto al mostro, l'arcangelo


testa del dragone, sul

armato,

trafgge

col

labaro

la

quale pur

angioli configgono le aste.

Due

neri demonietti precipitano in basso.

Lunghe

iscrizioni,
:

non pi

decifrabili per intiero, dichiaravano la rap-

presentazione

DOLET SENE

.... SED

MVNERE GAVDET
DE

....

DRAGO

ATOR AD
:

DNM RAPTVS PATRIA lAM SEDE

.... lAT IN EXCELSIS DEIECTVS INDE SVPERBIS


:

CVM QVIBVS MICHAELIS CVSPIDE FOSSVS

....

Fig. 77.

Givate, S. Pietro

triadi di Santi.

ma

invero del soggetto, per s trascendente, non

si

poteva dare pi chiara

figurazione.

la visione

di

Giovanni nell'Apocalisse, esposta non sol-

tanto

con

esattezza

di

particolari,

ma
si

concepita

con animo

grande

'

Presso

la

puerpera, sul

campo

della lunetta,

legge anche:

mi fer mi aetas

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


suH'episodio della pugna col drago troneggia
il

XII

113

Cristo in gloria; e ai fedeli

che lasciavano
nente non

la chiesa,

prima

di uscire all'aperto, egli

appariva impodi-

meno che

nelle scene del Giudizio universale di consueto

pinte appunto sulla parete sovrastante alla porta.

Nella propria sfera d'arte l'affresco ammirevole. Esso trae ragione


di hellezza
fetti,

anche da quei

caratteri di stile che

si

potrebbero credere diil

e giudicare intollerabili,

da chi non voglia piegare

proprio criterio

estetico alle multiformi variet dell'Arte. Se vi deficiente la prospettiva e


la

rappresentazione

del

movimento,

ci

si

accorda con

gli

intenti del

Fig. 78.

Givate, S. Pietro

visione apocalittica.

pittore, rivolto soprattutto alla decorazione, e

con
;

canoni convenzionali
il

che informano ogni altra parte della sua opera


violento, dalle

se

modo
il

del colorire

audaci dissonanze sorgono gi quei poderosi e vibranti

accordi che saranno cari alla Pittura medioevale sin che


si

suo

stile

non

trasformer interamente.
J5

114

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Larghe zone
sfondo
;

di colore

ceruleo
si

verde

giallo

solcano

in

basso lo

e al di sopra di esse

stende, per tutto,

l'azzurro d'oltremare
l'iride sulle

nel quale
vesti

campeggia

la

multicolore turba degli angioli. Tutta

degli

angioli, nei
i

manti

e nelle

tuniche verdi gialle rosee azzurre

che avvolgono

corpi, fortemente ombreggiali di tinte scure, e illuminati

di vive luci di tinte pi chiare.

Nei

visi,

campiti lievemente

di

ocra,
i

il

modellato

lieve,

ombre verdi

e livide;

sovente
:

lineamenti e

profili

sono segnati

di grossi

ed espressivi contorni neri

la

massa bruna

delle

chiome

contornata di ciocche ondeggianti e chiare che cingono


:

le fronti

come diademi
ogni parte
il

nimbi sono a falde di diverso colore, quasi

di agata. In

colorito intenso, con toni franchi e profondi (tav. V).

Le

pareti della navata

non hanno
sull'altare,

pitture,

ma
il

altrove nella chiesa


nartece.
capitelli e nella

si

ritrovano affreschi simili a quelli che decorano

Nel ciborio che sorge

fregiato

nei

sua

quadruplice fronte con ornati e con figure dello stesso durissimo stucco

che serv per decorare

il

nartece, l'interno della cupoletta aveva affreschi


di

che ora sono in parte ricoperti


quattro angioli
rivestiti di
;

calce

nei

pennacchi vi

si

veggono
i

nella concavit erano probabilmente rappresentati


stole,

Giusti

candide

secondo

la visione dell'Apocalisse ^

E
tori

nella cripta, sottostante all'abside trasformata in nartece, agli sculla loro arte

che vi sfoggiarono

rivestendo

capitelli di grosse volute


le

di fogliami e di grappoli,

coprendo
Presso

di ornati ogni lesena e istoriando


i

pareti con bassorilievi,

si

associarono

pittori,

colorendo

gli

stucchi, di-

pingendovi delle
altre chiese

iscrizioni.

una

delle

anguste finestre,

come
le

in

furono figurati dei guerrieri in armi, vennero dipinte


il

Vergini
sog-

sagge,

quasi a custodire
:

luogo contro

demoni

un'iscrizione

giunge

TERRITVS HINC HOSTIS FVGIAT CVSTODIBVS ISTIS VIRGINE SVBNIXA PREFVLGET VTRAQVE FENESTRA.

Ancora una
con
la

delle Vergini rimane, vigilante

sta in atto

di preghiera

mano

aperta

dinanzi

al

petto,

con

la

fiaccola

accesa e munita
(fig.

dell'ampolla dell'olio, improntata nel viso di ingenuit infantile

79).

Intorno alla cupolelta del ciborio scritto; simplex tvrba dvm comitatvr semper et agnvm ervit NVLLIS CANTAT S CANTICA PLF.CTRIS IIII VENIVNT AGNT STOLAS IN SANGVINE LOTI ANTE DVNI PALMAS EX OMNI GENTE FERENTES.
.
. .

^ 11 Longoni (op. cit., pag. 20) lesse pi completa niente, corusce splendens felici lumine virtus .

l'epigrafe

con

le

seguenti parole:

"

sponso ve-

Tav. V.

Givate,

S.

Pietro

gli

angioli della visione apocalittica.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


Gli affreschi
S.

XII

115

della

chiesa di

Pietro

di

Givate

non furono
il

opera di un pittore solo;


pito vasto fu condotto
distinti fra di loro
lit,

comartisti

da

per varia abi-

anche per tecnica, sebbene


gli

tanto affini
qualit

uni agli
del

altri,

nelle
stile,

essenziali

loro

da non lasciare dubbio ch'essi non

abbiano lavorato contemporanea-

mente insieme.
Il

maestro che dipinse

due

affreschi sulle pareti che fiancheg-

giano l'andito del nartece adopera

una larghezza
lorire

di disegno e

un co-

rapido

quali

si

ritrovano

chiaramente nella figura della Vergine


saggia dipinta nella cripta, giudicata assai pi antica
le

da

altri

di tutte

altre

pitture ^
il

Molto
pittore

diverso

da quello era

che esegu l'affresco della Geru-

salemme

celeste,

con colori
profili
si

terrei

delle carni,

con

pi gros-

solani; al quale

possono asse-

gnare anche
sentanti
i

gli

affreschi rappre-

quattro Fiumi, e quelli

nell'abside di destra.

Singolare fra
ravvisare

tutti,

e facile a

per

1'

uso

di

energici

profili neri e d'

una grande variet


del

di

colori, l'autore

grande
Fig. 79.

affresco rappresentante la disfatta

Givate, S. Pietro: Vergine saggia.

del

drago

apocalittico.

lui

stilistici

prossimo, anche in particolari

secondari,

il

pittore

dell'

abside

'

Il

sec. Vili,

combe

Magestretti (S. Pietro al Monte, loc. cit., pag. 337) crede che la Vergine saggia sia pittura del ma osserva anche che gli afTieschi dell'andito hanno " affinit con qualche dipinto delle cataAnche il Venturi (Storia, li, 382) inclina a disgiungere quella figura dagli altri dipinti della chiesa.

116

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

di sinistra e dell'attigua volta,

mentre

nell' affresco

esterno,

sulla

porta
assai

della chiesa,

si

scorge la stessa maniera adoperata


il

da un

artefice

grossolano che ignora

disegno corretto e

il

colorito

armonioso propri

a quel primo e al suo seguace migliore.

Non abbiamo argomenti per determinare con


cui gli affreschi furono eseguiti \

precisione

il

tempo

in

possiamo bens indicarlo con qualche


stile

approssimazione mediante l'esame dello

loro e delle sculture che

s'intrecciano con essi nel decorare la chiesa.

Per
gnati

il

loro stile gli affreschi di

S.

Pietro di Givate possono essere assegli

ad uno stadio pi recente nelle vicende della Pittura che


Il

altri

sinora osservati nella regione lombarda.

colorire dei visi


tinte

assai lon-

tano in essi dal disordinato disgregarsi delle


della grotta di
S.

proprio delle pitture

Nazaro a Verona,

e delle storie di S. Cristoforo a Gal-

liano
e

il

modellato ottenuto con ombreggiature verdi, con luci bianche


fra di loro,

con mezzetinte rosee, disunite


fissi

ma

disciplinate

sempre meglio

da quei canoni
di

che
si

s'intravedono gi negli affreschi dell'epoca di


esplicano, e
si

Ariberto da Intimiano,

affermano

in quelli di S. Giorgio

Como,

di S. Michele d'Oleggio, della chiesa di Prugiasco. Al confronto


i

dei quali,

migliori affreschi di Givate, quelli della grande lunetta,


di colori pi estesa,

hanno
co-

una

gamma

sono pi

raffinati
di

nel

combinarsi delle
e di trapassi

tinte,

mostrano nel modellato una ricchezza


gran lunga maggiore.

ombre

loristici di

Le
nino

iscrizioni, tutte di

grandi lettere capitali, senza forme che accensi

al gotico quali

pur gi

trovano negli affreschi

di

S.

Giorgio

di

Como, potrebbero far congetturare un'et anteriore a quella accennata dallo stile se non giovasse riflettere quanto sia incerto il criterio fornito
dalle epigrafi dipinte e

come

talora

si

ritrovino anche in affreschi

del se-

colo XIII forme epigrafiche affini a quelle di Givate.

Argomento pi sicuro a datare gli affreschi fornito dagli stucchi che ornano la chiesa di S. Pietro, poich non dubbio che l'opera dei pittori non sia stata contemporanea, o di poco posteriore, a quella dei plastici.
Ci appare evidente se
si

osservi che la cupoletta del ciborio,

ch'

fre-

' Il Venturi [Storia, II, 382) attribuisce gli affreschi " al sec. Xll avanzato o al principio del XIII . A. Feigel (loc. cit., pag. 216 e segg.) crede che la decorazione della chiesa sia stata iniziata nell'ultimo decennio del sec. XI, e compiuta sul principio del XII. La ragione ch'egli adduce per fissare quel primo termine preciso che Arnolfo eletto arcivescovo di Milano nel 1093, ma non riconosciuto dal pontefice,

per due anni in un convento, e ch'egli poi sia stato sepolto a Givate ha poco valore, perch se Arnolfo ebbe veramente ritiro a Givate (e ci non certo) egli dovette dimorare piuttosto nel monastero di S. Galocero che in quello, alpestre, di S. Pietro n vi argomento per attribuire alla ipotetica presenza dell'arcivescovo l'inizio dei lavori di decorazione.
si sia ritirato
:

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


giato di stucchi, fu dipinta dai

XII

117
e

medesimi
ornati

pittori
al

del

nartece,

che

l'a-

gnello

mistico

plasmato

fra

gli

vertice

della grande lunetta

da collegare iconogratcamente con

la pittura sottostante,

con

la visione

apocalittica.

Nemmeno
bene
si

gli

stucchi non furono lavorati da un solo artefice \ sebtutti

possano assegnare

ad una medesima epoca.

bassorilievi

della cripta, raffiguranti la Presentazione al

Tempio,

la Crocifissione e la

Morte della Madonna


e impacciate nei

(fg.

80),

hanno

figure di proporzioni allungate, rigide

movimenti, fasciate strettamente dalle vesti come

nelle

Fig. 80.

Civaie,

S.

Pielro: la morte della Vergine.

rudi sculture della fine del secolo XI


trato che

esse dimostrano
di Wiligelmo,

uno
di

stile

pi arre-

non

sia nelle opere, vigorose,

Nicolao e dei

loro seguaci.

Ma

caratteri assai

pi

progrediti

sono

nelle altre sculture


e

della chiesa, cos che


riferire in parte

accennano a un'epoca pi recente,


rozzezza
dell'artista
la

inducono a
di quei

alla

forma grossolana

primi bassorilievi.
Gli ornati stessi vi rivelano un'arte che padroneggia la tecnica, equilibrata nelle sue concezioni, libera dalla pesantezza che nel

primo periodo

romanico

si

sente anche nelle parti decorative. Intorno ai capitelli

nei
si

quali tuttavia

non

vi

cenno

di

forme gotiche

le foglie

di

acanto

arricciano morbide, profondamente solcate nei loro lobi, nelle fibre. Nelle

'

Le differenze

stilistiche fra le varie sculture di Givate

furono gi osservate da A. Feigel

(loc. cit.).

118

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

transenne, che fiancheggiano l'andito del nartece, e un tempo forse sepa-

ravano anche
composti con

il

presbiterio

dalla
:

navata della chiesa,

gli

ornati sono
i

grande sobriet
i

fasce

con
grifo,

leggeri

racemi riquadrano

larghi spazi levigati entro

quali

un

una chimera, sono modellati

Fig. 81.

Givate,

S.

Pietro

ciborio.

con fattura
Nei

e disegno cos sicuri

da

far

sospettare

che

l'artista

imitasse

qualche modello classico.


rilievi delle

quattro fronti del ciborio

(fig.

81) vi

uno
e alla

stile

ampio

libero che supera di gran lunga ogni opera di

Wiligelmo
riferirsi

di
fine

Nicolao,
del se-

ogni scultura che, nell'Italia superiore,

possa

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


colo XI e ai primi decenni del secolo successivo.
fra
i

XII

119

Il

Cristo che troneggia

SS. Pietro e

Paolo o che ascende

in cielo entro un'aureola sostenuta


rilievi;
;

da due angioli,

potentemente plasmato in quei


no])ili

la serenit di-

vina espressa bene nelle

forme del suo viso


secolo XI e

non

si

sente in quelle

sculture la pesantezza della materia, lo sforzo tormentoso ch' nella plastica dell'Italia superiore tra
il

il

XII.

Le opere

di

Wiligelmo,
rivolta,
rilievi di

di Nicolao e dei loro seguaci rivelano

una grande energia


di

tutta
i

faticosamente, a conquistare

il

modo
pi

esprimere
di

il

vero;

Givate dimostrano una maniera

libera,

un

artista

colto,

che

si

giova di una tradizione


L'influsso della quale
angioli,
le
si

stilistica

raffinata,

educato
nel

dall'arte

bizantina.

scorge non

soltanto

tipo del Cristo e degli

ma

nella espressione patetica impressa nei visi che


le

hanno arcuate
e

labbra e incavate

narici

come

negli

avori

bizantini,

pur nel

comporsi del panneggiamento, nei solchi profondi delle pieghe.


Tale influenza bizantina
fa

che differiscano

le

sculture del ciborio di

Civaie da quelle del ciborio della basilica ambrosiana, sebbene questo sia

molto

simile
S.

a quello

per

forma

per

materia K

Nel

ciborio

della
et di

chiesa di

Ambrogio, che pu essere attribuito


si

alla

medesima

quello di Civaie, l'arte romanica


nel

afferma nel pi originale naturalismo,


struttura del corpo,

carattere

individuale delle figure, nella robusta


di gran
di
tratto le
S.

e supera

ormai

forme
di

di Nicolao e di
si

Wiligelmo
invece
e
il

nel

ciborio della

chiesa

Pietro

Civaie
negli

riflette

nobile

idealismo di forma e di concetti ch'


l'estendersi

avori

bizantini

che,

con
fre-

dell'influenza

dell'arte

bizantina,

apparir

sempre pi
nell'Italia

quente fra noi in sculture


dionale
di
si

del

secolo XII

non soltanto
sin

meri-

ma
^
;

a Venezia, a Verona, a

Como,
in

nella
in

Novalesa, in Val

Susa

penetrer anche oltr'alpe,

Francia e

Germania, quale

scorge, attraverso l'involucro romanico, nei rilievi del


^

Duomo

di

berga
le

in

quelli di

Halberstadt

plasmati anch'essi di stucco

Bamcome

decorazioni dei cibori di Milano e di Givate.


Si

pu pertanto concludere, non senza ricordare che gli argomenti raccolti non possono condurre ad una approssimazione molto stretta, che

'

A. Feigel, op.
i

cit.,

pag. 212.

Non possiamo

zioni fra

due
ci

cijjori

ed

alla derivazione

dall'Italia

accettare la conclusione del Feigel intorno alle relameridionale dello scultore del ciborio di Givate il
:

trarrebbe ora troppo lontano dal nostro proposito. 2 Cfr. A. Venturi, Storia, IH, 359 e segg. 234 e segg. 148 98. ' W. VoGE, Ueber die Bainherger Doinsknlpluren (Rep. XXII, v(4 e segg.). f. Kw A. GoLDScuMiDT, Die Stilentwickelnng der roiiian. Skiilptiir in Sachsen {Jalirb. 225 e segg.). Sono da confrontare con i rilievi di Givate la lastra tombale di Adelaide un Cristo benadicente nel convento di Groninga.
discuterne
; ; ;
,

d. pr.
I

Kstslgn., XXI, Quedlngburg e

120
ciborio
e

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


gli

il

altri

rilievi

di

Givate

appartengano
grado
di

alla

met del

se-

colo XII \

essi

che gi segnano

un

alto

elevazione estetica

ben superiore
quello cui

all'arte di

Wiligelmo
vie,

e di Nicolao, e quasi

comparabile a

giunger

per altre

con pi laboriosa preparazione, Be-

nedetto Antelami.

La decorazione

pittorica che, nel nartece, nel ciborio, nella cripta,

si

intreccia con la decorazione plastica da credere

contemporanea a
Xll.

quella,

o di poco posteriore

della seconda

met del secolo

Non meno che


Alcuni di
tali

nei rilievi sono numerosi negli affreschi di Givate gli

elementi derivati dall'arte bizantina.

elementi
;

erano gi

da tempo acquisiti

alla

Pittura

anche nella Lombardia


di Galliano, essi ci

accennati negli affreschi dell'altare

dell'oratorio

di S. Benedetto di Givate, svolti

molto pi largamente

in quelli dell'abside

sono apparsi sempre meglio


di

fssati nelle pitture della

chiesa

di

S.

Giorgio
i

Gonio,

in

quelle di Oleggio, di Prugiasco: nel

modo
figure.

di

comporre
e
:

panni, nel lumeggiare, in certi atteggiamenti delle


si

Ora

negli affreschi di Givate quei caratteri bizantineggianti


si
il

fanno

pi

forti,

accompagnano con
tipo dei visi
delle

altri

nuovi segni dell'influenza dell'arte


specialmente negli affreschi del-

bizantina

figure,

l'andito del nartece e della cripta, gli atti degli angioli dipinti nell'abside
di sinistra, la rappresentazione della

puerpera apocalittica ch' simile

alla

Madonna

nelle Nativit bizantine, lo stesso vario e intenso colorito nelle

triadi degli angioli e nella coorte

che circonda

il

Gristo, offrono

sempre pi

chiaro raffronto con l'arte detta della seconda et d'oro bizantina.

Ma, come sempre avviene, appropriandosi degli elementi estranei


artisti
li

gli

deformarono,

che l'opera loro, sebbene

molto attinga dal di


Gos,
fra
i

fnori,

ha un aspetto proprio
che

e nello stile e nella iconografia.

pittori di Givate l'artista

dipinse

due

affreschi nell'andito del naril

tece e la gentile figura della

Vergine saggia, deriva

suo pennelleggiare

libero

largo
e

dalla pi rapida

maniera che

fu

nella

multiforme arte
celeste

bizantina,

la altera

ben poco
dei

ma

il

pittore della

Gerusalemme
i

coi forti profili sulle tinte

visi ci

richiama, pur fra


nella

suoi caratteri
e

bizantineggianti,

allo

stile

che

prevale

miniatura

nei

mo-

'

Il

Venturi

proclive ad assegnare

il

ciborio di S.

Ambrogio

al

principio del sec. XIII.

MONUMENTI DFXLA PITTURA NEL SECOLO


saici

XII

121

pavimentari

n altrimenti del pittore della grande lunetta della


nell'opera

visione apocalittica sebbene


teri bizantini.

sua prevalgano pi

forti

carat-

Anche
sono

nell'iconografa

si

ritrovano commisti

gli

elementi che
pi

si

pos-

riferire a imitazione di
i

modelli bizantini e
la

altri in s

originali.

Mentre

due affreschi presso


^,

porta

sembrano derivare da composidella

zioni bizantine
riconnettersi ai
scritti

la

rappresentazione

Gerusalemme

celeste

pu

diagrammi complicati che sovente si veggono in manooccidentali dell'et romanica^; nell'affresco della sconftta del
gli

drago apocalittico

angeli

si

accalcano intorno

al Cristo

come
sua
di

in

certe

miniature bizantine \

ma

l'artista

pot trovar modelli alla

sizione anche nell'arte occidentale, nelle


scritti

copiose illustrazioni
:

compomano-

dell'Apocalisse ornati di miniature


di

e diede alla scena la

grandezza

nuova

una apoteosi.

Ma
nuziose

a questo punto, se taluno consideri con facile larghezza, e quasi


i

in distanza,

monumenti

dell'Arte medioevale,
gli
si

senza

discendere a mi:

indagini
i

topografche,

affaccia

spontanea una domanda


il

non

forse

monaci benedettini,
per decorare

cui

apparteneva

monastero alpestre
XI e XII? Non forse

di Givate, ricorsero

la chiesa

a quelle loro badie dell'Italia

meridionale che ebbero tanto


trassero
pittura ?
Il

forire d'arte nel secolo


artefci

da quei luoghi

gli

alle

nobili

opere di scultura e di

dubbio, formulato gi

come

sicura opinione

'',

perde ogni consi-

stenza

quando

si

coordinino

gli affreschi

di Givate agli altri della regione

lombarda

nei quali

non sono minori quelle tracce d'influenza bizantina


i

che pi inducono a supporre qualche relazione fra


quelli delle badie benedettine del
S.

dipinti di Givate

Mezzogiorno. Quivi,
S.

negli

affreschi di

Angelo

in
si

Formis, dell'oratorio di

Benedetto presso Gassino, di Au-

sonia,

non

ritrovano che somiglianze generiche, non bene definite cogli


si

affreschi di Givate quali

possono osservare in molti

altri

casi

per

esempio, tra

mosaici di

Sicilia e quelli dell'estuario

veneto

il

dovute

'
mani
'^

caratteristico

dell'arte

bizantina

il

raggrupparsi delle figure dei penitenti e


cit.,

protendere

le

in segno di attenzione e di preghiera.


Cf.
^

Cfr. A.

G. SwARZENSKi, Die Regensburger Buchmalerei, op. Venturi, Storia, II, 486 e segg. A. Feigel, loc. cit., pag. 212.
e.

g.

pag. 91 e segg.

16

122
all'azione di

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

un medesimo

fattore sopra artisti

non

uniti direttamente fra

di loro, cagionate dalla diffusa influenza dell'arte bizantina.

Molte controversie sono sorte in passato tra coloro che hanno tentato di
valutare
si
il

grado e

modi

di

questa influenza nell'Occidente, anche quando


fatti

cerc di procedere mediante una statistica di

materiali

raccolte

le notizie di artisti bizantini


altri

che operarono

in Italia

durante

il

Medioevo,
concluse

afferm ch'essi

ebbero soltanto
artisti

un'azione
in

saltuaria,

altri

che poterono influire sugli

locali

modo

continuo,
e
il

profondo ^

Ma
e

la

conoscenza sempre pi vasta dell'arte bizantina,

paziente lavoro

di confronto

valgono omai a dimostrare insieme e l'eccellenza di quell'arte


le

quanto largamente essa abbia irradiato


civilt nella

regioni

occidentali.
si

Ali-

mentata da una grande

quale fluivano, e sovente


cultura,

fonde-

vano, due grandi diverse correnti

di

l'una

delle

quali

sembra
affie-

derivare perenne dalle fonti classiche, se pure di tempo in tempo


volita, espressa l'altra dallo spirito ascetico e astratto
l'arte

proprio dell'Oriente,

bizantina trasse vigore da entrambe quelle forze diverse. Dall'Elle-

nismo, e dalla cultura che ne perpetu la tradizione nel

corso

del

Meclas-

dioevo, venne ad essa un senso equilibrato della Bellezza, dell'espressione


dei sentimenti
sica,
;

si

tramand

la tendenza, ch'era

pur

stata nell'arte
tipi

di elaborare

lentamente alcune forme, di foggiarne dei

perfetti

ed ideali; deriv una grande raffinatezza esteriore ch'essa rese pi acuta

con

la

continua osservazione e imitazione di esemplari antichi. Dall'altra


la

forza, dallo spirito ascetico che pervase la civilt bizantina e talvolta

rese torpida, quell'arte ebbe

una tendenza incessante verso


diverse forze
e

l'astrazione,

verso rappresentazioni ieratiche e trascendenti dalla Realt.


Concili essa insieme
l'intensa
le
;

giovandosi dei mezzi che

cultura

offriva,

giunse a esplicazioni perfette dei nuovi ideali

quali sono la chiara e semplice iconografa sacra, le figure astratte della

Divina Liturgia,

il

Cristo Pantocratore.
artisti occidentali

Quale stupore dovette essere negli


opere d'arte in tempi nei quali
gli avori, gli

quando

la

fortuna

port tra di loro qualche artefice di Oriente, o quando la facile trasmissione


di
i

commerci

col

Levante erano
i

attivi, fece

loro conoscere
iconi nei quali
agli intenti
si

smalti, le miniature,
di

mosaici

portatili,

le

la

sicurezza

una forma che rispondeva interamente


che
essi

univa ad

artifici di fattura

ignoravano o invano

si

1 R. Muntz, Les artisles byzanlins dans l'Europe latine (Reviie de l' Art. chi:, 1893); A. L. FnoTiirNGHAM, Byzantine Artisls in Italy {Amer. Journ. of Arch., 1894, pag. 32 e segg.) E. Dobbert, Znr byzant. Frage (Jahrb. d pi: Kstslgn., XV, 25 e segg.). Cfr. per un recente riassunto della questione, Ch. Diehl, Manuel, 668.
;

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


affaticavano a uguagliare
!

XII

123

Nell'et in cui l'arte bizantina nel suo

mas-

simo splendore,

in cui l'arte

occidentale

affrettava

il

proprio
gli

divenire,
artefici,

dal secolo XI al XIII, quelle opere ove apparvero incitarono

ora offrendo nuovi modelli iconografici, ora spingendoli ad una maggiore


perfezione di
stile e di tecnica.
si

Cos gi sul principio del secolo XI, in Germania,

scorge nella Mi-

niatura, l'influsso, diretto o mediato, dell'arte bizantina, la quale vi esten-

der poi

sempre pi vasta

la

propria

azione

informando

un' intiera

scuola di miniatori e di plastici ^


L'Italia era tutta

aperta al Levante.
rivelano nei

Nell'et

romanica quelle

rela-

zioni d'arte che gi

si

monumenti

dei primi secoli del

Medio-

evo diventano anche pi estese

e intense. Allora, in Sicilia e nell'estremo


:

lembo

della penisola l'arte bizantina signoreggia

si

diffonde nelle badie

benedettine della

Campania
dal

penetra

nell'Italia Centrale, a

Roma, sempre
sua un'azione
:

pi profondamente

secolo

XI

al
si

XIII.

E non

la

deleteria sull'arte che allora

meglio

costituiva,

sulla

Pittura

sembra
artisti
e,

bens mortificare dapprima l'ingenua


freschi della chiesa sotterranea
di
S.

spontaneit

che fiorisce negli af-

Clemente,

ma

d poi

agli

una sicurezza

di tecnica,

una precisione

di disegno ch'essi ignoravano,

prevalendo sempre pi negli affreschi di Anagni^, di Subiaco,


chiesa dei SS. Quattro Coronati a
di Grottaferrata
^,

della

Roma, manifestandosi
il

tutta nella

badia

fornisce

mezzi per

grande rinnovamento che sar


e Pietro Cavallini,

sulla fine del


e Duccio.

Dugento merc Jacopo Torriti

Cimabue
le

N
non
al

l'Italia

superiore era in minor contatto con l'Oriente, per


il

sue
se se

repubbliche marittime. Venezia, che durante

Medioevo non guard


suo

mare, conobbe dappresso


;

gli

splendori della civilt bizantina,


il

ne fregi anch'essa
rive del bacino ove

quando

volle pi magnifico
le

S.

Marco

sulle

approdavano

navi

levantine lo ricostrusse

simile

a chiese di Risanzio, e le

vaste pareti e le cupole ne rivest di mosaici

per opera di

artisti bizantini e dei

loro discepoli.

Anche Genova accolse


:

lar-

gamente
bizantini

l'irradiarsi delle arti e delle industrie orientali

nella sua cronaca

del Caffaro le miniature


;

cercarono di emulare lo

splendore dei codici

la

sua cattedrale, ove dipinsero

artisti bizantineggianti, si

orn

'

A. Haseloff, Eine thiringiscli-schs.


d. pr.

Marlersch., op.

cil.

E.

Dobbert, Das Evangeliar

zi

Gozlar

{Jahrb.
^
'

Ksmlgn, XIX, 139 e

segg.).

P. ToESCA, Gli affreschi della cattedrale di Anagiii, op. cit.


P.

ToESCA, Notizie della Badia di Grottaferrata (L'Arte,

1904, pag. 317 e segg.).

124

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

dei pallii donati dagli imperatori d'Oriente ^

per ogni plaga

dell' Italia

superiore, dal secolo XI al XIII,

si

ritrovano dipinti nei quali l'influenza

bizantina evidente
sin nel

a Padova, a Verona, a Bologna, a Reggio, a Parma,


valle di Susa gli affreschi di

Piemonte alpestre ove nella remota


^

un oratorio della badia della Novalesa


grafici e a

si

uniformano a schemi icono-

modelli

stilistici

bizantini.

La Lombardia non si sottrasse a Nell'et romanica, quando in essa


chitetti e di scultori

tanta irradiazione dell'arte di Bisanzio.


si

svolge la poderosa

attivit di arl'arte

che portano pur in lontane regioni, e oltralpe,

loro, la Pittura vi si sviluppa

da quelli affreschi di Galliano, che suU'aprirsi


di di

del

nuovo millennio danno indizio


ai

una precedente lunga preparazione

artistica,

dipinti di Prugiasco,
i

Como,

di

Oleggio

appropriandosi

sempre meglio

procedimenti bizantini, cos come avveniva in altre

nostre regioni, e giunge per essi ai nobili affreschi di Givate.

L'influenza bizantina, cos nella iconografa

come
si

nello

stile,

evi-

dente anche in altre pitture di Lombardia


quelle che
ci

le

quali

possono riunire a
il

diedero di scorgere abbastanza nitidamente

cammino

se-

guito dall'Arte.

Milano nella chiesa di

S.

Celso, fondata dall'arcivescovo Landolfo


l'

sul finire del secolo

^,

si

conserva presso

abside una piccola nicchia

decorata di un affresco, secondo l'antica usanza che a

Roma

ha lasciato
di

numerosi esempi
nicchietta

in S.

Maria Antiqua

e nella chiesa sotterranea

San

Clemente. Scrostatosi l'intonaco dipinto del secolo XIV, appare ora nella

una pi antica immagine della Madonna


col

[sca maria] seduta sopra


atto di benedire.
Il

un trono dal dossale variegato,


viso della Vergine, avvolto dal

bambino ch' in manto azzurro sotto

cui s'intravede l'ac-

Non ancora bene studiate sono le relazioni di Genova con l'arte bizantina. Per le miniature Cronaca del Caffaro, vedi in sguito. I frammenti di affreschi che restano sulle pareti della cattedrale di S. Lorenzo rivelano l'arte di un nobile pittore bizantineggiante del sec. Xdl. Nel 1155 l'imperatore Emanuele Conimeuo promise di dare ogni anno al Comune e all'arcivescovo di Genova tre pallii dorati: cfr. L. C1BRA.R10, Nota sopra un pallio d'oro che si conserva nel Palazzo Civico di Genova (senza data). C. Cipolla, Antichi inventari della Novalesa, loc. cit., pag. 172. Non faccio che un cenno dei
'

della

'^

principali

dell'influenza bizantina nella Pittura dell'Italia Superiore nel Xll e XIII sec. prescindendo da Venezia, da Genova e dalla Lombardia. Bologna affreschi nelle chiese del gruppo di S. Stefano e nella chiesetta suburbana di S. Vittore. Modena affreschi in un nicchione del fianco destro del
: :

monumenti

Duomo

(XIII sec). Carpi:

frammenti

di affreschi nell'abside della Sagra. Reggio: avanzi della decorazione


Battistero.

Duomo. Parma: affreschi del Eremitani. Verona affreschi nel Museo Civico
della facciata del
^
:

Padova:

affreschi in

una cappella

laterale degli

e nella torre presso S. Zeno.

GiuLiNi, Memorie,

I,

668.

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


conciatura di bende bianche che fasciano
orientale, tinteggiato
tratti di

XII

125
l'antico

le

chiome secondo

uso
forti

d'ombre

leggiere,

ha lineamenti segnati con


mostra uno
pitture
stile

carminio

la

sua correttezza di disegno


di Givate

pi

prossimo a quello degli affreschi

che

alle
(fg.

dell'abside

di Galliano, e rivolto tutto a modelli bizantini

82).

Fig. 82

Milano,

S.

Celso

Madonna.

Altre antiche iconi della

Madonna dipendono

in

vario grado dalla

iconografia orientale,

che conviene riunirle insieme sebbene siano di

luoghi e di tempi diversi.


Nell'oratorio dei SS. Faustino e Giiovita a Lambrate, nei dintorni di

Milano, un affresco raffigura la


di grosse perle e di

Madonna seduta sopra un

seggio
col

ornato

pulvino scarlatto, vestita di porpora,

bambino

in

grembo, di fronte, benedicente, secondo un tipo comune

nell'arte hi-

126

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


83) \

zantina

(fig-

Ma
le

sul
e

capo velato dal


modificano

jxacppiov la

Vergine reca
e

la co-

rona come

in dipinti

miniature dell'et romanica,


il

anche

di

tempo
le

assai pi antico,

quali

tipo

bizantino secondo

cre-

denze occidentali che amavano di rappresentare la Madonna quasi regina. Imperiosamente, solenne, il bambino benedice e vi anche tanta no:

bilt

di

forme

e scioltezza
l'artista

di

fattura

nel

suo

aspetto

da muovere a
qualche

congetturare che

abbia avuto

presente nel

dipingerlo

immagine
mota.

di antichit re-

Nella chiesa di

S.

Teoquale
af-

doro
nel

di

Pavia

costrutta
la

secolo

XII,

conserva ancora molti


freschi medioevali
^,

di-

pinta sopra uno dei pilastri


il

una Madonna secondo


iconografico
del(fi-

tipo

l'affresco di

Lambrate
stile

gura

84).

Lo

bizantino
la
fi-

impronta anche pi
gura della Vergine
,

e so-

prattutto quella del

bam-

bino, che ha

il

capo ro-

tondeggiante e quasi calvo

secondo

il

manierismo probizantini
i

prio agli artisti


Fig. 83.

Lambrate,

nel
SS. Faustino e Giovila:

rappresentare

fan-

Madonna.
ciulli.

Ma

nel colorito del-

l'affresco

sono delle note inusitate:


della

la fascia

bianca che di consueto av-

volge

le

chiome

Madonna

colorata di arancione, e lo stesso raro

colore riappare nelle

gemme

della corona.

la

Vergine

sola,

che ac-

canto al suo trono sta Giovanni l'evangelista.

Sopra un
di

altro pilastro della

medesima

chiesa, dinanzi a

un campo

zone sovrapposte, bianche,


in

gialle, azzurre, la

Vergine sta

ritta col

bam-

bino

braccio

(fig.

85).

figura quasi grottesca per l'ansiosa immobilit

'Sui tipi della Vergine nell'arte bizantina, cfr. specialmente: O. Wulff Die Koimesiskirche in Nica, Strassburg, 1903, pag. 251. ^ E. Natali, Le pi auliche pitture di Pauia (Boll, della Soc. pavese di SI. patria, 1907).
,

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


dei suoi occhi enormi,

XII

127

ma

riproduce esattamente

il

tipo

bizantino

della

Madonna

Odigitria.

Si

pu anzi affermare che


sia pei
si

il

pittore

abbia cercato

d'imitare qualche icone bizantina, sia

per l'iconografa generale


ticolari di stile. Ci

par-

appare se

con-

fronti r affresco

con una delle molte

iconi bizantine di ugual tipo, fra l'altre

con l'austera Madonna che

si

erge,

sola,
dell'

entro la grande conca dorata

abside

del

duomo
(fg.

di Torcello,

opera di potente artista del principio


del

secolo XIII
nelle

86).

Corrisponleg-

dono

due immagini, con


:

giere varianti, gli atteggiamenti


tratte quasi

sono
le

da uno stesso schema


delle

forme delle mani,


si

pieghe

che

dispongono or a squame, nella tuor a curve


jj-acppiov.

nica della Vergine,


centriche, nel suo

conil

Ma

pit-

tore lombardo, che crediamo dipin-

gesse anch'egli nel secolo XIII, alter


il

suo
,

esemplare bizantino

dove

questo

secondo

un convenzionali-

smo comune, recava impressa sulla fronte della Madonna una depressione
lievo
;

profonda, egli
e allo

sostitu

un

ri-

sguardo tolse

la fissit

ieratica dell'

immagine bizantina per


imitatori

dargli

una strana immobilit.


gli

Se talvolta

non come nella

prendevano nel loro intimo

forma

esterna

modelli
di

bizantini,
altri

come

pur dato
di

vedere in
di

Hk.
Fig. 84.

affreschi

Pavia

Cremona \
e di
S.

Pavia,

S.

Teodoro

Madonna.

'

Pavia nelle chiese di

S.

Teodoro

Micliele

Cremona, nella chiesa


i

di

S.

Luca

nel

Museo. Forme bizantineggianti sono anche nei pi antichi e rozzi affreschi (XII-XIII sec.) ritrovati neldipinti che, per loro l'abside della chiesa di Piona, sul lago di Como. Ma non intendo di elencare tutti scarso valore, giovino poco a delineare le vicende dello stile.

128

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


essi

molte altre volte

interpretarono

nobilmente
di
S.

loro

esemplari.
dipinse,
secolo,

Cosi
sullo

r artista che nella vecchia chiesa pavese

Teodoro
del
in

scorcio
figura

del XII

una
in

Battista
atto
di di

ritto

piedi

orante

avanzo forse

una compobizantina

sizione riproducente lo sche-

ma

della

biriaic,

espresse fortemente l'austero


tipo ascetico

del

Precursore
era
stato

ritraendolo
ideato
(fg.

quale
di

dall' arte

Bisanzio

87).

Tali affreschi, eseguiti dal

secolo

XI

al

XIII,

mostrano
diffusa
e
al

come
pari

fosse

allora

profonda nella Lombardia,

che nelle altre regioni


quella influenza bicui

d' Italia,

zantina la

ampia

espli-

cazione nei dipinti di Givate

non pu adunque
tribuire
gioni.

dirsi

im-

provvisa cos da doversi at-

ad

artisti di altre re-

Pi ancora
si

essa

intanto

manifestava nel grande moabsidale


della
di

saico
di S.

basilica
(fi-

Ambrogio
65).

Milano

gura

Un tempo,

sotto

il

moaf-

saico che risplende nella con-

cavit dell'abside, era


Fig. 85.

un

fresco
Pavia,
S.

raffigurante

vescovi

Teodoro

Madonna.

che dipendevano
milanese,
raccolti

dalla

sede

quasi
indizio
cui

in

concilio

tra
la

vescovi

si

vedeva anche
ancora alla

quello di Genova,

probabile
la

che

pittura

apparteneva a et
soggetta

remota, all'epoca in

diocesi

genovese

era

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


giurisdizione
di

XII

129

Milano ^

Le

pareti

della

grande fornice che precede

l'abside erano dipinte a grandi riquadri che

simulavano marmi variegati e

commessi insieme con disegno


basilica eufrasiana di

affine a quello delle tarsie

marmoree
raffiguranti

della

Parenzo

e del battistero degli Ortodossi, a

Ravenna:

avevano anche uno zoccolo


schiera di agnelli,

di

incrostature

marmoree,

una

opera certamente di grande antichit,

forse del se-

colo VI.
Tali decorazioni, alle quali fu data sinora scarsa importanza, rendono

anche pi

intricati

molti problemi sull'epoca di costruzione della parte

terminale della basilica ambrosiana

comu-

nemente

ascritta,

insieme con l'abside, alla


principio del sei

fine del secolo Vili o al

colo successivo,

all'

epoca in cui

monaci

benedettini furono insediati nell'antica basilica,

dovettero
i

provvedere a trasfor-

marla secondo
desima
et,

propri bisogni. Alla

me-

nella

quale

la

basilica

venne

pur

fregiata dell'altare di Wolvinio, essendo


il

abate Gaudenzio, sovente attribuito


saico
dell'

mo-

abside

anzi,

una commissione
il

di periti

radunata nel 1637 giur che

mo-

saico era

appunto

di quell'epoca,

trovando

prova della propria opinione


matici

in certi enig-

monogrammi che

si
^.

veggono entro
grandiosa de-

un riquadro
11

della cornice!

tempo ha devastato

la

Fig. 86.

Torcello,

duomo: Madonna.

corazione dell'abside. Gi in pessimo stato


al principio del secolo XVII, guasto nel

mezzo da un'alta
^,

finestra e privo
i

di

due degli epigrammi che


si

lo fregiavano

il

mosaico sofferse

danni

pi irrimediabili quando

volle restaurarlo
rifatte
*.

molte parti furono allora

rinnovate

altre

vennero asportate e

Potrebbe pertanto essere stata cagionata dai restauri

la

variet

di

'

^ i

G. P. PuRiCELLi, Anibros. Basii. Monumenta, Milano, 1645, pag. 175. PuRicELLi, op. ciL, pag. 113. Non abbiamo modo di sciogliere l'enigma di quei

monogrammi,

quali nella forma delle loro lettere richiamano alla grafia bizantina. ' Visita Il mosaico era allora del card. Federico Borromeo, nel 1608: Arch. della Bas. Ambr. * multis in locis confractum ,. * La quella testa originale della figura di S. Protasio si trova ora nel Museo Civico di Milano della figura di S Martino nelle esequie del santo si ritrova nel Museo cristiano di Brescia e in una cappella

laterale della chiesa di

S.

Ambrogio

n sappiamo determinare quale delle due

sia l'originale.

17

130

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


facile di osservarvi,

maniera ch'
s'essa

ma

conviene anclie proporsi

il

dubbio
state

provenga non

gi
in

dai

pi recenti restauri

ma

dall'essere

ricomposti o risarciti

diverse epoche antiche alcuni tratti della vasta


sia

composizione.

Il

dubbio viene confermato dal considerare come

poco

Fig. 87.

Pavia,

S.

Teodoro:

il

Battista.

organica in s l'iconografa del mosaico


nella quale

presso la parte di mezzo, ieratica,


i

domina
laterali

il

Cristo fra gli angioli e


il

santi,

sembrano
di

intrusi
S.

due episodi
brogio

rappresentanti

miracoloso

intervento

Amsegna

ai funerali di S.

Martino

e lo stesso disporsi delle tessere

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO

XII

131

una netta distinzione

fra le

due parti del mosaico.

Ma dopo

lunga osser-

vazione, crediamo di potere affermare che tutto ci dimostri

come abbiano

lavorato nella grandiosa opera parecchi artefici, senza trovare nessun ar-

gomento sicuro per credere che


epoche
differenti.

le

diverse parti siano state eseguite in

Fig. 88.

Milano,

S.

Ambrogio

Cristo, nel

mosaico absidale.

Sul fondo d'oro, al

sommo

del quale
di

si

apre un ombracolo vario-

pinto e appare

una corona adorna


il

grosse

gemme
:

in

rilievo,
il

fra

santi Gervasio e Protasio, troneggia

Cristo, benedicente

secondo

modo

bizantino, e tiene nella sinistra

un

libro

inscritto

ego svm lyx myndi.


AcozH,.

Un'altra iscrizione dichiara

ic

XG o BAGHAev

TiG

Gli

arcangeli

132

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


[o apx. mixahia]

Michele

Gabriele [o apx. taepiraJ

si

librano a fianco

del Pantocratore.

Le

figure dei

due arcangeli sono

rifatte

quasi per intiero,

ma

in-

tatta la figura del Cristo. Sul

trono di oro niellato, munito di un dossale


il

a losanghe di viola e di bianco vivido, grandeggia


fosca intensit di colori.
Il

Redentore con una


la

suo manto di azzurro opaco,


;

tunica

di

porpora cupa fregiata di davi d'oro

il

viso
;

stranamente colorito

di fibre rosse, bianche e azzurre attorte insieme

e tinte sanguigne

semfra le

brano imbrattar

la fronte,
(fig.

le

guance,

le

mani,

insinuarsi

anche

ciocche dei capelli

88).

Nell'avvolgersi delle tessere, che


il

accompagna

il

modellato,

si

mostra

faticoso

manierismo della tarda arte bizantina quale predomina nelle


Si-

miniature e nei mosaici della seconda et d'oro, anche in quelli di


cilia,

di

Roma,
da

di Venezia.

E
in

il

colore bruno, esagerato, quasi decomposto,

delle

carni ha

raffronto

parte dei mosaici del battistero di Firenze

eseguiti

artisti

bizantineggianti del secolo XIII.


il

Nei due santi che fiancheggiano


e
stilistico
;

Cristo ogni particolare iconografico


:

corrisponde
tuniche
;

alle
orli

formule bizantine

l'

atteggiamento

delle

figure

le

con

gemmati,

le

clamidi tabiilatae e

orlate di

leggieri

racemi

le

convenzioni del riprodurre ogni forma, anche in partinel segnare la flessione delle

colari secondari,

come

gambe mediante

la

lunga ombra proiettata dai ginocchi.


rire

loro visi

hanno

lo stesso colo-

complicato e forte ch' nella figura del Redentore.

Anche
troppo
si

due episodi della


resto

vita

di

S.

Ambrogio

nella vivace polili

cromia dei loro sfondi architettonici e dei palmizi che


assomigliano
al

riquadrano,

del mosaico perch sia

ragionevole at-

tribuirne l'esecuzione ad epoca diversa.

Nel riquadro di sinistra figurata la chiesa di Tours [tvronica] dai


tetti

variamente colorati, entro


il

la
[s.

quale

S.

Ambrogio

[o a

anbpociocJ beil

nedice
il

cadavere di

S.

Martino
tre

martinvs] gi collocato entro


;

feretro:

santo assistito
atti di

da

chierici

due giovani,
della

nell'atrio della chiesa,

fanno

stupore mentre

nell'alto

torre

oscillano miracolosa-

mente

le
i

campane.
gravi restauri subiti
:

Per

il

mosaico non pu oramai dar materia a

osservazioni stilistiche
di destra. Quivi
S.

le

quali invece sono ancora concesse dal riquadro


la

prosegue

narrazione della leggenda delle esequie

di

Martino gi raccolta da Gregorio di Tours. Nello sfondo, accanto a un pic-

colo edifcio a cupola [ecla favstaeJ, sorge la basilica ambrosiana con due

T3

o e
Ti

<u

o o
co

O U

C/5

MONUMENTI DELLA PITTURA NEL SECOLO


campanili, con cupola e
l'altare S.
tetti

XII

133

embriciati di azzurro, di grigio e di lacca. Presso


sta

Ambrogio
gli

(s.

anbrosivs)
stanchi

addormentato,
si

mentre

in

fondo
;

della

navata

spettatori,

dell'attesa,

mostrano

stupiti

il

diacono, sull'ambone, attende impaziente di poter leggere, e un accolito


si

appressa ad Ambrogio per destarlo. La vivacit del racconto e l'espres-

sione patetica delle figure


lelo

occhieggiano esse, inquiete

trovano paral-

forme pi progredite dell'arte bizantina^ la quale sovente illustr con altrettanto brio nei manoscritti ogni varia materia. E anche il tipo dei visi, soprattutto nelle figure delle donne velate che stanno fra i fedeli, risponde appieno allo stile dei mosaici e delle miniature della
nelle

seconda et d'oro bizantina

(tav. VI).

da trascurare, per mettere

in chiaro le origini artistiche del

mosi

saico ambrosiano,
centrale,
e

come non
di

soltanto siano greche le iscrizioni della parte


sinistra,

dell'episodio

ma

anche nelle iscrizioni


che

latine

insinuino forme grafiche bizantine.

E
S.

pertanto

legittimo

il

concludere

il

mosaico dell'abside

di

Ambrogio, opera
dall'arte
^,

di diversi artefici,

dipende anche pi degli affreschi

di Givate

bizantina,

probabilmente compiuto sul volgere del


alcuni dei raffronti indicati con altri

secolo XII

come pu dedursi da
sia

monumenti.

Appar

verisimile ch'esso

stato

eseguito da artisti

che provenis-

sero da luoghi nei quali l'arte e la cultura bizantina prevalessero pi che


nella Lombardia, da luoghi nei quali fiorisse anche l'arte del mosaico.

lo

sguardo
a

si
i

volge a Venezia.
mosaicisti

Da

Venezia, nel secolo XIII, Onorio


S.

III

chiam

Roma

che

ornarono l'abside di
la

Paolo fuori
dei

le

mura
i

Firenze ebbe, secondo

vuole
:

tradizione,

alcuni

decoratori della
di col

cupola del suo battistero


coratori dell'abside di
S.

forse

anche a Milano vennero


i

de-

Ambrogio. Fra

mosaici di Venezia e dell'estuario


quelli

non

se ne trovano

tuttavia

che rispondano per intiero a


di essi

della

basilica

ambrosiana sebbene molti

siano
di in

improntati
tecnica.
Italia
,

dello stesso

spirito patetico, e della


S.

medesima
perci

laboriosit

Il

mosaico
i

di

Ambrogio pu
i

dirsi

rappresentare

tra

mosaici
arte

siculi e

mosaici di Venezia, una

nuova variet della multiforme


esequie di

bizantina.

La

quale, nelle sue tinte fosche e intense, nella ieratica


nella

posizione

centrale,

vivacit degli episodi delle

S.

comMar-

'

Cfr.

specialmente

Molti
!,

attribuiscono

Pittura,

79.

Ma

miniature delle Omelie del monaco Giacomo: A. Venturi, Storia,!!, 482 e segg. il mosaico al sec. IX: cfr. F. X. Kraus, Geschichte, I, 603; Cavalcaselle, giustamente il Venturi (Storia, III, 432) lo rivendica al sec. XII.
le

134
tino, vi

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

appare non nelle sue forme pi raffinate

ma

in

uno

dei suoi
ul-

aspetti pi originali, nell' asprezza eh' essa sovente

adoper nel suo

timo periodo.
Cos nel cuore della Lombardia
la cui influenza
si si

afferm pi altamente
e

quell'arte

era diffusa dappertutto

gi

da secoli compenetrava
di

sempre pi

la Pittura

adducendola dagli affreschi

Galliano a quelli

di S. Pietro di Givate.

Fig. 89.

Como,

S.

Giorgio: affresco e iscrizione.

Fig.

90.

Angera, castello: Saturno.

LA PITTURA E LA MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI INIZI DEL TRECENTO

Persistere e svolgersi dello stile bizaiitineggiante


Pittura dell'Italia centrale.

affreschi vari

rispondenze con
:

la

Manoscritti
di

Saltuaria influenza dello stile gotico affreschi vari. miniati di probabile origine lombarda. Gli affreschi del castello

Angera.

irabile

Dugento, nel quale dapprima


s,

la

giovinezza impetuosa,
d'
;

ancora incerta di
scienza,

poi la maturit
nel

forte

una nuova coe solenni figure


:

neir azione,
la

pensiero, nell' arte

segnano
S.

di loro

grandezza
!

continua ascensione spirituale

Federico

II,

Francesco, Dante

Anche

la Pittura

tenne

il

cammino percorso
accolti

allora

da

altre

forme
si

della vita nostra, e

dopo avere ancora

nuovi elementi

esterni,

afferm pienamente originale. Dalla profonda preparazione


bizantina sorgono a

fatta dall'arte

Roma
;

maestri della fine del Dugento, Firenze ha


e

Cimabue, Siena ha Duccio


gi sorpassa di

ancora

nell'opera dei nuovi pittori, che


di

molto

l'estetica dell'arte
si

Bisanzio,

il

segno

delle

sue

origini

da questa: poi

innalza, nuova, rivelatrice di ignote forze dello

spirito, l'arte di Giotto.

136

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Tanta importanza nell'universale divenire


Pittura
dell'Italia centrale

dell'arte

ebbe allora

la

che sinora sono rimaste nell'ombra, e quasi


trascurate
dagli studi, le

forme meno

ricche di vitalit

ma

pur degne di es-

sere osservate che furono nella Pittura


di quel

tempo

in altre regioni italiane,

fuori dell' orbita dei maestri di


e della Toscana,

Roma

prima che

il

verbo di

Giotto vi risonasse.
Nell'Italia superiore,

specialmente
d

nella

Lombardia

dato

trovare
della
degli

molti e importanti
Pittura
inizi

monumenti
e
caratteri

murale del Dugento


Trecento con

del

ora

paralleli a quelli della Pittura dell'Italia centrale,

ora tanto pi notevoli per-

ch del tutto singolari. Senza cercare


di riunir
tali

monumenti
non

in

una
e

serstili-

rata
stica,

successione

cronologica

che

la loro serie

bastevol-

mente continua, giova qui raggrupparli


a seconda delle tendenze che vi pre-

dominano, trascorrendo

in traccia di
il

quelle a ricercarli per tutto

Dugento

e sin nei primi anni del Trecento.

Molti affreschi, di varia et in tale

lungo periodo, manifestano l'estendersi

sempre maggiore

delle

influenze
si

bi-

zantine che ormai da pi secoli

eser-

citavano anche nella Lombardia.

Nella basilica ambrosiana la fronte


di
Fig. 91.

un

pilastro fregiata della

imma-

Milano,

S.

Ambrogio: Madonna.

gine della

Madonna

e di

un santo ve-

scovo, affreschi eseguiti per

commissiede su

sione del devoto [bon' amic' taverna] che fu dipinto, in atto di preghiera,

sopra

il

medesimo

strato di intonaco (figg. 91-93).

La Madonna

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


trono

INIZI

DEL TRECENTO
si

?:

137

gemmato

col

bambino
inscritte

in

grembo,

e dal

menisco celeste
in

proten-

dono verso
velate
nessi
di

di lei

due angioli che recano, quasi


con

offerta, sulle

mani

due sferule
lettere

non bene desenile

cifrabili ^

L' aspetto
il

del

bambino,

comporsi delle pie-

ghe, le dense lumeggiature sono


chiari indizi della influenza bi-

zantina in questo affresco,

come

nelle sottostanti figure del santo

vescovo

del
;

devoto

Buonaopera

mico Taverna

ma

nell'

del pittore bizantineggiante, che

operava gi sugli
colo XIII
^

inizi

del se-

la

com' a credere
sua maniera
di

osservando

colorire pi complessa che negli


affreschi di Givate

si

ritrova
di

anche una certa angolosit


con quella

disegno che potrebbe compararsi


di

coeve miniature

germaniche^, improntate pur esse


dall'arte bizantina.
Neil' atrio

basilica

medesima ambrosiana, fra numedella


^

rosi lacerti di antichi affreschi

In
ENS.

uno dei due

dischi

si

legge la pa-

rola
in

Il

MaCiISTuetti (Delle

vesti ecclesiastiche

Milano in Ambrosiana, op. cit.) attribu l'affresco al sec. IX per considerazioni sulle vesti
liturgiche del santo vescovo, le quali tuttavia

non escludono, a mio parere, che il dipinto possa appartenere a et di molto pi recente, come crediamo. Nulla conferma l'asserzione del Magistretti che alcune parti della figura siano ridipinte. ^ V. specialmente: A. Haseloff, Etne
thiring. sachs. Malerschule, op. cit., tavole.
Indichiamo i frammenti principali di affreschi dell'atrio e dell'interno della basilica

Fig. 92.

Milano,

S.

Ambrogio: un Santo vescovo.

ambrosiana che non occorre

di menzionare altrove. Nell'atrio: 1. Affreschi della quinta campata del fianco destro, divisi in tre registri, rappresentanti Cristo in trono fra santi, la crocifissione e due devoti XII sec. Guastissimi. 2. Affresco a sinistra della porta maggiore dell'atrio, rappresentante la tumulazione di un
:

18

138
il

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

pi importante, sulla porta destra della chiesa, rappresenta la


vesti, velata
1'

Madonna
il

nelle sue consuete


Battista

il

capo di bianco,
quale stanno

in atto di orante, e

che accenna verso

agnello mistico. Gli


la
le

ornati di cui riqua-

drata in alto la finestra presso

due

figure, l'atteggia-

mento

di queste, l'espressione intensa dei loro sguardi, e


lari

anche

partico-

meno

importanti del loro

vestiario,

indicano che

il

pit-

tore s'ispirava a modelli di mi-

niature o d'iconi bizantine.


a

Ed
del

notare che,

nell' atrio

secolo XII,

quell'affresco

ap-

pare sovrapposto ad un altro


pi
antico

intonaco
si

dipinto:

argomento che
ratteri stilistici

associa ai ca-,
il

per designare

secolo XIII

'.

Un

altro

affresco

frani-,

mentario, dello stesso atrio, nel

quale raffigurato

il

Cristo se(fig.

duto

benedicente

94)

^,

pu credersi dipinto intorno


all'epoca in cui fu decorata la

tomba
abate

di di

Guglielmo
S,

de' Cottis,

Ambrogio, morto

nel 1267 e sepolto presso l'oratorio di S. Vittore in ciel d'oro


ch'egli

aveva restaurato.
dell' atrio

Come
anche

neir affresco
nelle

pitture, assai
i

guaste, del

sepolcro dell'abate
Fig. 93.

copiosi caalterati

Milano,

S.

Ambrogio: un devoto.

ratteri

bizantini

SOUO

3. Frammenti di varia epoca (XII-XIII sec.) a sinistra cadavere: forse della fine del sec. XII. Guastissimo. della porta maggiore della chiesa. 4. Nell'interno della basilica, presso la porta di sinistra, avanzi quasi del tutto scolorati di affreschi rozzissimi che rappresentano in diversi riquadri la Visitazione di Maria e senza influenza alcune figure di sanie (S. Veritas .), nella peggior maniera trascurata del sec. XII ma non bizantina negli atteggiamenti. Il Feuraiuo (Monumenti sacri della bas. di S. Ambr., Milano, 1824, pag. 89) vide dipinti alla destra della porta maggiore i sette dormienti: ma di tale pittura non abbiamo trovato traccia. Potrebbe riferirsi anche a questo affresco un documento (G. Biscaro, Note e documenti Santambro.

siani in Arch. St. Lomb., 1905, pag. 59) che


2

ne stabilirebbe la data fra il 1261 e il 1306. Fa parte dello stesso affresco lo scialbo della lunetta sovrastante dipinto di grandi due stemmi, di forma dugentesca, a campo bianco con sbarra verde a risega.

stelle gialle e

con

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI

INIZI

DEL TRECENTO

139
(fi-

da un tratteggiare duro dei


gura 95) ^

profili

da un colorire poco accurato

Meglio conservata nella basilica di

S.

Ambrogio

la

decorazione di

un sottarco

al

termine della navatella di sinistra ove figurata una sin-

golare scena marina.

Da

grandi orci dipinti a pie del sottarco sembra ef-

HFig. 94.

Milano,

S.

Ambrogio

Cristo benedicente.

fondersi

una zona azzurra

di

acqua

un

uomo ignudo

e rossastro, a

cavalcioni di un ippocampo, e certi barcaioli passano sull'acqua pescosa,

popolata di conchiglie; un vecchio fulvo intento a pescare con

la lenza.

'

GiULiNi, Memorie, IV, 581

G. Ferrauio,
dell'ab.
gli

IV,

220.

singolare nella

tomba

sorreggono certe arcatelle pensili. Sia

Monumenti sacri, op. cit., pag. 181 Cavalcaselle, Pittura, Guglielmo l'innestarsi delle pitture con le mensole scolpite che affreschi della tomba, sia quelli della vicina porta sono in pes;

simo

stato.

140

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


fantastica,

La scena
da

che
che

si

pu credere derivata
perpetuato,

all'artista
le

medioevale
rappresenta-

una

tradizione

ab])ia

deformate,

zioni della vita acquatica ideate dall'arte classica, trova intiero paragone
in

un sottarco della cripta della cattedrale d'Anagni ove un


gli

pittore bi-

zantineggiante della met del secolo XIII dipinse

stessi

strani esseri

marini ^

E perch

nella decorazione della cripta di

Anagni quelle figurazioni del

Mare possono connettersi con altri affreschi che illustrano la fisiologia dell'Uomo e la costituzione fisica dell'Universo, non troppo audace il con-

\wm Tom/
Fig. 95.

v,^.

V^Tflns ym5q..jfvf^.-q/| vivem

cn

Milano,

S.

Ambrogio:

affresco sulla loinba di G. de Collis.

getturare che un ugual ciclo iconografico, rispecchiante

nozioni

general^,

mente

diffuse,

sia

stato dipinto, verso

la

met del secolo XIII


la

anche

nelle volte minori della basilica ambrosiana.

Pur

in luoghi

remoti della Lombardia

Pittura del secolo XIII ha


fattura
e

lasciato tracce, notevoli talora per finezza

di

per

forti

riflessi

Anagni (Gallerie Naz. It., V, pag. 10). siamo proposti il problema se l'affresco del sottarco non sia coevo alle prossime pitture dell'ultima campata della navatella di destra che abbiamo attribuite al sec. XI, ma abbiamo dovuto concludere ch'esso differisce molto da quelle.
'

P. ToEscA, Gli affreschi della cattedrale di

Ci

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


dell'arte bizantina pi di quelle

INIZI

DEL TRECENTO

141

che

si

ritrovano nella stessa

metropoli

lombarda ^
Nella chiesa campestre di
S.

Giorgio di

Almenno

S.

Salvatore, presso
santa, dipinta

Bergamo,

fra altre pitture di varia epoca, la figura di


il

una

probal)ilmente tra

secolo XII e XIII, ritrae delle pi elette forme bizan-

tine nella correttezza del disegno e nel colorito delicato.

Sul principio del secolo XIII diversi pittori lavorarono nella chiesetta

Fig, 96.

Mantova, chiesa del Gradare

l'ultima Cena.

alpestre di

S.

Maria

di Torrello, costrutta dal

vescovo di

Como

Guglielmo

della Torre fra le selve del

promontorio

di Morcote, sul lago di


stile

Lugano

^.

Erano

artisti

che seguivano con varia capacit lo

bizantineggiante

' Sono da ricordare i seguenti avanzi di affreschi bizantineggianti del sec. XIII, a Milano. 1. Museo del Castello, n. 74 Madonna col bambino, su fondo dorato (fine sec. XIII). 2. Ibid., n. 75; S. Giovanni B. affresco simile al precedente. 3. S. Eustorgio, secondo pilastro di sinistra una santa martire (sec. XIII-XIV).
:

4. Ibid.,

quarto pilastro di sinistra:

Madonna
5.

Madonna

in S.

Teodoro

di Pavia).

Ibid.,

colorito succoso (sec. XIII-XIV).

6. S.

col bambino (prima met sec. XIII: cfr. le iconi della ultimo pilastro di destra: frammento di Crocifissione. Di 7. Chiaravalle, Babila, porta del lato destro avanzi di figura.
:

camposanto
2

avanzi nelle edicole. Guastissimi. Raun, Wandgem., 10; S. Monti, Storia ed Arte, op.
:

cit., 490.

142

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

presso al rozzo pittore d'una Crocifissione dipinta nell'interno della chiesa,


altri pili abili

decoratori affrescarono,
;

nella

lunetta della porta,

la

donna moria

col

bambino

nella facciata,
e

una grande

figura di vescovo, in
S.

Mamedi

forse

del fondatore \

un gigantesco

Cristoforo

ornato

Fig. 97.

Galliano,

S.

Vincenzo

Madonna

e Santi.

corona

e di

manto

di vaio, col

bambino

sulle spalle,

seguendo

gli

schemi

bizantini

ma

alterandoli nella

gamma

dei colori e in certa rigidezza del

Presso la figura del vescovo abbiamo decifrato alcune parole di una scolorata iscrizione in lettere " presul cumanus currebant ,. Essa si riferisce probabilmente alla costruzione della chiesuola. Alle antiche immagini di S. Cristoforo gi indicate dal Rahn {Waiidgeni., 13) a Monte Carasso e a Biasca nel Canton Ticino aggiungiamo il malconcio affresco della facciata della chiesa parrocchiale di Baveno che pu assegnarsi al principio del sec. XIII anche per il vestire della devota raffigurata a piedi del santo gigantesco gli avanzi di un dipinto nel sottotetto dell'oratorio di S. Ambrogio di Antoliva e quelli
'

gotiche:

nell'atrio della basilica

ambrosiana dietro

il

mausoleo

di P. C.

Decembrio.

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI

INIZI

DEL TRECENTO
stile

143
altri

disegno che d indizio del diffondersi di un nuovo


affreschi

del

quale
i

saranno pi chiara prova. Non altrimenti

si

ritrovano

consueti

caratteri hizantineggianti, alterati anch'essi

da un disegnare angoloso, nei

rozzi affreschi del coro e della sagrestia della chiesa del Gradaro a
tova, dipinti prohabilnienle nella seconda

Man-

met del Dugento


attribuito

(fg.

96) ^

Allo scorcio del


chiesa di
S.

medesimo

secolo

pu essere

un

affresco della

Vincenzo

di Galliano, sulla scala

che d accesso alla cripta.

Fig. 98.

Parma,

battistero

affresco (particolare).

Quivi dinanzi a un fondo giallo e azzurro, fregiato di un leggiadro orlo, quale


si

ritrova

in

affreschi del principio del Trecento,

raffigurata la

Vergine in trono col bambino


(fig.

che l'accarezza e benedice, fra pi santi


irraggia
le
vesti,

97).

In strani

giochi

una luce candida

illumina

pi importante una rappresentazione, frammentaria, dell'Ultima Cena tra fasce di stoffe orientali. Le figure sono fortemente delineate di rosso, e lumeggiale con luci bianche. Le epigrafi, di carattere gotico, indicano il sec. XIII inoltralo. Uguale stile si scorge negli avanzi della decorazione della sagrestia. Cfr. D'Arco, Delle Arti e degli artefici di Mantova, Mantova, 1837, 20. Sono forse alquanto pi antiche, del principio del sec. XIII, ma appartengono al medesimo stadio stilistico, alcune rozze figure di santi ritornate in luce, fra dipinti pi recenti, nell'abside della chiesa della Badia
'

L'affresco

ornati imitali

da

di

Piona sul lago di Como.

144

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


i

tortuosamente

visi:

un corruccio sembra pesare

sulle figure dagli sguardi

intenti e dai visi solcati di rughe.

E un complesso

di

forme che
;

il

pittore

imita da opere tarde, e

men

belle, dell'arte bizantina

quasi dai mede-

simi modelli che con molta maggior maestria furono seguiti dal decoratore della vasta cupola del battistero di

Parma, del maggiore monumento


abbia lasciato
nell'Italia

che

la Pittura bizantineggiante
(fig.

del

secolo XIII

superiore

98).
S.

Pavia, nella lunetta esterna di una porta laterale di

Teodoro,

si

vede ancora una Madonna avvolta nel manto purpureo, col bambino benedicente
:

affresco

che segue con grande finezza

procedimenti

gli

Fig. 99.

Piacenza,

duomo: Madonna.

schemi bizantini. E
dipinse
nell'interno
i

in

modo non
con
il

dissimile

un

altro pittore del secolo XIII

della

medesima chiesa una


profili
rossi,

figura di S. Elena tracla

ciandone
dine,

lineamenti

secondo

vecchia

consuetusof-

ma

modellandone

viso con

nuova delicatezza

di tinte tenui

fuse di

ombre

verdoline, e colorendo con vivacit le vesti soppannate di

vaio, listate di perle.

Pi intima grazia infuse nei modelli bizantini


cipio del Trecento,
affresc
(fig.

l'artista che, nel

prin-

una lunetta

sulla

porta della sagrestia del


il

duomo
'

di

Piacenza

99) K

La sua Madonna ha

manto cosparso

di

L'affresco fu trasportato su tela.

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


dischi d'oro, e stellato in fronte
e
si

INIZI

DEL TRECENTO

145

volge ella al bambino che l'ascolta


degli steli
fioriti.

due angioli sorgono a


il

lato

portando

Sia la composizione,

sia

tipo delle figure, e la fusione


di
il

grande del colorito, inducono a far


Maria in Aracoeli
(fg.

paragone del dipinto


Dugento, quali sono
o la

Piacenza con opere di pittori romani della fine del

mosaico sulla porta laterale

di S.

Madonna

di Pietro Cavallini in S.

Maria in Trastevere

100).

vi

ragione di escludere che le somiglianze


dall'irradiarsi

possano essere

state

cagionate

anche

nell'Italia

superiore della Pittura dell'Italia centrale, o

Fig. 100.

Roma,

S.

M. in Trastevere: P. Cavallini. Madonna, mosaico.

per mezzo di relazioni

d'artisti,

o per migrare di opere. Del quale abbiamo

ancora prove singolari:

Bologna,

una tavola improntata

allo stile

di

Cimabue
S.

^;

a Milano^
(fg.

un
^,

crocifsso collocato gi in antico nella chiesa di

Eustorgio

101)

e simile ai dolenti crocifssi dipinti nell'Italia cenS.

trale, soprattutto alla

croce di Giunta Pisano nella chiesa di

Francesco
l'af-

d'Assisi.

Ma, per altro rispetto,


i

pur verisimile che

le

rispondenze tra
effetto di

fresco di Piacenza e

mosaici romani non siano che


artisti

una

stessa

derivazione dei diversi

da origini comuni, ch'esse siano conse-

'

H. Thode, Franz oon Assisi, Berlin, 1904, pag. 237. Secondo la tradizione, il crocifsso proviene dall'Italia centrale.
19

146

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


di

guenza

un parallelo svilupparsi della Pittura


anche nella Lombardia,
nuovi
dalle
di

nell'Italia

centrale e su-

periore dopo un'uguale


11

preparazione fornita dall'intluenza bizantina.

costituirsi,

una maniera particolare

di-

stinta

per

tratti

forme pi passivamente bizantineggianti,


s'

intravede pur nei resti

di

un

grande
dell'

Giudizio

Universale
S.

abside di
(fi-

Michele di Cremona
Quivi,

gura 102) ^

entro

una mandorla, troneggiava


il

Cristo,
;

brandendo una
angioli
coi
si

spada

intorno a lui vodegli

lavano

simboli della passione,

adunavano
probi, fra
si
i

beati e

re-

quali ancora
il

scorgono

giurista col

suo mantello di vaio e col


libro,

l'uomo d'arme,

il

vescovo. Appariscono nell'affresco note inusitate di

colore,

un

lento

distac-

carsi dalle

forme consuete,
spirito natuil

un pi vivo
ralistico

nel riprodurre

costume: qualit che dan-

no motivo
dipinto di

di collegare

il

Cremona

alle

miniature di molti codici


eseguiti sul principio
Fig. 101.

del

Milano,

S.

Euslorgio: Crocifisso.

TreCCUtO

nell'Italia SCtteU-

trionale, nelle quali le for-

me

bizantineggianti sono

commiste

di caratteri
^.

nuovi che dovevano svol-

gersi

sempre pi

nel divenire dell'Arte

' L'interpretazione dell'affresco, ora guastissimo, non dubbia poich la figura clie grandeggia sul trono ha il costato e i piedi piagati. Ci riferiamo alle miniature dette di scuola bolognese (Ventuiii, Storia, III, 457) di alcune delle quali facciamo cenno pi oltre.
'^

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


Si

INIZI

DEL TRECENTO
gli
S.

147

possono connettere a
della

tali

dipinti pi originali

anche
di

avanzi della
Giorgio
di

vasta decorazione

maggior navata della chiesa

Almenno

S.

Salvatore, presso
si

Bergamo, che per


all'inizio del

il

carattere delle iscrizioni

e per lo stile

deve attribuire

Trecento. Nella remota chiesa


loro iconografa,
ser-

rurale quelli afTreschi,

notevoli soprattutto per la


di

bano molte tardive reminiscenze


figure
di

pi

antichi elementi

decorativi

vi

pavoni,

nel

piedritto degli archi, fasce con dentelli variopinti


gi
di

si

forme bizantineggianti

molto alterate senza che tuttavia


(fig.

possa scorgere nessun riflesso dell'arte giottesca

103).

Fig. 102.

Cremona,

S.

Michele

reprobi.

Al medesimo

momento

stilistico

spetta

il

raro

affresco

dell'antico

duomo

Bergamo rappresentante una scena della buona antica vita del Comune. Sopra un fondo bruno, scorniciato di verde, sul terreno giallo,
di
dipinta

una

delle caritatevoli
la

"

andate

che

fratelli della

Misericordia

solevano compiere secondo

propria regola

(fig.

104) \ Vien

primo un gen-

tiluomo, e porge un pane al mendico ignudo che, da terra, tende le

mani
Nel-

verso di lui

lo

segue un giovane che reca, cauto, un recipiente ricolmo,


la bisaccia del

mentre due servi portano


l'aspetto

pane

e la fiasca del vino.

del

mendico

nelle

forme delle

vesti

vivamente lumeggiate

'

Bollett. della Civica Bibl. di

Bergamo, Bergamo,

1907, pag. 37 e segg.

148
persistono
i

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


tratti

bizantineggianti,
e
il

ma

visi gi

quanto personale,

loro disegno largo,

hanno un'espressione ala forti contorni, che rammenta


Cottis,

anche

gli affreschi

della

tomba
a

di

Guglielmo de

accenna

al for-

marsi d'una nuova maniera,


stratisi

elementi sinora non chiaramente

dimo-

ch'erano penetrati nella Pittura.

L'Italia, la

quale accoglieva largamente molteplici raggi d'arte


regioni,

di

cultura

di
stile

altre

fu

corsa

trionfalmente

nel

secolo

XIII

dal

nuovo

gotico venuto di Francia, che diede al santo di Assisi la sua

Fig. 103.

Almenno

S.

Salvatore,

S.

Giorgio

affreschi.

basilica, a

Federico

II

la nobile reggia di Castel del

Monte.

pi d'ogni
cultura
i

altra

nostra
l'

regione

dovette allora

essere

compenetrata

dalla

francese

Italia

superiore,

quando
si

nelle sue citt

risonarono

cantari

cavallereschi
gio

di

Francia,
la

quando

form persino uno strano linguagsi

letterario in cui

lingua

d' oil

mescolava coi

dialetti

veneti e

lombardi.

Lo

stile

gotico quale

si

manifesta nella Pittura francese del secolo XIII,


e

e soprattutto in miniature

vetrate

dipinte, era in intiera

opposizione

con quello bizantino e bizantineggiante. Non cercava


con ingegnose e raffinate espressioni
pi propri
a
decoratori

di riprodurre reali-

sticamente, con rilievo, le forme esteriori, anzi mirava


lineari,

rappresentarle

riducendole entro schemi


dal

che a

pittori,

rifuggendo

modellare con

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


l'uso di

INIZI

DEL TRECENTO
"

149
^

ombre

e di luci

per

servirsi

invece

di

colori

piatti

Dodei

veva, nel Trecento, l'arte italiana affermarsi in Francia


pittori senesi, e ofTrire

con

l'opera

esempi di
i

altri

intendimenti e di una fattura di-

versa,

perch

pittori e

miniatori

del

Nord volgessero ad

altre

vie,

preparassero

la

mirabile apparizione di Uberto e di Giovanni van Eyck.

Fig. 104.

Bergamo,

duomo

fratelli della

Misericordia.

Ora, mentre lo

stile

gotico francese influiva fortemente

sull'architet-

tura e sulla scultura italiana, esso lasciava pure qualche


nella Pittura ^ sebbene

leggera traccia

questa tendesse a scopi suoi propri e possedesse

ormai

tali

mezzi

di tecnica

che potevano apprestare

l'arte di Giotto e del

Trecento.

ViTZTHUM, Die Pariser Miniatiirmalerei, Lipsia, 1907, 14. Intorno all'influenza dello stile gotico nella Pittura italiana del bildung der Trecentonialerei {lep. f. Kiv., 1904, pag. 91 e segg.).
'

Cfr. G.

sec. XIII, cfr.

O.

Wulff, Zur SUI-

150

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Nella Lombardia non sono
rari
gli

indizi

della

influenza di quello

stile.

In alcuni mediocri affreschi dell'antica chiesa del monastero di Solbiate


inferiore, dipinti circa
il
il

1290,
visi

il

colorito delle vesti

non ha

rilievo; e

anche
K

disegnare angoloso dei

accenna a influenze gotiche oltramontane


Queste
si

trovano pi evidenti

in affreschi, ora
di un'absidiola

molto
del
l'

ridipinti,

duomo

di

Piacenza ove pur

iconografia

della Resurrezione dei morti

ha
nel

riscontro

con rappresentazioni
^.

care all'Arte di Francia

medesimo duomo, nel transetto di sinistra, sembra imitato da


qualche miniatura o da un
gillo gotico
si-

r affresco che rapS.

presenta, curiosamente,
gio che uccide
la donzella sta
il

Gior-

drago mentre

seduta in groppa
si

del suo cavallo, e


l'arcione.

stringe al-

Tracce delle stesse tendenze,


le

quali tuttavia

non
solito

rie-

scono a prevalere su quelle bizantineggianti,


e
di

ap-

pariscono in opere di scarso valore artistico,

sono a Pontasso
nella
S.

presso Voghera

decoraMaria,

zione dell'oratorio di
eseguita
Fig. 105.

sul
^
;

principio del seS.

Pavia,

S.

Teodoro

Santo vescovo.

colo
doro, nella figura d' un santo vescovo
(fig.

XIV
;

a Pavia, in

Teo-

105)

a Milano, negli affreschi


il

del piano terreno dell'antica torre di Ansperto presso

Monastero Mag-

' Sono, nell'abside dell'oratorio di Solbiate ch' avanzo d'una pi vasta chiesa, alcune figure di santi presso una delle quali un cartello con la scritta: " mcclxxxx... fecit fieri hoc opus.. Non mancano in tali affreschi anche molti tratti bizantineggianti. 2 Venturi, Storia, III, 417. ^ V. Cerigli, L'oratorio di S. Maria del Pontasso {Rivista di Scienze storiche, 1908).

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


giore
^

INIZI

DEL TRECENTO

151

e in

un

dipinto, rappresentante
S.

1'

apparizione di Cristo alla

Mad-

dalena, nella chiesa di


di Varese,
in

Nazaro l Notevoli soprattutto, nel


allatta
il

battistero

una Madonna che

bambino

(flg.

106),

un santo
lo

atto di proteggere

un palazzo,
i

aflreschi dell'inizio

del

Trecento, nei
stile

quali le tinte unite, e


gotico, palesano

contorni

del

disegno, condotto secondo

un
-^

influsso della Pittura nordica cos forte

come

raro

di trovare altrove

Nella Miniatura, la quale,

durante
principio
fior

il

secolo

XIII

sul

del secolo

seguente,

largamente nell'Italia susi

periore,

pu credere siano
tendenze e grada-

state le stesse

zioni stilistiche che sono nella


Pittura, lo stesso

predominare
della
e

dello stile bizantineggiante che


fu

massimo iniziatore nuova arte del Trecento


il

un

saltuario

suo contaminarsi, in

diverso
gotiche

grado

con

le
*.

forme

oltramontane

Ma

la

scarsit di manoscritti

miniati
Fig. 106.

che siano di sicura origine lom-

Varese, battistero:

Madonna

col

bambino.

CwALCASEi.LE, PUtiira, IV, 221. Anche per essere rappresentato fra gli altri santi S. Francesco, gli non possono assegnarsi alla fine del sec. XII o al principio del XIII come parve al Cavalcasene: essi sono da attribuire alla fine del Dugento o ai primi anni del sec. XIV. Le influenze bizantine, manifeste soprattutto nella Crocifissione, vi sono commiste a caratteri gotici, mentre deriva ancora dalla ornamentazione romanica il meandro che si svolge nell'alto. La suddetta Crocifissione e l'affresco delle stimmate di S. Francesco sono sincroni, e affini per stile alle figure dei santi schierati all'intorno: ma cfr. U. Nebbia, Note {Rassegna d'Arte, 1911, 15).
'

afTreschi

L'affresco in parte ridipinto.

ma di tempo alquanto pi recente, la lunetta <lella porta maggiore del battistero, rappresentante la Madonna col bambino, il Battista e un devoto. Dimostrano anche una larga influenza dello stile gotico oltramontano alcuni frammenti di affreschi nella chiesa di S. Eustorgio di Milano, sul penultimo pilastro di destra (fine del sec. XIII), e un alfresco rappresentante le stimmate
'

Affine alla stessa maniera,

del santo nella~chiesa di S. Francesco di Lodi, sul quarto pilastro di sinistra. A. Venturi, Storia, III, 453 e segg. Di particolare importanza per la commistione delle forme bizantineggianti e di quelle oltramontane sono le miniature degli Annali del Caffaro (Parigi, Bibl. Nat.:
*

ms. lat. 10136) eseguite tra il sec. XII e il XIII cfr. O. Wulff, Ziir Stilbildung der Trecenlomalerei (Rep. f. Kw., 1904, 95) Anche in molti mss. di " scuola bolognese si ritrovano forti riflessi dello stile gotico francese. Vedi, e. g. Lipsia, Bibl. dell'Universit, mss. 965 e 967 del XIII-XIV sec; cfr. Buuck, Malereien, pag. 96; Verona, Bibl. Capitolare: ms. CXCIV (a. 1317).
: :

152

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

barda non concede di determinare con molta precisione se nella

Lom-

bardia la Miniatura abbia avuto allora dei caratteri propriamente diversi

da

quelli cbe

sono

in codici ornati in altre regioni dell'Italia superiore, e

soprattutto nelle opere di miniatori bolognesi o emiliani.


In

un codice

delle Decretali della Capitolare di Piacenza


si

la

commiPolirona
15)
^

stione di

forme bizantineggianti e goticbe


cos

dimostra nel colorire e nel


di

disegno angoloso \

come

in

un messale della badia


D.
B. 28

ora conservato nella biblioteca Civica di Mantova (cod.


in

III.

una Bibbia dell'Ambrosiana (ms.

inf.).

Alcuni codici di conte-

Uttutmie-cnwiti^ ar5)(m

gnc.munratumtr U^
mlr (nmr ejy-pxcttpxt UumC'gnni^ mc^aucu
mtc^'Cce uullce noud txr Ugmnr incfAUttttu
ir- quc

gotcthmwnsjn^

tnr4utttnie oc^^mg^i
.

cmiitin

cntruiieanncr

ircmi?u-.iiuitd qui txoxtnt

^Cr umcnr dttc ite

CDii|>.igw

ccUt tmrtmr Cicmtmrdiur


:

Fig. 107.

Parigi, Bibl. Naz.

ms.

fr.

2631.

nuto

francese,

ma
la
"

scritti

miniati
la

in

Italia,

probabilmente

in

Lome
il

bardia,
"

quali

Conqueste de
furono

Terre

d'

outremer

(fig.

107)

Tristan

(fg.

108) che

predati da Lodovico XII alla biblioteca

del

castello

di

Pavia

^,

palesano una qualche

imitazione

di

miniature

francesi. Delle quali

si

ritrova l'influenza anche nelle umili e trasandate

'Intorno all' liilluenza dello siile gotico d'oltralpe nella Miniatura italiana del secolo XIII, cfr. M. Dvorak, Byz. Ein/hiss aiif die Hai. Minialiinnal. {Mitili, d. Insl. f. oeslerr. Gescliiclilsfor. Erganzb. VI, 792
:

e segg.).
^ Anche nell'iconografia della Crocifissione il messale dipende da un esemplare oltramontano (cfr. Venturi, Storia, III, 453): esso da attribuire ai primi anni del sec. XIII e a un miniatore mediocre, quale fu prete Isidoro che nel 1170 mini l'evangeliario del duomo di Padova. Parigi, Bibl. Nat.: ms. fr. 2631 ( Conqueste d'outremer ,): di scrittura italiana, del XIII-XIV sec. Ibid.: ms. fr. 755 (' Tristan ): di scritt. italiana del principio del sec. XIV.
''

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


illustrazioni

INIZI

DEL TRECENTO
109),

153

del

poemetto

di

Pietro

Bescap

(fig.

della biblioteca

Braidense di Milano (AD.

XIII, 48) \

per

le tinte vivaci e piatte delle vesti,

per

il

disegno calligrafico,

come

in

quelle del poemetto

volgare
it.

di

Ja-

comino da Verona conservato


Sebbene
bardia anche
scarsi, tali
la

nella biblioteca Marciana (cod.

Z. 13) ^

documenti inducono a credere che nella Lom-

Miniatura manifestasse, distinte fra di loro o commiste,


uui unmure.v pu icmamf-uu

lafi tmicrtotaffamlltc; trtn

ttotccctmt fbnc qaUiotofe^

dpinxrUiotaifc gaitc tnunr la fbnaincDdpin.fcai atDnc naie baatllc .woiruifo


tartlc

TX wuwcnc 6ract loicoonoie


na.en\A loiofc gatvcvn toana'ci dnretautne rtpfejlftu: fanr

tne-fCicoKcititr
Itti

ambixBacc

murfe anm aumtCQ) qd p

u.Tqntaccfcfracontp. tccircotcB (TtHitfommrtclaeao itnwinr tUccfoiUfoitntnco: OiOe-ar il fy bicn qtl a aad bomt dVplne pnifif qilncfmr-car afftir qtl ne ieg[icitm'(r me gnc fi a empita fot fot ce fcr or attxeib? cr mp fXt fto-ifm

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qa ncrt- ime len tccom

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i^:^'^!^?.:^-:'^
V^^'<
r

>:>

,ir.
Fig. 108.

.lic^iMdiiKrX.
Parigi,
Bibl. Naz.
:

ms.

fr.

755

"

Trislan

le

tendenze diverse ch'erano nella Pittura, or verso

le

forme bizantineg-

gianti or verso le

nuove forme

gotiche, le quali

sul principio del secolo

XIV

in

componevano insieme un grande monumento, negli atfreschi del


si

castello di Angera.

'

F. Carta, Codici corali

e libri

miniati

lella Bibl. di

Milano,

Roma,

1895, tav. II.

Molto pi distesanienle potremmo studiare la Miniatura fra il secolo XIII e XIV se non volessimo limitarci ai codici di pi sicura origine lombarda: i quali sono rarissimi per tale periodo, e non sempre significanti. Ricordiamo un ms. dell'Ambrosiana (cod. P, 165, sup.) rozzamente miniato circa il 1280 per Olrico Scaccabarozzo (cfr. Magistretti, Vesti ecclesiastiche in Ambrosiana, op. cit. e alcuni mss. che gi appartennero al monastero lombardo di S. Maria di Morimondo, ora nel Seminario Teologico di Como. Non abbiamo potuto rintracciare il Libro d'orazioni di Antonio Gallina oste del Cappel Rosso di Milano (a. 1.301), che dalla Biblioteca Trivulzio-Trotti pass in America: cfr. F. Novati, / codici Triinilzio-Trotti (Giornale stor.
'^

della Leu.

It.,

1887, IX, 137 e segg.).

20

154

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Gli affreschi di Angera,

di

grande pregio per


perch

la

storia dello

stile,

sono pur singolari per


schiettamente profane.

loro soggetti,

svolgono rappresentazioni

Non
dioevale
:

a credere,

nella

presente scarsit di pitture


sia

di

siffatto

con-

tenuto, che tale


anzi,

materia
si

iconografica

stata trascurata
trattata

dall'Arte

me-

ha notizia ch'essa

fu

anche nei

secoli pi

"'^::t^:^!^

f^oa"m02t

% 3' "W^

i-Leto utda n-mm fi rlamao

canojefaaqudtoiTraa

Fig. 109.

Milano, Braidense

cod.

AD.

XIII 48 (Bescap, Slori.n Sacra).

oscuri \ e eh' ehbe poi fortuna in rappresentazioni storiche,


dottrinali,

allegoriche,

come

quelle curiosamente enumerate dal lodigiano Orfinio, in


scritto al principio del

un suo confuso poema


palagio ideale in cui
si
i

Dugento, descrivendo certo


le

vedevano
pianeti,

la

Fortuna,

Parche,

Bacco, figure

astronomiche,
soltanto
tali
i

le Arti,

la lotta dei Vizi e delle

Virt l

Ma non
cari
alla

argomenti allegorici
tessuti
istoriati ci

e dottrinali, dei quali

mosaici dei pa-

vimenti e

hanno serbato esempio, furono

Gir. J.

NON SCHLOSSER, Quellcnbuch

z.

Kunstgescb., Vienna, 1896, pag. 121 e segg.

Misceli, di St. hai., 1869, VII, 29 e segg.

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


Pittura
nell'et

INIZI

DEL TRECENTO

155
la vita

romanica
fior

e,

pi ancora, nel secolo XIII,


i

quando
degli

individuale e civile

rigogliosa,

pittori,
i

non meno
tal

scultori,

amarono
Fra
l'Italia

di rappresentarne le vicende e
le notizie

costumi.

che abbiamo di pitture di

genere molte riguardano


Nell'abside

superiore, e specialmente la Lombardia.

Padova era dipinta la costruzione del carroccio del Cremona un affresco rappresentava la vittoria che i cittadini, nel 1213, avevano riportata sui milanesi ^ nell'atrio del duomo di Vercelli, sul
di
^
; ;

duomo Comune a
del

principio del secolo XIII,

il

vescovo Ugone fece dipingere

vassalli della

sua chiesa^; a Legnano l'atrio del palazzo di Ottone Visconti era ornato
anch'esso di pitture profane
II
'*,

palazzo del

Comune

di

Novara, ch' simile nella sua costruzione


altri

ai palazzi edificati nel

Dugento dagli

Comuni

dell'Italia

settentrio-

nale per le pubbliche riunioni, reca ancora alcune vestigie di una deco-

razione che nell'esterno


dei suoi mattoni.

si

componeva armoniosamente con


si

la tinta vivida

Un

fregio istoriato

stendeva sotto

la

gronda.

Su un

campo
ture
:

veggono ancora tracce delle strane dipinun uomo combatte colla spada contro un leone una donzella, vedi colore giallastro si
;

stita di

lunga tunica verde,

si

stringe oscena

ad un giovane
si

due

cavalieri,

coperti di maglie di ferro e di tuniche variopinte,


aste
;

scontrano a colpi di

entro un castello, colorato di rosso, stanno due fanciulle vestite di

azzurro, mentre un'altra esce dal recinto: figurazioni che forse ricordavano
al

popolo

gli

episodi dei romanzi cavallereschi

che

cantastorie

narra-

vano
di

sulle piazze, dai quali

pur trassero materia


Pi
oltre, nel

le

decorazioni della Loggia


del

dei Cavalieri a Treviso ^

fregio del palazzo

Comune
il

Novara,

altri scontri

d'armati,

popolani

che

duellano

coprendosi

capo con dei


profili cosi

cesti

per tutto una fattura rapida, a tinte larghe, con

forti

che pu

dirsi

prosegua

il

pi umile

stile

del secolo XII, bene

addicendosi alle popolari rappresentazioni.


Nella chiesa
di
S.

Bassano a Lodi vecchio

"^

coloro

che avevano

RoLANDiNi Patavini, De

fuctis in

^
'

G. Zaist, Notizie istoriche,

Marchia Tarvisina Cremona, 1774, 12.

(Rei:

It.

SS. VIII, 301).

mento
'^

G. Colombo, Docuiii. e notizie intorno agli artisti vercellesi, Vercelli, 1883, pag. 40. A Legnano, nei pochi avanzi del palazzo visconteo non si vede pi nessuna traccia di affreschi. Venturi, III, 418. A Novara, in una volta attigua al chiostro della cattedrale un breve framdi affresco con figure di guerrieri combattenti: lavoro della fine del sec. XIII. Cfr. : D. Sant'Ambrogio, Lodi Vecchio, Milano, 1895. Le figure hanno i visi, di colore scialbo e

fortemente profilati. L'affresco appare pi grossolano delle altre pitture, sebbene sincrone, che compiono la decorazione della chiesa: v. al capitolo seguente. Nella medesima chiesa di S. Bassano di Lodi Vecchio un bassorilievo rappresentante un giovane a cavallo in atto di spingere due bovi, collocato
"

piatto

dal

"

paraticum boateriorum

che nel 1323 aveva

fatto eseguire la soprastante volta.

156

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


dipingere,
le

cooperato alla fabbrica fecero

da un grossolano pittore dei

primi decenni del secolo XIV,


di

proprie fatiche cos

come

nel

duomo
:

Piacenza

le arti e gli artieri

che avevano concorso alla costruzione dei


i

piloni collocarono dei bassorilievi rappresentanti

propri mestieri

pas-

sano nelle crociere di una delle volte della chiesa lodigiana, sul fondo tinteggiato di bianco, carri trascinati da bovi che recano grandi tronchi

Fig. 110.

Lodi vecchio,

S.

Bassano

affresco.

d'alberi e laterizi in servigio della fabbrica

(fg.

110).

Fra

tali

rappresen-

tazioni profane, cui

pur da unire
1' "

il

nobile affresco dell'antico

duomo

di

Bergamo

raffigurante

andata

della Misericordia, le pi importanti che

a noi siano giunte sono quelle degli affreschi del castello d'Angera.

Sorge a capo del lago Maggiore, serrando


il

lo

sbocco delle Alpi verso


sulle

piano lombardo,

la

rocca di Angera S rosea

nitide

forme del

'

L.

Deltrami, Aligera

e la

sua rocca. Milano,

1904.

PITTURA E MINIATURA NEL DUGEXTO E SUGLI


SUO

INIZI

DEL TRECENTO

157

promontorio,
il

fra

il

perpetuo variare dell'azzurro delle acque, del

cielo, e

biancheggiare di nevi lontane.

La
lacerata

vetta del

promontorio ebbe molte opere

di fortificazione nel se-

colo XIII

quando Milano, tramutandosi di Comune in Signoria, fu pi dalle fazioni. Venne allora circondata di mura, ora dirute nel
;

mezzo
che
si

della cerchia merlata vi fu costrutto, di poderosi conci,

il

torrione

erge ancora sopra

le

attigue costruzioni. Tale forse essa era quando,

nel 1250, vi ripar

Leone arcivescovo di Milano, quando poi l'armata di Ottone Visconti veleggi sul lago, e Angera e Arona passarono con alL'arcivescovo Ottone Visconti,

terne vicende in potere dei Torriani e dei loro avversari ^


il

quale

am

di

edificare

nobili

cala

stelli,

e ne costrusse a Valtravaglia, a Cassano, a


^
:

Legnano, orn anche


la costruzione, di

rocca di Angera

probabilmente fu opera sua


Pi

grandi

conci levigati, addossata alla vecchia torre.

tardi l'arcivescovo Giodi

vanni Visconti,

il

cui

stemma
altri

si

vede

in alcune bifore

una parte pi
il

recente del palazzo, prolung con opera

meno

accurata quell'edificio,

quale ebbe poi anche

ampliamenti

^.

Nel complesso delle costruzioni di diversa epoca delle quali

ora

formato
torre,

il

castello,

la

parte

di

pi nobile struttura

la

pi antica. La

aspra all'esterno, divisa nell'interno in ripiani, che dapprima docollegati soltanto per
:

vevano essere
rezza guerresca
e

mezzo

di scale a pinoli, tutta fieessa,

l'edificio

che venne addossato ad

ha

l'aspetto sicuro

magnifico di un palagio signorile, nel suo esterno


si

nelle

due grandi
al-

aule sovrapposte di cui

compone.

Nell'aula terrena, destinata probabilmente ai famigli,

danno luce
si

cune

strette e diffidenti finestruole

nell'aula superiore, alla quale


si

ac-

cedeva dalla torre mediante un ballatoio esterno,


finestre gotiche verso la valle nel cui

aprono
il

tre

grandi

profondo ondeggia

lago.

L'ampia
volte

aula, coperta di

due volte a costoloni, conserva nobili avanzi

dei dipinti che

un tempo

la rivestivano tutta di colori.

Ancora

nelle sue

un variare

di ornati

con

tinte vivacissime, quasi in caleidoscopio.

Nell'una sono intrecci di

steli gialli

con vene di carminio e

di bianco

che

formano losanghe
variopinti:
si

e riquadri campiti di verde, di rosso, avvivati di dischi in altra crociera le

mutano d'una

combinazioni dei colori;

'

GiULiNr, Memorie, III e IV, passim.

2 ^ It.

Catalogus Archiep. Med. (Mon. G. H. SS. VIII, 108-109) Giulini, Memorie, IV, 762. Sull'attivit di Giovanni Visconti nel fabbricare v. Gualvanei de la Flamma De rebus
;

gestis

(Rer.

SS., XIII, 1005).

158
nell'altra

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

sono lacunari

e dischi, nei quali


si

il

verde
e

il

giallo

il

rosso
:

il

bruno, e bianche perle,

accozzano in forte

armoniosa sonorit

Fig. 111.

Aligera, castello

interno dell'aula maggiore.

nei peducci d'ogni

crociera dipinta la

biscia

dei Visconti

(tlg.

112) \

'

Il

Muu\TORi
,.

(Rei:

II.

SS. IX, 82) vide le pitture d' Angera,

"

rudes

certe,

quales iiimirum rudis

illa

aetas ferebat

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI

INIZI

DEL TRECENTO
negli

159
della

Le
loro

pareti, spoglie

per gran

tratto

dell'intonaco,

avanzi

decorazione splendono

d'una varia e vigorosa policromia. Sopra


ora
di

un

alto zoccolo l)ianco fregiato

racemi rossi che


ora di

si

avvolgono a
cerchi muldi rosso di

spirali
ticolori

buttando foglioline azzurre


(fg.

e verdi,

strie e di

Ili),

una larga

fascia
di

azzurrastra

fra

zone
a
:

verde

di

giallo

di

bianco, adorna

ramoscelli

simili

quelli

degli

ornati nell'affresco della cripta


stellate di

della
i

chiesa di Galliano
coloriti

margarite
e

codi

bianco sono sparse fra

rami

di

verde vitreo

Kig. 112.

Aligera, castello: affreschi.

turchese, fra le foglie gialle venate di


uccelli dai vivi colori
(fg.

rosso

e tra

gli

ornati

si

posano

119) ^

Uguale vigore di
tali

tinte, e

maggiore variet, hanno


i

le fasce
:

ornamensi

che riquadrano in alto

lunettoni delle
;

pareti

ora vi
si

ripete

con varianti l'ornato della fascia inferiore


in palmette complicate,

ora a questo che


gialli

scompone
si

sono intercalati dischi


;

nei quali
steli

schius'

dono

corolle variopinte

ora entro
bizzarre

riquadri formati da

che

in-

trecciano

sono

dipinte

figure,

un

deforme

vecchio

tricipite,

presso Ponte Tresa


di

Ricordiamo in questo luogo gli avanzi di pitture decorative del secolo XIII nel castello di Magliaso (cfr. Rahn, Wandgeii., 15) le quali imitano una preziosa stoffa orientaleggiante, ornata intrecci con figure di animali.
'

160

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

un fauno che porta un fardello, una donna glauca nel viso, in atto di stringere due pesci, un uomo fulvo e cornuto che ammaestra un uccello
rapace
(fg.

112). Cinte

di

tali

vivaci ornamenti, le grandi lunette delle


fascia bianca

pareti sono

divise in

due zone orizzontali da una


neri

con ro

sette steli e tratteggi

che simulano

il

graffito,

con grandi tondi di

diverso colore.

Entro

riquadri superiori, in ogni lunetta, furono dipinti


il

pianeti.
il

E sebbene

ora

ciclo delle figurazioni

sia

frammentario,

agevole

ricostruirlo idealmente per

mezzo

delle parti conservate.

Secondo

le cre-

denze astrologiche medioevali, ogni pianeta era rappresentato congiunto


a quei segni zodiacali in cui esercitava pi fortemente,
casa
,
il
"

come

in propria

suo influsso.
(fig. 90).
Il

Vien primo Saturno


nuto, siede sopra

vecchio [satvrn'], velato di bianco, cala falce e


il

un seggio recando
:

drago che

si

morde

la

coda,

simbolo del
[aqvarivs],

Tempo

ha da un
il

lato

un giovine che rovescia un'urna


al

dall'altro

segno del Capricorno [capricornvs], accanto


il

quale

inscritto

anche

nome

del

mese

in
:

cui

esso

imperversa

[ianvarivs]. Sotto l'affresco

una

scritta

commenta
della

est tiri satvrne domvs

egrecervntis et vrne.

La potente
degli
ornati.

sonorit

dei

colori

lunetta

si

accorda con quella


splende
il

Al di sopra

del

terreno tinteggiato di giallo


e

fondo, candido, tra fasce di azzurro vivo

di
si

verde

il

vecchio Sa-

turno vestito di tunica verde


delle pieghe,
si

il

cui
;

colore

addensa nel profondo

sbianca nel

sommo

il

suo manto sanguigno

lumeg-

giato di rosso
gli

chiaro.
:

Le pieghe
e

dei panni

sono circonvolute secondo


si

schemi

l)izantini

in

ogni parte del dipinto


della
fine del

ritrovano
XIII

affinit

cogli

affreschi

bizantineggianti
nel

secolo

o dei
forti

primi

anni del Trecento,


rossi che
Indi,
li

disegno tortuoso dei corpi,

nei

contorni

delineano, nel tipo delle figure.

al

sommo
113)
:

dell' attigua

lunetta,
il

sopra tinte vivaci come

nel

precedente affresco, sono figurati


iconografia
(fig.
il

sole e la

luna secondo l'antica loro

Sole [sol],
gigli,

coronato, vestito di tunica scarlatta


la rossa
la

con fasce verdi ornate di


del

guida

quadriga verso

il

segno

Leone
la

[leoJ

lo segue, vestita di cinereo,


il

Luna

|lvnaj, sulla lga,

presso
-j-

quale sta

Cancro |cancer|, che un oscuro verso soggiunge:


SOLI.

CESSERVNT SOLI LVNE CANCER LEO

Dell'affresco della parte superiore della successiva lunetta

non

resta

che un breve frammento col segno dello Scorpione [scorfioJ e con tracce

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


della figura di

INIZI

DEL TRECENTO

161

un cavallo galoppante

(fig.

112).

Ma

sebbene non rimangano


il

altre vestigia di questa e delle altre figurazioni nelle quali

ciclo astrocostituito.

nomico
Le
che

si

compieva, possiamo congetturare come esso fosse

iscrizioni delle
gli

due prime lunette non furono composte partico-

larmente per
si

affreschi di

Angera

ritrovano ripetute nei trattati


le

comune dominio, astronomici servendo forse di mezzo


esse erano anzi di
tra
i

per rammentare quali fossero

relazioni

pianeti e

lo

zodiaco.

Fig. 113.

Angera, castello:

il

Sole e la Luna.

Suonavano quei
in cui

versi
i

^,

disposti in ordine

alquanto differente da quello

furono dipinti
Est
tibi

pianeti nell'aula di

Angera

Saturne

Inde Jovi

domus Aegoceruntis et Urne. dona Pisces magnumque Chirona.


et

Est Aries Martis

acute Scorpio partis.


piirior auro.

Libram cum Tauro Venus ambit


Cesserunt Soli Lune Cancer
e
et

Occupai Erigonem Stelion (Stilbon) geminumque Ledonem.

Leo

Soli

ad

illustrarli, nelle lunette

ora scrostate dell'aula dovettero essere figuil

rati

anche Giove

tra

Pesci e
il

Sagittario,

Marte

tra l'Ariete

e
i

lo Scor-

pione, Venere con la Libra e

Toro, Mercurio tra la Vergine e


alla

Gemini.

Come
le

suddetti versi erano famigliari


all'Arte.

cultura medioevale cos


di

immagini dei pianeti

La quale am

raffigurarle

in

vario

Traggo i versi dal cod. ambrosiano E. 12 sup. (Tractatus de sphaera ms. del 1476), ce. 58 v. I versi sono preceduti dalle seguenti parole; " sciendum vero est quod omnes planetae in quibusdam signis fortius exercent operationes suas et illa signa dicuntur domus suae. Quae quiljus conveniunt bis versibus continentur
'
;

21

162

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


nei secoli

modo mantenendo, anche


l'antichit quali
si

pi

oscuri, dei tipi

gi ideati

dal-

ritrovano in manoscritti miniati, in sculture, nei ricami


il

di cui fu costellato

manto

dell'

imperatore Enrico

II

E come,

per

la

creduta influenza degli astri sulle sorti umane, l'Arte rappresent pi tardi
azioni

umane ed
XIV

eventi storici in riscontro coi pianeti nei grandi cicli

pittorici del

e del

XV

secolo (a Padova, nella chiesa degli Eremitani


;

e nel palazzo della

Ragione

a Ferrara, in Schifanoia
di

Roma,

nell'ap-

partamento di papa Borgia), cos gi negli affreschi


tale concetto, e sotto la

Angera essa svolse

rappresentazione delle pi fauste congiunzioni dei


raffigur,

pianeti

coi

segni

zodiacali

entro

riquadri inferiori di ogni

lunetta, le

imprese fortunate dell'arcivescovo Ottone, del fondatore della

potenza viscontea.

Due

storie

sono dipinte sotto

la

lunetta di Saturno,

divise da

una

bifora che

un tempo aveva
Ottone
il

libera la vista verso le lontananze del

piano
Desio
si

lombardo. Dapprima
in cui l'arcivescovo

figurato l'ultimo episodio della battaglia di

colp

irreparabilmente

Torriani

non

pu disconoscere che
scritto sotto la

pittore abbia espresso chiaramente

quanto in-

scena

(fig.

114)

absolvit
EI

d.

napoleonem ab excomvnica-

TIONE PARCIT SVIS ET VITAM CONSERVAT

VENIAM PETENTI.

le

Napoleone della Torre sta in ginocchio, ancora armato, e protende mani verso Ottone che si china verso di lui dal suo cavallo, benedi:

cendo quasi per assolverlo

fanti armati, a

spade sguainate, accompaviatoria.

gnano l'arcivescovo

fra

di

essi si erge la croce


le
il

Intorno a

Napo
fante

si

accalcano

nemici alzando

spade, pronti a ferirlo, mentre un


vinto.

sembra

volgersi per proteggere

La rappresentazione

corri-

sponde a

ci ch' narrato

da Stefanardo da Vimercate che, sulla


le

fine del
^.

Dugento, cant in un poema

gesta di Ottone, e da altri cronisti

Ancora
valgono

lo

sfondo dell'affresco composto

con

le

consuete tinte di

azzurro oltremarino nel campo, di giallo nel terreno. In ogni parte prele

forme
nelle

proprie
e

ai

tardi

pittori

bizantineggianti
le

appaiono
quali

soprattutto

vesti

nelle

armi, colorite vivamente,

sono
tratti

lumeggiate di
rigidi

tinte
1

chiare o bianche, applicate senza fusione in


visi,

e radianti.
tinte

privi

quasi sempre d'ogni carattere individuale,

hanno

scialbe,

talvolta

con ombre verdastre

forti

contorni di

f.

christl.
^

Sulle ngurazioni dei pianeti, cfr: E. Maas, Iiischriften und Bilder des Mantels Heinrichs II (Zeitschr. Kunst, 1899, 321 e segg); Thiele, Antike Himmelsbilder, Berlin, 1898.

sentato dal pittore

sub Olhone Vicecom. in Rer. II. SS. IX, 92) descrive appunto l'episodio rappreprostrato, l'arcivescovo in atto di parlargli mentre sopraggiunge il conte di Lomellina. Cfr. anche la descrizione dell'episodio in Catalogus Archiep. Med. (Mon. G. H. SS., Vili, 108).

Stefanardo (De
:

geslis

Napo Torriano

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI

INIZI

DEL TRECENTO
dei

163

carminio a segnare
delli

lineamenti

il

loro tipo offre alterazioni

moin

bizantini, e accenni allo stile gotico, quali


tra
il

pur

si

vedono
il

in
;

minia-

ture dell'Italia superiore eseguite

secolo XIII e
la

XIV

anche

quelle del

manoscritto

della

"

Conqueste de

Terre d'outremer

gi

nella Biblioteca viscontea di Pavia.


wr ^=^*--ir r.

Fig. 114.

Angera, castello: la cattura di Napo della Torre.

Talvolta nei movimenti delle figure

e,

pi ancora, nell'accurata

ri-

produzione dei costumi e delle armi,


listico.

vi

cenno

di

un nuovo senso reasue

Napoleone
:

della Torre rappresentato


il

nelle

splendide armi

di condottiero di acciaio

ha

capo protetto di cervelliera, ha gambali e corazza


fregiato

azzurrino
fiorisse

con

sottili

ageminature bianche

e ci ri-

corda quanto

a Milano, sulla fine del Dugento, l'industria degli

164
armaioli.
" "

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Dove trovare
cos

in altra citt di

esclamava Bonvesin della Riva,

un popolo

bene armato

ferree

armature

In

guerra vedresti

non soltanto caterve

di cavalieri

ma

pur

di fanti schierati con

armi cor-

rusche, loriche, corazze, lamiere, elmi, ferree cervelliere, manopole,


bali,

gam-

femorali e ginocchiere, con lance e pali di ferro, con spade e pu-

gnali,

con lucidi scudi


i

....

perch nella nostra

citt e nel

suo contado ....

sono molti
i

fabbri che tutto giorno lavorano armi d'ogni sorta che poi

mercanti diffondono in mirabile


^

numero
di cento
artefici

nelle
i

vicine

nelle lontane
di

citt

Erano allora a Milano pi


lavori.

fabbricanti

corazze;

avevano a lor servigio moltissimi


d'ornati
Il
i

che attendevano a fregiarne

pittore rappresent con cura le molteplici fogge di armi,

di

elmi,
il

di scudi dei guerrieri che

circondano

il

duce inginocchiato

dei quali

primo, che ha
liera
;

la vipera

azzurra sullo scudo bianco, munito di cervel;

altri

porta un

bacinetto

altri

un elmo conico secondo


i

l'antica

foggia.

Con le armi azzurrine e bianche compongono un vibrante accordo di tinte

colori

vari

delle

funicelle

sul

campo

di vivo
al

oltremare.

Poi Napoleone della Torre [dns napo] accompagnato


prigionia con Canevario, suo fratello, e coi giovini nipoti
vestiti
(fig.

luogo della
I

115).

vinti

ancora signorilmente, con berretti di vaio o con bianche


gialle azzurre rosate

cuffie,

con

lunghe tuniche

entrano nella stretta delle colline

che circondano Como, seguiti dalle schiere dei comaschi.


avvicinandosi alla
citt,

Uno

dei militi,
si

fiato a

una lunga tuba


;

un cavaliere
i

apaste

poggia, stanco, al collo del suo cavallo

altri

ergono

pennoni,

le

munite
il

di banderuole, gli stendardi. Sulle

due alture

fra le quali

incede

corteo

sorgono alcuni

edifici;

e a sinistra

forse figurata, in

convenzionale, quella rocca del Baradello che vigila ancora sopra

modo Como

con

la

sua alta torre nella quale

Torriani furono rinchiusi entro gabbie


al

di legno,

ove Napo dur in vita pi che un anno, sino


si

1278

^.

Frattanto l'arcivescovo

avvicinava vittorioso a Milano. Ma, giunto

presso la

citt

narra Stefanardo da Vimercate

egli fece

fermare
i

le

sue schiere per esortarle alla pace, e al rispetto dei concittadini:

militi

promisero

di

obbedire

e si

mossero

in aspetto pacifico,

con
i

le

spade nel

fodero, preceduti dalla croce, mentre uscivano di Milano

cittadini, lieti.

F.

de' vecchi
-

S.

NovATi, De magnalibus urbis Mediolani (Bull, dell' Ist. St. It., 1898, pag. 148) Id., Poesia milanese tempi (Nuoua Antologia, 1909). Monti, Riforme degli statuti comaschi in odio ai Torriani (Perod. della Soc. St. per la prov. e
;

antica diocesi di

Como,

fase. 50, pag. 102 e segg.).

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


giovini e vecchi,

INIZI

DEL TRECENTO
che,

165
diviso

uomini e donne insieme confusi,


i

col clero

in schiere, intonava

sacri inni \

Le pitture della zona della Luna sembrano aver


Stefanardo da Vimercate,
sicura e precisa

sottostante
attinto
di

alla

rappresentazione del Sole


diretta al racconto

come

a fonte

di

altri

che avesse serbato,

come
^:

il

poeta,

memoria

di quel giorno.

Da un

lato

(fig.

116),

sopra un caaccanto

vallo fulvo, sta l'arcivescovo, in atto di pronunciare l'allocuzione


a lui l'accolito, a cavallo, con la croce serrata
i
;

dinanzi

gli

si

affollano in schiera
di

cavalieri e

fanti.

Il

primo

di questi

ha calzari

rosso vivo,
cervelliera

rosea tunica lumeggiata di bianco, scudo crocesignato, una

Fig. 115.

Angera, castello:

la

cattura dei Torriani.

in capo sopra

la

leggera

cuffia

di

lino

sostiene alto

un pennone.

Il

primo dei
le aste

cavalieri,

armato pi nobilmente d'ogni


la

altro,

ha purpuree
si

armi con ornati bianchi, e

croce sullo scudo. Sui cavalieri

ergono
che un

munite

di banderuole, sopra l'azzurro intenso dello sfondo, di stelle,

tempo era sparso

come
^,

negli altri riquadri.

Pi oltre figurata

la citt

un gruppo convenzionale

di tetti e di

cupole tinte di carminio e di ocra, di costruzioni di colore turchese e smeraldino (tav. VII). Alle porte sta la turba confusa dei cittadini

tra

gli altri,

un gentiluomo con berretto


ciulle

collare
;

di

vaio,

una donna
si

velata,

fanin

col
i

capo
diversi

ingioiellato

sul
i

dinanzi

schierano

distinti
i

gruppi

ordini religiosi fra

quali possono riconoscersi

fran-

'

Stefanardo,

loc. cit., pag. 93-94.


si si

Sotto l'affresco

legge: legge:

"

ad suos ne aliquos ledant


in civitatem Mediolani
.

'

Sotto l'affresco

166
cescani,

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


i

domenicani,

gli

scalzi

alcuni

dei

monaci sono

in

atto

di

cantare mentre Ottone Visconti accompagnato dal suo crocifero e dalle


schiere degli armati
si

appressa, a cavallo, benedicendo.

Sebbene
sgiputo

trattasse
agli

un

soggetto del tutto


di

nuovo,

il

pittore

non ha
della
alle

sottrarsi

schemi

composizione tradizionali nella Pittura

medioevale.

E un

confronto cogli affreschi della cripta del


i

duomo

lontana Anagni ove sono raffigurati

cittadini

che escono incontro

Fig. ne.

Angera, castello

l'allocuzione di Gitone Visconti.

sante reliquie, o anche coi mosaici della chiesa di

S.

Marco a Venezia rape

presentanti la storia del corpo del santo, dimostra facilmente


bia adagiato entro vecchie formule la

nuova materia,
sotto

come egli abcome anche per


convenzionali.

rappresentare la

citt di

Milano abbia ricorso a

tratti del tutto


il

Nei riquadri inferiori dell'attigua lunetta,

segno di Marte,

proseguiva la narrazione delle gesta di Ottone Visconti. Di uno dei quali

non son rimaste che poche tracce

di figure

nell'altro,

che narrava forse

L'affresco rappresentava forse la


"

morte

di

Napo. Vi

si

decifra ancora a stento

una parte

dell'iscri-

zione

obiit in carcere

qua

o
o
o.
C3

e o u

01

>

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI

INIZI

DEL TRECENTO
il

167

ancora l'ingresso trionfale dell'arcivescovo nella sua


pato da un edifcio in forma
cendo,
il

citt,

fondo

occu-

di

atrio

incede, sul suo cavallo,

benedi-

prelato, preceduto

da schiere di monaci
e

e di gentiluomini
il

con

cavalli di colore

cenerino rosso

grigio

aprono

corteo

le

schiere

dei fanti

(fig.

117).
altri

Nulla poi rimane degli


della sala
si

affreschi \

Ma

nella

parete

di

fondo

intravedono ancora tracce di una composizione che proba-

m
yL
Fig. 117.

^Xf

fi ! ^1 st

III

w^j
1

Angera, castello: entrata di Ottone Visconti in Milano.

bilmente aveva un contenuto allegorico

sono avanzi di una figura

muil

liebre ornata di corona sulle trecce raccolte entro

una

reticella bianca, e

della figura di

un non

re che
i

sembra

assiso

sopra

un disco rosso presso

quale s'indovinano
scarse
tracce

segni quasi del tutto scolorati di altra figura.


forse

Dalle

troppo audace

il

congetturare che l'affresco


quasi a raccogliere
il

rappresentasse la dea Fortuna e la sua ruota,

si-

'

Secondo

il

Giulini (Memorie, IV, 762) era anche dipinta nell'aula


dalla quale
il

l'iniagine di

alcuni elogi

latini,

Giovio avrebbe fatto ricavare


III, I).

il

ritratto inserito nelle sue Viiae

Ottone fregiata di XII Vice-

comitum

(cfr. Graf.vius,

Thes. ant.,

168
gnifcato

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

morale

di tutte

le

rappresentazioni

dei

pianeti e dei fasti viter-

scontei che ornavano l'aula. Cos appunto

Stefanardo da Vimercate

minava

il

suo poemetto

quam dubio fortuna gradu mortalia ludis Heu quam praecipites humana rotatur in orbes conditio Nunc summa petit, nunc mergitur unus
!
!

Sola manet Virtus purior rutilantior auro.

Fig. 118.

Angera, cappella del castello: airresco.

Ricostituendo con la fantasia qual'era nei suoi tempi migliori l'aula

magnifica del castello di Angera, non esitiamo a collocare


fra
i

suoi affreschi

pi complessi
ci

cicli di

rappresentazioni profane

che la Pittura me-

dioevale
dello

abbia lasciato, ad esaltarli anche

come

singolare
il

monumento
XIV.

stile

che fioriva nella Lombardia fra


essi la

il

secolo XIII e

Non rinnovano
pi
alta

lunga tradizione
;

stilistica

che abbiamo seguito


:

nelle sue vicende per molti secoli

la

concludono, piuttosto

recano

perfezione quanto aveva lungamente

elaborato. Nella
negli

gamma
ornati
;

cromatica vi appaiono alcuni

nuovi

toni,

particolarmente

ma

il

colorire

permane

simile a quello di

monumenti pi

antichi, hi-

PITTURA E MINIATURA NEL DUGENTO E SUGLI


zantneggianti:

INIZI

DEL TRECENTO

169

non un
forme.

colorito sfumato, bens tinte ocracee rosee e ver-

dastre ancora disgiunte Ira di loro, lumeggiature bianche, lineamenti bruni

per profilare

le

colori pi puri sono accozzati insieme cos che ta-

lora diventano pi squillanti.

Una sonora armonia


le lunette nei
gli
il

di tinte vivaci

riempie

ancora

la

grande aula, echeggia entro

fondi intensi di azzurro


di bianco, nelle

oltremarino contrastanti con


volte ove
il

cinabro l'azzurro
gli

ampi campi di giallo e verde si compongono in


variopinti in

studiati intrecci.
:

Nell'ornamentazione
gi
i

elementi decorativi sono in parte rinnovati


steli

riquadri formati dagli

una
;

delle volte
e le strane

si

assomiin-

gliano agli ornati dei fondi di miniature gotiche


serite nella fascia

figure

che incornicia

una

delle lunette

derivano certamente

dalla drleries che nel

Dugento

e nel Trecento furono adoperate dai


liitaliani.

mi-

niatori oltramontani e imitate

dag

Pi rare sono
In queste
i

le

tracce dell'influenza dello stile

gotico

nelle

figure.

caratteri bizantineggianti

predominano

ma

la

nuova variet
miniature di

nel colorire dei panni potrebbe

pur trovar paragone

nelle

codici dell'Italia settentrionale della fine del secolo XIII o dell'inizio del

secolo seguente, e certa angolosit di disegno essere indizio di un influsso


dello stile gotico ^

Uguali caratteri

stilistici

ha un affresco della parete terminale


al

di

una piccola cappella prossima

castello, nel

quale

si

riconosce facil-

mente

la

maniera

di

un pittore assai
I

affine a quello dell'aula di

Ottone

Visconti, sebbene pi rozzo.

visi delle

figure dei santi e della

Madonna
tinteggiati
li

di

nella quale ripetuto

un antico

tipo iconografico

sono

ombre verdastre

largamente lumeggiati di colore biancastro che


;

stria di rughe, di contrazioni

hanno

l'aspetto corrucciato e la fronte de-

pressa quale di

frequente
lo

si

trova in tarde pitture bizantineggianti.

anche nei panneggi


Questo affresco
per
i

stile

bizantineggiante predomina ancora, sebbene


(fig.

misto a rigidezze di disegno che accennano alle forme gotiche


e
la

118).

decorazione dell'aula del castello potrebbero


essere attribuiti alla fine del

loro caratteri

stilistici
;

Dugento o

al

principio del Trecento

ma

per

altri

argomenti se ne pu determinare
la sala

anche meglio

la data.

Conviene anzitutto escludere che

sia stata

decorata al tempo di Giovanni Visconti arcivescovo di Milano,

come

fu

supposto da un ottimo studioso

^.

'

che

si

Vatikaiiiscie Miiiialnren, Freiburg i. B., 1893, tav. XIX-XX. Beltrami, op. cit. Dal tempo di Giovanni Visconti possono essere alcune pitture di decorazione trovano in altra parte del Castello.

Cfr, S. Bbissel,
L.

22

170

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

L'arcivescovo Giovanni, magnifico nel costrurre, ampli bens


stello di

il

ca-

Angera,

ma

il

suo

stemma appare

in

una parte

della

costru-

zione che per struttura intieramente diversa dal nobile edifcio nel quale
si

trova l'aula dipinta.


la Pittura

all'epoca sua altre forme,

come vedremo,
gi

tene-

vano ormai
molto

anche nella Lombardia, essendo

superato di

lo stile bizantineggiante seguito dei decoratori dell'aula.

Le

pitture dell'aula sono tutte intese

ad una apoteosi dell'arcivescovo

Ottone, cantano le origini della potenza dei nuovi signori, la disfatta dei
Torriani.

Non
i

si

potuto sussistere,
Visconti, che

pu pertanto credere che siano state eseguite, e abbiano prima che il castello fosse di incontrastato dominio dei
i

partigiani dei Torriani,

quali pi volte ritolsero la rocca

agli avversari,

avrebbero altrimenti distrutte quelle rappresentazioni delle

loro disfatte. Ora, l'arcivescovo Ottone,

dopo

la vittoria di Desio,

aveva

bens conquistata la rocca di Angera,

ma

questa,

come

propriet dell'ar-

civescovado milanese, venne poi nelle mani di Cassone della Torre, arci-

vescovo di Milano: e soltanto nel 1314 Matteo Visconti, rettore del Comune,
se ne insignor togliendola per

sempre
gli

ai

Torriani

^.

Non prima

del 1314
1

poterono adunque essere dipinti


per
il

affreschi dell'aula magnifica.

quali,

rapido tramutarsi dello

stile

dopo

primi decenni del Trecento,


tardo.

non

si

possono

d'altra parte attribuire a

tempo molto pi

GiuLTNi, Memorie, V, 50.

Fig. 119.

Angera, castello

ornati.

Fig. 120.

Varese, battistero:

Madonna

col

bambino

e devoti.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA MET DEL TRECENTO

Ultime derivazioni dello stile bizantineggiante affreschi vari. Svolgersi di forme nuove: affreschi di Como, Lodi, Varese, Castel S.Pietro. Influssi dell'arte toscana. Relazioni con l'arte oltramontana affreschi del Piemonte. Manoscritti miniali di sicura e di probabile origine lombarda.
: :

Ottenuta

la

signoria
arti.

Visconti

amarono
il

di

circondarla dello

splendore delle

Nel centro di Milano, ove sorgevano


e la vetusta cattedrale,
lo storico

Broletto del

Comune

Azzone Visconti costrusse una sontuosa dimora che


di

Galvano Fiamma descrive con parole


eh'

ammirazione ^ La
ornata d'oro e di
;

cappella,

ehhe poi

nome da

S.

Gottardo, vi era

azzurro, aveva mirahili finestre, suppellettili di avorio

e innalzava l'ar-

GuALVANEi DE LA Flamma De febus gi'slis ecc. (Rer. It. SS. XII, 1010 e segg.). Gi nella seconda met gli edifici di Azzone furono distrutti, ad eccezione della chiesa di S. Gottardo, e rifabbricati da Galeazzo Visconti cfr. Petri Azarii Clironicon {Rei: It. SS. XVI, 402).
'

del Trecento

172

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


"

dito SUO campanile,

quod videre

est

quaedani magna delectatio


della

che
di

ancora ha in vetta l'angiolo col


Azzone. Magnifico era
jDiscine, tutto
il

vessillo

vipera e

con

le cifre

palazzo, con serragli di animali, con vivai, con

adorno

di pitture: in

un

cortile, vi si

vedeva dipinta

la

guerra
az-

cartaginese

in un'aula, era figurata,

con

sottile arte e

con copia di

Fig. 121.

Lodi,

S.

Francesco: Battesimo di Cristo.

zurro
Attila,

d'oro,

la

Vanagloria circondata
altri

da eroi pagani, da Enea, da

da Ercole e da

molti

ai quali

pur

si

accompagnavano Carlo
la

Magno

e lo stesso signore del luogo,


tali

Azzone

Visconti.

Forse in

pitture

aveva lavorato anche Giotto, poich dopo


S.

fondazione del campanile di


1334,
il

Maria del Fiore, ch'ehhe principio nel

grande maestro fu inviato a Milano dal suo Comune, secondo

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO

173

narra Giovanni Villani, in servigio del Visconti ^

a Milano, Giotto doche,


ri-

vette lasciare segno dell'ultima altezza raggiunta dalla sua arte,

tornatone, mori nel 1337.

Ma prima

che l'influenza diretta degli insegnasi

menti suoi, o quella che indirettamente


regione
d'Italia,

diffuse dal

maestro per ogni


nei

vi

fosse manifesta,

la

Pittura

lombarda mantenne,

primi decenni del Trecento, delle forme assai distinte dalle toscane seb-

bene non senza qualche


mirevole epoca

riflesso di queste, in

opere di importanza secon-

daria, vero, in quell'amdell' Arte,

ma

pur degne

di studio

per chi voglia seguire in


ogni fase
dello
stile,
il

trasformarsi
e
sia

curioso
sti-

d'ogni traccia di forme


listiche

diverse da quelle

che
giare

dovevano
poi

signoregtutto

per

nel

Trecento.

Le ultime derivazioni
dello stile bizantineggiante

del secolo XIII

si

veggono

in alcuni affreschi eseguiti

probabilmente nel primo


quarto del Trecento, con

un colorito pi complesso
di

quello

degli

affreschi
Fig. 122.

Lodi vecchio,

S.

Bassano: Apostoli.

di Angera, e pi

lontano
;

dalla

maniera bizantina
quelli
(fg.

anche, con pi vaste tracce dell'influsso gotico.


il

Tra
di Cristo

sono da ricordare un affresco rappresentante


121) nel
S.
S.

battesimo
dipinti

Francesco di Lodi
^.

^,

una parte

dei

della chiesa di

Bassano a Lodi vecchio

La qual

chiesa conserva

'

G. Villani, Cronaca, lib. XI, cap.

12.
:

leggeva Taddeus a Laude f. , cfr. P. Biagini, Chiesa di S. Francesco, Lodi, 1897, pag. 88. Nella stessa chiesa di S. Francesco sono da assegnare alla medesima forma stilistica i seguenti affreschi: 1. Sesto pilastro di destra: santo vescovo. 2. Quarto pilastro di destra: S.Niccol. 3. Quinto
2

Sotto l'affresco

si

pilastro di sinistra: S.
*

Cfr.

Giacomo. D. Santambrogio, Lodi

vecchio, Milano, 1895.

174

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


la

ancora quasi integra

sua antica decorazione: nelle volte tinteggiate di


margarite, ornate di tondi con figure, isto(fg.
i

bianco, sparse di stelle e di


riate

con rappresentazioni di carri che recano materiali

110)

nel-

l'abside maggiore,

ove

al

sommo
di

troneggia

il

Cristo fra
gli

simboli degli
(fg.

evangelisti e vari santi,


in un'absidiola,

mentre

in basso

sono schierati

apostoli

122)

con avanzi

un

affresco rappresentante l'Assunta ^

Al medesimo stadio
"

stilistico

spettano

gli

affreschi

dell'abside della
gli

chiesa rossa

(fg.

123), nel

suburbio milanese, nei quali

ornati e

Fig. 123.

Milano,

"

chiesa rossa

affresco dell'abside.

alcune delle fgure rammentano

dipinti del castello di Angera.

Il

Cristo

benedicente
gli

vi

ancora composto nelle vesti e nell'atteggiamento secondo


;

schemi bizantineggianti

ma

il

colorito

ha nuova variet

e fusione di

che fanno parte del complesso della decorazione di S. Bassano sono opera di pittori l'affresco dell'ultima delle volte della navata maggiore (fig. 110). Qualche lieve riflesso giottesco s'intravede gi nelle prime volte della navata stessa e negli avanzi del dipinto dell'absidiola di destra. L'affresco della conca dell'abside maggiore in gran parte rifatto: sono Invece meglio conservate le figure degli apostoli, sotto le quali rimangono tracce di un'iscrizione, relativa forse alla dedicazione della chiesa (" consecrata. archiep.... med.... ). Altri affreschi, sulle pareti, sono di epoca pi recente della primitiva decorazione della chiesa, e di scarsissimo valore. 2 Beltuami - Santambrogio - Fumagalli, Reminiscenze della citt e suburbio di Milano, Milano, 1892.
'

Gli affreschi

di vario valore.

rozzissimo

..

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO

175

ombre
S.

e di luci.
gli

Milano poi, nell'interno del campanile della chiesa di

Marco
124)

avanzi degli affreschi d'una cappella che occupava un tempo

quel luogo mostrano nelle loro parti pi antiche, in molte figure di santi
(fg.

nella

Madonna
colo-

col

bambino, una maniera quasi del

tutto

esente da influenze dell'arte


segno, nel raffinato
rito
,

giottesca, e originale nella

fermezza del di-

sebbene improntata
alle viete

ancora in parte

forme del Dugento

La regione comasca
conserva ancora numerosi
affreschi di

grande imporla

tanza

per

conoscenza

delle vicende della Pittura

Lombardia fra gli ultimi monumenti dello stile


in

bizantineggiante
in cui
si

quelli
alta-

affermer

mente
vo
pali

l'influenza del

nuo-

stile

toscano.
quelli,

princi-

sono

ora col-

locati nel Broletto di

Co-

mo
S.

-,

che un tempo deil

coravano

monastero
di
si

di
Fig. 124.

Margherita

quella

Milano,

S.

citt.

Nei quali

Marco: santo vescovo.

narra la
^

storia delle sante Liberata e Faustina

che una tradizione collegava alle

origini del monastero.

Determinate di

sottrarsi alle

nozze per darsi a Dio,


lasciato

le
il

due

sorelle,

condotte dal sacerdote Marcello,

nascostamente

padre,

muo-

Si

Gli avanzi della decorazione constano di due zone di figure di santi, sotto delle arcatelle trilobate. possono attribuire al principio del Trecento e si connettono per alcuni caratteri anche agli affreschi di Como, di Lodi e di Varese, dei quali siamo per trattare. Alcuni dei santi furono rifatti nel corso del
'

secolo XIV.
''

Affrescii antichi

pervenuti al Civico Museo (Riu. Ardi, di Como,


1663,
I,

1898, 27).
;

'

P. L. Tatti,

berata e

Annali sacri di Como, Como, Faustina, Lugano, 1747.

575 e 621 e segg.

L.

Dalla Porta,

Vita delle SS. Li-

176

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


in cerca di

vono

un

ritiro.

Varcano dapprima
i

il

Po
il

(fig.

125)

sulle

acque

verdastre, nelle quali s'intravedono

pesci, passa

navicello giallo, spinto


fardello delle fuggitive.
;

a remi dal vecchio barcaiolo che ha presso di s

il

Guarda

egli, intento,

il

sacerdote

che parla con gesto grave

le

sante,
:

sedute a poppa, sembrano

Liberata sta
delle

commosse alle esortazioni devotamente a mani giunte la giovinetta


;

della loro guida

Paola,

compagna
Nell'az-

due

sorelle,

con atto vivace mostra

la

propria impazienza di giun-

gere alla meta, mentre Faustina le posa

una mano sull'omero.

Fig. 125.

Como, Broletto:

la fuga delle SS. Liberala e Faustina.

zurro profondo del cielo vola un angiolo dalle


via, e si volge, brioso.

ali

variopinte

indica la

Nel

confronto cogli

affreschi

di

Angera,

si

pu apprezzare quale
:

complicato gioco di espressioni e quanta vita siano nel dipinto

nel quale

non sono inen nuovi molti

caratteri di fattura e di

stile.

Ancora richiamano

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA MET DEL TRECENTO


alla
lo

177

mente

gli affreschi

di

Angera, e

altri dipinti della fine del

secolo XIII,

sfondo di azzurro circoscritto di fasce verdi, e


ociili:

le vesti talvolta rigide, le

senza pieghe, cosparse di

ma, pur nel drappeggiare,

figure del

sacerdote e del harcaiolo mostrano un'insolita lihert di disegno e qualche

Fig. 126.

Como,

Broletto: le SS. Liberata e Faustina nel suburbio di

Como.

esatta osservazione del vero.


rito.

Anche sono mutati


si

il

tipo dei visi e


il

il

colo-

Soltanto nel volto arsiccio del barcaiolo

rivede

brusco risaltare

dei muscoli delle guance


giante, e
I

quale

era

proprio

al

manierismo bizantinegchiesa di Galliano.


tornite
;

ci

apparve

nell'affresco della cripta

della

visi delle altre figure

hanno forme tondeggianti, quasi

sono
23

178

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Fig. 127.

Como, Broletto:

la

morte del sacerdote Marcello.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO


singolari
tale

179

per

loro

occhi,

segnati

colla

palpebra

inferiore

orizzon-

contratta,

quasi sorridenti: particolare di disegno che fu proprio


si

dello stile gotico e

ritrova diffuso, ridotto ad

uno schema convenzionale,

Fig. 128.

Como,

Broletto

le SS.

Liberata e Faustina accolte nel monastero.

dovunque
molti

l'arte

gotica

oltramontana abbia estesa

la propria

influenza.

Nel colorire non

pi la tecnica

che a lungo abbiamo osservata attraverso


profili,

secoli, pertinace

nell'uso dei

nella

distinzione dei

colori,

180

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


qui
il

nelle bianche lumeggiature applicate sulle vestimenta

pittore mette
luci e delle

ogni studio

in

una pi

perfetta fusione d'ogni tinta,

delle

ombre.
Guidate dal sacerdote Marcello,
riparo, secondo la leggenda, in
le sante

giungono a Como, e trovano

Alia nell'alto

un luogo appartato del suburbio (fg. 126). un angiolo sorridente, accennando la meta alle sante che

vanno lungo
edicolette, le

le

mura

della

citt,

ascoltano le

parole del sacerdote ^

Poi, chiuse in

un claustro marmoreo nel quale s'innalzano alcune leggiere tre fanciulle, vestite ancora delle loro vesli principesche,
mentre fuori del recinto due donne fanno lamento
loro

parlano

triste fra loro,

sul cadavere del pio sacerdote


letto (fg. 127). In fne, l'angiolo

compagno, deposto sopra un


le sante,

cata-

guida di bel nuovo

che vestono

abiti

pi dimessi, e le conduce ove sono festosamente accolte dalle donne


(fg.

di

un monastero

128) ^

La

vivacit ingenua della narrazione rende piacevoli per s quei di-

pinti. I quali

sono davvero singolari per lo

stile.

Vi

si

possono riconoscere
e

degli elementi che

provengono dalla vecchia maniera bizantineggiante


maniera gotica
;

degli altri che s'informano alla

il

cui mescolarsi

produce
la

un complesso originale che

si

potrebbe comparare, specialmente per

fgura del barcaiolo e dell'angiolo nel

primo

degli affreschi, a
nelle

miniature
quali
si

di codici dell'Italia superiore, del principio del Trecento,

combinano insieme quelli elementi medesimi ^. E appunto conviene attribuire gli affreschi

di

Como

al

principio del

secolo XIV, sebbene qualche particolare dei costumi possa suggerire una

data pi antica. Al confronto di quelli di Angera, che

assegnammo
riflettendo

al se-

condo decennio del Trecento,


invocarsi
il

il

loro

stile,

assai pi sviluppato, potrebbe


:

per

giudicarli

di

tempo pi recente

ma

che
s

principio del secolo

che pur in

XIV fu epoca di vivo fermento nella una medesima regione poterono allora trovarsi
ligi alla

Pittura,
artisti

pi

strettamente

vecchia maniera e

altri

pi pronti a seguire la nuova,

incliniamo ad attribuire anche


Trecento.
si

gli affreschi di

Como

al

primo quarto

del

ci

conferma in

tale

opinione
il

la data di altri dipinti nei quali

ritrova, in

uno stadio pi progredito,

medesimo

stile.

' Una vasta lacuna ch'era quasi nel mezzo del riquadro fu restaurata dipingendovi la figura del barcaiolo che porta il fardello delle sante. Originale invece il ponte e l'abside d'una chiesuola, a destra: particolari nei quali si manifesta l'attenzione rivolta dal pittore alla prospettiva e a determinare lo scenario. Ci appare anche meglio nel frammento di un altro affresco del medesimo ciclo, rappresentante l'interno di una chiesa a tre navate.

*
^

del lutto rifatta la

prima figura a
III,

sinistra.

Cfr.

Venturi, Storia,

471 e segg.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO

181

Poich
di

gli affreschi di

Como non
il

ci

presentano che

il

primo aspetto

forme

stilistiche delle quali

possiamo seguire
Trecento.

lo svolgersi nella Pittura

lombarda

sin oltre a

mezzo

Fig. 129.

Lodi

S.

Francesco: tomba di Antonio Fissiraga.

Lodi, nel bel tempio di

S.

Francesco, tutto
di

parato di antichi afil

freschi votivi \ sorge ancora la

tomba
cit.,

Antonio Fissiraga
F.

vecchio,

'

L. BiAGiNi,
;

Milano, 1887

G.

Chiesa di S. Francesco di Lodi, op. Vignati, Lodi, Milano, 1879.

pag. 52 e segg.

De Angeu-A.

Timolati, Lodi,

182

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


in

del gentiluomo ch'ebbe quasi

signoria
di

la

sua
nel

citt,

che partecip a
le

molti intrighi politici

e,

podest

Firenze,

1288 tenne

insegne

dell'oste fiorentina contro

Arezzo ^
egli fu

Quando, nel

1327,

messer Antonio Fissiraga venne a morte,


;

seppellito in S. Francesco

e al cittadino
^

urbis curator populi que laudensis amator

Fig. 130.

Lodi,

S.

Francesco:

le

esequie di Antonio Fissiraga.

fu eretta

una nobile tomba, un grande avello lapideo che due colonne sorla parete

reggono contro

decorata di affreschi
la

(fig.

129).
(fig.

Sotto l'arca funebre venne dipinta


Il

scena delle esequie

130).

defunto, vestito del

saio francescano, giace sopra

un

cataletto coperto

G. Villani, Cronaca, VII, 110. L'elogio del Fissiraga, dipinto in lettere trecentesche a sinistra della tomba, sciogliendone le abbreservans lussa dei spem munde viazioni, suona: " f corde lime christum tumulumque conspicis istum nobils progeniey natn iacet liac parca fulgens antonius arca de fisiraga moriens pr lege beata
'

nec egenis trux nec avarus niilicie presul olisque fraudibus exul urbis curator populique laudensis amator cui tu posce deum veniam celique tropheuni f mi" ccc vicesimo vii" vicesima die raensis novembris obiit venerabilis railex dominus Antonius de Fisiraga .
et clarus

Tav. Vili.

Lodi,

S.

Francesco

Antonio Fissiraga presentato alla Vergine.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA MET DEL TRECENTO


di

183
dei

un drappo a ornamenti,
:

fra
i

quali inserito anche


frati,

lo

stemma
il

Fissiraga

gli

stanno

intorno

con

le

torce accese;

sacerdote

legge le ultime preci. Povero nella composizione,


colorito, l'affresco

monotono

e terreo nel

pu

tuttavia

essere

messo a paragone per


^

fattura

per

il

tipo delle figure coi dipinti di

Como

Con opera e concetto ben diversi fu decorata la parete che sulla tomba (tav. Vili). L'ampia superfcie azzurra, circondata di
multicolori, che

s'erge

fasce

forma

lo

sfondo dell'affresco, orlata d'una frangia variosulla

pinta quasi

fosse

un tappeto disteso
si profla,

parete per chiudere la scena.

La quale

fu ideata

con forte sentimento realistico della profondit dello


di proporzioni ragionevoli,

spazio. Sul dinanzi vi

con prospettiva

di qualche esattezza, un'edicola grigia ricoperta d'un tetto di scarlatto vivo,

adorna

di

trafori e di

merlature
S.

nel

suo timpano anteriore fnto di


il

bassorilievo, in

monocroma,

Giorgio che uccide

drago

nel laterale,

un vecchio

santo. Al cielo dell'edicola, di azzurro a stelle d'oro, appeso


;

con una catenella un grande ovo di struzzo riccamente legato

ed esso
artifcio

concorre a dare una pi esatta impressione dello spazio, con un

che sar caro anche ad alcuni grandi maestri del Quattrocento, a Piero
della Francesca e a

Bartolomeo Montagna,

fra gli altri,

nei loro

dipinti

della Pinacoteca di Brera.

Entro

lo scenario cos

esattamente determinato stanno

le figure.
S.

Alla

Vergine, ch' seduta su seggio marmoreo, un santo vescovo e

Francesco

presentano

il

vecchio Fissiraga
di speroni, offre

il il

quale, vestito ora dei suoi abiti signorili,

munito anche

piccolo modello di una chiesa al

Bamci

bino che lo benedice. Vi

movimento

nella rappresentazione, nell'atto


;

premuroso

di S. Francesco, nell'espressione trepida del vecchio


la fattura sapiente nel

ma
il

che pi d valore all'affresco

disegno e

nuovo

uso dei colori nelle carni dipinte con delicatezza grande, con tinte pasto-

samente sfumate, nelle

vesti

ove

si

accordano

pi

gradevoli toni.

La
i

Madonna, che tanto

attrae lo sguardo, vestita di tunica bianca


;

ombreg:

giata di azzurro leggiero

ha manto d'oltremare, soppannato

di giallo
profili

suoi capelli ocracei sono coperti d'una cuffietta bianca.

Non

che

contornino

le

forme, se non che nelle mani

il

viso tutto

un delicato

tenue sfumare di vecchie tinte rosate.


Molti manierismi

ha

il

pittore,

li

ripete

di

figura in figura:

le

Qui, come in molti altri luoghi, non posso trattenermi quando queste risultano evidentemente provate al lettore che
*

a esplicare le ragioni delle

mie afTermazioni, osservi le riproduzioni dei dipinti, e istituisca

da

necessari confronti.

184

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


in

enormi orecchie formate

modo

calligrafico

gli

occhi dallo sguardo


;

balenante, colla palpebra inferiore segnata di un tratto orizzontale

una

tensione dei muscoli dei visi che talora contrae


Tali caratteri, evidentissimi,

le fronti in

opposte rughe.

danno modo

di attribuire,

con piena certezza,

Fig. 131.

Lodi,

S.

Francesco: Madonna.

al

medesimo

pittore

un

altro dipinto nascosto nell'ombra della navata di


S.

destra della stessa

chiesa di

Francesco di Lodi
il

una Madonna

tutta

vestita di chiaro, in atto di tenere

Bambino
131).

ritto in

grembo

nobilis-

sima
sulla

figura, di

forme ampie,
Antonio

di colorito delicato qual' quella dell'affresco


(fig.

tomba

di

F'issiraga

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO


Affinit di stile
sti

185

con quesi

dipinti,

sebbene non

possa attribuire allo stesso


maestro, dimostra un
sco ch' sopra
loni della
e
S.

affre-

uno dei pimedesima chiesa,


S.

raffigura

Clemente

Elena.

Il

santo papa, se-

duto in trono, benedice te-

nendo aperto un
scritto

libro, in-

con un motto ch'era

popolare nel
e nella

Medioevo

^
;

forma

degli occhi,

delle orecchie ansate,


l'ispida

del-

barba molto rasso-

miglia alle figure dell'affresco superiore nella


del

Fissiraga

(fig.

tomba 132). La

figura di S. Elena, tutta vestita di

rosea tunica, gareg-

gia

con quelle per delica-

tezza di colorito.

Risalendo poi oltre Milano verso la regione co-

masca donde
pittore della

movemmo
di

ritroviamo opere sicure del

tomba

An-

tonio Fissiraga. Nel battistero


di Varese, a sinistra

dell' altare,

restano

alcuni

avanzi di una composizione


simile al maggiore affresco
di quella

tomba

(fig.

134).
Fig. 132.

Lodi.

S.

Francesco

S.

Clemente.

Sotto un'edicola

marmorea,

decorata anch'essa, nel timpano, di un

monocroma

raffigurante

S.

Giorgio,

'

Il

motto:

"

festum clementis yemis caput

est orientis

,,

si

ritrova di

frequente nei calendari dei

messali. 24

186

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

siede la Vergine col


vestito
di pelli.
Il

Bambino

cui

si

avvicina, in atto patetico,


carni, la

il

Battista

colorito sfumato delle

forma convenzionale

degli occhi e dell' orecchio e la strana tensione dei muscoli del viso del

Battista corrispondono

appieno

ai caratteri delle figure nel dipinto della

tomba

del Fissiraga.

uguali forme

si

ritrovano anche in

altri

avanzi dell'opposto lato


ornata di

dell'altare,

che raffigurano, sotto una leggera edicola


il

mono-

cromi, la Vergine la quale accoglie sotto

suo manto di vaio una devota


inginocchiata
(fig.

133).
l'af-

Meglio conservato
fresco
della

lunetta
dello

d'

una

porta

laterale

stesso

battistero, dipinto dallo stes-

so

anonimo maestro.
tutto

Il

fon-

do ne

ornato con lo

stampo del medesimo punzone che r


nel
artista

impresse

nimbo di S. Giovanni e della Madonna dipinti presso


l'altare
:

la
il

Vergine tiene in

braccio

Bambino che

si

volge a benedire due devoti,


tutta simile nell'aspetto, nei

particolari convenzionalismi,

nella

maniera, agli

altri af-

freschi del battistero e a quelli


di

Lodi

(fig.

120).

Fig. 133.

L'anonimo maestro opeVarese, battistero:

Madonna

di Misericordia.

rava probabilmente nel sela data

condo quarto del Trecento. Lo suggerisce


dare onorevole sepoltura
al

stessa della
si

morte
la

di

Antonio Fissiraga, poich appar verisimile che non


patrizio e a

tardasse molto a

decorarne

la

tomba,

quale
sia

anche nei

capitelli

ha forme gotiche molto primitive. N troviamo,

nel costume delle figure, sia nella iconografa, o in altri particolari, argo-

mento che

contrasti a quella data.


facile

Non
Lodi.

stabilire

l'origine

artistica del

pittore di
col

Varese e di
nella

A non

riguardare che
S.

l'affresco della

Madonna

Bambino

navata destra di

Francesco

di

Lodi

si

potrebbe ripensare alla Pittura

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA MET DEL TRECENTO

187

Fig. 134.

Varese, battistero

affresco.

188

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


del

senese della prima met


Lorenzetti
;

Trecento,

alle

ampie
Antonio

figure

di

Ambrogio
anche
il

e,

nell'affresco del
S.

mausoleo

di

Fissiraga,

monocroma rappresentante
tali

Giorgio potrebbe dar ragione di affermare


i

rapporti. Ma, considerando nel loro complesso tutti


attribuire all'ignoto maestro,
il

dipinti che ab-

biamo potuto
dato
;

confronto

si

mostra infon-

si

scorge

come

essi differiscano

per troppe parti dalla coeva Pittura

toscana. Gli affreschi di Lodi e di Varese

hanno
dalle

nel

disegno

una certa

durezza ch' loro propria. N


tratto

si

ritrova nel tipo delle loro figure nessun

che possa dirsi certamente inspirato

nuove forme toscane


degli occhi

anzi da queste esso assai distinto


segnati di

per

la

forma

balenanti,

un

tratto rettilineo nella

palpebra inferiore, con un manierismo


pitture
fiorentine
e

gotico pi forte che

non

sia

in

senesi \

simile

quello che

osservammo

negli affreschi del Broletto di

Como.
un
le

Anche
tra

l'affresco inferiore della

tomba Como,

del Fissiraga, ch' opera di

mediocre aiuto del miglior maestro, giova a rendere chiare


i

relazioni

dipinti suddetti

quelli
si

di

quali, sia nella rappresenta-

zione dello spazio

come

scorge

specialmente nell'affresco raffigu-

rante la morte del sacerdote Marcello

sia

per l'aspetto delle figure e

per

il

colorito,

preannunciano
svolse
e

la

maniera del nobile pittore di Lodi e di


complesse
le

Varese. Questi
locale.

rese

pi

forme ch'ebbe
:

dall'arte

Non

fu tuttavia insensibile alle opere di maestri toscani


alle

da quelle

trasse
le

esempio

sue spaziose composizioni, a costrurre pi saldamente


il

sue figure, forse anche a migliorarne

colorito.

E
listica

pi oltre ancora

ci

dato di seguire le

vicende di tale forma

sti-

determinate da una progrediente influenza della Pittura toscana.

Sull'altura di Castel S. Pietro^ presso Balerna

si

profilano verso

mezzod

colli di

Como
Le
di

nella chiesa costrutta dal

vescovo comense

Bonifacio da Modena, l'anno 1343, restano molti avanzi dell'antica deco-

razione dipinta
in

^.

pareti sono ornate di


figure di

un

fregio di
:

mensole tracciate

prospettiva

santi

entro

tondi

l'abside ancor tutta

coperta dei suoi affreschi.

Entro

la

conca absidale

si

scorge ancora, sebbene

sia

scolorata,
fra
i

la

figura del Cristo benedicente in

una grande aureola variopinta


in alto

sim-

boli degli evangelisti

nella

zona sottostante, limitata

da una serie

'

Il

tratto

convenzionale del disegno

altre regioni italiane

non se non un niamo un aspetto bene


^

al quale mi riferisco si trova anclie nell'arte di Toscana e di nello stesso grado che nei dipinti dei quali parliamo: e d'altra parte, esso carattere concomitante di altri che nel loro complesso danno agli alTreschi che ora riu-

ma non

distinto da quello delle pitture di altre regioni. Rahn, Wandgem., 24 e segg. S. Monti, Storia ed Arte, pag. 208.
;

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO


di

189

mensole dipinte

in prospettiva

e,

nel basso, da

un

veliim,

sono alcune

storie del santo titolare della chiesa.

La scena
spiaggia

della vocazione di Pietro e di

Andrea

assai

povera nella

composizione. Sul consueto campo di azzurro riquadrato di verde, dalla


rocciosa,

Cristo

fa

cenno a Pietro, che scende dal navicello

Fig. 135.

Como,

S.

Abbondio

affreschi.

mentre Andrea tiene ancora


propria degli affreschi
quelli
rilievo,

remi.

Non

nei visi

l'espressione vivace
e Faustina o di

del

monastero delle SS. Liberata


;

di
i

Varese e di Lodi
colori verdi
forte e e

le

tinte delle

carni,
vesti

qui

livide e senza

gialli

stridenti

delle

possono compararsi
pitture
:

colla

gamma

delicata

del

colorito

di

quelle

ma

il

disegno otfre argomento di comparazione coi dipinti suddetti sia in con-

190

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


stile

venzionalismi che derivano dallo


provenienti dallo
l'abside.
stile gotico.

bizantineggiante, sia

in elementi

Ci appare anche negli

altri affreschi

del-

Chi analizzi
di parlare

la parte

che raffigura

S.
si

Pietro seduto su faldistorio

e in atto

verso

coloro

che

gli

avvicinano

^,

osserva nel

drappeggiare con pieghe schiacciate, nella forma convenzionale del di-

segno

degli

occhi,

nei

tratti

calligrafici

rigidi
s

delle
i

chiome,
di

molta
Castel

somiglianza
S.

stilistica

con

quelli

affreschi;
riflesso,

che

dipinti

Pietro

gli

appariscono come un

sebbene pallido e insignificante,


e a Varese.

della forte

maniera del maestro che dipinse a Lodi

Fif<. 136.

Como,

S.

Abbondio: Annunziazione.

Si esplica in sue ultime

forme
di

lo stesso stile nella vasta


l'

decorazione

del coro

di

Sant'Abbondio

Como. Tutta

abside,

poligonale, della

grande chiesa sorta ove gi nel secolo


cristiana, rivestita di affreschi
pareti,
i
;

era stata costrutta una basilica


le

ne sono coperte anche

lesene delle

costoloni

che scompartiscono la conca absidale ornati di ini

trecci e di

losanghe entro

cui

lacunari

azzurri

sono dipinti in mogiovani


in

nocroma

busti di donne, di guerrieri, di vecchi, di

bizzarri

atteggiamenti, teste grottesche,

animali favolosi.

Un grande
la

angiolo di-

'

L'affresco rappresenta forse la cattura di

S.

Pietro.

Segue ad esso
la

Crocifissione del santo.

Lo
di

stesso pittore dipinse sulla parete dell abside l'Annunziazione,

Madonna

col

Bambino, alcune figure

santi; sulla lunetta della porta,

un

affresco della Navicella, ora molto scoloralo.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO


spiega le
ali al

191

sommo

dell'abside,

ove conver-

gono quei costoloni.

Sull'

arco

trionfale

sono

busti di santi e di profeti, nelle lesene laterali,

entro dischi, busti dei re della stirpe davidica.

ogni spazio, scompartito dai costoloni e dalle


:

lesene, dipinto

nella

conca,
e
il

grandeggia
Battista,

il

Redentore
S.

fra
S.

la

Madonna
^
;

fra

Pietro e

Paolo

sulle pareti,

sono narrate
:

minutamente
che
gli

le storie della vita di Cristo

an-

strombi delle finestre sono

rivestiti di
(fig.

ornati, di intrecci geometrici, di

racemi

135).

Vastissimo

monumento

di pittura,

gli

af-

freschi dell' abside di S.

Abbondio non hanno


suddivisa in ristrette

punto un aspetto grandioso. L' ampia superfcie, interrotta dagli ornati,

zone sovrapposte offerse campo a un narratore


loquace non a un artista che riuscisse a composizioni imponenti e monumentali. Ci bene

appare nel complesso della decorazione

e in

ognuno

degli affreschi della vita di Cristo.

La lunga leggenda
nunziazione
(fg.

sacra s'inizia con l'An-

136).

Sopra

il

campo azzurro
senti-

del fondo la scena

composta con scarso

mento

dello spazio, che angusto intorno alle

figure. L'angiolo, vestito

d'una tunica a pieghe

leggiere, quasi di velo,

esangue nel

viso, trat-

teggiato con

una gentilezza manierata che per


le

vero rammenta assai


tori

forme proprie

ai pit-

senesi.

Ma

sia

nella

sua figura che in

quella

della

Vergine sono rispondenze cogli

affreschi di Lodi, di Varese, di Castel S. Pietro.

Le quali poi

si

scorgono pi evidenti in

altri

affreschi dell' abside, soprattutto nei tondi

con
Fig. 137.

figure dei re della stirpe di David, dipinti cer-

Como, S. Abbondio: Re davidici.

tamente dai medesimi


altre parti
(fg.

artisti

che eseguirono

le
il

137).

La secchezza

dei lineamenti,

contrarsi dei muscoli,

'

Gli allreschi della

conca dell'abside sono danneggiali da molti guasti e da ridlpinture.

192

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

il

disporsi calligrafico dei capelli, e talvolta anche la fusione del colorito

di quelle figure

ha intiero riscontro negli affreschi

di

Lodi

e di Varese.

Giova poi ricordare come nella chiesa


sino
dio,
gli stessi

di Castel S. Pietro si

rivedano perS.

elementi di decorazione adoperati nell'abside di


fnte in prospettiva,

Abbon-

mensole

medaglioni con figure di santi in

moAbdi

nocroma.
Vi adunque ragione di affermare che anche
gli affreschi di
S.

bondio siano
artisti

stati dipinti,
;

intorno alla

met del Trecento, per opera

lombardi
si

anzi conviene ricongiungerli alle forme stilistiche locali


il

delle quali

pu seguire

divenire dagli affreschi delle SS. Liberata e


S.

Faustina a quelli di Lodi, di Varese, di Castel

Pietro.

Fig. 138.

Como,

S.

Abbondio: Ingresso

di Cristo in

Gerusalemme.

tuttavia da riconoscere che su di essi influisce assai pi fortemente


altri l'Arte dell'Italia centrale, sia nello stile, sia nel

che negli

contenuto

iconografico.

Alcune delle loro composizioni risalgono a prototipi bizantineggianti


che l'Arte toscana aveva gi mutato in parte o abbandonato
della Nativit (nella quale
la
:

tale la

scena

Vergine giace ancora sulla

coltrice,
(fig.

si

cura del suo nato) e quella dell'Ingresso di Cristo in Gerusalemme


Altre corrispondono invece alla iconografia elaborata dalla

138).

nuova Pittura
Presentazione

toscana
del

la Visitazione,
al

l'Adorazione dei Magi


(fig.

(fig.

139), la

Bambino
quasi

tempio
lo

140), e

tutte

le

ultime storie della Passione.

Ma

sempre

spirito

drammatico

delle composizioni fiorentine e


sostituisce

senesi vien

meno

nell'opera del pittore

lombardo che

ad esso

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA MET DEL TRECENTO

193

una

ricerca eccessiva dei particolari, talora un'esagerazione grottesca delle

espressioni,

come

si

scorge nella Strage degli

Innocenti

(fg.

141), nella

Fig. 139.

Como,

S.

Abbondio

Adorazione dei Magi.

Fig. 140.

Como,

S.

Abbondio: Presentazione del Bambino

al

tempio.

Cattura di Cristo, nel Diniego di


lo studio del

S.

Pietro

(fg,

142)

dipinti singolari per

costume, delle armature, e ben differenti dall'arte toscana


25

194

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


lo scarso equilibrio delle composizioni, ora folte di personaggi
si
^

anche per
ristretti

entro spazi angusti, ora troppo semplificate. Sovente poi


l'arte dei pittori di S.

svela

pi intimamente nel suo carattere


affreschi ideati
le storie

Abbondio

in certi

con ingenuit povera, quasi di racconto popolare, narrino


e ci rappresentino
il

dei

magi

sogno dei

tre re, o raffigurino le

tentazioni di Cristo.

Nel disegno e nel

colorito

si

ritrovano

le qualit
;

stesse che

sono

nell'iconografia. L'influsso dell'Arte toscana evidente

esso d al pittore

Fig. 141.

Como,

S.

Abbondio

la strage degli

innocenti.

l'abilit di cui fa

prova nel dipingere

panni leggieri dell'angiolo annungli offre

ciante e

il

velo sul corpo del Cristo crocifisso,


^
:

certamente

il

mo-

dello di molte figure

non

riesce tuttavia a togliergli di usare tinte aspre


i

e discordi, di lumeggiare talora


la vecchia

panni cos fortemente da rammentare

maniera bizantineggiante.

Ma

altri

caratteri, estranei

all'Arte

'

zione dell'abside di
2

Alcune leggiere differenze di maniera tra diversi affreschi lasciano supporre che nella decora S. Abbondio abbiano collaborato parecchi pittori. Si osservi specialmente l'affresco del Diniego di S. Pietro (fig. 142).
i

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO


fiorentina e senese,
di disegno e
s

195

sovrappongono

agli

elementi toscani

una rigidezza

un manierismo gotico che danno


lor

agli affreschi di S.

Ahhondio
il

un aspetto

proprio. Fra altro,

nella scena

della

Fuga

in Egitto

Fig. 142.

Como,

S.

Abbondio:

il

diniego di

S.

Pietro.

disporsi delle figure sopra


il

un unico piano,

le

pieghe compresse dei panni,

disegno acuto e rigido dei visi dimostrano, a mio sentire,


;

qualche

relazione con la miniatura gotica d'oltralpe

della quale

il

pittore
i

semsuoi

bra trar profitto pur nel comporre delle bizzarre drleres fra
ornati.

196

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Questi caratteri, estranei alla Pittura toscana, gi
li

trovammo adom-

brati negli affreschi del

monastero delle

SS. Liberata e Faustina, poi svolti

da un valente maestro a Lodi e a Varese, da un mediocre nella chiesa


di Castel S. Pietro. In
S.

Abbondio

essi

riappariscono in uno stadio ul-

teriore di sviluppo,

commisti sempre pi a quella influenza dell'Arte toaltri artefici,

scana che ormai, per opera di

dominava anche

nella Pittura

lombarda.

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Fig. 143.

Como,

Broletto: affresco.

Potremmo indugiare
stilistica

nel

riunire altri

monumenti

della stessa

forma
ri-

ma d'uno
che

stadio
dipinto,

pi progredito e
nel Broletto
nella
di

meno

singolare:

non

cordiamo
giovine,

un

Como, rappresentante un
Trecento,
e

riccamente vestito

foggia

del

coronato

di

rose, al quale

un cadavere porge un
;

cartello

con parole di ammoniluogo, rappresentante un

zione

(fg.

143)

un

altro affresco, nel

medesimo

L'affresco fu distaccato dalle pareti dello stesso Broletto ove ora


fieri

trova.

Reca

l'iscrizione:
alla

opus

fecit

Cania pilizarius

e,

anche per

il

costume della

figura,

pu assegnarsi

"hoc met der

secolo XIV.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA MET DEL TRECENTO


santoli

197

una Madonna
nella

col
di

bambino
S.

chiesa

Maria di Oleggio.

Negli affreschi lombardi che

abbiamo

cos coorgli altri

dinato insieme, fra

elementi
scorgere

stilistici

sono da
di
fra

gli

effetti

un
noi

ultimo

digradare

dell'influsso gotico d'oltral-

pe del quale nella Pittura


dell'Italia

centrale

non

si

trovano

che

delle

tracce

trascurabili. Ci
to

non molevidente a primo aspetto


la

perch quelli affreschi non

concordano con

Pittura

oltramontana nei suoi caratteri pi speciali (nell'uso

di tinte senza rilievo, nella

tendenza a schemi
mentali),
lese

ornapa-

ma
si

diventa

quando

proceda ad

una ricerca topografica dei

monumenti
dell' Italia

della

Pittura

superiore anche
della

oltre

confini

Lom-

bardia.

Movendo
il

allora da

questa verso

vicino Pie-

monte, che in ogni tempo


fu irradiato

vivamente dal-

Fig. 144.

Vercelli, S.

Andrea: tomba dell'abate Tommaso.

questo medesimo gruppo di dipinti si pu riunire chiesa di S. Giorgio di Como, in Borgovico. Di un periodo antecedente, della prima met del Trecento, e con pi forti intuissi oltramontani sono gli affreschi, molto guasti, che ancora si veggono sopra il nartece della chiesa di S. Abbondio di Como, rappresentanti la Madonna col bambino fra due santi, ed alcune storie di S. Adalberto.
'

Proviene dalla chiesa di

S.

Margherita.

l'affresco trovato

negli scavi dell'absidiola destra

della antica

198

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

l'Arte d'oltralpe, si ritrovano dei dipinti nei quali l'influsso


si fa,

oltramontano

gradualmente, sempre maggiore quanto pi siano lontani dalla re-

gione lombarda.

A
Gallo

Vercelli, nella chiesa


(fig.

di

S.

Andrea,
la

la

tomba

dell'abate

Tommaso

144)

venne decorata, verso

met del secolo XIV \

di affreschi

Fig. 145.

Parigi, Bibl. Naz., ms. lai. 4895: Nativit di

Abramo.

che hanno somiglianze con quelli lombardi, e ricordano anche


zioni

le

composi-

consuete

ai

miniatori dell'Italia settentrionale, nella scena raffigu-

'

Lo

stile delle

sculture e delle pitture della


sia del sec. XIII
:

mune che

la

tomba

cfr. E.

tomba designa il sec. XIV, e si oppone all'opinione Mella - 11. Paste, S. Andrea di Vercelli, Vercelli, 1907, pag.

co485,

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO


rante l'abate in cattedra fra
e per
il
i

199

suoi discepoli,

ma

per

il

modellato scarso

comporsi delle pieghe sono improntati pi profondamente di


gli affreschi

manierismo gotico che


badia di Vezzolano, fra
in trono col

lombardi. Pi

oltre, nel chiostro della

altri dipinti, l'affresco

rappresentante la
stile

Madonna

Bambino
i

fra

due angioli

si

avvicina allo

gotico francese

nel suo colorito senza rilievo, nelle


valle di Susa, che

movenze contorte

delle figure ^

nella

valichi alpini uniscono pi direttamente alla Francia,

4:

^ C tfnitttwrctuiit-cl?A)imut>6.(

C./Mlpi fif cmW' |*nn pJvtnjmte irnf. il nmcrtrta uttrt <*Cih ii<xrM<toi<C

e c
41

uffcuwitgc uim uraf-ammar. / IniiUica mutw ntf jJci tltcdut^ . -^

ivM Xtidbe ibi p.iK Mn^UnAthit.

net ptta^pattKS

iieCxanfiiiflcpn;.

iJjnlnf ^xmoIl.;)pt^llrcmmgTT^f-

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ttcamae^tbMh, pacane Ccliticbicny pcmit ft foliu r cas noV yhAn&u$

tumrlowt/dlcbfniofcffrlifae.

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T
7

0Vticqiu>Uiu|

mftlM eui6'\Mx>b eteCAU. centum uif ginn annont'tn*

Fig. 146.

Parigi, Bibl. Naz., ms.

lat.

4895

Nativit di Giacobbe e Morte di Isacco.

certi
S.

dipinti, della

met del Trecento, nella sagrestia della chiesa


affini all'arte transalpina.

di

Francesco sono pur molto

Per confronto con


negli affreschi

tali

pitture

del

Piemonte
S.

si

scorgono pi chiari

lombardi di Como, di Castel


attenuati, del

Pietro, di

Lodi
Il

di

Vada

rese
il

riflessi,

medesimo
e,

stile

oltramontano.

quale non

loro maggior elemento costitutivo,

ma

serve tuttavia a distinguerli


altri diversi

quelli d'ogni altra regione,

unendosi con

elementi, concorre

a formarne

il

carattere locale.

Cfr. L.

MoTTA-CiACCio, Gli a/freschi di

S.

Maria

di

Vezzolano (L'Arte,

1910, 338).

. ,

200

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

In molti codici miniati nell'Italia

superiore durante

la

prima met
minia-

del Trecento, e anche in epoca alquanto

pi tarda, lo

stile delle

ture dimostra delle

vicende analoghe a quelle

che

abbiamo osservato

Ttinv au>~w

mtmM ongcboc a-^,,.,


ftnu.'

ixaxAit nat>| tw finge ^wMa iicywtntl-4 aniir jWuuj frmx. tuitMiicdxui?ijfiliYi)^l4ns

arlliitiM*Inik'um<momrinn^f 4 iHutnne KTt vmrtg ftttcllf

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m<rtTaprT6in-''fiui'ntiUtt0,rtrtt. II* tutte et illn rtwitntt p fiftt yiant \xa \nxte oiguue nni tn- mt-tnoi*,

Ur^tvi VH5KU* fub ifpi tm*ucc'una


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dl'iorirt a>;cii locuhi qgrru/cnA. fn>r. iiirotoe Kr ariciio ap

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nnulltii (;rftTit>|nn*finctt>TnfU.in4. Cit<:i0 btmntm (t>iw J*ilarr rumi.

aflu vicUm

Aic a> a* ^ n<nmircQ(tt (j'OBteflf>crM<t. ntio#"nnfl*^'""iiMmtt.fttft. X Autinoj'ir. '5>rf"*<S;'Ew


cit6,ui

iimiijiritao#iv^n4turoitfin4r.
coflT ifj

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dito a&uitA(1i4[ii<n>

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Fig. 147.

Parigi, Bibl. Naz., ms.

lat.

4895: l'esodo dall'Egitto.

negli affreschi

lombardi

dalle

forme bizantineggianti
pi

si

tramuta in una
dell'Arte

nuova maniera

nella quale

ha

parte, in vario grado, l'influsso


i

toscana, senza tuttavia costituirne


;

caratteri

salienti,

quali

anzi

hanno una propria originalit talvolta esso fondamente dello stile gotico oltramontano.

improntato assai pro-

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO

201

Nei manoscritti miniati allora nella regione emiliana


tineggianti
si

le

forme bizanloro

mutano lentamente,

piuttosto

per

uno

svilupparsi

proprio che per influenza della

preparazione all'opera di Vitale

nuova Arte toscana, riuscendo quasi di da Bologna e d'altri pittori emiliani ^


Miniatura nella Lombardia, per

N diversamente

si

svolse lo stile della

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Fig. 148.

Milano, Bibl. Ambrosiana, ms. P. 165 sup.: leggenda di

S.

Tommaso.

quanto

ci

dato di

vedere

in

alcuni

codici

di

probabilissima origine

lombarda, della prima met del Trecento.


.

Il

pi importante fra quelli certamente

il

"

Pantheon

di Goffredo

da Viterbo, ora nella Biblioteca Nazionale

di Parigi (ms. lat. 4895), vergato

' Venturi, Storia, V, 942. All'arte dei miniatori da connettere la maniera dell'ignoto maestro che dipinse, nei primi decenni del Trecento, nel battistero di Parma un affresco raffigurante il vescovo Gherardo Bianchi, morto nel 1302, presentato alla Vergine dal Battista. Il Lopez (Il Battistero di Panna, Parma, 1864, pag. 237 e segg.) attribuisce, senza ragione, l'affresco alla fine del secolo XIV o al principio del XV. Il dipinto nel terzo uicchione del battistero, a destra dell'altare, ha con quello strettissime somiglianze di stile.

26

202

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

dal notaio milanese Giovanni de Nuxigia, nell'anno 1331 \

Alcune delle
molto ^ In
di

sue miniature rassomigliano

assai

quelle dei manoscritti emiliani sia

per lo

stile

che per

la tecnica,

ma

altre

ne differiscono
:

di

queste, l'esecuzione rapida, quasi impressionistica

le tinte,

aspetto

alquanto gessoso, sono vivacissime


nei rossi e negli azzurri delle vesti^
terree
nelle

carni

(fgg.

145-147).

L' illustrazione pi briosa che nei

manoscritti emiliani; non contenuta

da scorniciature, essa invade


coi suoi frastagliamenti,

il

testo

ne rapprepi pit-

senta la materia nel

modo
si

toresco. Sugli sfondi, sovente a stria-

ture d'oro,

il

miniatore

studia di

segnare

la

prospettiva delle distanze


il

Jo^me ere
ai iKnt)Tnnue
ftafll^

figurando

terreno

strati
;

roc-

ciosi salienti e digradanti


ciicru.i

alle pic-

5Jttttnv ctrqtu li f>fcnnitr 1 rvf^Citn ntUitnn lhytpwi$i

cole

figure,

tratteggiate
egli

sommariagli

mente nei
con una
canto

visi,

avviva

occhi
ac-

bianca
iride

favilla

posta

y^

cummto. ^vfVomu ftir^mm

all'

nera, e d loro

una

vrmTiium^li arv^nfiicm
inInfcpyat

vivacit di gesti
tesca.

talora

quasi grot-

il

suo un naturalismo indi

genuo, ricco

divagazioni e ana-

cronismi degni dei cartelloni di un


narratore

popolare

nelle
le

esequie
stri-

di Giacobbe,
Milano, Bibl. Ambrosiana, Fig. 149. ms. P. 165 sup. leggenda di S. Giorgio.
:

mentre

donne

dono disperatamente sul cadavere, in processione i monaci muovono


(tav.

verso una chiesa preceduti dal crocifero

IX)

Che
di

il

codice del

"

Pantheon

di

Goffredo da Viterbo sia stato miniato

a Milano appare certo, anche perch possiamo unire alle sue le miniature

un

altro codice di sicura

provenienza lombarda

un passionarlo, proprio

Ci notato nella postilla terminale dalla quale appare anche che il ms. fu eseguito per Azzone Visconti: cfr. L. Delisle, Le Cabinet de Mss., Parigi, 1868, I, 129. Il Venturi (Storia, V, 1011 e segg.) sembra non aver conosciuta la provenienza milanese del ms.; osserv tuttavia come le sue miniature ditTcriscano

dalla pi
^

comune maniera bolognese. Alla prima maniera appartengono soltanto le miniature delle ce.

1,

6,

6 v., 7

alla seconda, pi

originale, le molte altre.

..

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Al tiinr d(i0nrmcmc:<>n3j .

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Tav. IX.

PP^^J<?S

Parigi, Bibl. Naz.; nis. lai. 4895:

Morte di Giacobbe.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO


della chiesa milanese, ora nella Biblioteca

203

Ambrosiana (ms.
di
stile

P. 165 sup.) ^

Le miniature del
"

quale

hanno

tali

affinit

con

quelle
:

del

Pantheon
eguale

da doversi credere opera


vivezza
di

di

una medesima scuola

ideate

con

narrazione,

sono eseguite con fattura simile nel


colorito vivace e nel rapido
lato.

model-

E
il

vi si ritrova negli sfondi per-

sino
cos

terreno a scheggioni rocciosi


nelle
(figg.

singolare

miniature
148-150).

del

codice parigino

Ai
Milano,
che,

due
altri
i

manoscritti
se

miniati

ne possono
caratteri

unire
wittvj

per

loro

stilistici,

sono

di probabile origine

lombarda:

incttr.bu fttccdfeJ

una grande bibbia


del

della collezione
'^

Duca
^
;

di

Leicester

un Tito
tvmt^^itfifttr.i\ott^

Livio della Biblioteca Civica di Lipsia

codici

che

difTeriscono

da
Dimnft-.vt*fvvntr0i

quelli emiliani,

sebbene siano d'una


loro affine, e

maniera

stilistica

hanno

somiglianze coi suddetti manoscritti


milanesi.
la vivace
"

Dei quali preannunciano

maniera

^^*^^

le

miniature del
e

Tristan

(ms.

fr.

755)
"

quelle,

tuumtf CTrt

assai pi rozze,

delle
fr.

Expositions

de l'vangile

(ms.

187),

ora nella

Biblioteca Nazionale di Parigi, codici

che provengono dalla libreria


si

viscontea del castello di Pavia e

possono perci supporre lavoro di


miniatori lombardi
'^.

Fig. ISO.- Milano, Bibl.

Ambrosiana, ms.P.ieS sup.

' Il codice di vario contenuto. Vi sono inserite ce. 21 di un passionario di santi della chiesa milanese: SS. Babila, Ambrogio, Calocero, Tecla, Siro, ecc. Alla bibbia L. DoREz, Les Mss. peinl. de la Bibl. de Lord Leicester. Parigi, 1908, pag. 44 e segg. di Lord Leicester il Dorez ne unisce un'altra della biblioteca Comunale di Catania, da noi non veduta. ^ Bruck, Malereien, pag. 163: ms. LXX. Anche un volume di Decretali della Biblioteca vescovile di Klagenfurt (R. Eisler, Hdsclir. in Krnten, Wien, 1907, pag. 19) ha qualche relazione coi suddetti mss. * Per il ' Tristan II ms. delle " Expositions de l'vangile di scrittura italianeg,, cfr. capit. VI. giante, ha miniature di scarsissimo valore. Fra le quali tuttavia quella a ce. VI si direbbe eseguita da
^

un precursore del miniatore

del

"

Pantheon

,.

204
In

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

un messale
le

della

Biblioteca

Ambrosiana (ms.
di

C.

170

inf.),

micon

niato per Roberto Visconti, poi arcivescovo di Milano, verso la

met del

Trecento,

miniature mostrano

affinit

colorito

di disegno

Fig. 151.

Milano, Bibl. Ambrosiana, ms.

C. 170 inf.:

Roberto Visconti.

quelle dei

manoscritti

emiliani, se

si

osservi

soprattutto
151)
;

la

figura

del

Visconti inginocchiato dinanzi

un edicola
stile

(fig.

ma

esse recano

anche delle tracce


congetturiamo

di

influenze dello

gotico d'oltralpe.
la

Del quale

essere

documento singolarissimo per

Lombardia un

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA PRIMA META DEL TRECENTO


codice
istoriato
di

205
brevi
i

scene

della

vita

di

Cristo

(fg.

152),

con

leggende
disegni,

latine, della Biblioteca

Ambrosiana
loro

(nis. L.

58 sup.). Che

suoi

tracciati
ci

leggermente a penna, siano


il

derivati

da un modello

francese non

sembra dubbio, per


attribuirli,

raffinato

convenzionalismo,
sufficienti

per

le

forme

calligrafiche d'ogni parte delle figure.

N troviamo

argomenti per

come

altri

vuole

^,

all'arte senese,

mentre

lo

"1

4bicnm(Btcscct[U cttm uiixrMtmozicntCAntecad^h


(itvzA libi

rm mitcncmrputnvnMmn4
Tiutnrcm.ct^cttlcntce4:o
ntf'^ iin^

cmt fuo'^.lSiliJwttce

cbtmcmtcnmneKu

Fig. 152.

Milano, Bibl. Ambrosiana, ms. L. 58 sup.: Adorazione dei Magi.

Il Ceriani (Canonical Histories repr. froiii an Ambros. Ms., Milano, 1873) fu d' avviso che il codice appartenga alla prima met del sec. XV e sia opera d'arte toscana. A tale opinione contradiciamo intieramente in riguardo della data non della provenienza perch anche in opere minori dell'arte senese, soprattutto negli smalti (cfr. Venturi, Storia, IV, 940 e segg.), si potrebbe trovare qualche paragone a quei disegni. E ci fa esser anche pi perplessi l'aver trovato nel cuore stesso di Toscana, a S. Miniato al Tedesco, nell'Archivio del Duomo, una grande pergamena del 134.3, contenente un privilegio a certe monache del luogo, la quale ha una miniatura d'intestazione, di puro carattere francese. Per confronto dei disegni del codice ambrosiano con l'arte francese vedi specialmente: Monuments Pio<, XVI,

pag. 61 e segg.

206

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

stendardo visconteo ch' figurato in una delle


verisimile, se

miniature

(fg.

153) rende

non

sicuro, che

il

codice originale francese sia stato copiato

da un miniatore lombardo. Tali manoscritti mostrano come nella Lombardia, nella prima met del
Trecento, la Miniatura avesse un aspetto proprio, gi lontano dalle forme
bizantineggianti sebbene ancor poco penetrato di influssi toscani, talora irradiato dall'Arte oltramontana. Essi confermano che nella Pittura lo
stile,

svolgendosi

in

modo

analogo,

pot

giungere

forme

originali

come
al

appunto vedemmo, seguendolo dalla vecchia maniera bizantineggiante,


gi
alterata

da qualche nuovo elemento, degli affreschi di Angera,

profondo rinnovamento che appare negli affreschi delle SS. Liberata


Faustina, a

Como, che
influssi

si

rivela,

in

pi

alta

perfezione,
pittore

accogliendo

ormai anche

toscani,

nelle

opere

del

della

tomba

di

Antonio Fissiraga,
di S.

e indi

digrada in vario

modo

negli affreschi della chiesa

Abbondio

di

Como

e di Castel S. Pietro.

Fig. 153.

Milano, Bibl. Ambrosiana, ms.

L. 58 sup.: Cristo

dinanzi a Gerusalemme.

Fig. 154.

Vertemate, chiesa della Badia

Piet.

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

Influenza dell'arte giottesca nella prima met del Trecento


di

affreschi vari.

dipinti

Giovanni da Milano. II problema delle del tiburio della chiesa Gli atlreschi di Solaro, Viboldone, Bellinzona, ecc. sue origini artistiche. Svolgersi originale della Pittura raffronti con le opere di Giovanni da Milano. Rapporti con la lombarda gli affreschi di Mocchirolo, Leniate, Albizzate, ecc.
Viboldone.

Pittura nelle regioni circostanti.

Non
non
si

soltanto per lenta e oscura trasmissione giunse anche nella


il

Lombardia

nuovo

stile fiorente in

Toscana,

ma

vi

si

afferm

per opera diretta dal suo maggior


ritrovi pi
^,

artefice, di Giotto.
il

sebbene

nessuna traccia degli affreschi che


sua arte per
tutto.

maestro lasci a

Milano

il

riflesso della

Nel palazzo arcivescovile di Milano, che Giovanni Visconti,


magnifico, aveva ampliato
^,

il

prelato

si
"

vedevano ancora a principio del Cinque-

cento pitture antiche, lucide

come

specchi

^.

Poi, l'edificio fu alterato

' Vasari, I, 400 Giotto * lavor anco in Milano alcune cose, che sono sparse per quella citt, e che inslno a oggi sono tenute bellissime ,. Cfr. il capitolo precedente. Nel 1353 gli edifci di Giovanni Visconti son detti, in un documento GiuLiNi, Memorie, V, 377. ' noviter constructi . Nella cappella del palazzo Giovanni Visconti si era fatto dipingere in atto di orazione dinanzi alla Madonna (P. Jovi, Vilae XII Viceconiitum). Probabilmente risalgono al tempo del suo
:

''

arcivescovado (1342-1354) anche gli avanzi degli affreschi dei quali diamo notizia. ' Anonimo Morelliano, Notizie d'opere del disegno, Vienna, 1898: " in la corte archiepiscopale a fresco che rsplendono fin hoggidi come specchii furono de man de maestri vecchissimi ,.

le pitture

208

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


affreschi
e

nella sua struttura, e quelli


di esso che

andarono

distrutti

ma

nella parte
di Gio-

prospetta

il

duomo,
si

reca all'esterno lo
solai,

stemma

vanni Visconti, abbiamo ritrovato, nei polverosi


antiche decorazioni, che

alcuni avanzi delle


pareti, sotto
i

conservarono

al

sommo

delle

Fig. 155.

Milano, palazzo arcivescovile

aflresco.

soffitti

ora nascosti,

fregiati

anch' essi

di
:

sottili

ornamenti

di stucco.

Quelle pareti erano istoriate a riquadri

qua

e l, di sotto la calce, vi

appaiono ancora frammenti

di pitture.

Da un

lato,

dinanzi a

un perso156): in

naggio seduto e assistito da pi altre figure, sta una donna velata, che
porta in braccio due neonati e sembra attendere giustizia
(fig.

LA PITTURA NELLA SECONDA META


altra
rieri,

IJEL

TRECENTO
sono

209

parte,

in

un

paesaggio

di

rocce

schematiche,
(fig.

due

guer-

uno

dei quali fa atto di alto stupore

155).

Il

disegno sicuro.

Fig. 156.

Milano, palazzo arcivescovile: affresco.

alle figure espressioni intense, e

hene determinate

il

colorito raffi-

nato, con tinte pastose e chiare nel


forti nei

nohile viso della donna, rossastre e

due

guerrieri. In complesso, gli affreschi

hanno

caratteri di fat27

210
tura e di
stile

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


del tutto simili a quelli della Pittura toscana, nelle opere
;

dei migliori seguaci di Giotto

e si

possono affermare eseguiti da

artista

intieramente educato

all'

arte fiorentina.
S.

Nella base del campanile della chiesa milanese di


conservati certi affreschi
d'

Marco ove sono


occorse

una cappella ch'era


verso
la

in quel luogo, forse dei

primi decenni del


|^^*"*'*

Trecento,

met del secolo XIV


^^j.g

probabilmente di comple"

-""-'"

---"-"mma^mji^^gmt

q jj riparare quella

decorazione. L'artista che


fu

chiamato a

tal
i

lavoro,

dipingendo tra
santi
(fig.

vecchi

alcune altre figure

157), vi si

mostr gi

tutto assorto nella

nuova
luore-

maniera toscana.

in molti

altri

ghi della

Lombardia

stano segni saltuari della

rapida e profonda azione


dello stile giottesco.

A
bia,

Mantova,

al

sommo

dell'antica torre della Gab-

ove era una cappella,

rimangono alcuni avanzi


di

affreschi

della
;

prima
fra
i

met del Trecento


quali la Disputa di
Fig. 157.

Ges

Milano,

S.

Marco

Un

Santo.

nel tempio mostra chiari


riflessi dello stile giottesco

in

forme primitive, perch ancora

vi

balenano

certi caratteri bizantineg-

gianti

come

in

un

altro affresco ora trasportato nel


S.

Museo Civico

Nella chiesa di

Francesco

di

Lodi una Crocifissione dipinta sul

primo

pilastro di destra riunisce anch'essa elementi giotteschi e vieti

ma-

nierismi: la figura della

Madonna che piange presso

la croce

(fg.

158), in

tanto e contenuto dolore, certamente inspirata nella sua espressione al-

Mantova, Pinacoteca:
essere attribuito alla

n. 6.

L'affresco rappresenta la

Madonna

col

Bambino

un santo vescovo,

pu

prima met del Trecento.

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

211

r Arte
e

toscana, della quale anche imita la tecnica nel colorito


;

semplice

sfumato

ma

nel drappeggiare
Il

vi

si

vedono ancora dei


spirito giottesco
S.

tratti

che

al-

trove erano gi in disuso.


la

drammatico

informa anche

Deposizione nel sepolcro affrescata in

Francesco di Brescia ^ Sul

Fig. 158.

Lodi,

S.

Francesco: l'Addolorata della Crocifissione.

terreno di pietra scheggiata


e la Vergine
si

si

apre

il

sarcofago

vi steso

il

Redentore,

si

getta su di lui piangendo, haciandolo,

mentre all'intorno
sentimento,

lagnano

discepoli e le pie donne.

Non

soltanto l'intimo

Cavalcaselle, Pittura, IV,

243.

212

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


il

ma
della

tipo

delle

figure

gli

atteggiamenti

sono
il

tratti

dalla Pittura

fiorentina.

Ed esemplato
chiesa,

su modelli toscani anche

grande Crocifisso

medesima

dipinto su tavola, simile ai Crocifissi dell' Italia

centrale.
Riflessi dello stile

giottesco

nell'aspetto

delle

figure

nella solida
di

struttura dei corpi


S.

si

veggono anche nel grande affresco della chiesa


il

Michele di Monza, singolarissimo per

suo soggetto che sembra inspi"

rato dalla devota credenza, registrata gi nella

Legenda aurea
i

di

Ja-

copo da Varagine, che nella

lesta d' Ognissanti tutti

beati della Chiesa

Fig. 159.

Bergamo,

S.

Maria Maggiore: l'albero

di S.

Bonaventura.

trionfante, con S. Pietro vestito in abito pontificale,

si

adunassero a pre-

gare per

fedeli della Chiesa militante ^


in S.

A Bergamo,

Maria Maggiore

la parete

terminale del transetto di


vastissimo
di
S.

destra ancora decorata d'un grande tratto


vi raffigurava l'albero della Vita
Il
i

del

affresco che

secondo

la dottrina

Bonaventura.

santo sta inginocchiato a pie del tronco gigantesco che stende in alto
suoi rami, fra
i

quali sono espresse molte scene dell'antico e del

nuovo

' Jacobi \ Varagine Legenda Aurea: Per altre, non accettabili, spieDe feste omnium sanctorum. gazioni dell'affresco, cfr. D. Sant'Ajibrogio, Il grandioso dipinto d'una messa votiva {Rassegna d'arie, 1907,
:

62 e segg.),

linda, Agilulfo e altri personaggi profani: esse tutte

Il

intieramente arbitraria l'identificazione di alcune delle figure con Teodosono figure di santi, hanno il capo fregiato di nimbo! dipinto appartiene, a nostro parere, alla prima met del sec. XIV.

notando come

sia

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

213

Testamento
si

S.

Francesco e
dolenti,

altri santi del

suo ordine, Maria e Giovanni


(fg.

adunano intorno,

come

nelle Crocifissioni
stile giottesco stile si

159).

Sono

figure

che ritraggono intieramente dallo


l'intensa espressione.
i

la

loro
le

forte

struttura,

N da

quello

dipartono

scene figurate tra


(si

rami, con finezza di miniature, che anche nell'iconografia


si

veda

in par160).

ticolare la storia della Nativit)

accordano con l'Arte toscana


1'

(fig.

La lunga
Guido
recente;

scritta

che accompagna

affresco e lo dice

dipinto a spese
fra
i

di

de' Suardi

questi devotamente sta inginocchiato

santi
si

ma

ripete

probabilmente un'iscrizione pi antica, o


stile

fonda

su valide tradizioni perch lo


ch'essa assegna al dipinto ^

consente

bene con

la

data del 1347

Fig. 160.

Bergamo,

S.

Maria Maggiore: l'albero di

S.

Bonaventura

(particolare).

Altre pitture di

minor conto, quali sono quelle


',

del

1354 nell'antico
alle

convento di
suddette.

S.

Francesco di Vimercate

si

potrebbero aggiungere

Le

quali, se

non concedono
d'artista, offrono

di ricostituire nel

suo svolgersi una

qualche individualit

prova

sufficiente della larga diffu-

sione dell'Arte toscana in tutta la

Lombardia

gi

nella

prima met del

Cavalcaselle, Pittura, IV, 225. La figura del devoto non soltanto occupa il posto d'un'altra che ma ci sembra che differisca alquanto dalle altre parti dell'affresco cosi che potrebbe essere attribuita alla seconda met del secolo XIV, o all'opera di un pittore pi progredito di quello che dipinse il resto dell'affresco. Nella stessa chiesa di S. Maria Maggiore entro un'antica absidiola del transetto destro si trovano degli affresclii del Trecento di diverse mani. Alcuni dei quali possono connettersi alle pitture lombarde meno improntate dall'Arte toscana, altri manifestano l'influsso giottesco, specialmente una Madonna col Bambino fra santi e un'Adorazione dei Magi che in qualche parte possono compararsi coi dipinti di Giovanni da Milano. ^ GiuLiNi, Memorie, V, 386.
'

fu cancellala,

214

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Trecento, mentre in tale riguardo, e perch hanno un grandissimo valore


intrinseco, sono notevoli sopra tutti
gli

altri

alcuni affreschi dell'antica

badia di Viboldone, nell'agro


stati dipinti

milanese,

che un'iscrizione attesta essere


di

nell'anno

1349,

poco pi

un decennio dopo

il

soggiorno

di Giotto a

Milano \
di fondo, figu-

Nel tiburio della chiesa di Viboldone, sulla lunetta


rata
la

Vergine tra alcuni

santi

(fig.

161).

Siede,

augusta,

sopra

un

trono marmoreo, ornato di trafori e di pinnacoli

gotici, grigio
il

su l'oltre-

mare

dello

sfondo.

L' azzurro

del

suo

manto,
le

roseo

delicato della

tunica, che

modella con dolci sfumature


con perfetta armonia.
e

forme del seno, sono comdi


rilievo, e dorato,
lievi.
:

posti insieme

Sul

nimbo,
con

il

suo viso colorito di roseo caldo

vivace,

tinte
i

Intorno

al

trono stanno, poderosi, senza angustia di spazio,


;

santi

S.

Bernardo e

un vescovo, contemplativi S. Giovanni che accenna verso il Bambino, il quale si volge dal grembo materno a benedire un devoto che l'arcangelo
Michele
gli

presenta. Ogni figura


tutti gli affreschi sin

plasmata con

tale

potenza e verit

che superano
di

qui ricordati, con tale piena umanit

concezione che trova paragone soltanto nell'Arte toscana o negli ar-

tisti

che pi

si

avvicinarono a quella.

invero ogni parte dimostra una

forte influenza della Pittura fiorentina: la composizione, affine agli

schemi
;

adoperati

dai

toscani

negli

affreschi e nei polittici

tipi

delle figure

anche

il

semplice e scultorio drappeggiare. Tuttavia

si

pu osservare

nel

colorito, soprattutto

riguardando

la

figura

del

santo vescovo, un

modo

rapido e quasi impressionistico che non conosciamo essere stato in nes-

suno dei
rati e

pittori fiorentini della


il

prima met del Trecento,


che danno

tutti

pi accu-

minuziosi:

viso di quel santo tinteggiato di un roseo vivo con


al

lumeggiature larghe, quasi a macchia,

colore una grande

leggerezza e producono un effetto di chiaroscuro molto vigoroso.

Nella lunetta della parete dirimpetto, nel tiburio stesso della


di Viboldone, la parte

chiesa

mediana

di

una rappresentazione del Giudizio


laterali,

universale, la

quale

si

svolgeva anche nelle due pareti

ora co-

perte quasi per intiero di scialbo. Cristo giudice


reola, cos grandioso nell'aspetto e nell'espressione

troneggia

entro un'auil

da rammentare

Cristo

'

W.

SuiDA, Le opere di Giovanni da Milano in


/.

Lombardia (Rassegna
;

d'Arte, 1906, pag. 12 e segg.)


;

Id.,

Sliidien zar Trecentomalerei (Rep.

Viboldone
L.

e di
-

Beltuami

Venturi, Storia, V, 891 G. Gagnola, Gli aff'resci di Solaro (Rassegna d'Arte, 1907, pag. 37 e segg.). Intorno alla badia di Viboldone, cfr. anche: Sant'Ambrogio - Fumagalli, Reminiscenze, I, 43-45 D. Sant'Ambrogio, La lastra sepolcrale di
Kw., XXXI, 212)
;

G. de Villa (Arch. St.

Lomb. XX,

550).

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

215

216

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

del Giudizio che Giotto dipinse nell'Arena di

Padova

(fg.

162).

E anche

gli

angioli che fanno cerchio al Redentore,

ricordano

lo

stesso lavoro

del

sommo
ove, da
dall'

maestro, mentre pur nei residui di affreschi sulle

pareti laterali
di santi, e

un

lato,

inginocchiata la Vergine
sta
il

con

una schiera

opposto lato
si

Battista con
tali

un coro
in

di patriarchi e di guerrieri
le

anche

veggono sotto

figure,
,

entrambe

parti,

due
^

santi

Dottori seduti al loro seggio


tinge da Giotto
il

traluce la

medesima maniera

che at-

suo miglior vigore.

Fiff.

162.

Viboldone, chiesa della badia

Cristo giudice.

In
rito,

vero,

malgrado

caratteri particolari che

osservammo

nel colo-

siamo

spinti a

domandarci

se

gli

affreschi di

Viboldone non siano

opera di un immediato seguace di Giotto, di un maestro venuto di Toscana


!

Essi specialmente,
e

insieme

con

le

molte

altre pitture sparse in

Lombardia
nunciare
il

improntate dai princpi del nuovo

stile,

valgono a prean-

sorgere di un maestro lombardo che, del tutto padrone della

'

In qualclie parte tuttava

gli affreschi

sembran

la parete

terminale

ma

difricile affermare

dipinti da artista meno abile di quello che affresc che ci non dipenda dalle cattive condizioni delle pitture.

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


tecnica giottesca, dir chiaramente
le

217

tendenze gi adombrate in opere

pi anticlie dell'arte locale, e di fronte ai pittori fiorentini potr apparir

munito del loro stesso viatico


suo cammino.

di

mezzi e

di tradizioni,

ma

rivolto

ad un

Circa

il

1350 fu inscritto in una


"

lista dei pittori forestieri

che dimo-

ravano a Firenze, un
probabilit quello

Johannes Jacobi de
che nel 1363

Como
di

il

quale,

con tutta

stesso

segnato nella

matricola dei
di

medici e degli speziali col

nome

di

Giovanni

Giacomo

Guido da

Como,
dipinto,

e in

un

atto del

1365 vien

indicato

Kaverzaio

di Caversago, piccola terra

come " Johannes pictor de nel Comasco mentre in un


si

segnato

con

la

data

stessa,

egli

firm

Giovanni da

"

Me-

lano

L'atto del 1365 rischiara la storia della sua opera pi importante, a

noi pervenuta

^.

Capitani

d'

Orsanmichele

vi

concedono a Giovanni da
dei quali
si

Milano una proroga per compiere


Di certo, quando
devole, egli doveva

gli affreschi

era obbligato

di decorare la cappella della sagrestia di Santa Croce.


il

maestro ebbe commissione

dell'

opera ragguar-

essersi gi

molto affermato

nell' Arte.

nel tempio

augusto che adunava opere di Cimabue, di Giotto, di Taddeo Caddi, del


Giottino, la sua parola

suon non soltanto


di

alta,

ma

nuova.
soltanto la volta,
il

Nella cappella della sagrestia


sottarco sull'ingresso,
storie storie
i

Santa Croce,

tre riquadri superiori della parete di sinistra, e


i

con

della
della

vita

di

Maria,

tre

opposti della parete di destra, con Milano,

Maddalena, furono dipinti da Giovanni da


con
la Piet, della

come

dimostrato dal confronto stilistico

Galleria dell'Ac-

cademia

di Firenze, eh' egli esegu nell'

anno

stesso in cui attendeva agli


altri

affreschi di Santa Croce, e dalle

qualit

degli

affreschi della

cap-

pella assai distinte da quelle proprie del maestro.

Nella lunetta

della
si

parete
rivela
la

di

sinistra,

che rappresenta Gioacchino


di

cacciato dal tempio,

ampiamente

nel suo intimo l'arte

Gio-

vanni da Milano, e afferma

propria originalit per caratteri ben diversi

da quelli degli

altri

seguaci di Giotto (tav. X).

Cavalcaselle, Pittura,
Vasari,
I,

II,

93 e segg.

W.

Suida, Fior. Maler, 27 e segg.

Venturi,

S/ori'a, V,

896 e segg.

572.

28

218
Giotto,

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

infondendo nella semplicit dell'arte medioevale una profonda


le

osservazione dell'animo umano, aveva ideato austeramente

scene sacre,

le

aveva composte con

spirito di

drammaturgo sdegnoso d'ogni cosa che non


dominava.
concepito

fosse essenziale alla visione che lo


di

negli affreschi dell'Arena

Padova dimostr

tale

sua qualit compiutamente nello stesso episodio


ch'

della

Cacciata di Gioacchino,

con severit

tragica,

con

impareggiabile vigore.
I

seguaci di Giotto, sovente eredi soltanto materiali e non spirituali


si

del maestro,

attennero alla semplificazione delle scene

che per

1'

arte

di Giotto era stata

una necessit
per lungo
quelle

e per loro fu

quasi sempre senza raagli


artisti
i

gione.

Essa ostacol
idealistici,

tempo, imponendo

suoi

vincoli

nuove conquiste naturalistiche che


vinse le tendenze che

nel

Trefio-

cento

furono

opera e merito pi di pittori d'altre regioni


gli

che dei

rentini.

Ma Giovanni da Milano
:

erano intorno,

a Firenze, e libero afferm la propria indole ^

Non dramma

l'episodio della vita di Gioacchino

non ha che un'im-

portanza secondaria nell'ampia composizione ideata dal pittore.


solenne cerimonia liturgica. Entro
fosca di
il

E una
l'abside

tempio a molte navate


gli

ombre

sono adunati

offerenti.
il

Le movenze
si

delle lor

schiere sono

composte

cosi che indicano

succedersi

d'ogni fase della


ritirano, inchi-

cerimonia: a destra, coloro che gi presentarono l'offerta

nandosi profondamente, mentre

altri si

avanzano da
a

sinistra
;

protendendo
attendono
allontana
di
;

energicamente
il

le vittime,
gli
altri,

timidi agnelli rannicchiati

intenti,

loro

turno

senza volgersi

Gioacchino
le

che
vestite

si

gravi, stanno di fronte, in


le

doppia schiera,
ricolmi,
le

vedove
nelle

bruno e
di

giovani donne,

dai

seni

strette

ricche
in

vesti orlate

velluto, nitide in viso,


di diademi.

con

chiome
belle

gialline attorte

trecce e ornate

Le formose donne,

nelle
e

eleganti

fogge del Trecento,


;

danno

alla

scena un alito di vita vera,

quasi profana

le

figure che,

nell'estremit dell'affresco, sono celate dalla cornice della

lunetta,

indu-

cono l'impressione della presenza d'una vastissima moltitudine, fanno


pensare che
il

dipinto non sia che

un

tratto d'

una pi vasta azione.


se

Bene
e forse lo

pittori di

Firenze poterono

guardare curiosamente,

non
:

con ammirazione,

l'affresco ch'era cos diverso dai loro austeri concetti


"

giudicarono

lombardo

La

tecnica

stessa

vi

differiva

da

'

Cfr.: O. SiRN, Giottino,

Lipsia,

1908,

pag. 52 e segg.

Il

Sirn ha delineato molto giustamente la

fisionomia artistica di Giovanni.

o
.5 '5

a u
o
o

o a o

>

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


quella abituale alle opere loro
origini giottesche,

219

che, sebbene essa nella sua sostanza abbia


differisce

negli

effetti

da quella dei
cosa

pittori fiorentini

non meno che


Il

differiscano
attrae

dai fiorentini gli intenti

estetici del

maestro.

chiaroscuro
;

sopra

ogni

altra
e

l'

attenzione

di

Giovanni
di quello

da Milano
pregio e

e per la sua

intensit
pittori

finezza

ch' nelle opere degli altri


il

di

in confronto Firenze costituisce


colorire
del
il

il

maggior
le

carattere pi singolare
,

del

maestro. Pi che

espressioni dei visi


nelle sue figure
risce
i i

pi che la variet delle fisionomie,

pittore studia
:

delicati trapassi del colore

dall'ombra alla luce

colo-

volti di tinte calde, lionate,

ombreggiandole con gradazioni tenui

sino alle

ombre pi

scure, cos che le carni

sembrano avere

la

morbida

profondit di colore ch' nel velluto.

Poco variano
visi,
s

tra loro le figure

di

Giovanni da Milano nel tipo dei


depressa sopra
realistici le

eh'

facile

riconoscerle per la fronte


nasali. In esse
i

orbite,

per

le

lunghe canne

concetti

che informano

l'arte del

maestro

si

rivelano soprattutto nello studio accurato e minuzioso


;

del vestire, ritratto dalle fogge ch'erano in uso

come ben

si

vede nella

schiera delle giovani donne.


vesti convenzionali,
il
il

Quando

poi le figure siano drappeggiate con


il

disegno ha una larghezza di forme,

modellato e

colorito delle pieghe

hanno una

plasticit

che supera per naturalezza


Firenze sulla met

le

opere

d'

ogni altro pittore che abbia lavorato a

del Trecento.
I

due affreschi susseguenti nella parete


qualit

di

sinistra della cappella di

Santa Croce mostrano anche pi chiaramente, se d'uopo ricercarle ancora, le originali

estetiche
di

tecniche
e

di

Giovanni da Milano.

Nella scena della visione

Gioacchino

dell'incontro

con Anna,
del
di-

non
vero

vi
(fig.

movimento drammatico ma un'acuta e pacata osservazione 163). Il santo non si agita nella Visione come nell' affresco
egli si riscuote

pinto dal Gaddi nella vicina cappella Baroncelli, ove l'angiolo sfolgora fra
le

tenebre

pesantemente dal torpore del sonno


il

un pa-

store, dal rustico viso, indifferente o inconscio, sta presso


il

chiuso; entro

quale alcuni animali son tratteggiati con ammirevole precisione. Nell'In-

contro alla Porta Aurea, la figura che pi attrae lo sguardo quella del
servo che segue
zaglio
:

il

santo, portando

un

cesto,

tenendo un

cane

al

guin-

e se

il

pittore ne trasse ispirazione dall'affresco di ugual soggetto

Taddeo Gaddi nella cappella Baroncelli, egli vi raccolse un tesoro di nuove osservazioni; nell'andatura incerta, nel viso malizioso,
dipinto

da

negli occhi contratti espresse argutamente

il

carattere del villano.

220

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


L'affresco della Nativit di Maria c'introduce nell'interno della

casa

(fg.

164).

Nulla di schematico vi nella composizione, nulla di tradizio-

nale e che

non

sia vivificato

da una diretta osservazione

dell' artista.

Il

quale trae piacere da un suo umile

ma

profondo realismo, assai lontano


gli

dai concetti idealistici dei Giotteschi. Si osservi, fra

altri particolari,

come

siano studiate

con cura

le

forme nei corpi delle

figure

la

donna

Fig. 163.

Firenze,

S.

Croce. Giovanni da Milano: storie di

S.

Gioacchino.

seduta sul trespolo, pi anziana delle


giera che

altre,

vestita

di
;

una tunica
la

leg-

ne scopre
vasoio
delle

le

membra

grevi

di

pinguedine

giovine che
nel

riceve
viso

il

vivande

disegnata

con squisito sentimento


sotto
i

gentilissimo

colorito di

ombre dorate
flessuosa
del

capelli gialletti, nelle


la

spalle opulente, nella linea

corpo

che ondeggia sotto

tunica azzurrina orlata di velluti.


diversi colori.

per tutto

un dolce accordarsi
due ultime
al

dei

Ninna
e
lo

affinit si

pu trovare
Maria

fra tali affreschi e le

storie

della stessa parete delia cappella

la

Presentazione

tempio

(fg.

165)

Sposalizio

di

dipinte

da un

mediocre

pittore

fioren-

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


tino
^

221

che imit

le

composizioni di Taddeo Gaddi nella vicina cappella

Baroncelli.

Ma

l'

arte di Giovanni

da Milano splende nuovamente, con


lunettone

le

sue qualit migliori, negli affreschi dirimpetto.


Nella Cena in casa del Fariseo, dipinta entro
rete, la
il

della pa-

Maddalena
ai

si

prostra, accigliata,
e

mentre

il

Redentore parla dolper osservare


l'atto

cemente

convitati,
si

l'ospite solleva la tovaglia


i

della peccatrice,

affaccendano all'intorno
atteggiato

servi.

Fra

quali quello che


e

ministra alla

mensa

con

sicura

naturalezza

colorito con

Fig. 164.

Firenze, S. Croce. Giovanni da Milano: Nativit di Maria.

finezza grande nella tinta verde della sua tunica che


cati chiaroscuri (fg. 166).

stuma

coi pi deli-

Nei riquadri minori,


si

come

in

quelli della opposta parete, lo spazio

restringe intorno alle scene, diventa quasi cosi angusto

come

negli af-

freschi del coro di S.

Abhondio

di

Como. Nel cenacolo

della sua casa la

W. SuiDA, Fior. Maler, pag. 31. Il Snida crede che nella Presentazione al tempio siano parti dovute a Giovanni stesso; nel che non possiamo convenire. Il Venturi {Storia, V, 908) opina che i due affreschi siano stati eseguiti da un allievo su disegni di Giovanni da Milano ma a ci contradice la povert della composizione. L'ignoto collaboratore o prosecutore dell'opera fu probabilmente il mediocre Giovanni dal Biondo.

222

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


ai piedi del

Maddalena siede
composto
esso
si

Redentore, intenta alle parole del


(fg.

maestro
apostoli,

quasi a un racconto meraviglioso


in

16/): e se nel
affievolirsi

gruppo degli

forma schematica, sembra

il

realismo del pittore,

esplica pienamente nella figura di Marta, sia

quando

la

fanciulla

Fig. 165.

Firenze,

S.

Croce. Maestro toscano: Presentazione della Madonna.

fa atto

d'impazienza, sia quando siede sola presso


;

il

camino.
in

11

colore
sul

veste nobilmente la scena umile e semplice

sfuma

dolci

ombre

desco apparecchiato,
(fg.

sui
il

visi,

nelle

vesti.

168) dimostra

come

pittore s'ingegni

La Resurrezione di Lazzaro a vincere la nuova tradizione


di

giottesca, allontanandosi dalla

forma
tale

di incomparabile potenza che Giotto

aveva dato

alla scena.

Ma

in

sforzo l'arte

Giovanni da Milano

LA PITTURA NELLA SECONDA

META DEL TRECENTO

223

o
'u

b
"3

o
o

93

o
co

tao

224

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

rivela quanto sia

manchevole
anche

di virt
:

drammatica. Lazzaro sembra trapianti delle

scinato a forza fuor dal

sepolcro
il

ai
il

due sorelle che non


;

cessano
gli

si

acciglia

Cristo,

cui viso
gli

ha un' espressione incerta


raccolti

apostoli raggruppati da
citt,
Il

un

lato,
la

spettatori

sulla angusta

porta della

ingombrano

scena, senza alcun

profitto per la rap-

presentazione.
l'

chiaroscuro sapientemente adoperato in ogni parte delcarni,

affresco, e

il

colorito ricco delle


i

sono sicuri segni che anche


fu

la

Resurrezione di Lazzaro, come

due precedenti riquadri,

dipinta

da

Fig. 167.

Firenze,

S,

Croce. Giovanni da Milano: Cristo in casa della Maddalena.

Giovanni da Milano.

Il

quale
i

lasci

invece

le

due ultime
nel

storie

al

dappoco
e

pittore che affresc


le

due riquadri

inferiori della parete

opposta
i

anche

lesene

dell'entrata della cappella.

Ma

quivi,

sottarco,

busti degli

apostoli, e nelle crociere della volta le figure dei profeti, diil

pinte invece dal maestro lombardo, pur senza avere

profondo signi-

' Per questi due affreschi siamo pi proclivi a credere che Giovanni da Milano abbia potuto fornire dei disegni, pei-ch la loro composizione ha un'originalit consentanea a quella del pittore lombardo, come bene ha osservato il Venturi. Essi furono tuttavia eseguiti intieramente dall'ignoto collaboratore.

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


ficaio

225

morale, o

il

valore ideale che l'Arte giottesca infuse loro talvolta,


e

per

la

potenza del colore

del

chiaroscuro

sono superiori

alle

opere

d'ogni altro maestro fiorentino del Trecento.

determinare meglio findividualit

di

Giovanni da Milano, prima

di ricercare quali siano state le sue origini, giova osservare le altre opere

del maestro distinguendo quelle sicure dalle molte che

hanno forme va-

riamente differenti dal suo

stile,

sebbene

gli

siano state attribuite.

Fig. 168.

Firenze, S. Croce. Giovanni da Milano

Risurrezione di Lazzaro.

Negli affreschi della sagrestia di Santa Croce, la maniera di Giovanni

da Milano ha caratteri propri cos appariscenti che dove questi non riappariscano chiari, sarebbe temerario volere riconoscerla. Neghiamo pertanto

che siano opera del maestro


ritrovi
il

dipinti

lui

attribuiti,
il

nei
il

quali

non

si

singolare tipo dei visi delle figure,

colorito e

forte effetto

di chiaroscuro
affreschi.

che abbiamo osservati come

qualit particolari

di

quelli

Non
Madonna,

si

vedono

tali caratteri

in un'anconetta

con l'Incoronazione della


dipinto che ha im29

nella Galleria Nazionale di

Roma

(n. 700),

226

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

pronta schiettamente fiorentina e pu essere attribuito a qualche seguace


di

Andrea Orcagna ^ Ci sembra da assegnare non a Giovanni da Milano


un
ad
del

bens a pittore della fine del Trecento, e prossimo a Niccol Gerini,


trittico

Museo Vaticano
^,

nella

medesima

collezione,
storie

spetta

altro

mediocre
a

artista fiorentino

una predella con


critici

della vita della

Maddalena
sione
'^ :

un

pittore

senese una tavoletta rappresentante l'Ascen-

opere tutte che pur da autorevoli

vennero

attribuite

al

maestro lombardo. N di molte altre aggiudicate a Giovanni da Milano

possiamo avere diversa opinione.


L'affresco della lunetta del portale di S. Niccol di Prato, che gi
il

Cavalcasene,

seguito

da

tutti

critici

pi

recenti,

indic

come opera
durezze

del maestro lombardo,

ha un drappeggiare a pieghe
acri

rigide, delle

di lineamenti nei visi delle figure, certi colori

che contrastano ap;

pieno con

le pitture
S.

sicuramente eseguite dal maestro


e di S.

gli

affreschi

dei chiostri di
attribuirsi a

Croce

Maria del Carmine,

a Firenze, possono
stile
^.

Giovanni sebbene abbiano qualche relazione col suo


accogliere, per ragioni che

Non possiamo
attribuzioni, e

esporremo a suo luogo,


pittore

altre

molto restiamo dubbiosi dinanzi a una lunetta del Museo


di

Metropolitano

New^ York recentemente assegnata

al

*'.

Nella

Lombardia

poi, ove,

secondo

il

Vasari, Giovanni da Milano ritorn nella


si

sua vecchiezza e dipinse in pi luoghi, nulla abbiamo trovato che


dire con sicurezza opera sua
:

possa

non

gli affreschi

del tiburio di Viboldone,

nei quali

non sono

le qualit stilistiche peculiari al

maestro

non

altri,

che

ci

richiameranno

fra breve.

Ma

in altri dipinti

appariscono veramente tutte

le

qualit

proprie

delle opere certe di Giovanni

da Milano.
(fig.

Le due
segnalate da

tavolette

dell'Annunziazione
si

169),

nel

Museo

di

Pisa,
in

W.

Snida,

potrebbero credere dipinte

da Giovanni

915) e dal

dipinto fu attribuito a Giovanni dal Suida (Fior. Maler, 36), contradetto dal Venturi (Storia, V, Sirn (Monatshefl. f. Kiv., 1908, pag. 119) che lo assegna al Giottino. ^ Il Sirn lo assegna ora al Giottino (Giovino, loc. cit.): pi giustamente nella nuova Galleria Vaticana indicato come di scuola fiorentina. Rappresenta, nella sua parte mediana, la Crocifissione e l'Ultima Cena;
'

Il

negli sportelli, altre otto storie di Cristo. ^ Anche queste tavolette il Sirn assegna ora al Giottino (Giottino, loc. * Attribuita a Giovanni da Milano dal Sirn (Giottino, pag. 92).
^

cit.).

Cfr.

A. Venturi, Storia, V, 904.

Dubitiamo deU' attribuzione dell'affresco del Carmine a Giovanni

del Biondo.

O. Sirn, Giottino, op. cit., 91. Il Sibn (Monatsheft. f. Kw., 1908, 122) attribuisce a Giovanni da Milano anche un dipinto del Museo di Bonn, e un altro di propriet di R. E. Fry, che non abbiamo avuto modo di vedere. Gi il Venturi (Storia, V, 915) ha tolto dal novero delle opere del maestro una Madonna della collezione Tcher che il Cavalcaselle (Pittura 111, 334) aveva assegnata a Giovanni, e due tavolette dell'Accademia di Firenze.
'^

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

227

tempo anteriore
nata
;

agli affreschi di S.

Croce perch di fattura

meno

raffi-

e a

un periodo primitivo convien pure attribuire un frammento


nel

di

predella, rappresentante la Piet,


della collezione di Martin

Museo

di Berlino e

una

tavoletta

Le Roy, a

Parigi ^

Le

tre

piccole tavole della


^,

Galleria

Nazionale

di

Londra, gi indicate dal Cavalcasene

mostrano

invece un'arte assai pi perfezionata.

Fig. 169.

Pisa,

Museo. Giovanni da Milano: Annunziazione.

Bene

si

rivela

il

maestro, cogli stessi pregi e

difetti ch'egli

ha negli

affreschi di Firenze, in altra tavoletta della Galleria

Nazionale di Roma,

scompartita,

non felicemente,

in diversi riquadri

(fg. 170).

Le composizioni
il

vi s'informano agli

schemi iconografici giotteschi sebbene

pittore

dia

'

La

tavola,

erroneamente attribuita

alla scuola senese

(Catalogue de la

coli.

Martin Le Roy, Paris,

1909),

'^

Sono

fu gi assegnata dal Sirn a Giovanni da Milano. Cavalcaselle, Pittura, 11, 102. Le tre tavole rappresentano l'Eterno Padre, la Madonna e Isaia. prossime assai alla maniera di Giovanni da Milano una Madonna del Museo di Santa Croce (n. 18) a
433) della

Firenze e due tavole (nn. 427 e

Pinacoteca di Parma.

228

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Fig. 170.

Roma, Galleria Nazionale. Giovanni da Milano: anconetta.

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


loro

229

qualche nuovo

accento

l'Annunziazione
;

ha un pacato realismo
nella

nell'atto della Vergine, incerta se allontanarsi

Madonna

col

bam-

bino aleggia un'intimit famigliare, non


presentazioni nella Pittura
fiorentina
;

la solennit

propria a simili rap-

nella

Deposiil

zione dalla croce

dolore

ha

espressioni

spontanee

ma

senza intensit dram,

matica

secondo

1'

indole

propria del maestro.

Non

altrimenti nella Piet, se-

gnata con l'anno 1365 e col

nome
lano
di
,

di

Giovanni da Mineir Accademia


(fig.

ora

Firenze
si

171).

Le

fi-

gure vi

stringono in un

medesimo pianto intorno al Cristo, che sembra gemere anch'egli: il colore


pallido, terreo,

ma
e
d'

di

una

raffinatezza grande nei tra-

passi

di

luce

ombra,

cos che

al

modellato

quella robustezza eh' pure


nella

tavoletta

di di

Roma,
tutte le

qualit

somma
si

opere di
lano, che
in

Giovanni da Miritrova anche

un prezioso disegno della


di Berlino ^

Crocifissione posseduto dal

Museo

Non molto
della Piet

pi

tardi

Fig. 171.

Firenze, Accademia. Giovanni da Milano

Piet.

dovette essere
di Prato,

dipinto
cetto

il

grande polittico del Museo Civico

nel quale

il

con-

ha una nobile ampiezza che pu essere comparata a quella degli


Croce
:

affreschi nelle lunette della cappella di Santa

e se

non

si

allon-

'

O. SiRN, Florentiner Trecentozeichnungeii {Jahrb. d. pr. Kstslgn., 1906, 209 e segg.]

230

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


ai pittori toscani,

tana dalle composizioni consuete

anzi ne trae modello,


il

va distinto da ogni

altra pittura fiorentina per forza di colore, per

pro-

fondo chiaroscuro ^

Dove

l'arte di
nell'

Giovanni da Milano esplica meglio


eseguire
gli

la

propria natura nel


Uffizi
(fg.

concepire e

nel

polittico

degli

172)

^.

Fig. 172.

Firenze, Uffizi. Giovanni da Milano: polittico.

Quivi riappare

il

ritmo di movimenti che


:

il

pittore espresse nell' affresco

della Cacciata di Gioacchino

muovono

quasi processionalmente, a schiera


nell'alto
;

a schiera,

santi

con

lo

sguardo assorto

l'omhra ne infosca

'

II Il

polittico firmato.
polittico

Il

Suida (Fior. Maler, pag.


:

35) lo attribuisce a
75.

un periodo anteriore

al 1365.

frammentario

cfr.

W.

Suida, Fior. Maler,

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


visi in

231

uno sfumare

di tinte calde e pastose


tali

con morbidezze di modellato


il

non mai raggiunte


predella,

dai Giotteschi, e

che preannunciano

rinnovarsi

del colorire che sar nella Pittura fiorentina per opera di Masaccio. Nella

ove

si

affollano

cori

dei

profeti

le

gerarchie

dei

santi,
il

riappariscono
tore

le

donzelle formose, vestite di costumi profani, che

pit-

am

di ritrarre negli affreschi di Santa Croce,

quasi a rammentare,
qualit fonda-

tra le

altre

figure d'

una solennit

ieratica e profetica, la

mentale

dell'arte di

Giovanni da Milano, quel suo semplice e vigoroso reasi

lismo che sovente


nel

esplic nel contenuto stesso delle

rappresentazioni,

modo

di concepirle, e

sempre

si

afferm nello studio e nella riproe del colore.

duzione evidente e accurata delle forme

Le poche
e

notizie che
al

abbiamo intorno

alla vita di

Giovanni da Miartistica
;

lano non recano luce

problema della sua prima educazione


ristretto
stile. Il

anche

le

opere, perch spettano a un' mbito

di

tempo, non
si

giovano molto a tracciare lo svilupparsi del suo


gi a Firenze intorno al 1350
;

pittore

trovava
vi

vi risiedeva

ancora nel 1366, anzi

pos-

sedeva allora qualche fondo nelle campagne vicine, e otteneva coi suoi
figli

la cittadinanza fiorentina.

Nel 1369, con

altri

maestri di Firenze, egli

lavorava a
Il

Roma

nel palazzo del Vaticano.

altro

sappiamo

di lui.

Vasari afferma che Giovanni era stato discepolo di Taddeo Gaddi,

amato che n' ebbe raccomandati i figli perch li educasse nell'arte ^ Ma ci non confermato dalle opere dei due pittori, le quali non hanno siffatte relazioni fra di loro che dimostrino la discendenza
e cos
artistica di

Giovanni da Taddeo Gaddi


si

e d'altra parte facile spiegare

l'erronea opinione del Vasari se

rifletta

che lo storico, attribuendo

al

Gaddi anzich a Giovanni


necessit fu condotto
realt

gli

affreschi della sagrestia di Santa Croce, di


fra

stringere
stati.

di

loro

due maestri pi che

in

non fossero mai pu negare


stile

Che
non
si

l'Arte giottesca abbia gran parte nelle

opere del pittore lombardo

se

si

consideri anche soltanto la loro iconografia, nella

quale pur
lienti dello

notammo
del

divergenze dalle forme fiorentine.

Ma

le qualit

sa-

maestro
trovano

la forza del

colore

e del

chiaroscuro,
nella

l'intenso

realismo

parallelo

pi
;

che

nella

fiorentina

Pittura senese della

prima met del Trecento

anzi vi sono dei dipinti di

'

Vasari,

I,

583 e segg.

232

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Martini,

Simone

come

il

ritratto di Guidoriccio

da Fogliano, che superano

assai in quelle stesse qualit ogni opera di

Giovanni da Milano.

Non

sa-

rebbe adunque irragionevole

il

congetturare che la prima educazione del


l'influenza
dei
pittori

maestro lombardo

si

sia

svolta sotto

di

Siena

^,

complicandosi poi con


la

influssi fiorentini.

Ma

si

ofTre

anche un'altra

ipotesi,

quale

ci attrae di pi,

non priva del conforto

di molti

argomenti seb:

bene, per ora, non provata in

modo

da rimuovere ogni dubbio

anzich

nella Toscana, Giovanni da Milano avrebbe potuto avere la propria istitu-

zione artistica nella stessa Lombardia


egli

^,

prima

di recarsi a Firenze,
il

ove
cio

non appare, per le notizie sinora doveva gi essere maturo di anni.


Nella Lombardia, negli ultimi

note, che circa

1350,

quando

decenni

della

prima met del Trei

cento, l'Arte giottesca aveva gi diffuso largamente

propri princpi e la

propria influenza, cos che Giovanni pot informarsi ad essa prima del suo

lungo soggiorno a Firenze, durante

il

quale

doveva poi esserne meglio


mostrano quali noGiovanni da Milano

compenetrato
bili

e gli affreschi di Viboldone, del 1349,

esempi

egli

potesse trovarne pur nella sua regione.


la via a riflettere

Tale congettura apre

che

se

era gi molto avviato nell'arte


in Toscana, gi acquisiti nella

quando

si

rec a Firenze, egli portasse seco


caratteri
stilistici

Lombardia, anche quei


i

che dovevano renderlo


tadino
:

singolare fra

pittori

dei

quali divenne concit-

l'umile e sincero realismo suo, avverso alle forme idealistiche dei


;

Giotteschi
ticolari
lit,

il

colorito, e

il

sentimento vivo del chiaroscuro che sono paril

alla

sua maniera. Indi sorge

pensiero di cercare se

tali

qua-

quasi estranee ai fiorentini, non fossero nella Pittura

della

regione

donde Giovanni muoveva.


Conviene anzitutto ricordare anche
da Milano ha con quella
le

analogie che l'arte di Giovanni

di altri maestri dell' Italia settentrionale.

Come,
pinti
di

nella seconda
di Pisa
si

met del Trecento,

fra gli affreschi toscani del e vivace


il

Camposanto

mostra pi spontaneo

realismo dei didi

Antonio Veneziano ^

non altrimenti

fra

dipinti

Taddeo

Cavalcaselle, Pittura, II, 93 W. Suida, Fior. Maler, pag. 32. Affermai tal cosa gi alcuni anni or sono cfr. L'Arte, 1907, pag. 184. 3 Non vogliamo esagerare il contrasto fra la Pittura toscana e quella dell' Italia superiore attribuendo alla prima un puro carattere idealistico: e ripetiamo che i maestri del primo periodo dell'Arte Lorenzetti, cui da unire il pittore del Trionfo della morte nel Camposanto di senese il Martini e i superarono sovente nell'osservazione del vero i pittori dell'Italia settentrionale. Ma in questi il Pisa realismo pi puro, e scevro dalle forme idealistiche e convenzionali che si mescolano ad esso nelle opere dei Giotteschi fiorentini, dell'Orcagna, di Taddeo e Agnolo Gaddi, d'Andrea di Firenze e d'altri. Indi
'
;

sorge

la differenza tra

Giovanni da Milano,

Tommaso da Modena

ecc. e

fiorentini.

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO Gaddi,


dell'

233
fiorentini
il

Orcagna, di Giottino e degli

altri

contemporanei

realismo del maestro lombardo.


la

E come
nell'Italia

questi a Firenze

volgeva tutta

sua attenzione

al

chiaroscuro e

al colorito,

discostandosi dalla tecnica


altri pittori,

dei Giotteschi,
lui,

non diversamente

superiore

coevi a

o di poco posteriori,
si

ma
:

certamente indipendenti dall'arte sua e dai


al
;

maestri senesi,
un' importanza

rivolgevano alle stesse ricerche, davano

chiaroscuro
a Modena,

non minore

erano a Bologna, Jacopo Avanzi


ai contrasti di luce e

Barnaba, che in ogni suo dipinto diede


valore prevalente su ogni altro
cui arte
si

d'ombra un

esplica
le

mezzo estetico, e Tommaso Barisini nella anche pi ampiamente il realismo umile e semplice

che informa

opere di Giovanni da Milano.

Per

tali

analogie appare gi pi probabile che Giovanni da Milano

non abbia
avute

attinto le sue qualit pi particolari dai senesi, bens le abbia

come

caratteri quasi connaturati, poich esse


altri artisti dell'Italia

si

esplicano, fuor d'ogni


si fa

sua influenza, pur in

superiore;

pi verisimile

ch'egli giungesse a Firenze

non soltanto informato


nella propria

dei princpi giotteschi,

ma

anche gi

costituito

personalit.

E
il

tale

congettura

confortata da pi forte prova: molti affreschi dimostrano che nella

Lom-

bardia la Pittura

si

volgeva quasi per


i

le stesse vie

che

maestro lombardo

segu, a Firenze, lasciando

fiorentini.
nell'Italia centrale, in
si

Mentre Giovanni da Milano lavorava


la Pittura era in

Lombardia
al-

pieno

fiorire.

Ed

da pensare ch'essa
citt,

esplicasse

lora meravigliosamente nelle maggiori

ove

l'arte di secoli

pi recenti

ne distrusse poi quasi ogni monumento, se pot lasciare alte prove di s

anche in remote chiese della campagna lombarda, in numerosi


lavorati

aff'reschi

non da

artisti rusticani

ma

da

artefici tali

che l'opera loro,

so-

vente nobilissima, pu considerarsi segno adeguato delle forme pi elette

che

l'arte locale

avesse allora raggiunto.


il

Nel piano di Saronno

villaggio

di

Solaro, povero

dimenticato,

ha un antico piccolo oratorio che nel presbiterio


rato di affreschi ^

ancora tutto deco-

La parete terminale
fondo bruno
il

occupata

dalla

Crocifissione
:

(fig.

173).

Sul
;

sei angioli aliano

intorno alla croce

Cristo irrigidito

suo corpo, energicamente segnato nelle carni disseccate, nella forte ed


di

evidente struttura dello scheletro, tale immagine

dolore

fisico

che

'

D.

done

e di

Sant'Ambrogio, L'oratorio di Solaro (Ardi. Solaro (Rass. d'Arie, 1907, pag. 37 e segg.).

Si.

Lomb., XX, 842); G. Gagnola, Gli affreschi di Vibol-

30

234

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

rivela l'arte d'un maestro

non mediocre.
il

All' intorno,

la
si

composizione
lamenta, ingi-

semplice rende pi intenso


nocchiata
;

dramma
le

la

Maddalena
delle

la

Vergine cade fra

braccia

pie

donne mentre Gioil

vanni, un altro santo e due vecchioni contemplano intentamente


fsso
;

croci-

il

buon centurione accenna


;

in alto

Longino, ornato
altri,

il

capo di una

lunga penna, sta in distanza


il

appartato dagli

torvo

e scuro,

anche

Battista partecipa alla scena.

Fig. 173.

Solaro, oratorio

Crocifissione.

modellata quasi a sbalzo

la

figura

del

Precursore nel risaltare


;

netto delle pieghe dei panni, dei lineamenti del viso


di tinte calde e brune,

ha

le

carni colorite

con

forti

figure

il

chiaroscuro cos forte

ombre verdastre. E anche nelle altre da rammentare la maniera di Giovanni


il

da Milano sebbene da quella

differisca

colorito delle carni,

non lionato

con ombre brune, bens di


doline.

tinte rosee, quasi guazzose, e

con ombre ver-

Anche
parti tali

nel

tipo

del

viso
degli

del

Crocifisso e del
di

centurione

si

danno
altre

somiglianze con

le figure

affreschi
s

Santa

Croce
1'

ma

in

affinit

scompaiono,

eh'

da escludere che

affresco

possa

essere opera di Giovanni da Milano. Anzi, per quel suo colorito la Croci-

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


fissione dell'oratorio di Solaro pi

235

prossima

agli affreschi del tibiirio di


s

Viboldone che a quelli di Giovanni da Milano,


credere che dai dipinti di Viboldone, e da
nei quali l'arte giottesca
si

che siamo

condotti a

altri

monumenti ora perduti


della

fosse

ugualmente affermata, l'ignoto maestro


nelle sue
figure pi

pot avere

molti elementi toscani eh' egli adopera, la semplicit


il

composizione,

sentimento
si

drammatico impresso

fortemente che non

trovi nei dipinti di Giovanni da Milano,

anche nella

Piet dell'Accademia di Firenze.

Senza dubbio, bisogna assegnare


freschi che rivestono ancora, sebbene

al

medesimo

pittore

anche

gli

af-

molto

guasti, le pareti laterali

del

presbiterio del piccolo oratorio.

Nella parete di sinistra, ove grandeggia pure una

figura

di
lo

S.

Am-

brogio, bruna e possente nel colore del viso e nelle forme,

spazio

scompartito in tre zone sovrapposte. Forse la molta materia da esporre


e la ristrettezza del luogo indussero
il

pittore a dividere

quelle zone in
il

molti riquadri scompartendole in


delle

modo
ci

irregolare

secondo
lui

bisogno

mancava quel concetto della divisione armonica dello spazio, che non fu mai trascurato dai decoratori toscani, anche se mediocri difetto ch'egli ha comune
diverse

composizioni

ma

segno che a

con

altri

molti pittori lombardi, con lo stesso Giovanni da Milano, se

si

ricordi la tavoletta della Galleria Nazionale di

Roma.

La prima
giottesca:

scena, che rappresenta Gioacchino ed

Anna

in atto di

di-

stribuire elemosine,

non

a nostro sapere, nella tradizione iconografica

essa apparir

ancora altre volte nell'Arte lombarda del Treperch


si

cento

n forse senza ragione,

confaceva con l'umile realismo

che vedremo costituirsi sempre meglio e diventar lineamento principale


nella Pittura

lombarda
al

(fig.

174).

Dinanzi

banco ove sono

raccolti
fa

diversi cibi

e altre vivande

son posate a terra

Gioacchino

elemosina a un mendicante mentre


al suolo,

un

altro
il

mendico, storpio, accosciato

tende le mani e volge verso


;

di lui

suo ruvido viso. La scena abilmente composta son ricavate

e se le figure

degli

spettatori
di

da uno stampo convenzionale,


quelle
dei

quasi

in

opera

qualche mediocre Giottesco, rivelano


del vero.
si

mendicanti

un aspro studio
pittore
si

Nelle altre scene, la composizione

fa abbreviata

schematica,

il

mostra

ligio alla tradizione giottesca

ben pi che Giovanni da


alla quale
si

Milano. Vedasi

come

nella Cacciata
il

di

Gioacchino,

Giovanni

aveva dato una forma cos nuova,

maestro di Solaro

riavvicini alla

236

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

semplicit giottesca:
in atto grave, e
il

non

altri

personaggi

che un fanciullo,

il

sacerdote

santo che sembra scagionarsi ^


diverso
gli

Non hanno
osservare
differente

carattere

affreschi
(fg.

della

parete
i

dirimpetto,

anch'essi poco ordinatamente

distribuiti

175) l

Fra

quali conviene
assai

come l'Adorazione
da quello consueto

dei Magi abbia

uno schema iconografico


:

alla Pittura toscana

povera

di figure, senza

Fig. 174.

Solaro, oratorio

slorie della

Madonna.

sfondo di paese, ridotta


il

ai

personaggi indispensabili, tuttavia singolare per


riprodurre
le

realismo del pittore

nel

fogge di vesti

ch'erano in uso
ornate di
liste

verso la met del Trecento, lunghe guarnacche, maniche


di ermellino, calzari dai puntali lunghissimi.

si

manifesta minore cura

Aurea,

'Seguono, nella medesima parete: l'Apparizione dell'angiolo a Gioacchino, l'Incontro alla Porta la Nativit di Maria, la Presentazione al tempio, Maria fra le ancelle del tempio, lo Sposalzio. Molti dei riquadri sono guasti dall'umidit. ^ I riquadri raffigurano la Visitazione, il Sogno di Giuseppe, la Fuga in Egitto, la Nativit del Bambino, l'Adorazione dei Magi e in parte son guasti.
;

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


di tali particolari

237
stessa

nella

figura
rossa,

di di

S.

Caterina

eh'

dipinta sulla
di vaio,
il

parete, vestita

di

tunica
le

manto soppannato
verdoline.

adorna
viso.
Il

d'una corona di perle

chiome bionde che ne circondano

quale colorito di delicatissime


Il

ombre

pittore

medesimo dipinse
si

nella volta del presbiterio

le
i

figure dei

quattro evangelisti seduti in cattedra, e nell'attiguo sottarco


apostoli
:

busti degli

poi

giov forse

di

un mediocre collaboratore nel decorare


dipinti, fra le

altre parti dell'oratorio

ove s'intravedono ancora tracce di

Fig. 175.

Solare, oratorio

storie della

Madonna.

quali

appare anche
probabile che
Il

lo

stemma

di

Ambrogio Biraghi che costrusse


stati eseguiti

la

chiesuola nel 1366 \

torio.

gli aff'reschi

siano

appena costrutto

l'ora-

loro stile

meno

progredito di quello che vedremo diffuso negli


:

ultimi decenni del Trecento

in

essi

incominciano appena ad emergere,


del
pittore, alcuni

dalla cultura artistica toscana che informa l'arte

ca-

LiTTA, Famiglie celebri, Vili: Famiglia Birago. L'oratorio Caterina, eponimi del fondatore e della sua consorte.

appunto dedicato

ai

SS.

Ambrogio e

238
ratteri

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

che

si

svilupperanno sempre meglio come particolari alla Pittura

lombarda, che nell'epoca stessa nella quale veniva decorato il remoto oratorio campestre, gi pi chiaramente erano affermati a Firenze da
Giovanni da Milano.

Fs. 176.

Viboldone, chiesa della badia: storie di Cristo.

Altri affreschi della


di

seconda met del secolo XIV, in diversi luoghi


allo

Lombardia, appartengono

stesso

periodo

stilistico.

Sebbene non

tutti

giungano a pareggiare per elevatezza d'arte quelli di Solaro, anch'essi

sono riprova d'una forte influenza toscana, e mostrano talvolta qualche relazione con le opere di Giovanni da Milano, quantunque non per diretta
dipendenza.

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

239

Fig. 177.

Viboldone, chiesa della badia: storie di Cristo.

Fio'. 178.

Viboldone, chiesa della badia: Crocifissione.

240
Tali
i

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


dipinti dell'ultima
^.

campata
vita

della

nave maggiore della chiesa


nelle

della badia di Viboldone

Quivi

le

prime

storie

della

di

Cristo
;

(fg.

176),

crociere

della volta, sono esemplate su modelli toscani

n sarebbero state dipinte

altrimenti da
del Trecento
:

un qualche mediocre
si

e tardo Giottesco della


al

seconda met
battesimo di

osservino

due angioli che assistono


pochezza
di

Cristo, affini per

forma

e per

animo

all'arte dei

minori se-

guaci di Agnolo Caddi.


accenti di realismo che
il

Quelle

composizioni non hanno nessuno degli


alle

danno novit

opere di Giovanni da Milano;

loro colorito acre, con tinte stridule di rosso e di verde.


pareti,

Ma

le altre

storie della vita di Cristo, dipinte sulle

modificano alquanto

tale

vt^i

Fig. 179.

Chiaravalle, chiesa della Certosa:

il

transito della

Madonna.

aspetto dello

stile

dell'ignoto

maestro,

perch,

in alcune parti, affollate


si

di figure, e specialmente nella Salita al Calvario e nella Crocifissione,

discostano dalle forme toscane

(figg.

177 e 178).
di

La

Crocifissione
di

ha somiglianze

composizione con quella del-

l'oratorio

Solaro

ma non pu
le

credersi opera d'un

medesimo
si

pittore,

anzi dimostra chiaramente, pur nel suo misero stato, la maniera del

me-

desimo

artefice
la

che dipinse

altre parti della

campata, come

scorge

considerando

durezza di disegno ch' nei

visi delle figure, dalle

labbra

contratte e talora deformi, ben distinte perci da quelle di Giovanni da

' Cfr. G. Gagnola, Gli affreschi di Viboldone, op. cit. Nelle crociere della volta sono dipinte l'Annunciazione, l'Adorazione dei Magi, la Presentazione al tempio, il Battesimo nella lunetta di destra, le scene della Passione; in quella di fondo, la Crocifissione; nella lunetta di sinistra, la Piet, l'Incredulit di S. Tommaso, l'Ascensione, la Pentecoste.
;

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

241

Milano

deiranonimo

pittore

di

Solaro.

giova osservare con quanta


Il

cura vi siano ritratte

le variate

logge di vestire.

che di certo, in

tale

misura, non peculiare agli

artisti

lombardi, e fu usato anche da pittori

Fig. 180.

Vertemate, chiesa della badia: angioli.

toscani del Trecento, ma, sviluppandosi poi, e diventando una delle sue

maggiori preoccupazioni, sar carattere dominante nella Pittura lombarda.


Singolari sono anche
sotto la Crocifissione,
i

due busti
nei

di
il

Adamo

d'Eva

figurati in

due tondi

quali

colorito dei visi, d'un

pallore diffuso
31

242

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

modellato con tinte leggerissime, gi accenna ad una maniera che nella

Lombardia era per avere una grande fortuna. Di non maggior valore estetico sono gli
badia di Chiaravalle presso Milano
quarto del Trecento,
al
^,

affreschi

del

tiburio della

eseguiti

probabilmente nel penultimo


i

quale crediamo appartengano anche


di

dipinti della

navata centrale della chiesa


a decorare quel luogo
:

Viboldone.

Due

diversi pittori attesero

l'uno,

con

tinte pi intense e

con modellato pi
avvicinandosi

robusto, affresc nell'alto del tiburio molte figure di santi

nella sua maniera, improntata anch'essa all'Arte toscana, al maestro che

dipinse

tratti
S.

pi recenti negli affreschi del campanile della chiesa mi;

lanese di
vita

Marco

l'altro pittore affresc, sotto la

cupola, le storie della


(fig.

di Maria, risentendo

anche pi

dell'Arte fiorentina

Incoronazione della Madonna, sebbene manchevole nelle

La sua espressioni, ma179).

lamente segnata negli scorci e nella prospettiva, ha delicatezze


e

di colore

un drappeggiare che corrispondono


Questo
riapparire
persistente
v'

assai allo stile giottesco

^.

delle

forme

toscane

in

dipinti

di

Lombardia, che non

ragione d negare siano opera di

artisti locali,

non

a credere che derivi da un'unica prima irradiazione, bens pot

essere cagionato
periore,
sa

da un

fluire

continuo dell'Arte toscana


sia

nell'Italia
artisti.

su-

per migrare di opere,

per intervento di

Ci ri-

chiamano appunto a forme molto pi progredite


che non siano quelle che abbiamo veduto

della Pittura fiorentina

riflettersi sin

qui nella

Lom-

bardia, gli aftreschi conservati nell'absidiola di sinistra della chiesa pro-

fanata del monastero di Vertemate, in quel di

Como

^.

Nella conca dell'absidiola

figurata

l'Incoronazione della Vergine:


;

stanno all'intorno, inginocchiati, alcuni santi benedettini


lati

volano

ai

due

del trono, nel quale Cristo seduto presso la


e

Madonna, due schiere


nei corpi rofine del Trecento,
(fig.
il

di angioli, a braccia conserte,


busti,
s

nei

visi

delicati e soavi,

sembrano

dipinti

da un maestro fiorentino della


Venturi
le

che rammentarono

al

opere

di

Agnolo Caddi

180).

In altra parte, presso quell'absidiola, essi volano piangenti verso

Cristo
atti,

che appare, morto, fuor dal sarcofago


nella sobriet delle pieghe dei panni
si

(fig.

154)

e nei loro semplici

afferma chiara l'Arte toscana

come

Cfr. M. Caff[, Dell'abbazia di Chiaravalle, Milano, 1843.

Per certe durezze di disegno, soprattutto nelle labbra delle figure, questo pittore ha affinit con quello della navata maggiore di Viboldone. Il fare trito dei panni, e gli scorci difettosi mostrano il suo
2

scarso valore.
^

D.

S.,

La badia

di Vertemate {Ard. St. Lomb., 1905,

111, 214)

A. Venturi, Storia, V, 892.

D.

S.

(loc.

cit.,

217) attribuisce gli affreschi dei quali

parliamo

alla

met del secolo

XV

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


nella

243

drammatica
iiorentino

figura di
di

Abramo
acanto,

dipinta

entro

un tondo della volta


lo

sovrastante, fra ornati


stile
(fg.

che

seguono anch'essi fedelmente

181) \
si

Una

fresca

vena d'Arte toscana

intreccia, in

modo
S.

singolare,

con

caratteri del tutto estranei

ad essa negli

affreschi di

Biagio di Bellin-

zona, che sono da attribuire agli ultimi decenni del Trecento l


Il

gigantesco

S.

Cristoforo, propizio

ai

viandanti,

dipinto

sulla fac-

ciata della chiesa, racchiuso entro

un

fregio di ornati vegetali intercalati

Fig. 181.

Vertemate, chiesa della badia: Sacrifcio d'Isacco.

di losanghe

con scorniciature che simulano un mosaico a


santi, di profeti
:

stelle (fg. 183).

Entro ogni losanga sono busti di

si

direbbero dipinti

da uno squisito maestro toscano, tanta finezza hanno


lore.

di disegno e di co-

Fra

gli altri,

uno

dei profeti, eseguito con grande sottigliezza di


viso,

mo-

dellato

ha un'espressione intensa, e nel


l'Arte senese
(fg.

un colore

cos delicato che

rammenta anche
particolari
di

182).

Ma

nel S. Cristoforo vi sono dei


centrale.

stile alieni affatto

dall'Arte dell'Italia

Sul

fondo

azzurro sparso di

stelle d'oro, egli sta

immobile, coi piedi nell'acqua, so-

'

ognuna
2

Nella parete di sinistra, sotto la Piet, sono dipinte due storie di S. Benedetto. Nella volta, in delle crociere si trovava un tondo; ma il solo bene conservato ora quello del Sacrificio d'Isacco. Rahn, Wandgem., 28 S. Monti, Storia ed arte, 263.
;

244

I.A

l'ITTUllA

I.A

MINIATCHA

NEI.I.A

I.OMBAKDIA
afferra alle sue

stenendosi col tronco d'un all)cro, mentre

il

Bambino

si

chiome, tutto spaurito.


del santo, malvacoa,
si

11

coloro intenso in oi<ni parto:

la

corta tonacella
la

sbianca dolioatamonto nello


intessuto di
visi vi

luci, si

cupa nelle
rosso e di
di Ibrino

ombre

il

manto, di rosso purpureo,

ornati

di

gialletto vivo

sono

le vesti del

Bambino. Nei

una durezza

Fig. 182.

Bellinzona,

S.

Biagio

un profeta.

che

(l

loro un aspetto ben diverso dalle (i<ure dei maestri toscani

atte-

nuata tuttavia nella sua asprezza dal colorito roseo, dalle ombre intense

che hanno dolci sfumature e tenui trapassi


Nel jassato
altri affreschi
i

di

chiaroscuro.
dei quali
li

ornavano

la fronte della chiesa,


il

non s'intravedono pi che


perti
:

contorni, sotto

velo di calce che

ha co-

ora

i)i

non

resta in luce che la pittura nella lunetta della porta,

i-A

PiT rniA SKi.LA

.si:r.()x.)A

mkt

dei.

tbecexto

245

opera

aneli' essa

del
il

maeCritosto

stro clic alTresc stoforo,

S.

come appare
e
al

al colorito

singolare

aspetto
Snl
a

(Ielle ligure (tav. XI).

ciclo

stellato,

dinanzi

un

drappo

sottilmente

adorno
gile

di ricami, sorge l'a-

persona della Vergine,

acconciata

come
il

gentildon-

na: china ella

capo soave

sostenendo con una


il

mano
ve-

figlio,

un rantolino

stito di

lunghissima tunica,
sovente
i

(piale

jiillori

di

Siena

amarono

di ral'tgu-

rarlo. Ai lati della

Madonlo

na, stanno S. Pietro e S. Hia

gio e

sembrano aguzzare

sguardo, bizzarramente segnati nei loro tratti arcigni


e nelle

chiome

arricciale
e

figure d'

uno strano

in-

dimenticabile manierismo.

(;ome nel

S.

Cristoforo,

il

colore modella soaxementc


tutti
i

visi

con

trajiassi

lenti dalle luci alle


forti.
(li

ombre

affreschi di S. Biagio
in

potrebbero indurre
spetto,

soin

per

il

disegno

qualche

parte

contorto e

calligrafico, d'essere

opera
Fig. 183.

Belltizona,

S.

Bingio:.S. Crislororo.

d'artista sul quale inlluisse


l

'arte

oltramontana.
ornati,
sia

Tuttavia
nelle

gli

elementi

toscani
(pici

che

vi

si

ritrovano,
e
le
affi-

sia

negli

figure,

dissolvono

dubbio;

nit ch'essi

hanno con

altri affreschi eseguiti

nel

cuore della Lombardia

246
li

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


il

affermano opera di pittore lombardo. Per ritrovare

loro pi prosla

simo riscontro, conviene ritornare a quella badia di Viboldone

cui

chiesa dovette essere, un tempo, rivestita tutta di affreschi. Quivi, nella

navatella di destra, ancora conservata la decorazione d'una delle


pate.

cam-

Nei sottarchi che fiancheggiano


figure

la volta restano,

ma

scolorate assai,

alcune

rappresentanti

le

Vergini

sagge,

le

quali

assomigliano

nelle fogge delle vesti alle

donzelle che Giovanni da

Milano
Croce
;

dipinse
e

in

Santa
perci

possono

suggerire,

approssimativa-

mente, la data cui spettano


gli

affreschi gi

la

seconda
del

met,

progredita,

Trecento. Tali figure (figura 184), alterate nelle pro-

porzioni per
gli

il

volgersi de-

archi sui quali sono di-

pinte,

anche nella lor so-

lida struttura e nei larghi e

pingui visi mostrano molta


affinit

con quelle di Gio-

vanni da Milano.

Ma

ove

il

tempo ha pi
pera
dello

rispettato

l'o-

stesso

pittore,

questa appare assai diversa


dalla
Fig. 184.

maniera

di Giovanni;

Viboldone,

cliiesa della

badia: vergine saggia.

in certi busti di profeti, glio conservatisi, in

mesote

un

tarco, nei

quali

il

colore delicato, quasi polveroso, con forti


i

ombre

tinte iridescenti, e
(fig.

lineamenti dei visi sono tracciati con disegno tortuoso

185).

Uno

dei profeti, dal viso arcigno, disegnato in


tali

modo convennelle

zionale, e colorito con


luci,

ombre fumose,
ai

con

tinte cos chiare

da potersi dire assai prossimo

due

santi della lunetta della chiesa

di S. Biagio di Bellinzona.
I

dipinti dell'oratorio di Solaro, della navata della


S.

chiesa

di Vibol-

done, di

Biagio di Bellinzona

e,

in

qualche parte, alcuni

altri

che anle

cora dobbiamo ricordare,

mostrano adunque delle somiglianze con

oc
ss

s
n o a
2:

>

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

247
clie

opere di Giovanni da Milano sebbene non

si

possa afFerniare

derivino

da quelle. Essi valgono perci a rendere assai probabile


Giovanni da Milano quando
arte poich in
si

l'ipotesi

che

rec a Firenze fosse gi formato nella sua


caratteri

Toscana

egli

mantenne alcuni
lui

comuni

coi pittori
gli af-

lombardi suoi contemporanei e da


freschi del tiburio della chiesa di

indipendenti. D'altra parte,


gli altri

Viboldone e

che abbiamo dapla

prima

indicati

dimostrano come fosse diffusa


l'influenza dell'Arte

in

Lombardia, gi verso
che
si

met del Trecento,


formare
col
lo stile

giottesca

concorse tanto a

di

Giovanni da Milano. La quale


XIV,

rinnov pi volte
badia di

procedere del secolo

come appare

nei

dipinti della

Chiaravalle e soprattutto in quelli di Vertemate.

Altri affreschi vi

sono nella Lombardia che


si-

si

concatenano fra di loro

pi strettamente di quelli enumerati


nora. Anch' essi di incerta data,
si

pu

credere

siano

stati

dipinti

nel

corso

della seconda

met

del Trecento, senza

attingere tuttavia la fine del secolo; che


in questa
loro,
fiorir

uno

stile

diverso dal

sebbene

essi lo

preannuncino.

In Brianza, sul poggio di Mocchirolo,


rali,

ove sono riunite alcune case ru^

'^SBhS^^

una chiesuola, disadorna


esterno,
la

rui

stica

all'

quale conserva
del

pi

nobili

affreschi
in

Trecento che
dipinti

siano

ora

Lombardia;
divulgati

gi
Fig. 185.

ben

conosciuti,

anzi

come
Quelli

Viboldone, chiesa della badia

un

profeta.

opera di Giovanni da Milano.


affreschi,

che in ogni tratto rivelano

l'arte di

un eccellente maestro, non

furono eseguiti per cura delle genti del


dei signori del luogo,
il

contado,

ma

per commissione
fra
gli

cui

stemma

ripetuto pi volte

ornati,

della famiglia dei Porro.

Tutto l'angusto presbiterio dipinto; e con tanta euritmia vi scompartito lo

spazio nella decorazione, ch'esso sembra ampliarsi per l'opera del

pittore. Nella parete di fondo,


cifissione.

secondo

la

consuetudine, figurata la Crosia negli affreschi


:

Con un sentimento pi drammatico che non


(fg.

di Solaro e di Viboldone, la scena semplificata

186)

sul

fondo az-

248
ziirro, dal

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


terreno scheggiato sorge la croce; e intorno al Cristo, giovanile

ancora nelle
angioli.

membra
;

delicate,

non

che
i

il

pianto dei dolenti e degli

La Maddalena lagrimosa accarezza


Giovanni
si

piedi del crocifisso, dilaniati

dal peso del corpo


pallida, si

appressa alla croce, e la Madonna, tutta

abbandona
si

fra le braccia delle pie

compagne, una delle quali


che sembra
la fattura

piange, l'altra

volge al Cristo quasi per invocarlo.

La

forza

di

osservazione

psicologica e di espressioni,

ancor derivare

al pittore dall'arte di Giotto, si

accompagna con

Fig. 186.

Mocchirolo, oratorio: Crocifissione.

magistrale.
Cristo,
le parti
i

Sono potentemente plasmate


:

le

figure,

il

corpo

livido
forti

del

drappeggiamenti

nei visi le

ombre brune contrastano


il

con

vivamente illuminate.

Ed

tale

vigore del chiaroscuro che ben

possiamo comprendere come anche alcuni critici acuti siano stati mossi ad attribuire a Giovanni da Milano il nobile affresco ^ Ma non ritroviamo
in questo
il

tipo delle figure,

dai

visi

torpidi e quasi

assonnati, che fu

W.

' G. Carotti, Pitture giottesche neW oratorio di Mocchirolo (Arch. St. SuiDA, Opere di Giovanni da Milano (Rass. d'Arte, 1906, pag. 10 e segg.).

Lomb.,

1887,

pag. 765 e segg.);

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

249

piti

proprio a Giovanni

qui

il

disegno pi largo,

il

colorito

rosato

che negli affreschi di Santa Croce ^

Non

tuttavia

negare

che l'ignoto pittore di Mocchirolo abbia

degli stretti vincoli con l'arte di

Giovanni da Milano, specialmente se


il

si

consideri l'atTresco della volta ove

Cristo entro un'aureola fra

sim-

Fig. 187.

Mocchirolo, oratorio:

il

Redentore.

boli degli evangelisti


di colori

(fg.

187).

Quivi una piena e ammirevole armonia


il

tra l'azzurro del

campo,
;

giallo vivido

dell'aureola,

il

rosso
le

cupo del manto del Redentore

nel

Cristo,

che benedice solenne,

tinte brune, fosche, del viso e delle

mani rassomigliano

assai al colorito

'

Gi

l'opera di

il Venturi due diversi

(Storia, V, 892)
artisti.

neg

dipinti di

Mocchirolo a Giovanni da Milano, distinguendovi

32

250

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

consueto a Giovanni da Milano.

Non

cos

lineamenti delle nobili figure

corrispondono a quelli che Giovanni fu


anzi, particolarmente

solito di ripetere;

ne differiscono
si

per

il

disegno degli occhi, nel quale

pu notare

come tratto caratteristico la molle gonfiezza della palpebra inferiore. La volta incorniciata di un fregio del quale il pittore riquadra ogni
suo affresco dando nuova sottigliezza di forme
acanto che furono cari
trafori gotici,
ai

e di colori ai fogliami di

decoratori fiorentini, intercalandovi dischi con

con

finti

mosaici, con tarsie, e medaglioni con busti di profeti.

Fig. 188

Mocchirolo, oratorio:

S.

Ambrogio; sposalizio mistico

di S- Caterina.

L'ampio riquadro che occupa


diverse
di
il

la parete di sinistra

aduna due scene


cattedra, vestito

(fig.

188).

Da un
il

lato

S.

Ambrogio, seduto
ai

in

una pianeta

in cui

rosso giunge
il

toni

pi

profondi, interrompe
;

suo scrivere per alzare


Il

flagello contro gli eretici

questi

si

allon-

tanano spaventati.

santo colorito nel vecchio viso rugoso d'una tinta


chiaro cos fortemente da
avvicinarsi
di

bruna che sfuma


maniera
di

in

molto

alla

Giovanni da Milano.

Ma

le

caratteristiche

del disegno

mocom-

strano che anche questo affresco, potente nella semplicit della sua
posizione, opera del

medesimo

artista

che dipinse

la Crocifissione.

Tav. XII.

Mocchirolo, oratorio:

S.

Caterina.

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


Nell'attigua scena dello Sposalizio
di
S.

251

Caterina

il

pittore

adopera
pi ori-

un'indicibile delicatezza di concetto e di fattura, esplica in

modo
Il

ginale

il

suo squisito sentire; e pi


roseo, tutto

si

allontana da Giovanni.
;

trono, di

marmo
gotici
;

messo a

tarsie, a ornati

fiorisce in alto in fogliami


:

si

incurva a formare una concavit scanalata


le

la

Vergine vi siede

nobilmente raccolta. Sul nimbo d'oro


per

forme ampie del suo viso sono

modellate con grande variet di piani, in un continuo sfumare di colori


rosei, quasi guazzosi
attorti
la loro tenuit, e di

sulla

fronte,
la

traspaiono

sotto
s

ombre verdoline i capelli, un lieve velo un manto azzurro


; ;

avvolge tutta
ornata a

persona

ma non
l'arte

die non

si

scorga la tunica di broccato,


affusolate,

frutti

d'ananasso.

Le mani, morbide,
una tunica

potrebbero anche

per s sole rivelare tutta


Il

elegantissima del pittore.


di tinte cangianti di

Bambino,

vestito di

malva

in giallo

verde, mirabile per le carni delicate, per la morbidezza dei suoi capelli.

Ma

supera ogni altra parte dell'affresco

la figura di S.

Caterina

(tav. XII).

Sta ginocchioni,

contegnosa, la nobile donna, nel profilo maturo e nello

sguardo acuto improntata di una propria individualit. Quasi alabastro


illuminato da
v'ha

ombre
si

fiamma sono le carni del suo viso e del seno il colore non non che candore soffuso di roseo. Si aduna dietro le spalle,
;

stretto

da un anello,
scioglie

il

morbido volume
Il

delle chiome, di colore gialletto


il

poi

ondeggiando.

seno, le spalle opulente, e tutto

corpo

sono
fila

stretti

nella guaina

della veste preziosa, chiusa sul dinanzi

da una

di grossi bottoni, intessuta a fiorami, colorita di

una quasi impercet-

tibile tinta di

malva che vanisce


il

in iridescenze gialle e verdi.

Le maniche
ri-

stringono

il

braccio, e anche

carpo della mano, ornate d'un lungo

casco d'ermellino. Nello splendore profano delle sue vesti, nella sensualit
del suo corpo fiorente, la gentilissima
dirsi

non

figura di santit, bens

pu

ammirevole immagine
aspetto
si

dell'antica lussuosa vita

lombarda.

A primo

potrebbe credere che l'affresco dello Sposalizio

mistico sia opera di artista diverso da quello che esegu le altre parti gi
osservate, tanto singolare nel colorito della figura di
S.

Caterina

ma

un

esame

delle particolarit dello stile fa ritenere che tutti gli affreschi del-

l'oratorio, sian di

un medesimo

pittore, alla cui


il

maestria

si

pu concedere

la capacit di variare, com'egli fece,

colorito. Si osservi

come

la
sia
le

Mastata

donna
ampie

in trono, nella quale gi un'inusata chiarezza di tinte,


:

certamente eseguita dal pittore della Crocifissione


del suo viso, quasi

si

confrontino
il

forme

ammaccate

nel loro modellato, con


;

viso della
vi

figura che sta a destra nel

gruppo delle Addolorate

in

particolare,

252
si

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


il

noti

modo,
la

tutto proprio al pittore, di delineare le palpebre inferiori.


e delicata, della Vergine,

E anche
tra la

mano, molle

del

tutto
le

simile a

quella del Cristo benedicente nella volta.

Sono poi tante

somiglianze
mistico

Madonna

e la S. Caterina dell'affresco dello Sposalizio

Fig. 189.

- Mocchirolo, oratorio:

la

Madonna

e l'ofTerente.

nel colorire dei panni e dei capelli, nel segnare le


attribuire

mani

che dobbiamo

anche

la figura della santa al la S.

medesimo

pittore.
il

Nel dipingere

Caterina

il

maestro adoper

pi delicato rea-

lismo; e sentiamo l'emozione del suo

animo

nel ritrarre in ogni parte con


!

scrupolo estremo, con

mano

cauta e sicura, l'aspetto della bella persona

Ma

altrove egli esplic anche pi

ampiamente

le qualit della

sua arte

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


nel riquadro della parete di destra,
torio,

253

ove

figurato

il

fondatore dell'ora-

ginocchioni dinanzi alla Vergine, con tutta la sua famiglia.


sottile

Nel trono della Vergine, bianco, con arte

sono simulati degli

ornamenti
ove
si

alla certosina:

qualche lieve

filo

d'erba spunta sulla sua predella


festose che nell'affresco dirim-

posano alcuni
sono
le figure
:

uccelletti.
la

Anche pi

petto,

Madonna

sorride, trattenendo

con ambe

le

mani

Fig. 190.

Mocchirolo, oratorio: la Madonna, l'offerente e

la

sua famiglia.

il

Bambino,

che, tutto ignudo,

vispo,

benedice,

tende
il

le

mani, quasi
(fig.

desideroso del modellino dell'oratorio che


Questi

gli offre

fondatore

189).

di certo

una persona della famiglia Porro

nel vigore degli

anni, vestito di

una lunga tonacella

attillata, e fregiata di

cappuccio,

sta

inginocchiato, serio, intento nell'offerta,


arguta, all'atto del

ma

dietro di lui

sembra sorridere
giunte,
in
abiti
;

Bambino,

la

sua consorte.

mani

simili a quelli di S. Caterina,

sebbene

meno

splendidi, la gentildonna
il

nel suo viso bizzarramente formato, di

buona massaia,

pittore

ha sa-

254

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


(fig.

puto esprimere un' anima tutta di bont


nocchiata la figliuolanza
visi
:

190).
i

Sta

pi oltre ingifigli,

dapprima, in schiera,
lineamenti famigliari
;

quattro
le

nei cui
figliuole,

variano sottilmente

poi

cinque

delle quali la maggiore, la primogenita,


il

sembra aver avuto


al

dalla

madre

profilo energico del viso

la

seconda pi rassomiglia

padre, grave

melanconica. Sulla buona vecchia famiglia lombarda, raffigurata in ora-

zione

come doveva
il

raccogliersi

un tempo dinanzi

all'

altare

del

suo

piccolo oratorio,

pittore

compose bellamente una schiera

d'angioli che

volano in

cielo,

quasi a proteggerla.

intorno all'opera, ancora mirabile


i

sebbene disfiorata molto dal tempo, dispose

leggieri

ornati che riqua-

drano

tutti

preziosi dipinti.

Chi

sia stato l'ignoto

maestro cui dobbiamo tanta ammirazione, non

a noi possibile di determinare. Ch' egli

non
con
se

sia

Giovanni da Milano,
al

appare chiaramente dalle osservazioni ripetute pi volte intorno


e al colorito dei suoi dipinti
stilistiche
:

disegno

ha

tuttavia

Giovanni delle relazioni

che

non

si

possono trascurare,
tra

non quali

tra

discepolo

e maestro, quali si

trovano

continuatore e precursore. Poich invero,

bisogna convenire che, sia nella fattura, sia nelle intime qualit estetiche,

r anonimo maestro sorpassa Giovanni da Milano

nella Crocifissione dinelle figure dei devoti,


il

mostra un pi profondo sentimento drammatico

una pi
tere

agile osservazione del vero, un'abilit nel ritrarre

vario carat-

umano che
il

Giovanni, monotono nei

tipi delle
il

sue figure, non ebbe.


le

Alle volte egli

deriva dal suo

precursore

modellato robusto,
la

tinte

brune e

forte chiaroscuro; sovente

dove

sua arte appar pi nuova

il

suo colorire con gradazioni insensibili, senza commistione di ombre,

del tutto alieno

da Giovanni da Milano

pu

dirsi iniziare

nella

Pit-

tura

lombarda una nuova maniera.


Tali considerazioni possono condurre anche a indicare, approssimal'epoca
I

tivamente,

in

cui

furono

eseguiti

gli

affreschi

dell'oratorio di
al ca-

Mocchirolo ^

quali

debbono essere

attribuiti a

tempo posteriore
di

polavoro di Giovanni da Milano,


d'altra parte,

agli affreschi

Santa Croce
figure,

ci che,

confermato anche dal vestiario delle


e
si

che gi diffefogge
della

risce

da quello riprodotto da Giovanni, Per altro rispetto,


agli ultimi

avvicina alle

fine del Trecento.

gli affreschi di

Mocchirolo non pos-

sono essere assegnati

decenni del Trecento perch troppo di-

S.

II Carotti (loc. cit., pag. 777) trasse argomento dalla rappresentazione dello Sposalizio mistico di Caterina per affermare che gli affresciii siano posteriori al 1360 ma convien riflettere clie iiop si tratta, com'egli crede, di S. Caterina da Siena bens di S. Caterina d'Alessandria,
'
:

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

255

o
a,

o B
OS

2
o

u
ci;

256
versi dai

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

monumenti
lo

della Pittura

lombarda

di quel

tempo, sebbene gi

ne preparino
che siano

stile.

forse

non andiamo lontani dal vero stimando


penultimo quarto di quel secolo.

stati eseguiti nel finire del

breve distanza dall'altura di Mocchirolo, nel villaggio di Leniate,


S.

sorge un oratorio dedicato a


miglia dei Porro,
edifcio. L'interno,
il

Stefano

costrutto

anch'esso

dalla fa-

cui
di

stemma orna ancora

la nitida fronte del

piccolo
;

una sola navata,

tutto

coperto di affreschi
il

nella parete sinistra del presbiterio custodisce ancora


lare per sue forme, di Stefano Porro. Nell'anno 1368

mausoleo, singoricorda
il

lungo

elogio metrico

Stefano, conte
il

palatino, consigliere di Galeazzo Visconti,


s,

fece edificare l'oratorio e

mausoleo per

pei

figli

e per

la

consorte

Caterina ^
Il

fondatore e la sua famiglia sono appunto

ritratti nell'affresco della

parete che sta dirimpetto al mausoleo. Sul fondo


azzurro,
S.
il

Stefano,

ritto

in

piedi,
(fg.

accoglie l'offerta del


191). Stefano

modello dell'oratorio che


inginocchiato
;

conte

gli

presenta

Porro

nel suo vestire

non

differisce

dal fondatore dell' oratorio

di Mocchirolo, differisce bens nel viso, tanto


egli sia

da non potersi credere che


il

una medesima persona con quello: a Mocchirolo


;

devoto ha un

energico e severo profilo aquilino


e nella

Stefano Porro, fulvo nei capelli radi


il

grande barba, ha un aspetto fatuo,


gli

naso

ritto

^.

Ritratto con

grande intensit di espressione, con


fiduciosi

occhi, dall'iride

verde, rivolti
il

verso

il

santo,

il

conte
Il

Stefano

sostiene

cautamente

mo-

dello, esattissimo, dell' oratorio.

suo viso colorito quasi a monocroma,


giallo dorate.

pallido, modellato delicatamente

con ombre leggiere

Anche
la

tale colorito differisce dalla


;

maniera, pur varia, adoperata dal

pittore dell'oratorio di Mocchirolo

e tutti gli altri particolari

si

vegga
il

forma

delle

mani

e delle orecchie

contribuiscono ad accertare che


affresc

pittore di codesto affresco


torio.

non

il

medesimo che

in quell' ora-

Ricorse egli tuttavia ad una composizione simile a quella


a Mocchirolo, e presso
all'

che ve-

demmo
le

offerente pose, schierate in preghiera,


gli angioli.

persone della sua famiglia, e libr in alto

N
di

si

pu confondere con
la severa

la

maliziosa massaia ritratta

nell'affresco

Mocchirolo

figura di Caterina Porro,


le

che

sta

inginocchiata
nella

dietro al suo consorte, sebbene

due donne siano

vestite quasi

'

G. Carotti, Pitture giottesche, op.


Il

cit.,

pag. 781 e segg.

Carotti e
la

deduzioni per

Venturi credettero trattarsi della stessa persona, e dalla sua et diversa trassero data rispettiva dei due cicli di pitture.
il

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

257

medesima

guisa.

Nitidamente

si

profila sul
:

fondo bruno

il

viso della con-

tessa, forte nella

sua struttura, severo

colorito anch'esso

con

le

tinte

semplici e col modellato tenue, quasi senza chiaroscuro,


del conte.
I

cli'

nella figura

figliuoli,

ben

differenti

da quelli della famiglia raffigurata a


vesti,

Mocchirolo, sono

ritratti

con non minore cura nello studio delle


visi
:

con oggettiva osservazione del diverso carattere dei


simi l'un l'altro di et,
giate di roseo,
tutti vestiti di

tre

figli,

pros-

bianche vesti sottilmente ombrege


visi

hanno morbide chiome

delicati,

coloriti

di

tinte

sfumate

anche nelle
i

fanciulle, biancovestite, ornate di filze di perle nei

capelli giallini,

puri visi sono tinteggiati quasi insensibilmente di

rosa.

Fig. 192.

Leniate, oratorio: Crocifissione (particolare).

In tale suo colorire,


di

il

pittore

non uguaglia
Caterina

la

maestria del frescante


di

Mocchirolo \ non giunge all'incomparabile delicatezza

modellato
segue
se

che

ammirammo

nella

figura

di

S.

egli

tuttavia

con

intiera costanza quella maniera, senza scostarsene


il

mai come

ne scost
tinte,

pittore di Mocchirolo

non adopera pi che

il

tenue digradare di

senza ombre, senza chiaroscuro, che prevarr


Pittura lombarda.
Il

ormai intieramente nella

medesimo

artista

affresc

anche

tutte le
il

altre

parti dell'oratorio,
la

ma

fu aiutato

da un compagno di lavoro

quale,

imitando
ai

tecnica

del suo maestro,

non ne raggiunse

la delicatezza,

diede

visi

contorni

'

Il

Venturi

(Storia, V, 894) attribuisce la parte

fresc l'oratorio di Mocchirolo,

nione

cfr.

anche

classificazione e le

migliore degli affreschi di Leniate al pittore che aftroppe diversit di stile non concedono di consentire nella sua opiSuida, Studien z. Trecentomal. (Hep. f. Kiv., XXXI, 212). Non possiamo poi accettare la date diverse proposte dal Carotti (loc. cit.) per le varie parti della decorazione.

ma

le

33

258
rigidi, talora

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

anche deformi,
il

adoper nel

colorirli certe

acri

ombre

verdi,

dove

pittore migliore usava le sue tenui tinte dorate.

La
appunto

figura del santo che riceve l'ofTerta


S.

dal

conte

Porro, e l'attigua

scena rappresentante

Giorgio che libera la donzella, possono attribuirsi

al collaboratore

mediocre,
Nella

il

quale affresc anche la volta e


(fig.

le

altre pareti del presbiterio.

Crocifissione

192), sulla parete di

Flg. 193.

Leniate, oratorio

le Elette risorgenti.

l'ondo,

visi delle figure, segnati


si

con asprezza,

tinteggiati di

ombre

ver-

dognole,

torcono in smorfie grottesche, cos che non punto possibile

crederli opera del


i

medesimo

artista

che tracci, con sobriet e correttezza,

ritratti della
l'

famiglia del fondatore. Quell'affresco povera cosa; pur vi


e

notabile

animata composizione
le

certo

spirito

di

osservazione nel

ritrarre

con esattezza

fogge varie delle armi e delle vesti.

decorare l'oratorio che

doveva raccogliere
arte

defunti

della

nobile

famiglia, furono dipinti sull'arco trionfale del presbiterio la Resurrezione


dei morti e
il

Giudizio. Quivi riappare

1'

del

maestro migliore. Al

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

259

sommo

dell'arco sta Cristo giudice, entro un'aureola, fra angioli: alla sua

sinistra

una schiera

di santi, e nel basso di

sono

dannati; alla destra,

la

Madonna, seguita da un coro


basso, gli eletti risorgono, a

sante, invoca misericordia

mentre, nel

mani

giunte.

Sono ignudi

loro corpi, sot-

tilmente profdati di rosso,

hanno un

colorito leggiero

con

ombre

giallo

dorate

e vi fra essi

un gruppo

di donzelle, nelle quali

anche

la raffi-

nata osservazione dei caratteri individuali rivela l'arte del pittore che ritrasse

maestrevolmente
i

la famiglia del

conte Porro

(fig.

193).

Le

fanciulle

hanno

visi nitidi nel loro

vario profilo, coloriti

di

tinte

tenui e quasi

Fig. 194.

Leniate, oratorio: leggende delle reliquie di S. Stefano.

Sgombre
spalle
il

di chiaroscuro

le lievi

chiome bionde
ignude.

si

sciolgono

loro sulle

mentre esse ascendono, gentilissime, fuori del sepolcro scoprendo

diverso fiorire delle loro

membra
le

Il

disegno saldo

dei

corpi,
al-

la delicatezza del colorito,

un sentimento squisito dei particolari d


opere del pittore di Mocchirolo,
distinto

l'affresco

un'intima affinit con

dalle

quali tuttavia esso altrettanto

ben

come

quello rappresentante

r offerente e la sua famiglia.


Il

medesimo maestro, insieme

col

suo mediocre compagno, dipinse


la

le altre parti dell'arco trionfale, e

anche

navata tutta dell'oratorio, che

260
altri
il

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

ha giudicato essere

stata

affrescata

in

epoca assai pi tarda che


in

presbiterio. Se ne riconosce facihnente lo stile

uno Sposalizio midiverso

stico di S. Caterina dipinto

nel

basso

dell'

arco

trionfale, tutto

nel suo

schema iconografico
;

dall'affresco di ugual soggetto nell'oratorio

di Mocchirolo

se ne ritrova intrecciata sovente l'opera

con quella, pre-

valente, del suo

mediocre collaboratore nei molti affreschi della navata.


istoriate

Quivi

le

pareti furono
la

con due zone sovrapposte di riquadri


S.

che narrano

leggenda della vita di

Stefano, le invenzioni e le trasla-

Fig. 195.

Leniate, oratorio:

il

sogno del prete Luciano.

zioni delle sue reliquie, con grande minuziosit di episodi, dichiarati anche

da epigrafi

(fig.

194). Sui quali dipinti

non

opportuno indugiare per de-

scrizioni particolareggiate,

scemata ormai, nel Trecento, l'importanza che

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

261

ha per

gli

studi
il

il

contenuto iconografico delle opere

d' arte cos


stile ^

come

aumentato

valore delle variet individuali del loro

Fig. 196.

Leniate, oratorio

la

rivelazione di Luciano.

La narrazione seguita dal pittore corrisponde in parte

alla

Leggenda Aurea

di

Jacopo da Voragine,

in parte se ne scosta; e

non

agevole esplicarne

tutti gli

episodi: fatica che, per quest'epoca, esce ormai

dai nostri scopi.

262

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Alcune

di quelle

composizioni sono di tale semplicit che

si

direb-

bero pi appropriate a rapide illustrazioni di codici che alla decorazione


parietale.

hanno scarso movimento drammatico, ristrette anche entro spazi angusti ma la narrazione, nella quale non v' la larghezza di concetto propria alla Pittura toscana, ha sovente un forte sapore reaLe
figure
;

listico

per

molti particolari ricavati dal vero. Vedasi la storia dell'appa-

rizione del vecchio Gamaliele al prete Luciano, cui viene annunciato nel

sonno

il

luogo

ove

sepolto

il

santo

(fg.

195), o

anche

si

osservi
al

la

scena rappresentante
(fg.

Luciano stesso inginocchiato dinanzi

vescovo

196)

episodi troppo secondari della leggenda, espressi senza vigore

Fig. 197.

Campione, Madonna

de' ghirli:

leggenda del

Battista.

drammatico, improntati tuttavia


Forse

di

quell'ingenuo

verismo che vedremo

diventare sempre pi dominante nella Pittura lombarda.


gli affreschi

dell'oratorio di Leniate, ove Stefano Porro


le storie del

si

fece

ritrarre coi suoi

ancora vivente^ ove sono dipinte

suo santo
cui

eponimo, furono eseguiti a non molta distanza dal tempo


costrutto anche
il

in

venne

mausoleo del conte, non molto dopo


ad uno stadio
precedente

il

1368. Sono, in

ogni caso, da credersi posteriori a quelli di Mocchirolo perch questi non


soltanto

spettano

stilistico

(il

che non

pu

qui fornire argomento risolutivo nel problema della cronologia)

ma sem-

brano aver servito

di

modello

al

pittore

di

Leniate

nel

rappresentare

Stefano Porro e la sua famiglia.

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


Alla

263

medesima epoca, o forse all'ultimo quarto del Trecento, sono da attribuire altri dipinti che hanno molta affinit cogli affreschi di Lentate.

A Campione,
di S.

nel luogo che diede alla scultura tanti artefici, la chiesa

Maria

de' Ghirli, sulla riva del lago Ceresio,

conserva dei preziosi

Fig. 198.

Campione, Madonna

de' ghirli:

Salome ed Erodiade.

avanzi di affreschi che


strutti in

un tempo ne ornavano una cappella, poi diparte nel rimaneggiamento della costruzione \ I dipinti occustile,

pano, nel divenire dello

uno

stadio intermedio fra

quelli

dell'ora-

' Rahn, Wandgein., 16; E. Gerspach, Gli affreschi di Campione {L'Arte, 1902, pag. 161 e segg.); F. M\laguzzi-Valeri, Campione (Ross. d'Arte, 1908, 167 e segg.).

264

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Il

torio di Solaro e quelli di Leniate.

modellato robusto dei corpi e del


il

drappeggiare a pieghe quasi metalliche, anche


della narrazione,
li

sentimento drammatico
;

congiungono

agli affreschi di Solaro

ma,
il

d'altro lato,

l'influenza dell'arte toscana vi pi tenue che in questi, e


lorito delle carni,
pittori di Leniate.

delicato co-

con sfumature
Tutto
ci

lievi,

gi

si

appressa alla maniera dei


fra
gli

appar chiaro,

altri

riquadri delle

storie del Battista


testa di

(fig.
(fig.

197), nell'affresco di

Salome che

offre

ad Erodiade

la

Giovanni

198). Architetture gracilissime


le figure

occupano

lo sfondo,
:

troppo angusto, nel quale


i

sono atteggiate con agile semplicit

panni sono fortemente plasmati nelle lor pieghe,

come

nei

dipinti

di

Solaro,

ma

visi

sono

coloriti di

un roseo

cos delicato che gi

annuncia
ritratti

la finezza di

modellato a chiaroscuro quasi impercettibile ch' nei

della famiglia di Stefano Porro, a Leniate.

Nell'oratorio
negli ultimi

di

Albizzate,

presso
gli

Varese,

costrutto

probabilmente
le

anni del Trecento,

affreschi
d

che rivestono

pareti

r abside
quello

sono invece documento


che

un periodo

assai pi progredito di
e

stile

adombralo

negli affreschi di

Campione
seduto
dipinto

sviluppato in

quelli di Leniate.

Nella conca absidale


fra
i

il

Cristo benedicente,
(fg.

entro un'aureola,

simboli

degli

evangelisti

199),

fu

da un

mediocre

artista,

che diede alle figure proporzioni informi e movimenti impacciati;


il

ma

pur conviene osservare come


e

suo viso sia colorito di una tinta crequasi senza ombre.

tacea, diffusa

modellata leggermente,

Un

pittore

pi abile affresc, nella zona inferiore dell'abside,

le figure degli apostoli,

componendone il drappeggio con una sovrabbondanza di pieghe che pu far sospettare ch'egli dipingesse nell'ultimo scorcio del Trecento.
quelle figure
i

gi

In
visi

panni sono colorati di

tinte leggiere e cangianti;

hanno un modellato quasi inconsistente per


roseo
e di

tinteggiature

guazzose di

verde

nulla

in

esse della solidit plastica

che l'uso del

chiaroscuro dava alle opere di pi antichi pittori lombardi.

Dal medesimo
chiesa
^

artista

furono dipinte

per

gran
e

parte

le

pareti della

con storie della leggenda del Battista

di

un santo vescovo,

Anche sulla facciata dell'oratorio restano tracce di affreschi: vi erano dipinti S. Cristoforo, alcuni l'Annunciazione, e nel timpano, entro un rosone, lo stemma visconteo (che ricorre anche nelle pitture liell'interno) fiancheggiato dalle lettere: p-e. Queste potrebbero essere indizio che l'oratorio sia stato decorato da Pietro figlio di Gaspare Visconti che nel 1402 gi partecipava alle esequie di Gian Galeazzo: ma la genealogia dei rami collaterali viscontei forse non ancora ben sicura; cfr. Litta, Famiglie celebri,

santi,

1,

tav.
^

X.

Le pareti sono divise

in tre

zone di riquadri.

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

265

alcune delle quali, sono dovute a

un collaboratore

di

minor maestria.
e so-

Le composizioni, per
vente indifferenti,

rispetto al contenuto narrativo,


:

non hanno carattere

diverso da quelle dell'oratorio di Leniate


narrati
Il

sono episodi molteplici,

con

scarso

sentimento

drammatico,

ma
fine

con

ingenuo realismo.
catezza,

loro colorito del tutto particolare per la sua delidel

che

non trova paragone nella Pittura toscana della

Trecento, e che apparir in questa soltanto pi tardi, quando Masolino e


l'Angelico interromperanno la vieta tradizione giottesca.

Fig. 199.

Albizzate, oratorio

il

Redentore.

Salome che presenta alla madre il capo del Battista, avviene entro una loggetta che ha uno sfondo di tinte variate (fig. 200) tutto un chiaro colore sulle figure, nella lunga tunica verde di Erodi
:

La scena

diade,
cinti

nella

veste

rosea

sfumature

chiare,

della

fanciulla

visi,

di capelli gialletti,

sono

tinteggiati di roseo senza

nessuna mistura

d'ombre.

Nel riquadro rappresentante

la

dispersione

delle

ossa

del Battista

sono riunite

le tinte

pi tenui nei cangianti

delle

vesti,
il

nelle pi sottili

sfumature del carnicino, con un

modo

d'intendere

colore
i

del

tutto di-

verso da quello che seguivano Giovanni da Milano e

vecchi frescanti di
34

266

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Viboldone, di Solaro, con quella tecnica che, gi apparsa in qualche parte


dei dipinti di Mocchirolo per
negli affreschi, pi umili, di

mano

di

un grande maestro,
e di Leniate.

si

era svolta

Campione

HMiuMjmm

Fig. 200.

Albizzate, oratorio

Salome ed Erodiade.

Molti

altri dipinti della


^

seconda met del secolo XIV potremmo qui


;

ricordare

ma

conviene differirne lo studio per compararli alle miniature

'

Enumeriamo

tuttavia in
di
S.

altrove.

Cremona, chiesa

questo luogo alcune pitture delle quali non si porger occasione di dire Agostino Madonna col bambino (fig. 201). Di colorito tenue ma pi
:

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


esplicavano frattanto pi ampiamente
del Trecento,

267

poich nei codici miniati


lit

si

le

qua-

tecniche ed
le

estetiche

che, sulla fine

dovevano

distin-

guere

opere dei pittori lombardi da quelle degli

artisti

d'ogni altra

regione.

Fig. 201.

Cremona,

S.

Agostino: Madonna.

consistente che negli affreschi di Leniate. Forse del penultimo quarto del Trecento. Pavia, Museo Malaspina coli. Reale, n. 65: tavola con figura di S. Agata. Dipinto da riunirsi cogli affreschi di Solaro per il forte colorire. Pizzocorno (Voghera), chiesa della badia: S. Giovanni B. Affine agli affreschi di Solaro. Milano, chiesa di S. Eustorgio, cappella di S. Tommaso resti di affreschi, guastissimi, con figure di santi e con un trionfo di S. Tommaso (cfr. G. Mongeri, L'Arte in Milano, Milano, 1872, pag. 55). Sono
;

della seconda
delle carni,

met del Trecento


n.

coteca di Brera;
i

Guastissimo

con seconda met del


:

e mostrano qualche somiglianza coi dipinti di Solaro. Milano, PinaCristoforo e S. Francesco. Hanno qualche somiglianza, per il colore cretaceo Ibidem, n. 3: Madonna in trono col Bambino. dipinti della conca absidale di Albizzate.
2:
S.

sec.

XIV.

Brescia, Ateneo

portale della demolita chiesa di

S.

Cassiano

268

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Giova ormai domandare quale luogo


della

spetti

alla

Pittura
nella

lombarda
quale in

seconda met del Trecento


l'attivit

nell' Italia

superiore,

molti luoghi

dei pittori

fu

allora fervida, continuata, e giunse

a opere altissime.

Potrebbe congetturarsi,
diversi artisti,

fatto

un raffronto

delle date dell'operosit dei

che Giovanni da Milano abbia potuto contribuire molto

Fig. 202.

Lodi,

S.

Francesco: leggenda

di

un santo vescovo.

alla

formazione dei pi grandi


sul
finire

pittori

che

l'Italia

settentrionale
e

abbia

avuto

del

Trecento

dei veronesi

Altichieri

Avanzo ^ Ma

affresco rappresentante Cristo benedicente. Fine sec. XIV.

Varese,

S.

Maria del Monte: afTreschi nel

sotterraneo. Rozza opera della

met del Trecento.


affreschi degli archi di
di
:

Del tutto singolari sono


di Lodi.

Narrano

in molti episodi la leggenda

osservino (fig. 202 e 203) i lato le sue mani. Il loro stile molto complesso: vi si scorgono dei caratteri affini alla Pittura dell'Italia centrale; degli elementi derivati dalla Miniatura, anche oltramontana, nel tinteggiare con poco rilievo. Li crediamo eseguiti nel penultimo quarto del Trecento. Recentemente il Venturi (Storia, V, 999) ha osservato che le " relazioni dei maestri veronesi sono di Leniate e di Mocchirolo, piuttosto che altrove. Ma la Lombardia da ricercarsi verso ., negli affreschi

due campate della navata sinistra del S. Francesco un santo vescovo, con ingenuit e brio ammirevoli si riquadri rappresentanti la Madonna che restituisce nel sonno al vescovo mutigli

quanto diciamo in rispetto

di

Giovanni da Milano vale anche per

le

opere degli

altri

anonimi lombardi.

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO conviene


i

269

riflettere

che

l'influsso diretto di

Giovanni da Milano, che lasci


opere

suoi capolavori in Toscana, fu assai scarso nella stessa Pittura lomharda.


se

Che
tale

poi

si

compongano
di
di

in

confronto diretto

le

d'Altichieri e
si

d'Avanzo con quelle


concordanza

Giovanni da Milano, non soltanto non


di
stile

ritrova

caratteristiche

che

riveli

tra

quelli artisti

Fig. 203.

Lodi, S. Francesco: leggenda di

un santo vescovo.

dei vincoli

come

tra discepoli e maestro,

ma

si

scorgono fra di loro delle

divergenze profonde. Altra maniera, altra anima nell'arte d'Altichieri e

Avanzo che in quella di Giovanni da Milano. I maestri veronesi gono direttamente alla fonte pi generosa della Pittura del Trecento
di
l'arte di Giotto,

risal:

nele

del

quale Padova possedeva


il

il

massimo capolavoro,

Verona aveva
tico

altre opere, essi attingono

potente sentimento

dramma-

che fu invece precluso

a Giovanni da Milano.
;

pi complessa di quella del pittore lomhardo


tanto valore che soverchi ogni altro

essa

La loro maniera non d al chiaroscuro

mezzo

di espressione, e quasi ogni

270

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


il

altro Oggetto di osservazione. Infine,

realismo di Altichieri e d'Avanzo


Il

ha un mbito assai maggiore


loro diretto iniziatore.

di

quello del maestro lombardo.


dei veronesi,

quale

pu bens essere additato come un precursore

ma non come

Fig. 204.

Mantova,

S.

Francesco: affresco.

Poterono quei

pittori essere preparati

anche meglio

alla loro arte

da

un

altro valente maestro,

da

Tommaso da Modena

\ Gli affreschi dipinti

Cfr.

Tommaso

specialmente P. Schubring, Altichiero und seine Schule, Lipsia, 1898, pag. 90 e segg. J. v. Schlosser, da Modena (Jabrb. d. Kunst. Samml., XIX, 240 e segg.); Venturi, Storia, V, 956 e segg.
: ;

LA PITTURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

271

da

Tommaso

a Treviso, verso la met del Trecento, competono per coli

lorito

con quelli di Giovanni da Milano,

superano per variet di nar-

razione, per vastit di realismo.


di
S.

Non

altrimenti certi affreschi della chiesa

Francesco

di

Mantova

^,

creduti del secolo XV, che

pensiamo siano
il

da

restituire al

Trecento e forse a

Tommaso da Modena,

quale

dif-

Fig. 205.

Bergamo, Accademia

affresco.

Mantova, Mantova, 1857, I, pag. 54 e segg.) credette che quelli Bernardino e li attribu perci alla met del Quattrocento; n fu sinora contradetto da alcuno. Le pareti erano decorate di pi zone di riquadri istoriati con la leggenda di un santo francescano che non abbiamo potuto identificare con piena certezza. conservato un frammento d'una scena rappresentante forse un concistoro, e intiero l'attiguo affresco della morte di un francescano circondato dai frati, tra i quali anche una suora, mentre due laici sono in atto di osservarlo. Gli ornati, i costumi delle figure, la fattura dell'affresco sono del tutto trecenteschi: il colorito caldo delle carni, il disegno largo dei visi e il loro aspetto realistico corrispondono strettamente ai caratteri degli affreschi di S. Niccol di Treviso cosi che se non a Tommaso da Modena i dipinti di S. Francesco sono da attribuire alla sua bottega. Giova infine ricordare che nell'antica cappella detta poi di S. Bernardino ove si trovano i suddetti affreschi, veniva tumulato nel 1369 Guido Gonzaga e in sguito avevano sepoltura i signori di Mantova: cfr. A. Patricolo, La chiesa di S. Francesco a Mantova (Rassegna d'Arie, 1911, pag. 35).
'

Il

D'Arco

(Delle Arti e degli artefici di

affreschi rappresentassero storie di S.

272
fuse
COS
la

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Lombardia (fg. 204) ^ Tommaso da Modena, pi che Giovanni da Milano, pu dirsi abbia preparato il cammino nel quale Altichieri e Avanzo incedono, forti del
propria
arte

anche

sui

limiti della

vigore che veniva loro dalla continua visione dei


guidati dal proprio genio.

capolavori di

Giotto,

Fig. 206.

Bergamo, Accademia:

affresco.

Ma

se

neghiamo che
la Pittura

due massimi

artisti

veronesi del

Trecento

dipendano da Giovanni da Milano, troveremo


che uniscono

fra breve altri stretti vincoli

lombarda

e l'Arte di Verona, della citt che verso

pi prossima all'Emilia e a Verona che al cuore della Lombardia, fu con questa. Singolare documento di tal fatto una lettera scritta da Galeazzo Visconti a Guido Gonzaga, tra il 1365 e il 1369, per pregarlo di mandargli tutti i pittori di Mantova non bastandogli quelli che aveva per decorare il castello di Pavia, allora costrutto. Cfr. C. Magenta, / Visconti e gli Sforza nel Castello di Paula, Milano, 1883, I, 86. Appartengono probabilmente al tempo di Guido Gonzaga alcuni alfreschi or ritornati in luce nel palazzo Ducale di Mantova (fg. 208). I quali furono
'

Mantova,

citt ai-tisticainente

tuttavia legata da frequenti relazioni

attribuiti dal

Venturi

(Storia, VII,

1,

210) a

Tommaso da Modena, ma

ci

sembrano molto

diversi dalla

ma-

niera di quel maestro.

LA PITTURA NELLA SECONDA META DEL THECENTO


la fine
il

273

del

Trecento ebbe una delle


artistico,
il

opere che meglio sembrano matedi Cansignorio della Scala,

riare

suo carattere

mausoleo

da uno scultore lombardo, da Bonino da Campione.


Si

ritrovano poi delle


di
i

pitture
all'

che giovano a congiungere, quasi in


arte

un lento trapassare
sinora noverati. Tali
di

forme,

veronese

gli

affreschi

lombardi

due grandi
S.

dipinti ora trasportati nel


citt.

Museo Civico
Nell'uno, sealla

Bergamo
con

dalla

chiesa di
1382,

Francesco della stessa

gnato

anno

due cavalieri stanno inginocchiati dinanzi


S.

Vergine, cui vengono presentati da

Francesco e da

S.

Caterina
sia

la

com-

posizione ha somiglianze sia con affreschi dell'Altichieri

con quelli

Fig. 207.

Vezzolano, chiostro della badia: Adorazione dei Magi.

di

Mocchirolo e
;

il

colorito caldo e forte


(fg.

rammenta anche

la

maniera

di

Giovanni da Milano
del

205) \ Nell'altro affresco, ch' opera senza dubbio

medesimo

artista, questi

uguaglia nell'arguzia di osservazione

il

pittore

di Mocchirolo, e accanto al

gentiluomo inginocchiato a pie del trono della

Vergine colloca, con un tratto di umorismo che forse aveva ragione nelle

usanze del tempo,


egli pure,

il

suo figliuoletto (o un piccolo paggio) inginocchiato

impacciato dalle armi paterne di cui rivestito, dalle enormi


e dalla celata
(fg.

manopole, dall'asta

206).

Anche verso la regione subalpina la Pittura lombarda della seconda met del Trecento digrada lentamente fondendovisi a poco a poco con le
Cavalcaselle, Pittura, IV,

227.

35

274

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


col,
s

forme oltramontane che pi erano diffuse


antica cappella della chiesa di
quelli d'una
S.

che negli affreschi d'una

Domenico
Magi

di

Torino

e,

pi ancora, in

campata del chiostro della hadia


gloria, l'Adorazione dei
si

di
il

Vezzolano,

che raffigu-

rano Cristo in
dei tre morti,

Contrasto dei tre vivi e


a quelli lombardi, nello

possono osservare accenti


ritratti

affini

studio

accurato dei

delle
(fig.

fogge,

commisti a convenzionalismi
quale dominarono

derivati dallo stile oltramontano

207) ^

Tra

il

Piemonte

e la regione veneta nella e

Tommaso

Lombardia ebbe nella seconda met del Trecento uno stile pittorico suo sebbene non senza rapporti con quello delle regioni vicine. La Pittura lombarda segu allora un proprio
Avanzo,
la

da Modena, Altichieri

cammino giungendo da un periodo


di

nel quale alcuni

documenti consen-

tono d'intravedere un intenso influsso dell'Arte toscana all'originale opera

Giovanni da Milano,

alla

consona

e varia attivit dei frescanti di Vibolaltri

done, di Solaro, di Bellinzona e degli

minori

artisti
Il

che abbiamo

enumerati, all'arte elettissima del pittore di Mocchirolo.

quale in qualche

parte dei suoi affreschi adopera gi con sovrana maestria l'originale


niera che
si

ma-

svolge a Campione, a Leniate, ad Albizzate, e sulla fine del


il

secolo

XIV ha

suo coronamento nelle opere dei miniatori.

'

Cfr.

i,'.4;7e, 1909,
il

461; 1910, 312.


cfr.

Piemonte durante
e B. Arti,

Trecento:

Torino,

1901, p. 214);

Non mancano notizie di pittori lombardi che operarono nel Ronuolino, La pittura torinese nel Medioevo (Atti della Soc. di Arch. n altre di pittori forestieri che l.ivorarono allora in Lombardia: cfr. F. FiF.

LTPPiNT,

Andrea da Bologna

(Bollettino d'Arte, 1911, 57).

Fig. 208.

Mantova, palazzo ducale

Santa.

Fig. 209.

Milano, Braidense: cod. AD.

xiii.

20 (Petrarca,

De remediis

utr. fortunae).

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


SUOI RAFFRONTI CON LA PITTURA

Mss. miniati della met del Trecento.

Giovanni

di

Benedetto.

ruflziolo di Parigi (Bibl. Nazionale: ms.

lat. 757).

Giovannino

miniatore delde' Grassi. I suoi


Il

disegni. Mss. miniati da Giovannino e Salomone de' Grassi. Pietro da Pavia, Anovelo da Lnbonate e numerosissimi anonimi miniatori lombardi. Il " Tacuinum sanitatis . Raffronti cogli affreschi di Franco e Filippolo de Veris. Romanzi cavallereschi miniati. Svolgersi della illustrazione dei romanzi. Raffronti tra le miniature e gli affreschi lombardi dipinti vari gli affreschi di S. Maria in Selva di Locamo, del duomo di Cremona, di S. Francesco di Lodi.

In
le

altre

epoche
nella

pochi manoscritti miniati che

si

possono credere

eseguiti

svolgersi dello

Lombardia non giovano che raramente a chiarire lo stile nella Pittura nella seconda met del Trecento,
:

miniature valgono invece a renderne assai pi perfetta la conoscenza;


scorcio
del

sullo

secolo, a rivelarne pi intiero

1'

aspetto.

E sebbene

il

tempo abbia disperso molti


abbia cancellato
quelli che
i

dei codici allora ornati da artisti lombardi, o


origine, intorno

segni materiali di loro

ad alcuni di
altri,

sono

di

provenienza sicura, ne possiamo riunire pi


l'

cos

da ricomporre abbastanza largamente

opera dei miniatori lombardi.

276

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Gi verso

la
i

met del Trecento,


la Pittura.

in

alcuni

manoscritti

lombardi

si

trovano

nitidi

riflessi dei

princpi giotteschi che informavano ormai pro-

fondamente anche
In un
lat.

messale ambrosiano, ora della biblioteca Vaticana (cod.

pai.

506)

sono due grandi miniature che dovettero essere inserite nel

Fig. 210.

Roma, BibL Vaticana:

cod. pai.

lat. 506.

volume
S.

circa

l'anno

1347,
^
:

quando esso venne


il

offerto
gloria,

alla

chiesa

di

Maurilio di Milano

nell'una,

Cristo

in

entro un'aureola,

'

ce. 241 la

nota:

"

niccc xlvii

xiii

sancii maurilii et maziconius sce marie

setembris ego pbr. Gervasius de bruzano capelanus ecclesie maioris m(ediolaneiisis) devovo hoc meum misale ecclesie sci

maurilii ecc.
al

sono inserite nel testo in un foglio a parte; ma ch'esse appartengano . Le due miniature messale sin dal tempo in cui fu donato alla chiesa di S. Maurilio si pu affermare anche osservando che a pie del crocifsso sta inginocchiato un sacerdote, il donatore.

LA MINIATURA NELLA SECONDA


fra

META DEL TRECENTO


nell'altra,
la Crocifissione.

277

simboli degli evangelisti

(fg.

210)

Sono

simili
alle

entrambe, per iconografia, e anche per particolarit di colorito,

miniature di un messale della biblioteca Capitolare di Milano, ornato


(fg.

anch'esso delle stesse figurazioni

211

e 212)

':

non hanno pi

dei

Fig. 211.

Milano, Bibl. Capitolare: messale.

caratteri affini a quelli della Miniatura

bolognese del principio del Tre.,

cento quali erano anche nel

"

Pantheon

di

Goffredo da Viterbo, miniato

al

E un messale ambrosiano scritto per la chitsa cattedrale (Bibl. Gap. cartelle grandi, cod. 25), come appare dalle orazioni ch'esso contiene (cfr. la carta dirimpetto alla miniatura del Cristo in gloria). Le miniature dei due mss. sono opera di due diversi artisti, affini tra loro, dei quali il pi recente sembra esser quello che orn il ms. della Capitolare di Milano.
:

278

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


di

tempo

Azzone

Visconti, e nel messale di Roberto Visconti,

bens una

maniera

di colorito e

un disegnare larghi come


ci

in

opera di frescante.

Quei due manoscritti


biano potuto
avere
i

fanno intravedere quale preparazione abminiatori

molti valenti

che

operarono

in

Lom-

bardia durante la seconda met del Trecento.

Fig. 212.

Milano, Bibl. Capitolare: messale.

La splendida

corte

viscontea

diede

allora

grande favore

al fiorire

della Miniatura. Nello scorcio del secolo


nel castello di Pavia
fra
i

XIV non

soltanto gi era raccolta

una preziosa biblioteca

di codici di vario contenuto

quali erano frequenti quelli ricchi di ornati e di figure \

ma

prn-

cipi stessi

ebbero sempre caro di avere preziosamente miniati

loro libri di

Cfr. Bibliofilo (D'Adda.), Indagini storiche artistiche sulla Libreria visconteo-sforzesca del Castello di Pavia, Milano, 1875.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


devozione.

279
di

basterebbero

gli

ufizioli

di

Bianca, di Gian Galeazzo,

Filippo Maria Visconti e di Gian Galeazzo Sforza,


conservati, a tracciare la storia della Miniatura in

che

la

fortuna
dalla

ci

ha

Lombardia

met

del Trecento sino alla

met del secolo successivo.

Nella

biblioteca

Reale
libro

di di

Monaco

si

trova
lat.

un

preghiere (cod.

23215) fre-

Offimim iiX)non.iTi..nn]?lx>.i.

giato in molti fogli dello stem-

rf^ ci-fignitm cnadtxmiimad


rtoftneJibanoetnto,noftir.S\

ma
con

visconteo,
la

ch'

inquartato

udtn.icltnn>:in

croce di Savoia.

Non
al

v'

[mfiihimcmtcj

dubbio ch'esso risalga


cento, e che perci

Trepntn ctfilio

Irinndumtnc

e lo di-

chiarano quelli stemmi


sia

non
sino

crfpiuwncn^^

arc-cmr ipirtiapio crnrnic cr"'

stato

miniato

per Bianca

di Savoia,

moglie di Galeazzo
la

Visconti,

quale

visse

al 1387. Si

pu anzi precisare
tra
il

fcmycrcrmfcai Li failoatTn.h lUclu u . >*iTmu6j2HS8SH r.tm rpx p.ifUo fimotlm^ Ubcmno nr pn* bAi e n o bi6 gandi7 p/iratn fxm r

anche
il

meglio,
il

1350

J@ lon,i Tpo totmno qxn pm

tempo in cui il piccolo codice venne scritto e mi1378,

niato \

'm-'.
il

Sul foglio di guardia

mi-

niatore, che profuse nel codice


la

sua
:

arte, inscrisse

il

proprio
Flg. 213.

nome

Monaco, Staatsbibl.: cod.

lat. 23215.

lohanes

filius

Magistri benedicti
pinxit et ordinavit

de cumis

me

Ora voce pia pr


'

me

Virgo Maria.

Che

stile delle
si

il ms. appartenga miniature ch'esso


;

ricava dal trovarsi


:

la

sec. XIV appare dai suoi caratteri paleografici e dallo per Bianca di Savoia, la quale spos Galeazzo II nel 1350, sigla di Galeazzo [G-Z] presso lo stemma visconteo a ce. 53, e il nome di Bianca

alla

seconda met del

sia stato eseguito

in un'orazione

cfr. Centralblatt f. Bibliothekivesen, 1902,

I,

239.

questa oration de dire niadona poso lo officio de i morti. E quando eia vora pregare singularmente per la anima del so magnifico segnor Diga alo in silentio . E nell'orazione, si legge " libi queso domine deus noster pr anima famuli tui 1. consortis olim mei , dove l'iniziale non risponde a quella del nome di Galeazzo, ma forse abbreviatura di " illius per indicare genericamente, come si faceva in colali orazioni, il nome del defunto. Il foglio contenente la suddetta preghiera sembra esser stato inserito nel ms. (cfr. Central, f. Bibl., loc. cit.) dopo la morte di Galeazzo II, avvenuta nel 1378; e ci induce a determinare fra quest'anno e il 1350 l'esecuzione del codice. La quale, pei caratteri delle miniature, pu stimarsi alquanto lontana dal 1350, pur risalendo al penultimo quarto del Trecento.
ce. 212 scritto in

rubrica:

"

280

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Giovanni di Benedetto da
gini di quasi tutti
i

Como
;

orn

il

libro nelle iniziali e nei

mar-

fogli (fg. 213)

e intercal nel testo trentasei di

grandi

miniature. Artefice accurato, sebbene non

grande finezza, non rivela

Fig. 214.

Monaco, Siaatsblbl.: cod.

lat. 23215.

egli nell'opera

sua molta originalit,

ma
lui,

riflette in

modo

attraente lo stile

dei maestri che operavano intorno a


altri

ci

prepara all'apparizione di

pi nuovi miniatori.

Fra

le

molte carte miniate ve ne sono due che esprimono in forma

assai differente l'Annunziazione. In

entrambe

lo

sfondo ideato in

modo

Tav. XIH.

Monaco,

Staatsbibl.: cod. 23215 (uflziolo di

Bianca Visconti).

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

281
tuttavia
lo spazio

ornamentale, coperto di losanghe di variato colore e di ornati


le esili architetture

che
la

vi

sono tracciate giovano a determinare

in cui

composta

rappresentazione. La quale, in una delle miniature


;

segue lo schema iconografico tradizionale


cepita con
nella nohile
farsi

ma

nell'altra

(fg.

214) con-

qualche originalit, nella figura tutta ammantata dell'angiolo,

persona
delle
:

della Vergine

che,

inghirlandata

il

capo,

semhra

schermo

mani. La

fattura delicata
e

tinte tenere
le

sfumate coloriscono

archi;

tetture sugli sfondi ornati d'oro


lievi segni

bruni profilano

li-

neamenti delle figure nei


tinteggiati

visi

leggermente

il

piee

gare

dei

panni

semplice

robusto cos da rassomigliare a


quello

proprio

dei

pittori

di

Solaro e di Campione.
Altre volte
gli

episodi sacri

sono narrati con certa vivacit,


con un realismo piano che ne
trae occasione a

comporre

delle

scene di genere.
Nella miniatura di Gioac-

chino cacciato dal tempio

(ta-

vola XIII), eseguita con straordinaria accuratezza di colorire,

un vecchio che assiste il sacerdote semhra rimbrottare altamente


all'
il

santo. In altro foglio

Fig. 215.

Monaco,

Staatsbibl.: cod.

lat. 23215.

(tav. XIII), al

santo che giunge


i

alpe, pensoso,

pastori

muovono

incontro fuor dalle loro abitazioni


:

scavate nella roccia, difese da un breve riparo


tratti

son deformi in viso,

ri-

con sagace osservazione.

Altrove
:

personaggi sfoggiano

le vesti

della

seconda met del Trecento

nell'

Adorazione dei Magi, nel Miscalco,


fra

racolo di Cana
diato

dal

al quale assiste vero e nelle scene


rappresentante

il

un vecchio
della

curiosamente stule

Passione,

quali

tutte

notevole

quella

Redentore dinanzi a Caifa


con precisione
:

(fig.

215).

Quivi lo scenario

determinato

presso

le figure

prin36

282

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

cipali, atteggiate in

modi

espressivi, gli assistenti

fanno mostra di splen-

dide vesti e danno alla rappresentazione un

pi vivo aspetto di realt.

Nelle miniature della leggenda dei Magi e del contrasto dei tre vivi
e

dei tre morti a principio dell'ufizio

funebre,

Giovanni di Benedetto
le

indulge

anche pi a

tale

tendenza di cogliere
nel

parvenze

superficiali,

ma

varie e attraenti, del vero,

riprodurre

le vesti e gli

accordi

pi

tenui del

colore

naturalismo
ai frescanti

che lo rende affine


di Leniate, di

Mocchirolo

e di

Albizzate.

Talvolta

il

miniatore

si

av-

vicina alla maniera di Giovanni

da Milano nell'aspetto delle


gure, e anche
visi

fii

nel

colorirne

con un chiaroscuro rossa-

stro e forte \

Crediamo perci

doversi attribuire piuttosto alla

sua maniera che a Giovanni da

Milano

la Crocifissione

che gi

appartenne
taud

alla raccolta di

Ar-

de Montor,

nella

quale

per
e

quanto

si

pu giudicare
litografia

da una vecchia

le

proporzioni tozze delle figure


i

lineamenti loro, quasi


,

amassai
(fi-

maccati
alle

corrispondono
eh' egli

forme

adopera

gura 217) l
Fig. 216.

Ma
Monaco, Staalsbibl.: cod.
23215.

pi sovente
del

il

colorito
libro
di

delle

miniature

Bianca

di

Savoia
degli

si

assomiglia, per
di

il

suo sfumare lieve e senza ombre,


I

a quello

affreschi

Leniate e di Albizzate.

quali,

come

quelli

della navata maggiore di Viboldone,

hanno anche

delle singolari

somi-

glianze

colle

miniature

nell'

aspetto

dei visi delle figure e

nella esage-

(fig.

216) e in
il

che

L'influenza di Giovanni da Milano si mostra chiaramente nella miniatura della Nativit di Maria molte altre carte: per es. nella scena del Cristo dinanzi a Caifa (fig. 215). E conviene ricordare miniatore era nativo della stessa regione di Lombardia donde usc il comasco Giovanni da Milano. W. SuiUA (Fior. Miller, 50) attribu la tavola a Giovanni da Milano.

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


rata sottigliezza del disegno di alcuni

283
delle

loro particolari,

dei

capelli,

labbra.

Per

tal

modo

l'opera dei pittori lombardi che gi

ci

son noti riesce

a chiarire, nell'origine e nei caratteri suoi, la maniera di Giovanni di Benedetto. La quale d'altra parte ha stretti rapporti con quella di altri
miniatori.

Fig. 217.

Maniera di Giovanni

di Benedetto: Crocifissione.

Un

codice della biblioteca Nazionale di Parigi (ms.

lat.

757)

tanto

affine all'ufziolo di

Bianca

di

Savoia che pu asserirsi prodotto nella

stessa bottega \

sebbene

riveli

un

artista

di

maggior talento

di pi

perfetto magistero che Giovanni di Benedetto.

anch'esso un libro

di

orazioni

fu miniato per

un ignoto gentiluomo,

la cui

impresa ripetuta

'

L'affinit

dei

due mss. fu giustamente notata da K.

v.

Manteuffel, Die Gemlde und Zeichn. des

Antonio Pisano, Halle, 1909, 110.

284
in pi carte,

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

probabilmente intorno all'anno 1380, col quale appunto

si

inizia la sua tavola dei

computi pasquali \

L'arte del miniatore del codice della biblioteca Nazionale di Parigi

simile nei suoi elementi a quella di Giovanni di Benedetto pur essendo pi


raffinata nella osservazio-',-f
i

,._ .,

,
,

^^

realistica

nei

suoi

mezzi
gliano

tecnici. Si

rassomidi

nei

due codici

Monaco

e di Parigi le

com-

posizioni, gli ornati stessi

che fregiano

margini e
le

che riquadrano

minial'a-

ture maggiori, anche

spetto delle figure sebbene

queste nel codice parigino


siano pi
lorite.
le

sottilmente coe

Le rispondenze
artisti
si

dissomiglianze fra l'odiven-

pera dei due

tano evidenti se

con-

frontino le loro miniature

rappresentanti

Cristo
(fig.

di-

nanzi

al

giudice
si

215

e 218), e

osservi

come

Jj^^

'^'y

nel manoscritto di Parigi


la

^^^K
Fig. 218.

scena sia pi elaborata

nello

sfondo di architeti

Parigi, Bibl. Naz.: ms.

tura,
lat. 757.

visi

abbiano mag-

gior variet di carattere, e


nella turba degli spettatori

appaiano anche pi studiate

le

fogge delle

' Conviene notare anche che la ratio lunae comincia con l'anno 1395 ma che qualche foglio antecedente potrebbe essere stato asporlato. Il codice di ce. CCCCXLIIl con molte miniature e ornati. In uno dei fogli di guardia fu dipinto nel XVI sec. uno stemma sotto il quale si legge: " Julian Regin. ,, " Anna Regin. ripetuto a ce. II v. con la scritta A ce. L e CVIII v. uno stemma a melagrana con . corona d'oro su campo azzurro, fiancheggiato dalla sigla B-E la quale ricorre anche a ce. CCCII. Tali stemmi, simili a quelli del foglio di guardia, sono del sec. XVI essi furono allora sostituiti a quelli del primo possessore del codice, del quale rimase soltanto la sigla |B-E| e il cimiero. Quella sigla ricorre infatti anche negli sfondi di alcune miniature, ove taloia unita a un'impresa di due cerchi intrecciati (fig. 224) appartenente al primo possessore dell'ufiziolo cfr. anche ce. CCCLVII. Dal calendario (ce. Ili v. XV) non si ricava nulla di certo intorno alla prima destinazione del libro, ma alcuni nomi di santi ri-

chiamano

all'Italia

centrale

SS.

Donato, Romano, Gerbone,

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

285

armi

e delle vesti variopinte. In


il

molte altre carte

il

miniatore del codice


e la

di Parigi esplic

suo spirito di osservatore oggettivo,

sua fantasia

di narratore piacevole. Tali qualit son tutte nella

miniatura rappresen-

tante

S.

Giorgio: sul fondo d'oro, lavorato a punzone, e sul terreno sab-

bioso, abilmente

composto

il

gruppo del drago

e del cavallo

un'aura

di leggenda, e insieme di vita profana, spira nel


forbite, di
letto,

santo, rivestito d'

armi

candido corsadi

adorno l'elmo
cimiero,
e

un

bianco

nella

donzella, agile della per-

sona, delicata in viso, si-

gnorilmente

coperta

di

lunga tunica azzurra, attillata e

con ampio

scollo,

cosparsa di
d'oro
(fg.
il

monogrammi
tempo che
le

219).

Era

fogge delle vesti signorili


gi risentivano d'un lusso

che doveva

in

breve di-

ventar sfrenato, e gi erano


singolari, ora per stranez-

za di forme, ora
loro

per

la

estrema

sensuale

semplicit.

Per vero dire


principio
vestire di

sin dal
il

del

Trecento

Lombardia

soltanto di

n Lombardia

Flg. 219.

Parigi, Bibl. Naz.: ms.

lat. 757.

era diventato sontuoso fuor di


e fanciulle

modo. A Milano,
cos

nei giorni festivi,

donne
d'oro,

sedevano sulla porta di casa,

coperte di gioielli
le

d'argento, di smalto, di perle, che

Galvano Fiamma
i

gine o a

figlie di

re \

N bastavano
si

panni lavorati
altre

comparava a redagli opifici lom-

bardi,

dai

quali

pur

provvedevano

regioni,

ma

si

importa-

' Galvano Fiamma, Clironicon extravagaiis (Mise. St. II., VII, 481) in diebus quoque feslivis videres super portas fainiliares matronas et virgines sedere, quae lantis ornamenlis fulgent auri, argenti, smalti et perlarum sive inargaritarum, quod videantur esse reginae vel fdiae regum a capite ipsaruni usque ad pedes
:

protellantur ornamenta

286

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


di

vano dal

fuori

stoffe

di

scarlatto

pellicce di ermellino e di vaio.


le

Pur

nei primi

decenni

della

seconda met del Trecento

fogge fem-

minili potevano dirsi ancora ragionevoli.


negli affreschi
di

Ne abbiamo
e

chiara

immagine

(liovanni

da Milano

nelle

pitture

della navata di

destra della chiesa di Viboldone.

Le donne portavano
di

allora

una semplice

lunga tunica leggermente


o
di
stoffa

attillata,

con scollo ampio, con balze di velluto lunghe


strisele
;

d'altro

colore,

fregiata

di

panno o
ritrovano

di

pelliccia che ricadevano dal principio delle


strette alle braccia.

maniche

e queste
si

aderivano
le

Nei dipinti di Mocchirolo e di Leniate alquanto mutate, che


il
i

stesse fogge,
le

ma

gi

panni sono coperti

di ornati,
la tunica

maniche rivestono anche


con
filze di

carpo della mano, e sul dinanzi


dei
si

chiusa

quei grossi pomelli

quali

notizia

anche
fine

in

documenti
Trecento
;

e inventari antichi \

Tali vesti

videro

sino

alla

del
^,

ma

intanto, e gi nel 1340,

cominciavano a usare nuove fogge

le quali col

procedere del secolo divennero sempre pi comuni. Allora un


si

cronista piacentino, Giovanni de Mussis,


delle meticolose e chiare descrizioni
e,
^.

prese la briga meritoria di farne


le

Nel 1388

donne

di

Piacenza

possiamo credere, quelle


panni
le perle

di tutta

Lombardia
il

sfoggiavano ogni sorta

di

di lana, di seta, di velluto,

cui prezzo sovente era moltiplicato


Il

per

che vi trapuntavano sopra.


le

tratto pi curioso delle in

loro
giro

vesti

erano

enormi maniche, perch terminavano sovente


terra
;

un

cos

ampio da giungere a
strette
le vesti

le

tuniche erano fregiate di alto collare,


e

potevano essere

con cintura
il

munite
"

di

un breve cappuccio.
,

Erano quelle
altre,

che
le

cronista

chiama
le

honestae

che ve n'eran

dette

ciprianae,

quali,

con
di

consuete

maniche vastissime,
nel

chiuse
la

da pomelli d'argento o

perle,

ampie

basso,
in

serravano

persona dal mezzo in

su cos

strettamente
"

come

una guaina, ed
velini exire de

erano tanto aperte sul petto che pareva


sinu

quod mamillae

earum

In capo le gentildonne portavano corone d'argento dorato, e di oro, o

anche intrecciavano

filze di

perle nei capelli.

Ma

tale foggia

appariva gi

antiquata, e prendeva voga un'altra acconciatura nella quale

forse

da

riconoscere l'uso del balzo che tante volte sar riprodotto dagli
della

artisti

prima met

del Quattrocento

capelli

venivano

legati

con

nastri

Annali della Fabbrica del Duomo di Milano, Milano, 1877, App. I, 1)4, 153. Galvano Fiamma (Chronicon in Rer. II. SS., XI, 1033) determina appunto al 1340 l'apparire a Milano d bizzarre mode d'ogni paese, e gi registra fra le fogge nuove le scarpe " rostrate ,. Johannes de Mussis, Chronicon placentinum (Rer. IL SS. XVI, 579 e segg.). Cfr. E. Verga, Le leggi suntuarie milanesi (Ardi. St. Lomb., 1898, pag. 1 e segg.).
'

=*

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


di seta o di oro sopra iin arnese

287

che

doveva farne apparire enorme

il

volume.

Non meno
giovani,

vario e prezioso era

il

vestire maschile, e soprattutto nei

ora
si

amplissimo, ora cosi aderente che scopriva ogni parte del


la

corpo

portava grande

zazzera,

rasa

la

cervice.

Uomini

donne

poi usavano dei calzari dalle punte smisuratamente lunghe.

Donde provenissero

tali

fogge
il

molto incerto.

frequenti scamhi
in

commerciali potevano favorire

loro migrare di regione


a'

regione,

che lo stesso Giovanni de Mussis attribu


erano ignoti K Anche

mercanti l'aver portato in Pia-

cenza dalle Fiandre, dalla Francia, dalla Spagna, arredi e utensili che prima
vi
le

frequenti relazioni fra le corti principesche,


il

specialmente per mezzo dei matrimoni, potevano agevolare


delle

propagarsi

mode

nel Trecento, la corte viscontea ebbe dalla Francia Isabella,


;

sposa di Gian Galeazzo


Visconti,
si

dalla

Lombardia, Violante,

figlia

di

Galeazzo

and sposa

in Inghilterra, e nel 1389 Valentina di

Gian Galeazzo
seco

rec in Francia, moglie a Luigi di Turenna, portando

non

sol-

tanto un inestimabile tesoro di oggetti d'arte,


e di

ma

un gran corredo
^.

di vesti

ornamenti della persona,

il

cui inventario ci d ancora la pi

sma-

gliante visione del lusso ch'era nella corte dei Visconti

Per cos agevole diffondersi delle

mode da una
a

regione nell'altra,

non
dagli
il

prudente, n possibile, valersi di osservazioni sulle fogge riprodotte


artisti,

per far congetture intorno


opere d'arte italiane
in

influssi o a correnti di stile

trovar

in

le stesse

fogge che

si

veggono, talvolta

anche pi frequenti,

opere oltramontane non potrebbe esser serio arqueste. (]erte

gomento per affermare che quelle opere dipendano da


niature francesi della fine
le

mi-

del

Trecento potrebbero

servire

illustrare

descrizioni

del

De Mussis non meno bene


;

delle miniature

lombarde
lo-

della
si

medesima epoca
che sarebbe ben

ed anche pi
Francia,

tardi, a principio del Quattrocento,

ritroveranno in

Italia, in

in

Germania, non senza variet


le stesse

cali,

diffcile

determinare,
finire

bizzarre mode.
e

Ora
si

l'Arte, la

quale

sul

del secolo

XIV

negli inizi del

XV

volgeva tutta

a un pi schietto realismo, prima di esplorare l'intimo

DE Mussis, loc. cil. Annales mediol. (Rev. It. SS., XVI, C41 esegg.; 80G e segg.). L'inventario del corredo di Valentina Visconti fra i pi preziosi documenti della vita signorile nelle corti di Lombardia. Insieme coi gioielli, colle vesti ricamate di perle, cogli avori, la principessa portava seco anche dei libri: ufi^ioli preziosamente rilegati, un salterio, un S. Cipriano, un Mandeville e un libretto di versi tedeschi. Cfr.: J. Camus, La venne en Frunce de Valentine V. (Mise, di Si. II., Ser. Ili, 5); G. Romano, Valentina Visconti e il sno mutiimonio (.Arch. St. Loinb., 1898, 5 e segg.); P. Arnauldet, Le niaritige de LoiJi.s de France et de Valentine Visconti (Bull, et
'

J.

Cfr.

Meni, des Antiquaires de France, 1906).

288
essere delle
ritrarre

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


cose e
le

profondit
la

del

sentimento umano,
delle
cose, e nell'

si

trattenne a

con compiacenza
l'

superfcie

uomo, prima
il

di scrutarne

animo, osserv allora in ogni particolare


delle

curioso ed
in

effimero involucro

sue

vesti,

pi

che non

avesse

fatto

altro

tempo.
Gi in antichi affreschi lombardi, e nei dipinti di Giovanni da Milano,
s'intravedeva la tendenza a dar grande importanza alla rappresentazione

minuziosa e oggettiva delle fogge delle

vesti, la

quale mentre ora

si

dif-

fonde nell'Arte d'ogni regione, continua a esplicarsi in


nella Pittura e nella Miniatura lombarda.

modo

particolare

Come
cenza.
le

nel libro di preghiere di Bianca di Savoia cos in quello della


le

Nazionale di Parigi,

fogge del vestire sono ritratte con curiosa compia-

E
si

ci

bene

si

accorda con l'inclinazione del miniatore a trattare

sacre storie quasi scene di genere, ricavate

immediatamente

dal vero,

come
nella

scorge

in
di

molti

luoghi del ricchissimo


(tav.

ufziolo e specialmente
all'artista
:

Nativit

Maria

XIV)

che diede occasione

di

rappresentare con sincero sentimento una scena della vita familiare

dila

gradano

lievi le tinte e le

ombre

nell'interno delle stanze ove presso

puerpera, ignuda nel


colori. Nelle

letto,

una donzella
Passione
di

in eleganti vesti dai pi accesi


Cristo, della

miniature

della

Benedizione del

fonte battesimale, della Vergine di Misericordia, della Messa, e soprattutto


nella carta che rappresenta S. Orsola circondata dalle sue

compagne
e

(fg.

220)
alto

sono adunati
collare,

pi vari modelli di vestire

tuniche

attillate

con

poco oneste ciprane, mantelli


;

di vaio

secondo

gli usi descritti

da

Giovanni de Mussis
sulle vesti a

delle perle sono intrecciate nei capelli, sono trapunte


si

formare ornati e imprese quali

trovano menzionate negli

inventari del corredo di Valentina Visconti.

Anche un
e

altro

dei

caratteri

salienti

dell'Arte

fra

il

Trecento e
si

il

Quattrocento, un altro singolare aspetto del nuovo realismo,

manifesta,

precocemente rispetto ad
e

artisti d'altre regioni,

nell'opera del minia-

tore del codice parigino


alla

di

altri

maestri lombardi che appartengono

sua medesima

sfera.

Prima
l'Arte,

di vincere ogni difficolt del ritrarre

l'uomo nei suoi


il

atti

pi

istantanei, e in tutti gli aspetti,

come

essa fece durante

Quattrocento,
esercit
feli-

non
la

libera ancora da molti convenzionalismi gotici,

cemente

sua nuova virt di osservazione volgendosi a scrutare e a


si

ri-

trarre gli animali, gli ingenui esseri che


allo studio dell'artista.

offrono quieti e inconsapevoli

Non

gi che l'Arte avesse trascurato per l'innanzi

Tav. XIV.

Parigi, Bibl. Naz. ins. lat

757: Nativit

tli

Maria.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


di tentare di rappresentarli,

289

ma
del

nelle sue osservazioni


^,

si

sovrapponevano

allora gli schemi

stilistici

ch'essa seguiva

non

si

esplicava ancora l'og-

gettiva e scrupolosa visione

vero

che

doveva apparire pi tardi e

Fig. 220.

Parigi, Bibl. Naz.: ms.

lat. 737.

pervenire, nella prima met del Quattrocento, alla cristallina limpidezza


dei disegni del Pisanello.

'

VON ScHLOSSER,

Intorno alle rappresentazioni di animali nell'Arte medioevale, e alla loro forma schematica, cfr. J. Ziir KeniUtiiss der knstler. Ueberlieferitng {Jalirb. d. kiinsthist. Samiil. d. a. Kaiserh., 1903,

280 e segg. 322 e segg.).

37

290

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Ma
mali.

assai

prima del Pisanello,

altri maestri, nella

Lombardia, mostral'aspetto
la

rono uno squisito sentimento


Di ci

di realisti nel

ritrarre

degli

ani-

documento precoce,

nel codice

parigino,

miniatura

Fig. 221.

Parigi, Blbl. Naz.: ms.

lai.

757.

rappresentante una tentazione di


suolo, circondato dalle belve
:

S.

Antonio

(fig.

221). L'eremita,

caduto

al

e se nella sua figura, e


tratti

anche nella vieta


gli

forma del paesaggio,

si

trovano ancora molti

manierati,

animali

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

291
assai esatto

che

l'artista

pot ritrarre

dal

vero,

sono disegnati in

modo
ci

ed oggettivo ^

Per

tale

sua qualit

il

miniatore del codice di Parigi

prepara alle

opere dell'artefice che dominer su ogni altro nella Lomhardia alla fine
del Trecento
;

d'altra

parte egli

si

pu collegare

allo

stesso

Giovanni da

Milano,

il

quale

negli
il

atTresclii di S.

Croce aveva adoperato anche nel

raffigurare gli animali

suo vigoroso e oggettivo

modo

di osservare.

Fig,^222.

Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat. 757.

conviene pure connettere

l'arte

di

Giovanni di Benedetto e del-

l'anonimo miniatore del codice di Parigi con quella dei frescanti di Mocchirolo, di Lentate, di Albizzate, perch
si

accordano
e

le

miniature dei due


chiaroscuro, nel

codici cogli affreschi

nel

colorito

delicato

privo

di

modo
per
la

di ideare le narrazioni sacre quasi scene di genere, talvolta

anche

nel tipo delle figure

in

qualche

particolare

delle

composizioni. Cos
il

miniatura che, nel codice parigino, rappresenta

devoto inginoc-

zato, del taccuino di Villard

Le pi realistiche sono le figure dei cani. Il leone si potrebbe ancora paragonare a quello, stilizde Honnecoiirt: v. J. vox Schlosser, op. cit., 280. Si veggano anche gli animali in una delle scene della creazione (fig. 222).
'

292

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Fig. 223.

Parigi, Bibl. Naz.

ms.

lat. 757.

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


chiato dinanzi alla Vergine
(fig.

293
l'artista

223)

si

potrebbe sospettare che

abbia avuto presenti

gli

affreschi di Mocchirolo, poich anch'egli dispone

dei rossi cherubini intorno al trono della


librati

Madonna

una schiera

di angioli

sopra

il

devoto.
le

Quella miniatura fra

pi belle del codice di Parigi \ Sul fondo

d'oro ornato di losanghe, nel trono di delicato colore cinerino sta seduta

Fig. 224.

Parigi, Bibl. Naz.: ms.

lai. 757.

Le proporzioni e gli intenti del nostro lavoro ci vietano di descrivere minutamente le miniature del codice, importantissime per variet e novit di iconografia che dimostra quanto fosse geniale il miniatore. Si osservino fra le altre miniature quelle rappresentanti S. Niccol da Bari (fig. 224), S. Michele che caccia il diavolo nella voragine infernale (ce. 350), il Battista che va cogliendo le locuste (ce. 376 v.).
^

294

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

la Vergine, vestita di rosato e di

azzurro
il

il

suo viso colorito di car-

nicino tenue, senza ombre,

come

corpo del Bamliino, ch' curiosamente


sta

circondato di un disco raggiante. Sul terreno fiorito


devoto, nelle sue splendide vesti
:

inginocchiato

il

ha calze rosse
nelle

attillate

con punte luncin-

ghissime, corsaletto scarlatto a rami e a figure d'uccelli, cappuccio,


tura d'oro, collana,
e

molti

anelli

dita.

Sotto

la

minuta zazzera

bionda,

il

viso dell'ignoto gentiluomo

ha un vivo aspetto individuale nelle

sue forme pingui, negli occhi bovini volti timidamente verso la


e
il

Madonna

Bambino che gli sorridono. Anche per lo studio dell'aspetto individuale umano,
mentre

per vivezza
dei fre-

di espressione l'opera del miniatore

pu compararsi con quella


fra

scanti di Mocchirolo e di Lentate,

d'altra parte essa ci offre


i

modo
quali

di collocare a lor luogo altri dipinti della fine del Trecento,

giova ora ricordare soltanto un affresco

della

chiesa

di

S.

Lorenzo, a
^

Milano. Quivi l'arcosolio della tomba della famiglia dei Robiani


corato di un affresco rappresentante la
inginocchiati che le sono
(tav.

de-

Madonna
S.

in trono fra e

due devoti
S.

raccomandati da

Ambrogio

da

Lorenzo

XV). La parentela
si

stilistica ch' fra l'affresco e le

miniature del co-

dice di Parigi

manifesta nel piegare angoloso del manto della Madonna,


;

nei lineamenti larghi ed esagerati dei ritratti dei devoti, nel colorito
curioso riscontro
il

ed
indi

trovarsi
Il

anche

nell'affresco

la strana raggiera

torno

al

corpo del Bambino.

frescante ha

una maniera pi vigorosa


S.

quella del miniatore, specialmente nella figura di


dellata
viso,

Ambrogio, ch' moe

con chiaroscuro

possente

nelle

forme contorte
vario carattere.

aggrottate del

ma

alle figure la stessa spontaneit di espressione, e

con uguale

agile spirito di osservazione

ne ritrae

il

Fra
nel
di

molti artefici che

si

adunarono a Milano
anche

sulla fine del Trecento,

primo periodo

della costruzione del

duomo, venuti da diverse


d'oltralpe, a volta a volta in
de' Grassi
^,

parti

Lombardia

e dltalia, chiamati

auge

e in discredito, fu de' principali

Giovannino

il

quale, per pi

' Che la tomba sia dei Robiani attestato da un'iscrizione del 1811. Il Malaguzzi (Piti, lonib., 92) not neU'afTresco delle affinit con la tavola di Cristoforo de' Morelli di propriet di B. Gabba ma crediamo che il dipinto sia di tempo anteriore al pittore cremonese, e appunto della fine del Trecento Cfr. P. ToEscA, Michelino da Besozzo e Giovannino de' Grassi (L'Arte, 1905, pag. 329 e segg ). Sarebbe ozioso il confutare l'opinione del Calvi [Notizie de' principali architetti, ecc., Milano, 1859,1, 85 e segg.) che Giovanni da Milano e Giovannino de' Grassi siano una sola persona (v. anche: Mongeri, L'Arte del minio nel ducato di Milano, nelVArch. st. Lonib., 1885, 531). Per tutte le notizie riportate intorno a Giovannino de' Grassi, cfr. Annali del Duomo, op. cit. ad annum, e indici.
'^
:

fa

o
a

>
>

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


di

295

un decennio, diede
ai

alla

grande intrapresa

la

sua multiforme attivit

di architetto, di scultore, di pittore, di miniatore e di disegnatore,

mentre

attendeva anche
Il

primi lavori per

la

Certosa di Pavia ^

maestro, forse originario della regione comasca, menzionato per


volta, nei

la

prima

documenti della Fabbrica del duomo,

il

1389

si

provvede allora a spese


di S. Gallo abate, ch'egli

di oro e di azzurro occorrenti in certa

immagine
maggiore.
i

doveva dipingere in una


affidati a

tela

per

l'aitar

da quell'anno

in poi

vengono

Giovannino

de' Grassi
:

pi di-

versi lavori. Nel 1390 egli eseguisce disegni e dipinge varie cose

un'imma-

gine di papa Bonifacio IX, due

"

maest

una
Nel

figura di S. Gallo con le

insegne del

Comune
egli

di

Gian Galeazzo.

1391

S.

dimorava allora

Giovannino

de' Grassi a porta

comacina, parrocchia di

ramara
anno

s'impegna a lavorare delle figure di

Tommaso in Termarmo probabilmente


:

quel bassorilievo di Cristo e della Samaritana pel quale gi nello


ricevette
;

stesso

pagamenti, sebbene poi

non

lo
la

collocasse in opera

che

nel 1396

forse

appunto per
^.

tale

lavoro

Fabbrica

gli

concedeva

l'aiuto di

un garzone

Assunto allora stabilmente


stesso egli dipingeva, con
in

nell'ufficio di

ingegnere del duomo, l'anno


di

due

altri maestri, la figura

papa Bonifacio
la citt

uno stendardo da portarsi

nelle processioni che

andavano per
"

raccogliendo elemosine in pr' della Fabbrica. Nel 1392 perdurava nel suo
ufficio, e gli

erano date delle grandi carte perch


.

vi

disegnasse dei
:

medros
il

pr fenestris

L'anno dopo

lo si

vede intento ad altro lavoro

indora

libro della figura, scolpita, d'un re,

da collocare nel fianco meridionale del


orn d'oro e di colori
porte delle due

duomo
di gotta

^.

Nel 1395
,

e doveva

essere gi inoltrato negli anni, che soffriva


le

Giovannino

de' Grassi

sagrestie, giovandosi dell'aiuto di

suo fratello Porrino, anch'egli miniatore*;

attese

pure a dar disegni di

trafori per finestre, e di capitelli.

L'anno sussecon

guente, disegn la tavola per l'aitar maggiore, orn di colori una figura
dell'Eterno nella sagrestia meridionale e
il

bassorilievo di Cristo

la

Samaritana, diede dei modelli per

capitelli, e

anche dipinse nella sagrestia


di lui
i

un mappamondo.
della Fabbrica.

Poi, per pi che

un anno, tacciono

documenti

Magenta, // Castello di Pavia, op. 11 Nebbia (La Scultura del Duomo qualche altro lavoro.

cU.,
di

I, 381 L. Beltrami, La Certosa di Pavia, Milano, 1895. Milano, Milano, 1908, pag. 9) riferisce il documento del 1391 a
;

3 ^

Cfr. U. Nebbia, op.

cit., 13.

Qualche traccia delle pitture decorative di Giovannino de' Grassi resta ancora nella scorniciatura del coronamento della porta verso la sagrestia aquilonare del duomo ma sono segni ormai quasi im;

percettibili.

296
Il

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


5 luglio del 1398 venne a morte l'operoso
alle esquie dell'artista
figlio

maestro.

La Fabbrica

del

duomo provvide
il

che aveva tanto lavorato in


de'

suo servigio, e ordin che a suo


fosse pagato

Salomone
" "

Grassi, miniatore,

lavoro fatto in un libro del

Beroldo

secondo
et

il

com-

puto delle miniature lasciato dal defunto,


fabricae

legalis

homo

amicus diete

deliljer

anche che un modello

di legno

che Giovannino de'

Grassi aveva costrutto, fosse posto in luogo riparato, cos da potersi con-

servare a pr' degli ingegneri del

duomo

diede poi in consegna a Sa-

lomone de' Grassi i numerosi disegni paterni. Sono scomparsi i disegni, il modello, le tele che Giovannino esegu per il duomo; le pitture delle quali egli orn le porte delle sagrestie
sono scolorate
Samaritana,
al
:

non
quale

si
il

conservato che

il

bassorilievo del Cristo con la

maestro attese per lunghi anni, sinch nel 1396


(fig.

esso fu collocato sul lavabo della sagrestia meridionale

225).

L'archivolto del lavabo adorno


fogliami gotici tra
i

di

archetti pensili e di frastagliati

quali

emergono

delle figure di angioletti ignudi


il

che
e
la

recano lettere a formare, e a ripetere,

motto

pax.

Ancora

l'arco

sua alta cuspide recano delle tracce scolorate di iscrizioni e di ornati, dei
quali l'artista miniatore aveva rivestito
i

marmi.

La composizione
la

del bassorilievo

della Samaritana nascosta in

non manca di originalit. La figura parte dal primo piano, roccioso e per ci
;

scena acquista certa profondit prospettica che

l'artefice,

pittore

piut-

tosto che scultore,

doveva esser
de' Grassi

tratto a ricercare.

Le impacciate movenze
l'impetraspare

del Cristo, e la stentata fattura dei particolari,


rizia di

troppo accusano

Giovannino

nel

lavorare

il

marmo, ma pur
della

un vivace sentimento realistico nell'aspetto donna del popolo, vestita di umili panni, nel mente l'anima semplice e bonaria.
In quello che
il

Samaritana,

robusta

cui viso espressa chiara-

bassorilievo ha di pi originale, nel suo allontanarsi


plastico per cercare di esprimere un'impressione

da un

effetto

puramente

pittorica, esso

corrisponde a tendenze

che

ormai erano penetrate nella

Scultura ^ e non in

Gi lo stesso

Lombardia soltanto. Bonino da Campione, che pur modellava con tanto rude
aveva ideato
il

plasticit le sue figure,

mausoleo

di Cansignorio della Scala,

a Verona, con

animo

piuttosto di pittore che di scultore,

componendo

le

' Cfr. A. G. Meyer, Lombardische Denkniler, Stuttgart, 1893, pag. 126 e segg. l'importanza di Giovannino de' Grassi nell'Arte lombarda della fine del Trecento.
:

II

Meyer intravide bene

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


molteplici guglie,
i

297

tabernacoli, le

ombre

le luci

continuamente varie
varc

entro le archeggiature.

Giacomo da Campione,

nelle sculture delle quali

orn

la

porta della sagrestia settentrionale del

duomo

di

Milano,

Fig. 225.

Milano, duomo. Giovauniiio de' Grassi: Cristo e

la .Samaritana.

anche pi
la

limiti della Plastica.

Le

altissime cuspidi gotiche che coronano


;

sua opera tendono a

effetti pittorici
il

la parte principale,

il

bassorilievo

rappresentante l'Eterno fra


dei santi,

gran cerchio degli angioli, dei patriarchi e non ha pi l'unit di piano che sempre si era imposta ai maestri
38

298

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


anzi
le

campionesi

sue

molte figure sono disposte in varia profondit

come

nel grande rilievo scolpito da

Hans von Fernach,

gi nel 1393, per

la porta della sagrestia dirimpetto,

nel quale la tendenza a rappresenta-

zioni prospettiche parve tanto eccessiva che a moderarla furono chiamati


altri

maestri,
Si

quali modificarono

il

coronamento ideato dallo scultore

tedesco.

affermavano tanto anche nella Scultura in


si

Lombardia

le

ultime forme dell'Arte gotica che intanto


nell'architettura dell'aerea
Il

esplicavano meravigliosamente

mole

del

duomo.
vivamente
Esso

bassorilievo di Giovannino de' Grassi dimostra quanto

l'artista

abbia preso parte alle pi

nuove ricerche
ci

della

Plastica.

appare tuttavia di fattura cos incerta che


altre sculture, quali

vieta di attribuire al maestro

sono l'architrave della sagrestia meridionale del duomo,


aquilonare \ e l'altare maggiore della chiesa di
si

la lunetta della sagrestia


S.

Eustorgio

^,

nelle quali

trova una finezza che lo scultore del bassoIl

rilievo della

Samaritana non possedette.


ed
probabile

maestro, poco esperto nel la-

vorare

il

marmo, diede

tuttavia disegni e modelli ai tanti scultori e scal

pellini del

duomo

che

siano

stati ideati

dalla sua fan-

tasia molti degli ingegnosi trafori delle finestre,

molti dei capitelli della


gotici
(fig.

navata maggiore

ornati di basi

di

baldacchini
e

226).

Ma
ci fu

delle grandi carte ch'egli disegn a tal fine

che

Salomone, suo
:

tglio,

ebbe in custodia dopo


bens

la

sua morte, non abbiamo nessun avanzo


prezioso
taccuino
nella

conservato

un

suo

biblioteca Civica

di

Bergamo
Il
i

(cod. A, VII, 14).

volumetto venne rilegato qual' ora forse nel secolo XVII,

ma gi tutti
il

suoi fogli, membranacei, erano raccolti insieme


li

quando

nel 1542

poscol

sessore

numer appunto
e

nell'ordine che
la

hanno ancora, segnandoli

proprio

monogramma

con

data
essi

^.

In origine, probabilmente,

non costituivano un solo taccuino,


degli
altri
;

che alcuni sono di formato

minore

perci conviene pro-

cedere cautamente nella loro classificazione

stilistica

poich potrebbero

anche essere

di diversissima provenienza.
de' Grassi

Caposaldo nell'attribuzione dei disegni a Giovannino

un

U.

Nebbia, op.

cit.,

19 e 24

Venturi, Storia, VI,

41.

Contraslano troppo quelle sculture, nitide nel

taglio

del

marmo,

col

bassorilievo eseguito da Giovannino de' Grassi. Soltanto in

un

bassorilievo della

deambulatorio del duomo, troviamo qualche relazione con la maniera di Giovannino de' Grassi. " A. G. Meyer, op. cit., loc. cit. Anche queste sculture, le quali sono affini allo stile di Giovannino de' Grassi, mostrano un magistero fermo di scultore, non l'incertezza del marmo intagliato da Giovannino stesso. 2 Cfr. per la descrizione di tutto il contenuto del codice: P. Toesca, Michelino da Besozzo e Giovannino
Piet, nel
de' Grassi (L'Arte, 1905, pag. 338).

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


foglio (ce. 4 verso) che reca scritto, di
"

299
secolo

mano

della

fine

del

XIV:

Johininus de Grassis designavit


talune

(fg.

227). Vi

sono disegnate pi figure


scure e con luci bianche.

di animali, a penna,

con

tinteggiature

Un

leone, accovacciato

a pie del foglio, potrebbe compararsi con quello

della

miniatura della

Tentazione di

S.
i

Antonio nel libro


tratti calligrafici

di preghiere

della biblioteca Nazionale di Parigi per

che ancora sono

Fig. 226.

Milano, tluonio: capitelli dei pilastri.

nel suo disegno

ma

le

altre

figure

dimostrano nel disegnatore tanto


sarebbe

acume

di

osservazione, e tale sicurezza nel ritrarre oggettivamente ogni

vario loro particolare, che a


tracciate
testa

primo aspetto
:

si

indotti a crederle

da

artista

quattrocentesco
tale verit

nell'aquila la

movenza

ardita

della

colta
"

con

che

il

Pisanello non l'avrebbe disdegnata;

l'aspetto del
di

becho salvaticho

riprodotto

con l'accuratezza oggettiva

un

naturalista.

300

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Ma non minor
de' Grassi,

valore conviene

dare

ai

disegni

contenuti nell'altra

faccia (ce. 4 recto) della

medesima carta segnata col nome di Giovannino che per molte ragioni non dubitiamo di attribuire al mede-

Fig. 227.

Bergamo,

Bibl. Civica: cod.

A.

va.

14.

Simo disegnatore
uniscono

dai quali

non

possibile disgiungere quelli dell'opposta


stile

carta (ce. 3 verso),


a'

che

si

assomigliano non soltanto per lo


:

ma

si

primi quasi in una stessa composizione

da un

lato (ce. 3 verso)

una donzella seduta a

terra sta in atto di accordare l'arpa

mentre ima

'J -3

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>

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

301

compagna
di

le

si

avvicina
"

dall'altro

(ce.
.
. . .

4 recto)
,

una
la

fanciulla

canta

su

un libro:

domine

labia

mea

mentre

sua compagna

l'ascolta (tav. XVI).

Che

codesti nobili disegni appartengano ad artista degli ultimi decenni


e

del Trecento, appar certo per la foggia delle vesti

delle

acconciature,

simile a quella che ricorre nelle mi-

niature del libro d'orazioni della biblioteca Nazionale di Parigi, e anche


in molti altri

monumenti
il

di data si-

cura.

Che

essi siano

opera di Giovan-

nino de' Grassi,


nel verso di

cui

nome

segnato
si

uno

dei loro fogli,

pu
di

dimostrare non tanto per comparazione col bassorilievo del

duomo

Milano, ove tuttavia

si

potrebbero

tro-

vare raffronti nelle forme delle pie-

ghe de' panni, quanto per confronto

con

le

miniature che avremo ragione

di attribuire al

maestro e

al

suo pi

diretto discendente artistico, al figlio

suo Salomone.
Sul fondo della pergamena
le fi-

gure sono toccate con delicatezza che


si

pu

dire squisita

ombre

rosate e
i

leggeri tratteggi bianchi sfiorano

visi,

che sono sottilmente delineati


chiostro
;

d' in-

capelli

hanno una tenue


sono colorate

tinta giallina.

Le

vesti

con una grande soavit, ora bianche con


lievi

ombre

azzurrine,

ora

di
Fig. 228.

Bergamo, Bibl. Civica: cod.

A. vii. 14.

malva, ora di color perso con


tratteggi di biacca.
Il

sottili

colorire che

ammirammo

nella figura di S. Caterina

affrescata nell'oratorio di Mocchirolo, che

ritrovammo predominante,

ma

per opera di

artisti inferiori, negli affreschi di

Leniate e di Albizzate, poi

nelle miniature di
l'ufiziolo di Parigi,

Giovanni di Benedetto e delf ignoto maestro che orn


perviene alla pi perfetta raffinatezza in questi
di-

segni.

Nei quali non v' durezza di chiaroscuro,

ma un

continuo sfumare

di tinte tenere e guazzose,

una morbidezza grande

di forme.

302

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Molti altri disegni del taccuino di

niera

che quella di Giovannino de'


(ce.

Bergamo mostrano la stessa maGrassi. Nel medesimo modo sono


con un rotulo sul quale
scritto

disegnate

5 verso) cinque figure di giovini, vestiti nel costume della


atto di cantare,
(ce. 29)
:

fine del Trecento, in


"

pote

In

un

altro foglio

una donzella seduta a

terra, in atto

di toccare le corde di un'arpa, simile in tutto, nello stile, ai precedenti

disegni, segnata

con

tinte diafane e

con luci bianche quasi impercettibili ^


Altrove
figura
essere,
(fig.

228)

appare
salvaticiis,

la

strana

deWhomo

bizzarro

familiare anche alla fantasia

del
la

popolo milanese, che, nel 1404,

Fabbrica del

duomo
"

ne faceva esegli

guire una statua da collocare fra


altri

fantastici
si

giganti

dei

quali

allora

popolava l'esterno della cat-

tedrale ^ L'artista lo espresse con la


clava, in atto di

imporre

silenzio, e lo

tratteggi

con una finezza che bene


altri disegni.

pareggia quella degli

An-

che uno studio delle pieghe


(fig.

di

un velo

229) per le sue tinteggiature de-

licate

pu
:

attribuirsi

a Giovannino

de Grassi

vi

si

pu riconoscere
assunta gi

r impresa del fazzoletto annodato, o


"

capitergium cimi gassa

da Gian Galeazzo Visconti.


Pi timido, e ristretto nelle forFig. 230.

Bergamo,

Bibl. Civica cod. A. va.

14.

me, un disegno
tante

(fig.

230) rappresen-

un vascello

sul quale

sono

certi

barcaioli
di

con un leopardo,
de' Grassi,

ma

in altri molti fogli si ritrova la

maestria

Giovannino

specialmente in disegni di animali che, per rea-

Giova ricordare ch'era nel corredo di Valentina Visconti " fermalium unum auri ad unani domin da escludere , e ciie in altri gioielli erano colombe, pellicani, daini che qualcuno dei disegni di Bergamo sia stato eseguito appunto per lavori di siffatto genere o per imprese da ricamar sulle vesti. Mi sono anclie domandato se il taccuino di Bergamo debba considerarsi come un libretto di modelli simile a quelli illustrati da J. von Schlossir (loc. cit., 314 e segg.) o come una raccolta di schizzi originali; e osservando il naturalismo e la spontaneit di gran parte dei suoi disegni mi sembra di poter affermare che questi siano d'invenzione originale quasi tutti, salvo alcuni che si possono credere copiati anche da decorazioni parietarie (cfr. ce. 8, 16, 20). 2 Annali del Duomo, App. 1, 268. Anche in un'iniziale (ce. XLVIII) del libro di preghiere della Nazionale di Parigi, test illustrato, ricorre la strana figura, ch'ebbe gran fortuna nell'Arte oltramontana.
'

nam sonantem unam arpam

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


lismo, gareggiano con quelli del foglio segnato
col

303

nome

del maestro, e

per

modo

di tinteggiare

sono pari

ai

pi delicati disegni di figura.


il

Con acume, con precisione


pi svariati
:

oggettiva,

disegnatore ritrasse

modelli

ora animali

rari,

quali

prncipi solevano mantenere nei

Fig. 230.

Bergamo,

Bibl. Civica: cod. A.

vii,

14.

loro giardini

e in gran

numero

se

ne trovavano,
^

sul

finire

del

Tre-

cento, nel parco del castello visconteo di Pavia

che nell'accurata osservazione dell'artista


talora anche ritratti

si

, ora animali comuni svelano in nuova bellezza,


al

non senza un certo umorismo. Presso

cavallo sta

'

e. Magent.v, /; Castello di Pavia, op. cit.,

I,

117 e segg.

304
il

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


il

mulo caparbio

cervo protende

il

suo

muso

ossuto e fine

(fig.

231)

l'asino ascende per un sentiero alpestre; per tutto sono

levrieri, bracchi,

caprioli e daini.

In

un

foglio

(fig.

232) presso ad

un mastino incatenato

uno struzzo con le gracili gambe rosee, con il corpo lievemente ombrato dalle piume brune e accanto ha scritto, di mano antica " uno struzo che padisse lo ferro . In molti fogli, che per
tratteggiato sottilmente
;
:

confronto con la carta segnata del

nome
buire

di
al

Giovannino

si

possono

attri-

maestro o a qualche suo


seguace, raccolta ogni

fedelissimo

variet di uccelli,
tici,

domestici e selva;

coloriti

con tutta verit


il

l'upupa,

r avvoltoio,
gallo
(fig.

cardellino,
vi
si

il

pappa-

233)

specchiano di

carta in carta nelle lor forme veraci


e nei loro

mutevoli colori ^
foglio

Qualche
aveva lasciato
essere
tori
:

che

il

maestro

intatto,

pot pi tardi
altri

adoperato
tali

da

disegna-

le

carte

che contengono
a

un

alfabeto

ispirato

stampe

te-

desche, della seconda met del Quat-

trocento ^
dei

Ma
il

nella

maggior parte
eccezione di al-

suoi

fogli, fatta

cune

carte,

libretto di

Bergamo

fu

disegnato
Fig. 231.

da Giovannino

de' Grassi.

Ed
Bergamo,
Bibl. Civica: cod. A. vn. 14.

tale che altera di molto,


il

come

vedremo,
svolgersi dell'Arte nell'Italia superiore fra
il

concetto tradizionale dello


il

Trecento e

Quattrocento, e

pone

in

nuova luce l'importanza ch'ebbe

allora la Lombardia.

Dalle ce. 9 alle 15, nelle quali la serie degli uccelli, il formato dei fogli alquanto minore che nel resto del codice, cosi che pu sospettarsi che quelle facessero, in origine, parte a s. * A ce. 26 e 27 certi foglietti ricuciti sopra quelle carte contengono un alfabeto miniato, con lettere bizzarramente composte di intrecci d'uomini e d'animali, che prosegue a ce. 29 v., 30, 30 v. L'alfabeto corrisponde intieramente in qualche iniziale alle incisioni del maestro E S. (cfr. P. Toesca, A proposito di
*
.

Giovannino de' Grassi ne L'Arte, 1906, pag. 56) e, dopo lungo studio, crediamo si debba attribuire ad artista della seconda met del Quattrocento non a Giovannino de' Grassi, anche perch questi nell'ornare le
iniziali spieg tutt'allra, e originalissima,

maniera.

disegni della Galleria degli Uffizi (2204

2266

f),

con

iniziali

composte in ugual modo, sono

d'artista

oltramontano.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

305

Se
e

il

taccuino della biblioteca Civica di


riunirsi strettamente

non potesse

ad

altri

Bergamo monumenti

fosse opera isolata,


d'arte che spettano

allo scorcio

del

secolo XIV, potrebbe

alcuno

dubitare degli argomenti

Fig. 232.

Bergamo,

Bibl. Civica

coii. A. vii. \4.

tempo pi tardo cos da non doversi mutare per nulla le linee, da tempo ciate, dello sviluppo dell'Arte nell'Italia settentrionale. Ma abbiamo
portati per attribuirlo a

Giovannino

de' Grassi, e crederlo di

assai tracaltre

opere

le quali

rischiarano pi intieramente la figura del maestro dimenti39

306
calo, e

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

valgono a dimostrare che

il

taccuino di

Bergamo appartenne davil

vero a Giovannino de' Grassi.


Si trova

ora nella biblioteca del principe Trivulzio

codice

conte-

nente quel trattato di Beroldo intorno alle consuetudini della Chiesa mi-

Fig. 233.

Bergamo, Bibl. Civica: cod.

A. vii. 14.

lanese che, nel 1396, la Fabbrica


calligrafo

del

duomo aveva
e pel quale,

fatto trascrivere dal

Andriolo de' Medici di Novale,


de' Grassi, essa
i

poco dopo
note

la

morte

di

Giovannino

aveva ordinato fossero pagati a Salomone,


le

figlio del

defunto,

conti delle miniature secondo

che Giovan-

nino stesso ne aveva lasciato.

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

307

rileggere l'ordinazione della Fabbrica, sorge

il

dubbio che quelle

miniature non fossero opera di Giovannino, bens fossero state eseguite

da Salomone de' Grassi sotto

la

direzione

del

padre,

il

quale,
il

avendo
prezzo ^

forse avuto egli l'incarico del lavoro, ne

aveva poi richiesto


si

Ed
il

prudenza

il

mantenere

tal

dubbio sinch non

offra

un mezzo

sicuro per distinguere la maniera di Giovannino da quella di Salomone,

quale a credere

si

fosse formato alla scuola paterna.


de'

Che anche Salomone

Grassi

praticava

l'arte,

come

il

padre e

come
il

lo zio paterno,
il

Porrino

de' Grassi.
la

Negli

atti

della Fabbrica del

duomo

suo

nome appare per


il

prima volta nella deliberazione per


L'anno stesso della
al

pagamento

delle miniature del codice di Beroldo.

morte del padre,


della Fabbrica
:

21 settembre 1398,

Salomone era assunto

servizio

un gonfalone da mandare a Verona, coloriva una statua della Maddalena, ornava una bandiera da collocare
nel 1399, dipingeva
in vetta
al al

campanile. Frattanto

egli

lavorava anche per

il

duca, upa

settimana

mese; e mantenne

tale impiego,

occupato in ornare certo libro

per la duchessa, anche nell'anno 1400, in cui pur esegu un disegno per
il

mausoleo
Il
"

di

Gian Galeazzo. Poi cessa ogni notizia di

lui

^.

Beroldo

della

biblioteca

Trivulziana (cod. 2262), un


il

grande
la

manoscritto

membranaceo, riproduce
lamentata in antico

testo dell' antico

codice che

Fabbrica volle trascritto da Andriolo, e reca molte tracce dell'incuria del


calligrafo, gi
;

conta 359

carte,

divise
;

appunto nei
rilega-

36 quinterni di pergamena che furono pagati allo scriba

ha una
che

tura rinforzata di borchie, di spigoli e di fbbie, quale fu ordinata dalla

Fabbrica

ornato di innumerevoli
"

iniziali rosse e

azzurre

si

pu

ben credere siano 4334

parvae

1550

"

litterae

psalmorum magnoinfine,
,

rum

quante cio furono computate da Giovannino de' Grassi; e


lettere

ha molte

miniate d'oro e di colori,

le

"

litterae a
il

pennello

delle
e
il

quali la deliberazione della Fabbrica


cui prezzo,
"

non indica
,

numero
di
tale

preciso

computata

littera

magna prima
di

super

gran

lunga

quello di tutte le altre.

E un complesso

concordanze

da rimuovere

Trascrivo testualmente, perch importante nella sua ambiguit, la deliberazione presa dalla Fabbrica ril agosto 1398. Archivio del Duomo: Libro delle Ordinazioni, ce. 208 v.: " Item providerunt quod
'

fiat reverendo magistro Salamoni, flius quondam magistri Johanni Inzigncrii fabrice pr eius solutione et remuneratione aminiature, et ordinature litterarum libri qui apelatur beroldus fabrice exemplatum a beroldi ecclesie maioris mediolani secundum formam expensarum. Inde factarum et remundatoris de aminiature, datum ut scriptum per ipsum magistrum Johanninum ad offtium deputatorum (segue la lista delle miniature) " attento quod magister Johannes predictus erat legals homo et amicus diete

fabrice qui
^

non dedisset

in scriptis

quaecumque

ultra veritatem

Annali del Duomo, passim.

308

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


il

ogni dubbio che

codice trivulziano non sia quello stesso ricordato nei


scritto nel 1396, e

documenti del duomo,

miniato prima del 1398 ^


il

Che pi mente nelle


j.im>.

di

un

artista

abbia atteso ad ornare


;

codice, appare chiara-

iniziali

miniate

le

quali tuttavia

hanno tanta omogeneit da


il

dimostrare che

lavoro fu diretto
il

da un solo maestro,
urniicrinrginic^cbnt
vitr^

quale dovette
i

i^

informare col proprio

stile
i

suoi col-

ir

itplcmrr.ingiuncf

laboratori, e forn loro

singolaris-

ccmmatotnrwnii
lojqunfincnctiitxt :^mimr nccpit p^cfhir e

simi

concetti
il

degli

ornati
a

che

fre-

giano

volume.

Non

dubitare

^TXvcwmanw
^

ch'egli sia stato

appunto Giovannino

ctjirrct>:c

^fUie^nctcr tomt

Ama

de' Grassi, che poi present alla

Fabil

GionAtibipAnrffio:\

brica

il

computo

delle

spese per

nmqtinto mmtmctoi
1"^

lavoro compiuto:

ma
si

soltanto in qual-

ai-

che rara iniziale


nezza
uguagli
di

ritrova

tale

fi-

ni
nrf

disegno

di colorito

che

quella del taccuino di Berdi frequente, al

m;
f/^'

gamo; pi
le

paragone
de' Grassi,

ini noi CVA

coi disegni di

Giovannino

miniature

hanno forme
stridenti.

pesanti,

luci

troppo

probabile,

Ir

__ ucnm Cmctificxm te cf t>lbin in gnmt>; \on n^iOrdiiom^imifi ^

perci, ch'esse siano

opera non del


di

maestro stesso
che

ma

un discepolo
sua

bene
e,

ritraesse

della

ma-

niera,

probabilmente, di Salomone miniature poi, molto

de' Grassi. Altre

cremar c& mcitm


p>^K^nh?.intrrfnin
-C'

crd
i

scadenti, possono credersi di

un terzo

nVwhcmm mgainb;

coevo collaboratore,
si

del

quale non

ha tuttavia nessuna notizia nei do-

incci

tro in cminib^ m.mp i3c.Tiioni nc0


Fig. 234.

cumenti della Fabbrica.

La maggior
negli

bellezza del codice


I

ornamenti.

quali furono ria'

Milano, Bibl. Trivulziana: cod.

22G2.

cavati

cosa del tutto inconsueta

miniatori

dall'Architettura,

che

pu dirsi che nel libro ornato per la Fabbrica del duomo si rispecchino le forme che allora fiorivano nella decorazione della mirabile cattedrale.
Cfr. M. Magistretti, Beroldus sive Ecclesiae Anibros. Ordines, Milano, Di alcuni miniatori lombardi (L'Arie, 1907, 190 e segg.j.
:

1894, pag. 231 e segg.

P.

Toesca,

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

309

E
per

ci serve di

riprova dell'attribuzione delle miniature. Giovannino


capitelli e di trafori

de' Grassi,

che fu sovente occupato a tracciare disegni di


del

le finestre

duomo,

ricorse a quelle sue stesse fantasie per ornare


le iniziali

le carte del

prezioso volume; foggi

quasi pilastri o pinnacoli go-

?^

JUgnuixlnnnimuii
cnmani nica
cTjnrprcni
.,j

ipcrc)?!
tilt
1!

Tufo

ai

mc.crccmfinn.ii1

CD b ir

iifhtgrhvmiTi

ciim.<r

na
ini
^

niotm 13 C11 ed imi 6 dn


x>aii

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OX CHIC
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ft^it, filar.

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111

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fini

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n .inic.innnusquiuiirc
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niatr mi Par c\im

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crpliane conftnb:

navi
Ito

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l

ai

it

ctnnrjQnnc f.iccr lUc

ino

pjccdfo: mrigiuuc .iinl>K nicinif rcdi0 digiinm pie

wtir nmc ojnciilo. Iqiu


ftU^ fticccflo-VKcUin e hnrdicie.fipiifctn imfTh ucccmnie nmlis diihmo

ni cine fllTO,
tcoi
ci

rar animatili arais, multali

.TDxniiinmiu,qi
ncnirtiffiianft

^ncmacrgircton
lamrncinccpaii

XJcniG
licer

\x\(tx}i

gniTOuo (x

fnnplo: mwib; Cjncn


fturnb.innis pi

ae ccniics

cniib^l^caniu prtn&cU
nurn?tt> oilx nonlTnimi: muifa tincniiCduum ioni
Fig. 235 e 236.

Milano, Bibl. Trivulziana

cod. 2262.

tici (fg.

234)

svolse, sui margini, degli steli

marmorei con

foglie

rampanti e

trafori, simili

a quelli di cui forniva modello agli scultori della cattedrale.

Ora, sul fondo d'oro brunito, nel


architettonici
(fg.

campo

dell'iniziale,

composta con ornati


:

235), sta seduto

un giovane vescovo

il

partito

sobrio

delle sue vesti

pu confrontarsi con quello

della arpeggiatrice

disegnata

nel taccuino di

Bergamo

e le tinte delicate,

con ombreggiature a gocciole

310
di colore,

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

corrispondono tanto
la

al colorito di

quei disegni da essere certo

segno

che

miniatura

opera

dello

stesso

Giovannino

de'

Grassi.

Ora
in

(fig.

236), entro le lettere,

sono
del

figurati degli

animali che per finezza


(fig.

di tratti

rassomigliano a quelli
aliante
sul

taccuino di Bergamo. Ora


foglio,

237),

un certo angelo

margine del

verso
figurette

un'iniziale,
di

che simile per forma a un piliere gotico


vi

due

profeti

sono colorite con audace rapidit, con sentimento grandioso , riapil

pare

lumeggiare delicato,

tratteggi

di

biacca,

che Giovannino

de'

itrcptctcni^

miniapuofc

quuhTiflticc

'/*UfTDcfnnt>J
J]
Fig, 237.

Milano, Bibl. Trivulziana: cod. 2262.

Grassi

adoper nei suoi disegni. Tuttavia


maestro stesso

le

forme dell'angiolo sono

meno
come
si

eleganti di quelle delle figure del taccuino di


al

Bergamo,

che

si

potrebbero attribuire non


le altre

ma

a Salomone de' Grassi,

consimili miniature. Fra le quali conviene collocare anche

un'altra iniziale bellamente

composta

di

ornati

architettonici

(fig.
il

238)

eleva pel margine del foglio un tabernacoletto gotico,

entro

quale

un angiolo
di

vestito di color di

malva

e di azzurro, e

stranamente incurva
nelle finestre del

in alto la cuspide del

suo

baldacchino, appunto
le

come

duomo

Milano s'incurvano

cuspidi dei

baldacchini delle statue.

r
^la
(xlTo-nim. 7\mi^iox}\:

iiKnsaaiicc;ipMiftj
tti fcx&

tVfif^ ci ciTamibnTgiucclci|ir
imctni

^
'

i-^

m^cCi
qfirni"

^IP^-

Vm5 Xua'^ ^'^^^& cflc


ucnnirui
pciofo
[4iiim

jrcngp

nu6 finmiaB

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fingiimeredaimni

Mvn^ fhc ann fcib nuo


'A.,
(if tt>rTi

[con,

trni dticX^tbi
'

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mitm ItcrTnmnprncpmis
aicr^f-ffll ibi

Tic IxiTtiitnmiK.
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ere crcxrpik iUcv)ifq\

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ctifium, |pcr (inc^'c& vie&

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116

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ITI

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d'

Tibi bcrubim

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fcftr, fci'ijQligii.iit

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IX^lcm funr celi crrcrrn

pA Tiuid:me

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^ ne ifto finepttcme n< ^ufhsdirJillTns nn dif fmb iuml^nrdiicniMtiu A\\\> nw qucTDmoii tpcM ;ium\ittc.| inrr due f]^i|l

i.

riofus J\x{Vrl climue, 'v -!cpplTnmm]fMut.ibiU ro.i3nnim n umcrul f anoro-inio inircnr mini?; fcj :, c\* pjhtni

IP

'ncdicnio e&dn'crvii& p. tntin nfi? cr LluT>.ba' cr ^ofi^ ifd'.i fcloi* /nicn


rncipir lib:rp(ii Ircriifm

mnim

4nf imfi im.iicftnneS;! cnancium


^cpiifitcf ccdii^JP

^Tt:mu.noncm ftinVmi Ac
4tn.ibiU6

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tiunn ucni cruicufiU|j

^^biotij. far c*55cl lol-mcn

> <0|.incni qiictn ^.tcdriinf


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s^p.iTiio fan|5ittnr co ftUil!
1,
j^i

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ccnfrUio nn pio^'.ffiuu

II

;ro

Ubcnndiim

fiicc

Ixon ncnroinu ;,ftj migini iittr


pnjiiig

iTr

yj^

<

Tav. XVII.

Milano, Bibl. Trivulziana: cod. 2262.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


nella

311

grande pagina

iniziale,

smagliante di

fregi, di

rami che buttano

fiordalisi, foglie e boccioli d'oro, colorita

probabilmente da Salomone de'

Grassi,

una elegantissima guglia


de' Grassi

gotica sorge dal suolo con leggieri archi


al

rampanti, tutta trafori e pinnacoli, simile forse

coronamento che Gio(tav. XVII).

vannino

aveva ideato per

la

mole del duomo

xl

ncbisliiapir offitin Iti comciuniic> dicbj.tmn ao


in.mi minili q\iDiicfp;i6

mm

2^

n-ir.i;:

pf mi ixniaT.
nonne
tuo CU

'

mimmc
ftccrm

uumiT
nmlilxi

mc.Ttu&

cv.indi

oincm

mcnii?v\ QnDin.iTii.ilian
itifiinrtiinrfiipmc crfiwrtr

mm 1^
v^.;
'

qudimiraifi mcnin/ctiir
u<xindi..i(nit.R-

^<^

pnn idhnc.

i|

Kie m re iwnudiK non

m
%^
|4;

fol

fl^^awiumanlilxinmc/icnpc
Fig. 238.

(cg

Milano, Bibl. Trlvulziana: cod. 2262.

Il

codice trivulziano, che per s

medesimo
volgere

dei pi

importanti

mo-

numenti della
niature e

Miniatura italiana
le

sul

del

Trecento,

ha anche
le

maggior valore perch


il

somiglianze che abbiamo notate fra

sue mi-

taccuino di Bergamo, valgono a comprovar meglio l'attribuci

zione di

questo a Giovannino de' Grassi, e perch

modo

di asse-

gnare

al

maestro e

ai suoi collaboratori
il

anche

altri preziosi libri miniati.


il

Gian Galeazzo,
confini

cui

genio

politico

estese

dominio visconteo a
anche imgareggiare con

non mai pi

raggiunti, afferm la propria grandezza

prendendo

la costruzione della Certosa di Pavia, quasi a

312
la

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


il

grande anima popolare di Milano che innalzava allora

duomo.

Egli
di

lasci

un intimo documento
gli
^

del suo

amore per

l'Arte

anche nel libro

preghiere che

serviva nelle sue devozioni.

Un
bitarsi

ufziolo

posseduto dal duca U. Visconti di Modrone non pu duminiato appunto per Gian Galeazzo perch fra
vi si
le

che non

sia stato

molte altre imprese viscontee


al titolo

vedono

le figure delle

Virt

allusione
stile

avuto da Gian Galeazzo pel suo matrimonio con Isabella di Francia


si

e in tre fogli

ripete

il

ritratto del principe

stesso.

Lo

conil

ferma pienamente che

tpmtmts'm
5<vru-ui

oiiimnofltJlafurihnt
.

manoscritto appartiene
lo

al-

nmi nmin .et cnnim nnrm crftr nimi


v^c^i 111 fcai Unti,
.

scorcio

del

Trecento.
al

m"""^*"*^' ''""
I,

.i"p li

crp iiinjSfMinur

d.tu

Anzi nell'assegnare
dice

co-

t
1

una

data,

si

pu

giun-

gere ad una maggiore ap-

prossimazione osservando

come Gian Galeazzo


rappresentato

vi sia

con linea-

menti pi giovanili che in


altri

ritratti

appartenenti

agli
vita,

ultimi

tempi di sua

notando anche come


le

fra

molte imprese viil

scontee delle quali


;

co-

E/;; Jt4,Cv*:,

-iv-VJ.-,

^:

dice fregiato

non

vi siano

-ZS^
Fig. 239.

quelle che Gian Galeazzo

Milano, Bibl. Visconti di Modrone: unziolo di G. Galeazzo.

sembra aver assunte


tanto

sol-

quando ebbe

il

titolo

di duca, e

come

lo

stemma
Si

del biscione

non

sia

ancora inquartato con


fu miniato in

l'aquila imperiale.

epoca anteriore
*

al

pu perci concludere che l' ufziolo 1395, anno della incoronazione ducale.
;

Il codice si pu dire ignorato un cenno brevissimo ne fece il Mongeri (L' Arte del Minio, loc. cit., giudicandone le miniature " di stile giottesco ,. un ms. membr. (0,24x0,17) di ce. 124, completo, contenente un salterio e varie preghiere. Per la loro particolare importanza, crediamo conveniente di enumerarne le miniature. Ce. 1 Sposalizio di S. Anna. Ce. I v. Elemosina di Anna e Gioacchino. Ce. 2: Gioacchino cacciato dal tempio. Ce. 2 v.: Gioacchino fra i pastori. Nei margini l'impresa del leopardo.

p. 350)

Ce. 18: iniziale. Ce. 22 v. Incontro alla porta aurea. Ce. 36: iniziale. Ce. 45: Nativit di Maria. Ce. 45: iniziale. Ce. 56 V.: Ce. 57: iniziale. Ce. 72: Assunta. Ce 72 v. iniziale. Ce. 86: Sposalizio di Maria. Ce. 86 v. iniziale. Ce. 98 v. Annunciazione. Ce. 99: iniziale. Nel margine, ritratto di Gian Galeazzo. Ce. 102: iniziale. Nei margini, due Virt. Ce. 109: iniziale. Nel margine, ritratto di Gian Galeazzo. Ce. Ili v. iniziale. Ce. 114 v.: iniziale. Ce. 122 iniziale. Nel margine, ritratto di Gian Galeazzo. Ce 126, 130, 138, 140 v. iniziali.
Ce. 3: iniziale entro
il

raggiante visconteo.

Ce. 35 V.:

Gioacchino e S. Anna. Presentazione di Maria.


:

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

313

'^

itixno bumiUarnii .valkfnc. cecca

cv fxc totnm
99^^ rv
Fig. 210.
'-

t'

me dicainomnG?|Taicm r YrVVv y V V V WWW V Y '^'''f'VWW9^!


Yvy<
\'
t"

Milano, Bibl. del Duca U. Visconti di Modrone: uliziolo di G. Galeazzo.

40

314
S'inizia
il

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


codice con quattro miniature a tutta pagina,

che rappre di

sentano storie di
e di preghiere,

Anna

di

Gioaccliino

indi, nel testo,

che

salmi

sono intercalate molte

altre miniature, le quali

occupano

'-

' '-

'-

.JS.^

Fig. 241.

Milano, Hibl. Visconti di Modrone: ufiziolo di G. Galeazzo.

anch'esse per intiero


di ornati

le

pagine, delle storie di Maria.

ogni carta risplende

composti con inesauribile variet.


iniziali

Nelle

sono frequenti

gli

ornamenti architettonici; e rasso(fig.

migliano del tutto a quelli del codice trivulziano. Una di esse che potrebbe essere comparata con
altre

239),

del

codice trivulziano, in

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

315

monocroma azzurro
le Virt,

ha forma

di pilere,

con nicchie entro cui stanno


si

curiosamente congiunto a un padiglione nel quale


e

veggono
della

un giovane

una donzella seduti

al

gioco degli scacchi

nel

campo

aibinonu

ucrannr: nf<'Lnmct> nr.cr qm noucur

cg .luttin anuivn inmand.int muffi

nu.|g|uroKmnim

mni.icii

Uniin.inuiihic.nonib> mie. ut ncni co linda; i

cftccttittr (xiili
lini niitn.JiTcciito

mei uidtx]

qiunio

cDHM-'ti"Ti^'

1114

cnw rum liaif m ipnii

Fig. 242.

Milano, Bibl. Visconti di Modrone: ufiziolo di G. Galeazzo.

lettera,
i

sull'oro hrunito, dinanzi a

un drappo prezioso, David siede


fogge
della
fine

tra
;

suoi

musici,

vestiti

con

le

variate

del

Trecento

presso al suo
dei

trono

sono accovacciati due


del

cani.

Le

figure delle Virt


di

musici hanno riscontro nei disegni

il

taccuino

Bergamo
gli

ma

anche pi convincente

confronto delle figure dei cani con

animali

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

317

Pi

chiari

confronti col

taccuino

di

Bergamo
di

offre

la

miniatura

della Nativit di Maria (tav. XVIII). Nei margini del foglio, decorato delle

imprese e degli stemmi viscontei, sono figure


sparvieri che
si

cervi accosciati

di

direbl)ero ricavate da alcuni dei disegni del taccuino.


;

La
la

scena rappresentata con naturalismo ammirevole

il

quale,

non per

composizione,

che ormai tradizionalmente era trattata quasi

un sog-

//?^

Fig. 243.

Milano, Bibl. Visconti di

Modrone

ufiziolo di G. Galeazzo.

getto

di

genere,

ma

per

le

fresche
di

osservazioni
di

di

cui

l'

artista

si

valso, sorpassa di
artista

molto quello
di

Giovanni
lor

Benedetto e dell'anonimo
di e

dell' ufiziolo

Parigi

nelle

miniature
la

ugual

soggetto.

Con quanto umorismo non


ch'entra
nella

ritratta

briosa
!

decrepita
su

vecchia

stanza

portando
il

alte le

vivande
il

ogni particolare

degli arredi e delle vesti,


la

miniatore esercita
si

suo acume di osservatore,


la figura della fanciulla

sua abilit di coloritore. Ora,

osservi

come

che mesce acqua,

sia simile nelle

sue proporzioni, nel viso, nelle pieghe

318
rgide che
lineata in
i

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

panni formano sulle maniche,


di

alla figura della cantatrice de-

un disegno del taccuino

Giovannino

de' Grassi

si

avr

sicura prova dell'attribuzione che proponiamo.

Altre miniature
stile e

hanno minor

finezza,

pur sempre rispondendo per


fogli del codice tri-

per innumerevoli particolari a quelle di molti


;

vulziano

e si

potrebbero perci

attribuire

Salomone

de' Grassi. Tali

M.

'

Fig. 244.

Milano, Bibl. Visconti di Modrone: uflziolo di G. Galeazzo.

sono quelle dell'Incontro


ziazione
(fig.

alla porta

aurea
(fig.

(fig.

243), della briosa

Annun-

244) e dell'Assunzione

245).

Ma

giova ancora ricordare

che di Salomone de' Grassi non abbiamo nessun'opera sicura che possa
servir di confronto,
s

che l'attribuzione a

lui di

queste e d altre miniaassai verisimile

ture

non pu

dirsi certa,

mentre pu affermarsi essere


lo

perch appare ragionevole ch'egli abbia seguito


assai

stile del
s

padre suo

da vicino,

se

pure non tanto da uguagliarlo.

E anche

potrebbe con-

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO


getturare che
sciato forse

319
ufiziolo, la-

Salomone

de' Grassi lavorasse

appunto a questo

incompiuto da Giovannino, quando nel 1399, e nel 1400, fu occupato lungamente a ornare dei libri per G. Galeazzo e per la sua consorte.

Fig. 245.

Milano, Bibl. Visconti di Modrone: ufiziolo di G. Galeazzo.

due preziosi codici miniati da Giovannino de' Grassi e dai suoi collaboratori possiamo riunire, con altri libri di minor valore, anche, una parte dell'ufiziolo di Filippo Maria Visconti, ora nella biblioteca della
Ai
villa

Landau-Finaly presso Firenze.

320

I.A

IMTTIKA E LA MINIATlliA
|)re<>hierc
le

NKI.I.A

I.OMIUUDIA
l'opera
di

Nel raro libro di

da distinguere

artisti

di

epoche assai diversi

ininialiirc pi recenti
le
i)iii

a|)i)artenf>ono,

come

ve(iaii

dremo,
l'esame

all'et di
'.

Filippo Maria Visconti,


stesso

antiche a quella di
l'ondata
(ce.

(aleazzo

Il

testo

comprova

la

nostra opinione, esso contiene

sulv.)

stilistico,

perch
"

fra le altre |)re<;liiere

la

sefjuentc orazione:

omnipotcns sempiterne deus miserere famulo nostro

domino
in

Galea/, Corniti virtutum et dirige


vite eterne
il
;

eum secundum tuam clementiam


le (piali

viam

preziose parole

dichiarano non sol-

tanto che

codice

fu

eseguito per (ian (aleazzo,

ma
il

anche giovano
Conte
di

a stahilire ch'esso anteriore all'anno 1395, nel quale

Virt

ebbe

il

titolo ducale.
le

fuor di dubbio che

sue miniature

pi

antiche
-':

furono eseguite

anch'esse da (iiovannino e da .Salomone de' tirassi

(puuido poi Filipjo

Maria Visconti,
il

il

cui

monogramma

inscritto in

uno

dei fogli, fece ultimare

lavoro che

miniatori di (lian (aleazzo avevano condotto soltanto in


artista pi recente

))iccola parte,

un

non soltanto

di|)inse di

suo molte mi-

niature,

ma

in

([ualchc

carta

innest

strettamente l'opera propria con


delle parti di ornati
colorire,
e
di

quella dei suoi predecessori

compiendo

ligure

che

((uelli

avevano appena incominciato a


ornamenti

o avevano soltanto

tracciate.

Nella parte pi antica


tutto a (pielli

gli

del

codice
di

rassomigliano del
preghiere di (ian

del

Heroldo

trivulziano e del libro

(aleazzo.
le

Le
sono

iniziali,

ornate talvolta di figure in


(piei

monocromato, hanno
;

singolari

forme architettoniche proprie a


(pia

manoscritti
e

margini
fogliami
(ian

dei fogli

sparsi di stelle d'oro, di racemi


(juali

di

rossi sopra

fondo dorato

appunto

si

trovano nel codice di

(aleazzo

e per tutto sono |)rofuse figure svariate di animali, ritratte con


(lig.

intiera verit

Iti).

In

una

delle

iniziali

(lig.

217)

figurato,

con fantastico concetto,

* Anclie questo codice niicora ilet tulio ignorato, ma fu inscritto neti' Kenco tieijli ofigetli ili sommo pregio (Roma, t904). . un ms. meinbr. (0,25 >' 0,]7) <li ce. 175 non numerate. Semina niutiialo del principio poich a ce. 3 scritto: * explicit iiiier psallerii, Deo gratias. .\mcn ,: ma salterio non v'c. Contiene, dopo diverse preghiere, un urt/.io ilelta Madonna, ruffl/io dei nioi-ti, le litanie, gli iiflizi dello Spirito Santo,

.litri reruiiiia, a ce. 17.^: ' explicit olilium sanctae crucis uinnris. Deo gralias .-Vinen .. segnato; * frnler Amadeus scripsit .. L'illustrazione strnor.linaiiauiente ricca <li ornati, di itliziali, ili grandi miniature con Intti del nuovo e del vecchio Testamento. Considerando che l'uliziolo probabilmente IVamnlentario, e che il suo Tormato corrisponde a quello del codice di Gian Galeazzo abbiamo sospetto ch'esso facesse [larte di questo. ' ICnunieriamo qui soltaulo le carte miniate da (iiovannino e da Salomone de' Grassi ce. 1,4 v., 5 v., 8, 9, 10, lo v., 11 (fuorch nel margine, miniato <lall'artista pi recente). Il v., 12 v., 14-16 v., 17, 18 (il margine soltanto), 19-32 v, 34-36 v, 38-40 v., 41 v.-l.'i v, 47 V.-49 v., 51, 52 v, 54-55 v. Indi succede sino al termine del codice il miniatore <li Pilippo Maria Visconti.

della passione, e

ce.

108

I.A

MINMATUHA NELLA SECONDA MET DEL TUECEXTO


la terra

321

l'Eterno che separa

(lairac([iic

ra|)i(la

la

fattura,

con
nei

tinte

alquanto

acri, simile
si

per intiero

quella

delle

miniature

che

due

precedenti codici
foglio,
laterali

possono attribuire a Salomone


dell'ufiziolo
alberi,
di

de' tirassi. sui

In altro

come

in

una carta
jresso

(ian
:

(aleazzo,

margini

stanno,

due

due Virt

e nel mezzo,

sul

fondo

Fig. 246.

Firenze, Bibl. Landau-Finaly

ufiziolo

ili

I-'.

M. Visconli.

d'oro, sotto

con
di

tale

rami duna quercia S. Ambrogio e delicatezza di colori da pareggiare i pi


i

.S.

.\gostino sono dipinti

lini

disegni del taccuino

Bergamo.

lutti

i" caratteri

si rivedono Nella grande miniatura della Nativit di Cristo Gian Gadi d'orazioni delle migliori pagine del libro

leazzo.

La scena
in

concepita con
il

tratti

d'un realismo singolare; mentre

la

Vergine

atto di aflidare

liambino ad una ancella, Giuseppe

sia

322
intento

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


a

scaldare

un panno

alle

fiamme
teneri

di

un focherello

sul terreno

sfuma una

tinta giallina, e colori

sono nelle vesti e

sulle figure,

simili a quelle dei codici milanesi.

Fig. 247.

Firenze, Bibl. Landau-Finaly

ufiziolo di F. M. Visconti.

S'intrecciano cos anche nella parte pi antica dell'ufiziolo di Filippo

Maria Visconti miniature di diverso pregio, sebbene tutte consone


stesso stile; e
si

in

uno

possono

attribuire, a

norma

della varia loro perfezione,

ora a Giovannino ora a Salomone de' Grassi.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


Affini
alle

323
di

men

belle dei suddetti


di

codici sono le miniature

una

bibbia del

Museo

civico

Milano,
si

nella quale ricorre lo

sconteo inquartato coi


de' Grassi \

gigli; e

possono credere eseguite

stemma vida Salomone

Fig. 248.

Parigi, Bibl. Naz.: cod. lat. 364.

l'artista che orn un codice della Biblioteca Braidense (cod. AD. De remediis utr. fortunae) figurandovi il Petrarca in cattedra fra una scliiera di personaggi che rappresentano i diversi stati di fortuna (fig. 209). Altri niss. che appartengono a questo periodo della miniatura lombarda, e si possono per vario modo ricongiungere a quelli gi ricordati, sono i seguenti. 1. Milano, Bibl. Trivulziana cod. 509: Leggenda dei SS. Aimone e Warmondo. Miniature dello scorcio del Trecento, affini allo stile di Giovannino de' Grassi e a quello dei mss. dei quali terremo parola. 2. Ibid., ibid. cornice: iniziale L ed 1, affini alla maniera suddetta. 3. Ibid., Archivio della bas. ambrosiana " Horae canonicae ,. 4. Ibid., Bibl. Braidense ms. A E. XIV. 25-27. 5. Parigi, Bibl. Naz. cod. lat. 11727: Opere di Baldo. Ms. con stemmi viscontei; miniatura e ornati nella maniera di Pietro da Pavia. 6. Ibid., ibid.; cod. lat. 364: Nichelai de Lyra Postillae in Genesim. Ms. eseguito per Gian Galeazzo, proveniente dalla biblioteca del castello di Pavia, con stemma visconteo inquartato coi gigli di Francia
'

affine ai suddetti miniatori

XIII. 20; Petrarcae

324

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

Prima

di inoltrarci in ricerche

che mostreranno l'importanza grandis-

sima, fin qui non riconosciuta, della Miniatura nella


del Trecento, conviene riordinare e completare
i

Lombardia

sulla fine

risultati gi ottenuti.

Le opere

di

Giovannino

de' Grassi

hanno evidenti rapporti

di

stile

con quelle di Giovanni di Benedetto e dell'anonimo miniatore del libro di preghiere della biblioteca Nazionale di Parigi, sia negli intenti realistici,
sia in particolarit delle

forme

e del colorito.

-^^^ja^ ^ww^r^y?

^-^ **y

^>* ^ ^ *^g> ^ v |^n*^fmo >t^yp

Fig. 249.

Parigi, Bibl. Naz.: cod. lat. 364.

Ma

sebbene Giovanni di Benedetto


di

il

suo

compagno siano

stati

contemporanei
suoi seguaci.

Giovannino
difatti
i

de' Grassi,

non sono da considerare quali


ci

Essi

non imitano
di

ch' pi singolare

nella sua
di

opera di miniatore,

curiosi

ornamenti architettonici; e se Giovanni


stile

Benedetto, per essere pi arretrato


dire suo

ch'egli

non

sia,

si

potrebbe

precursore,

il

miniatore

dell'ufiziolo di Parigi

ci

apparir, in

accompagnato dalla
lo

rapporto con

tanto tratteggiata

Creazione hanno qualche Salomone de' Grassi (fg. 248). Una parte delle illustrazioni fu sola penna dal medesimo maestro, che in quei disegni (fig. 249) dimostra un brio e una
sigla: G-Z. r>e miniature, rappresentanti le giornate della
stile di

Giovannino

rapidit di fattura maggiori che nelle vignette colorate.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


altre sue

325

opere che fra breve ritroveremo, come suo degno compagno.


de' Grassi,
il

Giovannino
del

maestro

del

quale

gli

atti

della
i

Fabbrica
caratteri

duomo

attestano l'importanza, rec a maggior perfezione


nelle opere
di

ch'erano

gi

quei

miniatori

e,

possiam

dire,

anche

in

quelle dei pittori lombardi


del Trecento,

della fine

ampliando

le

concezioni
fra gli

realistiche che
artisti della

predominavano

XI

Lombardia, affinando anpmiow cOTgvrotui


criTirait sinicttmij

cora la maniera di colorire e di dise-

a iwinif qmb' rwaifcr fiuiVr ftgnn-i

uAor
PlfCOt

gnare ch'era lor propria. Egli coron


jl)^

O^iau tpfieuiom
iVa itfctu*

r<Sniov tniKimiif

taxum^of iimineCac .tIk

imnoi
timi il biiicn

cos

con l'opera sua un lungo svolgersi


stile,

finca

.ti

quafcrtme miAftanrnncc

dello
essa

mentre anche prepar con


all'Arte, poi-

an fmiir.! re* ftt iir (trtiKptr d f trjf .ig.ltm pfttto p.uv ft.wr.ilntiinc'Tao

in

or

inO tn. m'm.! .itip itr^minii ii*n.i iumir- <T:.liitc (Iunpiiivrmrtnlfl

rawfl
imxtyi
ijnof^i

un nuovo cammino
i

Une

if

li

fni.uff

imcwi cqnos

fcfc

italTlir-^ivio

OW9 totM pKOWai


ai con

fmw piUm tn-.dbha atd/ntipnirbf

ch

suoi disegni in qualche aspetto


le

01 gi ginir linow f

B tooniit ttoam
TOCpSi
ffautn

precorrono di molti decenni


del Quattrocento.

forme
suo

Cela ^'c nin3Sm''-fe nAp


rcffiinr iinft futrliranr liiilM

nf

Ca
tmrnc
KIT);

w
A

Presso
diretto

il

valente maestro, e

il

seguace Salomone de' Grassi,


alcuni dei quali
in
ci

iSQiinu

'rti| ^>llnll

fcciiitri titlliJn'ftoxi-U,
..

r.tcomiiemJliar-

altri miniatori, di

eqmtnr
i-

n.injintg.-nr

noto

il

nome, operavano
,

Lombardia
I

cfiitnliOT
nicft

|co.Umiii;)

con

maniera

sotto

qualche aspetto,

h\a^ fpiraa
Icrfi't r.ijim

luuiir

hqed
covx
1

ne ttum.p

affine.

ounu
tcfim

L'anno 1389,

frate Pietro

da Pavia,

criifarow
'tKitthi iwUiniiip

4tiaqi
mici)!)

giovandosi anche dell'aiuto di anonimi


collaboratori, orn le
"

moAIwi (tniuaw 4u<- AIU iint}' rw ur itinncrrtltl,


ir piif f ITOUR c^ntna.i-C

Imiiiogctu

cf<Um
ctia<

rumm
qiw
nroir

iniziali

di
,

una
ora

.1

mfetc .iffcU-ira .ibinftmf

e:da
cmtK

oaiia'i loco tute {x'aDr.iaf.iltii

foca

Naturalis flistoria

di

Plinio

<t$Mt mte) anuinwfifttiU'd 4(14' UGO no ar.i iftim ciiTmWtti niiaf fe in.il!t A iiij Pernii mbaeaK fiorito
'
a;'

ntiiy .ilih

lu

ftxmtfef mitr

conservata nella biblioteca Ambrosiana


(cod. E, 24 inf.) ^

erf
cstiihi

ntciAl Cicfiwmfsttb i'caxm.\umb>rstat


ftn.ini

Fra

gli

ornati del

codice,

si

trovano figure di animali

dipinte con tale oggettiva esattezza che

rammentano
de'

disegni

di

Giovannino
insetti,
Fig. 250.

Grassi

uccelli variopinti,

Milano, Bibl. Ambr.: cod. E. 24

inf.

fragili libellule

che

si

posano

sui

martraggono argomento dal


il

gini
testo

(fg.

250). Altre volte, nelle iniziali, gli artisti


:

per comporre delle scene di genere

ed ecco

pescatore,

il

vinaio

'

P.

TOESCA,

Miniatori lombardi, loc.


cit.,

cit.,

185 e
,.

segg.

Anche questo cod.

fu giudicato dal

Mongeri

(L'Arte del minio, loc.

530)

"

di

maniera giottesca

326

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


(fig.

intento a spillare la botte

251),

il

villico

che

si

affatica

nel

campo,

una fanciulla che

intesse ghirlande di

rose, e infine lo stesso


(fg.

Pietro da

Pavia intento alla sua opera di miniatore

252).

pimi] rcainui.nAnu.ir irv-ih^tc napf li Ut- rcinu ricamila- ccphat-t:


Vili

.qiumiitcainui?.
/

CApimlum .|!>iml
rcqnimr-v

jcmbozign^

fiiicfia^; !^

iit)i 11,1

fa

Fig. 251.

Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. E. 24

inf.

Poco dopo
un messale
chiesa di
S.

il

1395 dovette essere compiuto anche nelle sue miniature


nel
1394,

gi

scritto

che fu donato da Gian Galeazzo alla


"

Ambrogio ove

egli era stato

inthronizatus

e coronato

duca V

*'

MoNGERi, L'Arie
28.

del Minio, loc.

cit.,

530; L. Beltuami, L'Arte negli arredi saeri della Lombardia, Mi-

lano, 1897, pag.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


Il

327

miniatore, Anovelo da Iml)oil

nate, segn

proprio

nome

sotto

!%lij vixmi'eainm nntuiulK b^lTO

una
suo

maieslas
stile

Domini che

nel
le

bcrocxvvin
tictuiC.
Ci

c\\\o

contxnmu \^mo&
gcneubiif:

corrisponde a tutte

C4pitiUum.p2mnt?^

altre miniature del manoscritto.

logii&uettnt

Upmmcp

Artista
al

poco pi che mediocre

paragone di Giovannino e di
de'

Salomone
tuttavia

i|mb?opcr

Grassi (coi quali

ha qualit comuni nel-

l'uso di tinte sfumate, nel dise-

cif

nani

gnare angoloso dei panni, nello


studio delle fogge signorili), egli
si

'nioicitai Cd- itn co


naciftvl?!
;

compiace
di

di

contrasti
e

stri-

denti

colore,

sovente

iitimcfi
ieviarK

proporzioni

errate

ed

aspetto

puerile alle figure, cos che an-

^fUiincrof
ciux txncbic cv miCfC^ ccLupi fi

che

la

miniatura rappresentante
di

r incoronazione
leazzo,

Gian

GaesatFig. 252.

pur notahile per

Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. E. 24 inf. 11 miniatore Pietro da Pavia.

Fig. 253.

Milano,

S.

Ambrogio: messale (Anovelo da Imbonate).

328

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


(fg.

tezza di molti particolari, di scarso valore estetico

253, 254 e 255).

Non

diversa

appare

l'

opera di Anovelo in un altro messale, della bi-

Fig. 254.

Milano,

S.

Ambrogio: messale. Anovelo da Imbonate: rincoronazione

di G. Galeazzo Visconti.

blioteca Capitolare di Milano, che l'artista orn,


lire

nel

1402,

al

prezzo di

89 e soldi

3,

con

la

consueta vivacit di colori ^ Nella miniatura

' P. ToF.scA, Miniatori lomb., loc. cit., 195. Si conoscevano le spese occorse per il messale, credette che questo fosse perduto cfr. G. Ottino, Del costo di un messale nel 1M2, Firenze, 1884.
:

ma

si

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


della Crocifissione
(fg.

329
a

256), la quale

corrisponde appieno

quella del

messale della basilica ambrosiana, vi un'espressione violenta


ficace nel

ma

inef-

corpo tormentato

del

Cristo,

la

cui

struttura

ossea esage-

ratamente palese, come in certa tavoletta della Crocifissione conservata


nella chiesa di
S.

Giorgio in Palazzo, a Milano \ che riteniamo doversi

Fig. 255.

Milano,

S.

Ambrogio: messale (Anovelo da Imbonate).

attribuire

ad Anovelo stesso
il

(fig.

257). Singolare, nel codice della biblioteca

del Capitolo di Milano,

ritratto (fg. 258) del


S.

vecchio
il

"

canevarius

dispensiere, della chiesa di

Tecla, per la quale


di

messale fu eseguito.
senile

La

fnezza del

colore, l'intensa espressione

tristezza

impressa

giori.

tavola, a fondo d'oro, sembra aver servito di cuspide a un dipinto di dimensioni magnostra attrbii/.ione si osservino specialmente la struttura anatomica del Cristo, e i lineamenti contorti dei visi.
'

La piccola
la

Per

42

330
nel

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


viso
del

vecchio

che,

quasi

seguendo un proprio pensiero, interi

rompe
e di

la lettura, ci

richiama alla mente

ritratti di

Francesco Petrarca

Gian Galeazzo Visconti, disegnati a punta d'argento, cos tenuemente


fatica,

che s'intravedono a
siana ^
I

sopra

una

tavoletta della Pinacoteca

Ambrole

quali ci

sembrano doversi

attribuire

non

all'Arte toscana

ma ad un
opere.

miniatore lombardo prossimo a quelli dei quali ora ricerchiamo

Fig. 256.

Milano, Bibl. Capitolare; messale (Anovelo da Iinbonate).

Tra queste
tenuta
in

pur da collocare

la

miniatura della Crocifissione con-

un messale, proprio della chiesa milanese, della biblioteca Ambrosiana (cod. E. 18 ini'.), composta con grandiosit degna di un
frescante
^
:

sul

campo

d'oro a rosoni d' oltremare avvivati

di

carminio,

'

A. Ratti,
Il

"

Ancora un rilratto di F. Petrarca (Rassegna d'Arte, 1907, pag. 6 e segg.). ms. ha pure un'iniziale Tigurata con l'elemosina di S. Martino (e. 1), e fregi di foglie spinose.
'

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

331

Fig. 257.

Milano,

S.

Giorgio. Anovelo da Imbonate: Crocifissione.

332
il

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


e

crocifsso colorito di tinte livide tenui, nelle carni;

colori delicati-

di

verde e di malva sono nelle vesti della Vergine e


il

di S.

Giovanni che

volge verso
di verdolino

Cristo

il

suo viso offuscato d'ombra

sul terreno tinteggiato


259).

si

diffonde la macchia del sangue

(fg.

Non mancano
e quella

somiglianze nel colorito e nel disegno, soprattutto nelle

fgure degli angioli intorno alla croce, tra la

maniera

di

Giovannino

de' Grassi

dell'anonimo miniatore

al

quale potrebbe anche essere attribuito

un codice

della Storia Troiana di

Guido delle Colonne nella biblioteca

Fig. 258.

Milano, Bibl. Capitolare: messale (Anovelo da Imbonale).

della

marchesa Soragna,

di Milano, nel quale


fioriti

il

costume delle
gi all'inizio

fgure e

l'ornamentazione a ramoscelli
trocento
(fg.

accennano

del Quat-

260).

manoscritti miniati

di

sicura

origine lombarda, che per la

prima

volta

abbiamo

raccolti insieme,
altri

potranno dare argomento

di attribuire a

miniatori lombardi degli


teche che a

codici certamente ancora nascosti in biblio;

noi non fu dato di esplorare

ma

gi

possiamo riunirne a

quelli alcuni altri importantissimi, cos

da determinare pi ampiamente

quale fu la Miniatura in Lombardia nella seconda met del Trecento.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

333

Fig. 259.

Milano, Bibl. Ambrosiana: cod. E. 18

ini.

334

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


Nella biblioteca Casanatense di

Roma

un manoscritto (ms. 459) che

ha nel frontespizio uno stemma del secolo XV sebbene risalga alla fine del Trecento \ come si vede nella sua scrittura e nello stile delle miniature. Contiene un'enciclopedia di storia naturale in rapporto all'igiene e tal materia diede
;

argomento

alle
^.

pi varie rappresentazioni di animali,

di vegetali, di scene di genere

Le miniature numerosissime furono


assai diverso valore, fra
i

eseguite

da parecchi

artisti

di

quali fu appunto Giovannino de' Grassi,

come

Fig. 260.

Milano, Bibl. Soragna: Guido delle Colonne, Storia Troiana.

vien provato da molteplici riscontri con le opere che abbiamo gi attribuite al maestro lombardo.
In alcune carte
gli

ornati

architettonici

delle

iniziali, e quelli

dei

margini, corrispondono appieno alle

forme del
sue

tutto

singolari che Gio:

vannino

de' Grassi

adoper nelle

altre

miniature

sono

le

stesse

Corvino ma non corrisponde intieramente a quello di altri made Hevesy, Les ininiaturistes de Mathias Corvin {Revue de l'Art, chr., 1911, I). 2 Sul foglio di guardia scritto: " Roderici Fonsecae Lusitani Historia plantarum . Ms. membr. di 0,43 0,28, di ce. 298. Non posso qui dare una descrizione delle miniature sebbene abbiano sovente molta importanza per il loro contenuto e per il modo delle rappresentazioni. Notiamo soltanto che, quasi sempre, i vegetali sono riprodotti non in forme naturalistiche ma come se fossero compressi fra le carte di un

Lo stemma

creduto di re Mattia
:

noscritti corviniani

cfr. A.

erbario.

'

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


corolle variopinte, foglie rampanti, cuspidi
altri codici dello stesso
(fg.

335

261) che
si

si

veggono negli

miniatore

in

una carta

ritrova

un raro

ni liiimnira (hnc 5i^>9 foon#


1)1

uu'llc liliinni iiiiini[<ii> j ii.iroinir tllic< \f>raimtim

a: v.-ire" liiiMni Jiii." fe lina :!Itf ficifr finrfiiiir iri?ipi> co^ ftiofrC in '^S* > qiiii laii^iiiif ei'QMr (jiwp'i^ tWknitX

potili
niiiiij^ici
rfiiriii

OdfO hll*
tlti

ICtllOJ'll

cdj

l-ili

O'W

y tjiiu ctnitiniriiUir defilimi C~a5on sclMn t niiiii


iifiiig

l<iim-m

inj.>in
111

iuinbmfIJ <? 'I'' nini Uri piiliA' jiini liyc 'ibclcf!iimco,uiy>imT'iit t


tnl^itirtnmi oi din? lovco crU'imlbiip' ipiiftuir III C09 (Inni ^htp. etMpo nini* A ntufir ai vino il? ptnisu^ I>f

ym Chic

ti.infinf
fi

iJtv

(Jn ai* clcSinn aijJin iHmicn* r*^ ^otmi toUir f Piinnas ^imfoJr ttrt*ir liniatf ihoiti yif^ siOtnar

Jililtp i-f (Iqi i).inj<onr5 ij l'i diinjpiuinlJ* -/ niio!<! OKOI* cortili 'cUftijn t iiii'r (m< giir-liu.iiN ftrt^fioifwoiii cv.)* =0351! <} ff

Itiiirtni iiiSvIf-f' iiiinra>iiapci?p

1''

C'inm'^ i <n'ct (V^^io ^jcpniii ilmiM /-"^ ..:^ tjicpiiirt* iit>i iUinpi^i^.rf
'

aSiiA iiKpaaitiiioil.i^ n: fiuifrvlli

fflmofiii

iiu!i''r iiiiii''ii Cyft foli*

34*

v-lc/iiini<

mitttii <iMir

omnl

fine

liliftiirn'Kl'i faluia

Fig. 261.

Roma,

Bibl. Casanatense:

ms.

459.

ornato, derivato forse da esemplari orientali, che Giovannino

de' Grassi

pose anche nei margini dell'ufziolo di Gian Galeazzo.

Anche

nelle figure

il

disegno e

il

colorire delicato

mostrano hene
(fg.

in

pi carte la maniera del maestro lombardo: certe fgurette muliebri

261),

336

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

soffuse di roseo nel viso,

possono confrontarsi con


(tav.

le

donzelle disegnate

nel taccuino di
sentati in

Bergamo
il

XVI)

e alcuni degli animali

sono rappre:

modo
cane,
:

cos acuto e oggettivo


riccio, l'orso
il

come
i

in

quel
i

taccuino

il

cam-

mello,

il

che digrigna

denti,

leopardi addomesti(fg.

cati (tav.

XIX) anzi

disegno d'uno struzzo, nel taccuino

232),

sembra

aver servito di preparazione a quello d'una carta del codice casanatense

J|^s^;*'

|0fi^t 6^'"^
Iftm^uO mi

^^^r :^uu .uin^dar


f'i

Uuu

,:auirejm

Fig. 262.

Roma,

Blbl. Casanatense: nis., 459.

(fg.

262) tanto perfetta la rispondenza con questo in ogni particolare e

nello stile \

Degli

altri

miniatori del
;

codice alcuni

dipendono dalla maniera


d'una

di

Giovannino

de' Grassi

quelli

che pi

ne differiscono hanno tuttavia


tutti

tanta affinit coi primi, ch'


regione, della Lombardia.
Si

ragionevole crederli

medesima
il

distingue da

ogni

altro

il

miniatore

del

frontespizio,

quale

risente gi dello stile che

vedremo

nelle opere di Michelino da Besozzo.


la

Tra

gli altri illustratori,

che intrecciarono continuamente

propria opera

La parte di destra della stessa miniatura, che da un miniatore pi grossolano.


'

si

riferisce a un'altra rubrica

("

sudores

,)

fu eseguita

1 1 ali (%&

mnt

tti> itiwxf

vcfuKi* cannn

.i^
'\

Tav. XIX.

Roma,

Bibl. Casanatense: nis. 459.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


nelle carte del

337

volume,

e talvolta

in

un medesimo
altro
gotico,

foglio, l'uno tanto

prossimo a Giovannino
sue opere da quelle del

de' Grassi

da renderci
;

incerti

nel

distinguere le

maestro

un

accoglie

pi

largamente
nella

le

forme convenzionali del tardo


figura del vecchio pescatore
(fg.

stile

come appare

curiosa

263) avvolto nelle pieghe molto manie-

rate del

manto

altri colorisce e

disegna pi rozzamente

altri

possiede
gli

una singolare rapidit

di fattura e vivezza di osservazione


il

che

d di
264),
si

cogliere con tutta verit le figure dei mereiai amhulanti,


il

vetraio

(fg.

grottesco raccattatore d'unghie

(fg.

265)

altri

in vario

modo

pi

differenzia da

Giovannino

de' Grassi ^

fiift

iiHttfnOfiinr vrln>(inine iliiriiii(W_

vii twiift'W tn*wn humtfiirtuu

i^i"'*''

.^^

Fig. 263.

loina, Bibl.

Casanatense:

ins. 459.

Per tanta variet degli


rivela in

artisti

che

l'ornarono,

il

codice casanatense

un nuovo modo quanto numerosi

e originali miniatori, insieme

Lombardia sul finire del Trecento. E, quel che pi importa, esso d delle nuove prove a dimostrare che opera di artisti lombardi una serie di importantissimi codici dei quali
a quelli gi noti, siano stati nella

'

Abbozziamo

la classificazione di

una parte

delle copiosissime miniature del codice.

1.

Miniatore

del frontespizio:
118 V., ecc., ecc.

ce. 1.

49, 52, 53 V., 87, 92, 92

4.

prossimo discepolo (Salomone?): ce. 21,32,41,45, v., ecc., ecc. 3. Miniatore mediocre nel disegnare animali ce. 32 v., 69, 80 v., 81, Miniatore prossimo a Giovannino de' Grassi ma pi manierato nel disegno dei panni,
2.

Giovannino

de' Grassi e suo

e dai colori guazzosi: ce. 146

v.,

147

v.,

182, 190 v., 208 v., 230 v., ecc., ecc.


:

mereiai

ce. 283 v., 281.

6.

Miniatore di vignette minori


285,
il

co. 277-279.

da Giovannino de' Grassi: ce. 176, enumerare che collaborarono con quelli a illustrare
assai dilferente

ecc.

5. Miniatore delle figure dei Miniatore del colorito opaco, E pi altri artisti si potrebbero ancora

7.

volume.
43

338
gi in altri

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

modi potevamo determinare l'origine. Vi si trovano infatti alcune miniature che hanno con quella serie di codici non soltanto dei rapporti stilistici, come pur le altre, ma una perfetta somiglianza di
composizione
nel chiuso
e di particolari
;

poich

le illustrazioni raffiguranti

il

capraio

(fig.

266) e l'ortolano ch'esce dal


(fig.

suo verziere portando


nelle
alle

una
di

gerla di zucche

267) corrispondono

sin

loro

scorniciature

minio,

nonch nell'intimo loro naturalismo,


quei codici ^
il

singolarissime scene

raffigurate in

Dei quali
fu attrihuito

pi importante, conservato nel


artisti

ad

veronesi da

J.

Museo Imperiale di Vienna, von Schlosser ^. N oseremmo noi

Fig. 261 e 265.

Roma,

Bibl. Casanatense: ms. 439.

contradire

all'opinione

dello

studioso

che primo

tracci in

modo

pi

stahile alcune delle linee dell'Arte della fine del Trecento, se molti argo-

menti non persuadessero a

ci, e se

dizio nello stato degli studi che,

non trovassimo ragione di quel giunel passato, non avevano ancora messa

'

Le due miniature sono tuttavia lavoro di due


J.

artisti

diversi,

che

si

differenziano soprattutto nel


d. kitns-

colorito.
^

VON Schlosser, Ein

veronesiscics Bilderbuch iind die hfische

Kunst des XIV Jahrli. (Jahrb.

Lo Schlosser identific lo stemma ch' nel codice con quello della famglia veronese dei Cerruti, e not anche esservi una bandiera con lo stemma di Verona anteriore al 1405. Ma entrambe le osservazioni sono state oppugnate (Madonna Verona, 1908, pag. 24); e la croce rossa in campo bianco, che ricorre anche nelle bandiere delle navi in una miniatura del " Theatrum santatis casanatense (ce. 110), potrebbe essere quella del Comune di Genova.
tliist.

Smmlgn.

d. a. Kaiserh., 1895,

pag. 144 e segg.).

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


in

339
il

luce

tutta

l'importanza che

la

Lombardia ebbe
altro

nell'Arte durante

secolo XIV.
Il

codice di Vienna,

come un
"

acquistato dalla biblioteca Na-

zionale di Parigi, ed un terzo casualmente


di

rinvenuto
in

nella
,

Casanatense

Roma, contiene

il

Tacuinum

sanitatis

medicina

un

trattato

di igiene intorno alle qualit dei cibi, delle

bevande, delle stagioni, delle

intemperie, anche dei moti spirituali, al loro effetto sul corpo

umano

ripr.i or VfflJ cv^JiiK'tjtn

J fvumin;

Vili? .jD

Ufnnui oaiUrudvl

woim niiitmf

aimriinvm ai
Fig. 266.

fiihgittc balnci ivniouiT^?!

Roma,

Bibl. Casanatense: ms. 459.

al

modo

di correggerlo o di aiutarlo.

Il

testo,
i

ricavato specialmente da
d'igiene erano gi

un

trattato

arabo del secolo

XII, nel

quale
in

precetti

ridotti in

forma schematica,

composto

modo

semplice ed uniforme

cos

da prestarsi ad essere consultato come in un prontuario medico. Esso


linee a pie di ogni foglio,
il

non occupa che alcune


per intiero destinato

cui restante spazio

ad una miniatura che


si

illustra la

materia partico-

lare alla quale

il

precetto di igiene

riferisce.
si

Non

rappresentazioni schematiche quali

trovano in erbari e in

trattati

medici medioevali; ogni soggetto

erba, frutto, stagione,

passione del-

340
sione
dell'

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

animo,
di

vizio,

usanza
di

suggerisce

al

miniatore
in

la

rappreveste,

sentazione

una scena

genere

una
i

fanciulla,

ricca

va

per
(fig.

le

campagne cogliendo a piene mani


il

rami

sottili

del prezzemolo
le
si
(fig.

268) che ricamano


;

terreno,

preceduta dal cane che


di

volge
269)

festoso

un' altra riempie

cautamente un cesto

melagrane

fitv olire
l>i

fili

alu]'(Knma}
c\

uV^alTaK h

'

.tnu>Viirlnm

w aitanp cIim
Fig. 267.

m* t)iT 1 pajhi.

axU. rrt<f airroUiAV

**

miii}

fuu aBa

Roma,

Bibl.

Casanatense: ms.

459.

cogliendole dall' albero carico di


conigli
;

frutti,

mentre salticchiano
sul

fra

1'

erbe

un
foglie

villico si

avvia

portando

capo un cesto ricolmo


s'

delle

grasse
il

del cavolo

mentre una donna


i

indugia in ciarle

presso
il

capanno,

la
il

massaia, tra

figli,

stringe

entro

un vaso

il

burro, e

cane sotto
ceri

desco; un gentiluomo azzimato invita agli amorosi piaritrosa


:

una giovine donna, poco

all'

intorno

primavera, la fre-

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


scura
(fig.

341

d'

un verziere con

d'

siepi di rose,

il

canto degli uccelli sugli alberi

270).

Or

inverno

(fig.

271)

entro
al

la

camera caminata

il

vecchio,
al

serrato nei suoi panni, sta presso

camino protendendo una mano

calore e molestando
la

il

fuoco
;

il

famiglio giunge con nuove legna e con


si

carne per lo

spiedo

la

donna, poco pudicamente,

riscalda. Nella

iXiioillum.

i^S^Ma^

f J^A#.!

jiMr

)Kni<rilliim|.Ui MTfu III- tt<:Wi\:tiiljir,w'iii.ihv'imumtuniPiuv4runn..in (h;j>v .(propiUn^.iuMiintiiiii innii iifii0j<l(li>> fallili irmi mviiiim nfaccw t^St
tJiiguini- cilh)
I

cm

r.fiic

biru>.Oiitb.Ki'ctnc.ciiiiiibi

n'unti)

Fig. 268.

Vienna, Hofmiiseum

"

Tacuinum

sanitatis

cucina della casa signorile son due donne vestite con eleganza
la pi giovane, in atto grazioso, attende a friggere le carni

(fig.

272):
l'altra

mentre

le

pronta coi
trippe,

piatti

intanto, nella taverna


il

(fig.

273) la fanticella ripulisce


un'altra

ed ha accanto
il

cane, vigilante, mentre

donna va

rimestando

grande paiolo sul fuoco.


citt,
i

Dalla campagna alla

dalla bottega all'aia bruciata dal sole, dai


cacciatori
ai

luoghi selvaggi ove corrono

verzieri,

alle

case

cittadine

ove

si

banchetta,

si

danza, e

si

vive la quieta vita quotidiana, tutto osser-

342

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


e ritraggono gli illustratori del
tale
"

vano

Tacuinum

del

Museo

di Vienna,

adoperando una
talora d a

complessa sensibilit verso

il

mondo
di

esterno

che

noi
la

stessi

nuove sensazioni, valendosi

un realismo che

sovente, per

sua semplice e nitida forma, giunge a rappresentazioni

mirabili della vita dell'uomo e delle cose.

Diversi

artisti,

di vario valore
i

sebbene

tutti

consentanei nei medesimi


nel

intenti \ dipinsero
tra
i

106 grandi

fogli

conservati

codice

di

Vienna,

quali giustamente lo Schlosser distinse, in

modo

particolare, quelli

Fig. 269.

Vienna,

Hofmuseum:

"

Tacuinum

sanitatis

che vanno da carte 88 a carte


del volume, n per fattura n

95.

Non sono
:

questi

pi pregevoli fogli
i

per valore estetico,

ma

pi

importanti

per

la

dimostrazione cui intendiamo

perch

li

possiamo dire con sicu-

rezza dipinti da un artista lombardo.


Il

miniatore di

quelle

otto

carte,

che

certamente sono coeve

alle

rimanenti parti del codice, alle quali esse corrispondono e nel formato e
nella scrittura, rifugge dall'accurata finitezza in cui

pongono molto studio

'

Si

da Pavia
ce. LXI).

(cfr. ce. VIII,

distinguono per vario grado di finezza nel colorito e nel disegno. Ve n' alcuno possimo a Pietro XXIV, CV), altri pi afnni a Giovannino de' Grassi, altri di estrema rozzezza (cfr.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


i

343

suoi

compagni

di lavoro

non corretto

nel disegno, convenzionale nel

colorito, egli contorce


tico
;

stranamente

le figure,

dando loro un aspetto pate;

disegna in forme manierate,

ma

di forte rilievo, le vesti

distribuisce

in grandi

masse

le

ombre

e le luci sui corpi; nelle sue

composizioni mira

piuttosto a impressioni complessive che particolareggiate: sui fondi oscuri


delle sue miniature risaltano le figure

fortemente illuminate. Tra

fogli

trilli.',-! inciirivinv. ilaiiinnmi ooq> >imlnt'Uo-?nuv.tr pucir. |lcnu> nati ai iiih* lnanaT4|,ncnnim.<^iuiirtrnu3.fn.xccivvini.ftT.tj':iN.trt8.iciiwil.;.
.

Flg. 270.

Vienna,

Hofmuseum:

"

Tacuinum

sanitatis

dipinti

con grande diligenza dagli

altri

miniatori, l'opera sua


:

primo

aspetto

sembra pi grossolana che non


ai quali
i

sia

gli

che

l'artista

segue dei

nuovi princpi,

suoi

compagni
il

di lavoro

ancora erano insensibili,


stile

e gi nelle sue carte afferma


fra

barocchismo dello

gotico tardo che

breve osserveremo prevalere anche nella Pittura.

Nel foglio

dell'

"

Oleum amygdolarum

(fig.

274),

lo

speziale,

dal

capriccioso berretto, dalla

barba manieratamente arricciata e toccata di tortuosi segni bianchi, versa cautamente il farmaco entro un bicchiere

344

LA PITTURA
il

LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


e

mentre

giovine,
si

ncrl)onilo

tozzo,

{jI

indica la dose

con un gesto

sgangheralo, e

coinprinie

il

pollo nell'alTanno della tosse. L'espressione


'

vivace giunge ([uasi alla caricatura. Nel loglio dello


i

Zucharuni

(fg. 27.")),

inovinienti

delle

due bizzarre

figure

sono anche pi scomposti,

e si

"SaiU'JiacT'-'ii'"''""'" (linoOi Jngrrrti.'SiiiiiiaT.iii(r'<"'"<'^l*'


i.'miMiU>; niiriiii': n>.i'nnii!

iTjioniW

1
e
il

Fig. 271.

Vienna, Horinusouiii:

'

Taciiiiiuni banilalis

,.

ripete

il

solito violento contrasto di


i

chiari e di

ombre
paese
le

nelle j)ersone
i

nello sfondo scuro, ove risaltano


lacca ricoperti
di

barattoli, le candele, e
di

pani di cera-

carta. Persino negli sfondi

l'artista rivela

suo curioso manierismo, modellando fortemente

scogliere, foggiate in

forme convenzionali, illuminandole

di

luci aspre.

LA MINIATl'KA NKI.LA SECONDA MET DEL TRECENTO

345

Ora, con

tali

iiiiniadire

lianno

strettissima affinit
identit,
ai

di

stile,

sebbene
della

non tanta da giungere ad una


chiesa di
S.

i)ro])ria

alcuni
(piali

ailreschi

Maria de'

(hirli

presso Campione,
il

conviene rivolistituiremo poi

gersi sbito, anticipando in questa |)arle

parallelo che

OinicPiulirv:-

\Aym,^

<J^cP 1um ^If. ci.T fu ldccfLHTrxtt. \\\tiA ccih Wii


.

alili fvn

TI

f4ii(ntmc:4nitnni *f\cnViuYniiiti Lii!miiaafnnYc.(Jliiii>gfijnrf4ii5

Fig. 272.

Vienna, llofmuseuni

"
;

lULinmim symtati

miniature da attribuire ad artisti lombardi e molli (|uaiito allermiamo. della Lombardia per meglio provare
fra le

dii)iiiti

murali

Un gran
da Franco
stessi

nellesterno, fu alTrescato tratto del lato destro della chiesa, come pittori de Veris da Milano, e da iMlippolo suo tiglio,
i

indicarono

in

una

iscrizione

dipinta,

la

(piale

un tempo recava

346

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


la

anche

data del 1400

epoca pienamente confermata dallo


che
gli artisti vi ritrassero.
i

stile

delle

pitture, e dalle fogge delle vesti

Nello zoccolo

della parete,
l'inferno
figlio,
il

dove

il

dipinto molto guasto, sono figurati


:

tormenti delil

con alcuni episodi curiosi

la

cattiva

madre uccide

proprio

ladro corre ignudo col sacco sulle spalle, Giuda ancora appeso
In
alto

all'alhero.

una vasta rappresentazione del Giudizio con parle personificazioni dei

ticolari iconografici

nuovi (quali sono

quattro ele-

menti, in cielo, tra

il

Sole e la Luna), con

un esagerato

agitarsi delle figure.

Intcftu.i.burcdM.
9^
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lUUr. J.

auw jiwr fl4 g-iaiTtimj cVucinia m^g. u"i flc. uiucmbi bvcmc i tmowmei^' mwnie n^'-i-

tnquoctUi Kuicr.fTaurtjnim lumb )U<i*i. groitt iini.ie^ iiioliiwa ifninh-ipiflftali ritpmintuv.l^ciii'o netti, fi fA-llifcimir bn iwYp.uniwr.cii Jcrtv pipt- icgj t finnlih

Fig. 273.

Vienna, Hofmuseuni:

"

Tacuinum

sanitatis

21 e segg. Gerspach, Une die ainbrosienne {Sances el Iravaux de V Acad. des LXII, 243-255); F. Malaguzzi-Valeiu, Campione (Rassegna d'Arie, 1908, 167 e segg.). Riportiamo quanto ancora ci riusc di decifrare nell'iscrizione " lioc op fecit fieri homines scola .... campiliono et denarior' lemoxinar, psone de campiliono franchus de . .... ulares veris de m(edio)l(an)o et tlipolus ei' fdius pinxit lice opus ...... 11 Gerspach (Gli affrciclii di
'
;

Rahn, V/andgem.,
et polii.,

Sciences niorales

Canpionc ne L'Arie, 1902, 168) riport l'iscrizione in italiano, con la da ta del 1400, traendola da un apografo " nel 1400 questa opera fecero fare gli scolari di S. Maria de Gliirli ed altre singolari persone di Campione coi denari delle elemosine fatte alla chiesa, Maestro Lanfran co e il di lui figlio Filippo de Veris dipinsero in quel millesimo terminarono il 23 giugno ,.
:

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


Il

347

Cristo giudice siede in

un trono
pittore

la cui bizzarra
(fg.

forma rivela per


in
atto

s stessa l'incomposto stile del

277)

sta

violento

ingombrato nelle

membra

dalle

rilassate

pieghe gotiche del manto.

Le quali sono

colorite di azzurro nel loro cavo, e sfumate di arancione e

'X^lann.itliigdoLi:u.

Fig. 274.

Vienna,

Hofmuseum

"

Tacuinum

sanitats

,.

di

gialletto

nella

sommit, con forte contrasto


femminei,

di

chiaroscuro. Intorno

alla cuspide del trono aliano miriadi di angioli azzurrini, impetuosi,


le

con
al

chiome ondeggianti.
recando
i

Altri angioli,

si

accalcano intorno

Cristo

segni della Passione,

hanno lineamenti

sinuosi, riccioli

segnati di lievi linee chiare sulla

massa oscura

delle chiome,

un

torcersi

348

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


(fg.

nervoso della persona e delle mani


fluenti, si

277)

le

loro vesti, con pieghe


nel

sbiancano tutte nella luce, e sono tinte di colori intensi

profondo delle pieghe.

Tra
di

gli

otto fogli del

"

Tacuinum

del

Museo

di

Vienna

le

figure

Franco

e Filippolo de Veris intercedono strette somiglianze stilistiche.

uni.

1-

'

,M^riUnTi<U:iHin^iVnnic\f.irf<>J-.'F'T'''^^''-

Fig. 275.

Vienna,

Hofmuseum:

"

Tacuinum

sanitalis

Si confrontino

il

tipo dei visi, le


i

mosse nervose
di

delle mani,

il

modo

di

colorire le vesti e

capelli, infine l'agitarsi quasi grottesco delle persone.

Soltanto

certa

maggior squisitezza
proprio
ai

colore

che

negli
le

affreschi

ci

vieta di attribuire

due

pittori

milanesi

anche
le

miniature.

nelle altre parti del vasto affresco di

Campione

somiglianze cogli

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


otto fogli del
"

349

Tacuinuin

persistono, sia nei particolari pi superficiali,

sia nella parte pi sostanziale dello stile, ch' tutto

una barocca esagera-

Fig. 276.

Campione,

S,

Maria de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: Cristo giudice.

zione

di
,

movimenti
in

di di

contrasti,

un manierismo goticheggiante.
si

Gli
essi
ri-

Elementi

aspetto

vegliardi
si

torcono
i

stranamente anch'

mentre un angiolo, violento,

slancia contro

reprobi che cadono

350
versi
(fg. (fg.

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


278), e gli eletti, sconvolti,

protendono con violenza

le

braccia

279).

Airestrerait dell'affresco la pi curiosa scena

(fg.

280).

Un'elegan-

tissima donna, vestita d'una cipriana verde


calzari a

soppannata

di

azzurro, con

punte smisurate, coperta


e

capelli tinti di giallino


:

con un panno
nell'atto del

frastagliato

una ghirlanda,

sta

in ascolto

quanto simile

corpo

nervoso, nel viso

ch' tinto di

pallore dolcissimo con

ombre

Fig. 277.

Campione,

S.

M. de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: affresco.

verdi

azzurrine

gli

alle figure del

"

Tacuinum

(fg.

275)

Un

giovine,

diabolico nei movimenti del corpo, nelle tinte vivaci delle vesti

tre

bianche penne

vibrano sul capo

canta dinanzi a

lei,

facendosi acil

compagnare
gozzo che

sul liuto

da un giullare ribaldo d'aspetto,

deforme per

gli fa

collana.

Non

soltanto lo stile corrisponde,


"

a quello delle otto miniature del

come nelle altre parti dell'affresco, Tacuinum di Vienna, bens anche il

modo

di ideare la

scena con chiara tendenza verso la caricatura.

LA MINIATURA NELLA SECONDA MET DEL TRECENTO

351
collocarli

Converr ritornare pi tardi


eseguiti nel 1400, essi

agli afFreschi di

Campione, per

nel lor giusto luogo tra le vicende della Pittura lombarda, perch, sebbene
si

collegano pi che alla tradizione trecentistica al

successivo svolgersi dell'Arte nei primi decenni del Quattrocento. Le miniature degli otto fogli del
"

Tacuinum

di

Vienna, alle quali l'Arte veronese.

Fig. 278.

Campione,

S.

M. de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: affresco.

o quella di altre regioni dell'Italia superiore, non offre nessun parallelo,

trovano in

essi degli stretti riscontri di

stile,

che possiamo concludere


affine a

con sicurezza che furono eseguite da un

artista

lombardo

Franco

Filippolo de Veris, e derivante dalle stesse origini dei due pittori milanesi.

A
le

questo

fatto,

che crediamo

stabilito in

modo

certo,

si

aggiungono
i

molteplici concordanze e identit stilistiche che possiamo indicare tra

352

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


"

codici miniati lombardi sin qui veduti e le altre miniature del


di Vienna.

Tacuinum

Le quali

in vero, contrastano

molto con

gli otto fogli

che ab-

biamo osservato. Non esagerazione di movimento una semplicit severa, un realismo bene equilibrato

e di espressioni,

ma

dirige le loro rappre-

Fig. 279.

Campione,

S.

M. de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris:

aflfresco.

sentazioni nel concetto,


sfera
sulle

anche in ogni particolare della forma


nella

dalla

tumultuosa del manierismo gotico


tracce di

quale
esse
ci

ci

siamo

inoltrati

Franco

Filippolo de Veris,

riconducono alla

serena Arte italiana della fine del Trecento.


Diversi
raffinati
gli

artefici
altri,

eseguirono quelle
consentanei

miniature, rozzi

inetti

gli

uni,

ma

tutti negli intenti e nelle

forme quasi

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO


fossero guidati
raffronti

353

da un medesimo maestro.
miniature lombarde
;

l'opera loro offre continui

con
i

le

dei quali

opportuno qui indicare

soltanto

pi importanti, e che

meglio giovino a determinare l'origine

dei miniatori.

Nel foglio delle


a raccogliere nata di
le

"

Granata acetosa

(fig.

269), la

gentildonna intenta

melagrane, vestita d'una cipriana di color malva soppantutta somigliante alle

verde,

figure

disegnate

da Giovannino
miniatura e

de' Grassi

nel suo taccuino di

Bergamo.

Si confronti, nella

nei disegni che raffigurano alcune donzelle, la

forma

delle mani, l'accon-

Fig. 280.

Campione,

S.

M. de' Ghirli. Franco e Filippolo de Veris: affresco.

ciatura,

il

segno

un po' incerto
:

dei visi,

le

tinte
gli

leggiere

rosee che

coloriscono le carni
grazia.

corrispondono anche

atteggiamenti, pieni di
di
(fig.

Di delicatezza anche maggiore sono

altre miniature,
"

colorito
268), la

alquanto pi denso
"

quelle
(fig.

raffiguranti

il

Petrosillum

Ruta

"

Hyemps
per
i

271)

in cui le affinit
;

con

lo stile di Giosi

vannino

de' Grassi
sia

non sono meno evidenti


le

e alcune di esse
il

potrebbero

comparare,

colori pi intensi, sia per

sentimento intimo delle


"

scene di genere, anche con

miniature di Pietro da Pavia nel

Plinio

dell'Ambrosiana \

'

E da

ricordare specialmente la miniatura del

"

Plinio

ove

rappresentalo

l'oste (fig. 251).

45

354
Nella

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


carta

che ha per

titolo

"
:

Carnes

sufrixe

(fg.

272)
si

l'

ar-

chitettura della casa


negli affreschi
di

di

forme gotiche cos semplici come


e

vedono
atti

Leniate

nelle

miniature

del

libro

di

preghiere di

Gian Galeazzo.

Le due donne intente

all'umile

bisogna,

con

che

danno un'impressione tanto penetrante della vita familiare, hanno un drappeggiar delle vesti e un colorito che risponde appieno ai disegni di e la scena pu anche compararsi con figura nel taccuino di" Bergamo
;

una miniatura
(ms. 459
:

del suddetto codice


99).

lombardo

della biblioteca Casanatense

ce.

Tali insistenti rassomiglianze fanno nascere

il

dubbio che alcuni dei

disegni di Giovannino de' Grassi corrispondano anche nel loro contenuto

Tacuinum , e siano parare l'illustrazione di un codice simile


alle

miniature del

"

stati

eseguiti

appunto per prePerch


si

al viennese.

le fanciulle

intente a suonare e a cantare, dei


ciclo dei soggetti raffigurati nel
al
" "

disegni

di

Bergamo,

confanno col

Sonare

et

ballare

Tacuinum , in cui un foglio destinato n sembra alieno da quel ciclo il disegno che

Bergamo raffigura i poeti, e l'altro degli uomini che veleggiano su uno stagno portando seco un leopardo per la caccia. del " Tacuinum posseduto dalla biblioteca Nazionale di Il codice Parigi (ms. lat. Nouv. Acq. 1673) opera della medesima scuola di miniatori che orn quello di Vienna, col quale ha comune il sistema illunel libretto
di
strativo, lo stile, sovente le

composizioni delle scene \


artisti di

Anch'esso fu miniato da
seguiva
il

vario valore. Fra

quali nessuno

bizzarro

stile di

Franco

e di

Filippolo de Veris, sebbene non


di

manchi qualche accenno anche


di loro

alla

maniera

costoro,
ci

mentre alcuni
sono ben
"
:

sono del tutto prossimi a miniatori lombardi che


delle pi delicate miniature illustra

noti.

Una

il

foglio intitolato
tinteggiata,
si

Rutab.

idest dactilus

(tav.

XX).

Sulla pergamena,

non

eleva una

palma dal terreno coperto

d'erbe, che sono disegnate in

modo

decorativo
i

come anche

in altri

fogli.

La

donzella, biondissima,
di

che coglie
nella
:

frutti,

vestita di tinte tenere

lumeggiate a tratteggi

biacca

manira
il

propria di Giovannino de' Grassi e dei suoi compagni lombardi

colorito

tenue delle carni, anche l'accurato studio del costume suo e del cavaliere,

che accorre a gustare dei

frutti,

ha

intiere rispondenze

con

le

miniature dei

manoscritti che abbiamo attribuito alla Lombardia.

'

Cfr. l'ampia descrizione del

Dblisle (Traits

d'

Hygine da inogen age in Journal des Savants,

1896,

pag. 518 e segg.).

Uumb.i.i>nctir.

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i

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iiHttMttHiNli

Tav. XX.

Parigi, Bibl. Naz.i ms.

lat.

Nouv. Acq.

1G73.

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

355

Nel foglio raffigurante


la rustica figura del
l'ufiziolo di

le

"

Cepe
i

(fig.

281),

si

potrebbe confrontare

contadino con

mendicanti dipinti in certa carta del(tav. XVIIl),

Gian Galeazzo Visconti

ma

la

forma manierata
trova anche
fogli

delle pieghe dei panni

ha riscontro specialmente
(fig.

in alcune miniature del


si

ms. 459 della biblioteca Casanatense


il

263) nelle quali

colorito

leggiero

guazzoso proprio di quello e di

altri

del

"

Tacuinum

di Parigi miniati dal

medesimo

artista.

r"

'''1St^~'

ci\ .iccfro

et

\,\'rt.

.,

Fig. 281.

Parigi, Bibl. Naz.:

ms.

lat.

Nouv. Acq.

1673.

Allo

stile di

Giovannino

e di

Salomone
"

de' Grassi

richiamano anche

le fiorite architetture gotiche

che formano sfondo ad alcune scene, come

alla briosa

rappresentazione riferentesi alla

Aqua

ordei

(fig.

282), nelle

quali tuttavia le larghe lumeggiature bianche denunciano l'arte di qualche


altro

anonimo, miniatore.

Altri fogli del

per l'incerto

Tacuinum di disegno, rammentano


"

Parigi,
la

pel

loro colorito
di

stridente e
;

maniera

Anovelo da Imbonate

356
altri,

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


nelle tinte fosche e nei profili neri delle figure rassomigliano a

una

due miniature del ms. casanatense 459, derivate certamente dalle illustrazioni di un " Tacuinum sanitatis . E in una delle pi belle carte
delle

inclino a riconoscere la

mano

dello stesso
757).

miniatore che orn

l'ufiziolo

della Nazionale di Parigi (ms.

lat.

Non

si

potrebbe immaginare maggior

vivezza di colori e maggior freschezza di concetto che sia in quella carta

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v.M.innt. f-.i.C.m--'.
"
.

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fny. rcM'pnijjiccun.CHn.c ?uckjnn>Co-

lilKirliir

Fig. 282.

Parigi, Bibl. Naz.:

ms.

lat.

Nouv. Acq.

1673.

(fg.

283)

tra

il

verde

leggiero

del

prato

va l'uccellatore,

un gentii

luomo

vestito di calze scarlatte e di tunica azzurra,

portando

panioni e
viso,

la civetta, ch'egli stuzzica

con

la

voce

e nelle

forme adipose del

nelle labbra sottili, nelle

pinne contratte del naso rassomiglia singolaril

mente
fg.

alle figure

che suol disegnare

miniatore di quell'ufiziolo

(cfr.

224).

Tali raffronti, che


foglio, ci

potremmo

moltiplicare

perch ricorrono

ogni

sembrano

sufficienti a

persuadere che non altrove che nella

Lom-

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

357

bardia fu ornato

il

prezioso volume. Nel quale di carta in carta,


si

come

nel codice viennese,

proiettano con

realismo singolare

le

pi svariate

Amciilc. ttt :>ini>#? l*

Ji*inrt

AT

flirti crt riiitt/tdAitA

Fig. 283.

Parigi, Bibl. Naz.:

ms.

lat.

Nouv. Acq.

1673.

figurazioni della vita quotidiana dei


dalle

campi

e delle citt
le

sono
i

botteghe,

pareti

coperte talvolta di maiolica, entro

quali

mercanti ven-

358

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA


ai loro
;

dono

avventori ogni merce

(fig.

284)

interni
le

di

case signorili e
le vi-

borghesi

sale di

grande apparato

cucine ove

donne apprestano
nelle vesti

vande. Escono per la campagna

cittadini, artificiosi

negli

lattist. e. ui,l).i,i.incli

mtjnxifiar

creo

nJij;

7,|>(h ttmtlv? neftt.

lUnim d.inimliumcum nccim^ln-^nm


Nouv. Acq.
1673.

Fig. 284.

Parigi, Bibl. Naz.: ms. lat.

atti,

corteggiando

le

dame

o queste vanno solette cogliendo erbe, o


e

si

po-

sano all'ombra. Corrono per monti


selvaggina,
e
nell'orto
(fg.
;

per

valli

cacciatori in traccia della


il

285),
il

nell'aia,

presso
si

forno rustico incitt

tanto la quieta vita agreste

contadino
altri

avvia alla

portando
(fg.

le

giuncate strette entro

vimini

novella

intorno al fuoco

286).

LA MINIATURA NELLA SECONDA META DEL TRECENTO

359
nelle

Sempre, anche nei

fogli miniati dagli artisti pi grossolani, traluce

miniature una percezione viva e intima della vita di

ogni

giorno,

una
e di

nuova simpatia per ogni aspetto

delle cose.
stile

Non
Parigi

diverso di contenuto e di
il
"

dal

'

Tacuinum

di

Vienna

Theatrum

sanitatis

nella

biblioteca Casanatense di

Roma

% # i^

,/

fcgT.i.ltiii.iittfnni uiijthid

cr foPAnccttliMMn't Ijflwnr

Fig. 285.

Parigi, Bibi. Naz.:

ms.

lat.

Nouv. Acq.

1673.

(cod. 4182) ^

Fu miniato
i
i

anch' esso da

parecchi

artisti,

alcuni dei quali


di

potrebbero credersi
e di Parigi.

medesimi che lavorarono nei volumi


il

Vienna e
molto

Fra

diversi miniatori,
altri

pi eletto

si

mostra assai prossimo


tinte

a Giovannino de' Grassi e agli

lombardi nell'adoperare

Il prezioso cod. fu ritrovato da G. Focolari (Il ciclo dei mesi nella Torre dell' Aquila a Trento in Tridentum, Vili, IV) e descritto da A. Munoz (Un Theatrum Sanitatis con miniature veronesi del sec. XIV in

Madonna

Verona,

1908, pag. 1 e segg.)

che

lo

giudic di origine veronese.

360

LA PITTURA E LA MINIATURA NELLA LOMBARDIA

tenui e lumeggiature bianche, anche nel disegnare,

come bene
la

si

vede in
e

una miniatura
per lo
stile,

(fg.

287)

che

si

pu comparare, per

composizione

colle Nativit dell'ufiziolo di Parigi (tav.

XIV) e di quello di

Fig. 286.

Parigi, Blbl. Naz.: