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venerdì 1 giugno 2007

PRIMO PIANO
IL PERSONAGGIO/1

TORNA

| Michele D'Avanzo, 51 anni,non è legato organicamente al clan di "Ciruzzo"


le sbarre in seguito all'inchiesta della Dda (rappresentata allora dai pm Giovanni
Corona e Salvatore Sbrizzi) che mise in evidenza come il clan Di Lauro gestisse un
traffico di droga tra l'Italia, e ovviamente Napoli in particolare, e ben cinque
nazioni europee: Albania, Ungheria, Repubblica Ceca, Spagna e Olanda. Nel corso
degli accertamenti, andati avanti con intercettazioni telefoniche, ambientali e
pedinamenti, gli investigatori si imbatterono in personaggi di primo piano nello
scacchiere malavitoso napoletano. Ma soprattutto furono individuate le piazze di
spaccio più "fiorenti" di Napoli. Come la zona vicina al parco "Oasi del buon
pastore"; la piazza dei "sette palazzi" in via Labriola e altre zone di
Secondigliano conosciute con nomi molto folkloristici: "sotto 'o furno"; "a ciampa
"e cavallo"; "la vela bianca"; "la vela celeste"; "la vela rossa"; "le quattro vie
di Secondigliano"; "'e case re' puff"; "'o terzo mondo". Secondo gli inquirenti il
danaro ricavato illecitamente dallo spaccio di sostanze stupefacenti a
Secondigliano ammontava a circa cinquecentomila euro (pari a un miliardo di
vecchie lire) al giorno. Per i pm della procura antimafia Paolo Di Lauro allora
aveva come referente Rosario Pariante detto "chiappariello", che ricevette in
carcere la notifica dell'ordinanza di custodia cautelare. [LUISAN]

Il fratello di "Enricuccio", zio degli eredi del ras


NAPOLI. Il 16 agosto prossimo compirà 51 anni Mi-

IL TERRORE
Sei proiettili e per Patrizio De Vitale, 47 anni, non c'è stato scampo: aveva
procurato il nascondiglio della latitanza al superboss
SECONDIGLIANO

chele D'Avanzo (nella foto), fratello del più conosciuto Enrico detto "Enricuccio
'e mezz' all'arco", ras detenuto da tempo ma prossimo alla scarcerazione: secondo
alcuni investigatori, entro la fine dell'estate. Sono fratelli dellla moglie di
Paolo Di Lauro, perciò zii degli eredi del capoclan di Secondigliano. Tra i due
congiunti gli stessi poliziotti hanno sempre rimarcato una sostanziale differenza:
la vittima dell'agguato di ieri non è ritenuto organicamente affiliato al clan
nonostante la stretta parentela con il boss Paolo Di Lauro detto "Ciruzzo 'o
milionario". Michele D'Avanzo è da molto tempo libero mentre Enrico si trova
dietro

| Commando di scissionisti in azione in piazza Zanardelli: ucciso fedelissimo del


"padrino", ferito il cognato

Agguato nel feudo di Di Lauro


LUIGI SANNINO
NAPOLI.

Era l'uomo di fiducia del padrino Paolo Di Lauro, che gli affidò la cura del suo
preziosissimo cane "Carnera": un mastino napoletano vincitore di decine di premi
in mostre ed esibizioni varie. Ma soprattutto Patrizio De Vitale, 47enne
napoletano di via Dante, ufficialmente allevatore, era stato colui che aveva
procurato a "Ciruzzo 'o milionario" il nascondiglio nel quale aveva trascorso
l'ultima parte della sua latitanza, in via Stornaiuolo a Secondigliano. Una
circostanza Il parente di Ciruzzo, colpito lieche gli investigatori avevano sa-
vemente ad un ginocchio, è stato "graputo dal primo ziato" dai sicari degli
scissionisti: formomento, ma che hanno rivelato se per evitare una spirale di
vendette soltanto ieri. In ogni caso, le piste seguite sono due: ti in due in
sella a una motocicletun attacco del clan Amato-Pagano ta di grossa cilindrata.
Non indos(gli ex "scissionisti") contro un fe- savano i caschi e perciò sono
pasdelissimo del nemico oppure un re- sati inosservati fino al compimento
dell'omicidio. golamento di conti interno. Sul posto gli uomini della polizia
Erano le 11 e 40 quando è scattato l'agguato in piazza Zanardelli, scientifica
della questura (diretti costato anche il ferimento a una dal vice questore Fabiola
Mancone) gamba a Michele D'Avanzo (50enne non hanno trovato bossoli ma soldi via
Nenni a Casoria), fratello del tanto due ogive deformate. Ulterioras Enrico e
cognato del boss Pao- re dimostrazione della nuova stralo Di Lauro (quest'ultimo
ha spo- tegia della criminalità organizzata, sato una sorella dei due). Una di-
che sta utilizzando spesso pistole a namica che non appare chiara agli tamburo per
non lasciare agli inquirenti nemmeno la possibilità Ad agire, in un cortile a
pochi di analizzare la parte dei proiettimetri dalla casa-bunker di cupa li che
resta con i dell'Arco, due killer su una moto e calibri comuni: 9 senza casco:
nessuno ha visto niente o 7,65. Mentre il classico muro d'oinvestigatori della
polizia (sezione mertà ha impedito persino di scoOmicidi della squadra mobile e
prire la direzione di fuga dei sicasquadra giudiziaria del commissa- ri. Patrizio
De Vitale e Michele D'Ariato Secondigliano) soprattutto perché i killer hanno
mirato esclu- vanzo si erano incontrati in piazza sivamente ad un solo bersaglio:
Pa- Zanardelli, probabilmente in setrizio De Vitale. L'altro, che era in guito a
un appuntamento. Il primo compagnia dell'allevatore, è stato è giunto in sella a
un motorino, trocolpito probabilmente da un proiet- vato parcheggiato vicino al
cortile tile vagante ed è stato lasciato tran- all'aperto nel quale si è consumato
quillamente scappare. Dato il luo- l'agguato; l'altro invece era arrivago e
l'assenza di uomini delle forze to a piedi dopo aver eseguito una dell'ordine in
quel momento nella commissione personale. Per evitazona, i due assassini avrebbero
avu- re tensioni la polizia ha fatto reto tutto il tempo di corrergli dietro stare
a terra meno tempo possibile il cadavere del 47enne. e finirlo.

Patrizio De Vitale è morto all'istante, centrato da ben sei colpi: uno che gli ha
bucato la fronte, 4 al torace e l'ultimo al polso. Soltanto alla gamba destra e di
striscio invece è rimasto ferito Michele D'Avanzo, tanto che già nel pomeriggio di
ieri le sue condizioni sono migliorate. Interrogato dai poliziotti, non ha
riferito elementi in grado di far compiere un salto di qualità alle indagini. Al
momento gli investigatori hanno saputo soltanto, attraverso testimonianze vaghe e
frammentate, che ad agire sono sta-

SEPE: AZIONE FORTE CONTRO LA CAMORRA

Il cardinale: amareggiato per il sangue versato


Amareggiato dall'ennesimo sangue versato per le strade della periferia nord di
Napoli. convinto che bisogna proseguire sulla strada della non violenza, tracciata
finora durante il suo mandato alla Curia Arcivescovile di Napoli. il cardinale
Crescenzio Sepe non può fare a meno che commentare l'ennesima esecuzione di
camorra avvenuta a Secondigliano: «Ogni morte afferma ogni caso di violenza,
procura amarezza profonda e sollecita ancora più una azione determinante e forte».
La camorra è come un cancro difficile da estirpare, secondo Sepe, «un siNAPOLI.

stema che ha allungato i suoi gangli un po' dappertutto e che è difficile a


morire». Nelle sue parole c'è rabbia ma non rassegnazione, perché il cammino
imboccato è quello giusto. Il suo invito è a tutte le forze sane della città, le
quali devono dare di più affinché le bocche di fuoco della criminalità organizzata
tacciano per sempre: «Il ripetersi di questi episodi deve costituire un maggiore
incoraggiamento per tutti noi esclama Dobbiamo continuare a camminare tutti
insieme sulla strada della determinazione».

Fin dentro il cortile. Il luogo del delitto: i killer sono entrati nell'androne
del palazzo

[DAGA]

IL PERSONAGGIO/2

| La vittima dell'agguato aveva avuto in custodia il prezioso mastino napoletano

Allenava il cane del capoclan


NAPOLI.

Paolo Di Lauro aveva pagato sparì improvvisamente dalla circola100 milioni di lire
"Carnera", un ma- zione per un paio di mesi e gli inquistino napoletano definito
dagli esper- renti, che seguivano le sue tracce atti uno dei più "belli" d'Italia:
un cane traverso le intercettazioni telefoniche che vinceva premi dovunque e del e
ambientali, pensarono addirittura a quale il boss andava fiero. L'aveva af- un
caso di lupara bianca vista la vicifidato, dimostrando grande fiducia nei nanza
con i Di Lauro. E invece non era suoi confronti, proprio a Patrizio De così:
semplicemente, questa l'analisi Vitale. Un affetto ricambiato dal 47enL'animale si
chiamava Carnera: ne con il suo interessamento nel tro- pluripremiato, era costato
100 miliovare al superlatini di lire ed era il vanto della cosca: tante un
nascondiglio sicuro, reso an- considerato tra i più belli d'Italia cora di più
dalla presenza in casa di una donna incen- dei pm, il pregiudicato non voleva
surata: in ottimi rapporti con l'uomo prendere parte alla guerra né avere in
qualche modo una parte attiva. Però ucciso ieri. Patrizio De Vitale non aveva
grossi era a conoscenza di diverse cose e precedenti a carico, anche se era fi-
ascoltandolo, gli investigatori chiarinito più volte nel mirino delle forze rono
il contesto di due omicidi. La prima volta Patrizio De Vitale dell'ordine e della
magistratura. Durante la fase più cruenta della faida salì alla ribalta della
cronaca a set-

Massacrato. Sei colpi al petto e alla fronte per Patrizio De Vitale, 47 anni

tembre del 200. Allora il prezioso cane del padrino soprannominato "Ciruzzo `o
milionario" fu trovato chiuso in una gabbia buia e umida, digiuno e

IL RETROSCENA

| Ma gli inquirenti non escludono un regolamento di conti interno: perché hanno


risparmiato lo zio dei nuovi ras?
zo attacco in pochi mesi del clan Amato-Pagano (gli ex "scissionisti") ai Di
Lauro. L'11 marzo scorso furono ammazzati Giuseppe Pica e Francesco Cardillo; il
21 dello stesso mese a cadere sotto i colpi dei sicari fu Lucio De Lucia detto
"cape `e chiuove", ras della droga per conto di cupa dell'Arco. E ieri Patrizio De
Vitale, uomo di fiducia. Ecco perché, seguendo un ragionamento logico, gli
investigatori tendono a protendere per questa supposizione. Unica nota stonata e
non da poco: perché sarebbe stato "risparmiato" dai nemici di camorra Michele
D'Avanzo, oltretutto parente del padrino? Per ora su ciò non esistono spiegazioni
certe. Da due settimane usciva raramente di casa e sempre con la scorta armata: da
quando aveva avuto l'offerta dagli uomini del clan Amato-Pagano, che fu da lui
respinta come successivamente è venuto fuori, di passare con loro a trafficare
droga. Temeva di essere ucciso Giuseppe Pica e perciò l'11 marzo all'ora di pranzo
si mosse con prudenza per andare all'appuntamento-trappola. Francesco Cardillo gli
faceva da scorta armata, ma fu tutto inutile: entrambi finirono sotto il piombo
dei killer del clan Di Lauro. In ballo c'è il controllo dello spaccio nel rione
dei Fiori, una delle due ultime piazze di droga in mano al clan Di Lauro: l'altra
è nella zona delle cosiddette case dei Puffi. Il movente dei tre attacchi della
cosca Amato-Pagano potrebbe anche stare soltanto in questo. [LS]

È il terzo attacco del clan di Amato-Pagano


NAPOLI. Un attacco del clan Amato-Pagano o un regolamento di conti interno. Ed è
proprio questa seconda ipotesi a presentare i profili, eventuali, più inquietanti.
Dato il legame storico di Patrizio De Vitale con il boss Paolo Di Lauro, l'unica
spiegazione possibile per una pista non esterna starebbe in quella che gli
investigatori più esperti ritengono un'errata convinzione del clan con base in
cupa dell'Arco: il 47enne di via Dante avrebbe tradito "Ciruzzo 'o milionario",
indicando ai carabinieri l'appartamento in cui nascondeva il superlatitante. Ma
nulla di concreto è mai emerso in questa direzione e gli stessi confidenti delle
forze dell'ordine lo hanno sempre escluso. Dunque, al momento la pista più seguita
è quella che conduce al ter-

assetato, una infezione sul dorso causata dalla cattiva alimentazione, le ferite
sul corpo che si era fatto da solo, quasi impazzito a star chiuso tra cemento e
sbarre. In un casolare fetido era rinchiuso Carnera, l'indiscusso vincitore per i
giudici di molti paesi quanto a purezza della razza di mastini napoletani. Il pelo
era nero, caso raro, pesava 110 chili e aveva sei anni: è vissuto fino a dodici,
poi è morto per una malattia. Girava il mondo ma il suo padrone lo aveva sepolto
in una specie di canile in piazza Zanardelli pur considerandolo uno status symbol,
tanto che il vero padrone aveva rifiutato di venderlo per trecento milioni. Il
boss, non potendolo tenere in un appartamento ed essendo volontariamente
irreperibile in quel periodo, lo aveva affidato a chi gli concedeva solo di
accoppiarsi con tre molossoidi femmina per riprodurre gli esemplari di razza. Il
nome era per metà in onore del pugile Primo Carnera, per l'altra era quello
dell'allevamento clandestino di molossoidi senza autorizzazioni comunali e
sanitarie in un casolare malridotto, con tanto di scarico abusivo delle acque
reflue che fu sequestrato dall'autorità giudiziaria. Quando arrivarono le guardie
zoofile, De Vitale si limitò a dire: «Questi cani non sono miei». [LUISAN]