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GdN mercoledì 1 agosto 2007

VIA MARINA

CRONACA DI NAPOLI

I3

Turista giapponese borseggiato sul bus


Appena è sceso dall'autobus, che aveva preso da solo, istintivamente ha messo le
mani sul retro dei pantaloni e ha avuto l'amara sorpresa che forse temeva: il
portafogli non c'era più. Per un turista giapponese di 54 anni, a Napoli con
alcuni connazionali da tre giorni, il pomeriggio si è concluso malissimo, anche se
visti i precedenti di quest'anno poteva andargli anche peggio. Non gli è rimasto
altro da fare che recarsi agli uffici della Questura e denunciare la perdita di
circa 200 euro e dei documenti personali. È successo ieri in via Marina, dove il
turista asiatico è sceso per completare un percorso di viste iniziate in
mattinata. Secondo la polizia il borseggio è avvenuto sull'autobus da parte di
qualche ladro specializzato, bravo a non far accorgere di nulla la vittima.

SAN PIETRO A PATIERNO. SALE LA TENSIONE CRIMINALE TRA I LICCIARDI E IL NUOVO CLAN.
LA POLIZIA INTENSIFICA I CONTROLLI

Sequestrate due pistole pronte a far fuoco


Il sequestro è a carico di ignoti e probabilmente resterà tale. Ma per gli
investigatori del commissariato Secondigliano (diretti dall'instancabile
vicequestore Luciano Nigro) è ugualmente un successo l'operazione di ieri, che ha
consentito di recuperare due pistole sulle quali la "scientifica" compirà
accertamenti per verificare se sono state utilizzate in recenti fatti di sangue. E
in ogni caso, il blitz conferma lo stato di tensione che esiste negli ambienti di
malavita tra Secondigliano e San Pietro a Paterno, culminato in contrasti tra due
gruppi: i Licciardi della Masseria Cardone e una ex costola composta da
fuoriusciti, i Sacco. Gli uomini della squadra giudiziaria del commissariato
Secondigliano hanno trovato nascoste tra i cespugli le due pistole, che si
aggiungono a quelle trovate nel corso dell'irruzione che venerdì scorso ha portato
agli arresti di Giovanni Feldi, Vincenzo Caiazzo, Paolo Murolo, Vincenzo Matuozzo
e Stefano Foria. Tutti finiti in manette per concorso in detenzione ai armi ma per
i quali il gip ha eliminato l'aggravante dell'articolo 7 della legge Falcone
(l'aver favorito un'associazione mafiosa o aver utilizzato metodi mafiosi). Gli
investigatori ieri hanno trovato e sequestrato le due pistole in un terreno
adiacente alla via Contrada Quattrocalli, proprio dove i cinque furono arrestati.
Una circostanza che naturalmente è stata attentamente vagliata e che viene
sottolineata nell'informativa alla procura, ma che da sola non rappresenta alcun
elemento concreto per individuare le persone che avevano nella loro disponibilità
le armi. Nel corso dell'ispezione i poliziotti di Secondigliano hanno sequestrato
in particolare: una pistola semiautomatica marca "Glock" modello 21 Smith &
Wesson, completa di caricatore e 13 cartucce calibro 45; una pistola
semiautomatica marca "Beretta", completa di caricatore completa di 9 cartucce, più
una inserita nella camera di scoppio. Il ritrovamento conferma il riarmo in atto
delle cosche e lo stato di allarme generale, tant'è vero che a San Pietro a
Paterno si vedono pochissimi pregiudicati in giro.

[LUISAN]

TRIBUNALE. OPERAZIONE DELLA SQUADRA MOBILE. IL 27ENNE HA PRESO DI MIRA DUE OPERAI
EDILI IMPEGNATI IN LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DI UN APPARTAMENTO

Preso estorsore dei Mazzarella


Giuseppe De Tommaso frequentava il boss Antonio Marmolino "meza lengua"
LUIGI SANNINO
Prima che "meza lengua" si rendesse latitante, era stato visto in compagnia di
Antonio Marmolino, considerato uno dei ras emergenti del clan Mazzarella e anello
di collegamento tra il clan di San Giovanni a Teduccio e gli uomini della stessa
famiglia di mala che controllano gli altri quartieri. Ecco perché Giuseppe De
Tommaso, 27enne originario del rione Amicizia ma da anni trasferitosi ai
Tribunali, non era un volto nuovo per gli investigatori della polizia quando
l'hanno arrestato per estorsione. Ma non avendo a suo carico precedenti denunce
per camorra, bensì soltanto reati meno gravi, non gli hanno contestato
l'aggravante dell'articolo 7 della legge Falcone. L'altro ieri pomeriggi sono
stati i poliziotti della Squadra Mobile della Questura, sezione antiestorsione,
coordinata dal vicequestore Fulvio Filocamo, a sottoporre a fermo di polizia
giudiziaria Giuseppe De Tommaso, 27 anni compiuti a maggio scorso, ritenuto
responsabile di estorsione ai danni di due operai impegnati in lavori di
ristrutturazione nella zona dei Tribunali. Il provvedimento restrittivo è scattato
in conseguenza di un'indagine partita nell'ultima quindicina di luglio. Il
cantiere edile era uno di quelli monitorati dalla polizia e così gli investigatori
avevano scoperto che Giuseppe De Tommaso aveva avvicinato gli operai della ditta,
ponendo in essere ciò che secondo l'accusa appare come un tentativo di estorsione
(fermo restando naturalmente la presunzione d'innocenza dell'indagato fino a
un'eventuale sentenza definitiva di condanna). Come sempre avviene in casi del
genere, la polizia ha valutato quale potesse essere la trappola migliore per
incastrare il "sospetto". E così alcuni poliziotti della squadra antiracket si
sono sostituiti agli operai, attendendo al varco il 27enne. Il quale, nella
mattinata, si è ripresentato al cantiere senza però palesare con chiarezza a
quanto ammontasse la tangente, da consegnare presumibilmente prima di Ferragosto.
Gli investigatori non sono intervenuti subito ma hanno acquisito altri elementi
utili, comprese le dichiarazioni dei responsabili dei lavori edili in corso. Fino
a quando, valutato il tutto, hanno deciso di andare a casa di Giuseppe De Tommaso
(in via delle Foglie a Carbonara) e di stringergli le manette le polsi. Antonio
Marmolino (cui sarebbe legato, forse anche solo per amicizia, De Tommaso) è
l'unico indagato nell'inchiesta sul clan Di Biasi che viene ritenuto legato a
un'altra cosca napoletana, i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio. Il suo
presunto ruolo era quello di cerniera tra le due organizzazioni malavitose, con
periodici contatti. Per questo il latitante frequentava abitualmente i Quartieri
Spagnoli ed è stato visto anche tra Forcella e i Tribunali. Antonio Marmolino,
soprannominato "meza lengua", è un personaggio noto più alle forze dell'ordine e
negli ambienti criminali che ai lettori dei giornali. Tant'è vero che, appena
scarcerato, il 25 febbraio 2005, ricevette un caloroso saluto a colpi di pistola
contro la sua abitazione da parte dei nemici di camorra.

GIUSEPPE DE TOMMASO. L'ESTORSORE SOTTOPOSTO A FERMO DALLA POLIZIA _____

MARIANELLA. DOMENICO RANIERO ARRESTATO DOPO IL RICONOSCIMENTO

NACOTRAFFICO. IL CUGINO DEI RAS CATTURATO LUNEDÌ SCORSO A MARBELLA

Rapinò la titolare di un negozio, Gli affari spagnoli dei Mazzarella, il giudice


gli dà i "domiciliari" Pasquale presto davanti ai giudici
È stata accolta ieri mattina dal gip Marzia Castaldi la richiesta di arresti
domiciliari per il trentunenne Domenico Raniero, incensurato, accusato di rapina
aggravata e arrestato lo scorso 6 giugno. L'uomo, difeso dagli avvocati Giovanni
Rendina e Annamaria Picascia, ha fatto quindi ritorno presso la propria abitazione
in attesa degli ulteriori sviluppi delle indagini condotte dal pm Roberta Simeone
della Procura della Repubblica di Napoli. Il reato di cui è accusato Domenico
Raniero è stato commesso durante la serata del 3 giugno scorso. La vittima,
Giuliana D. G., aveva infatti da poco chiuso "Ashua", negozio di cui è titolare, e
si accingeva a lasciare il centro commerciale Mandi di Afragola per tornare a casa
quando si è accorta di essere seguita da un'auto. Giunta presso il garage della
propria abitazione al corso Marianella la donna è stata avvicinata da un uomo
calvo, mentre un altro malvivente si manteneva stratale e uno dei due uomini che
l'avevano rapinata. Successivamente ha individuato di persona lo stesso uomo di
cui le era stata mostrata la foto e quindi Domenico Raniero è stato immediatamente
raggiunto da fermo perchè accusato di rapina aggravata. I difensori Giovanni
Rendina e Annamaria Picascia sostengono l'innocenza del loro assistito ritenendo
che vi sia stato un errore di riconoscimento, frutto di possibili somiglianze o
suggestioni, e che non vi siano altri elementi di accusa. In particolare era stato
fatto un riferimento all'auto guidata dai malviventi, vettura che come hanno
dimostrato i difensori non poteva essere nella disponibilità di Raniero perchè da
mesi sottoposta a sequestro giudiziario. Il gip, in attesa degli ulteriori
sviluppi delle indagini, ha ritenuto di poter concedere i richiesti domiciliari
escludendo la sussistenza del pericolo di evasione.

È uno "specialista". Il 29enne era a capo di un'organizzazione criminale italo-


magrebina.
Pasquale Mazzarella, 29enne, originario di Portici, imparentato alla lontana con i
ras Vincenzo, Ciro e Gennaro, nei prossimi giorni sarà interrogato dal magistrato
spagnolo che ha coordinato l'inchiesta che ha portato al blitz di lunedì scorso
tra la Spagna e il Marocco e in cui sono stati arrestati altri quattro napoletani
e nove cittadini di origine magrebina. Mazzarella, forte dei suoi contatti con i
grossi narcotrafficanti spagnoli e colombiani, poteva contare su un'organizzazione
potente che gestiva affari a sei zeri. Secondo gli inquirenti spagnoli, che poi
hanno mandato un'informativa alla Dda di Napoli, Pasquale Mazzarella gestiva il
traffico di droga e armi per conto del potente clan dei cugini e in Spagna dava
appoggio logistico ai "guaglioni" la-

distante dall'auto della vittima, ed è quindi stata rapinata della borsa che
conteneva l'incasso della giornata, pari a 1.500 euro, la patente, due carte di
credito, una macchina fotografica digitale e un telefono cellulare. Tre giorni
dopo, il 6 giugno, la vittima si è recata al commissariato di Scampia per
denunciare l'accaduto ed ha ravvisato una forte somiglianza tra una foto mo-

MARBELLA. IL BLITZ DELLA GUARDIA CIVIL _________

STEFANIA LAMBERTI

titanti che si rifugiavano in terra iberica, oltre a tenere i contatti con la


malavita locale e quella europea. Sono queste le accuse per cui è finito in
manette il 29enne, il quale poteva contare su altri quattro napoletani in
"trasferta" e su altri nove malavitosi spagnoli e magrebini. Ad arrestare i
componenti della costola spagnola del clan Mazzarella

SECONDIGLIANO, PICCHIA MILITARI "FILO DI BANCA" IN VIA DIOCLEZIANO

Preso tossicomane "Ripulito" di 2.500 euro


Non voleva essere controllato dai carabinieri che gli avevano imposto l'alt nel
corso di un blitz all'interno del rione dei Fiori, nel quartiere di Secondigliano.
Era sotto l'effetto di stupefacenti e si è scagliato contro i militari dell'Arma,
ma dopo una breve colluttazione è stato bloccato ed arrestato. Ora Guido De Lucia,
31enne, abitante nella provincia di Caserta, è rinchiuso in carcere con le accuse
di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L'uomo è stato notato dai militari
dell'Arma mentre era alla guida di una Mercedes Slk in evidente stato di
alterazione psico-fisica e per evitare il controllo ha colpiva con calci e pugni i
carabinieri. È in attesa di essere giudicato per direttissima. Ancora rapinatori
in azione in città. Due i colpi portati a termine nela giornata di lunedì e nella
notte di ieri. La prima aggressione si è consumata poco dopo mezzogiorno in via
Diocleziano, nel quartiere di Fuorigrotta. Qui due giovani armati di pistola,
viaggianti in sella ad un motociclo, hanno minacciato un uomo di 40 anni e si sono
fatti consegnare la somma di 2.500 euro che l'uomo aveva appena ritirato da
un'agenzia bancaria. Il classico "filo di banca", insomma. Il secondo colpo venti
minuti dopo le 3 di ieri in questa piazza Bellini. Nel mirino di una banda
composta da alcuni giovani viaggianti i sella a scooter, un uomo di 46 anni, che
ha dovuto consegnare il portafogli contenente la somma di 100 euro, una carta
Bancomat, varie carte di credito e un carnet di assegni, oltre al telefono
cellulare. I malviventi hanno fatto credere di essere armati. Indagini della
polizia.

Reggio Calabria, merce falsa Napoletano finisce in cella


REGGIO CALABRIA. Ricettazione, frode in commercio,

vendita di marchi contraffatti e porto ingiustificato di coltello di genere


vietato: queste le accuse in base alle quali, a Seminara, in provincia di Reggio
Calabria, i carabinieri hanno arrestato, in flagranza di reato, un uomo di 34
anni, Giustino Lupoli, di Napoli, già noto alle forze dell'ordine. I militari
dell'Arma lo hanno sorpreso mentre tentava la vendita, porta a porta, di motoseghe
con marchio contraffato, di provenienza illecita. Espletate le formalità di rito,
l'uomo, dopo l'arresto, è stato trasfarito nella casa circondariale Palmi. Stamani
sarà giudicato con rito direttissimo.

sono stati i poliziotti della Guardia Civil che hanno portato a termine un
clamoroso blitz a Marbella, località balneare e "buen retiro" di diversi boss
della cosca napoletana. L'operazione, denominata "Tizona", è stata condotta anche
a Malaga, Fuengirola, Saragozza e a Ceuta, enclave spagnola in Marocco, e sono
stati sequestrati 60 veicoli, quattro società e sette immobili per un valore di 5
milioni di euro, varie pistole e oltre due tonnellate e mezza di hashish. Al
potente clan dei Mazzarella, che in Spagna vantano numerose "amicizie", sono
attribuiti 80 omicidi maturati nell'ambito della lotta per la gestione dei
business milionari. Il clan dei "napoletani" capeggiato dal boss 29enne, secondo
gli inquirenti spagnoli, gestiva il traffico di droga, la falsificazione di
documenti e il riciclaggio di danaro posti in essere fra la Spagna, l'Italia,
l'Albania, la Francia, il Marocco e il Medio Oriente. L'inchiesta è stata avviata
nel febbraio scorso, quando la Guardia Civil intercettò un gruppo di pregiudicati
di origine marocchina, sulla Costa del Sol, che risultarono proprietari di varie
società, fra le quali una dedicata all'affitto di auto, con documentazione falsa,
a membri di altre organizzazioni criminali operanti in Spagna e in altri Paesi
della Ue. A Ceuta, gli investigatori hanno arrestato il proprietario di una
società che affittava imbarcazioni a organizzazioni criminali, che poi le
impiegavano per il traffico di droga dal Marocco alla Spagna. Alla rete marocchina
istallata sulla Costa del Sol facevano capo anche una serie di società
commerciali, intestate a prestanome, dedicate al riciclaggio di danaro proveniente
dal traffico di stupefacenti.

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