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2 I CRONACA

DI NAPOLI

venerdì 1 giugno 2007

GdN

I VERBALI DEL NEO COLLABORATORE. ANDREA PAROLISI, EX RAS VICINO A MIGLIACCIO,


SPIEGA COME LA FAIDA DELL'AREA NORD SI FERMÒ

Contro i Lo Russo le prime accuse del pentito di Mugnano


La tremenda faida tra i Di Lauro e gli "scissionisti" fu fermata grazie
all'intermediazione del clan Lo Russo. Parola del neo collaboratore di giustizia
(da gennaio 2007, che per la prima volta assurge agli onori delle cronache) Andrea
Parolisi, legato al ras Giacomo Migliaccio, ras degli scissionisti. Ecco i primi
verbali del neocollaboratore di giustizia. «Ricordo - ha sostenuto Parolisi - che
sotto le feste di Natale e poco dopo c'era ancora il "bordello" ossia la guerra e
ancora gli omicidi. Mi disse Carmine Amoroso che l'iniziativa di mediare tra i due
gruppi in guerra era stata del clan Lo Russo. Non so se vi sia stato proprio un
incontro e dove fu, ma di certo che l'iniziativa fu di e che andò a buon fine. Il
motivo dell'iniziativa dei Lo Russo era legata alle conseguenze negative per gli
affari illeciti della zona in conseguenza della faida». Andrea Parolisi ha anche
raccontato nel dettaglio le fasi della riunione per stoppare la guerra di camorra.
«Giungemmo presso via Ianfolla a Miano ossia presso il quartier generale del clan
Lo Russo. A garanzia dell'incontro c'era il fratello più piccolo Antonio, che
rimaneva presso Lo Russo nella palazzina di via Ianfolla... (omissis)... verso le
18 si allontanò a bordo del "Tmax" nero guidato da "musso "e scigna" ossia
Perfetto Raffaele, persona di spicco del clan Lo Russo. Si allontanarono per la
strada che porta verso il "terzo mondo". Noi rimanevamo tutti presso il complesso
di via Ianfolla, la maggior parte di noi "scissionisti" era armata, non so se
anche i Lo Russo erano armati, ma tenuto conto del loro ruolo di garanti essi non
avevano nulla da temere. Quando Perfetto e... (omissis)... tornarono,
quest'ultimo, rapidamente si recò da Salvatore Lo Russo cosa avevano concordato
con il... (omissis)... Altrettanto rapidamente montò sul "Tmax" del Perfetto che
partì alla volta di Mugnano e noi tutti lo seguimmo senza raggiungerlo. Però ci
vedemmo tutti quanti alle palazzine di fronte al cimitero di Mugnano», ha concluso
Parolisi le cui dichiarazioni sono state depositate nell'ultimo blitz che ha
portato all'arresto di nove persone ritenute vicine ai Lo Russo e poi scarcerate.

ANDREA PAROLISI. IL NEO COLLABORATORE ________________

LA CAMORRA DI SECONDIGLIANO. IL RAS, CAPO INCONTRASTATO DELLA SCISSIONE DEL CLAN


DI LAURO, È IRREPERIBILE DOPO LA SUA SCARCERAZIONE

Amato a giudizio dopo 18 mesi


Accusato di 416bis come capo e promotore. Il suo processo sarà discusso a metà
novembre dinanzi alla terza sezione penale del Tribunale di Napoli. È tornato
libero per scadenza dei termini.
FABIO POSTIGLIONE
Fu scarcerato per scadenza dei termini di custodia cautelare e la sua "fuga" dal
penitenziario di Madrid scatenò un vespaio di polemiche che si sono trascinate per
18 interminabili mesi. Già perché a lasciare il carcere fu uno che era considerato
dalla Procura antimafia il capo incontrastato del clan degli scissionisti dei Di
Lauro. Il fautore della "rottura" interna alla cosca, considerata prima della
faida, tra le più potenti di Napoli. Raffaele Amato però dopo 18 mesi è stato
rinviato a giudizio dinanzi alla terza sezione penale del Tribunale di Napoli per
il reato di associazione camorristica con l'aggravante di essere il capo e
promotore di quella "rivolta" che portò successivamente alla drammatica guerra. Il
suo clan, che sulla carta non esiste, in quanto nessuna sentenza ancora lo ha
scritto, porta però secondo gli investigatori e gli inquirenti, proprio il suo
nome. Il clan Amato gestisce ora tutte le "piazze" di spaccio della zona di
Secondigliano. Ieri è stato il gup Paola Laviano ad accogliere le tesi
dell'accusa, sostenuta dal pm anticamorra Stefania Castaldi e così Amato è stato
rinviato a giudizio per un'inchiesta che ha già portato alla condanna in primo e
in secondo grado per i suoi presunti complici. Era assistito dagli avvocati
Michele Cerabona e Luigi Senese. Amato fu raggiunto da un'ordinanza di custodia
cautela per il reato di associazione camorristica emessa da un pool di magistrati
dell'antimafia il 7 dicembre del 2004. Per il ras Lello Amato, la differenza di 24
ore fu però determinante. Il tempo necessario questo per far scadere i termini di
custodia cautelare in carcere e permettere al presunto ras degli scissionisti del
clan Di Lauro di lasciare il carcere dove era detenuto. Adesso è irreperibile
anche se la sua è una "latitanza" volontaria in quanto non è destinatario di
nessun ordine di carcerazione. Fu la decima sezione del tribunale del Riesame,
presidente Cosentino, giudice a latere Quadrano, ad accogliere l'istanza
avanSECONDIGLIANO. IL TEATRO DELLA FAIDA TRA I DI LAURO E GLI SCISSIONISTI, NEL
RIQUADRO LELLO AMATO _______
R

zata dagli avvocati Michele Cerabona e Luigi Senese. I due difensori si sono
battuti affinché il tribunale del Riesame giudicasse
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nulla l'udienza preliminare fissata per il giorno 27 febbraio del 2006 in quanto
il termine perentorio fissato per legge, per chi è
i

raggiunto da una ordinanza di 416 bis, era già scaduto da 24 ore. Il suo arresto
scattò alle 3,45 del 27 febbraio del 2005 a Barcellona, dove il ras dei "ribelli"
del clan Di Lauro si era rifugiato dopo la faida di Secondigliano. Secondo la
difesa il giorno dell'arresto va computato nei giorni da considerare per la
scadenza dei termini basandosi sull'articolo 297 del codice di procedura civile.
Dato che l'udienza preliminare fu fissata il 27 di febbraio scorso, si è sforato
di 24 ore. Per il gip il termine fu invece perfettamente rispettato in quanto la
scadenza era il 27 a mezzanotte. Ma così non è stato perché il Riesame diede
ragione ai penalisti. Una questione giurisprudenziale di "spessore" quella
intrapresa da Cerabona e Senese, che alla luce di ciò che è accaduto il ras Amato
ha il carcere anzitempo.
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VIA PIZZOFALCONE. LUIGI RIZZO ERA DETENUTO AGLI ARRESTI DOMICILIARI


V

PROCESSO D'APPELLO. DOPO LA RELAZIONE, RIGETTATA LA RICHIESTA DIFENSIVA


P

Violazione della sorveglianza: Gigi e Paolo: le dichiarazioni arrestato uomo


vicino agli Elia di Bavero non saranno verificate
Nel tardo pomeriggio di ieri militari della stazione carabinieri dei Quartieri
Spagnoli hanno tratto in arresto Luigi Rizzo, personaggio vicino al clan Elia, su
disposizione del giudice per le indagini preliminari di Napoli. In accoglimento di
una richiesta della procura della Repubblica per aver violato in più riprese
l'ordine di non allontanarsi dalla sua abitazione posta in via nuova Pizzofalcone,
dove era agli arresti domiciliari. Durante i normali controlli i carabinieri in
ben due occasioni nella settimana scorsa non trovarono il Rizzo tra le mura
domestiche. Si era allontanato per incontrare degli amici in alcuni bar del
centro. Stando agli accertamenti compiuti dagli investigatori, si intratteneva
nelle ore che riteneva più tranquille con altri pluripregiudicati. Luigi Rizzo era
stato tratto in arresto diversi mesi fa, perché sorpreso a spacciare sostanza
stupefacente. Erano stati gli stessi carabinieri che dopo averlo pedinato lo
avevano sorpreso in flagranza di reato mentre cedeva alcune dosi di droga ad un
tossicodipendente di Santa Lucia. Dopo la convalida e la permanenza presso la casa
circondariale di Napoli Poggioreale per alcune settimane, aveva ottenuto gli
arresti domiciliari con l'obbligo di non avere contatti con persone estranee al
nucleo familiare. Restrizione che è stata violata in più occasioni, tanto da
costringere i carabinieri a denunciare il Rizzo per il reato di evasione e
sollecitando l'aggravamento della misura coercitiva. Il Rizzo ha numerosissimi
precedenti penali che vanno dai reati contro il patrimonio alla Avevano chiesto al
presidente Omero Ambrogi, presidente della terza Corte d'assise d'appello che le
dichiarazioni del collaboratore di giustizia Raffaele Bavero fossero verificate in
merito all'avvistamento di Pasquale Pesce nel carcere di Secondigliano. Ebbene il
giudice ha rigettato l'istanza dei difensori ed ha rinviato il processo ad inizio
giugno dopo la relazione del giudice a latere. Per quel truce omicidio furono
condannati all'ergastolo con isolamento diurno per cinque mesi Eugenio e Pasquale
Pesce. I killer di Gigi e Paolo, i giovani innocenti che con la camorra non
avevano nulla a che fare, trucidati per errore a Pianura il 10 agosto 2000, sono
loro, almeno per i giudici di primo grado. Assolto Luigi Mele: non é lui il
mandante. Lo hanno decretato in modo inappellabile i giudici della Corte d'assise.
A Mele fu inflitta la condanna a otto anni di reclusione per detenzione e porto di
arma aggravata dall'articolo 7. Nel collegio difensivo gli avvocati Claudio
Davino, Gandolfo Geraci e Maurizio Zuccaro. Di sicuro fondamentali nella
ricostruzione del quadro accusatorio da parte del pm antimafia Luigi Frunzio è
stato il racconto del collaboratore Luigi Pesce, colui che sparò per primo e che
ha confessato gli omicidi. Ma la difesa ha evidenziato contraddizioni in alcune
circostanze riferite da Luigi Pesce e da Raffaele Bavero. Da alcune
intercettazioni telefoniche si riscontrerebbe che nei giorni antecedenti il 10
agosto 2000 e nella stessa giornata, vi furono riunioni a casa di Luigi Pesce e
non di Luigi Mele. Luigi Pesce avrebbe reso, dunque, agli inquirenti racconti non
sempre veritieri, tirando in ballo Luigi Mele. Luigi Pesce, classe 1971,
soprannominato "Gigino 'o milanese", fu arrestato il 19 dicembre 2004. Gli
inquirenti lo accusarono di essere uno dei componenti del commando di killer in
azione il 10 agosto 2000 alla terza traversa San Donato. Una ipotesi accusatoria
che lo stesso Pesce confermerà da pentito due mesi dopo. Poi lo scorso 23 febbraio
in dibattimento confessò: «Signor Presidente, io sono pronto a collaborare per
dare giustizia ai genitori di
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violenza sulle persone e soprattutto di aver a lungo gestito il solito traffico di


stupefacenti nel quartiere San Ferdinando, ove erano numerosi i giovani che si
recavano per acquistare le dosi. Molto vicino al potente clan Elia che ha il
proprio predominio soprattutto nella zona di Santa Lucia ed in particolare il
famoso "Pallonetto", da dove controlla i traffici illeciti dell'organizzazione.
Divenendo punto di riferimento per molti pregiudicati della zona.
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LUIGI MELE. ASSOLTO DAL DELITTO, CONDANNATO PER ARMI


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PAOLO MOSÈ
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questi ragazzi e chiedo scusa sia a loro che a tutta l'Italia per un duplice
omicidio commesso per errore». In base al suo racconto il commando il 10 agosto
2000 uscì in perlustrazione nel quartiere allo scopo di fare agguati agli
appartenenti al clan avversario dei Lago. Quando videro l'autovettura di Castaldi
ritennero che a bordo vi fossero due guardaspalle dei Lago, ma non era così.
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«Luigi Mauro non è un affiliato»


In merito all'articolo pubblicato ieri a pagina 5 del "Giornale di Napoli" occorre
precisare che la rettifica si riferisce a Luigi Mauro e non a Luigi Muro, come
erroneamente riportato nel titolo. In particolare poi occorre ribadire che Mauro,
trovato in possesso di un'arma, non è associato al clan Grimaldi e non è un
pregiudicato in quanto non ha precedenti penali alle spalle, così come dichiara il
suo avvocato Mario Bruno.
IL PREGIUDICATO CONDANNATO A 20 SOFFRE DI GRAVI PATOLOGIE: INFERMITÀ PSICHICA E
ANORESSIA

Nuova istanza di sospensione per Antonio Puglisi


Una nuova istanza di sospensione della pena chiesta a gran voce al magistrato di
Sorveglianza presso il Tribunale di Cosenza per scuotere le acque su una vicenda
che potrebbe prendere una piega alquanto drammatica. «Antonio Puglisi (nella foto)
è stato tratto in arresto solo perché il suo termine di sospensione
dell'esecuzione della pena era scaduto, così come posso affermare senza essere
smentito che nello stesso provvedimento che ne ha ripristinato la carcerazione gli
sono stati detratti i 3 anni di cui alla legge dell'indulto», ha esordito
l'avvocato Vittorio Trupiano, difensore del pregiudicato del Rione Traiano nella
scorsa richiesta di sospensione. Ma il tenore della nuova istanza è lo stesso. Per
la difesa proprio in virtù della circostanza che Puglisi non era latitante al
momento del suo arresto dal parte della polizia e della circostanza che ha
beneficiato dell'indulto, Puglisi non risulterebbe legato a nessun clan della
malavita organizzata. Sta di fatto che allo stato dovrebbe espiare altri 20 anni
di reclusione. Puglisi era stato momentaneamente collocato nel padiglione Genova-
lato destro, solo perché munito di particolari celle per internati per problemi
psichiatrici, ma grazie alla sensibilità delle Autorità carcerarie è stato rimosso
dall'isolamento in quanto non sussiste alcun rischio di suicidio. Infatti, Puglisi
non parla, non si muove, è completamente assente e non comprende nemmeno la pena
che sta espiando. «Me lo hanno portato al colloquio due piantoni che lo avevano in
braccio, ma non mi ha nemmeno riconosciuto - ha detto il suo difensore - Puglisi
non mangia, e ciò che è più grave, non beve da 8 giorni. Non è la prima volta che
gli capita: tratto in arresto, il suo organismo si blocca totalmente, in lui
scatta il rifiuto di accettare una condanna, come sostiene (né lo difendevo io),
ingiusta per un omicidio mai commesso - continua Trupiano - Bisogna intervenire
subito, non è un simulatore, gli stessi sanitari psichiatri stanno constatando che
non capisce nemmeno dove si trova: in queste condizione egli non può rimanere
carcerato, vi è una norma specifica che lo proibisce», ha concluso il difensore.