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2 I CRONACA

DI NAPOLI

mercoledì 1 agosto 2007

GdN

OPERAZIONE "PREZZI PAZZI". FU ARRESTATO CON IL VICEPREFETTO CALOGERO CORTIMIGLIA E


CON PIETRO MARRA

"Rottamazioni d'oro": libero Mario Fumarolo


Era stato condotto agli arresti domiciliari con il viceprefetto Calogero
Cortimiglia e con Pietro Marra, ex funzionario dell'Agenzia del Demanio di Napoli.
Mario Fumarolo, 55 anni, proprietario di un'impresa di custodia giudiziaria adesso
è libero grazie all'istanza presentata al giudice per le indagini preliminari, dal
suo avvocato Pietro Conte. Il Tribunale del Riesame aveva confermato l'ordinanza
emessa a suo carico ma il suo avvocato ha dimostrato che le esigenze cautelari
erano cessate anche perché i fatti contestati erano datati nel tempo. Così dagli
arresti domiciliari è ritornato libero con il solo obbligo di firma per due volte
alla settimana. Era stato arrestato nel corso dell'operazione "Prezzi Pazzi",
condotta dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nell'ambito
di una vasta indagine associata alla gestione dei veicoli sottoposti a sequestro.
Erano pesantissimi i reati contestati a vario titolo che vanno dal falso in atti
pubblici al peculato, sino alla truffa ai danni dello Stato ed al traffico
illecito di rifiuti pericolosi. Le ordinanze di arresto furono firmate dal gip
Pasqualina Paola Laviano, su richiesta della pm Maria Cristina Ribera. Nel corso
dell'inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata, oltre che dalla pm
Ribera, dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, la procura dispose anche il
sequestro preventivo di nove ditte esercenti l'attività di centro di demolizione e
rottamazione, di venti aziende con mansioni di deposito dei veicoli espropriati e
di trenta milioni di euro, somma ingiustamente richiesta dai custodi come
indennità per i mezzi all'apparenza rottamati negli anni 2004 e 2005. Un giro
d'affari che ha avuto come "mente", secondo l'accusa, l'impiegato del Demanio
Pietro Marra, recentemente passato all'incarico di giudice nella Commissione
tributaria regionale. Il raggiro, infatti, era completo e ben strutturato,
sfruttando in pieno gli effetti dell'ordinanza che disponeva il sequestro dei
ciclomotori per i centauri fermati alla guida senza casco. Proprio da qui scattava
il clamoroso inganno, una frode che secondo le prime stime ha comportato per
l'erario un danno economico pari a circa un milione di euro.

IL PM MARIA CRISTINA RIBERA ________________________

[FAPOS]

LA MALA DEGLI ORMEGGI. PARLA RITA DE CRESCENZO VITTIMA DEL RACKET: HO AVUTO IL
CORAGGIO DI DENUNCIARE MA IL GIUDICE HA SCARCERATO TUTTI

«Gli estorsori sono liberi: ho paura»


L'ordinanza del Gip annullata dal Riesame. Per l'accusa le avevano anche
sequestrato il figlio e minacciata due volte con una pistola. Ieri però una buona
notizia: ha vinto il ricorso al Tar, potrà gestire dei nuovi approdi
FABIO POSTIGLIONE
Ha il volto teso, il fiato corto e non troppa voglia di parlare. Ma Rita De
Crescenzo ha ancora la forza di reagire. Reagire perché gli estorsori che ha fatto
arrestare sono stati scarcerati dal tribunale del Riesame. Ha la forza di reagire
solo perché, come lei stesso dice, venerdì scorso il Tar ha accolto il suo ricorso
dandole una nuova possibilità di rifarsi una vita, di costruirsi un futuro «che
altre persone hanno cercato di rovinarmi in ogni modo». Ma per parlare della
storia di Rita De Crescenzo inevitabilmente si deve risalire alla triste vicenda
che l'ha vista sua malgrado protagonista. È stesso lei a spiegarla: «Da
generazioni la mia famiglia è titolare di alcuni ormeggi sul lungomare di
Mergellina ma io sono stata costretta da alcune personaggi a cedere le quote della
società - ha raccontato - Per costringermi mi hanno minacciata due volte con una
pistola, prima puntata alla tempia, poi alla pancia. Per costringermi a firmare
dal notaio hanno sequestrato mio figlio di otto anni per due ore. Ma non erano
contenti hanno voluto di più. Mi hanno costretto a versare 33mila euro per evitare
di perdere anche le altre quote che avevo - continua la signora Rita Ho venduto la
casa che avevo al Pallonetto di Santa Lucia. Solo allora, quando avevo perso
tutto, mi sono diretta dai poliziotti del commissariato San Ferdinando ed ho
raccontato quello che avevo subito. Sono finiti in carcere e ora che sono stati
scarcerati ed ho paura. Paura che possano farmi qualcosa di male a me o alla mia
famiglia». I tre finiti in carcere sono stati Mariano Di Sauro, cognato di Luciano
Sarno, e poi Pasquale e Claudio Boffi, napoletani di San Carlo Arena, uno solo dei
quali con un precedente a carico ma entrambi senza legami organici con la camorra.
Per tutti e tre l'accusa resta di estorsione aggravata mentre solo questi ultimi
rispondono di porto e detenzione di arma. Infine "Lino" resta indagato anche di
minacce e lesioni personali che stavano procurando alla signora Rita un aborto. Ma
il tribunale dei Riesame li ha rimessi
GLI ORMEGGI DI MERGELLINA
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in libertà: scarcerati perché le esigenze cautelari non erano tali da trattenerli


in carcere, così come scrive il giudice del Tribunale del-

le "Libertà", anche se contro tale decisione è già pronto il ricorso in Cassazione


della Procura antimafia.

Ma la signora Rita, nonostante tutto, nonostante sia sotto tutela, continua ad


avere la forza di guardare avanti, continua ad essere decisa nel volersi rifarsi
una vita. «Quando ho capito che la società di ormeggi dove era subentrata la
camorra non faceva più per me ho riaperto degli ormeggi nei pressi del Consolato
americano ha detto - L'ho fatto per sopravvivere e per pagare il mutuo di una casa
che non è più mia. Mi sono riappropriata di uno specchio d'acqua che era della mia
famiglia dal 1907. L'Autorità portuale però l'aveva sequestrata ma con i miei
avvocati Ugo Greco e Pierpaolo Ardolino siamo riusciti a vincere il ricorso al Tar
che ha sospeso l'efficacia del provvedimento fino al 9 settembre. Credevo che la
legge non esistesse ma invece mi sono ricreduta. Adesso ho più fiducia, posso
continuare a lavorare», ha concluso la signora Rita.

IL CASO. L'EX DC PRESO IN FRANCIA TROPPO ANZIANO PER RESTARE IN CELLA

LA REPLICA. «PER IL DISTRETTO NAPOLETANO SEMPRE MASSIMA ATTENZIONE»

Patriarca ammanettato, chiesta Giustizia e polemiche, il Csm la sospensiva della


condanna risponde a Forgione: false accuse
Il suo avvocato Vincenzo Maiello ha chiesto la sospensiva della pena perché l'ex
sottosegretario democristiano Francesco Patriarca ha 75 anni e non può restare
detenuto per troppo tempo. Era stato condannato lo scorso 13 giugno in via
definitiva dalla Cassazione alla pena di nove anni di reclusione per concorso
esterno in associazione mafiosa ed è stato fermato a Parigi dalla polizia francese
all'uscita di un ospedale ben otto giorni fa. L'ex deputato della Democrazia
Cristiana nelle scorse settimane era stato sottoposto ad un doppio intervento al
cuore e proprio in virtù di questo suo stato di salute deprecabile il suo avvocato
ha chiesto ai giudici di sospendere la pena irrogata dal Tribunale. I gendarmi
francesi hanno però hanno eseguito un mandato di arresto europeo emesso dalla
Procura di Napoli. Patriarca secondo quanto hanno comunicato i familiari - era
diretto a Napoli, dove a causa delle sue precarie condizioni di salute (a Parigi è
stato sottoposto ad un intervento di pacemaker e a tre angioplastiche) si sarebbe
ricoverato in una clinica specialistica per potere proseguire nella riabilitazione
e continuare nella convalescenza. E la presenza in Francia dell'ex sottosegretario
democristiano sarebbe - secondo quanto affermato dai suoi congiunti - stata nota
alle autorità italiane. Non era latitante e non si nascondeva. L'ex politico resta
ora ricoverato in una struttura ospedaliera penitenziaria, alle porte di Parigi,
ed i familiari si dicono preoccupati per il suo stato di salute, specie dopo
l'intervento che ha dovuto subire. Patriarca, originario di Gragnano, centro della
provincia di Napoli, per molti anni parlamentare della Dc alla Camera e al Senato,
e considerato politicamente vicino ad Antonio Gava, è stato sottosegretario alla
Marina Mercantile negli anni Ottanta. Come detto, poco più di un mese e mezzo fa
la Cassazione lo aveva condannato alla pena definitiva di nove anni di
recluNessuna "politica dello struzzo" e le accuse sono state rispedite al
mittente. La polemica sembra accendersi in relazione alle dichiarazione del
presidente della Commissione parlamentare antimafia, Francesco Forgione, sui
problemi degli uffici giudiziari di Napoli. Ieri il Csm ha diramato una nota di
precisazione affermando che non risponde al vero che il Consiglio superiore della
magistratura nei confronti delle problematiche degli uffici giudiziari di Napoli
abbia adottato la "politica dello struzzo". Al contrario, affermano da Csm,
l'organo di autogoverno della magistratura ha sempre prestato la massima
attenzione a quella realtà. «Infatti, i componenti della settima commissione del
Csm si sono recati a Napoli il 27 novembre scorso per verificare di persona la
situazione di quegli uffici - dice la nota - In seguito a tale missione, il 28
giugno 2007 l'assemblea plenaria del Csm ha approvato all'unanimità una
risoluzione, che è stata trasmessa alla Commissione parlamentare antimafia e al
ministro della Giustizia, in cui sono state evidenziate tutte le criticità e in
particolare le questioni relative alla scopertura degli organici e alla
dislocazione degli uffici. Compete al Ministero provvedere alla dotazione organica
del personale della magistratura e di quello amministrativo». Inoltre dal Csm
affermano che occorre tenere presente che ad esempio solo al Tribunale di Napoli
si registrano 150 vacanze su un organico di 900 unità di personale amministrativo,
compreso il dirigente. «È apparsa altresì al Consiglio di particolare rilievo la
situazione di non operatività del Tribunale e della Procura di Giugliano; se ne è
auspicata, pertanto, l'attivazione o, in via subordinata, l'assorbimento della
dotazione organica negli Uffici giudiziari partenopei. Per questo è pretestuoso
attribuire al Csm il fatto che le tabelle (cioè il progetto organizzativo) del
Tribunale di Napoli siano ferme al 2001. Non è compito del Consiglio elaborare
questo documento, che deve essere predisposto dai dirigenti responsabili degli
Uffici giudiziari». Infine un passaggio sulla passata

FRANCESCO FORGIONE ______________________

L'EX PARLAMENTARE FRANCESCO PATRIARCA ____

sione per concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri l'esecuzione del mandato
di arresto da parte della Procura di Napoli. Adesso bisognerà valutare
attentamente le condizioni di salute dell'ex politico democristiano per poi
prendere in considerazione il suo rientro in Italia.

consiliatura: «Nella passata consiliatura, sono state esaminate le tabelle fino al


2005, che non sono state approvate poiché presentavano una serie di carenze e di
criticità. Si auspica che, nella elaborazione del nuovo progetto organizzativo per
il biennio 2006/2007, che deve essere ancora inviato per l'approvazione, il
dirigente dell'Ufficio partenopeo tenga conto dei rilievi e delle indicazioni
trasmesse dal Consiglio», hanno concluso.
IL SENATORE DI AN AL MINISTRO CLEMENTE MASTELLA

PER UMBERTO, FRATELLO DI CASTRESE, IL PM HA CHIESTO 18 ANNI DI CARCERE

Caso Napoli, interrogazione di Novi Traffico di droga: ai domiciliari Nettuno


Una interrogazione al ministro della Giustizia Clemente Mastella riaccende i
riflettori sul caso Napoli. Il senatore di Alleanza Nazionale Emiddio Novi ha
deciso di inoltrare una richiesta al "Guardasigilli" per accertarsi se sia a
conoscenza di «ciò che sta accadendo al distretto partenopeo». «Premesso che nella
Procura di Napoli un gruppo di magistrati cerca di condizionare le scelte del
Procuratore Giovandomenico Lepore con un'azione di condizionamento e pressione che
punta al controllo politico dell'ufficio e dopo aver imposto l'allontanamento del
procuratore Cordova con assemblee destabilizzanti dirette ad influire sulle
decisioni del Csm, la sinistra giudiziaria impose l'estromissione dalla Dda di
Corona che in commissione Antimafia si era limitato a riferire quanto gli
risultava sulle frequentazioni di Paolo Mancuso, coinvolto in una vicenda dai
contorni poco chiari - continua il senatore Emiddio Novi - Per questo interrogo il
ministro Mastella per sapere se sia a conoscenza della strategia messa in atto per
inserire Mancuso nella Dda napoletana dopo che lo stesso aveva tentato di assumere
la direzione del Dap». Secondo Novi la possibilità che Mancuso finisca
all'Antimafia «potrebbe provocare serie ripercussioni nella credibilità
dell'ufficio». Il perito lo aveva dichiarato compatibile con il regime carcerario,
ma il gip sulla scorta anche degli elementi probatori a suo carico ha deciso di
scarcerarlo accogliendo in pieno l'istanza presentata dai penalisti Antonio Abet
ed Esposito Fariello. Per questo Umberto Nettuno, fratello di Castrese, ha
ottenuto gli arresti domiciliari. Per lui il pubblico ministero della Dda aveva
chiesto 18 anni di reclusione, ma le discussioni dei due penalisti, previste per
metà settembre potrebbero ribaltare la situazione dell'imputato. Eppure i due
fratelli, secondo l'accusa, sarebbero stati prima legati al clan Nuvoletta di
Marano ma al tempo stesso ai Licciardi di Secondigliano. Godevano di appoggi
importanti i due fratelli Nettuno, Castrese e Umberto, latitanti per alcuni mesi
per l'inchiesta su un traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Ma la loro
fuga terminò in una villetta a Giugliano. Secondo la Dda faceva parte di un gruppo
dedito all'importazione di grossi quantitativi di droga, provenienti dalla
Germania e dall'Albania e sono ritenuti fornitori di droga ad alcuni clan
camorristici di Napoli e provincia, compreso quello capeggiato da Paolo Di Lauro,
alias "Ciruzzo o' milionario" e quindi accusati del reato associativo finalizzato
al traffico di droga. Umberto e Castrese Nettuno avevano trovato rifugio presso
una villa in cupa Reginelle 15 in località Licola.