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I.I.S.

OLIVELLI PUTELLI Darfo Boario Terme (BS)

STUDIO DI UN ECOSISTEMA

Lago giallo
In localit Giallo, Paline di Borno (BS)

Corso COSTRUZIONI, AMBIENTE e TERRITORIO Classe III sez A Materia: Geopedologia, Economia ed Estimo Anno Scolastico 2012-2013 Ottobre 2012

Lavoro a cura di : Casarotti Matteo

Analisi di un ecosistema-Lago giallo Casarotti M. Immagine di copertina tratta da: panoramio.com di il bello e il brutto mondo

INDICE 1. Premessa2 2. Inquadramento territoriale.2 3. Cenni climatici4 3.1 Temperatura e precipitazioni...4 3.2 Fasce fitoclimatiche e premessa ad aspetti vegetazionali..6 4. Aspetti geomorfologici....6 4.1 Zona Queita......7 4.2 Zona lago Giallo-Foiada......7 4.3 Zona Tauggine..........7 4.4 Aspetti litologici.....7 5. Aspetti vegetazionali..9 5.1 Piante arboree.......10 5.2 Piante arbustive.......13 5.3 Piante erbacee.......13 5.4 Galleria fotografica.............15 6. Aspetti faunistici......16 6.1 Uccelli.......16 6.2 Mammiferi.......17 6.3 Anfibi e rettili......18 6.4 Pesci.........18 6.5 Insetti.........18 7. Aspetti antropici......20 7.1 Urbanizzazione e uso del suolo.....20 7.2 Il laghetto.........25 7.3 Specifiche idrologiche......28 7.4 Vincoli.........29 7.5 Segnalazioni........32 8. Osservazioni personali.......33 Abstract........34

Allegato A (analisi acque)pg.1 allegati Allegato B (elementi di approfondimento)...pg.2 allegati


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1. PREMESSA Il lavoro assegnatomi ha portato allanalisi della zona del Lago Giallo in Comune di Borno a causa della bellezza del luogo, della sua completezza dal punto di vista tecnico e di una curiosit personale. Riguardo la seconda voce intendo che la zona presa in considerazione, definita con maggior precisione nel titolo successivo, presenta svariate caratteristiche e zone. Comprende infatti una buona parte di terreno agricolo, una parte boschiva, una urbanizzata, e un reticolo idrico molto interessante. La curiosit personale invece scaturisce dal fatto che sul luogo preso in considerazione sono molto poche le informazioni, e soprattutto le ricerche svolte. Nella relazione che segue verranno trattati aspetti ecologici, climatici, geopedologici e antropici della zona, in modo da definirne un quadro tecnico generale. I dati sono stati recuperati oltre che da sopralluoghi svolti personalmente, anche da svariate fonti come: Comune di Borno, Geoportale Regione Lombardia, Consorzio forestale Pizzo Camino, e altri enti o privati.

2. INQUADRAMENTO TERRITORIALE Il Lago Giallo si trova in comune di Borno (BS), in localit Giallo, circa a 6 Km dal centro abitato bornese. Si pu arrivare in localit Giallo dalla SP 5 che da Malegno porta fino al confine Bergamasco, pochi chilometri dopo il luogo di nostro interesse. Si pu arrivare anche da un percorso alternativo, ovvero percorrendo la SP 59, che da Dezzo di Scalve porta ancora sulla SP 5 una volta passato il confine provinciale Come possibile osservare in fig.1.

Fig.1 Inquadramento stradale ad ampio raggio (fonte: Google Maps)

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Il lago si trova a 230 m dalla strada sopracitata, ai piedi del versante settentrionale del monte Tauggine (1506 m s.l.m.), ovvero a ridosso del confine comunale tra Borno e Piancogno. Il Kmq preso in considerazione (come richiesto in consegna) delimitato da 5 confini convenzionali (vedi fig.2-3): Ovest: -nella parte meridionale alla SP5 dalla strada per la localit Prave (comune di Angolo Terme) -nella parte settentrionale alla SP5 dalla valle Marcia fino alla quota di 1400 m s.l.m. Nord-Est: -dal sentiero che da Salven porta sopra localit Queita a quota 1350/1400 m s.l.m. Sud: -dalla strada che dal Passo di Croce di Salven (1108 m s.l.m.) porta in Val Sorda

Fig.2-3 Inquadramento della zona presa in considerazione, ortofoto (volo 2007) e CTR (rilievo aerofotogrammetrico 1983) Fonti: Geoportale Regione Lombardia

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La zona presa in considerazione si trova nella parte terminale dell Altipiano del sole, appena prima dellapertura sulla val di Scalve. Comprende pure una piccola parte della Riserva naturale Boschi del Giovetto nellarea del Fienile Queita. Si pu capire meglio la posizione del lago e della zona circostante nella fotografia scattata da elicottero proposta sotto.

Fonte: Francesco Inversini

3. CENNI CLIMATICI Il lago giallo si trova in una posizione molto particolare poich posto nella parte terminale dellaltipiano di Borno-Ossimo, denominato sin dallantichit Altipiano del Sole per la sua elevata esposizione. Il lago si trova inoltre ai piedi del monte Tauggine, ovvero nella fascia fredda dellaltopiano dove lesposizione al sole leggermente minore a causa dei monti che lo separano della Valle Camonica. 3.1 Temperatura e precipitazioni ed aspetti climatologici generali La zona presa in considerazione come spiegato precedentemente si estende da unaltitudine di 1040 m s.l.m. (nei pressi del lago) fino a circa 1400 m s.l.m. (nel confine a Nord sopra localit Queita), obbligando quindi a sottolineare la differenza di temperatura che si pu riscontrare analizzando il clima ai due estremi. Facendo una media tra le due tipologie di microclima possiamo trovare una buona somiglianza alle analisi fatte sullaltipiano. Il clima dellaltopiano un microclima tipicamente alpino caratterizzato da unestate mite con temperature diurne tra i 20 C e i 24 C e notturne di 16 C. Segue un autunno con temperature piuttosto fresche con rade precipitazioni nevose che annunciano larrivo del tipico inverno di questa zona. Da dicembre a inizio febbraio predomina un clima di freddo secco con medie intorno agli 0 C. e punte 4

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minime di -15 C nelle zone pi fredde e massime di 14 C ca. Generalmente in questo periodo il laghetto ghiaccia totalmente o almeno per buona parte della sua superficie nonostante si contano quasi 100 giornate di sole da dicembre a marzo. In estate i mesi pi caldi sono quelli di luglio e agosto, mentre dopo la fine di agosto il clima si fa pi fresco definendo settembre il mese dellescursionista. Come gi accennato la presenza dei monti intorno allaltopiano fa s che l'area resti protetta da venti forti. Vi solamente la leggera brezza proveniente dal Passo della Presolana. Si riportano ora le medie mensili delle precipitazioni registrate a Dezzo di Scalve e a Mazzunno per il periodo 1991-2001, zone climatologicamente affini alla zona presa in considerazione.

Si pu notare la differenza sostanziale dei grafici dei giorni perturbati e delle precipitazioni. Come si pu notare febbraio, marzo e dicembre sono periodi caratterizzati da poche precipitazioni, e molti giorni di cielo limpido. Il periodo autunnale vede molte precipitazioni particolarmente nei mesi di settembre e ottobre. Verso dicembre le poche precipitazioni sono generalmente nevose su quasi tutto laltipiano. La tabella seguente mostra la frequenza di precipitazioni percentuale per mese.

Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic anno 24,2% 17,5% 22,3% 45,7% 55,2% 55,0% 48,4% 44,2% 43,3% 42,6% 33,0% 24,2% 38,1%
Sotto riportata la tabella della quantit di precipitazioni (espresse in millimetri) nellintervallo 1991-2001 nei quattro trimestri. Anno Mar-Apr-Mag Giu-Lug-Ago Set-Ott-Nov Dic-Gen-Feb 1991 269,8 310,3 555,2 75,4 1992 561,4 598,1 309,4 243,6 1993 194,7 399,7 985,9 381,2 1994 277,6 282,8 597,4 241,0 1995 442,7 409,2 342,1 362,1 1996 318,0 638,8 701,6 191,4 1997 259,5 740,4 492,8 253,9 1998 448,5 380,4 609,4 96,5 1999 463,0 581,2 721,4 122,5 2000 523,9 606,4 1388,9 641,4 2001 635,0 505,5 305,9 n.d. media 399,5 495,7 637,3 260,9
I dati sono stati rielaborati sulla base degli studi a cura del dr. Fausto Franzoni pubblicati sul sito www.scalve.it

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3.2 Fasce fitoclimatiche La zona presa in considerazione comprende due fasce fitoclimatiche: Fagetum e Picetum. Possiamo considerare la zona in un punto di transizione tra Fagetum freddo e Picetum caldo. Per definizione la zona sarebbe quasi pienamente nella fascia dominata dal faggio, ma si pu rilevare una netta presenza di abeti e larici, dominanti solitamente nella fascia del Picetum. Nei pressi del laghetto si possono trovare in modiche quantit piante tipiche del Fagetum, che scompaiono poi salendo di quota, sia nei boschi del Tauggine che di Queita (si pu osservare meglio nel capitolo dedicato agli aspetti vegetazionali).

Fig. 4 Classico paesaggio invernale del luogo. La foto stata scattata in prossimit del confine est della zona presa in considerazione. Sullo sfondo si pu vedere buona parte del gruppo della Presolana. (Fonti: Francesco Inversini)

4. ASPETTI GEOMORFOLOGICI Per definire con pi precisione il luogo stato diviso convenzionalmente in 3 zone, come riportato in fig. 5.

Fig. 5 Divisione convenzionale della zona presa in considerazione su CTR. zona Queita zona lago Giallo-Foiada zona Tauggine

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4.1 Zona Queita La zona Queita corrispondente alla particella boscata n 27 in comune di Borno. Ha unaltitudine massima di 1400 m s.l.m. e minima di 1100 m s.m.l. con esposizione Sud. La giacitura di medio versante. Come descritto dal consorzio forestale un terreno molto ripido lungo la prima met del confine est della particella, a tratti scosceso per la presenza di balzi di roccia che conferiscono forte accidentalit. 4.2 Zona lago Giallo-Foiada La zona lago Giallo-Foiada la parte terminale dellaltipiano del sole, ed dunque una zona perlopi pianeggiante. E una zona profondamente carsica e caratterizzata da diversi fenomeni carsici anche in corrispondenza del lago. In questa zona bisogna sottolineare la presenza di un conoide molto importante a nord di Salven. Sotto vengono riportate due carte che lo definiscono meglio a livello geologico.

Fig 6-7 Carte geologiche del conoide Croce di Salven estratte del PGT comunale.

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4.3 Zona Tauggine La zona Tauggine corrispondente alla particella boscata n 35 in comune di Piancogno. Ha unaltitudine massima di 1200 m s.l.m. e minima di 1065 m s.m.l. con esposizione Nord. La giacitura di basso versante. Come descritto dal consorzio forestale un terreno abbastanza inclinato che presenta qualche tratto pianeggiante e quindi con accidentalit debole. 4.4 Aspetti litologici Per gli aspetti litologici non si fa distinzione tra le tre zone sopracitate, ma si considera tutta la zona. Sotto verr riportata la carta litologica della zona con legenda allegata. Fig. 8 Carta litologica della zona. (fonte: ISPRA)

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Diamicton= un deposito eterometrico non selezionato contenente frazioni di ghiaia, sabbia e ni (intesi come granulometricamente inferiori alla sabbia). Debris flow= o colate detritiche torrentizie sono un processo naturale che consiste nel trasporto di materiale solido da parte di un fluido in ambiente montano.

Osservando la carta si nota che larea presa in considerazione prevalentemente caratterizzata da rocce nate da depositi lacustri, di versante o frana, alluvionali e di debris-flow (vedi glossario a sinistra). Larea del laghetto dunque una zona di depositi (perlopi calcarei) che portano alla formazione di un suolo caratterizzato da diamicton stratificati, limi ed argille, causa dei forti fenomeni carsici della zona. Questi si presentano principalmente con formazioni dolinose situate sui conoidi alluvionali (o di deiezione) delle tre valli. Le doline presenti in questarea sono cos dette di crollo, ovvero formate a causa del collasso del terreno soprastante ad una cavit sotterranea formata dallo scioglimento del carbonato di calcio presente nelle rocce detritiche descritte sopra. Lo scioglimento dovuto ad un processo

chimico chiamato di solubilizzazione del calcare, formato da diverse reazioni tra vari composti quali acqua (H2O), anidride carbonica (CO2), e carbonato di calcio (CaCO3). Questo processo sta alla base di tutti i fenomeni carsici. Nellarea troviamo anche la formazione di Castro-Sebino, in corrispondenza del monte Tauggine. 5. ASPETTI VEGETAZIONALI Larea presa in considerazione, come gi detto nella premessa, caratterizzata dalla presenza di diversi tipologie di paesaggio. Il kmq presenta una parte boschiva dominata da Pinaceae, principalmente da larici ed abeti, ed una buona parte di prati tipici del paesaggio delle Prealpi Bresciane ed Orobiche.

Fig. 9
Fotografia scattata dalla sponda sud del laghetto. Si possono vedere molto bene la Valle Marcia (sulla sinistra) e la Valle Frassine (sulla destra) che descrivono larea della localit Queita. Foto scattata durante sopralluogo svolto di persona

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Questultimi sono spesso adibiti allallevamento di bestiame, solitamente bovini e ovini, che implicano il mantenimento del suolo erbaceo fermando dunque lavanzamento del manto boschivo, fenomeno che caratterizza molti luoghi dopo labbandono della vita contadina. E una zona molto ricca dal punto di vista vegetazionale come si potr notare dalle analisi proposte seguentemente, e dalle immagini fino ad ora inserite nel documento. 5.1 Piante Arboree Nella tabella seguente sono elencate le specie arboree presenti nellarea.

FAMIGLIA

GENERE Picea

SPECIE Picea abies (L.)H.Karst.,1881) Larix decidua (Mill.,1768) Abies alba (Mill. 1768) Fagus sylvatica (L.,1753)

NOME ITALIANO Abete rosso Larice Abete bianco Faggio

N in galleria fotografica 1 3 2 4

Pinaceae

Larix Abies

Fagacee

Fagus

Piante non autoctone o presenti in minime quantit

Juglandaceae

Juglans Sorbus

Juglans regia (L.,1753) Sorbus aucuparia (L.,1753) Prunus avium (L.,1753) Fraxinus excelsior (L.,1753) Acer pseudoplatanus (L.,1753) Quercus petraea (Liebl.) Salix caprea (L.,1753)

Noce Sorbo degli uccellatori Ciliegio Frassino maggiore Acero montano Rovere Salicone Salice piangente

5 6 / 7 / / /
/

Rosaceae Prunus Oleaceae Aceraceae Fagaceae Fraxinus Acer Quercus

Salicaceae

Salix Salix babylonica (L.,1753)

Tab 1. Piante arboree

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Nella pagine successiva si descriveranno con maggiore precisione le quantit in percentuale e altri dati abbastanza rilevanti per la descrizione vegetazionale arborea della zona. 10

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Le due tabelle seguenti sono state rielaborate su dati concessi dal Consorzio forestale Pizzo Camino in modo da definire meglio le due particelle boschive di nostro interesse: localit Queita e Tauggine. Tab.2 Particella 35 - Tauggine SPECIE LEGNOSA Abete rosso Larice Abete bianco Faggio Totale Rilevamento Et media (anni) Altezza media (m) Diametro medio (cm) Grosse (50 e + cm) % Medie (35-45cm) Piccole (20-30cm) RILIEVI PRECEDENTI (1988) N 2564 1082 147 / 3793 % 61,4% 32,4% 6,1% / 100,0% 1988 90 22 / 6,9% 57,0% 36,0% RILIEVO ATTUALE (2002) N 2522 1002 149 63 3737 2002 120 22,54 33,46 13,1% 56,7% 30,2% % 64,0% 29,0% 6,5% 0,5% 100,0%

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Tab.3 Particella 27 - Queita

SPECIE LEGNOSA Abete rosso Larice Abete bianco Faggio Altro Totale Rilevamento Et media (anni) Altezza media (m)

RILIEVI PRECEDENTI (1990) N 6415 142 760 / / 7317 % 87,4% 1,1% 11,5% / / 100,0% 1990 90 26 / 21,0% 43,5% 35,4%

RILIEVO ATTUALE (2002) N 8.113 211 1012 100 30 9466 2002 115 23,10 31,68 23,8% 40,0% 36,1% % 86,3% 1,5% 11,8% 0,4% 0,1% 100,0%

Diametro medio (cm) Grosse (50 e + cm) % Medie (35-45cm) Piccole (20-30cm)

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5.2 Piante arbustive Nella zona si trovano poche specie arbustive, come si pu notare nella tabella sotto. C una netta predominanza di nocciolo in tutta larea considerata. Nella tabella sono elencate le principali piante arbustive della zona. NOME ITALIANO Nocciolo Lonicera Sambuco Rododendro Mirtillo nero Maggiociondolo Rosa canina Rovo Biancospino N in galleria fotografica 1 / 3 / / 2 / / /

FAMIGLIA Betulaceae

GENERE Corylus Lonicera

SPECIE Corylus avellana (L., 1753) Lonicera sp.pl. Sambucus nigra (L., 1753) Rhododendron hirsutum (L., 1753) Vaccinium myrtillus (L., 1753) Laburnum anagyroides (Medik., 1787) Rosa canina (L., 1753) Rubus ulmifolius (Schott, 1818) Crataegus monogyna (Jacq., 1775)

Caprifoliaceae Sambucus Rhododendron Ericaceae Vaccinium Fabaceae Laburnum Rosa Rosaceae Rubus Crataegus Tab. 4 Piante arbustive 5.3 Piante erbacee Per le piante erbacee stata fatta come in precedenza una tabella che elenca e cataloga le specie in base alla famiglia e al genere di appartenenza, sulla base di una ricerca incrociata svolta personalmente. A causa della grandissima quantit di specie presenti possibile il mancato inserimento di alcune. FAMIGLIA GENERE Achillea Bellis SPECIE Achillea millefolium (L., 1753) Bellis perennis (L., 1753) Leontodon autumnalis (L., 1753) Leontodon Asteraceae Picris Centaurea Chrysanthemum Leontodon hispidus Picris hieracioides (L., 1753) Centaurea jacea (L., 1753) Chrysanthemum leucanthemum (Lam., 1778) NOME ITALIANO Achillea Pratolina Dente di leone ramoso Dente di leone comune Aspraggine comune Fiordaliso stoppione Margherita comune 13

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Brassicaceae

Cardamine

Cardamine pratensis (L., 1753) Campanula rapunculoides

Billeri dei prati Campanula serpeggiante Campanula soldanella Silene dioica Silene rigonfia Eliantemo maggiore Vedovina selvatica Ambretta Trifolio alpestre Erica carnea Mirtillo Geranio di S.Roberto Clinopodio dei boschi Salvia selvatica Timo goniotrico Fienarola dei prati Poa alpina Gramigna bionda Forasacco eretto Primula Ranuncolo bulboso Agrimonia comune Ortica

Campanulaceae

Campanula Campanula rotundifolia (L., 1753) Silene dioica (L.) Clairv.)

Caryophyllaceae

Silene Silene vulgaris

Cistaceae

Helianthemum Scabiosa

Helianthemum nummularium (L.) Mill. 1768) Scabiosa columbaria (L., 1753) Knautia arvensis (L.) Coulter) Trifolium alpestre (L., 1753) Erica carnea (L., 1753) Vaccinium myrtillus Geranium robertianum (L., 1753) Clinopodium vulgare (L., 1753) Salvia pratensis (L., 1753) Thymus pulegioides (L., 1753) Poa pratensis (L., 1753)

Dipsacaceae Knautia Fabaceae Trifolium Erica Ericaceae Vaccinium Geraniaceae Geranium Clinopodium Lamiaceae Salvia Thymus

Poa Poa alpina (L., 1753) Poaceae Trisetum Bromus Primulaceae Ranunculaceae Rosaceae Urticaceae Primula Ranunculus Agrimonia Urtica Trisetum flavescens (L., 1753) Bromus erectus (Schrter, 1888) Primula veris (L., 1753) Ranunculus bulbosus (L., 1753) Agrimonia eupatoria (L., 1753) Urtica dioica (L., 1753)

Tab. 5 Piante erbacee

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5.4 Galleria fotografica In seguito verranno proposte le fotografie delle specie pi rilevanti nellarea. 5.4.1 Piante arboree

1. Abete rosso

2. Abete bianco

3. Larice nel periodo autunnale

3. Larice nel periodo estivo

4. Faggio (al suo massimo sviluppo)

5. Noce

6. Sorbo degli uccellatori

7. Frassino maggiore

5.4.1 Piante arbustive

1. Nocciolo

2. Maggiociondolo (nel periodo della fioritura)

3. Sambuco

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6. ASPETTI FAUNISTICI La zona presa in considerazione, come gi detto molto ricca sia di specie vegetali che animali, presenta quindi differenti specie tra cui un parte per non autoctone. Larea molto controllata anche a causa della vicinanza della riserva naturale Boschi del Giovetto: questo permette una buona conservazione delle specie principali della zona. Nellarea presente un allevamento di modiche dimensioni di bovini, suini, ovini ed animali da cortile, che appositamente non ho inserito nelle tabelle seguenti. Nel laghetto sono presenti tre specie di pesci elencate poi nella tabella apposita inseriti nel laghetto dai proprietari dello stesso. Si registrata inoltre la presenza di 4 esemplari di germano reale ( Anas platyrhynchos) nei pressi del lago. Sotto vengono proposte delle tabelle dove sono state elencate le specie peculiari dellarea dividendole in 4 gruppi (a seconda delle classi): uccelli, mammiferi, anfibi e rettili e pesci. 6.1 Uccelli Gli uccelli presenti sono moltissimi e di difficile classificazione, per questo sono stati citati solo i pi caratteristici ed importanti dal punto di vista scientifico della zona. La tabella sotto elenca 14 specie presenti nellarea ordinandole alfabeticamente a seconda della famiglia.

FAMIGLIA Accipitridae Anatidae Corvidae

GENERE Buteo Anas Corvus Nucifraga Buteo sp.

SPECIE

NOME ITALIANO Poiana Germano reale Corvo Nocciolaia Crociero Pettirosso Cincia mora Gallo forcello Starna Coturnice Picchio rosso Scricciolo comune Tordo sassello Tordo bottaccio

Anas platyrhynchos (L., 1758) Corvus sp. Nucifraga caryocatactes (L., 1758) Loxia curvirostra (L., 1758) Erithacus rubecula (L., 1758) Parus ater (L., 1758) Tetrao tetrix (L., 1758) Perdix perdix (L., 1758) Alectoris graeca (Meisner, 1804) Dendrocopos major (L., 1758) Troglodytes troglodytes (L., 1758) Turdus iliacus (L., 1758) Turdus philomelo (C.L.Brehm, 1831)

Fringillidae Muscicapidae Paridae

Loxia Erithacus Parus Tetrao

Phasianidae

Perdix Alectoris

Picidae Troglodytidae Turdidae

Dendrocopos Troglodytes Turdus

Tab. 6 Uccelli

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6.2 Mammiferi Nellarea sono presenti differenti mammiferi classici del paesaggio delle Prealpi come volpi, lepri, tassi ecc. ma stata segnalata in certi casi anche la presenza specie come lorso e il capriolo. Nel marzo 2012 stata segnalata la presenza di un orso nei pressi del lago Giallo, verificata poi da impronte rimaste sulla neve esaminate da esperti che si sono recati sul posto. Il giornale di Brescia scrive: la prima volta che si sente parlare della presenza dell'animale in questa zona. C'era stata una segnalazione due anni fa nell'area della Presolana, nella Bergamasca, che non troppo lontano da qui, ma mai si sarebbe pensato a un suo trasferimento su questo versante. La tabella sotto elenca le specie di mammiferi principali e quelle pi rare della zona.

FAMIGLIA Canidae Erinaceidae Leporidae

GENERE Vulpes Erinaceus Lepus Martes

SPECIE Vulpes vulpes (L., 1758) Erinaceus europaeus (L., 1758) Lepus europaeus (Pallas, 1778) Martes foina (Erxleben, 1777) Mustela nivalis (L., 1758) Meles meles (L., 1758) Sciurus vulgaris (L., 1758) Sus scropha (L., 1758) Talpa europaea (L., 1758) Nyctalus noctula (L., 1758) Volpe

NOME ITALIANO

Riccio Lepre comune Faina Donnola Tasso Scoiattolo Cinghiale Talpa Nottola comune

Mustelidae

Mustela Meles

Sciuridae Suidae Talpidae Vespertilionidae

Sciurus Sus Talpa Nyctalus

Specie rare o presenti nelle zone circostanti allarea in considerazione Canidae Cervidae Felidae Canis Capreolus Lynx Mustela Mustelidae Martes Ursidae Tab. 7 Mammiferi Ursus Martes martes (L., 1758) Ursus arctos (L., 1758) Martora Orso 17 Canis lupus (L., 1758) Capreolus capreolus (L., 1758) Lynx lynx alpina (L., 1758) Mustela erminea (L., 1758) Lupo grigio Capriolo Lince alpina Ermellino

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6.3 Anfibi e rettili Si deciso di unire queste due classi semplicemente per la scarsit di specie presenti e non per alcun motivo scientifico o biologico. Le specie riscontrate sono riassunte nella tabella 8 inserita sotto. FAMIGLIA Ranidae Bufonidae Lacertidae Anguidae Colubridae Tab. 8 Anfibi e rettili 6.4 Pesci Nellarea non esistono pesci autoctoni poich sono stati inseriti nel laghetto (artificiale), come gi detto, dai proprietari dello stesso dopo la sua costruzione. Nonostante questo la popolazione di trote si instaurata abbastanza bene poich dopo circa 40 anni dal suo inserimento la popolazione persiste svolgendo regolarmente i cicli riproduttivi. La tabella 9 riassume le tre specie presenti. FAMIGLIA GENERE Oncorhynchus Salmonidae Salmo Acipenseridae Tab. 9 Pesci 6.5 Insetti Gli insetti essendo molto numerosi e parecchio complessi da classificare non vengono analizzati, soprattutto perch questa analisi andrebbe oltre gli obiettivi della relazione. Si solo registrata una presenza di imenotteri abbastanza rilevante nelle zone boschive e di odonati nella zona del lago. Le restanti aree caratterizzate dallo strato erbaceo sono dominate dalla presenza di svariate specie di lepidotteri e coleotteri. Acipenser Salmo trutta fario (L., 1758) Acipenser sturio (L., 1758) Trota fario Storione comune SPECIE Oncorhynchus mykiss (Walbaum, 1792) NOME ITALIANO Trota iridea GENERE Rana Bufo Podarcis Anguis Natrix SPECIE Rana temporaria (L., 1758) Bufo Bufo (L., 1758) Podarcis siculus (Rafinesque,1810) Anguis fragilis (L., 1758) Natrix natrix (L.,1758) NOME ITALIANO Rana montana Rospo comune Lucertola campestre Orbettino Natrice dal collare

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6.6 Galleria fotografica

10 11 12

Legenda

Uccelli (1-4) Anfibi e rettili (5 e 6) Mammiferi (7-10) Pesci (11 e 12)

1 Starna 2 Picchio rosso 3 Gallo forcello (maschio) 4 Pettirosso

5 Rana temporaria 6 Orbettino 7 Lepre comune 8 Scoiattolo

9 Tasso 10 Volpe 11 Trota iridea 12 Trota fario 19

Tutte le foto presenti nelle gallerie fotografiche sono state scaricate da svariati siti internet che non mi soffermo a citare. Per eventuali reclami contattare il sottoscritto allindirizzo mail mattycasarotti@live.it. Provveder tempestivamente alleliminazione dellimmagine in questione. Grazie.

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7. ASPETTI ANTROPICI Dopo la trattazione nei punti precedenti degli aspetti biologici e geomorfologici, in questa sezione si intende porre attenzione alla presenza delluomo nel territorio analizzato e di tutti gli interventi presenti e passati. In primo luogo bisogna sottolineare la grande quantit di opere artificiali nella zona, sia a fine urbanistico o turistico che di ingegneria naturalistica e idraulica. Sono numerose infatti cascine e abitazioni, ma anche opere ingegneristiche di vario tipo (ad esempio il laghetto stesso). La zona inoltre fornita di una rete elettrica non indifferente necessaria ad alimentare le abitazioni e le aziende agricole presenti. Sono di importanza significativa anche due strutture poste a nord della SP5 adibite ad albergo e ristorante, che accentuano lurbanizzazione del luogo. Per descrivere meglio il livello di urbanizzazione viene inserita la mappa catastale dellarea in esame.

Fig. 10 Mappa catastale dellarea. (Fonte: Geoportale Provincia di Brescia)

7.1 Urbanizzazione e uso del suolo Come gi accennato larea urbanizzata circoscritta in alcuni nuclei abitativi poich la maggior parte del suolo ancora adibito allallevamento o dominato da boschi (vedi aspetti vegetazionali, pg.9) . La zona comunque ricca di strutture, perlopi cascine, sorte intorno agli anni 50-60, posizionate in vari punti dellarea come si pu verificare nella fig.10. A livello infrastrutturale lodierna SP5 presenta un impat to ambientale di media importanza, poich pur non essendo una strada principale per la viabilit, porta ad alcune conseguenze a livello vegetazionale. Nonostante questo, la via di comunicazione in questione un importante fulcro per la comprensione dello sviluppo urbanistico di questarea. 20

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Cenni storici Gi dai primi secoli d.C., la zona presentava insediamenti romani, a causa probabilmente di stanziamenti sullaltipiano del sole (questultimo infatti ha ospitato anche popolazioni della met del III millennio a.C. a causa delle sue caratteristiche geomorfologiche). A confermare questo stanziamento sono stati ritrovati fortuitamente reperti romani durante i lavori stradali per lattuale SP5 nel secolo scorso. Sono stati rinvenuti un pavimento in cotto, numerosi laterizi e frammenti di tegole che riconducono alla presenza di fornaci romane, presenti probabilmente per il caratteristico terreno argilloso della zona (questi dati sono stati ripresi dalla carta archeologica lombarda del 1991). Inoltre la zona sempre stata la via di comunicazione pi comoda per raggiungere la Val di Scalve altrimenti impossibile a causa della insidiosa forra scavata dalle acque del fiume Dezzo. Nella met del XIX sec. si inizia a pensare alla costruzione della odierna via Mala che risalir la forra evitando il passaggio dal passo di Croce di Salven. Come gi detto negli anni 50-60 vengono costruite numerose tra le strutture oggi presenti nellarea, tra cui il laghetto. Urbanizzazione

Limmagine sopra riportata presenta due fotografie scattate a circa 40 anni luna dallaltra. Entrambe mostrano il laghetto da unangolazione simile, e il paesaggio sullo sfondo, ovvero Corna Mozza (1428 s.l.m.) e parte del gruppo della Presolana. Limmagine a sinistra fa parte dellarchivio fotografico Magnolini (http://www.magnolinifotografo.altervista.org) e si presume sia stata scattata nel periodo appena seguente alla costruzione del laghetto (1969 ca.). Anche se non si sonvegetao trovati riferimenti alla colorazione si presume che sia stata applicata la tecnica di pittura classica dellepoca, ovvero la colorazione manuale della fotografia. Si pu notare subito la grande differenza del livello del lago e della vegetazione sullo sfondo rispetto alla condizione attuale. Negli anni 60 i pascoli occupavano ancora gran parte delle zone come queste in tutta la Valle Camonica a causa, come gi accennato, della continuit delle pratiche contadine; negli anni subito successivi, ambienti come questi assistono ad un forte avanzamento del manto boschivo, che si pu notare facendo un raffronto tra la condizione attuale e quella del periodo descritto sopra.

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Nelle immagini proposte nella pagina precedente si pu notare inoltre laumento degli edifici, sia per scopi abitativi che turistici, che verranno analizzati successivamente. Lurbanizzazione ha portato inoltre il mantenimento di tutte le strade cos denominate della regione agro-silvo-pastorale, ovvero tutte quelle infrastrutture nate a scopi agricoli e quindi non adibite al traffico regolare. Uso del suolo Con una serie di immagini potremo verificare laumento netto delle aree urbanizzate ed una diminuzione meno visibile delle aree dominate da vegetazione erbacea. Le carte mostrano la situazione (semplificata) di uso del suolo: la prima (fig.11) mostra la situazione attuale, la seconda (fig.12) la situazione nel 1954.

Fig. 11 Mappa dell uso del suolo attuale dellarea. (Fonte: Geoportale Provincia di Brescia, database comunale di Borno)

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Fig. 12 Mappa dell uso del suolo dellarea nel 1954. La carta tematica stata sovrapposta alla CTR (rilievo aerofotogrammetrico 1983) (Fonte: Geoportale Regione Lombardia)

Confrontando le due carte si pu notare subito laumento dellarea urbanizzata (ristretta a 3 piccoli nuclei nel 54), e la netta diminuzione di prati, coltivati e non. Sulle carte provinciali molti dei suoli erbosi risultano ancora come campi coltivati, che invece sono ristretti a modeste aree sparse per la zona considerata. Testimoni di un parziale abbandono del suolo erbaceo gi in corso nel 54 sono ad esempio i cespuglieti sulla sponda Est della Valle Marcia, che indicano una certa trascuratezza di quellarea dal punto di vista del mantenimento del manto erboso attuato generalmente con il taglio periodico dello stesso. Si pu notare che il bosco presente anche sul laghetto, questo ovviamente poich anche se larea presentava gi fenomeni simili a piccoli pantani alimentati dal torrente Frassine, il laghetto ancora non esisteva . Lunica eccezione allavanzamento boschivo la particella a sud dellarea, ovvero il bosco Tauggine, probabilmente tagliato e controllato a causa della costruzione del laghetto e delle abitazioni visibili a sudovest del passo di croce di Salven. In seguito verranno inserite tre fotografie aeree rispettivamente del 1959, del 1970 e del 1986. Era disponibile anche unimmagine del 1954, che tata scartata a causa della minima risoluzione. 23

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Fig. 13-14-15 Queste mappe sono state scaricate dal sito http://www.igmi.org/voli/ (Istituto Geografico Militare) dopo una scelta delle fotografie migliori per illustrare lo sviluppo dellurbanizzazione. La fotografia nella fig. 13 stata scattata nel 1959, ed una parte di unimmagine pi ampia in scala 1:25000. Ovviamente in questa fotografia non possiamo vedere n il lago (costruito 9 anni dopo ca.) n le abitazioni circostanti (costruite, le pi vecchie, nel medesimo periodo del laghetto). Si vede molto bene anche il torrente Frassine, evidenziato, come si pu notare da una probabile frana di medie dimensioni. (vedi pagine successive).

La fotografia nella fig. 14 stata scattata nel 1970, ed anche questa una parte di unimmagine pi ampia in scala 1:27000. In questa seconda fotografia possiamo vedere con chiarezza il laghetto, e le prime costruzioni presenti oggi nellarea. Si possono notare inoltre in piccole dimensioni i primi fenomeni di avanzamento del manto boschivo.

La fotografia nella fig. 15 stata scattata nel 1986, ed anche questa una parte di unimmagine pi ampia in scala 1:26000. In questultima fotografia possiamo notare laumento sostanziale degli edifici, sia in localit Giallo che in localit Salven.

Per chi fosse interessato ad avere le immagini con qualit maggiore sono disponibili a pagamento sul sito http://www.igmi.org/voli/ .

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Nellarea sono presenti anche aziende agricole con allevamenti di media grandezza. Diversi dei prati circostanti al lago giallo sono utilizzati appunto per queste attivit. Sotto viene proposta la carta che indica la distribuzione sul territorio comunale delle aziende e il numero di capi di bestiame per azienda. Larea presa in considerazione indicata con un cerchio rosso. La carta stata estratta dal PGT comunale.

7.2 Il laghetto Il laghetto stato costruito alla fine degli anni 60 (come gi abbiamo potuto capire dalle carte precedenti), per scopi puramente turistici. I lavori sono iniziati nellautunno del 67 ed stato completato nella primavera del 68, poco dopo la costruzione della trattoria adiacente. Negli anni ha contribuito fortemente allo sviluppo della zona, diventando, anche al giorno doggi, una meta turistica molto frequentata. Tecniche costruttive e problemi di mantenimento La zona dove oggi giace il laghetto, sempre stata una zona molto umida dove il torrente Frassine, prima dellinizio dei lavori, formava naturalmente dei piccoli pantani a causa delle depressioni tipiche dei fenomeni carsici della zona (vedi aspetti geomorfologici, pg.6), ben note agli abitanti del posto. Larea era inoltre soggetta a piccoli fenomeni alluvionali, a causa di smottamenti e fuoriuscite dei torrenti delle valli Frassine, Marcia e Cala, che allagavano la parte pianeggiante tra il passo di Croce di Salven e il confine est dellarea presa in considerazione dove le acque defluivano nella Valle Lala (Val Vallata). Per la costruzione del laghetto stata fatta una canalizzazione del torrente Frassine nella parte finale in modo da 25

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poterlo controllare con una serie di chiuse e piccoli bacini di deposito. E stato fatto una scavo di circa 5m, circoscritto poi da piccoli argini in calcestruzzo armato, senza fine puramente strutturale ma piuttosto a causa dei prerequisiti per poter abilitare il lago alla pesca sportiva. In seguito allo scavo il lago stato annesso al canale descritto precedentemente in modo avere unalimentazione idrica costante al sostentamento del livello lago stesso e delle forme di vita presenti in esso; sono state predisposte quindi una serie di chiuse per il controllo del flusso in entrata ed in uscita. Prima che il torrente Frassine entra nel canale, si inserisce un altro piccolo torrente che nasce da una sorgente posta a circa 300 metri a nord della SP5, con una portata un poco minore del torrente sopracitato, che contribuisce al mantenimento costante del livello del lago. Purtroppo non si riusciti ad avere delle notizie tecniche su documentazioni dellepoca, quali progetti, dichiarazioni o altro, che avrebbero descritto con pi precisione gli interventi e le messe in opera eseguite. Limmagine seguente mostra in pianta quanto descritto sopra. Limmagine (fig.16) stata creata personalmente sulla base della CTR.

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Le problematiche sorgono per nei primi anni del 2000, quando dopo ormai 30 anni circa dalla costruzione del laghetto, i fenomeni carsici si fanno pi critici assorbendo buona parte dellacqua e facendola ritornare in superficie circa 300 metri pi a est lungo il muro a monte della strada che porta alla localit Prave. Questo dovuto ad una piccola grotta sotterranea (vedi fenomeni carsici a pg.6) in cui ricade lacqua del laghetto che permea dal fondale, e che compiendo un dislivello di circa 8/10 m viene trasportata fino alla strada sopracitata per poi ributtarsi nella Val Vallata fino al fiume Dezzo. Nel 2002 viene presa la decisione di intervenire con una modifica di dimensioni non trascurabili, ovvero si decide di dividere il laghetto in due parti tramite il deposito di materiale, creando cos un argine che separa due zone del laghetto. Inizialmente, non sapendo ancora della grotta, viene convogliata tutta lacqua nella parte sud del laghetto, in modo tale da riuscire a limitare lassorbimento ad una sola met della superficie del terreno. Questo per porta alla scoperta della grotta sopracitata un anno dopo (2003), che obbliga dunque la decisione definitiva di usare come bacino principale la parte settentrionale del laghetto. Il livello del lago molto variabile poich a causa della alta permeabilit del fondale lacqua esce dallo stesso passando per il sottosuolo e non per lapposita canalizzazione predisposta durante la costruzione, che avrebbe permesso il controllo del flusso duscita. Questo porta ad uno stretto legame tra il livello del lago e le precipitazioni (vedi aspetti climatici, pg.4), che descrive due principali situazioni. La prima si verifica quando si presentano fenomeni atmosferici abbastanza violenti: il fondale non in grado di assorbire tutto il flusso di entrata portando il livello del lago ad una crescita sostanziale e al conseguente allagamento della parte meridionale (solitamente secca). Quando invece le precipitazioni sono pi scarse si notano le ridotte quantit di acqua in entrata, assistendo ad una minima superficie dello specchio dacqua. Nel 2007 ad esempio la scarsa quantit di precipitazioni ha fatto ritirare il lago molto evidentemente, raggiungendo uno tra i limiti storici di estensione del laghetto. Nella seguenti figure (fig.17) si pu notare con pi facilit lestensione dello specchio dacqua nel corso degli anni.

1970
Situazione appena dopo la costruzione del lago

1985
Situazione sulla base dalla CTR

2007
Situazione minima storica sulla base delle immagini satellitari 27

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Situazione attuale in giornate prive di precipitazioni, scioglimento nevi e scoli di precipitazioni nei giorni precedenti in tutto il bacino idrografico del torrente Frassine. Fig.17

Situazione attuale in giornate con precipitazioni ordinarie, scioglimento nevi e scoli di precipitazioni nei giorni precedenti in tutto il bacino idrografico del torrente Frassine.

Situazione attuale in giornate con precipitazioni straordinarie di forte intensit.

Le immagini sono state disegnate personalmente con lausilio della CTR sulla base degli studi condotti per la stesura della presente relazione. 7.3 Specifiche idrologiche Come gi detto larea caratterizzata da 3 conoidi principali creati dai tre torrenti di maggior interesse dellarea. Il lago Giallo alimentato dalle acque del bacino idrografico del torrente Frassine e di un piccolo torrente adiacente che raccoglie le acque della parte sinistra del conoide di Salver. Nella fig.18 viene evidenziato il bacino idrografico citato precedentemente, e dei collettori principali dei bacini dellarea.

Fig.18 Nella figura evidenziato in giallo il bacino idrografico del torrente Frassine e in rosso il bacino idrografico che alimenta il laghetto.

Il collettore principale lungo circa 1,76 Km (dalla fonte al laghetto) mentre il bacino idrografico si estende per unarea di poco pi di 75 ettari. La fonte al di sotto della mulattiera per malga Paiano (quota1710 m s.l.m.).

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Nellallegato A verr inserita lanalisi chimica di tre campioni dacqua rispettivamente del torrente Frassine, del laghetto e della fontana alimentata dallacqua permeata dal fondale del laghetto.

7.4 Vincoli Il regime di vincoli non pu essere considerato per tutta larea poich a causa della sua estensione presenta vincoli diversi in alcuni aspetti. Per questo per ogni vincolo verr definito lareale di validit. Qualit dellaria (D.Lgs. 155/10) Zona C1 (prealpi ex zone di risanamento), presente su tutta larea (click qui per ulteriori informazioni in rete) Ambienti naturali ZPS/SIC Boschi del Giovetto di Paline (IT2060006) - zona della particella boschiva Queita (click qui per ulteriori informazioni in rete) Zona di elevata naturalit (art. 17 PTPR) - tutta larea Distanza di 300 m da ZPS/SIC - tutta larea tranne la zona gi catalogata come ZPS/SIC

Risorse idriche Distanza di 150 m da corsi dacqua - non considerata sui torrenti delle valli Frassine e Marcia ma solamente sulla parte iniziale della Val Vallata Fascia di rispetto delle sorgenti pubbliche - raggio di 200 m dalle sorgenti dellarea

Dissesti

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Vincolo idrogeologico

Rete Ecologica Regionale

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Zonizzazione acustica

La definizione delle classi previste per la zonizzazione comunale, e relativi limiti, risale al D.P.C.M. 1.3.1991, poi riconfermata nel successivo D.P.C.M 14.11.1997. i limiti imposti variano a seconda della diversa destinazione duso dellarea. CLASSE I AREE PARTICOLARMENTE PROTETTE Rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta lelemento base per la loro utilizzazione, quali aree ospedaliere, scolastiche, religiose residenziali rurali, di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc. CLASSE II AREE DESTINATE AD USO PREVALENTEMENTE RESIDENZIALE Rientrano in questa classe le aree urbane interessate prevalentemente dal traffico veicolare locale, con bassa densit di popolazione, con limitata presenza di attivit commerciali ed assenza di attivit industriali ed artigianali. CLASSE III AREE DI TIPO MISTO Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densit di popolazione, con presenza di attivit commerciali, uffici, con limitata presenza di attivit artigianali e con assenza di attivit industriali; aree rurali interessate da attivit che impiegano macchine operatrici.

Le tabelle e le legende sono state create generalizzando sullintero territorio comunale in base alle norme vigenti, quindi non tutti i dati in esse contenuti sono necessariamente riferiti alla mappa proposta.

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Altri vincoli

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7.5 Segnalazioni Larea conservata abbastanza bene e non sono presenti situazioni problematiche di rilievo. Si pu segnalare la presenza di un piccolo campo da tennis abbandonato che crea un impatto visivo pessimo, e porta alla nascita di una vegetazione rurale da non trascurare. La seconda problematica che volevo segnalare la presenza di una buona quantit di rifiuti (bottiglie di vetro, lattine, contenitori di plastica ecc.) che ho potuto constatare in un sopralluogo verso la fine del periodo estivo nel bosco adiacente allarea pic nic (allentrata del parco dei Boschi del Giovetto) a nord della SP5. Si presume che i rifiuti siano stati depositati durante le gite allaperto nel periodo estivo, e che non siano stati pi ripuliti. Nellultimo periodo (25-30 novembre 2012) non ho potuto controllare la situazione, ma anche se sono stati ripuliti da enti o volontari, si potrebbero prendere provvedimenti per lanno venturo, in modo da evitare linquinamento, visivo ed ecologico, di questa bellissima zona. La carta seguente illustra pi chiaramente la collocazione delle aree sopra citate.

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8. Osservazioni personali Riprendendo la premessa credo che la zona presa in esame sia stata unottima scelta poich suscitandomi molto interesse mi ha spinto a studiarla a fondo nei limiti possibili e di perseguire tutti gli obiettivi che mi ero fissato. Ho toccato tutti i punti dopo una serie di studi basati su dati recuperati presso diversi enti e privati, i quali mi hanno dato un aiuto sostanziale per portare avanti la ricerca su tutti i fronti. Purtroppo per scarsit di tempo, ho dovuto abbandonare lapprofondimento di alcune interessanti tematiche, non prescritte nella consegna, ma che mi sarebbe piaciuto comunque trattare ed inserire nel presente documento. Come gi detto nella premessa, ho redatto il presente studio anche perch non esiste un documento che racchiude le peculiarit a livello geomorfologico e biologico dellarea presa in considerazione, ma solo alcuni isolati documenti che trattano, seppur con maggiore precisione tecnico-scientifica, solo singoli argomenti. Questo studio infatti, oltre che ad una trattazione tecnica degli aspetti dellarea, ha anche un fine di divulgazione accessibile a tutti. Vorrei inoltre richiamare lattenzione e fare delle osservazioni sulle problematiche della zona. Proporrei uno studio pi approfondito dal punto di vista geologico dellintera area a causa dei considerevoli fenomeni carsici della zona. Cosciente che sono stati gi condotti studi da parte di geologi vorrei sottolineare limportanza del controllo della zona, che con ben 3 conoidi semi-attivi e fenomeni di carattere dolinoso cos accentuati minaccia non poco le strutture locali. Il laghetto dopo 30 anni di vita ha mostrato il suo contributo al peggioramento dei fenomeni dolinosi nellarea da lui occupata, sviluppando una grotta sotterranea di dimensioni non trascurabili. Questo non escluderebbe un crollo (fase classica di questo tipo di doline) del fondale che potrebbe arrecare danni alle strutture circostanti alla zona di flusso sotterraneo. Col passare del tempo si potrebbe assistere a dei problemi di mantenimento della strada per Prave a causa delle ingenti quantit dacqua che si riversano su di essa, o a degli smottamenti sui conoidi analizzati in precedenza che possono portare a danni alle abitazioni costruite su di questi. Ovviamente si tratta solo di osservazioni ed ipotesi facilmente contestabili a causa della scarsit di dati da cui ho potuto trarle. Sottolineo che non sono certamente in possesso di tutte le facolt necessarie per poter valutare un contesto di questo genere e soprattutto spetta agli Enti preposti la decisione per il finanziamento di un simile studio e di un eventuale intervento conseguente. Per concludere vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato e permesso di arrivare alla conclusione di questo studio. In primo luogo vorrei ringraziare il prof. Gregorini per aver attuato questo progetto molto interessante e per averci guidato nella stesura e nel recupero dei dati. Voglio ringraziare in modo particolare la signora Mariella Botticchio, che mi ha aiutato nel recupero delle informazioni e dei dati propri del laghetto. Ringrazio inoltre il prof. Gheza Fabrizio che ha reso possibile lanalisi dei campioni di acqua, e il prof. Inversini Francesco che mi ha guidato nella parte iniziale del raggruppamento dei dati. Infine ringrazio tutti gli Enti che mi hanno consentito di entrare in possesso della documentazione, tra cui lufficio tecnico del Comune di Borno e il Consorzio Forestale Pizzo Camino. Coloro che non ho eventualmente citato nella relazione, pur avendo utilizzato fotografie, tabelle e quantaltro di loro propriet, possono contattarmi allindirizzo e-mail mattycasarotti@live.it. Subito provveder a risolvere il problema. Grazie. 34

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Abstract
The zone examined in this essay is located near Giallo, a hamlet within the boundaries of the municipality of Borno, in the province of Brescia, Italy. The place is characterized by a complex hydrological system, a small lake (called lago Giallo), a large area of meadows, a lot of woods and some small urban areas. This area is near a ZPS (Special Protection Zone) called Boschi del Giovetto di Paline and for this reason the zone is home to many species of tyipical animals of this environment. The main rocks in the zone are: limestone debris rocks clays stratified diamicton

The area is also characterized by karst formations like collapse sinkholes (or dolines). This depression is common where the rock below the land surface is limestone or other carbonate rocks, or rocks that can naturally be dissolved by circulating ground water. Considering the vegetation, there are few cultivated areas, but the main area is natural woods or meadows used for breeding. The main species is the following: silver fir spruce beech common walnut durmast common ash larch common dandelion hop trefoil hazel

The main wildlife species is the following: tree squirrels fox hare badger grass snake common frog black grouse European robin great spotted woodpecker wolf

In the past man left in this place several signs of his presence, that are clear, but now humans have been able to exploit the area leveraging these elements of the past to stimulate tourism and the local activities. One of these signs is the lake Giallo, built in 1968 and still active for tourism.

For more information view the following points of the essay: Geomorphology. 4 pg.6

Vegetation... 5 pg.9 Wildlife. Humans activities.. 6 pg.16 7 pg.20 35

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Allegato A
Analisi campioni acque

Campione 1 (lago)
Elemento/ione/anione Stagno Nichel Solfito Rame Nitrato Nitrito Cloruro Cromato Fosfato Ammonio Potassio Ferro Cianuro Acido solfidrico Sn Ni2+ So32Cu+/2+ NO3NO2ClCrO43Po43Nh4+ K+ Fe2+ CnH2S
2+

Valori (mg/l) 0 0 10 0 25 0 50 9 0 5 200 0 0


Non rilevabile allodore

Durezza 2,9-3,2 mol/m3(mmol/l) 29-32 F 286-327 mg/l di CaCO3 pH=8,15

Campione 2 (torrente)
Elemento/ione/anione Stagno Sn2+ Nichel Ni2+ Solfito So32Rame Cu+/2+ Nitrato NO3Nitrito NO2Cloruro ClAcido H2S solfidrico Valori (mg/l) 0 0 8 0 25 0,5 0
Non rilevabile allodore

Durezza 2,8-3 mol/m3(mmol/l) 28-30 F 276-296 mg/l di CaCO3 pH=7,8

Per la certificazione della potabilit dellacqua necessario verificare una grande quantit di parametri sia dal punto di vista chimico che microbiologico. Sui due campioni raccolti sono state condotte delle analisi dal punto di vista chimico, verificando la quantit in mg/l dei principali elementi, ioni ed anioni presenti. Vediamo ora dei brevi cenni necessari alla comprensione dellanalisi. Il riferimento normativo italiano che disciplina il campo delle acque potabili e definisce anche i criteri e i parametri analitici ai quali un'acqua deve sottostare per potere essere definita potabile il D.Lgs 31/2001 (in seguito alla Direttiva Europea 98/83/CE). La normativa definisce le acque destinate al consumo umano nei seguenti modi: 1

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Le acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande, o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori. Le acque utilizzate in un'impresa alimentare per la fabbricazione, il trattamento, la conservazione o l'immissione sul mercato di prodotti o di sostanze destinate al consumo umano, escluse quelle, individuate ai sensi dell'articolo 11, comma 1, lettera e), la cui qualit non pu avere conseguenze sulla salubrit del prodotto alimentare finale. Occorre precisare che la normativa fa riferimento solo ad acque destinate al consumo umano, distinguendole dalle acque minerali naturali che sono sottoposte a un differente disciplinare legislativo. La normativa include invece parametri e limiti definiti per le acque potabili (non minerali) vendute in contenitori e bottiglie. (Fonte dei cenni: Wikipedia)

Nitriti e Nitrati La norma attualmente vigente che regola la potabilit delle acque (particolarmente le acque destinata al consumo umano) stabilisce per lo ione nitrito una CMA (Concentrazione Massima Ammissibile) di 0,5 mg/l. Nel lago non stata trovata traccia di Nitriti, che sono per presenti nel torrente in piccole quantit. La presenza dello ione nitrito in un'acqua indice di inquinamento recente, in quanto costituisce una fase intermedia della degradazione dell'azoto organico e si ritrova nelle acque in conseguenza della decomposizione biologica di sostanze di natura proteica. I nitriti sono sostanze pericolose per la salute umana poich possono, a causa dell'ambiente acido favorevole nello stomaco, formare sostanze cancerogene, dette nitrosamine. Ovviamente non bisogna allarmarsi per la presenza di nitrati nel torrente poich una quantit cos piccola normale, e rientra nei limiti consentiti, ben lontani dalle concentrazione che pu recare danno al corpo umano. La CMA per i per lo ione nitrato invece di 50 mg/l, concentrazione decisamente pi alta rispetto a quella nelle acque analizzate. La presenza in un'acqua del solo ione nitrato sta ad indicare l'avvenuta mineralizzazione e depurazione microbiologica dell'acqua, come nel caso del laghetto, ma ci deve trovare conferma dall'esame batteriologico. Ammoniaca Per lo ione ammonio prevista una CMA di 0,5 mg/l, concentrazione molto inferiore alla concentrazione rilevata nel laghetto. La presenza dello ione ammonio in un'acqua viene generalmente assunta come indice chimico d'inquinamento di origine biologica in atto . Nel caso in cui lo ione ammonio non sia accom pagnato dalla presenza di contaminazione batterica non indice chimico di inquinamento, ma deve essere considerato come un normale costituente dell'acqua, di origine minerale; in tal caso il valore limite indicato pu 2

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essere ragionevolmente superato. In ogni caso valori elevati di azoto ammoniacale possono favorire la crescita di flora saprofita e fenomeni di corrosione nelle tubazioni. (descrizione da parte dell ITI S. Canizzaro di Catania, Dipartimento di chimica) Cloruri Per i cloruri prevista una CMA di 200 mg/l. I cloruri presenti nelle acque in esame potrebbero derivare da contaminazione da liquami, soprattutto urine . In entrambi i casi presi da noi in esame le concentrazioni sono dagli 0 ai 50 mg/l, valori che rientrano pienamente nei valori guida di potabilit.

Durezza La normativa attualmente vigente non stabilisce limiti per la durezza una CMA, ma suggerisce valori compresi tra i 15 e i 50F: l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanit) consiglia di utilizzare a scopo potabile acque che abbian o una durezza non superiore a 31,5F. Lacqua del laghetto e del torrente hanno un valore medio di 29F, ovvero un valore entro lintervallo consigliato. 1F (grado francese) corrisponde a circa 10 mg/l di CaC03. Le acque "dure" presentano molteplici incon venienti: provocano fenomeni di incrostazione, non sono idonee al lavaggio con i saponi tradizionali, ecc. L'assunzione di acqua "dura" pu provocare l'insorgenza di calcolosi e di altre calcificazioni patologiche. (descrizione da parte dell ITI S. Canizz aro di Catania, Dipartimento di chimica) pH La normativa attualmente vigente stabilisce un valore guida di pH compreso nell'intervallo 6,5 < pH < 8,5 e una concentrazione massima ammissibile compresa nell'intervallo 6 -9,5. Il pH in diretta relazione con la concentrazione dello ione idrogeno (H+) presente nell'acqua o nella soluzione considerata. Un pH 7 (alcalina), l'acqua presenter caratteristiche incrostanti. Il pH delle acque del torrente e del laghetto rientrano entrambi nei valori guida.

Fonte: ITI S. Canizzaro di Catania, Dipartimento di chimica

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Allegato B
Elementi di approfondimento degli argomenti trattati
Foto illustrative del laghetto e delle opere umane circostanti

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Didascalie delle immagini della pagine precedente


1. Vista del lago dalla strada silvo-pastorale soprastante alla SP5 (1120 m s.l.m.) 2. Vista dellargine di divisione del lago: si nota la parte sinistra (settentrionale) colma e la parte destra (meridionale) secca come gi spiegato nello studio. 3. Vista simile alla immagine due ma scattata in periodo invernale. Si notano inoltre tutte due le parti del laghetto colme. 4. Vista del torrente Frassine dalla SP5. Si nota chiaramente una delle briglie in serie poste in questo tratto. 5. Chiusa doppia posta nel tratto finale della canalizzazione del torrente Frassine che consente il controllo del flusso in entrata nel lago (a sinistra) e della quantit di deflusso nella canalizzazione che porta lacqua in eccesso nel torrente in uscita del lago. 6. Chiusa posta sulla sponda ovest del lago necessaria al controllo del flusso in uscita dal lago.

Collegamenti Web di siti di approfondimento o di siti da cui sono tratte alcune tra le informazioni necessarie allo studio della zona
Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai Vai 5

Viewer Geografico Regione Lombardia IGMI (Istituto Geografico Militare) Geoportale Regione Lombardia Geoportale Provincia di Brescia Servizio Cartografico e Gis Provincia di Brescia ARPA Lombardia Studio climatico Valle Camonica e Valle di Scalve Tracce dorso al lago Giallo ERSAF formulario standard per ZPS ERSAF, IT2060006 Boschi del Giovetto di Paline Riserva del Giovetto Fasce fitoclimatiche (Ricerca forestale.it) ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) Foglio geologico sez. Breno (ISPRA) Comune di Borno