Sei sulla pagina 1di 8

Macroeconomia 2011

10.10.2011

Lezione 6 Keynes e la domanda effettiva John Maynard Keynes con ogni probabilit il maggior economista del secolo da poco trascorso. La sua importanza va messa in relazione alla capacit dimostrata da Keynes di capire il fenomeno della Grande Depressione che invest il mondo industrializzato per diversi anni a partire dal 1929. Oggi la ragione per la quale una crisi dei mercati finanziari pu divenire una crisi dellaconomia reale ci fondamentalmente chiara, ma ottantanni fa non era cos. Nella prospettiva di capire perch possa generarsi una disoccupazione di massa il concetto cardine proposto da Keynes quello di domanda effettiva. La domanda effettiva la domanda aggregata che in concreto si realizza. Prima di arrivare alla teoria della domanda di Keynes per opportuno fornire qualche dato biografico, anche in vista della grande variet dei contributi di Keynes e del modo fortemente innovatore con cui egli concep la professione delleconomista.

Nascita 1883 a Cambridge I genitori Studi a Eaton 1902 Universit a Cambridge 1905 (23 anni) laurea in matematica Esami sconcertanti per lingresso nella PA 1906 India Office 1914 Al Tesoro durante la prima guerra mondiale (sterlina, finanziam. guerra) 1919 Conferenza di Parigi Conseguenze economiche della pace Ritorno a Cambridge 1921 A Treatise on Probability (rischio e incertezza)

1919-1931 Essays in persuasion (Esortazioni e profezie) 1925 Sono un liberale? 1925 Matrimonio con L. Lopokowa 1930 A Treatise on Money 1936 The General Theory of Employment, Interest and Money 1939 Di nuovo consiglier di fatto de Tesoro 1943-44 Preparazione e svolgimento della Conferenza di Bretton Woods 1946 Morte a Cambridge

Domanda aggregata Il contributo di Keynes che a noi maggiormente interessa ha a che fare con la domanda aggregata (macro). Il punto di vista di Keynes sulla domanda aggregata nel breve periodo in fondo semplicissimo. Proviamoci a immaginare una economia caratterizzata da prezzi dati e costanti, nella quale un gran numero di decisioni imprenditoriali porta a distribuire (o attribuire) redditi, in forma di salari e profitti, per un ammontare Y. Poich ci riferiamo allintera economia il reddito nazionale Y uguale al valore del prodotto nazionale Q. In generale non possiamo pensare che questi redditi, per il fatto stesso di essere distribuiti o attribuiti, generino una domanda identica al loro ammontare. E vero per che se si distribuiscono redditi per un ammontare Y una frazione di questi redditi, relativamente poco variabile al mutare delle circostanze, tende a convertirsi in domanda; indicando con il parametro c tale frazione Qd = c Y + Abbiamo lasciato incompiuta lespressione a destra del segno uguale perch se la domanda si riducesse esclusivamente a una frazione dei redditi distribuiti, ogni decisione imprenditoriale di produzione si troverebbe ad essere errata per eccesso rispetto alla domanda. Fortunatamente, accanto alladdendo c Y, spesso denominato domanda indotta, la domanda aggregata comprende anche la cosiddetta domanda autonoma, ossia una componente indipendente dai redditi distribuiti. La domanda autonoma riflette tutte quelle iniziative imprenditoriali di domanda e di spesa che si mettono in atto nella aspettativa di conseguire in un momento successivo entrate capaci di controbilanciare la spesa sostenuta e di ottenere un guadagno. La decisione di aprire un albergo in una localit turistica effettuando gli investimenti occorrenti a costruire ledificio destinato allo scopo e ad arredarlo, confidando nella aspettativa di potere offrire con successo servizi turistici in un secondo momento, cos come la decisione di realizzare un impianto per lo smaltimento dei rifiuti realizzandone un u offre un utile, costituiscono esempi di domanda autonoma.

Per il momento tratteremo questa componente della domanda aggregata come del tutto esogena e la indicheremo con il simbolo A. Potremo cos completare lequazione della domanda aggregata di breve periodo come Qd = c Y + A

Offerta aggregata e reddito (o prodotto) di equilibrio Proviamoci ora a ripetere il ragionamento di prima, immaginando (per un momento soltanto e per pura ipotesi) un insieme di decisioni imprenditoriali prese senza tenere conto della domanda che conducano a produrre la quantit Qs che chiameremo offerta aggregata di breve periodo. E evidente che affinch le decisioni imprenditoriali si rivelino buone, e quindi ripetibili, necessario che vi sia equilibrio tra offerta aggregata di breve periodo e domanda aggregata di breve periodo Qs = Qd Per il momento con il termine sintetico offerta aggregata intenderemo lofferta aggregata keynesiana di breve periodo. Essa indica la produzione che si ottiene (e dellofferta che di tale produzione viene fatta) quando si distribuiscono redditi nellammontare Y Qs = Y Sostituendo poii Y a Qs e imponendo lequilibrio tra offerta aggregata e domanda aggregata si ottiene lequazione Y=cY+A Che si pu risolvere per Y Y = [1/(1-c)] A Il significato di questultima relazione semplice : il reddito complessivo (e il prodotto complessivo) dipendono interamente dalla domanda autonoma A. Se poi indichiamo con il simbolo A0 lo specifico valore assunto dalla domanda autonoma possiamo determinare il valore di equilibrio del reddito aggregato Ye e del prodotto aggregato Qe: Ye = Qe =[1/(1-c)] A0

Nella visione keynesiana il reddito e la produzione di breve periodo dipendono dunque dalla domanda. Ci implica che il sistema produttivo in grado di soddisfare la domanda senza produrre attriti (cio senza fare pressioni sui prezzi). Naturalmente ci pu avvenire soltanto entro certi limiti (che verranno precisati in seguito). La determinazione del reddito di equilibrio pu venire illustrata anche per mezzo delle curve di domanda e offerta aggregata di breve periodo nel seguente grafico:

Qd, Qs Qs = Y Qd = c Y + A 0 A

Ye

Osservando il grafico ci si rende immediatamente conto del fatto che date le due curve di domanda e offerta aggregata di breve periodo, Qe la sola decisione di offerta che, se messa in pratica, si dimostrer buona perch la domanda assorbe interamente la produzione che giunge al mercato. Possiamo chiederci se lequilibrio Ye tende a realizzarsi spontaneamente. La risposta affermativa: osservando il grafico si comprende che in presenza di un reddito Y < Ye la domanda aggregata supera lofferta e gli imprenditori saranno spinti ad accrescere la produzione. Viceversa se Y > Ye lofferta aggregata supera la domanda e gli imprenditori per non accumulare scorte indesiderate ridurranno la produzione.

Prodotto di equilibrio e reddito di piena occupazione Se ora immaginiamo di indicare con i simboli A1, A2, A3 tre diversi valori della domanda autonoma, ossia se trattiamo A come una grandezza suscettibile di assumere valori diversi, il nostro grafico permette di associare ben determinati
4

valori del reddito di equilibrio a ogni possibile misura della domanda autonoma. La situazione descritta dal grafico seguente:
Qd, Qs Qs = Y Qd(A3) Qd(A2) Qd(A1)

A3 A2 A1

Y1 Y2 Y3

Sono dunque possibili infiniti redditi aggregati (o se preferiamo prodotti aggregati) di equilibrio di breve periodo. Uno soltanto di essi corrisponder anche al reddito o prodotto di piena occupazione Qf (ossia un livello di produzione capace di assorbire tutti i lavoratori disponibili, data la funzione di produzione che mette in relazione il prodotto ottenibile con il lavoro necessario per produrre). Ma in linea generale nulla ci assicura che nel breve periodo il reddito di equilibrio sia anche di piena occupazione; anzi lanalisi keynesiana ci dice che, salvo interventi di politica economica, una situazione di disoccupazione e utilizzo parziale delle possibilit produttive la pi probabile. Un equilibrio di breve periodo con prodotto nazionale superiore a quello di piena occupazione invece poco probabile, perch, in una simile situazione il livello dei prezzi non rimarrebbe fermo a lungo e questo tipo di modificazione ci porterebbe fuori dal breve periodo keynesiano, obbligandoci a condurre un diverso tipo di analisi. Keynes era ben consapevole degli immensi disagi sociali provocati dalla disoccupazione, disagi che egli considerava come il maggiore difetto delle moderne economie capitalistiche. Questo spiega perch la sua analisi non si limiti a fornire una interpretazione della possibilit di disoccupazione (questa appunto lanalisi che abbiamo fin qui esposto in questo capitolo), ma indichi una strategia per condurre il sistema alla piena occupazione. La precedente equazione per il reddito di equilibrio Qe = Ye = [1/(1-c)] A0 ci permette di vedere facilmente quale sia lintuizione sottostante alla politica economica keynesiana di breve periodo. E possibile riscrivere la precedente equazione in funzione dellobiettivo di politica economica, ossia la produzione di piena occupazione (full employment) Qf (cui corrisponde il reddito di piena occupazione Yf) e determinare la domanda autonoma Af capace di conseguire lobiettivo
5

Af = (1-c) Qf = (1-c) Yf Qf = [1/(1-c)] Af Per comprendere con chiarezza il significato di Qf possiamo pensare alla produzione corrispondente allequilibrio economico generale introdotto nelle lezioni precedenti o semplicemente possiamo pensare al prodotto potenziale. Naturalmente per produrre Qf si dovr distribuire un reddito nazionale nella misura di Yf. La politica economica keynesiana Il messaggio di Keynes ai governi delle moderne economie capitalistiche dunque il seguente: si faccia in modo, attraverso la manovra della spesa pubblica (che rappresenta una delle componenti della domanda autonoma), che lentit della domanda autonoma sia quella necessaria a garantire la piena occupazione. E interessante richiamare lattenzione sullespressione [1/(1-c)] che figura nella equazione del reddito di equilibrio e nellultima equazione. A ben vedere questa espressione, che prende il nome di moltiplicatore keynesiano, si pu intendere come derivata di Qe rispetto ad A: dQe / dA = 1/(1-c) Il moltiplicatore keynesiano esprime leffetto sul prodotto (o reddito) di equilibrio di una variazione unitaria della domanda autonoma. Esso (o meglio una sua versione pi realistica adattata allanalisi di uneconomia aperta che noi incontreremo pi avanti) costituisce dunque uno strumento di grande importanza per verificare la misura conveniente delle decisioni di politica economica che hanno per scopo di influire sulla domanda aggregata di breve periodo. Per meglio comprendere il moltiplicatore keynesiano Il modo di operare del moltiplicatore, dato dal rapporto 1/(1-c) , pu venire illustrato mediante la successione degli acquisti, e pertanto della domanda, che si sommano a una iniziale spesa autonoma, che possiamo porre uguale a 1 miliardo di euro. Occorre considerare che ogni pagamento diviene reddito di qualcuno nel sistema economico, e questo qualcuno a sua volta, per il fatto di avere ricevuto un reddito consumer una frazione c di tale reddito. In definitiva la spesa iniziale di un miliardo seguita da una successione di spese indotte: 1 + c + c2 + + cn
6

Siamo di fronte a una progressione geometrica di ragione c e avente 1 come primo termine. Possiamo ricordare una nota formula per la somma dei primi n termini: Sn = a1 [(1-qn) / (1-q)] Dove il simbolo Sn indica la somma dei primi n termini della progressione, q indica la ragione e a1 il primo termine. Nel nostro caso i termini sono infiniti, quindi, ricordando che q = c e 1>c>0 , S = 1/(1-c), Se anzich a un miliardo ci riferiamo a una variazione di spesa autonoma A sar Q = [1/(1-c)] A Abbiamo nuovamente ottenuto il moltiplicatore keynesiano.

Il vincolo di bilancio intertemporale Naturalmente nel momento in cui si considera la possibilit di utilizzare la spesa pubblica come strumento di politica economica sorge la necessit di considerare il problema del cosiddetto vincolo di bilancio intertemporale del settore pubblico, ben sapendo che ciascun soggetto economico, sia privato che pubblico (e dunque anche il governo), non pu agire nel tempo senza rispettare il proprio vincolo di bilancio e senza considerare gli effetti di tale vincolo sul funzionamento generale del sistema. Queste semplici considerazioni ci fanno capire che non possibile condurre una analisi soddisfacente delle politiche macroeconomie di sostegno alla domanda limitandoci a considerare il breve periodo. Sul problema del rispetto del vincolo di bilancio intertemporale del settore pubblico torneremo in seguito a proposito del debito pubblico.

Riepilogo e punto di partenza per gli approfondimenti successivi Abbiamo fin qui fatto riferimento a un sistema economico semplicissimo rispetto al mondo reale: abbiamo ipotizzato uneconomia chiusa e abbiamo immaginato di vivere allinterno di un breve periodo caratterizzato da prezzi dati e costanti. Prendendo in esame questa situazione ideale abbiamo costruito un elementare modello di funzionamento del sistema economico che per ragioni di stretta parentela intellettuale si pu denominare keynesiano. Esso costituito dalla equazione di domanda aggregata, dalla equazione di offerta aggregata e dalla equazione di equilibrio di mercato. Opportunamente elaborato tale modello implica una precisa dipendenza del reddito nazionale di equilibrio dalla
7

domanda (Keynes parlava di domanda effettiva), o dalla spesa, autonoma. Questi concetti stanno alla base della politica economica keynesiana. Per rendere pi realistica la nostra costruzione procederemo per gradi. In primo luogo metteremo in evidenza il fatto che bene tenere separata dalla domanda che fin qui abbiamo chiamato autonoma una ulteriore componente della domanda, non indotta dai redditi correntemente distribuiti, ma tuttavia non trattabile come data: gli investimenti sensibili al costo dei capitali presi a prestito ossia al saggio dellinteresse. Potremo pertanto riformulare la equazione della domanda aggregata come Qd = c Y + A - bi L'espressione - bi rappresenta qui la parte di domanda aggregata sensibile al tasso di interesse. Pur continuando a considerare uneconomia chiusa e prezzi dati, dovremo dunque estendere il nostro modello per spiegare come si forma il tasso di interesse. Per fare questo ci occuperemo del mercato monetario. Equilibrio keynesiano e equilibrio generale neoclassico Prima di concludere le nostre riflessioni conviene concentrarci per un momento sulla differenza concettuale tra lequilibrio generale neoclassico e lequilibrio keynesiano di breve periodo. Il primo riflette lidea che in presenza di consumatori e imprese ciascuno massimizzante la propria funzione obiettivo si perviene naturalmente al pieno utilizzo del lavoro e del potenziale produttivo esistente. Per di pi, se si ipotizza la piena flessibilit dei prezzi, ossia una situazione in cui i prezzi si muovono rapidissimamente per mettere in equilibrio tutti i mercati, lequilibrio economico generale dovrebbe caratterizzare permanentemente la situazione del sistema economico. Keynes viceversa pensa a un mondo in cui le aspettative giocano un ruolo fondamentale nel condizionare le decisioni economiche. I prezzi nella realt si muovono lentamente. Ottimismo e pessimismo, due categorie che si lasciano difficilmente imprigionare dentro un meccanismo stabile e prevedibile, possono risvegliare oppure ritardare decisioni di spesa. Leconomia capitalista pu attraversare periodi caratterizzati da assenza di prospettive. In questi casi soltanto la politica economica ha il potere di risvegliare la grande macchina produttiva che il sistema economico.