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Euro c ra c k?

Verso una p ossib ile imp losione d ell Euro p a d ell euro? Vla d im iro Gia c c h Bo lo g na , 25 g e nna io 2014

La crisi europea si situa nel contesto di una crisi economica strutturale dei paesi a capitalismo avanzato. Questa crisi, esplosa nel 2007, segna la fine di un modello di sviluppo che, pur con tutte le sue distorsioni, aveva sostenuto la crescita di questi paesi per oltre 30 anni: il modello di sviluppo imperniato sulla finanza e sul de ito !soprattutto privato". !#o argomentato questa tesi in Titanic Europa, $li erti, 2012, 2a. ed., pp. 7%&'" La risposta che ( stata data alla crisi dalle classi dominanti ( partita dal presupposto che quel modello potesse tornare a funzionare come prima. )i rendeva per* necessario risolvere il pro lema delle imprese fallite !gran parte del mondo finanziario internazionale" e pi+ in generale del de ito privato. ,noltre la crisi !proprio per il fatto di essere una crisi strutturale e non soltanto dipendente - come tuttora ingenuamente si sostiene - dalle attivit. a rischio del mondo finanziario" evidenziava un altro pro lema: un consistente eccesso di capacit. produttiva. Le politiche adottate hanno affrontato entram i i pro lemi in modo coerente con il presupposto della ripristina ilit. del modello e con la connessa necessit. di tutelare i grandi poteri finanziari e le grandi corporations. Quindi: 1" ,l de ito privato ( stato trasformato in de ito pu lico, con una socializzazione delle perdite su scala che non ha precedenti storici compara ili !ad es., nella sola /uropa non meno di 0.000 miliardi di euro sono stati resi disponi ili alle grandi imprese finanziarie in crisi", e successivamente accollato ai cittadini % e in particolare ai lavoratori % attraverso le politiche di austerit1. 2" 2 stata effettuata un3ingente distruzione di capacit. produttiva.

4er fare luce su questo secondo aspetto !che ha ricevuto molto minore attenzione delle politiche di austerit1, ma che non ( affatto meno importante" possiamo rifarci ad un documento della 5ommissione /uropea del 22 gennaio 201&, riferito al cosiddetto 6industrial compact7, ossia alle misure comunitarie a sostegno dell3industria.

A st r on ge r Eu r ope a n I n du st r y for Gr ow t h a n d Econ om ic Re cove r y


Te ch n ica l Br ie fin g

L3impatto della crisi ( rappresentato in questa slide:

I m pa ct of t h e Econ om ic Cr isis
3 m illion in du st r ia l j o s lost since crisis started I mpact of the Economic Crisis
3 dust million industrial joct s ion lost since crisis I n r ia l pr odu !"# low e r than prestarted crisis

Consumer and business con fide n ce ve r y low


Consumer and business confidence very low

I ndustrial production !"# lower than precrisis

Decline in manufacturing and competitiveness


Decline in manufacturing and competitiveness

&

Questi sono, invece, gli o iettivi che la 5ommissione /uropea si prefigge:

Goa l
Currently industry accounts for ca. 16% of EU "eed to reverse the declining trend $ a in Goa l # I n du st r y a ppr oa ch % " # of G& ' %"%" $lso% increase trade in goods in the internal mar&et to '(% of D! by ')') $nd% '(% of *+Es to engage in mar&ets outside Europe in the medium-term

D!

La situazione attuale, a giudizio della stessa 5ommissione /uropea, non ( incoraggiante: la ripresa post%crisi si ( arrestata8

Th e r e cove r y h a s st a lle d
E( % ) p r od u ct ion t r e n d

'

8e c3( un pro lema strutturale di competitivit. rispetto alle altre aree del mondo

*t h e r ch a lle n ge s+ oost in g com pe t it iv e n e ss


EU productivity gro,th is lagging behind its main competitors
Tot a l fa ct or pr odu ct iv it y + t ot a l e con om y , % " " " - ! " " .

-e need to ta&e the opportunities of the ne, industrial revolution and increase our competitiveness in the long run

Questo grafico in realt. non ci dice soltanto che l39nione /uropea evidenzia un andamento della produttivit. totale dei fattori peggiore di )tat, 9niti e :iappone. 5i dice anche un3altra cosa: che il confronto, in particolare con gli )tati 9niti, ha cominciato ad essere sfavorevole per L39nione /uropea nel suo complesso dal 1;;;, ossia dall3anno dell3introduzione della moneta unica< e che esso ( particolarmente sfavorevole proprio per i paesi europei che hanno aderito alla moneta unica.

=vviamente stiamo parlando di medie. >el resto, anche il contri uto del settore industriale !manifatturiero e costruzioni" al prodotto interno lordo dei diversi paesi europei ( molto differenziato. 4er il 2011 !ossia prima della crisi del 2012%2013" pu* essere raffigurato come segue:

$ a n u fa ct u r in g a n d con st r u ct ion
As a p ct of GD P, 2 0 1 1

Sou rce: Eurost at ; STATEC for LU ( LU 2010)

5ome si pu* notare, delle prime ? posizioni & sono coperte da paesi della cintura manifatturiera che ruota attorno allo hu industriale tedesco !)lovacchia, @epu lica 5eca, 9ngheria e 4olonia" e un3altra ( coperta dalla stessa :ermania. L3,talia ormai non esprime un dato superiore alla media europea. !si pu* notare inoltre che la 3A posizione dell3,rlanda ( un dato alterato dal fatto che grazie al dumping fiscale praticato da questo paese, che applica tasse del 12,0B alle imprese, molte imprese manifatturiere hanno spostano la sede legale o sta ilimenti secondari in ,rlanda, pur mantenendo la produzione effettiva altrove"

Quanto alla dinamica della produzione manifatturiera pre% e post%crisi , e in particolare di quella rivolta all3eCport eCtraeuropeo, si pu* vedere dallo spostamento delle quote raffigurato qui:

/h a r e of E( e 0 por t s
Cou n t r y sh a r e of EU e x por t s of g ood s, 2 0 0 6 a n d 2 0 1 1

EU sh a r e of w or ld t r a d e 2 0 0 6 $ 1 % &' (

e x clu d!n g !n t r a " EU t r a d e # 2 0 1 1 $ 1 ) &) (


Sour ce: Eur ost at

La torta nel complesso si ( ridotta, ma la quota relativa della :ermania si ( accresciuta.

La dinamica positiva dell3eCport tedesco ( pi+ chiara se consideriamo la progressione della ilancia commerciale tedesca.

>a quest3ultimo grafico ( evidente che la dinamica positiva dell3eCport tedesco ha preso l3avvio con la moneta unica ed ( cresciuta in modo pressochD costante, con la sola eccezione del 200? e del 200; !in cui comunque ( stato mantenuto un consistente avanzo della ilancia commerciale".

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Ea vediamo quali sono state le destinazioni dell3eCport tedesco nella prima met. del 2013:

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5ome ( facile osservare, la parte del leone ( rappresentata dall3eCport all3interno dell39nione /uropea, e in particolare dell3/urozona. Fasti pensare che l3eCport verso la 5ina !'B" ( pari ad appena i 2G3 dell3eCport verso la Hrancia !;B", non supera quello verso l3=landa !'B", ed ( di poco superiore alle esportazioni tedesche in $ustria e in ,talia !0B in entram i i casi". / in effetti il surplus commerciale tedesco matura quasi per intero in /uropa. !$nzi, sino a pochissimi anni fa la ilancia commerciale tedesca verso l3$sia era in passivo"

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Qual ( il segreto di questo successoI La crescita della produttivit. del lavoroI Jo. La stagnazione, e per un uon numero di anni addirittura il calo, dei salari. ,n effetti, a fronte di un aumento della produttivit. del lavoro che ( stato del 1&B dopo il 2000, praticamente nulla ( stato trasferito ai salari !K2B: linea rossa del grafico qui sotto", mentre sono per contro letteralmente esplosi i profitti !K&1B: linea lu".

Questo ( il modello tedesco.

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Jegli ultimi anni, le misure di austerit1 imposte !dall3/uropa a guida tedesca" nei paesi in crisi dell3/uropa del )ud hanno modificato la destinazione dell3eCport tedesco, riducendo la quota destinata all3/uropa a vantaggio di quella verso paesi eCtraeuropei.

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,l tentativo di riequili rare le esportazioni in direzione dell3$sia, e in particolare della 5ina, ( evidente. Ea ricordiamoci che la proporzione dell3eCport tedesco ( oggi quella raffigurata nel grafico 10.

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,l lascito di questa crisi, come pure delle misure assunte per contrastarla, ( riassumi ile in poche parole: si aggrava la divergenza tra i paesi europei. )i tratta di una dinamica esplosiva per la tenuta di un3area valutaria: infatti divergenza economica significa tra le altre cose che ( diventa sempre pi+ difficile tenere paesi dall3andamento economico divergente sotto il cappello di un unico tasso di interesse. Lo si ( visto con chiarezza in occasione dell3ultimo taglio dei tassi di interesse praticato da >raghi: in :ermania non sono mancate le voci critiche, perchD si tratta innega ilmente di tassi eccessivamente espansivi per l3economia tedesca, mentre per altre economie dell3area sono appropriati o addirittura ancora troppo restrittivi. )i tratta di una dinamica che nel lungo periodo ( difficilmente governa ile.

5on la crisi si ( materializzato uno degli incu i dei fautori dell3unione monetaria europea: uno shocL asimmetrico, che colpisce cio( con diversa violenza i diversi paesi dell3area. 4er capire come la crisi a dell3Economist: ia colpito in misura differente i diversi paesi sar. sufficiente questo grafico

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4urtroppo, tra i primatisti di questa crisi - ossia tra i paesi che ne sono stati colpiti pi+ severamente - c3( il nostro paese. Jel confronto storico, la nostra crisi attuale ( peggiore non soltanto della crisi del 1;2;, ma anche di quella del 1?''. >i fatto, quella odierna ( la peggiore crisi dall39nit. d3,talia in avanti.

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LA RECESSIONE DI OGGI NEL CON RON!O S!ORICO" IL #IL

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LA RECESSIONE DI OGGI NEL CON RON!O S!ORICO" LE CO$#ONEN!I DELLA DO$ANDA %&'

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LA RECESSIONE DI OGGI NEL CON RON!O S!ORICO" LE CO$#ONEN!I DELLA DO$ANDA %('

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LA RECESSIONE DI OGGI NEL CON RON!O S!ORICO" LE CO$#ONEN!I DELLA DO$ANDA %)'

)e disaggreghiamo le varie componenti della domanda, ( evidente che quella pi+ colpita ( rappresentata dagli investimenti. / questo significa pessime prospettive di crescita futura.

1;

$nche il confronto tra l3attuale crisi italiana e quella degli anni Mrenta in :ermania e )tati 9niti ( tutt3altro che confortante:

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L I! ALIA DI OGGI A CON RON!O CON GLI S! A!I *NI!I E LA GER$ANIA DEGLI ANNI !REN!A" IL #IL

Ea c3( di pi+: non si tratta di una crisi di reve durata.

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L3andamento del pil italiano pro capite ( il peggiore dell39nione /uropea dal 1;;;, ossia dall3anno di introduzione dell3euro:

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Jel confronto con gli )tati 9niti il calo del pil pro capite !a parit. di potere d3acquisto" risale all3inizio degli anni Jovanta, e da allora ( continuato senza interruzioni significative.

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9n altro pro lema, per la tenuta dell3eurozona, ( rappresentato da un fenomeno che ha fatto la sua comparsa negli ultimi mesi, ed ( direttamente causato dalla recessione aggravata dalle politiche di austerit1: si tratta della deflazione. L3aumento dei prezzi nell3eurozona ( ormai molto lontano dal tetto del 2B che rappresenta la soglia di intervento della F5/ per raffreddare i prezzi !alzando i tassi d3interesse". Ea nel senso che ( sensi ilmente pi+ asso

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Jon solo: la situazione dei paesi pi+ colpiti dalla crisi ( nettamente peggiore di questa media. :recia, 5ipro e ,rlanda sono gi. in deflazione.

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La divergenza sempre maggiore tra paesi all3interno dell3eurozona ( en visi ile nel tasso di disoccupazione: la media ( in crescita e ai massimi storici !12B", ma ai picchi di :recia, )pagna !27B" e 4ortogallo !1?B" fa riscontro un tasso di disoccupazione del ',?B della :ermania !dato di gennaio".

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$nche il deleveraging, ossia la riduzione dell3esposizione delle anche, colpisce in misura differenziata i paesi europei. , crediti sono in diminuzione ovunque8

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8ma la contrazione del credito, in particolare alle imprese non finanziarie, ( molto pi+ accentuata nei paesi del )ud /uropa, tra cui l3,talia. /cco due grafici che riguardano il nostro paese. ,l primo evidenzia il calo dei crediti a residenti, ripartiti per settori di attivit. economica.

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,l secondo riguarda l3andamento dei depositi e dei crediti relativamente alle imprese non finanziarie. /vidente il calo dei crediti.

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,l secondo grande pericolo per la tenuta dell3area valutaria, dopo la divergenza economica tra i paesi dell3eurozona, ( rappresentato dalla balcanizzazione finanziaria, ossia dalla risegmentazione dei mercati finanziari e dal loro ridisegnarsi secondo linee coincidenti con i confini nazionali. 9n processo particolarmente significativo a questo riguardo !anche perchD ( stato una delle cause determinanti dello scoppio della crisi del de ito nei paesi cosiddetti 6periferici7 dell3eurozona", ( il progressivo rimpatrio dei crediti effettuati dalle anche tedesche e francesi nei confronti degli altri paesi del3eurozona. /cco la situazione per quanto riguarda la :ermania8

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8ed ecco la situazione quanto alla Hrancia

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:li effetti di questo rientro a casa dei capitali prestati dalle anche tedesche e francesi ( chiaramente visi ile nella percentuale di titoli di )tato italiani posseduti da investitori esteri:

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Ea ovviamente il ritrarsi di capitali stranieri ha avuto effetti pesanti anche sull3andamento della orsa

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Quali sono le previsioni di crescita per i prossimi anniI )ar. possi ile una decisa inversione di tendenzaI $ questo fine sare e in verit. necessaria una forte crescita.

Le previsioni per* ci dicono che quest3anno in ,talia non vi sar. nulla del genere.

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:ustavo 4iga ha ripreso recentemente nel suo log !http:GGNNN.gustavopiga.itG201&Gla%ripresina%che%uccideG" alcuni grafici e alcuni passi dell3ultimo ollettino della Fanca d3,talia. La disoccupazione continuer. a crescere. $nche perchD di fatto l3unico elemento dinamico in termini di prodotto ( rappresentato dall3eCport !la stessa ripresa degli investimenti fissi lordi sar. in realt. anemica, se raffrontata con il 30B perduto negli ultimi anni"

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Jon solo: il vero e proprio crollo degli investimenti da parte delle imprese di minore dimensione nel secondo semestre 2013 segnala che il settore manifatturiero italiano ( ancora nel pieno della crisi. La distruzione di capacit. produttiva, in altre parole, va avanti !e fa venire il du io che gli stessi numeri sulla ripresa futura degli investimenti del grafico precedente siano eccessivamente ottimistici".

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/3 lo stesso ollettino della Fanca d3,talia a sintetizzare efficacemente la situazione in un passo molto significativo

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,n altre parole: continuano ad annaspare % % le imprese di minore dimensione quelle che producono per il mercato interno<

si tratta di imprese prevalentemente !anche se non esclusivamente" situate nel Eezzogiorno. 5he ( come dire che nella :rande >ivergenza, quella che continua ad allontanare l3,talia dal gruppo di testa dei paesi europei, ce n3( una pi+ piccola, ma potenzialmente non meno devastante per il nostro paese: la divergenza Jord%)ud.

3'

iamo visto in azione diverse 6d7:

divergenza, deindustrializzazione, disoccupazione, deflazione, deleveraging. 4er le sorti dell3euro ( decisivo capire se queste 6d7 ne possono produrre un3altra: il default di uno )tato europeo sul proprio de ito. 5he non si tratti di un interrogativo astratto ce lo insegna l3esperienza degli anni scorsi, quando a pi+ riprese l3eurozona ( stata a un passo dalla rottura proprio a motivo delle tensioni sui titoli di )tato di diversi paesi !:recia, ,rlanda, 4ortogallo, )pagna, ,talia". $ un vero e proprio default non si ( arrivati, ma di fatto in :recia ( gi. in atto una ristrutturazione del de ito !tanto pi+ dolorosa quanto pi+ essa ( tardiva: ci si sare e dovuti arrivare a met. 2010".

Quanto agli altri paesi citati, ecco cosa si legge in una ricerca recente di Eacquarie /quities @esearch !European Banks. Back to life, back to reality, 7 gennaio 201&, p. 01": Italia, Portogallo, Irlanda e Spagna sono tutte nazioni per cui si pre edono li elli crescenti di debito in percentuale del pil. !uesto " c#iaramente insostenibile ed e idenzia c#e le sfide con cui la regione de e fare i conti sono state in fondo affrontate in misura limitata.

5.E. @einhart e O.). @ogoff, dal canto loro, ritengono che in ase all3esperienza storica l3ottimismo dei governi europei circa la possi ilit. di uscire dal de ito senza una sua ristrutturazione sia ingiustificato: In Europa, do e la crisi finanziaria si " trasformata in di ersi paesi in crisi del debito so rano, la fase attuale di negazione del problema " contrassegnata da un approccio della politica ufficiale basato sull$assunto c#e la crescita normale possa riprendere per mezzo di un mi% di austerity, pazienza e crescita. Si pretende c#e i paesi a anzati non abbiano bisogno di utilizzare gli strumenti standard adoperati dai mercati emergenti, c#e comprendono ristrutturazioni del debito, inflazione ele ata, controlli dei capitali e significati a repressione finanziaria& !uesto modo di edere le cose " in contrasto con i precedenti storici. In gran parte delle economie s iluppate, ristrutturazioni o con ersioni del debito, repressione finanziaria, e fiammate inflazionistic#e sono state parte integrante della soluzione data a situazioni di note ole eccesso di debito. La loro conclusione: il finale di partita della crisi finanziaria globale probabilmente ric#ieder' una (ualc#e combinazione di repressione finanziaria )una tassa occulta sui risparmiatori*, era e propria ristrutturazione del debito pubblico e pri ato, con ersioni, inflazione al(uanto pi+ ele ata, e s ariate misure di controllo dei capitali nell$ambito della regolamentazione macroprudenziale !5.E. @einhart e O.). @ogoff, ,inancial and So ereign -ebt .rises/ Some 0essons 0earned and T#ose ,orgotten, ,EH PorLing 4aper, dicem re 2013, pp. 3%&".

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9na cosa ( certa: sinora l3unica diga contro il default dei de iti sovrani in /uropa non ( stata rappresentata dalle politiche di austerit1, ma da un altro fattore che questo grafico evidenzia con chiarezza:

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Questo fattore ( rappresentato dagli interventi della F5/: prima i prestiti alle anche !fine 2011%inizio 2012", che hanno scongiurato una crisi ancaria legata ai pro lemi del de ito pu lico !senza per* risolvere in radice il pro lema"< poi !luglio%settem re 2012" la manifestata intenzione di usare lo scudo antispread e di fare 6tutto ci* che serve7 per non far saltare la moneta unica.

Faster.I Jo, se le condizioni economiche dei paesi interessati peggioreranno in misura tale da rendere il de ito fuori controllo.

3?

Considerazioni conclusive

La situazione descritta sopra, in particolare con riguardo alla deflazione europea, era imprevedi ileI Mutt3altro. /cco cosa afferm* Luigi )paventa in un discorso parlamentare del 12 dicem re 1;7?, in cui motiv* la posizione del 45, contraria all3adesione dell3,talia al )istema Eonetario /uropeo !il progenitore dell3euro": !uest$area monetaria risc#ia oggi di configurarsi come un$area di bassa pressione e di deflazione, nella (uale la stabilit' del cambio iene perseguita a spese dello s iluppo dell$occupazione e del reddito. Infatti non sembra mutato l$obietti o di fondo della politica economica tedesca/ e itare il danno c#e potrebbe deri are alle esportazioni tedesc#e da ripetute ri alutazioni del solo marco, ma non accettare di promuo ere uno s iluppo pi+ rapido della domanda interna.

Jello stesso discorso )paventa difese tra l3altro la propria posizione dalle accuse di voler loccare il processo dell3integrazione europea, e lo fece con parole che ci fanno venire in mente certi di attiti dei nostri giorni: Si ritiene c#e l$edificazione del sistema monetario rappresenti il primo sussulto dell$idea europea dopo anni di letargo1 l$occasione non pu2 e non de e andare persa1 pur di rafforzare la .omunit', occorre sopportare anc#e i sacrifici c#e deri ano dalle imperfezioni tecnic#e del sistema. !uesto " un argomento c#e occorre alutare con attenzione, perc#3 " il pi+ serio e il pi+ nobile c#e ci enga offerto. 4biettare a (uesto argomento " pericoloso, perc#3 si risc#ia di essere marc#iati di antieuropeismo, si risc#ia di essere marc#iati come nazionalisti, come retrogradi, perc#3 esiste anc#e una sorta di terrorismo ideologico europeistico. 5a obiettare si de e. Sono (uelle del sistema monetario, imperfezioni tecnic#e o non piuttosto i difetti di una creatura nata politicamente male e politicamente malformata6 7on deri ano, (ueste imperfezioni, dagli egoismi nazionali degli altri paesi pi+ forti della .omunit'6 Perc#3 mai, altrimenti, i costi c#e ci si c#iede di sopportare do rebbero essere solo i nostri, mentre non paiono esser i costi per i paesi pi+ forti6

Le parole di )paventa, purtroppo, disegnano la situazione di oggi: % un3unione asimmetrica !in cui ad es. le regole per l3unione ancaria sono fatte apposta per tutelare il fragile e opaco sistema ancario tedesco dallo sguardo indiscreto della F5/, mentre si preparano stress test sulle anche che sfavoriranno il nostro sistema finanziario"< un3unione in cui lo spettro della deflazione ( sempre pi+ concreto, mentre la :ermania, oggi come ieri, pretende che i costi dell3integrazione li paghino solo gli altri e procede nella marcia distruttiva del suo mercantilismo, fatta di moneta forte, ultramoderazione salariale e !conseguente" rifiuto di sviluppare la domanda interna< un3unione in cui trionfa il pensiero unico neoli erista, da ultimo nelle surreali affermazioni del presidente francese #ollande, che ha deciso di votarsi - al pari dei governanti tedeschi !5>9 e )4>" all3economia dell3offerta, giungendo a fare della 6Legge di )a17 !6( l3offerta che crea la domanda7" la propria proposta politica.

3;

Le conseguenze di questa posizione di #ollande sono state en sintetizzate da Polfgang EQnchau in un articolo del ,inancial Times del 1; gennaio scorso: 1. ,l risultato del tentativo di risolvere un pro lema di domanda aggregata attraverso politiche dell3offerta sar. necessariamente fallimentare anche in Hrancia, come lo ( stato altrove.

2. Lo spostamento delle politiche francesi in questa direzione avr. 6un impatto immediato sulla periferia dell3eurozona. )e la Hrancia si affanna ad allinearsi alla :ermania alle condizioni della :ermania, non c3( da aspettarsi piet. per nessun altro7

3. Questa situazione evidenzia infine che 6il nuovo consensus copre l3intero spettro della politica mainstream. )e vivete nel continente europeo e avete un pro lema con la Legge di )a1, gli unici partiti politici che vi serviranno saranno quelli dell3estrema sinistra o dell3estrema destra7

!P. EQnchau, T#e real scandal is ,rance$s stagnant economic t#inking , ,inancial Times, 1; gennaio 201&"

5ome si vede, il pensiero unico ( pi+ forte che mai - e non si fa pro lemi ad a racciare teorie che non hanno neppure il pregio della novit. !la Legge di )a1 fu formulata nel 1?03, e EarC potD farsene effe mezzo secolo dopo".

4er sconfiggerlo, isogna far uso di categorie all3altezza della situazione, e soprattutto capire che il nemico attuale non ( pi+ quello degli anni )ettanta e =ttanta: % % % Jon ( lo spettro della svalutazione, ma la certezza della svalutazione interna !in pieno corso". Jon ( l3inflazione, ma la deflazione !che rende insosteni ile i de iti pu lici e privati".

Jon ( lo spettro dell3isolamento internazionale rispetto a un3/uropa in costruzione !ma quale /uropa poiI", ma le costrizioni insostenibili di trattati europei che colpiscono l3,talia pi+ che qualunque altro stato dell39nione: ricordiamo che dal 2010 dovremo non pi+ soltanto attenerci al !gi. folle" criterio assoluto del pareggio di ilancio, ma ridurre il nostro debito del 5% annuo rispetto alla parte che eccede il '0B del prodotto interno lordo. ,n concreto: fare manovre da 00 miliardi l3anno.

$ questi pro lemi non ha senso rispondere nel modo in cui spesso in passato la sinistra italiana ha risposto, e cio( spingendo per un maggiore processo di integrazione europea anche dal punto di vista politico .

,n questa /uropa, nell3/uropa la cui costituzione materiale !economica" ( rappresentata dai Mrattati attuali !e in particolare dall3$tto 9nico /uropeo del 1;?' in poi", la lindatura politica altro non sare e che un3ulteriore arma, e potentissima, a chi vuole difendere lo status quo: ossia una situazione in cui gli )tati europei competono tra loro &0

% %

a colpi di dumping sociale !meno diritti e meno salari" e a colpi di dumping fiscale !meno tasse per le imprese".

=ggi la priorit. deve essere un3altra: % % % il rifiuto di ulteriori cessioni di sovranit.< lo smantellamento dei vincoli del fiscal compact< smetterla di considerare l3euro una varia ile indipendente e un3/uropa senza euro come il terreno di manifestazione dell3apocalisse.

&1

=ggi anche insospetta ili europeisti sono giunti a pensare che precisamente l3euro rappresenti un ostacolo sulla strada di un3effettiva integrazione europea !effettiva e non asata sul colonialismo interno che oggi sempre pi+ chiaramente si prefigura". Hrancois #eis ourg, ad es., ritiene necessario uno 6smantellamento programmato7 della moneta unica !0a fin du re e Europ3en, 4aris, )tocL, 2013". La consapevolezza che nelle condizioni attuali l3area monetaria stessa ( diventata un pro lema si sta facendo strada anche nell3opinione pu lica europea, e in particolare nel nostro paese, come mostra questo grafico di >eutsche FanL realizzato in ase a sondaggi d3opinione:

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/ se ( giusto dire che i veri nemici dell3/uropa e della moneta unica sono le forze che oggi accrescono la divergenza tra i paesi europei, che spingono i paesi periferici in deflazione, che portano la disoccupazione a sempre nuovi massimi - perchD precisamente questi processi creano le condizioni per 6un3implosione incontrollata e distruttiva7 dell3area valutaria !sono le parole con cui ho voluto chiudere il mio 8nsc#luss. 0$unificazione della 9ermania e il futuro dell$Europa , @eggio /milia, ,mprimatur, 2013, p. 2??" %, do iamo del pari essere consapevoli che se non si riusciranno a scardinare in tempi revi quei vincoli imposti dai Mrattati, la stessa uscita dalla moneta unica diventer. una necessit..

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