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CRISI DEI FONDAMENTI Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento si sviluppa una interazione molto proficua

tra matematica, fisica e filosofia. La crisi della geometria euclidea si ripercuote sulla fisica, e le nuove teorie fisiche, a loro volta, danno impulso alla ricerca nel campo della matematica e della logica; gli scienziati, poi, rendendosi conto del grande rilievo filosofico delle loro scoperte e delle loro teorie, si fanno filosofi, contribuendo cosi alla nascita dell'epistemologia dei nostri giorni. In maniera molto schematica possiamo dire che: ! la matematica " che era stata per secoli la scienza assiomatica per eccellenza " intorno alla met# del $I$ secolo, con la messa in discussione della geometria euclidea, vede venir meno i propri fondamenti assiomatici; %! &uesta crisi si allarga anche alla fisica, che si sente 'autorizzata ( a sottoporre ad analisi critica le teorie classiche di )alileo e di Ne*ton e ad abbandonare il fondamento induttivo di &ueste teorie +l'esperienza sensibile non era soltanto lo strumento di verifica, ma anche il punto di partenza per la formulazione delle teorie fisiche 'Hypotheses non fingo(, 'non formulo ipotesi (, diceva Ne*ton!: i nuovi fisici formulano ipotesi che spesso saranno verificate dall'esperienza a distanza di decine d'anni, e immaginano una struttura della materia che, inizialmente, sfugge all'esperienza sensibile. La caratteristica dell'assioma tradizionale , &uella di esprimere una verit# immediatamente evidente, intuitiva, cio, e-tralogica. L a messa in crisi dei fondamenti assiomatici innesca un processo di estromissione dell'intuizione dalla matematica e la sua sostituzione con la logica e con un linguaggio simbolico capace di eliminare le ambiguit# del 'linguaggio comune usato nella matematica tradizionale. .gli inizi della scienza moderna i criteri basilari del metodo scientifico a partire da )alilei, furono: ! correttezza logico / formale del ragionamento; %! verifica empirica delle teorie attraverso l0esperimento. 1oich2 da galilei in poi il linguaggio delle scienza , diventato il linguaggio matematico, la crisi che coinvolse la matematica fin3 per investire la scienza nel suo complesso. GEOMETRIE NON EUCLIDEE: messa in crisi dei principi di evidenza e intuizione Nel corso del $I$ sec. la matematica, nel tentativo di fondare in modo rigoroso i propri presupposti, giunse a mettere definitivamente in crisi i concetti di intuizione ed evidenza su cui si era basata per secoli la geometria euclidea. Il sistema geometrico euclideo , stato considerato dalla tradizione culturale occidentale come l'incarnazione della scientificit# e l'ideale formale del sapere, tanto da essere assunto come modello per tutti i settori della ricerca. 4in dall'antichit# ci si era accorti che il punto debole della geometria euclidea era nel 5 postulato il &uale afferma che, data una retta ed un punto esterno ad essa, per &uesto punto non pu6 passare che una sola parallela alla retta data. Tutti i tentativi volti alla dimostrazione di &uesto postulato finivano per comportare l'introduzione di postulati ancora meno evidenti di &uesto. Nel 788 )irolamo Saccheri + 997 " 788, matematico e logico italiano, appartenente all'ordine dei )esuiti, tent6 una dimostrazione per assurdo del postulato, partendo dalla sua negazione e traendone tutte le conseguenze logiche. In &uesto modo il gesuita elabora una serie di geometrie non"euclidee dotate di una loro logica interna, ma che ai suoi occhi appaiono :mostruose:, data la sua dogmatica fede nella validit# della geometria euclidea. 4accheri, &uindi, non si accorse della portata rivoluzionaria della sua scoperta ma, anzi, data la :mostruosit#: dei sistemi elaborati negando il 5 postulato, ritenne invece di averne dimostrato la validit#. 4olo nel $I$ sec. ;arl <riedric Gauss + 777 " =55! vide chiaramente la non dimostrabilit# del 5 postulato, e costru3 un sistema geometrico non"euclideo, perfettamente coerente, a partire dall'assunto che la somma interna dagli angoli di un triangolo sia inferiore a => + superficie convessa!. ?gli, per6, non pubblic6 le sue ricerche per cui il merito di aver fondato le geometrie non"euclidee , attribuito al tedesco @ernhard Riemann + =%9" =99!, all'ungherese )iovanni Bolay + =>%" =9>!, e al russo Nicola Lobace s!i" + 7A8" =59!, che elaborano in modo completamente autonomo delle geometrie dove il postulato di ?uclide non vale piB. Con la nascita delle geometrie non euclidee, &uindi, viene meno il dogma della verit# assoluta della geometria euclidea, mentre un colpo decisivo riceveva anche la fiducia nel criterio di evidenza e nell'intuizione, ritenute ora insufficienti a fondare assiomi e postulati e &uindi l'intero sistema geometrico. Nasce &uindi il #roblema $ei %on$amen&i ovvero il problema di garantire la validit# del sistema: se gli assiomi sono considerati come autoevidentemente veri, allora anche i teoremi da essi dedotti correttamente, saranno veri; se gli assiomi di partenza, invece, sono considerati come dei semplici postulati, allora il sistema non , piB garantito. ?sclusa l'evidenza intuitiva, unica garanzia della legittimit# scientifica dei vari sistemi geometrici era rappresentata dalla correttezza logica delle dimostrazioni, mentre, contemporaneamente, si apre il dibattito sulla natura dello spazio reale.

Delativamente al problema dei fondamenti possiamo distinguere due approcci fondamentali: logicismo e formalismo. ?sclusa l0evidenza intuitiva, unica garanzia di legittimit# scientifica dei vari sistemi geometrici poteva essere data coerenza logica delle dimostrazioni. 1er Fre'e, principale esponente del LOGICISMO, la logica non , solo il fondamento a cui riportare le svariate teorie matematiche, ma , anche lo strumento con cui costruire correttamente e in modo rigoroso l'edificio stesso della matematica. L'approccio logicista fu messo in crisi dalla scoperta di paradossi ed antinomie; famoso, a &uesto proposito, il #ara$osso $el barbiere + A>%! di @. Dussel: :un certo villaggio ha tra i suoi abitanti un solo barbiere. ?gli , un uomo ben sbarbato, che rade tutti e solamente gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Ora, chi rade il barbiereE: Dussell individua la radice dell'antinomia nell'autoriferimento, ovvero nell'impossibilit# di definire classi che includano se stesse come propri elementi. 1er risolvere l'antinomia Dussell, insieme a Fhitehead elaborano la &eoria $ei &i#i, secondo la &uale una classe non pu6 appartenere a se stessa ma solo ad una classe superiore ad essa per estensione. Gn altro tentativo di superare i problemi sorti con le geometrie non euclidee, , rappresentato dal di H. (ilber& + =9%" AI8! per il &uale, abbandonato il tradizionale criterio dell'evidenza come garanzia di validit# degli enunciati fondamentali delle teorie matematiche; &uello che conta , solo la non contraddittoriet# e la coerenza. Tuttavia anche &uesto tentativo si dimostr6 fallimentare infatti, finch2 gli assiomi venivano visti come principi veri, il problema della coerenza del sistema era assicurato, giacch2 la corretta deduzione da premesse vere genera solo conseguenze vere, e due proposizioni vere non possono contraddirsi. Ja, se gli assiomi si configurano come proposizioni n2 vere n2 false, allora non si pu6 escludere che, deducendo correttamente da essi, si incontrino delle contraddizioni. Kuindi, come ci si pu6 assicurare della coerenza di sistemi le cui premesse sono soltanto assunzioni e non principiE Inoltre, come , possibile assicurarci che gli assiomi scelti per un certo calcolo sono capaci di dimostrare o refutare tutte le proposizioni di &uel calcoloE ? se interpretiamo un gruppo di assiomi in modo che &uesti formalizzino una certa teoria +per es. la meccanica ne*toniana!, in che modo possiamo assicurarci che non esistono proposizioni vere della teoria che non sono dimostrabili a partire dagli assiomi postiE
FORMALISMO

La messa in discussione dell0evidenza e dell0intuizione mette in crisi anche la fisica classica che si fondava sulla verifica empirica delle teorie. CRISI DEL MECCANICISMO Tra la fine dell'=>> e la prima met# del 'A>> appare sempre piB chiaro che il meccanicismo su cui si fondava la meccanica classica appariva sempre piB incapace di dar conto di diversi fenomeni fisici, &uali l'elettromagnetismo, la termodinamica,.. I primi problemi per il meccanicismo sorgono con la TERMODINAMICA il cui studio continuava ad evidenziare l'inconciliabilit# di principio tra la meccanica e le caratteristiche del calore. Hei % principi base della termodinamica + =IA" =5I!: ! &uando determinate &uantit# di effetti meccanici vengono prodotte in &ualsiasi modo da sorgenti termiche o sono perse in effetti puramente termici, allora uguali &uantit# di calore sono distrutte o generate; %! il calore non pu6 passare spontaneamente da un corpo freddo a uno piB caldo; 4e il primo principio , conforme alla meccanica, il % invece, negando la reversibilit# dei fenomeni, sostiene l'esistenza di un :corso naturale: degli eventi in una data direzione evidenziando il fatto che il passaggio spontaneo di calore da un corpo all'altro non pu6 avvenire indifferentemente in entrambi i sensi +cos3 come vuole la meccanica!. Nel tentativo di conciliare la contraddizione tra reversibilit# dei fenomeni secondo la meccanica, e l'irreversibilit# evidenziata dalla termodinamica, Ma)*ell e Bol&+mann elaborarono una interpretazione probabilistica dell'irreversibilit#, che , una conseguenza dello studio sui gas: poich, , impossibile osservare o compiere rilevazioni sulla singola molecola, la teoria cinetica si configura come essenzialmente statistica, pertanto si pu6 affermare che non esistono fenomeni assolutamente irreversibili, ma solo processi che hanno poche probabilit# di tornare alla situazione di partenza +le molecole di un gas contenute in un0ampolla dotata di un foro, tenderanno ad uscire, ma non , escluso che una rientri nell0ampolla! Gn altro colpo al meccanicismo verr# inferto dagli studi sull0 ELETTROMAGNETISMO. La relativit# galileiana presupponeva che due osservatori, uno in &uiete ed uno in movimento rettilineo uniforme, vedessero allo stesso modo un &ualsiasi fenomeno meccanico. Le e,ua+ioni di Ma)*ell, per6, relative ai campi elettromagnetici, contraddicevano la relativit# galileiana perch, due osservatori in moto relativo che osservino fenomeni elettromagnetici non vedono piB la stessa cosa per cui le formule impiegate dal primo per descrivere il mondo dal proprio punto di vista non saranno piB identiche a &uelle impiegate dal secondo osservatore

. completare l0opera di messa in crisi del meccanicismo, sar# poi Eins&ein, con la RELATI-IT. s#eciale + A>5!. ?gli, assumendo come postulato la velocit# costante della luce +ancora una volta in contraddizione con la meccanica classica che, a partire da )alilei, ammetteva come verit# evidente il fatto che la velocit# di un corpo varia al variare della velocit# dell'osservatore!, ne derivava che ci6 che appare simultaneo ad un osservatore non lo , per un altro osservatore: la simultaneit# non , un carattere assoluto della natura ma , relativa alla condizione di moto dell'osservatore. La relativit# del concetto di simultaneit#, poi, comporta anche la relativit#, rispetto all'osservatore, anche dei concetti di lunghezza e di intervallo temporale. 1oich, i concetti di lunghezza e di tempo sono fondamentali per &ualsiasi considerazione scientifica, la teoria di ?instein comportava una modificazione radicale dell'intera fisica e la caduta dei concetti assoluti di spazio e tempo. Con l'abbandono di spazio e tempo assoluti veniva a cadere l'intero &uadro concettuale su cui si fondava l'universo"macchina di Ne*ton e nasce una nuova fisica relativistica che considera gli eventi fisici rispetto a spazi e tempi relativi all'osservatore. Con la rela&i i&/ 'enerale, poi, ?instein affront6 il problema di una fisica relativistica per i sistemi non inerziali e introdusse l'impiego delle geometrie non"euclidee nella descrizione del mondo fisico. CRISI DEL DETERMINISMO 4e le nuove teorie avevano messo in crisi il modello meccanicistico, esse per6 conservavano ancora la convinzione che la natura fosse retta da leggi rigorose, deterministiche, di portata universale. Nel 'A>> la MECCANICA 0UANTISTICA mette in discussione anche &uesto principio a vantaggio di una visione statistica: la fisica &uantistica, infatti, non , in grado di determinare con precisione il comportamento di una particella atomica ma pu6 solo effettuare una previsione statistica circa il suo movimento in determinate condizioni. 1er la teoria &uantistica l'elettrone sembra non essere soggetto a leggi deterministiche ma appare dotato di una sorta di capacit# di scelta tra vari percorsi possibili. . sostegno della teoria &uantistica (eisember' formula il 1RINCI1IO DI INDETERMINA2IONE: nella meccanica classica , possibile prevedere il comportamento futuro di un corpo se si conoscono, in un dato istante, le cosiddette coordinate canoniche +posizione e velocit#!. 1er l'oggetto atomico non , per6 possibile misurare contemporaneamente &uesti due parametri perch, nel caso di un elettrone in movimento tutti i tentativi di misurare posizione e velocit# alterano inevitabilmente il suo stato di moto a causa della &uantizzazione dell'energia tanto della particella &uanto della radiazione luminosa usata per la misurazione. 4e si cerca di diminuire l'incertezza di una delle due coordinate, si interagisce con l'elettrone in maniera da aumentare l'incertezza dell'altra. Il principio di indeterminazione, per Leidemberg, spiega la natura statistica della nuova teoria e &uindi l'impossibilit# di fare previsioni precise sul comportamento futuro di un oggetto atomico. ?' il disturbo provocato dagli apparati di misurazione sulle particelle ad impedire di conoscere le coordinate canoniche. Glteriore conferma della crisi del modello deterministico , offerta dalla diatriba tra la TEORIA ONDULATORIA e &uella COR1USCOLARE della luce. Nel tentativo di risolvere il problema, Bohr enuncia il #rinci#io $i com#lemen&arie&/ con il &uale sostiene che i concetti di onda e corpuscolo sono entrambi necessari se si vuole comprendere la totalit# delle manifestazioni degli oggetti atomici, ma il loro uso non conduce a contraddizioni poich, l'esperienza dimostra che i due concetti non devono mai venire impiegati contemporaneamente nella descrizione dello stesso esperimento. Tutto ci6 mette in crisi la stessa nozione di oggetto propria della fisica classica e del senso comune, per i &uali risulta incomprensibile la natura duplice delle particelle che si comportano ora come onde e ora come corpuscoli . partire da ?instein, i fisici del $$ secolo hanno cancellato una volta per tutte l'idea che le teorie scientifiche derivino esclusivamente dall'osservazione di fenomeni empirici: &ualsiasi osservazione di fenomeni " come ricordano ?instein e Leisenberg " implica il ricorso a una 'teoria( e a 'concetti teorici(. La relativizzazione del ruolo del dato empirico nella scienza costituisce anche una salvaguardia dalle ricadute nella metafisica alle &uali non era riuscita a sottrarsi la scienza positivistica.