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IL FOGLIO

ANNO XI NUMERO 33 DIRETTORE GIULIANO FERRARA MERCOLED 8 FEBBRAIO 2006 - 1


quotidiano
Como. Abbiamo perso dieci anni, so-
spira. Queste cose andavano previste pri-
ma. Non c una concezione democratica
dellislam. Quando sono in minoranza stan-
no al gioco, ma quando diventano maggio-
ranza impongono una specie di teocrazia.
Dieci anni fa, in un discorso alla citt, ave-
vo posto il problema, dicendo che bisogna-
va pensare con esattezza lincontro con li-
slam: un incontro tra culture diverse. Gli
diedero dello xenofobo, del vescovo leghi-
sta. Ma monsignor Alessandro Maggiolini,
che guida la Chiesa di Como dal 1989, era
tranquillissimo nel rischiare limpopola-
rit, perch vedeva
dove si andava a pa-
rare. Ora, non
che i musulmani
siano solo questo,
ma certamente la
cultura musulmana
ha dei germi che
spiegano i kamika-
ze, le rivolte per le
vignette. Abbiamo
perso dieci anni pri-
ma di capire che
creare delle mo-
schee significava
non solo creare cen-
tri di elaborazione
culturale, ma anche
di elaborazione armata. Non dappertutto,
si capisce, per la guerriglia nata anche
l. Oggi, non gli interessa rivendicare pri-
mogeniture. E in fondo lislam per quanto
problema destinato a crescere non
nemmeno la principale delle sue preoccu-
pazioni: La situazione italiana di unin-
coscienza tale per cui siamo di fronte a una
sorta di suicidio nazionale. Il pericolo pi
grave questansia di suicidio. Moritur et
ridet, lItalia sul baratro e sta divertendo-
si. Il problema quello che il Papa conti-
nua a dire, e umilmente anchio lo dico da
tempo: il problema delle certezze metafi-
siche e morali. Cio la verit e la moralit.
Quando sento che per descrivere un laico
si dice: uno che vuole laborto, leutana-
sia Uno cos si presenta come paladino
del futuro, ma in realt un becchino. Lo
vuole distruggere, il futuro. E il pensiero
debole, il dubbio su tutto, il rifiuto di qual-
siasi norma morale che luomo contiene in
s e gli indica gli orientamenti di fondo. Io
dico che una civilt cos ha soltanto il do-
vere di morire. Anche il diritto, ma soprat-
tutto il dovere: perch non si capisce cosa
stia facendo di utile.
Il referendum non un test attendibile
Siamo qui per questo, monsignore. Lo
spunto di questa conversazione proprio la
verifica di una controtendenza in atto. Non
bastassero gli esempi del referendum sulla
legge 40, di un risveglio del dibattito sui te-
mi bioetici, o un certo mandare allaria i
dogmi ideologici degli anni 70, ci sono a far
testo le doglianze di Emma Bonino sullIta-
lia che si sta trasformando in un paese dove
impossibiletrovareunospinello, ounapil-
lola abortiva. Un eccezionalismo italiano
che unpastore della Chiesa dovrebbe trova-
re positivo. Non sarei cos ottimista, ribat-
te Maggiolini. Il referendum non stato un
test attendibile, era solo una questione che
non interessava, non certo una ripresa del
dibattito metafisico. Vedo invece una tragi-
ca crisi della socialit. La tv sempre la
maestra, ma non c pi nemmeno la scola-
resca, c solo lindividuo, la sua reazione, il
gioco di superare altri tab. In questo, non
vedo una controtendenza, il 68 non finito.
Non che manchino uomini di cultura laici
capaci di porre allattenzione certi proble-
mi, e anche nella Chiesa il cardinale Ruini
haportatoavanti unprogettoculturale. Per
non si sente lelaborazione culturale. E tut-
ta unorchestrazione del silenzio attorno a
queste cose. C ancora nella cultura laica
un tipo di astio, di rimozione che fa scattare
i meccanismi del silenzio. Questi anni han-
no portato per anche spunti di riflessioni
inedite, almeno per lItalia, ad esempio sul-
laborto. Si pu interpretarlo come il river-
bero di una cultura arrivata a fine corsa, co-
stretta a interrogarsi su nuovi percorsi. No,
queste riflessioni non sono ancora il capoli-
nea. Laborto lo si corregge solo se si dice
che uccisione di un innocente. Per quanto
riguarda pi in generale il momento cultu-
rale, nonbisognadimenticarechestiamoas-
sistendo da parte dei media, delle agenzie
culturali, a una vera piallatura del cervello,
per cui nonsi ragionapi. Ancoralesempio
della tv: devi solo dare uno slogan, e poi il
tuo compito finito. Non c ragionamento,
non richiesta alcuna motivazione raziona-
le. E difficile cos. Come giudica invece il
momento storico della Chiesa italiana? Do-
po anni di smarrimento, sembra aver ritro-
vato compattezza, entusiasmo. Per certi se-
gnali, soprattutto le critiche anche sgarbate
che le piovono addosso, sembrerebbe esse-
re anche pi ascoltata. Parla di pi. Questo
non vuol dire che sia pi ascoltata. Invece
anche oggi la situazione della Chiesa catto-
lica non felice.
Eccezionalismo italiano?
Non c Chiesa che tenga
Il trionfo del laicismo
secondo mons. Maggiolini
La nostra societ deve ancora avvertire
il sapore del marcio che viene in bocca
dal tipo di vita che sta conducendo
Islam? Persi dieci anni
Quando lopa a sorpresa
Tutti pazzi dei francesi
I Ds non hanno una banca
ma un sacco di soldi
Lintervento di Bnp risolve un problema a
Draghi: non c pi conflitto dinteressi
su Bnl. Visco a Unipol: fate shopping
Labilit di raider di DDV
Kabul. Sassi, bombe a mano, spari. Quat-
tro afghani morti, altri diciotto feriti, tra cui
tre agenti e cinque militari norvegesi. Ieri
a Maimana, nel nord ovest dellAfghani-
stan, le manifestazioni si sono trasformate
in scontri, tra lacrimogeni, pietre e i colpi
sparati dagli agenti afghani. Nel vicino
Pakistan, qualche migliaio di islamisti si
riunito al grido: Impicchiamo chi ha in-
sultato il Profeta, tenendo tra le mani la
foto del premier danese, Anders Fogh Ra-
smussen. Lui, leader del paese reo di aver
dato libert di stampa alle vignette su Mao-
metto, ha incassato la solidariet di Stati
Uniti e Inghilterra e ha detto che il popo-
lo danese non nemico dellislam, chie-
dendo dialogo al posto delle violenze. Ma,
traboicottaggi commercia-
li e proteste, tra concor-
si per le vignette sullO-
locausto (lanciato da un
giornale conservatore ira-
niano) e manifestazioni, la
rabbia non s fermata.
LAfghanistan stato il pae-
se pi colpito. Lobiettivo
uno: le forze dellInterna-
tional security assistance
force (Isaf) della Nato. I sol-
dati italiani soprattutto.
A Kabul, i manifestanti
hanno violato la cosid-
detta green zone,
larea centrale dove
hanno sede i coman-
di militari alleati,
gran parte delle am-
basciate e i ministeri.
Un colpo di fucile stato sparato contro le
sentinelle italiane di guardia al quartier
generale dellIsaf. I nostri soldati sono sta-
ti colpiti anche a Herat, nellAfghanistan
occidentale, dove la folla di manifestanti
ha lanciato sassi contro la sede del Provin-
cial reconstruction team italiano. La poli-
zia afghana riuscita a impedire ai mani-
festanti di raggiungere lambito target del-
lambasciata danese.
Bench il portavoce dei T alebani, Qari
Yussif Ahmadi, abbia approfittato della si-
tuazione rivendicando la paternit dei di-
sordini provocati dalle vignette su Mao-
metto, secondo lintelligence le manifesta-
zioni sarebbero da mettere in relazione ai
difficili equilibri interni al governo afgha-
no, allopposizione di signori della guerra
riluttanti a disarmare le loro milizie e pro-
duttori di oppio che si oppongono al piano
antidroga del governo. Questi gruppi hanno
interesse a screditare il presidente, Hamid
Karzai, che ha condannato le vignette sata-
niche, pur evitando di alzare i toni contro
Danimarca e Norvegia che rispettiva-
mente con 127 e 87 militari sono partner
militarmente simbolici, ma politicamente
importanti della forza Nato.
Gli attacchi dei mesi scorsi
Nei mesi scorsi a Kabul e Herat ci sono
stati attacchi contro i contingenti tedesco,
greco, italiano, svedese e norvegese. Le
truppe della Nato, guidate dal generale
Mauro Del Vecchio, hanno innalzato le mi-
sure di sicurezza al punto che i veicoli mi-
litari evitano di fermarsi nel caotico traffi-
co del centro di Kabul. Gli artificieri del ge-
nio militare del contingente italiano segna-
lano una nuova tecnica utilizzata dai ka-
mikaze: unauto tampona un veicolo milita-
re e, quando i soldati escono dai mezzi blin-
dati, lauto fatta esplodere dallo stesso
conducente. Tutte le pattuglie hanno lor-
dine di non fermarsi per alcuna ragione
lungo le strade di Kabul e i bambini, che
trascorrono le giornate lungo le strade fan-
gose, osservano divertiti le gincane dei
blindati dellIsaf che sembrano saltare tra
le buche della trafficata Jalalabad Road,
sede delle basi pi importanti. Gli esperti
prevedono che la minaccia terroristica sin-
tensifichi nei prossimi mesi, quando lo
scioglimento delle nevi consentiranno laf-
flusso dal confine pachistano di riforni-
menti bellici. Gli alpini del 9 reggimento,
veterani che nel 2003 furono schierati a
Khowst (lungo il confine pachistano) e ora
assegnati alla Kabul multinational brigade,
hanno scoperto e distrutto a inizio febbraio
nella valle di Chahar Asiab, a sud della ca-
pitale, un deposito con 120 razzi, mine e ca-
riche esplosive.
In Afghanistan spari contro i nostri
soldati che difendono i danesi e
la Nato. I talebani ne approfittano
Assalto alla satira
Milano. Lhappy end della vicenda Uni-
pol/Banca Nazionale del Lavoro ha spiazza-
to pi di un finanziere a Piazza Affari, non
fosse altro che per la sua matrice quasi hol-
lywoodiana. Quellachestatavissuta(eche
si annunciava continuare) come una lunga
guerra di posizione stata risolta con un
blitz che ha il pregio di avere soddisfatto
tutti (oquasi) gli attori dellavicenda. SePie-
ro Fassino oggi dovesse rivolgere la fatale
domanda che fece a Giovanni Consorte lo
scorso luglio: E allora siamo padroni di
unabanca? si sentirebberisponderedi no,
Per abbiamo un sacco di soldi. Gi, Con-
sorte avrebbe avuto modo di compiacersi
del fatto che Unipol ha in cassa la bellezza
di 4 miliardi di euro, con i quali cercare al-
treopportunitdi aggregazione, magari me-
noambiziose. Laplusvalenzarealizzatadal-
la compagnia bolognese vendendo le azioni
Bnl minima (appena sufficiente a coprire
le spese), circa 80 milioni di euro, ma inspe-
rata almeno fino a una settimana fa. V in-
cenzo Visco, ieri, in unintervista a Finanza
e Mercati, ha gi invitato i vertici di via Sta-
lingrado a fare shopping. Il mercato spera
che, questa volta, la preda scelta sia mag-
giormente digeribile.
I francesi di Bnp Paribas, con la loro of-
ferta da 9 miliardi, non soltanto hanno trat-
to dimpaccio Unipol, ma anche diretta-
mente i Ds. Il collateralismo di Piero Fassi-
no e Massimo DAlema aveva irritato una
parte del partito (e quasi tutta lUnione) e
messo in subbuglio luniverso delle coope-
rative rosse. Ora che non solo Unipol ca-
duta in piedi ma Bnp stessa entrata nel-
luniverso coop acquistando il 4,5 per cento
di Finsoe, le polemiche interne alla sini-
stra sono destinate a prendere unaltra pie-
ga (Turiddo Campaini, il cooperatore buo-
no, adesso se la prender con i rischi della
globalizzazione dei mercati finanziari, non
con le ingerenze del Botteghino).
Il tempismo dellingresso di Bnp nella
partita Bnl ha di fatto messo allangolo gli
spagnoli del Bbva, mai pienamente convin-
ti dellopportunit di una nuova offerta sul-
la banca romana. E lestromissione degli
spagnoli dalla contesa stato un favore, in-
diretto e non voluto,
al nuovo governato-
re della Banca dIta-
lia, Mario Draghi.
Una volta stoppata
definitivamente lof-
ferta di Unipol, in
mancanza di altri
pretendenti, lapalla
sarebbe tornata a
Bbva che ha come
advisor quella Gold-
man Sachs di cui
Draghi stato vice-
presidente fino alla
sua nomina a suc-
cessore di Antonio
Fazio. Draghi aveva
gi risolto il conflitto annunciando la pro-
pria astensione sul dossier, ma non c dub-
bio che, in questo modo, siano fugate anche
le perplessit residue. Un regalo inatteso
che ha portato qualche banchiere, in vena
di frivolezze, acommentarechestatolul-
timo grande dono fatto a un governatore,
prima dellentrata in vigore del codice eti-
co che lo stesso Draghi sta redigendo per i
dipendenti della banca centrale.
Le mire di Della Valle
La soluzione Bnp e le plusvalenze che
garantisce costituisce poi un colpaccio fi-
nanziario per i soci sindacati di Bnl. Gene-
rali porteracasaunguadagnoseccodi cir-
ca 250 milioni, Bbva di circa 600 e Diego
Della Valle di 300 milioni. Se la plusvalenza
dei baschi, in virt della lunga permanenza
nellazionariato della banca romana, sem-
bra quasi un premio di consolazione, il ri-
sultato messo a segno da mr T ods ecla-
tante e tale da lenire il dispiacere di dover
usciredallazionariatodi ViaVeneto. ADel-
la Valle le banche piacciono e ha anche fiu-
to nello scegliere dove investire, visto che
questo il secondo colpo grosso che mette
a segno dopo luscita dalla Comit. Rispetto
ad allora, per, esce da vincitore e, in am-
bienti confindustriali, si sussurra che que-
sta vittoria e i duri attacchi a Silvio Berlu-
sconi possanoessereil prodromodel lancio
della sua candidatura a successore di Luca
Cordero di Montezemolo.
Chi sicuramente non felice dellesito
della partita Bnp/Bnl Stefano Ricucci.
Quando gli azionisti del contropatto deci-
sero di vendere le proprie azioni a Unipol
a 2,7 euro luna Ricucci fece sapere di es-
sere felice a met, ritenendo che Bnl va-
lesse 3 euro a titolo. Bnp ha acquistato a
2,925 euro e a questo prezzo lancer lopa.
Quando cedette le sue 149,86 milioni di
azioni Bnl a Unipol, Ricucci incamer una
plusvalenza di 210 milioni di euro. Ai prez-
zi offerti da Bnp avrebbe incassato 33,7 mi-
lioni in pi. Per chi lo conosce, unamarez-
za in pi, con lincertezza legata alle con-
dizioni del suo gruppo e alle indagini da
parte della magistratura.
GROUND JAY
Nel nuovo romanzo di McInerney
le mille luci di NY si spengono l11
settembre e il 12 sono gi riaccese
I
n Manhattan il film di Woody Allen
cunascenaincui il protagonistadicedi
sentirsi come in una pice di Noel Coward:
si aspetta che da un momento allaltro qual-
cunoservadei martini. NellaManhattandel
nuovo romanzo di Jay McInerney (The
Good Life, uscito in America la settimana
scorsa) ci sono vini toscani, e Cristal di affa-
risti sullorlo della bancarotta (Jim un so-
stenitore del tagliare il necessario, ma non
sopporta di bere Moet, noelcowardizza la
moglie, mentre la bottiglia viene aperta
prima che la banca se ne riappropri). E ci
sono registi che rimpiangono il cinema in-
dipendente degli anni Settanta, ma Steve
era una spia del nemico, uno che faceva so-
lo finta di aspirare, e Steve naturalmen-
te Spielberg. E ci sono editori che incita-
no belle ragazze a non finire il romanzo che
stanno scrivendo, perch un romanzo finito
ha potenzialit commercialmente limitate,
e madri che hanno
smesso di lavorare ma
ora si sentono una ta-
ta senza stipendio e
stanno scrivendo una
sceneggiatura, che nel
loro giro era la parola
in codice per dire di-
soccupata. E ci sono
psicodrammi e non
detti e corna e ferite
anche profonde che a
un certo stadio dubriachezza una commen-
salepurigurgitareurlandoal maritochela
smetta di raccontare di Caroline Kennedy,
crede forse che qualunque madre sia mi-
gliore di lei, ma almeno lei i figli se li fat-
ti da sola, non ho preso le uova in prestito
da mia sorella zoccola. La sorella zoccola
della padrona di casa incidentalmente ap-
pena arrivata dalla California nella casa di
Tribeca, e dice cose spaventevolissime co-
mevogliocreareunlegamecoi bambini, in
fondosonolamadrebiologica, esenonfos-
se per un casuale che splendida vista del-
le Torri da qui, e per qualcuno che, dallal-
tra parte della citt, sta dando appunta-
mento a colazione a qualcun altro (W in-
dows on the world alle otto?), allora quasi
non ci sarebbero indizi. E la sera del 10 set-
tembre 2001, e la tirata sulle uova in presti-
to si conclude al martini: Chi di voi va alle
sfilate, in settimana?.
Russell eCorrine, quelli chehannonoleg-
giato le uova, sono la coppia di Brightness
falls, Si spengono le luci, il romanzo che
Jay McInerney scrisse allinizio degli anni
Novanta. Alloraeranoincrisi, oraCorrinefa
buonvisoallebattutedegli amici sul suoes-
sere una perfetta moglie, possibile che nes-
suno si ricordi che ho scopato col suo mi-
glioreamicoechepoi lui si suicidatoe
Al capitolo successivo il 12 settembre, e
Jay McInerney ha la grazia di non guidarci
per mano nella redenzione della superficia-
lit. Le recensioni pi benevole dicono che
The Good Life il suo libro pi autobio-
grafico. Il modo di dettagliare la vita a
GroundZeroineffetti quellodi chi ci sta-
to, e lo ha elaborato a modo suo. Il contratto
daffittoche, sevivevi downtown, dovevi por-
tarti sempre dietro perch la zona era chiu-
sa, fecevanopassaresoloi residenti, manes-
sunnewyorkesehaspostatolaresidenzadal
posto in cui nato, ed era difficile farlo ca-
pire ai poliziotti venuti in rinforzo da fuori,
cos, mondanamente, Corrineei vicini di ca-
sa si raccontano di aver dovuto mostrare ai
posti di blocco la boccetta del Prozac, con
letichetta con nome e indirizzo. (McInerney
dice al NYTimes che dopo Brightness fal-
ls andavivereaNashville, manefugg ve-
locemente: Ho bisogno di guardarmi intor-
no e vedere democratici, e della mia dose di
carpaccio di tonno).
La falsa epica dei buoni
Forse l11 settembre complica le nevrosi,
dei personaggi e dellautore, ma certo non li
cambia. Neppure Luke, quello su cui allini-
zio si punterebbe per la parte del buono,
quello che d appuntamento allamico al
Windows on the world e poi lo disdice con
un messaggio che lamico non sentir mai, e
allora sar lui, nei giorni successivi, ad an-
dare a prendere una spazzola nel loft rima-
stodeserto, per farei raffronti del dna; Luke
incompreso da una moglie che trova non si
sia veramente ricchi se non si ha un jet pri-
vato; LukecheaGroundZerorimorchiaCor-
rine, e poi dice: Qualcosa di buono ne ve-
nuto. Sesso post-traumatico. Non ci sono i
buoni, in The Good Life. Se c una voce
dellautore, Corrine. Che si rende conto
chelestoriedi saccheggiononverrannorac-
contate, nellepica post 11 settembre: ci sar
posto solo per gesti eroici, affratellamenti
con estranei, ritardi che ti hanno salvato la
vita; echeci ricordacomeNewYorknonab-
bia un Pre-Lachaise: Non abbiamo il tem-
po e lo spazio, per i morti.
La Giornata
* * *
In Italia
Nel mondo
PRODI: IL PREMIER HA AGITO COME
SE LA COSTITUZIONE NON ESISTESSE.
In questi 5 anni c stata una distorsione
delle regole democratiche. Cos il Profes-
sore, che ha promesso una riduzione del
cuneo fiscale di 5 punti in un anno e be-
nefici per coloro che abbiano ununione di
fatto. Poi ha chiesto un confronto tv con
tutti i leader della Cdl: Ogni giorno sento
parlare di tridente, voglio misurarmi sia
con Berlusconi sia con Fini sia con Casini.
* * *
La Consob si pronuncia sul caso Fiat -Ifil-
Exor. Non ci sar obbligo di Opa per la fa-
miglia Agnelli riportatasi al 30 per cento
della Fiat a ridosso del convertendo. Ma la
commissione che vigila sulle societ quota-
te ha inviato allautorit giudiziaria (che le
aveva richieste) le relazioni sugli accerta-
menti svolti. Non si esclude che esistano gli
estremi per la violazione delle norme sulle
comunicazioni al mercato.
* * *
Appello di Ciampi alla responsabilit di
cittadini e istituzioni per le Olimpiadi in-
vernali di Torino: Grande occasione.
* * *
Prioritario per lItalia ridurre il debito e il
deficit. Lo dice il Fondo monetario inter-
nazionale, che promuove la Finanziaria
2006 e indica, per questanno, il pil all1,5%.
* * *
Una cosa scandalosa. Berlusconi tor-
nato cos sulla candidatura nei Ds dellex
magistrato DAmbrosio. Ha poi ribadito il
no ai Pacs e ha confermato che, se rieletto,
aumenter le pensioni minime a 800 euro.
* * *
Sulle quote rosa il Senato ha approvato un
emendamento che fissa al 50% la presenza
delle donne nelle liste elettorali. Poi
mancato il numero legale per il voto finale.
* * *
Nuovo ricovero di Sofri che stato sotto-
posto a una serie di esami e a trasfusioni di
sangue per un serio stato di anemia.
Nonassolutamenteve-
ro che conserviamo an-
nose ruggini con Giulia-
no Amato per via di
quella vecchia storia
della sua, chiamiamola,
fuga davanti alla perse-
cuzionedi BettinoCraxi.
Sinceramente, no. Anzi, pur dal nostro pun-
to di vista inesorabilmente modesto, oltre-
ch moralmente inferiore, apprezziamo
molto il suo talento. Abbiamo molto ammi-
ratoil modoincui haspiegatolEuropadal-
le pagine del Sole 24 Ore e ancor di pi ab-
biamo gradito la sua discussione con il ve-
scovo Vincenzo Paglia alla ricerca di une-
tica tra religione e modernit. Discussione
sopra tutto interessante in quella parte do-
ve Amato osserva che non c dubbio che
una maturazione stia intervenendo e che la
societ moderna, dopo una prima fase di
sbandamento, stia dando ora segni di rin-
novata sensibilit. E lesempio della fami-
glia, la cui rottura facilitata dalla legge sta
provocando nuove forme di riscoperta del
suo valore, insieme a una rinnovata sensi-
bilit perch resti unita, sembrato parti-
colarmente efficace. Magistrale Amato, ve-
ramente. Anchesequestonontogliecheco-
munque i compagni della Toscana glielab-
biano messo in saccoccia.
LASSASSINO DI DON ANDREA SAN-
TORO E STATO ARRESTATO e ha confes-
sato. Il giovane Ouzahn Akdil, di 16 anni
stato catturato in casa di alcuni parenti a
Trebisonda. Al momento del fermo era in
possesso di una pistola che risultatat es-
sere larma del delitto. Secondo la tv turca
Ntv, avrebbe detto di essere rimasto turba-
to dalle caricature del profeta Maometto,
ma sarebbe anche coinvolto in quel racket
della prostituzione disturbato dallopera
missionaria del sacerdote italiano. La sal-
ma di don Andrea stata accolta ieri al-
laeroporto di Ciampino, dove arrivavata
a bordo di un C-130 dellaeronautica mili-
tare, dal cardinale Camillo Ruini
* * *
Ancora morti per le vignette su Maometto.
Migliaia di manifestanti in piazza in Afgha-
nistan, quattro vittime.
Un premio per le migliori vignette
sullOlocausto stato promosso dal
quotidiano iraniano Hamshahri.
* * *
Limam estremista Abu Hamza al Masri
stato condannato a Londra a sette anni di
carcere, per istigazione allomicidio.
* * *
Duplice attentato a Baghdad, sette morti .
Quattro marine sono stati uccisi nella pro-
vincia di al Anbar.
* * *
La Valle del Giordano e Gerusalemme re-
steranno parte di Israele, insieme agli in-
sediamenti pi grandi della Cisgiordania.
Lo ha detto il primo ministro israeliano ad
interim Ehud Olmert.
La Giornata realizzata incollaborazione conDire
Questo numero stato chiuso inredazione alle 20,15
Milano. La crisi delle vignette ha avuto
diverse ripercussioni anche allinterno del-
la umma italiana. Limam di viale Jenner,
Abu Imad, ha inoltrato una nota di protesta
formale attraverso unintervista a Repub-
blica per chiedere una legge che tuteli i
musulmani dal vilipendio della loro reli-
gione e ha lanciato un monito, paragonan-
do la rabbia degli islamici italiani a un
fuoco che rischia di finire fuori controllo.
LUcoii invece ha fatto una doppia propo-
sta: ha sollecitato la magistratura a sanzio-
nare i giornali che in Italia hanno pubbli-
cato le vignette danesi e ha inviato una let-
tera pubblica allambasciatore danese per
arrivare a una dichiarazione congiunta di
rincrescimento e per contribuire al gene-
rale sforzo per disinnescare una crisi che
potrebbe avere conseguenze ben pi gravi
di quellechehagiprodotto. Unari-
chiesta che deve aver destato al-
cune perplessit, visto che i di-
plomatici danesi hanno accettato
di incontrare oggi il presidente
dellUcoii, ma si sono anche af-
frettati a fare una serie di te-
lefonate per capire quali
fossero le opinioni degli
altri leader musulmani,
pi moderati, e si sono re-
cati in visita alla Grande Mo-
schea di Roma. Una preoccu-
pazione probabilmente con-
divisa dal ministro degli
Interni Giuseppe Pisa-
nu, che ha convocato
questa mattina la prima
riunione della Consulta
islamica. Ufficialmente per discutere del-
linsediamento dellorganismo creato dal
ministero degli Interni per promuovere la
formazione di un islam italiano e program-
marei lavori dei sedici esperti nominati le-
state scorsa, anche se molti dei membri
suppongono si tratti in realt di un monito-
raggio del governo per capire gli umori al-
linterno della comunit. La riunione di og-
gi, infatti, servir a raccogliere le proposte
politiche che favoriscano lintegrazione de-
gli stranieri di fede musulmana, ma sar
anche un banco di prova per verificare gli
orientamenti sulla crisi delle vignette: da
un parte lUcoii, rappresentata dal medico
siriano Mohammed Nour Dachan che uffi-
cializzer la protesta della sua organizza-
zione contro i giornali blasfemi e dallal-
tra i moderati, come limam Yahye Sergio
Pallavicini.
Pisanu convoca la Consulta
LUcoii scrive allambasciatore
Siti islamisti molto minacciosi
Umma dItalia
U
n pannello dentro laula della Corte
suprema americana per adornare lo
stile corinzio di Capitol Hill. E l da 72 an-
ni, dove si sono combattute le battaglie sul
tributo alla religione nella vita pubblica
americana. Nessuno si ricordato della
sua esistenza nei gior-
ni in cui liconoclastia
islamica tornata a
incendiare il medio
oriente. Si tratta di
una processione scul-
torea sulla Maest
della Legge e il Potere
del Governo. V i sono
raffigurati Hammura-
bi, Mos, Salomone,
Licurgo, Solone, Confucio, Ottaviano, Giu-
stiniano, Maometto, Carlo Magno, Giovan-
ni Senzaterra, Luigi IX, Ugo Grozio, W il-
liam Blackstone, John Marshall e Napo-
leone. Unenorme immagine del Profeta
Maometto, ritratto vicino a Mos, testi-
mone del massimo organo di giustizia ame-
ricano. L opera di Adolph W einman
(1870-1925), uno scultore originario di Karl-
sruhe. Nel 1997 un gruppo di associazioni
islamiche, guidate dal Council on ameri-
can-islamic relations, si appell alla Corte
suprema contro questesposizione giudica-
ta blasfema: Lislam proibisce raffigura-
zioni del Profeta. Il Cair lamenta che
Maometto viene presentato con un Cora-
no in una mano e una spada nellaltra,
rafforzando lo stereotipo dei musulmani
come intolleranti conquistatori. Non tut-
ti i musulmani per si sentirono offesi. Ab-
du Abdurahman Alamoudi, direttore del-
lAmerican muslim council, sostenne che
la spada il simbolo della giustizia. Il
chief justice della Corte, W illiam Rehn-
quist, rigett la richiesta dei querelanti
islamici, ribad il principio della libert
despressione come fondamento della re-
pubblica americana e si disse daccordo
sul fatto che la spada era un simbolo di or-
dine ed equit: La scultura su Maometto
era intesa solo per riconoscerlo, fra molti
altri legislatori, come una importante figu-
ra della storia del diritto. E parte dellu-
nit artistica ed estetica posta qui pi di
sessantanni fa. Non se ne parla di abbat-
terlo. Per gli americani tra quei ritratti
semmai ne manca uno. Racconta Sherman
Minton, storico giudice della Corte supre-
ma dal 1949 al 1956, che quando port suo
nipote a vedere la scultura questi gli chie-
se: Nonno, dov Dio?.
Da settantadue anni limmagine
di Maometto adorna le pareti della
Corte suprema americana
Toghe blasfeme
Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1 Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO
ALESSANDRO MAGGIOLINI
VINCENZO VISCO
(segue a pagina quattro)
(segue nellinserto I)
(segue nellinserto I)
L
America drogata di petrolio, ha det-
to il presidente George W. Bush nel di-
scorso di questanno sullo stato dellUnio-
ne. Bella battuta. Ma anche vera? Ri-
spetto al 1980, leconomia statunitense ha
pi che raddoppiato il suo output. Nello
stesso periodo in cui leconomia america-
na cresceva di oltre il 100 per cento, il con-
sumo di petrolio aumentato di circa il 17
per cento. V i sembrano dosi da drogato
queste? In confronto, dal 1980 a oggi il con-
sumo di energie rinnovabili (fatta eccezio-
ne per lenergia idroelettrica) cresciuto
del 23 per cento, quello del carbone del 50
per cento e quello dellenergia nucleare
del 200 per cento (tutte le statistiche sono
fornite dalla US Energy Information
Agency, www.eia.doe.gov). Dato ancora pi
significativo: ancora nel 1995 gli Stati Uni-
ti consumavano praticamente una quantit
di petrolio non superiore a quella che con-
sumava quindici anni prima. E a partire
dal 2004 il consumo di petrolio si nuova-
mente ridotto. In altre parole, negli ultimi
25 anni quasi tutti gli aumenti netti nel
consumo di petrolio negli Stati Uniti si so-
no verificati soltanto nello spazio di nove
anni, dal 1995 al 2004.
Che cosa hanno in comune questi nove
anni? Scommetto che lo indovinate: erano
gli anni in cui il petrolio costava poco. E i
sedici anni incui il consumodi petroliori-
masto costante? Qui non serve nessuna
scommessa: erano gli anni in cui il petrolio
costava poco. A 65 dollari al barile, si andr
in cerca di petrolio da trivellare in tutto il
pianeta. E con il prezzo della benzina supe-
riore a due dollari e mezzo per gallone, ne-
gli Stati Uniti levenditedi SUVstannocrol-
lando; nel 2005 il calo complessivo delle
vendite stato del 10 per cento, ma quelle
di SUV che consumano molto, come il Ford
Expedition e il Lincoln Navigator, sono ca-
late rispettivamente del 28 e del 29 per cen-
to. (Nello stesso anno le vendite del Prius
della Toyota, dai consumi estremamente
bassi, sono invece raddoppiate). Queste ten-
denze fanno supporre che il prezzo del pe-
trolio dovrebbe presto stabilizzarsi e poi co-
minciare a scendere. Sono buone notizie,
ma non abbastanza.
Il problema pigrave, per quanto riguar-
da il petrolio, non il prezzo al quale lo pa-
ghiamo, ma le persone dalle quali lo com-
priamo. Fattaeccezioneper laNorvegia, tut-
ti i pi importanti paesi esportatori di pe-
trolio sono caratterizzati da regimi aggressi-
vi, tirannici, instabili, corrotti edestremisti.
La caduta dei prezzi del petrolio negli anni
Novanta aveva parzialmente svuotato i loro
forzieri; la nuova escalation dei prezzi ha
permesso di riempirli unaltra volta.
Le rendite petrolifere dellArabia Saudi-
ta sono passate dai 39 miliardi di dollari del
1998 a circa 153 miliardi nel 2005. Quelle
dellIran sono passate da 11,2 a 44,6 miliar-
di di dollari. Se ci preoccupa il fatto che il
petrolio arriva dai posti sbagliati, dovrem-
mo adottare politiche che permettano di
portare sul mercato nuovo petrolio dai po-
sti giusti. Ecco un modo per ottenere questo
risultato: le democrazie grandi consumatri-
ci di petroliodovrebberocostituireunapro-
pria organizzazione. A parte la Cina, tutti i
primi dieci paesi importatori di petrolio so-
no democrazie. Insieme, queste democrazie
potrebbero trasformare il mercato mondia-
le del petrolio imponendo criteri di respon-
sabile comportamento internazionale e san-
zionando (diciamo con una multa di 12 dol-
lari per barile) tutti i paesi esportatori che
non rispettano questi criteri.
Sfruttare i paesi che sono cittadini globali
Poich nei prossimi mesi il mercato del
petrolio destinato inevitabilmente a con-
trarsi, un vantaggio di dodici dollari avreb-
be la capacit di reindirizzare la produzio-
ne petrolifera verso paesi che sono buoni
cittadini globali, spingendo le compagnie
petrolifere a sfruttare fonti come le sabbie
petrolifere del Canada e i giacimenti off-
shore del Messico. Lobiettivo della politica
energetica non dovrebbe essere quello di
spingere il consumatore a comprare di me-
no. Aquestoci pensanogileforzedel mer-
cato. Lobiettivo dovrebbe essere quello di
costringere i produttori pi pericolosi a
vendere di meno. Nel lungo termine, il no-
stro scopo deve essere quello di trasforma-
re il comportamento di questi pericolosi
produttori. Perch, indefinitiva, non la di-
pendenza petrolifera dellAmerica che mi-
naccia la pace del mondo, bens quella del-
la regione del Golfo persico dalla tirannia,
lestremismo, la violenza e il terrore.
David Frum
(traduzione di Aldo Piccato)
ANNO XI NUMERO 33 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO MERCOLED 8 FEBBRAIO 2006
10 ottobre 2005: Show-
time trasmette lul-
tima puntata di
Weeds. 6 feb-
braio 2006: il primo
quotidiano italiano
si accorge dellesi-
stenza di W eeds,
e delle roventi pole-
miche che hanno accompagnato la messa
in onda di una serie su una madre bor-
ghese che arrotonda spacciando erba
talmente roventi da dedicar loro, dopo
averle lasciate rinfrescare per quattro
mesi, lintera prima pagina della sezione
spettacoli. Prossimamente, sul vostro zer-
bino prima delle sette del mattino: il Cor-
riere scopre la nuova fidanzata dAmeri-
ca, Meg Ryan; il Corriere scopre il pedia-
tra pi amato di ER, Doug Ross alias
George Clooney; il Corriere scopre un ri-
voluzionario genere televisivo che cam-
bier le nostre vite, il reality.
Ci voleva del coraggio, per proporre a
John McEnroe di rifare esattamente la
stessa scena per la quale divenne il pi
famoso litigante della storia del tennis,
quella: Non pu dire sul serio, sulla ri-
ga, come fa a dire che fuori, non pu di-
re sul serio, Wimbledon 1981. You can-
not be serious, come da scambio origi-
nale con cui poi McEnroe titol la pro-
pria autobiografia. Ci voleva un guizzo,
per capire che il dialogo era perfetto co-
s, poteva essere un vigile che faceva la
multa, invece di un arbitro ineffabile, e
una macchina parcheggiata, invece di
una pallina schiacciata. Ci voleva della
superiorit stilistica ad accettare. Rifare
se stesso venticinque anni dopo senza co-
prirsi di ridicolo. Quelluomo un genio,
oltrech un gran figo.
Ho passato un gioved sera di noia mor-
tale, scanalando tra il Grande Fratello
e Alice. E ho scoperto che Alessia Mar-
cuzzi unAnna La Rosa in potenza. Ales-
sia passa il tempo a scusarsi coi concor-
renti, a dire cose come hai perfettamen-
te ragione, non colpa mia, a non ve-
nire ascoltata e a dover ripetere le indi-
cazioni (ricordo male o i concorrenti de-
UNA S ET T I MANA DI T EL ECOMANDO COMPUL S I V O
gli anni scorsi scattavano sullattenti a un
sospiro della conduttrice? Questi dove
credono di essere? Chi glielha data, tutta
sta confidenza? Questo reality non un
albergo, un po di rispetto). Tuttavia, Ales-
sia non ha ancora raggiunto il perfetto
punto di cottura che caratterizza Anna.
La quale neppure si scusa: balbetta. Bal-
betta cercando di interrompere gli ospiti,
di fare domande, di lanciare servizi, di
guadagnarsi non dico il diritto a condur-
re ma almeno quello a esistere. Sembra
la supplente neolaureata che capitava
nelle nostre classi al liceo, e i Tremonti e
Bertinotti della situazione sembrano tut-
ti noi, che in quellora di lezione ci com-
portavamo come fosse ricreazione, certi
dellimpunit.
E un po come Prodi e Berlusconi. Cio:
non puoi lamentarti che quellaltro sverni
in televisione se poi tu in televisione non
ci vuoi andare. Ma non puoi neanche an-
dare allinseguimento televisivo di uno
che si messo una brandina in sala truc-
co e consuma i pasti negli intervalli pub-
blicitari. E una situazione in cui non puoi
vincere. Per Mara V enier era lo stesso.
Quindi domenica doveva scusarsi, fingen-
do di prendere sul serio la pagliacciata di
Zequila e Pappalardo e (soprattutto) delle
sdegnate conseguenze; e al tempo stesso
probabilmente troppo sana di mente per
credere davvero fosse una cosa seria
(cio: a parte Del Noce e il Moige, c qual-
cuno cui importi se tra Zequila e Pappa-
lardo il litigio trascende in rissa?). Quindi
domenica abbiamo tutti acceso la tv alle
quattordici per guardarla scusarsi, e lei si
scusata. Ha detto che le dispiaceva dal
profondo del cuore se qualcuno si era sen-
tito offeso e bla bla bla, con la contrita aria
di circostanza che il copione della situa-
zione richiedeva. Poi per, unora dopo,
stava intervistando Charlize Theron, e ha
chiesto se fosse vero che sul set del nuovo
film quella pizzicasse il culo ai colleghi.
Detto la Venier: Si dice che lei toccasse
il sederino Pausa. Risatina. Sguardo
ammiccante fuori scena. Si pu dire, no?
Ho detto sederino, questo si pu dire?.
Come sputtanare in un secondo laria con-
trita che aveva richiesto giorni e giorni di
prove, e rivelare al mondo che no, oltre a
Del Noce e Moige non si d terza creatura
cui la questione sembrasse seria.
Dopodich, la rovina. Cio: una volta ac-
cesa, la Venier, non riesci pi a spegner-
la. A memoria: prima ha intervistato An-
nalisa Minetti, la quale in sintesi ha detto
che cieco bello e che ritardato bel-
lo (giurerei abbia raccontato che suo fra-
tello ritardato, ma poco, ma mi ricor-
do sicuramente male); poi, appunto, Char-
lize Theron, e vi sollever sapere che ella
ritiene nella vita vera di somigliare alle
minatrici e alle serial killer che interpre-
ta, al netto di trucco e parrucco; poi sono
comparsi un prete e Claudia Koll, la qua-
le ci ha spiegato che se ha sofferto Ges
possiamo soffrire anche noi senza tante
storie; infine arrivato langolo delle die-
te. Dove una serie di ex modelle che non
arrivano ai cinquanta chili sostenevano
che loro mangiano come maialine; dove
I L L I BRO CHE F A S CHI F O AL L A RADI O DI T EHERAN
La Santanch racconta le storie delle donne musulmane da liberare
Roma. Alla radio di T eheran, la Voce
della Repubblica islamica, hanno detto in
lingua italiana che il libro di Daniela San-
tanch fa schifo. Che fa passare per schia-
ve le donne musulmane e quindi non favo-
risce il dialogo tra le culture. Che pieno
di luoghi comuni, stereotipi e conclusioni
scontate sul mondo musulmano. Non bu-
gie, falsit, balle clamorose, ma luoghi co-
muni. Il luogo comune di Amel, investita
con lauto da un parente che lha sorpresa
per strada senza il velo. O il luogo comune
delle donne islamiche violentate, cui la
sharia raccomanda di suicidarsi, perch so-
no ancora pi impure di quanto gi non sia-
no essendo nate donne. Anche il luogo co-
mune dellinfibulazione, che riguarda ogni
anno qualche milione di bambine, quelle
che i parenti vogliono trasformare presto in
belle scatole sigillate, menomate per ga-
rantire alluomo un acquisto sicuro, qual-
cosa di cucito per bene che non riserver
sorprese per la prima notte di nozze. Rac-
conta Daniela Santanch che una ragazza
somala le ha spiegato tutto, linfibulazione
a otto anni insieme alla sorellina e poi da
grande finalmente medici psicologi e an-
che sale operatorie per riuscire a rico-
struirsi la vita. Da ragazza guardavo tutte
quelle incisioni che avevo nella carne, pen-
savo: sono una lapide che cammina.
Il libro della Santanch (La donna ne-
gata Dallinfibulazione alla liberazione,
edizioni Marsilio) fa schifo perch scrit-
to da una occidentalissima donna moder-
na per le donne musulmane, quindi dal
male per il niente. Racconta le loro storie,
le lascia parlare, spiega la paura, le botte,
le ossa rotte, la negazione di tutto e la mor-
te. Lei, che lavora da tempo con Souad
Sbai, la presidentessa della Confederazio-
ne delle comunit marocchine in Italia, ha
meticolosamente (per un anno e mezzo)
messo in fila quel che succede, cronache
di giornali, racconti di violenze, analisi di
intellettuali, e tutti i libri usciti sullargo-
mento (come quello di Hirsi Ali, la donna
che ha ispirato e scritto gli undici minuti
del film Submission, per cui il regista
Theo van Gogh stato ammazzato e sgoz-
zato, sul cui corpo stato piantato con il
coltello un biglietto per lei: La prossima
sei tu). C anche la sua storia, infatti, una
donna che adesso vive scortata e che com-
pare nel dossier portato in giro per le ca-
pitali rabbiose dellislam a dimostrare lol-
traggio a Maometto: nata a Mogadiscio, in
Somalia, infibulata a sei anni, perch co-
s diventi una brava musulmana, le dice-
va la nonna, scapp prima in Germania e
poi in Olanda, lunico modo per potere de-
nunciare gli oltraggi, i suicidi da dispera-
zione, gli sbagli di una religione che cam-
mina nella storia con la faccia rivolta al-
lindietro. Da l continua a chiedere aiu-
to alloccidente e allislam moderato, spie-
ga che devono mettersi insieme perch
senn nessuno ce la far.
Sono storie innegabili, che chiedono al-
meno un soprassalto allEuropa, alle fem-
ministe, ai difensori dei diritti umani. Sto-
rie semplici, spesso conosciute perch
identiche ad altre gi ascoltate, e non spie-
gano mai il silenzio, limbarazzo rivestito
da rispetto per le diverse tradizioni cultu-
rali, anche quando spaccano le ossa, chiu-
dono a chiave in casa, lasciano vivere sol-
tanto nel terrore rassegnato e nelligno-
ranza. E il velo in testa non quasi mai
una graziosa civetteria, non il topless del-
le donne occidentali: la realt pi vicina
a quel che ha scritto la sociologa e antro-
pologa di origine iraniana Chahdortt Dja-
vann, il velo la stella gialla delle don-
ne musulmane, ed la macchina da guer-
ra di un sistema ideologico che vorrebbe
imporsi anche in Europa, che chiede scuo-
le in cui parlare solo arabo e tenere divisi
i maschi dalle femmine, che usa alcune
moschee per predicare altro odio, oltre al-
lesaltazione del potere assoluto della so-
ciet maschile, come racconta questo libro.
Che fa schifo perch, secondo la radio di
Teheran, attinge soltanto da un mare di
pregiudizi. Costruiti sulla pelle delle don-
ne, e oramai accettati, considerati anzi co-
modamente tradizione culturale. La San-
tanch fa una serie di proposte serie per
listruzione, lintegrazione, laccoglienza
delle donne maltrattate, le scuole da orga-
nizzare. Dice: Bisogna rovesciare la men-
talit e i comportamenti che ci hanno gui-
dati finora. Anche perch lislam dei mo-
derati ci chiede con insistenza di non es-
sere abbandonato a se stesso. (ab)
PER PEZ Z ANA I L F I L M DI S PI EL BERG NON E ANT I S I ONI S T A
Non c trucco in Munich, anzi voglia di spiegare le ragioni di Israele
P
rima che Munich arrivasse nei cine-
ma italiani ho letto avidamente tutti
gli articoli che sono usciti negli Stati Uni-
ti dopo le prime proiezioni private. Ero cu-
rioso di capire perch Steven Spielberg
avesse definito il suo film una preghiera
per la pace. Quando uscito in Italia so-
no andato a vederlo, non una ma due vol-
te, non perch non ne avessi tratto subito
una impressione precisa, ma perch vole-
vo essere sicuro di non essermi sbagliato
nel darne un giudizio positivo. Ho letto il
lungo, documentatissimo articolo-recen-
sione di Anselma DellOlio e, correndo il
richio di essere catalogato fra gli intel-
lettuali pro-sionisti che cercano la ribalta
nel tumulto intorno al film e denunciano
le critiche a Munich come un vano atteg-
giarsi contro quello che dopo tutto solo
un film, un intrattenimento, per di pi gi-
rato da quel santuomo pluridecorato che
ci ha regalato E.T. e Schindlers List, se
permettete vorrei dire la mia.
Cosa non facile, perch larticolo di An-
selma DellOlio, del quale non condivido
la tesi, contiene molte osservazioni che
pure condivido. Dando per scontato che i
lettori del Foglio conoscano largomento,
comincio dalla tesi. Non credo che Mu-
nich equipari il terrorismo palestinese
alla reazione israeliana. E non tanto per-
ch Spielberg ha dichiarato allo Spiegel
di essere pronto a dare la propria vita
per Stati Uniti e Israele se fosse necessa-
rio, ma perch tutto il film incentrato
sul racconto veritiero dei fatti, la strage
degli atleti israeliani a Monaco e lordine
dato da Golda Meir di eliminarne i re-
sponsabili. E difficile negare che sul pia-
no tecnico ci siano stati degli assassini da
una parte come dallaltra. Spielberg per
fa capire allo spettatore chiaramente la
differenza. La violenza, la criminalit pa-
lestinese viene messa in atto per rag-
giungere una finalit lindipendenza del
popolo palestinese escludendo ogni al-
tro mezzo possibile, una indipendenza
che i palestinesi hanno sempre rifiutato
nei fatti, preferendo a un loro stato la
cancellazione totale di quello israeliano.
Leliminazione dei terroristi da parte di
Israele, che non si limitata ai terroristi
di Monaco ma che proseguita sino a og-
gi, la risposta a una criminalit politica
organizzata che esclude il raggiungimen-
to del proprio obiettivo per vie pacifiche.
Se Spielberg avesse rappresentato gli
agenti del Mossad come dei Rambo, com-
battenti per la giustizia contro il male, ci
avrebbe dato un film sicuramente entu-
siasmante, di quelli che si vedono con le
mani pronte allapplauso, ma sarebbe
stato un altro film, per chi gi convinto
delle ragioni di Israele, che conosce la
storia mediorientale e ha capito da che
parte stare.
I dubbi degli agenti del Mossad
I cinque agenti del Mossad, con i loro
dubbi, le loro ansie, le loro domande, so-
no una risposta a quel campione rappre-
sentativo di tutta lopinione pubblica di-
sinformata dalla propaganda filo-araba e
filo-palestinese che i media occidentali
hanno contribuito con tanta caparbiet a
diffondere in questi decenni. E a quel
pubblico che Steven Spielberg e il suo
sceneggiatore Tony Kushner hanno pen-
sato quando giravano Munich. Uno
spettatore al quale bisognava proporre
una storia vera, ma dalla quale fossero
esclusi gli stereotipi, i buoni e i cattivi. Ma
mentre le ragioni di Israele, il suo diritto
(non divino, non religioso, ma storico) al-
la propria terra sono spiegati dai diversi
protagonisti e possono essere accettati
con convinzione dagli spettatori, Settem-
bre nero e la violenza palestinese sono ri-
vendicate dallaltra parte senza convin-
zione, anzi la tesi che meglio viene espo-
sta, quella che i palestinesi possono
aspettare anche centanni tanto alla fine
saranno i numeri a vincere, di fatto la
spiegazione della politica di Ariel Sha-
ron, del perch luscita da Gaza e dagli in-
sediamenti isolati in Cisgiordania e della
necessit per la sicurezza dello Stato
ebraico della costituzione di uno palesti-
nese. Il che esattamente quello che i pa-
lestinesi sostengono di volere mentre nel-
la realt accade il contrario. Gli agenti
del Mossad uccidono, ma noi che li guar-
diamo sullo schermo sappiamo che lo fan-
no per legittima difesa, perch, come di-
ce Golda Meir ogni civilt deve scendere
a compromessi con i propri valori quando
in gioco la sopravvivenza dello stato.
Avner e i suoi uomini uccidono per non
essere uccisi. Che poi la storia del dopo
11 settembre. Israele vive un 11 settembre
da sessantanni, nella quasi totale indif-
ferenza dellEuropa. Munich ci ha mo-
strato il volto dei criminali di Settembre
nero, un volto che i nostri media per scel-
ta precisa evitano di farci conoscere, an-
che quando innocenti cittadini israeliani
vengono fatti esplodere e saltare in aria
dai cosidetti militanti di una delle tan-
te jihad islamiche.
La sua ambiguit la sua forza
Steven Spielberg e T ony Kushner sa-
ranno anche delle teste duovo di sinistra,
ma le decorazioni se le sono meritate sul
campo. Certo, come dicevo allinizio, An-
selma DellOlio pu anche avere ragione
nel sostenere che il film antisemita e an-
tisraeliano, nel film c una certa ambi-
guit che pu favorire questa lettura. Ma
questa ambiguit ne rappresenta anche la
forza. I dubbi di Avner e dei suoi compa-
gni sono la migliore introduzione alle ra-
gioni di Golda, alle certezze di Ephraim e
del suo Mossad. Poco importa che A vner
alla fine scelga lesilio, la fuga a Brooklyn.
Qualcun altro lo sostituir, perch sono le
ragioni di Golda ed Ephraim a mantenere
forte e libero Israele. Rambo lavrebbe fat-
to capire ai gi convinti. Spielberg ha cer-
cato di comunicarlo agli altri.
Angelo Pezzana
un dietologo ha provato a dire che Venier
avrebbe dovuto perdere sette chili ed
stato trattato come un pericoloso incitato-
re allanoressia; e dove si sono scomodati
archetipi di ninfe, competizione femmini-
le e sguardo maschile, ma nessuno ha det-
to che pi magra sei e meglio ti stanno i
vestiti.
Tornando alla tourne televisiva di Ber-
lusconi: io mica le capisco, le proteste del-
la sinistra. Cio, io per farlo perdere lo fa-
rei stare in tv tutto il tempo. Non tanto e
non solo perch ogni minuto che passa in
tv sono pi (potenziali) elettori che lo co-
noscono e quindi lo evitano; quanto per-
ch, se coi suoi monologhi occupa tutti gli
spazi, quegli spazi vengono sottratti al ve-
ro pericolo per i risultati del centrosini-
stra. Voglio dire: per quanti elettori Ber-
lusconi perda a ogni apparizione, non sa-
ranno mai tanti quanti quelli che guada-
gna a ogni apparizione di Rutelli.
Se voi aveste visto il vestito di Antonella
Clerici, con una gonna fucsia che pareva
una decorazione da festa delle medie,
quelle di carta crespa che si comprano a
pacchi da dieci. Se voi aveste visto Asca-
nio Pacelli, gi sex symbol da Grande Fra-
tello, dire a una capra (intesa come ovino):
Sono venuto io da te, lo sai, sono un prin-
cipe, non avrei mai voluto che ti distur-
bassi tu. Se voi aveste visto Antonella
Clerici in un recinto con quaranta pecore
(che sarebbero presto andate a raggiunge-
re sessanta colleghe e la capra che aveva
conversato col principe, realizzando cos
il desiderio di un tizio dallaria non sve-
glissima di avviare unattivit pastorizia)
continuare a dire: Non applaudite, le pe-
core si spaventano e Se non riuscite a
dormire contate le pecore. Se queste e al-
tre visioni troppo meravigliose per essere
descritte vi fossero passate davanti, allora
sareste anche voi, come me, incantati da-
vanti a RaiSat che trasmette la replica del
Treno dei desideri, ancora, e ancora, e
ancora. E avreste capito anche voi che An-
tonella Clerici ha la caratteristica di tutti
i grandi performer, di tutti coloro che la
televisione la fanno invece di esserne fat-
ti, di tutti quelli che durano. Un totale, as-
soluto, ammirevole sprezzo del ridicolo.
Guia Soncini
Mara Venier e il sospetto che la tv non sia una cosa seria
IL FOGLIO quotidiano
ORGANO DELLA CONVENZIONE PER LA GIUSTIZIA
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DELLINSERTO DEL SABATO)
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ISSN 1128 - 6164
www.ilfoglio.it e-mail: letter e@ilfoglio.it
Altro che petrolio
Quello che davvero minaccia
la pace nel mondo
la dipendenza dalla tirannia
L
a combinazione tra politica e musica
pop pu produrre frutti memorabili:
Bob Dylan che canta When the Ship Co-
mes In durante la marcia per i diritti ci-
vili a Washington nel 1963, John Lennon e
Yoko Ono che fanno un Bed In per la pa-
ce nel loro appartamento di New Y ork,
Bob Marley che suona a Kingston la notte
prima di essere colpito in un attentato pre-
elettorale e, naturalmente, anche il Live
Aid. Che serva o non serva a cambiare il
mondo non il punto importante. Non ri-
guarda tanto la pace quanto larmonia. Ma
la combinazione tra queste due forme dar-
te pu anche produrre rumori cacofonici:
Barbra Streisand convinta di poter far vin-
cere i democratici a forza di canzoni, Si-
nead OConnor che strappa sul palco una
fotografia del Papa e, ebbene s, anche
Massimo DAlema e Gianni Morandi.
Per i bambini di una certa generazione,
la prima immagine dei nazisti raffigura-
ta nel film The Sound of Music. Soltanto
alla fine di questo classico del 1965 vedia-
mo la faccia degli invasori con le svastiche
sulle loro uniformi. Un bambino non sa
nulla di politica, e soltanto quando diven-
ta pi grande scopre che quei personaggi
malvagi hanno anche mandato milioni di
ebrei (e milioni di altre persone) a morire
nelle camere a gas. Tutto ci che sa il bam-
bino che la famiglia deve fuggire e che la
musica cessata. La morte di Romano
Mussolini, la scorsa settimana, ha fatto tor-
nare alla mente Julie Andrews e i V on
Trapp. La notizia della morte si rapida-
mente diffusa in tutto il mondo, e quasi tut-
ti hanno probabilmente scoperto per la
prima volta che il figlio del dittatore ita-
liano era un musicista jazz molto apprez-
zato. Che strano, devono aver pensato, dal-
le leggi razziali al delta del Mississippi. Il
figlio di Mussolini si merita un elogio per
avere saputo mantenere la politica e la
musica separate. Ma tutto questo al suo fu-
nerale svanito, dissolto dai numerosi par-
tecipanti che facevano il saluto romano.
Ma quando impareranno? Gesti e simboli
possono significare cose diverse per per-
sone diverse. E il segno di unappartenen-
za, dice Di Canio. E un saluto romano, pri-
ma ancora che nazista. Ma, in definitiva, gli
eventi storici determinano una volta per
tutte ci che un gesto o un simbolo signifi-
cano per la posterit. E, in questo caso, il
braccio sollevato obliquamente verso lal-
to esattamente come le svastiche che
hanno fatto cessare la musica a casa V on
Trapp significa lo sterminio di sei milio-
ni di persone.
Uno dei pi stupefacenti trucchi di Bob
Dylan stato questo: nel giro di tre anni ha
inventato la canzone di protesta politica
e poi ha abbandonato il genere. Tuttavia,
ci non ha trattenuto fan e nemici dal cer-
care di imporre il proprio punto di vista
politicosullamusicaelavitadi BobDylan.
E non soltanto di sinistra. C un diverten-
te blog chiamato www .rightwingbob.com
che offre unanalisi politica e musicale per
dimostrare che Dylan di destra: si ricor-
dano la sua collezione di armi, le sue can-
zoni da cristiano rinato, le sue dichiarazio-
ni di non essere un pacifista; e c persi-
no una dettagliata discussione che ha lo
scopo di spiegare perch la partecipazione
del cantante al Live Aid sia stata in realt
una protesta contro questa manifestazione.
In effetti, nel concerto del 1984, Dylan ha
cantato la stessa canzone che aveva canta-
to al Lincoln Memorial nel 1963, che non
certamente un moderato appello alla pace.
Eccone gli ultimi versi: Poi solleveranno
le mani dicendo: Soddisferemo tutte le vo-
stre richieste. Ma noi dalla prua gridere-
mo: Avete i giorni contati. Come lesercito
di Faraone, saranno sommersi dalla ma-
rea; e come Golia, saranno sconfitti.
Lintervista di Aldo Cazzullo al produt-
tore del concerto David Zard copre tutta la
gamma della musica e della politica. Sco-
priamo cos che Venditti ama lo champa-
gne gratis e che ha fatto il furbo con gli au-
tonomi che lo hanno contestato. La simpa-
tia di Vasco Rossi per la sinistra nasce dal
bar che frequentava in Emilia, nel quale si
leggeva soltanto LUnit. De Andr alla po-
litica preferiva la religione. Dalla bocca di
uno che frequentava il backstage si pu
credere tutto tranne una cosa: ricordando
quando, nel 1984, aveva presentato Dylan a
De Gregori, Zard dice: Non capivo chi tra
i due fosse pi emozionato. Mah.
Vignette e canzonette
Ora infuria la rabbia contro le vignette
pubblicate dal giornale danese. Chi ha una
canzone pronta per questo? Soltanto i ta-
lebani la conoscono. Nessuna delle tante
parole sulla libert di parola e sul rispetto
per le religioni capace di toccare la nota
giusta: la violenza, stupido. Perci, non ci
rimane altro che ascoltare le parole della
canzone Ring Them Bells di Bob (1989):
Ring them bells, ye heathen, from the city
that dreams. Ring them bells from the
sanctuarie, across the valleys and streams.
For theyre deep and theyre wide, and the
worlds on its side. And time is running
backwards and so is the bride (Suonate
quelle campane, voi pagani, dalla citt che
sogna. Suonate quelle campane dai san-
tuari, attraverso le valli e i ruscelli. Perch
sono profonde e ampie. E il mondo sta dal-
la sua parte. Il tempo corre allindietro, e
lo stesso fa la sposa).
Jeff Israely
(traduzione di Aldo Piccato)
Suona la campana
Bob Dylan, Romano Mussolini
e i musicisti strattonati da
una politica che non li capisce
THE RIGHT MAN
Che il ministro Stora-
ce non sia generoso e
comprensivo soltanto
con gli sciatori dopati.
Anche noi abbiamo bisogno di una bella
moratoria come quella che lui ha firmato
(fregandosene altamente delle sparate
proibizioniste del suo partito) per con-
sentire agli olimpionici di Torino di farsi
qualche puntura fra uno slalom e laltro.
Noi che non dobbiamo vincere niente ma
soltanto lenire le sconfitte, che non vo-
gliamo ingrassare le mafie n immigrate
n autoctone, che nel catechismo della-
matissima chiesa cattolica non abbiamo
trovato parole significative contro la dro-
ga in quanto tale (ma soltanto contro
quelle droghe a noi sconosciute che cau-
sano gravissimi danni alla salute), chie-
diamo un salvacondotto limitato al perio-
do della fioritura del papavero, pi o me-
no giugno-luglio, quando dalla provincia
di Matera deve arrivarci un certo pac-
chettino.
PREGHIERA
di Camillo Langone
IL GENIO DI MCENROE, LE POTENZIALIT DELLA MARCUZZI, LA LAGNA DI PRODI, LO SPREZZO DEL RIDICOLO DELLA CLERICI
LA DEFICIENTE
WILL TELL
ANNO XI NUMERO 33 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO MERCOLED 8 FEBBRAIO 2006
Tensioni pubbliche sul programma, mentre lo scontro sotterraneo per la futura presidenza della Camera
Oggi voto finale sulle nuove norme pi severe sulle droghe. Capezzone si appella a Ciampi. A sinistra? Slogan e una campagna locale
Angela si gode il sole in coperta, noi a sudare nelle stive. La Grosse Koalition non rischia ma c chi vuole Platzeck al governo
Roma. Secondo la lettura pi maliziosa, la recente fiam-
mata radicale di Fausto Bertinotti ha a che vedere con lal-
lontanarsi della presidenza della Camera dalla prospettiva
del dopo voto. Il segretario di Rifondazione comunista ha
aperto importanti linee di frattura con gli alleati riformisti
dellUnione, soprattutto con la Margherita di Francesco Ru-
telli, ma da ieri anche con i Ds, vista la polemica di Piero
Fassino contro la candidatura del no global Francesco Ca-
rusonellelistedi Rc. Il cuoredelloscontroriguardatuttavia
la legge Biagi, il diritto alla casa (irrealistica lidea di re-
quisire a spese dello stato le case sfitte, dice Fassino), le
rendite finanziarie, i Pacs e la contestazione alle Olimpiadi
invernali dapartedei cos detti NoTav spalleggiati daRifon-
dazione. Tutto questo avviene nel momento in cui la preno-
tazionedel seggiopialtodi Montecitoriodapartedei Ds ha
scavalcato le aspirazioni bertinottiane. Coincidenza? si
chiedono alcuni parlamentari ulivisti. E vero che nellop-
posizione candidata a governare lItalia dal 9 aprile in poi si
pone un problema di distribuzione delle cariche istituzio-
nali. E vero che Romano Prodi aveva assicurato un posto si-
gnificativo a Bertinotti, in modo da garantirsi a sinistra co-
me non aveva potuto fare nel 1996. Si trattava (o forse si trat-
ter) di assecondare una convenienza reciproca e appagare
certe ambizioni personali. Ma questo capovolgimento ru-
bricabile nel campo delle indiscrezioni non basta a spie-
gare la sopraggiunta confusione nel doppio ruolo con il qua-
le Bertinotti si presenta allinterno dellUnione: politico di
riferimento del movimentismo altermondista e comunista
atipico duna nuova sinistra radicale e di governo.
Bisogna guardare altrove. Per esempio al fatto che doma-
ni i dirigenti dellUnione devono tradurre inuna sintesi cre-
dibilelequasi 400 paginedel programmaelettoraleechesa-
bato dovranno mostrarsi compatti nelloffrire il risultato al
pubblico. E chiarochestannonegoziandosucapitoli nonse-
condari, sui quali emergelincompatibilitdellediversecul-
ture politiche. Incoraggiata dagli ultimi sondaggi, Rifonda-
zione cerca di sfruttare gli effetti della legge proporzionale
che spinge i partiti a moltiplicare i caratteri identitari. C
anchelavolontdi occupareunospazioasinistrasenzaav-
versari a sinistra, in base a una collocazione obbligata dal-
la parziale riedizione dellUlivo attraverso la lista unitaria
Ds-Margherita. Il fattocheieri Fassinosiaintervenutoinmo-
do cos rumoroso in quella che sembrava una disputa quasi
fisiologicatracomunisti emoderati hacreatonervosismofra
i dirigenti di Rifondazione. Bertinotti non ha intenzione di
subire e cercher anzi di accreditare un inseguimento al
centro da parte dei diessini: Rutelli parla da Rutelli, Fas-
sino parla come Rutelli. Di l da questo, probabile che
Prodi ricever lennesima richiesta di mediazione. A Berti-
notti interessa che sui temi del lavoro, della regolarizzazio-
ne delle coppie di fatto e del ritiro dallIraq non si facciano
passi indietro. Sar difficile accontentarlo? Forse no, a giu-
dicaredallepromessefatteieri daProdi. Picomplicatoil
tentativo di decifrare leffetto della strategia bertinottiana
una volta che Rifondazione dovesse ricoprire ruoli di gover-
no. Registrato con perplessit il riavvicinamento tra rifor-
misti dellUnione, tramontate le velleit dinglobare settori
della sinistra diessina scontenta, Bertinotti ha dovuto ripro-
grammare la rotta e lo ha fatto investendo nei movimenti e
nel sindacato per sbilanciare a sinistra la coalizione.
Quando dice al sindaco torinese Chiamparino che le piaz-
ze non si governano dallalto, il segretario di Rifondazione
rivela di non voler intestarsi la guida delle proteste, quelle
dei no global oggi, quelle dei sindacati domani. Per far di
tutto per mostrarsi come linterlocutore naturale di inizia-
tive spontanee che possano condizionare le scelte del cen-
trosinistra. Il che ha un senso e un ritorno alla vigilia del vo-
to, al punto che assieme a Berlusconi c proprio Bertinotti
a occupare il centro della campagna elettorale. Ma adesso i
Ds si agitano, temono leffetto negativo sullelettorato di
eventuali aggressioni allo svolgimento delle Olimpiadi, si
preparano a chiedere garanzie scritte per il futuro.
Berlino. Il paragone pi in voga in questo momento tra i
socialdemocratici quello della nave. Mentre Angela
Merkel si gode il sole (tradotto successo) in coperta, a noi
tocca sudare nelle stive, cos Hubertus Heil, segretario ge-
nerale dellSpd, ha riassunto lo stato danimo dei compa-
gni. Al momento i socialdemocratici resistono alla tenta-
zione di puntare il dito contro la cancelliera, di minare la
grande coalizione. Sanno che presto e che il cerino ri-
schierebbe di rimanere in mano a loro. Cos provano a fa-
re autocritica. Iniziando dai sondaggi. Se vero, come in-
dica il Politbarometer del canale tv Zdf, che Matthias Plat-
zeck, il leader eletto novembre scorso con una maggioran-
za quasi bulgara alla guida del partito, si posiziona imme-
diatamente dietro a Merkel nel ranking dei dieci politici
pi importanti del paese, il 25 per cento degli intervistati
dice per di non riuscire a giudicare il suo lavoro. E che sia
proprio Platzeck il problema non pi nemmeno una voce
di corridoio. Basta elencare i soprannomi che nel frattem-
po gli sono stati affibbiati dai suoi: si va dallinnocuo sof-
tie al non proprio benevolo pudding. Ma se vero che
un cavallo in corsa non si cambia (solo in primavera ci so-
no tre elezioni regionali), la mancanza di una rotta precisa
da seguire sta facendo sbandare il partito e ha riportato a
galla cos lo Spiegel in un paio di numeri fa una guerra
intestina iniziata sotto Schrder e mai del tutto sopita. Tre
sono le correnti: la prima capeggiata da Franz Mntefe-
ring, che guardando alla ferrea disciplina a cui Merkel ha
richiamato i suoi, vorrebbe avere le spalle altrettanto co-
perte. Ma Peter Struck, ex ministro della Difesa e capo-
gruppo parlamentare, non sempre disposto a seguire i
diktat del vicecancelliere e soprattutto ministro del Lavo-
ro, un dicastero fondamentale per portare avanti una poli-
tica socialdemocratica. I due sembrano non concordare sul
modo di frenare la valanga Merkel. I deputati non hanno
pi voglia di imposizioni dal sapore schrderiano: Si fa co-
s e basta. Ma questo lo stile adottato da Mntefering per
far passare laccordo di governo sulle pensioni. Una rifor-
ma che letta in controluce significa accelerare di conse-
guenza quella per la liberalizzazione del mercato del lavo-
ro, se si vuole dare un impiego agli over 50, spesso ignorati
dai datori di lavoro. Non dunque detto che a fine anno o
inizio prossimo, quando la legge sar messa ai voti al Bun-
destag, i deputati socialdemocratici la licenzieranno com-
patti. Qualcuno forse preferir unirsi al no della Sinistra di
Oskar Lafontaine e Gregor Gysi. Al momento la leader del-
lala radicale dellSpd, Andrea Nahles tace, e manda avan-
ti altri. Il sindaco di Berlino Klaus Wowereit per esempio.
Da lui arrivata la proposta di spedire Platzeck al governo
per dargli pivisibilit. Mail leader socialdemocratico, per
quanto appaia flemmatico e indeciso, non ha alcuna inten-
zione di farsi tirare per la giacchetta. Seguire il suggeri-
mento di Wowereit potrebbe diventare anche segnale di
scollamento tra ministri e partito. Wowereit, con lala di si-
nistra dellSpd, non ha mai fatto mistero di voler in un fu-
turo, non lontano, considerare la possibilit di allearsi con
la Sinistra. Ipotesi che Platzeck continua a escludere per,
temendo unemorragia a destra. Gi il partito ha perso in
simpatie (a sinistra) per via di due agenti dei servizi di si-
curezzatedeschi lasciati aBaghdad. Unavicendasullaqua-
le venerd chiamato a riferire anche lex ministro degli
Esteri, Joschka Fischer.
Cos Platzeck preferisce restare nel Brandeburgo, di cui
governatore, e da l tentare incursioni. Non contro Merkel
per, non prendendo posizione sugli scioperi a tappeto che
rischiano, nelle prossime settimane, di paralizzare il setto-
repubbliconazionale, macriticando(salvotornarepersu-
bito sui suoi passi) Mntefering. Merkel cos dice un poli-
tico Cdu alla Berliner Zeitung si limita a definire, off re-
cords, il leader Spd, inaffidabile. Platzeck non commenta e
si prepara allincontro di gioved a Londra con Tony Blair.
Forse, per imparare, come gli suggerisce la Bild Zeitung
che riforme dolorose danno i loro frutti.
Bertinotti (fortedellepromessedi Prodi) tiralacordaeirritaFassino
Contro la legge Fini i Ds scelgono la strategia del fumo passivo
Il caldo abbraccio di Merkel inizia a stare un po stretto allSpd
Roma. Una lacrima scorreva ieri sul viso
del centrosinistradi fronteallarrivoinaula,
allaCamera, dellostralcioGiovanardi sul-
ledroghe. Lostralcioquellapartedi legge
Fini inseritainextremis dallamaggioran-
zanel decretosulleOlimpiadi di Torinoein
votazione finale oggi che prevede tabelle
uniche, equiparazioni inedite per tutte le
droghe e pene pi dure (per i consumatori,
dicono i critici; per gli spacciatori, dicono i
fautori). Un urlo di rabbia, e lannuncio di
una manifestazione per l11 marzo, si levava
intantodallebocchedegli antiproibizionisti,
intenti afumarespinelli dimostrativi davan-
ti a Montecitorio coni parlamentari solidali
PaoloCento, Giovanni RussoSpenaeTitti De
Simone. Unarichiestadi aiutoaCiampi, infi-
ne, partivadaDanieleCapezzone, anomedei
radicali edegli artisti (tracui Caparezza, Elio
eleStorieTeseeSergioCammariere) gifir-
matari di un appello sul tema: presidente,
zione era al governo, diceva giorni fa Marco
Pannella, neoalleatodellUlivoinfasedi cri-
ticacostruttiva, mentreannunciavaduerefe-
rendum come antidoto allo stralcio Giova-
nardi. ReferendumchelaSinistragiovanile,
costola junior dei Ds, non sembra voler ca-
valcare. Il segretarioStefanoFancelli, infat-
ti, spiegachesi decisopiuttostodi puntare
suuna campagna locale, suunincursione
nel mondo della notte, per informare sul
flagellodelledroghesintetiche. Fancelli an-
nunciaunagrandeattenzioneai temi della
libertedellalaicit eauspicail sostegno
allerealtpubblicheeprivatechelavorano
con i tossicodipendenti per contrastare gli
effetti di unideologia repressiva, reaziona-
ria, becera eper cancellarei danni di una
maggioranzacheintv falaliberale, dicendo
che fuma spinelli in Giamaica, e in Parla-
mentopiombanel medioevo.
Se si fa notare ai giovani ds la strana as-
senza da piazze e dibattiti di un tema a cui i
giovani sonosensibili, Fancelli rispondeche
non vero, che la presenza della sinistra c
anche se non si vede, che i Ds si sono mo-
bilitati nel controvertice di Palermo sulle
droghe, chesi userannotuttelearmi, com-
presa lironia. Leffetto un po da pubbli-
cit progresso (ma c anche la Battaglia di
canne del Manifesto, un cd con 16 canzoni
antiproibizioniste). Il deputato ds Peppino
Caldarola, antiproibizionista a titolo per-
sonale, spera che la sinistra percorra li-
nee meno ondivaghe sulle droghe. Franco
Grillini, sempre deputato ds e paladino dei
Pacs, tenta una triplice spiegazione della pi-
grizia della sinistra sulle droghe: Assorbi-
mento da campagna elettorale, tema ostico,
effetto del mercato della politica che vuole
un argomento delezione per ogni periodo.
Ma questo, promette, sar tema da campa-
gna elettorale.
nonfirmi il decreto.
Piangevano sdegno, insomma, i V erdi, il
Pdci, il Prc, la sinistra Ds, Luciano Violante.
Infinei Ds tutti epersino Rosy Bindi. Senon-
chlalacrimasul visodel centrosinistra, pa-
reva, senonpropriodi coccodrillo, unpo fuo-
ri tempo massimo. E vero che la campagna
elettorale appena cominciata, vero che,
come ha detto ieri al Foglio Livia T urco, de-
putatads edexministroper laSolidarietso-
ciale, tutto il centrosinistra allunisono ha
detto: abrogheremoquestenorme, ribaden-
do lincostituzionalit di un decreto che di
fatto cancella il referendumdel 1993. Sar.
Peril temadelledroghenonstato, finora,
un leit-motiv dellopposizione. E i cartelli
comparsi ieri inaulaconscrittamandiamo
infumolaleggeFini apparivanopallidori-
mediorispettoal quinquennalefumopassi-
vo dellasinistrasul temadroghe. Temache
restava nei cassetti anche quando lopposi-
Anche il WSJ rilancia lidea di Gerusalemme atlantica. Nessuna grande decisione in vista, ma una prima intesa con Bruxelles s
Olmert traccia i confini di Israele, sullo sfondo lopzione Nato
Gerusalemme. Israele nella Nato. In Ita-
lia stato il ministro della Difesa, Antonio
Martino, apropornelingressonellAlleanza
atlantica, per garantire la sicurezza in caso
di un attacco iraniano. Sarebbe, come ieri
non ha mancato di notare il W all Street
Journal, una reazione pi solida del deferi-
mento del regime dei mullah al Consiglio di
sicurezza delle Nazioni Unite, il cui esito
aperto. Nelleventuale nuova condizione di
membro Nato, ricorda Martino, Gerusalem-
mericeverebbelaiutomilitaredi tutti i pae-
si che partecipano allAlleanza. Le sue pa-
role non hanno tardato ad arrivare in Israe-
le. Tuttavia, fonti interne al ministero della
Difesa israeliano dicono al Foglio che non
c nessuna decisione del governo in vista.
Siamopartedel Dialogomediterraneo
unprogrammadi collaborazionecheoltrea
Israele comprende Algeria, Egitto, Giorda-
nia, Marocco, Mauritania e T unisia e da
re la libert dazione dIsraele e non hanno
fiduciainquei paesi europei cheinpassato
nonhannomantenutounaposizioneequili-
bratanei loroconfronti. Maci sonosempre
pipersonechecredonocheil paesedebba
puntareaunamembershipcompleta: com-
penserebbelinstabilitcreatadafattori co-
melIran, spiega. Econcordaconil ministro
Martino: Invierebbe un segnale: attaccare
Israele equivarrebbe ad attaccare lAllean-
za. Sostiene che Israele dovrebbe interes-
sarsi allaproposta, ancheperchil paeseha
davenderelapropriaesperienzanei campi
del controterrorismo, dellalottaallaprolife-
razionenucleareepurappresentareunfat-
toredi stabilitnellaregione. Israeledeve
mirare a una pi forte cooperazione, che
punti a un eventuale ingresso nella Nato.
Racconta come, anche adesso, il paese stia
negoziando per firmare un accordo di coo-
perazioneindividuale, chepotrebbearriva-
semprecerchiamodi rafforzarei nostri rap-
porti con la Nato, ma non abbiamo ancora
nessun piano per entrare. C unassocia-
zione lAtlantic ForumonIsrael cherag-
gruppa personaggi provenienti dal mondo
universitario, politicoedei mass mediainte-
ressati al mondodellerelazioni transatlanti-
cheeallavvicinamentodel paeseallaNato.
E statafondatadueanni fadal professor Uzi
Arad, del Centro interdisciplinare dHerz-
liya. L organizzazione attiva anche a
Bruxelles e in Israele ha ospitato un incon-
tro con il segretario generale dellAlleanza
atlantica, JaapdeHoopScheffer, unannofa.
Arad, al telefono con il Foglio, entusiasta
delladichiarazionedi Martino. Sarebbeun
vantaggio sia per la Nato sia per Israele la-
vorare insieme pi da vicino. Ma ancora
non parla di entrare nellAlleanza. Spiega
che alcuni israeliani sono ancora troppo
scettici ariguardo: temonochepossalimita-
I
l sentiero dorato quello del Mago di
Oz di L. Frank Baum, il libro fondati-
vo dei bambini americani, come da noi lo
Pinocchio. Qui Kaminsky prende le
mosse dal film, interpretato nel 39 da una
giovanissima e meravigliosa Judy Gar-
land, e le trame si intrecciano. Sul set del
film, ormai finito da un anno, viene am-
mazzato un nano ancora in costume di
scena e a trovarlo proprio la Garland.
E sconvolta, ma invece di chiamare la
polizia fa venire un detective privato, cer-
to Toby Peters, specializzato in gente del
cinema. Scalcagnato, stufo di fare da guar-
dia del corpo o di inseguire adulteri, de-
liziato nel sentire la sua incantevole voce.
Conosceva il morto? Per la verit i nani,
anzi la piccola gente, come preferivano
essere chiamati, si assomigliano tutti e
poi molti, non tutti per carit non le
piacevano: allungavano le mani, facevano
battute pesanti. Nessuno ha idea di cosa
ci facesse quel nano l, n perch fosse in
costume, ma lavevano visto litigare con
un altro nano un fotografo culturista,
Clark Gable e Victor Fleming, mentre at-
traversavano per caso lo studio. Toby Pe-
ters si mette sulle loro tracce. T rova Fle-
ming al ristorante con un uno psichiatra
che d esilaranti interpretazioni della fia-
ba: strega cattiva-Hitler, scarpette rosse-
mestruazioni, sentiero dorato-guerra vit-
toriosa; i riferimenti sono in parte legati
allinterventismo di Roosevelt. Il detecti-
ve poi incontra un Clark Gable dal ma-
gnetico sorriso obliquo, seduto ai bordi di
una piscina per darsi un tono, ma che non
sa nuotare. Lunico testimone odioso il
fotografo che gli d una manica di botte,
fortuna che c lincantevole assistente
della Garland che non solo lo cura, ma se
lo porta anche a letto. La scena di sesso
trai dueinsiemedivertente, eroticaeci-
nica: una piccola gemma.
Intanto la polizia ha arrestato un nano,
ma Peters sa che non quello giusto e
prosegue le indagini. A un certo punto
crede di aver scoperto chi il tipo che lo
pedina continuamente, invece non che
Raymond Chandler, uno scrittore scono-
sciuto di racconti polizieschi che lo segue
perch lui, Toby Peters, assomiglia pro-
prio a un detective. La storia prosegue di-
scretamente intricata, con vicende e sogni
che riprendono quelli della fiaba di
Baum, qualche colpo di scena con buoni
che si rivelano cattivi, belle che sono be-
stie, poliziotti stolidi ma con un gran cuo-
re, linevitabile associazione tra nani e
pornografia. Kaminsky domina con disin-
voltura lingranaggio e sa rendere tutti i
suoi personaggi non banali.
LIBRI
Stuart M. Kaminsky
ASSASSINIO SUL SENTIERO
DORATO
179 pp. Einaudi, euro 10,50
retrapochesettimane. Ammetteperchesi
trattaancoradi undibattitomarginale, trale
litepolitiche, lontanodallepaginedei gior-
nali edagli schermi tv.
Per ora, la discussione urgente sulla sicu-
rezza si concentra sulla possibilit di ulte-
riori ritiri unilaterali. Il premier ad interim
Ehud Olmert preme per fissare nel prossi-
mo futuro i nuovi confini definitivi, e irri-
nunciabili, di Israele e per il rafforzamento
della barriera difensiva. I maggiori insedia-
menti inCisgiordania, hadettoieri, saranno
inclusi. Lex ambasciatore israeliano in Ita-
lia, Avi Panzer, spiegacomelipotesi Natoin
passato sia gi stata dibattuta, ma mai con-
cretizzata. Quando ci sar una proposta
reale, certamente Israele la prender in
considerazione hadettoal Foglio lidea
statarilanciatadaMartino, manonabbiamo
sentito altre voci o proposte formali da par-
te della Nato stessa.
EDITORIALI
Il procuratore censurato
I
l trucco dei fondamentalisti islamici,
che orchestrano manifestazioni spon-
tanee contro le ambasciate europee con
il pretesto delle vignette blasfeme, ha lo
scopo evidente di intimidire lUnione eu-
ropea, per farla recedere dalle posizioni
di maggiore fermezza che ha assunto su
tre nodi cruciali: latomica iraniana, la ri-
nuncia alla violenza da parte della nuo-
va leadership palestinese, la cessazione
effettiva del protettorato siriano sul Li-
bano, gestito a suon di assassinii politici.
Lidea molto elementare: mettendo sot-
to accusa gli europei per empiet si
punta a far decadere le loro accuse, ben
pi fondate contro i governi che non ri-
spettano le regole elementari della con-
vivenza internazionale.
Per ora, per, il disegno non ha sor-
tito alcun effetto apprezzabile, ha anzi
reso esplicito laffermarsi di un nuovo
asse della fermezza in Europa, in cui al
tradizionale ruolo britannico prestano
man forte il governo tedesco e quello
italiano. Lasciate alle spalle le contro-
versie sullIraq, dove peraltro il pro-
cesso politico si sta sviluppando con
largo consenso, ora lEuropa non in-
tende pi dividersi sui pericoli che si
presentano nellarea e che si esprimo-
no nel triangolo Teheran-Damasco-Ra-
mallah. Va detto che lItalia in questo
difficile contesto sta facendo la sua
parte egregiamente, senza isterismi ma
senza alcun segno di cedimento. Il mi-
nistro degli Esteri Gianfranco Fini ha
scelto di parlare chiaro, ha detto che
dallIran non devono venire parole
vuote ma fatti, ha chiesto con decisione
ai palestinesi di riconoscere il diritto
allesistenza e alla sicurezza di Israele,
infine ha denunciato la regia siriana e
iraniana dietro le manifestazioni an-
tieuropee di queste settimane, in base
alla semplice constatazione che in sta-
ti autoritari come quelli non esistono
iniziative pubbliche che non abbiano
lavallo, pi o meno esplicito, del go-
verno. Quelli che continuano a parlare
di isolamento dellItalia in Europa, a
cominciare da Romano Prodi, dovreb-
bero tener conto dei fatti, che smenti-
scono apertamente la loro tesi propa-
gandistica. La nuova fermezza euro-
pea, della cui durata molti hanno du-
bitato, sta diventando una necessit in-
derogabile, proprio per le intimidazio-
ni e le aggressioni che sono state orga-
nizzate. Se non si vuole che anche le
comunit islamiche in Europa si ag-
greghino a questa canea, necessario
mostrare fin da ora la pi netta intran-
sigenza, e i governi europei sembrano
rendersene conto.
G
oogle ha rimosso, almeno provvi-
soriamente, dalla sua rete il sito
della casa automobilistica tedesca
Bmw, perch avrebbe manipolato la
ricerca in rete delle informazioni ri-
guardanti la casa automobilistica, con
accorgimenti, come le doorway pa-
ges, cio le pagine che rimandano ai
siti della casa, in modo da selezionare
le notizie e immagini che le interessa-
no, a discapito di altre. Secondo Goo-
gle questi procedimenti violano lim-
parzialit e loggettivit dellinforma-
zione che caratterizzano il codice di
comportamento di Internet. Per il mo-
tore di ricerca questi sono principi
che vanno rispettati e tutelati, perch
sono la garanzia di un buon servizio
per gli utenti. Bmw ha cercato di giu-
stificarsi, sostenendo che le sue non
sono vere manipolazioni, ma essen-
zialmente facilitazioni agli utenti del-
la rete di lingua tedesca, per agevo-
larli nellindividuazione delle auto
usate a cui sono particolarmente inte-
ressati. Ma Matt Cuts, un tecnico di
Google, nel suo sito blog ha sostenuto
che gli spammers vanno combattuti,
anche se si limitano alle doorway pa-
ges e non immettono Junk, forge-
ries, nuisances, ossia spazzatura,
falsificazioni, disturbi, le tre tipologie
principali dello spamming in uso. E
probabile che Bmw trovi un accordo
con Google, sulla base di un compor-
tamento di non interferenza. Si tratta
di un esempio molto interessante di
tutela della libert e oggettivit del-
linformazione, attuato non mediante
un garante pubblico, come usa in Ita-
lia con lautorit preposta alle comu-
nicazioni e altri organi, ma attraverso
il privato che gestisce il proprio servi-
zio. Di recente, il governo degli Stati
Uniti si rifiutato di aderire a una
proposta degli europei e di altri, di re-
golamentare Internet per assicurare
che essa sia uno strumento veramente
libero, senza il dominio duna sola
parte. Largomento usato per contra-
stare lattuale situazione che essa
egemonizzata dagli Usa, che, a loro
volta, hanno lasciato la gestione della
rete ai privati senza regolamentarla.
Ma il caso Google vs Bmw prova che la
libert meglio tutelata dal privato
che ha interesse a fornire un buon
servizio .
U
n sostituto procuratore di Pontoi-
se, Didier Peyrat, aveva scritto su
Liberation e Le Monde articoli in cui si
criticava la politica dellordine pubbli-
co del ministro dellInterno francese
Nicolas Sarkozy. Commentando le ri-
volte della giovent islamica delle ban-
lieu, aveva sostenuto che la criminalit
ha resistito a venti anni di politica
delle citt, () alle dimostrazioni di vi-
rilit telegenica di Nicolas Sarkozy; co-
me allaumento degli effettivi della po-
lizia. Il procuratore generale presso
la Corte dappello competente, Jean-
Amde Lathoud, ha deciso di notifi-
care a quel magistrato una sanzione uf-
ficiale, dopo aver informato i rappre-
sentanti del sindacato della magistra-
tura. La ragione del provvedimento
consiste nellinaccettabilit di criti-
che rivolte alla politica penale intra-
presa dal governo per lottare contro la
violenza urbana. La libert despres-
sione, garantita a tutti i cittadini, trova
un limite nella delicatezza della fun-
zione esercitata da un magistrato, che
viene sanzionato per aver criticato leg-
gi e provvedimenti che chiamato ad
applicare. Peyrat si difeso ricordan-
do che, come procuratore minorile, ha
applicato le direttive sulla detenzione
dei minori su cui non era daccordo.
Questo per non bastato alla Corte
dappello, che ha considerato censura-
bile il suo comportamento.
Quelli che da noi si indignano con
noiosa tempestivit ogni volta che
qualcuno, soprattutto se si tratta di un
esponente politico, critica un magi-
strato, mentre considerano del tutto le-
cito il comportamanto dei magistrati
che si impegnano in clamorose campa-
gne politiche, dovrebbero tener conto
di quel che capita nellilluminata
Francia. Ci spiegano ogni giorno che
c unanomalia italiana nel rapporto
tra politica e magistratura, e pensano
che la differenza stia nel fatto che da
noi qualche volta si osa protestare per
le ingerenze politiche della magistra-
tura. In realt lanomalia esiste, ma
quella opposta: solo da noi concesso
ai procuratori di attaccare impune-
mente gli organismi dello stato.
Autorithy private
Asse della fermezza italo-tedesco
Perch Google, punendo Bmw, tutela la libert e la trasparenza di Internet
Dopo le intimazioni di Berlino a Teheran, Fini denuncia Siria e Iran
Sanzioni a un magistrato per aver criticato Sarkozy sui giornali. Regime?
OGGI Nord: nuvoloso, senzaparticola-
ri minacce temporalesche, in Veneto e
Friuli VeneziaGiulia. Centro: pioggein
Toscana. NontroppocopertoinUmbria.
PioggiaaLatina. Sud: copertosuSicilia
eSardegna. Bel tempoinPuglia.
DOMANI Nord: solesuLombardia, Al-
toAdige eLiguria. NuvolosoaBologna.
Centro: variabilissimoaRoma. Possibi-
li piogge, possibili nuvole. Nessuna va-
riazione nelle Marche: piogge tutto il
giorno. Nuvoloso in Umbria. Sud: tem-
porali su Calabria e Puglia. Nuvole ad
alta intensit sullo Stretto. Poco sole a
Palermo. NuvoleinSardegna.
ANNO XI NUMERO 33 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO MERCOLED 8 FEBBRAIO 2006
Al direttore - Era una notte buia e tempesto-
sa. (Che volete, a quattordici anni la Mazzucco
leggeva Tolstoj, io invece Snoopy).
Maurizio Crippa
Al direttore - Laltra sera durante la trasmis-
sione Matrix, il buon Vauro si dilettava a dimo-
strare come gli atti terroristici americani fos-
sero equiparabili, se non ben peggiori, agli atti
terroristici di matrice islamica qualsivoglia. Mi
chiedo se, dimostrando che siamo peggio di lo-
ro, avremo tutti una vita pi libera e respon-
sabile, o solo avremo la coscienza pi pulita per
aver denunziato i nostri errori, liberi di conti-
nuare a perpetrarli, ciascuno per la sua parte.
Filippo De Rosa, via Internet
Al direttore - Vorrei porre prima di tutto una
domanda: se un normale cittadino di un paese
islamico pubblicasse una vignetta del genere
nel suo paese, commetterebbe un reato penale
punibile con una pesante condanna? Quanto
pesante? Se cos fosse, non mi sembra molto
corretto nascondersi dietro la nostra libert di
espressione. Il comportamento del giornalista
in questione ha in realt messo in atto fredda-
mente una provocazione intollerabile di cui era
abbastanza prevedibile la reazione. Ha cercato
notoriet con lo stile del fotografo Oliviero T o-
scani che tentava ogni volta di stupire il mon-
do con immagini sempre pi sgradevoli. Oppu-
re si tratta di un giornalista che non ha la mi-
nimaconoscenzadel mondo islamico. Intal ca-
so non si dovrebbe permettere di parlarne e an-
cor meno di trattare argomenti religiosi di cui
non ha la minima idea. In ogni caso dovrebbe
essere licenziato in tronco in quanto il suo li-
vello di professionalit dovrebbe essere conside-
rato insufficiente per trattare argomenti che
stanno nel cuore di intere popolazioni. Non
ammissibile pubblicare un qualcosa che com-
porterebbe il carcere o peggio inmolti paesi, ap-
profittando della protezione che certamente
non merita. Mi ricorda i sassi dai cavalcavia
sulle autostrade.
Giampiero Battista, via Internet
Al direttore - Le vignette su Maometto sono
irrispettose, nontengono conto dellaciviltmu-
sulmana e costituiscono unoffesa gratuita alla
civilt islamica. Cos si giustificano i multicul-
turalisti convinti, quelli che credono ancorache
non esista affatto uno scontro di civilt e sono
pronti a sacrificare persino il loro diritto di li-
bert di espressione e di stampa. Le reazioni
islamiche alla pubblicazione di queste vignette
di vignettisti occidentali su quotidiani occiden-
tali, invece, tengono conto della nostra civilt,
tessono le fila di un dialogo democratico. E co-
s ci accorgiamo che anche Maometto, nello
stesso modo di Bush, esporta unaltra demo-
crazia nellEuropa e nelloccidente irrispettoso.
Ma allora io faccio il ribelle, entro a far parte
della resistenza sulle colline danesi. T anto la
magistratura mi dar ragione.
Luigi Pesce, via Internet
Al direttore - Leggosul Corriere dellaSeradel
4 febbraio che a Trieste laumento preoccupan-
te dei gabbiani in citt ha spinto lEnte per la
protezione degli animali e il laboratorio univer-
sitario di Psicologia animale e Neuroscienze, a
mettere a punto un progetto per sterilizzarne
duecento allanno. E uniniziativa di grande
utilit hanno dichiarato alla stampa lasses-
sore comunale agli Affari generali e il presiden-
te dellEnpa locale il tutto senza andare a fo-
rare le uova, operazione discutibile perch si uc-
cide unembrione, coni genitori che continuano
acovare senzasapere che dalluovononnascer
nulla. Condivido le preoccupazioni degli ani-
malisti e apprezzo la sensibilit etica degli am-
ministratori triestini. Mi chiedo, per, perch eli-
minare embrioni umani non susciti gli stessi
dubbi morali, nonsia, per chiunque, operazio-
ne discutibile. Capisco che limmagine di una
coppiadi gabbiani che covainutilmente unuo-
vo vuoto picommovente di quelladi unem-
brione immerso nellazoto liquido e abbandona-
to suuno scaffale. Matemo che andando avan-
ti cos finiremo come inLilo &Stitch, unfilm
Disney incui si raccontacome gli alieni decida-
no di salvare gli esseri umani perch, nella ca-
tenaalimentare, sono cibo ghiotto per le zanza-
re. Ele zanzare devono essere protette perch a
rischio di estinzione.
Eugenia Roccella
Al direttore Che strazio, la polemica sulla
par condicio ! Francamente, nonse ne pu pi.
L11 febbraio scatter la legge, punto e basta. Il
resto noia, come recita una canzone di Fran-
co Califano. Se fossi in Prodi, mi preoccuperei
dellanoressia programmatica del centrosini-
stra pi che della bulimia televisiva di Berlu-
sconi. Il leader dellUnione, in verit, ogni tan-
to provaadire cosapensasutasse, energiae al-
tri temi che ai cittadini forse stanno pi a cuo-
re del minutaggio delle presenze da Vespa. Ma
con scarso seguito tra suoi alleati. Certo, co-
municare unideadItalia pidifficile che non
demonizzare il grande comunicatore. H.G. Ga-
damer ha scritto: comunicazione nellantica
Roma un sinonimo di societ urbana, dove lo
scambio avviene nella discussione vivace e nel
discorso dinnanzi alla folla riunita. Parafra-
sando il filosofo tedesco, il rischio che corre una
parte del centrosinistra nella Roma postmo-
derna quello di una campagna elettorale di
stampo girotondino, dove la comunicazione
diventa scambio di contumelie davanti alla fol-
la atomizzata del piccolo schermo. Sono sicuro
che il Cavaliere ringrazierebbe.
Michele Magno, Roma
Se uccidere lembrione di gabbiano operazione discutibile
Toh chi si rivede: Monica Lewinski. Do-
po la dieta pi magra e pi bella. Beve
vodka e triple sec al Barcelona bar, sulla
Ottava avenue, fra la 54th e la 55th. Ascol-
ta la Cucaracha e batte il tempo col
piede destro. Immobili le labbra.
Alta Societ
Secondo il vescovo di
Como, la chiesa si lasciata dietro dei bu-
chi notevoli, a lungo ha tentato di dialoga-
re con il laicismo, ma si trovata rifiutata.
Cos i cattolici sono stati assorbiti dalla
mentalit dominante, e credo che a parte
delle eccezioni oggi non riescano pi nean-
che a entrare in dialogo con i non credenti.
Sono come mondi apparentemente concor-
di, ma giustapposti. Con i cristiani quasi
guardinghi, timorosi. Assistiamo per a un
innegabile protagonismo dei cattolici nella
vita civile, come lo valuta? Assorbiti nella
mentalit comune, non sanno pi cosa dire.
E questo gravissimo, perch costringe la
gerarchia a intervenire. E strano, ma pro-
prio quelli che hanno continuato a blatera-
re di promozione del laicato si sono messi
in condizione di costringere la gerarchia a
intervenire. Perch non hanno pi niente
da dire. Dove sono i cattolici in politica?
Non sanno pi cosa fare. Del resto poi La
sinistra? Ma la sinistra ha il rispetto per la
vita umana? La destra? Ma la destra ha il
rispetto per la socialit? Piuttosto a conno-
tare i cattolici un lasciar andare. Sulli-
slam, ci si sveglia, certo, perch sono tocca-
ti di persona. Ma sullaborto, il matrimonio,
i cattolici oggi si sentono anzi liberati da
apparenti lacci di tipo moralistico. Mozar-
tianamente, un cos fan tutti. A parte po-
chi casi personali, poche realt.
Che cosa occorre invece , a suo parere?
Occorrer che i credenti vincano il senso
di minorit. Si tiri fuori il tema della par-
resia, il coraggio di dire cose scomode. E
anche il tema del martirio. Tredici anni fa
ho scritto un libro, Meglio il martirio. Che
oggi non tanto la scimitarra, i leoni. Oggi
il martirio lirrisione, il compatimento del
mondo rispetto a certe scelte.
Ma come, monsignore, e le accuse della
Bonino sulleccesso di clericalismo? E
Emma Bonino che deve dirmi dove vuol
condurre la propria umanit. Se il progres-
so aborto e eutanasia, allora becchini-
smo. Stiamo preparando una generazione
disperata, di solitari, perch manca il senso
dellecosechesi fanno. Oggi, fossi invenadi
scrivere un libro di apologetica, sa da dove
comincerei? Dalla noia. Penso a Leopardi,
masoprattuttoadAgostinoprimadellacon-
versione. E a Ignazio. E la noia, oggi, la ci-
fra esistenziale e culturale. La nostra una
societ annoiata. Sazia e disperata, diceva
il mio amico cardinale Biffi. Ma lo hanno
attaccato tutti Per forza. Comunque non
siamo avviati verso linferno in terra. Ma
che i credenti dovranno rassegnarsi a con-
tare di meno, per numero e messaggio. Sar
la speranza del credente a fare problema e
a svegliare le persone ancora capaci di ri-
vedere la propria esistenza.
Negli Stati Uniti le chiese sono state ca-
paci di ribaltare una situazione segnata da
un progressivo secolarismo. Si sono orga-
nizzate culturalmente, hanno recuperato
presenza. La mia convinzione che non
ancora matura lepoca per questa ripresa.
La nostra societ deve ancora avvertire il
sapore del marcio che viene in bocca dal ti-
po di vita che sta conducendo. Nellattesa
che i tempi maturino, o marciscano, il ve-
scovo di Como ammette per che qualcosa,
in questi anni, comunque cambiato. E che
probabilmente non tutto sar spazzato via.
Ci sono stati degli spunti buoni di questi
anni, ci siamo salvati da Zapatero e questo
un bene. S, lItalia ha vissuto anche qual-
cosa di valido. Ma il principio che domina
anche da noi lo stesso: una cosa prima
un fatto, poi il fatto viene diffuso, ingrandi-
to, e infine diventa diritto. Non illudiamo-
ci. Non aspettiamoci troppo da un pro-
gramma come quello della Bonino.
Maurizio Crippa
Per Maggiolini laChiesaparlaperchi laici cattolici nonsannocosadire
(segue dalla prima pagina)
Pignolerie
Lietta Tornabuoni e il
Casanova di Fellini, un Don
Giovanni che disprezza le donne
I
l Casanova esemplare del cinema rimane
quindi quellodi trentanni fa, Casanovadi
Federico Fellini interpretato da Donald
Sutherland. Cos, nella pagina dedicata a
Cultura e Spettacoli, sulla Stampa, Lietta
Tornabuoni trattando, sabato4 febbraio, del-
la pellicola Casanova in questi giorni nei
cinema. Ora, eccoquantoebbeascriverenel
1978 Piero Chiara uno tra i massimi casa-
novisti a proposito del rapporto intercor-
so tra lui e Federico Fellini, del quale era
stato consulente anni prima nel corso della
preparazione e durante le riprese del ram-
mentato filmdedicato dal maestro riminese
al grande personaggio: Fellini ha realiz-
zato una volta di pi la visione infernale e
grottesca del mondo e della storia gi evoca-
ta nel suo Satyricon, ma Casanova ha supe-
rato indenne anche questaltra nube levata-
si sul suo cammino () che Fellini lo abbia
stravolto, dilatato, stirato, gonfiato, svuotato
per esprimere se stesso, i propri interni con-
flitti o lestremo grido di unepoca corrotta e
corruttrice non vuol dire nulla per il Cava-
liere di Seingalt (titolo del quale Giacomo
Casanova si vantava) che si trover sempli-
cemente ad aver prestato il nome e limma-
gine ad un mito dellera consumistica. Fat-
to aggiungiamonoi cheFellini, comebe-
nissimo dice il Morandini nel suo Dizionario
dei film, riduceCasanova(uomodallemille
alte qualit in specie letterarie) alla sua di-
mensione erotica, ne fa un Don Giovanni
(gravissimo, considerato che nel mentre Ca-
sanova ama ogni singola donna DonGiovan-
ni le disprezza tutte e le usa) cialtrone, di-
sperato, ossessionato, teatralissimo, sotta-
niere forsennato, atleta del sesso, cos mura-
to nella sua ottusa maschilit da essere un
mezzo uomo. Chiunque conosca (ed era ov-
viamente il caso di Chiara) il vero Casano-
va non poteva che, sia pure garbatamente,
dissociarsi cos comeoggi si dissociadal fil-
mettino inprogrammazione e, ahinoi, dalla
opinione espressa da Lietta Tornabuoni so-
pra riportata.
Oltre a Budge e Laver solo Agassi, Emer-
son e Tilden sono riusciti a vincere, ma nel
corso dellintera carriera, almeno una volta
tutti e quattro i grandi titoli del tennis. Co-
s, il pur ottimo Stefano Semeraro, luned 6
febbraio, nellapaginasportivadellaStampa,
parlando di Roger Federer, recente vincito-
redegli AustralianOpen, epartendodai due
immortali appunto i citati Don Budge e
Rod Laver capaci di chiudere il Grande
Slam(Laver duevolte). Ora, il primotennista
che riusc a vincere, sia pure inanni diversi,
i quattro Campionati fulinglese FredPerry
(che, purtroppo, Semeraro nemmeno cita).
Questi si afferm infatti inAmerica nel 1933,
nel 1934 e nel 1936; in Australia nel 1934; a
Wimbledon nel 1934, nel 1935 e nel 1936; al
RolandGarros nel 1935.
Mauro della Porta Raffo
Scenari
LInternet economy e Google
sono a rischio di speculazione.
Per investire aspettiamo il 2012
I
n materia di Internet economy utile
uno scenario che chiarisca il criterio
realistico di valutazione delle aziende del
settore. Nelle Borse si riaffacciano impre-
se che fanno business via Internet e c il
rischio di replica della sequenza bolla-
sgonfiamento che gi ha segnato negativa-
mente tale area tra il 2000 ed il 2004. Ne
sono sintomo i recenti andamenti azionari
di Google. Prima il mercato ne sconta pro-
fitti futuri del tutto fantascientifici e poi,
vedendo che ne far di ottimi, ma non co-
s stellari, svende le azioni producendo un
effetto onda tale da scuotere lintero siste-
ma borsistico. Persiste in materia di New
Economy lirrazionalit del mercato sia in
entrata sia in uscita. Fin dal 1997 gli attori
finanziari non hanno capito come esatta-
mente valutare unazienda Internet. I pi
speculativi si inventarono che un click, un
contatto con un sito, avesse un valore. Lo
proiettarono fino al punto di scontare pro-
fitti che sarebbero stati possibili entro un
millennio se le cose fossero andate bene.
Fu una follia, che infatti comport una
sbolla di dimensioni tali da definanziare
lintero settore tecnologico quotato sul Na-
sdaq. In tale vicenda ci sono stati imprese
prendi i soldi e scappa ed investitori in-
genui. Ma ci stato possibile perch nes-
suno ha voluto fissare un criterio di valu-
tazione realistico su cui calibrare i massi-
mi possibili combinato con uno scenario
di formazione del nuovo livello di merca-
to. Non si capito ancora se qualcuno ci
abbia tentato e non ci sia riuscito e o se
nessuno abbia voluto farlo per lasciare
spazio allambiguit speculativa. Comun-
que sia, lindividuazione di tali riferimen-
ti non poi cos difficile. Il valore econo-
mico di Internet gi in atto diffuso e non
specifico. Significa che chi usa meglio la
rete e tutte le tecnologie legate allinfor-
mazione conquista pi produttivit. Que-
sta la prima fase delleconomia Internet
dove viene newizzata la Old economy. In
essa il valore delle imprese che fornisco-
no contenuti specifici su Internet crescer
moderatamente, diciamo un 10 per cento
allanno medio. Solo quando, seconda fa-
se, vi sar un mercato maturo di utenti In-
ternet si potr scommettere su crescite
stellari di chi fornir contenuti e servizi
specifici in rete. Quando? Bisogna aspet-
tare che si realizzi e consolidi la connetti-
vit a livello globale. In generale, una no-
vit tecnologica dotata di consenso riesce
a trasformarsi in nuovo, e attrezzato, mer-
cato di massa in cinque o al massimo die-
ci anni. Per la Internet economy ce ne vor-
ranno circa quindici. T racciandone nel
1997 lavvio, lorizzonte di vero boom sar
attorno al 2012. E poi Hypernet, anticipata
al 2020. Netdance.
Carlo Pelanda
Aciascunoil suofan-
tasma femminile. In
un suo recente volu-
metto in cui conversa sulla cultura del
ventesimo secolo, Edoardo Sanguineti rac-
conta che nei primissimi anni Sessanta co-
nobbe il musicista Luciano Berio e colla-
borconlui aunoperateatraleil cui unico
personaggioeraunpersonaggiofemminile,
un personaggio che rappresentava la fem-
minilitper antonomasia. Ciascunodei due
autori avevaaquel tempounfantasmafem-
minile. Per BerioeralaMilenadi Kafka, per
Sanguineti Rosa Luxemburg. E comunque
dallacommistionedi questi duefantasmi ne
nascevaunterzo, il personaggiodellopera,
ederail simbolodelladonnachevieneim-
prigionata, torturata, messa allasta. La no-
straeraunoperaprotofemminista, diceSan-
guineti. Certo. Unfantasmalontanissimoda
quello che sempre stato il mio fantasma
femminile, una che certo non si faceva n
imprigionare n torturare. Mai un istante
dellamiavitahodubitatocheladonnafos-
sepifortedelluomo, picapaceallabiso-
gna, piresistente e invincibile. Il mio fan-
tasma femminile? Ma ovvio, Brigitte Bar-
dot. Unacheselaincontravi ti conciavaper
lefeste. Altrochemetterlaallasta.
UFFA!
di Giampiero Mughini
AlloSportingClub,
dove ha sede il quartier generale delle for-
zeNato, gli attacchi sonoattribuiti allimmi-
nente allargamento dellarea di competen-
za dellIsaf alle regioni meridionali e orien-
tali dellAfghanistan.
Fino a oggi nel paese hanno operato due
forze distinte. A Kabul e nelle regioni occi-
dentali e settentrionali, ormai pacificate e
quasi prive di talebani, operano i contin-
genti della Nato 9.000 soldati provenienti
da 35 paesi con la missione di aiutare le
forze di sicurezza afghane e sostenere la ri-
costruzione. Finora lIsaf si limitata a di-
fendersi se attaccata, ma ha regole dingag-
gio che le impediscono di condurre azioni
offensive. Ben diversa la missione dei 20
mila militari di Enduring Freedom, la
missione composta da truppe di 20 paesi e
guidata dagli Stati Uniti (con18 mila milita-
ri), con la missione di trovare e distruggere
lemilizietalebaneedi al Qaidanelleregio-
ni ancoracaldemeridionali eorientali, lun-
go il confine pachistano.
Questa situazione destinata a cambiare
rapidamente, con la costituzione di un uni-
co comando alleato e lallargamento della-
rea di operazione dellIsaf a tutto lAfghani-
stan, come ha detto il tenente colonnello
Riccardo Cristoni, portavoce dellIsaf:
Lallargamento dellarea di responsabilit
haresonecessarialadozionedi regoledin-
gaggio pi robuste, che consentiranno di
condurre attacchi preventivi contro forma-
zioni ostili. Unarevisionedelleregoledin-
gaggio per consentire le operazioni di ri-
cerca degli insorti era stata sollecitata nei
mesi scorsi dal generaleDel Vecchioedera
indispensabile per consentire la progressi-
va riduzione delle forze statunitensi, che
stanno gi ritirando 2.500 soldati (li segui-
ranno altri settemila a fine anno).
La decisione del governo olandese di in-
viarealtri 1.400 soldati inAfghanistanhauf-
ficialmente dato il via alla Fase 3 della
presenza dellIsaf. Nei prossimi tre mesi
seimila militari (per met britannici ma an-
che rumeni, canadesi, olandesi e australia-
ni) rileveranno gli statunitensi nellarea di
Kandahar e nelle province di Hellmand e
Oruzgan, dove operano consistenti forze ta-
lebane e milizie di narcos. Altri paesi, co-
me la Francia, invieranno truppe per rim-
piazzare a Kabul e nei presidi del nord le
truppe britanniche rischierate a sud. La
presenza italiana sar ridotta entro aprile
da quasi 2.000 effettivi a circa 900, schierati
per due terzi nella capitale e un terzo a He-
rat. La regia di questa nuova fase che vedr
leforzedellaNatoassumereunruolooffen-
sivo tutta britannica. Il 4 maggio, una vol-
tacompletatoil dispiegamentodelletruppe
a sud, un britannico rilever il comando
dellIsaf dal generale Del Vecchio. Londra
ha inviato in Afghanistan la 16a Brigata ae-
romobile con artiglieria ed elicotteri da
combattimentoApache, armi pesanti finora
mai messe a disposizione dellIsaf che pu
contaresolosupochi elicotteri datrasporto
e veicoli blindati leggeri.
La leadership britannica
Nei nove mesi di comando britannico
lintera struttura militare alleata sar rivo-
luzionata: con la Fase 4, in autunno, il pae-
se sar diviso in quattro comandi regionali
e in quello orientale si concentreranno le
forzeamericane. Il numerocomplessivodei
militari alleati rester intorno ai 30 mila,
dei quali meno di un terzo americani, ma
sotto un comando unificato. Washington ri-
durr la sua forza combattente in Afghani-
stan a circa quattromila uomini, pi altret-
tanti impegnati in operazioni di supporto e
nelladdestramento delle forze militari e di
poliziaafghanelacui formazione, comein
Iraq, prioritaria per poter ridurre una pre-
senza militare internazionale che il presi-
dente Karzai ritiene necessaria per i pros-
simi cinque-dieci anni.
Parte dei 10,5 miliardi di dollari di aiuti
finanziari promessi dai paesi donatori aKa-
bul durante la recente Conferenza di Lon-
dra saranno assorbiti dalla riorganizzazio-
nedellapparatodi sicurezza, checompren-
de 35 mila soldati e 26 mila poliziotti, desti-
nati a raddoppiare nei prossimi due anni.
Stiamo impartendo laddestramento avan-
zato ai futuri giovani ufficiali che costitui-
ranno il nerbo dellAfghan national army,
spiega il colonnello Dean Stodter, alla testa
del team di consiglieri militari americani
assegnati allAccademiadellesercitoafgha-
no mentre i suoi uomini insegnano a 91 ca-
detti come impiegare correttamente i mor-
tai da81 millimetri. Nei comandi alleati tut-
ti concordano sulla necessit di concentra-
re gli sforzi per stroncare al pipresto la ri-
presa dellattivit militare talebana. I nu-
meri parlano chiaro: nel 2005 gli americani
hanno perso 91 soldati, cifra record su 208
caduti dalliniziodellaguerra, mentrealme-
no 1.500 sono state le vittime tra i civili e si
stimano altrettanti caduti tra i guerriglieri.
Gianandrea Gaiani
Dopo la vittoria e la satira, Hamas urla allUe: Arrenditi
nostri affari] e il saccheggio delle nostre ri-
sorse naturali, e fermer le offese ricorren-
ti contro la nostra terra, contro la nostra na-
zione e contro i nostri luoghi sacri. Allora
rimpiangerete quello che avete fatto. I pae-
si occidentali devonofermaregli stolti. Sono
persone ragionevoli? Permettono che Allah
e i profeti siano offesi. Offendono non solo
Maometto, ma tutti i profeti. Ma quando un
lorostoricoparladellOlocausto, sembrache
sia il peccato di tutti i peccati. Se qualcuno
critica gli ebrei, commette antisemitismo.
Per legge, ritengono che i loro stessi cittadi-
ni nesianoresponsabili. Loccidente, chetre
secoli fasbandieravagli slogandellalibert
dopo la Rivoluzione francese, oggi non ri-
spetta i propri principi. Li viola. Questa vit-
toria, che stata evidente nelle elezioni,
porta un messaggio a Israele, allAmerica e
agli oppressori di tutto il mondo: non potre-
te sconfiggerci in alcun modo. Se volete la
guerra, siamo pronti. Se volete la democra-
zia, siamopronti. Qualsiasi cosavogliate, sia-
mo pronti. Non ci sconfiggerete. Il tempo
delledisfattefinito. Lasconfittanel girodi
sei giorni, odi pocheore: tuttoquestogiun-
to al termine.
Prima di morire, Israele subir umiliazioni
Prima di morire, Israele dovr subire
umiliazioni e degradazioni. LAmerica non
sar di alcun aiuto. I loro generali non po-
tranno aiutarli. Lultimo dei loro generali
stato dimenticato. Allah lo ha fatto scompa-
rire. finito. Se ne andato quel Sharon
dietro cui potrebbero nascondersi e trovare
rifugio e con cui si sentirebbero relativa-
mente sicuri. Oggi hanno leader deboli, che
non sanno neppure dove il nostro Signore li
ha messi. Li priveremo della vista, li prive-
remo del cervello. () Le loro armi non po-
tranno aiutarli. Le loro armi nucleari saran-
no inutili. Pensavano di avere conquistato
legemoniasullaregioneconleloroarmi nu-
cleari, ma il Pakistan ha improvvisamente
dimostrato di possedere armi nucleari isla-
miche, e ora temono lIran, e diversi paesi
arabi sono in possesso di armi chimiche.
Israelehacominciatoaintuirechelasua
superioritarrivataallafine. Nonesistono
piguerreincui il suoesercitopossadispie-
gare quelle armi convenzionali superiori
(forzeaeree, corpi corazzati, missili) di cui di-
spone. Abbiamoimpostounanuovaequazio-
nenellaguerra. Inquestaequazione, i nostri
strumenti sonopiforti. () Sochetutti i lea-
der arabi vogliono che la Palestina sia libe-
rata. So che tutti i leader arabi (e ne ho in-
contrati parecchi) nel loro cuore vogliono
chelaresistenzainPalestinasiavittoriosae
voglionochelaPalestinasialiberata. Forse
il bisogno di lusinghe e di diplomazia, e le-
gemonia americana, impongono loro altre
scelte, ma nel loro cuore gioiscono quando
siamo vittoriosi (). Hamas ha una visione.
Hamas pugestirelabattagliapolitica, cos
come ha gestito quella militare. La tedesca
Merkel si faavanti eafferma: lademocrazia
e il successo elettorale non sono sufficienti
per accordare la legittimazione ad Hamas.
Andatevenetutti al diavolo. Cosadovremmo
fare per ottenere la legittimazione? Ora noi
sosteniamo di avere la legittimazione della
democrazia, mavoi lonegate. Inquestocaso,
sietevoi i primi anonesserelegittimati, poi-
ch siete nati dalla democrazia. Questa la
logicadi unapersonafragileedisfattista. Og-
gi ci dannounultimatum: riconosceteIsrae-
le. Fantastico! Nessunochiedeallassassino
di riconoscere i diritti della sua vittima, ma
la vittima deve riconoscere i diritti del suo
assassino e tesserne le lodi. Hamas ha una
visione. Hamas ha unpiano. Hamas pu ge-
stirelabattagliapolitica, cos comehagesti-
to quella militare, ma ricorrendo a un lin-
guaggio e a strumenti diversi, e il riconosci-
mento di Israele non tra questi. Cionono-
stantedesideriamooccuparci di politica. Di-
coallAmerica, allEuropaealloccidente:
nel vostrointeressecambiarelevostrerela-
zioni e la vostra politica con la nazione ara-
ba e islamica e la causa palestinese. E nel
vostro interesse trattare con i vincitori, non
coni perdenti. Israelesarsconfittoenonvi
sar di alcuna utilit. I musulmani saranno
vittoriosi. LaPalestinasarvittoriosa. Affret-
tatevi acambiarelavostrapolitica, sevolete
proteggerei vostri interessi.
Memri
(traduzione dello Studio Brindani)
Pubblichiamo il discorso tenuto ve-
nerd scorso alla moschea di Damasco
dal leader di Hamas, Khaled Meshaal.
N
oi diciamo a questo occidente, che non
agisceragionevolmenteenonimparala
lezione: in nome di Allah, sarete sconfitti.
Sarete sconfitti in Palestina, la vostra disfat-
ta in questo paese gi cominciata. Israele
sarsconfittoecos losarchiunquelabbia
sostenuto in passato o lo sostenga attual-
mente. LAmerica sar sconfitta in Iraq.
Ovunquelanazione(islamica) sarfattaber-
saglio, i suoi nemici sarannosconfitti. Lana-
zione di Maometto sta conquistando la vitto-
ria in Palestina. La nazione di Maometto sta
conquistando la vittoria in Iraq e sar vitto-
riosa in tutte le terre arabe e musulmane.
() Unirpresenteepassato. Aprirgli oriz-
zonti del futuro. Riconquister il controllo
del mondo. Quel giorno non lontano.
Non vedete che fanno tutto il possibile
per sconfiggerci militarmente, manonci rie-
scono? Israele e le forze delloccupazione in
Iraq possiedono lintero arsenale militare
occidentale, eppure falliscono e sono scon-
fitti. Non capite che credono di poter usare
la democrazia per ingannare i popoli, ma la
democraziasi rivoltacontrodi loro? Nonve-
dete che spendono il loro denaro nel tenta-
tivodi ostacolareHamas, di sconfiggerla, ma
[questa congiura] gli si rivolta contro? ()
Porto buone nuove al nostro amato profeta
Maometto: la promessa di Allah, che preve-
de la nostra vittoria in Palestina sugli ebrei
oppressori, ha cominciato ad avverarsi.
Io dico allEuropa: affrettatevi a scusarvi
Io dico (ai paesi europei): affrettatevi a
scusarvi con la nostra nazione, perch se
non lo farete ve ne pentirete. Non lasciate
una macchia nera nella memoria collettiva
della nazione, perch la nostra nazione non
vi perdoner. Domani la nostra nazione sie-
der sul trono del mondo. Non un parto
dellimmaginazione, ma una realt. Domani
guideremo il mondo. Scusatevi oggi. La no-
stra nazione sta avanzando ed nel vostro
interesse rispettare una nazione vittoriosa.
() Quando conseguir legemonia sul mon-
do e avr il controllo delle proprie decisio-
ni, impedirquestamanifestaingerenza[nei
ANNO XI NUMERO 33 - PAG I IL FOGLIO QUOTIDIANO MERCOLED 8 FEBBRAIO 2006
Assalti alle vignette
In Afghanistan i soldati italiani
difendono lIsaf. E iniziata la Fase 3
del processo di democratizzazione
U
na delle principali sfide del nostro fu-
turo la capacit di risolvere positiva-
mente il problema islamico, cio il rappor-
tofraislameoccidente. E unaquestionedi
integrazione e, prima ancora, di compatibi-
litfraculture. Ladifficoltmaggioreallin-
tegrazionederivadal fattochenellesociet
islamichenonvi , oltreil fenomenoreligio-
so, un sostrato laico di valori su cui costrui-
re una condivisa comunit statuale. Lislam
ha marginalizzato le culture precedenti di-
ventandounfenomenototalizzanteerealiz-
zando la confusione tra religione e stato.
Loccidente ha avuto prima del cristianesi-
mo la Grecia e Roma. Sono la filosofia gre-
ca e il diritto romano che hanno consentito
al cristianesimo di essere una religione e
non un modello di stato. Sarebbe importan-
te individuare un fenomeno culturale co-
mune che, al di l del dato religioso, possa
unire su valori fondanti condivisi.
Un avvenimento apparentemente margi-
nale, ma che indica la strada da seguire,
quanto avvenuto recentemente in T agiki-
stan. In questa ex Repubblica sovietica a
grande maggioranza islamica si discusso,
con il contributo decisivo di studiosi italia-
ni, dellarecezionedel dirittoromanonel si-
stemagiuridicoattuale. Si parlatodi rece-
zione nel diritto tagico degli istituti romani
del diritto di famiglia, dellimportanza del
diritto romano nella formazione ed evolu-
zione del diritto di propriet nella Repub-
blicadel Tagikistan. Al dibattitohannoda-
to un contributo anche alcuni studiosi tur-
chi, che hanno dissertato della recezione
del dirittoromanoinTurchiaedellimpor-
tanza attuale del diritto romano. Al conve-
gno era presente anche il viceministro del-
laCulturadellAfghanistan, mentreil presi-
dedellalocalefacoltdi Giurisprudenzaha
proposto di costituire un centro per lo stu-
dio e la diffusione del diritto romano nei
paesi centroasiatici. Queste importanti
aperture non vanno lasciate cadere, occor-
rerebbe anzi rilanciarle. Si potrebbero stu-
diare iniziative culturali per diffondere la
traduzione in arabo della compilazione di
Giustiniano. In fondo il Digesto nato nel-
lattuale Istanbul e sino al X secolo il dirit-
to romano era applicato in Mesopotamia.
Abbiamo una grande occasione per creare
un sostrato di valori e istituti comuni a co-
minciare dallidea di persona, di giustizia,
di buona fede, di libert, ma anche di fami-
glia e in definitiva di stato che siano stru-
mento di armonia e futura integrazione.
LingressodellaTurchiainEuropasarcul-
turalmente pi facile se, proseguendo la
strada di Ataturk, essa sapr rivalutare le
proprie origine europee presentandosi
come la continuatrice della tradizione del-
lImpero romano doriente senza cedere a
tendenze involutive. Molto dipender dalla
nostra capacit di visione strategica.
senatore Giuseppe Valditara
ordinario di Istituzioni di diritto romano
Lezioni dal passato
II diritto romano pu aiutare
i paesi islamici a creare stati laici.
Come in Tagikistan (o in Turchia)
Pallavicini rappre-
senter anche le posizioni della presidente
della confederazioneitalianadei marocchi-
ni Souad Sbai, che si trova allestero ed
considerata una spina nel fianco dei leader
radicali. Lascarsasensibilitdei vignettisti
danesi nonpuessereusatacomestrumen-
to per una battaglia contro la libert di
espressione, spiegaal FoglioPallavicini, vi-
cepresidentedel Coreis. Levignettehanno
offeso il Maometto che il profeta di tutti i
musulmani, ribadisceDachan.
Per sapere quali siano i veri umori al-
linterno della comunit islamica italiana,
per, bisogna allontanarsi da Roma: a Mi-
lano, dove la macchina propagandistica si
sta mettendo in moto per organizzare una
protesta venerd prossimo, dopo la pre-
ghiera. E a Torino, la citt delle otto mo-
schee, dove la paura delle espulsioni si
mescola alla volont di discutere degli os-
servanti sul come manifestare la propria
ira. Tutti sono convinti che si debba reagi-
re. E non sempre in modo pacifico. Infatti
sul sito web dei giovani musulmani ai mes-
saggi (in italiano) di sdegno, si aggiunto
anche un inno di guerra (in arabo): Mio
Dio, chiunque infanga il nome dellInviato
degno di essere eliminato da questo uni-
verso, ha scritto Benhedi. Mio Dio man-
da loro un secondo tsunami, colpisci a lun-
go perch non ne rimanga (vivo) pi nessu-
no e mostraci i miracoli della T ua poten-
za. Uninvocazione subito rigettata dai ge-
stori del sito, ma che rappresenta un se-
gnale da non sottovalutare.
Cristina Giudici
Umma dItalia
Appelli alla calma, rabbia e un
inno di guerra. La comunit
musulmana discute sulle vignette
I DISEGNI DELLASSE DEL MALE
E il jihad del negazionismo a unire Teheran, Damasco, Beirut e Gaza
antisiriana libanese (le Forze del 14 mar-
zo) che lha denunciata con parole nette e
allarmate: quegli incidenti rappresentano
un inizio di colpo di stato da parte del regi-
me siriano che mira a trasformare il Libano
in un secondo Iraq. Un pericolo serio e im-
minente a tal punto che gli stessi partiti an-
tisiriani libanesi hanno chiesto limmedia-
to intervento del Consiglio di sicurezza del-
lOnu per sventare i progetti di Damasco. Il
fatto che soltanto in Siria e Libano, tra tutti
i paesi arabi, i manifestanti siano riusciti
nel loro intento di devastazione, assume
dunque una luce sempre pi sinistra, come
ha notato anche il ministro degli Esteri ita-
liano, Gianfranco Fini, che ha usato parole
durissime nei confronti del governo siriano.
E sempre pi evidente che lo scandalo
delle vignette usato in maniera strategi-
ca dal nuovo asse politico T eheran-Dama-
sco-Beirut-Gaza, che si costituito negli ul-
timi due mesi e che comprende anche il
mullah iracheno Moqtada al Sadr. Un asse
che si rapidamente definito a partire dal-
lesortazione del 25 ottobre scorso del pre-
sidente iraniano a distruggere Israele. Da
quel giorno, infatti, Ahmadinejad, in pieno
raccordo con layatollah Khamenei, ha defi-
nito una catena di alleanze su pi piani. Su
quello della propaganda ha dato spessore e
veleno allantisemitismo islamico, affian-
cando al tradizionale antisionismo di Kho-
meini una martellante campagna di nega-
zione della Shoah. Non soltanto Israele oc-
cuperebbe illegalmente una terra sacra al-
lislam, ma lo stesso Olocausto sarebbe una
menzogna degli ebrei. Su questa parola
dordine Ahmadinejad ha lanciato un vero
e proprio jihad negazionista. Ha stretto
un patto con Beshar al Assad, che ha incon-
trato a Damasco il 19 febbraio, su una poli-
tica comune sul Libano (tramite il partito
fratello Hezbollah), sul nucleare e sulla
Palestina. A Damasco Ahmadinejad ha in-
contrato anche il leader di Hamas, Meshaal
Khaled e gli ha garantito pieno appoggio.
Assad ha concordato in pieno con T eheran
sul nucleare e ha delineato un percorso co-
mune diretto contro il processo democrati-
co in Iraq: Il progetto iracheno sta fallendo
e mira a destabilizzare il sentimento nazio-
nale arabo. Il preciso intento destabilizza-
tore nei confronti di Baghdad stato perfe-
zionato con gli onori di stato che Assad ha
tributato il 6 febbraio a Damasco al ribelle
filoiranianoMoqtadaal Sadr. Definiti i cam-
pi di azione comune nei punti caldi della
crisi mediorientale, il nuovo asse del
jihad intende non soltanto omogeneizzare
le politiche dei governi e dei partiti, ma an-
che lanciare al mondo musulmano un suo
Manifesto che ha il suo punto di forza nel
negazionismo dellOlocausto, gi patrimo-
nio storico del Baath e di Hamas. Le minac-
ce contro Israele lanciate da Ahmadinejad
a ottobre non erano dunque casuali, ma
puntavano a marcare una nuova strategia
dattacco.
Carlo Panella
Roma. Layatollah Ali Khamenei, guida
della rivoluzione iraniana, ha compiuto ie-
ri una nuova escalation fanatica sul caso
delle vignette danesi su Maometto. Ha de-
nunciatomani diabolichecoinvolteinque-
sta diabolica questione, ha sostenuto che
una cospirazione dei sionisti per provoca-
re tensione tra musulmani e cristiani e ha
ribadito le sue tesi negazioniste sulla
Shoah. Khamenei ha anche espresso pieno
appoggio a Mahmoud Ahmadinejad circa la
risposta iraniana nei confronti dellOnu sul
nucleare. LIran mira a prendere la leader-
ship del movimento di protesta fondamen-
talista sul caso danese indirizzandolo su
un terreno di grande presa nel mondo isla-
mico. La denuncia del complotto ebraico
trova oggi larghissimo ascolto popolare nel-
lislam e getta una nuova luce sulla dinami-
ca degli incidenti di Damasco e di Beirut,
evidentemente provocati dal regime Baath.
La ragione di questa provocazione siriana
stata colta dalla coalizione parlamentare
Mezzi e target di un attacco allIran. Intanto Ahmadinejad va da Castro
tori: laforzadellIran, unpaesecheinfluisce
sui destini di Iraq, Afghanistan, Libano,
Emirati arabi; la vastit del territorio; le
conseguenzesui civili, vistocheuninterven-
to devastante e rapido prevede luso della
forza aerea, dei droni e dei missili; la capa-
cit della marina iraniana di bloccare gli
stretti di Hormur; gli eventuali attacchi dei
missili iraniani X-55 (da crociera) e Shahab
3, Shahab4 eShahab5 (damediaelungagit-
tata) capaci di raggiungere le forze america-
neinIraq, Afghanistan, Israeleei centri pe-
troliferi dellArabiaSaudita(soprattuttolin-
dispensabile complesso di Ras Tamura). Le
carte del Pentagono hanno individuato i siti
nucleari e le basi missilistiche iraniani. In
tutto una ventina di localit fra le quali
emergonoper importanzalabasedi Natanz,
in parte sotterranea e da distruggere con
bunker baster bombs (conpenetrazionefino
a 35 metri) o missili specifici, il supercentro
di Isfahan, Teheran e la base segreta sotter-
ranea di Lavizan, 100 metri sotto terra, qua-
si indistruttibile a meno di bombardarle
senza sosta per 10 giorni. Il blitz americano
in Iran dovrebbe durare, nella fase pi di-
struttiva, almenoduegiorni. Poi seguirebbe-
ro bombardamenti e operazioni mirate, di
lungo periodo. A Foggy Bottom quelli dellI-
raniandesksi chiedonoquantosiaprodutti-
va uniniziativa militare contro lIran. Molti
consiglieri di Condi Rice ritengono che lat-
taccosiacontroproducente, cherafforzereb-
be Ahmadinejad. Meglio quindi le trattative
e le operazioni psicologico-finanziarie a so-
stegno dellopposizione moderata. Una stra-
tegia che richiede tempi lunghi. Proprio
quando lIran corre verso latomica.
Linvito di Castro adAhmadinejad. Per elu-
dere la sorveglianza dellAgenzia atomica,
lIran ha chiesto aiuto a Cuba e Venezuela.
Questi due paesi, acerrimi nemici degli Sta-
ti Uniti, dovrebberopartecipareai program-
mi di ricercaesviluppodellabombanuclea-
re. I contatti preliminari con Cuba sono sta-
ti condotti il 3 novembre2005 allHavanadal
viceministro iraniano per gli Affari europei
ed americani, Saeed Jalili, che ha fatto la
stessa proposta al Venezuela. Non si sa, per
ora, la risposta, ma ieri Ahmadinejad ha ac-
cettatolinvitodi CastroaCuba. Lostessova-
le per Chvez. Nella sua visita a T eheran,
nel gennaio 2005, incoraggi le ricerche ato-
miche iraniane e il 2 novembre attacc le
preteseamericanedi bloccarle. Lambascia-
tore venezuelano allOnu ha spiegato che il
deferimentodellIranal Consigliodi sicurez-
za sarebbe un grave errore. Chvez e Castro
tengono nei loro uffici una copia del Corano
firmata da Ahmadinejad. E un segno di ri-
spetto per due amici preziosi.
Il ritorno di Perle. Richard Perle sta tor-
nando in auge. Lo si visto in azione al ver-
tice sulla sicurezza di Monaco fra ex segre-
tari di stato, ex ministri della Difesa, ex con-
siglieri per laSicurezzanazionale. Haparla-
to a lungo con Angela Merkel.
In aggiornamento continuo. I piani di con-
tingenza per annientare le basi di ricerca
atomica e missilistica dellIran sono da tem-
po nelle mani di George W. Bush. Ogni gior-
no sono aggiornati dallo speciale team che
opera al Pentagono. Humint, Sigint, Elint,
ovvero spionaggio umano delle comunica-
zioni ed elettronico sono stati attivati. Ogni
angolodellIranfotografatoogni giornodai
satelliti, le comunicazioni sono intercettate,
gli agenti iraniani e no sono sul campo. L I-
ran ha vaste frontiere con Afghanistan, Iraq
e Turchia. Linfiltrazione facile e quanto
mai necessaria. La Cia ha reclutato centi-
naia di agenti che parlano farsi. Il program-
ma iraniano per la bomba atomica sembra
disegnato apposta per la dottrina dellinter-
vento preventivo, ma lAmerica esita, per
ora, e si affida alla diplomazia. Pur pensan-
do, se fosse davvero necessario, a un inter-
vento. Lacauteladi Bushdovutaavari fat-
Boicotti tu, boicotto anchio. Aziende europee non si sentono pi danesi
paese. La Ferrero, con una mossa simile,
ha sottolineato che il popolare cioccolato
Kinder non ha nulla a che fare con Dani-
marca e Norvegia. Pi curiosa liniziativa
della Kuwait Danish Dairy Company, che,
pur mantenendo il nome, si separata dai
partner danesi negli anni Ottanta. La so-
ciet ha comprato uno spazio per dichia-
rarsi al cento per cento araba.
Come per le violenze, anche il boicot-
taggio economico partito prima dai pre-
dicatori per poi espandersi a governi e
parlamenti. Lo dimostrano le parole di
Yusuf al Qaradawi, telepredicatore di al
Jazeera: Non chiediamo di bruciare le
ambasciate, vogliamo che boicottino i pro-
dotti dei paesi rei di aver pubblicato le
vignette. Lo ha seguito il direttore della
moschea di al Aqsa a Gerusalemme. I pro-
dotti danesi sono spariti dagli scaffali me-
diorientali: lArla foods perde 1,5 milioni
di euro al giorno. La Novo Nordisk, azien-
da danese leader nel mercato dellinsuli-
na, ha denunciato che farmacie e ospeda-
li, soprattutto in Arabia Saudita, non vo-
gliono pi acquistare i suoi prodotti. Il mi-
nistro degli Esteri saudita, Saud al Faysal,
ha detto che liniziativa di boicottare i
prodotti commerciali danesi partita dal
popolo e non dal governo. L obiettivo
evitare la sospensione dallorganizzazione
mondiale del commercio (Wto), ma lo stes-
so ministro non ha escluso la possibilit
di una presa di posizione ufficiale della
Conferenza islamica per il blocco delle
merci danesi.
In Bahrain il Parlamento ha formato un
comitato per rafforzare il boicottaggio nel
mondo islamico. In Qatar la Camera di
commercio ha messo al bando i contatti
con delegazioni danesi o norvegesi. Negli
Emirati Arabi Uniti i supermercati Car-
refour hanno fatto sparire dagli scaffali i
prodotti danesi. Il ministro del Commercio
iraniano ha annunciato la sospensione de-
gli scambi commerciali con la Danimarca,
e lagenzia Fras, vicina al presidente Mah-
moud Ahmadinejad, ha minacciato il boi-
cottaggio della automobili italiane. In Iraq,
dove 530 soldati danesi garantiscono la si-
curezza a sud, il ministro dei Trasporti, Sa-
lam al Maliki, vicino al radicale sciita Mo-
qtada al Sadr, ha annullato i contratti fir-
mati con Copenaghen, soprattutto nel set-
tore marittimo. Il Parlamento giordano si
mobilitato chiedendo al governo di revoca-
re ogni accordo in vigore con Danimarca,
Norvegia e Nuova Zelanda. Il memoran-
dum parlamentare prevede il divieto al-
limportazione di beni. La Camera di com-
mercio egiziana boicotta le merci danesi e
le agenzie marittime che le trasportano. Il
ministro del Commercio e dellIndustria
del Cairo, Rashid Mohammed, appoggia la
ritorsione economica.
Peter Power, portavoce del commissario
europeo al Commercio, ha pi volte ripetu-
to che, se i governi appoggiano il boicottag-
gio, il loro paese rischia lespulsione dalla
Wto. I politici danesi strepitano, e accusa-
no lUnione europea di arrendevolezza.
Fausto Biloslavo
I
l boicottaggio delle merci danesi, in rea-
zione alla pubblicazione delle vignette
su Maometto, si fa sentire anche tra alcune
aziende europee, che fanno a gara per di-
mostrare la provenienza innocente dei
loro beni. La Nestl ha comprato uno spa-
zio pubblicitario su un quotidiano arabo
per spiegare che i suoi prodotti di latte in
polvere Nido e Klim non sono prepara-
ti in Danimarca n importati da questo
Khaled Meshaal, uno dei leader pi impor tanti di Hamas con base a Damasco (foto Youssef Badawi/Ansa)
COMPRARE DANESE
FOGGY BOTTOM
(segue dalla prima pagina) (segue dalla prima pagina)
Milano. Il Nordest in piena metamorfosi
mantiene intatta la sua competivit. Medio-
bancahacalcolatochenel 2004 il fatturatoe
lexport delle medie imprese sono cresciuti
rispettivamentedel 5 edel 5,8 per cento. Nel
2005 le esportazioni hanno registrato un ul-
teriore incremento del 5,5. La concorrenza
internazionale e i nuovi equilibri imposti
dallaglobalizzazionenonhannoquindi cor-
rosounadelleradici piprofondedel Made
inItaly. Lultimaindaginecondottadalluffi-
ciostudi di MediobancainsiemeaUnionca-
merenehaevidenziatoil dinamismo. Frail
1996 eil 2002 i ricavi sonoaumentati del 41,7
per cento (+50 le esportazioni); i dipendenti
del 18,4 per cento; il valoreaggiuntodel 35,7
eil risultatocorrentedel 32,6.
DiceMassimoCalearo, proprietariodi una
aziendada200 addetti e33 milioni di eurodi
fatturatoannuo, presidentedi Federmecca-
nica: Il treno della competizione globale
corresemprepiveloce. Per rimanervi ser-
vono robustezza, propensione al cambia-
mentoeflessibilit. Erapiditdi riflessi: se
non la possiedono, oggi gli organismi azien-
dali muoiono. Di fronteai cambiamenti dei
mercati spiega Daniele Marini, direttore
dellaFondazioneNordest lenostremedie
impresestannosfoderandolavelocitdi rea-
zione necessaria per svilupparsi. Altro che
retoricadel declino. Inquesteregioni siamo
nel pienodi unatrasformazioneche, al cen-
tro, vedelamediaimpresa. Unatesi condi-
visa da Andrea Colli, docente di Storia eco-
nomica allUniversit Bocconi e autore del
saggioIl quartocapitalismo (Marsilio), de-
dicato alla media impresa: Dopo let del
grandecapitalismopubblicoeprivato, lepic-
cole aziende hanno dato vita allepopea dei
distretti. Adesso, il player principalelame-
diaimpresachepucontaresualcuni punti
di forza: una specializzazione produttiva di
nicchia ma di profilo internazionale e un
prodotto realizzato in tutte le possibili va-
rianti chevengonorichiestedal cliente. Pro-
prioinquestultimafasesi formalamaggio-
requotadi valoreaggiunto.
Questi risultati nonsorprendonoGiovanni
Gaio, gipresidentedellaMarzotto, numero
unodi AlcedoSgr. Negli ultimi dieci anni
dice il Nordest ha cambiato mentalit: in
molteaziendesi verificatoil passaggioge-
nerazionale, manager estranei allefamiglie
fondatrici hanno assunto responsabilit de-
cisive, gradualmentesi sonoattivati proces-
si di fusionefraPmi. I criteri di gestioneso-
no diventati pi chiari ed efficienti. Ma il
cuore del capitalismo del Nordest ancora
famigliare. Questa struttura proprietaria
assicuraColli garantiscevelocitdi reazio-
nedinnanzi astimoli del mercatonuovi eim-
provvisi chelegrandi aziendecaratterizzate
dalla distinzione fra azionista e manage-
ment, spesso non hanno. Aggiunge Marini:
Il paradigmadellagrandeimpresanonde-
vediventareunattodi fede: selemedieim-
prese famigliari funzionano, come dimostra
oggi il Nordest, perchcercarealtro?.
Nontutto, per, vabene. Il tastodolente
lassenza di una politica industriale finaliz-
zataallamediaazienda, chesi trovaschiac-
ciatafragli artigiani, unamoltitudinedi im-
prenditori-elettori ingradodi esercitarefor-
ti pressioni sul cetopolitico, elagrandeim-
presa, tradizionale destinataria delle atten-
zioni del legislatore. Noi medie imprese
testimoniaCalearo ci siamofattedasolee
siamocresciutedasole. Adesso, per, il pae-
se deve supportarci. Non chiediamo molto:
burocrazia meno asfissiante, strade e ferro-
vie moderne e migliore promozione del no-
stro sistema produttivo. Sul versante del
marketing strategicogli altri competitor con-
centranolerisorse, mentrelItaliadisperde
i fondi inmillerivoli: alleiniziativestatali si
affiancanoquelledegli enti locali edel mon-
docamerale. Incontrotendenzail viaggioin
Cina, nel dicembredel 2004, di CarloAzeglio
Ciampi accompagnato dai vertici di Confin-
dustria. Per laprimavolta commentalim-
prenditore veneto il capo dello stato si
mossoper promuovereleimpreseitalianesu
quel mercato. Gli effetti sonorisultati positi-
vi. Inconcomitanza, erainprogrammauna
visitadi GerhardSchrder. Nei suoi anni da
cancelliere, sar stato sei volte a Pechino a
sostenere gli interessi delle aziende tede-
sche, rifletteCalearo.
Paolo Bricco
Siena. Quattro mesi decisivi per il futuro
del Monte dei Paschi, della citt e dei (tesi)
rapporti fra i Ds locali e la segreteria na-
zionale del partito. Sono quattro i momenti
fondamentali del match: cambio di rettore
alluniversit (8 marzo), elezioni politiche (9
aprile), rinnovo del consiglio Mps (fine apri-
le), elezione del nuovo sindaco (primi di
maggio). In questo momento lattenzione di
Mps concentrata sul nuovo piano indu-
striale, da approvare prima della nomina
del nuovo consiglio. La riorganizzazione in-
terna dovrebbe far nascere tre nuove aree,
retail, corporate e private, che renderebbe-
ro la banca strutturalmente pi simile ai
suoi concorrenti. Il riassetto, notano alcuni
osservatori del Monte, faciliterebbe la na-
scita di alleanze industriali. Nel frattempo,
stata ceduta a J.P . Morgan Securities e
Goldman Sachs lintera quota Mps del con-
vertendo Fiat (2,7 per cento). Inoltre Mps,
con buona pace degli ultr diessini romani,
ha definitivamente chiuso il capitolo Bnl,
uscendo dal capitale del gruppo romano a
favore di Deutsche Bank. Ma che cosa sar
della pi locale delle quattro banche na-
zionali (con Mps, Capitalia SanPaolo-Imi e
Intesa), che rischiano di diventare prede
sul mercato dei capitali internazionale, di-
pender molto da come si organizzer il po-
tere politico locale, di cui segue una picco-
la incompleta mappa, che si svolge princi-
palmente intorno al partito dei Democrati-
ci di sinistra.
Unveltronista esterno
Fino al 2001 nella citt del Palio erano
tutti (apparentemente, dicono i maligni)
picciniani. Tutti vicini a quel Pierluigi Pic-
cini, storico antifazista e fedele al veltroni-
smo che, durante i suoi due mandati da sin-
daco, era soprannominato monarca illumi-
nato. Ora, quando gli va bene, per i suoi ex
compagni politici, i Ds, il figlio degene-
re. Dal 2004, infatti, non pi iscritto alla
Quercia, che lha espulso perch incompa-
tibile col partito, dopo averlo, oltretutto,
accusato di essere un tremontiano. Ma lui,
pur non disdegnando chi teorizza uno sta-
to agile e moderno, ha sempre respinto
questo tipo di accuse. Nato a Roma, vissuto
a Piancastagnaio sullAmiata (terra natia di
Anna Maria Serafini, moglie di Piero Fassi-
no), esiliato a Parigi da cinque anni, dov
direttoregeneraleaggiuntodi MontePaschi
Banque, figura emblematica dello scontro
politico-finanziario fra Ds romani e senesi.
Nel 2001 fu a un passo dalla nomina alla
presidenza della Fondazione Mps, che de-
tiene il 49 per cento del Monte. Due giorni
prima dellufficializzazione, data per certa
da tutti, il ministro del Tesoro allora in ca-
rica, Vincenzo Visco (Ds), lo silur, varando
una norma ad personam che impedi-
sce di presiedere una Fondazione a chi ri-
copre (o ha ricoperto nellultimo anno, era
per lappunto il caso di Piccini) incarichi
amministrativi. Ha pagato per le sue tesi
troppo lontane dagli interessi dei Ds roma-
ni una delle versioni che circolano ,
stato punito perch ha denunciato il rischio
della perdita di autonomia del Monte e,
contestualmente, la sua consegna nelle ma-
ni della Quercia nazionale.
Dopo essere stato amministratore di Sie-
na per oltre ventanni, comprendenti il pe-
riodo da primo cittadino, vestir il ruolo di
outsider venuto dal passato nella gara elet-
torale amministrativa di fine aprile, lottan-
do contro lattuale sindaco di Siena, il luigi-
berlingueriano Maurizio Cenni e il candida-
to della Cdl, ancora da designare. Tutti da-
vano per certo il nome di Marco Baglioni,
maDenis Verdini, coordinatoreregionaledi
Forza Italia, dice al Foglio che ancora non
stato scelto nessun concorrente per il cen-
trodestra: Siamo lontani anni luce da deci-
sioni riguardanti le candidature su Siena.
Il tentennamentosarebbeinrealtunastra-
tegia elettorale: c chi racconta infatti che
sia in atto un gioco di squadra fra Ds e
Forza Italia, per tentare di screditare Picci-
ni. Nominare ufficialmente Baglioni signifi-
cherebbe bruciarsi lopportunit di sostene-
re, come sta accadendo, che Piccini il ve-
ro candidato di Berlusconi a Siena. Con la
sua lista civica, che fa capo al movimento
della Mongolfiera (che da quando c lui
passato da 80 a 1000 iscritti), mira infatti a to-
gliere voti proprio al centrosinistra; a Siena
dicono che fra i delusi raccoglier numerosi
consensi. I Ds, concui nonha mantenuto al-
cunrapporto, nonlo sopportano e lo accusa-
no di intendersela conVerdini e di essere il
cavallo di Troia di Berlusconi a Siena: Pier-
luigi Piccini corresponsabile e coautore di
unaggressione politica senza precedenti al
prestigio e agli interessi della citt che lha
visto sindaco, della Fondazione e della ban-
ca (onorevoleMarcoFilippeschi, segretario
dei Ds toscani). Per laQuerciatoscana, Pic-
cini il verocandidatosindacodi Berlusconi
per Siena, per la scalata al Monte dei Pa-
schi. Laspetto divertente che, nello stes-
so giorno in cui Piccini veniva definito ca-
vallo di Troia di Berlusconi, la stessa cosa
faceva il centrodestra toscano, chiamandolo
cavallo di Troia della sinistra. C da ag-
giungere che allinterno della Quercia sene-
se circola questo ragionamento: Piccini pia-
cerebbedavveroaVerdini, il problemache
non piace ai forzisti locali, perch molto vi-
cini ai Ds cos raccontanoaSiena per in-
teressi di nomine. Ci sarebbe una spaccatu-
ra, insostanza, fra gli italo forzuti regionali e
quelli locali. Piccini, intanto, dal suo sito si
diverte a bacchettare il suo ex partito, e an-
cheForzaItalia, esi godeledifficoltdei po-
st comunisti, locali e nazionali. Ai dirigenti
Ds senesi da un maestro troppo spesso di-
menticato, scrive. Il maestro Enrico Ber-
linguer, che nellormai nauseante perch
ripetuta ossessivamente intervista sulla
questione morale, diceva che i partiti non
fanno pipolitica. I partiti hanno degenera-
to e questa lorigine dei malanni dItalia.
Per il futuro del Monte, la Mongolfiera
proporrebbeunalleanzaconunabancastra-
niera di pari dimensioni, ben radicata nel-
lest europeo.
I dalemiani
Fanno capo a Stefano Bellaveglia, vice-
presidentevicariodi Mps evicepresidentedi
Hopa, umbro di nascita, ma rinato a Siena.
Negli anni Novanta, da posizione minorita-
ria, critic Pierluigi Piccini, accusandolo di
eccessivo protagonismo politico. E fedele a
Massimo DAlema ed vicino a Claudio Ve-
lardi e Nicola La Torre. A Siena si dice che
Giuseppe Mussari, presidente della Fonda-
zione Mps, e il sindaco Cenni avrebbero gi
promesso il posto ora occupato da Bellave-
glia a Fabio Borghi, membro del cda di Mps,
intimo amico del primo cittadino senese e
marito di Daniela Bindi, assessore alle atti-
vit economiche della citt del Palio.
Il cda di Hopa holding di partecipazioni
aziendali che riunisce, fra laltro, gli azioni-
sti pi importanti della galassia bresciana e
che ha il 2,4 per cento di Mps lha nomina-
to suo rappresentante nel consiglio dammi-
nistrazione di Olimpia una delle societ
della catena di controllo di Telecom in so-
stituzione del dimissionario Emilio Gnutti.
E membro della direzione comunale e di
quella provinciale dei Ds. Si fatto le ossa
come direttore generale della Cna, la confe-
derazione dellartigianato di Siena, riuscen-
do a trasformarla nella pi importante asso-
ciazione di categoria di tutta la provincia.
Sussurrano che nel suo carniere manche-
rebbe una presidenza, quella di Hopa ap-
punto. E a proposito del rapporto fra il Mon-
te e Hopa, Bellaveglia ha mostrato interesse
versolafinanziaria: Siamointeressati come
tutti ha detto recentemente anche perch
lepartecipazioni spessosonointrecciate. C
unbel portafoglio dentro al pacchetto Hopa,
da consolidare, e la societ Hopa a oggi as-
solutamente in attivo. Non c un motivo per
ritenere che non si debba consolidare. Per
quanto riguarda la presenza di Hopa nel ca-
pitale di Mps, per il vicepresidente senese
un discorso da affrontare nei tempi e nei
modi opportuni: evidente che Hopa era un
socio importante di Mps. Il 30 aprile scado-
no le cariche sociali di Hopa, e in quelloc-
casione i soci forti faranno le loro analisi,
compresa quella della partecipazione in
Mps. Allaccusa, basata su intercettazioni
telefoniche, di essersi lamentato per la de-
cisione di Mps di restare fuori dallaffaire
Bnl, ha replicato di non conoscere Stefano
Ricucci e di essere stato invece artefice del-
luscita dalloperazione di Unipol. Se potes-
se (ma ha troppi problemi con Hopa in que-
sto momento, dicono), per lo sviluppo di Mps
penserebbe ad una strategia con Banca po-
polare italiana, che va sistemata anchessa
in un modo o nellaltro.
ConFassino
Innanzitutto, Fabio Ceccherini. Fassinia-
no contendenze bersaniane, presidente del-
la provincia senese al secondo mandato, s
opposto (dopo, sussurrano i malpensanti)
alla scalata alla Bnl. Dicono che punti alla
presidenza della Fondazione Mps. Ha mo-
strato pi di un dubbio su quello che viene
definito il famigerato emendamento Eufe-
mi (da Maurizio Eufemi, Udc, che lha pre-
sentato), che prevede il tetto del 30 per cen-
to al diritto di voto delle fondazioni conpar-
tecipazioni nelle banche e che segna la fine
del dominio diretto del partito sul Monte.
Nei giorni caldi hadetto: Sonocuriosodi sa-
pere se tra le varie intercettazioni telefoni-
checanchequelladi chi suggerisceaqual-
cuno di fare il cosiddetto emendamento Eu-
femi. Non so se ci saranno, ma sono abba-
stanza convinto che qualche telefonata in
questo senso c stata: non so se stata in-
tercettata. Dicono che lemendamento sia
stata una punizione a danno soprattutto del-
la Fondazione Mps, con lastensione dei da-
lemiani inParlamento al momento del voto.
E alleato di Franco Ceccuzzi, segretario dei
Ds senesi e fassiniano come lui. Aveva delle
buone coperture a livello politico nazionale.
Ma ora pare sia rimasto al freddo. E fra
quelli che ritengono che Forza Italia voglia
mettere le mani suSiena e sul Monte. Il cal-
colo semplice, sostengono i malpensanti,
basta dare unocchiata a uncerto conte, con-
sigliere del cda Mps, amico di T ony Blair e
compagno daffari inToscana di Verdini (Gi-
rolamo Guicciardini Strozzi) che stato no-
minato membro del comitato esecutivo di
Mps al posto di Emilio Gnutti dopo la sua
uscita di scena.
Un altro fassiniano (ma con tendenze da-
lemiane) Maurizio Cenni, sindaco di Siena
e ricandidato dal centrosinistra per le ele-
zioni di aprile. Proviene dalla Cgil bancaria
ed dipendente del Monte. La foto dove sor-
ride e stringe la mano a Prodi ha fatto sghi-
gnazzare pi dun senese. Motivo: Prodi s
sempre visto poco a Siena. Per scarsa simpa-
tia verso i Ds locali, dicono. Chi non ama
Cenni dice che abbia gi promesso la poltro-
na di assessore e quella di membro del cda
Mps a una ventina di persone (se potesse, ag-
giungono, prometterebbe pure quella di sin-
daco). Tra questi fortunati ci sarebbe il figlio
del suo sponsor (che il diessino ex rettore
di Siena edex ministro della Pubblica istru-
zioneLuigi Berlinguer) AldoBerlinguer, gio-
vanissimo professore straordinario di diritto
privato comparato. Per il futuro di Mps, Cen-
ni si auspicherebbe la creazione di una
banca regionale.
Le mosche cocchiere
La definizione bersaniana. Il capo lui,
Franco Bassanini, originario di Milano ma
eletto senatore della Quercia a Siena. Pie-
trangelo Buttafuoco una volta (allepoca era
ministro della Funzione Pubblica), lo defin
un anticraxista secondario. Ex socialista di
sinistra, famoso per essere consapevole di
avere una faccia da schiaffi. E amico di
Luigi Abete, presidente di Bnl, e degli spa-
gnoli del Banco di Bilbao (Bbva), concorren-
ti di Unipol nelloperazione su Bnl. Qualcu-
no sostiene (e qualcun altro si augura) che
alle elezioni del 9 aprile cambier seggio,
citt e regione. In citt lo descrivono come il
difensore a oltranza della senesit del
Monte, luomo che a Roma si fatto porta-
voce del dissenso antiromano dei Ds locali:
nessuna alleanza con Unipol, nessuna ope-
razionesuBnl. Diconochegraziealui eal-
la sua buona amicizia con Francesco Rutel-
li se i Ds senesi si sono margheritizzati (sua
moglie, Linda Lanzillotta, uno dei leader
margheritini). Si dice che vedrebbe con fa-
vore unoperazione di aggregazione tra Mps
e Banca Intesa.
Il pupillo di Bassanini a Siena Mussari.
Giovane avvocato originario della Calabria,
luomo che ha scalzato lex sindaco di Sie-
na dalla poltrona della Fondazione e che la
presiede dal 2001. Mussari, spiccato accento
calabrese cosa che a Siena si fa subito no-
tare ama i cavalli e la bella vita. Dicono ab-
bia un brutto carattere, racchiuso in un fa-
scino da attore. E stato lui a volere lingres-
so dei soci privati (cio Emilio Gnutti, Fran-
cesco Gaetano Caltagirone e UnicoopFiren-
ze di Turiddo Campaini) fra gli azionisti di
Mps. E nemico di Luigi Berlinguer , sponsor
di Cenni, eduomodi simpatiemiste: ami-
co di Giuliano Amato, di Luigi Abete, Ferdi-
nando Adornato (Forza Italia), Luca Volont
(Udc), Alberto Brandani, subcommissario
dellAnas, e del superfazista Luigi Grillo
(Forza Italia). E in buoni rapporti con Cl e
Margherita. Auspicacheil centrosinistrafac-
cia delle fondazioni una bandiera di lotta
culturale e politica, perch, come ha spiega-
to, va detto in maniera chiara che in un si-
stema di mercato coerente, soggetti no profit
privati che abbiano ingenti patrimoni, che
utilizzano risorse che gli derivano da questi
patrimoni per interventi di utilit sociale di
sviluppo economico sono utili, anzi necessa-
ri. Anche Mussari raccontano come il
suo mentore, vorrebbe fare loperazione con
Banca Intesa.
Altri margheritici (nonprotagonisti)
Bassanini non lunico adaver margheri-
tizzato la Quercia senese. Alberto Monaci,
gi deputato della Dc dall87 al 92, ora pre-
sidente della Margherita in Regione, e Ga-
briello Mancini, vicepresidente della Fon-
dazioneMps inquotaDl, vengonoconsidera-
ti la quinta colonna dei Ds senesi. I quali
Ds, tramite gli stessi Monaci e Mancini, sono
in contatto con Franco Marini, europarla-
mentare della Margherita. Ma perlopi, di-
cono a Siena, Monaci e Mancini stanno con
loro stessi (e con Marini, certo) contro lex
ministro della salute Rosy Bindi (cui tra lal-
tro hanno ridotto il peso politico). Si rac-
conta che i due stiano spingendo Mussari a
fare loperazione Intesa. Per Monaci la Mar-
gheritaunfattodi famiglia: suamoglie, An-
na Gioia, calabrese trapiantata a Siena,
consigliere comunale della Margherita. Il fi-
glio di lei Alessandro Pinciani, segretario
comunale dei Dl.
Luomo che stato sul filo
Pier Luigi Fabrizi. Presidente di Mps e vi-
cepresidente di Bnl uscente. Ex Dc del ramo
popolare, pi spostato a sinistra dunque, a
Siena c chi lo considera un po un equili-
brista, uno che, appena ha capito come an-
davano le cose e cio che sarebbero stati i
Ds senesi e non quelli romani a vincere la
partita su Bnl si subito adeguato: niente
affari, conUnipol, suBnl. Dicono che a di-
spettodei luoghi comuni sul collateralismo
in realt sia stato il primo presidente del
Monte a frequentare le feste dellUnit. La
cosa ha destato stupore perfino dentro la
Quercia. Paresiainuscitadallabanca(ame-
no di unaccordo inextremis conMussari) e
dunque non sembra essere molto interessa-
to a futuri sviluppi di Mps.
David Allegranti
I
l rilancio del Mezzogiorno fa parte del
pi classico catalogo di promesse delle
forzepolitiche, enonacasoseneparlapun-
tualmente in campagna elettorale. Difficile
fugare i sospetti di voto di scambio, il fami-
gliarebarattodi preferenzeconspiccioli di
sottogoverno. Per evitarelesolite, ecomode,
banalizzazioni, al dibattitopoliticoservireb-
beuncolpodi coda, comequellocheNicola
Rossi, economistaedeputatodiesse, offreal
lettore con Mediterraneo del Nord. Unal-
traideadel Mezzogiorno (Laterza, pp.155, ?
10), saggio originale ed analitico che piace-
volementespezzail giocodellepromessein-
crociateal rialzodellaspesa.
La diagnosi di questo pamphlet costrut-
tivo semplice: le politiche regionali non
hanno generato occupazione e sviluppo
semmai, hanno dato luogo a un utilizzo al-
tamente inefficiente delle risorse. Per es-
serefranchi, aduninutilespreco. Per Ros-
si, la debole crescita meridionale degli ul-
timi anni appare come una crescita sospin-
ta da una spesa pubblica di bassa qualit
che non riesce a tradursi in fattore struttu-
rale di crescita e in potenziale di sviluppo.
Una crescita addirittura inferiore a quella
che la nuova programmazione stimava co-
me probabile in assenza di un migliora-
mento della qualit degli interventi pub-
blici. Questo, per intenderci, a fronte di
uno stanziamento di 55 miliardi di euro dal
1998 (per la nuova programmazione), pa-
ri a tre volte lo stanziamento previsto nel
1950 al varo della Cassa del Mezzogiorno,
per i primi sette anni di attivit. Segnata-
mente, poco meno del 40 per cento di
quanto speso dalla Cassa per il Mezzogior-
no prima e dallAgenzia per la promozione
dello sviluppo del Mezzogiorno dopo, nei
quasi quarantanni di vita dellintervento
straordinario. Il volume di spesa pubblica
in conto capitale riversatasi sul Sud fra il
1998 e il 2003 conta come il 40 per cento
del costo del programma di grandi opere
approvato dal Cipe nel dicembre 2001.
E la prognosi? Il Mezzogiorno, per Rossi,
anche il luogo in cui vediamo esaltati i
limiti strutturali del sistema produttivo ita-
liano. E l che pi si soffre, non solo per
lassenza di una cultura della legalit che
prima che galateo pubblico garanzia del
libero gioco sociale, ma anche perch
mercato e concorrenza sono nientaltro
che parole. Il Mezzogiorno, per Rossi, non
si pu abolire, nemmeno immaginando
che una nuova stagione di riforme possa va-
lere ad amalgamarlo al resto del paese. Pi
che altro si dovrebbe capovolgerne lidea,
mettere a testa in gi istituzioni ed usi: a
partire dal recupero di un primato del pri-
vato sul pubblico. Snellendo e unificando
gli strumenti incentivanti, anzich molti-
plicarli, e assoggettando spesa e incentivi a
logiche di ferreo controllo, anzich farli ca-
dere a pioggia. Rilanciando la logistica me-
ridionale con interventi pensati e risoluti-
vi, ma soprattutto costruendo la cornice per
una migliore selezione delllite locale ed
aderendo alla logica di mercato, per cui
il sistema creditizio, non la burocrazia, a
selezionare gli investimenti.
Quello che pensava Miglio
In un intenso dialogo con Augusto Bar-
bera, Gianfranco Miglio sottolineava come
la sorprendente capacit di rastrellare vo-
ti della Lega al Nord facesse perno su una
teoria della giustizia, secondo la quale le
regioni meridionali vivono in condizioni di
immoralit. Il Mediterraneo del Nord di
Nicola Rossi suggella oggi una stagione di
studi che hanno pazientemente rivelato la
disarmante inefficienza di quella immo-
ralit. La redistribuzione territoriale si
dimostrata uno strumento tanto politica-
mente appetibile quanto sterile sul piano
dei risultati. Il problema che le auto-rifor-
me non appartengono alla storia e allabi-
tudine della politica. Esauritasi, oggi, quel-
la questione settentrionale che comun-
que metteva il problema della spesa pub-
blica nel Sud al primo posto dellagenda,
difficile immaginare unevoluzione del di-
battito sul Mezzogiorno in senso diverso da
quello solito, ovvero lammuina e poi il cir-
cospetto rifugiarsi nel vecchio, solito, rassi-
curante andazzo.
Alberto Mingardi & Carlo Stagnaro
Gli uomini che combattono per il destino e il potere di Mps
ANNO XI NUMERO 33 - PAG II IL FOGLIO QUOTIDIANO MERCOLED 8 FEBBRAIO 2006
Nordest competitivo
Lufficio studi di Mediobanca
rovescia la retorica del declino
La media impresa tira ancora
Mezzogiorno morale
Il saggio di Nicola Rossi
commentato dagli ultraliberisti
dellIstituto Bruno Leoni
IL FOGLIO 48 ORE
Piccini stato sindaco per
ventanni, fu fatto fuori da Visco
nella corsa alla fondazione, adesso
fa una lista civica, la Mongolfiera
Un melting pot locale:
Bellaveglia umbro, Piccini
nato a Roma, Bassanini a
Milano, Mussari calabrese
Il futuro di Mps: laggregazione
con una piccola europea o una
grande italiana (Intesa?), oppure
lincubo di diventare preda
QUATTRO MESI DECISIVI PER SIENA: CAMBIO DI RETTORE E SINDACO, ELEZIONI POLITICHE, RINNOVO DEL CONSIGLIO DELLA BANCA