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DISCORSO DEL PAPA SUL LUOGO DEL BATTESIMO DI GES AL GIORDANO

"La prima pietra di una chiesa simbolo di Cristo"

AMMAN, domenica, 10 maggio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato questa domenica pomeriggio a Betania oltre il Giordano, nella zona in cui predic Giovanni il Battista e che fu testimone della vita pubblica di Ges, dopo aver benedetto le prime pietre di due chiese cattoliche, una latina e l'altra greco-melchita. *** Altezze Reali, Cari Fratelli Vescovi, Cari Amici, con grande gioia spirituale che vengo a benedire le prime pietre delle due Chiese Cattoliche che saranno costruite al di l del fiume Giordano, un posto segnato da molti avvenimenti memorabili nella storia biblica. Il profeta Elia, il Tisbita, proveniva da questa area non lontano dal nord di Galaad. Qui vicino, di fronte a Gerico, le acque del Giordano si aprirono davanti ad Elia che fu portato via dal Signore in un carro di fuoco (cfr 2 Re 2,9-12). Qui lo Spirito del Signore chiam Giovanni, figlio di Zaccaria, a predicare la conversione dei cuori. Giovanni l'Evangelista pose in questa area anche l'incontro tra il Battista e Ges, che in occasione del battesimo venne "unto" dallo Spirito di Dio disceso come colomba, e fu proclamato amato Figlio del Padre (cfr Gv 1,28; Mc 1,9-11). Sono onorato per essere stato ricevuto in questo importante sito dalle Loro Maest Re Abdallah II e la Regina Rania. Esprimo nuovamente la mia sincera gratitudine per la calda ospitalit che mi hanno dimostrato durante la mia visita nel Regno Hashemita di Giordania. Saluto con gioia Sua Beatitudine Gregorio III Laham, Patriarca di Antiochia per la Chiesa GrecoMelchita. Saluto con affetto anche Sua Beatitudine l'Arcivescovo Fouad Twal, Patriarca Latino di Gerusalemme. Estendo con calore i miei migliori saluti a Sua Beatitudine Michel Sabbah, ai Vescovi Ausiliari presenti, particolarmente all'Arcivescovo Joseph Jules Zerey e al Molto Reverendo Salim Sayegh, che ringrazio per le sue gentili parole di benvenuto. Sono lieto di salutare tutti i Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici che ci accompagnano oggi. Rallegriamoci nel riconoscere che i due edifici, uno Latino, l'altro Greco-Melchita, serviranno ad edificare, ognuno secondo le tradizioni della propria comunit, l'unica famiglia di Dio. La prima pietra di una chiesa simbolo di Cristo. La Chiesa poggia su Cristo, sostenuta da Lui e non pu essere da Lui separata. Egli l'unico fondamento di ogni comunit cristiana, la pietra viva, rigettata dai costruttori ma preziosa agli occhi di Dio e da Lui scelta come pietra angolare (cfr 1 Pt 2,4-5.7). Con Lui anche noi siamo pietre vive costruite come edificio spirituale, luogo di

dimora per Dio (cfr Ef 2,20-22; 1 Pt 2,5). Sant'Agostino amava riferirsi al mistero della Chiesa come al Christus totus, il Cristo intero, il pieno e completo Corpo di Cristo, Capo e membra. Questa la realt della Chiesa; essa Cristo e noi, Cristo con noi. Egli con noi come la vite con i suoi tralci (cfr Gv 15,1-8). La Chiesa in Cristo una comunit di vita nuova, una dinamica realt di grazia che promana da Lui. Attraverso la Chiesa Cristo purifica i nostri cuori, illumina le nostre menti, ci unisce con il Padre e, nell'unico Spirito, ci conduce ad un quotidiano esercizio di amore cristiano. Confessiamo questa gioiosa realt come l'Una, Santa, Cattolica e Apostolica Chiesa. Entriamo nella Chiesa mediante il Battesimo. La memoria del battesimo stesso di Cristo vivamente presente davanti a noi in questo luogo. Ges si mise in fila con i peccatori ed accett il battesimo di penitenza di Giovanni come un segno profetico della sua stessa passione, morte e resurrezione per il perdono dei peccati. Nel corso dei secoli, molti pellegrini sono venuti al Giordano per cercare la purificazione, rinnovare la loro fede e stare pi vicini al Signore. Cos fece la pellegrina Egeria che ha lasciato uno scritto sulla sua visita alla fine del quarto secolo. Il Sacramento del Battesimo, che trae il suo potere dalla morte e resurrezione di Cristo, sar particolarmente tenuto in considerazione dalle comunit cristiane che si raccoglieranno nelle nuove chiese. Possa il Giordano ricordarvi sempre che siete stati lavati nelle acque del Battesimo e siete divenuti membri della famiglia di Ges. Le vostre vite, in obbedienza alla sua parola, sono trasformate nella sua immagine e somiglianza. Sforzandovi di essere fedeli al vostro impegno battesimale di conversione, testimonianza e missione, sappiate che siete fortificati dal dono dello Spirito Santo. Cari Fratelli e Sorelle, possa la contemplazione di questi misteri arricchirvi di gioia spirituale e coraggio morale. Con l'Apostolo Paolo, vi esorto a crescere nella intera serie di nobili atteggiamenti che vanno sotto il nome benedetto di agape, amore Cristiano ( cfr 1 Cor 13,1-13). Promuovete il dialogo e la comprensione nella societ civile, specialmente quando rivendicate i vostri legittimi diritti. In Medio Oriente, segnato da tragica sofferenza, da anni di violenza e di questioni irrisolte, i Cristiani sono chiamati a offrire il loro contributo, ispirato dall'esempio di Ges, di riconciliazione e pace con il perdono e la generosit. Continuate ad essere grati a coloro che vi guidano e vi servono fedelmente come ministri di Cristo. Fate bene ad accettare la loro guida nella fede sapendo che nel ricevere l'insegnamento apostolico che essi trasmettono, accogliete Cristo e accogliete l'Unico che l'ha inviato ( cfr Mt 10,40). Miei cari Fratelli e Sorelle, procediamo ora a benedire queste due pietre, l'inizio di due nuovi edifici sacri. Voglia il Signore sostenere, rafforzare ed incrementare le comunit che in essi eserciteranno il loro culto. E benedica tutti voi con il suo dono di pace. Amen!

DISCORSO DEL PAPA AL "NOTRE DAME OF JERUSALEM CENTER"

GERUSALEMME, luned, 11 maggio (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo luned da Benedetto XVI nellAuditorium del "Notre Dame of Jerusalem Center", dove si incontrato con i rappresentanti di alcune Organizzazioni per il dialogo interreligioso.

*** Cari Fratelli Vescovi, Distinti Capi Religiosi, Cari Amici, motivo di grande gioia per me incontrarvi questa sera. Desidero ringraziare Sua Beatitudine il Patriarca Fouad Twal per le sue gentili parole di benvenuto espresse a nome di tutti i presenti. Ricambio i calorosi sentimenti espressi e cordialmente saluto tutti voi e i membri dei gruppi ed organizzazioni che rappresentate. " Il Signore disse ad Abramo, Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicher... Allora Abramo part...e prese la moglie Sarh" con s (Gn 12,1-5). Lirruzione della chiamata di Dio, che segna gli inizi della storia delle tradizioni della nostra fede, venne udita nel mezzo dellordinaria esistenza quotidiana delluomo. E la storia che ne consegu fu plasmata, non nellisolamento, ma attraverso lincontro con la cultura Egiziana, Hittita, Sumera, Babilonese, Persiana e Greca. La fede sempre vissuta in una cultura. La storia della religione ci mostra che una comunit di credenti procede per gradi di fedelt piena a Dio, prendendo dalla cultura che incontra e plasmandola. Questa stessa dinamica si riscontra in singoli credenti delle tre grandi tradizioni monoteistiche: in sintonia con la voce di Dio, come Abramo, rispondiamo alla sua chiamata e partiamo cercando il compimento delle sue promesse, sforzandoci di obbedire alla sua volont, tracciando un percorso nella nostra particolare cultura. Oggi, circa quattro mila anni dopo Abramo, lincontro di religioni con la cultura si realizza non semplicemente su un piano geografico. Certi aspetti della globalizzazione ed in particolare il mondo dellinternet hanno creato una vasta cultura virtuale il cui valore tanto vario quanto le sue innumerevoli manifestazioni. Indubbiamente molto stato realizzato per creare un senso di vicinanza e di unit all'interno delluniversale famiglia umana. Tuttavia, allo stesso tempo, l'uso illimitato di portali attraverso i quali le persone hanno facile accesso a indiscriminate fonti di informazioni pu divenire facilmente uno strumento di crescente frammentazione: lunit della conoscenza viene frantumata e le complesse abilit di critica, discernimento e discriminazione apprese dalle tradizioni accademiche ed etiche sono a volte aggirate o trascurate.

La domanda che poi sorge naturalmente quale contributo porti la religione alle culture del mondo che contrasti la ricaduta di una cos rapida globalizzazione. Mentre molti sono pronti a indicare le differenze tra le religioni facilmente rilevabili, come credenti o persone religiose noi siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con chiarezza ci che noi abbiamo in comune. Il primo passo di Abramo nella fede, e i nostri passi verso o dalla sinagoga, la chiesa, la moschea o il tempio, percorrono il sentiero della nostra singola storia umana, spianando la strada, potremmo dire, verso leterna Gerusalemme (cfr Ap 21,23). Similmente ogni cultura con la sua specifica capacit di dare e ricevere d espressione all'unica umana natura. Tuttavia, ci che proprio dellindividuo non mai espresso pienamente attraverso la cultura di lui o di lei, ma piuttosto lo trascende nella costante ricerca di qualcosa al di l. Da questa prospettiva, cari Amici, noi vediamo la possibilit di una unit che non dipende dalluniformit. Mentre le differenze che analizziamo nel dialogo inter-religioso possono a volte apparire come barriere, tuttavia esse non esigono di oscurare il senso comune di timore riverenziale e di rispetto per l'universale, per l'assoluto e per la verit che spinge le persone religiose innanzitutto a stabilire rapporti luna con laltra. E invece la partecipata convinzione che queste realt trascendenti hanno la loro fonte nellOnnipotente e ne portano tracce quellOnnipotente che i credenti innalzano luno di fronte allaltro, alle nostre organizzazioni, alla nostra societ e al nostro mondo. In questo modo, non solo noi possiamo arricchire la cultura ma anche plasmarla: vite di religiosa fedelt echeggiano lirrompente presenza di Dio e formano cos una cultura non definita dai limiti del tempo o del luogo ma fondamentalmente plasmate dai principi e dalle azioni che provengono dalla fede. La fede religiosa presuppone la verit. Colui che crede colui che cerca la verit e vive in base ad essa. Bench il mezzo attraverso il quale noi comprendiamo la scoperta e la comunicazione della verit differisca in parte da religione a religione, non dobbiamo essere scoraggiati nei nostri sforzi di rendere testimonianza al potere della verit. Insieme possiamo proclamare che Dio esiste e che pu essere conosciuto, che la terra sua creazione, che noi siamo sue creature, e che egli chiama ogni uomo e donna ad uno stile di vita che rispetti il suo disegno per il mondo. Amici, se crediamo di avere un criterio di giudizio e di discernimento che divino nella sua origine e destinato a tutta lumanit, allora non possiamo stancarci di portare tale conoscenza ad influire sulla vita civile. La verit deve essere offerta a tutti; essa serve a tutti i membri della societ. Essa getta luce sulla fondazione della moralit e delletica, e permea la ragione con la forza di andare oltre i suoi limiti per dare espressione alle nostre pi profonde aspirazioni comuni. Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o della pluralit culturale, la verit rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla pace. Promuovendo la volont di essere obbedienti alla verit, di fatto, allarga il nostro concetto di ragione e il suo ambito di applicazione e rende possibile il dialogo genuino delle culture e delle religioni di cui c oggi particolarmente bisogno.

Ciascuno di noi qui presenti sa, pure, comunque che la voce di Dio viene udita oggi meno chiaramente, e la ragione stessa in cos numerose situazioni divenuta sorda al divino. E, per, quel "vuoto" non vuoto di silenzio. Al contrario, il chiasso di pretese egoistiche, di vuote promesse e di false speranze, che cos spesso invadono lo spazio stesso nel quale Dio ci cerca. Possiamo noi allora creare spazi, oasi di pace e di riflessione profonda, in cui si possa nuovamente udire la voce di Dio, in cui la sua verit pu essere scoperta allinterno delluniversalit della ragione, in cui ogni individuo, senza distinzione di luogo dove abita, o di gruppo etnico, o di tinta politica, o di credenza religiosa, pu essere rispettato come persona, come un essere umano, un proprio simile? In unepoca di accesso immediato allinformazione e di tendenze sociali che generano una specie di monocultura, la riflessione profonda che contrasti lallontanamento della presenza di Dio rafforzer la ragione, stimoler il genio creativo, faciliter la valutazione critica delle consuetudini culturali e sosterr il valore universale della credenza religiosa. Cari amici, le istituzioni e i gruppi che voi rappresentate simpegnano nel dialogo interreligioso e nella promozione di iniziative culturali in un vasto ambito di livelli. Dalle istituzioni accademiche e qui voglio fare speciale menzione delle eccezionali conquiste dellUniversit di Betlemme ai gruppi di genitori in difficolt, da iniziative mediante la musica e le arti allesempio coraggioso di madri e padri ordinari, dai gruppi di dialogo alle organizzazioni caritative, voi quotidianamente dimostrate la vostra convinzione che il nostro dovere davanti a Dio non si esprime soltanto nel culto ma anche nellamore e nella cura per la societ, per la cultura, per il nostro mondo e per tutti coloro che vivono in questa terra. Qualcuno vorrebbe che noi crediamo che le nostre differenze sono necessariamente causa di divisione e pertanto al pi da tollerarsi. Alcuni addirittura sostengono che le nostre voci devono semplicemente essere ridotte al silenzio. Ma noi sappiamo che le nostre differenze non devono mai essere mal rappresentate come uninevitabile sorgente di frizione o di tensione sia tra noi stessi sia, pi in largo, nella societ. Al contrario, esse offrono una splendida opportunit per persone di diverse religioni di vivere insieme in profondo rispetto, stima e apprezzamento, incoraggiandosi reciprocamente nelle vie di Dio. Sospinti dallOnnipotente e illuminati dalla sua verit, possiate voi continuare a camminare con coraggio, rispettando tutto ci che ci differenzia e promuovendo tutto ci che ci unisce come creature benedette dal desiderio di portare speranza alle nostre comunit e al mondo. Dio ci guidi su questa strada!

DISCORSO DI BENEDETTO XVI AL MEMORIALE DI "YAD VASHEM"


GERUSALEMME, luned, 11 maggio (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo luned da Benedetto XVI durante la sua visita al Memoriale di "Yad Vashem", monumento alla Memoria dellOlocausto a Gerusalemme.

*** "Io conceder nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome dar loro un nome eterno che non sar mai cancellato" (Is 56,5). Questo passo tratto dal Libro del profeta Isaia offre le due semplici parole che esprimono in modo solenne il significato profondo di questo luogo venerato: yad "memoriale"; shem "nome". Sono giunto qui per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento, eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nellorrenda tragedia della Shoah. Essi persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi: questi sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia, e di quanti sono decisi a non permettere mai pi che un simile orrore possa disonorare ancora lumanit. I loro nomi, in particolare e soprattutto, sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente. Uno pu derubare il vicino dei suoi possedimenti, delle occasioni favorevoli o della libert. Si pu intessere una insidiosa rete di bugie per convincere altri che certi gruppi non meritano rispetto. E tuttavia, per quanto ci si sforzi, non si pu mai portar via il nome di un altro essere umano. La Sacra Scrittura ci insegna limportanza dei nomi quando viene affidata a qualcuno una missione unica o un dono speciale. Dio ha chiamato Abram "Abraham" perch doveva diventare il "padre di molti popoli" (Gn 17,5). Giacobbe fu chiamato "Israele" perch aveva "combattuto con Dio e con gli uomini ed aveva vinto" (cfr Gn 32,29). I nomi custoditi in questo venerato monumento avranno per sempre un sacro posto fra gli innumerevoli discendenti di Abraham. Come avvenne per Abraham, anche la loro fede fu provata. Come per Giacobbe, anchessi furono immersi nella lotta fra il bene e il male, mentre lottavano per discernere i disegni dellOnnipotente. Possano i nomi di queste vittime non perire mai! Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate! E possa ogni persona di buona volont vigilare per sradicare dal cuore delluomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa! La Chiesa Cattolica, impegnata negli insegnamenti di Ges e protesa ad imitarne lamore per ogni persona, prova profonda compassione per le vittime qui ricordate. Alla stessa maniera, essa si schiera accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione le loro sofferenze sono le sue e sua la loro speranza di giustizia. Come Vescovo di Roma e Successore dellApostolo Pietro, ribadisco come i miei predecessori limpegno della Chiesa a pregare e ad operare senza stancarsi per assicurare che lodio non regni mai pi nel cuore degli uomini. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe il Dio della pace (cfr Sal 85,9).

Le Scritture insegnano che nostro dovere ricordare al mondo che questo Dio vive, anche se talvolta troviamo difficile comprendere le sue misteriose ed imperscrutabili vie. Egli ha rivelato se stesso e continua ad operare nella storia umana. Lui solo governa il mondo con giustizia e giudica con equit ogni popolo (cfr Sal 9,9). Fissando lo sguardo sui volti riflessi nello specchio dacqua che si stende silenzioso allinterno di questo memoriale, non si pu fare a meno di ricordare come ciascuno di loro rechi un nome. Posso soltanto immaginare la gioiosa aspettativa dei loro genitori, mentre attendevano con ansia la nascita dei loro bambini. Quale nome daremo a questo figlio? Che ne sar di lui o di lei? Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbero stati condannati ad un cos lacrimevole destino! Mentre siamo qui in silenzio, il loro grido echeggia ancora nei nostri cuori. un grido che si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente. il grido di Abele che sale dalla terra verso lOnnipotente. Nel professare la nostra incrollabile fiducia in Dio, diamo voce a quel grido con le parole del Libro delle Lamentazioni, cos cariche di significato sia per gli ebrei che per i cristiani: "Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie; Si rinnovano ogni mattina, grande la sua fedelt; Mia parte il Signore io esclamo , per questo in lui spero. Buono il Signore con chi spera in lui, con colui che lo cerca. bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore" (3,22-26). Cari Amici, sono profondamente grato a Dio e a voi per lopportunit che mi stata data di sostare qui in silenzio: un silenzio per ricordare, un silenzio per sperare.

DISCORSO DEL PAPA AL PALAZZO PRESIDENZIALE DI GERUSALEMME


GERUSALEMME, luned, 11 maggio (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo luned da Benedetto XVI nel giardino interno del Palazzo presidenziale di Gerusalemme per la visita di cortesia al Presidente Shimon Peres.

*** Signor Presidente, Eccellenze, Signore e Signori, come gentile atto di ospitalit, il Presidente Peres ci ha accolti qui nella sua residenza, offrendo a me la possibilit di salutare tutti voi e di condividere, al tempo stesso, con voi qualche breve considerazione. Signor Presidente, La ringrazio per la cortese accoglienza e per le sue calorose

parole di saluto, che di cuore contraccambio. Ringrazio inoltre i musicisti che ci hanno intrattenuto con la loro elegante esecuzione. Signor Presidente, nel messaggio augurale che Le inviai in occasione del Suo insediamento, avevo di buon grado ricordato la Sua illustre testimonianza nel pubblico servizio contrassegnato da un forte impegno nel perseguire la giustizia e la pace. Oggi desidero assicurare a Lei insieme al Primo Ministro Netanyahu ed il suo Governo appena formato, come pure a tutti gli abitanti dello Stato di Israele, che il mio pellegrinaggio ai Luoghi Santi un pellegrinaggio di preghiera in favore del dono prezioso dellunit e della pace per il Medio Oriente e per tutta lumanit. In verit, ogni giorno prego affinch la pace che nasce dalla giustizia ritorni in Terra Santa e nellintera regione, portando sicurezza e rinnovata speranza per tutti. La pace prima di tutto un dono divino. La pace infatti la promessa dellOnnipotente allintero genere umano e custodisce lunit. Nel libro del profeta Geremia leggiamo: "Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo oracolo del Signore progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza" (29,11). Il profeta ci ricorda la promessa dellOnnipotente che "si lascer trovare", che "ascolter", che "ci raduner insieme". Ma vi anche una condizione: dobbiamo "cercarlo", e "cercarlo con tutto il cuore" (cfr ibid. 12-14). Ai leader religiosi oggi presenti vorrei dire che il contributo particolare delle religioni nella ricerca di pace si fonda primariamente sulla ricerca appassionata e concorde di Dio. Nostro il compito di proclamare e testimoniare che lOnnipotente presente e conoscibile anche quando sembra nascosto alla nostra vista, che Egli agisce nel nostro mondo per il nostro bene, e che il futuro della societ contrassegnato dalla speranza quando vibra in armonia con lordine divino. la presenza dinamica di Dio che raduna insieme i cuori ed assicura lunit. Di fatto, il fondamento ultimo dellunit tra le persone sta nella perfetta unicit e universalit di Dio, che ha creato luomo e la donna a propria immagine e somiglianza per condurci entro la sua vita divina, cos che tutti possano essere una cosa sola. Pertanto, i leader religiosi devono essere coscienti che qualsiasi divisione o tensione, ogni tendenza allintroversione o al sospetto fra credenti o tra le nostre comunit pu facilmente condurre ad una contraddizione che oscura lunicit dellOnnipotente, tradisce la nostra unit e contraddice lUnico che rivela se stesso come "ricco di amore e di fedelt" (Es 34, 6; Sal 138,2; Sal 85, 11). Cari Amici, Gerusalemme, che da lungo tempo stata un crocevia di popoli di diversa origine, una citt che permette ad Ebrei, Cristiani e Musulmani sia di assumersi il dovere che di godere del privilegio di dare insieme testimonianza della pacifica coesistenza a lungo desiderata dagli adoratori dellunico Dio; di svelare il piano dellOnnipotente, annunciato ad Abramo, per lunit della famiglia umana; e di proclamare la vera natura delluomo quale cercatore di Dio. Impegniamoci dunque ad assicurare che, mediante lammaestramento e la guida delle nostre rispettive comunit, le sosterremo nellessere fedeli a ci che veramente sono come credenti,

sempre consapevoli dellinfinita bont di Dio, dellinviolabile dignit di ogni essere umano e dellunit dellintera famiglia umana. La Sacra Scrittura ci offre anche una sua comprensione della sicurezza. Secondo il linguaggio ebraico, sicurezza batah deriva da fiducia e non si riferisce soltanto allassenza di minaccia ma anche al sentimento di calma e di confidenza. Nel libro del profeta Isaia leggiamo di un tempo di benedizione divina: "Infine in noi sar infuso uno spirito dallalto; allora il deserto diventer un giardino e il giardino sar considerato una selva. Nel deserto prender dimora il diritto e la giustizia regner nel giardino. Praticare la giustizia dar pace, onorare la giustizia dar tranquillit e sicurezza per sempre" (32, 15-17). Sicurezza, integrit, giustizia e pace: nel disegno di Dio per il mondo esse sono inseparabili. Lungi dallessere semplicemente il prodotto dello sforzo umano, esse sono valori che promanano dalla relazione fondamentale di Dio con luomo, e risiedono come patrimonio comune nel cuore di ogni individuo. Vi una via soltanto per proteggere e promuovere tali valori: esercitarli! viverli! Nessun individuo, nessuna famiglia, nessuna comunit o nazione esente dal dovere di vivere nella giustizia e di operare per la pace. Naturalmente, ci si aspetta che i leader civili e politici assicurino una giusta e adeguata sicurezza per il popolo a cui servizio essi sono stati eletti. Questo obiettivo forma una parte della giusta promozione dei valori comuni allumanit e pertanto non possono contrastare con lunit della famiglia umana. I valori e i fini autentici di una societ, che sempre tutelano la dignit umana, sono indivisibili, universali e interdipendenti (cfr Discorso alle Nazioni Unite, 18 aprile 2008). Non si possono pertanto realizzare quando cadono preda di interessi particolari o di politiche frammentarie. Il vero interesse di una nazione viene sempre servito mediante il perseguimento della giustizia per tutti. Gentili Signore e Signori, una sicurezza durevole questione di fiducia, alimentata nella giustizia e nellintegrit, suggellata dalla conversione dei cuori che ci obbliga a guardare laltro negli occhi e a riconoscere il "Tu" come un mio simile, un mio fratello, una mia sorella. In tale maniera non diventer forse la societ stessa un "giardino ricolmo di frutti" (cfr Is 32,15), segnato non da blocchi e ostruzioni, ma dalla coesione e dallarmonia? Non pu forse divenire una comunit di nobili aspirazioni, dove a tutti di buon grado viene dato accesso alleducazione, alla dimora familiare, alla possibilit dimpiego, una societ pronta ad edificare sulle fondamenta durevoli della speranza? Per concludere, desidero rivolgermi alle comuni famiglie di questa citt, di questa terra. Quali genitori vorrebbero mai violenza, insicurezza o divisione per il loro figlio o per la loro figlia? Quale umano obiettivo politico pu mai essere servito attraverso conflitti e violenze? Odo il grido di quanti vivono in questo Paese che invocano giustizia, pace, rispetto per la loro dignit, stabile sicurezza, una vita quotidiana libera dalla paura di minacce esterne e di insensata violenza. So che un numero considerevole di uomini, donne e giovani stanno lavorando per la pace e la solidariet

attraverso programmi culturali e iniziative di sostegno pratico e compassionevole; umili abbastanza per perdonare, essi hanno il coraggio di tener stretto il sogno che loro diritto. Signor Presidente, La ringrazio per la cortesia dimostratami e La assicuro ancora una volta delle mie preghiere per il Governo e per tutti i cittadini di questo Stato. Possa unautentica conversione dei cuori di tutti condurre ad un sempre pi deciso impegno per la pace e la sicurezza attraverso la giustizia per ciascuno. Shalom!

DISCORSO DEL PAPA PER LA CERIMONIA DI BENVENUTO ALLAEROPORTO DI TEL AVIV


TEL AVIV, luned, 11 maggio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo luned mattina da Benedetto XVI in occasione della cerimonia di benvenuto allaeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.

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Signor Presidente, Signor Primo Ministro, Eccellenze, Signore e Signori, grazie per la vostra calorosa accoglienza nello Stato di Israele, in questa terra che considerata santa da milioni di credenti in tutto il mondo. Sono grato al Presidente, il Sig. Shimon Peres, per le sue gentili parole ed apprezzo lopportunit offertami di compiere questo pellegrinaggio ad una terra resa santa dalle orme di patriarchi e profeti, una terra che i Cristiani tengono in particolare venerazione quale luogo degli eventi della vita, morte e risurrezione di Ges Cristo. Prendo il mio posto in una lunga fila di pellegrini cristiani a questi luoghi, una fila che risale indietro nel tempo fino ai primi secoli della storia cristiana e che, ne sono sicuro, continuer a prolungarsi nel futuro. Come molti altri prima di me, vengo per pregare nei luoghi santi, a pregare in modo speciale per la pace pace qui nella Terra Santa e pace in tutto il mondo. Signor Presidente, la Santa Sede e lo Stato di Israele condividono molti valori, primo fra tutti limpegno di riservare alla religione il suo legittimo posto nella vita della societ. Il giusto ordine delle relazioni sociali presuppone ed esige il rispetto per la libert e la dignit di ogni essere umano, che Cristiani, Musulmani ed Ebrei credono ugualmente essere creato da un Dio amorevole e destinato alla vita eterna. Quando la dimensione religiosa della persona umana viene negata o

posta ai margini, viene messo in pericolo il fondamento stesso di una corretta comprensione dei diritti umani inalienabili. Tragicamente, il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignit di ogni persona umana. giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia lopportunit di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della Shoah, e di pregare affinch lumanit non abbia mai pi ad essere testimone di un crimine di simile enormit. Sfortunatamente, lantisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto per combattere lantisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo. Durante la mia permanenza a Gerusalemme, avr anche il piacere di incontrare molti distinti leader religiosi di questo paese. Una cosa che le tre grandi religioni monoteistiche hanno in comune una speciale venerazione per questa Citt Santa. mia fervida speranza che tutti i pellegrini ai luoghi santi abbiano la possibilit di accedervi liberamente e senza restrizioni, di prendere parte a cerimonie religiose e di promuovere il degno mantenimento degli edifici di culto posti nei sacri spazi. Possano adempiersi le parole della profezia di Isaia, secondo cui molte nazioni affluiranno al monte della Casa del Signore, cos che Egli insegni loro le sue vie ed esse possano camminare sui suoi sentieri, sentieri di pace e di giustizia, sentieri che portano alla riconciliazione e allarmonia (cfr Is 2,2-5). Anche se il nome Gerusalemme significa "citt della pace", del tutto evidente che per decenni la pace ha tragicamente eluso gli abitanti di questa terra santa. Gli occhi del mondo sono sui popoli di questa regione, mentre essi lottano per giungere ad una soluzione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze. Le speranze di innumerevoli uomini, donne e bambini per un futuro pi sicuro e pi stabile dipendono dallesito dei negoziati di pace fra Israeliani e Palestinesi. In unione con tutti gli uomini di buona volont, supplico quanti sono investiti di responsabilit ad esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficolt, cos che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, allinterno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti. A tale riguardo, spero e prego che si possa presto creare un clima di maggiore fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi reali lungo la strada verso la pace e la stabilit. Ai Vescovi e ai fedeli cattolici oggi qui presenti porgo una speciale parola di saluto. In questa terra dove Pietro ha ricevuto il compito di pascere le pecorelle del Signore, giungo come successore di Pietro per compiere in mezzo a voi il mio ministero. Sar mia speciale gioia unirmi a voi per concludere le celebrazioni dellAnno della Famiglia, che si svolgeranno a Nazareth, patria della Santa Famiglia di Ges, Maria e Giuseppe. Come ho detto nel mio Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, la famiglia "la prima ed indispensabile maestra di pace" (n. 3), e pertanto

ha un ruolo vitale da svolgere nel sanare le divisioni presenti nella societ umana ad ogni livello. Alle comunit cristiane della Terra Santa dico: attraverso la vostra fedele testimonianza a Colui che predic il perdono e la riconciliazione, attraverso il vostro impegno a difendere la sacralit di ogni vita umana, potrete recare un particolare contributo perch terminino le ostilit che per tanto tempo hanno afflitto questa terra. Prego che la vostra continua presenza in Israele e nei Territori Palestinesi porti molto frutto nel promuovere la pace e il rispetto reciproco fra tutte le genti che vivono nelle terre della Bibbia. Signor Presidente, Signore e Signori, ancora una volta vi ringrazio per la vostra accoglienza e vi assicuro dei miei sentimenti di buona volont. Dio dia forza al suo popolo! Dio benedica il suo popolo con la pace!

DISCORSO DEL PAPA PER LA CERIMONIA DI CONGEDO DALLA GIORDANIA


AMMAN, luned, 11 maggio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo luned mattina da Benedetto XVI allaeroporto internazionale Queen Alia di Amman, in occasione della cerimonia di congedo dalla Giordania.

*** Maest, Eccellenze, Cari Amici, accingendomi alla prossima tappa del mio pellegrinaggio nelle terre della Bibbia, desidero ringraziare tutti voi per la calorosa accoglienza che ho ricevuto in Giordania in questi giorni. Ringrazio Sua Maest il Re Abdullah II per avermi invitato a visitare il Regno Ascemita, per la sua ospitalit e le sue gentili parole. Esprimo anche il mio apprezzamento per il grande lavoro fatto al fine di rendere possibile la mia visita e di assicurare lo svolgimento ordinato dei vari incontri e delle celebrazioni che hanno avuto luogo. Le pubbliche autorit, assistite da un gran numero di volontari, hanno lavorato a lungo e strenuamente per dirigere le folle e organizzare i diversi eventi. La copertura dei mass-media ha consentito a innumerevoli persone di seguire le celebrazioni, anche se non hanno potuto essere fisicamente presenti. Mentre ringrazio coloro che hanno reso possibile questo, desidero estendere un particolare ringraziamento a tutti coloro che stanno ascoltando la radio o guardando la televisione, specialmente agli ammalati e a coloro che sono costretti a restare in casa. stata una particolare gioia per me essere presente allavvio di numerose importanti iniziative promosse dalla comunit cattolica qui in Giordania. La nuova ala del Centro Regina Pacis aprir

concrete possibilit di recare speranza a coloro che lottano con difficolt di vario tipo, ed alle loro famiglie. Le due chiese che saranno costruite a Betania renderanno possibile alle rispettive comunit di accogliere pellegrini e promuovere la crescita spirituale di coloro che pregheranno in quel luogo santo. LUniversit di Madaba deve offrire un contributo particolarmente importante alla comunit pi ampia, formando giovani di varie tradizioni nelle competenze che li abiliteranno a modellare il futuro della societ civile. A tutti coloro che sono impegnati in questi progetti porgo i migliori auguri e la promessa delle mie preghiere. Un giorno particolarmente luminoso tra quelli che sto vivendo stato quello della mia visita alla Moschea al-Hussein bin-Talal, dove ho avuto il piacere di incontrare i capi religiosi Musulmani assieme ai membri dei Corpi diplomatici e ai Rettori dellUniversit. Desidererei incoraggiare tutti i Giordani, sia Cristiani che Musulmani, a costruire sulle solide fondamenta della tolleranza religiosa che rende capaci i membri delle diverse comunit di vivere insieme in pace e mutuo rispetto. Sua Maest il Re stato molto attivo nel promuovere il dialogo inter-religioso e desidero rilevare quanto il suo impegno a questo riguardo sia apprezzato. Prendo anche atto con gratitudine della particolare considerazione che egli dimostra verso la comunit cristiana in Giordania. Questo spirito di apertura non solo aiuta i membri delle diverse comunit etniche in questo Paese a vivere insieme in pace e concordia, ma ha anche contribuito alle iniziative politiche lungimiranti della Giordania per costruire la pace in tutto il Medio Oriente. Cari Amici, come sapete soprattutto come pellegrino e pastore che sono venuto in Giordania. Di conseguenza, le esperienze di questi giorni che rimarranno pi fermamente incise nella mia memoria sono le mie visite ai luoghi santi ed i momenti di preghiera che abbiamo celebrato insieme. Ancora una volta desidero esprimere lapprezzamento di tutta la Chiesa verso coloro che custodiscono i luoghi di pellegrinaggio in questa terra e desidero anche ringraziare le molte persone che hanno contribuito alla preparazione dei Vespri di Sabato nella Cattedrale di san Giorgio e della Messa di ieri nello Stadio Internazionale. E stata veramente una gioia per me sperimentare queste celebrazioni Pasquali con fedeli Cattolici di diverse tradizioni, uniti nella comunione della Chiesa e nella loro testimonianza a Cristo. Li incoraggio tutti insieme a rimanere fedeli al loro impegno battesimale, ricordando che Cristo stesso ha ricevuto il battesimo da Giovanni nelle acque del fiume Giordano. Nel congedarmi da voi, desidero sappiate che io porto nel mio cuore il popolo del Regno Ascemita e tutti coloro che vivono in questa regione. Prego perch abbiate la gioia della pace e della prosperit, adesso e per le generazioni future. Ancora una volta, grazie. E che Dio vi benedica tutti!

OMELIA DI BENEDETTO XVI NELLA VALLE DI GIOSAFAT DI GERUSALEMME

GERUSALEMME, marted, 12 maggio 2009 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l'omelia pronunciata da Benedetto XVI nel presiedere questo pomeriggio la Santa Messa nella valle di Giosafat di Gerusalemme, che si trova di fronte alla Basilica del Gethsemani e allOrto degli Ulivi.

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Cari Fratelli e Sorelle nel Signore, "Cristo risorto, alleluia!". Con queste parole vi saluto con grande affetto. Ringrazio il Patriarca Fouad Twal per le sue parole di benvenuto a vostro nome, e prima di tutto esprimo anche la mia gioia di essere qui a celebrare questa Eucarestia con voi, Chiesa in Gerusalemme. Ci siamo raccolti qui sotto il monte degli Ulivi, dove nostro Signore preg e soffr, dove pianse per amore di questa citt e per il desiderio che essa potesse conoscere "la via della pace" (cfr Lc 19,42), qui donde egli torn al Padre, dando la sua ultima benedizione terrena ai suoi discepoli e a noi. Accogliamo oggi questa benedizione. Egli la dona in modo speciale a voi, cari fratelli e sorelle, che siete collegati in una ininterrotta linea con quei primi discepoli che incontrarono il Signore Risorto nello spezzare il pane, che sperimentarono leffusione dello Spirito Santo nella "stanza al piano superiore", che furono convertiti dalla predicazione di San Pietro e degli altri apostoli. I miei saluti vanno anche a tutti i presenti, e in modo speciale a quei fedeli della Terra Santa che per varie ragioni non hanno potuto essere oggi con noi. Come successore di san Pietro, ho ripercorso i suoi passi per proclamare il Signore Risorto in mezzo a voi, per confermarvi nella fede dei vostri padri ed invocare su di voi la consolazione che il dono del Paraclito. Trovandomi qui davanti a voi oggi, desidero riconoscere le difficolt, la frustrazione, la pena e la sofferenza che tanti tra voi hanno subito in conseguenza dei conflitti che hanno afflitto queste terre, ed anche le amare esperienze dello spostamento che molte delle vostre famiglie hanno conosciuto e Dio non lo permetta possono ancora conoscere. Spero che la mia presenza qui sia un segno che voi non siete dimenticati, che la vostra perseverante presenza e testimonianza sono di fatto preziose agli occhi di Dio e sono una componente del futuro di queste terre. Proprio a causa delle vostre profonde radici in questi luoghi, la vostra antica e forte cultura cristiana, e la vostra perdurante fiducia nelle promesse di Dio, voi Cristiani della Terra Santa, siete chiamati a servire non solo come un faro di fede per la Chiesa universale, ma anche come lievito di armonia, saggezza ed equilibrio nella vita di una societ che tradizionalmente stata, e continua ad essere, pluralistica, multietnica e multireligiosa.

Nella seconda lettura di oggi, lApostolo Paolo chiede ai Colossesi di "cercare le cose di lass, dove Cristo, seduto alla destra di Dio" (Col 3,1). Queste parole risuonano con particolare forza qui, sotto il Giardino del Getsemani, dove Ges ha accettato il calice della sofferenza in completa obbedienza alla volont del Padre e dove, secondo la tradizione, asceso alla destra del Padre per intercedere continuamente per noi, membra del suo Corpo. San Paolo, il grande araldo della speranza cristiana, ha conosciuto il prezzo di questa speranza, il suo costo in sofferenza e persecuzione per amore del Vangelo, e mai vacill nella sua convinzione che la risurrezione di Cristo era linizio della nuova creazione. Come egli dice a noi: "Quando Cristo, vostra vita, sar manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria" (Col 3,4)! Lesortazione di Paolo di "cercare le cose di lass" deve continuamente risuonare nei nostri cuori. Le sue parole ci indicano il compimento della visione di fede in quella celeste Gerusalemme dove, in conformit con le antiche profezie, Dio asciugher le lacrime da ogni occhio e preparer un banchetto di salvezza per tutti i popoli (cfr Is 25,6-8; Ap 21,2-4). Questa la speranza, questa la visione che spinge tutti coloro che amano questa Gerusalemme terrestre a vederla come una profezia e una promessa di quella universale riconciliazione e pace che Dio desidera per tutta lumana famiglia. Purtroppo, sotto le mura di questa stessa Citt, noi siamo anche portati a considerare quanto lontano sia il nostro mondo dal compimento di quella profezia e promessa. In questa Santa Citt dove la vita ha sconfitto la morte, dove lo Spirito stato infuso come primo frutto della nuova creazione, la speranza continua a combattere la disperazione, la frustrazione e il cinismo, mentre la pace, che dono e chiamata di Dio, continua ad essere minacciata dallegoismo, dal conflitto, dalla divisione e dal peso delle passate offese. Per questa ragione, la comunit cristiana in questa Citt che ha visto la risurrezione di Cristo e leffusione dello Spirito deve fare tutto il possibile per conservare la speranza donata dal Vangelo, tenendo in gran conto il pegno della vittoria definitiva di Cristo sul peccato e sulla morte, testimoniando la forza del perdono e manifestando la natura pi profonda della Chiesa quale segno e sacramento di una umanit riconciliata, rinnovata e resa una in Cristo, il nuovo Adamo. Riuniti sotto le mura di questa citt, sacra ai seguaci delle tre grandi religioni, come possiamo non rivolgere i nostri pensieri alla universale vocazione di Gerusalemme? Annunciata dai profeti, questa vocazione appare come un fatto indiscutibile, una realt irrevocabile fondata nella storia complessa di questa citt e del suo popolo. Ebrei, Musulmani e Cristiani qualificano insieme questa citt come loro patria spirituale. Quanto bisogna ancora fare per renderla veramente una "citt della pace" per tutti i popoli, dove tutti possono venire in pellegrinaggio alla ricerca di Dio, e per ascoltarne la voce, "una voce che parla di pace" ( cf. Sl 85,8)! Gerusalemme in realt sempre stata una citt nelle cui vie risuonano lingue diverse, le cui pietre sono calpestate da popoli di ogni razza e lingua, le cui mura sono un simbolo della cura provvidente di Dio per lintera famiglia umana. Come un microcosmo del nostro mondo

globalizzato, questa Citt, se deve vivere la sua vocazione universale, deve essere un luogo che insegna l'universalit, il rispetto per gli altri, il dialogo e la vicendevole comprensione; un luogo dove il pregiudizio, lignoranza e la paura che li alimenta, siano superati dallonest, dallintegrit e dalla ricerca della pace. Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e lingiustizia. I credenti in un Dio di misericordia si qualifichino essi Ebrei, Cristiani o Musulmani , devono essere i primi a promuovere questa cultura della riconciliazione e della pace, per quanto lento possa essere il processo e gravoso il peso dei ricordi passati. Vorrei qui accennare direttamente alla tragica realt che non pu mai cessare di essere fonte di preoccupazione per tutti coloro che amano questa Citt e questa terra della partenza di cos numerosi membri della comunit cristiana negli anni recenti. Bench ragioni comprensibili portino molti, specialmente giovani, ad emigrare, questa decisione reca con s come conseguenza un grande impoverimento culturale e spirituale della citt. Desidero oggi ripetere quanto ho detto in altre occasioni: nella Terra Santa c posto per tutti! Mentre esorto le autorit a rispettare e sostenere la presenza cristiana qui, desidero al tempo stesso assicurarvi della solidariet, dellamore e del sostegno di tutta la Chiesa e della Santa Sede. Cari amici, nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato, San Pietro e San Giovanni corrono alla tomba vuota, e Giovanni, ci stato detto, "vide e credette" (Gv 20,8), Qui in Terra Santa, con gli occhi della fede, voi insieme con i pellegrini di ogni parte del mondo che affollano le chiese e i santuari, siete felici di vedere i luoghi santificati dalla presenza di Cristo, dal suo ministero terreno, dalla sua passione, morte e risurrezione e dal dono del suo Santo Spirito. Qui, come allapostolo san Tommaso, vi concessa lopportunit di "toccare" le realt storiche che stanno alla base della nostra confessione di fede nel Figlio di Dio. La mia preghiera per voi oggi che continuiate, giorno dopo giorno, a "vedere e credere" nei segni della provvidenza di Dio e della sua inesauribile misericordia, ad "ascoltare" con rinnovata fede e speranza le consolanti parole della predicazione apostolica e a "toccare" le sorgenti della grazia nei sacramenti ed incarnare per gli altri il loro pegno di nuovi inizi, la libert nata dal perdono, la luce interiore e la pace che possono portare salvezza e speranza anche nelle pi oscure realt umane. Nella Chiesa del Santo Sepolcro, i pellegrini di ogni secolo hanno venerato la pietra che la tradizione ci dice che stava allingresso della tomba la mattina della risurrezione di Cristo. Torniamo spesso a questa tomba vuota. Riaffermiamo l la nostra fede sulla vittoria della vita, e preghiamo affinch ogni "pietra pesante" posta alla porta dei nostri cuori, a bloccare la nostra completa resa alla fede, alla speranza e allamore per il Signore, possa essere tolta via dalla forza della luce e della vita che da quel primo mattino di Pasqua risplendono da Gerusalemme su tutto il mondo. Cristo risorto, alleluia! Egli davvero risorto, alleluia!

LA PREGHIERA DEPOSTA DA BENEDETTO XVI NEL MURO DEL PIANTO


GERUSALEMME, marted, 12 maggio (ZENIT.org).- Di seguito pubblichiamo il testo della preghiera scritta sul biglietto che Benedetto XVI ha deposto questo marted tra le fenditure del Muro del Pianto, a Gerusalemme.

*** Dio di tutti i tempi, nella mia visita a Gerusalemme, la Citt della Pace, casa spirituale di ebrei, cristiani e musulmani porto di fronte a te le gioie, le speranze e le aspirazioni, le prove, le sofferenze e i disagi di tutti i tuoi popoli dovunque nel mondo. Dio di Abramo, d'Isacco e di Giacobbe, ascolta il grido degli afflitti, dei timorosi, dei diseredati; manda la pace sulla Terra Santa, sul Medio Oriente, su tutta la famiglia umana; smuovi i cuori di tutti coloro che invocano il tuo nome, affinch camminino umilmente nel sentiero di giustizia e compassione. Il Signore buono con coloro che lo attendono, con gli animi che lo cercano (Lamentazioni 3:25).

SALUTO DI BENEDETTO XVI NELLA CONCATTEDRALE LATINA DI GERUSALEMME


GERUSALEMME, marted, 12 maggio (ZENIT.org).- Conclusa la visita al Cenacolo, il Santo Padre ha compiuto una breve visita alla Concattedrale latina dedicata al Santissimo Nome di Ges, dove ha pronunciato il saluto che pubblichiamo di seguito.

*** Beatitudine, La ringrazio per le Sue parole di benvenuto. Ringrazio anche il Patriarca emerito ed assicuro entrambi dei miei fraterni auguri e delle mie preghiere. Cari Fratelli e Sorelle in Cristo, sono lieto di essere qui con voi oggi in questa Concattedrale, dove la comunit cristiana di Gerusalemme continua a riunirsi come ha fatto da secoli, fin dai primi giorni della Chiesa. Qui, in questa citt, Pietro per primo predic la Buona Novella di Ges Cristo il giorno di Pentecoste, quando circa tremila anime si unirono al numero dei discepoli. Ancora qui i

primi cristiani "erano perseveranti nellinsegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere" ( At 2,42). Da Gerusalemme il Vangelo si diffuso "per tutta la terra...fino ai confini del mondo" (Salmo 19, 4), ed in ogni tempo lo sforzo dei missionari del Vangelo stato sostenuto dalle preghiere dei fedeli, raccolti attorno allaltare del Signore, per invocare la forza dello Spirito Santo sullopera della predicazione. Soprattutto sono state le preghiere di coloro la cui vocazione, secondo le parole di Santa Teresa di Lisieux, di essere "lamore profondo nel cuore della Chiesa" (Lettera alla sorella Maria del Sacro Cuore), che sostiene lopera dellevangelizzazione. Desidero esprimere una particolare parola di apprezzamento per lapostolato nascosto delle persone di vita contemplativa che sono qui presenti, e ringraziarvi per la vostra generosa dedizione ad una vita di preghiera e di abnegazione. Sono particolarmente grato per le preghiere che offrite per il mio ministero universale e vi chiedo di continuare a raccomandare al Signore il mio servizio al popolo di Dio in tutto il mondo. Con le parole del Salmista chiedo anchio a voi di "pregare per la pace di Gerusalemme" ( Sal 122,6), di pregare continuamente per la fine del conflitto che ha arrecato cos grandi sofferenze ai popoli di questa regione. Ed ora vi imparto la mia Benedizione.

IL PAPA AL "REGINA COELI" NEL CENACOLO CON GLI ORDINARI DI TERRA SANTA
GERUSALEMME, marted, 12 maggio (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo marted da Benedetto XVI nel Cenacolo nell'introdurre la recita del "Regina Coeli" con gli Ordinari di Terra Santa.

*** Cari Fratelli Vescovi, Caro Padre Custode, con grande gioia che io vi saluto, Ordinari della Terra Santa, in questo Cenacolo dove, secondo la tradizione, Dio apr il suo cuore ai discepoli da Lui scelti e celebr il Mistero Pasquale, e dove lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste ispir i primi discepoli ad uscire e a predicare la Buona Novella. Ringrazio Padre Pizzaballa per le calorose parole di benvenuto che mi ha rivolto a vostro nome. Voi rappresentate le comunit cattoliche della Terra Santa che, nella loro fede e devozione, sono come delle candele accese che illuminano i luoghi santi cristiani, onorati un tempo dalla presenza di Ges, il nostro Dio vivente. Questo particolare privilegio d a voi e al vostro popolo un posto speciale nellaffetto del mio cuore come Successore di Pietro. "Quando Ges seppe che la sua ora era venuta di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel

mondo, li am sino alla fine" (Gv 13,1). Il Cenacolo ricorda l'Ultima Cena di nostro Signore con Pietro e gli altri Apostoli ed invita la Chiesa ad orante contemplazione. Con questo stato danimo ci ritroviamo insieme, il Successore di Pietro con i Successori degli Apostoli, in questo stesso luogo dove Ges rivel nell'offerta del suo corpo e del suo sangue le nuove profondit dell'alleanza di amore stabilita tra Dio e il suo popolo. Nel Cenacolo il mistero di grazia e di salvezza, del quale siamo destinatari ed anche araldi e ministri, pu essere espresso solamente in termini di amore. Poich Egli ci ha amati per primo e continua ad amarci, noi possiamo rispondere con lamore (cfr Deus caritas est, 2). La nostra vita come cristiani non semplicemente uno sforzo umano di vivere le esigenze del Vangelo imposte a noi come doveri. Nell'Eucaristia noi siamo tirati dentro il mistero dellamore divino. Le nostre vite diventano un'accettazione grata, docile ed attiva del potere di un amore che ci viene donato. Questo amore trasformante, che grazia e verit (cfr Gv 1,17), ci sollecita, come individui e come comunit, a superare la tentazione di ripiegarci su noi stessi nell'egoismo o nellindolenza, nellisolamento, nel pregiudizio o nella paura, e a donarci generosamente al Signore ed agli altri. Ci porta come comunit cristiane ad essere fedeli alla nostra missione con franchezza e coraggio (cfr At 4,13). Nel Buon Pastore che dona la sua vita per il suo gregge, nel Maestro che lava i piedi ai suoi discepoli, voi, miei cari Fratelli, trovate il modello del vostro stesso ministero nel servizio del nostro Dio che promuove amore e comunione. Linvito alla comunione di mente e di cuore, cos strettamente collegato col comandamento dellamore e col centrale ruolo unificante dell'Eucaristia nelle nostre vite, di speciale rilevanza nella Terra Santa. Le diverse Chiese cristiane che qui si trovano rappresentano un patrimonio spirituale ricco e vario e sono un segno delle molteplici forme di interazione tra il Vangelo e le diverse culture. Esse ci ricordano anche che la missione della Chiesa di predicare l'amore universale di Dio e di riunire da lontano e da vicino tutti quelli che sono chiamati da Lui, in modo che, con le loro tradizioni ed i loro talenti, formino lunica famiglia di Dio. Un nuovo impulso spirituale verso la comunione nella diversit nella Chiesa Cattolica ed una nuova consapevolezza ecumenica hanno segnato il nostro tempo, specialmente a partire dal Concilio Vaticano Secondo. Lo Spirito conduce dolcemente i nostri cuori verso l'umilt e la pace, verso l'accettazione reciproca, la comprensione e la cooperazione. Questa disposizione interiore allunit sotto limpulso dello Spirito Santo decisiva perch i Cristiani possano realizzare la loro missione nel mondo (cfr Gv 17, 21). Nella misura in cui il dono dellamore accettato e cresce nella Chiesa, la presenza cristiana nella Terra Santa e nelle regioni vicine sar viva. Questa presenza di importanza vitale per il bene della societ nel suo insieme. Le parole chiare di Ges sull'intimo legame tra lamore di Dio e lamore del prossimo, sulla misericordia e sulla compassione, sulla mitezza, la pace e il perdono sono un lievito capace di trasformare i cuori e plasmare le azioni. I Cristiani nel Medio Oriente, insieme alle altre persone di buona volont, stanno contribuendo, come cittadini leali e

responsabili, nonostante le difficolt e le restrizioni, alla promozione ed al consolidamento di un clima di pace nella diversit. Mi piace ripetere ad essi quello che affermai nel Messaggio di Natale del 2006 ai cattolici nel Medio Oriente: "Esprimo con affetto la mia personale vicinanza in questa situazione di insicurezza umana, di sofferenza quotidiana, di paura e di speranza che state vivendo. Ripeto alle vostre comunit le parole del Redentore: "Non temere, piccolo gregge, perch al Padre vostro piaciuto dare a voi il Regno' (Lc 12,32). " (Messaggio di Natale di Sua Santit Papa Benedetto XVI ai cattolici che vivono nella Regione del Medio Oriente, 21 dicembre 2006). Cari Fratelli Vescovi, contate sul mio appoggio ed incoraggiamento nel fare tutto quello che in vostro potere per aiutare i nostri fratelli e sorelle Cristiani a rimanere e ad affermarsi qui nella terra dei loro antenati ed essere messaggeri e promotori di pace. Apprezzo i vostri sforzi di offrir loro, come a cittadini maturi e responsabili, assistenza spirituale, valori e principi che li aiutino nello svolgere il loro ruolo nella societ. Mediante listruzione, la preparazione professionale ed altre iniziative sociali ed economiche la loro condizione potr essere sostenuta e migliorata. Da parte mia, rinnovo il mio appello ai nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo a sostenere e ricordare nelle loro preghiere le comunit cristiane della Terra Santa e del Medio Oriente. In questo contesto desidero esprimere il mio apprezzamento per il servizio offerto ai molti pellegrini e visitatori che vengono in Terra Santa in cerca di ispirazione e rinnovamento sulle orme di Ges. La storia del Vangelo, contemplata nel suo ambiente storico e geografico, diviene viva e ricca di colore, e si ottiene una comprensione pi chiara del significato delle parole e dei gesti del Signore. Molte memorabili esperienze di pellegrini della Terra Santa sono state possibili grazie anche allospitalit e alla guida fraterna offerte da voi, specialmente dai Frati francescani della Custodia. Per questa servizio, vorrei assicurarvi l'apprezzamento e la gratitudine della Chiesa Universale e esprimo il desiderio che, nel futuro, pellegrini in numero ancora maggiore vengano qui in visita. Cari Fratelli, nellindirizzare insieme la nostra gioiosa preghiera a Maria, Regina del Cielo, mettiamo con fiducia nelle sue mani il benessere e il rinnovamento spirituale di tutti i Cristiani in Terra Santa, cos che, sotto la guida dei loro Pastori, possano crescere nella fede, nella speranza e nella carit, e perseverare nella loro missione di promotori di comunione e di pace.

DISCORSO DEL PAPA ALLA SEDE DEL GRAN RABBINATO A GERUSALEMME


GERUSALEMME, marted, 12 maggio (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo marted da Benedetto XVI presso il Centro "Hechal Shlomo", sede del Gran Rabbinato a Gerusalemme, durante la visita di cortesia ai due Rabbini Capo di Israele: il Gran Rabbino askenazita Yona Metzger e il Gran Rabbino sefardita Shlomo Amar.

*** Distinti Rabbini, Cari Amici, vi sono riconoscente per linvito fattomi a visitare Hechal Shlomo e ad incontrarmi con voi durante questo mio viaggio in Terra Santa come Vescovo di Roma. Ringrazio Sephardi Rabbi Shlomo Amar e Ashknazi Rabbi Yona Metzger per le loro calorose parole di benvenuto e per il desiderio da loro espresso di continuare a fortificare i vincoli di amicizia che la Chiesa Cattolica e il Gran Rabbinato si sono impegnati cos diligentemente a far avanzare nellultimo decennio. Le vostre visite in Vaticano nel 2003 e 2005 sono un segno della buona volont che caratterizza le nostre relazioni in crescita. Distinti Rabbini, contraccambio tale atteggiamento esprimendo a mia volta i miei personali sentimenti di rispetto e di stima per voi e per le vostre comunit. Vi assicuro del mio desidero di approfondire la vicendevole comprensione e la cooperazione fra la Santa Sede, il Gran Rabbinato di Israele e il popolo Ebraico in tutto il mondo. Un grande motivo di soddisfazione per me fin dallinizio del mio pontificato stato il frutto prodotto dal dialogo in corso tra la Delegazione della Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con gli Ebrei e il Gran Rabbinato della Delegazione di Israele per le Relazioni con la Chiesa Cattolica. Desidero ringraziare i membri di entrambe le Delegazioni per la loro dedizione e il faticoso lavoro nel perfezionare questa iniziativa, cos sinceramente desiderata dal mio venerato predecessore, Papa Giovanni Paolo II, come egli volle affermare nel Grande Giubileo del 2000. Il nostro odierno incontro unoccasione molto appropriata per rendere grazie allOnnipotente per le tante benedizioni che hanno accompagnato il dialogo condotto dalla Commissione Bilaterale, e per guardare con speranza alle sue future sessioni. La buona volont dei delegati nel discutere apertamente e pazientemente non solo i punti di intesa, ma anche i punti di disaccordo, ha anche spianato la strada per una pi efficace collaborazione nella vita pubblica. Ebrei e Cristiani sono ugualmente interessati ad assicurare rispetto per la sacralit della vita umana, la centralit della famiglia, una valida educazione dei giovani, la libert di religione e di coscienza per una societ sana. Questi temi di dialogo rappresentano solo la fase iniziale di ci che noi speriamo sar un solido, progressivo cammino verso una migliorata reciproca comprensione. Una indicazione del potenziale di questa serie di incontri si subito vista nella nostra condivisa preoccupazione di fronte al relativismo morale e alle offese che esso genera contro la dignit della persona umana. Nellavvicinare le pi urgenti questioni etiche dei nostri giorni, le nostre due comunit si trovano di fronte alla sfida di impegnare a livello di ragione le persone di buona volont, additando loro simultaneamente i fondamenti religiosi che meglio sostengono i perenni valori morali. Possa il dialogo che stato avviato continuare a generare idee su come sia possibile

a Cristiani ed Ebrei lavorare insieme per accrescere l'apprezzamento della societ per i contributi caratteristici delle nostre tradizioni religiose ed etiche. Qui in Israele i Cristiani, dal momento che costituiscono solamente una piccola parte della popolazione totale, apprezzano in modo particolare le opportunit di dialogo con i loro vicini ebrei. La fiducia innegabilmente un elemento essenziale per un dialogo effettivo. Oggi ho lopportunit di ripetere che la Chiesa Cattolica irrevocabilmente impegnata sulla strada decisa dal Concilio Vaticano Secondo per una autentica e durevole riconciliazione fra Cristiani ed Ebrei. Come la Dichiarazione Nostra Aetate ha chiarito, la Chiesa continua a valorizzare il patrimonio spirituale comune a Cristiani ed Ebrei e desidera una sempre pi profonda mutua comprensione e stima tanto mediante gli studi biblici e teologici quanto mediante i dialoghi fraterni. I sette incontri della Commissione Bilaterale che gi hanno avuto luogo tra la Santa Sede e il Gran Rabbinato possano costituirne una prova! Vi sono cos molto grato per la vostra condivisa assicurazione che lamicizia fra la Chiesa Cattolica e il Gran Rabbinato continuer in futuro a svilupparsi nel rispetto e nella comprensione. Amici miei, esprimo ancora una volta il mio profondo apprezzamento per il benvenuto che mi avete rivolto oggi. Confido che la nostra amicizia continui a porsi come esempio di fiducia nel dialogo per gli Ebrei e i Cristiani di tutto il mondo. Guardando ai risultati finora raggiunti, e traendo la nostra ispirazione dalle Sacre Scritture, possiamo con fiducia puntare ad una sempre pi convinta cooperazione fra le nostre comunit insieme con tutte le persone di buona volont nel condannare odio e persecuzione in tutto il mondo. Prego Iddio, che scruta i nostri cuori e conosce i nostri pensieri ( Sl 139,23), perch continui ad illuminarci con la sua sapienza, cos che possiamo seguire i suoi comandamenti di amarlo con tutto il cuore, con tutta lanima e con tutte le forze (cfr Dt 6,5) e di amare il nostro prossimo come noi stessi (Lev 19,18). Grazie !

DISCORSO DEL PAPA DOPO LA VISITA ALLA CUPOLA DELLA ROCCIA DI GERUSALEMME
GERUSALEMME, marted, 12 maggio (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato questo marted da Benedetto XVI dopo aver visitato la Cupola della Roccia, il pi antico monumento islamico in Terra Santa, e aver incontrato importanti esponenti della Comunit musulmana.

*** Cari Amici Musulmani, As-salmu alikum! Pace a voi!

Ringrazio cordialmente il Gran Muft, Muhammad Ahmad Hussein, insieme con il Direttore del Jerusalem Islamic Waqf, Sheikh Mohammed Azzam al-Khatib al-Tamimi e il Capo del Awquaf Council, Sheikh Abdel Azim Salhab, per le parole di benvenuto che essi mi hanno rivolto a vostro nome. Sono profondamente grato per linvito a visitare questo sacro luogo e volentieri porgo i miei ossequi a voi e ai capi della comunit Islamica in Gerusalemme. La Cupola della Roccia conduce i nostri cuori e le nostre menti a riflettere sul mistero della creazione e sulla fede di Abramo. Qui le vie delle tre grandi religioni monoteiste mondiali si incontrano, ricordandoci quello che esse hanno in comune. Ciascuna crede in un solo Dio, creatore e regolatore di tutto. Ciascuna riconosce Abramo come proprio antenato, un uomo di fede al quale Dio ha concesso una speciale benedizione. Ciascuna ha raccolto schiere di seguaci nel corso dei secoli ed ha ispirato un ricco patrimonio spirituale, intellettuale e culturale. In un mondo tristemente lacerato da divisioni, questo sacro luogo serve da stimolo e costituisce inoltre una sfida per uomini e donne di buona volont ad impegnarsi per superare incomprensioni e conflitti del passato e a porsi sulla via di un dialogo sincero finalizzato alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace per le generazioni che verranno. Poich gli insegnamenti delle tradizioni religiose riguardano ultimamente la realt di Dio, il significato della vita ed il destino comune dell umanit vale a dire, tutto ci che per noi molto sacro e caro pu esserci la tentazione di impegnarsi in tale dialogo con riluttanza o ambiguit circa le sue possibilit di successo. Possiamo tuttavia cominciare col credere che lUnico Dio linfinita sorgente della giustizia e della misericordia, perch in Lui entrambe esistono in perfetta unit. Coloro che confessano il suo nome hanno il compito di impegnarsi decisamente per la rettitudine pur imitando la sua clemenza, poich ambedue gli atteggiamenti sono intrinsecamente orientati alla pacifica ed armoniosa coesistenza della famiglia umana. Per questa ragione, scontato che coloro che adorano lUnico Dio manifestino essi stessi di essere fondati su ed incamminati verso lunit dellintera famiglia umana. In altre parole, la fedelt allUnico Dio, il Creatore, lAltissimo, conduce a riconoscere che gli esseri umani sono fondamentalmente collegati luno allaltro, perch tutti traggono la loro propria esistenza da una sola fonte e sono indirizzati verso una meta comune. Marcati con lindelebile immagine del divino, essi sono chiamati a giocare un ruolo attivo nellappianare le divisioni e nel promuovere la solidariet umana. Questo pone una grave responsabilit su di noi. Coloro che onorano lUnico Dio credono che Egli riterr gli esseri umani responsabili delle loro azioni. I Cristiani affermano che i doni divini della ragione e della libert stanno alla base di questa responsabilit. La ragione apre la mente per comprendere la natura condivisa e il destino comune della famiglia umana, mentre la libert spinge il cuore ad accettare laltro e a servirlo nella carit. Lindiviso amore per lUnico Dio e la carit verso il nostro prossimo diventano cos il fulcro attorno al quale ruota tutto il resto.

Questa la ragione perch operiamo instancabilmente per salvaguardare i cuori umani dallodio, dalla rabbia o dalla vendetta. Cari Amici, sono venuto a Gerusalemme in un pellegrinaggio di fede. Ringrazio Dio per questa occasione che mi data di incontrarmi con voi come Vescovo di Roma e Successore dellApostolo Pietro, ma anche come figlio di Abramo, nel quale "tutte le famiglie della terra si diranno benedette" (Gn 12,3; cfr Rm 4,16-17). Vi assicuro che ardente desiderio della Chiesa di cooperare per il benessere dellumana famiglia. Essa fermamente crede che la promessa fatta ad Abramo ha una portata universale, che abbraccia tutti gli uomini e le donne indipendentemente dalla loro provenienza o da loro stato sociale. Mentre Musulmani e Cristiani continuano il dialogo rispettoso che gi hanno iniziato, prego affinch essi possano esplorare come lUnicit di Dio sia inestricabilmente legata allunit della famiglia umana. Sottomettendosi al suo amabile piano della creazione, studiando la legge inscritta nel cosmo ed inserita nel cuore delluomo, riflettendo sul misterioso dono dellautorivelazione di Dio, possano tutti coloro che vi aderiscono continuare a tenere lo sguardo fisso sulla sua bont assoluta, mai perdendo di vista come essa sia riflessa sul volto degli altri. Con questi pensieri, umilmente chiedo allOnnipotente di donarvi pace e di benedire tutto lamato popolo di questa regione. Impegniamoci a vivere in spirito di armonia e di cooperazione, dando testimonianza allUnico Dio mediante il servizio che generosamente ci rendiamo lun laltro. Grazie!

Discorso del Patriarca Fouad in Getsemani


Venerd 08 Maggio 2009 10:56 Il Patriarca Fouad - Discorsi e interviste

Santissimo Padre, La Chiesa di Gerusalemme L'accoglie con fervore in questa citt dove Ges Cristo fu accolto dalla folla al grido di "Osanna nell'alto dei cieli! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!" (Mt 21,9). Benvenuto nella citt dove Ges Cristo riport la vittoria sul peccato e sulla morte e ottenne la salvezza per coloro che hanno fede in lui. Qui, con Lei, la Chiesa prega e veglia amorosamente su questi luoghi dove Nostro Signore ha compiuto l'opera meravigliosa della nostra redenzione. Questi luoghi sono i testimoni del passato e la verit della nostra vita presente. Solamente ad alcuni metri da qui, Ges disse ai suoi discepoli : Restate qui e vegliate con me (Mt 26,38). Ma loro hanno chiuso gli occhi, senza curarsi affatto di Ges, in agonia un po' pi lontano. Santissimo Padre, per molti aspetti la situazione oggi non tanto cambiata. Assistiamo da una parte all'agonia del popolo palestinese, che sogna di vivere in uno Stato palestinese libero e

indipendente, ma non ci arriva; e assistiamo dall'altra parte all'agonia di un popolo israeliano, che sogna una vita normale nella pace e nella sicurezza ma, nonostante la sua potenza mediatica e militare, non ci arriva. Quanto alla comunit internazionale, essa gioca il ruolo dei discepoli di Ges: se ne sta da parte, le palpebre appesantite di indifferenza, insensibile all'agonia per la quale passa la Terra Santa da sessantun anni, senza volere veramente svegliarsi per trovare una soluzione giusta. Da questa valle di Giosafat, valle di lacrime, facciamo salire la nostra preghiera perch si realizzino i sogni di questi due popoli. Su questo monte degli Olivi, Ges pianse invano su Gerusalemme. Oggi, Egli continua a piangere con i rifugiati senza speranza di ritorno, con le vedove il cui marito stato vittima di violenza, e con le numerose famiglie di questa citt che tutti i giorni vedono le loro case demolite col pretesto che esse sono state "costruite illegalmente", allorquando tutta la situazione generale tutta intera illegale e non riceve soluzione. Al di sopra del luogo dove ora noi siamo, Nostro Signore lanci questo grido : Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono stati mandati ! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli-tutti i tuoi figli, ebrei, cristiani e mussulmani- e voi non avete voluto" (Lc 13,34). Caro Santo Padre, noi le domandiamo di comprendere quello che qui vivono i Suoi poveri figli e di fortificare la nostra fede e la nostra speranza. Con la Sua visita, Lei ci porta la sollecitudine e la solidariet di tutta la Chiesa, e ci attira l'attenzione del mondo su questa regione, su questi popoli, la loro storia, i loro combattimenti e le loro speranze, i loro sorrisi e le loro lacrime. Per chiunque soffre -un malato, un rifugiato, un prigioniero o uno che porta il peso di una ingiustizia- il pi grande sconforto di costatare di essere stato dimenticato e che nessuno veda, non sappia n si commuova per quello che lui sopporta. La Sua visita oggi un grande conforto per i nostri cuori e l'occasione di dire a tutti che il Dio di compassione e coloro che credono in Lui non sono n ciechi, n dimentichi, n insensibili. Santit, Lei il successore di san Pietro, incaricato dal Signore per confermare i suoi fratelli" nella fede (Lc 22,32). Noi pure la supplichiamo e gridiamo con gli Apostoli: "Aumenta la nostra fede" (Lc 17,25). Santissimo Padre, Lei ha davanti un piccolo gregge, e che ancora si riduce a causa dell'emigrazione, una emigrazione largamente dovuta agli effetti di una occupazione ingiusta, con l'accompagnamento di umiliazione, di violenza e di odio. Ma noi sappiamo che "questa la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede" (1 Gv 5,4) e che la fede ci rende capaci di vedere e di riconoscere Ges Cristo in ogni persona. Con Ges e in Ges, noi possiamo gustare qui e ora la pace che il mondo non pu n dare n togliere dai nostri cuori. Questa pace significa serenit, fede, spirito di accoglienza e gioia di vivere e di lavorare in questa terra.

Per questo noi approfittiamo della Sua presenza benedetta tra noi per gridarLe, come quel padre sofferente che supplic Ges di liberare suo figlio dai tormenti che lo opprimevano da lungo tempo : Io credo ! Aiuta la mia incredulit" (Mc 9,24). Santissimo Padre, noi L'accogliamo come il successore di san Pietro: venga in aiuto alla nostra incredulit! Preghi con noi il nostro Padre dei cieli per tutti gli abitanti della Terra Santa; invochi anche la Madre Addolorata, che ai piedi della croce del figlio suo sofferente non si tirata indietro, per aiutarci ad avere la sua stessa fede nella buona provvidenza di Dio e ad accettare tutto, anche senza comprendere dall'inizio. O Signore, fortifica la nostra fede! + Fouad Twal, Patriarca