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doc
1
Martedi, 30 Marzo 1999
corso di Idraulica II
appunti di
Moto Vario a Superficie Libera
a cura di: prof. Silvio Franzetti
prof. Alberto Guadagnini
ing. Francesco Ballio
INDICE
1. INTRODUZIONE..................................................................................................2
2. EQUAZIONI DI DE SAINT-VENANT.................................................................3
3. CELERITA DI UNONDA.................................................................................11
3.1 Concetto di celerit ....................................................................................................11
3.2 Onda Cinematica........................................................................................................13
3.3 Onda Dinamica ..........................................................................................................16
4. ONDE CINEMATICHE ......................................................................................18
4.1 Soluzione Analitica ....................................................................................................18
4.2 Ulteriori Aspetti ed Approfondimenti .........................................................................19
5. MODELLO PARABOLICO ................................................................................25
5.1 Studio dellEvoluzione Spaziale dellOnda di Piena....................................................25
5.2 Il Cappio di Piena.......................................................................................................30
6. APPROSSIMAZIONI DELLE EQUAZIONI DI DE SAINT-VENANT ALLE
DIFFERENZE FINITE........................................................................................33
6.1 Schema Esplicito........................................................................................................36
2 Schema Implicito ..........................................................................................................39
7. IL METODO DELLE LINEE CARATTERISTICHE ..........................................43
7.1 Richiami di Analisi ....................................................................................................43
7.2 Esempio di Applicazione............................................................................................44
8. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI .......................................................................48
Appunti di moto vario a superficie libera Introduzione
2
1. INTRODUZIONE
In molti problemi dellingegneria civile viene richiesta la valutazione delle massime
altezze che possono essere raggiunte dallacqua allinterno di un alveo naturale (o
artificiale) in corrispondenza del passaggio di una portata con assegnato tempo di
ritorno. La procedura comunemente adottata consiste nelleseguire il calcolo dei
livelli in determinate sezioni dalveo una volta calcolato il valore della portata di
interesse. Tale calcolo viene comunemente eseguito in condizioni di moto
permanente, ovvero ammettendo che la portata si mantenga costante nel tempo lungo
lalveo in oggetto. Tali verifiche sono ad esempio adottate quando si intende valutare
laltezza dellimpalcato di un ponte di attraversamento, ladeguatezza di eventuali
protezioni di sponde e/o arginature, nonch in sede di definizione dellampiezza di
zone di rispetto attorno ad un corso dacqua.
In realt, unonda di piena che si propaga in un corso dacqua non mantiene inalterate
le sue caratteristiche nello spazio e nel tempo; in particolare, gli effetti dei massimi
della portata si manifestano per periodi limitati di tempo. In molte situazioni pratiche,
poi, interessa una descrizione dellevoluzione dinamica del fenomeno di piena, in
termini di livelli, portate e loro tempi di propagazione, e volumi. Di interesse attuale
inoltre lo studio degli effetti talora catastrofici, conseguenti ad onde derivanti dal
crollo di arginature o dighe di ritenuta, con conseguente allagamento di aree pi o
meno estese.
I modelli matematici di moto vario per correnti a superficie libera hanno lo scopo di
individuare (simulare) un campo di flusso non-stazionario, quale ad esempio quello
che si verifica in un corso dacqua naturale al passare di una piena. Tali modelli
vengono costruiti partendo dalle equazioni differenziali del moto e della continuit. Il
fenomeno tipicamente tridimensionale e pu svilupparsi in un dominio di geometria
non sempre nota; inoltre, le caratteristiche strutturali dello stesso contorno possono
essere estremamente variabili lungo il percorso (la sua scabrezza, ad esempio, pu
variare fortemente nello spazio e nel tempo). I diversi modelli attualmente utilizzati
per la descrizione di tali fenomeni si distinguono essenzialmente in base alle diverse
semplificazioni che vengono apportate alla forma generale delle equazioni del moto
vario. In alcune situazioni, ad esempio, sar possibile pervenire a forme semplificate
che tuttavia sono in grado di riprodurre gli aspetti salienti del problema in esame. Si
sottolinea, inoltre, che in tutti gli schemi che saranno presentati esister sempre la
necessit di definire le caratteristiche idrauliche dellalveo, solitamente riassunte in
coefficienti di scabrezza o di forma. Essenziale sar quindi loperazione di
calibrazione dei parametri tipici delle varie formulazioni adottate.
Leffettivo processo di moto nelle diverse condizioni applicative si svolge nelle tre
dimensioni dello spazio; ad esempio la velocit in un canale varia non solo lungo
lascissa curvilinea che identifica la posizione planimetrica del letto ma anche nelle
diverse posizioni della generica sezione trasversale. Comunque, in molte pratiche
applicazioni le variazioni di velocit in senso trasversale al canale e sulla verticale
possono essere trascurate ed il moto pu essere schematizzato come mono-
dimensionale nella direzione del flusso. Le Equazioni di de Saint-Venant descrivono
il flusso non-stazionario mono-dimensionale delle correnti a superficie libera.
Appunti di moto vario a superficie libera Equazioni di de Saint Venant
3
2. EQUAZIONI DI DE SAINT-VENANT
Si consideri un tronco dalveo fluviale compreso fra due sezioni, rispettivamente di
monte e di valle. In Figura 2.1 sono rappresentati (a) il profilo di un volume di
controllo elementare di lunghezza ds nel canale, (b) la pianta di detto volume e (c) lo
schema della generica sezione trasversale di area A.
Nella derivazione delle Equazioni di De Saint-Venant si adottano le seguenti ipotesi
1. Il flusso mono-dimensionale; le grandezze che definiscono la corrente idrica
sono funzioni continue del tempo t e della coordinata s, misurata lungo la linea di
massima pendenza dellalveo. Questo implica che su ogni sezione trasversale
normale alla direzione della corrente la velocit costante e la superficie libera
rappresentabile come un segmento orizzontale.
2. La corrente gradualmente variata, cos che la distribuzione delle pressioni p di
tipo idrostatico sulle singole sezioni trasversali
3. Lasse longitudinale del canale approssimato da una linea retta.
4. La pendenza del canale piccola e la geometria del letto fissata.
5. Le leggi di resistenza del moto stazionario puramente turbolento sono applicabili
nella descrizione degli effetti delle resistenze.
6. Il fluido incomprimibile e a densit costante attraverso tutta la corrente.
Tali condizioni sono abbastanza bene verificate in molti casi di interesse applicativo.
Lequazione di continuit assume la forma
) , (
) , ( ) , (
t s q
t
t s A
s
t s Q

(2.1)
in cui Q = U A la portata che transita attraverso la sezione trasversale di area A (U
la velocit media della corrente sulla sezione) e q rappresenta la somma degli
afflussi/deflussi che entrano/escono nel/dal tronco di corrente considerato, in termini
di portata per unit di lunghezza del canale. Questa equazione valida per alvei non
necessariamente prismatici. La forma (2.1) esprime il principio di continuit in
termini delle incognite A e Q. Alcuni metodi di soluzione delle equazioni di De Saint-
Venant utilizzano la forma dellequazione di continuit in cui la variabile dipendente
la velocit media U, in luogo della portata Q. Lequazione di continuit (2.1) in
assenza di immissioni e per sezioni rettangolari in alveo prismatico diviene
0
) (

t
h
s
h U
0

t
h
s
U
h
s
h
U (2.2)
Lequazione di una corrente lineare in moto vario viene ricavata scrivendo
lequazione di bilancio delle forze agenti sul volume di controllo di Figura 2.1 e
proiettandola poi lungo la direzione del canale. Dallequazione globale dellequilibrio
dinamico si ottiene

d dW
t
W
) ( n v v v F (2.3)
Appunti di moto vario a superficie libera Equazioni di de Saint Venant
4
in cui W rappresenta il volume di controllo di superficie laterale , con versore
normale entrante n; la densit del fluido; v il vettore delle velocit locali della
corrente;

F il risultante delle forze di massa e di superficie che agiscono sul


fluido contenuto nel volume W.
Q

ds
s
Q
Q

+
Fw
ds

Quota di riferimento
Ff
s
h
z
U
2
/(2g)
Linea dellenergia
Fpl
Fpr
Fpb
Fpb
Q/A
Volume di controllo
q
Quota di riferimento
z
w
h
b
B
dw
(a)
Vista
laterale
(b)
Vista
in pianta
(c)
Sezione
trasversale
Fg
n
n
Figura 2.1 Volume di controllo elementare utilizzato nella derivazione delle equazioni
di de Saint-Venant.
La (2.3) indica che la somma delle forze applicate alla massa racchiusa nel volume W
uguale al tasso di variazione nel tempo della quantit di moto immagazzinata in W
pi il flusso netto di quantit di moto attraverso la superficie laterale di controllo .
Ci sono in genere cinque forze agenti sul volume di controllo nella direzione del moto
p w e f g
F F F F F F + + + +

(2.4)
Appunti di moto vario a superficie libera Equazioni di de Saint Venant
5
in cui F
g
la forza dovuta al peso dellacqua contenuta nel volume di controllo; F
f

la forza resistente per attriti che si sviluppa lungo i contorni solidi del volume W; F
e

la forza che si produce a seguito di improvvise variazioni di sezione (allargamenti e/o
restringimenti) nel volume di controllo; F
w
rappresenta le forze di superficie
trasmesse attraverso la superficie libera (ad esempio lazione del vento); F
p
la forza
di pressione. Con leccezione di F
e
ed F
w
si presentano di seguito le espressioni
adottate per le forze sopra indicate
a) Peso. Il volume di fluido nel volume di controllo A ds ed il suo peso g A ds
(g laccelerazione di gravit). Per piccole inclinazioni del fondo dellalveo, la
pendenza si pu porre i = tg sin e la componente di interesse (nella direzione
del moto) della forza peso
F
g
= g A ds sin g A ds i (2.5)
in cui i - z / s.
b) Resistenze. Le forze resistenti create da attriti lungo il fondo e le pareti laterali
del volume di canale di controllo sono date da
0
P ds, in cui
0
lo sforzo
tangenziale medio al contorno e P il perimetro bagnato. Adottando per gli sforzi
tangenziali lespressione
0
= R J = g (A/P) J, si ottiene lespressione seguente
F
f
= g A J ds (2.6)
in cui la cadente J pu essere ad esempio calcolata con la formula di Strickler
3 / 4 2
2
R c
U
J
S
(2.7)
in cui c
S
il coefficiente di resistenza ed R il raggio idraulico della sezione,
definito dal rapporto A/P.
c) Pressione. Con riferimento alla Figura 2.1(b) il termine F
p
risulta dalla somma
algebrica delle componenti nella direzione del moto delle forze idrostatiche
esercitate rispettivamente dalla superficie di sinistra del volume di controllo, F
pl
,
dalla superficie destra, F
pr
, e dalle sponde, F
pb
: F
p
= F
pl
F
pr
+ F
pb
. Come
raffigurato in Figura 2.1(c) un elemento fluido di spessore dw alla quota w rispetto
al fondo della sezione, immerso alla profondit h w e la pressione idrostatica
che agisce sullelemento fluido cos evidenziato vale g (h w); la conseguente
forza idrostatica agente g (h w) b dw, avendo indicato con b la larghezza
dellelemento di superficie in esame valutata lungo la direzione trasversale del
canale. La forza totale di tipo idrostatico che agisce sulla superficie di monte del
volume di controllo quindi


h
pl
dw b w h g F
0
) ( (2.8)
La forza idrostatica agente sulla superficie di valle
Appunti di moto vario a superficie libera Equazioni di de Saint Venant
6
ds
s
F
F F
pl
pl pr

+ (2.9)
dove, applicando la regola di Leibnitz per la derivazione di un integrale,

h
h h
pl
dw
s
b
w h g A
s
h
g
dw
s
b
w h g dw b
s
h
g
s
F
0
0 0
) (
) (
(2.10)
essendo, ovviamente,

h
dw b A
0
.
La forza dovuta alleffetto delle sponde legata al tasso di restringimento
(allargamento) del canale, b/s, lungo il tratto ds
ds dw
s
b
w h g F
h
pb
1
]
1

0
) ( (2.11)
Dalla (2.9) si ricava che
pb
pl
pb
pl
pl pl p
F ds
s
F
F ds
s
F
F F F +

,
_

+ (2.12)
Sostituendo la (2.10) e la (2.11)nella (2.12) e semplificando si ottiene
ds
s
h
gA F
p

(2.13)
La somma delle tre forze (F
g
, F
f
, F
p
) cos individuate pu essere espressa come
ds
s
h
J i gA F
,
_

(2.14)
Espressioni per i due termini di quantit di moto che compaiono al membro di destra
nella (2.3) sono di seguito presentate.
a) Flusso di quantit di moto. La portata di massa in ingresso nel volume di
controllo elementare attraverso la porzione di superficie di contorno
i
(di
immissione) vale (Q + q ds). Il corrispondente flusso di quantit di moto viene
calcolato come
( ) qds v UQ d
s i
i
2 1
) ( +

n v v (2.15)
Appunti di moto vario a superficie libera Equazioni di de Saint Venant
7
Nella (2.15) il termine (
1
Q U) il flusso di quantit di moto entrante attraverso
la sezione di monte dellalveo e (
2
v
s
q ds) il flusso di quantit di moto portato
dagli afflussi laterali, che hanno velocit media v
s
nella direzione s. Per comodit
di esposizione si utilizzer nel seguito un unico simbolo . Il termine il
coefficiente correttivo dei flussi di quantit di moto e tiene conto della non
uniforme distribuzione della velocit su di una sezione trasversale del canale; la
sua espressione

dA v
AU
2
2
1
(2.16)
in cui v la velocit su di un elemento infinitesimo di area dA sulla sezione
trasversale del canale. Orientativamente i valori di variano fra 1.01 per canali
prismatici diritti e 1.33 per sezioni di fiumi composite con golene (Chow et al.,
1988, pag. 279). In molte applicazioni tecniche si pu considerare 1 (velocit
locali quasi uniformemente distribuite sulla sezione trasversale A).
Il flusso di quantit di moto che esce dal volume di controllo attraverso la
porzione di superficie di contorno
u
(di uscita) vale

,
_

ds
s
UQ
UQ d
u
u
) (
) ( n v v (2.17)
Il flusso di quantit di moto netto attraverso la superficie di controllo =
i
+
u
la somma di (2.15) e (2.17)
( )
ds
s
UQ
q v
ds
s
UQ
UQ qds v UQ d
s
s

,
_

,
_


+ +

) (
) (
) ( n v v
(2.18)
b) Accumulo di quantit di moto. Il tasso di incremento temporale della quantit di
moto immagazzinata nel volume di controllo A ds
ds
t
Q
dW
t W

v (2.19)
Sostituendo i termini sopra evidenziati nellequazione di equilibrio (2.3) si ottiene
lequazione seguente, in termini delle incognite h e Q
0
2

,
_

,
_

J i
s
h
gA q v
A
Q
s t
Q
s
(2.20)
e in assenza di afflussi/deflussi laterali
0
2

,
_

,
_

J i
s
h
gA
A
Q
s t
Q
(2.20)
Appunti di moto vario a superficie libera Equazioni di de Saint Venant
8
La formulazione (2.20) pu essere anche espressa (utilizzando lequazione di
continuit) in termini di U e h; con 1 tale formulazione
0
,
_

J i
s
h
g
s
U
U
t
U
(2.21)
Il significato dei termini presenti nellequazione (2.20) riassunto in Tabella I.
t
Q
A
1
+

,
_

A
Q
s A
2
1
+
s
h
g

g( i J) = 0
accelerazione accelerazione effetto di effetto effetto
locale convettiva pressione gravit resistenze
Tabella I: significato fisico dei termini dellequazione (2.20)
In particolare, si hanno: (a) un termine di accelerazione locale che descrive gli effetti
della variazione nel tempo delle velocit in un generico punto, (b) un termine di
accelerazione convettiva che descrive gli effetti della variazione spaziale delle
velocit lungo il canale, (c) un termine di pressione, proporzionale alle variazioni
spaziali di livello nel canale, (d) un termine che rappresenta gli effetti della gravit,
proporzionale alla pendenza dellalveo, (e) un termine che rappresenta gli effetti delle
resistenze al moto. Gli effetti delle forze inerziali sul flusso sono rappresentati nei
termini di accelerazione locale e convettiva.
Le equazioni di de Saint-Venant hanno diverse forme semplificate, ciascuna atta a
cogliere aspetti particolari di problemi pratici. In Tabella II sono riportate le
semplificazioni usuali che si possono adottare nellequazione del moto, mantenendo
inalterata la forma dellequazione di continuit. Lo schema pi semplice quello
dellonda cinematica, che trascura gli effetti inerziali e delle variazioni della
superficie libera. In tal caso si assume i J, ovvero, si ipotizza che le forze di
resistenza e gravitazionali si bilancino perfettamente. Il modello parabolico o
diffusivo trascura i termini inerziali ma incorpora il termine di pressione. Il modello
completo o dellonda dinamica considera tutti i termini.
Osservazioni
Si osserva che spesso nei corsi dacqua naturali i due termini J e h/s non sono
inferiori a 10
-4
10
-5
. Trascurare il peso dei termini inerziali nellequazione del moto
significa ammettere che essi siano, ad esempio, inferiori a 10
-5
. Si offre di seguito un
commento sulla trascurabilit o meno dei due termini suddetti.
a) 1/g (U/t):
1/g (U/t) < 10
-5
U < g 10
-5
t 10
-4
t
ad esempio, per t = 1 ora = 3600 s si ottiene U < 0.36 m/s (in unora)
Appunti di moto vario a superficie libera Equazioni di de Saint Venant
9
Quando in condizioni di piena (non infrequente) si pu ritenere che non vi sia
una variazione di velocit in unora almeno di una tale entit, si pu in tal caso
legittimamente trascurare 1/g (U/t).
b) (U
2
/2g) / s:
(U
2
/2g) / s < 10
-5
U
2
< 2 10
-4
s
per due sezioni a 10 km di distanza dovrebbe essere U
2
< 2,
2
1
2
2
U U < 2;
se nella sezione di area A
1
si verifica U
1
= 0 2 m/s dovrebbe essere
U
2
< 2 6 . E abbastanza improbabile che si esca da tali limiti, per cui (in
tal caso) anche il termine convettivo pu essere trascurato (si nota che, daltra
parte, ad un incremento del limite superiore di U
1
corrisponde un incremento
anche di quello di U
2
).
Nel caso dei corsi dacqua con pendenze di fondo dellordine di qualche percento, in
molte situazioni lecito ricondursi al modello cinematico, trascurando la pendenza
longitudinale della superficie libera h/s rispetto ad i. Viceversa, nel caso dei fiumi
in cui le pendenze del fondo assumono valori dellordine del permille (o del per
diecimila) non si dovrebbe prescindere dagli effetti di h/s, ricorrendo almeno alla
schematizzazione parabolica o diffusiva dellequazione del moto.
Da ultimo, i diversi termini dellequazione (2.21) sono presentati in Tabella III in
maniera tale da evidenziare la tipologia di moto in esame (uniforme, stazionario, non-
stazionario).

t
U

+
s
U
U

+
s
h
g

g( i J) = 0
onda cinematica
parabolico (diffusivo)
completo
Tabella II: modello completo e sue semplificazioni.

t
U

+
s
U
U

+
s
h
g

g( i J) = 0
moto stazionario, uniforme
moto stazionario, non-uniforme
moto non-stazionario, non-uniforme
Tabella III: equazione del moto.
Appunti di moto vario a superficie libera Equazioni di de Saint Venant
10
Le equazioni sopra riportate non sono risolubili analiticamente, eccettuati alcuni casi
semplici. Sono equazioni differenziali che debbono in generale essere risolte
mediante tecniche di integrazione numerica. I metodi di risoluzione numerica
possono essere classificati come metodi numerici diretti e metodi delle equazioni
caratteristiche. Nei metodi diretti, le equazioni del moto e di continuit vengono
riformulate (ad esempio) alle differenze finite, ottenendo valori di portate e livelli in
sezioni discrete dellalveo per determinati passi temporali. Nei metodi alle
caratteristiche, si esegue dapprima la trasformazione delle equazioni originarie in
forma caratteristica; tali equazioni vengono poi risolte analiticamente o
numericamente (utilizzando ad esempio una rappresentazione alle differenze finite).
Nel seguito si presenteranno alcune note relative ai due metodi di soluzione.
Appunti di moto vario a superficie libera Celerit di unonda
11
3. CELERITA DI UNONDA
Unonda viene essenzialmente descritta come una variazione di determinate
caratteristiche del flusso, come ad esempio una variazione della portata o del livello
della superficie libera. Si definisce celerit dellonda la velocit con cui tale
perturbazione si sposta lungo lalveo. La celerit dipende dal tipo di onda considerato
ed in generale (anche molto) diversa dalla velocit del flusso principale della
corrente.
3.1 Concetto di celerit
Si considerano correnti lineari e gradualmente variate senza fare riferimento al fronte
dellonda (diversamente dal caso delle onde a fronte ripido). Con riferimento alla
Figura 3.1, si considera per semplicit espositiva (ma non per questo con mancanza di
generalit) il caso di una perturbazione in migrazione su un moto di base uniforme di
profondit h
0
. Dopo un intervallo di tempo unitario (ad esempio 1 secondo) le sezioni
m ed n della corrente, dotate di velocit U
0
e celerit assoluta a, si sono portate in m e
n, distanti U
0
da m e n, avendo indicato con U
0
la velocit media (di moto uniforme)
della corrente. Londa, invece, si spostata fra le sezioni C e L, distanti a da m e n,
rispettivamente. Rispetto alla zona ABFE interessata dallonda al tempo t
1
, al tempo
t
1+1
la zona ABCD (dopo un transitorio) torna in condizioni di moto uniforme. La
regione HGLI al tempo t
1+1
interessata dallonda mentre prima (al tempo t
1
) non lo
era. Ci a chiarire il concetto di celerit che indica la velocit di spostamento
dellonda, che diverso dal concetto di velocit di spostamento della materia. In
sostanza:
a. Per una generica sezione A, si definisce celerit dellarea, a
A
, la velocit con cui
detta area A si sposta
b. Per una generica portata Q, si definisce analogamente celerit della portata, a
Q
, la
velocit con cui detta portata Q si sposta
Si analizzano ora separatamente le due grandezze.
Celerit a
A
Larea A che si sta spostando deve essere considerata costante, per cui si ottiene la
seguente serie di relazioni:
A = A (s, t) = A
1
= costante dA = 0 (3.1)
0

dt
t
A
ds
s
A
dA (3.2)
s A
t A
dt
ds
a
A



/
/
(3.3)
in cui s e t sono, al solito, le coordinate spaziale (mono-dimensionale) e temporale,
rispettivamente. Questa espressione pu essere trasformata utilizzando lequazione di
continuit per una corrente di fluido pesante incomprimibile:
Appunti di moto vario a superficie libera Celerit di unonda
12
0

t
A
s
Q

t
A
s
Q

(3.4)
s A
s Q
a
A

/
/
(3.5)
Introducendo poi la velocit media U = Q / A, si ottiene
s A
s U A s A U
a
A

+

/
/ /

s A
s U
A U a
A


+
/
/
(3.6)
Con questultima espressione, essendo a = U + c, si posto in evidenza lespressione
della celerit relativa c della sezione A (celerit con cui la sezione si sposta rispetto
alla corrente)
s A
s U
A c
A

/
/
(3.7)
h0
m
n
U0
h0
m n
U0
U0
a

U0
A
B
C
D
L
I
E
F
G
H
F
G
a
a
A
B
E
F
Figura 3.1. Concetti di celerit dellarea, a
A
, e celerit della portata, a
Q
.
Appunti di moto vario a superficie libera Celerit di unonda
13
Celerit a
Q
Analogamente, lo studio della celerit con cui si sposta una generica portata Q si
articola sui medesimi passaggi. Si introduce:
Q = Q (s, t) = Q
1
= costante dQ = 0 (3.8)
0

dt
t
Q
ds
s
Q
dQ (3.9)
s Q
t Q
dt
ds
a
Q



/
/
(3.10)
Utilizzando ancora lequazione di continuit si ottiene
t A
t Q
a
Q

/
/
(3.11)
Le due celerit a
A
e a
Q
sono in genere diverse: a
A
a
Q
. Esse coincidono solamente
quando il legame fra Q e A biunivoco. Ad esempio, questa condizione verificata
in condizioni di moto uniforme (cosa che per i fiumi non ).
Infatti, in condizioni di moto uniforme si ottiene:
)) , ( ( ) ( t s A A i R A Q (3.12)
ed in base alla (3.5)
dA
d
A s A
s
A
A
s A
s Q
a
A

/ /
/
(3.13)
dA
d
A t A
t
A
A
t A
t Q
a
Q

/ /
/
(3.14)
e quindi
a
A
= a
Q
(3.15)
3.2 Onda Cinematica
Unonda cinematica caratterizzata dal fatto che i termini di accelerazione e di
pendenza del pelo libero sono trascurabili nellequazione del moto sicch il
movimento dellonda essenzialmente descritto dallequazione di continuit. In
questo tipo di onde, gravit ed attriti si bilanciano ed il flusso non presenta delle
accelerazioni apprezzabili. Il modello cinematico definito dalle seguenti equazioni
Appunti di moto vario a superficie libera Celerit di unonda
14
Continuit: q
t
A
s
Q

(3.16)
Moto: i = J (3.17)
Lequazione del moto, che coincide con la formulazione delle condizioni di moto
uniforme, pu essere espressa nella forma
A = Q

(3.18)
Per esempio, con la formulazione di Strickler scritta con i = J e R = A/P si ottiene
3 / 5
3 / 2
2 / 1
A
P
i c
Q
S

5 / 3
5 / 3
3 / 2
Q
i c
P
A
S
1
1
]
1

(3.19)
cos che, in tal caso
6 . 0
3 / 2
1
1
]
1


i c
P
S
, = 0.6 (3.20)
Evidentemente il caso Q = Q(A) valido solo nella situazione per cui i = J e cio per
londa cinematica. Lequazione (3.16) contiene due variabili dipendenti A e Q. La
prima pu essere eliminata differenziando la (3.18)

,
_


t
Q
Q
t
A
1

(*)
(3.21)
e sostituendo il risultato nella (3.16)
q
t
Q
Q
s
Q

,
_

1
(3.22)
Le onde cinematiche sono prodotte da variazioni in Q. Lincremento di portata dQ
pu essere scritto come
dt
t
Q
ds
s
Q
dQ

(3.23)
Dividendo per ds e manipolando i termini si ottiene

(*)
In realt (P(A)); in sezioni molto larghe per le quali P cost (dipende poco da h), si
pu ritenere cost.
Appunti di moto vario a superficie libera Celerit di unonda
15
s
Q
t
Q
ds
dt
ds
dQ

(3.24)
Le equazioni (3.22) e (3.24) coincidono se
q
ds
dQ
(3.25)
e
1
1

Q dt
ds
(3.26)
Differenziando la (3.18) si ottiene
1
1

Q dA
dQ
(3.27)
e paragonando la (3.26) e la (3.27) si nota che
dA
dQ
dt
ds
o
dA
dQ
dt
ds
a
c
(3.28)
in cui si introdotta la celerit dellonda cinematica, a
c
(il simbolo a indica, al solito,
una celerit assoluta per distinguerla dalla celerit relativa). Questo implica che un
osservatore che si muove ad una velocit ds/dt = a
c
con il flusso vede la portata
variare con un tasso dQ/ds = q. In assenza di apporti/deflussi laterali q, losservatore
vedrebbe una portata sempre costante. Le equazioni (3.25) e (3.28) sono le equazioni
caratteristiche di unonda cinematica; sono due equazioni differenziali ordinarie che
sono matematicamente equivalenti alle equazioni originarie (del moto e della
continuit) che governano il fenomeno. Incidentalmente, si osserva che a
c
a
Q
a
A
.
La celerit di unonda cinematica pu anche essere espressa in termini della
profondit h della corrente come
dh
dQ
B
a
c
1
(3.29)
in cui dA = B dh (essendo B la larghezza al pelo libero).
Come precedentemente detto, nei fenomeni di propagazione naturali si verifica la
presenza sia di onde cinematiche che complete o dinamiche. In molti casi leffetto
della pendenza del canale dominante nellequazione del moto, per cui la maggior
parte del corpo dellonda di piena si muove con le caratteristiche proprie di un
modello cinematico. Se gli altri termini dellequazione dinamica non sono trascurabi-
li, si verifica lesistenza di un fronte donda dinamico che si pu propagare sia a
monte che a valle del corpo principale dellonda (Figura 3.2). In letteratura sono
presentati diversi suggerimenti per la verifica dellapplicabilit o meno del modello
cinematico alla propagazione di onde di piena, ma non esiste alcum criterio universale
per supportare tale decisione.
Appunti di moto vario a superficie libera Celerit di unonda
16
Corpo principale dellonda
Onda dinamica che si
propaga verso valle
Onda dinamica che si
propaga verso monte
Figura 3.2. Movimento di unonda di piena.
In base alle equazioni precedenti (con la formulazione di Strickler) la celerit
dellonda cinematica aumenta con Q (e quindi al crescere della sezione). Ne risulta
che, teoricamente, il fronte dellonda cinematica che si propaga verso valle (in un
alveo circa cilindrico) diventa sempre pi ripido. Comunque, londa non si allunga n
si attenua e portata ed altezza massima rimangono invariate. In sostanza, si ha una
deformazione dellonda con cresta che diventa sempre pi ripida e coda sempre pi
adagiata sul profilo preesistente.
Al crescere della ripidit dellonda gli altri termini nellequazione del moto (trascurati
nel caso cinematico) diventano sempre pi importanti introducendo dispersione ed
attenuazione. La celerit dellonda di piena si scosta conseguentemente da quella
prevista dallo schema cinematico perch la portata non pi funzione univoca della
profondit della corrente e Q e h non si mantengono circa costanti in prossimit del
picco dellonda.
3.3 Onda Dinamica
La celerit dellonda dinamica (o completa) si determina sviluppando le equazioni
caratteristiche per le equazioni di de Saint-Venant. Partendo dalla (2.21) si pu
dimostrare che le corrispondenti equazioni caratteristiche sono (Chow et al., 1988,
pag. 286)

'

t
t
) ( ) 2 ( J i g c U
dt
d
c U
dt
ds
d
d
(3.30)
in cui c
d
la celerit relativa alla corrente (rispetto ad un osservatore in moto con
velocit U) dellonda dinamica. Per un canale rettangolare questa
c
d
= gh (3.31)
Appunti di moto vario a superficie libera Celerit di unonda
17
in cui, al solito, h la profondit della corrente. Per un alveo con sezione di forma
arbitraria, c
d
= B gA/ , in cui, B la misura della larghezza della corrente alla
superficie libera. La celerit c
d
misura la velocit di propagazione di unonda
dinamica rispetto ad un osservatore in moto con velocit U. Come pi sopra
evidenziato in Figura 3.2, in presenza di moto di base ci sono due onde dinamiche:
una che procede verso valle con celerit assoluta a
d
= U + c
d
ed una che si propaga
verso monte con celerit assoluta a
d
= U c
d
. Ovviamente, la propagazione della
perturbazione verso monte richiede che si sia in presenza di corrente lenta (U < c
d
).
Nel seguito si torner sullargomento trattando il caso delle onde paraboliche.
Appunti di moto vario a superficie libera Onde cinematiche
18
4. ONDE CINEMATICHE
4.1 Soluzione Analitica
La soluzione delle equazioni dellonda cinematica fornisce la distribuzione della
portata in funzione della localizzazione spaziale s e del tempo t. Tale soluzione pu
essere ottenuta numericamente, utilizzando approssimazioni alle differenze finite
dellequazione (3.22) oppure analiticamente, risolvendo simultaneamente le equazioni
caratteristiche (3.25) e (3.28). Soluzioni numeriche saranno discusse in un successivo
paragrafo.
La soluzione in termini di Q(s, t) richiede la conoscenza: (a) delle condizioni iniziali
Q(s, t = 0), ovvero del valore della portata defluente nellalveo allinizio dei calcoli;
(b) della condizione al contorno Q(s = 0, t), che rappresenta lidrogramma di piena in
ingresso nella sezione di monte del tratto in esame. Lobiettivo consiste nel calcolo
dellidrogramma di piena in uscita dallestremit di valle del tronco in oggetto, Q(L, t)
(L la lunghezza del suddetto tratto di alveo), in funzione dellidrogramma in
ingresso, di eventuali afflussi e deflussi laterali e delle condizioni dinamiche
allinterno del tronco stesso espresse dalla condizione cinematica. Di seguito si
presenta la metodologia di soluzione analitica per il caso in cui q 0. In tal caso, la
(3.25) si riduce alla
0
ds
dQ
ovvero Q = costante (4.1)
per cui, la portata nota in un dato punto ed in un dato istante si propaga lungo il canale
con la celerit
dA
dQ
dt
ds
a
c
(4.2)
La soluzione pu essere visualizzata nel piano (s, t) come mostrato in Figura 4.1 in
cui le distanze sono raffigurate sullasse orizzontale ed i tempi sullasse verticale.
Ciascun punto del piano associato ad un valore di portata Q, che , appunto, la
portata in quella localizzazione nel canale e in quel particolare istante. In Figura 4.1
si presentano un idrogramma in ingresso (per s = 0) alla sinistra del piano (s, t) ed il
corrispondente andamento delle portate alla sezione di uscita (per s = L), alla destra.
Tali idrogrammi sono collegati dalle linee caratteristiche raffigurate. Lequazione di
tali linee si ricava risolvendo la (4.2)


t
t
c
s
dt a ds
0
0
(4.3)
ovvero
s = a
c
(t t
0
) (4.4)
Appunti di moto vario a superficie libera Onde cinematiche
19
dove a
c
costante nellintervallo t t
0
perch Q costante.
In tal modo, una portata Q che si presenta nella sezione di ingresso del canale di
lunghezza L al tempo t
0
raggiunger la sezione di uscita al tempo
c
a
L
t t +
0
(4.5)
La pendenza delle curve caratteristiche 1/a
c
= (dQ/dA)
1
per ogni valore di portata
considerato. Le linee in Figura 4.1 sono rette in quanto q = 0 e, quindi, per ogni
portata Q costante, a
c
costante. Ovviamente lungo ogni linea si ha una diversa a
c
per ogni Q considerata. Se q 0, Q e a
c
varierebbero lungo le caratteristiche, che non
sarebbero pi rettilinee.
6 5 4 3 2 1 0 0 L 0 1 2 3 4 5 6
Portata (m
3
/s) Distanza s Portata (m
3
/s)
140
120
100
80
60
40
20
0
140
120
100
80
60
40
20
0
Tempo t
Tempo t
(min)
Tempo t
(min)
(a)
Idrogramma
in ingresso
(c)
Idrogramma
in uscita
(b)
Piano s - t
1
1/ac
Figura 4.1 Propagazione di unonda cinematica in un canale di lunghezza L.
4.2 Ulteriori Aspetti ed Approfondimenti
1. Come precedentemente accennato, la modellazione di propagazione di piena
secondo lo schema cinematico viene usualmente condotta con discreto successo
nello studio di alvei ad elevata pendenza (torrenti). Le approssimazioni legate a
tale modello hanno come evidente conseguenza il fatto che per ogni sezione
valida la scala delle portate in moto uniforme ed il pelo libero parallelo al fondo
dellalveo. Viceversa, avendo a disposizione dei profili longitudinali di onde in
piena in un corso dacqua, comparandoli con laltimetria del fondo, si pu
verificare se tale condizione di parallelismo sussiste o no e quindi decidere se
lapprossimazione cinematica sensata o meno. In pratica per, si hanno a dispo-
sizione pi frequentemente i profili temporali in alcune sezioni e quindi per lo
studio della propagazione delle onde di piena occorre ricorrere ad espressioni
funzione del tempo anzich dello spazio.
Appunti di moto vario a superficie libera Onde cinematiche
20
2. La deformazione nello spazio e nel tempo di unonda cinematica pu anche essere
visualizzata nella maniera seguente. In un alveo cilindrico due sezioni dotate di
eguale altezza dacqua h (e cio di uguale area A) si muovono con la stessa
celerit, mentre due aventi diversa h hanno anche celerit diverse. E quindi
semplice lo studio dello spostamento di unonda nellintervallo di tempo t. In
Figura 4.2 le sezioni e , rispettivamente iniziale e finale di unonda, si
spostano nellintervallo t nelle corrispondenti e . Essendo in tali sezioni
le rispettive profondit h
1
e h
2
uguali, queste si spostano con la medesima celerit,
a
c1
, a
c2
rispettivamente, mantenendo invariata la lunghezza totale dellonda. In
sezioni aperte, si nota che la (4.2) suggerisce che la celerit a
c
aumenta con la
portata. Quindi, la sezione di colmo si sposta verso valle nella corrispondente
con celerit a
c3
> a
c2
, a
c1
. Si riottiene quanto introdotto precedentemente: in
un torrente le onde si spostano verso valle mantenendo portata ed altezza massima
invariata; londa si deforma, con cresta che diventa sempre pi ripida e coda
sempre pi adagiata sul profilo preesistente.
La dimostrazione del fatto che a
c3
> a
c2
(a
c2
= a
c1
) e in alvei prismatici con sezioni
aperte si effettua ricordando che la scala delle portate in moto uniforme
crescente con A, secondo la relazione di Chezy: Q = A
A
i R
A
= Q(A), in cui
= c
s
R
1/6
nella formulazione di Strickler ed il pedice indica che tutte le grandezze
sono riferite alla sezione di area A. Dalla Figura 4.3 immediato riconoscere che
la celerit crescente con A ed superiore alla velocit media U della corrente.
Ovvero, adottando per un alveo "normale" unespressione monomia del tipo
Q = a A
b
ed essendo b > 1 (b 3/2 per sezione rettangolare molto larga) si ricava
a
c
= dQ/dA = a b A
b-1
; U = Q/A = a A
b-1
a
c
= b U > U (4.6)
Nota la scala delle portate e U si ricava molto facilmente a
c
che, ad esempio nel
caso di alveo rettangolare molto largo vale a
c
3/2 U.
Da ultimo si annota che, sempre per alveo rettangolare molto largo di larghezza l
l
i
A i
l
h l
h l i R A Q
2 / 3
h
l
h l
h l
h l
R
+

2
costante [in realt = (A) = (h)
l
h l
m
+

1
100
]:
Visto anche lordine di grandezza di b ( 3/2) si hanno, ad esempio, le seguenti
corrispondenze tra valori di U e di a
c
:
U = 2 m/s a
c
= 3 m/s
U = 4 m/s a
c
= 6 m/s
3. Noto per un torrente il profilo dellonda al tempo t, il calcolo del profilo al tempo
t + t si visualizza, ad esempio, con laiuto della Figura 4.4.
Appunti di moto vario a superficie libera Onde cinematiche
21

h2
h1
ac1

t
ac2

t
ac3

Figura 4.2. Spostamento di unonda cinematica nellintervallo di tempo t.


Q
A
U
ac
Figura 4.3. Confronto fra celerit a
c
e velocit media U della corrente nellipotesi di
onda cinematica.
Appunti di moto vario a superficie libera Onde cinematiche
22
ac1

t
A1 A2 A3
ac2

t
ac3

t
Q
A
ac2
ac1
A1 A2
Figura 4.4. Calcolo della migrazione del profilo di unonda cinematica in un intervallo
di tempo t.
4. Sulla base delle osservazioni di cui sopra si presenta la metodologia di calcolo
indicata da Fantoli e De Marchi (De Marchi, 1945) per lo studio della
propagazione dellonda di piena cinematica. In questo schema si ipotizza, quindi,
che in ogni sezione sia applicabile, durante il passaggio dell'onda, la legge del
moto uniforme (pelo libero parallelo al fondo) in un canale prismatico indefinito
di sezione e pendenza uguali a quelle presentate dall'alveo in quella sezione. Una
modellazione pi dettagliata richiederebbe lapplicazione di metodi pi sofisticati,
mono- o bi-dimensionali. Tale modello si presenta, comunque, di immediata
implementazione e consente di ottenere valide indicazioni di prima
approssimazione. Nell'ipotesi suddetta, il fenomeno risulta definito dalla equazio-
ne del moto uniforme e dall'equazione di continuit:
Q Ri (4.7)
( ) ( ) ( )
'
2
' '
2 12
' '
2
'
2
' '
1
'
1

2
1
2
1
A A L m t Q Q t Q Q + + + (4.8)
( )
' '
2 12
'
2
'
2 12
'
2
' '
1
'
1

2
1

2
1
A L m t Q A L m t Q Q Q + + + (4.9)
Appunti di moto vario a superficie libera Onde cinematiche
23
in cui, al solito, A l'area della sezione bagnata (=A(h)), R il raggio idraulico,
= c
S
R
1/6
il coefficiente di Chzy, c
S
il coefficiente di Strickler L
12
la
lunghezza del tronco dalveo compreso tra le sezioni 1 e 2 ed m 1 un
coefficiente di invaso. L'equazione di continuit (3.4) traduce il fatto che,
considerato un tronco d'alveo, il volume liquido entrato attraverso la sezione 1 di
monte del tronco nell'intervallo di tempo t eguagliato dalla somma del volume
uscito attraverso la sezione 2 di valle durante lo stesso intervallo di tempo e dalla
contemporanea variazione del volume invasato fra le due sezioni e posto pari a
W = m L
12
(
' '
2
A
'
2
A ). La portata entrante attraverso la sezione 1 viene calcolata
come media dei valori da questa assunti al tempo t e t + t rispettivamente;
analoga schematizzazione si adotta per il calcolo della portata uscente attraverso la
sezione di valle. Si veda a tal proposito lo schema di Figura 4.5.
s1 s2
L12
A2
A2
t1
t2
Q2
Q1
A1
A1
Figura 4.5 Applicazione del modello di Fantoli nel calcolo della propagazione di
unonda di piena cinematica.
Come si nota, si anche ammesso che il volume invasato W possa essere espresso
come prodotto dell'area
2
della sezione terminale 2 per la lunghezza L
12
del
tronco e per un parametro m > 1. Nella (4.9) si sono contrassegnati con l'indice 1
gli elementi che si riferiscono alla sezione iniziale 1 e con l'indice 2 quelli della
sezione finale 2, con gli apici ' e " i valori relativi agli istanti t e t + t. Nota l'onda
in entrata Q
1
(t), la (4.9) consente di stabilire Q
2
(t) nella sezione terminale del
tronco esaminato. Il coefficiente d'invaso m sarebbe uguale ad 1 nel caso che il
tronco in esame avesse forma prismatica ed il pelo libero fosse parallelo al fondo.
Sperimentalmente si visto che nella realt il volume liquido effettivamente
necessario per raggiungere un certo livello sempre maggiore di quello
corrispondente al prodotto della lunghezza del tronco per l'area della sezione
terminale. Il suo valore si pu stimare in base ad un rilievo topografico, ma vale
la pena eseguire delle tarature (ad esempio con prove su modello), perch questa
la maggiore incognita. Normalmente si pone 1 < m 2. Si osserva che una delle
approssimazioni insite nellapplicazione del modello riguarda la schematizzazione
della geometria del torrente in esame: si ipotizza, infatti, di poter schematizzare il
torrente con una successione di tronchi ciascuno di lunghezza finita, con pendenza
costante. E inoltre necessario prestare particolare cura anche al valore di
scabrezza da inserire nella scala delle portate in moto uniforme. Indagini
Appunti di moto vario a superficie libera Onde cinematiche
24
sperimentali hanno dimostrato che assumendo allincirca costante non si
commettono errori elevati. Con pendenze i = 2 3 % si constatato che un valore
di dellordine di 20 30 produce risultati accettabili. In pratica, poi, si devono
fare i calcoli per le diverse situazioni limite con diversi valori della scabrezza.
Questo tipo di calcolo pu interessare non tanto per le piene usuali, ma bens per
eventi eccezionali, ad esempio per valutare la situazione che si viene a creare a
seguito del crollo di uno sbarramento: sostanzialmente, si ricerca allora le
modalit di variazione dei livelli e delle portate lungo un dato torrente, note che
siano le condizioni di moto uniforme preesistenti al collasso dello sbarramento
stesso.
5. Si ponga il seguente problema: nota (come pi spesso avviene) la legge h = h(t) in
una certa sezione, si vuol trovare la corrispondente legge h(t) in unaltra sezione in
cui sia nota laltezza di moto uniforme iniziale. In pratica, si tratta dello stesso
problema di cui al punto precedente, per il quale si vuole fornire un approccio
risolutivo leggermente diverso. Se nell'istante t nella sezione di partenza sono noti
h ed A, si ottiene facilmente il valore della celerit a
c
dalla relazione Q = Q(A);
quindi, in una sezione di valle che dista dalla precedente di s, tale altezza si
raggiunge dopo un intervallo di tempo t = s / a
c
. Ripetendo il calcolo per varie
altezze si ricava la legge h = h(t) nella nuova sezione. Tutto ci per
condizionato dalla regolarit dellalveo torrentizio, perch il calcolo della celerit
a
c
si eseguito facendo riferimento al moto uniforme in condizioni di piena.
Devono essere quindi verificate (almeno in maniera approssimata) le seguenti
condizioni: (a) alveo prismatico; (b) pendenza di fondo costante; (c) assenza di
afflussi/deflussi laterali (in pratica non vi debbono essere affluenti al tronco in
esame.
Appunti di moto vario a superficie libera Modello parabolico
25
5. MODELLO PARABOLICO
Si riprendono in esame le equazioni di continuit e del moto (senza i termini inerziali)
0

t
h
B
s
Q
t
A
s
Q
(5.1)
R A
Q
R
U
s
h
i
2 2
2
2
2

(5.2)
Come si detto precedentemente, questo modello non trascura il termine di
variazione spaziale del livello idrico. Dalla (5.2) si ricava
2 / 1 2 / 1
1
1 *
1
1
1
]
1


1
]
1


s
h
i
Q
s
h
i
i R A Q (5.3)
avendo indicato con Q* la portata di moto uniforme per la generica sezione A.
Sviluppando in serie il termine sotto radice (dal momento che 1/i h/s
sufficientemente piccolo si tronca al primo ordine) e si ottiene

'

1
]
1


0
2
1
1 *
t
h
B
s
Q
s
h
i
Q Q
(5.4)
Si vuole ora studiare la modificazione nello spazio e nel tempo dellonda. La
trattazione verr effettuata in maniera qualitativa facendo dapprima riferimento al
problema del tracciamento qualitativo del profilo longitudinale dellonda in un
particolare istante t = t e successivamente focalizzando lattenzione sulla successione
temporale delle diverse grandezze in una assegnata sezione.
5.1 Studio dellEvoluzione Spaziale dellOnda di Piena
Il profilo delle altezze h(s, t = t ) schematizzato in Figura 5.1 ed presentata anche
una analisi del segno delle diverse quantit di interesse. Dal grafico si identificano
regioni in cui le derivate spaziali prima e seconda delle profondit h sono positive,
nulle o negative. In base alla prima delle (5.4) si identificano quindi gli intervalli di
positivit e negativit del rapporto Q / Q*. In base a tutto ci evidente che a pari
altezze non corrispondono a monte e a valle del colmo spaziale dei livelli ( la
posizione per cui si ha che h/s 0) pari portate e, quindi, il legame Q = Q(A) non
pi biunivoco, diversamente da quanto avveniva per londa cinematica.
Si vuole ora studiare landamento spaziale delle portate (per il profilo indicato),
ovvero la variazione longitudinale di Q in un dato istante temporale tramite la Q/s.
Derivando la prima delle (5.4) rispetto ad s si ottiene
Appunti di moto vario a superficie libera Modello parabolico
26
2
2
2
2
2
2
*
2
1
*
*
*
2
1
*
*
*
2
1
2
1
1
*
s
h
Q
i Q
Q
s
h
dh
dQ
s
h
Q
i Q
Q
s
Q
s
h
Q
i s
h
i s
Q
s
Q

1
]
1

(5.5)
Si noti che le sostituzioni di cui sopra sono effettivamente valide soltanto nel caso di
alvei cilindrici. Come detto, si intende studiare il segno della Q / s. Per canali
aperti dQ*/dh > 0, per cui il segno di Q / s si determina in base al segno dei
termini di derivata spaziale dei livelli.

h/

2
h/s
2
Q/Q*
Q/s
h/t
aA
> 0 < 0
0
> 0
> 0 < 0
0 0
1
> 1 < 1
> 0 < 0
0
<0 > 0
0
> 0 > 0
dalla figura
dalla figura
dalla (5.4)
Q(s) = max; h(t) = max
U(s) = max
J(s) = max
h(s) = max
3
5 2 6 7 4 1
flesso
flesso

<0 0
Figura 5.1 Profilo longitudinale delle altezze h(s, t = t ).
Dalla Figura 5.1 si osserva che nel tratto 1 4 h/s < 0 e
2
h/s
2
< 0 e perci
Q/s < 0; nel tratto 2 5 di ha h/s > 0 e
2
h/s
2
< 0 e perci Q/s > 0. Da questo
segue che a valle del colmo spaziale delle profondit idriche vi una sezione in cui la
portata massima (in Figura 5.1 indicata come Sezione 6).
Si consideri ora lequazione di continuit
t = t
Appunti di moto vario a superficie libera Modello parabolico
27
t
h
B
s
Q

s
Q
B t
h

1
(5.6)
Nel tratto 2 6: Q/s > 0 e perci h/t < 0. Nel tratto 6 4: Q/s < 0 e perci
h/t > 0. In corrispondenza della sezione 6 si ha
0
1

s
Q
B t
h
(5.7)
ovvero laltezza idrica massima nel tempo. La sezione 6 si identifica, quindi, come
quella sezione nel corpo dellonda per in corrispondenza della quale la portata Q
massima nello spazio ed il livello massimo nel tempo (Figura 5.2).
Figura 5.2 Andamento temporale delle altezze idriche nella Sezione 6 di Figura 5.1
Questo significa che londa si deforma attenuandosi nel tempo. Nella sezione 2 si
verifica il valore massimo dei livelli nello spazio (al tempo assegnato di
osservazione); il valore della derivata temporale delle profondit in tale sezione
negativo (h/t < 0), ad indicare che londa nella sua fase decrescente. In altri
termini, questo significa che in istanti di tempo precedenti a quello di osservazione
attuale laltezza nella sezione 2 era superiore; il valore massimo temporale del livello
h nella sezione 2 si era raggiunto in un istante di tempo precedente, quando una
sezione del tipo 6 era transitata in quella posizione.
Un analogo studio qualitativo viene effettuato anche per la portata Q(t). Si visto che
il massimo spaziale della portata Q in un assegnato istante di osservazione t
1
si
verifica nella sezione 6. Per determinare la posizione in cui Q(t) massimo si pu
ripetere un analogo ragionamento. In particolare, ricordando le definizioni di celerit
dellarea, a
A
, e celerit della portata, a
Q,
introdotte al Capitolo 3 e le equazioni (3.12)
(3.15) si verifica che
Q/s = 0 a
A
= 0 in sezione 6 (Figura 5.1) (5.8)
h/s = 0 a
A
= in sezione 2 (Figura 5.1) (5.9)
Appunti di moto vario a superficie libera Modello parabolico
28
La (5.9) porta come conseguenza che il punto di massimo ubicato in sezione 2
scompare con celerit infinita. Il segno della celerit a
A
per gli altri tratti si ricava
facilmente con la procedura seguente (si confronti la tabella di Figura 5.1).
Si faccia riferimento alla portata di moto uniforme Q* = f(h); mediante la (5.5)
s
h
s
h
B i
Q
h
s
Q
Q
s
Q
B
s
h
B
s
Q
a
A

2
2
2
*
*
* 1
(5.10)
da cui, ricordando che
1
]
1


s
h
i
Q Q
2
1
1 * , in base alla (5.4), si ottiene
s
h
s
h
s
h
Q
dh
dQ
B i dh
dQ
B
s
h
s
h
Q
dh
dQ
s
h
B i dh
dQ
B
a
A

1
1
1
1
1
]
1

,
_

1
1
1
1
]
1


2
2
2
2
2
*
*
2
1 * 1
*
*
2
1 * 1
(5.11)
Ora, in sezioni aperte dQ*/dh > 0, per cui
nel tratto 1 4:
2
h/s
2
> 0 e h/s < 0 k
dh
dQ
B
a
A
+
* 1
(5.12)
nel tratto 3 5:
2
h/s
2
> 0 e h/s > 0 '
* 1
k
dh
dQ
B
a
A
(5.13)
in cui k e k sono quantit positive.
risulta evidente che per due sezioni aventi uguale profondit h nei due tratti 1 4 e 3
5, la celerit del fronte maggiore di quella della coda; in particolare, le sezioni 1 e 3
hanno diverse celerit e perci londa si allunga, ma il suo volume rimane costante.
Si pu cos ricostruire la deformazione dellonda nel suo spostamento verso valle.
Londa si appiattisce con rigonfiamento del fronte ed abbassamento della coda e
ritorno fra i punti di massimo di h(s) e Q(s) (come si nota dai valori negativi assunti
da a
A
nel tratto 2 6.
Se poi si esamina, sempre in un generico istante, la variazione della velocit media
U = Q/A lungo il profilo dellonda, si verifica che
s
h
A
B Q
s
Q
A A
s
h
B Q
s
Q
A
s
U

2 2
1
(5.14)
Appunti di moto vario a superficie libera Modello parabolico
29
Nella sezione 6
0

s
Q
e 0 <

s
h
0 >

s
U
(5.15)
ovvero, si verifica che il valore massimo della velocit nello spazio si presenta in una
sezione (indicata in Figura 5.1 come sezione 7) a valle di quella in cui la portata
massima.
Si pu individuare anche la sezione in cui si verifica il massimo temporale delle
portate. Dalla (5.4) si ha
t s
h
i
Q
Q
Q
t
h
dh
dQ
t
Q

2
2
*
*
*
(5.16)
Ricordando lequazione di continuit (5.6) si ottiene
0
2
2
2

t s
h
B
s
Q

2
2 2
1
s
Q
B t s
h

(5.17)
e sostituendo
2
2
2
2
2
*
*
*
2
*
*
*
s
Q
B i
Q
Q B
Q
s
Q
dh
dQ
s
Q
B i
Q
Q
Q
t
h
dh
dQ
t
Q

(5.18)
In base al prospetto di Figura 5.1 quindi possibile ricostruire la curva Q = Q(s), per
la quale i punti di flesso (qui indicati come 8 e 9) sono a valle di 5 e 4 (Figura 5.3).
Si osserva che:
fra le sezioni 9 e 1
0 <

s
Q
; 0
2
2
>

s
Q
0 >

t
Q
(5.19)
nella sezione 6
0

s
Q
; 0
2
2
<

s
Q
0 <

t
Q
(5.20)
Fra le sezioni 6 e 9 esiste perci una sezione in cui Q(t) massimo (sezione 10) e
quindi si deduce che anche la portata, come i livelli idrici h, decresce nel tempo. Se si
esamina la celerit di propagazione delle portate a
Q
si possono ripetere i ragionamenti
gi visti a proposito di a
A
.
Appunti di moto vario a superficie libera Modello parabolico
30
Figura 5.3 Andamento longitudinale della portata Q(s) modello parabolico.
5.2 Il Cappio di Piena
Lo studio di ci che avviene in una certa sezione in funzione del tempo, durante il
passaggio di unonda di piena schematizzata con il modello parabolico sintetizzato
in Figura 5.4. Tale rappresentazione viene comunemente indicata come Cappio di
Piena. Con riferimento alla Figura, si osserva che allarrivo dellonda ci si trova nel
punto A della scala delle portate del moto uniforme. Dapprima arriva il fronte
dellonda (tratto 1- 4 di Figura 5.1), in cui Q/Q* > 1; durante la permanenza del tratto
1 4 del fronte nella sezione indagata la portata aumenta pi di quanto compete alle
condizioni di moto uniforme. Si raggiunge poi il punto B, coincidente con la
posizione in cui si ha il massimo temporale della variazione di portata (Q/t
massimo), quindi il punto C, in cui si ha la velocit media massima (U massimo).
Successivamente arriva il punto 10 D, in cui si ha il massimo temporale della
portata (Q(t) massimo), quindi il punto E 6, in cui si ha il massimo temporale dei
livelli (h(t) massimo) e poi il punto F 2 che il colmo longitudinale dellonda, in
cui Q = Q*. Segue poi la coda dellonda, in cui Q < Q*.
Q/t

2
Q/s
2
Curva Q = Q(s)
Q(t) = max
h/t
Q/s
a
A
Appunti di moto vario a superficie libera Modello parabolico
31
Durante il passaggio di unonda di piena parabolica in una assegnata sezione si
verifica dunque la seguente successione temporale:
B massimo di Q/t
C massimo di U
D massimo di Q(t)
E massimo di h(t) massimo di Q(s)
F massimo di h(s)
seguendo la stessa successione riportata in Figura 5.1, con riferimento al profilo
longitudinale istantaneo dellonda.
Per i calcoli di progetto, si pu pensare di adottare la seguente procedura: noto il
valore massimo di portata di piena nel tempo, Q
max
(t), corrispondente al punto D in
figura, si calcola la profondit di piena h come se si fosse in condizioni di moto
uniforme (o permanente). Si trova cio h
D
(vedi Figura 5.4) che in realt maggiore
(ma spesso di poco) del valore h
E
massimo che si verifica effettivamente nella sezione
in esame in condizioni di piena.
Ad esemplificazione dei risultati sino ad ora ottenuti, in Figura 5.5 si ripotano gli stati
successivi raggiunti da unonda al suo passaggio attraverso la sezione dalveo di
ascissa curvilinea s = s e contemporaneamente la sua deformazione nel tempo. La
successione spazio-temporale delle diverse altezze si evince dal confronto fra le
diverse figure sopra presentate.
CAPPIO DI PIENA
Q
U
Appunti di moto vario a superficie libera Modello parabolico
32
Figura 5.4 Andamento del Cappio di Piena
t0
t1
t2
t3

s s
Curva inviluppo di h(t) massime
Curva inviluppo di h(s) massime
E 6
C
F 2
t
s
Figura 5.5 Andamento qualitativo spazio-temporale di unonda di piena interpretato
dal modello parabolico.
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
33
6. APPROSSIMAZIONI DELLE EQUAZIONI DI DE SAINT-
VENANT ALLE DIFFERENZE FINITE
Nei metodi numerici di risoluzione di equazioni differenziali alle derivate parziali, i
calcoli sono eseguiti su di una griglia che ricopre il piano s t. Tale griglia costruita
posizionando nel suddetto piano un insieme di punti distanziati di passi incrementali
spaziali s e temporali t. Si ottiene cos un reticolo di nodi, del tipo evidenziato in
Figura 6.1. Come mostrato in Figura, la localizzazione dei nodi viene effettuata
solitamente con una notazione di tipo matriciale, indicizzandoli con i pedici (i, j),
corrispondenti rispettivamente ad una colonna (coordinata spaziale) e ad una riga
(coordinata temporale). La soluzione, in termini delle altezze idriche h oppure delle
portate Q viene ricercata ai nodi di tale reticolo. Una linea temporale parallela
allasse s e viene utilizzata per identificare la soluzione in un dato istante di tempo
lungo il canale (ad esempio, il tracciamento del profilo delle altezze lungo lalveo in
istanti di tempo successivi). Linee parallele allasse t identificano landamento
temporale della soluzione nelle sezioni di interesse. Lo schema di calcolo alle
differenze finite rappresenta le derivate spaziali e temporali in termini della variabile
incognita al tempo di interesse (j +1) ed al tempo precedente j, dove tutti i valori sono
noti, per essere stati calcolati in passi precedenti. La soluzione delle equazioni di de
Saint-Venant avanza cos da un passo temporale di calcolo al successivo.
0
0
L
Distanza in direzione s
Linea temporale
Linea temporale
Tempo t
(i 1) s i s (i + 1) s
s
Figura 6.1 Griglia di calcolo nel piano s t utilizzata nella discretizzazione delle
equazioni di de Saint-Venant alle differenze finite.
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
34
u(x)
u(x-

x)
u(x)
u(x+x)
x

x x +

x x
x
Figura 6.2 Approssimazione alle differenze finite della funzione u(x)
Lapprossimazione alle differenze finite di una funzione u(x) pu essere ottenuta
come mostrato in Figura 6.2. Una espansione in serie di Taylor di u(x) in x + x
fornisce il seguente risultato
... ) ( ' ' '
6
1
) ( ' '
2
1
) ( ' ) ( ) (
3 2
+ + + + + x u x x u x x u x x u x x u (6.1)
in cui u(x) = u/x, u(x) =
2
u/x
2
, , e cos di seguito. Lespansione in serie di
Taylor in x x
... ) ( ' ' '
6
1
) ( ' '
2
1
) ( ' ) ( ) (
3 2
+ + x u x x u x x u x x u x x u (6.2)
Lo schema di approssimazione centrato utilizza la differenza definita che si ottiene
sottraendo la (6.2) dalla (6.1)
) ( ) ( ' 2 ) ( ) (
3
x O x u x x x u x x u + + (6.3)
in cui O(x
3
) rappresenta un residuo che contiene termini di ordine tre e superiori.
Assumendo che O(x
3
) 0 e risolvendo in termini di u(x) si ottiene
x
x x u x x u
x u

2
) ( ) (
) ( ' (6.4)
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
35
Tale formulazione si dimostra avere un errore di approssimazione dellordine di x
2
.
Tale errore di approssimazione, causato dal fatto che si sono volutamente eliminati
termini di ordine superiore nello sviluppo, viene solitamente indicato come errore di
troncamento. Uno schema di approssimazione in avanti invece definito sottraendo
u(x) dalla (6.1)
) ( ) ( ' ) ( ) (
2
x O x u x x u x x u + + (6.5a)
per cui, assumendo che termini di ordine superiore siano trascurabili, si ottiene la
seguente espressione per lapprossimazione alle differenze finite in avanti di u(x)
x
x u x x u
x u

) ( ) (
) ( ' (6.5b)
che ha un errore di approssimazione dell'ordine di x.
Uno schema di approssimazione all'indietro invece definito sottraendo la (6.2) da
u(x)
) ( ) ( ' ) ( ) (
2
x O x u x x x u x u + (6.6a)
per cui, risolvendo in termini di u(x)
x
x x u x u
x u

) ( ) (
) ( ' (6.6b)
che ha un errore di approssimazione dell'ordine di x.
Un metodo di soluzione alle differenze finite pu impiegare uno schema esplicito
oppure uno schema implicito per la soluzione.
Nel primo caso i valori delle grandezze incognite vengono determinati in sequenza
lungo una linea temporale, passando da un punto nello spazio ad un altro. Le
equazioni sono adattate in modo tale da risolvere il problema un nodo alla volta. Ad
esempio, in Figura 6.1 si assume che la soluzione sia nota nei punti della riga j. Nello
schema esplicito la soluzione viene fatta avanzare nel tempo un punto per volta,
ovvero il punto (i, j+1) pu essere calcolato indipendentemente dagli altri punti alla
riga j+1.
Nello schema implicito invece i valori delle incognite lungo una linea a tempo
costante di interesse vengono calcolati tutti simultaneamente. Sostanzialmente, si
determinano le grandezze di interesse per un gruppo di punti di avanzamento
utilizzando un sistema di equazioni algebriche che includono le incognite in tutti i
punti del gruppo. Solitamente si risolve tale sistema per tutti i punti di una riga j,
anche se la scrittura pu essere adattata per il trattamento di un insieme qualsiasi di
punti di calcolo.
Si sottolinea che qualsiasi schema alle differenze finite non in grado di riprodurre
passi temporali e spaziali di dimensioni inferiori a t e s. Problematiche di cui
occorre tenere conto nellimplementazione di una procedura di calcolo alle differenze
finite (e di ogni altro schema numerico) sono legate allaccuratezza e stabilit dello
schema. Con il termine accuratezza si intende denominare la capacit dello schema
proposto di riprodurre la soluzione dellequazione differenziale di partenza senza
introdurre errori puramente numerici.
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
36
Lanalisi della stabilit dello schema di calcolo consiste nella verifica che lo schema
numerico di approssimazione delle derivate sia in grado di rispecchiare leffettivo
comportamento delle equazioni di partenza. Si deve cio verificare se esiste una parte
della soluzione che tende a crescere senza limiti, fino a distruggere il risultato del
calcolo.
Il metodo esplicito di applicabilit pi semplice tra i due proposti, ma pu essere
instabile, il che significa che, in generale, valori molto piccoli dei passi spaziali e
temporali, x e t rispettivamente, dovrebbero essere richiesti per portare a
convergenza la procedura numerica. Il metodo esplicito pu trattare con relativa
semplicit leggeri cambiamenti di sezione lungo il canale ma meno efficiente del
metodo implicito, per cui non generalmente utilizzato quando il calcolo deve essere
protratto per lunghe sequenze temporali. Il metodo implicito matematicamente pi
complesso ma con lutilizzo di moderni computers la sua applicabilit non costituisce
un problema serio. Il metodo stabile anche per passi di calcolo sufficientemente
elevati con accuratezze generalmente elevate, fornendo quindi un pi veloce tempo di
calcolo rispetto al metodo esplicito. Il metodo implicito pu anche trattare con buona
facilit geometrie anche molto variabili.
6.1 Schema Esplicito
Con riferimento alla Figura 6.1, si assume che le quantit idrauliche u siano note al
tempo t (linea temporale j); il problema consiste nel determinare le incognite al punto
(i, j+1) al tempo t + t, che indicheremo con il simbolo
1 + j
i
u . Secondo lo schema pi
semplice adottabile, le derivate parziali al nodo (i, j + 1) vengono determinate
utilizzando i valori delle quantit in punti adiacenti (i 1, j) (i, j) (i + 1, j) nel
seguente modo
t
u u
t
u
j
i
j
i
j
i

+ + 1 1
schema in avanti nel tempo (6.7)
e
s
u u
s
u
j
i
j
i
j
i

+
2
1 1
differenza finita centrata nello spazio (6.8)
Si osservi che la derivata spaziale calcolata utilizzando quantit note sulla linea
temporale j (gli schemi impliciti utilizzano invece approssimazioni alle differenze
finite di entrambe le derivate (spaziali e temporali) in termini di quantit incognite al
passo temporale j + 1).
Ovviamente, la discretizzazione numerica eseguita introduce inevitabilmente errori
numerici nei calcoli. Richiamando quanto pi sopra introdotto, uno schema di calcolo
alle differenze finite si dice stabile quando tali errori non vengono amplificati
procedendo con il calcolo per intervalli di tempo successivi, ovvero passando da una
linea temporale alla successiva. Sostanzialmente, la stabilit dei calcoli numerici,
dipende dalle dimensioni della griglia spazio-temporale di calcolo. Una condizione
necessaria ma non sufficiente per la stabilit di uno schema esplicito la Condizione
di Courant. Per il problema dellonda cinematica, la condizione di Courant
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
37
c
a
s
t

(6.9)
in cui stata adottata la consueta simbologia. Nella modellazione dellonda dinamica,
la celerit a
c
viene sostituita da a
d
= (U + c
d
). La condizione di Courant richiede
quindi che il passo di integrazione temporale sia minore del tempo impiegato
dallonda per spostarsi di s. Fisicamente, lutilizzo di t troppo elevati
relativamente allampiezza della maglia di calcolo spaziale e tali quindi da non
soddisfare la condizione di Courant, fornisce un accumulo dacqua, indice della
relativa esplosione della soluzione. La condizione di Courant non si applica invece
agli schemi impliciti. Dal punto di vista dei calcoli, in uno schema esplicito si
preferisce mantenere s fisso ed aggiornare il valore di t ad ogni successivo passo di
calcolo. A tal fine, la procedura usualmente utilizzata consiste nel calcolare un valore
t
i
per ogni nodo i al tempo j e nelladottare poi il minore tra quelli calcolati per
avanzare allistante temporale successivo. Dal momento che ci possono essere
sempre problemi di stabilit della soluzione, si consiglia di ridurre ulteriormente tale
valore minimo di un qualche percento. Si sottolinea ancora una volta che il
soddisfacimento della condizione di Courant non garantisce la stabilit dei calcoli, per
cui essa deve essere intesa soltanto nel senso si linea guida.
Si propone di seguito lapplicazione dello schema delle (6.7)-(6.8) al sistema delle
equazioni (2.2) relativa alla sezione rettangolare - e (2.21), di seguito riportate per
comodit di lettura
0

t
h
s
U
h
s
h
U (2.2)
0
,
_

J i
s
h
g
s
U
U
t
U
(2.21)
La (2.2) equazione di continuit assume quindi la forma
0
s 2
u u
s 2
h h
t
h h
i
1 - j
i
1 + j i
j
i
1 - j
i
1 + j
i
j
1 + i
j

U g (6.10)
e la (2.21) equazione del moto:
( )
j
i
j
i-
j
i+
j
i-
j
i+ j
i
j
i
j+
i
J i g
s
h h
g
s
U U
U
t
U U

2 2
1 1 1 1
1
(6.11)
Il problema della stabilit di tale schema stato ampiamente discusso in letteratura (si
veda, ad esempio Mahmood e Yevjevich, 1975): in buona sostanza, lo schema
essenzialmente instabile ed i termini dissipativi tendono ad aiutarne la stabilit. Non
possibile far tendere contemporaneamente allo zero s e t sperando di aumentare la
stabilit dello schema, altrimenti si ottiene leffetto opposto (Mahmood e Yevjevich,
1975). Linstabilit di base di tale schema pu essere corretta adottando una
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
38
formulazione leggermente diversa nella metodologia di approssimazione delle
derivate (temporali) di U e di h, e.g. :
s
U U
s
U
j
i-
j
i+

2
1 1
;
( )
t
U U U U
t
U
j
i-
j
i+
j
i
j
i

1
]
1

+

+

+
1 1
1
2
1
(6.12)
Se 1, ci si riconduce al metodo (instabile) precedente
0, rappresenta uno schema cosiddetto puramente diffusivo
Quando questo schema viene applicato alle equazioni (2.2) e (2.21), con le variabili
libere scritte al nodo (i, j), la soluzione al nodo (i, j + 1) si ricava per la profondit h
dallequazione di continuit e per la velocit U dallequazione dinamica:
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
h U
s
t
h U
s
t
h U U
s
t
h
1
1 1 1
1
2 2
1
2 2
1
) (
2

+ +
+
1
]
1

+

+
1
]
1


+
1
]
1


(6.13)
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
J i t g h h
s
t
g
U U U
s
t
U U U U
) ( ) (
2
) (
2
) (
2
1
1 1
1 1 1 1
1
+

1
]
1

+

+
+
+ +
+
(6.14)
La condizione di stabilit (Courant - Lewy - Friederichs) la solita
( ) g h U
s
t
t

1
(6.15)
Alcune volte lo schema fornisce una soluzione apparentemente instabile. Ad
esempio, in Figura 6.3 si riporta il calcolo per alcuni passi temporali relativo alla
propagazione dellonda di crollo conseguente alla caduta di uno sbarramento. Si nota
lapparire di denti di sega nella soluzione ottenuta con lo schema puramente diffusivo
( = 0), ovvero, nella sezione i la soluzione leggermente al di sotto del suo valore
reale, nella sezione i + 1 leggermente al di sopra, nella sezione i + 2 ancora
leggermente sotto, e cos via. In questi casi, un piccolo valore di , ad esempio 0.1,
pu essere daiuto per migliorare la soluzione. Contrariamente a quanto avviene in
situazioni di instabilit pura, lirregolarit a denti di sega pu anche non crescere a
livelli tali da distruggere il calcolo. In termini di accuratezza dei calcoli, in genere si
consiglia di adottare valori del rapporto (s
2
)/t sufficientemente piccoli in modo tale
che le derivate seconde (introdotte nellapprossimazione adottata) non abbiano
influenza notevole sulla soluzione finale. Comunque, mantenere questo termine
piccolo pu creare delle incompatibilit con il soddisfacimento della condizione di
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
39
Courant. Quindi, le equazioni sopra presentate contengono in s dei termini di
derivata seconda che non compaiono nella equazione differenziale di origine del
problema, riducendo cos laccuratezza della soluzione.
h
s s
h
= 0

= 0.1
Figura 6.3 Calcolo della propagazione di unonda di crollo: livelli idrici calcolati dal
tempo t = 3 s al tempo t = 14 s (t = 1 s). (a) metodo diffusivo ( = 0) e
(b) calcolo con = 0.1.
2 Schema Implicito
Come detto, gli schemi impliciti utilizzano approssimazioni delle derivate spaziali e
temporali in termini della variabile dipendente sulla linea temporale incognita j + 1.
Un semplice ed immediato esempio di tale approssimazione il seguente
s
u u
s
u
j
i
j
i
j
i

+ +
+
+
+
1 1
1
1
1
(6.16)
t
u u
t
u
j
i
j
i
j
i

+
+
+
+
+ 1
1
1
1
1
(6.17)
Un esempio di applicazione dello schema implicito di calcolo qui riportato, con
riferimento alla propagazione di unonda cinematica.
Come visto, le equazioni di continuit e del moto di unonda cinematica si possono
combinare per ottenere una equazione in cui Q lunica variabile (equazione 3.7)
q
t
Q
Q
s
Q

,
_

1
(3.7)
lobiettivo consiste nel risolvere la (3.7) per ogni nodo della griglia (s, t), assegnati i
parametri e , q(s, t) e le condizioni iniziali ed al contorno. La soluzione di tipo
numerico molto pi flessibile della soluzione analitica precedentemente esposta, in
quanto pu trattare abbastanza agevolmente variazioni nella geometria e nelle
propriet (scabrezza, pendenza, forma) del canale e nelle condizioni iniziali ed al
contorno. Lapprossimazione delle derivate spaziali e temporali di Q sulla griglia st
presentata in Figura 6.4 . La quantit incognita
1
1
+
+
j
i
Q . I valori di Q sulla j-esima
linea temporale si sono ottenuti nei passi di calcolo precedenti, cos come pure
1 + j
i
Q
(in corrispondenza dellavviamento del calcolo, questo valore viene considerato noto
Posizione
diga
Posizione
diga
(a)
(b)
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
40
sulla base della conoscenza delle condizioni al contorno, sullasse temporale, per
s = 0). Nel seguito si presenta uno schema lineare con differenze finite allindietro
per la soluzione del problema:
1
1
+
+
j
i
Q viene calcolata come combinazione lineare dei
valori noti di Q e la formulazione alle differenze finite della derivata spaziale di
1
1
+
+
j
i
Q
la seguente
s
Q Q
s
Q
j
i
j
i

+ +
+
1 1
1
(6.18)
i

s (i + 1)

s
j

t
(j + 1)

t
distanza s

j
i
Q

1
1
+
+
j
i
Q

j
i
Q
1 +

1 + j
i
Q
valori noti di Q
valore incognito di Q

s
Q Q
s
Q
j
i
j
i

+ +
+
1 1
1
t
Q Q
t
Q
j
i
j
i

+
+
+ 1
1
1

2
1
1
+
+
+

j
i
j
i
Q Q
Q
Q
Figura 6.4 . Griglia alle differenze finite: particolare.
La derivata temporale viene approssimata come
t
Q Q
t
Q
j
i
j
i

+
+
+ 1
1
1
(6.19)
Se i valori di
1
1
+
+
j
i
Q fossero utilizzati nella valutazione del termine Q
1
,
lequazione risultante sarebbe non-lineare in
1
1
+
+
j
i
Q . La linearizzazione dellequazione
consiste nellutilizzare per il termine Q
1
un valore di Q ricavato dalla media dei
valori trovati sulla diagonali della cella evidenziata in Figura 6.4.
t
s

s
Q


t
Q

Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite


41
2
1
1
+
+
+

j
i
j
i
Q Q
Q (6.20)
Il valore degli afflussi/deflussi laterali q (che un dato del problema) viene calcolato
come media tra i valori presenti sulla linea (i + 1) parallela allasse temporale
2
1
1
1
j
i
j
i
q q
q
+
+
+
+
(6.21)
La formulazione alle differenza finite dellonda cinematica linearizzata si ottiene,
dunque, sostituendo le espressioni (6.18) (6.21) nella (3.7)
2 2
1
1
1 1
1
1
1
1
1
1 1
1
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
q q
t
Q Q Q Q
s
Q Q
+
+
+ +
+
+

+
+
+ +
+
+

1
]
1

1
]
1

+
+

(6.22)
Risolvendo questa equazione in termini dellincognita
1
1
+
+
j
i
Q si ottiene
1
1
]
1

,
_

+
+

1
1
]
1

,
_

+
+

,
_

+
+


+
+
+
+
+

+
+
+
+
+
+
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
1
2
2 2
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i
j
i j
i
j
i
j
i
Q Q
s
t
q q
t
Q Q
Q Q
s
t
Q (6.23)
Un tipico diagramma di flusso che consente di focalizzare i passaggi successivi
seguiti nel calcolo della propagazione di unonda cinematica linearizzata presentato
in Figura 6.5.
Appunti di moto vario a superficie libera Schemi alle differenze finite
42
Calcolo delle condizioni iniziali di flusso
(corrispondono al flusso di base, al tempo t = 0,
sulla linea temporale j = 0)
Applicazione della condizione di Courant
per ogni nodo della griglia e scelta del
minimo t = min [t
k
]
Avanzamento dei calcolo al passo temporale
successivo t + t, j = j + 1
Utilizzare lidrogramma in ingresso per determinare
la portata
1 + j
i
Q al contorno di monte, i = 0
Spostarsi al successivo punto di calcolo (i + 1)
sulla linea temporale j + 1, s = s + s
calcolo di
1
1
+
+
j
i
Q con la (6.23)
Si arrivati alla fine del canale?
Si ultimato il calcolo per tutti i passi temporali
richiesti (ovvero per la durata di interesse dellevento)?
Figura 6.5 Diagramma di flusso per il calcolo di unonda cinematica linearizzata.
s
s
no
no
Fine
Appunti di moto vario a superficie libera Il metodo delle linee caratteristiche
43
7. IL METODO DELLE LINEE CARATTERISTICHE
7.1 Richiami di Analisi
Il metodo delle caratteristiche pu essere descritto come una tecnica secondo cui il
problema della risoluzione un sistema di due equazioni differenziali alle derivate
parziali viene sostituito dal problema della risoluzione di quattro equazioni
differenziali ordinarie. Ovviamente, questo richiede che le derivate delle funzioni in
esame siano definite in tutte le direzioni. Si presentano nel seguito i fondamenti
matematici del metodo, in maniera tale da fornire le basi teoriche per la comprensione
della sua applicabilit nella risoluzione di fenomeni propagatori. Si consideri il
seguente sistema quasi-lineare di due equazioni (il ragionamento pu essere senza
troppa fatica generalizzato al caso di n equazioni) differenziali alle derivate parziali
del primo ordine nelle due variabili indipendenti x e y e nelle due generiche funzioni
incognite u(x, y) e v(x, y) :

'

+ + + +
+ + + +
0
0
2 24 23 22 21
1 14 13 12 11
b v a v a u a u a
b v a v a u a u a
y x y x
y x y x
(7.1)
in cui u
x
, u
y
, v
x
, v
y
, indicano le derivate parziali di u e v rispetto ad x e y; data la quasi-
linearit del sistema (cio a
ij
e

b
ij
dipendono da x, t, u e/o v ma non dipendono delle
derivate di u e/o v):
a
ij
= a
ij
(x, y, u, v) i = 1, 2; j = 1, 2, 3, 4 (7.2)
b
i
= b
i
(x, y, u, v) i = 1, 2 (7.3)
Il problema di Cauchy per il sistema precedente consiste nel determinare una
soluzione (ovvero una coppia particolare di funzioni u(x, y) e v(x, y)) che assuma
valori assegnati lungo una curva del piano x y di equazione x = (y) con derivata
prima continua.
Nella regione del piano x y in cui le (7.1) sono valide, alcune curve, chiamate curve
caratteristiche, sono di primaria importanza. Le loro pendenze, dy/dx sono
denominate direzioni caratteristiche e sono definite dalle radici della seguente
equazione algebrica del secondordine
{ }
0 ) (
) ( ) ( ) (
14 22 24 12
13 22 23 12 14 21 24 11
2
13 21 23 11
+
1
]
1

+
1
]
1

a a a a
dx
dy
a a a a a a a a
dx
dy
a a a a
(7.4)
Dalla (7.4) risulta evidente che: (a) le curve caratteristiche soddisfano unequazione
differenziale al primordine in cui sono presenti i coefficiente a
ij
ma non i termini noti
b
i
del sistema di equazioni originale; (b) in genere, la distribuzione nel piano x y
delle caratteristiche dipende dalla forma dei coefficienti a
ij
, ovvero dalla loro specifica
dipendenza dalle variabili incognite u e v: in funzione di tale dipendenza, il sistema
Appunti di moto vario a superficie libera Il metodo delle linee caratteristiche
44
potr avere differenti direzioni caratteristiche. Il sistema si dice iperbolico quando
esistono due caratteristiche reali e distinte, ovvero quando il discriminante
{ } 0 ) ( ) ( 4 ) ( ) (
14 22 24 12 13 21 23 11
2
13 22 23 12 14 21 24 11
> + a a a a a a a a a a a a a a a a
(7.5)
In tal caso, le due soluzioni,
+
(x, y, u, v) e

(x, y, u, v) generano due famiglie di
curve caratteristiche del sistema originale; per ogni punto del piano x y passa una ed
una sola curva di ogni famiglia. Il sistema di cui sopra di dice parabolico quando la
(7.4) ammette due soluzioni coincidenti ed ellittico quando le soluzioni sono
immaginarie. Limportanza delle curve caratteristiche si basa sul loro legame con il
problema di Cauchy sopra introdotto. In genere il problema di Cauchy risolubile e
la coppia di soluzioni unica. Se invece la curva una caratteristica, lunicit della
soluzione viene a mancare, nel senso che esistono differenti coppie di soluzioni che
soddisfano il sistema (7.1) lungo la caratteristica . Detto in altri termini, le
caratteristiche dividono il piano x y in due regioni dominate da due differenti
soluzioni e rappresentano le uniche possibili linee di discontinuit della soluzione.
In un problema fisico di propagazione (in cui si pone x = s ed y = t), i fronti donda
delle quantit che si stanno propagando si muovono nello spazio tempo lungo le
curve caratteristiche. I reciproci ds/dt = c delle due direzioni caratteristiche in una
data localizzazione del piano s t forniscono il valore della celerit di propagazione
in quel dato punto. Nel nostro campo di applicazioni le due radici della (7.5) hanno
sempre segno opposto (una positiva ed una negativa). Le caratteristiche
+
sono
quindi sempre associate con onde discendenti o positive (associate con una celerit
che indicheremo con il simbolo 1 /
+
= c
+
), mentre le caratteristiche

sono sempre
associate con onde ascendenti o negative (celerit 1 /

= c

). Queste celerit sono


propriet intrinseche del mezzo in cui si svolge il fenomeno se le direzioni
caratteristiche non dipendono da u e v. In generale evidente che onde ascendenti e
discendenti si propagano con differente celerit.
7.2 Esempio di Applicazione
Come esempio di applicazione, si consideri il sistema costituito dalle equazioni di
continuit e del moto per alveo rettangolare in cui si considerino trascurabili gli effetti
della pendenza di fondo dellalveo e del termine di resistenza distribuita
0
) (

t
h
s
h U
0

t
h
s
U
h
s
h
U (7.6)
t
U

+
s
U
U

+
s
h
g

= 0 (7.7)
Dal punto di vista matematico il sistema (7.6) (7.7) quasi-lineare, ovvero lineare
rispetto alle derivate delle variabili in esame ( U ed h ), ed di tipo iperbolico.
Lapplicazione del metodo delle caratteristiche alla risoluzione di tale sistema pu
essere descritta come segue. In questo caso il problema di Cauchy vien cos
Appunti di moto vario a superficie libera Il metodo delle linee caratteristiche
45
formulato: note su una curva del piano s t le funzioni h e U continue e con
derivate prime continue, interessa trovare una coppia di soluzioni U(s, t) e h(s, t) del
sistema (7.6) (7.7) che assuma su i valori assegnati. Come si detto, si
chiameranno caratteristiche quelle curve per le quali il problema di Cauchy risulta
indeterminato. Alle (7.6) (7.7) si devono aggiungere le seguenti condizioni
dt
t
h
ds
s
h
dh
dt
t
U
ds
s
U
dU

(7.8)
che le soluzioni h e U devono soddisfare per incrementi ds e dt corrispondenti ad una
variazione d lungo la curva . Si ottiene, quindi un sistema di quattro equazioni
nelle quattro incognite U/s, U/t, h/s, h/t che, in forma matriciale
1
1
1
1
]
1

1
1
1
1
]
1





1
1
1
1
]
1

dh
dU
t h
s h
t U
s U
dt ds
dt ds
g U
U h
0
0
/
/
/
/
0 0
0 0
0 1
1 0
(7.9)
Lannullarsi del determinante dei coefficienti rende indeterminato il problema di
Cauchy. La condizione
0
0 0
0 0
0 1
1 0

dt ds
dt ds
g U
U h
(7.10)
rappresenta quindi lequazione delle curve caratteristiche. Questa si riduce alla
0 ) ( 2
2
2
+
,
_

gh U
dt
ds
U
dt
ds
(7.11)
la cui soluzione
c U gh U U U
dt
ds
t t ) (
2 2
(7.12)
in cui c = gh .
Moltiplicando la prima delle (7.6) per g, sostituendo g h = c
2
in (7.6) e (7.7) e
differenziando si ottiene
0 2 2

s
U
c
s
c
U
t
c
(7.13)
Appunti di moto vario a superficie libera Il metodo delle linee caratteristiche
46
0 2

s
c
c
s
U
U
t
U
(7.14)
Sommando e sottraendo alternativamente (7.13) e (7.14) si ottiene
0
) 2 (
) (
) 2 (

+
+ +

+
s
c U
c U
t
c U
(7.15)
0
) 2 (
) (
) 2 (


s
c U
c U
t
c U
(7.16)
Confrontando tali equazioni con il differenziale totale di u(s, t)
du ds
s
u
dt
t
u

(7.17)
suggerisce che lungo una linea
c U
dt
ds
+ (7.18)
d(U + 2c) = 0 U + 2c = costante (7.19)
e che lungo una linea
c U
dt
ds
(7.20)
d(U 2c) = 0 U 2c = costante (7.21)
Le equazioni (7.19) e (7.21) sono le condizioni di compatibilit soddisfatte
rispettivamente lungo le direzioni caratteristiche (7.18) e (7.20). Un osservatore che
procede con la velocit U + c, vede il legame tra h ed U rappresentato dalla (7.19);
viceversa, un osservatore che si sposta con la velocit U c vede il legame tra h ed U
rappresentato dalla (7.21). Le direzioni nel piano s t definite dalle equazioni (7.18)
e (7.20) sono quindi le direzioni caratteristiche positiva e negativa, rispettivamente
Le quantit che si conservano invariate lungo tali direzioni sono usualmente
denominate invarianti di Reiman positivo e negativo. Le equazioni (7.18) (7.21)
costituiscono il sistema delle quattro equazioni differenziali ordinarie equivalente al
sistema (7.6) (7.7). Mentre nella generica equazione scritta secondo la
formulazione originaria del problema figurano delle derivate lungo diverse direzioni,
in una equazione scritta in forma caratteristica compaiono soltanto derivate lungo
ununica direzione. Lungo la generica linea caratteristica si verifica una trasmissione
di informazione riguardante gli stati del sistema; tale trasmissione pu avvenire
esclusivamente lungo linee caratteristiche, dal momento che lungo una qualsiasi altra
curva del piano s t possibile assegnare ad arbitrio le condizioni iniziali e risolvere
Appunti di moto vario a superficie libera Il metodo delle linee caratteristiche
47
il problema di Cauchy. Se in un punto del piano orario avviene una perturbazione
dello stato del sistema, questa si propaga soltanto lungo le linee caratteristiche.
La situazione descritta dal sistema (7.18) (7.21) raffigurata in Figura 7.1.
Figura 7.1: Linee caratteristiche nel piano s t.
Quando la corrente lenta, |U|< c, per cui le caratteristiche positive hanno una
pendenza ds / dt positiva nel piano orario, mentre le caratteristiche negative hanno una
pendenza negativa (Figura 7.2a). Quando la corrente veloce da sinistra verso destra,
U > c, per cui entrambe le caratteristiche hanno pendenza positiva nel piano s t
(Figura 7.2b). Nel caso di corrente veloce da destra verso sinistra, U > c, per cui
entrambe le caratteristiche hanno pendenza negativa nel piano s t (Figura 7.2c).
s
s s
t
t
t
(a)
(c)
(b)
Figura 7.2: Linee caratteristiche per correnti lente e veloci.
Una applicazione del metodo di soluzione delle caratteristiche verr presentata in un
successivo paragrafo, con riferimento allo studio della propagazione di unonda di
crollo.
Caratteristica negativa:
U 2c = costante
ds / dt = U c
Caratteristica positiva:
U + 2c = costante
ds / dt = U + c
s
t
Appunti di moto vario a superficie libera Riferimenti bibliografici
48
8. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
1. Abbot, M.B., An Introduction to the Method of Characteristics, American
Elsevier, 1966, New York.
2. Chow, V.T., D.R. Maidment, e L.W. Mays, Applied Hydrology, Mc Graw Hill,
1988.
3. De Marchi, G., SullOnda di Piena che seguirebbe al crollo della Diga di Cancano,
LEnergia Elettrica, Vol. VIII-IX-X, 1945.
4. Mahmood, K. e Yevjevich (Eds.), Unsteady Open Channel FlowI, Water
Resources publications, Fort Collins, Colorado, 1975.
5. Marchi, E., e A. Rubatta, Meccanica dei Fluidi, principi ed applicazioni
idrauliche, UTET, 1981.