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Anno 4 [ 1 ] Numero 32

PROGETTO CULTURALE PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE DEI FARMACISTI


CONFERENZA
PRESIDI FACOLT
DI FARMACIA
Edizione italiana di
In collaborazione con Con il patrocinio
I FARMACISTI E LINFORMAZIONE
SUGLI ANTIOSSIDANTI
PROFESSIONE FARMACIA
La commissione della conferenza dei Presidi
delle Facolt di Farmacia
Anno Quarto, numero 32, Marzo 2001
Newsletter per laggiornamento
permanente del farmacista di comunit.
uniniziativa culturale di
Impresa Farmacia per la formazione
professionale dei farmacisti
COMI TATO SCI ENTI FI CO PROFESSI ONE FARMACI A
John S. Williamson, PhD., Associate Professor of Medicinal Che-
mistry and Research Associate Professor, National Center for Na-
tural Research, Research Institute of Pharmaceutical Sciences,
School of Pharmacy, University of Mississippi
Christy M. Wyandt, PhD., Associate Professor of Pharmaceutics
and Research Associate Professor, National Center for Natural Pro-
ducts Research, Research Institute of Pharmaceutical Sciences,
School of Pharmacy, University of Mississippi
Introduzione
In molte farmacie si trova oggi in vendita un vasto assorti-
mento di integratori antiossidanti e il farmacista certamente
il professionista sanitario pi adatto e disponibile a fornire
informazioni al consumatore sulluso corretto di tali pro-
dotti. Questo articolo si propone essenzialmente di offrire
ai farmacisti le nozioni base relative agli usi emergenti e a
quelli pi tradizionali degli antiossidanti.
Gli antiossidanti
Secondo la definizione classica, gli antiossidanti sono so-
stanze che ritardano o inibiscono il danno ossidativo in
una molecola target. A sua volta, il danno ossidativo pu
essere definito come un attacco alle molecole biologi-
che da parte di radicali liberi contenenti ossigeno, quali il
superossido e lidrossile, o da parte di derivati non radi-
cali dellossigeno, come lozono e gli ossigeni singoletti.
Ragionando in termini biochimici piuttosto semplicistici,
non difficile spiegare come gli antiossidanti riescano a
proteggere un target biologico. In effetti, lorganismo uma-
no utilizza queste sostanze per proteggere specifici target
con diversi meccanismi biologici. Gli antiossidanti:
I agiscono come spazzini chimici (scavenger) dei de-
rivati dellossigeno, iniziando la disintossicazione;
I minimizzano la formazioni di derivati dellossigeno;
I legano gli ioni di metallo necessari per convertire le mo-
lecole in derivati dellossigeno pi reattivi;
I riparano il danno ossidativo;
I aiutano a sostituire le molecole biologiche con danni da
ossidazione.
Obiettivi
Questa lezione valida per due crediti CE (Continuing Edu-
cation) richiede un punteggio del 70%. Al termine del-
larticolo il farmacista dovrebbe essere in grado di:
I discutere il ruolo biochimico degli antiossidanti e i sin-
tomi da deficit di queste sostanze;
I elencare i benefici potenziali degli antiossidanti;
I citare le fonti alimentari di antiossidanti;
I identificare le interazioni potenziali tra antiossidanti e
nutrienti.
Lossidazione biologica
Per capire i meccanismi dazione degli antiossidanti bi-
sogna ripassare alcuni semplici principi chimici. Lossi-
dazione si verifica quando un agente ossidante agisce su
un'altra molecola per rimuovere elettroni, mentre la ridu-
zione interviene quando un agente riducente agisce su
unaltra molecola per aggiungere elettroni.
La Figura 1 illustra alcune semplici reazioni di ossida-
zione/riduzione. Gli organismi aerobi, come luomo, uti-
lizzano lossigeno per bruciare (ossidare) combustibili ric-
chi di carbonio e idrogeno (cibi) al fine di produrre le-
nergia essenziale alla vita. In termini generali, lossigeno
pu essere considerato una sostanza tossica perch ten-
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Anno 4, numero 32, marzo 2001
de a ossidare le molecole organiche, comprese quelle dei
tessuti umani.
Di norma, lossidazione metabolica relativamente len-
ta, ma il calore e gli enzimi possono accellerare il meta-
bolismo. Le tre categorie di cibi (fonti di energia) del me-
tabolismo ossidativo aerobico sono i carboidrati, le pro-
teine e i grassi che vengono ossidati in anidride carboni-
ca e acqua. I grassi ossidati producono la maggior quan-
tit di energia per grammo, il che li rende la principale ri-
serva alimentare dellorganismo. Gli aminoacidi delle pro-
teine vengono ossidati dopo la rimozione dellazoto e la
sua escrezione nellurina in forma di urea. Lossidazione
degli alimenti produce ATP (adenosina 5-trifosfato), la
principale fonte energetica dellorganismo. Molti ricerca-
tori sono convinti che la senescenza dipenda dalla lenta e
progressiva ossidazione dei tessuti organici che si verifi-
ca nellarco della vita. Spesso ci si riferisce a questa ipo-
tesi come alla teoria dellinvecchiamento indotto dai ra-
dicali liberi.
La maggior parte degli atomi formata da un nucleo cir-
condato da coppie di elettroni orbitanti. Sebbene quasi tut-
te le molecole degli esseri viventi siano formate da elet-
troni appaiati, alcune specie molecolari possono presen-
tare uno o pi elettroni spaiati. Questi elettroni spaiati so-
no definiti radicali liberi. Due comuni entit molecolari
che esistono in forma di radicali liberi sono lossigeno
molecolare, che contiene due elettroni spaiati, e lossido
di azoto, che ne contiene uno. In caso di incontro di due
radicali liberi le molecole uniscono i loro elettroni spaia-
ti, dando vita a una coppia di elettroni. Sfortunatamente,
i radicali liberi si uniscono molto facilmente a non radi-
cali, producendo nuovi radicali liberi. Di conseguenza,
il processo di formazione dei radicali pu diventare una
reazione chimica a catena. Le reazioni a catena innescate
dai radicali liberi possono rivelarsi terribil-
mente tossiche per le biomolecole e le strut-
ture biomolecolari umane.
I radicali superossido e idrossile
Sebbene molti atomi e molecole possano
formare radicali liberi in vivo, sembra che
i pi importanti per i sistemi biologici sia-
no gli ioni radicali associati alla riduzione
dellossigeno. Le molecole biatomiche del-
lossigeno (O
2
) possono essere ridotte per
formare i radicali superossido (O
2
-
) e idros-
sile (OH

), come illustrato dalla Figura 2.


Queste forme di radicali liberi hanno enormi capacit le-
sive nei confronti degli organismi viventi. Il superossido
non particolarmente reattivo in ambienti acquosi, men-
tre si dimostra altamente distruttivo negli interni lipofili
delle membrane biologiche. Lidrossile il pi reattivo
e il pi distruttivo fra tutti i radicali liberi. cos reattivo
da vivere solo per brevi momenti prima di combinarsi con
una delle molecole che lo circondano quali DNA(vedi Fi-
gura 3), proteine e altre macromolecole. Due radicali idros-
silici possono appaiarsi per formare perossido di idroge-
no (H
2
O
2
), mentre due radicali superossido sono in grado
di reagire per formare ossigeno molecolare e 2 molecole
di acqua (il primo radicale superossido viene ossidato, il
secondo viene ridotto).
Nella respirazione aerobica lemoglobina (quattro subu-
nit proteiche legate a un complesso di eme centrato su
uno ione ferroso [Fe
2+
]) assorbe ossigeno, favorendo la
formazione di un complesso Fe
2+
-O
2
. possibile che gli
elettroni dellossiemoglobina Fe
2+
-O
2
si trasformino, for-
mando il superossido ferroso (Fe
3+
-O
2
) chiamato mete-
moglobina. Sebbene il rilascio di superossido con que-
sto meccanismo si verifichi piuttosto raramente nel nor-
male trasferimento ossigeno/eme, la grande quantit di
trasferimenti che si verificano in poco tempo permette una
notevole produzione di superossido.
Le catene laterali degli acidi grassi polinsaturi, che ga-
rantiscono la necessaria fluidit dei lipidi di membrana,
sono particolarmente sensibili agli attacchi dei radicali li-
beri. Lattacco ai lipidi di membrana da parte dei radica-
li liberi innesca un processo definito perossidazione lipi-
dica. Questo inizia quando un radicale libero estrae un
atomo di idrogeno da una catena laterale di un acido gras-
so polinsaturo. Di conseguenza, latomo di carbonio da
FIGURA 1 - REAZIONI DI OSSIDAZIONE/RIDUZIONE
Ossidazione (perdita di elettroni)
Na Na
+
+ e
-
(un atomo di sodio viene ossidato in uno ione di sodio)
O
2
-
O
2
+ e
-
(un radicale superossido viene ossidato in ossigeno)
Riduzione (acquisto di elettroni)
Cl + e
-
Cl
-
(un atomo di cloro viene ridotto a ione di cloro)
O
2
+ e
-
O
2
-
(lossigeno viene ridotto a radicale superossido)
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Anno 4, numero 32, marzo 2001
cui viene rimosso latomo di idrogeno possiede un elet-
trone spaiato. In altre parole, la catena laterale dellacido
grasso si trasforma in un radicale libero reattivo. Di nor-
ma, questi radicali degli atomi di carbonio (lipide
.
) fini-
scono per combinarsi con ossigeno molecolare (O
2
) nel-
la membrana per produrre un radicale perossile (lipide-
O
2

). Questo estremamente reattivo e innesca una rea-


zione a catena allinterno delle catene laterali degli acidi
grassi polinsaturi. Col tempo, la perossidazione produce
lipidi perossidati in quantit sufficienti a danneggiare la
struttura e la fluidit della membrana. Utilizzando un mec-
canismo molto simile a questo, la perossidazione pu crea-
re danni seri alle proteine essenziali di membrana.
Oltre alla conversione dellossigeno in radicale superos-
sido nella respirazione aerobica e alla formazione di ra-
dicali perossili dalle catene laterali degli acidi grassi po-
linsaturi nelle membrane, esistono molti altri processi bio-
logici che producono inavvertitamente i radicali dellos-
sigeno nellespletamento delle loro funzioni fisiologiche.
Inoltre, nellorganismo esistono alcuni enzimi, quali la
xantina ossidasi e la D-aminoacido ossidasi, capaci di
produrre perossido di idrogeno. Sebbene questo non con-
tenga elettroni spaiati, il ferro, il rame, il titanio, il co-
balto, il cromo e le radiazioni ultraviolette possono fa-
cilmente provocare la trasformazione del perossido di
idrogeno nel distruttivo radicale idrossile.
I radicali ossido di azoto
e biossido di azoto
Altri due radicali liberi molto importanti dal punto di vi-
sta biologico sono lossido di azoto (NO) e il biossido di
azoto (NO
2
). Il radicale del biossido dazoto un po-
tente ossidante che si trova soprattutto nel fumo prodot-
to dalla combustione di molecole organiche, oltre che nel
fumo di sigaretta. Al contrario, il radicale dellossido ni-
trico un debole riducente che svolge un ruolo fonda-
mentale nella dilatazione naturale dei vasi sanguigni, nel
mantenimento del tono vascolare, nellaggregazione pia-
strinica, nella trasmissione neurale e nella citotossicit
neoplastica. Atemperatura corporea lossido di azoto ten-
de a reagire con lossigeno molecolare per formare il bios-
sido di azoto. Questo in grado di estrarre un atomo di
idrogeno dai lipidi di membrana per innescare alla pe-
rossidazione lipidica (vedi Figura 4). In piccole quantit
lossido di azoto pu essere utile: per esempio, i macro-
fagi lo utilizzano per distruggere i parassiti. Tuttavia,
un eccesso di ossido di azoto pu rivelarsi tossico.
Lossigeno singoletto
Sebbene lossigeno allo stato molecolare (O
2
) contenga
due elettroni spaiati, questi sono disposti in modo che a
temperatura ambiente lossidazione da parte di O
2
av-
venga abbastanza lentamente. Tuttavia, risistemando gli
elettroni, lossigeno molecolare pu essere trasformato in
un potente ossidante detto ossigeno singoletto. Si pensa
che tale risistemazione degli elettroni abbia origine da
reazioni di fotosensibilizzazione. Nellorganismo umano
esistono due composti, leme e la riboflavina, capaci di
fotosensibilizzare la produzione dellossidante. Lo stes-
so meccanismo spiega perch la luce del sole danneg-
gia il latte che contiene riboflavina. Inoltre, lossigeno
singoletto pu essere prodotto dalla perossidazione lipi-
dica in caso due radicali perossili reagiscano per forma-
re il potente ossidante, ma anche lozono in grado di
reagire con le molecole biologiche per produrre ossige-
no singoletto. Alcuni farmaci, fra cui diversi tranquillan-
ti, antibiotici e antinfiammatori, inducono fotosensibiliz-
zazione e provocano danni cutanei se i pazienti si espon-
gono in modo eccessivo alla luce solare.
Le fonti degli ossidanti biologici
Il dottor Bruce N. Ames dellUniversit di Berkeley in
California, un pioniere in materia di dan-
no e controllo ossidativo nel corpo uma-
no, ha identificato quattro fonti endogene
che sarebbero responsabili della maggior
parte degli ossidanti cellulari:
I con la normale respirazione aerobica i
mitocondri consumano ossigeno moleco-
lare, inducendo contemporaneamente la
produzione di H
2
O. I sottoprodotti di que-
sto processo sono O
2
-
, H
2
O
2
e OH

;
FIGURA 2 - RIDUZIONE DELLOSSIGENO
ALLO STATO MOLECOLARE
O
2
+ e
-
O
2
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(radicale superossido)
O
2
-
+ 2H
+
+ e
-
H
2
O
2
(perossido didrogeno)
H
2
O
2
+ e
-
OH
-
+ OH

(ione e radicale idrossile)


OH

+ e
-
OH
-
(radicale idrossile)
2OH
-
+ 2H
+
2H
2
O
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PROFESSIONE FARMACIA
Anno 4, numero 32, marzo 2001
I quando i fagociti distruggono le cellule infettate da vi-
rus o batteri si verifica un rilascio ossidativo di NO, O
2
-
e H
2
O
2
. Sfortunatamente, ci significa che le infezioni
croniche possono provocare infiammazione cronica, un
possibile fattore di rischio neoplastico;
I i perossisomi, gli organuli cellulari responsabili della de-
gradazione degli acidi grassi e di altre molecole, produ-
cono H
2
O
2
come sottoprodotto di reazione. Di norma, lo
H
2
O
2
viene distrutto dalla catalasi, ma provato che par-
te del perossido sfugge allazione dellenzima;
I gli enzimi del citocromo epatico P450 sono fondamen-
tali per difendere lorganismo dalle sostanze chimiche
tossiche prodotte dalle piante, la principale fonte di tos-
sine alimentari. Sebbene linduzione degli enzimi del
citocromo P450 prevenga gli effetti tossici acuti delle
sostanze chimiche esterne, le loro reazioni sviluppano
sottoprodotti ossidanti che possono danneggiare il DNA.
Ames ha identificato anche tre fonti principali di ossidanti
biologici esogeni:
I gli ossidi di azoto del fumo di sigaretta non solo pro-
vocano lossidazione di importanti molecole biologi-
che, ma diminuiscono anche i livelli di antiossidanti na-
turali. Ovviamente, il fumo un fattore di rischio di ma-
lattie cardiache e neoplastiche;
I i sali di ferro e di rame favoriscono la creazione di ra-
dicali dellossigeno da parte dei perossidi. Molti scien-
ziati sono ormai convinti che unalimentazione troppo
ricca di rame o di ferro costituisca un fattore di rischio
di malattie cardiovascolari e neoplastiche;
I lalimentazione umana tradizionale prevede lassunzione
di molti vegetali, che a loro volta contengono grandi quan-
tit di composti fenolici naturali. Si
pensa che molti composti, come la-
cido caffeico e lacido clorogenico,
generino ossidanti con cicli di ossi-
dazione-riduzione (ossidoriduzione).
Le conseguenze
degli ossidanti biologici
Sebbene questo articolo non indi-
chi in dettaglio, per motivi di spa-
zio, tutte le ricerche farmacologi-
che che hanno associato il danno
ossidativo a malattie e disfunzioni
organiche, abbiamo cercato di rias-
sumere in questo paragrafo le cor-
relazioni pi note e rilevanti tra malattia e ossidazione.
Neoplasie. Quando la cellula umana si divide, una le-
sione al DNA provocata da un danno ossidativo pu fa-
cilmente determinare una mutazione. Ovviamente, visto
che la mutagenesi il precursore della carcinogenesi, pi
alta la percentuale di divisione cellulare maggiore la
probabilit di mutazioni e neoplasie. Inoltre, le infezio-
ni, alcuni ormoni e gli ossidanti stimolano la divisione
cellulare, aumentando cos il rischio di cancro.
Malattie cardiovascolari. Sembra che le reazioni ossi-
dative giochino un ruolo fondamentale nella comparsa di
aterogenesi. Una proteina, lapolipoproteina B100, ne-
cessaria per il riconoscimento delle LDL (LDL, Low Den-
sity Lipoproteins, lipoproteine a bassa densit) e la sua
conseguente rimozione da parte dei recettori scavenger
dei macrofagi. Il danno ossidativo allapolipoproteina B100
impedisce questo processo di rimozione, il che finisce per
determinare la formazione di placche aterosclerotiche.
Il sistema immunitario. Le cellule T, le cellule B, le cel-
lule killer naturali e quelle killer attivate da linfochine,
necessarie per la difesa immunologica dellorganismo con-
tro gli agenti patogeni e le cellule neoplastiche, tendono
a diminuire notevolmente per effetto dellet e degli os-
sidanti. Sebbene il meccanismo farmacologico debba an-
cora essere chiarito, sembra che la senescenza si associ
a una diminuzione dellimmunit mediata dalle cellule. Si
tratta di un fenomeno che potrebbe dipendere dalla pro-
gressiva riduzione del livello di alcuni piccoli antiossi-
danti molecolari e di enzimi antiossidanti che accompa-
gna il processo dinvecchiamento.
Cataratte. Esistono diverse prove che indicano nei pro-
FIGURA 3 - IL RADICALE IDROSSILE REAGENTE
CON UNA BASE GUANINICA DI DNA
O
O
O
O
O P
O
H
H H
H
H
O
N
N
N
NH
NH
2
O
O
O
O
O P
O
H
H H
H
H
O
N
N
N
NH
NH
2
HO
OH
cessi di ossidazione biologica leziologia diretta delle ca-
taratte. Gli studi epidemiologici hanno chiaramente di-
mostrato che gli integratori alimentari antiossidanti ridu-
cono di circa un terzo il rischio di formazione di una ca-
taratta. Oggi questi integratori rappresentano una pro-
mettente strategia profilattica per i pazienti con elevato ri-
schio di formazione di questa opacit del cristallino.
Patologie cerebrali. Sembra che i danni ossidativi gio-
chino un ruolo cruciale nella patogenesi di molte malat-
tie cerebrali. Anche in questo caso sono gli studi epide-
miologici a suggerire una correlazione che dipenderebbe
da un effetto protettivo degli antiossidanti in molte pato-
logie neurologiche quali lischemia cerebrale, la malat-
tia di Parkinson, la sclerosi laterale amiotrofica familia-
re e i disordini degenerativi dei neuroni motori.
I difetti congeniti e le neoplasie infantili. Gli studi cli-
nici suggeriscono che i danni ossidativi potrebbero esse-
re responsabili del notevole aumento del rischio di difet-
ti congeniti e neoplasie infantili. Di norma, questi rischi
dipendono da unalimentazione carente della madre e/o
dalla condizione di fumatore del padre.
Le difese antiossidanti intrinseche
Lorganismo umano dispone di numerose difese antios-
sidanti: tuttavia, queste non sono infallibili, il che rende
inevitabile il verificarsi di un certo danno ossidativo.
Il DNA con lesioni da ossidazione pu essere riparato
da alcuni enzimi endogeni che rimuovono con preci-
sione chirurgica le porzioni danneggiate. Si calcolato
che nelluomo gli attacchi ossidativi al DNA ammonti-
no a circa 10.000 per cellula ogni giorno. Gli enzimi che
riparano il DNA rimuovono efficacemente quasi tutte le
porzioni danneggiate, ma purtroppo i cambiamenti ossi-
dativi residui che si verificano nel DNA tendono ad ac-
cumularsi nel tempo.
Come accade per le lesioni ossidative, anche le mutazioni
tendono ad aumentare con let, tanto che si pensa che sia-
no direttamente collegate al processo di invecchiamento.
Nelluomo il numero di danni ossidativi al DNAsembra cor-
relato alla frequenza delle mutazioni: in effetti, quando ces-
sa lattivit di uno specifico enzima riparatore si osserva un
marcato aumento della percentuale di mutazione spontanea.
Esistono enzimi proteolitici che idrolizzano ossidativa-
mente le proteine danneggiate, ma si teme che anche que-
sti siano insufficienti per prevenire laccumulo et-dipen-
dente di proteine ossidate.
Dalla discussione sulle fonti e i sistemi di difesa intrin-
seca delle pagine precedenti emerge chiaramente che il
normale metabolismo ossidativo provoca dei danni. In par-
ticolare, i sottoprodotti ossidativi delle reazioni metaboli-
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Anno 4, numero 32, marzo 2001
TABELLA 1 - LE VITAMINE / I PRECURSORI VITAMINICI ANTIOSSIDANTI
Vitamina E - protegge contro la perossidazione lipidica
(tocoferoli) - pu aiutare a stabilizzare la struttura generale delle membrane
Vitamina C - spazza via il superossido
(acido ascorbico) - il radicale pu eliminare i radicali a base di zolfo
- pu trasformare alcuni carcinogeni alimentari in prodotti inattivi
- spazza via lossigeno singoletto e il radicale ossidrile
- pu rigenerare i radicali dellalfa-tocoferolo nelle membrane
- pu proteggere i fluidi della membrane polmonari dagli inquinanti dellaria e dal fu-
mo di sigaretta
b-carotene - potente scavenger dellossigeno singoletto
- pu reagire con i radicali perossilici
- pu inibire la perossidazione lipidica nelle membrane
(Fonte: Halliwell, B., and Gutteridge, J.M.C. Antioxidants in Nutrition, Health and Disease. 1994: Oxford University Press, Oxford)
che normali e vitali, quali i radicali idrossile e superos-
sido che si formano con la respirazione aerobica, posso-
no indurre gravi lesioni nel DNA, nelle proteine e nei li-
pidi. Inoltre, sappiamo che le difese antiossidanti intrin-
seche sono generalmente insufficienti per riparare o so-
stituire completamente le porzioni colpite da danno os-
sidativo. ormai chiaro che le lesioni alle macromoleco-
le contribuiscono e si correlano sia al processo di invec-
chiamento in genere, sia alle malattie degenerative et-di-
pendenti, quali le neoplasie, le malattie cardiovascolari,
la diminuzione della risposta del sistema immunitario, le
patologie cerebrali e le cataratte.
Gli antiossidanti alimentari
importante che il farmacista ricordi che la maggior par-
te dei prodotti antiossidanti classificata come integrato-
ri alimentari. Secondo le disposizioni legislative emanate
dal Congresso statunitense nel Dietary Supplements
Health & Education Act del 1994 gli ingredienti degli
integratori alimentari, quali appunto gli antiossidanti com-
merciali, non devono essere quindi sottoposti ai control-
li di efficacia e sicurezza richiesti per i farmaci. Di con-
seguenza, le etichette e i fogli illustrativi di molti prodot-
ti commerciali spesso non dicono tutta la verit n al far-
macista, n ai consumatori.
Buona parte delle nostre conoscenze sugli antiossidanti
dovuta alle ricerche e agli studi clinici effettuati sulle
vitamine antiossidanti la vitamina E, la vitamina C e il
precursore della vitamina A, il beta-carotene.
Riferendoci agli studi sulle carenze nutritive, possiamo
affermare che le vitamine sono dei micronutrienti per-
ch ne servono solo piccole quantit per mantenere un
buono stato di salute generale. Questi micronutrienti svol-
gono un ruolo di primo piano nel metabolismo umano,
tanto che alcuni di loro partecipano a quasi tutti i percor-
si e le reazioni biochimiche conosciute. Sebbene la cul-
tura popolare insista nel sostenere che dosi massicce di
integratori antiossidanti sono la panacea per tutti i mali,
la maggior parte degli esperti convinta che la miglior
fonte di vitamine antiossidanti sia la dieta bilanciata che
prevede il consumo quotidiano di frutta e verdura (al-
meno 5 porzioni al giorno).
Vitamina C (acido ascorbico)
La vitamina C viene sintetiz-
zata da molti animali. Lecce-
zione che conferma la regola
costituita dai primati, il che
significa che luomo pu as-
sumere la dose consigliata di
vitamina C solo con lalimentazione. Buone fonti di vita-
mina C sono le cime di rapa, i peperoncini, i broccoli, i
cavolini di Bruxelles, la paprika, il cavolfiore, il cavolo,
i pomodori, le patate novelle, le arance, i limoni e gli agru-
mi in genere.
La razione giornaliera consigliata di vitamina C per gli adul-
ti di 60 mg. Tuttavia, uno studio recente dei National In-
stitutes of Health (NIH) suggerisce che 200 mg/die di vi-
tamina C sono un obiettivo alimentare ottimale. Il dottor
Mark Levine, che appartiene al National Institute of Dia-
betes & Digestive & Kidney Diseases (NIDDK) che fa
parte dei NIH ed stato il ricercatore principale di que-
sto studio molto pubblicizzato, convinto che il consumo
di almeno 5 porzioni giornaliere di frutta e verdura permetta
di raggiungere facilmente i 200 mg di vitamina C.
Si pensa che il ruolo biologico primario della vitamina C
sia la sua capacit di fungere da agente di riduzione per
le reazioni vitali di idrossilazione. Esistono situazioni che
diminuiscono marcatamente i livelli sierici di vitamina C
e aumentano la necessit di una terapia integrativa. Sap-
piamo, ad esempio, che nei fumatori i livelli sierici della
vitamina si riducono drasticamente, tanto che la RDA
(RDA, Recommended Daily Allowance razione gior-
naliera raccomandata) sale a 100 mg/die invece dei 60 mg
raccomandati per i non fumatori. Anche i contraccettivi
orali e i corticosteroidi diminuiscono i livelli sierici di vi-
tamina C, mentre lacido acetilsalicilico si dimostrato
capace di bloccarne il normale assorbimento da parte dei
globuli bianchi. Terapie prolungate con questi farmaci au-
mentano i rischi associati al deficit di vitamina C, so-
prattutto quando lalimentazione non ottimale. Deficit
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CH
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OH
O O
OH
HO
HO
Vitamina C
FIGURA 4 - OSSIDORADICALI DELLAZOTO
2NO

+ O
2
NO
2

(radicale biossido di azoto formato a partire dallossido di azoto)


NO
2

+ lipide H lipide

+ HNO
2
(biossido di azoto iniziante la perossidasi lipidica)
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PROFESSIONE FARMACIA
Anno 4, numero 32, marzo 2001
leggeri possono causare facilit di ecchimosi, piccole emor-
ragie puntiformi da aumentata fragilit capillare e dimi-
nuzione dellimmunocompetenza. Le forme gravi di ipo-
vitaminosi C provocano scorbuto, osteoporosi, tendenza
allemorragia e anemia.
Nel secolo scorso, agli inizi degli anni 70, Linus Pauling
diffuse la vitamina C integrativa, sostenendo che il suo
uso in megadosi (1-4 g/die) era utile per la prevenzione e
la cura del raffreddore. Studi clinici hanno dimostrato che
sebbene le megadosi di vitamina C non prevengano, n
curino il raffreddore comune, sembrano in grado di li-
mitare la gravit e la durata dellinfezione virale. In ge-
nere, le dosi elevate di vitamina C sono relativamente in-
nocue, anche se esistono alcuni effetti collaterali poten-
ziali, quali lirritazione gastrica, la diarrea e la predispo-
sizione alla formazione di calcoli renali.
La vitamina C possiede propriet antiossidanti diverse: fra
queste lattivit di scavenger del superossido, dei radica-
li tiolici, dellossigeno singoletto e dei radicali idrossili-
ci. La vitamina C pu anche ridurre alcuni cancerogeni
alimentari a prodotti inattivi e proteggere i fluidi della
membrana polmonare dai danni provocati dagli inquinanti
dellaria, come lozono, gli ossidi di azoto e il fumo di si-
garetta. La vitamina C potrebbe anche essere allorigine
della rigenerazione di a-tocoferolo dai radicali della-to-
coferolo nelle membrane cellulari (vedi il paragrafo sul-
la vitamina E). Sebbene le affermazioni secondo cui do-
si elevate di vitamina C potrebbero curare il raffreddo-
re comune ed aiutare i pazienti affetti da neoplasie a vi-
vere pi a lungo non siano state confermate dalla spe-
rimentazione clinica, numerosi studi epidemiologici han-
no evidenziato uninnegabile correlazione tra bassi li-
velli ematici di vitamina C e un aumento del rischio neo-
plastico, soprattutto di neoplasie dellesofago, della boc-
ca, del pancreas e dello stomaco.
Vitamina E (alfa (a)-tocoferolo)
In natura la vitamina E si presenta sotto forma di otto to-
coferoli differenti, ma strutturalmente correlati. Fra que-
sti otto, lalfa-tocoferolo considerato il pi potente e vie-
ne utilizzato come valore di riferimento per titolare la vi-
tamina E. Il fabbisogno di vitamina E interamente sod-
disfatto dallalimentazione. Buone fonti di vitamina E so-
no gli oli vegetali, le noci, il grano integrale e lolio di
germe di grano che ne particolarmente ricco. La vita-
mina E sintetica contiene solo un 12,5% di alfa-tocofero-
lo attivo, oltre ad altri sette tocoferoli assai meno attivi
biologicamente. La razione giornaliera consigliata di vi-
tamina E di 8-10 mg. Dal momento che i tocoferoli so-
no sensibili alla luce e allaria e si ossidano facilmente, la
maggior parte degli integratori a base di vitamina E vie-
ne commercializzata sotto forma dei pi stabili esteri di
acetato o succinato.
Si pensa che il ruolo biologico primario della vitamina
E sia la sua qualit di antiossidante naturale. Questa vita-
mina liposolubile e grazie alla sua struttura lipofila ten-
de ad accumularsi nelle lipoproteine circolanti, nelle mem-
brane cellulari e nei depositi di grasso. Sebbene i toco-
feroli siano gli antiossidanti pi importanti delle mem-
brane umane, queste non ne contengono, in genere, gran-
di quantit. Il rapporto pi comune di 1 molecola di to-
coferolo per 1000 catene laterali di acidi grassi polinsa-
turi. La vitamina E protegge gli acidi grassi insaturi dal-
la perossidazione lipidica in quanto il pi efficace sca-
venger dei radicali liberi presenti nelle membrane umane.
I tocoferoli sono liposolubili, il che significa che entra-
no nel corpo dissolti nei grassi. Di conseguenza, le pato-
logie che alterano lassorbimento dei lipidi possono ri-
durre anche quello dei tocoferoli. Sebbene i deficit di
vitamina E siano stati collegati ad alcune malattie in di-
verse speci animali, non si mai potuto provare un rap-
porto causa-effetto tra ipovitaminosi E e malattia nel-
luomo.
Al pari della vitamina C, lalfa-tocoferolo stato asso-
ciato in studi epidemiologici a un diminuito rischio neo-
plastico. Inoltre, come la vitamina C, lalfa-tocoferolo
un antiossidante che pu impedire alle sostanze cancero-
gene di danneggiare il DNA. Restano da definire con pre-
cisione i meccanismi attraverso cui si esplicano tali pro-
priet antineoplastiche degli integratori.
Nellultimo ventennio diversi studi epidemiologici hanno
suggerito che luso degli integratori a base di vitamina
E potrebbe associarsi a una diminuzione del rischio di ma-
lattia coronarica. Questi lavori non sono certamente defi-
nitivi, ma ipotizzano chiaramente che la vitamina E sia in
grado di fornire una certa protezione contro il rischio di
CH
3
O
CH
3
HO
CH
3
H
3
C
H CH
3
H CH
3
CH
3
CH
3
Vitamina E
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PROFESSIONE FARMACIA
Anno 4, numero 32, marzo 2001
malattie coronariche. La maggior parte degli esperti
concorde nel sostenere che unalimentazione equilibra-
ta fornisce quantit sufficienti di vitamina E.
Lalfa-tocoferolo inibisce la perossidazione lipidica eli-
minando i perossidi con una velocit superiore a quel-
la necessaria ai radicali per reagire con le catene late-
rali degli acidi grassi o con le proteine di membrana.
Durante il processo di disintossicazione dai perossidi,
lo stesso alfa-tocoferolo viene convertito in un radica-
le assai meno nocivo. In altre parole, la vitamina E si
consuma proprio mentre lavora come scavenger del ra-
dicale libero. Prove di laboratorio suggeriscono che la
vitamina C interagisca con il radicale libero del toco-
ferolo, riciclandolo nel potente antiossidante a-tocofe-
rolo. Ne consegue che la vitamina C funge sia da an-
tiossidante diretto, sia da antiossidante indiretto.
La RDA di vitamina E pari a 10 mg/die per gli uo-
mini e a 8 mg/die per le donne. Un consumo di vita-
mina E variabile tra i 100 e gli 800 mg/die conside-
rato sicuro, ma si ritiene puramente aneddotica anche
levidenza di tossicit riferita a dosi pi elevate. Sem-
bra che lassunzione di dosi elevate di vitamina E for-
nisca una certa protezione nei confronti delle malattie
cardiovascolari. In effetti, gli integratori a base di que-
sta vitamina possono diminuire il rischio di malattie co-
ronariche in alcuni soggetti soprattutto negli indivi-
dui con diete ricche di acidi grassi polinsaturi, sostan-
ze che tendono a formare radicali liberi in presenza di
ossigeno.
Beta (b)-carotene (vitamina A)
Le forme attive di vitamina A sono il retinolo, il reti-
nale e lacido retinoico. Questi composti vengono bio-
sintetizzati dalle piante in carotenoidi. Il colore brillante
di alcune piante, frutti o verdure dipende proprio da que-
ste sostanze. Il licopene, ad esempio, il carotenoide
che colora di rosso vivo i pomodori.
Il beta-carotene uno dei componenti pi importanti
dei carotenoidi. Sia gli animali che luomo, trasforma-
no il b-carotene e altri carotenoidi in retinolo, sostanza
che viene poi immagazzinata nel fegato in forma di pal-
mitato di retinolo. Buone fonti di retinolo preformato
sono il fegato, il rosso duovo, il burro e il latte inte-
ro. I carotenoidi non sono essenziali per la vita uma-
na, il che spiega perch non siano state fissate le razioni
giornaliere per queste sostanze. Buone fonti alimentari
di b-carotene sono le carote, i broccoli, i pomodori, i
peperoni rossi, le zucche e le zucchine. Una dieta equi-
librata fornisce la vitamina A essenzialmente sotto for-
ma di beta-carotene e di carotenoidi. I livelli racco-
mandati di vitamina A sono di 1000 microgrammi per
gli uomini e di 800 mcg per le donne: se non si con-
suma unadeguata quantit di frutta e verdura ricca di
carotenoidi possibile incorrere in forme di ipovitami-
nosi A.
Le diverse forme attive di vitamina A svolgono diffe-
renti funzioni biologiche nel corpo umano. Si pensa che
il retinilfosfato funga da donatore glicosilico nella sin-
tesi di alcune glicoproteine essenziali per la regolazio-
ne della crescita e di vari mucopolisaccaridi necessari
per la secrezione del muco. Sia il retinolo, sia lacido
retinoico si legano a specifiche proteine recettoriali che
a loro volta si legano alla cromatina, da cui dipende la
sintesi delle proteine coinvolte nella regolazione e nel-
la differenziazione cellulare. Entrambi sono necessari
per la sintesi della transferrina, cio della proteina che
trasporta il ferro. La forma D
11
-cis-retinale della vita-
mina A nota per la sua associazione di reversibilit
con i pigmenti visivi nella retina: quando la luce colpi-
sce la retina si innescano complessi cambiamenti bio-
chimici associati alla visione normale.
Le verdure gialle e verdi sono la principale fonte di vi-
tamina A. Sfortunatamente, diverse indagini alimenta-
ri hanno dimostrato che oltre il 60% della popolazione
assume meno di due terzi della RDA di questa vitami-
na. Sebbene la maggior parte della popolazione abbia
bassi livelli sierici di vitamina A, i sintomi clinici del-
la corrispondente ipovitaminosi si osservano solo in ra-
ri casi. Il sintomo pi comune la ipercheratosi folli-
colare, una pelle rugosa cheratinizzata che assomiglia
vagamente alla pelle doca.
Al pari di altre vitamine antiossidanti, il b-carotene
stato associato in studi epidemiologici ad un minor ri-
schio di neoplasie e malattie cardiache. Tuttavia, di-
scostandosi dalla politica adottata per le vitamine C e
E, la FDA ha recentemente proibito di indicare sulle eti-
chette di cibi e integratori la presunta relazione esistente
Vitamina A
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PROFESSIONE FARMACIA
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tra la vitamina A, il b-carotene e i rischi di aterosclero-
si, malattia coronarica e neoplasie negli adulti.
Altri antiossidanti
Sebbene si conoscano centinaia di composti antiossidanti,
noto che alcuni sono pi utilizzati di altri. Di seguito
descriviamo brevemente alcuni di questi composti e le
loro indicazioni duso.
Il coenzima Q (ubichinone). Il coenzima Q si trova in
abbondanza nei tessuti delle piante e degli animali. Le
principali fonti alimentari di questo composto organico so-
no le carni, il pesce, gli oli vegetali, il germe di grano, la
soia, la crusca di riso, gli spinaci e i broccoli. Nella bio-
chimica umana il coenzima Q svolge un ruolo importan-
te per la produzione di energia e il trasporto di elettroni.
I flavonoidi. I flavonoidi si trovano nella frutta e nella
verdura e includono composti appartenenti ai gruppi dei
flavoni, degli isoflavoni e della catechina.
Antiossidante Fonte
Apigenina Pompelmo
Daidzeina Semi di soia
Epicatechina Foglie del te
Genisteina Semi di soia
Esperidina Pompelmo
Naringenina Agrumi
Quercetina Tutte le foglie verdi, le cipolle, i frut-
ti con nocciolo (ciliegie, prugne), lu-
va, le fragole
Tangeretina Mandarino
Gli additivi alimentari antiossidanti. Gli antiossidan-
ti naturali e sintetici vengono normalmente aggiunti a
molti prodotti alimentari per prolungarne la data di sca-
denza e per diminuirne la rancidit. Gli additivi antios-
sidanti approvati dalla FDA sono i tocoferoli, il butili-
drossianisolo (BHA), il butilidrossitoluolo (BHT), il pro-
pilgallato (PG) e il butilidrochinone terziario (TBHQ).
Gli effetti degli additivi antiossidanti sulla salute umana
non sono ancora stati valutati da studi clinici di portata
rilevante.
Il glutatione (GSH). Il glutatione un tripeptide conte-
nente un tiolo reattivo (-SH), mentre la sua forma ossi-
data (GSSG) formata da due molecole di glutatione
unite attraverso un ponte disolfuro (-S-S). Il glutatione,
che si trova in quasi tutte le piante e gli animali, estre-
mamente importante per le funzioni biologiche degli es-
seri viventi. Una delle funzioni antiossidanti pi impor-
tanti del glutatione pu essere illustrata come segue:
2GSH + H
2
O
2
GSSG + H
2
O
GSSG + NADPH + H
+
NADP
+
+ 2GSH
Il glutatione dona anche idrogeno per riparare il DNA
danneggiato e aiuta a metabolizzare i componenti tos-
sici in metaboliti inattivi. Buone fonti alimentari di glu-
tatione sono i broccoli e le verdure verdi in foglia co-
me gli spinaci e il prezzemolo.
Lacido alfa-lipoico (acido tioctico). Lacido alfa-lipoi-
co un antiossidante naturale, ma gli integratori com-
merciali a base di tale sostanza contengono spesso la mi-
scela racemica di enantiomeri sintetici attivi e inattivi.
Lacido utilizzato in Europa per il trattamento integra-
tivo di forme diabetiche e nevralgiche, ma gli integrato-
ri a base di questa sostanza stanno diventando sempre
pi popolari anche negli Stati Uniti. Lacido alfa-lipoico
agisce inibendo il superossido, i radicali idrossilici e pe-
rossili, lacido ipocloroso e lossigeno singoletto.
La melatonina (N-acetil-5-metossitriptamina). La me-
latonina un ormone dei mammiferi prodotto dal me-
tabolismo della serotonina. diventata famosa per il suo
ruolo nella regolazione del ritmo circadiano e di quello
circannuale. Non si conosce con precisione la funzione
fisiologica della melatonina come antiossidante. Tutta-
via, si dimostrata un ottimo scavenger dei radicali li-
beri e pare contrastare molte forme di perossidazione li-
pidica.
Lacido nordiidroguaiaretico (NDGA). Lacido nor-
diidroguaiaretico un antiossidante che si trova negli
estratti resinosi dei cespugli di creosoto, noto anche co-
me macchia dei deserti nordamericani. Viene spesso ag-
giunto agli alimenti per prolungarne la data di scadenza.
Il selenio. Il selenio il cofattore dellantiossidante glu-
tatione perossidasi che catalizza lossidazione degli idro-
perossidi. Il selenio aiuta a prevenire moltissime forme
neoplastiche e stimola il sistema immunitario. Le mi-
gliori fonti alimentari di selenio sono i frutti di mare, il
rognone, il fegato e le carni. Il selenio si trova anche nel-
R i s p o s t e : 1 a , 2 c , 3 b , 4 a , 5 a , 6 b , 7 d , 8 b , 9 b , 1 0 a , 1 1 d , 1 2 c , 1 3 a , 1 4 c , 1 5 d , 1 6 d , 1 7 d , 1 8 d , 1 9 c , 2 0 b .
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PROFESSIONE FARMACIA
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le piante, ma la quantit varia a seconda della percen-
tuale di elemento chimico contenuta nel terreno. La ra-
zione giornaliera raccomandata di selenio di 55 mcg per
le donne e di 70 mcg per gli uomini.
Lacido urico. Lacido urico prodotto nellorganismo
dallossidazione della xantina e della ipoxantina ad ope-
ra della xantina ossidasi e della deidrogenasi. I livelli di
acido urico aumentano con il consumo di cibi ricchi di pu-
rine, quali le acciughe, le sardine, le animelle, il rogno-
ne e il fegato. Nellorganismo lacido urico si lega ai me-
talli, evitando cos che convertano H
2
O
2
in

H. Inoltre, rea-
gisce con lozono, il biossido di azoto, il perossinitrito,
lossigeno singoletto e lacido ipocloroso. Lacido urico
inibisce anche la perossidazione lipidica. Elevati livelli
ematici di acido urico sono presenti nei soggetti affetti da
gotta e possono aumentare il rischio cardiovascolare.
La razione giornaliera consigliata
Le razioni giornaliere consigliate, pubblicate dal Food &
Nutrition Board della National Academy of Sciences (NAS),
sono sempre servite per valutare ladeguatezza dellali-
mentazione. In collaborazione con Health Canada, il Food
& Nutrition Board ha risposto alle nuove sfide apportan-
do sensibili cambiamenti alle tecniche di definizione dei
valori di riferimento dei nutrienti.
Razioni alimentari di riferimento
(DRI, Dietary Reference Intakes)
la nuova espressione generica uti-
lizzata per indicare almeno tre tipi
di valori di riferimento: i requisiti
nutritivi medi, la razione giorna-
liera consigliata e la razione mas-
sima tollerabile.
Il progetto sulle razioni alimenta-
ri di riferimento stato suddiviso in sette commissioni per
ogni gruppo di nutrienti e in due sottocommissioni, cia-
scuna delle quali riferisce al Comitato permanente per la
valutazione scientifica delle razioni alimentari di riferi-
mento. Si spera di controllare tutti i nutrienti e di pub-
blicare il DRI entro il 2001. Il costo totale del program-
ma di circa di 5,4 milioni di dollari.
Il farmacista
Vi ancora molto da imparare sugli effetti degli antiossi-
danti sullorganismo umano e sul loro uso come chemio-
profilattici. Non vi dubbio, per, che i pazienti interes-
sati a integrare la loro dieta con gli antiossidanti per ri-
durre il rischio di cancro, di cardiopatie e il processo di
invecchiamento, tenderanno a rivolgersi al loro farmaci-
sta per chiedere consiglio.
Le principali organizzazioni sanitarie nazionali per il mo-
mento non consigliano luso degli integratori alimentari
antiossidanti alle persone sane, ma si limitano a suggeri-
re uno stile di vita salutare e unalimentazione bilanciata.
Molti nutrizionisti raccomandano il consumo di cinque
differenti porzioni quotidiane di frutta e verdura. Altri
esperti in materia di antiossidanti hanno suggerito, oltre
alla dieta bilanciata e a uno stile di vita pi salutare, di in-
tegrare lalimentazione con 200
mg/die di vitamina E (d-a-to-
coferolo, non dl-a-tocoferolo)
e 250 mg/die di vitamina C. Al-
lo stato attuale delle ricerche
non esiste alcuna prova che giu-
stifichi il consumo di integrato-
ri alimentari a base di vitamina
A o b-carotene da parte delle
persone sane.
NEL NUMERO DI APRILE PARLEREMO DI:
Aggiornamento sui farmaci antiaritmici
Diverse influenze su evoluzione e biodisponibilit di alcuni antiaritmici
Diversi effetti elettrofisiologici nelle varie classi di antiaritmici
Parametri per il monitoraggio in base a indicazioni ed effetti avversi
Interazioni tra farmaci e antiaritmici
Per chiarimenti e approfondimenti su que-
sto numero di Professione Farmacia a
disposizione dei farmacisti abbonati il
dal luned al venerd dalle 10.00 alle 19.00.
800-837037
Anno 4 [ 11 ] Numero 32
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1) Gli antiossidanti sono tradizional-
mente definiti come sostanze:
a) che ritardano e inibiscono il danno
ossidativo su una molecola target
b) che ritardano o inibiscono il danno ri-
duttivo su una molecola target
c) che ritardano o inibiscono il danno
ossidativo e riduttivo su una moleco-
la target
d) che inducono un danno ossidativo su
una molecola target
2) Il corpo umano utilizza gli antiossi-
danti per proteggere alcuni target
biologici da vari meccanismi biolo-
gici. Indicate quale fra i seguenti
non rientra tra i suddetti meccani-
smi:
a) lazione di scavenger dei derivati del-
lossigeno che inizia la disintossica-
zione
b) la minimizzazione della formazione
di derivati dellossigeno
c) il legame degli ioni di selenio richie-
sti dal beta-carotene
d) il legame degli ioni di metallo neces-
sari per convertire le molecole nei pi
reattivi derivati dellossigeno
3) Gli organismi aerobi, come luomo,
utilizzano lossigeno per bruciare
(ossidare) i combustibili ricchi di
carbonio e idrogeno (alimenti) al fi-
ne di produrre energia essenziale
per la vita. Indicate quale fra le se-
guenti non considerata una fonte
importante di combustibile natura-
le per lorganismo:
a) i carboidrati complessi
b) lacido urico
c) gli amino acidi a catena lunga
d) gli acidi grassi
4) La teoria dei radicali liberi suggeri-
sce che:
a) linvecchiamento sia causato dalla
lenta ossidazione cumulativa dei tes-
suti organici che si verifica nellarco
della vita
b) i radicali liberi non esistano in natu-
ra, ma siano una conseguenza del-
linquinamento ambientale
c) luomo abbia bisogno dei radicali li-
beri per proteggersi dai raggi ultravio-
letti e dalle intossicazioni da ozono
d) negli uomini quasi tutti i radicali li-
beri siano metaboliti indistruttibili
prodotti dalla milza per innescare la
risposta immunitaria
5) Indicate lelemento che esiste normal-
mente in forma di radicale libero:
a) lossigeno
b) il sodio
c) il potassio
d) il magnesio
6) Indicate il numero minimo di elet-
troni spaiati che per definizione pu
contenere un radicale libero:
a) 0
b) 1
c) 2
d) 3
7) Lossigeno in forma molecolare non
pu essere ridotto per formare uno
dei seguenti elementi:
a) i radicali superossido
b) i radicali idrossilici
c) il perossido didrogeno
d) i radicali iperossidi
8) Indicate in quale stato si trova il fer-
ro dellemoglobina poco prima di
legarsi con lossigeno:
a) ferrico
b) ferroso
c) di ferrina
d) di ossido ferroso
9) Indicate lunico modo in cui i radi-
cali liberi non possono danneggiare
le membrane:
a) togliendo la maggior parte delle pro-
teine integrali dalla superficie delle
membrane
b) convertendo il doppio strato lipidico
in uno singolo
c) diminuendo la fluidit dei lipidi di
membrana
d) alterando la struttura della membrana
10) Qual lenzima umano capace di
produrre perossido di idrogeno:
a) la D-aminoacido ossidasi e la xantina
ossidasi
b) la deidrogenasi alcolica
c) la flavin mononucleasi
d) la catalasi
11) Indicate quale fra i seguenti non
un veicolo di penetrazione dei radi-
cali del biossido di azoto nel corpo
umano:
a) linalazione del fumo di sigaretta
b) linalazione di fumo prodotto da ca-
minetti domestici
c) linalazione dei fumi prodotti dalle
grigliate di carne
d) linalazione di sostanze chimiche con-
tenute nei prodotti per la pulizia do-
mestica
12) Indicate quale fra i seguenti non un
ruolo potenziale del radicale dellos-
sido nitrico:
questionario di aggiornamento
Scegliere una sola risposta esatta per ogni domanda e confrontare i risultati con le risposte
pubblicate in fondo a pag. 9
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I numeri arretrati di PROFESSIONE FARMACIA
possono essere scaricati da Internet al sito www.professionefarmacia.it
a) la dilatazione dei vasi sanguigni, il
mantenimento del tono vascolare
b) laggregazione piastrinica
c) la dissoluzione dei capsidi virali
d) la citotossicit neoplastica
13) Indicate quale fra le seguenti mole-
cole contiene due elettroni spaiati:
a) lossigeno allo stato molecolare
b) il radicale superossido
c) il radicale idrossile
d) a, b, c
14) Indicate quale fra le seguenti non
una fonte endogena importante di
ossidanti biologici:
a) la respirazione aerobica
b) i sottoprodotti di reazione dei perossi-
somi
c) il fumo di sigaretta
d) i sottoprodotti di reazione degli enzi-
mi del citocromo epatico P450
15) Indicate quale fra le seguenti non
una fonte esogena di ossidanti bio-
logici:
a) gli ossidi di azoto del fumo di sigaretta
b) il solfato di ferro
c) il solfato di rame
d) le piante non fenoliche
16) Gli enzimi proteolitici esistono per
idrolizzare:
a) il DNAcon danni ossidativi
b) gli acidi grassi con danni ossidativi
c) i sali di metallo con danni ossidativi
d) le proteine con danni ossidativi
17) Secondo il Dietary Supplements
Health & Education Act (DSHEA),
emanato dal Congresso nel 1994, gli
ingredienti utilizzati negli integra-
tori alimentari non sono farmaci e
di conseguenza non sono soggetti:
a) alle valutazioni di sicurezza
b) alle valutazioni di efficacia
c) ai requisiti per letichettatura
d) a, b, c
18) Molti esperti concordano nellaf-
fermare che le fonti migliori di vi-
tamine antiossidanti sono:
a) gli integratori alimentari
b) i cibi che contengono additivi vita-
minici
c) gli alimenti che contengono additivi
di precursori vitaminici
d) la dieta bilanciata che prevede il con-
sumo di frutta e verdura
19) Il pi potente fra gli otto tocoferoli
strutturalmente correlati che costi-
tuiscono la vitamina E :
a) il licopene
b) il D
11
-cis-retinale
c) lalfa-tocoferolo
d) il beta-tocoferolo
20) La FDA ha recentemente proibito
sulle etichette di cibi e integratori a
base di una certa sostanza ogni
menzione relativa al rapporto tra
questa sostanza antiossidante e il ri-
schio di aterosclerosi, cardiopatie e
neoplasie negli adulti. Indicate per
quale dei seguenti elementi stata
presa la decisione:
a) la vitamina E
b) il beta-carotene
c) la vitamina C
d) il selenio