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ATENE E GERUSALEMME

PENSIERO ANTICO E PALEOCRISTIANO

Direttore
Giuseppe Girotri
Universit VitaSalute San Raaele di Milano
Comitato scientico
Werner Btitrwairts
LudwigMaximiliansUniversitt Mnchen
Elisabetta Carrati
Universit di Cagliari
Maurizio Mioiiori
Universit di Macerata
Roberto Ranict
Universit Cattolica di Milano
Comitato redazionale
Vito Liot
Universit VitaSalute San Raaele di Milano
ATENE E GERUSALEMME
PENSIERO ANTICO E PALEOCRISTIANO
La civilt europea occidentale nata dallincontro e dalla fusione
di due sorgenti originariamente distinte, la cultura ellenica e
la cultura ebraica, con le rispettive punte di diamante, ossia la
losoa greca e la religione biblica. Lavvento di Ges Cristo,
presentato nei Vangeli contemporaneamente come il Lgos
dei Greci che si fatto uomo e il Messia degli Ebrei che ha
compiuto le profezie, segn il momento culmine dellincontro
delle due civilt in una nuova prospettiva. Il Cristianesimo delle
origini, nelle grandi gure dei Padri della Chiesa ha svolto il
compito di fondere insieme le due diverse radici in una nuova
sintesi, facendo in modo tale che luomo occidentale senta
ormai di appartenere contemporaneamente ad Atene e a
Gerusalemme.
Elena Gritti
Il vero nel mito
Teoria esegetica
nel commento di Olimpiodoro Alessandrino
al Gorgia
Copyright MMXII
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senza il permesso scritto dellEditore.
I edizione: novembre zosz









Abbracciare lillimitato e
sondare limperscrutabile era
il suo tendere innato. Come
il simbolo, il mito volle pri-
ma di tutto essere veramente
significativo, o portare il pi
possibile il divino di unidea
quanto pi possibile elevata
allintuizione immediata.

Friedrich Creuzer,
Simbolica e mitologia
dei popoli antichi





Indice






13 Prefazione

15 Introduzione


PARTE I
Teoria, esegesi, filosofia del mito

25 Capitolo I
Olimpiodoro e il Gorgia

1.1. Insegnare filosofia ad Alessandria: cautele dottrinali e tenaci
convinzioni, 25 1.2. Linterpretazione del Gorgia, 35


45 Capitolo II
Le definizioni di mito

2.1. Accenni preliminari nel corso di studi, 45 2.2 Un discorso
falso che offre una rappresentazione di verit, 49 2.3. Veli del-
le dottrine, 59 2.4. Il meccanismo di allusione ad altro, 69


81 Capitolo III
Natura e immaginazione nella composizione dei miti

3.1. Imitazione dellattivit demiurgica della natura, 81 3.2. A-
deguamento alla conoscenza immaginativa, 96
9
Indice 10
117 Capitolo IV
Miti poetici e miti filosofici

4.1. Vantaggio e svantaggio dei miti poetici, 119 4.1.1. Assurdit
eticoteologica e assurdit logica, 122 4.1.2. Inadeguatezza ri-
spetto al destinatario, 137 4.2. Vantaggio e svantaggio dei miti
filosofici, 144 4.2.1. Decoro etico e nozioni comuni, 144 4.2.2.
Ragionamento dimostrativo, 150


155 Capitolo V
Il carattere mitico ed ermeneutico del linguaggio e i
nomi divini

5.1. La questione del linguaggio, 157 5.1.1 Logos produttivo e
logos denominativo, 157 5.1.2. Logos naturale e logos conven-
zionale, 163 5.1.3. Teorie linguistiche e comprensione del mito,
170 5.2. I nomi divini, 175 5.2.1. La catena delle potenze in-
termedie, 175 5.2.2. Etimologia e iconografia mitologica, 183


201 Capitolo VI
Mito e tempo: la scansione diacronica del simultaneo

6.1. La rielaborazione di un criterio esegetico plotiniano, 204
6.1.1. Anevlixi": un nesso tra anima, tempo e mito, 204 6.1.2.
Diaivresi": il mito fra eternit e successione temporale, 210 6.2.
Una chiave di lettura alternativa, 216 6.2.1. Sustoiciva: schema
pitagorico e ontologia procliana, 219 6.2.2. Antidiaivresi":
lapporto della logica aristotelica, 223


PARTE II
Le lezioni sul mito escatologico
(Olymp. In Grg. 4650)

235 Premessa alla traduzione

237 Lezione 46

1. Mito e natura (pp. 236, 21237, 13), 238 2. Mito e anima (p.
237, 1423), 239 3. Miti filosofici e miti poetici (pp. 237, 24
239, 30), 240 4. Proposito del mito finale del Gorgia (p. 240, 1
Indice 11
24), 242 5. Racconto mitico o nevkuia? (pp. 240, 25242, 14),
244


247 Lezione 47

1. Lesordio del mito (pp. 242, 16243, 15), 247 2. Lo scopo del-
la spiegazione allegorica (pp. 243, 16245, 15), 248 3. Esempi di
allegorie mitologiche (pp. 245, 16247, 12), 250 4. Le isole dei
beati e il Tartaro (pp. 247, 13249, 7), 252 5. Dettagli lessicali
(p. 249, 823), 254


255 Lezione 48

1. La scansione cronologica nel mito (p. 250, 130), 255 2. Le
sentenze distorte (p. 251, 128), 256 3. Dal giudizio corporeo al-
la nudit dellanima (pp. 251, 29252, 16), 258 4. La prescienza
della morte (pp. 252, 17254, 14), 259 5. Prometeo e Pandora
(pp. 254, 15256,2), 262 6. Minosse e Radamanto (p. 256, 3
14), 264 7. Dettagli lessicali (p. 256, 1530), 264


267 Lezione 49

1. Indizi benevoli nel mito (p. 257, 218), 267 2. I giudici dellal
di l (pp. 257, 19259, 8), 268 3. Il prato e il trivio (pp. 259, 9
260, 4), 270 4. Una dimostrazione nel mito (p. 260, 524), 271
5. Dettagli lessicali (pp. 260, 25261, 23), 272


275 Lezione 50

1. I potenti sottoposti a giudizio (pp. 262, 1263, 4), 275 2. Du-
rata della punizione (pp. 263, 5264, 26), 276 3. Il corpo spiri-
tuale e la purificazione (pp. 264, 27266, 6), 279 4. Mendicanti e
potenti (p. 266, 723), 280 Dettagli lessicali (pp. 266, 24268,
15), 281


283 Conclusioni

289 Nota bibliografica

1. Fonti, 289 2. Studi, 296




Prefazione







Nel presente studio propongo un percorso che si snoda attra-
verso alcune lezioni trascritte in forma di appunti, poi verosi-
milmente sottoposti a revisione privata, da parte di un uditore
che frequent il corso sul Gorgia platonico tenuto ad Alessan-
dria, nella prima met del VI sec. d.C., dal professore di filoso-
fia Olimpiodoro. purtroppo innegabile che il testo non pulluli
di spunti di originalit e profondit di pensiero; eppure se non si
cede a facili pregiudizi, sempre in agguato quando si tratta di
commentatori tardoantichi, non manca di certo la possibilit di
trarre da queste pagine motivi di indagine sia sul piano dei con-
tenuti filosofici sia su quello della ricostruzione del contesto
storico, sociale e culturale.
Sebbene negli ultimi decenni si sia diffuso nella comunit
scientifica internazionale linteresse per unanalisi puntuale di
questi autori, sono pochi gli studiosi che si sono dedicati ad O-
limpiodoro, alcuni per autorevoli, a partire dalleminente filo-
logo Leendert Gerrit Westerink. Lattenzione si concentrata
piuttosto sul commento al Fedone o, in parallelo con altri ana-
loghi, su quello alle Categorie, o ancora di pi su un manuale
anonimo di introduzione alla filosofia platonica che lo stesso
Westerink ha collegato allinsegnamento del maestro alessan-
drino. Anche in relazione allo studio del Gorgia non frequente
la consultazione del commentario. Eppure offrirebbe qualche
spunto interessante. Per esempio, associa allisola di Egina le
origini di Callicle, interlocutore per il quale, notoriamente, il
dialogo platonico costituisce lunica fonte, a tal punto che lo si
13
Prefazione 14
ritiene personaggio fittizio; non dato sapere se la notizia sia
attendibile, ma pur sempre la sola esterna al testo platonico.
Le ultime cinque lezioni offrono un caso emblematico: ci
forniscono, infatti, una spiegazione continua del mito escatolo-
gico con cui si conclude il dialogo, ma soprattutto in esse si
scorgono tracce sparse di una teoria del valore filosofico del mi-
to, della sua funzione, dei criteri per la sua interpretazione. Nel-
la prima parte del volume si cercher quindi di vagliare tali ac-
cenni teorici e spie testuali, contestualizzandoli in chiave esege-
tica e filosofica; nella seconda parte, per ovviare alla scarsa co-
noscenza del testo, si aggiunger la traduzione. Peraltro, proprio
questa sezione stata il primo testo sul quale chi scrive possa
dire di aver svolto attivit di ricerca, salvo poi dedicarsi ad auto-
ri e problematiche di maggior spessore filosofico, eppure svi-
luppando costantemente lanalisi anche del pensiero di Olim-
piodoro con nuovi riscontri; si approda ora a questa pubblica-
zione con la convinzione che anchegli possa lasciarci utili
spunti di riflessione.
Nel ringraziare lEditore e i responsabili della collana Ate-
ne e Gerusalemme per avervi accolto questo volume, mi gra-
dito notare una curiosa circostanza: la citt in cui operava O-
limpiodoro geograficamente decentrata rispetto ai due poli,
assunti a emblema di altrettante tradizioni culturali. Tuttavia
proprio Alessandria fu sede di aspri scontri fra pagani e cristiani
e poi della ricerca, in particolare da parte dei maestri pagani, di
un clima di tolleranza con autorit e pubblico sempre pi cri-
stianizzati; a tal fine essi ebbero cura di non eccedere nel difen-
dere posizioni metafisiche inconciliabili con il monoteismo, ep-
pure al contempo non rinunciarono allintento di garantire con-
tinuit alle dottrine platoniche e neoplatoniche.
Desidero inoltre esprimere sincera gratitudine ai docenti che,
soprattutto negli ultimi mesi, mi hanno incoraggiata a perseve-
rare nelle mie ricerche e a portare a termine questo lavoro e, per
lamichevole sostegno, al Dott. Enrico Colombo e alla Dott.ssa
Roberta Ricci, alla quale sono debitrice anche di un aiuto pre-
zioso nella fase di revisione conclusiva.


Introduzione







Negli ultimi decenni si intensificato linteresse per let
tardoantica e, in particolare, quello degli storici della filosofia
antica per levoluzione del pensiero di et imperiale; lo testimo-
niano studi su autori o temi specifici, miscellanee che riflettono
lintensit e lalto livello del dibattito in corso, edizioni critiche
di commentari, traduzioni talora commentate con dovizia di ri-
flessioni e informazioni lessicali, talora volte a rendere lopera
fruibile ad un livello pi generico, tramite un apparato di note
pi semplice ed esplicativo
1
. Fra queste numerose realizzazioni
da annoverare la traduzione inglese dellunico commentario al
Gorgia platonico che lantichit ci abbia restituito
2
: si tratta del-
le lezioni che, nel terzo decennio del VI sec. d.C., uno studente
mise per iscritto, dapprima in forma di appunti redatti ajpo;
fwnh'", come si desume dalla veste lessicale e sintattica (in se-
guito sottoposti ad una revisione privata), quando ascoltava il
maestro Olimpiodoro alla scuola di Alessandria
3
, estrema rocca-


1
Si pensi a commentari editi, con ampie note, per la Collection Bud (Les Belles
Lettres, Paris) e al progetto The ancient commentators on Aristotle, che va sempre pi
ampliandosi (Duckworth, London).
2
OLYMPIODORUS, Commentary on Platos Gorgias, transl. with full notes by R.
Jackson, K. Lycos and H. Tarrant, intr. by H. Tarrant (Philosophia antiqua, 78), Brill,
LeidenBostonKln 1998 [dora in poi: JLT]. Ledizione greca di riferimento quella
di L.G. Westerink: OLYMPIODORUS, In Platonis Gorgiam commentaria, Teubner, Leip-
zig 1970.
3
Cfr. M. RICHARD, jApo; fwnh'", Byzantion 20 (1950), pp. 191222. Talora le
trascrizioni dei corsi erano sottoposte a revisione ufficiale, come faceva Giovanni Filo-
pono con quelli del maestro Ammonio; vd. H.D. SAFFREY, Le chrtien Jean Philopon et
15
Il vero nel mito 16
forte del paganesimo filosofico, ancora vitale in un frangente
storico e culturale diffusamente dominato dal cristianesimo
4
. Il
testo, per, rimane tuttora poco conosciuto e studiato, a diffe-
renza di quanto accaduto per i Prolegomena in Platonis philo-
sophiam, un manuale anonimo riconducibile proprio al circolo
di Olimpiodoro, se non direttamente al suo insegnamento
5
. Cer-
to innegabile che Olimpiodoro rimanga un personaggio pres-
soch sconosciuto al di fuori dellambito degli specialisti del
settore, e che il suo spessore di pensatore fosse inferiore a quel-
lo di altri maestri dellepoca (basti pensare a Proclo, Damascio,
Simplicio) o della medesima scuola (per esempio il suo stesso
maestro Ammonio e il condiscepolo Giovanni Filopono)
6
. Tut-
tavia anchegli testimone di una fase importante dello svilup-

la survivance de lcole dAlexandrie au VI
e
sicle, Revue des tudes grecques 67
(1954), pp. 405406. Sulla forma del commentario in generale, vd. P. DONINI, Testi e
commentari, manuali e insegnamento: la forma sistematica della filosofia in et postel-
lenistica, in ANRW II 36.7 (1994), pp. 50275100; G.W. MOST (ed.), Commentaries
Kommentare (Aporemata. Kritische Studien zur Philologiegeschichte, 4), Vanden-
hoeck und Ruprecht, Gttingen 1999; M.O. GOULETCAZ (sous la direction de), Le
Commentaire entre tradition et innovation. Actes du Colloque de Villejuif (1999), avec
la collaboration ditoriale de T. Dorandi et al., Vrin, Paris 2000.
4
Si veda la dettagliata ricostruzione del contesto culturale e sociopolitico in E.J.
WATTS, City and school in late antique Athens and Alexandria, University of California
Press, BerkeleyLos AngelesLondon 2008.
5
Come dimostrato con autorevoli argomenti e confronti lessicali in Prolgomnes
la philosophie de Platon, texte tabli par L.G. Westerink et trad. par J. Trouillard avec
la collaboration de A.Ph. Segonds, Les Belles Lettres, Paris 1990, intr. pp. LXXVI
LXXXIX.
6
Per i pochi dati biografici, datazione dei commentari pervenuti e inquadramento
generale nel contesto della scuola alessandrina, vd. R. BEUTLER, s.v. Olympiodoros, n.
13, in A.F. VON PAULY, G. WISSOWA (Hrsgg.), RealEncyclopdie der classischen Al-
tertumswissenschaft, vol. XVIII.1, Metzler, Stuttgart 1939, coll. 207227; ANON. Prol.,
intr. pp. XVIIXXXI; JLT, intr. pp. 120. Vd. inoltre H. TARRANT, Olympiodorus and the
surrender of paganism, Byzantinische Forschungen 24 (1997), pp. 181192; H.D.
SAFFREY, Olympiodore dAlexandrie, in R. GOULET (d.), Dictionnaire des philosophes
antiques, vol. IV, ditions du CNRS, Paris 2005, pp. 769771; C. WILDBERG, Olympio-
dorus, in E.N. ZALTA (ed.), Stanford encyclopedia of philosophy, 2007, URL: <http://
plato.stanford.edu/entries/olympiodorus>; J. OPSOMER, Olympiodorus, in L.P. GERSON
(ed.), The Cambridge history of philosophy in late antiquity, 2 voll., Cambridge Univer-
sity Press, Cambridge 2010, vol. II, pp. 697710. Con ipotesi sullo scarso interesse per
Olimpiodoro e con lopportunit di una sua rivalutazione si apre il contributo di F. RE-
NAUD, Tradition et critique: lecture jumele de Platon et Aristote chez Olympiodore,
Laval thologique et philosophique 64 (2008), pp. 89104.
Introduzione 17
po della scuola alessandrina, caratterizzata in misura mag-
giore rispetto a quella ateniese dalla predilezione per gli
scritti aristotelici e da un atteggiamento pi conciliante nei con-
fronti di istituzioni e di un pubblico sempre pi cristianizzati
7
.
Tanto pi appare rilevante il fatto che, fra i numerosi commen-
tari alessandrini pervenuti, i soli platonici siano quello al Fedro
di Ermia, discepolo di Siriano ad Atene e padre di Ammonio, e
appunto quelli di Olimpiodoro ad Alcibiade primo, Gorgia e
Fedone
8
. Inoltre, pur vero che il contenuto esegetico del
commentario al Gorgia non raggiunge la portata speculativa e
linfluenza che ebbero altri lavori, dedicati anche a dialoghi pla-
tonici che maggiormente determinarono certi sviluppi dottrinali
peculiari del pensiero di et imperiale; tuttavia, anche in esso
non mancano motivi meritevoli di approfondimento.
Nella fattispecie, si segnalano le ultime cinque lezioni (46
50), riservate al mito che Platone colloc alla fine del dialogo:
un mito che, insieme a quelli di Fedone e Repubblica, costitui-
sce una trilogia escatologica, e che come tale venne indagato,

7
Sulle due scuole si vedano ora le presentazioni dei singoli esponenti in GERSON
(ed.), The Cambridge history of philosophy in late antiquity, cit., e delle principali pro-
blematiche in R. CHIARADONNA (a cura di), Filosofia tardoantica: storia e problemi,
Carocci, Roma 2012. Sui maestri alessandrini vd. anche ANON. Prol., intr. pp. XXLII.
8
Editi da L.G. Westerink rispettivamente nel 1956, 1970, 1976. Sulle opere di O-
limpiodoro, vd. The Greek commentaries on Platos Phaedo, vol. I, Olympiodorus, ed.
by L.G. Westerink, NorthHolland Publishing Company, AmsterdamOxfordNew
York 1976, intr. pp. 2027. Sul commentario al Fedone vd. anche S.R.P. GERTZ, Death
and immortality in late Neoplatonism. Studies on the ancient commentaries on Platos
Phaedo (Ancient mediterranean and medieval texts and contexts. Studies in Platonism,
Neoplatonism, and the Platonic tradition, 12), Brill, LeidenBoston 2011. Sono perve-
nuti anche i Prolegomena, ossia unintroduzione generale ad Aristotele, e i commenti
alle Categoriae e ai Meteorologica; su questultimo vd. C. VIANO, La matire des cho-
ses. Le livre IV des Mtorologiques dAristote et son interprtation par Olympiodore,
Vrin, Paris 2006. Un breve estratto da un commentario perduto al De anima, con la con-
futazione di uninterpretazione di Alessandro di Afrodisia, edito in M. RASHED, Tex-
tes indits transmis par lAmbr. Q 74 sup., Revue des sciences philosophiques et tho-
logiques 81 (1997), p. 233. Scolii al De interpretatione aristotelico trditi dal codice
Vaticanus Urbinas gr. 35, dove risultano registrati sotto il nome di Olimpiodoro, sono
editi in L. TARN, Anonymous commentary on Aristotles De interpretatione: Codex
Parisinus Graecus 2064 (Beitrge zur klassischen Philologie, 95), Hain, Meisenheim
am Glan 1978, pp. XXVXLI.
Il vero nel mito 18
oltre che per il suo rapporto con il resto del dialogo
9
. Gi Pro-
clo, figura di spicco dal cui insegnamento in gran parte dipende
non solo la scuola di Atene, ma anche quella di Alessandria
10
, lo
inseriva, insieme al mito del Protagora, nella selezione teolo-
gica dei dialoghi di Platone o fra le sezioni che in essi pi ma-
nifestano liniziazione ai misteri divini
11
. Ma al di l di come i
contenuti e le figurazioni del mito venivano interpretate, ad una
lettura pi minuziosa si scopre un elemento di interesse in pi:
infatti ci dato rintracciare spie lessicali o formulazioni di di-
rettive esegetiche, pi o meno esplicite ed estese. Sebbene siano
prive di carattere sistematico e forse perfino di consapevole in-
tento teorico, inserite come le troviamo nel concreto svolgersi
della pratica di commento, esse consentono di acquisire, tramite
richiami e confronti, materiale sufficiente per tracciare un qua-
dro complessivo e per quanto possibile organico della teoria di
esegesi del mito nel neoplatonismo tardo, nonch dellessenza e
del valore epistemologico che gli vengono attribuiti. Una simile
testimonianza non raggiunge un livello di indagine speculativa
paragonabile a quello, per esempio, della spiegazione del mito

9
Prime analisi sul significato allegorico che Olimpiodoro attribuisce al mito si leg-
gono in R. JACKSON, Late Platonist poetics: Olympiodorus and the myth of Platos
Gorgias, in J.G.J. ABBENES, S.R. SLINGS, I. SLUITER (eds.), Greek literary theory after
Aristotle. A collection of papers in honour of O.M. Schenkeveld, Vrije Universitaet
Press, Amsterdam 1995, pp. 275299, e E. de los REYES RUIZ YAMUZA, El concepto de
mito en el neoplatonismo tardo: Olimpiodoro, in Aa.Vv., Unidad y pluralidad en el
mundo antiguo, Actas del VI Congreso espaol de Estudios Clsicos (Sevilla 611 de
Abril de 1981), Sociedad Espaola de Estudios Clsicos, Gredos, Madrid 1983, pp.
407413.
10
Per una sua presentazione generale vd. ora C. STEEL, Proclus, in GERSON (ed.),
The Cambridge history of philosophy in late antiquity, cit., vol. II, pp. 630653, e C.
HELMIG, C. STEEL, Proclus, in E.W. Zalta (ed.), Stanford Encyclopedia of Philosophy,
2012, URL: <http://plato.stan ford.edu/archives/sum2012/entries/proclus>.
11
Cfr. PROCL. Theol. Plat. I 5, pp. 24, 1325, 2, in particolare p. 24, 1920 Saffrey
Westerink: in una sorta di canone dei dialoghi teologici, il grado di iniziazione mi-
sterica (mustagwgiva) di cui partecipano determina la distinzione in tre gruppi com-
prendenti (1) i dialoghi colmi, nella loro interezza, della scienza divinamente ispirata
di Platone, cio Fedone, Fedro, Simposio, Filebo, Sofista, Politico, Cratilo, Timeo; (2)
quelli che manifestano tale sapienza solo in alcune sezioni, ossia i miti di Gorgia e Pro-
tagora, la trattazione della provvidenza divina nelle Leggi (X, 899d4907b9) e
linsegnamento sulle Moire, sulla loro madre e sulle rivoluzioni delluniverso nella Re-
pubblica (x, 616b1621b8); (3) le Epistole, per la dottrina dei tre re ed altro.
Introduzione 19
di Er cui Proclo riserva una lunga e densa dissertazione
12
, sia
per inferiorit dingegno del maestro alessandrino sia per con-
tingenze legate al contesto dorigine (scolastico per Olimpiodo-
ro, forse quello di conferenze pi specialistiche per Proclo). La
sua importanza risiede piuttosto nel fatto che ci informa sulla
prima occasione in cui un professore tardoantico di filosofia
platonica affrontava con i suoi allievi il tema dellespressione
mitica; infatti, nel programma delle letture scolastiche definito
dal cosiddetto canone di Giamblico, il Gorgia occupava il se-
condo posto, dopo lAlcibiade e prima del Fedone
13
.
Ora, la valutazione dellesegesi antica del mito spesso vi-
ziata da una contraddizione di fondo: da un lato viene ricono-
sciuta la complessit di tale forma espressiva e dei suoi rapporti
con i contenuti e metodi del logos; dallaltro per, c la ten-
denza ad accontentarsi dellallegoria, peraltro in maniera non
ingiustificata ma a volte troppo semplicistica, quale tecnica per
conciliare racconto mitico ed esigenze del pensiero razionale
14
.


12
La dissertazione occupa oltre 250 pagine delledizione di Kroll. La Repubblica
non trovava posto nel programma scolastico, probabilmente per le sue dimensioni; pur
resta incerta la natura delle dissertazioni che costituiscono lo scritto di Proclo, il loro te-
nore pi specialistico farebbe pensare a conferenze tenute alla presenza di competenti.
Un diverso approccio alla Repubblica, associata a Leggi ed Epistole, con la definizione
dei rispettivi skopoiv in chiave psicologica e politica (rispettivamente, stato ideale di
comunanza di tutte le cose, stato fondato su leggi e costumi esistenti, stato riformato
dellanima ricondotta ad abiti non distorti), si legge in ANON. Prol. 26, 4558 Weste-
rink: siamo forse di fronte ad un caso di indipendenza, o almeno divergenza,
dellesegesi alessandrina da quella ateniese.
13
Su tale canone la testimonianza pi completa ANON. Prol. 26, 1644. Vd. A.J.
FESTUGIRE, Lordre de lecture des dialogues de Platon aux V
e
VI
e
sicle, Museum
Helveticum 26 (1969), pp. 281296; B.D. DALSGAARD LARSEN, Jamblique de Chal-
cis. Exgte et philosophe, Universitetsforlaget i Aarhus, Aarhus 1972, pp. 332340; E.
GRITTI, Proclo. Dialettica Anima Esegesi (Il Filarete, 257), LED, Milano 2008, pp.
3541. Le letture proseguivano con Cratilo e Teeteto, Sofista e Politico, Fedro e Simpo-
sio, Filebo; il secondo ciclo comprendeva Timeo e Parmenide. Su precedenti classifica-
zioni dei dialoghi, vd. soprattutto il capitolo Preliminary issues in Thrasyllus, Albinus,
and Diogenes Laertius On Plato in J. MANSFELD, Prolegomena. Questions to be set-
tled before the study of an author, or a text (Philosophia antiqua, 61), Brill, Leiden
New YorkKln 1994, pp. 58107.
14
Sulla storia dellallegoria antica restano sempre validi J. PPIN, Mythe et allgo-
rie. Les origines grecques et les contestations judeochrtiennes, Montaigne, Paris 1958
(1976) e R. LAMBERTON, Homer the theologian. Neoplatonist allegorical reading and
the growth of the epic tradition (The transformation of the classical heritage, 9), Uni-
Il vero nel mito 20
Nel caso dellallegoria neoplatonica, inoltre, lesito di costru-
zione intellettualistica cui non di rado essa conduce non depone
a favore di una sua solida valenza metodologica; basti pensare
al farraginoso moltiplicarsi di divinit, ai loro innumerevoli at-
tributi, al loro ripresentarsi in diversi livelli del pantheon pro-
cliano, complicazioni che pur contrastano con il fatto che la
scienza teologica venisse basata sulla dialettica platonica riletta
in chiave sillogistica. Eppure, soprattutto quando, come appunto
avviene nelle scuole tardoantiche, la proclamata fedelt a Plato-
ne trae consolidamento dalla possibilit di dimostrare quanto a
lungo e solidamente permangano, in un tradizione ormai secola-
re, la veridicit e la validit epistemologica del suo messaggio
dottrinale, risulta evidente che lesegesi allegorica offre un po-
tente strumento di attualizzazione. Proprio nella forma del
commento scolastico si ravvisa loccasione migliore per divul-
gare tali convinzioni, oppure per garantire loro almeno una par-
venza di vitalit, senza porsi in aperto e intransigente contrasto
con talune dottrine (cristiane) dominanti
15
. Si sa del resto che,
se per un verso lallegoria si rivela funzionale al superamento
dello scarto di senso di cui un testo si fa portatore, essendo letto
in epoche differenti e quindi compreso attraverso differenti pre-
supposti intellettuali, daltronde ad essa si accompagna il ri-
schio di travisare le intenzioni dellautore; ma lo scrupolo di un

versity of California Press, BerkeleyLos AngelesLondon 1986. Vd. anche P. LV-
QUE, Aurea catena Homeri. Une tude sur lallgorie grecque (Annales littraires de
lUniversit de Besanon, 27), Les Belles Lettres, Paris 1959, e alcuni titoli pi recenti:
I. RAMELLI, G. LUCCHETTA, Allegoria, vol. I, Let classica (Pubblicazioni del Centro
di ricerche di metafisica. Temi metafisici e problemi del pensiero antico, 98), intr. e cu-
ra di R. Radice, Vita e Pensiero, Milano 2004 e G. DAHAN, R. GOULET (ds.), Allgorie
des potes, allgorie des philosophes. tudes sur la potique et lhermneutique de
lallgorie de lAntiquit la Rforme (Textes et traditions, 10), Actes de la Table
ronde internationale de lInstitut des traditions textuelles, Vrin, Paris 2005.
15
Non sembra certo un caso che dei commentari alessandrini di VI secolo si siano
conservati solo quelli di Olimpiodoro ai primi tre dialoghi del programma scolastico,
impegnati soprattutto sul piano etico e lontani dalle compromettenti implicazioni teolo-
giche di altri quali Timeo e Parmenide. E non un caso nemmeno che non sia rimasta
menzione di commenti alessandrini a tali dialoghi pi metafisici, mentre ad Atene
ferveva il dibattito di Damascio sul Parmenide, talora condotto con toni accesi contro le
interpretazioni del predecessore Proclo.
Introduzione 21
giudizio obiettivo, fondato su acribia storicofilologica, non
rientra fra le direttive metodologiche cui gli ultimi esponenti
della filosofia greca aderivano pi scrupolosamente.
Si tratta quindi per noi di partire dalle tracce sparse nelle pa-
gine del maestro alessandrino per capire, vagliandole a confron-
to con opinioni plotiniane e procliane, quale preciso valore i neo-
platonici ascrivessero al mito, in quanto solo superficialmente
falso, in realt fornito di potenzialit comunicative che lo col-
locano in una posizione intermedia fra rivelazione ispirata e
strumento didattico. In tale sua funzione, mediatrice per essen-
za, il meccanismo espressivo fondamentale come vedremo
si riveler quello dellenigma come rinvio ad altro (ai[nigma,
aijnivttesqai), che proietta allambito della metafisica e della
gnoseologia in modo tale che risulti possibile individuare non
un mero parallelismo, bens effettive interconnessioni tra la
forma espressiva e le regole dominanti nella spiegazione del re-
ale e delle sue cause e, inoltre, con i procedimenti della cono-
scenza umana.