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Il richiamo del paese natio

[] A te mi manda il regnator celeste chio ti dica in sua vece: Che pensiero, che studio il tuo? Con che speranza indugi in queste parti? []1.

La meta finale del viaggio iniziatico si trova in realt ben al di l del nostro piccolo mondo, i cui ristretti limiti rappresentano ancora una vera e propria prigione per chi sia pronto a spiccare il volo verso altri orizzonti; daltro canto, se cos non fosse cosa ci starebbe a fare in Loggia la raffigurazione del Cielo stellato, che sembra essere l apposta per indicare la direzione da seguire2? E poi, chi abbia portato effettivamente a compimento il pellegrinaggio in terre straniere stabilendosi cos in quel punto geometrico che simboleggia lombelico del mondo3 , dovrebbe ritenere esaurita con ci la propria
Publio Virgilio Marone, Eneide, nella libera versione di Annibal Caro (1507-1566), Istituto Geografico De Agostini, Novara 1968, IV, 404-407). 2 Per quel che riguarda la non indifferente questione di quale sia il cielo che dovrebbe essere raffigurato in Loggia, in questa sede non ci possibile fare altro che rinviare il lettore interessato allo studio di B. Rovere Il Cielo stellato, apparso nel n. 77 della Rivista di Studi Tradizionali. 3 Che sia diretto a Roma, a Compostella, a Benares o al1

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ricerca di conoscenza? I lettori che seguono gli scritti di questa rivista sanno benissimo che per noi le cose stanno diversamente: a nostro modo di vedere, anzi, proprio a partire da qui che tale ricerca pu essere realizzata, e non prima. Non esitiamo a sostenere, pertanto, che sia auspicabile la scelta di spingersi oltre, specie quando si avverta dentro di s la nostalgia del paese natio, cosa del resto piuttosto rara. In questultimo caso, il ricercatore animato da tale aspirazione non tarder a sollevare gli occhi verso le stelle che, con il loro scintillio, paiono invitarlo a persistere nellimpresa. E allora, il pellegrino celeste continuer il suo viaggio allinterno di se stesso: assorto nella contemplazione dei principi immutabili che via via gli si sveleranno, egli non smetter di progredire fino a raggiungere quella dimora celeste da dove proviene e che, in realt, non ha mai lasciato4. Che la prima parte del percorso iniziatico consista in una preparazione destinata a rendere possibile laccesso del viandante alla fase successiva, stato detto pi volte in questa rivista. Tuttavia, riteniamo necessario tornare ancora sullargomento, per esortare il lettore interessato a impegnarsi a fondo in uno stadio che essenziale per il prosieguo del viaggio,
la Mecca, ogni pellegrinaggio si conclude sempre con la visita a un centro; quasi superfluo precisare che le diverse citt sono simboli analoghi di un unico centro. In ogni caso, per chiarire ulteriormente il punto, non sar inutile, forse, proporre allattenzione del lettore la seguente osservazione: Da qualunque parte volgo lo sguardo al cielo, la distanza la medesima; lo spazio che separa il divino dallumano sempre identico (Lucio Anneo Seneca, I Dialoghi, Rusconi Libri, Milano 1979, p. 505). 4 Assiso, egli viaggia lontano, e, supino, egli va dappertutto (Katha Up. II, 21) (citato da A. K. Coomaraswamy, Il Cammino del pellegrino, in Rivista di Studi Tradizionali, n. 96-97, p. 252).

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perch proprio qui che, grazie a un sapiente lavoro di martello e scalpello, deve emergere luomo vero nascosto allinterno della pietra grezza. Il processo di rigenerazione non cosa semplice: errori da rimuovere, vizi da eliminare e virt da rigenerare, il tutto condotto in maniera graduale e ordinata e con un preciso ammaestramento; per portare a buon fine questopera si richiede non solo una buona dose di risolutezza da parte del cercatore, ma pure lintervento di esperti conoscitori dellArte reale. Si potrebbe paragonare questa fase del viaggio alla scalata di un monte5: per quanto faticosa sia lascesa, una volta conquistata la vetta laffanno causato dalla scalata si tramuter in gioia, e questo un segno che indica il compimento della riedificazione dellabito virtuoso nellordine della vita sia attiva che speculativa; il che, in parole diverse, significa che la perfezione della propria natura stata raggiunta. Lesploratore ora alla soglia del suo viaggio celeste, pronto a elevarsi verso gli stati superiori dellessere. Tuttavia, basta essere arrivati alla porta delluniverso per poterla varcare? No, a tal fine necessario essere in possesso della corrispondente parola di passo, giacch per salire alle stelle ci vuole una spruzzatina, per cos dire, di polvere di stelle6. Di fatto, sicuramente vano sperare di poter accedere agli stati sopraindividuali con i soli mezzi individuali; fin troppo evidente che occorrer dotarsi di un mezzo
A questo proposito notissima la scelta di Dante; nel Purgatorio, XXIII, 124-126, lautore dice espressamente: Indi mhan tratto li suoi conforti salendo e rigirando la montagna che drizza voi che il mondo fece torti.
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Finch nellanima non brilla una luce, non si riuscir mai a vedere la Luce (Rm, Il libro delle profondit interiori, Luni Editrice, Milano 1996, p. 78).
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che sia anchesso di origine sopraindividuale: ci stiamo riferendo allintuizione intellettuale7. Non bisogna credere per che il mezzo in questione non esistesse gi in potenza nel pellegrino, altrimenti si tratterebbe di una ipotesi irrealizzabile; ora, dal momento che il viaggio iniziatico un passaggio dalla potenzialit allatto, evidente che il risultato della ricerca dipender dallintensit dellaspirazione verso ci di cui si sente la mancanza: del resto, quale motivo avrebbero per impegnarsi a ricercare la visione interiore coloro che si accontentano del loro stato presente 8? Il vero pellegrino invece ansioso di andare avanti e, lasciandosi alle spalle i propri trascorsi senza rimpianti, sinnalza al di l del mondo delle forme con laiuto della suddetta facolt spirituale. Egli ora diventato tuttuno con il Compagno, che fin dallinizio ha avuto al suo fianco, e che lo ha guidato nel percorso esortandolo a procedere sempre oltre. Si veda a questo proposito quel che dice Ananda K. Coomaraswamy in un suo articolo sul pellegrinaggio: Il vero viaggiatore gi nello Spirito pi che in se stesso; morto e [ri]svegliato prima della dissoluzione di corpo-e-anima, quando lo Spirito va avanti, lui stesso che va avanti, lasciando dietro di s per sempre il sedentario o pseudo-s, di cui gli elementi costituenti riceveranAnalogamente, sar lintervento dellispiratrice donna angelicata a impennare le ali al poeta, permettendogli cos di staccarsi dal suolo e di levarsi in volo verso il Centro delluniverso. Un intervento invocato da Dante in questi termini (Purgatorio, XXXI, 133-135): Volgi, Beatrice, volgi gli occhi santi al tuo fedele, che per vederti ha mossi passi tanti!
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Per costoro, locchio interiore e le orecchie dellintelligenza a che cosa servirebbero? (Rm, Il libro delle profondit interiori, cit., p. 139.
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no una retribuzione nella sfera a cui hanno appartenuto. Quando a suo tempo si verifica la dissoluzione del corpo, Allora la polvere torna alla terra; e lo Spirito ritorna a Dio, da cui proviene (Ecclesiaste, XII, 7). Quanto alla polvere, chi ha seguito il Precorritore e il Compagno, non pi in essa o di essa. LIndra solare [il Compagno del viandante] e il viaggiatore sono il paio riunito di aquile amiche di RV. I, 164, 209. La parte del viaggio di cui questo nostro studio si occupa sottintende, dunque, nel pellegrino, una vera e propria metamorfosi intellettuale; essendo passato, in virt di una sorta di rovesciamento, dal mondo sensibile al mondo intelligibile, egli in grado di prendere ormai la via degli di, quella stessa via cio che non a caso viene tracciata simbolicamente al Massone, subito dopo aver ricevuto liniziazione10. Solo allora, insistiamo, e in seguito al rinvigorimento spirituale raggiunto, agli occhi della mente purificata dellastronauta si mostreranno i misteri superni, uno dopo laltro. A patto, per, che egli non smarrisca la ricerca, scambiando uno qualsiasi degli stati sovraumani o angelici11 con la destinazione finale; in effetti, per quanto elevati siano, tali stati appartengono ancora allesistenza manifestata, e il punto di approdo del viaggio si trova di l dallintera manifestazione: non c, per la verit, comune misura tra lo stato incondizionato e uno stato comunque condizionato. Quindi, per portare felicemente a compimento limpresa il pellegrino celeste deve seguire senza mai fermarsi le orA. K. Coomaraswamy, Il Cammino del pellegrino, cit., pp. 244-45, nota 10. 10 Cfr. il nostro studio su La posa della prima pietra, pubblicato nel n.16 di questa rivista. 11 Cfr. Dante, Convivio, II, 4: Intelligenze le quali la volgare gente chiama Angeli [] Plato idee [] li gentili le chiamano di e de.
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me del Compagno, il quale, solo, pu guidarlo fino al traguardo; giunto alla meta lesausto pellegrino diventato quel che sempre stato ma che non sapeva di essere: un Soffio dello spirito (MU. II, 1), e, in quanto tale, non pi [qualc]uno che si sforza ma uno che fa tuttuno con [che nello e del]lo Spirito che soffia dove vuole12. Ci premesso, evidente che il Compagno a cui si identificato il pellegrino non in fondo altri che lo spirito stesso; questultimo assume nel corso del viaggio sembianze diverse, conformemente al grado di maturazione intellettuale che manifesta passo a passo lesploratore. E se in un primo momento tale Compagno viene visto come un maestro esteriore, perch il cercatore soffre di una malattia che lo spinge a ricercare al difuori ci che non sa di avere al proprio interno; la ragione di tale male tutta nella condizione mentale propria dellindividuo: soggetto agli stimoli incessanti del mondo sensibile, egli in uno stato di agitazione perpetua, prigioniero di ogni pensiero gli salti per la testa, senza mai insospettirsi di fronte a quanto gli sta succedendo, n chiedersi se una tale fantasmagoria non celi unaltra realt, pi profonda e meritevole di essere scandagliata. Lunico rimedio per risolvere questa difficile situazione di fermare la mente, o meglio il suo aspetto abitualmente rivolto verso le cose sensibili, dato che questa la causa determinante dellallucinazione perversa che affligge linfermo13. Chi, dopo uno strenuo combattimento contro tale avversario, sia riuscito ad arrestare il
A.K. Coomaraswamy, Il Cammino del pellegrino, cit., p. 255. Naturalmente, fintantoch il malato non abbia preso coscienza del morbo che lo affligge non c speranza di guarigione; occorre che si renda prima conto della sua situazione affinch possa poi accettare di essere aiutato. quanto esprime la nota formula ind: Quando il cela pronto, il guru compare.
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flusso caotico di pensieri che lo teneva ancorato alle miserie di quaggi, ormai in grado di spostare il campo della ricerca allinterno di se stesso: a partire da qui che la conoscenza diretta prende a poco a poco il posto della conoscenza per sentito dire. Ora c da precisare ancora che non pi lindividuo comune ad accedere allaltra faccia della mente, giacch, come tutti possono capire facilmente, un tale passaggio presuppone la nascita di un uomo nuovo che non , in fondo, altri che il Compagno di cui si parlato in precedenza14. Del resto, del tutto evidente che nessuno pu raccogliersi in contemplazione avendo la mente confusa, poich essa allora come uno specchio imbrattato, inadatto a svolgere la sua funzione se prima non viene accuratamente pulito. Al contrario, la mente di chi in grado di procedere in questa fase non si trova mai in uno stato di confusione; a furia di strofinare, lo specchio diventato assolutamente limpido, e pu pertanto rispecchiare senza distorsioni le idee provenienti dallintelletto superiore. Non esiste pi nulla, a questo punto, che impedisca la continuazione del viaggio: con lattenzione concentrata in un unico punto, il passante ora puro e disposto a salire alle stelle15.
Per ci che riguarda la distinzione fra le due facce della mente, si veda il seguente passo tratto dal cap. III di un testo della tradizione ind (La lampada della conoscenza nonduale), comparso gi anni addietro nella Rivista di Studi Tradizionali (n. 65, p. 162): La mente ha due aspetti: uno formale e uno informale. Il primo caratterizzato dal flusso incessante dei pensieri e corrisponde alla mente presa nel suo senso ordinario, mentre il secondo caratterizzato dallimmutabilit ed realizzabile solo mediante la completa cessazione delle attivit del primo: pertanto limmobilit della mente di cui qui si tratta comporta la morte o lestinzione del primo di questi due aspetti. 15 Dante, Purgatorio, XXXIII, 145.
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Allora, lasciando dietro di s il mondo delluomo e pi in generale lintero mondo delle forme, il pellegrino si alza in volo alla volta della Citt divina ove risiede il Principio Universale16. Situata di l dal cosmo, tale citt conosciuta nelle diverse tradizioni con dei nomi particolari: ad esempio, nella tradizione ind essa prende il nome di Brahma-pura, in quelle estremo-orientali la Citt dei Salici, ed anche la Gerusalemme Celeste della tradizione occidentale. Il simbolismo della Citt divina, sia che sintenda in senso macrocosmico o in senso microcosmico, si riferisce sempre a un centro, e in tale centro risiede un principio divino (vale a dire, nel secondo caso, lo hgemon di Platone o lantarym della tradizione ind) ed a esso che deve identificarsi
Ci sembra utile attirare lattenzione del lettore sul seguente passo di R. Gunon, tratto da Luomo e il suo divenire secondo il Vdnta (Adelphi, Milano 1992, cap. XXI, p. 135): Il seguito del viaggio simbolico compiuto dallessere nel suo processo di liberazione graduale, dallestremit dellarteria coronale (sushumn), che comunica costantemente con un raggio del Sole spirituale, fino alla sua ultima destinazione, si effettua seguendo la via tracciata dal percorso di questo raggio in senso inverso (secondo la sua direzione riflessa) fino alla sua sorgente, che appunto questa destinazione stessa. Si confronti questo testo con quanto dice lo stesso autore in unaltra opera (Simboli della Scienza sacra, Adelphi, Milano 1975, cap. LXXIV, p. 390): Colui che effettivamente pervenuto a tale conoscenza [Brahma-vidy] ha veramente raggiunto il centro e non solo il proprio centro ma anche, e per ci stesso, il centro di tutte le cose; egli ha realizzato lunione del suo cuore con il Sole spirituale che il vero Cuore del Mondo. Il cuore cos considerato , secondo gli insegnamenti della tradizione ind, la Citt divina (Brahmapura); e questultima descritta [] in termini simili a quelli che lApocalisse applica alla Gerusalemme Celeste, la quale infatti anchessa una delle raffigurazioni del Cuore del Mondo.
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in fin dei conti il pellegrino se vuole concludere con successo il viaggio. Quanto alle possibilit offerte dalla via massonica, ci che fin qui stato detto dovrebbe essere sufficiente a far intendere che esse sono determinate essenzialmente dalle qualificazioni di ogni essere, cos come avviene del resto in qualsiasi via autenticamente iniziatica. Spetta a ciascuno prendere la decisione di proseguire imperterrito il suo viaggio verso lignoto, oppure contentarsi del grado di avanzamento raggiunto; e tale scelta pu solo scaturire dal segreto del proprio cuore, il che esclude qualunque giudizio a priori . Riprendendo il nostro tema, noteremo che la Massoneria anglosassone conserva tuttora, nelle tavolate di loggia una tradizione relativa a cinque brindisi rituali, lultimo dei quali considerato un privilegio del Tegolatore (Tyler )17; Denys Roman ha messo in evidenza che in tale brindisi viene evocato il ritorno al paese natio, e commenta la cosa cos: Tutto quel che avviene succesCi stato tramandato oralmente che vi fu un tempo in cui, nel corso delle tornate di Loggia, un Maestro stazionava sul tetto del luogo di riunione da dove poteva agevolmente vigilare e, alloccorrenza, avvertire i Fratelli dellavvicinarsi di un pericolo profano; per far ci lasciava cadere dellacqua, da unapertura appositamente ottenuta spostando alcune tegole del tetto, che finiva sul sottostante quadro di Loggia, tracciato sulla sabbia contenuta in una cassetta, cancellandone il disegno. Non intendiamo, ovviamente, soffermarci sul valore storico del racconto, cinteressa invece quello simbolico. E il significato simbolico pi rilevante, ci pare essere collegato alla dislocazione del Maestro Tegolatore che, essendo sul tetto, simbolicamente come al di l e al di sopra del cosmo; da tale posizione protegge lordine cosmico, di cui la Loggia massonica simbolo, e allo stesso modo lOrdine iniziatico stesso. Si vedano anche, a questo proposito, le pagine estratte dallopera di D. Roman, pubblicate in questo n. 18 di La Lettera G.
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sivamente considerato ormai come qualcosa di extra-massonico, quasi si volesse lasciare intendere che, con tale ritorno, gli obiettivi della Massoneria sono raggiunti18. Il ritorno al paese natio a cui fa riferimento tale formula, pu essere inteso in modo diverso a seconda del grado di comprensione raggiunto da ogni partecipante, cos come giusto che sia in un contesto iniziatico; ma appunto per questo sarebbe quanto meno imprudente escluderne linterpretazione pi alta, soprattutto quando ci sono dei rituali massonici che identificano il termine del viaggio iniziatico con una dimora celeste nascosta allo sguardo dei mortali dal firmamento stellato19.
FRANCO PEREGRINO

D. Roman, Ren Gunon et les Destins de la Franc-Maonnerie, ditions Traditionnelles, Parigi, cap. I, p. 27, nota 19. 19 Cfr. L. Lieudat, Giblim , studio comparso nel n. 14 di questa rivista, p. 64.
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