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un cristiano sul serio. Alberigo e linterpretazione di Giovanni XXIII

1. Alcune premesse Per tentare di inquadrare il livello e la qualit della riflessione di Giuseppe Alberigo su Giovanni XXIII credo che siano imprescindibili alcune rapide premesse.1 Anzitutto occorre prendere atto che gli
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Si fornisce di seguito lelenco, in ordine cronologico, delle monografie, saggi ed articoli dedicati da Giuseppe Alberigo a Giovanni XXIII: ne sono escluse le traduzioni di testi gi editi in italiano: 1) Papa Giovanni, problema di cultura, in Studi Cattolici, 10 (1966)/63, 19-22; 2) Il cristiano Roncalli. Note per una biografia di Giovanni XXIII, in Bozze 78, 1 (1978)/9-10, 49-66; 3) Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, Brescia 1978 (insieme ad Angelina Nicora Alberigo); 4) Dal bastone alla misericordia. Il magistero nel cattolicesimo contemporaneo (1830-1980), in Cristianesimo nella storia, 2 (1981)/2, 487-521; 5) La profezia di papa Giovanni, Bose 1983; 6) Teologia fra tradizione e rinnovamento nel magistero del patriarca Roncalli, in Angelo Giuseppe Roncalli dal patriarcato di Venezia alla cattedra di San Pietro, a cura di V. Branca e S. Rosso-Mazzinghi, Firenze 1984, 15-28; 7) Giovanni XXIII. Il concilio della speranza, Padova 1985 (20002) (insieme ad Angelina Nicora Alberigo); 8) Da Angelino Roncalli a Giovanni XXIII, in Fede Tradizione Profezia. Studi su Giovanni XXIII e sul Vaticano II, Brescia 1984, 9-11; 9) Lallocuzione Gaudet Mater Ecclesia di Giovanni XXIII (11 ottobre 1962). Formazione, contenuto e fortuna della allocuzione, in ibidem, 187-222; 10) Il cattolicesimo contemporaneo: Giovanni XXIII, in Lintolleranza: uguali e diversi nella Storia, a cura di P.C. Bori, Bologna 1986, 127-145; 10) Premessa, in Papa Giovanni, a cura di G. Alberigo, Roma-Bari 1987, V-VIII; 11) Giovanni XXIII e il Vaticano II, in ibidem, 211-243; 12) LEt di Roncalli, in Cristianesimo nella storia, 8 (1987)/2, 1-2; 13) Giovanni XXIII: esperienze e rapporti, in Giovanni XXIII, transizione del papato e della chiesa, a cura di G. Alberigo, Roma 1988, 5-7; 14) Johannes XXIII., in Theologische Realenzyklopdie, vol. XVII, Berlin-New York 1988, 113-118; 15) Litinerario spirituale di papa Giovanni, in Servitium, 22 (1988)/59-60, 35-57; 16) Jean XXIII, in Histoire des saints et de la saintet chrtienne, vol. X/2: Vers une saintet universelle: 1715 a nos jours, sous la direction de C. Savart, Paris 1988, 153-164; 17) Lispirazione di un concilio ecumenico: le esperienze del cardinale Roncalli, in Le deuxime concile du Vatican (1959-1965). Actes du colloque de Rome (28-30 mai 1986), Roma 1989, 81-99; 18)

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Stili di governo episcopale: Angelo Giuseppe Roncalli Patriarca di Venezia, in Storia della Chiesa, vol. XXIII: I cattolici nel mondo contemporaneo, a cura di M. Guasco, E. Guerriero e F. Traniello, Cinisello B. 1991, 237-254 (riedito in Storia del cristianesimo, 1878-2005, vol. 3: La Chiesa e le dittature, a cura di E. Guerriero, Cinisello B. 2005, 215-234); 19) Lamore alla Chiesa: dalla riforma allaggiornamento, in Con tutte le tue forze. I nodi della fede cristiana oggi. Omaggio a Giuseppe Dossetti, a cura di A. e G. Alberigo, Genova 1993, 169-194; 20) La misericordia in Giovanni XXIII, in Parola, Spirito e Vita, 13 (1994)/29, 261-278; 21) Il pontificato di Giovanni XXIII, in Storia della Chiesa, vol. XXV/1: La chiesa del Vaticano II, a cura di M. Guasco, E. Guerriero e F. Traniello, Cinisello B. 1994, 15-51 (riedito in Storia dei papi, a cura di M. Greschat ed E. Guerriero, Cinisello B. 1994, 858-897, e in Storia del cristianesimo, 1878-2005, vol. 5: Il Concilio Vaticano II, a cura di E. Guerriero, Cinisello B. 2005, 1-38); 22) Jean XXIII, in Dictionnaire Historique de la Papaut, sous la direction de Ph. Levillain, Paris 1994, 949-953; 23) Biografia documentata, in Beatificationis et canonizationis servi Dei Ioannis papae XXIII summi pontificis (1881-1963), Roma 1995, voll. 1-4 (insieme a A. Melloni); 24) La spiritualit del Servo di Dio A.G. Roncalli: Appendix Informationi a Positio super vita, virtutibus et fama Ioannis Papae XXIII, vol. I, Roma 1995; 25) Johannes XXIII., in Lexikon fr Theologie und Kirche, vol. V, Freiburg-Basel-Rom-Wien 1996, coll. 952-955; 26) 28 ottobre 1958: un Conclave di transizione, in Bergomum, 93 (1998)/3, 7-25; 27) Dalla Laguna al Tevere. Angelo G. Roncalli da San Marco a San Pietro, Bologna 2000 [miscellanea in cui vengono anche riediti i nn. 6), 9), 11), 15), 17), 18), 19), 20), 21) e 26)]; 28) Papa Giovanni 1881-1963, Bologna 2000 [riedizione aggiornata dei nn. 23) e 24)]; 29) Johannes XXIII., in Lexikon der Ppste und des Papsttums, a cura di B. Steimer, Freiburg-Basel-Wien 2001, 203-207; 30) Angelo Giuseppe Roncalli, un cristiano santo e papa, in Giovanni XXIII: un testimone cristiano fra ecumenismo e coesistenza (in lingua russa), a cura di A. Krasikov e A. Melloni, Mosca 2002, 173187; 31) Roncalli privato?, in Rivisitare Giovanni XXIII. Atti del Colloquio internazionale di Bologna (1-3 giugno 2003), in Cristianesimo nella storia, 25 (2004)/2, 457-479; 32) Premessa a A.G. Roncalli-Giovanni XXIII, Anni di Francia. Agende del nunzio, ed. critica e annotazione a cura di . Fouilloux, vol. I: 1945-1948, Bologna 2004, V-VI; 33) Premessa a A.G. Roncalli-Giovanni XXIII, Anni di Francia. Agende del nunzio, ed. critica e annotazione a cura di . Fouilloux, vol. II: 19491953, Bologna 2006, V; 34) Premessa a A.G. Roncalli-Giovanni XXIII, La mia vita in Oriente. Agende del delegato apostolico, ed. critica e annotazione a cura di V. Martano, vol. I: 1935-1939, Bologna 2006, V-VI; 35) Roncalli: un mistero?, in Mlanges en lhonneur dtienne Fouilloux, in preparazione a cura di D. Pelletier, A. Becker e F. Gugelot. Si vedano pure il numero speciale di Jesus dellottobre 1988 dedicato a Giovanni XXIII (contenente anche svariati contributi dei ricercatori dellIstituto per le Scienze Religiose che allepoca lavoravano nel gruppo di ricerca su A.G. Roncalli/ Giovanni XXIII) e lintervento tenuto alla Scuola della Pace di Sovere nellestate 2000, poi edito pro manuscripto come Papa Giovanni XXIII: il percorso biografico, in Papa Giovanni XXIII. Introduzione alla figura storica ed ecclesiale, (Quaderni della Scuola della Pace - 2), Sammartini di Crevalcore 2001, 5-24. Sempre nellottica di un inquadramento della riflessione alberighiana sullopera di Giovanni XXIII si vedano pure Il papato nel concilio ecumenico, in Concilium, 19 (1983)/7, 119-130, La chiesa italiana tra Pio XII e Paolo VI, in Chiese italiane e concilio. Esperienze pastorali nella chiesa italiana tra Pio XII e Paolo VI, a cura di G. Alberigo, Genova

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studi di Alberigo su Giovanni XXIII hanno consapevolmente toccato e continuano a toccare un tema sensibile della vicenda ecclesiale contemporanea. Non perch sia clamoroso o insolito loggetto di questa ricerca, tantomeno oggi che la storia del papato conosce una stagione particolarmente florida per studi ed edizioni di fonti.2 Quanto per il fatto che stato soprattutto, quando non esclusivamente, grazie ad essi che la riflessione storico-critica sul papato roncalliano non stata univocamente declinata, come in altri casi in cui ci si accostati allo studio dei pontificati, allinsegna di un falsante continuismo tra predecessori e successori, incapace di distinguere scarti, originalit quando non vere e proprie contraddizioni nellazione dei vescovi che via via si sono succeduti sulla cattedra romana.3 In questo senso il contributo di Alberigo stato decisivo per evitare che la complessit della figura di Roncalli fosse esaurita dal fortunato quanto inconcludente clich del Papa buono che farebbe da placido trait dunion tra lazione pontificale di Pio XII e quella di Paolo VI. In seconda battuta occorre essere avvertiti che davvero la figura e lopera di Angelo Giuseppe Roncalli sono state per Giuseppe Alberigo qualcosa di pi complesso e coinvolgente che una semplice pista di ricerca come le tante altre battute nella sua lunga e ricca vicenda biografica e intellettuale.4 Lo confider lui stesso concludendo un caloroso intervento dedicato a Giovanni XXIII nellestate del 2000: forse dir ai suoi
1988, 15-34, Passaggi cruciali della fase antepreparatoria (1959-1960), in Verso il Concilio Vaticano II (1960-1962). Passaggi e problemi della preparazione conciliare, a cura di G. Alberigo e A. Melloni, Genova 1993, 15-42, Lannuncio del concilio. Dalle sicurezze dellarroccamento al fascino della ricerca, in Storia del concilio Vaticano II, diretta da Giuseppe Alberigo, vol. I: Il cattolicesimo verso una nuova stagione. Lannuncio e la preparazione (gennaio 1959-settembre 1962), ed. italiana a cura di A. Melloni, Bologna 1995, 19-70, e Sinodo come liturgia?, in Sinodi e liturgia, a cura di G. Alberigo, fascicolo monografico di Cristianesimo nella storia, 28 (2007)/1, 20. Per una rassegna aggiornata sullargomento si vedano ora A.A. Persico, Il caso Pio XII. Mezzo secolo di dibattito su Eugenio Pacelli, Milano 2008, 1-64, e M.T. Fattori, Papi e papato, in Dizionario del sapere storico religioso nel 900, a cura di A. Melloni, in stampa. In questa prospettiva risulta particolarmente prezioso lo studio recentemente dedicato da Emma Fattorini allultima fase del pontificato di papa Ratti per il modo in cui tratteggia la dialettica tra il pontefice e il proprio segretario di Stato Pacelli, che gli succeder nel febbraio 1939 con il nome di Pio XII: cfr. E. Fattorini, Pio XI, Hitler e Mussolini. La solitudine di un papa, Torino 2007. Merita di essere ricordato il dato che tra la prima e lultima pubblicazione di Alberigo relativa a Giovanni XXIII sono trascorsi quarantanni, vale a dire la met della sua esistenza: e, nello specifico, quella corrispondente alla sua piena maturit scientifica.

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uditori stato detto tutto con troppa passione, ma io non sono capace di parlare diversamente di papa Giovanni.5 Per queste ragioni e vengo allultima premessa risulta davvero difficile, quando si vuole tentare una seria comprensione dellinterpretazione alberighiana di Roncalli, seguire il consiglio dato anzitempo da Cantimori a coloro che intendevano occuparsi degli studiosi e degli storici: e cio quello di fermarsi ai limiti necessari del lavoro libresco per uomini libreschi.6 Nel caso di Alberigo, leggendo le pagine dei suoi studi, scorrendo le sue interviste o testimonianze sullargomento o anche solo considerando attentamente la terminologia impiegata, si percepisce infatti che il tema dellinterpretazione di Roncalli stato qualcosa che davvero ha marcato profondamente e intimamente la sua vita nonch, ma questo un limes che non si intende varcare qui, il suo profilo di laico cristiano (o di cristiano comune, per ricorrere allespressione che egli prediligeva).7 Ancora nel 2005, due giorni dopo lelezione di Benedetto XVI, a chi gli chiedeva che pontefice avesse sognato sulla cattedra di Pietro dopo il lungo papato di Giovanni Paolo II Alberigo aveva replicato di desiderare
un papa che sia un Padre non nel senso del paternalismo, ma nel senso della forza. Giovanni XXIII proseguiva Alberigo sottolineava sempre il fatto che il suo titolo doveva essere padre e pastore, nel senso di una paternit spirituale profonda. Ma anche un Papa che si senta in cammino, in ricerca. Cio un Papa che certamente sia il custode delle certezze della fede, ma nello stesso tempo sia anche il promotore della ricerca dei cristiani che sanno che il Vangelo sempre pi grande di ogni momento della Chiesa e questo esige unattitudine di cammino e di ricerca. Un Papa, in fondo, che non dimentichi
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Papa Giovanni XXIII: il percorso biografico, cit., 24. Lo ha ricordato G. Battelli richiamandosi a G. Miccoli, Delio Cantimori. La ricerca di una nuova critica storiografica, Torino 1970, 163 , Il mestiere dello studioso di storia, in Una storiografia inattuale? Giovanni Miccoli e la funzione civile della ricerca storica, a cura di G. Battelli e D. Menozzi, Roma 2005, 320. Proprio riflettendo sulleredit del Concilio Vaticano II a dieci anni dalla morte di papa Roncalli, Alberigo aveva confidato che sempre pi andava convincendosi che la responsabilit di un singolo cristiano, di una singola comunit, riguarda solo ci che riesce a fare nella testimonianza e nella trasmissione della fede; riguarda in fondo qualcosa che non propria, che non di nessuno di noi; n di noi laici, n di noi adulti, n di noi vecchi, n di noi preti, n di noi frati, n, se lo fossimo, vescovi o papi. Infatti la fede la d il Signore, perch la fede dono, grazia; ed questo dono, questo amore, questa misericordia del Signore che noi possiamo sciupare o trasmettere e testimoniare: A dieci anni dal Concilio Vaticano II, in Comunit Parrocchiale di Nonantola, S. Luigi 73. A dieci anni dal Concilio, ciclostilato in proprio nella Parrocchia di Nonantola il 20 ottobre 1973, 45.

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mai che la Chiesa ha un unico Signore che Cristo e che lui solo il servo dei servi e niente pi di questo.8

Poste tali necessarie premesse, in questa sede si cercher anzitutto di delineare il percorso attraverso il quale Giovanni XXIII stato individuato da Giuseppe Alberigo quale oggetto di studio. Si tenter quindi di mettere a fuoco, pi che gli aspetti di dettaglio, i nuclei essenziali e le linee di forza della lettura che Alberigo ha dato della vicenda roncalliana. evidente, infatti, che lo storico bolognese, nonostante le centinaia di pagine di studi e fonti pubblicate o fatte pubblicare, che gli hanno anche giustamente valso tale fama, non stato mai interessato a farsi accreditare come il biografo di Roncalli (lo dimostra, tra le altre cose, la sua inesausta insistenza per un lavoro dquipe): bens ha inteso delineare un solido ordito, costruito con i ferri del mestiere dello storico, progressivamente arricchitosi nel corso dei decenni, per consentire, anzitutto ai suoi contemporanei, una comprensione fondata su una ricostruzione storico-critica, pi che su proiezioni mitiche, di Giovanni XXIII e della fecondit (altra parola eloquentemente ricorrente nelle sue pagine) della sua opera.9 2. I contatti personali Il primo accostamento di Alberigo alla figura di Roncalli stato in ogni caso quello che poteva fare un giovane studioso che, nella seconda met degli anni Cinquanta, aveva deciso di dedicarsi alla storia della Chiesa. Cos per chi, come Alberigo, si stava interessando, su impulso di Giuseppe Dossetti e coadiuvato da Hubert Jedin e Delio Cantimori, allo studio del processo di ricezione del Tridentino nella penisola italiana non era difficile imbattersi nei primi quattro tomi delledizione degli Atti della visita apostolica di S. Carlo Borromeo a Bergamo e segnalarli in una rassegna risalente a pochi mesi prima dellelezione a papa dellan8

La chiesa continuer a seguire il vento del Vaticano II? Intervista a Giuseppe Alberigo, in Corriere del Ticino, 21 aprile 2005. Credo che un importante momento di sintesi di questo lavoro intrapreso per decenni si possa rinvenire nel seminario tenuto presso lIstituto per le scienze religiose nel novembre 2000 di cui si d in appendice al presente contributo la trascrizione integrale: un intervento particolarmente prezioso sia per limmediatezza che lo contraddistingue sia per la capacit mostrata da Alberigo di prescindere da ogni intento autocelebrativo per mettere a fuoco problemi e questioni che ancora attendono di essere sviscerati dagli storici.

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ziano patriarca di Venezia.10 Va anche ricordato che certamente il nome di Roncalli non era del tutto sconosciuto gi da almeno un paio danni allinterno del gruppo di ricercatori che si riuniva nei locali di via S. Vitale: stato Giuseppe Dossetti a testimoniare molti anni pi tardi che la lettera pastorale dedicata nel 1956 dal patriarca di Venezia a La Sacra Scrittura e S. Lorenzo Giustiniani aveva costituito un documento fondamentale nella fase di impianto di quella che sarebbe poi stata la Piccola Famiglia dellAnnunziata, scaturita appunto dal nucleo di borsisti riunitisi a Bologna.11 Difficile per valutare le reazioni immediate di Alberigo allannuncio dellelezione di Roncalli quale successore di Pio XII. Le attese per qualche segnale di discontinuit erano numerose e diffuse: e non solo tra coloro che, come i giovani riuniti attorno a Dossetti nel nascente Centro di Documentazione, si dedicavano allo studio delle scienze religiose. In questo senso gi altri hanno ricordato limpressione suscitata dal discorso pronunciato pochi mesi prima della sua morte da papa Pacelli, dove la metafora di unincipiente primavera era stata caricata di fortissime attese, ben al di l di quelle forse immaginate dallo stesso pontefice.12 A sua volta Alberigo ricordava nitidamente ancora a decenni di distanza, con stupore misto a sconcerto, un episodio che collocava alla fine del 1953, quando aveva accolto a casa propria a Bologna dom Jean Leclercq, uno degli studiosi che Dossetti aveva preso ad invitare presso il Centro affin10

Cfr. G. Alberigo, Studi e problemi relativi allapplicazione del Concilio di Trento in Italia (1945-1958), in Rivista Storica Italiana, 70 (1958)/2, 253. Richiamando gli Atti pochi anni pi tardi Alberigo si rifar alle stesse espressioni del loro Curatore: il grande arcivescovo milanese ha trovato agiografi degni di lui. Ma la storia scritta da altri sempre un poco pensiero ed impressione di chi scrive. Qui invece negli Atti della visita S. Carlo stesso vivo e operante: G. Alberigo, Carlo Borromeo come modello di vescovo nella chiesa post-tridentina, in Rivista Storica Italiana, 79 (1967)/4, 1038. 11 Nel 1979 Dossetti testimonier che la pastorale del card. Roncalli era sopravvenuta al vero e proprio kairos, al momento pi giusto, a fissare nella forma pi semplice e spiritualmente pi vigorosa, la meta, la formula pi sintetica di ogni nostra aspirazione: una lettera pastorale di un Vescovo, del quale non sapevamo nulla e che ci pervenuta nelle mani non so neppure bene per quale fortuita circostanza, cio la pastorale per la Quaresima del 1956 del patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli, sulla s. Scrittura e s. Lorenzo Giustiniani, Lettera di Don Giuseppe Dossetti allassemblea dei gruppi biblici, in Istituto superiore di scienze religiose Ss. Vitale e Agricola, Laici e teologia. I ventanni di una scuola a Bologna (1977-1997), a cura di M. Marcheselli e G. Matteuzzi, Bologna 1997, 270-271; nella Prefazione a Genesi, a cura di U. Neri, Torino 1986, VIII, Dossetti ribadir che Roncalli era personalmente sconosciuto al gruppo bolognese. 12 Cfr. Nel 90 dalla fondazione della Giovent Italiana di Azione Cattolica, in Discorsi e radiomessaggi di Sua Santit Pio XII, vol. XX, Citt del Vaticano 1959, 23-26.

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ch svolgesse seminari di approfondimento,13 che durante un momento di preghiera comune aveva invitato i suoi ospiti a pregare per la morte del Pontefice; al disagio manifestato dai coniugi Alberigo lo storico benedettino, aveva replicato che il papa costituiva in quel momento un peso per la Chiesa: e non certo per le sue condizioni di salute.14 Alberigo ricorder cos ad anni di distanza il lungo, penoso e [] doloroso declino di Pio XII, contrassegnato dalle nascenti polemiche sul silenzio del papa di fronte allo sterminio pianificato della popolazione ebraica dEuropa, dalle condizioni fisiche del pontefice, aggravatesi dal 1954, che avevano innaturalmente dilatato le responsabilit di alcuni capi-dicastero vaticani e da quella vera e propria cappa di piombo costituita dalla Guerra fredda, che dava limpressione di aver cristallizzato la situazione internazionale in una specie di assetto a lunghissimo termine, paralizzando ogni iniziativa di rinnovamento da una parte come dallaltra.15 Di pi, come persona che sin dalla prima met degli anni Cinquanta praticava la ricerca nellambito delle scienze religiose, Alberigo percepiva palpabilmente tanto la gravit delle condizioni in cui versava la ricerca teologica, quanto i costi umani e spirituali sofferti da molti per garantire loro malgrado limmagine di una chiesa cattolica che si rappresentava anzitutto come societas perfecta.16 E questo al punto
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Cfr. LOfficina Bolognese 1953-2003, a cura di G. Alberigo, Bologna 2004, 39; di dom Leclercq del quale far pubblicare nel 1965 per i tipi di Sansoni, per decisione anzitempo concordata con Delio Cantimori (+1966), la traduzione italiana de lAmour des lettres et le dsir de Dieu Alberigo rimarcher pi tardi il rigore filologico [che] si accompagnava incessantemente in lui [a] una finezza ermeneutica invidiabile, generata da una capacit di entrare in sintonia profonda con gli autori che studiava, a cominciare dal suo Bernardo di Clairvaux: G. Alberigo, Letture suggestive e suggestioni di lettura, in Come diventai uno storico, in Contemporanea Rivista di storia dell800 e del 900, 6 (2003)/1, 169; su Leclercq (1911-1993) si veda G. Penco, Dom Jean Leclercq tra storia e profezia del monachesimo: una svolta epocale. Con bibliografia degli scritti di J. Leclercq a cura di H. Rochais, Badia di S. Maria del Monte, Cesena 2003, nonch Interviste con dom Jean Leclercq, a cura di V. Cattana osb, Abbazia San Benedetto, Seregno 1995; per i lavori dedicati a s. Bernardo si vedano i 6 tomi di Recueil dtudes sur saint Bernard et ses crits, editi tra tra il 1962 e il 1992 per le Edizioni di Storia e Letteratura. La raccolta delle Lettere di Dom Jean Leclercq (1911-1993), a cura di V. Cattana osb, C. Galli e H. Rochais, Badia di S. Maria del Monte, Cesena 2000, fornisce alcune informazioni sul rapporto tra Leclercq, Alberigo e il Centro di Documentazione di Bologna. 14 Cfr. S. Fiori, guerra sul Concilio. A colloquio con lo storico Giuseppe Alberigo, in La Repubblica, 2 luglio 2005, 45. 15 G. Alberigo, Giuseppe Dossetti, 1913-1996: coscienza di un secolo. Lezioni del corso di Storia della Chiesa, A.A. 1996/1997, Pro manuscripto, Bologna 1999, 235-236. 16 Paolo Prodi fa risalire le origini di questa crisi ai secoli dellet moderna, quelli nei quali la funzione storica del papato stata quella, nonostante tutti i cedimenti, di di-

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che molti anni pi tardi, nel corso di una conferenza tenuta nel 1981 presso il monastero di Bose, egli si dir
sempre pi convinto che papa Giovanni e la sua profezia sono la risposta fedele che il Signore ha dato alla sofferenza delle chiese negli anni quaranta e cinquanta. certamente la sofferenza, il buio, la preghiera, il disagio, la pena dei cristiani e delle chiese in quegli anni durissimi, negli anni della guerra, negli anni immediatamente precedenti e successivi, che hanno guadagnato allumanit, alla storia, alle chiese il dono di papa Giovanni. una risposta come sempre traboccante, che va molto al di l della domanda, ma una risposta che in qualche modo stata provocata da una domanda, che stata soprattutto sofferenza, disagio, pena, croce.17

Con grande onest Alberigo testimonier nondimeno che lelezione dellanziano cardinale Roncalli appena cinque anni pi giovane di Eugenio Pacelli il 28 ottobre 1958 non sembrava certamente, di primo acchito, levento che poteva spezzare questa stasi, anzi. Limpressione offerta da questo papa, ricorder Alberigo precisando che si cominciava appena appena ad avere la televisione, appunto quella di un bravuomo molto anziano, molto tranquillo, che non suscita particolari speranze o attese, caratteristiche di ogni elezione papale e che in quel caso non avevano un fondamento nella personalit del nuovo papa, quasi sconosciuto.18 Solo a posteriori anche i primi semplici gesti compiuti dal nuovo pontefice la scelta del nome pontificale, la solennit impiegata per la presa di possesso di S. Giovanni in Laterano, le visite a Regina Coeli e al Bambin Ges verranno messi in fila e ricompresi da Alberigo alla luce di una pi radicale e consapevole ridefinizione del ruolo del vescovo di Roma operata da Roncalli sin dal primo giorno di pontificato: ma nella contestualit del loro svolgimento questa operazione restava impraticabile. Uno dei maestri di Alberigo, Giuseppe Dossetti, riconoscer esplicitamente allinizio degli anni Novanta che lelezione
fendere luniversalit della Chiesa come istituzione in concorrenza con lo Stato, in un mondo sempre pi dominato dalla presenza dello Stato stesso come monopolizzatore di ogni aspetto della vita sociale. Quale sia stato il prezzo che esso ha dovuto pagare sino ai nostri giorni sul piano delle controversie giurisdizionali e nel compromesso trono-altare ha costituito il centro dellinteresse della storiografia degli ultimi secoli e non possiamo qui certo rievocarne la complessit. Certamente la posizione del papato apparsa sempre pi una posizione di retroguardia, di una difesa di privilegi e immunit: cfr. P. Prodi, Introduzione. Papato e cardinalato, in Forme storiche di governo nella Chiesa universale. Giornata di studio in occasione dellultima lezione del prof. Giuseppe Alberigo, 31 ottobre 2001, a cura di P. Prodi, Bologna 2003, 14. 17 Cfr. G. Alberigo, La profezia di papa Giovanni, Bose 1983, 14. 18 Alberigo, Giuseppe Dossetti, 1913-1996: coscienza di un secolo, cit., 239.

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di Roncalli poteva essere compresa precisamente con lignoranza complessiva dei cardinali riuniti in conclave dellenorme mutamento globale intervenuto nei tredici anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale: il patriarca Roncalli era
una figura lungamente emarginata nella Chiesa, solo molto recentemente accreditata dal successo della sua nunziatura parigina e del suo episcopato veneziano, e comunque gi avanzato in et, s da essere scelto intenzionalmente per un pontificato breve e di transizione. Se i Cardinali avessero lucidamente considerato il complesso di problemi che in questa prima elezione, dopo la seconda guerra mondiale, si stavano ponendo alla Chiesa e al mondo, non avrebbero probabilmente eletto Angelo Giuseppe Roncalli, ma avrebbero cercato altri. La conferma, del resto, di questa generale inconsapevolezza data oggi dalla pubblicazione delle risposte dei vescovi alla consultazione che di essi fu fatta non tanti mesi dopo, in preparazione del Concilio: risposte che nella totalit non lasciano intravedere nessuna visione panoramica dei problemi e nessun approccio serio ai punti nodali del grande rivolgimento storico in corso, neppure da parte di coloro che poi nel Concilio emersero pian piano per un dono dello Spirito attualizzato dalla vastit mondiale del confronto e del dialogo reciproco come le personalit pi dotate e capaci di intuizioni vaste e di apporti validi.19

Lannuncio di Giovanni XXIII della decisione di convocare un Concilio nuovo pure rispetto allantica idea di concludere il Vaticano I di Pio IX , determina una vera e propria svolta anche nella vita professionale di Alberigo, impegnato in quel momento come Paolo Prodi ad approfondire la conoscenza della stagione post-tridentina. I ricercatori del Centro di Documentazione, appoggiati da Dossetti che se ne era allontanato da qualche anno, decidono infatti di realizzare una nuova collezione delle decisioni dei Concili ecumenici da Nicea al Vaticano I, offrendo ai futuri padri conciliari del Vaticano II quello che Dossetti definir un servizio forse [] umile, ma non meno necessario di documentazione.20
Cfr. Il Concilio ecumenico Vaticano II (1994), in G. Dossetti, La parola e il silenzio. Discorsi e scritti 1986-1995, a cura della Piccola Famiglia dellAnnunziata, Bologna 1997, 328. Per un inquadramento critico del contenuto dei vota inoltrati dai futuri padri conciliari si vedano R. Morozzo della Rocca, I voti dei vescovi italiani per il Concilio, in Le deuxime concile du Vatican (1959-1965), cit., 119-137, A. Melloni, Per un approccio storico-critico ai consilia et vota della fase antepreparatoria del Vaticano II, in Rivista di Storia e Letteratura religiosa, 26 (1990)/3, 556-576, e M. Velati, I consilia et vota dei vescovi italiani, in la veille du Concile Vatican II. Vote et ractions en Europe et dans le catholicisme oriental, a cura di M. Lamberigts e C. Soetens, Leuven 1992, 83-97. 20 Appunto di Dossetti sullimpegno del Centro per il Concilio (novembre 1962), in LOfficina Bolognese, cit., 161.
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La presentazione dei Conciliorum Oecumenicorum Decreta al pontefice, che avviene il 1 ottobre 1962, proprio a ridosso dellapertura della prima sessione di lavori,21 loccasione per il primo ed unico contatto personale tra Alberigo e quello che sar nei decenni successivi un suo appassionante oggetto di studio.22 proprio ad Alberigo che spetta il compito di presentare ufficialmente al papa lopera e lemozione dellincontro viene immediatamente stemperata dallo stesso Roncalli, che invita il giovane studioso a non metterlo in soggezione e quindi a sedersi mentre legge il suo discorso di presentazione. A posteriori, proprio per lattitudine mostrata dal papa, Alberigo rievocher questa udienza come sconcertante: Con familiarit estrema ricorder , con dolcezza illimitata, con cortesia veramente impagabile [Giovanni XXIII] ricevette il libro [dei Conciliorum Oecumenicorum Decreta]: fece anche un commento pertinente dicendo: Ah, cos non dovr sempre andare nellaltra stanza a consultare il Mansi []. Dopo di che mise letteralmente il libro sotto i piedi e per quaranta minuti si parl insieme, con estrema tranquillit e disinvoltura, da uomo che non ha nessun complesso di fronte alla carta stampata.23 Direttamente da Giorgio La Pira Alberigo
Giovanni XXIII annota sotto questa data sulla propria agenda del ricevimento del Card. Lercaro di Bologna che mi informa del suo Centro di documentazione presente don Dossetti e compagni [scil. G. Alberigo, P.-P. Joannou, C. Leonardi, P. Prodi e B. Ulianich], belle promesse di eccellente lavoro. Mi offrono il loro fiore pi prezioso Conciliorum Oecumenicorum [[seg]] <Dec>reta. Incoraggio e benedico di cuore, A.G. Roncalli-Giovanni XXIII, Pater amabilis. Agende del pontefice, 1958-1963, edizione critica e annotazione a cura di M. Velati, Bologna 2007, 438. 22 A chi scrive Giuseppe Alberigo, pur non essendo in grado di dare un riferimento temporale esatto, ha testimoniato che in realt ebbe modo di vedere Roncalli di persona anche in unaltra occasione, precedente per allelezione papale. Avvenne presso la Fondazione Cini di Venezia, dove lallora patriarca Roncalli era intervenuto in occasione di un convegno a cui assisteva anche Alberigo; in questo caso non ci fu per alcuno scambio tra i due. 23 Alberigo, Papa Giovanni, problema di cultura, cit., 21-22. Alberigo che ritorner a voce in varie occasioni sulludienza dellottobre 1962 non stese appunti relativi a questo incontro; n il diario compilato dalla moglie Angelina riferisce alcunch al riguardo. Boris Ulianich testimonier in una lettera indirizzata a mons. Capovilla il 3 giugno 1988 che Giovanni XXIII li trattenne per oltre unora e mezzo. Ricordo alcune delle sue che potevano sembrare battute: a stare qui si diventa ignoranti. Ti portano i documenti e li devi firmare. Ma quel discorsetto che terr per lapertura del Concilio [scil. lallocuzione Gaudet Mater Ecclesia] lho scritto tutto io E, ancora, ma che senso ha che [i missionari] si costruiscano una chiesa come al loro paesello? Quella chiesa dir qualcosa a loro, ma che cosa dir agli indigeni che a quelle forme architettoniche si sentono estranei? Occorre andare a loro allinterno della loro mentalit, in Fondo Roncalli/ISR, b. Testimonianze, in Archivio della Fondazione Giovanni XXIII (Bologna).
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apprende invece poche settimane pi tardi dei contatti sotterranei in corso tra Santa Sede e Unione Sovietica sostenuti dal papa che potrebbero portare presto, secondo le convinzioni maturate dal sindaco di Firenze, a relazioni ufficiali tra i due Stati.24 particolarmente il diario compilato dalla moglie Angelina a restituirci pochi frammenti di impressioni coeve di Giuseppe Alberigo sul pontificato roncalliano.25 Apprendiamo dunque del suo immediato fastidio per gli articoli che nel novembre 1962 Indro Montanelli dedica a Giovanni XXIII, su istruzione di mons. Palazzini, per insinuare lidea di simpatie moderniste del papa allorigine della decisione di convocare il concilio;26 alla fine del dicembre 1962 quindi interpellato dal vaticanista de Il Giorno, Ettore Masina, per avere qualche dritta sui papabili, dal momento che la malattia che ha colpito il papa, annota Angelina Nicora, non lascia n speranze n tempo;27 c spazio anche per sondare gli umori del gruppo del Centro sullenciclica Pacem in terris: certo, scrive la moglie di Alberigo il giorno stesso in cui il testo della lettera papale viene reso noto, a parte lultimo tratto veramente aperto e nuovo, il resto la solita noia della sociologia cristiana; ma, conclude Angelina Alberigo, ne siamo tutti contenti: da oggi i cattolici abbassano i ponti levatoi e possono discorrere con tutti. Ogni movimento pu avere in s dei dati positivi.28 sempre da questa fonte che apprendiamo la data
Cfr. la lettera di G. Dossetti al card. G. Lercaro del 25 novembre 1962, in Archivio della Fondazione Giovanni XXIII (Bologna), Fondo Giuseppe Dossetti 294. Sulle origini di questi contatti diplomatici si veda ora limportante documentazione edita in La politica del dialogo. Le carte Casaroli sullOstpolitik vaticana, a cura di G. Barberini, Bologna 2008. 25 Anche nelle trasmissioni televisive curate in collaborazione con la RAI nellautunno 1962 lattenzione sempre focalizzata sullo svolgimento del Vaticano II. Nella prima puntata Alberigo compir solo una rapida digressione per affermare che era sempre pi viva la convinzione che questo pontificato e questo concilio abbiano gi segnato un progresso eccezionale nel cammino verso lunit cristiana: La Chiesa a Concilio: uomini e problemi, 1a puntata, trasmessa il 10 novembre 1962; per la scaletta degli speciali televisivi curati da Giuseppe Alberigo, Paolo Prodi e Boris Ulianich cfr. Il Concilio in mostra. Il racconto del Concilio Vaticano II nei filmati delle Teche RAI (1959-1965), catalogo a cura di A. Melloni, Bologna 2005, 53-57. 26 P[ino Alberigo] accenna ad articoli bavosi di Montanelli sul Corriere della Sera, appunti del 26 novembre 1962, in A. Nicora Alberigo, Diario, Archivio della Fondazione Giovanni XXIII (Bologna); sulla vicenda cfr. G. Zizola, Laltro Wojtyla, Milano 2003, 99. 27 Nicora Alberigo, Diario, 29 dicembre 1962, cit. 28 Ibidem, appunti del 12 aprile 1963, cit. In pagine redatte quindici anni pi tardi gli Alberigo faranno indirettamente ammenda delle perplessit manifestate anzitempo su alcuni aspetti dellenciclica papale: persino nel suo atto pi caro, la Pacem in terris, [Giovanni XXIII] us un linguaggio cauto e sfumato, che ha indotto qualche storico a
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di quella che potrebbe essere stata la prima occasione di riflessione pubblica di Alberigo su Giovanni XXIII: infatti il 12 giugno 1963, nove giorni dopo la morte di Roncalli e ancora prima dellelezione di Paolo VI, che il giovane ricercatore del Centro interviene a Reggio Emilia per parlare del papa appena defunto.29 3. Le fondamenta: il Giornale dellAnima e la conferenza del cardinale Lercaro Il suo intenso impegno per laffiancamento al card. Lercaro e a Dossetti nelle successive tre sessioni conciliari non lascia spazio nellimmediato per ulteriori approfondimenti della figura di Giovanni XXIII.30 Ma proprio durante questo silenzio bibliografico che Giuseppe Alberigo fa un incontro che retrospettivamente giudicher fondamentale. Nel marzo 1964 compare infatti la prima edizione del Giornale dellAnima, la silloge di annotazioni di carattere spirituale stese da Roncalli nellarco di quasi un settantennio. Ancora a distanza di decenni Alberigo riconosceva davvero arduo evocare limpatto personale della prima lettura del Giornale:31 non tanto per la distanza temporale intervenuta, quanto per il coinvolgimento a pi livelli che tale testo aveva determinato ed, evidentemente, continuava a produrre in lui.32 Allo scritto roncalliano Alnon vedere le novit clamorose che essa contiene, ma che sono state immediatamente avvertite dal popolo di Dio, dentro e fuori la chiesa, Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 108. 29 Nicora Alberigo, Diario, 12 giugno 1963, cit. 30 Alberigo ricostruir lattivit di Dossetti e dellofficina bolognese per i lavori conciliari in Giuseppe Dossetti al concilio Vaticano II, in G. Dossetti, Per una chiesa eucaristica. Rilettura della portata dottrinale della Costituzione liturgica del Vaticano II. Lezioni del 1965, a cura di G. Alberigo e G. Ruggieri, 2002, 139-247: lo far con una minuzia che, indirettamente, rende pure testimonianza del suo ruolo nellopera di supporto logistico al card. Lercaro durante le sessioni conciliari. 31 Alberigo, Letture suggestive e suggestioni di lettura, cit., 170. Per un primo censimento di autorevoli reazioni alla lettura del Giornale si vedano A. Melloni, La semplicit del bene. Indagine sui primi lettori del Giornale dellAnima di A.G. Roncalli-Giovanni XXIII, in Un cristiano sul trono di Pietro. Studi storici su Giovanni XXIII, a cura della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, Sotto il Monte 2003, 325-349, e A. LArco, Papa Giovanni beato. La parola agli atti processuali, Roma 2000, 277-298. 32 Testimoniava cos daver condiviso nel 1964 con molti la straordinaria esperienza culturale ma anche spirituale della lettura del Giornale dellAnima di Giovanni XXIII, che indicher pi tardi come uno dei testi fondamentali per la sua forma-

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berigo attribuiva anzitutto il merito di aver oltrepassato i limiti del proprio genere, indicando che esso non era un testo astrattamente interiore. La lettura del Giornale diventava quindi
ricca e stimolante, anche al di l della portata strettamente spirituale del testo, nella misura in cui consente di seguire dal di dentro la vicenda di questo prete italiano, per tanti aspetti tipico e rappresentativo del prete del secolo scorso, ma per tanti altri versi del tutto unico. A pagine di maniera, tanto sono tipiche del giovane e pio sacerdote cattolico italiano dellinizio del XX secolo, seguono o si intercalano note di grande densit spirituale e culturale.

Il Giornale dellAnima veniva altres giudicato interessante per ponderare laccumulo di esperienze e di riflessioni, che si esprime nel formarsi di una personalit di statura del tutto imprevedibile, che si manifesta solo dopo lelezione al pontificato romano.33 Nello stesso torno di mesi si colloca laltro evento fondativo accanto alla pubblicazione del Giornale per la riflessione di Alberigo su Roncalli: vale a dire la conferenza tenuta dal card. Lercaro il 23 febbraio 1965, allIstituto Sturzo di Roma, allinterno di un ciclo di seminari su I Cattolici Italiani dall800 ad oggi. Il relativo testo era stato predisposto, come era accaduto per molti altri durante la fase conciliare, da Giuseppe Dossetti e i coniugi Alberigo avevano potuto sentirlo anticipatamente per bocca del suo stesso minutante: un discorso in fondo amaro e duro, lo definisce immediatamente sul proprio Diario Angelina Alberigo dopo averlo ascoltato in compagnia del marito, in cui ben presente la polemica nei confronti dellattuale Pontefice [Paolo VI].34 Dossetti fa capire anche ai suoi due amici del Centro che questo elaborato suscita qualche perplessit nel card. Lercaro, a motivo soprattutto del modo in cui esso si conclude, vale a dire con la proposta di una canonizzazione conciliare di Giovanni XXIII.35 Il testo compilato da Dossetti, pure articolato per dare alcune linee per una futura stagione di ricerca su Giovanni XXIII, era infatti essenzialmente pensato per indicare in questo supremo atto del papa
zione accanto alla Storia del Concilio di Trento di Hubert Jedin, Sacrum Imperium di Alois Dempf e il gi ricordato Amour des lettres et le dsir de Dieu di Leclercq: Alberigo, Letture suggestive e suggestioni di lettura, cit., 167. 33 Ibidem, 170. 34 Nicora Alberigo, Diario, 21 febbraio 1965, cit. 35 Su questo passaggio mi permetto di rinviare al mio Processo a Papa Giovanni. La causa di canonizzazione di A.G. Roncalli (1965-2000), Bologna 2005, 62-65.

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insieme ai padri conciliari il criterio ermeneutico fondamentale per procedere ad una fedele ed efficace ricezione dei decreti: riconoscendo in san Giovanni XXIII la chiave interpretativa delle proprie decisioni il Concilio ne avrebbe conseguentemente assunto il suo spirito di rinnovamento, di apertura e di pace.36 Liniziativa dossettiana matura in un ben determinato contesto: il Concilio si sta avviando a conclusione disattendendo alcune questioni fondamentali: dalla definizione di strumenti attraverso i quali dare fattivamente espressione alla collegialit episcopale, alla scelta della povert, alla posizione della Chiesa rispetto alla guerra. Rispetto a tutto questo un richiamo forte e impegnativo a papa Roncalli attraverso una canonizzazione era ritenuto efficace tanto quanto lidea, ormai impraticabile, di tenere il Concilio aperto per sviscerare tali questioni. Il contesto, peraltro, sembrava tuttaltro che sfavorevole: nessuno pi morto di un papa morto, scrive il perito del card. Frings Joseph Ratzinger nel 1964 tracciando un bilancio della seconda sessione conciliare, aggiungendo subito che questo non valeva certo per Giovanni XXIII, del quale si poteva anzi affermare che nessuno stato cos vivo nel concilio quanto il papa scomparso, la cui umile obbedienza alla chiamata dallalto, risplende ora agli occhi dei presenti quasi ancora pi luminosa di quella della sua vita.37 Il seguito della vicenda noto: Lercaro ometter in pubblico la lettura dellultima parte dellintervento,38 ma questo non incider sulla determinazione dei membri del Centro di Documentazione, in particolare dello stesso Alberigo, per far iscrivere nellagenda conciliare la questione della canonizzazione di Giovanni XXIII: ed esattamente rifacendosi allo spirito e alla lettera delle conclusioni, ognora silenti e mai pubblicamente citate, del testo pronunciato dal card. Lercaro allIstituto Sturzo.39
G. Alberigo, Il Concilio Vaticano II: III e IV sessione. Brevi note in margine alla cronaca, in Cultura e scuola, 7 (1967)/28, 116. 37 J. Ratzinger, Concilio in cammino. Sguardo retrospettivo sulla seconda sessione, Roma 1965 (ed or. Kln 1964), 22. 38 Significativamente le prime edizioni di questo testo omettono lultima parte contenente la proposta di canonizzazione: cfr. G. Lercaro, Indirizzi metodologici per una ricerca sullopera di papa Giovanni XXIII, pro manuscripto, Stab. Tipografico Colombo, Roma [1965]; Id., Si fece per obbedienza maestro e guida di tutti, in LAvvenire dItalia, 3 giugno 1965, 3-4; Id., Linee per una ricerca storica su Giovanni XXIII, Roma 1965, 13-34. 39 Emblematica di tale determinazione e delle pulsioni che la animano che trovano una corrispondenza letterale nelle conclusioni della minuta dossettiana una nota di diario di Angelina Nicora dell8 settembre 1965: soffermandosi sulla questione della canonizzazione di Giovanni XXIII si indicava che il fatto che dovesse essere conciliare ha un suo senso in quanto sarebbe un modo antichissimo, e purtroppo caduto in disuso, di fare i santi e veramente pi adatto al modo di essere di papa Giovanni,
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4. La reale questione: capire il senso dellesperienza roncalliana Solo nel gennaio 1966, a Concilio concluso, e dopo la decisione di Paolo VI dellavvio di una procedura ordinaria per la canonizzazione tanto di Pio XII che di Giovanni XXIII,40 Alberigo riprende in mano il dossier Roncalli. Loccasione data dalla presentazione pubblica presso la Corsia dei Servi di Milano delledizione della conferenza del card. Lercaro per i tipi delle Edizioni di Storia e Letteratura.41 Alberigo svolge in questa occasione una vera e propria esegesi del testo lercariano; non fa cenno allomissis voluto dallarcivescovo relativamente alla proposta di canonizzazione conciliare, ma ci non incide minimamente sul vigore delle sue affermazioni. Si pu anzi osservare che gi in questo primo intervento si cristallizzano quelle idee-guida che animeranno la pi tarda stagione di ricerche su papa Roncalli, anche se va aggiunto subito che non questo laspetto che, immediatamente, sembra interessarlo. Alberigo spiegava infatti che indiscutibilmente larcivescovo di Bologna aveva tracciato con il suo intervento allIstituto Sturzo delle coordinate fondamentali per il futuro lavoro degli storici: ma non era questo, a suo dire, il nucleo essenziale del testo. Egli rinveniva infatti nella Lectio del cardinale Lercaro una dimensione pi globale, pi complessa, pi larga e spiegava che la reale questione era capire il senso dellesperienza da tutti vissuta di papa Giovanni: Questo il problema affermava Alberigo , e se questo il problema chiaro che esso investe ciascuno di noi senza esclusioni, senza limitazioni, senza sconti. Perch la figura di Giovanni si badi bene, gi evocato
la cui canonizzazione dovrebbe essere non solo e non tanto relativa alle sue virt private, quanto piuttosto al suo modo di essere papa, di reggere e di far camminare la chiesa: Nicora Alberigo, Diario, 8 settembre 1965, cit. Saranno peraltro proprio i coniugi Alberigo a disporre per la prima volta la pubblicazione integrale del discorso del cardinale Lercaro, e solo dopo la sua morte nel 1976, in Alberigo, Giovanni XXIII, profezia nella fedelt, cit., 495-515; ne verr disposta unedizione critica in Per la forza dello Spirito. Discorsi conciliari del card. Giacomo Lercaro, a cura dellIstituto per le Scienze Religiose, Bologna 1984, 287-310. 40 Gli Alberigo indicheranno esplicitamente pi tardi che liniziativa montiniana era stata intrapresa per bloccare la canonizzazione conciliare di Roncalli, nel tentativo di normalizzare un evento come quello giovanneo: in realt, proseguiva lo storico bolognese, ha dato misura delle speranze, ma anche dei timori che tale evento, proprio per la sua grandezza, suscitava nella chiesa, Giovanni XXIII, profezia nella fedelt, cit., 7. 41 Alberigo, Papa Giovanni, problema di cultura, cit., 19-22. Nellintroduzione a questo pezzo la redazione indicava che venivano pubblicati i brani pi salienti del testo registrato della conferenza tenuta da Alberigo a Milano il 31 gennaio 1966.

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da Alberigo senza numerale o qualifica pontificale [] non solo un esempio luminoso di santit e di virt cristiana; certamente questo, ma insieme e ad un tempo e con una indissociabile unit, anche un insegnamento, un magistero: un magistero di carattere tipicamente storico, inserito cio nella vita degli uomini e in un momento ben preciso e determinante della vicenda dellumanit.42 Paradossalmente, quindi, per lo storico Alberigo la ricerca storiografica non forniva gli strumenti pi idonei per comprendere, in questo preciso momento, limportanza della figura di Giovanni XXIII e soprattutto per continuare a trasmettere il senso di tale importanza. Il problema sorgeva laddove si affrontava il nodo di Roncalli come uomo di cultura: secondo lo storico bolognese Giovanni XXIII lo era stato non per piccole cose o singole idee, certo tutte censibili attraverso la ricerca storica, ma perch dotato della capacit di intuire per coscienza storica e per forza soprannaturale le linee del destino dellumanit. Per questa ragione era impossibile secondo Alberigo racchiudere in una semplice ricerca storica la riflessione su Giovanni: perch essa costituisce, proseguiva, una riflessione viva che ci investe; non solo n prevalentemente loggetto di qualche bravo ricercatore, ma essenzialmente il problema di ciascuno di noi.43 Riallacciandosi ancora al testo lercariano, Alberigo insisteva quindi sulla crucialit del nodo dellelezione di Angelo Giuseppe Roncalli al papato: evento che aveva trasfigurato un esercizio dellobbedienza, praticato con fedelt per tutta la vita, nellimpegno al supremo magistero della Chiesa e dellumanit.44 Di fronte a questo nodo Alberigo dichiarava la propria impotenza dal punto di vista professionale: Discernere quanto stata abilit sua [scil. di Roncalli] e quanto stato disegno misterioso di Dio, impossibile ad un povero storico come chi vi parla; ma dichiarava immediatamente dopo una convinzione fortissima che invece si fondava proprio sulla sua esperienza professionale:
certo che questa simbiosi di grazia e di disposizione naturale [in Giovanni XXIII] ha dato luogo a un fatto singolarissimo nella storia: mostrare che vi un altro modo di fare il papa, che consiste non nel rinunciare ma nelladempiere pi in fondo, pi radicalmente, la funzione di guida della chiesa universale e per ci nellessere pi trasparente allautentico Signore della storia.45
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Ibidem, 19. Ibidem, 22. Ibidem. Ibidem.

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Quella di Roncalli, dunque, era davvero una santit di carattere programmatico forse proprio uno di quei casi di Sapientia exemplata sui quali Dossetti, riprendendo una locuzione di s. Tommaso, aveva invitato gi nel 1953 i giovani del Centro a riflettere46 , e, per tale ragione, inscindibile tra dimensione privata e ministero pubblico:
in fondo indicava Alberigo il problema questo: non si pu rompere ci che Dio ha fatto unito, non si pu infrangere questa unit sostanziale che non noi, n lui, Giovanni, ha creato, ma che intrinseca al disegno di Dio che oggi possiamo cominciare a vedere in prospettiva su di lui, sul suo pontificato, sul suo significato nella Chiesa. il momento aggiungeva in cui i cristiani, i cattolici, sono portati a confrontare la dimensione vera, lo spessore autentico della loro fede, della posizione privilegiata del vescovo di Roma, del successore di Pietro, che non una professione vuota, non qualcosa che si ripete stancamente, ma che deve necessariamente riempirsi di un contenuto concreto e reale.47

5. Un doloroso oblio forse proprio la percezione dellinadeguatezza della strumentazione storica di trasmettere il kairos che s prodotto con il papato di Roncalli che impedisce a lungo ad Alberigo di intravedere in Giovanni XXIII un vero e proprio oggetto di ricerca.48 Anche perch dagli occasionali riferimenti presenti nelle pubblicazioni di questi primi anni successivi alla conclusione del Vaticano II si percepisce in modo palpabile che essenzialmente la questione dellesemplarit del modo in cui Roncalli ha adempiuto allufficio papale che interessa primariamente
Nel Piano di studi del dicembre 1953 Dossetti aveva postulato la necessit dello studio di una qualche grande figura di Santo che abbia esercitato nella chiesa una funzione profetica, cio la funzione tipica del rinnovamento ecclesiale, proponendo in momenti di massima depressione non soltanto un esempio di santit personale, ma veramente un nuovo archetipo per la societ sovrannaturale; di seguito aveva indicato alcuni esempi nelle figura di Basilio, Agostino, Pier Damiani, Gregorio VII, Dionigi il Certosino e Girolamo Savonarola: cfr. G. Dossetti, Piano di studi, in Giuseppe Dossetti. Prime prospettive e ipotesi di ricerca, a cura di G. Alberigo, Bologna 1998, 116. 47 Ibidem. 48 Non chiaro a chi si riferisse Giuseppe Dossetti, nel corso di un ritiro predicato a Camaldoli nel settembre 1969, quando affermava che fortunatamente sono in corso da pi parti delle ricerche al riguardo per i diversi periodi della sua vita [scil. di Roncalli] e per i diversi apporti che egli ha dato: G. Dossetti, Un solo Signore. Esercizi spirituali, a cura della Piccola Famiglia dellAnnunziata, Bologna 2000, 174.
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Alberigo.49 Lo storico bolognese percepisce una strisciante opera di rimozione che si sta operando del papato roncalliano, visibile tanto nel prudente ripiegamento delle posizioni del magistero pontificio e conciliare sul tema della guerra e dellecumenismo, quanto nel forzoso ridimensionamento delle attese suscitate dalla stagione del Vaticano II rispetto a un pi attivo ruolo dei vescovi nel governo centrale della chiesa, che n listituzione del Sinodo dei vescovi n la riforma della Curia voluta da papa Montini hanno potuto soddisfare. Anche lavvio del processo di canonizzazione di Giovanni XXIII per via ordinaria, accompagnato dai pezzi dei rotocalchi sui ricorrenti miracoli prodotti dalla intercessione del Papa Buono, non sembra davvero destare il suo entusiasmo.50 Non ha comunque difficolt a riconoscere che le responsabilit di questo doloroso oblio sono molte e diffuse e lo comunica apertamente agli amici di Lettere, il periodico animato per alcuni anni da p. David Maria Turoldo e Raniero La Valle: a costoro indica esplicitamente che anche la redazione di Concilium, della quale lui stesso membro, ha pesanti responsabilit in questo senso: non si pu tacere scrive la sordit o almeno laffrettata liquidazione di ci che in Giovanni XXIII, nei suoi atti, nei fatti stessi del suo pontificato, nel suo modo stesso di essere papa, il Signore aveva rivelato non solo alle chiese, ma a tutti gli uomini di questa generazione; tutto ci rimasto praticamente fuori dalla dialettica esplicita di Concilium, come in fondo praticamente fuori dalla dialettica della riflessione teologica attuale.51 Alberigo si
Esemplari di questo approccio i riferimenti presenti in una serie di interventi dedicati alla storia del Concilio Vaticano II di fatto il primo tentativo di ricostruzione storica dellassise editi su un periodico di carattere didattico: Giovanni XXIII credeva nello Spirito, ma sapeva altrettanto bene che compito degli uomini mettere in atto ogni sforzo per aprire materialmente la strada allo Spirito: G. Alberigo, Il Concilio Vaticano II: la preparazione e la prima sessione. Brevi note in margine alla cronaca, in Cultura e scuola, 7 (1967)/22, 92; e ancora: Egli aveva aperto un tempo nuovo nella Chiesa, il tempo della speranza e della fiducia, il tempo dellottimismo cristiano; egli aveva riproposto i temi essenziali dellunit e della carit, strettamente congiunti con quelli del rinnovamento sia delle strutture ecclesiali, sia dellesposizione della dottrina, Id., Il Concilio Vaticano II. Brevi note in margine alla cronaca, II, in Cultura e scuola, 7 (1967)/25, 121. 50 Significativo il rilievo mosso da Alberigo nel 1968 nel corso di unanalisi della curva delle beatificazioni, laddove intravedeva nellavvio di processi di canonizzazione dei papi una deprecabile deriva cetuale che finiva per riesumare la concezione ecclesiologica della societas perfecta: G. Alberigo, Popolo di Dio e Chiesa locale, in Testimonianze, 11 (1968), 403. 51 G. Alberigo, Il Congresso di Bruxelles sullavvenire della chiesa, in Lettere 70, 2 (1970)/9, 11. Lo storico bolognese rinnover le sue perplessit sulle scelte editoriali
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domandava perci se dallapertura del Concilio al momento in cui stava scrivendo non sarebbe stato pi opportuno procedere ad una valorizzazione dei doni carismatici e profetici di papa Giovanni, invece di cercare quasi esclusivamente nella direzione di un dialogo, importante ma in qualche modo subalterno, con le scienze moderne.52 Nessuno, per, sembra intenzionato a sviluppare gli impulsi lanciati da Alberigo: non mancano le prime importanti edizioni di fonti cos come i primi tentativi di ricostruzione biografica53, ma non questo, ancora, quello che primariamente preme allo storico bolognese. Nel fascicolo di Concilium del 1975 a dieci anni dalla conclusione del Concilio dedicato al tema Per un rinnovamento ecclesiale del servizio papale alla fine del XX secolo, dunque lui in prima persona a rompere gli indugi e a tracciare alcune linee per un papato rinnovato che sono trasparentemente ricalcate sulla fisionomia di Roncalli: si approssimava la fine del pontificato di Paolo VI e Alberigo indicava la necessit per il suo ancora anonimo successore di riscoprire pienamente la funzione del papa quale vescovo di Roma e di presentarsi impressionante lassonanza rispetto a quello che riferir nel 2005 riflettendo sul futuro successore di papa Wojtya povero come ogni cristiano che cerca, che tenta, che pu sbagliare, anche se investito di un servizio particolarmente delicato54; anche lidea della crucialit dei primi 100 giorni di pontificato viene qui postulata sulla base dellesperienza roncalliana: precisamente entro questo termine, infatti, si era manifestata lidea di Giovanni XXIII di convocare il Concilio.55

operate dalla rivista internazionale di teologia in Storia e teologia: una sfida aperta, in Concilium 19 (1983)/10, 1648-1658, e in Cristianesimo nella storia, in Cinquantanni di vita della Rivista di Storia della Chiesa in Italia. Atti del Convegno di Studio (Roma, 8-10 settembre 1999), a cura di P. Zerbi, Roma 2003, 264. 52 Ibidem, 13. 53 Per un censimento di questa prima stagione della bibliografia roncalliana si veda A. Melloni, Fonti e studi su Giovanni XXIII, in Servitium, 22 (1988)/59-60, 109-117. 54 Cfr. G. Alberigo, Per un papato rinnovato a servizio della chiesa, in Concilium, 11 (1975)/8, 1260-1263. 55 Pi il tempo passa, indicava Alberigo, e pi i condizionamenti si fanno sentire, la novit tende a essere riassorbita nella routine. il momento in cui si verifica la fecondit di un programma, la lucidit di giudizio di chi chiamato a decidere, la sua disponibilit ad essere servo inutile dello Spirito e della chiesa: ibidem, 1272. Forte di questa convinzione Alberigo disporr lo svolgimento di seminari interni presso lIstituto per le scienze religiose per lanalisi dei primi 100 giorni di pontificato tanto di Karol Wojtya che di Joseph Ratzinger.

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6. La svolta del 1978: andare oltre il punto morto Lappuntamento del ventesimo anniversario dellelezione di Giovanni XXIII segna una svolta fondamentale nellapproccio di Alberigo alla questione Giovanni XXIII. La ricorrenza coincide con la conclusione del pontificato di Montini, il breve papato di Luciani al quale Alberigo tributa calorosamente il merito, anche solo attraverso la scelta del nome pontificale, di aver riportato alla ribalta della Chiesa la figura e lesempio di Giovanni XXIII56 e linizio di quello che sar il lungo pontificato di Wojtya. Ci che chiaro a tutti che si conclusa una stagione importante per la vita della chiesa e di quella italiana in particolare e che le attese per il futuro, come naturale che sia al momento del cambio di un pontificato, sono molte e differenziate.57 Sono proprio i concitati eventi dellanno dei tre papi a indurre in Alberigo una problematizzazione esplicita di ci che sotteso alla delicata successione tra i vescovi di Roma. Lo storico bolognese si dice infatti convinto che
il passaggio da un papa allaltro costituisce nelleconomia del papato, soprattutto come venuto configurandosi negli ultimi secoli, un momento cruciale: infatti ad esso presiede un valore opposto e complementare rispetto a quello che presiede abitualmente a questa istituzione, dato che al predominio della continuit si sostituisce fecondamente quello del mutamento. vero che da sempre vi sono forze e ambienti che vorrebbero soffocare questa dinamica, facendo prevalere la continuit anche nel cambiamento della persona del papa, mettendo in opera forti condizionamenti istituzionali e svolgendo una sorta di ricatto sul nuovo eletto. Ma anche pi vero che la vitalit della chiesa ha sempre avuto la meglio su questi imbalsamatori, di modo che n le scelte del conclave, n lopera dei vari papi sono state soffocate dalla presunzione di continuit. Anzi ogni volta anche se con spessori e in direzioni diverse il mutamento del papa ha segnato puntualmente una riscoperta del larghissimo spazio di novit implicito nellistituzione papale, che consente ad ogni nuovo eletto di precisare con libert la fisionomia del suo servizio, forse senza contraddizioni, ma certo con forti complementarit rispetto al predecessore.58

quindi precisamente il raffronto con il modello pontificale rappresentato da Giovanni XXIII che rende il bilancio del papato montiniano operato da Alberigo particolarmente duro: lo storico bolognese, che come s detto non certo mosso da premure continuiste, muove
Cfr. G. Alberigo, Papa Luciani, in Jesus. Duemila anni di attualit, vol. V: Storia della Chiesa (sec. XVIII-XX), Torino 19845 (19791), 1109. 57 Alcuni spunti di riflessione si trovano nel volume miscellaneo Chiesa in Italia: 1975-1978, Brescia 1978, frutto di un colloquio promosso a Bologna il 6-7 maggio 1978 dallAssociazione per lo sviluppo delle scienze religiose in Italia. 58 Prefazione a S. Knecht, La visione del papa, Brescia 1978, 8-9.
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essenzialmente a Paolo VI definito un papa dal volto noto, anche se non familiare59 laccusa di aver dissipato il tesoro rappresentato da papa Roncalli: Paolo VI, scrive Alberigo pochi mesi dopo la morte di papa Montini
non mai riuscito a sintonizzare le proprie convinzioni sulle riforme ecclesiastiche con il sostanziale mutamento di attitudine storica proposto da Giovanni. Non sembra corretto affermare che Montini sta a Roncalli come lesecutore sta al profeta. Infatti sempre pi chiaro che il progetto di cui Paolo VI ha perseguito la realizzazione non era il disegno di Giovanni e neppure una parte di esso, ma il pacchetto degli aggiustamenti e delle razionalizzazioni che nei decenni tra il 1930 e il 1950 Montini aveva progettato durante la sua esperienza romana. [] tutto ci apparteneva ad un preciso universo culturale ed ecclesiastico, quello che aveva tenuto tanto oculatamente lontano Roncalli, valutandone in misura spietatamente negativa le capacit. In questo senso, e perci senza che la lealt di Paolo VI verso il suo predecessore debba essere messa in discussione, la direzione indicata da Giovanni ancora tutta da percorrere e spesso si ha limpressione che in questi ultimi quindici anni si sia piuttosto smantellato che costruito.60

Pur senza voler abdicare la forte convinzione della permanente importanza del modello roncalliano di esercizio dellufficio papale,61
Ibidem, 7. G. Alberigo, Cristiani nella storia, in La Chiesa italiana nelloggi della fede, Torino 1979, 23. 61 Significative le parole di presentazione del convegno Profezia nella tradizione dedicato a Giovanni XXIII dalla redazione di Bozze 78 (composta tra gli altri da Giuseppe Alberigo, Ernesto Balducci, Enzo Bianchi, Mario Gozzini, Luciano Guerzoni, Raniero La Valle, Italo Mancini, Valerio Onida, Giuseppe Ruggieri, David Maria Turoldo e Giancarlo Zizola): Da quando, nel giugno scorso, avevamo programmato per il 28 e 29 ottobre il secondo convegno nazionale di Bozze 78 nel ventesimo anniversario della elezione di Papa Giovanni XXIII, due pontificati si sono conclusi, ed un terzo agli inizi; sicch i venti anni dallinizio dellepiscopato [sic!] di Papa Giovanni cadono ora non pi nellarco del suo immediato successore, ma in quello del suo terzo successore. Il gruppo redazionale di Bozze 78, nella sua riunione del 6 ottobre a Bologna, si posto il problema se il progettato convegno avesse, nella nuova situazione, lo stesso significato, e se dunque liniziativa dovesse essere mantenuta. La risposta a questa domanda, che si poneva nel momento in cui era ancora ignoto chi sarebbe stato il terzo successore di Papa Giovanni, stata che il precipitoso sopravvenire degli eventi che hanno segnato in questi mesi la vita della Chiesa, non solo non toglieva significato alla proposta di una riflessione approfondita e attualizzata sul pontificato giovanneo, ma anzi ne aggiungeva; proprio perch, nel mutare delle persone e delle circostanze, il valore permanente e profetico del dono di Dio fatto alla Chiesa in questo secolo attraverso il servizio pontificale di Papa Giovanni, non destinato a venir meno, ma anzi richiede di essere continuamente richiamato e rivissuto, A Roma il 9 e 10 dicembre convegno su Papa Giovanni, in Bozze 78, 1 (1978)/9-10, 109.
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Alberigo esplicita a questo punto la necessit di investigare anche la vita del cristiano Angelo Giuseppe Roncalli con metodo storico.62 mosso in questo dalla preoccupazione per lappannamento che sta subendo la figura di Giovanni XXIII: che dice poco alle nuove generazioni che non ne hanno una memoria diretta ed stritolata tra letture riduttive che o lo ricordano come una simpatica digressione nella austera monotonia della successione pontificale oppure e non si tratta solamente dei discepoli di mons. Lefebvre dipingono il suo breve papato come il detonatore della grave congiuntura attraversata dalla chiesa nella stagione postconciliare. Esprimer questa percezione in modo piuttosto diretto nella citata conferenza di Bose, dichiarando che a suo modo di vedere esisteva
una tendenza allinterno della Chiesa che considera papa Giovanni e la sua profezia come qualcosa di appartenente al passato, un passato magari simpatico, meritevole di un po di nostalgia, ma irrimediabilmente finito. Dal punto di vista della storia spicciola questa opinione incontestabilmente valida, ma nellottica della grande proposta di ripresa evangelica siamo ancora agli albori: papa Giovanni un dono di Dio fatto per durare.63

Come ogni storico che inaugura un nuovo cantiere di ricerca Alberigo mosso naturalmente anche dalla forte insoddisfazione provata di fronte ai primi tentativi di storicizzazione del pontificato roncalliano, solo in parte giustificabili con la certo limitante carenza documentaria64: le suggestioni offerte da Lercaro-Dossetti nel 1965 un vero e proprio
Cfr. Alberigo, Il cristiano Roncalli, cit., 49-66. Alberigo, La profezia di papa Giovanni, cit., 31. 64 Va infatti rilevato che proprio la straordinaria popolarit goduta da Giovanni XXIII aveva favorito pi di quanto non fosse avvenuto per i suoi predecessori una inconsueta disponibilit di fonti: in questo senso cera un vero e proprio abisso informativo rispetto alle poche decine di Lettere di Pio X editate negli anni Cinquanta da Nello Vian o agli Scritti alpinistici di Achille Ratti: dal 1963, infatti, lex segretario particolare Loris F. Capovilla aveva pubblicato annualmente pi fascicoli contenenti epistolari o testimonianze aventi per protagonista Giovanni XXIII; nel 1964 era stato pubblicato il Giornale dellAnima, seguito, nel 1968, dai due tomi delle Lettere ai familiari; nel 1978 era stata la volta delle Lettere 1958-1963, sempre per le Edizioni di Storia e Letteratura (la cui pubblicazione era valsa a mons. Capovilla una dura reprimenda da parte del sostituto della Segreteria di Stato Giuseppe Caprio che paventava la violazione del segreto dufficio). Anche ledizione degli Actes et documents du Saint Sige relatifs a la seconde guerre mondiale, promossa dalla S. Sede nel 1965 per reagire alla montante accusa sui silenzi di Pio XII, finiva per rendere immediatamente disponibili agli storici che avrebbero dovuto in casi normali attendere ancora oltre mezzo secolo documenti di prima mano per iniziare a comprendere la qualit dellazione diplomatica svolta da Roncalli nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
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reattore nucleare che alimenta limpegno storiografico di Alberigo su Roncalli sono a suo modo di vedere rimaste quasi inascoltate e il punto morto delle ricerche su Roncalli paventato anzitempo dallarcivescovo di Bologna sostanzialmente restato tale.65 Si andata piuttosto insinuando lidea che il papato di Giovanni XXIII sia stato fondamentalmente incompreso nelle sue reali dinamiche e che gli storici debbano ora, come ha affermato solo pochi anni prima Giacomo Martina, procedere prima di ogni altra cosa a una rigorosa distinzione tra il Giovanni del mito perch di mito ce ne sarebbe tanto ad incrostare la reale essenza di Roncalli e il Giovanni della storia;66 Alberigo rigetta questa impostazione cos come lidea che la complessit della figura di Roncalli sia risolvibile rifugiandosi nellimmagine del mistero o in quello dellutopia alle quali erano ricorsi rispettivamente Robert Rouquette e Giancarlo Zizola67 perch intuisce che rappresentano entrambe lanticamera per un pi drastico giudizio di ingenuit rivolto allindirizzo del pontefice morto nel 1963.68 7. Lipotesi di lavoro: Profezia nella fedelt Questa nuova stagione di ricerca di Alberigo viene aperta da un volume redatto con il fondamentale concorso della moglie Angelina, al quale viene apposto un titolo-manifesto che riassume lipotesi di lavoro che lo sorregge: Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt.69 Un testo imprescindibile per la comprensione dellapproccio alberighiano alla figura di Giovanni XXIII: non solo perch in esso trovano finalmente
Per la forza dello Spirito, cit., 287. Cfr. G. Martina, La chiesa in Italia negli ultimi trentanni, Roma 1977, 71-75. Posizione rieccheggiata da P. Scoppola, La nuova cristianit perduta, Roma 1985, 111-113. 67 Cfr. R. Rouquette s.j., Le mystre Roncalli, in Etudes, 318 (1963), 4-18, e G. Zizola, Lutopia di papa Giovanni, Assisi 19731 (20003). 68 Restano purtroppo allo stato embrionale le suggestive indicazioni metodologiche di Giovanni Miccoli offerte pochi anni prima in Chiesa e societ in Italia dal Concilio Vaticano I (1870) al pontificato di Giovanni XXIII, in Storia dItalia, vol. V/2: I documenti, Torino 1973, 1542-1548 (dello stesso Miccoli si vedano per anche Sul ruolo di Roncalli nella Chiesa italiana, in Papa Giovanni, cit., 175-209, e Lepoca di papa Roncalli, in Servitium, 59/60 [1988], 11-34); cos come rimane unipotesi la biografia che Michele Ranchetti avrebbe dovuto dedicare a Giovanni XXIII per i tipi della UTET. 69 A. e G. Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, Brescia 1978, 530 pp. Il volume esce come decimo tomo della collana Dipartimento di scienze religiose edita dalla Queriniana di Brescia.
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unesplicitazione compiuta e sistematizzata idee e riflessioni relative a Roncalli esternate perlopi in modo occasionale o subordinatamente ad altre questioni, ma anche per il modo in cui documenta il radicarsi di una precisa interpretazione di Giovanni XXIII che manterr una continuit fortissima nei tre decenni successivi. Lidea di fondo appunto quella, come spiegher Giuseppe Alberigo in un intervento contestuale a questa pubblicazione, di ripercorrere con intelligenza critica la vicenda di Angelo Giuseppe Roncalli intessuta mirabilmente di fedelt tenacissima alla tradizione e di docilit obbedienziale allispirazione profetica.70 Alla corposa appendice documentaria,71 gli Alberigo premettono un lungo saggio introduttivo che, come s detto, rappresenta nelleconomia della bibliografia dello storico bolognese, la prima riflessione organica su Giovanni XXIII nonch, forse merita ricordarlo, la sua prima approfondita indagine storica su un personaggio contemporaneo. Delineando lassurdo itinerario roncalliano72 tale perch costellato di tormentose stasi e svolte inattese , ripercorso dagli albori a Sotto il Monte al luminoso epilogo del 3 giugno 1963, si censivano anche tutte le difficolt incontrate dal sacerdote e vescovo bergamasco asceso infine al papato: dallemarginazione successiva alla morte di mons. Radini Tedeschi ai problemi di comunicazione con le congregazioni romane durante gli anni delle missioni in Bulgaria, Grecia e Turchia;73 si rimarcava quindi il conflitto sempre pi clamoroso tra Roncalli e lapparato ecclesiastico centrale successivo alla decisione papale della convocazione del Concilio, rispetto alla quale il collegio cardinalizio avrebbe palesato una vera e propria sordit.74 Ma difficolt erano emerse anche rispetto alla formulazione di unattitudine politica. Secondo la lettura degli Alberigo con lavvento di papa Roncalli il comunismo aveva cessato di egemonizzare il magistero romano: non che Giovanni XXIII avesse sottovalutato il fenomeno; piuttosto era emersa la sua attitudine a relativizzarlo
Alberigo, Il cristiano Roncalli. Note per una biografia di Giovanni XXIII, cit. 66. Questa di fatto occupa 4/5 del volume: in essa trovano spazio ampi stralci del Giornale dellAnima, delle Lettere ai familiari, degli Scritti e discorsi veneziani nonch dei Discorsi Messaggi Colloqui del pontificato; la sezione era conclusa da unampia antologia di lettere, omelie e brani di diario, tratti dalle pubblicazioni curate annualmente da mons. Capovilla, ma di difficile reperibilit per il largo pubblico. 72 Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 18. 73 Ancora nella conferenza di Bose del 1981 Alberigo accennava allesilio diplomatico di nunzio in Bulgaria e Turchia: La profezia di papa Giovanni, cit., 28. 74 Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 66 e 73.
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inserendolo su uno scenario mondiale pi vasto e complesso.75 La pubblicazione su LOsservatore Romano dei Punti fermi nel 1960, con la quale si intimava lalt alle ipotesi di unapertura a sinistra, era quindi, in modo pi che evidente, il frutto dellinsoddisfazione della curia per la reticenza politica di Giovanni XXIII e, nello stesso tempo, un tentativo di forzargli la mano.76 Nel dipanarsi della biografia roncalliana gli Alberigo riscontrano una fondamentale e reiterata eterogenesi dei fini: i lunghi anni spesi al di sotto delle sue potenzialit in Oriente avevano consentito a Roncalli di sviluppare quella che viene definita una complessa riflessione in serrato dialogo con Dio nella preghiera e con le circostanze nelle varie vicende storiche77 cos come una rielaborazione dellimmagine sino a quel momento avuta del cristianesimo ortodosso; la sua stessa elezione a papa, maturata nellambito di un collegio cardinalizio propenso ad affidare a qualcuno che fosse Roncalli o Micara o Aloisi Masella pareva indifferente la reggenza della cattedra di Pietro in attesa di una scelta forte, si risolse nellassunzione piena e obbediente dellufficio petrino per lo svolgimento di un robusto programma [] in faccia al mondo intero che guarda e aspetta.78 Paradossalmente anche le difficolt frapposte dalla Curia romana durante la lunga fase di preparazione del Vaticano II vengono metabolizzate da Roncalli come occasioni per definire sempre meglio la propria idea di Concilio, un processo che culminer negli enunciati fondamentali contenuti nellallocuzione inaugurale del Vaticano II.79 Infine, la stessa morte del papa si risolveIbidem, 83 Ibidem. 77 Ibidem, 13. Si aggiunge: la personalit di Roncalli si costruisce cos nel silenzio, tuttaltro che al riparo dalle tensioni, ma con una serena progressione, che colpisce soprattutto per lincessante capacit di trarre da ogni circostanza elementi costruttivi e positivi, senza peraltro cadere in un ottimismo di maniera, ibidem, 15-16. 78 Giovanni XXIII, Il Giornale dellAnima e altri scritti di piet, [a cura di L.F. Capovilla], Roma 19643, 308. 79 Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 74. Un anno pi tardi Alberigo torner sul delicato nodo dei rapporti Roncalli-Curia postulando che, ben al di l di un conflitto di prerogative e di competenze, quello tra Giovanni XXIII e le congregazioni romane era un confronto tra due concezioni della chiesa: quella del papa, organica e guidata dalla pastoralit, e quella della Curia, politico-empirica; luna dinamica, laltra statica; la prima pungolata dalla fedelt evangelica, la seconda dominata da un tradizionalismo pessimista. La contrapposizione raggiunse lapice quando la Curia rivendic gelosamente il monopolio della preparazione del concilio e si impegn in uno sforzo titanico per riversarvi la propria immagine della chiesa. Inaspettatamente papa Giovanni prefer ad un conflitto puntiglioso e ravvicinato un confronto a distanza, limitandosi a garantire che lepiscopato riunito a concilio potesse fruire di tutta la libert di cui aveva
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rebbe in un evento tuttaltro che conclusivo, come abitualmente accadeva con i pontefici: con papa Giovanni scrivevano gli Alberigo queste costanti sono state rovesciate specularmente. La sua morte [] ha segnato lapice del pontificato e ha scatenato il consenso nei suoi confronti.80 Gli autori di Profezia nella fedelt avanzano ipotesi di lavoro che non mancheranno di suscitare critiche: forte lidea che Roncalli sia stato deliberatamente tenuto distante per decenni dalle centrali della vita ecclesiastica;81 o ancora che le perplessit delle congregazioni romane verso lazione di questo diplomatico atipico abbia condotto frequentemente i maggiori responsabili dei dicasteri della S. Sede a valutarne con sufficienza le informazioni fornite dalle sedi via via occupate e abbia determinato persino la decisione di sottrargli dossier delicati, come quello dei preti-operai, ovvero di affiancargli, sempre a Parigi, un nunzio-ombra. Le pagine degli Alberigo segnano dunque pi che uno scarto sensibile una vera e propria svolta nella storiografia roncalliana, superando dun balzo il filone fiorettistico cos come quello cronachistico, puntando a individuare da un lato gli assi della biografia roncalliana e del pontificato e dallaltro a ipotizzare piste per approfondimenti e ricerche. Per gli Alberigo cerano delle dimensioni di grazia clamorosamente evidenti nellitinerario biografico roncalliano, eppure questo non doveva esimere da una storicizzazione incondizionata di tutta la vita di Giovanni XXIII: necessaria perch cera una possibilit di spiegazione storica per essa al di l delle apparenze, al di l cio del rischio di scambiare semplicit con semplicismo, obbedienza con passivit, umilt con impersonalit, povert di spirito con banalit.82 Veniva cos rifiutata e Giuseppe Alberigo continuer a farlo sino alla fine la possibilit di spiegare Roncalli ricorrendo al concetto di carisma nellaccezione weberiana del termine. Se cera stato qualcosa di eccezionale, di dirompente nel corso del lustro pontificale di Giovanni XXIII era stato piuttosto
diritto. Lesito, con leliminazione di tutti gli schemi preparatori, salvo quello liturgico, sanzion una sconfitta storica della Curia. Essa aveva rivendicato la possibilit di disegnare un rinnovamento globale della chiesa e aveva fallito, svelandosi inadeguata a interpretare la chiesa e a guidarne la vita: G. Alberigo, Servire la comunione delle chiese, in Concilium, 15 (1979)/4, 52. 80 Ibidem, 104. 81 Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 15-16. Gli Alberigo aggiungevano: sorprende che alcune volte Roncalli non riesca ad ottenere udienza da Pio XII, ibidem, 19. 82 Ibidem, 26.

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il fatto che un papa si sottraesse ai modelli stereotipati e ufficiali, lasciando scoccare le scintille del contatto vivificante tra una lunga e intensa esperienza cristiana cresciuta nel solco della tradizione e alimentata da un incessante impegno personale e le attese latenti per un servizio profetico, evangelicamente ispirato.83

Gli Alberigo individuavano quindi almeno tre poli attorno ai quali si era articolata tutta lesistenza di Roncalli: i) la ricerca ininterrotta della propria santificazione (testimoniata principalmente dal Giornale dellAnima); ii) la passione per la storia delluomo e per una sua comprensione profonda; iii) la chiesa come sfondo sul quale si era collocata la sua vita e senza considerare il quale essa diveniva inintelligibile.84 Lindividuazione di questi tre assi preludeva alla scelta ermeneutica fondamentale compiuta dagli Alberigo relativamente a Roncalli: quella cio di rifiutarsi di leggere nel momento dellelezione al pontificato una cesura o un passaggio di discontinuit rispetto a tutto ci che era pregresso: quegli ultimi cinquantacinque mesi riepilogano, esaltano e inverano tutta la vita precedente, ne sono il coronamento ma anche la verifica;85 tra Angelo Giuseppe Roncalli e Giovanni XXIII cerano allora continuit sostanziale, coerenza innegabile, corrispondenza puntuale e consapevole.86 proprio questa idea di una continuit creativa che lelezione al papato non aveva interrotto, ma anzi sublimato, a convincere gli Alberigo che con Giovanni XXIII si fosse prodotta quella che veniva definita una fortissima personalizzazione del pontificato.87 Questa gli autori di Profezia nella fedelt ne erano pi che persuasi non era certo una costante della storia del papato, anzi. Di norma, infatti, leletto alla cattedra petrina viveva fatalmente una condizione di annullamento della propria personalit nellistituzione presieduta:88 e questo a prescindere
Ibidem, 24. Ibidem, 27. 85 Ibidem. 86 Ibidem. 87 Ibidem, 105. 88 Emblematici in tal senso gli appunti privati redatti da Paolo VI nemmeno tre mesi dopo la propria elezione a papa nel 1963: Bisogna che mi renda conto della posizione e della funzione, che ormai mi sono proprie, mi caratterizzano, mi rendono inesorabilmente responsabile davanti a Dio, alla Chiesa, allumanit. La posizione unica. Vale a dire che mi costituisce in unestrema solitudine. Era gi grande prima [a Milano], ora totale e tremenda. D le vertigini. Come una statua sopra una guglia; anzi, come una persona viva, quale io sono. Niente e nessuno mi vicino: Ritiro, 5-13 agosto 1963, in Paolo VI, Meditazioni inedite, Roma-Brescia 1993, 28. Riflettendo sulla biografia dedicata da Philippe Chenaux a Pio XII Alberigo constater a sua volta come il problema pi grave per una ricostruzione biografica [di Pio XII] dipende dallo stesso Pa83 84

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dal percorso umano e spirituale che laveva appunto fatto individuare come il candidato pi idoneo al papato in una data congiuntura. Poteva apparire spregiudicata quando non insolente, ma la celebre immagine di bassorilievo assiro gi applicata, reticito nomine, da Giuseppe De Luca a Pio XII in contrapposizione appunto al volto molto vivo di Giovanni XXIII descriveva in un modo singolarmente efficace, ben al di l del suo immediato destinatario, la deriva spersonalizzante che stava conoscendo ormai da secoli lufficio papale:89 che per di pi, a partire dagli anni Trenta, era andato assumendo come osserver efficacemente di qui a poco Andrea Riccardi una declinazione cesarista, del tutto omogenea allo sviluppo dei totalitarisimi europei.90 Nel giudizio degli Alberigo con lelezione di Roncalli il 28 ottobre 1958 questo automatismo si era interrotto: gi la semplice scelta del nome Giovanni che i papi non adoperavano pi da sei secoli , giustificata dal patriarca di Venezia anzitutto col fatto che questo era il nome di suo padre,91 era il segnale di come Roncalli volesse trasfondere tutta la propria storia nel nuovo ufficio. Ma questa continuit-personalizzazione che si era data con Angelo Giuseppe Roncalli era qualcosa di pi che non una semplice quanto simpatica eccezione a una regola consolidata della storia del papato: nel giudizio degli Alberigo essa rappresentava un preciso problema storiografico. Quello di Giovanni XXIII, per tutte le ragioni gi ricordate, era davvero un pontificato di tipo nuovo e per tale ragione i criteri storiografici gi impiegati da un Pastor o da un Ranke per le rispettive storie dei papi si rivelavano inadeguati per non dire svianti.92
celli che non ha lasciato documentazione personale su nessun periodo o aspetto della sua lunga esistenza. Pu apparire sconcertante, ma la dimensione privata delluomo Pacelli, cos come quella spirituale del cristiano e del sacerdote Pacelli non hanno lasciato traccia, G. Alberigo, Pio XII: uno sconosciuto, in Cristianesimo nella storia, 25 (2004)/3, 988. 89 G. De Luca, Premessa, a A. Roncalli, Il cardinale Cesare Baronio, Roma 1961, 7. 90 Cfr. A. Riccardi, Governo e profezia nel pontificato di Pio XII, in Pio XII a cura di A. Riccardi, Roma-Bari 1984, 32). Gli Alberigo osservavano a questo proposito che in una chiesa schierata a battaglia occorreva un capo in grado di dare sicurezza e soprattutto compattezza ad una realt necessariamente uniforme, disposta a rinunciare a tutto sotto la minaccia della stessa sopravvivenza. Un capo capace di reggere il confronto con gli altri protagonisti del potere, autorevole perch privo di dubbi, anzi sempre in grado di dare una risposta a tutti i problemi. In questo modo la secolare riflessione teologica sulla funzione papale e il parallelo accumulo giuridico-istituzionale di prerogative a favore del papa si trovavano iscritte in un contesto che ne esaltava la componente politico-secolare a spese di quelle precipuamente ecclesiali (confermare i fratelli nella comunione). Lo stile di servizio era eclissato dallesercizio di un principato: Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 65. 91 Ibidem, 263. Su questo si veda pure G. Alberigo, Roncalli privato?, cit., 461-462. 92 Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 105.

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Lo stesso concetto di magistero aveva ricevuto con Giovanni XXIII una profonda risignificazione essendo stato sviluppato in una direzione pi evangelica e meno scolastica: in questo senso Roncalli non aveva inteso reiterare o aggiornare il modello magisteriale di papa Pacelli,93 compendiato negli ormai mitici diciannove tomi dei Discorsi e radiomessaggi, spazianti dalla apicultura allurologia;94 Giovanni XXIII non aveva lasciato alcuna Summa organica, ma aveva optato per una accezione del magistero inteso a leggere i segni dei tempi: in tal modo, osservavano gli Alberigo, Roncalli aveva insegnato alla chiesa cattolica a cambiare, per essere fedele al Cristo e non tradire luomo.95 Per apprezzare pienamente il nuovo modello papale e magisteriale incarnato da Roncalli gli autori di Profezia nella fedelt giudicavano centrale la comprensione del suo stile, equiparato per importanza agli stessi atti e discorsi del papa: questo rappresentava una vera linea di forza del pontificato roncalliano. Il potere di Giovanni XXIII non era consistito allora in una pur lecita imposizione delle proprie decisioni, ma esattamente nel suo rovescio: Roncalli, scrivevano gli Alberigo, segue una linea molto coerente, [] evitando al di l di ogni limite prevedibile in un uomo investito
Era stato proprio Giovanni XXIII, nel corso dellomelia dellincoronazione, a enunciare un idealtipo pontificale che, senza voler censurare quello impiegato dai predecessori, finiva in ogni caso per prenderne le distanze: C infatti chi aspetta nel pontefice luomo di stato, il diplomatico, lo scienziato, lorganizzatore della vita collettiva, ovvero colui il quale abbia lanimo aperto a tutte le norme di progresso della vita moderna, senza alcuna eccezione. O venerabili fratelli e diletti figli, tutti costoro sono fuori dal retto cammino da seguire, poich si formano del sommo pontefice un concetto che non pienamente conforme al vero ideale. Il nuovo papa, attraverso il corso delle vicende della vita, come il figlio di Giacobbe, che incontrandosi coi suoi fratelli di umana sventura, scopre a loro la tenerezza del cuor suo, e scoppiando in pianto dice: Sono io... il vostro fratello, Giuseppe (Gen. 45,4). [] Il nuovo pontefice, diciamo ancora, realizza anzitutto in se stesso quella splendida immagine del buon pastore, quale ci viene descritta dallevangelista s. Giovanni con le medesime parole che uscirono dalla bocca del divin Salvatore (cf. Gv. 10,1-21). Egli la porta dellovile: ego sum ostium ovium (Gv. 10,7), ibidem, 265. 94 Giovanni Miccoli aveva osservato che della cultura enciclopedica di Pio XII si molto scritto e parlato: ma al di l del curioso problema individuale di un papa impegnato ore e ore della propria giornata ad informarsi degli ultimi progressi dellastrofisica o dello sviluppo della microbiologia, dellorganizzazione alberghiera o delle pi recenti conquiste della chirurgia, resta difficile, da un punto di vista pi generale e oggettivo, non individuare nel suo sforzo di informazione e specificazione un modo distorto ed assolutamente inadeguato per ridare forza di penetrazione al messaggio cristiano: Chiesa e societ in Italia dal Concilio Vaticano I (1870) al pontificato di Giovanni XXIII, cit., 1543. 95 Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 106. Roncalli, avevano scritto gli Alberigo, aveva fatto uscire chiesa dal mito dellonnipotenza, ibidem, 88.
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di altissima autorit il conflitto e rinunciando allimposizione.96 In Profezia nella fedelt non si faceva mistero delle zone dombra o dei dati che a dire degli Autori creavano sconcerto nella figura di Roncalli-Giovanni XXIII: tanto pi perch un approccio storico alla figura di papa Giovanni palesava la possibilit di posizioni altre rispetto a quelle mantenute dal prelato e poi pontefice bergamasco su temi-chiave come la politica, il rapporto con i non cristiani o gli acattolici. Si esternava dunque sorpresa e amarezza di fronte allapproccio roncalliano alle questioni politiche;97 gravi e sconcertanti erano giudicati atti come la reiterazione della scomunica del s. Uffizio del 1949, rivolta agli aderenti e ai fiancheggiatori del comunismo,98 cos come la promulgazione della costituzione Veterum sapientia (1962), che aveva ribadito la tradizionale centralit del latino come lingua madre della chiesa.99 Lucidamente gli Alberigo riconoscono linadeguatezza di una spiegazione di tipo apologetico, che volesse accreditare tutti gli atti di apertura, di sviluppo e accolti con simpatia a papa Roncalli e tutti gli altri alla Curia romana. Mediante studi rigorosi sar necessario cercare spiegazioni pi interne e, probabilmente, meno manichee.100 Veniva avanzata anche unipotesi tutta da verificare nel momento in cui fossero state disponibili maggiori fonti e che si appoggiava su un topos caro a Roncalli sin dalla giovinezza: gi rifacendosi scrivevano gli Alberigo alla distinzione tra ci che Roncalli giudicava sostanziale o accessorio si dispone di un criterio importante.101 Forse in Giuseppe Alberigo risuonava anche la sconcertante testimonianza resa da Giovanni XXIII a padre Tucci pochi mesi prima della propria morte, quando aveva confidato allallora direttore de La Civilt Cattolica che dietro quella che poteva apparire da parte del papa come inazione o indifferenza rispetto alle difficolt deliberatamente frapposte da alcuni autorevoli collaboratori della Curia romana cera la scelta di una prudenza ispirata a far s che quello che si sarebbe riunito dopo la sua morte non fosse un conclave contro di lui, bens inteso a raccoglierne positivamente leredit.102
Ibidem, 107. Ibidem, 47. 98 Sul tema era intervenuto lo stesso Alberigo con La condanna della collaborazione dei cattolici con i partiti comunisti (1949), in Concilium, 11 (1975)/7, 145-158. 99 Alberigo ripropone queste sue perplessit in La profezia di papa Giovanni, cit., 35. 100 Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 24. 101 Ibidem. 102 Cfr. Zizola, Lutopia di papa Giovanni, cit., 244. Su questo si veda anche R. Tucci, La Civilt Cattolica durante il pontificato giovanneo, in Rivisitare Giovanni XXIII. Atti del Colloquio internazionale di Bologna (1-3 giugno 2003), Cristianesimo nella storia, 25 (2004)/2, 592.
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8. Quale profezia? Non v dubbio che la lettura che Alberigo d della vicenda di Giovanni XXIII sia effettivamente innovativa ma anche scomoda per non dire insostenibile per tutti coloro che non condividono lermeneutica del nuovo modello papale determinatosi con lelezione di Roncalli nel 1958.103 Se ne fa portavoce padre Caprile, che dalle autorevoli colonne de La Civilt Cattolica supportato anche dallex segretario di Giovanni XXIII, mons. Loris F. Capovilla, che gli segnala le proprie perplessit104 interviene per recensire severamente le pagine di Profezia nella fedelt. Il gesuita riconosceva da un lato che le pagine scritte dagli Alberigo aprivano prospettive quanto mai interessanti sul modo con cui Roncalli vedeva e viveva la storia, nella forte luce della fede che lo animava; sulla sua concezione del servizio reso alla Chiesa, soprattutto come diplomatico della Santa Sede e poi come papa. [] Sarebbe troppo lungo soffermarci sui moltissimi aspetti positivi proseguiva Caprile che abbiamo riscontrato in questo profilo. Queste pagine si leggono con vivo interesse e veramente aiutano a capire meglio, in tante cose, gli atteggiamenti di questo Papa e le sue intuizioni profetiche []. Questo Pontefice ancora molto poco conosciuto, al di l del ritratto convenzionale (ma ancor tanto approssimativo) che ne ha la massa; daltro canto, scriveva sempre Caprile, se pure questo nuovo tentativo di avvicinarsi a Giovanni XXIII documenti alla mano, con limparzialit e lobiettivit dello storico andava incoraggiato e lodato, forse proprio sotto questo aspetto la sua lettura lascia, in chi non proprio del tutto digiuno della materia, un certo senso di sorpresa. Si ha limpressione che manchino ancora molte
La rigetta integralmente, ad esempio, Antonio Acerbi gi, tra le altre cose, biografo di Paolo VI che in una conferenza tenuta a Bergamo, precisamente commentando lapproccio di Alberigo a Giovanni XXIII e al Vaticano II, osserver: Se qualcuno di voi stato a Ginevra a vedere il monumento dedicato alla riforma nel quattrocentesimo anniversario, ha visto in un grande parco questo bellissimo monumento con sei personaggi giganteschi. Sopra c una frase insopportabilmente trionfalistica: Post tenebras, lux. Dopo le tenebre, la luce. E come Giovanni Battista ha potuto splendere per poco tempo, et deinde tenebrae, Paolo VI quello che ha ridimensionato a tal punto la prospettiva da tradirla: A. Acerbi, Il magistero di Giovanni XXIII e la svolta conciliare, in Giovanni XXIII e il Vaticano II. Atti degli incontri svoltisi presso il Seminario vescovile di Bergamo, 1998-2001, a cura di G. Carzaniga, Cinisello Balsamo 2003, 53. 104 Capovilla invia in copia a p. Caprile che ne far largamente uso le sue 7 pagine dattiloscritte di Brevi annotazioni sul volume di Angelina e Giuseppe Alberigo: Giovanni XXIII profezia nella fedelt, Queriniana 1978: in Archivio della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna (dora in poi FSCIRE), Fondo Paolo VI B0/4.
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cose per farlo considerare un saggio rigorosamente storico.105 Il ricorso alla categoria della profezia, utile principalmente ad Alberigo per denominare la complessit e leccezionalit che individua nelloggetto storico Roncalli, diventer poi rapidamente lappiglio col quale contestare, su un piano metodologico, la scientificit stessa dellapproccio fatto proprio dallo storico bolognese. Ma, essenzialmente, in cosa consiste, per Alberigo, il carattere profetico di Giovanni XXIII? una questione sulla quale decide di concentrarsi in modo particolare nella conferenza di Bose del 1981. In questa sede lo storico bolognese spiegava che indubbiamente il papato di Roncalli poteva e doveva essere studiato secondo lapproccio pi classico, svolgendo unanalisi il pi puntuale possibile dei singoli atti e dei singoli orientamenti del magistero: questo studio indicava Alberigo far emergere elementi positivi e anche elementi negativi, come per qualunque altro pontificato. Ma nellottica alberighiana esisteva un ulteriore livello da prendere in considerazione, che oltrepassava la storia del papato e investiva la vicenda cristiana in termini molto pi larghi: appunto la dimensione profetica della figura e dellopera di Angelo Giuseppe Roncalli.106 Tale dimensione, nel giudizio dello storico bolognese, non andava evidentemente considerata come il livello di consapevolezza da parte di papa Roncalli della portata dei propri atti: questo perch, ricordava Alberigo, la profezia, per s stessa, non si fonda sulla forza logica di chi la pronuncia,
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Cfr. G. Caprile, Profilo di Giovanni XXIII, in La Civilt Cattolica, 130 (1979)/3101, 392-398 (la cit. 392-393). Letto larticolo, Michele Maccarrone scriver a Caprile per rallegrarsi sinceramente e ringraziarlo per la recensione, coraggiosa e necessaria. Si deve infatti rendere un servizio alla causa di Giovanni XXIII additando le deformazioni, che risalgono lontano, in particolare a quella che fa capo al famoso discorso del Card. Lercaro allIstituto Sturzo (in realt scritto, a quanto mi dicono, da D. Dossetti, il vero artefice del mito Roncalli anti-Curia). Sia Dossetti, sia ora Alberigo, hanno voluto creare una storiografia di papa Giovanni, pi insidiosa di quella diffusa da giornalisti come Zizola. La sua pubblicazione ne La Civilt Cattolica spero possa giovare a smantellarla, lettera del 17 settembre 1979, in FSCIRE, Fondo Paolo VI B0/9. Un anno pi tardi, letto un nuovo articolo di Caprile che ritornava sul volume degli Alberigo (Ancora su Giovanni XXIII, in La Civilt Cattolica, 131 [1980]/3115, 49-54), il docente della Lateranense lo salutava come una presa di posizione che fa onore alla Civilt Cattolica, perch a me pare non apologetica, n di parte. un servizio che Lei ha reso a papa Giovanni XXIII, monopolizzato da certa parte e ridotto a proprio uso dallAlberigo, troppo lodato da molte parti (anche presso il Segretariato per lUnione dei Cristiani), per richiamarlo al vero metodo storico, di cui fa professione. Naturalmente ne sar fortemente irritato e forse risponder. Mi avverta, nel caso che la polemica abbia sviluppi, perch possa offrire a Lei elementi di conferma e di risposta, lettera del 9 aprile 1980, in FSCIRE, Fondo Paolo VI B0/10. 106 Alberigo, La profezia di papa Giovanni, cit., 33-34.

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ma solo sulla forza del Cristo crocifisso; essa non viene razionalizzata e offuscata da un discorso tutto coerente, ma [] necessariamente si propone come irruzione nella storia, come stata unirruzione che il papa ricevesse degli esponenti dellURSS, come stata irruzione che un papa convocasse un concilio sul limitare della guerra fredda.107 Per Alberigo il primo segno profetico mostrato da Roncalli era stato proprio questo sentirsi umile e vuoto di fronte allevangelo.108 Lercaro aveva ricordato a questo proposito nella sua conferenza del 1965 una frase che veniva attribuita a Roncalli: Mi sembra di essere un sacco vuoto che lo Spirito santo riempie improvvisamente di forza.109 Alberigo aveva maturato a sua volta piuttosto rapidamente la convinzione che nellincontro di Roncalli con il redentorista padre Pitocchi presso il Seminario Romano allinizio del Novecento si collocava un passaggio fondamentale per la sua maturazione spirituale: negli anni della temperie modernista, che non aveva mancato di sollecitarlo,110 Roncalli si era aggrappato a una proposizione elementare quanto ficcante lasciatagli da p. Pitocchi, che continuer a ruminare per tutta la vita: Dio tutto: io sono nulla. Ma la profezia di Giovanni XXIII andava anche intravista nella sua proposta della povert e della pace come forze della storia,111 nella
Ibidem, 12-13. In un certo senso questa la prima grande profezia di papa Giovanni: lavere squarciato lordinata fisionomia del pontificato romano, che da secoli si presentava, ora con volti pi graditi, ora con volti meno graditi come una grande autorit che parlava essenzialmente in proprio nome. Papa Giovanni si presentava invece come un uomo che non ha altra ambizione che di lasciar scorgere un altro uomo, unaltra parola, unaltra realt, ibidem, 10-11. 109 Cfr. Per la forza dello Spirito, cit., 298. 110 Su questo si veda S. Trinchese, Roncalli e i sospetti di modernismo, in Il modernismo tra cristianit e secolarizzazione. Atti del Convegno Internazionale di Urbino, 1-4 ottobre 1997, a cura di A. Botti e R. Cerrato, Urbino 2000, 727-770. 111 Alberigo, La profezia di papa Giovanni, cit., 17. Alberigo indicava cos che da papa Giovanni in poi la Chiesa ha ripreso ad avere nel proprio fianco la spina della povert: il sentirsi infedeli sinch questa esigenza evangelica , non dico adempiuta, ma in qualche modo corrisposta; labolizione della categoria di guerra giusta sancita attraverso lenciclica Pacem in terris veniva descritta a sua volta come unaltissima proposizione profetica che si ricollega direttamente alloggi dellevangelo. Nemmeno il Concilio Vaticano II cui la nostra esperienza tanto legata e a cui per tante ragioni siamo debitori ha trovato il coraggio di condividere fino in fondo quella proposizione. La Gaudium et spes ha, a proposito della guerra giusta o della possibile guerra giusta, una proposizione molto pi sfuggente, un atteggiamento molto pi ambiguo e qualitativamente meno forte di quello di papa Giovanni. Questo si spiega proprio perch papa Giovanni non ha solo offerto una nuova dottrina, ma ha consentito nuovamente allevangelo di irrompere nella vita della Chiesa su un punto cruciale. Posso sbagliarmi, ma ho limpressione che il punto pi autentico di
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scelta di unattitudine di fraternit come alternativa e superamento del potere,112 nellopzione fondamentale esplicitata nel discorso dinaugurazione del Concilio Vaticano II della medicina della misericordia,113 nella concezione della chiesa come giardino da coltivare e non come museo da sorvegliare,114 nella testimonianza, infine, che la fede cristiaverit che c nellenciclica recentissima di Giovanni Paolo II lammissione che sul problema della guerra la Pacem in terris il punto pi avanzato della coscienza cristiana. Di nuovo, non so quale sia il grado di consapevolezza di Giovanni Paolo II nel firmare quel passo che sta allinizio della Laborem exercens, per certamente il passo c ed inequivocabile, ibidem, 18. 112 Forse, indicava a questo riguardo Alberigo, nessunaltra delle proposizioni profetiche di papa Giovanni stata pagata cos a caro prezzo. Quando papa Giovanni aveva ricevuto Adjubei, genero del leader dellURSS, compiendo un gesto che si collocava chiaramente nel solco di una nuova attitudine verso la storia e di una nuova concezione della pace e della fraternit, aveva suscitato un putiferio di polemiche e di insinuazioni di ogni tipo, ibidem, 22-23. 113 Ancora una volta non si trattava certo di filantropia, n del tentativo di sfuggire ad atteggiamenti scomodi, era invece una precisa scelta storica dettata da una fedelt allevangelo e dal convincimento tutto evangelico che la forza dellamore, della misericordia, della mansuetudine pi grande della forza cogente delle condanne e delle sanzioni, ibidem, 24-25. Ritornando sulla Gaudet Mater Ecclesia, e sulla sua censura dei profeti di sventura, Alberigo esprimer la convinzione che fosse raro trovare accenni di tanta durezza, di tanta determinazione, di tanta presa di distanza in tutta la lunga produzione letteraria di papa Giovanni e direi in assoluto nel magistero della Chiesa moderna e contemporanea, ma cera certamente una percezione molto forte, una spinta inequivocabilmente dello Spirito che imponeva a questuomo di dire con assoluta, inequivocabile chiarezza che egli intendeva voltare pagina, che la Chiesa voltava pagina, che il pessimismo storico caratterizzante il cristianesimo dopo lumanesimo e ancor pi dopo la rivoluzione francese non era ormai pi compatibile con il nucleo del messaggio evangelico: ibidem, 16-17. 114 Guai a scambiare questo per poesia di provincia: in realt questa frase sottende una tesi teologica di enorme importanza e di sconvolgente significato: la Chiesa non tutta costruita, non interamente finita e perci non al di l della storia, non esente dal peccato n dal tempo, ma dentro il tempo e coinvolta col peccato, in mezzo agli uomini, qui vivono i cristiani, qui vive la fede. La Chiesa un giardino che conosce stagioni, che va accudito, che conosce i successi, che produce fiori meravigliosi e frutti splendidi, che conosce labbondanza e patisce le carestie, che conosce giardinieri buoni e giardinieri cattivi, giardinieri capaci e incapaci, che affronta il tempo avverso, le tempeste e la grandine, ma che sa che la neve custodisce le sementi e non le uccide, che quando brilla il sole pu essere molto fecondo, ma pu anche bruciare. Abbiamo qui il quadro di una Chiesa diversa da quella che non solo le generazioni coeve a papa Giovanni, ma anche le nostre spesso si sono viste presentare: una Chiesa che non la mitica societas perfecta che tanto si voleva e talora si vorrebbe proporre, una Chiesa che attende le stagioni con ansia, talora magari con impazienza, con sorpresa perch ogni stagione pu portare frutti e delusioni una Chiesa che perci confida essenzialmente nel suo Signore e non in un giardiniere o nellaltro, ibidem, 26.

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na non prevalentemente una virt privata.115 Al di l dellevidente interessamento di Alberigo per largomento era forte e dichiarata la sua preoccupazione di essere frainteso: non intendeva certamente essere colui che al mito della societas perfecta ne sostituiva un altro, edificato appunto sul profeta Roncalli.116 Lo storico bolognese rimarcava infatti che quella di Giovanni XXIII, evidentemente, non era stata
una profezia esaustiva: sarebbe blasfemo e totalmente infondato pensare ad un evangelo secondo Roncalli. chiaro che c un unico evangelo e un unico Signore: papa Giovanni ha semplicemente aiutato gli uomini, e perci anche noi, a ritrovare in tutta la sua pienezza, la sua forza, la sua cogenza, la sua sovranit lunico evangelo di Ges. La profezia di papa Giovanni una profezia parziale, proprio perch c un unico profeta in senso globale ed il Signore Ges. [] I profeti entrano nella storia con questa forza di memoria e di attualizzazione di alcuni elementi suggeriti loro dallo Spirito: i temi della loro testimonianza sono dettati unicamente dallo Spirito, che si serve di loro per rendere presente in una determinata contingenza storica alcuni valori di fede sempre validi.117

Nondimeno Alberigo riconosceva da ultimo il dato della singolarit del caso Giovanni XXIII. In una condizione personale giudicata estremamente difficile (non c dubbio che, almeno da dieci secoli, una delAnche in questo campo papa Giovanni aveva alle spalle una storia secolare in cui la Chiesa romana e il papato avevano giocato un ruolo di primo piano nel consolidare il convincimento che ci che era rilevante, anche nei grandi servitori della Chiesa, era esclusivamente la loro virt privata e mai la loro capacit evangelica di praticare il servizio pubblico. La Chiesa ha sempre temuto sommamente che vescovi e papi fossero giudicati in riferimento allevangelo per il loro modo di essere vescovi e papi, a qualsiasi domanda di questo tipo ha sempre risposto elogiando le virt private: veglie, digiuni, austerit, cilici, tutte cose vere e importanti, ma che spesso avevano leffetto di mascherare una esemplarit pubblica che Dio poneva nella sua Chiesa e che non poteva e non doveva essere dissipata. Nel momento esemplare della morte di papa Giovanni questa esemplarit pubblica viene riguadagnata in tutta la sua forza, in tutta la sua dirompente vitalit. [] Una fede che viene testimoniata nella mitezza pi assoluta, che non viene imposta a nessuno ma che viene lasciata splendere, che non viene nascosta n mimetizzata, n in qualche modo privatizzata. Per lungo tempo nella Chiesa era stato facile usare la fede come strumento di potere e di regno oppure dissimularla come un puro fatto privato: papa Giovanni va al di l delluna e dellaltra posizione per dare testimonianza della fede come forza operante posta dal Cristo nella storia, testimonianza che le chiese sono tenuta ad adempiere anche se non sar impresa facile, ibidem, 28-29. 116 Il problema non tanto quello di preferire un papa a un altro, quanto piuttosto quello di riconoscere sempre i doni del Signore alla sua Chiesa, persino quando vengono attraverso un papa, ibidem, 33. 117 Ibidem, 34.
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le condizioni in cui pi difficile essere cristiani quella di papa)118 Roncalli era stato capace di non venir meno alla sua condizione profetica neppure da pontefice:
Per quel poco che conosco di storia del papato posso dire che molto raramente si data questa singolarissima coincidenza tra papato, santit e profezia che, come pare a me e a molti, si data in Giovanni XXIII. [] Forse non eravamo pi abituati ad avere un papa profetico, anche perch il papato non stato dato alla Chiesa innanzitutto come ufficio profetico. certo comunque che con papa Giovanni la profezia intervenuta nella storia al di l di tutte le schematizzazioni []. Roncalli, malgrado fosse papa, ha dato pi ascolto alla profezia che premeva in lui che non alle esigenze della funzione o ai criteri tradizionali che guidano e tendono a imbrogliare ogni pontificato.119

9. La solitudine di papa Roncalli Ma non difficile intuire che ci che disturba in modo particolare della ricostruzione alberighiana, forse pi ancora dellermeneutica del nuovo modello papale o del ricorso alla categoria di profezia, il nodo del rapporto tra Giovanni XXIII e la Curia romana,120 gi declinato dal
Ibidem, 10. Ibidem, 33-34. 120 Il gi citato Acerbi, soffermandosi sullattidudine della Curia rispetto al Concilio, osservava a questo riguardo: Ora, quando la periferia diventa centro, molte voci che erano silenti o soffocate acquistano inevitabilmente autorevolezza. E altrettanto inevitabilmente, e del tutto naturalmente, avviene che il vecchio centro resista: non accetta facilmente di essere detronizzato. La curia, perci, diventa inevitabilmente, strutturalmente, un polo in dialettica con il concilio. Non c da pensare a disegni protervi, a una superbia della curia, a una particolare malvagit personale: si tratta di una normale dialettica istituzionale. Ed fisiologica. Ci deve metterci in guardia da una certa ricostruzione stile western, da arrivano i nostri che assaltano tutto e tutti! Qualche volta del concilio si data questa ricostruzione un po avventurosa. Ma in questo contesto il Papa assume un ruolo di mediazione e la domanda da che parte egli faccia pendere la bilancia. esattamente questo il ruolo che hanno esercitato Giovanni XXIII e Paolo VI. Ma se ha questo ruolo di mediazione, perch Giovanni XXIII ha taciuto negli anni di preparazione del Vaticano II? Perch sembra che abbia lasciato mano libera agli organismi della curia, che hanno gestito in maniera sostanzialmente indisturbata la preparazione del Vaticano II? [] Questo non lo sappiamo. un altro grande punto oscuro, di cui si danno varie interpretazioni per rendere plausibile tale silenzio [] Allora una risposta che il Papa non pu mediare perch non esiste il secondo polo: esiste solo la curia, mentre i vescovi sono ancora dispersi, con una vera e propria psicologia di dispersione []. allora ovvio che, fintanto che non esiste laltro polo, il centro prevalga. Ribadisco questo concetto perch certe ricostruzioni mi danno davvero fastidio: ricostruiscono il bianco e il nero. Il sopra lodato Alberigo maestro, in questo! Il bianco e il nero sono nettamente divisi,
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card. Lercaro nella conferenza del 1965 come la questione della grande solitudine istituzionale di papa Giovanni.121 Una condizione, insomma, che Roncalli non aveva cercato, discettando magari sullopportunit dellisolamento del pontefice per un migliore svolgimento delle proprie mansioni: ma che egli aveva piuttosto subito.122 In Alberigo questo assunto diventa da subito centrale, e la sua importanza rester inalterata nel corso dei decenni, per lanalisi del pontificato roncalliano:123 secondo Alberigo solo prendendo atto delle fortissime resistenze delle strutture preposte allesecuzione della volont del papa (per la preparazione del Concilio cos come per lavvio dei contatti con gli acattolici o per lelaborazione di una nuova linea rispetto alla congiuntura politica italiana e internazionale) si pu procedere a una comprensione storicamente fondata e non ipocrita della qualit profetica del papato di Giovanni XXIII. A ben vedere, ci si renderebbe peraltro conto che nella sua conferenza del 1965 Lercaro non aveva fatto altro che esplicitare un sentimento che aveva attraversato anche altri autorevoli osservatori del pontificato giovanneo. Alberigo resta impressionato, e lo riporter nella sua Breve storia del concilio Vaticano II, da quel passaggio di una lettera di don
mentre voi sapete che assolutamente buono solo Dio e assolutamente cattivo solo il diavolo: tutto il resto fifty-fifty, compresa la minoranza contraria, compreso il cardinale Ottaviani che, oltretutto, ha avuto le sue ragioni, le sue positivit, e che ha affinato le riflessioni costringendo la maggioranza a superare un ostacolo, il che sempre positivo: Acerbi, Il magistero di Giovanni XXIII e la svolta conciliare, cit., 55-57. 121 Cfr. Per la forza dello Spirito, cit., 293. 122 Lisolamento del papa scriveva Alberigo nel 1979 diventato causa di debolezza e non pi ragione di prestigio; la prassi che egli si pronunci su una miriade di problemi ha svelato la fragilit di un magistero staccato dallEvangelo e perci soggetto a gravi contraddizioni; il papa solo non ha richiamato i cristiani non cattolici allunit, ma costituisce il maggior problema ecumenico: Alberigo, Cristiani nella storia, cit., 31. 123 Di grande interesse, a questo riguardo, la lettera che p. Cipriano Vagaggini invia ad Alberigo il 25 febbraio 1985, che gli conferma una volta di pi lidea dellisolamento in cui il papa si era ritrovato nel portare avanti il cantiere conciliare: viene pubblicata solo ventanni pi tardi in G. Alberigo, Breve storia del Concilio Vaticano II (19591965), Bologna 2005, 20-22. Gi nelle conclusioni alla Storia del Vaticano II da lui diretta Alberigo aveva indicato come sin dai primi momenti Giovanni XXIII aveva percepito il rischio di un controllo curiale sul concilio e aveva insistentemente sottolineato la necessit di una chiara e ferma distinzione. I modesti risultati ottenuti sono un test della solitudine istituzionale che ha caratterizzato il pontificato giovanneo: G. Alberigo, Transizione epocale?, in Storia del concilio Vaticano II diretta da Giuseppe Alberigo, vol. 5: Concilio di transizione. Il quarto periodo e la conclusione del concilio (1965), Bologna-Leuven 2001, 604-605.

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Giuseppe De Luca a Montini dellagosto 1959 non era trascorso neppure un anno dallelezione a papa di Roncalli , nella quale il sacerdote lucano descriveva la Curia romana, presso la quale godeva di autorevoli quanto trasversali agganci, come il cerchio dei vecchi avvoltoi, [che] dopo il primo spavento torna. Lentamente, ma torna. E torna con sete di nuovi strazi, di nuove vendette. Intorno al carum caput [cio Giovanni XXIII] quel macabro cerchio si stringe. Si ricomposto, certamente.124 Daltra parte anche il cardinale Bea, antico collaboratore di Pio XII, in un volume del 1964, aveva parlato esplicitamente di opposizione e resistenza ai piani e desideri di Giovanni XXIII: Pi di una volta continuava il porporato tedesco venni a conoscenza di come egli fosse pienamente conscio che tale opposizione era ingiustificata e aveva cattivi effetti; ma egli non dubit mai della buona fede delle persone interessate.125 Lo stesso ex segretario del papa, sollecitato in unintervista rilasciata a Sergio Zavoli nel 1969, riferir la propria impressione di come papa Roncalli spesso si sia sentito o trovato solo, forse proprio quando cercava un maggior consentimento a quello che gli pareva essere, e lo diceva espressamente, un piano di Dio.126 Si potrebbe semplificare la questione del rapporto papa-Curia come pure stato e viene fatto descrivendo lapproccio di Alberigo al tema come tipicamente agiografico: nellintento di esaltare le virt di
Alberigo, Breve storia del Concilio Vaticano II (1959-1965), cit., 20. Si tenga conto a questo proposito che, proprio considerate le autorevoli entrature di De Luca nellapparato curiale sulle quali ha fornito importanti informazioni P. Vian, Questocchio di amicizia che tu, Tardini e Ottaviani posate su di me. Don Giuseppe De Luca e la curia romana del suo tempo. I rapporti con Tardini, Montini e Ottaviani, in Don Giuseppe De Luca e la cultura italiana del Novecento. Atti del convegno nel centenario della nascita. Roma, 22-24 ottobre 1998, a cura di P. Vian, Roma 2001, 87-142 , sarebbe del tutto erroneo attribuire a questa affermazione, come talora stato fatto per le originalit delucane, un carattere estemporaneo. 125 Cfr. A. Bea, Unit nella libert. Riflessioni sulla famiglia umana, Brescia 1965, 71; dello stesso tenore una testimonianza resa dal card. Tucci nel 2003: Nellultima udienza Giovanni XXIII mi disse anche unaltra cosa: che sapeva di essere criticato. Me lo conferm il card. Cicognani quando il papa era gi morto, in unudienza avuta l8 giugno 1963: quante volte gli abbiamo detto di metterli a posto questi, e faceva il nome di Ottaviani e di altri che ometto per carit di patria, dato che erano tutti italiani. Cicognani soggiungeva che Giovanni XXIII, invitato a prendere provvedimenti, rispondeva: Ges non farebbe cos, non il suo spirito, non darei edificazione intervenendo; occorre aver pazienza ed attendere; non si farebbe che suscitare divisioni e rancori, Tucci, La Civilt Cattolica durante il pontificato giovanneo, cit., 592. 126 Ulteriormente sollecitato mons. Capovilla aggiungeva che non qualche amarezza, molte amarezze prov [Giovanni XXIII] negli ultimi mesi di pontificato, cfr. S. Zavoli, Viaggio intorno alluomo, Torino 1970, 102-103.
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Giovanni XXIII lo storico bolognese, impiegando uno schema tuttaltro che originale, avrebbe intenzionalmente calcato la mano sulle resistenze di un apparato descritto come gretto e incapace di relazionarsi con lesterno: tanto pi inadeguato, perci, a prendere sul serio un uomo con le qualit umane, spirituali e, appunto, profetiche di Roncalli.127 Ma si tratterebbe, appunto, di una semplificazione: tant vero che Alberigo era persuaso che il rapporto difficilissimo tra Roncalli e la Curia fosse determinato da una crisi strutturale che sopravanzava Giovanni XXIII e che si poneva in continuit con sintomi allarmanti che si erano manifestati negli ultimi anni del pontificato di Pio XII, sotto forma di un conflitto ovattato ma violento tra papa e curia.128 Da storico della Chiesa nonch da studioso appartenente a una generazione ancora capace di collocare su un orizzonte temporale lungo le proprie ipotesi di lavoro riflettendo sulla condizione di Giovanni XXIII Alberigo quindi non faceva altro che leggere senza retropensieri la realt profonda di una istituzione complessa come quella rappresentata dalla Curia romana, secolarmente propensa e gli anni trascorsi a studiare la celebrazione e la ricezione del Concilio di Trento, il Libellus ad Leonem X, la figura di Carlo Borromeo o ancora limpegno per impedire lapprovazione di una Lex Ecclesiae Fundamentalis glielo hanno pi volte confermato a sovrapporre e confondere lautotutela con lideale di una difesa della Tradizione, considerata schizofrenicamente come sempre messa a rischio dallesterno. Per Alberigo la questione della Traditio era invece cos seria che meritava di essere affrontata con chiarezza, quindi al di fuori di letture mitiche o, ancora peggio, ideologiche del Tridentino e della sua eredit. Cos, a met degli anni Ottanta, proprio riflettendo sul ruolo di Roncalli rispetto al Vaticano II, Alberigo indicava come
Un esame critico delle fonti mostra come si debba rovesciare limpostazione stessa del problema, nel senso che la cesura con la grande tradizione spirituale, liturgica e dottrinale del cristianesimo unito del primo millennio e
esattamente linterpretazione che ne aveva dato Giovanni Caprile nel 1979: leggendo le pagine di Profezia nella fedelt il gesuita scriveva di aver provato anzitutto la sensazione che, nel tentativo di sottolineare i meriti, le aperture, le intuizioni profetiche del Roncalli, si sia calcata la mano pi del dovuto sul pontificato di Pio XII e soprattutto sulla Curia romana, che finiscono descritti in modo da evidenziarne tutte e solo le ombre (supponendo, per un momento, che siano veramente tali), esagerandole e quasi compiacendosi in esse: Caprile, Profilo di Giovanni XXIII, cit., 393. 128 Alberigo, Servire la comunione delle chiese, cit., 52. Larticolo, al di l dellanalisi del caso Roncalli, fondamentale per penetrare nellinterpretazione alberighiana del nodo del ruolo della Curia romana nel corso dei secoli.
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dellOccidente cristiano e cattolico del secondo millennio si era affacciata nel cattolicesimo romano con linterpretazione integrista e accentratrice delle decisioni tridentine prima e soprattutto con lideologizzazione della fede manifestatasi durante i pontificati degli ultimi Pii. Proprio lorientamento a chiedere al nuovo concilio la sanzione di conclusioni di una scuola, quella che aveva dominato la preparazione, aveva reso meglio percepibile e attuale il rischio di una confessionalizzazione angusta e definitiva del cattolicesimo, mediante lassolutizzazione di elementi sicuramente autentici e centrali della rivelazione cristiana, ma non esaustivi. Una assolutizzazione che avrebbe sclerotizzato pericolosamente il dinamismo del rapporto tra rivelazione e Chiesa. La fedelt alla Tradizione aveva sempre implicato non una inerte continuit, ma una trasmissione viva dei tesori e consapevole dei limiti di ciascuna tradizione, anche la pi venerabile. Quando il Tridentino aveva distinto tra tradizioni apostoliche e tradizioni ecclesiastiche aveva espresso una distinzione non solo n prevalentemente cronologica, ma essenzialmente qualitativa e teologica.129

Anche Hans Kng, per, che certo non ascrivibile a un partito curiale, prova insoddisfazione di fronte al modo in cui un sensibile interprete e biografo del papa conciliare quale Giuseppe Alberigo tratta il nodo papa-Curia: ma per le ragioni esattamente opposte a quelle di altri critici. A suo dire lidea fatta propria da Alberigo di un Giovanni XXIII consapevole delle resistenze curiali ma disposto ad accettarle per non poter pregiudicare la realizzazione del proprio disegno pastorale sarebbe la riprova del fondamentale errore strategico commesso da papa Roncalli che lo storico bolognese non ha potuto o voluto approfondire: anzich la nomina di forze riformiste fresche [Giovanni XXIII volle] la riconferma di aridi reazionari, conclude irritato Kng, palesando una concezione del potere del nuovo papa invero pi eguagliabile allo spoil system di tradizione anglosassone che alle dinamiche che caratterizzano la pluricentenaria storia curiale romana, laddove anche un momento rigenerativo come lelezione del nuovo papa che non pu non tenerne conto scaturisce costantemente dalla sinergia e sintesi di istanze di continuit e di svolta.130 Chi concentra la sua attenzione sul nodo istituzionale descrivendo come caricaturale la ricostruzione di Giuseppe Alberigo rischia allora di sottovalutare la seriet con la quale egli guarda alla questione della Curia quella realt che Rumi qualche anno fa definiva, non senza orgogliosa malizia, il vero prodotto nazionale italiano131 come a
Alberigo, Giovanni XXIII e il Vaticano II, in Papa Giovanni, cit., 230. H. Kng, La mia battaglia per la libert. Memorie, Reggio Emilia 2008 (ed. or. Munich 2002), 210-213. 131 Cfr. la registrazione sonora dellintervento tenuto a Milano il 10 novembre 2004 in occasione della presentazione del volume La nazione cattolica. Chiesa e societ
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un reale problema teologico pi che a una questione di uomini giusti al posto giusto, cos come lo aveva approcciato il suo maestro Giuseppe Dossetti sin dai tempi del Concilio Vaticano II.132 Una convinzione che lo aveva portato a scrivere, poco prima della fine del pontificato di Paolo VI come
Di fatto il papa negli ultimi secoli ha visto crescere continuamente il proprio isolamento sia istituzionale che personale che attualmente una delle caratteristiche della sua posizione. Ci aumenta lincidenza delle connotazioni soggettive dei singoli papi, ma anche quella dellapparato burocratico curiale. Cos che oggi particolarmente arduo distinguere nellambito del papato le funzioni proprie del papa da quelle che fanno capo a lui solo formalmente o addirittura implicitamente, ma che sono esercitate da terzi.133

altrettanto agevole confutare linterpretazione di Alberigo laddove egli metteva in luce limiti ed ambiguit di alcuni modelli di esercizio dellufficio papale rispetto a quello incarnato da Giovanni XXIII (Pio XII come Paolo VI o come pi tardi lo stesso Giovanni Paolo II), censendo minutamente atti ed interventi che renderebbero papa Roncalli in tutto o quasi perfettamente consonante ai suoi predecessori o successori: dalle sue posizioni politiche rispetto al fascismo, al comunismo o allipotesi di unapertura a sinistra alle sferzanti espressioni rivolte allindirizzo di personaggi a lui coevi come Chenu, La Pira, don Milani o Teilhard de Chardin; dalle censure emanate durante il suo pontificato dal s. Uffizio sino ad aspetti della sua spiritualit giudicati tuttaltro che rivoluzionari (basterebbe ricordare a questo proposito la sua personale radicata devozione verso Pio IX, pontefice che desidererebbe beatificare);134 persino labrogazione della categoria della guerin Italia dal 1958 a oggi, a cura di M. Impagliazzo, Milano 2004, reperibile al sito www.radioradicale.it. 132 Proprio gli interventi di dissenso, di attacco alla Curia hanno ridotto tutto ad una questione di persone, di formulazioni giuridiche, a questioni moralistiche e di costume, mentre il problema della Curia un vero problema teologico. [] Non si tratta di discutere se il Papa debba o no avere dei collaboratori cosa evidente n in che modo debba organizzarli, ma si tratta di esaminare la teologia del primato per quel che riguarda la sua natura intrinseca, teologica, per sapere non la quantit di potere partecipabile, ma piuttosto a chi e in che misura, teologicamente, sia partecipabile: Per una valutazione globale del magistero del Vaticano II, in G. Dossetti, Il Vaticano II. Frammenti di una riflessione, a cura di F. Margiotta Broglio, Bologna 1996, 6769. 133 G. Alberigo, Papa. I: Sviluppo storico, in Nuovo Dizionario di Teologia, a cura di G. Barbaglio e S. Dianich, Alba 1977, 1111. 134 Lo ha voluto ricordare pi recentemente G.M. Vian, Mezzo secolo fa Giovanni XXIII, in LOsservatore Romano, 27-28 ottobre 2008, 1.

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ra giusta sancita dallenciclica Pacem in terris, cos frequentemente rimarcata da Alberigo, tutto sommato sarebbe gi stata espressa da Pio XII.135 Un esercizio agevole, si diceva, ma fondamentalmente improduttivo da un punto di vista storiografico: perch alla fine misconosce attraverso uno sforzo omologante che non riesce e non pu essere tautologico perch la documentazione via via pubblicata ha reso sempre pi evidente che lapplicazione a Roncalli dello schema interpretativo intransigente, per il quale Alberigo non ha mai dimostrato in generale particolare simpatia, non funziona , le indubbie novit che contrassegnarono il breve pontificato di Giovanni XXIII:136 novit che non possibile ed esattamente qui che si pu individuare un altro importante punto di divergenza tra linterpretazione di Alberigo e quella di altri storici ridurre esclusivamente ad una mera questione di sfumature o di stile.137 In Profezia
ci che scrive J.-M. Mayeur, Il cristianesimo e la guerra moderna, in Le religioni e il mondo moderno, a cura di Giovanni Filoramo, vol. I: Cristianesimo, a cura di D. Menozzi, Torino 2008, 465. Dal canto suo Daniele Menozzi verosimilmente riferendosi anche alle ricerche svolte o coordinate da Alberigo ha recentemente osservato che non senza dubbio assente nellitinerario di Roncalli unampia attenzione alla pace; tuttavia sindirizza principalmente alla considerazione della sua dimensione spirituale; quando si volge al piano storico-politico essa sembra risolversi nella riproposizione della linea ierocratica elaborata dalla cultura intransigente. Le indagini sulla sua figura hanno poco esplorato questo filone, spesso condizionate dallistanza di trovare nel suo percorso biografico puntuali anticipazioni delle scelte innovative compiute dal futuro pontefice, D. Menozzi, Chiesa, pace e guerra nel Novecento. Verso una delegittimazione religiosa dei conflitti, Bologna 2008, 257-258 (c.vo mio). 136 Alberigo individuava una di queste novit esattamente nel modo in cui Roncalli aveva approcciato il delicato nodo della pace e della guerra nellet contemporanea: il filone dottrinale e pratico che tendeva a privatizzare la pace, riducendola a virt individuale scriveva Alberigo , ha causato la sua emarginazione rispetto alla realt sociale. Daltronde anche la cultura non esplicitamente cristiana ha accumulato nei confronti della guerra un atteggiamento di rassegnazione, cio la guerra vista come un fatto sgradito, magari deplorevole, ma essenzialmente inevitabile. Accade cos che tutte le iniziative di pace devono fare i conti con la vischiosit di questa atavica rassegnazione alla guerra, che si coniuga con la riduzione della pace a fatto interiore e privato, quasi mistico. Anche a questo proposito il pacifico e pacificatore Roncalli introduce un rovesciamento radicale. Il breve pontificato uno stillicidio di riflessioni e di iniziative per la pace. Si deve anzi riconoscere che sul problema della pace papa Giovanni non solo particolarmente attento, ma creativo, Roncalli privato?, cit., 470-471. 137 In questo senso stato nettissimo Filippo Mazzonis, che ha parlato di una vera e propria diclasi che sarebbe intervenuta tra il pontificato di Pio XII e quello di Giovanni XXIII: cfr. F. Mazzonis, La Chiesa di Pio XII: dalla riconquista alla diclasi, in Storia della societ italiana, vol. XXIII, La societ italiana dalla Resistenza alla guerra fredda, Milano 1989, 209.
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della fedelt era stata compiuta a questo riguardo unaffermazione che mi pare costituisca il nucleo centrale dellinterpretazione alberighiana di Giovanni XXIII e che solo una lettura superficiale o maliziosa potrebbe ridurre a comodo escamotage: a ben guardarla, avevano scritto gli Alberigo, la vita di Roncalli presenta una novit qualitativa che svela spessori della piet, della cultura, dellintelligenza storica che forse neppure lo stesso Roncalli era del tutto cosciente sino a quel momento di possedere.138 10. Il cantiere Roncalli In fondo la formula del mistero Roncalli, nata in Francia e che pure sembra magnetizzare ancora tanto la storiografia, e non solo quella dOltralpe, serve esattamente a questo: ad occultare con unespressione ad un tempo suggestiva ed allusiva lincapacit di comprendere il percorso e il disegno di Roncalli: come ha potuto un uomo cos tradizionale determinare una svolta cos profonda nella vicenda della chiesa contemporanea? Sarebbe, appunto, un mistero Per Alberigo invece, non ci sono misteri da sciogliere, ma solo del lavoro di ricerca da fare. Come s cercato di dire, nella concezione interpretativa dello storico bolognese, delineatasi e consolidatasi sin dai primi interventi degli anni Settanta, il cuore della Roncalli-Forschung non risiede tanto in una ricostruzione critica del pontificato, magari per ricalcarne un modello da riproporre di volta in volta alla morte dei pontefici, quasi riattualizzando in Giovanni XXIII il mito medievale del Papa Angelico.139 Quella roncalliana, per lo storico bolognese, deve essere piuttosto trattata come una
Cfr. Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 27. Nel ricordato intervento del 1965, Lercaro aveva affermato che la sintesi che poi si rivelata era gi predisposta in tutti i suoi elementi, anche se celata a s e agli altri: attendeva solo che unoccasione provvidenziale rovesciasse i termini del dovere di stato e che il proposito di essere sempre discepolo e suddito fosse sostituito dal dovere di essere maestro e capo, aggiungendosi la consapevolezza non del proprio valore, ma unicamente della forza dello Spirito indefettibilmente promesso non solo come dono alla virt personale, ma anche come carisma accompagnante la funzione: Per la forza dello Spirito, cit., 301. 139 Su questa vera e propria costruzione mitologica si soffermato da ultimo C. Vasoli, Limmagine sognata: il papa angelico, in Storia dItalia. Annali, vol. XVI: Roma, la citt del papa. Vita civile e religiosa dal giubileo di Bonifacio VIII al giubileo di papa Wojtyla, a cura di L. Fiorani e A. Prosperi, Torino 2000, 73-109; si veda anche A. Prosperi, Un papato spirituale: programmi e speranze nellet del Concilio di Trento, in Il Papato e lEuropa, a cura di G. De Rosa e G. Cracco, Soveria Mannelli 2001, 239-254.
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questione biografica di lungo periodo: il quinquennio pontificale 19581963 servito solo a mettere in risalto la qualit evangelicamente straordinaria di una vita cristiana che merita, proprio perch la storia ha fatto s che ci si imbattesse in essa facendone appunto un possibile oggetto di indagine , di essere compresa lungo tutti i suoi decenni di svolgimento. Cos, ad Alberigo non interessa censire minutamente gli atti del pontificato di Roncalli unaltra delle indicazioni che vengono dalla conferenza del card. Lercaro che lui pi volte ripropone nel corso degli anni140 per farne un semplice inventario: bens per tentare di capire, nella misura pi esatta possibile, ci che nasce come semplice prodotto degli uffici curiali e ci che scaturisce invece dallimpulso personale di un vescovo e papa capace di trasfondere nellesercizio del suo ministero una qualit evangelica giudicata appunto quantomeno insolita rispetto alla storia recente del papato e che deve essere evidentemente sorta in lui ben prima del 28 ottobre 1958. questa persuasione profonda che lo induce ad impegnare dal 1981 lIstituto per le scienze religiose di Bologna in un progetto pluriennale di ricerca dedicato a Giovanni XXIII che, come viene descritto nella relazione-quadro, deve essere caratterizzato da un approccio rigorosamente critico, al di l di preoccupazioni apologetiche o polemiche, e da una dilatazione dellattenzione allintero arco della lunga esistenza di A.G. Roncalli (1881-1963), superando la concentrazione sui brevi anni del suo pontificato.141 Alberigo cosciente della bruciante prossimit delloggetto di ricerca Roncalli e del rischio che la simpateticit mai negata verso di esso possa essere pregiudizievole per gli esiti dei lavori. Ma esattamente larco lungo della vita di Roncalli che pu mettere al riparo da questo rischio: c infatti ancora tutto da scoprire sugli anni formativi di Roncalli, sui primi anni di ministero a Bergamo e Roma, sulle sue missioni diplomatiche in giro per lEuropa e lOriente, sulle sue letture, sugli apporti culturali e spirituali ricevuti tramite contatti personali ed esperienze di vario tipo.142
Cfr. Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 23 e 108, Id., La profezia di papa Giovanni, cit., 33, e Id., Papa Giovanni 1881-1963, cit., 196. 141 Cfr. LOfficina Bolognese 1953-2003, cit., 58. 142 Un papa eletto in et molto avanzata porta con s un insieme particolarmente ricco di esperienze e ha una personalit pienamente formata. Ci esige una speciale avvertenza storico-critica per analizzare con adeguata acribia il rapporto tra il patrimonio biografico accumulato prima dellelezione e gli orientamenti manifestati e perseguiti durante il pontificato. Come si sa, nel caso di Giovanni XXIII lelezione fu motivata principalmente dallimmagine ordinaria del card. Roncalli e dalla fiducia che la sua et avanzata promettesse un pontificato breve e privo di sorprese. Il fatto che sia accaduto lopposto e che il quinquennio giovanneo abbia segnato profondamente il
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Il lavoro di ricerca cos compiuto che includer tra le altre cose la realizzazione di unimponente Concordanza degli scritti editi di Roncalli-Giovanni XXIII143 e ledizione critica del Giornale dellAnima144 , e che culmina nellappuntamento del convegno internazionale di Bergamo del 3-7 giugno 1986 dedicato a lEt di Roncalli,145 determina a tutti gli effetti una reale svolta nello stato di conoscenze su Angelo Giuseppe Roncalli: soprattutto riceve importanti conferme lipotesi della necessit di conoscere il Roncalli precedente a Giovanni XXIII per comprendere appieno le energie che si erano liberate nel corso del pontificato. Alberigo resta in ogni caso prudente, perch sa che, per quanto siano incoraggianti i risultati, questo appena linizio di una lunga stagione di lavoro: nei primi saggi dei suoi collaboratori, che coprono diacronicamente lintero arco della vita di Roncalli,146 lo storico bolognese ritiene di individuare quella che nel 1984 descrive come
una riconoscibile filigrana unificante, che sorprende per il suo spessore oggettivo. Una filigrana costituita da un orizzonte spirituale tanto impegnato quanto sereno, da una consapevolezza di fede granitica ma accogliente e non aggressiva, da uno stile umile senza remissivit, da una prospettiva di assoluta fiducia nellevangelo in un impegno operante ma non attivistico. Di volta in volcristianesimo contemporaneo sottolinea, sino a esasperarla, la domanda sul prima e sul dopo di Roncalli. Essa mette in questione la sua vita in tutte le fasi e dimensioni, impegnando a un insieme di ricerche che ripercorrano lintero ultimo secolo della storia cristiana dal punto di vista di questo prete bergamasco e delle sue vicende, Alberigo, Da Angelino Roncalli a Giovanni XXIII, cit., 10. 143 Cfr. A. Melloni, Concordanza degli scritti di A.G. Roncalli/Giovanni XXIII, in Cristianesimo nella storia, 7 (1986)/2, 353-360. 144 A.G. Roncalli/Giovanni XXIII, Il Giornale dellAnima. Diari, note e scritti spirituali, ediz. critica pro manuscripto a cura di A. Melloni, Istituto per le scienze religiose, Bologna 19892 (19871); la presente edizione stata aggiornata e finalmente pubblicata come primo tomo della serie dellEdizione Nazionale dei Diari di A.G. Roncalli/ Giovanni XXIII nel 2003. 145 Gli atti sono stati raccolti in Papa Giovanni, a cura di G. Alberigo, Roma-Bari 1987, nel fascicolo monografico LEt di Roncalli, Cristianesimo nella storia, 8 (1987)/2, e in Giovanni XXIII, transizione del papato e della Chiesa, a cura di G. Alberigo, Roma 1988. 146 Il gruppo di lavoro, con la responsabilit di G. Alberigo, comprende G. Battelli, N. Indelicato, A. Melloni, S. Trinchese, G. Zagni, S. Zampa. Le ricerche in corso riguardano: G. Radini Tedeschi, vescovo di Bergamo e maestro di Roncalli, formazione della cultura di R[oncalli] mediante analisi computerizzata del suo linguaggio, attivit di R[oncalli] come presidente dellOpera per la propagazione della fede in Italia e, successivamente, come rappresentante della S. Sede in Bulgaria, rapporti spirituali tra R[oncalli] e A. Coari, preparazione del Vaticano II (1960-1962), edizione critica del Giornale dellanima, Alberigo, Da Angelino Roncalli a Giovanni XXIII, cit., 9-10; a questo gruppo di ricercatori verr aggregata di qui a poco Francesca Della Salda.

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ta nei singoli momenti analizzati emergono anche limiti, lacune, atteggiamenti non convincenti. Non si pu dimenticare che si di fronte a un itinerario comune, che si svolgeva in tempi non facili, mentre il mondo e la chiesa mutavano fisionomia. Nel corso di questa prima fase delle ricerche abbiamo imparato a diffidare di conclusioni schematiche e affrettate (tutto Giovanni XXIII era in nuce nellAngelino Roncalli, o allopposto, dopo lelezione Roncalli irriconoscibile). Ci pare che la vita del cristiano Roncalli abbia avuto un andamento complesso, frammentario, spesso apparentemente privo di senso, non certo di uno che studiasse da papa. Sembra per che la fecondit di una accurata rivisitazione critica consista nel fare emergere la filigrana di un lungo periodo cui si accennava.147

La solidit del lavoro di ricerca coordinato da Alberigo che a sua volta interviene in pi occasioni negli anni successivi su temi circoscritti della biografia roncalliana148 riceve unulteriore conferma anche nella richiesta avanzatagli dalla Postulazione dei Frati Minori allinizio degli anni Novanta di collaborare alla stesura della Positio processuale per la causa di canonizzazione di Giovanni XXIII: proprio allo storico dellIstituto per le scienze religiose, certamente non un interlocutore abituale delle congregazioni romane e colui che anni prima aveva fissato una priorit nello studio di Roncalli senza indulgenze apologetiche n preoccupazioni agiografiche149 che viene chiesto di redigere la Biografia documentata di Giovanni XXIII che dovr passare il vaglio della congregazione delle Cause dei Santi. Loccasione offre ad Alberigo che non avverte alcun imbarazzo professionale, dal momento che si sente impegnato esattamente come lo era allepoca del Concilio Vaticano II a favorire un riconoscimento ecclesiale della santit di Roncalli150 la possibilit di accedere finalIbidem, 11. Raccoglier alcuni degli studi che gli parevano pi convincenti in Dalla Laguna al Tevere, cit., (la cit. a 9). 149 Alberigo, Da Angelino Roncalli a Giovanni XXIII, cit., 10. 150 Ancora nel settembre 1973, in un intervento svolto presso la parrocchia di Nonantola, Alberigo aveva denunciato in questo senso una grande omissione operata dal Concilio: I cristiani quando parlano di omissione pensano subito ad unopera buona che non hanno fatto, a una omissione di una virt privata. Normalmente non si dice mai che la Chiesa fa delle omissioni. Ebbene io credo che sia importante rendersi conto che il Concilio ha commesso una colossale omissione. Intendo parlare di quando il Concilio ha rinunciato alla proclamazione della Santit di Giovanni XXIII. Non per il gusto di avere un Santo in pi (non sono francamente di questa opinione) e neppure per avere un grande gesto teatrale, come evidentemente sarebbe stata la proclamazione conciliare della Santit di papa Giovanni; ma perch se il Concilio avesse proclamato la Santit di Giovanni XXIII solamente, questo avrebbe significato proporre alla Chiesa e agli uomini in generale, un modello non solo di uomo, ma di uno stile di guidare la Chiesa che estremamente importante. Questo il Concilio non lha fatto. [] Pi gli anni passano,
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mente ad una massa documentaria che gli era stata sino a quel momento preclusa. Tra questa emerge la cospicua serie delle Agende, delle quali lo storico bolognese coordiner dal 2001 lquipe di lavoro per ledizione critica, mettendo cos fine alla leggenda nera che circondava questi testi, conseguendo altres un fondamentale contributo documentario per sostenere la propria ipotesi di lavoro sullimportanza di una considerazione diacronica della biografia roncalliana.151 Nel 2003 indicher a questo proposito che la conoscenza delle Agende quotidiane di Roncalli
non modifica limmagine pubblica di Giovanni XXIII. Questa imponente massa di scritti non contiene rivelazioni n pagine sorprendenti, tanto meno svela un Roncalli privato. Come a suo tempo la conoscenza de Il Giornale dellanima ha confermato e esaltato quella immagine, cos ora queste note pi minute, pi frequenti e, necessariamente, affrettate testimoniano una sconcertante continuit, anzi identit, tra lintimit pi personale del cristiano e lesteriorit pi pubblica del sommo pontefice. Ci che autentico, buono, vero per lAngelino di Sotto il Monte continua a essere tale per il Papa. Lelezione alla cattedra petrina esalta ma non modifica il Roncalli di sempre.152
pi mi convinco che se c stato un momento supremo di debolezza del Vaticano II stato proprio questo: il non comprendere quale valore emblematico avrebbe avuto per gli uomini e per la Chiesa. Sarebbe stato un po come obbligarsi a guardare avanti, ad aver fiducia, a condividere le virt di Papa Giovanni, il proclamarne solennemente la Santit in Concilio, A dieci anni dal Concilio Vaticano II, cit., 56. 151 Tra il maggio 2003 e il 15 giugno 2007, giorno della morte di Giuseppe Alberigo, sono usciti i seguenti tomi: Il Giornale dellAnima. Soliloqui, note e diari spirituali, edizione critica e annotazione a cura di A. Melloni, Istituto per le scienze religiose (I diari di Giovanni XXIII 1), Bologna 2003; Anni di Francia. Agende del nunzio, vol. I: 1945-1948, edizione critica e annotazione a cura di . Fouilloux, (I diari di Giovanni XXIII 5/1), Bologna 2004; La mia vita in Oriente. Agende del delegato apostolico, vol. I: 1935-1939, edizione critica e annotazione a cura di V. Martano, (I diari di Giovanni XXIII 4/1), Bologna 2006; Anni di Francia. Agende del nunzio, vol. II: 1949-1953, edizione critica e annotazione a cura di . Fouilloux, (I diari di Giovanni XXIII 5/2), Bologna 2007. Successivamente sono stati pubblicati: Pater amabilis. Agende del pontefice, 1958-1963, edizione critica e annotazione a cura di M. Velati (I diari di Giovanni XXIII 7), Bologna 2007; Pace e Vangelo. Agende del patriarca, vol. I: 1953-1955, edizione critica e annotazione a cura di E. Galavotti (I diari di Giovanni XXIII 6/1), Bologna 2008; Pace e Vangelo. Agende del patriarca, vol. II: 1956-1958, edizione critica e annotazione a cura di E. Galavotti (I diari di Giovanni XXIII 6/2), Bologna 2008; Nelle mani di Dio a servizio delluomo. I diari di don Roncalli, 1905-1925, edizione critica e annotazione a cura di L. Butturini (I diari di Giovanni XXIII 2), Bologna 2008; Tener da conto. Agendine di Bulgaria, 1925-1934, edizione critica e annotazione a cura di M. Faggioli (I diari di Giovanni XXIII 3), Bologna 2008; La mia vita in Oriente. Agende del delegato apostolico, vol. II: 1940-1944, edizione critica e annotazione a cura di V. Martano (I diari di Giovanni XXIII 4/2), Bologna 2008. 152 Alberigo, Roncalli privato?, cit., 478.

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Mettendo mano al dossier processuale di Giovanni XXIII Alberigo riprende e aggiorna, senza mutarne gli assunti di fondo, le pagine di Profezia nella fedelt ricomponendole in un vero profilo biografico, edito infine nel 2000, anno in cui Giovanni Paolo II procede alla beatificazione di papa Roncalli. Alberigo conclude questo suo Papa Giovanni con un capitolo emblematicamente intitolato un cristiano santo e papa nel quale esplora le caratteristiche pi profonde della spiritualit roncalliana, che giudica alimentata da una progressione incessante, priva di inquietudini senza per questo essere meno dinamica, connotata da un discernimento selettivo e frequentemente determinata da circostanze esterne; quella di Roncalli, conclude Alberigo, non una spiritualit di scuola: appare piuttosto una spiritualit comune, in quanto relativa alla condizione comune del cristiano, sia pure vissuta con un grado eccezionale di intensit. Anche in questo caso lo storico Alberigo pu dire a ragion veduta che un mistero della spiritualit di papa Giovanni non esiste.153 11. Giovanni XXIII: una questione necessariamente aperta Nellestate del 2000, dopo decenni dedicati allo studio della figura e dellopera di Angelo Giuseppe Roncalli, Alberigo confidava che per lui parlare di Papa Giovanni restava sempre
semplicissimo e complicatissimo. Semplicissimo perch si potrebbe cominciare e finire dicendo che un cristiano sul serio e sarebbe gi detto tutto, il che, per uno che morto Papa naturalmente uno di quegli elogi che non hanno n inizio n fine, perch rimanere cristiani facendo il Papa una difficolt, credo, che non ha eguali: nessuno di noi, nessun cristiano, prova tanta difficolt, credo; e nello stesso tempo c uninfinit di cose da dire.154

Per lo storico bolognese, dunque, a dispetto del lavoro fatto, quello di Giovanni XXIII continuava e lo sar sino alla fine a rimanere un cantiere aperto, suscettibile di continui approfondimenti. Non sembra si tratti semplicemente della prudenza che impone al bravo studioso di non considerare definitive le proprie acquisizioni, quanto piuttosto della volont di non esaurire il nodo Roncalli in una questione meramente storiografica, quale quella di Giovanni XXIII
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Alberigo, Papa Giovanni 1881-1963, cit., 216-217. Alberigo, Papa Giovanni XXIII: il percorso biografico, cit., 5.

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per lui, evidentemente, non . Daltronde gi nel 1978 lo storico bolognese aveva manifestato apertamente questa convinzione: lavorando su Giovanni aveva scritto si ha linebriante impressione di fare storia del futuro.155 E a Bose tre anni pi tardi aveva ribadito la convinzione che la profezia di papa Giovanni solo ai suoi albori, un dono che stato appena depositato caldo nel seno della storia e di fronte alle chiese e che le generazioni pi giovani avranno il compito, il dono, la grazia di poter cominciare a gustare.156 Nellottica di Alberigo, e ci a prescindere dal fatto che si condividesse o meno la sua proposta ermeneutica, il papato roncalliano era stato comunque linnesco di evoluzioni la cui portata oggettiva era sotto gli occhi di tutti:
il rinnovamento delle chiese cristiane trova nel suo stile di vita, nei suoi atti e negli impulsi di lungo periodo che ne sono scaturiti una matrice insostituibile. Il superamento della cattivit italiana del papato con lelezione di Karol Wojtya, la caduta dei regimi sovietici e, da ultimo, la scelta penitenziale di Giovanni Paolo II sono inimmaginabili senza la svolta operata da Giovanni XXIII e dal concilio Vaticano II.157

Lapertura di cause papali per tutti i papi del XX secolo, eccezion fatta per Benedetto XV e Pio XI, ha reso sempre pi complicata, per non dire impossibile, la possibilit auspicata a suo tempo da Giuseppe Dossetti e dal suo allievo Alberigo di canonizzare con Giovanni XXIII un preciso modello di esercizio dellufficio papale.158 Ma indubbio che il nodo dellesemplarit di Roncalli, a dispetto del frequente ricorso alletichetta del Papa Buono,159 resta ancora oggi al
Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 108. Alberigo, La profezia di papa Giovanni, cit., 29. 157 Alberigo, Dalla Laguna al Tevere, cit., 9. 158 Un ulteriore fattore di complicazione derivato dalla decisione di Giovanni Paolo II di procedere alla contestuale beatificazione di Pio IX e Giovanni XXIII, gemellando nella medesima cerimonia lelevazione allonore degli altari dei pontefici che avevano convocato i due Concili Vaticani. Sullevoluzione della politica papale di canonizzazione dei predecessori si veda R. Rusconi, Il Papa santo nel novecento: un percorso ineludibile, in Societ e storia, 30 (2007)/115, 111-128. 159 Vi ha fatto pi recentemente ricorso Benedetto XVI, che nelludienza generale in Piazza S. Pietro del 4 giugno 2008 ha commentato: Ieri si sono compiuti i quarantacinque anni dalla morte del beato Papa Giovanni XXIII. Veniva chiamato dalla gente: Giovanni il buono oppure Il buon papa Giovanni: Il Vaticano II porti frutti nella Chiesa del terzo millennio, in LOsservatore Romano, 5 giugno 2008, 8; cfr. anche il discorso tenuto il 28 ottobre 2008 nel 50 dellelezione a papa di Angelo Giuseppe Roncalli: Ha aperto in Oriente e Occidente orizzonti di fraternit e dialogo, in LOsservatore Romano, 30 ottobre 2008, 8. Gi nel 1978 gli Alberigo avevano preso
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centro dellattenzione ecclesiale.160 Persistono, anche a dispetto delle importanti acquisizioni storiografiche intervenute nellultimo trentennio proprio grazie a Giuseppe Alberigo e ai suoi allievi, interpretazioni intese ad una lettura che si potrebbe definire normalizzante del pontificato roncalliano appunto etsi Alberigo non daretur161 ; altre, perseguendo questo obiettivo, finiscono per rivelarsi smaccatamente decentrate se non caricaturali;162 altre ancora, intersecandosi
posizione contro questa immagine stereotipata: Non a caso avevano scritto questa definizione stata usata per contenere il significato del consenso popolare a papa Roncalli, riducendolo ad un apprezzamento per le qualit personali di bonomia di Roncalli ed escludendone ladesione ai contenuti forti e caratterizzanti, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, cit., 25. 160 Se ne avuta in epoca pi recente riprova tanto nellimpegnativo riferimento di Giovanni Paolo II alla Pacem in terris compiuto nel messaggio per la Giornata mondiale della Pace del 1 gennaio 2003 (Pacem in terris: un impegno permanente) nellimminenza dello scoppio della Seconda Guerra del Golfo , quanto nel forte richiamo di Benedetto XVI alle parole di affetto rivolte dallallora delegato apostolico Roncalli alla popolazione turca fatto in occasione del viaggio in Turchia del novembre-dicembre 2006: evidentemente le pi impegnative reperibili da parte vaticana nonostante quasi mezzo secolo di relazioni diplomatiche tra S. Sede e Repubblica di Turchia e ben due viaggi papali: quello di Paolo VI nel 1967 e quello di Giovanni Paolo II nel 1979. 161 Qui mi limito a richiamare il caso di A. Marchetto, Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia, Citt del Vaticano 2005, 205-209. un processo di normalizzazione che include anche il tentativo di declinare storiograficamente lavvio dellOstpolitik vaticana come il silenzio di Giovanni XXIII verso il comunismo, stabilendo in questo modo un improbabile parallelismo con i pi dibattuti silenzi di Pio XII rispetto ai crimini nazisti e alla Shoah. 162 Basti pensare, per restare cronologicamente pi vicini a noi, a quanto scritto da Andrea Tornielli, gi autore di Giovanni XXIII, vita di un padre santo (Torino, 2000), allindomani della scomparsa di Alberigo: e cio che si deve a lui e alla sua scuola, la creazione del mito di Giovanni XXIII come campione del progressismo cattolico. Alberigo dimentica i tanti aspetti tradizionali dellanziano pontefice bergamasco, il quale era s un coraggioso innovatore, ma non certamente un rivoluzionario, Alberigo. La leggenda del Papa progressista, in Il Giornale, 16 giugno 2007; o ancora si tenga presente quanto scrive Vittorio Messori mentre riflette sugli anni della follia sessantottesca: anni della eccitazione clericale durante e dopo il Vaticano II, voluto da papa Roncalli come aggiornamento pastorale della dottrina di sempre e trasformato con sua amara sorpresa in una sorta di Stati generali, nella Costituente di una utopica nuova Chiesa, strappata da un passato condannato come una teoria di errori e di vergogne. Agli inizi, almeno, di quella svolta rivoluzionaria contribu anche il trentacinquenne, ma gi cattedratico, professor Ratzinger che, perito teologico di Josef Frings, cardinale arcivescovo di Colonia, fu tra gli estensori dello storico documento con il quale lassemblea respinse limpostazione che Giovanni XXIII e il cardinal Ottaviani intendevano dare al Concilio. Coloro che hanno creato limprobabile santino di un Roncalli progressista non ci informano che questi, in realt, fu duramente osteggiato proprio dallo schieramento cosiddetto progressista dei Padri e dei loro teologi. In lui si denunciava il garante supremo della cosiddetta arcaica teologia romana, V. Messori, Il

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con lacceso dibattito intorno allermeneutica del Vaticano II, rinverdiscono, in modo pi o meno consapevole, le pi antiche accuse di insipienza rivolte anzitempo al successore di Pio XII.163 Nulla di grave, beninteso, dal punto di vista storiografico: Cantimori scriveva pochi anni prima della morte che tutto sommato lerrore di un libro di storia [] si pu correggere; pi difficile e certo pi costoso [] correggere un errore di consapevolezza politica e civile.164
giovane Ratzinger, progressista conciliante, in Corriere della Sera, 22 ottobre 2007, 36. Gi nel 1986 Giuseppe Alberigo aveva in ogni caso osservato che i rapidi cenni di V. Messori-J. Ratzinger, Rapporto sulla fede, Torino 1985, 37-40, secondo i quali papa Giovanni non aveva previsto la possibilit di un rifiuto degli schemi preparatori da parte del concilio e si attendeva una votazione rapida e senza difficolt di questi progetti che egli aveva letti e accolti tutti con favore sono spiacevolmente infondati e perci inattendibili, Giovanni XXIII e il Vaticano II, cit., 238-239. 163 Di queste aveva gi dato ampiamente conto M. Marazziti, I papi di carta. Nascita e svolta dellinformazione religiosa da Pio XII a Giovanni XXIII, Genova 1990, 153162; 181-224. La bibliografia sullargomento sterminata e in questa sede mi limito a richiamare solo due casi pi recenti, entrambi scaturenti da un contesto che si pu in qualche modo definire ambrosiano: stato il teologo Giuseppe Angelini ad esprimere recentemente la convinzione che le formule impiegate da Giovanni XXIII nellallocuzione dapertura del Concilio Vaticano II appaiono, oggi pi di allora, abbastanza ingenue; paiono scontare assunti, che allora potevano effettivamente apparire ancora come scontati, ma che lo svolgimento effettivo del Concilio mostrer invece decisamente essere assai poco scontati: La recezione del Concilio. Sul conflitto delle interpretazioni, in Il Regno-Attualit, 52 (2007)/10, 299; dal canto suo larcivescovo emerito di Bologna, dopo aver elencato puntigliosamente una serie di questioni inerenti al pontificato roncalliano che lo hanno lasciato perplesso (la presa di distanza di Roncalli dai profeti di sventura, linsistenza sulla ricerca di ci che univa a discapito di ci che divideva, la distinzione tra errore ed errante), ritiene che Antonio Rimoldi abbia potuto scrivere con fondata attendibilit che il Concilio si concluse il 7 dicembre 1965 in un clima di ottimismo per certi aspetti eccessivo e ingenuo (lottimismo giovanneo) che coinvolse un po tutti quanti e che certamente non favor la presa di coscienza dellavanzata della contestazione del 1968: G. Biffi, Memorie e digressioni di un italiano cardinale, Siena 2007, 157. Non meno passibili di strumentalizzazione sono in questo senso le stesse parole rivolte da Benedetto XVI ad un gruppo di sacerdoti incontrati ad Auronzo di Cadore nellestate 2007: anchio ha testimoniato il papa ho vissuto i tempi del Concilio, essendo nella Basilica di San Pietro con grande entusiasmo e vedendo come si aprivano nuove porte e pareva realmente essere la nuova Pentecoste, dove la Chiesa poteva nuovamente convincere lumanit, dopo lallontanamento del mondo dalla Chiesa nellOttocento e nel Novecento, sembrava si rincontrassero di nuovo Chiesa e mondo e che rinascesse nuovamente un mondo cristiano ed una Chiesa del mondo e veramente aperta al mondo. Abbiamo tanto sperato, ma le cose in realt si sono rivelate pi difficili, Insegnamenti di Benedetto XVI, vol. III/2, Citt del Vaticano, 74. Per un inquadramento recente del dibattito intorno alla ricezione del Concilio si veda Chi ha paura del Vaticano II?, a cura di A. Melloni e G. Ruggieri, Roma 2009. 164 Cfr. D. Cantimori, Conversando di storia, Bari 1967, 134.

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Quella che Alberigo declinava come la profezia di Giovanni XXIII pu facilmente apparire allosservatore della congiuntura ecclesiale contemporanea drasticamente diluita, se non archiviata.165 Gi Giovanni Miccoli, dieci anni dopo la morte di Roncalli, pur definendola indilazionabile, aveva scritto che quella di Giovanni XXIII era, per tutta una serie di considerazioni legate ai ritmi, alle necessit e alla logica interna della chiesa una svolta impossibile.166 Era una possibilit considerata pure da Alberigo, che per era andato oltre e aveva intravisto nella sua materializzazione esattamente una conferma della propria ipotesi storiografica:
Daltronde aveva infatti scritto nel 1979 mai nessuna profezia ha avuto il proprio criterio di autenticit nel consenso dei contemporanei; se mai, proprio il rigetto una verifica ricorrente del carattere profetico dellannuncio. Il criterio di autenticit sta altrove, nella limpida fedelt dellindirizzo profetico alla parola di Dio e al suo giudizio su un preciso momento storico. In questo senso lindicazione giovannea costituisce un autentico segno dei tempi, davanti al quale la chiesa appare sconcertata o oscillante tra disponibilit e rifiuto.167

Proprio nellultimo contributo dedicato a Roncalli e che uscir postumo, Giuseppe Alberigo ha ripercorso, anche autobiograficamente, le stagioni della ricerca storiografica intorno a Giovanni XXIII, tracciando per la prima ed ultima volta un giudizio nettamente soddisfatto del lavoro svolto per quasi un trentennio: il mistero Roncalli ha scritto stato svelato, il mito stato ridimensionato; ma ha
Lo stesso Alberigo scriveva un anno dopo lelezione a papa di Karol Wojtya come con Giovanni XXIII da ultimo si visto quale importanza ha potuto avere lesercizio effettivo di una leadership, associata o meno che fosse a una precisa funzione ministeriale. [] probabile che si tratti di un sentimento destinato a restare insoddisfatto, anche perch appare superata, nella societ come nella chiesa, la stagione delle grandi personalit carismatiche. In questa prospettiva la collegialit non altro che una necessit imprescindibile, Cristiani nella storia, cit., 26. 166 Miccoli, Chiesa e societ in Italia dal Concilio Vaticano I (1870) al pontificato di Giovanni XXIII, cit., 1548. 167 Alberigo, Cristiani nella storia, cit., 22-23. Ancora nel 2003 Alberigo si chiedeva: La serena, quanto impegnativa, determinazione di lasciar coesistere lAngelino di sempre il figlio di Marianna e Battista con il successore di Pietro, senza che questi provasse vergogna per le virt o per i limiti del primo, anzi, di vivificare il pontificato romano con la semplice virt cristiana ha dato al pontificato giovanneo una trasparenza capace di incantare tanti. dotato anche di unincisivit epocale, idonea a introdurre al centro del cattolicesimo un pi di fedelt evangelica? Lo storico di oggi tentato di rispondere affermativamente, ma sarebbe uninescusabile presunzione. Per affermarlo occorrerebbe essere di spirito profetico dotati, Roncalli privato?, cit., 479.
165

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aggiunto subito dopo, passando il testimone ad altri ed ipotizzando nuove piste per approfondimenti:168 il pontificato di Giovanni XXIII
168

Il soddisfacente completamento della conoscenza della biografia, apre pi esplicitamente di prima la possibilit e lopportunit di una conoscenza altrettanto esauriente della sua attivit come patriarca della chiesa veneziana e, soprattutto, come Vescovo di Roma. Questo decennio conclusivo della vita di Roncalli deve essere ancora arato a fondo sia dal punto di vista fattuale che, particolarmente, da quello dellimpulso che la condizione pienamente pastorale a Venezia e, soprattutto, a Roma ha esercitato sulle potenzialit accumulate in tutta la vita precedente, consentendogli e, per cos dire, obbligandolo a metterle a frutto in tutte le loro potenzialit. Sia lepiscopato veneziano che il pontificato sono suscettibili di importanti approfondimenti conoscitivi, come hanno mostrato alcuni assaggi, effettuati in occasione del XL della pubblicazione dellenciclica Pacem in terris. Liter della formazione della volont del papa di intervenire sulla problematica della pace e delle relazioni tra gli schieramenti ideologici non stato ancora soddisfacentemente ricostruito. Anche la preparazione del testo, sino alla redazione definitiva e alla sua traduzione nelle varie lingue, attende ancora apporti chiarificatori. Per gli anni romani parecchi degli interrogativi formulati da Lercaro attendono di essere sciolti. I rapporti del papa con i pi immediati collaboratori da Capovilla ai segretari di Stato, prima Tardini poi Cicognani, a DellAcqua a Bea devono essere ancora adeguatamente illuminati. Altrettanto si deve dire per la collaborazione di Felici, potente segretario del concilio, oscillante tra la fedelt al pontefice e la spontanea solidariet con gli orientamenti della minoranza conciliare. La solitudine istituzionale, che avrebbe caratterizzato il pontificato giovanneo, attende ancora, a sua volta, i chiarimenti e le specificazioni che la sua lucida enunciazione merita. La difficile relazione tra i papi degli ultimi secoli e la sempre pi complessa struttura curiale, che connota la direzione centrale del cattolicesimo ha avuto un nuovo capitolo con Giovanni XXIII oppure una vera e propria svolta? In quale misura vi stata resistenza passiva agli orientamenti giovannei? Vi sono state occasioni nelle quali si provato a forzare la volont del papa, inducendolo a annotare nellAgenda del 28 giugno 1962 vigilia della solennit di S.Pietro! ... Papa lo sono per volont del Signore che mi buon testimonio: ma di essere pappagallo che ripete a memoria il pensiero e la voce altrui, proprio mi mortifica: e prego il Signore a perdonarmi di questa debolezza? Infine, anche la maturazione del progetto concilio e, poi, la sua evoluzione sino alla preparazione, allallocuzione dapertura Gaudet mater Ecclesia e alle complesse tensioni del primo periodo conciliare e dei mesi successivi sino alla morte hanno ancora molti passaggi che meritano di essere sciolti. Anche a questo proposito lisolamento di Giovanni XXIII risalta in diverse occasioni. Gi durante la lunga preparazione del Vaticano II le solidariet con i suoi orientamenti appaiono rarissime e tarde (Suenens, Lger), forse con lunica eccezione di A. Bea. Anche durante lo svolgimento del primo periodo di lavori dellautunno 1962 e, successivamente sino alla morte, la lontananza tra il papa e i massimi esponenti dellepiscopato resta considerevole. Forse si sono sommati linomogeneit dei progetti e delle impostazioni di papa Giovanni rispetto al clima e alla sensibilit di una Curia ancora tutta formata e modellata durante il lungo pontificato pacelliano con la dimensione sovrana e monarchica del papato. Raramente le Agende testimoniano di incontri con interlocutori, ma quasi sempre con sudditi, magari infidi o sleali, ma non mossi da uno spirito di collaborazione, G. Alberigo, Roncalli: un mistero?, in Mlanges en lhonneur dtienne Fouilloux, in preparazione a cura di D. Pelletier, A. Becker e F. Gugelot.

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pu e deve essere meglio conosciuto e documentato. Lincidenza storica che esso ha avuto non tollera ombre.169 Enrico Galavotti Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII galavotti@fscire.it

Riassunto: Giuseppe Alberigo ha dedicato quarantanni allo studio della figura e dellopera di Giovanni XXIII. Lo ha fatto seguendo fedelmente le indicazioni metodologiche scaturite dalla conferenza tenuta dal card. Lercaro allIstituto Sturzo nel 1965, che prefigurava nel caso di papa Giovanni una ricerca che non si preoccupasse di esaltare gli elementi di continuit con i precedenti pontificati, ma che fosse piuttosto capace di mettere in luce la qualit profetica del papato roncalliano e che ne censisse minutamente le peculiarit qualitative e le resistenze ad esse poste in essere dallapparato curiale. In questo senso il risultato delle ricerche di Alberigo, che hanno mutato radicalmente il patrimonio di conoscenze su Angelo Giuseppe Roncalli, evidenziano come resti ancora moltissimo da fare per comprendere appieno la ricchezza della vita e dellesperienza cristiana di Giovanni XXIII. In appendice viene pubblicato il testo sinora inedito di un seminario tenuto da Alberigo allIstituto per le scienze religiose di Bologna nel 2000 dove egli fa il punto sulla questione roncalliana.

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Ibidem.

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Appendice: Per comprendere Roncalli. Un seminario di Giuseppe Alberigo1

Le cose che cercheremo di dire oggi, probabilmente, possono in parte riprendere, al limite ripetere, cose gi dette ieri e possono anticipare, sovrapporsi, a cose che verranno dette anche nei prossimi giorni.2 Pi o meno io vorrei seguire questa elementare scaletta: alcune avvertenze, che dir subito, e poi fermarmi un poco su questi quattro punti: I) la periodizzazione della vita di Roncalli; II) le fonti; III) alcuni problemi metodologici; IV) alcuni nodi problematici (pi a titolo desempio, forse, che altro). Lavvertenza delle avvertenze che chiunque mi interrompa in qualsiasi momento, chiedendo chiarimenti, facendo obiezioni bene accetto: per lennesima volta ripeter lammonimento di Jedin che le
1

Quella che segue la trascrizione integrale dellaudioregistrazione di un seminario tenuto da Giuseppe Alberigo presso la Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII il 21 novembre 2000 intitolato: Comprendere Roncalli: periodizzazione approcci metodologici nodi problematici. Il seminario si inseriva in un ciclo di interventi rivolti ai ricercatori interni e in particolare a coloro che stavano svolgendo ricerche su A.G. Roncalli/Giovanni XXIII e che, di qui a poco, sarebbero stati coinvolti nellquipe di lavoro per lEdizione Nazionale dei Diari di Giovanni XXIII. Il prof. Alberigo svolse il suo intervento in due sessioni (una al mattino e una nel pomeriggio) impiegando una scaletta distribuita a tutti i presenti: viene riprodotta in questa sede sotto forma di titoli in corsivo nelle sezioni I.1 (A.G. Roncalli) e I.2 (Giovanni XXIII). La trascrizione rispetta quanto esposto dal prof. Alberigo: si proceduto a una revisione finale del testo, riletto anche da Angelina Nicora Alberigo e Giuseppe Ruggieri, esclusivamente per eliminare alcune ripetizioni allinterno dei medesimi periodi e per inserire alcuni titoli nella parte introduttiva (Avvertenze preliminari); anche nelle parti III (Avvertenze metodologiche) e IV (Nodi problematici) si sono inseriti alcuni punti e si talora ricorso al corsivo per scandire meglio il contenuto di quanto esposto dal prof. Alberigo; in corsivo vengono anche riprodotte le domande e gli interventi di coloro che hanno preso parte al seminario (quando non stato possibile identificare linterlocutore si posta la sigla n.i.). Le note a pi di pagina seguenti sono tutte redazionali e danno i riferimenti bibliografici ai testi o alle fonti alle quali stato fatto esplicitamente cenno nel corso del seminario. Il giorno prima Alberto Melloni aveva tenuto un seminario intitolato Lettura del Giornale dellAnima. Interverranno successivamente Silvia Scatena (Il patriarca Roncalli: esperienze pastorali a Venezia, 1953-1958, 22 novembre 2000), Mauro Velati (Un concilio per lunit: fonti sullecumenismo roncalliano, 13 dicembre 2000), Giuseppe Ruggieri (Esiste una teologia di papa Giovanni?, 15 dicembre 2000; poi edito in Un cristiano sul trono di Pietro. Studi storici su Giovanni XXIII, a cura della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, Sotto il Monte Giovanni XXIII 2003, 253-274) ed tienne Fouilloux (Roncalli e la chiesa di Francia, 29 gennaio 2001).

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domande apparentemente stupide sono quelle molto utili. Perci nessuna preoccupazione di fare domande. Avvertenze preliminari 1) Semplicit, non banalit Ecco, Roncalli. La prima avvertenza, avvicinandosi a questuomo che ormai vuol dire ai suoi scritti, naturalmente , che c una evidente semplicit delluomo. Bisogna stare molto attenti a non scambiarla (lo dice lui stesso daltronde in qualcheduno dei suoi appunti) per banalit: perch un uomo tuttaltro che banale. E perci c una semplicit reale, in parte anche spiegabile con le sue origini contadine, ma in parte certamente con il suo temperamento. una di quelle caratteristiche che non dimetter mai, malgrado contatti e esperienze che avrebbero potuto o, al limite, qualcuno potrebbe pensare avrebbero dovuto, fare dismettere. Credo che, per fare un esempio fra tanti, il vescovo con cui lui trascorre dieci anni cruciali della sua vita come segretario, Radini Tedeschi, vescovo di Bergamo personalit fortissima e che Roncalli vive come personalit fortissima e nei confronti del quale nutre in atto e per tutta la sua vita, sino allultimo giorno, una devozione intensissima non era uomo semplice, tuttaltro. Ecco: linflusso di Radini su Roncalli complesso, ricchissimo, profondo, ma non ha scalfito lo stile di semplicit di questo, allora, giovane prete. Perci, ecco, c una semplicit e c una semplicit apparente: non nel senso che ci sia una finzione, una esibizione di semplicit, al contrario. Ma nel senso che una caratteristica che pu essere facilmente scambiata anche per chi come noi ormai non pu fare i conti che con gli scritti, con la documentazione scritta, e non col contatto personale per una falsa o comunque apparente semplicit. una semplicit reale, ma una semplicit al di l della quale, sotto la quale, o accanto alla quale ci sono molte altre dimensioni complesse che vanno via via conosciute, messe in luce, identificate. 2) Una complessit reale Altrimenti se ci si ferma a questa prima e pi immediatamente evidente impressione di semplicit si rischia in qualche modo di essere depistati, di non avere una percezione reale e questa una seconda caratteristica della complessit di questuomo. una complessit certo che deriva poi lo vedremo parlando della periodizzazione della sua vita dallesperienza. Unesperienza oggettivamente complessa, che tocca

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tanti aspetti della sua vita e della vita della chiesa; ma una complessit che riguarda, mi sembra, anche la persona, anche luomo Roncalli al di l delle vicende della sua esperienza di vita. Una complessit appunto che convive tranquillamente, serenamente come tutto il personaggio Roncalli con quella semplicit che dicevo prima. Non per s almeno a me non pare che questa complessit sia contraddittoria con la semplicit: per una complessit reale. In certe annotazioni di suoi interlocutori, di testimoni della sua esperienza, si trovano dei sintomi di questa percezione di una complessit che talora viene addirittura messa in contraddizione con la semplicit di questuomo, che d limpressione ad alcuni dei suoi interlocutori di usare appunto la semplicit per schermare unabilit. C pi duno che classifica Roncalli come il prototipo del diplomatico pontificio, sottintendendo con questa affermazione abilit ma anche machiavellismo; ma anche tutta una serie di qualit forse professionalmente apprezzabili, ma non certo modello di stile cristiano. Ecco, ora io credo che ci sia questa complessit di fondo, ma che faccia parte della ricchezza delluomo e della sua lunga esperienza. Il che vuol dire che limpressione che a prima vista d questa personalit di essere tutta esibita, tutta a portata di mano, tutta facilmente conoscibile pu essere fortemente ingannevole e pu pregiudicare un approccio critico. Non perch Roncalli si neghi nelle sue lettere o nelle sue omelie o in altre fonti, ma perch certamente, ad esempio, tiene conto in modo molto normale, molto abituale dei suoi interlocutori: che siano, che so, i suoi familiari a Sotto il Monte. C questo episodio, questo problemino abbastanza scottante, per cui si dice: Ah, ma Roncalli in queste lettere ha, in alcuni casi, suggerito ai propri familiari un atteggiamento acquiescente nei confronti del fascismo. indubbio, sta scritto l. Ma il problema anche di capire se Roncalli, quando scrive in famiglia, tiene o non tiene conto dei suoi destinatari, che sono appunto questo piccolo clan dei Roncalli a Sotto il Monte, a Camaitino, costituito da persone estremamente semplici e che proprio perch tali hanno una illimitata devozione nei confronti del figlio-fratello-zio-cugino diventato prima prete, poi segretario del vescovo, poi vescovo a sua volta, ecc. E perci i suoi scritti, con ogni probabilit, diventavano una specie di lectio pubblica in paese. Allora chiaro che quelle battute sullatteggiamento appunto passivo, di accettazione del regime fascista, forse vanno contestualizzate con questa avvertenza del destinatario. Daltronde era quel destinatario che aveva indotto il Roncalli ancora abbastanza giovane a smettere di scrivere a casa lettere manoscritte, perch si era reso conto che soprattutto i suoi genitori, abbastanza anziani e con un grado di istruzione molto limitato, avevano difficolt a leggere il suo manoscritto.

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E allora c una lettera in cui racconta: finalmente mi sono deciso a comprare una macchina da scrivere e dora in avanti vi scriver a macchina perch questo sicuramente faciliter la vostra lettura. Ecco, era una tipica considerazione del proprio interlocutore, del proprio destinatario, anche se poi, in realt, vero che Roncalli prender labitudine dello scrivere a macchina. Cos gran parte, non tutto, delle sue fonti, da un certo momento, sono dattiloscritti piuttosto che non manoscritti; comprese, ad esempio, quelle redazioni preparatorie dellallocuzione dapertura del Vaticano II, uno dei suoi atti pi importanti, che sono in gran parte appunto scritte malamente, piene derrori, ecc. con la sua macchina da scrivere e, chiaramente, con la sua mano3 (anche se poi invece, ad esempio, il Giornale dellAnima normalmente, come si vede anche da queste riproduzioni, un manoscritto).4 Ecco tutto questo per dire, appunto, che c questa complessit e che c anche soprattutto da un certo momento della sua esperienza in avanti, quando ricoprir ruoli pi importanti, impegnativi e delicati un atteggiamento di gradualit nel manifestare le sue impressioni, i suoi sentimenti, le sue valutazioni. Anche questa certamente una dimensione da tenere presente. 3) La gerarchia delle fonti Sapete, credo, o comunque lo si ripete utilmente, che le fonti di Roncalli, cio i suoi testi, sono numerosissime, sono amplissime. Anche perch questuomo, appunto, ha questa abitudine di conservare tutto e di conseguenza abbiamo, non solo nel Giornale dellAnima le sue annotazioni di quattordicenne, ecc., ma, in generale, una quantit di lettere, di prediche, di omelie, di appunti, ecc., che coprono quasi tutto larco di una vita molto lunga. Viene spontaneo di stabilire una specie di gerarchia tra queste fonti. anche innegabile che il discorso di apertura del Vaticano II che ho appena ricordato sia pi importante della lettera che pure ricordavo pocanzi ai genitori. Ma bisogna essere molto cauti nelluso di questo criterio della gerarchia delle fonti. Perch certamente ci sono informazioni, elementi della biografia di Roncalli, anche molto rilevanti, che non necessariamente stanno nelle fonti importanti, ma che si possono tranquillamente ritrovare in lettere, biglietti, annotazioni. Per non fare sempre lesempio del discorso dapertura del Vaticano II,
3

G. Alberigo-A. Melloni, Lallocuzione Gaudet Mater Ecclesia di Giovanni XXIII (11 ottobre 1962), in Fede Tradizione Profezia. Studi su Giovanni XXIII e sul Vaticano II, Brescia 1984, 185-284. Alberigo allude agli ingrandimenti fotografici di alcune pagine del Giornale dellanima che erano appesi nellantica Sala seminari al secondo piano dellIstituto per le scienze religiose.

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prendiamo lomelia di congedo dalla Bulgaria, che pure abbastanza nota.5 certamente unomelia in cui non difficile percepire un impegno particolare per esprimere un insieme di sentimenti relativi al rapporto di Roncalli con la Bulgaria e, entro certi limiti, con un prototipo di paese cristiano ma non cattolico, appunto ortodosso, come era la Bulgaria. Perci, certamente, unomelia pi significativa di molte altre. Ecco, per credo che sia importante essere avvertiti che questa immaginaria gerarchia dei generi letterari, che metterebbe appunto allapice alcuni grandi atti e poi via via, per cos dire, a scendere atti pi modesti e singole lettere o biglietti o annotazioni va presa con molta cautela. Senza dire che appunto in questa immaginaria gerarchia dei generi letterari il Giornale dellAnima, di cui vi ha parlato ieri Alberto Melloni, che in una qualche misura una specie di fonte sotterranea, non visibile almeno sino a che non stata pubblicata dopo la morte di Roncalli e le cui pagine spesso hanno un peso, una portata, un significato biografico molto alto, va poi correlato, integrato, confrontato con gli atti, per cos dire, esterni: le lettere, le omelie, gli atti pubblici o semipubblici che negli stessi periodi della sua vita spesso negli stessi giorni delle annotazioni del Giornale dellAnima Roncalli ha avuto occasione di produrre. 4) Continuit e discontinuit Unaltra avvertenza che mi sembra importante ricordare quella del rapporto, che talora non facile mettere a fuoco, tra la continuit del personaggio Roncalli lungo i pi che ottantanni della sua vita e le modificazioni che le esperienze che lui va facendo inducono nella sua personalit. Certamente c un forte fattore di continuit nella personalit di Roncalli. Che so, lorigine contadina per fare un esempio forse facile non si dismette mai (e forse non cera neanche lintenzione in Roncalli di dismetterla o di uscirne). Per, senza dubbio, rimane fortemente presente e non si pu prescinderne in tutto larco della sua vita. Ma nello stesso tempo il mutare delle condizioni pure di grande importanza. Quando le vicende lo portano a entrare, sia pure per molto tempo a livelli molto modesti, nella diplomazia vaticana, certamente il fatto di esercitare questo tipo di professione induce in lui tutta una serie di atteggiamenti e di modificazioni del proprio comportamento. C questa continua nostalgia per limpegno pastorale che in gran parte gli impedito ma che finisce per risfoderare per via, talora, un po surrettizia:
5

Cfr. F. Della Salda, Obbedienza e pace. Il vescovo A.G. Roncalli tra Sofia e Roma (1925-1934), Genova 1988, 259-262.

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per cui, appunto, si pu dire che approfitter dei terremoti in Bulgaria per fare molti giri nei paesi, nelle comunit e in tanti luoghi del paese. In Francia, da nunzio, girer ininterrottamente nelle diocesi francesi creando anche tutta una serie di lamentele, di malessere, di discussioni e di richiami da Roma. Questo per dire che certamente le esperienze che va facendo influiscono sulla sua personalit e sul suo stile. Daltronde sappiamo, perch ce lo racconta lui stesso, che c questo atteggiamento di fondo: e cio quando lascer Bergamo prima, la sua citt natale (anche se non nato fisicamente a Bergamo), e Roma dove rimane pochi anni con questa funzione di preposto alla raccolta dei fondi per le Missioni in Italia per essere inviato in Bulgaria e poi di l non si fermer pi perch appunto ci sar tutto questo itinerario: la Bulgaria, la Turchia, la Francia, Venezia lui dice: ogni volta io mi preoccupo di leggere gli scritti dei grandi vescovi santi dei luoghi dove io devo assumere una responsabilit. Il che era chiaramente un progetto, in qualche modo, di assimilazione, di voler entrare nella tradizione di quel luogo, di quella situazione, di quella terra. Tanto vero che far, per un altro verso, con minore successo che non come con le letture dei vescovi santi, il tentativo di imparare il bulgaro e il turco: tentativi che gli riusciranno pi male che bene per tante comprensibili ragioni (un po meglio col francese, anche se poi anche l in un modo forse non cos splendido). Ecco, lidea, il progetto, di imparare il bulgaro, di imparare il turco, facevano parte di un esplicito sforzo di assimilazione, di entrare dentro una cultura, una storia, una terra, certamente in un modo molto forte (e come probabilmente molti altri che si sono trovati ad esercitare responsabilit analoghe in situazioni analoghe non si sono affatti preoccupati di fare). Certamente importante percepire questa coesistenza dinamica tra elementi di continuit della persona di Roncalli e le nuove esperienze. Certamente sar cos poi, in un modo pi forte, quando, nominato patriarca a Venezia, raggiunge finalmente, come scrive ripetutamente, il suo desiderio di una responsabilit pastorale in senso proprio e non pi accidentale come era stato per vari decenni. Certamente anche l c un impegno pastorale particolarmente intenso che riprende s un sentimento antico, una aspirazione, potremmo dire, che risale alle origini della stessa vocazione sacerdotale di Roncalli (come daltronde credo per la grande maggioranza delle vocazioni sacerdotali), ma che, in qualche modo, era rimasta congelata dalle vicende che di fatto lo avevano portato per decenni in altre direzioni. Perci c questo rimodellarsi via via dellidentikit di Roncalli con elementi di continuit e di novit. Torneremo su questo argomento.

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Voi sapete che un gesuita francese, padre Rouquette, ha coniato ad un certo momento questa formula del mystre Roncalli, del mistero di Roncalli.6 Unespressione abbastanza capace di esprimere il sentimento che molti in Francia, soprattutto poi membri autorevoli della Chiesa francese, avevano di fronte a papa Giovanni XXIII, confrontandolo con il nunzio Roncalli che una decina danni prima molti di loro avevano appunto conosciuto a Parigi. E limpressione era che ci fosse un salto molto grande: che tanto quanto il nunzio Roncalli a Parigi aveva lasciato insoddisfatti o addirittura polemici molti membri, e anche esponenti di grande rilievo, della chiesa di Francia, poi il papa Giovanni XXIII invece dava grandi soddisfazioni a queste stesse persone, a questi stessi ambienti. Allora un modo che Rouquette ha trovato per definire questa espressione di due Roncalli stata appunto quella del mystre Roncalli. Naturalmente una formula che ricorre nellesperienza biografica di grandi personalit: per fare solo un esempio, anche in gran parte contemporaneo a Roncalli, questo teologo di grande qualit, il padre Chenu, domenicano, pi volte ha avuto occasione di dire lui stesso a degli uditori: non ci sono due Chenu. C un solo Chenu che non diviso tra lo studioso della teologia tomista del medioevo cristiano e il fiancheggiatore dei pretioperai, ecc.: la medesima persona. Dunque nella medesima persona non c contraddizione: non c soluzione di continuit tra questi due aspetti della sua vita, del suo impegno, della sua personalit. Questo per dire che la formula di Rouquette non poi cos unica, anche se ha avuto particolare risonanza perch applicata per lappunto al papa. Io credo che non sia la strada pi utile per comprendere Roncalli. Forse pi adeguato rendersi conto di questo accorparsi ad alcuni elementi costitutivi della sua personalit delle esperienze che via via viene facendo. E certamente quando questo uomo molto anziano potremmo dire tranquillamente vecchio viene eletto vescovo di Roma, ecco, questo non , per cos dire, il fisiologico compimento di una carriera ecclesiastica. vero che questuomo prete, poi diventa segretario di un vescovo importante, poi ha una carica curiale di qualche modesto rilievo, poi entra nella diplomazia pontificia, ne raggiunge lapice come nunzio a Parigi, poi diventa patriarca a Venezia, cardinale e infine, con una certa continuit, viene anche eletto papa. In realt, mi pare che lesperienza che Roncalli fa ogni volta, ad ognuno di questi passaggi tanto pi al passaggio finale della elezione al pontificato romano quella di rimodellare la sua personalit. Il che non vuol dire rinnegare il passato, al contrario: sarebbe stato totalmente estraneo alla mentalit e alla personalit
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R. Rouquette s.j., Le mystre Roncalli, in Etudes, 318 (1963), 4-18.

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di Roncalli. Ma certamente, per, vuole anche evitare un assorbimento banale, burocratico delle nuove responsabilit. C indubbiamente una svolta ogni volta e tanto pi nella tappa finale del pontificato romano. 5) Tradizione e rinnovamento, pastoralit e aggiornamento Un nodo quasi in fondo a queste avvertenze per me sempre molto complicato da capire fino in fondo come questuomo appaia contemporaneamente un uomo della tradizione (senza alcun dubbio: qualsiasi altra caratterizzazione mi parrebbe sfuocata o addirittura inaccettabile) e per, nello stesso tempo, sia un uomo che fa proprie, o addirittura anticipa, iniziative, linee, prospettive di rinnovamento. Tutto questo si potrebbe esemplificare in un modo evidentissimo con quelle due parole chiave con le quali imposta in parte la sua vita ma, soprattutto poi, in modo pi solenne ed esplicito, il Vaticano II: la pastoralit e laggiornamento. Entrambe parole non di moda: tanto vero che lo diventano clamorosamente quando il papa le mette sul tavolo. Allora come si connettono queste due dimensioni? Noi siamo abituati abbastanza normalmente a trovarci di fronte o a personalit fortemente legate alla tradizione, anche in un modo molto autentico, degno di grande rispetto, o a persone, invece, proiettate verso il rinnovamento, verso il futuro, verso modificazioni. Il caso di Roncalli forse non unico, ma unico almeno a livello delle responsabilit che lui si trovato poi ad esercitare invece abbastanza impressionante, qualche volta pu creare disagio e non riguarda solo gli anni di pontificato. Un caso molto noto quando a Istanbul decide abbastanza presto di introdurre almeno in qualche momento della celebrazione liturgica luso della lingua turca. Non so se ci rendiamo conto: ma negli anni Trenta, o forse anche oggi, lidea di usare in celebrazioni liturgiche alcune espressioni di una lingua che si poteva forse si pu senza troppe difficolt qualificare come non cristiana (ammesso e non concesso che esistano le lingue cristiane) creava malumori naturalmente sia a Istanbul che a Roma. Ma un caso caratteristico di una percezione. Certo, ci sono delle spiegazioni genetiche per questo: quando lui era segretario di Radini Tedeschi a Bergamo aveva avuto contatti con il card. Mercier di Malines e con il movimento liturgico che aveva certamente in Mercier uno degli esponenti di punta. Per, malgrado tutto, questo, come altri che si potrebbero ricordare, resta un atto di rinnovamento profondo, inatteso. Basti pensare che limmediato predecessore di Roncalli a Istanbul, il delegato apostolico al quale lui succede, mons. Margotti, era in realt stato trasferito anche perch aveva creato una tensione tale con il governo turco che anche a Roma ci si era resi conto che non era pi possibile lasciarlo

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a Istanbul e, come spesso capita, lavevano promosso e sostituito con Roncalli. Il conflitto tra questo predecessore di Roncalli e il governo era relativo a quella norma nuova con la quale il governo turco (era la grande stagione della secolarizzazione della Turchia nei confronti non del cristianesimo, naturalmente, ma dellislamismo) aveva introdotto il divieto delluso pubblico di qualsiasi veste noi diremmo ecclesiastica, ma naturalmente anche delle vesti rituali islamiche. Il predecessore di Roncalli si era opposto drasticamente alla accettazione da parte del clero cattolico di questa norma di legge. Roncalli, tranquillamente, quando arriva l si fa vedere in modo ostentato passeggiare nel centro di Istanbul in clergyman: applicando cos uno dei suoi criteri-guida consistente nel distinguere tra lessenziale e laccessorio. Per cui in quella occasione ritiene accessorio luso della talare e invece sostanziali tuttaltre cose. Certamente c questa duttilit di Roncalli sulle questioni non essenziali, ma allo stesso tempo risulta essere intriso di tradizione. Lui stesso dir che anche la sua stessa conoscenza della Scrittura, della Bibbia, in gran parte deriva dalla celebrazione della liturgia. Cio il primo approccio suo alla Bibbia non la lettura diretta, ma la lettura dei brani biblici che sono inseriti ogni giorno nellordinario della messa. Questo un altro caso abbastanza importante, mi pare, per capire quanto Roncalli fosse intriso di tradizione. Ma appunto di una tradizione in cui, quasi istintivamente, Roncalli distingue tra le dimensioni e i contenuti essenziali e permanenti e invece gli aspetti storici, caduchi e modificabili. C una sua conferenza giovanile, occasionata da una circostanza celebrativa, il III centenario della morte di questo storico cattolico del XVI secolo, Cesare Baronio, uno dei grandi leader della controffensiva cattolica al protestantesimo sul piano della ricerca storica. Roncalli tiene a Bergamo questa conferenza e l affronta sono anni cruciali per questa discussione, la conferenza del 1907, gli anni del dibattito intorno al modernismo il rapporto intorno a fede e storia e potremmo dire, perci, il rapporto tra tradizione e rinnovamento.7 Certamente un testo, da questo punto di vista, di grande interesse, molto utile per percepire questa caratteristica essenziale di Roncalli di essere un uomo della tradizione non ho difficolt a dire un uomo tradizionale (sempre che si tenga distinto tradizionale dal tradizionalista) e nello stesso tempo, per, uomo che proprio in nome di questa immersione nella tradizione ha una capacit di percepire problemi nuovi, elementi di rinnovamento che forse ad altri potevano creare maggiori difficolt.
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A.G. Roncalli, Il cardinale Cesare Baronio, in La Scuola Cattolica, 36 (1908), s. IV, v. 12, 1-29; riedito come Id., Il cardinale Cesare Baronio, Roma 1961.

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6) Il vocabolario di un altro secolo Unultima avvertenza che Roncalli un uomo del suo tempo ( una solenne banalit!). Che cosa vuol dire? Vuol dire che questuomo, nato nel 1881, si forma prima della fine della Prima Guerra Mondiale, cio prima del 1918. Questo uno spartiacque che non riguarda certamente solo Roncalli, ma che riguarda tutta una generazione e forse di pi: che riguarda tutto il mondo europeo. La cesura tra la generazione che sta a monte della Prima Guerra Mondiale e quelle successive difficile da sottovalutare. una cesura di grandissima importanza che bisogna abituarsi, per chi lavora sulla storia contemporanea, a tenere in grande conto. una svolta che implica (adesso, naturalmente, non potremmo neppure cominciare a elencare le modificazioni che la Prima Guerra Mondiale produce, ben al di l dellaspetto puramente bellico, dei confini, che riguardano anche lItalia, il mondo coloniale, ecc.) proprio la modificazione e in fondo un po la definitiva uscita di tutto il mondo moderno dal mondo tardomedievale o comunque paleomoderno. E questo importante anche per Roncalli. Proprio perch uomo che ha trascorso, non solo linfanzia, ma gran parte della sua giovinezza, prima della fine della Prima Guerra Mondiale. Tra laltro poi nel suo caso la fine della guerra coincide anche con una svolta della sua vita: la fine della collaborazione con il vescovo di Bergamo (ma questo, malgrado tutto, secondario). Dico questo perch non solo indispensabile tenerne conto per molti aspetti della vita di Roncalli ma soprattutto perch vorrei che percepiste come il suo linguaggio, il suo vocabolario un vocabolario precedente alla Prima Guerra Mondiale. C tutta una serie di espressioni, di vocaboli, di giri di frasi che oggi ci appaiono incredibilmente aulici, ma che apparivano gi aulici anche quando io ho cominciato ad avere una qualche consuetudine con gli scritti di Roncalli il che vuol dire una quarantina almeno di anni fa perch il modo di esprimersi e di scrivere tipico di quel momento e che poi stato profondamente modificato con il clima successivo alla Prima Guerra Mondiale. Ricordavo ad alcuni di voi, parlando di tuttaltra persona, dello storico Jedin, ci che egli scrive di s stesso e della sua generazione, che una generazione in quel caso successiva (Jedin era nato ventanni dopo Roncalli e perci era uscito dallinfanzia con la fine della Prima Guerra Mondiale): In fondo la nostra generazione una generazione che non ha niente a spartire con ci che precede la Prima Guerra Mondiale.8 Cera proprio la percezione di
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Il 24 ottobre precedente il professor Alberigo aveva tenuto un seminario dedicato appunto a Hubert Jedin, del quale ricorreva nel 2000 il centenario della nascita. L8-

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questa cesura estremamente profonda (che poi in Germania aveva lulteriore aggravante della sconfitta della Germania imperiale e perci anche questo aspetto interno alla vita tedesca) che mi pare profondamente vera. E il linguaggio di Roncalli un linguaggio col quale ci si trova a fare i conti, che non va scambiato per banale, ma va ricollocato nel suo tempo, va ricollocato in questa particolare condizione storica. Naturalmente bisogna poi stare attenti perch bisogna distinguere laulicit di certe sue espressioni, il suo linguaggio demod se possiamo esprimerci cos con ci che esso veicola. singolare, se si vuole: Roncalli rimane del tutto vincolato al linguaggio della sua giovent, ma non alle idee della sua giovent. Domande Alla luce di questo bilanciamento che lei ha mostrato tra tradizione e, invece, capacit di rinnovamento che, da quel che ho capito, era ben percepibile anche a Roma, ancora proponibile la tradizionale definizione di Roncalli come papa di transizione, cio posto quasi come tappabuco tra i due pontificati di Pio XII e Paolo VI? (don Riccardo Pane) Senza aprire una parentesi sul conclave di cui poi sappiamo quel niente che si sa di tutti i conclavi moderni: si sa lesito, essenzialmente , anche da considerazioni che si sono fatte dopo, questa formula del papa di transizione ha certamente due significati ( stata usata, fra laltro, anche da Roncalli per s stesso: non era affatto non consapevole di questa classificazione). Se capisco bene questa nasce essenzialmente nel senso molto limitativo che accennava anche lei: cio finito il lunghissimo ed
10 settembre precedenti Alberigo aveva partecipato al Colloquio Die Erforschung der Kirchengeschichte Werk und Bedeutung von Hubert Jedin (1900-1980) tenendo una relazione da lui poi riedita nel monografico di Cristianesimo nella storia, 22 (2001)/2, dedicato a Hubert Jedin Maestro di ricerca storica (1900-1980); in questa sede Alberigo scrive tra le altre cose: Jedin vede la luce allalba del nuovo secolo e conclude la giovinezza alla fine della prima grande guerra. Una fine che segna la conclusione di un ciclo storico, tanto pi nella Germania sconfitta come daltronde nellEuropa orientale sconvolta dalla rivoluzione proletaria. Anche Jedin condivider il sentimento prevalente della generazione giunta alla maturit di disinteresse per luniverso precedente, come lascia intravedere anche una nota del Lebensbericht: solo a partire da allora [1918: inizio del servizio militare] fui veramente un uomo cosciente di s, e sentii che la mia vita era il mio compito, Hubert Jedin storiografo (1900-1980), ibidem, 317.

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estremamente complesso, drammatico, pontificato di Pacelli. Gi il solo fatto che avesse compreso la Seconda Guerra Mondiale ne mostrava la drammaticit; ma poi c tutta unaltra serie di fattori determinati da un pontificato segnato da un fortissimo accentramento, non solo a Roma, ma nella persona del papa. Gli ultimi quasi dieci anni di pontificato avevano visto una rarefazione di tutte le funzioni di collaborazione al papa in vista di una sempre maggiore e alla fine poi anche impraticabile concentrazione nella persona del pontefice di tutte le responsabilit possibili ed immaginabili, con poi la conseguenza che negli ultimi anni, quando le condizioni di salute di Pio XII diventano sempre pi drammatiche, c una paralisi inevitabile. Rispetto a ci quello del 1958 era certamente il primo conclave dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, dopo tutti gli sconvolgimenti che il conflitto aveva portato, non ultimo, evidentemente, luso dellatomica sul Giappone. Prevale insomma lidea di prendersi un momento di ripensamento. E allora lidea dei membri del conclave o di molti dei membri del conclave non sappiamo un granch di scegliere uno molto anziano (che perci dura poco); uno con una personalit pacificante, semplice, che possa andare bene un po per tutti, un uomo che non ha avuto posizioni spigolose, che potevano aver diviso; che aveva una larga esperienza in gran parte perch era molto anziano, ma anche perch aveva girato tanti ambienti ; che non era molto conosciuto, anche perch, appunto, in gran parte non era stato n a Roma n in Italia, ma era stato via via in Bulgaria, a Istanbul, a Parigi In questo senso un papa che dia tempo ai membri del conclave, cio ai cardinali, di pensare in un modo meno convulso. Tra laltro le ultime settimane del pontificato di Pio XII erano state, anche da un punto di vista esterno, particolarmente sgradevoli: cera stata tutta una speculazione di alcuni dei familiari del papa sulla sua malattia; tutte cose che avevano indubbiamente abbastanza avvelenato latmosfera. Allora cera il desiderio di una scelta tranquilla, senza particolari connotazioni, in attesa di fare, dopo qualche tempo, una scelta forse pi meditata, meno condizionata, meno sotto linflusso di questa atmosfera. In questo senso allora una transizione nel senso basso del termine: passiamo da Pio XII, appena scomparso, a un prossimo papa: siccome, per, non possiamo, come qualche volta capitato nel Medioevo, fare durare il conclave 8-10 mesi per prendere tempo (questo non usa pi, non sarebbe pi accettabile) mettiamo in mezzo un papa di transizione. Quando Giovanni XXIII riprende questa espressione lo fa con molta ironia: cio lo fa nel senso di darle un altro significato, un altro peso.9
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Quando il 28 ottobre 1958 i Cardinali della S. Chiesa Romana mi designarono alla suprema responsabilit del governo del gregge universale di Cristo Ges, a 77 anni

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Lo fa dopo avere annunciato la convocazione di un Concilio! Daltronde lannuncio della convocazione del Vaticano II avviene prima della fine dei 100 giorni fatidici dinizio delle sue funzioni e allora il significato della stessa formula diviene profondamente diverso: piuttosto una transizione epocale che non una transizione da ieri sera a domani mattina. Questo un po il doppio senso di quella formula che ha finito appunto per essere un po stiracchiata a seconda dellintenzione con la quale veniva pronunciata. Quegli atti compiuti da Roncalli nel periodo diplomatico, soprattutto quando lui a Istanbul (come ad esempio impiegare la lingua turca), queste innovazioni nella tradizione non vengono considerate nel conclave quando viene eletto papa? (n.i.) Una risposta puntuale non sono in grado di darla io e nessuno che non sia stato in conclave perch sul conclave vige il segreto: uno dei pochi segreti che mediamente funziona abbastanza bene, perci non si sa quasi nulla di quello che si sono detti. Abbiamo giusto una lunga deposizione di uno dei membri del conclave, il primate di Polonia cardinale Wyszyski che racconta di alcune conversazioni avute con il cardinal Roncalli durante il conclave. molto amabile e molto simpatico (a parte il fatto che sono cose scritte dopo, perci, malgrado tutto, alla luce del fatto che quel suo interlocutore ormai il papa), per non rivela assolutamente nulla. Ci dice s che Roncalli ha parlato con Wyszyski: ma avr parlato con moltissimi degli altri membri del conclave, forse anche con tutti (non era poi un conclave molto numeroso). Che cosa sapessero gli uni degli altri una domanda giusta, pertinente, ma difficilissimo rispondere se non in termini, come dire, un po schematici. Cio a dire che molti dei membri del conclave probabilmente avevano una informazione reciproca e perci anche su Roncalli limitatissima. I cardinali che venivano da fuori Europa, intanto: non erano molti, ma certamente la guerra aveva tra laltro rotto tutte le comunicazioni. Perci, voglio dire, estremamente poco probabile che avessero notizie su Roncalli. Cera stato qualche rapporto con qualcuno.
di et, la convinzione si diffuse che sarei stato un papa di provvisoria transizione. Invece eccomi gi alla vigilia del IV anno di Pontificato, e nella visione di un robusto programma da svolgere in faccia al mondo intero che guarda ed aspetta, A.G. Roncalli-Giovanni XXIII, Il Giornale dellAnima. Soliloqui, note e diari spirituali, ed. critica e annotazione a cura di A. Melloni, Bologna 2003, 458-459 (appunti del 10 agosto 1961).

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Ad esempio noi abbiamo la documentazione, che uno dei vescovi nordamericani poi divenuto molto importante, Spellman, inviava abitualmente delle elemosine per delle messe a Roncalli in Bulgaria. Per da questo a dedurre che Spellman fosse bene informato sulla vicenda di Roncalli S, pu darsi, ma non poi cos certo. Probabilmente qui funzionavano anche delle indicazioni che venivano da Roma: cio che questi ricchi vescovi americani cercassero di aiutare, non tanto Roncalli, ma il delegato apostolico a Sofia o in altri paesi in gravi difficolt economica con qualche elemosina. Ma per molti altri cardinali non c neppure questo piccolo elemento. Quelli che sapevano un po di pi di Roncalli erano certamente i cardinali francesi perch lavevano conosciuto, questo s. Ma non per questo erano informati sul Roncalli di 15 anni prima in Turchia o di 25 anni prima in Bulgaria. Anche perch bisogna tenere conto che quando Roncalli nunzio a Parigi un personaggio (voglio dire a prescindere dalle sue qualit soggettive: per lufficio che ricopre un personaggio). Le rappresentanze diplomatiche a Parigi in questo momento cio immediata fine della Seconda Guerra Mondiale sono le rappresentanze diplomatiche pi importanti di tutti gli Stati e anche per la Santa Sede. Per cui lessere ambasciatore o nunzio a Parigi un ufficio di rilievo. Ma quando questo poveretto era delegato apostolico a Sofia o a Istanbul nessuno sapeva che esistesse! Era fuori dal mondo, era sulla Luna! sono luoghi non solo ancora oggi molto remoti soprattutto la Bulgaria , ma negli anni Trenta lo erano ancora di pi! Penso che, anche oggi daltronde, molte delle persone comuni non saprebbero dove collocare la citt di Sofia o quella di Istanbul. Io dubito molto che nel conclave ci fosse la possibilit di avere una informazione abbastanza puntuale, precisa sulle vicende di Roncalli (ad esempio quella che lei ricordava dellintroduzione del turco in alcuni momenti della liturgia); io credo che fosse quasi impossibile. Non si sapeva nulla. Quando la Santa Sede nomina Roncalli nunzio in Francia, a Parigi non hanno la pi pallida idea di chi sia questo signore. Quando dal suo curriculum imparano che stato delegato apostolico a Istanbul convocano in fretta e furia lambasciatore turco a Parigi per chiedergli: ma chi Roncalli?. Per dire come questuomo era lo sconosciuto con la s maiuscola; al punto che il Ministero degli Esteri francese deve ricorrere allambasciatore turco per sapere chi Roncalli. Poi cade bene, perch lambasciatore turco a Parigi in quel momento lex ministro degli Esteri turco e perci aveva avuto ripetute occasioni di contatto con Roncalli e d un certo numero di informazioni al ministro degli Esteri francese. Per dire come Roncalli proprio, fino a che viene nominato nel

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45 nunzio a Parigi, lo sconosciuto. Certo, poi vero che intercorrono pure tredici anni prima del conclave. Naturalmente, ripeto, una domanda giusta, ma alla quale molto arduo rispondere perch le informazioni che abbiamo sono poche. Lunica ricerca possibile sarebbe quella di ripercorrere le biografie dei membri del conclave del 58 per vedere se, in che modo, questi signori avrebbero potuto avere qualche informazione su Roncalli. Mi pare molto improbabile, ma unimpressione, non la conclusione di una ricerca che non stata fatta e che in ogni caso sarebbe abbastanza problematica, perch molto indiretta. Io, in genere, mi sono astenuto dal fare domande sul conclave a mons. Capovilla, che era tra laltro in conclave come segretario di Roncalli. Forse questa una domanda abbastanza esterna e gliela si potrebbe anche fare (se mi capiter loccasione gliela far). Ma fino ad adesso mi pareva indiscreto fare delle domande per farsi rispondere in modo evasivo. Per questa sul fatto che ci potesse essere tra gli altri membri del conclave una informazione abbastanza dettagliata sulla vita, sulle esperienze di Roncalli questa una domanda che si pu fare. Ripeto: tendo ad essere pessimista. Ma pessimista proprio sul fatto in s: cio che questa gente avesse delle informazioni che andassero a monte degli anni in cui era patriarca di Venezia e degli anni in cui era stato nunzio a Parigi: nunzio a Parigi s, perch appunto i cardinali francesi lavevano conosciuto ed erano l e perci immaginabile per lo meno anche questo non lo sappiamo, ma lo possiamo immaginare con un grado abbastanza forte di probabilit che il cardinale Tizio o il cardinale Caio, quando cominciata ad emergere la candidatura di Roncalli, sia andato dai francesi a chiedere: Beh, voi che lo conoscete, che impressione avete? che tipo di uomo ?. Questo del tutto probabile, ma riguardava il periodo francese, non pi in l di cos, credo. In che misura la pastoralit e laggiornamento provengono da unesperienza sua personale oppure, magari, da contatti che ha avuto con altre persone quando stato segretario del vescovo Radini Tedeschi. Sono pi una cosa sua oppure le ha imparate da qualcuno? (Andrea Paupini) Io distinguerei molto tra pastoralit e aggiornamento. Certamente la pastoralit ha una radice molto remota nella biografia di Roncalli. Dicevo prima che lo si deduce anche da quelle poche battute che ci sono, molto stereotipate peraltro, nel Giornale dellAnima ancora molto prima il Giornale comincia a 14 anni dellordinazione sacerdotale. Per

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certamente il voler essere pastore danime che il nucleo essenziale della pastoralit anche se non tutta la pastoralit Roncalli lo respira, diciamo, dal suo parroco, ecc. Cio non mi pare che si possa dare una paternit con nome e cognome a questo atteggiamento. pi il clima che respira un giovane che vuol farsi prete, che decide di entrare in seminario Lui certamente ha questa grande devozione per il suo parroco, questo don Rebuzzini: ricorder poi che ha un infarto, muore improvvisamente, e il giovanissimo Roncalli ottiene di avere come ricordo di questo parroco al quale era molto affezionato il librettino dellImitazione di Cristo, che poi diventa per lui una delle letture e delle ispirazioni essenziali di tutta la sua vita. Per cui il parroco. Ma poi, appunto, il clima, lambiente del seminario (non che lo conosciamo enormemente: c un bel libro comunque di Guasco sui seminari allinizio del Novecento in Italia):10 sicuramente la destinazione, lo scopo normale dei seminaristi era quello di raggiungere il sacerdozio per la cura delle anime. Tra laltro la cura delle anime la grande parola dordine del Concilio di Trento e in questi anni della formazione di Roncalli il Concilio di Trento ancora di gran lunga in un modo che voi, per la vostra et, non potete neppure vagamente immaginare il riferimento fondamentale della vita cattolica; e nel riferimento al Concilio di Trento il richiamo alla salus animarum, alla cura delle anime, proprio il nucleo del nucleo. Per c poi linflusso su Roncalli del suo direttore spirituale nel periodo in cui studia a Roma, come vedremo. L, questo padre Pitocchi certamente un uomo che ha su di lui un influsso spirituale molto grande. Non particolarmente, per quel che sappiamo (ci sono degli studi di Battelli su questo),11 dal punto di vista dellimpegno pastorale, ma pi sul piano dellimpegno spirituale fondamentale. Per certamente linflusso del padre Pitocchi un influsso lo riconoscer anche Roncalli ripetutamente, non ce lo inventiamo noi molto forte. E poi Radini Tedeschi. Certamente Radini, che era diventato vescovo suo malgrado: Radini chiaramente puntava a diventare segretario di Stato e viene nominato vescovo proprio per un atteggiamento in qualche modo di sconfessione della sua linea svolta nellOpera dei Congressi. Viene nominato in questa diocesi pure di grande prestigio, come era quella di Bergamo, ma si trova a fare il vescovo in senso pastorale un po suo malgrado.
M. Guasco, Fermenti nei Seminari del primo Novecento, Bologna 1971; Id., Seminari e clero nel 900, Cinisello B. 1990. 11 G. Battelli, Francesco Pitocchi (1852-1922), in Spicilegium Historicum C.SS.R., 31 (1983)/2, 233-330; Id., La formazione spirituale del giovane Angelo G. Roncalli. Il rapporto col redentorista Francesco Pitocchi, in Fede Tradizione Profezia. Studi su Giovanni XXIII e sul Vaticano II, Brescia 1984, 13-103.
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Questo non toglie che lo faccia con grande impegno, con grande apertura: per cui intrattiene rapporti internazionali molto ampi (ad esempio, dicevamo prima, con Mercier, di cui gode naturalmente anche Roncalli) e c questimpegno per esprimere il quale non esita non solo a prendere alcune iniziative di rinnovamento liturgico, ma anche a fare quel gesto, che poi diventato molto noto, di solidariet con uno sciopero di operai di Ranica. Naturalmente, in quegli anni, che un vescovo in Italia solidarizzasse pubblicamente con uno sciopero era poco meno che scandaloso, che inimmaginabile. Voglio dire, cio, che per Roncalli e lo rimarr fino alla fine della vita il modello del vescovo Radini Tedeschi. Su questo non c il minimo dubbio: il suo modello. E poi credo che un ultimo fattore importante della rilevanza della pastoralit per Roncalli il fatto che se l trovata impedita. Perch dal momento in cui muore Radini, al cui impegno pastorale lui era stato in qualche modo associato, coinvolto come segretario, prima viene trasferito a Roma con questo incarico della raccolta dei fondi per le Missioni, poi in Bulgaria, ecc. E fino a che non sar nominato patriarca a Venezia non potr svolgere un servizio propriamente pastorale (infatti, uno dei ritornelli delle sue lettere e dei suoi documenti questa esclusione, questo non potere esercitare la responsabilit pastorale). Per cui, certamente, quando ha la responsabilit papale lenunciare la centralit della pastoralit in qualche modo la sintesi di tutti questi elementi ed difficile almeno a me pare difficile assegnare a questo o quel momento un valore, un peso determinante. piuttosto un insieme, compreso, probabilmente, anche un certo prendere le distanze dallo stile del suo predecessore. Questo normale per un papa: ci sono elementi di continuit ed elementi di distinzione rispetto al predecessore. La pastoralit certamente un elemento di netta distinzione rispetto a Pio XII. Forse pi attenta, se mai, a un papa s detto anche in questi mesi nei confronti del quale Roncalli aveva molta attenzione e cio Pio X (che per certi aspetti stato classificato come un papa parroco proprio per esprimere questo senso dellattenzione pastorale). Le ascendenze dellaggiornamento sono certamente meno facili, pi complesse, pi difficili da individuare. Credo che si possa per lo meno dire che risalgono, anche qui, abbastanza lontano nel tempo. Se volessimo prendere un riferimento, forse pi emblematico che altro, c quella conferenza su Baronio fatta ancora quando a Bergamo come segretario di Radini Tedeschi, in cui certamente questo problema di un atteggiamento cattolico di attenzione ai tempi nuovi, allevoluzione sociale, ecc., presente, anche se per non espresso con la parola aggiornamento.

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I. La periodizzazione I/1. A.G. RONCaLLi Facciamo un piccolo passo avanti con questa scaletta della periodizzazione della vita di Roncalli. Naturalmente ci su cui mi interessa attirare qui la vostra attenzione non tanto questa divisione in segmenti della vita di Roncalli che molto ovvia, come vedrete. Ma limportanza, per un lavoro storico, di una periodizzazione. Questo certamente uno degli strumenti fondamentali del nostro lavoro. indispensabile avere unarticolazione sempre pi dettagliata e puntuale del succedersi delle cose, altrimenti si fanno pasticci, accavallamenti e certamente con effetti non di comprensione ma al contrario di non comprensione. Lo strumento, per banale che sia, per elementare che sia della periodizzazione che talora pi facile da realizzare talora notevolmente pi difficile , in ogni caso assolutamente irrinunciabile per potere lavorare seriamente sul piano storico. Naturalmente occorre farlo con un pizzico di buon senso. chiaro che una periodizzazione non vuol dire, nel caso di una biografia, tagliare a pezzi una vita. chiaro che c una continuit, che c una connessione ininterrotta tra i vari segmenti di questa periodizzazione. Lutilit della periodizzazione sta nel consentire di focalizzare via via momenti rilevanti: ma non vuol dire separare o addirittura ignorare la connessione tra tutti questi momenti; e non solo tra quelli immediatamente precedenti o successivi, ma tra tutto linsieme di un fenomeno storico o di una biografia come il nostro caso. 1881-1892. Linfanzia a Sotto il Monte. Questo premesso c anzitutto linfanzia. Questa dozzina danni tra il 1881 e lingresso in seminario che certamente ha almeno due poli di grande rilievo, non solo per questi anni, ma soprattutto per il Roncalli del resto della sua vita: lambiente contadino e familiare, che ovviamente dominante in questa fase, e la parrocchia, soprattutto il parroco, questo don Rebuzzini. Uninfanzia molto semplice, in cui non ci sono fioretti particolari, in cui non c niente se non come stato anche reso in qualche modo visivamente in un film [di Ermanno Olmi] questo ragazzino che si fa svariati chilometri a piedi per andare a scuola, ecc. Questa era la condizione di vita normale: non una virt speciale dellAngelino Roncalli, la condizione in cui vivevano questi ragazzini, almeno quelli come lui che potevano andare a scuola, perch poi gli altri suoi fratelli non erano neppure stati in gran parte a scuola.

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1892-1900. La formazione seminariale a Bergamo. Poi c questo periodo della formazione ormai ecclesiastica, concentrato nel seminario a Bergamo, un seminario tipicamente tale. Sapete appunto che listituzione dei seminari una norma stabilita dal Concilio di Trento che viene poi pi o meno rapidamente realizzata nei decenni e nei secoli successivi al Concilio, per cui la formazione del clero, che prima avveniva tradizionalmente in un modo manuale, cio presso il clero in atto (i parroci formavano i giovani che desideravano diventare preti, ma questo metodo, che era durato molto a lungo, aveva anche dato luogo a degli inconvenienti, degli abusi, delle difficolt), viene profondamente innovata dal Concilio di Trento che stabilisce che i preti debbano essere formati tutti insieme in un luogo separato, appunto quello che sar poi chiamato il seminario. Questo il metodo nel quale viene inserito senza problemi e senza particolari novit anche il giovane Roncalli, il quale, appunto, frequenta il seminario di Bergamo. qui che comincia anche la redazione del Giornale dellAnima in forme ve ne avr parlato sicuramente ieri Alberto Melloni molto elementari. 1901-1905. A Roma, formazione culturale e spirituale nel Seminario Romano. E poi la grande novit della vita di Roncalli questo breve periodo dal 1901 al 1905 che trascorre a Roma con una borsa di studio presso il Seminario Romano, che certamente lo dice ripetutamente anche Roncalli per questo giovane contadino della campagna bergamasca una svolta. Lapprodare a Roma nel passaggio tra 1800 e 1900 per il giovane Roncalli certamente cambiare mondo: passare da una condizione molto periferica, provinciale a una Roma che appare in tutta la sua importanza storica anche se, credo, molto pi modesta della Roma attuale , che esercita un grande fascino, che viene anche accentuato dal fatto che cos come a Bergamo, in seminario, Roncalli aveva avuto dei compagni talora anche di qualit, ma certamente con storie di provenienza molto simili alle sue, a Roma, al Seminario Romano, si trova in un ambiente molto pi ricco, molto pi diversificato, molto pi vario in cui emergono anche forti personalit. Naturalmente il nome che viene fatto da tutti quello di Buonaiuti: ma non lunico compagno significativo di Roncalli. E poi certamente c il rapporto importante, come dicevo prima, con il direttore spirituale, questo padre Pitocchi. Anche questa una cosa singolare dellesperienza di Roncalli. Padre Pitocchi pu essere definito per certi aspetti uno squilibrato: ci sono tanti elementi che lo documentano abbastanza bene. Per, certamente, un uomo anche

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con un forte spessore spirituale ed interessante come Roncalli riesce ad assimilarlo da lui in modo molto puntuale. Il riferimento spirituale di Roncalli a Pitocchi ripetuto: consapevole di avere ricevuto da Pitocchi questo insegnamento che poi viene sintetizzato in questa espressione emblematica: Dio tutto e io sono nulla12 che Roncalli si ripete e che segue come un distintivo, per cos dire, sino a quando sar papa il che, forse, certamente pi difficile che non quando era giovane seminarista a Roma. Per voglio sottolineare la capacit di Roncalli di assimilare questa dimensione importante di Pitocchi e di prescindere non solo dai suoi disturbi, dai suoi squilibri psichici, ma anche da quella dimensione di Pitocchi, che risulta chiaramente dagli scritti di Roncalli, di un forte pessimismo: se c una dimensione del tutto estranea allo spirito di Roncalli il pessimismo; certamente, malgrado il rapporto cos intenso e la dipendenza cos forte da Pitocchi, Roncalli non ne assimila per nulla il pessimismo. 1905-1914. A Bergamo, segretario di mons. G. Radini Tedeschi. A Roma viene ordinato prete e su di lui cade in un modo, per quel che sappiamo, del tutto occasionale, la scelta di Radini Tedeschi quando, nominato vescovo di Bergamo, deve scegliersi un segretario. Era ovvio che fosse un giovane prete bergamasco. Tra i possibili giovani preti bergamaschi non abbiamo informazione del perch Radini scelga in concreto Angelino Roncalli. certamente e Roncalli lo sottolineer senza fine la sua prima grande esperienza significativa. Anche perch unesperienza che si interrotta molto prematuramente nel 1914, perch Radini muore ancora molto giovane. Per durata pur sempre un decennio e un decennio in una et in cui il giovane uomo Roncalli era ancora fortemente plasmabile. Io sono sempre convinto chi mi conosce lo sa che nella ricerca biografica siano fondamentali gli anni della formazione, che segnano una persona in un modo indistruttibile. Ci sono appunto le esperienze, non dico dellinfanzia, ma della giovent, che sono decisive per la fisionomia di una persona per ricca e dinamica che possa essere come certamente il caso di Roncalli. Per indubbiamente nel suo caso questa regola, questo criterio, viene ampiamente confermato: il decennio tra il 1905 e il 1914, in cui appunto a Bergamo come segretario del vescovo, un decennio cruciale per la futura fisionomia di Roncalli e perci anche di Giovanni XXIII.
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Cfr. Giovanni XXIII, Il Giornale dellAnima, cit., 141 (appunti del 16 dicembre 1902).

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Abbiamo fatto dei riferimenti alla pastoralit, allattenzione sociale, ecc. Ecco, c tutta una serie di elementi che chiaramente vengono assimilati dal giovane Roncalli. Ce ne sono altri che non vengono assimilati per niente. Anche qui non un rapporto puramente passivo, cio di identificazione. un rapporto molto profondo, molto devoto, ma anche selettivo. Radini era un ecclesiastico di provenienza nobiliare, il che in questi anni ancora molto importante: Roncalli ricorda che quando si andava dal vescovo, da Radini, latteggiamento normale di conversazione era in ginocchio. Quando verr eletto papa, allinizio, chi gli si rivolge si inginocchia. Lui si stupisce molto e dice: per carit, si metta subito in piedi. Anche se quella era la prassi con Pio XII, latteggiamento di Roncalli era completamente diverso. Personalmente io ho fatto unesperienza molto imbarazzante, perch lunica volta che io sono stato da Giovanni XXIII, qualche giorno prima dellapertura del Concilio, gli portavamo un volume che avevamo pubblicato con i testi delle decisioni conciliari precedenti.13 Lui mi ha chiesto chiarimenti su questo volume eravamo seduti 7 o 8 persone in circolo di fronte a lui : m parso un atto doveroso di alzarmi in piedi per rispondergli. Mi ha detto: per carit, si sieda perch se no mi mette soggezione. Il che, naturalmente, mi ha gelato considerevolmente. Ma era tuttun altro meccanismo: cio non aveva per nulla assimilato lo stile nobiliare del vescovo Radini. Lo aveva seguito con una devozione a un livello tale che, per certi aspetti, forse, nei confronti di una persona Roncalli non conoscer pi nella sua vita: questo anche comprensibile, perch passano gli anni (certo c anche la mamma, questo ovvio, trattandosi di un ecclesiastico celibatario un rapporto classico, c un rapporto di particolare intensit nei confronti della mamma; per anche poi vero che un rapporto che diventa molto presto un rapporto da lontano, un rapporto in gran parte a senso unico: cio Roncalli che scrive con grande frequenza a casa, spesso anche alla mamma, ecc., ma c molto meno il rapporto inverso). vero che Roncalli mantiene questo uno degli elementi del suo radicamento familiare e contadino luso di passare i periodi di riposo sempre ed esclusivamente a Sotto il Monte. Questo abbastanza interessante, perch gli consente di rinfrescare, di ravvivare il rapporto originario con la terra, con la famiglia, con i parenti ed evidentemente con lambiente. Il rapporto con Radini si interrompe bruscamente, inattesamente,
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Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Edidit Centro di Documentazione-Istituto per le Scienze Religiose, Bologna, curantibus J. Alberigo, P. Joannou, C. Leonardi, P. Prodi, Friburgi Br. 1962. Il volume offerto a papa Roncalli nel corso di questa udienza stato successivamente donato da mons. Capovilla alla Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, dove attualmente conservato.

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nel 1914 per la morte di mons. Radini, che avviene a pochissimi giorni di distanza dalla morte di Pio X, che era stato il grande avversario di Radini, era stato colui che aveva sbarrato la strada alla carriera ecclesiastica di Radini e laveva mandato in esilio a Bergamo. Tanto vero che il successore di Pio X, Benedetto XV, si rammaricher di non potere perch era morto nominare proprio segretario di Stato, come avrebbe voluto, Radini Tedeschi. La vita fatta cos 1914-1918. Il servizio militare. E perci la vicenda di Roncalli non solo conosce linterruzione di questo rapporto straordinariamente denso con mons. Radini, ma anche il periodo della guerra e perci del servizio militare. In realt io qui non lho indicato Roncalli aveva gi fatto il servizio di leva, perch siamo ovviamente in una situazione precedente al Concordato e perci i chierici non godono di nessuna forma di esenzione dal servizio militare. Roncalli aveva fatto il servizio di leva e adesso viene chiamato in servizio durante la guerra. Svolge il servizio militare in Sanit, in parte nelle retrovie, ma poi, abbastanza rapidamente, in ospedali a Bergamo o vicino a Bergamo. E certamente un momento di immersione, anche magari con difficolt o con qualche problema, in una condizione che normale per gli uomini. Il servizio militare non mi pare sia un momento centrale nellesperienza di Roncalli, ma un momento in ogni caso che da lui non subito passivamente, con ostilit. 1918-1921. Impegni pastorali a Bergamo per la giovent. Finita la guerra e congedato, don Roncalli prende liniziativa a Bergamo dove nel frattempo, naturalmente, era stato nominato un altro vescovo, mons. Marelli, a succedere a Radini Tedeschi per un Collegio per giovani della periferia, della provincia di Bergamo che vanno a Bergamo a studiare perch possano avere un ambiente in qualche modo stabile e protetto. Si impegna anche con grande passione in questa esperienza che, potremmo dire, , da un certo punto di vista, la prima esperienza pastorale in proprio, non come segretario del vescovo, ma come responsabile di questo Collegio. Come esperienza pastorale era naturalmente un po sui generis: non una esperienza in una parrocchia, in una comunit normale. Ma comunque unesperienza certamente complicata, come spesso capita, dalle circostanze. Non , direi, un caso particolarmente caratteristico di Roncalli: il fatto che lex segretario del vescovo non molto gradito in diocesi e certamente il suo essere, in qualche misura, lombra di Radini Tedeschi forse crea dei problemi anche al successore, al nuovo vescovo mons. Marelli. Tanto vero che il

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rapporto di don Roncalli con il vescovo in questi anni abbastanza scomodo, abbastanza difficile, proprio per questa impressione che il nuovo vescovo ha che Roncalli sia un po la visualizzazione permanente di un altro stile episcopale, quello appunto del predecessore. 1921-1925. Il servizio a Roma per la Commissione italiana per la Propagazione della Fede. E ci sono alcuni degli amici di Roncalli che si rendono conto di questa difficolt e che si danno da fare e ottengono che venga nominato appunto a Roma come il responsabile italiano della Commissione Italiana per la Propagazione della Fede, che in realt era un organismo preposto alla sensibilizzazione missionaria delle diocesi italiane e alla raccolta di fondi per le missioni. Al primo momento Roncalli reagisce con difficolt, con un certo disagio a questa proposta che lo obbligherebbe a lasciare Bergamo, che era la sua Bergamo, la Bergamo del suo vescovo Radini Tedeschi; e a lasciare questo collegio per studenti nel quale si era impegnato e si era identificato in un modo molto forte. Ma ormai la nomina fatta. Daltronde questo uno degli elementi ricorrenti della vita di Roncalli, e cio che i suoi impegni sono eterodeterminati: Radini che lo sceglie come segretario, la guerra che lo porta al servizio militare e, di nuovo, in qualche modo la Santa Sede anche se per iniziativa di alcuni di questi amici che sono gi a Roma che lo porta a Roma con questo incarico di promozione della sensibilit missionaria in Italia. Sono pochi anni, dal 21 al 25. Sono anni certamente interessanti perch Roncalli da un lato stabilisce un rapporto necessario con gli ambienti della Curia romana, e in modo particolare con quelli dellimportantissima congregazione di Propaganda Fide, la congregazione preposta appunto alle Missioni; ma dallaltro stabilisce anche un rapporto con molti vescovi italiani, perch il suo ufficio implica unitineranza, uno spostamento ininterrotto nelle varie diocesi appunto per sollecitare sia la sensibilit missionaria sia la raccolta di fondi per le Missioni. , tra laltro, in questi anni che viene incaricato di una missione allestero: non la prima volta che Roncalli va allestero, perch con Radini era gi stato ripetutamente fuori. Ma questa volta lo fa in prima persona insieme a un olandese che il segretario del prefetto di Propaganda Fide. Ha questo incarico che un incarico tipicamente conseguenza della fine della Prima Guerra Mondiale e del riassetto che hanno le colonie per la scomparsa, praticamente, delle colonie tedesche. La Germania ha perso la guerra, le sue colonie vengono conquistate in parte dalla Gran Bretagna e in parte dalla Francia, entrambe potenze che hanno vinto la guerra. Questa loccasione che la Santa Sede ritiene di dover cogliere per operare un

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accentramento a Roma di alcuni grossi poli di guida delle missioni presenti in Germania e in Francia. Cio le missioni erano state ritenute dai governi delle potenze coloniali unappendice importante della presenza dei rispettivi paesi nei territori di missione. Per la Santa Sede unoperazione di significato complesso: per un verso con questo accentramento tende a ridurre drasticamente la politicizzazione dellattivit missionaria, perch riduce il condizionamento che i governi esercitavano su di essa (come lo Stato tedesco sui missionari tedeschi, il governo francese sui missionari francesi, ecc.); per un altro verso, naturalmente, questo implica laccentramento a Roma e perci, in qualche modo, la diminuzione del peso e dellimpegno delle chiese locali tedesche o francesi, ecc. nellattivit missionaria. C questo duplice aspetto, Roncalli ne in qualche modo incaricato e c un viaggio di cui stata pubblicata la documentazione che abbastanza interessante anche dal punto di vista di una esperienza internazionale che Roncalli fa in questa occasione.14 1925-1934. Vescovo: a Sofia, visitatore e delegato apostolico. Ma poi appunto nel 25 una nuova svolta, di nuovo in conseguenza di un grande sommovimento politico e di unintuizione di Pio XI. Il sommovimento politico certamente lespansione che in atto della Rivoluzione sovietica dalla Russia verso i paesi slavi; ma dallaltra parte c questa intuizione di Pio XI che la caduta del regime imperiale in Russia che aveva implicato questa forte simbiosi tra chiesa ortodossa russa e regime politico e latteggiamento, invece, di totale disinteresse, almeno iniziale, del regime sovietico nei confronti della chiesa (anzi di un certo atteggiamento di presa di distanza del regime sovietico dalla chiesa) creasse lo spazio per una presenza cattolica. E c una manciata di nomine di delegati apostolici tra cui quella di Roncalli in Bulgaria che determinata da questa speranza di Pio XI in una possibilit di dilatazione della presenza cattolico-romana in questi paesi di tradizione ortodossa. ragionevole che Roncalli fosse consapevole di questa ispirazione della sua nomina. Ma altrettanto certo che latteggiamento che lui prende considerevolmente diverso. Tanto vero che la prima collaborazione che cerca e che ottiene per andare in Bulgaria fa capo ad una comunit benedettina belga, allora alle origini, quello che attualmente il monastero di Chevetogne, per avere un collaboratore che fosse informato, al corrente delle condizioni delle chiese ortodosse: certamente, perci, con un atteggiamento pi di rispetto e di simpatia nei confronti dellortodossia che
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S. Trinchese, Laccentramento a Roma dellOpera della propagazione della fede. La missione Roncalli-Drehmanns nel 1921, in Fede Tradizione Profezia, cit., 105-184.

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non con un atteggiamento, in qualche modo, di conquista e di penetrazione cattolico-romana che era forse allorigine della sua nomina. Il fatto di diventare vescovo nella consapevolezza di Roncalli indubbiamente non un fatto burocratico, al contrario: un fatto profondo, che in qualche modo lo avvicina allimpegno pastorale, anche se poi il modo in cui gli si chiede di fare il vescovo quello o dovrebbe essere principalmente quello di tipo diplomatico. La condizione a Sofia certamente non facile. Non facile non solo perch la maggioranza delle persone non capisce che ci stia fare l questo rappresentante del papa. Anche se vero che, paradossalmente, proprio in Bulgaria si ripropone in questo momento quella condizione per superare la quale Roncalli era stato inviato in Francia e Germania qualche anno prima e cio una forte ipoteca politica sulla autonomia della Bulgaria attraverso il matrimonio del re bulgaro con una principessa italiana della famiglia Savoia: perci il delegato apostolico rischia in qualche modo, essendo un italiano, di rappresentare la dimensione ecclesiastica e spirituale di questa presenza italiana, certamente molto pi rilevante della piccola entit politica italiana in Bulgaria. Se ne avr la proiezione nei due episodi prima della celebrazione del matrimonio della principessa italiana col sovrano bulgaro che di appartenenza ortodossa e poi con il parallelo problema del battesimo della figlia che nascer da questo matrimonio. Sono gli episodi pi noti, o gli incidenti pi noti, della condizione del periodo bulgaro di Roncalli, ma non credo che siano i pi importanti. Roncalli convinto, quando viene nominato, di stare sei mesi in Bulgaria: del tutto ragionevole che glielavesse detto chi gli aveva comunicato questa missione. In realt, come vedete dalle date, ci sta dieci anni. Ci sta dieci anni senza che gli venga mai detto con chiarezza che il suo era un servizio, una funzione, di lunga durata. Senza dire che probabilmente rischiava di rimanerci anche pi a lungo se mons. Margotti a Istanbul non avesse creato lincidente che aveva creato rifiutando, come dicevo prima, la legge del Parlamento turco sugli abiti ecclesiastici. In ogni caso una permanenza faticosa, complessa, ma non priva di risvolti positivi. Intanto perch Roncalli riempie una parte considerevole del suo tempo con quel tanto di attivit pastorale che gli possibile fare, che non tanto diretta ai cattolici, che sono quattro gatti. Non solo: ma nei loro confronti lui ha una grossa difficolt perch in Bulgaria cera uno storico insediamento di assunzionisti francesi, che non sono minimamente disposti a consentire che il delegato apostolico si intrometta in quel po di cura pastorale svolta sino a questo momento da loro. Senza dire che Roncalli si rende poi conto che qualcuno di questi assunzionisti

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non fa solo il prete, ma fa anche la spia per il governo francese e questo complica abbastanza le cose. Ma certamente Roncalli svolge ogni volta che pu unattivit pastorale: appunto esercita la predicazione nella cattedrale cattolica; ha una serie di contatti che qualche volta hanno lasciato il segno. abbastanza noto lepisodio per cui un giovane ortodosso, che intende farsi prete ma che riterrebbe importante potere svolgere gli studi ecclesiastici a Roma, chiede per questo un aiuto dal delegato apostolico: Roncalli gli risponde: Caro, ma tu sei ortodosso: perch vuoi uscire dalla tua chiesa, dalla tua gente? qui che tu devi fare il prete. Questa cosa, risaputa a Roma, non stata esattamente messa a credito del delegato apostolico e forse ha anche influito sul fallimento che successivamente avr il progetto di Roncalli per creare in Bulgaria un seminario cattolico, che un progetto a cui lui, ad un certo momento, si affeziona, ma che non otterr mai il placet da Roma (tutte queste cose nel lavoro di Della Salda sono ampiamente documentate).15 Certamente, direi, gli elementi importanti di questo decennio sono il vivere in un paese completamente diverso dalla provenienza di Roncalli, in un paese totalmente ortodosso Roncalli stabilir anche qualche rapporto con i vescovi ortodossi e anche questa, sia pure minima, attivit di carattere pastorale. E infine una certa tensione che in vari momenti si crea nei confronti della Santa Sede: sicuramente i due episodi del matrimonio e del battesimo reali; ma anche lesperienza del progetto per un seminario, nonch le sue visite, sia pure di cortesia, ai vescovi ortodossi, non vengono viste con simpatia da Roma. 1935-1944. Delegato apostolico a Istanbul e a Atene. La missione in Bulgaria, che vede a un certo momento anche la trasformazione da visitatore che era una tipica qualifica temporanea (i famosi sei mesi che Roncalli si vede sfumare sotto il naso ripetutamente) a delegato apostolico, si conclude nel 1935: prima con varie voci, ma questo fa parte di ogni piccolo mondo chiuso, delle possibili promozioni che ogni tanto qualche antico amico gli preannuncia, ma in realt sono tutte voci che restano tali senza portarlo da nessuna parte. Non abbiamo delle informazioni dettagliate, ravvicinate sulliter di queste nomine: non solo per Roncalli, ma in generale. Ma certamente anche per il trasferimento di Roncalli da Sofia a Istanbul non sappiamo nulla. Analizzando cosa era successo immediatamente prima abbiamo questo elemento che vi dicevo del suo predecessore che ha un conflitto
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F. Della Salda, Obbedienza e pace. Il vescovo A.G. Roncalli tra Sofia e Roma (19251934), Genova 1988.

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con il governo turco e che probabilmente la causa ravvicinata del trasferimento ad una diocesi residenziale, Gorizia, di Margotti; e poi ha la conseguenza, ma non una conseguenza necessaria, di avere s un successore: ma perch il successore dovesse essere Roncalli ci sfugge completamente. Naturalmente qui interferiscono, ma non sappiamo bene ancora, le simpatie e le non simpatie che Roncalli raccoglie a Roma. Ci sono sicuramente ambienti che lo apprezzano e altri, soprattutto nellambito della congregazione di Propaganda Fide, che invece non hanno particolare simpatia per lui. E lo stesso si dica per la segreteria di Stato (perch i problemi relativi al matrimonio e poi al battesimo reali in Bulgaria avevano fatto capo alla segreteria di Stato). difficile capire come lintersecarsi di questi apprezzamenti e di queste critiche possono avere influenzato la scelta di Roncalli per la nomina a delegato apostolico a Istanbul. Ma bisogna subito ricordare non solo a Istanbul, che era peraltro la sua sede, ma anche presso il governo greco, il che era, per cos dire, una doppia croce: il governo di Ankara era un governo di, seppure remota, ispirazione islamica; il governo di Atene era di stretta osservanza ortodossa (che nella tradizione greca non solo ortodossa, ma anche fortemente antiromana). Certamente unesperienza che allarga ulteriormente lorizzonte di Roncalli per la ragione che abbiamo gi anche accennato e per una ragione in pi, che si aggiunge durante questo nuovo decennio 35-44, e cio lo scoppio e lo svolgimento della Seconda Guerra Mondiale e, in modo particolare, la persecuzione antiebraica da parte della Germania nazista. Certamente Istanbul, una citt importante (per certi aspetti pi importante della capitale Ankara) di una nazione neutrale, consente tutta una serie di contatti e di rapporti che altrimenti sarebbero stati impossibili. Non c dubbio che Roncalli, anche per temperamento estroverso, ecc. sfrutta, stabilisce, valorizza questi rapporti con rappresentanti diplomatici inglesi, francesi e tedeschi. Il rappresentante tedesco questo antico primo ministro prenazista, von Papen, esponente allora dellala destra del Partito cattolico tedesco, con il quale si stabiliranno dei rapporti abbastanza complessi di cui fino in fondo, ancora, un chiarimento totale non si raggiunto. Nel senso che Roncalli sar indotto ad inviare alcuni rapporti (purtroppo noi non conosciamo tutti i rapporti di Roncalli da Istanbul a Roma), che sono stati anche pubblicati, con i quali riferiva le ipotesi, proposte, offerte difficile stabilirlo che von Papen fa di una pace che potesse in qualche modo non solo risparmiare la totale sconfitta alla Germania, ma anche implicare un mutamento del regime politico nel paese. Queste informazioni che Roncalli trasmette vengono annotate in un modo estremamente pungente da mons. Tardini, sostituto

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della segreteria di Stato, il quale, com normale per il suo ufficio, prima di passare i rapporti alla visione del papa fa delle annotazioni a margine: queste sono tutte estremamente polemiche nei confronti delle opinioni o comunque dei riferimenti che far Roncalli. Sar poi divertente, perch Tardini sar poi il segretario di Stato che Roncalli, una volta eletto papa, nominer subito. Dunque il rapporto con il mondo islamico a Istanbul; il rapporto, certamente pi complicato per lo meno Roncalli lo vive come pi complicato , con il mondo ortodosso-greco: lui, per, va solo periodicamente ad Atene, la sua vita si svolge abitualmente a Istanbul. Rapporto daltronde ulteriormente complicato dal momento in cui le truppe italiane invadono la Grecia e perci lui si trova, italiano rappresentante della Santa Sede, s, ma pur sempre italiano assimilato alle truppe doccupazione e a tutto ci che le truppe doccupazione compiono di sgradevole per usare un eufemismo nei confronti della popolazione greca. Qui ci sono di nuovo, e con un significato molto maggiore, visite al patriarca di Costantinopoli: visite che dicono da un lato latteggiamento di Roncalli, che comincia o continua a praticare lidea che importante valorizzare ci che unisce piuttosto che sottolineare ci che divide, ma che dallaltro sicuramente non trovano il medesimo apprezzamento a Roma. Lattivit di aiuto nei confronti degli ebrei intensa e cresce via via con il crescere della persecuzione. Tanto pi che la via dei Balcani e della Turchia era una delle vie ancora praticabili, ancora percorribili per grandi numeri di ebrei che riuscivano a uscire dal Reich nazista in gran parte diretti in Palestina. Perci loccasione che Roncalli ha unoccasione, come dire, anche corposa, ma nella quale lui si impegna: tanto vero che c tutta una serie di riconoscimenti non ancora estinti del mondo ebraico e israeliano nei confronti, appunto, dellattivit di Roncalli. 1945-1953. Nunzio a Parigi. Alla vigilia del Natale del 1944, quando Roncalli praticamente da solo nella Delegazione apostolica perch i suoi collaboratori sono in vacanza, riceve un dispaccio cifrato che impiega tutta la notte a decifrare (non molto abile) e alla fine impara che stato nominato nunzio a Parigi e che deve prendere servizio entro la fine dellanno. Perch la preoccupazione del papa Pio XII era che il nunzio, da decano del corpo diplomatico, come era tradizione, potesse presentare gli auguri al generale de Gaulle. Se non ci fosse stato il nunzio li avrebbe presentati il vicedecano che per era lambasciatore dellUnione Sovietica: cosa che era sommamente sgradita a Pio XII e al presidente de Gaulle. Ergo la premura che Roncalli in pochissimi giorni potesse fare il trasferimento,

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che non era, anche logisticamente una cosa molto semplice: la guerra non era ancora finita e Roncalli deve passare dallEgitto per potere andare poi a Roma e, di l, a Parigi. Cosera successo? Era successo che il governo della Liberazione, il governo post-Vichy, post-Ptain, presieduto da de Gaulle, aveva chiesto non solo la messa in mora di alcune decine di vescovi accusati di collaborazionismo con il governo di Vichy e perci con il regime nazista , ma aveva chiesto tassativamente lallontanamento del nunzio perch aveva continuato ad esercitare le proprie funzioni con il governo collaborazionista di Ptain e questo era ritenuto inaccettabile da de Gaulle. Perci il nunzio Valeri aveva dovuto lasciare la nunziatura, creando un vuoto che andava colmato entro il 31 dicembre. Quando Roncalli esce dalla sorpresa ancora una volta una destinazione (questa volta prestigiosa, gratificante) completamente non solo inattesa, ma in nessun modo da lui coltivata e riesce a passare da Roma impara due cose, per lo meno emblematicamente: da un lato che la sua scelta come nunzio a Parigi era stata una scelta personale del papa, il che vuol dire una scelta contro la opposizione della segreteria di Stato e in particolare dei due sostituti Tardini e Montini; la seconda cosa che impara che la segreteria di Stato non ha digerito la sua nomina, tanto vero che gli consegna il testo scritto del discorso di auguri che lui dovr fare a de Gaulle a Parigi, il che una discreta umiliazione (lui poi legge il testo e dice: Beh, forse una cosa del genere sono capace di scriverla anche da me). In ogni caso questo era il modo in cui la segreteria di Stato manifestava la sua reticenza nei confronti di questa nomina. Naturalmente poi ci sono le interpretazioni: perch il papa ha scelto proprio Roncalli? Forse perche aveva fiducia in questo suo remoto collaboratore (era una spiegazione possibile); forse perch, in qualche modo, subiva obtorto collo la pressione del governo francese per sostituire il nunzio e intendeva manifestare il proprio malessere per questa violenza e perci nomina un diplomatico che non ha neppure il rango di nunzio, il che, certamente, per la sede di Parigi, era un po uno schiaffo nei confronti del governo francese. Sappiamo solo di questa dichiarazione di Pio XII che la nomina era stata una sua scelta, un suo atto personale. Purtroppo non conosciamo molto di pi sul piano del perch papa Pacelli ha fatto questa scelta. La sede di Parigi era sicuramente molto ambita: perci cerano tutta una serie di ipotesi diverse da quella di Roncalli. Come gi a Istanbul, dove Roncalli aveva finito per stabilire dei rapporti molto diretti e molto immediati con lestablishment non solo diplomatico, ma anche dei politici e dei governanti turchi (tanto vero che appunto al momento della sua nomina a Parigi il governo francese ricorre allambasciatore turco per sapere qualche cosa di pi di questo

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sconosciuto delegato apostolico), a Parigi stabilisce ma certamente in un modo molto pi ampio perch un ambiente se non cattolico comunque in larga prevalenza cattolico una serie di rapporti con ambienti ecclesiastici, con ambienti politici e, in qualche misura forse minore, culturali francesi. Certamente la Francia conoscer in questo decennio dal 45 al 53 una grande ripresa economica, politica e culturale, ma anche un fortissimo impulso del mondo cattolico. Basterebbe ricordare ma non solo lesperienza dei preti-operai e tutta una serie di iniziative di grande significato della chiesa o comunque del cattolicesimo francese. Lunica cosa che sappiamo con una certa ampiezza dellattivit del nunzio Roncalli il suo atteggiamento nei confronti della richiesta del governo francese di destituire una trentina di vescovi francesi ritenuti appunto colpevoli di collaborazionismo. La tattica che usa Roncalli di fronte a questa richiesta quella di un confronto mai a livello di rottura ma sempre di resistenza: e di una resistenza anche attraverso la dilazione. Bisogna tener conto che linterlocutore principale del nunzio in questa questione il massimo esponente del Movimento Repubblicano Popolare, cio del partito cattolico francese, Georges Bidault, prima come ministro degli Esteri e poi come presidente del Consiglio dei ministri. Perci un interlocutore per certi aspetti apparentemente facile: nella sostanza molto scomodo, perch un interlocutore che non suscettibile di essere accusato di anticlericalismo, essendo un cattolico praticante, esponente della massima formazione politica di ispirazione cattolica. E perci certamente una trattativa complessa, che adesso non possiamo neppure ripercorrere, ma che segna un grosso successo di Roncalli, perch alla fine verranno indotti a dimettersi tre vescovi sui pi di trenta di cui era stata contestata la permanenza. indubbiamente un grosso successo dal punto di vista delle funzioni istituzionali del nunzio. Naturalmente un elemento che ancora mi pare non si conosca il sentimento che nella Chiesa di Francia questo tipo di difesa da parte di Roncalli ha creato. Nel senso che da un lato, certamente, ci poteva essere un certo sentimento nazionalista gratificato dal fatto che si rifiutasse la destituzione di un cos alto numero di vescovi; dallaltro cera anche il fatto che lazione di Roncalli aveva di molto mortificato le istanze di rinnovamento. Lepurazione era fondata sulla svolta politica, culturale e spirituale che la sconfitta del nazismo implicava: questo mi pare che ancora non sia stato particolarmente approfondito. Del resto di questa nunziatura purtroppo sappiamo molto poco, perch malgrado limmenso materiale documentario ne parleremo che Roncalli ha conservato, sul periodo parigino non abbiamo affatto, salvo qualcuno di quelli iniziali relativi appunto alla discussione sulla

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epurazione dei vescovi, le copie dei rapporti inviati a Roma: e perci ci manca un elemento fondamentale di informazione per capire come Roncalli vedesse i problemi che via via si ponevano nella chiesa di Francia e come li presentasse a Roma. Quel che sappiamo della sua attivit, cui ho gi accennato, di grande mobilit. Cio Roncalli visita quasi tutte le diocesi francesi, talora anche in pi di una occasione; visita lAlgeria, ancora sotto il dominio francese, suscitando e nel governo francese e anche a Roma molte perplessit. Perch il governo francese, da un lato, ritiene troppo scomoda questa mobilit del nunzio, che implica ladempimento di tutta una serie di formalit nei confronti del rappresentante del papa che devono essere espletate quanto il nunzio si muove da Parigi; ma dallaltro i vescovi talora hanno limpressione di essere soggetti a unispezione da parte del nunzio; infine Roma ritiene che il nunzio impiegherebbe meglio il suo tempo rimanendo a Parigi e dando maggiori informazioni a Roma che non girando per la Francia. Questo non fa s che Roncalli defletta minimamente da questa impostazione e continui tranquillamente in questo suo metodo di contatti. certamente un mondo particolare quello in cui vive ora Roncalli dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale: un mondo pieno di fermenti, di pubblicazioni. C una serie di letture, durante questo periodo, particolarmente interessanti. sicuramente un arricchimento molto grande della sua personalit, anche se ormai tuttaltro che un giovanotto: ormai intorno alla settantina, ma pare di capire che la sua capacit di assimilazione non sia conclusa. 1953-1958. Cardinale e Patriarca di Venezia. Certamente, quando nel 53 mons. Montini, il sostituto della segreteria di Stato per gli affari italiani, gli scrive chiedendogli la sua disponibilit ad essere nominato patriarca a Venezia, dove c un patriarca non anziano ma che sta morendo di malattia, la soddisfazione di Roncalli molto grande. Non perch la nunziatura a Parigi fosse sgradita, ma perch finalmente avrebbe potuto fare il vescovo in senso proprio e non solo nominale o comunque di straforo, marginalmente. Perci accetta con grande entusiasmo, convinto che in questo modo finir la sua vita a Venezia. qui tra laltro che si accende il rapporto con questo giovane prete, che incardinato a Venezia anche se non strettamente veneziano, don Loris Capovilla, che diventer poi il suo segretario sia durante il servizio come patriarca di Venezia sia poi come papa (perci lo fiancheggia nel decennio conclusivo ma anche pi significativo della sua vita). Il periodo veneziano breve, daltronde equivalente pi o meno al pontificato. Ci sono molti episodi noti o poco noti affidati poi in gran

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parte anche alla memoria di mons. Capovilla sui contatti con il clero e con la gente. C qualche episodio pi clamoroso, come quello delle modifiche della struttura interna della Basilica di San Marco per consentire una maggiore partecipazione del popolo alla celebrazione liturgica che pu essere interessante dal punto di vista dellattenzione di Roncalli a questi aspetti della valorizzazione della liturgia; oppure i suoi auguri, che fecero molto rumore in quel momento, per la celebrazione che aveva luogo a Venezia del Congresso del Partito Socialista, che era ancora ritenuto una delle bestie nere, politicamente parlando, e che Roncalli, come patriarca, saluta dando il benvenuto a Venezia. Sono cose che finiscono per suscitare interesse per un verso, ma anche diffidenza o al limite ostilit per un altro. Anche di questo non sappiamo quanto fossero informati i membri del conclave: certamente i cardinali italiani s, perch erano cose che erano andate ampiamente sui giornali; i cardinali non italiani presumibilmente molto meno. I/2. GiOVaNNi XXIII 28.X.1958-25.I.1959. I primi 100 giorni annuncio programmatico in S. Paolo vescovo di Roma Normalizzazione in Curia vivere da papa. Nellottobre del 58, quando, dopo una lunga e mortificante agonia, muore Pacelli, anche Roncalli va a Roma per il conclave. Del conclave s detto un po perci non ci torniamo sopra. un conclave non molto lungo. Lalternativa a Roncalli appunto questo cardinale armeno ma in realt romanizzatissimo capo di Propaganda Fide, che si chiama Agagianian e che sar poi valorizzato da Paolo VI, che lo nominer come uno dei quattro moderatori del Vaticano II. Comunque il 28 ottobre del 1958 il cardinale Roncalli viene eletto e cominciano le sorprese. La sorpresa del nome: ogni volta, dopo lelezione, alleletto viene chiesto quale nome intende prendere e Roncalli sceglie Giovanni XXIII, con il riferimento certo lui lo dice sia ai familiari che avevano il nome Giovanni, sia a Giovanni il Battista che allevangelista Giovanni. Erano le ragioni profonde della sua scelta. Ma certamente si spiegano anche subordinatamente alla scelta di non continuare la serie dei Pii. Poteva sembrare abbastanza ovvio che ci fosse un Pio XIII ma non cos. Prima sorpresa e poi, via via, ne verranno parecchie altre. Roncalli d una motivazione per la scelta del nome (anche se uno dei casi di cui dicevo questa mattina di un linguaggio a pi spessori): fa riferimento a Giovanni il Battista e dice: mi auguro che il mio pontificato possa fare come ha fatto Giovanni il Battista:

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spianare le vie per la venuta del Signore. Una affermazione come si deve, come ci si aspetta da un papa e niente pi. Solo che lui parlava sul serio! Cio che essere papa non tanto il farsi alter Christus, vicarius Christi, ma il farsi altro Giovanni Battista, cio colui che prepara, non colui che sostituisce: la differenza abissale, ma lo si capir lentamente e progressivamente. Poi ci sono sorprese minori, ma che in quel momento apparvero come sorprese eclatanti: la nomina del segretario di Stato, che da vari anni Pio XII non aveva fatto pi; non solo, ma la scelta di questo suo antico disestimatore, mons. Tardini, in ogni caso suo antico superiore. Certamente un uomo di una sensibilit profondamente diversa da quella di Roncalli, come dimostrano queste annotazioni ai dispacci roncalliani e come dimostra il fatto di essere stato uno degli oppositori della nomina di Roncalli a Parigi. Poi c il ripristino di tutta una serie di meccanismi semiburocratici che caratterizzavano la Curia romana, le cosiddette udienze di tabella: cio il fatto che i responsabili delle varie congregazioni romane avessero unudienza fissa con il papa a ritmi differenziati a seconda della loro importanza. Erano, di nuovo, abitudini che Pio XII aveva congelato da vari anni, ma il loro ripristino un fatto che viene percepito come una novit importante. E poi c il ripristino di una presa di possesso cio di una visita particolarmente solenne alla cattedrale di Roma (che voi sapete non la Basilica di S. Pietro, ma S. Giovanni in Laterano): occasione per Roncalli per riaffermare la sua responsabilit come vescovo della chiesa particolare di Roma. Poi quelle visite, che oggi possono sembrare abbastanza ovvie, ma che in quel momento hanno suscitato un enorme scalpore, alle carceri e allospedale infantile, che saranno seguite da tante visite alle parrocchie romane appunto in nome della sua responsabilit come vescovo di Roma. Quelle due visite iniziali hanno creato un enorme scalpore: erano delle autentiche novit. Prima di lui Pio XII era uscito una sola volta dal Vaticano nelloccasione del bombardamento su Roma, quando aveva visitato per qualche ora un quartiere particolarmente colpito dal bombardamento degli Alleati; altrimenti si era in qualche modo rispettata questa vecchia prassi del papa prigioniero in Vaticano, anche se in realt con la sottoscrizione del Concordato e del Trattato le ragioni storiche di quella condizione erano state superate. Ma la vera deflagrazione si ha il 25 gennaio del 1959, un po prima dei 100 giorni di rodaggio, quando il papa, che presiede una liturgia a S. Paolo fuori le Mura la liturgia conclusiva della settimana per lunit, particolarmente cara a Roncalli che laveva gi praticata ripetutamente e a cui aveva dato particolare rilievo quandera patriarca a Venezia , a cui

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assistono anche un certo numero di cardinali, conclusa la celebrazione, in sacrestia, tiene un discorsetto ai cardinali presenti in cui annuncia la convocazione di un Concilio e di un sinodo per la diocesi di Roma. Erano entrambi annunci inattesi: questo il meno che si possa dire; lunico che sappiamo ne era informato era il cardinale segretario di Stato, che daltronde, secondo le annotazioni sia di Roncalli che di Tardini ne era stato informato poche ore prima. un annuncio sconvolgente, quello del Concilio: perch al massimo si era pensato che si dovesse concludere e chiudere il Concilio Vaticano I, che era stato sospeso nel 1870 per la Guerra franco-prussiana, ma non certo fare un Concilio nuovo. Quanto al Sinodo Romano il sinodo precedente della diocesi di Roma era avvenuto a met del 1700 e perci era di nuovo una sorpresa di notevole proporzione. Poi c unaggiunta alla quale viene prestata minore attenzione e cio lavvio della procedura per la modifica laggiornamento, potremmo dire del Codice di diritto canonico, che era stato promulgato nel 1917 e che molti ritenevano in qualche modo invecchiato. Ma qui cera un movimento di opinione, sia pure tra addetti ai lavori, che auspicava una riforma e un aggiornamento del Codice. Gli altri due punti, Concilio (generale, come avrebbe detto il papa; ecumenico come gli fanno dire LOsservatore Romano e gli atti ufficiali) e Sinodo Romano erano invece totalmente fuori da qualsiasi ipotesi. vero che Pio XII aveva preso in considerazione lipotesi di convocare la conclusione del Vaticano I attorno alla fine degli anni Quaranta e linizio degli anni Cinquanta soprattutto per le sollecitazioni che aveva ricevuto da alcuni cardinali (Ottaviani e Ruffini). Ma era stata unipotesi che era abbastanza rapidamente caduta, dopo una primissima forma di consultazione, per varie ragioni. Non chiarissimo se in parte let avanzata del papa (che in realt era pi giovane di quello che non fosse Giovanni XXIII in questo momento), sia il timore della Guerra fredda tra Oriente e Occidente, tra blocco sovietico e blocco statunitense, e la forte presenza comunista in Italia hanno fatto temere che un eventuale Concilio potesse essere, in qualche modo, schiacciato da questa contrapposizione; in ogni caso quella ipotesi di cui pochissimi erano stati informati era caduta ed difficile capire se lo stesso nunzio Roncalli ne fosse stato in qualche modo informato oppure no. Certamente non conosciamo riferimenti di Roncalli a quel progetto. Queste le sorprese che mi hanno indotto a scandire il primo periodo del pontificato tra lelezione e questo annunzio a S. Paolo fuori le Mura il 25 gennaio 1959. Poi certamente c, come testimonia il Giornale dellAnima, il suo vivere da papa: cio lassuefarsi alla funzione. Probabilmente cos per ogni nuovo papa e lo stato anche per Roncalli, per

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cui lui stesso annota: quando mi dicono Santit io mi giro per vedere con chi stanno parlando, non mi rendo conto che si rivolgono a me, e cose di questo genere. 26.I.1959-24/31.I.1960. Avvio della preparazione del Vaticano II Sinodo Romano servizio pastorale servizio alla pace attivit ordinaria di governo. Una seconda fase mi sembra possa essere scandita (naturalmente sono ipotesi possibili, ma non cos determinanti) dal 25 gennaio 1959 per una dozzina di mesi sino alla fine del gennaio successivo 1960. Qui, essenzialmente, c da un lato la messa in opera della grossa macchina di preparazione del Vaticano II, il che meno ovvio di quello che sembri. Perch dopo lannuncio e dopo quello che qualche anno pi tardi lo stesso Giovanni XXIII aveva chiamato il devoto silenzio dei cardinali,16 che, cio, non avevano manifestato nessuna adesione allannuncio del Concilio, si crea da un lato una enorme eco dopinione pubblica tutta in positivo. Ma sicuramente c unaltra eco, molto meno clamorosa e molto meno diffusa, ma molto pi qualificata, di chi comincia a pensare che questa grana del Concilio si potr anche evitare. Basta aspettare un po: il papa cos vecchio che dovr pur morire se muore prima che il Concilio si apra, campa cavallo! Perci, certamente, la preparazione del Concilio non ha solo il suo significato vero e proprio, cio di avviare la preparazione di un Concilio che si annunciava come una assemblea immensa, di alcune migliaia di persone e perci assolutamente bisognosa di una preparazione (non era possibile dire a tremila vescovi: venite a Roma e cominciate a discutere! Di che cosa? Su che base? In che modo? O si faceva una manifestazione di devozione, come aveva fatto nel 1950 Pio XII per il dogma mariano, e allora vanno a Roma alcune centinaia di vescovi, fanno una grande acclamazione al papa e tornano a casa, o si faceva una assemblea conciliare vera e propria e allora andava preparata). Per indubbio che la preparazione, e soprattutto i ritmi della preparazione, hanno anche un altro significato e cio quello di non dare spazio al partito che gioca sui tempi, che gioca sul rinvio. C unaltra scelta importante che presiede alla preparazione del Vaticano II ed una scelta personale del papa che fa due cose: annuncia che il Concilio sar il Concilio Vaticano II, che era come dire: non sar la conclusione del Concilio Vaticano I, ma un Concilio totalmente nuovo
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Cfr. Ricordi incancellabili di Venezia, in Discorsi Messaggi Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII, vol. IV: Quarto anno del pontificato (28 ottobre 1961-28 ottobre 1962), Citt del Vaticano 1963, 259 (discorso dell8 maggio 1962).

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e diverso. E poi decide che il perno, il motore della preparazione del Concilio sia la segreteria di Stato. Cosa che sembrava abbastanza ovvia se non ci fosse stato un precedente completamente diverso: e cio che quel progetto della fine degli anni Quaranta di Pio XII era stato affidato al santUffizio. ragionevole che in quel momento il santUffizio si aspettasse di avere di nuovo in mano la preparazione del Concilio. La decisione del papa di affidare invece la preparazione alla segreteria di Stato era chiaramente un atto di scelta precisa che daltronde bisogna contestualizzare nel clima di tutte le polemiche violentissime che si stavano svolgendo e che avevano come epicentro il santUffizio e il suo massimo esponente Ottaviani. Questo anche lanno in cui si svolge il Sinodo Romano, che uno dei punti, malgrado gli studi che sono stati fatti e che sono anche abbastanza soddisfacenti (c un volume di Manzo su questo),17 da approfondire. In realt ancora difficile capire bene, malgrado lenfasi posta da Roncalli su questo Sinodo che riecheggiava il Sinodo di Bergamo, il Sinodo di Radini, e poi lo stesso sinodo che lui aveva fatto come patriarca a Venezia, ma il modello era certamente il Sinodo di Bergamo convocato da Radini , il suo sostanziale fallimento. Certamente liniziativa di Roncalli aveva avuto una fortissima opposizione, direi un totale ostruzionismo, da parte del cardinale Micara che era il vicario di Roma (come sapete c questo uso singolare che vi sia un vicario del papa per la diocesi di Roma: in quel momento il vicario del papa per la diocesi di Roma, cio il vescovo effettivamente operante, era questo cardinale che prende un atteggiamento di ostruzionismo nei confronti del Sinodo), che induce Roncalli a ricorrere ad altri ecclesiastici di grado inferiore per la preparazione e la promozione del Sinodo, che certamente finisce per avere uno svolgimento abbastanza deludente e soprattutto privo di reali conseguenze. S detto, non senza fondamento, che nella misura in cui il Sinodo Romano voleva essere un anticipo del Concilio, questo non prometteva molto. Sappiamo che il Concilio ha avuto tuttaltro svolgimento. Ci si pu anche chiedere in che misura Giovanni XXIII ha imparato dal flop del Sinodo in vista del Concilio. Sono argomenti sui quali ancora, io personalmente, non ho le idee molto chiare e forse sar importante continuare a approfondire con altre ricerche. Un altro atto che mi pare rientri in questo anno la nomina che Roncalli fa nel posto a Istanbul che lui aveva ricoperto per tanti anni. Cio va a pescare, anche se non sappiamo bene la ragione, in America Latina un
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M. Manzo, Papa Giovanni vescovo a Roma. Sinodo e pastorale diocesana nellepiscopato romano di Roncalli, Cinisello B. 1991.

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piccolo nunzio che nomina a Istanbul: mons. Lardone. Il quale non ha pi, naturalmente, il problema del rapporto pi o meno conflittuale con il governo di ispirazione islamica, non ha pi il problema dellassistenza ai profughi ebrei, ma viene incaricato di una missione non meno complicata: cio quella di prendere contatto con lambasciatore sovietico in vista del consenso possibile, desiderato del governo dellUnione Sovietica alla partecipazione di vescovi russi al Concilio. lavvio, in nuce, di quella che poi, ad un certo momento, verr chiamata lOstpolitik vaticana: cio un rovesciamento, progressivo naturalmente, dellatteggiamento di ostilit e di conflittualit tra la Santa Sede e lUnione Sovietica e il progressivo passaggio ad un regime di contatti e anche, in qualche modo, di condivisione di elementi comuni. 1.II.1960-2.XII.1960. Preparazione del Vaticano II attivit ordinaria di governo incontro con G. Fisher, primate anglicano. Una terza scansione che io ho indicato qui quella che copre quasi tutto il 1960 e che riguarda lo svolgimento della preparazione del Vaticano II. Un elemento importante, perch caratteristico del modo in cui il papa pensa il futuro Concilio lavvio della preparazione. Perch ad un certo momento si pensa, come in parte era gi avvenuto per il progetto abortito sotto Pio XII, di consultare i vescovi. C una prima differenza: qui si pensa di consultare tutti i vescovi mentre sotto Pio XII si era circoscritta la consultazione ad alcune centinaia di vescovi, ad una scelta, non a tutti i vescovi. Ma soprattutto accade che gli uffici preposti alla preparazione del Concilio predispongono una bozza di questionario da inviare ai vescovi per avere appunto le loro proposte per il futuro Concilio. E quando viene sottoposta al papa, Giovanni XXIII la rifiuta. Non per come era steso il questionario, ma per il criterio stesso. Cio in sostanza la sua posizione questa: se noi inviamo ai vescovi un questionario, diamo loro dei binari e i vescovi tranquillamente si infileranno in questi binari. Noi dobbiamo semplicemente chiedere ai vescovi di dirci tutto quello che loro ritengono opportuno di auspicare che il Concilio faccia. Era certamente un atto di enorme fiducia nei confronti dellepiscopato e un atteggiamento di stimolo, di sollecitazione nei confronti di vescovi che Roncalli lo sapeva benissimo era facilmente assuefatto ad un atteggiamento passivo. Roma propone la proclamazione del dogma mariano? Bene il dogma mariano! Ecco, cio, a seconda di quello che Roma proponeva normalmente cera questa assuefazione. Qui si propone un Concilio? bene il Concilio! Invece il togliere lo spazio ad un atteggiamento passivo e sollecitare delle proposte attive non avr un grande successo, ma era interessante proprio dal punto di vista dellatteggiamento,

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del modo nel quale il papa vedeva il Concilio. Laltro aspetto importante del suo modo di vedere il Concilio la necessit che lui afferma ripetutamente in varie occasioni che la gestione ordinaria della Chiesa, affidata in gran parte alle congregazioni della Curia romana, e il Concilio siano due momenti nettamente distinti. Era in parte una aspirazione, perch di fatto la preparazione del Concilio viene il pi possibile controllata dalla Curia romana: non pi dalla Curia sotto legida del santUffizio, dalla Curia sotto legida della segreteria di Stato, ma il controllo della Curia romana sulla preparazione del Concilio resta fortissimo. vero che si poteva sperare che il Concilio non venisse mai e che il papa morisse prima, ma in ogni caso era saggio tenerne sotto controllo la preparazione. Di qui questa insistenza del papa, senza per mai un atto di imperio. Questo interessante: affermare la necessit della distinzione questo in modo molto netto senza attenuazioni, ma nello stesso tempo senza intervenire nel vivo delle cose. E poi la dimensione anche ecumenica. Io ho ricordato qui solo lincontro perch il primo di una serie di incontri che Giovanni XXIII ha con il primate anglicano, che lo visita a Roma. Non una visita di particolare contenuto, ma una visita di grande significato, perch rompe anche in questo caso una condizione di estraneit e di polemica: basterebbe pensare a tutta la polemica sul riconoscimento o meno delle ordinazioni anglicane che si trascinava da pi di mezzo secolo e che Roncalli doveva conoscere abbastanza bene, perch attraverso Radini aveva avuto contatti ripetuti con larcivescovo di Malines, che era uno degli interlocutori con gli anglicani su tale questione. 3.XII.1960-25.XII.1961. Attenzione per il Terzo Mondo Mater et Magistra lorizzonte politico la morte del card. Tardini indizione formale del Concilio attivit ordinaria di governo. La quarta fase copre quasi tutto il 1961 ed caratterizzata dalla pubblicazione della prima delle due grandi encicliche di Giovanni XXIII. Come ogni papa anche Roncalli pubblica un certo numero di lettere encicliche. Ma le encicliche che hanno una risonanza fuori dal comune sono la Mater et Magistra, che cade in questo periodo, e, pi tardi, ormai alla vigilia della morte, la Pacem in terris. La Mater et Magistra finisce per avere importanza perch introduce, inserendosi ancora nel filone della dottrina sociale cattolica, una procedura di tipo induttivo e non deduttivo, che era caratteristico della dottrina sociale cattolica; inoltre menziona la socializzazione, parola in quel momento estranea al magistero ufficiale della chiesa; la Pacem in terris acquister importanza, tra le varie ragioni, perch anzitutto ha questo indirizzo non pi solo ai vescovi

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ma agli uomini di buona volont e fa riferimento a questi segni dei tempi, certamente uno degli elementi molto cari a Giovanni XXIII (e tra i segni dei tempi fa menzione della promozione della donna, altro aspetto che in questo momento era abbastanza estraneo al mondo ecclesiastico, cattolico in particolare). Un altro elemento importante di questo periodo certamente la scomparsa del segretario di Stato. Tardini muore e per la prima volta Roncalli pu nominare un segretario di Stato di sua autentica scelta. Nel senso che, con ogni verosimiglianza, la nomina di Tardini subito dopo la sua elezione era forse stata suggerita in conclave e perci poco personale: mentre qui lui nomina come nuovo segretario il cardinale Cicognani, che era stato delegato apostolico negli Stati Uniti: una scelta che sembra non c motivo di non ritenerla tale in qualche modo personale di Roncalli. 26.XII.1961-11.IX.1962. Impegno per il Concilio politica italiana attivit ordinaria di governo. Una fase ulteriore quella che copre due terzi del 1962 e che vede una intensificazione della preparazione del Concilio: non solo nella grande macchina della preparazione, ma anche dal punto di vista del papa, che comincer s a preparare il grande discorso dapertura del Concilio, ma che soprattutto fissa in questo momento, in questi mesi, la data dapertura del Vaticano II. Certo, era un atto necessario. Ma era anche la risposta al partito della dilazione allinfinito. Fissando per l11 ottobre 1962 lapertura del Concilio un papa ultraottantenne scommetteva di essere ancora vivo almeno sino a quel momento. Roncalli intensifica sia la preparazione dellallocuzione di apertura sia di un altro atto che compie a un mese dallapertura del Concilio e cio il radiomessaggio dell11 settembre 1962. Insieme al discorso Gaudet Mater Ecclesia sono i due atti che, in qualche modo, tracciano una fisionomia del Concilio. Un altro atto di enorme importanza in questo periodo la creazione, insieme a una serie di commissioni di preparazione del Concilio che la Curia romana aveva disegnato a propria immagine e somiglianza (ad ogni congregazione romana doveva corrispondere una commissione di preparazione del Concilio), di altri organismi. Il papa, pur accettando questo criterio che in qualche modo veicolava legemonia della Curia sulla preparazione del Concilio, aveva inserito due novit. Una, forse meno clamorosa ma in quel momento molto rilevante, una commissione sui Laici: non esisteva una congregazione romana che avesse riferimento ai laici: ma il papa vuole una commissione sullApostolato dei Laici. E soprattutto il papa accetta, fa proprio, il suggerimento

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di alcuni vescovi (soprattutto il card. Bea, il gesuita che era stato il confessore di Pio XII) per la creazione di un organo ecumenico: cio quello che si chiama il segretariato per lUnione dei cristiani, che viene parificato alle commissioni preparatorie del Concilio e che, inizialmente, ha il compito di informare le chiese non romane dellattivit del Concilio. Ma poi, abbastanza rapidamente, prender sempre con il consenso del papa, uno spazio molto maggiore che non quello dellinformazione alle chiese (quelli che allora si chiamavano i fratelli separati) sullattivit del Concilio. 12.IX.1962-3.VI.1963. Malattia Concilio pace attivit ordinaria di governo primo periodo conciliare morte. Il Concilio viene appunto aperto da Giovanni XXIII l11 ottobre 1962 con questo grande discorso, questa grande allocuzione. Viene seguito da un momento di estrema difficolt e cio la crisi di Cuba. Crisi che oggi noi sappiamo lultimo grande momento in cui si minaccia un conflitto atomico e in cui certamente Giovanni XXIII riesce ad intervenire con degli auspici di pace che, per s, erano abbastanza ovvi da parte di un papa; ma anche con una capacit di essere ascoltato, e da parte degli Stati Uniti dAmerica e da parte dellUnione Sovietica, in un modo che non era accaduto ad altri suoi predecessori. Questo un test che poi si ripete per tanti altri aspetti di questo papa: Giovanni XXIII gode di una indiscussa credibilit. Questo , in una certa misura, un dato e, in una certa misura almeno secondo me un mistero. Roncalli ha una capacit oggettiva di essere creduto: non solo per la bont di quel che dice, ma per le intenzioni con le quali enuncia le cose. E certamente il test della crisi di Cuba uno dei momenti di questa credibilit di Giovanni XXIII. vero che cera in questo momento Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti e Chruv come responsabile dellUnione Sovietica: ma non poi detto che n luno n laltro avessero una particolare ragione di attenzione al papa di Roma. Ma c questa capacit abbastanza singolare del papa di ottenere una credibilit molto al di l anche degli argomenti che lui pu spendere, che erano pi o meno quelli dei suoi predecessori: meglio la pace che la guerra, certo, ma poi Certamente anche lesperienza dellintervento nella Crisi di Cuba induce il papa poi a pubblicare, alla vigilia della morte, questa enciclica Pacem in terris che restata, come atto del suo pontificato, quella di maggiore impatto sullopinione pubblica e in cui ricorre questa affermazione

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contraddetta ieri laltro da Giovanni Paolo II (non il primo e forse neppure lultimo)18 che cio in epoca atomica non pi accettabile la categoria della guerra giusta. Questa una svolta di enorme portata, che per tutti i successori di Giovanni XXIII fino ad adesso non sono riusciti ad assimilare e che, daltronde, neppure il Vaticano II ha avuto la forza di fare propria sino in fondo. Ci sono poi atti clamorosi, importanti, daltra natura. Certamente bisognerebbe ricordare questo improvvisato discorsetto la sera dell11 ottobre 1962 dalla finestra del Vaticano, il discorso della Luna e della carezza ai bambini, che di nuovo ha avuto questo impatto di credibilit di Giovanni XXIII per la quale difficile trovare delle analogie sia nei papi precedenti che in quelli successivi. E poi questa credibilit ha avuto certamente lo sbocco finale in questa breve agonia e nella morte nel luned di Pentecoste del 1963, che viene vissuta da milioni di persone, cattolici, cristiani, ma anche non credenti, come, in qualche modo, un fatto proprio, un fatto che coinvolgeva personalmente. Questo un tentativo di periodizzazione, ma naturalmente le scansioni della vita precedente al pontificato sono pi evidenti, pi oggettive; le scansioni allinterno degli anni del breve pontificato sono pi discutibili, pi suscettibili di essere anche eventualmente modificate. II. Le fonti Come ho detto, questuomo, per la gioia e per il lavoro degli storici, ha conservato senza fine quasi tutto ci che ha scritto (sempre con lavvertenza di questa strana mancanza nelle sue carte delle copie dei dispacci da Parigi, con qualche eccezione limitatissima, che non ha una evidente spiegazione se non, presumibilmente, nelle norme che gli erano state forse date dalla segreteria di Stato). Poi certamente c ancora una non piccolissima quantit di materiale disperso. Nel senso che, appunto, un uomo che ha passato cos tanti anni in zone molto periferiche e molto isolate come Sofia e Istanbul ha scritto moltissimo. Ha avuto un epistolario immenso perch era uno dei pochi modi considerato che non cera n la posta elettronica e neppure, fondamentalmente, il telefono per non morire di inedia e di isolamento. Il che vuol dire che lampissimo epistolario conservato sicuramente inferiore a quello scritto e che malgrado
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Si riferisce verosimilmente agli interventi pronunciati da Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo dei militari e delle forze di Polizia del 18-19 novembre 2000.

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ci che la notoriet di Roncalli prima come papa e adesso come beato forse consente di recuperare, di rastrellare, c ancora una quantit non piccolissima di materiale, di lettere disperse. Anche perch vero che nella misura in cui lui ha scritto a macchina non solo ai suoi genitori, ma in generale normalmente ha conservato la velina: ma quando scrive a mano chiaro che invece il manoscritto esiste nelloriginale, nella lettera o biglietto inviato al corrispondente: e se il corrispondente non lha conservato pazienza; se lo ha conservato il problema di recuperarlo e non sempre, magari, ci si ancora arrivati. Anche malgrado lo zelo col quale hanno lavorato in tutti questi anni soprattutto mons. Capovilla, un poco anche noi e poi, da un certo momento, il postulatore della causa di beatificazione. Per dire che, appunto, la quantit delle fonti , per una persona sola, molto alta, e che c unottima conservazione. Possiamo anche dire che tutto ci che noto e conservato fino a questo momento (sempre con leccezione dei dispacci da Parigi) esiste anche qui [nellarchivio della Fondazione], per ci che ancora disperso Ad esempio il periodo francese: impossibile che non ci sia stata una corrispondenza con i vescovi francesi. Di questa noi praticamente non conosciamo quasi niente, frammentini microscopici. Ma questuomo, quando andava in visita, anche per il suo stile di vita, quasi inimmaginabile che non abbia scritto al vescovo prima e dopo la visita. Cos come non ci si ancora dati la pena di andare a ripescare le sue omelie francesi: io sono convinto che in molte diocesi dove lui ha fatto visita hanno registrato le sue omelie. Per, di massima, fino adesso, non c stata nessuna indagine seria l dove sono state registrate e dove stata conservata la registrazione, per recuperarle. Senza escludere che in qualche caso, probabilmente, il testo dellomelia pu essere anche stato pubblicato sul bollettino della singola diocesi. Io classificherei, per quel che vale, le fonti in questo modo: 1. Certamente il grande blocco delle fonti autobiografiche. Del Giornale dellAnima avete sentito ieri abbondantemente; queste numerosissime Agende; e una quantit in pi di altri appunti di tipo autobiografico di altra natura. Questo certamente un blocco particolarmente consistente e anche molto significativo, anche perch quasi sempre questi scritti di tipo autobiografico sono redatti a caldo: cio non sono memorie, sono scritti dopo un incontro, dopo una riflessione, durante un corso di esercizi. Perci certamente hanno un valore di testimonianza non filtrato. Le memorie inevitabilmente non solo possono implicare la perdita della memoria, appunto di particolari, ecc.; ma poi, inevitabilmente, risentono del modo in cui chi le scrive si vede decenni dopo i fatti. Invece questo

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tipo di scritti di Roncalli ha questo grande vantaggio di essere compilati a caldo, nellimmediatezza. 2. Cos come pure immediate sono le omelie. Questuomo ha fatto, sino a quando andato patriarca a Venezia, omelie in lingue diverse dalla sua e, di conseguenza, le ha scritte. Spesso le scriveva anche quando le faceva in italiano; ma tanto pi, per forza di cose, quando le faceva in francese. Perci c certamente questo notevole interesse per le omelie per il periodo bulgaro e per il periodo turco pubblicate rispettivamente da Francesca Della Salda e da Alberto Melloni che hanno questo grosso interesse di essere delle omelie sicuramente dette in linea di massima cos come stanno scritte.19 3. Un terzo blocco di grande consistenza , come gi accennavo, la corrispondenza. Questuomo ha corrisposto enormemente, certo con i familiari (non per niente ci sono due volumi fitti di Lettere ai familiari con altri supplementi e ogni tanto fa ancora la sua comparsa qualche supplementino qua e l);20 ma poi c tutta la corrispondenza con antichi compagni di seminario a Bergamo, del Seminario Romano, con collaboratori nelle varie fasi del suo lavoro.21 Ecco: avendo avuto cos tante e diverse funzioni ha avuto necessariamente una quantit rilevante di collaboratori. Allora quanto la collaborazione in atto la comunicazione
Cfr. Della Salda, Obbedienza e pace, cit., 145-267, e A.G. Roncalli (Giovanni XXIII), La predicazione a Istanbul. Omelie, discorsi e note pastorali (1935-1944), a cura di A. Melloni, Firenze 1993. 20 Cfr. Giovanni XXIII, Lettere ai familiari 1901-1962, a cura di L.F. Capovilla, 2 voll., Roma 1968; Id., Lettere alla famiglia, a cura di E. e M. Roncalli, Milano 1988; Id., Lettere familiari, a cura di G. Farnedi, Casale Monferrato 1993. 21 Cfr. A.G. Roncalli, Lettere dallOriente, a cura di C. Valenziano, Brescia 1969; M. Marchiandi Pacchiola, La sapienza del cuore. Giovanni XXIII. Corrispondenza con Mons. G.B. Filippucci, Pinerolo 1981; Giovanni XXIII, Il Pastore. Corrispondenza dal 1911 al 1963 con i preti del Sacro Cuore di Bergamo, a cura di G. Busetti, Padova 1982; Giovanni XXIII, Lettere ai vescovi di Bergamo (1931-61), Bergamo 1973; Giovanni XXIII, Lettere 1958-1963, a cura di L.F. Capovilla, Roma 1978; Giovanni e Paolo, due papi. Saggio di corrispondenza (1925-1962), a cura di L.F. Capovilla, Roma 1982; R. Simonato, Il carteggio tra A.G. Roncalli e C. Costantini (1936-1956), in Cristianesimo nella storia, 7 (1986), 515-552; Giovanni XXIII, Ottima e reverenda madre. Lettere di papa Giovanni alle suore, a cura di G.B. Busetti, Bologna 1990; I. Schuster-A.G. Roncalli, Nel nome della santit. Lettere e documenti, a cura di E. Guerriero e M. Roncalli, Cinisello B. 1996; A.G. Roncalli, Fiducia e obbedienza. Lettere ai rettori del Seminario Romano 1901-1959, a cura di C. Badal, Cinisello B. 1997; E. Pellegrini, Giacomo Testa nel solco di Angelo Giuseppe Roncalli. Lettere e documenti, Quaderni storici 1; supplemento di Gente in Comune, Notiziario di Cenate Sotto (BG), S. Paolo dArgon 2000; A.G. Roncalli, Lettere e scritti. Conservati negli archivi dei conventi di S. Antonio dei Frati Minori Conventuali di Istanbul e Padova, a cura di M.M. Chilin, Padova 2000.
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avviene normalmente per via orale; ma successivamente, invece, si instaura almeno con alcuni di loro, una corrispondenza scritta. Faccio un caso: Angelo DellAcqua (che poi diventer sostituto alla segreteria di Stato con un ruolo di grandissimo rilievo sia con Giovanni XXIII sia poi con Paolo VI, di cui diventer poi anche vicario per la diocesi di Roma). Mi pare impossibile che con DellAcqua, che inizialmente ad Istanbul con Roncalli, ma che ci rimane abbastanza poco e poi la convivenza riprender solo dopo lelezione al pontificato, ecco, che nei decenni intermedi non ci sia stata una corrispondenza, anche abbastanza fitta. Per non venuto ancora fuori quasi nulla di questo. chiaro poi lo dicevo stamattina ad un altro proposito che la corrispondenza va poi contestualizzata. Per cui dicevo che gli apprezzamenti sul fascismo nella corrispondenza ai familiari vanno presi con un certo senso critico; con altri corrispondenti, evidentemente, hanno un altro significato o un altro andamento. 4. Cos come hanno ancora un andamento diverso, ma questa costituisce una vera e propria categoria a s, le corrispondenze dufficio o, se volete, i rapporti. Abbiamo gi accennato a quelli di Parigi, ancora in gran parte sconosciuti. La segreteria di Stato ha negato la consultazione di questi dispacci persino alla Postulazione per la causa di canonizzazione, cosa un po singolare. Perci sono veramente tab, sino a questo momento, e riguardano una nunziatura dellimportanza di quella di Francia e per quel decennio cos rilevante. Ci sono invece altre fasi degli uffici ricoperti da Roncalli per i quali si conoscono appunto le relazioni. Talora, come ho gi detto, le relazioni che sono state pubblicate nei volumi curati dal Vaticano sul periodo della guerra:22 l non sono state pubblicate solo le relazioni, ma anche appunto le note di mons. Tardini di commento alle relazioni di Roncalli (che tra laltro Roncalli, appena eletto, si fece portare per vederle; cos come si fece portare la corrispondenza intervenuta nel periodo in cui tentarono di accusarlo di modernismo, ancora quandera a Bergamo segretario di Radini: Radini era nel mirino di Pio X; inevitabilmente nel mirino ha finito per andarci anche il suo segretario. E con sua meraviglia lui si accorse che cerano le accuse nel fascicolo, ma non cerano le sue controdeduzioni e allora, avendole conservate, ne fece fare copia e le fece inserire nel fascicolo). 5. Poi ci sono naturalmente le pubblicazioni. Se questuomo ha conservato moltissimo degli altri generi di fonti, ha anche pubblicato non poco. Io ho gi citato pi duna volta questa conferenza su Baronio. Ma
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Cfr. Actes et Documents du Saint Sige relatifs la seconde guerre mondiale, Citt del Vaticano: voll. IV-XI, Citt del Vaticano 1967-1981.

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ci sono molte altre cose che lui ha pubblicato soprattutto nel periodo bergamasco. Oltretutto poi qualcuno di voi se n anche interessato , ha curato e in parte redatto il bollettino diocesano di Bergamo, in cui ha pubblicato recensioni, articoli e altre note.23 C questa opera, che era molto cara a Roncalli e che ha occupato un tempo lunghissimo della sua vita, e cio ledizione degli Atti della visita apostolica fatta da Carlo Borromeo nella diocesi di Bergamo.24 Com noto san Carlo faceva queste visite come metropolita della provincia ecclesiastica lombarda: e non si tratta solo delledizione degli Atti, ma anche del lavoro di annotazione, ecc. Roncalli ha anche ripetutamente dato atto a uno dei suoi collaboratori di quellepoca, don Pietro Forno, dellaiuto importante che gli ha prestato per questa edizione, ma certamente resta una pubblicazione di Roncalli. Laltra pubblicazione centrale, forse quella non meno cara degli Atti della visita apostolica di S. Carlo Borromeo, la biografia di Radini:25 cio poco dopo la morte del vescovo lui ha ritenuto di adempiere prima di tutto a un debito di riconoscenza. Ma forse anche al desiderio di fissare limmagine di Radini nei confronti non solo di chi laveva apprezzato, ma anche di chi aveva polemizzato con lui o laveva denigrato. C questa biografia che poi viene ripubblicata come daltronde la conferenza su Baronio durante il pontificato a cura di don De Luca (che era molto legato a Roncalli ancora dal periodo veneziano) nelle Edizioni di Storia e Letteratura, dove uscir la prima edizione del Giornale dellAnima.26 Un punto delle fonti che ancora traballante , mi pare, quello delle fonti su Roncalli. Cio delle fonti di ci che stato scritto su di lui (non oggi, naturalmente, non dopo la morte, ma, come dire, via via). Conosciamo abbastanza poco di ci che stato scritto sul delegato apostolico in Bulgaria (qualche cosa si conosce ma forse non tutto ci che stato realmente scritto); ci che stato scritto sul delegato apostolico in Turchia; di nuovo a maggior ragione ci che stato scritto in Francia (gi ve ne accennavo per i bollettini delle diocesi che lui ha visitato, ma anche indipendentemente da questo, insomma). Una rivista tedesca di
Cfr. La Vita Diocesana per le annate dal 1909 (1) al 1914 (6). A.G. Roncalli, Gli Atti della Visita Apostolica di S. Carlo Borromeo a Bergamo (1575), con la collaborazione di don Pietro Forno, 2 voll. in 5 tomi, Firenze 19361958 (rectius 1959). 25 A.G. Roncalli, In memoria di Mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi vescovo di Bergamo, Bergamo 19161; riedita come Mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi, vescovo di Bergamo, Roma 19633. 26 Giovanni XXIII, Il Giornale dellAnima e altri scritti di piet, [a cura di L.F. Capovilla], Roma 1964.
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informazione, Herder-Korrespondenz, ha pubblicato un dossier interessante subito dopo la morte raccogliendo, per cos dire a caldo, i commenti immediati sul pontificato di Giovanni.27 Ma una cosa diversa, evidentemente: sia pure immediatamente, sono commenti gi dopo la fine del pontificato, mentre invece penso che sarebbe interessante raccogliere nella misura in cui ci sono si rivelano interessanti i commenti, le valutazioni, le polemiche fatte nei confronti di Roncalli vivente, anche, naturalmente, durante il periodo veneziano. Questo un elenco dei generi; un elenco molto sommario e rozzo. Concludo questo punto solo accennando a due grandissimi strumenti di lavoro per luso delle fonti. Da un lato la Concordanza verbale: cio con un grosso lavoro si sono immessi elettronicamente tutti gli scritti di Roncalli nel computer e poi, con un programma apposito se ne ricavata la concordanza verbale. Che vuol dire che la ricorrenza di ciascuna parola che stata immessa viene rilevata e viene riprodotta in un contesto abbastanza ampio, una quarantina di parole (una ventina prima e una ventina dopo la parola rilevata), con lindicazione dello scritto, della frase, in cui quella parola ricorre. Questo consente, richiamandoci a quello che dicevamo stamattina, di fare ricerche significative. Quando Roncalli comincia a usare aggiornamento? e in quale contesto? Basta prendere questa concordanza e si trova tutte le volte che aggiornamento ricorre con significati preganti o con significati banali (lo si vede subito dal contesto e comunque si pu sempre risalire alla pagina quando il contesto da solo non chiaro); si vedono le occasioni e le date in cui aggiornamento, pastoralit, ma qualsiasi altra parola pu essere verificata, sono stati impiegati. Questo certamente consente di avere una percezione della cultura, dellitinerario, della riflessione di questuomo, del dipanarsi delle novit e delle costanti, dei concetti che spariscono dalla sua cultura e di quelli che sopravvengono e di quelli che, invece, hanno una continuit ininterrotta. Anche perch c questo grande vantaggio della sicurezza, perch dal punto di vista meccanico la completezza garantita: cio ci sono veramente tutte le volte in cui le parole inserite ricorrono. Si tratta poi di capire il significato, il peso, il valore che ogni ricorrenza ha, le discontinuit, ecc. Laltra cosa che stata creata specialmente per la causa di canonizzazione una Cronotassi, un elenco degli scritti di Roncalli messi in ordine cronologico, indipendentemente dalla natura dei testi: semplicemente
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Cfr. Johannes XXIII. Leben und Werk. Eine Dokumentation in Text und Bild, Herder Verlag, Freiburg im Breisgau 1963 (trad. it.: Giovanni XXIII. Vita e opere. Documentazione testuale di Herder-Korrespondenz, Roma 1966).

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sulla base del fatto che siano attribuibili a Roncalli. uno strumento preziosissimo per le fonti di Roncalli: non bisogna confonderlo con un inventario, che al medesimo livello non abbiamo ancora, di tutto ci che contenuto nel Fondo Roncalli. Perci, ad esempio, i documenti inviati a Roncalli o a Giovanni XXII in questa Cronotassi non risultano. Ma in ogni caso anche questo , mi pare, uno strumento di grandissimo valore. III. Avvertenze metodologiche Volevo aggiungere qualche cosa sulle avvertenze metodologiche, che in parte abbiamo gi toccato questa mattina. 1. Certamente c la dimensione biografica, quella sulla quale io ho insistito ripercorrendo a fumetti i vari periodi della vita di Roncalli, ma che rimane pur sempre la griglia di base, il riferimento elementare, anche per ricerche tematiche o per singoli periodi o per singoli argomenti. 2. Cos come certamente sono importanti s gi detto a proposito della corrispondenza le relazioni interpersonali: Roncalli un uomo che, in parte per le circostanze in parte per il temperamento, ha dato grande rilievo al tempo investito e perci allattenzione investita nei rapporti personali. Certo molti anche indiretti, a voce, di cui non possiamo avere documentazione. Ma nella corrispondenza con la famiglia, gli amici, i colleghi e i superiori c una quantit di materiale che consente di vedere dimensioni del personaggio Roncalli che sono caratteristiche di questo vivere i rapporti con altri. 3. Certamente pure indispensabile la dimensione istituzionale: un uomo che riveste, direi da quando ha ricevuto lordinazione sacerdotale, delle responsabilit, delle funzioni di tipo istituzionale: segretario del vescovo a Bergamo; responsabile per il programma missionario in Italia; delegato apostolico in Bulgaria e in Turchia e Grecia; nunzio in Francia; patriarca a Venezia; papa. C sempre, in tutte queste occasioni, una sua responsabilit, un suo ufficio istituzionale e, di conseguenza, c una serie di attenzioni che vanno fatte al tipo di funzione che lui si trovato via via ad esercitare, le modalit con le quali lha esercitata. Per fare un esempio non sappiamo ancora abbastanza sul criterio con il quale lui s mosso per fare le proposte di nomina dei vescovi in Francia. Sicuramente sono dieci anni in cui, essendo nunzio in Francia, ha lobbligo istituzionale di avanzare a Roma o di avvallare a Roma proposte di nomina di vescovi o fatte da lui direttamente o fatte dai vescovi francesi, ma sulle quali lui si deve

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esprimere comunque. Sicuramente non tanto la curiosit di sapere che cosa il nunzio Roncalli ha detto sul vescovo A o sul vescovo B, quanto tentare di capire, attraverso questa documentazione quando fosse accessibile, che tipo di criteri ha seguito Roncalli per selezionare i vescovi. Sono dieci anni in cui procede a una cinquantina di nomine, inclusi i trasferimenti, sui quali pure il nunzio doveva esprimersi; daltronde ragionevole: lui ha dovuto esprimersi su tutti i vescovi francesi, a un titolo o a quellaltro. Allora occorre capire con quali criteri lo faceva: si consultava con altri, lo faceva da s su questo piano noi non sappiamo nulla o quasi nulla. In Bulgaria o in Turchia questo problema praticamente non esisteva, perch i vescovi cattolici nelluno o nellaltro paese erano praticamente inesistenti o quasi o dipendevano dagli ordini religiosi e allora forse erano meno filtrati dal delegato apostolico. Ma in Francia il nunzio sicuramente ha questa grossa responsabilit e altre. 4. C poi una dimensione che da poco s cominciato ad approfondire veramente, la dimensione della cultura di Roncalli. Non tanto il modo in cui ha fatto gli studi, non questa la cosa veramente interessante; ma il modo in cui, durante tutta la vita, esprime unattenzione culturale. Facciamo un esempio molto semplice, rozzo, banale. A un certo momento lui riesce a mettere le mani su una copia del Migne, che questa grande edizione di Padri della chiesa latina e greca: si ricorda che in seminario a Bergamo questa edizione non c, la compra e ne fa omaggio al seminario di Bergamo. Per dire che questo un tipo di attenzione che forse non era cos diffuso nei diplomatici della Santa Sede. Poi compra libri per s, legge (lo dicevo stamattina a proposito degli angeli delle chiese in cui lui via via chiamato ad una responsabilit pastorale). In lui c tutto un tipo di utilizzo della cultura e di manifestazione culturale. C una formulazione abbastanza nota e molto tagliente in quella conferenza fatta poco dopo la morte di Roncalli dal card. Lercaro su Giovanni XXIII in cui appunto si distinguono e in qualche modo si contrappongono gli uomini delle fonti (chiara allusione a Roncalli), che cio ancora si alimentano ai grandi scritti della tradizione cristiana, e gli uomini invece delle singole monografie, delle singole ricerche, che sono alla fine dei puri ripetitori. Certamente questa dimensione della cultura di Roncalli ancora relativamente abbastanza intonsa, abbastanza poco conosciuta. Certo lui stesso ci informa ripetutamente dellimportanza per lui delle letture durante la liturgia il messale e, per la recita delle ore, il breviario che sicuramente non fa in un modo, come dire, abitudinario, ma che fa con unattenzione e unassimilazione certamente spirituale, ma anche

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propriamente culturale. Da un certo momento c anche la lettura della Bibbia e poi tante altre occasioni di lettura, in parte documentate anche dai libri che sono rimasti nella sua biblioteca, anche se naturalmente una di quelle biblioteche che in parte si dispersa: perch quando si muove, ad esempio, da Istanbul siamo in piena guerra; deve appunto passare dal Cairo per arrivare a Roma. Certamente non riesce a portarsi appresso la biblioteca che poteva avere in qualche modo costruito a Istanbul nei dieci anni in cui cera stato. E poi, da un certo momento, quando nunzio, poi patriarca di Venezia non parliamone quando papa riceve una quantit di omaggi che vanno a finire nella biblioteca. Ma non sono scelte, non sono libri che si procura: altro se uno si procura un libro perch gli interessa; altro se uno riceve un libro, anche importante, ma che magari non apre mai. Ecco perch lesame della biblioteca impone di riuscire, per quanto possibile, a sceverare queste categorie. 5. Da ultimo i collaboratori. chiaro che lui ha avuto, in misura crescente, dei collaboratori (cio quando lui in Bulgaria, a un livello cos basso nella gerarchia pontificia, che ha appena appena un collaboratore; poi le cose cambiano: aumentano un pochino a Istanbul; naturalmente la nunziatura a Parigi poi la Curia a Venezia hanno un insieme di collaboratori; tanto pi, poi, quando sar papa). La cosa interessante non solo cercare di costruire in un modo completo la cerchia di questi collaboratori. Ma anche rendersi conto che, contrariamente ad altri casi, quando questuomo arriva al pontificato, non ha un suo staff, non ha un suo gruppo, non ci sono a Roma i roncalliani. Questo abbastanza singolare. In fondo basterebbe fare due esempi. Da un lato ci sono stati sicuramente i pacelliani durante il periodo del pontificato di Pio XII; dallaltro non un segreto per nessuno che oggi c un gruppo consistente di collaboratori polacchi intorno a Giovanni Paolo II. Il caso di Roncalli un po particolare. Certamente Capovilla ha avuto un ruolo di grande importanza (che talora stato anche fortemente criticato): per accanto e insieme a Capovilla salvo forse DellAcqua non s mai costituito, non ha mai preso forma, un gruppo di collaboratori, come dire, intimi del papa. chiaro che cerano tanti collaboratori perch questo lo implica lufficio: ma non questo quello di cui stiamo discutendo. Quanto ai collaboratori di fiducia, per quello che conosciamo ma su questo piano credo che siamo ormai abbastanza bene informati non si strutturato un gruppo intorno alla figura del papa: non c, ad esempio, un gruppo di bergamaschi; sicuramente non ci sono fenomeni di questo genere.

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IV. Nodi problematici Un ultimo punto sono i nodi problematici, che in parte abbiamo gi toccato, ma che conviene ripercorrere, sia pure per enunciazione. 1. Certamente per il periodo degli studi a Roma il rapporto con Buonaiuti, malgrado tutto, non ancora perfettamente chiarito. Naturalmente non intendo dire che ci sono fonti nuove, ma mi chiedo se non si potrebbero scovare fonti nuove. Quello che sappiamo dato da fonti che non sono di Buonaiuti, da qualche accenno di Roncalli e qualche accenno di comuni condiscepoli (che cio appartenevano al medesimo gruppo di chierici che studiavano al Seminario Romano in questo periodo). Per certamente, dato il rilievo della personalit di Buonaiuti anche in quel momento cio non solo del Buonaiuti successivo, del Buonaiuti modernista, ma anche del Buonaiuti, appunto, condiscepolo di Roncalli (era avanti di un anno per ragioni, credo di anagrafe) questo punto certamente potrebbe e meriterebbe di essere ancora meglio conosciuto e approfondito. 2. Un punto che ho gi toccato quello, sempre per il periodo romano, dellinflusso del padre Pitocchi. Qui Battelli ha lavorato parecchio, ha scovato parecchio: forse tutto quello che si pu trovare. Perci certamente, capire, valutare appieno e in un modo equilibrato e soddisfacente linflusso di questuomo, come dicevo di grande sensibilit spirituale ma anche di forte squilibrio nervoso, su Roncalli non sarebbe cosa priva di interesse e meriterebbe qualche nuova attenzione. 3. E poi c il rapporto con Radini Tedeschi. Certamente stato molto valorizzato in varie occasioni, essenzialmente a partire dalla biografia che Roncalli scrive, il che va benissimo. Non sappiamo per quasi niente dellopinione di Radini su Roncalli e forse, andando a grattare, si potrebbe anche ricavare qualcosa che non sarebbe sicuramente irrilevante. ovvio che pi facile che il giovane don Roncalli si sia fatto unimmagine del vescovo che non linverso (Radini non poteva immaginare che Roncalli sarebbe diventato papa!). Per qualche apprezzamento, qualche valutazione o qualche impressione di Radini su Roncalli potrebbe essere certamente interessante cos come forse una migliore conoscenza del contesto. C una monografia di Battelli su Radini oltre ad alcuni saggi sui rapporti tra Roncalli e Radini perci non che siamo a zero, al contrario.28 Per,
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Cfr. G. Battelli, Un pastore tra fede e ideologia. Giacomo M. Radini Tedeschi (18571914), Genova 1988; Id., G.M. Radini Tedeschi e Angelo Roncalli (1905-1914), in

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dato che non si finisce mai di apprezzare linflusso, limportanza che la personalit di Radini ha avuto su Roncalli, tutto ci che si pu comprendere meglio del loro rapporto poi finirebbe per aiutare sul piano pi generale a comprendere il personaggio Roncalli. 4. Un aspetto ancora, secondo me, mal conosciuto sono soprattutto le origini dellattenzione ecumenica di Roncalli. sicuro che a Bergamo o a Roma non cera nulla da imparare a questo riguardo. Per perch Roncalli, quando appunto viene nominato per la Bulgaria, chiede e ottiene inizialmente come segretario uno dei monaci di Chevetogne? una cosa curiosa. Allora ci sono proprio questi primi rudimenti della sensibilit ecumenica del giovane Roncalli ma non poi pi giovanissimo a quel punto sui quali forse qualche cosa di meglio e di pi soddisfacente di ci che gi conosciamo si potr anche realizzare. 5. Unaltra zona grigia quella dellorigine dellidea del Concilio. Anchio ho cercato di fare la collezione di una serie di accenni che Roncalli fa in alcune circostanze, ancora a Istanbul e poi successivamente, alla opportunit, alla fecondit di un Concilio.29 Si pu e si deve tenere conto della grande importanza che Roncalli ha sempre riconosciuto al Concilio di Trento. Forse qualche cosa di pi si pu ancora riuscire a mettere insieme perch fino ad adesso ci si interessati allargomento soprattutto con la curiosit di fare lelenchino delle persone a cui Roncalli, o prima dellelezione al papato o subito dopo, ha parlato del Concilio. Che interessante, ma che molto meno interessante del riuscire a capire perch lui se fatta la convinzione che fosse opportuno un nuovo Concilio al punto che, quando poi diventa papa e ne ha la possibilit, infatti, lo convoca. Questa certamente ancora abbastanza una zona grigia. 6. Cos come sappiamo poco ma questo lho gi detto, la ragione principale linaccessibilit dei suoi rapporti da Parigi della sua attitudine nei confronti delle esperienze spirituali e pastorali della Chiesa di Francia, che sono molto ricche e molto complesse nel periodo della sua nunziatura. Non solo i preti-operai, ma tutta una serie di fermenti nei confronti dei quali conosciamo veramente
Papa Giovanni, a cura di G. Alberigo, Roma-Bari 1987, 35-65; si veda anche G. De Rosa, Angelo Roncalli e Radini Tedeschi, in G. Lercaro, Giovanni XXIII. Linee per una ricerca storica, Roma 1965, 39-58. 29 G. Alberigo, Lispirazione di un concilio ecumenico: le esperienze del cardinale Roncalli, in Le deuxime concile du Vatican (1959-1965). Actes du colloque de Roma (28-30 mai 1986), Roma 1989, 81-99; riedito in Id., Dalla Laguna al Tevere. Angelo G. Roncalli da San Marco a San Pietro, Bologna 2000, 73-86.

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solo qualche singola battuta, frammenti di frasi, che si rischia sempre di sotto o sovravalutare. Facevo appunto prima riferimento alle omelie che lui sicuramente ha pronunciato nelle diocesi francesi che visitava o in altre occasioni. Queste, se sono state conservate e se si recuperassero, probabilmente potrebbero dare qualche luce a questo proposito. Naturalmente lui di tali questioni ne avr parlato con molti dei suoi interlocutori di cui le Agende ci danno informazione: ma, ahim, le Agende ci dicono che ha parlato con Tizio, che ha ricevuto Caio, che ha visto questaltri, ma non ci dicono mai, salvo rarissime eccezioni, che cosa si sono detti e perci, da questo punto di vista, ci danno un elenco, un inventario di interlocutori, ma non i contenuti degli incontri, dei colloqui (molti saranno stati di circostanza, senza dubbio). 7. Un punto di grandissimo interesse, ma non meno grigio, la nascita, il formarsi in Roncalli di quellatteggiamento che poi si esprimer nella Ostpolitik, in un cambiamento dellatteggiamento della Santa Sede nei confronti dei regimi che allora si dicevano di Oltrecortina di ferro. Nessuno vuol negare linflusso dello Spirito Santo nella Chiesa in generale e sul papa in particolare: ciononostante forse questa non la prima spiegazione quando Roncalli nomina ad Istanbul monsignor Lardone con un certo tipo di istruzione. Prima bisogna perlomeno andare a vedere se non ci sono delle fonti che aiutino a capire come e perch lui ha preso quelle iniziative; poi, se proprio non si trova niente si potr anche accettare la spiegazione dellispirazione Ma credo che sarebbe importante riuscire a ricostruire qualche cosa di questa scelta. Qui ancora ne ha fatto qualche accenno Riccardi nel suo libro su Roma e Mosca:30 cenni interessanti, validi, ma forse non completamente esaurienti sul formarsi di questa che una delle grandi svolte che Roncalli introduce nella Chiesa romana. 8. In quella conferenza commemorativa, che ricordavo poco fa, di Lercaro su Roncalli-Giovanni XXIII c un punto in cui si afferma che papa Giovanni ha vissuto in una condizione di solitudine istituzionale: cio non solo di isolamento, ma di contrasto con gran parte della struttura centrale della Chiesa cattolica. unintuizione sicuramente molto rilevante, ma che non ancora analiticamente confortata da una serie di documentazioni. Qualche cosa naturalmente, indirettamente, esce dalle deposizioni di alcuni di questi membri ad alto livello della Curia romana che, interrogati nel processo di canonizzazione, hanno espresso riserve, atteggiamenti critici, ecc. Per, intanto, non tutti i responsabili della Curia durante il pontificato sono stati interrogati per
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A. Riccardi, Il Vaticano e Mosca, 1940-1990, Roma-Bari 1992.

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il processo e gi questo implica di cercare, con altre strade, altri documenti. Era un atteggiamento istintivo, per esempio, di alcuni esponenti della Curia o era un atteggiamento coordinato, programmato, nei confronti di Giovanni XXIII? Sappiamo che durante lultima fase del pontificato di Pio XII si era parlato di un gruppo di cinque cardinali che, secondo la stampa, svolgevano in qualche modo una azione coordinata, ma nessuno, che io sappia, si molto impegnato a dare un fondamento documentario a questa immagine un po cos, funambolica, della stampa. In ogni caso sarebbe molto importante che questa ipotesi della solitudine istituzionale di Giovanni XXIII venisse confortata o circoscritta o rinnegata sulla base di uneffettiva documentazione, non facile sicuramente da reperire: ma largomento meriterebbe certamente un grosso sforzo. 9. Lultimo punto quello con il quale, in un certo senso, abbiamo cominciato questa mattina e cio il mistero Roncalli. Cio esistono due Roncalli o esistono tanti Roncalli quante sono le tappe della sua lunga e molto articolata esperienza? O c un unico Roncalli che, come dire, vive, interpreta, oggetto e soggetto di queste esperienze con una sua autentica continuit e con la capacit di assimilare e di rifiutare, cio di selezionare via via le esperienze che fa, gli impulsi che riceve, le sollecitazioni delle quali oggetto? Questo certamente, tutto sommato, un punto che merita grande attenzione. Questo per dirvi che lo studio di Roncalli, in cui un po ci siamo esercitati in questi anni e in cui alcuni di voi si dispongono a entrare, , per un verso, io ritengo, estremamente affascinante; per un altro verso, come giusto che sia, un problema irto, complesso, pieno di domande, interrogativi, incertezze. Anche il fatto della recente beatificazione di Giovanni XXIII non pu, non vuole, non intende in nessuno modo cancellare i problemi. Naturalmente i problemi ci sono tutti, restano e anzi meritano proprio a maggior ragione di essere chiariti il pi possibile attraverso una investigazione di carattere storico e critico. Domande e interventi La settimana scorsa ero a Roma allArchivio Segreto Vaticano e l ho incontrato un anziano sacerdote bergamasco, Camozzi, che mi ha detto che stava studiando le visite Ad Limina nella diocesi di Bergamo tra la met dellOttocento e i primi decenni del Novecento, che quindi coprirebbero anche lepiscopato di Radini. (Silvia Scatena)

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Certamente dovrebbero essere interessanti.31 Ecco, questo un genere di fonte che non si mai tentato di sfruttare sino ad adesso intorno a Roncalli. Sulla dimensione ecumenica di Roncalli. abbastanza noto il suo rapporto con gli ortodossi, il mondo orientale. Mi sconosciuto che tipo di rapporto e di sentimento e che tipo di contatti avesse verso le chiese della Riforma. (Massimo Faggioli) pi difficile definirlo perch, di nuovo, non una scelta, ma la sua vita lo ha portato a prestare attenzione e a convivere con il cristianesimo ortodosso. Per cui c, intanto, un dato generalissimo che riguarda il cattolicesimo, soprattutto in questi anni dellinizio del secolo scorso, in cui lattenzione e la simpatia del mondo cattolico vanno istintivamente molto pi nella direzione delle chiese ortodosse che non delle chiese della Riforma. Questo come atteggiamento generalissimo che naturalmente bisogna applicare anche a Roncalli, ma con una qualche cautela. Io credo che uno dei primi impulsi ecumenici che lui riceve sono i contatti con Mercier. Ora, Mercier voleva dire il rapporto con gli anglicani: cio di nuovo con una famiglia, una tradizione cristiana che in modo facilone noi aggreghiamo spontaneamente ai protestanti, ma in modo del tutto improprio. Perci circa unattenzione o una conoscenza di Roncalli nei confronti del mondo della Riforma io dubito che esista granch prima della nunziatura a Parigi. Sarei simpaticamente sorpreso se ci fosse. Sappiamo che era abbonato a Irnikon: ma, di nuovo, essenzialmente un periodico finalizzato al rapporto con gli ortodossi russi, con la chiesa del Patriarcato di Mosca. Faccio difficolt a individuare altri riferimenti. Anche perch, appunto, il contesto ecclesiastico in cui Roncalli vive era un contesto certamente in generale sordo sul tema ecumenico; ma, se era possibile, sordo due volte nei confronti della tradizione protestante. Indubbiamente a Parigi si trova in un certo senso allo sbaraglio: perch incontra s cattolici, laicisti, ecc., ma anche dei riformati. Per con Parigi che le cose, eventualmente, cambiano. In che grado, attraverso quali occasioni, , di nuovo, tutto da scoprire.
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Cfr. Le visite Ad Limina Apostolorum dei vescovi di Bergamo (1854-1921), a cura di E. Camozzi (Fonti per lo studio del territorio bergamasco, XVIII), Bergamo 2004.

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Un punto per me ancora molto affascinante, anche perch ho avuto molto di incrociarlo per le mie ricerche la questione del modernismo, perch in effetti ci sono alcune cose che vanno sottolineate insieme. Da una parte ieri Melloni ci ha fatto vedere bene come dal Giornale dellAnima si possa dedurre, direi in maniera convincente, che Roncalli pone lo stesso problema di Blondel: ma da un punto di vista diverso. Quindi evitando tutto quello che invece capita a Blondel. Dallaltra c una sua ammissione, anche molto tardiva per si sa che sua di un fascino del modernismo.32 E da un altro punto ancora c per la piena adesione alla giustezza bisogna vedere se ai modi della repressione del modernismo. (Marcello Malpensa) Anzi! Ci sono alcuni momenti di chiara critica, quando ci sono le conferenze a Bergamo di questo gesuita, assatanato antimodernista, lui dice: non il mio modo.33 Per, sicuramente dal punto di vista dottrinale, appunto, c ladesione alla condanna del modernismo (Marcello Malpensa) Io ci andrei piano: alla condanna sono un po perplesso. Il rifiuto un conto, la condanna un altro. Sono punti molto delicati e qui una parola non equivale allaltra. Qui uno dei documenti fondamentali la conferenza sul Baronio. L, chiaramente, lui risponde in positivo o esprime in positivo il suo atteggiamento sui grandi problemi posti dal modernismo e, in termini diversi, dallantimodernismo: questa la cosa di gran lunga interessante!

Ci rivolgiamo specialmente a voi, cari giovani, tanto bravi, generosi e bene intenzionati. Non lasciatevi incantare da vane parole. Anche noi che vi parliamo fummo giovani come voi. Mezzo secolo fa si agitavano nella Chiesa e nel mondo questioni gravi di ordine dottrinale pericolosissime. Furono una tentazione per la nostra anima che era pur fervida per il bene, per il meglio. La grazia del Signore, la esperienza, la guida della S. Chiesa ci fecero saggi, preservandoci dalle distensioni e aperture di allora. San Pio X, il grande Papa Veneto, sgombr lorizzonte dagli errori, e salv la S. Chiesa. Non vogliate saperne di pi, e sarete felici, Episcopato Triveneto (ma A.G. Roncalli), Messaggio Natalizio, in Bollettino Diocesano del Patriarcato di Venezia, 46 (1955)/11-12, 5. 33 Cfr. la Testimonianza su p. Mattiussi del 29 settembre 1911 in A. e G. Alberigo, Giovanni XXIII. Profezia nella fedelt, Brescia 1978, 405-408.
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Si deve pure considerare che ora si raggruppano sotto il nome di modernismo fenomeni anche molto diversi. Poi c anche in lui una esigenza di fedelt al magistero che lo porta senza mai aderire ai metodi delle persone ad accettare la condanna del modernismo. (Lucia Butturini) Anche le sue risposte al cardinal Sincero, quando appunto questi gli contesta pi o meno a vanvera alcune cose (addirittura in parte gli attribuisce un insegnamento di cui non aveva mai avuto responsabilit a Bergamo), sono molto ferme. Certamente ledizione della visita Ad Limina di Radini potrebbe dare degli elementi nuovi o comunque in pi di quelli che conosciamo. Cos come leventuale conoscenza della visita apostolica che stata fatta a Bergamo sempre nellipotesi del sospetto di modernismo. Io mi chiedevo quali sono stati i rapporti di Roncalli, quando era segretario a Bergamo e poi dirigente del Collegio studenti prima di andare a Roma, con il mondo dei laici, sia quello organizzato che non. (Giovanni Turbanti) Qualcosa salta fuori anche dalla stessa biografia che Roncalli fa di Radini e che racconta principalmente, per lappunto, lepiscopato di Radini e perci gli anni in cui anche Roncalli operava a Bergamo; e poi, appunto, c il Bollettino diocesano, in gran parte redatto da lui e in cui, di nuovo, ci sono tutta una serie di apporti su vari argomenti. Poi c questa relazione, che stata un po illustrata dalla Zampa, del rapporto con questa femminista cattolica con la quale Roncalli aveva e conserva sino al pontificato un rapporto di amicizia spirituale (questo riguarda anzi in un modo molto anticipato il tema della promozione della donna come uno dei segni dei tempi della Pacem in terris di molti decenni dopo).34 E poi certo lui molto attento, sullesempio di Radini, a tutto il movimento laicale. Anche se mi pare di capire che lui risenta dellemarginazione che Radini ha subito. Radini era il perno dellOpera dei Congressi: viene nominato vescovo di Bergamo per cavarlo dai piedi. Questo mi pare che accada, salvo capire meglio e magari smentire
34

S. Zampa, A.G. Roncalli e Adelaide Coari: una amicizia spirituale, in Giovanni XXIII, transizione del papato e della chiesa, a cura di G. Alberigo, Roma 1988, 3050.

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questimpressione che anche Roncalli finisce per subire, per essere coinvolto in questa marginalit che Radini si trova a dover accettare nei confronti dei movimenti laicali in quegli anni. Poi, naturalmente, da quando comincia ad essere in Bulgaria tutto questo non ha pi contenuto reale. Per poi al momento del Concilio il tema del laicato emerge in maniera forte. (Giovanni Turbanti) Certo, anche se l poi magari tu hai pi informazioni di quelle che ricordo io questa creazione della commissione per i Laici tra le commissioni preparatorie sicuramente non leffetto del criterio di partenza cio ad ogni congregazione una commissione , questo evidente. Ma quanto risalga ad una volont personale del papa questo a me non mai risultato molto chiaro. Mentre in fondo la nascita del segretariato per lUnione dei cristiani, forse perch era pi importante, stata ampiamente scavata e si stabilito questo meccanismo, anche abbastanza buffo, per cui, appunto, Bea ne accenna al papa, lo trova disponibile e allora per stabilisce che il modo migliore di far fare la proposta dallarcivescovo di Paderborn e cos accade: appena arriva la proposta il papa la fa propria e crea il segretariato. Per la commissione per i Laici tutto forse perch non ci si mai applicati seriamente un po pi vago. Nel senso che io non ho capito bene se appunto pi una convinzione personale del papa o c qualcuno che gli suggerisce questa cosa che lui condivide e fa propria (per un po diverso). Mentre laccenno ecumenico cera gi nel discorso del 25 gennaio 1959, poi si sviluppa e arriva alla creazione del segretariato: la connessione Concilio-unit dei cristiani in Roncalli originaria. A me piacerebbe sapere qualcosa di pi sul rapporto con la politica italiana, soprattutto verso la Democrazia Cristiana. Si ha lidea di un atteggiamento di Roncalli su questo un po naif rispetto a Montini, visto come papa politico per eccellenza. Lui come si pone nei confronti della sinistra DC (Aldo Moro, ecc.) e nei confronti, invece, della parte pi conservatrice? (n.i.) Certamente papa Giovanni d un impulso decisivo al disimpegno della chiesa nella politica italiana. Ci sono anche alcuni documenti

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noti, pubblicati. Quando il presidente della Confindustria gli chiede udienza nel momento in cui si discute la nazionalizzazione dellenergia elettrica c un suo appunto che dice: no, ludienza impossibile, perch significherebbe un appoggio del papa allopposizione alla nazionalizzazione dellenergia elettrica: questo non compito del papa e rifiuto ludienza.35 E poi ci sono alcune pagine anche del Giornale dellAnima in cui chiaramente ribadisce limpegno del papa e dei vescovi con lui, aggiunge a non entrare nelle discussioni di carattere politico, a non farsi coinvolgere, ecc. chiaro: lui trova, quando viene eletto papa, una chiesa italiana, presieduta dal card. Siri, che estremamente coinvolta nel gioco politico e perci non che potesse o non potesse Ma di fatto non intende fare un intervento drastico, pesante. Tanto vero che inizialmente, alla scadenza della presidenza di Siri da presidente della riunione dei metropoliti, papa Giovanni lo riconferma. Sicuramente, per, per fare un altro esempio, il peso, limportanza, che aveva avuto Gedda nel pontificato di Pio XII subisce uno stop totale con papa Giovanni. Cos come il peso del padre Lombardi. Addirittura c questo incidente: il padre Lombardi pubblica un libro sul futuro Concilio dopo lannuncio di papa Giovanni e il papa chiede espressamente a mons. De Luca di stroncarlo su LOsservatore Romano.36 Mi sembra che c un atteggiamento molto chiaro di Roncalli sul coinvolgimento nella politica. Per, ancora una volta, mi sembra che il suo comportamento da papa non un intervento con la spada o, come amava dire lui, col frustino (questa una delle immagini da prima della fine della Prima Guerra Mondiale: lui non usa pugno, non usa spada, non usa arma, ma usa frustino. Ma il significato esattamente lo stesso: cio rifiuta un intervento violento, pesante, drastico, autoritario). Ma ritiene che le cose debbano procedere, debbano evolversi in una certa direzione. Perci certamente c questo disimpegno: tanto vero che ad un certo momento lui viene accusato di questo. Anche nel processo di canonizzazione ci sono testimonianze che rievocano queste polemiche: si dice che latteggiamento del papa ha favorito il successo elettorale dei partiti di sinistra; poi ci si rifaceva a quel saluto al Congresso del Partito Socialista quandera patriarca di Venezia Per mi sembra di capire che papa Giovanni fa della grande politica, questo certamente (crisi di Cuba, Ostpolitik ), mentre tende a rifiutare la piccola politica italiana.

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Cfr. Giovanni XXIII, Lettere 1958-1963, cit., 403-405. Cfr. R. Lombardi, Concilio: per una riforma nella carit, Roma 1961.

un cristiano sul serio. Alberigo e linterpretazione di Giovanni XXIII

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Per cui lOstpolitik o il suo intervento per la crisi di Cuba si spiegano con questo atteggiamento internazionale di Roncalli? (n.i.) Mi sembra che per l non ci sia solo una dimensione quantitativa o geografica. che lemergenza di Cuba era veramente eccezionale: era veramente il rischio dellumanit di essere travolta dal conflitto atomico. Lo sblocco, il rovesciamento o comunque la modifica dellatteggiamento della Santa Sede nei confronti del blocco sovietico e dellideologia comunista uno sblocco naturalmente lento, graduale, progressivo. Ad un certo momento Roncalli chiede e ottiene delle manifestazioni di buona volont della sua controparte: la liberazione di questo vecchio vescovo slavo, Slipyi, un tipico caso di verifica di una certa disponibilit della controparte sovietica ad un disgelo, ad una minore intransigenza nei rapporti reciproci. Per ho limpressione, per quel che capisco, che Roncalli veda il peso che un rasserenamento dei rapporti pu avere come influsso positivo sulla vita di milioni di credenti. La politica italiana a un altro livello. Cosa ha significato per Roncalli la sua consacrazione episcopale? In particolare mi chiedevo se si pu trovare in Roncalli una sorta di riflessione ecclesiologica a partire dalla consacrazione episcopale (e che lo conduce al Concilio). Chiaramente la consacrazione episcopale non rivolta ad un ministero pastorale, per mi domandavo se non avesse comunque delle implicazioni in tal senso. (Giovanni Turbanti) Sicuramente lui prende sul serio forse come moltissimi altri la propria consacrazione episcopale. Le pagine del Giornale dellAnima dedicate a questo sono abbastanza consistenti e significative, mi sembra senza alcun dubbio. Certamente passare da questo a una concezione ecclesiologica come intenderemmo noi, credo che vada fatto con molte cautele. Pensiamo ad una affermazione sicuramente di valore, di portata ecclesiologica, ma forse non in s ecclesiologica come quella che la chiesa un giardino e non un museo: ha un peso, secondo me, enorme nellatteggiamento e negli atti di Roncalli, ma, naturalmente, nessun specialista di ecclesiologia si degnerebbe mai di firmarla. Perci mi sembra difficile, perlomeno fino ad adesso (so che don Ruggieri sta ancora riflettendo sullecclesio-

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logia di papa Giovanni in vista della sua relazione a Mosca),37 accreditare o addebitare, come si vuole a Roncalli una ecclesiologia nel senso comune che ha questa espressione: cio una concezione organizzata e formalizzata della chiesa. C piuttosto un istinto, se vogliamo dire cos, ecclesiologico. Ma, naturalmente, ovvio che una cosa molto diversa: non meno incisivo anzi, al limite lo anche di pi di una concezione ecclesiologica, ma una cosa diversa, mi sembra di capire. Quando lui appunto rifiuta il questionario per i vescovi, quando non stabilisce un ordine del giorno del Concilio, ecco, sistematicamente, in qualche modo, dice e lascia capire che tocca ai vescovi autogestirsi (poi ad esempio in quella lettera del gennaio 63 lo dir in modo pi esplicito).38 Per unecclesiologia che non procede mai da affermazioni di carattere formale, ma pi attraverso questo istinto, questa visione pi di unicona che di un trattato sulla chiesa.

Alberigo faceva riferimento al Convegno internazionale su Giovanni XXIII patrocinato dallAccademia delle scienze di Mosca che si sarebbe svolto l8-9 dicembre 2000; gli atti sarebbero stati editi in lingua russa nel volume Giovanni XXIII: un testimone cristiano fra ecumenismo e coesistenza, a cura di A. Krasikov e A. Melloni, Mosca 2002; per il contributo di Ruggieri si vedano le pagine 188-209. 38 Lettera personale ai singoli Vescovi dellOrbe cattolico in Epiphania Domini, in Discorsi Messaggi Colloqui del Santo Padre Giovanni XXIII, vol. V: Quinto anno del pontificato (28 ottobre 1962-3 giugno 1963), Citt del Vaticano 1964, 499-511 (6 gennaio 1963).
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