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CAPITOLO PRIMO

LE ALPI: MUTAMENTI SOCIO-AMBIENTALI E MACROTENDENZE NEL TERRITORIO MONTANO

1.1. Il contesto alpino Prima di analizzare le problematiche ed i processi relativi alle regioni di montagna che contraddistinguono la maggior parte delle Alpi, si propone una panoramica generale di questo unico e vasto territorio, da sempre visto sia come luogo di incontro e fusione di popoli sia come meta di migrazioni e guerre. Il comprensorio alpino stato spesso definito come un insieme di monti terribili e poi terribilmente belli, di monti affascinanti, ricchi di memoria, quella memoria che ci riporta alla prima colonizzazione da parte dei Romani, quasi 2000 anni or sono e che passando attraverso le epoche ci conduce senza perdere dimportanza agli scenari delle devastanti battaglie del 900, fino al presente, il nuovo millennio (A. G. dal Borgo 2009, 19-20). Sono passati molti secoli da quando sembra sia stato coniato, nella sua primordiale forma, Albus1 (in seguito Alpus), il nome delle odierne Alpi. Albus, in latino bianco, stava ad indicare il colore sempre bianco della catena innevata anche nella stagione estiva.

Storia delle Alpi http://www.viestoriche.net/indexold-a/ali-opera.htm

Territorio mutevole ed immutato quello delle Alpi, che in una personificazione immagino trasformate in un sorridente anziano, saggio, ricco di storia, che ha dovuto adattarsi ai cambiamenti del mondo, adattandosi al peso della sua et. Sulle spalle il peso degli anni, delle trasformazioni, dei mutamenti climatici e degli sfruttamenti territoriali. Vestito di toppe, tante quante sono le popolazioni e le altrettanto differenti culture che lo hanno caratterizzato. Invariato nellanima, immutata, finora radicata e protetta. Lanima della montagna, quella che ci fa immergere in un mondo assolutamente unico e raro, naturale, wild. Ma nonostante ci, fatta eccezione per la sua massiccia imponenza e forza il complesso alpino rimane fragile sotto lintervento delluomo, ed ecco perch i suoi monti sono universi da comprendere, studiare proteggere e tutelare. Tralasciando questa breve introduzione pare lecito analizzare le tre diverse prospettive che mi hanno guidato nella stesura dell elaborato nonch nella ricerca attorno alle dinamiche socio-ambientali e delle complesse macrotendenze delle aree alpine. Sinteticamente le tre prospettive riguardano: la regione dal punto di vista geografico morfologico; le mutevoli dinamiche socio-demografiche.; il ruolo delle Alpi in un clima di cambiamento globale.

Tali prospettive verranno ampiamente trattate nello svilupparsi dei successivi paragrafi.

1.1.1 Il complesso alpino Sebbene siano larco montuoso pi grande ed imponente dEuropa, determinare i confini di questa regione non sembra a prima vista cos semplice, data la grandezza e la vastit del territorio e la molteplicit di stati che essa stessa comprende.

Fig. 1.1 - Carta fisica del complesso Alpino

(Fonte http://www.lib.utexas.edu/maps/historical/history_europe.html)

deciso, per convenzione, che le Alpi inizino a ovest del Colle di Cadibona (Savona) e terminano a ovest della citt di Vienna, coprendo una distanza di circa 1.300 km a forma di arco tra l'Italia settentrionale, la Francia sudorientale, la Svizzera, il Liechtenstein, l'Austria, il sud della Germania, la Slovenia e l'Ungheria occidentale. La cima pi alta costituita dal Monte Bianco che con i suoi 4.810 m considerato anche il tetto d'Europa; seguono il Monte Rosa (4.634 m), il Dom (4.545 m), il Weisshorn (4.505 m) e il Cervino (4.476 m). Altre vette importanti sono il Finsteraarhorn (4.274 m), l'Aletschhorn (4.193 m), la Jungfrau (4.158 m), il Gran Paradiso (4.061 m), il Bernina (4.049 m), l'Ortles (3.902 m), il Monviso (3.842 m), il Groglockner (3797 m), la Presanella (3558 m) e la Marmolada (3.343 m)2. Quasi un secolo fa, precisamente nel 1926 ed in seguito al IX Congresso Geografico Italiano, vennero ufficializzate le suddivisioni del sistema alpino sulla base del documento Nomi e limiti delle grandi parti del Sistema Alpino. Tale

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ripartizione individua tre grandi parti: Alpi Occidentali, Alpi Centrali e Alpi Orientali, suddivise a loro volta in 26 sezioni e 112 gruppi.
Fig. 1.2 - I gruppi Montuosi delle Alpi

Fonte (http://www.dislivelli.eu/files/albums/Documenti/cartina_1.jpg)

Le strutture che cos si delineano rendono conto delle attuali forme della catena alpina. Anzitutto esse sono all'origine della diversa altitudine della catena nelle sue varie parti, poi della sua conformazione cos dissimile passando dalla sezione occidentale a quella orientale. Questa ha forme pi distese, meno aspre, e qui infatti si trovano i valichi pi bassi della catena3. Alla dissimmetria dei versanti nelle sezioni centrale e occidentale si deve il diverso sviluppo delle vallate, che sul lato padano sono piuttosto brevi, mentre su quello esterno hanno uno sviluppo molto maggiore. Le maggiori valli sono tendenzialmente longitudinali, cio parallele all'asse principale della catena ( il caso della Valtellina, del Vallese, dell'Engadina, nella parte occidentale), nonostante siano altrettanto numerose anche quelle trasversali che consentono
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l'accesso ai valichi e che in molti casi rappresentano l'allacciamento, attraverso le fasce prealpine, con quelle longitudinali: si hanno cos comunicazioni dirette dall'interno fino alla periferia della catena. Degna di nota, fra le vallate trasversali, la valle dell'Adige, lungo e profondo solco che spezza il largo versante meridionale delle Alpi Orientali4. Data la sua altitudine e la sua posizione latitudinale l'area alpina stata tutta sottoposta al glacialismo. Proprio a tale escavazione glaciale le vallate alpine devono le loro forme, nella maggior parte dei casi ancora immutate, caratterizzate da ripidi versanti e da caratteristici profili a U con fondivalle relativamente estesi oggi colmati dai pi recenti depositi alluvionali. Conseguenza dellapporto detritico dei ghiacciai sono i grandi accumuli morenici che, spesso in perfetta forma ad anfiteatro, si dispongono allo sbocco delle vallate. Questo fenomeno si verifica sia nel versante settentrionale, all'altezza del corso medio dei fiumi danubiani, sia in quello meridionale, dove essi giacciono al di sopra delle pi antiche coltri alluvionali e diluviali che formano la Pianura Padana. All'erosione glaciale si deve anche la forma assunta dalle cime alpine, sebbene essa sia essenzialmente determinata dalla particolare struttura delle rocce e dalla loro giacitura. Il glacialismo, limitato in genere alle aree poste al di sopra dei 3000 m e d origine ad alcuni ghiacciai vallivi importanti, specie sul versante settentrionale, dove il limite delle nevi pi basso e dove alcune lingue glaciali si spingono fin sotto i 2000 m. Il ghiacciaio pi vasto quello dell'Aletsch, nelle Alpi Bernesi, lungo 22,3 km, cui seguono quello del Gorner e della Mer de Glace. Nel Settecento, durante quella che si suole definire piccola et glaciale, la loro lunghezza era di circa un terzo maggiore di quella odierna e attualmente il loro ritiro continuo; complessivamente i ghiacciai coprono un'area di ca. 2.500 km. Il resto dell'area alpina sottoposto all'erosione propria delle aree temperate e dovuta in particolare all'azione prevalente delle acque correnti, cio al ruscellamento.

Atlante delle Alpi http://www.alleanzalpi.org/it/attualita/news/3115/?set_language=it

Caso particolare il fenomeno dellerosione carsica perch prevalentemente sotterranea e quindi meno intensa in superficie, la quale ha i suoi modelli pi caratteristici nelle Alpi Giulie, ma che interessa tutta la grande fascia periferica di rocce calcaree sia sul versante esterno sia su quello interno, centrale e orientale. Glaciazioni, erosione, agenti atmosferici5. Sono questi effetti che rimandano tutti ad un unico grande agente, in continua evoluzione e mutamento: il clima.

1.2 Il clima alpino La regione alpina si trova sotto l'influenza delle tre masse di aria che condizionano il clima dell'Europa: quella marittima o atlantica, quella continentale di Nord-Est, quella meridionale o subtropicale. Risulta interessante sottolineare come rispetto ad esse le Alpi agiscono al tempo stesso da barriera che da area di transizione. Nella parte pi elevata, centrale, l'altitudine impone le sue leggi e determina condizioni abbastanza omogenee, salvo le influenze attribuite ai fattori locali. Anche nelle aree meno elevate l'altitudine ha per la sua influenza, soprattutto sulle temperature, ci nonostante l'esposizione ivi riscontrata particolarmente decisiva. In generale il versante settentrionale delle Alpi ha temperature pi basse e piovosit pi elevata di quello meridionale, e la situazione si ripete a livello di microclimi locali, per cui nelle vallate disposte in senso Ovest-Est, il versante esposto a Nord, meno soleggiato, pi freddo (e quindi in genere pi boscoso, meno coltivato e meno abitato) di quello opposto. Sensibile anche la diversit delle manifestazioni tra le Alpi Orientali e le Occidentali, in quanto le prime sono soggette alle masse continentali di aria fredda: nella regione dolomitica, per esempio, si registrano d'inverno i minimi termici a pari altitudine. Fatta eccezione per tali differenze dovute agli influssi esterni,si pu facilmente riscontrare come i valori termici scendano con l'altitudine in misura di 1 C ogni

5Comprensorio

alpino http://www.alleanzalpi.org/it/attualita/news/3115/?set_language=it

170 m. Si calcola che in media la temperatura annuale sia di 8,5 C a 500 m sul versante settentrionale (su quello meridionale pi elevata di qualche grado). Si abbassa poi a 4,4 C a 1300 m, a 0,3 C a 2100 m6. Questa progressione non si verifica in certe situazioni invernali legate alla cosiddetta inversione termica7, molto frequente sulle Alpi quando le pianure e i fondovalle sono avvolti dalle
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Clima Monitor, una verit scomoda http://www.climatemonitor.it/?p=7128 Linversione termica un fenomeno meteorologico molto particolare caratterizzato da un raffreddamento dello strato daria prossimo al suolo che determina una inversione del gradiente termico verticale, dove la temperatura dello strato atmosferico coinvolto aumenta con la quota. Come noto questo tipo di i nversione termica causato dallirraggiamento notturno del suolo e interessa gli strati pi bassi della troposfera. Quando il cielo sereno, in una condizione anticiclonica, con venti deboli o assenti e poco o nullo rimescolamento delle masse daria, il terreno irradia calore verso la media atmosfera, liberandolo rapidamente verso lalto. Tali condizioni agevolano un forte raffreddamento del terreno, favorendo la formazione di uno strato di aria fredda che ristagna presso il suolo, a circa 100-200 metri di altezza. Questo strato di aria fredda e stabile, essendo pi pesante, rimane a livello del suolo e con la condensazione dellumidit origina le temute nebbie dirraggiamento, molto note in inverno nella pianura Padana e nelle vallate alpine e appenniniche. Essa raggiunge un massimo di intensit al primo mattino per poi scomparire durante le ore pi calde della giornata. Inoltre questo fenomeno assume maggior evidenza in inverno e in presenza di cieli sereni o poco nuvoloso. Durante il giorno, nel periodo invernale, i raggi solari spesso non riescono a riscaldare il suolo, sia per laumentata inclinazione dinverno che per la ridotta durata del giorno e per leventuale presenza di neve che riflette fortemente la luce solare diretta (effetto Albedo). Laria a contatto con il terreno al calar del sole di conseguenza si raffredda molto rapidamente, raggiungendo temperature inferiori rispetto agli strati atmosferici sovrastanti. La temperatura risulta quindi pi bassa in pianura che nelle aree collinari o in montagna, con scarti di anche +10 +12. Di frequente si salda con linversione dinamica superiore, associata questultima alleffetto adiabatico dei moti discendenti caratteristici di unarea anticiclonica. Di solito durante la formazione dellinversione ter mica si pu osservare come landamento termico negli strati daria prossimi al suolo rimanga pressoch costante. Le inversioni termiche che interessano le nostre regioni si possono suddividere anche in inversioni dinamiche e inversioni per avvezione calda. Le inversioni dinamiche sono provocate sia dalla compressione adiabatica generata dai moti discendenti tipici di unarea anticiclonica dinamica che dallorografia locale. In genere questo tipo di inversione si estendono dai 850 hpa ai 600 hpa, ma in presenza di forti e robusti anticicloni possono investire anche gli strati pi prossimi al suolo. Sono identificabili da una debole diminuzione della temperatura man mano che si sale di quota, o al pi da un lieve incremento, oltre ad una contemporanea e netta diminuzione della temperatura di rugiada. Un altro tipo di inversione termica dinamica possibile ritrovarla sottovento ad una catena montuosa soggetta a correnti pi o meno ortogonali ad essa. In Italia le inversioni termiche dinamiche sono mol to comuni in presenza di correnti occidentali o meridionali che investono larco alpino occidentale e lAppennino settentrionale. Le inversioni termiche per avvezione calda si presentano molto spesso negli strati medio - bassi e sono generate dallirrompere di avvezioni daria calda, generalmente di tipo pre-frontale o identificabili con il passaggio di una Warm Conveyor Belt (lo scorrimento daria calda e umida lungo il settore caldo di una depressione delle medie latitudini). Sovente gli aspetti che identificano la presenza di una inversione termica per avvezione calda sono riscontrabili da un aumento della temperatura e della temperatura di rugiada nello strato daria interessato, fino a raggiungere frequentemente la saturazione. In genere questo tipo di inversioni termiche vengono accompagnate da sostenute correnti che tendono a disporsi dai quadranti meridionali, trasportando masse daria calde e piuttosto umide. (http://www.meteoweb.eu/2012/05/il-fenomeno-dellinversione-termica-la-differenza-fra-quelladi-natura-dinamica-e-da-avvezioni-calda/132740/).

nebbie. Per tale motivo, ad esempio, si riscontra come durante la stagione invernale la temperatura nelle Prealpi Italiane arriva a 10 C, quando nella sottostante pianura, avvolta nella nebbia, erano presenti condizioni di gelo.
Fig. 1.3 - Cartina Temperature Alpine negli ultimi anni

(Fonte http://personalpages.to.infn.it/~cassardo/pensieri/2010_07_20.html)

Continuando con lanalisi climatica si pu asserire che generalmente anche le precipitazioni aumentano con l'altitudine: ci secondo una progressione regolare fino a 2500 m, oltre la quale esse, di norma, decrescono. Al di sopra dei 3500 m le precipitazioni hanno in genere sempre carattere nevoso, anche d'estate. Sulle cime pi elevate del Monte Bianco, infatti si riscontra che cadono annualmente sino a 40 m di neve. Di seguito, passando alle altitudini di 2000 m, gli spessori nevosi scendono fino 200 mm e anche meno sulle Prealpi italiane.

In merito alle stagioni, va evidenziato che l'inverno registra i pi lunghi periodi di tempo stabile, legati all'influsso delle masse d'aria secca continentale. L'estate daltro canto caratterizzata da manifestazioni temporalesche molto frequenti cui si deve un apporto di precipitazioni e una nuvolosit pari a quelle delle stagioni maggiormente instabili, ossia la primavera e l'autunno. Ma com cambiato il clima nel corso degli ultimi anni? Quali sono stati i problemi legati ad esso? Qual la responsabilit delluomo?

1.2.1 I cambiamenti climatici Negli ultimi anni il clima ha manifestato cambiamenti significativi, riscontrabili principalmente in un consistente aumento delle temperature. La preoccupante tendenza, aggravata anche dalla persistente mancanza di attenzione delluomo nel diminuire i danni ambientali causati dallemissione di gas serra in atmosfera, induce gli esperti a prevedere un ulteriore innalzamento di due o tre gradi in un arco di tempo compreso fra il presente ed i prossimi cinquanta anni. Quello che a primo impatto pu sembrare un problema relativo e di scarsa importanza, risulta invece essere, se sottoposto ad unattenta analisi, il colpevole di molteplici conseguenze. In primo luogo, si riscontrer un aumento delle precipitazioni nevose nella stagione invernale e al contrario una diminuzione durante la stagione estiva. Anche in questo caso, facile saltare a conclusioni positive. Tuttavia linnalzamento delle temperature condurrebbe ad una significativa riduzione della copertura nevosa ad altitudini inferiori ai 1.500-2.000 m s.l.m.8, causando gravi aumenti nei costi relativi allinnevamento artificiale contingente all industria dello sci, resa a questo punto ancor meno sostenibile di quanto gi non sia. In secondo luogo, da un punto di vista prettamente ambientale, il surriscaldamento globale si rifletterebbe nelle Alpi con il peggiorare del

A. G. dal Borgo, (2009), Il futuro delle Alpi sui sentieri della sostenibilit

secolare fenomeno del ritiro dei ghiacciai e delle zone di permafrost9. Oltre ai pericoli pi immediati legati a questo evento, individuabili in un aumento del rischio di valanghe, frane e inondazioni, va ricordato il progressivo venir meno della notevole riserva dacqua utilizzabile nellagricoltura e nellindustria, nonch come fonte per la produzione di energia elettrica. Come ultima ma non meno rilevante conseguenza, la perdita irreversibile di paesaggi naturali di valore unico e incalcolabile. Alla luce di suddetti cambiamenti climatici, risulta quindi innegabile la necessit di sviluppare strategie idonee e comuni di contenimento del fenomeno, per larco alpino e per il pianeta tutto.

1.3 Popolamento nelle Alpi: una prospettiva storica Le asprezze dell'ambiente hanno da sempre fortemente limitato il popolamento umano nella regione alpina. Nei suoi caratteri tradizionali esso il risultato di un adattamento ambientale sopracitati fattori imposti dalla natura quali il clima e le condizioni morfologiche. In generale c' la tendenza a rinchiudersi e ogni invenzione culturale non esce dall'ambiente particolare in cui nata. Il mondo alpino, come del resto ovunque il mondo montanaro, ha la tendenza ad essere di per s statico, conservatore, basato su un legame strettissimo tra uomo e natura. Quel legame rinsaldato dagli stessi immani sacrifici che richiedono l'insediamento e lo sfruttamento dell'ambiente, vera e propria sfida dell'uomo con la montagna. Certe forme di vita tipiche della regione alpina si sono conservate immutate fin dall'epoca in cui l'uomo ha cominciato a vivere in montagna. Non solo, si potrebbero anche citare numerose analogie, sul piano ecologico e culturale, tra mondo alpino e mondo montanaro dell'Asia (Anatolia, Caucaso, Elburz, Hindukush, Himalaya), entrambi frutto di condizioni ambientali analoghe, anche se non improbabile che le originarie forme di vita montanara abbiano avuto una comune matrice culturale.
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Il permafrost, o permagelo, un terreno dove il suolo perennemente ghiacciato (non necessariamente con presenza di masse di acqua congelata). Convenzionalmente con questo termine si indica un terreno ghiacciato da almeno 2 anni (http://www.wordreference.com/definizione/permafrost).

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Fig. 1.4 - Cartina demografica delle Alpi

(Fonte http://www.dislivelli.eu/files/albums/Documenti/cartina_10c.jpg)

In tutto larco alpino il popolamento inizia in et preistorica a partire dalle zone prealpine, primo arroccamento all'epoca dei grandi movimenti etnici in Europa, che portavano gruppi umani a valicare la catena attraverso i passi pi agibili, come nelle Alpi Orientali. A testimonianza delle prime forme di popolamento, vanno citati i numerosi reperti archeologici appartenenti presumibilmente a cacciatori e raccoglitori, ritrovati nelle grotte di montagna e risalenti circa a 100.000 anni fa. Decisamente ad unepoca pi recente, nello specifico a partire dal 5000 a.C., risalgono invece gli indizi riguardanti le prime forme di allevamento e agricoltura. Da questepoca in poi, il territorio alpino vede lavvicendarsi di molte popolazioni. Furono i Romani circa 2000 anni or sono a conquistare le Alpi, ponendo cos fine alla cosiddetta preistoria alpina e apportando importanti

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innovazioni in campo agricolo come in quello delle infrastrutture, costruendo unarticolata rete stradale in grado di favorire i commerci10. Conseguentemente alla fine di questepoca relativamente positiva ed in concomitanza con la fine dellImpero Romano, si registra linizio di un lungo periodo di crisi causato dalle invasioni barbariche ad opera dei germani del nord, come dei saraceni da sud e degli slavi da est. Tale periodo proseguir, accompagnato da un decremento della popolazione, fino agli inizi del primo millennio d.C. Segue linizio di una lenta e progressiva fioritura delle regioni alpine allinsegna del commercio e dellagricoltura e risulterebbe che
le trasformazioni apportate dalluomo allambiente e al paesaggio alpino attorno al 1350 abbiano raggiunto un punto culminante, che non si differenzia qualitativamente dalla situazione ecologica che si ritrova allinizio del XIX secolo11.

Il successivo popolamento relativo allet medievale fu possibile grazie allo sfruttamento silvo-pastorale che i grandi feudatari avevano sollecitato, senza tuttavia intaccare quell'organizzazione sociale che spontaneamente si era formata su una base essenzialmente comunitaria. Ogni comunit si ripart il territorio di sfruttamento dato in concessione nella misura necessaria alle proprie esigenze, fatto questo che giustifica il tipico frazionamento della montagna in tante piccole unit insediative. Il villaggio alpino infatti all'inizio
una riunione di comunitari, di consorziati, di comproprietari da cui erano esclusi i foranei. Un'attitudine caratteristica degli alpini ebbe cos origine: il gusto della cosa pubblica, l'indipendenza riguardo alle tutele esterne, il paradossale miscuglio di individualismo e spirito comunitario12.

Per meglio approfondire le dinamiche di popolamento relative agli ultimi secoli del secondo millennio e pi nello specifico riguardanti gli anni dal 1871 al 2000, pare lecito fare riferimento alla periodizzazione dellandamento demografico suggerita dal geografo tedesco Werner Btzing13, consulente scientifico presso la CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) e
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Descrizione Complesso Alpino www.spere.it/enciclopedia/alpi/html. W. BTZING, Le Alpi. Una regione unica, cit., p. 94. 12 E. TURRI, Storia e civilt delle Alpi, 1987. 13 Cfr. W. BTZING, Le Alpi. Una regione unica.
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collaboratore nei progetti della Convenzione delle Alpi14, istituzioni delle quali pare opportuno trattare successivamente nel corso dellelaborato.
Fig. 1.5 - Perimetro di influenza e lavoro della Convenzione delle Alpi

(Fonte http://www.dislivelli.eu/blog/disegnare-le-alpi.html)

Non a caso lanalisi proposta da Btzing prevede come data di origine il 1871, anno a partire dal quale vengono condotti i primi censimenti con metodologie moderne che producono dati sufficientemente affidabili per lintera regione alpina. Da questo anno, fino al 2000, la popolazione delle Alpi passa da 7.800.000 a 14.200.000 di persone, registrando in questo modo lincremento degno di nota dell82%. Per meglio illustrare i processi che hanno contribuito ad

La Convenzione delle Alpi una convenzione internazionale nata nel 1991, intesa a realizzare la protezione e lo sviluppo sostenibile dell'arco alpino.
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apportare un cos importante incremento, il geografo suddivide tale periodo (1971-2000) in tre fasi principali: La prima fase, occupa il periodo dal 1871 al 1951, in concomitanza con lo sviluppo della societ industriale: la popolazione alpina aumenta da 7.800.000 a 10.800.000. Le cause sono da ricondurre al processo di sviluppo economico che dal 1880 fino al 1939 favorisce la fioritura nel territorio alpino di citt dotate di migliore accessibilit e il sorgere di aziende ed aree industriali che hanno contribuito in gran parte ad incentivare linsediamento anche in zone meno agiate come quelle in questione. La seconda fase, compresa nel trentennio 5181, quella che vede le zone alpine godere del miracolo industriale conseguente al secondo dopoguerra. La forte ripresa economica fa si che numerose aziende sorgano soprattutto nelle valli maggiormente collegate con le pi importanti citt extra alpine. A tal proposito si assiste al diffondersi del turismo di massa che induce, nelle regioni coinvolte in tale fenomeno, il proliferare di infrastrutture turistiche. Da sottolineare, dal punto di vista tecnologico, linnovazione e la modernizzazione delle tecniche impiegate nel settore agrario. E il trentennio che vede la popolazione da 18.800.000 a 13.000.000. Lo sviluppo della societ dei servizi senza dubbio il fattore principale dellincremento demografico riscontrato negli anni dal 1981 al 2000, racchiusi da Btzing nella terza ed ultima fase. La progettazione e la costruzione di nuove strade, consente inoltre maggior mobilit dai paesi e citt alpine ai fondovalle come daltro canto dalle citt alpine a quelle extra - alpine e gli stessi collegamenti sono favoriti dal trasporto su gomma. Si raggiungono dunque, nel 2000, i 14.200.000 abitanti. Fattori differenti rispetto a quelli finora analizzati nellambito del popolamento alpino, vanno anche ricercati in una tendenza gi notabile sin dai primi insediamenti, che per volge ad assumere maggiore rilevanza in tempi pi maturi, come quelli contemporanei.
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La tendenza ad diventare alpini o meglio ancora montanari, la quale asserisce ovviamente al movimento di popolazione dalla pianura e dai fondovalle in passato e dalla citt ai paesi di montagna in tempi odierni, infatti materia di studio per coloro che analizzano il fenomeno del popolamento alpino. A contribuire allincremento demografico di alcune di queste aree sarebbe dunque la volont e la ricerca di uno stile di vita diverso dal quello legato alle dinamiche ed ai processi caratteristici delle zone di pianura o collina per avvicinarsi ad una prospettiva di vita legata agli aspetti tipici della vita montana. Una scelta di libert in terre povere15, che include la ricerca della terra estrema, della terra dalta quota. Una scelta di libert ed indipendenza. Tendenza che rimanda inoltre allavvicinamento a due caratteristiche imprescindibili della cultura montana quali linclinazione ad intrattenere una continua interazione di adattamento con la natura e in secondo luogo la propensione alla conservazione della propria identit e della propria cultura 16. Lo stile di vita montano - alpino anche caratterizzato dalla scelta etica imperniata sulla capacit di resistenza esistenziale nella solitudine delle montagne, godendo di indipendenza e libert e raccogliendo i frutti della fatica sottoforma di radicamento della socialit nella solidariet, di governo sereno e di accorta misura della propria sorte entro un rigoroso rispetto della natura 17.

Sebbene si sia finora trattato del fenomeno relativo al popolamento delle alpi nel corso della storia, dobbligo porre lattenzione sul pi che mai attuale fenomeno opposto, quello relativo allo spopolamento delle Alpi.

15L.

ZANZI, LEuropa e lo spopolamento delle Alpi: una scelta politica , in Spopolamento montano: cause ed effetti, a cura di M. Varotto e R.Psenner, cit., p.38-39 16 Ibidem 17 Ibidem

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1.4 Spopolamento montano: cause ed effetti Il problema dello spopolamento delle Alpi compreso, dal un punto di vista pi generale, nel problema dellabbandono delle montagne che sta avvenendo ora, seguendo modalit differenti, in quasi tutte le regioni montuose del pianeta. Sebbene notevolmente aggravatosi negli ultimi anni, il problema nasce gi nel XIX secolo e va ricondotto alle migrazioni dei popoli montani, dapprima periodiche e in seguito irreversibilmente definitive. Le cause di questo fenomeno sono facilmente ascrivibili a diversi fattori: Fattori ambientali, quali laltimetria e le relative condizioni climatiche; Fattori economici quali labbandono delle attivit tradizionali comprese quelle agricole e pastorali, dettate dallinsufficienza del reddito percepito e dalla concorrenza delle economie di pianura e pi in generale dalle leggi del mercato globale in cui la societ odierna opera; Fattori riguardanti la mancanza, linsufficienza o linadeguatezza dei servizi, con particolare riferimento alleducazione e alla sanit come daltro canto alla scarsa viabilit dettata dalla presenza di una rete stradale ed infrastrutturale scomoda e purtroppo legata alla conformazione del territorio. Questi fattori, accompagnati da una legislazione nazionale che, ignorando i caratteri propri dellambiente alpino, impone norme standardizzate non adatte alla realt del mondo della montagna, concorrono a spingere gli abitanti della montagna a desiderare maggiori guadagni, prospettive di vita pi allettanti, stili di vita diversi e un miglioramento della posizione sociale, concretizzando queste aspettative altrove. Va inoltre notato il processo che a mio avviso, d al fenomeno dello spopolamento una connotazione di tipo virale in quanto labbandono delle zone insediative genera solitamente e quasi irreversibilmente, ulteriore abbandono.
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Il progressivo svuotamento delle citt alpine come dei paesi in quota, intesi come unit insediative, sembra infatti essere motore di una perdita di fiducia nei valori e nelle radici culturali come nelle attitudini a rimanere, insite nellanimo di coloro che ancora resistono nei territori in questione. Facendo riferimento allultimo processo, considerabile causa ed allo stesso effetto dello spopolamento, la domanda da porre sorge spontanea: quali sono le conseguenze di tale fenomeno? Per rispondere a tale domanda, la letteratura, in questo caso con particolare riferimento al lavoro di Luigi Zanzi in Spopolamento montano: cause ed effetti, ci propone il riassunto delle molteplici conseguenze al progressivo abbandono del suolo alpino, individuandolo in tre macrotendenze:
in primo luogo, il processo di degrado da un montagna colta a una montagna incolta (con valenza molteplice di tali termini, non solo in chiave di ruralizzazione e di deruralizzazione) e con tutte le connesse incidenze sulle trasformazioni ambientali indotte da tale processo; in secondo luogo, la connessione di tale vicenda socio-culturale di abbandono di una montagna gi popolata (talora anche con modalit intensive) con lavvento e linsediamento di alcuni nuovi processi di sfruttamento delle risorse montane da parte della civilt di pianura o di citt; infine, la perdita senza rimedio di un retaggio culturale gi maturato in montagna e disperso fino alla sua estinzione attraverso lo spopolamento della montagna 18.

Ponendo lattenzione sul primo dei punti menzionati, opportuno constatare come nonostante tale dinamica sia riscontrabile in tutte le regioni montuose del mondo, alcune zone come il versante sud-occidentale delle Alpi italiane ed in particolare nelle regioni meridionali e sud-orientali di esse (Lombardia, Veneto e Friuli) siano maggiormente interessate. Il motivo va ricercato nel mancato avvento in queste specifiche zone di quel miracolo industriale comprensivo di innovazioni e sviluppo dal punto di vista tecnologico le quali, come gi spiegato nel precedente paragrafo relativamente agli studi di Btzing sullincremento demografico, hanno garantito la modernizzazione delle tecniche impiegate soprattutto nel settore agrario. Come affermato precedentemente, tale progresso port allincremento della popolazione alpina negli anni compresi fra il 1951 e il 1981, incremento contrapposto da un marcato calo demografico nelle zone non modernizzate.
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Ibidem, cit.

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Sempre secondo Btzing, i comuni alpini che presentano una diminuzione generale della popolazione negli anni fra il 1871 e il 2000 sarebbero il 33% dei 6123 analizzati nel suo studio e riguarderebbero proprio le sopracitate Alpi italiane, occidentali e orientali. Daltro canto, va inoltre evidenziata unaltra nota dolente del processo di deruralizzazione, che vede come vittima lambiente. La presenza delluomo in montagna fattore imprescindibile per la cura e il mantenimento dellambiente, dal momento che come ci ricorda Zanzi:
lidea che la natura senza luomo, sia meglio della natura con luomo, uno dei pregiudizi della tradizione del pensiero ambientalista e un idea del tutto fuorviante che conviene abbandonare se si vuol tentare di recuperare lambiente montano dal degrado di cui esso attualmente teatro proprio in conseguenza delle vicende di spopolamento 19.

In questo contesto pare doveroso, invece, porre lattenzione sul secondo dei punti sopra elencati, relativo alle problematiche inerenti i processi di sfruttamento delle risorse montane, da parte della civilt di pianura o di citt. Va purtroppo riscontrato lavverarsi in questo caso della nota espressione popolare: oltre al danno, la beffa. Come pi volte finora evidenziato, vivere nelle Alpi e vivere le Alpi, non cosa facile. Le disparit con le zone altre dEuropa e del mondo, quelle con assente tasso di montanit, sono numerose e aggiungono costantemente ostacoli a quella che abbiamo chiamato la sfida dei popoli alpini. Decisamente poca attenzione viene posta a suddette problematiche da parte degli organi istituzionali, associazioni ed enti competenti in merito. Come se non bastasse, oltre ad una montagna metaforicamente abbandonata a s stessa, si assiste sempre pi alla tendenza allo sfruttamento delle sue risorse da parte del mondo cittadino. Non sono cos nuovi i casi, ad esempio, di sfruttamento turistico, concentrato prevalentemente sulle attrezzature per il turismo sciistico ed invernale o del pi importante caso di sfruttamento edilizio del territorio montano. In questo caso, si assiste in quelle zone gi avviate al processo di spopolamento, a quel fenomeno che vede la mancanza di una reazione e di una

19

Ibidem

18

resistenza

da

parte

della

locale

popolazione.

Questultima,

sembra

tendenzialmente chiudersi nella convinzione (per certi aspetti giustificabile) che le opportunit di miglioramento non dipendano da essa e talvolta, se cos non fosse, si trova costretta a dover lottare contro le mal assortite amministrazioni locali che in virt di avventate e mal indirizzate prospettive o promesse di sviluppo, concedono senza scrupoli la possibilit dazione al mondo cittadino, industriale, lontano. Questa ed altre problematiche simili, troveranno spazio per un approfondimento pi avanti nel corso dellelaborato. A conclusione di questa analisi, pare opportuno proporre quello che vuole essere linvito ad una riflessione riguardo alla forte necessit di una quanto pi immediata inversione di tendenza del fenomeno dello spopolamento delle Alpi e pi in generale, di tutte le regioni montane del pianeta. Inversione di tendenza che si impernia proprio sulla figura delluomo e sul suo ritorno nelle zone abbandonate o meglio ancora sulla sua presa di coscienza di quella sorta di responsabilit verso lambiente, verso la comunit e nei confronti dellimpegno per un mantenimento delle radici culturali che da sempre lo legano allidentit montana. In altre parole, citando ancora Zanzi:
(...) evidente come soltanto la presenza di un popolo montano che viva del suo radicamento in montagna con uno stile di vita adeguato alla sopravvivenza con risorse montane, possa agire effettivamente come fronte di resistenza contro tali tentativi di violazione dellintegrit ambientale 20.

E evidente allora a questo proposito, e con riferimento al terzo dei punti sopra indicati come distintivi delle tendenze in atto nei luoghi in continuo calo demografico, la necessit di chiedersi come, dove e a chi spetti coltivare le speranze di conservazione dellidentit culturale propria delle regioni in questione. Quanto finora detto ha messo in evidenza quanto lambiente montano sia incerto e costituisca una continua sfida nei confronti dei suoi abitanti ma ha altrettanto testimoniato come tale sfida sia elemento immemore di quella matrice comprendente linsieme di valori che persistono nellanimo del vecchio,
20

Ivi, p. 47

19

saggio anziano vestito di toppe. Occorre per tralasciare il rimpianto malinconico del passato ed operare in direzione di un rinnovamento della cultura montana e alla sua conservazione attraverso la sua rinascita e modernizzazione. Prima di passare al terzo ed ultimo capitolo del suddetto elaborato, pare opportuno affrontare la tematica della sostenibilit, andando ad analizzare non solo levoluzione di tale concetto nella storia, ma anche le sue implicazioni nelle politiche ambientali. Verranno poi presi in esame alcuni progetti sostenibili che consentiranno facilmente di calare le diverse direttive teoriche allinterno di una realt concreta, quella del Comelico Superiore.

20

CAPITOLO SECONDO
SOSTENIBILIT
MONTANO AMBIENTALE: ANALISI TEORICA E PRATICA DELLO SVILUPPO

2.1 Sostenibilit consapevolezza Dopo aver delineato i diversi cambiamenti che hanno caratterizzato le Alpi negli anni, appare opportuno fare una premessa sulla nozione di sviluppo sostenibile. Per delineare al meglio tale concetto, pare lecito partire dalla definizione di sviluppo sostenibile data dalla legislazione europea:
Secondo la definizione tradizionale, lo sviluppo sostenibile uno sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacit delle generazioni future di soddisfare le proprie. In altri termini, la crescita odierna non deve mettere in pericolo le possibilit di crescita delle generazioni future. Le tre componenti dello sviluppo sostenibile (economica, sociale e ambientale) devono essere affrontate in maniera equilibrata a livello politico.. 21

Da ci si pu facilmente dedurre che il principio, per il quale lo sviluppo deve rispondere alle necessit delle generazioni attuali senza compromettere la possibilit delle generazioni, universalmente condiviso. Tralasciando il consenso generale di cui circondata la tematica dello sviluppo sostenibile, il quale sembra essere caratterizzato da una sorta di omologazione etica per cui
21http://europa.eu/legislation_summaries/environment/sustainable_development/index_it.ht

21

le persone risultano condividere tale pensiero pi per paura di un giudizio morale che per reale convinzione, le modalit attuative e concrete di tale concetto risultano ancora vaghe. Nellarticolo pubblicato da Andrea Cerise in Environnement si legge che: Lo sviluppo sostenibile non solo una risposta ad esigenze di natura ecologica, ma fondandosi su di un patto generazionale e su di una visione globale che ingloba tutti gli aspetti della vita umana, esige delle politiche economiche, ecologiche, finanziarie, commerciali, energetiche, industriali, educative ed altre ancora, intese a favorire un modello di sviluppo economicamente, socialmente ed ecologicamente sostenibile. Qualsiasi forma di consumo che produca degli indebitamenti, compreso quello ecologico, a carico delle future generazioni, costituisce un pregiudizio per la sostenibilit.

Da ci si evince come lo sviluppo sostenibile ingloba in s una progettazione dei consumi regolamentata e pianificata, che permetta a tutte le societ di accedere in egual modo alle risorse ambientali, senza per deturpare lequilibrio delle risorse e della natura stessa. Va quindi da s che lo sviluppo sostenibile debba anche essere il riflesso di una generale presa di consapevolezza dei cittadini che le risorse ambientali non sono inestinguibili e che un corretta gestione delle stesse aiuta e migliora la vita di tutta la popolazione. Non possibile ipotizzare uno sviluppo sostenibile con l'attuale ritmo di consumo di ambiente. Sempre citando Cerise
() pi corretto pensare che sia necessario addirittura restituire dei quozienti di risorse all'ambiente; o come oggi si usa dire, necessario ridurre "l'impronta ecologica", intesa come la dimensione ambientale occupata dall'uomo.

Si evince quindi che lo sviluppo sostenibile un processo finalizzato al raggiungimento di obiettivi di miglioramento ambientale, economico, sociale ed istituzionale, sia a livello locale che globale. Tale processo lega quindi, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale ed istituzionale, al fine di soddisfare i bisogni delle attuali generazioni. In questo senso la sostenibilit dello sviluppo incompatibile in primo luogo con il degrado del patrimonio e delle risorse

22

naturali (che di fatto sono esauribili) ma anche con la violazione della dignit e della libert umana, con la povert ed il declino economico e con il mancato riconoscimento dei diritti e delle pari opportunit. Per tali motivi, la sostenibilit coincide con lintersezione delle seguenti quattro componenti fondamentali: Sostenibilit economica: intesa come capacit di generare reddito e lavoro per il sostentamento della popolazione. Sostenibilit sociale: intesa come capacit di garantire condizioni di benessere umano (sicurezza, salute, istruzione) equamente distribuite per classi e genere. Sostenibilit ambientale: intesa come capacit di mantenere qualit e riproducibilit delle risorse naturali. Sostenibilit istituzionale: intesa come capacit di assicurare condizioni di stabilit, democrazia, partecipazione, giustizia22. Unaltra definizione di sviluppo sostenibile venne data alla fine degli anni Ottanta dalleconomista Herman Daly23 il quale lo definisce come levolversi ed il crescere rimanendo e non prevaricando capacit di carico degli ecosistemi e quindi secondo le seguenti condizioni generali, concernenti l'uso delle risorse naturali da parte dell'uomo, ossia: il peso dell'impatto antropico sui sistemi naturali non deve superare la capacit di carico della natura; il tasso di utilizzo delle risorse rinnovabili non deve essere superiore alla loro velocit di rigenerazione; l'immissione di sostanze inquinanti e di scorie non deve superare la capacit di assorbimento dell'ambiente;

22Allinterno

di questo portale stato possibile reperire le nozioni circa lo sviluppo e limplemento dei concetti di Sostenibilit ambientale in diversi settori e ambiti http://www.ecologicacup.unile.it/SvilSos_03Evoluzione.aspx 23 M. IANNANTUONI e E. MARIOTTI, Il nuovo diritto ambientale, cit., pp. 21-27.

23

il prelievo di risorse non rinnovabili deve essere compensato dalla produzione di una pari quantit di risorse rinnovabili, in grado di sostituirle.

In tale definizione, viene introdotto anche un concetto di equilibrio auspicabile tra uomo ed ecosistema, alla base di un'idea di economia per la quale il consumo di una determinata risorsa non deve superare la sua produzione nello stesso periodo24.

2.1.1

Levoluzione della sostenibilit

Dopo aver chiarificato gli ambiti operativi della sostenibilit ambientale, nonch delineato le caratteristiche principali del concetto stesso, appare utile sottolineare le tappe storiche che hanno fatto si che lo sviluppo ambientale rivestisse, nella cultura odierna, un ruolo cos importante. Ci ci permetter anche di passare al paragrafo successivo con una maggiore consapevolezza delle convenzioni che stanno alla base delle attuazioni operative del concetto stesso. In prima istanza partiremo da unanalisi storico economica della prima met degli anni 70, periodo in cui, dal punto di vista delle politiche ambientali, ci furono i primi segnali di quella che sarebbe poi diventata unenorme svolta storica. Nel 1973 un grave avvenimento scosse leconomia mondiale: la crisi petrolifera. A seguito della guerra fra Israele e Paesi arabi, questi ultimi decisero di diminuire le esportazioni di petrolio verso lOccidente e di aumentarne il prezzo per fare pressioni sugli Stati Uniti e lEuropa in favore della causa palestinese. Diversi Paesi del mondo si trovarono cos ad affrontare una grave crisi finanziaria, e come conseguenza dellaumento del costo del petrolio aumentarono i costi dellenergia e quindi linflazione. La conseguenza della crisi energetica del 1973 fu lapplicazione di politiche di austerit da parte di vari
P. GRECO e A. P. SALIMBENI in Lo Sviluppo insostenibile, dal vertice di Rio a quello di Johannesburg, pp. 77-80.
24

24

Paesi nel mondo, che presero misure drastiche per limitare il consumo di energia. Questa crisi rappresent per lOccidente unoccasione di riflessione sulluso delle fonti rinnovabili che vennero per la prima volta prese in considerazione in alternativa ai combustibili fossili come il petrolio. La crisi, dunque, port i paesi occidentali a interrogarsi per la prima volta riguardo i fondamenti della civilt industriale e riguardo la problematicit del suo rapporto con le risorse limitate del pianeta. A tal proposito appare coerente ricordare come nel 1972 era stato pubblicato ad opera di alcuni studiosi del Massachusetts Institute of Technology il rapporto sui Limiti dello sviluppo, commissionato dal Club di Roma25. In questo lavoro si delineava come la crescente e cospicua crescita economica sarebbe stata necessariamente bloccata e interrotta dalla limitata disponibilit delle risorse naturali, focalizzandosi soprattutto su una di queste, ossia il petrolio. Ci che si reputa necessario sottolineare linusuale volont di enfatizzare su un tema delicato come lambiente. risaputo, infatti, che allepoca, il tema dellambiente e la volont di determinare una regolamentazione nello sviluppo della civilt in modo non invasivo, fossero delle tematiche trattate molto di rado, dal momento che era non comune il pensiero che le risorse disponibili potessero prima o poi esaurirsi. Sebbene tutto ci appaia strano, vanno tenute in considerazione le plurime e diverse variabili che caratterizzavano gli anni Settanta. Sia il periodo storico, che la dimensione culturale hanno notevolmente infatti influenzato la mancata considerazione di tematiche legate allambiente. Evitando di indugiare sulle motivazioni culturali che hanno fatto si che per troppo tempo tale tematica non venisse affrontata, appare lecito descrivere in modo pi approfondito quello che stato non solo il lavoro degli studiosi, ma anche le modalit di lavoro che hanno portato, per la prima volta, a focalizzarsi sulla Sostenibilit. Partiamo quindi dal rapporto stilato dal MIT nella prima met degli anni Settanta che riportava lesito di una simulazione al computer delle interazioni

25

Storia dello sviluppo della Sostenibilit http://www.impresaoggi.com/it/d_ec.asp?cacod=56

25

fra popolazione mondiale, industrializzazione, inquinamento, produzione alimentare e consumo di risorse nellipotesi che queste stessero crescendo esponenzialmente con il tempo. Dalla simulazione veniva messo in evidenza che la crescita produttiva illimitata avrebbe portato al consumo delle risorse energetiche ed ambientali. Il rapporto sosteneva, inoltre, che era possibile giungere ad un tipo di sviluppo che non avrebbe portato al totale consumo delle risorse del pianeta26. Nonostante tale relazione abbia ormai 40 anni, essa mette in evidenza problemi attualissimi legati allambiente e alla necessit di uno sviluppo sostenibile, e ci viene messo in evidenza da una delle frasi pi famose contenute nel report:
"Nell'ipotesi che l'attuale linea di sviluppo continui inalterata nei cinque settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti, consumo delle risorse naturali) l'umanit destinata a raggiungere i limiti naturali dello sviluppo entro i prossimi cento anni. Il risultato pi probabile sar un improvviso, incontrollabile declino del livello di popolazione e del sistema industriale27.

Dunque lidea di un modello di crescita economica che non consumasse tutte le risorse ambientali e le rendesse disponibili anche per il futuro si fa strada a partire dalla prima met degli anni 70, e infatti proprio nel giugno del 1972 si tenne la Conferenza ONU sullAmbiente Umano. A tale conferenza venne richiamata per la prima volta lattenzione sul fatto che, per migliorare in modo duraturo le condizioni di vita, occorre salvaguardare le risorse naturali a beneficio di tutti e per raggiungere questo obiettivo necessaria una collaborazione internazionale. A Stoccolma si posto laccento sulla soluzione dei problemi ambientali, senza tuttavia dimenticare gli aspetti sociali, economici e quelli relativi allo sviluppo28. La dichiarazione, adottata a Stoccolma ed elaborata in comune accordo tra i Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo, contiene una serie di principi per la protezione dellambiente e per lo sviluppo nonch un centinaio di relative raccomandazioni di attuazione.
Limiti dello sviluppo http://www.instoria.it/home/limiti_sviluppo_club_roma.htm Ibidem 28 Spiegazione e delineazione della principali linee guida presenti nella Dichiarazione di Stoccolma del 1972 http://www.are.admin.ch/themen/nachhaltig/00266/00540/00541/index.html?lang=it
26 27

26

Questa Dichiarazione pu essere considerata come una tappa fondamentale della politica internazionale che pi tardi trover la sua caratterizzazione nello Sviluppo sostenibile. Viene infatti definita come:
il primo strumento internazionale che sul piano generale enuncia alcune regole di condotta basilari in materia di protezione dellambiente, dalle quali emerge la convinzione della maggioranza degli Stati che non possibile affrontare e risolvere i problemi ambientali del nostro secolo29".

A tal proposito pare lecito riportate due punti analizzati dalla Dichiarazione:
3. L'uomo deve costantemente fare il punto della sua esperienza e continuare a scoprire, inventare, creare e progredire. Al presente, la capacit dell'uomo di trasformare il suo ambiente, se adoperata con discernimento, pu apportare a tutti i popoli i benefici dello sviluppo e la possibilit di migliorare la qualit della vita. Applicato erroneamente o avventatamente, lo stesso potere pu provocare un danno incalcolabile agli esseri umani ed all'ambiente. Vediamo intorno a noi con crescente evidenza i danni causati dall'uomo in molte regioni della terra: pericolosi livelli d'inquinamento delle acque, dell'aria, della terra e degli esseri viventi; notevoli ed indesiderabili perturbazioni dell'equilibrio ecologico della biosfera; distruzione ed esaurimento di risorse insostituibili e gravi carenze dannose alla salute fisica, mentale e sociale dell'uomo nell'ambiente da lui creato e in particolare nel suo ambiente di vita e di lavoro. 6. Siamo arrivati ad un punto della storia in cui dobbiamo regolare le nostre azioni verso il mondo intero, tenendo conto innanzitutto delle loro ripercussioni sull'ambiente. Per ignoranza o per negligenza possiamo causare danni considerevoli ed irreparabili all'ambiente terrestre da cui dipendono la nostra vita ed il nostro benessere. Viceversa, approfondendo le nostre conoscenze ed agendo pi saggiamente, possiamo assicurare a noi stessi ed alla nostra posterit, condizioni di vita migliori in un ambiente pi adatto ai bisogni ed alle aspirazioni dell'umanit. Esistono ampie prospettive per il miglioramento della qualit dell'ambiente e la creazione di una vita pi felice. Quello che occorre un'entusiastica, ma calma disposizione d'animo ed un intenso ma ordinato lavoro. Per godere liberamente dei benefici della natura, l'uomo deve valersi delle proprie conoscenze al fine di creare in cooperazione con la natura, un ambiente migliore. Difendere e migliorare l'ambiente per le generazioni presenti e future, diventato per l'umanit un obiettivo imperativo, un compito per la cui realizzazione sar necessario coordinare e armonizzare gli obiettivi fondamentali gi fissati per la pace e lo sviluppo economico e sociale del mondo intero30.

Da questi due punti si evince come la motivazioni che hanno portato alla stesura della Dichiarazione stessa siano attuali. La volont di proteggere lambiente e la voglia di costruire un mondo vivibile anche per le generazioni future non trova per riscontro nello sviluppo delle politiche attuative della Dichiarazione.
29 30

Ibidem Dichiarazione di Stoccolma 1972

27

Tralasciando la retorica circa ladempimento o meno dei punti mossi dalla Dichiarazione di Stoccolma,dal momento che tale riflessione risulterebbe fuorviante ai fine del suddetto elaborato, pare lecito e doveroso riflettere sullimportanza della presa di consapevolezza della popolazione circa un argomento cos importante.

2.2 Da Stoccolma a Johannesburg: la sostenibilit internazionale Appare ora necessario ed utile ripercorrere le tappe storiche che hanno permesso di stilare i protocolli attuali della sostenibilit. L'inizio del percorso culturale e politico relativo allo sviluppo sostenibile, si pu far coincidere con la Conferenza ONU sull'Ambiente Umano 31 tenutasi a Stoccolma nel 1972, gi trattata nel paragrafo precedente32. Senza ripercorrere e riportare quanto detto precedentemente, prendiamo la Dichiarazione di Stoccolma come base per le successive Conferenze sullo sviluppo sostenibile. Fu infatti grazie allenfasi, alla criticit e alla cura dei dettagli posta in tale documento che esattamente 20 anni dopo si tenne la Conferenza ONU sullAmbiente e Sviluppo a Rio de Janeiro. Senza soffermarci sui dettagli specifici del Convegno di Rio, appare lecito riportare un estratto di quanto contenuto nel report finale, dal momento che sono funzionali alla stesura del suddetto elaborato:
"Gli Stati coopereranno in uno spirito di partnership globale per conservare, tutelare e ripristinare la salute e l'integrit dell'ecosistema terrestre. Il modo migliore di trattare le questioni ambientali quello di assicurare la partecipazione di tutti i cittadini interessati, a diversi livelli. [] Gli Stati faciliteranno e incoraggeranno la sensibilizzazione e la partecipazione del pubblico, rendendo ampiamente disponibili le informazioni. Gli Stati dovranno cooperare per promuovere un sistema economico internazionale aperto e favorevole, idoneo a generare una crescita economica e uno sviluppo sostenibile in tutti i Paesi, a consentire una lotta pi efficace ai problemi del degrado ambientale. [] Le misura di lotta ai problemi ecologici transfrontalieri o mondiali dovranno essere basate, per quanto possibile, su un consenso internazionale. La Comunit e i singoli
31

Conferenza ONU http://italiaecosostenibile.it/la-conferenza-onu-sullambiente-umano-unchedel-1972/ 32 Dichiarazione di Stoccolma, 1972

28

cittadini devono assumersi in prima persona le proprie responsabilit. La condivisione della responsabilit impone un'azione col lettiva [].33"

Da tale estratto si evince come lattenzione al tema dellambiente e della sostenibilit stia progressivamente assumendo un ruolo sempre maggiore allinterno delle politiche economiche degli Stati Europei, ne sono prova le plurime e successive azioni e convegni tenutisi dopo il 1992. Senza dilungarsi descrivendo tutte le realt nello specifico, pare opportuno riflettere circa la mancata attuazione di molteplici punti presenti nei diversi documenti. Ci che ha spinto la stesura di tale capitolo la volont di capire perch a distanza di anni, vi sia la difficolt da parte degli Stati Nazionali di adempiere a quanto sottoscritto nelle diverse Dichiarazioni di Sostenibilit. Sorge quindi la preoccupazione che la volont concretizzare i documenti sia alquanto labile, e che la sottoscrizione degli stessi sia mossa piuttosto dalla ricerca di consenso e dalla volont di adeguarsi a quello che la comunit mondiale si aspetta che venga fatto. Questi dubbi sorgono da fatto che quanto promosso negli anni Settanta sia stato difficilmente attuato, e che le stesse proposte, seppur vestite di nuovo, vengano ripresentate con scadenza periodica. Se tale dubbio fosse fondato, ne scaturirebbe che limmagine degli Stati risulterebbe agli occhi di chi li gestisce come pi importante rispetto alla sopravvivenza dellambiente e degli Stati stessi, nonch della vita delle generazioni future. A prescindere da tali riflessioni va comunque precisato e sottolineato che la presa di consapevolezza dellimportanza dellambiente e di uno sviluppo sostenibile sta rivestendo un ruolo sempre maggiore anche allinterno delle comunit dei cittadini. Questo un forte segnale di cambiamento che costringe ed impone agli Stati europei di attuare quanto scritto e firmato, per dare un senso di concretezza e di interesse.

Allinterno di questo portale stato possibile acceder ai documenti relativi alla Con ferenza di Rio de Janeiro http://www.ecoage.it/conferenza-rio-de-janeiro-1992.htm
33

29

2.3

Agenda 21 : la nuova frontiera della sostenibilit

La Conferenza dell'Organizzazione delle Nazioni Unite su "Ambiente e Sviluppo" tenuta a Rio de Janeiro nel giugno 1992, come accennato pocanzi, ha cercato di integrare le questioni economiche e quelle ambientali in una visione internazionale, cercando di definire e coordinare tutta una serie di strategie ed azioni volte a migliorare lo sviluppo sostenibile. Da ci ne scaturito un vero e proprio programma dazione che ha preso il nome di Agenda 21(tale nome deriva dal fatto che tutte le iniziative proposte sarebbero state attuate entro il XXI secolo). Allinterno di tale documento si affermava che:
"I Governi dovrebbero adottare una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Tale strategia dovrebbe essere predisposta utilizzando ed armonizzando le politiche settoriali. L'obiettivo quello di assicurare uno sviluppo economico responsabile verso la societ, proteggendo nel contempo le risorse fondamentali e l'ambiente per il beneficio delle future generazioni. Le strategie nazionali per lo sviluppo sostenibile dovrebbero essere sviluppate attraverso la pi ampia partecipazione possibile e la pi compiuta valutazione della situazione e delle iniziative in corso34.

Senza scendere troppo nei dettagli di tale Documento, si pu dedurre che gli obiettivi proposti dai 183 Paesi partecipanti fossero i seguenti: l'integrazione delle considerazioni ambientali in tutte le strutture dei Governi centrali e in tutti i livelli di Governo per assicurare coerenza tra le politiche settoriali; un sistema di pianificazione, di controllo e gestione per sostenere tale integrazione; l'incoraggiamento della partecipazione pubblica e dei soggetti coinvolti, che richiede una piena possibilit di accesso alle informazioni.

34

Portale ove stato possibile reperire il testo del protocollo dellAgenda 21 http://www.un.org/esa/dsd/agenda21/res_agenda21_00.shtml

30

Da ci possiamo facilmente osservare come lo sviluppo sostenibile ricerca un rapporto di armonia con la natura e con l'ambiente, ricercando un miglioramento della qualit della vita pur rimanendo nei limiti della ricettivit ambientale. Secondo Paolo Bagnod35, giornalista impegnato nello sviluppo sostenibile montano,
Sviluppo sostenibile non vuol dire bloccare la crescita economica, perci un piano di azione per lo sviluppo sostenibile non deve solo promuovere la conservazione delle risorse, ma anche sollecitare attivit produttive compatibili con gli usi futuri. Ne deriva che l'applicazione del concetto di sviluppo sostenibile , da un lato, dinamica ovvero legata alle conoscenze e all'effettivo stato dell'ambiente e degli ecosistemi, dall'altro consiglia un approccio cautelativo riguardo alle situazioni e alle azioni che possono compromettere gli equilibri ambientali, attivando un processo continuo di correzione degli errori36.

per questa ragione che i piani per lo sviluppo sostenibile devono scaturire da un forte coinvolgimento di tutti i soggetti che interferiscono con gli equilibri ambientali: dal cittadino, che pu contribuire con il proprio comportamento anche come consumatore di beni offerti sul mercato, ai gruppi di opinione e ai mezzi di informazione, alle imprese, agli enti locali che amministrano il territorio, ai ministeri responsabili delle politiche settoriali. La cosa interessante da analizzare in questa sede lintento di attuare lAgenda 21 a livello locale, e non solo globale, sviluppando con modalit diverse i seguenti punti: migliorare la qualit dell'ambiente; ridurre lo spreco delle risorse a nostra disposizione; combattere contro le ineguaglianze sociali; coinvolgere sempre pi la collettivit locale nella gestione dell'ambiente; mobilitare le risorse disponibili al fine di incrementare la cooperazione tra collettivit locali; 35

garantire una buona gestione nel tempo delle scelte effettuate.

Sviluppo o consumo? Articolo di Paolo Bagnod http://www.regione.vda.it/gestione/riviweb/templates/aspx/environnement.aspx?pkArt=842 36 (Idem)

31

Si evince quindi che l'Agenda 21 locale rappresenta il principale momento di valorizzazione degli strumenti di pianificazione attraverso la redazione di un Piano ambientale. Citando sempre Paolo Bagnod, egli sostiene che
L'aspetto pi interessante a mio avviso rappresentato dal momento di aggregazione, dibattito e partecipazione diretta alle scelte per lo sviluppo sostenibile da parte della collettivit locale, mediante azioni concrete. Si garantisce in tal modo l'integrazione delle politiche ambientali con le politiche di settore 37.

A distanza di qualche anno dalle decisioni di Rio possibile rilevare come i principi generali sono stati recepiti in diverse realt europee e italiane, anche se i percorsi seguiti e le applicazioni concrete sono di diversa natura. Questa diversificazione era peraltro prevedibile, in quanto nelle diverse realt l'Ente locale, o comunque il promotore dell'Agenda 21, ha saputo adattare e modificare i principi generali in funzione delle esigenze e delle problematiche presenti sul territorio con l'obiettivo di realizzare un piano d'azione per la sostenibilit in una dimensione strettamente territoriale, essendo proprio la forte caratterizzazione territoriale locale un elemento distintivo del processo.

2.4 Lo sviluppo sostenibile: lAgenda 21 nelle regioni montane La montagna sempre stata considerata come un territorio diverso, in primo luogo per ragioni legate alla morfologia fisica, ma anche per una certa specificit culturale, uno stile di vita adattatosi nel corso del tempo a situazioni limite. Marginalit, declino demografico, abbandono, sono ancora oggi realt che caratterizzano molte aree della montagna e che non si possono trascurare nel quadro della pianificazione di un territorio regionale sano ed equilibrato. Ma questa non l'unica caratteristica della montagna: ad aree marginali fanno da

37

Ibidem

32

contrappunto vallate pi dinamiche, che hanno saputo elaborare un loro specifico modello di sviluppo38. Una politica territoriale per la montagna deve considerare non solo la diversit rispetto all'esterno, alla pianura, ma anche la differenziazione al suo interno: in una stessa provincia, dove le vallate affrontano diversi processi di sviluppo o di declino, che conservano in maggiore o minore misura una significativa cultura locale o attivano azioni di resistenza al declino, ma addirittura in una stessa vallata che, come spesso accade, pu essere colpita dall'abbandono nelle frazioni pi alte, ma essere area di urbanizzazione nel fondovalle39 . Queste caratteristiche chiedono prima di tutto di essere osservate con pazienza e con strumenti adeguati; in secondo luogo chiedono provvedimenti specifici e calati nel contesto, capaci sia di riconoscere la diversit che di articolarsi secondo le differenziazioni interne. Considerato che in montagna pi percettibile che in qualsiasi altro ambito il limite delle risorse ambientali e spesso della loro irripetibilit, dovrebbe essere pi semplice tradurre in azioni i principi dello sviluppo sostenibile. Proprio nel momento che vengono redatte queste annotazioni la montagna pare intenda con inusuale e determinata forza riprendere il dominio assoluto degli spazi imponendoci delle severe riflessioni sulla nostra convivenza con il territorio montano, il suo linguaggio e la sua potenza. Tutto ci viene messo chiaramente in evidenza dall art.13 contenuto nell Agenda 21:

13.1. Mountains are an important source of water, energy and biological diversity. Furthermore, they are a source of such key resources as minerals, forest products and agricultural products and of recreation. As a major ecosystem representing the complex and interrelated ecology of our planet, mountain environments are essential to the survival of the global ecosystem. Mountain ecosystems are, however, rapidly changing. They are susceptible to accelerated soil erosion, landslides and rapid loss of habitat and genetic diversity. On the human side, there is widespread poverty among mountain inhabitants and loss of indigenous knowledge. As a result, most global mountain areas are experiencing

38

Regione Veneto http://www.ptrc.it/ita/cartografia-ambiente-veneto-tavolo-coordinamentoptcp.php?pag=ptcp 39 Ibidem

33

environmental degradation. Hence, the proper management of mountain resources and socio-economic development of the people deserves immediate action. (a) Generating and strengthening knowledge about the ecology and sustainable development of mountain ecosystems; (b) (b) Promoting integrated watershed development and alternative livelihood opportunities. 13.4. Mountains are highly vulnerable to human and natural ecological imbalance. Mountains are the area most sensitive to all climatic changes in the atmosphere. Specific information on ecology, natural resource potential and socio-economic activities is essential. Mountain and hillside areas hold a rich variety of ecological systems. Because of their vertical dimensions, mountains create gradients of temperature, precipitation and insolation. A given mountain slope may include several climatic systems - such as tropical, subtropical, temperate and alpine - each of which represents a microcosm of a larger habitat diversity. There is, however, a lack of knowledge of mountain ecosystems. The creation of a global mountain database is therefore vital for launching programmes that contribute to the sustainable development of mountain ecosystems. 13.5. The objectives of this programme area are: (a) To undertake a survey of the different forms of soils, forest, water use, crop, plant and animal resources of mountain ecosystems, taking into account the work of existing international and regional organizations; (b) To maintain and generate database and information systems to facilitate the integrated management and environmental assessment of mountain ecosystems, taking into account the work of existing international and regional organizations; (c) To improve and build the existing land/water ecological knowledge base regarding technologies and agricultural and conservation practices in the mountain regions of the world, with the participation of local communities; (d) To create and strengthen the communications network and information clearing-house for existing organizations concerned with mountain issues; (e) To improve coordination of regional efforts to protect fragile mountain ecosystems through the consideration of appropriate mechanisms, including regional legal and other instruments; (f) To generate information to establish databases and information systems to facilitate an evaluation of environmental risks and natural disasters in mountain ecosystems. A) Data and information 13.7. Governments at the appropriate level, with the support of the relevant international and regional organizations, should: (a) Maintain and establish meteorological, hydrological and physical monitoring analysis and capabilities that would encompass the climatic diversity as well as water distribution of various mountain regions of the world; (b) Build an inventory of different forms of soils, forests, water use, and crop, plant and animal genetic resources, giving priority to those under threat of extinction. Genetic resources should be protected in situ by maintaining and establishing protected areas and improving traditional farming and animal husbandry activities and establishing programmes for evaluating the potential value of the resources; (c) Identify hazardous areas that are most vulnerable to erosion, floods, landslides, earthquakes, snow avalanches and other natural hazards; (d) Identify mountain areas threatened by air pollution from neighboring industrial and urban areas.

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B) International and regional cooperation 13.8. National Governments and intergovernmental organizations should: (a) Coordinate regional and international cooperation and facilitate an exchange of information and experience among the specialized agencies, the World Bank, IFAD and other international and regional organizations, national Governments, research institutions and non-governmental organizations working on mountain development; (b) Encourage regional, national and international networking of people's initiatives and the activities of international, regional and local non-governmental organizations working on mountain development, such as the United Nations University (UNU), the Woodland Mountain Institutes (WMI), the International Center for Integrated Mountain Development (ICIMOD), the International Mountain Society (IMS), the African Mountain Association and the Andean Mountain Association, besides supporting those organizations in exchange of information and experience; (c) Protect Fragile Mountain Ecosystem through the consideration of appropriate mechanisms including regional legal and other instruments. ()40. Mia Traduzione "13.1. Le montagne sono una fonte importante di acqua, energia e biologici. Inoltre, sono fonte di risorse fondamentali come minerali, prodotti forestali e prodotti agricoli e di ricreazione. Come un ecosistema importante che rappresenta la complessa ecologia e interconnesse del nostro pianeta, gli ambienti montani sono essenziali per la sopravvivenza dell'ecosistema globale. Ecosistemi di montagna sono, tuttavia, in rapida evoluzione. Essi sono suscettibili di erosione del suolo accelerata, frane e rapida perdita di habitat e della diversit genetica. Dal punto di vista umano, c' povert diffusa tra gli abitanti di montagna e la perdita di conoscenze indigene. Di conseguenza, le zone montane pi globali stanno vivendo degrado ambientale. Pertanto, la corretta gestione delle risorse montane e sviluppo socio-economico del popolo merita un intervento immediato.
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13.4. Le montagne sono estremamente vulnerabili per la salute umana e naturale squilibrio ecologico. Le montagne sono le aree pi sensibili a tutti i cambiamenti climatici in atmosfera. Informazioni specifiche sull'ecologia, il potenziale di risorse naturali e socio-economiche essenziale. Le zone di montagna e collina tenere una ricca variet di sistemi ecologici. A causa delle loro dimensioni verticali, montagne creare gradienti di temperatura, precipitazione e insolazione. Un pendio di montagna dato pu includere diversi sistemi climatici - come tropicale, subtropicale, temperato e alpino - ciascuno dei quali rappresenta un microcosmo di diversit degli habitat pi grande. Vi , tuttavia, una mancanza di conoscenza degli ecosistemi montani. La creazione di un database globale di montagna quindi essenziale per l'avvio di programmi che contribuiscono allo sviluppo sostenibile degli ecosistemi montani. 13.5. Gli obiettivi di questa area programma sono: (A) Per effettuare uno studio delle diverse forme di suoli, foreste, uso delle risorse idriche, le risorse delle colture, animali e vegetali degli ecosistemi montani, tenendo conto del lavoro delle attuali organizzazioni internazionali e regionali; (B) Al fine di mantenere e generare sistemi di database e informazioni per facilitare la gestione integrata e valutazione ambientale degli ecosistemi montani, tenendo conto del lavoro delle organizzazioni internazionali esistenti e regionali; (C) Al fine di migliorare e costruire l'attuale terra / acqua base ecologica la conoscenza di tecnologie e pratiche agricole e la conservazione nelle regioni di montagna del mondo, con la partecipazione delle comunit locali; (D) Per creare e rafforzare la rete della comunicazione e dell'informazione centro di coordinamento per le organizzazioni esistenti che si occupano di questioni di montagna;

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(E) Al fine di migliorare il coordinamento delle iniziative regionali per la protezione degli ecosistemi montani fragili attraverso la considerazione di appropriati meccanismi regionali, tra cui strumenti giuridici e di altro tipo; (F) Per generare informazioni per stabilire basi di dati e sistemi informativi per facilitare una valutazione dei rischi ambientali e le catastrofi naturali in ecosistemi montani. Attivit A) la gestione di attivit connesse 13.6. I governi a livello appropriato, con il sostegno delle organizzazioni internazionali e regionali competenti, dovrebbero: (A) Rafforzare le istituzioni esistenti o crearne di nuove a livello locale, nazionale e regionale per generare un multidisciplinare terra / acqua base ecologica delle conoscenze sugli ecosistemi montani; (B) promuovere le politiche nazionali che forniscono incentivi alle popolazioni locali per l'utilizzo e il trasferimento di tecnologie rispettose dell'ambiente e delle attivit agricole e delle pratiche di conservazione; (C) Costruire la base di conoscenze e la comprensione attraverso la creazione di meccanismi di cooperazione e scambio di informazioni tra le istituzioni nazionali e regionali che lavorano su ecosistemi fragili; (D) Incoraggiare le politiche che consenta di ottenere gli incentivi per gli agricoltori e la popolazione locale ad intraprendere misure di conservazione e di rigenerazione; (E) Diversificare le economie montane, tra l'altro, attraverso la creazione e / o rafforzamento del turismo, in base alla gestione integrata delle zone montane; (F) Integrare tutte le foreste, le attivit di pascolo e la fauna selvatica in modo tale che gli ecosistemi montani specifiche sono mantenute; (G) stabilire adeguate riserve naturali in rappresentanza ricchi di specie i siti e le aree. B) I dati e le informazioni 13.7. I governi a livello appropriato, con il sostegno delle organizzazioni internazionali e regionali competenti, dovrebbero: (A) mantenere e stabilire meteorologiche, analisi di monitoraggio idrologico e fisico e le capacit che comprendono la diversit climatica e distribuzione di acqua delle regioni di montagna diverse parti del mondo; (B) Costruire un inventario delle diverse forme di suoli, foreste, l'utilizzo dell'acqua e delle colture vegetali e animali, risorse genetiche, dando priorit a quelli in via di estinzione. Le risorse genetiche devono essere protetti in situ attraverso il mantenimento e l'istituzione di aree protette e di migliorare l'agricoltura tradizionale e le attivit di allevamento e che istituisce programmi per valutare il valore potenziale delle risorse; (C) individuare aree a rischio che sono pi vulnerabili ad erosione, inondazioni, frane, terremoti, valanghe e altri pericoli naturali; (D) Identificare le zone di montagna minacciate da inquinamento atmosferico dalle zone industriali e urbane. C) la cooperazione internazionale e regionale 13.8. I governi nazionali e le organizzazioni intergovernative dovrebbero: (A) Coordinare la cooperazione regionale e internazionale e facilitare lo scambio di informazioni ed esperienze tra le agenzie specializzate, la Banca mondiale, le organizzazioni internazionali e regionali IFAD e altri, governi nazionali, istituti di ricerca e organizzazioni non governative che lavorano sullo sviluppo montano; (B) Incoraggiare la collaborazione regionale, nazionale e internazionale, di iniziative popolari e le attivit di internazionali, regionali e locali, organizzazioni non governative che lavorano sullo sviluppo di montagna, come le Nazioni Unite (UNU), gli Istituti Montagna Woodland (WMI), la Centro Internazionale di Integrated Mountain Development (ICIMOD), l'International Mountain Society (IMS), l'africano Montagna Associazione e la Comunit andina Montagna Associazione, oltre a sostenere le organizzazioni nello scambio di informazioni e di esperienze;

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Data limportanza allinterno delle comunit montane, possiamo facilmente sottolineare quali siano le ricchezze della montagna da proteggere e tutelare: riserve idriche, energia, biodiversit; nonch le loro risorse essenziali come i minerali, i prodotti forestali e agricoli, gli spazi ricreativi. Viene quindi riconosciuto agli ecosistemi montani un ruolo fondamentale per tutto lecosistema planetario e non solo per la sopravvivenza degli stessi. Proprio per tali motivi gli interventi da sviluppare per salvaguardare le montagne possono essere diversi e trasversali: dalla predisposizione di indagini conoscitive su tutti gli aspetti ambientali: suolo, foreste, acque, raccolti, risorse vegetali e animali; alla creazione di banche dati e sistemi informatici che agevolino la gestione integrata e la valutazione ambientale degli ecosistemi montani; dal miglioramento e lo sviluppo della base esistente di conoscenze sul suolo e delle acque e i loro rapporti con la tecnologia, con le pratiche agricole e con le esigenze di conservazione; alla creazione e al potenziamento di reti di comunicazioni e centri di informazione per tutti gli organismi che si occupano di problemi della montagna; dal coordinamento delle iniziative regionali a protezione degli ecosistemi montani fragili; alla promozione dell'informazione per la creazione di banche dati e sistemi informativi in grado di facilitare la valutazione dei rischi ambientali e dei disastri naturali negli ecosistemi montani41. Se vero che Agenda 21 formulata secondo una prospettiva mondiale, e per tale motivo contiene delle proposte concettuali che ci paiono lontane o poco attuali per le nostre realt, sarebbe un errore gravissimo quello di stabilire una
(C) proteggere il fragile ecosistema di montagna attraverso la considerazione di appropriati meccanismi regionali tra cui strumenti giuridici e di altro tipo.
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Andrea Cerise http://www.regione.vda.it/gestione/

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distinzione tra problemi ecologici che si pongono su scala mondiale e quelli che si pongono su scala locale. In un caso e nell'altro le soluzioni alle problematiche ambientali, che sono reali e pregiudiziali per l'uomo passano l'attuazione dello sviluppo sostenibile. La sostenibilit, quindi, non deve rimanere un mero concetto filosofico, auspicabile e riproducibile solo su larga scala, ma deve essere pensato come attuabile non solo nelle piccole realt, ma anche allinterno della quotidianit delluomo moderno. Partendo proprio da questa riflessione, nel paragrafo successivo, caleremo la realt della sostenibilit e delle realt rappresentate dallAgenda 21 allinterno di quelle che sono le regioni montane.

2.5 Convenzione delle Alpi: un punto di partenza per progetti sostenibili Dopo aver delineato i punti fondamentali riguardati lattuazione dellAgenda 21 a livello territoriale montano, prendiamo ora in considerazione quanto di attuativo stato fatto per mettere in risalto le potenzialit di sviluppo sostenibile per le regioni montane. Il sistema degli obiettivi e delle azioni del PTRC (Piano territoriale Coordinamento Regionale), che risulta diverso da regione a regione, si fonda su alcuni principi imprescindibili comuni a tutte le regioni montane: il riconoscimento della fragilit del territorio montana e dell'importanza del presidio dell'uomo a garanzia di manutenzione del territorio; la necessit di comprendere e tutelare una civilt alpina che in realt un insieme variegato di culture; il riconoscimento dello straordinario valore ambientale di questi territori, preziosi habitat per specie rare e protette; la necessit della responsabilizzazione delle amministrazioni e degli abitanti nella gestione sostenibile del proprio territorio;

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la necessit di orientare il turismo verso modi di frequentazione rispettosi della natura, delle tradizioni e della cultura locale; l'opportunit di seguire strategie di sviluppo economico integrato, capace di allontanare il rischio della "monocoltura turistica", anche lavorando in sinergia con le attivit primarie e puntando sull'innovazione e sullo scambio di buone pratiche tra aree alpine42.

Questo quanto chiedono anche gli strumenti internazionali per le montagne, come la Convenzione delle Alpi, nella fattispecie allart. 2, del citato documento. Pare quindi opportuno riportare tale articolo, che funger come base di partenza per lanalisi di quali progetti sono stati messi appunto nelle regioni montane.

Le Parti contraenti, in ottemperanza ai principi della prevenzione, della cooperazione e della responsabilit di chi causa danni ambientali, assicurano una politica globale per la conservazione e la protezione delle Alpi, tenendo equamente conto degli interessi di tutti i Paesi alpini e delle loro Regioni alpine, nonch della Comunit Economica Europea, ed utilizzando le risorse in maniera responsabile e durevole. La cooperazione transfrontaliera a favore dell'area alpina viene intensificata nonch ampliata sul piano geografico e tematico. Le Parti contraenti prenderanno misure adeguate in particolare nei seguenti campi: a)Popolazione e cultura al fine di rispettare, conservare e promuovere l'identit culturale e sociale delle popolazioni locali e di assicurarne le risorse vitali di base, in particolare gli insediamenti e lo sviluppo economico compatibili con l'ambiente, nonch al fine di Convenzione quadro favorire la comprensione reciproca e le relazioni di collaborazione tra le popolazioni alpine ed extra - alpine. b)Pianificazione territoriale al fine di garantire l'utilizzazione contenuta e razionale e lo sviluppo sano ed armonioso dell'intero territorio, tenendo in particolare considerazione i rischi naturali, la prevenzione di utilizzazioni eccessive o insufficienti, nonch il mantenimento o il ripristino di ambienti naturali, mediante l'identificazione e la valutazione complessiva delle esigenze di utilizzazione, la pianificazione integrata e a lungo termine e l'armonizzazione delle misure conseguenti. c)Salvaguardia della qualit dell'aria al fine di ridurre drasticamente le emissioni inquinanti e i loro effetti negativi nella regione alpina, nonch la trasmissione di sostanze inquinanti provenienti dall'esterno, ad un livello che non sia nocivo per l'uomo, la fauna e la flora.
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PTRC http://www.ptrc.it/ita/cartografia-ambiente-veneto-tavolo-coordinamentoptcp.php?pag=ptcp

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d)Difesa del suolo al fine di ridurre il degrado quantitativo e qualitativo del suolo, in particolare impiegando tecniche di produzione agricola e forestale che rispettino il suolo, utilizzando in misura contenuta suoli e terreno, limitando l'erosione e l'impermeabilizzazione dei suoli. e) Idroeconomia al fine di conservare o di ristabilire la qualit naturale delle acque e dei sistemi idrici, in particolare salvaguardandone la qualit, realizzando opere idrauliche compatibili con la natura e sfruttando l'energia idrica in modo da tener parimenti conto degli interessi della popolazione locale e dell'interesse alla conservazione dell'ambiente. f)Protezione della natura e tutela del paesaggio al fine di proteggere, di tutelare e, se necessario, di ripristinare l'ambiente naturale e il paesaggio, in modo da garantire stabilmente l'efficienza degli ecosistemi, la conservazione della flora e della fauna e dei loro habitat, la capacit rigenerativa e la continuit produttiva delle risorse naturali, nonch la diversit, l'unicit e la bellezza della natura e del paesaggio nel loro insieme. g)Agricoltura di montagna al fine di assicurare, nell'interesse della collettivit, la gestione del paesaggio rurale tradizionale, nonch una agricoltura adeguata ai luoghi e in armonia con l'ambiente, e al fine di promuoverla tenendo conto delle condizioni economiche pi difficoltose. h)Foreste montane al fine di conservare, rafforzare e ripristinare le funzioni della foresta, in particolare quella protettiva, migliorando la resistenza degli ecosistemi forestali, in particolare attuando una silvicoltura adeguata alla natura e impedendo utilizzazioni che possano danneggiare le foreste, tenendo conto delle condizioni economiche pi difficoltose nella regione alpina. i)Turismo e attivit del tempo libero al fine di armonizzare le attivit turistiche e del tempo libero con le esigenze ecologiche e sociali, limitando le attivit che danneggino l'ambiente e stabilendo, in particolare, zone di rispetto. j)Trasporti al fine di ridurre gli effetti negativi e i rischi derivanti dal traffico interalpino e transalpino ad un livello che sia tollerabile per l'uomo, la fauna, la flora e il loro habitat, tra l'altro attuando un pi consistente trasferimento su rotaia dei trasporti e in particolare del trasporto merci, soprattutto mediante la creazione di infrastrutture adeguate e di incentivi conformi al mercato, senza discriminazione sulla base della nazionalit. k)Energia al fine di ottenere forme di produzione, distribuzione e utilizzazione dell'energia che rispettino la natura e il paesaggio, e di promuovere misure di risparmio energetico. l)Economia dei rifiuti al fine di assicurare la raccolta, il riciclaggio e il trattamento dei rifiuti in maniera adeguata alle specifiche esigenze topografiche, geologiche e climatiche dell'area alpina, tenuto conto in particolare della prevenzione della produzione dei rifiuti"(Convenzione per la Protezione delle Alpi, art.2) 43.

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Convenzione per la Protezione delle Alpi http://www.cipra.org/it/convenzione-delle-alpi/protokolle-pdf-it/rahmenkonvention_i.pdf

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Ma cosa hanno fatto e stanno facendo le Regioni? Quali sono stati i progetti messi in atto per trasformare le preziose risorse montane in ambienti sostenibili? Prima di addentarci in quelli che a nostro avviso sono i progetti pi significativi, e che indicano un preciso intento di cambiamento e salvaguardia dellambiente, pare utile sottolineare e ribadire come i progetti sostenibili spazino in diversi ambiti. Quando si parla di sostenibilit, infatti, nellimmaginario collettivo si configurano progetti di grande importanza, quali impianti eolici, idroelettrici e via discorrendo. Ma la sostenibilit non solo questo. Sostenibilit un uso consapevole e calibrato delle risorse naturali, una corretta informazione circa il riciclaggio, sostenibilit consapevolezza dellimportanza dellambiente. Dopo tale premessa, andiamo ad analizzare alcuni dei numerosi progetti di sostenibilit che sono stati attuati nel nostro Paese, nella fattispecie nel territorio alpino. a. Progetto MountEE Friuli Venezia Giulia ARES (Agenzia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile) ha presentato lo scorso anno il progetto europeo MountEE nell'ambito del programma IEE Intelligent Energy Europe, le peculiarit del progetto e la sua perfetta attuazione hanno fatto si che questo risultasse come uno dei progetti finanziati dallUnione Europea. Secondo la Direttiva europea 2012/31/CE, dal 2018 tutti gli edifici pubblici nuovi e edifici esistenti sottoposti a ristrutturazioni importanti dovranno soddisfare gli standard di edifici ad energia quasi zero. Per molti comuni la transizione verso questo nuovo modo di costruire un grande sfida, poich presentano mancanza di know-how, esperienza e soprattutto dei finanziamenti necessari ad attuare i loro progetti. I Comuni montani si trovano ad affrontare ulteriori sfide: clima pi rigido, scarsa accessibilit, piccole imprese, mancanza di massa critica, bassa densit di popolazione. Proprio per tale motivo, il progetto MountEE si propone di dare sostegno ai Comuni in tre aree di montagna
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europee (Scandinavia, Alpi, Pirenei) al fine di aiutarli a cambiare il loro modo di costruire e ristrutturare le costruzioni edilizie, orientandoli verso una maggiore efficienza energetica e un maggiore utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. In questo senso la Regione Friuli Venezia Giulia allavanguardia avendo previsto lapplicazione della certificazione VEA (Valutazione Energetica Ambientale44). Il progetto MountEE segue un approccio partecipativo, coinvolgendo tutti i soggetti coinvolti nelle azioni regionali: politici a tutti i livelli (regionale, provinciale e comunale), tecnici e personale amministrativo a livello locale e regionale, i decisori nelle istituzioni di finanziamento e gli attori chiave nella catena della costruzione. Il progetto prevede i seguenti step sia allinterno della propria regione montuosa, sia rispetto al confronto tra i diversi Stati: Analisi dello stato dellarte riguardo esempi di edifici sostenibili nel territorio (in particolare quelli pubblici), analisi delle conoscenze tecniche dei professionisti, analisi delle varie tipologie di finanziamento rispetto allefficienza energetica e alla sostenibilit ambientale degli edifici; Analisi della strategia nelle aree montane nei confronti dellefficienza energetica e della sostenibilit in edilizia (sia come istituzioni che come enti di finanziamento quali le banche); Studio di un possibile miglioramento della strategia sia rispetto alle azioni possibili (consulenza tecnica, servizi ai comuni) sia rispetto alle possibili fonti di finanziamento; Formazione dei professionisti attraverso scambi con gli altri progettisti europei, attraverso seminari, viaggi e visite a casi studio (sia regionali che internazionali);

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Protocollo per la Valutazione Energetica Ambientale www.veafvg.com/protocollo_vea_1.html

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Formazione anche attraverso due giornate con gli esperti del Vorarlberg; Informazione dei decisori politici e del personale degli uffici tecnici attraverso seminari e visite a casi (sia regionali che internazionali); Selezione di almeno 6 progetti pilota allinterno di ciascuna area e loro accompagnamento verso lefficienza energetica e la sostenibilit ambientale, attraverso la proposizione e ladattamento regionale del pacchetto servizi edilizia sostenibile per i comuni, che stato attuato con successo nella regione alpina del Vorarlberg (Austria); Il servizio sar rivolto agli Enti locali e sar gratuito e sar effettuato dai professionisti formati allo scopo attraverso le azioni precedenti; I professionisti saranno remunerati attraverso il finanziamento europeo; Disseminazione dei risultati45.

Tale progetto, che coinvolge altri Stati Europei, rappresenta un importante punto di svolta per quella che la salvaguardia dellambiente montano. Si presenta anche con il preciso intento da parte della Regione Friuli Venezia Giulia di attuare delle politiche volte a tutelare il territorio.

b. Sviluppo di un modello sostenibile di turismo rurale Friuli Venezia Giulia Come trattato nel primo capitolo, il territorio montano e collinare con l'andare del tempo ha vissuto un lento e continuo abbandono delle attivit antropiche, ed una progressiva e proporzionale di munizione

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http://www.mountee.eu/it/progetto/

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della densit demografica, e, allo stesso tempo, rimane un territorio ricco di biodiversit, risorse paesaggistiche e storico-culturali, ed un tessuto economico dove il turismo non si ancora sviluppato. Il progetto promosso dal Comune, pedemontano e parzialmente montano di Budoia, nella Regione Friuli Venezia Giulia, si sviluppa attorno all'idea che sia possibile una fruizione turistica rispettosa di ambiente e cultura locale, ma allo stesso tempo capace di innescare nuovi e diversi processi produttivi, in una parola sostenibile. L'obbiettivo principale del progetto quello di creare una proposta organica che raccolga le diverse peculiarit territoriali, ambientali e storico-paesaggistiche rendendole fruibili al turismo rurale. Tale iniziativa non indirizzata esclusivamente alla fruizione turistica, ma anche alla crescita della consapevolezza nella comunit locale delle opportunit e potenzialit presenti sul territorio46. Tutto ci verr realizzato individuando, mediante il coinvolgimento delle realt locali e lattivazione di una rete interessata di cittadini, quali sono le emergenze culturali, storiche e naturaliste da valorizzare ed implementare. Verr inoltre estesa la rete dei percorsi gi esistenti, in ambito turistico territoriale, collegandoli ed integrandoli tra loro, in modo da ampliare il raggio del progetto a tutto il territorio pedemontano. Risulta inoltre interessante sottolineare come tale progetto prevede unattiva partecipazione dei giovani, per far si che venga sensibilizzata e responsabilizzata anche questa fascia della popolazione che, magari, nutre un attaccamento affettivo nei confronti del territorio, minore rispetto a chi nato e cresciuto in un dato posto. Infine gli effetti economici che scaturiscono da tale progetto possono essere riassunti in:

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Progetto di turismo rurale sostenibile http://www.alpenallianz.org/it/buone-pratiche/302

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sviluppo di nuove attivit economiche legate al turismo leggero, rilancio delle attivit agricole e artigianali; valorizzazione dei saperi locali, recupero della cultura del territorio, partecipazione (in particolare delle realt giovanili); Arresto dell'abbandono del territorio, tutela della natura e del paesaggio.

A differenza del primo progetto descritto, questo si focalizza sul turismo rurale e sulla valorizzazione del territorio, e presenta uno diverso ambito della sostenibilit. Valorizzare ed implementare il territorio montano, rendendolo idoneo ad un tipo di turismo diverso rispetto a quello comune, determina la volont di uscire dal vecchio paradigma di pensiero, per cui il turismo montano veniva, e tuttora viene visto, come un turismo o sportivo o rivolto ad una fascia della popolazione non giovane. Scardinare tale pensiero rappresenta un punto di partenza fondamentale per lattuazione di una serie di progetti di riqualificazione territoriale, sociale e anche economica.

c. Teleriscaldamento Pusteria Comune di Dobbiaco Questo progetto di Teleriscaldamento, prevede la costruzione di un impianto termico a biomassa per la fornitura al paese di energia a distanza, derivata da risorse locali e rigenerabili. Rispetto ai riscaldamenti singoli spesso, dallo scarso grado di efficacia, la centrale di teleriscaldamento presenta numerosi vantaggi,non solo permette di ridurre la percentuale dellinquinamento derivante dalle sostanze nocive abitualmente utilizzate per il riscaldamenti, ma permette parallelamente di valorizzare le risorse locali, diminuendo, non dovendo ricorrere a fonti estere, i costi dellenergia per i consumatori. Il progetto fu pensato nel 1995 ed attuato nella citt di Dobbiaco. Appare interessante riflettere non solo sulla data dello sviluppo del progetto ma
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anche sul perch progetti simili non siano stati attuati nei Comuni limitrofi. Senza voler polemizzare, appare evidente come il progetto, sviluppato ben 17 anni fa, rappreseti una valida alternativa sia per lambiente che per i cittadini. In un periodo di crisi, sia economica ed ambientale, dove le fonti energetiche esauribili vanno progressivamente diminuendo, la creazione di centrali di biomassa rappresenti una valida soluzione sia per alleggerire i costi energetici sostenuti dai cittadini, sia per salvaguardare e tutelare il microclima montano e, applicandolo anche alle regioni della pianura, anche a quello dellintero mondo. Pare lecito chiedersi ed interrogarsi circa il perch della mancata realizzazione di progetti analoghi e soprattutto circa il perch della scarsa informazione circa tali proposte di Sostenibilit ambientale47.

d. Vacanza senz auto in Alta Pusteria - Comune di Sesto Questo progetto, mira a fornire una possibile alternativa al classico turismo montano, andando a ridurre drasticamente lutilizzo delle automobili per gli spostamenti, andando a salvaguardare la purezza del territorio montano e prevenendo laccumularsi di smog e polveri sottili durante i periodi di vacanza. Grazie ad una serie di provvedimenti si dovr riuscire a calmierare il traffico automobilistico in una regione a vocazione turistica, optando per proposte che rinuncino allauto. Riduzione del traffico automobilistico ed implementazione di alcuni degli elementi di un turismo duraturo sono le parole chiave che caratterizzano tale progetto. Per attuare tutto ci verranno migliorati i servizi pubblici comunali che forniranno una valida alternativa allautomobile. VA comunque precisato che lintento di questo progetto non solo quello di

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Progetto di sviluppo di Centrali energetiche a Biomassa www.alpenallianz.org/it/buonepratiche

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sensibilizzare i turisti, ma anche coloro che abitano nel comune di Sesto, cercando di migliorare e cambiare la abitudini dei cittadini stessi, per far si che il cambiamento datteggiamento sia duraturo e diventi un vero e proprio stile di vita48. Ecco che quindi anche lo sviluppo ed il miglioramento di quelli che sono i servizi pubblici rientrano nellambito della Sostenibilit.

e. Rete Museale della Carnia La rete museale della Carnia nata per lesigenza di valorizzare e promuovere il patrimonio museale della Carnia. Essa era composta da cinque realt principali e da altre quindici realt pre-museali e proto museali coordinate al fine di realizzare la gestione delle risorse disponibili. Gli obiettivi di tale progetti sono: Sviluppare una nuova politica museale in tutto il territorio carnico con unazione coordinata di cogestione delle strutture museali. Agevolare lapertura delle strutture museali con lobiettivo di ottimizzare i tempi di apertura ed i servizi dei musei. Creare percorsi integrati coinvolgendo pi realt museali e/o culturali artistiche, ed itinerari di interesse turistico-culturalenaturalistico che permettano di soddisfare pi tipi di utenza. Diminuire i costi di gestione delle strutture museali. Valorizzare il patrimonio esistente anche mediante interscambi con altre realt museali operanti sia in Regione che in ambito nazionale ed estero. Sviluppare il turismo scolastico legate alle attivit didattiche realizzabili allinterno dei vari musei.
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Comune di Sesto, progetto per le vacanze senzauto, per un turismo eco-sostenibile http://www.alpenallianz.org/it/buone-pratiche

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Creare possibilit lavorative per i giovani del territorio.

Grazie a questo progetto si potuto superare, tramite la rete museale della Carnia, la situazione di precariet in cui versavano piccoli musei 49. Tale progetto, a mio avviso assolutamente interessante, rappresenta unulteriore variabile dei campi dattuazione della sostenibilit. Il miglioramento delle aree museali non solo aumenta la possibilit dinteresse verso le realt montane, ma contribuisce ad aumentare la consapevolezza negli abitanti, delle svariate potenzialit e ricchezze che il territorio offre loro. La cultura e la diffusione della stessa, nella fattispecie la cultura territoriale, permette un approccio pi consapevole ed influenzante circa la tutela del territorio.

f. Progetto transfrontaliero di valorizzazione della filiera turistica integrata con le filiere del legno e dell'agro-alimentare, per la promozione del turismo alpino nelle stagioni intermedie Il progetto si propone di formulare proposte turistiche concrete e innovative per le mezze stagioni (primavera e autunno), affinch le stazioni montane, che finora hanno puntato prevalentemente sulla stagione invernale, si attrezzino per promuovere un turismo maggiormente diversificato, esteso a vasti territori, capace di orientare lo sviluppo delle localit turistiche in termini di spiccata sostenibilit ambientale e sociale. Il progetto mira a definire un prodotto turistico capace di garantire un notevole valore aggiunto, esteso all'economia locale dei tre comuni montani dell'area di frontiera, grazie alla caratteristica di essere basato sulla stretta integrazione tra azioni pubbliche e interventi privati e sul
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Progetto Museale Carnia http://www.carniamusei.org

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fatto che si punti a rivitalizzare le stagioni intermedie tradizionalmente morte rispetto al turismo invernale ed estivo. La sfida pi difficile rappresentata dalla volont di costruire un prodotto che trae il suo punto di forza dalla valorizzazione dell'intera filiera turistica e delle filiere ad essa pi legate (agro-alimentare e legno) che coinvolgono numerosi operatori locali. Un dettagliato programma di formazione, comunicazione, promozione e commercializzazione punter a rafforzare l'identit locale, la coesione sociale transfrontaliera e l'attrattivit residenzale delle localit. Gli obiettivi pi importanti che si posto tale progetto sono: Costruzione di un nuovo modello di turismo che consideri le stagioni autunnali e primaverili in modo da rivitalizzare in quei mesi le localit sia dal punto di vista sociale che economico; Azioni di comunicazione interna ed esterna rivolta all'intera area di interesse; Attivit di formazione rivolta agli operatori commerciali, albergatori, ristoratori, guide naturalistiche e alpine, maestri di sci; Organizzazione di un forum aperto rivolto alle popolazioni; Interventi manutentivi al servizio del ponte tibetano pi lungo del mondo sulla Piccola Dora tra i Comuni di Clavire e Cesana e lungo il percorso pedonale e cicloturistico in alta quota denominato Clavierissima che si sviluppa nei territori comunali di Clavire, Cesana e Montgenvre; Interventi promozionali vari; Coordinamento generale tra le attivit.

Tale progetto fornisce un importante spunto di riflessione circa la volont di rendere il territorio montano come pi accessibile, svecchiandolo dal pregiudizio cui viene rivestito. Comunemente infatti, nellimmaginario collettivo, i territori montani non vengono
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considerati come luogo di vacanza nelle stagioni intermedie, vengono infatti considerati come luoghi da visitare durante la stagione estive ed invernale soprattutto dagli amati dello sport. Ma la montagna non solo questo e non pu continuare ad essere vista come tale dai cittadini. proprio per tale motivo, e per lintento di riqualificare i territori montali, che tale progetto rientra nella categoria dei progetti sostenibili. Dopo aver analizzato questa rassegna significativa di progetti, che

rappresentano dei casi esemplari, volti ad approfondire la tematica della sostenibilit montana, risulta pi semplice passare al capitolo successivo in cui si calano i progetti di sostenibilit ambientale nella realt della regione montana del Comelico Superiore.

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CAPITOLO TERZO
IDEE, PROPOSTE E OPPORTUNIT COMELICO SUPERIORE
FRA MARGINALIT E SVILUPPO: IL CASO DI

3.1 Analisi ambientale: non un comune Comune di montagna E risaputo che nel raccontare ad altri il luogo in cui si nati e cresciuti si abbia la tendenza a esagerare nel descrivere bellezze e particolarit che spesso riportano alla mente ricordi positivi e talvolta nostalgici. Non posso fare a meno, in questo caso, di coinvolgere mia nonna: ottantanni, una vita di duro lavoro e sacrificio, due guerre mondiali vissute sulla propria pelle; abbandonandosi ai ricordi non manca mai di rievocare col sorriso e con visibile gioia le lunghe giornate passate sui prati con le mucche al pascolo, quelle nei boschi a raccogliere funghi da barattare con il primo mercante di citt o le notti a dormire nel fienile di famiglia. E innegabile, al di l dei sentimenti e delle emozioni che tali immagini rievocano, la reale bellezza di un territorio con uninconfondibile fisionomia costituito da immensi boschi di abeti, alternati a verdissimi prati picchiettati qua e l di case e di fienili, in un succedersi di paesi coronati da cime che formano un panorama a dir poco suggestivo. Lungi da descrizioni di parte, stato proprio il poeta italiano Giosu Carducci in Cadore a descrivere il territorio che andr a sescrivere in questo capitolo:

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Afferran l'armi e a festa i giovani tizianeschi scendon cantando Italia: stanno le donne a' neri veroni di legno fioriti di geranio e garofani; Pieve che allegra siede tra' colli arridenti e del Piave ode basso lo strepito, Auronzo bella al piano stendentesi lunga tra l'acque sotto la fosca Ajrnola; e Lorenzago aprica tra i campi declivi che d'alto la valle in mezzo domina, e di borgate sparso nascose tra i pini e gli abeti tutto il verde Comelico; ed altre ville ed altre fra pascoli e selve ridenti i figli e i padri mandano: fucili impugnan, lance brandiscono e roncole: i corni de i pastori rintronano50.

Il Comelico, con estensione di 280 kmq, unarea montuosa del Veneto situata nella parte pi a nord della provincia di Belluno; in senso geografico appartiene alla zona pi conosciuta del Cadore. Storicamente il Comelico fece parte per secoli della Comunit Cadorina e ne costitu una delle dieci centurie. Tuttoggi baluardo montano del Veneto, confinante con Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto - Adige e Austria; le cime che invece racchiudono la valle del Comelico sono le Dolomiti, nominate dallUnesco nel 2009 Patrimonio dellUmanit. Questa valle chiusa a nord dallarco appartenente alla catena carnica con cime superiori ai 2.000 metri quali il Peralba (monte che ospita le sorgenti del Piave), Vallona e Cavallino; a sud-est dal Siera, dalle Terze, dal Tudaio, dal Popera di Valgrande; infine a sud-ovest dalla catena dellAiarnola-Popera.
Fig. 3.1 Cartina panoramica Comelico Superiore

(Fonte: http://www.valcomelicodolomiti.it/it)

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www.letteraturaitaliana.nt/pdf/volume_9/t215.pdf 52

Fig. 3.2 Cartina del comprensorio montano del Comelico

(Fonte: http://www.valcomelicodolomiti.it)

Il Comelico si presenta ricco di boschi di abeti e si distingue per il vasto tappeto di prati da fieno e da pascolo; sui pendii sono generalmente poste le abitazioni permanenti riunite in borgate e villaggi, dove alle antiche costruzioni prevalentemente di legno, si vanno sostituendo case di pi recente fabbricazione. Dal punto di vista ambientale alle abitazioni si affiancano i laghi di origine naturale nonch i corsi dacqua che scorrono verso lAdriatico. Il fiume Padola, rilevante a livello storico in quanto teatro di scontri e battaglie durante la Grande Guerra, fluisce nella valle del Comelico per poi affluire assieme al torrente Digon nel Piave. A questo proposito di fondamentale importanza il limite altimetrico dell'area permanentemente abitata, corrispondente allisoipsa di 1.400 metri ed raggiunto dalle case pi elevate di Danta. Se si dovesse altres prendere in considerazione la quota pi alta delle case di ciascuno dei paesi pi elevati, si potrebbe ricavare per le abitazioni permanenti una media altitudine di 1.319 metri, quota che per le Alpi Venete risulta essere piuttosto elevata. Conseguenza diretta di tale altimetria e pi in generale della posizione geografica della zona, il clima. Di pari passo con le caratteristiche climatiche delle regioni alpine ci troviamo in presenza di autunni e inverni rigidi e di primavere ed estati miti. La temperatura media annua oscilla tra i 6.6 C

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registrati nella stazione di S.Stefano e i 4,8 C rilevati in corrispondenza del passo Monte Croce-Comelico51. Durante i mesi pi freddi ossia quelli compresi fra dicembre e febbraio, le temperature raggiungono anche picchi di -20 C seppur le medie di stagione si aggirino attorno ai -3 C. Tali condizioni favoriscono le abbondanti precipitazioni nevose, le quali se da un lato creano numerosi disagi legati soprattutto alla viabilit e alla mobilit, dallaltro creano il presupposto per il buon andamento delleconomia legata al settore turistico, non meno rilevante nella stagione estiva. E dunque nel contesto sopra descritto che si pone il Comune di Comelico Superiore, diviso nelle quattro frazioni di Candide (sede municipale), Casamazzagno, Dosoledo e Padola. Con i suoi 2.343 abitanti, insediati a unaltitudine media di 1210 metri sul livello del mare, il Comune pi settentrionale della regione Veneto, una vera e propria culla ambientale e culturale nel cuore delle Alpi Orientali. Legati storicamente ad una forte tradizione e ad unidentit culturale tipiche dei villaggi alpini, che si rispecchia ancora in molti ambiti della quotidianit, gli abitanti sono testimoni attivi di quella che nei capitoli precedenti abbiamo chiamato la sfida del vivere in montagna. Il Comelico Superiore non infatti considerabile come una semplice isola felice in mezzo al verde ma va inserito in quel contesto che vede le zone di montagna come zone svantaggiate, fragili e marginali rispetto ai poli di sviluppo maggiori, situati in zone di pianura. Ad aggiungersi ai gi citati motivi di questa marginalit vi la storica chiusura, di questa zona rispetto a quelle confinanti, dovuta alla gi descritta conformazione naturale montuosa che la caratterizza. Solo negli anni 80 fu costruita e aperta al traffico la Galleria Comelico, provvidenziale per la sostituzione nellutilizzo dellunica strada per il collegamento con il Cadore presente in precedenza, alquanto tortuosa e di difficile percorribilit. Chiusura peraltro rafforzata dal confine con il Trentino Alto Adige, che nella fattispecie si concretizza nei territori di matrice tedesca del Sud-Tirl (matrice riscontrabile anche nella cultura popolare del vicino paese di Sappada) e nella conseguente difficolt di

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Dati relativi agli studi sul clima inseriti in www.comelicocultura.it

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comunicazione e collaborazione, incrementate inoltre dallo storico astio dovuto agli avvenimenti relativi alle guerre del 900 che, in parte, si combatterono proprio in queste zone. Forse, volendo dare una diversa connotazione a questa forma di isolamento, si possono notare alcuni fattori positivi a dimostrazione della forte capacit di adattamento della popolazione comelicense. Sembra infatti inconfutabile il mantenimento di una forte matrice culturale legata ai valori tradizionali, tramandati in passato per via orale e giunti quasi immutati fino ai giorni nostri. Tali valori si riflettono essenzialmente in alcuni ambiti lavorativi legati ai settori silvo-pastorali o artigianali e pi in generale nellattaccamento alle tradizioni folcloristiche e popolari, riscontrabili per esempio nel caratteristico carnevale. Espressione massima di questa matrice culturale il tipico dialetto parlato in Comelico di matrice ladina e unico nel suo genere. A sottolineare ulteriormente il forte connubio tra la popolazione locale e il territorio vi la particolare forma di organizzazione sociale che fonda le sue radici nella storia e che si concretizza nel ruolo gestionale delle Regole di Comunione Familiare che verranno in seguito specificate, che da secoli operano allo scopo di incrementare il benessere nellarea in modo sostenibile in collaborazione con la Comunit Montana, di pi recente istituzione.

3.2 Dinamiche demografiche ed economiche Levoluzione storica del Comelico presenta molti caratteri comuni a quella del resto della montagna bellunese, caratterizzata da una lunga fase di economia agricola e pastorale che, a partire dalla seconda met del 900, stata affiancata e in seguito quasi del tutto sostituita, dalleconomia industriale sviluppatasi in Cadore e pi in generale nelle zone prealpine. Quando, nel 1895, a Comelico Superiore si contava una popolazione totale di 3066 abitanti52, il dato parallelo relativo al numero di capi di bestiame registra 2372 unit. E dunque di es trema

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Gruppo di ricerche culturali di Comelico Superiore, Care vecchie immagini, pag. 14, 1985

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facilit constatare come lallevamento sia stato inizialmente la principale fonte di sostentamento, grazie alla conseguente produzione di generi alimentari di primaria importanza e alla pi ampia gamma di lavori legati a tale pratica. Quasi tutto, doveva essere prodotto in valle e la parola dordine era autosufficienza. Ecco allora il sorgere di necessit come la produzione del pane attraverso la macinazione della farina al mulino piuttosto che lo svolgimento dei lavori che oggi chiamiamo tradizionali quali larrotino, lo stagnino, il fabbro o il falegname. Ricchezza storica del Comelico, in quanto zona di montagna, era costituita dal pregiato legname delle foreste; oltre allo smisurato valore intrinseco del materiale, va sottolineato il grande apporto alleconomia della zona che esso ha donato, specialmente fino alla met del 900. Tuttoggi le attivit relative alla lavorazione del legno costituiscono unimportante fonte di reddito e si possono inoltre ammirare gli sbarramenti artificiali costruiti in prossimit dei fiumi (particolare oggetto dattrazione turistica quello situato a Padola e chiamato in dialetto Stua), che hanno storicamente reso possibile la fluitazione dei tronchi verso la pianura e la citt. Nel dopoguerra, lincapacit di creare occasioni di lavoro stabili che fossero diverse dalle attivit tradizionali, riscontrabili in una marcata difficolt di sostentamento, sfociarono nel fenomeno dellemigrazione prevalentemente verso il mercato tedesco. Purtroppo ad andarsene non furono solamente operai generici o specializzati ma anche tecnici, diplomati e laureati, impoverendo cos la terra natale dal punto di vista culturale. Nel Comune di Comelico Superiore, nel 1971, lemigrazione incideva per il 10% sul totale della popolazione che contava 3489 abitanti. Pi in generale, confrontando i dati ISTAT relativi alle tendenze demografiche negli anni tra il 1951 e il 2011, si registra un marcato fenomeno di spopolamento, con il passaggio da 4102 unit a 2343, per un decremento totale pari al 43%53. A porre laccento sulla negativit di questa tendenza si aggiunge il saldo sociale annuo quasi sempre negativo e laumentare dellindice di invecchiamento affiancato dal decremento dellindice di natalit.

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ISTAT, Censimenti generali della popolazione.

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Fig. 3.3 Popolazioni residente ai censimenti

Pi in generale, tali dinamiche demografiche sono facilmente riconducibili al pi ampio e complesso fenomeno di spopolamento delle aree alpine riscontrabile inoltre in tutte le zone montuose del pianeta. Dal punto di vista delle attivit economiche la situazione non poi molto pi rosea. In primo luogo, il numero degli occupati impiegati nel settore silvopastorale in continuo calo bench alcune aziende agricole si mantengano in attivo stando al passo con le tendenze del mercato attraverso luso di moderne tecnologie. In secondo luogo, la competitivit dei mercati esteri e la drammatica riduzione del valore di vendita del pregiato legno del quale sono ricche le foreste del Comelico (81,2% in meno rispetto al prezzo espresso in /mc del 195554), ha fortemente condizionato uno sviluppo del settore legato alle risorse forestali, portando alla chiusura della maggior parte delle segherie, nonostante la marcata presenza sul territorio di attivit legate specialmente allartigianato del legno, specializzato nella produzione di arredamenti in stile montano e in forme darte come la scultura. A proposito dellartigianato dobbligo ricordare la tipicit comelicense del settore dellantiquariato che rappresenta una cospicua fonte di reddito, senza lasciar scomparire quella che unattivit tradizionale, collegamento tra un presente e un passato non poi cos lontano. Infine, va evidenziato come la posizione in quota del Comune e pi in generale la sua conformazione

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D. Pettenella e M. Ciotti, Le Alpi che cambiano, a cura di M. Pascolini, cit. p.512

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territoriale, non abbiano favorito nel corso degli anni allinsediamento di medie e grandi industrie, soprattutto a causa della scarsa accessibilit territoriale. Tale marginalit ha imposto, nella maggior parte dei casi, flussi pendolari verso zone diverse, come quella del Cadore o Longarone piuttosto che Belluno, pi sviluppate e ricche di possibilit occupazionali. Le zone soggette a pendolarismo sono infatti note per la presenza dellindustria dellocchiale che avviatasi gi a fine 800, ha raggiunto lapice del suo sviluppo negli anni 80 e 90 del secolo scorso per poi precipitare nellattuale crisi. Apparentemente in contrasto con questo quadro negativo il settore turistico che riveste un ruolo importante nelleconomia della zona. Comelico Superiore gode in questo caso di una bellezza paesaggistica senza eguali, la quale attira molti amanti della montagna e della natura sia durante la stagione invernale che in quella estiva. Una forma di turismo minoritario, rispetto a quella della decisamente pi conosciuta e vicina Cortina dAmpezzo, che si fonda principalmente sul turismo invernale grazie alla presenza nella frazione di Padola, di moderni impianti sciistici collegati con il complesso della Val Pusteria e inseriti nel rinomato circuito del Dolomiti Superski. Sar interessante capire nei paragrafi a seguire, come questa forma di turismo non sia sufficientemente redditizia per leconomia dellarea e come abbia inoltre lasciato spazio a quella che ritengo essere una non controllata speculazione edilizia.
Fig. 3.4 - Distribuzione della popolazione nella Comunit Montana di Comelico e Sappada

(Fonte Le Alpi che Cambiano, a cura di Mauro Pascolini)

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Per concludere vorrei proporre una differente interpretazione delle dinamiche economiche recenti, avvalendomi della classificazione dei comuni alpini redatta da Btzing55. Ecco allora che lapplicazione di questo modello, di seguito illustrato, permette di integrare le riflessioni in termini di caratterizzazione specifica delle porzioni di queste aree e dei rapporti interni ed esterni che esse stesse intrattengono.

Fig. 3.5 - I Btzing Types per i comuni del Cadore

(Fonte Le Alpi che Cambiano a cura di Mauro Pascolini, p.97 )

Come si evince dalla figura 3.5, Comelico Superiore (che ho marcato sulle carta con un punto nero) considerato, da tale classificazione, un comune in equilibrio e ha mantenuto tale denominazione, in mancanza di dati pi recenti, nel trentennio fra il 1981 e il 2001.

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BTZING in Le Alpi che Cambiano, a cura di Mauro Pascolini, p.97

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Secondo Btzing, rientrano in questa categoria i comuni che presentano una relazione equilibrata fra tutti e tre i settori di impiego e una percentuale di pendolari in uscita non superiore al 50%. E dunque opportuno riflettere sul fatto che nonostante le sopracitate difficolt legate ai fattori morfologici e di accessibilit nonch il calo dellimpiego nel settore agricolo, il Comelico comunque caratterizzato da un economia di tipo polifunzionale. E infine constatabile come tale polifunzionalit sia ritenuta dagli esperti un indice positivo poich essa:
(...)coniugata con il policentrismo gi presente, permette di superare i rischi connessi con uneccessiva polarizzazione dello sviluppo e prospetta le potenzialit di unintegrazione tra aree con funzioni differenti 56.

3.3 Le Regole: tra passato, presente e nuove prospettive In molte localit europee sopravvivono delle propriet collettive. Vicinie, regole, partecipanze, consorterie sono alcuni dei nomi che le contraddistinguono. La parola Regola in Cadore e in Comelico indica allo stesso tempo un insieme di beni agro-silvo-pastorali quali boschi, prati, pascoli e una comunit di persone, dette regolieri, che possiede e gestisce collettivamente questi beni. Attestate nei documenti fin dal XII secolo, ma certamente di origini ben pi antiche, le Regole furono abolite nel XIX secolo per essere ripristinate nel 1948 e amministrano ancora oggi il patrimonio comune. Risalgono addirittura al Duecento i patti o statuti formalizzati, per iscritto detti laudi, i quali sancirono i diritti di gestione e godimento del territorio e regolarono luso delle propriet collettive, le quali, in quanto appartenenti da tempo immemorabile alla comunit originaria, furono pi tardi riconosciute essere indivisibili, inalienabili e vincolate in perpetuo alla loro destinazione duso. Un patrimonio in compropriet quindi, da trasmettere di padre in figlio, dove uso conservativo e produttivo coincidono. Va altres
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B. CASTIGLIONI, La rappresentazione delle dinamiche territoriali in area alpina , in Le Alpi che cambiano, a cura di M. Pascolini, cit. p 98

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riconosciuto alle Regole di Comunione Familiare, il grande merito di aver saputo adeguare nel tempo la propria funzione, promuovendo fino ai giorni nostri numerose azioni di valorizzazione dellambiente indirizzate alla fruizione sostenibile del territorio. Ci non solo per il mantenimento delle estese propriet boschive e per l'assetto socio-economico della popolazione (a maggior ragione fino a quando perdurato lo stretto rapporto tra la natura dei beni comuni e le attivit lavorative proprie di una economia fondata su agricoltura e pastorizia) ma anche per il ruolo di ente autonomo locale con ampi spazi di autogoverno che ha condotto alla costruzione, nel corso degli anni, di vere e proprie opere pubbliche quali case, edifici scolastici, strade e opere per il culto. Rimane importante, in questo caso, evidenziare come suddetto merito si sia progressivamente attenuato essenzialmente per due ragioni riconducibili a fattori esterni alle Regole. In primo luogo, il subentrare delle competenze amministrative dei Comuni che dal dopoguerra in poi hanno contribuito a incrementare l'intervento pubblico a livello frazionale, affiancato alla naturale evoluzione socio-economica di molte zone di montagna nelle quali il turismo e le attivit del terziario hanno soppiantato l'antico sistema economico agro-silvopastorale. Secondariamente, la forte crisi del mercato del legno, risorsa prima e unica nel bilancio di questi enti, ha impedito ulteriori investimenti rappresentando, ancora oggi, un fattore critico decisamente rilevante. Oltre ai fattori gi elencati dobbligo tenere in considerazione il fenomeno che, a mio avviso, mina maggiormente le basi per un futuro prospero e durevole di questi enti, con particolare riferimento alle sedici Regole presenti nel territorio del Comelico (non ho elementi a sufficienza per estendere il personale giudizio ad altre simili realt, quali per esempio quelle dAmpezzo). Si tratta dellormai avviato e continuo calo di interesse e di fiducia verso queste istituzioni, in primo luogo da parte di una fetta di popolazione contraddistinta per lo pi dai giovani e in seconda analisi, fatto assai pi negativo, da parte degli stessi regolieri, i quali sembrano tendenzialmente allettati dai diritti acquisiti senza preoccuparsi degli altrettanto importanti doveri. Questultimo punto testimoniato dalla scarsa affluenza dei capifamiglia alle assemblee generali, momento fondamentale della vita comunitaria durante il
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quale, di norma, si dovrebbe discutere, deliberare nonch votare. Ecco allora che si viene a creare un governo di pochi, una sorta di oligarchia tendente per natura allaccentramento e allimpoverimento ideologico che lascia, conseguentemente, ampio spazio alla cura degli interessi personali a discapito della comunit. E quindi evidente come questo fenomeno cresca di pari passo con la perdita di fiducia nelle Regole e come, daltro canto, sia difficile mantenere o creare interesse e partecipazione nelle nuove generazioni le quali sembrano essere distanti dal comprendere e abbracciare linsieme di valori e presupposti che un tempo furono fondamentali per la vita della comunit. E' indubbio comunque che le potenzialit delle Regole e di simili enti siano assai ampie e importanti, bench questi ultimi richiedano a mio avviso, per potersi riappropriare del ruolo primario acquisito nel tempo, una modernizzazione strutturale. Dalla ridefinizione istituzionale e statutaria, necessaria dopo secoli di immutabilit, al rinnovamento delle forme di intervento in modo consono allo sviluppo economico e sociale delle genti di montagna. Contestualmente al primo dei due punti e con riferimento allattuale assetto a Comelico Superiore, risulta lecito e spontaneo chiedersi se siano ancora necessarie quattro distinte Regole, una per frazione, per gestire il patrimonio boschivo e le poche pratiche burocratiche o se non sia migliore lidea di un accorpamento in un unico ente, operante a livello comunale. Limitare, dunque, i costi burocratici e di mantenimento di ogni singola Ceda dla Regola57, unendo il patrimonio accumulato nel tempo al fine di poter operare con scelte ed interventi mirati allintera comunit e non al singolo paese, eliminando in questo modo anche gli antichi campanilismi che tuttoggi rovinano quella che dovrebbe essere unopportunit da sfruttare per migliorare il territorio e favorire il benessere degli abitanti. Politiche per agevolare linserimento dei giovani e incrementare in essi linteresse e la credibilit nei confronti dellente, dovrebbero di fatto essere

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Espressione usata nel tradizionale dialetto di Comelico Superiore per indicare la Casa della Regola, ossia la sede fisica di questa istituzione, nella quale si svolgono le assemblee tra i regolieri e si svolgono le principali funzioni di carattere burocratico.

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inserite nelle agende dei regolieri, anche per tentare di garantire continuit e futuro al ruolo di unistituzione sempre meno considerata. In relazione al secondo punto, una volta constatato il superamento dellimportante ruolo un tempo acquisito, quando leconomia locale andava pressoch di pari passo con quella della Regola, e appurato il forte decremento delle possibilit di spesa per gli interventi pubblici dovuto al gi citato drastico calo del valore del legno in quanto unica entrata di bilancio, risulta necessario trovare nuove forme di guadagno derivante da attivit sostenibili, a giustificazione dello stesso perdurare di tali istituzioni. A tal proposito, rimando le proposte e i sentieri percorribili al prossimo paragrafo, nel quale saranno proposte alcune delle possibili applicazioni del concetto di sostenibilit nel contesto socio-economico di Comelico Superiore. Per concludere, lauspicio che in questa prospettiva di modernizzazione e rinnovamento si possa ritrovare limportanza sociale e ambientale che da sempre caratterizza le Regole di Comunione Familiare, affinch, nellindifferenza sempre maggiore, non si segni il destino di tali antiche ed originali istituzioni.

3.4 Sui sentieri della sostenibilit La riflessione, proposta nei paragrafi precedenti, riguardo alle trasformazioni strutturali relative alla demografia, alleconomia, alla societ e allambiente del Comune di Comelico Superiore, non solo mette in luce la grande problematicit di questo territorio ma pone anche laccento sulla necessit di ricercare strategie comuni per un futuro sviluppo in chiave sostenibile. Ecco allora il delinearsi di quattro sentieri percorribili. I primi tre hanno a che fare strettamente con la valorizzazione e la fruizione delle risorse rinnovabili presenti in Comelico quali le foreste, le risorse idriche, il fotovoltaico ed il biogas. Lultimo percorso, propone una revisione delle politiche relative al turismo di montagna calato nella realt comelicense, con lintento di evidenziare le molteplici applicazioni sostenibili di questo settore.
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a) Le risorse forestali Il mercato dei prodotti e dei servizi forestali ha subito radicali trasformazioni nel corso degli ultimi decenni, con un immediato impatto negativo e significativo sulle attivit economiche di settore e sulle forme di gestione dei terreni boschivi, risorsa fondamentale per il suolo montano. E constatato come questo fenomeno si possa riscontrare senza difficolt anche nella realt del Comelico non solo per la caratteristica gestione del patrimonio da parte delle Regole che provvedono regolarmente alla vendita di lotti boschivi, ma anche per leffettiva specificit e qualit del legname locale, la zona stata infatti oggetto di unindagine volta a definire con certezza numerica il processo di svalutazione della materia prima in questione.
Fig- 3.4 - Andamento del prezzo del macchiatico in euro

(Fonte: Le Alpi che Cambiano a cura di Mauro Pascolini)

Tale analisi, svolta da Davide Pettenella e Michele Ciotti entrambi membri del Dipartimento di Territorio e sistemi agro-forestali dellUniversit di Padova,

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prende in considerazione la variazione del prezzo di vendita del macchiatico in circa 1330 lotti, negli anni tra il 1955 e il 200558. Come si pu notare dal grafico qui sopra, che riporta i dati dellindagine, a parte le oscillazioni positive registratesi negli anni tra il 1973 e il 1980, nei quali le due crisi petrolifere59 causarono un momentaneo effetto al rialzo nel prezzo di tutte le materie prime, il valore del macchiatico andato via via drasticamente calando, passando dal prezzo medio di 276, 46 /mc nel 1955 ai 51,96 /mc nel 2005, con uneffettiva riduzione dell81,2% del valore iniziale 60. Tra le principali cause di tale andamento negativo, senza voler entrare nello specifico, troviamo: in primo luogo laumento del commercio internazionale che ha favorito nel tempo limportazione di grandi quantit di legname dallestero a prezzi inferiori; in secondo luogo, un aumento qualitativo dei sostituti del legno, tra i quali vanno ricordati per esempio i prodotti MDF o in PVC; in terzo luogo, fattore non meno importante, linfluenza sul mercato di eventi naturali catastrofici come per esempio gli uragani Lothar e Vivian, che hanno provocato in Europa ingenti danni alle foreste, causando di fatto unulteriore decremento del prezzo di macchiatico. Ora, dal momento che il mercato sar sempre pi aperto e competitivo, le nuove tecnologie e la ricerca permetteranno di mettere a punto ulteriori prodotti sostitutivi del legno e tenuta in considerazione limpossibilit di evitare laccadere di catastrofi naturali, risulta improbabile che si possano

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Riferito al valore delle piante in piedi che hanno ormai raggiunto la maturit per il taglio. Si tratta di un particolare valore di trasformazione che si ottiene dalla differenza tra il prezzo di mercato dei prodotti trasformati (assortimenti mercantili prima di ulteriori lavorazioni) e le spese necessarie per la trasformazione stessa. La sua importanza deriva dal fatto che, generalmente, il proprietario quasi mai abbatte direttamente il bosco ma lo affida ad imprese contoterziste che dispongono di personale specializzato e adeguate attrezzature per labbattimento e che pertanto acquistano dal prop rietario stesso le piante in piedi. Il prezzo di macchiatico quindi ci che, al momento del taglio, viene percepito dal proprietario del bosco. 59 Si fa riferimento alle crisi energetiche che causarono laumento del prezzo del petrolio, dovute rispettivamente alle conseguenze della Guerra del Kippur nel 1973 e della rivoluzione iraniana del 1979. 60 D. Pettenella e M. Ciotti, Le Alpi che cambiano, a cura di M. Pascolini, cit, p.51

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cambiare in termini significativi le condizioni attuali di remunerativit. Occorre, quindi, individuare quelle che sono le possibili linee dintervento, in chiave sostenibile, da inserire in un pi generale progetto di valorizzazione delle risorse forestali e del settore economico da esse generato, che comprenda le attivit di lavorazione del legno e lerogazione di beni e servizi a esso collegati e volte a rilanciare anche il ruolo degli enti gestori di tale patrimonio. Si potrebbe iniziare, per esempio, con ladottare politiche volte a valorizzare le locali produzioni, da sempre di qualit rispetto a quelle di altre zone, puntando sulla creazione di consorzi di gestione in grado di pubblicizzare e promuovere un marchio certificato. A tal proposito, sono fondamentali le azioni di marketing, riassumibili nei seguenti interventi, evidenziati con queste parole da Pettenella e Ciotti:

(...) puntare a produzioni di qualit, su filiere corte e per nicchie di mercato (prodotti artigianali, interventi edilizi di ristrutturazione o edifici pubblici di alta qualit), (...) differenziando le produzioni locali rispetto a quelle estere per la provenienza del boschi, gestiti con alti standard ambientali e sociali, certificati secondo i due sistemi di certificazione forestale del Forest Stewardship Council (FSC) e del Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes (PEFC)61.

Si evince dunque limportanza di considerare le risorse forestali come un valore aggiunto a livello zonale nonch regionale e di conseguenza, limminente bisogno di operare e agire in questottica. Ecco, allora, come la certificazione del legno e la creazione di un marchio di qualit, sarebbero motore non solo di un rilancio delleconomia di settore ma anche di un incremento del valore di vendita intrinseco del legname. Le pregiate produzioni artigianali del Comelico acquisterebbero maggiore visibilit e valore sul mercato, aprendo la strada al nascere di nuove realt imprenditoriali e di conseguenza pi opportunit di lavoro.

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D. PETTENELLA e M. CIOTTI, Legname e nuovi mercati per le risorse forestali: quali prospettive per i boschi delle Alpi?, in Le Alpi che cambiano, a cura di M. Pascolini, cit, p. 60

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Le stesse Regole trarrebbero un consistente vantaggio economico grazie allaumento del prezzo del macchiatico, disponendo quindi di maggiori fondi da reinvestire sul territorio e tentare di riacquistare il vecchio e importante ruolo sociale per cui si sono distinte nellarco della storia. Negli ultimi anni, inoltre, relativamente alle strategie atte a superare la pi ampia crisi del settore forestale, lattenzione si spostata su precisi strumenti economici, tra i quali, i sistemi per pagamenti ambientali. Sorge a questo punto la necessit di una breve spiegazione che permetta di comprendere le meccaniche relative a tali forme retributive. I Payments for Environmental Services (PES)62 sono uno strumento economico volto a erogare incentivi ad agricoltori e silvicoltori da parte dei beneficiari di beni e servizi ambientali, per ladozione di pratiche agricole sostenibili in grado di generare effetti positivi per lambiente. In altre parole, dato che molti beni e servizi ambientali non hanno un mercato, coloro che ne godono i benefici non pagano alcun prezzo mentre coloro che li erogano non sono ricompensati affatto. Ecco allora che i PES sono un meccanismo che prevede che i fornitori di suddetti servizi ricevano un compenso per essi (provider gets) e che i beneficiari paghino il relativo prezzo (user pays). Risulta quindi ovvio come queste strategie siano facilmente applicabili alle realt silvicolturali del Comelico. Si delineano in particolare tre possibili rendite ambientali divise in: servizio idro-geologico; servizio di fissazione del carbonio; mantenimento della biodiversit.

Esistono, attualmente, schemi PES previsti per tale tipo di prodotti sostenuti principalmente da fondi pubblici ma per i quali si riscontra un crescente interesse da parte del settore privato. Per quanto riguarda le risorse idriche, risaputo che coloro i quali usano la terra nelle aree a monte, influenzano la quantit e qualit delle acque a valle. E altrettanto noto che la regimazione del
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Per un ulteriore approfondimento tematico, maggiori informazioni si possono trovare sul sito internet http://www.fao.org/es/esa/pesal/index.html

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ciclo dellacqua, rientri nella categoria di competenze assegnate ai gestori delle propriet silvo-agricole. Vien da s affermare che enti come le Regole e le Comunit Montane potrebbero ricevere un compenso per il lavoro svolto, che garantisca a valle il consumo di acqua potabile, come lingente impiego della risorsa nei settori agricoli ed industriali, per la pesca ed infine che sia in grado di permettere il mantenimento degli ecosistemi. Allo stesso modo, la rimunerativit deriverebbe anche dal processo naturale di fissazione del carbonio operato dalle foreste, tema di grande attualit, che ha la tendenza ad assumere unimportanza sempre maggiore. E risaputo che questo processo contribuisce alla diminuzione delle emissioni nocive di Co, rientrando a pieno titolo negli aspetti cardine per il rispetto delle direttive impartite nel Protocollo di Kyoto. Di conseguenza, sempre pi in voga il mercato del carbonio, che trova i principali acquirenti in enti pubblici locali, regionali o statali, come daltro canto in industrie private interessate a compensare le loro emissioni nocive al fine di evitare le pesanti sanzioni altrimenti imputabili. Che dire poi se gli sforzi e i costi sostenuti per la gestione dei boschi fossero ricompensati con incentivi per la conservazione della biodiversit? E sarebbe troppo se anche i responsabili di attivit turistiche, ricreative e sportive, piuttosto che culturali, contribuissero con pagamenti ai proprietari per la pulizia, la cura e la manutenzione del territorio operate? Credo che i tempi siano maturi, affinch vengano riconosciuti e remunerati anche quei prodotti, servizi e benefici derivanti dagli ecosistemi (ecosystem services), per i quali non esisteva fino a poco tempo fa un mercato. Per tornare nuovamente a quelle che potrebbero essere, a mio avviso, le linee dintervento per tentare di risollevare il trend negativo nel campo delle risorse forestali, vorrei far notare come unulteriore opportunit da sfruttare da parte dei gestori e dei proprietari dei boschi, tenuti in considerazione i continui aumenti del prezzo dei combustibili fossili, la produzione e la vendita di materiale legnoso da biomassa, atto alla produzione di energia prevalentemente termica.

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Per natura, il legno rappresenta da sempre unimportante risorsa energetica che oltre ad essere rinnovabile, risulta essere pulita in quanto la sua combustione non genera emissioni nocive e inquinanti. Se di primo acchito appare scontata la necessit di sviluppare una filiera produttiva che utilizzi gli scarti della lavorazione di legname derivanti dallindustria del legno, una volta constatata lattuale situazione di mercato di questultima in Comelico, non va tralasciata lidea di impiegare direttamente anche tronchi di grande diametro e di buona qualit. In questa maniera, oltre a percepire un guadagno dalla vendita a terzi del materiale, si agevolerebbe la costruzione di moderne centrali a biomassa per la produzione di energia termica e la sua successiva distribuzione, mediante apposite reti, ad enti pubblici come ad edifici privati, fornendo in questo modo unimportante servizio alla comunit, sinonimo anche di sviluppo sostenibile. Per concludere, con una sana dose di realismo e senza molte illusioni, credo che queste, assieme ad altri interventi inseriti in un pi ampio contesto di sviluppo rurale montano, sembrino essere le misure atte a promuovere il settore forestale e migliorare le condizioni del mercato del legname e pi in generale a valorizzare le ricche risorse boschive di cui il territorio di Comelico Superiore dispone, in unottica di modernizzazione e rinnovamento in grado di far comprendere come sia sempre pi necessario prestare maggiore attenzione allo sfruttamento sostenibile delle risorse locali.

b) Le risorse idriche Si gi parlato, nel corso dellelaborato, di fonti denergia rinnovabili e del loro inserimento nellambito dello sviluppo sostenibile. Vale la pena per approfondire, contestualizzando il tema alla situazione del mio caso di studio, ponendo maggiore attenzione sulle possibilit offerte da produzione e utilizzo di codeste risorse. Nel precedente sottoparagrafo stata messa in evidenza, tra le altre proposte, la necessit di utilizzare scarti di lavorazione del legname e non solo, al fine di

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produrre energia termica da biomassa. Focalizzerei ora lattenzione sul ruolo primario che volge ad assumere unaltra risorsa, quella idrica. Per quanto riguarda la questione acqua, immediato il collegamento che la associa alla produzione di energia idroelettrica e alla capacit remunerativa ad essa relativa. Delicata invece la questione che tenta di definire a chi appartenga lacqua e a chi spettino, e quali siano i diritti del suo utilizzo in modo da non provocare danni alla collettivit e allambiente. Le risorse idriche di Comelico Superiore sono sottoposte, in quanto inserite nel pi ampio contesto alpino, ad una costante pressione causata dalle crescenti esigenze energetiche delle realt di pianura piuttosto che cittadine, specialmente in relazione allutilizzo nel campo dellagricoltura, dellindustria e del turismo. Tale fenomeno, testimoniato anche nelle affermazioni di Roland Psenner, dellUniversit di Innsbruck, il quale sostiene che:
privatizzazioni e liberalizzazioni fanno si che le regioni alpine siano sempre meno in grado di definire se stesse e le proprie esigenze, cosicch gli interessi sociali, ecologici, vitali degli abitanti sono tenuti sempre meno in considerazione.63

Lo scenario sul territorio in analisi, vede attualmente la presenza di tre cosiddette centraline per la produzione di energia elettrica che sfruttano il corso dei fiumi locali, gi citati nel primo paragrafo di questo capitolo. Nello specifico, mi riferisco alla centralina esistente in localit Sopal, che usufruisce delle acque del fiume Padola, gestita dallENEL. Oltre a questa, vi sono altre due strutture, cogestite dal Comune di Comelico Superiore e dal BIM (Bacino Imbrifero Montano), poste rispettivamente nella frazione di Padola in prossimit dellomonimo corso dacqua e nella frazione di Sega Digon, ospite di unaltro degli affluenti del Piave, il Digon appunto. Di fatto, per quanto riguarda il ricavato dalla vendita dellenergia elettrica prodotta, si evincono due differenti destinazioni. Nel primo caso, non vi infatti alcuna redistribuzione sul territorio dei guadagni, in quanto essi finiscono per
R. Psenner, Le Alpi che cambiano, a cura di M. Pascolini, cit, p. 43

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intero nelle casse dellENEL. Nel secondo invece, nonostante il rapporto di cogestione con un ente esterno che ne trattiene una parte, gli utili sono percepiti direttamente dal Comune, il quale pu utilizzarli e reinvestirli per interventi utili alla comunit locale. E opportuno in questo caso sottolineare limportanza rappresentata dallultima realt configuratasi. In molte regioni montane infatti, lenergia idroelettrica generata dalle turbine una fondamentale risorsa e riesce, spesso, a sopperire al fabbisogno di interi villaggi o comunque quello relativo alle necessit di edifici pubblici come scuole, ospedali e uffici governativi. Talvolta, in casi eccezionali dove si riscontra la presenza di centrali di grandi dimensioni, oltre alle esigenze interne alla comunit fattibile pensare di soddisfare anche le richieste di quello che diventato ormai un vero e proprio mercato dellenergia, vendendo in questo modo i KW64 prodotti in eccesso. E questo, per esempio, il caso della Val Poschiavo, una regione periferica della Svizzera italiana, dove la comunit guadagna addirittura il 38% del proprio reddito esclusivamente dalla produzione e dalla vendita di energia65. Lungi dal pensare che tale consistente risultato sia perseguibile a Comelico Superiore, occorre per rimarcare la necessit di definire quali siano le scelte di natura politica migliori, affinch lo sfruttamento di un bene prezioso come quello dellacqua generi ricchezza, prima di tutto per azzerare le spese energetiche comunali e di conseguenza un riscontrabile ritorno in termini di beni e servizi di ordine pubblico alla popolazione. A tal fine, pare lecito, come punto di partenza, operare nella direzione di un totale affidamento gestionale allente comunale delle gi presenti centrali, nella prospettiva che sia proprio questultimo il primo artefice di ulteriori investimenti nel campo. Pi dettagliatamente, andrebbe a mio parere realizzata la proposta, gi inserita nei futuri piani dintervento, dinstallazione di un ulteriore impianto presso le cascate del Pisandalo66, sfruttando appieno la

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Unit di potenza elettrica equivalente a 1.000 Watt A.G. DAL BORGO, Il futuro delle Alpi sui sentieri della sostenibilit, cit., p. 105 66 Le cascate del Pisandalo, appartengono al territorio del Comelico e sono situate ad un km dal Passo Monte Croce, linea di confine tra la regione Veneto e il Trentino Alto Adige

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naturale potenza dellacqua in caduta libera, che si riversa nuovamente nel fiume Padola per essere riutilizzata nelle centraline gi citate. Tornando ora allaffidamento gestionale e alle politiche per la concessione dutilizzo idrico, preme il bisogno di sottolineare come sia utile e indispensabile, al fine di evitare lo sperpero di una delle poche fonti ancora a disposizione della cittadinanza, il ruolo degli enti pubblici. Colgo loccasione per rafforzare questo mio pensiero riportando un breve estratto da unintervista fatta nel 2011 allex Sindaco di Comelico Superiore, Luca De Martin, nel corso della quale affermava:
A mio parere la concessione di derivazione e intervento su corsi d'acqua deve essere data solo a enti pubblici, per finalit pubbliche. Dobbiamo chiedere che la legge riservi queste iniziative solo agli enti pubblici. Se ci passa davanti il privato ci porta via le uniche risorse che la cittadinanza ha per sopravvivere67.

A tal fine, urge una immediata inversione dellattuale tendenza, che denota il prevalere di progetti presentati da realt imprenditoriali private. In sostanza, nella gara per la produzione di energia, i privati fanno risultano ad oggi vincenti. Essi sembrerebbero pi efficienti e pi abili degli enti pubblici ad approfittare delle opportunit che il quadro normativo offre a chi voglia produrre energia pulita in tempi di crisi del clima e della disponibilit delle tradizionali fonti fossili. Tale efficienza non si rifletterebbe per, a mio avviso, nellamministrazione degli introiti e nel duraturo rispetto dellambiente in chiave sostenibile. Una situazione simile a quella appena descritta, constatabile nel risultato di quello che stato, in principio, il tentativo di sfruttare intelligentemente le propriet mediche intrinseche allacqua. Per questo aspetto Comelico Superiore non ha bisogno di presentazioni. Sono ormai conosciute e riconosciute le propriet curative delle acque solforose che sgorgano nella splendida area di Valgrande, ai piedi di alcune delle pi belle montagne dolomitiche, convogliate nella struttura che da queste ultime prende il nome di Terme delle Dolomiti. Come gi citato precedentemente nel corso del
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Intervista a Luca De Martin su: Attivit compatibili alla montagna, (2011) riportata integralmente nel sito www.comelicopedia.net

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capitolo come attivit fonte dattrazione turistica, dopo qualche anno dallistituzione, risultano purtroppo, ad oggi, chiuse. In questo caso, a dimostrazione di quanto poco fa affermato, la gestione di un bene pubblico come lacqua da parte di una societ privata, ha condotto ad una serie di fattori per i quali gli iniziali presupposti positivi legati principalmente allottica del conseguimento di un profitto e non adeguatamente inseriti in un progetto di ritorno per la comunit, si sono rivelati sinonimo di scarsa efficienza e affidabilit. Questa riflessione non vuole erigersi come manifesto di verit assoluta, ma vuole essere la base per un invito, estendibile anche ad enti pubblici quali Comune, Comunit Montana e Regole di comunione familiare, ad attivarsi con maggiore enfasi per aggiudicarsi limportante ruolo gestionale di queste risorse ed attivit che, in linea con il pi generale ambiente alpino, rappresentano il concretizzarsi delle maggiori opportunit per il fruizione sostenibile montano.

c) Fotovoltaico e Biogas In un comune come quello di Comelico Superiore con un bilancio di circa tre milioni di euro di investimenti annui, lattenzione alle spese energetiche, deve essere allordine del giorno. E gi stata menzionata la necessit di puntare allazzeramento di tali spese grazie allo sfruttamento del potenziale idrico, che non per lunica risorsa dalla quale trarre sostentamento. Con positivo stupore infatti, stato possibile riscontrare il realizzarsi del concetto di sostenibilit ogni qual volta io guardi il tetto delledificio scolastico situato a pochi metri dalla mia abitazione. Linstallazione, sulla sua superficie, di un discreto numero di pannelli fotovoltaici, garantisce da qualche anno ad esso lautosufficienza dal punto di vista dellenergia elettrica. Un grande passo, senza ombra di dubbio, sebbene sorga spontanea la domanda volta a capire se sia questa lunica opportunit. La risposta risulta essere altrettanto spontanea. Sono infatti presenti sul territorio altri edifici di competenza comunale con le carte in regola perch si avvii una politica di interventi mirati alla produzione di energia pulita. Si
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dovrebbe in questo caso valutare quali di questi siano i pi adatti a convogliare i raggi solari, per fattori legati allesposizione. Anche nel caso di edifici ormai dismessi o non utilizzati per qualsivoglia attivit, basterebbe collegare limpianto alla rete di illuminazione pubblica ottenendo cos un ritorno immediato, in primo luogo in termini di riduzione o azzeramento della spesa attualmente sostenuta e secondariamente legato al crearsi di utili spendibili in altri interventi. In verit, progetti di questo tipo sono gi stati presentati, come quello inerente linstallazione di suddetti pannelli sulla copertura delle scuole medie della frazione di Padola, che fruirebbe di una superficie di 160 m. Di pari passo potrebbero operare le Regole e allo stesso modo, sarebbe opportuno intraprendere la strada che conduce alla ricerca di fondi ed incentivi regionali, piuttosto che statali ed europei, volti allottenimento dellautosufficienza energetica (elettrica e termica) anche per le abitazioni private, limitando cos le ingenti spese che la popolazione gi costretta a sostenere per il riscaldamento nei mesi invernali, quando lapprovvigionamento di legna non basta. Se poi sostenibilit in questo campo significa riuscire a sfruttare le risorse naturali presenti sul territorio, allora perch non sfruttare la naturale morfologia del suolo? Si da il caso che le frazioni di Candide e Casamazzagno siano ricche di prati gi naturalmente inclinati in quanto estesi su uno dei versanti della valle un tempo generata dal fiume Padola. E sono altrettanto notabili le perfette condizioni di esposizione a sud di codeste superfici, che godono anche, grazie alla loro posizione, di un maggior tempo di illuminazione solare rispetto alle altre frazioni. Ora, senza purtroppo poter formulare un piano dintervento preciso, per fattori riconducibili principalmente alle dispute relative ai diritti duso e propriet, credo sia importante evidenziare come in linea puramente teorica, il montaggio di pannelli fotovoltaici su queste estensioni sarebbe in grado di garantire una tale produzione di energia che oltre a soddisfare il fabbisogno pubblico, potrebbe essere venduta al mercato, generando introiti da reinvestire. Tralasciando per un momento tale riflessione e tornando alla pratica, si pu osservare come gli ostacoli che ad oggi bloccano proposte di questo tipo, siano
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principalmente di matrice economica. Va ricordato, per, che gli iniziali investimenti, per quanto consistenti, si dimostrano (nella maggior parte dei casi) ammortabili in poco tempo e garanti di una resa futura, che nel caso della realt di Comelico Superiore rappresenterebbe un notevole incremento di fondi da inserire nel bilancio comunale annuo. Se quanto detto non bastasse a convincere riguardo la preziosit di questa, come di altre fonti rinnovabili, credo sia utile ricordare e di conseguenza accennare anche al ruolo che lutilizzo di tecnologie per la produzione di biogas potrebbe assumere nelleconomia del settore agricolo. Sebbene sia stata documentata nel corso dellanalisi socio-economica precedentemente esposta, la decennale tendenza alla diminuzione delle attivit agricole nella zona, si pu constatare il permanere di alcune piccole aziende, principalmente a conduzione familiare. E indubbio che i costi relativi al fabbisogno energetico per il mero funzionamento di queste realt, siano tra i fattori che spingono al ribasso la redditivit dimpresa ma altrettanto vero che tramite le moderne tecniche, tali spese possono essere di gran lunga compensate. Sono esaustivi e chiarificativi, a tal proposito, i risultati di una ricerca svolta dal TIS Innovation Park, ente altoatesino per la promozione e linnovazione tecnologica, volta a delineare i benefici ambientali, economici ed energetici degli impianti a biogas in provincia di Bolzano. E emerso che in Alto Adige esistono 31 impianti biogas che trasformano annualmente circa 130.000 tonnellate di letame e liquami, in energia elettrica e calore. Lanalisi, ha dimostrato per di pi che gli impianti agricoli installati in azienda, consumano (per funzionare) circa il 20-30 % dellenergia e del calore che producono. Un bilancio dunque molto positivo. Sorge spontanea la domanda: il rimanente 70%? Elettricit e calore utili per compensare il fabbisogno aziendale. Come se non bastasse, dai risultati si evince anche come questa sia una pratica altamente sostenibile e rispettosa dellecosistema. Si constatato, infatti, che gli impianti agricoli a biogas risultano pi ecologici rispetto alla gestione tradizionale del liquame e del letame perch risparmiano il 60% delle emissioni equivalenti di CO2: se non
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venissero trasportati allimpianto, questi preziosi scarti verrebbero prima stoccati dai contadini e poi distribuiti sui campi come fertilizzanti ( questa lattuale situazione nella realt di Comelico Superiore), emettendo cos pi Co e metano rispetto alla loro gestione attraverso limpianto a biogas. Il bilancio ambientale positivo degli impianti biogas inoltre determinato dal fatto che lenergia prodotta rinnovabile e dunque consente di ridurre il ricorso a fonti fossili come carbone o gasolio, che sono altamente inquinanti. Nello specifico, 1 kWh di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, consente di risparmiare 440 g di Co68. Alla luce di questi esiti e con la consapevolezza che i costi per liniziale costruzione degli impianti sono consistenti, ma quasi dimezzabili grazie al fruizione dei numerosi incentivi assegnati in virt dei gi discussi piani europei di sviluppo, ritengo che come nel caso del fotovoltaico, anche lutilizzo di questa risorsa biologica rinnovabile sia una delle possibili applicazioni pratiche, nella realt di Comelico Superiore, del sentiero che conduce alla sostenibilit. Concludo con una proposta puramente teorica: perch non immettere il calore prodotto dal biogas, nel caso di un eccesso di produzione, in una rete di teleriscaldamento per le abitazioni? Forse per, lattuazione di questo progetto, destinata ad altre realt, che non hanno a che vedere con un piccolo comune di montagna.

3.5 Per un turismo sostenibile E gi stato messo in evidenza come il turismo sia parte integrante delleconomia del Comelico, inserendolo di fatto, in virt della compresenza con attivit di altra natura appartenenti allartigianato e al settore agro-silvopastorale, nella categoria delle aree montane in equilibrio69. Di fatto, quando la popolazione e lopinione pubblica locale parlano di economia trainante, tutti pensano al turismo e in particolar modo al turismo dello sci. Ci comprensibile, giacch molti cittadini gestiscono attivit la cui redditivit
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Fonte: http://www.tis.bz.it Rif. allanalisi delleconomia comelicense tramite il modello Btzing Types

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dipende direttamente o indirettamente da questa risorsa. E in parte vero che i rinomati tracciati sciistici situati alle pendici della catena del Popera nella frazione di Padola, gi collegati con la Val Pusteria e inseriti nel circuito internazionale Dolomiti Superski, garantiscono la presenza di una discreta quantit di vacanzieri, per lo pi amanti dello sport. E innegabile che da una prima spartana analisi i turisti contribuiscano a riempire alberghi e ristoranti e che rappresentino una fonte di maggiore guadagno, nellottica di commercianti e negozianti locali. Tuttavia, sono evidenti i limiti di questa visione, per pi fattori cos riassumibili: in primo luogo laffluenza turistica da considerare consistente solamente durante poche settimane (vacanze natalizie e settimane bianche) in inverno e per due o tre settimane in estate, in occasione delle ferie. Nei rimanenti mesi, a parte qualche rara eccezione, risulta praticamente nulla; in secondo luogo, sempre pi manifesta la tendenza di buona parte degli ospiti a non usufruire delle strutture ricettive, preferendo alloggiare in appartamenti affittati, approfittando di approvvigionamenti portati da casa e senza di fatto contribuire in maniera incisiva alla redditivit delle attivit locali; infine, vanno messi in risalto i risultati negativi delle politiche territoriali finora adottate in campo edilizio, sfociate in quella che a mio avviso una non controllata speculazione, che purtroppo si concretizzano riprendendo dal secondo punto, in un ingente ritorno economico riservato ai singoli progettisti e costruttori a discapito del bene comune. Sembra opportuno, se quanto detto non bastasse, ricordare allo stesso modo come non sia di nuovo conio lidea che inserisce lindustria dello sci alpino tra le maggiori insidie per lambiente montano, in quanto inquadrabile nella pi ampia pratica di sfruttamento turistico del territorio. Senza contare gli enormi costi da questa prevista per la gestione degli impianti e delle attrezzature necessarie, nonch delle spese per linnevamento artificiale che a causa del previsto innalzamento delle temperature, contribuiranno in futuro a renderla ancora meno sostenibile di quanto gi non sia. Sono tuttora davvero poche le attivit di questo tipo in grado di presentare bilanci in attivo, favorisci ed agevolazioni a parte.
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A questo punto, appare innegabile la necessit di delineare altre vie percorribili, affinch il turismo possa diventare una effettiva risorsa economica sostenibile, polifunzionale, di tutti. Propongo a tal fine una delle definizioni di turismo sostenibile, dalla quale sar facile estrapolare soluzioni alternative:
Il turismo sostenibile soddisfa i bisogni dei turist i e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunit per il futuro. Si tratta di una forma di sviluppo che dovrebbe portare alla gestione integrata delle risorse in modo che tutte le necessit, economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte mantenendo al tempo stesso lintegrit culturale, i processi ecologici essenziali, la diversit biologica e le condizioni essenziali per la vita 70.

Alla luce di queste prospettive e tenuto conto delle reali potenzialit del territorio montano di Comelico Superiore, si evincono due macro fonti dattrattivit sostenibili: le risorse naturali e lidentit culturale. In relazione alla prima fonte, va detto che le risorse naturali, intese nella loro accezione pi ampia, costituiscono il fattore di maggiore attrazione di un ambiente montano. Come ricorda Keller:
le risorse naturali costituiscono il fattore produttivo primario del turismo montano e la loro conservazione condizione per lo sviluppo e, al limite, per la sopravvivenza stessa dellattrattivit turistica 71.

La bellezza ambientale, naturale e paesaggistica del Comelico non ha bisogno di presentazioni. Gli spazi sconfinati, i panorami unici, la flora e la fauna facilmente avvicinabili, le possibilit di relax e tranquillit, sono solo alcuni dei fiori allocchiello di questi luoghi. Le attuali politiche sembrano per dare poco peso alle molteplici opportunit che tali fattori creano. Escursioni, trekking in alta montagna e su sentieri naturalistici immersi nel verde o nei boschi, arrampicata su roccia e pesca sportiva, ma ancora, nordic walking, mountain biking, sci nordico e da alpinismo o gite a cavallo, sarebbero alcune delle attivit praticabili grazie esclusivamente alla presenza delle risorse naturali. Allo stesso modo non intaccherebbero in maniera rilevante lambiente
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http://www.turismo.provincia.tn.it A. Macchiavelli, Il turismo montano tra continuit e cambiamento, cit., p. 14

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o la sua conservazione e come se non bastasse garantirebbero la valorizzazione di figure professionali e professioni attualmente marginali. E bene ricordare che la conservazione presupposto di sviluppo e continuit. In tal senso, bisognerebbe prestare maggiore attenzione non solo alla cura degli spazi naturali ma intervenire anche nei centri abitati, laddove infrastrutture, armonia architettonica ed elementi di decoro, tendono fortemente a scarseggiare o malauguratamente a rappresentare quella che Annibale Salsa definisce
la convivenza forzata del moderno con il tradizionale, di Heidi e le caprette con le discoteche e i pub, di casette in rigoroso stile chalet con condomini da banlieu parigina72.

In merito alla seconda fonte dattrattivit individuata, risaputo che le localit montane sono tra quelle che maggiormente comunicano unidentit culturale. In quanto tale, il Comelico portatore di numerose peculiarit culturali che si esprimono nella diversit ambientale e sociale, negli stili di vita e negli usi e costumi, come daltro canto nel folklore, nelle tradizioni culinarie e popolari e nelle professioni artigianali dun tempo. Le recenti analisi sulle tendenze preferenziali del turista, hanno evidenziato come linteresse e la ricerca di espressioni di vita che altrove sono andate perdute, siano tra le prime ragioni della scelta montana. Incentivare, valorizzare e promuovere tutte quelle attivit che in qualche modo contribuiscono a mantenere vive suddette peculiarit culturali, sembra, in via definitiva, il miglior investimento per il raggiungimento di un risultato riscontrabile, sostenibile e durevole nel tempo. Per meglio racchiudere i concetti fin qui espressi in un unico pensiero e dando loro uninterpretazione soggettiva, mi permetto di sostenere che il turismo, in quanto risorsa, serve laddove non sia finalizzato a s stesso. A maggior ragione, esso dovrebbe essere organizzato in modo da portare un introito economico generalizzato e non solo a quegli imprenditori che ci investono. In questo modo
A. Salsa, Il ritorno dei giovani alla montagna possibile?, in Le Alpi che cambiano tra rischi e opportunit, cit., p. 112
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si garantirebbe alla popolazione la possibilit di utilizzare razionalmente le proprie risorse per vivere in montagna.

3.6 Verso un buon governo del territorio In un territorio sempre pi minato dai processi di spopolamento e di invecchiamento sociale, come daltro canto dalle difficolt occupazionali e dalla pi generale crescente mancanza di fiducia nel progresso, dobbligo mirare ad individuare i fattori promotori di una non facile inversione di tendenza, al fine di arginare lattuale inclinazione dei cittadini allindifferenza e alla rassegnazione. Ecco allora che, dopo aver argomentato circa le possibili soluzioni sostenibili e attuabili a Comelico Superiore al fine di valorizzare le numerose opportunit di sviluppo economico, istituzionale e ambientale, vorrei ora porre lattenzione sugli aspetti riguardanti lidentit culturale, la partecipazione e la coesione sociale, le politiche di buon governo.

a) Una nuova cultura montana La popolazione di Comelico Superiore, analogamente alla maggior parte dei popoli montani, portatrice di una forte identit culturale che fonda le proprie radici principalmente sui valori di attaccamento al territorio e a quello che si potrebbe definire un legame simbiotico con esso. Tali principi sono perdurati nel tempo fino ai giorni nostri garantendo, come nel gi esaminato caso delle Regole, ladozione di politiche utili al mantenimento e alla cura dellambiente naturale, insediativo e sociale. Se da un lato per, i cittadini hanno vissuto storicamente in una culla valliva piuttosto chiusa e facilmente gestibile con precisi interventi legati principalmente al settore agro-silvo-pastorale, altrettanto vero che la tarda apertura verso le altre realt, il progresso tecnologico e sociale e pi in generale verso una diversificata gamma di
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dinamiche economiche e territoriali prima sconosciute, ha messo in luce i limiti culturali venutisi a creare, i quali si riflettono tuttoggi. La diffidenza verso lo sconosciuto e lavversione al non tradizionale e quindi al nuovo, sono solo alcuni degli esempi. Espressioni quali testardaggine, invidia, cura dei propri interessi e scarsa apertura mentale, delineano adeguatamente il profilo generale di una popolazione sempre pi vecchia e rassegnata, non incline al mutamento, abbandonata a se stessa. Labbandono degli stereotipi legati a questa montagna chiusa e perdente, incarnati in una mentalit superata, deve essere il presupposto per intraprendere il cammino che porta, attraverso un progressivo superamento, alla condivisione di una nuova cultura montana. Emblematiche in questo caso le parole di Enrico Camanni, giornalista e storico dellalpinismo:

chi si illude di salvare e rilanciare la montagna con una pur nobile difesa della sua memoria, della sua autonomia, delle sue tradizioni, ignora che il nostro mondo vive ormai di ununica cultura, quella urbana, e che ogni alternativa pu nascere solo allinterno di essa e non a chimerica difesa di un passato autarchico che non esiste pi73.

In altre parole,

la nuova identit alpina non pu porsi come un locale impermeabile al globale ma pu rivendicare forza e dignit solo se impara a misurarsi con il mondo di fuori74.

E auspicabile dunque, in Comelico come in molte altre terre alte, il superamento della concezione di montagna perdente o vinta, per abbracciare lidea di una montagna aperta ai mutamenti, al passo con i tempi, consapevole dei propri limiti ma a maggior ragione delle proprie potenzialit, dal momento che sempre

E. CAMANNI, Le Alpi tra nuove e vecchie identit, in Le Alpi che cambiano, a cura di M. Pascolini, cit., p. 199 74 Ivi
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pi, in ambito globale, si va definendo la prospettiva che inquadra il contesto alpino in un ruolo di laboratorio innovativo dEuropa. Sono allora facilmente individuabili, date le premesse, quelli che saranno i principali autori del cambiamento, nonch i montanari di domani. In primo luogo i giovani, modellati ed accresciuti dalle multiple esperienze formative urbane e dai contatti con le realt moderne ma consapevolmente intenzionati a far maturare questa ricchezza nel paese dorigine. Secondariamente, quelli che Zanzi definisce i neo-rurali75, ovvero coloro che scelgono di trasferirsi in unarea montana ricercando una migliore qualit della vita, sfuggendo alla vita stressante e usurante di citt. In entrambi i casi, ci troviamo di fronte a quelli che possono essere considerati i nuovi abitanti, in quanto futuri artefici ed interpreti dellaltrettanto nuova identit culturale montana. A tal proposito, lo stile di vita e le attivit del nuovo montanaro dovranno governare i processi di modernizzazione, senza per trascurare i saperi tradizionali. Infatti, come puntualmente ricorda Giuseppe Dematteis, professore di geografia economica del Politecnico di Torino:

siamo di fronte ad un processo di modernizzazione della cultura delle Alpi basato su una sapiente rielaborazione della cultura tradizionale e su una sua integrazione con le istanze pi innovative della cultura moderna. (...) In questottica, vanno letti infatti i progetti di rinascita alpina (...) 76.

Ecco allora il delinearsi degli stessi attori della rinascita: ad essi spetta il compito di portare una ventata daria fresca in quella che la stagnante situazione di insofferenza e vittimismo persistente in queste valli, al fine di costruire un futuro equo, che permetta di mirare alla conservazione della cultura montana, attraverso la sua necessaria rinascita.

L. ZANZI, LEuropa e lo spopolamento delle Alpi: una scelta eco-politica, in Spopolamento montano: cause ed effetti, a cura di M. Varotto e R. Psenner, cit. 76 G. DEMATTEIS, Montanari per scelta, cit., p. 20
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b) Coesione sociale e nuovi percorsi partecipativi Una volta identificati i protagonisti del futuro, occorre stabilire quali siano le migliori strategie per costruire unadeguata rete sociale (dal momento che quella attuale appare quanto mai disgregata), nella quale essi possano operare al meglio in un contesto di reciprocit, fiducia e collaborazione. La loro capacit dazione sar per natura strettamente legata ai principi che caratterizzano una necessaria ed auspicabile ricerca di maggiore coesione sociale, la quale pu essere definita come la
capacit di una societ di assicurare il benessere di tutti i membri che la compongono77,

e come primo passo verso


un sistema sociale di welfare altamente sviluppato che coinvolga tutti gli attori locali, prerequisito contro conflitti sociali, esclusione e povert rurale78.

E necessario dunque il coinvolgimento di tutti i gruppi di interesse che compongono la comunit locale, soprattutto di coloro i quali tendono ad essere attualmente esclusi dai processi decisionali, con particolare attenzione alle nuove generazioni ma anche a coloro che ho definito i nuovi abitanti. Lattuale situazione a Comelico Superiore, da questo punto di vista, testimonia un sostanziale disinteressamento da parte della popolazione nei confronti delle scelte politiche ed amministrative, causato e amplificato, a mio avviso, dalla forte inclinazione dei rappresentanti quali sindaco e assessori alla preventiva scarsa apertura nei rapporti con la comunit. Assume allora fondamentale rilevanza, a livello istituzionale e politico, il saper ascoltare le esigenze e le opinioni dei cittadini, riconoscendo ad essi il ruolo di stakeholders e la possibilit di prendere parte attivamente alla vita del Comune.

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A.G. DAL BORGO, Il futuro delle Alpi sui sentieri della sostenibilit, cit., p. 42 Ivi

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Il sentiero che conduce ad un futuro buon governo del territorio, potrebbe passare dunque attraverso i nuovi processi di democrazia deliberativa o democrazia inclusiva, al fine di promuovere il coinvolgimento diretto dei cittadini nella cosa pubblica79. Grazie alle tecniche ed alle metodologie quali forum, focus group, interviste e sistemi di comunicazione, si pu quindi incrementare la coesione sociale e passare dalla prima fase di coinvolgimento alla successiva fase di dialogo ed infine di deliberazione, portando in questo modo a compimento un parziale trasferimento di potere decisionale dalle istituzioni alla comunit. Lauspicio, condiviso fortemente dalla fascia pi giovane del Paese, che una volta attuati, questi percorsi partecipativi conducano al raggiungimento di risultati positivi ed efficaci, stimolando la discussione e la condivisione di idee, facendo magari emergere alcune potenzialit progettuali mai considerate o agevolando il superamento di conflitti ideologici generati principalmente da tendenze al qualunquismo e alla critica preconcetta.

M. PASCOLINI, Governo del territorio e partecipazione nelle Alpi, in Le Alpi che cambiano tra rischi e opportunit, cit., p. 186
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CONCLUSIONI

Lintento di questo elaborato stato quello di approfondire i diversi sentieri possibili che conducono alla medesima vetta, ossia il raggiungimento di una politica territoriale sostenibile per il comune di mia appartenenza, ossia Comelico Superiore. Partendo da unaccurata analisi dei macrofattori che caratterizzano lintero complesso alpino, e delineando quelle che sono le macrotendenze in ambito geografico e morfologico si cercato di portare il lettore ad una maggiore conoscenza e consapevolezza delle diverse dinamiche che caratterizzano e descrivono questo territorio. Risulta infatti indispensabile avere un bagaglio culturale ed informativo che permetta di intraprendere il sentiero della sostenibilit, che calato in diverse forme ne costituisce il fil rouge. Come il filo dArianna conduce alluscita del labirinto, cos la sostenibilit, intesa come consapevolezza e partecipazione attiva, conduce lessere umano a quella che ritengo possa essere la strada per il futuro. Proprio per limportanza ed il rilievo assunti da tale tematica, si ritenuto opportuno approfondire nel dettaglio levoluzione storica di tale concetto. Solo la comprensione dei micro fattori e delle micro realt che hanno portato in auge, agli albori del 1970 tale questione, si posso comprendere i risultati ottenuti in
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questi ultimi anni, nonch quali siano ancora i punti su cui riflettere e soffermarsi. Dopo aver compreso le motivazioni storico economiche che hanno forzato la presa di consapevolezza circa il ruolo dellambiente nella vita dellessere umano, stato possibile calare quanto emerso a livello teorico nelle diverse dichiarazioni trattate, nella realt concreta dei fatti. Sono stati infatti analizzati alcuni progetti sostenibili promossi da diverse Regioni montane, nello specifico dal Friuli Venezia Giulia, dal Trentino Alto Adige e dal Veneto. Tale passaggio risultato fondamentale per due motivazioni: da un lato ha permesso di comprendere meglio quali sono gli aspetti pi rilevanti quando si progettano la sostenibilit territoriale, e dallaltro ha messo in evidenza il ruolo che diversi organi istituzionali hanno nel corretto adempimento delle politiche ambientali. Districando la complessa matassa che permea il mondo delle politiche sostenibili, e scalando la parete di disinformazione che racchiude le complessit dela tematica, stato possibile arrivare ad alta quota e scendere verso il sentiero che conduce allanalisi di uno specifico territorio, ossia quello del mio comune dappartenenza. Ed ecco che quindi gli interrogativi che hanno mi hanno portato ad iniziare questo lavoro, e che ora tornano a farsi pi pressanti, e trovano in questa sede possibilit di risposta. Non sar larroganza di voler conoscere la via, n tantomeno la presunzione di sapere cosa sia il giusto e cosa non sia, a guidare la ricerca di risposte, bens la volont e la ferrea convinzione che il luogo in cui viviamo meriti ben pi dellindifferenza dello scorrere del tempo. Tralasciando la filosofia e la passione che mi hanno finora guidato nella stesura, posso affermare che il territorio del comune di Comelico Superiore ben si presta allapplicazione del modello dello sviluppo sostenibile, in quanto ricco di risorse naturali ed ambientali. Va da s che tale applicazione possa essere declinata in pi variabili dalle diverse sfumature, andando a toccare plurimi ambiti applicativi quali: a) Le risorse forestali, b) Le risorse idriche,
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c) Le risorse inerenti al fotovoltaico e al biogas, d) Il turismo sostenibile. fondamentale sottolineare come lattuazione e la valorizzazione di tali fattori permetterebbe anche di accrescere e migliorare il ruolo delle istituzioni locali, non per quanto riguarda il Comune, ma anche per le Regole di comunione familiare. Da quanto detto nel terzo capitolo di questo elaborato infatti, il ruolo ed il potere delle Regole fondamentale nella gestione del territorio e nellamministrazione dei fondi che ne consentono un corretto sviluppo. Ma la stesura e la creazione di un piano dintervento sostenibile non sono lostacolo pi grande per la realizzazione di uno sviluppo montano coerente con quanto detto. Motivazioni storiche, economiche e socio-culturali portano gli abitanti di Comelico Superiore ad essere poco propensi al cambiamento e allinnovazione. La modernizzazione infatti lenta, dal momento che impone di lasciare il tradizionale, per esplorare diverse soluzioni possibili di cui non si pu sapere aprioristicamente il risultato. quindi lincertezza e la poca materialit di quello che potrebbe essere, la causa del mancato approccio al mondo della sostenibilit. Ed proprio qui che entrano in gioco le nuove forme di e-democracy e partecipazione attiva pubblica, che consentirebbero di trasferire parte del potere decisionale dalle istituzioni ai cittadini, consentendo anche il fluire delle informazioni e delle conoscenze necessarie. Saper ascoltare le esigenze e le opinioni dei cittadini, riconoscendo ad essi il ruolo di stakeholder e la possibilit di prendere parte attivamente alla vita della comunit, assume una posizione di rilievo. Il sentiero che conduce ad un futuro buon governo del territorio, pu passare dunque attraverso i nuovi processi di democrazia deliberativa o democrazia inclusiva, al fine di promuovere il coinvolgimento diretto dei cittadini nella cosa pubblica. Lauspicio, condiviso fortemente dalla fascia pi giovane del paese, che una volta attuati, questi percorsi partecipativi conducano al raggiungimento di risultati positivi ed efficaci. Come dice Lewansky:
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La deliberazione un processo che mira a generare un consenso informato, attraverso il metodo dialogico, che dovrebbe portare a decisioni finali caratterizzate da un consenso razionale e maturo 80 .

Concludo proponendo a voi lettori questultimo interrogativo: riuscir mai luomo a diventare anchesso sostenibile, considerando il territorio in cui vive come compagno di vita con il quale crescere ed invecchiare?

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Lewansky in Le Alpi che cambiano tra rischio ed opportunit, 188, 2011

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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Piano Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, Italia 1993 1 Conferenza Europea sulle Citt Sostenibili, Aalborg 1994 2 Conferenza Europea sulle Citt Sostenibili, Lisbona 1996 3 Conferenza Europea sulle Citt Sostenibili, Hannover 2000 VI Piano d'Azione Ambientale 2002/2010, Unione Europea 2001 Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, Johannesburg 2002

SITOGRAFIA
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Portale utile in quanto ricco di informazioni relative agli obiettivi e alloperato della Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi. Comelicocultura http://www.comelicocultura.it (agosto, settembre, ottobre 2012)

In questo portale sono contenute le descrizioni in ambito ambientale, culturale e storico relativamente al territorio del Comelico. Comelicopedia http://www.comelicopedia.net (settembre, ottobre 2012) Strumento per raccogliere e restituire in un formato accessibile a tutti le conoscenze disponibili attorno al tema dello sviluppo sostenibile del Comelico e dei territori montani in generale

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Corriere delle Alpi http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2007/05/12/news/oro-dall-acqua-unaffare-da-cento-megawatt-1.864902 (ottobre 2012) Link relativo ad un articolo giornalistico apparso sul Corriere delle Alpi, quotidiano regionale del nord-est, nel quale si accenna al problema della gestione delle risorse idriche. Digilander http://digilander.libero.it/costalta/econom.html 2012) (settembre, ottobre

Elementi deconomia, occupazione, cultura comelicense, dal punto di vista di un abitante locale. Dolomiti Unesco http://www.dolomitiunesco.it (ottobre 2012)

Questo sito stato utile per reperire informazioni sulle Dolomiti, nominate nel 2009 patrimonio mondiale dellumanit dallUnesco. Dolomiti Tour http://www.dolomititour.com/dolomiti-bellunesi/regole-comunione-familiarecomelico.htm (settembre 2012) Consultando questo portale possibile trovare qualche informazione inerente alle Regole di comunione familiare. Enciclopedia Treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/comelico (agosto 2012) Alcune nozioni relative al contesto geografico della zone del Comelico. Rime e ritmi di Giosu Carducci www.letteraturaitaliana.nt/pdf/volume_9/t215.pdf (settembre 2012)

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E-book dellopera di Giosu Carducci. A pagina 26 ho potuto trovare la poesia Cadore, che ho cercato poich in essa vi si pu trovare una citazione del Comelico. Sapere.it http://www.sapere.it/enciclopedia/Alpi.html (agosto 2012)

In questo portale stato possibile reperire numerose informazioni riguardo al contesto alpino dal punto di vista morfologico, climatico e storico. Tekneco http://www.tekneco.it/energia/gli-impianti-biogas-sono-economici-esostenibili (ottobre 2012) E stato utile consultare questo sito per estrapolare i dati relativi ai risultati conseguiti nella ricerca condotta dal TIS Innovation Park, per valutare i benefici ambientali, economici ed energetici degli impianti a biogas in Provincia di Bolzano.

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RINGRAZIAMENTI

Desidero innanzitutto ringraziare tutta la mia famiglia ed in particolare i miei genitori che mi hanno dato la possibilit di raggiungere questo importante traguardo sostenendomi alla grande in tutto ci che ho fatto nel corso di questi anni di studio, appoggiando ogni mia scelta senza mai dubitare delle mie capacit. Ringrazio mio fratello Federico per essere semplicemente il fratello che . Mariachiara per essere la mia musa, dolce compagna di viaggio e di sogni. Un ringraziamento speciale a tutti i miei amici ed amiche, perch senza di loro non so davvero che farei: in particolare a Fonte e Claudio in quanto membri del Trio Sfiga, a Fox per avermi fatto capire che nella vita puoi sempre vederla diversamente, a Bibu perch cucumafuda e a Max per il vinello in stanza. Al Gian per i discorsi cultural - gay e per le compilation, a Dani perch se c anche lui non sono mai in ritardo. Grazie a Dario, Sanjin, Gio e Miky aka quelli di Baiamonti per avermi sopportato negli anni goriziani. Grazie a tutti coloro che ho conosciuto e a quelli che ho qui dimenticato di citare, che hanno contribuito a farmi crescere come persona e a farmi diventare ci che sono, talvolta aiutandomi a ritrovare la convinzione e la determinazione per portare a termine il mio impegno universitario. Infine, un ringraziamento particolare a Eleonora per il fondamentale aiuto nel realizzare questo mio lavoro e a Paola per il pongo dannata. Bella l, quest complete.

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