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MERCOLED 24 DICEMBRE 2003

LA REPUBBLICA 41

DIARIO
di

Che cosa significa fare un regalo o riceverlo Intervista a Alain Caill antropologo francese

Il ruolo delle societ primitive, la forza della religione, il modo odierno del donare e il suo senso

Il dono non mai carit. Testimonia della generosit del donatore, ma non pretende di essere gratuito. Esso crea un legame fra gli individui

Parigi sservando la frenesia natalizia che ci spinge tutti nei negozi a fare incetta di regali da offrire ad amici e familiari, Alain Caill non pu fare a meno di pensare al famoso Saggio sul dono che Marcel Mauss pubblic nel 1924. Lo studioso francese, autore di un apprezzato volume intitolato Il terzo paradigma: antropologia filosofica del dono, convinto che il rito moderno dei regali non sia altro che un derivato di quella cultura del dono presente nelle societ arcaiche e che Mauss aveva ampiamente analizzato nel suo celebre studio: In tutto il mondo arcaico, spiega Caill, le relazioni tra gli uomini si realizzavano con modalit radicalmente diverse da quelle dominanti la societ contemporanea, la quale fonda le relazioni sociali sugli scambi e sui contratti, e quindi di fatto sul mercato. Nelle societ primitive il dono svolgeva un ruolo fondamentale e per gli uomini vigeva lobbligo di donare, ricevere e restituire. Essi dovevano mostrarsi generosi, anche se ci non significava che lo fossero realmente. Qual era la logica che regolava lo scambio di doni? Secondo Mauss, chi fa un regalo prima o poi ne ricever un altro. Di conseguenza, ci che viene donato, in un modo o nellaltro, ritorna sempre, ma pi tardi e di solito in una forma diversa da quella originaria. La logica che presiede al dono in cambio di un altro dono quella di non abolire mai il debito. Di

DONO
FABIO GAMBARO
dono in dono, infatti, c sempre qualcuno in debito con qualcunaltro, perch il dono fatto non mai esattamente quello ricevuto. Insomma, non si crea mai una vera equivalenza tra i regali, il che rende la logica del dono diversa da quella del mercato, quello s tutto costruito sulle equivalenze di valore. Insomma, nella societ del dono il debito circola, ma non si estingue mai. Si tratta di regali disinteressati? No, il dono non mai carit. Testimonia della generosit e dello splendore del donatore, ma non pretende di essere gratuito e disinteressato. Al contrario, i doni implicano lobbligo della restituzione, creando cos dei legami tra gli individui. Da questo punto di vista, si pu dire che si tratta anche di una forma di guerra attraverso la generosit. Anzi, la continuazione della guerra con i mezzi della pace, perch affermando la propria generosit si afferma al contempo la propria superiorit. Se il dono non pu essere restituito, la generosit del donatore si trasforma in potere sullaltro. Cos, proprio perch nelle societ arcaiche c sempre una stretta correlazione tra dono e potere, il pi generoso diventa il capo. Lavvento delle grandi religioni monoteistiche ha trasformato il nostro atteggiamento nei confronti del donare? Certamente, perch innanzitutto esse hanno prodotto luniversalizzazione del sistema del dono, che nella societ primitive era locale e rivolto sempre a persone concrete e conosciute. La religione, invece, ha creato una vasta comunit universale e impersonale dove occorre donare a tutti, aldil della cerchia delle persone pi vicine. Inoltre, le religioni hanno favorito la radicalizzazione del dono, visto che diventa persino possibile donare se stessi e la propria vita. Infine, va ricordata anche una sorta dinteriorizzazione del gesto che presiede al dono. Il dono primitivo, infatti, doveva essere mostrato perch rappresentava la messinscena della generosit del donatore. Al contrario, il dono religioso, specie quello cristiano, non deve essere ostentato. Il paradosso per che pi ci si mostra disinteressati e pi si merita la ricompensa divina. Quindi, anche il dono cristiano alla fine ritorna, come il dono primitivo. Solo che non ritorna nella maniera orizzontale delle societ arcaiche, dove lo scambio avveniva tra pari, ma ritorna in maniera verticale, da dio alluomo. Nella nostra societ, come sopravvive il sistema del dono? La modernit si costruita quasi sempre contro il dono, alla cui logica ha sostituito quella del mercato o dello stato. Il nemico dei filosofi liberali era proprio il dono, sia quello aristocratico dell Ancien rgime, sempre associato allorgoglio regale e al disprezzo per i poveri, sia il dono religioso, che esprimeva un resto di trascendenza divina. Di conseguenza, tutta una parte

Ladorazione dei magi di Andrea Mantegna conservata al museo Getty di Los Angeles

Il nostro rito e quello degli antichi


NADIA FUSINI

LORGIA materialistica dei regali natalizi non DONO. deve coprire l aspetto spirituale del dono. N il suo carattere equivoco. Perch se nel suo significato primo la parola evoca la generosit, non si pu non avvertire in essa anche il rinvio all idea di un legame simbolico, di uno scambio differito e tanto pi vincolante. Per questo, presso tutti i popoli, il dono un istituzione ambigua. E non a caso nelle lingue germaniche la parola si sdoppia in dono e veleno. Certo che dietro i doni, come dietro i pianti funebri, si nascondono calcoli di interesse. Certo che il gesto del dono propiziatorio, un gesto insieme furbo e gentile. E ancora pi certo che difficile riceverlo, perch impegna a rendere di pi di quel che si avuto. Il dono anche una capacit, una dote; come quando si dice di una creatura umana - ha il dono della parola. Risuona in questa dizione una sfumatura mistica, che ci rimanda al dono pi grande e pi ambiguo, quello della vita. Che fa la madre.

del nostro mondo, dalleconomia allamministrazione, dai servizi alla scienza, si costituito al di fuori della tradizione del dono. Oggi per la situazione sta evolvendo e il dono ritorna in forze, e non solo nella societ primaria, quella delle relazioni affettive, familiari e amicali, che lerede diretta della societ arcaica fondata sul dono. Lobbligo di donare, ricevere e restituire compare anche laddove prima era stato bandito, dalleconomia alla politica, con tutti i rischi che ne derivano, le derive pericolose, le clientele, la corruzione, ecc. Il consumismo perverte lo spirito del dono o un semplice moltiplicatore? E difficile dare una risposta univoca. La nostra certo una societ sempre pi cinica e mercantile, dove linteresse prevale su tutto. Paradossalmente per in essa si sviluppa anche una crescente aspirazione di segno opposto che auspica una forma di dono puro e disinteressato Lo dimostrano le trasmissioni televisive che fanno appello alla generosit pubblica oppure, sul piano filosofico, anche alcune riflessioni di un intellettuale come Jacques Derrida. Insomma, viviamo una situazione schizofrenica, dove le due aspirazioni coesistono e, in certe occasioni, si raggiungono. A Natale ad esempio, la spinta consumistica del mercato incoraggia il rito del dono, nel quale convivono laspirazione al disinteresse ma anche la volont pi o meno conscia di creare obblighi e legami.

Le nostre societ moderne sono state costruite quasi sempre contro il dono e a favore del mercato. Oggi per la situazione sta cambiando

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MITI E RITI

IL FUOCO DI PROMETEO Nel mito Prometeo ruba il fuoco agli dei per farne dono agli uomini, ma Zeus lo punisce e lo fa inchiodare a una rupe. Dopo trentanni di atroce sofferenza il Titano sar finalmente liberato da Ercole

I RE MAGI Oro, incenso e mirra sono i doni che fondano la tradizione cristiana del regalo. I doni portati dallOriente sono lofferta fatta dai re Magi a Ges Bambino nella mangiatoia

IL MANTELLO DI SAN MARTINO Martino di Tours il santo pi popolare della Francia medievale. Narra la leggenda che il santo abbia donato a un mendicante met del suo mantello per permettergli di ripararsi dal freddo

UN GESTO ANTICO MA TUTTALTRO CHE SPECIFICO DELLESSERE UMANO

DALLUOMO A DIO I MODI DEL DONARE


JEAN STAROBINSKI

I LIBRI
ALAIN CAILL Critica della ragione utilitaria, Bollati Boringhieri 1991 Il terzo paradigma. Antropologia filosofica del dono, Bollati Boringhieri 1998 JEAN STAROBINSKI A piene mani. Dono fastoso e dono perverso, Einaudi 1995 Il rimedio del male, Einaudi 1990 JACQUES GODBOUT Il linguaggio del dono, Bollati Boringhieri 1998 Lo spirito del dono, Bollati Boringhieri 1993 (in collaborazione con A. Caill) GEORGES BATAILLE La parte maledetta preceduta dalla Nozione di dpense (1967), Bollati Boringhieri 1992 La sovranit (1976), il Mulino 1990 JEAN BAUDRILLARD Lo scambio simbolico e la morte, Feltrinelli 1984 BERTHOUD, GODBOUT, NICOLAS, SALSANO, Il dono perduto e ritrovato, manifestolibri 1994 MAURICE BLANCHOT La comunit inconfessabile, Feltrinelli 1984

(segue dalla prima pagina) uesto succede perch donare e parlare hanno in comune il fatto di appartenere alla stessa vasta categoria della comunicazione. Noi diciamo che gli uccelli danno limbeccata alla loro prole, e i mammiferi porgono la mammella o offrono il latte ai loro piccoli. Alcuni animali destinano le loro prede ad un altro animale, talvolta alluomo. Tutti i cacciatori lo sanno. Il nostro gatto, un tempo, ci portava dei topolini o degli uccellini. Dobbiamo ammettere che, in gran parte del regno vivente, ci che noi definiamo dono una delle condizioni necessarie al perpetuarsi della vita. Nel dono materno il dono della vita e del sostentamento lecito vedere un lontano antecedente di quello che sar il dono nel pensiero e nella societ umana. La tipologia del dono alimentare, umanizzato, ritualizzato, codificato, si tramandata fino a noi, affinch si mantengano i rapporti di dipendenza reale tra adulti e bambini, o di dipendenza simbolica tra invitati ed ospiti. Capita poi di rivolgere il pensiero ad altri ancora, a coloro che vivono e soffrono lontano da noi: proprio alla loro malnutrizione che noi pensiamo prima di tutto. Ma quando la fame e la condizione di indigenza alimentare ci interpellano da cos lontano, non pi nella prossimit parentale e famigliare, la nostra risposta si fa pi ponderata, meno biologicamente determinata, meno tempestiva, meno marcata dalla sensazione di impellenza. Per gli affamati lontani dalla nostra vista, occorrer che ci sia mostrata alla televisione unimmagine della loro indigenza, e soprattutto che ci sia ricordato un dovere, limperativo a compiere unopera di misericordia (Isaia 58, 6-7; Matteo 34-40): dar da mangiare agli affamati. Ce ne corre, in verit, dai doni istintivi della sussistenza ai doni degli uomini che, a quanto pare sin dagli esordi stessi dellumanit, si associano al matrimonio, alla nascita, alla morte. Il mio intento non quello di ripercorrerne la genesi, levoluzione, la tipologia. Quanti vi si sono dedicati Marcel Mauss, Bronislaw Malinowski, Claude Lvi-Strauss, Jack Goody hanno raccolto dei documenti molto interessanti, che hanno messo in rilievo i rituali e le regole di questo gesto, facendoci comprendere tutto ci che in questi tempi ci separa dalle antiche societ imperniate su grandi cerimoniali nei quali la magia aveva il suo peso. I loro studi hanno avuto, al contrario, il grande merito di renderci consapevoli di ci che di nuovo accaduto nel sistema degli scambi delle societ di mercato, nei quali stato applicato il sapere scientifico. Sovranit e reciprocit Prendo spunto dalleccelsa preghiera che lautore biblico del primo libro delle Cronache (i Paralipomena della traduzione latina, 29.12 e seguenti) fa recitare a Davide: E da Te che provengono la ricchezza e la gloria, perch sei Tu che domini su tutto. Nelle Tue mani si trovano forza e potenza, ed Tuo potere concedere a tutte le cose grandezza e stabilit [...]. Chi sono infatti io, chi mai il popolo mio da poterti porgere queste offerte di nostra spontanea volont? Ogni cosa da Te proviene, noi riceviamo dalle Tue stesse mani tutto ci che Ti offriamo. Noi siamo davanti a Te forestieri e ospiti, come

GLI AUTORI
Alain Caill sociologo ed economista con spiccati interessi antropologici. Insegna alluniversit di Parigi. I suoi libri sono pubblicati in Italia prevalentemente da Bollati Boringhieri. Ricordiamo: Il terzo paradigma, Critica della ragione utilitaria, e Mitologia delle scienze sociali. Dirige dal 1981 La revue de Mauss, di cui i nquesti giorni esce il primo numero in italiano. Jean Starobinski uno dei pi grandi critici letterari europei. Celebri e importanti le sue interpretazioni di Rousseau e di Montaigne. Il testo che in parte anticipiamo uscir il prossimo anno su Lettere italiane. Stefano Zamagni insegna Economia Politica allUniversit di Bologna. Con P. Sacco ha pubblicato Complessit relazionale e comportamento economico. E con Luigi Bruni sta per pubblicare Economia Civile, entrambi editi da il Mulino.

tutti i nostri padri. I nostri giorni sulla Terra sono come ombra passeggera, nudi non ci potremmo attardare (nulla est mora). Ci su cui qui si insiste il rapporto nei confronti di un signore assoluto, che ha donato ogni cosa e che non pu ricevere dagli uomini altro, qualora essi vogliano testimoniargli riconoscenza in modo tangibile, se non una piccola parte soltanto di quello che egli stesso ha donato. Limmane sacrificio imposto da Davide non che la restituzione parziale di un debito assoluto. Questo rapporto rigorosamente verticale si esprime in diverso modo nellAntico Testamento (Isaia, 55.1: Venite, prendete del vino e del latte, senza soldi, senza pagare nulla) e nel Nuovo Testamento (Matteo 10.8 Voi che avete ricevuto disinteressatamente, donate disinteressatamente). Ritroviamo questo rapporto anche in Paolo, nella Prima lettera ai Corinti,

4.7: Cosa c che tu non abbia ricevuto? E visto che lhai ricevuto, perch te ne vanti come se non ti fosse stato dato?; e nella Lettera ai Romani, 11.35-36: Chi gli ha donato per primo, affinch potesse da lui ricevere a sua volta? La nostra risposta, secondo Paolo, non pu essere altro che il dono di noi stessi, la fede. La pi bella delle immagini del dono supremo compare nellEsodo (16.4): la mano di Dio dispensa la manna al popolo che vaga nel deserto. LEterno disse a Mos: ecco, io far piovere per voi del pane dallalto dei cieli... In questo caso il dono di origine suprema al tempo stesso per chi lo riceve il dono della sussistenza. Preso alla lettera si tratta di un dono alimentare, ma interpretato figurativamente allude alle grazie ricevute. Mi dispiaciuto non aver potuto aggiungere ai disegni del Louvre presentati per lesposizione A piene mani lo splendido

quadro de La raccolta della manna di Poussin, che avrebbe apportato lidea della generosit divina, assoluta e gratuita, cos come viene descritta nei testi biblici. In quella tela si vede tutto un popolo intento a raccogliere con zelo il dono che gli consentir di sopravvivere. Vi propongo quindi il superbo quadro del Tintoretto che si trova nella chiesa vicina. Il dono divino la libera sovrabbondanza di un potere in s gi assoluto: una bont aggiuntiva, come gi nel libro della Genesi la creazione nel suo complesso. Ma ci che in questo passaggio dellEsodo si deve assolutamente notare che al concetto di sovranit, di dono proveniente dall alto, se ne aggiunge un altro, completamente diverso, il concetto di eguaglianza. Il comandamento, venuto da Dio, per il tramite della voce di Mos, ovvero di un capo umano, indirizzato al popolo che Dio ha prescelto affinch diventi il suo sacrificatore (Esodo, 19.6). Ebbene, Mos impone la reciprocit, il rispetto per il bisogno altrui: Mos disse loro: Questo il pane che lEterno vi ha donato perch ve ne cibiate [...]. *** Nel mio libro A piene mani ho inizialmente accordato un posto di rilievo a Rousseau. Non sono un discepolo di Rousseau. Se mi sono appassionato a lui perch egli uno straordinario testimone di quello che nella cultura occidentale, alla vigilia della Rivoluzione francese, va trasformandosi. Egli un annunciatore, una sorta di sismografo. E consapevole di cose molto importanti. Persino i suoi errori e i suoi smarrimenti sono rivelatori. Non si deve provarne soggezione, bens prestargli ascolto e grande attenzione. Prendo spunto da un episodio raccontato nella nona Rverie di Rousseau. Vi si descrive una festa alla quale egli ha assistito nella tenuta di una sua ricca protettrice. Inizialmente egli assiste e prende persino parte ad un passatempo nel corso del quale la buona societ si divertiva a lanciare del pane speziato a dei giovani contadini. Si tratta

DONI ESOTICI
Nella miniatura tratta dal Libro delle meraviglie o il Milione, i fratelli Polo raffigurati con le masserizie che servivano da doni e scambio nelle tappe del loro viaggio

del gesto, diventato popolare, della sparsio. I giovani contadini si battono, le leccornie sono ridotte in polvere. Ben presto, per, tediato di svuotare il portafoglio per far azzuffare la gente, Rousseau si allontana e in un altro angolo della sagra scorge cinque o sei poveri ragazzini raccolti accanto ad una bambina che vende mele. Rousseau acquista quei frutti e li fa distribuire ai bambini che per essi fremevano. Vidi allora uno degli spettacoli pi dolci che pu colmare di contentezza il cuore di un uomo, quello di vedersi propagare intorno a me la gioia insieme allinnocenza della giovane et. Poich gli spettatori col solo fatto di assistervi vi prendono parte, io, che condividevo quella gioia in s somma misura, ne provavo in sovrappi poich ne ero stato lartefice. Prendiamo atto che ancora una volta si tratta del dono di un alimento. Due immagini del dono ci ven-

MARCEL MAUSS

DAL NON PROFIT AL VOLONTARIATO

Le societ hanno progredito in quanto esse, i loro individui, hanno saputo rendere stabili i loro rapporti, donare, ricevere e, infine, ricambiare
Teoria generale della magia e altri saggi (1950)

E ORA ANCHE NELLECONOMIA LAZIONE GRATUITA VA DI MODA


STEFANO ZAMAGNI
rmai da qualche tempo, anche allinterno del discorso economico ha cominciato a circolare, con intensit crescente, il tema del dono e dellazione gratuita. Ci avvenuto sullonda della ripresa di interesse ai temi del settore non profit e del volontariato, per un verso, e della responsabilit sociale dellimpresa, per laltro verso. Eppure, un tale profluvio di studi non servito a chiarire la questione di fondo e cio che due sono le nozioni di dono che si d anno nella pratica. Una prima quella tipica della premodernit, che per continua a sussistere ancoroggi, secondo cui il dono va ricondotto sempre ad una soggiacente struttura di scambio. Lo stabilimento di un legame. E questo il connotato specifico della seconda nozione di dono: il dono come reciprocit. Mentre il dono come munus genera quasi sempre dipen-

THEODOR W. ADORNO

Gli uomini disapprendono larte del dono In compenso si esercita la charity, la beneficenza amministrata, che tampona le ferite visibili della societ
Minima moralia. Meditazioni della vita offesa (1951)

denza in chi riceve e talvolta addirittura sottomissione, il dono-reciprocit libera il destinatario dellazione donativa da quella vergogna di cui parla Seneca nella X Lettera a Lucilio. La forza del dono come reciprocit non sta nella cosa donata o nel quantum donato, ma nella speciale qualit umana che il dono rappresenta per il fatto di essere relazione. E dunque lesistenza di uno specifico interesse a dar vita alla relazione tra donante e donatario a costituire lessenza del dono come reciprocit. E in ci il valore di legame, vera e propria terza categoria di valore che va aggiunta alle due categorie che da sempre la scienza economica ha preso in considerazione: il valore duso e il valore di scambio. Dilatare lorizzonte della ricerca fino ad includervi il valore di legame oggi una vera sfida intellet-

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DIARIO

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IL POTLC lo scambio rituale dei doni praticato presso alcune trib americane del Pacifico. Famiglie e trib, rappresentate dai propri capi, si sfidano gareggiando in doni e dilapidando intere ricchezze

IL KULA un sistema di doni e controdoni praticato dagli abitanti di alcune isole melanesiane. Nel Kula il primo dono, una volta accettato, impegna a ricambiare. Si tratta di una pratica orientata al prestigio

DONARE GLI ORGANI Con la legge del 1999 da considerarsi donatore dorgani chiunque non abbia espresso preventivamente parere contrario. Cos lItalia si uniformata alla normativa europea in materia di trapianti

SI D E SI RICEVE A VOLTE PER OBBLIGARE LALTRO O PER RENDERLO PI LIBERO

LE VIE SIMBOLICHE DELLA GENEROSIT


UMBERTO GALIMBERTI
ON il dono ci si sfida lun C laltro. Sotto lapparente bont degli animi e sotto linnocenza dei doni scambiati ci che davvero si celebra la potenza delle sfide simboliche. In ogni dono che diamo o riceviamo c infatti qualcosa di inquietante, perch quando donata, una cosa non pi solo quella certa cosa, ma porta con s lo spirito del donatore, quello che i primitivi chiamavano mana. Ed questo spirito che si scambia nei doni, non le cose. Per questo quando riceviamo un dono sproporzionato alla qualit della relazione che abbiamo con laltro ci risulta difficile accettarlo e imbarazzante rifiutarlo, cos come quando ci mettono tra le mani un regalino di poco conto. Chi lo d e chi lo riceve convengono nel dire che: Basta il pensiero. Ma cos questo pensiero se non lo spirito del donatore, la sua soggettivit che, attraverso il dono, ci viene imposta e ci costringe per un attimo a fare i conti con lei? I doni non sono una cosa innocente. Sotto la loro apparente semplicit essi infrangono la legge economica che regola la circolazione degli oggetti che si acquistano e si vendono, per porre a confronto le soggettivit che, attraverso il dono, si fronteggiano, ponendo sul tavolo quel pezzo da novanta che non si pu n vendere n acquistare, ma solo accettare o rifiutare: lamore. Ma anche lamore non una

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SCAMBIO

I doni non sono una cosa innocente Sotto la loro apparente semplicit infrangono la legge economica che regola la circolazione delle merci

gono presentate antiteticamente: vediamo riproporsi, su scala pi ridotta, la critica stoico-cristiana della munificenza fastosa e del piacere perverso che le appartiene. Rousseau sostituisce ad esso una carit distributiva, lacquisto e la condivisione delle mele. Da ci deriva una gioia che diventa anchessa oggetto di condivisione generalizzata. E indubitabile che, nella scena cos come ci stata descritta, Rousseau assapora la momentanea esultanza della sovranit: si sente il movente primario di una felicit che il piacere aiuta a propagare. Ledonismo della beneficenza qui troppo marcato perch possa trattarsi di un puro gesto di carit. Lindividuo Rousseau, sottolineando la propria singolarit, dissociandosi dai piaceri colpevoli della buona societ, non resiste tuttavia alla tentazione di auto-celebrarsi. Egli distribuisce una sorta di piccola manna (...).

Rousseau nei suoi rapporti personali rifiut ostinatamente i regali e i doni. In essi vedeva, non senza qualche eccesso, la volont di asservirlo con la riconoscenza. A suo giudizio accettare un dono significa crearsi un obbligo, e desiderando accanitamente preservare la propria indipendenza, non intese mai sentirsi in obbligo verso chicchessia. Ci nonostante il dono e il senso di obbligo rivestono un ruolo fondamentale nel suo pensiero, e non un ruolo qualsiasi. Rousseau il filosofo di un genere di dono e di obbligo molto particolari: quelli che, generalizzando, si definiscono propri di tutti gli individui, e che hanno per effetto listituzione della societ civile, la creazione di un legame politico, il passaggio degli individui dalla libert naturale alla libert frutto di convenzione (Contrat social, I, VI). Traduzione di Anna Bissanti

cosa innocente perch il modo pi intransigente con cui si esprime il proprio diritto e il proprio potere sullaltro. Pagare in due una cena o una vacanza significa rivendicare quella libert che si annulla quando invece ci si fa pagare una cena o una vacanza. Farsi risarcire la fine di una storia damore o di un matrimonio significa avviarsi in quella spirale distruttiva dove intere fortune, per chi le ha vengono dissolte, perch i beni, un giorno simboli di un sentimento, diventano le contropartite sempre inadeguate di un risentimento equivalente. Ancora una volta in gioco non sono gli oggetti, ma le soggettivit di cui gli oggetti sono i simboli. Ben lo sapevano i primitivi che si sfidavano a colpi di doni e contro-doni, perch nella ma-

LA FANCIULLA
Lincisione raffigura un tema classico della Conquista: Una fanciulla viene donata a Cristoforo Colombo e Hernan Cortz

CLAUDE LEVI-STRAUSS
Unaltra illustrazione tratta dal Milione, il Gran Kahn affida i suoi doni ai Polo in partenza per tornare a Venezia

Interroghiamoci su Babbo Natale. Al fondo di noi non veglia sempre il desiderio di credere in una generosit senza limiti, in un altruismo senza secondi fini?
Babbo Natale giustiziato (1995)

tuale, per leconomia e ci per la fondamentale ragione che la relazione tra persone di per s un bene che, in quanto tale, genera valore. Una lettura, anche superficiale, dellattuale passaggio depoca ci obbliga a prendere atto che i tratti antisociali del comportamento economico hanno raggiunto, oggi, livelli di intensit preoccupanti. E ormai ampiamente ammesso che lo star-bene (well-being) delle persone associato non solamente al sod-

disfacimento dei bisogni materiali e immateriali, ma anche a quello dei bisogni relazionali. Ed altres noto che, mentre le nostre economie avanzate sono diventate macchine straordinariamente efficienti per soddisfare bisogni della prima categoria, non altrettanto si pu dire di esse per quanto attiene i bisogni relazionali. E questi richiedono beni relazionali, beni cio la cui utilit per il soggetto che lo consuma dipende, oltre che dalle sue caratteristiche intrinseche e oggettive, dalle modalit di fruizione con altri soggetti. Ecco perch se si vogliono scongiurare i rischi devastanti di trappole di povert sociale, dovute alla crescita ipertrofica della sfera privata delleconomia, le nostre societ hanno bisogno di far posto a soggetti capaci di fare il salto della gratuit suscitando cos rapporti nuovi, rapporti di reciprocit.

JEAN-PAUL SARTRE

Dare significa obbligare laltro a mettersi sul piano del bisogno e non potersene affrancare Cos il dono diventa unimpresa dalienazione
Quaderni per una morale (1983)

gnificenza del dono cera la celebrazione del proprio potere e lumiliazione dellaltro. Marcel Mauss nel suo Saggio sul dono (1923), Georges Bataille ne La parte maledetta (1943), Jean Baudrillard ne Lo scambio simbolico e la morte (1976) ci informano come loggetto di scambio simbolico (il dono) non era per i primitivi una cosa, non era ridotto allinerzia e allassenza di vita del mondo delle merci, ma era il veicolo del mana di colui che donava e nel dono esprimeva il suo potere come misura delle sue possibilit e come umiliazione dellaltro. Il dono e la prodigalit della ricchezza spinta fino allo spreco (potlac) aveva per i primitivi la funzione di scongiurare quel potere che noi conosciamo fondato sullaccumulo della ricchezza, che i primitivi temevano come la parte maledetta. Di qui lobbligo di donare, ma anche lobbligo di ricevere, che non consentiva a nessuno di porsi nella condizione di dare senza ricevere e quindi di esprimere un potere irreversibile. Tale per Nietzsche il potere del Dio cristiano, anzi: Il colpo di genio del cristianesimo il cui Dio esprime il rifiuto dello scambio simbolico, del contro-dono delluomo, perch altrimenti ne andrebbe della sua onnipotenza che consiste nel dare senza ricevere, quindi nellirreversibilit del dono in cui si esprime la non reciprocit dei rapporti e quindi lessenza del potere. Per questo, in quella religione, i sacrifici offerti dagli uomini sono inadeguati per riparare la colpa che pu essere rimessa solo con un altro dono di Dio: linvio e il sacrificio di suo figlio. Tutto ci non una prova damore, scrive Nietzsche, ma una prova di onnipotenza, come nella logica di ogni dono che non si pu ricambiare. Per questo avvertiamo tutti un sottile senso di costrizione nel dare e nel ricevere un dono perch, sotto lapparenza della gratuit, in quel gesto, assolutamente non innocente, avvertiamo la trama segreta delle sfide che le soggettivit, quando si fronteggiano, inevitabilmente si scambiano. E cos ci verso cui la gratuit munifica si scatena gronda del limite che la incatena, per cui il dono, pur nella sua apparente infrazione della legge (in questo caso di mercato) finisce per ribadirla a usura. In questa ripresa legislativa, sotto lapparenza della sua infrazione, si nasconde il segreto del dono che poi il segreto del potere e dellamore che, nella sua intima essenza, non mai disgiunto dal diritto e dal potere che, in forza dellamore, si esercita sullaltro.

I LIBRI
MARCEL MAUSS Teoria generale della magia e altri saggi, Einaudi 1965 MARCEL GRANET, M. MAUSS Il linguaggio dei sentimenti, Adelphi 1975 JACQUES DERRIDA Donare il tempo. La moneta falsa Raffaello Cortina editore 1996 Donare la morte, Jaca Book 2002 CLAUDE LEVISTRAUSS, Babbo Natale giustiziato, Sellerio 1995 Le strutture elementari della parentela, Feltrinelli 1984 M. KLEIN Invidia e gratitudine, Martinelli 1969 BRONISLAW MALINOWSKI Diritto e costume nella societ primitiva, Newton Compton 1972 THOMAS NAGEL La possibilit dellaltruismo, il Mulino 1994 KARL POLANYI Economie primitive, arcaiche e moderne, Einaudi 1980 TZVETAN TODOROV La conquista dellAmerica, Einaudi 1992

Fondatore Eugenio Scalfari

Direttore Ezio Mauro

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mercoled 24 dicembre 2003


1,40); Regno Unito Lst. 1,30; Rep. Ceca Kc 56; Slovenia Sit. 280; Spagna 1,20 (Canarie 1,40); Svezia Kr. 15; Svizzera Fr. 2,80; Svizzera Tic. Fr. 2,5 (con il Venerd Fr. 2,80); Ungheria Ft. 300; U.S.A $ 1. Concessionaria di pubblicit: A. MANZONI & C. Milano - via Nervesa 21, tel. 02/574941

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INTERNET www.repubblica.it

A B

Dallinterrogatorio di Tonna un quadro impressionante di contraffazioni: agivo su ordini superiori. Decreto per salvare lazienda

Oggi in regalo con Repubblica Notre-Dame de Paris

Fazio:nonhocolpepericrac
Parmalat, un ex manager confessa: I falsi durano da 15 anni
IL COLLOQUIO

Il romanzo dellOttocento per Hugo una cattedrale


UMBERTO ECO

Il Governatore della Banca dItalia

Poteri alla Consob per sconfiggere chi trucca i conti

ROMA Nel giorno dellinterrogatorio da parte dei magistrati dellex direttore finanziario Parmalat Fausto Tonna che ha spiegato come dall88 i bilanci venissero contraffatti e ha sostenuto le responsabilit di Calisto Tanzi, la societ parmense si avvia allamministrazione straordinaria. Il consiglio damministrazione Parmalat rimane in attesa della pubblicazione in Gazzetta del decreto deciso dal governo che ha chiesto lintervento della Ue, e spera nel Prodi-ter, lasciando per aperta la possibilit daderire alternativamente alla Prodi-bis. Sar Enrico Bondi il commissario straordinario nominato dallesecutivo per il piano di salvataggio. FEDRIZZI, GALBIATI POLIDORI e PONS ALLE PAGINE 2, 3, 4 e 5

Parla Berlusconi. La responsabilit di alcune banche, non della mia legge

Il premier: ma a gennaio si cambia la riforma dei controlli si deve fare

Il Giappone blocca le importazioni

Allarme mucca pazza primo caso negli Usa


A PAGINA 18

Silvio Berlusconi

CLAUDIO TITO A PAGINA 3

La tv salva per 5 mesi, poi decider lAuthority. Il Quirinale verso il s al provvedimento

VialiberaaldecretoperRete4
Antonio Fazio

Berlusconi esce al momento del voto, lUlivo protesta


Forti disagi nei collegamenti Capri, un morto nel mare in tempesta

MASSIMO GIANNINI
ONO sereno. Sereno sul piano personale, sereno per lattivit dellIstituto, e sereno anche per la tenuta del mercato.... In questa burrascosa vigilia delle feste di fine danno, Antonio Fazio non si scompone. Si tiene accuratamente fuori dalla folta schiera di quelli che lanciano allarmi. Il governatore della Banca dItalia preferisce lanciare messaggi rassicuranti: C persino chi ha detto che starei per dimettermi. Ma certe voci non mi toccano proprio, sono solo manovre destabilizzanti.... E ci tiene a lanciare un appello: Nessuno sottovaluta le crisi Cirio e Parmalat. Tuttavia, dovere di tutti noi cercare di mantenere la calma e la ragionevolezza. Solo cos sar possibile, e auspicabile, tirar fuori qualcosa di buono da queste vicende.... Queste vicende sono quelle che il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ha ribattezzato come le Enron italiane. SEGUE A PAGINA 4

Feste al gelo freddo record e nevicate emergenza al Centro-sud


A PAGINA 25

LA SEDIA VUOTA DEL CAVALIERE


FRANCESCO MERLO
ICURAMENTE Berlusconi non lo sa, ma anche Luciano Liggio preferiva ritirarsi nella stanza accanto a comporre poesie bucoliche per lasciare ai picciotti la libert di emettere le sue sentenze di morte e, subito dopo, di eseguirle. Al suo posto lasciava una sedia vuota e, sul tavolo, la lupara. Lo ricordiamo subito, non perch siamo convinti che Berlusconi abbia la stessa voglia di fuoco di Luciano Liggio; non gli somiglia, n lItalia somiglia alle cantine di Corleone. SEGUE A PAGINA 14 SERVIZI ALLE PAGINE 6 e 7

GNI discorso su Victor Hugo di solito inizia con unaffermazione di Gide, quando gli era stato chiesto chi fosse il maggior poeta francese: Hugo, helas! (Hugo, ahim!). Volendo infierire, si continua con la citazione di Cocteau: Victor Hugo era un pazzo che credeva di essere Victor Hugo. Cerchiamo di chiosare queste due affermazioni, che possono essere applicate anche a Hugo romanziere. Il grido di dolore di Gide significava molte cose, ma si tende ormai a interpretarlo nel senso che Hugo un grande scrittore malgrado i suoi innumerevoli difetti, la sua magniloquenza, la sua retorica talora insopportabile. La battuta sarcastica di Cocteau credo si possa intenderla, anchessa, in molti modi, ma ci rinvia anzitutto al fatto che in Hugo prevale sempre leccesso nel descrivere gli avvenimenti terrestri, e lindomita volont di vederli sempre dal punto di vista di Dio. Il gusto delleccesso lo porta a descrizioni che procedono per elenchi interminabili, a creare personaggi la cui psicologia viene sempre giudicata insostenibile, squadrata con laccetta, ma le cui passioni sono portate a tali livelli di parossismo da diventare memorabili, segno di forze che muovono la storia. La volont di sostituirsi a Dio gli permette di vedere sempre, al di sotto e al di sopra degli eventi che travolgono i suoi eroi, le grandi forze che muovono la vicenda umana, e se non Dio, il Fato, un Destino che talora si presenta come provvidenza e talora come una sorta di progetto quasi hegeliano che domina e dirige le volont individuali(). SEGUE A PAGINA 37

LE IDEE

DIARIO

La pace di Natale
CARLO MARIA MARTINI
I SONO sempre sentito a disagio con la facilit con cui a Natale e poi a Capodanno si fanno gli auguri di beni grandiosi e risolutivi, auspicando che le feste che celebriamo portino pace, salute, giustizia, concordia. Quando diciamo queste parole sappiamo bene che per lo pi non si avvereranno e passata leuforia delle feste ci troveremo pi o meno con gli stessi problemi. Non questa lintenzione della Chiesa nel celebrare la festa di Natale. SEGUE A PAGINA 15

Il mistero del dono


JEAN STAROBINSKI
L DONO un tratto specifico dellessere umano? Si indotti a crederlo, in un primo tempo, ma giocoforza constatare che latto di donare, nella sua forma pi elementare, non una caratteristica della sola specie umana. Ci si posti lo stesso interrogativo in merito alluso dei segni e del linguaggio, del loro utilizzo consapevole. Non dunque un caso se questi due quesiti si presentano in parallelo, senza tuttavia confondersi. SEGUE A PAGINA 42

Domani e dopodomani Repubblica non uscir per le feste natalizie Torner in edicola sabato 27 Su repubblica.it le notizie aggiornate Auguri di Buon Natale

AI LETTORI

gli articoli di UMBERTO GALIMBERTI FABIO GAMBARO e STEFANO ZAMAGNI ALLE PAGINE 41, 42 e 43

ALLINTERNO