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SABATO 20 DICEMBRE 2003

LA REPUBBLICA 41

DIARIO
di

DA NORIMBERGA A SADDAM HUSSEIN


Laccusatore secondo Honor Daumier

Il pi celebre dei processi fu quello che si tenne a Gerusalemme nel 1961 per il caso Adolf Eichmann
o assistito a un processo per delitti contro lumanit, simile a quello che si prepara per Saddam Hussein, nel 1961 a Gerusalemme. Non si pu dire che il processato, Adolf Eichmann, il capostazione della morte lorganizzatore della strage di sei milioni di ebrei sedesse sul banco degli accusati perch stava in una gabbia di vetro infrangibile come un uccellodiavolo, con una sedie a e un tavolino su cui teneva i suoi quaderni di appunti. Dopo pochi giorni la gabbia dello sterminatore, delluccello-diavolo appariva come un lindo, ordinato ufficio, simile a quello che aveva occupato a Berlino allRsha 4, centrale della sicurezza del Reich: la cuffia per ascoltare giudici e testimoni, i tre microfoni per parlare, i blocchetti di carta per gli appunti, le matite nere rosse e blu, sempre appuntite, le cartelle distinte per argomenti, e appena il presidente, il pubblico accusatore, un testimone, facevano un nome, una data, un numero le sue dita magre correvano sicure a una delle cartelle scritte in nero, catalogate in rosso, numerate in blu. I servizi segreti di Israele lo avevano catturato in un sobborgo di Buenos Aires, portato in aereo a Gerusalemme per essere processato nella sala della Beit Haan circondata da fortini e filo spinato. Era un signore di mezza et con radi capelli di un biondo sbiadito, viso magro, occhiali a lenti spesse. Indossava un abito grigio ferro con cravatta dello stesso colore acquistati dai carcerieri che lo davano gi per morto e non si preoccupavano pi di tanto della fattura. Neppure lui sembrava attento alla forma, sapevamo che si sbarbava con un rasoio elettrico, che si rifaceva il lettino e faceva ordine prima di arrivare nel tribunale. Era evidente che ne derivava un profondo disagio che il processo al mostro, alluomo del male assoluto era impossibile; che processare lui solo per una follia collettiva, per una degenerazione della cultura romantica, per una fuga dalla ragione di milioni uomini, per una oscura intuizione di future guerre razziali era come chiedere a tiranni ben pi famosi di lui a un Napoleone o a un Attila di rispondere delle guerre europee dopo la rivoluzione franceteggeva con ogni cura laccusato, si se o delle invasioni mongoliche. assicurava la giusta procedura, si siE luomo in gabbia, lo si vedeva, mulava il confronto delle parti annon era pi il burocrate dellOloche se tutti sapevano che era gi causto, impietoso e inflessibile esemorto gi penzolante dalla forca secutore di ordini dissennati, ma uno greta nella tunica rossa dei condanstraccio di uomo che si aggrappava nati alla pena capitale. Come accaalla speranza di aver salva la vita e dr probabilmente a Saddam Husscattava sugli attenti sein e come accaduto ai quando gli parlava il preprocessati di Norimbersidente. Ma il processo si ORGANIZZ ga: limpossibilit di doveva fare per altri mospiegare le follie umane tivi che sorvolavano il LA STRAGE DI di spezzare le complicit mostro, per interessi inche uniscono gli accusaterni ed esterni di Israe- SEI MILIONI ti agli accusatori, la morle, per rinserrare la com- DI EBREI te del condannato come pattezza degli ebrei unica via di uscita. Si giunti da diversi paesi compie il rito espiatorio anche da quelli dove non cera stata e si volta pagina. Lunica e insostila persecuzione, per fargli capire tuibile funzione di questi processi che lOlocausto era la loro storia codi tipo storico: risvegliano le memomune e farglielo capire ogni giorno rie prima che si confondano definicon le voci del processo che arrivativamente, convocano i testimoni vano per radio in ogni casa, in ogni prima che muoiano, si compilano i negozio, in ogni ufficio. Ma anche documenti prima che gli opportuper usarlo nella politica estera per nismi dei sopravvissuti li manipolirinnovare il rimorso dellEuropa, no. Un punto fermo del processo per ottenere aiuti dagli Stati Uniti e era che il genocidio cera stato, che dalla Germania. non era una invenzione. Su questo Era un processo carico di tutto il imputato, giudici, testimoni, pubsangue e la violenza del mondo ma blico erano daccordo e non stata anche artificioso e per molti aspetti cosa da poco, ha impedito al falso assurdo, un processo in cui leggi, revisionismo di diventare una cosa procedure, liturgie venivano calati credibile. La minuziosa, a volte in una materia magmatica: si promartellante abbondanza e preci-

Sul banco degli accusati finir il Ras iracheno Ecco quali azioni la Corte dovr giudicare
lirrazionalit di una storia che risaliva al Creatore e che non era possibile processare in Eichmann strumento di Dio, anche lOnnipotente. E questa sar anche la ambiguit del processo a Saddam Hussein, a cominciare dalla formazione della Corte perch o si sceglier un processo sommario, in pratica una esecuzione che tagli tutti i nodi irrisolti, o bisogner entrare nel bosco di spine che stata la vicenda di Saddam Hussein, raccontare (senza giudicare) che non molti anni fa il vice presidente degli Stati Uniti, Dick Cheney, lo corteggiava per i buoni affari della petrolifera Hallyburton e che il Bush padre lo aveva salvato nella prima guerra del Golfo per gli interessi americani. Un grosso rischio questo processo al Saddam vinto e catturato il rischio che, una parola tirando laltra, si finisca per affrontare la pagina ostica dei rapporti amorosi fra la Cia, il Pentagono e il dittatore ma anche con i mujahiddin di Osama Bin Laden poi diventati i demoniaci talebani. Insomma un ginepraio in cui lintero gruppo di potere americano dovrebbe render conto di averlo fabbricato lui questo inestricabile nodo di stampo colonialistico, senza neppure la sapienza e lo stile che ci mettevano gli inglesi della regina Vittoria. Di chi sar la gestione del processo? Chi avr il compito di contenerlo agli ultimi anni? Gli iracheni si dice, ma quali iracheni? Gli oppositori di Saddam per ragioni religiose, o quelli legati mani e piedi ai grandi interessi occidentali? Al confronto il processo Eichmann stato un processo facile prevedibile. Gli venivano fatte domande di cui tutti conoscevano le risposte a cui dava delle conferme precise, dettagliate perch tutti erano daccordo che il genocidio cera stato e che Adolf Eichmann era stato il capostazione della morte. Cerano vero anche le complicit dei vincitori nellavere permesso la nascita e la crescita del nazismo, ma limmane sacrificio degli ebrei li autorizzava a porsi come giudici del male assoluto, come lo chiama Gianfranco Fini. E nessuno, salvo alcuni storici revisionisti avrebbe tentato la difesa del boia tecnologico che assumeva tutte le colpe sione delle testimonianze ha canpenzolando da una forca segreta nella tunica rossa dei condannati a cellato ogni dubbio, bloccato ogni morte. Un processo corto a Saddam speculazione: quella faccenda mostruosa era davvero avvenuta. In con accuse limitate o lunghissimo come stato quello di Eichmann in una sola cosa Eichmann non era cui le contraddizioni di fondo si daccordo con gli altri: lui non si riteneva colpevole, lui si appellava scioglievano scomparivano nel mare delle carte e delle testimonianze? con ferma convinzione alla categoSe si sceglier il processo ria tedesca, non solo dei monstre si finir come a nazisti, della obbedienGerusalemme in un proza agli ordini. Un giorno I DITTATORI cesso spettacolo e lettedisse: Sono stato educato fin dai pi teneri an- E IL RAPPORT rario a cui arriveranno da ogni parte del mondo ni a una obbedienza cadaverica Cadaveri- CON I VERTICI scrittori, giornalisti, turisti. A Gerusalemme caca?, fece il presidente AMERICANI pit anche Alberto Sordi Cosa vuol dire?. Una che stava girando a Neespressione tedesca, rigev un film con David Niven, I due spose lui, per dire fino alla morte. nemici. Veniva a pranzare con noi A quel tempo se mi avessero detto alla Gondola, un ristorante gestito che mio padre era un traditore e che da una signora di Treviso che faceva dovevo ucciderlo, lo avrei fatto senuna cucina veneta ma con profumi za esitare. Potrei considerarmi cole aromi mediorientali, quellodore pevole se tutti coloro che agirono agrodolce di Israele di eucaliptus e come me e con me non vivessero in di benzina. Ascoltava le nostre dilibert. E a dargli ragione erano scussioni sul processo ma da romaproprio i pi accaniti accusatori, i no che non cerca guai si limitava a testimoni, i sopravvissuti che chiequalche ammazzate che poteva devano giustizia contro di lui e voler dire tutto o niente. Oppure se contro gli ottanta milioni di tedela cavava con il suo mestiere, faceva schi. I giudici e gli avvocati erano una imitazione perfetta di Eichpersone oneste, colte, ma lambimann e diceva: Lo vedi il tremolio guit del processo li seguiva come la del sopracciglio? Ma se lo facessi in loro ombra, si capiva da certi loro un film direbbero che carico. interventi che dominavano a fatica

VINTI
GIORGIO BOCCA MASSIMO CACCIARI

Che cosa significa processare un tiranno

IL SENSO originario di vincere quello del combattere. Vinto perci colui che ha perduto combattendo, dopo aver affrontato il vincitore faccia a faccia. Una forma di pietas per questo vinto presente lungo tutta la tradizione classica, da Omero a Virgilio. E di profondo timore per i suoi di. In tutti i modi si cerca di evocarli a s, di farseli alleati. La progressiva scomparsa della stessa idea di un iustus hostis domina invece la Modernit. Il vinto assume sempre pi laspetto del nemico dellumanit. Il vinto diviene un brutum bestiale: cos deve essere dipinto e come tale deve essere trattato. N basta che egli sia vinto egli va con-vinto. Dovr confessare il proprio errore, pentirsi, convertirsi alla fede del vincitore, qualunque sia la sua sorte. Altrimenti non pu esservi vera vittoria. Non si d vittoria che nellassoluta conversione del vinto, nel disporre assolutamente non della sua semplice vita, ma della sua testa. Cos il vincitore dimentica lessenziale e rischia di condannare s stesso. Riducendo il volto del vinto a brutum bestiale non pu pi intenderne il monito: guai ai vincitori, vae victoribus. Guai a voi che sarete chiamati a fondare nuovi ordini e nuovi diritti. Immane il vostro compito.

VINTI.

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DIARIO

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LE TAPPE PRINCIPALI

NORIMBERGA 1945 Il processo inizia nel novembre e dura dieci mesi. Il tribunale composto da giudici delle potenze vincitrici: Usa, Gran Bretagna, Francia, Urss. Tra i condannati a morte anche Hermann Gring

KARL ADOLF EICHMANN 1960-62 Viene catturato dai servizi segreti israeliani nel 1960 in Argentina. A Gerusalemme risponde di crimini contro lumanit, contro il popolo ebraico e crimini di guerra. Sar impiccato nel 1962

IDI AMIN DADA 1979 Dopo un decennio di sanguinaria dittatura nel 1979 Idi Amin lascia lUganda. Il dittatore trova asilo in Libia, poi in Iraq, e infine in Arabia Saudita riuscendo a sottrarsi al processo

QUALI REAZIONI AVERE DAVANTI A UN MASSACRATORE CHE FINISCE SCONFITTO

QUANDO I SATRAPI CADONO DAL TRONO


ADRIANO SOFRI

I LIBRI
SERGIO BERTELLI PIETRO CLEMENTE Tracce dei vinti, Ponte alle grazie 1994 GIAMPAOLO PANSA Il sangue dei vinti, Sperling & Kupfer 2003 ERNST JNGER Nelle tempeste dacciaio, Guanda 1990 MARCELLO FLORES Let del sospetto, Il Mulino 1995 ALEXANDER DEMANDT Processare il nemico, Einaudi 1996 GUNTER GRASS E una lunga storia, Einaudi 2002 THOMAS BERNHARD Il soccombent e Adelphi 1985 SALVATORE SATTA Il mistero del processo, Adelphi 1994 VITTORIO SERENI Gli strumenti umani, Einaudi 1975 HANNAH ARENDT La banalit del male. Eichmann a Gerusalemm e (1963), Feltrinelli 1996 PRIMO LEVI I sommersi e i salvati, Einaudi 1986 YAACOV LOZOWICK I burocrati di Hitler, Leg (in uscita)

(segue dalla prima pagina) tavo per cedere a una compassione per quella faccia da Moustaki inselvatichito e inebetito, quando ne sono stato salvato da una cascata di ricordi. Dei fotogrammi in cui quel grossista dei gas brandiva una scimitarra in una mano e un fucile nellaltra, e si proclamava redivivo Nabucodonosor e spada dellIslam; e dei certificati di pagamento consegnati solennemente ai famigliari di ragazze e ragazzi mandati a uccidere e uccidersi in Israele; cose cos. E alle armi cui non ha messo mano nel suo buco, e alla valigia coi dollari, caricatura oscena del materasso favoloso dei barboni, e alla frase che avrebbe detto al primo americano arrivato: Sono il presidente Saddam Hussein e voglio trattare. Va a farti fottere, nuovo Saladino, gasista di bambini. A farti fottere: ma secondo le regole. Lonore, e tanto meno il martirio, che si guardato dal darsi da s, non glieli restituiscano n una giustizia popolare n lindegnit della pena capitale. Si aspetti il suo processo regolare, con giudici iracheni affiancati pubblicamente (non dietro le quinte) da colleghi o osservatori internazionali, e si prenda la sua galera ordinaria, che lo conservi nella statura che la sua, sordida, vile, attaccata alla morte di vecchiaia. In un posto pi largo del buco di Tikrit, con una miglior presa daria, e un barbiere dordinanza. Non bisognava aspettare di tirarlo fuori da quel tombino, il vecchio tiranno, per accorgersi della sua misura infima. L dentro, invece, era sul punto di farci compassione, e sarebbe un buon segno sullanima nostra, perch amiamo i barboni strappati al sonno dentro il loro cartone, ma quello era solo un impostore, non facile diventare un barbone, non facile come farsi padrone e sterminatore di popoli e di parenti. Il guaio invece che noi conserviamo una soggezione arcaica per la grandezza, senza aggettivi, e non ne usciamo ancora. Pi madornale, pi criminale, tanto pi la grandezza ci abbacina. I palazzi di Saddam: grandiosi. Le cifre dei suoi ammazzati: colossali. La spietatezza dei suoi crimini: titanica. Sono soprattutto i grandi delinquenti che fanno pensare alla storia come allopera di grandi uomini. Non Socrate, non Ges, non Buddha. Piuttosto Gengis Khan e Hitler, Napoleone e Stalin: non a caso si vollero luno discepolo dellaltro. Un morto una tragedia, un milione una statistica: pensierino di Stalin, il grande statistico. La grandezza ha col male un legame assai pi intimo che col bene. Il bene piccolo, si tiene ai bordi. La grandezza prende il centro della scena, il mucchio innumerabile di morti, la piramide di schiene schiacciate dagli stivali del grande capo. La piccolezza il tesoro del Vangelo. Prendiamolo sul serio. Teniamoci Guerra e pace. Lasciamo perdere Carlyle, e anche il Manzoni del 5 maggio, quel securo, pi vasta orma, un vero momento di debolezza. E vergognamoci della montagna retorica sul primato delle masse e il ruolo abnegato delle personalit nella sto-

La grandezza ha col male un legame assai pi intimo che col bene. Il bene piccolo, si tiene ai bordi. La grandezza al centro della scena con il mucchio innumerabile di morti

TRAGEDIE

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ria, servita solo a innalzare nuovi despoti asiatici sulle schiene dei proletari e di tutti. (Leggete, appena tradotto da Einaudi, Koba il terribile, di Martin Amis. Un libro su Stalin, su noi, sullanticomunismo mancato. Dice cose che credevamo di sapere, in un modo tale che ammettiamo di non averle davvero sapute). Saddam Hussein: un farabutto da molti milioni di vittime, da molti miliardi di dollari, dunque da quattro soldi. I leader delle democrazie non sono di necessit persone perbene: ma hanno comunque una data di scadenza. Saddam Hussein durato cos a lungo da ubriacarsene, cos da non accorgersi pi della sua ora suonata. Ancora un po, e ce lavrebbe fatta a crepare di vecchiaia, nel suo letto, dopo aver stipendiato torturato e li-

quidato qualche generazione di gerontologi, come Stalin (il suo maestro), come Mao. Perch laltra lezione delle cose che i tiranni muoiono spesso nel loro letto, di vecchiaia: altro che finire secondo giustizia. Hitler si ammazz dentro un bunker dalle pareti spesse cinque metri, una cella per pazzi non cos diversa dalla fossa singola di Saddam, il gran geniere delle fosse comuni. Stalin si spense oscenamente nel suo letto, col cervello bruciato e le arterie scoppiate. Il pi grande di tutti: al suo funerale morirono a centinaia, schiacciati o soffocati nella calca. Pinochet ha avuto qualche fastidio giudiziario e clinico, nel pieno dei novantanni. Fidel vive di vecchiaia, e nessun attentato ennesimo lo salver: morir di vecchiaia. Kim Il Sung non

neanche morto, era immortale: si incielato, in un poetico volo di gru. In fondo, anche lintera Urss morta di vecchiaia: e si assicurata finora un trapasso senza processi, e con lex-kgb al governo. Un Sudafrica alla rovescia. Nessuna colpa, nessuna riconciliazione: anzi, le citazioni di Stalin che suonano onorate in bocca a Putin. Tra il 1945 e il 1966 (scrive Solgenitsyn, citato da Amis) vennero condannati nella Germania federale ottantaseimila criminali nazisti, in Russia, nello stesso periodo, dieci criminali stalinisti... Prendete il tiranno pi tronfio e onnipotente, dichiaratelo in arresto, e sar il pi deludente e increscioso dei poveracci. La distanza la chiave del suo terrore. Un bambino non avvisato che tenga gli occhi alti, e non sar nessuno. Limpazienza per la soggezione ai grandi uomini ai grandi criminali serve a motivare una volta di pi il disprezzo per la pena di morte. La pena di morte inflitta ai disgraziati come, nellordine, in Cina, in Iran, negli Stati Uniti una florida prosecuzione della barbarie nella civilt, della vendetta nella giustizia. La pena di morte nelle vicende degli Stati e dei popoli esclusa, si ricordi, dallo statuto del Tribunale penale internazionale ha una sua speciale imbecillit. Perch immagina di adeguare lestremit della pena alla grandezza criminale del vinto. Ma il vinto non grande. Non lha meritata, la pena capitale, nel senso pi vero: non ne stato allaltezza. Oltretutto, se lavesse meritata se la sarebbe comminata con le sue mani. E gli esecutori, i giudici e i carnefici eventuali della pena di morte, e il popolo nel cui nome la si decreti, meritano forse di diventare meschi-

LA CADUTA
Lidolo rovesciato. Nellincisione un tema caratteristico della rivoluzione francese. A sinistra, il processo di Norimberga ai gerarchi nazisti

ni vendicatori di una tragedia senza fondo macellando un ometto degradato? Nessuna vittima cos piccina da contentarsi davvero della vendetta compiuta. Per questo le vendette non possono finire. La verit che nessuno degno della pena di morte, n i condannatori n i condannati, n i grandi n i piccoli della terra. E se Bush premesse per la pena capitale, darebbe unaltra spinta alla deriva dei continenti fra America e Europa. C allAia un altro grande manigoldo, ridiventato piccino e irrisorio quando stava sitting in the room and drinking coffee mentre la folla di Belgrado circondava il palazzo e lo spazzava via senza colpo ferire. Landamento del processo a Milosevic infastidisce un po di osservatori. E un

THOMAS MANN

I CRIMINI POLITICI E LE RESPONSABILIT STORICHE

Non avrei pi potuto vivere, se la Germania fosse stata davvero sconfitta, umiliata dallOccidente, fino a perdere la fede in se stessa
Considerazioni di un impolitico (1918)

LANSIA DELLOCCIDENTE DI PUNIRE IL GRANDE DITTATORE


LUIGI BONANATE
anto sconfitto che tutti pensano gi alla miglior forma di condanna. Passando naturalmente attraverso un giusto processo, sullorganizzazione del quale abbiamo gi sentito mille proposte, e altrettante sentenze: le stesse modalit tecnico-giuridiche infatti saranno tali da prefigurare gi lesito del dibattimento stesso. Qualcuno dubit forse quale sarebbe stata la sentenza del processo di Norimberga? A sua volta, invece, il processo di Gerusalemme ad Eichmann fin per sollevare non poche polemiche nonch grandi dibattiti, non tanto sul destino di quello squallido figuro (diciamocelo chiaro: che venisse condannato a morte non emozionava nessuno), ma sul fatto che uno Stato se la prendesse con un uomo, che il rappresentante delle vittime si accingesse a cogliere una vendetta, che a un uomo solo possano essere accollate responsa-

CARL SCHMITT

Un detto che ho udito spesso nella mia giovinezza mi risuona ancora oggi nellorecchio: La storia scritta dal vincitore
Ex captivitate salus (1950)

bilit storiche tanto grandi. Vittorie e sconfitte politiche possono essere registrate da un tribunale vero e proprio, o soltanto quello della storia sapr dirci la verit? Saddam ha certamente grandi responsabilit storiche e politiche: verso la sua popolazione, innanzi tutto, verso i vicini, come lIran o la popolazione kurda e poi, su su, forse verso tutti noi a cui ha tolto la pace e causato tante preoccupazioni: terrorismo, crisi petrolifera, complotto anti-occidentale, armi di distruzione di massa, eccetera eccetera. Saddam riuscito a mettersi contro tutto il mondo forse neppure bin Laden lo apprezza moltissimo. Tanto sconfitto, tanto vinto che la copertura massmediatica della quale oggi egli gode, con quella sua aria da barbone grato che finalmente gli daremo una minestra calda, e potr farsi un bel bagno, finisce a sua volta per ap-

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MANUEL NORIEGA 1989 Nel 1989 forze armate Usa invadono Panama allo scopo di assicurare Noriega alla giustizia, portarlo negli Usa e processarlo. Il dittatore panamense condannato a quarantanni di reclusione

RUANDA 1998 Nel 1998 il Tribunale sul Ruanda ha emesso il primo verdetto di una corte internazionale per genocidio contro 4 ex ministri accusati di aver diretto nel 94 le stragi che causarono un milione di morti

SLOBODAN MILOSEVIC 1999-2001 Viene incriminato dalla Corte di Giustizia internazionale nel maggio 1999 e nel marzo 2001 arrestato. il primo capo di Stato a finire sotto processo. Laccusa pi pesante genocidio

DALLA MORTE DI ALESSANDRO MAGNO ALLA CATTURA DEL RAS

DELITTO E CASTIGO NELLA BUCA DI TIKRIT


PIETRO CITATI
(segue dalla prima pagina) ppure gli uomini, sebbene sembri difficile attribuire agli uomini questi gattini ciechi , diceva Stalin la capacit di individuare mete e fini. Oppure non ci sia niente: n di n uomini; ma solo una quantit infinita e assurda di casi, che per qualche ragione incomprensibile si dispongono come i capitoli di un romanzo. Quale sia la spiegazione, la Storia rivela una fantasia grandiosa, clamorosa e spettacolare. Solo un uomo ha posseduto questa fantasia: Shakespeare; e ha rappresentato meravigliosamente personaggi e fatti storici, avvenuti in un tempo e in un luogo. Sebbene la Storia racconti moltissime commedie, e ami tipi diversissimi di scenografie e di metamorfosi, predilige fra tutte una vicenda: la Morte o la Caduta dei Potenti. Le nostre vicende comuni le interessano poco: ma appena un potente declina e cade, nel silenzio o nel frastuono, la Storia mette in scena uno dei suoi grandi spettacoli, che noi uomini, salvo Shakespeare, non sapremmo mai immaginare. Il racconto pi straordinario narrato dalla Storia la morte di Alessandro Magno: appunto perch Alessandro non era un semplice potente terreno, ma un personaggio mitico che imitava gli di, i semidei e gli eroi. Alla fine del maggio del 323, si ammal, dopo essere stato perseguitato dai segni. A Babilonia, non lontano da Baghdad, la nave lo trasportava da una riva allaltra dellEufrate: ora nel Paradiso di Nabucodonosor, ora nella reggia del re. Si faceva condurre sino al tempio: l sacrificava agli di, sebbene ogni giorno si alzasse con pi pena dalla barella. Il 7 giugno non aveva pi voce. Quando i generali entrarono nelle sue stanze, li riconobbe, ma non pot rivolgere una parola a nessuno di loro. Quando i soldati vollero rivederlo, le porte del palazzo furono spalancate; e tutti i soldati sfilarono in silenzio davanti al suo letto. Egli li salut in

DESTINI

Sebbene la Storia racconti moltissime commedie, predilige fra tutte una vicenda: la morte o la caduta dei potenti
silenzio, uno per uno, muovendo il capo a fatica e facendo un cenno cogli occhi, come se cercasse di accogliere per lultima volta nella memoria quei volti che stavano per abbandonarlo. La sera del 10 giugno mor. Il palazzo risuon di lamenti e di singhiozzi: i paggi, incapaci di contenere il dolore, vagavano piangendo per le strade di Babilonia. Poi, tutto tacque: il silenzio pi cupo e immobile regn sopra la reggia e la citt, come sopra una vasta solitudine deserta. Quando giunse la notte, un terrore misterioso si diffuse dovunque. Nessuno tra i potenti che lo imitarono conobbe quella grandezza: i riti, la sfilata dei soldati, il cenno del capo, il silenzio della citt, il terrore della notte. Forse solo la morte di Stalin fu sfiorata, nei tempi moderni, da un soffio di grandezza immensamente pi sinistra. Durante la vita, aveva fatto uccidere nemici, amici, confidenti, seguaci, generali, scrittori, inviando decine di milioni di uomini nelle tundre e nei ghiacci della Siberia, dove ogni inverno il pino nano si piegava al suolo sotto la violenza del vento rialzandosi allimprovviso dal suolo ai primissimi sentori della primavera. Stalin riusc a compiere una specie di miracolo: sebbene fosse il pi grande Massacratore della storia, era amato, come un padre mite, persino dai figli e dai parenti di molte tra le sue vittime. Lasciava cadere sui milioni di sudditi che si agitavano ai suoi piedi, sui sudditi che aveva ucciso, e su quelli che avrebbero continuato a adorarlo, un sorriso stranamente amoroso. Nessun sorriso umano fu, forse,

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processo, dunque non gli mancano le pedanterie oltraggiose per la memoria dei superstiti di Vukovar e Srebrenica e Sarajevo e del Kosovo, n le udienze in cui la spocchia di Slobo ha la meglio su testimoni impacciati o mortificati, n i pasticci che i conflitti di competenza e le garanzie legali suscitano tramutando un imputato di genocidio nel candidato di unelezione jugoslava, eccetera. Ma proprio per questo la giustizia. Incombenza piccola, a volte mediocre, a volte meschina: lontana dal trono da satrapo sanguinario quanto dal patibolo della piazza o dalla livida liquidazione dei coniugi Ceausescu. A quella laica, lenta, noiosa e puntigliosa giustizia manca altro: mancano, scandalo insopportabile, Radovan Karadzic e Ratko

Mladic, omert mafiosa dei loro e inerzia vile dei nostri. Lo si faccia, il processo alla banalit del male di Saddam, in arabo e con le traduzioni simultanee, cento volte pi numerose che a Norimberga e a Tokyo, si sopportino cavilli e rinvii e rogatorie e accusatori stentorei e difensori tromboni, e si arrivi alla condanna fondata sulle prove, e lo si metta al suo posto. N al boia, n alla folla che lo invoca Datelo a noi!: si accontentino dei linciaggi figurati, ebbe statue abbastanza da far recitare mille piazze Loreto in effigie n a una gabbia da bestia offerta alla vista per leducazione degli scolari. Stia in una cella, abbia la sua ora daria, non usurpi pi la grandezza. Se gli basteranno gli anni, forse riuscir a invidiare un barbone vero.

CATTURATO
Saddam Hussein poco dopo la cattura da parte degli americani, immagine esemplare del dittatore vinto

HANNAH ARENDT
La bandiera americana su una statua di Saddam Hussein. In ogni guerra la vittoria ha bisogno anche di immagini simboliche

Un processo assomiglia a un dramma in quanto che dal principio alla fine si occupa del protagonista, non della vittima
La banalit del male (1963)

parir stonata, un altro eccesso occidentalizzante, che spettacolarizza anche le tragedie: chiaro che non tanto quella personale del dittatore che ci preoccupa (del resto Ceausescu e sua moglie sono stati giustiziati in quattro e quattrotto senza che nessuna cultura giuridica occidentale protestasse), ma piuttosto questa nostra ansia di punire, di mostrare al mondo come vanno a finire i cattivi Il vinto Saddam simbolizza piuttosto una tragedia politica, della quale siamo pi che spettatori attoniti, perch la politica riguarda

tutti e facendola o non facendola comunque determiniamo la vittoria di questa o di quellaltra parte. Tanto per fare un esempio? Non sarebbe stato meglio se fossimo riusciti a convincere Saddam ad aprirsi a qualsiasi tipo di controllo? Ma non sarebbe forse stato meglio anche se gli Stati Uniti e i volenterosi avessero potuto evitare di ricorrere alle armi? Perch, insomma, vittorie e sconfitte, vincitori e vinti continuano ad animare soltanto campi di battaglia (che ormai sono prevalentemente citt, e dunque i colpi di arma da fuoco possono colpire indiscriminatamente) e non si muovono soltanto nellarena politica? Ogni guerra una sconfitta della politica. Se guardiamo alle macerie irachene, ci difficile consolarci dicendoci che tanto il colpevole sar punito. Guardare in faccia un vinto, insomma, non ci ricorda che almeno un po lo siamo stati tutti?

ELIAS CANETTI

Il fallimento di Gring, dopo tanti discorsi vuoti, viene in ultima analisi addebitato alla massa dei Tedeschi, giacch non sono pi in condizioni di vincere
Potere e sopravvivenza (1972)

cos dolce, come quel sorriso nutrito di sangue. Cos, il giorno dei suoi funerali, folle di russi si accalcarono dietro la sua bara: volevano toccare quel corpo sacro; e si calpestarono e schiacciarono a migliaia, per sfiorare lombra di chi li aveva uccisi. In questi giorni, caduto Saddam Hussein. Sappiamo, o crediamo di sapere, tutto sulla sua caduta. Negli anni di potere, aveva ripetuto nel modo pi grottesco i gesti di Tamerlano, facendo costruire in tutte le citt dellIraq centinaia di palazzi presidenziali, cattive imitazioni hollywoodiane dei palazzi dei Califfi delle Mille e una notte, con marmi, ori, tarsie colorate, colonne assire e iraniche, giardini, bagni decorati doro e di lapislazzuli. Pochi giorni fa, stato ritrovato vicino a una casupola: sporca come un pollaio con una branda di ferro, una stufa, un frigorifero, un divano sfondato, un paio di scarpe nuove, uno specchio; una bombola a gas, bucce di mele e di pere, due tavolette di cioccolato, rifiuti, galline che razzolavano. Era nascosto in una fossa lunga e larga come il corpo di un uomo. Nemmeno un ricordo degli splendori di una volta: solo qualche palma e qualche melograno richiamavano la bellezza del mondo. Nella casupola, Saddam conservava una raccolta di poesie arabe, di cui non sappiamo niente; e un libro sullinterpretazione dei sogni (certo non quello di Freud), che doveva servirgli a interpretare gli incubi che lo ossessionavano. Soprattutto, conservava una traduzione araba di Delitto e castigo di Dostoevskij. Nei suoi ultimi mesi di libert, Saddam ha dunque letto la storia di Raskolnikov, forse per la prima volta. Chiss che impressione gli ha fatto. Se ha compreso la mente vuota di Raskolnikov: la sua condizione di Straniero: il suo odio verso gli uomini, tutti egualmente disgustosi: il suo ghigno: il suo sogno di gloria napoleonica; e se ha capito che il suo desiderio di uccidere la vecchia usuraia era lo stesso desiderio di assassinio, che lo portava a sterminare milioni di nemici e di sudditi. Sarebbe bello sapere se Saddam ha compreso anche la piet infinita, illimitata, senza amore, che Raskolnikov provava per gli uomini e gli animali, ma non gli impediva di trucidare con le proprie mani una povera creatura mansueta come Lizaveta, la sorella dellusuraia. A Bagdad, dopo aver visto Saddam sporco e con la barba lunga, un vecchio sciita ha ricordato un proverbio arabo: Bisogna rispettare i potenti che cadono in disgrazia. Ho sempre ammirato lantica saggezza araba. Ma, forse, bisogna rispettare i potenti che cadono in disgrazia (cos completa la saggezza cristiana), perch ognuno di loro limmagine di ciascuno di noi: sempre sullorlo dellabisso, sempre a un passo dal fallimento e dal disastro definitivi.

I FILM
VINCITORI E VINTI Un giudice americano a Norimberga, tra gli accusati un grande giurista ex ministro della Giustizia. Con Spencer Tracy, Burt Lancaster. Regia di Stanley Kramer, del 1961 A TORTO O A RAGIONE Un maggiore americano mette sotto accusa il grande direttore dorchestra Wilhelm Furtwngler, compromesso con il nazismo. Con Harvey Keitel, regia di Istvn Szab, del 2001 GIURAMENTO DI SANGUE Processo a militari giapponesi che hanno massacrato prigionieri australiani, con Russell Crowe, regia di Stephen Wallace, 1990 REGOLE DONORE Un colonnello dei marines processato per aver sparato sulla folla nello Yemen. Con Samuel Jackson e Tommy Lee Jones, regia di William Friedkin, del 2000 MUSIC BOX Usa, una donna avvocato difende il padre, accusato di essere un ex nazista. Con Jessica Lange, regia di CostaGavras, del 1989

Fondatore Eugenio Scalfari

Direttore Ezio Mauro

9 770390 107009

ALVOHXEBbahaajA CRDFDGDQDE
31220

Anno 28 - Numero 298

1,20 in Italia (con CD PAPA GIOVANNI PAOLO II - MOZART 8,10) sabato 20 dicembre 2003
PREZZI DI VENDITA ALLESTERO: Austria 1,85; Belgio 1,85; Canada $ 1; Danimarca Kr. 15; Finlandia 2,00; Francia 1,85; Germania 1,85; Grecia 1,60; Irlanda 2,00; Lussemburgo 1,85; Malta Cents 50; Monaco P. 1,85; Norvegia Kr. 16; Olanda 1,85; Portogallo 1,20 (Isole 1,40); Regno Unito Lst. 1,30; Rep. Ceca Kc 56; Slovenia Sit. 280; Spagna 1,20 (Canarie 1,40); Svezia Kr. 15; Svizzera Fr. 2,80; Svizzera Tic. Fr. 2,5 (con il Venerd Fr. 2,80); Ungheria Ft. 300; U.S.A $ 1. Concessionaria di pubblicit: A. MANZONI & C. Milano - via Nervesa 21, tel. 02/574941

SEDE: 00185 ROMA, Piazza Indipendenza 11/b, tel. 06/49821, Fax 06/49822923. Spedizione abbonamento postale, articolo 2, comma 20/b, legge 662/96 - Roma.

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Il titolo ha perso il 66 per cento, gi anche le banche. Indaga la procura di Milano, si va verso lamministrazione controllata

CON REPUBBLICA

Il collasso della Parmalat


Scoperto un buco da 4 miliardi. Tremonti accusa Bankitalia
IL RETROSCENA

Mercoled in regalo Notre-Dame de Paris

LA CATENA DELLE COLPE


FEDERICO RAMPINI
L CROLLO del 66% della Parmalat in Borsa, che ha distrutto 1,5 miliardi di euro di ricchezza e ha trascinato con s i titoli di molte banche creditrici, apre una crisi drammatica: per il capitalismo italiano, per la fiducia dei risparmiatori, per la credibilit internazionale del paese. The Economist lha gi definita la Enron europea. Ci sono molte analogie tra questo crac e quello della societ energetica texana, che fece bancarotta due anni fa inaugurando una lunga serie di scandali finanziari negli Stati Uniti. Le dimensioni, in proporzione, sono analoghe: la Parmalat fondata da Calisto Tanzi una delle dieci maggiori aziende italiane, e un marchio noto nel mondo. Il buco di 4 miliardi rivelato ieri dalla Bank of America pu nascondere altre sorprese vista lopacit dei conti Parmalat, ramificati e occultati secondo lo stile Enron, in societ offshore alle isole Cayman. una vera crisi sistemica, come quella americana, perch chiama in causa non solo i costumi del capitalismo nostrano ma anche un intero apparato di regole, controlli, istituzioni e autorit di vigilanza. Dipendenti e risparmiatori sono le vittime pi indifese, ma anche gli stranieri si ritrovano in mano tanti pezzi di carta straccia: gli investitori americani hanno titoli Parmalat per 2,5 miliardi. Il caso Cirio, un altro scandalo recente che avrebbe dovuto suonare lallarme, pur nella sua gravit non aveva la proiezione mondiale di questultima crisi. La nostra Enron chiama in causa diversi livelli di responsabilit e di colpe. Prima di tutto a livello aziendale: i conti della Parmalat sono stati falsificati dallazienda con una ragnatela di complicit interne ed esterne, fino a coinvolgere uomini delle banche che si prestavano a far sembrare ricca e liquida una societ che non lo era. Limpresa limentare continuava a emettere una quantit anomala di bond (obbligazioni), spesso riacquistandole attraverso societ fantasma alle isole Cayman. SEGUE A PAGINA 17

Parte lassalto finale ai poteri del Governatore


MASSIMO GIANNINI
ALAZZO Koch come il Palazzo dInverno. Lassalto finale per la conquista della Banca dItalia partito. Cesare Geronzi, presidente di Capitalia indagato per il crac Cirio, era stato facile profeta: Mi sento un passero, ma il tiro vero sar al piccione... . La caccia grossa cominciata: lo scandalo Parmalat deve sancire la disfatta definitiva per la preda pi ambita, il governatore Antonio Fazio. Questultima Enron italiana, che il ministro del Tesoro non si stanca mai di evocare, loccasione che il governo Berlusconi pronto a cogliere per espugnare allIstituto di Via Nazionale lultimo vero potere che gli era rimasto, dopo il trasferimento della sovranit monetaria europea alla Bce: la Vigilanza sul sistema creditizio, e quindi sugli assetti azionari tra banca e industria. Al Consiglio dei ministri gi convocato per marted prossimo Giulio Tremonti potrebbe portare il progetto di legge per la creazione di una nuova Authority per il risparmio. A questo nuovo organismo la Banca dItalia e la Consob dovrebbero trasferire le rispettive competenze sui controlli del mercato azionario e societario. SEGUE A PAGINA 4

FEDRIZZI, GALBIATI, PONS e TITO ALLE PAGINE 2, 3, 4 e 5

Victor Hugo lautore del primo romanzo della nuova collezione dell800 Traduzioni inedite in una raffinata edizione con cofanetto

Rispetto al mese scorso laumento pari a zero. Non accadeva da due anni

Linflazione si ferma, dicembre al 2,4%


ELENA POLIDORI A PAGINA 29

Un negoziato segreto durato nove mesi. Tripoli ammette: stavamo lavorando alla bomba atomica

IL RACCONTO

Gheddafirinunciaallearmiproibite
Bush e Blair: la Libia torna nella comunit internazionale
Il governo interviene nella vertenza Alitalia Vanno bloccati i tagli al personale

Lettera dal ministero del Natale


STEFANO BENNI

Trasporto pubblico trattativa a oltranza Sciopero selvaggio paralizza Genova


CILLIS, GRISERI e ZUNINO ALLE PAGINE 6, 7 e 9

WASHINGTON La Libia si impegnata formalmente a dare chiarimenti sulle armi di distruzione di massa in suo possesso, a distruggerle e a consentire le ispezioni internazionali. Lo ha annunciato ieri sera il presidente Usa, George W. Bush. Poco dopo la notizia stata rilanciata anche da Tony Blair. Laccordo con Gheddafi ha aggiunto Bush parlando alla Casa Bianca frutto di una diplomazia silenziosa, ma anche leffetto della fermezza della coalizione guidata dagli Usa nella guerra al terrorismo e contro la proliferazione delle armi di distruzione. DEL RE, FLORES DARCAIS e FRANCESCHINI ALLE PAGINE 12 e 13

DIARIO

Quando il vinto un tiranno


Giustizia e vendetta
ADRIANO SOFRI
ULTIMA fotografia del presidente Allende scattata alla Moneda, l11 settembre 1973. Indossa un gilet socialista a rombi sotto una giacca, ha una figura rotonda e una faccia da buon padre di famiglia, anzi da nonno, ma con unaria grave, occhiali cerchiati da miope, sulla testa un elmetto di metallo un po comico, tra le mani un mitra spaesato. Sta per essere assassinato, ha 65 anni. Ho rivisto quellantica fotografia in grigio e nero, per contrasto con le immagini invadenti del Saddam scovato e guardato in bocca. SEGUE A PAGINA 38

Dostoevskij a Tikrit
PIETRO CITATI
ON HO mai capito la storia. Non so perch gli eventi si preparino, accadano, precipitino, si dissolvano: formando ora un disegno armonioso, un tappeto dai mille colori che si corrispondono, ora una catastrofe senza linea n colori. Non so chi regga le fila: se Qualcuno o Alcuni (cos pensano i credenti), i quali conducono la storia verso una meta, che qualche volta conoscono ma pi spesso ignorano. SEGUE A PAGINA 43 BOCCA, BONANATE e CACCIARI ALLE PAGINE 37, 38 e 39

Litaliano sempre pi avanti.


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ZANICHELLI
I LIBRI SEMPRE APERTI

ARO Babbo Natale: scusa se mi rivolgo a te con un mezzo cos obsoleto come una letterina di carta, ma purtroppo a otto anni difficile essere proprietario di televisioni. Anche questanno sono stato abbastanza buono, a scuola vado bene in italiano, storia e ginnastica, e ho preso solo qualche semplice cinque in matematica. Credo quindi di poter esprimere qualche desiderio. I miei primi desideri sono, diciamo cos, altruistici. Vorrei anzitutto la pace nel mondo. Poi vorrei che pap e mamma non litigassero, e che lui non la prendesse a sberle. Vorrei la salute per il nonno, che ha sempre una brutta tosse e per zio Luigi che stanco di lavorare e vorrebbe andare in pensione. Infine vorrei che mia sorella riuscisse finalmente a finire la tesi in giurisprudenza. Ora passo ai desideri diciamo cos personali: Vorrei il libro I nani della foresta, quello con le figure che si ritagliano. Vorrei un telecomando nuovo tutto per me . Vorrei dei dolci, soprattutto i datteri che mi piacciono molto. Vorrei la maglia del mio calciatore preferito Totti. Poi vorrei un regalo un po speciale, ma ti prego di non parlarne con nessuno. SEGUE A PAGINA 17