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Buon Senso, Morale e Saggezza

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Lo sciocco taccia! Questione di parole Il marito giusto L'occhio non parla, la lingua non vede Saper nuotare L'elefante infuriato Furbizia e santit Giudicare se stessi La scure e il legno di sandalo La vera fortuna La vera ricchezza Il bene e il piacere Il luogo pi santo nella propria casa La voce del tuono Altruismo senza limiti Non c' virt pari all'ahims Non c' occhio pari alla conoscenza Un compagno per l'aldil

1. Lo sciocco taccia! Viveva un tempo nella citt di Hastinapura il lavandaio Vilasa. Costui aveva un asino che, a furia di portar pesi eccessivi, si era cos indebolito che era sul punto di morire. Il lavandaio allora lo ricopr con una pelle di tigre e lo lasci libero di pascolare in un campo di grano nei pressi di un bosco. I contadini lo videro di lontano e, pensando che si trattasse di una tigre, fuggirono di corsa. Dopo qualche tempo, per, un guardiano, deciso a tentare di abbattere la tigre con una freccia, dopo essersi buttato sulle spalle un vecchio panno grigio, si appost quatto quatto in un canto. Quando l'asino, ormai ben pasciuto e rinvigorito dall'abbondante pascolo, lo vide di lontano, pens che si trattasse di un'asina e si avvicin di corsa, ragliando a pi non posso. Il guardiano cap subito da quel raglio che si trattava di un asino e fu per lui un gioco abbatterlo. Perci io dico:

Se uno sciocco, pu cavarsela ugualmente, purch si guardi bene dal parlare; l'asino coperto con una pelle di tigre per colpa della sua voce venne ucciso.

2. Questione di parole Si narra che una volta un astrologo si rec alla corte di un re. Il re lo interrog in merito al suo futuro, ma l'astrologo non conosceva l'arte del parlar bene. Egli cos parl: Senza dubbio la sua vita sar molto lunga, ma gli ultimi anni trascorreranno fra molte tribolazioni. Dovr sopportare sofferenze fisiche e mentali a non finire. I suoi denti cadranno, la sua vista diminuir sempre di pi. Non sar pi in grado di andarsene in giro a suo piacimento. Dovr veder morire alcuni dei suoi figli e dei suoi nipoti.... E cos via. Il re s'adir moltissimo e fece rinchiudere l'astrologo in prigione. Qualche giorno dopo un altro astrologo capit per caso alla corte del re e anche a lui il re fece domande sul proprio futuro. Egli era accorto e sapeva parlare molto bene, perci disse: Maharaja, sotto ogni punto di vista lei sar prosperoso e felice. Lei ha ricevuto dal Signore il dono di una vita lunghissima. La casa di Sua Maest si riempir di nipoti ed Ella vivr per pi di cent'anni. Nella sua discendenza e nella sua famiglia nessuno avr una vita lunga come Sua Maest.... E cos via. Il re lo conged dopo avergli concesso una lauta ricompensa. Quando quell'astrologo se ne and dalla corte e giunse al suo alloggio, venne da lui un cortigiano che, dopo avergli narrato della sorte toccata al primo astrologo, gli chiese per quale ragione quello dovesse languire in prigione, mentr'egli aveva ricevuto una cos generosa ricompensa. L'astrologo rispose: A ben guardare, io ho detto le stesse cose che aveva detto l'altro astrologo. Semplicemente le parole usate da quell'astrologo per parlare del futuro non erano appropriate. Forse che se uno vive cent'anni non gli cadono i denti? Certamente perder anche la vista e camminer a fatica e dovr inoltre vedere morire molti dei suoi familiari. Ma tutte queste cose non vanno dette a questo modo. Una persona accorta deve pensare a tutelarsi e prevedere le conseguenze di ci che sta dicendo.

3. Il marito giusto C'era una volta... un brahmano di nome Kesava, che aveva una figlia, di nome Mandaravati, assai famosa per la sua bellezza. Questa fanciulla era in et da marito. Vennero a chiederla in isposa quattro pretendenti, quattro brahmani di uguali virt, e Kesava divenne pensieroso: Una fanciulla e quattro pretendenti: a chi darla, a chi non darla?. Ora accadde che in quello stesso periodo la figlia di Kesava fu morsa da un cobra. Furono subito chiamati gli astrologi, i quali la videro e dissero: Questa fanciulla morsa dal cobra non vivr. Udite queste parole degli astrologi, il brahmano Kesava si rec sulla sponda del fiume e apprest il rito funebre per la figlia, e anche i quattro pretendenti lo raggiunsero sul luogo di cremazione. Quando il momento fu venuto, uno di essi si diede la morte gettandosi sul rogo funebre; il secondo costru una capanna sul terreno di cremazione e custod le ossa e le ceneri di lei; il terzo si fece asceta e se ne and in un altro paese; il quarto se ne torn a casa sua. Ora, quello che se n'era andato lontano a praticare l'ascesi, un giorno, verso l'ora del pasto, mendic del cibo bussando alla porta di un brahmano. Quel padre di famiglia lo accolse e, mentre sua moglie preparava il cibo, lo fece sedere. Fu proprio in quel momento che un bambino cominci a piangere e la moglie del brahmano, colta da un impeto d'ira, lo gett nel fuoco che bruciava. Il monaco mendicante cerc allora di andarsene, ma il padrone di casa glielo imped. Disse l'asceta: Io non posso pi pranzare con voi, dal momento che ho assistito a una scena cos atroce. Come si potrebbe prender cibo in una casa in cui si assiste ad azioni tanto nefande?. Udite queste parole, il padrone di casa subito entr in una stanza e ne usc con un libro; lo aperse, recit un mantra e quel fanciullo che era ormai ridotto in cenere ritorn improvvisamente in vita. Quando l'asceta mendicante vide il prodigio operato dal brahmano, pens: Se riuscissi a impadronirmi di quel libro potrei far tornare in vita la mia diletta. Si nascose quindi nei pressi della casa e, nel cuore della notte, vi penetr e sottrasse il libro. Subito dopo torn al suo paese e si rec nel terreno di cremazione dove si era svolto il rito funebre della sua amata. Vedendolo, quello fra i pretendenti che si era fermato l per custodire le ceneri della fanciulla gli chiese che cosa mai avesse imparato nel suo esilio ed egli rispose di aver appreso la scienza che vivifica i morti. Naturalmente quell'altro gli chiese di render la vita alla loro diletta ed egli, aperto il libro, mormor un

mantra e, aspergendo d'acqua le ceneri della fanciulla, la fece tornare in vita. Insieme con lei rinacque quello fra i pretendenti che si era gettato nel rogo per morire con lei. Il fatto giunse inoltre alle orecchie di quello che se ne era tornato a casa sua e anch'egli si affrett a raggiungere gli altri. E cos i quattro, con gli occhi accecati dall'ira, ripresero a litigare per lei. ... A chi dunque deve essere assegnata come sposa la fanciulla? Ecco la risposta: Colui che fece tornare in vita la fanciulla per lei come un padre, in quanto le ha dato la vita. Quello invece che con lei era morto e con lei rinato per lei come un fratello. Colui che ne raccolse le ceneri per custodirle nel luogo di cremazione dev'essere considerato come un servo, poich si dedicato a un'azione tanto umile. Lo sposo, quindi, dev'essere quello che se n'era tornato a casa sua. I mantra sono formule mistiche sono utilizzati per la preghiera essere costituiti da un versetto sacra o dal nome di Dio), ma magiche. che si fondano sul potere della parola. Di solito o per la meditazione (in questo caso possono delle Scritture o semplicemente da una sillaba vi sono anche mantra utilizzati come formule

4. L'occhio non parla, la lingua non vede Per tentare l'asceta Satyatapas, un tempo Visnu assunse l'aspetto di un cinghiale e Indra quello di un cacciatore ed entrambi gli si avvicinarono: Visnu in forma di cinghiale apparve alla vista del saggio, dopo essere ora apparso e ora scomparso nel folto. Subito dopo sopraggiunse in quella selva Indra, tenendo nelle mani l'arco e le frecce aguzze e disse al saggio Satyatapas: O reverendo saggio, hai visto qui un grosso cinghiale? Io voglio ucciderlo per nutrire la mia famiglia, o grande asceta silenzioso. Udita questa richiesta l'asceta pens: Se gli indicher il cinghiale, esso sar certamente ucciso; se invece non lo mostrer, la famiglia di costui soccomber per la fame. Questo cacciatore, infatti, tormentato dalla fame insieme con sua moglie e i suoi figli. D'altra parte, questo cinghiale, che gi stato colpito da una freccia, ha cercato rifugio nel mio eremo. Che cosa posso fare in una simile situazione?. Cos

pensava quell'uomo eccellente, ma il suo intelletto non riusciva a trovare una soluzione. Improvvisamente, per, gli venne un'idea e disse: L'occhio stato dato agli esseri viventi per vedere e la lingua per parlare, o cacciatore. Il mio occhio si posato su quell'animale per vederlo, ma non pu parlare. La lingua, invece, potrebbe parlare, ma in verit non ha veduto!.

5. Saper nuotare Un cittadino, erudito e saccente, se ne stava andando in barca sul fiume. Guardando verso il cielo disse al barcaiolo: Conosci l'astronomia?. Il barcaiolo rispose: Non ne ho mai udito neppure il nome!. Il cittadino ridendo disse: Allora un quarto della tua vita inutile! . Poco dopo il cittadino chiese di nuovo: Hai studiato la matematica?. E il barcaiolo: No, non l'ho studiata. Il cittadino esclam: Allora met della tua vita inutile!. Il povero barcaiolo rimase zitto. Dopo un po', osservando le file di alberi lungo le rive del fiume, il cittadino disse: Conosci la botanica?. Il barcaiolo rispose: Signore, io non conosco nessuna scienza. Cerco semplicemente di guadagnarmi il pane remando!. Il cittadino sorridendo replic: Allora tre quarti della tua vita sono trascorsi inutilmente!. Mentre i due stavano parlando, improvvisamente si sollev un forte uragano. La barca prese a ondeggiare e in men che non si dica si riemp d'acqua. Il barcaiolo si gett nel fiume e, mentre nuotava, grid: Signore, sapete nuotare?. Quello rispose: Se sapessi nuotare mi sarei tuffato anch'io! Ora che ne sar di me?. Il barcaiolo disse: Non vi resta che annegare! Avete studiato tante scienze, ma non avete imparato a nuotare e tutto stato inutile! Ora raccomandate l'anima a Dio!. Nell'oceano dell'esistenza l'unica vera scienza quella della devozione. Colui che non la studia e che orgogliosamente si vanta di essere un dotto, pur conoscendo soltanto le scienze mondane, destinato ad affondarvi.

6. L'elefante infuriato

In una foresta viveva un sant'uomo che aveva molti discepoli. Una volta insegn loro a vedere Dio in tutti gli esseri e a inchinarsi davanti a tutti. Un discepolo si rec nella foresta per raccogliere la legna occorrente per il fuoco del sacrificio. Improvvisamente sent un grido: Scansatevi! Sta arrivando un elefante infuriato! . Tutti, a eccezione del discepolo, fuggirono a gambe levate. Egli pensava che se l'elefante era Dio in un'altra forma, perch scappare? Se ne rimase tranquillo, s'inchin davanti all'animale e cominci a cantare le lodi del Signore. Il conducente dell'elefante gridava: Scappa! Scappa!, ma il discepolo non si mosse. L'animale lo sollev con le zanne, lo scagli da una parte e prosegu per la sua strada. Ferito e contuso, il discepolo giacque a terra privo di coscienza. Udito l'accaduto, il suo guru e i suoi condiscepoli vennero a prenderlo e lo trasportarono all'eremitaggio dove, con l'aiuto di qualche medicamento, torn presto in s. Qualcuno gli chiese: Sapevi che l'elefante stava per arrivare; perch non ti sei allontanato?. Egli rispose: Il nostro maestro ci ha insegnato che Dio stesso ha assunto tutte queste forme, degli animali come degli uomini. Perci, pensando che chi stava arrivando non fosse altri che Dio stesso in forma di elefante, non sono fuggito. A queste parole il maestro disse: S, figlio mio, vero che era Dio in forma di elefante che stava arrivando, ma il conducente ti aveva proibito di restartene l. Se tutti gli esseri sono manifestazioni di Dio, perch non hai creduto alle parole del conducente? Avresti dovuto ascoltare le parole di Dio sotto forma del conducente. Dio dimora in tutti gli esseri, ma solo con i buoni puoi avere confidenza e devi tenerti lontano da coloro la cui mente volta al male. Dio anche in una tigre, ma non per questo puoi abbracciare una tigre.

7. Furbizia e santit In un piccolo villaggio di pastori un grosso cobra seminava il panico fra gli abitanti, grandi e piccini, i quali si sentivano in dovere di avvertire subito del pericolo anche tutti i rari visitatori. Un giorno arriv un santo monaco e anch'egli fu subito messo in guardia, ma, per nulla intimorito, rispose: Non temete, io so come domarlo!. E quando il cobra venne fuori e cerc di attaccarlo, il monaco lo plac con un mantra, poi gli disse: Non devi pi far del male a nessuno! Io t'insegner come adorare Dio, ripetendo incessantemente il suo Nome. Il serpente gli promise di mettere in pratica i suoi insegnamenti e da quel giorno

divenne inoffensivo. Ma quando i ragazzacci del paese se ne accorsero, cominciarono a bastonarlo e a prenderlo a sassate. Il serpente non reagiva alle provocazioni e cercava di strisciar via, ma i ragazzi lo inseguivano e continuavano a malmenarlo brutalmente. Qualche tempo dopo il monaco ripass dal villaggio e venne a conoscenza della situazione. And a cercare il serpente e gli disse: Amico mio, che sciocco sei! Ti ho detto di non far del male a nessuno, ma non ti ho mai detto di non sibilare. Hai il dovere di proteggerti dai malvagi!. Quando i ragazzacci ritornarono per tormentarlo, il serpente si mise a soffiare ed essi fuggirono intimoriti. Da quel giorno il cobra pot vivere in pace.

8. Giudicare se stessi A chi non piace la propria stessa condotta? Chi mangia sempre aglio non ne avverte l'odore.

9. La scure e il legno di sandalo Il comportamento del malvagio e quello del buono assomigliano alla condotta della scure e del legno di sandalo. La scure taglia il sandalo, mentre questo le fa dono della sua virt, rendendolo profumato.

10. La vera fortuna Fortunato colui che i buoni lodano come uno dal cuore buono e generoso. Tutti vogliono il bene per se stessi, qualcuno vuole il bene per i suoi cari, ma colui che vuole il bene per tutti lodato dai buoni.

11. La vera ricchezza

La casa il corpo dell'uomo. e ricco chiamato chi abbonda di virt; povero chi non contento e sventurato chi non padrone di s; un vero signore colui il cui animo non attaccato agli oggetti dei sensi, ma chi legato a essi non che uno schiavo!

12. Il bene e il piacere Una cosa il bene supremo e un'altra il piacere; entrambi con scopi diversi legano l'uomo. Colui che si attacca al supremo bene ottiene il bene, ma colui che sceglie il piacere fallisce lo scopo. Il bene e il piacere si presentano all'uomo. L'uomo saggio li esamina, li distingue e sceglie il bene piuttosto che il piacere. Lo stolto sceglie il piacere spinto dal desiderio di godimento e di possesso. Gli sciocchi inseguono i piaceri e cadono nel laccio teso dalla Morte, ma i forti, che sanno che cos' l'Immortalit, non cercano quaggi quel che permanente nelle cose impermanenti.

13. Il luogo pi santo nella propria casa [Parla Brahma, l'ordinatore del mondo, rispondendo a una domanda di Nrada, il veggente divino-] O eccellente brahmano, in Parvati e Siva, che assistevano continuamente al divino gioco dei loro due figli, sorse un amore per loro sempre pi grande. I due genitori li colmavano di carezze e la loro felicit crebbe a dismisura, mentre essi facevano i loro giochi con amore e con gioia; e i due figli, o signore fra i silenziosi, si dedicavano al servizio dei genitori con amore devoto. L'affetto dei

due genitori per Skanda dai sei volti e per Ganesa and via via crescendo, come la luna nella parte luminosa del mese. Un giorno Parvati e Siva s'incontrarono in disparte, o divino veggente, per dedicarsi a una profonda riflessione. Essi dissero: "I nostri due figli sono ormai entrambi in et da matrimonio; come potremmo celebrarlo nel modo pi favorevole? Skanda dai sei volti ci estremamente caro, e cos pure Ganesa"; e cos erano nel medesimo tempo preoccupati e piacevolmente felici. E i due figli, o silenzioso, venuti a conoscenza dell'intenzione dei loro genitori, furono presi da un ardente desiderio di sposarsi; ripetendo continuamente: "Io mi sposer, proprio io" erano entrambi continuamente intenti a discutere. I due sposi, signori dei mondi, udendo i loro discorsi, rimasero fortemente sorpresi, non diversamente da quanto accade in questo mondo. "Che cosa dobbiamo fare? In che modo possiamo celebrare il matrimonio di questi due figli?" e cos decisero di mettere in atto un meraviglioso espediente. Convocarono i due figli in un momento prestabilito e dissero loro: "Abbiamo formulato un progetto che vi render felici; ascoltate con gioia, o figli, vi diremo la verit. Siete entrambi ottimi figli, senza differenza per noi; per questo abbiamo deciso di proporvi un gioco la cui posta pu recar felicit a ciascuno di voi due: si celebrer per primo, con tutti i segni di buon augurio, il matrimonio di quello fra voi che, dopo aver percorso la terra intera, per primo ritorner qui". Udite le loro parole, Sarajanman dalla grande forza part precipitosamente dalla divina dimora per percorrere la terra, mentre Gananatha, eccellente per intelligenza, rimase fermo l, ripetutamente pensando e riflettendo con saggezza: "Che cosa debbo fare? dove debbo andare? non posso neppure percorrere un krosa e quand'anche raggiungessi questa distanza, non potrei certo andar oltre; men che mai conquistare la felicit che si consegue dopo aver percorso questa terra!". Ascolta dunque che cosa fece Ganesa dopo aver cos riflettuto. Comp l'abluzione secondo la regola e, ritornato a casa propria, cos parl a suo padre e sua madre: "Ho preparato qui due seggi per compiere in vostro onore il rito di adorazione. Degnatevi di prendere posto, o venerabili, affinch il mio desiderio possa essere esaudito". Udite le sue parole, Parvatl e il supremo Signore presero posto sui due seggi per ricevere l'atto di culto del figlio e da lui furono adorati: ripetutamente Ganesa gir loro attorno in segno di rispetto e sette volte si prostr a terra davanti a loro. Dopo aver cantato con grande affetto le lodi dei suoi genitori tremanti d'amore, con le mani giunte Ganesa, oceano di intelligenza, disse: "Ascolta, o madre, e anche tu, o padre, la cosa importante che dico: il mio matrimonio dev'essere celebrato in fretta nel modo pi favorevole". Udite queste parole del magnanimo Ganesa, i genitori si rivolsero a lui, che il ricettacolo di una grande intelligenza, con

queste parole: "Tu devi fare il giro completo della terra con le sue foreste; Kumara gi partito; va' anche tu e ritorna per primo!". Udite queste parole subito Ganesa rispose, controllandosi anche se era colmo di collera: "O madre! o padre! voi due siete considerati sapienti, come la giustizia stessa fatta persona. In nome della giustizia, dunque, ascoltate insieme le mie parole, o eminenti! Ripetutamente, per sette volte, io ho girato intorno alla terra. Perch dunque, o genitori, parlate cos?". Udite le sue parole, seguendo un comportamento tipico del mondo terreno, i genitori, come se volessero stare al gioco, cos gli dissero: "Quando, o figlio, hai girato attorno alla grande terra con i suoi sette continenti, che si estende fino al mare, piena di giungle impenetrabili?". Silenzioso, quando ud le parole di Siva e di Sankara, il loro figlio Ganesa, ricettacolo di grande intelligenza, cos disse: "Quando ho adorato voi due, Siva e Sankara, io, grazie alla mia intelligenza, ho compiuto la circumambulazione della terra che si estende fino al mare. Non questo che dice la sacra parola del Veda e degli Sastra, o qualunque altra raccolta dedicata al dharma? vero questo, o qual la verit?". Se uno compie l'atto di adorazione nei confronti dei propri genitori ed esegue la loro circumambulazione, suo per certo il merito prodotto dalla [circumambulazione della] terra. Se uno lascia a casa i propri genitori per visitare un luogo santo, si dice che il suo peccato pari a quello che commetterebbe nell'ucciderli. Grande santuario per un figlio il piede simile a loto dei suoi genitori. Gli altri luoghi santi si possono raggiungere solo andando lontano, ma questo santuario vicino, di facile accesso, strumento efficace per un comportamento giusto: per un figlio e per una sposa il luogo pi santo nella propria casa!. Sarajanman un altro nome di Skanda o Kumara, il figlio di Siva e Parvati o, meglio, della forma fluviale di lei, la divina Ganga (il Gange), nelle cui acque si form, dal seme di Siva, il feto che, nascosto in un canneto lungo le rive del fiume (di qui il nome di Sarajanman, nato nel canneto), venne poi allevato dalle sei stelle delle Pleiadi (Krttik); per questo crebbe con sei teste e fu anche detto Krttikeya (figlio delle Pleiadi). Nell'India meridionale chiamato Subrahmanya o, con voce tamil, Murugan. Gananatha un altro nome di

Ganesa: entrambi significano signore del corteggio di Siva. Un krosa una misura di lunghezza pari a 1/4 di yojana (8-9 miglia). Il rito di adorazione la pja, che si esegue servendosi di un'immagine sacra, in onore della quale si compiono vari tipi di offerte e atti di omaggio. Il supremo Signore, naturalmente, Siva, chiamato, in questo passo, anche Sahkara, mentre Siva Parvati. I Veda e gli Sstra contengono rispettivamente la verit rivelata per audizione (sruti) e la dottrina brahmanica, ma enunciano entrambi i principi del dharma, cio della norma eterna.

14. La voce del tuono La triplice stirpe di Prajpati, gli di, gli uomini e gli asura, trascorrevano il brahmacarya, il periodo di castit e di studio, presso il loro padre Prajpati. Al termine di questo periodo, gli di gli chiesero: Signore, parlaci!. Allora egli disse loro la sillaba da e chiese: Avete compreso?. Risposero: Abbiamo compreso. Tu ci hai detto: "Dominatevi [damyata]". S, egli disse, mi avete compreso. Poi gli uomini gli dissero: Signore, parlaci!. Allora egli disse loro la sillaba da e chiese: Avete compreso?. Risposero: Abbiamo compreso. Tu ci hai detto: "Donate [datta]". S, egli disse, mi avete compreso. Quindi gli asura gli dissero: Signore, parlaci!. Allora egli disse loro la sillaba da e chiese: Avete compreso?. Risposero: Abbiamo compreso. Tu ci hai detto: "Abbiate compassione [dayadhvam]. S, egli disse, mi avete compreso. Proprio questo ripete la voce divina del tuono: da da da, cio: dominatevi, donate, abbiate compassione. Cos queste tre cose bisogna imparare: il dominio di s, il dono e la compassione.

Nei Veda Prajpati il progenitore di tutti gli esseri, una delle manifestazioni dello stesso Essere Supremo in quanto padre dei viventi. Gli di e gli asura sono due classi di esseri spirituali, assimilabili agli angeli e ai demoni del mondo biblico, il cui antagonismo ha ispirato tanta parte della mitologia vedica.

15. Altruismo senza limiti C'era una volta un re pio, compassionevole, generoso, risoluto, di nome Sibi, che offriva la sua protezione a tutte le creature. Un giorno, per tentarlo, il dio Indra assunse la forma di un falco e prese a inseguire velocemente il dio Dharma, che aveva a sua volta assunto la forma di una colomba. La colomba, fuggendo piena di paura, si rifugi in seno a Sibi. Allora il falco, con voce umana, disse al re: O re, io sono affamato; lascia andare questa colomba, che il mio cibo, altrimenti sappi che morir e, allora, quale sarebbe la tua giustizia?. Gli rispose Sibi: Questa colomba si rifugiata presso di me e io non posso abbandonarla. Ti dar altra carne in pari quantit. Il falco disse: In questo caso offrimi la tua stessa carne. Il re acconsent con gioia. Ma quanto pi della propria carne il re tagliava e poneva sulla bilancia, tanto pi pesante diventava la colomba. Allora il re pose sulla bilancia tutto quanto il proprio corpo. Si lev in quel momento una voce divina che diceva: Bene, bene! ora la quantit uguale!. Indra e Dharma abbandonarono allora l'aspetto di falco e di colomba e, soddisfatti, restituirono un corpo intatto al re Sibi e, dopo avergli concesso altre grazie, disparvero. Indra il capo degli di luminosi e Dharma il dio della giustizia, della piet religiosa, della norma universale e morale.

16. Non c' virt pari all'ahims L'ahimsa la norma suprema, l'ahims disciplina eccelsa, l'ahims il dono pi alto, l'ahims suprema ascesi! L'ahimsa il miglior sacrificio, l'ahims la ricompensa pi grande, l'ahims il migliore amico, l'ahims la gioia pi grande! Quel che si offre in tutti i sacrifici, il bagno che si compie in tutti i guadi sacri e quello che il frutto di tutte le offerte: tutto questo non pari all'himsa! L'ascesi dell'innocente imperitura, l'innocente sempre celebra sacrifici, l'innocente per tutte le creature come una madre, come un padre.

In questo contesto sapienziale, per evitare fraintendimenti, parso preferibile lasciare la parola originale ahimsa, comunemente tradotta con non violenza, ma la cui traduzione italiana corretta , anche etimologicamente, innocenza; si utilizzata invece la parola innocente nel senso di colui che pratica l'ahimsa.

17. Non c' occhio pari alla conoscenza Non c' occhio pari alla conoscenza, non c' ascesi pari alla verit; non c' dolore pari alla passione, non c' gioia pari alla rinuncia.

18. Un compagno per l'aldil L'uomo, evitando di far del male ad alcun essere vivente, per avere un compagno nell'altro mondo accumuli gradualmente dei meriti, come le termiti accumulano materiale per il formicaio. Giacch n il padre, n la madre, n il figlio, n la moglie, n i parenti l'accompagneranno nell'altro mondo; i suoi meriti soltanto gli rimarranno. L'uomo nasce solo e solo se ne va; da solo gode la ricompensa del bene compiuto, da solo subisce le conseguenze delle cattive azioni. Dopo aver lasciato il suo corpo sulla terra, come se fosse un pezzo di legno o una pallottola d'argilla, i parenti si volgono via e se ne vanno, ma i suoi meriti l'accompagnano. L'uomo accumuli pertanto senza posa, a poco a poco, i propri meriti per avere un compagno nell'altro mondo, giacch, se i meriti l'accompagnano, egli attraversa la tenebra difficile da attraversare. L'uomo che ha come scopo principale i propri meriti e che ha cancellato il proprio peccato con una condotta ascetica subito condotto all'altro mondo con un corpo splendente di luce radiosa!