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La fase effettrice dei meccanismi aspecifici di difesa e dellimmunit mediata da T linfociti nei

confronti di organismi estranei, come batteri e virus, in gran parte mediata da proteine con azione
di tipo ormonale, denominate Citochine, prodotte soprattutto dai linfociti T e dai macrofagi.
Le citochine costituiscono anche il linguaggio molecolare per la comunicazione tra le diverse
cellule del sistema immunitario e tra queste e altri sistemi.
Le citochine prodotte dai macrofagi sono chiamate anche monochine, quelle prodotte dai linfociti
linfochine, mentre quelle dotate di propriet chemiotattica son denominate chemochine; la
nomenclatura attuale, considerando che la maggior parte di esse prodotta e agisce sui leucociti, le
ha definite interleuchine, contrassegnandole con la sigla IL seguita da un numero (progressivo man
mano che vengono scoperte). Tra le interleuchine sono comprese anche le citochine non prodotte
dai leuciti e che non agiscono su di essi.

CARATTERISTICHE GENERALI DELLE CITOCHINE
Si tratta di una famiglia di molecole molto eterogenee, in cui possiamo per identificare alcune
caratteristiche comuni:
1. Alla pari di altri ormoni peptidici, esercitano la loro attivit legandosi a specifici
recettori presenti sulla superficie delle cellule bersaglio. La cellula bersaglio pu essere
la stessa produttrice (attivit autocrina), una cellula vicina (attivit paracrina) o, come
nel caso di altri ormoni, una cellula lontana (attivit endocrina). I recettori per le
citochine hanno unaffinit molto elevata (Kd = 10
-10
- 10
-12
).
2. Lespressione dei recettori regolata da specifici segnali esterni alla cellula, in genere
costituiti dalla stessa o da altre citochine; o nel caso dei linfociti dal riconoscimento
dellantigene.
3. La secrezione delle citochine un fenomeno breve ed autolimitato: le citochine non
sono accumulate in granuli, ma prodotte de novo in seguito allo stimolo.
4. Numerose citochine sono prodotte da diversi tipi cellulari.
5. Ciascuna agisce su tipi cellulari diversi (pleiotropismo).
6. Lattivit delle citochine ridondante (diverse citochine esercitano lo stesso effetto).
7. Molte citochine agiscono come regolatrici della divisione e della differenziazione
cellulare.
8. Due citochine possono interagire tra di loro antagonizzandosi, avere effetto additivo o
effetto sinergico (un risultato maggiore della somma degli effetti di ciascuna delle due)
[fig. 1].


CLASSIFICAZIONE FUNZIONALE
Il gruppo delle citochine comprende una ventina di molecole. La classificazione che viene qui
presentata assai precaria e provvisoria, dato la gran mole di dati che su questo argomento si
accumulano continuamente.

1. MEDIATORI DELLIMMUNIT INNATA
2. MEDIATORI DELLIMMUNIT SPECIFICA
3. FATTORI DI CRESCITA DEL SISTEMA EMATOPOIETICO


I recettori per le citochine a loro volta possono essere raggruppati in 5 famiglie, in base
allomologia strutturale tra i domini extracellulari [fig. 2]. Alcune proteine recettoriali sono membri
della super-famiglia delle immunoglobuline, altre fanno parte della categoria dei recettori
ematopoietici, altri ancora sono membri del gruppo dei TNF ed infine un gruppo appartiene alla
famiglia dei recettori delle chemochine. Ciascuna famiglia recettoriale diversa dalle altre, e
ciascun membro all'interno di una famiglia una variante proteica con caratteristiche strutturali
proprie e capace di indurre una determinata funzione nella cellula che lo espone. Nella famiglia dei
recettori ematopoietici la catena spesso responsabile per la specificit di legame con la
citochina, mentre la catena trasferisce il segnale alla cellula. Nel gruppo dei TNF i ligandi
possono rimanere associati alla membrana piuttosto che essere secreti. Alcune di queste molecole
fungono da modelli anche per altri sistemi biologici. I recettori per le citochine costituiscono un
buon esempio di come la natura agisca come un bricolier (non butta niente, e utilizza gli avanzi
come pezzi di ricambio): ogni molecola complessa costruita viene impiegata, magari assemblata in
altro modo, per tanti altri scopi oltre quello principale.


1. MEDIATORI DELLIMMUNIT INNATA


Fattore di necrosi tumorale (TNF)
Prodotto dai fagociti mononucleati attivati (soprattutto dal LPS), ma anche da linfociti T attivati,
cellule NK e mastociti. Anello di congiunzione principale tra immunit ed infiammazione. il
principale mediatore della risposta dellospite nei confronti dei batteri Gram negativi, ma
probabilmente agisce anche nella risposta ad altri patogeni. il responsabile di molte
manifestazioni sistemiche che spesso complicano le infezioni. Possiede due distinti recettori:
TNF-RI che determina lattivazione dellapoptosi e in minor misura attivazione dei fattori di
trascrizione; TNF-RII attiva fattori di trascrizione.

Principali attivit biologiche:
Attivit locali (laffinit per il suo recettore insolitamente bassa per una citochina: K
d

circa 10
-9
)
Induce nelle cellule endoteliali lespressione di molecole di adesione capaci di ancorare
inizialmente i neutrofili, successivamente linfociti e monociti.
Stimola le cellule endoteliali e i macrofagi a secernere chemochine ad azione chemiotattica
sui leucociti.
Stimolo i fagociti mononucleati alla produzione di IL-1, IL-6
Costimolatore B
Induce sintesi G-CSF
Effetto antivirale simile a IFN aumenta espressione molecole MHC I classe.
Induce lapoptosi su alcuni tipi cellulari

Attivit generali (a concentrazioni particolarmente elevate da svolgere azione endocrina)
pirogeno endogeno insieme all'IL1 (aumento sintesi prostaglandine da parte delle cellule
ipotalamiche, inibita da aspirina)
stimolo insieme allIL1 e IL6 sugli epatociti alla produzione delle proteine della fase acuta
[fig. 3].
inibizione replicazione cellule midollari
cachessia (soppressione appetito, soppressione sintesi lipoprotein lipasi, aumento
catabolismo)
diminuisce contrattilit del miocardio e il tono della muscolatura vascolare
aumenta espressione da parte degli endoteliociti del fattore tissutale, potente attivatore
della coagulazione con conseguente coagulazione intravascolare. La necrosi tumorale
provocata dal TNF dovuta principalmente a questo meccanismo.
Ipoglicemia
A concentrazioni molto elevate induce shock settico con collasso cardiovascolare, coagulazione
intravascolare disseminata e alterazioni metaboliche [fig. 4].
Molte delle azioni del TNF sono amplificate dalla contemporanea azione del IFN .
Dato il ruolo cruciale nelle reazioni infiammatorie in generale, limpiego di anticorpi
neutralizzanti e di recettori solubili per il TNF sembra una strategia molto promettente per
controllare i fenomeni infiammatori in pazienti con patologie autoimmuni (artrite reumatoide,
malattia di Crohn, rettocolite ulcerosa).


Interleuchina-1
Storicamente, l'IL-1 stata "scoperta" tante volte, secondo ciascuna delle sue molteplici azioni: il
mediatore endogeno della febbre, lo stimolo della risposta della fase acuta, il riassorbimento della
cartilagine e dell'indebolimento muscolare nelle malattie infettive. Solo recentemente tutti questi
effetti sono stati attribuiti ad un singolo mediatore, lIL-1. L'IL-1 una glicoproteina PM 17 kD,
codificata da due geni, che danno origine a due proteine differenti solo per il punto isoelettrico, e
. Le due proteine presentano il 30% di omologia, ma agiscono sullo stesso recettore. Oltre al
recettore di tipo I, espresso sulla quasi totalit delle cellule; sui linfociti B presente il recettore di
tipo II; mentre il primo trasduce tutti gli effetti della IL-1, il secondo un recettore fasullo, una
sorta di specchietto per le allodole che compete con il vero recettore. I geni per la IL-1 sono stati
clonati e le proteine vengono ottenute con ingegneria genetica.
Diversi tipi di cellule sono capaci di produrre IL-1: oltre che i macrofagi, la producono cherati-
nociti, neutrofili, cellule mesangiali renali, epitelio corneale, linfociti B stimolati, LGL, fibroblasti
e cellule endoteliali.

Stimoli induttori alla produzione di IL-1 da parte dei macrofagi:
Linfociti T
diverse altre citochine
LPS
peptidoglicano
virus, DNA doppia elica
cristalli di silice
forbolo miristato
cristalli di urati

Principali attivit biologiche:
induzione alla proliferazione di timociti in presenza di mitogeni (PHA, ConA)
induzione proliferazione di fibroblasti
induce nelle cellule endoteliali lespressione di molecole di membrana in grado di mediare
ladesione dei leucociti
ad alte concentrazioni esplica unazione endocrina come il TNF: pirogeno endogeno, induce
sintesi proteine della fase acuta, genera cachessia
induzione alla produzione di IL-2 nei linfociti T helper
agisce in sinergia ad altre interleuchine nellindurre proliferazione dei B linfociti

Le azioni dellIL-1, IL-6 e TNF sono molto simili nonostante agiscano su recettori completamente
diversi; la spiegazione di questo fenomeno risiederebbe nel fatto che i recettori delle due citochine
trasducono il segnale utilizzando proteine analoghe, ed attivano gli stessi fattori di trascrizione [fig.
5].


Interleuchina-6
Prodotta da macrofagi, cellule endoteliali, fibroblasti in risposta allIL-1 ed in minor misura al TNF.
Le cellule bersaglio sono da un lato i linfociti B (vedi oltre), dallalto lato gli epatociti: negli ultimi
anni stato dimostrato che lIL-6 ha un ruolo importante, complementare a quello della IL-1, nella
infiammazione acuta. Essa determina, infatti, la sintesi da parte degli epatociti di una serie di
proteine denominate "della fase acuta": proteina C reattiva, fibrinogeno, etc.


Interleuchina-12
Eterodimero prodotto dai fagociti mononucleati attivati, cellule dendritiche e APC stimolate dal
LPS, batteri intracellulari, alcuni virus; anche APC attivate dal legame del proprio CD40 con il
CD40L espresso dai linfociti T helper [fig. 6].
Attivit biologiche:
stimola produzione di INF- da parte dei linfociti T e cellule Natural Killer
stimola differenziazione funzionale dei linfociti T helper nelle cellule T
H
1
stimola attivit citolitica delle cellule NK e dei linfociti T CD8
+
citotossici
comitogenica per i linfociti T in presenza di IL-2


Interleuchina-18
Prodotta dai macrofagi attivati, svolge unazione sinergica con lIL-12 stimolando la produzione di
INF- da parte dei Natural Killer e dei linfociti T.


Interleuchina-15
Glicoproteina di 13 kD strutturalmente simile allIL-2, prodotta molto precocemente dai
macrofagi ed altre cellule tissutali in risposta a infezioni virali. Scoperta recentemente, la sua azione
principale quella di stimolare nelle prime fasi dellinfezione virale, quando non si ancora attivata
la risposta immune specifica, lattivazione e la proliferazione delle cellule NK. Legandosi anche al
recettore dellIL-2 pu fungere da fattore di crescita e di sopravvivenza per i linfociti T.


Interleuchina-10
Omodimero di 34 kD prodotto prevalentemente dai macrofagi attivati (esempio di feedback
negativo, visto che la sua azione si esplica proprio sulle funzioni macrofagiche); ma anche
cheratinociti e linfociti T. Differisce dalle altre citochine viste finora perch la sua azione
principalmente inibitoria della risposta immunitaria; fu, infatti, originariamente scoperta per la sua
capacit di bloccare la sintesi di INF-. Inibisce altres la produzione di IL-12 e di chemochine,
lespressione di molecole di membrana costimolatrici (B7.1 e B7.2) e di molecole MHC di classe II
da parte dei macrofagi.
Di significato un po oscuro appaiono altre sue funzioni come linduzione dellapoptosi, lo stimolo
alla proliferazione e lattivazione dei linfociti B.


Interferoni di tipo I
Il termine interferone si riferisce alla capacit di queste molecole di interferire con linfezione
virale, bloccandone la replicazione e la disseminazione.
Gli interferoni (IFN) di tipo I comprendono due gruppi di proteine sierologicamente distinte. Il
primo gruppo, chiamato nell'insieme IFN-, costituito da una famiglia di circa 20 polipeptidi
strutturalmente correlati del peso molecolare di circa 18 kD, ciascuno codificato da un singolo gene.
(Alcuni ricercatori suddividono attualmente la famiglia dell'IFN- in due sottogruppi, IFN-l e
IFN-2, sulla base dell'omologia relativa nella sequenza aminoacidica). Le preparazioni naturali di
IFN- impiegate in terapia sono di solito una miscela di queste molecole, ed i sieri neutralizzanti
reagiscono con tutti i membro della famiglia. La principale sorgente di IFN- sono i fagociti
mononucleati; per tale motivo, l'IFN- talvolta chiamato interferone leucocitario.
Il secondo tipo sierologico di IFN di tipo I costituito dal prodotto di un singolo gene, una
glicoproteina del peso di 20 kD chiamata IFN-, prodotto soprattutto da fibroblasti (interferone
fibroblastico). Molte cellule sono tuttavia in grado di produrre sia IFN- sia IFN-.
L'infezione virale il pi potente segnale naturale capace di evocare la sintesi di IFN di tipo I.
Sperimentalmente, la produzione di IFN di tipo I pu essere comunemente indotta dalla presenza in
coltura di molecole sintetiche di RNA a doppia elica. Sia l'IFN- sia l'IFN- vengono secreti anche
durante le risposte immunitarie agli antigeni; in questo caso, le cellule T attivate stimolano i fagociti
mononucleati a sintetizzare IFN.
Sebbene siano strutturalmente molto differenti, lINF- e INF- si legano ad uno stesso recettore, e
provocano effetti biologici simili.

Gli IFN di tipo I possiedono cinque principali attivit biologiche:
inibitori della replicazione virale tramite la sintesi di numerose enzimi (ex 2-5-
oligoadenilato sintetasi) che interferiscono con la trascrizione dellRNA o del DNA virale.
Attivit prevalentemente paracrina, ma anche autocrina.
Inibitori proliferazione cellulare (stessi enzimi? o altri che modificano metabolismo
aminoacidico)
potenziatori dell'effetto litico degli NK
modulatori di espressione molecole MHC (aumento classe I, diminuzione classe II)
induzione della generazione di cellule T
H
1 tramite lincrementata espressione da parte dei
linfociti T di recettori per lIL-12 (che incrementa la produzione di INF circuito di
amplificazione)


Chemochine
Con questo termine, derivato dalle parole chemotassi e citochine, si definisce una famiglia
relativamente omogenea di circa 50 polipeptidi del peso molecolare di 8-12 kD, accomunati
dalla presenza di due ponti disolfuro. Prodotte dai fagociti mononucleati, dalle cellule
endoteliali, dalle cellule epiteliali, dai fibroblasti, dalle piastrine e dai linfociti T stimolati
dallAg, la loro funzione principale consiste nello stimolare la locomozione (chemiotassi) dei
leucociti verso i focolai dinfezione e nellattivarli. Svolgono anche un ruolo fondamentale nel
regolare il traffico dei leucociti attraverso i tessuti linfoidi periferici. Una recente scoperta ha
evidenziato come molte di esse siano profondamente coinvolte nello sviluppo embrionale di
molti organi.
La nomenclatura attuale le suddivide in due famiglie in base alla loro struttura chimica e alle
loro caratteristiche funzionali: chemochine CC (o -chemochine) in cui i due residui di cisteina
che partecipano alla formazione dei ponti disolfuro sono adiacenti; chemochine CXC (o -
chemochine) se sono separati da un aminoacido. Le chemochine CXC agiscono soprattutto sui
neutrofili, mentre le chemochine CC sui monociti, linfociti ed eosinofili [tabella 1].


2. MEDIATORI DELLIMMUNIT SPECIFICA

Interleuchina-2
Glicoproteina PM 15 kD. stato completamente studiato e clonato il gene. Il sistema pi semplice
per la produzione di IL-2, prima della disponibilit della molecole ricombinante, consisteva nel
coltivare grandi quantit di cellule mononucleate spleniche in presenza di PHA: il sovranatante
della cultura contiene grandi quantit del composto.
La IL-2 il principale fattore di crescita autocrina per i linfociti T: la quantit di IL-2 sintetizzata
dalle cellule CD4 attivate rappresenta il pi importante fattore nel determinare lentit delle
risposte immuni.
La IL-2 si lega ai T attivati attraverso una molecola di membrana denominata Tac (T cell activation,
CD25) una glicoproteina con PM 60 kD, costituita da tre catene: , , . Sui linfociti T a riposo
sono presenti solo le catene . Il recettore cos composto lega IL-2 a bassa affinit, ed il linfocito
non attivato potr rispondere solo a concentrazioni molto elevate di IL-2. Lattivazione dei linfociti
ad opera di un Ag legato allMHC induce la sintesi della catena , ed il recettore trimerico possiede
unalta affinit per il ligando: dopo aver espresso il recettore trimerico, i linfociti rispondono anche
a concentrazione di IL-2 molto basse [fig. 7].
La IL-2 verosimilmente principalmente prodotta dai CD4
+
e in misura minore dai CD8
+
. Il
recettore invece presente in diverse sottopopolazioni di T linfociti. Lazione di questa citochina
prevalentemente autocrina, ma pu esercitarsi in maniera paracrina ad esempio sui precursori dei
linfociti T citotossici: l'occupazione dei recettori da parte del ligando, infatti, determina la loro
trasformazione in CTL. Le cellule attivate da IL-2, potenzialmente citotossiche, prendono il nome
di LAK (lymphokine activated killer).

Principali attivit biologiche:
Stimola nei linfociti T la transizione dalla fase G
1
del ciclo cellulare alla S; inoltre ne
stimola la sopravvivenza inducendo lespressione della proteina anti-apoptotica Bcl-2.
Stimola i linfociti T alla produzione di IL-4 e IFN- e aumenta lespressione del suo
recettore nella forma trimerica.
Stimola i linfociti B alla proliferazione e alla produzione di Ab.
Stimola le cellule NK alla proliferazione e ne potenzia la funzione citolitica.
Alte concentrazioni potenziano la morte apoptotica dei linfociti T attivati dallantigene. La
stessa citochina, quindi, da una parte stimola i linfociti T, dallaltra modula la risposta
ponendone fine quando il processo immune si prolunga ( esemplificativo il fatto che topi
knockout per lIL-2 non hanno immunodeficit, ma malattie autoimmuni).
Una stimolazione prolungata dei linfociti T porta alla liberazione in soluzione del suo
recettore (IL-2R).


Interleuchina-4 (B Cell Growth Factor - BCGF)
La possibilit che la funzione helper dei T linfociti sia mediata da fattori solubili fu proposta
inizialmente nel 1971 da Dutton et al. Nel corso dei loro esperimenti con cellule B spleniche di
topo, questi ricercatori osservarono che la risposta dei B nei confronti di SRBC in animali privi di
T poteva essere ripristinata con l'aggiunta di surnatante di culture miste linfocitarie.
Successivamente venne osservato che anche i surnatanti di linfociti coltivati con PHA e ConA
erano capaci di sostituire i T nell'effetto helper. I fattori presenti in questi surnatanti vennero
inizialmente denominati TRF (T replacing Factors). In tempi successivi fu formulata l'ipotesi che
il TRF non fosse altro che la IL-2: in altri termini, la stessa molecola, IL2, avrebbe avuto una
funzione di fattore di proliferazione dei linfociti sia T sia B. L'esistenza di uno specifico B Cell
Growth Factor, distinto dalla IL-2, fu ipotizzata da Howard et al. nel 1982. Il BCGF venne
successivamente indicato come IL-4.
Glicoproteina di 18 kD, prodotta principalmente dai linfociti T CD4
+
appartenenti alla sotto-
popolazione funzionale T
H
2, ma anche dai mastociti e basofili. Il suo recettore nei linfociti un
dimero formato da una catena e dalla catena comune al recettore per lIL-2.
Principali attivit biologiche:
Stimola proliferazione dei linfociti B.
Stimola switch isotipico verso la classe IgE e, almeno nel topo, inibisce lo scsambio verso
gli isotipi IgG2a e Ig3.
Inibisce attivazione macrofagica.
Stimola lo sviluppo di cellule T
H
2 e per tali popolazioni si comporta come fattore di
crescita.
Antagonizza lazione dellINF- sui macrofagi, inibendo le reazioni immunitarie cellulo-
mediate.
Fattore di crescita per i mastociti.


Interleuchina-5 e Interleuchina-6
stato successivamente purificato un altro fattore, il B Cell Differentiation Factor (BCDF o IL-5).
Almeno in alcune condizioni, questo fattore induce differenziazione dei B in Plasmacellule. Il
fattore comprende, in effetti, due molecole ad azione complementare, IL-5 ed IL-6.
Dati recenti dimostrerebbero che anche l'IFN- dotato di azione simile al BCDF, e che una parte
dei B sensibile all'azione della IL-2 ed esprime recettori TAC.


Interleuchina-5
Omodimero prodotto dai linfociti CD4
+
T
H
2 e dai mastociti attivati. La principali azioni sono la
stimolazione della proliferazione e lattivazione degli eosinofili.
LIL-4 agisce di concerto con lIL-5: la prima stimola infatti la produzione di IgE che opsonizzano
gli elminti, la seconda attiva gli eosinofili che legano le IgE adese sulla superficie dei
microrganismi e operano unattivit killer.
LIL-5 stimola anche la proliferazione dei linfociti B e induce lo switch isotipico verso la classe
delle IgA.


Interferone- (Interferone immune o di tipo II)
Glicoproteina omodimerica contenente due subunit di 21-24 kD; prodotto da cellule CD4 e CD8
attivati.
Principali attivit biologiche:
Attivit antivirale pi modesta dellinterferone di tipo I.
Potente attivatore dei macrofagi, induce la sintesi di enzimi che mediano il burst
respiratorio che consente ai macrofagi di operare il killing. (Fattore armante macrofagi).
Aumenta espressione MHC I e anche II e induzione di alcune componenti del proteasoma
conseguente potenziamento della presentazione dellantigene in associazione allMHC.
Stimola lo sviluppo dei linfociti T
H
1 ed inibisce i T
H
2 (effetto indiretto tramite induzione
dei macrofagi a produrre IL-12)
Promuove nei linfociti B lo switch isotipico verso le sottoclassi IgG in particolare IgG2,
inibendo al contempo lo scambio verso le IgE e IgG1
Potente attivatore neutrofili e cellule NK
Attivatore cellule endoteliali favorendo ladesione dei linfociti T alle pareti vasali e loro
extravasazione a livello dei focolai infiammatori (in concerto con TNF).
L'attivazione dei macrofagi ottenuta dai prodotti dei linfociti T costituisce un formidabile
meccanismo di difesa. I macrofagi attivati fondono i loro lisosomi in modo pi efficiente con i
fagosomi riversando sui microrganismi fagocitati gli enzimi lisosomiali dotati di attivit
battericida. I macrofagi attivati producono inoltre derivati tossici dell'ossigeno (perossido,
superossido, ossigeno singoletto) ed acido nitrico, potenti battericidi. Poich i macrofagi attivati
costituiscono un sistema di difesa cos efficiente, ci si pu chiedere come mai essi non vengano
mantenuti in un costante stato di attivazione, invece di richiedere l'intervento dei mediatori
elaborati dai linfociti T. Oltre al fatto che un loro stato di attivazione continua costituirebbe uno
spreco di energia, la principale ragione consiste nel fatto che i macrofagi attivati possono indurre
importanti danni ai tessuti.


Linfotossina (LT) o TNF-
Glicoproteina 21-24 kD con 30% omologia con TNF-, si lega in parte al recettore per il TNF-.
Prodotta dai linfociti T e da altre cellule. I geni per TNF e LT sono situati nelluomo nello stesso
braccio corto del cromosoma 6 su cui sono situati i geni dellMHC. Essendo la quantit di LT
sintetizzata dai linfociti T attivati dallantigene molto minore della quantit di TNF prodotta dai
fagociti mononucleati stimolati dal LPS, si comporta in genere come fattore paracrino e non
provoca danni sistemici. Potenzia lattivit dei CTL. Ha effetti sui polimorfonucleati molti simili a
quelli del TNF-.


Fattore di crescita trasformante-1 (TGF-1)
Proteina omodimerica che fa parte di una famiglia di molecole strettamente correlate tra loro ma
codificate da geni distinti (TGF-1, 2, 3). prodotto dai linfociti T stimolati dallantigene, dai
fagociti mononucleati stimolati dal LPS e da molti altri tipi cellulari. I linfociti T che producono il
TGF- insieme allIL-10 e/o IL-4, citochine dotate di attivit immunosoppressiva, sono stati definiti
T
H
3.
La funzione principale di questa citochina sembra essere quella di modulare in senso inibitorio la
risposta immunitaria e di favorire i processi di riparazione dei tessuti dopo la risoluzione del
processo infiammatorio. Il TGF-1 antagonizza leffetto svolto dalle citochine pro-infiammatorie su
diverse cellule: polimorfonucleati, endoteliociti, macrofagi, linfociti. Nel topo stimola anche lo
switch isotipico verso la classe delle IgA. Nelluomo induce inoltre la sintesi del collagene e di
alcune metalloproteasi che modificano la matrice extracellulare.


Interleuchina-13
Glicoproteina di 15 kD strutturalmente simile allIl-4, prodotta dai linfociti T
H
2 e da alcune cellule
epiteliali. Il suo recettore espresso principalmente su cellule non linfoidi quali i macrofagi ed ha
un effetto inibitorio su di esse, antagonista rispetto allINF-. Mima gli effetti dellIL-4 su cellule
non linfoidi.


Interleuchina-16
Agisce come fattore chemiotattico specifico per gli eosinofili.


Interleuchina-17
Mima molti degli effetti proinfiammatori svolti dal TNF- e dalla LT.


3. FATTORI DI CRESCITA DEL SISTEMA EMATOPOIETICO

Molte citochine prodotte durante il processo infiammatorio e la risposta immune stimolano la
produzione di cellule mieloidi. Ci appare abbastanza ovvio, dato che nel corso del processo
infiammatorio vengono consumati polimorfonucleati e macrofagi.


Interleuchina-3
Uno dei numerosi fattori che stimolano la formazione di colonie da parte delle cellule staminali del
midollo (colony stimulating factors, CSF). Gruppo di molecole ancora di classificazione incerta, ad
attivit ormonale, attive a concentrazione estremamente basse. I fattori noti sono elencati nella
tabella [fig. 8].
Di particolare importanza lIL-3, un CSF multipotente, prodotta dai linfociti CD4 attivati
dallantigene. Agisce sulla maggior parte dei precursori midollari immaturi. Costituisce il principale
contatto tra il sistema immune e l'emopoiesi.


Interleuchina-7
Stimola la sopravvivenza e la proliferazione di precursori immaturi destinati allo stipite T e B.